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 La Liberazione della Libia e dell'Italia
 
"Ma mi ricordo che anche noi abbiamo avuto bisogno degli "alleati" per liberarci dal fascismo. Sì, Gheddafi......"  Sono parole scritte da Rossana Rossanda, una stella del gruppo del Manifesto, una gloria della cultura italiana comunista.

 Intanto il popolo libico non ha chiesto di essere liberato da Gheddafi con il quale stava benissimo in quella che è la Nazione può avanzata nella soddisfazione di bisogni primari e secondari dell'Africa e non solo. Ricordo per tutti la realizzazione di un acquedotto che cammina per migliaia di chilometri sotto il Sahara e porta l'acqua a tutte le città della Jamaria. Ricordo il metanodotto italo-algerino che da trenta anni svolge il ruolo di ponte di pace fra l'Africa e l'Europa, opera grandiosa di pace realizzata su progetto dell'Ente Minerario Siciliano di cui facevo parte. Il Libia c'è in atto una dolorosa frattura provocata da un pezzo del vecchio establiscement che si muove più o meno come la dissidenza iraniana nell'orbita delle multinazionali del petrolio. Ma vorrei tornare a questa storia di noi italiani aiutati nella liberazione dal fascismo dagli "alleati".

 E' vero che gli USA  sono intervenuti nella seconda guerra mondiale. Eserciti USA hanno attraversato l'Italia che veniva bombardata preventivamente  da immensi stormi di fortezze volanti. L'Italia liberata fu un mucchio di rovine. Per ricostruirla furono necessari dieci anni di durissimo lavoro. Ma non è vero che fu liberata-  Quando gli alleati giunsero in Italia questa era già stata liberata da Napoli (settembre 1943 a Milano 25 arile 1945). Gli alleati non fecero altro che attraversare le città liberate distribuendo caramelle , gomma  da masticare chewing gum" e sigarette Camel. Questa storia della liberazione dal nazismo e dal fascismo fatta da marines che in parte erano nipoti dei nostri emigranti in USA è stata per cinquanta anni una leggenda alimentata da arte dai nostri governi per non mettere in discussione l'occupazione manu militari che gli USA hanno fatto e fanno della nostra patria, per alimentare sensi di colpa per essere stati fascisti e dalla parte di Hitler. Non c'è dubbio: la causa dei fascismi era profondamente sbagliata ed il nazismo è stato un Mostro scaturito dal cuore dell'Europa. Ma il nazismo è nato per responsabilità degli anglosassoni

che avevano costretto la Germania al pagamento di debiti di guerra pazzeschi.  Il mostro nazista fu inseminato a Versailles. Tutto il popolo tedesco doveva lavorare soltanto per pagare i risarcimenti pretesi dagli americani e dai loro alleati. Soltanto l'anno scorso la Germania ha  saldato i debiti che gli furono accollati specialmente dalla Francia. Dopo ben 92 anni! Poi si fece di tutto per fare fallire la Repubblica di Weimar che costituiva l'alternativa socialdemocratica e democratica ai movimenti  fascisti  che nascevano all'inizio degli anni venti..

 La seconda guerra mondiale è finita dal 1945 con la terribile rivelazione di Hiroshima e Nagasaki, esibizione di un potere terroristico che ci avrebbe da allora accompagnato per sempre. Da allora gli USA sono praticamente padroni dell'Italia dove hanno oltre cento siti e basi militari che usano come enclavi USA nella nostra patria. Da Trapani a Vicenza siamo presidiati. Come noi sono presidiati soltanto i tedeschi. Insomma siamo considerati scon fitti e non alleati.

 Nel 150 dell'Unità, l'Italia è una colonia degli USA che oggi diventa avamposto nel Mediterraneo nuovo mare magnum delle flotte civili e militari USA.

 Liberati ed occupati. dal 1945 Pietro Ancona   11 aprile 2011 

 

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http://www.spazioamico.it/L'angolo_di_Pietro_in_ordine_cronologico_V_parte.htm#liberazione   

 

commenti su facebook: https://www.facebook.com/note.php?saved&&note_id=229102050436549#!/note.php?note_id=218504831496271   

Caterina Arena oh, finalmente un articolo che contesta il mito americani brava gente che viene a salvarci dai nazisti... visione che con la storia non c'entra proprio un tubo ma che viene sdoganata perecchio, in questo periodo...

