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RASSEGNA STAMPA TERRORISMO
Maurizio Matteuzzi
Se esistono nel mondo parecchi Stati canaglia non
democratici che vengono additati alla pubblica esecrazione, bisognerà pur
riconoscere, prima o poi, che c'è anche qualche Stato canaglia democratico. Se
non cambiano le cose, Israele con tutta la sua democrazia per gli israeliani (ma
non per gli arabo-israeliani), fa di tutto per essere un democratico Stato
canaglia, forte del potere di condizionamento e di ricatto sull'occidente che
l'immane tragedia dell'olocausto gli ha concesso e che esercita. Un
condizionamento e un ricatto che si avvertono anche in questi giorni in cui sta
infliggendo alla popolazione palestinese di Gaza un tremendo «castigo
collettivo», condannato da tutte le leggi internazionali. E che non ha nulla a
che vedere con l'obiettivo di salvare la vita del povero soldato Shalit. Il vero
scopo è un altro. E' la lucida - ma forse, a gioco lungo, suicida - volontà di
distruggere il governo di Hamas, certo sgradevole e problematico ma uscito da
elezioni regolari, e di infliggere - ancora una volta - una punizione collettiva
alle masse palestinesi che, anche per l'opera di incessante disgregazione/
delegittimazione di Arafat e dell'Olp, di al Fatah e dell'Anp, hanno avuto
l'ardire di votare per il movimento islamico. Prima o poi bisognerà pur
riconoscere che il vero obiettivo dei governi di Israele è quello di digregare/delegittimare
non solo gli integralisti di Hamas ma qualsiasi governo o struttura che i
palestinesi si sono dati da Madrid e Oslo in poi, per dimostrare agli occhi di
un mondo cieco che «non c'è un partner» con cui poter trattare la pace e che
l'unica via d'uscita sono le iniziative unilaterali - dal Muro al ritiro da
Gaza, da Sharon a Olmert. In realtà non sono gli israeliani che non hanno
partner palestinesi ma i palestinesi a non avere partner nei governi israeliani.
A cui non è mai passato per la testa di ritornare nei confini del '67, l'unico
modo per arrivare a una pace che non sia una beffa gonfia di nuovo e infinito
«terrorismo». Prima o poi bisognerà pur riconoscere che Israele è un democratico
Stato canaglia, quello che a livello internazionale più si fa gioco delle
risoluzioni dell'Onu, della Corte di giustizia dell'Aja, delle Convenzioni di
Ginevra. Concludeva un suo articolo su Haaretz, un paio di giorni fa, l'analista
politico israeliano Gideon Levy: «Stiamo bombardando e sparando, tagliando
l'elettricità e distruggendo, assediando e sequestrando come i peggiori
terroristi e nessuno rompe il silenzio a chiedere per cosa diavolo fare e con
quale diritto». Il silenzio. Gli americani, l'alleato automatico, si capisce.
Mal'Europa? L'Italia? Una condanna di Israele per le «violazione dei diritti
umani della popolazione palestinese» è passata al nuovo Consiglio per i diritti
umani dell'Onu con il no dei paesi Ue (troppo «sbilanciata »). Ieri l'Unione
europea ha accusato Israele di «uso sproporzionato della forza». Le stesse
parole del ministro degli esteri D'Alema. Sarà questa la nuova linea della «equivicinanza»?
L'annunciata «discontinuità» con Berlusconi chiede altro nella tragedia
palestinese. Come la sospensione della legge di cooperazione militare
Italia-Israele del 2005. Ma è difficile credere che in un governo in cui ci sono
un sottosegretario che propone Israele nell'Unione europea e nella Nato (senza
venire dimesso) e un partito il cui segretario (Franco Giordano) parla di
«rigurgiti antisionisti» ci saranno discontinuità o equivicinanza. Al diavolo i
palestinesi. Viva la democrazia israeliana
http://www.infopal.it/det.asp?id=1201
Chi ha
iniziato?
Gaza è in serio
pericolo, condannata a morte, all’orrore e alle difficoltà quotidiane,
lontana dagli occhi e dal cuore degli israeliani. Stiamo mostrando solo i
Qassam. Vediamo solo i Qassam
Gideon
Levy *
“Abbiamo lasciato Gaza e loro
ci sparano i Qassam” – non esiste una formulazione più precisa del punto di
vista che sta prevalendo [ndt, in Israele] in queste ore del conflitto.
“Hanno iniziato loro”, sarà la risposta ripetitiva a chiunque cerchi di
argomentare, ad esempio, che poche ore prima del primo Qassam caduto nella
scuola di Askelon, che non ha causato danni, Israele ha seminato distruzione
nella Università islamica di Gaza.
Israele sta causando black out energetici, mantiene l’assedio, bombarda e
spara, assassina e imprigiona, uccide e ferisce civili, inclusi bambini e
neonati in misura orrenda, ma “Hanno iniziato loro”.
