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BRASILE VIOLENTO
di Honorio Da Silva
da Rio de Janeiro



C'è viva emozione in Brasile dopo che le televisioni di tutto il paese hanno mandato in onda le immagini riprese da una telecamera nascosta che mostrano agenti di polizia federale intenti a picchiare a sangue e torturare liberi cittadini della città di San Paolo. Sequenze che hanno fatto il giro del mondo, che portano alla ribalta la violenza urbana che si scarica soprattutto contro i "bambini di strada" brasiliani, letteralmente massacrati dalla polizia e da illegali "squadroni della morte" al soldo di commercianti senza scrupoli che pensano di risolvere così i problemi che pongono questi bambini senza famiglia, senza assistenza sociale, senza niente.

IMMAGINI MOSTRUOSE

Una telecamera ha ripreso alla periferia di San Paolo del Brasile le scene raccapriccianti di un posto di blocco della polizia militare in una "favela". Torture, manganellate e persino due omicidi col sorriso sulle labbra, in quasi venti minuti di riprese, sono stati trasmessi in versione integrale dalla principale rete televisiva brasiliana "Globo". Le immagini hanno sconvolto l'opinione pubblica e sono state giudicate "mostruose" dallo stesso Ministro brasiliano della Giustizia, Nelson Jobim. Nove dei dieci poliziotti militari protagonisti del macabro show di violenza sono già stati arrestati. A guidare l'operazione nella favela Naval, nel sobborgo Diadema era un poliziotto conosciuto nel 22.mo battaglione della polizia militare come "Rambo". E' ai suoi ordini che la pattuglia organizzava attorno a mezzanotte un posto di blocco nella favela per chiedere pedaggi, estorcere soldi e torturare chi non ne aveva. Il video mostra il momento in cui due poliziotti sparano ad una macchina che era già stata sottoposta ai "controlli". Una delle pallottole ha ucciso il proprietario, di 28 anni. Le immagini riprendono poi le 34 manganellate date nel giro di 3 minuti ad un altro autista fermato dai poliziotti. Un ragazzo di colore viene poi malmenato a pugni e manganellate per quasi otto minuti. L'agente "Rambo" (alias Reginaldo José dos Santos, già incriminato in passato per cinque omicidi ma sempre assolto) lo porta in disparte sotto una tettoia dove il video non arriva a filmare, ma si ascoltano nitidi i colpi e i suoi lamenti disperati. Alla fine arriva un altro agente che gli spara addosso, uccidendolo.
                                                 


POLIZIA VIOLENTA

Il fatto è che la polizia di San Paolo è la più violenta del continente americano e tra le più violente del mondo; il Brasile è lo stato delle Americhe dove la vita del cittadino ha meno valore. Lo afferma un ampio studio realizzato da Paul Chevigny, professore di diritto all'Università di New York, noto come uno dei maggiori specialisti mondiali in violenza poliziesca. Il contenuto del libro "Edge of the Knife - Police Violence" è uscito in questi giorni negli Stati Uniti, ed ha avuto gravi ripercussioni in Brasile. Chevigny, che prende in esame l'operato dei corpi di polizia di New York, Los Angeles, San Paolo, Buenos Aires, Città del Messico e Kingston (Giamaica), non esita a indicare la polizia paulista come la più feroce. "In due anni di regime democratico (91-92), la polizia della sola San Paolo ha ucciso dieci volte più civili che la dittatura militare in tutto il paese in 15 anni - scrive Chevigny - Punizioni brutali contro i poveri, i criminali o semplicemente chi crea disordini sono di ordinaria amministrazione".

