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Stupro Caffarella. Caso grave
ed emblematico di giustizia razziale
del Gruppo EveryOne
Abbiamo inviato gli esiti dell'analisi dei fatti legati allo stupro della Caffarella alle Istituzioni italiane ed europee, nonché a politici, intellettuali, attivisti e giornalisti di tutto il mondo.
Le controindagini EveryOne hanno destato l'attenzione di importanti componenti democratiche della società italiana e dell'Unione europea, tanto che indagini che parevano frettolosamente concluse ora si riaprono e uno spiraglio di giustizia si schiude anche per i due accusati.
Lo stupro della Caffarella è un crimine che ha sollevato una grande eco mediatica, provocando innumerevoli episodi di intolleranza in Italia e spalancando le porte a nuovi provvedimenti discriminatori come il decreto legge sulla sicurezza, i provvedimenti di sgombero ed espulsioni di insediamenti Rom e i nuovi Regolamenti per i campi Rom. Riteniamo gravissimo quanto sta accadendo intorno a tale caso e nei primi giorni dopo l'arresto abbiamo temuto che che i testimoni in grado di scagionare Racz e Isztoika potessero essere non solo intimiditi, ma addirittura sgomberati, come avvenne per i testimoni del caso Giovanna Reggiani. Siamo convinti che neanche l'eventuale trasferimento dei detenuti in Romania avrebbe potuto tutelarli, perché ormai vi è una parte delle autorità romene inaffidabile sotto il profilo della protezione dei diritti dei Rom che provengono dal loro Paese. I crimini ad ampia eco mediatica seminano intolleranza, consentono ai movimenti razzisti di conseguire potere politico e spalancano le porte a leggi razziali. Fare luce sul caso della Caffarella non basta. Il nostro Gruppo si sta impegnando affinché sia fatta giustizia anche riguardo ad Angelica V., la ragazzina Rom romena che è stata condannata senza prove per il tentato rapimento di Ponticelli. Il supporto di Union Romani sarà prezioso, perché il verdetto in primo grado sia capovolto in sede di appello. Altrettanto importante sarà riaprire integralmente il caso Reggiani, perché Romulus Mailat fu condannato a 29 anni di carcere in base a una testimonianza inattendibile, senza alcuna prova oggettiva.
Razzismo in Italia e criminalizzazione dei Rom: che cosa avvenne al parco della Caffarella?
Roma, 24 febbraio 2009. Immediatamente dopo lo stupro della ragazzina di 14
anni, avvenuto al parco della Caffarella di Roma intorno alle 18 di sabato 14
febbraio 2009, le autorità italiane diramavano la descrizione degli aggressori
effettuata dalla vittima e dal suo fidanzatino di 15 anni, secondo i quali si
trattava di due persone dalla carnagione scura, uno dei quali avrebbe avuto i
capelli lunghi e anche il naso schiacciato, da pugile. Uno dei due, inoltre,
sempre secondo la ragazzina vittima dello stupro, avrebbe avuto due dita di una
mano mancanti, caratteristica assente in entrambi gli accusati. In un primo
momento i due ragazzi avrebbero anche parlato di “accento arabo”, secondo la
testimonianza audio pubblicata on line da Repubblica TV (http://tv.repubblica.it/copertina/lei-e-piccolissima/29454?video)
di uno dei primi passanti che ha soccorso la coppia di fronte a un bar; il
sindaco di Roma Gianni Alemanno divulgava invece dalla Slovenia, in cui si
trovava per attività istituzionali, una notizia secondo cui – senza citare
alcuna fonte o testimonianza – gli stupratori si erano espressi ai ragazzini con
un accento dell'Est europeo, ribadendo il dato della pelle scura, ipotizzando
che si trattasse Rom e comunicando che dall’indomani sarebbero iniziate ingenti
operazioni di sgombero degli insediamenti abusivi di Rom romeni ancora presenti
nella Capitale.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=46617&sez=H
http://www.romatoday.it/cronaca/indagini-stupro-parco-caffarella-identikit-stupratori.html
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=10691
Secondo i riscontri effettuati dal Gruppo EveryOne tra le dichiarazioni delle due vittime e delle Autorità di Forza Pubblica romane, i due romeni arrestati non corrispondono alle caratteristiche divulgate in un primo momento: uno è biondo, con la pelle chiara e i capelli corti; l'altro è scuro, ma ha un principio di calvizie e un video precedente ai fatti lo mostra con i capelli corti, durante un controllo della polizia presso il campo Rom di Primavalle.
