Spazioamico

RASSEGNA STAMPA

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Pietro Ancona                                                                                                            INDICE

DA RIGOLA ALLA CAMUSSO

  La lunga notte del sindacato italiano

 

 

 

Lettere e articoli vari

 

 

 

 Prefazione di Alberto Lombardo 

Pietro ci insegna tante cose.

 

Da questi scritti esce un quadro che descrive con sincerità chi è Pietro Ancona, cosa pensa e che grande passione continui a mettere nel suo impegno politico.

Spesso si critica il web perché – si dice – allontana e "atomizza" le persone anziché far condividere loro le idee. Per Pietro non è così. Ogni pagina dei suoi fulminanti scritti potrebbe essere preso, stampato e distribuito come un volantino, come un proclama di lotta. È carburante che – se solo fosse messo in un'auto potente – la farebbe decollare. Purtroppo – e lo dobbiamo dire con rammarico e senso autocritico – dovremmo essere noi che leggiamo i suoi scritti a trasformarli in quotidiana agitazione politica, ma ahimè le forze del "movimento" sono ancora limitate, disperse, spesso confuse e distolte da obiettivi secondari. Questo è purtroppo il bello e il brutto del "movimento".

Cosa ci insegna Pietro? Spesso noi leggiamo (distrattamente), discutiamo (su che?), ma non avendo la sua straordinaria esperienza, non riusciamo a cogliere dei nessi che non si studiano sui libri né si leggono sui giornali e neanche nei blog più combattivi si trovano.

Fulminante la polemica con Ichino, che vi invito a seguire fino in fondo fino al dileguarsi dell'avversario, in cui questa esperienza viene fuori in tutta la sua stringente consequenzialità. Ebbene le considerazioni di Ichino – dotto giuslavorista – vengono smontate con una semplicità che solo il dominio assoluto della materia sindacale consente. La polemica verte sui due livelli di contrattazione sindacale, quella nazionale e quella aziendale. Chi ha esperienza della materia sa che la cosiddetta "contrattazione di secondo livello" è una frazione irrilevante della prima, ossia la quota di salario la stragrande maggioranza dei lavoratori la conquista con Contratto Nazionale e che invece è molto più debole nella trattativa azienda per azienda. Tutte le argomentazioni di Ichino a questa argomentazione fanno la fine degli spiritelli all'arrivo dell'alba.

Un'altra gran pensata è il cosiddetto reddito di cittadinanza. Ebbene Pietro non cade in questa trappola che non ha nulla a che fare col lavoro, quello vero, ma anzi ne è la sua negazione. E invece ci riporta sempre al salario minimo garantito, ossia alla necessità non di dare elemosine alla plebe, ma un salario ai lavoratori che hanno la dignità del lavoro. Il lavoro c'è e va pagato. I posti sono stabili, ma sono occupati da lavoratori precari.

E a proposito di precariato, Pietro non ne fa mai una battaglia pietista o interclassista; ne spiega invece i nessi con la lotta di classe più complessiva. Anche le sue fulminanti (ripeto questa parola, ma non ne trovo un'altra più appropriata) osservazioni sulla rapina del TFR, che coinvolgono temi economici e finanziari delicati, Pietro li risolve sempre guardandoli dal punto di vista del lavoratore, ma non negandoci anche degli squarci appropriati su ciò che sta avvenendo ai livelli più alti del capitalismo finanziario internazionale. Queste osservazioni non sono mai saccenti, non fanno mai discendere sul lettore il peso di chissà quale "principio di autorità", ma anzi con il suo stile semplice ed efficace Pietro spesso sbroglia matasse che alcuni ingarbugliano a bella posta.

Questi sono solo alcuni degli innumerevoli insegnamenti che Pietro ci regala nelle sue pagine e gli esempi potrebbero continuare, uno su tutti la denuncia del «progetto di modifica del contratto di lavoro che è nello stesso tempo un momento di passaggio verso nuove forme di rapporti non più conflittuali ma collaborativi, una forma di neocorporativismo nella quale i sindacati vengono assorbiti in funzione parastatale come gestori con il padronato di enti bilaterali che hanno l'obiettivo di privatizzare il welfare.»,  che conduce a riflessioni quali: «A questo punto si impone una riflessione che è la seguente: l'Unità sindacale serve ai lavoratori oppure alla Confindustria ed al Governo? Serve certamente alla Confindustria ed al Governo! La CGIL è sempre la grande bellissima organizzazione dei lavoratori italiani o è diventata o rischia di diventare altro?»

Ma Pietro non è solo un uomo del sindacato che parla dei temi del lavoro. Pietro è nato e continua a vivere come uomo politico, con una visione chiara dei ruoli che i partiti hanno avuto e hanno oggi. Pietro è un socialista vecchio stampo, quando i socialisti erano nel fronte popolare insieme ai comunisti e dicevano "dobbiamo fare come in Russia". Quel Partito Socialista aveva regole, riferimenti ideologici, aspirazioni che oggi farebbero accapponare la pelle anche a tanti che si dicono e si credono "di sinistra". La sua lucidità nell'analizzare processi storici decennali e spiegarli in due parole (sì, sì; no, no; il resto è del diavolo) lascia senza fiato. Ma si sente sempre il dolore che Pietro prova nel raccontare e nello scoprirsi testimone della più incredibile sconfitta che il movimento operaio internazionale ha accumulato. Proprio nelle prime pagine (28 luglio 2007) si trova la lettera alla Armeni. Da leggere nelle scuole di partito (ma, perché no, anche nelle scuole statali) .

« Sono stato segretario regionale della CGIL ed ho vissuto tutta la vita come quei preti innamorati della Chiesa che non vedono quanto ci sia di negativo ed inaccettabile dentro le sue mura.» « mi hanno fatto riflettere su tutta la mia vita di sindacalista ed ho scoperto che è stata intessuta di menzogne.»

Da leggere tutta perché ce n'è per tutti: Trentin, Lama, Cofferati.

« Cara Signora, fino a quando il PCI aveva interesse a sparigliare le carte e fino a quando c'era il muro di Berlino, i lavoratori italiani hanno avuto la possibilità di crescere. Quando i comunisti hanno cominciato a strizzare l'occhio a cercare avidamente l'approvazione della grande borghesia italiana (a quella della piccola impresa aveva già concesso contratti privilegiati) è cominciata l'opera di smantellamento dei diritti. I salari e le pensioni d'Italia sono tra i più bassi perché il PCI prima si doveva fare accettare ed ora deve fare il PD con la democrazia cristiana.»

Sembrerebbe da queste righe che la speranza non alberghi nel cuore di Pietro. E invece non è vero. La sua attenzione ai COBAS e al sindacato di base, il suo sostegno per le loro lotte; il cercare di vedere in alcune azioni, o più spesso affermazioni, dei protagonisti di sinistra un nuovo inizio, una ripresa dell'attività politica che ponesse di nuovo al centro i temi del lavoro, ma dal punto di vista del lavoratore e non del salottiero leader di turno … tutto questo fa di Pietro e della sua umanità un esempio da seguire.

Mi sono sempre trovato d'accordo con lui? Non sempre (forse l'1% delle volte, il 99% delle sue affermazioni mi hanno sempre convinto di getto)! Eppure anche in quelle volte c'era sempre qualcosa da imparare.

Per questo la raccolta dei suoi scritti più recenti è una iniziativa che merita la più grande attenzione.

 

Alberto Lombardo

 

Docente di Statistica alla facoltà di ingegneria dell'Università di Palermo


 

Chi è Pietro?

 

 

Pietro Ancona (Agrigento 1936) è stato Segretario generale della Cgil siciliana dal 1979   al 1987.   Segretario della CGIL di Agrigento, fu chiamato da Pio La Torre alla segreteria siciliana. Ha collaborato con Fernando Santi, grande sindacalista socialista.

Membro dell'Esecutivo della CGIL e del CNEL, Pietro Ancona, sindacalista, ha partecipato alle lotte per il diritto ad assistenza e a pensione di vecchi contadini senza risorse, in quanto vittime del caporalato e del lavoro nero. Si è occupato dei minatori siciliani dello zolfo ed è stato tra gli artefici della publicizzazione delle miniere. Nel consiglio di amministrazione del Ente minerario siciliano contribuì alla realizzazione del  metanodotto Italia Algeria.

Durante la sua trentennale attività di sindacalista ha svolto una intensa attività pubblicistica su riviste e giornali siciliani e nazionali.

Oggi continua ad essere una delle poche voci critiche della sinistra dell’Isola, capace di mettere in discussione la tradizione e di misurarsi con le nuove questioni che insorgono nel conflitto capitale-lavoro.

 


 

 

2006 -- 2007

 

I. Attacco ai contratti collettivi del lavoro

 

Profanazione radicale del Primo Maggio

1 maggio 2006

 

Il primo maggio ha visto sempre i socialisti con tutti i loro compagni e amici del movimento operaio, a ricordare con cortei, manifestazioni e comizi, la secolare lotta per migliorare la condizione di vita e sociale dei lavoratori, guardando al futuro sempre con una nuova speranza di crescita civile.

Il primo maggio è una grande giornata anche per la causa della pace nel mondo.

Oggi questa giornata è stata profanata da una lunga dichiarazione del signor Capezzone il quale propone provocatoriamente, strumentalizzando il nome di Biagi, di sostenere la legge trenta, la legge che ha generato frustrazione, umiliazione, disperazione in milioni di giovani e meno giovani precari.

Naturalmente il signor Capezzone con il suo Guru Giacinto Pannella e la signora Bonino candidata al Ministero della Difesa forse per realizzare il laicismo con i carri armati, hanno disertato i cortei ed i comizi del primo maggio.

Io sono felice di essere stato a Portella della Ginestra con Franco Cantafia e la compagna Leoni e migliaia di giovani che vedono nella richiesta della CGIL di abolire la legge trenta una scelta giusta con forti contenuti umani e civili. Spero che i socialisti abbandonino presto la Rosa Nel Pugno dove la grande anima del socialismo è stata divorata dall'ameba pannelliana.

I socialisti con i socialisti e la sinistra. Pannella con i liberisti e gli imperialisti!!

Pietro Ancona



 


 

Storia CGIL

A: italotripi@sicilia.cgil.it

16 Aprile 2007

 
Caro Italo,

la CGIL siciliana è stata protagonista all'inizio dell'ottanta e per tutto il decennio di straordinario ed incisivo impegno nella lotta contro la criminalità mafiosa.

Mi riferisco a Politeama Uno e Due (il tre non si realizzò per diserzione della CISL) che segnarono momenti altissimi di lotta e di impegno civile.

Nel corso del primo Consiglio Generale della CGIL siciliana dopo l'uccisione di Pio La Torre, presieduto da Donatella Tortura nella mia relazione (ripresa con titoli cubitali da l'Ora) lanciai la proposta del sequestro dei patrimoni mafiosi poi diventata legge. Ebbene è come

Se la lotta alla mafia in Sicilia fosse cominciata negli anni novanta dopo l'uccisione di Falcone e Borsellino.

Si cancella un decennio tra i più importanti della nostra storia.
Noto pure con sconcerto come la commemorazione di Pio La Torre da sempre ignori il ruolo svolto dalla CGIL nella vicenda di Comiso sia come impegno materiale sia come collante unitario con le Acli, la CISL, Salvatore Lauricella, Guarraci ed il Psi siciliano. I socialisti siciliani ignorarono le ire di Craxi e si schierarono con la CGIL.

Ebbene non sono d'accordo con la storia delle cancellazioni e delle manipolazioni.

Quando le generazioni future si accosteranno agli ultimi trentanni di storia della Sicilia non troveranno niente di cose altamente significative come: Politeama Uno e Due e Comiso.

Purtroppo, il più importante, anzi l'unico storico di sinistra della Sicilia, il Professore Renda non ha mai attribuito importanza a quanto ho ricordato. Nei suoi libri semplicemente non esistiamo.

Ti saluto fraternamente

Pietro Ancona



 


 

Da oggi i lavoratori più soli

21 Aprile 2007

 

Caro Colombo,

 

se esistesse il crimine di partito, il gruppo dirigente dei DS dovrebbe certamente essere processato per aver soppresso il Partito convogliandolo fuori dal suo alveo sociale e storico, fuori dal socialismo, in una grigia area di centro-destra in cui Bersani e Visco potranno mostrare agli industriali veri e falsi italiani di quanto sono più bravi degli uomini di Berlusconi.

I nostri Fassino e D'Alema sono mediocri dirigenti assetati di potere. Se avessero avuto le doti di statista di Togliatti e dei grandi dirigenti del PCI avrebbero capito che squilibrare l'Italia a destra, affollarsi nell'area di destra, lasciare vuoto il posto della socialdemocrazia, si può fare a caro prezzo negli Usa ma non in Italia.

Se non si riaprirà una speranza di una forza socialista a sinistra, sicuramente il terrorismo aumenterà perché non si potranno tollerare a lungo le condizioni di pezzenti a cui sono stati ridotti i lavoratori italiani. Qualcuno imbraccerà le armi.

Intanto, dopo il PD e magari durante mi aspetto l'abbraccio con Berlusconi con la benedizione di Napolitano che è stato allievo di Amendola ma che è tralignato nel "migliorismo" acefalo e tutto pancia.

Pietro Ancona

 

 


 

Disastrosa sconfitta (voluta e concordata?) della sinistra sul welfare

A: giulianoamato@cameradeputati.it

21 Aprile 2007


Caro Amato,


ora che avete lasciato i lavoratori al loro destino e vi fate il Partito dei ceti medi e medio alti sei soddisfatto?

Il socialismo non era degno dei vostri magnanimi lombi? Ma tu come gli altri siete di mente corta anche se assai acuta per i vostri personali interessi. Corta perché avete squilibrato a destra il sistema politico italiano affollandovi nell'area di Berlusconi.

Avete lasciato i lavoratori al loro destino di pezzenti a mille euro al mese, privi dell'essenziale per vivere. Nascerà una nuova generazione di terroristi a causa vostra!!

Quando in vecchiaia si diventa reazionari è davvero triste!!!

Pietro Ancona, socialista lombardiano sempre!!!



 


 

CRISI

Aprile 23, 2007

 

A Firenze si è celebrata, in una zuccherosa falsa retorica, la morte di un Partito dei Lavoratori, del socialismo italiano. Dico dei lavoratori anche se li aveva da un pezzo tradito riducendoli a pezzenti con le millesimali richieste di aumento contrattuale della CGIL che, nel giro di dieci anni, hanno precipitato tutto il mondo del lavoro dipendente nell'abisso della miseria. Nessuno degli impiegati con famiglia può offrirsi un cappuccino la mattina o una fetta di carne degna di questo nome la domenica. Che i DS siano andati a raggiungere la borghesia media e medio alta tutto sommato è un fatto di chiarezza. Si può ricostituire la sinistra ad una condizione La crisi di governo!!!

Giordano, Bertinotti e Diliberto non possono proporre di costruire un nuovo Partito di sinistra restando nel governo del liberismo più feroce di questo dopoguerra, nel governo con le mani sozze di sangue innocente afghano, irakeno e palestinese, con la retorica dei morti sul lavoro e l'appoggio aperto alla imprenditoria delinquente di questo Paese. Un governo in cui Padoa Schioppa giudica eccessivo un secondo macchinista nelle FFSS e non si tocca in nessun modo la famigerata legge Biagi.

Se non ci sarà crisi di governo, ebbene anche loro vi prendono per i fondelli!!!

Pietro Ancona



 


 

Dopo il comizio del 1° maggio

1° Maggio 2007


Sono le due del pomeriggio e le manifestazioni ed i comizi per il primo maggio sono già finiti. La gente è tornata a casa, mogia, delusa, scontenta, avvilita, priva di speranze. A casa li aspetta un pasto assai sobrio, povero, fatto soprattutto di farinacei dal momento che la verdura costa più della carne e sono diventati entrambe quasi irraggiungibili. Questo primo maggio è stato assordato dalle grida contro gli infortuni sul lavoro, le morti bianche. Non si può dire che negli ultimi trenta anni questo tema sia stato particolarmente frequentato anche se i morti e gli infortuni sono sempre stati tanti, proprio tanti.

Mentre si parla di misure più drastiche per gli infortuni, c'è nelle stanze del potere chi progetta di sopprimere l'Inail, il glorioso istituto che ha tutelato al meglio per mezzo secolo i lavoratori sopravvissuti e le loro vedove. Si parla di unificazione degli enti previdenziali ma la verità è che si pensa ad una riduzione drastica del loro peso (già si mastica amaro per il TFR all'Inps) e delle loro funzioni a vantaggio del Dio Mercato, delle assicurazioni, dei fondi privati magari gestiti pariteticamente da Confindustria e Sindacati.

Potrei cosi riassumere il succo dei comizi dei leader sindacali di questo Primo Maggio: "pezzenti ma vivi!!!" Sui contratti il problema posto è del tempo dei loro rinnovi ma non della questione salariale che considera equo un incremento di ottanta euro mensili, una vera elemosina a fronte di salari sotto il livello di povertà. Se proponessi un incremento di cinquecento euro al mese mi darebbero del pazzo ma questa è l'unica cifra che mi viene in mente se davvero si volesse rendere meno miserabile la vita delle famiglie operaie, degli impiegati, dei professori, financo degli ingegneri della Fiat.

Ma questo Sindacato si guarda bene dal disturbare la campagna di seduzione del costruendo Partito Democratico verso gli imprenditori e, mentre mi darebbero del pazzo se chiedessi cinquecento euro di aumento per i metalmeccanici, non batte ciglio per gli stipendi miliardari dei manager, delle municipalizzate, degli enti pubblici tutti rigorosamente prelevati dalle bollette dei consumatori utenti ma sudditi di questo Paese.

Una nuova classe sociale creata dalla legge Bassanini con stipendi mai al disotto di trecentomila euro!!!

Nessuno ha pronunziato le parole tabù "Aboliamo la legge 30"!!!! Sacconi spiega al TG3 il giorno del primo maggio la bontà di questa legge e quanto siano terroristi coloro che ne chiedono la soppressione.

Non vado avanti perché sono sopraffatto dall'indignazione e dallo sgomento. Non avrei mai immaginato che con TUTTA la sinistra al Governo i lavoratori si riducessero a tale punto di frustrazione!!

Pietro Ancona

 


 

I sazi demolitori della civiltà del lavoro

10 Maggio 2007

 
Un gruppo di economisti professionisti raccolto attorno ad un sito online "La Voce" ossessiona l'Italia per raggiungere lo scopo di demolire le tutele legislative dei lavoratori, il ruolo di rappresentanza e di agente contrattuale del Sindacato, il welfare, i salari, le pensioni, i diritti delle donne.

Il fatto clamoroso che la sesta o settima potenza industriale del mondo, membro del C8, abbia i salari e le pensioni più bassi d'Europa non gli basta. Vuole molto di più.

Vuole una totale deregulation del rapporto di lavoro, il passaggio "liberale!!!", alla contrattazione individuale dando per scontato che si è alla pari tra chi ha bisogno di lavorare per vivere e chi è in grado di offrirgli un lavoro. Questo gruppo fatto di personaggi accreditati dagli ambienti economici e finanziari italiani e dal governo, si serve spesso anche della menzogna e dell'insulto, tenta di sollevare l'opinione pubblica contro i "garantiti"! Una menzogna tra le più vergognose raccolta e rilanciata dai pennivendoli grandi opinionisti è che le pensioni degli anziani vengono pagate dai giovani!!!!

Obiettivo importante prossimo di questi signori che godono di una condizione personale invidiabile di redditi e di proventi, è la soppressione dei CCNL a vantaggio di contratti aziendali e poi come si diceva sopra di contratti individuali.

I mass-media ed il governo hanno interesse a valorizzare questi signori. Sono Giovazzi, Boeri, Ichino, l'ex sindacalista Cazzola che sputa veleno sul sistema pensionistico ma ne fruisce allegramente, sono guri, sono cassazioni parlanti, sono presenti in tutti i momenti cruciali del dibattito e delle decisioni.

Ichino si spinge financo a dare del "fannulloni!!" alla categoria intera dei dipendenti statali, persone con una media di retribuzione di non più di 1200 euro al mese ed auspica una mobilità selvaggia ignorando le immense difficoltà che esistono a cominciare da fitti inaccessibili e da tutti i costi che comporta smontare una famiglia da una città e portarla altrove. Perché Ichino (non so se fruisce già della pensione di deputato) non prova a fare per ventiquattro ore l'infermiere in un Ospedale a mille euro al mese?

Ebbene, è giunto il momento di dire a questa gente che innanzitutto deve consegnare il malloppo e cioè accettare di avere le stesse pensioni che propongono agli altri.

In secondo luogo di non guadagnare al di là dell'apice di quanto propongono, rinunziando ad incassare milioni di euro per consulenze miliardarie ottenute presso i privati ma anche presso il Governo. Questi signori quanto guadagnano facendo i guru del Governo?

Bisogna che questo Paese non sia pieno di predicatori che propongono "agli altri" come debbono stringere la cinghia e farsi sfruttare perbene: la regola è che le norme valgono per tutti a cominciare dalle grandi consulenze e dalle scandalose pensioni dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Intanto bisogna chiedere alla Rai TV, a muso duro, che sebbene viviamo in un regime oligarchico e postdemocratico, debbono attuare una par conditio delle opinioni degli economisti: ad ogni parere di Boeri, Ichino o Giavazzi o dell'olimpico prof. Monti deve corrispondere il parere di economisti di altra scuola. Non esistono solo i monetaristi e i fondamentalisti del liberismo. Esistono altre scuole di pensiero che hanno reso civile il pensiero liberale e lo hanno armoniosamente congiunto al pensiero socialista.

Tutte le volte che in Rai TV c'è un parere soltanto di Boeri o di qualcuno della "Voce" bisogna fare partire una bordata di proteste.

Prima di concludere vorrei ricordare la cosa più odiosa di questi signori: l'attribuzione al Sindacato dei morti e degli infortuni sul lavoro e il suggerimento al governo, subito raccolto dal Presidente sornione del Consiglio, di non fare nuove leggi che rendano più cogenti le prevenzioni.

Pietro Ancona



 


 

Lettera alla CGIL sul TFR

2 giugno 2007


Cara CGIL,


non mi aspettavo che la stampa sindacale facesse propaganda ai fondi pensioni delle finanziarie e delle assicurazioni italiane.

Sapete benissimo che con il nostro livello di retribuzioni il massimo che i lavoratori potranno avere saranno ratei di novanta cento euro al mese, una somma miserabile al confronto della liquidazione del TFR che nelle famiglie italiane serve a mettere da parte le spese per il funerale, aiutare un figlio a sposarsi, avere un sostegno in caso di malattia in un Paese in cui la sanità pubblica tende a non dare più niente (come ognuno di noi può constatare quando si affrontano le conseguenze di importanti operazioni chirurgiche).

Avete danneggiato anche le aziende per favorire la speculazione finanziaria che non produce beni ma solo profitti monetari.

Ravvedetevi, ammettete l'errore ed invitate i lavoratori a lasciare i soldi dove stanno senza cederli a quanti stanno spendendo milioni di euro in pubblicità per accalappiarli.

Pietro Ancona



 


 

Mistificazioni

A: Scalfari Eugenio

24 giugno 2007

 
Caro Dr. Scalfari,


Lei si meraviglia di Epifani che trova appoggio nella sinistra di governo e gli rimprovera, credo in mala fede, che la CGIL si era sempre richiamata ai partiti della sinistra riformista e non alla tradizione massimalistica del movimento operaio italiano.

È verissimo!! Ma oggi la tradizione riformista è rappresentata appunto dalla sinistra di governo dal momento che i DS ed i socialisti di Boselli hanno fatto molto cammino verso destra, facendosi infettare dall'ideologia più violenta del capitalismo, quella liberista.

Lei sa bene che sulle pensioni la CGIL e la sinistra di Governo non chiedono altro che quanto scritto nel programma di trecento pagine di Prodi.

Perché se Padoa Schioppa ubbidendo ai canoni di Bildelberg fa resistenza e rischia di mandare all'aria la trattativa è "normale", mentre se Ferrero chiede il rispetto degli accordi "ricatta"?

Lei è di corte vedute: non si rende conto che disancorare il governo di centro sinistra dal movimento sindacale o piegare questo alle logiche del "mercato" liberista umilia milioni di persone che vivono in Italia con meno di mille euro al mese e crea una situazione di perpetua fibrillazione sociale dentro la quale cresceranno forme nuove di terrorismo. Lei crede che tutti si acconcino a vivere in una società dove lei è superprivilegiato ed un giovane giornalista deve fare il negro a trecento euro al mese?

Pietro Ancona

 

ps: ho fatto un calcolo all'ingrosso. Lei deve già avere incassato dallo Stato circa un milione di euro di vitalizio parlamentare.

Inoltre gode di una pensione di giornalista che è supercorporativa ed è stata largamente foraggiata dai contributi statali alla carta stampata. Se vuole essere coerente con le prediche che fa al Sindacato ed ai massimalisti perché non rinunzia al vitalizio e restituisce quanto ha finora incassato?

Pietro Ancona

 


 

Bassi salari

A: armenni@liberazione.it

28 luglio 2007

 
Cara Signora Armeni,

ho letto il suo "coraggioso" articolo sui salari. (C'è un problema gigantesco: il salario non basta a vivere Liberazione 26.7.07).

Sono stato segretario regionale della CGIL ed ho vissuto tutta la vita come quei preti innamorati della Chiesa che non vedono quanto ci sia di negativo ed inaccettabile dentro le sue mura.

In questi giorni tristi per la sinistra italiana, con Prodi che digrigna i denti al suo elettorato, mi è capitato spesso di osservare comportamenti per me sconcertanti. Sono rimasto sconvolto dell'aumento di un euro al giorno ai pensionati al minimo. È semplicemente offensivo per la dignità delle persone e sarebbe stato meglio niente che questo. La campagna contro i fannulloni di Ichino e company, il cinico tentativo di contrapporre giovani ad anziani sulla base di menzogne e rinfacciando agli anziani di vivere troppo e tanto altro ancora a cominciare dalla pressione fiscale locale e dai ticket sanitari mi hanno fatto riflettere su tutta la mia vita di sindacalista ed ho scoperto che è stata intessuta di menzogne.

Menzogna la motivazione della svolta dell'EUR propugnata da Lama e da me caldeggiata come ariete per risolvere la questione meridionale. Serviva invece al sostegno al governo Andreotti.

Menzogna le motivazioni di Trentin al Maschio Angioino di Napoli in una tesa riunione del Direttivo della CGIL nel corso della quale fu decisa la lotta per l'abolizione delle gabbie salariali con il voto contrario dello stesso Trentin di Scheda e di gran parte del gruppo dirigente nazionale della CGIL. Soltanto la testardaggine dei dirigenti del Sud impose la scelta contro le gabbie.

E poi, tutti gli accordi di Trentin sul pacchetto Treu, l'abbandono della scala mobile che in qualche modo proteggeva i salari, la politica di cinismo di rimessa di Cofferati che a parte l'impuntatura sull'art.18 durante gli otto anni della sua segreteria fece fare i porci comodi agli industriali di questo Paese, tutta la politica della CGIL è stata funzionale agli interessi del PCI di conquistare fiducia nei poteri forti.

I governi di centro-sinistra hanno tolto ai lavoratori i diritti conquistati dall'opposizione. La riforma DINI con il passaggio al contributivo e la contemporanea messa in azione della legge Biagi preparano una generazione di pensionati morti di fame.    

Cara Signora, fino a quando il PCI aveva interesse a sparigliare le

carte e fino a quando c'era il muro di Berlino, i lavoratori italiani hanno avuto la possibilità di crescere.

Quando i comunisti hanno cominciato a strizzare l'occhio a cercare avidamente l'approvazione della grande borghesia italiana (a quella della piccola impresa aveva già concesso contratti privilegiati) è cominciata l'opera di smantellamento dei diritti.

I salari e le pensioni d'Italia sono tra i più bassi perché il PCI prima si doveva fare accettare ed ora deve fare il PD con la democrazia cristiana.

Prossime tappe dello smantellamento saranno: l'abolizione dell'Inail (nonostante le campagne coccodrillesche sugli infortuni), l'abolizione dei contratti nazionali di lavoro, l'abolizione delle giornate di malattia pagate. La banda della Voce capeggiata da Ichino, Boeri, Cazzola ed altri lavora notte e giorno per una campagna di criminalizzazione dei lavoratori allo scopo di abolire il diritto.

Ecco perché anche la memoria per me assai cara del mio amico Luciano Lama è diventata motivo di frustrazione e di sconforto.

Pietro Ancona



 


 

Statali fannulloni!!

30 luglio 2007


Che un governo di centro-sinistra, con tutta la sinistra dentro e con un leader storico dei comunisti come Bertinotti alla presidenza della Camera ed un comunista di lungo corso come Napolitano alla Presidenza della Repubblica potesse definire i lavoratori statali "Fannulloni" era l'ultima cosa che mi aspettassi!!

La campagna di diffamazione è contro tutta la categoria degli statali. Per i lavoratori privati ci pensa Montezemolo a definirli fannulloni!
Se ci sono fannulloni si sappia che le responsabilità penali sono sempre personali e che l'opera di criminalizzazione di una intera categoria non è consentita neppure ad un provocatore del calibro di Padoa Schioppa.

Naturalmente tutta la campagna di criminalizzazione dell'INTERA categoria degli statali è funzionale ad un disegno di abolizione delle tutele per i lavoratori in caso di malattie.

Presto l'aggressione ideologica e piena di odio di classe del governo Prodi si riverserà sull'Inail. Basta con le rendite infortunistiche, basta con le cure ai lavoratori infortunati! Si facciano le assicurazioni personali se vogliono curarsi!!

Oramai è tempo che la sinistra scenda da questo governo di centocinque persone che da sole costano un patrimonio ai contribuenti, lasci Prodi ed il trio Padoa Schioppa Bersani e Visco alle loro politiche liberiste, si ripulisca le mani macchiate dal sangue innocente delle popolazioni civili dell'Afghanistan bombardate notte e giorno.

Ogni indugio al Governo, ogni rinvio all'autunno, è un ulteriore complicità con chi può stare perfettamente assieme al centro destra di Berlusconi.

Pietro Ancona



 


 

Adesione al prendere o lasciare di Prodi

2 Agosto 2007

 
Cari compagni,


A
derendo al protocollo di Prodi la CGIL diventa finalmente parastatale!
Potevate almeno fare una consultazione degli iscritti prima di consegnarvi mani e piedi legati al liberismo peraltro poco compassionevole del signor Prodi.

Ora i lavoratori italiani non hanno più niente!! Tutto è omologato contro di loro. Muoiono sul lavoro e sono additati come lazzaroni e fannulloni!!

Nella storia di questo Paese mai nessuno aveva attaccato tanto duramente anche sul piano morale i lavoratori. Ci voleva un Governo con tutta sinistra dentro!!

Ne sono molto addolorato per la CGIL dentro la quale ho trascorso la vita, ma ancora di più per i lavoratori che non hanno più nessuna difesa!

 Pietro Ancona



Il governo Prodi digrigna i denti ai lavoratori

19 Settembre 2007

 
Ieri sera, a Ballarò, stentavo a credere a quanto sentivo: il sottosegretario Letta parlava dell'intenzione del Governo di proporre nella Finanziaria un marchingegno di diminuzione delle tasse (sic!!) in cambio di incrementi di produttività.

Insomma se produci di più pagherai meno!!

Questo naturalmente per mettere la pietra tombale sulla esigenza di ripristinare il fiscal drag sospeso da tempo che in qualche modo restituiva a "tutti" i lavoratori un po' dell'erosione causata dall'inflazione. Nella storia degli Stati moderni si introdurrebbe per la prima volta il principio di una personalizzazione della legge fiscale non più valida per tutti ma differenziata per quote di produttività. Non so chi è il genio che ha escogitato questa provocazione ma è dentro il governo di centro-sinistra che gli stessi lavoratori hanno avuto la disgrazia di fare eleggere. Non ci dormono la notte per vedere come "sfruculiare"!! Ma la notizia più strabiliante è la nuova strategia di attacco all'art.18 basata su uno specchietto delle allodole e su un passaggio finto dai contratti di precariati della legge Biagi ad un unico contratto a tempo indeterminato. Definita "affascinante" da Veltroni, la proposta è un contratto "leggero" per i giovani con la possibilità di escludere la tutela data dall'articolo 18 per i primi tre anni di lavoro e la possibilità quindi di licenziamento entro tre anni di lavoro.

Finora sembra indigesta financo a Maroni mentre la Confindustria la definisce "suggestiva" ma non vuole bruciarsi le dita e l'ineffabile Damiano dichiara che non sarà il Ministro del Lavoro che toglierà l'art.18. Agitazioni "emotive" che rientreranno a fronte della "necessità" storica di togliere quanto resta ai lavoratori del sistema di garanzie e di tutele.

Insomma, nel Paese europeo con i salari e le pensioni più basse del sistema Ocse, con sei milioni di precari, si vuole giocare la carta di rendere totalmente inermi i lavoratori dipendenti mettendoli in balia dei loro datori di lavoro che potranno licenziarli senza giusta causa magari di fronte ad un rifiuto di diminuzione della paga o di un qualsiasi diritto contrattuale. 

Pietro Ancona



 


 

Oppressione sociale delle Caste italiane

3 ottobre 2007


Oltre ai diritti cancellati, salari di fame.

È finita la pace dei lavoratori durata un paio di decenni, forse più, fino al crollo del Muro di Berlino che liberò il capitalismo occidentale dalla grande paura.

Oramai da quasi venti anni è una continua spoliazione dei diritti precedentemente acquisiti, spoliazione che avviene con il concorso attivo dei Sindacati e magari degli stessi lavoratori.

Infatti, è assai probabile che il referendum dia ragione agli accordi del 23 luglio che cristallizzano l'esistenza della legge Biagi, riducono il diritto alla pensione, legittimano il precariato. II lavoratori italiani sono più deboli della struttura sindacale delle tre Confederazioni e finiranno con il dare fiducia e suicidarsi.

Oltre ai diritti cancellati, salari di fame. I lavoratori dell'industria italiana (ma in generale tutti) guadagnano poco più della metà dei loro colleghi tedeschi o francesi e sono costretti ad un regime di prezzi manovrati da oligopoli che controllano il cosiddetto mercato.

Le istituzioni locali come i Comuni danno prestazioni sempre più care e dequalificate. Le aziende municipalizzate in regime privatistico impongono bollette sempre più salate. Se salti qualche pagamento ti bloccano l'auto con le ganasce o ti iscrivono una ipoteca sulla casa.

La nuova Ici (provvedimento del tutto sbagliato e demagogico fatto per contentare Rutelli) costringere i Comuni a nuove tasse che si scaricheranno sulla generalità dei cittadini compresi coloro che non hanno la casa di proprietà. Intanto i figli degli operai non possono più accedere alle Università per via del costo diventato insostenibile della vita e del numero chiuso fatto apposta per garantire soltanto a chi ha alle spalle una forte struttura familiare l'iscrizione agli atenei. Si è creata una nuova classe di ricconi che comprende il ceto politico. Questa classe vive seviziando i poveri e spingendoli verso il terrorismo o la rivoluzione.

Il mio amico Giuseppe, anni 27, laureato ma disoccupato, ha avuto offerto un lavoro in un call center per 160 euro il promo mese (pudicamente denominato rimborso spese) e lavoro a provvigione nel mesi successivi.

Nel primo governo italiano con tutta la sinistra al potere l'intermediazione di mano d'opera delle agenzie interinali hanno creato una nuova estesa classe di schiavi in un sistema legalizzato dalla legge Biagi, dal pacchetto Treu, dagli accordi sindacali del 1993.

Presto attaccheranno altri diritti, aboliranno i CCNL, ridurranno le tutele in caso di malattia, torneranno alla carica per l'art.18, liquideranno l'Inail con la scusa della razionalizzazione del sistema previdenziale.

Stanno esagerando: prima della fine dell'inverno avremo i primi scioperi contro un costo della vita ed una pressione fiscale sui più deboli diventati intollerabili.

Pietro Ancona



 


 

Risultato incoraggiante per Montezemolo

11 ottobre 2007

 
Verso la riduzione del salario in mercede

Subito dopo la proclamazione della vittoria del SI con l'ottantadue per cento, Montezemolo ha dichiarato la sua soddisfazione ed espresso il proposito di fare subito altri accordi ( soppressione CCNL?, minori tutele per la malattia per punire i "fannulloni", incorporazione Inail in altro Ente per "lavorare" bene le prestazioni in caso di infortunio o malattia professionale?).

Mi dispiace che la CGIL con CISL ed UIL abbia firmato qualcosa di peggio del Patto per l'Italia fatto da CISL ed UIL con il governo Berlusconi.

Avere voluto divulgare un dato che schiaccia il NO e le sue ragioni a meno del venti per cento, è una zappata sui piedi. Prima di tutto perché non è vero che le cose sono andate così, secondo perché chiudere tutte le porte davanti a chi vuole lottare il precariato e il peggioramento delle già miserrime pensioni provoca frustrazione ma anche rabbia e voglia di un Sindacato diverso. Sarebbe stato assai più saggio valutare meglio le ragioni del si in rapporto alla complessità della lotta sociale in Italia. La CGIL è sconfitta da questo risultato proprio perché l'ha voluto. La CGIL avrebbe potuto usare un successo più consistente dei NO per meglio fronteggiare coloro che vogliono spogliare di tutto i lavoratori.

Avere messo la firma del Sindacato e dei Lavoratori sulla legge Biagi non è stata una buona idea.

L'attiva officina della destra sociale con il suo nutrito ed agguerrito manipolo di "studiosi"" sta attaccando le quote previdenziali dei lavoratori facendo balenare maggiori salari con la detassazione. Boeri attacca l'art.18 con lo specchietto per le allodole del contratto unico.

 La detassazione sarà una sciagurata operazione di trasformazione del salario in mercede. Pieno medioevo!!! Fine di tutta la strutturazione dei diritti e delle prestazioni alimentate dalle aliquote contributive. Fine di una civiltà del lavoro che ha fatto civile l'Italia!

 Pietro Ancona


 

Perché no il novanta per cento?

A: paolo leon economista

11 ottobre 2007

 
Caro Professore,


con la stupidità di un organismo oramai autoreferenziale hanno voluto presentare il risultato che fosse il massimo per il Governo Prodi. Hanno sbagliato.

Il risultato è inverosimile. Le cose che scrive oggi Feltri su Libero sono giustissime. Quando si isolano le aspirazioni più profonde dei lavoratori dal Sindacato che li dovrebbe rappresentare, si apre la strada ad ogni sorta di incognita, compresa quella terrorista.

È stato poco saggio, anzi folle, dichiarare un ottantadue per cento che fa rabbia a centinaia di migliaia di lavoratori.

Cari saluti.

Pietro Ancona



 


 

Unità sindacale

12 ottobre 2007

pubblicata su Liberazione il 14-10-07


L'unità sindacale ha compiuto un prodigioso passo avanti. Col governo Berlusconi il Patto per l'Italia fu firmato soltanto da CISL ed UIL. Con il governo prodi è firmato da tutte e tre le confederazioni.

La piattaforma dei tre sindacati si è modulata fondamentalmente sulla linea CISL. Ha ragione Bonanni a dire che la CGIL esce diversa dalla consultazione. Avrebbe potuto dire: dal momento che abbiamo avviato la consultazione abbiamo fondato su basi più solide l'unità. La nostra visione è prevalsa sull'antagonismo sociale. Dopo la nascita del Partito Democratico non esistono pregiudiziali o ostacoli all'unita. Se Margherita e DS si uniscono perché no un nuovo Sindacato della grande concertazione con Montezemolo e Veltroni?

Ma questo Sindacato Unitario sarà assai distante dalla storia del movimento operaio italiano. Lontano anni luce. Sarà un Sindacato che premette gli interessi del sistema a quelli dei lavoratori commettendo un terribile errore: quello di non essere più di parte e di non usare il conflitto per fare crescere diritti e libertà.

Pietro Ancona



 


 

Note antipatiche

A: redaziione@manifesto.it

13 ottobre 2007


Rossana Rossanda ha scritto:

«Ma anche qui, tra abolire la Legge 30 e il niente del pacchetto governativo, si potrebbero mettere in campo tappe, modi, tempi e controlli che potrebbero essere stabiliti in un intreccio per una volta non vizioso tra pubblico e privato. Saremmo dovuti arrivare a farlo perfino noi, per quanto siamo un povero giornale, se lavorassimo come ormai imporrebbero i tempi e i rapporti effettivi di forza. Salvo ridursi a essere un recinto di protesta, un luogo puramente simbolico e contenti di esserlo.»

Non condivido!! la precarietà non è necessitata dall'economia ma dalla politica. È il tallone di ferro per schiacciare le nuove generazioni dei lavoratori e ridurli in schiavitù. L'ariete della globalizzazione come la vogliono i padroni!

Ognuna delle tappe, dei modi e dei tempi si tradurrebbero in eterne condizioni che si ripetono all'infinito. Vedi accordo sul lavoro a tempo determinato triennale rinnovabile se, accompagnato da un sindacalista (un cappio odioso) all'ufficio del lavoro il lavoratore viene costretto ad ulteriori anni di purgatorio.

Nella fase della grande sconfitta del movimento operaio, testimoniare il socialismo ed il lavoro liberato dai ceppi è simbolico cioè inefficace ma indispensabile!!

Pietro Ancona



 


 

I giorni della libertà

A: padellaro unità

13 ottobre 2007


Lei ha scritto:


«Proprio in queste ore il sindacato confederale registra uno "storico successo" (Epifani).»

C’è qualcosa che conta ancora di più della pur straordinaria valanga di “sì” che ha approvato il difficile protocollo sul welfare concordato da CGIL-CISL-uil. Questo qualcosa di più sono gli oltre cinque milioni di lavoratori che hanno partecipato al referendum. Mai una partecipazione così ampia. E siamo l’unico paese dove il sindacato chiama non solo i propri iscritti ma tutti coloro in possesso di una busta paga ad esprimersi sugli accordi raggiunti. Una prova di democrazia di massa trasparente e corretta. Questa è la libertà che si esprime nelle cose, nei fatti. Altro che la vuota, ingannevole espressione berlusconiana. I cinque e passa milioni di elettori esistono soltanto nella "libertà" di dire menzogne che Epifani si è permesso assieme agli ineffabili Bonanni ed Angeletti.

Credo che non più di tre milioni di persone abbiano realmente votato senza garanzie dal momento che i seggi non avevano scrutinatori ed erano in gran parte gestiti da impiegati del Sindacato.

In Sicilia si attribuiscono seicentomila voti. C'è da ridere a crepapelle se la cosa non fosse tragica!

Per la CGIL questo voto bulgaro è una disgrazia dal momento che allontana quella che fu l'organizzazione di Di Vittorio e Lama dai lavoratori che oggi vivono nella paura di stare in un Paese nel quale vengono definiti "fannulloni" da Ministri e da Montezemolo senza che nessuno alzi un dito per difenderli.

La manipolazione di parole del suo articolo non cambia una realtà di tragedia per una classe lavoratrice che vede oramai i sindacati con timore anziché come strumenti per la propria difesa.

Pietro Ancona



 


 

Meglio la crisi di governo

14 ottobre 2007

 
Meglio la crisi di Governo che l'approvazione in Parlamento di una legge sul protocollo d'intesa del 23 luglio.


Si tratterebbe di una conferma ab aeternitas ed erga omnes della legge trenta che renderebbe definitiva una condizione di indebolimento ulteriore dei lavoratori nella società italiana e la conferma, per i datori di lavoro, di un ampio menù di possibile scelte di schiavizzazione dei nuovi assunti. Insomma, non soltanto la classe lavoratrice meno retribuita ma anche con meno diritti normativi. Il capovolgimento sarebbe istituzionale e l'impresa diventerebbe il centro degli interessi e delle cure del Parlamento.

Il dato di approvazione dell'ottantadue per cento è sicuramente gonfiato ma anziché rafforzare il Sindacato (nella sua accezione di difensore dei lavoratori) rafforza la Confindustria e la fortissima ala liberista del Parlamento che, alimentata dal laboratorio "la Voce" propone giorno dopo giorno la demolizione progressiva delle tutele esistenti. Prossima tappa: abolizione dei CCNL e diminuzione tutele malattie ed infortuni.

Il protocollo del 23 luglio se approvato dal Parlamento consoliderebbe in maniera straordinaria la linea del pacchetto Treu e della legge Biagi ed aprirebbe la strada a nuovi decreti che limiterebbero ulteriormente i diritti. Detassazione dei salari e ristrutturazione degli enti previdenziali preludono ad una drastica riduzione delle prestazioni. La razionalizzazione dei CCNL si ridurrà ad un indebolimento del livello nazionale di contrattazione pregiudizievole per milioni di lavoratori che non hanno alcun potere aziendale.

Per questo credo che se vogliamo salvare la possibilità di una risalita dal fondo del pozzo in cui la legge Biagi ha gettato i giovani e seminato la paura tra i lavoratori tutti è bene che questo Governo vada via al più presto!!

Il Governo potrebbe cadere lo stesso da spintoni da destra, dai "riformisti", dall'esito delle Primarie. Tanto vale che si mandi a casa perché voleva fare ancora del male ai lavoratori come il precedente governo Berlusconi (hanno gli stessi consulenti liberisti).

Pietro Ancona

 


 

Non sarà contro il governo

19 ottobre 2007


Cari compagni,


sulla manifestazione di domani troneggia la scritta "Non sarà contro il Governo" per via di tutte le peregrinazioni che avete fatto da Prodi a Epifani per rassicurarli che la manifestazione non è appunto contro il Governo né tanto meno contro la CGIL. Penso che proprio per questa diplomazia che si preoccupa di rassicurare i Poteri e se ne infischia della gente che verrà a protestare moltissimi domani non saranno in piazza.

Dovevate mettere l'accento su altro: Esempio: NO alla legge Biagi! Si al rispetto degli accordi di Governo sapendo che gli accordi sono stati violati ed i lavoratori biagizzati a vita!

Francamente ho idea che la vostra preoccupazione principale non riguarda le lesioni che vengono inflitte ai diritti dei lavoratori ma la permanenza del Governo.

Tenetevelo stretto!!

Pietro Ancona

 



 


 

Abolizione lavoro interinale, Salario Minimo Garantito, Fiscal Drag e abrogare legge trenta.

21 ottobre 2007

 
L'opera di colonizzazione della "sinistra" dell'ideologia liberista è quasi del tutto compiuta. Ieri al Capranica, nel convegno organizzato da Giuliano Cazzola, erano presenti esponenti del centro-destra e del Partito Democratico da Casini a De Benedetti nonché i massimi esponenti della CISL e dell'uil. Tutti a difendere la legge Biagi. Una legge condannata dall'Onu e motivata soltanto dalla volontà politica di dare al padronato un potere illimitato sui lavoratori.

