TUTTE LE DIFFERENZE TRA GLI UOMINI VENGONO
RICONDOTTE A QUELLE DI RELIGIONE E DI CIVILTÀ: DI QUI I CONFLITTI PIÙ
TERRIBILI DEI NOSTRI ANNI
Amartya Sen
La nostra identità non è unica ma multipla:
ognuno deve avere il diritto alla scelta
di Amartya Sen
I tragici eventi e le atrocità degli ultimi anni hanno portato a un
periodo di terribile confusione e di spaventosi conflitti nel mondo.
La politica del confronto globale viene spesso vista nel mondo come
un corollario di divisioni culturali e religiose, e il mondo viene
sempre più considerato (se non altro implicitamente) come una
federazione di religioni o di civiltà, ignorando così tutti gli
altri modi in cui le persone percepiscono se stesse. A sostegno di
questa linea di pensiero esiste la strana presunzione per cui i
popoli del mondo possono essere classificati in modo univoco in base
a un sistema di suddivisione singolare e onnicomprensivo. La
suddivisione della popolazione del mondo in base alla civiltà o alla
religione porta a un approccio «solitarista» dell'identità umana,
che vede gli esseri umani come membri di un gruppo particolare (in
questo caso definito dalla civiltà o dalla religione, diversamente
da prima, quando le differenze venivano fatte risalire alla
nazionalità o alla classe sociale).
L'approccio solitarista non solo nega alle persone il diritto di
scegliere la propria identità, ma può essere anche un ottimo modo
per fraintendere praticamente chiunque. Nella nostra vita normale,
vediamo noi stessi come appartenenti a diversi gruppi e ci sentiamo
di appartenere a tutti questi gruppi. Una stessa persona può essere,
senza che in questo vi sia contraddizione, un cittadino italiano, di
origine malese, con antenati cinesi, un cristiano, un liberale, una
donna, un vegetariano, un maratoneta, uno storico, un insegnante, un
romanziere, una femminista, un eterosessuale, un sostenitore dei
diritti dei gay o delle lesbiche, un amante del teatro, un
ambientalista, un fan del tennis, un musicista jazz, oppure una
persona profondamente convinta che nello spazio esistano altri
esseri intelligenti con i quali è assolutamente urgente comunicare
(preferibilmente in italiano). Ognuna di queste collettività, delle
quali questa persona fa parte simultaneamente, le conferiscono
un'identità particolare. Nessuna di queste collettività può essere
considerata come la sola identità della persona o come il suo solo
gruppo di appartenenza. Data la nostra inevitabile identità
multipla, dobbiamo stabilire l'importanza relativa delle nostre
associazioni e delle nostre affiliazioni in un dato contesto.
Centrale nella vita umana è dunque la responsabilità di scelta e di
ragionamento, che può essere considerata sia un diritto sia un
dovere. Viceversa, la violenza è alimentata dal coltivare il senso
di inevitabilità di un'identità unica (e spesso belligerante) che si
suppone noi abbiamo e che ci fa delle richieste molto impegnative
(spesso di tipo poco piacevole). L'imposizione di un'identità
presumibilmente unica è spesso un ingrediente fondamentale dell'arte
tutta marziale di fomentare i confronti faziosi. A un hutu che viene
istigato a uccidere i tutsi si chiede di vedere se stesso solo come
un hutu, non come un ruandese, un africano o un essere umano,
identità condivise anche dai tutsi. I terroristi islamici prosperano
sul fatto di negare ai musulmani tutte le altre appartenenze a
favore dell'unica identità religiosa islamica.
Purtroppo, molti onesti tentativi di arrestare la violenza sono
penalizzati dalla percezione che non è dato scegliere la propria
identità, e questo può danneggiare gravemente la nostra capacità di
fermare la violenza. Quando le prospettive di buoni rapporti tra
esseri umani sono viste (e lo sono sempre più) soprattutto in
termini di «amicizia tra civiltà» o di «dialogo tra gruppi
religiosi», o di «relazioni amichevoli tra comunità diverse»
(tralasciando gli infiniti modi in cui le persone si relazionano tra
loro) significa che nel loro piccolo gli esseri umani hanno già
intrapreso la strada della pace.
La nostra umanità condivisa viene pesantemente messa a repentaglio
quando le molteplici divisioni presenti nel mondo vengono unificate
in un sistema di classificazione dominante, in termini di religione,
comunità, cultura, nazione o civiltà (trattando ognuno di questi
fattori come determinante nel contesto di questo particolare
approccio al binomio guerra e pace). Un mondo suddiviso in maniera
così univoca crea molte più divisioni di quante effettivamente ce ne
siano in quell'universo di categorie e pluralità diverse che formano
il mondo in cui viviamo. Non solo va contro al vecchio adagio
secondo cui «gli esseri umani sono tutti uguali» (concetto che oggi
viene messo in ridicolo, e non senza ragione, per la sua ingenuità),
ma anche all'idea, meno dibattuta ma più plausibile, secondo cui
siamo variamente diversi. La speranza di armonia nel mondo
contemporaneo risiede in gran parte in una maggiore comprensione
della pluralità dell'identità umana, e del fatto che operando
trasversalmente si possono colmare anche le divisioni apparentemente
più impenetrabili.
L'identità richiede infatti il riconoscimento della diversità
dell'appartenenza e della storia umana e richiede anche la libertà
di scelta su come si vuole condurre la propria vita, sulla base di
decisioni proprie, senza essere confinati in caselline da chi vuole
semplificare il mondo e farci fare cose che potremmo anche non avere
nessuna intenzione di fare, come ad esempio schierarci
unilateralmente dalla parte dell'Occidente o dei terroristi
islamici. Questo tra le altre cose è anche un punto fondamentale del
diritto umano, quindi negare il diritto alla nostra identità non
equivale solo a negare l'importanza della libertà, ma ci porta anche
verso un mondo fatto di singoli confronti che degenerano sempre più
nella brutalità e nella violenza.
L'etica sociale può svolgere un ruolo essenziale nell'arrestare
questa tendenza e nel resistere all'attribuzione di fondamenta
intellettuali al terrorismo e alla violenza, sia per fomentare il
terrorismo stesso, sia nel nome dell’antiterrorismo. Il concetto di
diritti umani può contribuire a riconoscere il diritto delle persone
di scegliere le proprie priorità come vogliono, non come vorrebbero
gli istigatori o gli strateghi militari. Questa potrebbe essere una
nuova voce da aggiungere ai diritti umani, e la sua importanza sta
crescendo nel mondo caotico e spaventoso in cui ci troviamo a
vivere.