Nessuno dei due ha il viso da pugile. Inoltre alcuni Rom di Roma hanno dichiarato a un attivista del Gruppo EveryOne, antecedentemente all’arresto dei due accusati di stupro, che le autorità avevano già catturato e tenevano sotto chiave altri due Rom romeni, con la medesima accusa. Se l'informazione corrispondesse a realtà, si potrebbe pensare a due “riserve” nell’eventualità in cui altri fermati fossero risultati del tutto incompatibili con quanto dichiarato dalle vittime, dal sindaco Alemanno e dalle Autorità italiane.
Alexandru Loyos Isztoika, soprannominato dalla stampa nazionale “il biondino”, avrebbe confessato il crimine la notte tra il 17 e il 18 febbraio, fornendo, secondo le Autorità, una descrizione dei fatti “agghiacciante”: “I due ragazzini piangevano e noi prendevamo ancora più gusto all'idea di stuprare lei” avrebbe detto, secondo quanto riportato dagli organi di stampa nazionali.
Le Autorità comunicavano via via di essere in possesso di prove schiaccianti: esami del DNA, impronte digitali, tracce ematiche e biologiche definite “importanti” su molti quotidiani e organi di stampa, tutte reperite lungo il tragitto percorso nel parco, nonché dei due telefonini spenti nelle mani dei due stupratori.
Karol Racz però si dichiarava innocente fin dal momento dell'arresto, fornendo un alibi: nel momento dello stupro, si trovava al campo Rom di Torrevecchia in compagnia di altri Rom romeni. Versione, quest’ultima, confermata da 7 testimoni, 4 dei quali hanno testimoniato di fronte al Giudice per le Indagini Preliminari.
In data 20 febbraio, anche Alexandru Loyos Isztoika, davanti al gip Valerio Savio, si protestava estraneo ai fatti e denunciava di essere stato costretto a confessare con botte, sevizie e torture da parte della Polizia. Fornisce lo stesso alibi di Karol Racz.
«Sono stato costretto a confessare. Quelle dichiarazioni mi sono state estorte in questura la notte tra il 17 e il 18 febbraio con violenze e pressioni psicologiche, anche da parte della polizia romena».
Il gip non gli crede. E per i due indagati viene emessa un’ordinanza in carcere: pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.
L'avvocato di Isztoika confermava la smentita del suo cliente e dichiarava che la ragazzina vittima dello stupro non aveva riconosciuto l'aggressore dalla foto a prima vista, ma solo dopo insistenza degli Inquirenti. Si specifica che non è stato effettuato alcun confronto diretto tra le vittime e gli aggressori, ma solo attraverso fotografie. Di fronte alla smentita del “biondino”, il gip dichiarava che la nuova versione di Alexandru Loyos Isztoika non doveva essere considerata attendibile e riguardo alle sevizie subite dichiarava che Isztoika “Presenta solo un arrossamento sotto l'ascella” (da notare che spesso le Autorità sanno effettuare pestaggi e torture scientifici, che lasciano ben poche tracce visibili a occhio nudo). Tuttavia, non ribadiva che esistono altre prove: il DNA, le tracce ematiche, le impronte, i telefonini, tutto improvvisamente scomparso e accantonato.
Il Gruppo EveryOne ritiene che non sempre i diritti dei cittadini stranieri, e in particolare romeni, che finiscono nelle maglie della giustizia vedano i propri diritti fondamentali rispettati. Durante gli interrogatori sarebbe necessario che potessero essere presenti associazioni per i diritti umani, viste le innumerevoli segnalazioni di pestaggi, intimidazioni e torture e la frequente distorsione delle dichiarazioni rese dagli indagati, spesso attraverso interpreti non qualificati.
Un esempio di mancato rispetto dei diritti del cittadino sottoposto a indagine è il caso Giovanna Reggiani. Anche in quel caso le autorità avevano dichiarato di essere in possesso di prove,m esami del DNA, testimonianze, ma di fatto Romulus Mailat è stato condannato a 29 anni di carcere in base alla testimonianza di una donna sofferente di gravi turbe psichiche, attestate da lunghe degenze in istituti psichiatrici. Domenica 22 febbraio 2009 l'interprete che tradusse agli inquirenti le dichiarazioni di Mailat e della “supertestimone” è stata aggredita e picchiata da uno sconosciuto a Pietralata (Roma). Probabili gli intenti intimidatori da parte dell'aggressore. (Fonte dell’aggressione all’interprete: “Il Messaggero” di lunedì 23 febbraio pagg. 1 e 9).