C’è stata anche una “rottura delle regole” condotta da Israele: ci è
permesso bombardare qualunque cosa vogliamo ma a loro non è concesso
lanciare Qassam. Quando sparano un Qassam su Askelon, si tratta di “una
escalation del conflitto”, e “ quando noi bombardiamo una università e una
scuola, è assolutamente giusto”. Perché? Perché hanno iniziato loro. Ecco
perché la maggioranza pensa che tutto il giusto stia dalla nostra parte.
Come in un bisticcio nel cortile di scuola, l’argomento su chi ha iniziato è
l’argomento moralmente vincente di Israele per giustificare qualunque
ingiustizia.
Allora, chi realmente ha iniziato? E poi, abbiamo “lasciato Gaza?”
Israele ha lasciato Gaza solo parzialmente, e in modo non chiaro. Il piano
di disimpegno, che era stato etichettato con titoli divertenti come
“ripartizione” e “fine dell’occupazione”, ha significato lo smantellamento
delle colonie e la partenza da Gaza delle Forze di Difesa, ma non ha
cambiato in niente le condizioni di vita della popolazione della Striscia.
Gaza è ancora una prigione e i suoi abitanti sono ancora condannati a vivere
in povertà e oppressione. Israele rinchiude esternamente il mare, l’aria e
la terra, eccetto che per una limitata valvola di salvezza al crossing di
Rafah.
Non possono visitare i loro parenti della Cisgiordania o cercare lavoro in
Israele da cui l’economia di Gaza ha dipeso per circa 40 anni. Alcuni beni
possono essere trasportati, altri no. Gaza non ha alcuna possibilità di
scappare alla povertà in queste condizioni. Nessuno farà investimenti,
nessuno può svilupparsi, nessuno si può sentire libero là dentro. Israele ha
lasciato la gabbia, ha buttato via la chiave e ha lasciato i residenti al
loro amaro destino. Adesso, nemmeno dopo un anno, il disengagement sta
ritornando indietro, con molta più violenza.
Che cosa potremmo ancora aspettarci? Che Israele possa ritirarsi
unilateralmente, ignorando brutalmente e immoralmente i loro bisogni e che
loro sopporteranno in silenzio il loro amaro destino e non continueranno a
lottare per la loro libertà, per le loro vite o per la loro dignità?
Abbiamo promesso un passaggio di sicurezza con la Cisgiordania e non abbiamo
mantenuto
Cosa sarebbe potuto accadere se i palestinesi non avessero lanciato i Qassam?
Israele avrebbe tolto il blocco economico da Gaza? Avrebbe aperto il confine
ai lavoratori palestinesi? Incoraggiato gli investimenti a Gaza? Nonsense.
Se i Gaziani fossero rimasti seduti, come Israele si aspetta da loro, il
loro caso sarebbe scomparso dall’agenda – qui e nel resto del mondo. Israele
potrebbe continuare con la convergenza che ha significato soltanto servire i
propri obiettivi, ignorando i loro bisogni.
Nessuno si sarebbe dato pensiero per il destino della gente di Gaza se loro
non avessero reagito violentemente. Questa è l’unica amara verità, ma con
calma sono trascorsi i primi venti anni dell’occupazione e noi non abbiamo
mosso un dito per porvi fine.
Al contrario, coperti dalla calma, abbiamo costruito un enorme e criminale
impresa coloniale. Con le nostre stesse mani, noi stiamo ancora una volta
spingendo i palestinesi ad usare le insignificanti armi che possiedono; e in
tutta risposta impieghiamo un intero immenso arsenale a nostra disposizione,
e continuiamo a lamentarci che “Hanno iniziato loro”.
Abbiamo iniziato. Abbiamo iniziato con l’occupazione e siamo legati al
dovere di porvi fine, una fine reale e completa. Abbiamo iniziato con
Gaza è in serio pericolo, condannata a morte, all’orrore e alle difficoltà
quotidiane, lontana dagli occhi e dal cuore degli israeliani. Stiamo
mostrando solo i Qassam. Vediamo solo i Qassam. La Cisgiordania è ancora
sotto lo stivale dell’occupazione, le colonie stanno crescendo, e qualunque
mano tesa per un negoziato, inclusa quella di Ismail Haniyeh, viene
immediatamente respinta. E dopo tutto questo, se ancora qualcuno pensa in
modo diverso, la risposta vincente è presto detta: “Hanno iniziato loro”.
Hanno iniziato e il giusto è dalla nostra parte, mentre la realtà è che non
hanno iniziato loro e che noi non siamo dalla parte del giusto.
*Ha’aretz -
9 Luglio 2006.
Traduzione a cura di
redazione-minorityreport
http://redazione-minorityreport.blogspot.com/
Michele
Ernandes su l'origine di Israele