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Come Hillary Clinton ha armato lo Stato islamico

https://aurorasito.wordpress.com/2016/10/12/come-hillary-clinton-ha-armato-lo-stato-islamico/   

Pietro Ancona La storia europea gronda sangue che chiede vendetta
 
"Tutto quello che sappiamo dei terroristi ci viene "raccontato" dai massmedia e dai governi occidentali. Finora, dopo tanti anni, non uno solo ha avuto la fortuna di giungere vivo ad un processo e di dirci dalla sua viva voce che cosa lo ha spinto e quali sono le sue convinzioni.
Abbiamo costruito un abito di intransigenza fondamentalista e l'abbiamo fatto indossare a tutti i ragazzi che finora sono stati acciuffati. Finora il 90 per cento di loro non è sopravvissuto alla cattura. Ci raccontano tante cose ma la verità è che non ci viene concessa la possibilità di ascoltare i catturati."

"Tutta l'Europa è stata ed è hitleriana nel rapporto con i paesi africani ed asiatici.
Il colonialismo europeo ha fatto almeno 100 milioni di morti nello ultimo secolo. Morti precedute spesso da torture e condizioni insopportabili di sfruttamento."

"A proposito di Bruxelles
Civiltà belga in Congo. Atrocità inimmaginabili compiute per terrorizzare i congolesi. Mutilazioni dei piedi e delle mani, taglio delle mammelle alle ragazze...."

"Black Holocaust  dodici milioni di congolesi sono stati uccisi da Re leopoldo di Belgio durante il dominio coloniale. Molti furono fatti morire dissanguati come le donne alle quali venivano tagliate le mammelle se non raccoglievano la quantità di caucciù assegnata. Trattasi del doppio dello Olocausto ebreo.
Non si può certo dire che il Belgio sia stato un faro di civiltà e di umanità."

questa foto è stata scattata negli anni cinquanta in Belgio, si tratta di una bambina congolese, rinchiusa nella gabbia di uno zoo, con la sola colpa di essere di colore, a cui offrono una banana, il belgio fu l'ultima nazione europea ad abolire gli zoo umani, nel 1958 http://emadion.it/wp-content/uploads/2016/01/zoo-umano.jpg

"La motivazione dei giovani kamikaze che si immolano per arrecare terrore e danno all'Occidente non è religiosa ma politica e morale. Sembra invece religiosa ed economica la motivazione della aggressione dell'Occidente ai paesi arabi tutti di fede musulmana. Non c è un solo paese aggredito di fede cattolica. Nell'aggressione gli occidentali non si curano delle minoranze cristiane che travolgono come è accaduto in Irak in Libia in Siria a testimonianza che il loro odio e la loro voglia di dominio non tiene conto della comune fede religiosa di una parte degli aggrediti. In Iraq c'erano un milioni di cristiani ben protetti dallo Stato di Sadam Hussein e rappresentati al governo dal Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri Tareq Aziz poi imprigionato dagli americAni e dalla Nato."

Pietro Ancona
Non c'è dubbio: la Siria è stata salvata dalla Russia. Il progetto USA di squartarla in due o tre pezzi tra Israele, turchia e una zona per una loro base militare è stato polverizzato dai bombardamenti dei Mig.
La salvezza di Palmira patrimonia dell'umanità è merito esclusivo della Russia e dell'esercito siriano di Assad. qui

 Giuseppe Carlo Marino CHE COSA NON SI RIESCE O NON SI VUOLE CAPIRE (O SI OCCULTA) SULL’ISIS, SULLA SUA GUERRA, SUL SUO INCREDIBILE CALIFFATO.  qui e su  fb  

 Giuseppe Carlo MarinoATTENTATI, OVVERO FOLLIA DI MONACO, NIZZA E..."DINTORNI". Nei media si sbofonchia, si pontifica, si "solonizza" con le voci e i volti dei soliti santoni; ognuno che parla innalza nel vuoto di pensiero fumigazioni di saccenteria un po' castrata, nonché di tentativi di giudizio. Ma ho l'impressione che, tra polizie e commentatori, si rincorrano i sintomi, mentre resta ignota e inarrivabile la malattia. A nessuno viene in mente che stiamo vivendo una rivoluzione epocale nella quale ad accendere il fanatismo è lo scontro, irrisolvibile, tra la stupidità di una "società opulenta" pretestuosamente "democratica" e l'odio degli esclusi, resi folli e feroci dalla disperazione.
A nessuno viene in mente che quanto accade non sarebbe mai accaduto se l'Occidente capitalistico non avesse conosciuto il falso, autolesionistico "trionfo" del 1989.
https://www.facebook.com/giuseppecarlo.marino/posts/1325879997439481   

