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Da il manifesto dell'8 luglio 2006
Stato d'Israele e Stati canaglia


Maurizio Matteuzzi
Se esistono nel mondo parecchi Stati canaglia non democratici che vengono additati alla pubblica esecrazione, bisognerà pur riconoscere, prima o poi, che c'è anche qualche Stato canaglia democratico. Se non cambiano le cose, Israele con tutta la sua democrazia per gli israeliani (ma non per gli arabo-israeliani), fa di tutto per essere un democratico Stato canaglia, forte del potere di condizionamento e di ricatto sull'occidente che l'immane tragedia dell'olocausto gli ha concesso e che esercita. Un condizionamento e un ricatto che si avvertono anche in questi giorni in cui sta infliggendo alla popolazione palestinese di Gaza un tremendo «castigo collettivo», condannato da tutte le leggi internazionali. E che non ha nulla a che vedere con l'obiettivo di salvare la vita del povero soldato Shalit. Il vero scopo è un altro. E' la lucida - ma forse, a gioco lungo, suicida - volontà di distruggere il governo di Hamas, certo sgradevole e problematico ma uscito da elezioni regolari, e di infliggere - ancora una volta - una punizione collettiva alle masse palestinesi che, anche per l'opera di incessante disgregazione/ delegittimazione di Arafat e dell'Olp, di al Fatah e dell'Anp, hanno avuto l'ardire di votare per il movimento islamico. Prima o poi bisognerà pur riconoscere che il vero obiettivo dei governi di Israele è quello di digregare/delegittimare non solo gli integralisti di Hamas ma qualsiasi governo o struttura che i palestinesi si sono dati da Madrid e Oslo in poi, per dimostrare agli occhi di un mondo cieco che «non c'è un partner» con cui poter trattare la pace e che l'unica via d'uscita sono le iniziative unilaterali - dal Muro al ritiro da Gaza, da Sharon a Olmert. In realtà non sono gli israeliani che non hanno partner palestinesi ma i palestinesi a non avere partner nei governi israeliani. A cui non è mai passato per la testa di ritornare nei confini del '67, l'unico modo per arrivare a una pace che non sia una beffa gonfia di nuovo e infinito «terrorismo». Prima o poi bisognerà pur riconoscere che Israele è un democratico Stato canaglia, quello che a livello internazionale più si fa gioco delle risoluzioni dell'Onu, della Corte di giustizia dell'Aja, delle Convenzioni di Ginevra. Concludeva un suo articolo su Haaretz, un paio di giorni fa, l'analista politico israeliano Gideon Levy: «Stiamo bombardando e sparando, tagliando l'elettricità e distruggendo, assediando e sequestrando come i peggiori terroristi e nessuno rompe il silenzio a chiedere per cosa diavolo fare e con quale diritto». Il silenzio. Gli americani, l'alleato automatico, si capisce. Mal'Europa? L'Italia? Una condanna di Israele per le «violazione dei diritti umani della popolazione palestinese» è passata al nuovo Consiglio per i diritti umani dell'Onu con il no dei paesi Ue (troppo «sbilanciata »). Ieri l'Unione europea ha accusato Israele di «uso sproporzionato della forza». Le stesse parole del ministro degli esteri D'Alema. Sarà questa la nuova linea della «equivicinanza»? L'annunciata «discontinuità» con Berlusconi chiede altro nella tragedia palestinese. Come la sospensione della legge di cooperazione militare Italia-Israele del 2005. Ma è difficile credere che in un governo in cui ci sono un sottosegretario che propone Israele nell'Unione europea e nella Nato (senza venire dimesso) e un partito il cui segretario (Franco Giordano) parla di «rigurgiti antisionisti» ci saranno discontinuità o equivicinanza. Al diavolo i palestinesi. Viva la democrazia israeliana

http://www.infopal.it/det.asp?id=1201

Chi ha iniziato?
Gaza è in serio pericolo, condannata a morte, all’orrore e alle difficoltà quotidiane, lontana dagli occhi e dal cuore degli israeliani. Stiamo mostrando solo i Qassam. Vediamo solo i Qassam
Gideon Levy * 