Sempre in data 22 febbraio 2009, quattro Rom del campo di Torrevecchia, a Roma, hanno reso una dichiarazione spontanea agli inquirenti riguardo alla posizione di Karol Racz, uno dei due accusati dello stupro della Caffarella, confermando le dichiarazioni del sospettato: la sera del 14 febbraio 2009, mentre avveniva la violenza sessuale, Karol Racz si trovava in compagnia loro e di altre persone presso il campo vicino a santa Maria della Pietà, “dalle cinque del pomeriggio fino alle nove di sera”. (testimonianze dei quattro Rom su “Il Messaggero” del 23 febbraio 2009, pag. 9).
Lo stupro si è verificato alle sei e mezzo del pomeriggio. Incredibilmente gli inquirenti stanno accertando se vi sia parentela fra i testimoni e l'accusato, per invalidare la loro coraggiosa testimonianza. Vi sono tuttavia altri Rom e romeni che possono confermare le parole di Racz. Un altra superficialità da parte degli inquirenti è stata quella di evitare il confronto fra la vittima e l'accusato, limitandosi a mostrare alla ragazza alcune foto dei due romeni in stato d'arresto. Nonostante avesse dichiarato che i due aggressori avevano la pelle scura, capelli neri e fossero benvestiti, la ragazza – certamente a causa dello choc – ha “riconosciuto” due uomini vestiti poveramente, con i capelli corti, uno dei quali ha pelle bianca e capelli biondi.
In seguito allo stupro del parco della Caffarella e alla successiva campagna mediatica diretta a criminalizzare Rom e romeni - in violazione del principio di diritto secondo cui le responsabilità dei crimini sono individuali e non devono mai essere estese a un gruppo sociale o a un'etnia - si sono verificate in Italia decine di aggressioni violente nei confronti di Rom, romeni e stranieri. Nei soli giorni del 15 e 16 febbraio, si sono verificati 18 episodi di aggressione. Il 15 sera a Roma, una ronda composta da 20 razzisti armati di mazze e con i volti coperti da passamontagna hanno pestato in diversi momenti cinque Rom romeni (due dei quali ricoverati in gravi condizioni), quindi un cittadino romeno, una giovane madre di etnia Rom con la sua bambina, due ragazzini Rom. Successivamente si è verificato un rogo a Pisa, in cui dieci baracche abitate da Rom sono andate bruciate. A Torino un ragazzo peruviano di 18 anni è stato pestato da una ronda di razzisti armati di spranghe. A Sassari, pestaggio di tre romeni. A Sesto San Giovanni (MI), aggressione da parte di ronde di razzisti nei confronti di alcuni Rom. A Sacrofano (Roma), una ronda di otto razzisti armati di mazze ha pestato tre Rom romeni. Ad Ancona ronde di razzisti hanno pestato prima un ragazzo Rom di 19 anni, quindi un Rom romeno 36enne. Una ronda ha colpito a Roma anche il 21 febbraio, lanciando due molotov che sono esplose in un negozio gestito da romeni. Ma episodi di insulti, minacce o percosse sono stati segnalati in diverse città italiane. Contemporaneamente le autorità hanno approfittato del clima di intolleranza per effettuare sgomberi di insediamenti Rom (oltre 40 a Roma nei giorni 15 e 16 febbraio) e arresti di Rom e romeni, nell'ambito di operazioni “contro la microcriminalità”. A Pesaro è comparso un volantino con la scritta “Adolf Hitler ce l'ha insegnato, bruciare gli zingari non è reato. 10, 100, 1000 ronde”. Nella stessa città il personale della Caritas ha apostrofato un giovane Rom con espressioni intolleranti e alcuni cittadini hanno allontanato senza motivo da un centro commerciale due donne di etnia Rom.
Devono far riflettere i seguenti crimini di grande impatto mediatico:
- l'assassinio di Giovanna Reggiani di cui è stato incolpato e successivamente condannato Romulus Mailat, in base a una testimonianza inattendibile e senza prove;
- il tentato rapimento di una bambina in un appartamento a Ponticelli (Napoli), per il quale è stata arrestata e quindi condannata senza prove la giovanissima Angelica V., romena di etnia Rom;
- l'arresto e la condanna mediatica di Karol Racz e Alexandru Loyos Isztoika, che non corrispondono alla descrizione delle vittime, si professano innocenti e hanno un alibi di ferro (già emerso con chiarezza, di fronte al gip, per quanto riguarda Karol Racz).
