| RASSEGNA STAMPA |
L'ANGOLO DI PIETRO
LETTERE E ALTRO
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vedi Lettere su Lavoro e sindacati di Pietro Ancona (da l'angolo di Pietro) |
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: rettore Università palermo
Sent: Thursday, September 09, 2010 7:19 PM
Subject: Gigantografie
Illustre Magnifico Rettore,
vedo che ha esposto dal balcone centrale di Palazzo Steri la
gigantografia di Sakineh la donna iraniana condannata alla
lapidazione per avere ucciso, con la complicità dell'amante, il
marito. La pena è stata commutata in pena di morte, poi sospesa,
il nove luglio scorso come è stato pubblicato da molti giornali
(Corriere della sera, Unità e da Nessuno tocchi Caino, l'agenzia
radicale specializzata per questo genere di affari). Nei due
mesi successivi alla commutazione della pena, il pressing del
mondo occidentale è continuato e si è intensificato, sorretto da
una possente organizzazione. Come se la lapidazione dovesse
avvenire da un momento all'altro. Non è un caso che
gigantografie come quella che lei ha fatto esporre sono state
esibite contemporaneamente dal Comune di Roma, da quello di
Napoli e in diecine di altri posti.
Si è insistito sulla propagazione della notizia falsa della
lapidazione mentre tre portaerei e diverse navi da guerra si
appostavano nel mare antistante l'Iran ed imponenti preparativi
militari sono in corso per una aggressione all'Iran da parte di
Israele e della Nato.
Sakineh è diventata l'Icona di una campagna di odio e di morte
contro il popolo iraniano.
Ho pensato, dopo aver letto le motivazioni umanitarie del gesto
dell'Ateneo di suggerirle l'esposizione di una gigantografia
contenente questa immagine di uno dei tanti bambini nati in Irak,
in Afghanistan, in Kossovo o a Belgrado dopo i bombardamenti
all'uranio. Ci furono altre campagne di odio contro
Milosevic, Sadam Hussein o i Talebani, in speciale quella del
BurKa, che poi sfociarono in questi risultati scandalosi per
l'umanità.
Eccole la foto
http://www.spazioamico.it/speciale%20Iraq%202.htm#bambino
Migliaia di bambini come questo sono già nati, altri ne
nasceranno in Iran se subirà la sorte dei paesi già aggrediti ed
occupati.
Cordiali saluti.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Wednesday, September 08, 2010 9:31 AM
Subject: Eleggere Segretario della CGIL il Segretario della FIOM
Eleggere segretario della CGIL il Segretario della Fiom
La federmeccanica ha spiegato molto bene il senso della
invocazione di un nuovo patto sociale chiesto dalla Marcegaglia
a Cernobbio. Un patto sociale in cui industriali e sindacati
"complici" azzerino quanto resta della civiltà giuridica e
contrattuale del lavoro abbattendone il pilastro: il contratto
collettivo nazionale di lavoro.
Quanto vogliono gli industriali non rientra nella sfera delle
cose ragionevoli ed è pericoloso per la coesione e pace sociale
del Paese. La Fiom a Pomigliano aveva aderito a tutte le
richieste di Marchionne tranne due che, come aveva precisato
Epifani, non sono nella disponibilità del sindacato essendo
regolate da leggi e non da contratti: il diritto di sciopero e
la tutela in caso di malattia. La Fiom non è un sindacato
estremista, non aveva fatto barricate, aveva accettato una
organizzazione del lavoro (WMC) che i Cobas hanno denunziato
con un esposto alla Magistratura ed all'Inal perchè pericoloso
per la salute dei lavoratori. Aveva accettato turni di lavoro di
otto ore senza pausa pranzo. Dalle sei del mattino alle due del
pomeriggio digiuni davanti alla propria postazione studiata da
un ergonomista padronale giapponese in modo da fare muovere il
meno possibile l'operaio facendone una sorta di macchinario
vivente. Vedevo l'altra sera in TV "la patata bollente" in bel
film di Steno con Renato Pozzetto ambientato in una fabbrica
nella quale i lavoratori all'ora di pranzo
si ritrovavano in una grande sala per consumare il loro pasto
caldo e mi veniva da pensare alla "fabbrica Italia" di
Marchionne in cui il lavoratore deve solo stare in silenzio ed
accudire la macchina.
Credo che questa ossessione per spremere da ogni essere umano il
massimo di produttività occupando tutti i minuti della sua vita
in azienda costituisca una pericolosa involuzione, una
disumanizzazione del lavoro intollerabile.
Nonostante la moderazione della Fiom, all'indomani di
Pomigliano e del referendum voluto dalla Fiat per mortificare la
Fiom, è cominciata la grande repressione nelle fabbriche Fiat e
poi anche altrove. Essere delegato aziendale Fiom è diventata
ragione non solo di
isolamento nei reparti confino come avveniva all'epoca di
Valletta, ma di licenziamento.
Il livore di Marchionne si è spinto fino al respingimento della
sentenza di un tribunale. I tre operai di Melfi non sono stati
reintegrati nonostante l'intervento del Presidente della
Repubblica. Gli industriali italiani si ritengono al disopra
della legge e rispettano le istituzioni soltanto se dicono o
agiscono per la loro convenienza.
Con la complicità di Cisl ed Uil che oramai sono apertamente
dalla parte della Confindustria e l'avallo e forse anche il
consiglio del Governo la Federmeccanica ha disdetto il
contratto di lavoro firmato dalla Fiom lasciando in vigore
quello firmato soltanto da Cisl ed Uil. Un gesto di rottura
forse irreparabile dal momento che Sacconi ha già fatto sapere
di approvarlo. Non ci sono sedi di mediazioni. La scontro sarà
diretto e deciso solo dai rapporti di forza.
Estromettere la Fiom dal contratto di lavoro ha molte
conseguenze giuridiche che dovranno essere analizzate. La sua
condizione diventa simile a quella dei Cobas. Pur essendo il
sindacato più rappresentativo dei lavoratori viene scacciato ed
emarginato. Non credo che questo si possa fare e non dubito che
in sede giudiziaria la questione verrà risolta in favore della
Fiom. Resta tutto il significato politico del gesto che appare
il compimento di una congiura, una cospirazione messa in atto
per fare saltare il punto di resistenza maggiore dei lavoratori
e l'ultimo fortilizio di sindacalismo di classe. Qualche
giorno fa Damiano aveva accennato ad una congiura. Non pensavo
che ne facesse parte dal momento che poi ha invitato la Fiom ad
"inghiottire il rospo". Anche D'Alema era intervenuto con
pesantezza sul gruppo dirigente della Fiom.
Sono convinto che la Federmeccanica non si sarebbe spinta tanto
avanti se non avesse avuto anche la copertura del PD che, del
resto, annovera tra i suoi parlamentari autorevoli esponenti del
padronato come Caliaro, Merloni, Colaninno nonchè personaggi
come Ichino, Letta, Treu che danno le munizioni al
mitragliamento dei diritti della gente.
In queste condizioni e mentre il Paese si contorce in preda
ad una crisi occupazionale assai pesante la mossa della
Confindustria avvia una nuova fase dei rapporti sociali che
vuole fare dell'Italia la Tunisia d'Europa. Il fatto che i
salari italiani siano bassissimi non le basta più.
La signora Marcegaglia mentre chiedeva a Cernobbio una nuova e
definitiva capitolazione dei sindacati aggiungeva parole di
elogio per la nuova segretaria della CGIL in pectore Susanna
Camusso. Elogio che aggrava i sospetti su una involuzione in
corso da tempo della CGIL, che si è accentuata con la gestione
di Guglielmo Epifani e che oggi rischia di sfociare in un aperto
accodamento alla Cisl ed all'Uil che hanno una idea di sindacato
che gestisce, non lotta, collabora con il padronato. Proprio
ieri Bonanni, facendo eco ad Ichino, ha proposto di limitare lo
sciopero soltanto al sabato per evitare di "danneggiare la
produzione". Ma lo sciopero è l'unica arma di difesa dei
lavoratori e se non blocca la produzione è del tutto inefficace,
pleonastico, persino ridicolo!
Una risposta a questo processo involutivo potrebbe venire
proprio dal prossimo Comitato Direttivo della CGIL con la
elezione di un esponente della Fiom a Segretario Generale della
CGIL. Scegliere tra i dirigenti dei meccanici italiani il
segretario della CGIL sarebbe una forte, motivata risposta alle
pretese del padronato italiano e trasfonderebbe al vertice della
CGIL quello spirito combattivo ed autonomo che manca da un
pezzo. Oggi le maggiori vicende della lotta sociale sono
affidate alle categorie e gestite con molto distacco dalla CGIL.
Sulla scuola sarebbe necessaria la nazionalizzazione
confederale della lotta oggi confinata ad una questione di
precari che sarà perdente. Infatti le duecentomila vittime
sacrificali di Gelmini sono abbandonate a se stesse ed al
massimo hanno l'aiuto dei loro sindacati di categoria. La
sottrazione di otto miliardi di euro alla scuola riguarda tutto
il Paese! La CGIL non può assistere come un cronista allo
svolgimento della crisi sociale. Vi deve intervenire con un
proprio progetto a cominciare dalla abolizione del precariato e
dall'aumento dei salari dei lavoratori oggi tra i più bassi
dell'OCSE. Deve alzare barricate attorno alla scuola.
Deve rompere con Cisl ed UIL ed allearsi con il sindacalismo
di base. Per quanto queste scelte possano sembrare gravi esse
sono la sola strada di salvezza per venti milioni di lavoratori
e per le loro famiglie.
Mi auguro una forte mobilitazione, una spinta popolare per
sorreggere la candidatura del Segretario della FIOM a segretario
generale della CGIL.
Pietro Ancona
già membro dell'esecutivo nazionale CGIL
già membro del CNEL
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-09-05/marcegaglia-governo-convochi-forze-141820.shtml?uuid=AYi7y3MC
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, September 06, 2010 10:12 AM
Subject: Le tre voci di Cernobbio
Le tre voci di Cernobbio
A Cernobbio la grande borghesia italiana dell'industria e degli
affari si riunisce anche anno per aggiustare la sua strategia di
egemonia sociale e politica. Un appuntamento nel quale si
scoprono le novità, gli orientamenti che saranno suggeriti alla
classe politica di destra e non solo. La sinistra non ha niente
di simile. Non riunisce mai i suoi stati generali della politica
e del sindacato e di quelle che una volta si chiamavano
organizzazioni di massa e che oramai da tempo sono diventate
organiche alla destra (la cooperazione, l'artigianato, gli
agricoltori). La sinistra non ha niente da proporre. Accetta le
indicazioni e fa proprie gli imput della destra liberista
italiana la più retriva ed infrequentabile della Unione Europea.
A Draghi che con una qualche ingenuità e sincerità di servitore
dello Stato proponeva il modello tedesco il Ministro Tremonti ha
risposto schernendolo che "è roba da bambini": l'Italia non ha
bisogno di imitare il modello tedesco, andrà avanti per la sua
strada.
In effetti l'Italia creata da Berlusconi da Tremonti dalla
Confindustria con la servile collaborazione del PD e dei
sindacati confederali è profondamente diversa dalla Germania.
Non si propone il bene di tutti ma identifica nel bene del
padronato il bene di tutti, il Dio Moloch al quale sacrificare
ogni cosa.
La borghesia italiana ha trovato la sua Germania nella
spoliazione sistematica di venti milioni di lavoratori
dipendenti. La fetta di PIL fatta di salari è stata
drasticamente ridotta fino quasi a diventare trasparente. Un
enorme massa di miliardi di euro sono transitati dal lavoro
dipendente a quello autonomo e delle professioni, al capitale ed
alla finanza. Questa enorme massa di denaro alimenta il
benessere delle classi possidenti che sono in grado di
risparmiare ed occultare all'estero almeno duecento miliardi
come abbiamo visto con il cosidetto scudo fiscale.
L'altra Germania della borghesia italiana è il welfare. La
scuola viene sottoposta ad una spaventosa cura dimagrante che la
dequalificherà per sempre e le vengono sottratte qualcosa come
nove miliardi di euro, una sottrazione che dovrebbe essere
ottenuta dal licenziamento di duecento mila professori.
La sanità viene colpita per cinque miliardi di euro che nella
migliore delle ipotesi dovranno essere presi dalla fiscalità
generale cioè in grandissima parte dai lavoratori dipendenti
(quasi gli unici a pagare fino all'ultimo centesimo le tasse).
Ma, oltre a queste due Germanie, Tremonti ne ha altre: il
blocco degli investimenti nel Sud, le privatizzazioni che
dovunque realizzate sono state deleterie per i servizi e per le
tariffe imposte......
Ma la vera Germania di Tremonti sta nella canina disponibilità
dei Sindacati Confederali non solo ad accettare i dicktat dei
Marchionne ma, come certi servizievoli ascari, ad indovinare la
volontà del padrone. Ed ecco la proposta di Bonanni di riservare
gli scioperi e le manifestazioni soltanto al sabato per non
danneggiare le imprese. (ma se lo sciopero non danneggia la
produzione a che cosa serve?)
Questo Ministro del Tesoro che, a tempo perso usa come
acchiappacitrulli citazioni di Marx, parla
a favore del posto fisso salvo a mantenere nello Stato italiano
una immensa quantità di precari biagizzati, gode della stima e
della simpatia di una opposizione che lo vedrebbe volentieri
come Primo Ministro al posto di Berlusconi.
Il vero volto di questo signore ogni tanto appare dietro la
cortina fumogena e la prosopopea del grande salvatore delle
finanze italiane. Sembra quasi sempre sul punto di affermare
che senza di lui l'Italia affonderebbe subito peggio della
Grecia. Il vero volto è quello mostrato sulla legge per la
sicurezza del lavoro. Anche questa una "roba", un "lusso" che
l'Italia non può permettersi!
Ma la situazione italiana è angosciante non soltanto per le
enormi pompe che il governo ha attivato sul monte salari e sul
welfare ma anche e sopratutto per l'accelerazione del processo
di destrificazione
della opposizione italiana. La Marcegaglia ha chiesto ieri a
Cernobbio un nuovo patto sociale. Non è mai sazia e quanto è
riuscita ad incassare dai sindacati negli ultimi venti anni non
le basta. Vuole ancora di più, di più.... Il nuovo patto sociale
è basato sulla abolizione dei contratti nazionali di lavoro e
sulla introduzione di sistemi di sfruttamento del lavoro sempre
più sofisticati a volte oltre il limite della sopportazione
fisica. La stagione autunnale si apre con l'agenda proposta a
Cernobbio e prima ancora a Pomigliano d'Arco. I lavoratori
debbono cedere tutto!!
La Marcegaglia ha lodato Susanna Camusso. Non dubita che sarà
una fedele e diligente collaboratrice per il successo dei suoi
programmi.
Questa fiducia della Marcegaglia è ben riposta. Il PD al quale
fa riferimento la Camusso e che controlla la CGIL propone una
stretta sul diritto di sciopero, l'abolizione dell'art.18, la
decontrattualizzazione, il mantenimento e l'aggravamento del
precariato, la riduzione ai mini termini del welfare. Non si
limita a questo: attacca gli ultimi fortini di resistenza. Alla
Fiom D'Alema e Damiano hanno ingiunto di "inghiottire il
rospo".
L'Italia che esce dalla somma, dalla convergenza di queste
linee, è un ammasso di rovine umane e sociali. Una sofferenza
sociale che sta raggiungendo quasi tutti i venti milioni di
lavoratori dipendenti e le loro famiglie. L'Italia come la
Polonia, la Serbia, la Tunisia. La differenza sta nella
ricchezza delle classi privilegiate. In Serbia o in Polonia
nessuno è ricco quanto la Marcegaglia e Berlusconi.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, September 04, 2010 11:54 AM
Subject: Il modello tedesco
Il modello tedesco
Il Presidente della Repubblica ed il Governatore della Banca
d'Italia sono intervenuti in diverse occasioni per suggerire
all'Italia il modello della Germania che è diventata una
locomotiva non solo per l'Europa ma per il mondo. La Germania
cresce con il passo sicuro del maratoneta che sa di dover fare
tanto cammino, non ha sprints di accelerazione particolari ma
procede possente e sicuro per la sua strada.
I pennivendoli dell'economicismo della destra italiana ed
anche lo stesso giornale della Confindustria tendono a ridurre
lo stacco tra Italia e Germania ad una questione di produttività
e di competitività. La ricetta che ne consegue è facile facile:
facciamo la Fabbrica Italia, cambiamo dalle fondamenta i
rapporti di lavoro, decontrattualizziamo. Riduciamo la spesa
pubblica magari licenziando duecentomila professori,
privatizziamo la terra il cielo ed ora il mare (tirrenia),
riduciamo quasi ad una elemosina da quarto mondo le pensioni,
abbassiamo tutte le prestazioni di welfare e così facendo
prendiamo la ricorsa per avvicinarci alla Germania.
Questa ricetta adoperata da quasi un ventennio è proprio la
causa che ci ha ridotto in rovina.
Oggi l'Italia appare un paese con "eccellenze" retributive e
rendite mostruose ed inaccettabili che sovrastano una palude di
infelici a redditi bassi. Lo Stato è aggredito da nugoli di
cavallette, imprenditori o pseudo tali, che hanno scoperto il
business delle privatizzazioni ed è appesantito da oneri
derivanti dal costo delle oligarchie politiche. Pensate quanto
costa da sola la Nomenclatura della Lega costituita da migliaia
e migliaia di amministratori tutti stipendiati dai contribuenti.
Quanto costano i 350 Sindaci ed amministratori della Lega? Unite
a questo segmento di spesa il costo di tutti gli altri partiti e
avremo una cifra pari a quasi duecento miliardi di euro annui.
Vorrei elencare alcuni punti di differenza tra Italia e
Germania:
1) Il Governo tedesco amministra tenendo conto degli interessi
generali della nazione. Non è lardellato da Cricche che
sequestrano per se e per i loro amici gli appalti. Un fenomeno
Bertolaso che amministra negli anni qualcosa come dieci miliardi
di euro sottratti al controllo della Corte dei Conti non sarebbe
pensabile. Il Governo tedesco, pur essendo di destra, non ha
inciso profondamente nel welfare delle classi lavoratrici. Lo ha
garantito seppur ridimensionandolo rispetto a quello dei governi
socialdemocratici.
2) l'opposizione. La socialdemocrazia tedesca, erede di una
grande cultura socialista ed umanitaria che ha impregnato di sè
lo Stato e l'Europa non rincorre e non adula l'elettorato di
Angela Merkel. Non si sbraca rispetto gli interessi della destra
economica. Per quanto abbia attenuato il suo programma che non è
più neppure quello di Bad Godesberg conserva la sua identità ed
il riferimento
alle classi popolari. La scissione che ha subito le è stata
salutare dal momento che ogni suo spostamento a destra farebbe
guadagnare consensi alla Linke. In Italia il PD insegue il
peggio delle voglie della destra, aspira a rappresentarla, ha
posato i lavoratori, condiziona negativamente la CGIL, attacca
la Fiom., si schiera con Marchionne......
3) La Confindustria. Gli industriali tedeschi non sono
nell'anticamera del governo a piagnucolare ed a chiedere soldi,
soldi, soldi (quelli buoni diceva in una occasione la
Marcegaglia). Hanno un rapporto con governo e sindacati
"corretto". Non hanno chiesto ed ottenuto favori come quello
della Maddalena. Hanno puntato molto sulla qualità e sulla
solidità dei loro prodotti. Il prodotto tedesco è accurato, ben
fatto, curatissimo nei particolari. Magari meno fantasioso del
nostro ma più resistente e più conveniente.
4) I sindacati. I sindacati tedeschi da quasi cinquanta anni
praticano la politica della codecisione. Gli scioperi sono rari
ma non perchè il sindacato è inetto o venduto ma perchè gestisce
contratti tra i migliori del mondo. I lavoratori tedeschi sono
al quarto posto della tabelle Ocse con un salario medio di 27
mila euro. Gli italiani sono al diciottesimo posto con 19 mila
euro. Ma in effetti stanno assai peggio perchè la tabella non
calcola i seimila precari biagizzati che guadagnano in media la
metà dei minimi contrattuali. Insomma siamo in fondo, in fondo
alla classifica e con una media che non supera di 13 mila euro
annuali.
Per rincorrere la Germania dovremmo aumentare i salari di
almeno il trenta per cento subito per tonificare in modo
radicale l'economia, rianimare il commercio, alleggerire il peso
della famiglia in cui i figli sopravvivono attingendo alle
pensioni dei genitori. Inoltre é necessario ridurre il peso
delle Oligarchie, dei consulenti, dei servizi appaltati. La
sottrazione alla Corte dei Conti dei servizi delle
municipalizzate è costata un aumento delle tariffe, un
appesantimento delle bollette e questo per mantenere un nuovo
magnacciato pubblico fatto di amministratori pagati con
emolumenti scandalosi.
Si possono aumentare i salari di almeno il trenta per cento.
Si può perchè l'incidenza del salario sui costi di produzione
non è rilevante neppure nella industria manifatturiera e perchè
si potrebbero innalzare con l'introduzione del SMG (salario
minimo garantito) che aiuterebbe moltissimo i precari.
L'estensione del contratto a tempo indeterminato a tutti
darebbe un elemento di sicurezza non solo ai lavoratori ma
all'intero sistema economico.
In conclusione bisognerebbe cancellare la "anormalità" italiana
dovuta a governi che fanno interessi di parte, a sindacati che
da due decenni cedono uno dopo l'altro i diritti conquistati
dalle generazioni precedenti dei lavoratori, ad una
confindustria assistenzialistica, ad una opposizione che ha
perso la sua identità e si sforza di clonare la maggioranza.
Pietro Ancona
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-04/draghi-italia-segua-berlino-080532.shtml?uuid=AYv61eMC
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, September 03, 2010 8:57 AM
Subject: Sciopero generale per la Scuola e contro la Fabbrica
Italia
Sciopero generale per la Scuola e contro la Fabbrica Italia
La questione della scuola creata dalla riforma Gelmini merita
la massima attenzione ed il massimo impegno della CGIL. E' una
questione che non riguarda soltanto i precari come si vorrebbe
far credere, ma tutta la scuola e le famiglie dei lavoratori
italiani, di tutti coloro che non debbono subire la
dequalificazione della scuola che procede speditamente assieme
alla dequalificazione della sanità, del sistema pensionistico,
del contratto e del salario. Siamo di fronte ad un passaggio
cruciale. Ieri Gelmini ha scaricato sul passato la
responsabilità di avere creato duecentomila precari. Ha detto
che le assunzioni non erano necessarie ed erano spesso
clientelari.
Ha ribadito il suo proclama di guerra: "la Scuola non potrà
assorbirli". Poco prima che la sentissi al TG Sicilia era stata
intervistata la Preside di una Scuola del quartiere Zen di
Palermo. Aveva denunziato di avere avuto assegnati tre
insegnanti per 95 alunni! Questo Governo di destra marcia con
lucida visione di classe (quella che manca alla cosidetta
sinistra) verso un drastico ridimensionamento del servizio
scolastico nazionale. Solo i rampolli delle famiglie della
borghesia imprenditora e delle professioni potranno godere di
una scuola al livello dei licei classici pubblici o scientifici
e di quella che è stata la grande scuola elementare italiana.
Esattamente come in USA: i collegi per coloro che possono pagare
da trenta a cento mila dollari l'anno. Il resto in scuole
degradate con professori precarizzati organicamente che vengono
assunti di anno in anno dai direttori o dai presidi sulla base
delle disponibilità che hanno avuto dal bilancio annuale della
contea.
La Gelmini nel denunziare l'eccesso di precari accumulato negli
ultimi decenni dalla scuola italiana non ha tenuto conto del
fatto che la precarietà della condizione dei lavoratori non era
derivante dalla precarietà del posto. Il posto era organico,
stabile, fissato nella realtà dell'istituzione e del quartiere.
Precaria era soltanto la condizione umana ed esistenziale
dell'insegnante. Insegnanti precari venivano utilizzati nelle
scuole e seguivano gli alunni per tutto il corso di studi. La
causa della precarietà non è nell'eccesso di insegnanti rispetto
la necessità. E' vero invece che i professori subivano una
violenza giuridica che per anni ed anni li ha privati della
certezza del futuro esattamente come oggi i giovani rovinati
dalla legge Biagi subiscono il destino di essere precari e
sottopagati in posti assolutamente stabili e sicuri.
L'innalzamento del numero di alunni per classe, la
soppressione di materie di insegnamento con il malvagio
obiettivo di ridurre la cultura che si impartisce nella scuola
pubblica, rendono ora davvero precaria la posizione di una parte
di insegnanti. Bisogna reagire con l'abrogazione della legge
Gelmini, il ripristino delle normative precedenti, l' aumento
delle materie di insegnamento nelle scuole ed il miglioramento
della loro fruizione con la creazione di laboratori, dalla
linguistica alla informatica, dappertutto.
Lo Stato deve fare un grosso investimento nella pubblica
istruzione. Deve recuperare la priorità della istruzione
pubblica su ogni altra forma di istruzione. Deve ridare alle
famiglie italiane che hanno fatto laureare i figli, spesso con
sacrifici inenarrabili, lo sbocco del concorso e della
sistemazione nella scuola pubblica. La laurea deve tornare ad
avere il suo valore di passaporto per la vita, di promozione
sociale. Gli stipendi degli insegnanti e del personale
scolastico debbono essere aumentati e portati al livello di
quelli tedeschi o francesi. Non siamo forse per Pil la settima
potenza del mondo occidentale?
Ho notato e non mi piace come si comportano i sindacati nella
pesante vicenda che si è aperta. Stanno dalla parte dei precari
ma si limitano ad assisterli nelle loro lotte e quasi subiscono
le iniziative spontanee di denunzia che vengono messe in campo:
sciopero della fame, uomini e donne stiliti, sitin di protesta.
Non basta. Questa conduzione della vicenda farà inghiottire
dalle sabbie mobili la causa dei docenti. E' giunto il momento
della proclamazione di uno sciopero generale per la scuola e
contro il progetto di Fabbrica Italia di Marchionne e
Marcegaglia.
Lo sciopero generale deve essere fatto subito e deve essere se
del caso ripetuto. La CGIL come Confederazione deve assumersi la
responsabilità della vertenza che non è settoriale o
categoriale ma riguarda un punto essenziale della crisi
italiana. Se passa la linea Gelmini nella scuola e la linea
Marchione nelle aziende il declino dell'Italia sarà segnato per
sempre. L'Italia diventerà una terra in cui staranno bene
soltanto i ricchi, i benestanti. La coesione sociale della
nazione non ci sarà più.
Non si dedeve parlare solo di precari che quasi elemosinano la
loro vita, di essere graziati dalla mannaia del boia.
La CGIL deve subito lanciare il suo proclama di lotta. I
professori sanno che se combatteranno la loro battaglia per la
vita soltanto come "precari" perderanno. Si potrà salvare
qualcuno di loro. A fronte di cinquemila licenziamenti in
Sicilia la Gelmini ha "graziato" un centinaio di persone.
Subito lo sciopero generale indetto dalla CGIL!
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Thursday, September 02, 2010 10:33 PM
Subject: Le Icone dell' Impero
Le Icone dell'Impero
La potenza della macchina propagandistica dell'Impero è davvero
impressionante. Non credo molto alla esistenza dei messaggi
subliminali ma certamente è davvero strepitoso come pur sapendo
tutti che la signora Sakineh non sarà lapidata si continuino a
fare manifestazioni ed a raccogliere firme contro la
lapidazione. La macchina della menzogna è in grado di travolgere
la verità. E' molto difficile resistere quando tutti i
telegiornali, tutte le radio, tutta la carta stampata portano
l'immagine di una bella donna con il capo coperto da un velo
nero e si fa appello al nostro buon cuore, ai sentimenti, alle
nostre profonde convinzioni umanitarie: siete favorevoli o
contrari alla pena di morte? Se siete contrari aderite, firmate
questo appello. Financo Dario Fo e Franca Rame si sono arruolati
a questa campagna che sta umiliando l'onore la dignità
dell'Iran come Stato e che, in definitiva, è una campagna di
odio, di scientifica denigrazione, per preparare l'opinione
pubblica mondiale a quanto stanno tramando gli USA ed Israele
che hanno navi, aerei, truppe acquartierate ai margini dell'Iran
e pronte a sferrare un attacco mortale pari a quello sferrato
contro l'Irak due volte e contro l'Afghanistan.
La confezione del falso è financo rudimentale. Non ci vuole
molto per comprendere che si tratta di un marchingegno preparato
nel laboratorio della controinformazione Cia: la vicenda di
Sakineh è quella di una persona che viene usata per una
colossale campagna denigratoria contro l'Islam come religione e
contro l'Iran come nazione. Nei giorni scorsi è stata
orrendamente lapidata una giovane donna in Irak ma non se ne è
occupato quasi nessuno. La lapidazione è avvenuto in un paese
"liberato" dall'Occidente. Altre lapidazioni sono avvenute in
varie parti del mondo delle quali quasi non si è data notizia.
Certo lapidazione ed infibulazione sono pratiche barbariche che
vanno abolite.
Ma il problema oggi non è questo. La lapidazione fa comodo alla
propaganda imperiale. Bisogna liberare l'Iran dai preti come si
è liberato ieri l'Irak da Sadam Hussein impiccato dopo essere
stato vilipeso in mondovisione. Mi aspetto domani di vedere la
testa di Ahmadinjed penzolare da una forca
magari con la signora Sakineh che aiuta il boia.
L'Impero per giustificare le sue guerre di aggressione, per
spingersi sulla strada del dominio del mondo ha bisogno di
crearsi delle icone, delle figure che materializzano l'idea di
ciò che bisogna difendere e di ciò che bisogna combattere e
diventino eroine della grande battaglia di "valori".
Ieri l'Icona dell'Iran era Neda, la ragazza uccisa durante
una rivolta contro il Governo. Sulla sua morte ancora oggi,
nonostante è stato provato da eminenti scienziati che il sangue
che ne copriva la faccia non poteva essere vero, si continua a
parlarne come di una martire. Questa icona viene sostituita oggi
dalla signora Sakineh che viene griffata con uno slogan di
grandissimo impatto: no alla lapidazione. Che cosa può suscitare
in noi raccapriccio maggiore della lapidazione? Nonostante
l'impupata storia faccia acqua da tutte le parti si continua
imperterriti ad andare avanti. Chi se ne frega? Come dice
Berlusconi, la verità è ciò che afferma la televisione!!
In quanto ad Icone la storia è vecchia: si tratta di un trucco
usato almeno da cinquanta anni. Si cominciò con la figlia di
Stalin, Svetlana, che nel 1966 "scappò" da Mosca in Florida per
respirare la libertà che mancava nella URSS del padre, sebbene
defunto di anni. La sorella di Fidel Castro fu arruolata dalla
Cia e trasferita pure lei in Florida dove organizza la
Resistenza dei cubani anticastristi. Anche la signora San Suu
Kuy candidata alla Presidenza della Birmania è una sorta di
santino per ora tenuta in riserva. Si parlò di lei l'ultima
volta l'anno scorso. Evidentemente gli USA non hanno urgenze
particolari sulla Birmania anche se non saranno soddisfatti se
non dopo avervi installato una base militare. Anche della
signora Betancoort già prigioniera delle Farc e liberata dai
militari colombiani proposta per il premio Nobel per la pace non
si tiene gran conto. Evidentemente Obama si è acconciato molto
bene con il regime colombiano e per il momento non abbisogna di
una eroina.
Altre icone sono i monaci buddisti. Mi riferisco al Dalai Lama
ed al Grande Capo del Vietnam Tich Nhat Hanh. In questo momento
non sono molto attivi, sono dormienti. Evidentemente la Cina ed
il Vietnam del Nord non sono prioritari. Oggi è prioritario nei
piani militari l'Iran!
Queste eroine hanno una caratteristica in comune: sono
piazzate in posti dove ancora l'influenza dell'Impero non è
arrivata. Birmania, Cuba, Iran sono fuori dall'area di influenza
e di condizionamento degli USA e delle multinazionali. Debbono
essere "normalizzate" al più presto. L'impero deve aggiungere
altre basi militari alle mille che ha sparse in un reticolato
enorme in tutto il mondo.
E' desolante l'adesione acritica della sinistra europea a tutte,
indistintamente tutte le campagne organizzate dagli USA attorno
a questi Santini, a queste Icone. La sinistra europea è interna
agli interessi del capitalismo euroatlantico ed in qualche modo
si è schierato contro se stessa e contro quanto nel pianeta é
nei piani di annessione e di sottomissione degli USA. Non é una
novità! Al dunque l'internazione Socialista ha sempre votato i
crediti di guerra e si è sempre schierata dalla parte del
colonialismo. Durante tutto il Novecento se non vi sembra poco!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: franca rame
Sent: Thursday, September 02, 2010 6:13 AM
Subject: sakineh
Cara Signora Rame,
la partecipazione sua e di Dario Fo alla campagna di stampa
orchestrata dall'Occidente in vista della aggressione militare
all'Iran mi riempie di amarezza perchè da sempre ammiro la
vostra opera ed il contributo fondamentale che avete dato
pagando di persona alla causa della libertà e della giustizia.
Credo che sarebbe stato molto più utile se vi rivolgevate alle
autorita dell'Iran per avere chiarimenti sulla situazione della
signora Sakineh la quale non è stata lapidata ed è escluso che
lo venga.
Nei giorni scorsi una giovane donna è stata effettivamente
lapidata in Iraq sotto lo sguardo compiaciuto della polizia
addestrata dagli USA. Non una sola parola è stata scritta dagli
importanti giornali che ora tirano la volata nella campagna pro
Sakineh.
L'Iran è nel mirino dell'Occidente. Forse molto presto
settanta milioni di persone saranno sotto l'incubo di
bombardamenti all'uranio ed al fosforo come quelli che si sono
fatti a Falluja ed a Kabul.
E' certamente un successo enorme delle forze dell'Impero avere
la vostra onoratissima firma ad una campagna di odio verso
l'Iran finalizzata alla sua destabilizzazione come è avvenuto
per l'Irak.
Spero molto che vi renderete conto di essere strumentalizzati
ed usati da gente alla quale non importa proprio niente della
lapidazione della signora Sakineh. Come non importa niente dei
milioni di morti e feriti fatti da sette anni di guerra
occidentale in Irak. Se leggete Repubblica e gli articoli alla
Kipling di Bernardo Valli vi renderete conto che MAI viene
menzionata la popolazione civile martoriata.
Con stima.
Pietro Ancona
blog medioevo sociale
http://www.loccidentale.it/articolo/leggi+l'appello+all'onu+di+fiamma+nirenstein+per+fermare+la+lapidazione+di+sakineh.0095117
----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
To: micromega
Sent: Tuesday, August 31, 2010 8:22 AM
Subject: Rispettare Gheddafi
Rispettare Gheddafi
L'Italietta con forti pulsioni razziste si è lasciata andare a
sfottò, frizzi e lazzi, commenti volgari ed offensivi verso
Gheddafi. Le divise sfoggiate dal Colonnello non gli sono
piaciute, sono state oggetto di scherno e tantissimi si sono
sentiti disturbati dalla sua presenza in Italia e dal risalto
che il Governo ha dato a questo evento. Hanno avuto da ridire
sui trecento cavalli berberi che si sono esibiti assieme ai
carabinieri a cavallo in una caserma di Roma ed hanno
naturalmente criticato tutto quello che Gheddafi ha detto e
fatto.Questa campagna di respingimento e di denigrazione è stata
orchestrata dai maggiori giornali italiani che obbediscono ad
un forte riflesso condizionato dell'Occidente, in primo luogo
degli americani, contro la Libia ed il suo Presidente. Non
dimentichiamo che Reagan fece bombardare la tenda di Gheddafi
riuscendo quasi ad ucciderlo assieme ai suoi familiari e
massacrando una delle sue nipote. Motivo di tanto livore è
probabilmente il fatto che il Colonnello, nonostante sia
ritenuto una specie di buffone da circo, per quaranta anni ha
preservato la libertà della Libia riuscendo a mantenere il
controllo sulle sue immense ricchezze di petrolio. Quando
parliamo della Libia teniamo presente le disgrazie che incombono
sull'Irak e sull'Afghanistan e l'artiglio occidentale che si
minaccia di ghermire l'Iran .
Repubblica fa da capofila a questa batteria massmediatica.
L'opposizione parlamentare si sta comportando in modo
irresponsabile e grottesco. Bersani ha mostrato di essere un
politicante di poco spessore e Fini, Presidente della Camera,
che si è recato qualche tempo fa in Israele per farsi sdoganare
e che non dice una sola parola sul martirio del popolo
palestinese storce il naso e disapprova gli onori che il governo
Berlusconi sta rendendo al suo ospite.
Ma come ha ricordato Berlusconi la visita ed i festeggiamenti
dell'anniversario del patto con l'Italia chiudono una ferita che
risale al 1911. L'Italia ha occupato per moltissimi anni la
Libia. Il suo dominio è stato di una ferocia apocalittica. Il
generale Magliocco si divertiva a gasare la popolazione civile
irrorandola di iprite dai suoi aerei appositamente adattati.
Migliaia e migliaia di libici finirono impiccati, impalati o
mitragliati. Le migliore terre furono assegnate dal fascismo a
coloni italiani strappandole ai
loro legittimi proprietari. Bisogna rileggere Del Boca per avere
una idea della crudeltà insensata e della violenza senza fine
che hanno fatto degli italiani un incubo terribile per le
popolazioni libiche.
L'Italia ha imparato dagli USA a chiedere diritti umani senza
rispettarli. L'Italia delle pulizie etniche che distrugge le
povere abitazioni dei rom, l'Italia dei respingimenti che hanno
causato migliaia di morti nel Mediterraneo, delle carceri
stracolme di essere umani allucinati, delle caserme in cui non
sono rari le uccisioni di persone arrestate, indica in Gheddafi
un tiranno torturatore dopo avere stipulato con lui accordi per
la repressione.
La pulsione razzista e colonialista ha il sopravvento anche
sugli interessi economici e sulle urgenze dell'Italia che sono
ben più gravi di quelle della Libia. Come nota oggi il
Professore Gallino l'Italia ha perso quasi tutto il suo
patrimonio industriale. La stessa Fiat, ridimensionata e
costretta a cercare luoghi di produzione a costo bassissimo
all'estero, non sembra avere un grande futuro. La
terziarizzazione dell'economia italiana è diventata quasi
patologica e dipendiamo sempre di più dai paesi
industrializzati.
Ebbene gli accordi con la Libia danno una grande boccata
d'ossigeno. Basterebbe questo a indurre
alla prudenza gli isterici ed irresponsabili politicanti e
pennivendoli che da giorni martellano di commenti offensivi ed
ingiuriosi il colonnello Gheddafi.
Qualcuno non ha perduto la testa e non si è abbandonato a
questa ridicola ed autolesionistica campagna antilibica.
Valentino Parlato che ho sentito ieri sera a Rai24new non si è
unito al coro della diffamazione.
Provo ad immaginare che cosa succedebbe se venisse in Italia
il Presidente Ahmadinjed specialmente dopo la campagna per la
lapidazione mai avvenuta ddlla signora Sakineh. Anche qui scatta
un pregiudizio, un riflesso razzista e colonialista ed una
grande voglia a fare da ascari agli USA
trascurando gli interessi veri per compiacere l'Imperatore di
oltre oceano.
Eppure Iran e Libia sono stati vitali e continuano ad esserlo
per la nostra prosperità.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, August 28, 2010 10:48 AM
Subject: Il vero problema è la confindustria
Il vero problema è la Confindustria
E se il problema dell'Italia, delle sue difficoltà che la fanno
annaspare non fossero le resistenze frapposte dalla Fiom
all'editto Marchionne, ma la Confindustria e la sua incapacità
ad indicare una linea di sviluppo e di produzione di profitti
che non sia quella dell'assistenzialismo e dei bassi salari?
La Confindustria tedesca credo che abbia molto da insegnare ai
sempre più lividi portavoce degli industriali italiani.
L'industria tedesca regge con salari quasi doppi di quelli
italiani. L'economia generale del Paese è armoniosa ed i negozi
non sono deserti come avviene da noi dove la gente non
ha più soldi da spendere oltre quelli necessari alla mera
sopravvivenza,.
I sindacati tedeschi assolvono ad un ruolo di responsabilità
con la pratica della codecisione.
Ma i loro lavoratori non sono disperati e ridotti alla fame come
quelli iscritti ai sindacati italiani di Bonanni, Angeletti ed
Epifani che dal 1993 ad oggi tengono i salari fermi e cedono
consistenti quote di diritti e di welfare ogni volta che si
incontrano con Governo ed Imprenditori. La codecisione tedesca
in Italia si traduce in una mera presa d'atto delle decisioni
unilaterali delle imprese.
Mettete in fila le dichiarazioni della Marcegaglia ed i
documenti di Confindustria degli ultimi venti anni. Un
piagnucolio senza fine per chiedere soldi, soldi, soldi (di
quelli buoni diceva la Marcegaglia). La Marcegaglia che oramai
sfiora la volgarità con la brutalità e le bassezze delle sue
accuse verso i lavoratori con accenti sempre più queruli ed
isterici chiede favori fiscali per le imprese, sempre meno
welfare e sopratutto la riduzione al silenzio dei sindacati di
lavoratori che ancora si ostinano a essere tali.
Tutto quello che ha ottenuto non basta mai. Vuole ancora di
più, sempre di più. L'ideale è portare il lavoratore italiano
allo stesso livello di quello polacco o, meglio, di quello
tunisimo. Azzerare quasi il costo della manodopera anche se
questo incide sempre di meno sui costi di produzione anche nella
industria manifatturiera. Azzerare la spesa sociale dello Stato.
La scuola italiana sta per essere ridotta in maceria dalla
drastica cura dimagrante della Gelmini. Una scuola al livello
della peggiore scuola pubblica delle periferie americane con
programmi sempre più dequalificati.
Ora l'abbattimento dei salari già ultimi tra i paesi OCSE non
basta più. Tremonti propone anche di evitare i costi per la
sicurezza del lavoro. La difettosa ed insufficiente legge
italiana gli sembra "un lusso" e pensa di mettere le mani
sull'Inail e sull'INPS magari per sfasciarli privatizzandoli.
Sembra attirato dalla buona salute finanziaria di cui godono due
istituzioni importanti del welfare italiano.
Marchionne si è unito ai pellegrini che ogni anno si recano a
Rimini al "famoso" meeting di Comunione e Liberazione, una
organizzazione che in Italia svolge il ruolo di certe
associazioni fondamentaliste della destra statunitense che gli
italiani conoscono per le sue intolleranti convinzioni neocon e
non per quella che è: un enorme parassita che ha creato un
impero economico con appalti si servizi e forniture dalla
pubblica amministrazione, con la cosidetta sussidiarietà, i
bassissimi salari che corrisponde alle persone che lavorano alle
sue dipendenze. Ogni anno l'appuntamento al meeting di CL, come
la relazione del governatore della banca d'Utalia, come il
Convegno di Cernobbio, scandisce il calendario politico. Gli
Oligarchi della politica italiana smaniano per un invito che
viene
accordato soltanto a coloro che si distinguono nella lotta
contro la classe lavoratrice e la sinistra.
Sarebbe opportuno un approfondimento di CL , un esame dei
bilanci della Compagnia delle Opere,
e magari scopriremmo quanto è bello, quanto è redditizio e
facile, gridare contro lo statalismo e profittare a piene mani
delle sue risorse.
L'idea di usare la globalizzazione per ridurre l'Italia al
livello dell'Egitto o della Polonia di oggi rottamando i diritti
delle persone, distruggendo la scuola e la sanità, svendendo il
patrimonio dello Stato ai privati, ha fatto in Italia troppa
strada. L'idea di considerare la lotta di classe un reperto del
passato è autolesionistica. Il conflitto sociale è l'unico
regolatore bilaterale o multilaterale dei rapporti interni alla
società. La dialettica del conflitto sociale produce progresso.
Stimola le imprese verso le innovazioni. Quando le imprese
risolvono i problemi riducendo i salari o i diritti invecchiano
e vengono superate e diventano presto fuori mercato. La fiat,
scaricando da sempre sui salari e sullo Stato le sue difficoltà,
produce auto poco competitive e meno buone e solide di quelle
della concorrenza. Perde quota e deve produrre in Serbia per
competere con coloro che producono auto in Germania o in
Francia pagando alti salari e rispettando contratti e leggi
sociali che Marchionne vorrebbe stracciare.
Pietro Ancona
Il peso di tasse e contributi sui salari, il cosiddetto cuneo
fiscale, è in Italia al 46,5%. Nella classifica dei maggiori
trenta Paesi, aggiornata al 2009, l’Italia è al sesto posto per
tassazione sugli stipendi, dopo Belgio (55,2%), Ungheria
(53,4%), Germania (50,9%), Francia (49,2%), Austria (47,9%). Il
peso di imposte e contributi sui salari in Italia è rimasto
stabile dal 2008 al 2009, registrando solo un lieve calo
(-0,03%).
http://www.polisblog.it/galleria/classifica-ocse-salari-italia-al-23-posto
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Thursday, August 26, 2010 4:25 PM
Subject: Attacco al diritto alla vita
Attacco al diritto alla vita
Tremonti ha sferrato un attacco frontale alla legge 626 che
protegge, parzialmente, la sicurezza dei lavoratori. L'ha
definita sprezzantemente "una roba", un lusso che l'Italia non
può permettersi. Parla dell'Italia che destina una montagna di
soldi all'Oligarchia politica la più privilegiata esistente al
mondo e che ha ridotto la fetta di reddito del lavoro dipendente
di quindici punti negli ultimi dieci anni. Lo stipendio di
Tremonti ministro è maggiore di quello percepito dal presidente
degli USA. Non credo che abbia le carte in regola per chiedere
al Paese di risparmiare sulla tutela della vita dei lavoratori
con una improntitudine e la superbia di chi ha la certezza di
non essere contraddetto da sindacati felloni
e da una "sinistra"che non è più tale e pietisce la benevolenza
dei ricconi italiani.
L'attacco di Tremonti è generale ed è rivolto a tutta la legge
ma credo che punti subito a sollevare le aziende dall'obbligo
del pagamento dei salari nei tre giorni cosidetti di carenza in
caso di infortunio e probabilmente si propone l'obiettivo di una
privatizzazione dell'Inail. Oggi il lavoratore viene curato ed
indennizzato ed è possibile che Tremonti pensi ad un regime in
cui se un operaio si rompe un braccio o una gamba dovrebbe
sbrigarsela da solo. D'altronde la stessa 626 in caso di morte
del lavoratore non prevede alcun indennizzo per le famiglie che,
per ottenerlo, debbono instaurare una difficile e costosa e
magari ventennale causa civile. Può darsi che Tremonti pensa di
estendere questa grave inadempienza agli infortuni non mortali.
Si tratta di una massa enorme di assistiti.
Da quando il Presidente della Repubblica è intervenuto dando
una risposta che non senza escludere le ragioni della Fiat ha
indicato nel rispetto della sentenza del Giudice e nel reintegro
dei lavoratori la strada maestra da seguire c'è stato un gioco
pirotecnico di dichiarazioni di segno opposto. La Marcegaglia è
intervenuta per reclamare i diritti della Azienda che per lei
sono naturalmente prioritari su quelli dei lavoratori che
addirittura andrebbero cancellati. La signora Gelmini, Ministro
come Tremonti, ha spezzato la sua lancia a favore della Fiat
collocandosi tra i falchi dell'ala destra berlusconiana e
preparandosi alla successione secondo il piano da lei stipulato
a Siracusa con le altre due sue colleghe di governo.Tremonti che
in questi giorni gode della cottura a fuoco lento di Berlusconi
e freme per prenderne il posto al più presto non poteva restare
indietro. Ha alzato il tiro rispetto la sua collega concorrente
e propone addirittura la smobilitazione di una legge che in
qualche modo ha ridotto il mostruoso andamento degli infortuni
mortali e gravi che avvengono quotidianamente nel lavoro
italiano. Siccome è uomo di legge ed è stato per anni
commercialista ed estensore materiale della dichiarazione dei
redditi delle elites della borghesia padana, non ignora che la
626 recepisce in grande parte normative ineludibili della Unione
Europea e per questo naturalmente ha chiesto la sua messa in
discussione non soltanto in Italia ma anche in Europa. Il
colbertista all'occasione diventa superfalco!
Ricordo che il varo dei decreti delegati della 626 fu assai
faticoso. Il governo Prodi ci mise molto tempo e tanti
contorcimenti prima di vararli. La Confindustria non li firmò ma
ottenne l'abbassamento della pena per i responsabili di
infortuni mortali da due anni ad un anno e sei mesi. Ricordo
perfettamente che la Cisl ebbe molte esitazioni prima di
accettare il testo proponendo diversi emendamenti di
alleggerimento delle penali. Inoltre, la legge che Tremonti
vorrebbe abrogare, prevede penalità inferiori ai costi che le
aziende dovrebbero sopportare per mettersi in regola. Potete
immaginare quello che succede nella maggioranza dei casi.....
A distanza di quasi un giorno dalla strabiliante e grave
sortita di Tremonti, non ci sono reazioni ufficiali della Cisl e
della UIL. La CGIl si è fatta viva, dopo molte ore, con la
dichiarazione di una dirigente di secondo piano addetta al
settore sicurezza. Ha detto cose giuste e condivisibili ma che
tuttavia non costituiscono una reazione adeguata ad un Ministro
che è certamente il più importante del governo Berlusconi.
