vedi anche Informazioni scientifiche sull’embrione
Quando i miscredenti
diventano clericali
di EUGENIO
SCALFARI
SUL referendum procreativo che da questa
mattina fino a domani pomeriggio va alla prova delle urne si è
già detto quasi tutto. Su alcuni punti si è detto addirittura
troppo; su altri, forse, poco. Cercherò dal canto mio di rimediare a
questi due inconvenienti di diversa natura.
Si è detto troppo sulla natura dell'embrione: se sia
fin dall'inizio del concepimento una persona, oppure un progetto di persona che
inizia subito la sua evoluzione e la persegue senza soluzione di
continuità, oppure una non-persona almeno fino a quando non sarà
dotato di un inizio di sistema nervoso.
Tutte queste definizioni non derivano dalla scienza ma da
convinzioni soggettive che a loro volta dipendono da che cosa s'intenda con la
parola "persona". Si tratta insomma di opinioni e come tali
opinabili, sicché fondare su di esse una legge e un qualsiasi
comportamento elettorale e giudicare quale sia quello giusto e quello sbagliato
è del tutto improprio.
Non è dunque il dibattito sulla natura dell'embrione
(persona, progetto di persona, non-persona) che può dettare il
comportamento degli elettori e il giudizio su di esso, bensì la
questione politica che sta sotto a quel dibattito.
È infatti una questione politica che induce gli
elettori a votare sì oppure no o scheda bianca sui singoli quesiti o
infine ad astenersi non presentandosi al seggio elettorale.
Tutta l'infinita chiacchiera su fratello embrione, mamma uovo,
papà spermatozoo, che ha attratto o annoiato gli italiani in
quest'ultimo mese, può avere avuto il solo valore di incuriosirne le
menti e introdurle in un settore della conoscenza finora riservato agli addetti
ai lavori e ai diretti interessati.
Quindi un risultato positivo ma nulla di
più. Le posizioni reciproche sono rimaste quelle iniziali, il dubbio non
ha fatto breccia sulle diverse tesi in contesa per la semplice ragione che quel
tipo di dibattito oscurava la questione politica che ha determinato la legge 40
e il referendum abrogativo su alcuni articoli della medesima legge.
Oggi è arrivato il giorno del voto. Cioè il
momento della scelta tra diverse opzioni che non sono di carattere morale,
teologico, filosofico, religioso, ma sono di natura politica. E come tali vanno
trattate, discusse, risolte dalla coscienza di ciascuno. Di questo si è
parlato troppo poco. Forse perché, da una parte come dall'altra, non se
ne voleva parlare.
Il punto centrale di fronte al quale si trova oggi e domani
l'elettore è molto preciso e si chiama clericalismo, potere clericale o
se vogliamo esser chiari fino in fondo, potere temporale della gerarchia
ecclesiastica sulla vita politica della società e dello Stato. Chi
è a favore della vittoria di quel potere e chi è contro di esso.
La religione o la miscredenza non c'entrano. Si può
essere religiosi oppure no, ma non è questo il punto di discrimine. I
valdesi sono religiosi ma vanno a votare. Gli ebrei sono religiosi ma il
presidente delle comunità italiane li ha esortati a votare. Molti
cattolici religiosi, anzi religiosissimi, voteranno, a cominciare dal presidente
della Repubblica, Ciampi, e dal suo predecessore, Scalfaro.
Per converso molti miscredenti incalliti non voteranno
perché, pur essendo miscredenti, sono clericali dichiarati e mobilitati,
come Giuliano Ferrara e Oriana Fallaci. Auspicano una società guidata da
una gerarchia ecclesiastica militante e tendenzialmente fondamentalista.
Mettono sui loro vessilli il Dio degli eserciti e non il Gesù della
misericordia. Si battono affinché il peccato divenga reato. E
affinché le loro libere e legittime scelte divengano obbliganti anche
per chi non le condivide.
Utilizzeranno il fatto che l'embrione può vivere e
crescere solo dentro il corpo della donna per obbligarla ad accoglierlo dentro
il suo ventre anche contro il suo volere.
Infine vogliono ignorare il fatto che gran parte dei paesi del
nostro continente hanno una legislazione non clericale e dunque più
permissiva in materia di procreazione assistita, con la conseguenza che la
nostra legge 40 realizza una normativa classista, dove i ricchi possono usare
le strutture ospedaliere di Francia, Spagna, Gran Bretagna, per procreare senza
gli impedimenti imposti ai medici italiani e alle coppie meno abbienti che vi
ricorrono.