La legge offre agli imprenditori diecine e diecine di possibilità per legalizzare il precariato e tenere sotto la spada di Damocle i lavoratori. Sebbene il precariato sia un fenomeno diffuso in Europa non c'è un solo paese che abbia uno strumento legislativo cosi diabolico. L'esistenza della legge trenta ha avuto l'effetto di seminare la paura anche tra i lavoratori a tempo indeterminato ed in tutti i rapporti di lavoro subordinato. Non esiste alcuna necessità oggettiva di tanti possibili forme di contratto nella realtà dei processi produttivi. È una scelta di potere di classe. Il pensiero unico destra-sinistra è diventato davvero unico ma per fortuna la sinistra si è divincolata e si è ritrovata in una massiccia manifestazione a piazza San Giovanni. La "sinistra" del pensiero unico è oramai fuori dalla rotta del movimento operaio e socialista. Il Partito di Veltroni è in netta rottura (Veltroni dice discontinuità) con la tradizione e l'area del socialismo. Ora la sinistra deve fare le sue proposte: abolizione della legge sul lavoro interinale con la proibizione assoluta di affittare esseri umani. Basta ripristinare la legge contro l'interposizione 1360 del 1960.

La determinazione per legge del Salario Minimo Garantito (SMG) per bloccare la corsa alla riduzione della paga oraria (in certi casi si danno 3 euro l'ora!!) può essere un utile strumento di difesa della mano d'opera corpuscolare mentre si dovrebbe subito ripristinare fiscal drag, scala mobile e riforma Istat. Ribadire l'abolizione della legge trenta responsabile di tanti infortuni sul lavoro e di bassi salari.

Pietro Ancona


 

Piano Rinascita in corso: attacco ai contratti collettivi di lavoro

27 ottobre 2007

 
Dopo il varo della mostruosa legge Maroni-Sacconi, ispirata al libro bianco di Biagi, che permette la legalizzazione di forme di sfruttamento allucinanti a danno di milioni di lavoratori, la lobby impegnata nell'opera di demolizione di quanto resta a presidio dei diritti punta arditamente subito sui contratti collettivi nazionali di lavoro.

Per attaccarli si servono pure (stupefacente!) della denunzia del governatore della Banca d'Italia sugli scandalosi livelli retributivi del nostro Paese sostenendo che soltanto i contratti aziendali più prossimi al controllo della produttività possono "sanare" questa grave anomalia italiana e permettere il recupero del gap.

La lobby del Piano Rinascita applicato al mondo del lavoro sa bene che la struttura industriale italiana è fatta da un pulviscolo di piccole o piccolissime aziende nelle quali i lavoratori non hanno alcun potere di contrattazione e che la dequalificazione o addirittura l'abolizione dei CCNL metterebbe nelle mani di datori di lavoro che ne approfitterebbero più di quanto non facciano ora.

Per milioni di lavoratori e lavoratrici, specialmente nel Sud, il contratto collettivo nazionale di lavoro è lo strumento che permette il recupero di ingenti ruberie. Abolendolo non ci sarà punto di riferimento.

Altro attacco della lobby del Piano Rinascita è basato sulla detassazione non solo degli straordinari ma dell'intero salario. Con la detassazione il salario diventa mercede e non base di tutti i diritti previdenziali ed assistenziali che in atto sono goduti. Ma presto, magari con una nuova campagna contro i fannulloni, si attaccheranno le tutele in caso di malattia e cosi andrà avanti il processo di sgretolamento dei diritti acquisizione di tante lotte per la civiltà e la dignità del lavoro.

Abolire la legge Biagi, rafforzare i CCNL, introdurre il salario minimo garantito dovrebbe essere le proposte di un movimento sindacale e politico che non sta sulla difensiva ma consolida e dà sicurezza e fiducia ai lavoratori.

Pietro Ancona


 

Sciopero metalmeccanici

16 novembre 2007

pubblicata su Liberazione del 17/11


Caro Sansonetti,

a che servono le manifestazioni, i cortei, gli scioperi dei metalmeccanici quando la posta in gioco è, al netto, meno di cento euro al mese da aggiungere ad un salario che difficilmente supera i milleduecento euro?

Quando è riconoscimento unanime che i salari industriali italiani sono inferiori di circa il quaranta per cento di quelli inglesi o francesi o tedeschi perché i sindacati si ostinano a presentare piattaforme miserabili di pochi spiccioli che non cambieranno la condizione umiliante dei lavoratori?

Qualcuno è in grado di spiegarmi su quale base è stata calcolata la presentazione di una proposta di 117 euro?

Quando i lavoratori prenderanno coscienza della sproporzione tra richieste di aumento e la loro condizione effettiva forse sarà tardi.....
Pietro Ancona



 


 

Responsabilità CGIL-CISL-UIL nella miseria dei lavoratori italiani

21 novembre 2007

pubblicata su Liberazione

 

Il centro studi della CGIL produce uno studio per mettere per iscritto quello che tutti sappiamo: i salari italiani sono stati erosi considerevolmente nel corso degli ultimi cinque anni e sono in coda ai salari dei Paesi industrializzati.

Se l'Ires volesse fare uno studio sui nuovi salari creatisi nello stesso periodo si accorgerebbe che sono di gran lunga inferiori a quelli presi in esame. Ciò a causa della aumentata capacità di ricatto delle aziende introdotta nelle relazioni industriali dal pacchetto Treu e dalla legge Maroni (entrambi accettate dai sindacati confederali).

La CGIL non è il centro studi del Governo e della Confindustria. Non dovrebbe limitarsi a lanciare gridolini di raccapriccio a fronte del quadro presentatogli dall'Ires. Dovrebbe agire.

In effetti sta agendo: le piattaforme rivendicative presentate da tutte le categorie in lotta per i rinnovi contrattuali non superano i settanta ottanta euro netti mensili. In sostanza, il loro accoglimento non modificherà la condizione del salario dal momento che si tratta di due o tre euro al giorno che saranno subito mangiati dall'inflazione strisciante ed onnipresente. Insomma, come dire: Vedete quanto siamo responsabili? Ci accontentiamo di bricioline come i passerotti d'inverno!!

Come si conciliano queste piattaforme rivendicative con la drammatica condizione salariale dei lavoratori?

Non si conciliano. Bisognerebbe chiedere almeno il triplo di quanto è stato rivendicato e saremo sempre i fanalini di coda del salario europeo.

All'indomani di questo annunzio dell'Ires CGIL, dopo avere constatato di essere in fondo al pozzo, la CGIL si accinge a mettere mano sulla struttura normativa di difesa della condizione del lavoro subalterno: i CCNL. Non saranno subito smantellati ma si darà un colpo quasi mortale alla loro funzione nazionale.

L'Italia è il Paese di Pulcinella ed Arlecchino. Ora è entrata nella fase della democrazia dei grandi numeri (fasulli ma accreditati dai mass media con bombardamenti di messaggi continui); sette milioni i voti che Berlusconi vanta contro il Governo Prodi; cinque milioni i voti del referendum sindacale che inchioderà per sempre alla croce della Biagi; tre milioni i voti di Veltroni. Tutti grandi numeri per simulare una democrazia che non c'è più a cominciare dalla democrazia sindacale dove i referendum sono privi di qualsiasi garanzia di trasparenza e veridicità.

Mentre il Francia la classe lavoratrice dopo avere sconfitto Chirac e la sua legge Biagi mette in crisi il liberismo di Sarkozy con scioperi possenti e difesa ad oltranza dei diritti, in Italia dal 1993 ad oggi abbiamo sindacati che collaborano con il padronato ed i governi per spogliare i lavoratori di tutti i loro diritti.

La prova è nel fatto che l'Italia vanta Sindacati con oltre diecimilioni di associati ed ha i lavoratori ed i pensionati più poveri d'Europa. Per chi sono possenti i sindacati italiani? Non certo per i loro iscritti.

Credo necessario un Congresso straordinario della CGIL preceduto dal congelamento delle trattative interconfederali con Confindustria e Governo per la riformulazione di una iniziativa che restituisca autonomia e restituisca ai lavoratori italiani la condizione che avevano negli anni settanta quando un metalmeccanico era in grado di mantenere la famiglia, pagare un affitto e magari (con grossi sacrifici) aiutare un figlio a laurearsi.

La CGIL ha rifondata e ricondotta alla sua ispirazione autenticamente riformista: quella che Luciano Lama chiamava della pesca (dura dentro e morbida fuori) e che Fernando Santi riassumeva nelle parole: "gradualità e saggezza nell'azione, intransigenza nei principi". Tra i principi c'è il salario equo atto a garantire dignità al lavoratore ed alla sua famiglia. 

 Pietro Ancona




 


 

Disastrosa sconfitta (voluta e concordata?) della sinistra sul welfare

23 novembre 2007

 
Ferrero come Ponzio Pilato

 
Apprendo che il governo metterà la fiducia sul welfare. Era prevedibile dal momento che non può venire meno agli impegni assunti con Dini e non può rischiare l'inquinamento di emendamenti di destra che renderebbero ancora più mostruoso il testo.

Questa desolante conclusione era iscritta nelle cose. Era prevedibile anche da chi come me non ha alcuna esperienza di lavori parlamentari.

A questo punto dubito della buona fede di Ferrero e degli altri ministri della sinistra. Se avessero voluto migliorare il decreto avrebbero potuto e dovuto farlo soltanto dentro il Consiglio dei Ministri. Sapevano benissimo che la sede parlamentare sarebbe stata di gran lunga più sfavorevole. Poi avrebbero potuto valorizzare la lotta dei lavoratori contro il decreto. Ferrero e gli altri hanno partecipato alla manifestazione del venti ottobre devirilizzandola. Avrebbero potuto accettarne la spinta contro gli accordi del 23 luglio. Certo il cedimento della CGIL offre qualche alibi ma non cambia la sostanza delle cose. Da oggi la legge Biagi sarà firmata anche dal governo di centro-sinistra e dalla intera sinistra al governo.

A questo punto non capisco perché anziché la "cosa rossa" non aderiscono al Partito Democratico!

I lavoratori italiani sono tra i più miseri d'Europa perché Sindacati e Partiti di sinistra non li difendono.

Ministerialistico e Casta di centro-sinistra hanno messo in ginocchio il lavoro dipendente ed il lavoro immigrato (pagato anche 1 euro l'ora)!

La CGIL e la sinistra italiana sono morte!

Questo Governo presiederà presto la fine dei contratti collettivi di lavoro!

Pietro Ancona

 


 

Finita la coesione sociale dell'Italia.

20 dicembre 2007


Veltroni e le classi dei privilegiati a caccia dei poveri


Oramai esistono due Italie: una di privilegiati che si raccoglie attorno ai Palazzi della Politica e che consuma una enorme quantità di risorse: la Camera dei deputati spenderà in un anno 1 miliardo e mezzo di euro, altrettanto il Senato. I Palazzi Romani dal Quirinale alla Consulta al CSM costano altri miliardi di euro. La Rai divora quattro miliardi di euro l'anno!!! I manager pubblici e privati sono tra i meglio pagati al mondo e le Regioni sono state sequestrate dalla politica e dalla cerchia dei cortigiani consulenti, funzionari, professionisti etc. In sostanza, un peso quasi sempre parassitario pesa su una popolazione afflitta anche dall'assenza di mercato, costretta a comprare tutto dalle medicine alle assicurazioni alla benzina al pane al prezzo stabilito dal venditore. Una quantità enorme di risorse vengono divorate da ceti sociali parassitari riuniti attorno al ceto politico oramai indistinto e unito dalla difesa di privilegi unici al mondo.

Questa Italia si avvale delle ruspe per sfrattare con violenza nazista i poveri dalle loro abitazioni. A Roma, casupole censite da numero civico con allacciamento di acqua e luce regolare sono state abbattute al grido: Via i barboni! dai celerini (magari erano quelli con faccetta nera nella soneria del telefonino), quaranta bambini lasciati per strada, le famiglie a smembrarsi tra donne, bambini ed uomini (come usavano fare i nazisti).

Solo un senatore della Repubblica Salvatore Bonadonna ha trovato il coraggio e la forza di reagire e denunziare tutto. Sono stati compiuti delitti contro i diritti umani e civili delle persone, reati di violenza aggravata dalla condizione di pubblico ufficiale, ma non c'è prefetto o magistrato che intervengano.

Intanto nelle fabbriche e nei posti di lavoro le persone muoiono al ritmo di tre o quattro al giorno. Operai con salari di fame, giovani che incanutiscono sotto il giogo della famigerata legge Biagi. Le leggi che proteggevano il lavoro italiano sono state o abolite o peggiorate. I sindacati confederali diventati guardiani della linea imposta da Montezemolo si preparano a distruggere i contratti collettivi di lavoro per indebolire ancora di più la condizione del lavoro dipendente. L'incontrollata crescita dei prezzi imposti da oligopoli protetti da Bersani impoverisce ancora di più le famiglie dei salariati e dei pensionati.

La gara scatenatasi tra i dirigente del Partito Democratico per il migliore posizionamento a destra ha stravolto il delicato equilibrio tra le classi sociali italiane. Siamo lontani anni luce dall'Italia di Donat Cattin, di Fanfani, di Nenni e della CGIL di Agostino Novella o Lama. Siamo in una landa dominata dalla subcultura razzista dei sindaci delle grandi e nobili città italiane esemplari in passato per la loro adesione ai valori della Resistenza e della democrazia. Si è scatenata da più parti una campagna di odio contro i poveri, colpevoli di essere poveri, criminalizzati per essere poveri. Veltroni ha assunto la direzione di questa campagna di odio. A Roma fa distruggere le case dei poveri e propone alle famiglie che li abitano di dividersi: le donne da una parte, gli uomini da un'altra, i bambini all'orfanotrofio o da considerare adottabili.....

Per quanto la sinistra non esiste più e niente difende più la povera gente, la rassegnazione non ha umiliato del tutto i "perdenti" della società italiana. Essi sono milioni e, nel numero, è possibile che nasceranno dirigenti per guidare l'antagonismo sociale.

La miserabile borghesia parassitaria italiana ed il ceto politico corrotto dagli iperstipendi che è diventato parte integrante del blocco xenofobo di destra hanno rotto la coesione sociale creando le condizioni oggettive della rivolta delle masse o della nascita di nuovi terrorismi.
 La sinistra pavida imbelle o complice porta la responsabilità di non avere messo un argine alle pretese della borghesia e della destra italiana, di tacere di fronte ai cortei che si dipartono dal piazzale antistante la Camera del Lavoro di Milano e inneggiano alla guerra civile ed alla separazione, di essere stata zitta a Treviso quando si invocavano i metodi delle SS naziste, di stare in un governo che si caratterizza per il sordo rancore che mostra verso i lavoratori ed i poveri ai quali è disposto a dare al massimo qualche elemosina una tantum. Ma, a quanto pare, si andrà avanti sulla strada della rottura sociale. Si prepara un nuovo decreto "sicurezza" e si continuano a coprire situazioni di sfacciata illegalità come quelle della Calabria e della Campania in cui è urgente lo scioglimento dei Consigli Regionali ma non si fa niente e si mettono toppe con "commissari" che scaricano i gruppi politici locali delle loro responsabilità senza intaccarne il potere.

Pietro Ancona

 


 

Organizzare campagna contro il monopolio CGIL CISL UIL delle trattative

25 dicembre 2007


L'annunzio del Governo di un piano per il miglioramento dei salari attraverso le detrazioni fiscali è la promessa di nuovi regali alle aziende ed alla Confindustria nella continuazione di un processo di sgretolamento della struttura dei diritti legati al contratto.
 Le aziende vengono deresponsabilizzate in grande parte dei miserabili livelli retributivi dei lavoratori italiani. Già fanno resistenza a dare qualche spicciolo ai metalmeccanici, ai lavoratori del commercio e delle altre categoria in lotta per il rinnovo dei contratti che oramai si rinnovano sempre con grande ritardi e con una forfettata poi dei periodi saltati. Insomma, ai cinquanta o sessanta euro provenienti dalla lotta (quando verranno) si uniranno sgravi per altri trenta o quaranta euro mensili.

Ora è la comunità nazionale ad intervenire attraverso gli sgravi fiscali. Una novità già introdotta con la detassazione degli straordinari che produrrà effetti assai più sconvolgenti di quanto oggi si voglia ammettere.

Alla fine il livello salariale sarà sempre bassissimo ben al disotto di quanto sarebbe giusto. È assai probabile che questo annunzio del governo faccia parte di una manovra concordata per avviare la distruzione dei contratti collettivi di lavoro. Non siamo in presenza di una trattativa in cui i Sindacati difendono gli interessi dei lavoratori e chiedono il dovuto al padronato invitando il governo a garantire la giustizia sociale. Ci troviamo in presenza di tre entità: sindacati, padronato e governo che convergono su una linea di feroce liberismo, di capitalismo compassionevole, di spoliazione progressiva dei diritti del lavoro per preparare una seconda fase della flessibilizzazione del lavoro :una sorta di moderna cottimizzazione delle prestazione ed un tentativo di mettere i lavoratori in sfrenata concorrenza tra di loro. Arriveranno contratti di azienda ma anche di reparto ed individuali. La classe lavoratrice non sarà più unitariamente rappresentata dal contratto e non esisterà più: secondo questo programma si dovrà sciogliere in ogni singola persona che contratta da sola con il suo datore di lavoro nella menzogna di considerare le due entità sullo stesso piano e con la stessa forza. Il lavoro diventerà sempre più stressante ed aumenterà l'ansia dei lavoratori di portare a casa un poco di più e con l'ansia aumenteranno i morti, le invalidità, le malattie. Il lavoro sarà davvero un inferno.

I Cobas, espressione genuina dei lavoratori, vengono discriminati ed esclusi da qualsiasi trattativa. Il padronato ed il governo preferiscono avere interlocutori docili, disponibili, pronti a sacrificare gli interessi dei lavoratori a quelli del governo di centro-sinistra e oramai coinvolti con le associazioni datoriali nella gestione comune di una sempre maggiore quantità di servizi sociali.

Bisogna ammettere i Cobas alle trattative! Insomma quanto è stato ottenuto dai padroni americani con la sconfitta del movimento operaio organizzato all'inizio del secolo scorso, l'impiccagione di Sacco e Vanzetti, la creazione di pseudo-sindacati docili e spesso in mano alla mafia che hanno garantito quaranta anni di decrescita dei livelli contributivi e di "pace" sociale, Prodi lo vorrebbe acchiappare in un solo giorno erogando un po' di elemosine e fingendo di preoccuparsi di finanziare la crescita dei bambini.

Pietro Ancona



 


 

2008

 

II - Il nuovo anno si apre con una questione (davvero assai grave) dei salari.

 

 

Pericolosità sociale proposta sindacati. Sottrazione di risorse da usare per i pensionati.

3 gennaio 2008

 
10 miliardi di euro l'operazione pro - Montezemolo?


La proposta dei Sindacati "ufficiali" (i COBAS non vengono degnati di uno sguardo dal Governo) di detassare i salari e, per questa via, ottenere un (modestissimo) miglioramento economico presenta aspetti di pericolosità sociale che non vanno sottovalutati.

Intanto perché accetta il principio che le imprese non possono fronteggiare livelli salariali superiori a quelli attuali (miserrimi). Sfilare il padronato italiano dalla responsabilità della questione salariale è operazione al limite del tradimento verso le classi lavoratrici. Questo allargherà la forbice tra profitti e montesalari e cristallizzerà la posizione sociale dei lavoratori in un fondo di pozzo dal quale non vedrà più alcuna luce. Esentare gli imprenditori e le loro aziende dal dovere di corrispondere salari equi, proporzionati alla qualità e quantità dei servizi resi, è un crimine sociale contro i produttori ed è certamente anticostituzionale. Fa dell'Italia una Corea europea e non credo proprio che rientri nella logica del mercato.

Il finanziamento della detassazione da dove viene? Dalla massa di tributi riscossi dallo Stato. A quanto ammonterà? Ipotizzando una detassazione di 800 euro annuali per lavoratore potremmo ipotizzare un costo complessivo superiore a 10 miliardi di euro. Credo che la cifra che ho proposta sia inferiore a quella che realmente scaturirà dalla moltiplicazione del costo unitario della detassazione per il numero effettivo dei lavoratori italiani ai quali verrà applicata.

Intanto i pensionati privati dal fiscal drag e da scala mobile sono bloccati e inermi di fronte al costo della vita che tende a crescere di giorno in giorno a causa della privatizzazione dei servizi e dell'aumento del costo dell'energia. Un provvedimento di incremento, seppur modesto, delle pensioni si pone con urgenza dal momento che si è vicino ad un punto di rottura per il continuo impoverimento di una massa di persone che coinvolge anche il ceto medio.

Che faranno i pensionati? Accetteranno di essere esclusi dalla detassazione? Accetteranno di avere una Irpef diversa da quella dei lavoratori attivi? Insomma la linea concertata tra sindacati-governo-confindustria di asiatizzare l'Italia crea enormi contraddizioni e rischia di produrre più danni di quelli che pretenderebbe sanare. I salari vanno aumentati dai datori di lavoro. Ogni proposta diversa nasconde lo scopo di cristallizzare la decrescita in atto dal 1993 a vantaggio dei profitti padronali.

Pietro Ancona

 


 

Una scelta sciagurata, perdente, contraria agli interessi dei lavoratori e del Paese

4 gennaio 2008

 
La detassazione e l'abolizione del contratto nazionale di lavoro strumenti di disgregazione della coesione sociale dei lavoratori e del Paese.

 

Il professore Alfredo Recanatesi ha dimostrato come la scelta della detassazione come risposta alla crisi dei salari sia perdente e persino controproducente. Unisco alla presente il suo scritto sottoponendolo alla riflessione dei gruppi dirigenti sindacali che si accingono a fare una "trattativa" i cui esiti sono stati già stabiliti dalla Confindustria e forse, tranne per qualche dettaglio, già accettati dal governo e rinviati soltanto per una mera questione di finanziamento.

Alle argomentazioni del Prof. Recanatesi aggiungo che si dovranno reperire ed usare risorse per almeno dieci miliardi di euro, un disastro (ha ragione il Ministro del Tesoro) per l'Italia, pochi miserabili spiccioli per ogni singolo lavoratore. Uno sperpero inaudito, una distruzione di ricchezza per uno scopo che non risolverà nessun problema.

Quando si detasserà un salario mensile di 70 o 80 euro non cambierà niente nella condizione retributiva. Si può dire che la cifra è già stata inghiottita dai rincari del costo della vita. Il problema dell'immiserimento delle classi lavoratrici resterà per intero, sarà evidenziato ulteriormente e umilierà ancora di più le persone interessate.

Inoltre, come ho già scritto, dal momento in cui si concluderà la "trattativa", gli imprenditori italiani si riterranno per sempre esonerati dall'obbligo di corrispondere una paga equa come vuole la Costituzione tranne che per la cottimizzazione chiamata "secondo livello di contrattazione" che ha come modello la ThissenKrupp e il rapporto di lavoro asiatico. Questo mentre la Cina si dota di una legge sul lavoro che costituisce una novità mondiale di grande rilievo e mette un fermo allo scivolamento verso il basso dei salari europei ed americani. Il Vietnam e la Corea sono i nuovi punti di riferimento e di confronto dell'imprenditoria italiana.

Perché in Italia sta accadendo questo? Perché si è firmato un protocollo di welfare c che disegna condizioni schiavistiche per il lavoro a tempo determinato?

Perché la strategia sindacale è dettata dalla CISL che ieri sottoscrisse il Patto per l'Italia. Una strategia sostenuta dai dirigenti "comunisti" del Partito Democratico ed imposta alla CGIL. Una strategia miope dal momento che gli interessi dell'Italia coincidono con gli interessi dei lavoratori. Se i lavoratori stanno male anche l'Italia sta male. La cultura del sindacalismo riformista (Di Vittorio, Santi, Lama) ha dimostrato che migliori rapporti salariali sono un lievito per la modernizzazione dell'apparato produttivo del Paese.

L'Italia è andata avanti bene fino a quando gli operai hanno potuto con il loro salario condurre una vita decente e magari riuscivano a laureare un figlio. Ora non sono in grado di pagarsi l'affitto di casa e vivere e vengono spazzati via con le ruspe dai sindaci perbenisti del nuovo autoritarismo post democratico che vuole eliminare dalla vista i poveri e la povertà.

Per tutto questo credo che la trattativa non si debba fare e che la CGIL debba rimeditare le sue scelte strategiche e salariali ed attestarsi su punti innovativi.

Mi permetto di suggerirne qualcuno:

1) miglioramenti contrattuali al livello del rinnovo del contratto dei bancari tutti i carico delle imprese;

2) Salario Minimo Garantito dalla legge per evitare l'uso di manodopera straniera e prezzi stracciati di 3 euro o 4 euro l'ora;

3) abolizione del lavoro interinale, delle agenzie di lavoro interinale, delle cooperative che si limitano ad offrire manodopera. Ci sono cooperative che offrono lavoro agli ospedali ed alle aziende al minimo salariale sul quale i dirigenti "proprietari" delle cooperative si ritagliano una bella fetta per condurre una vita lussuosa;

4) abolizione della famigerata legge Maroni-Sacconi oramai superata in tante sue parti financo dalla legge cinese sul lavoro entrata in vigore il 1 gennaio;

5) riforma della truffaldina legge Maroni sullo straordinario che riconoscendo al lavoratore undici ore di riposo continuativo non dice quale è il limite della giornata lavorativa e quante ore di straordinario si possono fare e con quali procedure;

6) conferimento per legge ai delegati aziendali alla sicurezza di particolari poteri come la sospensione di una lavorazione ritenuta pericolosa o la richiesta cogente di modifiche nel macchinario o nel procedimento produttivo;

7) assegno integrativo agli orfani del lavoro fino al raggiungimento della loro maggiore età. Soltanto durante il 2007 in Italia si sono "creati" da duemila a tremila orfani di caduti sul lavoro.

8) destinare i soldi previsti per la detassazione a miglioramenti delle pensioni fino a al livello dei salari corrispondenti ripristinando il fiscal drag e miglioramento il meccanismo di adeguamento oggi fermo alla inflazione programmata.

Se la CISL e la UIL non ci stanno vadano pure a fare un altro Patto per l'Italia. Voglio vedere la sinistra al governo che approva una nefandezza sociale cosi eclatante.

Pietro Ancona

 


 

Spacconate e fanfaluche per coprire ruoli di regime

6 aprile 2008


La gabbia di ferro CGIL CISL UIL


Il leader UIL: «Quando andiamo a Palazzo Chigi con Epifani e Bonanni siamo una squadra micidiale» di M. Sensini http://urliIDVit/f865
 
Questa affermazione di Angeletti, segretario della UIL e le altre cose dette nella intervista al Corriere di oggi sono davvero stupefacenti se confrontate con la triste realtà di un sindacato confederale diventato una vera e propria gabbia di ferro dentro la quale stanno chiusi i lavoratori italiani e quanti si accostano al lavoro. Sindacato che ha modificato e peggiorato notevolmente la condizione del lavoro dipendente liquidando durante un'azione che dura almeno dal 1993 dei diritti conquistati nel trentennio precedente e che avevano fatto del sindacalismo italiano uno dei migliori del mondo, un sindacalismo per il quale l'affermazione "autonomia dal padronato, dai partiti e dal governo" era davvero una verità della realtà italiana. Gli accordi del 1993 hanno privato i lavoratori della tutela della scala mobile (già abbondantemente ridotta a cominciare dal 1983) ed hanno avviato la concertazione in base alla quale le piattaforme rivendicative per i rinnovi contrattuali non possono eccedere il tasso di inflazione programmato. Da allora ad oggi, l'applicazione di un principio riferito ad un dato di gran lunga inferiore al reale incremento del costo della vita ha portato il livello dei salari italiani talmente in basso da suscitare scandalo anche in ambienti liberisti che se ne lamentano non perché improvvisamente diventati solidali con gli operai ma soltanto perché deprimono i consumi e quindi i profitti delle imprese. Lo scandalo dei bassi salari è scoppiato in Italia ad opera di denunzie della sinistra (quel poco che è rimasto) e di isolati ma tenaci economisti che hanno messo in luce il dato incontrovertibile di uno spostamento di ricchezza colossale dal lavoro dipendente alle imprese.

 Quando finalmente la CGIL ha mostrato di accorgersi del "fenomeno" l'ha subito relegato nella zona delle discussioni accademiche e vi ha dedicato un convegno del proprio centro-studi. Ma si è ben guardata dal modificare le richieste dei contratti in scadenza rimasti al livello medio di poco più di cento euro netti nel triennio con pochi centesimi subito ed il grosso dopo il secondo anno di vigenza contrattuale. I recenti accordi di welfare peggiorano per molti lavoratori la riforma Maroni e legittimano la legge Biagi (per la quale il Congresso della CGIL aveva chiesto l'abolizione). L'Italia è il Paese a più alto tasso di mortalità e di infortuni sul lavoro d'Europa. Non credo si possa parlare di un vero impegno del sindacato. Per anni, in caso di infortuni, tranne la partecipazione dei compagni di lavoro e del sindacato di categoria l'attenzione del Sindacato è stata davvero scarsa. Si poteva agire migliorando i poteri del delegato alla sicurezza (che oggi deve stare buono e zitto se no lo licenziano) e chiudendo la porta alla molteplicità di rapporti di lavoro diversi ammessi dalla legge Biagi che creano enormi problemi di conoscenza e di controllo dei processi produttivi e di ritmi di rendimento.

Non si è fatto niente e la legge sullo straordinario è stata peggiorata con una interpretazione truffaldina di una normativa europea che prevede undici ore consecutive di riposo ma certamente non tredici ore lavorative come è venuto alla luce alla Thyssen Krupp.

I prossimi obiettivi della Confindustria sono l'abolizione del contratto collettivo di lavoro, la personalizzazione dello stesso con definitiva rottura di coesione e di solidarietà di classe, la riduzione del peso sociale degli istituti previdenziali a vantaggio delle assicurazioni private alle quali sono già stati trasferiti gli accantonamenti TFR, la riduzione delle tutele in caso di malattia ( vedi campagna contro i fannulloni) e la sostituzione dei pubblici impiegati con lavoratori esternalizzati provenienti anche da cooperative che vendono soltanto mano d'opera. È già difficile trovare un bidello o un autista o un infermiere che non sia "esterno". Fantasmi che si muovono dentro la pubblica amministrazione privi di diritti sfruttati da managers di cooperative e di aziende che si arricchiscono e li tengono a regime salariale indecente.

 È facile notare come, nel corso degli ultimi anni, nei rinnovi contrattuali si riducono i diritti dei lavoratori ma crescono le prerogative dei sindacati e della azienda. Le strutture comuni tra le organizzazioni imprenditoriali e quelle dei lavoratori sono diventate assai diffuse hanno creato una burocrazia che si nutre di trattenute. Insomma mentre si indeboliscono i lavoratori i sindacati si rafforzano ed estendono il loro potere finanziario e di intervento.

 Infine, CGIL CISL UIL detengono il monopolio della contrattazione. Monopolio che difendono anche dai partiti della sinistra che sono sensibili alle istanze sociali. I Cobas vengono esclusi e criminalizzati ed i loro dirigenti nelle fabbriche sono spesso oggetto di persecuzione e licenziamenti. Naturalmente sono del tutti isolati e debbono sperare soltanto in una legislazione che però diventa sempre meno protettiva dei loro diritti man mano che l'azione delle Confederazioni e delle associazioni padronali modifica il "sentire comune", cambia le legge e dà segnali alla Magistratura del Lavoro sempre meno favorevoli a chi si mette fuori del "regime".

Pietro Ancona



 


 

Fannulloni

13 maggio 2008


Cara Dottoressa Dominijanni,

l'attacco ai dipendenti pubblici "fannulloni" (una generalizzazione che dovrebbe fare vergognare i sindacati che tacciono) è finalizzata al nuovo business che scopre nella pubblica funzione la possibilità di lucrare. Esempio: al posto di infermieri assunti per concorso pubblico dagli ospedali, si cedono servizi a cooperative che avviano mano d'opera a condizioni di gran lunga peggiori di quelle garantite dal pubblico impiego. Lo stesso per i "bidelli" delle scuole e per tante altre funzioni che vengono "esternalizzate" a organismi controllate spesso politicamente dal partito che governa.

 Naturalmente si faranno due piccioni con una fava. Si mettono in discussione le tutele in caso di malattia per ridurle drasticamente.
 Cari saluti.

Pietro Ancona



 



 


 

Mandati a morire

12 giugno 2008

 

Abolire la legge Killer Biagi

 
La prova della responsabilità della precarizzazione del lavoro nelle terribili morti che registriamo tutti i giorni sta nell'oramai ordinario uso di lavoratori disponibili a tutto pur di guadagnare qualcosa usati e subito dismessi dalle aziende.

Soltanto la professionalità che si acquisisce e si accumula nel rapporto tra lavoratore azienda e lavori effettuati garantisce sicurezza.
Non a caso oltre al numero dei morti e dei mutilati registriamo anche una crescente mancanza di accumulazione di esperienze nelle imprese.

La torre Eiffel realizzata alla fine dell'ottocento da centinaia di operai carpentieri non fece nessuna vittima. Tutti conoscevano perfettamente il loro lavoro e pur ad oltre cento metri di altezza e nelle condizioni climatiche più inclementi tornarono sani e salvi alle loro famiglie. Come si fa a mandare a pulire una vasca di depurazione come quella di Mineo a persone che non ne avevano mai visto una nella loro vita?

Uno dei due operai era al suo terzo giorno di lavoro. Aveva fatto tanti lavori ma nessuno a quello di oggi.

Pietro Ancona

 


 

Bruno Trentin

A: posta@liberazione.it

pubblicato in Liberazione del 02/09/2008

 

Cara Liberazione,

 

sono dispiaciuto per i pesanti ingenerosi ed inaccettabili giudizi che sono stati espressi su Bruno Trentin. Sono stato dirigente della CGIL per molti anni segretario regionale in Sicilia. Ricordo di Bruno Trentin la sua dedizione ai lavoratori, il suo impegno di lotta alla mafia, la sua figura di cristallina autorità morale della CGIL. Era davvero ansioso di rendersi utile alla lotta contro la mafia a cominciare dal suo punto più lontano: il consociativismo politico e la degenerazione del sindacato e di qualche suo gruppo dirigente. A volte non capivo perché fosse tanto rispettato dai lavoratori dal momento che il suo linguaggio era di difficile comprensione, il suo atteggiamento assai riservato da sembrare a volte altero. Ma i lavoratori sentivano la sua anima generosa ed appassionata. Mentre io ero segretario regionale della CGIL siciliana da socialista venne diverse volte a rafforzare a dare autorevolezza al mio operato anche in disaccordo con frange della sua stessa componente. Ma, a volte, non bisogna vivere diverse stagioni.

È meglio viverne soltanto una. La stagione di Trentin fu l'autunno caldo ed il grande movimento di modernizzazione dei salari e dei contratti. Pochi ricordano la parola d'ordine: il salario variabile indipendente!! Con Carniti e Benvenuto segnò un bellissimo periodo della storia d'Italia, una storia di conquiste una dietro l'altro.

Non doveva in nessun modo diventare segretario generale della CGIL e stipulare gli accordi fondamentali che hanno immiserito nel tempo i lavoratori italiani. Abolizione della scala mobile ed accordi di concertazione. Un meccanismo diabolico di bombe ad orologeria innescate per demolire tutte le conquiste salariali e normative ottenute in Italia in quaranta anni di lotte. Quando le richieste di rinnovo contrattuale sono parametrate al tasso di inflazione "programmato" la conseguenza che ne deriva è l'impoverimento reale della busta-paga. Salari e pensioni sono diventati poverissimi perché così è stato stabilito nel 1993.

A questo punto il Sindacato è diventato una scimmia che pesa sulle spalle dei lavoratori.

Unico al mondo, il sindacato italiano non dà diritti alla gente ma ne toglie. Presto consegnerà anche il contratto di lavoro e trasformerà l'INPS e l'Inail in fondazioni semiprivate controllate dalla Confindustria.

Pietro Ancona

 


 

Ruolo dei sindacati confederali

15 settembre 2008

 
I Sindacati Confederali, pur non essendo rappresentativi della maggioranza dei lavoratori Alitalia, hanno firmato un accordo che ha lo scopo di costringere i sindacati autonomi,espressione vera della realtà aziendale, a cedere, ad accettare il punto di "compromesso" raggiunto.

Trattasi di altra grande anomalia italiana: l'anomalia di potenti sindacati confederali diventati con gli anni sempre più governativi e filo-confindustriali per i quali abbiano i salari più bassi d'Europa, il più alto numero di morti e di infortuni sul lavoro, il precariato diventato "normalità" dei rapporti di lavoro.

Il fascismo si manifesta in tanti modi. Anche questo è fascismo: Bonanni che dichiara da giorni che in ogni caso avrebbe firmato gli accordi ed il ruolo di sindacati confederali come schiaccianoci dei diritti delle persone. La novità è questa: da questa trattative anche il Sindacato della Spolverini farà parte della squadra dei "responsabili".

Ma un Paese con lavoratori malpagati e privi di diritti non sono una bella testimonianza per questi Sindacati che un giorno ebbero dirigenti onesti e combattivi come Di Vittorio, Carniti, Santi.

 Pietro Ancona



 


 

Nel paese di Pulcinella, Arlecchino, Balanzone....

10 settembre 2008


Prima c'è stata una lunga predicazione sulla fine della classe operaia. Ci hanno spiegato tutti i pennivendoli del Regime, ma soprattutto tutti coloro che dall'opposizione agognavano a traghettarsi dall'altra parte, che la rivoluzione tecnologica intervenuta nel processo produttivo aveva azzerato la "classe operaia" ed aveva generato nuove figure professionali; in verità il processo produttivo non c'entra niente: le nuove figure di disgraziati del lavoro sono state create dal pacchetto Treu e poi dalla legge Biagi e dagli accordi di luglio 2007 sul welfare. Vado a controllare i dati Istat e la classe lavoratrice italiana è più o meno quella di venti anni fa o addirittura di quaranta anni fa. Si tratta di circa ventidue milioni di persone. All'interno di questa, oltre la naturale fisiologica evoluzione del settore dei servizi e del cosiddetto quaternario, i settori fondamentali dell'industria sono rimasti più o meno gli stessi.

Quanti sono i metalmeccanici oggi? Più o meno quanto erano prima. Quindi nessuna scomparsa della classe operaia. Semmai sono scomparsi i sindacati ed i partiti che si richiamavano ai suoi valori. I sindacati confederali dagli accordi di concertazione del 1993 sono diventati praticamente parastatali, un pezzo della macroeconomia, un puntello della Confindustria. Dal 1993 ad oggi l'impoverimento dei lavoratori è un dato costante inghiottito dai pitoni della triplice CGIL, CISL, UIL.

Da alcuni anni a questa parte, questa "classe operaia scomparsa" è sottoposta ad un bombardamento quotidiano da parte dei pennivendoli pagati da Berlusconi e dalla Confindustria: sono fannulloni, lazzaroni, assenteisti, ignoranti.... Brunetta si è financo inventato dati falsi per parlare di tassi di assenteismo. Chi si azzarda a difendere il suo pane quotidiano come i dipendenti Alitalia sono profittatori, parassiti, mangia pane a tradimento..... Statali, professori, dipendenti pubblici, tutti alla Gogna Mediatica organizzata dal Cavaliere e dai suoi solerti amici alla quale non si sottraggono pezzi autorevoli della "sinistra" che hanno fatto del liberismo la religione con la quale hanno sostituito il comunismo.

Mi domando: se in Italia ci sono oltre venti milioni di mangiapane a tradimento, di gente che vive sulle tasse pagate dai "contribuenti" e della rendita del lavoro a tempo "indeterminato", (altro scandalo per i benpensanti che vorrebbero tutti precari..), chi si salva in questo Paese?
A parte i giornalisti che producono, con ricchi sostentamenti statali, i loro pezzi di odio sociale quotidiano, in questo Paese si salvano i bottegai, i commercianti, i farmacisti, gli avvocati, i notai, gli industriali insomma le categorie "autonome" che parlano di mercato in un Paese a prezzi controllati ed amministrati da un oligopolio feroce e rapace. Avete provato a comprare una aspirina a  Parigi? Costa un terzo che in Italia!

Tutte queste brave persone che tengono in piedi l'Italia hanno creato un sistema rigidissimo di costi che stringono come un cappio al collo le famiglie: energia, assicurazioni, banche, affitti di case, acqua, trasporti…

Ma tutto questo non basta: è necessario criminalizzare tutto il mondo del lavoro dipendente italiano ed immigrato. Meno contano socialmente i lavoratori e meno costano alle imprese! Meno soldi ci sono per scuola e sanità e più soldi ci saranno per la nuova Casta che non è fatta solo di politici ma anche dei manager più ingordi del mondo e da una imprenditoria che è sempre vissuta sulle pubbliche commesse (come la banda che si è radunata nella Cai di Colaninno)....

Pietro Ancona



 


 

Assedio CGIL e lavoratori

A: ichino@pietroichino.it

21 settembre 2008

 

Caro Senatore Ichino


lei che conosce bene i fatti si dovrebbe vergognare a partecipare all'assedio della CGIL per piegarla e portarla a firmare come sostiene Sacconi ( si viene per firmare non per trattare) in catene ed umiliata.

Lei dovrebbe capire profondamente l'esultanza con lacrime dei lavoratori (che diffama dicendo che preferiscono la cassa integrazione al lavoro) quando il tentativo della cordata è andato fallito dopo il protervo atteggiamento tenuto nei loro confronti. È convinto che la cordata volesse davvero rilevare Alitalia?

Attraverso la resa senza condizioni dei lavoratori Alitalia avevate progettato la disfatta definitiva dei lavoratori e dei loro sindacati onesti e non venduti al padronato ed a Berlusconi. Volevate il lancio della fine del contratto di lavoro da una sconfitta sul campo dei lavoratori.

Lei è di gran lunga peggiore della destra italiana. Lei la serve.

Pietro Ancona



 


 

Assedio CGIL e lavoratori

Da: ichino@pietroichino.it 21-set-2008

A: pietroancona@tin.it


Caro Ancona,

quello che ho scritto oggi sul Corriere fa seguito a una critica che rivolgo da molti anni al ruolo svolto dai sindacati (soprattutto quelli autonomi; ma oggi è proprio con questi che la CGIL si è legata, in Alitalia), oltre che dal pessimo management e dalla ancor peggiore politica, in questa azienda.

Nella home page del mio sito ho messo in evidenza il link a due articoli pubblicati, rispettivamente, nel 2004 e nel 2005: mi interesserebbe sapere che cosa Lei ne pensa.

Agli insulti, ovviamente, non rispondo.

Cordialmente 

Pietro Ichino



 


 

Assedio CGIL e lavoratori

A: ichino@pietroichino.it

21 settembre 2008

 

Fare pressing sui lavoratori (diffamandoli) e sulla CGIL anziché sul Governo e sulla Cordata oggi sul Corriere della Sera significa fare una precisa scelta di campo. Lei partecipa all'assedio dei pochi diritti che ancora rimangono ai lavoratori italiani. Quanto è finora accaduto non vi basta. Siete insaziabili. Volete la gente col cappello in mano a chiedere l'elemosina ai bottegai da voi eletti a classe generale.
Volete un varco per una riforma dei contratti che faccia retrocedere di tre secoli la gente che è costretta a vendere il suo lavoro!

Lei è stato preceduto in questa opera di umiliazione dei lavoratori italiani da Cazzola che io conosco bene essendo stato con lui nell'esecutivo della CGIL. Fiancheggiate l'opera di gente come Sacconi che, dopo avere rovinato cinque milioni di giovani con la legge Biagi, invita con protervia alla resa i dipendenti Alitalia.

Spero che si vergogni di tutto quello che fa che è contro il diritto e contro la gente. Avere studiato tanto per acquisire abilità giuslavorista nello spogliare la gente dei suoi diritti non deve essere una grande soddisfazione.

Se avesse avuto ancora un minimo di cuore avrebbe capito come l'esultanza dei lavoratori per il ritiro della cordata dei caimani è parente stretto del pianto. Si vergogni!!

Se il PD ha gente come lei è davvero perduto!! Potete iscrivervi tutti da Berlusconi!

Pietro Ancona


 

Assedio CGIL e lavoratori

Da: ichino@pietroichino.it 21-set-2008

A: pietroancona@tin.it


C'è chi ritiene che il grande successo di Berlusconi sia la conseguenza di una sinistra incapace di ragionare. Come quella che continua a imputare il fenomeno del precariato alla legge Biagi. Posso chiedere all'ex-Segretario della CGIL siciliana ed ex-membro del CNEL, che parla di "cinque milioni di giovani rovinati dalla legge Biagi", se mi sa indicare un solo contratto di lavoro precario disciplinato da quella legge che non esistesse nel nostro ordinamento già prima (magari con un nome diverso, ma sempre, in precedenza, regolato in modo meno stringente)? Posso chiedergli perché il ministro del Lavoro del Governo Prodi, quando ha voluto dare un giro di vite contro l'abuso delle collaborazioni autonome continuative ha emanato due circolari interamente incentrate sull'applicazione rigorosa della legge Biagi?

Posso chiedergli su quali dati statistici si basi il dato dei "cinque milioni" di giovani che sarebbero stati rovinati dalla legge Biagi? E di precisare in quale senso essi sarebbero stati "rovinati", dal momento che dal 2001 al 2007 la quota dei contratti a termine (compresi quelli di apprendistato) e di "lavoro a progetto" o collaborazione autonoma continuativa, rispetto all'occupazione totale in Italia, non è aumentata, ma semmai leggermente diminuita?

Ci pensi bene, caro Ancona. E, se - come sono certo - non è in grado di argomentare la sciocchezza contenuta nel Suo ultimo messaggio, abbia il coraggio di chiedere scusa. Non a me, ovviamente, ma alla memoria di Marco Biagi, il cui assassinio è stato motivato con sciocchezze come questa.

 P.i.



 


 

Assedio CGIL e lavoratori

A: ichino@pietroichino.it

22 settembre 2008

 
La smetta con il macabro richiamo alla memoria di Biagi. Un modo di criminalizzare la critica ad un testo che, prima ancora di essere fatto, quando era ancora allo stadio di libro bianco o non so che cosa lo stesso Cofferati definì "limaccioso". Non so come la pensa oggi Cofferati dopo la sua conversione al leghismo almeno per quanto riguarda la questione del lavoro immigrato. Per i guasti sociali che ha prodotto la legge Biagi dovrebbe essere abrogata se in questo Paese funzionassero gli organismi preposti alla osservanza della Costituzione. Lei sa benissimo che in Italia il lavoro era regolato dal contratto a tempo indeterminato e che soltanto il lavoro stagionale per particolari settori merceologici (sardine, etc..) era ammesso Con la infame legge Maroni-Sacconi avete perfezionato una sorta di supermercato dei fumus contrattuali che ha sviluppatole nefandezze del pacchetto Treu. Non nego che la linea del centro-sinistra fosse disonesta verso il lavoro quanto quella di centro destra. Non è un caso che la destra oggi è quasi al settanta per cento dei consensi e che l'Italia si avvia verso un domani di sfascio totale della coesione sociale finora garantita dalla Costituzione e dall'equilibrio di forze sociali realmente confliggenti che oggi non ci sono più. Se lei deve andare a fare il Ministro per abolire l'art. 18 in che modo e dove io debba considerarla di "sinistra" o almeno democratico?