E' come vedere scorrere la storia all'indietro. Altro che le
picconate di Cossiga! Ogni giorno c'è qualcosa di fondamentale
del nostro ordine civile e democratico che viene aggredito. Dal
diritto dei lavoratori di non stare digiuni per otto ore secondo
il modulo wmc della fabbrica Italia alla sicurezza stessa della
vita dei lavoratori. Chi se ne frega! Importante che le sorti
magnifiche e progressive
della ricca e feroce borghesia italiana vengano salvaguardate!
Pietro Ancona
http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_626
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, August 23, 2010 6:03 PM
Subject: Arroganza del PD
Arroganza del PD
Fa bene Franceschini a dire di non temere le elezioni e di
pensare di poterle vincere. Il ricatto dello scioglimento delle
Camere deve essere respinto. Sono convinto che non ci sarà un
plebiscito per riportare la Cricca P3 ed il suo Capo al governo!
Sono anche dell'opinione che non dobbiamo aspettarci dai
prossimi tre anni che disgrazie violenze e sfascio
dell'ordinamento costituzionale dello Stato ed altri sfasci nel
sistema economico. Tutto sommato, anche se il voto è una sorta
di salto nel buio è meglio che assistere all'agonia dello Stato
e della sua Costituzione.
La situazione sociale è diventata davvero critica mentre il
mare antistante Villa Certosa è popolato di panfili di lusso
sfacciato della imprenditoria ladrona e scroccona.
Le privatizzazioni volute bipartisan hanno aumentato i costi di
tutti i servizi e spesso hanno mancato
i loro obiettivi. Dovunque i privati si sono inseriti nella
gestione dell'acqua o della nettezza urbana le tariffe sono
diventate insopportabili, esosissime ed i servizi sono
peggiorati. Le privatizzazioni del sistema di notificazione e
riscossione delle imposte ha portato agghiaccianti ed
inaccettabili vessazioni per chi ha avuto la disgrazia di
saltare qualche pagamento. Casa e beni ipotecati. Ganasce alle
auto o alle moto. La devastazione dei licenziamenti per chiusura
o delocalizzazione degli impianti (che sembra non interessare
nessuno neppure i sindacati) ha creato una compressione dei
salari durissima che ha effetti sui consumi. Solo i negozi di
lusso non subiscono crisi. Ma i grandi empori popolari
registrano le difficoltà di una clientela impoverita che forse
entra nei supermercati solo per godersi il fresco o fare compere
rituali come la famiglia del Marcovaldo di Calvino. La scuola è
stata sfasciata dalla signora Gelmini assistita all'uopo da un
micidiale "genio" di guastatori, conoscitore profondo della
foresta quasi impenetrabile degli insegnanti. Non avevo mai
visto piangere un professore. L'ho visto oggi, a Palermo, dove
sono stati fatti saltare seimila posti di lavoro. Gente che da
venti anni non ha fatto altro che insegnare dove potremmo
occuparla? Di che cosa camperanno le loro famiglie? Che cosa sta
diventando la scuola italiana? Il panico si è impadronito di
migliaia di famiglie che non sanno cosa faranno a ottobre.
Anche la Sanità corre i suoi grossi rischi ma la tengono in vita
perchè nutre i nuovi imperi economici della scroccona e
ricchissima borghesia italiana capace di esportare trecento
miliardi di euro in grande parte sottratti ai loro dipendenti ed
allo Stato. L'impero di Ajello a Palermo, quello degli
Angelucci nel Lazio e altrove, la fantastica e quasi
miracolistica opera di Don Verzè in Lombardia. In abruzzo
abbiamo avuto le mirabolanti vicende di Del Turco ed Angelini.
Insomma, la sanità fornisce il carburante ad un sistema di
cliniche convenzionate che non durerebbe due giorni se dovesse
reggersi da solo. Nel mezzogiorno d'Italia stanno bene soltanto
coloro che si sono ammanigliati alle Regioni. Migliaia e
migliaia di persone vivono di politica accanto agli Oligarchi
superpagati e superprivilegiati mentre attorno a loro si fa il
deserto. Il Sud aveva una sua risorsa sin dalla fondazione
della Repubblica nella pubblica amministrazione: forniva quadri
alla magistratura, alla scuola, all'esercito. L'attacco al
welfare ha chiuso questo vitale sbocco ai figli della media
borghesia e del ceto popolare. Una ragione della unità d'Italia
sta venendo meno e un'area grande quando il Regno delle Due
Sicilie è stata spinta alla disperazione. Quanto tempo potranno
resistere ancora i cassintegrati dell'Asinara giunti al 173°
giorno senza che l'Eni, una multinazionale tra le più potenti
del mondo di proprietà dello Stato , li abbia degnati di uno
sguardo? Nei prossimi quattro mesi conteremo le macerie di quel
che resta del sistema industriale meridionale.
Sei milioni di giovani vivono dei contratti-truffa inventati
dalla Legge Biagi. Guadagnano la metà dei minimi salariali e
galleggiano per la ciambella di salvataggio delle famiglie dove
le pensioni ancora decenti dei loro genitori integrano il
meschinissimo reddito cocopro o partita iva o interinale o
altro.
Questi sono alcuni tratti della realtà del lavoro italiano.
Eppure l'Italia è la settima potenza industriale del mondo per
PIL. Ma è al trentesimo posto dell'OCSE per salari. Anche i
diritti cominciano ad essere seriamente intaccati.
Ora al PD di Franceschini e dei suoi colleghi questa situazione
che ho accennato non sembra interessare. Nessuno dei problemi
che ho evocato è nella loro agenda.
L'unica scienza della quale si occupano è la politologia.Con
arroganza eguale a quella di Berlusconi
chiedono a tutte le opposizioni di unirsi a loro per abbattere
Berlusconi. Ma non dicono la verità e cioè che la loro vera
intenzione è quella di avere con loro Casini dal momento che il
loro programma è simile a quello del centro-destra. Pare che
continuino a pensare ad una sorta di conventio ad excludendum
per i comunisti ed i verdi rimasti fuori dal Parlamento dopo
essere stati dissanguati dal sostegno al governo Prodi. Hanno
ancora qualche esitazione su Vendola e sul suo raggruppamento ma
non intendono cedergli la leadership del centro-sinistra.
L'Italia è tra l'incudine ed il martello. Il PD sta con
Marchionne e la Marcegaglia e fa prediche "moderniste" ai
metalmeccanici e la Fiom. Nessuna condanna per Marchionne da
parte del Pd e della CGIL. Solo una tiratina d'orecchie da
Epifani che lo accusa di "non fare gli interessi della Fiat!" E'
impressionante notare nel successore di Di Vittorio come il suo
ragionamento riguardi soltanto l'azienda e la sua strategia che
- consiglia - dovrebbe essere più scaltra. I consigli che
rivolge non sono di cambiare linea ma di essere più prudente per
non creare imbarazzi negli amici sindacalisti. . Il sindacato
italiano non è ancora al livello dei Kapò americani che spiano e
controllano il rendimento degli operai e quanti minuti si
prendono per fare la pipì ma è sulla buona strada...
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: repubblicawww@repubblica.it ; Repubblica
Sent: Friday, August 20, 2010 11:58 AM
Subject: Ritiro truppe Usa dall'Iraq
Caro Direttore,
avete dedicato tre pagine per raccontare il ritiro dei soldati
americani dall'Irak. Rampini ha puntugliosamente citato il
numero di soldati morti in sette anni di occupazione militare
(4475)
Non avete dedicato un solo rigo ai morti irakeni a centinaia di
migliaia, causati dai bombardamenti e dai killers USA, alle
case distrutte, alla violenza subita dal popolo irakeno. Come se
non fossero esseri umani, come se non ne valesse neppure la pena
di parlarne.
Voi siete un giornale democratico e liberal? Non lo siete! Siete
un giornale della colonia Italia al servizio dell'Impero e dei
colonizzatori.
E' una vergogna che non vi chiediate neppure il senso di questa
lunga ed orribile guerra alla quale segue quella
dell'Afghanistan e poi quella dell'Iran e poi..., ci sarà altro
perchè bisogna dare da fare alla macchina finanziaria ed
industriale USA.
Rampini è perfettamente embedded. Anche di scaltra scrittura.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, August 13, 2010 8:43 PM
Subject: ad continendos homines, non ad puniendos
ad continendos homines, non ad puniendos.
Al contrario di quanto costituiva la filosofia della
carcerazione
nell'antichità, il carcere oggi ha un carattere fortemente
afflittivo, non
rieducativo come prescrive la Costituzione, è un luogo di
vendetta dello
Stato nei confronti di quanti considera suoi nemici o soltanto
sue mele
marce che bisogna isolare dal corpo "sano" della Nazione.
Scriveva nel suo
decreto il Granduca di Toscana a proposito del carcere: "la
possibile
speranza di veder tornare alla Società un Cittadino utile e
corretto; "
dichiarando il recupero sociale la più importante finalità della
pena . Questa finalità
è stata contestata da assordanti campagne propagandistiche
nelle quali si sono
distinti la Lega e la destra e che hanno aumentato a dismisura
la sensazione
di insicurezza della cittadinanza al fine di aizzarla ad una
concezione
punitiva e vendicativa. La destra al governo ha dato vita ad una
legislazione sulla "sicurezza" che ha riempito fino quasi a fare
scoppiare
le carceri italiane con la criminalizzazione di comportamenti
che potrebbero
essere soltanto contravvenzionati o che addirittura non
costituiscono reato.
Essere sanspapiers aumenta la pena di un terzo e costituisce
una discriminazione che nessuna Costituzione di un paese civile
potrebbe
tollerare.
Il carcere è luogo di afflizione e di pena dei poveri puniti per
reati che
raramente pongono grossi problemi di allarme sociale. Personaggi
come
Previti, Dell'Utri, Balducci, Tanzi, ed altri squali della
stessa stazza non
finiscono in carcere. Se vi finiscono ci stanno poco tempo e
godono di particolari privilegi.
Ottaviano Del Turco fece un mese di detenzione mantenendosi
rigorosamente
distante dalla popolazione carceraria di Sulmona. I potenti
erano in fila
per essere ricevuti nella sua cella dove venivano ammessi come
alla presenza
di un illustre dignitario. I grandi reati finanziari dei
colletti bianchi
restano quasi sempre impuniti anche se hanno provocato danni
immensi a volte
a centinaia di migliaia di persone o ad intere
Nazioni. I responsabili della bolla immobiliare USA che hanno
truffato milioni
di persone nell'acquisto facilitato delle case che poi non hanno
potuto
pagare perchè rincarate ed hanno dovuto abbandonare perdendo
tutto non sono stati puniti. Quanti hanno inondato il pianeta
di titoli falsi si sono poi liquidati benefict
scandalosi di milioni di dollari. Soltanto uno di loro è finito
in galera mentre
il furto in un supermercato viene punito con carcerazione che, a
seconda
della condizione dell'imputato, può anche essere ergastolo.
Il Partito Radicale quest'anno come l'anno scorso ha assunto
l'iniziativa
di visitare le carceri italiane il giorno di ferragosto.
Iniziativa ben
progettata dal punto di vista propagandistico come sono soliti
fare i radicali, maestri nell'arte della comunicazione. Le
conferenze stampa
di Pannella e dei suoi sodali saranno l'unica attività politica
di un giorno
destinato al relax totale dagli italiani. L'indomani della
conferenza stampa
che denuncerà le gravissimi intollerabili condizioni constatate
dai nostri
eroi sarà presentata una interrogazione, si farà uno o più
digiuni e tutto
tornerà come prima. In effetti la proposta radicale è per una
amnestia o un indulto.
Sono convinto che l'inerzia del governo, che dopo aver promesso
un anno fa 17 mila nuovi posti
carcere non ha fatto, niente tranne che commissariare per
sfuggire ai controlli, vuole provocare una questione umanitaria
nelle carceri
per convincere il Parlamento al varo di misure di indulto ed
amnistia che servono i grandi profittatori di regime, le
cricche. La sofferenza dei reclusi viene strumentalizzata ed
usata per i potenti. In effetti la situazione carceraria è
diventata tragica. L'Italia è sempre stata particolarmente
feroce con i suoi
prigionieri e con quanti ha avuto in dominio nei lagers. Già nel
1861 il neonato stato di Cavour e dei Savoia rinchiudeva nel
terribile Forte Fenestrelle diecine di migliaia di soldati
napoletani e meridionali
per condannarli a morire di fame e di freddo. I loro corpi
venivano squagliati nella calce viva. Carmine Crozza, capo
popolare della rivolta antisavoia, veniva sottoposto a crudeli
trattamenti che durarono
fino alla sua morte in carcere. Lo stesso avveniva per Giovanni
Passannante che aveva attentato alla vita di Umberto primo
chiuso per dieci anni in isolamento assoluto in una cella sotto
il livello del mare,costretto a mangiare i suoi escrementi. La
pena per Carmine Crozza e Giovanni Passannante è proseguita
oltre la loro morte. Le loro teste furono tagliate, studiate da
lombrosiani e conservate in un museo di Torino dove sono esposte
assieme ad altri anonimi resti di condannati per un qualche
reato.
L'opinione pubblica è stata avvelenata dai massmedia della
destra con martellanti campagne contro
i reclusi attuali. La gente è stata indotta a disprezzare ed
odiare i detenuti. Anche persone di orientamento democratico e
di sinistra sono state attirate in questo vortice di odio
violento del securitarismo. Sindaci di centro-sinistra si sono
lasciati andare a misure antiumanitarie contro i migranti ed i
senza tetto. I barboni vengono schedati da Maroni. Non avere
casa è diventato indizio di asocialità criminale.
Basterebbero alcune modeste e ragionevoli delegiferazioni per
ridurre la popolazione carceraria. Mi riferisco alla legge
Fini-Giovanardi sulla droga ed alle leggi sulla sicurezza.
Inoltre bisognerebbe
modificare profondamente i regolamenti carcerari e le normative
che graduano i penitenziari in tanti gironi di inferno. Non si
possono trattenere persone in galera per anni dopo avere
scontato
la pena inflitta dal Magistrato. Si debbono abolire il 41 bis e
tutte le norme di appesantimento oggi previste. Il carcere deve
essere il luogo in cui si sconta la pena inflitta dal Giudice
senza varianti che finiscono per diventare una seconda e più
pesante condanna.
Ma si farà un gran baccano soltanto per l'amnistia e l'indulto.
E' quanto interessa il senatore Dell'Utri
che domani sarà accanto a Pannella nello spettacolo allestito
per dopo la visita. Indulto ed amnistia che interessano appunto
Dell'Utri e molti altri della Oligarchia.
Pietro Ancona
http://www.ristretti.it/
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, August 09, 2010 5:18 PM
Subject: elogio della politica anonima ed acefala
Elogio della politica anonima ed acefala
Mi sono domandato del perchè e del come si sia creata una
profonda e trasversale (almeno nei vari comparti della sinistra)
corrente favorevole alla candidatura di Nichi Vendola alla guida
del centro-sinistra o del sinistra-centro come gli entusiasti
fautori denominano la coalizione vendoliana in competizione con
il centro-destra. Questa candidatura nasce dalla voglia di avere
una personalità che abbia una grande visibilità nel mercato
politico e che possa competere con Berlusconi e sconfiggere il
centro-destra. Una personalità sperimentata in Puglia sul
terreno della gestione amministrativa positivamente. Infatti si
dice: "pugliamo l'Italia!!" che si adatterebbe benissimo alle
trasformazioni che la politica italiana ha subito nel corso
degli ultimi venti anni e che hanno inciso profondamente nel
sistema istituzionale. I Sindaci, i Presidenti delle Province, i
"Governatori" vengono eletti direttamente dal popolo ed
addirittura le assemblee elettive che dovrebbero controllarli
decadono in caso di loro indisponibilità per malattia, per
arresto, per dimissioni. Sono quindi obbligate ad essere
accondiscendenti e collaboranti e addirittura a vigilare sulla
loro buona salute. Al Congresso di Torino del 1976 i socialisti
scelsero la strada della soppressione del Comitato Centrale e
della nomina di un Consiglio nazionale da affiancare al leader
Bettino Craxi. Il craxismo ha dato vita al leaderismo ed ha
contaminato di questa "novità" tutto il quadro politico. Il PCI
ha cercato di adeguarsi sia pure con le difficoltà di un partito
"pesante" che però presto sarebbe stato messo fuori gioco con la
chiusura della maggioranza delle sue sezioni e la crescita del
peso dei gruppi parlamentari o elettivi e degli amministratori
sui dirigenti veri e propri delle Federazioni e della Direzione.
IL giovane e disinvolto sindaco di Firenze Renzi e
l'europarlamentare dalla lingua puntuta Debora Serracchiani
sono la personificazione di questa "sinistra" senza comunismo.
Il processo si è accelerato dopo la crisi di tangentopoli e per
l'emergere di una nuova classe di imprenditori rivoltosi verso
la vecchia Confindustria degli Agnelli, dei Pirelli e delle
grandi famiglie del capitalismo italiano. Berlusconi ed i suoi
amici milanesi e del Nord est non hanno fatto mistero della loro
insofferenza verso il vecchio assetto del potere industriale e
finanziario e, forti di montagne di denaro guadagnate nel
terziario e nel sistema della media industria, hanno dato la
scalata al potere politico.
Compiacenti scienziati della politica intanto inventavano un
nuovo alfabeto in cui la parola chiave era
"modernità" e la cosidetta società liquida in cui possono
navigare soltanto partiti liquidi. Il tutto condito di belle
parole e profonde concetti che io traduco così: il contenitore è
uno ed uno soltanto: il liberismo. I partiti debbono adattarsi a
questo contenitore come un guanto si deve adattare alla mano.
Pensiero unico e partiti che competono per contendersene il
servizio. Tutto il sistema massmediatico
è funzionale a questo schema. In TV vediamo e chissà ancora per
quanto tempo vedremo sempre le stesse persone che ripetono sino
alla noia, alla saturazione, le stesse cose. In tutto si tratta
al massimo
di una ventina di "politici" che gli spettatori debbono
identificare con i partiti o i movimenti che rappresentano.
Ma perchè la personalità del leader diventa così importante,
così decisiva? Perchè nel bipolarismo delle cosidette democrazie
occidentali i programmi delle maggioranze o delle opposizioni
non sono mai davvero alternativi. C'è differenza tra Bush ed
Obama? Si tratta di sfumature o di articolazioni a volte
importanti ma interne ad una sola scelta di fondo. A volte si
tratta di contrasti radicali, fondamentali, come quelle che in
Italia dividono il PD dal PDL sulla questione morale, sull'uso
delle risorse pubbliche, sul ruolo della Magistratura. Ma la
politica estera e la politica sociale sono sostanzialmente
identiche. Sulla linea Marchionne non c'è differenza tra Pdl e
PD. Sull'Afghanistan idem.
In sostanza la opzione leaderistica a sinistra è surrogatoria
di un programma alternativo a quello delle classi dominanti.
Vendola diventerebbe la bandiera di una gestione onesta e pulita
delle stesse scelte fatte dal centro-destra. Non passa per la
mente di nessuno che è invece venuto il momento di fermare
questa involuzione personalistica e liberistica della politica
italiana e ridare voce alla classe operaia ed a tutte le forze
che si richiamano alla sua affermazione come classe dirigente ed
egemonica della cultura e della politica del Paese.
Riflettevo sul fatto che l'Europa ha conosciuto decenni di
guida politica socialdemocratica in Germania, in Francia, nei
paesi scandinavi, nella stessa Inghilterra Blair escluso (questi
non è mai stato socialista). In questi decenni che hanno fatto
civile l'Europa ed hanno creato un ceto medio di centinaia di
milioni di persone assistito da un welfare di straordinario
valore sociale il ruolo delle persone è sempre stato secondario
quasi invisibile rispetto a quello dei partiti. Abbiamo
conosciuto
statisti illustri come Oscar Palme, Willy Brandt, Francois
Mitterand quando sono diventati governanti
ma il socialismo europeo è stato fatto dai partiti "pesanti" e
dai programmi. La gestione della politica non è mai stata
personalistica ma espressione della scelta, della volontà
collettiva, delle organizzazioni
politiche e sindacali del blocco sociale di riferimento. Queste
socialdemocrazie si sono avviate ad un malinconico tramonto
quando hanno attenuato la loro identità di classe ed hanno
sposato gli interessi generali del capitalismo rinunziando a
condizionarne la funzione.
Ora, in Italia, questo blocco sociale di riferimento è stato
"posato" dal PD e dal Sindacato. Le altre strutture sociali come
la Cooperazione sono diventate a tutti gli effetti imprese
capitalistiche e multinazionali. I lavoratori sono stati
abbandonati come e con Cassiintegrati dell'isola dell'Asinara.
Vendola o Bersani o Veltroni o altri potranno vincere sul piano
elettorale Berlusconi o Fini o Bossi ma soltanto ingraziandosi
parte dello elettorato di questi e per fare la loro stessa
politica. Ma noi che interesse abbiamo a ciò? L'Italia che cosa
ne ricaverebbe?
Per questo credo che l'Italia diventerebbe un paese civile,
politicamente maturo, quando alla rissa dei galli che si beccano
in TV, si sostituiranno partiti forti e programmi alternativi,
quando ci avvieremo ad una fase politica anonima ed acefala ma
ricca di idee, programmi, proposte, realizzazioni, scelte
alternative.
Pietro Ancona
http://www.politicaresponsabile.it/temi/13/partiti-e-societa-liquida.html
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Saturday, August 07, 2010 5:16 PM
Subject: l'errore fatale di Niki Vendola
L'errore fatale di Vendola
Nel mare pieno di detriti della politica italiana, la
candidatura di Vendola ha suscitato interesse fino a
coinvolgere gruppi entusiasti di giovani e di militanti della
sinistra delusi ed irritati dalle debolezze e contraddizioni del
PD e dal catacombismo di molta parte dei comunisti da tempo
desaparecidos o unteground. Frequento internet e mi capita di
incontrare compagni che si battono per sostenere la candidatura
di Niki. La sua stella brilla non solo nell'emisfero sinistro
della politica italiana ma anche
in diversi ambienti della borghesia già berlusconiana e stanca e
schifata dal Cavaliere. Il mio farmacista che era stato
candidato alle comunali di Palermo per il PDL mi ha detto, con
un sorriso, che le sue simpatie per Vendola aumentavano e che
probabilmente lo avrebbe votato alla prima occasione utile.
Il fenomeno Vendola nasce dalla profonda delusione e dallo
smarrimento del popolo di sinistra sempre più perplesso di
fronte ai comportamenti a volte sconcertanti del PD. La recente
infelice
dichiarazione a favore di un governo Tremonti è stata la goccia
che ha fatto traboccare il carico di
insoddisfazioni che Bersani ha sollevato durante tutta la sua
gestione politica del partito. I gruppi
dei comunisti divisi tra seguaci di Ferrero, Rizzo, Di Liberto,
Ferrando si guardano in cagnesco e non riescono ad attuare una
politica di emersione dal sottosuolo e di ricomposizione in un
unico grande partito di classe. La federazione della sinistra
non decolla. In breve viviamo in un Paese che ha il Parlamento
più di destra che si possa immaginare. I programmi del Pdl e del
PD quasi coincidono in tutto. Anche IDV possiamo considerarlo un
partito populista di destra anche se ha salvato un poco di
decoro all'opposizione. Insomma, in questa palude fangosa
spunta come un fiore splendido questo politico, questa persona
onesta, militante dell'antimafia ed amministratore capace che
,contro i mammasantissima di D'Alema e di Fitto, ha vinto in
Puglia facendo della regione una Istituzione
popolare tra gli abitanti. fenomeno raro in Italia in cui le
regioni sono vissute come sanguisughe di risorse e luoghi del
privilegio dei politici e dei loro famuli e compari di merende.
Non ho dubbi che se Vendola arriverà a candidarsi alle primarie
del PD ( se mai si faranno) le vincerà
e si consacrerà leader dell'alternativa a Berlusconi per una
nuova stagione del centro-sinistra che molti già chiamano di
sinistra-centro.
Ma io considero perdente ed anacronistica la coalizione del
centro-sinistra. Prima di tutto perchè non è più l'Ulivo, non è
animata da nobili ideali che diedero vita al primo governo
Prodi. Oggi le pulsioni liberiste ed antioperaie sono fortissime
al suo interno: Letta, Ichino, Bersani, Fassino tra Marchionne e
i metalmeccanici hanno scelto Marchionne. La Confindustria li
interessa molto di più dei carcerati della Isola dei
Cassiintegrati. Condividono fino in fondo ed ancora di più il
feroce liberismo che sta sconvolgendo ed immiserendo venti
milioni di lavoratori dipendenti italiani. Il PD è per le
privatizzazioni e per il federalismo ed ha accordi sottobanco
con La Lega per buoni rapporti nel Nord del Paese. L'europeismo
del PD è di tipo iperliberista ed atlantico. D'Alema ha
bombardato Belgrado senza farsene tanti scrupoli. Fassino ed i
suoi pari si sono schierati con Israele contro i pacifisti della
striscia di Gaza e sostengono le guerre coloniali dell'Impero.
Il centro-sinistra di Vendola dovrà rinnovare tacitamente o
apertamente la conventio ad excludendum verso la sinistra
comunista decretata da Veltroni dopo il noto accordo elettorale
con Berlusconi. Gli sarà imposto da Bersani, Franceschini,
Fioroni...
Se Vendola vorrà il consenso di queste persone dovrà adeguarsi
alle loro idee. Non potrà mettersi in conflitto sostenendo cose
diverse. Se farà questo non sarà più Vendola ma un'altra cosa
diversa da quella che la gente crede di identificare.
Per quanto la sinistra comunista sia divisa e sotterranea è la
sola che sostiene la causa dei lavoratori e della pace e si
oppone alla svolta fascista e militarista della Confindustria.
Vendola fa finta di non vederla ed è a disagio. Non sa come
regolarsi e si limita a non respingere l'aiuto che gli viene
offerto da Ferrero o altri.
Ma l'errore fatale di Vendola è quello di accettare il
meccanismo delle primarie e della finta democrazia del
bipolarismo italiano. Le primarie sono riservate a persone che
hanno raggiunto una visibilità massmediatica forte. I massmedia
sono fondamentali al successo di un candidato. Non a caso le
primarie vengono dalla cosidetta democrazia americana dove la
lotta avviene tra miliardari o candidati di gruppi potenti
dell'economia e della finanza. Ma la popolarità di una persona
non basta
per avere la nostra fiducia. Berlusconi è popolarissimo e
riuscirebbe primo in tante primarie. Ma questo non fa di lui il
dirigente, lo statista di cui l'Italia ha bisogno.
Al meccanismo del bipolarismo e delle primarie bisogna
sostituire il ritorno alla proporzionale ed alle preferenze. Un
Presidente eletto dal Parlamento è preferibile ad un Presidente
o Governatore o Sindaco che per la legge attuale hanno un
terribile potere di ricatto sulle assemblee elettive. " Se cado
io, voi cadrete con me". La paradossale legge elettorale
italiana che mette il potere legislativo nelle mani di una
sola persona è inaccettabile e va cambiata.
Altro errore di Vendola è quello di schierarsi, acriticamente,
dalla parte delle Regioni così come sono
nella loro rivendicazione contro i tagli di Tremonti. Le Regioni
hanno un costo della politica diventato insopportabile, hanno
migliaia di consulenti di cui non c'è alcun bisogno, hanno
privatizzato ed appaltato quasi tutto riducendosi a terminali
erogatori di favori a cricche o a cordate di imprenditori che
hanno scoperto il denaro pubblico come lubrificante delle loro
imprese. Le Regioni italiane vanno
chiuse. Ha ragione Giorgio Ruffolo a proporre due maxiregioni
federate in sostituzione dei venti statarelli che stanno
dissanguando gli italiani. Due maxi-regioni e Comuni riformati
come voleva Carlo Pisacane.
Per questo e molte altre cose credo che il problema non sia
quello di fare il tifo per Vendola incentivando il suo naturale
accondiscendente tartufismo. Dobbiamo chiedere a Vendola di
costruire un movimento non per vincere le elezioni ma per dare
un partito ai lavoratori che da anni non l'hanno più e non hanno
più neppure sindacato. La CGIL è stata sequestrata da Bersani
come suo "capitale" nei negoziati per i voti dell'imprenditoria
italiana. Sono anni che invece di conquistare diritti ne toglie
assieme a Cisl ed Uil oppure limitandosi a fare il convitato di
pietra o il palo o il complice silente.
Venti milioni di lavoratori che hanno subito un vero e proprio
colpo di Stato ed hanno avuto decurtato il loro reddito del
cinquanta per cento, che dalla legge Biagi hanno visto i loro
figli diventare precari a vita e schiavi per pochi spiccioli,
con le pensioni saccheggiate pur essendo l'Inps attiva, hanno
bisogno di un Partito di un movimento che li difende. Non si può
vincere senza di loro o, peggio, contro di loro. Il problema
dell'Italia è ridare sicurezza a tutte queste persone, a quanti
sono minacciate dai licenziamenti e dalla perdita dei loro
diritti. Fare vincere una Oligarchia, seppure guidata da un
leader onesto e brillante, non il nostro obiettivo, Dobbiamo
fare vincere i diritti e una idea di società solidale ed
antimalthusiana. Con la ricostruzione dei diritti e della
sicurezza dei lavoratori ricostruiremo l'Italia civile e
solidale come è stata nei momenti più alti della sua vita
politica.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, July 30, 2010 6:19 PM
Subject: Fini: effetti collaterali sul PD
Fini: effetti collaterali su PD
Nel paese orribile in cui la gente si uccide nelle carceri, in
cui si può essere detenuti a vita nei manicomi criminali e
lasciati legati ad un letto di contenzione per venti anni, in
cui una bambina viene tolta alla madre perchè guadagna troppo
poco ed un'altra bambina viene tolta ai genitori perchè
abitavano una casa fatiscente, in cui altri bambini vengono
lasciati digiuni da un Sindaco che, tuttavia, continua a
percepire la sua lauta prebenda
e magari presto l'aumenterà come hanno fatto altri suoi colleghi
politicanti di professione, in un paese in cui succedono queste
e tante altre orribili cose, la rottura di Fini e del suo gruppo
con Berlusconi
e la sua destra corrotta avida ed insaziabile, è un segnale di
speranza, una piccola luce che si accende
nel buio di una deriva autoritaria fondata sull'odio sociale e
sull'accaparramento delle risorse.
Possiamo essere certi che Fini è una persona onesta. Se non lo
fosse, i mastini ed i molossi di Berlusconi che ha certamente
fatto setacciare accuratamente la sua vita lo avrebbero già
sbranato. E' importante, molto importante che alla base della
rottura tra Fini e Berlusconi ci siano valori etici, sia stata
posta una questione morale e si siano sollevati problemi
fondamentali di difesa dello spirito della Costituzione a
cominciare dai diritti civili.
Il campo di battaglia sul quale si è combattuta l'ultima
battaglia dentro il centro-destra è la cosidetta legge-bavaglio,
bloccata per una mobilitazione della opinione pubblica che ha
inciso profondamente e che è riuscita anche ad attirare
l'attenzione internazionale sull'Italia. Ma sappiamo bene che
non è soltanto questa la causa della frattura di una
collaborazione che ha coagulato una forte maggioranza di destra
che ha cambiato radicalmente il paese. Il razzismo leghista era
diventato troppo pesante ed arrogante negli ultimi due anni di
governo. Si può dire che le due fondamentali leggi sulla
sicurezza che hanno fatto scoppiare le carceri per i reati
inventati a carico dei migranti siano state volute da Bossi e
dai suoi. Anche il federalismo demaniale che sta impoverendo il
patrimonio dello Stato e che arricchirà tanti speculatori
privati è stato fatto sotto spinta leghista e porta il suo
marchio.
Fini ed i suoi portano la grave responsabilità di avere
condiviso finora tutte le scelte del centro destra anche le più
infami contro i diritti umani e civili. Portano la
responsabilità di un totale oblio della questione meridionale
dove classi dirigenti fatte di politicanti ingordi si
accaparrano e distruggono le poche risorse disponibili senza
dare uno sbocco alla grave crisi sociale. La Sicilia di Termini
Imerese,
la Sardegna dell'Isola dei Cassintegrati, la Calabria della
oligarchia di Loiero e dei suoi successori, la Campania di
Bassolino ed ora di Cosentino e Caldoro, sono diventati luoghi
di grande sofferenza sociale e disperazione. La demolizione
della scuola e della università aggiungono difficoltà e privano
di uno sbocco di occupazione i nostri professori. Quando sta
accadendo alla Fiat e nel mondo del lavoro per l'eversione degli
industriali che fanno carta straccia delle leggi e dei
contratti incupisce di molto il mondo in cui viviamo. Su
scuola, università, lavoro la voce di Fini non si è sentita come
non si è sentita quella della "opposizione"- Eppure, la sua
resistenza caparbia al berlusconismo produrrà effetti positivi e
di sinistra. Blocca la calamitazione verso il grande buco nero
della democrazia italiana del più grande partito
dell'opposizione parlamentare.
Fini è uomo di destra che ha scelto di spendersi per una
politica basata sulla civiltà e sul rispetto della Costituzione
e delle regole della democrazia. Non dobbiamo aspettarci da lui
più di quello che può dare ed è già tantissimo. Intanto mette un
argine alla continua degenerazione autoritaria del potere
ed alla guerra tra le grandi forze della democrazia italiana:
parlamento, magistratura, informazione.
Ma la sua coraggiosa e ferma iniziativa ha un effetto
collaterale assai importante: blocca lo smottamento a destra
del PD, blocca la ulteriore reticolazione del rapporto malsano
bipartisan tra parti essenziali del PD ed il Governo Berlusconi.
L'Italia ha bisogno di una opposizione basata sui valori e
sugli interessi di una parte cospicua della popolazione vessata
dal potere e dalle scelte della maggioranza. Il PD era diventato
assai somigliante
al Pdl specialmente nelle questioni essenziali di governo
dell'economia e nella collocazione con il padronato. Niente
distingueva più il PD dal Pdl sulle privatizzazioni a cominciare
dalla questione della acqua e sulla gestione dei servizi
comunali. Sui temi della pace e della guerra, il PD è da molto
tempo schierato con l'atlantismo più ottuso e servile. Ha tirato
la volata a Marchionne nell'attacco più grave che sia mai stato
compiuto in Italia ai diritti giuridici e civili dei lavoratori.
Il Parlamento italiano è stato finora sbilanciato a destra in
quasi tutti i suoi settori. Il Partito che Fini
creerà oggi introdurrà una nota dialettica positiva, bloccherà
il deragliamento a destra, riaprirà il dibattito sulle questioni
davvero importanti che il paese deve risolvere.
Il PD non è stato finora all'altezza dei problemi posti dalla
secessione di Fini ed ha reagito da bottegaio che teme di non
potere più fare i suoi buoni affari. Ora sarà costretto a
riflettere su se stesso e sul suo ruolo in Parlamento e nel
Paese. Dovrà decidere quale crisalide dovrà uscire dal bozzolo
dell'incocervo che tiene in ostaggio dieci milioni di elettori
di sinistra. Può il PD essere un Partito di destra quando Fini
ne ha foggiato con le sue iniziative e lotte politiche uno
moderno, civile,
bene accetto alla gente?
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: segreteria@cgilcampania.it
Sent: Friday, July 30, 2010 2:27 AM
Subject: la polonia in italia
La Polonia in Italia
Con una operazione truffaldina fatta alla luce del sole
Marchionne si sottrae alle leggi ed ai contratti
vigenti in Italia. Va da un notaio e con l'aiuto di alcuni
legulei del diritto costituisce una società Fiat che subentra
alla Fiat. Lo stabilimento Giovanbattista Vico forse sarà
chiamato diversamente e sarà giuridicamente appartenente ad una
nuova entità ma tuttavia è una clonazione della Fiat, partorita
dentro il corpo e con la stessa proprietà. Gli Agnelli succedono
a se stessi. Si limitano a cambiare ragione sociale al solo
scopo di truffare i lavoratori, sciogliersi da ogni obbligo,
scegliersi la mano d'opera disponibile alle condizioni che
Marchionne si degnerà di dettare e ridettare e che magari
saranno ancora più dure ed opprimenti di quelle già firmate
qualche giorno fa a Pomigliano e poi a Torino.
Al fine di disattendere agli obblighi di rispettare il
contratto di lavoro a Marchionne è stato suggerito, magari dai
"complici" di Sacconi, di non fare iscrivere la newco alla
Unione degli Industriali di Napoli. Non so quali legulei abbiano
suggerito i due escamotages (newco e non iscrizione) che fanno
acqua da tutte le parti. In primo luogo è chiarissimo che si
sta compiendo un falso. Tutti sappiamo che la newco non è
affatto newco ma la Fiat travestita. L'operazione Alitalia non è
evocabile dal momento che la cordata della Cai era costituita da
persone fisiche e giuridiche diverse da quelle dell'Alitalia. In
secondo luogo, secondo la generale interpretazione delle norme
che regolano il passaggio delle società queste avvengono sempre
rispettando i vincoli e le obbligazioni da parte della società
subentrante. Non credo che il signor Marchionne che ha concepito
o fatta propria questa spregevole e furbastra soluzione per
evadere gli obblighi di un contratto di lavoro che non è tra i
migliori d'Europa perchè concede ai metalmeccanici italiani il
quaranta per cento in meno di quello tedesco e di quello
francese possa azzerare tutto, ricominciare da capo, fare come
se la storia cominciasse ora. Che farà delle anzianità maturate
dai dipendenti? Che farà la nuova società delle obbligazioni
contratte dalla Fiat Pomigliano?
Anche la cancellazione dalla Confindustria non gli servirà a
molto. Il contratto è legittimato dalla sua
stessa applicazione. Non credo che ci sarà magistrato che potrà
accettare per buono il nuovo contratto della Newco. Il principio
erga omnes, nella sua logica lettura giuridica, esclude che una
furbata possa danneggiare interessi vitali ed essenziali delle
persone legate al diritto di avere un trattamento equo e
rispondente ai principi della Costituzione.
Marchionne ritiene di potere trasferire le condizioni che
detta in Polonia in Italia. Ritiene che con
due mosse da azzeccagarbugli possa fare i suoi comodi. Fare il
manager in questo modo annullando le leggi ed i regolamenti che
si ritengono di impedimente è davvero da volgare scippatore.
L'industria automobilistica tedesca o francese che paga salari
migliori di quelli italiani non ricorre ai trucchi che questo
signore sfoggia in Italia. Purtroppo abbiamo un governo
indecente moralmente e politicamente incapace di esercitare la
sua autorità per impedire questo squallido traccheggio.
La Fiat si conferma per quella che è sempre stata nella storia
d'Italia fin da quando un Agnelli riuscì a fare fuori i veri
soci fondatori dello stabilimento ed impossessarsene. E' sempre
vissuta appoggiandosi al potere politico ed anche militare
quando è stato il caso per pagare bassissimi salari ed imporre
condizioni da caserma. Allo Stato italiano ha succhiato risorse
immense. I lavoratori sono talmente poveri da non potere
resistere un mese senza salario ma gli Agnelli hanno una
cassaforte munita e presidiata che li fa ricchissimi. Ora si
vuole imporre una sovversione dell'ordine sociale cancellando i
contratti e per fare questo con l'aiuto di qualcuno costruisce
carte false.
Mi chiedo quale dignità abbiamo le istituzioni italiane a
subire tutto questo, a farsi trattare da colonia
dal signor Marchionne. Anche un Governo di destra dovrebbe
avere la dignità di reagire e di tutelare l'ordinamento dal
sovversivismo di una industria che oltretutto non gioca a carte
scoperte e chissà quali altre amare sorprese ci riserva. Il
Parlamento che tace e gira la testa da un'altra parte ne esce
assai male. I mille oligarchi che lo compongono sono soltanto
dei privilegiati a cui non importa il decoro che l'operazione
Marchionne spazza via. Si torna all'era delle caverne.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Wednesday, July 28, 2010 6:00 PM
Subject: Serbia Zastava: bombardamenti ed affari
Serbia-Zastava: bombardamenti ed affari
L'Italia ha partecipato attivamente ai bombardamenti della
Serbia del 1999. Belgrado fu sottoposta per settantasette giorni
a spaventose incursioni aeree della Nato che non si limitavano a
distruggere ma hanno anche avvelenato l'ambiente e le persone.
Non sappiamo quante centinaia di migliaia di persone siano morte
dopo la guerra. Se esiste una statistica viene tenuta celata per
via di interessi a non dispiacere l'UE e la Nato. La grande
fabbrica Zastava fondata nel 1853 marchio di una affermata
automobile fu devastata. I suoi 36 mila operai persero il
lavoro. Il governo D'Alema fu molto attivo e scrupoloso nella
realizzazione dei piani di bombardamento. L'apparato industriale
della Serbia, eredità del glorioso comunismo di Tito che dava
lavoro e sicurezza a milioni di lavoratori, fu annientato. Il
Danubio fu inquinato da una onda di cianuro che ne distrusse
ogni forma di vita. I lavoratori addetti allo sgombero delle
macerie ed alla ricostruzione della Zastavo sono morti quasi
tutti di cancro. Molti conducono una desolata esistenza di
malati terminali. Ma, nonostante abbiano usato terribili armi
cancerogene all'uranio ed al fosforo ed ancora continuano ad
usarle, l'Italia e l'Occidente si ritengono una civiltà
superiore che diffonde nel mondo valori di libertà e di
democrazia.
Ora la Fiat di Marchionne, per un accordo-capestro estorto due
anni orsono al governo della Serbia che ha un disperato bisogno
di uscire dall'isolamento e dalla discriminazione della Nato e
dell'Unione Europea (che hanno riconosciuto il Kossovo come
Stato indipendente e sovrano strappandolo dalla viva carne della
nazione), ristrutturerà e rilancerà la fabbrica occupando una
modesta parte dei lavoratori anteguerra. Riceverà in dono 150
ettari di terreno, diecimila euro per ogni occupato, esenzioni
ed agevolazioni fiscali, tutte le infrastrutture necessarie e
financo una zona franca per la Fiat per l'importazione di
prodotti semilavorati. Un ben di Dio, una vera e propria
cornucopia di beneficts, ai quali vanno aggiunti i finanziamenti
della Banca Europea degli investimenti.
Gli operai avranno una paga massima di quattrocento euro
mensili che sono pochi anche per la povera Serbia. Inoltre gli
operai saranno praticamente militarizzati, dovranno sottostare a
condizioni di lavoro disumane riducendosi a vero e proprio
macchinario vivente, non dovranno fiatare e sottoposti ad un
regime di spionaggio poliziesco del quale la Fiat ha una antica
e ricca esperienza risalente al ventennio fascista e proseguita
con il professore Valletta inventore dei famigerati reparti
confino e delle schedature dei lavoratori e delle loro famiglie.
La Serbia stringe i denti ed accetta anche le condizioni più
dure. Si è già prestata a qualsiasi richiesta avanzata dalle
multinazionali che si sono insediate nel suo territorio. Temo
che non starà molto attenta ai problemi di inquinamento delle
acque e del territorio. Forse noi siciliani siamo stati attenti
allo impatto ecologico creati dalla Montedison e dall'Eni a Gela
e Siracusa? Abbiamo cominciato a parlarne soltanto dopo
l'evacuazione di un intero paese e la nascita dei bambini
deformi. Pur di avere un lavoro ci si è sottoposti ad ogni
pericolo. Lo stesso accadrà alla reindustrializzazione serba ad
opera di capitalisti stranieri e multinazionali.
I lavoratori serbi che ne hanno ancora memoria rimpiangeranno
il socialismo della Repubblica presieduta da Tito garante di
mezzo secolo di pace e di prosperità. Ora sono ridotti ad
accettare qualsiasi condizione senza quella libertà predicata
dall'Occidente. Se si azzardano a parlare male dei dirigenti
della Fiat verranno immediatamente espulsi dalla fabbrica e
condannati alla disoccupazione con le loro famiglie.
La Serbia dovrebbe essere risarcita a miliardi di euro per i
danni subiti dai bombardamenti Nato. Ma
la regola dei rapporti di forza vuole che invece pagherà per
tornare ad avere industrie e lavoro.
La classe operaia italiana non deve accettare l'indicazione
strategica di Marchionne e della Confindustria: tutti uniti come
italiani contro gli altri. E' menzognera l'affermazione secondo
la quale nella globalizzazione gli interessi nazionali vanno
difesi da un fronte unico fatto di governo, industriali e
sindacati. Se questa affermazione fosse vera il comportamento
della Fiat dovrebbe privilegiare in primo luogo gli interessi
del territorio nazionale. Non è così. La Fiat si serve del basso
costo di lavoro che può avere all'estero per ricattare ed
abbassare la condizione di vita dei suoi dipendenti in Italia.
Se proprio non può fare a meno di trasferirsi.
Per questo ritengo importante la internazionalizzazione della
lotta dei lavoratori sulla base di obiettivi comuni da sostenere
in Europa: Salario Minimo Garantito, Contratto Unico Europeo,
settimana lavorativa di 35 ore, umanizzazione della catena di
montaggio, bando dei sistemi WMC e simili.....Revisione radicale
dei parametri iperliberisti di mastricth e di Lisbona..
Nello scontro nazionalistico o campanilistico i lavoratori
saranno sempre perdenti. Ci sarà sempre un posto in cui la
manodopera costerà di meno. Il lavoratore italiano deve essere
fratello di quello polacco o serbo.
Oggi l'Europa dell'Est è diventata il laboratorio della destra
economica e sociale per l'abbassamento del tenore di vita delle
persone e l'abbrutimento del lavoro. Ma la stessa Europa è stata
testimone della grande civiltà del socialismo che portava i
lavoratori in palma di mano. La fabbrica comunista era a misura
di uomo. I diritti nelle fabbrica e nella società venivano
rispettati ed ognuno aveva la sicurezza
di vivere senza l'angoscia di perdere tutto con la
disoccupazione e di dovere espatriare.
Il socialismo, attraverso i Marchionne e la loro folle voglia
di ridurre le persone a schiavi tremebondi,
ritornerà di grande attualità. Tornerà ad essere la speranza
dell'umanità spaventata dalla barbarie del liberismo.
Pietro Ancona
http://cronologia.leonardo.it/la72b.htm
http://www.pasti.org/pona.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Zastava
http://www.francarame.it/node/534
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, July 26, 2010 7:05 PM
Subject: Fiat, Torino, riunione dei "complici" con palo.
pubblicato su Megachip
FIAT. Torino, riunione dei "complici" con palo.
Si apre una settimana cruciale per lo sviluppo del colpo di
stato sociale che la Confindustria ed in particolare la Fiat
stanno realizzando in Italia con l'aiuto di Sindacati fedigrafi
e politici ruffiani.
Si riunisce a Torino e non a Roma, al Ministero del Lavoro, una
riunione convocata da Sacconi con Marchionne, Cisl ed Uil,
Cgil, il sindaco di Torino ed il Presidente della regione Cota.
Si dovrebbe scongiurare il trasferimento della produzione da
Torino alla Serbia. La povera Serbia accetterebbe di farsi
spolpare fino all'osso accollandosi la costruzione di grande
parte dello stabilimento ed assicurando condizioni fiscali di
coloniale favore ivi compresa una zona franca fiat. Inoltre
consegnerebbe al Gran Visir degli Agnelli gli operai ben
selezionati a prezzi stracciati, ultradisciplinati, disponibili
a qualsiasi sacrificio pur di portare a casa un pezzo di pane:
quattrocento euro al mese. .Insomma più o meno alle
condizioni degli schiavi che costruirono le Piramidi. Sono gli
stessi operai che avevano dato vita alla Jugoslavia del
Presidente Tito, una grande civiltà del lavoro e del socialismo
distrutta dai bombardamenti Nato.Peccato che la Serbia non li
possa militarizzare come fece Mussolini durante le guerre
africane. Allora gli operai se "indisciplinati" su segnalazione
della Fiat potevano finire difronte al tribunale Militare di
Guerra e rischiavano anche la condanna a morte oppure a
lunghissimi e durissimi periodi di detenzione.
Argomento della riunione con i "complici" (Sacconi così
definisce il rapporto confindustria-governo-sindacati) alla
presenza confermata del Palo (la CGIL che non se la sente di
aderire al club dei complici ufficialmente ma è costretta a
colpi di sperone dal PD, da Chiamparino, da Letta, da Veltroni
etc..a stare alle condizioni che pone la Fiat) è la cosidetta
"affidabilità" che dovrebbe essere garantita, si dice, dai
sindacati ma si intende dalla Fiom. Dei sindacati di base, che
pure hanno una loro significativa eroica presenza tra i
lavoratori, non si parla nemmeno. Basta cancellarli con un
trattino di penna ed ogni tanto decimarli con qualche
licenziamento ben mirato! I giornali e le Tv sanno che debbono
ignorarli oppure, quando proprio non se ne può fare a meno di
parlarne definirli estremisti, pericolosi fondamentalisti, teste
calde, antipatriottici.
