| RASSEGNA STAMPA |
Liberazione sabato 4 marzo 2006
Manifesto in difesa delle civiltà. Dieci idee contro il razzismo (non solo di Pera)
L’Occidente vive una crisi profonda. Dei suoi
modelli economici e sociali, ma anche dei suoi modi di produrre e di
consumare: della sua civiltà. La “favola bella” della
globalizzazione, che prometteva una nuova straordinaria stagione di
progresso per tutti, l’età dell’oro, è finita. Il dominio del
mercato - mondiale e unico - ha generato disuguaglianza,
insicurezza, instabilità, nuova concentrazione delle ricchezze nei
paesi ricchi. E come consulenza di tutto ciò ha generato guerra. La
guerra non è un accidente, una eventualità: è la conseguenza di
questa globalizzazione occidentale, è inevitabile, è la via di
sopravvivenza per il mercato unico.
A questa crisi dell’Occidente, a questo “male oscuro”, che pervade
le nostre società, una parte delle classi dirigenti,
dell’intellettualità e della Chiesa, offrono una risposta
apertamente reazionaria. Che talvolta si mantiene nei confini del
buonsenso e del conformismo, talvolta - spesso - non riesce ad
evitare accenti razzisti e xenofobi. In che consiste questa
risposta? Nell’idea che lo “scontro delle civiltà” sia inevitabile e
anzi sia già in atto, e che la chiave di volta della “Storia” -
l’unica via per salvare l’umanità in pericolo - sia la “riscossa”
dell’Occidente minacciato. Il regolamento dei conti tra le civiltà
superiori - cioè più ricche, tecnologicamente più avanzate - e il
resto del mondo. Condizione perché questa riscossa abbia successo è
la sconfitta di quei pezzi del mondo non-occidentale che sono più
lontani dall’idea dell’integrazione. Per questo la cultura islamica,
i popoli arabi - e i migranti - diventano il nuovo capro espiatorio
delle nostre difficoltà e delle nostre paure. Proprio come accadde
ai tempi delle crociate contro gli “infedeli”. Questa nuova crociata
- pubblicamente dichiarata con il manifesto di Marcello Pera (per la
difesa dell’Occidente), che ha raccolto l’adesione di gran parte del
centrodestra e che ieri è stato illustrato al Papa - si riconnette
organicamente ai valori antimoderni e preilluministici, in nome
della restaurazione delle Gerarchie tradizionali, di tipo sociale,
culturale, sessuale.
Questo progetto - qui in Italia - inquina pericolosamente il clima,
ben al di là della campagna elettorale: alimenta l’odio e l’
intolleranza, corrompe la cultura e ne impedisce lo sviluppo, semina
un nuovo inquietante integralismo, disintegra persino le basi del
liberalismo, punta su un neofondamentalismo occidentalista di segno
autoritario. Noi vogliamo contrastarlo attivamente, rilanciando una
carta dei valori radicalmente alternativa. Ve ne proponiamo uno
schema e vi chiediamo di aderire.
IL MANIFESTO
L’UGUAGLIANZA
Le donne e gli uomini sono tutte e tutti uguali. Ogni essere umano
nasce con lo stesso diritto ad una vita compiutamente realizzata,
senza distinzioni di genere, casta, censo, reddito, etnia,
religione. Lo scopo fondamentale della politica è quello di
affermare questo principio. Aspirando a costruire un mondo dove le
disuguaglianze siano sempre minori. Il compito primario della
politica non è quello di assicurare efficienza allo sviluppo, ma di
ridurre e cancellare le sopraffazioni e le disuguaglianze nelle
relazioni tra persone, popoli, Stati. Solo in questo modo si può
garantire il diritto fondamentale all’individualità e alla
differenza. Una società equilibrata salvaguarda le differenze e
difende i diritti individuali, una società ingiusta e gerarchizzata
li cancella. Il dovere essenziale della politica in una società
moderna è quello di contrastare tutte le discriminazioni: quelle
teoriche e quelle pratiche, quelle economiche e quelle sociali,
quelle formali e quelle di sostanza. Di queste discriminazioni il
razzismo e la xenofobia sono le più odiose e aberranti.
La LIBERTA'
Ogni essere umano nasce libero. Ogni essere umano ha diritto a
vivere libero. Non ci potrà essere libertà se non si demoliscono le
basi della schiavitù dal bisogno, dello sfruttamento del lavoro,
dell’egoismo sociale, dell’oppressione patriarcale, della
superstizione, del nazionalismo. La libertà si realizza abbattendo
il dominio. L’affermazione di una società pienamente libera avviene
attraverso la critica e il ridimensionamento del potere. La libertà
degli individui e dei popoli, cioè la possibilità di vivere la
propria vita di tutti i giorni e di costruire il proprio destino in
razionalità e autonomia, resta un insopprimibile bisogno umano.
La FRATERNITA' E LA SORELLANZA
La convivenza solidale tra le persone è alla base di ogni civiltà:
solo il vincolo amichevole della specie, solo la capacità di
rapporto con l’Altro e con l’Altra, solo la costruzione attiva di un
legame di fratellanza e sorellanza, hanno reso possibile la
straordinaria storia dell’umanità. Contro le pulsioni distruttive
dell’homo homini lupus, contro il ritorno dello spirito maschile e
guerriero, contro la pratica della morte e dello sterminio, la
sorellanza e la fratellanza sono oggi dimensioni essenziali. Le sole
che possono indicarci un orizzonte di felicità.
