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http://www.liberazione.it/giornale/051020/archdef.asp
 
Liberazione 20-10-2005
 
Appello per l'aborto di parlamentari:
225 di sinistra 2 di destra. Manca Rutelli

I gruppi dell'Unione a difesa della legge "194"

Duecentoventisette parlamentari hanno sottoscritto un appello a difesa della legge 194, cioè la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. Sono deputati di tutti i partiti, esclusi Alleanza nazionale e la Lega. La stragrande maggioranza dei firmatari però appartiene ai gruppi dell'Unione. Tutti i i gruppi dell'Unione hanno aderito alla raccolta delle firme, anche molti esponenti cattolici della Margherita. Per la destra hanno firmato solo in due: Alfredo Biondi, avvocato liberale di Forza Italia, e Chiara Moroni, giovane deputata socialista e berlusconiana.

Nel testo dell'appello si denuncia una campagna ideologica contro l'aborto e contro i diritti delle donne, e si spiega che per garantire la possibilità di una maternità libera e consapevole è necessario attuare politiche sociali e rafforzare il welfare. "Occorre garantire a tutti i diritti fondamentali al lavoro, alla casa, ad una rete di servizi a sostegno della maternità".

L'appello è stato scritto e promosso da Katia Zanotti, deputata dei ds che in due giorni ha raccolto le firme. E le firme dimostrano una discreta compattezza dei gruppi di centrosinistra sul tema dell'aborto e della maternità. L'unico punto debole è di nuovo Rutelli. Si legge e si rilegge il lungo elenco di 227 firme, ma il nome del leader della Margherita non si trova. Eppure non si tratta di un appello che sposa posizioni particolarmente radicali. Si conclude con queste parole: "La legge 194 è per noi un rigoroso e saggio punto di equilibrio fra convinzioni diverse da cui non intendiamo in nessun modo arretrare. Da qui la ragione di questo appello, che parte da parlamentari del centrosinistra, ma che vorremmo fosse fatto proprio da tante donne e uomini che in tutta Italia aderiscono e fanno aderire

 

 

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Ottobre-2005/art31.html

 
PARADISO FISCALE pagina 05

editoriale

COMMENTO
Stiamo tornando al Medioevo
MARGHERITA HACK
Niente tasse per il Vaticano. Giorni fa era stata presentata una sorprendente proposta in parlamento: non far pagare l'Ici agli edifici di proprietà della chiesa cattolica, anche quelli adibiti ad usi non di culto ma commerciali. La proposta ha sollevato scalpore e la rivolta soprattutto da parte dei comuni, che già condannati a subire i maggiori sacrifici per i tagli proposti dalla finanziaria, si vedrebbero decurtati anche da questi non trascurabili introiti. Poi forse qualcuno si è reso conto di averla fatta troppo grossa e sembrava che la proposta fosse rientrata. Ma ecco che viene di nuovo ripresentata: così non solo le chiese non pagheranno l'Ici ma ad esempio l'ospedale Gemelli ne sarà esentato mentre il Policlinico la dovrà pagare; le scuole private (che già prendono soldi dallo stato) cattoliche non pagheranno, ma quelle pubbliche sì! Era stato anche proposto di togliere l'Ici a tutti gli edifici religiosi, cattolici e non, protestanti, ebrei, islamici, ma non è stato accettato. Però l'Italia è uno stato laico, la religione cattolica non è religione di stato. Ma il Vaticano nomina i professori di religione, che entrano nelle scuole pubbliche senza concorso, scavalcando i tanti professori in attesa di nomina, eppure gli stipendi sono a carico dello stato, e se questi professori di religione per caso divorziano, o si scopre che convivono, o sono omosessuali, fuori! Vade retro Satana! Ma che bello stato laico! Quanto era laica la vecchia DC!

Se non vivessimo queste vicende, non ci crederemmo. Siamo veramente arrivati all'assurdo, a una vergognosa sottomissione ai voleri del Vaticano. Si fa approvare una legge sulla fecondazione assistita che è quanto di più retrogrado, assurdo, irrazionale e crudele verso i malati e verso le coppie che desiderano un figlio che non possono avere in modo naturale, si ostacola in tutti i modi l'informazione facendo fallire un referendum sacrosanto, si grida allo scandalo per una più che moderata proposta a favore delle coppie di fatto sia etero che omosessuali, si obietta che i Pacs sarebbero incostituzionali, mentre è vero il contrario, perché eliminerebbero una disparità di diritti fra cittadini, si dichiara che si vuol distruggere la famiglia, mentre è vero il contrario perché la famiglia si basa sulla libera convivenza di persone che si amano e non sul fatto che questa convivenza è legalizzata dalla chiesa e dallo stato, si cerca di bloccare la cosiddetta sperimentazione sulla pillola abortiva, che in molti paesi è già super sperimentata visto che la usano da un decennio, perché la donna costretta ad abortire va punita, deve soffrire, come se per le donne l'aborto fosse una scelta da fare a cuor leggero.

