Post in Facebook 15/11/2011 spread
Goldmann Sacks EURO comunismo Occupy Wallstreet
Assad
Lo spread è la lama della ghigliottina sospesa sull'Italia. La
lama scenderà e taglierà la testa se non obbediremo con diligenza e premura
agli ordini della Goldman Sachs. Se faremo passare il governo Monti la Lama
non scenderà ma minaccerà di scendere tutte le volte che un progetto di
Monti incontrerà un qualche ostacolo in Parlamento o nel Paese. Insomma
siamo ricattati dal banditismo finanziario. Questa è democrazia? Questa è
libertà?
I mercati (Goldmann Sacks e complici) aiutano Monti elevando lo
spread a 530 punti. E' un coltello alla gola per coloro che resistono e
vorrebbero un Monti a termine. L'avvertimento è chiaro. Fate quello che
vuole oppure siete rovinati. Ecco la democrazia che viene praticata in
Europa! E meno male che non hanno deciso di bombardarci come hanno fatto con
la Libia e faranno con la Siria e l'Iran...
Solo l'avvento di un regime comunista può evitare lo scoppio di altre
guerre coloniali e di una grande guerra intereuropea a breve dopo il
fallimento dell'EURO.Auspico una convenzione comunista in Italia che
propongo lo scioglimento della UE ed il ritorno alla Lira e la fuoriuscita
dalla dittatura dei banchieri. Il comunismo è diventata una necessità
urgente. L'alternativa è la fame e la miseria per centinaia di milioni di
persone.
Il comunismo è diventato indispensabile per la sicurezza dei popoli
europei immiseriti dalla dittatura delle banche e dei loro accoliti annidati
nelle istituzioni.Cinquecento milioni di esseri umani stanno per entrare nel
tricarne della Goldman Sacks e dei suoi complici. Cinquanta anni di civiltà
e progresso civile cancellati per sempre. La miseria e la fame sono dietro
l'angolo come negli USA!
Monti pare possedere tutti i vizietti dei "politici" italiani. Convoca le
donne, i giovani, le regioni e gli enti locali e, se ne avesse avuto il
tempo, chissà quanti altri. Demagogia! Ora le Regioni sono causa non ultima
della terribile crisi che si è abbattuta sull'Italia con i loro bilanci
rossi e gli indebitamenti all'estero. Basterebbe chiudere tutte le
"ambasciate" all'estero delle venti regioni italiane per risparmiare
miliardi di euro. Ma il nostro "tecnico" inviato speciale della GoldmannSacs
e della trilaterale ha serie ambizioni politiche. Si considera un politico e
si muove come un politico italiano (di questa generazione).
E' inaccettabile che Monti non ritenga di sentire i partiti di lunga
tradizione parlamentaristica come il PSI, i partiti comunisti, i verdi che,
per uno scellerato patto Berlusconi-Veltroni si trovano esclusi da un
Parlamento assai poco legittimo per la orrenda legge elettorale che lo ha
generato. Anche Napolitano sbaglia a non sentire i partiti scacciati dal
Parlamento (anche se forse, ma non sono sicuro) la prassi costituzionale non
glielo permetta.
· Se si vuole restaurare la democrazia bisogna ripartire da una legge
elettorale di proporzionale pura con ingresso in Parlamento anche di
coloro che riscuotono un consenso pari a quello che basta per l'assegnazione
di un seggio. La grottesca oscena sfilata di 31 partiti e partitini da Monti
è la prova del fallimento del bipolarismo e della sua ademocraticità. Il
bipolarismo è un letto di procuste della democrazia nel quale vengono
generati Scilipoti e tanti altri.
Brutale intervento della polizia USA nel cuore della notte a NewYork
ed in altre città americane per sgomberare le piazze occupate dal movimento
contro le banche e la loro dittatura sulla società americana, L'ineffabile
Obama ha guardato con fastidio e ostilità malcelata il movimento di rivolta
contro le prepotenze dei capitalisti delle banche e delle assicurazioni. La
risposta repressiva alle ragioni del movimento non placherà la protesta.
L'incantesimo liberista sulla società americana è stato tolto dalle lotte!
In tutti gli States 'USA la polizia attacca i manifestanti di Occupy
Wallstreet e ne arresta i leader. L'ordine è stato impartito da Obama da
sempre innervosito ed infastidito per le chiarissime parole d'ordine
rivoluzionarie ed anticapitalistiche del movimento?
ll lugubre filosofo francese aedo dell'imperialismo annunzia al mondo che
Assad e la Libia libera sono finiti. Continua il suo spregevole commento
al colonialismo dopo la sua visita in Libia con Sarcozy e Cameron. E' uno
dei profeti del nuovo nazismo un nemico dell'umanità
In Libia scoppiata una spaventosa e sanguinaria guerra tra i "rinnovatori"
che hanno supportato la Nato nella distruzione del loro paese e partecipato
allo assassinio del Martire dell'Imperialismo Gheddafi. Si spara e le varie
fazioni stanno producendo violenze e crudeltà inenarrabili! Il popolo libico
rimpiange la Jammaria e Gheddafi e sono certo saprà riconquistare la sua
libertà....
Il cappio dell'imperialismo si stringe al collo del popolo siriano e
minaccia di strangolarlo. La Siria deve essere destabilizzata per realizzare
i disegni di Israele e degli USA. Israele che organizza attentati in
territorio iraniano riuscendo a realizzare omicidi mirati. Israele e USA
lavorano per la guerra....
Silenzio inquietante della sinistra italiana per l'imminente aggressione
alla Siria ed all'Iran. Propongo sitin di solidarietà sotto le ambasciate
della Siria e dell'Iran. Non dobbiamo essere complici sia pure passivi
dell'imperialismo. I comunisti non esitino ad issare la bandiera della
Pace!!!
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: 15 Novembre 2011
Subject: L'Italia commissariata. Il capitalismo getta la maschera della
democrazia
L'Italia commissariata. Il capitalismo getta la maschera della democrazia
Può anche darsi che Napolitano sia l'ultimo Presidente di questa Repubblica e
che il Parlamento attuale sia l'ultimo Parlamento. Dipende dalla compatibilità
che questi due organismi dimostreranno rispetto i piani della tecnocrazia
euroatlantica e del giudizio che ne verà dato. Vedremo quale mandato è stato
affidato da Obama dalla Merkel e da Sarkozy al Prof. Mario Monti. Intanto
privatizzeranno le acque infischiandosene del referendum e, se ne avranno
interesse, avvieranno la costruzione di centrali nucleari.
Le forze motrici che interagiscono nella Unione Europea portano al fascismo
economico e sociale ed al colonialismo verso i paesi terzi.- L'Europa di
Spinelli De Gasperi e Schuman Non c'è più ma ha generato il MOSTRO dell'Europa
della Merkel e di Sarcozy e della Nato.Le nazioni vengono destabilizzate e
spogliate dei loro beni e non sono libere neppure di andarsene. La tecnocrazia
europea è fasci...sta ed è indifferente alla democrazia e vede come inutili
orpelli le Costituzioni nazionali. Esiste una tecnocrazia della quale fanno
parte Tremonti, Monti, Giuliano Amato che ha un programma in conflitto con la
libertà l'eguaglianza la democrazia...... I comunisti ed i democratici europei
dovrebbero dichiarare guerra a questa Europa e promuovere dappertutto referendum
per uscirne.
la democrazia è un optional del capitalismo. Si può sospendere se fa comodo per
qualche mese o anche per un ventennio....
Nonostante le manifestazioni davanti il Quirinale ed in Via del Plebiscito non
mi pare proprio che l'Italia giubili strepitosamente per la rovinosa caduta di
Berlusconi e dei brutti ceffi che facevano parte del suo governo. Il Paese sente
nel suo profondo di essere perdente.Il dopo berlusconi è stato negato agli
italiani perchè sequestrato da coloro che hanno imposto Monti e la sua fredda e
crudele ideologia liberista nella quale le imprese contano molto di più degli
esseri umani. No, non sento proprio giubilare gli italiani. Al massimo, nel
sottofondo, sento ridacchiare gente come Corradino Mineo che ritiene finalmente
di potersi sfogare senza temere ritorsioni.-
Fino al luglio scorso l'Italia aveva uno spread di 160 punti. Incomincia a
salire senza alcun reale motivo che lo giustifichi dai primi di agosto e
l'Italia su suggerimento-ordine della UE approva due misure "lacrime e sangue"
per i soliti destinatari. Ma lo spread continua a salire. Ora è a quota 600! E'
intervenuta la decisione di produrre un subitaneo cambiamento in Italia (come in
Grecia). Mo...nti si scalda i muscoli da quattro mesi. Per fortuna hanno deciso
di estromettere Berlusconi e la sua cricca e di non ucciderlo come hanno fatto
con Gheddafi. Non sappiamo quale sarà il destino dell'Italia. Il nuovo Congresso
di Vienna (Bilderberg) non sappiamo quale sorte ci abbia assegnato! Scalfari
prende in giro i suoi lettori sostenendo che la crisi italiana è stata
parlamentare e soltanto parlamentare!
Dall'art.7 della Costituzione voluto da Togliatti al governo Monti, dal PCI oggi
PD, scelte di umiliazione dell'Italia ai potenti clericali o americani. L'Italia
è ora davvero l'espressione geografica di cui parlava Metternich.
Siamo sprofondati in un fondo di pozzo nel quale siamo inermi. Non possiamo fare
niente perchè tutto il sistema politico italiano è stato "disattivato". Le
decisioni vengono prese dalla Cupola Mafiosa presieduta dal Presidente USA e
agite attraverso il "mercato" e la UE. Si potrebbero chiudere tutti i Ministeri
dal momento che tutto viene deciso dalla BCE, dal FMI, dalla UE. E' la più
terribile dittatura che potessimo conoscere. Una dittatura invisibile e soft.
Non siamo neppure padroni del nostro debito.Si potrebbe anche chiudere il
Parlamento diventato inutile e dispendiosa anticaglia di ciò che fu la
democrazia italiana. Berlusconi si trascina dietro l'Italia.
Ieri sera a Ballarò Rosy Bindi e Susanna Camusso si affannavano a negare il
ruolo principale svolto dal "mercati" nella caduta di Berlusconi attribuendone
il merito al PD ed alle "lotte" svolte dalla CGIL. Purtroppo non è vero. Non è
vero che Berlusconi cade per lo sviluppo di una forza interna. Berlusconi cade
per mano dei "mercati" usati per terrorizzare l'Italia. Berlusconi avrebbe
resistito ancora se i "mercati" non avessero terrorizzato anche lui e la sua
famiglia aggredendo le azioni Mediaset. Obama ha presieduto l'attacco all'Italia
ed alla Grecia e si è già congratulato con i suoi Quisling Monti e Papademos.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, November 13, 2011 5:03 PM
Subject: il mandato del Prof.Mario Monti
IL mandato del Prof.Mario Monti
L'area liberal e della cosidetta "sinistra non comunista" (pd,sel,idv,verdi)
si compiace di rintracciare una causa parlamentare italiana alla caduta di
Berlusconi ,alle sue repentine dimissioni da Capo del Governo che fino a martedì
scorso sembrava dovessero avvenire tra un mese . Tutto è stato anticipato. I
tempi sono stati compressi al minimo. Tra venerdì e domenica si compie
l’approvazione della legge di stabilità, le dimissioni e le
consultazioni-farsa
e la nomina di un nuovo governo. Stasera Monti sarà incaricato. Corriamo come
se qualcuno con un lanciafiamme ci sospingesse da dietro minacciandoci di
incenerirci. In effetti l'appuntamento è per lunedì con il nostro Convitato di
Pietra: il Mercato-Moloch. Lunedì dobbiamo presentare il governo del signor
Monti non all'Italia (che non conta niente) ma a a lui, al Dio Mercato che ha
il potere di vita e di morte, può decidere se farci vivere o morire.
Mi sono domandato perchè mai Eugenio Scalfari, Rosy Bindi, Susanna Camusso, la
Di Gregorio , Pierluigi Bersani e tutti gli altri avessero tanto interesse ad
accreditare l'idea di una causa "interna", italiana, alla caduta del governo
trovando stupefacente che negassero quanti viene affermato dai giornali di tutto
il mondo. Questi affermano che Berlusconi è stato fatto fuori dai "mercati". Le
sue ultime resistenze sono state vinte con un paio di strattoni dati alle azioni
Mediaset. il "mercato" gli ha fatto capire con la sua naturale brutalità che
doveva sloggiare subito da Palazzo Chigi se non voleva che il suo Impero
personale e non solo il suo governo fosse travolto dal Toro imbizzarrito della
Borsa.
La risposta che mi sono data è che la candidatura di Mario Monti non è
stata fatta in corso d'opera da Napolitano ma "suggerita" dagli americani che
l'avrebbero decisa già prima della fine di luglio quando è
iniziata la danza macabra dello spread salito da 160 punti ai
seicento dei giorni scorsi. Lo spread è stata la leva di Archimede. Monti,
Papademos e Avril, tre eminenti tecnocrati liberisti, sperimentati, sono stati
proposti per l'Italia, la Grecia e la Libia al posto di Berlusconi, Papandreu e
Gheddafi. Quest'ultimo è stato abbattuto a cannonate, Papandreu, definito
"pazzo e depresso" da Sarcozy è stato minacciato di morte se, dopo essere stato
costretto a ritirare il referendum non si fosse dimesso. Berlusconi ha dovuto
rinunziare alle elezioni anticipate cosa che gli ha procurato la rottura con il
suo fedelissimo alleato di sempre Bossi. Mai e poi mai Berlusconi avrebbe rotto
con Bossi se le minacce che gli sono state fatte non fossero stato tanto gravi!
A quanto pare il gruppo dirigente del PD diventato il referente dell'Ambasciata
USA a Roma, collabora alla realizzazione del piano di defenestrazione di
Berlusconi e da qualche tempo. La CGIL è stata usata per agganciare la
Confindustria e spingerla contro il governo al quale non aveva certamente niente
da rimproverare nonostante gli strilli della Marcegaglia. Il suo grido "vogliamo
soldi, soldi veri" è stato diverse volte ascoltato da Berlusconi. Semmai le
vittime del governo sono state le nuove generazioni, i pensionati, i lavoratori,
il welfare. La CGIL non ha mai fatto uno sciopero vero negli ultimi tempi che
urtasse gli interessi degli industriali. Il documento a firma Confindustria,
Cgil Cisl ed Uil rappresenta il capolavoro diplomatico di questa opera che ha
portato gli industriali a raffreddarsi e poi a posare il governo Berlusconi.
Obama si è congratulato con l’Italia ancora prima che Monti fosse formalmente
incaricato di formare un nuovo gioverno. E’ il timbro che l’Impero appone
all’operazione “i
It alia” per nostra fortuna incruenta. Resta da scoprire la parte fondamentale
di tutta la vicenda. Con quale mandato Mario Monti è stato scelto per
commissariare l’Italia? Che cosa dovrà fare? Non credo che la posta in gioco sia
costituita dalla messa in sicurezza del debito italiano per ridare sicurezza
all’euro. Ci deve essere qualcosa di molto molto più importante che riguarda la
ristrutturazione dell’Occidente in cui Italia, Grecia, Spagna debbono giocare
un ruolo profondamente diverso di quello che finora avevano avuto . Quale è il
reale mandato del Prof.Mario Monti? Che ne sarà dell'Italia?
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, November 11, 2011 3:37 PM
Subject: la Vergine di Norimberga
Nel 150 dell'Unità d'Italia perdiamo la sovranità nazionale!
Che ci faceva ieri Mario Monti in Germania? Mirabile tempismo! Si trova nel
posto giusto dove vedere la Grande Imperatrice d'Europa poco prima di essere
nominato Da Napolitano Senatore a vita. Quante cose non ci sono state dette?
Come mai Berlusconi accelera le dimissioni da un mese a pochi giorni? Che
accordi ci sono tra Napolitano, la Merkel, Monti e Berlusconi? Che voleva
ancora che non ha avuto Cameron che attacca l'Italia?
La Vergine di Norimberga
la confusione è grande sotto il cielo. Una cosa è certa e l'ha detta il
Premio Nobel Krugmann: se l'Italia non fosse nell'Euro non avrebbe problemi
e si potrebbe rifinanziare tranquillamente sui mercati come fa il Giappone.
Intanto non si capisce chi e come appoggerà Monti. Intanto è certo
l'appoggio di Berlusconi il quale è stato minacciato con la scure del crollo
dei titoli Mediaset. La sinistra (non è il pd) dovrebbe avere il coraggio di
proporre l'uscita dall'Euro e dalla Unione Europea. Scappare a gambe levate.
Non possiamo stare in una gabbia che si restringe su di noi come la vergine
di norimberga.
Strozzinaggio da cravattari
Nell'era del capitalismo finanziario che cosa vendono i capitalisti?
Denaro. A chi lo vendono? A coloro che ne hanno bisogno! Più sono bisognosi
e più alti sono i tassi di interesse e cioè i guadagni dei banchieri. Come
si fa a renderli molto, molto bisognosi i bisognosi? Con le politiche
"lacrime e sangue". Se l'Italia è tranquilla il suo spread è sotto i
duecento punti. Se l'Italia ha bisogno di soldi, il suo spread può
raggiungere quello greco in breve tempo. Un fiume di miliardi di euro che
esce dalle tasche di una popolazione indifesa per arricchire i banchieri di
riferimento della BCE e del FMI.
la telefonata
Obama telefona a Napolitano per "suggerire" Monti. La crisi finanziaria
italiana provocata mesi fa dagli USA per destabilizzare l'Italia e
commissariarla. Monti per l'Italia, Papademos per la Grecia, Avril per la
Libia, tre strumenti degli USA per la loro politica di destabilizzazione e
di imposizione di ideologia liberista. Gle accordi tra Berlusconi e Putin
per il petrolio causa non secondaria del nostro commissariamento.
Letta zio e Letta nipote nello stesso partitone
Attorno al governo Monti prove generali per la fondazione del Nuovo Partito
della Borghesia italiana (da Letta zio a Letta nipote, da Sacconi ad Ichino,
etc...) Se si va la grosse coalition attorno al macellario inviato da Obama
e dalla Merkel si passerà il rubicone che separa ancora con un filino
d'acqua la democrazia dalla dittatura sociale.
Degrado dell'Italia retrocessa alle ultime file
Monti non salva l'Italia che noi conosciamo. E' preposto dai suoi mandanti
(che non sono italiani) ad impoverirla e piegarla ai voleri del "mercato".
Quanti nel mondo hanno conosciuto l'olio di ricino del FMI ne hanno pagato
le conseguenze per decenni. Monti è Commissario per conto della Cupola
Mafiosa dei Miliardari finanzieri che oggi controllano l'Occidente e ne
hanno cancellato e continuano a cancellarne i tratti di civiltà. Invito i
creduloni del PD a leggersi gli economisti di stampo keinesiano come Grusman
Avremo presto la guerra in casa?
Secondo una grave osservazione di Krugman, economista e premio Nobel, la
dinamica dell'Euro nella UE conduce alla guerra. L'osservazione è contenuta
nell'articolo "Il secchio dell'Europa ha un buco". Siamo alla fine della
lunga pace dei popoli intereuropei (che oggi sono tutti alleati nella Nato
per dare man forte agli USA nelle loro avventure coloniali)?
Pietro Ancona
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: 8 Novembre 2011
Subject: cancelliamoci dall'Occidente!
Dobbiamo avviarci in una strada che ci allontani dall'Europa dagli USA e
dalla Nato e ci avvicini al Brasile, all'Argentina, alla Russia, alla Cina
ed all'India ed ai paesi del mediterraneo. L'Europa di Maastrict e di
Lisbona è una trappola di fascismo economico e sociale incompatibile con la
nostra Costituzione. L'allontanamento non sarà facile ma restare sarebbe
suicida.Torniamo alla nostra lira e ritiriamoci da tutte le "missioni"
coloniali in cui siamo impegnati nel mondo.
Ritorniamo alla nostra intrepida e gloriosa lira cancellata dalla massoneria
internazionale e dal centro-sinistra europeista che ci ha infilato nel letto
infernale di Procuste e ci ha privato della libertà della democrazia della
Carta Costituzionale
L'Italia, la Spagna, il Portogallo, il Marocco, la Libia, l'Algeria,
l'Albania, la Grecia, la Bosnia possono costituire l'area mediterranea di
libero scambio, esterna all'Europa oggi sotto la dittatura
franco-tedesca.Non c'è niente che valga le umiliazioni di essere esposti al
ludibrio quanto la nostra condizione è migliore di quella di coloro che ci
spingono dentro il baratro.
Non è accettabile che i mercati che altro non sono che i potentati
dell'Occidente decidano della sorte del nostro Primo Ministro con la
minaccia di farci fallire. Oggi tocca a Berlusconi domani toccherà a
chiunque. L'Occidente o bombarda o fa fallire i governi che gli sono
sgraditi. Questa è dittatura. Tutte le nostre istituzioni diventano inutili
orpelli. La Costituzione carta straccia. Basta con l'Euro, basta con
l'Europa. Ritorniamo alla LIRA e riprendiamoci la nostra sovranità.
La caduta di Berlusconi per diktat dei "mercati" di Sarcozy e del
capitalismo occidentale che vogliono un governo più prono ai loro i voleri e
più disponibile a fare macelleria sociale è inaccettabile. E' inaccettabile
che la prima cosa che farà il governo post-berlusconiano sarà pensioni più
difficili da raggiungere e meno consistenti e licenziamenti facilissimi. .
Tutte cose che leggo nei lividi volti degli uomini del centro-sinistra che
stanno sbavando per le poltrone ed il potere. Berlusconi doveva cadere
attaccandolo da sinistra e non da destra.....
L'attacco all'Iran
La Russia si muove. Avrebbe dovuto farlo anche per la Libia. Non avrebbe
dovuto permettere l'assassinio di Gheddafi. Israele ha un grande arsenale
atomico. L'Iran ha diritto di farsi l'atomica. Israele rinunzi al suo
arsenale atomico e questo renderà giusta la richiesta di impedire all'Iran
di farsi l'atomica.
Pietro Ancona
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Viva la rivoluzione d'ottobre
Oggi ricordiamo l' anniversario della Rivoluzione
d'Ottobre per rinnovare la nostra convinzione nei valori che portarono
alla liberazione di milioni di uomini e di donne uniti nell'URSS che è
stata nazione di nazioni e patria del socialismo rimpianto da quanto lo
conobbero e vissero dentro le sue regole. La fine dell'URSS è avvenuta
nel 1993 con il colpo di Stato di Eltsin che non incontrò alcuna
resistenza a riprova della sua natura profondamente civile e
democratica. L'URSS è caduta perchè ha perduto le sue difese
nell'accerchiamento capitalistico, si è aperta ad un mondo esterno che
invece aspettava vorace di regolare i conti che non era riuscito a
chiudere nel lungo sanguinoso assedio della Rivoluzione durato fino al
1923 dentro la stessa URSS e poi mai dismesso per i settanta anni della
sua gloriosa esistenza. L'URSS è stata una grande potenza di pace, non
ha usato l'atomica come gli americani hanno fatto a Hiroshima e
Nagasaki, non ha aggredito i piccoli popoli indifesi con la sua
superiorità aerea e tecnologica come hanno fatto e fanno gli
imperialisti USA dalla guerra di Corea all'aggressione alla Libia.
Con la fine dell'URSS l'Europa ha perso la sua grande speranza di
futuro. I popoli europei non saranno nè liberi nè eguali e perderanno
tutte le conquiste che avevano realizzato con l'appoggio morale e
politico dei comunisti. La Grecia si accinge ad un durissimo inferno di
fame, l'Italia è stata proditoriamente attaccata dalla speculazione
internazionale che non è altro che la megalomania di un pugno di
banchieri in grado di manovrare senza essere soggetti ad alcuna
limitazione o regola una massa di 12 mila miliardi di euro e distruggere
Stati sovrani attaccando il loro debito. Da quando manca l'URSS viviamo
nell'anarchia amorale e spietata di un mondo in cui tutte le certezze
degli esseri umani sono messe in discussione compresa quella stessa di
esistere. Non solo le conquiste realizzate ma il diritto a non essere
rovinati e travolti dalla valanga sociale che produce diecine e diecine
di milioni di nuovi poveri a cominciare dagli Stati Uniti dove la
povertà sta diventando il tratto dominante delle grandi metropoli e
delle città abbandonate della deindustrializzazione violenta.
Oggi più che mai i pericoli ai quali il capitalismo espone l'umanità di
miseria, degrado della natura, guerre di sterminio e coloniali,
ripropongono la necessità del socialismo. O socialismo o barbarie. Il
socialismo è superiore eticamente al capitalismo e adatto meglio del
capitalismo al giusto uso sociale di risorse sempre più limitate ed al
balzo culturale necessario all'umanità e che non è certo quello
racchiuso dai prodotti informatici ma nello uso della scienza al
servizio dell'uomo e non degli affaristi.
La socialdemocrazia non può che piegarsi ai piedi dei banchieri come sta
facendo in Europa. Non ha risposte. Ne diventa compli cde nel mettere il
cappio al collo alle classi lavoratrici. Le riforme di struttura non
servono che a rafforzare la logica del profitto. Il capitalismo non è nè
riformabile nè condizionabile come ci eravamo illusi. Deve essere
abbattuto con il suo potere di ingiustizia e di atrocità sociali e
militari.
Viva la Rivoluzione d'Ottobre!
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, November 05, 2011 7:12 PM
Subject: BERSANI A PIAZZA SAN GIOVANNI. DISCORSO DEL BUON MODERATO.
Discorso del buon moderato
Ho sentito tutto il discorso di Bersani trasmesso in diretta da rainew24,
discorso fatto ad una piazza della quale non ho capito il colore delle bandiere
ma che certamente non era rosso. Piazza pacifica contrapposta alla piazza del 15
ottobre violenta con inarrivabile cattivo gusto rafforzato da un ringraziamento
alla Polizia che sembrava una presa di posizione, uno schierarsi contro i
giovani del 15 ottobre. Il discorso è stato decoroso fatto da una persona
perbene schifata e stanca delle intemperanze berlusconiane e delle volgarità
della destra italiana. Discorso di attacco quasi inaspettato alla Merkel ed a
Sarcozy ma che non ha detto una sola parola di critica per il cosidetto
"mercato" e per la necessità di imbrigliare la speculazione. Non ha parlato di
responsabilità internazionali sulla crisi italiana che viene strumentalizzata
per rovinare l'Italia e decuplicare il debito. Bersani ha assunto impegni seri
per la riforma della politica ed impegni generici verso i giovani per i quali
non è stata proposta alcuna seria misura contro la precarizzazione. La legge
Biagi non è stata nominata. Avrebbe potuto proporre un plafonamento in basso dei
salari con il Salario Minimo Garantito e non lo ha fatto. Ha proposto una
alleanza del PD-Sel-Idv al terzo polo di Casini. Tutta la politica a sinistra
del suo schemino di governo viene ignorata. Come se non esistesse. Fatto nuovo
la presenza dei socialdemocratici tedeschi e dei socialisti francesi. Ma sono
socialisti come Bersani è comunista, cioè "lo furono". In effetti non ha preso
le distanze dal catalogo ingiunto dalla BCE all'Italia tranne una generica cosa
detta a proposito dei licenziamenti che non si è capita molto bene. Insomma un
discorso del buono ed onesto moderatismo contrapposto a quello degli sguaiati e
volgari cortigiani di Berlusconi.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, November 03, 2011 8:16 PM
Subject: IL MONDO HA BISOGNO DI COMUNISMO
IL MONDO HA BISOGNO DI COMUNISMO da fb
Non c'è spazio per la socialdemocrazia
Il fallimento della proposta di referendum di Papandreu è la prova della
inadeguatezza della socialdemocrazia nel fronteggiare questa fase di
imbarbarimento del capitalismo: soltanto il comunismo può piegare il Drago che
sta distruggendo quanto c'era di civile nella società europea e sta massacrando
le nazioni petrolifere per depredarle e ridurle a lande infernali.
Gli spietati avvoltoi che volteggiano sull'Europa
Draghi non rappresenta l'Europa ma l' establiscement finanziario occidentale.
In primo luogo i banchieri di Wall Street che hanno provocato il disastro che
lui dovrebbe fronteggiare....Siamo in piena dittatura dei banchieri che
impongono anche con le armi le lineee liberiste agli Stati ribelli. E' accaduto
con la Libia che voleva detronizzare il dollaro....
Borse e cannoni
In Italia, in Grecia, in Spagna macelleria sociale. In Libia, in Iraq, in
Somalia macelleria umana. Due linee della Tirannia Ideologica Liberista e della
ban da di avvoltoi che si accinge a divorare il ceto medio europeo ed ad
insanguinare la Siria e l'Iran. Oramai sappiamo a memoria le prescrizioni buone
per tutte le situazioni e gli Stati: privatizzazioni, licenziamenti liberi, meno
molto meno welfare, penskioni di fame a 70 anni, lavoro precario e tutte le
risorse ai ric coni.
Ho sentito un pezzo della conferenza di Draghi sulle decisioni ideologiche
dei governatori delle banche centrali in linea con la Bibbia Monetarista di
Friedmann sperimentata da Reagan, Thatcher ed altri loschi figuri liberisti. Si
propongono misure per svenare gli Stati ed i lavoratori con una ricetta eguale
per tutti e che esclude sempre rendite, profitti e patrimoni.Insistono per le
privatizzazioni quando si sa che producono dappertutto un aumento del costo dei
servizi (basti vedere le poste in Italia). La crisi è una loro invenzione per
ridurre in schiavitù il lavoro ed impoverire le popolazioni
No all'Europa usurpata dal duo franco-tedesco che mette 27 Stati difronte al
fatto compiuto delle loro scelte fatte per i loro interessi. No a misure che non
sono contro la crisi, son o inefficaci e servono soltanto per fare sfogare
l'odio dei padroni contro i lavoratori ed i loro diritto
Chavez confisca immense quantità di terre accaparrate dagli inglesi
anc he per questovogliono Chavez morto e faranno di tutto per liquidarlo. Come
hanno fatto con Allende. Ha assunto una decisione in controtendenza con la
politica delle multinazionali di accaparramento delle migliori terre del pianeta
per imporre prezzi da monopolio sui generi alimentari di prima necessità: pane,
latte, carne......
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, November 01, 2011 8:13 PM
Subject: interventi in Facebook nel giorno delle convulsioni finanziarie.
Interventi in Facebook nel giorno delle convulsioni finanziarie
Prima che sia troppo tardi, prima che ci riducano tutti in miseria e
travolgano quanto abbiamo fatto nel corso di tutta la nostra vita, prima che
murino i portoni delle banche come fecero in Argentina, organizziamo una marcia
su Bruxelles e sulla BCE per chiedere misure vere contro la spec ulazione ed
organizziamo l'assedio alle istituzioni italiane! I politici non vogliono
bloccare la speculazione ed in Europa tranne i comunisti sono tutti dalla parte
di WallStreet.
arrestare gli operatori di borsa che speculano! Mettere sotto inchiesta
almeno i più spregiudicati e cinici! La vita di milioni di persone e di Stati
sovrani non può dipendere dai capricci e dai giochi di speculatori
irresponsabili capaci di guadagnare in un solo giorno milioni di euro e di
vantarsene in giro!
Qualcuno rivendichi in Europa che nessuna misura economica o finanziaria
venga assunta senza l'approvazione del Parlamento Europeo e dei Parlamenti degli
Stati membri. Il destino di mezzo miliardo di persone non può dipendere dalle
decisioni di due persone. Intanto bisognerebbe sospendere le quotazioni ei
titoli di Stato e chiudere le borse.
Il disastro finanziario che sta travolgendo il mondo è stato provocato dalla
applicazione delle teorie monetariste di Milton FRiedmann che furono
sperimentate per la prima volta nel Cile di Pinochet dove provocarono un milione
di morti in Inghilterra dalla Tatcher ed in USA da Reagan. Ora vengono imposte
con la forza delle armi anche a paesi come la Libia e l'Iraq. Il liberismo in
Europa sta provocando l'impoverimento di cinquecento milioni di persone. Rende
urgente l'alternativa comunista.
Un colpo di scena "democratico" nello svolgimento della crisi finanziaria
mondiale. Il socialista Papandreu compie scelte liberiste ma introduce la
possibilità che vengano accettate o respinte da un referendum popolare. Ma il
capitalismo è diventato autoritario ed incompatibile con la democrazia ed il
sistema oleato da WallStreet è entrato in tilt. Una contraddizione che si
aggiunge a quella islandese. Non è facile piegare i popoli alla dei banchieri.
Pietro Ancona
Francamente non mi preoccupo più della borsa, dei mercati, dello spread, dei
titoli che diventano carta straccia. Prima finisce questo regime di terrorismo
minuto per minuto degli speculatori è meglio sarà per tutti. Qualsiasi cosa sarà
migliore dello schifo kin cui ci costringono a vivere con il cuore in gola per i
diagrammi delle borse e dei titoli di stato. Il capitalismo è diventato
incompatibile con la libertà e la democrazia. Il solo annunzio del referendum in
Grecia provoca il finimondo! Basta!
Vendola, Di Liberto e Ferrero
La traversata del deserto per raggiungere il socialismo sarà dura e lunga.
Vendola, Ferrero, Di Liberto non vogliono affrontarla. Hanno preso la
scorciatoia della alleanza c on il PD che li condurrà in Parlamento a fare leggi
gradite alla Marcegaglia agli americani ed al vaticano
Il terrorista
Sacconi paventa una nuova stagione di terrorismo. Non di capisce dove va a
parare e più che temerlo il terrorismo sembra evocarlo. Vieni, vieni, con un
bello attentato, una bella strage che sanzioni la natura criminale della rivolta
giovanile!Spero che non abbia i mezzi questo Stato per organizzare un o o più
delitti da attribuire poi alla sinistra. Certo è inquietante il ruolo di un
Ministro che da anni lavora com mezzi legali ma anche sleali alla distruzione
delle tutele giuridiche del lavoro. Ricordo per tutti la manomissione delle
pensioni attribuita ipocritamente e vigliaccamente ad un "refuso" ma della quale
assieme a Tremonti si è vantato a Bruxelles!