Dopo la vicenda di Pomigliano seguita dai licenziamenti di
rappresaglia quotati in borsa sono portato a credere che abbia
davvero ragione Eugenio Scalfari a dubitare della consistenza
dei programmi e delle prospettive reali della Fiat. Scalfari
dice che la Fiat si è salvata aggrappandosi alla Chrysler e
facendosi finanziare da Obama e dal Sindacato Uaw e che
l'investimento in Serbia avviene a condizioni specialissime ad
esborso quasi zero della Fiat. Insomma, osserva in controluce e
senza concedere molto credito il radioso cammino di Marchionne
che riesce a scippare il malloppo soltanto sfruttando lo stato
di bisogno e la crisi altrui. In effetti, se si seguono i
movimenti di Marchionne si ha l'impressione di trovarsi difronte
ad un giocoliere, al napoletano con compare che fa il gioco
delle tre carte e ti invita ad indovinare quella vincente:
Qual'è la carta vincente della Fiat?
Il lugubre Bossi, unendosi ad una lamentazione di prefiche
maledicenti la Fiom che metterebbe in pericolo l'occupazione,
dice: "Senza lavoro non ci sono diritti". Per sottointendere:
prendiamoci il lavoro ed ai diritti penseremo un'altra volta...
La riunione di Torino presieduta da un Ministro del Lavoro che
sarebbe meglio chiamare degli Industriali si propone lo scopo di
ottenere nuove e significative concessioni dai Sindacati e dalla
pubblica amministrazione. I sindacati dovrebbero garantire la
cancellazione de facto di diritti garantiti dal ccnl, dalle
leggi e dalla Costituzione e fare anche da mazzieri del padrone
come i sindacati americani mafiosi che piacciono tanto a
Marchionne. Dovrebbero tenere l'ordine, incitare i lavoratori a
fare fino in fondo il loro dovere di macchinari viventi, isolare
le teste calde, segnalarle all'ufficio risorse, accettare il
loro confino nei reparti più duri. E' cambiata qualcosa dalla
Fiat di Valletta che confinava gli operai comunisti e della Cgil
nei reparti dove si moriva prima come la verniciatura di una
volta?
A Torino si farà un altro passo avanti, un'altra stazione di
via crucis lungo la strada apertasi venti anni fa con
l'abolizione della scala mobile e lastricata di diritti perduti
fino ai "refusi" fatti in malafede da Sacconi con il consenso
dei "complici". Venti milioni di italiani che vivono di lavoro
dipendente sono sottoposti ad un attacco che non ha precedenti.
L'obiettivo è la cancellazione della libertà e delle sue regole
nei posti di lavoro. Un obiettivo al quale lavorano in molti
delle maggioranza e della opposizione parlamentare. C'è più
opposizione nella cultura giuridica e sociologica che tra
partiti e sindacati che una volta erano dalla parte dei
lavoratori.
Pietro Ancona
http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=206&artsuite=4
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, July 24, 2010 1:03 PM
Subject: la truffa newco e l'attacco al ccnl
La truffa Newco
Sembrerebbe che la Fiat abbia allo studio il progetto di
inventarsi una newco a Pomigliano per riassumere, alle sue
condizioni, il personale che le farà comodo, punire con il
licenziamento il quaranta per cento che ha osato sfidare il
Divino A.d. Marchionne, creare una realtà ab novo simile a
quella Alitalia. Il caso Alitalia viene studiato attentamente ed
assunto a modello per la nuova società.
Per quanto i giuristi della Fiat possano essere di altissimo
livello e di grande abilità non potranno tuttavia ignorare che
c'è una differenza insuperabile tra la situazione Fiat
Stabilimento G.B.Vico e
l'Alitalia. La cordata di imprenditori che ha dato vita alla Kai
era costituito di persone fisiche e giuridiche diverse da quelle
che costituivano l'Alitalia. Nel caso della Newco di Pomigliano
sarebbe la Fiat che succederebbe a se stessa, Marchionne a
Marchionne, la famiglia Agnelli alla famiglia Agnelli.
Quindi si tratterebbe di una operazione che simulerebbe un
cambiamento di ragione sociale che in effetti non c'è. Una
truffa!
C'è una volontà del padronato italiano di sciogliersi dai
vincoli della legalità, di profittare del proprio potere per
rovesciare il tavolo e riportare a condizioni premoderne le
regole del lavoro. La Fiat sembra pronta a non iscriversi alla
Confindustria per non avere obbligazioni contrattuali. Vorrebbe
fuoriuscire dal sistema contrattuale che sente troppo stretto ed
inadatto alla realizzazione delle sue voglie di dominio e di
profitto.
Per quanto la posizione della Marcegaglia sia apparsa di freno
a quella di Marchionne non credo che ci sia un reale dissenso
nel campo padronale. Emerge con sempre maggiore chiarezza la
voglia di ribaltare ogni accordo e di organizzare un regime in
cui alla bilateralità degli accordi subentrerà subito
la unilateralità della volontà padronale già apparsa a
Pomigliano. "Queste sono le condizioni! Prendere o lasciare".
Naturalmente si sa che il "lasciare" è del tutto retorico dal
momento che i lavoratori non hanno alternativa. Hanno bisogno di
lavorare per vivere e potrebbero, in caso di necessità,
acconciarsi anche alle condizioni più umilianti e più dure.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Thursday, July 22, 2010 7:49 PM
Subject: I licenziati in borsa e l'osceno sindacalismo italiano
I licenziati in Borsa e l'osceno sindacalismo italiano
La Fiat ha avuto uno strepitoso successo in borsa. Il titolo è
aumentato del 6,41 per cento dopo la
comunicazione del buon andamento del trimestre e della scissione
in due della Impresa. La Fiat auto prosegue la sua marcia nella
globalizzazione verso una produzione di sei milioni di auto
ritenuta la sola vincente nella competizione attuale.
Questo brillante successo borsistico è stato preparato
meticolosamente con alcune operazioni
aggressive rivolte a neutralizzare l'insuccesso di Marchionne
nel referendum di Pomigliano. Gli azionisti danno le pagelle sul
conflitto sociale, sui diritti, sulla forza del sindacato.La
Fiat doveva rassicurarli di avere un mano un nodoso bastone e di
tenere l'ordine. Cinque lavoratori sono stati licenziati.
Scelti tra gli aderenti o esponenti della Fiom e dello SliCobas
che sono
i sindacati che continuano a restare tali e cioè a svolgere le
funzioni di tutela dei lavoratori che Cisl UIL ed altri
sindacati gialli hanno dismesso da un pezzo. Marchionne in
persona è intervenuto su "Repubblica di oggi" sul licenziamento
di uno degli operai. Ha testualmente detto: "perchè si deve
tollerare che uno dice di portare il figlio dal medico e poi va
a scioperare?" Qualcuno dovrebbe fargli osservare che non c'è
proporzione tra il "delitto" commesso e la pena inflitta. In
secondo luogo il licenziato potrebbe benissimo aver portato il
figlio dal medico ed utilizzato il resto del tempo per
partecipare alla manifestazione con i suoi compagni di lavoro.
In terzo luogo, partecipare ad una manifestazione per
difendere i diritti e la dignità messi in pericolo dalla
introduzione di sistemi WMC ha una valenza morale che non può
essere disconosciuta. I licenziamenti sono stati una fredda e
per certi versi maramaldesca risposta all'insuccesso della
pretesa mafiosa di condivisione di una riorganizzazione della
produzione basata sullo sfruttamento intensivo del lavoro con
accordi illegali ed anticostituzionali che sono già stati
denunziati alla magistratura ed all'Inail con un esposto che
evidenzia le gravi patologie scheletrico-muscolari-nervose alle
quali andranno incontro i lavoratori.
Marchionne ci fa sapere che produrrà in Serbia la manovolume
che "con sindacati più seri" si faceva a Mirafiori. La "serietà
" alla quale allude Marchionne è quella fin qui dimostratagli da
Cisl ed Uil ma che evidentemente non gli basta per stare
tranquillo. La Fiom e la stessa CGIL non sarebbero "seri" e
pertanto vengono additati come responsabili del trasferimento
all'estero dell'impianto. Insomma chi difende i diritti è
responsabile della fuga all'estero delle aziende. Anche il
meschino e tartufista quadro politico italiano interviene per
lamentarsi dell' estremismo della FIOM e dei Cobas che
metterebbero a repentaglio l'occupazione. Ma la Fiat si
trasferisce all'estero perchè la povera Serbia, assetata dal
bisogno di creare occupazione, pagherà quasi per intero lo
stabilmento. Cosa che a suo tempo è successa a Termini Imerese.
I paesi poveri e bisognosi di lavoro sono disposti a pagare
coloro i quali si degnano di impiantarvelo. La Fiat quindi avrà
contributi dallo Stato serbo e potrà avere a disposizione una
manodopera da pagare meno della metà di quella italiana. Questo
problema delle disuguaglianze salariali dentro l'Unione Europea
sta diventando allarmante: c'è una formidabile spinta al
livellamento verso il basso e di sottrazione di diritti da una
imprenditoria cinica, irresponsabile, alla ricerca di profitti
"mordi e fuggi" e di zone nelle quali si possono permettere di
inquinare senza grossi problemi. Ne sappiamo qualcosa per quanto
è accaduto in Sicilia negli anni sessanta nei poli siracusano e
gelese della petrolchimica. Se la globalizzazione abbisogna di
regole lo stesso dicasi
dell'area della Unione Europea dentro la quale i paesi dell'Est
sono diventati una vasta area per la delocalizzazione di
impianti provenienti da democrazie economiche e sociali più
mature ed avanzate.
Sindacati e sinistra non fanno nulla per fronteggiare questa
terribile deriva verso l'inabissamento dei diritti e del welfare
in Europa. Non esiste una linea di fronteggiamento dei salari e
dei diritti dall'attacco padronale. Bisognerebbe chiedere il
Salario Minimo Garantito in tutta la Unione Europea ed avviare
la contrattazione europea. Potrebbero iniziare i metalmeccanici
con la presentazione di un progetto di
Contratto Collettivo Europeo di Lavoro che potrebbe ribaltare
la tendenza alla decontrattualizzazione sostenuta dalla
Confindustria ed appoggiata in Italia da Cisl ed Uil.
Ma le scelte che stanno compiendo sindacati italiani come la
Cisl e l'UIL sono davvero oscene. Bonanni ha elogiato
"l'accordo" di Pomigliano e ne fa un modello da estendere a
tutte le imprese italiane. Insomma è d'accordo con la
Marcegaglia, Sacconi e con Marchionne: bisogna dare una forte
sterzata
e cambiare le regole ed i contenuti del lavoro riportandolo agli
estremi parametri indicati per il massimo sfruttamento della
prestazione umana. E' immorale, è osceno che coloro i quali
sono preposti alla difesa dei diritti dei lavoratori si facciano
portavoce della ideologia del padronato. Se padronato e
sindacato parlano lo stesso linguaggio e condividono le stesse
cose i lavoratori si ritroveranno nella solitudine di chi è
costretto a chinare la testa o a cercare una via di salvezza
diversa da quella che finora era assicurata da una normale
dialettica del conflitto sociale.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, July 18, 2010 4:22 PM
Subject: Difendere la libertà operaia per difendere la
Costituzione
Difendere la libertà operaia per difendere la Costituzione
E' singolare constatare come difronte ad un involgarimento
brutale dell'atteggiamento del padronato e della destra la
reazione del leader della CGIL, il sindacato per antonomasia
degli italiani, sia di attenuazione dei toni, soft, gentile,
direi quasi delicata. Epifani dice che la Fiat "sbaglia" a
licenziare i quattro operai Fiom, che questo licenziamento
riscalderà gli animi e produrrà una "radicalizzazione".
Intanto non si può dire che abbia radicalizzato la sua
posizione. Il segretario della CGIL si limita ad invitare la
Fiat alla riflessione. Questo dichiarare il licenziamento che è
sempre un estremo atto di rottura un "errore" mi ha fatto
ricordare la polemica di parte della sinistra con i cosidetti
"compagni che sbagliano". Certo si trattava di cose molto
diverse ma mi è venuto il dubbio che immedesimandosi nell'ottica
aziendale della Fiat Epifani abbia appunto voluto indicare un
errore di comportamento che renderà più difficile la
realizzazione del progetto di "nuova fabbrica" che potrebbe
essere attuato appunto se Marchionne non renderà imbarazzante
la manovra del sindacato per fare accettare e digerire senza
grossi scandali la nuova organizzazione del lavoro WMC. Un
buffetto simile era stato dato a Marchionne da Bonanni che, a
fronte della scomposta e nervosa reazione del capo della Fiat,
lo aveva invitato alla prudenza, ad aspettare che, pressati
dall'incubo della disoccupazione, i lavoratori di Pomigliano
venissero a più miti consigli....
La Fiat non tornerà indietro. I quattro lavoratori potranno
avere giustizia dal Giudice se e quando l'avranno e sempre che,
nel frattempo, con la complicità dei sindacati, non verrà
approvato l'allegato lavoro che rende assai difficoltosa la vita
dell'art.18 e sempre che non verranno limitati i poteri del
Magistrato ed il diritto al ricorso dei lavoratori. C'è in
corso, con la collaborazione di autorevoli parlamentari del PD,
uno smantellamento delle norme che tutelano i diritti dei
lavoratori. Non è da escludere che il Parlamento, con la finta
opposizione del PD, non pervenga a modifiche che si limiteranno
al semplice indennizzo del licenziamento. Intanto Sacconi riesce
ad infilare "refusi" nelle leggi che vengono approvate per la
direttissima del voto di fiducia come quello che riduce le
pensioni del sei per cento e aumenta fino a 42 anni di anzianità
la soglia per mettersi in quiescenza.
I toni degli esponenti del padronato diventano di giorno in
giorno sempre più pesanti, aggressivi, offensivi. La Presidente
della Confindustria si è spinta fino alle accuse di sabotaggio,
accuse assai pesanti degne di essere querelate perchè
costituiscono grave calunnia e diffamazione. I lavoratori
vengono esposti tutti i giorni sulla colonna infame ed additati
al ludibrio pubblico. E' stata fatta ed è in corso una
scientifica campagna di denigrazione e di criminalizzazione che
ha toccato il suo acme
nelle scomposte performance di Brunetta.
Questa campagna è funzionale ad un radicale rivoluzionamento
della condizione del lavoro in Italia
che dovrebbe perdere la dignità che gli è garantita dalla
Costituzione collocandolo a base della Repubblica. Il lavoro
deve essere totalmente deregolamentato e sopratutto deve perdere
ogni carattere
di accordo bilaterale contrattato tra impresa e sindacati. Le
condizioni saranno stabilite soltanto dalla Impresa ed i
lavoratori dovranno soltanto adeguarvisi. Prendere o lasciare!
E' la vecchia idea liberista di Pannella del contratto
individuale che viene offerto e che può essere accettato o
rifiutato. Idea basata sulla menzogna di una parità di
condizione tra imprenditore e lavoratore bisbigliata anche dal
Ministro Sacconi. Il Sindacato perde la sua funzione di
rappresentanza che ha avuto per oltre un secolo e si avvia verso
altri interessi legati alla gestione di fondi e di enti
bilaterali o trilaterali. I lavoratori italiani resteranno
sempre venti milioni ma socialmente sarà come se non
esistessero. Non viene forse da anni predicata fino alla nausea
la scomparsa della "classe operaia"? A fronte di questa
enorme operazione di "bonifica" reazionaria del teatro sociale
abbiamo un rafforzamento del ruolo
delle associazioni imprenditoriali che diventano sempre più
importanti nelle scelte del governo. Non è stata forse la
Marcegaglia a dare lo sta bene alla "manovra" di Berlusconi?
Giunge notizia di una iniziativa della CGIL di Potenza di
creare un fondo di resistenza per sostenere
i lavoratori licenziati fino al giudizio. Condivido l'iniziativa
e spero che venga presto attuata.
Solleva un problema esistente ed acuto, il problema di
Confederazioni Sindacali forti di oltre dieci milioni di
iscritti paganti per delega che non destinano un solo euro
alla assistenza dei lavoratori e delle loro famiglie. Un fondo
per sostenere i licenziati dovrebbe essere istituito
nazionalmente e dovrebbe servire anche per altre finalità
sociali connesse al benessere dei lavoratori.
Ma in Italia il Sindacato non dà niente e dobbiamo augurarci
che non si incontri mai con il padronato e con il governo. Ad
ogni incontro sottrae sempre qualcosa ai suoi rappresentati!!
Pietro Ancona
http://www.marcegaglia.com/
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From: pietroancona@tin.it
To: fiom.webmaster@sicilia.cgil.it
Sent: Thursday, July 15, 2010 6:03 AM
Subject: Indecent work
Impugnare davanti al Giudice l'indecent work di Pomigliano e
di Torino
L'accordo di Pomigliano è un concentrato di illegalità ed un
vero e proprio attentato alla salute psico-fisica dei lavoratori
tutelata dalla Costituzione, dal Codice Civile, dalla legge 626
sulla sicurezza, dall'OIL. Non si possono trasformare esseri
umani in macchinario vivente sottoposti ad un regime lavorativo
regolato dal sistema WMC ed Ergo Uas, Dice testualmente
l'accordo: "
5) Organizzazione del lavoro
Per riportare il sistema produttivo dello stabilimento
Giambattista Vico alle migliori condizioni degli standard
internazionali di competitività, si opererà, da un lato, sulle
tecnologie e sul prodotto e, dall'altro lato, sul miglioramento
dei livelli di prestazione lavorativa con le modalità previste
dal sistema WCM e dal sistema Ergo-UAS.
Le soluzioni ergonomiche migliorative, derivanti
dall'applicazione del sistema Ergo-UAS, permettono, sulle linee
a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un
regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo
collettivo, nell'arco del turno di lavoro, che sostituiscono le
attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Sui tratti di linea
meccanizzata denominati 'passo - passo', in cui l'avanzamento è
determinato dai lavoratori mediante il cosiddetto 'pulsante di
consenso', le soluzioni ergonomiche migliorative permettono un
regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo
collettivo o individuale a scorrimento sulla base delle
condizioni tecnico-organizzative, che sostituiscono le attuali
due pause di 20 minuti ciascuna. Per tutti i restanti lavoratori
diretti e collegati al ciclo produttivo le soluzioni ergonomiche
migliorative permettono la conferma della pausa di 20 minuti, da
fruire anche in due pause di 10 minuti ciascuna in modo
collettivo o individuale a scorrimento.
Con l'avvio del nuovo regime di pause, i 10 minuti di incremento
della prestazione lavorativa nell'arco del turno, per gli
addetti alle linee a trazione meccanizzata con scocche in
movimento continuo e per gli addetti alle linee 'passo-passo' a
trazione meccanizzata con 'pulsante di consenso', saranno
monetizzati in una voce retributiva specifica denominata
'indennità di prestazione collegata alla presenza'.
L'importo forfetario, da corrispondere solo per le ore di
effettiva prestazione lavorativa, con esclusione tra l'altro
delle ore di inattività, della mezz'ora di mensa e delle assenze
la cui copertura retributiva è per legge e/o contratto
parificata alla prestazione lavorativa, per tutti gli aventi
diritto, in misura di 0,1813 euro lordi ora. Tale importo è
onnicomprensivo ed è escluso dal TFR, dal momento che, in sede
di quantificazione, si è tenuto conto di ogni incidenza sugli
istituti legali e/o contrattuali e pertanto il suddetto importo
forfetario orario è comprensivo di tutti gli istituti legali e/o
contrattuali. "
La prestazione lavorativa pretesa dalla Fiat è incompatibile
con la tutela della integrità psico-fisica dei lavoratori. Non
si possono obbligare persone a lavorare per un intero turno a
digiuno ed a ridurre le pause soltanto a due di dieci minuti
ciascuno. Bisogna poi vedere la qualità della prestazione che si
pretende e che potrebbe causare seri disturbi alla struttura
scheletrica, muscolare e nervosa del lavoratore. Non si tratta
di picchi di prestazione pretesi una tantum quanto di un regime
che deve essere sostenuto per tutti i giorni dell'anno senza
alcuna variazione. Credo che l'applicazione del sistema WMC e
del sistema Erga Uas pretesi dalla Fiat debbano essere impugnati
davanti al Magistrato italiano e davanti agli organismi preposti
alla sicurezza del lavoro in Italia e nel mondo.
L'organizzazione del lavoro proposta dalla Fiat va impugnata
perchè causerà conseguenze sulla salute dei lavoratori. I
sistemi proposti debbono essere banditi dagli stabilimenti
perchè fortemente usuranti e possibile causa anche di seri
disturbi psichici e fisici.
Credo che si dovrebbe produrre subito un testo di impugnativa
dell'accordo di Pomigliano davanti al Giudice per prevenire i
danni che potrebbero derivarne dal momento che il lavoratore è
costretto alla prestazione perchè non ha alternative e dal
momento che l'incauta firma delle organizzazioni sindacali e la
negazione delle ragioni addotte dalla Fiom lo hanno privato
di una possibilità di difesa e di mediazione
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml
http://www.raggix.it/download/specializzandi_mobbing2.pdf
http://www.wikilabour.it/Default.aspx?Page=OIL&AspxAutoDetectCookieSupport=1
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, July 09, 2010 4:49 PM
Subject: La lettera di Marchionne
LA LETTERA DI MARCHIONNE
Due atti significativi danno il via all'attuazione del progetto
Fiat a Pomigliano d'Arco. La riconferma a Torino degli accordi
stipulati con le organizzazioni consenzienti alla presenza dei
segretari confederali Bonanni ed Angeletti ed una lettera di
Marchionne inviata a tutti gli operai di Pomigliano d'Arco con
la quale spiega le ragioni dell' inedito nazionalismo della
multinazionale. La Fiat ha stabilimenti in Polonia, in Brasile,
ha fatto importanti accordi negli Usa, ha tenuto la spada di
Damocle di una possibile riconferma in Polonia della Panda, ma
oggi si cinge del tricolore e scrive che bisogna combattere la
concorrenza straniera e magari indurre investitori esteri a
venire in Italia. Parla della debolezza strutturale del sistema
industriale italiano e spiega che le misure che ha proposto e
che sono state accettate da alcuni sindacati sono una scelta,
una risposta a questa debolezza. La ricetta è semplice:
aumentare la produttività e diminuire il costo. Non ha ritenuto
di prendere atto delle ragioni sostenute da tanta parte dei
lavoratori nel referendum. Non ha invitato la Fiom né il
sindacato di base e non ha voluto spostare di una sola virgola
il testo degli accordi già siglati da Cisl ed Uil.
La lettera, con tutto il suo paternalismo da fratello maggiore
che racconta di se e del suo rapporto con Fiat e si compiace di
condividere con le maestranze la salvezza dell'azienda nel 2004
in procinto di fallire, nega che i diritti costituzionali siano
messi in discussione o addirittura sospesi. Tutto va bene, tutto
è in ordine, si può e si deve partire.
A questa rinnovata sfida ai lavoratori del gruppo Fiat, alla
minaccia che si fa a tutti i lavoratori italiani
che dovranno cooperare come quelli della Fiat per guarire la
debolezza strutturale dell'industria, si dovrebbe rispondere in
modo adeguato e sviluppando le critiche che sono già state fatte
al contratto di Pomigliano. Certo la situazione è penosa dal
momento che due confederazioni nazionali e due sindacati
aziendali condividono la linea di Marchionne. Tuttavia è
inaccettabile una svolta così radicale nella condizione dei
lavoratori, una svolta che fa regredire allo stato
precontrattuale il rapporto di lavoro che da ora in poi sarà
disciplinato unilateralmente dall'azienda. In fondo, anche i
sindacati firmatari a Pomigliano non hanno modificato di una
sola virgola il testo dell'accordo. Si sono limitati
educatamente ad inserire una norma di raffreddamento della
procedura in fondo di nessuna importanza.
Temo molto la qualità della opposizione che sarà messa in
campo dalla CGIL e dalla Fiom. La CGIL dovrebbe essere contraria
all'accordo come la FIOM dal momento che i due punti che aveva
sollevato non sono stati accolti e che quindi persiste la
lesione dei diritti costituzionali di sciopero e di malattia. La
Fiom dovrebbe fare valere la sua difesa del ccnl. Ma è possibile
che la diplomazia segreta
svolta in questi giorni che hanno visto una massiccia ed a volte
financo affannosa mobilitazione dei massimi leaders del PD che
si sono spesi in ripetute esortazioni alla capitolazione della
Fiom abbia prodotto i suoi risultati. Fiat non sarà disturbata
realmente nei suoi piani. L'opposizione persisterà ma non
ostacolerà in alcun modo il manovratore che potrà fare quello
che vorrà. Naturalmente lo stabilimento di Termini Imerese
resterà chiuso.
Pietro Ancona
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=754150&lang=it
http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=658&dt=2010-07-09&src=TLB
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, July 05, 2010 12:16 PM
Subject: Un accordo da non fare
Un accordo da non fare
Il gioco di sponda del PD con la Fiat ha finito con il produrre
i suoi nefasti risultati. Il maggiore partito di opposizione
quasi del tutto disinteressato del terremoto sociale che ha
investito i lavoratori italiani limitandosi a proporre qualche
panacea di capitalismo compassionevole è intervenuto con i suoi
maggiori calibri. D'Alema, Fassino, il Sindaco di Torino,
Veltroni, Letta, Bersani, tutti latitanti davanti ai
licenziamenti dei professori o al disastro sociale della
Sardegna od al fenomeno degli stiliti e dei trasferimenti allo
estero dei nostri impianti industriali, si sono sentiti in
dovere di intervenire, rilasciare dichiarazioni, organizzare un
Convegno a Pomigliano per schierare tutte le batterie contro i
resistenti e per inglobare la Fiom tra le truppe di ascari a
sostegno di Marchionne. Il PD si è confermato il più importante
partito Fiat. Ha presentato le sue credenziali a Marchionne ed
alla Confindustria per convincerli che è più bravo di Berlusconi
nel fare i loro interessi. Ha confermato la sua propensione
confindustrialista già manifestata con la elezione a deputati di
autorevoli esponenti del padronato. Le ragioni addotte per
indurre la Fiom a firmare sono tante. Si sostiene che il modello
Pomigliano non sarà esportato nel sistema delle relazioni .
Resterà un caso isolato. Trattasi di una menzogna smentita dal
morboso interesse della Marcegaglia e della Confindustria, che
in passato non si erano mai spese moltissimo per la Fiat, alla
stipula di un accordo che introduce deroghe al regime
contrattuale che finiranno con l' abolirne le regole generali .
Ogni realtà si comporterà secondo la possibilità delle aziende
di forzare le situazioni magari aiutandosi con la minaccia della
disoccupazione. Si chiede alla Fiom di conservare il bene
dell'unità sindacale. L'unità è stata certamente un bene decenni
fa quando la Fim era diretta da Carniti
e l'autunno del "salario variabile indipendente" segnò una
civilizzazione dei rapporti di lavoro. Da moltissimi anni
l'unità sindacale è un disvalore, qualcosa che funziona contro i
diritti dei lavoratori. Se analizziamo gli accordi unitari
stipulati nell'ultimo ventennio ci rendiamo conto che si è
sempre trattato di togliere qualcosa ai lavoratori e di
aumentare il potere ed i diritti delle imprese. Verso lo Stato,
l'unità ha funzionato cedendo moltissimo sul sistema
pensionistico, sul collocamento, sulla stabilità del posto di
lavoro. I lavoratori sono diventati più ricattabili per gli
accordi stipulati da sindacati che, unici al mondo dopo quelli
americani, sono strumenti di abbassamento dei salari e delle
tutele.
Se la Fiat ha deciso davvero di fare la Panda a Pomigliano
d'Arco ( cosa della quale continuo a dubitare) credo che farà
l'accordo con la Fiom. L'accordo si baserà sulla rinunzia alla
lesione dei diritti costituzionali: sciopero e tutela della
malattia ma sarà pesantissimo per i lavoratori, assai più
pesante di quello di Melfi che ha già logorato parecchio la
salute fisico-psichica dei lavoratori. I pronunciamenti di
Landini ed il documento della Fiom danno per scontata
l'accettazione di tredici dei quindici punti del decreto
Marchionne. La Panda sarà fatta con turni senza interruzione e
si lavorerà giorno e notte per produrla a condizioni che
richiedono la spremitura di tutte le energie fisiche e mentali.
Anche emendato dei due punti controversi e anticostituzionali,
l'accordo sarà terribile. Per un pezzo di pane, per un salario
modesto, si dovrà sottostare a condizioni al limite della
sopportabilità del corpo umano. Se la Fiom finirà con il
sottoscrivere queste condizioni di riduzione degli operai a
macchinario vivente, a utensili umani, come temo ma non mi
auguro, uscirà ideologicamente e culturalmente sconfitta e
trasformata. Questo contratto sarà l'equivalente di un
Congresso. Quello che conterà dal giorno dopo sarà soltanto
l'interesse della azienda a produrre di più sempre di più alla
condizione di estremo rendimento della manodopera. Il lavoro
degli operai che costruirono le Piramidi d'Egitto o degli
schiavi che realizzarono gli acquedotti romani al confronto con
ciò che si chiede ai metalmeccanici sarà di umanità e di
rispetto. Lo staffile tecnologico sarà più doloroso di quello di
cuoio.
Pietro Ancona
http://www.ultimenotizie.tv/notizie-economiche/pomigliano-incontro-fiat-sindacati-la-prossima-settimana.html
http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, July 04, 2010 8:10 PM
Subject: I cialtroni
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: img press
Sent: Sunday, July 04, 2010 4:56 PM
Subject: I cialtroni
I cialtroni
Sono molto offesi con Tremonti i Vicerè delle Regioni
meridionali accusati di cialtroneria per non aver saputo
spendere i soldi della Unione Europea ma sopratutto perchè si
oppongono alla manovra
governativa che vorrebbe privarli di cinque miliardi di euro. Ha
sicuramente sbagliato il Ministro Tremonti a compiacere i
suoi amici leghisti prendendosela con i meridionali non solo
fannulloni ma anche inefficienti ed incapaci di usare i mezzi
messi a loro disposizione. Ma lo sbaglio consiste nell'avere
qualificato cialtroni soltanto gli Oligarchi del Sud. Non c'è
Regione d'Italia che si salvi e che possa affermare di essere
"virtuosa". C'è chi ritiene di essere virtuoso perchè ha messo i
bilanci a posto senza però dirci come ha fatto e di quanto si è
indebitato. I consiglieri del Veneto si fanno pagare le spese
mortuarie dalla Regione anche se l'infausto evento avviene a
venti anni di distanza dal loro mandato. Il Presidente Formigoni
ha creato una fitta rete di "ambasciate" nelle capitali del
mondo con personale addetto superstipendiato. Ogni volta che si
reca in visita all'estero si muove un apparato paragonabile a
quello di un Capo di Stato. Ho letto di migliaia di consulenze
stipulate dalla Provincia di Bolzano....
Le Regioni fanno muro contro il Governo assieme ai Comuni che
piangono miseria ma non rinunziano alle follie delle Notti
Bianche, delle Feste e dei Festini. La città di Palermo non ha i
soldi per pagare la refezione ai bambini, ma non vuole
rinunziare al Festino di Santa Rosalia. Cammarata non rinunzia
ed intanto aumenta del 55 per cento la tassa per il servizio di
nettezza urbana. Soltanto il Presidente della Regione Sarda ha
espresso la volontà di sopprimere le province e tante inutili
società pubblico-private create per dare stipendi da favola ad
amministratori famuli e azionisti dei partiti. Ma vedrete che
non se ne farà niente.
Lo faranno saltare in aria come hanno fatto i Pd con Soru che
si era permesso di impedire la speculazione edilizia fino a 500
metri dal mare.
Le Regioni sono palle di piombo sempre più grosse che faranno
presto affondare l'Italia. Sono vicereami lussuosi abitati da
oligarchie equiparate a senatori e con gruppi di dirigenti che
nuotano nell'oro.
Un tizio è andato in pensione in Sicilia con un assegno di
quasi 1500 euro al giorno che è scandaloso anche se si fosse
trattato di un genio. Mentre la manina di Sacconi tenta di
sottrarre in modo fraudolento ("refuso") la tredicesima ai
pubblici dipendenti tutta l'area del personale politico e
dell'alta dirigenza
si concede trattamenti sempre più elevati.
Molto più dei 25 miliardi della manovra potrebbero essere
recuperati dalla soppressione di società inutili e di consulenze
fatte per favorire amici degli amministratori. Quante sono le
consulenze delle Regioni e dei Comuni italiani? E' vero che
superano il milione? Quanto costa mediamente una consulenza?
Eppoi: quanti sono gli amministratori creati con l'introduzione
delle privatizzazioni? Perchè quasi tutti i servizi comunali e
regionali sono stati sottratti al controllo della Corte dei
Conti?
Colpisce il perfetto allineamento del PD al PdL nella
demagogica protesta di Oligarchi regionali e Comunali contro lo
Stato. Il PD non ha avuto quasi nulla da dire per la
devastazione della Scuola e per il degrado del sistema
pensionistico. Non ha nulla da dire contro l' abbassamento dei
salari e l'aumento dello sfruttamento dei lavoratori nelle
fabbriche. Ma vuole che i privilegi dei Vice Reami
restino intatti e sottratti a qualsiasi controllo.
Il PD avrebbe potuto mettere in campo una proposta di
partecipazione delle Regioni e dei Comuni
alla manovra economica del Governo. Si è guardato bene dal
farla. Ernani, Formigoni, Rossi e quanti altri parlano tutti la
stessa lingua...
Ora con il federalismo demaniale si venderanno i beni che
riceveranno dallo Stato. L'Italia non sarà più "nostra" ma di
coloro che la compreranno. Con il federalismo fiscale creeranno
altri cespiti di entrate a danno dei contribuenti per finanziare
oligarchie politiche elette con una legge che è quanto di più
cervellotico ed antidemocratico si potesse immaginare.
Pietro Ancona
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2010/07/03/visualizza_new.html_1849353546.html
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, July 02, 2010 8:01 AM
Subject: Il PD assedia la Fiom
Il PD assedia la Fiom
Domani si svolgerà a Pomigliano un Convegno del PD per
discutere la situazione determinatasi dopo il referendum dei
lavoratori che pur dando la maggioranza dei voti al "si" non è
stato sufficiente a convincere la Fiat ad andare avanti con
l'investimento. Investimento che resta avvolto nelle nebbie. Non
si capisce perchè la Fiat vorrebbe spostare a Pomigliano la
produzione della Panda mentre afferma che lo stabilimento
polacco è in grado di fornire auto di grande qualità a costi
assai più contenuti di quelli italiani. La Fiat pretendeva un
grado di adesione più alto al suo progetto già condiviso da Cisl
ed Uil. Il 61% non gli è bastato e non vorrebbe avventurarsi con
una opposizione tanto forte tra i lavoratori.
Singolare modo di concepire la maggioranza. Non si voleva un
referendum con libertà di adesione ma una accettazione di tutti
o quasi tutti per potere giustificare il regime di ferro e di
oppressione che il successore di Valletta vorrebbe instaurare,
un regime ancora più rigido di quello di Melfi e di introduzione
in Italia del sistema WMC che riduce i dipendenti a muli da
fatica, a macchinario vivente.
Perchè il PD, che si è distinto per la sua latitanza da tutte
le grandi vertenze che si sono sviluppate nel nostro Paese
negli ultimi anni, interviene a Pomigliano con una iniziativa
ufficiale dopo un referendum che in qualche modo costituisce
l'inizio di una resistenza attiva e di una riscossa dei
lavoratori e del sindacalismo non servile del nostro Paese? C'è
stata la grande vicenda della Scuola in cui sono stati
licenziati e sono ancora in discussione diecine di migliaia di
licenziamenti ed il PD non si è fatto vivo tranne che per
qualche comparsata nelle manifestazioni più eclatanti. C'è stata
la fioritura (chiamamola così) degli stiliti, delle proteste
operaie in cima ai tetti e si è visto soltanto Franceschini
quando era in corsa per la segreteria ma soltanto per farsi un
pochino di propaganda. All'Isola dei Cassiintegrati ed in
Sardegna dove si è creato un enorme bacino di sofferenza o nelle
vicende di Termini Imeresi non si può dire che il PD abbia
brillato per la sua partecipazione, per avere dato un aiuto ai
lavoratori ed alle loro famiglie. Insomma, centinaia di migliaia
di lavoratori italiani travolti dalla crisi non sono stati
assistiti dal PD se non con qualche distratto comunicato.
Ora a Pomigliano D'Arco si fa un Convegno non certo per
rafforzare la posizione della FIOM che ieri ha ribadito il suo
no all'accordo e riproposto le sue condizioni (rispetto delle
leggi e del contratto),
ma appunto per dare a Cisl ed UIL la cornice di un sostegno
politico alle loro posizioni e sostenere la CGIL che vorrebbe
aggiungere la sua firma a quella di Bonanni ed Angeletti.
La riunione di domani dovrebbe sottolineare l'isolamento della
Fiom ed indurne il gruppo dirigente
a soddisfare le pretese di Marchionne.
E' possibile che il PD si presenti a Pomigliano d'Arco con
qualcosa in tasca. E' possibile che abbia ottenuto da Marchionne
il ritiro dei punti del suo decreto che violano la legge e che
comunque non potrebbero reggere ad un ricorso al Magistrato. Ma,
per tutto il resto, tira la volata alla Fiat nel suo progetto,
sostenuto dalla Confindustria e dal Governo, di totale
cancellazione di ogni diritto e di riduzione delle fabbriche e
dei posti di lavoro a vere e proprie caserme militari in cui il
peso della gerarchia sia schiacciante. Il PD dice si al sistema
WMC ed accetta l'idea dello scambio diritti contro lavoro.
Sarà dunque ancora più difficile per la Fiom continuare a
resistere.. Il peso del PD interviene nella vicenda non più con
il pronunciamento di singoli dirigenti ma con una decisione
ufficiale. Un Partito che di schiera apertamente dalla parte
della Fiat e delle sue pretese e ricatta i lavoratori: se non
accettate resterete senza lavoro. La certificazione del più
grande partito di opposizione di una volontà aziendale che non
si può rifiutare.
L'intervento del PD stronca anche il ritorno della speranza a
possibili alternative ad una crisi che viene pagata dai
lavoratori. Il voto di Pomigliano aveva detto che i lavoratori
continuavano a difendere i loro diritti anche nelle condizioni
più gravi, anche se l'alternativa è la disoccupazione. Questa
posizione di fiducia in se stessi e nella possibilità di una
strada diversa da quella imposta dal padronato aveva
incoraggiato i lavoratori italiani e li aveva indotti ad alzare
la testa. Il PD interviene per dire che nessuno si faccia
illusione. Dalla crisi si esce come vogliono i padroni ed alle
loro condizioni. Meno diritti, meno salari, meno welfare.
Naturalmente gli Oligarchi del PD a cominciare da coloro che
hanno rovinato Pomigliano e la Campania con venti anni di
sperperi della gestione Bassolino continueranno a fare parte
dell'establiscement, a godere dei loro privilegi ed a
bacchettare coloro che si permettono di non ubbidire con
immediatezza agli ordini dei Marchionne.
Pietro Ancona
http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=445475
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=747461&lang=it
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From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, July 01, 2010 9:57 AM
Subject: La sentenza Dell'Utri e Pisanu
La sentenza Dell'Utri ed il Sen.Pisanu
La relazione Pisanu ha gelato quanti si erano gettati a
capofitto sulla sentenza Dell'Utri per mondare la nascita di
Forza Italia da ogni possibile sospetto di incubazione e
partecipazione mafiosa. La pirandelliana sentenza della Corte di
Appello di Palermo aveva decretato che Dell'Utri era stato amico
e sodale della mafia fino al 1992. Da quella data in poi avrebbe
chiuso con le sue frequentazioni di cattive compagnie, avrebbe
cominciato una nuova e virtuosa vita dedicandosi alla
costruzione del partito di Berlusconi e conquistandosi una
vittoriosa carriera politica. La sentenza ha messo in dubbio la
trattativa Stato-Mafia e un tentativo di fare luce sulle stragi
e sugli attentati del periodo 92/94 e slegato la fine dello
stragismo dal fortunato esordio del nuovo Partito in grado di
riempire il vuoto creato da tangentopoli e dalla fine della
Prima Repubblica. La sentenza Dell'Utri fa una periodizzazione
di un prima e di un dopo 1992 che sembra una forzatura come fu
una forzatura quella creata con la sentenza Andreotti. Perchè
questa periodizzazione? Evidentemente per sganciare Forza Italia
da ogni sospetto di essere in qualche modo un partito della
mafia. Se Dell'Utri dopo il 1992 non è più uomo di collegamento
della mafia con il mondo degli affari e delle professioni è
conseguente che il partito di cui è cofondatore è pulito e
deriva da altro e da altre cause.
Il senatore Pisanu, Presidente della Antimafia, riapre la
discussione su quegli anni che la sentenza avrebbe voluto
chiudere per affermare non solo che la trattativa Mafia-Stato ci
fu, ma anche che la mafia non ha mai dismesso di occuparsi di
politica. Certo non lega la nascita di Forza Italia alla mafia
ma chiede un approfondimento di quanto è successo allora. Che
forze dello Stato abbiano contribuito alle stragi sembra oramai
quasi acclarato. La luce che si è fatta su un importante
personaggio della Questura di Palermo, capo della mobile ed uomo
dei servizi segreti è uno dei tanti tasselli che confermano una
convergenza Stato-Mafia in determinati obiettivi e quanto è
stato raccontato da Massimo Ciancimino e dal pentito Spatuzza.
Perchè Pisanu riaccredita una interpretazione dei fatti che i
maggiorenti del suo Partito si erano affrettati a smentire?
Perchè interviene in un massiccio bombardamento massmediatico
volto a fare della sentenza di Palermo la negazione di quanto
scoperto o intuito o scritto sul biennio 1992/94 uno dei più
terribili della storia patria? Perchè probabilmente prevale in
lui l'uomo di Stato su l'uomo di Partito. E' di provenienza DC e
nella DC personaggi devoti allo Stato più che al Partito ne
abbiamo conosciuti: Fanfani, Moro, Andreatta e molti altri.
Inoltre la sua relazione è un prodotto collegiale del Parlamento
e come tale credo che abbia molta più importanza politica di una
sentenza che potrebbe essere capovolta o smentita dalla
Cassazione e che comunque riguarda un collegio limitato di
persone.
In ogni caso l'intervento di Pisanu è stato tempista,
opportuno e provvidenziale. Ha tagliato le gambe subito a coloro
che vorrebbero oscurare un periodo terribile della nostra
storia, il periodo al quale è seguito lo sfascio del Paese, la
sua perdita di identità democratica, la sua frattura interna, la
sua svendita attraverso il federalismo, le cartolarizzazioni e
le privatizzazioni. Sbaglia, a mio parere, il Procuratore Grasso
quando dice che ci vogliono le "prove". Innanzitutto le prove
dovrebbe essere lui a cercarle ed a procurarle. In ogni caso
anche se ancora non esiste una prova di tutto, esistono prove di
tanti singoli eventi. L'uccisione degli eroici poliziotti Di
Piazza e Agostino che salvarono la vita di Falcone all'Addaura è
una. La condanna di Contrada è un'altra......I processi a carico
del generale Mori, la villa di Riina lasciata incustodita e di
fatto affidata alla mafia etc..etc...etc...
Condivido quindi la dichiarazione di Rita Borsellino che
afferma. ''Le parole di Pisanu smentiscono palesemente chi
appena ieri, con ragionamenti paradossali, ha cercato di
leggere, nella pesante condanna inflitta al senatore Dell'Utri,
la negazione della trattativa tra Stato e mafia".
Pietro Ancona
Accludo alla presente il testo integrale della relazione della
Commissione Antimafia che dovremmo tutti leggere
http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/Rel.Stragi-30-giugno-2010.doc
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, June 30, 2010 12:33 PM
Subject: Una sentenza politica
Una sentenza politica
E' vero che il processo riguarda soltanto il suo oggetto e
cioè la persona o le persone che vengono chiamate a rispondere
alla giustizia di loro atti. Ma se il processo riguarda una
persona
pubblica, un senatore della Repubblica, il fondatore di una
formazione politica che da quasi venti anni
è al potere in Italia, uno tra i massimi collaboratori del
Presidente del Consiglio l'oggetto del processo ci riguarda ed
interviene nella nostra vita nazionale. La storia d'Italia è
costellata da processi e sentenze che hanno influito sulla vita
pubblica. Ricordo per tutti il processo Notarbartolo e quello ai
dirigenti dei Fasci Siciliani. Aveva ragione il procuratore
Gatto a sottolineare la valenza storica della sentenza. Ma la
Corte di Appello di Palermo gli ha dato una risposta negativa
che indebolisce il prosieguo della lotta alla mafia perchè non
contribuisce a fare chiarezza su quanto è accaduto in Italia
dopo la stagione stragista. La limitazione allo spartiacque del
1992 del comparaggio di Dell'Utri con la mafia escluderebbe che
la fondazione di Forza Italia sia avvenuta con il concorso di
questa. Ma come si fa a stabilire se una persona cessa di
essere nell'orbita della mafia ad una precisa data? E' la
stessa domanda che ci eravamo posti per la sentenza Andreotti.
Non viene spiegato come il soggetto cessa di essere invischiato
con la criminalità. Che cosa è successo ? Quale è stato l'evento
che ha convinto i giudici della fuoriuscita di Dell'Utri dalla
orbita mafiosa? Quali atti, quali documenti, testimoniano di
questa svolta nella sua vita?
La sentenza di ieri produce effetti negativi sulle indagini e
sulla ricostruzione di quanto è accaduto tra il 1992 ed il 1994.
Non suffraga le rivelazioni del pentito Spatuzza che sono state
ritenute attendibili da tanti magistrati e sono state
riscontrate. Se Dell'Utri non ha rapporti con la mafia dal 92 in
poi tutto il capitolo di investigazioni faticosamente fatte nel
corso di questi ultimi anni riguardanti la trattativa
Stato-Mafia, responsabilità di servizi segreti e quant'altro
stava emergendo dal mistero fondativo della Seconda Repubblica,
viene indebolito. Ma, sebbene la sentenza abbia lanciato
segnali di questo segno, io sono portato a condividere
l'affermazione di Ingroia che prevede una continuazione delle
indagini che non possono essere chiuse dalla lettura
assolutoria che la sentenza ha fatto del post 1992.
Colpisce la spocchia, l'arroganza dell'atteggiamento di Dell'Utri
a commento della sentenza. Ha mandato le sue "condoglianze" al
procuratore Gatto. Ha espresso giudizi sulla Corte che a suo
parere sarebbe stata onesta ma pavida ed ha glorificato la
figura del mafioso Mangano, stalliere di Arcore, che da vero "omo
di panza" non ha parlato e non ha raccontato nulla che potesse
nuocere a lui o a Berlusconi. Questa esaltazione del silenzio
omertoso del mafioso è una implicita condanna dei pentiti
che non sarebbero "eroi" come Mangano ma "infami" perchè
collaborano con i magistrati.
Ma domani è un altro giorno. Dopo la sentenza Andreotti la
lotta alla mafia non perse vigore e recuperò terreno. Spero che
succeda lo stesso dopo la sentenza Dell'Utri. Lo Stato deve
essere liberato dalla mafia. L'impresa non è facile e l'Italia
di oggi non dà molto sostegno a quanti la combattono.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: Giuseppina Ficarra
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, June 29, 2010 3:26 PM
Subject: Una sentenza di assoluzione
Una sentenza di assoluzione
Il senatore Dell'Utri è stato condannato a sette anni di
carcere per la sua collaborazione alla mafia precedente al 1992,
anno fatidico e spartiacque politico della storia d'Italia. Dal
1992 inizia il ciclo di Forza Italia e del Berlusconismo che
avrebbe rivoltato l'Italia "come un calzino" promessa fatta dal
grande leader e puntualmente mantenuta. In effetti, l'Italia è
stata rivoltata, resa irriconoscibile: è oramai un immenso
cimitero di rovine di ciò che fu una nazione con grandi tratti
di civiltà e di modernità, seppur con le sue tare e le sue zone
oscure. Ora siamo una una Repubblica controllata da un
proprietario di televisioni come lo fu per qualche anno la città
di Taranto, poi fallita, nella mani di un tale Giancarlo Cito,
poi condannato a quattro anni per concorso esterno in
associazione mafiosa. Non è da escludere che l'Italia, come
Taranto, finisca con il fallire dopo essere stata depredata del
suo patrimonio come sta avvenendo con il trasferimento alle
Regioni dei suoi beni con il cosidetto federalismo demaniale.
Intanto, una grossa corrente di destra alimentata dalle
associazioni del padronato, è impegnata in una opera di
demolizione della Costituzione e dei diritti dei lavoratori e
delle persone ed una grassa Oligarchia bipartisan fatta da
migliaia e migliaia di professionisti della politica e dai loro
famuli divora fette sempre più grosse delle risorse del Paese e
vive di privilegi inaccettabili.
In effetti si tratta di una assoluzione del Dell'Utri
politico, fondatore di Forza Italia, referente della mafia e
difensore dell'eroico stalliere di Arcore. Quello che ha fatto
prima del 1992 può riguardare la giustizia e la cronaca
giudiziaria. Non ci interessa se non come cronaca nera.