Ivan Rade Jacenich gente intelligente chi ha scritto l' articolo! 10 e lode!

Armata Rossa ottimo Pietro

11 aprile alle ore 16.39

 

Salvatore Vaiana La tua analisi antimperialistica è condivisibile e il tuo impegno di controinformazione su fb lodevole. Entrambe troverebbero più sostenitori se dimostrassi ai tuoi lettori con dati inconfutabili e non funzionali alla tua comunque seria ana...lisi che la Libia è un paese democratico, il popolo libico sta economicamente bene, Gheddafi è un semplice capo di Stato e non un dittatore "familista".A pugno chiuso, anche se démodé!

 

Pietro Ancona La Libia è un paese ultrademocratico. Cose per le quali in Italia la gente spasima e soffre in Libia da quaranta anni sono nella comune disponibilità: casa, acqua, pane, energia,sanità, cultura . La gente sta meglio a tripoli che ad Agrigen...to, Se poi pensi che è bene essere liberi come ad Haiti ma con la pancia vuota o piena di vermi... Bisognerebbe poi avere un approccio più consapevole ed avvertito con la jamaria che non è familismo, è una forma di organizzazione del potere democratico diverso dal nostro,. Oppure va bene soltanto il modello occidentale che favorisce soltanto ed esclusivamente Berlusconi e gli squali come lui?

 

Salvatore Vaiana Lascia stare Haiti e Berlusconi sui quali non ci sarebbe tra noi due dialettica di opinioni, suggerisci piuttosto a me e ai tuoi lettori link e riferimenti bibliografici (non di parte) per dimostrare inconfutabilmente ciò di cui sopra.

 

Armata Rossa Porta anche tu Salvatore alcune prove che non siano però le solite fregnacce che hanno riempito le pagine di rotocalchi della disinformazione di stampo imperialista...Non c'è giorno che non vengano sgretolati quei castelli menzogne costruit...i ad arte nelle ultime settimane, dalle false fossi comuni, alle bombe nelle piazze, ai mercenari pagati da Gheddafi. Ormai anche i ragazzini dell'asilo hanno ben inquadrato le bufale montate contro Gheddafi. Prova a comporre su google le fatidiche parole "La libia che non si legge sui giornali" e troverai documenti in quantità industriale sul tenore di vita libico e quello che il colonnello ha dato al suo popolo. C'è anche una lettera dell'ingegnere Eni guido Nardo molto interessante che ti consiglierei di leggere attentamente...

 

Giuseppina Ficarra Ti suggerisco di leggerti un paio di schede sulla Libia e sull'interscambio italo-libico e la relazione dell'ONU che indica nella Libia un paese ad alto rispetto dei diritti umani. Per articoli non di parte che intendi? Molti articoli "di p...arte" comunista li trovi qui: http://www.spazioamico.it/Egitto,_Tunisia_Libia.htm Sono articoli ben argomentati e documentati a differenza dell'analisi dogmatica e frettolosa fatta da Fabio Amato responsabile della politica estera di Liberazione che già il 23/02/2011 aveva capito tutto ma senza dimostrare "inconfutabilmente" proprio niente.

(vedi a tal proposito Le contraddizioni di Fabio Amato note di Giuseppina Ficarra)

 

Giuseppina Ficarra Libia: parla l'All African People’s Revolutionary Party pubblicata da Gabriele Repaci il giorno lunedì 11 aprile 2011 alle ore 14.45

di Contropiano Bologna

http://www.contropiano.org/it/esteri/item/698-libia-parla-lall-african-people%E2%80%99s-revolutionary-party

 

Marco Monari ‎'azz.. o pietro non sbagli un colpo... Bravo a te e a Giuseppina... Ciao

 

Sara Dipasquale condivido parola per parola, virgola per virgola. A chi in buona fede rimane incerto di fronte a certe affermazioni, suggerisco di prendere in mano un buon libro di storia, anche di scuola secondaria, troverà tutti i riscontri. A quelli in ...malafede, o che sono insofferenti allo studio e preferiscono la melassa mediatica, dico solo che mi spiace per loro. E per i loro figli, se ne hanno. Questo commento l'avevo già scritto, ma stranamente era sparito. Vediamo se adesso rimane.

