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vedi varie su lettere Pietro

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vedi Lettere su  Lavoro e sindacati    di Pietro Ancona  (da l'angolo di Pietro)

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: rettore Università palermo
Sent: Thursday, September 09, 2010 7:19 PM
Subject: Gigantografie


 Illustre Magnifico  Rettore,

vedo che ha esposto  dal balcone centrale di Palazzo Steri  la gigantografia di Sakineh la donna iraniana condannata alla lapidazione per avere ucciso, con la complicità dell'amante, il marito. La pena è stata commutata in pena di morte, poi sospesa, il nove luglio scorso come è stato pubblicato da molti giornali (Corriere della sera, Unità e da Nessuno tocchi Caino, l'agenzia radicale specializzata per questo genere di affari). Nei due mesi successivi alla commutazione della pena, il pressing del mondo occidentale è continuato e si è intensificato, sorretto da una possente organizzazione.  Come se la lapidazione dovesse avvenire da un momento all'altro. Non è un caso che gigantografie come quella che lei ha fatto esporre sono state  esibite  contemporaneamente dal Comune di Roma, da quello di Napoli e in diecine di altri posti.
Si è insistito sulla propagazione della notizia falsa della lapidazione mentre tre portaerei e diverse navi da guerra si appostavano nel mare antistante l'Iran ed imponenti preparativi militari sono in corso per una aggressione all'Iran da parte di Israele e della Nato.
Sakineh è diventata l'Icona di una campagna di odio e di morte contro il popolo iraniano.
 Ho pensato, dopo aver letto le motivazioni umanitarie del gesto dell'Ateneo di suggerirle l'esposizione di una gigantografia contenente questa immagine di uno dei tanti bambini nati in Irak, in Afghanistan, in Kossovo o a Belgrado dopo i bombardamenti all'uranio. Ci furono altre campagne di odio contro
Milosevic, Sadam Hussein o i Talebani, in speciale quella del BurKa, che poi sfociarono in questi risultati scandalosi per l'umanità.
 Eccole la foto  http://www.spazioamico.it/speciale%20Iraq%202.htm#bambino

Migliaia di bambini come questo sono già nati, altri ne nasceranno in Iran se subirà la sorte dei paesi già aggrediti ed occupati.
 Cordiali saluti.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Wednesday, September 08, 2010 9:31 AM
Subject: Eleggere Segretario della CGIL il Segretario della FIOM


 Eleggere segretario della CGIL il Segretario della Fiom

   La federmeccanica ha spiegato molto bene  il senso della invocazione di un nuovo patto sociale chiesto dalla Marcegaglia a Cernobbio.  Un patto sociale in cui industriali e sindacati "complici" azzerino quanto  resta della civiltà giuridica e contrattuale del lavoro abbattendone il pilastro: il contratto collettivo nazionale di lavoro.

  Quanto vogliono gli industriali non rientra nella sfera delle cose ragionevoli ed è pericoloso per la coesione e pace sociale del Paese. La Fiom a Pomigliano aveva aderito a tutte le richieste di Marchionne tranne due che, come aveva precisato Epifani, non sono nella disponibilità del sindacato essendo regolate da leggi e non da contratti: il diritto di sciopero e la tutela in caso di malattia. La Fiom non è un sindacato estremista, non aveva fatto barricate, aveva accettato una organizzazione del lavoro  (WMC) che i Cobas hanno denunziato con un esposto alla Magistratura ed all'Inal perchè pericoloso per la salute dei lavoratori. Aveva accettato turni di lavoro di otto ore senza pausa pranzo. Dalle sei del mattino alle due del pomeriggio digiuni davanti alla propria postazione  studiata da un ergonomista padronale  giapponese in modo da fare muovere il meno possibile l'operaio facendone una sorta di macchinario vivente. Vedevo l'altra sera in TV "la patata bollente" in bel film di Steno  con Renato Pozzetto ambientato in una fabbrica  nella quale i lavoratori all'ora di pranzo
si ritrovavano in una grande sala per consumare il loro pasto caldo e mi veniva da pensare alla "fabbrica Italia" di Marchionne in cui il lavoratore deve solo stare in silenzio ed accudire la macchina.
Credo che questa ossessione per spremere da ogni essere umano il massimo di produttività occupando tutti i minuti della sua vita in azienda costituisca una pericolosa involuzione, una disumanizzazione del lavoro intollerabile.
 Nonostante la moderazione  della Fiom, all'indomani di Pomigliano e del referendum voluto dalla Fiat per mortificare la Fiom, è cominciata la grande repressione nelle fabbriche Fiat e poi anche altrove. Essere delegato aziendale Fiom è diventata ragione non solo di
isolamento nei reparti confino come avveniva all'epoca di Valletta, ma  di licenziamento.
 Il livore di Marchionne si è spinto fino al respingimento della sentenza di un tribunale. I tre operai di Melfi non sono stati reintegrati nonostante l'intervento del Presidente della Repubblica. Gli industriali italiani si ritengono al disopra della legge e rispettano le istituzioni soltanto se dicono o agiscono per la loro convenienza.
  Con la complicità di Cisl ed Uil che oramai sono apertamente dalla parte della Confindustria e l'avallo e forse anche il consiglio del Governo  la Federmeccanica ha disdetto il contratto di lavoro firmato dalla Fiom lasciando in vigore quello firmato soltanto da Cisl ed Uil. Un gesto di rottura forse irreparabile dal momento che Sacconi ha già fatto sapere di approvarlo. Non ci  sono sedi di mediazioni. La scontro sarà diretto e deciso solo dai rapporti di forza.
 Estromettere la Fiom dal contratto di lavoro ha molte conseguenze giuridiche che dovranno essere  analizzate. La sua condizione diventa simile a quella dei Cobas. Pur essendo il sindacato più rappresentativo dei lavoratori viene scacciato ed emarginato. Non credo che questo si possa fare e non dubito che in sede giudiziaria la questione verrà risolta in favore della Fiom. Resta tutto il significato politico del gesto che appare il compimento  di una congiura, una cospirazione messa in atto per fare saltare il punto di resistenza maggiore dei lavoratori e l'ultimo fortilizio  di sindacalismo di classe.  Qualche giorno fa Damiano aveva accennato ad una congiura. Non pensavo che ne facesse parte dal momento che poi ha invitato la Fiom ad "inghiottire il rospo". Anche D'Alema era intervenuto con pesantezza sul gruppo dirigente della Fiom.
Sono convinto che la Federmeccanica non si sarebbe spinta tanto avanti   se non avesse avuto  anche la copertura del PD che, del resto, annovera tra i suoi parlamentari autorevoli esponenti del padronato come Caliaro, Merloni, Colaninno nonchè personaggi come Ichino, Letta, Treu che danno le munizioni al mitragliamento dei diritti della gente.
 In queste condizioni e mentre il Paese  si contorce in preda  ad una crisi occupazionale assai pesante la mossa della Confindustria avvia una nuova fase dei rapporti sociali che  vuole fare dell'Italia la Tunisia d'Europa. Il fatto che i salari italiani siano bassissimi non le basta più.
  La signora Marcegaglia mentre chiedeva a Cernobbio una nuova e definitiva capitolazione dei sindacati  aggiungeva parole di elogio  per la nuova segretaria della CGIL in pectore Susanna Camusso. Elogio che aggrava i sospetti su una involuzione  in corso da tempo della  CGIL, che si è accentuata con la gestione di Guglielmo Epifani e che oggi rischia di sfociare in un aperto accodamento alla Cisl ed all'Uil che hanno una idea di sindacato che gestisce, non lotta, collabora con il padronato. Proprio ieri Bonanni, facendo eco ad Ichino, ha proposto di limitare lo sciopero soltanto al sabato per evitare di  "danneggiare la produzione". Ma lo sciopero è l'unica arma di difesa dei lavoratori e se non blocca la produzione è del tutto inefficace, pleonastico, persino ridicolo!
  Una risposta a questo processo involutivo potrebbe venire proprio dal prossimo Comitato Direttivo della CGIL con la elezione di un esponente della Fiom a Segretario Generale della CGIL. Scegliere tra i dirigenti dei meccanici italiani il segretario della CGIL sarebbe una forte, motivata risposta alle pretese del padronato italiano e trasfonderebbe al vertice della CGIL quello spirito combattivo ed autonomo che manca da un pezzo. Oggi le maggiori vicende della lotta sociale sono affidate alle categorie e gestite con molto distacco dalla CGIL. Sulla scuola sarebbe necessaria la nazionalizzazione confederale  della lotta oggi  confinata  ad una questione di precari che sarà perdente.  Infatti le duecentomila vittime sacrificali di Gelmini sono abbandonate a se stesse ed al massimo hanno l'aiuto dei loro sindacati di categoria. La sottrazione di otto miliardi di euro alla scuola riguarda tutto il Paese! La CGIL non può assistere come un cronista allo svolgimento della crisi sociale. Vi deve intervenire con un proprio progetto a cominciare dalla abolizione del precariato e dall'aumento dei salari dei lavoratori  oggi tra i più bassi dell'OCSE. Deve alzare barricate attorno alla scuola.
  Deve rompere con Cisl ed UIL ed allearsi con il sindacalismo di base. Per quanto queste scelte possano sembrare gravi esse sono la sola strada di salvezza per venti milioni di lavoratori e per le loro famiglie.
  Mi auguro una forte mobilitazione, una spinta popolare per sorreggere la candidatura del Segretario della FIOM a segretario generale della CGIL.
  Pietro Ancona
già membro dell'esecutivo nazionale CGIL
già membro del CNEL

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-09-05/marcegaglia-governo-convochi-forze-141820.shtml?uuid=AYi7y3MC       
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To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, September 06, 2010 10:12 AM
Subject: Le tre voci di Cernobbio


Le tre voci di Cernobbio

 A Cernobbio la grande borghesia italiana dell'industria e degli affari si riunisce anche anno per aggiustare la sua strategia di egemonia sociale e politica. Un appuntamento nel quale si scoprono le novità, gli orientamenti che saranno suggeriti alla classe politica di destra e non solo. La sinistra non ha niente di simile. Non riunisce mai i suoi stati generali della politica e del sindacato e di quelle che una volta si chiamavano organizzazioni di massa e che oramai da tempo sono diventate organiche alla destra (la cooperazione, l'artigianato, gli agricoltori). La sinistra non ha niente da proporre. Accetta le indicazioni e fa proprie gli imput della destra liberista italiana la più retriva ed infrequentabile della Unione Europea.
 A Draghi che con una qualche ingenuità e sincerità di servitore dello Stato proponeva il modello tedesco il Ministro Tremonti ha risposto schernendolo che  "è roba da bambini":  l'Italia non ha bisogno di imitare il modello tedesco, andrà avanti per la sua strada.
 In effetti l'Italia creata da Berlusconi da Tremonti dalla Confindustria con la servile collaborazione del PD e dei sindacati confederali è profondamente diversa dalla Germania. Non si propone il bene di tutti ma identifica nel bene del padronato il bene di tutti, il Dio Moloch al quale sacrificare ogni cosa.
  La borghesia italiana ha trovato la sua Germania nella spoliazione sistematica di venti milioni di lavoratori dipendenti. La fetta di PIL fatta di salari è stata drasticamente ridotta fino quasi a diventare trasparente. Un enorme massa di miliardi di euro sono transitati dal lavoro dipendente a quello autonomo e delle professioni, al capitale ed alla finanza. Questa enorme massa di denaro alimenta il benessere delle classi possidenti che sono in grado di risparmiare ed occultare all'estero almeno duecento miliardi come abbiamo visto con il cosidetto scudo fiscale.
 L'altra Germania della borghesia italiana è il welfare. La scuola viene sottoposta ad una spaventosa cura dimagrante che la dequalificherà per sempre e le vengono sottratte qualcosa come nove miliardi di euro, una sottrazione che dovrebbe essere ottenuta dal licenziamento di duecento mila professori.
 La sanità viene colpita per cinque miliardi di euro che nella migliore delle ipotesi dovranno essere presi dalla fiscalità generale cioè in grandissima parte dai lavoratori dipendenti (quasi gli unici a pagare fino all'ultimo centesimo le tasse).
  Ma, oltre a queste due Germanie, Tremonti ne ha altre: il blocco degli investimenti nel Sud, le privatizzazioni che dovunque realizzate sono state deleterie per i servizi e per le tariffe imposte......
  Ma la vera Germania di Tremonti sta nella canina disponibilità dei Sindacati Confederali non solo ad accettare i dicktat dei Marchionne ma, come certi servizievoli ascari, ad indovinare la volontà del padrone. Ed ecco la proposta di Bonanni di riservare gli scioperi e le manifestazioni soltanto al sabato per non danneggiare le imprese. (ma se lo sciopero non danneggia la produzione a che cosa serve?)
  Questo Ministro del Tesoro che, a tempo perso usa come acchiappacitrulli citazioni di Marx, parla
a favore del posto fisso salvo a mantenere nello Stato italiano una immensa quantità di precari biagizzati, gode della stima e della simpatia di una opposizione che lo vedrebbe volentieri come Primo Ministro al posto di Berlusconi.
 Il vero volto di questo signore ogni tanto appare dietro la cortina fumogena e la prosopopea del grande salvatore delle finanze italiane. Sembra quasi  sempre sul punto di affermare che senza di lui l'Italia affonderebbe subito peggio della Grecia. Il vero volto è quello mostrato  sulla legge per la sicurezza del lavoro. Anche questa una "roba", un "lusso" che l'Italia non può permettersi!
 Ma la situazione italiana è angosciante non soltanto per le enormi pompe che il governo ha attivato sul monte salari e sul welfare ma anche e sopratutto per l'accelerazione del processo di destrificazione
della opposizione italiana. La Marcegaglia ha chiesto ieri a Cernobbio un nuovo patto sociale. Non è mai sazia e  quanto è riuscita ad incassare dai sindacati negli ultimi venti anni non le basta. Vuole ancora di più, di più.... Il nuovo patto sociale è basato sulla abolizione dei contratti nazionali di lavoro e sulla introduzione di sistemi di sfruttamento del lavoro sempre più sofisticati a volte oltre il limite della sopportazione fisica. La stagione autunnale si apre con l'agenda proposta a Cernobbio e prima ancora a Pomigliano d'Arco. I lavoratori debbono cedere tutto!!
 La Marcegaglia ha lodato Susanna Camusso. Non dubita che sarà una fedele e diligente collaboratrice per il successo dei suoi programmi.
 Questa fiducia della Marcegaglia è ben riposta. Il PD al quale fa riferimento la Camusso e che controlla la CGIL propone una stretta sul diritto di sciopero, l'abolizione dell'art.18, la decontrattualizzazione, il mantenimento e l'aggravamento del precariato, la riduzione ai mini termini del welfare. Non si limita a questo: attacca gli ultimi fortini di resistenza. Alla Fiom D'Alema e Damiano hanno ingiunto di  "inghiottire il rospo".
 L'Italia che esce dalla somma, dalla convergenza di queste linee, è un ammasso di rovine umane e sociali. Una sofferenza sociale che sta raggiungendo quasi tutti i venti milioni di lavoratori dipendenti e le loro famiglie. L'Italia come la Polonia, la Serbia, la Tunisia. La differenza sta nella ricchezza delle classi privilegiate. In Serbia o in Polonia nessuno è ricco quanto la Marcegaglia e Berlusconi.
Pietro Ancona
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To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, September 04, 2010 11:54 AM
Subject: Il modello tedesco


 Il modello tedesco
  Il Presidente della Repubblica ed il Governatore della Banca d'Italia sono intervenuti in diverse occasioni per suggerire all'Italia il modello della Germania che è diventata una  locomotiva non solo per l'Europa ma per il mondo. La Germania cresce con il passo sicuro del maratoneta che sa di dover fare tanto cammino, non ha sprints di accelerazione particolari  ma procede possente e sicuro per la sua strada.
  I pennivendoli dell'economicismo della destra italiana ed anche lo stesso giornale della Confindustria tendono a ridurre lo stacco tra Italia e Germania ad una questione di produttività e di competitività. La ricetta che ne consegue è facile facile: facciamo la Fabbrica Italia, cambiamo dalle fondamenta i rapporti di lavoro, decontrattualizziamo. Riduciamo la spesa pubblica magari licenziando duecentomila professori, privatizziamo la terra il cielo ed ora il mare (tirrenia), riduciamo quasi ad una elemosina da quarto mondo le pensioni, abbassiamo tutte le prestazioni di welfare e così facendo prendiamo la ricorsa per avvicinarci alla Germania.
  Questa ricetta adoperata da quasi un ventennio è proprio la causa che  ci ha ridotto in rovina.
Oggi l'Italia appare un paese con "eccellenze" retributive e rendite mostruose ed inaccettabili che sovrastano una palude di infelici a redditi bassi. Lo Stato è aggredito da nugoli di cavallette,  imprenditori o pseudo tali, che hanno scoperto il business delle privatizzazioni ed è appesantito da oneri derivanti dal costo delle oligarchie politiche. Pensate quanto costa da sola la Nomenclatura della Lega costituita da migliaia e migliaia di amministratori tutti stipendiati dai contribuenti. Quanto costano i 350 Sindaci ed amministratori della Lega? Unite a questo segmento di spesa il costo di tutti gli altri partiti e avremo una cifra pari a quasi duecento miliardi di euro annui.
 Vorrei elencare alcuni punti di differenza tra Italia e Germania:
1)  Il Governo tedesco amministra tenendo conto degli interessi generali della nazione. Non è lardellato da Cricche che sequestrano per se e per i loro amici gli appalti. Un fenomeno Bertolaso che amministra negli anni qualcosa come dieci miliardi di euro sottratti al controllo della Corte dei Conti non sarebbe pensabile. Il Governo tedesco, pur essendo di destra, non ha inciso profondamente nel welfare delle classi lavoratrici. Lo ha garantito seppur ridimensionandolo rispetto a quello dei governi socialdemocratici.
2) l'opposizione. La socialdemocrazia tedesca, erede di una grande cultura socialista ed umanitaria che ha impregnato di sè lo Stato e l'Europa non rincorre e non adula l'elettorato di Angela Merkel. Non si sbraca rispetto gli interessi della destra economica. Per quanto abbia attenuato il suo programma che non è più neppure quello di Bad Godesberg conserva la sua identità ed il riferimento
alle classi popolari. La scissione che ha subito le è stata salutare dal momento che ogni suo spostamento a destra farebbe guadagnare consensi alla Linke. In Italia il PD insegue il peggio delle voglie della destra, aspira a rappresentarla, ha posato i lavoratori, condiziona negativamente la CGIL, attacca la Fiom., si schiera con Marchionne......
3) La Confindustria. Gli industriali tedeschi non sono nell'anticamera del governo a piagnucolare ed a chiedere soldi, soldi, soldi (quelli buoni diceva in una occasione la Marcegaglia). Hanno un rapporto con governo e sindacati "corretto". Non hanno chiesto ed ottenuto favori come quello della Maddalena. Hanno puntato molto sulla qualità e sulla solidità dei loro prodotti. Il prodotto tedesco è accurato, ben fatto, curatissimo nei particolari. Magari meno fantasioso del nostro ma più resistente e più conveniente.
4) I sindacati. I sindacati tedeschi da quasi cinquanta anni praticano la politica della codecisione. Gli scioperi sono rari ma non perchè il sindacato è inetto o venduto ma perchè gestisce contratti tra i migliori del mondo. I lavoratori tedeschi sono al quarto posto della tabelle Ocse  con un salario medio di 27 mila euro. Gli italiani sono al diciottesimo posto con 19 mila euro. Ma in effetti stanno assai peggio perchè la tabella non calcola i seimila precari biagizzati che guadagnano in media la metà dei minimi contrattuali. Insomma siamo in fondo, in fondo alla classifica e con una media che non supera di 13 mila euro annuali.
  Per rincorrere la Germania dovremmo aumentare i salari di almeno il trenta per cento subito per tonificare in modo radicale l'economia, rianimare il commercio, alleggerire il peso della famiglia in cui i figli  sopravvivono attingendo alle pensioni dei genitori. Inoltre é necessario ridurre il peso delle Oligarchie, dei consulenti,  dei servizi appaltati. La sottrazione alla Corte dei Conti dei servizi delle municipalizzate è costata un aumento delle tariffe, un appesantimento delle bollette e questo per mantenere un nuovo magnacciato pubblico fatto di amministratori  pagati con emolumenti scandalosi.
  Si possono aumentare i salari di almeno il trenta per cento. Si può  perchè l'incidenza del salario sui costi di produzione non è rilevante neppure nella industria manifatturiera e perchè si potrebbero innalzare con l'introduzione del SMG (salario minimo garantito) che aiuterebbe moltissimo i precari.
  L'estensione del contratto a tempo indeterminato a tutti  darebbe un elemento di sicurezza non solo ai lavoratori ma all'intero sistema economico.
In conclusione bisognerebbe cancellare la "anormalità" italiana dovuta a governi che fanno interessi di parte, a  sindacati che da due decenni cedono uno dopo l'altro i diritti conquistati dalle generazioni precedenti dei lavoratori, ad una confindustria assistenzialistica, ad una opposizione che ha perso la sua identità e si sforza di clonare la maggioranza.
 Pietro Ancona 
 
 
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-04/draghi-italia-segua-berlino-080532.shtml?uuid=AYv61eMC

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, September 03, 2010 8:57 AM
Subject: Sciopero generale per la Scuola e contro la Fabbrica Italia

Sciopero generale per la Scuola e contro la Fabbrica Italia

 La questione della scuola creata dalla riforma Gelmini merita la massima attenzione ed il massimo impegno della CGIL. E' una questione che non riguarda soltanto i precari come si vorrebbe far credere, ma tutta la scuola e le famiglie dei lavoratori italiani, di tutti coloro che non debbono subire la dequalificazione della scuola che procede speditamente assieme alla dequalificazione della sanità, del sistema pensionistico, del contratto e del salario. Siamo di fronte ad un passaggio cruciale. Ieri Gelmini ha scaricato sul passato la responsabilità di avere creato duecentomila precari. Ha detto che le assunzioni non erano necessarie ed erano spesso clientelari.
Ha ribadito il suo proclama di guerra: "la Scuola non potrà assorbirli". Poco prima che la sentissi al TG Sicilia era stata intervistata la Preside di una Scuola del quartiere Zen di Palermo. Aveva denunziato di avere avuto assegnati tre insegnanti per 95 alunni! Questo Governo di destra marcia con lucida visione di classe (quella che manca alla cosidetta sinistra)  verso un drastico ridimensionamento del servizio scolastico nazionale. Solo i rampolli delle famiglie della borghesia imprenditora e delle professioni potranno godere di una scuola al livello dei licei classici pubblici o scientifici e di quella che è stata la grande scuola elementare italiana. Esattamente come in USA: i collegi per coloro che possono pagare da trenta a cento mila dollari l'anno. Il resto in scuole degradate con professori precarizzati organicamente che vengono assunti di anno in anno dai direttori o dai presidi sulla base delle disponibilità che hanno avuto dal bilancio annuale della contea.
 La Gelmini nel denunziare l'eccesso di precari accumulato negli ultimi decenni dalla scuola italiana non ha tenuto conto del fatto che la precarietà della condizione dei lavoratori non era derivante dalla precarietà del posto. Il posto era organico, stabile, fissato nella realtà dell'istituzione e del quartiere. Precaria era soltanto la condizione umana ed esistenziale dell'insegnante. Insegnanti precari venivano utilizzati nelle scuole e seguivano gli alunni per tutto il corso di studi. La causa della precarietà non è nell'eccesso di insegnanti rispetto la necessità. E' vero invece che i professori subivano una violenza giuridica che per anni ed anni li ha privati della certezza del futuro esattamente come oggi i giovani rovinati dalla legge Biagi subiscono il destino di essere precari e sottopagati in posti assolutamente stabili e sicuri.
  L'innalzamento del numero di alunni per classe, la soppressione di materie di insegnamento con il malvagio obiettivo di ridurre la cultura che si impartisce nella scuola pubblica, rendono ora davvero precaria la posizione di una parte di insegnanti. Bisogna reagire con l'abrogazione della legge Gelmini, il ripristino delle normative precedenti, l' aumento delle materie di insegnamento nelle scuole ed il miglioramento della loro fruizione con la creazione di laboratori, dalla linguistica alla informatica, dappertutto.
 Lo Stato deve fare un grosso investimento nella pubblica istruzione. Deve recuperare la priorità della istruzione pubblica su ogni altra forma di istruzione. Deve ridare alle famiglie italiane che hanno fatto laureare i figli, spesso con sacrifici inenarrabili, lo sbocco del concorso e della sistemazione nella scuola pubblica. La laurea deve tornare ad avere il suo valore di passaporto per la vita, di promozione sociale. Gli stipendi degli insegnanti e del personale scolastico debbono essere aumentati e portati al livello di quelli tedeschi o francesi. Non siamo forse per Pil la settima potenza del mondo occidentale?
 Ho notato e non mi piace come si comportano i sindacati nella pesante vicenda che si è aperta. Stanno dalla parte dei precari ma si limitano ad assisterli nelle loro lotte e quasi subiscono le iniziative spontanee di denunzia che vengono messe in campo: sciopero della fame, uomini e donne stiliti, sitin di protesta. Non basta. Questa conduzione della vicenda farà inghiottire dalle sabbie mobili la causa dei docenti. E' giunto il momento della proclamazione di uno sciopero generale per la scuola e contro il progetto di Fabbrica Italia di Marchionne e Marcegaglia.
Lo sciopero generale deve essere fatto subito e deve essere se del caso ripetuto. La CGIL come Confederazione deve assumersi la responsabilità della  vertenza che non è settoriale o categoriale ma riguarda un punto essenziale della crisi italiana. Se passa la linea Gelmini nella scuola e la linea Marchione nelle aziende il declino dell'Italia sarà segnato per sempre. L'Italia diventerà una terra in cui staranno bene soltanto i ricchi, i benestanti. La coesione sociale della nazione non ci sarà più.
Non si dedeve  parlare solo di precari che quasi elemosinano la loro vita, di essere graziati dalla mannaia del boia.
 La CGIL deve subito lanciare il suo proclama di lotta. I professori sanno che se combatteranno la loro battaglia per la vita soltanto come "precari" perderanno. Si potrà salvare qualcuno di loro. A fronte di cinquemila licenziamenti in Sicilia la Gelmini ha "graziato" un centinaio di persone.
  Subito lo sciopero generale indetto dalla CGIL!
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Thursday, September 02, 2010 10:33 PM
Subject: Le Icone dell' Impero 

 Le Icone dell'Impero


 La potenza della macchina propagandistica dell'Impero è davvero impressionante. Non credo molto alla esistenza dei messaggi subliminali ma certamente è davvero strepitoso come pur sapendo tutti che la signora Sakineh non sarà lapidata si continuino a fare manifestazioni ed a raccogliere firme contro la lapidazione. La macchina della menzogna è in grado di travolgere la verità. E' molto difficile resistere quando tutti i telegiornali, tutte le radio, tutta la carta stampata portano l'immagine di una bella donna con il capo coperto da un velo nero e si fa appello al nostro buon cuore, ai sentimenti, alle nostre profonde convinzioni umanitarie: siete favorevoli o contrari alla pena di morte? Se siete contrari aderite, firmate questo appello. Financo Dario Fo e Franca Rame si sono arruolati a questa campagna che sta  umiliando l'onore la dignità dell'Iran come Stato e che, in definitiva, è una campagna di odio, di scientifica denigrazione, per preparare l'opinione pubblica mondiale a quanto stanno tramando gli USA ed Israele che hanno navi, aerei, truppe acquartierate ai margini dell'Iran e pronte a sferrare un attacco mortale pari a quello sferrato contro l'Irak due volte e contro l'Afghanistan.
 La confezione del falso è financo rudimentale. Non ci vuole molto per comprendere che si tratta di un marchingegno preparato nel laboratorio della controinformazione Cia: la vicenda di Sakineh è quella di una persona che viene usata per una colossale campagna denigratoria contro l'Islam come religione e contro l'Iran come nazione. Nei giorni scorsi è stata orrendamente lapidata una giovane donna in Irak ma non se ne è occupato quasi nessuno. La lapidazione è avvenuto in un paese "liberato" dall'Occidente. Altre lapidazioni sono avvenute in varie parti del mondo delle quali quasi non si è data notizia. Certo lapidazione ed infibulazione sono pratiche barbariche che vanno abolite.
Ma il problema oggi non è questo. La lapidazione fa comodo alla propaganda imperiale. Bisogna liberare l'Iran dai preti come si è liberato ieri l'Irak da Sadam Hussein impiccato dopo essere stato vilipeso in mondovisione. Mi aspetto domani di vedere la testa di Ahmadinjed penzolare da una forca
magari con la signora Sakineh che aiuta il boia.
  L'Impero per giustificare le sue guerre di aggressione, per spingersi sulla strada del dominio del mondo ha  bisogno di crearsi delle icone, delle figure che materializzano l'idea di ciò che bisogna difendere e di ciò che bisogna combattere e diventino eroine della grande battaglia di "valori".
   Ieri l'Icona dell'Iran era Neda, la ragazza uccisa durante una rivolta contro il Governo. Sulla sua morte ancora oggi, nonostante è stato provato da eminenti  scienziati che il sangue che ne copriva la faccia non poteva essere vero, si continua a parlarne come di una martire. Questa icona viene sostituita oggi dalla signora Sakineh che viene griffata con uno slogan di grandissimo impatto: no alla lapidazione. Che cosa può suscitare in noi raccapriccio maggiore della lapidazione?  Nonostante
 l'impupata storia faccia acqua da tutte le parti si continua imperterriti ad andare avanti. Chi se ne frega? Come dice  Berlusconi, la verità è ciò che afferma la televisione!!
 In quanto ad Icone la storia è vecchia: si tratta di un trucco usato almeno da cinquanta anni. Si cominciò con la figlia di Stalin, Svetlana, che nel 1966  "scappò" da Mosca in Florida per respirare la libertà che mancava nella URSS del padre, sebbene defunto di anni. La sorella di Fidel Castro fu arruolata dalla Cia e trasferita pure lei in Florida dove organizza la Resistenza dei cubani anticastristi. Anche la signora San Suu Kuy candidata alla Presidenza della Birmania è una sorta di santino per ora tenuta in riserva. Si parlò di lei l'ultima volta l'anno scorso. Evidentemente gli USA non hanno urgenze particolari sulla Birmania anche se non saranno soddisfatti se non dopo avervi installato una base militare. Anche della signora Betancoort già prigioniera delle Farc e liberata dai militari colombiani proposta per il premio Nobel per la pace non si tiene gran conto. Evidentemente Obama si è acconciato molto bene con il regime colombiano e per il momento non abbisogna di una eroina.
  Altre icone sono i monaci buddisti. Mi riferisco al Dalai Lama ed al Grande Capo del Vietnam Tich Nhat Hanh. In questo momento non sono molto attivi, sono dormienti. Evidentemente la Cina ed il Vietnam del Nord non sono prioritari. Oggi è prioritario nei piani militari l'Iran!
  Queste eroine hanno una caratteristica in comune: sono piazzate in posti dove ancora l'influenza dell'Impero non  è arrivata. Birmania, Cuba, Iran sono fuori dall'area di influenza e di condizionamento degli USA e delle multinazionali. Debbono essere "normalizzate" al più presto. L'impero deve aggiungere altre basi militari alle mille che ha sparse in un reticolato enorme in tutto il mondo.
E' desolante l'adesione acritica della sinistra europea a tutte, indistintamente tutte le campagne organizzate dagli USA attorno a questi Santini, a queste Icone. La sinistra europea è interna agli interessi del capitalismo euroatlantico ed in qualche modo si è schierato contro se stessa e contro quanto nel pianeta é nei piani di annessione e di sottomissione degli USA. Non é una novità! Al dunque l'internazione Socialista ha sempre votato i crediti di guerra e si è sempre schierata dalla parte del colonialismo. Durante tutto il Novecento se non vi sembra poco!
Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: franca rame
Sent: Thursday, September 02, 2010 6:13 AM
Subject: sakineh


 Cara Signora Rame,

la partecipazione sua e di Dario Fo alla campagna di stampa orchestrata dall'Occidente in vista della aggressione militare all'Iran  mi riempie di amarezza perchè da sempre ammiro la vostra opera ed il contributo fondamentale che avete dato pagando di persona alla causa della libertà e della giustizia.
  Credo che sarebbe stato molto più utile se vi rivolgevate alle autorita dell'Iran per avere chiarimenti sulla situazione della signora Sakineh la quale non è stata lapidata ed è escluso che lo venga.
  Nei giorni scorsi una giovane donna è stata effettivamente lapidata in Iraq sotto lo sguardo compiaciuto della polizia addestrata dagli USA. Non una sola parola è stata scritta dagli importanti giornali che ora tirano la volata nella campagna pro Sakineh.
  L'Iran è nel mirino dell'Occidente. Forse molto presto settanta milioni di persone saranno sotto l'incubo di bombardamenti all'uranio ed al fosforo come quelli che si sono fatti a Falluja ed a Kabul.
  E' certamente un successo enorme delle forze dell'Impero avere la vostra onoratissima firma ad una campagna di odio verso l'Iran finalizzata alla sua destabilizzazione come è avvenuto per l'Irak.
  Spero molto che vi renderete conto di essere  strumentalizzati ed usati da gente alla quale non importa proprio niente della lapidazione della signora Sakineh. Come non importa niente dei milioni di morti e feriti fatti da sette anni di guerra occidentale in Irak. Se leggete Repubblica e gli articoli alla Kipling di Bernardo Valli  vi renderete conto che MAI viene menzionata la popolazione civile martoriata.
  Con stima.
Pietro Ancona
blog medioevo sociale

http://www.loccidentale.it/articolo/leggi+l'appello+all'onu+di+fiamma+nirenstein+per+fermare+la+lapidazione+di+sakineh.0095117

 

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From: Pietro Ancona
To: micromega
Sent: Tuesday, August 31, 2010 8:22 AM
Subject: Rispettare Gheddafi


Rispettare Gheddafi

 L'Italietta con forti pulsioni razziste  si è lasciata andare a sfottò, frizzi e lazzi, commenti volgari ed offensivi verso Gheddafi. Le divise sfoggiate dal Colonnello non gli sono piaciute, sono state oggetto di scherno e tantissimi si sono sentiti disturbati dalla sua presenza in Italia e dal risalto che il Governo ha dato a questo evento. Hanno avuto da ridire sui trecento cavalli berberi che si sono esibiti assieme ai carabinieri a cavallo in una caserma di Roma ed hanno naturalmente criticato tutto quello che Gheddafi ha detto e fatto.Questa campagna di respingimento e di denigrazione è stata orchestrata dai maggiori giornali italiani  che obbediscono ad un forte riflesso condizionato dell'Occidente, in primo luogo degli americani, contro la Libia ed il  suo Presidente. Non dimentichiamo che Reagan fece bombardare la tenda di Gheddafi riuscendo quasi ad ucciderlo assieme ai suoi familiari e massacrando una delle sue nipote. Motivo di tanto livore è probabilmente il fatto che il Colonnello, nonostante sia ritenuto una specie di  buffone da circo, per quaranta anni ha preservato la libertà della Libia riuscendo a mantenere il controllo sulle sue immense ricchezze di petrolio. Quando parliamo della Libia teniamo presente le disgrazie che incombono sull'Irak e sull'Afghanistan e l'artiglio occidentale che si minaccia di ghermire l'Iran .
 Repubblica fa da capofila a questa batteria massmediatica. L'opposizione parlamentare si sta comportando in modo irresponsabile e grottesco. Bersani ha mostrato di essere un politicante di poco spessore e Fini, Presidente della Camera, che si è recato qualche tempo fa in Israele per farsi sdoganare e che non dice una sola parola sul martirio del popolo palestinese storce il naso e disapprova gli onori che il governo Berlusconi sta rendendo al suo ospite.
 Ma come ha ricordato Berlusconi la visita ed i festeggiamenti dell'anniversario del patto con l'Italia chiudono una ferita che risale al 1911. L'Italia ha occupato per moltissimi anni la Libia. Il suo dominio è stato di una ferocia apocalittica. Il generale Magliocco si divertiva a gasare la popolazione civile irrorandola di iprite dai suoi aerei appositamente adattati. Migliaia e migliaia di libici finirono impiccati, impalati o mitragliati. Le migliore terre furono assegnate dal fascismo a coloni italiani strappandole ai
loro legittimi proprietari. Bisogna rileggere Del Boca per avere una idea della crudeltà insensata e della violenza senza fine che hanno fatto degli italiani un incubo terribile per le popolazioni libiche.
 L'Italia ha imparato dagli USA a chiedere diritti umani senza rispettarli. L'Italia delle pulizie etniche che distrugge le povere abitazioni dei rom, l'Italia dei respingimenti che hanno causato migliaia di morti nel Mediterraneo, delle carceri stracolme di essere umani allucinati, delle caserme in cui non sono  rari le uccisioni di persone arrestate, indica in Gheddafi un tiranno torturatore dopo avere stipulato con lui accordi per la repressione.
 La pulsione razzista e colonialista ha il sopravvento anche sugli interessi economici e sulle urgenze dell'Italia che sono ben più gravi di quelle della Libia. Come nota oggi il Professore Gallino l'Italia ha perso quasi tutto il suo patrimonio industriale. La stessa Fiat, ridimensionata e costretta a cercare luoghi di produzione a costo bassissimo all'estero, non sembra  avere un grande futuro. La terziarizzazione dell'economia italiana è diventata quasi patologica e dipendiamo sempre di più dai paesi industrializzati.
 Ebbene gli accordi con la Libia danno una grande boccata d'ossigeno. Basterebbe questo a indurre
alla prudenza gli isterici ed irresponsabili politicanti e pennivendoli che da giorni martellano di commenti offensivi ed ingiuriosi il colonnello Gheddafi.
   Qualcuno non ha perduto la testa e non si è abbandonato a questa ridicola ed autolesionistica campagna antilibica. Valentino Parlato che ho sentito ieri sera a Rai24new non si è unito al coro della diffamazione.
  Provo ad immaginare che cosa succedebbe se venisse in Italia il Presidente Ahmadinjed specialmente dopo la campagna per la lapidazione mai avvenuta ddlla signora Sakineh. Anche qui scatta un pregiudizio, un riflesso razzista e colonialista ed una grande voglia a fare da ascari agli USA
trascurando gli interessi veri per compiacere l'Imperatore di oltre oceano.
 Eppure Iran e Libia sono stati vitali e continuano ad esserlo per la nostra prosperità.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it 
Sent: Saturday, August 28, 2010 10:48 AM
Subject: Il vero problema è la confindustria


Il vero problema è la Confindustria

 E se il problema dell'Italia, delle sue difficoltà che la fanno annaspare non fossero le resistenze frapposte dalla Fiom all'editto Marchionne, ma la Confindustria e la sua incapacità ad indicare una linea di sviluppo e di produzione di profitti che non sia quella dell'assistenzialismo e dei bassi salari?
 La Confindustria tedesca  credo che abbia molto da insegnare ai sempre più lividi portavoce degli industriali italiani. L'industria tedesca regge con salari  quasi doppi di quelli italiani. L'economia generale del Paese è armoniosa ed i negozi non sono deserti come avviene da noi dove la gente non
ha più  soldi da spendere oltre quelli necessari alla mera sopravvivenza,.
 I sindacati tedeschi assolvono ad un ruolo di  responsabilità con la pratica della codecisione.
Ma i loro lavoratori non sono disperati e ridotti alla fame come quelli iscritti ai sindacati italiani di Bonanni, Angeletti ed Epifani che dal 1993 ad oggi tengono i salari fermi e cedono consistenti quote di diritti e di welfare ogni volta che si incontrano con Governo ed Imprenditori. La codecisione tedesca in Italia si traduce in una mera presa d'atto delle decisioni unilaterali delle imprese.
 Mettete in fila le dichiarazioni della Marcegaglia ed i documenti di Confindustria degli ultimi venti anni. Un piagnucolio senza fine per chiedere soldi, soldi, soldi (di quelli buoni diceva la Marcegaglia).  La Marcegaglia che oramai  sfiora la volgarità con la brutalità  e le bassezze delle sue accuse verso i lavoratori con accenti sempre più queruli ed isterici chiede favori fiscali per le imprese, sempre meno welfare e sopratutto la riduzione al silenzio dei sindacati di lavoratori che ancora si ostinano a essere tali. 
 Tutto quello che ha ottenuto non basta mai. Vuole ancora di più, sempre di più. L'ideale è portare il lavoratore italiano allo stesso livello di quello polacco o, meglio, di quello tunisimo. Azzerare quasi il costo della manodopera anche se questo incide sempre di meno sui costi di produzione anche nella industria manifatturiera. Azzerare la spesa sociale dello Stato. La scuola italiana sta per essere ridotta in maceria dalla drastica cura dimagrante della Gelmini. Una scuola al livello della peggiore scuola pubblica delle periferie americane con programmi sempre più dequalificati.
 Ora l'abbattimento dei salari già ultimi tra i paesi OCSE non basta più. Tremonti propone anche di evitare i costi per la sicurezza del lavoro. La difettosa ed insufficiente legge italiana gli sembra "un lusso" e pensa di mettere le mani sull'Inail e sull'INPS magari per sfasciarli privatizzandoli. Sembra attirato dalla buona salute finanziaria di cui godono due istituzioni  importanti del welfare italiano.
 Marchionne si è unito ai pellegrini che ogni anno si recano a Rimini al "famoso" meeting di Comunione e Liberazione, una organizzazione che in Italia svolge il ruolo di certe associazioni fondamentaliste della destra statunitense che gli italiani conoscono per le sue intolleranti convinzioni neocon e non per quella che è: un enorme parassita che ha creato un impero economico con appalti si servizi e forniture dalla pubblica amministrazione, con la cosidetta sussidiarietà, i bassissimi salari che corrisponde alle persone che lavorano alle sue dipendenze.  Ogni anno l'appuntamento al meeting di CL, come la relazione del governatore della banca d'Utalia, come il Convegno di Cernobbio, scandisce il calendario politico. Gli Oligarchi della politica italiana smaniano per un invito che viene
accordato soltanto a coloro che si distinguono nella lotta contro la classe lavoratrice e la sinistra.
 Sarebbe opportuno un  approfondimento di CL , un esame dei bilanci della Compagnia delle Opere,
e magari scopriremmo quanto è bello, quanto è redditizio e facile, gridare contro lo statalismo e profittare a piene mani delle sue risorse.
 L'idea di usare la globalizzazione per ridurre l'Italia al livello dell'Egitto o della Polonia di oggi rottamando i diritti delle persone, distruggendo la scuola e la sanità, svendendo il patrimonio dello Stato ai privati, ha fatto in Italia troppa strada. L'idea di considerare la lotta di classe un reperto del passato è autolesionistica.  Il conflitto sociale è l'unico regolatore bilaterale o multilaterale dei rapporti interni alla società. La dialettica del conflitto sociale produce progresso. Stimola le imprese verso le innovazioni. Quando le imprese risolvono i problemi riducendo i salari o i diritti  invecchiano e vengono superate e diventano presto fuori mercato. La fiat, scaricando da sempre sui salari e sullo Stato le sue difficoltà, produce auto poco competitive e meno buone e solide di quelle della concorrenza. Perde quota e deve produrre in Serbia per competere con coloro che producono auto in Germania o in Francia  pagando alti salari e rispettando contratti e leggi sociali che Marchionne vorrebbe stracciare.
 Pietro Ancona

Il peso di tasse e contributi sui salari, il cosiddetto cuneo fiscale, è in Italia al 46,5%. Nella classifica dei maggiori trenta Paesi, aggiornata al 2009, l’Italia è al sesto posto per tassazione sugli stipendi, dopo Belgio (55,2%), Ungheria (53,4%), Germania (50,9%), Francia (49,2%), Austria (47,9%). Il peso di imposte e contributi sui salari in Italia è rimasto stabile dal 2008 al 2009, registrando solo un lieve calo (-0,03%).


http://www.polisblog.it/galleria/classifica-ocse-salari-italia-al-23-posto

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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Thursday, August 26, 2010 4:25 PM
Subject: Attacco al diritto alla vita


 Attacco al diritto alla vita

 Tremonti ha sferrato un attacco frontale alla legge 626 che protegge, parzialmente, la sicurezza dei lavoratori. L'ha definita sprezzantemente "una roba", un lusso che l'Italia non può permettersi. Parla dell'Italia che destina una montagna di soldi all'Oligarchia politica la più privilegiata esistente al mondo e che ha ridotto la fetta di reddito del lavoro dipendente di quindici punti negli ultimi dieci anni. Lo stipendio di Tremonti ministro è maggiore di quello percepito dal presidente degli USA. Non credo che abbia le carte in regola per chiedere al Paese di risparmiare sulla tutela della vita dei lavoratori con una improntitudine  e la superbia di chi ha la certezza di non essere contraddetto da sindacati felloni
e da una "sinistra"che non è più tale e pietisce la benevolenza  dei ricconi italiani.
 L'attacco di Tremonti è generale ed è rivolto a tutta la legge  ma credo che punti subito a sollevare le aziende dall'obbligo del pagamento dei salari nei tre giorni cosidetti di carenza in caso di infortunio e probabilmente si propone l'obiettivo di una privatizzazione dell'Inail. Oggi il lavoratore viene curato ed indennizzato ed è possibile che Tremonti pensi ad un regime in cui se un operaio si rompe un braccio o una gamba dovrebbe sbrigarsela da solo. D'altronde la stessa 626 in caso di morte del lavoratore non prevede alcun indennizzo per le famiglie che, per ottenerlo, debbono instaurare una  difficile e costosa e magari ventennale  causa civile. Può darsi che Tremonti pensa di estendere questa grave inadempienza agli infortuni non mortali. Si tratta di una massa enorme di assistiti.
 Da quando il Presidente della Repubblica è intervenuto dando una risposta che non senza escludere  le ragioni della Fiat  ha indicato nel rispetto della sentenza del Giudice e nel reintegro dei lavoratori la strada maestra da seguire c'è stato un gioco pirotecnico di dichiarazioni di segno opposto. La Marcegaglia è intervenuta per reclamare i diritti della Azienda che per lei sono naturalmente prioritari su quelli dei lavoratori che addirittura andrebbero cancellati. La signora Gelmini, Ministro come Tremonti, ha spezzato la sua lancia a favore della Fiat collocandosi tra i falchi dell'ala destra berlusconiana e preparandosi alla successione secondo il piano da lei stipulato a Siracusa con le altre due sue colleghe di governo.Tremonti che in questi giorni gode della cottura a fuoco lento di Berlusconi  e freme per prenderne il posto al più presto non poteva restare indietro. Ha alzato il tiro rispetto la sua collega concorrente  e propone addirittura la smobilitazione di una legge che in qualche modo ha ridotto il mostruoso andamento degli infortuni mortali e gravi che avvengono quotidianamente nel lavoro italiano.  Siccome è uomo di legge ed  è stato per anni commercialista ed estensore materiale della dichiarazione dei redditi delle elites della borghesia padana, non ignora che la 626 recepisce in grande parte normative ineludibili della Unione Europea e per questo naturalmente ha chiesto la sua messa in discussione non soltanto in Italia ma anche in Europa. Il colbertista all'occasione diventa superfalco!
  Ricordo che il varo dei decreti delegati della 626  fu assai faticoso. Il governo Prodi ci mise molto tempo e tanti contorcimenti prima di vararli. La Confindustria non li firmò ma ottenne l'abbassamento della pena per i responsabili di infortuni mortali da due anni ad un anno e sei mesi. Ricordo perfettamente che la Cisl ebbe molte esitazioni prima di accettare il testo proponendo diversi emendamenti di alleggerimento delle penali. Inoltre, la legge che Tremonti vorrebbe abrogare, prevede penalità inferiori ai costi che le aziende dovrebbero sopportare per mettersi in regola. Potete immaginare quello che succede nella maggioranza dei casi.....
 A distanza di quasi un giorno dalla strabiliante e grave sortita di Tremonti, non ci sono reazioni ufficiali della Cisl e della UIL. La CGIl si è fatta viva, dopo molte ore, con la dichiarazione di una dirigente di secondo piano addetta al settore sicurezza. Ha detto cose giuste e condivisibili ma che tuttavia non costituiscono una reazione adeguata ad un Ministro che è certamente il più importante del governo Berlusconi.
  E' come vedere scorrere la storia all'indietro. Altro che le picconate di Cossiga! Ogni giorno c'è qualcosa di fondamentale del nostro ordine civile e democratico che viene aggredito. Dal diritto dei lavoratori di non stare digiuni per otto ore secondo il modulo wmc della fabbrica Italia alla sicurezza stessa della vita dei lavoratori. Chi se ne frega! Importante che le sorti magnifiche e progressive
della ricca e feroce borghesia italiana vengano salvaguardate!
 Pietro Ancona

 http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_626

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, August 23, 2010 6:03 PM
Subject: Arroganza del PD

Arroganza del PD


 Fa bene Franceschini a dire di non temere le elezioni e di pensare di poterle vincere. Il ricatto dello scioglimento delle Camere deve essere respinto. Sono convinto che non ci sarà un plebiscito per riportare la Cricca P3 ed il suo Capo al governo! Sono anche dell'opinione che non dobbiamo aspettarci dai prossimi tre anni che disgrazie violenze e sfascio dell'ordinamento costituzionale dello Stato ed altri sfasci nel sistema economico. Tutto sommato, anche se il voto è una sorta di salto nel buio è meglio che assistere all'agonia dello Stato e della sua Costituzione.
 La situazione sociale è diventata davvero critica mentre il mare antistante Villa Certosa è popolato di panfili di  lusso sfacciato  della imprenditoria ladrona e scroccona.
 Le privatizzazioni volute bipartisan hanno aumentato i costi di tutti i servizi e spesso hanno mancato
i loro obiettivi. Dovunque i privati si sono inseriti nella gestione dell'acqua o della nettezza urbana le tariffe sono diventate insopportabili, esosissime ed i servizi sono peggiorati. Le privatizzazioni del sistema di notificazione e riscossione delle imposte ha portato agghiaccianti ed inaccettabili vessazioni per chi ha avuto la disgrazia di saltare qualche pagamento. Casa e beni ipotecati. Ganasce alle auto o alle moto. La devastazione dei licenziamenti per chiusura o delocalizzazione degli impianti (che sembra non interessare nessuno neppure i sindacati) ha creato una compressione dei salari durissima che ha effetti sui consumi. Solo i negozi di lusso non subiscono crisi. Ma i grandi empori popolari registrano le difficoltà di una clientela impoverita che forse entra nei supermercati solo per godersi il fresco o fare compere rituali come la famiglia del Marcovaldo di Calvino. La scuola è stata sfasciata dalla signora Gelmini assistita all'uopo da un micidiale  "genio" di guastatori, conoscitore profondo della foresta quasi impenetrabile degli insegnanti. Non avevo mai visto  piangere un professore. L'ho visto oggi, a Palermo, dove sono stati fatti saltare seimila posti di lavoro. Gente che da venti anni non ha fatto altro che insegnare dove potremmo occuparla? Di che cosa camperanno le loro famiglie? Che cosa sta diventando la scuola italiana? Il panico si è impadronito di migliaia di famiglie che non sanno cosa faranno a ottobre.  Anche la Sanità corre i suoi grossi rischi ma la tengono in vita perchè nutre i nuovi imperi economici della scroccona e ricchissima borghesia italiana capace di esportare trecento miliardi di euro in grande parte sottratti ai loro dipendenti ed allo Stato.  L'impero di Ajello a Palermo, quello degli Angelucci nel Lazio e altrove, la fantastica e quasi miracolistica opera di Don Verzè in Lombardia. In abruzzo abbiamo avuto le mirabolanti vicende di Del Turco ed Angelini. Insomma, la sanità fornisce il carburante ad un sistema di cliniche convenzionate che non durerebbe  due giorni se dovesse  reggersi da solo. Nel mezzogiorno d'Italia stanno bene soltanto coloro che si sono ammanigliati alle Regioni. Migliaia e migliaia di persone vivono di politica accanto agli Oligarchi superpagati e superprivilegiati mentre attorno a loro si fa il deserto. Il Sud aveva  una sua risorsa sin dalla fondazione della Repubblica nella pubblica amministrazione: forniva quadri alla magistratura, alla scuola, all'esercito. L'attacco al welfare ha chiuso questo vitale sbocco ai figli della media borghesia e del ceto popolare. Una ragione della unità d'Italia sta venendo meno e un'area grande quando il Regno delle Due Sicilie è stata spinta alla disperazione. Quanto tempo potranno resistere ancora i cassintegrati dell'Asinara giunti al 173° giorno senza che l'Eni, una multinazionale  tra le più potenti del mondo di proprietà dello Stato , li abbia degnati di uno sguardo? Nei prossimi quattro mesi conteremo le macerie di quel che resta del sistema industriale meridionale.
 Sei milioni di giovani vivono dei contratti-truffa inventati dalla Legge Biagi. Guadagnano la metà dei minimi salariali e galleggiano per la ciambella di salvataggio delle famiglie dove le pensioni ancora decenti dei loro genitori integrano il meschinissimo reddito cocopro o partita iva o interinale o altro.
 Questi sono alcuni tratti della realtà del lavoro italiano. Eppure l'Italia è la settima potenza industriale del mondo per PIL. Ma è al trentesimo posto dell'OCSE per salari. Anche i diritti cominciano ad essere seriamente intaccati.
 Ora al PD di Franceschini e dei suoi colleghi questa situazione che ho accennato non sembra interessare. Nessuno dei problemi che ho evocato è nella  loro agenda.
 L'unica scienza della quale si occupano è la politologia.Con arroganza eguale a quella di Berlusconi
chiedono a tutte le opposizioni di unirsi a loro per abbattere Berlusconi. Ma non dicono la verità e cioè che la loro vera intenzione è quella di avere con loro Casini dal momento che il loro programma è simile a quello del centro-destra. Pare che continuino a pensare ad una sorta di conventio ad excludendum per i comunisti ed i verdi rimasti fuori dal Parlamento dopo essere stati dissanguati dal sostegno al governo Prodi. Hanno ancora qualche esitazione su Vendola e sul suo raggruppamento ma non intendono cedergli la leadership del centro-sinistra.
 L'Italia è tra l'incudine ed il martello. Il PD sta con Marchionne e la Marcegaglia e fa prediche "moderniste" ai metalmeccanici e la Fiom. Nessuna condanna per Marchionne da parte del Pd e della CGIL. Solo una tiratina d'orecchie da Epifani che lo accusa di "non fare gli interessi della Fiat!" E' impressionante notare nel successore di Di Vittorio come il suo ragionamento riguardi soltanto l'azienda e la sua strategia che - consiglia - dovrebbe essere più scaltra.  I consigli che rivolge non sono di cambiare linea ma di essere più prudente per non creare imbarazzi negli amici sindacalisti. . Il sindacato italiano non è ancora al livello dei Kapò americani che spiano e controllano il rendimento degli operai e quanti minuti si prendono per fare la pipì ma è sulla buona strada...
  Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: repubblicawww@repubblica.it ; Repubblica
Sent: Friday, August 20, 2010 11:58 AM
Subject: Ritiro truppe Usa dall'Iraq



Caro Direttore,

avete dedicato tre pagine per raccontare il ritiro dei soldati americani dall'Irak. Rampini ha puntugliosamente citato il numero di soldati morti in sette anni di occupazione militare (4475)
Non avete dedicato un solo rigo ai morti irakeni  a centinaia di migliaia,  causati dai bombardamenti e dai killers USA, alle case distrutte, alla violenza subita dal popolo irakeno. Come se non fossero esseri umani, come se non ne valesse neppure la pena di parlarne.
Voi siete un giornale democratico e liberal? Non lo siete! Siete un giornale della colonia Italia al servizio dell'Impero e dei colonizzatori.
E' una vergogna che non vi chiediate neppure il senso di questa lunga ed orribile guerra alla quale segue quella dell'Afghanistan e poi quella dell'Iran e poi..., ci sarà altro perchè bisogna dare da fare alla macchina finanziaria ed industriale USA.
  Rampini è perfettamente embedded. Anche di scaltra scrittura.
 Pietro Ancona

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, August 13, 2010 8:43 PM
Subject: ad continendos homines, non ad puniendos


ad continendos homines, non ad puniendos.