Libertà, democrazia e benessere del capitalismo. Tutti incollati alla TV a
seguire le montagne russe del "mercato" che rovinano le famiglie e le nazioni
mentre i gruppi dominanti dell'Occidente lasciano fare! Ricchissimi banchieri
insaZIABILI divoratori del sangue dei popoli. Cinquecento milioni di europei
sull'orlo del fallimento! Mille volte meglio per tutti il Comunismo! A da venì
baffon! Il mercato non sopporta la democrazia! L'annunzio del referendum in
Grecia produce un teremoto di intimidazione terroristica del capitalismo
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, October 27, 2011 12:02 PM
Subject: Il cappio al collo
Il cappio al collo
L'Europa ha accettato il documento dell'Italia sugli impegni che erano stati
dettati dalla BCE per il risanamento e lo sviluppo. Berlusconi ritorna da
Bruxelles con un successo per il suo governo e con il viatico a governare per i
prossimi mesi per tradurre gli impegni assunti in provvedimenti concreti. Sarà
possibile licenziare lavoratori a tempo indeterminato che è l'obiettivo che il
padronato e la destra italiana si propongono inutilmente di raggiungere da molti
anni. L'art.18 viene finalmente espugnato con l'intervento pesante e decisivo
della Unione Europea. Ma la lettera contiene altre cose di primaria importanza
come l'innalzamento dell'età pensionale e la mobilità del personale della
pubblica amministrazione e la dismissione del patrimonio pubblico e le
privatizzazioni. Inoltre cancella il referendum sull'acqua ed invita l'Italia a
mettere sul mercato i servizi locali. Naturalmente la "letterina" come è stata
definita con un assurdo sfottò dall'opposizione italiana non contiene niente che
possa riguardare i patrimoni e l'evasione fiscale. Eppure da una tassa
patrimoniale si potrebbero ricavare subito 200 miliardi di euro. Il taglio
delle misure è rigorosamente classista, risparmia i ceti benestanti e
l'oligarchia politica, risparmia le diecine di migliaia di consigli di
amministrazione inutili e costosi costituiti dalle amministrazioni pubbliche per
corrispondere stipendi alla pletora di individui della parapolitica. La
decisione europea di ieri sulle proposte italiane ma suggerite dalla BCE è il
punto più alto della lotta di classe contro i lavoratori italiani che si sia mai
toccato. Tutte le misure proposte riducono o tolgono diritti e sono inutili o
ininfluenti per la crescita. I licenziamenti facili serviranno a facilitare gli
investimenti industriali? L'accettazione della lettera del governo Berlusconi è
la prova della malafede e della strumentalità di una crisi sulla quale si è
fatto molto terrorismo. Le misure suggerite ed approvate riguardano soltanto la
cancellazione di diritti che la ossessiva ideologia liberista contagiata dai
nocons ha imposto a quella che una volta fu la civile Europa. Si può dire che la
loro realizzazione peggiorerà la crisi e renderà ancora più grave malata e
debole la condizione dell'Italia. I mercati e le istituzioni internazionali sono
diventati strumenti per cancellare quasi due secoli di lotte e di conquiste dei
lavoratori. Si ritorna ai primordi di una società senza regole e senza diritti.
L'opposizione italiana che aveva accolto con frizzi e lazzi il documento del
governo ora ha le mani nella tagliola. Dovrà approvare le misure su pressione
del governo e del Presidente della Repubblica. Dovrà dire si a tutte le scelte
fatte dalla destra italiana. Se dirà di no o farà resistenza sarà in
contraddizione con se stessa. Si assumerà la responsabilità di fare fallire la
"salvezza" dell'Italia. Neppure i sindacati confederali hanno le carte in
regola. Faranno lo sciopero generale dopo avere lasciato maturare senza
sostanzialmente ostacolare le scelte del governo. Sciopero scontato come un rito
stanco ed ipocrita. Bisognerà che qualcuno proponga all'Italia una prospettiva
diversa. L'Europa è diventata una trappola. La Costituzione italiana non conta
più niente e dobbiamo ubbidire senza discutere. Siamo dentro un ordinamento
autoritario. Meglio cominciare a pensare ad un altro modo di stare al mondo, ad
una Italia che si affranchi dalle pesanti catene dei trattati europei.
Pietro Ancona
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, October 26, 2011 6:50 PM
Subject: lo sfottò sulla letterina
Lo sfottò sulla letterina
L'avventurismo e la mancanza di senso della Nazione delle opposizioni
italiane sono davvero stupefacenti! Oggi sono tutti a sfottere il Governo per
la "letterina" di risposta alle ingiunzioni dei mafiosi proprietari della Unione
Europea Sarkozy e Merkel, tutti a criticare la mancanza di autorevolezza del
Presidente del Consiglio che non sa imporsi alla lega . L'opposizione e i
pennivendoli liberisti della stampa italiana sono ben rappresentati da
Gramellini che fa una pesante satira sulla irrisolutezza e sulle difficoltà del
governo. Avremmo dov uto ubbidire a tamburo battente, cedere subito le pensioni
di anzianità, portare il limite magari a 70 anni. L'Italia quindi si trova presa
tra due morse: le pedate e le ingiunzioni condite da risolini sarcastici della
Francia e della Germania ed una opposizione che attacca da destra il governo per
le difficoltà che sta frapponendo a cedere sulle pensioni fino a ieri
considerate in equilibrio fino a dopo il 2050. I liberisti si sono inventati
un altro punto di vista per attaccare le pensioni e cioè che assorbono il 15
per cento del PIL che il padronato, avendo prosciugato tutti i barili, vuole
per se, per impadronirsi della grande risorsa INPS. Subito dopo attaccheranno
l'INAIL il cui fondo fa gola alla Confindustria abituata a parassitarsi sulle
risorse e sul patrimonio dello Stato ed ansiosa di avere nuova carne da spolpare
assieme alle privatizzazioni dei beni pubblici da svendere. Hanno già l'acqualina
in bo cca in molti a fronte della svendita dei terreni dello Stato che valgono
otto o nove miliardi di euro. Si venderà anche la tenuta di San Rossore?
Sarkozy che ha un sistema pensionistico che costa più di quello italiano con
un limite a 60 anni per le pensioni aspetta che si compia il misfatto in Italia
per estenderlo al suo paese frenato soltanto dalla scadenza elettorale nella
quale spero sarà soccombente. Ma in Francia i sindacati sono assai meno servili
con il governo di quelli italiani.
Tutte le ricette della UE imposte con il terrorismo ed il ricatto non sono
necessarie per il risanamento dei conti ma per abbassare il sistema sociale
europeo a quello americano. Sono il frutto dell'Ideologia ossessiva dei neocon
liberisti che ha contagiato anche l'opposizione italiana ed in particolare il PD.
La fata turchina per convincere Pinocchio a bere la medicina fa entrare sei
conigli che trasportano una bara. Pinocchio si arrende e poi guarisce. Ma la
Merkel non è la fata turchina. La sua medicina accrescerà l'infelicità sociale
dell'Italia senza aiutarla a guarire, a crescere, a prosperare. Non cresce un
paese che tratta malissimo i suoi lavoratori ed i suoi pensionati e che ha
precarizzato due generazioni di giovani con una legge orrenda. Tutta
l'opposizione italiana vuole mostrarsi più pronta più servizievole di Berlusconi
sia per le scelte economiche come per quelle militari. L'establiscement trova in
questo la via per la sua salvezza a spese dei lavoratori e dei pensionati. Ma è
meglio per l'Italia cominciare a pensare ad una alternativa a questa Europa che
diventa sempre più tiranna, ingiusta, guerrafondaia.
Pietro Ancona
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, October 20 2011 2:15 PM
Subject: Dopo il 15 ottobre
Dopo il 15 ottobre
Più ci allontiamo dal 15 ottobre e più mi convinco della esistenza di un
disegno studiato a tavolino e realizzato con successo per impedire la
manifestazione in Piazza San Giovanni. Mi è sembrato di capire che quando la
testa dell'immenso corteo è giunta a Piazza San Giovanni questa era occupata di
mezzi della polizia che facevano caroselli ed i cosidetti testa-coda per tenerla
occupata ed impedirne l'accesso. In quanto alla violenza che si era scatenata
prima subito dopo la partenza del corteo sono convinto che essa è stata
"incentivata" da numerosi infiltrati che hanno dato vita agli episodi più
inaccettabili per la popolazione come l'incendio di auto private e l'assalto
alla Chiesa con distruzione della statua di una Madonnina e del Crocifisso. C'è
stata sicuramente l'azione di giovani incappucciati contro edifici pubblici
simbolici come le banche ma la strategia vincente è stata quella degli
infiltrati che sapevano dei propositi dei blackbloc di dare una
caratterizzazione di forte antagonismo e li hanno usati per sabotare con
successo il corteo e quella che si sapeva sarebbe stata la più grande
manifestazione delle 1000 città del mondo che protestavano insieme il 15
ottobre.
Dal 15 ottobre ad oggi c'è stata una martellante campagna di massmedia di
criminalizzazione della violenza, la sconsiderata proposta di Di Pietro di
ripristino della legge Reale, i provocatori annunzi di Maroni che vorrebbero la
cauzione per manifestare, gli arresti preventivi dei "pericolosi", la campagna
di indagini in tutta Italia contro gli anarchici ed i centri sociali. Si è
cercato di montare l'opinione pubblica contro i movimenti di contrasto alle
politiche del governo e dell'UE credo senza successo. Se si facesse un sondaggio
serio si scoprirebbe che l'opinione pubblica ha forti sospetti sul comportamento
della polizia a Roma e che non c'è condanna ed esecrazione come si vorrebbe per
le "violenze" degli incappucciati. L'avere individuato e sbattuto in prima
pagina come simbolo dei ribelli un ragazzo di Roma con il soprannome di Er
Pelliccia come se si trattasse di un pericoloso membro della banda della
Magliana non è servito molto a chi vorrebbe imprimere una stretta poliziesca
alle libertà degli italiani. Il ragazzo incriminato per il lancio dell'estintore
ha 24 anni, una età nella quale la generazione degli anziani attuali già
lavorava. Vive a carico dei genitori e nasconde pietosamente la sua condizione
di disoccupato facendo l'iscritto ad una Università privata. La condizione di
milioni di suoi coetanei e financo di trentenni o trentacinquenni è la stessa.
Vivono a carico delle famiglie, stanno assai peggio dei loro genitori, non hanno
futuro, sono disperati e soffrono di astenia e dei tanti malanni psicologici che
affliggono le persone costrette a chiedere qualche soldo alla famiglia e che non
sono spesso in grado di offrire una pizza alla fidanzata con la quale è
difficilissimo potersi sposare.
Certo la stampa italiana non si è comportata con onore. Se qualcuno cercasse
nei giornali le rivendicazioni degli indignati non ne troverebbe traccia. Anche
la tv è stata della partita che il governo si è giocato con il movimento. Gad
Lerner non ha lasciato che la portavoce degli indignati leggesse le cinque
rivendicazioni del documento del movimento. L'opposizione ha fatto a gara con
la maggioranza nella campagna di criminalizzazione e nella versione
opportunistica secondo la quale i violenti avrebbero tolto la parola ai miti del
corteo. La decisione di Alemanno di vietare per un mese i cortei a Roma e la
decisione di non autorizzare il corteo dei metalmeccanici previsto per domani
saggiano le possibilità di una seria restrizione delle libertà costituzionali
ma ha ricevuto una reazione alquanto blanda e la stessa Fiom è stata costretta a
ridimensionare la sua iniziativa su indubbie pressioni della CGIL e del PD. PD
che non si rende conto che la linea securitaria non paga più e che la sofferenza
delle persone è diventata soverchiante su ogni perbenismo. Il quadro è cambiato.
La gente si sente minacciata dalle misure prese dal Governo e da quelle che si
accinge a prendere. La linea delle "riforme strutturali" che poi non sono altro
che meno pensioni, meno sanità, meno scuola e meno servizi e bassi salari e
privatizzazioni che gonfiano le bollette pesa come un enorme clava sulle spalle
degli italiani che capiscono i ragazzi che sfasciano le vetrine delle banche o
delle agenzie interinali.
Il Palazzo si chiude ed alza i ponti levatoi. Dalla opposizione nessuna
proposta per dare una qualche soddisfazione ai milioni di giovani che aspettano
un segnale. La legge Biagi architrave della precarizzazione e della infelicità
delle nuove generazioni non viene messa in discussione. Non si propone nessuna
misura per garantire un reddito sociale e per proteggere i biagizzati dallo
sfruttamento schiavistico di salari inconsistenti con l'istituzione del Salario
Minimo Garantito esistente nella vicina Francia (1300 euro mensili) ed in tanti
paesi del mondo. Dal governo soltanto la proposta di aiutare la concessione di
mutui ai giovani con contratti a termine. Una proposta che potrebbe essere più
dannosa che utile.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, October 16, 2011 2:15 PM
Subject: La violenza del potere sordo e cieco
La violenza del potere sordo e cieco.
Il Gen.Charles De Gaulle, durante il maggio francese, indusse il suo primo
ministro Pompidou a trattare con i sindacati e concludere gli accordi di
Grenelle e così rispose al movimento rivoluzionario che da settimane bloccava la
Francia assecondando una uscita negoziata della grande crisi sociale e
politica della Francia moderna.
Anche i governi di centro-sinistra degli anni settanta che affrontarono le
grandi tensioni sociali e politiche del maggio italiano e dell'autunno caldo
trattarono e diedero alla luce importanti fondamentali provvedimenti: lo
Statuto dei diritti dei Lavoratori e la riforma della scuola.
Insomma il potere ha dialogato e trattato con i movimenti. Non si è chiuso a
riccio e non ha derubricato la questione sociale a questione di ordine pubblico.
Questo succedeva in una realtà sociale e politica in cui esistono vere
opposizioni politiche in Parlamento che sostenevano e truducevano in
provvedimenti legislativi le rivendicazioni degli studenti, degli operai, degli
insegnanti. A far da sfondo a questa realtà c'era l'URSS con la sua Costituzione
e la sua gestione socialista di tutti i beni della società, una URSS la cui
esistenza costringeva le classi dirigenti dell'Occidente a non tirare troppo la
corda, ad offrire una qualche risposta alla domanda di diritti e di
rinnovamento.
Ma oramai, da molti anni, le cose non stanno più così. I governi ignorano la
protesta delle masse. Vanno avanti per la loro strada fatta di tagli ai salari
al welfare e di finanziamenti delle guerre colonialiste.
In molti, anche a sinistra, hanno osservato che le violenze degli estremisti a
Roma hanno rovinato una grande manifestazione pacifica fatta di almeno
trecentomila persone. E' vero. Ma è anche vero che nessuna risposta sarebbe
stata data nè sarà data ai pacifici come ai bellicosi, ai miti come ai violenti.
Il potere è sorto e cieco. Lo abbiamo già visto. Migliaia di manifestazioni di
protesta dei precari della scuola con stiliti, scioperi delle fame e quant'altro
non hanno prodotto neppure un incontro tra il Ministro Gelmini ed il personale
della scuola. La scuola è stata spogliata di nove miliardi della sua dotazione e
ridotta a classi-pollaio con trenta o quaranta alunni. Il potere non si è fatto
raggiungere da nessuna invocazione, da nessuna protesta. E' andato avanti per la
sua strada.
Ora per giorni i massmedia si occuperanno delle violenze romane che finiscono
con il riverberarsi su tutto il movimento degli indignati inceppandolo e
mettendolo sulla difensiva, nella necessità di difendersi dalle accuse che
arrivano a sfiorare financo il terrorismo. Ma il governo non farà assolutamente
niente e l'imbelle opposizione presente in Parlamento si preoccuperà sopratutto
della propria "rispettabilità" e farà a gara con i Gasparri ed i La Russa a chi
si distanzia di più dai movimenti rivendicativi.
Basterebbero alcuni segnali di apertura del Parlamento e del Governo per
rispondere, nei limiti di una situazione difficilissima, in modo civile e
democratico a Piazza san Giovanni, alla piazza dei miti ed a quella dei
rivoltosi: Un Salario Sociale della durata di un anno per i giovani laureati in
cerca di prima occupazione; Un Salario Minimo Garantito ai giovani biagizzati
oggi brutalmente sfruttati con retribuzioni meschine inferiori financo a 500
euro mensili. Un aiuto straordinario alle famiglie monoreddito che non riescono
più a galleggiare nella crisi.
Non si farà niente di tutto questo e si parlerà soltanto della violenza di
Piazza San Giovanni.Ci si inquadrerà nelle decisioni del G20 che vogliono
drenare tutte le risorse verso il sistema finanziario e spogliare le popolazioni
di tutto dal salario al welfare. I banchieri passati dalla derisione dello cham
pagne bevuto in faccia agli indignati di WallStreet alla pietà pelosa ed alla
condivisione ipocrita ed insincera del segretario al tesoro USA Geithner, di
Soros, di Passera, di Draghi, di altri marpioni della finanza.
L'Italia non è la Grecia. E' la quinta potenza economica del mondo con il 3,3
per cento di produzione del Pil. Può aprirsi alle richieste degli indignati
guadagnandoci in possibilità di crescita. La paralisi italiana è dovuta anche
alla precarietà ed al disagio sociale enorme.
Una classe dirigente se si limita a criminalizzare la violenza senza dare
risposte ai movimenti si dimostra non credibile ed in malafede. Una classe
dirigente deve dare risposte anche alla violenza dimostrandone l'arbitrarietà in
un sistema democratico funzionante. Ma non è funzionante un sistema che ignora
sistematicamente il malessere e si chiude in se stesso e continua a produrre
altre cause di malessere.
Pietro Ancona
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----- Original
Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, September 27, 2011 5:28 PM
Subject: : Una intollerabile ingerenza
clericale
Una intollerabile ingerenza clericale
A leggere la prolusione all'Assemblea dei
vescovi del Cardinale Angelo Bagnasco nonchè
Generale di Corpo d'Armata dell'Esercito
Italiano e come tale stipendiato o
pensionato dello Stato non so bene, nella
parte che riguarda la politica italiana, si
sente una pesante, pesantissima
sottolineatura fatta di aggettivi e di
sostantivi inusuali nel felpato linguaggio
cardinalizio odoroso d'incenso e fatto di
distillati linguistici da gabinetto
diplomatico. Si parla di "morbo che appesta,
avvelena l'aria" di comportamenti "tristi e
vacui". Insomma c'è la foto di Berlusconi,
delle sue follie sessuali e della sua Corte
anche se il Presidente del Consiglio non
viene mai nominato.
Berlusconi ha reagito con stizza e si è
lamentato della presa di distanza della Cei.
Alcuni dei suoi collaboratori cercano ancora
di minimizzare e sostengono che la rottura
non è stata completa e che è ancora
possibile ricucire il rapporto con la
Chiesa. Ma i più si rendono conto che anche
la Chiesa ha mollato Berlusconi e che i
tempi di Monsignor Fisichella che
"contestualizzava" la bestemmia del Capo del
Governo sono ormai nel nostro passato.
C'è qualcosa di poco convincente nella
sincerità delle pulsioni morali che hanno
animato la requisitoria di Bagnasco e più
che altro il suo addio a Berlusconi sembra
la chiusura di un conto che non si poteva
mantenere ancora aperto. Non è certamente il
portato delle correnti progressiste della
comunità dei cattolici che si raccoglie
attorno a "Famiglia cristiana" ed alla
Chiesa ribellistica di Don Gallo, ma la
rottura di un sodalizio nella conduzione
degli affari italiani del tutto simile a
quello della Confindustria. Come la
Confindustria che per un quindicennio si è
spellata le mani ad applaudire l'Uomo che
avrebbe "rivoltato l'Italia come un
calzino", anche la Chiesa ha sostenuto
appoggiato e sovrastato le scelte politiche
del Governo e della sua maggioranza. Tutte
le sue prescrizioni pre-moderne ed assurde
contro la donna, i gay, contro il diritto a
morire con dignità, contro la libera
procreazione, sono state osservate da una
maggioranza parlamentare la più distante da
Dio che si sia mai avuta in questi anni e
per questo clericale e bigotta e chiusa a
qualsiasi cosa non gradita dalla Gerarchia.
Le speranze di quanti come Letta o
Cicchitto lavorano per un recupero dello
strappo potrebbero essere appagate
dall'intervento del Cardinale Bertone che
non sempre si è mostrato in sintonia con la
Cei. Se questo tace vuol dire che anche le
altissime sfere del Vaticano hanno fatto
pollice verso per il più indecente ed
impresentabile Presidente del Consiglio che
l'Italia abbia mai avuto nella sua storia.
Ma il testo della prolusione del
Cardinale è una delusione per quanti sperano
in una Chiesa che si metta dalla parte dei
poveri e dei giovani. Parla di una Europa
che vive al disopra dei suoi mezzi avallando
con questa affermazione la spinta liberista
all'impoverimento del ceto medio e della
classe operaia ed alla fine della civiltà
del welfare con tutto il suo corollario di
avvoltoi che si spolpano lo Stato con le
privatizzazioni. Non c'è niente nella
relazione del Cardinale che possa fare
accendere una qualche speranza in una
analisi della "crisi" economica e sociale
diversa dalla vulgata dei dirigenti
dell'Occidente capitalistico.
Cambiare Berlusconi perchè oramai puzza
ed ammorba l'aria ma non la politica che ha
interpretato e portato avanti. Guardarsi
attorno per trovare una persona più
presentabile.
L'impatto massmediatico che ha avuto la
prolusione è la prova della sovranità
limitata dell'Italia oramai un paese
eterodiretto dal Vaticano, dalla Chiesa, dal
FMI, dagli USA
La sinistra italiana, se ancora c'è,
dovrebbe rammaricarsi di un Paese in cui è
possibile che il Presidente del Consiglio
venga strapazzato pubblicamente da un
Cardinale e da una Chiesa lontana da Cristo
ed in preda da anni ad una megalomania che
non conosce freni o limiti.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, October 02, 2011 8:28 PM
Subject: "Soldi, soldi veri!" (Marcegaglia)
"Soldi, soldi veri!"
Il Presidente Napolitano non ha gradito
il manifesto a pagamento fatto
dall'industriale Della Valle contro i
politici italiani ed ha ammonito a non
attaccare la politica. Per quanto risulti
sorprendente e fuori tempo massimo la presa
di distanza di un industriale dalla
politica non mi riconosco nella
reprimenda di Napolitano che non può
difendere l'indifendibile senza una sola
parola di autocritica per la degenerazione
morale che travolge il Parlamento ed in essa
la Casta degli Oligarchi in grande parte
consapevoli yesman del Grande Corruttore
Berlusconi al quale non ha mai rimproverato
una condotta di vita riprovevole e
scandalosa e tale da danneggiare il decoro
dell'Italia. Non rientra nei poteri del
Presidente della Repubblica rimproverare o
contestare il Presidente del Consiglio?
Rientra nei suoi poteri quando il
comportamento di questo diventa
pregiudizievole per gli interessi dello
Stato e per la pubblica moralità. Ma
Napolitano ha sempre fatto opera di
copertura costituzionale dell'operato di
Berlusconi e del suo governo, ha firmato a
tamburo battente tutte le leggi che questi
gli ha proposto e che mai avevano avuto una
seria discussione in Parlamento che si è
quasi sempre limitato a votare la fiducia in
uno scandaloso svuotamento dei suoi poteri
che hanno indebolito la democrazia italiana.
Certo gli industriali italiani da
Marchionne alla Marcegaglia a Montezemolo
allo stesso Dalla Valle non hanno le carte
in regola per contestare il governo ed i
titoli per chiedere di sostituirlo. Per
quindici anni si sono spellati le mani nei
Convegni ad applaudire in Berlusconi il loro
uomo e si sono limitati a spremerlo, a
chiedere leggi di riduzione o abolizione dei
diritti dei lavoratori, a chiedere soldi,
"soldi veri" come reclamava la signora
Marcegaglia. La Confindustria italiana è
infognata in un fitto reticolo di affari con
gli uomini al potere e sta partecipando con
le privatizzazione ad una grande opera di
sventramento e di spoliazione dello Stato.
Non ha alcuna ragione di lamentarsi di
Berlusconi. Negli ultimi quindici anni la
fetta di PIL degli industriali e delle
rendite è aumentata del 15 per cento
segnando un impoverimento senza precedenti
dei redditi da lavoro . Lo stesso Della
Valle si è arricchito come un Creso
sfruttando i lavoratori delle sue aziende.
Ma da tempo è più un uomo di finanza e di
banche che un imprenditore con interessi che
si estendono negli USA in modo cospicuo.
I
l
progetto degli industriali italiani sembra
quello di proporsi come alternativa per la
successione a Berlusconi. Questo progetto
non è ostacolato dal PD che si propone come
personale politico in grado di realizzare
gli scopi della Confindustria. Letta ha
dichiarato che il programma del PD consiste
nel realizzare i punti della lettera della
BCE che sono più o meno gli stessi di quelli
proposti dalla Marcegaglia. Insomma la
cordata degli industriali e la cordata del
PD si propongono di fare le stesse cose con
più efficienza e meglio di come la cordata
di Berlusconi è riuscita a fare. A
Berlusconi rimproverano ritardi ed
incertezze. E' incredibile ma PD ed
industriali hanno lo stesso programma di
spoliazione dell'Italia dei lavoratori e del
welfare.
Interpretano le direttive che vengono da
oltreoceano e dall'Unione Europea. In atto
c'è una contestazione forte a Wall Street
degli "indignati" americani che protestano
per l'aumento e la diffusione della povertà
e nello stesso tempo di concentrazione di
ricchezza nella mani di pochi. Diceva Moore
che 400 miliardari americani hanno più soldi
di 150 milioni di persone!
Anche in Europa si vuole inasprire ed
approfondire un abisso tra ricchi e poveri.
Come negli USA e si vuole lo Stato ridotto
ad una larva di se stesso ed incapace di
svolgere i servizi che dalle origini della
storia del mondo ad oggi ha sempre svolto in
tutte le civiltà da quella sumera a quella
ateniese: Imporre tasse, erogare servizi,
garantire la sicurezza.
Ma se la prospettiva è legata soltanto alle
privatizzazioni, cioè al lucro sui beni e
servizi dello Stato, ai bassi salari, alla
fine del welfare che Italia avremo al posto
di quella che finora abbiamo conosciuto? Non
abbiamo i mezzi per rapinare altri popoli
con le guerre o con gli attacchi finanziari
come fanno gli USA. Di che cosa vivremo? Gli
USA hanno un quinto della popolazione che
soffre una povertà che comporta privazioni
ed anche fame per alcuni milioni di
famiglie. Quanta altra fame e povertà dovrà
conoscere l'Italia?
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Thursday, September 22, 2011 8:44 PM
Subject: Italia: sciopero generale politico
Sciopero generale politico
Prima di addentrarci nel calvario alla cui fine c'è il default dell'Italia per
poi fare soltanto scioperi di protesta del tutto inconcludenti e di mera
disperazione come quelli greci bisognerebbe fare uno sciopero generale politico
per chiedere le dimissioni del governo e per attaccare le istituzioni
internazionali che puntano all'annichilimento dell'Italia. Italia che deve
essere punita per non avere voluto la privatizzazione dell'acqua e la
costruzione di centrali nucleari e per avere osato stipulare accordi nel campo
energetico con la Libia e la Russia ed avere in qualche modo avuto perplessità
per l'aggressione imperialistica alla Libia.
Per l'Italia è stata decisa una lenta agonia alla fine della quale sarà come
l'Argentina, una nazione dotata di grandi risorse naturali con una classe di
miliardari padroni di centinaia di miliardi depositati all'estero ma che ha
ridotto il suo ceto medio all'elemosina ed alla fame. Migliaia di persone sono
stati ridotte a diventare raccoglitori di cartone e di carta per rivenderli ed
acquistare un pò di pane. Persone che stavano relativamente bene ma che quando
si sono presentate alla loro banca per fare un prelievo o riscuotere la pensione
o lo stipendio hanno trovato muri costruiti nella notte che ne ostruivano
l'ingresso.
Oggi i killers dei poteri internazionali che hanno fatto pollice verso per
l'Italia hanno declassato sette tra le più importanti banche. Ieri è stata
declassata la Fiat ed il debito pubblico italiano ha perso quattro punti e
costerà molto più caro contrarlo. Il governo è nel pallone ed è afflitto da una
contraddizione che lo paralizza. In effetti la coltellata alla schiena è
arrivata all'improvviso alla fine di giugno e fino ad allora sembrava che
navigassimo in acque tranquille.
Oggi una indecente Camera dei Deputati ha salvato dall'arresto Milanese
ritenendo con ciò di salvare se stessa attraverso la conferma della maggioranza
di governo. Si è messa la coda tra le gambe quando Feltri ha avvertito i peones
che avrebbero perso 15 mila euro al mese di prebenda e tutto il resto se
avessero votato per l'arresto di Milanese e quindi per la crisi. Non sappiamo
che cosa ci aspetta oggi pomeriggio o domani. Oramai si vive giorno per giorno.
Dal momento che il Parlamento non vuole disarcionare il governo e mandarlo a
casa qualcuno deve farlo. Non lo farà il Presidente della Repubblica che non
intende chiedere a Berlusconi di dimettersi e ne subisce l'impresentabilità e la
squalifica internazionale che non riesce più a compensare neppure con pesanti
servizi all'imperialism come la guerra alla nostra alleata Libia.
Solo uno sciopero generale politico contro il governo e contro la speculazione
può creare le condizioni per una discontinuità politica. Ma le forze
dell'opposizione e le centrali sindacali non sono qualificate moralmente per
dirigere questo sciopero. Il PD è liberista ed atlantista come la destra che
sorregge il governo e le confederazioni sindacali hanno firmato accordi con la
Confindustria contro gli interessi dei lavoratori. La sinistra comunista ed i
sindacati di base potrnno fare qualcosa ma sono deboli. Insomma il paese non
ha la guida necessaria per combattere e sconfiggere questo governo e la destra
che lo sorregge. Eppure lo sciopero generale politico si deve fare lo stesso.
Magari i dirigenti scaturiranno dal movimento che si creerà. L'alternativa allo
sciopero politico è una agonia sempre più dolorosa che getterà nella più nera
miseria i lavoratori i pensionati e le loro famiglie.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, September 20, 2011 12:36 AM
Subject: xx settembre di delusioni
XX Settembre di delusioni
Il XX settembre di quest'anno coincide con il 150 anniversario dell'Unità
d'Italia che facciamo datare dal 1861 ma che in effetti si sarebbe compiuta
nove anni dopo appunto con la presa di Roma nella quale dilagarono i bersaglieri
attraverso la breccia di Porta Pia.
In queste occasioni si fanno bilanci e si tenta di darsi un'idea di che cosa ci
è accaduto e come siamo arrivati al punto in cui siamo. Indubbiamente la fine
del potere temporale del Papato è stata una enorme conquista ed ha liberato
grande parte dell'Italia centrale di una dominazione dello Stato della Chiesa
durato per molti secoli. Uno Stato che funzionava usando la forca ed il rogo
verso tutti coloro che venivano dubitati nella loro fede cattolica e che nel
corso di oltre un millennio era riuscito ad esercitare una influenza enorme su
tutte le corti europee fino allo scisma inglese ed alla nascita degli stati
protestanti. Il potere della Chiesa diminui in qualche modo dopo la rivoluzione
francese e la diffusione della sua cultura in Europa attraverso i movimenti
rivoluzionari e le armate napoleoniche. Nel 1849 ebbe vita breve ma molto
significativa la Repubblica Romana fondata da Mazzini e difesa da Garibaldi,
Mameli ed altri patrioti e che fu stroncata dopo quasi sei mesi dall'intervento
della Francia oramai distante dagli ideali rivoluzionari. La Costituzione della
Repubblica Romana è il documento più importante, più fulgido del Risorgimento
(dimenticato).
Ma il bilancio di oggi è del tutto negativo per i valori della laicità dello
Stato sempre più sottoposto alla tutela "spirituale" e politica del Vaticano. Il
potere di interferenza della Chiesa nella legislazione italiana e nello
svolgimento della sua vita politica e sociale è diventato enorme. Noi abbiamo un
governo espressione di una classe politica che ama definirsi moderata ma in
effetti è estremista nella negazione dei valori della socialità rappresentata
da Berlusconi che è quanto di più distante ci possa essere dal cristianesimo.
Una persona che mena scandalo ed è diventata imbarazzante per l'Italia che
tuttavia gode dell'appoggio delle gerarchie ecclesiastiche che lo proteggono e
lo sostengono in cambio dei cospicui finanziamenti che il Vaticano riceve e
sopratutto della clericalizzazione della legislazione su punti fondamentali come
la nascita, la morte, la sessualità, la donna, la scuola. Il cinismo di questo
scambio del cattolicesimo con il berlusconismo è scandaloso e non c'è eccesso
amorale della destra italiana e del suo leader che riesca a turbare la
gerarchia e schiodare i cardinali
dalla loro alleanza.
Se da un lato c'è l'alleanza destra-vaticano dall'altro lato l'opposizione
presente in parlamento ha rinunziato a qualsiasi rivendicazione di laicità in
campi fondamentali come la scuola ed ha un atteggiamento non di critica e di
richiamo ai valori del Risorgimento e della autonomia dello Stato ma di
concorrenza. Offre alla Chiesa di più e di meglio di quanto Berlusconi oggi
garantisce ai cattolici italiani.
L'Italia è un paese concordatario a sovranità limitata. Limitata dal Concordato
che gli impone degli obblighi pesanti che ne limitano l'autonomia. Nonostante il
chiaro orientamento laico e progressista della Costituzione l'articolo 7
costituisce la palla di piombo che tiene prigioniero il Paese. Bisognerebbe
abolire l'art.7, una cosa richiesta anche dalla parte più illuminata del
cattolicesimo ma che tuttavia non troverà alcun riscontro negli imminenti
rimaneggiamenti della Costituzione che probabilmente porteranno ad un aggravio
dei pesi della tutela religiosa sulla politica italiana.
Non possiamo che essere insoddisfatti. L'Italia affonda nel materialismo del
connubio cinico destra-chiesa basato su scambi e sul mantenimento ed estensione
del potere. Tutto si può dire della Chiesa Cattolica tranne che sia oggi una
centrale di spiritualità in grado di aiutarci a venire fuori dalle gravi
difficoltà che ci affliggono. I documenti della Cei apparentemente preoccupati
per le questioni del lavoro, del salario, dello sviluppo, del Mezzogiorno in
effetti sono soltanto pezzi di carta ai quali non viene attribuito alcun reale
significato. Quello che conta per il Vaticano è la gestione dei suoi rapporti
con Berlusconi e la sua cricca al potere.
La legittimazione che la Chiesa ha fatto delle oligarchie dominanti in Italia e
la sua alleanza con esse hanno contribuito non poco alla crisi che stiamo
vivendo che è certamente una crisi economica ma che si alimenta dall'assenza di
valori, di prospettive, di centri di coesione capaci di dare orizzonti e
traguardi.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Wednesday, September 14, 2011 6:31 PM
Subject: CAMPANE A MORTO PER I DIRITTI
CAMPANE A MORTO PER I DIRITTI
In un clima convulso dominato dal terrorismo diffuso a piene mani dai massmedia
sul possibile fallimento dell'Italia, con la fretta imposta da tempi minimi per
il passaggio nelle due aule affollate da mille oligarchi ben pasciuti e distanti
dalla realtà e dai bisogni della popolazione, la Camera dei deputati ha
approvato la cosidetta manovra. Probabilmente non sarà l'ultima perchè l'Italia
è nella morsa della speculazione che agisce senza regole e che può rovinare una
nazione sovrana. Ci era capitato già con Soros che fece perdere all'Italia di
Ciampi quarantamila miliardi di lire. Ci sta capitando ora con due manovre da
cento miliardi quando fino ad un paio di mese fa non si sentiva il bisogno di
nessun intervento correttivo. Il debito italiano per quanto alto non deve essere
pagato tutto in un giorno ed è garantito da una situazione patrimoniale del
Paese che lo vale per venti volte. Ed è appunto questo lo obiettivo della
speculazione: costringerci a svendere il nostro patrimonio a cominciare dai
gioielli della industria.
Nella manovra hanno infilato il famigerato articolo otto che privatizza la legge
dello Statuto e ne affida la gestione ai padroni ed ai sindacati aziendali.
L'articolo otto è un concentrato di illegalità perchè generalizza ed estende i
contratti aziendali che per loro natura sono riferiti ad una realtà ben
definita; perchè l'erga omnes e cioè il processo di generalizzazione della norma
è stato condannato dalla Corte Costituzionale cinquanta anni fa con il
respingimento della legge Vigorelli, perchè feudalizza il diritto che non è più
del lavoratore ma affidato al suo datore di lavoro ed ai sindacati "maggiormente
rappresentativi" esistenti in azienda. I lavoratori potranno essere licenziati
senza giusta causa e non esiste neppure la possibilità di impugnare in
unTribunale il licenziamento. Il marchingegno diabolico è stato inventato
appunto per sfuggire alla competenza della Magistratura del Lavoro.
