| RASSEGNA STAMPA |
Bambini di strada uccisi per mantenere pulite le strade
POLIZIA VIOLENTA
Il fatto è che la polizia di San Paolo è la più violenta del continente
americano e tra le più violente del mondo; il Brasile è lo stato delle
Americhe dove la vita del cittadino ha meno valore. Lo afferma un ampio studio
realizzato da Paul Chevigny, professore di diritto all'Università di New York,
noto come uno dei maggiori specialisti mondiali in violenza poliziesca. Il
contenuto del libro "Edge of the Knife - Police Violence" è uscito in
questi giorni negli Stati Uniti, ed ha avuto gravi ripercussioni in Brasile.
Chevigny, che prende in esame l'operato dei corpi di polizia di New York, Los
Angeles, San Paolo, Buenos Aires, Città del Messico e Kingston (Giamaica), non
esita a indicare la polizia paulista come la più feroce. "In due anni di
regime democratico (91-92), la polizia della sola San Paolo ha ucciso dieci
volte più civili che la dittatura militare in tutto il paese in 15 anni -
scrive Chevigny - Punizioni brutali contro i poveri, i criminali o semplicemente
chi crea disordini sono di ordinaria amministrazione".
TORTURA
La tortura è usata continuamente in Brasile contro quelli che sono definiti
"torturabili", e cioè contro criminali o che possono sembrare tali,
"criminali potenziali" agli occhi degli agenti, secondo le
affermazioni contenute nel libro di Chevigny. "Il Brasile è un caso
estremo tra i paesi che oggi si rifanno alla democrazia - si legge - Non c'è
pressoché' alcuna tradizione di partecipazione civile e di riconoscimento dei
diritti dei cittadini". Il libro afferma che Brasile e Giamaica sono gli
unici paesi dove il governo "non si preoccupa nemmeno di inviare un segnale
forte contro la violenza di agenti di polizia e giustizieri, o di condannare
apertamente la vendetta poliziesca e sociale contro i criminali". Lo
studioso di New York difende la tesi che nella maggior parte dei casi, e in
quello di San Paolo quasi esplicitamente, il governo agisce così per nascondere
la sua incapacità a frenare la criminalità quotidiana. Tanto che, ricorda, in
Brasile le forze dell'ordine hanno l'abitudine di manipolare le statistiche, per
minimizzare i loro insuccessi, le loro brutalità e dar risalto all'operato
degli agenti. Una mostruosa opera di disinformazione.
BAMBINI DI STRADA
Questa disinformazione viene attivata particolarmente nel caso dei bambini di
strada, i "meninos da rua". Poveri bambini che, abbandonati dalle loro
famiglie, percorrono a centinaia le strade di San Paolo e della altre grandi
città brasiliane, esposti alla violenza omicida di "squadroni della
morte" che vengono assoldati per eliminarli fisicamente. E' stato calcolato
che a Rio de Janeiro almeno un ragazzino al giorno viene ucciso da forze
paramilitari. Negli ultimi dieci anni almeno seimila bambini sono morti in
strada in modo violento. Vengono massacrati durante scontri fra bande,
giustiziati dalla malavita locale che cerca in loro manodopera per delinquere:
ma, soprattutto, vengono eliminati da agenti malpagati che si arruolano in
"squadroni della morte" e uccidono su commissione di compagnie private
che vogliono "le strade pulite". L'ultima ondata di emozione in
Brasile è stata data anche in questo caso dalla televisione, che mostrava una
fila indiana di "'meninos de rua", bambini legati uno all'altro con un
nodo fra le magliette e portati in giro come animali dalla polizia militare per
le strade di Manaus. Uno "spettacolo" che ha indignato l'opinione
pubblica brasiliana ancora sotto shock per le immagini della "pattuglia
della morte" comandata da "Rambo". Per "pulire" le
strade della capitale dell'Amazzonia brasiliana, alla vigilia di un inedito
festival lirico internazionale e della visita di un alto funzionario del
ministero della giustizia incaricato di indagare sulla prostituzione infantile,
la polizia non ha trovato soluzione migliore di un rastrellamento in pieno
giorno. Le foto di 22 bambini di strada portati "al guinzaglio" per le
strade del centro prima di essere rinchiusi in furgoni cellulari sono state
pubblicate in tutto il mondo. Missionari italiani a Manaus hanno da tempo
denunciato l'esistenza di un campo di concentramento di "meninos" di
strada, nascosto nella foresta ad una ventina di chilometri dalla città, con
condizioni di vita animalesche.
da http://www.manitese.it/manitese.htm
DEBOLI RISPOSTE
Le istituzioni democratiche brasiliane non sembrano capaci di dare una risposta
vigorosa alla deriva a cui organi dello stato come la polizia o l'esercito
sembrano lasciarsi andare. Il senato brasiliano, tre giorni dopo l'ultimo
gravissimo episodio di violenze in cui sono stati coinvolti i poliziotti guidati
da "Rambo" a San Paolo, ha approvato la legge che classifica la
tortura come un crimine grave, e come tale la punisce con pene detentive da due
e 8 anni, 16 anni in caso di morte della persona maltrattata. La camera alta del
Parlamento ha approvato all'unanimità la legge, che giaceva in senato da molti
mesi, che è già stata promulgata dal Presidente Henrique Cardoso. Finora, il
maltrattamento da parte di poliziotti di civili o prigioneri era equiparato alla
semplice aggressione, e come tale prevedeva pene molto più leggere. Ma non
basterà certo solo questa legge a ristabilire la fiducia nelle istituzioni
democratiche del Brasile.