| RASSEGNA STAMPA |
I gruppi dell'Unione a difesa della legge "194"
Duecentoventisette parlamentari hanno sottoscritto un appello a difesa della legge 194, cioè la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. Sono deputati di tutti i partiti, esclusi Alleanza nazionale e la Lega. La stragrande maggioranza dei firmatari però appartiene ai gruppi dell'Unione. Tutti i i gruppi dell'Unione hanno aderito alla raccolta delle firme, anche molti esponenti cattolici della Margherita. Per la destra hanno firmato solo in due: Alfredo Biondi, avvocato liberale di Forza Italia, e Chiara Moroni, giovane deputata socialista e berlusconiana.
Nel testo dell'appello si denuncia una campagna ideologica contro l'aborto e contro i diritti delle donne, e si spiega che per garantire la possibilità di una maternità libera e consapevole è necessario attuare politiche sociali e rafforzare il welfare. "Occorre garantire a tutti i diritti fondamentali al lavoro, alla casa, ad una rete di servizi a sostegno della maternità".
L'appello è stato scritto e promosso da Katia Zanotti, deputata dei ds che in due giorni ha raccolto le firme. E le firme dimostrano una discreta compattezza dei gruppi di centrosinistra sul tema dell'aborto e della maternità. L'unico punto debole è di nuovo Rutelli. Si legge e si rilegge il lungo elenco di 227 firme, ma il nome del leader della Margherita non si trova. Eppure non si tratta di un appello che sposa posizioni particolarmente radicali. Si conclude con queste parole: "La legge 194 è per noi un rigoroso e saggio punto di equilibrio fra convinzioni diverse da cui non intendiamo in nessun modo arretrare. Da qui la ragione di questo appello, che parte da parlamentari del centrosinistra, ma che vorremmo fosse fatto proprio da tante donne e uomini che in tutta Italia aderiscono e fanno aderire
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Ottobre-2005/art31.html
| PARADISO FISCALE | pagina 05 |
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http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/papaccusatoprocesso.html?pg=3
L I B E R O
AFFARI ITALIANI
Il primo quotidiano on line
Vaticano/ Ratzinger chiede l'immunità a Bush come capo di stato in un processo per pedofilia
Mercoledí 17.08.2005 17:50
Mentre la GMG a Colonia entra nel vivo, qualche nuvole si addensa minacciosa sul capo di Papa Ratzinger: l'associazione radicale Anticlericale.net ha organizzato una conferenza stampa, presso la sede del Partito Radicale per fare il punto sullo stato del processo in corso negli Stati Uniti che vede coinvolto in prima persona Joseph Ratzinger.
Il Papa è
imputato per fatti legati allo scandalo dei
preti pedofili, che hanno avuto
luogo quando ricopriva l'incarico di Prefetto della Congregazione per la
Dottrina della Fede.
In quanto "capo di stato in carica", l'attuale Papa Benedetto XVI, ha avanzato
richiesta formale d'immunità
al Presidente degli Stati Uniti, che non ha ancora reso nota la sua decisione.
Alla conferenza stampa hanno partecipato l'avvocato David Shea, avvocato di Houston che ha denunciato in sede civile il cardinale Joseph Ratzinger davanti alla Corte distrettuale del sud del Texas per la copertura data ai membri del clero responsabili di abusi sessuali soprattutto su minori, Maurizio Turco, Segretario di Anticlericale.net (e-club radicale non violento) ed ex deputato, Daniele Capezzone, Segretario di Radicali Italiani, Marco Cappato, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni e Rita Bernardini, Tesoriera di Radicali Italiani. A Maurizio Turco Affari ha chiesto che cosa sta succedendo.
Ecco l'intervista
Dal Texas
giunge notizia dell'iscrizione di Papa Ratzinger nel registro degli indagati in
un processo per pedofilia. Come sono andati i fatti?
"Questo è un caso in sede civile in cui è stato denunciato Ratzinger per una
lettera del 2001 nella quale ribadiva il contenuto della
Instructio de modo procedendi in causis
sollicitationis del 1962... (documento inviato a tutti i vescovi e
desecretato di recente, in cui il Vaticano ordinava che un minore qualora avesse
dichiarato al suo vescovo di un abuso sessuale da parte di un sacerdote avrebbe
dovuto giurare il segreto perpetuo, sotto eventuale pena di scomunica. Ed
eventuali documenti comprovanti scandali di questo genere commessi da sacerdoti
avrebbero dovuto essere tenuto in un archivio segreto,
N.d.R.)
La Instructio è opera
di Giovanni XXII, vero?