Cade l'art.18 lungamente difeso da uno schieramento che ora si è capovolto. La
CGIL non è più quella di Cofferati ed ha scelto di partecipare al processo di
corporatizzazione del diritto assieme a Cisl ed Uil. Si tratta del secondo
strappo dopo la creazione dell'arbitrato. Il ricorso al giudice del lavoratore è
reso ancora più difficile dalle tasse che sono state introdotte all'uopo
dall'occhiuto regista di questo lunghissimo assedio vittorioso ai diritti delle
persone. Annichilire i lavoratori per dare più potere ai sindacati ed ai datori
di lavoro.
IL codice civile viene cancellato per i lavoratori. Dentro la fabbrica o in
ufficio si hanno meno diritti dei comuni cittadini. In quanto lavoratori si è
oramai imbrigliati in una rete inestricabile di norme repressive.
Viviamo in un universo assurdo e piuttosto che la CGIL a protestare contro la
manovra e l'art.8 udiamo gli strilli della Confindustria. La signora Marcegaglia
è scontenta per non avere riempito il carniere si altre sostanziose prede oltre
l'art.8.
La Camusso ripete l'ipocrita annunzio già fatto in occasione di altri scippi del
ricorso alla Corte Costituzionale. Serve a calmare le acque e fare intendere la
continuazione di una difesa dello Statuto dei diritti che non c'è mai stata
davvero. Lo sciopero è stato un espediente burocratico per mettere a tacere la
Fiom e tenere le parti più critiche della Confederazione in un quadro unitario.
Il Presidente della Repubblica si è seccato per la richiesta della Fiom di
bocciare l'illegale art.8. Non è un buon segno,.Può darsi che stasera stessa
sentiremo suonare le campane a morte per l'art.18. Milioni di lavoratori che
hanno accumulato anzianità potranno essere sostituiti da carne fresca,
biagizzata, a metà salario. Che cosa è il lavoratore? E' una merce come ho
sentito dire una volta in tv a Guglielmo Epifani.
Essere licenziati senza giusta causa fa regredire a tempi lontanissimi ed avrà
effetti deleteri nell'ordine sociale. Il lavoro che oggi è base della repubblica
diventa una cosa disprezzabile e maltrattabile.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, September 09, 2011 10:02 AM
Subject: la manina di Bonanni ed il minuetto della Camussi
La manina di Bonanni ed il minuetto della Camusso
Di fronte alla valanga di critiche arrivate dai lavoratori ed in qualche modo
consapevole dei gravissimi danni inferti dall'art..8 che Sacconi ha lungamente
discusso e concordato con lui ma anche con "esperti" del PD, Bonanni cerca di
nascondere la manina e propone a Cgil e Uil un patto di desistenza , di non
applicazione dell'art.8 della legge. La parola magica è "sterilizzazione!" Il
discorso è semplice e chiaro: basta che le confederazioni decidano di non
applicare l'articolo 8 per renderlo sterile. Sentita questa proposta la
segretaria della CGIL si è affrettata ad accoglierla facendone addirittura
l'inizio di una nuova fase di accordi intersindacali. Come se aspettasse un
segnale prestabilito, la Camusso ha subito iniziato un minuetto attorno a
Bonanni.
Se mancavano prove alla connivenza del sindacalismo confederale all'aggressione
allo Statuto dei Diritti basterebbe questo atteggiamento "realistico" per avere
conferma del fatto che il lungo percorso che va dal pacchetto Treu alla legge
Biagi al collegato lavoro alla manovra di ieri è unito da un solo filo che è
quello del capovolgimento del diritto del lavoro che diventa diritto dei
sindacati che lo amministrano "sui lavoratori" e d'intesa con i datori di
lavoro.
Naturalmente a nessuno dei signori che hanno in mano le potenti confederazioni
viene in mente di osservare che la legge non si può privatizzare e che i
lavoratori hanno diritto a ricorrere ad un giudice. Avallano un processo di
corporativizzazione fascista della società italiana in cui un datore di lavoro
ed un sindacalista riuniti possono sbarazzarsi senza giusta causa di una
presenza scomoda, una testa calda, uno che fa storie per rivendicare i suoi
diritti che ora non sono più tali, o anche di un padre di famiglia per
sostituirlo con uno che costa di meno.
Ieri il Senato ha divorato in un solo boccone i tre pilastri dei diritti del
lavoro: lo statuto, l'art.8 ed il contratto nazionale. Con un perfido quanto
illegale marchingegno il contratto aziendale diventa il tribunale supremo in cui
alcune persone decidono della vita e della morte di un lavoratore. Possono
licenziarlo senza giusta causa e credo che al malcapitato non sarà neppure
concessa la facoltà di rivolgersi ad un tribunale. I tre gradi di giudizi non
valgono più per il mondo del lavoro. Il diritto di avere un giudice a Berlino è
stato cancellato.
Si apre l'era sacconiana dei "sindacati complici". La persecuzione di Sacconi
verso la CGIL alla luce di quello che realmente accade nella fredda realtà
appare come un escamotage teatrale per avere il suo consenso sia pure in tempi
differiti. Non c'è dubbio alcuno che la classe operaia italiana non ha mai avuto
davanti a sè un nemico cosi forte ed avvertito sorretto da nugoli di
giuslavoristi ansiosi di compiacere l'imprenditoria italiana e capace di una
strategia di alto profilo strategico che conduce alla cattura ed alla
corporativizzazione del sindacalismo rendendolo inerte e, appunto, "complice".
Naturalmente la proposta di sterilizzare l'art.8 fatta a caldo e nelle ore
della collera operaia è destinata a cadere nel tempo che tutto macina e che
gioca a sfavore dei lavoratori. La posta in gioco è una nuova Italia con
connotazioni fortemente autoritarie e con le fabbriche e uffici popolati da
lavoratori terrorizzati di perdere il loro pane. Da qui a sei mesi o un anno la
tentazione di usare il nuovo potere dell'art.8 diventerà fortissimo negli
imprenditori e produrrà i primi eventi. L'obiettivo è un grande immenso
turnover: allontanare i lavoratori "pesanti" che hanno maturato diritti e che
hanno un'età media di 40 anni tuti a tempo indeterminato ( si tratta di cinque o
sei milioni di persopne) e si sostituirli con una mano d'opera giovane o
immigrata biagizzata, precarizzata, nelle mani delle compagnie di avviamento
tipo le agenzie interinali che hanno sostituito il vecchio malandato ufficio di
collocamento difeso da Brodolini spesso inefficiente ma che garantiva almeno il
diritto di essere considerati esseri umani e non merce.
E chissà se non saranno gli stessi sindacati a costituire le cooperative per
avviare i sostituti dell'art.8!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, September 07, 2011 9:04 PM
Subject: Gli indignati
Il movimento degli indignati il 15 a piazza Montecitorio
il movimento degli indignati che farà un presidio-accampamento attorno a
Montecitorio per cacciare via questo Parlamento è iscritto nelle iniziative
manovrate del genere "rivoluzioni a colori" che gli USA usano quando vogliono
provocare la caduta di un equilibrio politico. In Egitto l'hanno usato contro
Mubarak, in Spagna contro Zapatero (hanno desistito quando questo ha comunicato
di non ricandidarsi). In Italia vogliono cacciare via Berlusconi perchè deve
essere punito per i suoi accordi petroliferi c on Libia e Russia. C'è una regia
occulta magari decisa a Bilderberg per cambiare la politica italiana dopo avere
deprivato l'Italia del suo immenso polmone libico (trenta miliardi di
esport-import).
Attenzione quindi a non scambiare lucciole per lanterne e non farsi menare per
il naso!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Tuesday, September 06, 2011 8:23 PM
Subject: Fw: il sindacato soggetto terzo tra imprese e lavoratori
Il sindacato soggetto terzo tra imprese e lavoratori.
C'è una mutazione genetica in corso nel Dna della Cgil indotto da una
nuova dottrina del suo rapporto con i lavoratori che merita di essere
studiata a fondo per le sue inquietanti conseguenze sulla "natura" del
Sindacato. Sono state introdotte per legge norme come quella dell'arbitrato
ed ora sui licenziamenti che di fatto trasferiscono diritti indisponibili
dalla persona del lavoratore ai sindacati. La rappresentanza sindacale nel
collegio arbitrale di impianta sul diritto del lavoratore ad avere un
giudice naturale a cui rivolgersi e lo sostituisce. Se passa l'art.8 con il
quale l'art.18 diventa disponibilità di parti sociali un diritto soggettivo
fondamentale alla giusta causa viene affidato alla "benevolenza" del
sindacato a cui il lavoratore si rivolge per farsi assistere. Insomma si
spogliano i lavoratori di potestà giuridiche, si riducono a pura merce, e si
affidano ruolo nuovi al sindacato. Quindi il sindacato non è più lo
strumento che agisce per conto del lavoratore e lo difende accrescendo il
corpus dei suoi diritti e rivendicando le sue ragioni nei confronti della
azienda ma una entità terza a se stante al quale il lavoratore è costretto a
rivolgersi dalla legge e che acquista un potere drammatico su di lui. La
Cisl è il principale veicolo di questa nuova dottrina. Il cittadino è
dotato di tanti diritti che vengono perduti nel momento in cui diventa
lavoratore e per esercitarli è costretto a rivolgersi ad un sindacato.
Siamo ad una mostruosa involuzione del giuslavorismo.
Intanto la moltiplicazione degli enti bilaterali e delle iniziative comuni
tra le organizzazioni padronali e quelle dei lavoratori crea un groviglio
fittissimo di interessi alimentato da una normativa contrattuale che destina
a specifici scopi parti del salario che crea financo un conflitto di
interessi tra il lavoratore che non vorrebbe rinnovare il contratto in un
certo modo ed il suo sindacato che deve continuare ad alimentare il suo
rapporto con la parte datoriale.
Avremo un processo di scollamento di interessi tra i sindacati ed i
lavoratori fino al punto di diventare divergenti e fino ad annullare ogni
potere effettivo degli iscritti sulle loro rappresentanze.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From:
pietroancona@tin.it
Sent: Monday, September 05, 2011 9:06 AM
Subject: lo sciopero "dopo" la sconfitta
Lo sciopero arriva a giochi fatti e con i lavoratori già spogliati di tutto
La vendetta del padronato italiano sulla classe lavoratrice che era
riuscita a conquistare diritti di livello europeo finalmente trova sfogo
nell'attacco all'art.18. Padronato alleato di sindacati che si appropriano
di un diritto personale dei lavoratori per gestirlo al loro posto ed
ingigantire a dismisura il loro potere. Tutto con una norma illegale assurda
ma che diventa legge
ad libitum!!!
Licenziamenti ad libitum (secondo la propria volontà padronale) appena
approvata la "manovra" con una norma grottesca assurda illegale. I padroni
si sbarazzeranno dei lavoratori "pesanti" ( quelli con dieci o venti anni di
anzianità) per sostituirli con carne fresca interinale biagizzata
temporanea. La chiamano "flessibilità" in uscita. I lavoratori arrivano allo
sciopero del 6 nudi. Non gli resta più niente! Saranno alla mercè del
padronato che potrà farli fuori quando e come vorrà.
I lavoratori sono fritti!! C'è una intesa sotterranea tra PDL e PD per
tutta la materia dell'art.8 della manovra. Non si sarà battaglia ma qualche
finta scaramuccia per fare un po di scena. Lo sciopero avverrà a cose fatte
e con la CGIL firmataria di ben due documenti con la Confindustria
Note di pessimismo
Cinque o sei scioperi generali della CGIL dal 2008 ad oggi, un paio fatti
di mala voglia perchè strappati dalla Fiom a Epifani oppure alla Camusso.
Scioperi contrappuntati da accordi interconfederali peggiorativi della
condizione contrattuale e giuridica dei lavoratori ultimo dei quali quello
del 28 giugno. Intanto leggi velenose come il collegato lavoro e "riforma"
delle pensioni.
Parteciperò alla manifestazione di Palermo ed al comizio di Landini per il
quale ho grande stima sperando che la sua vicenda non sia quella di Don
Chisciotte cavaliere dell'ideale ma destinato a prendere sempre sberle ed a
sentire i morsi della fame. Ma non ho alcuna fiducia che lo sciopero potrà
in qualche modo indurre la dirigenza della CGIL a cambiare linea e
rinunziare al collaborazionismo. Lo sciopero non smuoverà il gruppo
dirigente del PD dalla sua posizione sempre più filoconfindustrialista.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: <pietroancona@tin.it>
Sent: Monday, September 05, 2011 6:52 PM
Bagno di sangue e orrori in Libia nel silenzio dei massmedia occidentali e
del giornalismo prezzolato embedded
Nota pubblicata da Pietro Ancona il giorno lunedì 5 settembre 2011
La carneficina pianificata giorno dopo giorno in Libia con migliaia di
bombardamenti mirati e rastrellamenti organizzati dagli specialisti
anglosassoni e francesi che guidano gli "insorti" banditi criminali,
genocidi di tutte le persone di colore nero che vedono ed alle quali sparano
a vista,.
Il settantenne Gheddafi come l'eroe che lo ha preceduto, il grande Omar
Leone del Deserto, resisterà dando prova di coraggio di patriottismo ed
anche di genio militare. Per sei mesi è sfuggito ai tradimenti ed alle bombe
di profondità ed ai gas usati per catturarlo "vivo o morto". E'
indubbiamente uno Statista più grande del torvo e miserabile Obama e dei
suoi compari mafiosi Sarkozy e Cameron. Obama è un fallito perchè, mentre
Gheddafi anche se sarà sconfitto ed ucciso ha dato quaranta anni di pace e
prosperità al popolo libico ed a tanti africani, Obama non è riuscito a
tenere a bada i nuovi ed insaziabili mostri dell'egoismo e del militarismo
che gli USA hanno nel ventre. Anche noi italiani sianmo stati nutriti dalla
cooperazione economica con la Libia ché è stata imponente (trenta miliardi
esport-import). Gheddafi sarà ucciso ma Obama non sarà rieletto e sarà
dimenticato. Gheddafi entrerà nella storia della Libia e della Liberazione
africana!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, August 27, 2011 9:02 PM
Subject: Un Ministro "intellettuale"
Un Ministro "intellettuale"
Oggi il Ministro Tremonti, come tanti altri a cominciare dal Presidente
Napolitano, si è portato in pellegrinaggio a Rimini per rendere omaggio a
Comunione e Liberazione. Trattasi come è noto di una Corporation di
conglomerate ideologico affaristica che maneggia miliardi di euro in genere
di provenienza pubblica in servizi ed altre cose per le quali impiega
personale "volontario" a costi stracciati che induce ad fanatismo
allucinante non inferiore a quello delle sette.
Ebbene Tremonti dopo avere fatto una enorme ruota da tacchino ed avere
gonfiati i bargigli fino ad un rosso vermiglio accecante ci ha spiegato la
sua politica di Grande Ministro della Economia che ha dedicato tutto se
stesso alla creazione degli Eurobond.
Ha spiegato la storia europea contemporanea ricorrendo a tre eventi
emblematici: Waterloo, Westfalia e Versailles che non c'entrano per niente
con le cose che voleva dire ma che hanno fatto tanto tanto "cultura". Per
Tremonti Waterloo è il fallimento della globalizzazione napoleonica (sic!),
Westfalia il trionfo dei nazionalismi religiosi e Versailles i patti leonini
imposti ai perdenti della storia. Il tutto per dire alla Germania che deve
stare attenta a non mollare l'Italia ed i paesi del PIGS dal momento che
esporta in questi oltre cento miliardi di merci. Insomma il tedesco non può
essere attento soltanto alle sue esportazioni ma deve badare ad altro ed
assolvere ad obblighi di europeismo.
Infine ha parlato degli Eurobond di cui si è proclamato profeta fin dal
1995 come ha ricordato con modestia. Ne ha parlato come di una necessità
immanente che prima o poi deve essere soddisfatta. Ne ha parlato con il tono
di chi indica la strada della salvezza che deve essere per forza imboccata.
Mi permetto umilmente di pensare che se si faranno gli Eurobond sarà per
gli italiani una randellata peggiore dell'euro. Quanti Bot ci vorranno per
fare un Eurobond? Ricordate che per fare Un euro i tedeschi ci misero
soltanto un Marco un marco. Noi la bellezza di quasi duemila lire. Sarà una
tassa straordinaria per la stabilità del trenta o del quaranta per cento del
valore dei nostri titoli di Stato? L'operazione Eurobond potrà essere la più
grande svalutazione della moneta italiana dopo quella dello scambio
lira-euro.
Tremonti si è anche compiaciuto di denunziare lo spaventoso ruolo delle
istituzioni finanziarie sulle economie reali. A sentirlo sembrava fresco di
letture di Carlo Marx e di Lenin. Ma è stato soltanto un vezzo da
"intellettuale" della politica. Un discorso da salotti perchè il lavoro vero
è un altro. Mizzica! Abbiamo un Ministro colto e filosofo di sinistra. Ma
soltanto per il tempo del discorso fatto a Rimini. Per il resto è autore di
una Manovra che dimagrirà molto l'Italia che lavora ed è autore di "manovre"
precedente tutte impregnate ad un rigoroso liberismo ideologico. Il suo
lavoro è demolire il welfare e privatizzare cioè impoverire lo Stato. Il suo
collega ed amico Sacconi si dedica a demolire i diritti dei lavoratori.
Dopo aver fatto il suo discorso alla Germania ed ai doveri della
Cancelliera poteva dirci qualcosa sulle catastrofiche conseguenze
sull'economia italiana della disintegrazione della Libia e del suo passaggio
nella sfera di influenza francese ed anglosassone. Ma su questo non ha detto
una parola.
Pietro Ancona
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Caro Direttore,
lei ha permesso la pubblicazione,
nella prima pagina di Repubblica, di un
grottesco articolo dal titolo " Ma l'utopia di
Gibellina è un disastro spettrale" del signor
Francesco Merlo.
Questo barocco giornalista che è a
quanto pare di origini siciliane nutre rancore
verso la sua terra di origine, una sindrome
questa comune a molti costretti a sdradicarsi
e trasferirsi al Nord. Non è la prima volta che
peschiamo il signor Merlo con le mani nel sacco
di un viscerale odio pieno di stupidi pregiudizi
antisiciliani. A proposito della delinquenza
araba c he non si manifesta in Sicilia ebbe a
scrivere " Niuro cu niuro un tinge". Per dire
che siamo talmen te delinquenti da integrare
senza traumi l'immigrazione a differenza di
quanto accade nel Nord. (Nero con nero non
tinge)
Ora scrive su Gibellina nuova
voluta da Ludovico Corrao come di un luogo i cui
la cultura italiana ha violentato la storia, la
natura, le tradizioni, l'integrità di una
comunità contadina costretta ora a subire i
monumenti di Pomodoro o di Consagra. Ha
dimenticato di ricordare che Gibellina nuova è
stata edificata a seguito di un referendum dei
suoi abitanti a differenza degli esiliati
aquilani.
Non c ondividiamo il suo
giudizio su Gibellina e farebbe bene il nostro
Merlo ad occuparsi della nuova L'Aquila questa
si davvero spettrale e allucina nte.
Infine quando dice che la Venere
di Morgantina sarebbe stata assai meglio a Los
Angeles si esprime in perfetto stile coloniale
razzista come quegli inglesi che ancora oggi non
restituiscono alla Grecia i fregi e le metope
del Partenone ritenendoli più degnamente
custoditi nei loro musei.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, August 09, 2011 5:29 PM
Subject: cgil, cisl ed uil non difendono l'art.18
CGIL,CISL ed UIL non difendono l'art.18
Privatizzazioni, mercato del lavoro, pensioni. Sono queste le indicazioni
perentorie date all'Italia che sarebbe commissariata per fare cose che sono nel
programma del suo governo ed anche della sua opposizione da sempre. Il
"commissariamento" europeo è una messa in scena per fare passare come fatale e
non rifiutabile la macelleria sociale che viene imposta. Vendere i beni ed i
servizi di proprietà dello Stato per destinarne il ricavato al risanamento del
debito. Non è detto che la vendita apporti i benefici che vengono fatti
balenare: uno Stato che vende parte del suo patrimonio diventa più povero, più
"leggero". E' quello che predicano i neocons che considerano lo Stato una bestia
da affamare e da fare dimagrire fino quasi alla morte. E' l'anarchia dei ceti
ricchi, l'ideologia del the party che sembra oggi guidare la cultura politica
dell'Occidente. Una ideologia per la quale lo Stato della California vede
bruciare le sue foreste senza poter intervenire efficacemente perchè non ha i
mezzi per mantenere una adeguata rete di protezione civile. Ed i mezzi mancano
perchè le migliaia di miliardari californiani considerano un attentato alla loro
libertà ed alla Costituzione americana dovere pagare le tasse.
La richiesta riguardante le pensioni è sfacciata, indecente. L'Italia ha
modificato in peggio il suo sistema pensionistico fino quasi a renderlo
inaccessibile alle nuove generazioni precarie. Ma l'Inps ha un tesoro di alcuni
miliardi di euro che fa gola e che probabilmente sarà espugnato. Anche il tesoro
dell'INAIL è nel mirino di chi sta facendo l'inventario delle risorse. Credo che
l'estensione alle lavoratrici private della regola della pensione a 65 anni sarà
una delle cose che saranno deliberate assieme alla quasi abolizione della
pensione di anzianità.
Ma il punto di attacco più duro sarà l'abolizione dell'art.18 e lo svuotamento
dello Statuto dei Lavoratori. Milioni di lavoratori con contratto sono stati
finora protetti dai licenziamenti arbitrari, senza giusta causa, dall'art.18. La
norma ha consentito la preservazione nelle aziende di un corpo di lavoratori che
ha maturato diritti connessi all'anzianità riguardanti il loro stato
contrattuale. Ebbene, si vorrebbe realizzare la cosidetta "flessibilità in
uscita", licenziamenti senza giustificazione per sostituire l'attuale classe
operaia con nuovi assunti magari attraverso le agenzie interinali e la legge
Biagi. Realizzare la precarizzazione di tutti i lavoratori. La totale
mercificazione della prestazione realizzata in una condizione di altissima
ricattabilità.
Ho maturato la convinzione che a CGIL, Cisl ed UIL non dispiacerebbe una
drastica riduzione dei diritti dei lavoratori, della loro condizione giuridica.
Da tempo i sindacati gestiscono un potere nella contrattazione che viene imposto
a coloro che dovranno rispettarlo. Le rare consultazioni con referendum e con
pronunziamenti degli organismi avvengono tutti a posteriori, a cose già fatte.
Il sindacato non è più di classe ma un organismo di regolazione ademocratico.
Lavoratori licenziabili senza giusta causa sono ricattabili non solo dal
padronato. Diventano più vulnerabili e meno forti nel rapporto con le loro
strutture sindacali . Insomma, come in USA! Nella fabbrica il sindacato diventa
una sorta di collaboratore dell'ufficio risorse umane ed il lavoratore come
individualità deve stare attento a come parla ed a quello che fa se non vuole
perdere il suo pane quotidiano. Ecco: sindacati collaborazionisti preferiscono
lavoratori con poco o nullo peso giuridico. Una merce che può essere cambiata
se non sta al gioco della nuova fabbrica marchionniana.
Per questo credo che l'art.18 diventerà presto un ricordo di una epoca diversa.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, August 03, 2011 8:30 PM
Subject: art.18 e la crisi
L'art.18 e la crisi
L'ultima seduta della Camera dei Deputati si è conclusa con il dibattito sulla
relazione di Berlusconi sullo stato dell'Italia.Da domani la Camera dei Deputati
sarà chiusa fino al 6 settembre un mese cruciale per la sorte del nostro Paese
che possiamo immaginarci come una nave in mezzo ad una spaventosa tempesta. La
relazione di Berlusconi è stata come doveva essere: concepita e svolta da chi sa
che ogni parola sarà soppesata dai centri europei ed internazionali che contano
e dai cosidetti "mercati". Berlusconi ha negato con molta forza e solide
inattaccabili argomentazioni ogni giustificazione all'attacco rivolto ai nostri
titoli di Stato che, all'indomani della manovra finanziaria per circa ottanta
miliardi varata dal governo, sono caduti rovinosamente. Berlusconi non ha mai
pronunziato la parola "speculazione" ma non c'è dubbio che ha difeso l'Italia da
un attacco che non ha basi vere e che sembra un'aggressione "politica" di poteri
internazionali che vogliono che la disgrazia cada sul nostro Paese.
Sarebbe stato utile all'Italia , patriottico e giusto, che i "fondamentali"
difesi da Berlusconi fossero difesi da tutto il Parlamento. Così non è stato. La
prima smentita al nostro Governo è venuta dal suo stesso Parlamento. Domani "il
mercato" ci farà a pezzi.
Il discorso di Bersani è stato quanto di più maramaldesco si potesse
immaginare. Ha rimproverato a Berlusconi di essere stato trascurato nel corso di
questi anni ed ha in effetti avvalorato le tesi della speculazione
internazionale contro l'Italia. Ha detto in sostanza che la crisi l'abbiamo
davvero e che il "mercato" ha ragione di criticarci e di attaccarci. Inoltre ha
detto che è disposto a collaborare per creare una via d'uscita dalla "crisi" a
condizione che Berlusconi si dimetta. "Se Berlusconi fa un passo indietro, noi
faremo un passo avanti".Quasi in contemporanea con Bersani, l'ineffabile
Marchionne chiedeva un nuovo leader per l'Italia e annunziava che nel 2015
lascerà la Fiat provocando una piccola crisi in borsa.
La seconda parte del discorso di Berlusconi è stata di apertura ai partiti ed
al parlamento per creare un fronte di lotta alla crisi. Tra i punti che ha
enunziato per rassicurare i mercati c'è l'abolizione dello Statuto dei Diritti
dei Lavoratori naturalmente con l'art.18 compreso. Insomma la vecchia
fallimentare logora ricetta di spoliazione dei diritti dei lavoratori come
toccasana per attirare investimenti in Italia. Berlusconi non si sarebbe esposto
ad una proposta così grave se non avesse su questo punto assicurazioni precise
dal PD e dalla CGIL. Sono tutti d'accordo a presentarsi al mondo con una classe
lavoratrice umiliata e priva di tutele.
Da domani tutti in vacanza. Tutti coloro che se lo possono permettere e tra
questi certamente gli oligarchi ed i miliardari che affolleranno la baia
antistante villa certosa con le loro "barche" sempre più moderne, avveniristiche
e lussuose.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, July 17, 2011 5:10 PM
Subject: la sentenza di Torino
La sentenza di Torino
Landini ha espresso soddisfazione per la sentenza di Torino che riconosce alla
Fiom il diritto di stare in fabbrica seppur non firmataria degli accordi
aziendali. In effetti mi pare che starà in fabbrica come un coniuge separato che
avrà alcuni diritti ma non potrà essere partecipe dei processi decisionali
riservati ai firmatari degli accordi. Su questo ha influito certamente
l'accordo interconfederale che la CGIL assieme a Cisl ed Uil hanno firmato il
28 giugno scorso con la Confindustruia accordo che sembra avere ispirato la
soluzione trovata dal giudice.
Inoltre la Fiom ha perso la causa nel suo focus più significativo riguardante
il riconoscimento della Newco. E' stato c hiaro a tutti e sotto la luce del sole
che la Newco viene costituita per azzerare lo stato delle relazioni interne alla
fabbrica per danneggiare i diritti dei lavoratori che vi prestano attività. Ma
la NEWCO per essere tale deve avere proprietà, capitali e ragione sociale
davvero diversi da quelli di prima (come nel caso Alitalia) Qui la proprietà era
Fiat e Fiat rimane, si producevano automobili e si produrranno automobili,
niente viene modificato rispetto a prima. Si tratta di una operazione
camaleontica di una mera sostituzione della insegna allo ingresso dello
stabilimento. Perchè il giudice accetta una così plateale truffa ai danni dei
dipendenti? Si è aperta la strada a quanti vorranno liberarsi dei gravami che
maturano in anni di attività nei confronti di terzi e di metterli davanti
all'alternativa di accettare una conditio ex novo o di andarsene a casa. Come se
un operaio che ha quarantacinque anni e che da venti lavora in fabbrica possa
tornare alla condizione iniziale della sua occupazione,alle nuove condizioni
dettate dal datore di lavoro.
I giudici non vivono dentro una torre eburnea separati e distanti dalla società
in cui esercitano la magistratura. Il giudice di Torino e prima di lui quello di
Melfi sanno che il vento spira per spogliare i lavoratori di ogni loro diritto.
Sanno che la CGIL ha mal visto e tollerato appena l'intransigenza della FIOM .
Sanno che l'accordo del 28 giugno è stato incubato maturato e scritto per
favorire un riferimento interconfederale alle ragioni della Fiat. Sanno che la
Camusso ha posizionato il Direttivo della CGIL con 117 voti contro 21 per la
logica che sottosta alla sentenza del Giudice. Perchè il Giudice dovrebbe dare
ragione alla FIOM e scontentare la Fiat e con essa la CGIL, il PD, il Sindaco di
Torino ?
e tutto l'establiscement italiano? Lo avrebbe dovuto fare per ragioni di
giustizia, per scrivere una pagina liberale nella storia della magistratura del
lavoro. Non ha voluto farlo ed ha cercato e trovato una mediazione
opportunistica squilibrata a vantaggio della Fiat. Il giudice ha sentito che il
giuslavorismo della Bocconi di Ichino di Boeri oggi è suffragato dagli
orientamenti della CGIL, del PD, di parte della sinistra italiana e sa che le
prossime leggi di questo Parlamento saranno in coerenza con le scelte generali
di politica economica che hanno devastato il welfare italiano. Una fabbrica
organizzata in coerenza con le scelte liberiste che postulano un impoverimento
dei produttori a vantaggio dei proprietari e degli imprenditori. Una fabbrica
meno libera con salari insufficienti in un Paese impoverito ed angosciato dai
messaggi terroristici che arrivano dal potere sulla stabilità finanziaria e
sullo stesso valore dell'euro.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: Alberto Lombardo
Sent: Thursday, July 14, 2011 7:42 PM
Subject: La Francia e l'Occidente tradiscono la Rivoluzione dell'89
Oggi si ricorda la presa della Bastiglia simbolo del potere della aristocrazia
e avvio della rivoluzione francese che avrebbe sconvolto l'Europa
riorganizzando il patto sociale basato sui principi che ancora impregnano
largamente la legislazione delle cosidette democrazie occidentali. I principi
di eguaglianza, libertà, fraternità che tuttavia non vengono rispettati nè
dentro le democrazie nè nei rapporti tra queste ed il resto del mondo.
Mentre a Parigi i francesi si raccolgono nella piazza che fu della Bastiglia,
un possente dispositivo militare fatto di portaerei, sommergibili, navi, aerei,
elicotteri da guerra è spiegato sul mare antistante la Libia per conculcarne la
libertà, distruggerla come nazione, depredarla. Appena ieri la Costa d'Avorio è
stata massacrata dai francesi per portare al potere un loro uomo disponibile
all'uso coloniale delle risorse della sua terra. Le potenze che si ispirano
alla democrazia sono tutte unite in una alleanza controllata dagli USA ed
occupano militarmente nazioni come l'Irak e l'Afghanistan, tengono sotto tiro
il Pakistan e si accingono ad aggredire la Siria e l'Iran. La Francia e gli USA
hanno provocato in Siria un vero e proprio tumore fatto di rivoltosi che
vorrebbero farne il cortile di casa di Israele e distruggerne la cultura e la
sovranità. Non è possibile fregiarsi dei valori dell'89 per negarli con la
violenza agli altri popoli che si vorrebbero sottomettere. La libertà e
l'eguaglianza e la fraternità sono indivisibili dalla pace. Nessun popolo ha
diritto di opprimere un altro popolo nè di insediarne la prosperità come sta
accadendo con i paesi sottoposti alla speculazione finanziaria dei signori di
Wall Street. Oggi i valori della Rivoluzione francese e della stessa
Costituzione americana sono incarnati dalla resistenza dei popoli al
colonialismo. Hanno un loro alfiere in Gheddafi, nei rivoluzionari egiziani,
tunisini, palestinesi ed i loro eroi in martiri come Lumumba, nelle classi
lavoratrici e nei partiti comunisti che lottano in Europa contro la regressione
delle condizioni di civiltà conquistate con lunghi anni di lotte. Il capitalismo
si è separato dalla democrazia e dai valori provenienti dalla rivoluzione
dell'89. Non vuole libertà, eguaglianza e fraternità ma potere per se e nuova
diseguaglianza dei ceti, una diseguaglianza pari a quella dei popolani parigini
con i nobili dell'aristocrazia. Oggi tra il precario ed il suo datore di lavoro
intercorre la differenza che c'era tra il contadino ed il suo nobile
proprietario terriero. Una nuova rivoluzione è necessaria per inverare le
aspirazioni dell'89.
Oggi se vogliamo davvero l'affermazione dei diritti individuali e collettivi
voluti dalla Rivoluzione dobbiamo riferirci al pensiero di due grandissimi
europei: Carlo Marx ed Emanuele Kant. Il diritto sociale che scaturisce
dall'opera di Marx e quello delle nazioni e sulla pace di Kant dovrebbero essere
il riferimento di una nuova sinistra progressista.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, June 29, 2011 9:36 PM
Subject: Note su un accordo
Note su un accordo
Preceduto da incontri di una diplomazia segreta che ha preso slancio da
quando si è capito che il centro-destra non sarà riconfermato alle elezioni del
2013, ci è stato spiattellato oggi l'ultimo dei tanti accordi interconfederali
dettato dalla Confindustria e materialmente scritto dal suo ufficio studi.
L'accordo va letto assieme ai suoi precedenti, al dibattito che si è sviluppato
su Pomigliano e su Torino ed è frutto ideologico e politico della voglia del
centro-sinistra di mostrarsi più scaltro e più dotato di mezzi nella gestione
delle politiche imposte dalla Unione Europea. L'accordo farà trovare il grosso
del lavoro sporco già fatto alla compagine che si installerà a Palazzo Chigi al
posto di Berlusconi e Tremonti. Questo accordo come alcuni di quelli che lo
hanno preceduto compie una operazione giuridica e politica di enorme portata:
sposta la soggettività contrattuale dai lavoratori ai "sindacati" e non a tutti,
soltanto a quelli ammessi nel cerchio magico della legittimità anticomunista.
Gli accordi non vanno approvati dai lavoratori ma dal sindacato per almeno il 50
per cento dei rappresentati della RSU, una percentuale che non ha alcuna
importanza dal momento che i tre stammo assumendo tante di quelle affinità
elettive da poter presto fondersi in un unico supersindacato a cui vengono
assegnati quasi d'ufficio dodici milioni di iscritti. E' un processo giuridico e
giuslavoristico guidato da menti raffinatissime che porta genericamente il
titolo di sussidiarietà e che prevede la privatizzazione della giustizia, del
lavoro ed il graduale quasi impercettibile spostamento del sindacato da
rappresentante dei lavoratori o del lavoratore (se è il caso) a soggetto che
agisce con una propria autonomia ed un proprio potere di somministrazione di
diritti rispetto il quale il lavoratore viene del tutto passivizzato in una
figura che da sola non conta più assolutamente niente. E' quello che è accaduto
nel sindacalismo americano di stampo neoliberistico. Tutto il gruppo dirigente
del PD è impegnato con Confindustria e con i superpoteri europei a realizzare il
disegno che ha trovato oggi un suo momento importante nell'accordo stipulato. In
sostanza si realizza un momento di una manovra che in Grecia sta costando quasi
una rivoluzione per mettere insieme quello che in modo silenzioso e con una
perfetta triangolazione con il governo in Italia si sta realizzando senza che le
classi dirigenti ne paghino dazio: quaranta miliardi di tagli pagati per il 95
per cento dai redditi di lavoro e di pensione e strumenti al padronato per una
gestione totalitaria delle aziende. Tutto quello che si fa a livello
istituzionale e delle grandi organizzazioni sociali contraddice le spinte
profonde che sono venute dal referendum contro il nucleare e la privatizzazione.