Trattasi di relazioni di un cittadino qualsiasi, seppur
influente, con la potente mafia siciliana. Interessa invece e
moltissimo al Paese che cosa è stato Dell'Utri dal 1992 in poi
e stabilire se è vero o no che alla base della formazione di
Forza Italia ci sia stata una trattativa che avrebbe chiuso
il periodo stragista culminato nell'assassinio di Borsellino e
Falcone e gli attentati al patrimonio artistico italiano. La
sentenza ritiene il Senatore Dell'Utri innocente per quanto ha
fatto nel corso degli ultimi venti anni che sono stati gli anni
del grande potere berlusconiano. Insomma, non c'è niente di
malavitoso e di mafioso nella sostanza del potere politico del
ventennio trascorso e tutto va spiegato in chiave diversa
di come l'avevamo immaginato e, con buone ragioni, sospettato..
Ricordo la letizia della avvocatessa Bongiorno, oggi pezzo
grosso del PDL e Presidente della Commissione Giustizia della
Camera, nell'annunziare al senatore Andreotti l'esito del suo
processo. Andreotti era stato condannato ma prescritto per le
sue frequentazioni malavitose fino al 1982 ed assolto per tutto
il periodo successivo. Anche Dell'Utri, come Andreotti, viene
liberato dall'accusa che grava su di lui per tutta la sua lunga
militanza politica. Non andrà mai in galera e non si unirà ai
settantamila infelici e disgraziati ristretti in carceri
abominevoli che possono contenerne la metà. Non conoscerà mai
questa terribile stazione del calvario di tante persone.
A quanti a sinistra sperano in un ribaltamento della sentenza
in Cassazione osservo che trovo inaccettabile una giustizia con
tre gradi di giudizio che possono esprimere tre sentenze
diverse. Quello che conta è la constatazione di un sistema
giudiziario in preda a spinte e pulsioni diverse e spesso
opposte che non garantisce nessuno e che degrada a vista
d'occhio e non solo per gli attacchi quasi quotidiani di
Berlusconi e della destra.
Prendiamo atto che con la sentenza di oggi è stato mondato da
ogni sospetto di radicamento nella mafia il movimento
berlusconiano. Questo movimento da oggi è ancora di più
legittimato a stravolgere quello che resta dell'ordinamento
costituzionale italiano. Legittimato da una certificazione
antimafia rilasciata dalla Corte di Appello di Palermo.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: primapagina@rai.it
Sent: Monday, June 28, 2010 8:45 AM
Subject: obiettività
Caro conduttore Campi,
lei si è mostrato scandalizzato per la profanazione delle tombe
dei vescovi ed ha attribuito all'antipapismo della cultura
protestante questo gesto. Naturalmente non gliene frega niente
della profanazione dei corpi e della psiche dei bambini e delle
bambine che sono stati violati in quantità industriali dai
preti.
Inoltre dovrebbe avere rispetto per la cultura protestante che
non è l'anacronistica religione-stato
che ci opprime in Italia.
Inoltre ha avuto parole sprezzanti per l'Iran che Israele si
accinge a bombardare. L'Iran non ha mai aggredito nessuno e
semmai è stato vittima per istigazione di Israele e degli USA
della guerra mossagli dall'Iraq. l'Iran ha diritto alla bomba
atomica perché Israele ne ha un arsenale. Solo la bomba atomica
iraniana potrà fare deterrenza di pace inducendo la bellicosa
Israele a lasciare in pace i suoi vicini. Le ricordo il
bombardamento di gaza e la distruzione del Libano.
Lei è giornalista embedded e lavora per un editore che è bene
ammanigliato nel sistema di potere e di appalti italiani
Cordialità
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, June 27, 2010 9:05 AM
Subject: Ill G20 per i miliardari
Il G20 per i miliardari
Effetto positivo dello scatenamento degli animals spirits
del capitalismo che usano finanza, commercio e guerre per fare
arricchire a dismisura la casta dei miliardari è la riscoperta
del marxismo, del socialismo ed anche delle esperienze concrete
del comunismo nei paesi nei quali si è realizzato. Il G20
riunito in Canada ed isolato dal mondo da uno scandaloso
apparato di sicurezza costato oltre un miliardo di dollari ci fa
sapere che nei prossimi due anni (?) si dovranno dimezzare i
deficit statali, che la guerra in Afghanistan potrà durare altri
cinque anni, che è assai probabile una aggressione di Israele
all'Iran e che nessuna misura seria sarà presa per tagliare gli
artigli agli speculatori della finanza, ai pirati che hanno
messo in ginocchio il mondo intero inondandolo di titoli fasulli
per migliaia di miliardi di euro. In quanto al disastro
ecologico planetario provocato dalla multinazionale BP nel
Golfo del Messico se n'é occupata una Corte di Giustizia che ha
annullato il modestissimo intervento di Obama per una sospensiva
di sei mesi delle perforazioni sottomarine. Non sia mai che i
petrolieri non possano fare i loro comodi! I diritti del
capitale valgono assai di più della buona salute del pianeta e
dei suoi abitanti!
Per nostra disgrazia Russia e Cina si sono omologate al
modello liberista e sono diventate collaborazioniste sia pure
passive dei progetti aggressivi degli Usa. Hanno commesso
l'errore di isolare l'iniziativa di Turchia e Brasile sul
nucleare iraniano scoraggiando una possibile diplomazia di pace
alternativa ai diktat USA.
Si illudono che i loro interessi possono essere meglio
tutelati compiacendo il padrone americano che, però, è
insaziabile e, mentre chiede il loro apporto per isolare
l'Iran, prepara le sue pedine per insidiare la loro stessa
sovranità con un enorme reticolo di basi militari e
missilistiche attorno alla Russia e l'uso demagogico e
distruttivo dell'indipendentismo dei monaci per il Tibet.
La riunione degli spocchiosi governi riuniti a Toronto è stata
preceduta dall'allarme lanciato dal FMI per possibili trenta
milioni di nuovi disoccupati. Il terrorismo del FMI serve a
giustificare l'abbassamento del tenore di vita delle masse
popolari, ad una americanizzazione di tutto l'Occidente con la
dismissione dei tratti della civiltà europea dati dal welfare
conquistato dalle socialdemocrazie nel secolo scorso. Nelle
riunioni del gruppo di Bildelberg si erano tracciate le linee
ideologiche e le scelte che saranno assunte dal G20. Attacco al
ceto medio e guerre. Le enormi spese militari del G20 che
sottraggono immense risorse alla gente non vengono neppure
menzionate.
Il liberismo viene spinto al parossismo per produrre oggetti
inquinanti che consumano una enorme quantità di energia.
L'obiettivo di produrre una auto al minuto presuppone un
mercato infinito di vendite contraddittorio ad una realtà di
impoverimento e di crisi dei ceti medi. In ogni caso si prevede
un futuro che riduce i consumi collettivi a vantaggio di quelli
individuali, di distruzione della natura, di regimi fiscali
sempre più oppressivi, di squilibri abissali tra gli esseri
umani.
In questo scenario, soltanto alcune scelte del socialismo
potrebbero salvare l'umanità. Oggi un famoso economista
proponeva la nazionalizzazione delle banche ed il controllo
della finanza mondiale. Certo non è possibile che gruppi di
speculatori mettano in crisi le Nazioni come è successo con i
titoli tossici e con le manovre contro i Pigs a cominciare dalla
Grecia. Ma oltre alla banche c'è anche il problema delle merci
che vengono prodotte. L'industria automobilistica ha bisogno di
un piano a lunga scadenza per la sua riconversione. La corsa a
produrre auto a costi sempre più contenuti non servirà a molto.
Il costo della manodopera incide soltanto per il tre per cento
del prodotto. Quanto potrà ancora essere compresso e spremuto il
salario dell'operaio-robot? Quante auto potrà assorbire il
mercato?
Il liberismo sta attaccando il ceto medio oltre che
naturalmente la classe operaia. L'attacco alla scuola, alle
università, agli statali, la sottomissione colonialista
dell'agricoltura alle multinazionali della distribuzione, la
distruzione dell'artigianato stanno producendo un disagio
sociale sempre più esteso che potrebbe tradursi in conflitto
liberatorio se la sinistra ritrovasse la sua anima ed avesse il
coraggio di sostenere il socialismo come necessità assoluta
dell'umanità.
Il G20 ha avuto qualche parola di comprensione e di
compassione per l'Africa. Non è in grado di capire che questo
approccio neocolonialista è offensivo e controproducente. Gli
aiuti stanziati servono sopratutto alle aziende che saranno
beneficiate e che si libereranno dei loro fondi di magazzino
spesso scadute. Anche il ruolo delle ONG è tutto da discutere. I
poveri del mondo si aiutano non sfruttandoli ed associandoli al
commercio e sopratutto rivalutando il prezzo dei prodotti
agricoli e liberando gli agricoltori dalla miseria che spesso li
spinge al suicidio.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Saturday, June 26, 2010 8:44 AM
Subject: L'aggressione diventata rissa
L'aggressione diventata rissa
Colpisce il comportamento della stampa italiana quando si
occupa di questioni riguardanti gli ebrei o Israele. La verità
viene subito manipolata e, quando non si può stravolgere del
tutto, immediatamente si derubrica o si definisce diversamente
il fatto come è accaduto ieri: una aggressione organizzata da un
gruppo appartenente alla comunità ebraica di Roma è stata
riportato come "rissa".
Secondo il nostro Codice Penale la rissa è un reato punibile
dall'art.588 con una multa ed il carcere fino a cinque anni.
Nella rissa le responsabilità sono di tutti i partecipanti e non
può essere invocata la provocazione. Come nella notte tutti i
gatti diventano neri così, così le responsabilità di quanto è
accaduto ieri a Roma non sono attribuibili soltanto allo
squadrismo di quegli ebrei romani che hanno fatto una
spedizione punitiva contro i pacifisti colpevoli di voler
ricordare accanto al soldato israeliano anche gli undicimila
palestinesi chiusi nelle carceri da anni e dimenticati
dall'opinione pubblica mondiale. Ricordo che tra queste
undicimila persone che soffrono e spesso vengono torturate nelle
carceri di Israele ci sono centinaia e centinaia di bambini.
Tra i pacifisti aggrediti un giovane è stato ricoverato
all'ospedale per le percorse subite forse non a mani nude.
La Comunità Ebraica di Roma non è nuova ad episodi di
squadrismo. Nel maggio del 2007 organizzò una spedizione
punitiva a Teramo contro i professori Faurisson e Moffa . I due
professori furono aggrediti in piazza, insolentiti, strattonati
e picchiati. La loro colpa è stata quella di voler intervenire
nel dibattito sui lagers nazisti e sull'Olocausto.
Sono stati subito criminalizzati dalla lobby ebraica che è
assai influente in Italia. E' stato loro impedito di parlare e
poi sono stati malmenati. L'anziano professore Faurisson ha
subito un colpo al collo infertogli da un aggressore esperto di
arti marziali.
L'episodio di ieri a Roma si inquadra nel clima di intolleranza
e di violenza che si è incrudelito dopo la elezione di Alemanno
a Sindaco. Roma è diventata teatro di violenze contro rom,
omosessuali, extracomunitari. Insomma contro coloro che da
sempre i fascisti considerano "diversi" da eliminare per
ripulire la città dalla loro presenza. Anche i pacifisti
sembrano ora rientrare nella categorie dei "diversi". Alemanno
è stato recentemente in Israele a ritirare il premio istituito
da un imprenditore di Tel Aviv. Israele non tollera neppure la
più piccola critica del suo operato e concede alla sua amicizia
soltanto a coloro che accettano senza discutere la sua politica
militare. Quindi Alemanno è engageè e non è una cosa buona
nè per Roma nè per l'Italia che dovrebbero sostenere le
ragioni della pace e del rispetto della integrità fisica e della
dignità umana di tutti. Sopratutto per i milioni di
palestinesi che oggi vivono reclusi e privati di tutto a
cominciare dall'acqua da bere. Israele si è infatti
impossessata dei due terzi dei pozzi esistenti in Gisgiordania
ed a Gaza lasciando a milioni di palestinesi soltanto quelli
peggiori e di acqua salmastra.
La comunità ebraica dovrebbe riflettere su posizioni sempre
più aggressive ed intolleranti di coloro che ne monopolizzano la
rappresentanza. Ricordo con vero rammarico la stima ed anche
l'affetto che
figure come Toaff e Zevi, che per moltissimi anni ne furono i
portavoce, sapevano suscitare. Ora il tratto prevalente è
l'intolleranza, lo squadrismo. Sono certo che non tutti gli
ebrei italiani condividono la politica del governo di Israele
e la crescente aggressività verso tutti coloro che si
compenetrano nella infelice condizione dei palestinesi. Ma anche
la stampa italiana che oggi protesta per la legge bavaglio
dovrebbe riflettere sulla propria responsabilità nell'occultare
la verità e nel criminalizzare ed isolare quanti difendono una
popolazione oppressa dal militarismo colonialista israeliano.
Pietro Ancona
http://www.viaroma100.net/notizia.php?id=10329
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, June 25, 2010 9:58 AM
Subject: CGIL: terzo sciopero generale sprecato
Cgil: terzo sciopero generale sprecato
Oggi la CGIL chiama allo sciopero generale i lavoratori
italiani per protestare contro la manovra del governo. E' il
terzo sciopero generale indetto dalla Confederazione in meno di
due anni che dovrebbe fare valere le ragioni dei penalizzati
dalla crisi e dall'offensiva congiunta padronato-governo contro
i diritti ed il welfare. Come i due scioperi precedenti, sarà
una grande fiammata della protesta e dello sdegno di milioni di
persone che mai, come oggi, si sono sentite tanto sole,
abbandonate ed in balia di un tritacarne sociale che può colpire
chiunque . Ma l'interprezione e la traduzione in atti concreti
della protesta dei lavoratori giungerà nella alte stanze del
potere edulcorata e sbiadita o non giungerà del tutto.
L'intervista rilasciata da Susanna Camusso al Manifesto è assai
istruttiva a proposito. La CGIL sostanzialmente non chiede
niente. Si limita a commentare negativamente la "manovra" ed ad
aggiungersi alle proteste del PD e delle Regioni che
rimproverano al Governo rispettivamente di non sapere fare bene
il suo mestiere e di tagliare i trasferimenti alle Regioni per i
servizi. E' significativo che la Camusso attribuisca alla
manovra il disagio dei precari senza mettere in discussione la
legge Biagi che il ddl Nerozzi-Marini vorrebbe integrare con
scelte respinte in Francia da un vigoroso e vittorioso sciopero.
A proposito della Francia proprio ieri si è scioperato contro
il progetto di portare a 62 anni l'età pensionabile. In Italia,
con un minuetto messo in piedi con l'UE, il governo ha portato
il pensionamento delle donne a 65 anni, senza registrare la
benchè minima reazione delle nostre confederazioni che vantano
oltre dieci milioni di iscritti e dovrebbero poter influire
sulle scelte
di questioni essenziali per la vita delle persone come le
pensioni.
La CGIL si presenta allo sciopero di oggi con una posizione
reticente e discutibile sulla vicenda di Pomigliano d'Arco nella
quale ha isolato la Fiom nella sua lotta contro il decreto
Marchionne di soppressione dei diritti costituzionali e di
riduzione dei metalmeccanici a macchinario vivente (WMC).
La CGIL non ha neppure le carte in regola in materia di difesa
del ccnl perchè è firmataria degli accordi Alitalia e, secondo
Bonanni, di numerosi altri accordi aziendali di deroga al
ribasso che riguarderebbe decine di migliaia di persone.
Partecipa alla contrapposizione lavoro-diritti quando insiste
perchè la Fiat realizzi comunque il suo investimento. Non
considera che la Fiat gioca a carte coperte e che ha
strumentalizzato l'esito del referendum per forzare la
situazione a scelte ancora più gravose e pesanti.
Si ha l'impressione che gli obiettivi del successore di Valletta
siano diversi da quelli strombazzati come una delocalizzazione
all'incontrario per raccogliere consensi ed applausi dei
benpensanti.
Lo sciopero di oggi non intercetta la vittoriosa strategia
confindustriale di uscita dalla crisi. Oggi la Confindustria
comunica la fine della recessione che seppur a prezzo di altri
260 mila licenziamenti
approderà ad una ricrescita del PIL nel 2011. Una strategia
basata sulla riduzione dei sindacati a pesci pilota (naucrates
ductor) degli squali del capitalismo italiano che ridurrà in
miseria e con meno diritti venti milioni di famiglie di
lavoratori dipendenti e porterà alla cessione di un'altra fetta
consistente del reddito nazionale al capitale ed alle banche. Il
piagnucolio del documento che indice lo sciopero della CGIL non
servirà a niente. Non esiste capitalismo compassionevole
disposto a frenarsi
ed ad avere un po' di riguardo per chi affonda nella crisi ed è
anche inseguito dall'aumento di tutti i servizi che servono a
foraggiare le privatizzazioni e l'Oligarchia politica che sta
divorando l'Italia. Il padronato italiano alza il tiro e vuole
mettere al riparo di possibili sentenze della Corte
Costituzionali le deroghe ai diritti estorte nelle aziende ed
anche con leggi dello Stato. Vuole l'abolizione dell'art.41
della Costituzione per svincolare l'Azienda dagli obblighi
sociali. Non pare che su questo punto incontri grandi resistenze
in Parlamento. Nel PD si è creato un fortissimo partito
confindustrialista ed iperliberista. Soltanto Rosy Bindi ha
speso qualche parola in difesa dei diritti dei lavoratori di
Pomigliano d'Arco. Tutti gli altri hanno isolato la Fiom ed
appoggiato spudoratamente le pretese di Marchionne.
Sbaglia la sinistra a dare adesione acritica allo sciopero
indetto dalla CGIL. Certo bisogna sostenere
i lavoratori nella loro lotta di oggi ma bisogna dire nello
stesso tempo che la piattaforma rivendicativa della CGIL non
cambia di una virgola la situazione attuale. Non basta
lamentarsi che la manovra abbasserà il PIL. Bisogna aggiungere
una richiesta di aumento generalizzato dei salari e delle
pensioni
e la riconversione di grande parte della spesa pubblica dal
parassitismo agli investimenti sociali. Diminuire di almeno il
cinquanta per cento il costo della politica e destinare i
cinquanta e più miliardi di ricavo al sostegno della
ricostruzione delle zone terremotate ed a programmi di bonifica
sociale nelle regioni del mezzogiorno o deindustrializzate.
Chiedere norme che scoraggiano la fuga all'estero delle imprese.
L'ultima moda è rappresentata dalla Tunisia che offre salari
mensili a 125 euro. La CGIL dovrebbe inoltre abbandonare
l'inerte provincialismo e chiedere la convocazione di una
assemblea internazionale per il Salario Minimo Garantito e per
un decalogo dei diritti che bandisca il sistema WMC causa di
suicidi. L'operaio non è macchinario vivente, è un essere umano
che, come dicono i credenti, è fatto ad immagine di Dio. Bisogna
liberare Cristo nelle fabbriche lagers di tutto il mondo e
riscoprire l'utopia internazionalista del movimento operaio e
socialista. C'è una fortissima ideologia classista
nell'internazionalismo dei liberisti che punta alla distruzione
del ceto medio e sta omologando il welfare dell'Occidente al
livello americano, il più basso. Bisogna contrapporre una
strategia dei diritti che unisca l'operaio polacco a quello
cinese a quello italiano.
La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento italiano di vietare
l'introduzione della WMC nelle aziende italiane perchè lesiva
della salute e dei diritti delle persone.
La CGIL accetta le scelte del capitalismo come leggi generali
dell'economia. Sbaglia di grosso e danneggia il suo grande
popolo di oltre cinquemilioni di lavoratori e pensionati che
vorrebbero combattere piuttosto che inghiottire fiele e subire
la prepotenza di gente come Marchionne da cinque milioni di euro
l'anno...
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, June 24, 2010 10:04 AM
Subject: movida ed ostalghia
Movida ed Ostalghia
La reazione di Marchionne e della Confindustria alla pesante
sconfitta subita a Pomigliano è di stampo fascista. Marchionne
dopo aver fatto sapere di essere "irritato" e di considerare
l'ipotesi di ritirare l'investimento, di fare la Panda in
Polonia ed anche di voler costituire quella che si chiama "newco",
cioè di cambiare nome allo stabilimento "giovan battista Vico"
per potere azzerare tutto ed assumere soltanto chi è disposto a
tutto pur di portare a casa un pezzo di pane, ha fatto sapere
che collaborerà con i sindacati che sono d'accordo con la Fiat e
soltanto con loro. La Fiom (dei cobas non se ne parla nemmeno)
viene esclusa da ogni possibile contatto e trattativa.
In effetti Marchionne ha motivo di essere deluso del referendum
che ha voluto ad ogni costo sperando in un plebiscito che
umiliasse la Fiom. "Prendere o lasciare" aveva detto. "Se non
approvate il piano A, ho pronto il piano B." Insomma se non
accetterete la mia proposta chiudo Pomigliano così come sto
chiudendo Termini Imerese. Chi è andato a votare sapeva che la
bocciatura del decreto Marchionne avrebbe comportato non una
apertura del confronto ed un accordo diverso ma il
licenziamento. Eppure il quaranta per cento ha detto no ed il
sessanta per cento ha detto si soltanto perchè stretto per la
gola e minacciato. La depressione sociale di Napoli e della
Campania è stata usata per terrorizzare i votanti. Chi ha votato
sapeva di non avere alternativa di un lavoro diverso. Il lavoro
non c'è e quello che c'è ha il colore nero.
E' quindi eccezionale il valore ed il significato del voto
espresso. Un valore inestimabile di resistenza democratica ad un
progetto di schiavizzazione appoggiato dalle Confederazioni
Sindacali, dalla Confindustria, dal Governo, dal PD, dalle
istituzioni locali ed osteggiato soltanto dalla Fiom e dai
Cobas, dalla sinistra comunista e dallo idv. Gli interventi a
sostegno del progetto Marchionne sono stati numerosi,
insistenti, martellanti. Sacconi, Tremonti, D'Alema, Bersani, i
grossi papaveri della Confindustria, si sono esibiti più volte
senza mai farsi carico di una sola delle tante giuste ragioni di
opposizione della Fiom. Il sessanta per cento dei si al piano
Marchionne è stato raccolto sotto ricatto
e quindi non ha lo stesso peso del quaranta per cento di no. Ha
voglia di dire Bonanni che due terzi sono di più di un terzo. Il
terzo ha votato anche per i due terzi nel senso che ha avuto
coraggio per tutti. Non credo che nessuna persona civile, in
condizioni di libertà, accetterebbe otto ore di lavoro a digiuno
e con un controllo WMC che lo riduce a mero macchinario vivente.
Quanti già cantavano vittoria e pregustavano l'esportazione
del modello Modigliano a tutto il mercato del lavoro italiano
ieri hanno masticato amaro e hanno dato stura all'odio profondo
verso la Fiom e quanti si oppongono all'idea di fare dell'Italia
la Cina d'Europa.
Ieri pomeriggio Radio 24 della Confindustria ha fatto una
astiosa analisi del voto. Ha scoperto che
mentre hanno votato si gli operai anziani provenienti dall'Alfa
i giovani hanno votato no perchè culturalmente meno consapevoli
delle loro responsabilità e sopratutto perchè non hanno inteso
rinunziare alla movida, al sabato notte di divertimento. Radio
24 era scandalizzata di aver fatto questa scoperta e si è
lasciata andare a sociologismi d'accatto sulle nuove generazioni
come se non fosse un diritto dei giovani operai avere un poco di
ricreazione a fine settimana magari contentandosi di una povera
pizza ed una birra non potendo disporre come Briatore del
panfilo e della discuteca di lusso in luoghi riservati alla
grassa e corrotta borghesia gaudente italiana.
Che peccato questi ragazzi che non vogliono cedere tutta la
loro vita alla fabbrica del signor Marchionne e che continuano a
credere di aver diritto ad una notte di svago piuttosto che
passarla alla catena di montaggio con il cronometrista che ti
controlla!
E' iniziato l'assedio della Fiom che dovrà cedere ad ogni
costo. Deve consentire quella che Sacconi chiama la svolta
storica del mercato del lavoro italiano. L'assedio è terribile
perchè la situazione italiana è anomala. Le forze politiche
presenti in Parlamento sono quasi tutte con la Confindustria. La
Fiom dovrà fare i conti con una CGIL che vuole accordarsi come a
suo tempo si accordò per l'Alitalia. Mentre Marchionne chiude
la Fiom in un lazzaretto si lavora intensamente dietro le quinte
per estorcere il consenso mancante o sostiturlo con un
surrogato che coinvolga la CGIL e magari la minoranza della
Fiom. Si arriva a tacciare di antipatriottismo i dissidenti. Il
potere vuole che tutte le forze "istituzionali" note collaborino
alla soluzione Marchionne. Non gli importa molto se Ferrero,
Vendola o Di Liberto o i Cobas si oppongono. Vuole che tutto il
mondo delle istituzioni politiche e sindacali sia dalla sua
parte perchè non è in grado di reggere ad una opposizione che si
saldi con il terribile disagio e la crescente collera che
dilagano nella società.
Ieri sera, rai-storia ha trasmesso un reportage dedicato alla
nostalgia dei tedeschi dell'est per quello che ricordano come il
loro paradiso perduto: la RDT. Unisco a questo scritto il
reportage perchè vale la pena vedere in un documento della
televisione italiana che cosa è stato il comunismo nei paesi
dell'est. Qualche tempo fa hanno trasmesso un ampio documentario
sulla vita in fabbrica nell'URSS
una fabbrica a misura d'uomo in cui i lavoratori venivano
rispettati nella loro dignità e nei loro bisogni. Hanno mostrato
come ogni luogo di lavoro era dotato di locali destinati alla
ristorazione fisica e psichica dei lavoratori. Nel reportage di
ieri, dopo aver ricordato le certezze che il comunismo dava alla
gente cha dalla culla alla tomba godeva di eccellenti servizi di
welfare confrontandole alle angosce
della società liberista ha messo l'accento sul rimpianto più
grande del passato "regime": la solidarietà e la coesione umana
dovuta alla mancanza di grandi differenze salariali tra le
persone. Non c'era quasi differenza tra il dirigente e l'operaio
ed il denaro non aveva molto valore.
Mi è venuto da pensare all'operaio che guadagna quindicimila
euro l'anno a fronte dei cinque milioni di euro di Marchionne.
Perchè Marchionne deve guadagnare quanto trecento o quattrocento
suoi dipendenti? Una società che mercifica le persone e le
seleziona per redditi non ha alcuna giustificazione naturale. Il
nuovo medioevo sociale governato da un Olimpo di alcune migliaia
di persone che da sole si impossessano della maggioranza delle
risorse è ingiusta, contraria alla ragione,
specialmente quanto la maggioranza delle persone,
indipendentemente dai meriti di ognuno, viene affamata e privata
della speranza di un futuro.
La borghesia italiana farà di tutto per sconfiggere la
resistenza della classe operaia a Pomigliano ed in Italia.
Forzerà la situazione per piegarla ai suoi interessi. A sentire
l'intervista di Epifani di oggi anche la CGIL parteciperà alla
forzatura. Lo sciopero di domani della Cgil ignora la questione
esplosa a Pomigliano e sarà soltanto un supporto molto ben
misurato e blando alla blanda e misurata "opposizione" PD alla
manovra.
Pietro Ancona
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Focus
economia
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=438
http://news.google.it/news/search?aq=0&pz=1&cf=all&ned=it&hl=it&q=pomigliano
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, June 23, 2010 8:01 AM
Subject: Sconfitta di Marchionne (1673 no su 4642)
Sconfitta di Marchionne (1673 no su 4642)
I no al decreto Marchionne sono stati numerosissimi, assai di
più di quanto fosse lecito aspettarsi da un evento svoltosi in
un clima di pesante intimidazione con il ricatto della
chiusura dello stabilimento fonte del lavoro e della vita di
cinquemila lavoratori e delle loro famiglie. Accanto alla Fiat
si erano e sono tuttora schierati i massimi calibri del governo
e della politica italiana da Bersani a D'Alema a Sacconi e la
Confindustria non ha mancato di coprire tutta l'operazione non
solo con intenso traccheggio con i partiti e i maggiorenti della
Oligarchia ma anche con i ripetuti insulti della signora
Marcegaglia ai lavoratori. Qualcuno dei pennivendoli più
servizievoli della Fiat si è spinto financo a tacciare gli
operai come ladri. I no sono oltre un terzo dei votanti: 1673 su
4642. Voti pesanti che valgono moltissimo perchè scaturenti da
un convincimento profondo che ha permesso di
superare controcorrente una pressione enorme.Merito della Fiom
e dei Cobas che hanno dato una indicazione di difesa della
salute, della dignità e della libertà dei lavoratori e della
città di Pomigliano che non può e non deve diventare sede di uno
stabilimento-penitenziario di sperimentazione di una spaventosa
riforma della organizzazione del lavoro.
L'introduzione del sistema WMC succede all'uomo albero di
Gianni Agnelli che 40 anni orsono fece la sua comparsa alla Fiat
di Termini Imerese. Era un operaio che da una buca scavata sotto
la catena di montaggio era costretto a tenere alzate le mani per
stringere bulloni. Il sistema WMC voluto da Marchionne e dai
sindacati collaborazionisti ridurrebbe i lavoratori a mero
macchinario vivente e spingerebbe molti di loro al suicidio come
è accaduto dovunque è stato sperimentato dalla Cina alla
Francia. La lunga lista di suicidi della Telecom francese si
deve proprio ai principi di questo nuovo Verbo post taylorista.
Il plebiscito reclamato da Marchionne è originato dalla
preoccupazione di avere la piena malleabilità dell'intera
manodopera. Si afferma che basterebbe un granello per inceppare
il meccanismo produttivo. Il sistema richiede una manodopera che
sia docile, ubbidiente, capace di produrre per tutti i secondi
della sua giornata lavorativa che non deve essere disturbata
dalla pausa pranzo. Otto ore consecutive di lavoro a digiuno per
proseguire magari con altre quattro o cinque ore.
Insomma la differenza tra un robot meccanico ed un operaio
deve ridursi al minimo. A questo sarà anche difficile svuotarsi
la vescica e non gli sarà permesso un solo istante di
distrazione. Sarà controllato intensamente.
Il sistema WMC introdotto con il decreto Marchionne a
Pomigliano diventerà la Grande Svolta reazionaria e fascista del
sistema economico italiano. Il padronato si è attrezzato per
vincere tutte le resistenze e sollecita alla politica una svolta
anticostituzionale. L'attacco all'art.41 della Costituzione
è in linea con il sibilo della frusta di Marchionne e della
Marcegaglia. Con questa Costituzione il sistema WMC non può
convivere. Il lavoro deve perdere ogni contenuto di umanità,
dignità, libertà e questo potrà farsi con la collaborazione di
sindacati "venduti" ma abbisogna di un nuovo contesto
legislativo e costituzionale.
L'Italia dovrebbe diventare una vera e propria Caserma del
lavoro militarizzato. E' il più grave attacco della lotta di
classe del padronato contro i lavoratori che dovrebbero cedere
la loro autonomia in cambio di una squallida ed infelice
sopravvivenza fisica priva di diritti.
Ma a Pomigliano questa linea ha incontrato una fortissima
resistenza. Si tenterà di aggirarla spingendo la CGIL a firmare
l'accordo, si tenterà di mettere in crisi la Fiom additata ieri
da D'Alema come isolata
e perdente. Bersani chiede il rispetto dell' "accordo"
facendo capire alla Fiat che il PD lavorerà per piegare le
resistenze.
A volte, chi troppo vuole o chi si sente talmente sicuro da
fare lo spaccone, da svillaneggiare come ha fatto Marchionne in
questi giorni, non ottiene i risultati che si prefigge. Avrebbe
fatto bene Marchionne ad accettare il furbo suggerimento di
Epifani di rinunziare a scioperi e malattia per fare passare il
grosso della sua riforma. Si è incaponito ed ha permesso ai
lavoratori ed alla sinistra italiana di scoprire la natura
orribile del suo progetto, di rifletterci sopra, di parlarne con
la gente che ha capito e si è allarmata.
Il terzo che ha votato contro convincerà i due terzi che hanno
votato a favore appena il sistema sarà messo in funzione.
Basteranno pochi giorni per fare capire agli abitanti dello
stabilimento intestato al grande filosofo napoletano che è
preferibile uccidersi piuttosto che ridursi ad ingranaggi
del profitto Fiat. L'uomo di Vico capace di pensare l'infinito
non ha nulla da spartire con il robot di Marchionne. Ed è anche
difficile cancellare un paio di secoli di continua emancipazione
degli esseri umani dalla barbarie della violenza dei potenti e
degli sfruttatori.
Pietro Ancona
leggi: Il lavoro e la nostra
reputazione di Furio Colombo
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From: pietroancona@tin.it
To: seriogiorgio@tiscali.it
Sent: Tuesday, June 22, 2010 3:50 PM
Subject: La doppia truffa del referendum e del piano C
La doppia truffa del referendum e del piano C
Dalle otto di stamane si vota il decreto Marchionne nello stabilimento di
Pomigliano d'Arco. Cinquemila operai sono stati precettati ed obbligati al
voto dal momento che la Fiat considera quella di oggi giornata lavorativa ed
ogni assenza dovrà essere giustificata da certificato medico.
Ieri sono intervenuti grossi calibri nazionali a sparare le loro munizioni
a volte fatte di volgari contumelie contro la Fiom e la resistenza operaia
diffusa in tutta la Fiat. La signora Marcegaglia si distingue per
particolare ed aggressiva volgarità. Nelle fabbriche del suo gruppo qualcuno
dei suoi dipendenti ci lascia le penne ma questo non la induce ad
avvicinarsi alla categoria dei lavoratori che non hanno la fortuna che lei
ha avuto di nascere ricca in ricca famiglia con il rispetto che si usa tra
le persone civili nei paesi civili. Sacconi si dichiara convinto della
sconfitta della Fiom ed anche questa è una stranezza, una anomalia di un
paese che ha un Ministro del Lavoro di parte, embedded del padronato che
impiega tutto il suo tempo a studiare con i suoi collaboratori come impedire
l'accesso alle garanzie costituzionali agli operai, come rendere loro le
leggi un groviglio inestricabile costoso ed inavvicinabile. Basti vedere
l'allegato lavoro che è tutto un assedio leguleio all'art.18 disseminato di
trappole per scoraggiare il ricorso alla Magistratura ed anche per impedire
a questa di intervenire se lo volesse.
E' intervenuto il meridionalista Maroni per spiegare che è importante
garantire alla Fiat di restare in loco e quindi che bisogna oggi votare si
se si vuole "sicurezza nel territorio". Insomma chi non vota o vota a
dispetto di Marchionne il no se proprio non è camorrista favorisce la
camorra. Il fatto che il suo collega di governo, il sottosegretario
Cosentino, inseguito da un mandato di cattura proprio per questioni di
camorra, raccomandi come lui di non far dispiacere Marchionne non lo
disturba. Si è mobilitata anche la Regione Campania con in testa il
Presidente Caldoro, figlio d'arte, approdato dal craxismo alla destra
berlusconiana e l'intero consiglio regionale. Gli oligarchi della regione,
tra i politici più pagati del mondo con stipendi di senatori ed annesse
prebende e privilegi vogliono che gli operai isolino la cattivissima Fiom,
approvino il programma Fiat, si facciano carico della concorrenza estera che
dobbiamo sconfiggere per piazzare le nostre belle Panda. La Regione Campana
ha alle spalle venti anni di sperperi bassoliniani e bipartisan, ha creato
tanti amministratori di società miste del tutto inutili da fondare una vera
e propria nuova classe di redditieri, non si sa quanti consulenti di
consulenze che nessuno vede o legge siano a suo carico, non ha uno straccio
di progetto di risanamento e sviluppo del territorio ma ritiene di
appoggiare una dura scelta di impoverimento e sfruttamento dei suoi
lavoratori e magari di fare del territorio campano una sorta di zona franca
per gli investitori allergici al rispetto dei contratti e delle leggi.
La Fiat e la Confindustria sono molto inquieti e temono di non fare il
pieno, di non avere una sottomissione plebiscitaria nel rito di potere che
con molta teatralità e tante minacce è stato messo in piedi. Vuole a tutti i
costi l'adesione di tutti. La democrazia del cinquantuno per cento non gli
basta. Vuole che la Fiom venga radicalmente delegittimata della sua
rappresentatività e che non non ci siano voti difformi corrispondenti alla
sua forza nella RSU. La posta in gioco non è il consenso al decreto già
sottoscritto da quattro "sindacati" ma la sconfitta del sindacalismo
autonomo e quando necessario conflittuale che oggi incarna la Fiom. Si deve
sconfiggere la Fiom!! Delenda Fiom!! Si vuole fare del referendum un evento
epocale, uno spartiacque tra ieri e domani. Da domani tutti i contratti
nazionali di lavoro diventeranno carta straccia e si aprirà la stagione
della Grande Deregulation. Ogni azienda presenterà il suo conto e pretenderà
nuovi sacrifici ai suoi dipendenti.
Ma la Fiat è tentata da una operazione ancora più radicale. La cosidetta
ipotesi C e cioè la cessazione dello attuale stabilimento ad una nuova
società da lei stessa costituita che, come per l'Alitalia, azzererà la
condizione di tutti i dipendenti e riassumerà le persone che le saranno
gradite e che saranno disponibili alle sue voglie. Trattasi di vera e
propria truffa, di un fumus che non regge
perchè a rigore di logica dovrebbe essere l'intera Fiat a dichiararsi
fallita e non soltanto lo stabilimento di Pomigliano d'Arco e perchè non si
può ripetere l'evento Alitalia soltanto per avere la comodità di
potere determinare le condizioni più vantaggiose per l'azienda. E' vero che
la materia del diritto é assai flessibile e manipolabile ma ci sono dei
limiti tra il lecito e la truffa. Il Piano C si configurerebbe come una
truffa dal momento che la cordata dei nuovi proprietari sarebbe
rappresentata soltanto dal signor Marchionne, da Montezemolo, dalla famiglia
Agnelli. Fiat venderebbe a se stessa! Non si può fare entrare l'asino per la
coda!
Torniamo al voto di oggi. Si svolgerà non solo in un clima di ricatto
perchè è stato detto che il decreto vidimato dai sindacati "responsabili"
non ha alternativa ma anche in condizioni di non trasparenza e senza
garanzie. Il referendum sarà gestito dai firmatari dell'accordo che
naturalmente hanno interesse ad un risultato che confermi il loro operato.
Ci saranno scrutinatori ed osservatori indipendenti? Le schede come saranno
infilate nell'urna ed in presenza di chi? Ci sono garanzie per la segretezza
del voto? Il mio ricordo del referendum CGIL-CISL-UIL sugli accordi
stipulati nel luglio 2007 è sconcertante. Si attribuirono alla Sicilia 700
mila votanti che io considero inverosimili. Per me avevano votato al massimo
duecentomila persone, e forse neppure queste, ma nessuno ha potuto
contestare la cifra ufficiale di votanti con l' ottanta per cento per il si
dal momento che gli strumenti elettorali erano tutti e soltanto nelle mani
dei promotori del referendum. L'Italia ha certamente bisogno di una legge
che regoli questa materia ed in generale tutta la materia dell'art.39 della
Costituzione a tutela dei lavoratori dal momento che i sindacati hanno
assunto un ruolo che incide profondamente sui loro interessi che potrebbero,
come spesso accade, non collimare con i loro.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, June 21, 2010 10:00 AM
Subject: Il bluff dei piani A, B e C del padrone delle ferriere
Il bluff dei piani A, B e C del padrone delle ferriere
Colpiva ieri nel duello televisivo tra Landini e Sacconi l'atteggiamento
velenoso del Ministro del Lavoro che si comportava come sostenitore delle
ragioni della Fiat
e usava tutte le armi per intimorire e criminalizzare il coraggioso ed
appassionato segretario della Fiom. Se salterà l'investimento la colpa sarà
della Fiom e non si capisce perchè dal momento che quattro sindacati su
cinque hanno firmato in calce al decreto Marchionne. Perchè si vuole a
qualsiasi costo il consenso della Fiom? Perchè Lucia Annunziata cercava di
sapere sotto quale percentuale di no la Fiat ritirerà il suo impegno? A
quanto pare a Marchionne non basta vincere il referendum. Vuole un
plebiscito! Vuole che tutti aderiscano senza se e senza ma al suo diktat,
alle sue condizioni. Il suo nervosismo è aumentato perchè, nonostante la
mobilitazione dei quattro sindacati collaborazionisti e l'impegno del
Sindaco e dei maggiorenti pdl di Pomigliano capeggiati da Cosentino, la
manifestazione di implorazione alla Fiat è stata un fallimento. I
telegiornali e la stampa hanno parlato di cinquemila partecipanti,
(cinquemila è il numero fatidico corrispondente ai dipendenti della fabbrica
di Pomigliano), ma c'è chi afferma che si trattava di non più di duecento
persone!
Le notizie che giungono dai vertici della Fiat confermano il sospetto che
il piano B (la Panda in Polonia) sia stato e continui ad essere un bluff. Si
parla di un piano C e cioè della fondazione di una nuova società che
subentrerebbe nello stabilimento Giovanbattista Vico assumendo ex nuovo i
lavoratori. Insomma si farebbe come all'Alitalia con la stipula di un
contratto del tutto nuovo e la selezione rigorissima del personale più
malleabile e più disponibile a soddisfare le voglie del management.
Colpiscono le dichiarazioni di Marchionne sull'alta qualità dei prodotti
Fiat realizzati all'estero contrapposta alle auto prodotte in Italia. In
verità si ha l'impressione di assistere al gioco delle tre carte e che non
siano chiari gli obiettivi veri della proprietà. Perchè questa provocazione
a Napoli? In fondo la Fiom aveva aderito al suo progetto tranne che per gli
aspetti chiaramente anticostituzionali. Epifani aveva detto che stralciando
le due questioni del diritto di sciopero e della malattia l'accordo si
poteva fare. Io non condivido l'adesione ad un progetto che vuole i
lavoratori digiuni per otto ore e che sequestra la loro vita privata. Ma la
disponibilità ad accettare qualsiasi sacrificio era stata data. Ed allora,
perchè si vuole stravincere e si pretende la sottomissione a condizioni che
cancellano tutti i diritti e stabiliscono obbligazioni per i lavoratori che
li riducono a
soggetti passivi, a macchinario vivente? Credo che lo scopo riguardi non
solo Pomigliano ma tutto il gruppo Fiat italiano che viene violentemente
strattonato e ridotto a produzioni secondarie ed in via di esaurimento.
Insomma si sta alzando un polverone per avere il pretesto di mettere tutto
il gruppo Fiat italiano in un binario morto senza futuro. La situazione
italiana è aggravata da diversi fattori politici assai preoccupanti. In
primo luogo il governo non svolge il suo ruolo istituzionale super partes e
di attenzione ai problemi strategici dell'industria italiana. Si limita a
fiancheggiare con urla da stadio Marchionne. Tremonti ne esalta il profilo
"riformista" mentre Sacconi lavora davanti e dietro le quinte per indebolire
la Fiom ed isolarla. Il PD appoggia apertamente la Fiat di cui è da sempre
il partito di riferimento e non solo a Torino. La CGIL ha un atteggiamento
di pubblica ostilità verso la Fiom e la sua volontà viene espressa dalla
minoranza Fiom che si dichiara disponibile ad accettare tutto dopo il
referendum di domani. L'intervista di Epifani al Corriere della sera
contiene affermazioni sconcertanti.
Lo scenario politico generale in cui si svolge la vicenda è di sfascio.
Ieri a Pontida diversi Ministri tutti in divisa verde hanno minacciato la
secessione del Nord. E' stato chiesto che i Ministeri si spostino da Roma a
Milano, Venezia e Torino. Il federalismo è la via democratica alla
separazione secondo Bossi ed altri autorevoli esponenti del Governo. Tra
questi il Ministro agli Interni. La macellazione della bestia-Stato secondo
la dottrina Tatcher-Reagan è in corso. I servizi del welfare sono tutti in
crisi mentre l'oligarchia politica diventa sempre più autoreferenziale e
pensa ad arricchire se stessa. Gli scandali della cricca al governo dilagano
oltre-tevere e viene meno anche la autorità morale della Chiesa che, in un
paese cattolico, desta scandalo e disorientamento. I paesi colpiti dal
terremoto o da disastri come L'Aquila ed i centri siciliani sono abbandonati
a se stessi. Lo Stato non c'è e dove c'è pone grossi problemi di libertà e
di democrazia nelle carceri, nelle scuole, dappertutto.
Infine non è accettabile che la vita della gente, la libertà, la
democrazia dipendano da successo di mercato di una auto e dalla speranza che
se ne consumino sempre di più. La competizione globale delle multinazionali
dell'auto tende a peggiorare drammaticamente le condizioni degli
operai-produttori per presentare un oggetto sempre più competitivo. Ma in
questo c'è già una contraddizione mortale:
i produttori non possono essere ridotti in miseria senza uccidere il loro
ruolo di consumatori. Se l'operaio non è in grado di comprare l'oggetto che
produce le cose non andranno bene per nessuno.
Inoltre bisogna cominciare a ridiscutere gli oggetti che si producono e
dove si producono. Il provincialismo dei sindacati italiani ha sottovalutato
le ragioni dell'allargamento della UE voluto a suo tempo da Prodi e dalla
borghesia capitalistica senza tenere conto delle condizioni di grande
difficoltà di tanti paesi dell'Est europeo. Si è voluto mettere una grande
zona di povertà a disposizione della industria occidentale per potere
scorazzare liberamente ed indebolire e far regredire la condizione di vita
di tutti i lavoratori che, nei paesi industrializzati, in tanti decenni di
socialdemocrazia, avevano dato vita ad un sistema di vita civile, eccellente
per molti aspetti (vedi sanità francese), invidiato dagli USA. Ma, nei paesi
dell'Est europeo, c'è stata l'esperienza comunista rimpianta da un numero
crescente di persone. Solidarnosc, se confronta la condizione degli operai
di oggi a quella esistente durante il comunismo, si rende conto di quanto
sia peggiorata financo sul piano della dignità delle persone. E questa è una
contraddizione che non viene sanata da governi di destra.
E' giunto il momento di una iniziativa comune dei sindacati in Europa e di
creare un sindacalismo alternativo. E' necessaria una secessione dai
sindacati collaborazionisti "moderati" per dare vita ad organizzazioni che
siano il corrispettivo della Linke sul piano politico. Die Linke ha
ereditato la cultura della socialdemocrazia europea. Un nuovo Sindacato deve
ereditare la cultura
conflittuale che anche la CGIL ha smarrito. Un sindacato che non è fazioso,
cioè, di parte è immorale! Non fa gli interessi dei suoi rappresentati. Se
il Sindacato è moderato, si fa carico di tutto, contrasta non solo con gli
interessi di cui è portatore ma chiude il futuro alla società. Il futuro si
costruisce costringendo l'economia ad adattarsi a condizioni sempre migliori
per i lavoratori. Queste condizioni danno splendore, lustro, prosperità a
tutti. E' già accaduto in importanti decenni dominati dalla parola d'ordine
densa di saggezza sociale: "il salario variabile indipendente! durante i
quali l'Italia è cresciuta... Se dovessero essere i lavoratori ad adattarsi
alle condizioni dell'economia il risultato sarà ed è già di regressione, di
medioevo sociale!
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, June 20, 2010 9:32 AM
Subject: barbarie
Barbarie del decreto-ricatto Marchionne
Marchionne, il grande stratega planetario, il salvatore
della Fiat come lo ha definito sbavando di ammirazione Piero
Fassino, è molto nervoso per il fatto che al suo schioccar di
frusta il Sindacato non sia tutto accorso ai suoi piedi. Certo,
Cisl, Uil, UGL, e Fismic (?) hanno firmato senza discutere il
suo decreto e, tanto per salvare la faccia, hanno pietito ed
ottenuto la cosidetta "clausola di raffreddamento" una norma che
dà un minimo di procedura alle punizioni della Fabbrica-Caserma
ma non ne corregge la fondamentale lesione del diritto
costituzionale. Ma il Sindacato che incarna le ragioni dei
lavoratori è la Fiom e la sua resistenza innervosisce la Fiat ed
il padronato italiano. Resiste la Fiom nonostante l'assedio
sempre più duro e petulante di tutto il benpensantismo
nazionale, di una CGIL imbarazzata che preferirebbe trovarsi
altrove e di un PD che è il partito Fiat più affidabile che la
famiglia Agnelli abbia in Italia. Pd affidabile assai di più
del PdL che è sempre stato ostile alla Fiat e, capeggiato dal
parvenu Berlusconi, a suo tempo gli fece sfregio di presentarsi
ad un incontro sgommando su possenti BMV e Audi. Fassino ha
quasi intimato ieri agli operai di accettare l'accordo
riconoscendo che è duro e che è fuori legge versandovi sopra la
maramaldesca criminalizzazione dell'addebito della scarsa
produttività degli operai.
Se le cose Fiat vanno male non è perchè le auto prodotte non
siano il meglio o perchè c'è una burocrazia dei piani alti
dell'azienda degna di un ministero sovietico ma perchè gli
operai sono assenteisti e magari, come si è permesso di scrivere
Statera, rubano....
Il PD pencola fortemente dalla parte di Marchionne. Il
portavoce per i problemi del lavoro Fassina
e l'ineffabile Letta junior si affrettano a rassicurare che
"l'accordo di Pomigliano non sarà un precedente o un
modello....perchè si rendono conto di quanto sia indigesto e
velenoso e lo vogliono far passare fingendo di criticarlo....