Analoga situazione riguarda la ricerca scientifica sulle
staminali embrionali, fiorente in Usa e in molti paesi europei, vietata in
Italia dal clericalismo del nostro episcopato con il solerte e chiassoso
appoggio dei clericali miscredenti.
La paura di Frankenstein non c'entra nulla con la legge 40 e
con i quesiti referendari. Se il quesito sulla ricerca scientifica passasse al
vaglio delle urne di oggi, resterebbe comunque il divieto della legge di
utilizzare gli embrioni per la riproduzione di esseri umani, contro la quale
siamo tutti schierati, referendari e antireferendari, clericali e liberali,
credenti e miscredenti. La legge 40 lo vieta e tutti siamo favorevoli a
mantenere e semmai rafforzare quel divieto.
Eppure è proprio su questa paura che il clericalismo fa
leva. Fa leva con una bugia e un insulto alle persone perbene. Così come
fa leva su quel 25-30 per cento di astensionisti abituali, per sommare ad essi
l'astensionismo clericale e rendere invalido il referendum per mancanza del
quorum prescritto dalla legge.
Noi non diciamo, signor presidente della Camera, che chi si
astiene sia un cittadino di serie B. È un cittadino esattamente come noi
che stiamo andando a votare. Ma diciamo che il risultato di quelle astensioni
lo depureremo dall'astensionismo strutturale degli indifferenti e così
depurato lo confronteremo con il voto espresso nei seggi.
Lei, signor presidente della Camera, avrà obiezioni da
opporci? E quali? Saremmo lieti di conoscerle, quelle obiezioni che certo - lo
sappiamo - non delegittimano il risultato legale di un referendum fallito per
mancanza di quorum, ma registrano un dissenso maggioritario contro una legge
sbagliata, perseguita dal clericalismo italiano, tornato al "non
expedit" di infausta memoria.
Spero che lei mi creda se le dico che personalmente aborro
l'anticlericalismo sguaiato e intollerante. In Italia era stato superato e
spento da tempo. Se sta ora risorgendo dalle ceneri è perché il
clericalismo delle gerarchie ecclesiastiche e di chi obbedisce al loro richiamo
ha l'effetto di un mantice sulle ceneri dell'anticlericalismo.
Se è questo che volete...
Aggiungo (l'ha scritto sabato Mario Pirani) che
l'astensionismo militante avrà come effetto inevitabile quello di
abolire la segretezza del voto prescritta dalla Costituzione. Si saprà
chi ha votato. In un elettorato diviso tra chi va ai seggi e chi li diserta,
esserci andati potrà risultare discriminante come lo fu per i cattolici
che infrangevano il "non expedit".
Ripeto: è questo che volete?
* * *
C'è un ultimo punto che merita di essere menzionato ed
è la parola di Benedetto XVI quando, parlando alcuni giorni fa nella
cattedrale di San Giovanni in Laterano, ha detto che "Dio benedice chi si
astiene di fronte alle cose che sono sgradite a Dio" connettendo questa
affermazione al referendum sulla procreazione.
Si tratta d'una affermazione estremamente grave. Il Papa non
parlava "ex cathedra", ma era pur sempre il Papa e mescolava Dio ad
una contesa elettorale e quindi politica, in quello stesso luogo dove furono
firmati i Patti Lateranensi e il Concordato tra
"Non interferire nella sfera politica" dice il
Concordato rivolgendosi alla Santa Sede. Ci preoccupa meno il comandamento
rivolto ai fedeli; ma ci preoccupa molto di più la violazione dei patti
tra l'entità religiosa e quella laica e civile, effettuata dalle parole
del Papa.
Qui si pone un dilemma che non potrà essere ignorato a
lungo se il clero clericale proseguirà su questa strada. Se volete
mescolare Dio alle contese politiche, allora usciamo dal Concordato, torniamo
al regime cavourriano della libera Chiesa in libero Stato, senza più
ricorrere al sostentamento finanziario e ai privilegi che lo Stato e noi tutti
contribuenti garantiamo alla Santa Sede. Non si può avere Chiesa
clericale e statuto concordatario. In un'Europa e in un'Italia che si avviano
al pluralismo religioso, puntare ad una legislazione intrisa di clericalismo
significa accentuare la discriminazione verso altri culti e altre religioni. E
significa, soprattutto, opprimere i laici non credenti o poco credenti o
credenti che rifiutano il magistero esclusivo della gerarchia.
Significa imporre una scuola pubblica di ispirazione vaticana,
abolire la legge sull'aborto e poi quella sul divorzio, mettere le brache alla
scienza, tornare al Sillabo e all'Indice dei libri sgraditi.