Al contrario di quanto costituiva la filosofia della carcerazione
nell'antichità, il carcere oggi ha un carattere fortemente afflittivo, non
rieducativo come prescrive la Costituzione, è un luogo di vendetta dello
Stato nei confronti di quanti considera suoi nemici o soltanto sue mele
marce che bisogna isolare dal corpo "sano" della Nazione.  Scriveva nel suo
decreto il Granduca di Toscana a proposito del carcere: "la possibile
speranza di veder tornare alla Società un Cittadino utile e corretto; "
dichiarando il recupero sociale la più importante finalità della pena . Questa finalità
è stata contestata da assordanti campagne propagandistiche  nelle quali si sono
distinti la Lega e la destra  e che hanno aumentato a dismisura la sensazione
di insicurezza della cittadinanza al fine di aizzarla ad una concezione
punitiva e vendicativa. La destra al governo ha dato vita ad una
legislazione sulla "sicurezza" che ha riempito fino quasi a fare scoppiare
le carceri italiane con la criminalizzazione di comportamenti che potrebbero
essere soltanto contravvenzionati o che addirittura non costituiscono reato.
Essere sanspapiers aumenta la pena di un terzo e costituisce
una discriminazione che nessuna Costituzione di un paese civile potrebbe
tollerare.

Il carcere è luogo di afflizione e di pena dei poveri puniti per reati che
raramente pongono grossi problemi di allarme sociale. Personaggi come
Previti, Dell'Utri, Balducci, Tanzi, ed altri squali della stessa stazza non
finiscono in carcere. Se vi finiscono  ci stanno poco tempo e godono di particolari privilegi.
Ottaviano Del Turco fece un mese di detenzione mantenendosi rigorosamente
distante dalla popolazione carceraria di Sulmona. I potenti erano in fila
per essere ricevuti nella sua cella dove venivano ammessi come alla presenza
di un illustre dignitario. I grandi reati finanziari dei colletti bianchi
restano quasi sempre impuniti anche se hanno provocato danni immensi a volte
a centinaia di migliaia di persone o ad intere
Nazioni. I responsabili della bolla immobiliare USA che hanno truffato  milioni
di persone nell'acquisto facilitato delle case che poi non hanno potuto
pagare perchè rincarate ed hanno dovuto abbandonare perdendo tutto  non sono stati puniti. Quanti hanno inondato il pianeta di titoli falsi si sono poi liquidati benefict
scandalosi di milioni di dollari. Soltanto uno di loro è finito in galera mentre
il furto in un supermercato viene punito con carcerazione che, a seconda
della condizione dell'imputato, può anche essere ergastolo.
  Il Partito Radicale  quest'anno come l'anno scorso ha assunto l'iniziativa
di visitare le carceri italiane il giorno di ferragosto. Iniziativa ben
progettata dal punto di vista propagandistico come sono soliti
fare i radicali, maestri nell'arte della comunicazione. Le conferenze stampa
di Pannella e dei suoi sodali saranno l'unica attività politica di un giorno
destinato al relax totale dagli italiani. L'indomani della conferenza stampa
che denuncerà le gravissimi intollerabili condizioni constatate dai nostri
eroi sarà presentata una interrogazione, si farà uno o più digiuni e tutto
tornerà come prima. In effetti la proposta radicale è per una amnestia o un indulto.
Sono convinto che l'inerzia del governo, che dopo aver promesso  un anno fa 17 mila nuovi posti
carcere non ha fatto,  niente tranne che commissariare per sfuggire ai controlli, vuole provocare una questione umanitaria nelle carceri
per convincere il Parlamento al varo di misure di indulto ed amnistia che servono i grandi profittatori di regime, le cricche. La sofferenza dei reclusi viene strumentalizzata ed usata per i potenti. In effetti la situazione carceraria è diventata tragica. L'Italia è sempre stata particolarmente feroce con i suoi
prigionieri e con quanti ha avuto in dominio nei lagers. Già nel 1861 il neonato stato di Cavour e dei Savoia rinchiudeva nel terribile Forte Fenestrelle diecine di migliaia di soldati napoletani e meridionali
per condannarli a morire di fame e di freddo. I loro corpi venivano squagliati nella calce viva. Carmine Crozza, capo popolare della rivolta antisavoia, veniva sottoposto a crudeli trattamenti  che durarono
fino alla sua morte in carcere. Lo stesso avveniva per Giovanni Passannante che aveva attentato alla vita di Umberto primo chiuso per dieci anni in isolamento assoluto in una cella sotto il livello del mare,costretto a mangiare i suoi escrementi. La pena per Carmine Crozza e Giovanni Passannante è proseguita oltre la loro morte. Le loro teste furono tagliate, studiate da lombrosiani e conservate in un museo di Torino dove sono esposte assieme ad altri anonimi resti di condannati per un qualche reato.
 L'opinione pubblica è stata avvelenata dai massmedia della destra con martellanti campagne contro
i reclusi attuali. La gente è stata indotta a disprezzare ed odiare i detenuti. Anche persone di orientamento democratico e di sinistra sono state attirate in questo vortice di odio violento del securitarismo. Sindaci di centro-sinistra si sono lasciati andare  a misure antiumanitarie contro i migranti ed i senza tetto. I barboni vengono schedati da Maroni.  Non avere casa è diventato indizio di asocialità criminale.
 Basterebbero alcune modeste e ragionevoli delegiferazioni per ridurre la popolazione carceraria. Mi riferisco alla legge Fini-Giovanardi sulla droga ed alle leggi sulla sicurezza. Inoltre bisognerebbe
modificare profondamente i regolamenti carcerari e le normative che graduano i penitenziari in tanti gironi di inferno. Non si possono trattenere persone in galera per  anni dopo avere scontato
la pena inflitta dal Magistrato. Si debbono abolire il 41 bis e tutte le norme di appesantimento oggi previste. Il carcere deve essere il luogo in cui si sconta la pena inflitta dal Giudice senza varianti che finiscono per diventare una seconda e più pesante condanna.
 Ma si farà un gran baccano soltanto per l'amnistia e l'indulto. E' quanto interessa il senatore Dell'Utri
che domani sarà accanto a Pannella nello spettacolo allestito per dopo la visita. Indulto ed amnistia che interessano appunto Dell'Utri e molti altri della Oligarchia.
 Pietro Ancona

http://www.ristretti.it/

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Sent: Monday, August 09, 2010 5:18 PM
Subject: elogio della politica anonima ed acefala

Elogio della politica anonima ed acefala
 Mi sono domandato del perchè e del come si sia creata una profonda e trasversale (almeno nei vari comparti della sinistra) corrente favorevole alla candidatura di Nichi Vendola alla guida del centro-sinistra o del sinistra-centro come gli entusiasti fautori denominano la coalizione vendoliana  in competizione con il centro-destra. Questa candidatura nasce dalla voglia di avere una personalità che abbia una grande visibilità nel mercato politico e che possa competere con Berlusconi e sconfiggere il centro-destra. Una personalità sperimentata in Puglia sul terreno della gestione amministrativa positivamente. Infatti si dice: "pugliamo l'Italia!!" che si adatterebbe benissimo alle trasformazioni che la politica italiana ha subito nel corso degli ultimi venti anni e che hanno inciso profondamente nel sistema istituzionale. I Sindaci, i Presidenti delle Province, i "Governatori" vengono eletti direttamente dal  popolo ed addirittura le assemblee elettive che dovrebbero controllarli decadono in caso di loro indisponibilità per malattia, per arresto, per dimissioni. Sono quindi obbligate ad essere accondiscendenti e collaboranti e addirittura a vigilare sulla loro buona salute.  Al Congresso di Torino del 1976 i socialisti scelsero la strada della soppressione del Comitato Centrale e della nomina di un Consiglio nazionale da affiancare al leader Bettino Craxi. Il craxismo ha dato vita al leaderismo ed ha contaminato di questa "novità" tutto il quadro politico. Il PCI ha cercato di adeguarsi sia pure con le difficoltà di un partito "pesante" che però presto sarebbe stato messo fuori gioco con la chiusura della maggioranza delle sue sezioni e la crescita del peso dei gruppi parlamentari o elettivi e degli amministratori sui dirigenti veri e propri delle Federazioni e della Direzione. IL giovane e disinvolto sindaco di Firenze Renzi e l'europarlamentare  dalla lingua puntuta Debora Serracchiani sono la personificazione di questa "sinistra" senza comunismo. Il processo si è accelerato dopo la crisi di tangentopoli e per  l'emergere di una nuova classe di imprenditori rivoltosi verso la vecchia Confindustria degli Agnelli, dei Pirelli e delle grandi famiglie del capitalismo italiano. Berlusconi ed i suoi amici milanesi e del Nord est non hanno fatto mistero della loro insofferenza verso il vecchio assetto del potere industriale e finanziario e, forti di montagne di denaro guadagnate nel terziario e nel sistema della media industria, hanno dato la scalata al potere politico.
 Compiacenti  scienziati della politica intanto inventavano un nuovo alfabeto in cui la parola chiave era
"modernità" e la cosidetta società liquida in cui possono navigare soltanto partiti liquidi. Il tutto condito di belle parole e profonde concetti che io traduco così: il contenitore è uno ed uno soltanto: il liberismo. I partiti debbono adattarsi a questo contenitore come un guanto si deve adattare alla mano.
 Pensiero unico e partiti che competono per contendersene il servizio. Tutto il sistema massmediatico
è funzionale a questo schema. In TV vediamo e chissà ancora per quanto tempo vedremo sempre le stesse persone che ripetono sino alla noia, alla saturazione, le stesse cose. In tutto si tratta al massimo
di una ventina di "politici" che gli spettatori debbono identificare con i partiti o i movimenti che rappresentano.
 Ma perchè la personalità del leader diventa così importante, così decisiva? Perchè nel bipolarismo delle cosidette democrazie occidentali i programmi delle maggioranze o delle opposizioni non sono mai davvero alternativi. C'è differenza tra Bush ed Obama? Si tratta di sfumature o di articolazioni a volte importanti ma interne ad una sola scelta di fondo. A volte si tratta di contrasti radicali, fondamentali, come quelle che in Italia dividono il PD dal PDL sulla questione morale, sull'uso delle risorse pubbliche, sul ruolo della Magistratura. Ma la politica estera e la politica sociale sono sostanzialmente identiche. Sulla linea Marchionne non c'è differenza tra Pdl e PD. Sull'Afghanistan idem.
 In sostanza la opzione leaderistica  a sinistra è surrogatoria di un programma alternativo a quello delle classi dominanti. Vendola diventerebbe la bandiera di una gestione onesta e pulita delle stesse scelte fatte dal centro-destra. Non passa per la mente di nessuno che è invece venuto il momento di fermare
questa involuzione personalistica e liberistica della politica italiana e ridare voce alla classe operaia ed a tutte le forze che si richiamano alla sua affermazione come classe dirigente ed egemonica della cultura e della politica del Paese.
  Riflettevo sul fatto che l'Europa ha conosciuto decenni di guida politica socialdemocratica in Germania, in Francia, nei paesi scandinavi, nella stessa Inghilterra Blair escluso (questi non è mai stato socialista). In questi decenni che hanno fatto civile l'Europa ed hanno creato un ceto medio di centinaia di milioni di persone assistito da un welfare di straordinario valore sociale il ruolo delle persone è sempre stato secondario quasi invisibile rispetto a quello dei partiti. Abbiamo conosciuto
statisti illustri come Oscar Palme, Willy Brandt, Francois Mitterand quando sono diventati governanti
ma il socialismo europeo è stato fatto dai partiti "pesanti" e dai programmi. La gestione della politica non è mai stata personalistica ma espressione della scelta, della volontà collettiva, delle organizzazioni
politiche e sindacali del blocco sociale di riferimento. Queste socialdemocrazie si sono avviate ad un malinconico tramonto quando hanno attenuato la loro identità di classe ed hanno sposato gli interessi generali del capitalismo rinunziando a condizionarne la funzione.
 Ora, in Italia, questo blocco sociale di riferimento è stato "posato" dal PD e dal Sindacato. Le altre strutture sociali come la Cooperazione sono diventate a tutti gli effetti imprese capitalistiche e multinazionali. I lavoratori sono stati abbandonati come e con  Cassiintegrati dell'isola dell'Asinara. Vendola o Bersani o Veltroni o altri potranno vincere sul piano elettorale Berlusconi o Fini o  Bossi ma soltanto ingraziandosi parte dello elettorato di questi e per fare la loro stessa politica. Ma noi che interesse abbiamo a ciò? L'Italia che cosa ne ricaverebbe?
 Per questo credo che l'Italia diventerebbe un paese civile, politicamente maturo, quando alla rissa dei galli che si beccano in TV, si sostituiranno partiti forti e programmi alternativi, quando ci avvieremo ad una fase politica anonima ed acefala ma ricca di idee, programmi, proposte, realizzazioni, scelte alternative.
  Pietro Ancona
 
http://www.politicaresponsabile.it/temi/13/partiti-e-societa-liquida.html

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Sent: Saturday, August 07, 2010 5:16 PM
Subject: l'errore fatale di Niki Vendola

  L'errore fatale di Vendola

 Nel mare pieno di detriti della politica italiana, la candidatura di Vendola ha suscitato interesse fino a coinvolgere  gruppi entusiasti di giovani e di militanti della sinistra delusi ed irritati dalle debolezze e contraddizioni del PD e dal catacombismo di molta parte dei comunisti da tempo desaparecidos o unteground. Frequento internet e mi capita di incontrare compagni che si battono per sostenere la candidatura di Niki. La sua stella brilla non solo nell'emisfero sinistro della politica italiana ma anche
in diversi ambienti della borghesia già berlusconiana e stanca e schifata dal Cavaliere. Il mio farmacista che era stato candidato alle comunali di Palermo per il PDL mi ha detto, con un sorriso, che le sue simpatie per Vendola aumentavano e che probabilmente lo avrebbe votato alla prima occasione utile.
 Il fenomeno Vendola nasce dalla profonda delusione e dallo smarrimento del popolo di sinistra sempre più perplesso di fronte ai comportamenti a volte sconcertanti del PD. La recente infelice
dichiarazione a favore di un governo Tremonti è stata la goccia che ha fatto traboccare il carico di
insoddisfazioni che Bersani ha sollevato durante tutta la sua gestione politica del partito. I gruppi
dei comunisti divisi tra seguaci di Ferrero, Rizzo, Di Liberto, Ferrando si guardano in cagnesco e non riescono ad attuare una politica di emersione dal sottosuolo e di ricomposizione in un unico grande partito  di classe. La federazione della sinistra non decolla. In breve viviamo in un  Paese che ha il Parlamento più di destra che si possa immaginare. I programmi del Pdl e del PD quasi coincidono in tutto. Anche IDV possiamo considerarlo un partito populista di destra anche se ha salvato un poco di decoro all'opposizione.  Insomma, in questa palude fangosa spunta come un fiore splendido questo politico, questa persona onesta, militante dell'antimafia ed amministratore capace che ,contro i mammasantissima di D'Alema e di Fitto,  ha vinto in Puglia facendo della regione una   Istituzione
popolare tra gli abitanti.  fenomeno raro in Italia in cui le regioni sono vissute come sanguisughe di risorse e luoghi del privilegio dei politici e dei loro famuli e compari di merende.
 Non ho dubbi che se Vendola arriverà a candidarsi alle primarie del PD ( se mai si faranno) le vincerà
e si consacrerà leader dell'alternativa a Berlusconi per una nuova stagione del centro-sinistra che molti già chiamano di sinistra-centro.
 Ma io considero perdente ed anacronistica la coalizione del centro-sinistra. Prima di tutto perchè non è più l'Ulivo, non è animata da nobili ideali che diedero vita al primo governo Prodi. Oggi le pulsioni liberiste ed antioperaie sono fortissime al suo interno: Letta, Ichino, Bersani, Fassino tra Marchionne e
i metalmeccanici hanno scelto Marchionne. La Confindustria li interessa molto di più dei carcerati della Isola dei Cassiintegrati. Condividono fino in fondo ed ancora di più il feroce liberismo che sta sconvolgendo ed immiserendo venti milioni di lavoratori dipendenti italiani. Il PD è per le privatizzazioni e per il federalismo ed ha accordi sottobanco con La Lega per buoni rapporti nel Nord del Paese. L'europeismo del PD è di tipo iperliberista ed atlantico. D'Alema ha bombardato Belgrado senza farsene tanti scrupoli. Fassino ed i suoi pari si sono schierati con Israele contro i pacifisti della striscia di Gaza e sostengono le guerre coloniali dell'Impero.
 Il centro-sinistra di Vendola dovrà  rinnovare tacitamente o apertamente la conventio ad excludendum verso la sinistra comunista decretata da Veltroni dopo il noto accordo elettorale con Berlusconi. Gli sarà imposto da Bersani, Franceschini, Fioroni...
  Se Vendola vorrà il consenso di queste persone dovrà adeguarsi alle loro idee. Non potrà mettersi in conflitto sostenendo cose diverse. Se farà questo non sarà più Vendola ma un'altra cosa diversa da quella che la gente crede di identificare.
  Per quanto la sinistra comunista sia divisa e sotterranea è la sola che sostiene la causa dei lavoratori e della pace e si oppone alla svolta fascista e militarista della Confindustria. Vendola fa finta di non vederla ed è a disagio. Non sa come regolarsi e si limita a non respingere l'aiuto che gli viene offerto da Ferrero o altri.
 Ma l'errore fatale di Vendola è quello di accettare il meccanismo delle primarie e della finta democrazia del bipolarismo italiano. Le primarie sono riservate a persone che hanno raggiunto una visibilità massmediatica forte. I massmedia sono fondamentali al successo di un candidato. Non a caso le primarie  vengono dalla cosidetta democrazia americana dove la lotta avviene tra miliardari o candidati di gruppi potenti dell'economia e della finanza. Ma la popolarità di una persona non basta
per avere la nostra fiducia. Berlusconi è popolarissimo e riuscirebbe primo in tante primarie. Ma questo non fa di lui il dirigente, lo statista di cui l'Italia ha bisogno.
 Al meccanismo del bipolarismo e delle primarie bisogna sostituire il ritorno alla proporzionale ed alle preferenze. Un Presidente eletto dal Parlamento è preferibile ad un Presidente o Governatore o  Sindaco che per la legge attuale hanno un terribile potere di ricatto sulle assemblee elettive. " Se cado io, voi cadrete con me". La paradossale legge elettorale italiana che  mette  il potere legislativo nelle mani di una sola persona è inaccettabile e va cambiata.
 Altro errore di Vendola è quello di schierarsi, acriticamente, dalla parte delle Regioni così come sono
nella loro rivendicazione contro i tagli di Tremonti. Le Regioni hanno un costo della politica diventato insopportabile, hanno migliaia di consulenti di cui non c'è alcun bisogno, hanno privatizzato ed appaltato quasi tutto riducendosi a terminali erogatori di favori a cricche o a cordate di imprenditori che hanno scoperto il denaro pubblico come lubrificante delle loro imprese. Le Regioni italiane vanno
chiuse. Ha ragione Giorgio Ruffolo a proporre due maxiregioni federate in sostituzione dei venti statarelli che stanno dissanguando gli italiani. Due maxi-regioni e Comuni riformati come voleva Carlo Pisacane.
  Per questo e molte altre cose credo che il problema non sia quello di fare il tifo per Vendola incentivando il suo naturale accondiscendente tartufismo. Dobbiamo chiedere a Vendola di costruire un movimento non per vincere le elezioni ma per dare un partito ai lavoratori che da anni non l'hanno più e non hanno più neppure sindacato. La CGIL è stata sequestrata da Bersani come suo "capitale" nei negoziati per i voti dell'imprenditoria italiana. Sono anni che invece di conquistare diritti ne toglie assieme a Cisl ed Uil oppure limitandosi a fare il convitato di pietra o il palo o il complice silente.
 Venti milioni di lavoratori che hanno subito un vero e proprio colpo di Stato ed hanno avuto decurtato il loro reddito del cinquanta per cento, che dalla legge Biagi hanno visto i loro figli diventare precari a vita e schiavi per pochi spiccioli, con le pensioni saccheggiate pur essendo l'Inps attiva, hanno bisogno di un Partito di un movimento che li difende. Non si può vincere senza di loro o, peggio, contro di loro. Il problema dell'Italia  è ridare sicurezza a tutte queste persone, a quanti sono minacciate dai licenziamenti e dalla perdita dei loro diritti. Fare vincere una Oligarchia, seppure guidata da un leader onesto e brillante, non  il nostro obiettivo, Dobbiamo fare vincere i diritti e una idea di società solidale ed antimalthusiana. Con la ricostruzione dei diritti e della sicurezza dei lavoratori ricostruiremo l'Italia civile e solidale come è stata nei momenti più alti della sua vita politica.
  Pietro Ancona

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To: micromega
Sent: Friday, July 30, 2010 6:19 PM
Subject: Fini: effetti collaterali sul PD


Fini: effetti collaterali su PD

 Nel paese orribile in cui la gente si uccide nelle carceri, in cui si può essere detenuti a vita nei manicomi criminali e lasciati legati ad un letto di contenzione per venti anni,  in cui una bambina viene tolta alla madre perchè guadagna troppo poco ed un'altra bambina viene tolta ai genitori perchè abitavano una casa fatiscente, in cui altri bambini vengono lasciati digiuni da un Sindaco che, tuttavia, continua a percepire la sua lauta prebenda
e magari presto l'aumenterà come hanno fatto altri suoi colleghi politicanti di professione, in un paese in cui succedono queste e tante altre orribili cose, la rottura di Fini e del suo gruppo con Berlusconi
e la sua destra corrotta avida ed insaziabile, è un segnale di speranza, una piccola luce che si accende
nel buio di una deriva autoritaria fondata sull'odio sociale e sull'accaparramento delle risorse.
 Possiamo essere certi che Fini è una persona onesta. Se non lo fosse, i mastini ed i molossi di Berlusconi che ha certamente fatto setacciare accuratamente la sua vita  lo avrebbero già sbranato. E' importante, molto importante che alla base della rottura tra Fini e Berlusconi ci siano valori etici, sia stata posta una questione morale e  si siano sollevati problemi fondamentali di difesa dello spirito della Costituzione a cominciare dai diritti civili.
 Il campo di battaglia sul quale si è combattuta l'ultima battaglia dentro il centro-destra è la cosidetta legge-bavaglio, bloccata per una mobilitazione della opinione pubblica che ha inciso profondamente e che è riuscita anche ad attirare l'attenzione internazionale sull'Italia. Ma sappiamo bene che non è soltanto questa la causa della frattura di una collaborazione che ha coagulato una forte maggioranza di destra che ha cambiato  radicalmente il paese. Il razzismo leghista era diventato troppo pesante ed arrogante negli ultimi due anni di governo. Si può dire che le due fondamentali leggi sulla sicurezza che hanno fatto scoppiare le carceri per i reati inventati a carico dei migranti siano state volute da Bossi e dai suoi. Anche il federalismo demaniale che sta impoverendo il patrimonio dello Stato e che arricchirà tanti speculatori privati è stato fatto sotto spinta leghista e porta il suo marchio.
 Fini ed i suoi portano la grave responsabilità di avere condiviso finora tutte le scelte del centro destra anche le più infami contro i diritti umani e civili. Portano la responsabilità di un totale oblio della questione meridionale dove classi dirigenti fatte di politicanti ingordi si accaparrano e distruggono le poche risorse disponibili senza dare uno sbocco alla grave crisi sociale. La Sicilia di Termini Imerese,
la Sardegna dell'Isola dei Cassintegrati, la Calabria della oligarchia di Loiero e dei suoi successori, la Campania di Bassolino ed ora di Cosentino e Caldoro, sono diventati luoghi di grande sofferenza sociale e disperazione. La demolizione della scuola e della università aggiungono difficoltà e privano
di uno sbocco di occupazione i nostri professori.  Quando sta accadendo alla Fiat e nel mondo del lavoro per l'eversione degli industriali che fanno carta straccia delle leggi e dei contratti  incupisce di molto il mondo in cui viviamo. Su scuola, università, lavoro la voce di Fini non si è sentita come non si è sentita quella della "opposizione"- Eppure,  la sua resistenza caparbia al berlusconismo produrrà effetti positivi e di sinistra.  Blocca la calamitazione verso il grande buco nero della democrazia italiana del più grande partito dell'opposizione parlamentare.
  Fini è uomo di destra che ha scelto di spendersi per una politica basata sulla civiltà e sul rispetto della Costituzione e delle regole della democrazia. Non dobbiamo aspettarci da lui più di quello che può dare ed è già tantissimo. Intanto mette un argine alla continua degenerazione autoritaria del potere
ed alla guerra tra le grandi forze della democrazia italiana: parlamento, magistratura, informazione.
 Ma la sua coraggiosa e ferma iniziativa ha un effetto collaterale  assai importante: blocca lo smottamento a destra del PD, blocca la ulteriore reticolazione del rapporto malsano bipartisan tra parti essenziali del PD ed il Governo Berlusconi.
  L'Italia ha bisogno di una opposizione basata sui valori e sugli interessi di una parte cospicua della popolazione vessata dal potere e dalle scelte della maggioranza. Il PD era diventato assai somigliante
al Pdl specialmente nelle questioni essenziali di governo dell'economia  e nella collocazione con il padronato. Niente distingueva più il PD dal Pdl sulle privatizzazioni a cominciare dalla questione della acqua e sulla gestione dei servizi comunali. Sui temi della pace e della guerra, il PD è da molto tempo schierato con l'atlantismo più ottuso e servile. Ha tirato la volata a Marchionne nell'attacco più grave che sia mai stato compiuto in Italia ai diritti giuridici e civili dei lavoratori.
  Il Parlamento italiano è stato finora sbilanciato a destra in quasi tutti i suoi settori. Il Partito che Fini
creerà oggi introdurrà una nota dialettica positiva, bloccherà il deragliamento a destra, riaprirà il dibattito sulle questioni davvero importanti che il paese deve risolvere.
 Il PD non è stato finora all'altezza dei problemi posti dalla secessione di Fini ed ha reagito da bottegaio che teme di non potere più fare i suoi buoni affari. Ora sarà costretto a riflettere su se stesso e sul suo ruolo in Parlamento e nel Paese. Dovrà decidere  quale crisalide dovrà uscire dal bozzolo  dell'incocervo che tiene in ostaggio dieci milioni di elettori di sinistra. Può il PD essere un Partito di destra quando Fini ne ha foggiato con le sue iniziative e lotte politiche uno moderno, civile,
bene accetto alla gente? 
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: segreteria@cgilcampania.it
Sent: Friday, July 30, 2010 2:27 AM
Subject: la polonia in italia


 La Polonia in Italia
 
 Con una operazione truffaldina fatta alla luce del sole Marchionne si sottrae alle leggi ed ai contratti
vigenti in Italia.  Va da un notaio e con l'aiuto di alcuni legulei del diritto costituisce una  società Fiat che subentra alla Fiat.  Lo stabilimento Giovanbattista Vico forse sarà chiamato diversamente e sarà giuridicamente appartenente ad una nuova entità ma  tuttavia è una clonazione della Fiat, partorita dentro il corpo e con la stessa proprietà. Gli Agnelli succedono a se stessi. Si limitano a cambiare  ragione sociale al solo scopo di truffare i lavoratori, sciogliersi da ogni obbligo, scegliersi la mano d'opera disponibile alle condizioni che Marchionne si degnerà di dettare e ridettare e che magari saranno ancora più dure ed opprimenti di quelle già firmate qualche giorno fa a Pomigliano e poi a Torino.
 Al fine di disattendere agli obblighi di rispettare il contratto di lavoro a Marchionne è stato suggerito, magari dai "complici" di Sacconi, di non fare iscrivere la newco alla Unione degli Industriali di Napoli. Non so quali legulei abbiano suggerito i due escamotages (newco e non iscrizione) che fanno  acqua da tutte le parti.  In primo luogo è chiarissimo che si sta compiendo un falso. Tutti sappiamo che la newco non è affatto newco ma la Fiat travestita. L'operazione Alitalia non è evocabile dal momento che la cordata della Cai era costituita da persone fisiche e giuridiche diverse da quelle dell'Alitalia. In secondo luogo, secondo la generale interpretazione delle norme che regolano il passaggio delle società queste avvengono sempre rispettando i vincoli e le obbligazioni da parte della società subentrante. Non credo che il signor Marchionne che ha concepito o fatta propria questa spregevole e furbastra soluzione per evadere gli obblighi di un contratto di lavoro che non è tra i migliori d'Europa  perchè  concede ai metalmeccanici italiani il quaranta per cento in meno di quello tedesco e di quello francese possa azzerare tutto, ricominciare da capo, fare come se la storia cominciasse ora. Che farà delle anzianità maturate dai dipendenti? Che farà la nuova società delle obbligazioni contratte dalla Fiat Pomigliano?
Anche la cancellazione dalla Confindustria non gli servirà a molto. Il contratto è legittimato dalla sua
stessa applicazione. Non credo che ci sarà magistrato che potrà accettare per buono il nuovo contratto della Newco. Il principio erga omnes, nella sua logica lettura giuridica, esclude che una furbata possa danneggiare interessi vitali ed essenziali delle persone legate al diritto di avere un trattamento equo e rispondente ai principi della Costituzione.
  Marchionne ritiene di potere trasferire le condizioni che detta in Polonia in Italia. Ritiene che con
due mosse da azzeccagarbugli possa fare i suoi comodi. Fare il manager in questo modo annullando le leggi ed i regolamenti che si ritengono di impedimente è davvero da volgare scippatore. L'industria automobilistica tedesca o francese che paga salari migliori di quelli italiani non ricorre ai trucchi che questo signore sfoggia in Italia. Purtroppo abbiamo un governo indecente moralmente e politicamente incapace di esercitare la sua autorità per impedire questo squallido traccheggio.
 La Fiat si conferma per quella che è sempre stata nella storia d'Italia fin da quando un Agnelli riuscì a fare fuori i veri soci  fondatori dello stabilimento ed impossessarsene. E' sempre vissuta appoggiandosi al potere politico ed anche militare quando è stato il caso per pagare bassissimi salari ed imporre condizioni da caserma. Allo Stato italiano ha succhiato risorse immense. I lavoratori sono talmente poveri da non potere resistere un mese senza salario ma gli Agnelli hanno una cassaforte  munita e presidiata che li fa  ricchissimi. Ora si  vuole imporre una sovversione dell'ordine sociale cancellando i contratti e per fare questo con l'aiuto di qualcuno costruisce carte false.
 Mi chiedo quale dignità abbiamo le istituzioni italiane a subire tutto questo, a farsi trattare da colonia
dal signor Marchionne.  Anche un Governo di destra dovrebbe avere la dignità di reagire e di tutelare l'ordinamento dal sovversivismo di una industria che oltretutto non gioca a carte scoperte e chissà quali altre amare sorprese ci riserva.  Il Parlamento che tace e gira la testa da un'altra parte ne esce assai male. I mille oligarchi che lo compongono sono soltanto dei privilegiati a cui non importa il decoro che l'operazione Marchionne spazza via. Si torna all'era delle caverne.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Wednesday, July 28, 2010 6:00 PM
Subject: Serbia Zastava: bombardamenti ed affari


Serbia-Zastava: bombardamenti ed affari

 L'Italia ha partecipato attivamente ai bombardamenti della Serbia del 1999. Belgrado fu sottoposta per settantasette giorni a spaventose incursioni aeree della Nato che non si limitavano a distruggere ma hanno anche avvelenato l'ambiente e le persone. Non sappiamo quante centinaia di migliaia di persone siano morte dopo la guerra. Se esiste una statistica viene tenuta celata per via di interessi a non dispiacere l'UE e la Nato.  La grande fabbrica Zastava fondata nel 1853 marchio di una affermata automobile fu devastata. I suoi 36 mila operai persero il lavoro. Il governo D'Alema fu molto attivo e scrupoloso nella realizzazione dei piani di bombardamento. L'apparato industriale della Serbia, eredità del glorioso comunismo di Tito che dava lavoro e sicurezza a milioni di lavoratori, fu annientato. Il Danubio fu inquinato da una onda di cianuro che ne distrusse ogni forma di vita. I lavoratori addetti allo sgombero delle macerie ed alla ricostruzione della Zastavo sono morti quasi tutti di cancro. Molti conducono una desolata esistenza di malati terminali. Ma, nonostante abbiano usato terribili armi cancerogene all'uranio ed al fosforo ed ancora continuano ad usarle, l'Italia e l'Occidente si ritengono una civiltà superiore che diffonde nel mondo valori di libertà e di democrazia.
  Ora la Fiat di Marchionne, per un accordo-capestro estorto due anni orsono al governo della Serbia che ha un disperato bisogno di uscire dall'isolamento e dalla discriminazione della Nato e dell'Unione Europea (che hanno riconosciuto il Kossovo come Stato indipendente e sovrano strappandolo dalla viva carne della nazione), ristrutturerà e rilancerà la fabbrica occupando una modesta parte dei lavoratori anteguerra. Riceverà in dono 150 ettari di terreno, diecimila euro per ogni occupato, esenzioni ed agevolazioni fiscali, tutte le infrastrutture necessarie e financo una zona franca per la Fiat per l'importazione di  prodotti semilavorati. Un ben di Dio, una vera e propria cornucopia di beneficts, ai quali vanno aggiunti i finanziamenti della Banca Europea degli investimenti.
 Gli operai avranno una paga massima di quattrocento euro mensili che sono pochi anche per la povera Serbia. Inoltre gli operai saranno praticamente militarizzati, dovranno sottostare a condizioni di lavoro disumane riducendosi a vero e proprio macchinario vivente, non dovranno fiatare e sottoposti ad un regime di spionaggio poliziesco del quale la Fiat ha una antica e ricca esperienza risalente al ventennio fascista e proseguita con il professore Valletta inventore dei famigerati reparti confino e delle schedature dei lavoratori e delle loro famiglie.
 La Serbia stringe i denti ed accetta anche le condizioni più dure. Si è già prestata a qualsiasi richiesta avanzata dalle multinazionali che si sono insediate nel suo territorio. Temo che non starà molto attenta ai problemi di inquinamento delle acque e del territorio. Forse noi siciliani siamo stati attenti allo impatto ecologico creati dalla Montedison e dall'Eni a Gela e Siracusa? Abbiamo cominciato a parlarne soltanto dopo l'evacuazione di un intero paese e la nascita dei bambini deformi. Pur di avere un lavoro ci si è sottoposti ad ogni pericolo. Lo stesso accadrà alla reindustrializzazione serba ad opera di capitalisti stranieri e multinazionali.
 I lavoratori serbi che ne hanno ancora memoria rimpiangeranno il socialismo della Repubblica presieduta da Tito garante di mezzo secolo di pace e di prosperità. Ora sono ridotti ad accettare qualsiasi condizione  senza quella libertà predicata dall'Occidente. Se si azzardano a parlare male dei dirigenti della Fiat verranno immediatamente espulsi dalla fabbrica e condannati alla disoccupazione con le loro famiglie.
 La Serbia dovrebbe essere risarcita a miliardi di euro per i danni subiti dai bombardamenti Nato. Ma
la  regola dei rapporti di forza vuole che invece pagherà per tornare ad avere industrie e lavoro.
 La classe operaia italiana non deve accettare l'indicazione strategica di Marchionne e della Confindustria: tutti uniti come italiani contro gli altri. E' menzognera l'affermazione secondo la quale nella globalizzazione gli interessi nazionali vanno difesi da un fronte unico fatto di governo, industriali e sindacati. Se questa affermazione fosse vera il comportamento della Fiat dovrebbe privilegiare in primo luogo gli interessi del territorio nazionale. Non è così. La Fiat si serve del basso costo di lavoro che può avere all'estero per ricattare ed abbassare la condizione di vita dei suoi dipendenti in Italia. Se proprio non può fare a meno di trasferirsi.
 Per questo ritengo importante la internazionalizzazione della lotta dei lavoratori sulla base di obiettivi comuni da sostenere in Europa: Salario Minimo Garantito, Contratto Unico  Europeo, settimana lavorativa di 35 ore, umanizzazione della catena di montaggio, bando dei sistemi WMC e simili.....Revisione radicale dei parametri iperliberisti di mastricth e di Lisbona..
 Nello scontro nazionalistico o campanilistico i lavoratori saranno sempre perdenti. Ci sarà sempre un posto in cui la manodopera costerà di meno. Il lavoratore italiano deve essere fratello di quello polacco o serbo.
  Oggi l'Europa dell'Est è diventata il laboratorio della destra economica e sociale per l'abbassamento del tenore di vita delle persone e l'abbrutimento del lavoro. Ma la stessa Europa è stata testimone della grande civiltà del socialismo che portava i lavoratori in palma di mano. La fabbrica comunista era a misura di uomo. I diritti nelle fabbrica e nella società venivano rispettati ed ognuno aveva la sicurezza
di vivere senza l'angoscia di perdere tutto con  la disoccupazione e di dovere espatriare.
 Il socialismo, attraverso i Marchionne e la loro folle voglia di ridurre le persone a schiavi tremebondi,
ritornerà di grande attualità. Tornerà ad essere la speranza dell'umanità spaventata dalla barbarie del liberismo.
  Pietro Ancona

 http://cronologia.leonardo.it/la72b.htm
http://www.pasti.org/pona.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Zastava
http://www.francarame.it/node/534

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, July 26, 2010 7:05 PM
Subject: Fiat, Torino, riunione dei "complici" con palo.   pubblicato su Megachip


 FIAT. Torino, riunione dei "complici" con palo.
 Si apre una settimana cruciale per lo sviluppo del colpo di stato sociale che la Confindustria ed in particolare la Fiat  stanno realizzando in Italia con l'aiuto di Sindacati fedigrafi e politici ruffiani.
 Si riunisce a Torino e non a Roma, al Ministero del Lavoro, una riunione convocata da Sacconi con Marchionne, Cisl ed Uil, Cgil,  il sindaco di Torino ed il Presidente della regione Cota. Si dovrebbe scongiurare il trasferimento della produzione da Torino alla Serbia. La povera Serbia accetterebbe di farsi spolpare fino all'osso accollandosi la costruzione di grande parte dello stabilimento ed assicurando condizioni fiscali di coloniale  favore ivi compresa una zona franca fiat. Inoltre consegnerebbe al  Gran Visir degli Agnelli gli operai ben selezionati a prezzi stracciati, ultradisciplinati, disponibili a qualsiasi sacrificio pur di portare a casa un pezzo di pane: quattrocento euro al mese.    .Insomma più o meno alle condizioni degli schiavi che costruirono le Piramidi. Sono gli  stessi operai che avevano dato vita alla Jugoslavia del Presidente Tito, una grande civiltà del lavoro e del socialismo distrutta dai bombardamenti Nato.Peccato che la Serbia  non li possa militarizzare come fece Mussolini durante le guerre africane. Allora gli operai se  "indisciplinati" su segnalazione della Fiat potevano finire difronte al tribunale Militare di Guerra e rischiavano anche la condanna a morte oppure a lunghissimi e durissimi periodi di detenzione.
 Argomento della riunione con i "complici" (Sacconi così definisce il rapporto confindustria-governo-sindacati) alla presenza confermata del Palo (la CGIL che non se la sente di aderire al club dei complici ufficialmente ma è  costretta a colpi di sperone dal PD, da Chiamparino, da Letta, da Veltroni etc..a stare alle condizioni che pone la Fiat) è la cosidetta "affidabilità" che dovrebbe essere garantita, si dice, dai sindacati ma si intende dalla Fiom. Dei sindacati di base, che pure hanno una loro significativa eroica presenza tra i lavoratori, non si parla nemmeno. Basta cancellarli con un trattino di penna ed ogni tanto decimarli con qualche licenziamento ben mirato! I giornali e le Tv sanno che debbono ignorarli oppure, quando proprio non se ne può fare a meno di parlarne definirli estremisti, pericolosi fondamentalisti, teste calde, antipatriottici.
  Dopo  la vicenda  di Pomigliano seguita dai licenziamenti di rappresaglia quotati in borsa sono portato a credere che abbia davvero ragione Eugenio Scalfari a dubitare della  consistenza dei programmi e delle prospettive reali della Fiat. Scalfari dice che la Fiat si è salvata aggrappandosi alla Chrysler e facendosi finanziare  da Obama e dal Sindacato Uaw e che l'investimento in Serbia avviene a condizioni specialissime ad esborso quasi zero della Fiat. Insomma, osserva in controluce e senza concedere molto credito  il radioso cammino di Marchionne che riesce a scippare il malloppo  soltanto sfruttando lo stato di bisogno e la crisi altrui. In effetti, se si seguono i movimenti di Marchionne si ha l'impressione di trovarsi difronte ad un giocoliere, al napoletano con compare che fa il gioco delle tre carte e ti invita ad indovinare quella vincente: Qual'è la carta vincente della Fiat?
 Il lugubre Bossi, unendosi ad una lamentazione di prefiche maledicenti la Fiom che metterebbe in pericolo l'occupazione, dice: "Senza lavoro non ci sono diritti". Per sottointendere: prendiamoci il lavoro ed ai diritti penseremo un'altra volta...
 La riunione di Torino presieduta da un Ministro del Lavoro che sarebbe meglio chiamare degli Industriali si propone lo scopo di ottenere nuove e significative concessioni dai Sindacati e dalla pubblica amministrazione. I sindacati dovrebbero garantire la cancellazione de facto di diritti garantiti dal ccnl, dalle leggi e dalla Costituzione e fare anche da mazzieri del padrone come i sindacati americani mafiosi  che piacciono tanto a Marchionne. Dovrebbero tenere l'ordine, incitare i lavoratori a fare fino in fondo il loro dovere di macchinari viventi, isolare le teste calde, segnalarle all'ufficio risorse, accettare il loro confino nei reparti più duri. E' cambiata qualcosa dalla Fiat di Valletta che confinava gli operai comunisti e della Cgil nei reparti dove si moriva prima come la verniciatura di una volta?
  A Torino si farà un altro passo avanti, un'altra stazione di via crucis lungo la strada apertasi venti anni fa con l'abolizione della scala mobile e lastricata di diritti perduti fino ai "refusi" fatti in malafede da Sacconi con il consenso dei "complici". Venti milioni di italiani che vivono di lavoro dipendente sono sottoposti ad un attacco che non ha precedenti. L'obiettivo è la cancellazione della libertà e delle sue regole nei posti di lavoro. Un obiettivo al quale lavorano in molti delle maggioranza e della opposizione parlamentare. C'è più opposizione nella cultura giuridica e sociologica che tra partiti e sindacati che una volta erano dalla parte dei lavoratori.
Pietro Ancona
http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=206&artsuite=4