Il PD sembra sospinto a destra piuttosto che a sinistra dal sentimento popolare
che si innalza dal paese. E' diventato sordo, sordissimo alle migliaia di
proteste dei precari, della scuola, degli operai e tira avanti per la sua strada
che è la stessa dei governi di centro-destra e socialisti europei. L'obiezione
all'accordo è venuto da Cremaschi e da Landini. Obiezione data per scontata e
tuttavia terribile nel suo isolamento politico e sociale. Pur rispondendo ad
interessi fondamentali ed irrinunziabili dei lavoratori italiani, le gravissime
denunzie scivolano senza lasciare profonde tracce nel corpo enorme dei gruppi
dirigenti delle tante categorie che fanno capo alla CGIL. La logica che prevale
in questo corpo è quella di un centralismo autoritario dal quale bisogna avere
fegato per dissentire specialmente per chi ha scelto di fare il funzionario
sindacale a tempo pieno. Come ha giustamente detto oggi Susanna Camusso
l'accordo di oggi chiude un periodo e ne apre uno nuovo. La CGIL non è più in
bilico tra moderatismo ed autonomia di classe. Ha scelto per sempre il
moderatismo e di stare con Bonanni e con Angelletti. Bonanni è il vero leader
della nuova fase unitaria. Napolitano ne è l'alto patrocinatore. Che importa se
i lavoratori ne ricaveranno soltanto amarezze delusioni disagi e povertà? Se si
leggono gli atti fondamentali del fascismo dal 1926 al 1938 si scopre una
somiglianza impressionante con gli accordi dei tre con la Confindustria e con il
Governo di oggi. Ma il processo di deidentificazione della classe lavoratrice
non era sollecitato ed attuato con forme così penetranti come quelle di oggi.
Pietro Ancona
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From: Pietro Ancona
Sent: Saturday, June 18, 2011 12:29 PM
Subject: La distanza abissale tra Bologna e genova
La distanza abissale tra Bologna e Genova
Nella giornata di ieri due manifestazioni hanno animato la politica italiana:
la conferenza del pd a Genova sul lavoro e la celebrazione del 110 anniversario
della Fiom a Bologna che ha mobilitato la squadra di Santoro più Benigni più
Teresa De Sio. Il successo della manifestazione della Fiom è stato enorme e reca
il segno poderoso incisovi da Maurizio Landini che ha parlato come usava parlare
Di Vittorio alla sua gente, ai lavoratori, al popolo. Mentre questa
manifestazione suonava in piena armonia con la svolta avvenuta nella società
italiana con le elezioni amministrative e sopratutto con i referendum la
Conferenza di Genova è apparsa anacronistica, pensata per rassicurare il
capitalismo italiano e convincerlo ad optare per il centro-sinistra. Si è
parlato di un patto politico e sociale. In sostanza il PD forte della sua
influenza decisiva sulla CGIL ma anche sulla Cisl e sulla Uil garantisce al
capitalismo italiano che avrà la piena collaborazione dei sindacati per la
realizzazione degli obiettivi di competitività e di flessibilità che
costituiscono le paroline magiche che coprono una regressione all'era
precontrattuale dell'economia italiana. Mentre la piazza di Bologna vibrava
delle voci dei precari e di tanti rappresentanti della sofferenza sociale
italiana (colpiva l'intervento sulle periferie milanesi e del movimento dei
pastori sardi), a Bologna ci si rifugiava nelle stratosfere della macroeconomia
e delle macropolitiche e si designava un approccio alla globalizzazione basato
esclusivamente sulla mobilità e sui bassi salari e sulla cancellazione del
welfare. Nessuna richiesta è stata fatta per la cancellazione della legge madre
del precariato, la legge trenta o Biagi e la questione salariale ha avuto un
approccio dal lato fiscale e basta come se fossero sufficienti i quattro
spiccioli che si ricaverebbero da una riformicchia per sanare una situazione di
salari che per venti milioni di lavoratori difficilmente superano la media di
1000 euro. Il PD si disegna come partito confindustrialista e non interclassista
come era la vecchia DC o classista come il vecchio PCI. Il suo riferimento non è
il lavoratore ma il lavoro. Una scelta equivoca dove per lavoro si intende tutto
ma sopratutto l'impresa ed i suoi interessi che diventano interessi generali.
L'operazione ideologica compiuta dal PD è davvero copernicana: non più la classe
operaia come classe generale espressiva di interessi totalizzanti ma l'impresa.
L'impresa diventa il centro dell'universo politico e gli industriali la nuova
classe generale alla quale sono affidati i destini di tutti e della nazione.
Si tratta di una linea che giunge in ritardo ed in controcorrente con la
spinta di rinnovamento che viene dalla Fiom, una linea anacronistica che
tuttavia coincide con il disegno del potere capitalistico mondiale che usa il
ricatto delle declassazioni delle agenzie di rating per spingere a pane ed acqua
le classi lavoratrici e le popolazioni dell'intera Europa.
E' una linea perdente che punta alla buona salute delle aziende a costo della
depressione dei lavoratori e delle loro famiglie e dello smantellamento dello
stato sociale. Che vale se l'auto che si produce è competitiva se il prezzo è
un operaio sfruttato come un limone, maltrattato nei diritti e con un salario
con il quale non può campare la famiglia, mandare un figlio alla università,
offrire un gelato alla famiglia la domenica?
Eppure questa linea liquidazionistica del patrimonio del movimento operaio
italiano sembra ancora non sufficiente a gente come Ichino, Morandi ed altri che
si riuniscono in un documento nel quale mostrano di essere più realisti del re,
di chiedere più della stessa Confindustria.
Alla Conferenza del Lavoro di Genova naturalmente è stato suonato soltanto
l'inno di Mameli. Potevano suonare l'Inno dei Lavoratori ad una assemblea
partecipata da Confindustria, UGl, Cisl ed Uil? Non potevano!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, June 13, 2011 8:33 PM
Subject: Il referendum quotato in borsa
Il referendum quotato in borsa
Ho sentito in auto un pezzo di una trasmissione di Radio 24 che riportava i
riflessi in borsa dei risultati del referendum. I titoli delle società che si
occupano di energie rinnovabili hanno fatto un balzo in avanti del 12 per cento
distanziandosi da tutti gli altri. I titoli legati alla privatizzazione
dell'acqua hanno avuto un cedimento notevole di circa il sei per cento. Questo
commento del mondo degli affari è assai eloquente. Gli investimenti nelle
energie rinnovabili ne sono incoraggiati e può darsi che ne scaturirà una spinta
alla crescita produttiva in un settore avveniristico che può trovare in Italia
un ambiente migliore di quello tedesco. Bisognerà fare molta ricerca per averne
molta innovazione.
L'altro commento del referendum è stato dato dagli italiani che si sono
riuniti spontaneamente nelle piazze per gioire insieme, per ridere, per
dichiarare la propria soddisfazione. E' come se una cappa plumbea si fosse
sciolta. Ci sentiamo tutti più liberi. La democrazia è fatta di partecipazione e
la partecipazione è libertà e liberazione. Una democrazia basata sulla
passivizzazione delle masse private dai partiti del diritto financo di
scegliersi i propri rappresentanti, fatta di telespettatori chiamati solo ad
assistere alle finte lotte tra Rinaldo ed Orlando non è vera è oligarchia,
telecrazia, è autoritarismo in cui una parte della società opprime l'altra,
quella più debole.
Ho assistito a parte dello svolgimento del voto referendario nelle sezioni
della scuola del mio quartiere a Palermo. La gente giungeva alla spicciolata,
ad ondate, per famiglie, per gruppi e si infilava con molta decisione nelle sedi
di voto. Usciva con le facce raggianti, sorridenti, come chi era sicuro di avere
avuto finalmente in mano uno strumento per punire colui che ci ha umiliato per
anni, per esprimere una voglia di rinnovamento che aveva già avuto modo di
manifestarsi in occasione delle amministrative. Non avevo mai visto gente tanto
contenta all'uscita dei seggi. Come se avesse vinto un terno al lotto.
Ma l'esito elettorale di ventiseimilioni di persone che dicono decisamente no
alla privatizzazione dell'acqua e dei servizi cozza con interessi dei partiti
che si sono consolidati lontano dalle aspettative popolari e spesso contro di
loro. Il PD ha recuperato schierando la sua enorme organizzazione per i quattro
SI, ma non dimentichiamo che si ritirò dal gruppo referendario, criticò Di
Pietro, promise e non so se fece la presentazione di un disegno di legge di
iniziativa popolare alternativo al referendum. Il tempo e notevoli sensori sugli
orientamenti della pubblica opinione lo hanno ricondotto sulla retta via. Ma un
grande contributo è stato dato da migliaia di organizzazioni volontaristiche,
dalla nascita di un grande sentimento popolare di rivolta contro tutto quello
che le privatizzazioni rappresentano a cominciare dalle bollette dell'acqua, ma
non solo, di tutte le angherie alle quali la società liberista, ma profondamente
autoritaria, ha inflitto ai cittadini utenti o consumatori comprese le ganasce
ed i pignoramenti per le rate insolute spesso per una manciata di euro.
Non c'è in Italia una sola privatizzazione che non sia diventata una soma
pesante sulle spalle delle famiglie. Il mercato in Italia non esiste. L'acqua
avrebbe avuto nella privatizzazione un monopolio angarioso di un privato come
avviene per le poste per le telecomunicazioni per le ferrovie.
Ma il referendum è stato soprattutto un atto di separazione dell'Italia da
Berlusconi e dalla sua consorteria. La borghesia violenta ed intollerante del
berlusconismo è stata sconfitta da una borghesia liberale e civile alleata alla
classe operaia per una gestione corretta dello Stato.-
Spero tanto che si organizzino referendum per l'abrogazione della legge Biagi
e delle leggi sulle pensioni. Bisogna liberare i giovani ed i pensionati dalle
terribili tagliole di Sacconi e Tremonti. Bisogna anche abrogare i decreti sul
federalismo che danno poteri eccessivi ai signorotti locali ed aumentano le
tasse.
Spero che cessi la conventio ad excludendum verso la federazione della
sinistra e che si il popolo del PD che ha sentimenti socialisti e democratici si
trovi a condurre battaglie unitarie per la classe operaia, per i salari, per
pensioni giuste. Spero in una scuola pubblica forte e sostenuta da leggi che ne
facciano un motore per la prosperità del Paese.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, June 11, 2011 5:17 AM
Subject: Amarezza dopo la gioia della vittoria
Amarezza dopo la gioia della vittoria
Le prime mosse politiche del sindaco Pisapia e del PD a Milano suscitano
amarezza dopo la gioia provata per la vittoria elettorale sul centro-destra
nella città chiave della politica e dell'economia italiana. Berlusconi vi si era
candidato e aveva legato molte cose all'esito della battaglia di Milano. Sono
deluso per le scuse chieste al giornalista di TG1 che aveva fatto una domanda
provocatoria ed impertinente alla quale il pubblico presente in sala aveva
risposto rumoreggiando giustamente. Il giornalista voleva sapere cosa Pisapia
pensasse della mancata estradizione di Cesare Battisti in Italia tema sul quale
il governo italiano strilla e si dimena contro il Brasile in maniera
sproporzionata ed indecente. Ebbene chiedere scusa non è un atto di cortesia
istituzionale ma di sottomissione ad una cultura forcaiola e di parte per la
quale si affiggono le gigantografie di Sakineh in odio al governo iraniano, si
disprezza Gheddafi mentre si uccidono i suoi familiari e la popolazione ed i
valorosi soldati libici, con la quale si sceglie Israele mentre i palestinesi
continuano ad essere martoriati.
Sono molto deluso ed amareggiato per la esclusione della sinistra dal governo
della città. in obbedienza al dicktat che a suo tempo Veltroni ha scagliato
contro di essa dopo averla dissanguata e messa in gravissima difficoltà nel
governo Prodi, condannandola all'isolamento. Veltroni poi ha avuto la disonestà
di invitare al "voto utile" convincendo gli elettori comunisti a votare per lui
appunto per non "disperdere" il voto che rischiava molto con il vergognoso ed
antidemocratico sbarramento del 4 per cento.
"Conventio ad excludendum è una locuzione latina con la quale si intende
definire un accordo esplicito o una tacita intesa tra alcune parti sociali,
economiche o politiche, che abbia come fine l'esclusione di una determinata
parte terza da certe forme di alleanza, partecipazione o collaborazione.L'espressione,
molto usata nel linguaggio politico italiano, venne coniata negli anni settanta
da Enrico Berlinguer, "il quale denunziava le forze del pentapartito di
praticarla contro il PCI. Ora, segno della involuzione e del cammino
all'indietro percorso dalla politica italiana, la conventio viene praticata per
isolare la Federazione della Sinistra e come pegno di moderatismo di un atto o
di una scelta politica. Oggi bisogna dimostrare di essere per l'appunto moderati
e cioè di considerare possibile ed ammissibile qualsiasi spostamento a destra e
di aborrire la comunicazione con la sinistra radicale.
Nella giunta di Milano entra Tabacci, intelligente personaggio dell'UDC
milanese, espressione di ambienti della finanza e dell'economia delusi dalla
gestione berlusconiana della borghesia italiana e viene tagliata fuori la
rappresentanza della sinistra. La scelta compiuta è politicamente assai grave
perchè indica una strada che sarà seguita in Italia dal partito di Vendola per
quanto riguarda il dopo Berlusconi. C'è in questa scelta un messaggio preciso di
rassicurazione al cosidetto "centro" cioè alla borghesia italiana che in questi
giorni manda i suoi grandi emissari a Saint Tropez alla riunione segreta del
gruppo di Bilderberg Gli interessi rappresentati dalla Fds e che sono quelli
dei lavoratori del welfare di una politica estera dell'Italia meno servile verso
gli USA non diventeranno mai parte di un programma di governo. Il massimo
"rivoluzionario" al quale ci si spingerà sarà il capitalismo compassionale
largamente rappresentato nella giunta Pisapia. Non diritti ma assistenza, non un
corso diverso della politica dei salari, della casa, dei trasporti, ma al
massimo sussidiarietà. Una versione non violenta ma financo inclusiva del
rapporto con la classe operaia che tuttavia deve restare fuori dalla stanza dei
bottoni e dal cuore delle alleanze della nuova maggioranza italiana. Pisapia è
una persona intelligente ed occulterà questo dato . Ma la realtà è questa.
Vendola si sbilancia per una alternativa che non è di sinistra ma interna al
blocco sociale della borghesia italiana.
La Camera del Lavoro di Milano dominata dagli interessi politici del PD applaude
le scelte di Pisapia. La delimitazione a sinistra si estende dal partito al
sindacato confederale.
Si tratta di una scelta che indebolisce il potere sociale dei lavoratori e la
possibilità di un miglioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro. I
lavoratori milanesi non avranno nella giunta della città un punto di forza nella
loro lotta contro l'aggressione confindustriale ai contratti di lavoro ed alla
stabilità del posto.
Osservo che la scelta di Pisapia anche se formalmente legittima è
antidemocratica. Non tiene conto dei sentimenti prevalenti nella voglia di
cambiamento espressi dall'elettorato milanese. Questi sentimenti non vengono
raccolti ed rappresentati correttamente in una giunta ideologicamente centrista
e che ha il suo uomo-simbolo in Tabacci. E' evidente che l'inverno del nostro
scontento è destinato a durare ancora a lungo e che dobbiamo immaginarci un
coacervo che va dal terzo polo al pd al Sel. Gli "estremisti" come Ferrero
dovranno restare fuori. Ma dubito molto che questo fronte sarà in grado di
fronteggiare la protesta sociale e politica che viene da condizioni di vita di
venti milioni di lavoratori sempre meno accettabili. In Italia non si può
sopprimere il socialismo e la lotta di classe con i giochi della politica. Mi
auguro che la Fds faccia valere con fermezza e serenità le sue ragioni non
pietendo un posto a tavola ma rappresentando l'antidemocraticità di uno
schieramento che vuole essere espressivo soltanto del blocco sociale borghese.
pietro ancona
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, June 02, 2011 10:31 AM
Subject: La Festa di Napolitano
La Festa di Napolitano
Mentre i nostri aerei bombardano Tripoli seminando dolore e morte nella
capitale di uno Stato che, nonostante i nostri trascorsi di seviziatori
coloniali, per quaranta anni ci è stato amico ed ha contribuito in modo incisivo
sul nostro benessere, altri aerei volteggeranno sul cielo di Roma per
festeggiare l'avvento della Repubblica e, quest'anno, anche il 150° anniversario
dell'unità d'Italia.
I festeggiamenti sono particolarmente pomposi: sono stati invitati una
ottantina di Capi di Stato con le loro consorti che saranno ospiti illustri del
nostro Presidente della Repubblica e, naturalmente, dell'impresentabile
Berlusconi che farà gli onori di casa. Non avrà consorte da presentare essendone
stato ripudiato e certo non potrà presentare la "fidanzatina" che afferma di
avere e che qualcuno ha cercato di scoprire tra le decine di divette ed escort
che hanno frequentato le sue ville tiberiane.
Non potremo presentarci ai numerosi illustri invitati come la patria del calcio
mondiale. Proprio oggi il nostro sport nazionale viene squassato da uno scandalo
enorme. Le partite giocate sono state spesso "aggiustate" per favorire scommesse
e vittorie immeritate. La ragione è sempre la stessa: soldi, affari, affari e
soldi.....
L'Italia che Napolitano presenta pomposamente all'estero assomiglia intanto
sempre di più al regime mussoliniano almeno per quanto riguarda i suoi potenti:
i capi del partito di governo sono sempre di più gerarchi inamovibili: ieri si
doveva nominare il segretario del Partito al posto dei tre Coordinatori ed
invece avremo i tre Coordinatori più il segretario del Partito: Bondi, Verdini e
La Russa sembrano inamovibili ed Angelino Alfano appare come il quarto
quadrunviro alla testa di un partito sempre più diviso ed in preda a processi di
crisi sempre più diffusi.
Il neo segretario del Partito vanta come titoli di merito una fedeltà canina al
suo padrone. Ha approntato gruppi di volenterosi "giuristi" che gli hanno
preparato le varie proposte con le quali Berlusconi ha ridotto il Parlamento ad
un organismo preposto a votare leggi per salvarlo dai processi e dalla prigione.
Ma Bondi, Verdini e La Russa non erano fedeli al Capo quanto Angelino Alfano?
Forse a noi poveri mortali qualcosa sfugge....
Diverse volte, dopo l'esito infausto per il suo governo delle elezioni
amministrative, Berlusconi ha tentato di fare uscire allo scoperto Tremonti, il
suo enigmatico Ministro che gli nega i soldi per fare tutti i giorni campagna
elettorale con il pubblico denaro. Ma Tremonti resta muto come una tomba e si
limita ad aspettare un'altra rovinosa caduta del Cavaliere che potrebbe essere
la perdita dei referendum sull'acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento
(fatto su misura per il Cavaliere). L'opposizione, forte dello esito delle
amministrative, dice che i referendum non sono contro il governo. La lega sembra
gradirne qualcuno. Ma, nonostante questo, il raggiungimento del quorum se ci
sarà sarà un ceffone madornale per il Cavaliere che aveva tentato financo un
trucco per evitarli.
L'Italia che festeggia con un ricevimento imperiale di non si sa quanta gente
non è la Repubblica voluta dalla maggioranza democratica creatasi dopo la guerra
di Liberazione.
Moltissima gente sta male. Tutto il lavoro dipendente è sotto il torchio di
Confindustria che ne ha ridotto i salari ed i diritti. E' impegnata all'estero
in varie missioni colonialiste come ascara degli Stati Uniti, un impero
belligerante che non vuole assicurare la pace al mondo ed è sempre a caccia di
qualche nemico da distruggere in nome della democrazia.
Otto milioni di giovani vivono una magra vita da precari sostenuti dai nonni o
dai genitori e la prospettiva di chi studia è il precariato. I diritti dei
lavoratori sono stati cancellati dalla Costituzione materiale del Paese.
La parata militare che costituirà il punto spettacolare della festa celebra
una Italia militarista che la retorica nazionalista del 150° alimenta.
Celebrare le armi che servono non più per la difesa della patria ma per uccidere
massacrare ferire altri popoli a cominciare dai fratelli libici ed afghani non
è proprio corrispondente alle corde profonde di una popolazione che forse
vorrebbe vivere un po' meglio e senza uccidere nessuno.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 31, 2011 8:50 PM
Subject: La Relazione del Governatore
La relazione del Governatore
Il discorso tanto atteso del governatore della Banca d'Italia è stato
"giudizioso" secondo il costume dell'establiscement mondiale, "politicamente
corretto", adatto a persona che si accinge a ricoprire la responsabilità di
Governatore della Banca Europea e che quindi diventerà uno degli esecutori più
importanti, forse il più importante, della filosofia di Maastricht e di Lisbona.
Naturalmente non deve pestare i calli a quelli di WallStreet nè esprimere alcuna
critica per il modo come diverse nazioni europee vengono messe alla gogna dai
sicari delle agenzie di rating e poi ghigliottinate con prestiti usurai a
condizione di ridurre le loro classi lavoratrici a pane ed acqua.
L'Italia ha (aveva) un interscambio commerciale di oltre venti miliardi di euro
con la Libia alla quale era unita da un metanodotto ed una quantità enorme di
affari riguardanti migliaia di operatori economici grandi, piccoli,
piccolissimi. Stupisce l'assenza di riferimento alla guerra di Libia dalla
relazione come se si trattasse di un evento che non avrà alcuna ripercussione
sui dati macroeconomici analizzati.
La Fiat ha deciso di investire i suoi capitali negli USA e praticamente di
americanizzarsi. Si può dire che si potrebbe chiamare benissimo Chrisler e non
più Fiat. L'investimento è di 10 miliardi di euro che saranno sottratte alle
aziende italiane che vengono ridimensionate o chiuse (termini imerese). C'è un
fenomeno esteso di deindustrializzazione dei distretti economici più importanti.
La cantieristica decide di chiudere.Sembra che l'Italia debba cessare di essere
un paese industrializzato che partecipa con settori fondamentali alla divisione
internazionale del lavoro. Ebbene tutto questo viene ignorato o soltanto
accennato senza però alcuna enfasi e senza la giusta drammatizzazione che alcuni
fenomeni richiedono.
Si accenna alla questione della concorrenza senza dire che le liberalizzazioni
seppur timidissime fatte dal Ministro Bersani sono state presto trascurate e che
non esiste alcuna concorrenza in settori essenziali come l'energia, i
medicinali, le assicurazioni, le spese di notariato. Tutto avviene in regime di
monopolio e le privatizzazioni si limitano a privatizzare servizi che agiranno
in regime di monopolio con semplice passaggio di gestione dal pubblico alla
speculazione privata.
In un discorso tenuto qualche tempo fa in una Università delle Marche il
Governatore aveva detto cose gravissime sul precariato e sulle sue conseguenze
nefaste sul futuro della Italia. Questo tema ritorna nella relazione con
timidezza sub specie flessibilità che non viene contestata e che quindi riscuote
l'apprezzamento positivo della Confindustria.
Si dice che il declino per l'Italia non è inevitabile. Ma il declino c'è già
per venti milioni di lavoratori le cui condizioni sono diventate premoderne e
pesantissime e che guadagnano meno di quanto hanno bisogno per vivere. Soltanto
sommando più salari in una famiglia è possibile vivere come un metalmeccanico
tedesco con il suo solo salario.
Non aggiungo altro su questa relazione fatta per i notabili della Penisola con
l'occhio al possibile commento del Financial Times. Una delle relazioni più
omissive che si siano lette in questi ultimi anni. Non dubito che il Governo ne
sarà contento.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 30, 2011 7:14 PM
Subject: Vince l'alternatività
Vince l'alternatività
Un primo sommario esame del risultato elettorale - uno squarcio di luce nella
tetra involuta inquietante situazione italiana - mette in risalto novità
importanti che potranno guidare la politica della sinistra nei prossimi mesi.
In primo luogo vince l'idea del rinnovamento sui vecchi oligarchi della
politica. Il PD in parte per forza maggiore trascinato dalle primarie in parte
per il buon senso di Bersani che preferisce vincere senza essere il protagonista
principale piuttosto che perdere essendolo ha compiuto una operazione politica
di leale collaborazione con i candidati Pisapia e De Magistris (anche quando
questo ne ha rifiutato l'apparentamento) e con gli altri candidati del Sel o
dell'Italia dei Valori. Si è mostrato saggio ed ha mostrato la saggezza dei
forti.
I risultati elettorali dimostrano che i moderati possono trovarsi benissimo a
sostenere la radicalità di scelte politiche. Non è vero che i moderati votano
soltanto programmi moderati. Votano per scelte programmatiche e politiche di
convincente buon senso legate e rispettose dello spirito e della lettera della
Costituzione. Pisapia e De Magistris incarnano
l'idea di una borghesia fatta di buon senso che non vuole stare bene dentro una
popolazione che sta male, che è illuminata dalla voglia di fare della pubblica
amministrazione una leva per il miglioramento delle condizioni di vita della
gente.
I risultati dimostrano quindi che vince l'alternatività alla brutalità ed alla
violenza delle scelte della destra sulla scuola, sui servizi sociali, sulle
privatizzazioni, sull'integrazione interetnica, sull'acqua, sulla gestione
delle municipalizzate, sulla rarefazione dell'assistenza sociale. Adeguarsi
alla cupa e asociale idea liberista di meno pubblico e più privato non rende e
la sinistra credo abbia capito che debba allontanarsi il più distante possibile
da certe tentazioni liberiste.
Molto importante la vittoria di Napoli con quasi il settanta per cento dei
voti. E' una vittoria contro il centro-destra ma anche contro il
centro-sinistra, contro il bassolinismo, contro una idea di condivisione con la
destra di scelte scellerate come quelle degli inceneritori o dei gasificatori.
Un contributo importante alla vittoria è stato dato dalla federazione della
Sinistra e farebbe bene il PD a riconoscerlo ( e forse anche il Sel). I
militanti comunisti hanno dato alla campagna elettorale il loro generoso
contributo arricchendola dei temi del lavoro e della giustizia sociale e della
lotta contro il precariato.
Se l'elettorato avesse avuto più tempo per rendersi conto della asocialità dei
decreti sul federalismo la sconfitta della Lega nel Nord sarebbe stata
bruciante. I decreti aumentano le tasse ed il potere dei signorotti locali in
modo intollerabile.
Questo risultato da una fortissima indicazione a favore di un ritorno alla
democrazia vera, quella del proporzionale. Il proporzionale può consentire ad
una sinistra di esprimersi oltre il PD ed a questi di stipulare alleanze sociali
e politiche senza confondere le sue caratteristiche di partito di
centro-sinistra.
Insomma il risultato c'è stato, è incoraggiante, dimostra che sbagliano
coloro che immaginano una vocazione di destra al popolo italiano. L'Italia ha
una destra ma ha anche una borghesia progressista ed una classe operaia che
alleate possono sconfiggerla.
L'Italia non è berlusconiana ed in queste elezioni si è mostrata stufa della
volgarità e della corruzione della sua idea di politica.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 27, 2011 3:35 PM
Subject: la legge trenta: una legge per violare la legge.
La legge trenta: una legge per violare la legge
Anche il Papa ha ritenuto di spendersi contro il precariato
che "sottrae futuro e serenità ai giovani." Sono oramai in molti ad
esprimersi contro i guasti provocati dalla legge Biagi ma nessuno azzarda
un gesto concreto, la proposta della sua abrogazione. Per liberare dalle
catene della schiavitù milioni di persone costrette nelle gabbie del
precariato basterebbero due cose: abrogare la legge Biagi e fissare a 1000
euro il Salario Minimo Garantito. Stabilire inoltre che nessun lavoratore a
qualsiasi titolo può essere privato dei diritti garantiti dalla Costituzione
come il riposo, le ferie, la remunerazione dei giorni di malattia, la
pensione, gli assegni familiari. Ma questa "riforma" non sarà mai fatta dal
governo Berlusconi il cui Ministro del Welfare è un killer del padronato nè
potrà essere fatta da un eventuale governo di centro-sinistra in gara con la
destra per acquisire i favori della Confindustria. Il PD condivide la legge
Biagi ed ha costretto la CGIL a firmarla con gli accordi del 20 luglio 2007
con il governo Prodi. A parte qualche lacrimuccia di circostanza che
Napolitano ed altri notabili del Regime versano per la condizione di
tantissimi giovani, non esiste una sola iniziativa per liberare l'Italia
della legge Biagi e semmai viene agevolata la tendenza a farne la legge
universale per l'avviamento al lavoro. Non è casuale il fatto che ogni anno
Napolitano e l'oligarchia sindacale ricordino Marco Biagi con sollenne
lectio magistralis in Università.
Per rimuovere questo grimaldello della giustizia sociale
italiana ci vorrebbe o una rivolta cruenta dei biagizzati e degli studenti
italiani in grado di spaventare l'establiscement e costringerlo a riprendere
comportamenti umani, o una iniziativa della magistratura che impugni la
totale illegalità delle normative e delle opzioni previste. La CGIL non
alzerà mai un dito perchè essa stessa applica il precariato con i suoi
dipendenti. La Cisl si vanta con Bonanni di avere addirittura immaginato e
creato la legge nel 2003 con Maroni ministro del welfare. I partiti
politici, le cooperative, i sindacati, le associazioni di produttori, gli
enti bilaterali, migliaia e migliaia di enti applicano il precariato al loro
personale e non faranno mai niente per sostituirlo con qualcosa di decente.
Il precariato è un flagello di tutte le famiglie ed in
particolare di quelle della classe operaia. E' un vero e proprio choc per
quanti, conseguita la laurea magari con ottimi voti, si vendono costretti a
svendersi per pochi soldi e nessun diritto. Ne restano con le ali spezzate e
l'amaro in bocca. Viene raccontata la favola di un mutamento intervenuto nel
profondo dell'economia che incide sul mercato del lavoro. Non è vero: i
posti di lavoro sono sempre quasi tutti stabili e fissi; cambia la loro
erogazione che viene ora assegnata ad una manodopera a bassissimo costo e
che deve essere ricattata. La condizione del lavoro precario è orami diffusa
e penetrata in tutto il mondo del lavoro e tende a pervaderlo tutto. Il
lavoro a tempo indeterminato è influenzato dal precariato dal momento che
non ci vuole molto al padronato per inventarsi una ristrutturazione dalla
quale fare uscire con le ossa rotta i dipendenti costretti ad accettare una
nuova condizione precarizzata e deprezzata, prendere lo lasciare.
Nonostante tutto questo il padronato italiano continua a
dichiararsi insoddisfatto. Vuole ancora di più. Il Presidente della Fiat il
giovane Elkan ha oggi rimproverato la Confindustria di non fare abbastanza
per avere ancora più "flessibilità". La Marcegaglia ha attaccato il governo
dichiarandosi insoddisfatta degli ultimi dieci anni italiani. Avrebbe voluto
di più. Forse i lavori forzati? Naturalmente Bersani è pronto a strizzare
l'occhio alla Marcegaglia e fargli intendere che se al governo arriva lui ed
il suo partito le condizioni per gli industriali saranno migliori. Più
flessibilità, flessibilità ed ancora flessibilità.
Forse è necessario una manifestazione come quella spagnola
di Puerta del Sol e forse bisognerà andare oltre verso un conflitto sociale
di nuovo tipo. Uno scontro davvero duro. La crisi dichiarata nella
cantieristica ed il trasferimento della Fiat negli USA lasciano intendere
che l'Italia, nella divisione internazionale del lavoro è stata destinata a
perdere la manifattura pesante e l'industria di base. L'Italia viene
immaginata dal capitalismo globalizzato come un'area senza aziende
importanti, senza leggi, senza diritti, dove fare investimenti mordi e
fuggi, dove sfruttare eserciti di persone sottopagate. L'Italia ha bisogno
di fuoriuscire da questa oramai finta democrazia governata dal bipolarismo e
darsi un nuovo assetto. Dopo la guerra di Libia niente sarà più come prima.
L'alternativa alla rivolta è una condizione di perdita del futuro e della
stessa possibilità di sopravvivenza. E' fatale la prospettiva della
rottura sociale. La vile e mostruosa borghesia italiana non lascia
alternative. E' certamente la peggiore d'Europa. In Germania ed in Francia
le classi imprenditoriali hanno avuto la mano più leggera. In Italia si è
giunti all'assurdo di giovani costretti a pagare per lavorare...Non si può
più continuare così.
Pietro Ancona
già segretario della CGIL siciliana e membro del CNEL
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 24, 2011 7:36 PM
Subject: Non basta sconfiggere Berlusconi
Non basta sconfiggere Berlusconi
Numerosi sono i commenti al rapporto Istat 2010 che descrive una Italia in
declino ed in certi settori addirittura boccheggiante. La presentazione del
rapporto ha coinciso con una relazione della Corte dei Conti che diffida dalla
riduzione del carico fiscale almeno per i prossimi dieci anni e con gravi
notizie che giungono dalla cantieristica italiana con la proposta di
smobilitazione dei cantieri di Castellammare e Genova.
Molti si affrettano ad attribuire la responsabilità del disastro soltanto al
governo Berlusconi ed alla linea di rigore acefalo del Ministro Tremonti. Ma
input notevoli all'impoverimento del paese giungono da organismi internazionali
come l'Ocse, il FMI e la stessa UE che sembrano ossessionati del conseguimento
di obiettivi di riduzione della spesa pubblica e dei salari. C'è sempre un
enorme dito dietro l'Italia che le intima a non fare la fine della Grecia ed il
peso sulle scelte economiche nazionali di Mastricth e di Lisbona sta diventando
davvero opprimente. Inoltre altre responsabilità sono legate alla egemonia della
ideologia liberista sia nel governo come nell'opposizione che ha creato una
situazione per certi versi surreale e grottesca: l'opposizione non rimprovera al
governo di essere liberista ma di applicare male il liberismo proponendosi come
migliore esecutrice dei dettati che imperano nell'Occidente e che stanno creando
problemi gravi a centinaia di milioni di lavoratori e di appartenenti al ceto
medio. Bersani non rimprovera a Berlusconi le liberalizzazioni, ma la loro
cattiva realizzazione. L'opposizione non si rende conto che l'Italia ha bisogno
di fare stare relativamente bene tutta la sua popolazione e che la spinta feroce
della dottrina "l'uomo vale quello che produce" può anche abbassare i costi alla
Fiat ma tutta Pomigliano d'Arco e Torino vivranno peggio con meno operai e
pagati male. Esiste una economia complessiva da alimentare. Si possono avere
aziende ricche in un paese poverissimo e maltrattato. E' questo c he vogliamo?
Vogliamo una Suv costosa ma competitiva realizzata da operai a 1100 euro al
mese? Non sarebbe meglio produrre cose accessibili a tutti pagando meglio i
lavoratori che le producono?
La responsabilità del declino italiano è anche da attribuire alla voglia dei
comunisti di farsi perdonare di essere tali. Dopo la caduta del muro di Berlino
e l'abiura della Bolognina del gruppo dirigente nazionale c'è stata una corsa
febbrile alla smobilitazione del cardine fondamentale del benessere italiano:
l'industria pubblica. I maggiori economisti del PCI hanno teorizzato le
privatizzazioni. Inoltre Prodi ha liquidato grande parte del patrimonio
pubblico in pochi mesi. Molti settori sono quasi spariti del tutto come
l'acciaio e la chimica ed il sistema delle Partecipazioni Statali criminalizzato
e sfottuto come quello dei panettoni di Stato è stato smantellato. Una enorme
capacità scientifica ed economica è andata perduta. Ora ci restano soltanto
l'ENI e la Finmeccanica ma la guerra di Libia forse le ridurranno a pezzi.