 

10/12/2014
 

  Maria Felicia Crapisi Pietro Ancona, con questa sua pagina, dà una chiara prova di possedere una profonda intelligenza dei fatti storici. Merita un'aperta lode.


Maria Felicia Crapisi
Il Nazismo nacque come reazione dei Tedeschi, al progetto dei cosiddetti STATI DEMOCRATICI, che, dopo la fine della prima guerra mondiale, volevano rendere la Germania una TERRA TOTALMENTE E DEFINITIVAMENTE BRUCIATA : condivido pienamente questa indicazione di Pietro Ancona.

 

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Quei liberatori assassini! Stragi e bombardamenti americani sulla popolazione civile nella sicilia del 1943.

Liberazione?
Un rapporto dettagliato sulle basi di occupazione statunitense sul suolo italiano, e sulla presenza di 90 (novanta) testate nucleari made in Usa ci dimostra che l'Italia non è uno Stato sovrano e libero, ma sotto formale occupazione USA

 

http://www.lintellettualedissidente.it/laltra-faccia-della-liberazione-italia-sotto-occupazione-usa/
 


STRAGI E BOMBARDAMENTI AMERICANI SULLA POPOLAZIONE CIVILE NELLA SICILIA DEL1943.

da Pino Nicotri

LA CULTURA AMERICANA DELPIU’ FORTE CHE NON DEVE RENDER CONTO A NESSUNO

STRAGIE BOMBARDAMENTI AMERICANI SULLA POPOLAZIONE CIVILE NELLA SICILIA DEL 1943.

diBenito Li Vigni


Nonvoglio parlarvi ancora del pantano iracheno con i suoi fotogrammi diraccapriccio ai confini dell’inferno ne delle stragi americane di Falluja, diIshaqi, di Haditha compiute dai marines sulle popolazioni civili. Non voglioparlarvi delle immagini sconvolgenti di corpi bruciati e scarnificati finoall’osso dalle bombe al «fosforo bianco» usate dalle truppe americane controdonne e bambini, né delle «bombe a grappolo» lanciate dai bombardieri Usa sullearee residenziali di Baghdad e del «triangolo sunnita».Non voglio parlarvi delle violenze oscene nelle prigioni di Abu Ghraib eGuantanamo, sfacciatamente illegali, perpetrate da quel modello di potenzaegemone chiamata Stati Uniti che, con le buone o con le cattive, per ragioniche di volta in volta sono economiche o etiche o umanitarie, si considera “ilmigliore dei mondi possibili”. Voglio riflettere con voi sulla «sindrome dellasuperpotenza» che si arroga il diritto di distruggere il nemico conqualsiasi mezzo, che non accetta di misurarsi alla pari, che vuol far sentireil peso della propria forza militare considerata superiore ad ogni sfida. Ein nome di questa superiorità, George W. Bush, in un suo storico discorso del29 gennaio 2002, ebbe a concludere dicendo che «l’unico modello superstite diprogresso umano è quello statunitense». E in nome di questa “cultura del piùforte che non deve render conto a nessuno”, ci sono state le stragi in Vietnam,in Iraq, i bombardamenti sulle rispettive popolazioni civili e, perché no, lebombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki; crimini contro l’umanità che il mondooccidentale ha finito per accettare come inevitabili. E in Sicilia, nel 1943,le truppe americane compirono altre stragi e bombardarono la popolazione civilecon micidiali raid aerei.