Terrorismo, false flag, suggerimenti per gli inquirenti di Bruxelles (e di Parigi)

Telecamere, esercitazioni e singolari coincidenze simboliche. Alcune indicazioni d'indagine per l'ennesima strage. [Giulietto Chiesa]

http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=125599&typeb=0&terrorismo-suggerimenti-per-gli-inquirenti-di-bruxelles-e-di-parigi-

Naturalmente anche Giulietto Chiesa:
 
GIULIETTO CHIESA / Teorie del complotto: gli attentati di Bruxelles e di Parigi erano “veri”? (Oggi, 28 marzo 2016)
 
Notate:come sono quasi tutti usciti di scena i "terroristi" protagonisti delle stragi di Parigi e Bruxelles. Una sveltezza straordinaria degna di una commedia grottesca.

 

Perché la Russia seppellirà l’occidente se dovesse scoppiare una guerra!

I convogli dei terroristi della NATO fermati ai confini della Siria

Il gran colpo di Putin

l’isis è niente di più che una società off-shore dell’arabia saudita” di Noam Chomsky:

Per fortuna c'è l'impero del male! di Fulvio Scaglione su Famiglia cristiana

All'origine delle relazioni Isis-Usa: quando Reagan accoglieva i Mujahideen alla Casa Bianca
Nel video potete vedere il presidente nord-americano R. Reagan ricevere alla Casa Bianca i Mujadeen e definirli “combattenti per la libertà”. Era il 1985.

Manlio Dinucci Chiamata alle armi del Consiglio Atlantico  09.10.2015  qui

Strage di Parigi: siamo così sicuri che si tratti dell’Isis? Pietro Ancona qui

Il Manifesto Manlio Dinucci La strategia del caos qui

Hollande sapeva? Obama sapeva? qui

Qualche riflessione sui terroristi Pietro Ancona
https://www.facebook.com/pietro.ancona.3/posts/938622532880574?pnref=story
 

Uccidere la democrazia: piano perfetto, nato 40 anni fa   qui

(Paolo Barnard, testo del video-intervento “Ecco come morimmo”, diffuso nel 2009).

Barnard: attenti a quei 30, sono loro che ricattano il mondo  qui

 
IL CHIARIMENTO DEL CAOS. PERCHE' GLI USA USANO L'ISIS PER CONQUISTARE L'EURASIA MEGACIP
 
 

La finta cooperazione che flirta con i ribelli islamisti in Siria MEGACIP

Cooperanti o no? A chi o a cosa prestavano la loro opera le due italiane rapite in Siria pochi giorni fa?  Ecco alcune chiare spiegazioni in mezzo a una vicenda confusa.
 
 

Michele Trocini

Questo video è semplicemente una "monnezza" mediatica evidente, prodotto dalle centrali della propaganda imperialista USA che crede fermamente che i popoli del mondo siano ormai ridotti al rango delle scimmie, agitano e promuovono il caos servendosi di organizzazioni antiumane per giustificare il loro terrificante progetto del nuovo ordine mondiale. Anche Hollywood, in mano ai sionisti, lavora in questo senso e la sua ultima mega produzione "Il pianeta delle scimmie - revolution" ne è la conferma. Il progetto del sio-imperialismo seppur terrificante è culturalmente e ideologicamente miserabile: mai nella storia dell´Umanità un disegno di tale miseria è stato concepito, i popoli di tutto il mondo manderanno in frantumi questa "monnezza" ideologica come gli Uomini del Donbass stanno lì a dimostrare con la loro lotta che schiaccerà i criminali fascisti evocati dall´imperialismo USA.
JAMES WRIGHT FOLEY Photograph taken in 2012Photograph taken in 2012...
liveleak.com

                                          ***

In un’intervista che mi ha rilasciato all’inizio della scora settimana, Hillary Clinton aveva usato il suo linguaggio più tagliente per descrivere il “fallimento” derivato dalla decisione di mantenere gli Stati Uniti ai margini nella prima fase della rivolta siriana. «Il fallimento nell’aiutare gli oppositori di Assad a costruire una forza di combattimento credibile — che fossero islamisti, laici, o qualunque cosa nel mezzo — ha lasciato un grande vuoto, che ora gli jihadisti hanno riempito», ha detto Clinton. 