Gli accordi di concertazione del 93 con la triangolazione
sindacati-governo-padronato hanno rovinato venticinque milioni di lavoratori
che, dopo avere perduto la scala mobile, sono obbligati a chiedere aumenti
salariali soltanto dentro i margini della "inflazione programmata". Dal 93 ad
oggi questo infernale marchingegno ha ribassato di almeno il quaranta per cento
la massa salariale italiana che è passata dal 68 per cento del PIL al 56 per
cento ed ora è di nuovo in picchiata dopo la crisi del ccnl e la pratica delle
deroghe.
Cgil Cisl UIL condividono responsabilità gravissime nel precariato imposto a
sei milioni di giovani ed ora esteso a tutti i nuovi assunti. Hanno anche la
faccia di bronzo di celebrare una volta l'anno i padri della precarietà come D'Antona
o Biagi.
Per rovesciare la situazione non basta mandare a casa il governo Berlusconi.
Bisogna abbracciare una nuova dottrina che abbia molti elementi di socialismo e
che sia capace di strutturare azioni di alta utilità sociale. Bisogna abrogare
la legge Biagi, fissare un Minimo Salariale Garantito, ripubblicizzare subito
settori essenziali come le ferrovie e le comunicazioni. Ma il PD ed i suoi
alleati sono ora e sempre iperliberisti!!!
Il programma elaborato dalla Plaza de Sol spagnola, a differenza di quelli del
popolo viola e della meschinella opposizione italiana, contiene elementi di
grande interesse e che riguardano anche il sistema politico. Liberismo e
bipolarismo sono inscindibili. Se si vuole democrazia economica ci vuole un
sistema elettorale proporzionale. Gli spagnoli hanno capito un nesso
fondamentale della modernità.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 23, 2011 6:43 AM
Subject: Il Dr.Stranamore alla casa Bianca
Il Dr.Stranamore alla Casa Bianca
Non riesco proprio a capire le ragioni per le quali una parte della sinistra
italiana , seppur con timidezza e con gli occhi bassi, continui a sostenere
Obama. Ha aggredito assieme a Cameron e Sarkozy la Libia senza tentare un minimo
di discussione con Gheddafi al quale ha intimato subito di andarsene dal suo
paese oppure di morire sotto le macerie dei bombardamenti. La ragione
dell'assalto alla Libia è stata che Gheddafi sparava al "suo stesso popolo". Una
menzogna. Non si resiste per mesi all'aggressione degli eserciti della Nato
senza il sostegno della popolazione. Gheddafi ha il sostegno del suo popolo
mentre non si può escludere che i "rivoltosi", riconosciuti dal mondo
occidentale fino allo scandalo della signora Ashton che vuole aprire la
rappresentanza diplomatica europea a Bengasi, non solo sparano contro il loro
popolo ma invocano l'invasione di terra degli alleati pur di distruggere
Gheddafi e con lui lo stato libico.
Ora Obama si inventa (dopo dieci anni) che Iran ed Hezbollah sono i
responsabili degli attentati dell'11 settembre. Bisognava prima far morire Bin
Laden per aprire questo inaspettato scenario su uno dei più gravi fatti della
storia moderna che ha già causato milioni di morti in Afghanistan ed in Iraq. Un
fatto che è difficile accettarlo come attentato terroristico perchè è un
colossale false flag. Basterebbe pensare che se i grattacieli non fossero stati
minuziosamente minati da qualcuno ci avrebbero messo giorni prima di cadere in
polvere. Da aggiungere che tracce di esplosivo sono state trovate nelle
macerie. Gli Hezbollah sono una forza regionale, l'unica che ha inflitto ad
Israele l'umiliazione di una sconfitta e tuttora sono un cuneo tra Israele e le
sue mire espansionistiche sul Libano. L'Iran è la più popolosa nazione del medio
oriente non infiltrata da basi militari americane e perseguitata con
discriminazioni dalla cosidetta "comunità" internazionale su istigazione degli
Usa. Obama si dichiara disponibile a fare uccidere un presunto capo terrorista
anche violando la sovranità di una nazione come è stato fatto in Pakistan
ritenendo suo dovere primario rassicurare gli USA. Dichiara pericolosa per la
pace nel medio oriente l'unità del popolo palestinese. Minaccia la Siria. La
pagliacciata delle occhiatacce a Netanjau sui confini del 67 è durata meno di
ventiquattrore. All'incontro con una potente lobby ebraica si è rimangiato
tutto.
Insomma, il Capo della Casa Bianca tiene il tempio di Giano con le porte
sempre spalancate e sembra alla ricerca costante di cani ai quali raddrizzare le
zampe. Mentre gli antichi romani si dedicavano alle conquiste di popoli che poi
univano all'impero assicurando la pace, le guerre degli USA di oggi non sempre
hanno una logica e servono soltanto a giustificare il loro immenso apparato
militare che costa milioni di dollari al giorno. Dopo dieci anni di guerra in
Iraq che cosa hanno ottenuto gli Usa? Non certo il sostegno del popolo irakeno
ma soltanto una immensa base militare di cemento armato costruita nel cuore
della millenaria Bagdad. Tutte le guerre USA appaiono illogiche, ingiustificate
se non come preparazione alla grande guerra contro la Cina e la Russia. Il
progetto USA è la dominazione del mondo e non è molto dissimile nelle
motivazioni da quello di Hitler.
C'è anche da temere l'uso di bombe atomiche "tattiche", intanto tutti i
proiettili finora sparati in tutti i teatri di guerra contengono uranio
impoverito diffusore di cancro tra la popolazione e di malformazioni genetiche
gravissime a coloro che ancora debbono nascere.
Anche gli strumenti finanziari sono usati per tenere in tensione ansiosa il
mondo. Basta pensare alle ricorrenti campagne contro i paesi del cosidetto PIGS.
La Grecia ridotta a pane ed acqua per pagare interessi usurai agli organismi
internazionali controllati dagli USA.
La resistenza di Cina, Brasile, India, Russia è ancora troppo debole. Pur
rappresentando la maggioranza del genere umano il Bric non sembra in grado
finora di frenare l'iniziativa belligerante degli USA e dei loro alleati Nato,
né di impedire i massacri e la distruzione di tanti beni.
Colpisce il fatto che dentro gli USA non ci siano movimenti di opposizione
alla guerra ed anche alle politiche di immiserimento praticate da Barak Obama.
Questi sottrae fondi al welfare per destinarle ai progetti folli dei generali
del pentagono. La sua riforma sanitaria è stata una pagliacciata che ha
procurato enormi vantaggi alle assicurazioni che hanno in mano la salute degli
americani.
E' come se la vita civile dentro gli USA si fosse spenta e tutti sono dietro
ad agitare bandierine di carta a stelle e strisce ed a versare lacrime estorte
da una emotività artificiale creata dai massmedia sull'undici settembre.
Sembra che la profezia di Stanley Kubrik si sia avverata: il Dr.Stranamore è
arrivato alla Casa Bianca. Negli USA non ci sono più resistenze capaci di fare
da antidoto alla folle avventura di guerre continue. La democrazia americana è
morta da tempo. Gli unici movimenti sono quelli contro i diritti delle persone
del cosidetto thea. La cultura,
gli intellettuali liberal i movimenti liberal sono scomparsi. Dominano soltanto
le Lobby degli ebrei e delle armi. I neocon hanno conquistato l'Impero.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 20, 2011 9:12 AM
Subject: Il mondo libero è un regime
Il mondo libero è un regime
Se Hitler avesse vinto la seconda guerra mondiale probabilmente vivremmo in
un sistema totalitario basato sulla dominanza della razza ariana di ceppo
germanico e su vari gradi o livelli di sottomissione dei popoli sconfitti.
La seconda guerra mondiale è stata vinta dagli "alleati" ed in particolare
dagli USA che, a distanza poi di settanta anni facevano saltare in aria il
sistema socialista del loro principale alleato la grande URSS. Ora gli
anglosassoni sono i padroni dell'Occidente e, sebbene non siano crudeli e
totalitari come il nazismo dentro i loro confini (sono crudelissimi con i
popoli ai quali fanno la guerra) tuttavia esercitano una pesante tirannia
attraverso gli strumenti militari, finanziari e della comunicazione. Non
sappiamo cosa sarebbe stato il nazismo anche se lo immaginiano attraverso
quanto abbiamo scoperto ad Auschwitz. Ma i nuovi padroni del mondo, del
cosidetto mondo libero, hanno Guantanamo e Gaza e tengono sotto costante
ricatto i loro alleati come usava fare Atene con la Confederazione di Delo.
La Germania e l'Italia sembrano nazioni libere e non lo sono: sono
lardellate da centinaia di basi militari USA. Nonostante l'intervento della
Resistenza che liberò le principali città italiane dai nazisti prima
dell'arrivo degli alleati, l'Italia è costretta ad umilianti episodi di
sottomissione come l'allargamento della base militare di Vicenza o il
dovere, contro i suoi interessi, di impugnare le armi contro la Libia con
cui era legata da quaranta anni di felice collaborazione e diversi trattati
di pace.
Il sistema della comunicazione garantisce una opinione pubblica sempre più
malleabile. Non esiste un solo giornale in tutto l'Occidente che sia in
grado di sostenere apertamente una tesi diversa da quelle delle veline USA e
di Israele. Prendete il caso Gheddafi e della guerra libica: è stata diffusa
la notizia di orribili massacri "contro il suo stesso popolo" perpetrati da
Gheddafi come verità sacrosanta e si tratta di una bugia mediatica. In
questi giorni abbiamo il caso del Direttore del Fondo Monetario Internazione
arrestato e sbattuto come mostro il prima pagina. Non abbiamo mai visto la
donna che lo accusa del terribile crimine di stupro e credo non la vedremo
mai ammesso che non si volatilizzi senza lasciare tracce di se. Strauss-Kahn
è accusato di violenza sessuale. Mi sono chiesto come si può usare violenza
in un rapporto sessuale orale quando la persona non consenziente può
staccare il pene dello stupratore con un morso. E' chiaro che si è trattato
di un rapporto con persona consenziente che viene manovrata da forze
potentissime contro il "pollo" caduto nel trappolone. Cui prodest? Gli USA
ci guadagnano la conservazione del FMI cosi com'è senza "le riforme"
proposte da DSK e che sarebbero state sostenute dal Bric ed altri Stati che
gemono sotto la dittatura finanziaria di Wall Street; Sarkozy fa un doppio
guadagno liberandosi di un pericolosissimo concorrente per l'Eliseo e
piazzando la sua amica Lagarde al posto di DSK. Il povero malcapitato non
potrà contare su una corrente massmediatica a lui favorevole e dovrà
togliersi dalla scena al più presto possibile se non vorrà passare il resto
della sua vita in galera.
Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla messa in scena dell'omicidio di
Bin Laden rivendicato da Obama che si è sollazzato a mostrarsi assieme alla
Clinton ed una diecina di collaboratori mentre assistono a un diretta della
cattura ed uccisione dell'inerme capo di Al Qaeda. Tutta la batteria
massmediatica dell'Occidente ha dato per verissime e per scontate le favole
raccontate. Ci è stato financo riservato il seguito del morto che parla, di
una cassetta preregistrata da Bin Laden con la quale si annunziano altre
minacce e sfragelli che non sono mai accaduti. L'unico sfragello accaduto è
l'11 settembre ma si tratta di un colossale false flag che ci si ostina a
ritenere vero al cento per cento.
La libertà di stampa era una sorta di tabù ed era financo diventato un mito
negli anni del Watergate e del Washington-Post. Ora, ammesso che anche
quella storia sia stata davvero opera spontanea ed autonoma di giornalismo
investigativo, tutto è cambiato. La stampa in occidente è al servizio dei
governi e delle maggiori società industriali o finanziarie. Un centinaio di
giornalisti, alcuni di grossi calibro, dal NYT a La Repubblica cucinano
giornalmente la stessa velina. Anche le agenzie di stampa sono rigorosamente
embedded e difficilmente filtrano notizie provenienti da ambienti come la
Russia, il Brasile, la Cina.
Nel mondo della comunicazione il potere delle società editrici sulla carta
stampata e sulla televisione condiziona la nostra vita. Vivere in Occidente
è vivere in un regime. Se prendete in mano due giornali uno nordamericano e
l'altro francese o tedesco vi accorgerete che dicono esattamente le stesse
cose, quasi con le stesse parole. Ci sono poi una trentina di opinionisti
che danno la "interpretazione" dei fatti e ne forniscono la vulgata
politica. Non sapremo mai realmente cosa sta accadendo a Tripoli e quante
bombe all'uranio sono state sganciate sulla popolazione civile. Non c'è un
solo giornale, un solo giornalista che sia in grado di scriverlo. D'altronde
l'uccisione di quasi quattrocento giornalisti nei teatri di guerra ultimo
dei quali Vittorio Arrigoni che forniva nel suo blog un diario del genocidio
a bassa intensità ma continuo della popolazione ci dicono quanto importanza
annetta l'Impero alla comunicazione.
Il mondo "libero" in cui viviamo è in verità un regime. L'opinione pubblica
non esiste perchè viene manipolata da una stampa asservita. Provate a
chiedere a dieci persone che incontrate per strada del perchè della guerra
libica. Vi risponderanno tutte perchè Gheddavi stava massacrando il suo
popolo! Il fatto che la notizia sia una menzogna non ha alcuna importanza.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, May 19, 2011 4:28 PM
Subject: la doppia doppietta della Francia
Doppia doppietta della Francia
Alla fine le cose sono sempre molto più semplici e chiare di quanto riusciamo
ad immaginare. Con la violenta uscita di scena di Strauss-Kahn, il Presidente
francese fa una doppietta: si libera di un pericolosissimo concorrente per le
imminenti elezioni presidenziali e piazza il suo Ministro delle Finanze al Fondo
Monetario Internazionale la signora Lagarde. Complimenti! Questa doppietta si
somma all'altra in corso di realizzazione in Africa: la cattura di Gboba
presidente della Costa d'Avorio dopo più di dieci anni di guerra e
l'assoggettamento dell'importante paese alla Francia e la guerra contro la Libia
che scompagina e distrugge gli interessi italiani in quel paese a cominciare da
quelli dell'Eni . Intanto ha luogo la rapina di mille miliardi di fondi sovrani
e beni vari del popolo libico "congelati" in Europa in attesa della loro
spartizione banda bassotto Obama, Cameron e Sarcozy medesimo. Mizzica! L'azione
a volte è più veloce della sua ideazione! Il ritmo degli avvenimenti è quasi
frenetico illuminato dai bagliori delle terribili bombe da oltre una tonnellata
piene di uranio che vengono gettate su Tripoli in numero impressionante. Presto
ci saranno più bombe che edifici.
L'attivismo dell'Occidente guidato dalla triade quasi giovanile è davvero
mirabolante. La Grecia viene spinta sull'orlo del fallimento. Per salvarsi deve
accollarsi debito con interessi usurai ed imporre ai suoi cittadini un regime a
pane ed acqua e nient'altro. La Spagna ed il Portogallo sono in lista per pagare
il loro pegno. Se vogliono continuare a stare inEuropa se non vogliono
affrontare il disonore del fallimento si debbono privare del welfare e ridurre
drasticamente il loro tenore di vita. Il fatto che grande parte del loro debito
è costituto da interessi non viene preso in considerazione,. Eppure ci troviamo
nella condizione di quell'esercizio commerciale che oppresso dal debito mafioso
non è in grado di fare fronte alla moltiplicazione degli interessi passivi. Il
FMI, la Banca Mondiale, la UE si comportano come il mafioso verso il
commerciante che è riuscito a sottomettere con il pizzo.
Intanto i giovani spagnoli stanno dando vita ad una grande manifestazione di
protesta contro il precariato e la disoccupazione. In Spagna come in Italia le
Confindustrie ed i Governi hanno puntato sul drastico abbassamento delle
condizioni dei lavoratori per sopravvivere alle crisi e transitare verso la
ripresa. Ma la crisi non si supera mai perchè è una politica del capitalismo per
tenere sotto scacco la classe operaia. La crisi viene fomentata e reinventata
quanto langue. In Italia la Marcegaglia pretende di superare le difficoltà
portandosi dietro l'enorma palla di piombo di dieci milioni di precari e di
venti milioni di lavoratori con una massa salariale degradata a meno di mille
euro operaio.
Non è detto che le ricette salvifiche siano quelle di Trichet e degli altri
pescicani liberisti.
Può darsi che una operazione "rivoluzionaria" di separazione del debito dagli
interessi maturati possa rimettere in cammino i paesi del PIGS che si vorrebbero
affossare dopo averli spremuti e che l'abolizione del precariato in tutta l'area
europea e la fissazione di un minimo salariale garantito possano portare una
nota di slancio e di entusiasmo ad una economia altrimenti cupa e pessimista.
Qualcosa del genere ha proposto recentemente Draghi ma dubito che oggi si voglia
esporre ancora sostenendo il posto fisso e salari più alti.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 13, 2011 12:48 AM
Subject: Politicantismo della CGIL
Politicantismo della CGIL,
all'indomani dello sciopero generale assai riuscito, vibrante di sentimenti
e di rivendicazioni di libertà e di giustizia sociale che avrebbero dovuto
essere raccolti e tradotti in precise richieste al padronato ed al governo,
il Direttivo della CGIL si riunisce per assumere la decisione politica di
ignorare lo sciopero. Lo sciopero è stato infatti ignorato come fatto
successo che ha impegnato milioni di uomini e di donne e che momento di
forte richiesta di cambiamento e come evento capace di influire sulla scelta
della CGIL. E' come se non fosse mai accaduto e l'agenda che la CGIL
continua a svolgere è quella concordata con Confindustria e Cisl ed Uil. Lo
sciopero generale è diventato passato, un passato che rischia di diventare
remoto ed addirittura estraneo al linguaggio ed alla vita della CGIL di
oggi. Di che cosa si occupa il Direttivo della CGIL? Di soddisfare la
pretesa della Confindustria e del moderatismo italiano di un indebolimento
del contratto nazionale di lavoro a vantaggio di un secondo livello che in
Italia se esiste è assai problematico. Si afferma di essere contro la
derogabilità dei contratti ed in effetti si propone la deroga incorporata
nella contrattazione. Si fa senza bisogna di derogare. Ma la sostanza è
giocare al ribasso degli interessi salariali e contrattuali dei lavoratori.
Il Direttivo si è anche occupato dei problemi della rappresentatività che
tuttavia tratta e rappresenta in modo mafioso. Non si capisce perchè le tre
confederazioni debbono avere dei seggi fissi nelle RSU anche se non
esistono nel posto di lavoro.
La decisione del Comitato Direttivo della CGIL dimostra come non si sia
alcun reale rapporto tra la sua dirigenza costituita quasi tutta da
funzionari a tempo pieno la cui legittimazione avviene in primo luogo
attraverso il PD ed i milioni di iscritti della CGIL che possono si
scioperare (e non molto)ma non determinare l'orientamento politico della
Confederazione,. All'indomani dello sciopero generale abbiamo avuto gli
stati generali della Confindustria con i relativi applausi per gli assassini
della TyssenKrupp e la pretesa di ottenere ancora ed ancora altri privilegi
dal Governo. La Confindustria ha fatto anche pesanti incursioni contro la
Fiom. Sulle questioni sollevate dallo sciopero la Confindustria ha risposto
arroccandosi ma anche il Direttivo della CGIL le lascia cadere per approvare
un documento che accetta l'idea che per sbloccare il paese bisogna
fluidificare la contrattazione e spostarla a livelli sempre più bassi. "Dove
vai? Porto pesci". Insomma si ignora lo sciopero ed il suo immenso carico di
speranze e di proposte per recuperare un posto nella negoziazione di vertice
che si fa nelle stanze del Potere alle spalle e contro i lavoratori
italiani. Il basso livello di salari, il precariato che oramai riguarda
tutti i nuovi assunti, le pensioni quasi del tutto scomparse, il
licenziamento di mezzo milione di persone nella pubblica amministrazione, le
privatizzazioni e quant'altro costituiscono fattori di debolezza e di
ingiustizia crescente della società italiana vengono ignorati. Continua
l'assedio alla Fiom e si usa il ricatto del lavoro contro diritti
approvandolo apertamente all'ex Bertone ed usandolo contro una Fiom che
vorrebbe continuare a difendere i diritti.
Insomma, la CGIL va per la sua strada in compagnia di Bersani che la spinge
tra le braccia di Bonanni e della Marcegaglia. Lo sciopero generale è stato
un dente che la Camusso si è strappato ma che non ne condizionerà nè
l'agenda nè i suoi contenuti. I poteri forti della Confindustria e del PD
contano assai di più dei lavoratori nella CGIL. Sarà molto difficile, ma
assai difficile che la CGIL di Camusso convochi un altro sciopero generale.
Non lo farà neppure se si creerà una condizione simile a quella greca.
Come sempre mi ero fatto delle illusioni. Avevo sperato che la CGIL
ritrovasse se stessa in simbiosi con la sua base. Mi sono ingannato ancora
una volta. La forza di trascinazione del motore della destra è assai più
forte di uno sciopero generale o della sofferenza di dieci milioni di
precari. Vince l'ideologia della destra che è sempre la più forte, tanto
forte da suggerire attraverso l'OCSE l'escamotage per evitare il referendum
sull'acqua con la istituzione di una Autority che appunto serve a questo a
dare una risposta fasulla ma "efficace "al grave problema che le
privatizzazioni pongono alla libertà e democrazia. C'entra questo con il
Direttivo della Cgil? C'entra, c'entra...
Pietro Ancona
http://www.rassegna.it/articoli/2011/05/12/74227/contratti-ecco-la-proposta-della-cgil
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----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
Sent: Saturday, May 14, 2011 8:20 AM
Subject: Rifondare la CGIL
Rifondare la CGIL
La riunione del Direttivo della CGIL dei giorni scorsi che apre la strada
ad un forte ridimensionamento dei contratti collettivi ha chiuso ogni
speranza di recupero della grande organizzazione che fu di Di Vittorio ad
una linea di coerente difesa dei lavoratori. Inoltre sanziona lo smottamento
a destra della sua collocazione internazionale. La CGIL è per i
bombardamenti in Libia, condivide le "missioni militari" italiane
all'estero, ha ribaltato le alleanze dai palestinesi ad Israele, non mette
in discussione Mastricth e Lisbona e cioè l'assetto liberistico dell'Europa.
E' uscita dal movimento pacifista. Non intende assumere una posizione
contraria alla Legge Biagi e si limita a chiedere qualche elemosina di
ammortizzatore sociale non arrivando neppure a proporre la flexisecurity. Ha
accettato la demolizione del sistema pensionistico e la sua riduzione a
prestazioni scadenti che faranno fare la fame ed innalzato anche in modo
fraudolento (se n'è vantato Tremonti a Bruxelles). Ha cinto di assedio la
Fiom appoggiando apertamente l'opposizione interna e suggerendo l'adesione
alle proposte di Marchionne. Ha spinto la sua iniziativa contro la Fiom fino
al sostegno della ribellione di esponenti delle RSU alla linea nazionale. La
CGIL aderisce alla linea lavoro senza diritti ed avrebbe firmato gli accordi
di Pomigliano, Mirafiori e ex Bertone.
Il governo ha varato un programma di riduzione di cinquecentomila dipendenti
statali attraverso i tagli alla scuola ed alla università ed il turnover
senza opposizione sociale. Gli insegnanti sono stati lasciati soli e la CGIL
si è sempre rifiutata di organizzare una azione di sostegno con lo sciopero
generale come è stato fatto in Francia ed altrove. Sostiene la linea delle
privatizzazioni o al massimo si limita a non approvarle ma senza osteggiarle
davvero.
Non c'è un solo punto del conflitto sociale in cui la CGIL abbia una
posizione chiara. Tutta la vicenda della crisi occupazionale è gestita nel
quadro delle convenienze confindustriali e gli stessi ammortizzatori sociali
sono rimasti quelli di venti anni fa insufficienti e paternalistici ed
arbitrari come avviene per la CIG.
Con il collegato lavoro che è stato fatto passare, con il consenso del PD,
l'arbitrato che peggiora la condizione dei più deboli e cioè dei lavoratori
e la loro possibilità di avere giustizia.
Questo e altro costituisce la lista delle doglianze da rivolgere alla CGIL.
Bisogna aggiungere ad essa le questioni riguardanti l'organizzazione, il
ricorso sistematico alla legge Biagi per il personale tecnico ed
amministrativo della CGIL, i legami sempre più importanti con il padronato,
la Cisl e l'Uil attraverso la cosidetta sussidiarietà e l'esistenza di
migliaia di enti bilaterali.
La CGIL, pur essendo un sindacato fiorente ricco di quasi sei milioni di
iscritti che pagano regolarmente le quote, non destina niente per il
sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie. Non una iniziativa per i
figli dei disoccupati e dei cassi integrati, non un sostegno per le
situazioni occupazionali di emergenza. Niente di niente.
Credo che sia necessario abbandonare questa organizzazione oramai incapace
di essere di aiuto ai lavoratori per andare a ricostituire la CGIL da
un'altra parte, magari con il sindacalismo di base. Fare quello che fece Di
Vittorio nel 1911: andarsene. La gestione Camusso ha tratti drammaticamente
in comune con quella D'Aragona che nel 1926 si sciolse nelle mani di
Mussolini dopo avere approvare il Patto di Palazzo Vidoni. Allora Bruno
Buozzi la ricostruiì da un'altra parte. Con questa CGIL, con la sua
subalternità agli interessi del PD, con i suoi rapporti con la
Confindustria e con Cisl ed UIL, i lavoratori italiani cesseranno di essere
protagonisti della loro storia. Viene disconosciuta la loro funzione di
classe sociale e con la fine del contratto collettivo nazionale si vuole
concludere anche la storia del movimento operaio italiano. Niente più azioni
collettive, niente più scioperi generali. Il sindacato come ausilio
dell'ufficio risorse umane.
I lavoratori italiani hanno bisogno di un sindacato autonomo dai partiti e
dai governi, un forte coraggioso prudente sindacato non riformista e non
massimalista che li difenda davvero in una linea di pieno riconoscimento del
loro ruolo sociale e dei loro diritti contrattuali e di cittadinanza.
E non abbiamo molto tempo davanti. Bisogna fare presto. Bisogna andarsene da
un'altra parte.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 16, 2011 3:18 PM
Subject: l'errore suicida della CGIL
L'errore suicida della CGIL
Quando facevo l'attivista sindacale CGIL ad Agrigento il mio strumento di
lavoro era il contratto di lavoro. Che cosa spiegavo ai muratori alle
quattro del mattino a Porta di Ponte che era il luogo in cui venivano
ingaggiati a giornata? Spiegavo i loro diritti scritti nel contratto di
lavoro. Il contratto di lavoro è il libro fondamentale di ogni sindacalista
e di ogni lavoratore. Se questo libro viene ridotto nelle sue pagine perchè
i suoi contenuti diminuiscono o perchè verrebbero trasferiti ad un "secondo
livello" la sua funzione di scudo si indebolisce. Pensate a tutti gli edili
del Sud d'Italia, ai braccianti agricoli, alle commesse dei negozi ed a
quanti non hanno tutele giuridiche forti come i pubblici dipendenti. Milioni
di lavoratrici e di lavoratori specialmente del Sud non hanno null'altro
che il contratto di lavoro. Deroghe o contrattazione di secondo livello non
possono che peggiorare la loro condizione. Ecco: lo scopo della deroga o del
secondo livello è soltanto il peggioramento. Ma allora perchè la CGIL si sta
avviando verso questa prospettiva?
Nelle gelide mattinate d'inverno i disoccupati della mia città si riunivano
come ho ricordato a Porta di Ponte in attesa di venire ingaggiati oppure di
tornare a casa delusi infreddoliti e con le guance arrossate dal gelo come
mi capitava di vedere tornare il mio povero fratello Fortunato in famiglia
(chiamato affettuosamente Fufù) che era uscito con il buio in cerca di un
lavoro anche duro, durissimo, come era quello di "ittare a soletta" (buttare
la soletta) una sorta di gara di velocità con il rapprendimento del cemento
quando non venivano usate impastatrici. Da allora ad oggi le condizioni sono
migliorate per gli edili e per tante categorie di lavoratori. Ma ora c'è una
grande voglia di tornare indietro. Ricordo che il padronato era duro, ma
oggi è duro e spietato. Al miglioramento dei contratti non è intervenuto un
miglioramento dei rapporti umani, delle relazioni sociali.
E questo perchè i lavoratori sono soli. Non hanno più i grandi partiti della
classe operaia a proteggerli, il pci ed il psi. I sindacati sono fortissimi
ma non li rappresentano più se non in qualche vertenza, per fare il 730, per
una pratica all'Inca o per una questione di lavoro in azienda. La forza dei
sindacati si è spostata dalla parte della Confindustria. Da molti anni le
Confederazioni CGIL Cisl UIL firmano accordi o approvano leggi che ogni
volta tolgono qualcosa ai lavoratori.
Ora la CGIL, in una surreale riunione del suo Direttivo che ignora lo
sciopero generale appena fatto, vara un documento che avvia un processo di
smantellamento del ccnl. Una presa di posizione che da un lato riapre i
giochi di palazzo con i "complici" di Sacconi e dall'altra chiude per sempre
la speranza di un recupero della CGIL ad un sindacalismo autonomo dalle
debilitanti influenze del PD e davvero espressivo degli interessi non solo
contingenti ma anche di lungo periodo e storici della classe operaia.
La CGIL non tiene conto, quando accetta l'idea della contrattazione
articolata, della dimensione pulviscolare delle aziende italiane che sono
per tre milioni con meno di 5 dipendenti, l'85 per cento del totale ed un
terzo del totale dei lavoratori occupati. Pensare che in queste aziende
possa aver luogo una qualche trattativa è soltanto grottesco. Finora l'
'unico punto di riferimento di queste aziende è il contratto nazionale. Mi
domando perchè la CGIL che certamente non agisce per motivi ignobili, per
corruzione o politiche di scambio, si comporta in questo modo, non ascolta
la voce della sua base di milioni di uomini e donne e li lascia urlare alla
luna e nel deserto? La risposta è nella politica e sopratutto nelle scelte
liberiste ed occidentaliste compiute dal PD che è il partito di riferimento
di tutta la struttura organizzativa e gerarchica della CGIL. Come il PD la
CGIL è per la legge Biagi, come il PD è per i bombardamenti in Libia, come
il PD è per pensioni sempre più leggere., per le privatizzazioni, per le
riforme del welfare.Finora il grado di condizionamento del PD è stato forte
ma in qualche misura è stato bilanciato. Cofferati ha resistito alle
richieste del PD per l'art.18. Ma la grande muraglia che Cofferati ha eretto
attorno all'art.18 è stato il canto del cigno, l'ultima manifestazione di
autonomia della CGIL.
Ora il progetto della CGIL è tutto interno al Palazzo. Fare un patto
sociale con Confindustria Cisl ed Uil, essere la versione sindacale del PD,
rientrare nel gioco decisionale di un'agenda politica dettata dal padronato.
Più o meno il sindacato che Mussolini proponeva a Palazzo Vidoni e che fu
accettato da Rigola e D'Aragona che sciolsero la CGIL. Ma Bruno Buozzi, capo
dei meccanici ed artefice della occupazione delle fabbriche, ricostituì la
CGIL da un'altra parte. Ed è quello che qualcuno della
sinistra della CGIL dovrebbe fare quasi un secolo dopo.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 17, 2011 6:24 AM
Subject: Primo commento di contentezza al voto
Primo commento di contentezza al voto
Alcuni pennivendoli della destra governativista attribuiscono la sconfitta
eclattante di Berlusconi e del centro destra ad errori di comunicazione e di
percezione di umori negativi della pubblica opinione. Insomma ad un difetto
tecnico che non riguarda la sostanza del centro destra, le sue politiche, il
modo come amministra e per chì amministra. Non è così. La condanna è
radicale per le politiche praticate. Il centro destra è noto per le sue
cricche e per le sue politiche di parte dovunque sia arrivato al potere in
Italia. Ha quasi azzerato il procedimento amministrativo controllato
abusando di procedure di emergenza diventate la normalità dell'intervento
con Bertolaso. Ha fatto della Protezione Civile un pericolo per la
democrazia italiana. Bertolaso ha speso oltre dieci miliardi di euro senza
alcun controllo godendo financo di regalie sessuali per la sua compiacenza
alla solita cricca di amici. A Milano la petroliera Moratti e soci perdono
anche perchè il loro blocco sociale si è frantumato nella "sciarra "furiosa
per il controllo degli appalti di Expo e per la fruizione degli espropri di
ettari di terreno edificabile in città. La figura di Li Gresti si staglia
dietro la testa della Moratti ed incombe sul destino di una città che ha
conosciuto tempi migliori e che, se è stata la culla del fascismo e del
berlusconismo, lo è stata anche del socialismo umanitario e delle
amministrazioni pubbliche vocate al bene della popolazione specialmente
della meno fortunata. Sono venti anni che la destra spolpa lo Stato in tutte
le sue articolazioni sulla base della teoria reaganiana di "uccidere la
bestia" oppure ridurla in servitù. Una quantità enorme di risorse è volata
dal pubblico verso il privato con le privatizzazioni che non hanno dato
buoni servizi ma hanno peggiorato e reso esoso i servizi esistenti.
Arricchendo i privati specialmente nella sanità. Comunione e Liberazione è
diventata un impero economico enorme succhiando sangue dagli enti pubblici.
Per giudicare una città basta guardarne le periferie. Le periferie di Milano
sono "coree" inabitali, mostruose, flagellate da ratti enormi e da fognature
a cielo aperto.
Il PD fruisce dell'ondata antiberlusconiana dell'elettorato italiano. Il PD
non merita la strepitosa vittoria politica perchè a Torino si è schierato
con Marchionne e dappertutto non è contrario alla privatizzazione
dell'acqua. Non ha lottato con convinzione contro la smobilitazione del
welfare ed adotta per sè taluni dei moduli più odiosi e asociali del
liberismo. La sinistra non riesce a recuperare il suo vero spazio politica e
si ferma a percentuali ancora molto basse ma sono significative le vittorie
di De Magistris a Napoli e di Pisapia a Milano in segno discontinuo con il
bassolinismo e con il destrismo dei pd milanesi. Se si fanno i referendum
sull'acqua e sul nucleare e li vinciamo la sconfitta della destra italiana
sarà fatale e dovrà abbandonare finalmente il potere al quale è aggrappata
con tutte le sue forze. Ma l'elettorato ha usato gli strumenti che la
opposizione gli ha fornito. La vittoria del PD non vuol dire molto di
diverso da ciò che fa il partito di Berlusconi oggi tranne che sul piano
morale se consideriamo Napoli ed il bassolinismo una esperienza a parte. La
Lega, nonostante abbia avuto regalato dal PD il Piemonte con la sostanziale
rinunzia a ricorsi fondatissimi, boccheggia. Il suo messaggio pieno di
ignoranza e presunzione contro il Mezzogiorno è stato respinto. Anche
Tremonti esce ridimensionato dal voto. Ma il PD fa male ad assecondare il
federalismo facendo a gara con la Lega a chi è il più federalista. Il
federalismo è una spada di Damocle terribile che pesa sui contribuenti
italiani che saranno falcidiati e spremuti come limoni e finiranno con il
ribellarsi alla novella schiavitù della oligarchia. La oligarchia
superstipendiata dei politici resta un enorme problema etico e sociale da
risolvere. Più di un milione di famiglie campano lautamente con il
parassitismo della politica professionistica. Anche i partiti ed i giornali
lucrano troppo da una Nazione stremata dalla crisi.