“Abbiamo lasciato Gaza e loro ci sparano i Qassam” – non esiste una formulazione più precisa del punto di vista che sta prevalendo [ndt, in Israele] in queste ore del conflitto. “Hanno iniziato loro”, sarà la risposta ripetitiva a chiunque cerchi di argomentare, ad esempio, che poche ore prima del primo Qassam caduto nella scuola di Askelon, che non ha causato danni, Israele ha seminato distruzione nella Università islamica di Gaza.
Israele sta causando black out energetici, mantiene l’assedio, bombarda e spara, assassina e imprigiona, uccide e ferisce civili, inclusi bambini e neonati in misura orrenda, ma “Hanno iniziato loro”.

C’è stata anche una “rottura delle regole” condotta da Israele: ci è permesso bombardare qualunque cosa vogliamo ma a loro non è concesso lanciare Qassam. Quando sparano un Qassam su Askelon, si tratta di “una escalation del conflitto”, e “ quando noi bombardiamo una università e una scuola, è assolutamente giusto”. Perché? Perché hanno iniziato loro. Ecco perché la maggioranza pensa che tutto il giusto stia dalla nostra parte. Come in un bisticcio nel cortile di scuola, l’argomento su chi ha iniziato è l’argomento moralmente vincente di Israele per giustificare qualunque ingiustizia.
Allora, chi realmente ha iniziato? E poi, abbiamo “lasciato Gaza?”

Israele ha lasciato Gaza solo parzialmente, e in modo non chiaro. Il piano di disimpegno, che era stato etichettato con titoli divertenti come “ripartizione” e “fine dell’occupazione”, ha significato lo smantellamento delle colonie e la partenza da Gaza delle Forze di Difesa, ma non ha cambiato in niente le condizioni di vita della popolazione della Striscia. Gaza è ancora una prigione e i suoi abitanti sono ancora condannati a vivere in povertà e oppressione. Israele rinchiude esternamente il mare, l’aria e la terra, eccetto che per una limitata valvola di salvezza al crossing di Rafah.

Non possono visitare i loro parenti della Cisgiordania o cercare lavoro in Israele da cui l’economia di Gaza ha dipeso per circa 40 anni. Alcuni beni possono essere trasportati, altri no. Gaza non ha alcuna possibilità di scappare alla povertà in queste condizioni. Nessuno farà investimenti, nessuno può svilupparsi, nessuno si può sentire libero là dentro. Israele ha lasciato la gabbia, ha buttato via la chiave e ha lasciato i residenti al loro amaro destino. Adesso, nemmeno dopo un anno, il disengagement sta ritornando indietro, con molta più violenza.

Che cosa potremmo ancora aspettarci? Che Israele possa ritirarsi unilateralmente, ignorando brutalmente e immoralmente i loro bisogni e che loro sopporteranno in silenzio il loro amaro destino e non continueranno a lottare per la loro libertà, per le loro vite o per la loro dignità?

Abbiamo promesso un passaggio di sicurezza con la Cisgiordania e non abbiamo mantenuto la promessa. Abbiamo promesso di liberare i prigionieri e non abbiamo mantenuto la promessa. Abbiamo sostenuto elezioni democratiche per poi dopo boicottare la leadership legalmente eletta, confiscando fondi che gli appartengono, e dichiarandogli guerra. Avremmo potuto ritirarci da Gaza con dei negoziati e in modo coordinato, rafforzando intanto la leadership palestinese, ma ci siamo rifiutati di farlo. E ora, ci pentiamo di questa “mancanza di leadership?” Abbiamo fatto tutto quello che si poteva per minare la loro società e leadership, assicurandoci quanto più possibile che il disengagement non sarebbe stato un nuovo capitolo nelle nostre relazioni con la nazione vicina, e ora siamo stupiti dalla violenza e dall’odio che abbiamo coltivato con le nostre mani.
Cosa sarebbe potuto accadere se i palestinesi non avessero lanciato i Qassam? Israele avrebbe tolto il blocco economico da Gaza? Avrebbe aperto il confine ai lavoratori palestinesi? Incoraggiato gli investimenti a Gaza? Nonsense. Se i Gaziani fossero rimasti seduti, come Israele si aspetta da loro, il loro caso sarebbe scomparso dall’agenda – qui e nel resto del mondo. Israele potrebbe continuare con la convergenza che ha significato soltanto servire i propri obiettivi, ignorando i loro bisogni.