                                       ***

Bravo Di Battista, coraggioso e letale per tutti gli ipocriti sinistri e i predatori della giustizia e della verità annidati nella "Comunità Internazionale". Con una riserva. Sarebbe stato più preciso distinguere tra "terroristi", combattenti per la libertà sotto tirannie e occupanti, come i palestinesi, i Tuareg, i Taliban, i somali di Shabaab, gli honduregni, i russi del Donbass e tanti altri e i terroristi veri dell'esercito del Nuovo Ordine Mondiale, mercenari dell'Impero USraeliano, come ISIL e i jihadisti che hanno sfasciato la Libia, la Siria, la Nigeria. Non si sbagli Di Battista: questa marmaglia sanguinaria è al servizio dell'Impero, responsabile e promotore di tutto il terrorismo mondiale. Stati Canaglia, IL terrorismo è di Stato.

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ISIS Manlio Dinucci Il Manifesto

 

L’ARTE DELLA GUERRA
I SALVATORI DELL’IRAQ
Di Manlio Dinucci Manifesto

 

I primi cacciabombardieri Usa, che in Iraq hanno attaccato l’8 agosto obiettivi nella zona controllata dall’Isis, sono decollati dalla portaerei battezzata «George H. W. Bush», in onore del presidente repubblicano autore nel 1991 della prima guerra contro l’Iraq. Continuata da suo figlio, George W. Bush, che nel 2003 attaccò e occupò il paese, accusando Saddam Hussein (in base a «prove» rivelatesi poi false) di possedere armi di distruzione di massa e sostenere Al Qaeda. Dopo aver impiegato nella guerra interna in Iraq oltre un milione di soldati, più centinaia di migliaia di alleati e contractor, gli Stati uniti ne sono usciti sostanzialmente sconfitti, non riuscendo a realizzare l’obiettivo del pieno controllo di questo paese, di primaria importanza per la sua posizione geostrategica in Medio Oriente e le sue riserve petrolifere.

Entra a questo punto in scena il presidente democratico (nonché Premio Nobel per la pace) Barack Obama, che nell’agosto 2010 annuncia l’inizio del ritiro delle truppe Usa e alleate e il sorgere in Iraq di una «nuova alba». In realtà un’alba rosso sangue, che segna il passaggio dalla guerra aperta a quella coperta, che gli Usa estendono alla Siria, confinante con l’Iraq. In tale quadro si forma l’Isis (Stato islamico dell’Iraq e della Siria) che, pur dichiarandosi nemico giurato degli Stati uniti, è di fatto funzionale alla loro strategia. Non a caso l’Isis ha costruito il grosso della sua forza proprio in Siria, dove molti suoi capi e militanti sono arrivati dopo aver fatto parte delle formazioni islamiche libiche che, prima classificate come terroriste, sono state armate, addestrate e finanziate dai servizi segreti Usa per rovesciare Gheddafi. Unitisi a militanti in maggioranza non-siriani – provenienti da Afghanistan, Bosnia, Cecenia e altri paesi – sono stati riforniti di armi con una rete organizzata dalla Cia, e infiltrati in Siria soprattutto attraverso la Turchia per rovesciare il presidente Assad.

Da qui l’Isis ha iniziato la sua avanzata in Iraq, attaccando in particolare le popolazioni cristiane. Ha così fornito a Washington, rimasto finora ufficialmente a guardare esprimendo al massimo «forti preoccupazioni», la possibilità di iniziare la terza guerra dell’Iraq (anche se Obama, ovviamente, non la definisce tale). Come ha dichiarato lo scorso maggio, gli Stati uniti usano la forza militare in due scenari: quando loro cittadini o interessi vengono minacciati; quando si verifica una «crisi umanitaria» di proporzioni tali che è impossibile stare inerti a guardare.

Dopo aver provocato in oltre vent’anni, con la guerra e l’embargo, la morte di milioni di civili iracheni, gli Stati uniti si presentano ora agli occhi del mondo come i salvatori del popolo iracheno. Si tratta – ha precisato Obama – di «un progetto a lungo termine». Per la nuova offensiva aerea in Iraq, il Comando centrale Usa (nella cui «area di responsabilità» rientra il Medio Oriente) dispone già di 100 aerei e 8 navi da guerra, ma può usare molte altre forze, compresi 10mila soldati Usa in Kuwait e 2mila marines imbarcati.

