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La Stampa 24.1.2006

TUTTE LE DIFFERENZE TRA GLI UOMINI VENGONO RICONDOTTE A QUELLE DI RELIGIONE E DI CIVILTÀ: DI QUI I CONFLITTI PIÙ TERRIBILI DEI NOSTRI ANNI
Amartya Sen
La nostra identità non è unica ma multipla:
ognuno deve avere il diritto alla scelta
di Amartya Sen

I tragici eventi e le atrocità degli ultimi anni hanno portato a un periodo di terribile confusione e di spaventosi conflitti nel mondo. La politica del confronto globale viene spesso vista nel mondo come un corollario di divisioni culturali e religiose, e il mondo viene sempre più considerato (se non altro implicitamente) come una federazione di religioni o di civiltà, ignorando così tutti gli altri modi in cui le persone percepiscono se stesse. A sostegno di questa linea di pensiero esiste la strana presunzione per cui i popoli del mondo possono essere classificati in modo univoco in base a un sistema di suddivisione singolare e onnicomprensivo. La suddivisione della popolazione del mondo in base alla civiltà o alla religione porta a un approccio «solitarista» dell'identità umana, che vede gli esseri umani come membri di un gruppo particolare (in questo caso definito dalla civiltà o dalla religione, diversamente da prima, quando le differenze venivano fatte risalire alla nazionalità o alla classe sociale).

L'approccio solitarista non solo nega alle persone il diritto di scegliere la propria identità, ma può essere anche un ottimo modo per fraintendere praticamente chiunque. Nella nostra vita normale, vediamo noi stessi come appartenenti a diversi gruppi e ci sentiamo di appartenere a tutti questi gruppi. Una stessa persona può essere, senza che in questo vi sia contraddizione, un cittadino italiano, di origine malese, con antenati cinesi, un cristiano, un liberale, una donna, un vegetariano, un maratoneta, uno storico, un insegnante, un romanziere, una femminista, un eterosessuale, un sostenitore dei diritti dei gay o delle lesbiche, un amante del teatro, un ambientalista, un fan del tennis, un musicista jazz, oppure una persona profondamente convinta che nello spazio esistano altri esseri intelligenti con i quali è assolutamente urgente comunicare (preferibilmente in italiano). Ognuna di queste collettività, delle quali questa persona fa parte simultaneamente, le conferiscono un'identità particolare. Nessuna di queste collettività può essere considerata come la sola identità della persona o come il suo solo gruppo di appartenenza. Data la nostra inevitabile identità multipla, dobbiamo stabilire l'importanza relativa delle nostre associazioni e delle nostre affiliazioni in un dato contesto.

Centrale nella vita umana è dunque la responsabilità di scelta e di ragionamento, che può essere considerata sia un diritto sia un dovere. Viceversa, la violenza è alimentata dal coltivare il senso di inevitabilità di un'identità unica (e spesso belligerante) che si suppone noi abbiamo e che ci fa delle richieste molto impegnative (spesso di tipo poco piacevole). L'imposizione di un'identità presumibilmente unica è spesso un ingrediente fondamentale dell'arte tutta marziale di fomentare i confronti faziosi. A un hutu che viene istigato a uccidere i tutsi si chiede di vedere se stesso solo come un hutu, non come un ruandese, un africano o un essere umano, identità condivise anche dai tutsi. I terroristi islamici prosperano sul fatto di negare ai musulmani tutte le altre appartenenze a favore dell'unica identità religiosa islamica.

Purtroppo, molti onesti tentativi di arrestare la violenza sono penalizzati dalla percezione che non è dato scegliere la propria identità, e questo può danneggiare gravemente la nostra capacità di fermare la violenza. Quando le prospettive di buoni rapporti tra esseri umani sono viste (e lo sono sempre più) soprattutto in termini di «amicizia tra civiltà» o di «dialogo tra gruppi religiosi», o di «relazioni amichevoli tra comunità diverse» (tralasciando gli infiniti modi in cui le persone si relazionano tra loro) significa che nel loro piccolo gli esseri umani hanno già intrapreso la strada della pace.

La nostra umanità condivisa viene pesantemente messa a repentaglio quando le molteplici divisioni presenti nel mondo vengono unificate in un sistema di classificazione dominante, in termini di religione, comunità, cultura, nazione o civiltà (trattando ognuno di questi fattori come determinante nel contesto di questo particolare approccio al binomio guerra e pace). Un mondo suddiviso in maniera così univoca crea molte più divisioni di quante effettivamente ce ne siano in quell'universo di categorie e pluralità diverse che formano il mondo in cui viviamo. Non solo va contro al vecchio adagio secondo cui «gli esseri umani sono tutti uguali» (concetto che oggi viene messo in ridicolo, e non senza ragione, per la sua ingenuità), ma anche all'idea, meno dibattuta ma più plausibile, secondo cui siamo variamente diversi. La speranza di armonia nel mondo contemporaneo risiede in gran parte in una maggiore comprensione della pluralità dell'identità umana, e del fatto che operando trasversalmente si possono colmare anche le divisioni apparentemente più impenetrabili.

L'identità richiede infatti il riconoscimento della diversità dell'appartenenza e della storia umana e richiede anche la libertà di scelta su come si vuole condurre la propria vita, sulla base di decisioni proprie, senza essere confinati in caselline da chi vuole semplificare il mondo e farci fare cose che potremmo anche non avere nessuna intenzione di fare, come ad esempio schierarci unilateralmente dalla parte dell'Occidente o dei terroristi islamici. Questo tra le altre cose è anche un punto fondamentale del diritto umano, quindi negare il diritto alla nostra identità non equivale solo a negare l'importanza della libertà, ma ci porta anche verso un mondo fatto di singoli confronti che degenerano sempre più nella brutalità e nella violenza.

L'etica sociale può svolgere un ruolo essenziale nell'arrestare questa tendenza e nel resistere all'attribuzione di fondamenta intellettuali al terrorismo e alla violenza, sia per fomentare il terrorismo stesso, sia nel nome dell’antiterrorismo. Il concetto di diritti umani può contribuire a riconoscere il diritto delle persone di scegliere le proprie priorità come vogliono, non come vorrebbero gli istigatori o gli strateghi militari. Questa potrebbe essere una nuova voce da aggiungere ai diritti umani, e la sua importanza sta crescendo nel mondo caotico e spaventoso in cui ci troviamo a vivere.