TORTURA

La tortura è usata continuamente in Brasile contro quelli che sono definiti "torturabili", e cioè contro criminali o che possono sembrare tali, "criminali potenziali" agli occhi degli agenti, secondo le affermazioni contenute nel libro di Chevigny. "Il Brasile è un caso estremo tra i paesi che oggi si rifanno alla democrazia - si legge - Non c'è pressoché' alcuna tradizione di partecipazione civile e di riconoscimento dei diritti dei cittadini". Il libro afferma che Brasile e Giamaica sono gli unici paesi dove il governo "non si preoccupa nemmeno di inviare un segnale forte contro la violenza di agenti di polizia e giustizieri, o di condannare apertamente la vendetta poliziesca e sociale contro i criminali". Lo studioso di New York difende la tesi che nella maggior parte dei casi, e in quello di San Paolo quasi esplicitamente, il governo agisce così per nascondere la sua incapacità a frenare la criminalità quotidiana. Tanto che, ricorda, in Brasile le forze dell'ordine hanno l'abitudine di manipolare le statistiche, per minimizzare i loro insuccessi, le loro brutalità e dar risalto all'operato degli agenti. Una mostruosa opera di disinformazione.


BAMBINI DI STRADA     

Questa disinformazione viene attivata particolarmente nel caso dei bambini di strada, i "meninos da rua". Poveri bambini che, abbandonati dalle loro famiglie, percorrono a centinaia le strade di San Paolo e della altre grandi città brasiliane, esposti alla violenza omicida di "squadroni della morte" che vengono assoldati per eliminarli fisicamente. E' stato calcolato che a Rio de Janeiro almeno un ragazzino al giorno viene ucciso da forze paramilitari. Negli ultimi dieci anni almeno seimila bambini sono morti in strada in modo violento. Vengono massacrati durante scontri fra bande, giustiziati dalla malavita locale che cerca in loro manodopera per delinquere: ma, soprattutto, vengono eliminati da agenti malpagati che si arruolano in "squadroni della morte" e uccidono su commissione di compagnie private che vogliono "le strade pulite". L'ultima ondata di emozione in Brasile è stata data anche in questo caso dalla televisione, che mostrava una fila indiana di "'meninos de rua", bambini legati uno all'altro con un nodo fra le magliette e portati in giro come animali dalla polizia militare per le strade di Manaus. Uno "spettacolo" che ha indignato l'opinione pubblica brasiliana ancora sotto shock per le immagini della "pattuglia della morte" comandata da "Rambo". Per "pulire" le strade della capitale dell'Amazzonia brasiliana, alla vigilia di un inedito festival lirico internazionale e della visita di un alto funzionario del ministero della giustizia incaricato di indagare sulla prostituzione infantile, la polizia non ha trovato soluzione migliore di un rastrellamento in pieno giorno. Le foto di 22 bambini di strada portati "al guinzaglio" per le strade del centro prima di essere rinchiusi in furgoni cellulari sono state pubblicate in tutto il mondo. Missionari italiani a Manaus hanno da tempo denunciato l'esistenza di un campo di concentramento di "meninos" di strada, nascosto nella foresta ad una ventina di chilometri dalla città, con condizioni di vita animalesche.
da   http://www.manitese.it/manitese.htm

 


DEBOLI RISPOSTE

Le istituzioni democratiche brasiliane non sembrano capaci di dare una risposta vigorosa alla deriva a cui organi dello stato come la polizia o l'esercito sembrano lasciarsi andare. Il senato brasiliano, tre giorni dopo l'ultimo gravissimo episodio di violenze in cui sono stati coinvolti i poliziotti guidati da "Rambo" a San Paolo, ha approvato la legge che classifica la tortura come un crimine grave, e come tale la punisce con pene detentive da due e 8 anni, 16 anni in caso di morte della persona maltrattata. La camera alta del Parlamento ha approvato all'unanimità la legge, che giaceva in senato da molti mesi, che è già stata promulgata dal Presidente Henrique Cardoso. Finora, il maltrattamento da parte di poliziotti di civili o prigioneri era equiparato alla semplice aggressione, e come tale prevedeva pene molto più leggere. Ma non basterà certo solo questa legge a ristabilire la fiducia nelle istituzioni democratiche del Brasile.