La vittoria diffusa in tutto il Paese dei partiti di opposizione indica un
cambiamento di tendenza dell'Italia sull'orlo del baratro. Alla vigilia di
sconvolgimenti traumatici della Costituzione l'Italia ha innestato la
retromarcia ed ora Berlusconi ha perso tutta la magia del suo potere di
investito dal popolo. Ha preso manciate di voti a Milano. Berlusconi dovrà
rassegnarsi ad essere un cittadino come gli altri e fino a quando resta al
Governo un Primo Ministro con poteri "normali". Insomma dalla tornata
elettorale è venuto molto di più di un raggio di sole. Si profila una
splendida giornata a ricominciare dalla democrazia che riprende il suo
spazio garantito dalla Costituzione e dalla volontà dei cittadini.
Bisognerebbe avere anche tanta giustizia sociale ma questa l'avremo quando
l'opposizione deciderà di affondare la legge Biagi ed il liberismo
sindacale.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, May 18, 2011 12:05 PM
Subject: Perché la Lega perde voti
Perché la Lega perde voti
La lega scarica il suo insuccesso elettorale sull'imbarazzante alleato
Berlusconi e sugli errori di comunicazione commessi dal PDL in campagna
elettorale dalla gaffe della Moratti contro Pisapia alle intemperanze oscene
della Santanchè ai comizi del lunedì antiprocura dello stesso Berlusconi. Ed in
effetti non si può dire che il centro-destra abbia fatto una buona campagna
elettorale. E' stato sempre dominato dal nervosismo e dalla voglia di
brutalizzare gli avversari politici.
Eppure non credo che sia stata questa la causa della perdita rilevante di
consensi della Lega. Faremo conti dettagliati quanto saranno resi noti i
risultati dal Ministero degli Interni. Ma sappiamo che c'è una indubbia perdita
di consensi. E' vero che la Lega spunta miracolosamente a Bologna ma nei suoi
tradizionali domini perde voti. Perchè?
La prima causa è il federalismo. La lega si è caratterizzata come il partito
federale caricando questa scelta di un significato quasi separatistico di
autonomia e di sovranità. Calderoli ha svolto un duro e sudato lavoro per varare
con successo il federalismo demaniale, poi quello comunale e poi ancora il
federalismo fiscale. Mano a mano che i contenuti dei decreti giungevano a
conoscenza dell'elettorato leghista veniva fuori una realtà sgradevole: il Nord
avrebbe pagato più tasse pur liberandosi dei pesi di solidarietà con il Sud.
Queste tasse sarebbero state pagate ad una Oligarchia locale distribuita tra
Regione Province e Comuni che non avrebbe avuto alcun freno o limite sia nella
imposizione dei balzelli sia nella deliberazione dei propri trattamenti
economici e normativi. Già i consiglieri regionali sono equiparati ai senatori.
La professionalizzazione della politica ha ricevuto un impulso decisivo. La Lega
ha prodotto una classe di politici che grava per intero sui contribuenti.
Trattasi di migliaia e migliaia di persone delle quali sarà possibile fare un
conto. Gli enti locali riformati dalla legge sul federalismo diventano mere
stazioni appaltanti di servizi a privati. I servizi saranno tutti appaltati agli
amici ed ai famuli dei partiti che governano. Tra tutte brilla la
privatizzazione dell'acqua e dei trasporti. Tutto più caro. La privatizzazione
delle spiagge imposta da Tremonti avrà tra gli altri effetti quello di privare
le famiglie povere ed i lavoratori dell'accesso gratuito alla spiaggia. Famiglie
di operai che facevano le ferie al mare saranno costrette a rinunziarvi. Tutto
questo a causa dell'ossessione privatistica del centro-destra.
La gente comincia ad allarmarsi seriamente per gli effetti del federalismo e
questo mette in crisi tutto l'impianto ideologico e politico della Lega. Potrà
mai realizzare un federalismo a costo zero? No.
Il malcontento è destinato ad aumentare in tutto il Nord ed aumenteranno le
difficoltà della Lega che non ha davvero grandi prospettive. La Regione Piemonte
è stata, più che conquistata elettoralmente, una regalia del PD che magari ha
ora ottenuto un aiuto per la elezione di Fassino a Torino. La Bresso aveva vinto
le elezioni regionali ed anche il ricorso al Tar. Ci furono proteste e minacce
della Lega e non so che altro c'è stato. Cota fa il presidente della Regione ed
è uomo di punta nei talk show televisivi e Fassino si insedia a Torino in un
clima cittadino di embrasse nous. Stento a credere che gli operai della Fiat
siano con Fassino che sta dalla parte di Marchionne come il suo predecessore.
Insomma credo che la campagna elettorale torinese sia stata vinta da Fassino con
intese di buoni rapporti con Cota e Bossi. Non ho alcuna prova di questo ma
credo che ci sia stata una grande battaglia politica a Torino.
In sostanza, sono convinto che le perdite elettorali della Lega siano
imputabili alle tante crepe dell'ideologia federalista. Ora piuttosto che
scaldare il cuore dei padani li riempie di paure per i gravami fiscali che
annunzia e per la dipendenza politica dagli oligarchetti locali che comporta. La
sinistra dovrebbe fare una grande battaglia contro il federalismo e per
l'abrogazione dei decreti già fatti.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 17, 2011 6:24 AM
Subject: Primo commento di contentezza al voto
Primo commento di contentezza al voto
Alcuni pennivendoli della destra governativista attribuiscono la sconfitta
eclattante di Berlusconi e del centro destra ad errori di comunicazione e di
percezione di umori negativi della pubblica opinione. Insomma ad un difetto
tecnico che non riguarda la sostanza del centro destra, le sue politiche, il
modo come amministra e per chì amministra. Non è così. La condanna è radicale
per le politiche praticate. Il centro destra è noto per le sue cricche e per le
sue politiche di parte dovunque sia arrivato al potere in Italia. Ha quasi
azzerato il procedimento amministrativo controllato abusando di procedure di
emergenza diventate la normalità dell'intervento con Bertolaso. Ha fatto della
Protezione Civile un pericolo per la democrazia italiana. Bertolaso ha speso
oltre dieci miliardi di euro senza alcun controllo godendo financo di regalie
sessuali per la sua compiacenza alla solita cricca di amici. A Milano la
petroliera Moratti e soci perdono anche perchè il loro blocco sociale si è
frantumato nella "sciarra "furiosa per il controllo degli appalti di Expo e per
la fruizione degli espropri di ettari di terreno edificabile in città. La figura
di Li Gresti si staglia dietro la testa della Moratti ed incombe sul destino di
una città che ha conosciuto tempi migliori e che, se è stata la culla del
fascismo e del berlusconismo, lo è stata anche del socialismo umanitario e delle
amministrazioni pubbliche vocate al bene della popolazione specialmente della
meno fortunata. Sono venti anni che la destra spolpa lo Stato in tutte le sue
articolazioni sulla base della teoria reaganiana di "uccidere la bestia" oppure
ridurla in servitù. Una quantità enorme di risorse è volata dal pubblico verso
il privato con le privatizzazioni che non hanno dato buoni servizi ma hanno
peggiorato e reso esoso i servizi esistenti. Arricchendo i privati specialmente
nella sanità. Comunione e Liberazione è diventata un impero economico enorme
succhiando sangue dagli enti pubblici. Per giudicare una città basta guardarne
le periferie. Le periferie di Milano sono "coree" inabitali, mostruose,
flagellate da ratti enormi e da fognature a cielo aperto.
Il PD fruisce dell'ondata antiberlusconiana dell'elettorato italiano. Il PD non
merita la strepitosa vittoria politica perchè a Torino si è schierato con
Marchionne e dappertutto non è contrario alla privatizzazione dell'acqua. Non ha
lottato con convinzione contro la smobilitazione del welfare ed adotta per sè
taluni dei moduli più odiosi e asociali del liberismo. La sinistra non riesce a
recuperare il suo vero spazio politica e si ferma a percentuali ancora molto
basse ma sono significative le vittorie di De Magistris a Napoli e di Pisapia a
Milano in segno discontinuo con il bassolinismo e con il destrismo dei pd
milanesi. Se si fanno i referendum sull'acqua e sul nucleare e li vinciamo la
sconfitta della destra italiana sarà fatale e dovrà abbandonare finalmente il
potere al quale è aggrappata con tutte le sue forze. Ma l'elettorato ha usato
gli strumenti che la opposizione gli ha fornito. La vittoria del PD non vuol
dire molto di diverso da ciò che fa il partito di Berlusconi oggi tranne che sul
piano morale se consideriamo Napoli ed il bassolinismo una esperienza a parte.
La Lega, nonostante abbia avuto regalato dal PD il Piemonte con la sostanziale
rinunzia a ricorsi fondatissimi, boccheggia. Il suo messaggio pieno di
ignoranza e presunzione contro il Mezzogiorno è stato respinto. Anche Tremonti
esce ridimensionato dal voto. Ma il PD fa male ad assecondare il federalismo
facendo a gara con la Lega a chi è il più federalista. Il federalismo è una
spada di Damocle terribile che pesa sui contribuenti italiani che saranno
falcidiati e spremuti come limoni e finiranno con il ribellarsi alla novella
schiavitù della oligarchia. La oligarchia superstipendiata dei politici resta un
enorme problema etico e sociale da risolvere. Più di un milione di famiglie
campano lautamente con il parassitismo della politica professionistica. Anche i
partiti ed i giornali lucrano troppo da una Nazione stremata dalla crisi.
La vittoria diffusa in tutto il Paese dei partiti di opposizione indica un
cambiamento di tendenza dell'Italia sull'orlo del baratro. Alla vigilia di
sconvolgimenti traumatici della Costituzione l'Italia ha innestato la
retromarcia ed ora Berlusconi ha perso tutta la magia del suo potere di
investito dal popolo. Ha preso manciate di voti a Milano. Berlusconi dovrà
rassegnarsi ad essere un cittadino come gli altri e fino a quando resta al
Governo un Primo Ministro con poteri "normali". Insomma dalla tornata elettorale
è venuto molto di più di un raggio di sole. Si profila una splendida giornata a
ricominciare dalla democrazia che riprende il suo spazio garantito dalla
Costituzione e dalla volontà dei cittadini. Bisognerebbe avere anche tanta
giustizia sociale ma questa l'avremo quando l'opposizione deciderà di affondare
la legge biagi ed il liberismo sindacale.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 16, 2011 3:18 PM
Subject: l'errore suicida della CGIL
L'errore suicida della CGIL
Quando facevo l'attivista sindacale CGIL ad Agrigento il mio strumento di
lavoro era il contratto di lavoro. Che cosa spiegavo ai muratori alle quattro
del mattino a Porta di Ponte che era il luogo in cui venivano ingaggiati a
giornata? Spiegavo i loro diritti scritti nel contratto di lavoro. Il contratto
di lavoro è il libro fondamentale di ogni sindacalista e di ogni lavoratore. Se
questo libro viene ridotto nelle sue pagine perchè i suoi contenuti diminuiscono
o perchè verrebbero trasferiti ad un "secondo livello" la sua funzione di scudo
si indebolisce. Pensate a tutti gli edili del Sud d'Italia, ai braccianti
agricoli, alle commesse dei negozi ed a quanti non hanno tutele giuridiche forti
come i pubblici dipendenti. Milioni di lavoratrici e di lavoratori specialmente
del Sud non hanno null'altro che il contratto di lavoro. Deroghe o
contrattazione di secondo livello non possono che peggiorare la loro condizione.
Ecco: lo scopo della deroga o del secondo livello è soltanto il peggioramento.
Ma allora perchè la CGIL si sta avviando verso questa prospettiva?
Nelle gelide mattinate d'inverno i disoccupati della mia città si riunivano
come ho ricordato a Porta di Ponte in attesa di venire ingaggiati oppure di
tornare a casa delusi infreddoliti e con le guance arrossate dal gelo come mi
capitava di vedere tornare il mio povero fratello Fortunato in famiglia
(chiamato affettuosamente Fufù) che era uscito con il buio in cerca di un lavoro
anche duro, durissimo, come era quello di "ittare a soletta" (buttare la
soletta) una sorta di gara di velocità con il rapprendimento del cemento quando
non venivano usate impastatrici. Da allora ad oggi le condizioni sono migliorate
per gli edili e per tante categorie di lavoratori. Ma ora c'è una grande voglia
di tornare indietro. Ricordo che il padronato era duro, ma oggi è duro e
spietato. Al miglioramento dei contratti non è intervenuto un miglioramento dei
rapporti umani, delle relazioni sociali.
E questo perchè i lavoratori sono soli. Non hanno più i grandi partiti della
classe operaia a proteggerli, il pci ed il psi. I sindacati sono fortissimi ma
non li rappresentano più se non in qualche vertenza, per fare il 730, per una
pratica all'Inca o per una questione di lavoro in azienda. La forza dei
sindacati si è spostata dalla parte della Confindustria. Da molti anni le
Confederazioni CGIL Cisl UIL firmano accordi o approvano leggi che ogni volta
tolgono qualcosa ai lavoratori.
Ora la CGIL, in una surreale riunione del suo Direttivo che ignora lo sciopero
generale appena fatto, vara un documento che avvia un processo di smantellamento
del ccnl. Una presa di posizione che da un lato riapre i giochi di palazzo con i
"complici" di Sacconi e dall'altra chiude per sempre la speranza di un recupero
della CGIL ad un sindacalismo autonomo dalle debilitanti influenze del PD e
davvero espressivo degli interessi non solo contingenti ma anche di lungo
periodo e storici della classe operaia.
La CGIL non tiene conto, quando accetta l'idea della contrattazione
articolata, della dimensione pulviscolare delle aziende italiane che sono per
tre milioni con meno di 5 dipendenti, l'85 per cento del totale ed un terzo del
totale dei lavoratori occupati. Pensare che in queste aziende possa aver luogo
una qualche trattativa è soltanto grottesco. Finora l' 'unico punto di
riferimento di queste aziende è il contratto nazionale. Mi domando perchè la
CGIL che certamente non agisce per motivi ignobili, per corruzione o politiche
di scambio, si comporta in questo modo, non ascolta la voce della sua base di
milioni di uomini e donne e li lascia urlare alla luna e nel deserto? La
risposta è nella politica e sopratutto nelle scelte liberiste ed occidentaliste
compiute dal PD che è il partito di riferimento di tutta la struttura
organizzativa e gerarchica della CGIL. Come il PD la CGIL è per la legge Biagi,
come il PD è per i bombardamenti in Libia, come il PD è per pensioni sempre più
leggere., per le privatizzazioni, per le riforme del welfare.Finora il grado di
condizionamento del PD è stato forte ma in qualche misura è stato bilanciato.
Cofferati ha resistito alle richieste del PD per l'art.18. Ma la grande muraglia
che Cofferati ha eretto attorno all'art.18 è stato il canto del cigno, l'ultima
manifestazione di autonomia della CGIL.
Ora il progetto della CGIL è tutto interno al Palazzo. Fare un patto sociale
con Confindustria Cisl ed Uil, essere la versione sindacale del PD, rientrare
nel gioco decisionale di un'agenda politica dettata dal padronato. Più o meno il
sindacato che Mussolini proponeva a Palazzo Vidoni e che fu accettato da Rigola
e D'Aragona che sciolsero la CGIL. Ma Bruno Buozzi, capo dei meccanici ed
artefice della occupazione delle fabbriche, ricostituì la CGIL da un'altra
parte. Ed è quello che qualcuno della
sinistra della CGIL dovrebbe fare quasi un secolo dopo.
Pietro Ancona
----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
Sent: Saturday, May 14, 2011 8:20 AM
Subject: Rifondare la CGIL
Rifondare la CGIL
La riunione del Direttivo della CGIL dei giorni scorsi che apre la strada ad
un forte ridimensionamento dei contratti collettivi ha chiuso ogni speranza di
recupero della grande organizzazione che fu di Di Vittorio ad una linea di
coerente difesa dei lavoratori. Inoltre sanziona lo smottamento a destra della
sua collocazione internazionale. La CGIL è per i bombardamenti in Libia,
condivide le "missioni militari" italiane all'estero, ha ribaltato le alleanze
dai palestinesi ad Israele, non mette in discussione Mastricth e Lisbona e cioè
l'assetto liberistico dell'Europa. E' uscita dal movimento pacifista. Non
intende assumere una posizione contraria alla Legge Biagi e si limita a chiedere
qualche elemosina di ammortizzatore sociale non arrivando neppure a proporre la
flexisecurity. Ha accettato la demolizione del sistema pensionistico e la sua
riduzione a prestazioni scadenti che faranno fare la fame ed innalzato anche in
modo fraudolento (se n'è vantato Tremonti a Bruxelles). Ha cinto di assedio la
Fiom appoggiando apertamente l'opposizione interna e suggerendo l'adesione alle
proposte di Marchionne. Ha spinto la sua iniziativa contro la Fiom fino al
sostegno della ribellione di esponenti delle RSU alla linea nazionale. La CGIL
aderisce alla linea lavoro senza diritti ed avrebbe firmato gli accordi di
Pomigliano, Mirafiori e ex Bertone.
Il governo ha varato un programma di riduzione di cinquecentomila dipendenti
statali attraverso i tagli alla scuola ed alla università ed il turnover senza
opposizione sociale. Gli insegnanti sono stati lasciati soli e la CGIL si è
sempre rifiutata di organizzare una azione di sostegno con lo sciopero generale
come è stato fatto in Francia ed altrove. Sostiene la linea delle
privatizzazioni o al massimo si limita a non approvarle ma senza osteggiarle
davvero.
Non c'è un solo punto del conflitto sociale in cui la CGIL abbia una posizione
chiara. Tutta la vicenda della crisi occupazionale è gestita nel quadro delle
convenienze confindustriali e gli stessi ammortizzatori sociali sono rimasti
quelli di venti anni fa insufficienti e paternalistici ed arbitrari come avviene
per la CIG.
Con il collegato lavoro che è stato fatto passare, con il consenso del PD,
l'arbitrato che peggiora la condizione dei più deboli e cioè dei lavoratori e la
loro possibilità di avere giustizia.
Questo e altro costituisce la lista delle doglianze da rivolgere alla CGIL.
Bisogna aggiungere ad essa le questioni riguardanti l'organizzazione, il ricorso
sistematico alla legge Biagi per il personale tecnico ed amministrativo della
CGIL, i legami sempre più importanti con il padronato, la Cisl e l'Uil
attraverso la cosidetta sussidiarietà e l'esistenza di migliaia di enti
bilaterali.
La CGIL, pur essendo un sindacato fiorente ricco di quasi sei milioni di
iscritti che pagano regolarmente le quote, non destina niente per il sostegno
dei lavoratori e delle loro famiglie. Non una iniziativa per i figli dei
disoccupati e dei cassi integrati, non un sostegno per le situazioni
occupazionali di emergenza. Niente di niente.
Credo che sia necessario abbandonare questa organizzazione oramai incapace di
essere di aiuto ai lavoratori per andare a ricostituire la CGIL da un'altra
parte, magari con il sindacalismo di base. Fare quello che fece Di Vittorio nel
1911: andarsene. La gestione Camusso ha tratti drammaticamente in comune con
quella D'Aragona che nel 1926 si sciolse nelle mani di Mussolini dopo avere
approvare il Patto di Palazzo Vidoni. Allora Bruno Buozzi la ricostruiì da
un'altra parte. Con questa CGIL, con la sua subalternità agli interessi del PD,
con i suoi rapporti con la Confindustria e con Cisl ed UIL, i lavoratori
italiani cesseranno di essere protagonisti della loro storia. Viene
disconosciuta la loro funzione di classe sociale e con la fine del contratto
collettivo nazionale si vuole concludere anche la storia del movimento operaio
italiano. Niente più azioni collettive, niente più scioperi generali. Il
sindacato come ausilio dell'ufficio risorse umane.
I lavoratori italiani hanno bisogno di un sindacato autonomo dai partiti e dai
governi, un forte coraggioso prudente sindacato non riformista e non
massimalista che li difenda davvero in una linea di pieno riconoscimento del
loro ruolo sociale e dei loro diritti contrattuali e di cittadinanza.
E non abbiamo molto tempo davanti. Bisogna fare presto. Bisogna andarsene da
un'altra parte.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 13, 2011 12:48 AM
Subject: Politicantismo della CGIL
Politicantismo della CGIL,
all'indomani dello sciopero generale assai riuscito, vibrante di sentimenti e di
rivendicazioni di libertà e di giustizia sociale che avrebbero dovuto essere
raccolti e tradotti in precise richieste al padronato ed al governo, il
Direttivo della CGIL si riunisce per assumere la decisione politica di ignorare
lo sciopero. Lo sciopero è stato infatti ignorato come fatto successo che ha
impegnato milioni di uomini e di donne e che momento di forte richiesta di
cambiamento e come evento capace di influire sulla scelta della CGIL. E' come se
non fosse mai accaduto e l'agenda che la CGIL continua a svolgere è quella
concordata con Confindustria e Cisl ed Uil. Lo sciopero generale è diventato
passato, un passato che rischia di diventare remoto ed addirittura estraneo al
linguaggio ed alla vita della CGIL di oggi. Di che cosa si occupa il Direttivo
della CGIL? Di soddisfare la pretesa della Confindustria e del moderatismo
italiano di un indebolimento del contratto nazionale di lavoro a vantaggio di un
secondo livello che in Italia se esiste è assai problematico. Si afferma di
essere contro la derogabilità dei contratti ed in effetti si propone la deroga
incorporata nella contrattazione. Si fa senza bisogna di derogare. Ma la
sostanza è giocare al ribasso degli interessi salariali e contrattuali dei
lavoratori. Il Direttivo si è anche occupato dei problemi della
rappresentatività che tuttavia tratta e rappresenta in modo mafioso. Non si
capisce perchè le tre confederazioni debbono avere dei seggi fissi nelle RSU
anche se non esistono nel posto di lavoro.
La decisione del Comitato Direttivo della CGIL dimostra come non si sia alcun
reale rapporto tra la sua dirigenza costituita quasi tutta da funzionari a
tempo pieno la cui legittimazione avviene in primo luogo attraverso il PD ed i
milioni di iscritti della CGIL che possono si scioperare (e non molto)ma non
determinare l'orientamento politico della Confederazione,. All'indomani dello
sciopero generale abbiamo avuto gli stati generali della Confindustria con i
relativi applausi per gli assassini della TyssenKrupp e la pretesa di ottenere
ancora ed ancora altri privilegi dal Governo. La Confindustria ha fatto anche
pesanti incursioni contro la Fiom. Sulle questioni sollevate dallo sciopero la
Confindustria ha risposto arroccandosi ma anche il Direttivo della CGIL le
lascia cadere per approvare un documento che accetta l'idea che per sbloccare il
paese bisogna fluidificare la contrattazione e spostarla a livelli sempre più
bassi. "Dove vai? Porto pesci". Insomma si ignora lo sciopero ed il suo immenso
carico di speranze e di proposte per recuperare un posto nella negoziazione di
vertice che si fa nelle stanze del Potere alle spalle e contro i lavoratori
italiani. Il basso livello di salari, il precariato che oramai riguarda tutti i
nuovi assunti, le pensioni quasi del tutto scomparse, il licenziamento di mezzo
milione di persone nella pubblica amministrazione, le privatizzazioni e
quant'altro costituiscono fattori di debolezza e di ingiustizia crescente della
società italiana vengono ignorati. Continua l'assedio alla Fiom e si usa il
ricatto del lavoro contro diritti approvandolo apertamente all'ex Bertone ed
usandolo contro una Fiom che vorrebbe continuare a difendere i diritti.
Insomma, la CGIL va per la sua strada in compagnia di Bersani che la spinge tra
le braccia di Bonanni e della Marcegaglia. Lo sciopero generale è stato un
dente che la Camusso si è strappato ma che non ne condizionerà nè l'agenda nè i
suoi contenuti. I poteri forti della Confindustria e del PD contano assai di più
dei lavoratori nella CGIL. Sarà molto difficile, ma assai difficile che la CGIL
di Camusso convochi un altro sciopero generale. Non lo farà neppure se si creerà
una condizione simile a quella greca.
Come sempre mi ero fatto delle illusioni. Avevo sperato che la CGIL ritrovasse
se stessa in simbiosi con la sua base. Mi sono ingannato ancora una volta. La
forza di trascinazione del motore della destra è assai più forte di uno sciopero
generale o della sofferenza di dieci milioni di precari. Vince l'ideologia della
destra che è sempre la più forte, tanto forte da suggerire attraverso l'OCSE
l'escamotage per evitare il referendum sull'acqua con la istituzione di una
Autority che appunto serve a questo a dare una risposta fasulla ma "efficace "al
grave problema che le privatizzazioni pongono alla libertà e democrazia. C'entra
questo con il Direttivo della Cgil? C'entra, c'entra...
Pietro Ancona
http://www.rassegna.it/articoli/2011/05/12/74227/contratti-ecco-la-proposta-della-cgil
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 13, 2011
Subject: Fw: Trigesimo della morte di VittorioTrigesimo della
morte di Vittorio
Trenta giorni fa veniva rapito ed ucciso a
Gaza Vittorio Arrigoni. E' stato ucciso subito
dopo il rapimento forse strangolato, forse
soffocato in una busta di plastica, forse con un
colpo netto che gli ha rotto l'osso del collo.
La foto che è stata mostrata dagli assassini
ritrae la testa di Vittorio sorretta da mano cpme
a volerne impedire il penzolamento. Si è voluto
far credere che la morte di Arrigoni sia dovuta
ad un gruppo di fondamentalisti salafiti per
punirlo della introduzione di corruttela
occidentale dei costumi e delle idee. Tutti e
tre i rapitori sono stati uccisi e non sapremo
mai la verità. Di certo è da escludere che
Vittorio potesse urtare la sensibilità
palestinese con modi e comportamenti e
liberalità occidentali. Vittorio viveva a Gaza
da anni e si era adeguato completamente alla
cultura degli abitanti del luogo dai quali era
molto amato specialmente dai bambini dai
contadini e dai pescatori che cercava di
proteggere dal genocidio a bassa intensità
israeliano. Vittorio non esitava a fare scudo
del suo corpo ai bambini quando li accompagnava
a scuola o ai contadini quando andavano
a lavorare la terra a ridosso del muro. Quindi
la causa della morte non può essere stata la sua
diversità, una diversità che Vittorio aveva
quasi del tutto annullato comportandosi in ogni
circostanza come palestinese.Di certo la morte
priva Gaza di un testimone eccezionale che
proprio domani avrebbe potuto redigere servizi
sulla Flottilla 2 che vorrebbe rompere
l'isolamento criminale della striscia di Gaza.
Vittorio è morto come Enzo Baldoni. La causa è
sempre la stessa: giornalismo non embedded di
Israele la stessa per la quale stava per essere
uccisa in Irak Giuliana Grena. Israele e gli USA
non sopportano testimoni nei luoghi dei loro
misfatti. Ricordate il carro armato USA che
sparò cannonate contro la stanza del decimo
piano dell'Hotel Palestina a Bagdad? Ed il
fotografo italiano ucciso a Ramallah? Nel caso
di Vittorio poi non si trattava di un
giornalista testimone occasionale ma di persona
impegnata a condividere le ragioni dei
palestinesi in un blog che costituisce un
impressionante affresco del genocio palestinese
ad opera degli israeliani.
Sono convinto che i tre siano meri esecutori
del delitto e che i mandanti si trovino in
Israele che, in molte occasioni aveva mostrato
ostilità per Vittorio e lo aveva anche
bastonato. E sono anche convinto che si tratta
di una vendetta e di un delitto preventivo. Una
vendetta per una persona che aveva elencato
scrupolosamente tutte le crudeltà israeliane e
ne aveva scritto, un delitto preventivo allo
scopo di cancellare un possibile autorevole e
coraggioso testimone dei prossimi eventi
palestinesi.
Ma con il martirio Vittorio è diventato
testimone di verità ed esempio per migliaia di
giovani di tutto il mondo. La sua storia
ispirerà l'impegno di tanti giovani che
accorreranno dovunque si difende la causa della
giustizia e della pace. Il sangue versato
feconda un impegno morale che può diventare
quello di una generazione che nell'era del
massimo dominio mondiale degli israeliani e
degli americani trovino la strada per presentare
la loro alternativa. "Restiamo umani" non
incattiviamoci per la loro cattiveria, non
diventantiamo come loro qualunque cosa ci
facciano o ci hanno già fatto. La strada del
futuro si apre da questo rifiuto a
diventare come i predatori dell'umanità.
Vittorio, come Cristo, condivideva le pene le
sofferenze del popolo palestinese. Era in mezzo
ai palestinesi per aiutarli a resistere, per
incoraggiarli a continua a credere nel futuro.
Pietro Ancona
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 13, 2011 7:46 AM
Subject: Fw: Libia. collateralismo della CGIL al PD
Libia: collateralismo della CGIL al PD
Il Direttivo della CGIL ha rifiutato l'approvazione di un ordine del giorno
contro i bombardamenti in Libia. In questo rifiuto c'è solo un ottuso
allineamento al PD, il neo collateralismo iniziato dopo Cofferati dalla gestione
Epifani ed ora accentuato ultra petita dalla segretaria Camusso che si sta
dimostrando persona attentissima sopratutto al teatro o teatrino della
politica. Cofferati è stato davvero l'ultimo segretario della CGIL nel senso che
ne esprimeva la volontà e che non aveva timore a collidere con la linea del PD
quando era necessario.
Questo silenzio imposto sui bombardamenti che hanno già sconvolto e continuano
a seminare morte e distruzione a pochi chilometri dai nostri confini sembra una
reazione rabbiosa al trattato di pace che c hiudeva il doloroso capitolo del
colonialismo italiano in Libia . Dal 1911 e fino alla seconda guerra mondiale è
durato il regime di occupazione militare italiana che ha inflitto sofferenze
inenarrabili alla popolazione come gasamenti con iprite e gas nervini,
impalamenti, impiccagioni, decimazioni, espropri forzati. Non credo che la CGIL
rifiutandosi di chiedere la fine dei bombardamenti (ieri l'ONU ha chiesto un
cessato il fuoco) abbia onorato il suo buon nome e la sua grande tradizione di
lotta per la pace e contro l'imperialismo fin dalle guerre di Corea e sopratutto
del Vietnam.
Un rifiuto che è anche approvazione dell'intervento militare dell'Italia contro
la Libia
che fino a ieri era in pace con noi, una pace durata quaranta anni e che era
stata feconda di prosperità per l'Italia che intratteneva uno scambio
commerciale annuale di trenta miliardi di euro ed occupava in Libia diecine di
migliaia di lavoratori, tecnici, professionisti, ingegneri, imprenditori grandi
e piccoli. Basti pensare per tutti agli interessi dell'Eni e della Finmeccanica.
Basti pensare al metanodotto. La guerra contro la Libia anche se condotta
dall'Italia è guerra contro l'Italia ed a vantaggio del neocolonialismo della
triade USA, Gran Bretagna e Francia. La Francia aspira a sostituirci in Libia.
E' talmente grave la decisione della CGIL, l'inqualificabile disonore della
approvazione dell'assassinio di massa con armi caricate all'uranio impoverito
che avranno effetti spaventosi anche sulle future generazioni dei libici, da
reclamare decisioni di disobbidienza da parte delle migliaia e migliaia di
organizzazioni che fanno capo alla CGIL. Spero che a cominciare dalla Fiom si
firmino ordini del giorno di solidarietà con la Libia e per la salvezza della
vita di Gheddafi. L'omicidio di Gheddafi è la ragione dei bombardamenti.
L'Occidente sa che Gheddafi rappresenta la Libia autonoma, indipendente,
sovrana. Uccidendo Gheddafi si vuole uccidere la Libia moderna e farla regredire
all'epoca del colonialismo italiano o inglese.
Il collateralismo al PD della CGIL è parte dell'anomalia italiana. Oggi si
sviluppa all'interno del moderatismo e questo confligge con gli interessi
rappresentati dalla stessa CGIL. Ma questo non sembra essere di freno alla
segreteria della CGIL. Il peggioramento delle condizioni generali delle classi
lavoratrici italiane conseguenza delle scelte di moderatismo non sembra frenare
il gruppo dirigente CGIL che traduce burocraticamente ed ottusamente le
volontà del partito di riferimento: il PD.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, May 11, 2011 8:09 AM
Subject: l'anomalia italiana
L’anomalia italiana
Pietro
Ancona
L'anomalia
italiana non è costituita soltanto da Berlusconi, dal suo enorme conflitto di
interessi e dai suoi ripetuti attacchi alle Magistrature dello Stato ed alla
Costituzione. Fosse soltanto questo potremmo liberarcene alla prossima o ad una
delle prossime elezioni. L'anomalia è strutturale e riguarda questioni
fondamentali del funzionamento della Repubblica e della legittimazione della sua
classe politica. Concentrare tutta l'attenzione sul personaggio Berlusconi che
da venti anni imperversa sull'Italia è sbagliato e fuorviante. La sconfitta di
Berlusconi non recupererà la nostra democrazia azzoppata.
La prima
anomalia è legata alla legittimazione della classe dirigente di governo. Quanti
aspirano a governare l'Italia si preoccupano in primo luogo di avere la
benevolenza degli USA e del Vaticano. L'Italia è trattata dagli USA come nazione
perdente la seconda guerra mondiale. L'Italia e la Germania sono le due nazioni
europee con maggiore quantità di basi militari (113 in Italia!). I gruppi
politici di maggioranza e di opposizione sgomitano per accreditarsi presso gli
USA come i più fedeli esecutori dei loro ordini. Questa sudditanza agli USA dei
gruppi dirigenti è tale da sacrificare gli interessi dell'Italia. Esemplare è la
questione libica. L'Italia avrebbe dovuto opporsi alla guerra a Gheddafi perchè
contraria ai suoi interessi ed alla pace del Mediterraneo. L'Italia al limite
avrebbe dovuto intervenire a fianco di Gheddafi e non contro di lui. Come
sappiamo l'Italia partecipa all'aggressione non tenendo conto dei suoi immensi
interessi costituiti da trenta miliardi di interscambio e da ragioni
geostrategiche essenziali. Le opposizioni non rimproverano questa
partecipazione ma sono parecchio arcigne nel verificare la perfetta aderenza
del Governo agli ordini degli USA e della Nato. Tentano di scavalcare il governo
in servilismo verso l'Impero. La prima anomalia italiana è dunque nella ricerca
di legittimazione dei suoi gruppi dirigenti nella investitura USA.
L'altra
anomalia è data dalla legge elettorale che priva i cittadini del diritto di
scegliersi i parlamentari e stabilisce un forzato bipolarismo. Le "riforme"
fatte alle leggi elettorali per le Regioni e gli enti locali stravolgono i
principi essenziali della tripartizione dei poteri. Le assemblee vengono sciolte
in caso di impedimento o dimissioni del sindaco o del "governatore" e questo
vanifica il loro potere sugli esecutivi..
Il
trattamento economico che gli oligarchi della politica si sono attribuiti è
causa di disgregazione morale. La politica costa in Italia una cifra enorme
qualcosa come cento miliardi di euro (non tenendo conto di tutta la parapolitica
dei consulenti e degli impiegati) Anche i partiti ed i giornali sono
costosissimi e la libertà di stampa non viene garantita da giornali finanziati
dallo Stato.