LO SVILUPPO
Lo sviluppo non si misura con la falsa neutralità del Pil: non è la
cieca crescita quantitativa di merci. E’ un progetto di rinascita
economica e sociale rispettoso dell’ambiente, dei diritti delle
generazioni che verranno, e della necessità di un’equa distribuzione
della ricchezza. La terra è di tutti. La ricchezza economica e
tecnoscientifica deve servire a tutti. Ai viventi e ai futuri
abitanti della Terra.
I DIRITTI DI NUOVA CITTADINANZA
Ogni persona è cittadina se può esercitare i diritti basici di
partecipazione alla politica. Se può difendersi dal potere. Se ha di
fronte una giustizia non discriminatoria per classe e per censo. Se
può liberamente esprimere le proprie idee e le proprie speranze. Ma
una cittadinanza piena è imprescindibile dall’estensione di diritti
sostanziali universali: allo studio, alla salute, alla mobilità,
all’abitazione e alla dignitosa sopravvivenza. La cultura,
l’informazione, la sanità, i trasporti di base, la casa, per
acquisire davvero questo statuto universale, non possono che essere
sottratti al dominio delle merci e del Privato. La scuola pubblica,
laica e plurale, luogo della convivenza, dell’incontro e della
contaminazione, è la base di questa ispirazione. Lo Stato non deve
finanziare la libera istruzione privata.
LA FAMIGLIA
Le donne sono il soggetto della più straordinaria e prolungata
rivoluzione del nostro tempo, fondata sulla libertà e
l’autodeterminazione femminile. Alla base della convivenza sociale,
che assume la diversità di genere e di orientamento sessuale come
tratto distintivo della libertà moderna, c’è dunque la libera scelta
delle persone - con il solo limite stabilito dal rispetto della
libertà altrui. La famiglia si articola oggi in una vasta
molteplicità di opzioni e di libere unioni, contro ed oltre il
dominio patriarcale, contro ed oltre ogni gerarchia stabilita
autoritativamente, contro ogni idea tradizionale che limiti la
libertà sessuale.
IL RIFIUTO AL RAZZISMO
Oggi nessuno può credibilmente argomentare la superiorità dell’“uomo
bianco”. Esiste però una posizione, diffusa, che afferma la
superiorità culturale e civile dell’occidente sugli altri popoli del
pianeta. La chiusura delle frontiere, la categoria del “clandestino”
sorreggono questo nuovo razzismo. Noi affermiamo, al contrario, il
diritto dei popoli a emigrare, a viaggiare, a mescolarsi e ci
opponiamo alle chiusure delle frontiere
IL DIALOGO TRA CIVILTA'
Il dialogo tra le diverse civiltà è una risorsa per l’umanità. La
civiltà occidentale - quel mix complesso di cultura progressista
nata dall’illuminismo, dal liberalismo, dal cristianesimo e dal
contributo del movimento operaio, è solo una delle civiltà che
abitano il pianeta. Altre si sono espresse, anche con molta forza e
splendore, in epoche passate, altri orizzonti attraversano
l'immaginario delle popolazioni mondiali. Il dialogo tra le civiltà
è la nuova frontiera dell’umanità, l’unico orizzonte credibile per
un futuro di pace e di benessere reciproco.
LA LOTTA AL TERRORISMO
Il terrorismo è una forma atroce e inaccettabile di lotta politica.
Esso annienta i corpi, moltiplica le vittime e perciò stesso rende
muta la politica. Oggi l’ipoteca del terrorismo pesa non solo sulle
popolazioni occidentali ma molto di più sullo stesso mondo
arabo-musulmano schiacciato dal fallimento delle speranze
progressiste, dominato dal neocolonialismo e reso ostaggio di
formazioni integraliste e reazionarie che fanno dello strumento
terroristico un uso spregiudicato quanto lucido. Il terrorismo non
si spiega solo con la disperazione sociale in quanto vive di una sua
autonoma progettualità politica. Tuttavia l’aggressione
dell’occidente capitalistico lo alimenta e lo rafforza. Battere il
terrorismo significa innanzitutto offrire una possibilità di
autoliberazione democratica ai popoli arabo-musulmani, e questo non
può avvenire se non si pone fine alle guerre e all’oppressione nei
loro confronti.
LA PACE E LA NONVIOLENZA
La guerra va respinta. Senza se e senza ma. Va espulsa dalla storia
e dalla legalità internazionale. Bisogna opporsi alle aggressioni
che l’Occidente, e gli Stati Uniti, continuano a perpetrare ai danni
del Sud del mondo. Diciamo sì alla pace, alla convivenza dei popoli,
alla pari dignità delle culture. Ci impegniamo sulla frontiera
dell’interdipendenza e dell’accoglienza. Molti di noi sono convinti
che non ci potrà mai essere pace vera, completa e duratura senza una
scelta strategica di nonviolenza.
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