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RASSEGNA STAMPA TERRORISMO
Lo scandalo etnico-confessionale
Giuliana Sgrena (Il Manifesto 5-10-2006)
Non mi scandalizza il fatto che in una sala del Viminale,
martedì, al termine della riunione del ministro dell'interno con la Consulta
islamica, si sia celebrato il Ramadan. Vi siete mai scandalizzati di fronte alla
messa che viene celebrata in ogni occasione ufficiale? O al fatto che un
funerale di stato in Italia può essere solo religioso e secondo il rito
cattolico? Nonostante la religione cattolica non sia più la religione di stato
mantiene di fatto una supremazia sulle altre. Ed è partendo da questa «nostra»
identità religiosa che il governo propone il riconoscimento degli stranieri non
cattolici e degli italiani convertiti sulla base della loro appartenenza
etnico-confessionale. Questo sì fa accapponare la pelle e non solo perché ci
riporta subito ai drammatici scontri etnico-religiosi che dissanguano l'Iraq e
che hanno dilianiato Jugoslavia, Afghanistan, Ruanda e altri paesi, ma anche
perché così facendo si distrugge il concetto stesso di cittadinanza.
Quando il ministro Amato chiede alla Consulta di sottoscrivere una Carta dei
diritti e dei valori - ipotesi contestata dall'Ucoii e poi abbandonata in attesa
della elaborazione di una Carta dei valori che dovrà essere accettata da tutte
le comunità etniche e religiose -- riafferma quei principi di libertà e
uguaglianza nati dalla rivoluzione francese, ma dimentica di valorizzare il
termine di «cittadino» che ne fu protagonista. Questo appellativo usato
indistintamente per tutti gli individui, con la rivoluzione francese diventa
simbolo di libertà e di uguaglianza. Il ritorno alla definizione in base
all'appartenenza etnico-religiosa è la negazione della libertà: un musulmano che
vive in Italia perché non può essere riconosciuto in quanto individuo invece che
in quanto credente e appartenente alla comunità islamica? I musulmani hanno
diritto alla laicità, come noi. E infatti solo una piccola minoranza dei
musulmani in Italia frequenta le moschee, eppure l'Ucoii può vantare tanto
potere perché controlla la maggior parte dei luoghi di preghiera. Il
riconoscimento religioso aumenta il potere dei gruppi islamisti, soprattutto i
più radicali, che hanno maggiori mezzi coercitivi per controllare le loro
comunità. È proprio questa la logica da sconfiggere per cominciare a
disinnescare i ricatti e le provocazioni dell'Ucoii e dei Fratelli musulmani.