Lei dice falsità quando diffonde la vulgata secondo la quale la legge Biagi ha dato garanzie ai precari che prima non avevano. Da quanto c'è questa legge in Italia abbiamo oltre un milione di lavoratori a progetto. Che cosa progettano? Quale è il contenuto dei progetti? Vorrei che la sua università o la Commissione lavoro del senato pubblicassero questi progetti ed un campione di tutti gli altri contratti vigenti in Italia e che stanno facendo incanutire da precari milioni di persone.
Tutte le altre forme di assunzione a tempo determinato previsto dalla legge Biagi sono fumus truffaldini applicati alla grande per togliere dignità, sicurezza, futuro alle nuove generazioni Lei sa bene inoltre quanto la mera esistenza della legge Biagi abbia indebolito la condizione dei lavoratori a tempo indeterminato nei posti di lavoro.

Appena il lavoratore comincia ad avere una anzianità che produce un qualche piccolo miglioramento della sua retribuzione si medita la sua sostituzione con fresca carne da macellare magari a seicento, ottocento euro al mese.

Quando lei parla bene della legge Biagi è malafede perché dovrebbe sapere come stanno le cose e l'uso che l'imprenditoria italiana fa di questa legge. Spero che i suoi figli subiscano ognuno una opzione della legge Biagi. Ma questo non accadrà e dal momento che lei è un opinion leader dei falchi degli imprenditori-bottegai italiani addetto alla cancellazione dei diritti della gente (per lei sono mere ingessature del sistema), che è senatore e porta a casa un mare di soldi al mese, che quando andrà in pensione godrà della pensione di professore e di quella di senatore e non so se avrà messo oculatamente da parte i contributi INPS di quando era alla CGIL. Mio figlio guadagna meno di mille euro al mese per un lavoro pericoloso. Ha un contratto a tempo indeterminato ma non escludo che la sua azione lo voglia esternalizzare con un pezzo di società e sostituirlo con precari assunti a ore, a giorni, a settimane......Ho calcolato che con la nuova legge sulle pensioni tra trenta anni andrà in pensione a meno di trecento euro al mese!! Quando lei spende per una cravatta!

Abbia almeno il pudore di non parlare di sinistra! Lei sa bene che cosa è e per conto di quali forze in Italia usa il suo cervello. Io non dico come lei ha detto a me che è incapace di ragionare. Ragiona, ragiona a come ridurre in totale schiavitù i lavoratori italiani. Tutto quello che il Sindacato vi ha dato dagli infami accordi del 93 a quelli del luglio scorso non vi bastano.

State tirando troppo la corda!! In quanto alle sciocchezze mie che avrebbero provocato l'omicidio di Biagi non creda di impressionarmi o di intimidirmi. Prendo solo atto di quanto lei sia vigliacco e messo da argomenti inconfutabili con le spalle al muro spara accuse insensate rivolte a scoraggiare il diritto di critica. Chi critica è complice dell'omicidio! Si vergogni se ne è capace! Solo la paranoia può indurre ad usare accuse cosi pesanti nel corso di un dibattito.

Pietro Ancona


 

Assedio CGIL e lavoratori

Da: ichino@pietroichino.it

A: pietroancona@tin.it

22 settembre 2008

 

Constato che Lei non ha risposto neppure a una delle mie domande. Quanto al "milione di lavoratori a progetto" (in realtà 800.000), prima della legge Biagi si chiamavano "collaboratori autonomi coordinati e continuativi"; ed erano molti di più. Ma mi sembra meglio che questo scambio si fermi qui.

p.i

 

 


 

Assedio CGIL e lavoratori

To: ichino@pietroichino.it

23 settembre 2008


Meschinissime ed indegne giustificazioni, quelle che lei adduce. Quando avrà l'onestà intellettuale e civile di dire che i contratti a progetto e tutti i contratti della famigerata legge Biagi sono assolutamente ingiustificati e che si tratta di meri fumus potrò ricredermi sul suo conto e sulla sua buona fede. Non giochi coi numeri.

Dal pacchetto Treu alla Biagi a quello che lei predica è solo una infame officina possibile soltanto perché la sinistra italiana non esiste più. In ogni caso il disastro sociale riguarda tutti i lavoratori italiani condizionati da una legislazione sempre più di parte, dalla parte padronale. Un padronato feroce, indecente

Pietro Ancona



 


 

L'articolo di Pirozzi e Biasco

A: Vincenzo Sena

24 settembre 2008

pubblicato su www.ilpuntodue.it


Caro Direttore,

l'articolo di Pirozzi e Biasco sull'Alitalia fa riflettere sulla triste situazione di questo Paese in cui, come negli Usa ma senza i controbilanciamenti istituzionali, la classe degli imprenditori e dei finanzieri è al potere e piega la Repubblica ai suoi interessi spesso del tutto loschi. La vicenda Alitalia in sostanza è una colossale appropriazione di un bene pubblico che, depurato da tutte le passività, viene regalato ad una cordata che è una sorta di Summa del Capitalismo italiano con personaggi famosi a cominciare da Colaninno per avere gestito con piglio usa e getta l'Olivetti e poi Telecom, come Tronchetti Provera grande artista nell'inserire nel bilancio Telecom le sue passività e attraverso questo drenare miliardi di euro, ed altri che hanno grossi conflitti di interesse come Benetton o Li Gresti che è soprattutto un palazzinaro ed interviene in Alitalia per consolidare la sua presa su Milano in vista di Expo.

Contrariamente a quanto scrivono Pirozzi e Biasco non ho alcuna fiducia nella "legittimità" di questa cordata e nella sua capacità di gestire Alitalia.

Per quanto riguarda la CGIL io spero che non si faccia ricattare dalla prospettiva del fallimento. Ci sono questioni che non possono essere messe da parte. Una di queste è il diritto dei lavoratori alla contrattazione collettiva della loro condizione cosa che è sempre più mal sopportata da un padronato che vuole comprimere al massimo la variabile lavoro. Mi viene voglia di ridire come nell'autunno caldo dei metalmeccanici: il salario non è variabile dipendente. Per quanto il salario stia dentro un mercato deve anche stare dentro regole come quella prevista dalla Costituzione: deve essere dignitoso e bastevole al lavoratore ed alla sua famiglia. Non è più così da un pezzo.

Il professore Alegi, esperto di costi comparati del trasporto aereo, sostiene che non solo il salario, ma l'intero costo del lavoro non è il pezzo più importante e significativo del bilancio Alitalia e che gli stipendi dei piloti stanno nella media europea e ce ne sono di più alti.

 La verità è quella che si è lasciata sfuggire "il Giornale" di Berlusconi: in questa trattativa la posta in gioco è l'umiliazione della CGIL. Vero, verissimo: quanto succede all'Alitalia ha un riflesso, una eco anche nella più lontana officina del Paese.

Mi auguro sinceramente che la trattativa fallisca e che la Cordata si ritiri. L'opposizione sbaglia ad essere comprensiva verso Colannino e gli altri. L'opposizione farebbe bene a rimettere in discussione tutte le privatizzazioni fin qui fatte: Poste, Ferrovie dello Stato, Telecomunicazioni, Enel.

Lo Stato leggero che vive di riflesso e tira la volata alle multinazionali come gli Usa, nell'era del liberismo predone, può riservare amarissime sorprese come quelle dei pensionati americani che non sanno come vivere ed a settanta anni sono costretti a tornare a lavorare.

Pietro Ancona

 


 

Contratti 

A: epifani@cgil.it ; segreteria@cgil.it

1° ottobre 2008

http://www.ilpuntodue.it/?q=node/342

Cara CGIL,


data la struttura delle imprese italiane la riforma proposta dalla Confindustria ed accettata da CISL UIL e UGL è una vera e propria abolizione del contratto di lavoro accompagnata da un sostanziale peggioramento dello status di lavoratore. Nelle aziende italiane mediamente di cinque dipendenti la stipula di un accordo aziendale è improbabile Pertanto è giusta la scelta di non cedere al padronato italiano questo ultimo presidio di contrattazione collettiva. Suggerisco di disdire gli accordi del 1993 e di chiedere il ripristino della scala mobile e l'abrogazione della legge Biagi.

L'unità sindacale con CISL UIL e UGL è nemica dei lavoratori. La CGIL dovrebbe valorizzare i Cobas oggi molto osteggiati e perseguitati dal padronato e non solo. I COBAS sono costituiti da compagni che una volta erano nella CGIL. La CGIL dovrebbe chiudere la stagione dell'Unità Sindacale il cui bilancio è un disastro per i lavoratori italiani.

Pietro Ancona


 

Contratti, è possibile

A: ichino@pietroichino.it

5 ottobre 2008

 
Caro Professore,


leggendo il suo articolo al quale Repubblica dà la prima pagina (*) (quanto interesse nell'editoria italiana e nel giornalismo per la demolizione dei diritti delle persone!!) mi sono trovato a pensarla nelle vesti di un cacciatore, munito di specchietto per le allodole (la sua confusa proposta sul margine operativo lordo dell'impresa) appostato davanti alla tana della lepre che vorrebbe stanare al più presto. Mi sono definitivamente convinto della sua mala fede e della sua azione embedded Confindustria alla quale vuole consegnare al più presto un sostanzioso carniere.

Innanzitutto mi ha colpito il modo come si è firmato: (l'autore è deputato del Partito Democratico). Perché? Per accreditare la sua proposta come proposta di "sinistra" (ma il PD non lo è) e per fare pesare il suo essere politico sulla questione che tratta.

In secondo luogo sono colpito dalla sua mala fede. Lei avrà certamente il quadro degli accordi aziendali stipulati in Italia. Ricordo che quando ero nel CNEL esisteva un archivio al riguardo, spero ci sia ancora. Lei non può discettare sulla contrattazione aziendale oggi se non tiene conto di che cosa è ed è stata la contrattazione in questi ultimi venti anni. Vogliamo vedere quanti accordi aziendali, quanti integrativi sono stati firmati? Inoltre, la qualità di questi integrativi è quasi sempre riferita ad aspetti normativi dell'organizzazione del lavoro. Gli aspetti salariali legati alla produttività non sono il dato saliente.

Qual è la percentuale di lavoratori interessati alla contrattazione integrativa? Ad occhio e croce direi minima nelle aziende al disotto dei cento dipendenti. Lei sa benissimo che oltre il novanta per cento dei lavoratori italiani non hanno mai conosciuto la contrattazione integrativa dal momento che non hanno alcun potere contrattuale in azienda. In sostanza lei ha in testa un ulteriore immiserimento dei lavoratori italiani finora tutelati dai minimi tabellari nazionali. Diminuendo il valore di questi lei si ritrova con il novanta per cento dei dipendenti privati italiani scoperta di tutele: Bravo!!

Complimenti! Lo specchietto delle allodole che si è creato è molto grossolano ma confida nella credulità spesso in mala fede di coloro che hanno interesse al riguardo.

In quanto alla firma a rate non so se la sua astuzia è degna di quella di Bertoldo. Insomma ha davanti agli occhi la vicenda Alitalia che le dà indicazioni metodologiche..... Spero che la CGIL ritrovi un po’ di orgoglio patrio e di fierezza di sé e mandare a quel paese lei e l'ineffabile Veltroni che lavora di bulino con Marcegaglia per ricondurre al fienile di Bonanni e Angeletti anche Epifani.

Naturalmente non manca nel suo articolo il richiamo alla grave crisi internazionale. E quando mai i lavoratori non debbono farsi carico anche di questo?

Pietro Ancona

 

 (*) Contratti, è possibile una prima firma Pietro Ichino - La Repubblica

http://www.partitodemocratico.it:80/gw/producer/index.aspx?t=/documenti/indice.htm&area=30



 


 

Sindacato di soli stranieri

23 ottobre 2008

 

la richiesta diffusa tra i lavoratori stranieri di un sindacato solo di immigrati certamente irrealizzabile e persino pericolosa segnala tuttavia una inadeguatezza, una carenza colpevole delle Confederazioni Sindacali da anni dedite a trattative per restituire con gli interessi al padronato quanto ottenuto durante la grande stagione di lotte sindacali della fase di grande crescita delle lotte operaie conclusasi con il fallimento delle riforme. Il potere riuscì a deludere le grandi mobilitazioni degli anni settanta e da allora è cominciato il ciclo delle espiazioni....

Dagli accordi di concertazione del 1993 alla disponibilità ribadita in tutte le sedi di sostituire ai miglioramenti salariali la detassazione della tredicesima, ai famigerati accordi sul welfare del luglio scorso il Sindacato appare sempre più egemonizzato dalla volgarissima linea imposta da Bonanni. Basti esaminare la vicenda dell'Alitalia e l'assenza di reazione alla campagna forsennata del governo di destra di criminalizzazione ed isolamento dei lavoratori pubblici definiti "fannulloni".
I lavoratori stranieri si trovano nella condizione in cui si trovarono i lavoratori meridionali a Torino dentro la Fiat e nella città industriale: trovarono una classe operaia ed un sindacato inerte rispetto lo sfruttamento padronale e crearono un grande subbuglio dando vita alla grande stagione di lotte dalla quale si dipartì il cosiddetto "autunno caldo".
I lavoratori stranieri sono a disagio perché i lavoratori italiani sono in stato di disagio: muoiono come le mosche e guadagnano non abbastanza per sfamare le loro famiglie. Insomma gli immigrati specchiano una realtà diventata pesantissima dal momento che la linea del sindacato è speculare a quella della Confindustria a cominciare dal problema del precariato e della legge trenta.

Se avessi voce in capitolo suggerirei ai lavoratori stranieri di costituirsi in associazione e con questa stimolare i sindacati di appartenenza a fare quanto è giusto che facciano senza caricarsi sulle spalle i problemi della finanza mondiale e dei banchieri da salvare.....

Suggerirei anche di aderire ai Cobas che sono i soli sindacati che rispondono soltanto ai lavoratori.

Pietro Ancona



 


 

Lo sciopero dei metalmeccanici del 12. Tanto rumore per nulla!!!

4 novembre 2008


Lo sciopero generale dei metalmeccanici del 12 dicembre prossimo sarà un evento formidabile anche se la sua piattaforma, limata dal compromesso raggiunto con la CGIL, ne avrà disinnescato la carica di controffensiva rispetto un padronato sempre più arrogante, oramai del tutto insofferente financo al riconoscimento dei lavoratori come entità sociale con la quale bisogna contrattare e convivere. Al di là delle generali rivendicazioni generiche rivolte ad un cambiamento della politica economica generale del governo la richiesta di integrare i salari oramai di fame viene affidata quasi esclusivamente alla detassazione della tredicesima mensilità. Una mancia che, se concessa perché voluta fortemente anche da Confcommercio e dalla stessa Confindustria, servirà a pagare le bollette in scadenza a fine anno senza riconoscere ai lavoratori il diritto al recupero senza richiedere l'unica cosa indispensabile in tempo di crisi: l'indicizzazione dei salari. Ma la parola "scala mobile" è diventata tabù anche per i metalmeccanici mentre non si appronta alcun strumento di vera lotta al precariato e cioè il Salario Minimo Garantito (esistono metalmeccanici, l'abbiamo visto alla Navalmeccanica di Genova, pagati tre euro e mezzo l'ora). Le richiesta di lotta al precariato si limitano ad una generica richiesta di miglioramento delle normative esistenti ed escludono di chiedere con chiarezza l'abrogazione della legge trenta e degli accordi di welfare del luglio 2007 che ne hanno ribadito l'esistenza. Non una parola viene detta sulle gravi manipolazioni dei diritti dei lavoratori apportate dalla legge 133/2008 nel silenzio generale.

Insomma, i metalmeccanici parteciperanno ai cortei ed alle manifestazioni del 12 dicembre con l'animus di chi vuole rompere la gabbia di ferro dentro cui sono stati chiusi dal padronato e dal governo di destra. Il gruppo dirigente dei metalmeccanici e della stessa CGIL con obiettivi limitati, quasi insignificanti. All'indomani dello sciopero non succederà assolutamente niente. Forse il governo, pressato anche da una parte dei suoi, darà una piccola mancia natalizia!

Pietro Ancona


 

Ancora contro la detassazione

12 novembre 2008


Certamente la crisi c'è e viene come sappiamo dalla mancanza di regole del liberismo e della globalizzazione. Le "regole" sono sempre state considerate il fumo negli occhi dai fautori della libertà del mercato e dell'individualismo. La verità è che il mercato non esiste quando si giunge alla fase oligopolistica e monopolistica. Possiamo parlare di mercato dei prodotti farmaceutici o delle auto? Ricordate quante piccole e medie fabbriche come la Lancia e la gloriosa Alfa Romeo sono state divorate dalla Fiat?

Ma la crisi viene usata per terrorizzare l'opinione pubblica, giustificare la decrescenza delle retribuzioni sotto il livello previsto dalla Costituzione, tenere in scacco quanti vorrebbero fare qualcosa per migliorare la loro condizione di vita. Ieri alla Camera il Ministro Tremonti parlava di "intensificazione" della crisi!! In sostanza c'è una irresponsabile amplificazione di una situazione difficile per giustificare un regime di generale depressione delle retribuzioni e le controriforme del welfare.

Vorrei ancora una volta dichiarare la mia contrarietà alla detassazione prima degli straordinari, ora della tredicesima (se sarà fatta) e domani chissà....

Sono contrario perché la detassazione non affronta il problema di una riforma dell'Irpef ed anzi la rinvia sine die. Non c'è dubbio che va amplificata la parte esente dei salari e delle pensioni e vanno abolite l'IRPEF regionale e comunale.

Queste tendono a pesare sempre di più sui redditi. Bisognerebbe inoltre rivedere il sistema di tassazione delle rendite finanziarie e dei patrimoni naturalmente a partire da certi livelli. Ma questo non viene fatto ed anzi si tende ad appesantire il carico fiscale sui più deboli.

La detassazione non a caso è chiesta dalla Confindustria e dalla Confcommercio cioè dalle organizzazioni imprenditoriali. È una alternativa agli adeguamenti salariali dovuti e non realizzati dalle imprese. È una mancia una tantum. È un modo per dire: non dovete aspettarvi niente da noi! La detassazione uccide lo Stato dal momento che lo priva delle risorse necessarie alla sua sopravvivenza. Si calcola che per detassare la tredicesima ci vogliono nove miliardi di euro. Quale sarà l'effetto di una cosi drastica riduzione delle entrate dello Stato? Quanti servizi si dovranno tagliare ai cittadini oltre quelli già in programma per la scuola e per la sanità? Si debbono abolire del tutto le pensioni ridotte oramai a meno del quaranta per cento delle retribuzioni?

Dal 1993, anno del primo grande accordo di concertazione ad oggi, c'è stato un trasferimento di ricchezze dal lavoro dipendente ai redditi imprenditoriali e professionali di oltre dieci punti di PIL. Insomma c'è stato un impoverimento di venti milioni di lavoratori a vantaggio delle altre categorie sociali!! Questo impoverimento è stato dovuto alla mancata indicizzazione delle retribuzioni ed ai miglioramenti salariali calcolati sulla cosiddetta "inflazione programmata", cioè a molto meno dell'aumento del costo della vita! Quindi nel campo dei profitti ci sono risorse sufficienti per finanziare miglioramenti salariali! Detassare il salario vuol dire ridurre la sua funzione sociale ed infliggere al welfare un danno incalcolabile a lunga scadenza. Non tanto lunga perché il conto verrebbe presentato al più presto dal Tremonti di turno..

 Pietro Ancona


ps: che la crisi riguardi soltanto le persone che sono state impoverite dal liberismo al potere si può vederlo osservando il florido consumo di generi di grande lusso come i panfili, le ferrari, le lamborghini ed i ristoranti ed albergo a 7 stelle.....

Anche la crisi viene alimentata e governata soltanto contro chi vive di lavoro...



 


 

Capitalismo e crisi nell'incontro dei venti.

15 novembre 2008


Riflessione sul G20


Il Presidente degli Usa, grande custode dell'ideologia, è preoccupato che la crisi mondiale provocata dai ladroni finanzieri suoi connazionali possa mettere in discussione il capitalismo e raccomanda a tutti di continuare a sostenerne le glorie e soprattutto di adorarlo senza mettergli "lacci e lacciuoli", senza regole, dal momento che le regole limiterebbero l'audacia degli avventurosi novelli capitani di ventura i manager alla guida di società che divorano poco prima di rovinarle e di distruggerne i fondi pensioni riducendo le azioni dei malcapitati a carta straccia.

Fosse per Bush lo Stato deve servire per mettere le risorse della collettività al servizio dei banditi che hanno fatto sparire trilioni di dollari e basta. Se un bambino muore a causa di un ascesso provocato da una carie che la famiglia non può curare non importa dal momento che la luce splendente e radiosa del "sistema" brilla sui popoli liberi e ne assicura le sorti progressive. Magari con l'aiuto di qualche opportuna guerra di sterminio dei poveracci che vengono bombardati perché non collaborano abbastanza per la cattura dei "terroristi".

Tremonti che si picca di essere grande pensatore e grande ministro si è spinto su questa strada della preservazione della purezza del capitalismo nella sua versione liberista fino al punto di proclamare che la eventuale presenza di soldi dello Stato nelle banche non ne rivendicherà il possesso o la presenza nei consigli di amministrazione.
Niente deve turbare la libera intrapresa di quanti hanno portato il mondo sull'orlo della rovina e provocato una recessione di cui ogni giorno ce ne descrivono i caratteri lugubri e devastanti.

La crisi è in fase di intensificazione. Con questa dichiarazione solenne resa al Parlamento il Ministro dell'Economia ritiene di coprire gli otto miliardi di tagli al sistema scolastico, i tagli alla sanità ed al sistema pensionistico magari per regalare cinque o sei miliardi di euro alla cordata degli "amici" capeggiata da Colaninno. Nello stesso tempo il Ministro Sacconi aiuta la criminalizzazione dei sindacati che non si piegano alle pretese della Confindustria di una totale libertà nel rapporto coi lavoratori che soltanto da sempre minori tutele possono avere la speranza di continuare a guadagnare un tozzo di pane. Si, proprio cosi, tozzo di pane perché altrimenti non si può definire il salario erogato dalle aziende italiane, uno dei più miseri del mondo.

Il sistema massmediatico di tutto l'occidente si guarda bene dall'individuare le cause ed i responsabili della "crisi" cioè del Grande Furto. In atto è impegnato in una intensa campagna di terrore per convincere l'opinione pubblica che non accettando le ricette proposte dalla Gelmini e da Tremonti abbiamo dietro l'angolo la crisi del 29 e il nostro degrado a okies come le famiglie che si muovevano negli States alla ricerca di lavoro e venivano accolti a fucilate quando i loro accampamenti non venivano bruciati come ama fare Borghezio in Italia con i poveri che cercano riparo sotto i ponti.

C'è un silenzio enorme sulle responsabilità della crisi e le batterie massmediatiche sono rivolte alla divulgazione ed al radicamento di due idee: c'è la recessione ed il capitalismo va conservato e difeso.

Ma è proprio vero che il capitalismo non c'entra con la crisi in atto? Quante automobili si debbono costruire e mettere in circolazione per evitare la crisi della General Motors? Con buona pace di Bush il capitalismo non è più in grado di assicurare stabilità e prosperità ed è giunto il momento di sostituirlo con un sistema diverso, magari socialista. Ma dove è il socialismo? Chi lo rappresenta? Come è che i socialisti francesi proprio in questo frangente si accingono a veltronizzarsi eleggendo a loro leader Segolene Rojal.... Ma questo è un altro discorso..

Pietro Ancona



 


 

Sciopero CGIL: una cannonata a salve

26 novembre 2008


Lo sciopero proclamato dalla sola CGIL per il 12 dicembre scorso risulta del tutto inutile alla lettura della sua "piattaforma di rivendicazioni" del documento sulla crisi.

Le questioni essenziali della depressione italiana che è essenzialmente una crisi dei redditi del lavoro dipendenti e delle pensioni non vengono affrontate. La questione della crisi sociale italiana dovuta alla artificiale forzata precarizzazione del lavoro (provata dal fatto che lo stesso lavoratore viene riassunto come precario più volte dalla stessa azienda) non viene affrontata. Si dà per scontato un regime di salari e di retribuzioni intoccabile. Qualche soldo in più viene proposto attraverso la detassazione che tuttavia non viene neppure estesa alla tredicesima mensilità. La strada della detassazione porta alla perdita del ruolo sociale del salario ed alla sua importanza nel welfare italiano.

Non a caso Berlusconi ne propone la strutturalizzazione a cominciare dallo straordinario. Non finirà cosi dal momento che tutto il welfare è sotto attacco e deve essere "affamato". Il programma della destra, come si è visto dalla legge 113 e da altre leggi recentemente approvate, è assai organico ed ha una strategia di lunga, lunghissima scadenza alla fine della quale avremo una Italia ancora meno dotata degli USA di tutele per i lavoratori.

La terribile questione della privatizzazione dell'acqua non viene affrontata. Non si chiede una revoca della norma introdotta da Tremonti nella finanziaria. Si sa per certo che la privatizzazione dell'acqua, dovendo garantire guadagni a chi la gestirà, produrrà un appesantimento delle bollette come è accaduto per tutte le privatizzazioni dei servizi fin qui realizzati a cominciare dai servizi locali. Non una sola privatizzazione è stata di sollievo per la cittadinanza.

Lo sciopero manca delle rivendicazioni fondamentali: aumento dei salari e abrogazione della legge Biagi. L'Italia è un inferno per i giovani ed è l'unico paese europeo con una patologia cosi ampia nel diritto al lavoro. Cinque milioni di precari non coprono cinque milioni di posti di lavoro nuovo ma sostituiscono cinque milioni di contratti a tempo indeterminato. Questo ha aumentato la ricattabilità e lo stato di umiliazione delle nuove generazioni almeno dal varo del pacchetto Treu. (Treu e Sacconi sono la stessa linea giuslavoristica di distruzione del diritto). La CGIL non chiede la immediata trasformazione dei contratti a tempo indeterminato ma si limita a rivendicare una mancia per i quattrocentomila precari che sono stati estromessi. Lavoro, salario e diritti restano quelli che sono: macerie ancora sotto il bombardamento nemico che vuole la loro totale polverizzazione.
Emerge dallo sfondo di questa grande offensiva ideologica della destra contro il lavoro una Italia di precari ridotti a salari che diventano una sorta di mancia, mercede come una volta venivano chiamati, che difficilmente potranno continuare a tenere in vita il welfare.

Dall'Europa giungono notizie che dovrebbero allarmare e si riferiscono all'allentamento dei vincoli di Maastricht: con un regime di salari e di pensioni non indicizzati ci sarà un ulteriore gravissimo abbassamento del potere. Non sono per i vincoli rigidi di Maastricht ma il loro allentamento se non è preceduto dalla reintroduzione della scala mobile sarà un disastro sociale di proporzioni paurose.

Letta e Bersani possono stare tranquilli. La loro linea bipartisan di sostegno all'economia italiana non viene attaccata dallo sciopero. Pietro Ancona


http://www.cgil.it/nuovoportale/Banner/SCIOPERO121208/PianoAnticrisi.pdf


 


 

Note dopo il dibattito nel salotto di Ballarò

7 dicembre 2008

 
Dare poteri agli addetti alla sicurezza, abolire la legge Sacconi - Maroni IDV31


Ballarò ha assunto la lodevole iniziativa di dedicare una puntata straordinaria alle morti sul lavoro in occasione del primo anniversario della strage della Thyssen-Krupp. Titolo poetico della trasmissione: La luna spalancata e tanto, tanto, ma proprio tanto cordoglio da parte di tutti per le vite bruciate nel rogo del ferro liquido incandescente della maledetta fabbrica. Mi ha colpito una critica rivolta, stamane a Prima Pagina, da un lavoratore padovano alle cose dette ieri sera a Ballarò da Guglielmo Epifani. Gli infortuni vengono dalla gestione di massimizzazione del rendimento dell'impresa che non trovano correttivi nella buona volontà di questo o quel singolo industriale. Una diffusa cultura della sicurezza, invocata da Epifani, non è compatibile che gli attuali assetti dei rapporti di produzione segnati dal precariato, dai bassi salari che spingono verso il lavoro straordinario, dal lavoro nero, dal terrore di essere licenziati e cadere nell'inferno di un mercato di lavoro immobile che non offre occasioni ed alternative.

La CGIL avrebbe dovuto avanzare due proposte per combattere radicalmente gli infortuni sempre più frequenti. Non basta essere preoccupati delle modifiche promesse da Sacconi agli industriali e condivise dalla CISL sulla recente normativa di alleggerimento delle sanzioni.

La prima proposta riguarda i poteri degli addetti alla sicurezza che vanno notevolmente rafforzati attraverso una norma di legge che chiarisca meglio quanto previsto dagli accordi interconfederali in materia e faccia dell'addetto un vero sensore, terminale dell'Ispettorato del lavoro e dell'Asl.

La seconda prevede l'abrogazione della legge Sacconi - Maroni n.30 e successive dal momento che la precarizzazione del rapporto è causa di stress, di eccessivo turnover, di incompetenza professionale.

La precarizzazione non nasce da esigenze obiettive del ciclo economico delle aziende quando da scelte politiche del padronato per ricattare la manodopera. Circa un milione di contratti a progetto inventati e fotocopiati segnalano questa strumentalità della precarizzazione. In effetti il lavoro precario tende a sostituirsi al lavoro a tempo indeterminato e questo è un vero è proprio shock per la sicurezza.

La stabilità è la prima condizione per la sicurezza. La Torre Eiffel fu costruita in due anni da trecento carpentieri che lavorarono in condizioni estreme fino a 324 metri d'altezza. Nessuno di loro si fece male e non ci fu un solo infortunio mortale. Se si costruisse oggi una Torre Eiffel avremmo una ecatombe di morti. Questo deve fare riflettere intensamente tutti coloro che si accostano alla questione delle morti "bianche", ma che bianche non sono ed hanno almeno il colore terribile del sangue.

A Ballarò è mancata la riflessione più importante in mezzo a tanta commozione vera o televisiva. Ad un anno dalla strage della Thyssen-Krupp gli infortuni non sono affatto diminuiti. Non è successo niente. Il decreto legge approvato non ha cambiato niente. Dobbiamo continuare ad aspettarci una media di tre morti al giorno e di diecine e diecine di infortuni. Questo vuol dire una sola cosa: tra la realtà e la sua rappresentazione c'è un abisso. Una cosa è la rappresentazione di una Nazione che dal Presidente della Repubblica a tutti i mass-media depreca le morti e gli infortuni, una cosa è la realtà che cammina per la sua strada piena di cadaveri.

Pietro Ancona

http://www.torreeiffel.org/
 


 

Ancora sullo sciopero della CGIL del 12 dicembre

7 dicembre 2008


Ho scritto che lo sciopero del 12 dicembre è una cannonata a salve sparata dalla CGIL dentro lo scenario di una Italia prenatalizia coi negozi di lusso affollatissimi da signori e signore che, intervistate dalla TV, si dichiarano dedite al lusso"sfrenato" e tristi e tristanzuoli negozi e negozietti di quartieri vuoti che non hanno avuto neppure la voglia ed i soldi per una luminaria da aggiungere alle scarse luci esistenti.
Le proposte (1) della CGIL sulla crisi affrontano problemi oggi acutissimi del lavoro, del salario, delle pensioni e dei diritti.
Le soluzioni concrete che il documento avanza su queste quattro cruciali questioni non cambiano di una virgola la situazione esistente dal momento che la CGIL non si discosta dal quadro dominante dei rapporti attuali e si limita a piccoli aggiustamenti ed aggiunte che nulla innovano nella condizione dei lavoratori.

Intanto il documento sulla crisi sembra scritto in un laboratorio assai lontano dalla viva realtà della condizione del lavoro e delle masse. Le proposte che vi sono fatte sono assai sensibili agli interessi anche strategici delle aziende e delle banche. Non c'è neppure l'eco delle richieste che vengono dalle fabbriche. Per gli investimenti la sua prima preoccupazione è quella di garantire le Banche attraverso il Tesoro e tutta la parte dedicata alla macroeconomia non ha nulla di diverso dalle cose che si leggono sui giornali della Confindustria. È stupefacente l'esclusione della CGIL dal salotto di Berlusconi. Il Governo e la Confindustria potrebbero sottoscrivere per intero un documento che è rafforzativo della linea di rigore liberistico delle politiche confindustriali e di quelle governative. Perché hanno escluso la CGIL? È vero che non ha firmato i contratti degli statali e del commercio per l'evidente pressione che qualcuno definirebbe massimalistica delle categorie, ma ha firmato gli accordi Alitalia che costituiscono una sorta di Caporetto dei Diritti Sindacali e non mette in discussione la legge Maroni - Sacconi dr.30 che è fondamentale nella lotta di classe che la destra ha aperto contro i lavoratori italiani per ridurli a poveracci da contentare con la social card. Non ha alzato un dito, la CGIL, contro la 133 che ha tritato e ridotto in polvere parte essenziale del diritto del lavoro senza neppure l'incomodo di un finto negoziato.

Quasi dimenticavo di scrivere una cosa che mi ha colpito dell'incipit del documento: la dichiarazione che la crisi economica che si è abbattuta sul mondo è peggiore di quella del 1929. Ora, nessuno di noi è in grado di stabilire che cosa è la crisi che si è dipartita dalla immensa truffaldina bolla finanziaria americana. Ma non si può neppure escludere una enfatizzazione, un uso della crisi come shock economy, un mezzo per accaparrarsi delle risorse dello Stato per salvare banche e industrie, un mezzo per abbassare i salari dei metalmeccanici della General Motors con la complicità di sindacati che non sono controllati dai lavoratori da almeno cinquanta anni. Una occasione di riciclaggio del capitalismo giustificata dal terrorismo economico e sociale.

Per quanto riguarda il sostegno del reddito, la proposta della CGIL non va oltre la richiesta di modesti benefici fiscali. È come se fosse una bestemmia chiedere la reintroduzione della scala mobile ed un aumento generalizzato degli stipendi e dei salari di almeno il dieci per cento alle aziende; semmai per queste si invocano contributi se, bontà loro, si impegnano ad investire nel Sud o a stipulare contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Non starò a tediarvi con la chiosa dei vari punti del documento. Vi rinvio ad esso. (1) Non c'è niente che possa arrecare un sollievo duraturo alla condizione del lavoro. Non c'è niente che possa recuperare una condizione diversa e più accettabile.

Se tutte le condizioni della piattaforma fossero accettate non cambierebbe niente del vuoto di prospettiva e di speranze che si stende davanti a chi dipende da una classe di imprenditori che ha conquistato tutto il potere, non intende accettare alcun limite, vuole portare alle estreme conseguenze la cancellazione dei diritti di venti milioni di lavoratori dopo avere cancellato quelli dei pensionati che a non avranno più di che vivere appena entreranno a regime le "riforme" prodi-berlusconi.

Il problema delle privatizzazioni non viene affrontato. Eppure è il cavallo di troia per lo smantellamento dei lavoratori da tutto il comparto pubblico e, nella gestione dei servizi locali, è fonte di appesantimento delle bollette che le famiglie sono costrette a pagare.
La logica è che qualcuno deve guadagnarci per la fornitura di manodopera agli ospedali, alle scuole, agli uffici e per la gestione di servizi di utilità pubblica fondamentale come quelli dell'acqua, dell'energia e dell'igiene ambientale.

Penso che, sebbene le cose stiano per come le ho descritte e cioè che la piattaforma rivendicativa dello sciopero non corrisponde ai bisogni del nostro popolo, abbiamo il dovere di fare in modo che lo sciopero e la manifestazioni abbiano pieno successo e si sviluppino attorno a richieste chiare avanzate nei cortei e tra le categorie per migliori salari, fine del precariato, scala mobile, lotta alle privatizzazioni, recupero dei diritti cancellati dall'accordo sul welfare, dalla legge 133.

L'insuccesso o peggio il fallimento dello sciopero sarebbe usato dalla destra al potere per infliggere ancora più pesanti umiliazioni ai lavoratori, accelererebbe il processo di trasformazione dei sindacati in enti parastatali del regime oligarchico italiano. Non sarebbe soltanto il gruppo dirigente della CGIL ad uscirne sconfitto ma i lavoratori tutti.

Pietro Ancona

 (1)http://www.cgil.it/nuovoportale/Banner/SCIOPERO121208/PianoAnticrisi.pdf


 


 

La settimana corta ed il contratto unico

24 dicembre 2008


Contrariamente a quanto ritiene Cremaschi la proposta della settimana corta fatta dal Ministro Sacconi e subito accolta con visibile sorridente apertura da Epifani non è "chiacchiericcio mediatico" ma un nuovo attacco a quanto resta dei diritti dei lavoratori dopo gli accordi del luglio 2007 e la legge 133. Semmai c'è da dire che tutta la destra non è d'accordo. Brunetta l'ha apertamente bocciata dichiarando che non si applicherà al pubblico impiego e ci sono silenzi significativi. Letta del PD con qualche se e qualche ma (come dei resto ha fatto Epifani) si è dichiarato favorevole. Altri nella destra stanno valutando fino a che punto debbono tirare la corda in un Paese che ha i lavoratori più affamati d'Europa.

A mio parere la proposta, nel disegno dei suoi sostenitori (mi riferisco al gruppo che lavora in profondità al Ministero, alla Confindustria, in Parlamento, nella CISL e anche negli altri sindacati e nel PD per "semplificare sino alla somma zero" i diritti dei lavoratori, vorrebbe essere una sorta di grimaldello per la precarizzazione del lavoro a tempo indeterminato. Che bisogno c'era di proporre la settimana corta alla tedesca quando abbiamo la cassa integrazione? Non c'è alcun bisogno. La messa in cassa integrazione di gruppi di lavoratori non modifica il loro stato contrattuale. Finita la cassa integrazione tornano al lavoro. Ma la proposta di Sacconi parla di una cosa diversa, di una trattativa tra le parti per cui, riconosciuto uno stato di necessità (ricordatevi sempre che l'Italia riconosce la necessità di oltre un milione di progetti lavorativi!!!!!) si stabilisce un regime di turnazione, di alternanza che potrebbe essere usato per tutto il tempo che l'azienda riterrà necessario.

L'ossessione del tempo indeterminato che non fa dormire la notte Ichino, i solerti studiosi della Voce, tanti valorosi accademici e collaboratori di Sacconi e della Confindustria in qualche modo viene esorcizzata. Avremo milioni di lavoratori a settimana corta che si alterneranno nel sottosuolo di salari sempre più inconsistenti e per giunta in parte corrisposti dallo Stato?

L'altro grimaldello è quello inventato da Ichino (con Boeri?) Trattasi del contratto unico a tempo indeterminato per tutti.

Che bello, che Bello, che bello!!!!! Finalmente si sono resi conto di quanta infelicità hanno creato la legge Biagi e le successive!!! Ma pensate che hanno davvero il cuore così tenero anche se siamo in clima natalizio?? Non è cosi, purtroppo dal momento che il contratto a tempo indeterminato per tutti (comune in Italia fino al pacchetto Treu)è come lo scorpione che nasconde un artiglio velenoso: abolizione dell'art.18!!!

Insomma bisogna ammettere che gli economisti engagé, gli accademici, i grandi azzeratori del giuslavorismo sono davvero creativi!! Caspita che fantasia, che inventiva!!!

E pensare che Epifani, dopo dieci giorni dal famoso sciopero generale, ha in mano un mucchietto di mosche e la polpetta avvelenata che gli ha mandato Sacconi ( e non è detto che i suoi amici del PD non sono pronti a mandarne anche loro....).

Pietro Ancona



 


 

Il Papa ed il precariato

29 dicembre 2008


Il Papa, i Sindacati, il lavoro precario


L'Italia ha tre Confederazioni Sindacali tra le più potenti d'Europa.
Ma alla forza di queste organizzazioni che tesserano più di dieci milioni di lavoratori corrisponde una condizione di precarietà, di miseria, di infelicità, di progressiva perdita dei diritti dei lavoratori associati o non.

Soltanto i Sindacati di base difendono davvero i lavoratori ma ne pagano le spese con discriminazioni, isolamento, licenziamento dei loro uomini più combattivi (insomma quello che accadeva alla CGIL negli anni cinquanta e sessanta). Questi sindacati di base non sono riconosciuti dalle tre grandi Confederazioni che preferiscono l'UGL della Polverini, il sindacato di matrice fascista ed hanno con questa frequentazioni intense.

Il Papa, certamente informato dai sensori numerosi della Chiesa nella società civile, capisce che l'Italia non ha futuro con il lavoro precario, che il bene dell'economia non può essere realizzato a scapito della infelicità e della miseria dei lavoratori e chiede la fine del precariato. Ha colto l'enormità del fenomeno sociale del precariato e la sua forza di distruzione delle strutture familiari e sociali.

Ricordo che quando il contratto era a tempo indeterminato e il tempo determinato era soltanto per i lavori stagionali e le prestazioni davvero straordinarie, le cose in Italia andavano assai meglio e non esisteva l'orribile divaricazione dei redditi tra i manager, i politici, i professionisti ed i lavoratori dipendenti. Anche la distanza abissale che divide l'amministratore delegato dall'ingegnere o dal funzionario è causa del malessere italiano. La Legge Biagi ha dato al padronato la possibilità di fumus giuridici di contratti davvero fantasiosi. Possibile, ad esempio, che in Italia esistano un milione di progetti ai quali sono addetti altrettanti precari? Che cosa sono questi progetti?

 La CGIL si è affrettata a rispondere "positivamente" alla denunzia del Papa con una nota in cui parla di "ammortizzatori sociali" per i precari, cioè la flexisecurity peraltro irrealistica data la grottesca e patologica quantità di precari inventati dalla fertile e malvagia fantasia della legge Biagi Sacconi Maroni. Quanto denaro dovrebbe avere lo Stato per fare ammortizzatori sociali per cinque o sei milioni di precari?

Il precariato non è una necessità dell'economia. È una scelta politica odiosamente di classe per ricattare, per tenere sotto tensione i dipendenti.

Il precariato va abolito con un piano di rientro al lavoro a tempo indeterminato garantito dall'art.18 e con retribuzioni decorose attraverso un aumento generalizzato dei salari.

Veltroni si accinge a discutere con Sacconi della settimana corta. Gli Dei accecano coloro che vogliono all'inferno. La settimana corta a salario decurtato e con integrazione della CIG sarebbe assai onerosa e abbasserebbe ancora il livello salariale italiano alla faccia di tutti i piagnistei ipocriti sulle busta paga che non consentono di giungere alla fine del mese. Si può avere la settimana corta a parità di salario con la settimana piena? Non se lo sognano nemmeno!!

I lavoratori italiani hanno diritto di parola. Ci vuole una profonda e radicale democratizzazione dei Sindacati che non possono continuare ad essere strumenti della Confindustria per imporre la sua linea di spoliazione e di sfruttamento. Una legge dovrebbe regolare la consultazione e la rappresentanza la pubblicità dei bilanci e mettere un limite agli enti bilaterali.

Pietro Ancona


http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_28/papa_precari_lavoro_7286f466-d4d4-11dd-b87c-00144f02aabc.shtml

 


 

2009

 

III. Un colpo di stato contro i lavoratori



 

Dopo la cannonata a salve del 12 dicembre

11 gennaio 2009

 

Non mi ero sbagliato a definire lo sciopero della CGIL del 12 dicembre scorso una cannonata a salve. In effetti non ha avuto alcun seguito e non poteva averne dal momento che non aveva avanzato alcuna rivendicazione limitandosi in un documento sulla crisi scopiazzato da scelte ministeriali a chiedere il niente, qualche aggiustamento burocratico alle feroci misure del governo ed associandosi come Bertoldo ad una richiesta demagogica ed irrealizzabile di flexisecurity: la concessione della CIG o equipollenti ammortizzatori sociali ai precari, una proposta che nasce dai contorcimenti dialettici derivanti dall'accettazione della realtà giuridica del precariato. Gli ammortizzatori sociali per il precariato, possibili in situazioni fisiologicamente normali, sono assurdi e pazzeschi in un Paese in cui il precariato è una Patologia creata dalla destra economica e politica per sostituire gradatamente il contratto di lavoro a tempo indeterminato e per tenere sotto il tallone di ferro del ricatto i nuovi assunti nelle aziende ed anche nella pubblica amministrazione. I precari "Alla fine del mese di settembre hanno raggiunto quota 2.812.700. Sono il 12 per cento del totale degli occupati in Italia. Dal 2004 al settembre scorso sono aumentati del 16,9 per cento. Ben 5 volte di più dell'incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che sono cresciuti, nello stesso periodo, del 3,1 per cento. Il Mezzogiorno è la macro area dove sono più numerosi: ben 940.400 pari al 33,4 per cento del totale nazionale." (fonte Istat).

Chiedere per questa massa di circa tre milioni di persone, alle quali vanno aggiunti i finti autonomi, ammortizzatori sociali è una follia. Per questi lavoratori la soluzione è un rientro nella normalità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato (è anormale un contratto a termine rinnovato sei volte e oltre) ed il varo di una politica di sostegno dell'economia. Bisogna chiedere la trasformazione dei contratti a termine ed atipici in contratto a tempo indeterminato, senza farsi frastornare dal terrorismo sulla crisi che attraversa tutta l'economia capitalistica dopo le ruberie delle finanziarie americane. Mentre il Direttivo della CGIL si limita a dire al Governo di non fare furbizie (è già la seconda volta che parla di furbizie dopo l'annuncio della settimana corta - edizione maligna ed antioperaia delle 35 ore francesi) Sacconi si inventa come rendere ancora più amara e difficile la vita ai lavoratori proponendo Casse Integrazioni differenziate per Regioni ed insistendo sulla riduzione della settimana lavorativa, una sorta di cavallo di troia per scardinare dall'interno l'art.18 ed il contratto a tempo indeterminato.

Per fortuna molte delle nefandezze che propone il Governo non possono realizzarsi per difficoltà obiettive che nascono sempre quando si vuole fare entrare nella stalla l'asino per la coda. Ma ciò non toglie nulla alla disgraziata inadeguatezza della iniziativa della CGIL (degli altri due sindacati non ne parlo nemmeno essendo acquisiti al padronato ed al governo) incapace di proporre la difesa del salari e delle pensioni attraverso la loro indicizzazione, l'abolizione della legge Sacconi-Maroni (Biagi), poteri statali al delegato alla sicurezza, il salario minimo garantito contro paghe orarie inferiori financo a due euro l'ora, l'abolizione dei ticket sulle medicine, l'abrogazione di tutte le norme di peggioramento delle pensioni, un tetto invalicabile agli stipendi da mille e una notte dei manager pubblici e privati, la gratuità degli incarichi politici e la commisurazione degli incarichi amministrativi a qualcosa non superiore del dieci per cento delle paghe apicali. Ma la CGIL non avanzerà nuove proposte.