A quando il tribunale dell'inquisizione? Stiamo facendo retromarcia verso il medioevo; già in alcuni stati americani si pone sullo stesso piano evoluzionismo e creazionismo, o si adotta la foglia di fico dell'evoluzionismo col disegno intelligente. Forse a molti importa poco di Darwin e della scienza, ma una cosa deve importare perché tocca tutti noi e soprattutto le classi più disagiate: l'abolizione dell'Ici agli edifici di proprietà della chiesa cattolica, oltre ad essere incostituzionale, perché crea disparità fra cittadini di religioni diverse, avrà per effetto di costringere i comuni ad aumentare l'Ici a tutti gli altri, oppure a ridurre drasticamente quei servizi fondamentali, come gli asili nido, le scuole materne, gli aiuti agli anziani, agli handicappati, aumentare le tasse sull'immondizia, ridurre la manutenzione delle strade, ridurre i trasporti pubblici o aumentare le tariffe: a questo porterà l'asservimento al Vaticano, ad un trattamento dei più deboli nel modo meno cristiano possibile. Credenti e non credenti, cittadini e cittadine che subirete le più pesanti conseguenze di questa involuzione dello stato ribellatevi!



 

 

http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/papaccusatoprocesso.html?pg=3

L I B E R O

AFFARI       ITALIANI

Il primo quotidiano on line

 

Vaticano/ Ratzinger chiede l'immunità a Bush come capo di stato in un processo per pedofilia

Mercoledí 17.08.2005 17:50

 

Mentre la GMG a Colonia entra nel vivo, qualche nuvole si addensa minacciosa sul capo di Papa Ratzinger: l'associazione radicale Anticlericale.net ha organizzato una conferenza stampa, presso la sede del Partito Radicale per fare il punto sullo stato del processo in corso negli Stati Uniti che vede coinvolto in prima persona Joseph Ratzinger.

Il Papa è imputato per fatti legati allo scandalo dei preti pedofili, che hanno avuto luogo quando ricopriva l'incarico di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

In quanto "capo di stato in carica", l'attuale Papa Benedetto XVI, ha avanzato richiesta formale d'immunità al Presidente degli Stati Uniti, che non ha ancora reso nota la sua decisione.

Alla conferenza stampa hanno partecipato l'avvocato David Shea, avvocato di Houston che ha denunciato in sede civile il cardinale Joseph Ratzinger davanti alla Corte distrettuale del sud del Texas per la copertura data ai membri del clero responsabili di abusi sessuali soprattutto su minori, Maurizio Turco, Segretario di Anticlericale.net (e-club radicale non violento) ed ex deputato, Daniele Capezzone, Segretario di Radicali Italiani, Marco Cappato, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni e Rita Bernardini, Tesoriera di Radicali Italiani. A Maurizio Turco Affari ha chiesto che cosa sta succedendo.

Ecco l'intervista

Dal Texas giunge notizia dell'iscrizione di Papa Ratzinger nel registro degli indagati in un processo per pedofilia. Come sono andati i fatti?
"Questo è un caso in sede civile in cui è stato denunciato Ratzinger per una lettera del 2001 nella quale ribadiva il contenuto della Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis del 1962... (documento inviato a tutti i vescovi e desecretato di recente, in cui il Vaticano ordinava che un minore qualora avesse dichiarato al suo vescovo di un abuso sessuale da parte di un sacerdote avrebbe dovuto giurare il segreto perpetuo, sotto eventuale pena di scomunica. Ed eventuali documenti comprovanti scandali di questo genere commessi da sacerdoti avrebbero dovuto essere tenuto in un archivio segreto, N.d.R.)