Questo è il clericalismo: un ritorno indietro al 1870 e
alla caduta del regime temporale, ad un cattolicesimo ingessato e pervaso di
teocrazia, che la cultura moderna aveva contribuito ad evolvere verso un
messaggio di pura fede, di misericordia e di carità, che restano il
deposito fulgente del Vangelo e del cristianesimo di Francesco e di Gesù
di Nazareth suo patrono e ispiratore.
Ancora una volta ripeto: è questo che volete? E magari
le Guardie Svizzere al posto dei corazzieri della Repubblica? Nel 1986, se non
ricordo male, il leader radicale Francesco Rutelli scalò il balcone
centrale di Montecitorio, ammainò il tricolore e issò al suo
posto la bandiera pontificia bianca e gialla come protesta contro il tentativo
del Vaticano di interferire sulla legislazione italiana.
Il Rutelli di oggi ha cambiato opinione ed è padrone di
farlo. Ma a noi piace ricordarlo come un giovane trentaduenne che difendeva la
laicità, patrimonio comune di credenti e non credenti.
Oggi quell'ammainabandiera sarebbe peraltro inutile.
Ciampi, che è già andato a compiere il suo
dovere di elettore, la laicità dello Stato la difende a nome di noi
tutti e perciò il tricolore sta bene dove sta.
(12
giugno 2005)
http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/politica/dossifeconda5/miscredenti/miscredenti.html
Corsera – 11.6.05
L’embrione
e la persona che non c’è –
GIOVANNI SARTORI
L’incipit
dell’assalto a valanga di Oriana Fallaci dice così: «I
mecenati del dottor Frankenstein voteranno senza ragionare...». Io non
capisco bene, confesso, chi siano i ricconi (mecenati) che pagano Frankenstein.
Ma tra questi ultimi sospetto di essere incluso, visto che il suo elenco
include gli accademici dei Lincei. Se così, giuro di non avere ancora
ricevuto nemmeno un copeco da nessuno. In attesa (il mecenatismo è
sempre gradito) non posso consentire a Oriana Fallaci di ergersi a campione di
coloro che ragionano, e quindi del «ragionare» e della ragione. Con
il suo permesso, io (anche io) di logica e di razionalità mi intendo.
Allora, ragioniamo. La questione di fondo, la madre di tutte le battaglie,
è se un embrione che sarà vita umana lo è già come
embrione. Che sia vita nessuno lo contesta; ma «umana»? Il
cardinale Scola la mette così: «Io sono Angelo Scola, 63 anni,
Patriarca di Venezia perché sono stato quell’embrione». Ho
già lamentato che
Corriere della Sera 29 maggio 2005
L’EMBRIONE E
La
legge 40 che sarà sottoposta tra poco (il 12-13 giugno) a referendum
è una legge su che cosa? Ufficialmente è una legge sulla
«fecondazione artificiale», o assistita, anche detta, seppur
impropriamente ed erroneamente, sulla fecondazione eterologa. In verità
è molto molto di più. È una legge che stabilisce che
l’embrione è già vita umana, e che perciò correda
l’embrione di «diritti». Ora, nessuno contesta che
l’embrione sia vita. Un sasso non ha vita; ma tutto ciò che nasce,
si sviluppa e muore, è vita. Le piante sono vita, gli animali sono vita.
E da un punto di vista biologico il genoma (i geni) di uno scimpanzé
è quasi eguale - al 99,5% - a quello di un essere umano. Eppure la
differenza tra uno scimpanzé e un homo sapiens è immensa.
Qual è? Perché l’embrione umano va protetto e quello dello
scimpanzé no? Se dobbiamo proteggere la vita, allora di questa
«vita e basta» esistono miliardi di miliardi di specie e di
varietà. Ma se ci interessa specificamente la protezione della vita
umana, allora la dobbiamo definire, allora dobbiamo stabilire quale vita
è umana e perché. Fino a circa mezzo secolo fa, lo sapevamo.
Grosso modo (ci sono eccezioni) per
Passo ai risvolti pratici e agli aspetti concreti della questione. Un primo
argomento dei sostenitori della 40 è che proteggere l’embrione
è proteggere il più debole, la vita più debole. Ma da
questo punto di vista gli embrioni non se la stanno cavando tanto male. I testi
di demografia di quando nascevo prevedevano per il 2000 una popolazione di 2
miliardi; invece siamo addirittura più di 6 miliardi e si prevede che
saliremo fino a 9. Ne risulta un eccesso di successo degli embrioni: una
sovrappopolazione che porta alla distruzione della Terra, del pianeta Terra, e
così anche al suicidio tendenziale del genere umano. In questo contesto,
il diritto alla vita si capovolge in una straziante condanna a morte per i
già nati, i viventi in eccesso.