"Sì. Diciamo del Cardinale Ottaviani, per mettere le cose in chiaro, così come
la lettera del 2001 (lettera confidenziale
che l'allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph
Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, ribadiva il diritto della Chiesa non solo di
rivendicare a sé la competenza giurisdizionale nei casi di abusi su minori da
parte di esponenti religiosi, ma di svolgere le indagini e conservare le prove
acquisite nel più assoluto segreto, fino al decorrere di dieci anni dal
compimento della maggiore età della vittima. "Casi di questo tipo - conclude la
lettera - sono soggetti al segreto pontificio", N.d.R.) non è di
Giovanni Paolo II, ma di Ratzinger. A detta di Daniel Shea, l'avvocato che
oltretutto è teologo, ex seminarista, e che ha conoscenze interne alla
struttura, ritiene che Ratzinger in quel momento abbia agito al di fuori dei
poteri propri del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede per
innalzare i tempi della prescrizione. In questo modo ha impedito alla
giurisdizione americana di intervenire in sede penale: difatti, tutti questi
processi sono in sede civile perché sono andati in prescrizione i tempi
dell'azione penale, e questa lettera del 2001, in pieno caos americano, ha
spostato avanti - da 16 a 18 di due anni - l'età in cui per la Chiesa Cattolica
si diventa maggiorenni anche negli Stati Uniti, e prolungato i termini per la
prescrizione da 5 a 10 anni, guadagnando vantaggio sui termini della
prescrizione in uso negli States. Per questo Ratzinger è stato denunciato come
"individuo", non come Prefetto, ma come individuo per aver dato quelle
disposizioni, e in quanto tale nel processo vi è rappresentato. C'è insomma un
imputato che si chiama Joseph Ratzinger e che è presente davanti alla giustizia
americana a titolo individuale".E
quindi?
"Questa cosa non è stata contestata dal Vaticano, che ha solo dichiarato che
avrebbe chiesto l'immunità diplomatica per il Papa in quanto Capo di Stato. Ma
c'è da sottolineare che al momento in cui è stato commesso il reato Ratzinger
non era capo di stato, c'è da sottolineare che è stato denunciato a titolo
individuale, non come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e
comunque il giudice ha accettato questo stop chiesto dagli avvocati di Ratzinger
per la richiesta dell'immunità, ma chiedendo loro un "rapporto" mensile
sull'avanzamento dei lavori. Nel senso che l'immunità al capo di stato in
America può essere concessa solo dal Presidente. E' Bush che deve dire al
magistrato: 'Fermi tutti, il signor Ratzinger gode dell'immunità in quanto Capo
di Stato'. Già per due volte - sono passati circa 75 giorni - Bush non ha
risposto a questa richiesta. A fine Agosto ci sarà un'altra udienza nella quale
gli avvocati di Ratzinger dovranno presentare il terzo rapporto mensile, e in
quella sede l'avvocato Shea chiederà che si proceda comunque, visto che la
pendenza del parere di Bush non è indispensabile, si può comunque procedere".
Dunque si è
fermi a livello procedurale?
"E' tutta una questione aperta, ma il dato di fatto è che nel silenzio, da sei
mesi, Ratzinger si trova iscritto come, diciamo così, imputato in un processo
civile negli Stati Uniti".
Se il Papa
dovesse essere condannato, che cosa accadrebbe?
"E' un processo civile, non è penale."
E finora che
richieste di risarcimento sono state avanzate?
"Su questo processo nessuna. Intanto è stato accertato e accettato dal giudice
che ci possa essere richiesta di risarcimento nei suoi confronti. Ancora alla
fase della richiesta dei risarcimenti non ci siamo arrivati, siamo nella fase
della 'costituzione' dell'imputato per iniziare il processo. Che in quanto
civile ha un altro significato, chiaramente: anche noi, dovendo chiedere
qualcosa non chiederemmo di arrestare Ratzinger, questo è chiaro. Sicuramente,
come cose urgentissime chiediamo il ritiro di queste disposizioni e la
trasparenza su quello che è accaduto perché, ricordiamoci, quei 4.000 preti
riconosciuti dalla Conferenza episcopale americana come colpevoli di aver
commesso delle violenze sessuali soprattutto nei confronti di minorenni sono
4.000 che siedono sui banchi della giustizia civile".
Cioè?
"In altre parole, non c'è stato un prete denunciato dalle autorità
ecclesiastiche alla giustizia civile, hanno praticamente preso quello che è
stato già accertato e l'hanno dato come buono senza dire però qual è stata
l'attività a partire dal '62, tutti i dossier che loro hanno e che ancora non
sono di dominio pubblico. Quindi noi vorremmo un po' di trasparenza su questo
sapendo comunque che, a prescindere da questi documenti la causa prima delle
deviazioni e sofferenze sessuali è la sessuofobia, la politica vaticana sul
sesso".
Quindi voi
chiedete anche una revisione della morale sessuale cattolica?
"La denunciamo questa politica. Così come denunciamo la politica proibizionista
perché arricchisce i narcotrafficanti, la politica sessuofobica è causa di
disastri e non di felicità. Noi pensiamo che la risposta sia libertà sessuale e
di coscienza, libertà dell'individuo".
Antonino D'Anna