 

SICILIA1943: LA STRAGE NASCOSTA

 

Neigiorni immediatamente successivi allo sbarco di Gela del 10 luglio 1943,settantatrè prigionieri italiani furono brutalmente uccisi a sangue freddo daun plotone della 45ª divisione americana mentre venivano portati dietro laprima linea e precisamente nelle località di Biscari (oggi Acate) e Comiso. Aordinare il massacro fu il generale George Smith Patton, comandante delladivisione; un cinquantottenne dal linguaggio scurrile e dal carattere violento,che amava esibire al suo cinturone due pistole tipo western con le impugnaturein avorio.
Subito dopo lo sbarco c’era stato un preciso invito di Patton aisuoi uomini: «Uccidere quei figli di puttana che fingessero di arrendersi».
Pochi giorni dopo a Canicattì, a pochi chilometri da Agrigento, i soldati diPatton spararono sulla folla di civili che protestava pacificamente per fameuccidendo una decina di disperati. Il cinismo e la disumanità del generalemassacratore non trovarono censori nell’ambito del comando dell’armata Usa inSicilia grazie alla decisione di Ike Eisenhower che ordinò di metter tutto atacere per non esporre a rischio il prestigio delle forze americane che,proprio in quei giorni, con il sostegno della mafia, si accingevano aconquistare, senza sparare un colpo, Palermo e il versante occidentaledell’isola. Un mese dopo, durante una ispezione in un ospedale mobile nellacapitale siciliana, Patton, mollò uno schiaffo a un soldato americanodecretando l’inizio della sua parabola discendente. Non pagò per gli eccidicompiuti ma per un rispetto mancato ad un suo connazionale.

 

9MAGGIO 1943: PALERMO MASSACRATA

Il 9maggio 1943, trecento bombardieri americani volando in formazioni serrate soprala città di Palermo sganciarono una quantità rilevante di bombe sull’abitatocivile provocando molte centinaia di morti innocenti: donne, vecchi, bambiniche non avevano nulla a che vedere con la guerra. Quei bombardieri erano venutiper chiudere i conti una volta per tutte con una città già sottoposta acontinui devastanti bombardamenti, ma in quel momento disarmata e indifesa inquanto abbandonata dai contingenti militari italiani e tedeschi. Ero, allora,molto giovane. Ricordo che per sei o sette ore caddero migliaia di bombe sullacittà e il rifugio antiaereo fu scosso da tremendi sussulti. Oscillarono le suefondamenta, tremò il pavimento, scricchiolarono le pietre come ossa di morto,urlò di paura la gente. Non ho mai dimenticato la rabbia delle donne, ilpallore dei loro volti, le urla disperate, le loro mani minacciose sopra unuomo in camicia nera, che a stento si sottrasse alla loro rabbia. Pareva diudire l’urlo di tutta la città bombardata, massacrata, scoperchiata,terrorizzata, colpita nei quartieri, nelle scuole, nelle fabbriche, nelpatrimonio storico, nelle chiese, negli ospedali e, perfino, negli orfanotrofi.

Ricordola fuga dal rifugio dentro un fiume di gente, nei loro racconti di terrore, neiloro pianti disperati. Si passava fra due file di palazzi distrutti odanneggiati e si vedevano uomini coperti di polvere, le braccia e le maniincrostate di terra, i volti del colore della pietra; cercavano tra le rovine,e già si vedevano i morti dissepolti allineati sulle strade. Ricordo un camionche passava in quel momento. Trasportava decine di corpi di bambini morti,orribilmente straziati, come agnelli scannati; lasciava sulla strada unatremenda scia di sangue. Un vecchio, pallido il volto, le mani magre etremanti, gli occhi fissi su quei morti innocenti, seguiva quel vascellofantasma. Sulla strada un fiume d’acqua sgorgato dalla rottura dell’acquedotto;acqua segnata da un rivolo di sangue. Alcuni gridarono che era stato colpito unorfanotrofio. Il camion s’arrestò davanti a un cumulo di macerie, il vecchio sipiegò con fatica, immerse una mano nell’acqua, disegnò nell’aria il segno dellacroce e lentamente benedisse quei morti. Ora davanti a noi c’era la stazioneferroviaria, sopra di noi il cielo grigio e cupo, in lontananza una nuvola difuoco sospesa sul porto.

Di BenitoLi Vigni è di prossima pubblicazione il romanzo “I SENTIERI DELLA LUNA– Sicilia 1943: diario di guerra di un adolescente”.

http://www.pinonicotri.it/2008/07/stragi-e-bombardamenti-americani-sulla-popolazione-civile-nella-sicilia-del-1943/ 


 

Da Pietro Ancona
 

 
 

 Nel 150 dell'Unità, l'Italia è una colonia degli USA che oggi diventa avamposto nel Mediterraneo nuovo mare magnum delle flotte civili e militari USA.