Un altro argomento è che la 40 tutela la donna. Questa poi. Se
l’embrione è sacro e inviolabile, anche la pillola
(contraccettiva) del giorno dopo deve essere proibita. Così centinaia di
milioni di minorenni inesperte o anche violentate si devono tenere un bambino
indesiderato o altrimenti ricorrere all’aborto. Che però
dovrà essere anch’esso lestamente proibito, perché se passa
la 40, la legge 194/78 sull’aborto non potrà essere mantenuta: la
contraddizione non lo consente. E così torneremo alle «mammane»
clandestine che spesso massacrano e ammazzano le loro clienti. Davvero una
bella tutela.
Perché
l’embrione-persona è la negazione dell’uomo
Nuovo intervento di Emanuele Severino nel dibattito lanciato dal Corriere sulla fecondazione assistita in vista del referendum del 12 e 13 giugno. Secondo il filosofo, che ribatte alle tesi di monsignor Sgreccia, la posizione della Chiesa porta a una conclusione che contraddice la realtà
L’articolo di monsignor Sgreccia pubblicato martedì 10 maggio sul Corriere
mi induce a riproporre un tratto del mio discorso sull’embrione—lasciando anche questa volta da parte il mio pensiero filosofico e la mia critica del concetto di «capacità», e indicando solo quali conseguenze scaturiscono dalla dottrina della Chiesa sull’embrione. Invito cioè
Secondo la filosofia a cui (anche)
Se non esistessero la
capacità del blocco di marmo di diventare statua e la
capacità dell’uomo di andare in Cielo, l’esistenza di statue
di marmo e di beati sarebbe impossibile. Epertanto, ritornando al nostro caso,
se, prima della nascita dell’essere umano, non esistesse qualcosa di
unitario, avente la capacità di diventare un uomo (se cioè non
esistesse un uomo «in potenza »), la nascita di uomini sarebbe
impossibile.
Orbene, per
E siamo al punto. La domanda
che rivolgo alla Chiesa (e ad altri) è: se un uomo può nascere solo
se prima di esso esiste un qualcosa di unitario che ha la capacità di
diventare un essere umano, e se sin dalmomento della fecondazione
l’embrione è essere umano «in atto», che cosa è
e dove è mai il qualcosa di unitario che ha la capacità di
diventare uomo e senza di cui nessun uomo potrebbe nascere? Dov’è
l’uomo «in potenza»?
Infatti, prima
dell’unione dei gameti (con la quale, per
Che cosa segue da tutto
questo? Un assurdo: sostenendo che fin dal momento della fecondazione esiste un uomo
«in atto»,
Monsignor Sgreccia mi ricordava che «i due gameti hanno la
capacità di generare un individuo- ratto allo stato embrionale, che poi
si sviluppa e diviene adulto proprio perché esiste una capacità,
una potenzialità che si attua nel momento dell’unione». Ma,
replico, questa capacità di diventare adulto è quella che si
costituisce quando l’embrione ha già incominciato ad esistere: non
è quella di cui stiamo parlando, che è la capacità di
qualcosa di diventare embrione umano (o animale) — la capacità,
cioè, che cessa di esistere quando l’embrione incomincia ad
esistere.
Per uscire dall’assurdo ora
indicato è dunque necessario negare che sin dall’inizio
l’embrione sia un essere umano in atto; e dunque è necessario che
Dio infonda l’anima razionale dopo che l’embrione ha incominciato a
esistere, ossia è necessario affermare che ciò che ha la
capacità di diventare uomo sia costituito, perlomeno, dallo stato
iniziale dell’embrione, per quanto breve esso sia.
Per la scienza non sappiamo quando
l’embrione incominci a essere persona. Ma, sulla base
dell’argomentazione ora indicata,
Nell’articolo pubblicato sul
Corriere monsignor Sgreccia parla invece da scienziato. Ma, rispetto a quanto
sopra abbiamo mostrato, sfonda una porta aperta. Richiama infatti che per la
biologia (e anche per biologi non credenti) l’embrione ha, «fin dal
momento della fecondazione » un’«identità»
biologica, genetica e organica. Un cane, dice, è cane sin dal momento
della fecondazione e rimane cane fin quando è vecchio e prossimo alla
morte. E aggiunge: «Pensiamo che la stessa biologia valga anche per
qualsiasi animale superiore, compreso l’uomo ».
Ora, non v’è dubbio
che i biologi siano per lo più d’accordo su questo avvicinamento di cani e uomini.