Ha il tabù con il quale ha maledetto la normale attività sindacale di richiesta di miglioramenti della condizione dei propri associati e dei lavoratori. I lavoratori italiani oggi sono i peggio retribuiti d'Europa ma questo non preoccupa nessuno. Quindi si andrà avanti cercando di migliorare di qualche virgola i decreti e le decisioni che spoglieranno del tutto i lavoratori italiani dei loro diritti, chiuderanno per sempre la speranza già abbandonata quando qualcuno decise che le classi non c'erano più ed io ho sempre le traveggole quando leggo le statistiche Istat che da più o meno 20 anni danno sempre attorno a ventiquattro milioni di persone la classe operaia che non c'è più. Qualcuno l'ha cancellata con un trattino di penna … mentre aumentava di numero.

Pietro Ancona



 


 

Cinque ore

23 gennaio 2009


Ho letto da qualche parte che la Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ha tentato in un incontro durato cinque ore di convincere Epifani a firmare la riforma dei contratti già accettata dalle altre confederazioni. Cinque ore alla fine delle quali Epifani ha confermato il no della CGIL.

Mi è venuto da pensare: perché la Confindustria vuole a tutti i costi la firma della CGIL? Certamente non si tratta di una organizzazione filantropica che chiede ai possibili beneficiari della sua generosità di accettarla! Sappiamo bene come gli accordi di oggi peggioreranno le condizioni generali del rapporto di lavoro e con i meccanismi già adottati con la legge trenta si creeranno i fumus per sostanziali decurtazioni dei minimi salariali nelle regioni e nelle aziende.

Inoltre avanza il processo di scardinamento dell'art.18 e dei contratti a tempo indeterminato. Oggi nasce una specie di diritto sindacale che è soprattutto diritto delle aziende alle quali bisognerà piegarsi dopo essere stati spogliati di ogni possibile tutela e possibilità di resistenza sindacale o legale.

Mi è venuto da pensare che cinquanta anni fa Giuseppe Di Vittorio intratteneva per cinque ore il Presidente della Confindustria Costa perché aderisse ad un progetto di miglioramento della condizione dei lavoratori italiani, riconoscesse loro diritti a cominciare da un salario equo. Oggi siamo in un universo capovolto.

È la Confindustria che ha interesse a ricevere dai sindacati quanto era stato da Di Vittorio in poi conquistato. La cosa stupefacente e sconcertante è che riesce perfettamente nel suo scopo e non c'è obiettivo che non si sia posto che non abbia realizzato alla grande sui contratti, sui salari, sulle pensioni, su tutto.

Non solo ai lavoratori non resterà niente ma saranno impaniati come passerotti presi dall' uccellatore. Difficilmente potranno fare qualcosa. Squadre di esperti giuslavoristi da anni introducono in tutti i decreti di Berlusconi trasformati in legge norme che rendono ai lavoratori difficile anche il ricorso alla magistratura.

Pietro Ancona


 

Un colpo di stato contro i lavoratori

23 gennaio 2009

 

Il no della CGIL che non abbandona il tavolo operatorio

 

L'accordo firmato stasera dalle organizzazioni sindacali con quelle padronali e con il governo supera gli storici accordi di concertazione del 1993 che hanno finora presieduto alle relazioni contrattuali e di fatto nel mondo del lavoro ed apre una nuova fase. Fase definita storica da Sacconi, in cui alla conflittualità, cioè al naturale rapporto dialettico capitale-lavoro, si sostituisce la "collaborazione" e si introducono elementi del tutto nuovi, corporativistici legati agli enti bilaterali. Marchingegni questi che finora hanno gestito una parte limitata del salario (massimo 1%) ed hanno dato vita ad una burocrazia espressione dei firmatari, e che diventeranno vere e proprie controparti dei lavoratori ai quali erogheranno parti del salario o dei finanziamenti governativi o altro. Non a caso la destra ha esultato alla firma degli accordi e la stessa Marcegaglia arriva addirittura a presentarli come migliorativi e più favorevoli ai lavoratori (sic!!) e forse per questo suo spirito di amore per i lavoratori li ha firmati mentre i cattivoni della CGIL non hanno apprezzato ed hanno detto di no.

Non voglio sottovalutare l'importanza del no della CGIL ad una "riforma" che fa quasi carta straccia del diritto sindacale a cominciare dalla triennalizzazione della durata dei contratti e alla destrutturazione a livello regionale della contrattazione e della stessa erogazione dei benefici previsti dalle leggi vigenti. Debbo però osservare che è un no di una Confederazione rimasta al tavolo della trattativa, partecipe di tutte le sue fasi e di tutti i suoi passaggi. Un no che somiglia molto alla astensione in Senato del PD sul federalismo fiscale. Un no di chi non approva ma non rompe e sta dentro il negoziato fino alla fine. Il risultato è che la CISL e UIL hanno i vantaggi del collaborazionismo aperto e dichiarato, vantaggi che certamente fanno valere nelle relazioni con i poteri forti del Padronato e del Governo. Dei lavoratori importa assai poco.

La CGIL viene lo stesso duramente attaccata dai falchi della Confindustria e del Governo ma il quadro politico apprezza il suo senso di "responsabilità", però lo stesso non può dirsi dei lavoratori e dei loro sindacati di categoria che registrano una nuova involuzione, una sconfitta storica ben più grave di quella del 1993 contro la quale l'opposizione che si manifesterà con uno sciopero ad aprile sarà sicuramente inefficace ed un modo per la nomenclatura CGIL per mettersi le carte apposto.

Non abbiamo firmato ed abbiamo scioperato. Che volete di più? È davvero strano che una frattura sociale cosi grave si compia in un clima di fair play in cui il tono della voce è sempre educato e basso nelle stanze dei palazzi sempre più lontani dai posti dove la gente lavora e spesso muore per un salario indecente e con sempre minori diritti. Oramai tutta la contrattazione crea problemi e difficoltà soltanto ai lavoratori, non li tutela e li obbliga ad accettare condizioni sempre più pesanti e sempre più umilianti. Non si scandalizzi nessuno se affermo che a fronte di accordi di questo genere forse sarebbe preferibile un regime assolutamente privo di sindacati confederali con poteri cosi estesi e stringenti. Quattro potenti Confederazioni che firmano accordi che diventano subito norme e leggi ed ingabbiano per sempre i lavoratori in una rete dalla quale sarà difficile liberarsi.

Pietro Ancona


Stralcio di punti dell'accordo


Quanto alle "soluzioni" messe in cantiere dal governo per fare fronte alla crisi dell'occupazione, due di queste sono rappresentate dai contratti di solidarietà e dalla settimana corta, come si legge nel documento che il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha illustrato nel corso dell'incontro a Palazzo Chigi.

Le proposte messe a punto dall'esecutivo si articolano in sette diversi punti:

- il primo riguarda la "devoluzione alle Regioni e alle parti sociali del territorio della funzione di valutazione e negoziazione, in un quadro che rifiuta pericolosi automatismi, delle richieste di protezione per lavoratori ritenuti in esubero congiunturale o strutturale";

- il secondo capitolo individua una serie di possibili strumenti da utilizzare: "contratti di solidarietà, cassa integrazione a rotazione e/o ad orario ridotto, settimana corta";

- al terzo punto, la necessità di coniugare integrazione del reddito, servizi di accompagnamento al lavoro e attività di apprendimento,

- mentre al quarto spunta l'estensione potenziale, senza automatismi, a tutti i lavoratori subordinati delle forme di integrazione del reddito. Tutela attiva dei collaboratori a monocommittenza e degli inoccupati con servizi all'impiego e formazione; trattamenti economici progressivamente calanti in modo da stimolare comportamenti attivi e responsabili ed effettività delle sanzioni applicate a coloro che rifiutano un offerta "congrua" di lavoro o di formazione sono gli ultimi tre capitoli.



 


 

Abolire fondi pensioni. Ripristinare la pensione a riparto

27 gennaio 2009


Il liberismo ha destrutturato la società civile, ha fatto macerie del diritto del lavoro e vorrebbe privatizzare le istituzioni previdenziali dei lavoratori.


Causa fondamentale della crisi che investe l'Italia è la diminuzione dei redditi da lavoro e da pensioni di oltre il trenta per cento e di circa il dieci per cento del PIL a vantaggio dei ceti imprenditoriali, professionali, finanziari.

C'è uno squilibrio che porta verso nuovi squilibri verso nuove divaricazioni tra parti ricchissime e ricche della società e parti che confinano con la povertà assoluta degli homeless che va corretto con una energica forte risoluta azione sociale. Se la Confindustria fiancheggiata da CISL e UIL e dal Governo continua a dare le carte e costringe la CGIL a giocare di rimessa solo per ridurre il danno, l'Italia non uscirà mai dalla crisi. La crisi investe i fondi pensione riducendone i rendimenti ma anche i valori nominali. Insomma si è aperto un processo che riduce a carta straccia accantonamenti per la anzianità dei lavoratori, fondi che sono costituiti da quello che una volta si chiamava salario differito. Alla prova della storia (il termine non è altisonante) i lavoratori sono garantiti dalle istituzioni pubbliche che si sono create nel corso di processi virtuosi di evoluzione del diritto del lavoro e della contrattazione sindacale.

La privatizzazione della previdenza ha dato pessime prove di sé e, nella migliore delle ipotesi, laddove riesce a dare un qualche beneficio il suo significato nel contesto generale quasi sempre negativo è insignificante. Quanti, spinti anche dalle organizzazioni sindacali hanno destinato il TFR (glorioso gruzzoletto che serviva per aiutare un figlio a sposarsi, integrare la pensione, concedersi qualcosa al tramonto della vita) ai fondi integrativi sono in grado oggi di tracciare una pesante riga rossa negativa. Forse non hanno più neppure quanto è stato e viene versato.

È urgente chiudere tutti i fondi pensioni, sciogliere i consigli di amministrazione. Gli amministratori dei fondi pensione sono gli unici che hanno avuto benefici favolosi. Se mettiamo insieme il costo degli emolumenti dei consiglieri di amministrazione dei fondi pensioni avremo il tesoro di Ali Babà. Quando questi signori andranno in pensione avranno livelli apicali e si collocheranno tra i superprivilegiati. Se depuriamo i fondi pensioni dei costi degli amministratori e degli apparati che si sono creati avremo un Cristo spogliato di tutto.... È urgente rimettere in discussione le due ultime riforme delle pensioni italiane. Queste hanno creato una situazione gravissima. Se fate il conto ad un lavoratore medio di quanto percepirà di pensione tra trenta anni vi renderete conto che non avrà il minimo per vivere. Intanto Confindustria e destra guardano con cupidigia l'INPS ed anche l'INAIL. Sono golosi dei fondi che incamerano e che finora hanno garantito stabilità economica e sociale. Vogliono la privatizzazione dell'INPS e dell'INAIL e accaparrarsi di una accumulazione e di un meccanismo giuridico che le lotte dei lavoratori sono riuscite a determinare con la collaborazione di giuslavoristi davvero illuminati, veri statisti della società coesa.

Le tante rovine create dalla legislazione recente del gruppo controriformatore trasversale di destra e di sinistra Da Sacconi a letta, da Biagi a Bersani non sono ancora riusciti a ridurre come la città di Gaza i diritti e le istituzioni sociali create. Ma è necessario non continuare a subire, a giocare di rimessa, a ridurre il danno, ma a chiedere un ripristino con restauro di un sistema pensionistico pubblico a cominciare dalla collocazione dei fondi pensioni dei sindacati dentro l'INPS. Il sistema liberistico senza regole di Bush ha portato il mondo alla rovina. Il sistema liberistico con regole non garantisce che la parte sociale di cui è espressione e tende a distanziarsi dalla società dei poveri. Il ripristino ripensato alla luce della complessità sociale di oggi della legislazione basata su potenti istituzioni pubbliche dei lavoratori e sul ritorno della pensione a ripartizione garantirà una società più prospera, con meno debiti, più coesa, più fiduciosa del futuro. Un futuro che il capitalismo non solo non garantisce ma oscura di presagi terribili. Il mondo ha bisogno di socialismo e di un mercato soggetto non solo a regole ma anche a duri controlli pubblici.

Pietro Ancona


 

La CGIL firmerà?

28 gennaio 2009

 

Il Partito Democratico lavora per fare firmare la CGIL con impegno degno di miglior causa

 

Il Partito Democratico si è guardato bene dall'esprimere un giudizio sull'accordo separato che praticamente fa fuori il contratto collettivo nazionale di lavoro. La retribuzione avrà negli accordi locali, che potrebbero anche essere individuali, la sua sostanza. Non c'è niente di nuovo sotto il sole: si tratta di cottimo, di staglio, chiamiamolo come vogliamo ma è lavoro pagato a misura di quanto produce. È difficile che la contrattazione di questi cottimi avverrà con un intervento bilaterale paritario. Nella stragrande maggioranza delle aziende sarà il datore di lavoro a stabilire come ed in che misura pagare. Dal momento che il CCNL diventa sempre più insignificante per il salario avremo un generalizzato prolungamento degli orari di lavoro. Naturalmente le aziende meno forti avranno più difficoltà delle altre a reggere ad un regime di produttività spinta. Reagiranno costringendo i dipendenti a lavorare molto di più per "tariffe" inferiori a quelle delle aziende più dotate.

Il Partito Democratico ha costituito un gruppo composto da Letta, Damiano e Treu. Trattasi di tre esponenti della stessa scuola giuslavorista della destra. Non la pensano molto diversamente da Sacconi, Boeri, Cazzola, lo stesso Ichino è bipartisan ed è ossessionato dall' art.18 che vuole eliminare. Insomma lo scopo è quello di costringere la CGIL alla firma come è stato fatto per gli accordi di welfare con il governo Prodi, per l'Alitalia.

Il tutto potrebbe avvenire nel corso dei prossimi due mesi, subito dopo gli scioperi, magari come risposta "positiva" agli stessi. Ma il pitone CGIL dovrà inghiottire il prodotto più indigesto della storia sociale italiana: un prodotto che sostanzialmente trasforma il Sindacato, come ha detto Sacconi, da conflittuale a collaborativo. Si sta creando la base materiale di questa trasformazione con il maggiore peso attribuito agli enti bilaterali che hanno dato vita già ad una burocrazia bipartisan che ha una cultura "nuova".

L'accordo già firmato da Confindustria CISL UIL ed altre associazioni è impregnato da una forte ideologia di suprematismo degli interessi aziendali su tutto. Sarà ancora più difficile scioperare e sapienti conoscitori del diritto hanno aperto la strada per impedire qualsiasi difesa al lavoratore o al gruppo di lavoratori che si ritenesse leso nei propri diritti. Insomma è stato studiato per armare di una pesante corazza di titanio il padronato e denudare completamente il dipendente che avrà le mani legate, sarà solo, dovrà o prendere o lasciare senza discutere.

Una legislazione che sta facendo piazza pulita del potere di intervento della magistratura e che riduce a zero le possibilità di conciliazione. Lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori ha avuto il suo funerale e l'Italia diventa il Paese europeo con meno tutele per le persone che lavorano che, non dimentichiamo, sono sempre oltre venti milioni. La crisi venuta dagli USA e che ha già travolto l'Europa sarà usata con molto cinismo per portare la CGIL a Canossa. È molto ipocrita e falso ritenere che i diritti dei lavoratori possano essere di ostacolo alla lotta alla crisi che si combatte su piani in cui il costo del lavoro non è certamente il fattore più importante. Ma insomma rischiamo che si accusino i lavoratori financo di essere poco patriottici, meno patriottici dei lavoratori americani che, sottomessi a sindacati, già da molto tempo "collaborano" con le imprese. Potrebbe essere vero, come io penso, il contrario: stabilità, salari decenti, pensioni decenti, potrebbero aiutare in modo potente la ripresa dal momento che nessuno compra una macchina nuova o cambia un mobile o il vestito se deve pensare a come sfamarsi fino alla fine del mese.

Pietro Ancona


 

Keynes è estremista?

29 gennaio 2009

 

Il professore Giovanni Sucato da Villabate a Wally Street

 

C'è una specie di gabinetto di guerra per la gestione della crisi al quale vengono chiamati anche i sindacati per decidere le misure da prendere. Le idee del "sistema" al potere sono chiare: la maggiore quantità possibile di risorse a favore delle imprese. Sacrifici, sacrifici ed ancora sacrifici ai lavoratori. Intanto le aziende drammatizzano il quadro chiedendo la cassa integrazione per un numero di lavoratori che cresce di giorno in giorno. Questa linea riceve il suo input principale dagli Usa che, improvvisamente, scoprono la funzione interventista dello Stato in economia, fino ad ieri aborrita ed al massimo limitata alla mera osservazione ed a qualche piccola regolazione del mercato.

Colpisce il silenzio assoluto sulle cause della crisi che si possono riassumere da un lato nella pirateria impunita e forse anche incoraggiata delle istituzioni finanziarie e dall'altro nel basso livello delle retribuzioni che non consentono alle famiglie di rinnovare auto, elettrodomestici, vestiario, scarpe, insomma tutto! Naturalmente tutto il socialismo improvvisamente scoperto dal Congresso Usa è soltanto per aiutare imprenditori e finanzieri e quindi possiamo dire che non di socialismo si tratta ma di una torsione degli scopi e del ruolo dello Stato a vantaggio della classe dei potenti.

Qualche anno fa un paese quasi attaccato a Palermo, Villabate, divenne improvvisamente una sorta di luogo dei miracoli. La gente portava soldi ad un certo Sucato e questi garantiva interessi mensili o addirittura settimanali iperbolici del dieci per cento e forse di più. Tutta la Sicilia portava milioni e milioni di risparmi a Villabate e molti erano davvero felici e soddisfatti di avere scoperto il modo di arricchire rapidamente. Naturalmente si trattava di una truffa di questo Sucato che aveva creato una sorta di catena di Sant’Antonio che, come era prevedibile, ad un certo punto si interruppe e bloccò non solo i pagamenti degli interessi ma la stessa restituzione del denaro investito. Moltissime persone persero tutto.

Pensavo si trattasse di un fatto di cronaca della creduloneria di paese fino a quando non ho letto che i massimi esponenti di Wally Street si sono comportati più o meno come Sucato (che forse non era neppure ragioniere) e hanno lasciato buchi così grandi che ancora non sì è in grado di stimarli. Tremonti parlava in TV di pezzi di carta spacciati per titoli per un valore pari a 12 volte e mezzo il PIL mondiale.

Ma è mai possibile che il capitalismo, dopo secoli di esistenza, sia approdato alla dottrina Sucato? La scuola di pensiero monetarista teorica della libertà assoluta del mercato e della sua divina capacità di produrre ricchezza e benessere è clamorosamente fallita, ma non c'è uno solo, tra i tanti pennivendoli che ne hanno lodato le virtù ed i miracoli, che l'abbia ammesso!!

La Fiat bussa a quattrini. Sessanta mila lavoratori fuori se lo Stato non interviene con aiuti consistenti. Nello stesso tempo si chiedono ai lavoratori sacrifici oramai insopportabili dato l'infimo livello delle loro retribuzioni. La formula è: più lavoro e meno salario!! Una formula micidiale che aggraverà ancora di più la crisi.

Naturalmente non si parla degli stipendi dei manager che, crisi o non crisi, si ritagliano una fetta consistente del PIL nazionale. I managers delle aziende private si fissano stipendi e benefict e li scaricano nei bilanci. Gli azionisti non sono in grado di intervenire per frenarli. Pagano e magari poi si trovano con carta straccia al posto di azioni come quelli dell'Alitalia. I managers pubblici hanno un problema opposto a quello che viene ingiunto ai lavoratori: non vogliono tetti, cioè limiti ai loro guadagni. Mastella a suo tempo fece un casino per evitare che si stabilissero tetti!! Naturalmente qui non sono gli azionisti a pagare ma gli utenti dei servizi acqua, trasporti, netturbe.

Insomma ventidue milioni di lavoratori con stipendi e salari diminuiti di circa il trenta per cento nel corso degli ultimi venti anni non sono più consumatori che dell'essenziale per la loro sopravvivenza. Se invece di dare soldi alle imprese e finanziare ammortizzatori sociali che si riducono ad elemosine si facesse una coraggiosa politica di aumento degli stipendi e dei salari e delle pensioni le cose andrebbero meglio. Insomma, l'obiettivo dovrebbe essere il livellamento dei salari, delle retribuzioni e delle pensioni italiane alla media europea. Questo sarebbe il più efficace provvedimento anticrisi dal momento che trattasi di una crisi di sovrapproduzione per mercato debole.

La regolarizzazione dei cinque milioni di precari pagati a meno di mille euro al mese, la trasformazione dei loro contratti a tempo indeterminato sarebbe un raggio di sole in un mondo di infelici che non possono progettare ed organizzare il loro futuro soggetti a al ricatto dei contratti a termine.

Il danno apportato all'economia ed alla prosperità degli italiani dalla legge Biagi è immenso: si è oscurato il futuro, abolita la speranza e depresso il mercato.

Aumento dei salari e abolizione del precariato sono le misure sociali che risulterebbero le più efficaci per dare adrenalina al sistema produttivo italiano. Invece tutti pensano a dare soldi ai pescecani compresi i sindacati che si limitano ad invocare i cosiddetti ammortizzatori sociali come se fossimo in un periodo di ordinaria amministrazione.

Pietro Ancona 

 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/03/anno-oro-manager-italiani.shtml?uuid=7f0b8c9e-fd69-11dc-ba45-00000e251029&DocRulesView=Libero

 

 


 

Gli squali insaziabili in branco a Davos

30 gennaio 2009


Sanità e pensioni nel mirino degli squali a Davos


Gli squali che hanno rovinato il mondo con patacche alle quali hanno attribuito il valore di miliardi di dollari (la cifra globale della truffa non si conosce o viene tenuta segreta) e che, in vista del disastro planetario si sono liquidati prebende per milioni di dollari cadauno, (hanno solo ricevuto un bonario buffetto da Barak Obama), riuniti a Davos non trovano di meglio che chiedere di togliere alla gente servizi sanitari e pensioni.

Questi servizi indispensabili sono stati finanziati dai loro fruitori con tasse pagate fino all'ultimo soldo e accantonamenti previdenziali che costituiscono inalienabile proprietà dei pensionandi essendo di fatto salario differito. Agli squali servono i soldi. La Marcegaglia chiede otto miliardi per aziende che da almeno un decennio hanno assorbito oltre il dieci per cento dei reddito da lavoro nei loro conti miliardari.
Vogliono tutte le risorse degli Stati per le imprese che dichiarano in pericolo spesso strumentalmente e per le banche che sono talmente diffidenti tra di loro da non prestarsi più soldi.

Una ricetta di classe per salvare le persone di serie A spese dei lavoratori e dei pensionati: più lavoro, meno salari e pochissima sanità e pensioni. I fondi pensioni integrativi pare che stiano diventando carta straccia con buona pace per coloro che fecero una campagna orchestrata e ben sostenuta anche dai Sindacati per convincere i lavoratori a destinarvi i TFR.

Naturalmente nessuno fa cenno agli emolumenti dei manager che, per quanto riguarda il settore pubblico, in Italia sono fissati in misura sconcertante rispetto la media delle retribuzioni del Paese e l'anno scorso pare che siano aumentati di circa il venti per cento a fronte di una diminuzione reale dei salari, degli stipendi e delle pensioni.

A Davos niente autocritiche sul terribile misfatto finanziario, niente ricerca e individuazione dei responsabili, non punizioni ma impunità, premi, riconferme. Le regole invocate financo da un iperliberista come Tremonti non ci saranno. L'indicazione è: soldi alle banche ed alle imprese e sacrifici e rinunce per la popolazione. Insomma, il mondo segna diversi passi indietro per la stragrande maggioranza delle popolazioni a vantaggio di una classe sociale sempre più disonesta che ha rotto ogni vincolo di coesione e che diventa pericolosa se conserva il potere dal momento che non mostra né pentimenti né voglia di cambiare il suo stile di vita come amava dire Bush e ora ripete Obama.

Pietro Ancona



 


 

Si avvicina l'ora delle decisioni

3 febbraio 2009

 
I lavoratori hanno bisogno di una Confederazione che sia loro e non della Confindustria e del Governo

 

Oramai manca poco al completamento della spoliazione dei diritti che i lavoratori si sono conquistati attraverso lotte che hanno impegnato generazioni sempre con la guida della CGIL. Fatto l'accordo separato sui contratti, non firmato dalla CGIL, mancano all'appello il contratto unico a tempo indeterminato che è uno strumento subdolo per la cancellazione dell'art.18, la privatizzazione dell'INPS e dell'INAIL, una drastica revisione dei trattamenti di malattia e del welfare.

In atto abbiamo ventidue milioni di lavoratori con salari inferiori a quelli di venti anni fa e cinque milioni di precari, lavoratori-schiavi soggetti alla benevolenza del datore di lavoro per la riconferma, privi di fondamentali diritti. In effetti si tratta di lavoratori truffati che avrebbero dovuto essere assunti a tempo indeterminato e che la legge Biagi ha incatenato ad una vita senza futuro, senza speranze e con retribuzione ridicola. Dobbiamo sapere che quasi tutti i contratti di lavoro a tempo determinato sono fumus permessi da una violazione della legge legalizzata dalle norme della legge trenta e da circolari ministeriali fatte da persone esperte nell'elusione e nell'aggiramento del diritto.

Il lavoratore di Licata morto ieri in modo spaventoso all'età di 24 anni era un precario alla stanga da oltre quattordici ore. Il precariato produce morte che la legge recente non può evitare. In queste condizioni la CGIL non può limitarsi a non firmare i contratti, a indire referendum tra i lavoratori (che sanno che il loro voto sarà una testimonianza senza conseguenze), a cercare di ridurre i danni di una tendenza alla sconfitta totale dei lavoratori aiutata da una crisi che viene usata senza scrupoli per terrorizzarli.

Che cosa può fare la CGIL? Negli ultimi due anni ha dovuto firmare un accordo con il governo Prodi che di fatto peggiora le pensioni, aggrava il precariato, riduce il welfare. Ha firmato un accordo con l'Alitalia che contiene norme in contrasto non solo con diritti dei lavoratori ma coi diritti generali delle persone.

Un accordo scandaloso che favorisce una cordata capeggiata da Colaninno che ha messo fuori diecimila lavoratori, acquistato a prezzo stracciato un patrimonio enorme, privatizzato un servizio che probabilmente dovrà cedere presto.

Sono mesi che la Confindustria ha pronto nel cassetto dopo averlo steso con la collaborazione di CISL e UIL il progetto di modifica del contratto di lavoro che è nello stesso tempo un momento di passaggio verso nuove forme di rapporti non più conflittuali ma collaborativi, una forma di neocorporativismo nella quale i sindacati vengono assorbiti in funzione parastatale come gestori con il padronato di enti bilaterali che hanno l'obiettivo di privatizzare il welfare. Al rifiuto della CGIL di firmare, dopo la solita campagna della CGIL che non capisce la modernità, si è mosso con molta preoccupazione il PD costituendo una task force che ha lo scopo di ricondurre la CGIL a Canossa come è già stato fatto nei due casi precedenti.

A questo punto si impone una riflessione che è la seguente: l'Unità sindacale serve ai lavoratori oppure alla Confindustria ed al Governo? Serve certamente alla Confindustria ed al Governo! La CGIL è sempre la grande bellissima organizzazione dei lavoratori italiani o è diventata o rischia di diventare altro?

Il problema è di autonomia. La CGIL è sempre stata al passo con le scelte compiute dal PCI. La svolta dell'EUR non ha forse coinciso con la politica del compromesso storico e favorito l'ingresso del PCI nel governo? Ma esistevano margini che ora sono scomparsi, e gli interessi strategici del PCI contenevano una crescita poderosa della condizione del lavoro. Oggi il PCI che ha dentro il suo gruppo parlamentare non solo Ichino ma due pezzi da novanta della Confindustria come Colaninno e Caleari, il PCI che per un lungo periodo della sua storia è stato classista (fino a proporre il referendum sulla scala mobile) e poi per un altro periodo ha osservato una sorta di terzietà tra aziende e lavoratori, è schierato con la Confindustria e con le aziende e preme sulla CGIL perché continui ad accettare condizioni di sempre maggiore umiliazione dei diritti dei lavoratori. Ora il PCI si chiama PD ed ha compiuto una scelta di pieno liberismo (fuori tempo massimo, per me, dal momento che il liberismo è in crisi) che non prevede alcuna tutela dei lavoratori tranne qualche misura compassionevole.

Il PD porta al tavolo del nuovo bipartitismo in dote una CGIL, in cui la sua componente che è maggioritaria, riesce a fare compiere scelte che oramai confliggono apertamente con gli interessi dei lavoratori.

Per questo ritengo che dal momento che il PD non rinunzia ad esercitare una pesante tutela sulle scelte della CGIL si ponga a molti, a cominciare delle categorie che più stanno soffrendo le conseguenze delle politiche di concertazione, di decidere sul che fare. Cercare di impedire alla CGIL di compiere scelte scellerate come quelle del contratto oppure prendere atto che questo stato di cose in cui il massimo che è concesso alla CGIL è giocare di rimessa, ridurre il danno, è insostenibile e dannoso? Insomma porsi il problema della disaffiliazione della CGIL delle categorie che si ritengono immediatamente danneggiate e di organizzare una nuova Confederazione che anziché dialogare con CISL e UIL e con la UGL della Polverini raduni in una potente organizzazione di classe tutto il sindacalismo di base e la tradizione riformista ma non capitolarda della CGIL di Di Vittorio, Santi, Novella, Lama, Foa.

La nascita della nuova Confederazione dovrebbe avvenire proponendo soluzioni alla crisi non regalando miliardi alle aziende, ma aumentando i salari e le pensioni, soluzioni di abolizione del precariato che deve essere limitato ai lavori stagionali, di revisione della pensione ritornando al sistema a riparto, di netta chiusura alle privatizzazioni che hanno aumentato i costi dei servizi locali alle famiglie, di una scuola pubblica senza finanziamento per i privati, di una sanità per tutti finanziata dalla fiscalità generale.

Pietro Ancona



 


 

Quattro ore di sciopero da amministra

9 febbraio 2009


Minimalismo che prosegue la linea della riduzione del danno, del gioco di rimessa della CGIL


Il Comitato Direttivo della CGIL ha approvato, all'unanimità e cioè con il concorso anche delle aree critiche o di sinistra che dir si voglia, un documento (*) che conferma la linea minimalistica seguita in questi ultimi anni e che non è riuscita ad evitare la disastrosa situazione sociale in cui versano oggi i lavoratori. Il documento della CGIL attacca l'accordo separato sui contratti da una angolazione critica insufficiente a smontarne la portata strategica di stravolgimento delle condizioni dei lavoratori. In sostanza si dichiara disponibile alla firma, come peraltro ha precedentemente già sperimentato con l'accordo sul welfare di Prodi e per l'Alitalia, se ci saranno cambiamenti che non vengono specificati. C'è una tenue critica al ruolo degli enti bilaterali e non si formulano alternative al disegno delle nuove prerogative attribuite alla contrattazione integrativa. Per le pensioni si parla di stabilità del sistema che verrebbe alterata dall'elevazione dell'età pensionabile per le donne. Non una parola sulla svalutazione che le pensioni in erogazione attualmente hanno subito per la mancanza di una decente tutela dall'aumento del costo della vita. Sul precariato che in Italia ha proporzioni patologiche non si dice niente tranne che dovrebbero farsi degli ammortizzatori sociali per simulare una flexisecurity all'italiana difficilmente realizzabile dal momento che il numero dei precari è tale da impedire un serio e significativo intervento che, in ogni caso, sarebbe al livello della social card dal momento che le retribuzioni dei precari sono assai "contenute" per usare un eufemismo.

Si tratta di circa tre milioni di lavoratori, il 12% del totale ma con un tasso di crescita cinque volte maggiore di quello dei lavoratori a tempo indeterminato. Perché le aziende dovrebbero assumere persone a tempo indeterminato se hanno la possibilità di scegliere una ricca gamma di contratti atipici vero e proprio fumus e potere tenere sotto scacco la gente? Il precariato italiano tende ad universalizzarsi ed a diventare l'unica forma contrattuale esistente. Bisognerebbe rivedere profondamente tutta la legge trenta e le successive aggiunte per abolirle. Bisognerebbe tornare al periodo di prova limitato nel tempo a poche settimane o mesi a seconda della specialità ed ammettere il lavoro a tempo determinato soltanto laddove è davvero giustificato. Ma questa richiesta non viene fatta dalla CGIL che vuole soltanto gli ammortizzatori sociali e non si chiede neppure quando guadagna un lavoratore precario e non mette in discussione la truffa dei progetti o delle finte collaborazioni professionali.

Sulla questione dei salari che andrebbero aumentati considerevolmente il massimo che con timidezza di chiede e qualche sgravio fiscale. Chiedere aumenti salariali è diventato tabù!!! C'è la crisi ma è solo per i lavoratori dipendenti dal momento che i manager privati e pubblici continuano ad allungare la loro distanza dal lavoro dipendente.

Il sistema pensionistico non va stabilizzato ma va smontato e riportato alla filosofia precedente alla riforma Dini. Questo sistema non garantisce una pensione decente che non varrà i soldi versati per il suo finanziamento. Sui fondi pensionistici che non rendono niente ma anzi registrano perdite non una parola. Sappiamo però che gli amministratori dei fondi guadagnano centinaia di migliaia di euro l'anno anche se i fondi che amministrano vanno a picco!! Precariato, salari e pensioni dovrebbero essere i punti di attacco di una stagione di lotte sociali che non si fa terrorizzare dalle campagne allarmistiche di crisi unitamente alla lotta frontale alle privatizzazioni che generano aumenti consistenti delle tariffe e delle bollette che le famiglie dei lavoratori pagano per i servizi nazionali e locali (acqua, igiene, trasporti, posta, asili nido, ecc.).

Inoltre sarebbe opportuna una iniziativa a livello europeo che tragga insegnamento dalla vicenda inglese nella quale non credo che ci sia stata xenofobia quanto invece la reazione a forme di pirateria permesse dalla Bolkestein. 

Non è possibile che imprenditori che dispongono di un elevato numero di lavoratori sottopagati (i meccanici della navalmeccanica genovese di nazionalità rumena guadagnano meno di tre euro all'ora e cosi altri) ben rodati nell'arte delle risorse umane procacciate a costi infimi mettano in crisi assetti salariali consolidati. L'assenza di una iniziativa europea dei sindacati è una complicità con la linea del laissez-faire, laissez-passer del capitalismo rampante mordi e fuggi.

Infine deploro l'assenza di una analisi sulla persistenza, anzi sull'aumento delle morti sul lavoro che la legge non sa evitare dal momento che scaturiscono dal precariato e dalla mancanza di potere dei delegati alla sicurezza. Lo sciopero di quattro ore amministrato dalle regioni e dalle categorie è una scelta rituale, priva di sentimento, incapace di accendere la passione dei lavoratori frustrati dalla povertà in cui vivono e dalla perdita di peso sociale dentro le aziende. Ma anche sugli scioperi il Ministro del Lavoro (!!!) ha già pronto un magnifico rospo da fare inghiottire ad Epifani.

Pietro Ancona


(*)http://www.accordoseparato.com/2009/01/30/cgil-il-documento-approvato-dal-comitato-direttivo-del-29-e-30-gennaio-2009CGIL:IL

http://www.cgil.it/org/AllegatiTaccuino/ilTaccuino022Anno2/Direttivo29-30gennaio.pdf




 


 

Una generosa manifestazione dei lavoratori minimizzata

14 febbraio 2009


Una situazione surreale

Massimo D'Alema ha definito entro questo spazio lo sciopero di ieri: «È urgente garantire chi perde il posto di lavoro e quindi occorre una riforma degli ammortizzatori sociali che sia in grado di proteggere anche i lavoratori precari e a tempo determinato. In piazza, sotto il palco, tremano soprattutto loro.» L'ex Ministro del Lavoro ed ex segretario della FIOM è stato ancora più soft: «lo sciopero è una testimonianza del malessere dei lavoratori». Un aggettivo può definire la condizione dei lavoratori nello sciopero di ieri: surreale!

Una massa immensa di lavoratori di studenti e di migranti quale maggiore non poteva essere ha compiuto ieri uno sforzo di mobilitazione eccezionale, confrontabile al grande sciopero per le pensioni del primo governo Berlusconi, alla mobilitazione della CGIL in difesa dell'art.18, dello sciopero del 20 ottobre 2007 contro il governo Prodi.

Per quanto i pennivendoli della destra e della Confindustria si affannino a minimizzare, ieri l'Italia che lavora e che studia ha fatto sentire alta, altissima la sua voce.

Ma… così come i promotori dello sciopero del venti ottobre si preoccuparono di rassicurare Prodi che lo sciopero non era contro il Governo fino a fare diventare questa affermazione la cifra, la nota dominante, l'esegesi politica dell'iniziativa, lo sciopero di ieri è stato ingabbiato dalla CGIL e dal PD nei limiti della richiesta di una diversa politica economica del governo, della doverosa protesta contro le modifiche alla legge sulla sicurezza del lavoro, ai contratti separati, alla legge antisciopero predisposta da Sacconi, insomma in un alveo assai limitato di riduzione del danno, di reazione agli attacchi sempre più virulenti alla libertà ed all'autonomia del Sindacato, senza alcun riferimento, alcuna proposta che possa caratterizzare un miglioramento delle condizioni dei lavoratori oggi ricattati dalla grande crisi provocata non solo dalla truffa finanziaria planetaria fatta dagli americani ma dai bassi salari che in tutto l'Occidente hanno degradato i consumi e la produzione. 

Preso atto degli otto miliardi per gli ammortizzatori sociali stanziati dal governo con l'accordo delle Regioni ci si limita a chiederne l'estensione ai precari. Una sorta di social card umiliante che si calcolerà in spiccioli. Manca la richiesta di una coraggiosa svolta che può avvenire soltanto con un aumento generalizzato dei salari e delle pensioni e l'abrogazione della legge Biagi. Ha pesato sullo sciopero la pesante ipoteca del PD alla quale la CGIL è sottoposta che vorrebbe la firma sulla riforma dei contratti e la ripresa dell'unità con CISL ed UIL che naturalmente avverrebbe alle condizioni collaborazionistiche con Confindustria e Governo di queste.

Ha pesato la comunanza spirituale del gruppo dei giuslavoristi Treu, Letta, Ichino con i giuslavoristi del Pdl. La posizione di Ichino che appoggia Boeri per il contratto unico che liquida l'art.18, la posizione di Bersani che è stato allo sciopero ma non si è sbilanciato su niente di quanto chiede oggi la gente: più salario, più difesa del suo potere di acquisto oggi in balia ai venti del mercato e ai gravami delle privatizzazioni sui servizi, una riforma delle pensioni che ritorni ai criteri precedenti la riforma Dini o che comunque rimetta in discussione una "riforma" che di fatto riduce le prestazioni pensionistiche ad elemosine.

È davvero surreale che le proposte della CGIL siano una specie di collo di bottiglia dal quale non passano le spinte poderose che ieri la sua stessa gente ha dato. Epifani è ansioso di sedersi al tavolo della trattative per discutere di tutto, sapendo fin d'ora che non chiederà altro che correggere, attenuare, ridurre il danno che questa destra ha prodotto e continua a produrre. Ma, a mio parere, questo senso di responsabilità non solo è mal riposto ma non regge. Non regge ad una condizione di generale immiserimento dei lavoratori, ad un uso criminale del precariato, a pensioni sempre più leggere, a servizi sempre più cari a causa degli stipendi dei manager. Non regge di fronte ad una offensiva del Governo che attacca assieme alla Confindustria alla CISL ed UIL. Il PD non difende i lavoratori rispetto i quali non ha più neppure una posizione di terzietà: è con la Confindustria. I deputati PD ieri presenti hanno voluto in quale modo testimoniare un loro legame storico con il movimento operaio italiano ma si sono ben guardati dal dichiararsi "con" i lavoratori in lotta. In queste condizioni, lo sciopero del quattro aprile e quello dei pensionati del cinque marzo serviranno a fare sapere quanto è forte la CGIL e come deve essere tenuta dentro "il tavolo" delle trattative con il governo. Ma niente cambierà in meglio per i lavoratori ed i precari.

Pietro Ancona



 


 

Attacco al diritto di sciopero ed al sindacalismo di base

26 febbraio 2009


Nessuno si faccia illusione sulla limitazione dei progetti della destra italiana (e non solo) riguardanti il diritto di sciopero al settore dei trasporti. Sui punti cruciali di attacco alla libertà ed alla democrazia come la istituzione delle ronde, il prelievo delle impronte digitali ai bambini rom, le leggi di detenzione dei clandestini e di maggiorazione delle loro pene in caso di reato ed ora del diritto di sciopero la destra italiana ripercorre la strada già attraversata da Hitler e da Mussolini negli anni trenta.

La scelta è stata fatta dal momento che l'opinione pubblica è stata esasperata contro gli scioperi dei lavoratori del settore. Spesso si tratta di lavoratori pendolari o di fruitori dei servizi urbani di fascia medio-povera.

Lo sciopero nei servizi pubblici ha già una regolamentazione che risale al 1990, aggiornata nel 2000. Un esame obiettivo dei comportamenti delle categorie da allora ad oggi non evidenzia un cattivo funzionamento della legge. La legge ha garantito gli utenti dei trasporti e lo sciopero selvaggio è una leggenda metropolitana ingigantita ad arte per mettere la gente contro i sindacati ed i lavoratori.

Oggi la scelta del governo di stringere e di molto il cappio del divieto risulta particolarmente odiosa e di parte per il fatto che le ferrovie dello Stato sono state privatizzate ed anche l'Alitalia, mentre le aziende municipalizzate hanno già un regime privatistico e molte sono state privatizzate.

Ieri una spocchiosa dichiarazione di Mauro Moretti amministratore delegato delle Ferrovie (con stipendio milionario) resa al Senato annunziava la scelta del "macchinista unico", scelta che sarà realizzata anche senza l'accordo dei lavoratori e del sindacato. Non dimentichiamo che è in corso una profonda ristrutturazione dei servizi riguardante la gestione del trasporto ferroviario che renderanno assai più oneroso e difficile il trasporto ai pendolari ed agli stessi ferrovieri. Con i nuovi orari molte persone che viaggiano per raggiungere il posto di lavoro dovranno alzarsi nel cuore della notte dal momento che in nome dell'efficienza e del risparmio si fanno saltare tratte essenziali.

L'Alitalia è stata privatizzata e di fatto quasi regalata ad una cordata di imprenditori. Non si sa più niente di cosa sta succedendo ai cassaintegrati (diecimila?) ed agli assunti dalla Cai. Si è molto speculato sui "privilegi" dei dipendenti Alitalia per ridurli in uno stato di vero e proprio terrore. Debbono stare molto attenti nel loro rapporto con l'impresa che è pronta ad usare la frusta o la mannaia a seconda del caso. Il lavoratore dovrà vivere la vita dell'azienda con il cuore sempre in trepidazione e l'occhio supplice rivolto al suo capo perché sia sempre benevolo verso di lui. La presentazione del disegno di legge delega da parte di Sacconi non coglie di sorpresa né la Confindustria né la CISL, l'UIL e l'UGL. La CGIL è l'organizzazione che ha fatto le dichiarazioni più critiche. Ho sentito stamane la Camusso a TG3. Non si è spinta molto avanti nelle critiche.

Le norme vietano manifestazioni di protesta come l'occupazione di strade o autostrade che sono state usate anche dai metalmeccanici per richiamare l'attenzione della gente sulla loro protesta. Introduce il referendum preventivo e lo sciopero virtuale. È un disegno di legge pensato soprattutto contro i sindacati di base la cui crescita preoccupa quanti ritengono di avere raggiunto con le quattro confederazioni "riconosciute" un punto di equilibrio assai soddisfacente per la Confindustria ed il Governo.

È veramente strabiliante che subito dopo l'annunzio fatto da Sacconi, il Senatore Ichino del PD, esperto giuslavorista della stessa scuola alla quale si richiama Sacconi, abbia invitato il PD ad approvare la proposta del Governo. Insomma, l'accordo nelle grandi linee c'è già e si tratta di precisare i dettagli.

Chissà se le ronde saranno chiamate ad intervenire a difesa degli interessi dei cittadini contro eventuali scioperi contestati dal Governo...

Nessuno si aspetti che la destra al potere si accontenti del settore dei trasporti e delle norme che ieri il Senato ha approvato sul pubblico impiego. Andrà avanti in una situazione in cui l'opposizione politica è stata estromessa dal Parlamento, l'opposizione sociale viene criminalizzata, il lavoro non è più un diritto ma una elargizione che ti devi conquistare leccando la mano a qualcuno… come un cagnolino.

Pietro Ancona


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/02/diritto-sciopero-nuove-regole.shtml?uuid=2ae8cc8a-03ee-11de-b262-02b204b540f4&DocRulesView=Libero

http://www.cubscuolatorino.netfirms.com/NonSoloScuola/DirittiSindacali/04_04_xx_SulDirittoDiSciopero.htm

 


 

CGIL Futuro si indietro no

6 aprile 2009


Lo slogan della manifestazione nazionale della CGIL che avrà luogo a Roma domani "Futuro sì, indietro no" è disvelatore della volontà di rendere inoffensivo il suo significato. Parlo di volontà e non di errore o altro dal momento che avendo letto la piattaforma rivendicativa dello sciopero di domani mi sono reso conto, con sgomento, della assenza di richiesta di radicali misure rivolte a dare una risposta alla grave ed anche infelice condizione dei lavoratori italiani. Che vuole dire "indietro no"? l'obiettivo è forse quello del mantenimento delle condizioni attuali e di non peggiorarle ancora? Indietro sarebbe un obiettivo concreto positivo, anzi positivissimo, se si riferisse ad un ritorno alla indicizzazione dei salari e delle pensioni ed alla situazione precedente la legge trenta nonché al minuto prima delle privatizzazioni che hanno appesantito le bollette per i servizi (acqua, luce, gas, igiene urbana...).

Tornare indietro sarebbe fare un magnifico passo avanti per la sicurezza ed il reddito dei lavoratori e il welfare. Ma la CGIL non chiede di non tornare indietro dalle condizioni attuali che sono tra le peggiori che siano mai state inflitte ai lavoratori italiani.

"Futuro sì", l'altra parte dello slogan non chiarisce di quale futuro si parla ma, dal momento che non c'è nessuna volontà di attaccare la legge trenta, dal momento che non si chiede niente al padronato ed il sostegno ai salari viene individuato soltanto nelle misure di sgravi fiscali, dal momento che non si dice una parola contro le privatizzazioni, il futuro che la CGIL chiede è più o meno l'Italia di oggi, la peggiore che ci sia mai stata ancora più di quella che diede luogo alle grandi manifestazioni degli anni sessanta culminate nello Statuto dei diritti dei Lavoratori sostenuto sempre più debolmente dalla CGIL. È doloroso constatare come pur sapendo delle condizioni schiavistiche di molti lavoratori specialmente stranieri non si rivendichi l'adozione del Salario Minimo Garantito per legge.