Tutti e tre i crimini si sono verificati pochi giorni prima dell'approvazione di decreti-sicurezza contenenti numerosi provvedimenti xenofobi e razzisti. In tutti e tre i casi, inoltre, le Istituzioni hanno sollevato un grave allarme sociale, puntando il dito contro Rom, romeni e stranieri. Sono coincidenze inquietanti, confermate da elementi e testimonianze che suffragano i più gravi sospetti. Sappiamo che durante gli anni delle leggi razziali, le SA e le SS inscenarono crimini odiosi e ne fecero ricadere la colpa su ebrei e Rom, giustificando arresti, pogrom, deportazioni e operazioni persecutorie. Sappiamo anche che in Italia esistono gruppi che predicano l'odio razziale, la xenofobia e la superiorità dell'italiano rispetto al migrante e sappiamo che tali gruppi hanno raggiunto posizioni di assoluto potere politico, informativo, militare, poliziesco e mediatico.
Queste considerazioni, unite alla constatazione di una persecuzione attuata sistematicamente dalle autorità italiane contro Rom e migranti poveri, nonché da innumerevoli abusi polizieschi e giuridici nei confronti delle etnie deboli, giustificano gravi dubbi riguardo ai delitti di cui sono incolpati e condannati Rom e stranieri in Italia.
Riguardo alla campagna mediatica condotta da autorità e diffusa dai media, vanno
segnalate diverse inesattezze. In particolare, la diminuzione dei crimini di
violenza sessuale, secondo quanto dichiarato dal primo ministro Silvio
Berlusconi, non trova riscontri nella realtà: i dati contenuti nel rapporto
Istat 2007 sono pressoché invariati, così come la percentuale di stupri
perpetrati da stranieri nei confronti di donne italiane, che è inferiore al 3%
della casistica totale e che raggiunge il 6% se si considerano gli stupri che
avvengono all’interno di comunità straniere. Il 92% dei reati di violenza
sessuale sono invece da attribuire a italiani (http://spartacuslibero.blogspot.com/2007_12_01_archive.html).
Negli ultimi tempi, però, i media riportano con evidenza solo i crimini di violenza sessuale commessi da stranieri o attribuiti a stranieri. Nove stupri su 10, denunciati contro italiani, restano nel silenzio o comunque ricevano spazi marginale da parte dei media, anche quando presentano caratteristiche atroci: stupri di gruppo, violenze sessuali perpetrate da adulti contro bambine piccole o abusi commessi da italiani approfittando della povertà delle donne violentate. Si segnalano in particolare lo stupro ripetuto di una bambina di 4 anni a opera del padre adottivo, lo stupro di una bambina di 9 anni, la lunga segregazione e violenza commessa da un milanese nei confronti di una ragazza del Mozambico, gli innumerevoli abusi commessi a italiani nei confronti di bambine e ragazzine romene, la cui fiducia viene carpita spesso con la semplice offerta di un pasto. Le autorità romene, come quelle del Mozambico, però, hanno mantenuto il riserbo durante le indagini, anche per tutelare la privacy delle vittime. Se avessero attuato una politica xenofoba, probabilmente l’opinione pubblica si sarebbe riversata contro le numerose comunità locali, fomentando odio etnico. Esiste ormai il pericolo, tuttavia, che i movimenti nazionalisti dei Paesi membri Ue e dei Paesi al i fuori dell’unione possano ispirarsi al modello italiano,producendo una nuova era di “caccia allo straniero” e una nuova ondata di razzismo e xenofobia, che coinvolgerebbe sicuramente gli italiani all’estero, ravvivando gli stereotipi che spesso hanno accompagnato i nostri concittadini in tutto il mondo.
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/violenza-sessuale/palermo-violentata-9-anni/palermo-violentata-9-anni.html
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=46441&sez=HOME_NELMONDO
http://www.nigeriavillagesquare.com/forum/woman-woman/28758-italian-arrested-raping-african-girl.html
Il Governo italiano, infine, sta per presentare a quello romeno un dossier che
vorrebbe dimostrare quanto sia incidente in Italia la criminalità romena. Il
dossier, di cui abbiamo letto gli intenti, smentirà di fatto i dati ufficiali,
che attestano un'incidenza della criminalità romena che è nella norma
proporzionale.