Gli Stati uniti rilanciano così la loro strategia per il controllo dell’Iraq, anche per impedire alla Cina, che ha stretto forti legami con Baghdad tramite il premier iracheno Nouri al-Maliki, di accrescere la sua presenza economica nel paese. In tale quadro è interesse di Washington la spartizione di fatto del paese in tre regioni – curda, sunnita e sciita – più facilmente controllabili. Su questa scia, significativamente, la ministra degli esteri Mogherini promette «sostegno anche militare al governo curdo», ma non a quello centrale di Baghdad.

Manlio Dinucci

Fonte
Il Manifesto (Italia)

http://www.voltairenet.org/auteur122722.html?lang=it  


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Manlio Dinucci Chiamata alle armi del Consiglio Atlantico
09.10.2015

Il Consiglio Nord Atlantico si è riunito ieri d’urgenza
a Bruxelles, a livello dei ministri della difesa, «in un momento
decisivo per la nostra sicurezza». La Nato è «fortemente
preoccupata dalla escalation dell’attività militare russa in
Siria», in particolare dal fatto che «la Russia non sta prendendo
di mira l’Isis, ma sta attaccando l’opposizione siriana e i
civili».
Non specifica la Nato quale sia «l’opposizione siriana»
attaccata dalla Russia. Il Pentagono ha dovuto ammettere, il 16
settembre, di essere riuscito ad addestrare in Turchia,
spendendo 41 milioni di dollari, appena 60 combattenti
attentamente selezionati, ma che, una volta infiltrati in Siria
con l’insegna di «Nuovo esercito siriano», sono stati «quasi
completamente spazzati via da forze del Fronte al-Nusra».
L’«opposizione siriana», che la Nato vorrebbe non fosse
attaccata, è una galassia di gruppi armati, formati per la
maggior parte da combattenti stranieri, finanziati dall’Arabia
Saudita e altre monarchie del Golfo, molti dei quali sono
passati dai campi di addestramento della Cia e delle Forze
speciali Usa in Turchia. Il confine tra questi gruppi e l’Isis
è assai labile, tanto che spesso armi fornite all’«opposizione»
finiscono nelle mani dell’Isis. Ciò che li accomuna
è l’obiettivo, funzionale alla strategia Usa/Nato, di abbattere il
governo di Damasco.
2
L’accusa alla Russia di attaccare volutamente i civili in Siria (e
certo non si possono escludere morti di civili nei raid russi
contro l’Isis) viene da una Nato che nelle varie guerre — vedi
in Afghanistan il dramma di Kunduz — ha fatto strage di civili.
Contro la Jugoslavia nel 1999, essa impiegò 1.100 aerei che
effettuarono in 78 giorni 38mila sortite, sganciando 23 mila
bombe e missili, provocando tante vittime civili, ancora oggi
a causa di uranio impoverito e scorie chimiche delle raffinerie
bombardate. Nella guerra contro la Libia nel 20Il l’aviazione
Usa/Nato effettuò 10mila missioni di attacco, con oltre 40mila
bombe e missili; e alle vittime civili dei bombardamenti si sono
aggiunte quelle più numerose, del caos provocato dalla
demolizione dello Stato libico.
La Nato, che denuncia lo sconfinamento casuale di aerei russi
nello spazio aereo turco definendolo «violazione dello spazio
aereo Nato», non riesce a nascondere il vero problema: lo
scacco subìto dalla mossa russa di attaccare realmente l’Isis,
che la coalizione a guida Usa (ufficialmente non è la Nato
a intervenire in Siria) fa finta di attaccare, colpendo obiettivi
secondari. Non si spiega altrimenti come colonne di centinaia
di camion, carichi di rifornimenti, siano potute finora arrivare
dalla Turchia nei centri controllati dall’Isis (lo mostrano foto
satellitari) e colonne di veicoli militari dell’Isis si siano potute
spostare tranquillamente allo scoperto.
Su questo sfondo i ministri degli esteri Nato annunciano da
Bruxelles il potenziamento del Readiness Action Plan. Dopo
l’attivazione in settembre di sei «piccoli quartieri generali» in
Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania,
destinati a una più stretta integrazione delle forze, viene deciso
di aprirne altri due in Ungheria e Slovacchia e di
«preposizionare materiale militare nell’Est europeo, così da
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poter rapidamente rafforzare, se necessario, gli alleati
orientali». Viene deciso allo stesso tempo di potenziare la
«Forza di risposta», aumentata a 40mila uomini. Il segretario
generale Stoltenberg dà a tale proposito un importante
annuncio: la Germania assumerà nel 2019 la guida della «Forza
di punta ad altissima prontezza operativa» che, come dimostra
l’esercitazione Trident Juncture 2015, può essere proiettata in
48 ore «ovunque in qualsiasi momento». E la Gran Bretagna
«invierà più truppe a rotazione nei paesi baltici e in Polonia per
addestramento ed esercitazioni». L’annunciato maggiore
impegno di Germania e Gran Bretagna nella Nato sotto
comando Usa conferma che le maggiori potenze europee, che
hanno propri interessi talvolta in contrasto con quelli
statunitensi, si ricompattano con gli Usa quando viene
minacciato il predominio dell’Occidente.
I ministri della difesa della Nato annunciano «ulteriori passi
per rafforzare la difesa collettiva» non solo verso Est ma verso
Sud. «I nostri comandanti militari – comunica Stoltenberg –
hanno confermato che abbiamo ciò che occorre per dispiegare
la Forza di risposta nel Sud». La Nato è dunque pronta ad altre
guerre in Medioriente e Nordafrica.
Il manifesto Edizione del 09.10.2015Pubblicato8.10.2015,
23:59Manlio DinucciEdizione