Marchionne si sta comportando stupidamente. La stupidità di una
persona che vive fuori dal mondo, nel chiuso del suo regno di
managers e supermanagers che guadagnano milioni di euro e che
non sanno più come e dove vive la gente. Managers che si servono
di specialisti, professori universitari che studiano come fare
dell'operaio la parte vivente del macchinario di fabbrica e
stabiliscono il numero di movimenti che si debbono fare in un
giorno magari saltando il pasto e con un cronometrista alle
calcagna anzi incorporato della stessa linea di produzione.
Ieri il Nostro è stato assai incauto ed ha attaccato a testa
bassa gli operai di Termini Imerese già licenziati, seppur con
data appena differita, offendendoli e consegnandoli alla canea
di pennivendoli che non attendono di meglio per mettere alla
gogna i fannulloni ed i ladri difesi dalla Fiom. Lo stesso
Bonanni che ha quattro palmi di pelo sullo stomaco si è
allarmato per l'errore di "comunicazione" di Marchionne ed è
intervenuto invitandolo ad "avere pazienza", ad essere meno
fremente, più cauto. Bonanni sa come fare per spezzare le reni
alla resistenza operaia e confida in un quadro generale della
politica che si muove in senso favorevole alle pretese Fiat. La
stessa idea della fiaccolata degli imploranti che avrebbe dovuto
ripetere la grande marcia dei quarantamila che invocarono il
ritorno al lavoro a Torino trenta anni fa è stata un errore. La
manifestazione non è riuscita e nonostante la probabile
mobilitazione della camorra per il suo successo. Sappiamo che la
camorra ha interessi che oggi coincidono con quelli del successo
della sfida Marchionne.
Ma il piatto della partita Marchionne è troppo indigesto e
tuttora non si riesce a costruire un clima di isolamento della
Fiom, di criminalizzazione degli operai, di sostegno alle
"innovazioni", alla "modernità" del nuovo catechismo della vita
in Fiat. La tesi del conservatorismo dei sindacalisti della
Fiom, del loro non farsi carico delle problematiche della
globalizzazione, stenta a penetrare una opinione pubblica che,
questa volta, non si è lasciata infinocchiare dagli Ichino, dai
Boeri e della falsa "saggezza" del gruppo dirigente del PD. La
cultura dei costituzionalisti democratici è entrata in campo
accanto agli operai ed alla Fiom dando splendore, lucidità e
forza di argomentazione giuridica alle loro tesi.
L'entità del pericolo che incombe su venti milioni di
lavoratori italiani è stato avvertito. Anche se il cosidetto
referendum darà una maggioranza ai si, la convinzione di essere
trascinati all'indietro nel gorgo di una barbarie premoderna
persiste e resterà nell'aria. I si sono obbligati da uno stato
di necessità, dalla responsabilità dei lavoratori verso le loro
famiglie, sfruttata cinicamente contro di loro.
L'ordito della Fiat contro i diritti è riscontrato da una
accelerazione degli attacchi del governo alla Costituzione.
Fino a quando resterà questa Costituzione anche se
l'accordo sarà attuato nessuno potrà garantire nè la Fiat nè il
capitalismo italiano da un pronunciamento della Corte, da una
sentenza del Giudice. Per questo la destra italiana
con i suoi immumerevoli consiglieri e specialisti è impegnata
freneticamente nelle riforme politiche. Questa destra non
viene contrastata dal PD dove tutto il gruppo dirigente a
cominciare dai torinesi Chiapparino e Fassino si è schierato con
la Fiat e con il nuovo Vangelo del Capitalismo italiano e della
sua Ideologia di dominio.
Pomigliano D'Arco è il grimaldello scelto dal capitalismo per
imporre la sua definitiva supremazia sui lavoratori che vengono
spogliati dei diritti contrattuali e costituzionali e privati
del sindacato come loro rappresentante collettivo. Non a caso è
stato scelto come terreno di scontro
un territorio affollatissimo ed in preda ad una profonda crisi
economica e sociale
punto importante del lavoro nero. Le nuove prescrizioni dettate
da Marchionne sebbene firmate da quattro sindacati non sono
state oggetto di trattativa. La firma sindacale è una presa
d'atto, una risposta al ricatto "prendere o lasciare". Se la
Fiom dovesse firmare firmerebbe la condanna a morte del diritto
dei lavoratori di avere un Sindacato, un soggetto collettivo che
li rappresenta e ne tutela gli interessi. Non sarà mai più come
oggi e sarà come se ogni singolo lavoratore accettasse a
titolo personale il suo nuovo status. Il Sindacato come soggetto
collettivo e conflittuale, elemento di una dialettica degli
opposti, scompare per dare posto alla "americanizzazione"
agiuridica del lavoro, alla solitudine del singolo lavoratore
anche se presta la sua attività assieme a migliaia di suoi
colleghi. La nuova fabbrica sarà un lager dove il peso della
gerarchia diventerà assai più incombente di quanto non lo sia
oggi.
Non è vero quanto affermano dirigenti del PD come Letta che
il decreto Marchionne di Pomigliano resterà una eccezione.
Niente di quanto si distrugge del diritto è una eccezione. Non
si torna indietro dalle nuove norme. Non lo è stata la legge
Biagi che fu confermata dal governo Prodi e consacrata dagli
accordi del 2007 la quale continua a produrre precariato che si
aggiunge agli infelici sei o sette milioni di schiavi cocopro e
similibus. Non lo sarà l'allegato lavoro che attacca alle spalle
l'art.18 ed apre la strada alla abrogazione dello Statuto dei
Diritti dei Lavoratori. La fabbrica Marchionne diventerà la
Nuova fabbrica italiana. Non a caso Ichino ne parla come di una
cosa da mostrare agli investitori esteri perchè vedano in Italia
la Cina d'Europa.
Non è neanche detto che la produzione della Panda abbia un
futuro luminoso, un mercato in espansione nei prossimi anni. Se
dovesse andare male ci troveremo senza lavoro e senza diritti,
ci ritroveremmo riportati indietro nel tempo. La proposta
"giudiziosa" di coloro che invitano a stringere i denti
ed accettare perchè in futuro le cose potranno migliorare e
finchè c'è vita c'è speranza per il meglio
è molto debole perchè l'industria automobilistica non ha un
brillante futuro e sarebbe meglio cominciare a pensare ad una
industria diversa ed ad un modello di sviluppo basato sui
consumi collettivi e su una diversa priorità nell'uso delle
risorse. Inoltre l''asiatizzazione dell'Italia è difficile da
realizzare dal momento che le famiglie operaie hanno costi
incomprimibili e crescenti imposti dalla privatizzazione dei
servizi e dal deperimento del welfare. Il lavoratore italiano
non si può portare al livello dell'ex contadino cinese, espulso
dalla sua terra ed arruolato come schiavo di un mostruoso PIL
che deve gonfiarsi ogni anno. Meglio adattare l'industria
italiana al livello dei salari europei senza la follia di
continui abbassamenti che fomenterebbero tensioni incontenibili
e puntare verso una coesione sociale in cui gli italiani tornano
ad essere una nazione che costruisce solidarmente il suo cammino
nel mondo. Meglio nessuna fabbrica al posto della fabbrica lager
di Marchionne che accelererà la decomposizione della unità
nazionale e della sua civiltà proprio nel 150 anniversario della
fondazione dello Stato. Se dovesse perdere il referendum la Fiat
scoprirebbe il suo bluff. Non tornerebbe in Polonia. Non è in
grado di deteriorare i suoi rapporti con l'Italia specialmente
dopo la condanna a morte di Termini Imerese ed il
ridimensionamento dei suoi impianti del Nord. Dovrà rinunziare
alla soverchieria. Mi auguro che la Fiom abbia un cuore
fortissimo, capace di reggere la tensione enorme che si accumula
sui suoi dirigenti. Finora il dopo Rinaldini appare una
prosecuzione
intelligente, colta e motivata della sua tradizione.
Pietro Ancona
http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=141939
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, June 19, 2010 9:30 AM
Subject: Il nervosismo del padreterno da cinque milioni di euro.
IL NERVOSISMO DEL PADRETERNO DA CINQUE MILIONI DI EURO
L'amministratore delegato della Fiat straparla. Le notizie che
gli arrivano dall'interno della Fiat e lo scarso entusiasmo che
il suo piano di robotizzazione umana e abolizione dei diritti
costituzionali ha suscitato anche in parte della stampa
tradizionalmente schierata dalla sua parte lo hanno
innervosito. Proclama ai giornali che, se non si fa come dice
lui, si uccide l'industria. Manifesta irritazione e fastidio
per il fatto che in Italia, a differenza che negli USA, deve
parlare con tanti, troppi interlocutori: preferirebbe
parlare con uno solo. Non lo soddisfa il fatto che mentre la
maggioranza di questi interlocutori ha prontamente obbedito al
suo diktat soltanto uno gli resiste. Vorrebbe che in qualche
modo questo interlocutore (la Fiom) fosse costretto ad
ubbidirgli ed anche senza fargli perdere tempo. Sospira pensando
a quanto è bella l'America dove parla solo con una persona, si
mette d'accordo e passa subito avanti. Ma l'Italia non è
l'America. Il sindacato in USA è stato liquidato a fucilate dai
killers della Pinkerton all'inizio del secolo scorso. Il
Sindacato che ha comprato parte del pacchetto azionario della
Crysler rappresenta soltanto i suoi dirigenti. I lavoratori sono
soltanto coloro che hanno dato tanti soldi a questi dirigenti e
basta. Non contano niente, proprio niente! Questo Sindacato-non
sindacato è estraneo alla cultura del movimento operaio
italiano.
La democrazia è faticosa. Per coniugarla alla efficienza del
sistema ci vuole capacità, duttilità, comprensione. Marchionne
non può trattare, come sta facendo, i lavoratori facendo
sibilare la frusta e minacciando: se non fate come dico io me ne
vado, me ne torno nel mio paradiso polacco dove impongo tutte
le condizioni che voglio e per giunta pago
salari di 400 euro al mese! Sembra Berlusconi quando strilla
che governare con questa Costituzione è un inferno di regole dal
quale si vorrebbe liberare subito.
Curiosa questa concezione monocratica del potere industriale.
Curiosa questa invocazione di reductio ad unum della
rappresentanza sindacale. E se fosse Marchionne a sbagliare? E
se l'idea di fabbrica che ha in testa e che vorrebbe imporre
non fosse quella giusta? Chi ci garantisce che il potere
dittatoriale di un solo manager anche se circonfuso della fama
di genio agisca nel segno del bene, dell'utilità e della
prosperità ? Se Marchionne sbaglia il suo errore verrebbe pagato
da diecine, centinaia di migliaia di persone! Non è giusto che
una persona abbia tanto potere specialmente con un governo dello
assoluto lassair faire che se ne sta distante e, semmai,
interviene a supporto propagandistico della azienda. Inoltre se
sbaglia Marchionne le conseguenze non sono soltanto per i
lavoratori ma anche per gli azionisti ai quali è stato imposto
di pagargli una parcella annuale di milioni di euro
inconfrontabile con quella del suo personale dipendente - E'
scandaloso che il signor Marchionne si liquidi uno
stipendio(visibile) di circa cinque milioni di euro all'anno
mentre un suo ingegnere progettista ne guadagna meno di
duemila al mese. Le decisioni di una multinazionale come la Fiat
dovrebbero avere un processo decisionale che confronti le
opinioni di un gruppo dirigente largo e qualificato per
approdare nelle scelte del Consiglio di Amministrazione. Scelte
che non dovrebbero mai essere una pura formalità di ratifica
dell'operato dell'Amministratore Delegato. Ma alla Fiat non
funziona in questo modo. La democrazia è migliore della
dittatura peggio ancora se intrisa di megalomania di Uno solo.
Marchionne ha imposto ai cinquemila lavoratori di Pomigliano
un referendum-genuflessione alla sua volontà. Trattasi di una
violenza psicologica e politica che in un Paese civile non
avrebbe luogo. Tutti sanno che se il referendum dovesse bocciare
il piano A, scatterebbe il Piano B e cioè non si farebbe
l'investimento. Se il signor Marchionne ed i suoi servili
cortigiani sindacalisti avessero un pochino di pudore dovrebbero
evitare questa scandalosa richiesta di sottomissione alla
volontà padronale e di umiliazione collettiva non solo dei
lavoratori ma della cittadinanza di Napoli.
Continua intanto l'opera di denigrazione dei lavoratori
cominciata con Brunetta per gli statali ed ora
applicata ai lavoratori Fiat da Marchionne, dalla Marcegaglia e
da qualche loro ruffiano del giornalismo embedded. Marchionne ha
rimproverato uno sciopero delle maestranze di Termini Imerese
(la fabbrica che ha condannato a morte)fatto in occasione di una
partita di calcio. A parte la fondatezza del fatto del quale è
lecito dubitare, i lavoratori avrebbero pagato di tasca loro
come ha osservato un giornalista certamente non di sinistra come
il direttore di Riformista.
Ma perchè si fa questa campagna di denigrazione contro una
classe operaia come quella italiana che
paga con 1400 morti all'anno e migliaia di mutilati un altissimo
tributo, il più alto d'Europa, ad una organizzazione del lavoro
insicura, stressante, mortale? L'insofferenza di Marchionne e
della Marcegaglia si fonde con la volontà del governo e di
Draghi di modificare subito la Costituzione per liberare da
obblighi sociali e di rispetto ambientale le imprese. Questi
signori vanno avanti come carri armati facendo schioccare la
frusta e minacciando i resistenti. Ma le reazioni che finora ha
registrato
questo programma non sono quelle che si aspettavano. C'è
resistenza. L'Italia democratica e civile si oppone! Il voto
degli operai di Melfi che premia la Fiom dice che si deve
ragionare che non si possono sequestrare financo i minuti
secondi della vita delle persone. La fabbrica deve avere un
contenuto, una qualità umana! Non può diventare l'inferno degli
esseri umani ridotti alla parte vivente del macchinario di
produzione. Questo rincorrere i ritmi dei cinesi è rovinoso. La
Cina registra migliaia di casi di suicidio e cova profonde
proteste sociali. Che l'Italia debba imitare la barbarie dello
sfruttamento schiavistico di un regime nazi-liberista mi pare
una forzatura che non potrà essere accettata. Non si possono
buttare nella immondizia due secoli di civiltà e fare regredire
il lavoro dipendente a quello dell'avvio della
industrializzazione. Non ci vuole un genio per fare funzionare
una
fabbrica a salari infimi di 400 euro al mese e regime militare.
Marchionne mostri di essere un vero manager confrontandosi con
salari e diritti dignitosi come fanno le industrie
automobilistiche europee. E' davvero un genio come pensano
Chiamparino, Fassino e gli altri del partito-fiat?
Pietro Ancona
http://www.libero-news.it/news/353523/Stipendi_d_oro_per_Marchionne_e_Montezemolo.html
http://www.corriere.it/economia/10_giugno_18/marchionne-fiat-accordo_5b50102c-7af3-11df-aa33-00144f02aabe.shtml
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Friday, June 18, 2010 6:59 AM
Subject: Il referendum della vergogna
Il referendum della vergogna
Il referendum operaio sull'accordo-capestro di Pomigliano non
è un referendum. Sarebbe tale se i lavoratori che voteranno,
rifiutando l'accordo separato, aprissero la strada ad altro e
diverso accordo.
Non è così. Se il referendum sarà bocciato la Fiat non farà
l'investimento e lascerà la Panda in Polonia. Questo è stato
detto e ridetto da Marchionne. Prendere o lasciare! I lavoratori
non potranno esprimere un giudizio obiettivo sull'accordo
separato. Sanno che se dicono si
la fabbrica continuerà a vivere e se dicono no li aspetta la
disoccupazione. Qualcuno in Italia può ragionevolmente sostenere
che, in queste condizioni di ricatto, di costrizione, la gente
sarà libera e potrà esprimere la sua vera opinione? Se io o voi
fossimo tra i votanti come ci regoleremmo?
Contrariamente a come li ha dipinti, forzando le tinte,
Veltroni i lavoratori di Pomigliano andranno a votare e si
caricheranno della croce delle condizioni umilianti imposte
brutalmente da Marchionne.
Penseranno alle loro famiglie ed alla necessità comunque di
sopravvivere in una Napoli che venti anni di governo Bassolino
lascia in macerie, disperata, piena di debiti. . L'uso
clientelare in proporzioni industriali delle risorse,
l'indebitamento, la mancanza di progetto e di futuro fanno da
contesto al referendum , una operazione che sarebbe democratica
se non fosse già stata piegata e strumentalizzata dalla Fiat che
ne ha giù predeterminato il risultato.
Perchè la Fiat vuole il referendum? Evidentemente non gli basta
l'adesione dei sindacati collaborazionisti. Vuole una sanzione
che costituisca una umiliazione per la Fiom per dimostrarle di
non contare niente e chiederle di tornare subito ed a testa
bassa all'ovile. Ha già ricevuto due risposte positive: quella
di Epifani che attesta il valore del referendum e l'altra del
leader della minoranza Fiom Durante il quale afferma che in caso
di vittoria dei si la Fiom deve firmare. In sostanza il
referendum sarà usato come un plebiscito annessionistico alla
volontà del padrone.
Qualcuno in questo Parlamento dovrebbe chiedere che si torni
a trattare e che il referendum non abbia luogo dal momento che
si tratta di costringere a Canossa tutti i dipendenti della Fiat
di Pomigliano. Ma la lobby Fiat è assai forte. Anche Casini si è
unita ieri a Fini e Schifani per chiedere la resa della Fiom.
Diverse voci della cultura costituzionalista si sono alzate per
segnalare le numerose illegalità dell'accordo separato. Anche "liberal
"si chiede se la globalizzazione significa che dobbiamo
diventare come i cinesi mentre la dichiarazione del Segretario
della Cisl che ritiene che si debba riaprire la questione
Termini Imerese nel caso di vittoria dei si è la prova di quanto
è stato finora giustamente sospettato ma negato e cioè che
Pomigliano non è una eccezione ma la nascita di nuovi rapporti
di lavoro che stracciano contratto nazionale, Costituzione e
leggi.La nascita della Cina italiana.
Anche se dovesse ricevere l'unanimità dei consensi il
referendum non avrà alcuna validità nè morale nè giuridica per
lo stato di necessità dei lavoratori. Sarà soltanto il documento
di una prepotenza subita.
Qualcuno ha paragonato agli effetti della marcia dei quadri
dirigenti ed intermedi di Mirafiori. o la situazione che si
creerà
dopo il referendum. E' vero che la CGIL tornò al tavolo delle
trattative ed accettò accordi che consentirono il licenziamento
di trentamila operai. Oggi dovrebbe accettare le condizioni di
militarizzazione del rapporto di lavoro che diventa una
obbligazione individuale. Se lo facesse ripeterebbe il
cedimento, l'errore di allora. La CGIL non avrebbe dovuto
piegarsi ad accettare condizioni che hanno cambiato il corso
della storia ed aperto la strada alla cancellazione dei diritti
conquistati con la stagione dell'autunno caldo.
Ma, infine, questo referendum come si svolgerà? Da chi sarà
organizzato e da chi sarà controllato?
L'ultima esperienza recente è stato il referendum sugli accordi
fatti con Prodi svoltosi in condizioni di illegalità, senza
controlli,senza una vera discussione dal momento che non era
previsto che i contrari potessero illustrare le loro ragioni
nelle assemblee. Furono dichiarati oltre cinque milioni di
votanti e lo ottantuno per cento di si, cifre "bulgare" ed
inverosimili che tuttavia per giorni diedero a tanti
pennivendoli il punto di appoggio per infierire sulla minoranza
che aveva votato no.
Contrariamente a quanto scrive Erri De Luca sul Manifesto
<<Cedere: questo è l'ordine del giorno. Con il pensiero intatto,
almeno quello, che siano passi indietro come quelli di chi
prende rincorsa per rivincere.>> il passo indietro che si
farebbe a Pomigliano non permetterà un rincorsa in avanti. Sarà
un passo indietro che completa la disfatta dei diritti e prelude
ad un lungo periodo senza libertà e democrazia per i lavoratori
italiani.
Appoggiamo con tutte la nostre forze quanti Fiom e sindacalismo
di base si oppongono alla perdita dei diritti. Resistere nei
posti di lavoro é altrettanto importante che resistere alle
leggi bavaglio. Perché la libertà é indivisibile.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.loccidentale.it/articolo/fiat.+veltroni%3A+%22su+pomigliano+accordo+duro+ma+inevitabile%22.0092224
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=746580&lang=it
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, June 17, 2010 9:18 AM
Subject: Fronte del porto
Fronte del porto
A quanto pare il no della Fiom ha messo in agitazione l'establiscement
italiano che ha difficoltà a reggere la scelta Fiat senza unanimità di
consensi. Soltanto l'unanimità può nascondere la profonda ferita ai diritti
arrecata dal documento Marchionne. La scelta della Fiat sottoscritta da
tutti i sindacati esclusa la Fiom è troppo dura, troppo pesante per essere
esposta ad una pur minoritaria opposizione. Anche Veltroni è intervenuto
per spruzzare veleno contro gli operai di Pomigliano assenteisti ed invita
la Fiom a non fare troppe storie, a non resistere. Ieri, in occasione della
assemblea della Confcommercio, la signora Marcegaglia ha fatto trapelare
tantissima irritazione e si è detta stupita della resistenza Fiom. Il tono
del suo intervento è stato quello di chi, avendo ricevuto rassicurazioni
sull'adesione della CGIL al piano Merchionne, sia rimasta delusa della
opposizione della Fiom. Si è incontrata con Epifani e, qualche ora dopo,
arriva ai giornali, la presa di posizione della CGIL campana che dichiara di
partecipare al referendum del 22 e invita a votare si per l'accordo.
Contemporaneamente il leader della minoranza Fiom che aveva votato contro
l'accordo ha detto che se vince al referendum il si, la Fiom dovrà firmare.
In sostanza ha cambiato posizione e si è adeguato al perentorio richiamo
della CGIL e del PD. Il messaggio della Marcegaglia è stato prontamente
recepito e tradotto in prese di posizione e scelte che isolano ancora di più
il coraggioso gruppo dirigente della Fiom. Il suo rimprovero ha avuto
risposte immediate. I ribelli della Fiom sono già nel tritacarne...
Chi resta accanto ai lavoratori? Chi continua a difendere la Costituzione,
a stare dalla parte del diritto? Certamente la sinistra di Vendola e di
Ferrero ma anche l'IDV che ha assunto una limpida posizione di rigetto del
programma Marchionne di riduzione gli operai a robot umani. Forse Veltroni
ed Epifani non hanno letto le prescrizioni Marchionne sulla nuova
organizzazione del lavoro in fabbrica: non soltanto otto ore continuative di
lavoro a digiuno, senza pausa pranzo ma anche una postura obbligata del
busto del corpo operaio che dovrà ripetere i movimenti programmati dal
computer e cronometrati. Una sorta di allucinante attuazione della profezia
di Chaplin di "tempi moderni"
Naturalmente Pomigliano, lo sappiamo tutti, è il cavallo di Troia della
Fiat e del padronato italiano. E'
naturale attendersi che le "innovazioni" di questo accordo saranno
trasferite in tutto il gruppo Fiat e una svolta radicale, una
controrivoluzione padronale, divamperà in tutta Italia e troverà buon
combustibile dalla tristissima situazione di disoccupazione e di cassa
integrazione. Gli industriali sperano, sanno, che il terrore di non trovare
altro lavoro spingerà i lavoratori ad accettare il cappio che si stringerà
al loro collo.
Il fascismo avanza non soltanto ad opera della destra che ci governa e del
suo blocco sociale. E' allarmante registrare gli applausi frenetici alle
richieste di Berlusconi di fare carta straccia della Costituzione che si
levano in tutte le assemblee dei corpi organizzati del padronato italiano:
confindustria, confcommercio, confartigianato. Lo squadrismo veste doppio
petto e cravatta. E' diverso dai manganellatori di Mussolini che
assaltavano e bruciavano le Camere del Lavoro. Non ne hanno bisogno dal
momento che il maggiore partito di opposizione, l'erede del PCI e della
sinistra cattolica, condivide ed approva tutte le sue richieste e la CGIL si
trasforma in strumento di imposizione ai lavoratori della volontà del
padronato. La società si rimodella in senso autoritario con il concorso
delle forze che dovrebbero difendere la libertà e la democrazia.
La libertà è indivisibile. Non si difende contrastando la legge bavaglio
di Berlusconi ed assecondando la militarizzazione del lavoro italiano. Senza
libertà nelle fabbriche e nei posti di lavoro
sarà difficile difendere la democrazia . C'è un rapporto diretto tra
proposta di modificare la Costituzione e proposta Marchionne-Marcegaglia.
Camminano insieme e ci riportano indietro nel tempo.
L'atteggiamento di Cgil, Cisl, UIL costituisce uno strappo della
Costituzione ed una anomalia enorme della democrazia italiana. Sindacati che
tirano la volata al padronato e ne soddisfano tutte le voglie anche le più
brutali e asociali deformano la "normalità" del Paese. Non so se ci siano
interessi oscuri dietro questa servile accondiscenza ma credo si possa
parlare di "fronte del porto" della globalizzazione. In ogni caso ci sono
gli interessi politici del PD che vuole attrarre la base sociale della
destra non solo con le liberalizzazioni riproposte da Bersani ma anche con
l'asservimento della CGIL.
La Fiom, dopo l'intervento della CGIL campana, ha anche problemi che
riguardano la sua affiliazione alla Confederazione. Può continuare ad
abitarvi dopo la pugnalata alla schiena di ieri?
Forse è necessario uno strappo. Una scelta di continuare a vivere e lottare
con chi ne condivide le idee e lontani da chi è diventato longa manus delo
padrone.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: Giuseppina Ficarra
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, June 15, 2010 5:06 PM
Subject: LA FABBRICA CASERMA
LA FABBRICA-CASERMA
Ma quanta brava e saggia gente è scesa in campo per chiedere
alla Fiom di recedere dal suo atteggiamento di diniego, di
essere "responsabile", di accettare le condizioni poste da
Merchionne e già sottoscritte dai sindacati governativi e
filopadronali, insomma di firmare! Al coro manca soltanto
Berlusconi e poi ci sono tutti: ieri il Presidente della Camera,
oggi il Presidente del Senato, il segretario dei PD Bersani, l'On.le
Casini, il folto e scodinzolante partito Fiat del PD con la
Sereni, Chiapparino e tanti, tantissimi altri. E meno male che
tra la Fiat ed il Pdl non è corso mai buon sangue!
Nessuno che dica una sola parola di critica, che avanzi una
qualche riserva sulle pretese cinesi della Fiat, che abbia un
qualche dubbio su richieste che riguardano diritti fondamentali
e individuali come il diritto di sciopero ed alla salute. Non
una parola. Non si ha il coraggio di dire che la resistenza
della Fiom è sbagliata, estremista, immotivata. Ma si tenta di
colpevolizzarla mettendo l'accento su un trasferimento della
Fiat in Polonia o in Serbia. Insomma, se La Fiat va via la colpa
sarà della Fiom...e si perderanno per sempre quindicimila posti
di lavoro!
Si cerca di fomentare l'odio della gente contro chi difende i
diritti. E' accaduto in una azienda del Nord in cui operai
terrorizzati dalla minaccia di non avere un lavoro hanno
attaccato la Fiom ed hanno
chiesto di essere schiavizzati. Questo triste e doloroso esempio
del degrado in cui è stata portata l'Italia viene agitato
contro quanti continuano a difendere diritti. Ma che andate
cercando! Lasciateci guadagnare il pane!
Ma torniamo al coro dei finti pacieri.
Tanta brava e volenterosa gente non l'ho vista quando
Merchionne, sfottendo gli operai di Termini Imerese, disse che
non poteva attaccare Termini al Nord Italia, che era troppo
lontano e che non se ne parlava nemmeno di salvare l'impianto
scaricando sui lavoratori e sulla Regione Sicilia le
responsabilità di una conduzione logistica ed industriale
assurda e costosissima sostenuta forse per ragioni che ci sono
imperscrutabili e che riguardano le relazioni riservate della
Fiat..
Ichino, alza l'ingegno e si chiede quale argomento "forte" può
aggiungere al pressing contro la Fiom.
L'ha trovato! Ha detto che l'accordo proposto da Merchionne se
accettato aiuterà gli investimenti stranieri in
Italia.....Insomma, se gli investitori esteri si rendono conto
che l'Italia è una specie di Cina in Europa accorreranno giulivi
a mettere qui le loro fabbriche e fabbrichette! Ecco perchè
bisogna accettare di subire il licenziamento in caso di
sciopero e di lavorare non solo 13 ore su 24 ma anche mettendo
le undici ore a disposizione dell'azienda...
Ho letto il documento approvato all'unanimità dal Comitato
Centrale della Fiom. Debbo dire che non mi è piaciuto. Non mi è
piaciuta l'accettazione di tutta la parte economica della
proposta Fiat a cominciare dai 18 turni settimanali e
dall'aumento dello straordinario. Bisognerebbe riflettere sulle
condizioni di stress dei lavoratori di Melfi per comprendere
quanto è ingiusto chiedere una intensificazione massacrante
della prestazione. Non mi è piaciuta la disponibilità alla
collaborazione per reprimere il fenomeno dell'assenteismo. Se il
ritmo della prestazione diventerà allucinante assai di più di
oggi avremo un aumento delle assenze dal lavoro. La gente è
fatta di carne ed ossa. Il sistema nervoso dei lavoratori viene
sottoposto a pressioni inaudite. Vorrei che gli illustri
pennivendoli che oggi si prodigano a dire quanta è sbagliata la
resistenza operaia provassero a lavorare una settimana in un
reparto Fiat e constatare sulla propria pelle che cosa sono le
ultime invenzioni dei cronometristi dell'azienda.... Sarebbe
istruttiva una inchiesta parlamentare sulla salute degli operai
di Melfi.
Il documento Fiom non poteva non respingere la sospensione dei
diritti costituzionali e la trasformazione del contratto di
lavoro in un insieme di obbligazioni da eseguire pena il
licenziamento.
Ma oggi, l'obiettivo della Fiat e del padronato non è più
soltanto nella deregulation dal contratto nazionale ma nella
trasformazione del regime della azienda con una fortissima
accentuazione della sottomissione gerarchica dei dipendenti. Si
vuole passare alla fabbrica-caserma. Si vuole la trasformazione
del sindacato in servizi dell'ufficio risorse umane con compiti
di monitoraggio (spionaggio) della mano d'opera e di isolamento
delle "teste calde" delle zone di resistenza. Questo avviene
già da qualche parte ma ora si vorrebbe la sua piena
legittimazione pubblica, alla luce del sole. Tutti debbono
sapere che in Italia comanda il management dei padroni....
La Mercegaglia ha avuto parole molto dure e sprezzanti verso la
Fiom e quanto resta della resistenza operaia. Si è lasciata
andare in affermazioni offensive, pesanti che Epifani ha
sbagliato a non rintuzzare e rinviare al mittente.
Sbaglia e continua a sbagliare come quando non ha rintuzzato il
"fannulloni" di Brunetta ai dipendenti statali. Epifani ha
fatto oggi una dichiarazione in cui di fatto prende le distanze
dalla Fiom che tratta con molta freddezza come se si trattasse
di organizzazione "altra" non confederata nella CGIL e
profondamente connessa alla sua storia ed alla sua cultura.
Anche Epifani è nel coro dei benpensanti che richiamano
all'ordine ed alla disciplina i reprobi della Fiom. Infatti,
Sacconi che quanto può sputa veleno sulla CGIL e ne teorizza
l'isolamento, gli rivolge parole di comprensione e di
esortazione all'azione. Succederà come è già successo per i
lavoratori Alitalia. Dall'accordo con Merchionne usciremo con le
ossa rotte, con una condizione nelle fabbriche che sarà fuori
dallo spirito e dalla lettera della Costituzione. L'Italia è il
paradiso della borghesia parassitaria, della oligarchia politica
privilegiata e l'inferno per chiunque faccia un lavoro
dipendente. Ma l'establiscement industriale politico sindacale
uscirà molto coeso e rafforzato. Confindustria, Governo, Cgil,
Cisl, Uil e quanti li contornano saranno ancora più uniti nello
sforzo di traghettare la borghesia italiana fuori dalla crisi
lasciando a terra e sacrificando i lavoratori dipendenti e
quella che fu una democrazia costituzionale.
Quanti si affannano giustamente a denunziare la legge-bavaglio
dovrebbero sapere che la libertà è una ed indivisibile e passa
anche e sopratutto nei luoghi di lavoro. Senza libertà nei
luoghi di lavoro tutte le altre libertà diventano di parte.
Pietro Ancona
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-- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Wednesday, June 16, 2010 10:06 AM
Subject: Il lager di Merchionne
Il lager di Merchionne
Bisognerebbe che Merchionne spiegasse perchè sposta la produzione della
Panda dalla Polonia a Pomigliano nonostante le vantaggiose condizioni di cui
ha finora fruito e non solo per i bassi salari
ma anche per le brutali regole imposte ai metalmeccanici polacchi che
certamente stavano assai meglio ed godevano di ogni diritto nel regime
comunista. Mi domando se Solidarnosh che, manovrato dalla Chiesa e
dall'Occidente, riuscì ad avviare il rovesciamento del regime comunista sia
soddisfatto del passaggio alla "libertà" ed alla "democrazia" ed
all'insediamento di multinazionali che
comprimono il livello di vita e la possibilità di crescere culturalmente e
socialmente del popolo polacco.
Il tanto sbandierato investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano,
lodato da pennivendoli servili
che lo agitano davanti ad una popolazione povera ed bisognosa di lavorare,
non garantisce alcuna certezza per il futuro. Quali sono i programmi di
Merchionne per Pomigliano ? Esiste un piano industriale a lunga scadenza che
tenga conto anche del fatto che la Panda potrebbe non avere una lunga vita
come altri fortunati modelli di automobili? Colpisce l'assenza totale del
governo in questa vicenda tranne la retorica e spocchiosa dichiarazione di
Tremonti che proclama dopo la sconfitta della Fiom la vittoria del
"riformismo". Anche la Regione Campania che si agita assieme alle altre per
i tagli imposti dalla "manovra" che certamente farà pagare alla popolazione
e non alle greppie di consulenti, amministratori, managers ed altri
parassiti, non ha mosso un dito, non interviene, non ha nulla da dire.....
In effetti non sappiamo niente e l'art.41 della Costituzione è ignorato.
L'inerzia dei pubblici poteri
consente una operazione di pirateria da terzo mondo operata da una
multinazionale che oramai di italiano ha molto poco e che comunque, nella
storia industriale e civile di questo Paese si è distinta
per i reparti confino inventati da Valletta e per l'enorme compressione di
diritti a Mirafiori rotta soltanto dagli immigrati meridionali negli anni
sessanta. La storia della Fiat non è per niente gloriosa. Quando il lavoro
abbondava in Italia la gente preferiva andare a lavorare dappertutto ma non
alla Fiat
degli Agnelli noti per essere gretti ed avidi di sfruttamento.
Intanto credo che il Parlamento dovrebbe avviare una inchiesta
parlamentare sulle condizioni di Melfi che non sono durissime come quelle
firmate ieri dai sindacati felloni ma sono certamente molto pesanti.
I lavoratori non sono utensili animati, bipedi parlanti e non possono
essere sottoposti ad uno stress
che incide profondamente sulla loro salute fisica e psichica. Otto ore di
lavoro senza pausa sono contro la Costituzione, contro la legge sulla
sicurezza del lavoro, contro tutte le raccomandazioni internazionali che
invitano a non superare i limiti della sopportabilità umana. Credo che
bisognerebbe
avviare un intervento della Magistratura per prevenire malattie nervose,
infortuni, logoramento psichico. Si può tenere digiuna una persona per otto
ore facendola lavorare a ritmi predeterminati da un computer e cronometrati
dalla sorveglianza? Sebbene siamo nell'Italia di Berlusconi e della destra
al potere credo che questo non si possa fare. La fabbrica non può diventare
un penitenziario ed il logoramento della salute dei lavoratori diventerebbe
anche un costo che si scaricherebbe sullo Stato.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Monday, June 14, 2010 9:36 AM
Subject: Pomigliano come Alitalia
Pomigliano come Alitalia
Dopo il comunicato della segreteria del PD di disponibilità
alle brutali ingiunzioni della Fiat ai lavoratori di Pomigliano
speravo che la CGIL non vi si adeguasse ed intervenisse a
difesa della posizione Fiom. Non è stato così e si sta
ripetendo la situazione che portò al traumatico accordo per
l'Alitalia. Allora la CGIL finì con l'apporre la sua firma
accanto a quella di Cisl, Uil ed UGL che per giorni aveva
criticato. Oggi i lavoratori dell'Alitalia sono regolati da un
contratto che è forse il peggiore d'Europa. Hanno meno
salario e possono accedere limitatamente a diritti pur
garantiti dalla Costituzione. Temo che accadrà lo stesso per i
lavoratori di Pomigliano che sono già stati "posati" da Cisl ed
UIL. La Fiom, l'unico sindacato che resiste, sta
subendo un durissimo assedio. La Marcegaglia l'ha accusata di
guardare all'indietro e di difendere i "grandi assenteisti"
contro i lavoratori "sani". Insomma è passata alla
criminalizzazione. Nessun rispetto per la più rappresentativa
organizzazione dei meccanici. La Fiom non è l'avversario da
convincere o da sconfiggere in una trattativa, ma il nemico da
distruggere. Le cose che ha detto al Corriere della Sera Epifani
fanno pensare che purtroppo non sosterrà il no della Fiom. La
CGIL non rompe l'assedio della Fiom. Quando Epifani afferma che
non possiamo perdere Pomigliano, senza aggiungere che ci sono
condizioni sotto le quali non è possibile andare, ha difatto
capitolato. Si limiterà ad una operazione di "riduzione del
danno" chiedendo la cancellazione delle norme più
sfacciatamente anticostituzionali. Proprio come fu per
l'Alitalia.
Intanto Ichino (PD) entra nel teatro della contesa per fare
sapere che anche lui sta dalla parte di Merchionne. Insomma, i
più importanti protagonisti della vicenda fanno sapere ai
metalmeccanici che dovranno subire quanto dispone la Fiat e che
non saranno difesi. La Fiom forse resisterà fino alla fine, ma
la sua situazione è difficile senza il supporto della CGIL. Se
si farà il referendum è possibile che venga vinto dalla Fiat.
L'alternativa è bere o affogare. Chi ha famiglia è disposto a
subire qualsiasi ricatto. La ragione della sopravvivenza prevale
su tutto. Non ci sono alternative. Questo il padronato lo sa
bene e lo sanno bene anche Bonanni, Angeletti ed Epifani. Si
farà quindi un accordo di deregulation dal contratto e dalle
leggi, si faticherà di più e si subiranno condizioni da
caserma. Torneremo indietro di mezzo secolo, a molto prima del
68.
Epifani non romperà con Cisl ed Uil e con il PD. Dopo la firma
di Pomigliano ci sarà una grande ondata che travolgerà i
lavoratori italiani e li ridurrà alle condizioni se non dei
cinesi, dei polacchi o dei serbi.
Questa involuzione della situazione sociale italiana avviene in
condizioni sempre più drammatiche con un padronato che, forte
dell'appoggio del governo, si permette anche un linguaggio
offensivo, brutale, irridente. Cisl, Uil ed UGl sono dalla sua
parte e la CGIL è prigioniera del PD, di Letta, Ichino, Bersani
che la spingono ad accettare tutto e di più. Il sindacalismo di
base anche se forte e radicato nei posti di lavoro è cancellato
dalla discriminazione. Non si permette che conti e non viene
chiamato a firmare i contratti di lavoro. E' stato chiuso in
cantina come i partiti di sinistra e quando riempie le piazze
con migliaia e migliaia di persone viene ignorato dalla tv e dai
giornali.
Quando sarà firmato l'accordo di Pomigliano sarà come se in
Italia non avessimo più né contratti né leggi a difesa dei
lavoratori. Tutto dipenderà dalla volontà delle aziende che non
potranno più essere limitate nel loro potere, un potere che sarà
enormemente accresciuto dalle modifiche della Costituzione che
la destra ha già preannunziato alle assemblee degli
imprenditori.
Qualcuno stamane scriveva che questa perdita di ruolo e di peso
del Sindacato attira investimenti stranieri e che già si nota un
incremento. Ma gli investimenti stranieri non danno alcuna
certezza. Le multinazionali che hanno dismesso i loro impianti
in Italia sono tantissime e quando restano pongono condizioni
pesanti anche al governo come farsi pagare l'energia che
consumano o altro.
Con lavoratori che saranno stravolti da turni di lavoro da
schiavi e remunerati poco più della metà di quelli tedeschi o
francesi l' Italia diventa ancora più povera, disperata ed
infelice. Ma avrà tanti ricconi in più e l'oligarchia politica
più costosa e privilegiata del mondo.
Pietro Ancona
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-06-09/testo-proposta-accordo-lettera-205000.shtml?uuid=AYhBYLxB
http://manifestino.blogspot.com/
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: primapagina@rai.it
Sent: Saturday, June 12, 2010 8:37 AM
Subject: disabili
Caro Romano,
mi dispiace molto aver saputo che ha un ragazzo inabile. Le sono
solidale. Ho avuto un nipote che a causa di un parto mal
riuscito è vissuto per circa venti anni in condizioni di
estremo disagio. Le aggiungo che ha dovuto subire anche lo
scherno di brutali vicini di casa che lo inseguivano deridendolo
ed a causa di ciò mio fratello venuto alle mani con questi
disgraziati ha avuto un braccio spezzato.
Le sono vicino particolarmente ma la prego di riflettere sul
fatto che questa società sempre così violenta e crudele è frutto
di scelte di politica economica liberista e per il potere dei
ricconi per cui
Pieruluigi Berlusconi può comprarsi una nave da venti milioni ed
ai disabili vengono negati duecento euro mensili per aiutarne la
sopravvivenza. Questo fa parte della filosofia "uccidi la
bestia" che anche lei, purtroppo, sostiene.
Una società può essere solidale senza affondare. Lo Stato
potrebbe risparmiare abolendo, ad esempio, le convenzioni.
Quando lei dice che i meccanici di Pomigliano dovrebbero
firmare l'accordo non si rende conto che c'è un punto oltre il
quale non si può cedere. Avrebbe dovuto invitare gli italiani a
rispondere al ricatto di Merchionne con il sabotaggio delle
vendite della Fiat in Italia.
Caro Professore, tutto si tiene. Non si può deprecare lo
soppressione del sussidio ai disabili ed accettare la
degradazione del lavoro dei metalmeccanici a bestie umane.
Pietro Ancona .
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, June 12, 2010 9:08 AM
Subject: Gramsci ed il Pci
Gramsci ed il PCI
Rifletto su Gramsci sul suo lascito politico e mi domando
perchè è la citazione preferita dei comunisti che ne richiamano
il pensiero quando affrontano questioni cruciali del nostro
tempo.
Credo che la ragione, la causa di tanta attualità del suo
pensiero, sia dovuta alla sua eresia. Gramsci, fondatore del
PCI, era un eretico e come tale fu trattato dal suo Partito,
dalla tenebrosa e possente organizzazione del comunismo
internazionale. Il comintern dove Togliatti era dirigente di
rilievo ne ignorava il pensiero ma lo teneva sotto controllo.
L'atteggiamento dei comunisti verso di lui fu come quello della
Chiesa nei confronti di
pensatori eretici e poi finiti sul rogo o comunque discriminati
ed isolati. Gramsci non condivise l'atteggiamento assunto dalla
terza internazionale nei confronti della socialdemocrazia
definita socialfascismo e da combattere ancora più duramente dei
nemici di classe perchè, come diceva Togliatti, bisogna
"tagliare l'erba del nostro vicino". Non credo che avrebbe
votato come Ingrao per la radiazione del gruppo del "Manifesto".
Per quanto non sapesse molto di quanto succedeva in Unione
Sovietica certamente era allarmato dei segni di una
degenerazione verso il totalitarismo di Stato.
Credo che il comunismo gramsciano finisca con lui. Il PCI è
un'altra cosa. Il PCI è stata forgiato dal togliattismo frutto
lungamente maturato negli uffici del comintern e dell'URSS. La
commistione tra interessi statali, di potenza con quelli di
partito è fortissima. L'idea che gli interessi del Partito
siano da anteporre a quelli della classe lavoratrice e, se del
caso, dello stesso socialismo che è alla base della dottrina
togliattiana non sarebbe mai stata condivisa da Gramsci. Gramsci
avrebbe sempre preposto
gli interessi dei lavoratori e del socialismo a quelli del
Partito. Inoltre la sua idea del Partito non era esattamente
quella di Togliatti e dei suoi successori. Questo lo deduco
dalla lettura di Ordine Nuovo
e dai Quaderni del Carcere. La struttura cardinalizia del PCI,
la sua cultura sapienziale paragonabile a quella dei gesuiti, il
"centralismo democratico", la disciplina ferrea, non sarebbero
mai state accettati
dal nostro pensatore che non cessava mai di pensare e di
correggersi.
Il PCI isolò Gramsci in galera. Forse il silenzio dei suoi
compagni che non gli rivolgevano la parola per paura di
compromettersi con il partito fu la cosa più dolorosa della sua
lunga detenzione. Credo che anche suoi parenti come la cognata
Titiana furono usati dal Partito e dal Comintern per monitorarne
continuamente il pensiero. La storia dei rapporti di Gramsci con
la sua famiglia andrebbe tutta riscritta. Anche il destino dei
suoi figli è degno di approfondimento e non è soltanto una
faccenda privata.
Dubito molto che Gramsci avrebbe condiviso il duplice strappo
di Berlinguer (non si può governare con il 51 per cento e
l'adesione alla Nato del cui ombrello si sentiva protetto).
Dubito che avrebbe condiviso la Bolognina e la deidentificazione
del comunismo italiano. Il suo comunismo era frutto originale
della cultura del socialismo italiano e non avrebbe avuto
bisogno dei pentimenti e dei "mi vergogno" dei Veltroni...
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Saturday, June 12, 2010 11:02 AM
Subject: Contro il fascismo politico e sociale
Contro il fascismo politico e sociale
L'atteggiamento gladiatorio di Merchionne che intima
l'accettazione senza discutere delle sue proposte ai sindacati
pena il trasferimento delle fabbriche in Serbia e Polonia e
l'indurimento della azione del governo di destra che ha un
programma, secondo dati pubblicati da Niki Vendola, di oltre
ottanta miliardi di euro da spremere al lavoro dipendente ed
allo Stato ha cancellato i pochi margini "riformisti" che
avevano consentivano una conclusione "moderata" del Congresso
della CGIL ed una vittoria della cordata concertazionista di
oltre l'ottanta per cento. La CGIL non può più continuare a
litigare con la Fiom nè a minacciarne la normalizzazione. La
CGIL è con le spalle al muro. O con i lavoratori o con
Merchionne! E' costretta ad indire uno sciopero generale contro
la volontà del PD che la spinge alla inerzia ed ad una
opposizione puramente formale, finta.
Il padronato italiano ha cancellato ogni possibilità di
soluzione "moderata". Le soluzioni sono drastiche. O accetti di
ridurti in schiavitù o alzi il tiro e lotti per cambiare tutto,
ma proprio tutto. Questo atteggiamento gladiatorio del padronato
si colloca in una situazione politica di avvio allo
autoritarismo fascista. Il governo reclama leggi liberticide
sulla informazione e chiede la cancellazione dell'art.41 della
Costituzione. L'Italia deve diventare una Marca di ricconi. Il
ceto medio deve sparire.
Ricchi e ricchissimi da una parte e poveri e poverissimi
dall'altra. Questo è l'obiettivo da realizzare indicato dal
gruppo di Bildelberg. Niente più ceto medio e welfare. Il mondo
occidentale deve regredire fino ai precordi
dell'industrializzazione. L'americanizzazione dell'Europa è un
obiettivo che si deve raggiungere in tempi ancora più brevi di
quelli che si erano scelti.
L'alternativa che si pone alla CGIL è cruciale: o sta con la
Fiom o con Bonanni ed Angeletti. Se sceglie Cisl ed UIL compie
un ulteriore passo verso la sua deidentificazione e non è detto
che non ne pagherebbe un prezzo pesantissimo. Alcuni maggiorenti
del PD che spingono per una CGIL sempre più "ragionevole",
sempre più disponibile verso il padronato e le controriforme
sociali dovrebbero porsi il problema di che cosa sarà l'Italia
senza un Sindacato che finora ha presidiato l'equilibrio sociale
e politico contribuendo a farne una nazione civile.
Ma, come ebbe a dirmi una volta Luciano Lama, "non si può
alzare la mano e lasciarla ricadere senza colpire". Le scelte
non debbono restare a mezz'aria: vanno compiute fino in fondo.
Se Merchionne minaccia di portarsi le fabbriche in Polonia e
Serbia bisognerebbe rispondergli a muso duro che siamo in grado
di organizzare una campagna di boicottaggio delle sue auto in
Italia. Se le vada a vendere in Serbia! Si deve pretendere la
riassunzione nelle scuole di tutto il personale allontanato
dalla riforma Gelmini, l'abolizione della legge Biagi,
l'integrità dello Statuto dei Lavoratori e dell'art.18, il
salario minimo garantito europeo da valere anche in Serbia o
Polonia dove si pagano salari di 400 euro mensili. La Unione
Europea ha preteso l'esecuzione dei suoi diktat a tamburo
battente sulla pensione delle donne. La CGIL dovrebbe proporre
uno sciopero europeo per l'imposizione di una base salariale
unica. Anche gli interessi di centinaia di milioni di lavoratori
debbono valere e contare qualcosa! L'Unione Europea non può
consentire squilibri salariali che turbano la pace sociale.