Ma monsignor Sgreccia qualche dubbio dovrebbe averlo. La dottrina della Chiesa
non è adeguatamente rappresentata da scritti come questo di Sgreccia. I
biologi, infatti, non hanno difficoltà ad affermare che un organismo
materiale si evolva e divenga mente, coscienza, ragione, cioè essere
umano — come, perlopiù, essi non hanno difficoltà ad
affermare l’evoluzione delle specie, quella evoluzione, cioè, per
la quale l’uomo proviene dalla scimmia.
Ma
Ho detto che, rispetto all’argomentazione
sopra sviluppata, monsignor Sgreccia sfonda una porta aperta, perché
tale argomentazione parte proprio dalla supposizione che l’embrione sia,
sin dall’inizio, vita umana (e lo sia nel senso voluto dalla Chiesa, non
dalla sola biologia); e così partendo — ossia pur concedendo tutto
ciò che sta a cuore alla Chiesa e a monsignor Sgreccia—tale
argomentazione mostra a quale assurdo quella supposizione conduca.
Come dice monsignor Sgreccia, la coscienza morale proibisce che
si spari verso un cespuglio se appena si dubita che dietro di esso, invece di
una lepre, ci sia un bambino. Ma quell’argomentazione mostra che la
dottrina della Chiesa sull’embrione conduce alla conclusione (certo non
voluta dalla Chiesa) che dietro il cespuglio non può essersi venuto a
trovare nessun bambino — appunto perché, come si diceva, quella
dottrina porta a negare la capacità di diventare un essere umano (ossia
un bambino dietro il cespuglio).
E dico tutto questo
condividendo le preoccupazioni per la manipolazione e mercificazione dell’uomo.
filosofo,
è Accademico dei Lincei
16
maggio 2005
Corriere della sera
15.5.2005
L'ex ministro Veronesi: gli ovuli fecondati sono senz'anima
«La
legge tutela più le cellule che le donne»
Fecondazione assistita, lo scienziato parla del
referendum del 12 giugno: «Inumano e offensivo vietare la diagnosi
preimpianto»
«Ogni giorno almeno 10 mila uova fecondate in normali
rapporti di coppia non attecchiscono in utero e muoiono. Circa 300 mila al
mese, 3 milioni e seicentomila l’anno. E questo solo in Italia. Una
strage di potenziali bambini e, secondo
Professore, secondo lei dove vanno tutti questi ovuli fecondati?
«Da scienziato e ateo rispondo: da nessuna parte. Ma secondo
Ma allora, quand’è che questo ovulo fecondato si completerebbe
con l’anima?
«Scientificamente potremmo far coincidere l’anima con il
pensiero, con la psiche. È ormai provato che il feto pensa,
all’ottavo-nono mese. È ragionevole quindi ipotizzare che
l’anima esiste se c’è il pensiero. Ed è ragionevole
immaginare che l’anima, e secondo il pensiero cattolico la vita, entra nel
corpo quando c’è un abbozzo di struttura pensante, di avvio
dell’intelligenza. Tant’è che la morte oggi coincide con la
morte del cervello: l’espianto di organi vitali è consentito anche
dalla Chiesa dopo la morte documentata del cervello. Ma quando l’embrione
inizia ad avere questo abbozzo? Questo accade dopo due settimane
dall’attecchimento in utero. Prima è solo un ammasso di cellule.
Un progetto di essere vivente».
Di essere vivente o di essere umano?
«Uno scimpanzé che cos’è? Un essere vivente con
una differenza minima nel genoma rispetto all’uomo. Talmente minima, i
geni sono uguali al 99,5 per cento, che potenzialmente potrebbe essere un
progetto di uomo. E allora perché non tutelare anche lui?
Quindi, che cosa non va nella legge 40?
«Innanzitutto che tutela più gli ammassi di cellule che la
donna o i feti veri e propri».
In che senso?
«Basti pensare all’inumana proibizione della diagnosi
preimpianto per verificare la buona salute dell’embrione. Una palese
contraddizione con la legislazione italiana in vigore che prevede l’esame
prenatale del liquido amniotico o dei villi coriali, così come
l’ecografia già dal secondo mese, che in caso dimostri una
malformazione o una situazione grave del feto autorizza la scelta
dell’aborto. E credo che nessuna donna ami abortire. Eppure mentre
è prevista l’eliminazione di un feto, di un essere umano, si
tutela un ammasso di cellule non pensante... Almeno fino a quando non diventa
pensante, perché poi l’aborto è ammesso... Sconcertante».