Nessuno si sarebbe dato pensiero per il destino della gente di Gaza se loro non avessero reagito violentemente. Questa è l’unica amara verità, ma con calma sono trascorsi i primi venti anni dell’occupazione e noi non abbiamo mosso un dito per porvi fine.
Al contrario, coperti dalla calma, abbiamo costruito un enorme e criminale impresa coloniale. Con le nostre stesse mani, noi stiamo ancora una volta spingendo i palestinesi ad usare le insignificanti armi che possiedono; e in tutta risposta impieghiamo un intero immenso arsenale a nostra disposizione, e continuiamo a lamentarci che “Hanno iniziato loro”.

Abbiamo iniziato. Abbiamo iniziato con l’occupazione e siamo legati al dovere di porvi fine, una fine reale e completa. Abbiamo iniziato con la violenza. Non c’è violenza peggiore che quella di chi occupa, usando la forza su un intera nazione, così che la domanda su chi per primo ha sparato è ad ogni modo un evadere, fornendo un quadro distorto. C’erano, anche dopo Oslo, quelli che dichiaravano “abbiamo lasciato i territori”, in una simile commistione di cecità e bugie.

Gaza è in serio pericolo, condannata a morte, all’orrore e alle difficoltà quotidiane, lontana dagli occhi e dal cuore degli israeliani. Stiamo mostrando solo i Qassam. Vediamo solo i Qassam. La Cisgiordania è ancora sotto lo stivale dell’occupazione, le colonie stanno crescendo, e qualunque mano tesa per un negoziato, inclusa quella di Ismail Haniyeh, viene immediatamente respinta. E dopo tutto questo, se ancora qualcuno pensa in modo diverso, la risposta vincente è presto detta: “Hanno iniziato loro”. Hanno iniziato e il giusto è dalla nostra parte, mentre la realtà è che non hanno iniziato loro e che noi non siamo dalla parte del giusto.

*Ha’aretz - 9 Luglio 2006.
Traduzione a cura di redazione-minorityreport
http://redazione-minorityreport.blogspot.com/

     

Michele Ernandes su l'origine di Israele        

Gli Ebrei hanno fatto intendere per qualche millennio che la Terra di
Canaan era stata assegnata loro dal dio Jhwh; in età ellenistica tale
dio Jhwh è stato gabellato come l'unico dio esistente; volenterosi
barbari illirici (Costantino) e germanici hanno trovato l'idea
interessante e soprattutto utile, grazie alle opportune modifiche
(cristianesimo)elaborate da sofisti greco-romani; barbari germanici e
slavi, entusiasti di tali elaborazioni, le hanno diffuso su tutta la
Terra.

Ad un certo punto qualche ebreo (ad es. Spinoza), ha lanciato l'idea
che si trattasse di una colossale montatura; sdegnati discendenti di
barbari indoeuropei hanno subito respinto l'idea di essersi comportati
da autentici scemi per centinaia di anni, ma qualche altro discendente
di barbari (ad es. Voltaire) ha trovato l'idea interessante.
Attualmente in diversi circoli culturali si è affermata l'idea,
piuttosto realistica, che sotto le mentite spoglie del dio Jhwh
fossero stati celati diversi re divini dell'Egitto (Thutmosi III,
Amenofi II, Ramses III, tanto per fare qualche nome).

E' in ogni caso certo che l'assegnazione definitiva della Terra di
Canaan agli Ebrei è stata fatta da Ciro il Grande.

Purtroppo per gli Ebrei, i Romani se ne fregavano sia delle
assegnazioni di Jhwh sia di quelle di Ciro il Grande.

Nel 1947 cinquanta (uno più, uno meno) infallibili ed ispirati
delegati, riunitisi in Concilio a New York, hanno stabilito che,
fossero di Jhwh o di Ciro, quelle assegnazioni dovevano essere rispettate.

Successivamente, atei entusiasti si sono battuti perchè le decisioni
di Ciro il Grande fossero deferentemente osservate.
 Michele Ernandes