Insomma, la CGIL deve rivedere le conclusioni del suo recente
Congresso ed assumere la difesa reale dei diritti dei lavoratori
e delle loro famiglie. Ha dentro di sè energie possenti che
finora sono state imbrigliate e depresse. Allo sciopero già
indetto bisognerebbe aggiungerne subito un altro di
48 ore contro il fascismo politico e sociale che incombe
sull'Italia.
Pietro Ancona
http://www.repubblica.it/economia/2010/06/12/news/marchionne_accordo-4779264/?ref=HRER2-1
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, June 10, 2010 5:29 PM
Subject: L'impotenza di Obama
L'impotenza di Obama
Spero che la sinistra non sia ancora infatuata di Obama e che
abbia fatto un bilancio della sua presenza al vertice della
politica mondiale. Da quando è Presidente, la falce della morte
ha continuato a mietere innumerevoli vite umane innocenti in
Iraq, in Afghanistan, in Africa, in Pakistan. Quanti non vengono
uccisi ora dai bombardamenti, dai blitz, dalle offensive lo
saranno al momento in cui verranno al mondo sotto forma di
mostri per le irreversibili degenerazioni genetiche indotte
dalle armi al fosforo o all'uranio. La politica della guerra e
della diplomazia di guerra continua magari con migliori
accorgimenti nella comunicazione propagandistica. Ma niente è
cambiato. Ora nel mirino è l'Iran che subisce l'assassinio od il
rapimento dei suoi scienziati ed ha dovuto sostenere una ben
organizzata "rivoluzione colorata" con tanto di martiri per la
libertà. Sull'Iran i soci di Bildelberg hanno già fatto pollice
verso. Dovrebbe essere aggredito presto o almeno non appena si
allenterà la pressione degli eserciti occidentali
sull'Afghanistan. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, con il
voto contrario di Turchia e Brasile, ha deciso nuove sanzioni
per debilitare l'Iran prima dell'attacco come usano fare gli USA
prima di ogni aggressione. L'Iraq fu isolato dal mondo per dieci
anni e morirono oltre cinquecentomila bambini per mancanza di
cure ed alimenti adeguati. A suo tempo il Segretario di Stato di
Clinton, Madaleine Albright, disse che la morte dei bambini era
"un prezzo necessario da pagare". Russia e Cina hanno aiutato
gli USA in questa campagna di isolamento dell'Iran ma anche essi
sono nel mirino. La guerra americana, come disse Bush, è
infinita. Non risparmia e non risparmierà nessuno.
Intanto una spaventosa macchia di petrolio continua ad
allargarsi nel Golfo del Messico e lambisce alcuni Stati come la
Luisiana e la Florida. Miliardi di litri di petrolio si
riversano in mare e continueranno a fuoriuscire senza che a
distanza di quasi due mesi dall'esplosione della trivella off
shore si siano messi in opera rimedi adeguati. La vita è morta
per un tratto di mare grande quanto il Mediterraneo. Una
apocalisse di uccelli, pesci, animali marini che i massmedia
fanno di tutto per nascondere alla opinione pubblica mondiale.
Il nostro ineffabile Presidente è già stato tre o quattro volte
sul luogo del misfatto per farsi fotografare mentre mangia con
una famiglia di pescatori rovinati
dalla BP oppure mentre coglie dalla spiaggia petrolio raggrumato
che stringe rabbiosamente in mano.
La sua reazione è quella di una persona impotente, incerta,
per usare una locuzione siciliana "con il carbone bagnato" cioè
compromesso con la gente che ha compiuto il crimine e che non
sta facendo quasi niente di risolutivo per riparare. Possibile
che l'industria petrolifera mondiale non sia in grado di sapere
che cosa c'è da fare per tappare la falla che avvelena l'oceano?
Possibile che non ci siano scienziati e laboratori in grado di
proporre qualcosa? E' stato osservato che a livello di pubblica
amministrazione non esiste competenza, esperienza accumulata,
studi in grado di fronteggiare l'evento perchè lo Stato è stato
svuotato della sua storia e della sua stessa cultura tecnica e
che soltanto le multinazionali, l'industria privata, potrebbero
sapere cosa fare e come intervenire. Il problema della
conoscenza e del possesso della cultura tecnica si pone
drammaticamente. La tragedia ecologica della Luisiana è la prova
che lo Stato non può e non deve rinunziare alla sua sovranità
ed a controllare anche dal punto di vista della conoscenza le
attività economiche.
Questa vicenda è la prova di come il Congresso ed il
Presidente degli Stati Uniti non contino nulla a fronte del
potere delle multinazionali. Il "Mercato" è più forte dello
Stato. Il Congresso che si è sbracciato per procurare subito una
enorme quantità di miliardi di dollari da erogare al sistema
creditizio e finanziario depredato da veri e propri corsari e
che ha fatto della universalizzazione della assistenza sanitaria
uno strumento per arricchire solo le compagnie assicurative ed
imporre nuovi oneri ai cittadini è molto tiepido sull'affaire
dello sversamento di petrolio. Obama può solo fare minacce a
vuoto che verranno spernacchiate dalla lobby petrolifera e non
riuscirà neppure a fermare
le nuove perforazioni sottomarine in programma.
Ieri ha ricevuto Abu Mazen per chiedergli di riprendere i
negoziati con Israele e gli ha promesso una piccola mancia di
quattrocento milioni di dollari da spendere nella striscia di
Gaza. Israele intanto premia con medaglie d'oro gli assassini
dei pacifisti e tutta la sua stampa è mobilitata nel mondo
intero in una intensa campagna di discredito sulla iniziativa
delle navi che hanno tentato di rompere l'assedio.
La trattativa chiesta da Obama ad Abu Mazen serve soltanto a
prendere tempo mentre si puntano i cannoni contro Teheran.
Israele e le multinazionali condizionano il Congresso USA e la
stessa Amministrazione della Casa Bianca. Si farà soltanto ciò
che loro vorranno.
Intanto, a poche miglia dalla costa americana, la gente ad
Haiti continua a morire di stenti. Il mondo generoso ha versato
15 o 20 miliardi di dollari non si sa a chi. Certo non un
centesimo è stato speso
per alleviare la vita dei sopravvissuti molti dei quali con un
arto o una gamba amputata da una sbrigativa terapia chirugica
della loro ferite. Circa cinquemila persone in grande parte
giovani o giovanissime curate negli ospedali USA ne sono uscite
senza un arto. Forse era troppo costoso curare le parti che si è
preferito amputare.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Wednesday, June 09, 2010 11:52 AM
Subject: Bersani e Betlusconi
BERSANI E BERLUSCONI
L'On.le Bersani rimprovera a Berlusconi di non contribuire sia
pure con un solo euro alla "manovra" di risanamento dei conti
del Paese. Ha ragione! Bisognerebbe anche dire che l'immensa
ricchezza del Presidente del Consiglio è prodotta in grandissima
misura da un bene immateriale: la pubblicità. Ogni spot che
vediamo in TV gli procura guadagni rilevanti e la cornucopia che
glieli riversa nei suoi conti
è fatata, inesauribile! Sebbene la pubblicità dia lavoro ad una
certa quantità di persone non si può dire
che aumenti la ricchezza del Paese anzi ne aumenta i costi: ogni
volta che compriamo qualcosa paghiamo anche la quota di
pubblicità che l'industria o altro hanno dovuto comprare.
Inoltre, dal momento che Berlusconi opera in regime quasi
monopolistico, si può dire che la sua è una rendita
parassitaria, una sottrazione di ricchezza al Paese che viene
accumulata nel suo immenso sistema di scatole e scatoline cinesi
nelle quali già trenta anni fa non riuscivano a raccapezzarsi
neppure gli esperti della Banca d'Italia.
Ma l'On.le Bersani non è convincente. Quando si fanno delle
critiche bisognerebbe prima di tutto avere le carte in regola.
Domandarsi: quando costo allo Stato? E' giusto costare tanto?
Il PD non ha le carte in regola. Non ha mai aperto bocca sulla
questione che
nausea l'opinione pubblica italiana specialmente quella vessata
dalle tasse sui costi della politica. L'atteggiamento
circospetto, sospettoso, intollerante della opposizione ogni
volta che si affronta questo tema è davvero insopportabile. E'
giusto ricevere pensioni dopo appena cinque anni di attività
parlamentare e sommarle alle pensioni che derivano dalla
professione o dal mestiere che si faceva
e spesso si continua a fare da deputato o senatore? E' giusto
estendere a tutte le Regioni ed ora sembra anche ai grandi
Comuni il trattamento economico dei Senatori? E' giusto ricevere
miliardi di finanziamento per i partiti ed i giornali di
partito? E' giusto che in Italia il costo della politica sia il
più alto del mondo?
Ora il PD non ci sente per niente da questo orecchio. E non
solo il PD. Non dimentico come l'on.le Bertinotti giustificasse
i grassi emolumenti percepiti dicendo che i managers dell'
economia guadagnano anche di più! Bisognerebbe anche parlare del
costo dei Palazzi. Il Quirinale vale l'Eliseo più Buckinghan
Palace! Il Palazzo dei Normanni in Sicilia costa quanto e più
del Senato e stiamo parlando di miliardi di euro...
Se non si risponderà a questo problema con senso di giustizia
ed equità continueremo ad avere la impressione di essere
trattati male, di essere sfruttati e che questa democrazia che
peraltro ci ha tolto
il diritto di scegliere i nostri rappresentanti è una enorme
greppia che ha dato vita ad una nuova classe.
Una nuova classe, una casta di privilegiati fatta in grande
parte da professionisti della politica che, al dunque, fanno
massa tra di loro e non consentono che il loro potere ed i loro
privilegi oligarchici vengano messi in discussione. Si tratta di
almeno 100 miliardi di euro l'anno, quattro volte la manovra di
Tremonti, venti volte l'importo dei soldi sottratti al sistema
scolastico!
Intanto si congelano gli stipendi ed i salari ai dipendenti
pubblici e si salassano scuola, sanità e pensioni. E' giusto
privare un professore che guadagna 1300 euro al mese di 50 o 100
euro di scatto
biennale mentre si conservano privilegi come quello di
rimborsare forfait di mille euro al mese le spese di taxi o di
continuare ad erogare quasi cinquemila euro al mese per
portaborse che non li riceveranno mai?
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, June 08, 2010 10:47 AM
Subject: Socialismo e decrescita la sola alternativa
Leggo che il gruppo di Bildelberg ha deciso di continuare la lotta per la
distruzione del ceto medio. Nella società Bildelberg soltanto ricchissimi e
poverissimi. In mezzo, niente!
I migliori anni della nostra vita sono stati quelli dell'allargamento della
classe media della popolazione
attraverso la promozione sociale del lavoro umano a cominciare da quello
manuale che veniva remunerato con salari e stipendi assai vicini a quelli
degli impiegati. Venti milioni di lavoratori con
retribuzioni decenti erano inoltre supportati da un welfare tra i migliori
d'Europa. Scuola, sanità, servizi, asili nido, assistenza alle mamme e
quant'altro hanno reso civile ed apprezzabile la vita di gran parte degli
italiani che proprio attraverso la partecipazione a questo benessere
ritrovavano ragioni di
unità nazionale e di superamento di vecchie discriminazioni territoriali.
Questo sistema era basato
su una forbice relativamente piccola tra le retribuzioni dei dirigenti e dei
managers e quelle del personale dipendente. Un "apicale" della pubblica
amministrazione non era a distanze astronomiche
dell'usciere del suo ufficio. Era ancora funzionante un ascensore sociale
notevole: il figlio di un ciabattino di un paesino delle Madonie poteva
diventare Presidente della Regione Siciliana. Il sistema proporzionale e il
voto di preferenza costituivano grandi fattori di elevazione dei ceti meno
abbienti.
La politica ha promosso socialmente moltissime persone. Anche le
organizzazioni sindacali ed in genere le associazioni hanno contribuito a
creare nuove figure di "ceto medio".
Da anni il ceto medio, la classe intermedia che costituisce la forza e la
struttura della società democratica, è aggredita da programmi ben mirati di
demolizione e devastazione. Il modello è la società postfordista
nordamericana governata dalle multinazionali nelle quali accadono, purtroppo
senza grandi reazioni, fenomeni terribili come la perdita delle abitazioni
di milioni di persone o la perdita del lavoro a causa della gestione
predatoria e truffaldina del management. In Italia, la data di inizio di
questo attacco certamente meditato dai gruppi della trilaterale e di
Bildeberg, è quella dell'abolizione della scala mobile (1992) e
dell'aggancio dei salari al tasso di inflazione "programmato". Poi si è
andati avanti per quasi venti anni con una serie di accordi triangolari
(governo, sindacati, padronato) di abolizione o limitazione di diritti
conquistati fino a portare il livello complessivo del monte salari a meno di
un terzo ed a trasferire questo terzo al management, al profitto ed alla
rendita. Le distanze tra dirigenze e dipendenti sono diventati abissali e
questo è avvenuto anche nella pubblica amministrazione attraverso lo
scardinamento di tutto l'ordine introdotto dalla riforma Bassanini. La
legge Biagi è stata ed è un formidabile strumento di lotta all'ascensione
sociale e di deprezzamento dei titoli di studio. Oggi non conta più essere o
diventare ingegnere se non hai uno studio paterno. L'ingegnere figlio di
contadini è assai difficile che possa guadagnare quanto un professionista di
trenta anni fa. E' stato brutalmente proletarizzato!!
La riduzione dei salari e delle opportunità di crescere ora non basta più
ai nostri liberisti. Viviamo nella società ideologica del capitalismo e
l'ideologia è la prima esigenza da soddisfare. Ora l'azione di sgretolamento
del ceto medio avviene anche per distruzione fisica dei posti di lavoro a
cominciare dalla scuola, dall'università, dalla cultura, dalla pubblica
amministrazione. Nei prossimi tre anni saranno spazzati almeno altri
trecentomila posti di lavoro che garantivano l'appartenenza al "ceto medio".
Magari si continuerà a fare il professore, ma la paga sarà di pochi euro
l'ora e dovrai accontentarti. Bere o affogare!
La manovra predisposta dal Governo tende proprio a questo. In tutta Europa
l'input ideologico liberista è proprio questo: cancellare il ceto medio,
impoverire e proletarizzare il lavoro, togliere valore salvifico alla laurea
ed alle specializzazioni. La Germania dichiara di risparmiare settanta
miliardi di euro. Non è necessario leggere la proposta della Merckel per
sapere che si tratta di un tratto essenziale di welfare e di lavoro umano.
Tutto l'Occidente sarà americanizzato nel corso del prossimo decennio. La
speranza è riposta in una sconfitta della destra, ma questo di per se non
garantisce che questo lavoro di distruzione della civiltà accumulata dalla
seconda guerra mondiale ad oggi non proseguirà. Non esiste oggi in Europa
una forza alternativa al liberismo capace di imporsi e di governare.
Il seme dell'egoismo, della diseguaglianza è stato gettato. Quando un
segretario comunale guadagna
125 mila euro l'anno a fronte dei 20 mila dello sportellista dell'anagrafe
si è creato un distacco che non è soltanto economico. E' molto di più. E
questo molto di più è legittimato dalle enormi retribuzioni dei politici e
dei parapolitici che tendono ad assorbire una quota assai rilevante delle
risorse ed ad allontanarsi dal vivere delle gente "comune".
Socialismo e decrescita potrebbero fornire l'alfabeto di una alternativa al
mondo di infelici che il capitalismo ha creato e continua a creare
servendosi anche dell'aggressione finanziaria financo agli Stati e delle
occupazioni coloniali.
Pietro Ancona
http://anglotedesco.myblog.it/archive/2010/02/03/il-club-bilderberg.html
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, June 05, 2010 5:17 PM
Subject: Emendamento 1707
Emendamento 1707
Ho sempre avuto il sospetto che nel "Potere, intendendo per questo quanti
sono in grado di gestire
le leggi e gli Stati, non ci sia mai stata una grandissima voglia di punire
i pedofili. E' come se ci fosse una sorta di organizzazione segreta nei
recessi più importanti e più alti degli Stati che protegge i pedofili e
quasi sempre fa in modo che questi riescano a farla franca anche quando si
sono macchiati dei delitti più abietti e più infami. Anni orsono lessi di un
grande scandalo scoppiato in Belgio nel quale era implicata anche la Corona,
persone della real casa, aristocratici, banchieri, industriali, gente che si
divertiva a far collocare bambini negli angoli più bui dei parchi e poi
organizzare vere e proprie cacce con mute di cani e tutto l'armamentario
della caccia alla volpe. Il bambino veniva raggiunto dai cacciatori o dai
cani e poi come selvaggina assegnato al carniere del "fortunato" Orco. Lo
scandalo fu enorme ma non durò a lungo. C'è stato un processo ma molti
riuscirono a sgattaiolare via delle ampie reti della procedura penale. Non
ho mai saputo come si sia concluso e se ci furono condanne. Ma già questo è
significativo dei muri che vengono innalzati a protezione degli Orchi.
C'è una "sensibilità" particolare per i pedofili. A volte si ha anche
l'impressione che ci si preoccupi più di loro che delle loro vittime. Si
arriva financo alla evocazione della psicanalisi per spiegare la morbosa
attrazione che i bambini esercitano su questi delinquenti. Ecco: li ho
definiti delinquenti ma
se ci fate caso quasi nessuno usa questa parola per definire i barbari
stupratori o seviziatori di
bambini.
Ora scopriamo che un autorevole gruppo di parlamentari della destra pdl e
leghisti ha presentato un emendamento che introduce nel reato di violenza
contro i bambini la "lieve entità" allo scopo di evitare l'arresto dei
criminali e di diminuirne la eventuale pena. Una questione di grande
allarme sociale e delicatissima viene risolta, senza alcun dibattito
preliminare, quasi di nascosto, nel corpo di una legge che si occupa delle
intercettazioni telefoniche, la cosidetta "legge bagaglio".
Il Parlamento italiano non è nuovo a queste pugnalate alla schiena della
giustizia. Molte norme che hanno peggiorato il diritto del lavoro sono state
introdotte di soppiatto in leggi e testi diversi e specialmente nella
finanziaria. Sostanzialmente non si discute più nel merito delle questioni
che vengono risolte tra pochi addetti ai lavori nelle Commissioni
parlamentari. L'opinione pubblica ne viene a conoscenza a cose fatte e
quando è troppo tardi e non c'è più nulla che si possa fare.
La mobilitazione di pezzi grossi della maggioranza per la presentazione
dell'emendamento sulla "lieve entità" fa nascere il legittimo sospetto che
ci sia dentro lo zampino del Vaticano. La cricca clericale è stata
mobilitata da scaltri suggeritori oppure hanno pensato da soli la loro
proposta? Non dobbiamo
mai dimenticare che il Parlamento è presidiato da un Commissario della
Chiesa Cattolica Monsignor Rino Fisichella che, in occasione dello scandalo
della pedofilia, ha difeso strenuamente il Papa ed ha
parlato dello scandalo come di un "complotto" ordito contro la Chiesa.
La Chiesa ha capito che non può più considerare i preti pedofili come
semplici peccatori ma come responsabili di reati penali. Dopo la
dichiarazione del Papa che attribuisce ai preti pedofili l'attacco alla
Chiesa profetizzato nel terzo mistero di Fatima e la decisione di segnalare
alle autorità giudiziarie quanti si macchino di questo turpe delitto, si è
voluto in qualche modo garantire una relativa impunità,
evitare la vergogna dell'arresto se colti in fragranza di reato con la
leguleia distinzione tra violenza e violenza lieve? Come si fa a definirla?
Quale repertorio di comportamenti possono essere definiti di violenza
sessuale lieve? Esiste la violenza sessuale lieve verso i bambini? In che
cosa consiste? E' violenza lieve o grave palpare gli organi genitali dei
bambini e costringerli alla palpazione di quelli del prete? Ed oltre alla
fisicità della violenza non si deve prendere in considerazione il danno
psicologico oppure dobbiamo ritenere che questo non esiste se non c'è
stupro?
Sono convinto che, non potendo più sottrarre alla giustizia i preti
pedofili, si stia cominciando a lavorare di bulino per ridurre le
conseguenze penali cominciando con l'offrire l'opportunità di arrampicarsi
nel pur sempre impervio colle della "lievità" del crimine commesso. Certo
non è l'immunità, ma con l'assistenza di un buon avvocato si possono quasi
minimizzarre i conti da pagare.
E' così mentre si ribadiscono con ferocia i chiodi ai migranti, ai rom, ai
poveri che vengono gettati con leggi durissime nelle carceri immonde di
questo Paese dove è normale uccidersi perchè financo la morte appare una
liberazione, si studiano le vie di fuga per gli intoccabili, specialmente se
rivestiti di abito talare.
L'ultima novità di questa "giustizia" all'incontrario è la richiesta di
abolire l'art.41 della Costituzione e dare libertà alla industria di
insediarsi senza chiedere permessi a nessuno. Rispetto dell'ambiente e
finalità sociale delle imprese sono considerati lacci da recidere.
Pietro Ancona
http://camilliadi.over-blog.it/article-violenza-sessuale-di-lieve-entita-ecco-gli-autori-51629701.html
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From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, June 04, 2010 5:07 PM
Subject: La pensione delle donne
La pensione delle donne
Interpretare un vantaggio come una discriminazione per
toglierlo ed intimare l'immediata parificazione dell'età
pensionale delle donne a quella degli uomini è la stupefacente
decisione della Corte di Giustizia e della Commissione Europea
che chiede all'Italia di adeguarsi a tamburo battente e senza
aspettare il 2018 previsto. Non c'è dubbio che mandare le donne
in pensione cinque anni prima degli uomini non è una
discriminazione. Lo sarebbe se andassero in pensione dopo gli
uomini! La distinzione uomo-donna
nacque in considerazione dell'idea "manuale", "fisica" del
lavoro che era prevalente quando si fecero le prime leggi
pensionistiche. Ora l'idea e la percezione del lavoro come
fatica fisica non c'è più se non per alcuni segmenti del mondo
del lavoro ma questo non riduce lo stress femminile dal momento
che le donne non sono soltanto lavoratrici sul posto di lavoro
ma anche in famiglia. Quante donne si alzano alle quattro del
mattino per stirare, cucinare, lavare, mettere in ordine la
casa..prima di andare in ufficio o in corsia o altrove ...Da
questo punto di vista le cose non sono cambiate in meglio.
Anche la prestazione lavorativa della donna è diventata più
pesante. Con la riforma scolastica le classi affidate alle
insegnanti sono diventate più numerose e viene meno l'ausilio di
tanti colleghi espulsi dal processo di ridimensionamento e
dequalificazione della scuola. Lo stesso dicasi del lavoro
sanitario di tutto il personale. L'ossessione aziendalistica e
produttivistica che pervade i reparti ospedalieri, i
laboratori, le corsie hanno aumentato lo stress delle
lavoratrici le quali restano sempre
anche oberate dal lavoro casalingo e per i figli che non può
essere cancellato.
La Unione Europea, così solerte a salvare dalla
"discriminazione" del pensionamento a sessanta anni le nostre
donne, non ha mai speso una sola parola, non è mai intervenuta
per intimare l'eliminazione di trattamenti economici e
normativi che relegano il genere femminile a livelli assai più
bassi di quelli maschili.
La tendenza all'innalzamento progressivo dell'età pensionabile
in vista dell'allungamento delle aspettative di vita deve essere
oggetto di attenta riflessione e riconsiderazione. Non si può
accettare come un dogma l'insostenibilità di pensionati che
vivendo più a lungo costano di più allo Stato. Intanto
bisognerebbe disaggregare il dato. E' vero che in Italia
l'aspettativa di vita è all'incirca di 82 anni ma questa non è
l'aspettativa di vita dei lavoratori ma di tutti. E' diverso!
Bisognerebbe verificare categoria per categoria qual'è la durata
della vita e sopratutto la durata di permanenza in vita in
regime pensionistico.
Bisognerebbe anche considerare che se per un ingegnere quaranta
anni di lavoro possono essere anche superati lo stesso non si
può sostenere per un minatore, un operaio di fonderia, etc...
Anche la questione del finanziamento della pensione va rivisto.
Una parte potrebbe gravare sulla fiscalità generale e stabilire
un minimo eguale per tutti. Si potrebbero rivedere le
contribuzioni. Insomma la questione va discussa e non può essere
ridotta ad un rapporto semplicistico tra aspettativa di vita ed
età di collocamento in pensione. Questa è la tendenza della
destra e della Confindustria la quale non manca di mostrare in
occasioni come questa il suo volto asociale. La Confindustria
vorrebbe che lo Stato spendesse il meno possibile per pensioni,
sanità, scuola ed servizi sociali. Non trova nulla da obiettare
per i 31 miliardi che sono stati stanziati e si stanno spendendo
per l'acquisto di micidiali aerei da bombardamento ed elicotteri
di guerra.
La perentoria richiesta della UE solleva anche un altro
problema che è quello della politica del lavoro e sociale nella
comunità e l'incidenza in essa dei sindacati. L'assenza dei
sindacati europei è davvero allarmante e la legislazione del
lavoro comunitaria è orientata dagli interessi delle
confindustrie. Un silenzio assordante accompagna normative
sempre più sbilanciate a favore delle aziende e sempre più
coattive per i lavoratori. Penso all'orientamento verso una
settimana lavorativa di 62 ore. L'ideologia di maastricht domina
sempre di più e sta cancellando la civiltà di una europa
democratica, progressista, socialista.
Pietro Ancona
http://www.laboratoriorevelli.it/_pdf/wp75.pdf
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: primapagina@rai.it
Sent: Wednesday, June 02, 2010 6:04 PM
Subject: intellettuale organico
Cara Signora Cesaretti,
una volta si parlava di "intellettuali organici" per indicare la
militanza culturale finalizzata all'appoggio politico del
comunismo di scrittori, giornalisti, artisti, etcc..
Oggi c'è un vistoso ritorno della categoria. Intellettuali
organici alla destra italiana. Lei è disposta a qualsiasi
manipolazione della verità per non venire meno ai suoi legami ed
al suo appoggio alla destra che lei serve dal "Giornale". Si è
visto come ha trattato la storia dell'arrembaggio in mare della
nave dei pacifisti.
E' embedded in misura straordinaria. Complimenti!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
To: informa@alternativacomunista.org
Sent: Wednesday, June 02, 2010 3:44 PM
Subject: 2 Giugno: Festa della Repubblica dei Palazzi, dei
Ricconi, degli Oligarchi
2 Giugno: Festa della Repubblica dei Palazzi, dei Ricconi, degli
Oligarchi
Il Capo dello Stato ha voluto caratterizzare questa ricorrenza
della festa della Repubblica con tre parole: sacrifici, unità,
responsabilità. I sacrifici sono riservati esclusivamente ai
lavoratori dipendenti
ed ai pensionati, al welfare, allo Stato. I sacrificati debbono
però praticare la responsabilità e l'unità
per il bene supremo della Patria.
Con particolare fasto e megalomania si è svolta a Roma la
sfilata del 2 giugno. Tutte le divise comprese quelle municipali
e della protezione civile sono sfilate davanti ad un Napolitano
con al fianco un Berlusconi che sembrava il sosia di se stesso
con capelli nerissimi ed una faccia incerottata
o forse rifatta. Nessun segno, nessuna conseguenza del
misterioso agguato milanese che ci mostrò in diretta per farci
constatare il sangue che scorreva a rivoli dalla sua faccia.
Il viatico a questo 2 giugno è stato dato dalla cosidetta
"manovra. 25 miliardi recuperati in grande parte spremendo
quanto ancora si può spremere dal lavoro dipendente ed ai
cittadini, aumentando le ingiustizie e le aree di privilegio,
imponendo una drastica cura dimagrante allo Stato che non potrà
sostituire in turn over i dimessi per almeno due anni.(ma
potrebbe continuare oltre)
Osservando il grande palco dal quale Napolitano e Berlusconi
assistevano alla parata militare mi è venuto di pensare quanto
valessero in euro le centinaia di notabili che lo affollavano e
quanto fosse giusto per un Paese avere una casta dirigente così
scandalosamente foraggiata dal pubblico erario.
Non esiste Paese al mondo con una Oligarchia politica così
numerosa, infestante e costosa come quella italiana. Una
oligarchia che ha dato luogo con lo spoil sistem e con varie
leggi ad una dirigenza
della pubblica amministrazione dai costi eguali o superiori a
quelli del management privato e che, da tempo, si è distanziata
anni luce dal trattamento economico della media dei dipendenti.
La aziendalizzazione di tanti servizi dello Stato ha prodotto
una crescita spropositata dei privilegi e dei costi dei
dirigenti. L'opposizione è parte di questa Oligarchia. Non ha
alzato un dito per proporre la riduzione delle ingiustizie.
Lo Stato è da tempo nel mirino dei liberisti nostrani che non
si vergognano di organizzare campagne di linciaggio morale dei
pubblici dipendenti. L'accusa "fannulloni" o "parassiti" ha
coperto l'espulsione dal pubblico impiego di migliaia di
insegnanti e dipendenti. Secondo il precetto di Reagan lo Stato,
"la bestia", deve essere affamato. Deve dimagrire! Alla fine di
questa legislatura tra licenziati dalla scuola e turnover
statale avremo un salasso davvero consistente di redditi .
Questi saranno rapidamente assorbiti dalle aree di privilegio
parapolitiche che si allargano ai vertici delle pubbliche
amministrazioni.
Lo Stato repubblicano è unito non soltanto dalla sua storia ma
dalla coesione sociale, dall'essere riconosciuto da tutti come
proprio, non estraneo. Ma questo è da tempo lo Stato dei
Privilegiati..
Non dubito che i ricconi che tra poco tireranno fuori dai
cantieri navali e dai porti i loro panfili e gli oligarchi della
politica si trovino bene e continuino a riconoscersi in questa
Repubblica. Ma che dire
dei milioni di giovani disoccupati o biagizzati, dei lavoratori
mal pagati, dei cittadini che debbono concorrere sempre di più
alle spese sanitarie e scolastiche? Lo Stato si sta rimodellando
in funzione
degli interessi e delle esigenze delle classi abbienti, delle
corporazioni, degli imprenditori. Lo Stato tende ad escludere
dal suo ruolo e dalle sue tutele quanti non hanno avuto la
fortuna di nascere bene
e di vivere nell'agiatezza. Lo Stato spenderà i soldi per
l'Esercito e la Polizia, per tutelare i beni ed i soldi dei
ricconi. Non ne spenderà per la scuola, per la sanità, per la
cultura, per le carceri, per migliorare la vita nei quartieri
poveri delle città. Lo Stato non è di tutti, la Repubblica non è
di tutti.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
To: barbara spinelli
Sent: Sunday, May 30, 2010 12:18 PM
Subject: Dove nasce il nazismo
Cara Dottoressa,
All'ingresso del lager di Fenestrelle (Torino) stava scritto:
"Ognuno vale per quel che produce." All'ingresso del lager di
Auschtwitz stava scritto: Arbeit Macht Frei (il lavoro rende
liberi).
I prigionieri non sono più esseri umani. Ma individui
improduttivi da sopprimere al più presto...
I meridionali chiusi a Fenestrelle venivano quasi subito
squagliati nella calce viva. Costava nutrirli...... Pare si
tratti di oltre ventimila infelici.
L'ideologia nazista nasce a Torino e viene incubata da Casa
Savoia e dalla gretta e feroce corte che frequentava i suoi
palazzi.
In fondo il leghismo di oggi non è che la volgata
antimeridionale delle soldataglie piemontesi che invasero e
depredarono il Mezzogiorno.
Pontelandolfo è stato molto più orribile di Marzabotto.
Spero che la storiografia corregga la versione retorica, bolsa,
fascista dell'unità d'Italia magari per una diversa coesione
nazionale fatta di verità e giustizia.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
To: micromega
Sent: Thursday, May 27, 2010 1:58 PM
Subject: Neet
NEET
In contemporanea con le misure predisposte dal Governo per
recuperare 25 miliardi giunge notizia dall'Istat sui giovani
italiani costretti a restare nelle case genitoriali perchè
privi di lavoro e se ne hanno uno, questo é malpagato e inidoneo
a renderli autosufficienti. L'Italia degli inglesismi ha già
trovato il termine per definire questo fenomeno: "Neet" che
sembra voler dire "niente lavoro, niente scuola, niente
formazione."
La porta del futuro è sbarrata davanti a milioni di giovani ai
quali si uniranno nel corso dei prossimi tre anni gli espulsi
dall'insegnamento. Sopravviveranno fino a quando saranno in vita
i genitori, provenienti da una generazione vissuta in un paese
più civile, più ordinato e meno ingiusto, amministrato da
partiti che avevano alto il senso dello Stato e della coesione
sociale.
Da tempo le due formazioni politiche che si contendono il
governo centro destra e centro sinistra
hanno messo in comune ideologie e politiche e si applicano a
trasferire in Italia le terribili esperienze del reaganismo e
del tatcherismo alterando profondamente un equilibrio sociale
che ha garantito per molti decenni una relativa prosperità e
speranza nel futuro.
Il grimaldello che ha distrutto la prosperità italiana si
chiama "privatizzazione". La pubblica amministrazione è stata
devastata dall'ingresso degli interessi privati. Oggi lo Stato
costa molto di più perchè appesantito ed infarcito da
interessi privati e dallo sconvolgimento prodotto dalla riforma
Bassanini che ha creato isole di iperprivilegiati che da soli
pesano assai di più
della massa dei comuni impiegati e funzionari. Non si fanno più
concorsi o se ne fanno pochissimi
e tutto il reclutamento viene esternalizzato, mal pagato e
umiliato da condizioni vessatorie. Non è possibile che a fronte
di una media di retribuzioni nette inferiori ai 20 mila euro
annui ci siano stipendi
che superano il milione di euro pagati dai contribuenti. Il
costo della cosidetto management pubblico è davvero osceno!
Tutta la pubblica amministrazione, nelle mani di una oligarchia
politica stipendiata che da sola costa circa 100 miliardi di
lire, viene usata per soddisfare interessi di gruppi e di
privati. I beni culturali diventano spa. I segretari comunali
hanno dato vita ad una agenzia che costa centinaia di milioni di
euro l'anno e di cui non c'è alcun bisogno. Inoltre c'è il
fenomeno abnorme dei consulenti. Ricordo che il Sindaco di
Palermo aveva un consulente per la Cina tra i cinquemila che
aveva nominato a fronte dei quattromila dipendenti. Il fenomeno
della consulenza che costa miliardi di euro si è sviluppato per
consentire alla borghesia dei professionisti di spolpare lo
Stato. Ora, con il federalismo demaniale, il patrimonio pubblico
si volatizzerà. Nello stesso tempo si applicano pesanti terapie
di dimagrimento dei servizi essenziali del welfare come scuola e
sanità che presto raggiungeranno i livelli di degrado tipici
degli USA.
Tutto quello che si è fatto dopo la svolta ideologica
liberista è costato e continua a costare molto di più. A questo
maggior costo spesso corrisponde un peggioramento del servizio
reso. E' eclatante il caso della privatizzazione dell'acqua e
della nettezza urbana. Costi insopportabili e servizi scadenti e
sempre più a rischio. Mai come ora si sono susseguite una dopo
l'altra le crisi di raccolta delle immondezze.
E' scoraggiante constatare come l'opposizione parlamentare non
si renda conto della necessità di una svolta radicale. Abrogare
la legge Biagi, vietare le consulenze e le esternalizzazioni,
avviare un processo di abolizione delle regioni, espellere tutte
le agenzie che operano dentro la pubblica amministrazione
dovrebbero essere le prime misure da assumere per avviare un
processo di risanamento.
Se i meccanismi presenti saranno lasciati indisturbati
l'Italia è destinata a diventare una landa desolata
abitata da milioni di infelici che vivono accanto ai miliardari
che tutti gli anni si raduno con i loro yachts davanti Villa
Certosa.
Pietro Ancona
http://www.asca.it/regioni-ISTAT_GIOVANI__60_SU_100__BAMBOCCIONI__GIOCO_FORZA_PER_MOTIVI_ECONOMICI-497894-puglia-14.html
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----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, May 28, 2010 4:34 PM
Subject: Apartheid o cattura della CGIL?
Apartheid o cattura della CGIL?
La signora Marcegaglia si è dichiarata parzialmente scontenta
delle misure adottate dal Governo dell'amico Berlusconi che la
vorrebbe al Ministero dell'Industria e per questo si è esposto
ad una figuraccia all'assemblea della Confindustria. Dichiararsi
scontenti è per la Confindustria una tecnica lungamente e
monotamente sperimentata. Se esaminano le sue risoluzioni
approvate negli ultimi trentacinque anni basta leggerne una per
leggerle tutte. Sono tutte identiche! Si chiede flessibilità
per assicurare maggiore produttività al sistema e sopratutto
"riforme strutturali". Per riforme strutturali si intende, in
soldoni, cancellare le voci di spesa permanenti destinate a
reiterarsi di anno in anno. Queste spese riguardano il welfare:
scuola, sanità, pensioni. Le uniche spese che non si mettono in
discussione sono quelle per le forze armate e le relative
forniture e le forze di polizia. Se lo Stato si riducesse
soltanto a gestire l'Esercito e la Polizia e cancellasse tutto
il resto o lo riducesse a proporzione miserella (come negli
Usa) gli industriali italiani sarebbero assai contenti.
Nel corso degli ultimi dieci anni si è intensificata
l'erosione dei diritti dei lavoratori non soltanto con le leggi
ma anche con l'uso della contrattazione sindacale. In verità
questa tendenza è stata inaugurata all'epoca del governo di
Giuliano Amato con gli accordi sottoscritti purtroppo anche da
Trentin sulla abolizione della scala mobile e poi allargati
alla dinamica dei salari un anno dopo con il governo Ciampi.
Nel 1975 si era realizzato l'ultimo accordo dell'era keinesiana
dell'economia italiana con il punto unico pesante di scala
mobile firmato da Agnelli e Lama.
Un folto stuolo di commercialisti dei diritti insidiati al
Ministero del Lavoro e nelle Commissioni di Camera e Senato
coltivano l'ossessione della "modernizzazione" del giuslavorismo.
Se osservate quante cose riescono ad introdurre di soppiatto o
più o meno apertamente in leggi-omnibus, nelle finanziarie, nei
cosidetti collegati vi rendete conto che ci troviamo dinanzi al
più grande svilimento
del diritto del lavoro mai perpetrato in Italia: l'ultimo
obiettivo che questi legulei si sono dati è quello di rendere
quasi inagibile ai lavoratori la magistratura. Dai diritti
conclamati e riassunti magistralmente
nella Costituzione e nello Statuto dei Lavoratori si sta
gradatamente passando agli "obblighi" ed ai "divieti" fino a
rendere la figura del lavoratore meno titolata di diritti di
quella dei comuni cittadini.
La Marcegaglia, lavorando di contrappunto con Sacconi che
pratica l'apartheid della CGIL e vuole andare avanti soltanto
con "i complici" Cisl e UIL, ha proposto alle confederazioni dei
lavoratori la convocazione di una grande assise per la crescita.
La Cisl ha immediatamente aderito alla proposta e credo che
anche la UIL non si farà pregare. L'assise per la crescita ha un
solo scopo: fare prigioniera la CGIL, costringendola dentro lo
schema iperliberista di una ulteriore perdita di salari e
diritti. La differenza tra la scaltra Marcegaglia ed il brutale
Sacconi consiste non in diversi ascolti di quanto ha da dire la
CGIL, ma soltanto se farla prigioniera magari con l'aiuto del PD
o discriminarla e relegarla nel ghetto in cui sono stati
rinchiusi i sindacati di base ed i partiti comunisti. Il fatto
che la CGIL abbia una dottrina e si comporti come una grande
forza moderata che subisce più che proporre non conta niente. La
Marcegaglia non si fida. Sa che la CGIL è il sindacato per
antonomasia, l'incarnazione dello spirito di lotta e che spesso
è animata da profonde pulsioni e da ribellioni della sua base
sociale alla ingiustizia. Non si può escludere che la spinta
dei lavoratori possa collocare la CGIL anche contro la volontà
collaborazionista dei suoi gruppi dirigenti in posizione ancora
più nettamente contrapposta al regime.
Mentre la Marcegaglia faceva la sua proposta altri cinque
lavoratori lasciavano la loro vita sul posto di lavoro.
Riprova che nonostante la legge sulla sicurezza (che non viene
rispettata) l'olocausto umano al Dio Profitto continua e
continuerà in futuro. Il congelamento delle retribuzioni
previsto dalla manovra sarà una glaciazione dal momento che dal
1993, tranne per gli stipendi della dirigenza e del manageriato
oscenamente superpagato, si è in regime di quasi congelamento.
Non a caso siamo al quaranta per cento in meno della media
europea.
La Confindustria non ha alcuna voglia di aprirsi ai problemi
della società italiana legati alla depressione in cui vivono
venti milioni di lavoratori. Non vuole dialogare. Vuole
soltanto rafforzare un dispositivo di sicurezza che blocca i
lavoratori in fondo al pozzo dove li ha cacciati. Vuole anche
continuare ad usare il mercato parallelo del precariato
che,garantisce salari inferiori anche della metà dei minimi
contrattuali. Oltre sei milioni di persone sono sfottute da
contratti a progetto, da partite Iva e da altri marchingegni
della Biagi.
Mi auguro che la CGIL respinga l'invito e che a Bonanni che le
rimprovera sarcasticamente di aver fatto tanti scioperi generali
inutili risponda aggiustando il suo tiro. Non basta fare uno
sciopero generale. Bisogna anche vedere che cosa si propone di
denunziare e di ottenere. Se lo sciopero è dirottato per
interventi "moderatori" del PD soltanto sul fisco o su richieste
marginali che non toccano le questioni fondamentali del
contendere si dà ragione al sarcasmo di Bonanni. Bisogna che
lo sciopero generale della CGIL abbia chiarezza e venga
preceduto dalla recessione dagli accordi sulla concertazione,
dagli accordi del luglio 2007 e dalla richiesta di ritiro del
collegato lavoro sullo art.18 e della abrogazione della legge
Biagi. Con la possibilità che si profila di uno scatenamento
della inflazione sarebbe anche opportuno chiedere una protezione
dei salari e delle pensioni con la reintroduzione di una
indicizzazione legata al costo della vita.
Pietro Ancona
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=739206&lang=it
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----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Wednesday, May 26, 2010 12:20 PM
Subject: Manovra e dintorni
Manovra e dintorni
Gli alti lai delle Regioni contro la manovra proposta dal Governo sono del
tutto ingiustificati. Le Regioni, approfittando dei loro poteri e sfruttando
l'ideologia delle privatizzazioni hanno creato da almeno dieci anni a questa
parte e continuano a creare una oligarchia fatta di oligarchetti della
parapolitica e inventandosi enti pubblico-privati amministrati da consigli
pieni come uova di persone con stipendi da managers tra i più alti del
mondo. La gestione di questi enti è spesso fallimentare, ma chi se ne
frega.... Si sono creati migliaia e migliaia di amministratori. Sono tanti
che potrebbero creare un Sindacato come quello che si creò in Sicilia trenta
anni fa costituito dagli amministratori delle aziende ESPI a capitale quasi
interamente regionale.
Le Regioni andrebbero soppresse perchè non producono servizi utili alla
cittadinanza ed al territorio
ed assorbono come spugne le risorse finanziarie provenienti dallo Stato o
spremute agli abitanti.
Se si mettono in fila i bilanci regionali e se ne fa una somma il
risultato è spaventoso. Lo è ancora di più se si aggiunge ad esso
l'indebitamento con le banche, all'estero, spesso garantito da società di
rating che lucrano assai bene per le loro certificazioni. Che motivo c'è di
certificare con una agenzia di rating un bilancio di Ente dotato di un
consiglio? Il motivo è legato soltanto ai traffici finanziari che si
intessono tra le banche e questi enti. Quanti enti locali in Italia si
fanno certificare?
Ho sentito a Ballarò Epifani. Un Epifani loquace, combattivo, a volte
financo aggressivo. Ha protestato contro l'iniquità della manovra che, more
solito, si scarica tutta sui poveri, sul lavoro dipendente e sopratutto su
quella fascia di ceto medio che, esclusa dalle esenzioni dai tiket e le
altre agevolazioni, viene caricata della soma.
Ma non ha detto una sola parola sul fatto che da quasi venti anni, per via
di un diabolico accordo stipulato con confindustria e governo, i
miglioramenti vengono rapportati ad un "tasso di inflazione programmato".
Il risultato è un congelamento delle retribuzioni che ha fatto regredire al
23 posto della scala OCSE l'Italia. A pensarci bene, non ha detto una parola
contro la proposta di congelamento
ed ha steso su questo una cortina fumogena di accuse al governo. E' una
tecnica della comunicazione
mutuata da Bersani che urla alla Gelmini un "non rompere i c.....agli eroici
professori" che ha avuto vasta risonanza massmediatica ma, in effetti, non
si è troppo affaticato a difendere la Scuola pubblica ed i Professori preso
nei laccioli del filovaticanismo di parte del PD e del liberismo della sua
elite di teste d'uovo.
La manovra come è già stato detto è soltanto depressiva. Produrrà nuova
disoccupazione e rallenterà il commercio interno. Non servirà a niente
perchè la questione dei conti dell'Italia e dell'Europa non è economica ma
politica. Gli USA vogliono liberarsi dell'Euro e non gradiscono la stessa
esistenza dell'UE. Non potendo bombardare Roma o Berlino o Parigi, come
hanno fatto e fanno con Kabul, Bagdad, il Pakistan e tanti altri disgraziati
"stati canaglia", usano l'arma dello inquinamento finanziario prima ed ora
del fallimento procurato degli Stati più deboli.
Avrebbe fatto meglio l'Italia a darsi un programma diametralmente opposto
a quello di Tremonti.
Non 25 miliardi di risparmi che provocheranno depressione per cento
miliardi, ma investimenti e spese di pari importo. Aumentando i servizi, il
welfare, i salari, l'occupazione.
Un programma espansivo protetto da misure draconiane di difesa dei titoli
di stato costringendo gli speculatori a sudare sangue se pescati a tramare.
Gran parte dei titoli di Stato hanno collocazione interna. Per i titoli
negoziati all'estero misure ancora più forti di quelle adottate dal governo
tedesco.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: rassegna sindacale
Sent: Tuesday, May 25, 2010 6:01 PM
Subject: aumentare gli stipendi ed i salari
Congelare per tre anni stipendi e salari in Italia è un crimine perchè in
effetti, con l'ascensione libera dei costi per vivere, diventa una vera e
propria decurtazione di almeno il trenta per cento.-
I salari italiani sono di almeno il quaranta per cento inferiori alla media
OCSE. Siamo al 23 posto della classifica.
Che cosa si vuole? Se queste sono le regole non possiamo starci dentro-
La CGIL dovrebbe organizzare lo sciopero generale e chiedere la riassunzione
di tutti i licenziati dal settore pubblico e privato e l'aumento di almeno
il dieci per cento di tutte le retribuzioni
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/11/visualizza_new.html_1791175474.html
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: rassegna sindacale
Sent: Tuesday, May 25, 2010 12:17 PM
Subject: I lavoratori sono soli
I lavoratori sono soli
La CGIL non ha finora commentato la risoluzione sul lavoro approvata
dall'assemblea nazionale del PD. Un documento squallido che chiude ogni
speranza di lotta al precariato,ai bassi salari,alla perdita dei diritti.
Un silenzio che non preannunzia opposizione o almeno critica dal momento
che il PD è il partito di riferimento di grandissima parte dei quadri
dirigenti della Confederazione. Questi si adegueranno alle indicazioni del
Partito oppure rivendicheranno la loro autonomia e l'autonoma elaborazione
delle politiche della CGIL?
Io credo che la CGIL si adeguerà alle indicazioni del documento del
Partito. Questa convinzione scaturisce dall'esame dei suoi comportamenti ,
dalle deliberazioni del Congresso, dalla sua voglia di stare "in gioco" di
partecipare alle scelte politiche e sociali che saranno approvate dal
Governo.
La CGIL, come la Cisl e l'UIL, continua a giocare di rimessa. Non si muove.
Aspetta le decisioni del Governo sulla manovra finanziaria che sottrarrà
risorse vitali a salari,pensioni,scuola,sanità e si limiterà a proporre una
qualche modesta "riduzione del danno". Il richiamo di Napolitano alla
coesione nazionale, allo spirito patriottico di accettazione dei sacrifici
per salvare l'Italia servirà a coprire l'ennesima bastonata ai lavoratori
dipendenti, ai pensionati, ai poveri. Venticinque miliardi si potrebbero
ricavare da una drastica riduzione dei costi della politica e della
parapolitica (spendiamo oltre cento miliardi di euro per gli stipendi ai
politici, ai consulenti, ai consiglieri di amministrazione) ma si preferirà
prelevarli da coloro che già stentano ad arrivare alla fine del mese.