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Sent: Saturday, July 24, 2010 1:03 PM
Subject: la truffa newco e l'attacco al ccnl


 La truffa Newco

  Sembrerebbe che la Fiat abbia allo studio il progetto di inventarsi una newco a Pomigliano per riassumere, alle sue condizioni, il personale che le farà comodo, punire con il licenziamento il quaranta per cento che ha osato sfidare il Divino A.d. Marchionne, creare una realtà ab novo simile a quella Alitalia. Il caso Alitalia viene studiato attentamente ed assunto a modello per la nuova società.
 Per quanto i giuristi della Fiat possano essere di altissimo livello e di grande abilità  non potranno tuttavia ignorare che c'è una differenza insuperabile tra la situazione Fiat Stabilimento G.B.Vico e
l'Alitalia. La cordata di imprenditori che ha dato vita alla Kai era costituito di persone fisiche e giuridiche diverse da quelle che costituivano l'Alitalia. Nel caso della Newco di Pomigliano sarebbe la Fiat che succederebbe a se stessa, Marchionne a Marchionne, la famiglia Agnelli alla famiglia Agnelli.
 Quindi si tratterebbe di una operazione che simulerebbe un cambiamento di ragione sociale che in effetti non c'è.  Una truffa!
 C'è una volontà del padronato italiano di sciogliersi dai vincoli della legalità, di profittare del proprio potere per rovesciare il tavolo e riportare a condizioni premoderne le regole del lavoro. La Fiat sembra pronta a non iscriversi alla Confindustria per non avere obbligazioni contrattuali. Vorrebbe fuoriuscire dal sistema contrattuale che sente troppo stretto ed inadatto alla realizzazione delle sue voglie di dominio e di profitto.
 Per quanto la posizione della Marcegaglia sia apparsa di freno a quella di Marchionne non credo che ci sia un reale dissenso nel campo padronale. Emerge con sempre maggiore chiarezza la voglia di ribaltare ogni accordo e di organizzare un regime in cui alla bilateralità degli accordi subentrerà subito
la unilateralità della volontà padronale già apparsa a Pomigliano.  "Queste sono le condizioni! Prendere o lasciare". Naturalmente si sa che il "lasciare" è del tutto retorico dal momento che i lavoratori non hanno alternativa. Hanno bisogno di lavorare per vivere e potrebbero, in caso di necessità, acconciarsi anche alle condizioni più umilianti e più dure.
 Pietro Ancona
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To: micromega
Sent: Thursday, July 22, 2010 7:49 PM
Subject: I licenziati in borsa e l'osceno sindacalismo italiano


I licenziati in Borsa e l'osceno sindacalismo  italiano

 La Fiat ha avuto uno strepitoso successo in borsa. Il titolo è aumentato del 6,41 per cento dopo la
comunicazione del buon andamento del trimestre e della scissione in due della Impresa. La Fiat auto prosegue la sua marcia nella globalizzazione verso una produzione di sei milioni di auto ritenuta la sola vincente nella competizione attuale.
 Questo brillante successo borsistico è stato preparato meticolosamente con alcune operazioni
aggressive rivolte a neutralizzare l'insuccesso di Marchionne nel referendum di Pomigliano. Gli azionisti danno le pagelle sul conflitto sociale, sui diritti, sulla forza del sindacato.La Fiat doveva rassicurarli di avere un mano un nodoso bastone e di tenere l'ordine.   Cinque lavoratori sono stati licenziati. Scelti tra gli aderenti o esponenti della Fiom e dello SliCobas che sono
i sindacati che continuano a restare tali e cioè a svolgere le funzioni di tutela dei lavoratori che Cisl UIL ed altri sindacati gialli hanno dismesso da un pezzo. Marchionne in persona è intervenuto su "Repubblica di oggi" sul licenziamento di uno degli operai. Ha testualmente detto: "perchè si deve
tollerare che uno dice di portare il figlio dal medico e poi va a scioperare?" Qualcuno dovrebbe fargli osservare che non c'è proporzione tra il "delitto" commesso e la pena inflitta. In secondo luogo il licenziato potrebbe benissimo aver portato il figlio dal medico ed utilizzato il resto del tempo per partecipare alla manifestazione con i suoi compagni di lavoro. In terzo luogo, partecipare ad una  manifestazione per difendere  i diritti e la dignità  messi in pericolo dalla introduzione di sistemi WMC ha una valenza  morale che non può essere disconosciuta.  I licenziamenti sono stati una fredda e per certi versi maramaldesca risposta all'insuccesso della pretesa mafiosa di condivisione di una riorganizzazione della produzione basata sullo sfruttamento intensivo del lavoro con accordi illegali ed anticostituzionali che sono già stati denunziati alla magistratura ed all'Inail con un esposto che evidenzia le gravi patologie scheletrico-muscolari-nervose alle quali andranno incontro i lavoratori.
 Marchionne ci fa sapere che produrrà in Serbia la manovolume che "con sindacati più seri" si faceva a Mirafiori. La "serietà " alla quale allude Marchionne è quella fin qui dimostratagli da Cisl ed Uil  ma che evidentemente non gli basta per stare tranquillo. La Fiom e la stessa CGIL non sarebbero "seri" e pertanto vengono additati come responsabili del trasferimento all'estero dell'impianto. Insomma chi difende i diritti è responsabile della fuga all'estero delle aziende. Anche il meschino e tartufista quadro politico italiano interviene per lamentarsi dell' estremismo della FIOM e dei Cobas che metterebbero a repentaglio l'occupazione.  Ma la Fiat si trasferisce all'estero perchè la povera Serbia, assetata dal bisogno di creare occupazione, pagherà quasi per intero lo stabilmento. Cosa che a suo tempo è successa a Termini Imerese. I paesi poveri e bisognosi di lavoro sono disposti a pagare coloro i quali si degnano di impiantarvelo. La Fiat quindi avrà contributi dallo Stato serbo e potrà avere a disposizione una manodopera da pagare meno della metà di quella italiana. Questo problema delle disuguaglianze salariali dentro l'Unione Europea sta diventando  allarmante:  c'è una  formidabile spinta al livellamento verso il basso e di sottrazione di diritti da  una imprenditoria cinica, irresponsabile, alla ricerca di profitti "mordi e fuggi" e di zone nelle quali si possono permettere di inquinare senza grossi problemi. Ne sappiamo qualcosa per quanto è accaduto in  Sicilia negli anni sessanta nei poli siracusano e gelese della petrolchimica. Se la globalizzazione abbisogna di regole lo stesso dicasi
dell'area della Unione Europea dentro la quale i paesi dell'Est sono diventati una vasta area per la delocalizzazione di impianti provenienti da democrazie economiche e sociali più mature ed avanzate.
 Sindacati e sinistra non fanno nulla per fronteggiare questa terribile deriva verso l'inabissamento dei diritti e del welfare in Europa. Non esiste una linea di fronteggiamento dei salari e dei diritti dall'attacco padronale. Bisognerebbe chiedere il Salario Minimo Garantito in tutta la Unione Europea ed avviare
la contrattazione europea. Potrebbero iniziare i metalmeccanici con la presentazione di un progetto di
Contratto Collettivo Europeo di Lavoro che potrebbe  ribaltare la tendenza alla decontrattualizzazione sostenuta dalla Confindustria ed appoggiata in Italia da Cisl ed Uil.
 Ma le scelte che stanno compiendo sindacati italiani come la Cisl e l'UIL sono davvero oscene. Bonanni ha elogiato  "l'accordo" di Pomigliano e ne fa un modello da estendere a tutte le imprese italiane. Insomma è d'accordo con la Marcegaglia, Sacconi e con Marchionne: bisogna dare una forte sterzata
e cambiare le regole ed i contenuti del lavoro riportandolo agli estremi parametri indicati per il massimo sfruttamento della prestazione umana.  E' immorale, è osceno che coloro i quali sono preposti alla difesa dei diritti dei lavoratori si facciano portavoce della ideologia  del padronato. Se padronato e sindacato parlano lo stesso linguaggio e condividono le stesse cose i lavoratori si ritroveranno nella solitudine di chi è costretto a chinare la testa o a cercare una via di salvezza diversa da quella che finora  era assicurata da una normale dialettica del conflitto sociale.
Pietro Ancona
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Sent: Sunday, July 18, 2010 4:22 PM
Subject: Difendere la libertà operaia per difendere la Costituzione


 Difendere la libertà operaia per difendere la Costituzione

 E' singolare constatare come difronte ad un involgarimento brutale dell'atteggiamento del padronato e della destra la reazione del leader della CGIL, il sindacato per antonomasia degli italiani, sia di attenuazione dei toni, soft, gentile, direi quasi delicata. Epifani dice che la Fiat "sbaglia" a licenziare i quattro operai Fiom, che questo licenziamento riscalderà gli animi e produrrà una "radicalizzazione".
 Intanto non si può dire che abbia radicalizzato la sua posizione. Il segretario della CGIL si limita ad invitare la Fiat alla riflessione. Questo dichiarare il licenziamento che è sempre un estremo atto di rottura un "errore" mi ha fatto ricordare la polemica di parte della sinistra con i cosidetti "compagni che sbagliano". Certo si trattava di cose molto diverse ma mi è venuto il dubbio che immedesimandosi nell'ottica aziendale della Fiat Epifani abbia appunto voluto indicare un errore di comportamento che renderà più difficile la realizzazione del progetto di "nuova fabbrica" che potrebbe essere attuato appunto se Marchionne  non renderà imbarazzante la manovra del sindacato per fare accettare e digerire senza grossi scandali la nuova organizzazione del lavoro WMC. Un buffetto simile era stato dato a Marchionne da Bonanni che, a fronte della scomposta e nervosa reazione del capo della Fiat, lo aveva invitato alla prudenza, ad aspettare che, pressati dall'incubo della disoccupazione, i lavoratori di Pomigliano venissero a più miti consigli....
 La Fiat non tornerà indietro. I quattro lavoratori potranno avere giustizia dal Giudice se e quando l'avranno e sempre che, nel frattempo, con la complicità dei sindacati, non verrà approvato l'allegato lavoro che rende assai difficoltosa la vita dell'art.18 e sempre che non verranno limitati i poteri del Magistrato ed il diritto al ricorso dei lavoratori. C'è in corso, con la collaborazione di autorevoli parlamentari del PD, uno smantellamento delle norme che tutelano i diritti dei lavoratori. Non è da escludere che il Parlamento, con la finta opposizione del PD, non pervenga a modifiche che si limiteranno al semplice indennizzo del licenziamento. Intanto Sacconi riesce ad infilare "refusi" nelle leggi che vengono approvate per la direttissima del voto di fiducia come quello che riduce le pensioni del sei per cento e aumenta fino a 42 anni di anzianità la soglia per mettersi in quiescenza.
  I toni degli esponenti del padronato diventano di giorno in giorno sempre più pesanti, aggressivi, offensivi. La Presidente della Confindustria si è spinta fino alle accuse di sabotaggio, accuse assai pesanti degne di essere querelate perchè costituiscono grave calunnia e diffamazione. I lavoratori vengono esposti tutti i giorni sulla colonna infame ed additati al ludibrio pubblico. E' stata fatta ed è in corso una scientifica campagna di denigrazione e di criminalizzazione che ha toccato il suo acme
nelle scomposte performance di Brunetta.
  Questa campagna è funzionale ad un radicale rivoluzionamento della condizione del lavoro in Italia
che dovrebbe perdere la dignità che gli è garantita dalla Costituzione collocandolo  a base della Repubblica. Il lavoro deve essere totalmente deregolamentato e sopratutto deve perdere ogni carattere
di accordo bilaterale contrattato tra impresa e sindacati. Le condizioni saranno stabilite soltanto dalla Impresa ed i lavoratori dovranno soltanto adeguarvisi. Prendere o lasciare! E' la vecchia idea liberista di Pannella del contratto individuale che viene offerto e che può essere accettato o rifiutato. Idea basata sulla menzogna di una parità di condizione tra imprenditore e lavoratore bisbigliata anche dal Ministro Sacconi. Il Sindacato perde la sua funzione di rappresentanza che ha avuto per oltre un secolo e si avvia verso altri interessi legati alla gestione di fondi e di enti bilaterali o trilaterali. I lavoratori italiani resteranno sempre venti milioni ma socialmente sarà come se non esistessero. Non viene forse da anni predicata fino alla nausea la scomparsa della "classe operaia"? A fronte di questa
enorme operazione di "bonifica" reazionaria del teatro sociale abbiamo un rafforzamento del ruolo
delle associazioni imprenditoriali che diventano sempre più importanti nelle scelte del governo. Non è stata forse la Marcegaglia a dare lo sta bene alla "manovra" di Berlusconi?
  Giunge notizia di una iniziativa della  CGIL di Potenza di creare un fondo di resistenza per sostenere
i lavoratori licenziati fino al giudizio. Condivido l'iniziativa e spero che venga  presto attuata.
  Solleva un problema esistente ed acuto, il problema di Confederazioni Sindacali forti di oltre dieci milioni di iscritti paganti per delega   che non destinano un solo euro alla assistenza dei lavoratori e delle loro famiglie. Un fondo per sostenere i licenziati dovrebbe essere istituito nazionalmente e dovrebbe servire anche per altre finalità sociali connesse al benessere dei lavoratori.
  Ma in Italia il Sindacato non dà niente e dobbiamo augurarci che non si incontri mai con il padronato e con il governo. Ad ogni incontro sottrae sempre qualcosa ai suoi rappresentati!!
  Pietro Ancona

http://www.marcegaglia.com/

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Sent: Thursday, July 15, 2010 6:03 AM
Subject: Indecent work


 Impugnare davanti al  Giudice l'indecent work di Pomigliano e di Torino

 L'accordo di Pomigliano è un concentrato di illegalità ed un vero e proprio attentato alla salute psico-fisica dei lavoratori tutelata dalla Costituzione, dal Codice Civile, dalla legge 626  sulla sicurezza, dall'OIL. Non si possono trasformare esseri umani in macchinario vivente sottoposti ad un regime lavorativo regolato dal sistema WMC ed  Ergo Uas, Dice testualmente l'accordo: "
5) Organizzazione del lavoro
Per riportare il sistema produttivo dello stabilimento Giambattista Vico alle migliori condizioni degli standard internazionali di competitività, si opererà, da un lato, sulle tecnologie e sul prodotto e, dall'altro lato, sul miglioramento dei livelli di prestazione lavorativa con le modalità previste dal sistema WCM e dal sistema Ergo-UAS.
Le soluzioni ergonomiche migliorative, derivanti dall'applicazione del sistema Ergo-UAS, permettono, sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo, nell'arco del turno di lavoro, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Sui tratti di linea meccanizzata denominati 'passo - passo', in cui l'avanzamento è determinato dai lavoratori mediante il cosiddetto 'pulsante di consenso', le soluzioni ergonomiche migliorative permettono un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo o individuale a scorrimento sulla base delle condizioni tecnico-organizzative, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Per tutti i restanti lavoratori diretti e collegati al ciclo produttivo le soluzioni ergonomiche migliorative permettono la conferma della pausa di 20 minuti, da fruire anche in due pause di 10 minuti ciascuna in modo collettivo o individuale a scorrimento.
Con l'avvio del nuovo regime di pause, i 10 minuti di incremento della prestazione lavorativa nell'arco del turno, per gli addetti alle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo e per gli addetti alle linee 'passo-passo' a trazione meccanizzata con 'pulsante di consenso', saranno monetizzati in una voce retributiva specifica denominata 'indennità di prestazione collegata alla presenza'.
L'importo forfetario, da corrispondere solo per le ore di effettiva prestazione lavorativa, con esclusione tra l'altro delle ore di inattività, della mezz'ora di mensa e delle assenze la cui copertura retributiva è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa, per tutti gli aventi diritto, in misura di 0,1813 euro lordi ora. Tale importo è onnicomprensivo ed è escluso dal TFR, dal momento che, in sede di quantificazione, si è tenuto conto di ogni incidenza sugli istituti legali e/o contrattuali e pertanto il suddetto importo forfetario orario è comprensivo di tutti gli istituti legali e/o contrattuali. "
  La prestazione lavorativa pretesa dalla Fiat è incompatibile con la tutela della integrità psico-fisica dei lavoratori. Non si possono obbligare persone a lavorare per un intero turno a digiuno ed a ridurre le pause soltanto a due di dieci minuti ciascuno. Bisogna poi vedere la qualità della prestazione che si pretende e che potrebbe causare seri disturbi alla struttura scheletrica, muscolare e nervosa del lavoratore. Non si tratta di picchi di prestazione pretesi una tantum quanto di un regime che deve essere sostenuto per tutti i giorni dell'anno senza alcuna variazione. Credo che l'applicazione del sistema WMC e del sistema Erga Uas pretesi dalla Fiat debbano essere impugnati davanti al Magistrato italiano e davanti agli organismi preposti alla  sicurezza del lavoro in Italia e nel mondo.
  L'organizzazione del lavoro proposta dalla Fiat va impugnata perchè  causerà conseguenze sulla salute dei lavoratori. I sistemi proposti debbono essere banditi dagli stabilimenti perchè fortemente usuranti e possibile causa anche di seri disturbi psichici e fisici. 
 Credo che si dovrebbe produrre subito un testo di impugnativa dell'accordo di Pomigliano davanti al Giudice per prevenire i danni che potrebbero derivarne dal momento che il lavoratore è costretto alla prestazione perchè non ha alternative e dal momento che l'incauta firma delle organizzazioni sindacali e la negazione delle ragioni addotte dalla Fiom   lo hanno  privato di una possibilità di difesa e di mediazione
 Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml

http://www.raggix.it/download/specializzandi_mobbing2.pdf

http://www.wikilabour.it/Default.aspx?Page=OIL&AspxAutoDetectCookieSupport=1

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Sent: Friday, July 09, 2010 4:49 PM
Subject: La lettera di Marchionne


LA LETTERA DI MARCHIONNE

 Due atti significativi danno il via all'attuazione del progetto Fiat a Pomigliano d'Arco. La riconferma a Torino  degli accordi stipulati con le organizzazioni consenzienti alla presenza dei segretari confederali Bonanni ed Angeletti ed una lettera di Marchionne inviata a tutti  gli operai di Pomigliano d'Arco con la quale spiega le ragioni dell' inedito nazionalismo della multinazionale. La Fiat ha stabilimenti in Polonia, in Brasile, ha fatto importanti accordi negli Usa, ha tenuto la spada di Damocle di una possibile riconferma in Polonia della Panda, ma  oggi  si cinge del tricolore e scrive che bisogna combattere la concorrenza straniera e magari indurre investitori esteri a venire in Italia.  Parla della debolezza strutturale del sistema industriale italiano e spiega   che le misure che ha proposto e che sono state accettate da alcuni sindacati  sono una scelta, una risposta a questa debolezza. La ricetta è semplice: aumentare la produttività e diminuire il costo. Non ha ritenuto di prendere atto delle ragioni  sostenute da tanta parte dei lavoratori nel referendum. Non ha invitato la Fiom né il sindacato di base e non ha voluto spostare di una sola virgola il testo degli accordi già siglati da Cisl ed Uil.
La lettera, con tutto il suo paternalismo da fratello maggiore che racconta di se e del suo rapporto con Fiat e si compiace di condividere con le maestranze la salvezza dell'azienda nel 2004 in procinto di fallire, nega che i diritti costituzionali siano  messi in discussione o addirittura sospesi. Tutto va bene, tutto è in ordine, si può e si deve partire.
A questa rinnovata sfida ai lavoratori del gruppo Fiat, alla minaccia che si fa a tutti i lavoratori italiani
che dovranno cooperare come quelli della Fiat per guarire la debolezza strutturale dell'industria, si dovrebbe rispondere in modo adeguato e sviluppando le critiche che sono già state fatte al contratto di Pomigliano. Certo la situazione è penosa dal momento che due confederazioni nazionali e due sindacati aziendali condividono la linea di Marchionne. Tuttavia è inaccettabile una svolta così radicale nella condizione dei lavoratori, una svolta che fa regredire allo stato precontrattuale il rapporto di lavoro che da ora in poi sarà disciplinato unilateralmente dall'azienda. In fondo, anche i sindacati firmatari a Pomigliano non hanno modificato di una sola virgola il testo dell'accordo. Si sono limitati educatamente ad inserire una norma di raffreddamento della procedura in fondo di nessuna importanza.
  Temo molto la qualità della opposizione che sarà messa in campo dalla CGIL e dalla Fiom. La CGIL dovrebbe essere contraria all'accordo come la FIOM dal momento che i due punti che aveva sollevato non sono stati accolti e che quindi persiste la lesione dei diritti costituzionali di sciopero e di malattia. La Fiom dovrebbe fare valere la sua difesa del ccnl. Ma è possibile che la diplomazia segreta
svolta in questi giorni che hanno visto una massiccia ed a volte financo affannosa mobilitazione dei massimi leaders del PD che si sono spesi in ripetute esortazioni alla capitolazione della Fiom abbia prodotto i suoi risultati. Fiat non sarà disturbata realmente nei suoi piani. L'opposizione  persisterà ma non ostacolerà in alcun modo il manovratore che potrà fare quello che vorrà. Naturalmente lo stabilimento di Termini Imerese resterà chiuso.
 Pietro Ancona
 http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=754150&lang=it

http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=658&dt=2010-07-09&src=TLB

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, July 05, 2010 12:16 PM
Subject: Un accordo da non fare


Un accordo da non fare

Il gioco di sponda del PD con la Fiat ha finito con il produrre i suoi nefasti risultati. Il maggiore partito di opposizione quasi del tutto disinteressato del terremoto sociale che ha investito i lavoratori italiani limitandosi a proporre qualche panacea di capitalismo compassionevole è intervenuto con i suoi maggiori calibri. D'Alema, Fassino, il Sindaco di Torino, Veltroni, Letta, Bersani, tutti latitanti davanti ai licenziamenti dei professori o al disastro sociale della Sardegna od al fenomeno degli stiliti e dei trasferimenti allo estero dei nostri impianti industriali, si sono sentiti in dovere di intervenire, rilasciare dichiarazioni, organizzare un Convegno a Pomigliano per schierare tutte le batterie contro i resistenti e per inglobare la Fiom tra le truppe di ascari a sostegno di Marchionne. Il PD si è confermato il più importante partito Fiat. Ha presentato le sue credenziali a Marchionne ed alla Confindustria per convincerli che è più bravo di Berlusconi nel fare i loro interessi. Ha confermato la sua propensione confindustrialista già manifestata con la elezione a deputati di autorevoli esponenti del padronato. Le ragioni addotte per indurre la Fiom a firmare sono tante. Si sostiene che il modello Pomigliano non sarà esportato nel sistema delle relazioni . Resterà un caso isolato. Trattasi di una menzogna smentita dal morboso interesse della Marcegaglia e della Confindustria, che in passato non si erano mai spese moltissimo per la Fiat, alla stipula di un accordo che introduce deroghe al regime contrattuale che finiranno con l' abolirne le regole generali . Ogni realtà si comporterà secondo la possibilità delle aziende di forzare le situazioni magari aiutandosi con la minaccia della disoccupazione. Si chiede alla Fiom di conservare il bene dell'unità sindacale. L'unità è stata certamente un bene decenni fa quando la Fim era diretta da Carniti
e l'autunno del "salario variabile indipendente" segnò una civilizzazione dei rapporti di lavoro. Da moltissimi anni l'unità sindacale è un disvalore, qualcosa che funziona contro i diritti dei lavoratori. Se analizziamo gli accordi unitari stipulati nell'ultimo ventennio ci rendiamo conto che si è sempre trattato di togliere qualcosa ai lavoratori e di aumentare il potere ed i diritti delle imprese. Verso lo Stato, l'unità ha funzionato cedendo moltissimo sul sistema pensionistico, sul collocamento, sulla stabilità del posto di lavoro. I lavoratori sono diventati più ricattabili per gli accordi stipulati da sindacati che, unici al mondo dopo quelli americani, sono strumenti di abbassamento dei salari e delle tutele.
Se la Fiat ha deciso davvero di fare la Panda a Pomigliano d'Arco ( cosa della quale continuo a dubitare) credo che farà l'accordo con la Fiom. L'accordo si baserà sulla rinunzia alla lesione dei diritti costituzionali: sciopero e tutela della malattia ma sarà pesantissimo per i lavoratori, assai più pesante di quello di Melfi che ha già logorato parecchio la salute fisico-psichica dei lavoratori. I pronunciamenti di Landini ed il documento della Fiom danno per scontata l'accettazione di tredici dei quindici punti del decreto Marchionne. La Panda sarà fatta con turni senza interruzione e si lavorerà giorno e notte per produrla a condizioni che richiedono la spremitura di tutte le energie fisiche e mentali.
Anche emendato dei due punti controversi e anticostituzionali, l'accordo sarà terribile. Per un pezzo di pane, per un salario modesto, si dovrà sottostare a condizioni al limite della sopportabilità del corpo umano. Se la Fiom finirà con il sottoscrivere queste condizioni di riduzione degli operai a macchinario vivente, a utensili umani, come temo ma non mi auguro, uscirà ideologicamente e culturalmente sconfitta e trasformata. Questo contratto sarà l'equivalente di un Congresso. Quello che conterà dal giorno dopo sarà soltanto l'interesse della azienda a produrre di più sempre di più alla condizione di estremo rendimento della manodopera. Il lavoro degli operai che costruirono le Piramidi d'Egitto o degli schiavi che realizzarono gli acquedotti romani al confronto con ciò che si chiede ai metalmeccanici sarà di umanità e di rispetto. Lo staffile tecnologico sarà più doloroso di quello di cuoio.
Pietro Ancona

http://www.ultimenotizie.tv/notizie-economiche/pomigliano-incontro-fiat-sindacati-la-prossima-settimana.html

http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml

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To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, July 04, 2010 8:10 PM
Subject: I cialtroni



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To: img press
Sent: Sunday, July 04, 2010 4:56 PM
Subject: I cialtroni



 I cialtroni

  Sono molto offesi con Tremonti i Vicerè delle Regioni  meridionali accusati di cialtroneria per non aver saputo spendere i soldi della Unione Europea ma sopratutto perchè si oppongono alla manovra
governativa che vorrebbe privarli di cinque miliardi di euro. Ha sicuramente sbagliato il Ministro Tremonti  a compiacere   i suoi amici leghisti prendendosela con i meridionali non solo fannulloni ma anche inefficienti ed incapaci di usare i mezzi messi a loro disposizione. Ma lo sbaglio consiste nell'avere qualificato cialtroni soltanto gli Oligarchi del Sud. Non c'è Regione d'Italia che si salvi  e che possa affermare di essere "virtuosa". C'è chi ritiene di essere virtuoso perchè ha messo i bilanci a posto senza però dirci come ha fatto e di quanto si è indebitato.  I consiglieri  del Veneto si fanno pagare le spese mortuarie dalla Regione anche se l'infausto evento avviene a venti anni di distanza dal loro mandato. Il Presidente Formigoni ha creato una fitta rete di "ambasciate" nelle capitali del mondo con personale addetto superstipendiato. Ogni volta che si reca in visita all'estero si muove un apparato paragonabile a quello di un Capo di Stato. Ho letto di migliaia di consulenze stipulate dalla Provincia di Bolzano....
 Le Regioni fanno muro contro il Governo  assieme ai Comuni che piangono miseria ma non rinunziano alle follie delle Notti Bianche, delle Feste e dei Festini. La città di Palermo non ha i soldi per pagare la refezione ai bambini, ma non vuole rinunziare al Festino di Santa Rosalia. Cammarata non rinunzia ed intanto aumenta del 55 per cento la tassa per il servizio di nettezza urbana.  Soltanto il Presidente della Regione Sarda ha espresso la volontà di sopprimere le province e tante inutili società pubblico-private create per dare stipendi da favola ad amministratori famuli e azionisti dei partiti. Ma vedrete che non se ne farà niente.
Lo faranno saltare in aria come hanno fatto i Pd con  Soru che si era permesso di impedire la speculazione edilizia fino a 500 metri dal mare.
  Le Regioni sono palle di piombo sempre più grosse che faranno presto affondare l'Italia. Sono vicereami lussuosi  abitati da  oligarchie equiparate a senatori e con gruppi di dirigenti che nuotano nell'oro.
 Un tizio è andato in pensione  in Sicilia con un assegno di quasi 1500 euro al giorno che è scandaloso anche se si fosse trattato di un genio. Mentre la manina di Sacconi tenta di sottrarre in modo fraudolento ("refuso") la tredicesima ai pubblici dipendenti tutta l'area del personale politico e dell'alta dirigenza
si concede trattamenti sempre più  elevati.
  Molto più dei 25 miliardi della manovra potrebbero essere recuperati dalla soppressione di società inutili e di consulenze fatte per favorire amici degli amministratori. Quante sono le consulenze delle Regioni e dei Comuni italiani? E' vero che superano il milione? Quanto costa mediamente una consulenza? Eppoi: quanti sono gli amministratori creati con l'introduzione delle privatizzazioni? Perchè quasi tutti i servizi comunali e regionali sono stati sottratti al controllo della Corte dei Conti?
 Colpisce il perfetto allineamento del PD al PdL nella demagogica protesta di  Oligarchi regionali e Comunali contro lo Stato. Il PD non ha avuto quasi nulla da dire per la devastazione della Scuola e per il degrado del sistema pensionistico. Non ha nulla da dire contro l' abbassamento dei salari e l'aumento dello sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche. Ma vuole che i privilegi dei Vice Reami
 restino intatti e sottratti a qualsiasi controllo.
   Il PD avrebbe potuto mettere in campo una proposta di partecipazione delle Regioni e dei Comuni
alla manovra economica del Governo. Si è guardato bene dal farla. Ernani, Formigoni, Rossi e quanti altri parlano tutti la stessa lingua...
  Ora con il federalismo demaniale si venderanno i beni che  riceveranno dallo Stato. L'Italia non sarà più "nostra" ma di coloro che la compreranno. Con il federalismo fiscale creeranno altri cespiti di entrate a danno dei contribuenti per finanziare oligarchie politiche elette con una legge che è quanto di più cervellotico ed antidemocratico si potesse immaginare.
   Pietro Ancona

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2010/07/03/visualizza_new.html_1849353546.html

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Saturday, July 03, 2010 4:45 PM
Subject: luciano romagnoli ed i ragazzi con le magliette a strisce
 
 
  In occasione del cinquantesimo anniversario del luglio che salvò la democrazia italiana vi invito a ricordare Luciano Romagnoli, mitico dirigente della CGIL scomparso anzitempo, che io ricordo
in una riunione della Camera del Lavoro di Palermo nell'autunno del 1960,  in cui ci spiegava che cosa era il movimento dei ragazzi delle magliette a strisce, la rivolta dei poverissimi delle pèriferie urbane  contro una vita diventa insopportabile mentre la prosperità irrompeva in tutto l'Occidente  e come il sindacato di classe doveva interpretare e tradurre in rivendicazioni concrete l'ansia di libertà e di giustizia di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi diseredati.
  Un dirigente del popolo strappatoci  quasi subito dalla morte che sarebbe stato un grande capo di una CGIL
madre dei lavoratori e del popolo italiano.Una CGIL assai diversa di quella che conosciamo in questi giorni di nostro scontento.
Pietro  Ancona
 

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, July 02, 2010 8:01 AM
Subject: Il PD assedia la Fiom


Il PD assedia la Fiom

 
  Domani si svolgerà a Pomigliano  un Convegno del PD per discutere la situazione determinatasi dopo il referendum dei lavoratori che pur dando la maggioranza dei voti al "si" non è stato sufficiente a convincere la Fiat ad andare avanti con l'investimento. Investimento che resta avvolto nelle nebbie. Non si capisce perchè la Fiat vorrebbe spostare a Pomigliano la produzione della Panda mentre afferma che lo stabilimento polacco è in grado di fornire auto di grande qualità a costi assai più contenuti di quelli italiani. La Fiat pretendeva un grado di adesione più alto al suo progetto già condiviso da Cisl ed Uil. Il 61% non gli è bastato e non vorrebbe avventurarsi con una opposizione tanto forte tra i lavoratori.
 Singolare modo di concepire la maggioranza. Non si voleva un referendum con libertà di adesione ma una accettazione di tutti o quasi tutti per potere giustificare il regime di ferro e di oppressione che il successore di Valletta vorrebbe instaurare, un regime ancora più rigido di quello di Melfi e di introduzione in Italia del sistema WMC che riduce i dipendenti a muli da fatica, a macchinario vivente.
 Perchè il PD, che si è distinto per la sua latitanza da tutte le grandi  vertenze che si sono sviluppate nel nostro Paese negli ultimi anni, interviene a Pomigliano con una iniziativa ufficiale dopo un referendum che in qualche modo costituisce l'inizio di una resistenza attiva e di una riscossa dei lavoratori e del sindacalismo non servile del nostro Paese? C'è stata la grande vicenda della Scuola in cui sono stati licenziati e sono ancora in discussione diecine di migliaia di licenziamenti ed il PD non si è fatto vivo tranne che per qualche comparsata nelle manifestazioni più eclatanti. C'è stata la fioritura (chiamamola così) degli stiliti, delle proteste operaie in cima ai tetti e si è visto soltanto Franceschini quando era in corsa per la segreteria ma soltanto per farsi un pochino di propaganda. All'Isola dei Cassiintegrati ed in Sardegna dove si è creato un enorme bacino di sofferenza o nelle vicende di Termini Imeresi  non si può dire che il PD abbia brillato per la sua partecipazione, per avere dato un aiuto ai lavoratori ed alle loro famiglie. Insomma, centinaia di migliaia di lavoratori italiani travolti dalla crisi non sono stati assistiti dal PD se non con qualche distratto comunicato.
 Ora a Pomigliano D'Arco si fa un Convegno non certo per rafforzare la posizione della FIOM che ieri ha ribadito il suo no all'accordo e riproposto le sue condizioni (rispetto delle leggi e del contratto),
ma appunto per dare a Cisl ed UIL la cornice di un sostegno politico alle loro posizioni e sostenere la CGIL che vorrebbe aggiungere la sua firma a quella di Bonanni ed Angeletti.
  La riunione di domani dovrebbe sottolineare l'isolamento della Fiom ed indurne il gruppo dirigente
a soddisfare le pretese di Marchionne.
  E' possibile che il PD si presenti a Pomigliano d'Arco con qualcosa in tasca. E' possibile che abbia ottenuto da Marchionne il ritiro dei punti del suo decreto che violano la legge e che comunque non potrebbero reggere ad un ricorso al Magistrato. Ma, per tutto il resto, tira la volata alla Fiat nel suo progetto, sostenuto dalla Confindustria e dal Governo, di totale cancellazione di ogni diritto e di riduzione delle fabbriche e dei posti di lavoro a vere e proprie caserme militari in cui il peso della gerarchia sia schiacciante. Il PD dice si al sistema WMC ed accetta l'idea dello scambio diritti contro lavoro.
  Sarà  dunque ancora più difficile per la Fiom continuare a resistere.. Il peso del PD interviene nella vicenda non più con il pronunciamento di singoli dirigenti ma con una decisione ufficiale. Un Partito che di schiera apertamente dalla parte della Fiat e delle sue pretese e ricatta i lavoratori: se non accettate resterete senza lavoro. La certificazione del più grande partito di opposizione di una volontà aziendale che non si può rifiutare.
  L'intervento del PD stronca anche il ritorno della speranza a possibili alternative ad una crisi che viene pagata dai lavoratori. Il voto di Pomigliano aveva detto che i lavoratori continuavano a difendere i loro diritti anche nelle condizioni più gravi, anche se l'alternativa è la disoccupazione. Questa posizione di fiducia in se stessi e nella possibilità di una strada diversa da quella imposta dal padronato aveva incoraggiato i lavoratori italiani e li aveva indotti ad alzare la testa. Il PD interviene per dire che nessuno si faccia illusione. Dalla crisi si esce come vogliono i padroni ed alle loro condizioni. Meno diritti, meno salari, meno welfare. Naturalmente gli Oligarchi del PD a cominciare da coloro che hanno rovinato Pomigliano e la Campania con venti anni di sperperi della gestione Bassolino continueranno a fare parte dell'establiscement, a godere dei loro privilegi ed a bacchettare coloro che si permettono di non ubbidire con immediatezza agli ordini dei Marchionne.
  Pietro Ancona
 
http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=445475
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=747461&lang=it

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From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, July 01, 2010 9:57 AM
Subject: La sentenza Dell'Utri e Pisanu


 La sentenza Dell'Utri ed il Sen.Pisanu

  La relazione Pisanu ha gelato quanti si erano gettati a capofitto sulla sentenza Dell'Utri per mondare la nascita di Forza Italia da ogni possibile sospetto di incubazione e partecipazione mafiosa. La pirandelliana sentenza della Corte di Appello di Palermo aveva decretato che Dell'Utri era stato amico e sodale della mafia fino al 1992. Da quella data in poi avrebbe chiuso con le sue frequentazioni di cattive compagnie, avrebbe cominciato una nuova e virtuosa vita dedicandosi alla costruzione del partito di Berlusconi e conquistandosi una vittoriosa carriera politica. La sentenza ha messo in dubbio la trattativa Stato-Mafia e un tentativo di fare luce sulle stragi e sugli attentati del periodo 92/94 e slegato la fine dello stragismo dal fortunato esordio del nuovo Partito in grado di riempire il vuoto creato da tangentopoli e dalla fine della Prima Repubblica. La sentenza Dell'Utri fa una periodizzazione di un prima e di un dopo 1992 che sembra una forzatura come fu una forzatura quella creata con la sentenza Andreotti. Perchè questa periodizzazione? Evidentemente per sganciare Forza Italia da ogni sospetto di essere in qualche modo un partito della mafia. Se Dell'Utri dopo il 1992 non è più uomo di collegamento della mafia con il mondo degli affari e delle professioni è conseguente che il partito di cui è cofondatore è pulito e deriva da altro e da altre cause.
 Il senatore Pisanu, Presidente della Antimafia, riapre la discussione su quegli anni che la sentenza avrebbe voluto chiudere per affermare non solo che la trattativa Mafia-Stato ci fu, ma anche che la mafia non ha mai dismesso di occuparsi di politica. Certo non lega la nascita di Forza Italia alla mafia ma chiede un approfondimento di quanto è successo allora. Che forze dello Stato abbiano contribuito alle stragi sembra oramai quasi acclarato. La luce che si è fatta  su un importante personaggio della Questura di Palermo, capo della mobile ed uomo dei servizi segreti è uno dei tanti tasselli che confermano una convergenza Stato-Mafia in determinati obiettivi e quanto è stato raccontato da Massimo Ciancimino e dal pentito Spatuzza.
  Perchè Pisanu riaccredita una interpretazione dei fatti che i maggiorenti del suo Partito si erano affrettati a smentire? Perchè interviene in un massiccio bombardamento massmediatico volto a fare della sentenza di Palermo la negazione di quanto scoperto o intuito o scritto sul biennio 1992/94 uno dei più terribili della storia patria? Perchè probabilmente prevale in lui l'uomo di Stato su l'uomo di Partito. E' di provenienza DC e nella DC personaggi devoti allo Stato più che al Partito ne abbiamo conosciuti: Fanfani, Moro, Andreatta e molti altri. Inoltre la sua relazione è un prodotto collegiale del Parlamento e come tale credo che abbia molta più importanza politica di una sentenza che potrebbe essere capovolta o smentita dalla Cassazione e che comunque riguarda un collegio limitato di persone.
  In ogni caso l'intervento di Pisanu è stato tempista, opportuno e provvidenziale. Ha tagliato le gambe subito a coloro che vorrebbero oscurare un periodo terribile della nostra storia, il periodo al quale è seguito lo sfascio del Paese, la sua perdita di identità democratica, la sua frattura interna, la sua svendita attraverso il federalismo, le cartolarizzazioni e le privatizzazioni. Sbaglia, a mio parere, il Procuratore Grasso quando dice che ci vogliono le "prove". Innanzitutto le prove dovrebbe essere lui a cercarle ed a procurarle. In ogni caso anche se ancora non esiste una prova di tutto, esistono prove di tanti singoli eventi. L'uccisione degli eroici poliziotti Di Piazza e Agostino che salvarono la vita di Falcone all'Addaura è una. La condanna di Contrada è un'altra......I processi a carico del generale Mori, la villa di Riina lasciata incustodita e di fatto affidata alla mafia etc..etc...etc...
  Condivido quindi la dichiarazione di Rita Borsellino che afferma. ''Le parole di Pisanu smentiscono palesemente chi appena ieri, con ragionamenti paradossali, ha cercato di leggere, nella pesante condanna inflitta al senatore Dell'Utri, la negazione della trattativa tra Stato e mafia".
  Pietro Ancona

Accludo alla presente il testo integrale della relazione della Commissione Antimafia che dovremmo tutti leggere
http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/Rel.Stragi-30-giugno-2010.doc

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, June 30, 2010 12:33 PM
Subject: Una sentenza politica

Una sentenza politica
  
     E' vero che il processo riguarda soltanto il suo oggetto e cioè la persona o le persone che vengono chiamate a rispondere alla giustizia di loro atti. Ma se il processo riguarda una persona
pubblica, un senatore della Repubblica, il fondatore di una formazione politica che da quasi venti anni
è al potere in Italia,  uno tra i massimi collaboratori del Presidente del Consiglio l'oggetto del processo ci riguarda ed interviene nella nostra vita nazionale. La storia d'Italia è costellata da processi e sentenze che hanno influito sulla vita pubblica. Ricordo per tutti il processo Notarbartolo e quello ai dirigenti dei Fasci Siciliani.   Aveva ragione il procuratore  Gatto a sottolineare  la valenza storica della sentenza. Ma la Corte di Appello di Palermo gli ha dato una risposta negativa che indebolisce  il prosieguo della  lotta alla mafia perchè non contribuisce a fare chiarezza su quanto è accaduto in Italia dopo la stagione stragista. La limitazione  allo spartiacque del 1992 del comparaggio di  Dell'Utri con la mafia escluderebbe che la fondazione di Forza Italia sia avvenuta con il concorso di questa.  Ma come si fa a stabilire se una persona cessa di essere nell'orbita della mafia   ad una precisa data? E' la stessa domanda che ci eravamo  posti per la sentenza Andreotti. Non viene spiegato come il soggetto cessa di essere invischiato con la criminalità. Che cosa è successo ? Quale è stato l'evento che ha convinto i giudici della fuoriuscita di Dell'Utri dalla orbita mafiosa?  Quali atti, quali documenti, testimoniano di questa svolta nella sua vita?
La sentenza di ieri produce effetti negativi sulle indagini e sulla ricostruzione di quanto è accaduto tra il 1992 ed il 1994. Non suffraga le rivelazioni del pentito Spatuzza che sono state ritenute attendibili da tanti magistrati e sono state riscontrate. Se Dell'Utri non ha rapporti con la mafia dal 92 in poi tutto il capitolo di investigazioni faticosamente fatte nel corso di questi ultimi anni riguardanti la trattativa Stato-Mafia, responsabilità di servizi segreti e quant'altro stava emergendo dal mistero fondativo della Seconda Repubblica, viene indebolito. Ma, sebbene  la sentenza abbia lanciato segnali di questo segno, io sono portato a condividere l'affermazione di Ingroia che prevede una continuazione delle indagini che non possono essere chiuse dalla  lettura assolutoria che la sentenza ha fatto del post 1992.
 Colpisce la spocchia, l'arroganza dell'atteggiamento di Dell'Utri a commento della sentenza. Ha mandato le sue "condoglianze" al procuratore Gatto. Ha espresso giudizi sulla Corte che a suo parere sarebbe stata onesta ma pavida ed ha glorificato la figura del mafioso Mangano, stalliere di Arcore, che da  vero "omo di panza" non ha parlato e non ha raccontato nulla che potesse nuocere a lui o a Berlusconi. Questa esaltazione del silenzio omertoso del mafioso è una implicita condanna dei pentiti
che non sarebbero "eroi" come Mangano ma "infami" perchè collaborano con i magistrati.
  Ma domani è un altro giorno. Dopo la sentenza Andreotti la lotta alla mafia non perse vigore e recuperò terreno. Spero che succeda lo stesso dopo la sentenza Dell'Utri. Lo Stato deve essere liberato dalla mafia. L'impresa non è facile e l'Italia di oggi non dà molto sostegno a quanti la combattono.
 Pietro Ancona

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From: Giuseppina Ficarra
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, June 29, 2010 3:26 PM
Subject: Una sentenza di assoluzione



 Una sentenza di assoluzione
   
 Il senatore Dell'Utri è stato condannato a sette anni di carcere per la sua collaborazione alla mafia precedente al 1992, anno fatidico e spartiacque politico della storia d'Italia. Dal 1992 inizia il ciclo di Forza Italia e del Berlusconismo che avrebbe rivoltato l'Italia "come un calzino" promessa fatta dal
grande leader e puntualmente mantenuta. In effetti, l'Italia è stata rivoltata, resa irriconoscibile: è oramai un immenso cimitero di rovine di ciò che fu una nazione con grandi tratti di civiltà e di modernità, seppur con le sue tare e le sue zone oscure.  Ora siamo una una Repubblica controllata da un proprietario di televisioni come lo fu per qualche anno la città di Taranto, poi fallita, nella mani di un tale Giancarlo Cito, poi  condannato a quattro anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Non è da escludere che l'Italia, come Taranto, finisca con il fallire dopo essere stata depredata del suo patrimonio come sta avvenendo con il trasferimento alle Regioni dei suoi beni con il cosidetto federalismo demaniale. Intanto, una grossa corrente di destra alimentata dalle associazioni del padronato, è impegnata in una opera di demolizione della Costituzione e dei diritti dei lavoratori e delle persone ed una grassa Oligarchia bipartisan fatta da migliaia e migliaia di professionisti della politica e dai loro famuli divora fette sempre più grosse delle risorse del Paese e vive di  privilegi inaccettabili.
  In effetti si tratta di una assoluzione del Dell'Utri politico, fondatore di Forza Italia, referente della mafia e difensore dell'eroico stalliere di Arcore.  Quello che ha fatto prima del 1992 può riguardare la giustizia e la cronaca giudiziaria. Non ci interessa se non come cronaca nera.  Trattasi di relazioni di un cittadino qualsiasi, seppur influente, con la potente mafia siciliana. Interessa  invece e moltissimo al Paese che cosa è stato  Dell'Utri dal 1992 in poi e stabilire se è vero o no che alla base della formazione di Forza Italia ci sia stata una trattativa che avrebbe chiuso
il periodo stragista culminato nell'assassinio di Borsellino e Falcone e gli attentati al patrimonio artistico italiano.   La sentenza ritiene  il Senatore Dell'Utri innocente per quanto ha fatto nel corso degli ultimi venti anni che sono stati gli anni del grande potere berlusconiano. Insomma, non c'è niente di malavitoso e di mafioso nella sostanza del potere politico del ventennio trascorso e tutto va spiegato in chiave diversa
di come l'avevamo immaginato e, con buone ragioni, sospettato.. 
  Ricordo la letizia della avvocatessa Bongiorno, oggi pezzo grosso del PDL e Presidente della Commissione Giustizia della Camera, nell'annunziare al senatore Andreotti l'esito del suo processo. Andreotti era stato condannato ma prescritto per le sue frequentazioni malavitose fino al 1982 ed assolto per tutto il periodo successivo. Anche Dell'Utri, come Andreotti, viene liberato dall'accusa che grava su di lui per tutta la sua lunga militanza politica. Non andrà mai in galera e non si unirà ai settantamila infelici e disgraziati ristretti in carceri abominevoli che possono contenerne la metà. Non conoscerà mai questa terribile stazione del calvario di tante persone.
  A quanti a sinistra sperano in un ribaltamento della sentenza in Cassazione  osservo che trovo inaccettabile una giustizia con tre gradi di giudizio che possono esprimere tre sentenze diverse. Quello che conta è la constatazione di un sistema giudiziario in preda a spinte e pulsioni diverse e spesso opposte che non garantisce nessuno e che degrada a vista d'occhio e non solo per gli attacchi quasi quotidiani di Berlusconi e della destra.
  Prendiamo atto che con la sentenza di oggi è stato mondato da ogni sospetto di radicamento nella mafia il movimento berlusconiano. Questo movimento da oggi è ancora di più legittimato a stravolgere quello che resta dell'ordinamento costituzionale italiano. Legittimato da una certificazione
antimafia rilasciata dalla Corte di Appello di Palermo.
Pietro Ancona

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Sent: Monday, June 28, 2010 5:56 PM
Subject: La tentazione della fuga

 
 La tentazione della fuga
 
  Non condivido le cose dette da Roberto Saviano alla giornalista di El Pais. Ha dichiarato che l'Italia è un paese feroce dal quale vorrebbe andarsene. E' vero che l'Italia è un paese feroce.  Certo ognuno ha il diritto di pensare ad una vita diversa, non blindata, non oppressa dalle restrizioni imposte dalle minacce e dalla persecuzione della criminalità. Ricordo una malinconica fotografia di Giovanni Falcone affacciato alla finestra del retro
della sua abitazione dalla quale non poteva uscire se non protetto dalla scorta. Scorta che a volte non voleva disturbare per i suoi spostamenti non legati al suo ufficio. La vita blindata è dura, durissima specialmente quando si hanno meno di trenta anni e si ha diritto naturale alla più assoluta libertà. Certo l'Italia è un paese in gran parte controllato dalle mafie che hanno avuto e continuano ad avere tanto potere perchè complici ed alleate a grossi pezzi  dello Stato. Nel governo italiano siede un sottosegretario inseguito da un mandato di cattura per collaborazione con la camorra che il Presidente del Consiglio appoggia ed un Parlamento protegge dall'arresto. Ed è anche vero che in Italia non c'è ricambio delle classi dirigenti come in altre democrazie. Ma questo perchè l'Italia non è più da molto tempo una democrazia. E' una Oligarchia controllata da un ceto di professionisti della politica che si è impadronito di tutte le cariche istituzionali ricavandone di che vivere lautamente. Tutte le amministrazioni pubbliche, dai consigli di quartiere al Senato, sono gestite da un ceto politico stipendiato e ricco di privilegi. Migliaia e migliaia di famuli di questo ceto sono diventati amministratori di società create ad hoc per loro o consulenti. Il peso del ceto politico e parapolitico sull'erario italiano è enorme ed aumenterà ancora con il federalismo. Inoltre ed è cosa che Saviano non rileva e forse non gli interessa l'Italia è nelle mani di una Confindustria che con la complicità dei sindacati ha spogliato i lavoratori di quasi tutti i loro diritti ed a Pomigliano voleva inaugurare l'era dell'operaio-mulo ridotto a macchinario vivente. L'Italia ha la legge Biagi per la quale sei milioni di giovani sono stati condannati alla infelicità del precariato e di bassi salari. Salari bassi fino all'infamia di pagare ad un giovane ingegnere o avvocato o meccanico salari di 400 euro al mese. Trattamenti che gridano vendette come dover lavorare a cottimo in un call center che è diventato il mattatoio di tante speranze giovanili e di tanti studi fatti con entusiasmo ora amaramente spento.
  L'analisi che fa Saviano della realtà italiana è parziale, ma non importa. Ha dato un contributo importante diventando l'icona della lotta alla camorra. Proprio per questo, per il fatto di essere diventato una star massmediatica a livello mondiale , non ha il diritto di esprimersi come ha fatto con El Pais. Se vuole andarsene dall'Italia, vada pure ma  senza annunziarlo a tutte le agenzia di stampa ed alle televisioni. Se ne vada in silenzio, sparisca dalla circolazione. Non lanci un messaggio di irredimibilità del Paese.  Altri resteranno a fare battaglie. Tanti altri bravi e valorosi come lui  ma senza i riflettori che lui ha quasi monopolizzato.
 E' di questi giorni il coraggioso libro  "Agenda Nera" di Vittorio Lo Bianco e Sandra Rizza che
esplora circostanze del perverso intreccio Mafia-Stato facendo nomi e cognomi. Nomi e cognomi che non si leggono in nessuna pagina del fortunatissimo romanzo "Gomorra". Una cosa è fare la guerra alla mafia  ben altra cosa è fare la guerra al mafioso. La guerra al mafioso è sempre cruenta. La guerra alla mafia a volte si ed a volte no.
  A nessuno si può chiedere di diventare eroe. Ma vorrei ricordare il martirio di giornalisti come
Giuseppe Fava, Giuseppe Impastato, Mauro Rostagno, Giancarlo Siani, Beppe Alfano. Tantissimi altri sono caduti per avere testimoniato la verità e lottato per una Italia libera dalla oppressione mafiosa.
 Questi martiri per una Italia civile e libera che ancora non c'è hanno avuto il coraggio di intervenire su interessi specifici del potere mafioso!  Non vorrei che per trattenere Roberto Saviano in Italia dobbiamo fare di lui un uomo politico. Magari per attivare il ricambio di classe dirigente che ha reclamato nell'intervista ad El Pais.
Vorrei chiudere ricordando la vita blindata di Roberto Scarpinato e di quanti assieme a lui conducono una lotta mortale alla mafia. Invito a leggere il suo bellissimo ed istruttivo libro "Il ritorno del principe" nel quale viene spiegato perché l'Italia é quella dalla quale oggi Saviano vorrebbe  fuggire.
Pietro Ancona
 
 
 
 

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: primapagina@rai.it
Sent: Monday, June 28, 2010 8:45 AM
Subject: obiettività


 Caro conduttore Campi,


lei si è mostrato scandalizzato per la profanazione delle tombe dei vescovi ed ha attribuito all'antipapismo  della cultura protestante questo gesto. Naturalmente non gliene frega niente della profanazione dei corpi e della psiche dei bambini e delle bambine che sono stati violati in quantità industriali dai preti.
 