 Liberati ed occupati. dal 1945


 

E' vero che gli USA  sono intervenuti nella seconda guerra mondiale. Eserciti USA hanno attraversato l'Italia che veniva bombardata preventivamente  da immensi stormi di fortezze volanti. L'Italia liberata fu un mucchio di rovine. Per ricostruirla furono necessari dieci anni di durissimo lavoro. Ma non è vero che fu liberata-  Quando gli alleati giunsero in Italia questa era già stata liberata da Napoli (settembre 1943 a Milano 25 arile 1945). Gli alleati non fecero altro che attraversare le città liberate distribuendo caramelle , gomma  da masticare chewing gum" e sigarette Camel. Questa storia della liberazione dal nazismo e dal fascismo fatta da marines che in parte erano nipoti dei nostri emigranti in USA è stata per cinquanta anni una leggenda alimentata da arte dai nostri governi per non mettere in discussione l'occupazione manu militari che gli USA hanno fatto e fanno della nostra patria, per alimentare sensi di colpa per essere stati fascisti e dalla parte di Hitler. Non c'è dubbio: la causa dei fascismi era profondamente sbagliata ed il nazismo è stato un Mostro scaturito dal cuore dell'Europa. Ma il nazismo è nato per responsabilità degli anglosassoni

che avevano costretto la Germania al pagamento di debiti di guerra pazzeschi.  Il mostro nazista fu inseminato a Versailles. Tutto il popolo tedesco doveva lavorare soltanto per pagare i risarcimenti pretesi dagli americani e dai loro alleati. Soltanto l'anno scorso la Germania ha  saldato i debiti che gli furono accollati specialmente dalla Francia. Dopo ben 92 anni! Poi si fece di tutto per fare fallire la Repubblica di Weimar che costituiva l'alternativa socialdemocratica e democratica ai movimenti  fascisti  che nascevano all'inizio degli anni venti.

 La seconda guerra mondiale è finita dal 1945 con la terribile rivelazione di Hiroshima e Nagasaki, esibizione di un potere terroristico che ci avrebbe da allora accompagnato per sempre. Da allora gli USA sono praticamente padroni dell'Italia dove hanno oltre cento siti e basi militari che usano come enclavi USA nella nostra patria. Da Trapani a Vicenza siamo presidiati. Come noi sono presidiati soltanto i tedeschi. Insomma siamo considerati scon fitti e non alleati.

 Nel 150 dell'Unità, l'Italia è una colonia degli USA che oggi diventa avamposto nel Mediterraneo nuovo mare magnum delle flotte civili e militari USA.

 Liberati ed occupati. dal 1945

Pietro Ancona   11 aprile 2011 (http://www.spazioamico.it/L%27angolo_di_Pietro_in_ordine_cronologico_V_parte.htm ;
https://www.facebook.com/notes/pietro-ancona/la-liberazione-della-libia-e-dellitalia/218504831496271)

                                                     ***

 

 Circa cinquemila sovietici parteciparono alla Resistenza

Interessante questa intervista all'Ambasciatore della Federazione Russa
in Italia in cui si parla di liberatori poco conosciuti in Italia,
ossia dei circa cinquemila sovietici che parteciparono alla Resistenza
italiana.(L'intervista è del 2006, percio' si parla di sessantesimo
anniversario)

Sull'argomento dei partigiani sovietici in Italia, per chi interessato,
esiste un libro :

"Ciao, russi : partigiani sovietici in Italia : 1943-1945"
di Mauro Galleni ; a cura di Carlo Isoppi.
Marsilio, 2001

Sergio

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Circa cinquemila sovietici parteciparono alla Resistenza
di Carlo Fredduzzi

Aleksej Yutrevich Meshkov è da poco più di un anno il
nuovo Ambasciatore della Federazione Russa in Italia e uno
dei più giovani diplomatici della nuova Russia, pur avendo già
ricoperto la carica di vice ministro degli affari esteri. Come tutti i
diplomatici che a Roma rappresentano i grandi paesi, svolgono la loro
azione
lontano da telecamere e taccuini. Siamo perciò particolarmente lieti di
questa intervista esclusiva rilasciata alla nostra rivista, di cui lo
ringraziamo vivamente.