In questi giorni molti si sono chiesti perché mai la reazione alla crisi economica dei lavoratori italiani sia assai meno marcata di quello di altri lavoratori europei che si sono spinti fino al sequestro dei manager. La risposta sta nella solitudine dei lavoratori italiani che sono sovrastati da tre Confederazioni Sindacali filogovernative e filoconfindustriali (CISL, UIL, UGL) e da una grande Confederazione che subisce un processo di crescente istituzionalizzazione sotto la spinta della sua corrente maggioritaria, una corrente che si muove in funzione degli interessi "partitici" del PD e della sua cultura liberista. I liberi sindacati di base sono discriminati e non vengono ammessi alle trattative pur essendo assai rappresentativi della parte più combattiva dei lavoratori italiani.

Domani il grande corteo dei lavoratori italiani sarà pieno di una forte carica di cambiamento, un sentimento profondo che richiede giustizia sociale e dignità, esprimerà una volontà di radicale rottura della situazione attuale che sarà tradotto dalla CGIL in una politica soft di assecondamento della manovra governativa e della Confindustria. Dopo il 4 aprile ci sarà un 5 aprile in cui la grande mobilitazione sarà servita soltanto per mostrare al Governo quanto sia importante trattare anche con la CGIL. Trattare naturalmente entro rigidissimi steccati neoliberisti e di ulteriore dissoluzione del diritto del lavoro quale si è formato fino agli accordi di concertazione del 93. Ma questo non conta. Conta sedere al tavolo dei vincenti.

Pietro Ancona



 


 

The day after

7 aprile 2009


Mentre Epifani concludeva con il suo discorso la manifestazione del Circo Massimo cominciava il 5 aprile, il giorno dopo. Il suo discorso mi ha confermato nel ruolo del tutto negativo che la CGIL si è data e che si è accentuato con la gestione dell'attuale Segretario. Nessuna delle sue quattro proposte interpreta la grande volontà di cambiamento, di liberazione dallo stato di ricatto e di sottomissione, di uscire dallo stato di povertà dovuto a salari o pensioni del tutto insoddisfacenti dei lavoratori italiani Avrebbe dovuto chiedere un piano per la costruzione di duecentomila alloggi popolari per dare una risposta ai tanti giovani costretti al celibato a restare in casa dei genitori fino a 35 anni ma si è limitato a dire.

«Quello che propongo è un tavolo che possa affrontare 4 problemi:

 1) Le politiche industriali e gli investimenti a partire dal Mezzogiorno;
 2) Discutere cifre alla mano sulla capienza e congruità degli ammortizzatori sociali e vedere un blocco effettivo dei licenziamenti;
3) Discutere dei problemi dei pensionati;

4) Affrontare i temi della giustizia fiscale e dei temi dello sviluppo sostenibile. Anche Confindustria avrebbe interesse ad un tavolo vero di discussione. In sostanza senza una politica industriale il nostro è un Paese che uscirà dalla crisi più debole nel mondo».

Non c'è la proposta di uno scudo anticrisi dei lavoratori. Mi riferisco alla richiesta del Salario Minimo Garantito per Legge dal momento che la crisi viene usata da imprenditori privi di scrupoli per pagare a 2 o 3 euro l'ora lavoratori assunti con uno dei tanti diabolici marchingegni della legge Biagi.

Non c'è la richiesta alla Confindustria di un miglioramento delle retribuzioni oggi inferiori di circa il trenta per cento a quelle degli altri paesi industrializzati ed italiane ante 1993. Non viene chiesta l'abrogazione della legge Biagi che pur era nei programmi della CGIL fino a poco prima del governo Prodi. In quanto alla cosiddetta giustizia fiscale immagino che se ne parli per raggranellare qualche spicciolo sulla busta paga. Non una parola è stata spesa per l'enorme degrado dei servizi sociali, per la mancanza di asili nido che in atto decurtano il salario di almeno trecento euro mensili a coloro che ne hanno bisogno per lavorare. Non una parola per la spinta verso la privatizzazione dell'acqua che peserà assieme alle altre bollette sul bilancio delle famiglie.

L'ossessione è il "tavolo" delle trattative. Un tavolo che viene agognato ma al quale non viene chiesto niente.

La CGIL è forte, è più forte di CISL ed UIL e non può essere escluso dal negoziato. Un negoziato la cui agenda è dettata dalla Confindustria. Si discute su progetti di "riforma" del lavoro predisposti dagli uffici studi della Confindustria. Non sono ammessi argomenti diversi di discussione. Tutto lo struggimento di Epifani per il suo allontanamento da questo tavolo non meritava la mobilitazione, l'entusiasmo genuino, l'impegno di milioni di lavoratori che credono di lottare per qualcosa che purtroppo non c'è più da un pezzo.

La controprova del carattere del tutto neutro della posizione della CGIL è data dalla presenza in piazza di Franceschini e di altro dirigenti del PD. Il PD ha scelto la Confindustria e ne condivide le politiche. Ichino, Letta ed altri sono sostenitori della legge trenta e accettano la "riforma" del contratto. Proprio oggi un gruppo di parlamentari del PD ha presentato una proposta bipartisan per abolire l'art.18 seppur attraverso il cosiddetto contratto unico. Con questo Parlamento e con queste Confederazioni difficilmente i lavoratori italiani potranno recuperare almeno le posizioni che avevano dieci anni fa.

Pietro Ancona



 


 

Il convitato di pietra

15 aprile 2009


Domani la Confindustria firmerà con CISL e UIL l'accordo per la riforma della contrattazione sindacale. La firma doveva avvenire già la settimana scorsa ma la signora Marcegaglia ha voluto dare tempo alla CGIL altri otto giorni. La Marcegaglia ha anche fatto una curiosa comunicazione: la CGIL non firmerà ma sarà presente alla cerimonia dell'accordo. Mi sono stropicciato gli occhi non credendo a quanto leggevo: Che vuol dire? Quale significato ha la presenza di Epifani o altri esponenti della CGIL nel luogo dove si firmano accordi contro i quali si è fatta una delle più grandi manifestazioni di protesta di questo decennio? Forse la presenza significa: "vorrei firmare ma non posso", oppure: non firmo ma non intendo rompere con voi (CISL, UIL, UGL, padronato....), oppure: non firmo, ma sono solidale con voi e non metterò in discussione le applicazioni pratiche dell'accordo, anzi collaborerò... Non so quali altri significati possa avere questa presenza al tavolo degli accordi ma certamente piuttosto che imbarazzare i firmatari (che non si peritano di svillaneggiare ad ogni piè sospinto la CGIL fino a confonderla con i "sequestratori" dei manager) attenua ed equivoca la posizione di opposizione all'assassinio del contratto nazionale fin qui manifestata dalla CGIL.

Può anche darsi che la CGIL pretenderà di includere una sua dichiarazione a verbale nel testo dell'accordo e questo spiegherebbe la sua presenza. Questa dichiarazione può essere concordata con Confindustria CISL e UIL e disarmare la portata di contestazione e di alterità che finora Epifani ha manifestato. Se la opposizione agli accordi separati fosse vera, domani dovrebbe essere comunicato la decisione di uno sciopero generale dalla CGIL e l'avvio di una sua politica di collaborazione con il sindacalismo di base (che ha contribuito considerevolmente al successo del Circo Massimo). Ma non ci saranno novità di rilievo. La CGIL ha scelto di stare seppur riottosa nella barca dei vincenti. I lavoratori, sconfitti, saranno soli.

Entro pochi anni non avranno più alcuna tutela contrattuale dal momento che la stragrande maggioranza delle imprese italiane è di piccola dimensione e non darà luogo a nessun accordo aziendale o territoriale. Presto, molto presto, il salario ed il contratto saranno decisioni unilaterali ed indiscutibili del padronato. Si adempierà il sogno dei liberisti di una "contrattazione individuale" e cioè unilaterale.

Pietro Ancona



 


 

L'accordo separato è legge?

16 aprile 2009

 

L'articolo di Giorgio Cremaschi, dirigente della FIOM e del gruppo 28 aprile della CGIL, apparso su Liberazione di oggi è titolato "l'accordo separato è legge. Il no della CGIL serva per ripartire." Non so se la titolazione dello scritto sia dello stesso Cremaschi o della redazione di Liberazione. Dice tuttavia una cosa non vera. Non è vero che l'accordo separato tra Confindustria, Governo, CISL, UIL, UGL sia legge. Si tratta di un accordo separato che non ha alcun valore erga omnes, non può vincolare i lavoratori aderenti ai Sindacati (CGIL e sindacati di base) che non l'hanno sottoscritto. Dare per scontato che l'accordo separato sia "legge" significa accettarne sia pure obtorto collo l'esistenza e la legittimità.

La legittimità dell'accordo separato è tutt'altro che scontata. Si tratta di un accordo interconfederale che modifica profondamente i contratti del settore privato ma anche quelli del settore pubblico. Per avere validità generale, per essere "legge" l'accordo separato, in base alla normativa tuttora esistente seppur in carenza di attuazione dell'art.39 della Costituzione, deve essere dichiarato tale da una legge della Repubblica. Per quanto il Parlamento abbia una maggioranza di centro-destra ed una opposizione che, sull'argomento, condivide la linea del Governo, non credo che sarà facile fare dichiarare erga omnes un accordo non sottoscritto dai rappresentanti della maggioranza dei lavoratori italiani (CGIL e COBAS).

Purtroppo, noto una scarsa o nulla volontà di andare oltre il mero rifiuto alla firma dell'accordo. Autorevoli dirigenti delle Federazioni di Categoria della CGIL dichiarano che la questione del modello contrattuale non è la priorità ma una questione secondaria a quella del costo della vita, della ripresa produttiva, dell'occupazione. La stessa presenza di Epifani alla cerimonia di firma degli accordi solleva interrogativi specialmente quando la Marcegaglia afferma di confidare nella disponibilità delle federazioni di categoria della CGIL (sappiamo che la FLAI ha già accettato l'accordo separato come canovaccio dei suoi accordi con gli altri sindacati per il rinnovo del contratto). Detto questo, credo che la manifestazione del 4 aprile sia il canto del cigno di una stagione di lotte animate da una CGIL autonoma dal padronato e dai partiti, legata ai lavoratori. Non ci saranno altre manifestazioni ed alla chetichella, ad una ad una, le categorie si adegueranno all'accordo separato. Chi non si adeguerà sarà in disgrazia nel PD e nella stessa CGIL.

Pietro Ancona



 


 

Sindacato padrone

17 aprile 2009

 
Il venti per cento della Chrysler al Sindacato. Non è azionariato operaio.

 

Pare che il ricchissimo e potente sindacato americano dell'auto parteciperà alla pari della Fiat al ricostituito capitale della Chrysler con una percentuale del venti per cento. Questo avverrà dopo l'adesione alla proposta del Presidente Obama di un ulteriore taglio dei salari e dei diritti dei dipendenti. L'ennesimo di questo ultimo decennio. Questa scelta del Sindacato americano deve fare riflettere sul suo nefasto ruolo. Tenendo i lavoratori al guinzaglio come un accalappiacani, il Sindacato ha favorito e favorisce un vasto, doloroso e profondo processo di pauperizzazione dei lavoratori a vantaggio di profitti sempre più sfrenati delle multinazionali.

In tutto l'Occidente l'impoverimento delle masse popolari è anche conseguenza delle politiche sindacali.

Oggi sbaglierebbe di grosso chi confondesse l'acquisizione della quota azionaria del sindacato UAW (United Auto Worker) con l'azionariato operaio che, in dibattiti degli anni sessanta, costituiva una risposta alla questione della gestione delle imprese. Il Sindacato non c'entra niente con i lavoratori dai quali ricava la sua ricchezza. È un organismo che non solo è sottratto al controllo dei suoi iscritti ma è da questi temuto. Il potere del Sindacato americano deriva dai suoi legami a volte inconfessabili con le aziende ed in genere con l'establishment. Questi legami e una legislazione che favorisce la gestione autoritaria del Sindacato hanno isolato i lavoratori che praticamente sono nelle mani delle imprese e dei sindacati. Il processo che in Italia è iniziato con gli accordi di concertazione del 1993 negli Usa è assai più avanzato e dura oramai da oltre cinquanta anni durante i quali il welfare è stato ridimensionato ed i salari ed i contratti sono la pallida ombra di ciò che furono originariamente e per qualche decennio in cui si assicurò un relativo benessere alle classi lavoratrici.

Ho letto che la CISL italiana parteciperà agli accordi della Chrysler e questo mi conferma nel convincimento che bisogna rafforzare l'opposizione ideologica al processo di allontanamento del sindacato dai lavoratori e dalla tutela dei loro interessi per farne un agente del capitalismo. La crescita di importanza degli enti bilaterali faranno sempre di più del contratto uno strumento di tutela e di espansione del "sindacato" spesso a danno dei lavoratori fino al paradosso di un vero e proprio conflitto di interesse tra sindacato-lavoratori per la crescente divaricazione degli interessi rappresentati.

Pietro Ancona



 


 

Il sindacalismo confederale come "cavezza con morso"

22 aprile 2009


Il Sindacato italiano, uno e trino, anzi uno e quadruplo con l'UGL (parlo dei sindacati "rispettabili" non certo dei COBAS considerati focolai di anarco-sindacalisti e teste calde) è da tempo una cavezza che tiene al loro posto, a bada, i lavoratori che da anni sopportano la continua manipolazione e rimanipolazione dei loro diritti, del welfare che li riguarda.

Cavezza munita di morso che fa sanguinare ogni volta che si tenta uno strappo.

Nell'ultimo decennio, periodo di massima crescita della potenza e dello splendore dei Sindacati Confederali che oramai dichiarano più di dieci milioni di aderenti e diecine di migliaia di funzionari a tempo pieno i lavoratori italiani hanno subito una costante diminuzione dei loro salari e del loro potere sociale. In azienda debbono stare con la coda tra le gambe, non fiatare, stare attenti a non fare passi falsi, a non farsi annotare tra i "rompiscatole".

Mentre le Confederazioni-cavezza-con-morso crescono di potenza ed insuperbiscono per la frequentazione dello stanze del potere, dei salotti della borghesia e degli arricchiti, i gli operai-cavalli sono diventati magri e scheletrici ronzini denutriti, costretti financo a cibarsi di alimenti comprati nei discount ed a calzare scarpe cinesi che magari deformano le loro estremità, a vestirsi nei mercatini rionali e nei grandi magazzini più dozzinali. Non sono più in grado di cambiarsi l'auto che diventa sempre più inquinante e fonte di contravvenzioni, non riescono più, come i loro padri, fare laureare almeno un figlio e se si azzardano a fare un mutuo per comprare una casa è probabile che la perdano per le ipoteche bancarie. Al cinema, al teatro, ai consumi culturali, alla "villeggiatura" non ci pensano più da un pezzo.

Se un operaio-ronzino ha una volta fatto un debito con una finanziaria per comprarsi un motorino ed ha finito di pagarlo regolarmente viene tormentato da una quantità enorme di depliant che gli offrono mirabolanti condizioni di prestiti "vantaggiosi". C'è una criminale incentivazione all'indebitamento. Persone con tredicimila euro di reddito annuale vengono circuite per sottoscrivere debiti di tre o quattro volte maggiori. Si arriva financo a mandare per posta il facsimile dell'assegno di dieci o quindicimila euro che la finanziaria darebbe in quattro e quattr'otto ed a condizioni che sono tutt’altro che esose. Ci sono aziende in cui la cessione del quinto non risparmia praticamente nessun dipendente. Ci sono giovani lavoratori indebitati per quasi l'ammontare del loro salario mensile e sopravvivono con l'aiuto dei genitori o di prestiti per pagare prestiti. L'immoralità criminale di questa continua spinta all'indebitamento dei più deboli dovrebbe fare vergogna al sistema finanziario italiano.

La condizione operaia diventata drammatica non spinge neppure la CGIL che è sempre stata l'organizzazione sindacale per antonomasia a chiedere un sostanziale aumento dei salari. Stamane il Governatore della Banca d'Italia ha denunziato l'impoverimento degli operai a vantaggio dei lavoratori autonomi. Una volta, in presenza di dati così scandalosamente chiari, di un trasferimento di redditi così marcato dal lavoro dipendente ai profitti, si sarebbe fatto qualcosa. Ora, la CGIL che risulta La Confederazione meno allineata al Governo ed alla Confindustria se ne sta zitta ed al massimo propone qualche alleggerimento fiscale, qualche spicciolo. La CGIL non ha niente da chiedere al padronato che si è arricchito con i bassi salari derivanti dagli accordi del 93. Quasi un ventennio in cui l'impoverimento delle masse lavoratrici italiane ed il loro distacco dai paesi industrializzati è diventato clamoroso!!

Se rileggete il manifesto dello sciopero CGIL del 4 aprile e di quelle precedenti ed anche la piattaforma delle categorie di "sinistra" metalmeccanici e statali" (che stanno rapidamente rientrando nei ranghi del perbenismo confederale) non troverete quanto servirebbe ai lavoratori oggi: un aumento di almeno il venti per cento dei salari ma generiche richieste di una diversa politica economica. Della abolizione della legge Biagi neanche a parlarne. È tabù. Non viene da tempo neppure menzionata nei documenti ufficiali. L'ultimo accordo tra tre delle quattro confederazioni è stato firmato alla presenza della CGIL dissenziente. Una sorta di convitato di pietra, di testimone. Ma, nella sostanza, è come se quell'accordo contro il quale hanno manifestato milioni di lavoratori fosse stato firmato dal momento che costituirà la base di tutti i rinnovi contrattuali di categoria (vedi FLAI).

Oggi si conclude il Direttivo della CGIL. Il suo documento finale sarà la prova documentale della impossibilità di recuperarla, ad una linea di autonomia e di difesa vera dei lavoratori. Se ne intuiscono i lineamenti dal dibattito in corso. Il pressing del PD di Letta, Ichino, Damiano, Bersani è pesante, molto pesante.

Bisognerebbe cominciare a prenderne atto, senza assurde speranze di salvazione. Il sindacalismo confederale italiano è di gran lunga peggiore di quello americano e non ha conservato la dignità dei sindacati francesi e tedeschi. È la longa manus della Confindustria e del Governo sui lavoratori ai quali ha imposto tutto dal precariato alla detassazione degli straordinari alla cessione del TFR a vantaggio di una previdenza privata spesso truffaldina a continue rimanipolazioni delle pensioni oramai ridotte a una miserevole cosa.

Bisogna trovare il coraggio di rompere e di comprendere finalmente tutta la pericolosità sociale dell'Unità sindacale, un tempo valore supremo e grande momento sinergico per i diritti e la dignità operaia. L'unità bisogna farla tra i lavoratori ma fuori dalle Confederazioni.

Pietro Ancona


documento conclusivo CGIL:

http://www.rassegna.it/articoli/2009/04/22/46036/il-documento-conclusivo-del-direttivo-cgil



 


 

Primo maggio senza domani

28 aprile 2009


Mi domando che cosa racconteranno i tre segretari alla gente che, nella convinzione sempre meno ferma che i Sindacati li rappresentino e li difendano, si recherà ai comizi per ascoltare i loro discorsi e ricavarne una qualche speranza per un futuro che in molti non riescono più ad immaginarsi. Se facciamo un bilancio dal primo maggio scorso a questo le cose sono certamente peggiorate anche con la partecipazione attiva del Sindacato. È stato firmato un accordo da CISL, UIL e Ugl per riformare in peggio, molto in peggio, il contratto nazionale di lavoro. La CGIL non ha firmato ma ha preteso di assistere quale convitato di pietra alla stipula degli accordi contro i quali ha fatto una manifestazione nazionale con milioni di lavoratori. Ma già dall'ultimo Direttivo della CGIL si evince che non ci sarà una reale resistenza al nuovo modello contrattuale dettato dalla Confindustria e che le categorie dovranno adottarlo in occasione dei rinnovi dei loro contratti. Questo per il tabù dell'unità sindacale, una condizione che un tempo dava forza ai lavoratori e che oggi è un pesante macigno posto sulle loro spalle.

Il diritto di sciopero è stato rimesso in discussione e, con provvedimenti amministrativi assunti dai Comuni, le piazze, una dopo l'altra, si stanno vietando. A Roma vige già un accordo sottoscritto anche dalla CGIL per evitare manifestazioni e cortei ed è di oggi la notizia che Milano si accinge a fare lo stesso e per i cortei di protesta e per la preghiera degli islamici.

Il Primo Maggio nasce con la rivendicazione delle otto ore di lavoro. Una rivendicazione che, nel corso di quasi un secolo di lotte è pervenuta alle quaranta ore settimanali ed addirittura alle trentacinque ore in Francia ora abolite da Sarkozy). Le 35 ore del governo socialista francese furono il canto del cigno. Ora siamo nel piano di una tendenza opposta volta a negare ai lavoratori la disponibilità del tempo della loro vita.

Una normativa europea alla quale i governi si adeguano rapidamente stabilisce 11 ore di riposo consecutive. I lavoratori hanno l'obbligo di dare la disponibilità di tredici ore alla loro azienda. La settimana lavorativa può anche essere di sessanta ore. La tendenza è di andare anche oltre. Non siamo alla condizione dei lavoratori cinesi costretti a dormire in fabbrica per prestare tutta la loro vita all'impresa ma l'evoluzione della questione non promette niente di buono.

Se guardiamo ai salari ed alle pensioni non esiste alcuna richiesta di loro miglioramento. Le pensioni sono state quasi annullate da un ciclo di controriforme iniziato da Dini e che non si è ancora concluso e per i salari nessuna rivendicazione viene avanzata al padronato. Si chiede qualche spicciolo al Governo attraverso la detassazione o qualche piccolo intervento fiscale.

L'allarme sulla tristissima condizione dei lavoratori è stato lanciato diverse volte non dai sindacati ma dalla Istat e dalla Banca d'Italia. Quattro milioni di lavoratori sono precari oramai stabili nel senso che non esiste alcuna prospettiva di assunzione a tempo indeterminato. I lavoratori a tempo indeterminato sono assediati e minacciati da nuove aggressioni al loro status. In Parlamento ferve una attività bipartisan di squadroni di guastatori del diritto al lavoro consacrato in tante leggi dello Stato e nello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Oggi è sotto tiro la legge sui licenziamenti individuali.

Si vuole negare il diritto alla magistratura di intervenire. Il datore di lavoro diventa DIO inappellabile. Se ti licenzia non sarai più tutelato dal diritto naturale e civile di ricorrere ad un giudice come è sempre stato.

Leggevo oggi che ventidue bambini di un paese del milanese non hanno più i pasti perché le loro famiglie non pagano il ticket. 14 di questi sono rom. Le maestre si privano del loro vassoio per dare da mangiare ai bambini. L'amministrazione comunale (centro-sinistra) sostiene che è giusto che vengano lasciati a digiuno.

A che cosa servono i soldi del Comune? A pagare grassi emolumenti agli amministratori. È ormai chiaro che Comuni e Regioni servono a mantenere una oligarchia di politici sempre più benestanti che, con le privatizzazioni, arricchiscono anche i loro famigli. Una nuova classe sociale quella dei "politici a tempo" pieno si ritaglia una consistente e burrosa fetta dal reddito nazionale. Questa classe è presente a tutti i livelli della pubblica amministrazione.

È oramai chiaro, chiarissimo, che i Sindacati Confederali italiani che celebrano insieme il Primo Maggio non hanno alcuna intenzione di mettere in discussione i salari, le pensioni, la legge Biagi.Inoltre la loro opposizione alle leggi liberticide del Governo verso gli immigrati è assai convenzionale.

Una volta il Primo Maggio era anche dedicato alla Pace nel mondo. Ora non se ne parla più e non c'è un pronunciamento contro le spese militari e le missioni coloniali in Iraq ed Afghanistan.

La manifestazione del 4 aprile della CGIL è stata l'ultima di questa triste fase della storia italiana. Non se ne faranno più mentre il Parlamento fabbrica nuove catene per il lavoro dipendente. Oramai non si limita più a togliere diritti ma anche a creare condizioni di vera e propria inferiorità civile.

Apprendiamo della condanna inflitta a Cofferati per comportamento antisindacale. Ha comunicato alle maestranze di un teatro che avrebbero pagato tutti con la loro giornata di lavoro per lo sciopero di un gruppo di loro colleghi. Ieri sera l'ho visto ad una trasmissione televisiva. Difendeva il suo punto di vista, non mostrava nessun pentimento, nessun senso di vergogna per quello che aveva fatto.

Ecco: questo è il punto a cui siamo giunti. Cofferati è capolista del PD e sarà eletto al Parlamento Europeo.

Pietro Ancona



 


 

Operai-Stiliti dell'INNS e di Milano

10 agosto 2009


Gli stiliti del nostro secolo


Per gridare il loro dolore per il lavoro perduto ed implorare l'attenzione del pubblico e magari del Governo, per trovare una via di salvezza, quattro operai ed un sindacalista della FIOM si sono situati in cima ad una alta torre della loro fabbrica chiusa ed in procinto di essere cancellata con i macchinari venduti e l'area ceduta alla speculazione immobiliare.

Operai milanesi che diventano stiliti come certi religiosi dei primi anni del cristianesimo che sceglievano di stare in cima ad una colonna e da li espiare l'enorme montagna di peccati di cui si sentivano caricati da una Chiesa che colpevolizza il suo popolo. L'Espiazione come via alla Salvezza. Ma gli operai dell'INNSE non debbono espiare niente: hanno lavorato tutta la loro vita per le loro famiglie che ora trepidano e disperano.

Credo che niente più di questa umiliante decisione alla quale la disperazione ha costretto gli operai spieghi la sconfitta del movimento operaio dopo gli effimeri successi degli anni settanta del secolo scorso. Una sconfitta aggravata dalla linea di collaborazionismo subalterno che da anni praticano CGIL-CISL-UIL oramai inchiodati in una posizione di mera "limatura" di qualche virgola dei decreti padronali e governativi.

L'esperienza dei neo-stiliti continuerà dal momento che il liberismo senza regole e senza freni sociali padrone di tutto compreso lo Stato è destinato a durare senza alcuna opposizione politica e sindacale degna di rilievo. L'opposizione si è oramai radunata fuori dal Parlamento e dalle Confederazioni Sindacali. Non conta molto e dovrà fare un lungo e doloroso purgatorio.

La presenza del sindacalista della FIOM che ha scelto di condividere la triste e dolorosa azione dei lavoratori è da apprezzare per il suo profondo significato di condivisione. Dà l'immagine del sindacalista che è fratello dell'operaio che assiste nella cattiva sorte. Ma questo non solo non cancella ma fa vedere di più il desolato vuoto in cui gli operai combattono oggi le loro battaglie quando non si arrendono subito ritenendosi sconfitti. Tre Confederazioni Sindacali che si dichiarano tra le più forti d'Europa non hanno la forza per tenere l'impresa dentro le regole della Costituzione e non reagiscono ad una condizione di immiserimento sempre più intollerabile di coloro che hanno un lavoro. Sono lontanissime dai lavoratori e dalle loro famiglie.

Pietro Ancona



 


 

I lavoratori sono soli

17 agosto 2009


La lotta dei lavoratori dell'INNSE ha fatto scuola. È stata osservata e studiata da altri gruppi di lavoratori in difficoltà ed imitata a Roma dai dipendenti della CIM ed ora da un gruppo di vigilantes. Alla CIM è andata bene ai lavoratori che hanno avuto un accordo. Lo stesso non è accaduto per i vigilantes asserragliati sul Colosseo che rivendicano dalla nuova società subentrata al loro vecchio datore di lavoro la continuità di trattamento economico e normativo. Dubito molto che la lotta di questi ultimi stiliti avrà successo per due ragioni: primo perché è sostenuta soltanto da un terzo dei dipendenti interessati anche se hanno ragione e ne sono la parte più consapevole.

È vero che in caso di cambio gestionale le condizioni esistenti non sono cancellabili. Ma dagli accordi Alitalia in poi, accettati dalle Confederazioni Sindacali, è possibile chiedere al dipendente di firmare un nuovo contratto di lavoro naturalmente peggiorativo di quello precedente. L'alternativa che ha il lavoratore è quella o di accettare o di non essere ripreso in azienda. Questa novità estremamente grave in periodi di ristrutturazione delle aziende è stata, mi ripeto, accettata dalle Confederazioni Sindacali dei lavoratori ivi compresa la CGIL. Se si confronta il contratto CAI con il contratto Alitalia si ha l'idea della regressione subita sul piano dei diritti e delle retribuzioni a cominciare dal fatto che il rapporto di lavoro diventa sempre di più un fatto bilaterale tra dipendente ed azienda e sempre meno un fatto appartenente alla contrattazione sindacale tra azienda e la rappresentanza sindacale dei dipendenti. L'indirizzo di questa involuzione è verso un futuro in cui il contratto collettivo non ci sarà più ed al suo posto ci saranno tanti contratti individuali scritti dall'azienda che il lavoratore dovrà soltanto firmare.

Non so se avremo una moltiplicazione di episodi del genere dei tre che si sono verificati all'INNSE, alla CIM e alla società dei vigilantes. Forse si dal momento che a fronte della perdita del pane quotidiano e della impossibilità di trovare assorbimento in un mercato del lavoro che espelle piuttosto che assorbire, probabilmente avremo altre manifestazioni di disperata protesta. Già Cazzola del PDL ed esponente di punta della lotta ai diritti dei lavoratori ha già denunziato la "spettacolarizzazione" della protesta dei lavoratori e si fanno pressioni sempre più insistenti sui mass-media per ignorare la notizia di altre proteste.

D'altronde queste proteste nascono dall'assoluta solitudine dei lavoratori che sebbene vivano in un Paese che vanta possenti Confederazioni Sindacali forti di oltre dieci milioni di iscritti non ricevono da queste alcun aiuto concreto né una tutela né una possibilità di una lotta collettiva e generalizzata.

Una dichiarazione di Angeletti di oggi relega nel passato storico le lotte ed i movimenti collettivi ed un silenzio tombale avvolge il mondo sindacale. Epifani, dopo la conclusione della lotta all'INNSE, si è preoccupato soltanto di sottolinearne il carattere "pacifico" a differenza delle lotte francesi e tedesche e non aggiunge altro.

Non esiste alcuna prospettiva di affrontare la prossima stagione sindacale con un progetto ed un programma di lotte. Non si fanno richieste di alcun genere tranne quelle condivise dalla Confindustria di detassazione degli straordinari o delle tredicesime. Insomma il massimo di beneficio per i lavoratori al quale si pensa va nell'ordine di qualche spicciolo, meno di cento euro su base annuale. Non si vuole restituire alla classe lavoratrice italiana la sua capacità di influire sulla ripartizione del reddito nazionale accaparrato in grande parte dalla borghesia imprenditrice e delle professioni che ha già ridotto di una bella fetta la parte del lavoro dipendente.

Basterebbero due grandi rivendicazioni generali per ridare identità sociale e politica e prospettiva ai lavoratori: Una richiesta di aumento generalizzato dei salari di almeno il venti per cento per accorciare la distanza dalla media dei salari europei e l'abolizione della legge Biagi, spaventosa arma di frammentazione ed umiliazione di tutte le nuove generazioni che entrano nel mondo del lavoro.

Ma le Confederazioni Sindacali CGIL,CISL,UIL e UGL si guarderanno bene dal chiedere questo o altro. Non chiederanno niente!! Continueranno a fare da spalla alla Confindustria nelle sue richieste al Governo di nuovi aiuti per migliorare l'efficienza e la competitività dell'economia italiana!! Minacciano uno sciopero contro le gabbie salariali con una posizione di mera difesa dell'esistente. Danno per scontato il fatto che milioni di persone debbono vivere con mille euro al mese.

Queste Confederazioni hanno oramai una struttura profondamente antidemocratica. La loro ossatura è data da un corpo di "funzionari" che ne costituiscono gli organismi interni e forniscono sempre la stragrande maggioranza dei delegati ai Congressi. Non c'è niente da fare.

Le regole interne sono staliniste. Si applica il principio del cosiddetto centralismo democratico. Al referendum indetto da CGIL,CISL,UIL sugli accordi con il governo Prodi i rappresentanti della FIOM che avevano votato NO nei loro organismi sono stati costretti ad illustrare nelle assemblee il SI approvato dalla maggioranza del CD della CGIL. Non si vedono prospettive per l'avvio di processo di democratizzazione.

Pietro Ancona


http://www.borsaitaliana.it/borsa/area-news/news/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=637156&lang=it



 


 

Si può criticare la CGIL?

A: lettere@liberazione.it

18 agosto 2009


Caro Direttore,


si può parlare male di Garibaldi cioè della CGIL? È possibile chiedersi cosa sarà il prossimo Congresso?

Ieri abbiamo letto l'intervista di Nicoletta Rocchi che di fatto propone una intesa con CISL ed UIL sulla riforma del contratto (naturalmente chiamando le cose con nomi diversi ma insomma se non è zuppa è pan bagnato).

È possibile parlare male della firma apposta al contratto CAI (Alitalia)? E deprecare la firma sulla gestione delle manifestazioni a Roma? Possiamo annotare come deboli e puramente di facciata le critiche CGIL alle leggi sulla sicurezza? Possiamo criticare la sua posizione di pura correzione di bozze delle profonde e radicali modificazioni dell'assetto legislativo del diritto del lavoro? Perché la sinistra italiana teme di discutere la politica remissiva, collaborazionista con padronato e governo, della CGIL italiana? Perché non si colgono le profonde involuzioni che ne investono il grande corpo organizzativo?

Giuseppe Di Vittorio nel 1911 usci dalla Confederazione del Lavoro disgustato del suo collaborazionismo con il governo giolittiano. Mi domando se oggi la CGIL è riformabile e se sarà possibile restituirla alla sua natura di sindacato riformista di classe (non sono termini antitetici). Temo che avremo una involuzione. Dobbiamo aspettarci il peggio da un congresso condizionato dagli oligarchi del PD.

Pietro Ancona


http://archiviostorico.corriere.it/2009/agosto/12/Salari_territoriali_Rocchi_chiede_svolta_co_8_090812042.shtml

 


 

Altri guai per i lavoratori

27 agosto 2009


Appena due giorni dopo il catastrofico annunzio della CGIL, il Ministro Sacconi ha aperto la sua campagna d'autunno per ridurre il costo di quello che chiama "capitale umano" nel suo vezzo di creare una lingua fatta di locuzioni adatte alla fase iperliberista della politica sindacale del governo. La CGIL si preoccupa della perdita di un milione di posti di lavoro e non avanza alcuna proposta relativa alla condizione salariale e normativa. I contratti di lavoro che si stanno rinnovando, pur tra polemiche e minuetti vari non si discostano dal binario che ne ha segnato l'impoverimento a cominciare dai famigerati accordi di concertazione del 1993: meno di cento euro netti mensili a regime, un regime che si raggiungerà tra un paio d'anni dalla stipula. Sacconi che ha fatto del suo ministero una corazzata contro la CGIL aiutato dalla CISL di Bonanni rilancia la proposta di Bossi delle gabbie salariali naturalmente denominandole diversamente.

Propone di ridurre al minimo il salario garantito dal contratto nazionale e di promuovere la contrattazione aziendale legata naturalmente alla produttività. Ora la struttura delle aziende italiane è nota; il 95% ha meno di dieci dipendenti. La media è di 4 dipendenti per azienda. Immaginare che questo pulviscolo di aziende di piccole dimensioni possono dar vita a contrattazioni integrative è del tutto inimmaginabile. Tutta la grande riforma sottoscritta da CISL, UIL, UGL si ridurrà ad una minore tutela contrattuale dei lavoratori italiani. Bisogna essere sommamente ipocriti per pensare che in un cantiere edile di Caltanissetta o in una officina meccanica di Reggio Calabria si possano contrattare condizioni salariali aggiuntive.

Purtroppo la situazione è grave dal momento che la linea della destra italiana è sostenuta da CISL UIL e da tutte le forze del centro-destra più una significativa parte del PD. La destra è divisa tra il falco Sacconi che odia la CGIL e vorrebbe semplicemente cancellarne l'esistenza ed una linea più cauta che fa capo alla Marcegaglia ed a forze politiche come l'UDC di Casini che invece ritengono di poter catturare la CGIL con l'aiuto di uomini piazzati dentro il PD come Ichino, Letta, Damiano ed altri.

La CGIL non è in grado di elaborare e presentare una proposta che possa restituire l'iniziativa ai lavoratori. Si limita a mugugnare, a giocare di rimessa mentre al suo interno si combatte una dura battaglia tra due gruppi di destra. Cremaschi è soltanto un fiorellino all'occhiello, parla il linguaggio che i lavoratori vogliono sentire ma alla fine le scelte le compiono altri e lui si limita ad allargare le braccia.
Intanto l'Italia si popola di uomini stiliti arrampicati in varie torri. Dopo l'INNSE i soliti cretini hanno salutato l'avvento di una nuova era della lotta operaia, hanno elogiato la nuova creatività delle forme di lotta. Hanno scambiato la disperazione di lavoratori soli e con le spalle al muro per l'inizio di un nuovo 68! L'informazione giornalistica e televisiva italiana si guarda bene dal dare notizie dei tanti operai stiliti che gridano la loro angoscia inascoltati ed isolati. Quaranta mila professori non saranno riassunti e questo darà un colpo mortale non soltanto alla Scuola italiana, ma al Mezzogiorno d'Italia. Solo a Palermo non saranno richiamati alla cattedra 1200 insegnanti. In Sicilia oltre cinquemila.

La risposta a questo stato di disagio aggravato dai maggiori oneri per le famiglie povere derivanti dagli incrementi imposti dal mercato oligopolistico a cominciare dai libri scolastici e dalle maggiori tasse locali (Irpef comunali e regionali raddoppiate) sarà militare nel senso che il governo di limiterà ad attrezzare e specializzare meglio la polizia antisommossa.

Una situazione squilibrata a vantaggio della destra non darà alcuna speranza ai lavoratori. Nessuno li difenderà. Saranno soli in piazza con il sindacalismo di base che viene discriminato come loro.

Pietro Ancona


http://www.comunicati.net/comunicati/aziende/finanza/86275.html



 


 

Scuola: una guerra perduta!

6 settembre 2009

 

Provo pena e rabbia, tanta rabbia, per la tragedia sociale che si è abbattuta sulla scuola, sugli insegnanti e non solo, sulle famiglie italiane. La scuola italiana dimagrirà: subirà una liposuzione che la ridimensionerà nella qualità, nel ruolo, nella importanza sociale. Saranno circa quarantamila insegnanti in meno (per ora) in grandissima parte meridionali. Si chiuderanno subito quarantamila porte di accesso al lavoro che precluderanno uno sbocco vitale all'investimento in cultura fatto a volte con immensi sacrifici soprattutto dalle famiglie del Sud per dare una prospettiva che altrove è assicurata dall'industria e dal benessere economico.

La partita per gli insegnanti è già quasi del tutto perduta. Dovranno accontentarsi delle elemosine che saranno erogate da un decreto del prossimo consiglio dei ministri: sussidio di disoccupazione e "preferenza" nelle supplenze brevi e poi contratti di disponibilità "job on call", professori squillo che attenderanno di essere chiamati. Un aggravio pauroso nella loro precarietà che viene cristallizzata e peggiorata, intervento delle Regioni per provvedimenti-tampone. La scuola della Gelmini fatta di "qualità e merito" che promette carriere agli insegnanti più "brillanti" è una scuola che darà meno istruzione e meno servizi agli scolari ed agli studenti italiani.

La creatività degli insegnanti, figlia della disperazione, si è scatenata. Professori in mutande, incatenati, stiliti, occupanti, ecc... tutte manifestazioni del loro terribile isolamento e del loro annaspare in un deserto di sabbie mobili, nell'indifferenza e spesso nella malevolenza della destra che li annovera tra i "fannulloni" e "mangiapane a tradimento", una destra che odia la cultura e tutto quanto non ha a che fare con il suo aziendalismo industrialista o commerciale.

Le grandi confederazioni sindacali, quelle che contano e sono ammesse alla trattativa con il governo (i COBAS vengono discriminati e non sono riconosciuti come soggetto collettivo e rappresentativo), tengono un profilo assai basso, quasi inesistente. C'è forse una riunione delle segreterie CGIL, CISL, UIL per definire una posizione comune, lanciare una proposta, proporre uno sciopero generale? Epifani sta zitto. Tutto quello che ho letto di lui sull'argomento è questo: «le piccole e medie imprese hanno problemi di patrimonializzazione, i precari della scuola occupano provveditorati o salgono sui tetti» una mera constatazione! Anche in questa vicenda la CGIL che pure conta quasi duecentomila iscritti alla FLC gioca di rimessa. Si limita a criticare le misure del governo. Ma la sua opposizione non arriva fino al contrattacco: ad organizzare la rivolta della scuola e delle famiglie italiane. La tragedia si compirà e la disgregazione sociale guadagnerà altro terreno.

Franceschini è salito sul tetto di un Provveditorato occupato e per un po’ ha fatto lo stilita assieme ad un gruppo di insegnanti stremati dal sole. Ha detto: è il più grande licenziamento di massa della storia italiana! Verissimo! Non dubito della sua buona fede ma il suo gesto si riduce ad uno spot per la sua rielezione a segretario. Il PD accetta (come le confederazioni sindacali) l'impianto ideologico della "riforma" nelle sue correnti cattoliche e laiche: quelle cattoliche perché sono favorevoli ad una ulteriore espansione della scuola confessionale e quelle laiche perché convertite al liberismo e vogliono una scuola privata. Insomma, il PD sarà d'accordo con il Governo e la sua maggioranza anche se continuerà a votare contro.

I lavoratori della scuola vengono bruciati dalla concomitanza di due fuochi: la trasformazione delle confederazioni sindacali in organismi quasi parastatali che debbono amministrare soltanto l'esistente e basta e che non si opporranno alla realizzazione delle scelte decise dal padronato e dal governo; il Pd che corteggia la base sociale della destra italiana e ne liscia il pelo. Rimangono ai lavoratori i sindacati di base, i partiti della sinistra espulsa dal Parlamento, le associazioni civili. Ma non riescono a fare quella massa critica necessaria per bloccare lo smottamento che li trascina verso il basso.

Prendiamo coscienza di tutto questo e ricostituiamo dal "basso" la coesione e l'unità con tutte le energie disponibili e volenterose che non sono poche. Non rassegniamoci alla sconfitta, alla perdita di identità sociale e culturale.

Recuperiamo i valori e l'idea di una scuola pubblica che da Francesco De Sanctis a Gentili ha contribuito al progresso civile dell'Italia! Assediamo non solo i provveditori ma le sedi dei partiti e delle organizzazioni. Non accettiamo l'idea della riduzione del danno e la dittatura liberista senza contraddittorio.

Pietro Ancona



 


 

Un incontro funesto

7 settembre 2009

 

L'incontro conviviale di Cernobbio tra la Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ed il segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani è significativo innanzitutto per l'ambiente in cui avviene che è quello in cui industriali, economisti e politici discutono i modi più acconci per lo sviluppo del capitalismo. Significativo anche per la diplomazia "segreta" che lo ha preparato che coinvolge governo e PD e quella forte corrente politica e giuslavorista che ha funestato i lavoratori con il pacchetto Treu, la legge Biagi, le controriforme delle pensioni e che condivide l'accordo separato CISL UIL del contratto nazionale (svuotato) e della contrattazione. L'incontro avviene in forza di una delle due linee che portano avanti padronato e destra, la linea dell'assorbimento della CGIL nel "progetto Paese" cioè nel suprematismo assoluto della impresa su tutto. La subordinazione dei lavoratori e la loro scomparsa come soggetto sociale sono considerati dogmi. La Marcegaglia è portatrice di questa linea mentre Sacconi vorrebbe l'umiliazione e la discriminazione della CGIL così come umilia e discrimina i sindacati di base. La Marcegaglia sa meglio di Sacconi quanto conta ancora la CGIL nelle realtà delle imprese. Sa benissimo che CISL ed UIL non sono in grado di offrire al padronato italiano quelle garanzie di cui hanno bisogno per realizzare i loro disegni.

Sacconi si è affrettato subito, mentre Epifani e Marcegaglia non si erano ancora alzati dal tavolo da pranzo, a chiedere alla CGIL di presentarsi a rapporto da CISL e UIL ed arrendersi. CISL ed UIL che lisciando il pelo alla tigre hanno già stipulato una intesa con la Lega per una forte differenziazione salariale per il Nord da ottenere attraverso il contratto riformato e rifiutato dalla CGIL.

Non è casuale che proprio ieri a Cernobbio il Ministro Tremonti abbia pubblicizzato l'esistenza di risorse quasi inesauribili per gli ammortizzatori sociali. Significa che l'obiettivo da conseguire è ottenere un atteggiamento di disponibilità alla CIG ed ai sussidi di disoccupazione e di evitare il conflitto per il posto di lavoro. La Marcegaglia sa bene che deve catturare ed imbrigliare la CGIL se vuole evitare un autunno caldo e cioè azioni di lotta e di contrasto ai licenziamenti. Vuole sterilizzare la CGIL ed isolare quanti lotteranno per evitare la chiusura della loro azienda, chiusura spesso dettata da progetti di trasferimento o di utilizzo diverso delle aree. Insomma vuole la collaborazione della CGIL su due fronti: nelle relazioni con i lavoratori e verso il Governo per ottenere altro denaro "vero" come ama dire. A Cernobbio si è ripetuto un dejà vu del film di questi ultimi anni. La Confindustria (o il governo) detta l'agenda, stabilisce gli argomenti da discutere e presenta le sue proposte già preparate dal suo ufficio studi e già conosciute preventivamente da CISL ed UIL. L'agenda degli argomenti riguarda soltanto riduzione di diritti e smantellamento di precedenti accordi con qualche zuccherino come quello della detassazione di una piccola parte del salario che comunque dà soltanto qualche spicciolo insignificante. Dagli accordi di concertazione del 1993 non c'è un solo incontro governo sindacati e confindustria che si sia svolto su una agenda preparata dai sindacati e rivolta a migliorare le condizioni dei lavoratori. L'Italia è forse l'unico Paese al mondo in cui grandi e potenti Confederazioni Sindacali tolgono anziché aggiungere diritti ai propri rappresentati. Ora, queste potenti Confederazioni rischiano di avere i piedi di argilla e comunque si stanno trasformando in organismi di servizi bilaterali quasi parastatali. Ecco perché ogni incontro, in questo quadro, con questi precedenti non può che essere funesto.