La Instructio è opera di Giovanni XXII, vero?
"Sì. Diciamo del Cardinale Ottaviani, per mettere le cose in chiaro, così come la lettera del 2001 (lettera confidenziale che l'allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, ribadiva il diritto della Chiesa non solo di rivendicare a sé la competenza giurisdizionale nei casi di abusi su minori da parte di esponenti religiosi, ma di svolgere le indagini e conservare le prove acquisite nel più assoluto segreto, fino al decorrere di dieci anni dal compimento della maggiore età della vittima. "Casi di questo tipo - conclude la lettera - sono soggetti al segreto pontificio", N.d.R.)  non è di Giovanni Paolo II, ma di Ratzinger. A detta di Daniel Shea, l'avvocato che oltretutto è teologo, ex seminarista, e che ha conoscenze interne alla struttura, ritiene che Ratzinger in quel momento abbia agito al di fuori dei poteri propri del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede per innalzare i tempi della prescrizione. In questo modo ha impedito alla giurisdizione americana di intervenire in sede penale: difatti, tutti questi processi sono in sede civile perché sono andati in prescrizione i tempi dell'azione penale, e questa lettera del 2001, in pieno caos americano, ha spostato avanti - da 16 a 18 di due anni - l'età in cui per la Chiesa Cattolica si diventa maggiorenni anche negli Stati Uniti, e prolungato i termini per la prescrizione da 5 a 10 anni, guadagnando vantaggio sui termini della prescrizione in uso negli States. Per questo Ratzinger è stato denunciato come "individuo", non come Prefetto, ma come individuo per aver dato quelle disposizioni, e in quanto tale nel processo vi è rappresentato. C'è insomma un imputato che si chiama Joseph Ratzinger e che è presente davanti alla giustizia americana a titolo individuale".E quindi?
"Questa cosa non è stata contestata dal Vaticano, che ha solo dichiarato che avrebbe chiesto l'immunità diplomatica per il Papa in quanto Capo di Stato. Ma c'è da sottolineare che al momento in cui è stato commesso il reato Ratzinger non era capo di stato, c'è da sottolineare che è stato denunciato a titolo individuale, non come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e comunque il giudice ha accettato questo stop chiesto dagli avvocati di Ratzinger per la richiesta dell'immunità, ma chiedendo loro un "rapporto" mensile sull'avanzamento dei lavori. Nel senso che l'immunità al capo di stato in America può essere concessa solo dal Presidente. E' Bush che deve dire al magistrato: 'Fermi tutti, il signor Ratzinger gode dell'immunità in quanto Capo di Stato'. Già per due volte - sono passati circa 75 giorni - Bush non ha risposto a questa richiesta. A fine Agosto ci sarà un'altra udienza nella quale gli avvocati di Ratzinger dovranno presentare il terzo rapporto mensile, e in quella sede l'avvocato Shea chiederà che si proceda comunque, visto che la pendenza del parere di Bush non è indispensabile, si può comunque procedere".

Dunque si è fermi a livello procedurale?
"E' tutta una questione aperta, ma il dato di fatto è che nel silenzio, da sei mesi, Ratzinger si trova iscritto come, diciamo così, imputato in un processo civile negli Stati Uniti".

Se il Papa dovesse essere condannato, che cosa accadrebbe?
"E' un processo civile, non è penale."

E finora che richieste di risarcimento sono state avanzate?
"Su questo processo nessuna. Intanto è stato accertato e accettato dal giudice che ci possa essere richiesta di risarcimento nei suoi confronti. Ancora alla fase della richiesta dei risarcimenti non ci siamo arrivati, siamo nella fase della 'costituzione' dell'imputato per iniziare il processo. Che in quanto civile ha un altro significato, chiaramente: anche noi, dovendo chiedere qualcosa non chiederemmo di arrestare Ratzinger, questo è chiaro. Sicuramente, come cose urgentissime chiediamo il ritiro di queste disposizioni e la trasparenza su quello che è accaduto perché, ricordiamoci, quei 4.000 preti riconosciuti dalla Conferenza episcopale americana come colpevoli di aver commesso delle violenze sessuali soprattutto nei confronti di minorenni sono 4.000 che siedono sui banchi della giustizia civile".

Cioè?
"In altre parole, non c'è stato un prete denunciato dalle autorità ecclesiastiche alla giustizia civile, hanno praticamente preso quello che è stato già accertato e l'hanno dato come buono senza dire però qual è stata l'attività a partire dal '62, tutti i dossier che loro hanno e che ancora non sono di dominio pubblico. Quindi noi vorremmo un po' di trasparenza su questo sapendo comunque che, a prescindere da questi documenti la causa prima delle deviazioni e sofferenze sessuali è la sessuofobia,  la politica vaticana sul sesso".

Quindi voi chiedete anche una revisione della morale sessuale cattolica?
"La denunciamo questa politica. Così come denunciamo la politica proibizionista perché arricchisce i narcotrafficanti, la politica sessuofobica è causa di disastri e non di felicità. Noi pensiamo che la risposta sia libertà sessuale e di coscienza, libertà dell'individuo".

Antonino D'Anna