Aleksej Yurevich, il popolo italiano si appresta a celebrare il 60
anniversario della Liberazione del paese dal nazifascismo.

- La festa della Liberazione, che il popolo italiano celebra il
prossimo 25 aprile, precede di pochi giorni una data memorabile - il 60
Anniversario della Vittoria dell'Unione Sovietica nella grande guerra
patriottica e la fine della seconda guerra mondiale. Questi due eventi
sono
importanti non solo per l'Italia e la Russia, ma anche per tutto il mondo
e soprattutto per l'Europa.

La vittoria sul nazifascismo è stata possibile grazie al grande
contributo dell'Unione Sovietica.

- Tutto il mondo conosce il contributo che il popolo sovietico ha dato
alla sconfitta del nazismo. La vittoria è stata conquistata a caro
prezzo. Il nostro popolo ha perduto nella grande guerra patriottica,
durata
1418 giorni e notti, 27 milioni di vite umane. Nelle retrovie nemiche
combatterono circa 4 milioni di partigiani e clandestini. Oltre 6
milioni furono i sovietici internati nei campi di prigionia nazisti.

Anche nelle file della Resistenza italiana combatterono molti
cittadini sovietici.

- Si, per la liberazione dell'Italia accanto alle truppe alleate in
varie zone dell'Italia combatterono reparti di partigiani italiani. Le
azioni partigiane furono particolarmente intense nell'Italia
settentrionale. Nel movimento partigiano italiano, secondo alcune stime
incomplete,
presero parte 4981 cittadini del nostro
Paese. Molti di loro dettero la vita per la libertà del vostro Paese.
Su tutto il territorio italiano si contano 458 tombe di caduti
sovietici
che hanno partecipato alla lotta di liberazione. Vorrei
rilevare che
la lotta comune dei cittadini sovietici accanto ai partigiani italiani
contro l'occupazione nazista è diventata una pagina eminente nella
storia delle relazioni tra i nostri due popoli e, senza alcun dubbio, è
stato e resta un fattore importante del consolidamento dell'amicizia e
della comprensione reciproca tra la Russia e l'Italia.

Ci furono veri e propri atti di eroismo dei partigiani sovietici in
Italia.

-Certamente. Fiodor Poletaev, (*) insignito della medaglia d'oro "al valor
militare" della Repubblica Italiana e della stella di eroe dell'Unione
Sovietica, è il simbolo del coraggio e dell'eroismo dei cittadini
sovietici che combatterono per la liberazione dell'Italia. Cadde in un
impari combattimento vicino a Cantalupo Ligure, dove c'è la sua tomba e un
monumento in bronzo che ricorda il suo eroismo. La Russia onora la
memoria dei suoi cittadini che presero parte alla Resistenza italiana e
che
dettero la vita nella lotta contro il nazismo. Su di loro sono stati
scritti molti libri e
molte scuole e strade sono intestate a loro.

Come celebra la Russia questo straordinario evento del 60 della
vittoria contro il nazifascismo?

- In Russia molte manifestazioni e iniziative che abbiamo svolto e
svolgeremo quest'anno sono legate al 60 della vittoria nella grande guerra
patriottica. A marzo a Roma si è svolta una "tappa" della "Maratona
internazione della Vittoria", che è partita all'inizio del 2005 da San
Pietroburgo e che ha poi toccato Mosca, Londra, Parigi e New York. Alla
manifestazione romana della "Maratona della Vittoria" hanno preso parte
noti esponenti del mondo politico e civile, rappresentanti delle
istituzioni e delle associazione partigiane. Nel momento in cui
celebriamo il
60 anniversario della Liberazione dell'Italia e della Vittoria nella
grande guerra patriottica vogliamo sottolineare in modo particolare che
l'umanità deve ricordare le lezioni della storia e non consentire più
tragedie come quella
dell'ultimo conflitto mondiale.