Pietro Ancona



 


 

La Stampa oscura i Precari

4 ottobre 2009

 

La manifestazione per la libertà dell'informazione che ha riempito di una grande folla una delle più capienti piazze di Roma ha realizzato un obiettivo che rafforza il governo in uno dei suoi punti dolenti: ha oscurato del tutto le due grandi manifestazioni dei precari della scuola che, con sacrifici personali, si erano dati appuntamento a Roma da un pezzo, assai prima che lo spostamento al 3 ottobre della adunata indetta dalla FNSI, si sovrapponesse alla loro lotta e la oscurasse senza alcun riguardo. Sarebbe stato comunque possibile dare conto nei telegiornali e nei resoconti di stampa di entrambe le manifestazioni facendone momenti di una reazione civile e democratica all'azione del governo Berlusconi ma non se ne è fatto niente. Nei telegiornali non ho visto una sola inquadratura dei cortei dei precari, un solo commento, non parliamo degli articoli degli opinionisti tutti dedicati al successo dell'iniziativa della stampa a cominciare da quello di Eugenio Scalfari che più di ogni altro si è pavoneggiato ed ha attribuito significati civili e democratici ad una lotta fatta da gente molta della quale in buona fede ma molta altra con tantissimi scheletri nell'armadio. Nei giornali si è parlato dei cortei dei precari soltanto per deprecarne i disagi arrecati alla cittadinanza.

La stampa italiana è composta da spartani ed iloti, padroni e schiavi, sfruttatori e negri sfruttati. I giornalisti della Rai TV con privilegi e stipendi scandalosi che non hanno eguali al mondo non sono eguali ai giornalisti che vendono i loro scritti a venti euro al pezzo e scarpinano per realizzare servizi ed interviste al servizio di giornali che li sfruttano spietatamente. Sono a migliaia di giovani che hanno seppellito nell'amarezza e nel disinganno le loro speranze, le attese che coltivarono prima della laurea. La FNSI è rappresentativa degli interessi dei baroni del giornalismo, gente che divulga e riempie di belle parole e di ragionamenti spesso fasulli le veline che passa il Potere. Che cosa ha in comune un giovane giornalista che sta incanutendo da precario con i superprivilegiati dipendenti della Rai TV molti dei quali assunti perché fedeli scudieri di questo o di quel politico? Ieri sera ero sbalordito. Il TG3 che ha un nuovo direttore in Bianca Berlinguer appena nominata nella ultima superlottizzazione spartitoria non ha fatto vedere e non ha detto niente dei cortei dei precari della scuola, non ha mostrato i due grandi fiumi di professori ai quali è stata tagliata la strada, rubato il futuro, preclusa la possibilità di esprimersi nella scuola pubblica, di vivere e di far vivere la più grande e benemerita istituzione italiana: la scuola pubblica, la scuola statale. È evidente che c'è una grande insincerità nella manifestazione per la libertà della informazione se questa ignora ed oscura le lotte dei precari in difesa della scuola pubblica. In fondo i signori che hanno dato vita ieri alla manifestazione per la libertà di stampa hanno fatto un grosso favore alla Gelmini ed al governo Berlusconi.

Se la RAI TV non ha fatto finora il contratto a Travaglio non mi interessa niente e non credo che la cosa possa interessare la democrazia italiana. Non mi piace il potere che certi anchorman acquistano magari ritagliandoselo nel "mercato" della sinistra.

Della libertà garantita da contratti miliardari ho soltanto ribrezzo. Non si può pretendere libertà e democrazia accettando un sistema in cui il denaro pubblico viene spartito in quantità scandalose tra privilegiati. Il narcisismo e l'indifferenza sociale di tanti campioni della libertà di stampa costruiscono una scenario di cartapesta a sinistra allo stesso modo come Berlusconi ed i suoi costruiscono il loro scenario di cartapesta a destra.

Nel mondo artificiale nel quale viviamo, il segretario della CGIL ha ritenuto di farsi intervistare e di dire la sua in Piazza del Popolo. Questo dopo aver abbandonato i precari della scuola al loro destino ed al massimo ad una difesa di ufficio come capita a certi imputati poveri che non possono pagarsi un buon avvocato.

Pietro Ancona



 


 

Gino Giugni

5 ottobre 2009

 

È morto Gino Giugni padre dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori redatto e promulgato nel 1970 essendo Ministro del Lavoro un altro grande socialista Giacomo Brodolini. Gino era socialista quando i socialisti erano socialisti ed i comunisti erano comunisti prima che il termine socialista o comunista perdessero completamente di significato cioè del contenuto di redenzione del lavoro, giustizia sociale, emancipazione umana, visione di una società di eguali almeno nei diritti e nelle opportunità come purtroppo è avvenuto dopo e tuttora avviene. Nel 1983 fu ferito dalle Brigate Rosse, tredici anni dopo la promulgazione della legge sullo Statuto dei Diritti.

Non ho capito perché il terrorismo abbia colpito Gino Giugni dal momento che il massimo che i lavoratori italiani hanno ottenuto nella loro storia si deve proprio a lui ed a quella stagione straordinaria di conquista di diritti che fiorì durante il centro-sinistra con i socialisti pre-craxiani al governo del Paese. Ma forse il gruppo che colpì Gino Giugni agiva secondo la logica che bisogna abbattere il meglio per fare prevalere il peggio che costituisce la condizione normale di oppressione della gente più facile da additare come nemico. È una logica inaccettabile e perversa che martirizza le figure più umane e più vicine ai lavoratori dei gruppi dirigenti della politica.

Debbo purtroppo constatare che l'ultima parte della vita del giuslavorista Gino Giugni non ha molto a che dividere con quella dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Gino Giugni ha seguito seppur lentamente e con molti ripensamenti il revisionismo giuslavoristico di ispirazione liberista. È stata tuttavia una involuzione meno pronunziata di quella di personaggi come Biagi, D'Antona, Ichino, Letta, Treu che sono giunti financo a reclamare la revoca dello Statuto dei Diritti e che si adeguano ad una generale involuzione del diritto europeo del lavoro su materie fondamentali riguardanti i diritti, il salario, l'orario di lavoro, l'assunzione ed il rapporto di lavoro nelle aziende.

Ma questa ultima fase della vita di Gino Giugni conta poco. Non è stato lui a compiere i guasti peggiori. Per noi conta ricordarlo come protagonista della grande stagione che portò alla riforma del collocamento ed alla stesura di una carta di diritti che la borghesia italiana aiutata dalla sinistra fedifraga non ha ancora trovato il coraggio di abrogare cosi come quando ricordiamo Garibaldi Bosco ci riferiamo alla fase della sua vita durante e subito dopo i Fasci dei Lavoratori e non nella sua ultima parte di amministratore del Comune di Palermo. Gino Giugni è stato capostipite di una scuola di giuslavoristi che, nonostante i suoi infedeli epigoni, resterà esemplare nella storia del diritto del lavoro e del movimento operaio e socialista.

La sua opera di legislazione sociale illumina di civiltà e di umanità la società italiana e sarà sempre un punto di riferimento e di forza per quanti continuano a credere che i lavoratori non sono meri utensili umani come li definì Aristotele e come li vuole il grasso vorace e predatorio capitalismo contemporaneo.

Ho avuto l'onore di averlo conosciuto e di militare nel suo stesso partito e nella CGIL di Piero Boni e Mario Didò.

Pietro Ancona



 


 

Morte del diritto del lavoro

7 ottobre 2009

 

A leggere e sentire i commenti che la batteria massmediatica ha imbastito sull'opera di Gino Giugni sembrava di vedere lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori lontanissimo nel tempo, una sorta di rudere giuridico datato che dovrebbe essere rimosso al più presto come un ingombro che impedisce alla Modernità di trainare le magnifiche sorti e progressive dell'economia. Qualcuno si è spinto fino ad insinuare che Gino Giugni fosse pentito di essere stato l’estensore di una legge che avrebbe legittimato financo l'assenteismo i lavoratori.

In verità l'opera del nostro come successore di Brodolini e di Donat- Cattin non è stata esaltante: gli accordi sulla concertazione stipulati durante la sua gestione del Ministero del Lavoro hanno creato le premesse di un inesorabile indebolimento, di una fatale degradazione della condizione salariale dei lavoratori italiani che, da allora, hanno perso un terzo e anche più di quanto percepivano prima. I salari sono diventati talmente miseri da non consentire ad una famiglia operaia monoreddito di poter sopravvivere. C'è bisogno di un secondo salario, di una integrazione oppure di possedere l'abitazione.

Ma lo Statuto è stato un momento alto di riconoscimento della funzione sociale dei lavoratori e di loro integrazione in una società in cui le differenze di reddito non erano eccessive. C'è stato un momento nel ventennio 70/90 in cui la retribuzione di un ingegnere era soltanto del quaranta o cinquanta per cento in più di quella di un operaio specializzato. Anche il punto unico di scala mobile fungeva da grande omogeneizzatore sociale.

Dal pacchetto Treu in poi il diritto del lavoro è tralignato fino a diventare diritto "sul lavoro". Mentre dalle esperienze del movimento operaio, dalle esperienze che si realizzavano nel vivo della produzione nascevano regole che adattavano i diritti, mantenendoli, alle novità del processo produttivo, ora tutto è cambiato. Il sindacalismo fungeva da intellettuale collettivo che traduceva in regole il rinnovamento dei rapporti produttivi. Ora i lavoratori si debbono adattare ai bisogni finanziari e produttivi della azienda e sono questi a valere. È nata una legislazione che non è più di tutela del prestatore d'opera e che non garantisce più alcun diritto. Il lavoratore deve adattarsi al dominio assoluto ed implacabile di un datore di lavoro che, fin dall'assunzione, diventa arbitro della sua vita non solo lavorativa ma spesso tout court.

Per rendere ancora più evidente la condizione subalterna dei lavoratori gli stipendi dei manager e degli amministratori delle imprese si sono distanziati in misura incommensurabile. Un manager può guadagnare anche più di mille volte di quanto guadagna il suo dipendente medio e può determinarsi la fetta da ritagliarsi dall'impresa. Nello stesso tempo le retribuzioni dei dipendenti tendono a frastagliarsi verso il basso attraverso tipologie di rapporti di prestazioni che sembrano concepite da una mente diabolica e malvagia. Tutte le leggi sul lavoro approvate dal 93 in poi e tutte le proposte spesso bipartisan presentate al Parlamento testimoniano la fine del diritto del lavoro (restano da abbattere alcune cose importanti come lo Statuto) e la comparsa al suo posto di una legislazione funzionale ai bisogni delle aziende e del capitale. Questa tendenza non è solo italiana ma di tutto l'Occidente ed in Europa è stimolata da un orientamento che ha già demolito molte cose a cominciare dall'orario di lavoro.

Alla demolizione dei salari si accompagna quella dei diritti. Non solo questi vengono cancellati o riscritti in senso favorevole alle imprese e al management ma tendono ora a diventare costrittivi, obbliganti per prestatori d'opera che non hanno più voce. Le Confederazioni Sindacali si sono prestate a questa rivoluzione copernicana e da anni concretizzano agende di "riforme" elaborate dagli uffici della Confindustria e delle altre organizzazioni padronati e governative.

A questo punto il Ministero del Lavoro potrebbe essere accorpato a quello dell'Industria e gli uffici studi dei Sindacati a quello della Confindustria. La solitudine dei lavoratori è tale da generare una vera e propria ondata di suicidi o reazioni di disperazione come quelle della INNSE e degli insegnanti e di tanti altri che le cronache registrano sempre più di malavoglia.

Stiamo tornando nei rapporti sociali alle condizioni preesistenti alla nascita del Sindacati, dei Parlamenti, delle moderne conquiste della società. I Sindacati, dopo aver raggiunto il massimo di potenza, non sono più dei e con i lavoratori. La pressione spoliativa del padronato e della società sta diventando sempre più intollerabile per chi vive di lavoro dipendente. Ma non si può tornare alla barbarie dei rapporti sociali dopo aver conosciuto la civiltà del novecento senza grandi traumi. La torsione che si vuole imprimere alla condizione dei lavoratori che si vogliono ridurre a clochard può generare conflitti profondissimi.

Pietro Ancona



 


 

Suicidi e contratti

16 ottobre 2009

 

Ieri la giornata è stata scandita da due brutte notizie: il venticinquesimo suicidio di un dipendente della Telecom francese e la firma separata del contratto dei metalmeccanici italiani con l'umiliante esclusione della FIOM rappresentante della stragrande maggioranza dei lavoratori. Sostanzialmente le due notizie sono due facce di una stessa realtà: la perdita di valore e di identità sociale che il lavoro conferisce alla attività umana, la scomparsa della lotta di classe che, con il conflitto sociale, era l'unica in grado di dare prospettiva e significato al lavoro. Nella Telecom francese si è messo in moto un meccanismo azionato da "tagliatori di teste" (non solo in senso figurato come voleva essere la macabra locuzione) che ha fatto sentire del tutto superflua la vita a venticinque persone; per il contratto dei metalmeccanici si è messo in moto il meccanismo vincente della linea Sacconi che persegue da anni l'isolamento e la sconfitta della CGIL e, per essa, del suo Sindacato simbolicamente ed umanamente più rappresentativo: la FIOM!. In questo caso si è avvalsa della "distanza" della CGIL dalla FIOM per colpire ancora più forte.

Il contratto firmato concede qualche monetina di rame ai lavoratori e soltanto alla fine del triennio. Subito non dà niente. Viene stipulato con un anticipo notevole sulla sua scadenza essendo stato firmato il venti gennaio del 2008 e non si era mai dato il caso di un rinnovo ad un anno e mezzo di vigenza! L'anticipo è stato fortemente voluto dal Governo dalla CISL e dalla UIL per adeguarlo alle norme dell'accordo separato sul contratto nazionale a cominciare dall'avvio della triennalizzazione.

In sostanza di tratta di una riforma profonda, di un riposizionamento del contratto nazionale nella nuova strategia voluta dal padronato e dai sindacati ascari, che punta ad una forte riduzione dei diritti dei lavoratori mentre si allargano e si incrementano gli interessi comuni delle associazioni stipulanti già presenti con il Fondo Cometa. È stato istituito un fondo per il sostegno del reddito. Vedremo di che si tratta. La linea di tendenza è sempre di più verso un contratto tra associazioni e sempre meno di un contratto per i lavoratori.

La FIOM è stata sconfitta ed umiliata e non è casuale il fatto che i suoi dirigenti parlino di ricorso alla autorità giudiziaria per fare valere le ragioni che dovrebbero essere chiare a tutti dalla Federmeccanica al governo. Quando un gruppo dirigente ricorre alla magistratura piuttosto che alla lotta è perché ritiene di non avere più alcuna possibilità di capovolgere o almeno cambiare parzialmente la situazione. Questo gruppo dirigente farebbe bene a dimettersi. Tanto, dopo questa sconfitta sarà cacciato via dalla destra sindacale! Il padronato ha colpito giusto ed i suoi numerosi sensori lo hanno avvertito della realtà della situazione. Una situazione nella quale la CGIL non andrà molto oltre una mera quasi notarile critica con rammarico, il pd (che è il partito al quale sono iscritti la stragrande maggioranza dei dirigenti della CGIL) non dirà una parola e magari continuerà a sostenere la necessità della unità della CGIL con CISL ed UIL naturalmente alle condizioni che queste dettano.

È chiaro che la FIOM non può continuare ad essere sé stessa dentro la CGIL dal momento che questa ha subito trasformazioni profonde che dal punto di vista ideologico e sociale ne fanno una organizzazione postclassista, concertazionista, pragmatico-liberista. La CGIL al suo Congresso insisterà per l'unità con CISL ed UIL e per un certo periodo di tempo non sarà né carne né pesce (come il PD), continuerà a saltare come un orso ammaestrato allo schiocco della frusta di un Bonanni. Si chiude un lungo capitolo della storia sociale italiana.

La FIOM dovrebbe dar vita ad un Congresso straordinario per decidere se continuare a suicidarsi dentro la CGIL o uscirne per unirsi alla immensa massa dei lavoratori che danno vita al sindacalismo di base. Oramai è chiaro che la CGIL accetta gli obiettivi fondamentali del padronato e del governo dalla scuola alla sanità alle fabbriche e che disconoscono all'homo faber i diritti. Ma forse è troppo tardi per questo ed il Congresso della FIOM sarà gestito da quanti ne negano l'essenza antagonista e classista. Insomma, la natura di sindacato!

Pietro Ancona


http://www.rassegna.it/articoli/2009/10/15/53318/metalmeccanici-accordo-separato-senza-la-FIOM


 

Tremonti, Epifani ed il posto fisso

20 ottobre 2009

 

Per evitare di pronunziarsi sul ripristino del "posto fisso" proposto da Tremonti, Epifani chiede alla Confindustria un commento. Commento che sicuramente non tarderà ad arrivare e sarà certamente negativo come negativi sono stati finora i commenti dei "falchi" della destra Sacconi e Brunetta e di quelli annidati nel PD come Ichino. Epifani sembra seccato e risentito. Avrebbe potuto chiedere a Tremonti di applicare la sua idea subito ai dipendenti pubblici che contano centinaia di migliaia di precari in tutti i settori a cominciare dalla scuola. Ma si è ben guardato dal farlo dal momento che il suo "Duca" è il PD il quale è ultraliberista ed ha mollato da un pezzo la tutela dei lavoratori.

Ichino si è spinto fino a giudicare "anacronistica" e "demagogica" la proposta di Tremonti esprimendo la ipocrita preoccupazione di una classe lavoratrice "spaccata in due" dal momento che una parte è esclusa dalle tutele dello Statuto e dal posto fisso e che, bontà sua, dovrebbe restarne fuori per sempre.

Ma la proposta di Tremonti non solo non è novecentesca (come scrive Brunetta) e perciò anacronistica ma à l'espressione di una profonda insoddisfazione che si è diffusa negli ambienti più consapevoli del capitalismo che considerano la precarietà del lavoro una scelta non solo scellerata ma perdente nel lungo periodo dal momento che non investe sul capitale lavoro, genera insicurezza ed infelicità, spinge ad una gestione "usa e getta" del processo produttivo.

Il periodo più splendido dell'economia industriale e dell'economia generale è stato quello influenzato dagli economisti di scuola keynesiana (in Italia olivettiani). Il grande successo dell'economia giapponese di questo dopoguerra che andrebbe studiato in profondità è dovuto alla stabilità o addirittura al radicamento aziendale dei lavoratori. La stabilità lavorativa di masse di milioni di lavoratori è certamente una garanzia per tutto il sistema economico che dà affidabilità interna ed internazionale e consente alla fine un arricchimento generale della società. Quattro milioni di precari sottopagati ed in perpetua ansia per il loro futuro con la loro povertà ed impossibilità di risparmio impoveriscono ed oscurano il futuro immediato e lontano del Paese.

È una menzogna ritenere che la precarietà e la mobilità derivino dai processi produttivi. Se fosse così non si capirebbe perché contratti a termine vengano rinnovati tantissime volte fino a fare risultare l'assunzione a termine per quella che è: un fumus per tenere sotto ricatto i lavoratori e rubare il loro futuro.

È paradossale che la condanna della flessibilità venga da un esponente della destra mentre il PD e le Confederazioni Sindacali masticano amaro e ne sono irritati perché un tema bruciante nella società italiana viene portato in superficie e si aprono spiragli per abrogare la Legge Biagi (come una volta chiedeva la CGIL).

Ma in Italia può accadere di tutto: dalla trattativa mafia-stato, alla esclusione dei metalmeccanici dalla stipula del loro contratto, ad una opposizione parlamentare che si accinge a rivedere la Costituzione assieme alla maggioranza per agevolare al Caudillo il governo di un paese sempre più umiliato ed infelice.

Pietro Ancona

http://www.asca.it/newsLAVORO__EPIFANI__CONFINDUSTRIA_COMMENTI_TREMONTI_SU_LAVORO_FISSO-867865-ORA-.html



 


 

Riduzione in schiavitù        

22 ottobre 2009


Ieri sera a Exit di Ilaria D'Amico su La7 ci hanno fatto vedere un filmato riguardante la colonizzazione del capitalismo mafioso cinese del territorio industriale della città di Prato, nel cuore della Toscana, in cui una è stata costruita sotto lo sguardo indifferente delle autorità locali e nazionali, una enclave senza leggi in cui forse cinquantamila lavoratori e lavoratrici cinesi vivono ridotti in schiavitù, con paghe di fame, dentro le fabbriche in cui lavorano non si sa per quante ore al giorno e dove dormono, si alimentano, abitano forse senza mai uscire all'aperto.

L'enclave cinese riguarda cinquemila e seicento capannoni industriali che coprono una superficie enorme dentro la quale lavorano a pieno ritmo, forse ventiquattro ore su ventiquattro, quando necessario, migliaia di macchine preposte al ciclo del "pronto moda". L'importanza del polo cinese è internazionale: fornisce abiti a committenti italiani ed europei ed a grandi marche naturalmente a costi assai convenienti. Enormi utili vengono ricavati dalle committenti della moda, spesso multinazionali del settore, spremuti ad una classe lavoratrice di schiavi condannati a produrre per miserissime paghe e magari obbligati dal ricatto di familiari rimasti in Cina e soggetti alle rappresaglie dei mandarini capitalisti e mafiosi che hanno realizzato una grande operazione di globalizzazione: un forte punto produttivo nel cuore dell'Italia e dell'Occidente per ridurre al massimo il costo dei trasporti e stare affacciati sui mercati di vendita dei loro prodotti.

Il servizio della D'Amico ha fatto constatare l'impossibilità di un intervento dello Stato dal momento che è stato detto per ispezionare i 5600 capannoni alla media di due ispezioni alla settimana ci vorrebbero qualcosa come cinquanta o sessanta anni e che è impossibile accompagnare alla frontiera tutti i clandestini o inviarli al CIE dal momento che questo è lontano trecento chilometri. È stato poi mostrato come i sigilli ai capannoni ispezionati ed il sequestro delle macchine utensili non servono praticamente a niente dal momento che le multe sono ridicole (dieci euro a macchina utensile e quattrocento per tutto il punto di produzione) e tenuto conto della capacità degli "imprenditori" cinesi di spostare l'attività in diversi luoghi sempre all'interno dell'enclave pratese.

Messa cosi la questione non si può che convenire con il sindaco ed il prefetto del luogo che hanno sottolineato l'inutilità di qualsiasi intervento.

Ma l'intervento è appunto inutile e sterile di risultati perché viene attuato in attuazione delle razziste e sciocche leggi sulla sicurezza recentemente approvate. Il problema non è quello di criminalizzare i lavoratori cinesi di Prato quando di mettere in luce la loro riduzione in schiavitù, il loro sfruttamento disumano ad opera di una imprenditoria cinese mafiosa che ha la copertura e la complicità o addirittura è in associazione con nostri imprenditori coinvolti in un giro di affari miliardario.

L'immigrazione cinese in Italia non è per niente da classificare con l'immigrazione che viene da tutti gli altri paesi. È una immigrazione-colonizzazione del commercio e della industria che viene operata con grossi capitali in grado di fare investimenti nel lungo periodo, con forza sufficiente per sopportare tempi morti ed improduttivi. Credo che una indagine sulle acquisizioni di proprietà di cinesi in Italia non sia mai stata fatta ed a Prato o a Napoli o altrove parte del nostro sistema produttivo barbaro e corsaro sia interessato al mantenimento delle enclavi in cui centinaia di migliaia di esseri umani sono ridotti ad utensili senza diritto e senza libertà per produrre capi di vestiario destinati ad essere esposti in via Montenapoleoni a Milano o in Via Condotti a Roma.

L'accusa che dovrebbe essere formulata non è quella di immigrazione clandestina ma di violazione delle leggi sui diritti umani e riduzione in schiavitù Si cominci con il revocare le licenze e le iscrizioni alla Camera di Commercio di tutte le "ditte". Si dovrebbero subito confiscare e non sequestrare i capannoni e quanto contengono e porsi il problema enorme che nessuna comunità di stranieri o di italiani può costruirsi una enclave dove far valere leggi diverse da quelle dello Stato: leggi di violenza e sopraffazione.

Pietro Ancona

http://www.la7.it/blog/default.asp?idblog=ILARIA_DAMICO_-_Exit_15


 

Lo sciopero dei sindacati di base

23 ottobre 2009


Oggi sciopero generale dei sindacati di base. Le notizie che ne abbiamo sono veramente poche dal momento che tutta la batteria massmediatica si è autocensurata o è stata censurata. D'altronde che cosa possiamo aspettarci da una stampa, da una radio e da una televisione nelle mani di imprenditori o foraggiati dal governo? Tutti a libro paga compresa Radio Radicale che credo si aspetti di ricevere qualcosa come dieci milioni di euro (venti miliardi di vecchie lire) per quest'anno.

L'informazione riceve a vario titolo dallo Stato qualcosa come sei o sette miliardi di euro. Dà vita ad un ceto di professionisti superpagati ed assistiti da un ottimo contratto di lavoro. Attorno a questi professionisti della informazione stanno migliaia di "negri", di giovani o non più giovani giornalisti pagati a cottimo un tanto a pezzo, senza vere prospettive di essere immessi nell'Olimpo dei loro colleghi-padroni più fortunati. Un esercito di schiavi della penna a disposizione di una editoria faziosa.

I sindacati di base sono l'anomalia, la bestia nera non solo del centro-destra ma anche del PD dal momento che non sono accomodanti e di regime come le Confederazioni CGIL, CISL, UIL. La stessa CGIL pur avendo sottoscritto passaggi obbrobriosi del conflitto sociale come gli accordi Alitalia viene considerata con sospetto dai "falchi" come Sacconi o Cazzola e tende ad essere tenuta in ostaggio dal regime e dal pd. ed ad esserne esclusa. Soltanto i rapporti di forza di cui è consapevole la Confindustria impediscono alla data la sua defenestrazione. Si aspetta il Congresso della CGIL per decidere che cosa farne.

I sindacati di base non accettano di limitare le loro richieste alla detassazione della tredicesima e vorrebbero l'abrogazione della legge Biagi e degli accordi stipulati dal Governo Prodi e da questo Governo con i confederali. Vorrebbero aumentare i salari e le pensioni soggetti ad un progressivo impoverimento dagli accordi consociativi. Le loro richieste suonano blasfeme, una vera e propria bestemmia alle orecchie dell'oligarchia politica!

L'establishment bipartisan l'altro ieri, dopo avere sbeffeggiato Tremonti per avere riproposto la sua idea sul posto fisso, ha votato in Parlamento una durissima legge di dimagrimento della scuola italiana che costerà il pane a centotrentamila persone. Senza battere ciglio!

Al PD complice della Confindustria e del Governo bisogna aggiungere schegge impazzite o degenerate di quella che fu fino a non molti anni fa la sinistra. Bertinotti ha definito l'elogio di Tremonti al posto fisso un ritorno all'ancien regime in perfetta armonia con la Marcegaglia che ne ha parlato sprezzantemente come di un ritorno "all'antico". Hanno usato quasi le stesse parole e gli stessi argomenti!! È incredibile l'accoglienza che la proposta di Tremonti ha ricevuto dalla oligarchia dell'opposizione italiana. Franceschini e lo stesso Bertinotti si sono trovati all'unisono nel suggerire "dinamismo" all'economia italiana, un dinamismo che verrebbe naturalmente assicurato dalla flessibilità e dalla precarietà fornite dal ricchissimo arsenale di fumus giuridici che la legge Sacconi ha messo a disposizione del padronato italiano. Quattro milioni di precari con tendenza ad aumentare che assicurano ricchezza a quanti hanno imboscato all'estero miliardi di euro che rientreranno al riparo dello scudo fornito dal Governo.

Ma, nonostante la fitta coltre di silenzio, lo sciopero di oggi ha avuto successo. C'è una classe lavoratrice che continua a lottare e che ha riconosciuto da un pezzo la funzione di regime dei sindacati confederali. Se domani si azzerassero tutte le deleghe sindacali e si rinnovasse il tesseramento, credo che i sindacati che oggi hanno scioperato risulterebbero di gran lunga i più forti. Ma questo non avverrà e cosi continueranno ad essere esclusi dalle trattative con il governo al quale sono ammessi solo coloro che accettano le "regole" che detta il capitalismo italiano. I loro dirigenti continueranno ad essere iscritti nel libro nero, ad essere discriminati ed a volte licenziati insomma a fare lo stesso calvario dei dirigenti operai della CGIL ai tempi di Di Vittorio e di Valletta. Ma resisteranno ed alla fine vinceranno dal momento che la ragione è dalla loro parte e finiranno con l'essere riconosciuti come espressione genuina dei lavoratori italiani dal momento che la civiltà che rivendicano è anche un bisogno della società italiana oggi umiliata dal precariato, dalla disoccupazione, dai bassi salari.

Pietro Ancona


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200910articoli/48573girata.asp



 


 

Congresso CGIL, confederalità e categorialità

redazione@manifesto.it

3 novembre 2009


Caro Manifesto,


nell'articolo di Mario Sai "Congresso CGIL, per un'altra idea di Confederalità" c'è un'affermazione che è una enorme menzogna. Si dice: «... eppure è su questo tasto che il sindacato si batte da più di quindici anni. I grandi accordi di concertazione e così pure i contratti di categoria hanno dato centralità al recupero del potere di acquisto rispetto agli andamenti inflattivi [!!!!], situazione che si presenta oggi più complicata dopo l'accordo separato sulle regole contrattuali....».
Gli accordi di concertazione governo, padronato, sindacati firmati nel 1993 (per la CGIL Trentin) hanno creato un meccanismo opposto a quello richiamato da Sai. Hanno parametrato gli incrementi salariali al tasso di inflazione "programmato" che notoriamente è un riferimento politico e finanziario che non supera mai il 2 per cento. Questa parametrazione alla quale tuttora si riferiscono le richieste di aumento salariale compresa quella della FIOM (mai più oltre i 100 euro spalmati nel tempo) nel corso di quindici anni ha impoverito i lavoratori italiani facendoli precipitare in fondo alla scala dei salari europei. Se oggi abbiamo salari miserrimi del quaranta per cento inferiori a quelli europei lo dobbiamo ad un diabolico marchingegno per il quale Trentin, dopo aver firmato gli accordi, rassegnò le dimissioni.

In quanto alla confederalità e la nuova idea di confederalità di cui parla Sai è esattamente il contrario di quanto hanno oggi bisogno i lavoratori. Aveva un senso quando esisteva una progetto di unificazione Nord-Sud e di sostegno dei redditi delle categorie svantaggiate. Per intenderci, la scelta dell'EUR) Oggi c'è bisogno di più sindacato di categoria. E non venite a dire che questa è l'idea di un sindacato corporativo!!

Pietro Ancona



 


 

La manifestazione della CGIL

15 novembre 2009

 

Bella, bellissima, vibrante la manifestazione della CGIL ieri a Roma. Un tentativo di arginare lo sgretolamento ulteriore della condizione dei lavoratori, una denunzia forte, fortissima del lavoro perduto, non sempre per ragioni obiettive, spesso per calcoli di speculazione di chi vuole sempre di più, ancora di più rompendo con gli obblighi morali e civili dell'impresa che la Costituzione carica di responsabilità sociali e che all'art.41 così definisce il ruolo dell'imprenditore: «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali». Naturalmente, a parte i pochi imprenditori "illuminati" che hanno fatto di tutto per armonizzarsi con gli interessi dei lavoratori e del territorio, questa norma è del tutto disattesa specialmente da quando siamo entrati nell'era della globalizzazione che è anche quella della liberazione degli animal spirits del capitalismo alla ricerca di profitti immediati che travolge anche aziende sane, che producono e vendono bene, ma non abbastanza per i sogni miliardari dei loro proprietari.
Il tono generale della manifestazione era dato dalla difesa dell'occupazione e dalla critica del disinteresse del governo che realizza il suo interventismo soltanto con gli ammortizzatori sociali e non con politiche industriali e progetto di lungo periodo per la difesa del tessuto economico del Paese.

Ma è destinata a fare la fine di quella del 20 ottobre "contro" il governo Prodi. Non modificherà né superficialmente né profondamente la situazione dal momento che dalla CGIL, dal comizio di Epifani, non vengono indicazioni valide per la difesa del salario, della stabilità, del welfare, dei diritti. Epifani ha agitato per l'ennesima volta lo spettro della crisi con "il peggio deve ancora venire" raccolto stamane dai mass media che ha l'effetto di raggelare il sangue e di accorciare tutti gli obiettivi al livello di quello della difesa del posto magari a qualsiasi condizione. Ha anche proposto a CISL ed UIL uno sciopero unitario comune per il fisco. A parte il fatto che CISL ed UIL sono profondamente integrati in una politica della Confindustria e del Governo che è basata sulla demolizione delle tutele giuridiche e sindacali per rendere sempre più "flessibile" e sempre più a buon prezzo la merce lavoro, l'obiettivo di uno sciopero per il fisco che si traduce in una detassazione delle tredicesime (si è ancora in tempo?) porterebbe pochi spiccioli alle famiglie dei lavoratori dipendenti che non recuperano niente di quel dieci percento di ricchezza nazionale che è passato di mano in questi ultimi anni a vantaggio della borghesia produttiva e delle professioni e del ceto politico e manageriale delle privatizzazioni.

Insistere sulla politica unitaria con CISL ed UIL è suicida, è mettersi nella condizione di subire il diktat di chi è oramai immerso in un processo di istituzionalizzazione parastatale e paraindustriale del Sindacato. Dall'unità sindacale possono venire soltanto danni ai lavoratori. Non siamo più alla grande stagione delle lotte unitarie per le riforme degli anni settanta guidate da Lama, Carniti e Benvenuto.

Almeno dal 1993 in poi le cose sono profondamente cambiate e la CGIL, sebbene trattenuta e condizionata dalla sua generosa e combattiva base di milioni di lavoratori e pensionati, è stata largamente coinvolta in una gestione sindacale la cui agenda è sempre stata dettata dal padronato e dal Governo e che ha prodotto vulnus e ferite profonde ai diritti ed alla condizione sociale sempre più retrocessa verso una condizione addirittura ottocentesca anteriore alla nascita del movimento operaio.

Ricordo per tutti i famigerati accordi di luglio con il governo Prodi e gli accordi Alitalia che hanno rivoluzionato in senso deregulation addirittura illegale il rapporto di lavoro.

La riorganizzazione del lavoro dipendente pubblico e privato non viene adeguatamente negoziata se si accettano le privatizzazioni, le esternalizzazioni, il ricorso alle agenzie interinali, alle cooperative ed a tutti i marchingegni di elusione inventati dalla legge Sacconi-Maroni.

La manifestazione di ieri resterà una commovente testimonianza di una volontà di lottare per il cambiamento ed il recupero della dignità operaia perduta per il successo dell'ideologia dell'Impresa a cui tutto deve essere sacrificato. La CGIL ascolterà le indicazioni del PD che spinge verso l'accettazione dei contenuti dell'accordo separato e paralizza qualsiasi tentativo di cambiare in meglio lo stato delle cose. Bersani parla di centralità del lavoro ma la sua prima simbolica visita da Segretario è stata per gli artigiani emiliani.

Sacconi, il Ministro pronube della "complicità padronato-imprese" ha imputato alla CGIL di essere rimasta ancorata alle ideologie del Novecento. Magari fosse vero!!!

Pietro Ancona

 


 

La proprietà è un diritto naturale, le tasse un furto

23 novembre 2009


Si è aperta a Pordenone una causa sul cosiddetto sostituto di imposta. Un imprenditore si rifiuta di continuare ad incassare per conto dello Stato le tasse ed i contributi dei propri dipendenti sostenendo che non vuole continuare a fare l'esattore peraltro gratuitamente. L'imprenditore ha dato ai propri dipendenti una busta paga comprendente il lordo: la paga più l'IRPEF ed i contributi previdenziali. La causa è stata rinviata alla fine di gennaio 2010 ma l'obiettivo dell'imprenditore e del movimento che lo sostiene (movimento libertario) è quello di provocare un giudizio della Corte Costituzionale. Il Movimento, profondamente inserito nella "cultura leghista" del territorio nel quale è nato ha per motto: "la proprietà è un diritto naturale, le tasse sono un furto" una parola d'ordine del tutto priva di verità e barbarica dal momento che tutti sappiamo che non è affatto vero che la proprietà sia un diritto naturale e le tasse non sono un furto ma il collante sociale di ogni comunità umana che cessa di essere tale e cessa di esistere se privata del suo fondamentale strumento di aggregazione e di finanziamento dei servizi. Siamo in presenza di una estremizzazione del liberismo che propugna una vera e propria estinzione dello Stato, l'anarchia degli individui ed il loro rifiuto ad obbligazioni sociali di qualsiasi titolo. Il ML esiste da un pezzo ma è stato portato alla ribalta dai radicali che hanno spolverato la loro vecchia proposta di abolizione del sostituto di imposta, uno dei venti referendum proposti nella fase bulimica del referendismo pannelliano che portò ad un generale disgusto verso una paranoica chiamata alle urne praticamente su tutto. Un modo come un altro per affossare una istituzione che usata con saggezza potrebbe essere sommamente utile alla democrazia italiana. Il nuovo Segretario dei radicali Staderini, in una intervista al Giornale di Sicilia, ha sostenuto le ragioni degli abolizionisti del sostituto di imposta richiamando, appunto, la battaglia dei radicali fin dal 1994.

In effetti, la partita che si è aperta al tribunale di Pordenone va molto al di là del sostituto di imposta ma investe appunto la legittimità delle tasse, del diritto dello Stato a decidere e riscuotere imposte. Nella ipotesi in verità assai improbabile che il giudice accetti di rinviare la questione alla Corte Costituzionale e che questa deliberi positivamente sulla richiesta dell'imprenditore ci troveremmo di fronte ad uno scardinamento delle strutture dello Stato peggiore di un colpo di Stato o di una rivoluzione reazionaria. Aveva ragione Gramsci a parlare del sovversivismo delle classi dirigenti. Il tentativo di scrollarsi dalle spalle ogni e qualsiasi legame ed obbligo fiscale da parte dei datori di lavoro e dei proprietari mette le classi sociali a loro subalterne in una situazione di disagio intollerabile. Se ad absurdum si abolisse il sostituto d'imposta dubito molto, anzi, moltissimo, che i lavoratori riceverebbero nelle loro buste paghe assieme al loro salario le tasse che in atto, salvo conguaglio, il datore di lavoro corrisponde allo Stato ed i contributi che corrisponde all'INPS. La truffaldina vocazione dell'imprenditoria italiana, la sua rapacità sociale non rinuncerebbe al furto di quanto il lavoratore oggi paga allo Stato o all'INPS per il welfare. Finirebbe con il trattenerli per sé. Nel caso che corrispondesse l'ammontare delle tasse non pagate l'Italia si dovrebbe attrezzare ad una moltiplicazione non si sa per quanto degli attuali sostituti d'imposta. Per una azienda di cinquemila dipendenti ad un solo sostituto corrisponderebbe cinquemila contribuenti diretti. Immaginatevi la Babilonia !!

Hanno sbagliato i Sindacati Confederali a strizzare l'occhio, a suo tempo, alla proposta del padronato di detassare i salari. A cominciare dalla tredicesima, dagli straordinari e dai premi di produzione. Questa miope apertura, questa disponibilità imbelle non solo ha dirottato verso lo Stato le legittime aspettative di aumenti retributivi ma ha sdoganato la delicatissima questione della fiscalità. Nel magma ribollente del Nord Est razzista e asociale, la questione del sostituto d'imposta irresponsabilmente sponsorizzata dai Radicali di Pannella, sta diventando un grosso movimento di opinione che i leghisti in atto non cavalcano perché al governo. Ma non è detto che la situazione non precipiti verso il peggio con migliaia e migliaia di aziende che non versano più le tasse dei loro dipendenti.

Pietro Ancona



 


 

Lettera ad Essere comunisti per il Congresso della CGIL

27 novembre 2009


Cari compagni,

la CGIL va al congresso con due mozioni interne alla linea concertativa dettata da Confindustria e PD. È prigioniera della politica unitaria con CISL e UIL. La FIOM fa battaglie del tutto prive di contenuto dal momento dal momento che ha dimensionato le sue richieste al tasso di inflazione programmato. Avrebbe dovuto chiedere almeno trecento euro di aumento come hanno fatto e ottenuto i bancari. Invece sta facendo una lotta inutile per una ridicola differenza salariale. Una manciata di centesimi!

La mozione che appoggiate non affronta nessun problema fondamentale e non propone niente di diverso da quella della maggioranza. Contribuite anche voi ad ingannare. Chiede forse la mozione di minoranza l'abrogazione della legge Biagi, la riforma delle pensioni abolendo gli ultimi accordi, aumenti salariali, il Minimo Salariale Garantito, la lotta alle privatizzazione in tutta la pubblica amministrazione e nelle municipalizzate, la riforma delle leggi Bassanini che penalizzano il sindacalismo di base, vincoli più cogenti per il ruolo sociale delle imprese, una politica verso le multinazionali che dia garanzie contro la devastazione di intere aree economiche che vengono improvvisamente sgombrate dalle aziende e portate altrove e soprattutto una seria riflessione sulla legislazione europea del lavoro che con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona diventa cogente ed è terribilmente oppressiva? Chiede forse soltanto due modalità di contratto di lavoro: a tempo indeterminato per tutti e determinato soltanto per i lavori stagionali ed eccezionali? No!

Prevede forse maggiori poteri per il Delegato alla Sicurezza contro la mortalità spaventosa del lavoro?

Vi prestate ad accreditare tra i lavoratori l'idea di un Congresso nel quale si possa ribaltare la linea della maggioranza. Non è così. La mozione che appoggiate è il documento di una cordata di potere interno che si contrappone ad altra cordata. Entrambe hanno riferimento nel PD. Per intenderci: Ichino, Letta, Treu... Cari saluti.

Pietro Ancona


 

Si farà lo sciopero generale in Sicilia

23 dicembre 2009


Sicilia: Fiat, si farà lo sciopero generale?

«Il problema è strutturale, l’unico modo per risolverlo sarebbe spostare la Sicilia e metterla vicino a Piemonte o Lombardia». Lo ha dichiarato Marchionne, enfant prodige dell’industria automobilistica mondiale, vezzeggiato nelle due sponde dell’Atlantico per le sue superumane capacità manageriali di eccezionale imprenditore e finanziere insieme, l’uomo dal maglione indossato per distinguersi dal resto dei comuni suoi colleghi, che ha chiuso con queste parole la questione della presenza Fiat in Sicilia. Però si è detto anche disponibile ad incassare altri soldi dalla regione Sicilia per studiare un piano di utilizzazione diversa degli stabilimenti perché, secondo lui, il problema qui è strutturale e riguarda la collocazione geografica della Sicilia. Dichiarazioni sprezzanti, le sue, che non trovano la necessaria energica replica in Sicilia da un governo disastrato e da un’assemblea in preda a lotte di potere tra i diversi gruppi della maggioranza. Ma se da un lato ci sono le parole di Marchionne, sull’altro piatto della bilancia ci sono le condizioni degli operai Fiat di Termini Imerese che si ritroveranno senza un lavoro e senza sbocchi di alcun genere nel mestiere che ormai sanno fare.

Ma tutto questo succede anche perché la nostra Europa dà il massimo di libertà e potere agli imprenditori e sta distruggendo pian piano le regole del diritto del lavoro e per questo la Fiat si può permettere di pagare gli operai polacchi a meno di 400 euro al mese e di imporre alle sue fabbriche un clima di terrore, peggiore di quello che Valletta aveva instaurato a Torino prima del 68. Ma anche in Sicilia la Fiat si è comportata e continua a comportarsi male, come scrive alla nostra redazione Pietro Ancona che aggiunte: «Epifani si è limitato a notare che “non può esprimere un giudizio positivo». Angeletti ha deprecato l’internazionalizzazione dell’azienda e Bonanni ha praticamente strizzato l'occhio.

Avrebbero dovuto annunziare, d’intesa con le loro strutture regionali, lo sciopero generale in Sicilia e respingere il piano al mittente. Non lo hanno fatto perché oramai da molti anni si limitano a registrare in modo quasi notarile le decisioni degli industriali ed a sottoscriverle. Un atteggiamento questo, talmente radicato, talmente forte, che ha indotto tutte le categorie della CGIL a firmare accordi sindacali sulla base del nuovo modello contrattuale a suo tempo rifiutato dalla loro Confederazione. Ora se la logica multinazionale della Fiat la porta a decentrare le sue produzioni all'estero questo non può significare che i suoi impegni italiani debbano subire una erosione fin quasi alla scomparsa degli stabilimenti. La Costituzione assegna una funzione sociale all'azienda che non può essere ignorata. Si pongono diversi problemi che vanno affrontati e che comportano una strategia del tutto diversa dei sindacati e delle forze politiche a cominciare dalla lotta per livellare verso l’alto le condizioni salariali e normative dei lavoratori europei. Non dovrebbero essere ammesse differenze salariali così enormi per i lavoratori dell’ex est e si dovrebbero vincere le resistenze degli Stati che magari considerano i bassi salari della loro classe operaia un’opportunità per il loro sviluppo. Bisognerebbe ottenere il salario minimo garantito su base europea e norme comuni sull'orario di lavoro che percorrano all'incontrario la strada fin qui percorsa dalla UE.

Tutte le operazioni di decentramento all'estero dovrebbero essere politicamente controllate. Si deve garantire l’occupazione dei lavoratori Fiat e dell'indotto senza se e senza ma. Intanto è necessaria una seduta straordinaria dell’assemblea regionale siciliana per una ferma presa di posizione anche nei confronti del governo nazionale che di fatto si è piegato al diktat della Fiat che ha zittito il Ministro Scaiola. Ma la proclamazione dello sciopero generale dovrebbe essere immediata – continua Ancona – e si dovrebbe fare entro i primissimi giorni di gennaio. Soltanto il recupero e la messa in campo di tutta la capacità di lotta dei lavoratori siciliani può bloccare la corsa verso la disgregazione sociale e lo sfascio della convivenza civile».

 

Manca la citazione da dove è stato preso

 


 


 

 2010

 

 

 IV. La Bolognina della CGIL

 

 

 

Salario minimo garantito

25 gennaio 2010


La risposta che dà Ferrero alla provocazione di Brunetta, degno pellegrino di Hammamet, è sbagliata. La questione dei bassi salari dei giovani precari italiani non si risolve per via fiscale ma stabilendo una garanzia di legge, erga omnes. I giovani precari italiani oggi sono pagati due o tre euro l'ora. Basterebbe fissare il Salario Minimo Garantito ad almeno 7 euro l'ora. Non capisco perché i bassi salari delle aziende siano diventati tabù intoccabili per la CGIL e per la sinistra italiana!

È sconcertante che la gente che porta all'estero centinaia di miliardi di euro sottratti ai salari debba vedersi favorire dallo Stato per mantenerli bassi!