Ma non c’è un rischio di deriva eugenetica?
«Bè, anche l’esame del liquido amniotico o l’ecografia
al secondo mese in teoria nascondono il rischio di selezione eugenetica. Forse
che poi la differenza non è fatta dall’etica del medico e
dall’amore dei genitori in attesa. Non ho mai sentito di un aborto legato
al colore degli occhi del futuro bambino. Eppure potenzialmente questo potrebbe
accadere... In realtà la legge 40 offende i successi della ricerca
scientifica che era arrivata ad anticipare la verifica della salute
dell’embrione addirittura a prima dell’impianto evitando drammi
psicologici ben maggiori. Offende me scienziato».
E sul numero massimo di tre embrioni da creare e impiantare, per evitare di
congelarli?
«Anche in questo esiste una grave contraddizione etica. Se
l’embrione è un essere vivente perché ne prevediamo la
morte per legge?».
Che cosa vuol dire?
«Semplice, se impiantiamo tre embrioni sappiamo per certo che minimo
uno muore, se non tutti e tre. Inoltre i parti plurigemellari sono un rischio
per la donna. Allora, o si preleva un ovulo per volta, lo si feconda e lo si
impianta. O si preparano più embrioni, si congelano e se ne impianta uno
per volta. Questa peraltro è l’ultima indicazione
dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)».
La legge però serviva a regolare una sorta di Far West?
«Parlare di situazione da Far West è un oltraggio per la
medicina italiana che in questo campo era al primo posto in Europa. E comunque,
come dice il giurista Pietro Rescigno, sarebbe stato meglio il vuoto normativo
a una legge lacunosa e contraddittoria».
E il problema degli embrioni congelati «orfani»?
«Ho già espresso più volte il mio pensiero: piuttosto
che finire in un lavandino, potrebbero essere fondamentali per la ricerca sulle
cellule staminali e altro. Donatori di cellule così come un adulto,
constatata la morte cerebrale, può essere un donatore di organi... E
poi, quando un domani, studiando le cellule staminali di un embrione,
all’estero verrà trovato un farmaco che cura per esempio il Parkinson,
i cattolici che fanno?... Non lo prendono?».
Mario
Pappagallo
15
maggio 2005
Quand’è che l’embrione diventa persona?
di Floriano Papi, Pisa (membro dell'accademia dei Lincei)
Ci sono due avvenimenti recenti - sono sulla bocca di tutti - che, se per un verso ci rallegrano, per l’altro ci mostrano una volta di più quanto sia pesante l’influenza clericale in Italia. Certo siamo lieti che l’Europa abbia respinto il tentativo di parlare di radici cristiane nella Costituzione europea e siamo lieti che il Parlamento europeo abbia rispedito Buttiglione al mittente. Probabilmente i due insuccessi erano previsti. Il Vaticano sapeva bene che, nonostante gli sforzi integralisti di Ratzinger, non ce la farà mai a cattolicizzare l’Europa, e al presidente del consiglio non importava l’esito del suo tentativo, gli bastava aver fatto la mossa per i suoi giochi politici. Ma è la reazione ai due eventi che ci preoccupa, entrambi sfruttati in chiave vittimista. Si è parlato d’integralismo laicista e di religione della laicità, con il fucile puntato soprattutto sulla Francia, il paese che dovremmo prendere invece a modello. E il cardinale Martino è arrivato a dire che in Europa è in atto una persecuzione anticristiana. Per fortuna una voce non sospetta, quella di Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane lo ha zittito dicendo che queste pretese persecuzioni devono essere suffragate con dati di fatto. Ma finché recriminano i preti e i clericali, non sorprendiamoci: il fatto grave è che anche molti politici e intellettuali, che si dichiarano laici, sono scesi in campo con il solito slogan che non possiamo non dirci cristiani, con invocazioni alla libertà di coscienza, dichiarazioni di solidarietà con il povero Buttiglione, e via predicando. E questi laici militano in entrambi gli schieramenti politici.
Se questi episodi di clericalismo sono clamorosi e notissimi, altri rischiano di passare più inosservati. Su uno di essi, il caso della legge sulla fecondazione assistita, vorrei richiamare l’attenzione dei lettori, perché all’origine delle sue aberrazioni non ci sono pareri medici, bensì le idee della Chiesa o, come si dice aulicamente, il Magistero della Chiesa, puntualmente fatto proprio dalla maggioranza della Commissione nazionale di Bioetica e poi dalla maggioranza parlamentare. Qual è l’insegnamento della Chiesa in materia? Che l’embrione, fin dallo stadio d’uovo fecondato, è da considerare come una persona umana, un individuo-persona, e come tale ha innanzitutto il diritto inalienabile alla vita. Ce lo dice l’enciclica Donum vitae e ce lo ribadiscono tutti i pulpiti.