da La Rinascita della sinistra, 29-4-2005
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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da La Rinascita della sinistra, 29-4-2005 -- visitate http://www.comunisti-italiani.it/frames/index.htm

http://www.italia-cuba.it/associazione/associazione.htm

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ***@newsland.it

http://it.cultura.storia.narkive.com/EwulGUN1/circa-cinquemila-sovietici-parteciparono-alla-resistenza   

"Ciao, russi : partigiani sovietici in Italia : 1943-1945"
di Mauro Galleni ; a cura di Carlo Isoppi.
Marsilio, 2001

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I partigiani sovietici tra Piemonte e Friuli (Il Giornale del Friuli)
Pubblicato il 25 settembre 2010 di Massim.

Il contributo dei partigiani sovietici alla guerra di Liberazione italiana è stato considerato per troppo tempo un fenomeno marginale. Spesso il loro sacrificio è stato volutamente ignorato per non attribuire meriti ad una ideologia, quella comunista, considerata negli anni del dopoguerra una minaccia per l’Occidente. Eppure quei ragazzi di poco più di vent’anni, provenienti dalle parti più remote dell’Unione Sovietica, si schierarono generosamente al fianco dei partigiani italiani nei mesi più cruenti della guerra al nazifascismo, condividendo con essi il grande sogno della libertà. Furono circa cinquemila e venivano da molto lontano. Russi, georgiani, ucraini, armeni, tutti ex soldati dell’Armata Rossa catturati dai tedeschi e costretti ad arruolarsi nei battaglioni Ost della Wehrmacht. Detestati dal resto dell’esercito nazista per i loro continui tentativi di fuga e per la loro disorganizzazione, i soldati delle Ostruppen si trovarono oggetto di uno strano scambio di prigionieri sull’asse Berlino-Roma.
Dopo l’8 settembre, i sovietici fuoriusciti dai campi di prigionia fascisti trovarono rifugio nelle zone controllate dai comandi partigiani e si unirono alla guerriglia nella lotta contro il nazifascismo.
La loro presenza dal 1943 in poi venne segnalata in tutto il nord Italia, da ovest ad est, ed il loro doppio addestramento, prima nell’Armata Rossa e poi nella Wehrmacht, si rivelò il valore aggiunto per molte scorribande partigiane.
Nel solo Piemonte* i sovietici amici dei “ribelli” erano oltre settecento, attivi soprattutto nelle valli Susa e Sesia, mentre in Friuli si costituì addirittura una brigata partigiana a parte, il “Battaglione Stalin”, stanziato in Val D’Arzino.
Impavidi, pare non indietreggiassero mai di fronte alle raffiche dei mitra, mantenendo sempre strenuamente la posizione. Insegnarono inoltre a molti giovani partigiani l’arte della guerra e su di loro si fantasticò molto. Si raccontò, ad esempio, che fossero soliti allungare l’acqua da bere con la nafta e che il loro aspetto da “russi” li facesse trovare molto affascinanti agli occhi delle donne italiane. Forse era vero, forse no.
In tanti non riuscirono a far ritorno in Unione Sovietica e sommarono il loro sangue a quello versato dai ragazzi italiani. È il caso di Danijl Varfolomeevic Avdveev, il “comandante Daniel”, medaglia d’oro al valor militare della Repubblica Italiana. Cadde nel 1944, vittima di una controffensiva nazista nella zona di Amaro (Udine), dove lo “Stalin” combatteva i nazisti al fianco del battaglione garibaldino “Matteotti”.
In una intervista rilasciata nel 2005 a “Rinascita della sinistra”, l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Yutrevich Meshkov, ha indicato in 458 il numero delle tombe di partigiani sovietici sparsi nei cimiteri delle città italiane. Ottantasei nel solo Sacrario della Resistenza del cimitero Monumentale di Torino (qui l’elenco dei nomi che sono riuscito a censire).
Ai sovietici che riuscirono invece a far ritorno in patria toccò una sorte addirittura più crudele. In URSS, i valorosi ex prigionieri ingaggiati della Resistenza italiana, vennero accusati di tradimento per essersi arresi in prima battuta ai tedeschi. Alcuni vennero giustiziati, altri mandati nei gulag siberiani dove, per ironia della sorte, trovarono ad attenderli gli stessi nazisti contro i quali avevano combattuto.
Frammenti di vite nascoste dietro il marmo di una lapide incisa con nomi sbagliati o italianizzati. Troppi i partigiani sovietici rimasti ignoti, mentre altri ancora sono ricordati soltanto dallo pseudonimo usato in battaglia. Negli ultimi istanti, prima di entrare nella nostra storia senza celebrazioni.
.
.
– Il Giornale del Friuli, 25/09/2010