 Inoltre dovrebbe avere rispetto per la cultura protestante che non è l'anacronistica religione-stato
che ci opprime in Italia.

 Inoltre ha avuto parole  sprezzanti per l'Iran che Israele si accinge a bombardare. L'Iran non ha mai aggredito nessuno e semmai è stato vittima per istigazione di Israele e degli USA della guerra mossagli dall'Iraq.  l'Iran ha diritto alla bomba atomica perché Israele ne ha un arsenale. Solo la bomba atomica iraniana potrà  fare deterrenza di pace inducendo la bellicosa Israele a lasciare in pace i suoi vicini. Le ricordo il bombardamento di gaza e la distruzione del Libano.
  
Lei è giornalista embedded  e lavora per  un editore che è bene ammanigliato nel sistema di potere e di appalti italiani
 
 Cordialità
Pietro Ancona

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, June 27, 2010 9:05 AM
Subject: Ill G20 per i miliardari


 Il G20 per i miliardari

   Effetto positivo dello scatenamento degli  animals spirits del capitalismo che usano finanza, commercio e guerre per fare arricchire a dismisura la casta dei miliardari è la riscoperta del marxismo, del socialismo ed anche delle esperienze concrete del comunismo nei paesi nei quali si è realizzato. Il  G20 riunito in Canada ed isolato dal mondo da uno scandaloso apparato di sicurezza costato oltre un miliardo di dollari ci fa sapere che nei prossimi due anni (?) si dovranno dimezzare i deficit statali, che la guerra in Afghanistan potrà durare altri cinque anni, che è assai probabile una aggressione di Israele all'Iran e che nessuna misura seria sarà presa per tagliare gli artigli agli speculatori della finanza, ai pirati che hanno messo in ginocchio il mondo intero inondandolo di titoli fasulli per migliaia di miliardi di euro. In quanto al disastro ecologico planetario provocato dalla multinazionale  BP nel Golfo del Messico se n'é occupata una Corte di Giustizia che ha annullato il modestissimo intervento di Obama per una sospensiva di sei mesi delle perforazioni sottomarine. Non sia mai che i petrolieri non possano fare i loro comodi! I diritti del capitale valgono assai di più della buona salute del pianeta e dei suoi abitanti!
  Per nostra disgrazia Russia e Cina si sono omologate al modello liberista e sono diventate collaborazioniste  sia pure passive dei progetti aggressivi degli Usa. Hanno commesso l'errore di isolare l'iniziativa di Turchia e Brasile sul nucleare iraniano scoraggiando una possibile diplomazia di pace alternativa ai diktat USA.
  Si illudono che i loro interessi possono essere meglio tutelati compiacendo il padrone americano che, però, è insaziabile e, mentre chiede il loro apporto per isolare l'Iran,  prepara le sue pedine per insidiare la loro  stessa sovranità con un enorme reticolo di basi militari e missilistiche  attorno alla Russia e l'uso  demagogico e distruttivo dell'indipendentismo dei monaci per il Tibet.
  La riunione degli spocchiosi governi riuniti a Toronto è stata preceduta dall'allarme lanciato dal FMI per possibili trenta milioni di nuovi disoccupati. Il terrorismo del FMI serve a giustificare l'abbassamento del tenore di vita delle masse popolari, ad una americanizzazione di tutto l'Occidente con la dismissione dei tratti della civiltà europea dati dal welfare conquistato dalle socialdemocrazie nel secolo scorso. Nelle riunioni del gruppo di Bildelberg si erano tracciate le linee ideologiche e le scelte che saranno assunte dal G20. Attacco al ceto medio e guerre. Le enormi spese militari del G20 che sottraggono immense risorse alla gente non vengono neppure menzionate.
  Il liberismo viene spinto al parossismo per produrre oggetti inquinanti che consumano una enorme quantità di energia. L'obiettivo di produrre una  auto  al minuto presuppone un mercato infinito di vendite contraddittorio ad una realtà di impoverimento e di crisi dei ceti medi. In ogni caso si prevede un futuro  che riduce i consumi collettivi a vantaggio di quelli individuali, di distruzione della natura, di regimi fiscali sempre più oppressivi, di squilibri abissali tra gli esseri umani.
  In questo scenario,  soltanto alcune scelte del socialismo potrebbero salvare l'umanità. Oggi un famoso economista proponeva la nazionalizzazione delle banche ed il controllo della finanza mondiale. Certo non è possibile che gruppi di speculatori mettano in crisi le Nazioni come è successo con i titoli tossici e con le manovre contro i Pigs a cominciare dalla Grecia. Ma oltre alla banche c'è anche il problema delle merci che vengono prodotte. L'industria automobilistica ha bisogno di un piano a lunga scadenza per la sua riconversione. La corsa a produrre auto a costi sempre più contenuti non servirà a molto. Il costo della manodopera incide soltanto per il tre per cento del prodotto. Quanto potrà ancora essere compresso e spremuto il salario dell'operaio-robot? Quante auto potrà assorbire il mercato?
  Il liberismo sta attaccando il ceto medio oltre che naturalmente la classe operaia. L'attacco alla scuola, alle università, agli statali, la sottomissione colonialista dell'agricoltura alle multinazionali della distribuzione, la distruzione dell'artigianato  stanno producendo un disagio sociale sempre più esteso che potrebbe tradursi in conflitto liberatorio se la sinistra ritrovasse la sua anima ed avesse il coraggio di sostenere il socialismo come necessità assoluta dell'umanità.
  Il G20 ha avuto qualche parola di comprensione e di compassione per l'Africa. Non è in grado di capire che questo approccio neocolonialista è offensivo e controproducente. Gli aiuti stanziati servono sopratutto alle aziende che saranno beneficiate e che si libereranno dei loro fondi di magazzino spesso scadute. Anche il ruolo delle ONG è tutto da discutere. I poveri del mondo si aiutano non sfruttandoli ed associandoli al commercio e sopratutto rivalutando il prezzo dei prodotti agricoli e liberando gli agricoltori dalla miseria che spesso li spinge al suicidio.
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Saturday, June 26, 2010 8:44 AM
Subject: L'aggressione diventata rissa


L'aggressione diventata rissa

 Colpisce il comportamento della stampa italiana quando si occupa di questioni riguardanti gli ebrei o Israele. La verità viene subito manipolata e, quando non si può  stravolgere del tutto, immediatamente  si derubrica  o si definisce diversamente il fatto come è accaduto ieri: una aggressione organizzata da un gruppo appartenente alla comunità ebraica di Roma è stata riportato come "rissa".
 Secondo il nostro Codice Penale  la rissa è un reato punibile  dall'art.588 con una multa ed il carcere fino a cinque anni. Nella rissa le responsabilità sono di tutti i partecipanti e non può essere invocata la provocazione. Come nella notte tutti i gatti diventano neri così, così le responsabilità di quanto è accaduto ieri a Roma non sono attribuibili soltanto allo squadrismo di quegli ebrei romani che hanno  fatto una spedizione punitiva contro i pacifisti  colpevoli di voler  ricordare accanto al soldato israeliano  anche gli undicimila palestinesi chiusi nelle carceri da anni e dimenticati dall'opinione pubblica mondiale. Ricordo che tra queste undicimila persone che soffrono e spesso vengono torturate nelle carceri di Israele ci sono centinaia e centinaia di bambini.
  Tra i pacifisti aggrediti un giovane è stato ricoverato all'ospedale per le percorse subite forse  non a mani nude.
  La Comunità Ebraica di Roma non è nuova ad episodi di squadrismo. Nel maggio del 2007 organizzò una spedizione punitiva a Teramo contro i professori Faurisson e Moffa . I due professori furono aggrediti in piazza, insolentiti, strattonati e picchiati. La loro colpa è  stata quella di voler intervenire nel dibattito sui lagers nazisti e sull'Olocausto.
 Sono stati subito criminalizzati dalla lobby ebraica che è assai influente in Italia. E' stato loro impedito di parlare e poi sono stati malmenati.  L'anziano professore Faurisson ha subito un colpo al collo infertogli da un aggressore esperto di arti marziali.
 L'episodio di ieri a Roma si inquadra nel clima di intolleranza e di violenza che si è incrudelito dopo la elezione di Alemanno a Sindaco. Roma è diventata teatro di violenze contro  rom, omosessuali, extracomunitari. Insomma contro coloro che da sempre i fascisti considerano "diversi" da eliminare per ripulire la città dalla loro presenza. Anche i pacifisti sembrano ora rientrare nella categorie dei "diversi".  Alemanno è stato recentemente in Israele a ritirare il premio istituito da un imprenditore di Tel Aviv.  Israele non tollera neppure la più piccola critica del suo operato e  concede alla sua amicizia soltanto a coloro che accettano senza discutere la sua politica militare. Quindi Alemanno è engageè  e   non è  una cosa buona nè per Roma nè per l'Italia che dovrebbero sostenere  le  ragioni della pace e del rispetto della integrità fisica e della dignità umana di tutti.  Sopratutto per i milioni di  palestinesi che oggi vivono reclusi e privati di tutto a cominciare dall'acqua da bere. Israele  si è infatti impossessata dei due terzi dei pozzi esistenti in Gisgiordania ed  a  Gaza  lasciando a milioni di palestinesi soltanto quelli peggiori e di acqua salmastra.
  La comunità ebraica dovrebbe riflettere su posizioni sempre più aggressive ed intolleranti di coloro che ne monopolizzano la rappresentanza. Ricordo con vero rammarico la stima ed anche l'affetto che
figure come Toaff e Zevi, che per moltissimi anni  ne furono i portavoce, sapevano suscitare. Ora il tratto prevalente è l'intolleranza, lo squadrismo. Sono certo che non tutti gli ebrei italiani  condividono  la politica del governo di Israele  e la crescente aggressività verso tutti coloro che si compenetrano nella infelice condizione dei palestinesi. Ma anche la stampa italiana che oggi protesta per la legge bavaglio dovrebbe riflettere sulla propria responsabilità nell'occultare la verità e nel criminalizzare ed isolare  quanti difendono una popolazione oppressa dal militarismo colonialista israeliano.
 Pietro Ancona

http://www.viaroma100.net/notizia.php?id=10329

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, June 25, 2010 9:58 AM
Subject: CGIL: terzo sciopero generale sprecato


  Cgil: terzo sciopero generale sprecato

 Oggi  la CGIL chiama allo sciopero generale i lavoratori italiani per protestare contro la manovra del governo. E' il terzo sciopero generale indetto dalla Confederazione in meno di due anni che dovrebbe fare valere le ragioni dei penalizzati dalla crisi e dall'offensiva congiunta padronato-governo contro i diritti ed il welfare.  Come i due scioperi precedenti, sarà una grande fiammata della protesta e dello sdegno di milioni di persone che mai, come oggi, si sono  sentite tanto sole, abbandonate ed in balia di un tritacarne sociale che può colpire chiunque . Ma l'interprezione e la traduzione in atti concreti della protesta dei lavoratori giungerà nella alte stanze del potere  edulcorata e sbiadita o non giungerà del tutto. L'intervista rilasciata da Susanna Camusso al Manifesto è assai istruttiva a proposito. La CGIL sostanzialmente non chiede niente. Si limita a commentare negativamente la "manovra" ed ad aggiungersi alle proteste del PD e delle Regioni che rimproverano al Governo  rispettivamente di non sapere fare bene il suo mestiere e di tagliare i trasferimenti alle Regioni per i servizi. E' significativo che la Camusso attribuisca alla manovra il disagio dei precari senza mettere in discussione la legge Biagi che il ddl Nerozzi-Marini vorrebbe integrare con scelte respinte in Francia da un vigoroso e vittorioso sciopero. A proposito della Francia  proprio ieri  si è scioperato contro il progetto di portare a 62 anni l'età pensionabile. In Italia, con un minuetto messo in piedi con l'UE, il governo ha portato il pensionamento delle donne a 65 anni, senza registrare la benchè minima reazione delle nostre  confederazioni che vantano oltre dieci milioni di iscritti e dovrebbero poter influire sulle scelte
di questioni essenziali per la vita delle persone come le pensioni.
 La CGIL si presenta allo sciopero di oggi con una posizione reticente e discutibile sulla vicenda di Pomigliano d'Arco nella quale ha isolato la Fiom nella sua lotta contro il decreto Marchionne di soppressione dei diritti costituzionali e di riduzione dei metalmeccanici a macchinario vivente (WMC).
 La CGIL non ha  neppure le carte in regola in materia di difesa del ccnl  perchè è firmataria degli accordi Alitalia  e, secondo Bonanni, di numerosi altri accordi  aziendali di deroga al ribasso che riguarderebbe decine di migliaia di persone. Partecipa alla contrapposizione  lavoro-diritti quando insiste perchè la Fiat realizzi comunque il suo investimento. Non considera che la Fiat  gioca a carte coperte e che ha strumentalizzato l'esito del referendum per forzare la situazione a scelte ancora più gravose e pesanti.
Si ha l'impressione che gli obiettivi del successore di Valletta siano diversi da quelli strombazzati come una delocalizzazione all'incontrario per raccogliere consensi ed applausi dei benpensanti.
 Lo sciopero di oggi non intercetta la vittoriosa strategia confindustriale di uscita dalla crisi. Oggi la Confindustria comunica la fine della recessione che seppur a prezzo di altri 260 mila licenziamenti
approderà ad una ricrescita del PIL nel 2011. Una strategia basata sulla riduzione dei sindacati a pesci pilota (naucrates ductor) degli squali del capitalismo italiano che ridurrà  in miseria e con meno diritti venti milioni di famiglie di lavoratori dipendenti  e porterà alla cessione di un'altra fetta consistente del reddito nazionale al capitale ed alle banche. Il piagnucolio del documento che indice lo sciopero della CGIL non servirà a niente. Non esiste capitalismo compassionevole disposto a frenarsi
ed ad avere un po' di riguardo per chi affonda nella crisi ed è anche  inseguito  dall'aumento di tutti i servizi che servono a foraggiare le privatizzazioni e l'Oligarchia politica che sta divorando l'Italia. Il padronato italiano alza il tiro e vuole mettere al riparo di possibili sentenze della Corte Costituzionali le deroghe ai diritti  estorte nelle aziende ed anche con leggi dello Stato. Vuole l'abolizione dell'art.41 della Costituzione per svincolare l'Azienda dagli obblighi sociali. Non pare che su questo punto incontri grandi resistenze in Parlamento. Nel PD si è creato un fortissimo partito confindustrialista ed iperliberista. Soltanto Rosy Bindi ha speso qualche parola in difesa dei diritti dei lavoratori di Pomigliano d'Arco. Tutti gli altri hanno isolato la Fiom ed appoggiato spudoratamente le pretese di Marchionne.
 Sbaglia la sinistra a dare adesione acritica allo sciopero indetto dalla CGIL. Certo bisogna sostenere
i lavoratori nella loro lotta di oggi ma bisogna dire nello stesso tempo che la piattaforma rivendicativa della CGIL non cambia di una virgola la situazione attuale. Non basta lamentarsi che la manovra abbasserà il PIL. Bisogna aggiungere una richiesta di aumento generalizzato dei salari e delle pensioni
e la riconversione di grande parte della spesa pubblica dal parassitismo agli investimenti sociali. Diminuire di almeno il cinquanta per cento il costo della politica e destinare i cinquanta e più miliardi di ricavo al sostegno della ricostruzione delle zone terremotate ed a programmi di bonifica sociale nelle regioni del mezzogiorno o deindustrializzate. Chiedere norme che scoraggiano la fuga all'estero delle imprese. L'ultima moda è rappresentata dalla Tunisia che offre salari mensili a 125 euro. La CGIL dovrebbe inoltre abbandonare l'inerte provincialismo e chiedere la convocazione di una assemblea internazionale per il Salario Minimo Garantito e per un decalogo dei diritti che bandisca il sistema WMC causa di suicidi. L'operaio non è macchinario vivente, è un essere umano che, come dicono i credenti, è fatto ad immagine di Dio. Bisogna liberare Cristo nelle fabbriche lagers di tutto il mondo e riscoprire l'utopia internazionalista del movimento operaio e socialista. C'è una fortissima ideologia classista nell'internazionalismo dei liberisti che punta alla distruzione del ceto medio e sta omologando il welfare dell'Occidente al livello americano, il più basso. Bisogna contrapporre una strategia dei diritti che unisca l'operaio polacco a quello cinese a quello italiano.
 La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento italiano di vietare l'introduzione della WMC nelle aziende italiane perchè lesiva della salute e dei diritti delle persone.
 La CGIL accetta le scelte del capitalismo come leggi generali dell'economia. Sbaglia di grosso e danneggia il suo grande popolo di oltre cinquemilioni di lavoratori e pensionati che vorrebbero combattere piuttosto che inghiottire fiele e subire la prepotenza di gente come Marchionne da cinque milioni di euro l'anno...
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, June 24, 2010 10:04 AM
Subject: movida ed ostalghia


Movida ed Ostalghia

 La reazione di Marchionne e della Confindustria alla pesante sconfitta subita a Pomigliano è di stampo fascista.  Marchionne dopo aver fatto sapere di essere  "irritato" e di considerare l'ipotesi di  ritirare  l'investimento, di fare la Panda in Polonia ed anche di voler costituire quella che si chiama "newco", cioè di cambiare nome allo stabilimento "giovan battista Vico" per potere azzerare tutto ed assumere soltanto chi è disposto a tutto pur di portare a casa un pezzo di pane, ha fatto sapere che collaborerà con i sindacati che sono d'accordo con la Fiat e soltanto con loro. La Fiom (dei cobas non se ne parla nemmeno) viene esclusa da ogni possibile contatto e trattativa.
 In effetti Marchionne ha motivo di essere deluso del referendum che ha voluto ad ogni costo sperando in un plebiscito che umiliasse la Fiom. "Prendere o lasciare" aveva detto. "Se non approvate il piano A, ho pronto il piano B." Insomma se non accetterete  la mia proposta chiudo Pomigliano così come sto chiudendo Termini Imerese. Chi è andato a votare sapeva che la bocciatura del decreto Marchionne avrebbe comportato non una apertura del confronto ed un accordo diverso ma il licenziamento. Eppure il quaranta per cento ha detto no ed il sessanta per cento ha detto si soltanto perchè stretto per la gola e minacciato. La depressione sociale di Napoli e della Campania è stata usata per terrorizzare i votanti. Chi ha votato sapeva di non avere alternativa di un lavoro diverso. Il lavoro non c'è e quello che c'è ha il colore nero.
 E' quindi eccezionale il valore ed il significato del voto espresso. Un valore inestimabile di resistenza democratica ad un progetto di schiavizzazione appoggiato dalle Confederazioni Sindacali, dalla Confindustria, dal Governo, dal PD, dalle istituzioni locali ed osteggiato soltanto dalla Fiom e dai Cobas, dalla sinistra comunista e dallo idv. Gli interventi a sostegno del progetto Marchionne sono stati numerosi, insistenti, martellanti. Sacconi, Tremonti, D'Alema, Bersani, i grossi papaveri della Confindustria, si sono esibiti più volte senza mai farsi carico di una sola delle tante giuste ragioni di opposizione della Fiom. Il sessanta per cento dei si al piano Marchionne è stato raccolto sotto ricatto
e quindi non ha lo stesso peso del quaranta per cento di no. Ha voglia di dire Bonanni che due terzi sono di più di un terzo. Il terzo ha votato anche per i due terzi nel senso che ha avuto coraggio per tutti. Non credo che nessuna persona civile, in condizioni di libertà, accetterebbe otto ore di lavoro a digiuno e con un controllo WMC che lo riduce a mero macchinario vivente.
  Quanti già cantavano vittoria e pregustavano l'esportazione del modello Modigliano a tutto il mercato del lavoro italiano ieri hanno masticato amaro e hanno dato stura all'odio profondo  verso la Fiom e quanti si oppongono all'idea di fare dell'Italia la Cina d'Europa.
  Ieri pomeriggio  Radio 24 della Confindustria ha fatto una astiosa analisi del voto. Ha scoperto che
mentre hanno votato si gli operai anziani provenienti dall'Alfa i giovani hanno votato no perchè culturalmente meno consapevoli delle loro responsabilità e sopratutto perchè non hanno inteso rinunziare alla movida, al sabato notte di divertimento. Radio 24 era scandalizzata di aver fatto questa scoperta e si è lasciata andare a sociologismi d'accatto sulle nuove generazioni come se non fosse un diritto dei giovani operai avere un poco di ricreazione a fine settimana magari contentandosi di una povera pizza ed una birra non potendo disporre come Briatore del panfilo e della discuteca di lusso in luoghi riservati alla grassa e corrotta borghesia gaudente italiana.
  Che peccato questi ragazzi che non vogliono cedere tutta la loro vita alla fabbrica del signor Marchionne e che continuano a credere di aver diritto ad una notte di svago piuttosto che passarla alla catena di montaggio con il cronometrista che ti controlla!
  E' iniziato l'assedio della Fiom che dovrà cedere ad ogni costo. Deve consentire quella che Sacconi chiama la svolta storica del mercato del lavoro italiano. L'assedio è terribile perchè la situazione italiana è anomala. Le forze politiche presenti in Parlamento sono quasi tutte con la Confindustria. La Fiom dovrà fare i conti con una CGIL che vuole accordarsi come a suo tempo  si accordò per l'Alitalia. Mentre Marchionne chiude la Fiom in un lazzaretto si lavora intensamente dietro le quinte
per estorcere il consenso mancante o sostiturlo con un  surrogato che coinvolga la CGIL e magari la minoranza della Fiom. Si  arriva a tacciare di antipatriottismo i dissidenti. Il potere vuole che tutte le forze "istituzionali" note collaborino alla soluzione Marchionne. Non gli importa molto se Ferrero, Vendola  o Di Liberto o i Cobas si oppongono. Vuole che tutto il mondo delle istituzioni politiche e sindacali sia dalla sua parte perchè non è in grado di reggere ad una opposizione che si saldi con il terribile disagio e la crescente collera che  dilagano nella società.
 Ieri sera, rai-storia ha trasmesso un reportage dedicato alla nostalgia dei tedeschi dell'est per quello che ricordano come il loro paradiso perduto: la RDT. Unisco a questo scritto il reportage perchè vale la pena vedere in un documento della televisione italiana che cosa è stato il comunismo  nei paesi dell'est. Qualche tempo fa hanno trasmesso un ampio documentario sulla vita in fabbrica nell'URSS
una fabbrica a misura d'uomo in cui i lavoratori venivano rispettati nella loro dignità e nei loro bisogni. Hanno mostrato come ogni luogo di lavoro era dotato di locali destinati alla ristorazione fisica e psichica dei lavoratori. Nel  reportage di ieri, dopo aver ricordato le certezze che il comunismo dava alla gente cha dalla culla alla tomba godeva di eccellenti servizi di welfare confrontandole alle angosce
della società liberista ha messo l'accento sul rimpianto più grande del passato "regime": la solidarietà e la coesione umana dovuta alla mancanza di grandi differenze salariali tra le persone. Non c'era quasi differenza tra il dirigente e l'operaio ed il denaro non aveva molto valore.
 Mi è venuto da pensare all'operaio che guadagna  quindicimila euro l'anno a fronte dei cinque milioni di euro di Marchionne. Perchè Marchionne deve guadagnare quanto trecento o quattrocento suoi dipendenti? Una società che mercifica le persone e le seleziona per redditi non ha alcuna giustificazione naturale. Il nuovo medioevo sociale governato da un Olimpo di alcune migliaia di persone che da sole si impossessano della maggioranza delle risorse è ingiusta, contraria alla ragione,
specialmente quanto la maggioranza delle persone, indipendentemente dai meriti di ognuno, viene affamata e privata della speranza di un futuro.
  La borghesia italiana  farà di tutto per sconfiggere  la resistenza della classe operaia a Pomigliano ed in Italia. Forzerà la situazione per piegarla ai suoi interessi. A sentire l'intervista di Epifani di oggi anche la CGIL parteciperà alla forzatura. Lo sciopero di domani della Cgil ignora la questione esplosa a Pomigliano e sarà soltanto un supporto molto ben misurato e blando alla blanda e misurata "opposizione" PD alla manovra.
  Pietro Ancona
 
  http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Focus economia
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=438
http://news.google.it/news/search?aq=0&pz=1&cf=all&ned=it&hl=it&q=pomigliano

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, June 23, 2010 8:01 AM
Subject: Sconfitta di Marchionne (1673 no su 4642)


 Sconfitta di Marchionne (1673 no su 4642)

 I no al decreto Marchionne sono stati numerosissimi, assai di più di quanto fosse lecito aspettarsi da un evento svoltosi  in un clima di pesante intimidazione con il  ricatto della  chiusura dello stabilimento fonte del lavoro e della vita di cinquemila lavoratori e delle loro famiglie. Accanto alla Fiat si erano e sono tuttora schierati i massimi calibri del governo e della politica italiana da Bersani a D'Alema a Sacconi e la Confindustria non ha mancato di coprire tutta l'operazione non solo con intenso traccheggio con i partiti e i maggiorenti della Oligarchia ma anche con i ripetuti insulti della signora Marcegaglia ai lavoratori.   Qualcuno dei pennivendoli più servizievoli della Fiat si è spinto financo a tacciare gli operai come ladri. I no sono oltre un terzo dei votanti: 1673 su 4642. Voti pesanti che valgono moltissimo perchè scaturenti da un convincimento profondo che ha permesso di
superare controcorrente una  pressione enorme.Merito della Fiom e dei Cobas che hanno dato una indicazione di difesa della salute, della dignità e della libertà dei lavoratori e della città di Pomigliano che non può e non deve diventare sede di uno stabilimento-penitenziario di sperimentazione di una spaventosa riforma della organizzazione del lavoro.
 L'introduzione del sistema WMC succede all'uomo albero di Gianni Agnelli che 40 anni orsono fece la sua comparsa alla Fiat di Termini Imerese. Era un operaio che da una buca scavata sotto la catena di montaggio era costretto a tenere alzate le mani per stringere bulloni. Il sistema WMC  voluto da Marchionne e dai sindacati collaborazionisti ridurrebbe i lavoratori a mero macchinario vivente e spingerebbe molti di loro al suicidio come è accaduto dovunque è stato sperimentato dalla Cina alla Francia. La lunga lista di suicidi della Telecom francese si deve proprio ai principi di questo nuovo Verbo post taylorista. Il plebiscito  reclamato da Marchionne è originato dalla preoccupazione di avere la piena malleabilità dell'intera manodopera. Si afferma che basterebbe un granello per inceppare il meccanismo produttivo. Il sistema richiede una manodopera che sia docile, ubbidiente, capace di produrre per tutti i secondi della sua giornata lavorativa che non deve essere disturbata dalla pausa pranzo. Otto ore consecutive di lavoro a digiuno per proseguire magari con altre quattro o cinque ore.
  Insomma la differenza tra un robot meccanico ed un operaio deve ridursi al minimo. A questo sarà anche difficile svuotarsi la vescica e non gli sarà permesso un solo istante di distrazione. Sarà controllato intensamente.
   Il sistema WMC introdotto con il decreto Marchionne a Pomigliano diventerà la Grande Svolta reazionaria e fascista del sistema economico italiano. Il padronato si è attrezzato per vincere tutte le resistenze e sollecita alla politica una svolta anticostituzionale. L'attacco all'art.41 della Costituzione
è in linea con il sibilo della frusta di Marchionne e della Marcegaglia. Con questa Costituzione il sistema WMC non può convivere. Il lavoro deve perdere ogni contenuto di umanità, dignità, libertà e questo potrà farsi con la collaborazione di sindacati "venduti" ma abbisogna di un nuovo contesto legislativo e costituzionale.
 L'Italia dovrebbe diventare una vera e propria Caserma del lavoro militarizzato. E' il più grave attacco della lotta di classe del padronato contro i lavoratori che dovrebbero cedere la loro autonomia in cambio di una squallida ed infelice sopravvivenza fisica priva di diritti.
 Ma a Pomigliano questa linea ha incontrato una fortissima resistenza. Si tenterà di aggirarla spingendo la CGIL a firmare l'accordo, si tenterà di mettere in crisi la Fiom additata ieri da D'Alema come isolata
e perdente. Bersani   chiede il rispetto  dell' "accordo" facendo capire alla Fiat che il PD lavorerà per piegare le resistenze.
   A volte, chi troppo vuole o chi si sente talmente sicuro da fare lo spaccone, da svillaneggiare come ha fatto Marchionne in questi giorni, non ottiene i risultati che si prefigge. Avrebbe fatto bene Marchionne ad accettare il  furbo suggerimento di Epifani di rinunziare a scioperi e malattia per fare passare il grosso della sua riforma. Si è incaponito ed ha permesso ai lavoratori ed alla sinistra italiana di scoprire la natura orribile del suo progetto, di rifletterci sopra, di parlarne con la gente che ha capito e si è allarmata.
 Il terzo che ha votato contro convincerà  i due terzi che hanno votato a favore appena il sistema sarà messo in funzione. Basteranno pochi giorni per fare capire agli abitanti dello stabilimento intestato al grande filosofo napoletano che è preferibile uccidersi piuttosto che ridursi ad ingranaggi
del profitto Fiat. L'uomo di  Vico capace di pensare l'infinito non ha nulla da spartire con il robot di Marchionne. Ed è anche difficile cancellare un paio di secoli di continua emancipazione degli esseri umani dalla barbarie  della violenza dei potenti e degli sfruttatori.
 Pietro Ancona

leggi:  Il lavoro e la nostra reputazione  di Furio Colombo 

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From: pietroancona@tin.it
To: seriogiorgio@tiscali.it
Sent: Tuesday, June 22, 2010 3:50 PM
Subject: La doppia truffa del referendum e del piano C


 La doppia truffa del referendum e del piano C

 Dalle otto di stamane si vota il decreto Marchionne nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Cinquemila operai sono stati  precettati ed obbligati al voto dal momento che la Fiat considera quella di oggi giornata lavorativa ed ogni assenza dovrà essere giustificata da certificato medico.
 Ieri sono intervenuti grossi calibri nazionali a sparare le loro munizioni a volte fatte di volgari contumelie contro la Fiom e la resistenza operaia diffusa in tutta la Fiat. La signora Marcegaglia si distingue per particolare ed aggressiva volgarità. Nelle fabbriche del suo gruppo qualcuno dei suoi dipendenti ci lascia le penne ma questo non la induce ad avvicinarsi alla categoria dei lavoratori che non hanno la fortuna che lei ha avuto di nascere ricca in ricca famiglia con il rispetto che si usa tra le persone civili nei paesi civili. Sacconi si dichiara convinto della sconfitta della Fiom ed anche questa è una stranezza, una anomalia di un paese che ha un Ministro del Lavoro di parte, embedded del padronato che impiega tutto il suo tempo a studiare con i suoi collaboratori come impedire l'accesso alle garanzie costituzionali agli operai, come rendere loro  le leggi un groviglio inestricabile costoso ed inavvicinabile. Basti vedere l'allegato lavoro che è tutto un assedio leguleio all'art.18 disseminato di trappole per scoraggiare il ricorso alla Magistratura ed anche per impedire a questa di intervenire  se lo volesse.
 E' intervenuto il meridionalista Maroni  per spiegare che è importante garantire alla Fiat di restare in loco e quindi che bisogna oggi votare si se si vuole "sicurezza nel territorio". Insomma chi non vota o vota a dispetto di Marchionne il no se proprio non è camorrista favorisce la camorra. Il fatto che il suo collega di governo, il sottosegretario Cosentino, inseguito da un mandato di cattura proprio per questioni di camorra, raccomandi come lui di non far dispiacere Marchionne non lo disturba. Si è mobilitata anche la Regione Campania con in testa il Presidente Caldoro, figlio d'arte, approdato dal craxismo alla destra berlusconiana e l'intero consiglio regionale. Gli oligarchi della regione, tra i politici più pagati del mondo con stipendi di senatori ed annesse prebende e privilegi vogliono che gli operai isolino la cattivissima Fiom, approvino il programma Fiat, si facciano carico della concorrenza estera che dobbiamo sconfiggere per piazzare le nostre belle Panda. La Regione Campana ha alle spalle venti anni di sperperi bassoliniani e bipartisan, ha creato tanti amministratori di società miste del tutto inutili da fondare una vera e propria nuova classe di redditieri, non si sa quanti consulenti di consulenze che nessuno vede o legge siano a suo carico, non ha uno straccio di progetto di risanamento e sviluppo del territorio ma ritiene di appoggiare una dura scelta di impoverimento e sfruttamento dei suoi lavoratori e magari di fare del territorio campano una sorta di zona franca per gli investitori allergici al rispetto dei contratti e delle leggi.
  La Fiat e la Confindustria sono molto inquieti e temono di non fare il pieno, di non avere una sottomissione plebiscitaria nel rito di potere che con molta teatralità e tante minacce è stato messo in piedi. Vuole a tutti i costi l'adesione di tutti. La democrazia del cinquantuno per cento non gli basta. Vuole che la Fiom venga radicalmente delegittimata della sua rappresentatività e che non non ci siano voti difformi corrispondenti alla sua forza nella RSU. La posta in gioco non è il consenso al decreto già sottoscritto da quattro "sindacati" ma la sconfitta del sindacalismo autonomo e quando necessario conflittuale che oggi incarna la Fiom. Si deve sconfiggere la Fiom!! Delenda Fiom!!  Si vuole fare del referendum un evento epocale, uno spartiacque tra ieri e domani. Da domani tutti i contratti nazionali di lavoro diventeranno carta straccia e si aprirà la stagione della Grande Deregulation. Ogni azienda presenterà il suo conto e pretenderà nuovi sacrifici ai suoi dipendenti.
  Ma la Fiat è tentata da una operazione ancora più radicale. La cosidetta ipotesi C e cioè la cessazione dello attuale stabilimento  ad una nuova società da lei stessa costituita che, come per l'Alitalia, azzererà la condizione di tutti i dipendenti e riassumerà le persone che le saranno gradite e che saranno disponibili alle sue voglie. Trattasi di vera e propria truffa, di un fumus che non regge
perchè a rigore di logica dovrebbe essere l'intera Fiat a dichiararsi fallita e non soltanto lo stabilimento di Pomigliano d'Arco e perchè non si può ripetere l'evento Alitalia soltanto per avere la comodità di
potere determinare le condizioni più vantaggiose per l'azienda. E' vero che la materia del diritto é assai flessibile e manipolabile ma ci sono dei limiti tra il lecito e la truffa. Il Piano C si configurerebbe come una truffa dal momento che la cordata dei nuovi proprietari sarebbe rappresentata soltanto dal signor Marchionne, da Montezemolo, dalla famiglia Agnelli. Fiat venderebbe a se stessa! Non si può fare entrare l'asino per la coda!
 Torniamo al voto di oggi. Si svolgerà non solo in un clima di ricatto perchè è stato detto che il decreto vidimato dai sindacati "responsabili" non ha alternativa ma anche in condizioni di non trasparenza e senza garanzie. Il referendum sarà gestito dai firmatari dell'accordo che naturalmente hanno interesse ad un risultato che confermi il loro operato. Ci saranno scrutinatori ed osservatori indipendenti? Le schede come saranno infilate nell'urna ed in presenza di chi? Ci sono garanzie per la segretezza del voto? Il mio ricordo del referendum CGIL-CISL-UIL sugli accordi stipulati nel luglio 2007 è sconcertante. Si attribuirono alla Sicilia 700 mila votanti che io considero inverosimili. Per me avevano votato al massimo duecentomila persone, e forse neppure queste, ma nessuno ha potuto contestare la cifra ufficiale di votanti con l' ottanta per cento per il si dal momento che gli strumenti elettorali erano tutti e soltanto nelle mani dei promotori del referendum. L'Italia ha certamente bisogno di una legge che regoli questa materia ed in generale tutta la materia dell'art.39 della Costituzione a tutela dei lavoratori dal momento che i sindacati hanno assunto un ruolo che incide profondamente sui loro interessi che potrebbero, come spesso accade, non collimare con i loro.
Pietro Ancona

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Sent: Monday, June 21, 2010 10:00 AM
Subject: Il bluff dei piani A, B e C del padrone delle ferriere


 Il bluff dei piani A, B e C del padrone delle ferriere

 Colpiva ieri nel duello televisivo tra Landini e Sacconi  l'atteggiamento  velenoso del Ministro del Lavoro che si comportava come sostenitore delle ragioni della Fiat
e usava tutte le armi per intimorire e criminalizzare il coraggioso ed appassionato segretario della Fiom. Se salterà l'investimento la colpa sarà della Fiom e non si capisce perchè dal momento che quattro sindacati su cinque hanno firmato in calce al decreto Marchionne. Perchè si vuole a qualsiasi costo il consenso della Fiom? Perchè Lucia Annunziata cercava di sapere sotto quale percentuale di no la Fiat ritirerà il suo impegno? A quanto pare a Marchionne non basta vincere il referendum. Vuole un plebiscito! Vuole che tutti aderiscano senza se e senza ma al suo diktat, alle sue condizioni. Il suo nervosismo è aumentato perchè, nonostante la mobilitazione dei quattro sindacati collaborazionisti  e l'impegno del Sindaco e dei maggiorenti pdl di Pomigliano capeggiati da Cosentino, la manifestazione di implorazione alla Fiat è stata un fallimento. I telegiornali e la stampa hanno parlato di cinquemila partecipanti, (cinquemila è il numero fatidico corrispondente ai dipendenti della fabbrica di Pomigliano), ma c'è chi afferma che si trattava di non più di duecento persone!
 Le notizie che giungono dai vertici della Fiat confermano il sospetto che il piano B (la Panda in Polonia) sia stato e continui ad essere un bluff. Si parla di un piano C e cioè della fondazione di una nuova società che subentrerebbe nello stabilimento Giovanbattista Vico assumendo ex nuovo i lavoratori. Insomma si farebbe come all'Alitalia con la stipula di un contratto del tutto nuovo e la selezione rigorissima del personale più malleabile e più disponibile a soddisfare le voglie del management. Colpiscono le dichiarazioni di Marchionne sull'alta qualità dei prodotti Fiat realizzati all'estero contrapposta alle auto prodotte in Italia. In verità si ha l'impressione di assistere al gioco delle tre carte e che non siano chiari gli obiettivi veri della proprietà. Perchè questa provocazione a Napoli? In fondo la Fiom aveva aderito al suo progetto tranne che per gli aspetti chiaramente anticostituzionali. Epifani aveva detto che stralciando le due questioni del diritto di sciopero e della malattia l'accordo si poteva fare. Io non condivido  l'adesione ad un progetto che vuole i lavoratori digiuni per otto ore e che sequestra la loro vita privata. Ma la disponibilità ad accettare qualsiasi sacrificio era stata data. Ed allora, perchè si vuole stravincere e si pretende la sottomissione a condizioni che cancellano tutti i diritti e stabiliscono obbligazioni per i lavoratori che li riducono a
soggetti passivi, a macchinario vivente? Credo che lo scopo riguardi non solo Pomigliano ma tutto il gruppo Fiat italiano che viene violentemente strattonato e ridotto a produzioni secondarie ed in via di esaurimento. Insomma si sta alzando un polverone per avere il pretesto di mettere tutto il gruppo Fiat italiano in un binario morto senza futuro. La situazione italiana è aggravata da diversi fattori politici assai preoccupanti. In primo luogo il governo non svolge il suo ruolo istituzionale super partes e di attenzione ai problemi strategici dell'industria italiana. Si limita a fiancheggiare con urla da stadio Marchionne. Tremonti ne esalta il profilo "riformista" mentre Sacconi lavora davanti e dietro le quinte per indebolire la Fiom ed isolarla. Il PD appoggia apertamente la Fiat di cui è da sempre il partito di riferimento e non solo a Torino. La CGIL ha un atteggiamento di pubblica ostilità verso la Fiom e la sua volontà viene espressa dalla minoranza Fiom che si dichiara disponibile ad accettare tutto dopo il referendum di domani. L'intervista di Epifani al Corriere della sera contiene affermazioni sconcertanti.
 Lo scenario politico generale in cui si svolge la vicenda è di sfascio. Ieri a Pontida diversi Ministri tutti in divisa verde hanno minacciato la secessione del Nord. E' stato chiesto che i Ministeri si spostino da Roma a Milano, Venezia e Torino. Il federalismo è la via democratica alla separazione secondo Bossi ed altri autorevoli esponenti del Governo. Tra questi il Ministro agli Interni. La macellazione della bestia-Stato secondo la dottrina  Tatcher-Reagan è in corso. I servizi  del welfare sono tutti in crisi mentre l'oligarchia politica diventa sempre più autoreferenziale e pensa ad arricchire se stessa. Gli scandali della cricca al governo dilagano oltre-tevere e viene meno anche la autorità morale della Chiesa che, in un paese cattolico, desta scandalo e disorientamento. I paesi colpiti dal terremoto o da disastri come L'Aquila ed i centri siciliani sono abbandonati a se stessi. Lo Stato non c'è e dove c'è pone grossi problemi di libertà e di democrazia nelle carceri, nelle scuole, dappertutto.
  Infine non è accettabile che la vita della gente, la libertà, la democrazia dipendano da successo di mercato di una auto e dalla speranza che se ne consumino sempre di più. La competizione globale delle multinazionali dell'auto tende a peggiorare drammaticamente le condizioni degli operai-produttori per presentare un oggetto sempre più competitivo. Ma in questo c'è già una contraddizione mortale:
i produttori non possono essere ridotti in miseria senza uccidere il loro ruolo di consumatori. Se l'operaio non è in grado di comprare l'oggetto che produce le cose non andranno bene per nessuno.
 Inoltre bisogna cominciare a ridiscutere gli oggetti che si producono e dove si producono. Il provincialismo dei sindacati italiani ha sottovalutato le ragioni dell'allargamento della UE voluto a suo tempo da Prodi e dalla borghesia capitalistica  senza tenere conto delle condizioni di grande difficoltà di tanti paesi dell'Est europeo. Si è voluto mettere  una grande zona di povertà  a disposizione della industria occidentale per potere scorazzare liberamente ed indebolire e far regredire la condizione di vita di tutti i lavoratori che, nei paesi industrializzati,  in tanti decenni di socialdemocrazia, avevano dato vita ad un sistema di vita civile, eccellente per molti aspetti (vedi sanità francese), invidiato dagli USA. Ma, nei paesi dell'Est europeo, c'è stata l'esperienza comunista rimpianta da un numero crescente di persone. Solidarnosc, se confronta la condizione degli operai di oggi a quella esistente durante il comunismo, si rende conto di quanto sia peggiorata financo sul piano della dignità delle persone. E questa è una contraddizione che non viene sanata da governi di destra.
 E' giunto il momento di una iniziativa comune dei sindacati in Europa e di creare un sindacalismo alternativo. E' necessaria una secessione dai sindacati collaborazionisti "moderati" per dare vita ad organizzazioni che siano il corrispettivo della Linke sul piano politico. Die Linke ha ereditato la cultura della socialdemocrazia europea. Un nuovo Sindacato deve ereditare la cultura
conflittuale che anche la CGIL ha smarrito.  Un sindacato che non è fazioso, cioè, di parte è immorale! Non fa gli interessi dei suoi rappresentati. Se il Sindacato è moderato, si fa carico di tutto, contrasta non solo con gli interessi di cui è portatore ma chiude il futuro alla società. Il futuro si costruisce costringendo l'economia ad adattarsi a condizioni sempre migliori per i lavoratori. Queste condizioni danno splendore, lustro, prosperità a tutti. E' già accaduto in importanti decenni dominati dalla parola d'ordine densa di saggezza sociale: "il salario variabile indipendente! durante i quali l'Italia è cresciuta... Se dovessero essere i lavoratori ad adattarsi alle condizioni dell'economia il risultato sarà ed è già di regressione, di medioevo sociale!
Pietro Ancona