Ora è da notare che
per fare questa affermazione,
Ed ecco allora la finzione giuridica. Il Magistero non dice che l’embrione, già nei primi stadi, è una persona, ma che deve essere rispettato come un persona. Ci sono due passi nella Donum vitae dove si usa proprio questa espressione: «come una persona». I logici chiamano questo artificio fictio juris, finzione giuridica1.
Naturalmente nemmeno i teologi o i filosofi2 sono tenuti ad attenersi a una posizione così estrema, e tanto meno i biologi e le persone di buon senso. Ma i cattolici osservanti e legiferanti sì. L’uovo umano fecondato è una cellula con un diametro di circa 1/4 di millimetro, una masserella di citoplasma e un nucleo diploide come gli altri miliardi di cellule che costituiscono il corpo umano e che ogni giorno vanno in parte distrutte e sostituite nel nostro organismo. Delle stesse uova fecondate, l’80% non si annida nell’utero e va perduto per cause naturali.
E cosa ci dice il biologo delle varie tappe dello sviluppo dell’uovo, del preembrione e poi dell’embrione? Ci dice quello che ci hanno insegnato Ernst Haeckel, lo zoologo tedesco grande diffusore delle idee di Darwin, e altri zoologi, soprattutto embriologi comparati, che fecero notare che lo sviluppo embrionale all’incirca ripercorre, riassumendole, le tappe dell’evoluzione, con l’uovo fecondato che rappresenta lo stadio di protozoo, la morula confrontabile a una colonia di unicellulari, cui seguono (nel caso dei mammiferi) gli stadi di metazoi sempre più complessi, di vertebrati acquatici e poi terrestri. Forse nemmeno lo zoologo (ammesso che sia suo compito) saprebbe dire il momento in cui, nello sviluppo dell’uomo, si può parlare di persona, ma non indicherebbe certo uno dei primi stadi di sviluppo. Come del resto, se fosse stata trovata - e siamo ben lontani - la serie completa dei fossili dalle Australopitecine all’Homo sapiens, non saprebbe dire quando si è affacciato alla ribalta l’attuale padrone della terra.
Vi è infine la contraddizione tra la posizione della Chiesa (e il contenuto della stessa legge sulla fecondazione assistita) e la legislazione italiana precedente. La nostra Repubblica ha approvato una legge, confermata da un referendum, per cui a richiesta della donna si può procedere all’aborto entro i primi tre mesi di gravidanza. Ne consegue che soltanto a partire dal quarto mese il nascituro può essere considerato un individuo-persona in possesso del diritto alla vita. Perché allora nella legge sulla fecondazione assistita si legifera come se lo stato di individuo-persona si acquisisse appena lo spermio è penetrato nell’uovo? Si noti anche che la legge italiana consente l’uso della cosiddetta pillola del giorno dopo che può impedire la gravidanza conseguente a una fecondazione avvenuta fino a 72 ore prima.
Le conseguenze della legge che si è ispirata ai principi oltranzisti della Chiesa cattolica sono stati più volte esposte dai media e non starò a ricordarli. Esse stanno anche alla base di una richiesta di referendum abrogativo e delle proposte d’emendamento della legge (volte purtroppo a evitare il referendum). La legge tra l’altro renderà praticamente impossibile in futuro la ricerca sulle cellule staminali embrionali, benché esse siano di grande importanza per la comprensione di fondamentali processi biologici e per la cura di alcune delle più importanti malattie umane.
Per alcuni anni questi impedimenti alla ricerca potrebbero essere aggirati ricorrendo alle cellule staminali delle migliaia di embrioni soprannumerari che giacciono nei frigoriferi, destinati alla distruzione entro poco tempo. Ma anche qui l’integralismo cattolico è entrato in azione creando difficoltà. Per esempio, chi usa questi embrioni è escluso dal finanziamento pubblico, e tanti saluti alle ricerche sul morbo di Parkinson, sulle malattie cardiache e altre malattie degenerative. La libertà della ricerca scientifica di base è coartata venendo meno uno dei principi basilari della ricerca, e cioè che essa è decisa e regolata dagli scienziati che sono addetti ai lavori.
La situazione è veramente preoccupante e indegna di un Paese civile. Io vi invito ad unirvi alle proteste degli addetti ai lavori in una battaglia per la libertà della ricerca che è anche battaglia per la libertà di pensiero.