 

Giuseppe Carlo Marino

CHE COSA NON SI RIESCE O NON SI VUOLE CAPIRE (O SI OCCULTA) SULL’ISIS, SULLA SUA GUERRA, SUL SUO INCREDIBILE CALIFFATO

"L’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham), spesso abbreviato in IS, è un “ordinamento giuridico islamista” dotato di territorio, non riconosciuto ma resistente ed offensivo per forza propria, di cui i media e i commentatori presumono di sapere tutto (organizzazione, propositi, fini, tattiche, operazioni militari) mentre è più vero che − per motivi che qui si tenterà di mettere il luce − tanto se ne è turbati quanto invero se ne ignorano o se ne occultano le verità. Il giudizio che trova tutti concordi in Occidente è che si tratta di un’entità assimilabile a un demone inaspettato che ha fatto irruzione nella contemporaneità , a sfida di ogni idea di ragione e di civiltà: un fatto la cui evidenza risulta senza ombra di dubbio dalla rappresentazione terroristica che esso stesso di sé predilige trasmettere al mondo, con quei proclami enfatici e deliranti, con quegli scempi spettacolari di monumenti d’arte e simboli antichi (accusati di blasfemia) della stessa storia musulmana e, soprattutto, con quelle esecuzioni di ostaggi innocenti, con quegli sgozzamenti ben più orripilanti in crudeltà di quel che, per l’esecuzione di una pena di morte, accadeva anche dalle nostre parti in tempi lontani non ancora adusi al rigore “gentile” e umanitario della ghigliottina.

Il mondo cosiddetto civile (che sarebbe il nostro), con l’imprevista nascita dell’Isis e con la correlativa auto proclamazione di un Califfato (ben fuori dei tempi a noi familiari segnati dalla ragione laica e dal progresso) si è trovato a fronteggiare di colpo qualcosa di simile a una sorprendente regressione nelle più oscure caligini della convenzionale rappresentazione del Medioevo. Tanto che ancora si faticherebbe a ritenere che l’evento sia davvero credibile e reale se i recenti, tragici avvenimenti di Parigi (pur con non pochi elementi oscuri quanto ai loro mandanti) non ne avessero imposto la terrifica evidenza nel cuore stesso della nostra Europa. Ma già da parecchio se ne conoscono con ampiezza, e impressionano, proprio gli sviluppi organizzativi assestatasi in efficienti e moderne forme statuali, e le abbondanti risorse economiche acquisite in gran parte tramite una forzosa appropriazione di riserve petrolifere, mentre la proclamazione di un Califfato (3 gennaio 2014) in tempi tanto lontani dall’egira e dall’età della successiva espansione imperiale dell’Islam, per un verso solleva una laica incredulità mista ad irrisione, per un altro verso inquieta come una malefica bizzarria di cui non è dato prevedere le future conseguenze.