Si deve inoltre notare che in un Paese democratico e tollerante non vi
dovrebbero essere sproporzioni fra le percentuali etniche della popolazione e
quella dei detenuti nelle carceri, poiché è assodato da sociologi, antropologi e
criminologi che non esiste un popolo con attitudini genetiche alla delinquenza e
solo la diseguaglianza sociale può comportarne in tal senso variabili
consistenti.
Il rapporto 2008 del SAPPE, Sindacato di Polizia Penitenziaria, dimostra, al
contrario, che in Italia, dove gli stranieri rappresentano l'8% della
popolazione, ben il 46% dei detenuti nelle carceri è straniero. Se si considera
solo la popolazione residente, il 36% dei carcerati è di etnia straniera.
Altrettanto interessante è un dato che contrasta con l'allarme sicurezza
lanciato dal governo: sia nel 2007 che nel 2008 vi è stata una netta diminuzione
dei reati contro la persona, nonostante l'entrata della tanto bistrattata
Romania nell'Unione europea.
Nonostante ciò, in data 23 febbraio 2009, il Ministro degli esteri Franco Frattini ha ribadito il trattamento differenziato che l'Italia riserverà alla Romania rispetto ad altri Stati membri dell'Ue: “L'Italia vuole chiarire una volta per tutte che noi accogliamo e continueremo ad accogliere i romeni che lavorano rispettando la legge, ma al tempo stesso che saremo fermissimi nei confronti dei romeni che violano la legge”.
E' un passaggio fondamentale per la civiltà europea, quello di estirpare la ricomparsa di un fenomeno violento di razzismo e xenofobia, che fa capo a un movimento organizzato che ricorda gruppi di pulizia etnica e persecuzione razziale come il Ku Klux Klan, il Partito nazionalsocialista, le Croci Frecciate ungheresi, gli Ustascia, le Camicie Nere, il National party sudafricano.
E' opportuno ribadire in ogni sede, per evitare che la persecuzione dei Rom in
Italia si consumi nell'indifferenza o nella tacita
approvazione dell'unione europea, gli ammonimenti che provengono da coloro che
vissero situazioni di persecuzione e annientamento motivati dall'odio razziale:
i testimoni della Shoah.
“I Rom oggi sono perseguitati in Italia esattamente come lo fummo noi ebrei
negli anni delle leggi razziali”.
Piero Terracina
di fronte il dolore delle famiglie Rom perseguitate in un insediamento romano “Noi zingari siamo gli ultimi nella gerarchia sociale, nel mondo della scuola e del lavoro, di fronte alla legge. Per noi, l'Olocausto non è mai finito”.
Goffredo Bezzecchi,
Rom italiano sopravvissuto al Samudaripen “Anche per noi ebrei cominciò così.
Le autorità e i giornali cominciarono ad attribuirci i crimini più odiosi:
lo stupro, l'infanticidio, il complotto contro gli ariani, l'avidità, la pratica
di rituali depravati. Le SA e le SS inscenarono brutali delitti la cui
responsabilità fu fatta ricadere su ebrei innocenti, anche rabbini, scatenando
terribili pogrom e istigando nella popolazione europea sospetto e odio contro un
intero popolo. I Rom sono ancora vittime di questa strategia razzista, perché
alcuni dei Paesi più ricchi dell'Unione europea, a partire dall'Italia,
preferiscono eliminarli fisicamente, anno dopo anno, piuttosto che favorirne
l'integrazione. La condizione dei Rom in Italia è uguale a quella degli ebrei
nei ghetti lituani e polacchi durante gli anni del nazismo. Io mi sento molto
vicina ai Rom e so cosa stanno passando”.
Tamara Deuel, sopravissuta all'Olocausto in
Lituania
“Questa è una verità storica. Un’amara, tragica verità. Noi stessi, noi ebrei,
abbiamo subito sulla nostra pelle ripetutamente - fino alla più terribile
persecuzione che è stata quella della Shoah - le conseguenze dell’essere prima
di tutto indicati come stranieri irriducibili, poi progressivamente stranieri
parassiti, quindi stranieri complottanti, infine assassini di bambini cristiani
e in conclusione gruppi umani da espellere, da perseguitare, da sterminare. Noi
ebrei sappiamo bene cosa significhi essere vittime di pregiudizi che si
trasformano in odio e in violenza “purificatrice”. Sappiamo cosa significhi
essere additati come il “Male” da estirpare. E da ebreo, oltre che da cittadino
democratico, mi sento a fianco di una comunità, quella Rom, che non può, non
deve essere vittima di nuovi pogrom”.
Amos Luzzatto
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