Legittimazione "imperiale", legge elettorale e privilegi della oligarchia sono
gran parte dell'anomalia italiana. Rimuovere Berlusconi senza sdradicare questi
"mali" dalla Repubblica non cambierà di molto la nostra condizione. La cosa più
difficile da fare è liberarsi dalla pesante dipendenza degli USA. Soltanto La
Lega allo stato sembra non dipendere dall'Ambasciatore USA. Non sarà facile
recuperare all'Italia una condizione di minore servaggio dagli USA. Ma
l'involuzione della "sinistra" e la sua voglia morbosa di governo sono difficili
da rimuovere.
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 10, 2011 6:34 AM
Subject: una brutta novità
Una brutta novità
Il Comitato Centrale della Fiom ha registrato una brutta novità: la maggioranza
si è divisa sulla valutazione della "complessa" posizione assunta
dall'organizzazione all'ex Bertone dove i delegati aziendali hanno votato si a
fronte della minaccia di chiusura dello stabilimento mentre la Fiom nazionale ha
mantenuto la sua linea di opposizione ai decreti della Fiat. Il gruppo che si
richiama a Giorgio Cremaschi ha ritenuto sbagliata la posizione assunta dai
delegati aziendali e concordata con la segreteria nazionale e non ha approvato
la relazione di Landini che ha ottenuto soltanto il 70 per cento dei voti. La
minoranza della Fiom ha mantenuto il suo venti per cento e ,forte dell'appoggio
della CGIL, ha invitato al "realismo" insomma ad una riconciliazione con la Cisl
e l'UIL. Credo che sia un momento triste non solo per la Fiom ma per il
sindacalismo italiano. La frattura nella maggioranza con l'astensione di un
gruppo di compagni vicini a Giorgio Cremaschi deve rientrare al più presto
specialmente difronte alla sfida della chiusura dello stabilimento di Termini
Imerese già decisa e programmata entro il 2011.Forse sarebbe stato meglio
evitare l'astensione di Cremaschi che si riduce ad una mera testimonianza di un
dissenso che potrebbe anche essere giusto ma che si poteva esprimere
diversamente senza intaccare la maggioranza.. Landini esce dal Comitato Centrale
certamente con una larga maggioranza ma indebolito. . Non ho dubbi che il
padronato italiano tenterà di usare questo indebolimento per travolgere la
linea di resistenza al suo progetto organico di mimimizzazione del contratto di
lavoro e del ruolo del sindacato in fabbrica. Tutte le forze democratiche del
Paese sono interessate allo immediato superamento di questo momento di crisi.
Se così non sarà continuerà lo smottamento a destra della CGIL e la
impossibilità a contenerlo ed a proporre ai lavoratori ed all'Italia qualcosa di
diverso dal "realismo" della presa d'atto passiva e consenziente delle posizioni
del padronato. Passa la linea lavoro senza diritti
Sarebbe sbagliato dividersi in sostenitori di Landini o di Cremaschi. La classe
operaia italiana ha bisogno di entrambi ed i i due generosi dirigenti della
sinistra sindacale debbono subito tornare ad essere uniti per fare passare la
lunga nottata che incombe dopo gli stati generali della Confindustria e dopo
l'affossamento nel dimenticatoio del grande sciopero generale della CGIL. Il
gruppo di compagni che ha votato con Cremaschi non deve essere isolato a
vantaggio di un nuovo equilibrio tra la maggioranza di Landini e la minoranza di
Durante che sarà tentata dalla CGIL. Non si deve cambiare linea anche se il
padronato è riuscito ad infilarsi come il diavolo nel nostro schieramento. Non
sarà facile reggere tutto il peso di una linea difficile nelle difficoltà
dell'isolamento dell'embargo imposto da Cisl ed Uil.Bisogna aprire subito al
sindacalismo di base per una forte alleanza dei diritti e del lavoro.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Sunday, May 08, 2011 10:17 PM
Subject: Gli Stati Generali della Confindustria
Gli Stati Generali della Confindustria
Lo sciopero generale della CGIL, riuscito e non troppo criticato dalla
stampa embedded del regime che ha un occhio di riguardo per la Camusso ma
nessuna simpatia per la Fiom è già nel passato che, non si sa come, sembra che
si allontani a velocità straordinaria. La scena è stata riempita dagli "stati
generali della confindustria" di Bergamo, titolo enfatico per un raduno di circa
seimila imprenditori, che si riuscono addirittura a porte chiuse, lontani dai
giornalisti lasciati fuori ad aspettare la velina o l'intervista della
Marcegaglia. Per caricare di pathos e quasi di un tocco di drammaticità e di
eccezionalità l'evento si lascia capire che le decisioni assunte sono state e
sono di carattere davvero speciale se non proprio epocale.
Invece le cose non sembra sia andate diversamente da tutti gli altri
pronunziamenti degli industriali italiani nel corso degli ultimi cinquanta anni
e cioè da una richiesta di sussidi che però vengono chiamati "riforme". Si
critica il governo di non fare abbastanza. Pare che gli industriali abbiamo il
verme tenia: sono insaziabili e sempre scontenti di quanto ottengono. L'ultimo
regalo di Tremonti e Berlusconi è la privatizzazione delle spiagge italiane ed i
grossi ostacoli frapposti ai referendum per il nucleare e per l'acqua che
interessano moltissimo i convenuti di Bergamo.
Gli industriali italiani sono davvero ingenerosi verso il loro governo.
Nella storia della Repubblica non c'è mai stato un governo più squilibrato
ideologicamente e politicamente verso la Confindustria: il collegato lavoro ed
la politica sindacale di Sacconi non possono certamente dare agli industriali di
più di quanto non sia stato finora dato. La scuola è stata letteralmente
svuotata e la pubblica amministrazione perde cinquecentomila dipendenti e
diventa un campo di sfruttamento con le privatizzazioni in tutti i settori.
Financo il Ministero della Difesa è diventato SPA.
Lo Stato è stato sottomesso completamente ai privati anche se ogni tanto
Tremonti si concede la civetteria di qualche uscita di "sinistra" sul posto
fisso o altre velleità che subito rientrano. Credo che resti ben poco che lo
Stato possa ancora concedere alla Marcegaglia. Tutto è stato già traslato dal
pubblico al privato e si è accentuato lo squilibrio tra le classi sociali.
La classe operaia è stata fottuta a vantaggio delle altre classi sociali in
particolare della borghesia delle professioni. La quota parte di Pil data dalla
massa salariale del lavoro dipendente ed dalle pensioni, è stata ridotta di
almeno dieci punti a favore dei profitti e non potrà essere recuperata dal
momento che sembra essere diventato tabù la richiesta di miglioramenti salariali
alle aziende e di ritocchi alle pensioni.
Da Bergamo non è giunto alcun segnale di apertura verso i lavoratori e la
linea delle deroghe ai contratti è stata confermata. L'unico punto di
convergenza con la CGIL sembra quello fiscale. Non c'è altro. L'ostilità verso i
diritti viene confermata dalla discriminazione della Fiom vissuta come sindacato
comunista.
La Confindustria non offre molte opportunità alla CGIL e non risponde
neppure alle generiche e miti richieste del suo sciopero generale. Non ci sarà
una schiarita mentre si spera che la vicenda ex Bertone diventi una mina che
esploda dentro la Fiom. E così l'Italia avrà perso due importanti occasioni per
tentare una coesione sociale, una intesa per un generalizzato aumento dei salari
e per la eliminazione del precariato. L'Italia ha bisogno di avere i suoi
ventiduemilioni di lavoratori e le loro famiglie uscire dal bordline della mera
sopravvivenza. Solo questo miglioramento aiuterebbe e darebbe slancio al
recupero, al ritorno alla normalità ed alla luce.
L'idea che migliorando la condizione di quanti oggi stanno male si aiuta il
Paese ad uscire dalla crisi non viene accettata e molti sperano, a cominciare da
Marchionne e dalla Marcegaglia di prosperare sempre di più affondando la classe
operaia.
Pietro Ancona
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May 07, 2011 1:11 AM
Subject: Dopo lo sciopero della CGIL
Dopo lo sciopero della CGIL di Pietro Ancona
Scrive Giorgio Cremaschi che lo sciopero è riuscito e che la CGIL deve
andare avanti senza Cisl e senza Uil. Io aggiungo: aprendosi molto al
sindacalismo di base dal quale raccogliere una profonda carica di
insoddisfazione e di critica del capitalismo ed autonomia nei posti di
lavoro. Oggi abbiamo avuto conferma di una CGIL nella quale i lavoratori,
pur non condividendone la condotta degli ultimi anni, la considerano sempre
il loro sindacato e partecipano alla sua chiamata di lotta anche se
anacronistica e tardiva . Il messaggio che viene dallo sciopero è dato dal
dualismo del linguaggio di netta denunzia della condizione umana del lavoro
e di richiesta di rapidi e radicali cambiamenti dei partecipanti e dal
discorso di Susanna Camusso che interpreta assai poco questa spinta ed è
oppressa da un senso di responsabilità sbagliato e ripete burocraticamente
inviti a Cisl ed Uil ad una impossibile azione comune. La Segretaria ha
anche rivolto addirittura un appello alla Confindustria aspettandosi chissà
che cosa da una assise del padronato italiano che comincia ad essere
perplesso verso la destra ma non per questo meno aggressivo verso i
lavoratori. Insomma la CGIL della Camusso vorrebbe quadrare una impossibile
intesa con Cisl Uil e Confindustria voluta fortemente dal PD. Ma questa
intesa può avvenire soltanto alle condizioni dettate dalla Marcegaglia e
questo confligge con la spinta popolare dello sciopero. La CGIL si deve
riproporre come il grande sindacato riformista e progressista di Giuseppe Di
Vittorio, di Fernando Santi ma anche dell'intransigentismo radicale di
Vittorio Foa che riusciva a coniugare contenuti profondamente liberatori ed
innovativi della condizione umana con la necessità di far crescere e
salvaguardare lo sviluppo della fabbrica. Oggi siamo di fronte alla proposta
inaccettabile di uno sviluppo della fabbrica e della economia a costo di una
profonda e radicale cessione di diritti e della salute stessa dei
lavoratori. Aggiungo che il venire meno del sindacalismo di matrice
cattolica e socialista della Cisl e dell'UIL alle sue grandi tradizioni ed
all'azione come Pastore Carniti e Storti e per l'Uil dello stesso Benvenuto
attore della stagione delle riforme e la riduzione di Cisl ed UIL a
collaboratori subalterni di Confindustria e Governo non riesce ad isolare la
CGIL che è sempre il sindacato per antonomasia. Sacconi ha tentato con la
cordata dei "complici" e con l'ostracismo a metterla in un angolo ma senza
riuscirci.
Ma la CGIL nell'ultimo decennio ha subito molto il processo degradante della
cultura unitaria. Al suo interno pratica la legge Biagi e questo è
inaccettabile e tende a diventare una conglomerata di servizi e di enti
bilaterali. Bonanni teorizza la sussidiarietà ed il rafforzamento degli enti
bilaterali in un nuovo corporativismo in cui alla lotta di classe si
sostituisce il servizio. Credo che bisognerà fare chiarezza su questo punto
essenziale e sciogliere la CGIL- movimento dalla CGIL- servizi staccandosi
dagli enormi interessi che si gestiscono insieme a Cisl ed Uil ma anche al
padronato italiano.
La sciopero ha legittimato l'autonomia della politica sindacale della CGIL
ed il valore sociale enorme del suo disconoscimento degli accordi separati.
La Fiom ha fatto molto per questa nuova condizione opponendosi fieramente
alle scelte liberticide e disumane della Fiat a Napoli, a Torino, a Milano.
Non deve essere emarginata in una sorta di ghetto dei rivoltosi.
Due giornalisti di Rai New 24 commentando oggi pomeriggio l'esito dello
sciopero parlavano di una CGIL che continua ad essere la "grande
organizzazione". Ne avevano ammirazione. Io ne ho ammirazione e rabbia.
Rabbia per l'influenza negativa che le politiche capitolarde del PD vi
esercitano, rabbia per l'assenza di una piattaforma chiara sul salario, sul
precariato, sulle pensioni. Vorrei che la CGIL chiedesse l'abrogazione della
legge Biagi e lottasse con molto più vigore la politica antiwelfare delle
privatizzazioni e dello splafonamento verso il basso dei salari con una
legge per il Salario Minimo Garantito. Insomma piuttosto che proporre un
iperealismo rivolto ad accettare il peggio delle politiche padronali e
governative rilanciare il realismo della prosperità legata ai processi di
miglioramento. Come ha notato il Governatore della Banca d'Italia a
proposito del precariato, l'Italia non starà affatto bene se non investirà
in certezze lavorative ed esistenziali. L'Italia del precariato e dei
contratti derogati per degradare e sfruttare la gente è infelice e povera ed
alla lunga porta indietro anche le altre classi sociali che non si salvano
affondando la classe operaia.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, May 05, 2011 12:29 PM
Subject: Uno sciopero due linguaggi
Uno sciopero due linguaggi Lo sciopero di domani sarà certamente forte,
combattivo perchè nutrito da una protesta che prevale ancora sulla
rassegnazione. Rassegnazione al ricatto ed al violenza illiberale della Fiat che
organizza referendum sui suoi diktat additando nella Fiom il nemico e
annunziando che va via se i lavoratori dovessero decidere per il no. Si tratta
di forzature e di vere e proprie estorsioni di consenso già perpetrate a
Pomigliano ed a Torino e bisognerebbe trovare un modo per impedire queste
plateali manifestazioni di dominanza padronale nelle quali si cerca l'isolamento
della Fiom e dei sindacati di base e si istiga la pressione dei lavoratori
preoccupati su di essa e sui suoi dirigenti. Ieri lo sciopero ha avuto il
peggior viatico possibile dalla segretaria della CGIL la quale si è schierata
con la RSU contro la Fiom. Bonanni gongola e grida di gioia che la Camusso
la pensa come lui e che finalmente si potrà fare a meno della influenza della
Fiom. In effetti quasi tutti i lavoratori della ex Bertone hanno votato per il
si ma è un voto dettato dallo stato di necessità che non ci sarebbe stato
certamente se non ci fosse stato il ricatto di non recuperare lo stabilimento
dopo sei anni di cassa integrazione. Non è soltanto l'azienda a premere sui
lavoratori ma anche i sindacati confederali ed il sindacato giallo della
Fiat.Credo che abbia fatto bene il gruppo dirigente nazionale della Fiom a non
firmare il contratto restando coerente alle critiche fatte alla proposta Fiat
che riguardano questioni essenziali della libertà e del lavoro in fabbrica. Lo
sciopero di domani sarà forte e si nutrirà della larga opposizione dei
lavoratori al peggioramento delle loro condizioni salariali e di vita. Ma la
piattaforma rivendicativa dello sciopero è generica e si occupa di alcune cose
certamente importanti ma che lasciano intatto ed irrisolto il focus della
protesta. Si chiedono investimenti ed un piano di sviluppo industriale,
l'attuazione dei referendum ed un piano energetico nazionale, si parla della
emigrazione e dei conti pubblici dello Stato. Si chiede l'imposizione di una
patrimoniale sul 5% dei contribuenti più ricchi del Paese che darebbe 18
miliardi di euro da impiegare utilmente a sostegno della occupazione.
Insomma si chiedono cose giuste ma assai generiche e che sono distantissime dai
problemi scottanti che assillano la gente e che richiederebbero un aumento
generalizzato dei salari, la abrogazione della Legge Biagi per cancellare la
madre di tutte le precarietà, l'istituzione del SMG (salario minimo garantito) a
1000 euro mensili, una immediata e drastica revisione della normativa
pensionistica che è diventata assurda, il blocco delle privatizzazioni nella
pubblica amministrazione. Queste rivendicazioni che io ho sommariamente
richiamato corrispondono ai bisogni profondi dei lavoratori. Metterebbero un
blocco allo smottamento a destra che, aiutato da una inflazione crescente e non
contrastata da nessuno strumento, espone a impoverimenti ulteriori la
massa salariale del paese già salassata da livelli bassi di retribuzione e dal
profondo avvallamento di esse nel crescente precariato. Quasi un terzo dei
lavoratori italiani guadagna meno di mille euro al mese e questa
condizione non è più sostenibile. Lo sciopero parlerà due linguaggi.
Quello del gruppo dirigente della CGIL sarà evasivo e poco propenso ad
impegnarsi in proposte concrete. Quello dei lavoratori sarà di forte
contestazione e chiederà il cambiamento. Ma lo vedremo domani. Gli
scioperi vivono sempre di una loro propria vita che a volte travolge i paletti
che qualcuno vorrebbe porre. Credo che la Camusso non veda l'ora che sia finito
e di chiudere il suo fascicolo. Già lo sciopero arriva con un ritardo di almeno
un anno. Ha saltato il momento dei grandi scioperi europei contro la stretta
economica e per la scuola di Francia, Spagna, Portogallo, Grecia,
Irlanda.......ed è confinato a valle di tante cose che si sarebbero dovuto
combattere fino in fondo come le leggi Gelmini ed il collegato lavoro e
l'attacco di Brunetta e Tremonti ai pubblici dipendenti. Insomma interviene
quando i buoi sono fuggiti dalla stalla ed i giochi sono stati fatti. Tuttavia è
possibile recuperare su qualche punto. Ma non credo che il 7 maggio si andrà
avanti e forse tutto peggiorerà. CGIl ha come referente politico principale il
PD che da molto tempo non ama più la classe operaia e preferisce la
Confindustria. Il PD frena i punti del movimento che sono di reale alternativa
alla camicia di forza che governo e confindustria hanno messo alla realtà
italiana. Ma, come dicevo, lo sciopero potrebbe forzare la mano ai
suoi avversari ed aprire una strada nuova. Bisogna tentare. Bisogna partecipare.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: sindacale@fiom.cgil.it
Sent: Thursday, May 05, 2011 1:32 AM
Subject: dalla parte di landini
Dalla parte di Landini
Ci sono sciacalli della politica e della lotta sociale italiana che
gioiscono della sconfitta della Fiom nella faccenda Bertone. La Fiom sarebbe
stata sconfitta dalla sua stessa rappresentanza operaia che ha in
maggioranza ha votato il si allo scellerato referendum imposto da Marchionne e
si sarebbe avviluppata in un mare di contraddizioni da Pomigliano a Mirafiori
alla Bertone oggi, avrebbe tenuto comportamenti dissimili e tali da vare
dubitare della saldezza della sua impostazione dell'azione e delle scelte.
Io credo invece che la Fiom si sia comportata benissimo in tutti e tre
le situazioni e che per quanto a qualcuno possa sembrare paradossale anche
hanno scelto bene i delegati aziendali a invitare a votare se. La situazione in
uno stabilimento chiuso da anni non aveva alternativa: "scegliere tra la fine
della fabbrica annunziata dal padrone o continuare a testimoniare diritti che si
ritengono inalienabili. La scelta, in un contesto dominato da continue minacce
alla occupazione e da processi di degrado di interi distretti industriali, non
poteva che essere obbligata: si sceglie il lavoro. Questa è la scelta operaia e
non è contraddetta dalla Fiom che dice no e dice che i diritti non si debbono
manomettere. Turba molto l'assedio che continua ad essere posto alla
Fiom quando la considerazione che bisogna fare è se è compatibile con la libertà
e la democrazia il potere enorme che Marchionne ha avuto in tutte le vicende
Fiat e se non sarebbe giusto sollevare il problema nelle sedi istituzionali e
politiche di una limitazione appunto di questo potere a norma della Costituzione
repubblicana che parla di diritti ed anche di funzione sociale dell'impresa che
non è un luogo in cui si possono manomettere diritti conquistati e confermati
dall'ordinamento costituzionale dello Stato. Debbono stare molto
attenti CGIL e PD a non schierarsi dalla parte di Landini il quale non è un
"duro" estremista ma un dirigente appartenente alla tradizione riformistica del
sindacalismo italiano che comprende anche Vittorio Foa e una cultura di
intransigentismo per quanto riguarda i diritti e di flessibilità per quanto
riguarda i rapporti di lavoro. Il mio maestro di sindacalismo Peppe
Grado mi insegnò una massima che all'apparenza è banale: diritti e doveri.
L'operaio deve collaborare al successo della impresa che è anche la sua impresa
ma deve avere fino all'ultimo centesimo di quello che gli spetta eed essere
tutelato nella sua salute e nei diritti che derivano dal lavoro: ferie, malattia
e quanto altro. Chi pone in alternativa diritti e lavoro è fascista
e vorrebbe precipitare l'Italia in un lager di operai disperati che si affannano
come scimmie impazzite in fabbriche spinte al massimo della cosidetta
produttività e che sfruttano l'energia umana delle persone senza ritegno. La
fabbrica non può e non deve diventare un lager come vorrebbe Marchionne.
L'elogio che spesso Marchionne fa agli operai che vivono nella spettrale Detroit
e sono disposti a tutto pur di avere un tozzo di pane e dei sindacalisti
americani che sono kapò è inaccettabile e dovrebbe essere respinto dalle forze
politiche che credono nella democrazia. Quando sparisce il diritto in fabbrica
presto sparisce anche nella società. Sparisce il diritto dell'operaio alla pausa
ed il diritto del magistrato ad esercitare in autonomia la sua professione.
Per questo bisogna sostenere la Fiom con tutte le sue contraddizioni. La Fiom
vive immersa nella cultura della CGIL che è diventata iperrealista verso il
padronato e che ha rapporti con Cisl ed Uil che sono oramai apertamente dalla
parte della Confindustria. Questa cultura genera contraddizioni. E' un problema
della democrazia italiana non piegare e "recuperare" Landini alla realtà
della Confindustria ma recuperare tutta la CGIL alla resistenza ed al
contrattacco della sconfitta operaia subita, Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 03, 2011 7:06 AM
Subject: 6 maggio CGIL
6 Maggio CGIL: diamo proposte forti ad uno sciopero forte
Diamo proposte forti ad uno sciopero che sarà forte
La sciopero del 6 maggio sarà forte perchè lo stato di insofferenza dei
lavoratori, dei precari, dei disoccupati e delle famiglie è diventato quasi
insostenibile. I salari tendono a precipitare spinti dalle retribuzioni
ridicole dei precari che variano dai quattrocento agli ottocento euro al
mese. Milioni di lavoratori che sono stati assunti negli ultimi anni
regolati da contratti atipici con retribuzioni scandalosamente infime e e
negazione d tutti i diritti, a cominciare dallo stesso status di lavoratore
dipendente. Ho un'amica laureata in economia con specializzazione equina.
Insomma lavora con i cavalli E' a prestazione professionale e non ha diritto a
niente. Per ora è infortunata per una caduta. Si è rotta di brutto una costola.
Non ha diritto a niente e potrà avere qualcosa solo da una assicurazione privata
che si paga con il suo modesto stipendio. Questa condizione esistenziale non è
una eccezione. Abbiamo anche centinaia di migliaia di lavoratori a progetto. Ma
quanti progetti ci sono in Italia? Ci sono tante altre situazioni di gravissimo
fumus giuridico bordline. Ci sono i lavoratori invisibili. Conosco infermieri
che lavorano negli ospedali ma la loro presenza è regolata da agenzie dai quali
dipendono. Ricevono in media il trenta per cento in meno dei loro colleghi e con
cadenza spesso irregolare. Debbono stare attenti a non protestare perchè
altrimenti "l'interinale" o la cooperativa non li chiamano più. Credo che si
stia toccando il massimo della alienazione e della umiliazione. Se queste
condizioni durassero poco la gente se ne farebbe una ragione. Ma sono
programmate a durare a lungo. Infatti il lavoro precario non esiste, esiste il
lavoratore precario. Lo stesso posto può essere riassegnato allo stesso
lavoratore tante volte fino a quando conviene al datore di lavoro oppure
concesso ad un altro. La maggioranza dei precari vive la sua condizione anche da
un decennio e non sanno ancora come finirà-
Ora, questa condizione non solo deve essere denunziata come fa la CGIL ma
rimossa. Come? Rivendicando l'abrogazione della famigerata legge Biagi o legge
trenta che è la madre di tutte le nefandezze ed ingiustizie perchè è lo scudo
che copre il padronato e legittima le sue scelte . La legge Biagi è un bazar in
cui gli imprenditori si possono sbizzarrire a cercare e trovare la cosa più
acconcia per mettere un cappio al collo ai loro disgraziati dipendenti.
Ebbene lo sciopero del 6 gennaio non pone il problema della rimozione della
causa del precariato ma si limita a denunziarne l'infelicità ed a chiedere
qualche modesto e miserabile ammortizzatore sociale. Epifani era riuscito ad
ottenere qualcosa dal micragnoso Sacconi e dal governo ma non superava i 2500
euro annui e non per tutti. Una cosa mostruosa giuridicamente che differenzia e
limita i trattamenti di integrazione salariale e disoccupazione senza fissare un
minimo sotto il quale è indecente e non si deve andare. Fuori da ogni idea di
diritto sociale.
Questione fondamentale per bloccare e mettere un off limits in basso ai salari
è il Minimo Salariale Garantito che esiste in moltissimi paesi del mondo. Si
tratta di una legge da fare che proibisce di corrispondere al lavoratore meno
di quanto indica la Costituzione per la tutela sua dignità e per la sua
sopravvivenza. Diciamo 1000 euro al mese. Questa rivendicazione mette il dito
nella piaga della precarietà che viene praticata per ridurre le paghe a livelli
di fame. E' il cuneo che bisogna inserire nella gigantesca ruota della ruspa che
sta schiacciando e riducendo proprio male tutti. I precari che stanno diventando
maggioranza come invoca un giorno si e uno no dal corriere della Sere De Vico
sgretolano le condizioni dei "garantiti" e cioè il lavoro contrattualizzato
secondo le regole appunto per la grande attrattativa che il padronato ha dei
bassissimi salari. Bisogna non piagnucolare "se non ora quando" ma dire che
cosa si deve fare ora.
Altri punti importanti sono la qualità del lavoro in fabbrica e della sua
libertà. C'è un processo di militarizzazione del lavoro operaio robotizzato
senza alcun riguardo per la salute. I sistemi che la Fiat ha introdotto nei suoi
stabilimenti condannano con certezza ad una serie di patologie nervose
scheletriche e psichiche dalle quali sarà difficile sfuggire,. Provate a
chiedere quanti casi di tunnel carpale si hanno alla catena di montaggio.
L'operaio non può continuare ad essere un "usa e getta". Siamo giù assai
costernati per la ecatombe di morti per amianto ed altre porcherie chimiche.
Sollevo la questione del recupero generalizzato dei salari che dovrebbe
essere di almeno il venti per cento e di tornare ad un sistema di protezione
dagli incrementi del costo della vita che potrebbe essere una nuova forma di
scala mobile. Se viviamo in libero mercato perchè tutti i fattori vengono
lasciati liberi ed a briglia sciolta tranne il salario?
Dobbiamo essere chiari con noi stessi e con la gente. Chiedere il recupero
senza se e senza ma dei cinquecentomila dipendenti pubblici e tra questi oltre
centomila insegnanti che si sono in grande parte licenziati. Non è vero che sono
un più ma vittime sacrificate alle privatizzazioni con le quali lo Stato
spenderà assai di più di quanto spende ora. Le privatizzazioni nel solo settore
della sanità hanno rincarato i costi del servizio e messo in crisi molte
regioni. Ma si sono creati imperi miliardari privati come quelli di Angelucci e
di Don Verzè capaci di mantenere anche giornali spesso di ricatto verso i
politici ed il governo.
Riassumendo : la piattaforma rivendicativa della CGIL si può dire che va bene
ma è lontana dalla sensibilità attuale della classe lavoratrice che sprofonda
nelle sabbie mobili della miseria e della depressione. Lo sciopero generale non
è solo un momento bello da celebrare con i suoi sentimenti, le passioni, i
colori delle bandiere, la cultura. Ogni sciopero ha una sua cultura una sua
identità. Quello del 6 maggio potrebbe essere della chiarezza dei no e dei si;
no al precariato, no alle leggi Gelmini e Brunetta,no alle privatizzazioni, si
al SMG, alla scala mobile, a pensioni più eque. Non possiamo rimestere sempre le
stesse cose generiche,. Facciamo chiarezza con richieste nette. Quando la CGIL
si darà semplici parole d'ordine si riguadagnerà la strada per uscire dal
pozzo.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 02, 2011 8:27 AM
Subject: Wojtyla ed il potere della Chiesa
Wojtyla ed il potere della Chiesa
Una scenografia da fare invidia ai migliori professionisti di Holliwood ha
fatto da sfondo alla lunghissima, estenuante cerimonia di beatificazione di Papa
Woitila. Una folla enorme, il gregge di Dio, ha resistito per ore ed ore stretta
in piedi in piazza San Pietro e nelle vie e piazze circostanti quasi nessuno era
in grado di vedere o sentire qualcosa a parte i suoi vicini. Una folla convenuta
da tutti i continenti per partecipare all'evento e raccontare poi si esserci
stata. Qualcosa di Simile a quanto si vede in Arabia Saudita per il
pellegrinaggio alla Mecca senza i giri concentrici attorno alla pietra nera
reliquia del Profeta. Le religioni hanno bisogno di reliquie e di luoghi sacri.
La reliquia scelta per Papa Woitila sarà una ampolla del suo sangue conservato
miracolosamente per tanti anni ora chiusa in un prezioso oggetto simile a quello
che racchiude il sangue di San Gennaro. Tra i convenuti anche sedici Capi di
Stato e tanti tanti politici italiani desiderosi di farsi vedere e notare.
Il Papa sfoggiava paramenti e vesti sicuramente assai più lussuosi di quelli
lussuosi che normalmente indossa. Una manifestazione di potenza della
Religione-Stato voluta il giorno del 1 Maggio in cui i lavoratori di tutto il
mondo ricordano i loro martiri e fanno bilanci delle loro lotte. Debbo dire che
ho sempre provato un senso di grande fastidio tutte le domeniche nel vedere la
folla di Piazza san Pietro anche se abbiamo notizie certe di un calo della
religiosità in tutto l'Occidente. Ancora di più ne ho provato per questa
manifestazione nella quale più di un milione di persone, di cui bisogna
rispettare il sentimento di fede, convengono a Roma fornendo un pubblico enorme
ad un Papa e alla sua corte schierata in ordine di importanza, distinta financo
per colori, che svolge un rito quasi esoterico di concelebrazione di se stessi e
del proprio potere. Napolitano e Berlusconi erano tra la folla dei fedeli seppur
nella zoma riservata ai potenti e francamente non ho provato piacere a vederli
li, nella veste di fedeli, in posizione certamente di soggezione difronte al
Papa Monarca che li dominava dall'alto della sua pretesa di rappresentare Dio
in terra. E' stata quella di ieri una delle più alte manifestazioni di potere
della Chiesa Cattolica che ha voluto aumentare la sua presa e la sua importanza
nel gioco dei potenti del mondo. La figura stessa del Papa scelta per la
beatificazione è un messaggio di ciò che la Chiesa è diventata e vuole sempre di
più diventare: una entità non di fede religiosa ma di potenza della fede
religiosa. Una operazione di marketing per lanciare con forme nuove e sempre più
esigenti il vecchio prodotto del potere temporale della Chiesa che nel corso di
molti secoli di storia ha fatto e disfatto Stati e Governanti come oggi gli USA
fanno e disfanno bombardando o invadendo le nazioni. Basti ricordare la
lunghissima notte europea della lotta tra Papato ed Impero, delle lotte alle
dissidenze interne come quella dei Catari, della guerra contro i protestanti.
Papa Wotila è stato scelto perchè il più "temporale" dei papi moderni, colui che
ha partecipato all'assalto ed alla conquista dell'URSS e del comunismo europeo,
che ha sostenuto le dittature di destra dell'america latina, che ha represso i
movimenti progressisti cattolici, come quello della teologia della Liberazione e
dei preti operai, tacciandoli di marxismo, che ha dato un assetto di
centro-destra al corpo del Vaticano non consentendo alcuno spazio se non alle
correnti integriste dei cattolici come Comunione e Liberazione e sopratutto
l'Opus Dei, la struttura più misteriosa rivolta all'alta borghesia mondiale ed
ai suoi interessi terreni nella finanza e nel controllo degli Stati.
Mentre il Governo appare sempre più debole e confuso cresce l'influenza
clericale sulla Italia ad opera di cardinali come Bagnasco Bertone Ruini ed
altri abili e grossi personaggi assai scaltri. L'influenza della Chiesa sulla
politica italiana è diventata tale che i laici che hanno sempre sollecitato
leggi per realizzare libertà essenziali sono diventati timorosi di proporle dal
momento che oramai il Parlamento ne promuove del tutto opposte alle loro
speranze giungendo financo ad imporre gravissime limitazioni ai diritti della
persona come la legge sul diritto di disporre della propria vita. Siamo al punto
che si afferma essere la vita umana non nella nostra disponibilità ma soltanto
di Dio e cioè della Chiesa che ne può disporre a piacere.
Credo che con la esibizione di potenza di ieri crescerà in Italia molto
l'influenza della Chiesa anche se non cresce e non si diffonde la fede e c'è
addirittura una crisi di vocazioni e di frequentazione delle parrocchie.
Berlusconi sospettoso degli USA che non sembrano gradirlo come una volta si
appoggia sempre di più alla Cei ed a questo Papa che non hanno nei suoi
confronti alcuna remora di natura morale o di scandalo per il suo libertinaggio.
Con il centro destra sempre meno laico e disponibile avremo leggi sempre più
oscurantiste e un potere della Chiesa sullo Stato sempre più evidente. Lo
sapremo presto a cominciare dalle nomine del nuovo direttore della Rai e dei
suoi massimi collaboratori.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 03, 2011 1:54 PM
Subject: Obama e l'imbarbarimento dopo Bush
Obama e l'imbarbarimento dopo Bush
Da ieri i massmedia ci martellano senza tregua raccontandoci l'omicidio di Bin
Laden spesso ingarbugliandosi e contraddicendosi per la necessità di ammettere
alcuni falsi clamorosi come la foto del povero morto con gli occhi cavati che ha
fatto il giro di tutte le prime pagine. Il quarto potere è da tempo al servizio
del potere economico e politico e la libertà di stampa viene negata dalla
pratica del velinaggio.
Colpisce molto il ruolo servile, acritico, inginocchiato davanti
all'Occidente, della stampa. Giornali con testate autorevoli, alcune gloriose
come il Washington Post, dal New York Times a Repubblica che hanno sparato
titoloni, sono impegnate al massimo per la versione data dalla casa Bianca. Nel
tentativo di montare il più possibile l'indignazione dei lettori verso i
terroristi ed acquisire come dato tacito ed indiscutibile l'omicidio di Bin
Laden hanno riesumato gli spot dell'11 settembre e mostrato ancora una volta con
crudeltà il film di Sadam Hussein a cui un marines fruga tra i capelli ed in
bocca. Una scena che mette grande disagio nelle persone che hanno una normale
umanità alla quale ha fatto seguito la scena del cappio al collo,
dell'impiccagione dello stesso Sadam e del vilipendio del suo cadavere. Qualcosa
di peggio di Piazzale Loreto dove
la barbarie verso Mussolini e Claretta Petacci a testa in giù fu consumata nel
fuoco delle passioni e delle sofferenze di una lunga guerra civile. Qui si è
trattato di un prigioniero di guerra sconfitto dagli americani e la cui patria è
stata ed è tuttora invasa da truppe ed basi militari USA.
Il direttore di Rai New 24 ha mostrato con un sorriso furbetto la scena in un
aeroporto di Obama che con fare circospetto ma tale da attirare l'attenzione di
tutti prende dalla tasca si mette in mano e poi si passa in un'altra mano un
bigliettino che poi consegna ad uno dei generali che sono ad aspettarlo.