Il gioco si è fatto pesante a livello internazionale. Il capitalismo
mondiale ha una sua centrale di direzione che muove vari organismi come il
Fondo Monetario Internazionale o le stesse Agenzie di Rating che assolvono a
funzioni di killeraggio quando si ritiene opportuno aggredire. La Grecia, il
Portogallo, la Spagna, sono state già aggredite per avere disavanzi
addirittura inferiori a quello degloi USA che, però, si sono concessi il
privilegio di stampare dollari senza alcuna copertura e di imporli al mondo
intero. Il capitalismo è in una fase di parossismo ideologico. Gli accordi
di Maastrict già abbastanza jugulatori gli stanno stretti e vorrebbe subito
l'americanizzazione dell'Europa cioè la scomparsa del welfare che l'ha reso
civile a fronte della barbarie in cui è costretto a vivere il popolo
americano.
Non deve sfuggire il fatto che le tre nazioni nel mirino sono a direzione
socialista anche se trattasi di un socialismo nominale con contenuti
liberisti. Ma lo zio Sam non si fida lo stesso. Inoltre l'attacco alla
Grecia è un grimaldello per scassinare l'Europa. Per il popolo greco c'è già
pollice verso del Nerone che manipola i mercati. Anche la difesa approntata
dal governo tedesco di non consentire negoziazioni allo scoperto dei suoi
titoli di Stato ha fatto alzare acutissimi strilli ai liberisti che
vorrebbero il "mercato" libero da regole e cioè un far west dove scorazzare
e magari incenerire le risorse di interi popoli. Insomma, si vuole libertà
di strangolamento.
Anche l'Italia è nel mirino un giorno si ed uno no. E' sconcertante che
PD e CGIL non trovino di meglio che attaccare Berlusconi per avere
"sottovalutato" la crisi da almeno due anni. Una critica di destra alla
destra per sfuggire ad una analisi veritiera delle cause del terremoto
finanziario originato dalla pirateria di Wall Street ed al quale il sistema
occidentale non vuole porre alcun rimedio. E' la guerra degli USA con il
mondo intero condotta attraverso le Borse ed il terrorismo sui disavanzi dei
bilanci statali. L'Asia viene attaccata in più parti militarmente. L'Europa
e l'Euro vengono attaccati finanziariamente. IL fine è uno solo: riaffermare
una supremazia violenta e sempre più aggressiva degli USA.
I lavoratori italiani hanno la disgrazia di non avere alcun punto di
riferimento oltre la sinistra comunista. Cgil,Cisl,UIL e PD si limitano a
smussare qualche angolo ma non faranno niente per contrastare il loro
impoverimento e la perdita di diritti. Semmai fanno a gara per dimostrare
alla Confindustria quanto sono consapevoli e patriottici e come sono
disposti a cedere tutto dall'art.18
allo Statuto dei Diritti.
Se in Italia esistesse la democrazia e cioè l'esistenza di una dialettica
tra le forze politiche e le forze sociali nei prossimi giorni avremmo
battaglia in Parlamento e sciopero generale nel Paese. Ma la democrazia non
esiste e non solo perchè abbiamo una destra autoritaria al potere ma anche
per una opposizione che è interfacciale al governo e Sindacati Confederali
che fanno gli interessi della Confindustria. Sindacati che non difendono i
loro rappresentati ma si limitano ad amministrarli con quello che passa il
convento.
Pietro Ancona
http://www.rassegna.it/articoli/2010/05/25/62839/
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, May 23, 2010 10:06 PM
Subject: pensieri dopo la manifestazione all'albero di Falcone
Pensieri dopo la manifestazione all'Albero di Falcone
Le celebrazioni sono state troppo ingessate. Sono diventate momenti
propagandistici del Regime. Ho visto oggi molta protezione civile. Sarei
curioso di sapere se è diventato un grande evento di Bertolaso! Ho notato
molta militarizzazione nell'organizzazione
Mi chiedo come e da dove sono venute le scolaresche che io ho visto sfollare
in autopulman della polizia e della guardia di finanza. I corpi armati sono
sempre più usati per le manifestazioni interne. E' assurdo che ci sia
dappertutto una quantità enorme di gente in divisa. Non è normale!
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Sunday, May 23, 2010 8:51 PM
Subject: Il PD e lo Statuto di Sacconi
Un lavoratore (operaio o impiegato) è una persona che svolge un'attività
manuale o intellettuale a scopo produttivo, in cambio di un compenso;
generalmente il termine è riferito a coloro che prestano l'attività
lavorativa alle dipendenze di un datore di lavoro." l' Imprenditore svolge
(non presta) la sua attività in vista di un profitto, il professionista dà
le sue consulenze o il suo ingegno in cambio di una parcella, di un
onorario; il lavoratore autonomo (quando non si tratti di un fumus come i
ragazzi a partita Iva) è una persona che realizza qualcosa o in servizio
(impianto idraulico, gioiello o altro) in cambio di una parcella che
contiene anche le spese effettuate in materie impiegate."
Il codice civile definisce le caratteristiche che distinguono il lavoro
dipendente: la subordinazione, l'orario, gli obblighi definiti dal ccnl. Il
lavoratore è colui che, in cambio di una remunerazione, esegue
un lavoro sulla base delle direttive che gli vengono impartite.
Nel documento approvato dall'Assemblea Nazionale del PD è scritto: "il PD
intende rappresentare il lavoro in tutte le sue forme, dal lavoro
(relativamente) stabile, a tempo indeterminato, al lavoro precario e
parasubordinato,dal lavoro di artigiani, commercianti e professionisti, al
lavoro dello imprenditore. Poi, propone "l'introduzione dello Statuto dei
Lavoratori autonomi e dei Professionisti per definire un denominatore di
tutele e di incentivi corrispondente alle esigenze comuni di artigiani,
commercianti e professionisti."
Ora questo ecumenismo nel voler esprimere le esigenze del lavoro applicato
a tutti i campi ivi compresa l'imprenditoria era una caratteristica della
vecchia DC (si chiamava interclassismo) e del vecchio PCI ( si chiamava
"rapporto con la piccola e media industria"). Insomma, i due maggiori
partiti italiani si sforzavano di rappresentare tutto il mondo produttivo ma
avevano il buon senso di
non volere ingabbiare la parte minus habens obbligandola dentro limiti di
dialettica sociale convenienti ai
mayores habent. Il PC consigliava i sindacati a stupulare accordi
particolare con artigiani o commercianti o piccoli imprenditori come
sostegno ideologico e politico alla loro esistenza insidiata dai monopoli e
dalle grandi imprese. Questo avveniva a livello territoriale e aziendale.
Ricordo un contratto stipulato a Palermo con Libero Grasso, imprenditore e
persona onesta verso i lavoratori ed eroe della lotta contro il pizzo
mafioso, che appunto stabiliva differenziali salariali a sostegno della sua
impresa tessile. Qualcosa di simile avveniva con le imprese cooperativa e la
cosa appariva giusta e ragionevole anche ai lavoratori perchè la
cooperazione era ancora densa di contenuti sociali ed appariva una
alternativa alla produzione capitalistica. Oggi non è più così. "La Coop sei
tu!" è una potente organizzazione finanziaria che ha cancellato il suo scopo
sociale rivolto alla crescita dei produttori e dei lavoratori.E' un gigante
del capitalismo italiano.
Nel documento approvato dal PD per giustificare la scelta di tutelare il
lavoratore dipendente si afferma che bisogna tutelare anche quello autonomo,
il commerciante, il professionista. Ma che genere di tutela può darsi al
professionista? Che cosa la società deve dare al notaio, al medico libero
esercente, al commerciante di agrumi, al bottegaio, al commerciante
all'ingrosso?
Tra queste categorie delle professioni borghesi le condizioni non sono
tutte identiche. Ci sono avvocati che lavorano per conto di altri avvocati e
spesso in condizioni di vera e propria umiliazione sociale e salariale.
L'avvocato che è sfruttato da uno studio deve essere certamente protetto.
Cose del genere si possono scrivere su tutte le professioni ed i mestieri.
Come si fa a ridurre alla grossolano semplificazione che sono tutte
manifestazioni del lavoro che vanno tutelate? Tutelate da che cosa e da chi?
E' grottesco mettere tutti lavoratori dipendenti e altri nello stesso
pentolone.
Insomma, se non abbiamo capito male, il PD, dopo aver fatto finta di
difendere lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, apre alla proposta di
Sacconi dello Statuto dei Lavori. I lavoratori dipendenti, in questo nuovo
scenario che va a crearsi, vengono collocati ( ma con molte disparità)
sullo stesso piano degli imprenditori, dei professionisti, dei commercianti,
degli autonomi. Tutti bisognosi di tutele, magari dal cattivissimo sindacato
che chiede un pò di soldi in più in busta paga e disturba la quiete sociale
e la libertà degli altri soggetti sociali.
Il PD non ha capito o fa finta di non capire che l'interclassismo nell'era
del liberismo è soltanto lotta di classe con tutti i mezzi a cominciare da
quellio giuridici ai lavoratori dipendenti.
Insomma, a differenza dello storico Labour Party, che si dichiara partito
del lavoro perchè espressione delle classi lavoratrici e dei loro sindacati,
il PD si dichiara partito del Lavoro comprendovi la Marcegaglia,
Montezemolo, la Confindustria e quanti professionisti ancorano le loro
"barche" nel mare antistante Villa Certosa per rendere omaggio al loro
leader carismatico, il Presidente Operaio Silvio Berlusconi!
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: redazione@lavocedelnordest.it
Sent: Friday, May 21, 2010 5:06 PM
Subject: Una supposizione: Santoro fonda un Partito?
Una supposizione: Santoro fonda un Partito?
Credo che l'idea gli sia venuta con l'enorme successo ottenuto al
PalaDozza. Grande parte del popolo di sinistra non si riconosce più nel PD,
giudica perdente votare per i comunisti cacciati via dal Parlamento,
vorrebbe una alternativa concreta a Berlusconi. Un personaggio
capace di sconfiggerlo in campo aperto e che conosce tutti i meccanismi ed i
marchingegni del consenso mediatico. Santoro sente oramai strettissima la
rete TV, Anno Zero non gli basta più, credo che lo abbia anche stufato e si
vedeva dal modo di condurre la scottante trasmissione di ieri sera sul
pedofilismo nella Chiesa Cattolica. Vuole molto di più, scendere in campo
come fece nel 94 il Cavaliere. Ha per l'appunto quindici anni in meno di
Berlusconi e sembra godere di buona salute.
Perchè non provare? Grillo ha avuto successo. E' un predicatore via
internet mentre Santoro è un telepredicatore. Entrambi godono di seguiti
fidelizzati, di persone disposte a buttarsi sul fuoco per loro.
Berlusconi ha un seguito di fanatici che, se gli vede commettere un
delitto, lo sostiene lo stesso. Quasi lo stesso si può dire di Santoro anche
se i suoi sostenitori sono più colti e più dotati di ragione critica.
Sebbene esca per la seconda volta dalla Rai con un gruzzolo miliardario in
un contesto in cui la gente si uccide prima di morire di fame, i suoi fans
non lo abbandonano e anzi ritengono che percepisca poco in confronto a Vespa
ed altri. Insomma Santoro gode di una fidelizzazione a prova di qualsiasi
evidenza o argomenti. Noto anche che scatena una certa aggressività nei suoi
sostenitori non proprio come Berlusconi ma rilevante.
Se la fine delle ideologia ci porta a questo, mille volte meglio le
ideologie ed il pensiero forte. I personaggi, i telepredicatori, i demagoghi
di provincia, che invadono la politica e la occupano sono
manifestazioni di un degrado della politica che prima o poi ci priverà delle
residue libertà e della democrazia. Guardavo esterrefatto la
conferenza-stampa congiunta tra il Ministro Calderoli, piromane di leggi e
della Costituzione, pascolatore di maiali antislamici ed Antonio Di Pietro
dal multiforme
ingegno e dagli interessi molto articolati. Entrambi sostenevano il
federalismo demaniale, il prossimo
sacco delle oligarchie regionali con la svendita e la privatizzazione del
patrimonio ambientale, paesaggistico culturale dell'Italia regalata a
voracissime bande territoriali. Anche Di Pietro prende voti dell'elettorato
democratico e di sinistra, ma non renderà conto a nessuno dei suoi intrighi
con Bossi.
Santoro fa parte da sempre della Oligarchia. Nel periodo di esilio
impostogli da Berlusconi fu eletto
dal PD al Parlamento Europeo, dal quale si è dimesso dopo aver ricevuto
anche qui una liquidazione
succulenta. Ora ha alzato lo sguardo verso un orizzonte più lontano. Perchè
non incrociare la spada con Berlusconi contendendogli il controllo
dell'Italia?
Può darsi che le mie supposizioni almanaccate dopo la trasmissione di ieri
sera di "AnnoZero" siano prive di fondamento. Me lo auguro. L'Italia non ha
bisogno di nuovi Dei nell'Olimpo ma di un rientro alle regole ed alla
sostanza della democrazia a cominciare dal ripristino della proporzionale e
della elezione dei parlamentari per scelta degli elettori e non delle
segreterie dei partiti. Il personalismo patologico al quale approdiamo dopo
la involuzione leaderistica dei partiti italiani è il peggio della nostra
storia politica.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: img press
Sent: Friday, May 21, 2010 1:42 PM
Subject: Fw: Napolitano come Willy Brandt
Napolitano come Willy Brandt
Il Presidente Napolitano dovrebbe ispirarsi al grande statista
socialdemocratico europeo Willy Brand
che si inginocchiò davanti il monumento del ghetto di Varsavia e chiese
perdono per i crimini dei nazisti. Dovrebbe inginocchiarsi davanti la
fortezza di Fenestrelle nell'alto Piemonte dove venivano deportati i
resistenti meridionali i tantissimi contadini definiti "briganti" per
morirvi squagliati nella calce viva o di fame e di freddo.L'unità d'Italia
non si fa con la retorica patriottarda o intonando tutti insieme l'inno di
Mameli. Si fa facendo conoscere la verità finora nascosta agli italiani da
una storiografia fatta di menzogne. Soltanto la verità accompagnata da un
atto di riconoscimento delle terribili colpe del genocidio nordista può
mettere le basi, a 150 anni della fondazione dello Stato, di una vera
nazione. La partecipazione alla prima guerra mondiale del tutto inutile e
priva di senso non
ha avvicinato gli italiani sebbene abbia compiuto fraternizzazioni
specialmente tra i soldati. La prima guerra mondiale fu la guerra dei feroci
ufficiali dello Stato Sabaudo contro i loro soldati che venivano mandati
deliberatamente al massacro oppure decimati e fucilati per futili motivi.
Non è bastata a fare dell'Italia una Nazione.
Bisogna quindi fare piena luce sugli anni che vanno dal 1861 alla grande
emigrazione transeoceanica del novecento. Elencare tutti i delitti ad uno ad
uno. Rievocare i paesi rasi al suolo, le famiglie distrutte,le devastazioni
e le ruberie in danno degli sventurati abitanti del Regno delle Due Sicilie.
Tutto avvenne dopo la spedizione dei Mille ma già se ne sentivano i presagi
nella strage di Bronte.
Si dovrebbero rimuovere i resti umani dei combattenti meridionali dal
Museo Lombrosiano. Una vera vergogna che Borghezio vorrebbe conservare a
dimostrazione della inferiorità etnica della gente del Sud.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
mercoledì, ottobre 21, 2009By Web & Books
La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle
popolazioni meridionali detta Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti
del 15 agosto 1862 “…per la repressione del brigantaggio nel Meridione”
Questa legge istituiva, sotto l’egida savoiarda, tribunali di guerra per il
Sud ed i soldati ebbero carta bianca, le fucilazioni, anche di vecchi, donne
e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un genocidio la cui
portata è mitigata solo dalla fuga e dall’emigrazione forzata,
nell’inesorabile comandamento di destino: “O brigante o emigrante”
Lemkin, che ha definito il primo concetto di genocidio, sosteneva:
“….genocidio non significa necessariamente la distruzione immediata di una
nazione…esso intende designare un piano coordinato di differenti azioni
mirati a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi
nazionali….Migliaia i soldati dell’esercito borbonico massacrati nel lager
di Fenestrelle in Piemonte (nella foto). E ad osservare la foto la momoria
riporta subito ad Auschswitz. E invece no. Non c’erano le camere a gas? I
prigionieri, portati al Nord con quattro stracci addosso, a 2000 metri
d’altezza, venivano gettati nella calce viva. Antonio Gramsci (1920): “Lo
stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco
l´Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, fucilando,
seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di
infamare col marchio di briganti”. Giuseppe Garibaldi Lettera ad Adelaide
Cairoli, 1868 “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono
incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non
rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a
sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio” Nino
Bixio, autore dell’eccidio di Bronte, nel 1863 dichiarò in Parlamento: “Un
sistema di sangue è stato stabilito nel Mezzogiorno. C’è l’Italia là,
signori, e se volete che l’Italia si compia, bisogna farla con la giustizia,
e non con l’effusione di sangue”. On.le Ferrari, liberale, nel novembre 1862
grida in aula: “Potete chiamarli briganti, ma combattono sotto la loro
bandiera nazionale; potete chiamarli briganti, ma i padri di quei briganti
hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come
il governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre
vagabondi tengano testa a un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto
una città di 5 mila abitanti completamente distrutta e non dai briganti”
(Ferrari allude a Pontelandolfo, paese raso al suolo dal regio esercito il
14 agosto 1861, 1250 morti). Nell’agosto del 1862 i paesi del SUD in rivolta
contro l’invasione italiana erano 1.500 e fu dichiarato lo stato d’assedio e
legge marziale, inizia violenta e dura la repressione dei paesi liberati dai
partigiani Borbonici. La guerra di conquista durò oltre il 1880 e causò al
Regno delle Due Sicilie 1.000.000 di morti, centinaia di paesi rasi al
suolo, 500.000 prigionieri politici, l’intera economia distrutta e la
diaspora di molte generazioni. Il Piemonte/Italia ebbe oltre 23.000 morti il
doppio di quelle subite in tutte le sue sedicenti guerre d’indipendenza. Le
atrocità compiute, ancora secretate per la vergogna, impedendo così
l’imputazione di genocidio, primeggiano su quelle naziste e competono con
quelle giacobine rivoluzionare in Vandea (1793), quando cuocevano a vapore
anche preti e suore.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: meno.occhipinti@italianotizie.it
Sent: Saturday, May 22, 2010 4:39 PM
Subject: le clarisse di Aversa
LE CLARISSE DI AVERSA
Nelle ultime quarantotto ore, la tv si è occupata della Chiesa Cattolica
da ben tre volte: rai due, rai tre e la sette. A rai due, in anno zero, sul
tema della pedofilia, a la sette, per il patrimonio immobiliare del Vaticano
a Roma, a rai tre per la vicenda dello sfratto delle monachelle di clausura
dal loro convento di Aversa. Nello stesso tempo i massmedia si sono occupati
degli intrecci tra finanza vaticana e cricca. Un vero e proprio
coinvolgimento in crimini contro lo Stato. Insomma le cronache della Chiesa
diventano sempre più inquietanti.
La trasmissione "Mi manda Rai Tre" è stato dominata da due piccole figure
di monache molto anziane. Raccontavano il loro sfratto dal Monastero dove
avevano trascorso tutta la vita motivato dalle autorità ecclesiastiche da
futilità come l'uso del telefonino o i contatti con il mondo esterno. In
verità i motivi del loro brutale allontamento non sono chiari. Si è
malpensanti se si congettura che probabilmente ci sono progetti speculativi
sul Convento cinquecentesco che loro continuavano ad abitare?
Di certo c'è che il Vaticano e la Curia non hanno tenuto in nessun conto
gli interessi ed i sentimenti delle clarisse trattate con scandalosa
brutalità. Il vescovo di Aversa ha rimproverato il loro rifiuto alla
obbedienza agli ordini della gerarchia e si è spinto fino ad adombrare
disordine nella tenuta dei conti del Convento. Un prete "sposato" le ha
invitate alla letizia, ha dato dei consigli strampalati ma che volevano
ingraziarsi i persecutori delle suore. Ma queste se la sono cavata molto
bene e nella loro voce di protesta per la violenza subita vibravano le corde
di una dignità umana e religiosa che suscitava rispetto, ammirazione,
condivisione della loro causa. La Chiesa non ha tenuto in nessun conto il
fatto che da oltre mezzo secolo costituivano una comunità. Smembrare e
disperdere otto persone in tarda età, liberarsene senza alcuno scrupolo
destinandole a tante sperdute località è davvero una crudeltà
insopportabile. Ma a fronte della potenza dell'Autorità che le ha
schiacciate e
gettate come cose inutili, hanno reagito con straordinaria forza: hanno
riaffermato il loro diritto a continuare a stare insieme, a non disperdere
la loro coesione affettiva e si sono qualificate come autentiche portatrici
di valori di umanità, dignità, giustizia. Queste suore hanno la certezza di
essere
interpreti del Vangelo. Il Papa, il Vescovo, il Vaticano ne sono usciti con
le ossa rotte. La Chiesa rappresentata da questo Papa è il contrario del
cristianesimo. La religione di Cristo non può continuare ad essere
rappresentata da uno Stato che la imbriglia nelle sue politiche. Non sono
condivisibili gli interessi finanziari, l'uso spregiudicato dell'otto per
mille, l'appoggio al colonialismo
armato dell'Occidente. Il prelato che ha officiato la messa per i due alpini
caduti in Afghanistan si è lasciato andare in un incredibile
giustificazionismo della guerra di sterminio e non ha avuto una sola parola
di pietà per i massacrati dai bombardamenti e per i bambini che nascono
deformi per l'avvelenamento di uranio e di fosforo delle armi Nato. Questa
Chiesa non ha un grande futuro. Se vuole continuare a vivere deve
rinnovarsi, rinunziare ad essere Stato, immergersi nel Vangelo,
riconsiderare criticamente tutta la sua storia dal delitto di Ipazia ai
nostri giorni.
L'ossessione del potere temporale ha fatto della Religione uno strumento di
oppressione.La Chiesa per essere davvero cristiana deve tornare ad essere
povera e dei poveri. Ma questo non succederà-
Pietro Ancona
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/17-maggio-2010/aversa-protesta-contro-trasferimento-cappuccinelle-convento-1703030751228.shtml
http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/bd_edit_doc_dioc.edit_documento?p_id=924778&id_pagina=4808&rifi=&rifp=&vis=1
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: direzione@unita.it
Sent: Wednesday, May 19, 2010 9:18 AM
Subject: Generazione sconfitta
I ragazzi del "Precariato" su faceboock hanno realizzato questo
youtube con la lettera inviata da Pietro all'Unità.
http://www.youtube.com/watch?v=EFnsyNR6gDM
Generazione sconfitta
Cara Dott.ssa De Gregorio,
ieri sera, a Ballarò, lei paventava una imminente rivolta sociale e
raccontava di essere stata fortemente impressionata da assemblee di giovani
precari con scene drammatiche di pianto, disperazione, sofferenza.
Cinque milioni di giovani, praticamente tutti i nuovi occupati, si trovano
in regime di precariato. Ma forse sono molto di più se aggiungiamo le
partite IVA. Anche nel suo giornale probabilmente ci sarà una certa
percentuale di giovani giornalisti assunti con una delle diavolerie della
legge trenta. Precariato vuol dire anche salario da schiavi, disconoscimento
dei titoli di studio o altro. Vuol dire niente welfare. Abbiamo casi di
ingegneri pagati a settecento euro al mese oppure di persone assunte per
cinque giorni la settimana esclusi il sabato e la domenica.
Questa situazione infernale esiste da sette anni ed è legale dal momento
che la legge Biagi ha fornito un fumus giuridico di legalizzazione a quanto
già avveniva seppur in misura certamente minore.
Nel 2007 è stata resa definitiva da Prodi con gli accordi sindacali del 23
luglio che hanno di fatto chiuso negativamente la promessa fatta dallo
stesso Prodi nella campagna elettorale. Ricorda: diceva di voler liberare i
giovani dal precariato.
Qualche giorno fa il gruppo senatoriale del PD ha presentato il disegno
di legge Nerozzi-Marini che correda il precariato con la liquidazione
dell'art.18. La legge sull'arbitrato in discussione al senato è stata
contrastata molto debolmente dal PD che in grande parte la condivide.
L'Unità o il PD non hanno mai fatto un esame delle conseguenze della legge
Biagi nonostante la sofferenza che giunge da milioni e milioni di ragazze e
ragazze a cui è stato cancellato il futuro.
Non capisco, quindi, la schizzofrenia di una condivisione del disagio dei
precari e di una partecipazione attiva ai progetti per rendere definitiva e
senza alcuna possibilità di cambiamento la loro condizione. La rivolta che
lei paventa probabilmente non ci sarà perchè l'isolamento di questa massa
enorme di giovani è assoluto. Nessuno li ascolta. Il liberismo selvaggio è
diventata dottrina generale nel Parlamento e nel sindacalismo confederale.
Ma la disperazione che cova nella società italiana è terribile.
Pietro Ancona
Umberto Bossi pedagogo
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Monday, May 17, 2010 4:57 PM
Subject: Umberto Bossi pedagogo
Umberto Bossi pedagogo
Il capo della lega Nord ritiene che il federalismo
servirà al Sud per educarlo ad usare meglio e con
maggiore rispetto i soldi del prelievo fiscale del suo
territorio, a non parassitarsi sulle regioni e sugli
uomini operosi della Valle Padana, ad imparare a vivere
con i propri mezzi. Insomma, il federalismo sarà
sopratutto uno strumento educativo per i meridionali
fannulloni e scrocconi e Bossi ne è il grande pedagogo.
Il Nord è assai più ricco del Sud ma non dà proprio
niente a questo. Se desse come sostengono i
tronfi separatisti della Lega il livello della
popolazione del sud dovrebbe essere eguale o vicino a
quello del Nord. In effetti non è così. La popolazione
meridionale è più povera appunto perchè meno ricca e non
assistita nè dal Nord nè da chicchesia.
La leggenda del Nord che mantiene il Sud viene
alimentata da intense campagne propagandistiche che
impegnano i massmedia quasi quotidianamente. Il prof.
Luca Ricolfi ha addirittura scritto un libro diventato
cult per i leghisti: " Il sacco del Nord" nel quale
viene spiegato come i virtuosi abitanti della Padania si
siano accollati per quasi cinquanta anni il peso di una
zavorra fatta di tutto l'ex Regno delle Due Sicilie e di
parte dell'ex Stato della Chiesa. In sostanza, mentre il
Nord consuma meno di quello che produce, al Sud
avverrebbe il contrario attraverso, appunto, il salasso
delle risorse guadagnate dal Nord.
In effetti, questa tesi è infondata. Se il Nord ha
contribuito a pagare più tasse per il mantenimento dello
Stato questo è esclusivamente dovuto alla sua maggiore
ricchezza, alla sua straordinaria (fino a ieri) densità
industriale. E' falso che le risorse prodotte dal Nord
vengano stornate al Sud . Nella distribuzione delle
risorse attraverso i trasferimenti lo Stato si comporta
riferendosi a parametri che non sono certamente di
favoritismo per il Sud.. La Lombardia, il Piemonte, il
Veneto non sono in grado di dimostrare di avere ceduto
risorse a vantaggio del Sud ed anzi hanno ricevuto molto
di più di quanto non abbia avuto il Sud. Il Nord ha un
sistema infrastrutturale finanziato dallo Stato che è di
almeno dieci volte migliore per qualità ed efficienza di
quello meridionale. Basti pensare al sistema
autostradale. Inoltre la più grande industria del Nord e
dell'Italia la Fiat di Torino è stata sostenuta per
decenni da cospicui contributi statali in parte sotto
forma di CIG usata per integrare i bilanci della azienda
scaricandola dei periodi di magra commerciale.
Il progetto ideato da un economista di indubbio
valore quale fu il Prof.Saraceno di industrializzazione
del Sud con la Cassa per il Mezzogiorno (CASMEZ) fu
vanificato dall'uso che torme di pirana ne fecero.
Grande parte dei soldi erogati sono finiti ad aziende
come l'Eni, la Montecatini, alle acciaierie di Stato. I
beneficiari della Casmez furono per il 95% industrie ed
industriali del Nord. Siamo giunti financo
all'intervento corsaro e truffaldino di imprese padane
che venivano a compiere scorrerie fingendo di
impiantare fabbriche per impadronirsi dei cospicui
incentivi e fuggire immediatamente lasciandosi macerie
alle spalle.
I benefici dei salari erogati dalla Italcementi e
dalla Montedison o dall'Eni a Gela e Siracusa, della
Fiat a Termini, dell'ILva a Taranto non valgono i
terribili e duraturi danni provocati dall'inquinamento
e dall'oscuramento della vocazione turistica e agricola
dei luoghi.
In ogni caso, come dimostrano i documenti che
corredano questo scritto, nella ripartizione delle
risorse nazionali la parte leonina è stata ed è delle
regioni del Nord. Che poi il Nord non riesca a smaltire
quanto produce e riceve non è prova delle sue virtù
sparagnine e di pratiche austere
di vita quanto di un surplus di risorse che, purtroppo,
non credo avrà ancora in futuro neppure col
federalismo fiscale separatista. Soltanto una nuova fase
della economia, dopo il giro di boa della crisi in atto
(se ci sarà) potrà riprendere e conservare i dati di
prosperità attuali.
La classe dirigente del Nord non sta dando una grande
prova di sè. Avvelena l'opinione pubblica e la istiga
contro i meridionali e contro gli extracomunitari. Nei
confronti di questi ha ispirato alla destra che
controlla il Paese leggi di stampo nazista ed attua
persecuzioni e campagne di odio che giungono financo
all'omicidio. Naturalmente si serve della manodopera
importata per la sua agricoltura che fallirebbe subito
se ne fosse improvvisamente privata. Chi mungerebbe le
vacche di padron Bertoldo se gli indiani sikh
rientrassero in patria? Lo stesso dicasi per le sue
concerie dove impiega manodopera dell'est europeo in
condizioni ottocentesche di sfruttamento. Un operaio
delle concerie non campa più di dieci-quindici anni
dentro le esalazioni di acidi ed il grande calore in cui
fatica anche per dieci ore al giorno per i pochi euro
concessi dai terribili imprenditori locali.
Ritiene anche di poter fare a meno dei meridionali
negli uffici e nelle scuole. Formigoni propone una
radicale pulizia etnica già avviata dalla Gelmini.
Pensa di avere i magistrati ed i professori sufficienti
per sostituire i meridionali? Soltanto il certificato di
nascita deciderà dell'impiego.
Il contesto politico e sociale in cui si avvia
l'operazione "federalismo" è di odio e di cacciata dal
Nord dei meridionali. Sbaglia Napolitano a non tenerne
conto ed a pensare che l'Italia che uscirà da questa
temperie non sarà ancora più avvelenata di quanto non
sia oggi.
Il professore Giorgio Ruffolo, rendendosi conto che il
federalismo di venti regioni che hanno dato pessima
prova di se a cominciare dalla Lombardia non potrà che
rendere irreversibile la crisi italiana,
propone tre grandi macroregioni. Sarebbe peggio che
andar di notte!
Penso che dovremmo fermarci tutti. Analizzare
criticamente che cosa sono diventate le Regioni dalla
loro istituzione ad oggi. Prendere atto che hanno
moltiplicato per venti i vizi dello statalismo e reso
quasi insostenibile il peso fiscale, prendere atto che
producono nuove entità istituzionali per via dei tumori
oligarchici che tendono a riprodursi con le province e
la istituzione di nuove regioni. Una si è fatta avanti:
la Romagna ed altre sono pronte per il riconoscimento.
Possiamo escludere che Catania rivendichi di diventare
Regione autonoma?
Se l'Italia decidesse di sopprimere le Regioni e si
potesse togliere il loro peso diventerebbe sicuramente
migliore di quella che oggi è. Ma questo non è possibile
e corriamo tutti verso il precipizio del federalismo che
affosserà tutto e tutti se prima una grande ondata della
crisi mondiale non ci avrà travolto.
La prima operazione da fare è riconvertire in classe
dirigente l'oligarchia che oggi divora oltre cento
miliardi di euro l'anno. Ridurre il costo della politica
di almeno il settanta per cento. Non andare avanti con
le privatizzazioni. Queste due misure aiuterebbero a
recuperare il rispetto della popolazione e maggiori
risorse per le riforme "giuste" da fare. Ma è possibile?
Purtroppo non è possibile. Quando si tratta dei
privilegi dell'Oligarchia, della casta, governo ed
opposizione si stringono e fanno muro.
Pietro Ancona
http://www.finanzalocale.interno.it/docum/studi/varie/formez03.html
http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=07073
http://finanziamentipubblici.it/category/categoria-notizia/miccich%C3%A8-cipe?page=1
http://www.regioni.it/mhonarc/details_misc.aspx?id=4644
http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/26/Ricolfi_attenti_Gattopardo_fara_boccone_co_9_100126031.shtml
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Thursday, May 06, 2010 7:51 PM
Subject: da Quarto alla Padania
Da Quarto alla Padania Tutta l'Oligarchia politica italiana è dedita ad
esaltare l'unità d'Italia ed a professare la sua scelta
federalista. Tutta a cominciare dal Presidente della
Repubblica. Il partito secessionista di Bossi che
è ben insediato in Roma ladrona e ne lucra profitti
prebende e privilegi per i suoi esponenti ostenta
disprezzo per il Risorgimento.
Ma basta vedere in tv le riprese degli arrivi di Bossi
agli incontri con Berlusconi o altri a bordo di possenti
lussuosissime auto estere in vere e proprie
processioni tutte rigorosamente a carico dell'erario
italiano per capire fino in fondo il detto siciliano "
addratta e chianci". L'oligarchia politica italiana non
perde mai di vista il Nord, le grandi regioni
industrializzate del capitalismo italiano, e cerca di
farsi perdonare la sua opzione unitaria con una forte
professione di fede nel federalismo. Federalismo che,
nella interpretazione di molti dirigenti del Nord, vuol
dire che ogni Regione dovrà usare i mezzi provenienti
dal proprio reddito fiscale e non dovrà più parassitarsi
su altre o sullo Stato. Questa versione del federalismo
è assai più spinta in coloro i quali ritengono che dovrà
anche avvenire una sorta di purificazione etnica di
tutte le funzioni pubbliche: professori, magistrati,
provveditori e quant'altro dovrà essere selezionato
accuratamente e prelevato dalle risorse umane
locali. Nell'atteggiamento di molti fautori del
federalismo c'è una componente didattica importante. Si
dice: questo abituerà i meridionali ad essere
responsabili, a non scroccare alle nostre spalle, a
sviluppare la propria inventiva e trovare finalmente il
modo per sostenersi da soli. La sinistra italiana ha la
responsabilità di non dissociarsi dal coro dei
federalisti. Ieri Epifani ha affermato al Congresso
della CGIL che, per lui, il federalismo non vuol dire
secessione. Ma non si è sognato di metterlo in
discussione. Io resto convinto che il federalismo sarà
il grimaldello per distruggere l'Italia quando si
innesterà alle attuali Regioni e ne esalterà i
poteri di legislazione autonoma. Se si vuole
conservare l'unità d'Italia non si può essere
federalisti ma semmai proporre un nuovo progetto di
coesione nazionale oggi disgregata dalle controriforme
della destra per la scuola e le privatizzazioni.
L'espulsione di circa duecentomila insegnanti in
grandissima parte di origine meridionale prevista nel
corso di questo triennio costituisce da sola un vulnus
terribile all'unità del paese finora fondata
sull'equilibrio della ricchezza industriale al Nord e
dei quadri della pubblica amministrazione in grande
parte al Sud. Gli attuali oligarchi che hanno in mano
le Regioni sono dei superprivilegiati della Casta che si
è creata nel corso di questi anni e da solo costano
miliardi di euro che vengono procurati dalla fiscalità e
quando questa manca dalla vendita del patrimonio
demaniale o dall'indebitamento con le banche spesso
estere. Il federalismo sarà usato da questa classe
dirigente oramai vecchia di quaranta anni e dedita a
tutti i sotterfugi (basti vedere la leggi elettorali, i
poteri dei Consigli, i poteri del Presidente etc....)
per feudalizzare ancora di più il loro potere. Al
grimaldello federalista si unisce il grimaldello delle
privatizzazioni che hanno creato una fittissima rete di
s.p.a. pubblico-private che erogano stipendi milionari a
consigli di amministrazioni intenti ad amministrare
quello che ieri era curato da un semplice funzionario
municipale. Basti vedere gli Ato in Sicilia.
L'oligarchia ha creato nuove categorie sociali: la
categoria degli amministratori e quella dei consulenti.
Divertitevi a contare i consulenti della provincia di
Bolzano o gli amministratori toscani e ne vedrete delle
belle.... Non è parassitismo lucrare dai contribuenti
per distribuire a centinaia di migliaia di
amministratori e di consulenti? Esiste una necessità
oggettiva per giustificare questa gente? No! Esiste però
la possibilità legale di crearli... In merito alla
virtuosa gestione dei settori, ad esempio, la sanità
lombarda bisognerebbe vedere quanto costa ai cittadini e
quante risorse vengono inghiottite dall'apparato privato
che parassita il servizio sanitario nazionale. Sono
certo che moltissime persone rinunziano a curarsi a
Milano perchè il sistema è diventato troppo oneroso.
Oggi il federalismo appare ai suoi profeti del Nord
come una via di fuga da una Italia che è diventata
insopportabile nei momenti in cui non la spremono. Ma
una riforma così rivoluzionaria non si può fare
soltanto per sfuggire ad una realtà diventata
sgradevole sperando in un far west dove scatenare gli
spirits animals . Dovrebbe avere motivazioni molto
più profonde. Ai bergamaschi qualcuno ha raccontato che
non manterranno più gli sfaticati terroni del Sud. Ma le
cose non stanno così. Non daranno più soldi al Sud
(ammessa per vera la leggenda di questa solidarietà) ma
non ne avranno per se. Finiranno nelle tasche dei loro
concittadini che gestiranno le Regioni soltanto in
funzione dei loro interessi di impresa o di clan. Spero
che la sinistra si svegli e chieda uno stop ed una
verifica di come stanno le cose oggi nelle regioni.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, May 15, 2010 10:32 AM
Subject: La retorica dell'anniversario
La retorica dell'anniversario
Il Presidente della Repubblica, con il fiato sul collo
della contestazione leghista, si sforza di fare del 150°
anniversario dell'unità d'Italia un avvenimento
patriottico, in grado di infiammare i cuori degli italiani,
di convincerli della grande forza morale che ci viene dal
Risorgimento e dai suoi
protagonisti da Garibaldi a Cavour. Di Mazzini si parla
molto meno perchè non è mai stato amato dalle classi
dirigenti e dal Vaticano.
Anche il suo predecessore Carlo Azelio Ciampi si sforzò di
farci amare l'Italia. La sua fissa era l'Inno di Mameli che
riportò in grande auge. Non c'era occasione in cui non
venisse suonato e, se non ricordo male, durante la sua
presidenza fu anche rieditato per migliorarne la musica.
Ora le rievocazioni storiche dell'impresa garibaldina, lo
sbarco dei Mille a Marsala, la sosta a Salemi,
la conquista di Palermo, la risalita dalla Sicilia fino al
famosissimo (se mai fu pronunziato) "Obbedisco"! di Teano
con la consegna dell'intera Italia meridionale al Re
Vittorio Emanuele Secondo che ne prende possesso dall'alto
del suo cavallo non riescono ad accendere l'entusiasmo e la
passione che Napolitano agogna nonostante la presenza
dappertutto di scolaresche pronte a sventolare il tricolore
che Bossi ed i Leghisti vorrebbero usare come carta
igienica.
Credo che arriveremo al 2011 con il fiato grosso, in
affanno, con un progetto propagandistico che
non riesce a fare breccia, a conquistare i cuori, a
convincere.
Perchè tanta freddezza, perchè non scatta la molla del
patriottismo? Il ricordo del Centenario nel 1961 è stato
più caloroso e fu animato da manifestazioni di spontanea
adesione agli ideali unitari del Paese. L'Italia era più
povera ma più solidale. Eravamo nel pieno di un progetto di
crescita, di inserimento in Europa che allora era vissuta ed
era un grande fattore di modernizzazione e anche di
civilizzazione. Quando si voleva qualificare bene una norma
si diceva "è ispirata alla cultura europea".
Eravamo alla vigilia di una grande stagione di riforme in
un progetto di unità che fu rappresentato dal centro
sinistra e che portò alle innovazioni della scuola, della
riforma agraria, della casa per tutti, del welfare. Ricchi e
poveri erano dentro una barca in cui tutti remavano verso la
conquista di un posto al sole. Ci lasciavamo alle spalle
l'Italia della grande fame descritta da Collodi in Pinocchio
e rappresentata da Pulcinella e cominciavamo a consumare in
tutte le famiglie le bistecche prima riservate, e soltanto
per qualche giorno la settimana, ai benestanti.
Per capire il prodigioso progresso rappresentato dalla
possibilità di sfamarsi e di alimentarsi meglio basti
pensare alle generazioni di rachitici e di nanerottoli
sostituite da generazioni di ragazze e ragazzi splendidi e
di almeno venti centimetri più alti dei loro predecessori.
Cinquanta anni dopo viviamo in una Italia popolata da
infelici ed angosciata dal suo futuro che sembra oscurissimo.
La coesione sociale si è rotta. I Ricchi sono diventati
assai più ricchi ed avidi, i poveri sempre più poveri.
L'ascensore sociale rappresentato dalla scuola e
dall'università non funziona più. Tra i callcenteristi
frustati di Incisa Valdarno ci sono moltissimi laureati.
Avere una o più lauree spesso significa una frustrazione
maggiore a fronte del tritacarne rappresentato dalla legge
Biagi. Restano in piedi soltanto le protezioni familiari
delle corporazioni. I professionisti figli di
professionisti, dai farmacisti agli ingegneri, continuano a
stare bene. Le porte per quanti provengono da altri
ambienti, da famiglie "basse" come si diceva
spregiativamente un tempo, si sono richiuse per sempre.
Viviamo in una Italia governata da una Oligarchia
rappresentata dal Ministro Calderoli leghista, federalista
ma anche, se il caso, secessionista il qualedi contro al
salasso cui saranno sottoposti i lavoratori insiste nel
mantenere praticamente inalterato il costo della politica e
della parapolitica oggi di centinaia e centinaia di miliardi
di euro. Basterebbe una sforbiciata del trenta per cento che
in ogni caso conserverebbe gli stipendi dei nostri politici
in testa alle classifiche mondiali per ricavare i 25
miliardi che invece saranno succhiati ad una classe
lavoratrice di milleuristi.
Insomma, perchè si dovrebbe amare una Italia diventata il
paese delle diseguaglianze, governata da una classe politica
scandalosa espressione di due partiti che vogliono dare
sempre di più a chi ha già tanto e togliere il poco che
resta ai lavoratori? Una scuola che licenzia oltre centomila
insegnanti ed un Governo che non si pone il problema del
destino di questa massa enorme di disoccupati intellettuali
perchè non dovrebbero suscitare amarezza, protesta, odio?
Inoltre, Napolitano nel profondere la sua retorica per
l'unità propone anche il suo contrario, il federalismo. Sa
bene che il federalismo sarà la centrifuga di quel poco che
rimane di senso nazionale.
Ma si ostina a credere e volerci far credere che sarà
invece una cosa buona, positiva. La Sicilia ha sperimentato
il federalismo per via del suo Statuto Speciale. L'enorme
quantità di soldi che raccoglie dai contribuenti é servita a
foraggiare una burocrazia mostruosa e a creare miseria ed
indebitamenti. Le politiche liberiste di privatizzazione
oggi in grande auge hanno creato una idrovora che inghiotte
il gettito fiscale. Basti vedere i disastri degli Ato e la
crisi della immondezza affidata al sistema pubblico-privato.
In conclusione, il sentimento di unità non nasce ricordando
il passato, il Risorgimento, i martiri di Belfiore, ma
facendo una politica di coesione nazionale e ripudiando
l'ideologia che sovrasta questa classe dirigente che vuole
l'arricchimento dei ricchi ed il tritacarne per i poveri.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, May 14, 2010 10:06 AM
Subject: 1 maggio 2011 ad Incisa Valdarno?
1° Maggio 2011 ad Incisa Valdarno
Quest'anno abbiamo avuto la celebrazione più solenne del 1°
Maggio, quella con i tre segretari generali, a Rosarno. Il
significato di tale scelta era altamente simbolico e
serviva per farsi perdonare l'assoluta lontananza, il
distacco dei grandi sindacati nazionali da una pratica di
schiavitù che durava (dura) da decenni, che era sotto gli
occhi di tutti, tutti sapevano ma non c'è mai stata una
iniziativa del sindacato dell'agroindustria, del segretario
generale della CGIL calabrese di vera solidarietà, di
recupero a una condizione di vivibilità di tanti essere
umani abbrutiti loro malgrado da un lavoro faticoso e
dall'assenza di conforti minimi come pulirsi, avere un
cesso decente, lavare una camicia, un paio di calzini.....
In Italia non abbiamo soltanto schiavi africani, di colore
nero. Abbiamo anche gli schiavi bianchi ed i lagers sono i
call center dove la realtà supera la fantasia. Tutti
ricordano il film di Virzì con la Ferilli nel ruolo di
animatrice, ideologa, kapò di tanti infelici indotti alla
servitù anche da un condizionamento mentale che è il massimo
della alienazione da sè stessi, una riduzione ad ingranaggio
di un progetto di propaganda e di vendite.
Ma, come abbiamo saputo ieri da Incisa Valdarno nel mondo
reale e non nel cinematografo esistono situazioni come
quelle descritte da Virzi. Qui si è giunti a dare colpi o
colpettini di frustino alle ragazze che non rendevano quanto
voluto dai loschi e criminali gestori del call center. Si
negava loro anche la possibilità di recarsi in bagno.
I colpi di frustino ai disgraziati dei callcenter mi hanno
ricordato le "punciute"(pungiture) ai polpacci che venivano
inflitte ai carusi siciliani delle zolfare quando, nella
durissima risalita dalle viscere della terra si stancavano e
si fermavano ansimanti per qualche istante.
Che cosa c'è di cambiato? C'è di cambiato che non siamo
alla fine dell'ottocento e nel profondo della condizione
meridionale descritta da Franchetti e Sonnino e raccontata
magistralmente da Adolfo Rossi nel suo bellissimo e
commovente libro "l'agitazione in Sicilia", le vittime non
sono zolfatari figli di zolfatari venduti dalle loro
famiglie per qualche sacco di fave e di cattivo frumento.
Siamo nel cuore della Toscana moderna e le vittime sono
ragazzi spesso laureati ma subito delusi dalla vita e
costretti al ripiego umiliante di diventare telefonisti per
la vendita di un prodotto o di un servizio sempre meno
richiesti da una popolazione impoverita.
Della vicenda che i giornali raccontano in questi giorni
mostrando raccapriccio c'è da dire alcune cose. Primo:
l'indagine della Guardia di Finanza stimolata dalla
Associazione dei Consumatori è stata fatta per la truffa
della vendita per tremilaecinquecento euro di un modesto
elettrodomestico che ne valeva meno di trecento. Quindi, la
scoperta del lagers dei venditori non è stata che una
conseguenza indiretta della indagine. Forse, se non ci fosse
stata la truffa, non ne avremmo mai saputo niente come
niente si sa di quanto succede in tutti i callcenter
d'Italia.
Secondo: l'assenza di Sindacati. Come nel caso di Rosarno
anche qui il sindacato è assente. Lo so bene quando sia
difficile sindacalizzare persone terrorizzate dal timore di
non avere o perdere il posto
Ma, credo, a Incisa Valdarno tutti sapevano che cosa
succedeva nel Call Center. Anche alla Camera del Lavoro. La
CGIL avrebbe dovuto assumere una iniziativa. Segnalare
all'Ispettorato del Lavoro o alla Procura della Repubblica
quello che succedeva.
L'indagine della Guardia di Finanza è durata tre anni. Mi
domando perché ci sia voluto tanto tempo per assumere
coscienza della realtà del Call Center e dei suoi infelici
abitanti. Perché non sono stati verificati subito i
maltrattamenti?
Probabilmente il prossimo Primo Maggio sarà celebrato ad
Incisa Valdarno da CGIL, CISL, UIL, unite da un patto di
degrado del lavoro che presto chiuderà la partita dello
Statuto dei Diritti dei Lavoratori (il più bel pezzo di
selvaggina che Sacconi e la Marcegaglia vorranno mettere nel
loro carniere). La celebrazione avrà accenti di commozione
ed i nostri tre eroi, assai compunti, denunceranno la
condizione dei lavoratori dei call center.
Naturalmente non chiameranno in causa la legge Biagi. Non
ne chiederanno l'abrogazione e non proporranno
l'introduzione di un Salario Minimo Garantito per mettere un
argine alla violenza padronale. Si limiteranno ad una sorta
di commemorazione di quelli che furono i diritti che non
potranno essere ripristinati.
Pietro Ancona
http://www.irre.toscana.it/acqua/multiverso/sovicille/ipertesto_sul_tempo/in_italia.htm
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/13/news/call_center_lager-4026163/
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, May 12, 2010 5:19 PM
Subject: Magari fossero veri i dati OCSE
Magari fossero veri i dati OCSE!