Intanto, tra le prime gravi conseguenze, si evidenzia, ben più che un semplice rafforzamento, l’organico assestamento del terrorismo in una ben definita dimensione territoriale protesa ad allargarsi ulteriormente con poteri che non avrebbero potuto costituirsi, né sopravvivere , senza fruire di una loro radicata base di consenso. Della dinamica recente nell’area medio-orientale che ha dato corso ad un’instabile e competitiva “alleanza” tra l’apparato dell’Isis e il cosiddetto Fronte al Nusha (branca siriana di quel che resta di Al Qaida dopo l’eliminazione di Osama Bin Laden) non si ignorano i passaggi; così come è noto che tra i due rispettivi grandi capi, Abu Bakr Baghdadi (l’autoproclamato califfo) e Ayman al-Zawahiri (capo di Al Qaida) , intercorrono rapporti infidi segnati da reciproci sospetti : è parso, talvolta, che persino al giudizio degli eredi di Bin Laden sceicco del terrore, i militanti dell’Isis risultino troppo fanatici e “estremisti” per godere di piena fiducia e confidenza. Li tiene insieme comunque – con una comune aspirazione a “purificare” il costume e la prassi dell’ Islam, ancorandoli all’ortodossia della sharia e purgandoli dagli effetti di una crescente “modernizzazione” − una condivisa interpretazione offensiva della jihad come lotta agli eretici e agli “infedeli”, sul filo contorto di una lettura estremistica (di scuola salafita) di alcune proposizioni coraniche. Per loro, mentre gli “infedeli” sono naturalmente quelli di sempre (e cioè i non musulmani, sia cristiani che di altre fedi), gli “eretici” sono tutti gli estranei alla presunta ortodossia sunnita e, in particolare gli sciiti, sia quelli del principale ed ufficiale Stato sciita (ovvero l’Iran), sia gli altri al potere in Siria con Bashar al-Assad o in Iraq con il governo.fantoccio filoamericano degli Haydar al-Abadi e Fu’ad Ma’sum (appena succeduti all’ineffabile Jawad al-Maliki ed altri simili arnesi della Cia), e naturalmente anche i musulmani turchi, da secoli considerati “corruttori” della pura tradizione arabo-islamica. Al più alto livello del suo sanguinario impegno contro il nemico, l’Isis colloca quella singolare nazione senza Stato e senza certo territorio che è la nazione curda (frantumata e sparsa tra Siria, Iraq, Afghanistan e Turchia) detestata perché tanto giudicata “eretica” e inaffidabile nelle sue larghe componenti musulmane (di matrice non araba, ma ottomana) , quanto evidentemente “infedele” nelle sue componenti di tradizione culturale autoctona sul tracciato di un singolare sincretismo islamico-cristiano alle cui origini antichissime c’è il messaggio religioso, pacifico e tollerante, del mitico Zarathustra.

L’autoproclamato Califfato − così come si erge contro le centrali del potere sciita, dall’Iran (che resta per ora ai margini del territorio occupato dall’Isis come il principale e il più potente dei suoi nemici) alla Siria di Assad e all’Iraq sottoposto ad un infelice tentativo di controllo americano − è alleato di Al Qaida e della “resistenza” talebana in Afghanistan contro il sedicente regime “democratico” a sovranità limitata già formalmente guidato dal corrotto Hamid Karzai e oggi dall’antropologo ed economista Ashraf Ghani, laureato alla Columbia University di New York. E, nel confronto mortale con la popolazione curda impegnata in una disperata lotta per la sopravvivenza, sta perseguendo obiettivi di sterminio particolarmente nei confronti della combattiva minoranza costituita dai cosiddetti “miscredenti” yazidi.

Nel complesso, quella che potrebbe dirsi in generale una guerra di religione sulla quale il Califfato tenta di fondare la sua esclusiva “legittimità islamica”, assume i caratteri specifici di una vera e propria guerra civile interna al mondo musulmano; una guerra stigmatizzata, e talvolta formalmente condannata, dal cosiddetto “Islam moderato” e, in particolare, dalle componenti diffuse della sua diaspora nei Paesi europei. Va da sé che entrare nel groviglio degli accadimenti del mondo islamico esposto alla jihad dell’Isis è per le diplomazie e per i commentatori occidentali un’impresa molto ardua che rende difficile tener ferme le idee e più ancora gli orientamenti e i giudizi. Ad improprio compenso di siffatte difficoltà, basta avere la pazienza di seguire passo dopo passo la cronaca di quanto si sta sviluppando nell’area medio-orientale per avere l’impressione di conoscere almeno quel che basta conoscere. Ma capire il senso autentico di quel che con lsis sta accadendo − al di là del mero cumularsi dei fatti ad altri fatti nel corso delle vicende che ne evidenziano gli orrori − è ben altra cosa.

