Israele - Palestina - 14.4.2006
I 200 colpi
Sono quelli che Israele spara ogni giorno su
Gaza, per mettere pressione su Hamas
Nonostante la morte di una bambina palestinese di otto anni e di un
bambino di sette, nel corso degli ultimi bombardamenti, il ministro
degli Esteri Israeliano, Tzipi Livni, ha annunciato che Israele
continuerà a colpire la striscia di Gaza, finché i miliziani palestinesi
non cesseranno il lancio di razzi sul territorio israeliano.
Il vice capo di Stato Maggiore israeliano, Kaplinsky, ha aggiunto che,
se i bombardamenti non dovessero bastare, Israele è anche pronto a
rioccupare la striscia di Gaza.
200 colpi. Sin da prima delle elezioni in Israele, il
governo di Tel Aviv ha indurito le misure repressive sui Territori
Occupati. A più riprese l’esercito israeliano è penetrato nelle città
della Cisgiordania per catturare miliziani palestinesi, provocando
diverse vittime anche tra i civili. Israele ha messo pressione militare
anche sulla striscia di Gaza, che nelle ultime settimane è stata
bombardata decine di volte, allo scopo di condurre assassinii mirati di
diversi esponenti dei gruppi armati palestinesi. Dal ritiro israeliano
dalla Striscia, l’esercito di Tel Aviv ha colpito a più riprese le zone
residenziali di Gaza, Rafah e Khan Younis, usando velivoli
radiocomandati (i droni ), i cannoni dei tank e anche quelli delle navi
da guerra al largo nel Mediterraneo. Solo nell’ultima settimana questi
attacchi hanno provocato 18 vittime palestinesi. Il ministro Livni ha
difeso l’operato delle forze armate dichiarando di essere dispiaciuta
per le vittime civili. "I terroristi – ha spiegato – si nascondono in
aree residenziali, dove è molto difficile distinguerli dai civili". Nel
tentativo di fermare il lancio di razzi palestinesi, l’esercito
israeliano ha sparato sul territorio della Striscia, una media di 200
missili al giorno. Ben di più del numero dei razzi sparati dai
miliziani. I razzi Qassam hanno una gittata di circa 10 chilometri e
sono considerati poco pericolosi, sono rare le volte in cui hanno
provocato danni o feriti. Da qualche mese però, il governo israeliano
sta reagendo con durezza ai lanci di razzi per il timore che i
palestinesi rimpiazzino i vecchi Qassam con i razzi Katyusha, la cui
portata è doppia. Il primo lancio di questo tipo di razzo dalla Striscia
su Israele è avvenuto il mese scorso. Il numero di razzi sparati sul
territorio israeliano è aumentato sensibilmente dalle elezioni
palestinesi, ma a sparare non sono uomini di Hamas come in passato,
bensì militanti delle Brigate dei Martitri di al Aqsa, dei Comitati di
Resistenza Popolare e delle Brigate Abu Rish, gran parte dei quali
faceva parte delle forze di sicurezza. Dalla vittoria elettorale di
Hamas, il partito islamico non è riuscito e prendere il controllo delle
forze armate della Striscia, anche a causa del taglio dei fondi
internazionali che ha lasciato migliaia di poliziotti senza stipendio.
Non sono terroristi. Il ministro Livni, in un
intervista rilasciata martedì a Radio Gerusalemme, ha ribadito
l’intenzione di rispondere col pugno di ferro ai lanci di razzi
palestinesi, ma poi, ha introdotto nel suo discorso una distinzione tra
militanti e terroristi, che non ha precedenti nel dibattito pubblico
israeliano. "Chi attacca i soldati israeliani è un nemico e verrà
combattuto –ha dichiarato, per poi aggiungere – ma io credo che, se
l’obiettivo dell’attacco è un militare, allora non lo si può chiamare
terrorismo." Livini ha spiegato che la comunità internazionale dovrebbe
considerare terroristi solo quelli che attentano alle vite dei civili.
"Le motivazioni di questi ultimi non si possono giustificare e non
devono trovare alcuna legittimazione internazionale". Queste
dichiarazioni potrebbero essere la premessa per una maggiore
legittimazione di Hamas, che pur senza rinunciare alla resistenza, da
oltre un anno non porta attacchi sul territorio israeliano. Invece, la
dichiarazione del ministro israeliano ha sollevato sconcerto e proteste
in Israele: Uri Ariel, deputato dell’estrema destra alla Knesset, ha
accusato la Livni di legittimare gli attacchi contro i soldati e si è
appellato al Primo Ministro Olmert, chiedendo la rimozione del ministro.La
dichiarazione di Livni, ex Likud oggi esponente di Kadima, è intesa solo
a senso unico: terroristi non sono semplicemente "coloro che attaccano i
civil", ma "i palestinesi che attaccano i civili israeliani". Così non
fosse, bisognerebbe considerare terrorista anche l’esercito israeliano,
che in quattro anni ha ucciso centinaia di civili palestinesi,
sistematicamente e con relativa impunità. "Il compito dell’esercito
israeliano è quello di proteggere i civili israeliani –ha specificato
allora il ministro, parlando a un network statunitense- finché i
palestinesi spareranno sulle aree residenziali l’esercito non potrà fare
a meno di rispondere”.
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