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La pronunciabile fame - Ali Rashid  Il Manifesto, 18/05/06


Non scivolo nel mercato delle opinioni manipolate, e non partecipo né ora, né domani a questa passione artefatta. Ma in Palestina la fame c'è, eccome,modulare, pure come la sete. Io devo ricordare. Il popolo della memoria mi vuole incapace di ricordare. Un giorno, dopo tanto silenzio, le vittime parleranno. La Palestina racconterà tutto il suo dolore, e di nuovo tutti si domanderanno: come è avvenuto? Intanto la menzogna, come ultimo rimedio, diventa più grande, e per coprire la prima si ricorre ad un'altra menzogna e sul corpo della Palestina, vittima dissanguata, ballano in festa i falsi testimoni. Ancora non è giunto il suo momento, non è ora il suo regno. Da sessanta anni cresce ogni giorno l'assedio, e si fortifica oggi con un muro. Le pratiche razziste camuffate, somministrate goccia dopo goccia, dopo avere soffocato l'anima diventano leggi. Con ogni palestinese ucciso, casa abbattuta, albero sradicato, comunità espulsa e dignità umiliata, corrisponde un numero di israeliani che dovranno rimuovere ciò che hanno fatto, e altrettanti figli dei discendenti delle vittime che saranno indotti a giustificare e mangiano da tempo cibo contaminato. Sanno e fingono di non sapere. Su di chi deve ricadere il sangue palestinese? A me tocca ricordarvi ciò che hanno proclamato i nostri ed i vostri profeti? L'Europa, digerita la shoah della quale è stata autrice e complice e «normalizzata» la vittima, imperterrita si lascia trascinare verso un'altra meta: si accanisce contro ciò che resta dei palestinesi. Perché? Sanno e fingono di non sapere, si camuffano con l'indignazione selettiva! Enorme è la shoah, indescrivibile, non ha simile né pari, mi auguro irripetibile, mi batto perché sia irripetibile. Ma non può giustificare ciò che Israele fa da sessanta anni contro i palestinesi. In Palestina, dove la fame programmata, definita dal consigliere di Sharon, Re di Israele, «cura dimagrante», è evidente la banalità del male. L'Olocausto ha corrisposto alla morte dell'Europa nella complicità tra esecutore e chi faceva finta di non sapere. La morte dell'agonizzante Palestina non sarà mai vita per Israele. Ma è solo con la vita di entrambi che si può risorgere.