I dati dell' Ocse sui salari italiani inferiori alla media
e situati al 23 posto non sono veritieri per eccesso. Non
tengono conto di due grandi masse di retribuzioni: quelle
dei biagizzati e degli immigrati. I lavoratori biagizzati
18 mila euro all'anno se li sognano! Sono per loro una
cifra astronomica! Al massimo mettono insieme non più di 8
mila euro ammesso che per dodici mesi non
vengano "disturbati", cioé licenziati per essere riassunti
dopo qualche tempo come di solito si divertono a fare i
sadici datori di lavoro del Bel Paese! Non parliamo poi del
lordo di 26.304 euro. Questo non esiste se non per la parte
dei lavoratori ancora a tempo indeterminato ma sottoposti
ad un durissimo assedio su più fronti contrattuali e
legislativi. Vedremo che cosa succederà dopo l'approvazione
della 1167! I salari italiani sono inferiori all'ultimo
scalino della graduatoria OCSE!!
La responsabilità di questa stupefacente depressione
salariale è dovuta alla politica di concertazione
triangolare sindacati-governo-confindustria. La
concertazione ha prodotto danni derivanti innanzitutto dal
blocco della indicizzazione e dalla parametrazione dei
rinnovi contrattuali al tasso di "inflazione" programmato e
cioè a quello fasullo indicato dai documenti governativi di
programmazione economica. A questa ghigliottina si deve
aggiungere il carro di guerra della legge Biagi la quale
oltre al precariato ha prodotto retribuzioni indecenti e
situazioni abnormi. E' difficilissimo trovare un biagizzato
che superi i 1000 euro mensili! La media non va oltre i
seicento euro. Soltanto l'esistenza dell'ammortizzatore
familiare ha permesso a moltissimi giovani di sopravvivere e
di continuare a lottare e sperare in un futuro migliore. Ma
questo futuro migliore non esiste. Anche il PD si è messo di
traverso e taglia loro la strada con il ddl Nerozzi-Marini
che introduce il CUI.
E' un mero inganno ritenere di recuperare qualcosa per i
lavoratori con una riforma fiscale. Sappiamo tutti che anche
nella migliore ipotesi di un recupero del dieci per cento di
salario questo è poco più
di una manciata di spiccioli che non tirerà fuori i
lavoratori italiani dalla buca in cui giacciono.
Questa drammatica statistica dell'OCSE viene commentata
da Bonanni con la richiesta di una riforma fiscale che, come
dicevamo, darà un piccolo insignificante risarcimento ma
lascerà inalterato il quadro della situazione. Epifani tace
ma non dubito che non si discosterà di molto dalla linea del
recupero fiscale: la CGIL ha fatto due scioperi generali
appunto per chiedere allo Stato ma non alle aziende di
intervenire. In Italia quindi, fino a quando avremo CGIL
CISL e UIL attestate sulla linea della "complicità" con il
padronato per le "sorti magnifiche e progressive" del
capitalismo italiano la condizione di chi deve lavorare per
vivere e far vivere la sua famiglia saranno queste ed anche
peggiori di queste.
La politica del Sindacato veniva così riassunta in una
breve frase di un lavoratore Telecom: Il sindacato è la voce
dell'azienda!
Questa degenerazione profonda del ruolo del sindacato è un
problema grosso, grossissimo, non solo per i lavoratori ma
per la democrazia italiana. Nelle aziende si è instaurato un
autoritarismo che prelude
a cose ancora peggiori. Dopo l'adesione di Cisl e UIL e la
finta opposizione della CGIL alla abolizione dell'art.18 la
Marcegaglia e Sacconi vogliono la liquidazione dello Statuto
dei Diritti dei Lavoratori. Cisl e UIL hanno già aderito
entusiasticamente! La CGIL si è dichiarata disponibile a
trattare dopo aver fatto una piccola "doverosa" difesa
d'ufficio!
Pietro Ancona
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/05/11/visualizza_new.html_1791175318.html
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, May 08, 2010 8:33 PM
Subject: Fondare una nuova CGL dei Lavoratori, come fece Di
Vittorio un secolo fa uscendo dalla CGIL
Cara Liberazione
Considerato che con questo Congresso della CGIL sono state
liquidate definitivamente le speranze per un suo recupero alla
difesa dei lavoratori e che siamo alla vigilia della
liquidazione dello Statuto dei Diritti, la Federazione della
Sinistra Italiana dovrebbe appellarsi a quanti non vogliono
finire sepolti sotto le macerie dei loro diritti per la
costituzione di una Nuova CGL che abbia un rapporto organico,
dialettico, fecondo con la sinistra socialista italiana. La CGIL
è cinghia di trasmissione del PD. La politica sociale del PD è
quella di Ichino, Treu, Colannino, la Marcegaglia. Bisogna
aumentare
le difese sindacali e politiche dei lavoratori italiani. La
mozione due del Congresso CGIL
ha fallito. Molti dei suoi dirigenti vogliono farsi perdonare di
avere osato di esprimersi contro il vertice del potere.
Sindacato e partito debbono tornare, senza ipocrisie di falsi
autonomismi, a fare squadra a difesa dei salari, delle pensioni,
delle libertà, dei diritti.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, May 09, 2010 10:46 AM
Subject: La vacca ed il mungitore
La vacca ed il mungitore
La filosofia di Giuseppe Di Vittorio, il suo riformismo
empirico frutto della sua storia personale e della storia del
movimento operaio italiano, si riassumeva in questa esortazione:
"compagni, mungiamo la vacca ma senza ucciderla ". Ovviamente
si riferiva ad una politica di rivendicazioni
che fossero compatibili con la buona salute dell'economia. Non
si tratta della legge bronzea dei salari di Ricardo ma di un uso
responsabile del conflitto sociale finalizzato a migliori
condizioni dei lavoratori nella prosperità generale.
Questa è stata la politica riformista della CGIL. Una politica
che ne ha fatto una grande forza nazionale rispettata dagli
industriali ed amata dai lavoratori che ha assicurato all'Italia
un lungo periodo di benessere dopo la ricostruzione e ben oltre
l'autunno caldo. Per quanto lo slogan del "salario variabile
indipendente" fosse la parola d'ordine della classe operaia nel
68, in realtà le richieste non sono mai andate oltre le
ragionevoli possibilità del sistema. La serie storica dei salari
italiani è esemplare per austerità non soltanto nell'industria
privata ma anche nei grandi contratti del settore pubblico.
Sanità e scuola ne sono esempio. Se qualcosa è stato fatto fuori
da questo quadro non si deve al massimalismo della CGIL quanto
al clientelismo della politica.
Ricordo perfettamente le vicende del contratto dei dipendenti
della Regione Siciliana in cui ad una richiesta di cento, il
governo rispondeva dando centoquaranta e l'assemblea legislativa
che
approvava la legge portava a duecento.
Ma oggi, con venti anni di riduzione dei salari alle spalle,
iniziata con gli accordi di concertazione del 1993 e
l'abolizione della scala mobile, la scelta della CGIL non è più
quella di
Di Vittorio. La vacca è ingrassata ed il mungitore rischia di
essere ucciso. La situazione si è totalmente invertita. Oggi Di
Vittorio direbbe: "salviamo il mungitore!"
In questi anni si sono compiute scelte che rompono la coesione
sociale e l'equilibrio delle forze produttive: il pacchetto
Treu, la legge Biagi, gli accordi con il governo Prodi,
l'allegato lavoro, la riforma del contratto, la riforma della
scuola e della sanità hanno indebolito alla radice la posizione
sociale e giuridica dei lavoratori. La camicia di forza imposta
ai rinnovi contrattuali ha consentito un trasferimento di
reddito nazionale dal lavoro dipendente al profitto, alla
rendita ed alle professioni di proporzioni gigantesche. Il monte
salari si è rimpicciolito. La spoliazione è stata terribile. La
stessa qualità della vita dei lavoratori è degradata.
Celebrare un Congresso all'insegna della moderazione, non
presentare alcuna proposta di aumento delle retribuzioni, non
mettere in discussione il precariato e le pensioni, accettare la
riduzione della qualità del welfare disarma e consegna inermi i
lavoratori al padronato e non fa neppure gli interessi del paese
oggi ingrigito da una diminuzione dei consumi essenziali.
La CGIL non avrebbe dovuto accettare la discussione sulla
sostituzione dello Statuto dei Lavori a quello dei Lavoratori.
Avrebbe dovuto dire no a muso duro e proclamare fin d'ora lo
sciopero generale. Non credo proprio che con il suo dissenso il
governo e le forze politiche andrebbero avanti lo stesso. Ma,
probabilmente, il gruppo liberista che oramai ispira la
segreteria della Confederazione e che ha sostituito la cultura
socialista con i precetti di Monti, Ichino e Boeri considera lo
Statuto dei Diritti una sorta di rudere archeologico che
confligge con l'idea di una flessibilità senza limiti del
lavoro. Si può flettere il lavoratore fino a spezzargli la
schiena se ci sono ancora diritti che lo vietano?
L'involuzione culturale della CGIL è profonda. Basta vedere le
elaborazioni del suo ufficio studi.
L'immobilismo salariale e la disponibilità a sottrarre diritti
pongono una grande questione democratica. Può un paese
sopportare il fatto che venti milioni di lavoratori siano
rappresentati da sindacati che non ne curano gli interessi
vitali? Fino a quando la democrazia potrà reggere
dopo la rottura della coesione sociale e lo scivolamento
continuo di milioni di persone indifese verso la povertà?
Se al conflitto sociale ben organizzato dentro una cultura
civile che non mortificava nessuno si sostituisce l'inerzia di
una massa informe di persone abbandonate all'arbitrio di un
padronato senza freni, isolate e disperate, verso quale società
ci avviamo?
Dopo la Grecia, l'Unione Europea non mancherà di proporre un
forte giro di vite della condizione dei lavoratori. Nella guerra
finanziaria scatenata dagli USA contro l'Europa i lavoratori
saranno i soli a pagarne le spese.
Non dubito che CGIl CISL UIL agiteranno lo spauracchio della
crisi e della catastrofe per spaventare i lavoratori ed indurli
a dare sempre di più senza nulla chiedere.
Ma in questo non c'è alcuna saggezza. Non si é né patriottici
né responsabili ma soltanto complici della barbarie del
capitalismo.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, May 06, 2010 7:23 AM
Subject: la sedia contesa
La sedia contesa
Mi aspettavo che, dopo la relazione di Epifani, vincitore
all'83 per cento del Congresso della CGIL,
fosse data la parola ad un rappresentante della mozione
cosidetta nr.2 perchè illustrasse le ragioni della minoranza.
Così non è stato. Non credo che sia manifestazione di
democrazia una sorta di centralismo autoritario per cui chi
vince rappresenta tutto e tutti. Se nei costituendi organismi si
terrà conto della minoranza senza che questa abbia potuto
esprimersi in Congresso con la dignità necessaria di una
relazione sulle proprie idee e sulle ragioni che l'avevano
condotto a non condividere le tesi di Epifani sarà ancora
peggio.
La presenza al Congresso della CGIL della Confindustria, del
Ministro del Lavoro, della Cisl e dell'Uil ha retto la trama di
una trattativa sottotraccia in presenza del garante PD presente
al massimo livello La trattativa mira a recuperare la CGIL alla
continuazione del progetto di ristrutturazione e spesso di
liquidazione del diritto del lavoro allo scopo di assicurare
ancora più flessibilità e disponibilità alle nuove esigenze del
padronato. La Marcegaglia ha detto di essere d'accordo se nella
CGIL non vincerà l'ala intransigente e le le correzioni di
percorso saranno minime di qualche aggiustamento non
significativo. Sacconi, more solito, ha fatto il sostenuto ed il
sospettoso e vorrebbe andare avanti con "i complici" Cisl ed
Uil, la Cisl detterà le sue regole nello intervento di oggi di
Bonanni. L'obiettivo del Congresso è il ripescaggio della CGIL
nella rete di un consociativismo ad egemonia confindustriale e
governativa.Obiettivo difficile ma non impossibile nonostante i
fischi di ieri ai protagonisti di questo minuetto.
L'attacco all'art.18 e la sostanziale riconferma della legge
1167 bocciata dal Capo dello Stato (il quale però si é premurato
di dire che firmerà qualsiasi testo gli verrà rimandato dalle
Camere) e l'annunzio di Sacconi della imminente presentazione di
una legge di sostanziale abrogazione dello Stato dei Diritti dei
Lavoratori a favore di una sorta di Statuto dei Diritti del
Lavoro e cioè delle imprese non solo non sono stati oggetto di
una adeguata reazione della CGIL ma non hanno costituito un
punto di vero contrasto con la Confindustria ed il Governo.
Certo, si comunica che la CGIL continuerà a disapprovare
l'arbitrato ma, come sappiamo la disapprovazione a posteriore
equivale ad una resa quasi incondizionata. Se si fa uno sciopero
di protesta dopo aver lasciato compiere il misfatto senza una
reale opposizione nelle fabbriche e nella società questo può
servire soltanto per dire ai lavoratori che non si era
d'accordo. Ma soltanto questo.
La relazione di Epifani è di piatta conformazione alla
ideologia liberista. I fenomeni non vengono spiegati ed
analizzati ma soltanto presentati nelle loro conseguenze spesso
preoccupanti. Le responsabilità soggettive delle cosidette crisi
non vengono osservate. Il fenomeno della disoccupazione è
incrementato da scelte politiche non dettate da esigenze
economiche come il licenziamento di oltre 150 mila insegnanti
nella scuola finalizzato a ridurre ai minimi termini l'offerta
scolastica pubblica per una ragjone ideologica. Le
delocalizzazioni seguono non necessità di espatrio per la
sopravvivenza delle aziende ma ricerca di maggiori profitti
ancora più grossi di quelle che ci sono. Il piano di
ristrutturazione della Fiat che localizza gli impianti dove il
salario è minimo o il trasferimento di aziende come la Bialetti
o la Omsa sono espressi della tendenza di un capitalismo
che sfugge alle sue responsabilità sociali richiamate dalla
Costituzione per cercare profitti sempre più alti. La crisi
deriva anche da bassi salari e dal precariato che hanno ridotto
all'indebitamento molta parte di coloro che guadagnano attorno
ai mille euro al mese li obbliga ad una vita fatta di
privazioni. Se i negozi sono deserti e se c'è un degrado della
qualità della vita a cominciare dall'alimentazione
questo provoca una caduta interna dei consumi anche di beni
intermedi o finali. Come si può stipulare un mutuo se si è
precari? Inoltre le possibilità di una fascia media di
lavoratori sono scomparse. Ad una coppia di insegnanti con
figlia all'università che spende 820 euro al mese più
condominio per un affitto di casa alla quale chiedevo perchè mai
non stipulassero un mutuo mi è stato risposto che mutui per meno
di milletrecento euro mensili di rateo è assai difficile averne.
L'affitto è diventato una scelta obbligata.
Mi aspettavo che il piano triennale per il lavoro posto da
Epifani al centro della sua relazione comprendesse un programma
di edilizia popolare per dare nuovi alloggi specialmente per le
giovani coppie, di recupero delle infami allucinanti periferie
urbane delle grandi città italiane, di investimenti per la
difesa del suolo e della natura, di recupero pieno dei trasporti
ferroviari alla gestione pubblica dopo il fallimento della
privatizzazione, di interventi di edilizia scolastica e di
dotazione di nuovi mezzi alla scuola per i laboratori e la
ricerca. Ma la testa della CGIL si è concentrata sopratutto sui
bisogni che la Confindustria vorrebbe subito soddisfatti.
La relazione ha ignorato la terribile crisi che si sta
sviluppando nelle campagne italiane dovuta al basso livello dei
prezzi. Per pagare una tazza di caffè al bar un agricoltore
deve vendere 15 chili di frumento. I prezzi finali per i
consumatori a causa di una filiera di speculazione arrivano
decuplicati o centuplicati a seconda del caso. Questa crisi è
causa di retribuzioni di fame.
Il Congresso della CGIL lavora in funzione di un blocco sociale
che esclude e penalizza il lavoro dipendente. L'obiettivo di un
ritorno invocato al tavolo della trattativa non riguarda i
lavoratori ma soltanto il loro sindacato che deve conformarsi ed
omologarsi alla linea iperliberista di questo governo e della
confindustria. Si grida allo scandalo per salari di trecento
euro al mese e che non riguardano soltanto i migranti ma anche
gli schiavi bianchi della Biagi ma non si chiede il Salario
Minimo Garantito per mettere un limite che tende ad abbassarsi
sempre di più. Non si prende posizione contro il ddl
Nerozzi-Marini che universalizza il precariato, toglie l'art.18
ed abbassa ancora i salari, non si indicano obiettivi di lotta
alle privatizzazioni che stanno devastando sanità scuola e
pubblica amministrazione facendone un business di avidi
appaltatori di manodopera. Non si fa il terribile bilancio di
macelleria sociale dei sei milioni di biagizzati per chiedere
l'abrogazione della legge trenta.
Il dibattito è iniziato. Ma il Congresso è finito e non darà
altro spettacolo diverso da quello di una sedia contesa in un
Palazzo ostile ai diritti dei lavoratori.
La sterminata galassia del sindacalismo di base è rimasta
fuori dal Congresso. Si tratta di
centinaia di migliaia di lavoratori tra i più consapevoli e
combattivi spesso provenienti dalla CGIL diretti da migliaia di
quadri in grandissima parte di sinistra ed animatori di tante
lotte per i diritti civili e sociali. Preferire a loro la
compagnia di Bonanni, Angeletti e anche della Polverini non mi
pare che sia una scelta giusta per una grande confederazione di
lavoratori legata alla sua tradizione classista..
Pietro Ancona
Paolo Ferrero 5 maggio 2010 in blog,
http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=2343#comments
Alla Cgil manca la strategia per battere l’attacco di governo e
confindustria.
Nella relazione di Epifani ci sono tante cose giuste ma non c’è una
strategia per contrastare l’attacco pesantissimo ai lavoratori e al
sindacato di classe che il governo e la Confindustria hanno scatenato.
Per fermare l’offensiva politica che è in campo non bastano certo gli inviti
unitari che rischiano semplicemente di lasciare isolata la Fiom. Se non
vogliamo finire come la Grecia – Paese in cui la crisi viene scaricata
interamente sulle spalle dei lavoratori – è necessario porsi l’obiettivo di
obbligare con la lotta il governo a rovesciare la sua politica economica.
Costruire l’opposizione alla politica di questo governo non è un problema
solo politico ma sindacale.
http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=2343#comments
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Sent: Tuesday, May 04, 2010 9:25 AM
Subject: "Voglio rispetto" di Bersani
"Voglio rispetto" di Bersani
Molta eco ha destato la reazione di Pierluigi Bersani alle
critiche rivoltegli in "Anno Zero" da Marco Travaglio in una
delle sue note lette tutte di un fiato e sempre pungenti per il
potere. Bersani ha chiesto "rispetto"con tono assai fermo. Si
era notevolmente innervosito per le difficoltà dell'incontro di
qualche minuto prima con i cassintegrati dell'Asinara il cui
portavoce era chiaramente un vecchio compagno insoddisfatto di
quanto stanno facendo PD e CGIL e che gli parlava con il tono di
chi sollecita una assunzione di responsabilità più precisa e
magari una maggiore comprensione e solidarietà.Oltre
all'Asinara, Anno Zero aveva aperto diverse finestre di grande
allarme sociale sulla condizione delle famiglie italiane nella
crisi che le sta travolgendo. Nel PD il "voglio rispetto" di
Bersani ha suscitato molto consenso, condivisione come se si
fosse recuperato un orgoglio, un senso della propria funzione
politica misconosciuto dalla gente e dai massmedia.
A me il "voglio rispetto" di Bersani non è piaciuto per niente.
Mi ha ricordato, come atteggiamento,
Aldo Moro con il suo "non ci faremo processare nelle piazze" più
tardi riechieggiato in sedicesimo da Mastella e il Presidente
Scalfaro con il suo "Non ci sto" a reti unificate. Atteggiamenti
dettati da un forte senso della propria appartenenza ad un ceto,
ad una oligarchia piena di superbia e che si ritiene superiore
ed esente da critica. Non c'è bisogno di chiedere "rispetto" ma
di spiegare nel merito che le critiche sono infondate se sono
tali oppure di aprirsi ad esse senza fare l'offeso e la vittima.
Quale rispetto si può invocare per un Partito che occupa lo
spazio di un partito socialdemocratico espressione di un blocco
sociale alternativo diverso da quello della destra e che invece
di tutelare gli interessi della sua gente offre servizi alla
classe dominante? Bersani ha motivato il ritiro del PD dal
referendum per l'acqua pubblica con lo specioso ed inverosimile
argomento che molti referendum sono stati persi e che anche
questo si perderà..Ma, ammessa per vera questa ragione, non ha
detto che è per la gestione pubblica dell'acqua e, nella
materia, si limita ad una mera riduzione del danno,
accettandolo. Lo stesso il PD ha fatto per l'arbitrato che
insidia l'art.18. Il suo gruppo senatoriale ha presentato un ddl
che universalizza il precariato dandogli un orizzonte triennale
ed una dotazione di bassi salari, salari di fame inferiori ai
minimi contrattuali. Non c'è una sola materia a cominciare dalla
politica estera in cui il PD proponga una cosa diversa da quella
del centro-destra. La sua differenza consiste in una gestione
civile e meno faziosa del potere ma questa non è la funzione di
un partito di alternativa. Quando Enrico Letta propone di
rendere sexi il PD non pensa al pensionato o al cassintegrato ma
all'industriale o industrialotto. Le macerie sociali che stanno
rovinando tantissima gente ed il sistema sociale italiano, la
sua coesione, sono state provocate da input di liberismo
selvaggio per i quali il PD ha mostrato condiscendenza. Se
oggi il PD viene percepito con sconcerto da quello che fu il
grande elettorato democratico della sinistra italiana ci sarà
pure qualche responsabilità dei suoi gruppi dirigenti.
Il rispetto non deve essere chiesto per gli oligarchi della
politica ma per le persone che sono state messe nel tritacarne
di una crisi economica e sociale spesso fomentata da scelte
politiche. Basti pensare ai centomila licenziati della scuola ed
alle privatizzazioni.
Pietro Ancona
http://teleipnosi.blogosfere.it/2010/05/annozero-lorgoglio-di-bersani-e-la-mission-impossible-di-battere-il-voto-ideologico-per-berlusconi.html
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Sent: Monday, May 03, 2010 4:46 PM
Subject: Il Congresso morto della CGIL
Il Congresso morto della CGIL
Non sarà un Congresso ma la celebrazione di un rito scontato in
ogni sua parte. Il Congresso è stato vinto dalla mozione che fa
capo ad Epifani con l'83 per cento dei voti. Una cifra
metafisica, assurda e contradditoria con la situazione di
spaventevole crisi dei lavoratori italiani . Questa
situazione in condizioni di vera agibilità democratica avrebbe
animato un dibattito che difficilmente si sarebbe concluso con
una adesione "bulgara" alla posizione della segreteria. Ma
questo dibattito non c'è stato perchè la mozione alternativa
andata in schiacciata minoranza non diceva niente di diverso e
di particolarmente confliggente. Non ci si può dividere molto
sulle virgole! Possiamo quindi considerare l'esito elettorale
del Congresso un voto di rassegnazione. Un corpo burocratico che
si piega all'imput che viene dalla segreteria in piena
consonanza con le voglie del PD per un sindacato plasmabile
dalle esigenze del padronato italiano e disponibile ad un forte
dimagrimento del welfare.
La storia della CGIL non è tutta "gloriosa". La CGIL ha
conosciuto momenti oscuri di collaborazionismo subalterno con il
potere. Sul finire dell'era giolittiana le sue posizioni erano
talmente moderate da costringere Di Vittorio ad andarsene per
fondare l'USI. Suoi importanti dirigenti come Rigola e D'Aragona
collaborarono con il fascismo fino al punto di sciogliere
l'organizzazione. La fase attuale ha molti tratti in comune con
gli anni venti.
Avere invitato al Congresso della CGIL la Presidente della
Confindustria ed il Ministro del Lavoro autore della teoria
della complicità tra le associazioni dei padroni e dei
lavoratori e persecutore accanito della CGIL assieme ad una
folta schiera di legulei e di giuslavoristi che stanno
preparando il funerale allo Statuto dei Diritti dei Lavoratori
non è stata una buona idea. Meglio discriminati da questo
governo ed in lotta aperta con la Confindustria che mettere
sotto i riflettori dei massmedia una cortesia istituzionale che
nei posti di lavoro non ha alcun riscontro. Mai la classe
lavoratrice è stata sottoposta ad attacchi tanto gravi! Non c'è
alcuna apertura del padronato italiano e del governo verso i
bisogni dei lavoratori! Confindustria e Governo vengono al
Congresso della CGIL per riscuotere. Sono venti anni, dagli
accordi concertativi del 93 che incassano la cessione di
diritti. A Rimini verranno per incassare il nuovo Statuto dei
Lavori, la fine dell'articolo 18, la svolta verso la
sussidiarietà della grande CGIL che fuoriesce dalla storia del
movimento operaio per diventare una conglomerata di servizi e di
uffici. La fine della scuola pubblica e delle municipalizzate.
Esistono grandi ed irrisolti problemi di democrazia e di
libertà dentro la CGIL. Quasi tutto il suo personale "tecnico" è
stato precarizzato attingendo nel ricco carniere dei fumus
della legge Biagi. I sotterfugi del padronato per privare dei
diritti la gente come l'assunzione con contratti atipici presso
società che poi li cedono ai sindacati di categoria ed alla
stessa CGIL è largamente praticato. Troppi lavoratori invisibili
vengono occupati a sottosalario. La CGIL è esente dal rispetto
dello art.18 che non può essere invocato dai suoi dipendenti. E'
urgente una profonda riforma della struttura del sindacato e la
stipula di un contratto di lavoro interno che garantisca i
diritti ed il futuro.
Un sindacato non lotta la precarietà se la pratica largamente
al suo interno. Il PD preme per tutelare le Coop (la Coop sei
tu!) contro i suoi dipendenti ma non bisogna assecondarlo ed il
Congresso si dovrebbe esprimere sul ddl Nerozzi-Marini che
precarizza e riduce a tre anni il massimo di aspettativa di
stabilità dei lavoratori. Ma il Congresso non si esprimerà.
Oramai parla con i silenzi.
Silenzi sulle guerre, sulla pace, sul precariato, sulla Grecia,
sull'internazionalismo che non c'è etc..etc..
Il Congresso avrà come scenario le macerie della scuola, della
sanità, dei teatri, dei diritti negati. In questo scenario
reciterà un incredibile peana alla propria forza, agli iscritti
che aumentano, al proprio straordinario avvenire di importante
potenza sociale.
Pietro Ancona
http://www.resistenze.org/sito/te/po/ge/poge5b11.htm
http://cronologia.leonardo.it/storia/tabello/tabe1504.htm
http://www.cgil.it/chisiamo/Storia.aspx
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Sent: Saturday, May 01, 2010 7:27 PM
Subject: Rosarno: provincialismo ed omissioni.
Rosarno: provincialismo ed omissioni
Ho seguito la diretta di Rainew24 del 1° Maggio di Rosarno. Da
vecchio socialista e sindacalista della CGIL il mio sentimento
all'inizio era di commozione.Commozione per il popolo del
comizio che trasforma la sua sofferenza, la sua voglia di una
vita migliore e di futuro, in lotta, in vibrante movimento di
liberazione. Man mano che i tre oratori Angeletti, Bonanni e
Epifani svolgevano i loro interventi, la mia commozione era
sopraffatta dalla delusione, dall'amarezza ed anche
dall'indignazione. L'inno dei lavoratori è stato escluso.
Abbiamo sentito soltanto le note di Beethoven e di Mameli.
I tre leaders delle possenti confederazioni sindacali, tra le
più importanti d'Europa, hanno svolto brevi interventi dai quali
traspariva l'ansia di liberarsi presto dall'incombenza del
discorso e di dire il meno possibile nel modo più ovvio
possibile. Angeletti ha sottolineato l'importanza della riforma
fiscale, tema caro alla Confindustria ed alla destra economica,
che qui viene agitato come una sorta di toccasana per i livelli
salariali assai bassi. Bonanni ha esaltato il contributo degli
immigranti al prodotto interno lordo italiano ed infine Epifani,
dopo aver agitato lo spauracchio di una crisi che si aggrava e
dalla quale usciremo con meno occupati, ha chiesto un generico
piano per il lavoro. En passant ha chiesto che gli immigrati non
vengano arrestati mentre sono in CIG. Non so che cosa significhi
in concreto questa proposta ma mi pare che si tratti soltanto di
una modesta panacea che non esclude
l'inciviltà razzista della carcerazione e della espulsione
causata dalla perdita del lavoro!
Una grande povertà culturale ha caratterizzato i tre interventi
svolti in fretta e furia spinti dalla voglia di finirla presto.
Un gretto provincialismo bottegaio ha escluso dal comizio la
solidarietà con le classi lavoratrici della Grecia ancora in
fiamme per i pesanti colpi di maglio inflitti dai mostri di Wall
Street e
da una borghesia di avidi miliardari che assomiglia molto a
quella italiana. Non una parola è stata dedicata al progetto
liberista di rendere ancora più duro il Patto di Maastricht e
che possiamo facilmente prevedere come potente riduttore del
welfare, di ulteriore deregolation e schiavizzazione del lavoro,
di libertà assoluta per le imprese e per la finanza che possono
ed ancora di più potranno delocalizzare gli impianti alla
ricerca di manodopera sempre più a buon mercato. Non una parola
di condanna per coloro che hanno impestato il mondo di
spazzatura cartacea spacciandola per oro colato e che hanno
iscritto tra i Pigs, stati-maiali, anche l'Italia con la Spagna,
l'Irlanda, il Portogallo e la Grecia.
Ricordo tanti 1° maggio dedicati alla Pace nel mondo. A Rosarno
la pace è stata ignorata e forse il termine stesso di pacifista
è diventato sinonimo di terrorista per li Oligarchi del
Sindacato specialmente se allude ai prigionieri della striscia
di Gaza ed ai bombardati dell'Afghanistan, dell'Irak e di altre
parti del mondo che in qualche modo o per il petrolio o per la
geostrategia interessano gli USA.
La crisi che sta falcidiando la classe lavoratrice italiana
facendone una delle più povere ed indebitate dell'OCSE è stata
evocata come un evento "oggettivo" indiscutibile al quale porre
piccoli ripari con gli ammortizzatori sociali ed il piano di
Epifani. Ma la crisi non è oggettiva, non viene tutta dalla
profondità dei mercati. E' frutto di scelte ideologiche e
politiche. Centomila insegnanti scacciati dalla scuola ed ora
disoccupati non sono frutto della globalizzazione ma di un
preciso disegno liberista che vuole i soldi dello Stato soltanto
per finanziare le privatizzazioni, la polizia come strumento di
contrasto del conflitto sociale, l'esercito per collaborare alla
conquista coloniale del mondo al seguito degli angloamericani.
Lo spostamento di tante aziende in Polonia o in Serbia è dovuto
alla ricerca di maggiori profitti e viene agevolato da un
dumping sociale che i sindacati si guardano bene dal contrastare
con una politica di coordinamento dei salari e dei contratti a
livello europeo.
Epifani, alla fine del suo intervento, ha fatto un annunzio
inquietante relativo al recupero dell'unità sindacale. Dal
momento che il contenzioso sull'arbitrato, sul contratto dei
metalmeccanici, sulla riforma contrattuale non risulta risolto e
Cisl ed UIL marciano imperterriti nella linea della "complicità
con gli imprenditori" patrocinata da Sacconi, debbo dedurne che
è la CGIL, magari spinta dal PD,
che ha mollato le sue posizioni e non farà più resistenze.
Presto entrerà nel cantiere delle demolizioni lo Statuto dei
Diritti dei Lavoratori. Spero che l'accordo non riguardi anche
questa altra stazione della lunga Via Crucis dei diritti.
Ma la parte più tremenda dei comizi è quella che non è stata
detta: mi riferisco all'aggressione alla natura dei petrolieri
che hanno inquinato l'Oceano Atlantico, al referendum sulla
privatizzazione della acqua e sul nucleare, alla sorte di sei
milioni di precari ricattati e mal pagati, alle pensioni che si
vogliono ulteriormente ridurre nonostante i conti positivi
dell'Inps, alla morte che incombe sul lavoro come prima e peggio
di prima etc., etc.. Ma, come dicevo, i nostri tre eroi, avevano
una voglia matta di svignarsela al più presto.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Friday, April 30, 2010 9:22 AM
Subject: Primo Maggio: Sindacati e Lavoratori
1° MAGGIO: SINDACATI E LAVORATORI
Ultimo sgarbo ai lavoratori il giorno del 1° maggio: molte città
italiane, in gran parte con sindaci pd, hanno concesso ai
commercianti di aprire i negozi, in nome dell'interesse della
categoria ma anche dei consumatori, una entità che viene evocata
per contrapporla ai lavoratori. Una scelta che non corrisponde
neppure alla volontà della popolazione. Un sondaggio di
"Repubblica" dà l'81% di
contrari!
Lo sgarbo viene fatto ai dipendenti dei negozi, in stragrande
maggioranza donne, notoriamente
sfruttate con bassissimi salari e condizioni quasi proibitive
di lavoro. I sindacati hanno indetto scioperi di protesta ma la
forza dei dipendenti è minima, quasi inesistente specialmente
nelle piccolissime aziende.
L'apertura dei negozi avvia un percorso che potrebbe portare
alla soppressione della festività. I nostri liberisti hanno come
faro ideologico gli USA: qui dove è nato nel lontanissimo 1886
la Festa del lavoro per rivendicare il diritto alle otto ore
ed anche per ricordare i martiri di Chicago, il 1° maggio è
normale giorno lavorativo. Anche nella Cina del totalitarismo
postcomunista e liberista la festività è stata di fatto abolita.
In entrambi i casi la scelta è ideologica: sopprimendo il 1°
maggio si disconosce oltre un secolo di storia del movimento
operaio stroncato in USA dalle fucilate degli sceriffi e della
Pinkerton (madre della Blackwater oggi impegnata con centinaia
di migliaia di killers nelle imprese coloniali) e dalle
impiccagioni ed in Cina dall'avvento di un regime
ipercapitalistico che distrugge diritti e dignità. Molti
lavoratori cinesi sono talmente vessati da dover scegliere la
rivolta o il suicidio per sfuggire all'inferno della loro
condizione.
Le più importanti manifestazioni del 1° Maggio in Italia sono
unitarie. Epifani, Bonanni ed Angeletti parleranno dallo stesso
palco a Rosarno. Di che cosa parleranno? La Cisl e l'UIL
praticano la politica degli accordi separati con padronato e
governo: hanno approvato l'allegato lavoro della 1167
difendendolo financo dalle osservazioni del Capo dello Stato,
hanno firmato il rinnovo del contratto separato dei
metalmeccanici, hanno dato vita ad una fondamentale riforma
della contrattazione che quasi annichilisce e comunque mette su
un binario morto il contratto collettivo nazionale di lavoro. La
CGIL si è opposta e continua ad opporsi e lotta contro
l'isolamento fomentato da Sacconi che vuole "complicità tra
sindacati ed imprese", ma è in grandi difficoltà che la
paralizzano. E' assediata
dal PD al quale fanno riferimento la stragrande maggioranza dei
quadri dirigenti funzionari a tempo pieno dell'organizzazione.
Il PD ha presentato un disegno di legge per l'introduzione in
Italia del Contratto Unico di Ingresso che di fatto abolisce
l'art.18 e fa del precariato la forma principale di
occupazione. Inoltre la CGIL ha lasciato cadere le sue obiezioni
sulla legge Biagi, non rivendica dalle aziende miglioramenti
salariali, dichiara di aborrire la scala mobile, non si oppone
alle privatizzazioni, si è disimpegnata dalla lotta per la pace,
non difende con la fermezza necessaria il welfare.
Insomma, a parte la difesa spesso anacronistica e di pura
rimessa dagli attacchi più brutali e sfacciati
della destra, la politica sindacale e sociale della CGIL è
sempre più ristretta ed incanalata nell'alveo della
"concertazione". Una concertazione che da tempo non è più tale
dal momento che si
limita a registrare l'agenda dettata dalla Confindustria. E' dal
1993 che tutte le trattative triangolari
sindacati-padronato-governo si risolvono in diminuzione di
diritti e di potere dei lavoratori. Una delle anomalie del
nostro Paese è appunto questa: ad ogni trattativa con il
padronato o il governo i lavoratori escono con una riduzione di
quello che avevano!
In queste condizioni, l'unità sindacale che fu un grande valore
ai tempi di Lama, Storti e Vanni e motore di una eccezionale
stagione di lotta per le riforme alla quale parteciparono
milioni e milioni di lavoratori ed intere popolazioni, oggi è
diventato un disvalore. Stare insieme a Cisl e UIL ha un solo
significato: fare del sindacato uno strumento con il quale il
padronato e la destra politica infliggono dure sconfitte ai
lavoratori ed accrescono la loro subalternità.
Ieri sera Anno Zero ha offerto uno spaccato della lotta sociale
di straordinaria intensità. I bravi ed intelligenti
cassiintegrati dell'Asinara, con grande saggezza e garbo, hanno
costretto Bersani a mostrare la sua lontananza dalle loro lotte.
A domanda hanno risposto che debbono la loro resistenza a se
stessi ed alle loro famiglie. I lavoratori della Scala di Milano
venivano mostrati mentre una ingiustificata repressione
poliziesca conteneva la loro protesta contro la distruzione dei
teatri e della cultura italiana, lavoratrici mostravano tutto
il loro smarrimento per la fatica di vivere diventata
angosciante. Il disagio esistenziale di milioni e milioni di
persone che vivono di lavoro non ha trovato un punto di
contrasto nel sindacato italiano. La solitudine dei lavoratori è
immensa ed i tanti suicidi ne sono la conseguenza. Sindacato e
PD parlano una lingua e sono distanti dalla gente. L'altra
anomalia italiana è quella di avere potenti confederazioni
sindacali, forti di oltre dieci milioni di iscritti che però
sono preda di processi inarrestabili di impoverimento e di
perdita di peso sociale. Le Confederazioni sono diventate delle
ricche conglomerate di servizi, spesso unite attraverso gli enti
bilaterali alle organizzazioni del padronato con le quali hanno
dato vita ad una estesa burocrazia a cui si applicano i
marchingegni della legge Biagi. I lavoratori sono al limite
della sopravvivenza.
Se continua così gli interessi dei lavoratori e quelli delle
confederazioni diventeranno sempre più diversi. I sindacati
rischiano di diventare un peso ed addirittura di sottrarre
diritti fino ad oggi garantiti
dalle leggi. La privatizzazione del diritto del lavoro che ha
una tappa importante nel trappolone dell'arbitrato varato ieri
dalla Camera andrà avanti e produrrà altre limitazioni del
diritto e delle libertà.
Quando finisce la libertà nel lavoro finisce dappertutto.
Ma la secolare storia della CGIL non può concludersi con una
scelta simile a quella che costrinse nel 1911 Di Vittorio ad
andarsene e dare vita all'USI. La tradizione riformista di Di
Vittorio, Santi, Foa, Lama non può sfociare nel sindacalismo
subalterno al padronato e collaborazionista. La CGIL è popolata
da milioni di lavoratori che hanno una storia sociale che ha
fatto grande e civile l'Italia. La CGIL deve recuperare la sua
anima perduta nell'ipocrisia dei riti unitari e nell'involuzione
da sindacato di lotta e di movimento ad erogatore di servizi. La
sua base militante non ha mai perduto questa anima!
Pietro Ancona
http://it.notizie.yahoo.com/7/20100429/tts-ne-di-destra-ne-di-sinistra-la-festa-c8abaed_1.html
http://www.rassegna.it/articoli/2010/04/29/61815/primo-maggio-da-rosarno-al-concertone
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From: pietroancona@tin.it
To: Repubblica
Cc: peruggiero@tiscali.it
Sent: Thursday, April 29, 2010 1:02 PM
Subject: La Calabria si, però.....
Caro Augias,
purtroppo gli stereotipi con i quali lei interpreta la questione
meridionale sono talmente fossilizzati nella sua testa che
rendono quasi impossibile l'impresa di ricondurlo alla ragione
ed alla verità dei fatti.
Lei non è informato quando parla di assenza di pentiti nella
"ndrangheta" calabrese. Proprio recentemente è stato "suicidato"
in un carcere del Nord il giovane pentito Ciro Ruffo ( unisco
alla presente una scheda che lo riguarda), e non è stato il
solo. Abbiamo avuto eroici
casi di rifiuto alla sottomissione alla criminalità da parte di
tante donne, e di tanti eroici imprenditori che hanno rifiutato
di pagare il pizzo. Ma lei ha un pregiudizio derivante dalla sua
ignoranza e dal suo approccio di subcultura lombrosiana
all'argomento. Per lei la mafia calabrese è fondata "su una
struttura rigida di clan familiari come nelle società arcaiche".
Detto questo si contraddice quando parla della penetrazione
della "ndrangheta" nel Nord italia ed in Europa. Ma allora non è
il dato antropologico che spiega la specificità mafiosa ma
altro. Magari gli affari Come mai il vice sindaco fiorentino
Cioni é stato pescato con le mani nel sacco assieme a Li Gresti,
noto imprenditore catanmilanese, per la cementificazione di un
milione e mezzo di metri quadrati di terreno? Cioni ha ottenuto
l'assunzione delle figlie nella società immobiliare del Nostro
in odore di mafia e tante volte inquisito. Il Ligresti é nel
cuore della finanza ed anche del Corriere della Sera che non si
pubblica a Canicattì o a Catanzaro. Cioni non è contiguo ad una
cultura arcaica e patriarcale. Ha un fortissimo e
provincialissimo accento toscano!
Mi fermo qui perché tanto con lei é inutile ragionare. Potrei
dirle che le mafie del Sud sono implementate profondamente con
il potere politico e finanziario nazionale. Berlusconi è grande
sostenitore di mafiosi già condannati in Sicilia, in Calabria o
in Campania. Un vice ministro napoletano con un mandato di
cattura è stato pregato dal nostro milanesissimo Capo del
Governo a restare al suo posto. Ma non solo il governo. Anche i
partiti nazionali sostengono la mafia. Senza il loro sostegno,
come dice Roberto Scarpinato, la mafia sarebbe stata già
debellata da più di un secolo. Le ricordo per tutti il
bolognese Casini che sostiene Cuffaro. Si convinca che la mafia
è parte integrante del potere economico e politico italiano e
che soltanto la repressione giudiziaria non porterà lontano.
Chieda scusa ai meridionali che lei, periodicamente, mette
sulla graticola dei suoi numerosi ed incorreggibili pregiudizi.
Pietro Ancona
ps: le consiglio di commentare nella sua rubrica televisiva "le
storie" qualcuna delle vicende dello scampolo di libri qui
sotto citati.
Pietro Ancona
Roberto Scarpinato:
http://www.pieroricca.org/2008/04/16/roberto-scarpinato/
http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/2009/dicembre.htm#2
http://www.cascinagrande.it/archivio/mafia/donnamafia.html
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Thursday, April 29, 2010 8:16 AM
Subject: Pio la Torre
PIO LA TORRE E L'EREDITA' PERDUTA NEL PD
Pio La Torre veniva ucciso la mattina del 30 aprile 1982
mentre si recava al Partito che era grande parte della sua vita.
Il Partito era sua famiglia allargata che egli animava con
la sua fanciullesca passione, la sua
ottimistica dedizione che ne faceva una persona innocente e
carismatica come certi rari uomini di vera fede. L'innocenza dei
suoi ideali di redenzione e libertà dalla violenza della
miseria dei siciliani a cominciare dai braccianti
gli costò quasi due anni di galera quando era ancora nel
fiore della gioventù. E' stato un grande "santo" della storia
del popolo siciliano come Lorenzo Panepinto che i contadini di
Santo Stefano portavano in processione, una figura indelebile
che merita di essere ricordata non soltanto per la lotta senza
quartiere che fece alla mafia, ma per la rottura rivoluzionaria
che stava provocando nel sistema di potere economico e sociale
e che la sua uccisione ha immediatamente rimarginato.
Dopo di lui, tutto è tornato come prima nella politica
siciliana. L'autonomia regionale che Pio La Torre concepiva come
mezzo di emancipazione delle masse, di modernizzazione della
Sicilia, di progresso culturale e civile, è tornata ad essere
l'istituzione di una elite separata di privilegiati
baroni, un retorico e pomposo "parlamento" in cui, con leggi
clientelari e scritte a misura dei clientes, vengono sperperate
le preziose risorse che avrebbero potuto fare e mai faranno
della Sicilia una "California". Ventotto anni dopo la sua morte,
la Regione è stata conquistata dall'assalto delle
privatizzazioni che la ingessano negli appalti e che ne hanno
fatto un campo di sfruttamento che arricchisce gli
squali che l'hanno azzannata. Privatizzazioni che non
hanno risparmiato il grande patrimonio dei beni culturali . La
Regione ha dato inoltre vita anche al mostruoso
esperimento degli Ato che hanno creato piuttosto che risolvere
il problema della nettezza urbana e dell'approvigionamento
idrico e che sono veri e propri pozzi senza fondo.
L'intreccio inestricabile tra pubblico e privato chiude
l'accesso al futuro delle nuove generazioni. Non esistono più
concorsi pubblici che costituivano il momento successivo alla
laurea od al diploma e c'è un fortissimo abbassamento di
aspettative dal momento che i bassi salari ed il precariato
connotano dovunque le privatizzazioni. Pio La Torre fu
dirigente amato e rivoluzionario dei braccianti e dei contadini
siciliani, rivoluzionario nel senso di riformista perchè in
Sicilia conquistare condizioni di civiltà è
rivoluzione. Oggi, mentre una grande tempesta sociale sta
incubando nelle campagne siciliane con migliaia e migliaia di
contadini costretti al fallimento dai prezzi irrisori fino al
livello della provocazione dei prodotti agricoli (ci vogliono
dieci chili di frumento per pagare una tazzina di caffè al bar),
e la Regione assente non riesce ad andare oltre l'orizzonte di
un mediocre assistenzialismo, Pio La Torre avrebbe saputo
indicare la via di una alternativa alla crisi. Ma non perchè era
più bravo e più immaginifico degli attuali dirigenti, ma
soltanto perchè era genuino nella difesa delle classi
povere o subalterne e non si sarebbe fatto offuscare dal
liberismo oggi assai di moda tra gli oligarchi. La crisi delle
campagne si sommerà ai terribili guasti sociali della
deindustrializzazione ed al venire meno di diecine di migliaia
di posti di lavoro nella scuola. La prospettiva dell'emigrazione
intellettuale nel Nord si sta chiudendo come abbiamo sentito da
Formigoni, da Bossi e dalla Gelmini, ci vogliono ridurre ad
extracomunitari in Italia. Le prime migliaia di vittime hanno
già fatto un mesto ritorno a casa come la mia amica Stefania che
insegnava a Bergamo prima che il suo posto fosse fagocitato da
un malvagio ed asociale disegno di uccisione della scuola
pubblica. Oggi il PD che è l'erede del PCI di
Pio La Torre e della DC di Piersanti Mattarella tiene in vita il
governo Lombardo, successore di Cuffaro anche nella gestione di
un blocco sociale al quale non sono estranei interessi cospicui
della mafia. Lombardo è indagato per concorso esterno in
associazione mafiosa. Il PD collabora con due assessori
importanti uno dei quali, il professore Centorrino, ha esortato
a non leggere Sciascia, Tomasi di Lampedusa e Camilleri
perchè porterebbero "sfiga". L'opera importante di Pio La Torre
elaborata assieme al suo caro amico il magistrato Cesare
Terranova è stata la legge che statuisce il delitto di
associazione mafiosa e la confisca dei beni patrimoniali della
mafia. Questa legge ha aperto la strada ad una nuova efficace
fase di lotta alla mafia che è stata ferita nei suoi interessi
vitali: la roba. Generazioni di magistrati da Terranova a Rocco
Chinnici a Falcone e Borsellino hanno pagato con la vita il
contrasto alla mafia ma i risultati sono stati significativi.
Pio La Torre intestò la sua vita al successo di tre obiettivi:
mafia, lavoro, pace. Obiettivi che mobilitarono centinaia di
migliaia di siciliani che, più volte, a Comiso ed a Palermo,
testimoniarono con la loro partecipazione la verità della strada
indicata da Pio. Engels in una lettera parlò dell'anima
rivoluzionaria della Sicilia che convive con l'anima
conservatrice e reazionaria. Il movimento dei fasci e della
occupazione delle terre per la riforma agraria testimoniano la
validità di questa affermazione. Pio la Torre aveva svegliato
l'anima rivoluzionaria dell'Isola. E' stato stroncato per
questo, per avere scosso violentemente l'albero, per avere messo
in discussione equilibri di potere intoccabili. Ma oggi, la sua
eredità non vive dentro il PD che ha omologato i suoi dirigenti
alla oligarchia paternalistica delle classi dominanti
dell'Isola. Ma esiste una memoria del popolo assai lunga capace
di svegliarsi da lunghi letarghi e da periodi di offuscamento e
di sconfitte. Lo abbiamo visto in passato, non è detto che non
ne saremo testimoni in futuro. Una cosa è certa: così come
stanno le cose ci aspetta soltanto il disastro sociale. Il
popolo siciliano deve recuperare e rifarsi il suo partito: il
Partito di Barbato e di Pio La Torre. Pietro Ancona
http://www.cittanuove-corleone.it/La%20Sicilia,%20L'autodifesa%20di%20Nicola%20Barbato%2010.01.201