Pietro Ancona

 

http://www.leggo.it/articolo.php?id=43301&sez=CRONACA&ctc=20



 


 

Il suicidio della CGIL

28 gennaio 2010


Con un anticipo di oltre quaranta giorni che contrasta con la drammatica condizione dei lavoratori italiani che precipita di giorno in giorno per una crisi dell'occupazione e dei salari causata in gran parte da scelte di convenienza e di lucro del padronato, la CGIL annunzia uno sciopero generale per il dodici marzo prossimo. C'è un passo avanti rispetto la manifestazione del 15 novembre scorso perché si farà in un giorno lavorativo e quindi assumerà un significato che si collocherà dentro il rapporto di lavoro e non soltanto verso il governo ma si tratterà ancora una volta di una battaglia perduta in partenza dal momento che le rivendicazioni sono limitate, cannoni caricati a salve o al massimo con proiettili di gomma destinati a rimbalzare e non produrre che il grande fracasso massmediatico dei pennivendoli di regime che si scateneranno per sbranare la CGIL che si "isola" da CISL ed UIL, è vetero-sindacalista, incapace di capire la "modernità" etc....etc... In sostanza, lo sciopero deluderà le attese della classe lavoratrice senza peraltro essere gradito dal padronato, dalla destra e dal suo governo. Tutti faranno a gara per mettere alla gogna il grande e comunque temuto sindacato italiano perché rompe l'omertà (Sacconi la chiama complicità) delle forze politiche e sindacali tutte protese ad ingraziarsi i favori della Confindustria.

Lo sciopero si farà su tre punti che riguardano la politica economica, il fisco, l'immigrazione. Sul primo punto non si dice niente sulle privatizzazioni diventate davvero pericolose non soltanto per l'aumento delle bollette, dal momento che la maggior parte di esse si fanno in regime di monopolio, ma anche perché sostituiscono pezzi sempre più estesi di occupazione pubblica con quella privata e sottopagata. Non è raro incontrare negli ospedali infermieri collocati da cooperative fasulle e agenzie pagati al quaranta per cento in meno dei loro colleghi.

Il secondo punto riguarda il fisco. La CGIL chiede delle cose che sono sicuramente sacrosante ma che calate nell'inferno dei salari di oggi avranno effetti insignificanti, meschini. Dare qualche euro in più attraverso la manovra fiscale non cambierà se non impercettibilmente la busta paga. Oggi la questione più importante è l'aumento dei salari e soprattutto la richiesta di una legge per il Salario Minimo Garantito per tagliare l'artiglio a quanti se la cavano con due o tre euro l'ora specialmente per i biagizzati e gli immigrati.

Avere una legge sul Salario Minimo Garantito significherebbe mettere un fondo al pozzo senza fine di salari sempre più bassi. Abbiamo un padronato che non si vergogna di offrire soltanto cento euro al mese ad un giovane laureato. Il SMG non dovrebbe essere inferiore a sette euro l'ora. Diventerebbe strumento di liberazione e di unificazione di lavoratori bianchi e neri ed avrebbe l'effetto di spingere verso l'alto i salari oggi inferiori del quaranta per cento a quelli inglesi, tedeschi o francesi.

A chi gli chiedeva cosa ne pensasse della scala mobile Epifani ha risposto di esserne stato sempre nemico fin dal 1984 e dichiarandosi offeso con la Marcegaglia che gli attribuiva una qualche tentazione al suo ripristino. Bisogna invece recuperare la scala mobile.

Mentre l'inverno più gelido è caduto sui lavoratori che si buscano la bronco-polmonite a fare gli stiliti del ventunesimo secolo sulle torri delle aziende, alla Camera Cazzola, Ichino ed altri lavorano silenziosamente per distruggere il poco che resta di protezione dalla schiavizzazione. A differenza di tutti i cittadini italiani i lavoratori non avranno più diritto ad un giudice ma si dovranno accontentare di un arbitro che deciderà della loro vita una sola volta. Il giudice non potrà intervenire anche se lo volesse. L'art.18 e lo Statuto dei Diritti vengono aggirati da esperti manipolatori del diritto che hanno studiato tutte le astuzie immaginabili per mettere i dipendenti nelle mani dei loro datori di lavoro.

Perché la CGIL abitata da milioni di lavoratrici e lavoratori tra i più coscienti, colti, informati e combattivi che abbia il Paese, si comporta in questo modo? Perché dopo avere assistito inerte a tutte le devastazioni del liberismo selvaggio, scroccone, parassitario giocando di rimessa e fingendo di accettare per "modernità" cose più vecchie del cucco, offre ai lavoratori una lotta che è un gioco di specchi che non produrrà niente? Qui il discorso riguarda la sua natura ed il suo prossimo Congresso. La CGIL è "controllata" da una struttura di "funzionari" la cui legittimazione non viene dagli iscritti ma dall'appartenenza al PD.

Ai miei tempi c'erano due o tre correnti politiche ai quali si riferivano i quadri dell'apparato che si richiamavano ai socialisti ed ai comunisti. Oggi il riferimento è quasi assoluto al PD il quale concede alla CGIL soltanto lo spazio "fisco" sul quale operare. Soltanto un cambiamento di linea del PD potrà restituire ai lavoratori la loro forte e gloriosa CGIL che ha segnato con le sue lotte e le sue conquiste la storia civile dell'Italia. Ma questo non sarà possibile. Il PD è con Ichino che vorrebbe abolire gli ammortizzatori sociali perché impoltroniscono i disoccupati. Il PD è con Letta che ha imposto, seppur attraverso i contratti di categoria, l'accordo separato sulla riforma della contrattazione.

Detto tutto questo, mi auguro che lo sciopero abbia comunque un grande successo e sia capace di suscitare grandi emozioni nell'opinione pubblica. A volte una cosa partita male può essere trasformata dalla gente e dai suoi bisogni e diventare altra, utile a fare riflettere e a fare cambiare il corso della storia.

Pietro Ancona



 


 

Paura dello sciopero?

01 febbraio 2010


Epifani non cessa di stupirci. Prima proclama uno sciopero generale per il 12 marzo della sola CGIL sapendo che CISL ed UIL non aderiranno perché lo hanno cancellato dalle loro opzioni. La CISL e l'UIL si sono assestate come sindacati collaborazionisti che stanno dentro la piccola nicchia concessa loro dal Governo e dal Padronato e che riguarda essenzialmente la gestione di servizi, magari comuni, con gli enti bilaterali che, secondo il lungimirante disegno di Sacconi dovrebbero sostituire parti importanti del welfare e coinvolgere i sindacati soltanto a valle delle politiche decise unilateralmente dagli imprenditori. Sacconi la chiama "complicità". CISL ed UIL non faranno mai più uno sciopero generale e tendenzialmente sono portati a ridurre ogni genere di sciopero. Hanno cambiato profondamente il loro rapporto con i lavoratori, con gli stessi loro iscritti che non è più quello di Carniti e Benvenuto ai tempi della autonomia operaia e del "salario variabile indipendente". Il sindacato è diventato un momento necessario all'organizzazione sociale che amministra un potere sui lavoratori attiguo a quello dell'ufficio risorse umane delle imprese e spesso in collaborazione con questo.

La CGIL quindi si accontenterebbe di 500 euro una tantum subito e di una promessa di alleggerimento del prelievo fiscale. È sconcertante come questa miserabile mancia possa essere sufficiente per disdire uno sciopero generale che certamente, anche se meritava ragioni assai più forti per la sua proclamazione riflesse da una realtà sempre più tragica ma non accolte nella "piattaforma", non può essere soppresso da quella che sembra una precipitosa fuga dalle responsabilità.

 Non so che cosa sia intervenuto a spingere il segretario generale della CGIL a fare una offerta così umiliante al Governo. Probabilmente i soloni del PD che si occupano di sindacato hanno protestato per la proclamazione dello sciopero rendendosi conto che, sebbene animato con rivendicazioni ridicole, la situazione del paese è talmente esplosiva e drammatica che potrebbe diventare tutt'altra cosa e spingere finalmente verso quelle due o tre cose che segnerebbero davvero una inversione di tendenza: istituzione del Salario Minimo Garantito, abolizione della legge Biagi, miglioramento generalizzato dei salari e delle pensioni. Le contraddizioni sociali stanno diventando acutissime. Il Governo si rifiuta di mettere un tetto agli scandalosi stipendi e benefit dei manager che valgono ognuno di essi quanto il salario di mille o due mila operai e dall'altro ricatta i lavoratori dipendenti con
il bau bau del debito pubblico che impedirebbe qualsiasi miglioramento o addirittura richiederebbe una riduzione dei loro salari.

Allo scandalo degli emolumenti dei manager pubblici e privati si accinge quello del costo abnorme ed in crescita della politica. Oramai siamo a cifre che vanno ben oltre i 100 miliardi di euro l'anno e tendono a dilatarsi nel territorio. Basterebbe che il cinquanta per cento del costo dei nababbi che vivono di politica fosse destinato ad un fondo per il sostegno delle famiglie più provate dalla crisi, per
la costruzione di alloggi popolari e di scuole per alleviare la lunga notte dell'anno che è appena cominciato sotto i peggiori auspici. Bisognerebbe inoltre operare per ottenere un Minimo Salariale Europeo ed evitare le macellerie sociali delle fabbriche che chiudono in Italia perché in Serbia o in Polonia i salari non superano i trecento euro mensili.

Può darsi che il Governo accetti la proposta di Epifani. Sarà una sconfitta del Sindacato che si sarà accontentato di una modestissima mancia. Può darsi che la respinga. In questo caso si cercheranno altre ragioni per non fare uno sciopero che di giorno in giorno diventa sempre più temuto dalle oligarchie politiche. Se la CGIL e la sinistra continueranno a tenere un profilo basso la crisi travolgerà tutto e tutti. La sconfitta dei lavoratori sarà la sconfitta dell'Italia che diventerà sempre più iniqua e dequalificata.

Pietro Ancona



 


 

La Confindustria dentro il Congresso CGIL

30 gennaio 2010


Da un pezzo notiamo assonanze tra la Marcegaglia ed Epifani. Mentre una parte della destra rappresentata da Sacconi vorrebbe la ghettizzazione della CGIL e la sua chiusura nel lazzaretto degli intoccabili, la Marcegaglia ha sempre tenuto aperto un filo di dialogo con questa naturalmente all'interno di una sua strategia di egemonia sociale e culturale. La CGIL annunzia uno sciopero prevalentemente rivolto a chiedere riduzioni fiscali.

La Marcegaglia ed il giornale della Confindustria contemporaneamente chiedono una riforma fiscale e, se da un lato lodano Tremonti per avere evitato all'Italia la fine della Grecia, dall'altra diventano sempre più insistenti nella richiesta di diminuire le tasse. Insomma un contrappunto che è anche gioco delle parti. Io giudico la linea della CGIL incentrata ad una difesa dei salari soltanto attraverso il fisco perdente e deleteria per i lavoratori. Intanto ogni diminuzione del fisco si riflette a breve o lunga scadenza sulla diminuzione del welfare. Meno entrate fiscali è meno scuola, meno sanità, meno pensioni e meno salario differito sotto forma di servizi.

La diminuzione del fisco non conviene ai lavoratori ed al progetto di vita delle loro famiglie. Abbiamo visto il disastro provocato dall'abbattimento dell'Ici. Infatti meno tasse significano spiccioli in più per ogni singolo lavoratore e tanti miliardi in meno per lo Stato! Inoltre affrontare come tema centrale di uno sciopero soltanto la questione fiscale significa fare un favore alla Marcegaglia ed ai datori di lavoro: si lancia un messaggio che esclude aumenti salariali in busta paga. Insomma sembra che mentre la CISL e l'UIL abbiano un asse con il governo e la destra italiana, esista un altro asse tra la Confindustria, il PD e la CGIL fondato su scelte del maggiore sindacato italiano basate su richieste di politiche economiche fotocopiate dall'ufficio studi della Confindustria e su un gioco di rimessa nella vicenda sociale. Insomma la Confindustria sta a monte e determina gli eventi, la CGIL si colloca a valle e cerca in qualche modo, dove proprio non può farne a meno, la riduzione del danno.

Scoppiato lo scandalo nella CGIL dei voti congressuali con l'autosospensione dei rappresentanti della mozione due dalla Commissione di Garanzia, trovandosi Epifani in evidenti difficoltà, la Confindustria interviene nel dibattito CGIL con un occhiuto articolo sarcastico del Sole 24 ore che attacca Bertinotti e Cofferati per il loro sostegno alla mozione due. Li definisce "il gatto e la volpe" ed invita Epifani a fare come Mourinho cioè a fottersene di coloro che dissentono ed andare avanti per la sua strada.

Una strada che conduce all'inferno dal momento che la CGIL per quanto abbia una dirigenza di destra è vissuta dai lavoratori italiani come il loro Sindacato per antonomasia essendo sempre vivo il suo grande mito costruito negli anni che vanno da Di Vittorio a Luciano Lama. La CGIL non può assistere ancora per molto tempo allo schiavismo imposto a cinque milioni di persone con la legge Biagi. Quanto tempo potranno resistere i giovani a 400 euro al mese? Fino a quando le loro famiglie continueranno ad aiutarli forse si rassegneranno a subire ma la corda è troppo tesa e rischia di spezzarsi.
La CGIL non può continuare ad assecondare le privatizzazioni che comportano aumenti delle bollette, che falciano gran parte degli stipendi e dei salari. La CGIL non può assistere ancora per molto ai licenziamenti per aziende che chiudono senza altra ragione che la ricerca di profitti ancora più grassi.

Sebbene la mozione Due non sia coraggiosa nell'affrontare i "fondamentali" della sofferenza operaia essa è già stata criminalizzata dalla Confindustria e dal corteo di pennivendoli che un giorno si e l'altro no predicano la "modernità" consistente nella supina accettazione di salari sempre più bassi, uno Stato sempre più asservito ai privati, tutto per la gloria di quanti ogni estate si radunano a gozzovigliare nel mare antistante Villa Certosa con le loro "barche" miliardarie attorno al capo della destra.

Le due mozioni che si contendono il Congresso della CGIL sono al disotto della linea che potrebbe garantire la resurrezione dei lavoratori italiani dopo anni di sprofondamento nel pozzo delle sconfitte sociali. Bisognerebbe chiedere poche cose essenziali per il ribaltamento di uno stato di cose che sta riducendo venti milioni di persone e le loro famiglie alla povertà ed all'emarginazione: abolizione della legge Biagi, Salario Minimo Garantito, nazionalizzazione dei settori essenziali dell'economia, fine delle privatizzazioni ed abolizione immediata di tutte quelle che agiscono in regime di monopolio a cominciare dall'acqua.

Le due mozioni congressuali sono distanti anni luce da queste rivendicazioni.
Ma un Congresso, come uno sciopero, potrebbero dire cose diverse da quelle che si vorrebbe che dicessero. Può sfuggire di mano alla nomenclatura e dare una possibilità di condizionamento agli iscritti, la straordinaria base dei tesserati alla CGIL fatta di persone motivate, colte, combattive, con un vivo senso di giustizia. Nei palazzi e nei salotti le alleanze trasversali ed anomale possono fare il successo di una persona o di un gruppo. Nella coscienza profonda del Paese sono altri i valori e le bandiere da fare agitare dal vento.

Mentre l'ombra nera della miseria si stende su intere regioni del paese, risuona come attualissimo Carlo Marx: «I lavoratori non hanno niente da perdere al di fuori delle loro catene» che tradotto significa: l'Italia ha bisogno di socialismo! Vale la pena di lottare per questo se vogliamo evitare di degenerare in una massa di mendicanti che pietiscono un tozzo di pane!

Pietro Ancona



 


 

La Bolognina della CGIL

17 febbraio 2010


Sindacato protagonista ma non antagonista. È uno slogan del Congresso della CGIL. E anche il titolo di un Convegno dello SPI-CGIL che si terrà a Palermo nei prossimi giorni e si propone anche di unire le generazioni. Ma che vuol dire? Per sua natura il sindacato deve essere antagonista, deve cioè essere portatore di istanze e di richieste che è difficile vengano accolte senza il conflitto, senza la dialettica dello scontro e del negoziato. Se il Sindacato non è antagonista priva i suoi rappresentati della loro arma fondamentale: la lotta che si sviluppa attraverso gli scioperi, le manifestazioni, i sit-in. In questo modo il sindacato diventa protagonista e fa diventare protagonista la sua gente. Può esistere un protagonismo senza antagonismo? Credo proprio di no a meno che non si pensi ad una fase della concertazione che superi gli accordi del 93 e stabilisca una sorta di automatismo per cui, date certi accordi interconfederali, non resta che una funzione ragionieristica di registrazione di eventuali variazioni.

Questa posizione che fa dei sindacati dei meri collaboratori del padronato e del governo sterilizza la loro funzione sociale di trasformazione e di riadattamento dei rapporti di classe e ne fa una sorta di osservatorio passivo dei fenomeni sociali. Insomma, un servente di una dinamica che viene stabilita senza il loro concorso. Siamo nel campo del cosiddetto "moderatismo" che di fatto ha regolato le relazioni sindacali negli ultimi venti anni. Questo "moderatismo" ha impoverito i lavoratori e le loro famiglie legandoli a una dinamica retributiva stabilita a tavolino ed assai inferiore di quella reale. Il fenomeno ha avuto anche riflessi nella normazione dei diritti. Anche questi sono stati sottoposti ad una limatura costante che non è ancora finita.

Con la legge sull'arbitrato, caldeggiata bipartisan in Parlamento, i lavoratori diventeranno cittadini con meno diritti dal momento che non potranno rivolgersi al giudice, come chiunque può fare, per risolvere una vertenza, né il giudice potrà intervenire per sanare eventuali ingiustizie per un divieto esplicito scritto nel disegno di legge.

Quando la più grande organizzazione sindacale italiana si pone il problema della natura stessa della propria funzione sociale c'è qualcosa che deve fare pensare profondamente. Siamo alla vigilia di una sorta di Bolognina della CGIL? Alla formalizzazione di una abiura del sindacato di classe che, in una visione di confederalità e cioè tenendo conto degli interessi generali del Paese, senza uccidere la vacca come diceva Di Vittorio, si proponeva l'avanzamento della classe lavoratrice, dei suoi diritti e con esso anche la prosperità e la civiltà del Paese.

Questa è stata la CGIL fino a quando la lunghissima pratica unitaria con CISL ed UIL, confederazioni per loro naturale tendenza governative e collaborazioniste, non ha indebolito fino a farlo diventare quasi evanescente l'ethos che l'aveva sempre impregnata ed aveva dato vita ad un mito talmente forte da durare ancora. I lavoratori vedono ancora il Sindacato attraverso il grande mito della sua storia e non si rendono conto che si è profondamente trasformato e che è oggi è diventato uno strumento attuativo di politiche decise in grande parte dal padronato e dal governo e da esso subite. Politiche generali che hanno effetti micidiali sulla condizione umana e civile dei lavoratori come le privatizzazioni che stanno divorando dall'interno la scuola la sanità e le pensioni, i tre pilastri fondamentali dello Stato Sociale del welfare di cui l'Italia era orgogliosamente europea. Bisognerebbe aggiungere a tutto questo la privatizzazione dello Stato come abbiamo visto per le vicende delle Forze Armate e Protezione Civile che non hanno suscitato alcun interesse nelle segreterie delle confederazioni.

Come si possono unire le generazioni se il Sindacato ha subito la spaventosa legge trenta che mette un muro tra i giovani e i diritti ? Circa quattro milioni di persone sono regolate dalle innumerevoli forme di prestazione inventate apposta per eludere i loro diritti e schiavizzarli, come i contratti a progetto o le collaborazioni a partita iva e pagate in modo miserabile, molto al disotto dei minimi contrattuali. Questa passività, assieme ad altre nefandezze pretese dal governo Prodi, è stata sottoposta ad un referendum che avrebbe dato risultati bulgari a favore. Cosa del tutto inverosimile e che è la spia di un gravissimo deterioramento democratico. La CGIL si avvia verso un Congresso in cui " i fondamentali" della condizione dei lavoratori non vengono messi in discussione. Non si mette in discussione il precariato della legge Biagi, né si avanza la proposta di un Salario Minimo Garantito che potrebbe unificare italiani e stranieri nella difesa di un minimo di remunerazione per la sopravvivenza.

Non si solleva il problema di un generale miglioramento dei salari auspicato da economisti anche "moderati" come mezzo per ritonificare un sistema con consumi sempre più depressi. Non si dice alt all'attacco allo Statuto dei Lavoratori ma si attendono iniziative padronali o governative per lavorare di lima, per "ridurre il danno". Non si mette in discussione la natura dei rapporti con CISL ed UIL, ma anzi si ha la tendenza a chiudere in un ghetto i metalmeccanici che sono bastian contrari e sono invisi al Potere. Le due mozioni della CGIL dicono cose quasi simili e nonostante ciò la mozione due lamenta gravi attacchi ai suoi diritti. Lamenta una insofferenza enorme della maggioranza guidata da Epifani e la limitazione degli spazi di dibattito. Il PD tira la volata e, dietro le quinte, esercita una azione di condizionamento servendosi della sua influenza sui funzionari a tempo pieno. Sull'esito del Congresso sono assai pessimista. La rinunzia ad intervenire nei processi politici generali del sistema economico sarà ribadita ed il sindacato diventerà non protagonista e neppure collaborazionista ma qualcosa di ancora meno. Fino a quando qualcuno stabilirà che i contratti collettivi debbono essere sostituiti dai contratti individuali come predicano i pannelliani da anni e l'americanizzazione avrà colonizzato tutto il mondo del lavoro. Non sarà certo una conquista abbandonare il modello europeo di sindacato per abbracciare quello americano che è una sorta di scimmia sulle spalle dei lavoratori

Pietro Ancona



 


 

La Confindustria e gli imprenditori onesti esclusi dal banchetto        

20 febbraio 2010


La Confindustria è stata il motore centrale delle privatizzazioni che spolpano lo Stato dall'interno e che stanno giungendo a punte parossistiche, a mete inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Ha lavorato di fino e di grosso, sviluppato intense campagne lobbistiche, sfruttato e strumentalizzato gli errori ed i difetti della pubblica amministrazione e dell'intervento pubblico in economia ed ha realizzato il suo sogno, raggiunto il suo successo, quando ha convinto gli ex comunisti traghettati dalla Bolognina al magnifico regno della borghesia, del mercato, delle borse, della libera intrapresa, a fare proprie le sue idee. Come si sa i comunisti sono quadrati esecutori delle cose nelle quali credono. Sono stati tra i migliori e più diligenti propagandisti e fautori delle privatizzazioni.

D'Alema è intervenuto diverse volte per spiegare che i servizi locali (acqua, gas, trasporti, netturbe...) andavano privatizzati incurante del fatto che questo avrebbe comportato e comporta un aggravio dei costi che è stato scaricato sulle spalle degli utenti. Non ha voluto tener conto che la trasformazione delle municipalizzate in SPA avrebbe sottratto queste al controllo della Corte dei Conti ed al rigore della finanza pubblica. Ad ogni privatizzazione corrisponde un consiglio di amministrazione pagato a fior di milioni di euro. Quanto abbiamo appreso in questi giorni sul modus operandi di Bertolaso e quanto è accaduto all'Amia di Palermo dimostrano quanto sia perniciosa l'adozione di criteri privatistici anche se invocati spinti dall'assillo del fare subito e come una compagine di mignatte e di sciacalli disposti a fare anche da ruffiani si è insediata attorno alla Protezione Civile per gestirsi gli appalti che, secondo un galantuomo come l'ex Presidente della Sardegna Antonello Soru sarebbero costati centinaia di milioni in più del dovuto. Stiamo parlando di un uso arbitrario e senza controllo di fondi pubblici che, per la protezione civile, in questi ultimi anni è stato di dieci miliardi di euro! Una vero saccheggio dello Stato legalizzato ed alla luce del sole!

La Confindustria non ha alzato un dito per proteggere i suoi iscritti imprenditori dall'uso arbitrario dei poteri discrezionali della Protezione Civile e dello Stato. Soltanto coloro che sono molto ammanigliati con i vertici della destra che controlla con criteri padronali il Governo può accedere ai finanziamenti e può lavorare. Mentre Tremonti taglia i fondi per scuola, sanità, pensioni, ammortizzatori sociali, chiude tutti e due gli occhi per l'immenso sperpero e per gli sprechi di opere costate anche dieci volte più del dovuto. Ho letto una nota che indica il costo a metro quadro delle casette date ai terremotati abruzzesi pari a quelli di un appartamento al centro di una grande città italiana. Ma nessuno si chiede, ed è sintomatico, quando è costato il G8 de l'Aquila oltre a quello lasciato in aria della La Maddalena.

Il vertice della Confindustria non solo non ha tutelato i suoi iscritti imprenditori ed il Mercato che è una sorta di tabù dei direttori del Sole 24 ore che da anni ci imbottiscono il cervello di disprezzo per quanto non è regolato dalle auree prescrizioni del liberismo ma partecipa al grande bottino, alla grande spartizione. Società della signora Marcegaglia sembrano ben piantate dentro l'affare La Maddalena. Come può la Confindustria tutelare in queste condizioni i suoi iscritti? Osserviamo amaramente che non siamo più ai tempi di Costa e che lo Stato è diventato la Grande Preda dei branchi di squali che riescono ad ammanigliarsi il potere.

L'onestà è indivisibile e non ci possono essere scissioni schizofreniche. Se si partecipa al bottino lasciando indietro gli imprenditori che sono lontani dai Palazzi non si può lottare davvero la mafia che regola la vita oramai di tutto il Paese.

Ora, la Confindustria, dopo molti mesi dalla decisione della sua associazione siciliana, ed a distanza di quasi trent'anni dalla legge che introduce nell'ordinamento italiano il delitto di associazione mafiosa, scopre che deve impegnarsi nella lotta contro la mafia che è una grossa turbativa del mercato e del corretto sviluppo della concorrenza, cose apparentemente sacre ai liberali.

Meglio tardi che mai ma non ha mai espulso dalle sue file le aziende che sono state condannate per mafia.

Credo che le posizioni della Confindustria sulla mafia siano un imbellettamento di un corpo di imprenditori in parte mafioso o attiguo alla mafia che prevarica e rende impossibile il libero commercio soffocandolo e costringendo al fallimento o a vivacchiare gli imprenditori onesti. Basti vedere i prezzi dei prodotti agricoli liquidati agli agricoltori ed i prezzi finali della merce che arriva sul mercato. Filiere parassitarie che moltiplicano i prezzi sulle quali nessuno indaga! Venti centesimi per un chilo di frumento, quindici centesimi per chilo di arance ai produttori che non si rifanno neppure dei costi! Basti vedere chi controlla il commercio della carne e tutti i commerci all'ingrosso per dubitare molto che non vi siano dentro investimenti mafiosi. Soltanto dalle indagini della Magistratura a volte si scopre che intere catene di supermercati sono gestiti dalla mafia e sono strumenti eccellenti per il riciclaggio di denaro macchiato di sangue, sporco. Gli imprenditori onesti sono vittime di questo sistema. Debbono stare zitti, si debbono piegare, non possono far nulla anche perché non sempre trovano persone o partiti disposti ad ascoltarli.

Mi domando però come, dopo quanto si è scoperto in questi giorni sul sistema di distribuzione degli appalti fatto da Bertolaso, gli industriali continuino a dare fiducia alla destra di Berlusconi e company.

La risposta che mi sono data è che, sul campo, hanno scoperto che l'opposizione in definitiva non è molto diversa dalla maggioranza e che il sistema politico sia tutto corrotto. Quindi la vecchia arte degli italiani dell'arrangiarsi, del cercare di non farsi travolgere, non sprofondare nelle sabbie mobili, sopravvivere e magari cercarsi quello che si chiama "strapuntino".

Al punto in cui stanno le cose, con lo Stato largamente colonizzato in tutte le sue articolazioni anche le più delicate (Forze Armate) da grosse colonie di privati che ne divorano il midollo, bisognerebbe intraprendere una strada del tutto opposta, azzerare i danni che si sono fatti dappertutto, alla scuola, al servizio sanitario, al bilancio.

Il PD canta vittoria perché dal decreto sulla Protezione Civile è stata stralciata la parte che riguarda la SPA. Certo è encomiabile ma non altera per niente lo stato delle cose che produce miliardi di spesa senza controlli. In ogni caso, l'impegno del PD è venuto soltanto dopo che la Magistratura ha ordinato gli arresti di alcuni funzionari e imprenditori. È sintomatico assai il fatto che nessuno scandalo scoppi in Parlamento. È indice di comunanza se non di interessi di coabitazione nel sistema Italia.

La severità che tutti i benpensanti di destra e di sinistra mostrano per le richieste anche le più modeste dei lavoratori per le quali non ci sono mai i fondi, l'Italia è in deficit, etc.. non viene mai mostrata per le spese spagnolesche imposte dal ceto politico. Si sono concessi ai precari soltanto pochissimi spiccioli per la disoccupazione con un tetto massimo di duemila euro l'anno. Tetto che è stato negato con grande indignazione bipartisan per i manager pubblici che possono salire ben oltre il milione di euro l'anno! Milioni di euro saranno spese dallo Stato e dalle Regioni per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia mentre le scuole gli ospedali le carceri cadono a pezzi. È inaccettabile.

È tipico del Regime Oligarchico nel quale siamo sprofondati. Le oligarchie politiche costano oramai più di cento miliardi di euro e cioè quanto l'intero sistema sanitario. La politica è diventata business e dopo l'homo faber e l'homo economicus, ora abbiamo l'homo politicus. La politica è diventata professionale per professionisti. Il processo di mercificazione delle idee e dell'impegno è compiuto. Diventare deputato o senatore o governatore è assai di più che vincere all'Enalotto. Molto di più!! Basta sapere usare bene il Kit di Forza Italia o del PD!

Pietro Ancona



 


 

Morti sul lavoro e suicidi in carcere

26 febbraio 2010


Due colonne si innalzano giorno dopo giorno senza farci sperare in un cambiamento. Sono le colonne che sommano i morti sul lavoro ed i suicidi o morti nelle carceri italiane. I giornali ne parlano, le denunzie ci sono state e continuano ad esserci. Per oltre un anno il Presidente della Repubblica ha dedicato una parte della sua comunicazione alla questione degli infortuni mortali sul lavoro. Il sistema massmediatico non ignora i luttuosi e tristi eventi. In quanto ai suicidi in carcere le persone che se ne occupano si possono contare con le dita di una mano. Ogni anno, per il ferragosto, Pannella organizza una visita alle carceri e, approfittando del fatto che i mass media nel fatidico giorno non hanno altro da fare, riempie il vuoto con i resoconti degli incontri con i prigionieri e con il personale di custodia.

Ma non succede niente. Non cambia niente. I lavoratori che cadono sotto la falce della Morte sono soggetti socialmente deboli, assai più deboli oggi di quanto non fossero ieri dal momento che i Sindacati li hanno "posati". Hanno scelto l'amministrazione delle leggi e delle norme esistenti e non propongono le cose che potrebbero realmente cambiare le cose: la lotta al precariato, l'attribuzione di poteri ispettivi ai delegati operai alla sicurezza, il divieto di straordinario per i lavori pericolosi, la prevenzione fin dal livello delle macchine operatrici e dell'organizzazione del lavoro, l'appesantimento delle norme penali per i responsabili delle "disgrazie". Ho ricordato altre volte che la Torre Eiffel fu eretta in circa due anni da circa duecento carpentieri che lavoravano anche a trecento metri dal suolo e nelle condizioni climatiche più dure. Non ci fu un solo infortunio mortale. Valeva il principio della professionalità e dell'affiatamento di gruppo, cose del tutto ignote nella epoca di lavoratori "usa e getta" che si cambiano spessissimo e lavorano sotto dura sorveglianza. Mi raccontava Peppe Grado, mio maestro di socialismo e sindacato, che i braccianti agricoli lavoravano sotto la sferza di un campiere e non potevano rialzare la schiena neppure se una spiga di frumento penetrata sotto i vestiti graffiasse la loro carne.

Oggi le condizioni di lavoro in agricoltura ma anche nei cantieri edili e nelle fabbriche sono diventate allucinanti. Ogni ora viene sfruttata fino ai centesimi di secondo che debbono essere tutti produttivi. Ricordiamo il lavoratore rumeno Radu Gheorghe morto di fatica ed abbandonato nei campi dai suoi stessi compagni dal momento che quando si è schiavi si perde anche il sentimento di umana solidarietà e di compassione. La sua famiglia è stata abbandonata.

I carcerati sono soggetti socialmente ancora più deboli dei lavoratori. Dall'inizio dell'anno abbiamo avuto notizia del suicidio di almeno dieci di loro. Non sappiamo quanti altri siano sofferenti per avere tentato di farla finita. Le carceri italiane sono diventate luoghi infernali, bombe che non esplodono perché tenute sotto pressione da un regime carcerario durissimo per tutti. Non si hanno notizie delle inchieste che vengono condotte sui casi di suicidio, ma difficilmente viene appurata una verità diversa da quella che viene di volta in volta scritta dai comunicati delle Case di Pena. Il Governo non si propone di migliorare le condizioni di vita dei detenuti ma piuttosto strumentalizza la loro insopportabile situazione per farne una shock economy come ha fatto con la protezione civile. Ha conferito ad un funzionario, Ionta, i superpoteri che ha Bertolaso nel suo campo. Potrà costruire quello che vorrà dove vorrà e senza chiedere il permesso a nessuno e senza controlli.

Ammesso che la costruzione di altri duemila o tremila posti-carcere servirà a qualcosa sappiamo tutti che la soluzione non è questa ma l'abrogazione delle leggi con le quali la destra ha riempito le carceri di drogati e di migranti. Bisognerebbe poi percorrere un filo diverso da quello che si sta seguendo e che crea dentro le carceri nuovi gironi di pena più dura. Bisognerebbe abolire ogni forma di detenzione peggiorativa di quella comminata dal Magistrato. Ma questo non sarà fatto perché non interessa nessuno e perché l'ideologia securitaria e classista del Governo ha contagiato anche gran parte della opposizione. Bisognerebbe poi rendere più difficile la carcerazione e sottoporla a procedure meno sbrigative.

Bisogna insomma cambiare ideologia e prospettiva. Oggi la società è indotta ad inferocirsi contro chi sbaglia ed a considerare ingenua la politica del recupero, della mano tesa.

Ma una società tanto dura non è più sicura. Gli USA con le politiche della "tolleranza zero" avranno reso più linde New York ed altre città ma hanno anche il più alto numero di omicidi e di crimini del mondo. Il darwinismo sociale colpisce i poveri, i più deboli, ma rende il conflitto endemico, inestinguibile. La sofferenza dei colpiti resta comunque impressa nella società e la stigmatizza con il dolore delle vittime e delle loro famiglie.

Pietro Ancona



 


 

Cambiare lo sciopero, contestare il Congresso della CGIL

5 marzo 2010


La questione dell'art.18 di fatto abolito è già scomparsa dai giornali. Un silenzio mortale è seguito alle scarne, ambigue e per certi versi anche rivelatrici, interviste rilasciate ieri da tre leader delle Confederazioni che da sole rappresentano dodici milioni di persone e che non vengono chiamate alla lotta contro un vulnus che li rinvia all'era pre-civile dei senza diritti. Solo Bonanni è reintervenuto sulla questione per confessare di avere partecipato alla stesura del provvedimento e per difenderlo affermando il falso e cioè che l'arbitrato non sostituirebbe il giudice. Epifani si è limitato a dire che, se ce ne saranno le condizioni, ricorrerà alla Corte Costituzionale. Forse tra quattro o cinque anni quando il mercato del lavoro avrà registrato milioni di vittime. Il PD ha votato contro ma si tratta di una formalità per mettersi le carte in regola con i propri elettori e per non tagliare i ponti con la cultura giuslavorista che ha protestato scandalizzata con un documento sottoscritto dai suoi massimi esponenti.

Oggi si parla d'altro. Il tormentone delle liste di Formigoni e della Polverini tiene banco e si vorrebbe un decreto che faccia strame del diritto. Anche la questione della patata continua a tenere banco. Del fatto che venti milioni di cittadini vengono privati del diritto di ricorrere ad un giudice e della tutela del loro posto di lavoro alla grande stampa controllata dalla borghesia italiana che vive di evasioni fiscali, truffe, lavoro nero e che si sente impastoiata dai contratti e dai diritti non importa.

Soltanto Paolo Ferrero e Roberta Fantozzi di Rifondazione Comunista hanno deciso di reagire con uno sciopero della fame che rischia però di restare isolato o un fatto confinato in Internet se non ci sarà un sostegno più ampio e non si costruirà un movimento di vera opposizione. Uso l'aggettivo "vera" dal momento che la simulazione di gesti e di sentimenti di solidarietà è purtroppo più diffusa di quanto si creda.

Intanto bisognerebbe con un tam tam immediato preparare la trasformazione dello sciopero della CGIL che, come è noto, si limita a chiedere l'elemosina di una mancia fiscale di 500 euro, in sciopero per il pieno ripristino dell'art.18.

Bisognerebbe preparare migliaia e migliaia di cartelloni per questo da portare nei cortei e nei comizi il 12 marzo. A questo fine bisognerebbe propagandare subito in assemblea quanto è successo, preparare un volantino da fare arrivare dappertutto, chiedere aiuto alle radio popolari, usare alla grande internet e Facebook.

Inoltre, bisogna contestare alla radice il Congresso della CGIL che si svolgerà, dopo un dibattito e votazioni assai discutibili, in un clima surreale che prescinde dalla gravità della condizione dei lavoratori. La legge approvata dal Senato è una legge di precarizzazione di tutto il lavoro. Finalmente Monti e quanti altri si sono lamentati dei privilegi dei genitori tutelati rispetto ai figli precari potranno dichiararsi soddisfatti. Ora siamo tutti precari, tutti licenziabili, tutti esposti agli appetiti anche i più osceni del padronato.

Rifondazione Comunista ed il Manifesto debbono smetterla di vedere la CGIL di oggi come una grande organizzazione democratica al servizio dei lavoratori. La CGIL è controllata, attraverso il suo apparato, dal PD che privilegia il rapporto con la Confindustria e che, anche con i suoi Governi, ha contribuito a demolire i diritti dei lavoratori. Bisognerebbe ricordare che è stato il governo D'Alema a mettere in discussione l'art.18 respinto dalla grande manifestazione di Roma organizzata dalla CGIL di allora e la raccolta di oltre cinque milioni di firme. Oggi la CGIL non mette in discussione il suo rapporto unitario con CISL ed UIL, la sua discriminazione dei sindacati di base, la sua simpatia per l'UGL di area di destra come peraltro si è visto con la candidatura della Polverini a Roma. Questa CGIL deve essere cambiata radicalmente. Ma questo non è previsto da nessuna delle due mozioni.

La contraddizione di una popolazione di iscritti combattiva, democratica, progressista, schierata per i diritti e una politica espressione degli interessi moderati del PD interpretati da una burocrazia sindacale che ha la prospettiva soltanto nella sussidiarietà e negli enti bilaterali deve essere sciolta.

Pietro Ancona

 


 

La CGIL e lo sciopero dei migranti

2 marzo 2010

 

Ieri bellissime manifestazioni di lavoratori migranti hanno conquistato l'attenzione ed il rispetto di tanta parte dell'opinione pubblica italiana. La Rai Tv ed i mass media, per una volta, hanno assolto ad un servizio di informazione decente che ha fornito elementi essenziali di conoscenza. È stato detto quanto il lavoro degli stranieri concorra alla formazione del Pil (9,5%) e come lo Stato incassi da loro ben 13 miliardi di euro di tasse.

È stato detto che i versamenti al sistema pensionistico Inps sono straordinariamente importanti dal momento che trattasi di contribuenti giovani e che senza il loro apporto si avrebbe financo difficoltà a pagare la pensione agli italiani. Si è detto della "qualità" di queste persone: moltissimi sono laureati anche con due lauree, parlano diverse lingue, sono essenziali nell'agroindustria. Senza di loro le grandi campagne di raccolta di arance, pomodoro, patate e le stalle della pianura padana sarebbero deserte. Da siciliano aggiungo che la flotta peschereccia non potrebbe salpare da Mazara del Vallo senza i marinai tunisini e maghrebini. Insomma, ieri l'antirazzismo, il pregiudizio, hanno perduto molta della loro petulanza e si è controbilanciato con cortei civilissimi, con parole d'ordine ispirate alla libertà ed alla democrazia le tante campagne “securitarie” e di odio che da anni imperversano e seminano discordia e divisione.

L'atteggiamento delle grandi confederazioni italiane rispetto lo sciopero di ieri è stato deludente. La CISL e l'UIL ne sono rimaste fuori, la CGIL ha partecipato ma non come Confederazione, a macchia di leopardo, con l'impegno di tante strutture locali. Soltanto la FIOM è stata presente come organizzazione nazionale. Partita da molti dubbi sull'utilità e sulla giustezza di uno sciopero di soli migranti, la CGIL non è riuscita a pervenire all'espressione di un appoggio convinto sul piano nazionale, non ha contribuito né all'elaborazione delle parole d'ordine che sono rimaste quasi tutte “difensive” e non rivendicative e, soprattutto, non ha deciso di sostenere politicamente le ragioni della lotta di ieri con il Governo ed il padronato italiano. Ha fatto mancare l'appoggio politico allo sciopero consentendo alle sue strutture periferiche di appoggiarlo solo sul piano organizzativo.

Oggi, se ci fosse stato un comunicato della CGIL magari accompagnato da una dichiarazione di Guglielmo Epifani si sarebbe dato il giusto sbocco al movimento di lotta. C'è un silenzio assordante che danneggia la lotta di ieri e non dà seguito alle sue ragioni. Eppure cose giuste da sostenere ce ne sono tante a cominciare dalla abrogazione del reato di clandestinità, dal diritto alla cittadinanza, dalla chiusura dei lager CIE. Il rispetto dei contratti collettivi di lavoro e l'istituzione di un Salario Minimo Garantito potrebbero essere una giusta risposta a quanti a Rosarno o nelle campagne napoletane o nelle stalle del Nord lavorano per pochi spiccioli al giorno.

Il Salario Minimo Garantito potrebbe unificare lavoratori stranieri con gli schiavi della legge trenta e aprire una speranza per tutti di migliori condizioni di vita.

L'Italia ha bisogno di un generalizzato aumento dei salari e di mettere un limite alla loro base. Lavoro retribuito con paghe da schiavi e poco tiene depressa l'economia e sta distruggendo il commercio interno.

Ma le Confederazioni Sindacali hanno deciso che così va bene e che le cose non possono cambiare. La CGIL si accinge allo sciopero del 12 marzo che potrebbe revocare se il Governo concede l'elemosina una tantum di 500 euro. Uno sciopero al quale la gente aderirà perché la sofferenza è tanta e tanta è anche la domanda di lotta. Ma che non cambia niente perché non chiede niente! Magari Epifani pensa che l'avere ottenuto l'ottanta per cento dei voti congressuali sia la prova del consenso alla linea di basso profilo e di passiva indifferenza tenuta in questi anni. Una linea che subisce una agenda dettata dalla Confindustria con cui si discute soltanto di che cosa ed in quale quantità togliere ai lavoratori. Ma questo ottanta per cento mette in luce un deficit di democrazia e di libertà come certe votazioni che avvenivano nei paesi dell'Est europeo. Non era vero che la gente fosse soddisfatta di quei governi. Non è detto che il popolo della CGIL sia contento. Semmai il consenso è una sorta di delega che ancora viene data alla dirigenza nella speranza che le cose migliorino.

Pietro Ancona


 

Democratizzare il sindacato

6 marzo 2010

 

Ci si aspetta dai sindacati la difesa degli interessi dei lavoratori ma la realtà è spesso sorprendente e sconcertante. Bonanni e Angeletti, segretari delle confederazioni UIL e CISL, si sono affrettati a dichiarare infondato l'allarme dei giuristi italiani e dei sempre più spaventati lavoratori sostenendo che l'arbitrato è aggiuntivo e non alternativo al ricorso al giudice. Dichiarazioni del tutto menzognere smentite dalla protesta dei Magistrati ed accompagnate dalla proterva rivendicazione di una sorta di loro diritto esclusivo sulle questioni riguardanti il lavoro. Insomma il lavoro dovrebbe essere regolato da rapporti di tipo privatistico e sottratti al legislatore. Una tesi in linea con la sbornia liberista che caratterizza l'establishment che abita i palazzi del potere. Questa singolare tesi fu invocata anche da Epifani, quando i ministri della sinistra nel governo Prodi riuscirono a migliorare una parte dei famigerati accordi del luglio 2007. La CGIL insorse contro modifiche migliorative e meno dannose per i lavoratori e pretese il ripristino del testo che era stato concordato nella trattativa sindacale. In sostanza si vorrebbe quasi una assurda delegiferazione del diritto del lavoro a favore di normative stabilite da organizzazioni che, naturalmente, non avrebbero valore erga omnes ma varrebbero soltanto per i rappresentati degli stipulanti. Una ipotesi corporativistica!

Epifani si è affrettato a raffreddare le aspettative di lotta dei lavoratori allarmati e spaventati da una legge definita perfida ed ispirata all'odio di classe dalla cultura giuridica democratica del Paese sostenendo che la CGIL dovrà limitarsi al ricorso alla Corte Costituzionale e annunziando che non parteciperà alla raccolta di firme per chiedere un referendum. In quanto allo sciopero del 12 marzo ha ribadito nelle questioni fiscali, degli emigranti e della occupazione i suoi obiettivi, senza riconoscere alla questione dell'art.18 la stessa importanza. In sostanza Epifani non sottolinea la gravità della "controriforma del lavoro". Si limita a registrarla secondo una linea di assuefazione alle "novità" e di notarile registrazione dell'avanzata del processo demolitorio dei diritti.

Per orientarsi e difendersi dalla insidiosa e perfida legge il lavoratore dovrebbe disporre dell'assistenza di legali. Sebbene il Ministro Sacconi dichiari che il lavoratore non è minus habet sappiamo tutti che nella maggioranza dei casi non potrà permettersi una difesa e che, inoltre, ha anche problemi elementari di informazione e di comprensione. Le norme introdotte sono talmente subdole da richiedere i sensi allertatissimi di esperti frequentatori di Tribunali. Una legge fatta per aggirare e per favorire le truffe non può essere fronteggiata da persone spesso ignare e comunque riluttanti, per ovvie ragioni, di ricorrere al contenzioso della lite legale. Persone che spesso guadagnano meno di mille euro al mese non sono in grado di ingaggiare avvocati. È chiaro che le rinunce saranno tantissime.

Il teatro politico di oggi è occupato quasi per intero dalla questione del decreto truffaldino varato dal Governo e già firmato dal Capo dello Stato sulla questione elettorale in Lazio e Lombardia. A Bersani ed a tutti gli altri non importa per niente la ferita mortale inferta ai lavoratori dalla legge del 3 marzo. Strillano per lo scandalo di un decreto che violenta le norme elettorali. Un pasticcio procedurale creato da leggi elettorali infami ma approvate quasi tutte bipartisan che manipolano la volontà ed i diritti degli elettori. Basti pensare al listino con il quale il candidato alla presidenza della regione, se eletto, elegge per sua monocratica volontà il dieci per cento del consiglio regionale ed il fatto che questo decade se per una qualche ragione sarà impedito. Un pazzesco capovolgimento della logica democratica che di fatto mette il potere legislativo nella mani di una sola persona e delle sue vicende personali.