I più desiderosi di informazioni abbondanti e dettagliate possono ricorrere al libro appena uscito con Feltrinelli in edizione italiana dell’antropologa ed economista Loretta Napoleoni (Isis. Lo Stato islamico del terrore). Anche se il sottotitolo promette di spiegare “chi sono e cosa vogliono le milizie islamiche che minacciano il mondo”, in realtà, a parte la calligrafica descrizione del fenomeno, il libro spiega ben poco e, direi, quasi niente. Certo non trascura del tutto di mettere in luce, per accenni e con cautela, sia le illusioni coltivatesi in Occidente circa la buona sorte dei processi più o meno artificialmente attivati (se non addirittura fomentati) con le cosiddette “primavere arabe”, sia le colpevoli responsabilità e gli errori delle politiche delle cosiddette “democrazie” (specie degli Usa) nell’area, prima e dopo il fatale 11 settembre delle Twin Towers. Ben più che errori, potremmo più apertamente riconoscere, vere e proprie dissennatezze ovvero pseudomachiavellismi simili a quelli di un potere che scegliesse di affidarsi a un “male” ritenuto minore per avere ragione di un altro ritenuto maggiore: così, la strumentale utilizzazione della Al Qaida di Osama Bin Laden nella guerriglia anticomunista e antisovietica in Afghanistan; così, le spericolate e controproducenti alleanze con forze di fanatismo islamista in Libia per abbattere Gheddafi ; così, più recentemente, il conclamato appoggio politico, diplomatico e militare, in nome di una “rivoluzione democratica” da attuare in Siria, ai ribelli mobilitati contro il regime di Assad, di fatto alimentando le stesse forze che poi, per loro conto, con un’evidente eterogenesi dei fini, avrebbero costituito proprio questo terrificante, indomabile Isis. Appunto, con le sue “milizie islamiche che minacciano il mondo”. Di esse, dei loro capi, della loro organizzazione statuale e delle loro rilevanti risorse, e dei loro obiettivi a breve termine, la Napoleoni sa dirci molto. Niente però – ripeto – sui contenuti ideologici e sulla progettualità (questa si inevitabilmente “laica” a dispetto del suo confezionamento “religioso”) di un’azione che sempre più appare rivolta non soltanto ai musulmani ma al mondo intero, pure in tempi che , lo si voglia o no, non sono più quelli del profeta Maometto.

Una qualche strategia, ancorata a una “visione del mondo” compatibile con quel che oggi il mondo è diventato, il Califfato (per quanto ad una sensibilità occidentale possa apparire un assurdo e quasi ridicolo anacronismo) deve pure avercela. E, infatti, ce l’ha certamente, a tal punto che all’Isis affluiscono (sembra in misura crescente) fedelissimi militanti di formazione e cultura occidentale, già cittadini delle nostre metropoli, nostri “figli” e nostri commensali di gusti e di costumi, in vario modo “volontari” e “convertiti”, comunque, a quanto pare, convinti di aver trovato una buona causa per la quale combattere. E gli sgozzatori chiamati alle più crude e crudeli recitazioni del terrore nelle televisioni sono normalmente inglesi, americani, francesi (ne avremo anche di italiani?).

Non è da credersi che tali lugubri e fanatici boia, a loro modo terribilmente “scenografici”, facciano consistere la loro voglia di “cambiare il mondo” soltanto in un sadico esercizio da tagliagola. Qualcosa in mente, qualcosa di terribilmente “ideale” e idealistico (se si vuole, di utopico e di profetico) è certo che in mente ce l’hanno e li induce a ritenersi al di sopra delle normali misure del “bene” e del “male”, a pensarsi come “rivoluzionari”. E’ appunto quel “qualcosa” ciò che pare largamente sfuggire ai cronisti, agli analisti e ai commentatori occidentali. Ma, a pensarci bene, è più credibile che non se ne voglia assumere conoscenza; che lo si rimuova per eludere il processo di autocritica (un vero e proprio “esame di coscienza” dell’Occidente) al quale l’esigenza di scoprirlo nella sua verità costringerebbe.

In concreto, si rimuove il fatto poco contestabile che l’idea stessa di “rivoluzione”− per almeno due secoli consegnata ai progressi della ragione laica che ha costruito e alimentato i processi storici della democrazia in Occidente dalla rivoluzione francese alla rivoluzione d’ottobre − si è convertita nel farneticante orientamento a prescegliere come strada per il “cambiamento rivoluzionario” paradossalmente la stessa negazione assoluta della modernità, l’”antimodernità radicale”, coincidente con il recupero e il rilancio integralistico di antiche fedi religiose , con il loro antico portato di cultura, valori e modelli organici (la sharia), di cui la progressiva “secolarizzazione” nel tessuto delle società dominate dal libertinismo diffuso e dall’edonismo del modello di vita capitalistico mette in forse la sopravvivenza. Non a caso i nemici che l’Isis intende combattere, ben più che gli “infedeli” (cioè i non musulmani), sono gli stessi musulmani cosiddetti “moderati” che hanno deliberatamente accettato, o soltanto passivamente subiscono, i processi di integrazione ovvero di normalizzazione nel sistema occidentale e, più in generale, nell’intero sistema della globalizzazione capitalistica.