Note
1. Cfr. G. Boniolo. Il limite e il ribelle. Raffaello Cortina Editore, Milano 2003.
2.
Secondo certi filosofi che si richiamano ad
Aristotele e al suo concetto di “potenza”, l’embrione sarebbe
persona perché capace di diventare uomo, secondo altri non lo sarebbe.
Chi voglia godersi il piacere di una disputa tanto divertente quanto inutile
può cercare l’articolo di spalla sul Corriere della Sera
del 1° dicembre 2004 (Emanuele Severino, L’embrione e il paradosso
di Aristotele).
Dal sito www.uaar.it
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Corriere della sera 16 aprile 2005
Giovanni Sartori
Embrione, anima e fede non si emargini la ragione
Secondo Giovanni Sartori, il
referendum sulla legge
Forse eccitato da tanta autorevole fonte, il professor Francesco D’Agostino, membro dell’Accademia pontificia Pro vita e presidente dei giuristi cattolici, si è spericolato nell’asserire che la diagnosi preimpianto non si poteva fare perché violava la privacy dell’embrione. Così prendendo in contropiede lo stesso Rodotà, il garante della materia, che ha dovuto precisare che «nessuno mai in Europa ha parlato di privacy dell’embrione». In consimile slancio il primate della Chiesa cattolica inglese, cardinale Cormac Murphy- O’Connor, ha accostato l’interruzione della gravidanza agli «esperimenti di genetica dei nazisti». E se queste non sono esagerazioni, sono peggio. Riprendiamo il discorso dall’inizio: quale è la differenza tra vita in generale (anche di una rosa, anche di un moscerino) e vita umana. Io ho già risposto su queste colonne che l’uomo è caratterizzato da autocoscienza, dal sapere di sé. Questa risposta laica (o filosofica) ha molte varianti, sulle quali non mi voglio dilungare. Debbo però ribattere alla obiezione che in tal caso un ritardato mentale o anche un neonato non sarebbero mai, o ancora, un essere umano.
Obiezione pretestuosa,
perché le definizioni precisano categorie e sono contenitori
concettuali. Non sono strumenti contabili e non occorre che acchiappino tutto e
tutti; basta che identifichino e, appunto, caratterizzino. In ogni caso, la
definizione religiosa è e deve essere diversa: è che l’uomo
è tale perché caratterizzato dalla presenza dell’anima.
Questa è una definizione che io rispetto. Emi fa specie che sia io a
doverla ricordare e difendere mentre
Ignorantoni a parte, un
filosofo cattolico che invece sa di queste cose mi risponde che San Tommaso
«è vecchio » e che «non è necessario tornare
indietro di sette secoli». Se così, povera Chiesa. Se San Tommaso
è vecchio, lo sono ancora più Sant’Agostino e
A prescindere da questo
assurdo, il fatto è che oramai la società cristiana
dell’Occidente tiene alla vita, non accetta di morire soffrendo
inutilmente, e quindi si affida alla medicina per le malattie che ci fanno
soffrire e morire. La legge 40, scrive Veronesi, «è inumana e
ingiusta». In Italia 30 mila bambini nascono ogni anno con gravi
malformazioni. È giusto, è umano, farli nascere così? La
gente teme di morire afflitta dal morbo di Parkinson o dall’Alzheimer, e
la sperimentazione sull’embrione promette (forse a torto, ma questo non
lo sa neanche
Ma, attenzione, non è
che la biologia possa sostenere la tesi dell’embrione- persona. Anzi, la
biologia ci mette di fronte al fatto (evoluzionista?) che la specie umana
condivide con i primati, con gli animali superiori, più del 95 per cento
del patrimonio genico; che il cuore (il primo organo che diventa funzionalmente
attivo nella organogenesi) comincia a battere solo nella quarta settimana dopo
la fecondazione; e che un altissimo numero di embrioni si perdono, e
cioè che il più delle volte l’embrione non diventa un
bambino. Oggi
Ne sta risultando una religione che si appiattisce su una concezione biologica della vita, che accusa di omicidio chi lascia morire una «vita vegetativa» che mentalmente è già morta, e che fa prevalere la potenzialità di vita di un embrione sulla «vita spirituale» (autocosciente) di chi è attualmente in vita e chiede ai progressi della medicina di essere curato. Il lascito di San Tommaso è di una ratio confortata fide. Ma oggi mi imbatto sempre più in una fede fanatizzata che emargina la ragione e la ragionevolezza. Sbaglierò, ma in tutto questo c’è qualcosa di profondamente sbagliato.
Giovanni Sartori
professore emerito alle università di New York e Firenze
16 aprile 2005