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Sent: Sunday, June 20, 2010 9:32 AM
Subject: barbarie


  Barbarie del decreto-ricatto Marchionne

 Marchionne,   il grande stratega  planetario, il salvatore della Fiat come lo ha definito sbavando di ammirazione Piero Fassino, è molto nervoso per il fatto che al suo schioccar di frusta il Sindacato non sia tutto accorso ai suoi piedi. Certo, Cisl, Uil, UGL, e Fismic (?) hanno firmato senza discutere  il suo decreto e, tanto per salvare la faccia, hanno pietito ed ottenuto la cosidetta "clausola di raffreddamento" una norma che dà un minimo di procedura alle punizioni della Fabbrica-Caserma ma non ne corregge la fondamentale lesione del diritto costituzionale. Ma il Sindacato che incarna le ragioni dei lavoratori è la Fiom e la sua resistenza innervosisce la Fiat ed il padronato italiano.  Resiste la Fiom nonostante l'assedio sempre più duro e petulante di tutto il benpensantismo nazionale, di una CGIL imbarazzata che preferirebbe trovarsi altrove e di un PD che è il partito Fiat più affidabile che la famiglia Agnelli abbia in Italia.  Pd affidabile assai di più del PdL che è sempre stato ostile alla Fiat  e, capeggiato dal parvenu Berlusconi, a suo tempo gli fece sfregio di presentarsi ad un incontro sgommando su possenti BMV e Audi. Fassino ha quasi intimato ieri agli operai di accettare l'accordo  riconoscendo che è duro e che è fuori legge versandovi sopra la maramaldesca  criminalizzazione dell'addebito della scarsa produttività degli operai.
 Se le cose Fiat vanno  male non è perchè le auto prodotte  non siano il meglio   o perchè c'è una burocrazia dei piani alti  dell'azienda degna di un ministero sovietico  ma perchè gli operai sono assenteisti e magari, come si è permesso di scrivere Statera, rubano....
 Il PD pencola fortemente dalla parte di Marchionne. Il portavoce per i problemi del lavoro Fassina
e l'ineffabile Letta junior si affrettano  a rassicurare che "l'accordo di  Pomigliano non sarà un precedente o un modello....perchè si rendono conto di quanto sia indigesto e velenoso e lo vogliono far passare fingendo di criticarlo....
 Marchionne si sta comportando stupidamente. La stupidità di una persona che vive fuori dal mondo, nel chiuso del suo regno  di managers e supermanagers che guadagnano milioni di euro e che non sanno più come e dove vive la gente. Managers che si servono di specialisti, professori universitari che studiano come fare dell'operaio la parte vivente del macchinario di fabbrica e stabiliscono  il numero di movimenti che si debbono fare in un giorno magari saltando il pasto e con un cronometrista alle calcagna anzi incorporato della stessa linea di produzione.  Ieri  il Nostro è stato assai incauto ed ha attaccato a testa bassa gli operai di Termini Imerese già licenziati, seppur con data appena differita,  offendendoli e consegnandoli  alla canea di pennivendoli che non attendono di meglio per mettere alla gogna i fannulloni ed i ladri difesi dalla Fiom. Lo stesso Bonanni  che ha quattro palmi di pelo sullo stomaco si è allarmato per l'errore di "comunicazione" di Marchionne ed  è intervenuto invitandolo ad "avere pazienza", ad essere meno fremente, più cauto. Bonanni sa come fare per spezzare le reni alla resistenza operaia e confida in un quadro generale della politica che si muove in senso favorevole alle pretese Fiat. La stessa idea della fiaccolata degli imploranti che avrebbe dovuto ripetere la grande marcia dei quarantamila che invocarono il ritorno al lavoro a Torino trenta anni fa è stata un errore. La manifestazione non è riuscita e nonostante la probabile mobilitazione della camorra per il suo successo. Sappiamo che la camorra ha interessi che oggi coincidono con quelli del successo della sfida Marchionne.
 Ma il piatto della partita Marchionne è troppo indigesto e tuttora non si riesce a costruire un clima di isolamento della Fiom, di criminalizzazione degli operai, di sostegno alle "innovazioni", alla "modernità" del nuovo catechismo della vita in Fiat. La tesi del conservatorismo dei sindacalisti della Fiom, del loro non farsi carico delle problematiche della globalizzazione, stenta a penetrare una opinione pubblica che, questa volta, non si è lasciata infinocchiare dagli Ichino, dai Boeri e della falsa "saggezza" del gruppo dirigente del PD. La cultura dei costituzionalisti democratici è entrata in campo accanto agli operai ed alla Fiom dando splendore, lucidità e forza di argomentazione giuridica  alle loro tesi.
 L'entità del pericolo che incombe su venti milioni di lavoratori italiani è stato avvertito. Anche se il cosidetto referendum darà una maggioranza ai si, la convinzione di essere trascinati all'indietro nel gorgo di una barbarie premoderna persiste e resterà nell'aria. I si sono obbligati da uno stato di necessità, dalla responsabilità dei lavoratori verso le loro famiglie, sfruttata cinicamente contro di loro.
 L'ordito della Fiat contro i diritti è riscontrato da una accelerazione degli attacchi  del governo alla Costituzione. Fino a quando resterà questa Costituzione anche se
l'accordo sarà attuato nessuno potrà garantire nè la Fiat nè il capitalismo italiano da un pronunciamento della Corte, da una sentenza del Giudice. Per questo la destra italiana
con i suoi immumerevoli consiglieri e specialisti è impegnata freneticamente   nelle  riforme politiche. Questa destra non viene contrastata  dal PD dove tutto il  gruppo dirigente a cominciare dai torinesi Chiapparino e Fassino si è schierato con la Fiat e con il nuovo Vangelo del Capitalismo italiano e della sua Ideologia di dominio.
  Pomigliano D'Arco è il grimaldello scelto dal capitalismo  per imporre la sua definitiva supremazia sui lavoratori che vengono spogliati dei diritti contrattuali e costituzionali e privati del sindacato come loro rappresentante collettivo. Non a caso è stato scelto come terreno di scontro
un territorio affollatissimo ed  in preda ad una profonda crisi economica e sociale
punto importante del lavoro nero. Le nuove prescrizioni dettate da Marchionne sebbene firmate da quattro sindacati non sono state oggetto di trattativa. La firma sindacale è una presa d'atto, una risposta al ricatto "prendere o lasciare". Se la Fiom dovesse firmare firmerebbe la condanna a morte del diritto dei lavoratori di avere un Sindacato, un soggetto collettivo che li rappresenta e ne tutela gli interessi. Non sarà mai più come oggi  e sarà come se ogni singolo lavoratore accettasse  a titolo personale il suo nuovo status. Il Sindacato come soggetto collettivo e conflittuale, elemento di una dialettica degli opposti, scompare per dare posto alla "americanizzazione" agiuridica del lavoro, alla solitudine del singolo lavoratore anche se presta la sua attività assieme a migliaia di suoi colleghi. La nuova fabbrica sarà un lager dove il peso della gerarchia diventerà assai più incombente di quanto non lo sia oggi.
 Non è vero quanto affermano  dirigenti del PD come Letta  che il decreto Marchionne di Pomigliano resterà una eccezione. Niente di quanto si distrugge del diritto è una eccezione. Non si torna indietro dalle nuove norme.  Non lo è stata la legge Biagi  che fu confermata dal governo Prodi e consacrata dagli accordi del 2007 la quale  continua a produrre precariato che si aggiunge agli infelici sei o sette milioni di schiavi cocopro e similibus. Non lo sarà l'allegato lavoro che attacca alle spalle l'art.18 ed apre la strada alla abrogazione dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. La fabbrica Marchionne diventerà la Nuova fabbrica italiana. Non a caso Ichino ne parla come di una cosa da mostrare agli investitori esteri perchè vedano in Italia la Cina d'Europa.
 Non  è neanche detto che la produzione della Panda abbia un futuro luminoso, un mercato in espansione nei prossimi anni. Se dovesse andare male ci troveremo senza lavoro e senza diritti, ci ritroveremmo  riportati indietro nel tempo. La proposta "giudiziosa" di coloro che invitano a stringere i denti
ed accettare perchè in futuro le cose potranno migliorare e finchè c'è vita c'è speranza per il meglio
è molto debole  perchè l'industria automobilistica non ha un brillante futuro e  sarebbe meglio cominciare a pensare ad una industria diversa ed ad un modello di sviluppo  basato sui consumi collettivi e su una diversa priorità nell'uso delle risorse.  Inoltre l''asiatizzazione  dell'Italia è difficile da realizzare dal momento che le famiglie operaie hanno costi incomprimibili e crescenti imposti dalla privatizzazione dei servizi e dal deperimento del welfare. Il lavoratore italiano non si può portare  al livello dell'ex contadino cinese, espulso dalla sua terra ed arruolato come schiavo di un mostruoso PIL che deve gonfiarsi ogni anno. Meglio adattare l'industria italiana al livello dei salari europei senza la follia  di continui abbassamenti che fomenterebbero tensioni incontenibili e puntare verso una coesione sociale in cui gli italiani tornano ad essere una nazione che costruisce solidarmente il suo cammino nel mondo. Meglio nessuna fabbrica al posto della fabbrica lager di Marchionne che accelererà la decomposizione della unità nazionale e della sua civiltà proprio nel 150 anniversario della fondazione dello Stato. Se dovesse perdere il referendum la Fiat scoprirebbe il suo bluff. Non tornerebbe in Polonia. Non è in grado di deteriorare i suoi rapporti con l'Italia specialmente dopo la condanna a morte di Termini Imerese ed il ridimensionamento dei suoi impianti del Nord. Dovrà rinunziare alla soverchieria. Mi auguro che la Fiom abbia un cuore fortissimo, capace di reggere la tensione enorme che si accumula sui suoi dirigenti. Finora il dopo Rinaldini appare una prosecuzione
intelligente, colta e motivata della sua tradizione.
 Pietro Ancona

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=141939

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To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, June 19, 2010 9:30 AM
Subject: Il nervosismo del padreterno da cinque milioni di euro.


IL NERVOSISMO DEL PADRETERNO DA CINQUE MILIONI DI EURO

 L'amministratore delegato della Fiat straparla. Le notizie che gli arrivano dall'interno della Fiat e lo scarso entusiasmo che il suo piano di robotizzazione umana e abolizione dei diritti costituzionali ha suscitato anche in parte della stampa
tradizionalmente schierata dalla sua parte  lo hanno innervosito. Proclama ai giornali che, se non si fa come dice lui, si uccide l'industria.  Manifesta irritazione e fastidio per il fatto che in Italia, a differenza che negli USA, deve parlare con tanti, troppi interlocutori: preferirebbe
parlare con uno solo. Non lo soddisfa il fatto che mentre la maggioranza di questi interlocutori ha prontamente obbedito al suo diktat soltanto uno gli resiste. Vorrebbe che in qualche modo questo interlocutore (la Fiom) fosse costretto ad ubbidirgli ed anche senza fargli perdere tempo. Sospira pensando a quanto è bella l'America dove parla solo con una persona, si mette d'accordo e passa subito avanti. Ma l'Italia non è l'America. Il sindacato in USA è stato liquidato a fucilate dai killers della Pinkerton all'inizio del secolo scorso. Il Sindacato che ha comprato parte del pacchetto azionario della Crysler rappresenta soltanto i suoi dirigenti. I lavoratori sono soltanto coloro che hanno dato tanti soldi a questi dirigenti e basta. Non contano niente, proprio niente! Questo Sindacato-non sindacato è estraneo alla cultura del movimento operaio italiano.
 La democrazia è faticosa. Per coniugarla alla efficienza del sistema ci vuole capacità, duttilità, comprensione.  Marchionne non può trattare, come sta facendo, i lavoratori facendo sibilare la frusta e minacciando: se non fate come dico io me ne vado, me ne torno nel mio paradiso  polacco dove impongo tutte le condizioni che voglio e per giunta pago
salari di 400 euro al mese!  Sembra Berlusconi quando strilla che governare con questa Costituzione è un inferno di regole dal quale si vorrebbe liberare subito.
 Curiosa questa concezione monocratica del potere industriale. Curiosa questa invocazione di reductio ad unum della rappresentanza sindacale.  E se fosse Marchionne a sbagliare? E se l'idea di fabbrica che ha in testa e che vorrebbe  imporre non fosse  quella giusta? Chi ci garantisce che il potere dittatoriale di un solo manager anche se circonfuso della fama di genio agisca nel segno del bene, dell'utilità e della prosperità ? Se Marchionne sbaglia il suo errore verrebbe pagato da diecine, centinaia di migliaia di persone!  Non è giusto che una persona abbia tanto potere specialmente con un governo dello assoluto lassair faire che se ne sta distante e, semmai, interviene a supporto propagandistico della azienda. Inoltre se sbaglia Marchionne le conseguenze non sono soltanto per i lavoratori ma anche per gli azionisti ai quali è stato imposto di pagargli una parcella annuale di milioni di euro inconfrontabile con quella del suo personale dipendente - E'  scandaloso che il signor Marchionne si liquidi uno stipendio(visibile) di circa cinque milioni di euro all'anno mentre un suo  ingegnere progettista ne guadagna meno di  duemila al mese. Le decisioni di una multinazionale come la Fiat dovrebbero  avere un processo decisionale che confronti le opinioni di un gruppo dirigente largo e qualificato per approdare nelle scelte del Consiglio di Amministrazione. Scelte che non dovrebbero mai essere una pura formalità di ratifica dell'operato dell'Amministratore Delegato. Ma alla Fiat non funziona in questo modo. La democrazia è migliore della dittatura peggio ancora se intrisa di megalomania di Uno solo.
  Marchionne ha imposto ai cinquemila lavoratori di Pomigliano un referendum-genuflessione alla sua volontà. Trattasi di una violenza psicologica e politica che in un Paese civile non avrebbe luogo. Tutti sanno che se il referendum dovesse bocciare il piano A, scatterebbe il Piano B e cioè non si farebbe
l'investimento. Se il signor Marchionne ed i suoi servili cortigiani sindacalisti avessero un pochino di pudore dovrebbero evitare questa scandalosa richiesta di sottomissione alla volontà padronale e di umiliazione collettiva non solo dei lavoratori ma della cittadinanza di Napoli.
 Continua intanto l'opera di denigrazione dei lavoratori cominciata con Brunetta per gli statali ed ora
applicata ai lavoratori Fiat da Marchionne, dalla Marcegaglia e da qualche loro ruffiano del giornalismo embedded. Marchionne ha rimproverato uno sciopero delle maestranze di Termini Imerese (la fabbrica che ha condannato a morte)fatto in occasione di una partita di calcio. A parte la fondatezza del fatto del quale è lecito dubitare, i lavoratori avrebbero  pagato di tasca loro  come ha osservato un giornalista certamente non di sinistra come il direttore di Riformista.
 Ma perchè si fa questa campagna di denigrazione contro una classe operaia come quella italiana che
paga con 1400 morti all'anno e migliaia di mutilati un altissimo tributo, il più alto d'Europa, ad una organizzazione del lavoro insicura, stressante, mortale? L'insofferenza di Marchionne e della Marcegaglia si fonde con la volontà del governo e di Draghi di modificare subito la Costituzione per liberare da obblighi sociali e di rispetto ambientale le imprese. Questi signori vanno avanti come carri armati facendo schioccare la frusta e minacciando i resistenti.  Ma le reazioni che finora ha registrato
questo programma non sono quelle che si aspettavano. C'è resistenza. L'Italia democratica e civile si oppone! Il voto degli operai di Melfi che premia la Fiom dice che si deve ragionare che non si possono sequestrare financo i minuti secondi della vita delle persone. La fabbrica deve avere un contenuto, una qualità umana! Non può diventare l'inferno degli esseri umani ridotti alla  parte vivente del macchinario di produzione. Questo rincorrere i ritmi dei cinesi è rovinoso. La Cina registra migliaia di casi di suicidio e cova profonde proteste sociali. Che l'Italia debba imitare la barbarie dello sfruttamento schiavistico di un regime nazi-liberista mi pare una forzatura che non potrà essere accettata. Non si possono buttare nella immondizia due secoli di civiltà e fare regredire il lavoro dipendente a quello dell'avvio della industrializzazione. Non ci vuole un genio per fare funzionare una
fabbrica a salari infimi di 400 euro al mese e regime militare.  Marchionne mostri di essere un vero manager confrontandosi con salari e diritti dignitosi come fanno  le industrie automobilistiche europee. E' davvero un genio come pensano Chiamparino, Fassino e gli altri del partito-fiat?
Pietro Ancona
 
http://www.libero-news.it/news/353523/Stipendi_d_oro_per_Marchionne_e_Montezemolo.html
http://www.corriere.it/economia/10_giugno_18/marchionne-fiat-accordo_5b50102c-7af3-11df-aa33-00144f02aabe.shtml

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Friday, June 18, 2010 6:59 AM
Subject: Il referendum della vergogna


 Il referendum della vergogna

  Il referendum operaio sull'accordo-capestro di Pomigliano non è un referendum. Sarebbe tale se i lavoratori che voteranno, rifiutando l'accordo separato, aprissero la strada ad altro e diverso accordo.
 Non è così. Se il referendum  sarà bocciato la Fiat non farà l'investimento e lascerà la Panda in Polonia. Questo è stato detto e ridetto da Marchionne. Prendere o lasciare! I lavoratori non potranno esprimere un giudizio  obiettivo  sull'accordo separato. Sanno che se dicono si
la fabbrica continuerà a vivere e se dicono no li aspetta la disoccupazione. Qualcuno in Italia può ragionevolmente sostenere che, in queste condizioni di ricatto, di costrizione,  la gente sarà libera e potrà esprimere la sua vera opinione? Se io o voi fossimo tra i votanti come ci regoleremmo?
 Contrariamente a come li ha dipinti, forzando le tinte, Veltroni i lavoratori di Pomigliano andranno a votare e si caricheranno della croce delle condizioni umilianti imposte brutalmente da Marchionne.
 Penseranno alle loro famiglie ed alla necessità comunque di sopravvivere in una Napoli che venti anni di governo Bassolino lascia in macerie, disperata, piena di debiti. . L'uso clientelare in proporzioni industriali delle risorse, l'indebitamento, la mancanza di progetto e di futuro fanno da contesto al referendum ,  una operazione che sarebbe democratica se non fosse già stata piegata e strumentalizzata dalla Fiat che ne ha giù predeterminato il risultato.
 Perchè la Fiat vuole il referendum? Evidentemente non gli basta l'adesione dei sindacati collaborazionisti. Vuole una sanzione che costituisca una umiliazione per la Fiom per dimostrarle di
non contare niente e chiederle di tornare subito ed a testa bassa all'ovile. Ha già ricevuto due risposte positive: quella di Epifani che attesta il valore del referendum e l'altra del leader della minoranza Fiom Durante il quale afferma che in caso di vittoria dei si la Fiom deve firmare. In sostanza il referendum sarà usato come un plebiscito annessionistico alla volontà del padrone.
   Qualcuno in questo Parlamento dovrebbe chiedere che si torni a trattare e che il referendum non abbia luogo dal momento che si tratta di costringere a Canossa tutti i dipendenti della Fiat di Pomigliano. Ma la lobby Fiat è assai forte. Anche Casini si è unita ieri a Fini e Schifani per chiedere la resa della Fiom.  Diverse voci della cultura costituzionalista si sono alzate per segnalare le numerose illegalità dell'accordo separato. Anche "liberal "si chiede se la globalizzazione significa che dobbiamo  diventare come i cinesi mentre la dichiarazione del Segretario della Cisl che ritiene che si debba riaprire la questione Termini Imerese nel caso di vittoria dei si è la prova di quanto è stato finora giustamente sospettato ma negato e cioè che Pomigliano non è una eccezione  ma la nascita di nuovi rapporti di lavoro che stracciano contratto nazionale, Costituzione e leggi.La nascita della Cina italiana.
  Anche se dovesse ricevere l'unanimità dei consensi il referendum non avrà alcuna validità nè morale nè giuridica per lo stato di necessità dei lavoratori. Sarà soltanto il documento di una prepotenza subita.
  Qualcuno ha paragonato agli effetti della marcia dei quadri dirigenti ed intermedi  di Mirafiori. o la situazione che si creerà
dopo il referendum. E' vero che la CGIL tornò al tavolo delle trattative ed accettò accordi che consentirono il licenziamento di trentamila operai. Oggi dovrebbe accettare le condizioni di militarizzazione del rapporto di lavoro che diventa una obbligazione individuale. Se lo facesse ripeterebbe il cedimento, l'errore di allora. La CGIL non avrebbe dovuto piegarsi ad accettare condizioni che hanno cambiato il corso della storia ed aperto la strada alla cancellazione dei diritti conquistati con la stagione dell'autunno caldo.
  Ma, infine, questo referendum come si  svolgerà? Da chi sarà organizzato e da chi sarà controllato?
L'ultima esperienza recente è stato il referendum sugli accordi fatti con Prodi svoltosi in condizioni di illegalità, senza controlli,senza una vera discussione dal momento che non era previsto che i contrari potessero illustrare le loro ragioni nelle assemblee. Furono dichiarati oltre cinque milioni di votanti e lo ottantuno per cento di si, cifre "bulgare" ed inverosimili che tuttavia per giorni diedero a tanti pennivendoli il punto di appoggio per infierire sulla minoranza che aveva votato no.
Contrariamente a quanto scrive Erri De Luca  sul Manifesto
<<Cedere: questo è l'ordine del giorno. Con il pensiero intatto, almeno quello, che siano passi indietro come quelli di chi prende rincorsa per rivincere.>> il passo indietro che si farebbe a Pomigliano non permetterà un rincorsa in avanti. Sarà un passo indietro che completa la disfatta dei diritti e prelude ad un lungo periodo senza libertà e democrazia per i lavoratori italiani.
Appoggiamo con tutte la nostre forze quanti Fiom e sindacalismo di base si oppongono alla perdita dei diritti. Resistere nei posti di lavoro é altrettanto importante che resistere alle leggi bavaglio. Perché la libertà é indivisibile.
  Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
 
http://www.loccidentale.it/articolo/fiat.+veltroni%3A+%22su+pomigliano+accordo+duro+ma+inevitabile%22.0092224
  http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=746580&lang=it

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, June 17, 2010 9:18 AM
Subject: Fronte del porto


  Fronte del porto

 A quanto pare il no della Fiom ha  messo in agitazione l'establiscement italiano che ha difficoltà a reggere la scelta Fiat  senza unanimità di consensi. Soltanto l'unanimità può nascondere la profonda ferita ai diritti arrecata dal documento Marchionne. La scelta della Fiat sottoscritta da tutti i sindacati esclusa la Fiom è troppo dura, troppo pesante per essere esposta ad una pur minoritaria opposizione. Anche Veltroni  è intervenuto per spruzzare veleno contro gli operai di Pomigliano assenteisti ed invita la Fiom a non fare troppe storie, a non resistere. Ieri, in occasione della assemblea della Confcommercio, la signora Marcegaglia  ha fatto trapelare tantissima irritazione e si è detta stupita della resistenza Fiom. Il tono del suo intervento è stato quello di chi, avendo ricevuto rassicurazioni sull'adesione della CGIL al piano Merchionne, sia  rimasta delusa della  opposizione della Fiom. Si è incontrata con Epifani e, qualche ora dopo, arriva ai giornali, la presa di posizione della CGIL campana che dichiara di partecipare al referendum del 22 e invita a votare si per l'accordo. Contemporaneamente  il leader della minoranza Fiom che aveva votato contro l'accordo ha detto che se vince al referendum il si, la Fiom dovrà firmare. In sostanza ha cambiato posizione e si è adeguato al perentorio richiamo  della CGIL e del PD. Il messaggio della Marcegaglia è stato prontamente recepito e tradotto in prese di posizione e scelte che isolano ancora di più il coraggioso gruppo dirigente della Fiom. Il suo rimprovero ha avuto risposte immediate. I ribelli della Fiom sono già nel tritacarne...
 Chi resta accanto ai lavoratori? Chi continua a difendere la Costituzione, a stare dalla parte del diritto? Certamente la sinistra di Vendola e di Ferrero ma anche l'IDV che ha assunto una limpida posizione di rigetto del programma Marchionne di riduzione  gli operai a robot umani. Forse Veltroni ed Epifani non hanno letto le prescrizioni Marchionne sulla nuova organizzazione del lavoro in fabbrica: non soltanto otto ore continuative di lavoro a digiuno, senza pausa pranzo ma anche una postura obbligata del busto del corpo operaio che dovrà ripetere i movimenti programmati dal computer e cronometrati. Una sorta di allucinante attuazione della profezia di Chaplin di "tempi moderni"
  Naturalmente Pomigliano, lo sappiamo tutti, è il cavallo di Troia della Fiat e del padronato italiano. E'
naturale attendersi che le "innovazioni" di questo accordo saranno trasferite in tutto il gruppo Fiat e una svolta radicale, una controrivoluzione padronale, divamperà in tutta Italia e troverà buon combustibile dalla tristissima situazione di disoccupazione e di cassa integrazione. Gli industriali sperano, sanno, che il terrore di non trovare altro lavoro spingerà i lavoratori ad accettare il cappio che si stringerà al loro collo.
  Il fascismo avanza non soltanto ad opera della destra che ci governa e del suo blocco sociale. E' allarmante registrare  gli applausi frenetici alle richieste di Berlusconi di fare carta straccia della Costituzione che si levano in tutte le assemblee dei corpi organizzati del padronato italiano: confindustria, confcommercio, confartigianato. Lo squadrismo veste doppio petto e cravatta. E' diverso dai  manganellatori di Mussolini che assaltavano e bruciavano le Camere del Lavoro. Non ne hanno bisogno dal momento che il maggiore partito di opposizione, l'erede del PCI e della sinistra cattolica, condivide ed approva tutte le sue richieste e la CGIL si trasforma in strumento di imposizione ai lavoratori della volontà del padronato. La società si rimodella in senso autoritario con il concorso delle forze che  dovrebbero difendere la libertà e la democrazia.
  La libertà è indivisibile. Non si difende contrastando la legge bavaglio di Berlusconi ed assecondando la militarizzazione del lavoro italiano. Senza libertà nelle fabbriche e nei posti di lavoro
sarà difficile difendere la  democrazia . C'è un rapporto diretto tra proposta di modificare la Costituzione e proposta Marchionne-Marcegaglia. Camminano insieme e ci riportano indietro nel tempo.
 L'atteggiamento  di Cgil, Cisl, UIL  costituisce uno strappo della Costituzione ed una anomalia enorme della democrazia italiana. Sindacati che tirano la volata al padronato e ne soddisfano tutte le voglie anche le più brutali e asociali deformano la "normalità" del Paese. Non so se ci siano
interessi oscuri dietro questa servile accondiscenza ma credo si possa parlare di "fronte del porto" della globalizzazione. In ogni caso ci sono gli interessi politici del PD che vuole attrarre la base sociale della destra non solo con le liberalizzazioni riproposte da Bersani ma anche con l'asservimento della CGIL.
 La Fiom, dopo l'intervento della CGIL campana, ha anche problemi che riguardano la sua affiliazione alla Confederazione. Può continuare ad abitarvi dopo la pugnalata alla schiena di ieri?
 Forse è necessario uno strappo. Una scelta di continuare a vivere e lottare con chi ne condivide le idee e lontani da chi è diventato longa manus delo padrone.
  Pietro Ancona

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From: Giuseppina Ficarra
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, June 15, 2010 5:06 PM
Subject: LA FABBRICA CASERMA


LA FABBRICA-CASERMA

 Ma quanta brava e saggia gente è scesa in campo per chiedere alla Fiom di recedere dal suo atteggiamento di diniego, di essere "responsabile", di accettare le condizioni poste da Merchionne e già sottoscritte  dai sindacati governativi e filopadronali, insomma di firmare! Al coro manca soltanto Berlusconi e poi ci sono tutti: ieri il Presidente della Camera, oggi il Presidente del Senato, il segretario dei PD Bersani, l'On.le Casini, il folto  e scodinzolante partito Fiat del PD con la Sereni, Chiapparino e tanti, tantissimi altri. E meno male che tra la Fiat ed il Pdl non è corso mai buon sangue!
 Nessuno che dica una sola parola di critica, che avanzi una qualche riserva  sulle pretese cinesi della Fiat, che abbia  un qualche dubbio su richieste che riguardano diritti fondamentali e individuali come il diritto di sciopero ed alla salute. Non una parola. Non si ha il coraggio di dire che la resistenza della Fiom è  sbagliata, estremista, immotivata. Ma si tenta di colpevolizzarla  mettendo  l'accento su  un trasferimento della Fiat in Polonia o in Serbia. Insomma, se La Fiat va via la colpa sarà della Fiom...e si perderanno per sempre quindicimila posti di lavoro!
  Si cerca di fomentare l'odio della gente contro chi difende i diritti. E' accaduto in una azienda del Nord in cui operai terrorizzati dalla minaccia di non avere un lavoro hanno attaccato la Fiom ed hanno
chiesto di essere schiavizzati. Questo triste e doloroso esempio del degrado in cui è stata portata l'Italia viene agitato  contro quanti continuano a difendere diritti. Ma che andate cercando! Lasciateci guadagnare il pane!
Ma torniamo al coro dei finti pacieri.
 Tanta brava e volenterosa gente non l'ho vista quando Merchionne, sfottendo gli operai di Termini Imerese, disse che non poteva attaccare  Termini al Nord Italia, che era troppo lontano e che non se ne parlava nemmeno di salvare l'impianto scaricando sui lavoratori e sulla Regione Sicilia le responsabilità di una conduzione logistica ed industriale assurda e costosissima sostenuta forse per ragioni che ci sono imperscrutabili e che riguardano le relazioni riservate della Fiat..
  Ichino, alza l'ingegno e si chiede quale argomento "forte" può aggiungere al pressing contro la Fiom.
L'ha trovato! Ha detto che l'accordo proposto da Merchionne se accettato aiuterà gli investimenti stranieri in Italia.....Insomma, se gli investitori esteri si rendono conto che l'Italia è una specie di Cina in Europa accorreranno giulivi a mettere qui le loro fabbriche e fabbrichette! Ecco perchè bisogna accettare di subire il licenziamento in caso di sciopero  e di lavorare non solo 13 ore su 24 ma anche mettendo le undici ore a disposizione dell'azienda...
  Ho letto il documento approvato all'unanimità dal Comitato Centrale della Fiom. Debbo dire che non mi è piaciuto. Non mi è piaciuta l'accettazione di tutta la parte economica della proposta Fiat a cominciare dai 18 turni settimanali e dall'aumento dello straordinario. Bisognerebbe riflettere sulle condizioni di  stress dei lavoratori di Melfi per comprendere quanto è ingiusto chiedere una intensificazione massacrante della prestazione. Non mi è piaciuta la disponibilità alla collaborazione per reprimere il fenomeno dell'assenteismo. Se il ritmo della prestazione diventerà allucinante assai di più di oggi avremo un aumento delle assenze dal lavoro. La gente è fatta di carne ed ossa. Il sistema nervoso dei lavoratori viene sottoposto a pressioni  inaudite. Vorrei che gli illustri pennivendoli che oggi si prodigano a dire quanta è sbagliata la resistenza operaia  provassero a lavorare  una settimana in un reparto Fiat e constatare  sulla propria pelle che cosa sono le ultime invenzioni dei cronometristi dell'azienda.... Sarebbe istruttiva una inchiesta parlamentare sulla salute degli operai di Melfi.
 Il documento Fiom non poteva non respingere la sospensione dei diritti costituzionali e la trasformazione del contratto di lavoro in un insieme di obbligazioni da eseguire pena il licenziamento.
 Ma oggi, l'obiettivo della Fiat e del padronato non è più soltanto nella deregulation dal contratto nazionale ma nella trasformazione del regime della azienda con una fortissima accentuazione della sottomissione gerarchica dei dipendenti. Si vuole passare alla fabbrica-caserma. Si vuole la trasformazione del sindacato in servizi dell'ufficio risorse umane con compiti di monitoraggio (spionaggio) della mano d'opera e di isolamento delle "teste calde" delle zone di resistenza. Questo avviene già  da qualche parte ma ora si vorrebbe la sua piena legittimazione pubblica, alla luce del sole. Tutti debbono sapere che in Italia comanda il management dei padroni....
 La Mercegaglia ha avuto parole molto dure e sprezzanti verso la Fiom e quanto resta della resistenza operaia. Si è lasciata andare in affermazioni offensive, pesanti che Epifani ha sbagliato a non rintuzzare e   rinviare al mittente.
Sbaglia e continua a sbagliare come quando non ha rintuzzato il "fannulloni" di Brunetta ai dipendenti statali.  Epifani ha fatto oggi  una dichiarazione in cui di fatto prende le distanze dalla Fiom che tratta con molta freddezza come se si trattasse di organizzazione "altra" non confederata nella CGIL e profondamente connessa alla sua storia ed alla sua cultura.  Anche Epifani è nel coro dei benpensanti che richiamano all'ordine ed alla disciplina i reprobi della Fiom. Infatti, Sacconi che quanto può sputa veleno sulla CGIL e ne teorizza l'isolamento, gli rivolge parole di comprensione e di esortazione all'azione.  Succederà come è già successo per i lavoratori Alitalia. Dall'accordo con Merchionne usciremo con le ossa rotte, con una condizione nelle fabbriche che sarà fuori dallo spirito e dalla lettera della Costituzione. L'Italia è il paradiso della borghesia parassitaria, della oligarchia politica privilegiata e l'inferno per chiunque faccia un lavoro dipendente. Ma l'establiscement industriale politico sindacale uscirà molto coeso e rafforzato. Confindustria, Governo, Cgil, Cisl, Uil e quanti li contornano saranno ancora più uniti nello sforzo di traghettare la borghesia italiana fuori dalla crisi
lasciando a terra e sacrificando i lavoratori dipendenti e quella che fu una democrazia costituzionale.
 Quanti si affannano giustamente a denunziare la legge-bavaglio dovrebbero sapere che la libertà è una ed indivisibile e passa anche e sopratutto nei luoghi di lavoro. Senza libertà nei luoghi di lavoro tutte le altre libertà diventano di parte.
  Pietro Ancona 
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Wednesday, June 16, 2010 10:06 AM
Subject: Il lager di Merchionne


 Il lager di Merchionne

Bisognerebbe che Merchionne spiegasse perchè sposta la produzione della Panda dalla Polonia a Pomigliano nonostante le vantaggiose condizioni di cui ha finora fruito e non solo per i bassi salari
ma anche per le brutali regole  imposte ai metalmeccanici polacchi che  certamente stavano assai meglio ed  godevano di ogni diritto nel regime comunista. Mi domando se Solidarnosh che, manovrato dalla Chiesa e dall'Occidente, riuscì ad avviare il rovesciamento del regime comunista sia soddisfatto del passaggio alla "libertà" ed alla "democrazia" ed all'insediamento di multinazionali che
comprimono il livello di vita e la possibilità di crescere culturalmente e socialmente del popolo polacco.
  Il tanto sbandierato investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano, lodato da pennivendoli servili
che lo agitano davanti ad una popolazione povera ed bisognosa di lavorare, non garantisce alcuna certezza per il futuro. Quali sono i programmi di Merchionne per Pomigliano ? Esiste un piano industriale a lunga scadenza che tenga conto anche del fatto che la Panda potrebbe non avere una lunga vita come altri fortunati modelli di automobili? Colpisce l'assenza totale del governo in questa vicenda tranne la retorica e spocchiosa dichiarazione di Tremonti che proclama dopo la sconfitta della Fiom la vittoria del "riformismo". Anche la Regione Campania che si agita assieme alle altre per i tagli imposti dalla "manovra" che certamente farà pagare alla popolazione  e non alle greppie di consulenti, amministratori, managers ed altri parassiti,  non ha mosso un dito, non interviene, non ha nulla da dire.....
  In effetti non sappiamo niente e l'art.41 della Costituzione è ignorato. L'inerzia dei pubblici poteri
consente una operazione di pirateria da terzo mondo operata da una multinazionale che oramai di italiano ha molto poco e che comunque, nella storia industriale e civile di questo Paese si è distinta
per i reparti confino inventati da Valletta e per l'enorme compressione di diritti a Mirafiori rotta soltanto dagli immigrati meridionali negli anni sessanta. La storia della Fiat non è per niente gloriosa. Quando il lavoro abbondava in Italia la gente preferiva andare a lavorare dappertutto ma non alla Fiat
degli Agnelli noti per  essere  gretti ed avidi di sfruttamento.
  Intanto credo che il Parlamento dovrebbe avviare una inchiesta parlamentare sulle condizioni di Melfi che non sono durissime come quelle firmate ieri dai sindacati felloni ma sono certamente molto pesanti.
 I lavoratori non sono utensili animati, bipedi parlanti e non possono essere sottoposti ad uno stress
che incide profondamente sulla loro salute fisica e psichica. Otto ore di lavoro senza pausa sono contro la Costituzione, contro la legge sulla sicurezza del lavoro, contro tutte le raccomandazioni internazionali che invitano a non superare i limiti della sopportabilità umana. Credo che bisognerebbe
avviare un intervento della Magistratura per prevenire malattie nervose, infortuni, logoramento psichico. Si può tenere digiuna una persona per otto ore facendola lavorare a ritmi predeterminati da un computer e cronometrati  dalla sorveglianza? Sebbene siamo nell'Italia di Berlusconi e della destra al potere credo che questo non si possa fare. La fabbrica non può diventare un penitenziario ed il logoramento della salute dei lavoratori diventerebbe anche un costo che si scaricherebbe sullo Stato.
 Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Monday, June 14, 2010 9:36 AM
Subject: Pomigliano come Alitalia


 Pomigliano come Alitalia

 Dopo il comunicato   della segreteria del PD  di disponibilità alle brutali ingiunzioni  della Fiat ai lavoratori di Pomigliano speravo che la CGIL non vi si adeguasse ed  intervenisse a difesa della posizione  Fiom. Non è stato così e si sta ripetendo la situazione che portò al traumatico accordo per l'Alitalia. Allora la CGIL finì con l'apporre la sua firma  accanto a quella di Cisl, Uil ed UGL che per giorni aveva criticato. Oggi i lavoratori dell'Alitalia sono regolati da un contratto che è forse il   peggiore d'Europa. Hanno meno salario  e possono accedere limitatamente a diritti pur garantiti dalla Costituzione. Temo che accadrà lo stesso per i lavoratori di Pomigliano che sono già stati "posati" da Cisl ed UIL. La Fiom, l'unico sindacato che resiste, sta
subendo un durissimo assedio. La Marcegaglia  l'ha accusata di guardare all'indietro e di difendere i "grandi assenteisti" contro i lavoratori "sani". Insomma è passata alla criminalizzazione. Nessun rispetto per la più rappresentativa organizzazione dei meccanici.  La Fiom non è  l'avversario da convincere o da sconfiggere in una trattativa, ma il nemico da distruggere. Le cose che ha detto al Corriere della Sera Epifani fanno pensare che purtroppo non sosterrà il no della Fiom. La CGIL non rompe l'assedio della Fiom. Quando Epifani afferma che  non possiamo perdere Pomigliano, senza aggiungere che ci sono condizioni sotto le quali non è possibile andare, ha difatto capitolato.  Si limiterà ad una operazione di "riduzione del danno" chiedendo la cancellazione delle norme  più sfacciatamente anticostituzionali. Proprio come fu per l'Alitalia.
  Intanto Ichino (PD) entra nel teatro della contesa per fare sapere che anche lui sta dalla parte di Merchionne.  Insomma, i  più importanti protagonisti della vicenda fanno sapere ai metalmeccanici che dovranno subire  quanto dispone la Fiat e che non saranno difesi. La Fiom forse resisterà fino alla fine, ma la sua situazione è  difficile senza il supporto della CGIL. Se si farà il referendum è possibile che venga vinto dalla Fiat. L'alternativa è bere o affogare. Chi ha famiglia è disposto a subire qualsiasi ricatto. La ragione della sopravvivenza prevale su tutto. Non ci sono alternative.  Questo il padronato lo sa bene e lo sanno bene anche Bonanni, Angeletti ed Epifani. Si farà quindi un accordo di deregulation dal contratto e dalle leggi, si faticherà di più e si subiranno  condizioni da caserma. Torneremo indietro di mezzo secolo, a molto prima del 68.
Epifani non romperà con Cisl ed Uil e con il PD. Dopo la firma di Pomigliano ci sarà una grande ondata che travolgerà i lavoratori italiani e li ridurrà alle condizioni se non dei cinesi, dei polacchi o dei serbi.
 Questa involuzione della situazione sociale italiana avviene in condizioni sempre più  drammatiche con un padronato che, forte dell'appoggio del governo,  si permette anche un linguaggio offensivo, brutale, irridente. Cisl, Uil ed UGl sono dalla sua parte e la CGIL è prigioniera del PD, di Letta, Ichino, Bersani che la spingono ad accettare tutto e di più. Il sindacalismo di base anche se forte e radicato nei posti di lavoro è  cancellato dalla discriminazione. Non si permette che conti  e non viene chiamato a firmare i contratti di lavoro. E' stato chiuso in cantina come i partiti di sinistra e quando riempie le piazze con migliaia e migliaia di persone viene ignorato dalla tv e dai giornali.
 Quando sarà firmato l'accordo di Pomigliano sarà come se in Italia non avessimo più né contratti né leggi a difesa dei lavoratori. Tutto dipenderà dalla volontà delle aziende che non potranno più essere limitate nel loro potere, un potere che sarà enormemente accresciuto dalle modifiche della Costituzione che la destra ha già preannunziato alle assemblee degli imprenditori.
 Qualcuno stamane scriveva che questa perdita di ruolo e di peso del Sindacato attira investimenti stranieri e che già si nota un incremento. Ma gli investimenti stranieri non danno alcuna certezza. Le multinazionali che hanno dismesso i loro impianti in Italia sono tantissime e quando restano pongono condizioni pesanti anche al governo come farsi pagare l'energia che consumano o altro.
 Con lavoratori che saranno stravolti da turni di lavoro da schiavi e remunerati poco più della metà di quelli tedeschi o francesi l' Italia diventa ancora più povera, disperata ed infelice. Ma avrà tanti ricconi in più e l'oligarchia politica più costosa e privilegiata  del mondo.

Pietro Ancona

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-06-09/testo-proposta-accordo-lettera-205000.shtml?uuid=AYhBYLxB
http://manifestino.blogspot.com/

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From: pietroancona@tin.it
To: primapagina@rai.it
Sent: Saturday, June 12, 2010 8:37 AM
Subject: disabili


Caro Romano,

mi dispiace molto aver saputo che ha un ragazzo inabile. Le sono solidale. Ho avuto un nipote che a causa di un parto mal riuscito è  vissuto per circa venti anni in condizioni di estremo disagio. Le aggiungo che ha dovuto subire anche lo scherno di brutali vicini di casa che lo inseguivano deridendolo ed a causa di ciò mio fratello venuto alle mani con questi disgraziati ha avuto un braccio spezzato.
 Le sono vicino particolarmente ma la prego di riflettere sul fatto che questa società sempre così violenta e crudele è frutto di scelte di politica economica liberista e per il potere dei ricconi per cui
Pieruluigi Berlusconi può comprarsi una nave da venti milioni ed ai disabili vengono negati duecento euro mensili per aiutarne la sopravvivenza. Questo fa parte della filosofia "uccidi la bestia" che anche lei, purtroppo, sostiene.
 Una società può essere solidale senza affondare. Lo Stato potrebbe risparmiare abolendo, ad esempio, le convenzioni.
 Quando lei dice che i meccanici di Pomigliano dovrebbero firmare l'accordo non si rende conto che c'è un punto oltre il quale non si può cedere. Avrebbe dovuto invitare gli italiani a rispondere al ricatto di Merchionne con il sabotaggio delle vendite della Fiat in Italia.
  Caro Professore, tutto si tiene. Non si può deprecare lo soppressione del sussidio ai disabili ed accettare la degradazione del lavoro dei metalmeccanici a bestie umane.
  Pietro Ancona .