Corradino Mineo ha fatto intendere che poteva trattarsi dello ordine di
uccisione di Bin Laden, del via libera alla operazione. Obama a me è apparso
mafioso tanto quanto Provenzano che usava i pizzini per trasmettere i suoi
ordini. In ogni caso, il Capo della più potente nazione del pianeta alla guida
dell'Occidente e del mondo anglosassone, agisce con le maniere spicce di un boss
ritenendosi arbitro della vita altrui al disopra dello Stato di Diritto e di
ogni legge e di ogni organismo legislativo o parlamentare. Ha compiuto un gesto
di enorme brutalità contro il diritto e contro le istituzioni internazionali e
del suo stesso paese.
Mi ha molto colpito la scena di Obama e della Clinton attorniati da una
diecina di alti papaveri della amministrazione che sembrano assistere in diretta
all'omicidio di Bin Laden. Mi ha ricordato che gli USA sono il paese della pena
di morte che viene eseguita in modo crudelissimo davanti ai parenti del
condannato. Giustizia è fatta! Hanno assistito in diretta ( a fingono di
assistere) all'omicidio in diretta di Bin Laden. Vogliono sembrare i parenti più
stretti degli USA colpiti dal cattivissimo con l'incendio delle Torri Gemelle!!
Sgomenta il fatto che Obama esibisca fatti e gesti che avvengono al di fuori
delle regole delle legge e dei principi fondamentali di tutte le Carte dei
Diritti a cominciare dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo. Per
gli USA l'obiettivo di morte che si prefiggono supera tutte le resistenze
dell'etica e dei diritti. E' il soldato blu che taglia la gola al pellirossa che
oppone resistenza e non vuole andare via dalla sua terra. E' la Giustizia a
difesa di un ordine sociale e politico che non ammette contraddizioni e
diversità.
Riflettevo che in fondo tutto quello che sappiamo di Bin Laden, a parte le
sue apparizioni sospettate di essere funzionali alle politiche USA, ci sono
state dette soltanto dagli americani. Lo stesso dicasi per i prigionieri di
Guantanamo. Nessuno sa con esattezza di che cosa sono rei. Sappiamo che sono
sospettati di terrorismo. Ma non abbiamo mai potuto sentire la loro difesa. Sono
in galera senza quel minimo di diritti che i siracusani attribuivano ai
prigionieri ateniesi chiusi nelle latomie.
Obama vuole abituare il mondo alla sua barbarie. Dovremmo essere amministrati
tutti da Lui che stabilisce di volta in volta che cosa ci vuole per noi. Ha
detto: "il mondo deve parlare una sola voce". Una dichiarazione di enorme e
pericolosa megalomania perchè mai il mondo ha parlato una sola voce nella sua
lunga storia. Non ai tempi dei Romani e dei Persiani o dei Cinesi. Sta andando
molto oltre il bushismo e sarebbe ora che ammetta un contraddittorio sulla
questione del terrorismo. Termine usato e stiracchiato per consentirgli di fare
le cose anche le più sporche come il bombardamento con 130 missili Cruise della
Libia che viene distrutta e riportata al tempo della dominazione coloniale.
In un solo caso Obama e gli USA potrebbero essere credibili: nel caso che le
Torri Gemelle fossero state abbattute dai terroristi di Bin Laden. Ma sappiamo
tutti e lo stesso Obama sa che l'abbattimento delle torri Gemelle è opera degli
stessi USA e che mai e poi mai sarebbero potute cadere all'impatto degli aerei
se non fossero stati minuziosamente minati prima.
Il martellamento dei massmedia sull'omicidio di Bin Laden sta crescendo di
volume e di intensità. A che cosa mira? A che serve questa imposizione di un
false flag sempre pià ridicolo e fragile ? La coppia Obama Clinton dove va a
parare? Che cosa vogliono dal mondo che tengono in stato di agitazione continua?
Pietro Ancona
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Domani è il primo maggio
Domani primo maggio festa del lavoro Non sappiamo se la ricorrenza che
simboleggia valori di libertà ed eguaglianza dei lavoratori e del loro
movimento di emancipazione sarà rispettata dappertutto. Il sindaco di Firenze,
mediocre successore di Giorgio La Pira, ha deciso di consentire ai commercianti
l'apertura dei negozi.. Vedremo quindi nel giorno sacro al riposo dei lavoratori
le commesse ed i commessi, le persone peggio pagate e più sfruttate alle quali
non si applica che raramente il contratto di lavoro, stare dietro ai banchi o,
come pretendono alcuni sadici imprenditori, a fare da "statuine", in piedi per
otto ore in atteggiamento gradevole ma all'impiedi dal quale possono sciogliersi
soltanto per servire i clienti. Il fascista in doppio petto sindaco di Roma, il
famoso Alemanno che guida la città più violenta contro gli immigrati, i diversi,
i rom si è subito unito alla decisione del rampante giovanotto toscano che piace
tanto a Berlusconi. Anche Milano e Bologna sono della partita. Spiegava stamane
un signore al conduttore Mascini di prima pagina che sosteneva la tesi dei
negozi aperti come dal punto di vista economico e degli interessi delle
aziende, l'apertura per il primo maggio è del tutto inutile. Le famiglie da
molto tempo si sono fatte un budget di spesa dal quale è difficile decampare.
Non è quindi con un giorno di apertura in più che si spenderà di più e, alla
fine, l'apertura dei negozi è una perdita in termini di energia consumata ed
oneri da sopportare ivi compresi lo straordinario del personale. Gli incassi
del primo maggio non si sommano agli incassi di tutti i giorni dell'anno.
Difficilmente sono un di più. Perchè allora c'è una campagna martellante,
incensante, che coinvolge le "migliori penne" dei grandi giornali? Sicuramente
per motivi ideologici e politici. Lavoratori senza il primo maggio festivo sono
lavoratori più sconfitti ed umiliati. Si tratta quindi di un tassello da
aggiungere al lavoro nero, alla precarietà, ai bassi infimi salari, alla
incessante campagna sempre in corso per la riduzione fino all'annichilimento dei
diritti della classe lavoratrice. In effetti, nel quadro generale della
deregolation dei diritti sindacali a cominciare dal ccnl la persistenza della
festa del primo maggio rappresenta una contraddizione, una colonna che resta in
piedi circondata da macerie e che va anche esse abbattuta.
Ho letto che il 1 maggio sarà ricordato dalle tre maggiori confederazioni
sindacali in moltissime località d'Italia dopo un anno di polemiche non risolte.
In effetti questa unità sindacale ostentata è una sovrastruttura surreale di
profonde divisioni. Da molto tempo non è più possibile fare uno sciopero
generale unitario e le ragioni delle divisioni sono gravi: riguardano la Fiat,
le deroghe contrattuali, l'adesione di Cisl ed Uil al patto dei "complici" di
Sacconi. Riguardano anche la scuola e si allargano a tanti altri campi. Perchè
allora si continua a stare insieme dando all'Italia una rappresentazione
bugiarda della realtà? Perchè nella CGIL c'è una forzatura che viene dal
vertice confederale e dal PD suo partito di riferimento per realizzare l'unità
ed alle condizioni dettate dalla Cisl di Bonanni. In fondo la CGIL avrebbe
firmato gli accordi di Pomigliano e di Mirafiori ma ha dovuto astenersi per la
vivace opposizione della Fiom titolare sgradita alla Camussi della trattativa.
In altre cose la CGIL ha soltanto finto di essere in disaccordo con il governo:
mi riferisco alla "riforma delle pensioni", al collegato lavoro e sopratutto al
precariato che ha condiviso con gli accordi del 27 luglio 2007 firmati con
Prodi.
Il disagio per una celebrazione unitaria è dovuto essenzialmente alle mancate
risposte "unitarie" al profondo malessere dei lavoratori che si è espresso anche
in forme di disperazione come l'ondata di neostiliti e l'Isola dei Cassi
Integrati o con i pietosi suicidi registrati nel corso dell'anno.
Cinquecentomila lavoratori pubblici perdono il posto di lavoro e tra questi
oltre centomila insegnanti. Il precariato sta diventando maggioritario e presto
sarà l'unica forma di lavoro dipendente. Questo genera disagio rabbia rancore
collera in milioni di persone che non possono ipotizzare il loro futuro, ma il
vertice della CGIL insiste nella sua politica unitaria fondata sull'accettazione
dei dicktat Cisl e Confindustria. Firma a Genova un "patto sociale" con
Confindustria su quattro punti cruciali e non non sottoscrive in pieno gli
accordi con Confindustria e Governo sui temi della "produttività" ancora in
discussione non perchè contrario ma per motivi di opportunità e di gestione
della sua base sociale. La Cgil vorrebbe smottare a destra senza pagare dazio,
in modo soft indolore.
L'unità sindacale presentata il 1° maggio è piena di contenuti contrari agli
interessi dei lavoratori. Realizziamo in Italia la contraddizione delle
contraddizioni: sindacati forti di oltre undici milioni di iscritti tra i
maggiori del mondo occidentale che gestiscono iscritti impoveriti e con processi
di impoverimento salariale e giuridico in corso assai pesanti! Sindacati ricchi
e potenti e loro iscritti che vivono la vita di fabbrica quasi con terrore ed
umiliati dalle minacce di licenziamento o di riduzione coatta del salario.
Quindi bisognerebbe che la CGIL convochi un Congresso straordinario per una
riflessione radicale sulla linea di politica sindacale oppure che si cominci a
pensare ad una nuova Confederazione che unisca il dissenso interno alla CGIL
alla militanza del sindacalismo di base. Insomma fare una nuova Confederazione
capace di riscoprire e difendere gli interessi dei lavoratori nel solco della
tradizione del movimento operaio italiano anteriore alla fase della
concertazione (1992).
Forse la Cgil è riformabile? E' riconducibile alla sua natura di sindacato di
classe e non di conglomerata di servizi? Questo è molto dubbio. Bruno Buozzi e
poi Giuseppe Di Vittorio dopo la capitolazione di Rigola e D'Aragona, i due
primi segretari generali della CGIL (1906/1926), al Patto di Palazzo Vidoni
imposto da Mussolini, ci misero tantissimo lavoro per recuperare la CGIL dalla
perdita di se stessa e della sua identità profonda di strumento del movimento
operaio. Ma questo ora è quasi impossibile perchè la CGIL ha una forte
maggioranza di destra e perchè i partiti del socialismo pci e psi non ci sono
più ed i loro epigoni sono liberisti e confindustrialisti. Nei partiti quello
che resta fuori dal PD è un pulviscolo che tarda ad aggregarsi. Inoltre la
stessa sinistra "radicale" non è tutta assente da processi di ammaloramento
politico. Il Sel di Vendola aspira a congiungersi con il PD e PRC stenta a
spiccare un nuovo volo assieme agli altri frammenti del comunismo italiano. Per
avere un segnale di cambiamento di linea serio la CGIL
dovrebbe abrogare i contratti atipici applicati al suo personale tecnico ed
amministrativo ed al personale delle sue conglomerate. Sarebbe interessante
sapere come viene assunto il personale del Caf e come viene retribuito. Quali
cambiamenti sono avvenuti nel trattamento del valoroso personale dell'Inca da
quanto è stata varata la legge Biagi. Bisognerebbe inoltre convincere la CGIL a
fare la grande guerra al precariato ed a rinunziare alla concertazione
disdicendo gli accordi firmati nel 1993 da Bruno Trentin. Combattere e non
assecondare la cosidetta contrattazione di secondo livello se questa diventa
sostitutiva del ccnl. Recuperare tantissimi temi della sua storia sempre validi
e sempre attuali. Non c'è niente di obsoleto in ciò che faceva prospera
l'Italia. Le politiche liberiste jugulatorie di oggi fanno infelici i lavoratori
e rovinano l'Italia come ha rilevato allarmato Draghi. Nel fallimento di CGIL
CISL UIL c'è anche il fallimento della Confindustria trattata a pesci in faccia
dalla Fiat ed insidiata da vicino dalla sua consorella francese che ha steso una
Opa gigantesca non soltanto su Parmalat, ma su quanto resta dei gioielli della
nostra media industria.
L'abbandono della CGIL del campo antimperialistico e della pace genera
sbandamenti come l'adesione o il silenzio sui bombardamenti dei nostri
fratelli e delle nostre sorelle libiche. Non credo proprio che la CGIL di Di
Vittorio o di Lama o di Vittorio Foa avrebbe mai ammainato le sue bandiere ed
appoggiato i raid aerei e le tante guerre ascare al servizio delle
multinazionali USA. La scelta della pace senza se e senza ma deve tornare ad
essere un punto fondamentale di rifondazione della nuova CGIL. Ma forse il
gruppo dirigente centrale soffocherà ogni tentativo in questa direzione e
continuarà a trasformarsi in sindacato di servizi e poi sindacato imprenditore.
Inni e bandiere sono simboli dell'identità, della storia, della cultura delle
organizzazioni. Al tremendo concertone di Roma che si ripete da anni e che vive
di una sua vita staccata dalla realtà del Paese non si suoneranno l'inno dei
lavoratori e l'internazionale. Si suoneranno invece al loro posto "va pensiero"
e l'inno di Mameli. Una scelta nazionalistica contraria alla tradizione
internazionalista. Non capisco il "Va pensiero" se non come omaggio agli ebrei
che piangono la patria perduta. In effetti la patria perduta la piangono oggi i
Palestinesi ed in quel poco che è loro rimasta ci vivono prigionieri. In
moltissime manifestazioni non si intoneranno gli inni proletari. E' molto triste
quanto accade ed è segno non di una linea sindacale che cambia e diventa più
"moderna", ma di una forza che smarrisce la coscienza di sè, la coscienza di
essere un grande corpo collettivo dotato di intelligenza sociale. I lavoratori
rischiano di restare soli, e in parte già lo sono, di fronte a coloro dai quali
dipende la loro vita.
Non va bene, non va proprio bene. E' una regressione dallo spirito di
appartenza alla classe operaia che ci riporta all'epoca pre moderna degli "spirits
anemals" del capitalismo che ritornano alla grande.
Pietro Ancona
già membro del CNEL già segretario regionale della Cgil sicilia.
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: info-ambasciata@amb-libia.it
Sent: Saturday, April 30, 2011 8:17 AM
Subject: ammirazione per il Presidente Gheddafi
Esprimo grande ammirazione per il comportamento sereno, coraggioso,
dignitoso, giusto tenuto sotto i bombardamenti dal Presidente Gheddafi che
nonostante l'aggressione sia totalmente ingiustificata propone tuttavia di
trattare con la Nato rivendicando il diritto sacrosanto di non lasciare il suo
Paese che ha arricchito immensamente in quaranta anni di sapiente oculata
amministrazione che ha fatto anche la fortuna dell'Italia.
Spero per la sua salute e che non venga ucciso come usano fare i barbari
dell'Occidente verso coloro che ritengono di dovere punire quasi sempre
ingiustamente.
Pietro Ancona
ex consigliere CNEL
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, April 29, 2011 7:46 AM
Subject: Gli epigoni di Pio La Torre
Gli epigoni di Pio La Torre
Domani ricorre il ventinovesimo anniversario della morte di Pio La Torre che
fu segretario del PCI siciliano durante una delle più terribili recrudescenze
del dominio mafioso. Non è la prima volta che lo rievoco e continuerò a farlo
perchè il suo ricordo racchiude molte cose che hanno a che fare con l'onestà, la
pulizia morale e politica, la passione, la dedizione ad un ideale in cui il
partito diventa strumento non di scopi che lo riguardano ma di interessi
generali della popolazione e della società. Lo ricordo con affetto perchè ebbi
l'onore di collaborare con lui da segretario generale della CGIL siciliana e di
rendere possibile l'attuazione di tanti dei momenti di lotta che programmava e
realizzava con tenacia ed entusiasmo quasi fanciullesco. Mi riferisco alla lotta
per la pace e contro i missili a Comiso. Ricordo che mi sostenne tutte le volte
che la corrente comunista poneva il problema della mia estromissione dalla
direzione della CGIL. Io ero (e sono) socialista . Ero unitario con i comunisti,
ma ad alcuni non andavo bene perchè ritenuto, come una volta ebbe a dirmi
scherzosamente Luigi Colaianni, "unitario ma egemonico".
Un gruppo di estimati dirigenti comunisti anni orsono creò il Centro Pio La
Torre che svolge una importante azione di sostegno alla lotta alla mafia curando
in particolare l'educazione delle nuove generazioni. Ma è il solo punto nella
politica e nella società siciliana in cui la figura di Pio viene rievocata e
diventa fonte di ispirazione e di azione didattica verso le nuove generazioni
nell'ambito del PD.
Il Partito di Pio La Torre non c'è più da anni così come non c'è più il
Partito di Piersanti Mattarella altro caduto sul fronte della mafia perchè da
Presidente della Regione pensava di fare qualcosa di buono, di liberare
l'amministrazione regionale dalla soggezione e dalla penetrazione mafiosa. Il
partito che ha raccolto la DC di Mattarella ed il PCI di La Torre è il PD che è
in atto impegnato in una difficile ed assai discussa collaborazione con un
massimo esponente dell'MPA, un movimento autonomista chiacchierato ed indagato
dalla Procura della Repubblica. Ne ha percorso di mala strada il PD per
arrivare dopo trentanni alla collaborazione con ciò che sarebbe stato aborrito
da Pio. In trenta anni la Sicilia che aveva tante speranze e prospettive si è
ridotta ad una Assemblea Regionale che vive guardandosi l'ombelico e nutrendosi
di velleitarismi dopo una manomissione dello Statuto originario che l'ha messa
nelle mani del Presidente della Giunta ed una Regione piena di debiti alla quale
non bastano le enormi entrate che ricava dal suo Statuto speciale e che nel giro
dei prossimi cinque anni avrà svenduto grande parte del suo magnifico e ricco
patrimonio demaniale per pagare una pletora di consulenti, managers,
appaltatori, dirigenti che come pirana la divorano e la spolpano senza alcun
ritegno. La spesa corrente assorbe
e supera le entrate quando trenta anni fa si limitava ad essere il quaranta per
cento del bilancio regionale.
Gli epigoni di La Torre hanno dato vita assieme ad altri ad un partito che non
si propone nessuno dei tre grandi obiettivi di Pio La Torre: lotta alla mafia,
sviluppo, pace e dal punto di vista della sua cultura interna soltanto i più
anziani sono ancora legati a valori di trasformazione socialista della Regione e
di riforme sociali per fare entrare di più e meglio le masse popolari dell'Isola
in una società con meno disuguaglianze e squilibri. La Torre fece grandissime
manifestazioni a Comiso per la Pace. Oggi assistiamo al via vai di aerei da
bombardamento dall'aeroporto di Trapani che portano il loro carico orribile di
morte ai nostri fratelli libici e nessuno alza un dito. Il PD siciliano appoggia
la linea nazionale del Partito per l'intervento armato contro la Libia che mai
ci ha fatto qualcosa di male. Pio La Torre, ne sono certo, non avrebbe permesso
che questo avvenisse ed avrebbe organizzato l'occupazione dello aeroporto di
Trapani. Pensava alla Sicilia come ad una grande piattaforma di pace per il
Mediterraneo non certo come base per aggredire i nostri vicini.
La cultura del PD è fatta di pragmatica adesione alla gestione del potere così
come esso è ed è tale da stroncare ogni tentativo di fare della politica una
missione, qualcosa di utile di buono e di giusto per tutti. Si propone insomma
di amministrare meglio e con più efficienza un potere che la destra usa soltanto
per il suo blocco sociale che esclude i lavoratori e non li riconosce come
classe sociale.
Il PDI è cosa profondamente diversa dal PCI di Pio La Torre che era lo stesso
PCI di Mommo Li Causi e l'erede dei fasci siciliani che ebbero in Bernardino
Verro, in Nicola Barbato, in Garibaldi Bosco ed altri grandi apostoli i
dirigenti di un movimento per la liberazione delle masse popolari siciliane.
L'iniziativa di un gruppo di giovani capeggiati da Davide Faraone di fare uno
"strappo" a questo PD a cominciare dalla pulizia della lapide di Pio e di
Rosario di Salvo dalle sterpaglie che la ricoprono è un conato di rifiuto verso
ciò che è il PD oggi. Ma se si limita a togliere soltanto sterpaglie senza
recuperare i valori della ideologia e della tradizione del movimento comunista e
socialista siciliano, sarà soltanto una azione buona per esssere raccontata dai
giornali.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, April 28, 2011 6:36 AM
Subject: assalto al 1 maggio
Assalto al 1 Maggio
L'assalto alla Festa del 1 maggio attuato da numerosi Sindaci e dalla destra
italiana che vorrebbero i negozi aperti si inscrive in una linea di
desacralizzazione di una data finora rispettata dalle democrazie in omaggio al
lavoro ed alla sua fondamentale importanza. Non è un caso che gli USA il Paese
ideologicamente alla guida del capitalismo e che ha represso alla fine dello
ottocento con il sangue dei sindacalisti e dei lavoratori il loro diritto ad
esistere come classe non celebra il 1 Maggio che è una giornata feriale come
tutte le altre. Coloro i quali vogliono abolire la festa affermano l'idea che
quello che conta non è il lavoratore ma la sua prestazione ed il valore di
questa prestazione vogliono essere soltanto loro a determinarla. Vuole
cancellare il lavoratore come soggetto sociale titolare di diritti e ridurre la
sua funzione a quella di mero strumento da impiegare per realizzare profitti.
Credo che in qualche modo l'iniziativa del sindaco pd di Firenze e del sindaco
di destra di Roma avrà un risultato. Il 1 Maggio comincerà ad essere per i
dipendenti del commercio una giornata di lavoro come tutte le altre. Dal
commercio si passerà presto a tutti gli altri settori. Questa tendenza non è
sufficientemente contrastata da tutti i sindacati e dalla opinione liberal e di
sinistra. Si inscrive in una linea di riduzione del ruolo sociale e della
funzione politica dei lavoratori che ha fatto grandi passi in avanti in Italia
segnando lo sgretolamento dello Statuto dei Diritti e delle indicazioni della
stessa Costituzione che mette il lavoro a fondamento della Repubblica. Lavorare
il giorno che celebra il riscatto del lavoro è coerente con la legge Biagi, con
il collegato lavoro, con la fine del sistema pensionistico. E' un messaggio con
il quale si rafforza l'offensiva contro le classi lavoratrici per segnarne la
sconfitta definitiva.
Se la CGIL è davvero a difesa della festa del 1 Maggio dovrebbe organizzare la
contestazione dei negozi che alzano le serrande ed inviare gruppi di sostegno a
sostegno ai lavoratori del commercio spesso non in condizioni di difendersi e
che sono pagati malissimo con uno sfruttamento "industriale" della legge Biagi
che ne ha garantito la precarizzazione diffusa. Dovrebbe dichiarare di
considerarein sciopero itutte le aziende commerciali che restano aperte e
chiedere l'intervento degli ispettori del lavoro per bonificare il lavoro nero
che è assai diffuso Contrapporre consumatori ai lavoratori è un gioco spesso
aiutato da un giornalismo miope o embedded e da partiti che strizzano l'occhio
ai bottegai ed ai supermercati. I lavoratori sono anche consumatori e non hanno
meno diritti di altri.
Non sottovalutare la guerra dei negozi aperti sarebbe opportuno per le
organizzazioni sindacali e la sinistra italiana. Ma viviamo in tempo di
frastornamento e forse ci si lascerà trascinare dalla corrente avversa.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, April 28, 2011 4:43 PM
Subject: : Le nozze del secolo
Le nozze del secolo
"Dopo cinque minuti il via della ''sfilata'' degli aerei della Royal Air Force
che sfrecceranno su Buckingham Palace in omaggio alla coppia."
(http://www.asca.it/news-)
Saranno distolti per qualche ora dai bombardamenti in Libia, in Afghanistan ed
in altri posti dove massacrano dall'alto con bombe all'uranio la popolazione
terrorizzata.
I massmedia stanno impazzendo in un crescendo quasi isterico di notizie e si
sbizzariscono a descrivere i particolari di tutti gli oggetti, di tutti gli
ingredianti di quello che definiscono " il matrimonio del secolo". Dovrebbe
oscurare quello dei genitori del futuro re, per queste occasioni chiamato
soltanto Willians. Qualcuno sta facendo i conti di quanti milioni di sterline
verranno spesi. Sono comunque della opinione che saranno a carico del popolo
britannico e che questa famiglia secondo le tradizioni di scrocconaggio che
caratterizza l'altissima nobiltà britannica è anche capace di avere programmato
un guadagno facendo la cresta ai vari momenti dello sfarzoso avvenimento. Ai
giovani inglesi viene negato il diritto all'istruzione superiore con tasse
universitarie pesantissime fatte solo per costituire una porta massiccia ed
inespugnabile alle classi di ceto popolare. Cinquecentomila impiegati pubblici
hanno già perso il lavoro. Il precariato sta riducendo in schiavitù le nuove
generazioni di lavoratori e poi meno sanità e meno scuola e meno pensioni per
tutti. Ai popoli che hanno la disgrazia di avere il petrolio sangue dolore e
lutti da parte della Regina Elisabetta che continua la tradizione della sua
illustre ava che fece le fortune della famelica e morta di fame nobiltà inglese
con la pirateria e la tratta degli schiavi.-
L'opinione pubblica europea sarà drogata dai massmedia ed influenzata verso
il modello imperiale. Potrà la sartina inglese disporre di tre abiti da sposa
come Katia? Non potrà e forse non avrà i soldi per sposarsi e per mettere su
famiglia perchè il suo ragazzo guadagna qualcosa saltuariamente. Ma non importa:
si sta organizzando un trasfert strepitoso dalla novella futura Regina alle
ragazze della Gran Bretagna. Intanto dalle macerie della Libia in fiamme
aggredita senza ragione e dagli altri teatri delle criminali imprese
anglosassoni si alzano fumi neri, di un nero terribile, il nero della morte
delle bombe all'uranio ed al fosforo. Migliaia di madri piangono i figli perduti
mentre Londra si esibisce nello sfarzo della potenza esibita e nei saloni di
Palazzo Buckingham
si brinda e i ricconi blasonati si sollazzano e fanno la ruota dei tacchini.
All'ambasciatore siriano, in omaggio ai principi dell'umanitarismo atlantico, é
stato prima mandato e poi ritirato l'invito per sottolineare il rifiuto morale
della real casa per il popolo siriano attualmente sottoposto a gravissime
provocazioni fomentate dagli alleati. Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, April 26, 2011 7:54 AM
Subject: una decisione orribile
Una orribile decisione
L'Italia, dopo tanti tira e molla di Berlusconi e Frattini, ha deciso di
partecipare al massacro della popolazione e delle città della Libia leali a
Gheddafi dopo il golpe dei gruppi cirenaici sostenuto dalla Francia ed ora
da tutto l'Occidente. La Francia, invidiosa della intensità delle relazioni
commerciali ed industriali tra Libia e Italia che dura da quaranta anni e
che produce un esport-import di oltre venti miliardi di euro l'anno e dà
lavoro in Libia a diecine di migliaia di ingegneri tecnici imprenditori
italiani, è stata la più baldanzosa della Triade con USA e Gran Bretagna
nell'assalto a Gheddafi. Il Capo della Libia è stato ricevuto poco tempo
fa in Eliseo e niente lasciava presagire l'odio di Sarcozy che sarebbe da
li a poco traboccato. Gheddafi è stato corteggiato da tutto l'Occidente per
le enormi disponibilità finanziarie della Libia alle quali attinge per aiuti
fin dai tempi di Agnelli e della sua partecipazione al capitale della Fiat.
La guerra contro la Libia ha consentito all'Europa ed all'USA di sequestrare
i fondi sovrani e questo è servito assai probabilmente a mettere una pezza
alla crisi finanziaria dell'Occidente. Una vera e propria rapina a mano
armata.
Nel quarantennio di governo di Gheddafi la Libia ha conosciuto il più
lungo periodo di prosperità della sua storia. Si è affrancata dal
colonialismo italiano iniziato dal 1911 con Giolitti e proseguito fino a
tutto il periodo fascista. Ha saputo costruire con l'Italia un rapporto
positivo e quasi di vicinanza che ha voltato pagina sul terribile passato di
atrocità e sofferenze inflitte alla sua popolazione. Questo rapporto
positivo è continuato nel tempo ed ha impegnato tutti i governi da Andreotti
in poi. Soltanto nell'ultimo decennio sono stati firmati dall'Italia tre
trattati da Giuliano Amato nel 2002, da Prodi nel 2007 e da Berlusconi nel
2009. L'Italia ha ricavato grandi frutti da questa politica di pace che l'ha
caratterizzata suscitando molte simpatie nel mondo arabo. Ora si scopre
improvvisamente che Gheddafi è un sanguinario tiranno che massacra il suo
popolo. L'aggressione alla Libia é stata concepita in Francia, in
Inghilterra ed in Usa per colpire assieme alla Libia anche l'Italia
mostratasi indisciplinata nella politica energetica con gli accordi
triangolari Libia-Italia-Russia.
Sgomenta la decisione del PD di aderire ai bombardamenti. Perchè lo fa?
Perchè è preminente nel PD il problema del ritorno al governo rispetto agli
interessi della pace e dell'Italia. Il PD fa da sponda agli USA e preclude a
Berlusconi di fare una politica diversa dai diktat che arrivano da
Washington. La Lega, che non ha mai avuto il problema della legittimazione
oltreatlantica del suo gruppo dirigente, si schiera decisamente contro la
guerra. Ma anche i suoi spazi sono limitati dallo sbarramento guerrafondaio
del PD ed alla fine dovrà acconciarsi.
Questa decisione dell'Italia è orribile se pensiamo che l'interesse
nazionale era ed è non solo di non partecipare alla guerra, ma addirittura
di impedirla. Ma non c'è niente da fare. Siamo una colonia con 113 basi
militari USA nel nostro territorio che servono assai più contro di noi che
contro ipotetici nemici che non esistono dopo la caduta dell'URSS avvenuta
venti anni orsono.
Con i bombardamenti l'Italia interrompe il quarantennio e ritorna al
colonialismo feroce del fascismo che usava gli aerei del generale Magliocco
per gasare la popolazione. Ora i nostri aerei lanceranno bombe all'uranio
che faranno morire diversamente la popolazione che subito non viene uccisa
con le radiazioni ed infine con le nascite di bambini deformi.
L'Italia stiracchia quanto più è possibile la decisione dell'ONU che
prevedeva soltanto la fly zone. Ma l'ONU, massimo ruffiano degli USA,
chiuderà un occhio e semmai si prepara ad assecondare lo sporco gioco in
corso contro la Siria.
Il PD con la decisione di bombardare chiude con il pacifismo e diventa
organico alla ideologia militarista del liberismo neocon. Purtroppo anche l'
ANPI, la gloriosa associazione dei partigiani recentemente colonizzata dal
PD, si è pronunziata e sostiene la guerra. Questo nella giornata
anniversario della guerra di Liberazione e della Resistenza.
La soddisfazione mostrata dai rivoltosi per la decisione dell'Italia è la
conferma del suo errore. L'errore di giocare alla roulette della morte in
una avventuristica e rischiosa decisione che cambia il destino del
Mediterraneo.
L'Italia, salvando la Resistenza, ha una storia orribile scritta dalle
sue classi dirigenti. Ricordo per tutte l'8 settembre quando si comunica
l'armistizio e si annunzia che la guerra continua senza dire contro chi.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, April 24, 2011 8:28 PM
Subject: i funerali
I funerali
Scrivo questo articolo sui funerali di Vittorio Arrigoni. Sono le ore 20 e su
internet ho letto tutte le notizie che arrivano da Bulgiaco dove oggi pomeriggio
si sono svolti . Sono centinaia i siti ed i giornali che se ne occupano ma,
come se si fossero messi tutti d'accordo, non si superano le trenta righe. Una
particolare notizia è stata data soltanto da uno o due dei siti e riguarda la
concelebrazione della messa da parte di Monsignor Capucci, arcivescovo di
Cesarea della chiesa ortodossa, persona che ha impegnato la sua vita nella lotta
per la liberazione del popolo palestinese. Un prelato di 90 anni che si è
sottoposto agli strapazzi di un lungo e difficoltoso viaggio per salutare
Vittorio e dirgli che è morto da santo, da eroe, da martire.
La parola d'ordina velinata che ha mosso il gregge dei giornalisti che hanno
steso i pezzi evidentemente è stata quella di non aggredire di fare un racconto
breve di quello che è accaduto di dire quante persone c'erano (alcuni scrivono
due mila, altri alcune centinaia)
di essere se non proprio riguardosi soft politicamente corretti..
Anche questo taglio dato dalla disinformazione massmediatica ha dato il suo
contributo al silenziamento della vita, della storia, delle opere di Vittorio
del perchè è morto e di chi lo ha ucciso. Non crederò mai che si tratta di una
scelta di un gruppo di arrabbiati. Cui prodest la morte? Prodest ad Israele che
a giorni dovrà affrontare un nuovo tentativo dei pacifisti europei di
raggiungere Gaza e che ha interesse a distruggere ogni possibile testimonianza
che non sia embedded come certi servizi di rai3.
Non ho letto commenti dei nostri famosi opinionisti. Mi pare che il veleno
della destra è già stato schizzato dai giornali del Cavaliere e dello ineffabile
Angelucci miliardario che deve le sue fortune alla sanità pubblica spolpata dal
di dentro come da un terribile verme tenia. Vedremo se nei prossimi giorni
torneranno a parlarne ma ne dubito. La parola d'ordine è un'altra.
Ho letto che l'unica corona di fiori è stata inviata dal Manifesto. Non è stata
data notizia di altri omaggi floreali provenienti dallo establiscemen politico e
sindacale italiano. Avevo chiesto alla signora Camusso di partecipare ai
funerali ma i giornali non ne danno conto. Non danno conto neppure della
presenza dei leaders della sinistra comunista. Bah!
Insomma il funerale ha dato una rappresentazione veritiera dello stato
dell'arte in Italia. Una militanza generosa ed appassionata, colta ed impegnata
che si estende dai cristiani ai comunisti agli anarchici. Una galassia che il
potere e non solo il potere ma anche l'opposizione tendono a circoscrivere,
isolare e magari criminalizzare.
L'assenza delle istituzioni e del Presidente della repubblica fanno compiere un
passo avanti verso la postdemocrazia e l'appiattimento totale alle posizioni
degli USA e di Israele. Forse è stato scelto di essere assenti magari per essere
più presenti altrove ad esempio nei bombardamenti in Libia dove abbiamo
vigliaccamente inviato gente dello Stato e forse delle milizie private dei
contractors ai quali apparteneva, ricordate?, Fabrizio Quattrocchi.
Ieri a tarda notte ho visto un documentario trasmesso da rainew24. Una
intervista a Vittorio che colpisce per la pacatezza, per il tono sottovoce con
cui parla delle tragedie palestinesi, un tono che non diminuisce ma dà maggiore
forza alla sua militanza.
E' chiaro che oggi a Bulgiaco si è approfondita una frattura tra l'Italia
resistenziale ed umanitaria e le istituzioni. Ma forse si è preso atto di
un'altra frattura tra il movimento in qualche modo espresso da Vittorio e la
sinistra esistente che si contorce in gravissime contraddizioni e, per non
pagare dazio, si è inventata una differenza tra lotta di classe e geopolitica
(sic!). Ma forse Vittorio non è espressione di una minoranza disperata ma di una
Italia che comincia da Gobetti e dai fratelli Rosselli che è viva e pulsa nelle
arterie della cultura e della storia italiana.
Pietro Ancona
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