Posta in questi termini, la “guerra santa” dell’Isis , nei suoi aspetti di guerra civile dell’Islam, è una guerra rivolta sia contro i “corruttori” dell’Islam (cioè contro gli Stati, le dinastie e i potentati arabi che, a partire dalla gestione delle risorse petrolifere, fanno parte del sistema di interessi e affari dell’”impero americano”), sia contro i “corrotti” che in pratica altri non sarebbero se non i musulmani ritenuti vittime del processo di integrazione occidentalista, ovvero i cosiddetti “musulmani moderati”. Mentre nei suoi contestuali aspetti di guerra di religione − volgendosi perentoriamente contro la “religione del denaro” stigmatizzata come l’anima del sistema capitalistico (il “grande Satana”!) − concretizza oggettivamente una vocazione, (per quanto generica , elementare, irrazionale e anacronistica nella sua forma antimoderna di integralismo religioso) che potrebbe dirsi un’impropria vocazione anti-imperialistica, accreditandosi come il nuovo anti-imperialismo postmoderno, addirittura come l’unico anti-imperialismo oggi possibile, una volta venuto meno quello occidentale, di formazione e tradizione laica (sul lungo filo che dall’illuminismo aveva condotto alla storia politica del marxismo) espressosi e a lungo perseguito nel secolo scorso contro l’”impero americano” con l’esperienza del comunismo, ma infine travolto dalla “vittoria” del capitalismo al termine della guerra fredda. Il che ne spiega il fascino, ben meno che sorprendente, vistosamente demoniaco, che esercita su elementi inquieti e ribelli, per lo più giovani sans papier cresciuti nei terribili ghetti di emarginazione dello stesso Occidente, che siano comunque alla ricerca di una radicale via di fuga dai diktat ideologici ed esistenziali della globalizzazione capitalistica e della sua “democrazia” di cui avvertono la falsa coscienza e sperimentano le ingiustizie, le violente esclusioni e le oppressioni sempre meno occultabili sotto la maschera di un presuntuoso, “imperiale” trionfo di civiltà e di progresso civile.

Con il loro stesso accesso esasperatamente impietoso all’estremismo terroristico della jihad, questi fanatici ribelli evidenziano le terribili conseguenze di un ribaltamento nell’irrazionale pseudoreligioso, e nel puro e semplice nichilismo, delle istanze rivoluzionarie laiche che la stretta neoimperialistica della globalizzazione e del suo “pensiero unico” ha castrato e reso ormai quasi impossibili nelle aree del mondo sulle quali l’egemonia dei poteri capitalistici , dopo il 1989, si è affermata con la maggiore presa totalitaria. Nel contempo, l’Isis riesce a raccogliere e a strutturare in un’entità dotata di territorio, di governo e di preoccupante forza militare masse rilevanti sottrattesi (anche per le contraddizioni, gli insuccessi e i reiterati errori della leadership imperiale americana) alla presa totalizzante e totalitaria di tale egemonia, per quanto lasci ancora nel vago, consegnandola alle suggestioni mitiche e alla vuota utopia di un ineffabile Califfato, la progettazione del futuro da opporre alla globalizzazione capitalistica.

Ma questo basta, forse, a creare nella scena mondiale le condizioni di un conflitto tra mondo globalizzato e resistenza antiglobalizzazione che hanno già indotto papa Francesco a intravedere le premesse di una nuova , una terza, guerra mondiale. Quale che siano gli sviluppi, per adesso imprevedibili, di quanto sta accadendo, resta il fatto che i nostri politici, e i nostri analisti e commentatori, si ostinano a non vedere o a far finta di non vedere (ad elusione di ogni seppur minimo impegno di critica al sistema egemone di cui fanno parte) che la cosiddetta “vittoria storica” conseguita dal capitalismo sul comunismo e sull’Urss nel secolo scorso si è di fatto concretizzata in un vero e proprio “disastro storico” di cui il nuovo secolo sta pagando le imponderabili, assai inquietanti conseguenze.

Giuseppe Carlo Marino"

CHE COSA NON SI RIESCE O NON SI VUOLE CAPIRE (O SI OCCULTA) SULL’ISIS, SULLA SUA GUERRA, SUL SUO INCREDIBILE CALIFFATO