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, June 12, 2010 9:08 AM
Subject: Gramsci ed il Pci


Gramsci ed il PCI

   Rifletto su Gramsci sul suo lascito politico e mi domando perchè è la citazione preferita dei comunisti che ne richiamano il pensiero quando affrontano questioni cruciali del nostro tempo.
 Credo che la ragione, la causa di tanta attualità del suo pensiero, sia dovuta alla sua eresia. Gramsci, fondatore del PCI, era un eretico e come tale fu trattato dal suo Partito, dalla tenebrosa e possente organizzazione del comunismo internazionale. Il comintern dove Togliatti era dirigente di rilievo ne ignorava il pensiero  ma lo teneva sotto controllo.  L'atteggiamento dei comunisti verso di lui fu come quello della Chiesa nei confronti di
pensatori eretici e poi finiti sul rogo o comunque discriminati ed isolati. Gramsci non condivise l'atteggiamento assunto dalla terza internazionale nei confronti della socialdemocrazia definita socialfascismo e da combattere ancora più duramente dei nemici di classe perchè, come diceva Togliatti, bisogna "tagliare l'erba del nostro vicino". Non credo che avrebbe votato come Ingrao per la radiazione del gruppo del "Manifesto". Per quanto non sapesse molto di  quanto succedeva in Unione Sovietica  certamente era allarmato dei segni di una degenerazione verso il totalitarismo di Stato.
  Credo che il comunismo  gramsciano finisca con lui. Il PCI è un'altra cosa. Il PCI è stata forgiato dal togliattismo frutto lungamente maturato negli uffici del comintern e dell'URSS. La commistione tra interessi statali, di potenza con quelli di partito è fortissima. L'idea che gli interessi del Partito siano  da anteporre a quelli della classe lavoratrice e, se del caso, dello stesso socialismo che è alla base della dottrina togliattiana non sarebbe mai stata condivisa da Gramsci. Gramsci avrebbe sempre preposto
gli interessi dei lavoratori e del socialismo a quelli del Partito. Inoltre la sua idea del Partito non era esattamente quella di Togliatti e dei suoi successori. Questo lo deduco dalla lettura di Ordine Nuovo
e dai Quaderni del Carcere. La struttura cardinalizia del PCI, la sua cultura sapienziale paragonabile a quella dei gesuiti, il "centralismo democratico", la disciplina ferrea, non sarebbero mai state accettati
dal nostro pensatore che non cessava mai di pensare e di correggersi.
  Il PCI isolò Gramsci in galera. Forse il silenzio dei suoi compagni che non gli rivolgevano la parola per paura di compromettersi con il partito fu la cosa più dolorosa della sua lunga detenzione. Credo che anche suoi parenti come la cognata Titiana furono usati dal Partito e dal Comintern per monitorarne continuamente il pensiero. La storia dei rapporti di Gramsci con la sua famiglia andrebbe tutta riscritta. Anche il destino dei suoi figli è degno di approfondimento e non è soltanto una faccenda privata.
  Dubito molto che Gramsci avrebbe condiviso il duplice strappo di Berlinguer (non si può governare con il 51 per cento e l'adesione alla Nato del cui ombrello si sentiva protetto). Dubito che avrebbe condiviso la Bolognina e la deidentificazione del comunismo italiano. Il suo comunismo era frutto originale della cultura del socialismo italiano e non avrebbe avuto bisogno dei pentimenti e dei "mi vergogno" dei Veltroni...
  Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Saturday, June 12, 2010 11:02 AM
Subject: Contro il fascismo politico e sociale


 Contro il fascismo politico e sociale

   L'atteggiamento gladiatorio di Merchionne che intima l'accettazione senza discutere delle sue proposte ai sindacati pena il trasferimento delle fabbriche in Serbia e Polonia e l'indurimento della azione del governo di destra che ha un programma, secondo dati pubblicati da Niki Vendola, di oltre ottanta miliardi di euro da spremere al lavoro dipendente ed allo Stato ha cancellato i pochi margini "riformisti" che   avevano consentivano una conclusione "moderata" del Congresso della CGIL ed una vittoria della cordata concertazionista di oltre l'ottanta per cento. La CGIL non può più continuare a litigare con la Fiom nè a minacciarne la normalizzazione. La CGIL è con le spalle al muro. O con i lavoratori o con Merchionne!  E' costretta ad indire uno sciopero generale contro la volontà del PD che la spinge alla inerzia ed ad una opposizione puramente formale, finta.
 Il padronato italiano ha cancellato ogni possibilità di soluzione "moderata". Le soluzioni sono drastiche. O accetti di ridurti in schiavitù o alzi il tiro e lotti per cambiare tutto, ma proprio tutto. Questo atteggiamento gladiatorio del padronato si colloca in una situazione politica di avvio allo autoritarismo fascista. Il governo reclama leggi liberticide sulla informazione e chiede la cancellazione dell'art.41 della Costituzione. L'Italia deve diventare una Marca di ricconi. Il ceto medio deve sparire.
Ricchi e ricchissimi da una parte e poveri e poverissimi dall'altra. Questo è l'obiettivo da realizzare indicato dal gruppo di Bildelberg. Niente più ceto medio e welfare. Il mondo occidentale deve regredire fino ai precordi dell'industrializzazione. L'americanizzazione dell'Europa è un obiettivo che si deve raggiungere in tempi ancora più brevi di quelli che si erano scelti.
 L'alternativa che si pone alla CGIL è cruciale: o sta con la Fiom o con Bonanni ed Angeletti. Se sceglie Cisl ed UIL compie un ulteriore passo verso la sua deidentificazione e non è detto che non ne pagherebbe un prezzo pesantissimo. Alcuni maggiorenti del PD che spingono per una CGIL sempre più "ragionevole", sempre più disponibile verso il padronato e le controriforme sociali dovrebbero porsi il problema di che cosa sarà l'Italia senza un Sindacato che finora ha presidiato l'equilibrio sociale e politico contribuendo a farne una nazione civile.
 Ma, come ebbe a dirmi una volta Luciano Lama, "non si può alzare la mano e lasciarla ricadere senza colpire". Le scelte non debbono restare a mezz'aria: vanno compiute fino in fondo. Se Merchionne minaccia di portarsi le fabbriche in Polonia e Serbia bisognerebbe rispondergli a muso duro che siamo in grado di organizzare una campagna di boicottaggio delle sue auto in Italia. Se le vada a vendere in Serbia! Si deve pretendere la riassunzione nelle scuole di tutto il personale allontanato dalla riforma Gelmini, l'abolizione della legge Biagi, l'integrità dello Statuto dei Lavoratori e dell'art.18, il salario minimo garantito europeo da valere anche in  Serbia o Polonia dove si pagano salari di 400 euro mensili. La Unione Europea ha preteso l'esecuzione dei suoi diktat a tamburo battente sulla pensione delle donne. La CGIL dovrebbe proporre uno sciopero europeo per l'imposizione di una base salariale unica. Anche gli interessi di centinaia di milioni di lavoratori debbono valere e contare qualcosa! L'Unione Europea non può consentire squilibri salariali che turbano la pace sociale.
  Insomma, la CGIL deve rivedere le conclusioni del suo recente Congresso ed assumere la difesa reale dei diritti dei lavoratori e delle loro famiglie. Ha dentro di sè energie possenti che finora sono state imbrigliate e depresse. Allo sciopero  già indetto bisognerebbe aggiungerne subito un altro di
48 ore contro il fascismo politico e sociale che incombe sull'Italia.
  Pietro Ancona

http://www.repubblica.it/economia/2010/06/12/news/marchionne_accordo-4779264/?ref=HRER2-1

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, June 10, 2010 5:29 PM
Subject: L'impotenza di Obama

L'impotenza di Obama

 Spero che la sinistra non sia ancora infatuata di Obama e che abbia fatto un bilancio della sua presenza al vertice della politica mondiale. Da quando è Presidente, la falce della morte ha continuato a mietere innumerevoli vite umane innocenti in Iraq, in Afghanistan, in Africa, in Pakistan. Quanti non vengono uccisi ora dai bombardamenti, dai blitz, dalle offensive lo saranno al momento in cui verranno al mondo sotto forma di mostri per le irreversibili degenerazioni genetiche indotte dalle armi al fosforo o all'uranio. La politica della guerra e della diplomazia di guerra continua magari con migliori accorgimenti nella comunicazione propagandistica. Ma niente è cambiato. Ora nel mirino è l'Iran che subisce l'assassinio od il rapimento dei suoi scienziati ed ha dovuto sostenere una ben organizzata "rivoluzione colorata" con tanto di martiri per la libertà. Sull'Iran i soci di Bildelberg hanno già fatto pollice verso. Dovrebbe essere aggredito presto o almeno non appena si allenterà la pressione degli eserciti occidentali sull'Afghanistan. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, con il voto contrario di Turchia e Brasile, ha deciso nuove sanzioni per debilitare l'Iran prima dell'attacco come usano fare gli USA prima di ogni aggressione. L'Iraq fu isolato dal mondo per dieci anni e morirono oltre cinquecentomila bambini per mancanza di cure ed alimenti adeguati. A suo tempo il Segretario di Stato di Clinton, Madaleine Albright, disse che la morte dei bambini era "un prezzo necessario da pagare". Russia e Cina hanno aiutato gli USA in questa campagna di isolamento dell'Iran ma anche essi sono nel mirino. La guerra americana, come disse Bush, è infinita. Non risparmia e non risparmierà nessuno.
 Intanto una spaventosa macchia di petrolio continua ad allargarsi nel Golfo del Messico e lambisce alcuni Stati come la Luisiana e la Florida. Miliardi di litri di petrolio si riversano in mare e continueranno a fuoriuscire senza che a distanza di quasi due mesi dall'esplosione della trivella off shore si siano messi in opera rimedi adeguati. La vita è morta per un tratto di mare grande quanto il Mediterraneo. Una apocalisse di uccelli, pesci, animali marini che i massmedia fanno di tutto per nascondere alla opinione pubblica mondiale. Il nostro ineffabile Presidente è già stato tre o quattro volte sul luogo del misfatto per farsi fotografare mentre mangia con una famiglia di pescatori rovinati
dalla BP oppure mentre coglie dalla spiaggia petrolio raggrumato che stringe rabbiosamente in mano.
 La sua reazione è  quella di una persona impotente, incerta, per usare una locuzione siciliana "con il carbone bagnato" cioè compromesso con la gente che ha compiuto il crimine e che non sta facendo quasi niente di risolutivo per riparare. Possibile che l'industria petrolifera mondiale non sia in grado di sapere che cosa c'è da fare per tappare la falla che avvelena l'oceano? Possibile che non ci siano scienziati e laboratori in grado di proporre qualcosa?  E' stato osservato che a livello di pubblica amministrazione non esiste competenza, esperienza accumulata, studi in grado di fronteggiare l'evento perchè lo Stato è stato svuotato della sua storia e della sua stessa cultura tecnica e che soltanto le multinazionali, l'industria privata, potrebbero sapere cosa fare e come intervenire. Il problema della conoscenza e del possesso della cultura tecnica si pone drammaticamente. La tragedia ecologica della Luisiana è la prova che lo Stato non può e non deve rinunziare alla sua sovranità  ed a controllare anche dal punto di vista della conoscenza le attività economiche.
  Questa vicenda è la prova di come il Congresso ed il Presidente degli Stati Uniti non contino nulla a fronte del potere delle multinazionali. Il "Mercato" è più forte dello Stato. Il Congresso che si è sbracciato per procurare subito una enorme quantità di miliardi di dollari da erogare al sistema creditizio e finanziario depredato da veri e propri corsari e che ha fatto della universalizzazione della assistenza sanitaria uno strumento per arricchire solo le compagnie assicurative ed imporre nuovi oneri ai cittadini   è molto tiepido sull'affaire dello sversamento di petrolio. Obama può solo fare minacce a vuoto che verranno spernacchiate dalla lobby petrolifera e non riuscirà neppure a fermare
le nuove perforazioni sottomarine in programma.
 Ieri ha ricevuto Abu Mazen per chiedergli di riprendere i negoziati con Israele  e gli ha promesso una piccola mancia di quattrocento milioni di dollari  da spendere nella striscia di Gaza. Israele intanto premia con medaglie d'oro gli assassini dei pacifisti e tutta la sua stampa è mobilitata nel mondo intero in una intensa campagna di discredito sulla iniziativa delle navi che hanno tentato di rompere l'assedio.
 La trattativa chiesta da Obama ad Abu Mazen serve soltanto a prendere tempo mentre si puntano i cannoni contro Teheran.
 Israele e le multinazionali condizionano il Congresso USA e la stessa Amministrazione della Casa Bianca. Si farà soltanto ciò che loro vorranno.
 Intanto, a poche miglia dalla costa americana, la gente ad Haiti continua a morire di stenti. Il mondo generoso ha versato 15 o 20 miliardi di dollari non si sa a chi. Certo non un centesimo è stato speso
per alleviare la vita dei sopravvissuti molti dei quali con un arto o una gamba amputata da una sbrigativa terapia chirugica della loro ferite. Circa cinquemila persone in grande parte giovani o giovanissime curate negli ospedali USA ne sono uscite senza un arto. Forse era troppo costoso curare le parti che si è preferito amputare.
 Pietro Ancona 

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Wednesday, June 09, 2010 11:52 AM
Subject: Bersani e Betlusconi

BERSANI E BERLUSCONI

  L'On.le Bersani rimprovera a Berlusconi di non contribuire sia pure con un solo euro alla "manovra" di risanamento dei conti del Paese. Ha ragione! Bisognerebbe anche dire che l'immensa ricchezza del Presidente del Consiglio è prodotta in grandissima misura da un bene immateriale: la pubblicità. Ogni spot che vediamo in TV gli procura guadagni rilevanti e la cornucopia che glieli riversa nei suoi conti
è fatata, inesauribile! Sebbene la pubblicità dia lavoro ad una certa quantità di persone non si può dire
che aumenti la ricchezza del Paese anzi ne aumenta i costi: ogni volta che compriamo qualcosa paghiamo anche la quota di pubblicità che l'industria o altro hanno dovuto comprare. Inoltre, dal momento che Berlusconi opera in regime quasi monopolistico, si può dire che la sua è una rendita parassitaria, una sottrazione di ricchezza al Paese che viene accumulata nel suo immenso sistema di scatole e scatoline cinesi nelle quali già trenta anni fa non riuscivano a raccapezzarsi neppure gli esperti della Banca d'Italia.
 Ma l'On.le Bersani non è convincente. Quando si fanno delle critiche bisognerebbe prima di tutto avere le carte in regola. Domandarsi: quando costo allo Stato? E' giusto costare tanto?  Il PD non ha le carte in regola. Non ha mai aperto bocca sulla questione che
nausea l'opinione pubblica italiana specialmente quella vessata dalle tasse sui costi della politica. L'atteggiamento circospetto, sospettoso, intollerante della opposizione ogni volta che si affronta questo tema è davvero insopportabile. E' giusto ricevere  pensioni dopo appena cinque anni di attività parlamentare e sommarle alle pensioni che derivano dalla professione o dal mestiere che si faceva
e spesso si continua a fare da deputato o senatore? E' giusto estendere a tutte le Regioni ed ora sembra anche ai grandi Comuni il trattamento economico dei Senatori? E' giusto ricevere miliardi di finanziamento per i partiti ed i giornali di partito? E' giusto che in Italia il costo della politica sia il più alto del mondo?
 Ora il PD non ci sente per niente da questo orecchio. E non solo il PD. Non dimentico come l'on.le Bertinotti giustificasse i grassi emolumenti percepiti dicendo che i managers dell' economia guadagnano anche di più! Bisognerebbe anche parlare del costo dei Palazzi. Il Quirinale vale l'Eliseo più Buckinghan Palace! Il Palazzo dei Normanni in Sicilia costa quanto e più del Senato e stiamo parlando di miliardi di euro...
 Se non si risponderà a questo problema con senso di giustizia ed equità continueremo ad avere la impressione di essere trattati male, di essere sfruttati e che questa democrazia che peraltro ci ha tolto
il diritto di scegliere i nostri rappresentanti è una enorme greppia che ha dato vita ad una nuova classe.
 Una nuova classe, una casta di privilegiati fatta in grande parte da professionisti della politica che, al dunque, fanno massa tra di loro e non consentono che il loro potere ed i loro privilegi oligarchici vengano messi in discussione. Si tratta di almeno 100 miliardi di euro l'anno, quattro volte la manovra di Tremonti, venti volte l'importo dei soldi sottratti al sistema scolastico!
  Intanto si congelano gli stipendi ed i salari ai dipendenti pubblici e si salassano scuola, sanità e pensioni. E' giusto privare un professore che guadagna 1300 euro al mese di 50 o 100 euro di scatto
biennale mentre si conservano privilegi come quello di rimborsare forfait di mille euro al mese le spese di taxi o di continuare ad erogare quasi cinquemila euro al mese per portaborse che non li riceveranno mai?
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, June 08, 2010 10:47 AM
Subject: Socialismo e decrescita la sola alternativa


 Leggo che il gruppo di Bildelberg ha deciso di continuare la lotta per la distruzione del ceto medio. Nella società Bildelberg soltanto ricchissimi e poverissimi. In mezzo, niente!
 I migliori anni della nostra vita sono stati quelli dell'allargamento della classe media della popolazione
attraverso la promozione sociale del lavoro umano a cominciare da quello manuale che veniva remunerato con salari e stipendi assai vicini a quelli degli impiegati. Venti milioni di lavoratori con
retribuzioni decenti erano inoltre supportati da un welfare tra i migliori d'Europa. Scuola, sanità, servizi, asili nido, assistenza alle mamme e quant'altro hanno reso civile ed apprezzabile la vita di gran parte degli italiani che proprio attraverso la partecipazione a questo benessere ritrovavano ragioni di
unità nazionale e di superamento di vecchie discriminazioni territoriali. Questo sistema era basato
su una forbice relativamente piccola tra le retribuzioni dei dirigenti e dei managers e quelle del personale dipendente. Un "apicale" della pubblica amministrazione non era a distanze astronomiche
dell'usciere del suo ufficio. Era ancora funzionante un ascensore sociale notevole: il figlio di un ciabattino di un paesino delle Madonie poteva diventare Presidente della Regione Siciliana. Il sistema proporzionale e il voto di preferenza costituivano grandi fattori di elevazione dei ceti meno abbienti.
 La politica ha promosso socialmente moltissime persone. Anche le organizzazioni sindacali ed in genere le associazioni hanno contribuito a creare nuove figure di "ceto medio".
 Da anni il ceto medio, la classe intermedia che costituisce la forza e la struttura della società democratica, è aggredita da programmi ben mirati di demolizione e devastazione. Il modello è la società postfordista nordamericana governata dalle multinazionali nelle quali accadono, purtroppo senza grandi reazioni, fenomeni terribili come la perdita delle abitazioni di milioni di persone o la perdita del lavoro a causa della gestione predatoria e truffaldina del management. In Italia, la data di inizio di questo attacco certamente meditato dai gruppi della trilaterale e di Bildeberg, è quella dell'abolizione della scala mobile (1992) e dell'aggancio dei salari al tasso di inflazione "programmato". Poi si è andati avanti per quasi venti anni con una serie di accordi triangolari (governo, sindacati, padronato) di abolizione o limitazione di diritti conquistati fino a portare il livello complessivo del monte salari a meno di un terzo ed a trasferire questo terzo al management, al profitto ed alla rendita. Le distanze tra dirigenze e dipendenti sono diventati abissali e questo è avvenuto anche nella pubblica amministrazione attraverso lo scardinamento di tutto l'ordine introdotto dalla riforma Bassanini.  La legge Biagi è stata ed è un formidabile strumento di lotta all'ascensione sociale e di deprezzamento dei titoli di studio. Oggi non conta più essere o diventare ingegnere se non hai uno studio paterno. L'ingegnere figlio di contadini è assai difficile che possa guadagnare quanto un professionista di trenta anni fa. E' stato brutalmente proletarizzato!!
 La riduzione dei salari e delle opportunità di crescere ora non basta più ai nostri liberisti. Viviamo nella società ideologica del capitalismo e l'ideologia è la prima esigenza da soddisfare. Ora l'azione di sgretolamento del ceto medio avviene anche per distruzione fisica dei posti di lavoro a cominciare dalla scuola, dall'università, dalla cultura, dalla pubblica amministrazione. Nei prossimi tre anni saranno spazzati almeno altri trecentomila posti di lavoro che garantivano l'appartenenza al "ceto medio". Magari si continuerà a fare il professore, ma la paga sarà di pochi euro l'ora e dovrai accontentarti. Bere o affogare!
 La manovra predisposta dal Governo tende proprio a questo. In tutta Europa l'input ideologico liberista è proprio questo: cancellare il ceto medio, impoverire e proletarizzare il lavoro, togliere valore salvifico alla laurea ed alle specializzazioni. La Germania dichiara di risparmiare settanta miliardi di euro. Non è necessario leggere la proposta della Merckel per sapere che si tratta di un tratto essenziale di welfare e di lavoro umano.
 Tutto l'Occidente sarà americanizzato nel corso del prossimo decennio. La speranza è riposta in una sconfitta della destra, ma questo di per se non garantisce che questo lavoro di distruzione della civiltà accumulata dalla seconda guerra mondiale ad oggi non proseguirà. Non esiste oggi in Europa una forza alternativa al liberismo capace di imporsi e di governare.
 Il seme dell'egoismo, della diseguaglianza è stato gettato. Quando un segretario comunale guadagna
125 mila euro l'anno a fronte dei 20 mila dello sportellista dell'anagrafe si è creato un distacco che non è soltanto economico. E' molto di più. E questo molto di più è legittimato dalle enormi retribuzioni dei politici e dei parapolitici che tendono ad assorbire una quota assai rilevante delle risorse ed ad allontanarsi dal  vivere delle gente "comune".
 Socialismo e decrescita potrebbero fornire l'alfabeto di una alternativa al mondo di infelici che il capitalismo ha creato e continua a creare servendosi anche dell'aggressione finanziaria financo agli Stati e delle occupazioni coloniali.
 Pietro Ancona

http://anglotedesco.myblog.it/archive/2010/02/03/il-club-bilderberg.html

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, June 05, 2010 5:17 PM
Subject: Emendamento 1707


Emendamento 1707

 Ho sempre avuto il sospetto che nel "Potere, intendendo per questo quanti sono in grado di gestire
le leggi e gli Stati, non ci sia mai stata una grandissima voglia di punire i pedofili. E' come se ci fosse una sorta di organizzazione segreta nei recessi più importanti e più alti degli Stati che protegge i pedofili e  quasi sempre fa in modo che questi riescano a farla franca anche quando si sono macchiati dei delitti più abietti e più infami. Anni orsono lessi di un grande scandalo scoppiato in Belgio nel quale era implicata anche la Corona, persone della real casa, aristocratici, banchieri, industriali, gente che si divertiva a far collocare bambini negli angoli più bui dei parchi e poi organizzare vere e proprie cacce con mute di cani e tutto l'armamentario della caccia alla volpe. Il bambino veniva raggiunto dai cacciatori o dai cani e poi come selvaggina assegnato al carniere del "fortunato" Orco. Lo scandalo fu enorme ma non durò a lungo. C'è stato un processo ma molti riuscirono a sgattaiolare via delle ampie reti della procedura penale. Non ho mai saputo come si sia concluso e se ci furono condanne. Ma già questo è significativo dei muri che vengono innalzati a protezione degli Orchi.
  C'è una "sensibilità" particolare per i pedofili. A volte si ha anche l'impressione che ci si preoccupi più di loro che delle loro vittime. Si arriva financo alla evocazione della psicanalisi per spiegare la morbosa attrazione che i bambini esercitano su questi delinquenti. Ecco: li ho definiti delinquenti ma
se ci fate caso quasi  nessuno usa questa parola per definire i barbari stupratori o seviziatori di
bambini.
  Ora scopriamo che un autorevole gruppo di parlamentari della destra pdl e leghisti ha presentato un emendamento che introduce nel reato di violenza contro i bambini la "lieve entità" allo scopo di evitare l'arresto dei criminali e di diminuirne la eventuale pena.  Una questione di grande allarme sociale e delicatissima viene risolta, senza alcun dibattito preliminare, quasi di nascosto, nel corpo di una legge che si occupa delle intercettazioni telefoniche, la cosidetta  "legge bagaglio".
 Il Parlamento italiano non è nuovo a  queste pugnalate alla schiena della giustizia. Molte norme che hanno peggiorato il diritto del lavoro sono state introdotte di  soppiatto in leggi e testi diversi e specialmente nella finanziaria. Sostanzialmente non si discute più nel merito delle questioni che vengono risolte tra pochi addetti ai lavori nelle Commissioni parlamentari. L'opinione pubblica ne viene a conoscenza a cose fatte e quando è troppo tardi e non c'è più nulla che si possa fare.
 La mobilitazione di pezzi grossi della maggioranza per la presentazione dell'emendamento sulla "lieve entità" fa nascere il legittimo sospetto che ci sia dentro lo zampino del Vaticano. La cricca clericale è stata mobilitata da scaltri suggeritori oppure hanno pensato da soli la loro proposta? Non dobbiamo
mai dimenticare che il Parlamento è presidiato da un Commissario della Chiesa Cattolica Monsignor Rino Fisichella che, in occasione dello scandalo della pedofilia, ha difeso strenuamente il Papa ed ha
parlato dello scandalo come di un "complotto" ordito contro la Chiesa.
 La Chiesa ha capito che non può più  considerare i preti pedofili come semplici peccatori ma come responsabili di reati penali. Dopo la dichiarazione del Papa che attribuisce ai preti pedofili l'attacco alla Chiesa profetizzato nel terzo mistero di Fatima e la decisione di segnalare alle autorità giudiziarie quanti si macchino di questo turpe delitto, si è voluto in qualche modo garantire una relativa impunità,
evitare la vergogna dell'arresto se colti in fragranza di reato con la leguleia distinzione tra violenza e violenza lieve? Come si fa a definirla? Quale repertorio di comportamenti possono essere definiti di violenza sessuale lieve? Esiste la violenza sessuale lieve verso i bambini? In che cosa consiste? E' violenza lieve o grave  palpare gli organi genitali dei bambini e costringerli alla palpazione di quelli del prete? Ed oltre alla fisicità della violenza non si deve prendere in considerazione il danno psicologico oppure dobbiamo ritenere che questo non esiste se non c'è stupro?
  Sono convinto che, non potendo più sottrarre alla giustizia i preti pedofili, si stia cominciando a lavorare di bulino per ridurre le conseguenze penali cominciando con l'offrire l'opportunità di arrampicarsi nel pur sempre impervio colle della "lievità" del crimine commesso. Certo non è l'immunità, ma con l'assistenza di un buon avvocato si possono quasi minimizzarre i conti da pagare.
 E' così mentre si ribadiscono con ferocia i chiodi ai migranti, ai rom, ai poveri che vengono gettati con leggi durissime nelle carceri immonde di questo Paese dove è normale uccidersi perchè financo la morte appare una liberazione, si studiano le vie di fuga per gli intoccabili, specialmente se rivestiti di abito talare.
 L'ultima novità di questa "giustizia" all'incontrario è la  richiesta di abolire l'art.41 della Costituzione e dare libertà alla industria di insediarsi senza chiedere  permessi a nessuno. Rispetto dell'ambiente e
finalità sociale delle imprese sono considerati lacci da recidere.
  Pietro Ancona
http://camilliadi.over-blog.it/article-violenza-sessuale-di-lieve-entita-ecco-gli-autori-51629701.html

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From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, June 04, 2010 5:07 PM
Subject: La pensione delle donne

La pensione delle donne

 Interpretare un vantaggio come una discriminazione per toglierlo ed intimare l'immediata parificazione dell'età pensionale delle donne a quella degli uomini è la stupefacente decisione della Corte di Giustizia e  della Commissione Europea che chiede all'Italia di adeguarsi a tamburo battente e senza aspettare il 2018 previsto. Non c'è dubbio che mandare le donne in pensione cinque anni prima degli uomini non è una discriminazione. Lo sarebbe se andassero in pensione dopo gli uomini! La distinzione uomo-donna
nacque in considerazione dell'idea "manuale", "fisica" del lavoro che era prevalente quando si fecero le prime leggi pensionistiche. Ora l'idea e la percezione del lavoro come fatica fisica non c'è più se non per alcuni segmenti del mondo del lavoro ma questo non riduce lo stress femminile dal momento
che le donne non sono soltanto lavoratrici sul posto di lavoro ma anche in famiglia. Quante donne si alzano alle quattro del mattino per stirare, cucinare, lavare, mettere in ordine la casa..prima di andare in ufficio o in corsia o altrove ...Da questo punto di vista le cose non sono cambiate in meglio.
 Anche la prestazione lavorativa della donna è diventata più pesante. Con la riforma scolastica le classi affidate alle insegnanti sono diventate più numerose e viene meno l'ausilio di tanti colleghi espulsi dal processo di ridimensionamento e dequalificazione della scuola. Lo stesso dicasi del lavoro
sanitario di tutto il personale. L'ossessione aziendalistica e produttivistica che pervade  i reparti ospedalieri, i laboratori, le corsie hanno aumentato lo stress delle lavoratrici le quali restano sempre
anche oberate dal lavoro casalingo e per i figli che non può essere cancellato.
 La Unione Europea, così solerte a salvare dalla "discriminazione" del pensionamento a sessanta anni le nostre donne, non ha mai speso una sola parola, non è mai intervenuta per intimare l'eliminazione  di trattamenti economici e normativi che relegano il genere femminile a livelli assai più bassi di quelli maschili.
 La tendenza all'innalzamento progressivo dell'età pensionabile in vista dell'allungamento delle aspettative di vita deve essere oggetto di attenta riflessione e riconsiderazione. Non si può accettare come un dogma l'insostenibilità di pensionati che vivendo più a lungo costano di più allo Stato. Intanto bisognerebbe disaggregare il dato. E' vero che in Italia l'aspettativa di vita è all'incirca di 82 anni ma questa non è l'aspettativa di vita dei lavoratori ma di tutti. E' diverso! Bisognerebbe verificare categoria per categoria qual'è la durata della vita e sopratutto la durata di permanenza in vita in regime pensionistico.
Bisognerebbe anche considerare che se per un ingegnere quaranta anni di lavoro possono essere anche superati lo stesso non si può sostenere per un minatore, un operaio di fonderia, etc...
 Anche la questione del finanziamento della pensione va rivisto. Una parte potrebbe gravare sulla fiscalità generale e stabilire un minimo eguale per tutti. Si potrebbero rivedere le contribuzioni. Insomma la questione va discussa e non può essere ridotta ad un rapporto semplicistico tra aspettativa di vita ed età di collocamento in pensione. Questa è la tendenza della destra e della Confindustria la quale non manca di mostrare in occasioni come questa il suo volto asociale. La Confindustria vorrebbe che lo Stato spendesse il meno possibile per pensioni, sanità, scuola ed servizi sociali. Non trova nulla da obiettare per i 31 miliardi che sono stati stanziati e si stanno spendendo per l'acquisto di micidiali aerei da bombardamento ed elicotteri di guerra.
 La perentoria richiesta della UE solleva anche un altro problema che è quello della politica del lavoro e sociale nella comunità e l'incidenza in essa dei sindacati. L'assenza dei sindacati europei è davvero allarmante e la legislazione del lavoro comunitaria è  orientata dagli interessi delle confindustrie. Un silenzio assordante accompagna normative sempre più sbilanciate a favore delle aziende e sempre più coattive per i lavoratori.  Penso all'orientamento verso una settimana lavorativa di 62 ore. L'ideologia di maastricht domina sempre di più e sta cancellando la civiltà di una europa democratica, progressista, socialista.
 Pietro Ancona

http://www.laboratoriorevelli.it/_pdf/wp75.pdf

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From: pietroancona@tin.it
To: primapagina@rai.it
Sent: Wednesday, June 02, 2010 6:04 PM
Subject: intellettuale organico


Cara  Signora  Cesaretti,

una volta si parlava di "intellettuali organici" per indicare la militanza culturale finalizzata all'appoggio politico del comunismo di scrittori, giornalisti, artisti, etcc..
 Oggi c'è un vistoso ritorno della categoria. Intellettuali organici alla destra italiana. Lei è disposta a qualsiasi manipolazione della verità per non venire meno ai suoi legami ed al suo appoggio alla destra che lei serve dal "Giornale". Si è visto come ha trattato la storia dell'arrembaggio in mare della nave dei pacifisti.
  E' embedded in misura straordinaria. Complimenti!

Pietro Ancona

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From: Pietro Ancona
To: informa@alternativacomunista.org
Sent: Wednesday, June 02, 2010 3:44 PM
Subject: 2 Giugno: Festa della Repubblica dei Palazzi, dei Ricconi, degli Oligarchi


2 Giugno: Festa della Repubblica dei Palazzi, dei Ricconi, degli Oligarchi

 Il Capo dello Stato ha voluto caratterizzare questa  ricorrenza della festa della Repubblica con tre parole: sacrifici, unità, responsabilità. I sacrifici sono riservati esclusivamente ai lavoratori dipendenti
ed ai pensionati, al welfare, allo Stato. I sacrificati debbono però praticare la responsabilità e l'unità
per il bene supremo della Patria.
 Con particolare fasto e megalomania si è svolta a Roma la sfilata del 2 giugno. Tutte le divise comprese quelle municipali e della protezione civile sono sfilate davanti ad un Napolitano con al fianco un Berlusconi che sembrava il sosia di se stesso con capelli nerissimi ed una faccia incerottata
o forse rifatta. Nessun segno, nessuna conseguenza del misterioso agguato milanese che ci mostrò in diretta per farci constatare il sangue che scorreva a rivoli dalla sua faccia.

 Il viatico a questo 2 giugno è stato dato dalla cosidetta "manovra. 25 miliardi recuperati in grande parte spremendo quanto ancora si  può spremere dal lavoro dipendente ed ai cittadini,  aumentando le ingiustizie e le aree di privilegio, imponendo una drastica cura dimagrante allo Stato che non  potrà sostituire in turn over i dimessi per almeno due anni.(ma potrebbe continuare oltre)
  Osservando il grande palco dal quale Napolitano e Berlusconi assistevano alla parata militare mi è venuto di  pensare quanto valessero in euro le centinaia di notabili che lo affollavano e quanto fosse giusto per un Paese avere una casta dirigente così scandalosamente foraggiata dal pubblico erario.
  Non esiste Paese al mondo con una Oligarchia politica così numerosa, infestante e costosa come quella italiana. Una oligarchia che ha dato luogo con lo spoil sistem e con varie leggi ad una dirigenza
della pubblica amministrazione dai costi  eguali o superiori a quelli del management privato e che, da tempo, si è distanziata anni luce dal trattamento economico della media dei dipendenti. La aziendalizzazione di tanti servizi dello Stato ha prodotto una crescita spropositata dei privilegi e dei costi dei dirigenti. L'opposizione è parte di questa  Oligarchia. Non ha alzato un dito per proporre la riduzione delle ingiustizie.
 Lo Stato è da tempo nel mirino dei liberisti nostrani che non si vergognano di organizzare campagne di linciaggio morale dei pubblici dipendenti. L'accusa "fannulloni" o "parassiti" ha coperto l'espulsione dal pubblico impiego di migliaia di insegnanti e dipendenti. Secondo il precetto di Reagan lo Stato, "la bestia", deve essere affamato. Deve dimagrire! Alla fine di questa legislatura tra licenziati dalla scuola e turnover statale avremo un salasso davvero consistente di redditi . Questi saranno rapidamente assorbiti dalle aree di privilegio parapolitiche che si  allargano ai vertici delle pubbliche amministrazioni.
 Lo Stato repubblicano è unito non soltanto dalla sua storia ma dalla coesione sociale, dall'essere riconosciuto da tutti come proprio, non estraneo.  Ma questo è da tempo lo Stato dei Privilegiati..
 Non dubito che i ricconi che tra poco tireranno fuori dai cantieri navali e dai porti i loro panfili e gli oligarchi della politica si trovino bene e continuino a riconoscersi in questa Repubblica. Ma che dire
dei milioni di giovani disoccupati o biagizzati, dei lavoratori mal pagati, dei cittadini che debbono concorrere sempre di più alle spese sanitarie e scolastiche? Lo Stato si sta rimodellando in funzione
degli interessi e delle esigenze delle classi abbienti, delle corporazioni, degli imprenditori. Lo Stato tende ad escludere dal suo ruolo e dalle sue tutele quanti non hanno avuto la fortuna di nascere bene
e di vivere nell'agiatezza. Lo Stato spenderà i soldi per l'Esercito e la Polizia, per tutelare i beni ed i soldi dei ricconi. Non ne spenderà per la scuola, per la sanità, per la cultura, per le carceri, per migliorare la vita nei quartieri poveri delle città. Lo Stato non è di tutti, la Repubblica non è di tutti.
 Pietro Ancona
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From: Pietro Ancona
To: barbara spinelli
Sent: Sunday, May 30, 2010 12:18 PM
Subject: Dove nasce il nazismo

Cara Dottoressa,
All'ingresso del lager di Fenestrelle (Torino) stava scritto: "Ognuno vale per quel che produce." All'ingresso del lager di Auschtwitz stava scritto: Arbeit Macht Frei (il lavoro rende liberi).
I prigionieri non sono più esseri umani. Ma individui improduttivi da sopprimere al più presto...
 I meridionali chiusi a Fenestrelle venivano quasi subito squagliati nella calce viva. Costava nutrirli...... Pare si tratti di oltre ventimila infelici.
L'ideologia nazista nasce a Torino e viene incubata da Casa Savoia e dalla gretta e feroce corte che frequentava i suoi palazzi.
In fondo il leghismo di oggi non è che la volgata antimeridionale delle soldataglie piemontesi che invasero e depredarono il Mezzogiorno.
 Pontelandolfo è stato molto più orribile di Marzabotto.
Spero che la storiografia corregga la versione retorica, bolsa, fascista dell'unità d'Italia magari per una diversa coesione nazionale fatta di verità e giustizia.
Pietro Ancona

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From: Pietro Ancona
To: micromega
Sent: Thursday, May 27, 2010 1:58 PM
Subject: Neet

NEET
In contemporanea con le misure predisposte dal Governo per recuperare 25 miliardi giunge notizia dall'Istat sui giovani italiani  costretti a restare nelle case genitoriali perchè privi di lavoro e se ne hanno uno, questo é malpagato e inidoneo a renderli autosufficienti. L'Italia degli inglesismi ha già trovato il termine per definire questo fenomeno: "Neet" che sembra voler dire "niente lavoro, niente scuola, niente formazione."
 La porta del futuro è sbarrata davanti a milioni di giovani ai quali si uniranno nel corso dei prossimi tre anni gli espulsi dall'insegnamento. Sopravviveranno fino a quando saranno in vita i genitori, provenienti da una generazione vissuta in un paese più civile, più ordinato e meno ingiusto, amministrato da partiti che avevano alto il senso dello Stato e della coesione sociale.
  Da tempo le due formazioni politiche che si contendono il governo centro destra e centro sinistra
hanno messo in comune ideologie e politiche e si applicano a trasferire in Italia le terribili esperienze del reaganismo e del tatcherismo  alterando profondamente un equilibrio sociale
che ha garantito per  molti decenni  una relativa prosperità e speranza nel futuro.
 Il grimaldello che ha distrutto la prosperità italiana si chiama "privatizzazione". La pubblica amministrazione è stata devastata dall'ingresso degli interessi privati. Oggi lo Stato costa molto di più perchè appesantito ed infarcito   da interessi privati e  dallo sconvolgimento prodotto dalla riforma Bassanini che ha creato isole di iperprivilegiati che da soli pesano assai di più
della massa dei comuni impiegati e funzionari. Non si fanno più concorsi o se ne fanno pochissimi
e tutto il reclutamento viene esternalizzato, mal pagato e umiliato da condizioni vessatorie. Non è possibile che a fronte di una media di retribuzioni nette inferiori ai 20 mila euro annui ci siano stipendi
che  superano il milione di euro pagati dai contribuenti.  Il costo della cosidetto management pubblico è davvero osceno!
 Tutta la pubblica amministrazione, nelle mani di una oligarchia politica stipendiata  che da sola costa circa 100 miliardi di lire,  viene usata per soddisfare interessi di gruppi e di privati. I beni culturali   diventano spa. I segretari comunali hanno dato vita ad una agenzia che costa centinaia di milioni di euro l'anno e di cui non c'è alcun bisogno.  Inoltre c'è il fenomeno abnorme dei consulenti. Ricordo che il Sindaco di Palermo aveva un consulente per la Cina tra i cinquemila che aveva nominato a fronte dei quattromila dipendenti. Il fenomeno della consulenza che costa miliardi di euro si è sviluppato per consentire alla borghesia dei professionisti di spolpare lo Stato. Ora, con il federalismo demaniale, il patrimonio pubblico si volatizzerà. Nello stesso tempo si applicano pesanti terapie di dimagrimento dei servizi essenziali del welfare come scuola e sanità che presto raggiungeranno i livelli di degrado tipici degli USA.
  Tutto quello che si è fatto  dopo la svolta ideologica liberista è costato e continua a costare molto di più. A questo maggior costo spesso corrisponde un peggioramento del servizio reso. E' eclatante il caso della privatizzazione dell'acqua e della nettezza urbana. Costi insopportabili e servizi scadenti e sempre più a rischio. Mai come ora si sono susseguite una dopo l'altra le crisi di raccolta delle immondezze.
 E' scoraggiante constatare come l'opposizione parlamentare non si renda conto della necessità di una svolta radicale. Abrogare la legge Biagi, vietare le consulenze e le esternalizzazioni,  avviare un processo di abolizione delle regioni, espellere tutte le agenzie che operano dentro la pubblica amministrazione dovrebbero essere le prime misure da assumere per avviare un processo di risanamento.
  Se i meccanismi presenti saranno lasciati indisturbati l'Italia è destinata a diventare una landa desolata
abitata da milioni di infelici che vivono accanto ai miliardari che tutti gli anni si raduno con i loro yachts davanti Villa Certosa.
 Pietro Ancona

http://www.asca.it/regioni-ISTAT_GIOVANI__60_SU_100__BAMBOCCIONI__GIOCO_FORZA_PER_MOTIVI_ECONOMICI-497894-puglia-14.html

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From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, May 28, 2010 4:34 PM
Subject: Apartheid o cattura della CGIL?


 Apartheid o cattura della CGIL?

 La signora Marcegaglia si è dichiarata  parzialmente scontenta delle misure adottate dal Governo dell'amico Berlusconi che la vorrebbe al Ministero dell'Industria e per questo si è esposto ad una figuraccia all'assemblea della Confindustria. Dichiararsi scontenti è per la Confindustria una tecnica lungamente e monotamente sperimentata. Se esaminano  le sue risoluzioni approvate negli ultimi trentacinque anni basta leggerne una per leggerle tutte. Sono tutte identiche! Si chiede flessibilità
per assicurare maggiore produttività al sistema e sopratutto "riforme strutturali". Per riforme strutturali si intende, in soldoni, cancellare le voci di spesa permanenti destinate a reiterarsi di anno in anno. Queste spese riguardano il welfare: scuola, sanità, pensioni. Le uniche spese che non si mettono in discussione sono quelle per le forze armate e le relative forniture e le forze di polizia. Se lo Stato si riducesse soltanto a gestire l'Esercito e la Polizia e cancellasse tutto il resto o lo riducesse a proporzione miserella  (come negli Usa) gli industriali italiani sarebbero assai contenti.
  Nel corso degli ultimi dieci anni si è intensificata l'erosione dei diritti dei lavoratori non soltanto con le leggi ma anche con l'uso della contrattazione sindacale. In verità questa tendenza  è stata inaugurata all'epoca del governo di Giuliano Amato con gli accordi sottoscritti purtroppo anche da Trentin  sulla  abolizione della scala mobile e poi allargati alla dinamica dei salari un anno dopo con il governo Ciampi.
 Nel 1975 si era realizzato l'ultimo accordo dell'era keinesiana dell'economia italiana con il punto unico pesante di scala mobile firmato da Agnelli e Lama.
 Un folto stuolo di commercialisti dei diritti insidiati al Ministero del Lavoro e nelle Commissioni di Camera e Senato coltivano l'ossessione della "modernizzazione" del giuslavorismo. Se osservate quante cose riescono ad introdurre di soppiatto o più o meno apertamente in leggi-omnibus, nelle finanziarie, nei cosidetti collegati vi rendete conto che ci troviamo dinanzi al più grande svilimento
del diritto del lavoro mai perpetrato in Italia: l'ultimo obiettivo che questi legulei si sono dati è quello di rendere quasi inagibile ai lavoratori la magistratura. Dai diritti conclamati e riassunti magistralmente
nella Costituzione e nello Statuto dei Lavoratori si sta gradatamente passando agli "obblighi" ed ai "divieti" fino a rendere la figura del lavoratore meno titolata di diritti di quella dei comuni cittadini.
 La Marcegaglia, lavorando di contrappunto con Sacconi che pratica l'apartheid della CGIL e vuole andare avanti soltanto con "i complici" Cisl e UIL, ha proposto alle confederazioni dei lavoratori la convocazione di una grande assise per la crescita. La Cisl ha immediatamente aderito alla proposta e credo che anche la UIL non si farà pregare. L'assise per la crescita ha un solo scopo: fare prigioniera la CGIL, costringendola dentro lo schema iperliberista di una ulteriore perdita di salari e diritti. La differenza tra la scaltra Marcegaglia ed il brutale Sacconi consiste non in diversi ascolti di quanto ha da dire la CGIL, ma soltanto se farla prigioniera magari con l'aiuto del PD o discriminarla e relegarla nel ghetto in cui sono stati rinchiusi  i sindacati di base ed i partiti comunisti. Il fatto che la CGIL abbia una dottrina e si comporti come una grande forza moderata che subisce più che proporre non conta niente. La Marcegaglia non si fida. Sa che  la CGIL è il sindacato per antonomasia, l'incarnazione dello spirito di lotta e che spesso è animata da profonde pulsioni e da ribellioni della sua base sociale alla ingiustizia. Non  si può escludere che la spinta dei lavoratori  possa collocare  la CGIL anche contro la volontà collaborazionista dei suoi gruppi dirigenti in posizione ancora più nettamente contrapposta al regime.
  Mentre la Marcegaglia faceva la sua proposta altri cinque lavoratori lasciavano la loro vita  sul posto di  lavoro. Riprova che nonostante la legge sulla sicurezza (che non viene rispettata) l'olocausto umano al Dio Profitto continua e continuerà in futuro. Il congelamento delle retribuzioni previsto dalla manovra sarà una glaciazione dal momento che dal 1993, tranne per gli stipendi della dirigenza e del manageriato oscenamente superpagato, si è in regime di quasi congelamento. Non a caso siamo al quaranta per cento in meno della media europea.
 La Confindustria non ha alcuna voglia di aprirsi ai problemi della società italiana legati alla depressione in cui vivono venti milioni di lavoratori.  Non vuole dialogare. Vuole soltanto rafforzare un dispositivo di sicurezza che blocca i lavoratori in fondo al pozzo dove li ha cacciati. Vuole anche continuare ad usare il mercato parallelo del precariato che,garantisce salari inferiori anche della metà dei minimi contrattuali. Oltre sei milioni di persone sono sfottute da contratti a progetto, da partite Iva e da altri marchingegni della Biagi.
 Mi auguro che la CGIL respinga l'invito e che a Bonanni che le  rimprovera sarcasticamente di aver fatto tanti scioperi generali inutili risponda aggiustando il suo tiro. Non basta fare uno sciopero generale. Bisogna anche vedere che cosa si propone di denunziare e di ottenere. Se lo sciopero è dirottato per interventi "moderatori" del PD soltanto sul fisco o su richieste marginali che non toccano le questioni fondamentali del contendere si dà ragione al sarcasmo di Bonanni.  Bisogna che
lo sciopero generale della CGIL abbia chiarezza e venga preceduto dalla recessione dagli accordi sulla concertazione, dagli accordi del luglio 2007 e dalla richiesta di ritiro del collegato lavoro sullo art.18 e della abrogazione della legge Biagi. Con la possibilità che si profila di uno scatenamento della inflazione sarebbe anche opportuno chiedere una protezione dei salari e delle pensioni con la reintroduzione di una indicizzazione legata al costo della vita.
  Pietro Ancona
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=739206&lang=it

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From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Wednesday, May 26, 2010 12:20 PM
Subject: Manovra e dintorni

Manovra e dintorni

  Gli alti lai delle Regioni contro la manovra proposta dal Governo sono del tutto ingiustificati. Le Regioni, approfittando dei loro poteri e sfruttando l'ideologia delle privatizzazioni hanno creato da almeno dieci anni a questa parte  e continuano a creare una oligarchia fatta di oligarchetti della parapolitica e  inventandosi enti pubblico-privati amministrati da consigli pieni come uova di persone   con stipendi da managers tra i più alti del mondo. La gestione di questi enti è spesso fallimentare, ma chi se ne frega.... Si sono creati migliaia e migliaia di amministratori. Sono tanti che potrebbero creare un Sindacato come quello che si creò in Sicilia trenta anni fa costituito dagli amministratori delle aziende ESPI a capitale quasi interamente regionale.
  Le Regioni andrebbero soppresse perchè non producono servizi utili alla cittadinanza ed al territorio
ed assorbono come spugne  le risorse finanziarie provenienti dallo Stato o spremute agli abitanti.
  Se si mettono in fila i bilanci regionali  e se ne fa una somma il risultato è spaventoso. Lo è ancora di più se si aggiunge ad esso l'indebitamento con le banche, all'estero, spesso garantito da società di rating che lucrano assai bene per le loro certificazioni. Che motivo c'è di certificare con una agenzia di rating un bilancio di Ente dotato di un consiglio? Il motivo è legato soltanto ai traffici finanziari che si intessono tra le banche e questi enti. Quanti  enti locali in Italia si fanno certificare?
 Ho sentito a Ballarò Epifani. Un Epifani loquace, combattivo, a volte financo aggressivo. Ha protestato contro l'iniquità della manovra che, more solito, si scarica tutta sui poveri, sul lavoro dipendente e sopratutto su quella fascia di ceto medio che, esclusa dalle  esenzioni dai tiket e le altre agevolazioni, viene caricata della soma.
  Ma non ha detto una sola parola sul fatto che da quasi venti anni, per via di un diabolico accordo stipulato con confindustria e governo, i miglioramenti vengono rapportati  ad un "tasso di inflazione programmato". Il risultato è un congelamento delle retribuzioni che ha fatto regredire al 23 posto della scala OCSE l'Italia. A pensarci bene, non ha detto una parola contro la proposta di congelamento
ed ha steso su questo una cortina fumogena di accuse al governo. E' una tecnica della comunicazione
mutuata da Bersani che urla alla Gelmini un "non rompere i c.....agli eroici professori" che ha avuto vasta risonanza massmediatica ma, in effetti, non si è troppo affaticato a difendere la Scuola pubblica ed i Professori preso nei laccioli del filovaticanismo di parte del PD e del liberismo della sua elite di teste d'uovo.
  La manovra come è già stato detto è soltanto depressiva. Produrrà nuova disoccupazione e rallenterà il commercio interno. Non servirà a niente perchè la questione dei conti dell'Italia e dell'Europa non è economica ma politica. Gli USA vogliono liberarsi dell'Euro e non gradiscono la stessa esistenza dell'UE. Non potendo bombardare Roma o Berlino o Parigi, come hanno fatto e fanno con Kabul, Bagdad, il Pakistan e tanti altri disgraziati "stati canaglia", usano l'arma dello inquinamento finanziario prima ed ora del fallimento procurato degli Stati più deboli.
  Avrebbe fatto meglio l'Italia a darsi un  programma diametralmente opposto a quello di Tremonti.
Non 25 miliardi di risparmi che provocheranno depressione per cento miliardi, ma investimenti e spese di pari importo. Aumentando i servizi, il welfare, i salari, l'occupazione.
 Un programma espansivo protetto da misure draconiane di difesa dei titoli di stato costringendo gli speculatori a sudare sangue se pescati a tramare. Gran parte dei titoli di Stato hanno collocazione interna. Per i titoli negoziati all'estero misure ancora più forti di quelle adottate dal governo tedesco.
 Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: rassegna sindacale
Sent: Tuesday, May 25, 2010 6:01 PM
Subject: aumentare gli stipendi ed i salari


Congelare per tre anni stipendi e salari in Italia è un crimine perchè in effetti, con l'ascensione  libera dei costi per vivere, diventa una vera e propria decurtazione di almeno il trenta per cento.-
I salari italiani sono di almeno il quaranta per cento inferiori alla media OCSE. Siamo al 23 posto della classifica.
Che cosa si vuole? Se queste sono le regole non possiamo starci dentro-
La CGIL dovrebbe organizzare lo sciopero generale e chiedere la riassunzione di tutti i licenziati dal settore pubblico e privato e l'aumento di almeno il dieci per cento di tutte le retribuzioni
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/11/visualizza_new.html_1791175474.html

Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: rassegna sindacale
Sent: Tuesday, May 25, 2010 12:17 PM
Subject: I lavoratori sono soli