* Le informazioni riportare in questo articolo sui partigiani sovietici nella resistenza piemontese sono arrivate fino a noi grazie soprattutto a “Rukà ob ruku – Fianco a fianco” , documentario prodotto dall’Associazione Culturale Russkij Mir di Torino. Un prezioso lavoro senza il quale molte testimonianze storiche sarebbero andate perdute.

 

https://massim.wordpress.com/2010/09/25/i-partigiani-sovietici-tra-piemonte-e-friuli-su-il-giornale-del-friuli/

https://massim.wordpress.com/2010/09/25/i-partigiani-sovietici-tra-piemonte-e-friuli-su-il-giornale-del-friuli/

di Mauro Galleni e C. Isoppi

                                                      *****

Fiodor Andrianovic Poletaev

 
Nato a Gorlowo (Russia) nel 1909, caduto presso Cantalupo Ligure (Alessandria) il 2 febbraio 1945, fabbro ferraio, Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Il 5 febbraio 2005, al Cimitero monumentale di Staglieno, dove è sepolto, e nel salone del Consiglio della Provincia, Genova ha ricordato, a sessant'anni dal suo sacrificio, la figura di Fiodor Andrianovic Poletaev (Poetan, secondo una dizione scorretta tratta da un appunto dell'epoca NdR), unico straniero insignito in Italia della M.O. al V.M. Poletaev (al quale in Russia hanno decretato il titolo di "Eroe dell'Unione Sovietica") era sergente dell'Armata Rossa. Durante l'aggressione tedesca partecipò valorosamente alla difesa di Mosca e, nell'estate del 1942, fu preso prigioniero nella regione di Kharkov. Internato inizialmente in un lager in Polonia, fu poi trasferito in Jugoslavia e di qui, nel 1944, in un campo di concentramento nei pressi di Alessandria. Nel luglio del 1944 "Gigante Fiodor" (come l'avrebbero chiamato i partigiani, per la sua prestanza fisica), evase con altri militari sovietici e, raggiunto l'Appennino ligure-piemontese, si aggregò alla "Banda italo-russa di sabotaggio" della 79ª Brigata "A. Mazzarello". Nel novembre del '44, Poletaev passò alla 58ª Brigata "Oreste" della Divisione "Pinan-Cichero" della VI Zona ligure. Assegnato al Distaccamento "Nino Franchi", in Val Borbera, compì contro i nazifascisti imprese leggendarie. Cadde, a pochi mesi dalla Liberazione, in quella che è ricordata come "la battaglia di Cantalupo", nella quale pochi partigiani ebbero la meglio su un agguerrito reparto della Wehrmacht. La salma di Poletaev (che mentre si trovava in mezzo ai soldati tedeschi che si erano arresi, era stato colpito al collo da una fucilata esplosa da lontano), fu portata a spalla dai suoi compagni, seguiti da tutti i contadini del villaggio, al cimitero di Rocchetta Ligure e lì, provvisoriamente, tumulata. Dopo la Liberazione, la città di Genova ha intitolato a "Gigante Fiodor" una strada. Nel 1948 il governo italiano gli ha conferito la M.O. al V.M. alla memoria. In Russia, a Riazan, gli è stato eretto un monumento e il suo nome è stato dato ad una petroliera. Nel 1960 Giovanni Serbandini ha dedicato a questo eroico partigiano una commossa poesia dal semplice titolo Fiodor. Nel 1975, per i tipi della Novosti di Mosca, è uscito il libro biografico di B. Barkov e A. Zdanov Il soldato Fiodor Poletaev.

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