I lavoratori sono soli

   La CGIL non ha finora commentato la risoluzione sul lavoro approvata dall'assemblea nazionale del PD. Un documento squallido  che chiude ogni speranza di lotta al precariato,ai bassi salari,alla perdita dei diritti.  Un silenzio che non preannunzia opposizione o almeno critica  dal momento che  il PD è il partito di riferimento di grandissima parte dei quadri dirigenti della Confederazione. Questi si  adegueranno alle indicazioni del Partito oppure rivendicheranno la loro autonomia e l'autonoma elaborazione delle politiche della CGIL?
 Io credo che la CGIL si adeguerà alle indicazioni del documento del Partito. Questa convinzione scaturisce dall'esame dei  suoi comportamenti , dalle deliberazioni del  Congresso, dalla sua voglia di stare "in gioco" di partecipare alle scelte politiche e sociali che saranno approvate dal Governo.
 La CGIL, come la Cisl e l'UIL, continua a giocare di rimessa. Non si muove. Aspetta le decisioni del Governo sulla manovra finanziaria che sottrarrà risorse vitali a salari,pensioni,scuola,sanità e si limiterà a proporre  una qualche modesta "riduzione del danno". Il richiamo di Napolitano alla coesione nazionale, allo spirito patriottico di accettazione dei sacrifici per salvare l'Italia servirà a coprire l'ennesima bastonata ai lavoratori dipendenti, ai pensionati, ai poveri. Venticinque miliardi si potrebbero ricavare da una drastica riduzione dei costi della politica e della parapolitica (spendiamo oltre cento miliardi di euro per gli stipendi ai politici, ai consulenti, ai consiglieri di amministrazione) ma si preferirà prelevarli da coloro che già stentano ad arrivare alla fine del mese.
 Il gioco si è fatto pesante a livello internazionale. Il capitalismo mondiale ha una sua centrale di direzione che muove vari organismi come il Fondo Monetario Internazionale o le stesse Agenzie di Rating che assolvono a funzioni di killeraggio quando si ritiene opportuno aggredire. La Grecia, il Portogallo, la Spagna, sono state già aggredite per avere disavanzi addirittura inferiori a quello degloi USA che, però, si sono concessi il privilegio di stampare dollari senza alcuna copertura e di imporli al mondo intero. Il capitalismo è in una fase di parossismo ideologico. Gli accordi di Maastrict già abbastanza jugulatori gli stanno stretti e vorrebbe subito l'americanizzazione dell'Europa cioè la scomparsa del welfare che l'ha reso civile a fronte della barbarie in cui è costretto a vivere il popolo americano.
 Non deve sfuggire il fatto che le tre nazioni nel mirino sono a direzione socialista anche se trattasi di un socialismo  nominale con contenuti liberisti. Ma lo zio Sam non si fida lo stesso.  Inoltre l'attacco alla Grecia è un grimaldello per scassinare l'Europa. Per il popolo greco c'è già pollice verso del Nerone che manipola i mercati.  Anche la difesa approntata dal governo tedesco di non consentire negoziazioni allo scoperto dei suoi titoli di Stato ha fatto alzare acutissimi strilli ai liberisti che vorrebbero il "mercato" libero da regole e cioè un far west dove scorazzare e magari incenerire le risorse di interi popoli. Insomma, si vuole libertà di strangolamento.
 Anche l'Italia è nel mirino un giorno si ed uno no.  E' sconcertante che  PD e  CGIL non trovino di meglio che attaccare Berlusconi per avere "sottovalutato" la crisi da almeno due anni. Una critica di destra alla destra per sfuggire ad una analisi veritiera delle cause del terremoto finanziario  originato dalla pirateria di Wall Street ed al quale il sistema occidentale non vuole porre alcun rimedio. E' la guerra degli USA con il mondo intero condotta attraverso le Borse ed il terrorismo sui disavanzi dei bilanci statali. L'Asia viene attaccata in più parti militarmente. L'Europa e l'Euro vengono attaccati finanziariamente. IL fine è uno solo: riaffermare una supremazia violenta e sempre più aggressiva degli USA.
 I lavoratori italiani hanno la disgrazia  di non avere alcun punto di riferimento oltre la sinistra comunista.  Cgil,Cisl,UIL e PD si limitano a smussare qualche angolo ma non faranno niente per contrastare il loro impoverimento e la perdita di diritti. Semmai fanno a gara per dimostrare alla Confindustria quanto sono consapevoli e patriottici e come sono disposti a cedere tutto dall'art.18
allo Statuto dei Diritti.
 Se in Italia esistesse la democrazia e cioè l'esistenza di una dialettica tra le forze politiche e le forze sociali nei prossimi giorni avremmo battaglia in Parlamento e sciopero generale nel Paese. Ma la democrazia non esiste e non solo  perchè abbiamo una destra autoritaria al potere ma anche per una opposizione che è interfacciale al governo e Sindacati Confederali che fanno gli interessi della Confindustria. Sindacati che non difendono  i loro rappresentati ma si limitano ad amministrarli con quello che passa il convento.
  Pietro Ancona

http://www.rassegna.it/articoli/2010/05/25/62839/

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, May 23, 2010 10:06 PM
Subject: pensieri dopo la manifestazione all'albero di Falcone


Pensieri dopo la manifestazione all'Albero di Falcone
 Le celebrazioni sono state troppo ingessate. Sono diventate momenti propagandistici del Regime. Ho visto oggi molta protezione civile. Sarei curioso di sapere se è diventato un  grande evento di Bertolaso!   Ho notato molta militarizzazione nell'organizzazione
Mi chiedo come e da dove sono venute le scolaresche che io ho visto sfollare in autopulman della polizia e della guardia di finanza. I corpi armati sono sempre più usati per le manifestazioni interne. E' assurdo che ci sia dappertutto una quantità enorme di gente in divisa. Non è normale!
 Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Sunday, May 23, 2010 8:51 PM
Subject: Il PD e lo Statuto di Sacconi

Un lavoratore (operaio o impiegato) è una persona che svolge un'attività manuale o intellettuale a scopo produttivo, in cambio di un compenso; generalmente il termine è riferito a coloro che prestano l'attività lavorativa alle dipendenze di un datore di lavoro." l' Imprenditore svolge (non presta) la sua attività in vista di un profitto, il professionista dà le sue consulenze o il suo ingegno in cambio di una parcella, di un onorario; il lavoratore autonomo (quando non si tratti di un fumus come i ragazzi a partita Iva) è una persona che realizza qualcosa o in servizio (impianto idraulico, gioiello o altro) in cambio di una parcella  che contiene anche le spese effettuate in materie impiegate."
Il codice civile definisce le caratteristiche che distinguono il lavoro dipendente: la subordinazione, l'orario, gli obblighi definiti dal ccnl. Il lavoratore è colui che, in cambio di una remunerazione, esegue
un lavoro  sulla base delle direttive che gli vengono impartite.
 Nel  documento approvato dall'Assemblea Nazionale del PD è scritto: "il PD intende rappresentare il lavoro in tutte le sue forme, dal lavoro (relativamente) stabile, a tempo indeterminato, al lavoro precario e parasubordinato,dal lavoro di artigiani, commercianti e professionisti, al lavoro dello imprenditore. Poi, propone "l'introduzione dello Statuto dei Lavoratori autonomi e dei Professionisti per definire un denominatore di tutele e di incentivi corrispondente alle esigenze comuni di artigiani, commercianti e professionisti."
 Ora questo ecumenismo nel voler esprimere le esigenze del lavoro applicato a tutti i campi ivi compresa l'imprenditoria era una caratteristica della vecchia DC (si chiamava interclassismo) e del vecchio PCI ( si chiamava "rapporto con la piccola e media industria"). Insomma, i due maggiori partiti italiani si sforzavano di rappresentare tutto il mondo produttivo ma avevano il buon senso di
non volere ingabbiare la  parte minus habens obbligandola dentro limiti di dialettica sociale convenienti ai
mayores  habent. Il PC consigliava i sindacati a stupulare accordi particolare con artigiani o commercianti o piccoli imprenditori come sostegno ideologico e politico alla loro esistenza insidiata dai monopoli e dalle grandi imprese. Questo avveniva a livello territoriale e aziendale. Ricordo un contratto stipulato a Palermo con Libero Grasso,  imprenditore e persona onesta verso i lavoratori ed eroe della lotta contro il pizzo mafioso, che appunto stabiliva differenziali salariali a sostegno della sua impresa tessile. Qualcosa di simile avveniva con le imprese cooperativa e la cosa appariva giusta e ragionevole anche ai lavoratori perchè la cooperazione era ancora densa di contenuti sociali ed appariva una alternativa alla produzione capitalistica. Oggi non è più così. "La Coop sei tu!" è una potente organizzazione finanziaria che ha cancellato il suo scopo sociale rivolto alla crescita dei produttori e dei lavoratori.E' un gigante del capitalismo italiano.
 Nel documento approvato dal PD per giustificare la scelta di tutelare il lavoratore dipendente si afferma che bisogna tutelare anche quello autonomo, il commerciante, il professionista. Ma che genere di tutela può darsi al professionista? Che cosa la società deve dare al notaio, al medico libero esercente, al commerciante di agrumi, al bottegaio, al commerciante all'ingrosso?
 Tra queste categorie delle professioni borghesi le condizioni non sono tutte identiche. Ci sono avvocati che lavorano per conto di altri avvocati e spesso in condizioni di vera e propria umiliazione sociale e salariale. L'avvocato che è sfruttato da uno studio deve essere certamente protetto.  Cose del genere si possono scrivere su tutte le professioni ed i mestieri. Come si fa a ridurre alla grossolano semplificazione che sono tutte manifestazioni del lavoro che vanno tutelate? Tutelate da che cosa e da chi? E'  grottesco mettere tutti lavoratori dipendenti e altri nello stesso pentolone.
 Insomma, se non abbiamo capito male, il PD, dopo aver fatto finta di difendere lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, apre alla proposta di Sacconi dello Statuto dei Lavori. I lavoratori dipendenti, in questo nuovo scenario che va a crearsi, vengono collocati  ( ma con molte disparità) sullo stesso piano degli imprenditori, dei professionisti, dei commercianti, degli autonomi. Tutti bisognosi di tutele, magari dal cattivissimo sindacato che chiede un pò di soldi in più in busta paga e disturba la  quiete sociale e la libertà degli altri soggetti sociali.
  Il PD non ha capito o fa finta di non capire che l'interclassismo nell'era del liberismo è soltanto lotta di classe con tutti i mezzi a cominciare da quellio giuridici ai lavoratori dipendenti.
  Insomma, a differenza dello storico Labour Party, che si dichiara partito del lavoro perchè espressione delle classi lavoratrici e dei loro sindacati, il PD si dichiara partito del Lavoro comprendovi la Marcegaglia, Montezemolo, la Confindustria e quanti professionisti ancorano le loro "barche" nel mare antistante Villa Certosa per rendere omaggio al loro leader carismatico, il Presidente Operaio Silvio Berlusconi!
 
 Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: redazione@lavocedelnordest.it
Sent: Friday, May 21, 2010 5:06 PM
Subject: Una supposizione: Santoro fonda un Partito?
 Una supposizione: Santoro fonda un Partito?

  Credo che l'idea gli sia venuta con l'enorme successo ottenuto al PalaDozza. Grande parte del popolo di sinistra non si riconosce più nel PD,  giudica perdente votare per i comunisti cacciati via dal Parlamento,  vorrebbe una alternativa concreta a Berlusconi. Un personaggio
capace di sconfiggerlo in campo aperto e che conosce tutti i meccanismi ed i marchingegni del consenso mediatico. Santoro sente oramai strettissima la rete TV, Anno Zero non gli basta più, credo che lo abbia anche stufato e si vedeva dal modo di condurre la scottante trasmissione di ieri sera sul pedofilismo nella Chiesa Cattolica. Vuole molto di più, scendere in campo come fece nel 94 il Cavaliere. Ha per l'appunto quindici anni in meno di Berlusconi e sembra godere di buona salute.
 Perchè non provare? Grillo ha avuto successo. E' un predicatore via internet mentre Santoro è un telepredicatore. Entrambi godono di seguiti fidelizzati, di persone disposte a buttarsi sul fuoco per loro.
 Berlusconi ha un seguito di fanatici che, se gli vede commettere un delitto, lo sostiene lo stesso. Quasi lo stesso si può dire di Santoro anche se i suoi sostenitori sono più colti e più dotati di ragione critica.  Sebbene esca per la seconda volta dalla Rai con un gruzzolo miliardario in un contesto in cui la gente si uccide prima di morire di fame, i suoi fans non lo abbandonano e anzi ritengono che percepisca poco in confronto a Vespa ed altri. Insomma  Santoro gode di una fidelizzazione a prova di qualsiasi evidenza o argomenti. Noto anche che scatena una certa aggressività nei suoi sostenitori  non proprio come Berlusconi ma  rilevante.
 Se la fine delle ideologia ci porta a questo, mille volte meglio le ideologie ed il pensiero forte. I personaggi, i telepredicatori, i demagoghi di provincia, che invadono la politica e la occupano sono
manifestazioni di un degrado della politica che prima o poi ci priverà delle residue libertà e della democrazia.  Guardavo esterrefatto la conferenza-stampa congiunta tra il Ministro Calderoli, piromane di leggi e della Costituzione, pascolatore di maiali antislamici ed Antonio Di Pietro dal multiforme
ingegno e dagli interessi molto articolati. Entrambi sostenevano il federalismo demaniale, il prossimo
sacco delle oligarchie regionali con la svendita e la  privatizzazione del patrimonio ambientale, paesaggistico culturale dell'Italia regalata a voracissime bande territoriali.  Anche Di Pietro prende voti dell'elettorato democratico e di sinistra, ma non renderà conto a nessuno dei suoi intrighi con Bossi.
 Santoro fa parte da sempre della Oligarchia. Nel periodo di esilio impostogli da Berlusconi fu eletto
dal PD al Parlamento Europeo, dal quale si è dimesso dopo aver ricevuto anche qui una liquidazione
succulenta. Ora ha alzato lo sguardo verso un orizzonte più lontano. Perchè non incrociare la spada con Berlusconi contendendogli il controllo dell'Italia?
 Può darsi che le mie supposizioni almanaccate dopo la trasmissione di ieri sera di "AnnoZero" siano prive di fondamento. Me lo auguro. L'Italia non ha bisogno di nuovi Dei nell'Olimpo ma di un rientro alle regole ed alla sostanza della democrazia a cominciare dal ripristino della proporzionale e della elezione dei parlamentari per scelta degli elettori e non delle segreterie dei partiti. Il personalismo patologico al quale approdiamo dopo la involuzione leaderistica dei partiti italiani è il peggio della nostra storia politica.
 Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: img press
Sent: Friday, May 21, 2010 1:42 PM
Subject: Fw: Napolitano come Willy Brandt
Napolitano come Willy Brandt


 Il Presidente Napolitano dovrebbe ispirarsi al grande statista socialdemocratico europeo Willy Brand
che si inginocchiò davanti il monumento del ghetto di Varsavia e chiese perdono per i crimini dei nazisti. Dovrebbe inginocchiarsi davanti la fortezza di Fenestrelle nell'alto Piemonte dove venivano deportati i resistenti meridionali i tantissimi contadini definiti "briganti" per morirvi squagliati nella calce viva o di fame e di freddo.L'unità d'Italia non si fa con la retorica patriottarda o intonando tutti insieme l'inno di Mameli. Si fa facendo conoscere la verità finora nascosta agli italiani da una storiografia fatta di menzogne. Soltanto la verità accompagnata da un atto  di riconoscimento delle terribili colpe del genocidio nordista può mettere le basi, a 150 anni della fondazione dello Stato, di una vera  nazione. La partecipazione alla prima guerra mondiale del tutto inutile e priva di senso non
ha avvicinato gli italiani sebbene abbia compiuto fraternizzazioni specialmente tra i soldati. La prima guerra mondiale fu la guerra dei feroci ufficiali dello Stato Sabaudo contro i loro soldati che venivano mandati deliberatamente al massacro oppure decimati e fucilati  per futili motivi. Non è bastata a fare dell'Italia una Nazione.
 Bisogna quindi fare piena luce sugli anni che vanno dal 1861 alla grande emigrazione transeoceanica del novecento. Elencare tutti i delitti ad uno ad uno. Rievocare i paesi rasi al suolo, le famiglie distrutte,le devastazioni e le ruberie in danno degli sventurati abitanti del Regno delle Due Sicilie. Tutto avvenne dopo la spedizione dei Mille ma già se ne sentivano i presagi nella strage di Bronte.
  Si dovrebbero rimuovere i resti umani dei combattenti meridionali dal Museo Lombrosiano. Una vera vergogna che Borghezio vorrebbe conservare a dimostrazione della inferiorità etnica della gente del Sud.
 Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it

mercoledì, ottobre 21, 2009By Web & Books
La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali detta Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1862 “…per la repressione del brigantaggio nel Meridione”
Questa legge istituiva, sotto l’egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud ed i soldati ebbero carta bianca, le fucilazioni, anche di vecchi, donne e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall’emigrazione forzata, nell’inesorabile comandamento di destino: “O brigante o emigrante”
Lemkin, che ha definito il primo concetto di genocidio, sosteneva: “….genocidio non significa necessariamente la distruzione immediata di una nazione…esso intende designare un piano coordinato di differenti azioni mirati a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali….Migliaia i soldati dell’esercito borbonico massacrati nel lager di Fenestrelle in Piemonte (nella foto). E ad osservare la foto la momoria riporta subito ad Auschswitz. E invece no. Non c’erano le camere a gas? I prigionieri, portati al Nord con quattro stracci addosso, a 2000 metri d’altezza, venivano gettati nella calce viva. Antonio Gramsci (1920): “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l´Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”. Giuseppe Garibaldi Lettera ad Adelaide Cairoli, 1868 “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio” Nino Bixio, autore dell’eccidio di Bronte, nel 1863 dichiarò in Parlamento: “Un sistema di sangue è stato stabilito nel Mezzogiorno. C’è l’Italia là, signori, e se volete che l’Italia si compia, bisogna farla con la giustizia, e non con l’effusione di sangue”. On.le Ferrari, liberale, nel novembre 1862 grida in aula: “Potete chiamarli briganti, ma combattono sotto la loro bandiera nazionale; potete chiamarli briganti, ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come il governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa a un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente distrutta e non dai briganti” (Ferrari allude a Pontelandolfo, paese raso al suolo dal regio esercito il 14 agosto 1861, 1250 morti). Nell’agosto del 1862 i paesi del SUD in rivolta contro l’invasione italiana erano 1.500 e fu dichiarato lo stato d’assedio e legge marziale, inizia violenta e dura la repressione dei paesi liberati dai partigiani Borbonici. La guerra di conquista durò oltre il 1880 e causò al Regno delle Due Sicilie 1.000.000 di morti, centinaia di paesi rasi al suolo, 500.000 prigionieri politici, l’intera economia distrutta e la diaspora di molte generazioni. Il Piemonte/Italia ebbe oltre 23.000 morti il doppio di quelle subite in tutte le sue sedicenti guerre d’indipendenza. Le atrocità compiute, ancora secretate per la vergogna, impedendo così l’imputazione di genocidio, primeggiano su quelle naziste e competono con quelle giacobine rivoluzionare in Vandea (1793), quando cuocevano a vapore anche preti e suore.

Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: meno.occhipinti@italianotizie.it
Sent: Saturday, May 22, 2010 4:39 PM
Subject: le clarisse di Aversa

LE CLARISSE DI AVERSA

 Nelle ultime quarantotto ore, la tv si è occupata della Chiesa Cattolica da  ben tre volte: rai due, rai tre e la sette. A rai due, in anno zero, sul tema della pedofilia, a la sette, per il patrimonio immobiliare del Vaticano a Roma, a rai tre per la vicenda dello sfratto delle monachelle di clausura dal loro convento di Aversa. Nello stesso tempo i massmedia si sono occupati degli intrecci tra finanza vaticana e cricca. Un vero e proprio coinvolgimento in crimini contro lo Stato. Insomma le cronache della Chiesa diventano sempre più inquietanti.
 La trasmissione "Mi manda Rai Tre" è stato dominata da due piccole figure di monache molto anziane. Raccontavano il loro sfratto dal Monastero dove avevano trascorso tutta la vita motivato dalle autorità ecclesiastiche da futilità come l'uso del telefonino o i contatti con il mondo esterno. In verità i motivi del loro brutale allontamento non sono chiari. Si è malpensanti se si congettura che probabilmente ci sono progetti speculativi  sul Convento cinquecentesco che loro continuavano ad abitare?
 Di certo c'è che il Vaticano e la Curia non hanno tenuto in nessun conto gli interessi ed i sentimenti delle clarisse trattate con scandalosa brutalità. Il vescovo di Aversa ha rimproverato il loro rifiuto alla obbedienza agli ordini della gerarchia e si è spinto fino ad  adombrare disordine nella tenuta dei conti del Convento. Un prete "sposato" le ha invitate alla letizia, ha dato dei consigli strampalati ma che volevano ingraziarsi i persecutori delle suore. Ma queste se la sono cavata molto bene e nella loro voce di protesta per la violenza subita vibravano le corde di una dignità umana e religiosa  che suscitava rispetto, ammirazione, condivisione della loro causa. La Chiesa non ha tenuto in nessun conto il fatto che da oltre mezzo secolo costituivano una comunità. Smembrare e disperdere otto persone in tarda età, liberarsene senza alcuno scrupolo destinandole a tante sperdute località è davvero una crudeltà insopportabile. Ma a fronte della potenza dell'Autorità che le ha schiacciate e
gettate come cose inutili, hanno reagito con straordinaria forza: hanno riaffermato il loro diritto a continuare a stare insieme, a non disperdere la loro coesione affettiva e si sono qualificate come autentiche portatrici di valori di umanità, dignità, giustizia. Queste suore hanno la certezza di essere
interpreti del Vangelo. Il Papa, il Vescovo, il Vaticano ne sono usciti con le ossa rotte. La Chiesa rappresentata da questo Papa è il contrario del cristianesimo. La religione di Cristo non può continuare ad essere rappresentata da uno Stato che la imbriglia nelle sue politiche. Non sono condivisibili  gli interessi finanziari, l'uso spregiudicato dell'otto per mille, l'appoggio al colonialismo
armato dell'Occidente. Il prelato che ha officiato la messa per i due alpini caduti in Afghanistan si è lasciato andare in un incredibile  giustificazionismo della guerra di sterminio e non ha avuto una sola parola di pietà per i massacrati dai bombardamenti e per i bambini che nascono deformi per l'avvelenamento di uranio e di fosforo delle armi Nato. Questa Chiesa non ha un grande futuro. Se vuole continuare a vivere deve rinnovarsi, rinunziare ad essere Stato,  immergersi nel Vangelo, riconsiderare criticamente  tutta la sua storia dal delitto di Ipazia ai nostri giorni.
 L'ossessione del potere temporale ha fatto della Religione uno strumento di oppressione.La Chiesa per essere davvero cristiana deve tornare ad essere povera e dei poveri. Ma questo non succederà-
Pietro Ancona

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/17-maggio-2010/aversa-protesta-contro-trasferimento-cappuccinelle-convento-1703030751228.shtml   
http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/bd_edit_doc_dioc.edit_documento?p_id=924778&id_pagina=4808&rifi=&rifp=&vis=1

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From: pietroancona@tin.it
To: direzione@unita.it
Sent: Wednesday, May 19, 2010 9:18 AM
Subject: Generazione sconfitta


I ragazzi del "Precariato" su faceboock  hanno realizzato questo youtube con la lettera inviata da Pietro all'Unità.

http://www.youtube.com/watch?v=EFnsyNR6gDM

 Generazione sconfitta

   Cara Dott.ssa De Gregorio,

ieri sera, a Ballarò, lei paventava una imminente rivolta sociale e raccontava di essere stata fortemente impressionata da assemblee di giovani precari con scene drammatiche  di pianto, disperazione, sofferenza.
  Cinque milioni di giovani, praticamente tutti i nuovi occupati, si trovano in regime di precariato.  Ma forse sono molto di più se aggiungiamo le partite IVA. Anche nel suo giornale probabilmente ci sarà una certa percentuale di giovani giornalisti assunti con una delle diavolerie della legge trenta. Precariato vuol dire anche salario da schiavi, disconoscimento dei titoli di studio o altro. Vuol dire niente welfare. Abbiamo casi di ingegneri pagati a settecento euro al mese oppure di persone assunte per cinque giorni la settimana esclusi il sabato e la domenica.
  Questa situazione infernale esiste da sette anni ed è legale dal momento che la legge Biagi ha fornito un fumus giuridico di legalizzazione a quanto già  avveniva  seppur  in misura certamente minore.
  Nel 2007 è stata resa definitiva da Prodi con gli accordi sindacali del 23 luglio che hanno di fatto chiuso negativamente la promessa fatta dallo stesso Prodi nella campagna elettorale. Ricorda: diceva di voler liberare i giovani dal precariato.
   Qualche giorno fa il gruppo senatoriale del PD ha presentato il disegno di legge Nerozzi-Marini che correda il precariato con la liquidazione dell'art.18. La legge sull'arbitrato in discussione al senato è stata contrastata molto debolmente dal PD che in grande parte la condivide.
  L'Unità o il PD non hanno mai fatto un esame delle conseguenze della legge Biagi nonostante la sofferenza che giunge da milioni e milioni di ragazze e ragazze a cui è stato cancellato il futuro.
  Non capisco, quindi, la schizzofrenia di una condivisione del disagio dei precari e di una partecipazione attiva  ai progetti per rendere definitiva e senza alcuna possibilità di cambiamento la loro condizione. La rivolta che lei paventa probabilmente non ci sarà perchè l'isolamento di questa massa enorme di giovani è assoluto. Nessuno li ascolta. Il liberismo selvaggio è diventata dottrina generale nel Parlamento e nel sindacalismo confederale. Ma la disperazione che cova nella società italiana è terribile.
   Pietro Ancona

 

 

Umberto Bossi pedagogo

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Monday, May 17, 2010 4:57 PM
Subject: Umberto Bossi pedagogo

Umberto Bossi pedagogo

 Il capo della lega Nord ritiene che il federalismo servirà al Sud per educarlo ad usare  meglio e con maggiore rispetto i soldi del  prelievo fiscale del suo territorio,  a non parassitarsi sulle regioni e sugli uomini operosi della Valle Padana, ad imparare a vivere con i propri mezzi. Insomma, il federalismo sarà sopratutto uno strumento educativo per i meridionali fannulloni e scrocconi e Bossi ne è il grande pedagogo.
  Il Nord è assai più ricco del Sud ma non dà proprio niente a questo. Se desse come sostengono i
tronfi separatisti della Lega il livello della popolazione del sud dovrebbe essere eguale o vicino a quello del Nord. In effetti non è così. La popolazione meridionale è più povera appunto perchè meno ricca e non assistita nè dal Nord nè da chicchesia.
 La leggenda del Nord che mantiene il Sud viene alimentata da intense campagne propagandistiche che impegnano i massmedia quasi quotidianamente. Il  prof.  Luca Ricolfi ha addirittura scritto un libro diventato cult per i leghisti: " Il sacco del Nord" nel quale viene spiegato come i virtuosi abitanti della Padania si siano  accollati per quasi cinquanta anni il peso di una zavorra fatta di tutto l'ex Regno delle Due Sicilie e di parte dell'ex Stato della Chiesa. In sostanza, mentre il Nord consuma meno di quello che produce, al Sud avverrebbe il contrario attraverso, appunto, il salasso delle risorse guadagnate dal Nord.
 In effetti, questa tesi è  infondata. Se il Nord ha contribuito a pagare più tasse per il mantenimento dello Stato questo è esclusivamente dovuto alla sua maggiore ricchezza, alla sua straordinaria (fino a ieri) densità industriale.  E' falso che le risorse prodotte dal Nord vengano stornate al Sud .  Nella distribuzione delle risorse attraverso i trasferimenti lo Stato si comporta riferendosi a parametri che non sono certamente di favoritismo per il Sud.. La Lombardia, il Piemonte, il Veneto non sono in grado di dimostrare di avere ceduto risorse a vantaggio del Sud ed anzi hanno ricevuto molto di più di quanto non abbia avuto il Sud. Il Nord ha un sistema infrastrutturale finanziato dallo Stato che è di almeno dieci volte migliore per qualità ed efficienza di quello meridionale. Basti pensare al sistema autostradale. Inoltre la più grande industria del Nord e dell'Italia la Fiat di Torino è stata sostenuta per decenni da cospicui contributi statali in  parte sotto forma di CIG usata per integrare i bilanci della azienda scaricandola dei periodi di magra commerciale.
  Il progetto   ideato da un economista di indubbio valore quale fu il Prof.Saraceno di industrializzazione del Sud con la Cassa per il Mezzogiorno (CASMEZ) fu vanificato dall'uso che torme di pirana ne fecero.    Grande parte dei soldi erogati sono finiti ad aziende come l'Eni, la Montecatini, alle acciaierie di Stato. I beneficiari della Casmez furono per il 95% industrie ed industriali del Nord. Siamo giunti financo all'intervento corsaro e truffaldino di imprese padane  che venivano a compiere scorrerie fingendo di  impiantare fabbriche  per impadronirsi dei cospicui incentivi e fuggire immediatamente lasciandosi macerie alle spalle.
  I benefici dei salari erogati dalla Italcementi e dalla Montedison o dall'Eni a Gela e Siracusa, della Fiat a Termini, dell'ILva a Taranto non valgono i terribili e duraturi danni provocati dall'inquinamento
e dall'oscuramento della vocazione turistica e agricola dei luoghi.
  In ogni caso, come dimostrano i documenti che corredano questo scritto, nella ripartizione delle risorse nazionali la parte leonina è stata  ed è  delle regioni del Nord. Che poi il Nord non riesca a smaltire quanto produce e riceve non è prova delle sue virtù sparagnine e di pratiche austere
di vita quanto di un surplus di risorse che, purtroppo, non credo  avrà ancora in futuro  neppure  col federalismo fiscale separatista. Soltanto una nuova fase della economia, dopo il giro di boa della crisi in atto (se ci sarà) potrà riprendere e conservare i dati di prosperità attuali.
  La classe dirigente del Nord non sta dando una grande prova di sè. Avvelena l'opinione pubblica e la istiga contro i meridionali e contro gli extracomunitari. Nei confronti di questi ha ispirato alla destra che controlla il Paese leggi di stampo nazista ed attua persecuzioni e campagne di odio che giungono financo all'omicidio. Naturalmente si serve della manodopera importata per la sua agricoltura che fallirebbe subito se ne fosse improvvisamente privata. Chi mungerebbe le vacche di  padron Bertoldo se gli indiani sikh rientrassero in patria? Lo stesso dicasi per le sue concerie dove impiega manodopera dell'est europeo in condizioni ottocentesche di sfruttamento. Un operaio delle concerie non campa più di dieci-quindici anni dentro le esalazioni di acidi ed il grande calore in cui fatica anche per dieci ore al giorno per i pochi euro concessi dai terribili imprenditori locali.
  Ritiene anche di poter fare a meno dei meridionali negli uffici e nelle scuole. Formigoni propone una radicale  pulizia etnica già avviata dalla Gelmini. Pensa di avere i magistrati ed i professori sufficienti per sostituire i meridionali? Soltanto il certificato di nascita deciderà dell'impiego.
 Il contesto politico e sociale in cui si avvia l'operazione "federalismo" è di odio e di cacciata dal Nord dei meridionali. Sbaglia Napolitano a non tenerne conto ed a pensare che l'Italia che uscirà da questa temperie non sarà ancora più avvelenata di quanto non  sia oggi.
  Il professore Giorgio Ruffolo, rendendosi conto che il federalismo di venti regioni che hanno dato pessima prova di se a cominciare dalla Lombardia non potrà che rendere irreversibile la crisi italiana,
propone tre grandi macroregioni. Sarebbe peggio che andar di notte!
  Penso che dovremmo fermarci tutti. Analizzare criticamente che cosa sono diventate le Regioni dalla loro istituzione ad oggi. Prendere atto che hanno moltiplicato per venti i vizi dello statalismo e reso quasi insostenibile il peso fiscale, prendere atto che producono nuove entità istituzionali per via dei tumori oligarchici che tendono a riprodursi con le province e la istituzione di nuove regioni. Una si è fatta avanti: la Romagna ed altre sono pronte per il riconoscimento. Possiamo escludere che Catania rivendichi di diventare Regione autonoma?
  Se l'Italia decidesse di sopprimere le Regioni e si potesse togliere il loro peso diventerebbe sicuramente migliore di quella che oggi è. Ma questo non è possibile e corriamo tutti verso il precipizio del federalismo che affosserà tutto e tutti se prima una grande ondata della crisi mondiale non ci avrà travolto.
  La prima operazione da fare è riconvertire in classe dirigente l'oligarchia che oggi divora oltre cento miliardi di euro l'anno. Ridurre il costo della politica di almeno il settanta per cento. Non andare avanti con le privatizzazioni. Queste due misure aiuterebbero a recuperare il  rispetto della popolazione e maggiori risorse per le riforme "giuste" da fare. Ma è possibile? Purtroppo non è possibile. Quando si tratta dei privilegi dell'Oligarchia, della casta, governo ed opposizione si stringono e fanno muro.
 Pietro Ancona

http://www.finanzalocale.interno.it/docum/studi/varie/formez03.html
http://www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=07073
http://finanziamentipubblici.it/category/categoria-notizia/miccich%C3%A8-cipe?page=1
http://www.regioni.it/mhonarc/details_misc.aspx?id=4644
http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/26/Ricolfi_attenti_Gattopardo_fara_boccone_co_9_100126031.shtml

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Thursday, May 06, 2010 7:51 PM
Subject: da Quarto alla Padania

  Da Quarto alla Padania  Tutta l'Oligarchia politica italiana è dedita ad esaltare l'unità d'Italia ed a professare la sua scelta federalista. Tutta a cominciare dal Presidente della Repubblica. Il  partito secessionista di Bossi che  è ben insediato in Roma ladrona e ne lucra profitti prebende e privilegi per i suoi esponenti ostenta disprezzo per il Risorgimento.      Ma basta vedere in tv le riprese degli arrivi di Bossi agli incontri con Berlusconi o altri a bordo di possenti lussuosissime auto  estere in vere e proprie processioni tutte rigorosamente a carico dell'erario italiano per capire fino in fondo il detto siciliano " addratta e chianci".  L'oligarchia politica italiana non perde mai di vista il Nord, le grandi regioni industrializzate del capitalismo italiano, e cerca di farsi perdonare la sua opzione unitaria con una forte professione di fede nel federalismo. Federalismo che, nella interpretazione di molti dirigenti del Nord, vuol dire che ogni Regione dovrà usare i mezzi provenienti dal proprio reddito fiscale e non dovrà più parassitarsi su altre o sullo Stato. Questa versione del federalismo è assai più spinta in coloro i quali ritengono che dovrà anche avvenire una sorta di purificazione etnica di tutte le funzioni pubbliche: professori, magistrati, provveditori e quant'altro dovrà essere selezionato accuratamente e prelevato dalle  risorse umane locali.  Nell'atteggiamento di molti fautori del federalismo c'è una componente didattica importante. Si dice: questo abituerà i meridionali ad essere responsabili, a non scroccare alle nostre spalle, a sviluppare la propria inventiva e trovare finalmente il modo per sostenersi da soli.  La sinistra italiana ha la responsabilità di non dissociarsi dal coro dei federalisti. Ieri Epifani ha affermato al Congresso della CGIL che, per lui, il federalismo non vuol dire secessione. Ma non si è sognato di metterlo in discussione.  Io resto convinto che il federalismo sarà il grimaldello per distruggere l'Italia quando si innesterà alle attuali  Regioni e ne esalterà i poteri di legislazione autonoma. Se si vuole  conservare l'unità d'Italia non si può essere federalisti ma semmai proporre un nuovo progetto di coesione nazionale oggi disgregata dalle controriforme della destra per  la scuola e le privatizzazioni. L'espulsione di circa duecentomila insegnanti in grandissima parte di origine meridionale prevista nel corso di questo triennio costituisce da sola un vulnus terribile all'unità del paese finora fondata sull'equilibrio della ricchezza industriale al Nord e dei quadri della pubblica amministrazione in grande parte al Sud.  Gli attuali oligarchi che hanno in mano le Regioni sono dei superprivilegiati della Casta che si è creata nel corso di questi anni e da solo costano miliardi di euro che vengono procurati dalla fiscalità e quando questa manca dalla vendita del patrimonio demaniale o dall'indebitamento con le banche spesso estere. Il federalismo sarà usato da questa classe dirigente oramai vecchia di quaranta anni e dedita a tutti i sotterfugi (basti vedere la leggi elettorali, i poteri dei Consigli, i poteri del Presidente etc....) per feudalizzare ancora di più il loro potere.  Al grimaldello federalista si unisce il grimaldello delle privatizzazioni che hanno creato una fittissima rete di s.p.a. pubblico-private che erogano stipendi milionari a consigli di amministrazioni intenti ad amministrare quello che ieri era curato da un semplice funzionario municipale. Basti vedere gli Ato in Sicilia.   L'oligarchia ha creato nuove categorie sociali: la categoria degli amministratori e quella dei consulenti. Divertitevi a contare i consulenti della provincia di Bolzano o gli amministratori toscani e ne vedrete delle belle.... Non è parassitismo lucrare dai contribuenti per distribuire a centinaia di migliaia di amministratori e di consulenti? Esiste una necessità oggettiva per giustificare questa gente? No! Esiste però la possibilità legale di crearli...  In merito alla virtuosa gestione dei settori, ad esempio, la sanità lombarda bisognerebbe vedere quanto costa ai cittadini e quante risorse vengono inghiottite dall'apparato privato che parassita il servizio sanitario nazionale. Sono certo che moltissime persone rinunziano a curarsi a Milano perchè il sistema è diventato troppo oneroso.  Oggi il federalismo appare ai suoi profeti del Nord  come una via di fuga da una Italia che è diventata insopportabile nei momenti in cui non la spremono. Ma una riforma così rivoluzionaria  non si può fare  soltanto per sfuggire ad una realtà  diventata sgradevole sperando in un far west dove scatenare gli spirits animals  . Dovrebbe avere motivazioni molto più profonde. Ai bergamaschi qualcuno ha raccontato che non manterranno più gli sfaticati terroni del Sud. Ma le cose non stanno così. Non daranno più soldi al Sud (ammessa per vera la leggenda di questa solidarietà) ma non ne avranno per se. Finiranno nelle tasche dei loro concittadini che gestiranno le Regioni soltanto in funzione dei loro interessi di impresa o di clan.  Spero che la sinistra si svegli e chieda uno stop ed  una verifica di come stanno le cose oggi nelle regioni.

 Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, May 15, 2010 10:32 AM
Subject: La retorica dell'anniversario


La retorica dell'anniversario

 Il Presidente della Repubblica, con il fiato sul collo della contestazione leghista, si sforza di fare del 150° anniversario dell'unità d'Italia un  avvenimento patriottico, in grado di infiammare i cuori degli italiani, di convincerli della grande forza morale che ci viene dal Risorgimento e dai suoi
protagonisti da Garibaldi a Cavour. Di Mazzini si parla molto meno perchè non è mai stato   amato dalle classi dirigenti e dal Vaticano.
 Anche il suo predecessore Carlo Azelio Ciampi si sforzò di farci amare l'Italia. La sua fissa era l'Inno di Mameli che riportò in grande auge. Non c'era occasione in cui non venisse suonato e, se non ricordo male, durante la sua presidenza fu anche rieditato per migliorarne la musica.
 Ora le rievocazioni storiche dell'impresa garibaldina, lo sbarco dei Mille a Marsala, la sosta a Salemi,
la conquista di Palermo, la risalita dalla Sicilia fino al famosissimo (se mai fu pronunziato) "Obbedisco"! di Teano con la consegna dell'intera Italia meridionale al Re Vittorio Emanuele Secondo che ne prende possesso dall'alto del suo cavallo non riescono ad accendere l'entusiasmo e la passione che Napolitano agogna nonostante la presenza dappertutto di scolaresche pronte a sventolare il tricolore che Bossi ed i Leghisti vorrebbero usare come carta igienica.
 Credo che arriveremo al 2011 con il fiato grosso, in affanno, con un progetto propagandistico che
non riesce a fare breccia, a conquistare i cuori, a convincere.
  Perchè tanta freddezza, perchè non scatta la molla del patriottismo?  Il ricordo del Centenario nel 1961 è stato più caloroso e fu animato da manifestazioni di spontanea adesione agli ideali unitari del Paese. L'Italia era più povera ma più solidale. Eravamo nel pieno di un progetto di crescita, di inserimento in Europa che allora era vissuta ed era un grande fattore di modernizzazione e anche di civilizzazione. Quando si voleva qualificare bene una norma si diceva "è ispirata alla cultura europea".
 Eravamo alla vigilia di una grande stagione di riforme in un progetto di unità che fu rappresentato dal centro sinistra e che portò alle innovazioni della scuola, della riforma agraria, della casa per tutti, del welfare. Ricchi e poveri erano dentro una barca in cui tutti remavano verso la conquista di  un posto al sole. Ci lasciavamo alle spalle l'Italia della grande fame descritta da Collodi in Pinocchio e rappresentata da Pulcinella e  cominciavamo a consumare in tutte le famiglie le bistecche prima riservate, e soltanto per qualche giorno la settimana, ai benestanti.
 Per capire il prodigioso progresso rappresentato dalla possibilità di sfamarsi e di alimentarsi meglio basti pensare alle generazioni di rachitici e di nanerottoli sostituite da generazioni di ragazze e ragazzi splendidi e di almeno venti centimetri più alti dei loro predecessori.
 Cinquanta anni dopo viviamo in una Italia popolata da infelici ed angosciata dal suo futuro che sembra oscurissimo. La coesione sociale si è rotta. I Ricchi sono diventati assai più ricchi ed avidi, i poveri sempre più poveri. L'ascensore sociale rappresentato dalla scuola e dall'università non funziona più. Tra i  callcenteristi frustati  di Incisa Valdarno ci sono moltissimi laureati. Avere una o più lauree spesso significa una frustrazione maggiore a fronte del tritacarne rappresentato dalla legge Biagi. Restano in piedi soltanto le protezioni familiari delle corporazioni. I professionisti figli di professionisti, dai farmacisti agli ingegneri, continuano a stare bene. Le porte per quanti provengono da altri ambienti, da famiglie "basse" come si diceva spregiativamente un tempo, si sono richiuse per sempre.
 Viviamo in una Italia governata da una Oligarchia rappresentata dal Ministro Calderoli leghista,  federalista ma anche, se il caso, secessionista il qualedi contro al salasso cui saranno sottoposti i lavoratori  insiste nel mantenere praticamente inalterato il costo della politica e della parapolitica oggi di centinaia e centinaia di miliardi di euro. Basterebbe una sforbiciata del trenta per cento che in ogni caso conserverebbe gli stipendi dei nostri politici in testa alle classifiche mondiali per ricavare  i 25 miliardi che invece saranno  succhiati ad una classe lavoratrice di milleuristi.
 Insomma, perchè si dovrebbe amare una Italia diventata il paese delle diseguaglianze, governata da una classe politica scandalosa espressione di due partiti che vogliono dare sempre di più a chi  ha già tanto e togliere il poco che resta ai lavoratori? Una scuola che licenzia oltre centomila insegnanti ed un Governo che non si pone il problema del destino di questa massa enorme di disoccupati intellettuali
perchè non dovrebbero suscitare amarezza, protesta, odio?
 Inoltre, Napolitano nel profondere la sua retorica per l'unità propone anche il suo contrario, il federalismo. Sa bene che il federalismo sarà la centrifuga di quel poco che rimane di senso nazionale.
 Ma si ostina a credere e volerci far credere che sarà invece una cosa buona, positiva. La Sicilia ha sperimentato il federalismo per via del suo Statuto Speciale. L'enorme quantità di soldi che raccoglie dai contribuenti é servita a foraggiare una burocrazia mostruosa e a creare miseria ed indebitamenti. Le politiche liberiste di privatizzazione oggi in grande auge hanno creato una idrovora che inghiotte il gettito fiscale. Basti vedere i disastri degli Ato e la crisi della immondezza affidata al sistema pubblico-privato.
 In conclusione, il sentimento di unità non nasce ricordando il passato, il Risorgimento, i martiri di Belfiore, ma facendo una politica di coesione nazionale e ripudiando l'ideologia che sovrasta questa classe dirigente che vuole l'arricchimento dei ricchi ed il tritacarne per i poveri.
Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, May 14, 2010 10:06 AM
Subject: 1 maggio 2011 ad Incisa Valdarno?


 1° Maggio 2011 ad Incisa Valdarno
 Quest'anno abbiamo avuto la celebrazione più solenne del 1° Maggio, quella con i tre segretari generali, a Rosarno. Il significato di tale scelta era altamente simbolico e serviva  per farsi perdonare l'assoluta lontananza, il distacco dei grandi sindacati nazionali da una pratica di schiavitù che durava (dura) da decenni, che era sotto gli occhi di tutti, tutti sapevano ma non c'è mai stata una iniziativa del sindacato dell'agroindustria, del segretario generale della CGIL calabrese di vera solidarietà, di recupero a una condizione di vivibilità di tanti essere umani abbrutiti loro malgrado da un lavoro faticoso e dall'assenza di conforti minimi  come pulirsi, avere un cesso decente, lavare una camicia, un paio di calzini.....
In  Italia non abbiamo soltanto schiavi africani, di colore nero. Abbiamo anche gli schiavi bianchi ed i lagers sono i call center dove la realtà supera la fantasia. Tutti ricordano il film di Virzì con la Ferilli nel ruolo di animatrice, ideologa, kapò di  tanti infelici indotti alla servitù anche da un condizionamento mentale che è il massimo della alienazione da sè stessi, una riduzione ad ingranaggio
di un progetto di propaganda e di vendite.
  Ma, come abbiamo saputo ieri da Incisa Valdarno nel mondo reale e non nel cinematografo esistono situazioni come quelle descritte da Virzi. Qui si è giunti a dare colpi o colpettini di frustino alle ragazze che non rendevano quanto voluto dai loschi e criminali gestori del call center. Si negava loro  anche la possibilità di recarsi in bagno.
 I colpi di frustino ai disgraziati dei callcenter mi hanno ricordato le "punciute"(pungiture) ai polpacci  che venivano inflitte ai carusi siciliani delle zolfare quando, nella durissima risalita dalle viscere della terra si stancavano e si fermavano ansimanti per qualche istante.
 Che cosa c'è di cambiato? C'è di cambiato che non siamo alla fine dell'ottocento e nel profondo della condizione meridionale descritta da Franchetti e Sonnino e raccontata magistralmente da Adolfo Rossi nel suo bellissimo e commovente libro "l'agitazione in Sicilia", le vittime non sono zolfatari figli di zolfatari venduti dalle loro famiglie per qualche sacco di fave e di cattivo frumento. Siamo nel cuore della Toscana moderna e le vittime sono ragazzi spesso laureati ma subito delusi dalla vita e costretti al ripiego umiliante di diventare telefonisti per la vendita di un prodotto o di un servizio sempre meno richiesti da una popolazione impoverita.
   Della vicenda che i giornali raccontano in questi giorni mostrando raccapriccio c'è da dire alcune cose. Primo: l'indagine della Guardia di Finanza  stimolata dalla Associazione dei Consumatori è stata fatta per la truffa della vendita per tremilaecinquecento euro di un modesto elettrodomestico che ne valeva meno di trecento. Quindi, la scoperta del lagers dei venditori non è stata che una conseguenza indiretta della indagine. Forse, se non ci fosse stata la truffa, non ne avremmo mai saputo niente come niente si sa di quanto succede in tutti i callcenter d'Italia.
  Secondo: l'assenza di Sindacati. Come nel caso di Rosarno anche qui il sindacato è assente. Lo so bene quando sia difficile sindacalizzare persone terrorizzate dal timore di non avere o perdere il posto
 Ma, credo, a Incisa Valdarno tutti sapevano che cosa succedeva nel Call Center. Anche alla Camera del Lavoro. La CGIL avrebbe dovuto assumere una iniziativa. Segnalare all'Ispettorato del Lavoro o alla Procura della Repubblica quello che succedeva.
 L'indagine della Guardia di Finanza è durata tre anni. Mi domando perché ci sia voluto tanto tempo per assumere coscienza della realtà del Call Center e dei suoi infelici abitanti. Perché non sono stati verificati subito i maltrattamenti?
  Probabilmente il prossimo Primo Maggio sarà celebrato ad Incisa Valdarno da CGIL, CISL, UIL, unite da un patto di degrado del lavoro  che presto chiuderà la partita dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori (il più bel pezzo di selvaggina che Sacconi e la Marcegaglia vorranno mettere nel loro carniere). La celebrazione avrà accenti di commozione ed  i nostri tre eroi, assai compunti, denunceranno la condizione dei lavoratori dei call center.
 Naturalmente non chiameranno in causa la legge Biagi. Non ne chiederanno l'abrogazione e non proporranno l'introduzione di un Salario Minimo Garantito per mettere un argine alla violenza padronale. Si limiteranno ad una sorta di commemorazione di quelli che furono i diritti che non potranno essere ripristinati.
 Pietro Ancona

http://www.irre.toscana.it/acqua/multiverso/sovicille/ipertesto_sul_tempo/in_italia.htm
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/13/news/call_center_lager-4026163/

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, May 12, 2010 5:19 PM
Subject: Magari fossero veri i dati OCSE


Magari fossero veri i dati OCSE!

 I dati dell' Ocse sui salari italiani  inferiori alla media e situati al 23 posto non sono veritieri per eccesso. Non tengono conto di due grandi masse di retribuzioni: quelle dei biagizzati e  degli immigrati. I lavoratori biagizzati 18 mila euro all'anno se li sognano! Sono per loro  una cifra astronomica!  Al massimo mettono insieme non più di 8 mila euro ammesso che per dodici mesi non
vengano "disturbati", cioé licenziati per essere riassunti dopo qualche tempo come di solito si divertono a fare i sadici datori di lavoro del Bel Paese! Non parliamo poi del lordo di  26.304 euro. Questo non esiste se non per la parte dei lavoratori ancora a tempo indeterminato ma  sottoposti ad un durissimo assedio su più  fronti contrattuali e legislativi. Vedremo che cosa succederà dopo l'approvazione della 1167! I salari italiani sono inferiori all'ultimo scalino della graduatoria OCSE!!
 La responsabilità di questa stupefacente depressione salariale è  dovuta alla politica di concertazione
triangolare sindacati-governo-confindustria. La concertazione  ha  prodotto danni derivanti innanzitutto dal blocco della indicizzazione e dalla parametrazione dei rinnovi contrattuali al tasso di "inflazione" programmato e cioè a quello fasullo indicato dai documenti governativi di programmazione economica. A questa ghigliottina si deve aggiungere il  carro di guerra della legge Biagi la quale oltre al  precariato ha prodotto retribuzioni indecenti e situazioni abnormi. E' difficilissimo trovare un biagizzato che superi i 1000 euro mensili! La media non va oltre i seicento euro. Soltanto l'esistenza dell'ammortizzatore familiare ha permesso a moltissimi giovani di sopravvivere e di continuare a lottare e sperare in un futuro migliore. Ma questo futuro migliore non esiste. Anche il PD si è messo di traverso e taglia loro la strada con il ddl Nerozzi-Marini che introduce il CUI.
 E' un mero inganno ritenere di recuperare qualcosa per i lavoratori con una riforma fiscale. Sappiamo tutti che anche nella migliore ipotesi di un recupero del dieci per cento di salario questo è poco più
di una manciata di spiccioli che non tirerà fuori i  lavoratori italiani dalla buca in cui giacciono.
  Questa drammatica statistica dell'OCSE viene  commentata da Bonanni con la richiesta di una riforma fiscale che, come dicevamo, darà un piccolo insignificante risarcimento ma lascerà inalterato il quadro della situazione. Epifani tace ma non dubito che non si discosterà di molto dalla linea del recupero fiscale: la CGIL ha fatto due scioperi generali appunto per chiedere allo Stato ma non alle aziende di intervenire. In Italia quindi, fino a quando avremo CGIL CISL e UIL attestate sulla linea della "complicità" con il padronato per le "sorti magnifiche e progressive" del capitalismo italiano  la condizione di chi deve lavorare per vivere e far vivere la sua famiglia  saranno queste ed anche peggiori di queste.
 La politica del Sindacato veniva così riassunta in una breve frase di un lavoratore Telecom: Il sindacato è la voce dell'azienda!
 Questa degenerazione profonda del ruolo del sindacato è un problema grosso, grossissimo, non solo per i lavoratori ma per la democrazia italiana. Nelle aziende si è instaurato un autoritarismo che prelude
a cose ancora peggiori. Dopo l'adesione di Cisl e UIL e la finta opposizione della CGIL alla abolizione dell'art.18 la Marcegaglia e Sacconi vogliono la liquidazione dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Cisl e UIL hanno già aderito entusiasticamente! La CGIL si è dichiarata disponibile a trattare dopo aver fatto una piccola "doverosa" difesa d'ufficio!
 Pietro Ancona

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/05/11/visualizza_new.html_1791175318.html


"L'Italia è sotto la media Ocse che nel 2009 risultava di 26.395 dollari per il salario netto e 35.887 per il lordo e sotto la media Ue-15 (28.454 e 40.525 dollari rispettivamente). Espressi in euro i salari netti nel 2009 in Italia risultano di 18.503 euro su un lordo di 26.181 euro, in calo dal 2008 (18.578 e 26.304 euro)."

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Sent: Saturday, May 08, 2010 8:33 PM
Subject: Fondare una nuova CGL dei Lavoratori, come fece Di Vittorio un secolo fa uscendo dalla CGIL


Cara Liberazione

Considerato che con questo Congresso della CGIL sono state liquidate definitivamente le speranze per un suo recupero alla difesa dei lavoratori e che siamo alla vigilia della liquidazione dello Statuto dei Diritti, la Federazione della Sinistra Italiana dovrebbe appellarsi a quanti non vogliono finire sepolti sotto le macerie dei loro diritti per la costituzione di una Nuova CGL che abbia un rapporto organico, dialettico, fecondo con la sinistra socialista italiana. La CGIL è cinghia di trasmissione del PD. La politica sociale del PD è quella di Ichino, Treu, Colannino, la Marcegaglia.  Bisogna aumentare
le difese sindacali e politiche dei lavoratori italiani. La mozione due del Congresso CGIL
ha fallito. Molti dei suoi dirigenti vogliono farsi perdonare di avere osato di esprimersi contro il vertice del potere. Sindacato e partito debbono tornare, senza ipocrisie di falsi autonomismi, a fare squadra a difesa dei salari, delle pensioni, delle libertà, dei diritti.
Pietro Ancona

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To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, May 09, 2010 10:46 AM
Subject: La vacca ed il mungitore


 La vacca ed il mungitore

  La filosofia di Giuseppe Di Vittorio, il suo riformismo empirico frutto della sua  storia personale e della storia del movimento operaio italiano, si riassumeva in questa esortazione: "compagni, mungiamo la vacca ma senza  ucciderla ". Ovviamente si riferiva ad una politica di rivendicazioni
che fossero compatibili con la buona salute dell'economia. Non si tratta della legge bronzea dei salari di Ricardo ma di un uso responsabile del conflitto sociale finalizzato a migliori condizioni dei lavoratori nella prosperità generale.
 Questa è stata la politica riformista della CGIL. Una politica che ne ha fatto una grande forza nazionale rispettata dagli industriali ed amata dai lavoratori che ha assicurato all'Italia un lungo periodo di benessere dopo la ricostruzione e ben oltre l'autunno caldo. Per quanto lo slogan del "salario variabile indipendente" fosse la parola d'ordine della classe operaia nel 68, in realtà le richieste non sono mai andate oltre le ragionevoli possibilità del sistema. La serie storica dei salari italiani è esemplare per austerità non soltanto nell'industria privata ma anche nei grandi contratti del settore pubblico. Sanità e scuola ne sono esempio. Se qualcosa è stato fatto fuori da questo quadro non si deve al massimalismo della CGIL quanto al clientelismo della politica.
 Ricordo perfettamente le vicende del contratto dei dipendenti della Regione Siciliana in cui ad una richiesta di cento, il governo rispondeva dando centoquaranta e l'assemblea legislativa che
approvava la legge portava a duecento.
  Ma oggi, con venti anni di riduzione dei salari alle spalle, iniziata con gli accordi di concertazione del 1993 e l'abolizione della scala mobile, la scelta della CGIL non è più quella di
Di Vittorio. La vacca è ingrassata ed il mungitore rischia di essere ucciso. La situazione si è totalmente invertita. Oggi Di Vittorio direbbe: "salviamo il mungitore!"
 In questi anni si sono compiute scelte che rompono la coesione sociale e l'equilibrio delle forze produttive: il pacchetto Treu, la legge Biagi, gli accordi con il governo Prodi, l'allegato lavoro, la riforma del contratto, la riforma della scuola e della sanità hanno indebolito alla radice la posizione sociale e giuridica dei lavoratori. La camicia di forza imposta ai rinnovi contrattuali ha consentito un trasferimento di reddito nazionale dal lavoro dipendente al profitto, alla rendita ed alle professioni di proporzioni gigantesche. Il monte salari si è rimpicciolito. La spoliazione è stata terribile. La stessa qualità della vita dei lavoratori è degradata.
 Celebrare un Congresso all'insegna della moderazione, non presentare alcuna proposta di aumento delle retribuzioni, non mettere in discussione il precariato e le pensioni, accettare la riduzione della qualità del welfare disarma  e consegna inermi i lavoratori al padronato e non fa neppure gli interessi del paese oggi ingrigito da una diminuzione dei consumi essenziali.
 La CGIL non avrebbe dovuto accettare la discussione sulla sostituzione dello Statuto dei Lavori a quello dei Lavoratori. Avrebbe dovuto dire no a muso duro e proclamare fin d'ora lo sciopero generale. Non credo proprio che con il suo dissenso il governo e le forze politiche andrebbero avanti lo stesso. Ma, probabilmente, il gruppo liberista che oramai ispira la segreteria della Confederazione e che ha sostituito la cultura socialista con i precetti di Monti, Ichino e Boeri considera lo Statuto dei Diritti una sorta di rudere archeologico che confligge con l'idea di una flessibilità senza limiti del lavoro. Si può flettere il lavoratore fino a spezzargli la schiena se ci sono ancora diritti che lo vietano?
 L'involuzione culturale della CGIL è profonda. Basta vedere le elaborazioni del suo ufficio studi.
 L'immobilismo salariale e la disponibilità a sottrarre diritti pongono una grande questione democratica. Può un paese sopportare il fatto che venti milioni di lavoratori siano rappresentati da sindacati che non ne curano gli interessi vitali? Fino a quando la democrazia potrà reggere
dopo la rottura della coesione sociale e lo scivolamento continuo di milioni di persone indifese  verso la povertà?
  Se al conflitto sociale ben organizzato dentro una cultura civile che non mortificava nessuno si sostituisce l'inerzia di una massa informe di persone abbandonate all'arbitrio di un padronato senza freni, isolate e disperate, verso quale società ci avviamo?
 Dopo la Grecia, l'Unione Europea non mancherà di proporre un forte giro di vite della condizione dei lavoratori. Nella guerra finanziaria scatenata dagli USA contro l'Europa i lavoratori saranno  i soli a pagarne le spese.
 Non  dubito che CGIl CISL UIL agiteranno lo spauracchio della crisi e della catastrofe per spaventare i lavoratori ed indurli a dare sempre di più senza nulla chiedere.
  Ma in questo non c'è alcuna saggezza. Non si é né patriottici né responsabili ma soltanto  complici della barbarie del capitalismo.
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, May 06, 2010 7:23 AM
Subject: la sedia contesa


   La sedia contesa
  Mi aspettavo che, dopo la relazione di Epifani, vincitore all'83 per cento del Congresso della CGIL,
fosse data la parola ad un rappresentante della mozione cosidetta nr.2 perchè illustrasse le ragioni della minoranza. Così non è stato. Non credo che sia   manifestazione di democrazia una sorta di centralismo  autoritario  per cui chi vince rappresenta tutto e tutti. Se nei costituendi organismi si terrà conto della minoranza senza che questa abbia potuto esprimersi in Congresso con la dignità necessaria di una relazione sulle proprie idee e sulle ragioni che l'avevano condotto a non condividere le tesi di Epifani sarà ancora peggio.
 La presenza al Congresso della CGIL della Confindustria, del Ministro del Lavoro, della Cisl e dell'Uil ha retto la trama di una trattativa sottotraccia in presenza del garante PD presente al massimo livello  La trattativa mira a recuperare la CGIL alla continuazione del progetto di ristrutturazione e spesso di liquidazione del diritto del lavoro allo scopo di assicurare ancora più flessibilità e disponibilità alle nuove esigenze del padronato. La Marcegaglia ha detto di essere d'accordo se nella CGIL non vincerà l'ala intransigente e le le correzioni di percorso saranno minime di qualche aggiustamento non significativo. Sacconi, more solito, ha fatto il sostenuto ed il sospettoso e vorrebbe andare avanti con "i complici" Cisl ed Uil, la Cisl detterà le sue regole nello intervento di oggi di Bonanni. L'obiettivo del Congresso è il ripescaggio della CGIL nella rete di un consociativismo ad egemonia confindustriale e governativa.Obiettivo difficile ma non impossibile nonostante i fischi di ieri ai protagonisti di questo minuetto.
 L'attacco all'art.18 e la sostanziale riconferma della legge 1167 bocciata dal Capo dello Stato (il quale però si é premurato di dire che firmerà qualsiasi testo gli verrà rimandato dalle Camere) e l'annunzio di Sacconi della imminente presentazione di una legge di sostanziale abrogazione dello Stato dei Diritti dei Lavoratori a favore di una sorta di Statuto dei Diritti del Lavoro e cioè delle imprese non solo non sono stati oggetto di una adeguata reazione della CGIL ma non hanno costituito un punto di vero contrasto con la Confindustria ed il Governo. Certo, si comunica che la CGIL continuerà a disapprovare l'arbitrato ma, come sappiamo la disapprovazione a posteriore equivale ad una resa quasi incondizionata. Se si fa uno sciopero di protesta dopo aver lasciato compiere il misfatto senza una reale opposizione nelle fabbriche  e nella società questo può servire soltanto per dire ai lavoratori che non si era d'accordo. Ma soltanto questo.
 La relazione di Epifani è di piatta conformazione alla ideologia liberista. I fenomeni non vengono spiegati ed analizzati ma soltanto presentati nelle loro conseguenze spesso preoccupanti. Le responsabilità soggettive delle cosidette crisi non vengono osservate. Il fenomeno della disoccupazione è incrementato da scelte politiche non dettate da esigenze economiche come il licenziamento di oltre 150 mila insegnanti nella scuola finalizzato a ridurre ai minimi termini l'offerta scolastica pubblica per una ragjone ideologica. Le delocalizzazioni seguono non necessità di espatrio per la sopravvivenza delle aziende ma ricerca di maggiori profitti ancora più grossi di quelle che ci sono. Il piano di ristrutturazione della Fiat che localizza gli impianti dove il salario è minimo o il trasferimento di aziende come la Bialetti o la Omsa sono espressi della tendenza di un capitalismo
che sfugge alle sue responsabilità sociali richiamate dalla Costituzione per cercare profitti sempre più alti. La crisi deriva anche da bassi salari e dal precariato che hanno ridotto all'indebitamento molta parte di coloro che guadagnano attorno ai mille euro al mese li obbliga ad una vita fatta di privazioni. Se i negozi sono deserti e se c'è un degrado della qualità della vita a cominciare dall'alimentazione
questo provoca una caduta interna dei consumi anche di beni intermedi o finali. Come si può stipulare un mutuo se si è precari? Inoltre  le  possibilità di una fascia media di lavoratori sono scomparse. Ad una coppia di insegnanti con figlia all'università che  spende 820 euro al mese più condominio per un affitto di casa alla quale chiedevo perchè mai non stipulassero un mutuo mi è stato risposto che mutui per meno di milletrecento euro mensili di rateo è assai difficile averne. L'affitto è diventato una scelta obbligata.
  Mi aspettavo che il piano triennale per il lavoro posto da Epifani al centro della sua relazione comprendesse un programma di edilizia popolare per dare nuovi alloggi  specialmente per le giovani coppie, di recupero delle infami allucinanti periferie urbane delle grandi città italiane, di investimenti per la difesa del suolo e della natura, di recupero pieno dei trasporti ferroviari alla gestione pubblica dopo il fallimento della privatizzazione, di interventi di edilizia scolastica e di dotazione di nuovi mezzi alla scuola per i laboratori e la ricerca. Ma la testa della CGIL si è concentrata  sopratutto sui bisogni che la Confindustria vorrebbe subito soddisfatti.
 La relazione ha ignorato la terribile crisi che si sta sviluppando nelle campagne italiane dovuta al basso livello dei prezzi. Per pagare  una tazza di caffè al bar un agricoltore deve vendere 15 chili di frumento. I prezzi finali per i consumatori a causa di una filiera di speculazione arrivano decuplicati o centuplicati a seconda del caso. Questa crisi è causa di retribuzioni di fame.
 Il Congresso della CGIL lavora in funzione di un blocco sociale che esclude e penalizza il lavoro dipendente. L'obiettivo di un ritorno invocato al tavolo della trattativa non riguarda i lavoratori ma soltanto il loro sindacato che deve conformarsi ed omologarsi alla linea iperliberista di questo governo e della confindustria. Si grida allo scandalo per salari di trecento euro al mese e che non riguardano soltanto i migranti ma anche gli schiavi bianchi della Biagi ma non si chiede il Salario Minimo Garantito per mettere un limite che tende ad abbassarsi sempre di più. Non si prende posizione contro il ddl Nerozzi-Marini che universalizza il precariato, toglie l'art.18 ed abbassa ancora i salari, non si indicano obiettivi di lotta alle privatizzazioni che stanno devastando sanità scuola e pubblica amministrazione facendone un business di avidi appaltatori di manodopera. Non si fa il terribile bilancio di macelleria sociale dei sei milioni di biagizzati per chiedere l'abrogazione della legge trenta.
 Il dibattito è iniziato. Ma il Congresso è finito e non darà altro spettacolo diverso da quello di una sedia contesa in un Palazzo ostile ai diritti dei lavoratori.
 La  sterminata galassia del sindacalismo di base è rimasta fuori dal Congresso. Si tratta di
centinaia di migliaia di lavoratori tra i più consapevoli e combattivi spesso provenienti dalla CGIL diretti da migliaia di quadri in grandissima parte di sinistra ed animatori di tante   lotte per i diritti civili e sociali. Preferire a loro la compagnia di Bonanni, Angeletti e anche della Polverini non mi pare che sia una scelta giusta per una grande confederazione di lavoratori legata alla sua tradizione classista..
 Pietro Ancona

Paolo Ferrero   5 maggio 2010 in blog, http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=2343#comments

Alla Cgil manca la strategia per battere l’attacco di governo e
confindustria.
Nella relazione di Epifani ci sono tante cose giuste ma non c’è una
strategia per contrastare l’attacco pesantissimo ai lavoratori e al
sindacato di classe che il governo e la Confindustria hanno scatenato.
Per fermare l’offensiva politica che è in campo non bastano certo gli inviti
unitari che rischiano semplicemente di lasciare isolata la Fiom. Se non
vogliamo finire come la Grecia – Paese in cui la crisi viene scaricata
interamente sulle spalle dei lavoratori – è necessario porsi l’obiettivo di
obbligare con la lotta il governo a rovesciare la sua politica economica.
Costruire l’opposizione alla politica di questo governo non è un problema
solo politico ma sindacale.

http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=2343#comments

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, May 04, 2010 9:25 AM
Subject: "Voglio rispetto" di Bersani


"Voglio rispetto" di Bersani
 Molta eco ha destato la reazione di Pierluigi Bersani alle critiche rivoltegli in "Anno Zero" da Marco Travaglio in una delle sue note lette tutte di un fiato e sempre pungenti per il potere.  Bersani ha chiesto "rispetto"con tono assai fermo. Si era notevolmente innervosito per le difficoltà dell'incontro di qualche minuto prima con i  cassintegrati dell'Asinara il cui portavoce era chiaramente un vecchio compagno insoddisfatto di quanto stanno facendo PD e CGIL e che gli parlava con il tono di chi sollecita una assunzione di responsabilità più precisa e magari una maggiore comprensione e solidarietà.Oltre all'Asinara, Anno Zero aveva aperto diverse finestre di grande allarme sociale sulla condizione delle famiglie italiane nella crisi che le sta travolgendo. Nel PD il "voglio rispetto" di  Bersani ha  suscitato molto consenso, condivisione come se si fosse recuperato un orgoglio, un senso della propria funzione politica misconosciuto dalla gente e dai massmedia.
 A me il "voglio rispetto" di Bersani non è piaciuto per niente. Mi ha ricordato, come atteggiamento,
Aldo Moro con il suo "non ci faremo processare nelle piazze" più tardi riechieggiato in sedicesimo da Mastella e il Presidente Scalfaro con il suo "Non ci sto" a reti unificate. Atteggiamenti dettati da un forte senso della propria appartenenza ad un ceto, ad una oligarchia piena di superbia e che si ritiene superiore ed esente da critica. Non c'è bisogno di chiedere "rispetto" ma di spiegare nel merito che le critiche sono infondate se sono tali oppure di aprirsi ad esse senza fare l'offeso e la vittima.
 Quale rispetto si può invocare per un Partito che occupa lo spazio di un partito socialdemocratico espressione di un blocco sociale alternativo diverso da quello della destra e che invece di tutelare gli interessi della sua gente offre servizi alla classe dominante? Bersani ha motivato il ritiro del PD dal referendum per l'acqua pubblica con lo specioso ed inverosimile argomento che molti referendum sono stati persi e che anche questo si perderà..Ma, ammessa per vera questa ragione, non ha detto che è per la gestione pubblica dell'acqua e, nella materia, si limita ad una mera riduzione del danno, accettandolo. Lo stesso il PD ha fatto per l'arbitrato che insidia l'art.18. Il suo gruppo senatoriale ha presentato un ddl che universalizza il precariato dandogli un orizzonte triennale ed una dotazione di bassi salari, salari di fame inferiori ai minimi contrattuali. Non c'è una sola materia a cominciare dalla politica estera in cui il PD proponga una cosa diversa da quella del centro-destra. La sua differenza consiste in una gestione civile e meno faziosa del potere ma questa non è la funzione di un partito di alternativa. Quando Enrico Letta propone di rendere sexi il PD non pensa al pensionato o al cassintegrato ma all'industriale o industrialotto. Le macerie sociali che stanno rovinando tantissima gente ed il sistema sociale italiano, la sua coesione, sono state provocate da input di liberismo selvaggio per i  quali il PD ha mostrato condiscendenza.  Se oggi il PD viene percepito con sconcerto da quello che fu il grande elettorato democratico della sinistra italiana ci sarà pure qualche responsabilità dei suoi gruppi dirigenti.
 Il rispetto non deve essere chiesto per gli oligarchi della politica ma per le persone che sono state messe nel tritacarne di una crisi economica e sociale  spesso fomentata da scelte politiche. Basti pensare ai centomila licenziati della scuola ed alle privatizzazioni.
 Pietro Ancona

http://teleipnosi.blogosfere.it/2010/05/annozero-lorgoglio-di-bersani-e-la-mission-impossible-di-battere-il-voto-ideologico-per-berlusconi.html

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, May 03, 2010 4:46 PM
Subject: Il Congresso morto della CGIL


Il Congresso morto della CGIL

 Non sarà un Congresso ma la celebrazione di un rito scontato in ogni sua parte. Il Congresso è stato vinto dalla mozione che fa capo ad Epifani con l'83 per cento dei voti.  Una cifra  metafisica, assurda e contradditoria con la  situazione di  spaventevole crisi dei lavoratori italiani .  Questa  situazione  in condizioni di vera agibilità democratica avrebbe animato un dibattito che difficilmente si sarebbe  concluso con una adesione "bulgara" alla posizione della segreteria. Ma questo dibattito non c'è stato perchè la mozione alternativa andata in schiacciata minoranza non diceva niente di diverso e di particolarmente confliggente. Non ci si può  dividere molto sulle virgole! Possiamo quindi considerare l'esito elettorale del Congresso un voto di rassegnazione. Un corpo burocratico che si piega all'imput che viene dalla segreteria in piena consonanza con le voglie del PD per un sindacato plasmabile dalle esigenze del padronato italiano e disponibile ad un forte dimagrimento del welfare.
La storia della CGIL non è tutta "gloriosa". La CGIL ha conosciuto momenti oscuri di collaborazionismo subalterno con il potere. Sul finire dell'era giolittiana le sue posizioni erano talmente moderate da costringere Di Vittorio ad andarsene per fondare l'USI. Suoi importanti dirigenti come Rigola e D'Aragona collaborarono con il fascismo fino al punto di sciogliere l'organizzazione. La fase attuale ha molti tratti in comune con gli anni venti.
 Avere invitato al Congresso della CGIL la Presidente della Confindustria ed il Ministro del Lavoro autore della teoria della complicità tra le associazioni dei padroni e dei lavoratori  e persecutore accanito della CGIL assieme ad una folta schiera di legulei e di giuslavoristi  che stanno preparando il funerale allo Statuto dei Diritti dei Lavoratori non è stata una buona idea. Meglio discriminati da questo governo ed in lotta aperta con la Confindustria che mettere sotto i riflettori dei massmedia una cortesia istituzionale  che nei posti di lavoro non ha alcun riscontro. Mai la classe lavoratrice è stata sottoposta ad attacchi tanto gravi! Non c'è alcuna apertura del padronato italiano e del governo verso i bisogni dei lavoratori! Confindustria e Governo vengono al Congresso della CGIL per riscuotere. Sono venti anni, dagli accordi concertativi del 93  che incassano la cessione di diritti. A Rimini verranno per incassare il nuovo Statuto dei Lavori, la fine dell'articolo 18, la svolta verso la sussidiarietà della grande  CGIL che fuoriesce dalla storia del movimento operaio per diventare una conglomerata di servizi e di uffici. La fine della scuola pubblica e delle municipalizzate.
 Esistono grandi ed irrisolti problemi di democrazia e di libertà dentro la CGIL. Quasi tutto il suo personale "tecnico" è stato precarizzato attingendo nel ricco carniere dei fumus  della legge Biagi. I sotterfugi del padronato per privare dei diritti la gente come l'assunzione con contratti atipici presso società che poi li cedono ai sindacati di categoria ed alla stessa CGIL è largamente praticato. Troppi lavoratori invisibili vengono occupati a sottosalario. La CGIL è esente dal rispetto dello art.18 che non può essere invocato dai suoi dipendenti. E' urgente una profonda riforma della struttura del sindacato e la stipula di un contratto di lavoro interno che garantisca i diritti ed il futuro.
 Un sindacato non lotta la precarietà se la pratica largamente al suo interno.  Il PD preme per tutelare le Coop (la Coop sei tu!) contro i suoi dipendenti ma non bisogna assecondarlo ed  il Congresso si dovrebbe esprimere sul ddl Nerozzi-Marini che precarizza e riduce a tre anni il massimo di aspettativa di stabilità dei lavoratori. Ma il Congresso non si esprimerà. Oramai parla con i silenzi.
Silenzi sulle guerre, sulla pace, sul precariato, sulla Grecia, sull'internazionalismo che non c'è etc..etc..
 Il Congresso avrà come scenario le macerie della scuola, della sanità, dei teatri, dei diritti negati. In questo scenario reciterà un incredibile peana alla propria forza, agli iscritti che aumentano, al proprio straordinario avvenire di importante potenza sociale.
 Pietro Ancona

http://www.resistenze.org/sito/te/po/ge/poge5b11.htm
http://cronologia.leonardo.it/storia/tabello/tabe1504.htm
http://www.cgil.it/chisiamo/Storia.aspx

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, May 01, 2010 7:27 PM
Subject: Rosarno: provincialismo ed omissioni.


Rosarno: provincialismo ed omissioni

  Ho seguito la diretta di Rainew24 del 1° Maggio di Rosarno. Da vecchio socialista e sindacalista della CGIL il mio sentimento all'inizio  era di commozione.Commozione per il popolo del comizio che trasforma la sua sofferenza, la sua voglia di una vita migliore e di futuro, in lotta, in vibrante movimento  di liberazione. Man mano che i tre oratori Angeletti, Bonanni e Epifani svolgevano i loro interventi, la mia commozione era sopraffatta dalla delusione, dall'amarezza ed anche dall'indignazione. L'inno dei lavoratori è stato escluso. Abbiamo sentito soltanto le note di Beethoven e di Mameli.
 I tre leaders delle possenti confederazioni sindacali, tra le più importanti d'Europa, hanno svolto brevi interventi dai quali traspariva l'ansia di liberarsi presto dall'incombenza del discorso e di dire il meno possibile nel modo più ovvio possibile. Angeletti ha sottolineato l'importanza della riforma fiscale, tema caro alla Confindustria ed alla destra economica, che qui viene agitato come una sorta di toccasana per i livelli salariali assai bassi. Bonanni ha esaltato il contributo degli immigranti al prodotto interno lordo italiano ed infine Epifani, dopo aver  agitato lo spauracchio di una crisi che si aggrava e dalla quale usciremo con meno occupati, ha chiesto un generico piano per il lavoro. En passant ha chiesto che gli immigrati non vengano arrestati mentre sono in CIG. Non so che cosa significhi in concreto questa proposta ma mi pare che si tratti soltanto di una modesta panacea che non esclude
l'inciviltà razzista della carcerazione e della espulsione  causata dalla perdita del lavoro!
 Una grande povertà culturale ha caratterizzato i tre interventi svolti in fretta e furia spinti dalla voglia di finirla presto. Un gretto provincialismo bottegaio ha escluso dal comizio la solidarietà con le classi lavoratrici della Grecia ancora in fiamme per i pesanti colpi di maglio inflitti dai mostri di Wall Street e
da una borghesia di avidi miliardari che assomiglia molto a quella italiana. Non una parola è stata dedicata al progetto liberista di rendere ancora più duro il Patto di Maastricht e che possiamo facilmente prevedere come potente riduttore del welfare, di ulteriore deregolation e schiavizzazione del lavoro, di libertà assoluta per le imprese e per la finanza che possono ed ancora di più potranno delocalizzare gli impianti alla ricerca di manodopera sempre più a buon mercato. Non una parola di condanna per coloro che hanno impestato il mondo di spazzatura cartacea spacciandola per oro colato e che hanno iscritto tra i Pigs, stati-maiali, anche l'Italia con la Spagna, l'Irlanda, il Portogallo e la Grecia.
 Ricordo tanti 1° maggio dedicati alla Pace nel mondo. A Rosarno la pace è stata ignorata e forse il termine stesso di pacifista è diventato sinonimo di terrorista  per li Oligarchi del Sindacato specialmente se allude ai prigionieri  della striscia di Gaza ed ai bombardati dell'Afghanistan, dell'Irak e di altre parti del mondo che in qualche modo o per il petrolio o per la geostrategia interessano gli USA.
  La crisi che sta falcidiando la classe lavoratrice italiana  facendone una delle più povere ed indebitate dell'OCSE è stata evocata come un evento "oggettivo" indiscutibile al quale porre piccoli ripari con gli ammortizzatori sociali ed il piano di Epifani. Ma la crisi non è oggettiva, non viene tutta dalla profondità dei mercati. E' frutto di scelte ideologiche e politiche. Centomila insegnanti scacciati dalla scuola ed ora disoccupati non sono frutto della globalizzazione ma di un preciso disegno liberista che vuole i soldi dello Stato soltanto per finanziare le privatizzazioni, la polizia come strumento di contrasto del conflitto sociale, l'esercito per collaborare alla conquista coloniale del mondo al seguito degli angloamericani. Lo spostamento di tante aziende in Polonia o in Serbia è dovuto alla ricerca di maggiori profitti e viene agevolato da un dumping sociale che i sindacati si guardano bene dal contrastare con una politica di coordinamento dei salari e dei contratti a livello europeo.
  Epifani, alla fine del suo intervento, ha fatto un annunzio inquietante relativo al recupero dell'unità sindacale. Dal momento che il contenzioso sull'arbitrato, sul contratto dei metalmeccanici, sulla riforma contrattuale non risulta risolto e Cisl ed UIL marciano imperterriti nella linea della "complicità con gli imprenditori" patrocinata da Sacconi, debbo dedurne che è la CGIL, magari spinta dal PD,
che ha mollato le sue posizioni e non farà più resistenze. Presto entrerà nel cantiere delle demolizioni lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Spero che l'accordo non riguardi anche questa altra stazione della lunga Via Crucis dei diritti.
  Ma la parte più tremenda dei comizi è quella che non è stata detta: mi riferisco all'aggressione alla natura dei petrolieri che hanno inquinato l'Oceano Atlantico, al referendum sulla privatizzazione della acqua e sul nucleare, alla sorte di sei milioni di precari ricattati e mal pagati, alle pensioni che si vogliono ulteriormente ridurre nonostante i conti positivi dell'Inps, alla morte che incombe sul lavoro come prima e peggio di prima etc., etc.. Ma, come dicevo, i nostri tre eroi, avevano una voglia matta di svignarsela al più presto.
 Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Friday, April 30, 2010 9:22 AM
Subject: Primo Maggio: Sindacati e Lavoratori


1° MAGGIO: SINDACATI E LAVORATORI

Ultimo sgarbo ai lavoratori il giorno del 1° maggio: molte città italiane, in gran parte con sindaci pd, hanno concesso ai commercianti di  aprire i negozi,  in nome dell'interesse della categoria ma anche dei consumatori, una entità che viene evocata per contrapporla ai lavoratori. Una scelta che non corrisponde neppure alla volontà della popolazione. Un sondaggio di  "Repubblica" dà l'81% di
contrari!
Lo sgarbo viene fatto ai dipendenti dei negozi, in stragrande maggioranza donne, notoriamente
sfruttate con  bassissimi salari e  condizioni quasi proibitive di lavoro. I sindacati hanno indetto scioperi di protesta ma la forza dei dipendenti è minima, quasi inesistente  specialmente nelle piccolissime aziende.
 L'apertura dei negozi avvia un percorso che potrebbe portare alla soppressione della festività. I nostri liberisti hanno come faro ideologico gli USA:  qui dove è nato nel lontanissimo 1886 la Festa del lavoro   per rivendicare il diritto alle otto ore ed anche per ricordare i martiri di Chicago, il 1° maggio è normale giorno lavorativo. Anche  nella Cina del totalitarismo postcomunista e liberista la festività è stata di fatto abolita. In entrambi i casi la scelta è ideologica: sopprimendo il 1° maggio si disconosce oltre un secolo di storia del movimento operaio stroncato in USA dalle fucilate degli sceriffi e della Pinkerton (madre della Blackwater oggi impegnata con centinaia di migliaia di killers nelle imprese coloniali)  e dalle impiccagioni ed in Cina dall'avvento di un regime ipercapitalistico che distrugge diritti e dignità.  Molti lavoratori cinesi sono talmente vessati  da dover scegliere la rivolta o il suicidio per sfuggire all'inferno della loro condizione.
 Le  più importanti manifestazioni del 1° Maggio in Italia sono unitarie. Epifani, Bonanni ed Angeletti parleranno dallo stesso palco a Rosarno. Di che cosa parleranno? La Cisl e l'UIL praticano la politica degli accordi separati con padronato e governo: hanno approvato l'allegato lavoro della 1167 difendendolo financo dalle osservazioni del Capo dello Stato, hanno firmato il rinnovo del contratto separato  dei metalmeccanici, hanno dato vita ad una fondamentale riforma della contrattazione che quasi annichilisce e comunque mette su un binario morto il contratto collettivo nazionale di lavoro. La CGIL si è opposta e continua ad opporsi e lotta contro l'isolamento fomentato da Sacconi che vuole "complicità tra sindacati ed imprese", ma è in grandi difficoltà che  la paralizzano. E' assediata
dal PD al quale fanno riferimento la stragrande maggioranza dei quadri dirigenti funzionari a tempo pieno dell'organizzazione. Il PD  ha presentato un disegno di legge per l'introduzione in Italia del Contratto Unico di Ingresso che di fatto abolisce l'art.18 e fa del precariato la forma principale di
occupazione. Inoltre la CGIL ha lasciato cadere le sue obiezioni sulla legge Biagi, non rivendica dalle aziende miglioramenti salariali, dichiara di aborrire la scala mobile, non si oppone alle privatizzazioni, si è disimpegnata dalla lotta per la pace, non difende con la fermezza necessaria il welfare.
 Insomma, a parte la difesa spesso anacronistica e di pura rimessa dagli attacchi più brutali e sfacciati
della destra, la politica sindacale e sociale della CGIL è sempre più ristretta ed incanalata nell'alveo  della "concertazione". Una concertazione che da tempo non è più tale dal momento che si
limita a registrare l'agenda dettata dalla Confindustria. E' dal 1993 che tutte le trattative triangolari sindacati-padronato-governo si risolvono in diminuzione di diritti e di potere dei lavoratori. Una delle anomalie del nostro Paese è appunto questa: ad ogni trattativa con il padronato o il governo i lavoratori escono con una riduzione di quello che avevano!
 In queste condizioni, l'unità sindacale che fu un grande valore ai tempi di Lama, Storti e Vanni e motore di una eccezionale stagione di lotta per le riforme alla quale parteciparono milioni e milioni di lavoratori ed intere popolazioni, oggi è diventato un disvalore. Stare insieme a Cisl e UIL ha un solo significato: fare del sindacato uno strumento con  il quale il padronato e la destra politica infliggono dure sconfitte ai lavoratori ed accrescono la loro subalternità.
 Ieri sera Anno Zero ha offerto uno spaccato della lotta sociale di straordinaria intensità. I bravi ed intelligenti cassiintegrati dell'Asinara, con grande saggezza e garbo, hanno costretto Bersani a mostrare la sua lontananza dalle loro lotte. A domanda hanno risposto che debbono la loro resistenza a se stessi ed alle loro famiglie. I lavoratori della Scala di Milano venivano mostrati mentre una ingiustificata repressione poliziesca conteneva la loro protesta contro la distruzione dei teatri e della cultura italiana,   lavoratrici mostravano tutto il loro smarrimento per la fatica di vivere diventata  angosciante. Il disagio esistenziale di milioni e milioni di persone che vivono di lavoro non ha trovato un punto di contrasto nel sindacato italiano. La solitudine dei lavoratori è immensa ed i tanti suicidi ne sono la conseguenza.  Sindacato e PD  parlano una lingua e sono  distanti  dalla gente. L'altra anomalia italiana è quella di avere potenti confederazioni sindacali, forti di oltre dieci milioni di iscritti che però sono preda di processi inarrestabili di impoverimento e di perdita di peso sociale. Le Confederazioni sono diventate delle  ricche conglomerate di servizi, spesso unite attraverso gli enti bilaterali alle organizzazioni del padronato con le quali hanno dato vita ad una estesa burocrazia a cui si applicano i marchingegni della legge Biagi. I lavoratori sono al limite della sopravvivenza.
 Se continua così gli interessi dei lavoratori e quelli delle confederazioni diventeranno sempre più diversi. I sindacati rischiano di diventare un peso ed addirittura di sottrarre diritti fino ad oggi garantiti
dalle leggi. La privatizzazione del diritto del lavoro  che ha una tappa importante nel trappolone dell'arbitrato  varato ieri dalla Camera andrà avanti e produrrà altre limitazioni del diritto e delle libertà.
 Quando finisce la libertà nel lavoro finisce dappertutto.
Ma la secolare storia della CGIL non può concludersi con una scelta simile a quella che costrinse nel 1911 Di Vittorio ad andarsene e dare vita all'USI. La tradizione riformista di Di Vittorio, Santi, Foa, Lama non può sfociare nel sindacalismo subalterno al padronato e collaborazionista. La CGIL è popolata da milioni di lavoratori che hanno una  storia sociale che ha fatto grande e civile l'Italia. La CGIL deve recuperare la sua anima perduta nell'ipocrisia dei riti unitari e nell'involuzione da sindacato di lotta e di movimento ad erogatore di servizi. La sua base militante non ha mai perduto questa anima!
 Pietro Ancona

http://it.notizie.yahoo.com/7/20100429/tts-ne-di-destra-ne-di-sinistra-la-festa-c8abaed_1.html
http://www.rassegna.it/articoli/2010/04/29/61815/primo-maggio-da-rosarno-al-concertone

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From: pietroancona@tin.it
To: Repubblica
Cc: peruggiero@tiscali.it
Sent: Thursday, April 29, 2010 1:02 PM
Subject: La Calabria si, però.....


Caro Augias,

purtroppo gli stereotipi con i quali lei interpreta la questione meridionale sono talmente fossilizzati nella sua testa che rendono quasi impossibile l'impresa di ricondurlo alla ragione ed alla verità dei fatti.
  Lei non è informato quando parla di assenza di pentiti nella "ndrangheta" calabrese. Proprio recentemente è stato "suicidato" in un carcere del Nord  il giovane pentito  Ciro Ruffo ( unisco alla presente una scheda che lo riguarda),  e non è stato il solo.  Abbiamo avuto eroici
casi di rifiuto alla sottomissione alla criminalità da parte di tante donne, e di tanti eroici imprenditori che hanno rifiutato di pagare il pizzo. Ma lei ha un pregiudizio derivante dalla sua ignoranza e dal suo approccio di subcultura lombrosiana all'argomento. Per lei la mafia calabrese è fondata "su una struttura rigida di clan familiari come nelle società arcaiche". Detto questo si contraddice quando parla della penetrazione della "ndrangheta" nel Nord italia ed in Europa. Ma allora non è il dato antropologico che spiega la specificità mafiosa ma altro. Magari gli affari  Come mai il vice sindaco fiorentino Cioni é stato pescato con le mani nel sacco assieme a Li Gresti, noto imprenditore catanmilanese, per la cementificazione di un milione e mezzo di metri quadrati di terreno? Cioni ha ottenuto l'assunzione delle figlie nella società immobiliare del Nostro in odore di mafia e tante volte inquisito. Il Ligresti é nel cuore della finanza ed anche del Corriere della Sera che non si pubblica a Canicattì o a Catanzaro. Cioni non è contiguo ad una cultura arcaica e patriarcale. Ha un fortissimo e provincialissimo accento toscano!
  Mi fermo qui perché tanto con lei é inutile ragionare. Potrei dirle che le mafie del Sud sono implementate profondamente con il potere politico e finanziario nazionale. Berlusconi è grande sostenitore di mafiosi già condannati in Sicilia, in Calabria o in Campania. Un vice ministro napoletano con un mandato di cattura è stato pregato dal nostro milanesissimo Capo del Governo a restare al suo posto. Ma non solo il governo. Anche i partiti nazionali sostengono la mafia. Senza il loro sostegno, come dice Roberto Scarpinato, la mafia sarebbe stata già debellata da più di un secolo.  Le ricordo per tutti il bolognese Casini che sostiene Cuffaro. Si convinca che la mafia è  parte integrante del potere economico e politico italiano e che soltanto la repressione giudiziaria non porterà lontano.
  Chieda scusa ai meridionali che lei, periodicamente, mette sulla graticola dei suoi numerosi ed incorreggibili pregiudizi.
  Pietro Ancona
ps: le consiglio di commentare nella sua rubrica televisiva "le storie" qualcuna delle vicende dello scampolo di libri  qui sotto citati.
 Pietro Ancona


Roberto Scarpinato: http://www.pieroricca.org/2008/04/16/roberto-scarpinato/   

http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/2009/dicembre.htm#2
http://www.cascinagrande.it/archivio/mafia/donnamafia.html

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Thursday, April 29, 2010 8:16 AM
Subject: Pio la Torre



 

 PIO LA TORRE E L'EREDITA' PERDUTA NEL PD

 Pio La Torre veniva ucciso la mattina del 30 aprile 1982 mentre si recava al Partito che era grande parte della sua vita.  Il Partito era  sua famiglia allargata che egli animava con la  sua fanciullesca passione,  la sua  ottimistica dedizione che ne faceva una persona innocente e carismatica come certi rari uomini di vera fede. L'innocenza dei suoi ideali di redenzione e  libertà dalla violenza della miseria  dei siciliani a cominciare  dai braccianti gli costò quasi due anni  di galera quando era ancora nel fiore della gioventù. E' stato un grande "santo" della storia del popolo siciliano come Lorenzo Panepinto che i contadini di Santo Stefano portavano in processione, una figura indelebile che merita di essere ricordata non soltanto per la lotta senza quartiere che fece alla mafia, ma per la rottura rivoluzionaria che stava provocando nel sistema di potere economico e sociale  e che la sua uccisione ha immediatamente  rimarginato.  Dopo di lui, tutto è tornato come prima nella politica siciliana. L'autonomia regionale che Pio La Torre concepiva come mezzo di emancipazione delle masse, di modernizzazione della Sicilia, di progresso culturale e civile, è tornata ad essere l'istituzione di una elite  separata di privilegiati baroni, un retorico e pomposo "parlamento" in cui, con leggi clientelari e scritte a misura dei clientes, vengono sperperate le preziose risorse che avrebbero potuto fare e mai faranno della Sicilia una "California". Ventotto anni dopo la sua morte, la Regione è stata conquistata dall'assalto delle privatizzazioni che la ingessano negli appalti e che ne hanno fatto un campo di  sfruttamento  che arricchisce gli squali che l'hanno azzannata.  Privatizzazioni che non hanno risparmiato il grande patrimonio dei beni culturali . La Regione ha dato inoltre  vita anche al mostruoso esperimento degli Ato che hanno creato piuttosto che risolvere il problema della nettezza urbana e dell'approvigionamento idrico e che  sono veri e propri pozzi senza fondo.  L'intreccio  inestricabile tra pubblico e privato chiude l'accesso al futuro delle nuove generazioni. Non esistono più concorsi pubblici che costituivano il momento successivo alla laurea od al diploma  e c'è un fortissimo abbassamento di aspettative dal momento che i bassi salari ed il precariato connotano dovunque le privatizzazioni.  Pio La Torre fu dirigente amato e rivoluzionario dei braccianti e dei contadini siciliani, rivoluzionario nel senso di riformista perchè in Sicilia conquistare condizioni  di civiltà è  rivoluzione. Oggi, mentre una grande tempesta sociale sta incubando nelle campagne siciliane con migliaia e migliaia di contadini costretti al fallimento dai prezzi irrisori fino al livello della provocazione dei prodotti agricoli (ci vogliono dieci chili di frumento per pagare una tazzina di caffè al bar), e la Regione assente non riesce ad andare oltre l'orizzonte di un mediocre assistenzialismo, Pio La Torre  avrebbe saputo  indicare la via di una alternativa alla crisi. Ma non perchè era più bravo e più immaginifico degli attuali dirigenti, ma soltanto perchè  era genuino nella difesa delle classi povere o subalterne e non si sarebbe fatto offuscare dal liberismo oggi assai di moda tra gli oligarchi. La crisi delle campagne si sommerà ai terribili guasti sociali della deindustrializzazione ed al venire meno di diecine di migliaia di posti di lavoro nella scuola. La prospettiva dell'emigrazione  intellettuale nel Nord si sta chiudendo come abbiamo sentito da Formigoni, da Bossi e dalla Gelmini, ci vogliono ridurre ad extracomunitari in Italia. Le prime migliaia di vittime hanno già fatto un mesto ritorno a casa come la mia amica Stefania che insegnava a Bergamo prima che il suo posto fosse fagocitato da un malvagio ed asociale disegno di uccisione della scuola pubblica.    Oggi il PD che è l'erede del PCI di Pio La Torre e della DC di Piersanti Mattarella tiene in vita il governo Lombardo, successore di Cuffaro anche nella gestione di un blocco sociale al quale non sono estranei interessi cospicui della mafia. Lombardo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il PD collabora con due assessori importanti uno dei quali, il professore Centorrino, ha esortato a non leggere Sciascia, Tomasi di Lampedusa e  Camilleri perchè porterebbero "sfiga".  L'opera importante di Pio La Torre elaborata assieme al suo caro amico il magistrato Cesare Terranova è stata la legge che  statuisce il delitto di associazione mafiosa e la confisca dei beni patrimoniali della mafia. Questa legge ha aperto la strada ad una nuova efficace fase di lotta alla mafia che è stata ferita nei suoi interessi vitali: la roba. Generazioni di magistrati da Terranova a Rocco Chinnici a Falcone e Borsellino hanno pagato con la vita il contrasto alla mafia ma i risultati sono stati significativi.   Pio La Torre intestò la sua vita al successo di tre obiettivi: mafia, lavoro, pace. Obiettivi che mobilitarono centinaia di migliaia di siciliani che, più volte, a Comiso ed a Palermo, testimoniarono con la loro partecipazione la verità della strada indicata da Pio. Engels in una lettera parlò dell'anima rivoluzionaria della Sicilia che convive con l'anima conservatrice e reazionaria. Il movimento dei fasci e della occupazione delle terre per la riforma agraria testimoniano la validità di questa affermazione.  Pio la Torre aveva svegliato l'anima rivoluzionaria dell'Isola. E' stato stroncato per questo, per avere scosso violentemente l'albero, per avere messo in discussione equilibri di potere intoccabili.  Ma oggi, la sua eredità non vive dentro il PD che ha omologato i suoi dirigenti alla oligarchia paternalistica delle classi dominanti dell'Isola.  Ma esiste una memoria del popolo assai lunga capace di svegliarsi da lunghi letarghi e da periodi di offuscamento e di sconfitte. Lo abbiamo visto in passato, non è detto che non ne saremo testimoni in futuro. Una cosa è certa: così come stanno le cose ci aspetta soltanto il disastro sociale. Il popolo siciliano deve recuperare e rifarsi il suo partito: il Partito di Barbato e di Pio La Torre.  Pietro Ancona

http://www.cittanuove-corleone.it/La%20Sicilia,%20L'autodifesa%20di%20Nicola%20Barbato%2010.01.201