Mentre Bersani PD tace sull'art.18 intervengono soltanto Cofferati e Ichino il primo per denunziare la debolezza del Partito e della CGIL e l'altro per affermare ipocritamente che ci sono cose ben più gravi di quelle stabilite dalla legge del 3 marzo e parla dei contratti a partita iva passati da quattro milioni o otto milioni. Insomma, secondo la logica aberrante di Ichino, siccome ci sono situazioni assai gravi nella realtà fattuale dei rapporti di lavoro tutto sommato la legge approvata non è poi così la cosa peggiore! Occupiamoci di altro!

Quanto sta accadendo mette in luce il problema enorme del ruolo del Sindacato. Dobbiamo prendere atto che urge una riforma che attui l'art.39 della Costituzione. La natura sempre più elitaria, verticistica e spesso antidemocratica delle Confederazioni Sindacali deve essere regolamentata e sottoposta al rigore della legge. Nonostante la maggioranza dei metalmeccanici fosse sfavorevole agli accordi separati CISL UIL e UGL questi sono stati imposti. Lo svolgimento del Congresso della CGIL solleva problemi che vanno affrontati. Il processo di americanizzazione delle strutture sindacali italiane deve essere bloccato ripristinando il potere degli iscritti sulle oligarchie interne. Lo stesso referendum del 2007 ha costituito la prova più clamorosa di quanto sia urgente una legge che offra garanzie di democrazia ai lavoratori.

Pietro Ancona



 


 

La CGIL tradisce se stessa        

pubblicato nel blog di Paolo Ferrero

9 marzo 2010

 

Una delegazione della federazione della Sinistra capeggiata da Paolo Ferrero si è recata dal Capo dello Stato per chiedere di non firmare la legge 1167 approvata la sera del 3 marzo scorso dal Senato in via definitiva. Una legge che fa scempio dell'art.18 e riduce i diritti di cittadinanza dei lavoratori che non potranno più invocare l'intervento di un giudice come il famoso mugnaio di Dresda. La legge conta più del Re da quando il diritto moderno si è sostituito all'arbitrio del potere. Ma non in Italia. In Italia la volontà del datore di lavoro prevaricherà la Costituzione fondata sul lavoro ed il giudice non potrà intervenire né su richiesta del lavoratore licenziato ingiustamente né di propria iniziativa.

La legge approvata dal Senato, nel silenzio, con il tacito consenso di una opposizione che ha votato contro ma strizzando l'occhio alla maggioranza, lasciando fare, è frutto di almeno due anni di lavoro di squadre di avvocati delle aziende espertissime di esperienza di tribunali e di carte bollate che hanno costruito vere e proprie trappole attorno all'art.18 per "aggirarlo". Verbo usato da giornali certamente non barricadieri ed estremisti come Repubblica ed il Corriere della Sera e che esprime bene l'imboscata ai diritti dei lavoratori oramai inermi di fronte ad un apparato legislativo che si erge minaccioso e li sovrasta. Questo lavorio di bulino dei legulei e dei topi di Tribunale ha partorito una legge che rompe con la tradizione giuslavoristica ispirata dalla Costituzione e della sua fondamentale funzione di custode della parte debole dei minus habent che, a differenza di quanto asserito da Sacconi, non è alla pari con il datore di lavoro. Non potrà mai esserci parità tra chi dà il lavoro e chi lo chiede assillato dal bisogno impellente di vendere la propria forza lavoro per dare da mangiare alla sua famiglia.

Il lavoro dei topi di Tribunale è stato tale per cui sarà difficilissimo al lavoratore potersi difendere dagli attacchi e dalle insidie senza l'ausilio di avvocati esperti. Avvocati che non potrà permettersi e che comunque potrebbero fare ben poco.

Scopo strategico di questa legge è la realizzazione del più straordinario turnover della storia del lavoro italiano. Espellere dalle aziende tutti i lavoratori giudicati "pesanti" per i diritti accumulati in dieci o venti anni di anzianità e sostituirli con giovani magari precari ed interinali, invisibili, o addirittura con staff leasing. Si realizzerà la più grande precarizzazione del lavoro italiano dopo la legge Biagi e questa volta le vittime che verranno stritolate saranno quanti sono stati indicati dall'infame pubblicistica di liberisti a cominciare da Monti come "privilegiati". I diritti sono finalmente diventati privilegi e come tali saranno annullati. Il tutto per realizzare anche un altro abbassamento consistente dei salari. Finalmente la differenza tra lavoratori a tempo indeterminato e precari sarà annullata. Tutti precari!

Il passo importante e significativo della Federazione della Sinistra è convalidato dalle preoccupazioni e dalle denunzie della cultura giuslavoristica italiana e dalla protesta dell'ANM che denunzia il vulnus recato alla Giustizia da una legge che, sostituendo ai Diritti i Divieti e gli Obblighi, avvia un processo di radicale svuotamento della Costituzione.

È allarmante che ad una settimana dal misfatto, mentre CISL ed UIL confermano la loro adesione alla legge 1167, non si registri una presa di posizione adeguata della CGIL.

Osservatori qualificati come Mario Tronti, Gallino, Cofferati giudicano o debole o scarsamente reattiva la posizione della CGIL che si è fin qui manifestata con una notarile dichiarazione di Epifani che rinvia al ricorso alla Corte Costituzionale tutta l'iniziativa della Confederazione ed ad una stranissima uscita della Segretaria Camusso che esclude la questione dell'art.18 tra quelle che saranno indicate come obiettivi dello sciopero generale di venerdì prossimo, uno sciopero per mendicare una "una tantum" di sgravio fiscale di 500 euro.

Ci sono tanti modi per tradire i propri rappresentati, per abbandonare i lavoratori alle ingiurie ed alle soverchierie del padronato. Modi attivi come quelli della CISL e dell'UIL che firmano una riforma del contratto di lavoro che indebolisce di molto la certezza del diritto e modi passivi come quelli che hanno caratterizzato la CGIL che si è rifiutata di firmare quegli accordi ma ha preteso di essere presente come il convitato di pietra di Mozart e poi si è incaricata di lasciarli filtrare in tutti i contratti di categoria. Questo modo passivo di interagire produce danni incalcolabili. Se la CGIL che è la più grande organizzazione dei lavoratori italiani tuttora circondata dal mito della sua bellissima storia sta zitta e si limita a stigmatizzare senza tradurre la sua indignazione in azioni concrete consuma un tradimento. Ora la bastonata inferta dalla legge 1167 è tale non solo da tramortire ma anche da uccidere e non può essere affrontata con il ricorso futuro alle vie legali. Ora e qui è necessario organizzare la resistenza e la lotta.

Ieri al Quirinale doveva salire Epifani che magari, come ha già fatto in passato, si lamenterà di una invasione di campo della politica sul sindacato.

La CGIL deve sciogliersi dalla paralisi in cui la costringono il PD ed i suoi sempre più sconcertanti rapporti con CISL UIL ed anche con l'UGL. Deve subito appellarsi ai lavoratori ed organizzare scioperi fino a quando l'art.18 sarà in pericolo.

Intanto deve subito includere, con un atto solenne del suo Direttivo Confederale, la questione della legge 1167 nel proclama dello sciopero del 12 e chiedere a Napolitano di non firmare.

Si tratta di salvare la Costituzione dai numerosi attacchi di questo Governo e della sua irresponsabile maggioranza che riguardano i diritti civili dei cittadini ed i diritti sociali della gente che lavora.

Pietro Ancona

 

http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=2130&cpage=1#comment-


 


 

Il gatto, la volpe e pinocchio        

10 marzo 2010

 

Pubblicato su Liberazione online oggi come commento all'articolo: Luigi Ferrajoli Filosofo del diritto del Lavoro, «incostituzionale l'arbitrato preventivo» di Paolo Persichetti ieri su Liberazione a pag. 3 http://www.liberazione.it/news-file/intervista-ferrajoli.htm#bottom

 

Chi si aspettava dalla giornata di ieri una qualche buona notizia per il noto scippo dell'art.18 è rimasto con l'amaro in bocca. Niente di nuovo, solo qualche aggiustamento nella comunicazione CGIL che tuttavia non cambia niente e non sposta il pesante macigno caduto dal Senato sulle spalle dei lavoratori italiani. Bonanni è stato zitto. Aveva già detto la sua ed avevamo capito che ieri come otto anni fa la CISL avrebbe salutato senza rimpianti la fine dell'art.18. Hanno parlato Angeletti, segretario appena riconfermato da un Congresso UIL che è stato un vero e proprio salone di ricevimento dello establishment italiano ed Epifani. Angeletti rimproverando il Parlamento della legiferazione in materia di lavoro ha detto che si occuperà dell'art.18.

La legiferazione in materia di lavoro a suo parere, è esclusiva competenza delle parti sociali ed ha annunciato che, in sede di applicazione della legge, l'UIL interverrà sulla questione del reintegro (senza dire come) mentre Epifani, intervistato da Rai3 delle 14,30, ha ribadito implicitamente le ragioni dello sciopero in quelle a suo tempo indicate: fisco, migranti, occupazione derubricando nel calderone della difesa dei diritti quella che è stata definita la controriforma del lavoro e l'attacco radicale alla Costituzione. Nello sciopero generale di venerdì prossimo e nella manifestazione che si terrà sabato indetta dalle forze politiche contro il decreto governativo sulle elezioni non si può dire che la questione dell'art.18 abbia una qualche rilevanza.

Credo che la CGIL dovrebbe chiedere a Napolitano di non firmare la legge e comunque fare sapere che non parteciperà alla costituzione delle Commissioni di Arbitrato che dovranno decidere l'applicazione della procedura alternativa all'art.18. Affidare a queste il potere insindacabile di decisione nel merito dei licenziamenti significa privatizzare il diritto sostituendo alla Legge l'intervento delle parti dandovi valore di legge. Immagino che Angeletti cercherà di ottenere una migliore monetizzazione della violenza subita dal lavoratore licenziato senza giusta causa, magari il massimo di sei mensilità anziché il minimo previsto di due mesi e mezzo. L'azienda, con una manciata di spiccioli, si sarà liberata di una persona che magari cominciava a pesargli troppo o perché da troppo tempo alle sue dipendenze o perché sindacalizzato irriducibile. Credo che queste Commissioni, sulla base delle leggi vigenti che discriminano i sindacati di base, saranno costituite per la parte sindacale, soltanto dai firmatari dei CCNL. Un lavoratore aderente al Cobas avrà il suo sindacalista di fiducia ? Me lo chiedo.

Inoltre la Commissione di arbitrato non è tenuta al rispetto delle leggi vigenti come il magistrato ma eserciterà una sua discrezionale autorità inappellabile. Non possiamo escludere, data l'importanza della posta che sarà in gioco, episodi di incompetenza o di corruzione. Chi garantisce il lavoratore che i membri della Commissione non si accordino alle sue spalle magari per realizzare proprie convenienze relazionali? L'intreccio tra imprenditori e sindacati è diventato troppo intricato negli enti bilaterali ed in tante altre gestioni che si sono costituite nel segno della cosiddetta sussidiarietà e privatizzazione del welfare. Perché le questioni che arrivano alla commissione arbitrale della legge 1167 non possono diventare materia di scambio? Il lavoratore sarà soggetto sociale ancora più fragile.

Potrebbe diventare addirittura oggetto inerte e passivo di scambio. La sua tutela diventa evanescente ed incerta.

La durissima opposizione fatta ieri in parlamento da PD contro la legge sul cosiddetto impedimento personale fa risaltare ancora di più lo scarso o nullo impegno che lo stesso PD ha manifestato nella discussione per la legge 1167. Nessun ostruzionismo, pochissimi interventi, votazione di un no educato, "responsabile". Grande aplomb. Ieri, nessuno dei massimi esponenti del PD ha detto una sola parola di rammarico, di protesta o soltanto di commento sulla fine dell'ultimo argine che restava nelle aziende a protezione dalla prepotenza padronale. Non hanno parlato Bersani, la Finocchiaro, Franceschini, Letta. Ha detto qualcosa soltanto Tiziano Treu qualche ora prima dell'approvazione della legge.

La maggioranza del gruppo dirigente del PD è stata d'accordo a seppellire l'art.18 non rendendosi conto che una classe lavoratrice debole e priva di diritti non dà luogo ad un partito forte, autorevole e rappresentativo. Ma forse non gli interessano i lavoratori ma i padroni ed i padroncini come abbiamo visto dall'infornata di parlamentari regalati alla Confindustria. La CGIL è stata affidata al condizionamento di CISL ed UIL che hanno ampi e forti riferimenti non solo nel Governo ma anche nel PD. Ricordate Collodi? Il gatto e la volpe convincono Pinocchio a seppellire le monete d'oro nel campo dei miracoli e se lo smaneggiano. Da molto tempo l'unità sindacale non è più un valore ma un pericoloso strumento contro i lavoratori. Storti, Benvenuto, Lama diedero vita ad una grande stagione di lotte per le riforme e furono quasi sul punto di realizzare l'unità organica e di ritornare alla CGL unitaria che purtroppo fu rotta dalla guerra fredda. L'unità sindacale aveva allora un significato di crescita civile e sociale che infiammava ed entusiasmava i lavoratori. Ora CISL ed UIL firmano contratti ed accordi separati assecondando le voglie della Confindustria e del Governo. Gli accordi che vedono la firma anche della CGIL sarebbe stato meglio non farli perché tolgono e non danno ai lavoratori.

L'Italia è forse l'unico paese al mondo in cui tre potenti confederazioni hanno partecipato con numerosi accordi ad uno dei più gravi processi di impoverimento e di spoliazione dei diritti avvenuti nell'Occidente. Sindacati ricchi e lavoratori con le pezze al culo dopo venti anni di concertazione.

Spero molto che i lavoratori facciano sentire la loro voce nei cortei del 12 marzo. Spero nella presenza di migliaia e migliaia di cartelli che strillano il loro NO alla infame legge 1167. Spero in una iniziativa nel Comitato Direttivo della CGIL che dovrebbe riunirsi subito e definire una strategia di lotta che renda impossibile le procedure della 1167. Spero che una delegazione della CGIL si rechi subito dal Capo dello Stato come è stato fatto ieri dalla sinistra politica. Voglio sperare che la CGIL prenda coscienza del gravissimo errore compiuto nel lasciare fare con tranquillità al Senato una legge che ci riporta agli anni cinquanta. Voglio sperare anche che il PD recuperi la vocazione solidaristica e civile dei cattolici e quella classista del PCI e che nella manifestazione del 13 difenda la Costituzione anche dal versante della tutela dei lavoratori.

Pietro Ancona



 


 

Urgente l'autoriforma per rinascita CGIL        

12 marzo 2010

 

Oggi lo sciopero generale della CGIL, nonostante la cocciuta resistenza burocratica della sua nomenclatura che, attraverso la Camusso, ha escluso la questione dell'art.18 dagli obiettivi fondamentali da rivendicare, sarà attraversato da una grande corrente di inquietudine e di rabbia per la legge approvata dopo una incubazione durata due anni. La legge 1167 si occupa di "aggirare" e svuotare il ruolo di garanzia dell'art.18 ma anche di altre meschinità avvocatesche che degradano la legislazione senatoriale al ruolo di pezza di appoggio di chi vuole "fottere" i propri dipendenti. Sarà molto più difficile per un lavoratore, spesso alle prese con il problema di mettere insieme pranzo e cena, ricorrere al Giudice per i propri diritti per gli ostacoli artificialmente creati dai topi di Tribunale, dal divieto di intervenire imposto ai Magistrati, dal costo spesso in migliaia di euro di spese legali in caso di perdita anche se non trattasi di ricorso "temerario". Certo se una causa di lavoro viene persa dall'azienda questa ha mezzi per pagarne le spese che in ogni caso vengono iscritte al suo bilancio e scaricate spesso sull'azionariato. Il lavoratore dovrà vendersi l'auto o ipotecare la casa per pagarle. Questo in ragione del fatto che è minus habet anche se il Ministro Sacconi, in perfetta malafede, sostiene la sua parità con il datore di lavoro. Lo sciopero di oggi segnala una protesta verso una scelta che, se sarà timbrata dal Capo dello Stato, diventerà definitiva e difficile da revocare dal momento che, come è accaduto con la legge trenta, è assai improbabile che un governo di centro-sinistra non la confermi. L'abolizione di fatto dello articolo 18 viene accettata da CISL ed UIL che acquisiscono ulteriori poteri sui lavoratori diventando arbitri del loro posto di lavoro al posto del Giudice e non è sgradita a una certa burocrazia della CGIL, convertita alla sussidiarietà non solo del welfare ma anche della gestione dei diritti.

L'arbitrato privatizzerà la parte più importante del rapporto di lavoro assegnando alle parti la gestione di diritti finora affidati alla magistratura.

La legge 1167 è una pietra miliare nel processo di spoliazione dei diritti della persona-lavoratore partito dalla privatizzazione del collocamento con l'infame pacchetto Treu sulle agenzie interinali. Dopo di essa non resta al padronato italiano che espugnare l'INPS e l'INAIL e mettere le sue avide mani sui fondi che costituiscono il patrimonio più grande dei lavoratori italiani. Con la complicità dei sindacati hanno fatto del TFR una risorsa per la casta degli assicuratori. Avanzerà ancora la linea della "complicità" perseguita da Sacconi e da intere squadre bipartisan di parlamentari e funzionari che lavorano notte e giorno per trasfigurare la legislazione da garante dei diritti dei lavoratori a espressione degli interessi della impresa.

Come afferma Brunetta bisognerà abolire almeno dalla Costituzione materiale l'art. 1 (l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro). Il lavoratore torni pure ad essere l'utensile umano di cui parlava Aristotele! La Repubblica è fondata sulle imprese e magari sulle leggi razziste che assicurano manodopera ricattata a bassissimo costo.

Il Congresso della CGIL dovrebbe riflettere a fondo sulla degenerazione del ruolo del sindacalismo italiano che da un lato isola ed emargina le sue forze più combattive e dall'altro, attraverso il funzionamento dell'alleanza delle tre grandi sigle, asseconda un processo di impoverimento materiale e contrattuale che sembra essere arrivato alla sua punta estrema. Bisogna prendere atto che i patti parasociali dell'unità con CISL ed UIL sono scritti dalla Confindustria che si avvale della collaborazione di importanti esponenti del PD.

La prima cosa che dovrebbe fare il Congresso è quella di dichiarare chiusa una fase dell'unità sindacale e lanciare un messaggio per la riapertura del dialogo con i Cobas per riposizionare la CGIL nel suo naturale alveo di sindacato autonomo dai partiti, dal padronato e dal governo. La CGIL deve tornare ad essere il sindacato di classe come tuttora viene vissuta dalle grandi masse lavoratrici che vivono nel suo mito e si rifiutano di crederla diversa da quella che hanno nel cuore.

La seconda cosa è avviare un processo di netta separazione tra dirigenza e burocrazia e darsi una struttura simile a quella della Confindustria. Dirigenti delle categorie eletti e rinnovati periodicamente e funzionari a tempo pieno dediti soltanto alla gestione della organizzazione e delle politiche decise dai gruppi dirigenti di categoria. Questo non significa abolire la confederalità che resta un valore fino a quando non diventa una camicia di forza.

La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento l'approvazione di una legge quadro di attuazione dell'art.39 della Costituzione dal momento che il ruolo del Sindacato è cogente nella vita di milioni di persone.

Dovrebbe da subito destinare una parte dei contributi sindacali versati per delega dai lavoratori ad un fondo di solidarietà per soccorrere i propri iscritti in situazioni di emergenza. Penso che si dovrebbe cominciare da un programma speciale nella zona della Sardegna flagellata dalla disoccupazione. Il sindacato deve stare insieme al suo popolo ogni qualvolta ne ha bisogno.

La sua crisi nel Nord a vantaggio della Lega è in grande parte derivata dalla sua burocratizzazione e dalla sua freddezza. Il solidarismo deve essere un valore per la CGIL, un ritorno alla grande tradizione della mutualità operaia. Gli zolfatari e poi i Fasci siciliani, sul finire dell'ottocento, costituirono Leghe che avevano lo scopo di comprare la bara ai loro compagni che venivano sepolti in un telo. Ora la CGIL, con la sua enorme potenza economica, può destinare una parte di essa al soccorso della sua gente in difficoltà. Deve insomma umanizzare il suo ruolo che non è quello di mero compilatore di 740.

Pietro Ancona



 


 

Guglielmo Epifani        

pubblicato su Liberazione.it

13 marzo 2010

 

Il discorso pronunziato ieri a Padova da Guglielmo Epifani, in occasione dello sciopero generale indetto dalla sola CGIL, è stato deludente. Ha parlato per circa 24 minuti occupandosi della scottante questione dell'art.18 soltanto per un paio di minuti a metà del suo intervento tra l'undicesimo il tredicesimo minuto. (*) Naturalmente si è lamentato della legge varata dal Senato. Come avrebbe potuto farne a meno a fronte di lavoratori shoccati, inquieti, angosciati per la perdita di un loro solo strumento di tutela? Da domani potranno essere licenziati senza giusta causa e mandati a casa con una manciata di spiccioli.

Le aziende si libereranno dei lavoratori a tempo indeterminato ed assumeranno o si faranno mandare dalle agenzie interinali persone con le quali potranno giostrare senza limiti con le possibilità di elusione offerte dalla legge Biagi. Potranno in certi casi azzerare totalmente ogni onere sociale ed ogni diritto pretendendo di regolare come prestazione professionale autonoma quanto è invece lavoro dipendente. La manna che il Senato ha fatto cadere dal cielo sulla imprenditoria italiana è assai abbondante e non abbiamo dubbi che ne approfitterà. Con il tramonto dei diritti avremo anche un calo dei salari.

È noto che nell'area della legge Biagi i salari difficilmente arrivano ai 700 euro mensili. I minimi contrattuali nazionali vengono tutti sistematicamente derogati e, pur durando questo fenomeno da anni, nessuno si é azzardato a proporre una legge per il Salario Minimo Garantito che creerebbe una qualche protezione ai precari ed ai lavoratori stranieri.

Guglielmo Epifani aveva iniziato assai bene la sua segreteria. È succeduto a Cofferati che aveva concluso la sua con la storica manifestazione di Roma che bloccò il tentativo del Governo D'Alema di abolire l'articolo 18. Per qualche tempo la sua linea di saggio e vigoroso rigore nella difesa dei lavoratori caratterizzò la CGIL e ne ribadì le caratteristiche di sindacato per antonomasia. Ma poi la campagna per la "modernizzazione" (che adesso sta mostrando la sua vera natura finalizzata alla spoliazione di tutti i diritti conquistati in decenni di lotte del movimento operaio italiano) ha avuto il sopravvento ed ha espugnato la cultura progressista e socialista del sindacato. Questo anche ad opera della contemporanea trasformazione dell'ex PCI passato da partito dei lavoratori a partito neutrale tra capitale e lavoro ed ora, apertamente, a partito della Confindustria che elegge deputati grosse personalità del mondo imprenditoriale italiano come Colaninno, Merloni e il Presidente della Finmeccanica Calearo.. Inoltre il PD esprime attraverso Ichino, Letta, Treu, Fioroni ed altri un orientamento liberistico in materia di lavoro. È per le privatizzazioni senza se e senza ma e per la deregulation dei rapporti di lavoro per favorire il massimo di flessibilità alle aziende italiane.

L'atteggiamento di Epifani e della CGIL è diventato sempre più prudente e ricettivo verso le pretese della Confindustria e del Governo di destra. Nel corso degli ultimi sei anni l'agenda della contrattazione e della concertazione è stata scritta sempre dalla Confindustria in collaborazione con CISL e UIL. Non si può negare che non abbia avuto successo. La Confindustria si è ripresa con gli interessi quanto generazioni e generazioni di lavoratori erano riusciti a conquistare. Ora il terreno è pieno di macerie e, dal momento che è stato usato lo strumento legislativo, sarà difficilissimo e forse impossibile recuperare qualcosa dei diritti perduti o ceduti e ridare un minimo di dignità al lavoro italiano.

Le vittorie più strepitose del padronato sono state tre: la legge Biagi che ha ridotto in precariato tutti i lavoratori assunti negli ultimi anni, le privatizzazioni che hanno divorato la pubblica amministrazione creando migliaia di lavoratori "invisibili" nelle mani di cooperative o imprenditori di mano d'opera ai quali è stato appena regalato lo staff leasing, e la legge 1167 del 3 marzo che distrugge l'art.18 e privatizza il diritto facendone una opzione gestita dalle parti.

Sulla legge Biagi la CGIL di Epifani è passata dalla contestazione alla accettazione sottoscritta dagli accordi del luglio 2007 fatti sanzionare da uno scandaloso ed inverosimile referendum dove avrebbero votato cinque milioni di persone. Referendum che ha sollevato gravi e delicati problemi di democrazia. Sulle privatizzazioni la CGIL non è mai intervenuta. Sui licenziamenti, sebbene tutti sapessimo che cosa stava bollendo nel pentolone del Senato, ha lasciato demolire l'art.18 ed altri importanti diritti nel silenzio. Senza una sola manifestazione di protesta, senza lanciare un solo segnale di contrarietà. Ora sappiamo che CISL ed UIL, come avevano fatto per la riforma del contratto, hanno concordato tutto con il governo e la Confindustria. La CGIL è rimasta passiva e lo sciopero di ieri era indetto con una piattaforma che avrebbe potuto essere sottoscritta dalla Marcegaglia. La richiesta di una riforma fiscale era il tema dominante e questo fa piacere agli industriali che dirottano verso lo Stato le richieste di un miglioramento salariale e notoriamente non hanno mai amato le tasse.

Il bilancio per i lavoratori é amarissimo, tragico. È un bilancio tragico anche per la democrazia italiana insidiata da una destra sempre più aggressiva e prepotente. La libertà comincia dalle aziende. Se non c'é libertà nelle aziende non c'é libertà nel Paese. Lavoratori ricattati dalla minaccia di essere licenziati senza giusta causa non sono liberi e debbono acconciarsi a qualsiasi pretesa padronale.

L'americanizzazione del lavoro italiano é compiuta. Il lavoro é merce soggetta alle variabili del mercato come ebbe ad affermare una volta lo stesso Epifani. I diritti garantiti dalla Costituzione sono stati aboliti. Del resto, non si lavora forse per cambiare la Costituzione?

Ieri, con tempismo doppiocerchista, forse per rispondere a pressanti richieste del PD, la CGIL ha fatto sapere che il Primo Maggio sarà celebrato unitariamente a CISL e UIL. Bonanni ha incassato ma non ha rinunziato a coprire di insulti la CGIL che "abbaia" con il suo sciopero generale mentre la CISL "lavora" per il bene del Paese.

È una resa incondizionata. Con lo sciopero di ieri ed anche con quello del dicembre scorso si dà solamente uno sfogo all'amarezza degli operai ridotti a stiliti. Con la celebrazione unitaria del 1 maggio si subisce la leadership di CISL ed UIL e con esse si continua a trasformare il sindacato da strumento di lotta a servizio sussidiario buono soltanto per sbrigare pratiche.

Pietro Ancona

 

Discorso di Epifani 12 marzo 2010

http://www.liberazione.it/news-file/NomeSEO_358391446.htm

Il teatro delle bugie        .

16 marzo 2010

 

L'articolo di Repubblica di ieri mattina con la notizia della perplessità del Presidente della Repubblica sulla ratifica della legge 1167 era stato accolto come un raggio di sole in una plumbea giornata di pioggia. L'articolo era talmente circostanziato e documentato da fare ritenere assolutamente attendibili le critiche formulate dal Quirinale all'impianto della legge anti art.18. Subito dopo tutto il fronte dei fautori della legge si è messo in movimento per pressare il Quirinale e fargli capire che non deve tergiversare sul bottino più sostanzioso che il padronato è riuscito a scippare ai lavoratori dopo la legge Biagi. Sacconi, il Ministro della "complicità sindacati-padronato" ha emesso acutissimo strillo di protesta ed ha malignamente rinfacciato al PD e alla stessa CGIL il fatto che la legge ha subito ben quattro passaggi d'aula senza suscitare particolari contrarietà ed opposizioni.

Insomma ha fatto sapere a Napolitano che il fronte anti art.18 è bipartisan. Chiamato in causa, il PD, con una nota di Damiano e Berretta, si limita a chiederne una modesta limatura per rendere meno brutale il tritacarne dell'arbitrato. Contemporaneamente Sergio D'Antoni, ex segretario della CISL ed autorevole esponente del PD, interviene per spezzare la sua lancia a favore dell'arbitrato. Anche la CGIL è intervenuta ma, a differenza della CISL che ha preso posizione ufficiale a favore con la sua segreteria, si è limitata ad un commento di Fulvio Fammoni. Giudizio negativo e basta. Non si chiede niente al Presidente, non si invitano i lavoratori a protestare, a creare nei posti di lavoro un movimento di contestazione. Il grande pitone a più teste del sindacalismo italiano inghiottirà la 1167 come ha inghiottito la legge 30 e quant'altro si è fatto con il governo ed il padronato per cancellare diritti o restituire miglioramenti ottenuti.

Cazzola, grande coautore della 1167, già segretario della CGIL in quota sinistra socialista, chiede bon ton. Non bisogna premere sul Quirinale specialmente se si chiede di bloccare il misfatto e rinviarlo agli autori. Ichino, furbissimo e scaltrissimo, cerca di stornare l'attenzione, di minimizzare: "non vi preoccupate, tanto la legge è incostituzionale e non sarà applicata", scrive ! Ma anche la legge Biagi è incostituzionale ed è una miniera di elusione e di evasione della Costituzione, eppure è in piena opera, ha già fatto milioni di vittime ed altre ne continuerà a fare. Non solo, ma continua ad essere celebrata dal mondo accademico come una delle pietre miliari del nuovo giuslavorismo. Dal 19 marzo e per tre giorni l'Università di Modena è impegnata in un seminario di studi sull'opera di Biagi. Osservo con amarezza che tanta attenzione non è mai stata dedicata all'opera di Brodolini ed al suo Statuto dei Diritti accolto dalla borghesia italiana di malagrazia e con malcelata ostilità come peraltro viene accolta dai potenti ogni cosa riguardante la giustizia sociale e l'eguaglianza.

L'establishment non gradisce la diffusione dei diritti.

La Repubblica fondata sul Lavoro si accinge a celebrare come un grande eroe del pensiero, come un grande riformatore, l'autore di un libro bianco definito da Cofferati dal contenuto "limaccioso". La riforma Biagi consiste essenzialmente nel prevedere un numero quasi infinito di rapporti di lavoro dal cocopro alla prestazione a partita iva, una miniera inesauribile di possibilità di elusione dei diritti delle persone. Infatti, tutti gli infelici che prestano la loro attività sub specie legge trenta non soltanto hanno perso quasi tutti i diritti, ma si debbono accontentare di retribuzioni meschine. Una ragazza due volte laureata, master, tre lingue, adibita al lavoro di segreteria guadagna non più di 700 euro al mese.

Cinque e forse più milioni di lavoratori biagizzati vivono nella precarietà e se licenziati non possono fruire di nessun ammortizzatore sociale. Questo governo ha fatto qualcosina per alcuni di loro che però non deve costare più di duemila euro annui. L'entusiasmo con il quale tantissimi ragazzi e ragazze hanno raggiunto la laurea è stato spento da una imprenditoria disumana che riesce ad imboscare centinaia di miliardi di euro all'estero. La laurea non é più strumento di promozione sociale e di qualificazione. La legge Biagi l'ha totalmente stroncata ed ha stroncato le speranze nutrite per tutta una vita dalle sue vittime. Quello che conta è il censo, la famiglia, Se sei avvocato e tuo padre è contadino puoi solo andare a servizio per pochi soldi da un altro avvocato il cui padre era avvocato. Lo stesso per tutte le professioni. I laureati figli di poveri sono stati brutalmente riproletarizzati e la legge Biagi li ha rimessi al loro posto.

Sacconi conta di portare a Modena al convegno su Biagi lo scalpo dell'art.18. La porta della precarizzazione universale è spalancata!

 Intanto si comincia a costruire un nuova volgata dopo le tante "modernizzazioni" che hanno devastato e ridotto in macerie i diritti. Qualcuno comincia a parlare della bellezza della privatizzazione del diritto. Se sono le parti sociali e non la legge a regolare il conflitto non è forse meglio? Qualcuno si infila nella porta aperta dall'arbitrato per cancellare le tutele stigmatizzate come privilegi, ingessature, lacci e lacciuoli.

Pietro Ancona

 

http://www.asca.it/news-ART_18__CISL__ARBITRATO_E__STRUMENTO_IN_PIU__PER_CONTROVERSIE_LAVORO-901860-ORA-.html


 


 

Idee velenose e fastidio alla schiena

18 marzo 2010


Il Ministro Sacconi ha lamentato un "fastidio alla schiena" causatogli dalle critiche alla 1167 di cui è padre gelosissimo. Ha fatto anche sapere che non "tollererà" nessuna modifica. La creatura che ha partorito è perfetta e coloro che oggi la osteggiano se ne pentiranno come hanno fatto per la loro opposizione alla legge Biagi ed alla soppressione della scala mobile. Il "fastidio alla schiena" del ministro gli è stato provocato dal "linguaggio violento" e dalle "idee velenose" di Niki Vendola il quale ha definito la 1167 un "colpo alla nuca dei lavoratori" definizione che traduce correttamente in immagine "l'aggiramento" all'art.18 di cui ha parlato tutta la stampa italiana.

Quando il Ministro parla di "fastidio alla schiena" forse allude al brivido di paura di chi si sente minacciato da un possibile terrorista che, ispirato dalle parole di Niki Vendola ed imbevuto dell'odio che secondo Berlusconi sarebbe il passo successivo all'invidia sociale, potrebbe attentare alla sua vita. La stessa accusa fu fatta a Cofferati quando per avere criticato il libro bianco di Biagi fu criminalizzato addirittura come mandante morale del suo omicidio. L'accusa gli venne dall'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga a cui si unì il coro latrante della destra.

Ora Sacconi sembra volere evocare il martirio. Si vorrebbe consegnare alla storia come il Ministro della "complicità sociale" vittima di assatanati estremisti.

Intanto si accinge a raggiungere Modena dove si celebrerà il ricordo del grande antigiuslavorista Marco Biagi. A Modena si studierà l'evoluzione dell'antigiuslavorismo in gran parte trasfuso nella legge trenta e che è prossimo a sfociare nella imposizione di obblighi. Aver annichilito le tutele e stabilito che i lavoratori non sono minus habent, normare l'abuso ed il fumus della elusione non sembra più sufficiente. Bisogna andare avanti e, non avendo tanti altri diritti da togliere, si passa alla imposizione degli obblighi e degli abusi. Questi cominciano ad essere introdotti dalla 1167. L'obbligo di non adire ad un Tribunale ed a subire la privatizzazione della legge nell'arbitrato. Il diritto del lavoro è stato assaltato a più riprese da torme di topi roditori esperti soprattutto nelle procedure. Accanto all'arbitrato sono state messe vere e proprie trappole procedurali. Dalla lettura del "collegato lavoro" si evince uno sforzo per rendere difficoltosa e piena di trabocchetti la difesa del lavoratore. Molti dei suoi diritti vengono trasferiti ai Sindacati ed é questa la novità sconcertante denunziata dall'ANM, e dalle associazioni dei giuslavoristi e dei giuristi democratici: la privatizzazione della Legge.

Anche Bonanni si schiera spavaldamente a difesa della 1167 e ne attribuisce a "lobby" nostalgiche della prima Repubblica le ostilità. Non esita a definire "lazzaroni" quanti non la pensano come lui. Secondo il dizionario, il lazzarone è una canaglia, un mascalzone e come tale venivano disprezzati dai nobili della corte borbonica i popolani napoletani. Bonanni si mostra anche deluso di Ichino e lo accusa di protervia e di avere proposto il contratto unico che, questo si, avrebbe davvero cancellato l'art.18.

Ora le lobby sono potenti organizzazioni che attraverso loro campagne di persuasione, in Italia si chiamano tangenti, influenzano i Parlamenti a cominciare dal Congresso USA per proteggere o imporre i loro interessi. Ci sono le lobby di fabbricanti di armi che hanno impedito il controllo delle vendite o quelle della sanità privata o delle assicurazioni. Considerare i critici della 1167 una lobby a me sembra una enormità, una sparata. In quanto alle nostalgie per la Prima Repubblica io, a differenza di Bonanni, penso che siano assai giustificate. La prima Repubblica garantiva i diritti dei lavoratori. La Seconda Repubblica è la palude fascista nella quale stiamo affondando ed é un mondo capovolto nel quale alcuni potenti sindacati sono dalla parte dei padroni e ne tutelano gli interessi contro i lavoratori.

A fronte del vittimismo protervo e degli insulti di Bonanni e Sacconi ieri non si sono levate voci forti e chiare a difesa dell'art.18. Bersani é intervenuto alla Camera per spiegare come sarebbe assai più bravo di Tremonti e di Berlusconi nel tirare fuori dalla crisi l'economia italiana. Non ha speso una sola parola sulla legge 1167. La CGIL si affida ad un comunicato del solito addetto ai lavori più che altro per lamentare il fatto che il Ministro del Lavoro ha concluso un accordo con CISL e UIL prima della promulgazione della legge.

Siamo alla ripetizione di un film già visto per la riforma del contratto. Solo che qui siamo in presenza di una legge, cioè di una demolizione di diritti che potranno essere restaurati soltanto da un altra legge. Che forse non verrà mai. I governi di centro-sinistra non hanno mai cambiato le leggi dei governi di centro-destra in materia sociale. Bisogna quindi intervenire ora e subito con una grande mobilitazione popolare. Ma non arrivano segnali al riguardo neppure dalla FIOM o dalla Mozione Due. Soltanto la sinistra "radicale" ha fatto e continua a fare quello che può. Grazie a Vendola ed a Ferrero.

Pietro Ancona


http://www.agi.it/economia/notizie/201003081401-eco-rt10124-
lavoro_vendola_attacco_ad_art_18_e_colpo_a_nuca_lavoratori

http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2010/3_marzo/17/ art18_sacconi_stop_linguaggio_violentoda_fastidio_alla_schiena,23434958.html



 


 

Lacrime di coccodrillo CREMASCHI e l'art.18

19 marzo 2010

 

Ci sono tanti modi per assecondare una politica compreso quello di avversarla. Importante che l'avversione abbia tempi che non possono più influire sulla sua realizzazione. Cremaschi, importante leader della sinistra sindacale, segretario della FIOM, sapeva assieme a tutta la FIOM ed a tutta la CGIL che il collegato lavoro era in laboriosa gestione al Senato e che sarebbe stato posto in approvazione.

La data di approvazione era conosciuta da tutti. Tuttavia si è giunti al varo della legge che viene giudicata da lui stesso come il più grave attacco a tutti i diritti dei lavoratori senza intervenire, senza spendere una parola. Si è lasciato che l'opposizione del PD facesse una blanda ed assai compiacente opposizione, limitandosi alla limatura di qualcuno degli aspetti più odiosi e vessatori.

Ora Cremaschi critica la legge approvata dal Parlamento ed in attesa di essere promulgata dal Capo dello Stato e ne chiede il boicottaggio ai lavoratori nel caso di sua approvazione.

Sacconi ha rimproverato alla CGIL di non essere mai intervenuta durante i quattro passaggi che la legge ha avuto in Parlamento durante una incubazione lunga ben due anni. Può spiegare La CGIL come mai non si è fatta viva e non ha allarmato i lavoratori italiani su quanto si stava tramando alle loro spalle in Parlamento? Come mai Cremaschi e la FIOM hanno aspettato di essere posti davanti al fatto compiuto?

Ora, se Napolitano firma, non ci sarà più niente da fare. La CGIL può certo non partecipare alle Commissioni di arbitrato e potrà ricorrere alla Corte Costituzionale. Ha escluso il ricorso al referendum. Ci vorranno anni ed intanto la legge opererà sui molteplici fronti dai quali aggredisce i diritti dei lavoratori ed impone uno jus di vera e propria menomazione fatta di divieti e di condizioni onerose.

Sono anni che l'agenda sindacale viene imposta o dal padronato o dal governo ed le Confederazioni si limitano ad apporre la loro firma su scelte che nel tempo sono diventate sempre più scellerate.

L'opposizione che oggi fa la FIOM risulta anacronistica e perdente. Avrebbe dovuto farla prima e spingere la CGIL alla difesa dell'ultimo fortilizio rimasto. Gli stessi giuslavoristi e costituzionalisti che si sono schierati a difesa dell'art.18 non hanno avuto l'aiuto necessario dal Sindacato.

Si ha l'impressione che l'attenzione della CGIL sia tutta concentrata alla contemplazione del suo stesso ombelico. Le mozioni non significano più niente ed il prossimo Congresso sarà dominato da questioni che le hanno abbondantemente superate. Forse si sta discutendo nelle stanze alte della CGIL soltanto dei seggi e degli incarichi da ripartire. In Sicilia si dice "la sciarra e pa cutra". La lite è per la coperta, per la roba e chi se ne infischia di tutto il resto.

Ho sempre sperato in una autoriforma della CGIL, nella sua capacità di attingere al grande animo generoso del suo popolo per riconquistarne i diritti perduti.

Ma le mie speranze sono vanificate di quanto succede nella realtà. La realtà è di una CGIL che ha cessato di impegnarsi non solo per il cambiamento ma anche per il puro e semplice mantenimento dei diritti esistenti.

Pietro Ancona



 


 

1° maggio contro i lavoratori        

20 marzo 2010

 

La vicenda ancora aperta dell'allegato lavoro (legge 1167) pone un problema di salvaguardia dei diritti dei lavoratori da affidamenti ed accordi che possono essere dati o stipulati dalle Confederazioni Sindacali in loro nome. CISL ed UIL difendono la legge licenziata dal Senato. La CISL si spinge fino ad insultare come "lazzaroni" quanti dissentono facendo eco al Ministro Sacconi che accennando alle critiche di Vendola parla di "idee velenose" e finge di sentire un "fastidio alla schiena" evocando reazioni terroristiche. Bisogna avere la coscienza molto sporca per temere di essere sparati a causa di un atto legislativo che viene decantato come un equo prodotto della modernizzazione.
La CGIL, consapevole di avere una base reattiva e più politicizzata di quella di CISL ed UIL, si è astenuta dall'approvazione della legge anti art.18, l'ha criticata, ma ha lasciato fare. Ha lasciato che il Senato giungesse al voto finale senza intervenire e senza avvertire i suoi rappresentati del macigno che stava per rotolare sulle loro teste. A differenza di Ferrero, non ha ritenuto di illustrare al Presidente della Repubblica le ragioni di incostituzionalità che un centinaio di giuslavoristi hanno formulato in un appello. Ha escluso che la questione art.18 potesse essere al centro dello sciopero del 12 marzo ed ha anche escluso che potesse avviare una raccolta di firme per un referendum. Si è limitata ad annunziare un ricorso alla Corte Costituzionale dando per scontata la firma del Presidente della Repubblica quando questa è ancora incerta. Insomma, ha lanciato una serie di segnali rivolti a rassicurare i fautori della legge facendo capire di non poter fare a meno di essere contraria per tra-dizione, per cultura, per la contrarietà dei lavoratori ma che non avrebbe alzato barricate per contrastarne l'applicazione.

Questo comportamento della CGIL è la logica conseguenza di una profonda involuzione antidemocratica di cambiamento culturale e politico che ha segnato un percorso cominciato con gli accordi di abolizione della scala mobile e di concertazione e che ha avuto momenti significativi nel protocollo d'intesa del luglio 2007 con il governo Prodi, con il laisser faire a CISL e UIL per la riforma della contrattazione e soprattutto con gli accordi per l'Alitalia stipulati contro i lavoratori che sono stati lo spartiacque tra un prima ed un dopo. Per l'Alitalia la CGIL ha accettato una privatizzazione che ha regalato ad una cordata di imprenditori un patrimonio ingente, ha danneggiato i piccoli azionisti e soprattutto ha accettato di stipulare un contratto aziendale lesivo di diritti sindacali ed anche di cittadinanza. Per l'accordo Alitalia, la CGIL era intervenuta con posizioni iniziali corrette ma, cammin facendo, per influenza di vari fattori e tra questi la pressione del PD, ha sottoscritto condizioni che hanno fatto retrocedere l'Alitalia tra i peggiori datori di lavoro del trasporto aereo.

Sono convinto che nelle posizioni diverse che la CGIL assume rispetto a CISL ed UIL ci sia un gioco delle parti, un modo per approvare respingendo. Insomma, un espediente per non deludere i propri iscritti per poi, ad un certo punto, allargare le braccia e dire che non c'è stato niente da fare. Non mi spiego diversamente l'annunzio della comune celebrazione del 1° Maggio dopo uno sciopero generale fatto in contrasto con CISL e UIL. Un Primo Maggio contro i lavoratori privati financo del diritto di ricorrere ad un Giudice ed avviati alla precarizzazione ed ad un lungo periodo di bassi salari e di ricatti esistenziali.

Il Sindacato italiano ha cambiato pelle e natura. I suoi interessi sono diventati diversi da quelli dei lavoratori che sono usati come materia prima per il proprio sviluppo burocratico ed aziendale. I sindacati sono grandi aziende di servizi che gestiscono con le associazioni padronali un enorme gruppo di enti bilaterali finanziati da ritenute imposte contrattualmente ai lavoratori. Non è privo di significato che i Sindacati italiani applicano ai loro dipendenti la legge trenta e da molto tempo sono esonerati dagli obblighi dell'art.18.

Anche i grandi ideali che costituivano parte dell'identità della CGIL sono stati cancellati. La CGIL non partecipa da anni alle lotte per la pace. C'è più sensibilità in certi articoli che appaiono sul NYT e sul Guardian per l'orrore delle guerre coloniali in corso che nei suoi sempre più rari pronunciamenti. La perdita di identità progressista, socialista, di sinistra della CGIL è una terribile perdita per l'Italia.

Pietro Ancona


 

L'art. 18 è morto!

Art.18 Rinvio alle Camere della 1167

31 marzo 2010

 

Il Capo dello Stato non ha firmato l'indecente legge 1167 che vanifica l'art.18 e peggiora o rende impossibile l'accesso alla giustizia dei lavoratori. Dobbiamo di ciò essergli grati. Non ha voluto passare alla Storia come l'affossatore del diritto alla giusta causa mettendo il suo timbro su una legge che considera il lavoratore alla pari con il suo datore di lavoro e non minus habent bisognoso di tutele giuridiche.. Questa scelta di Napolitano è stata compiuta nonostante l'esistenza di un vasto partito di avversari e liquidatori dei diritti dei lavoratori fondato venticinque anni fa da Ezio Tarantelli con la sua campagna per abolire la scala mobile e poi sviluppata nel tempo da Massimo D'Antona che ha dato gli "instrumenti" giuridici per la privatizzazione del pubblico impiego e più avanti ancora da Marco Biagio fornitore dell'officina per la precarizzazione.

Questi personaggi sono stati uccisi dalle Brigate Rosse che hanno con ciò creato una sorta di mito sacralizzato della loro disastrosa dottrina. Non si può parlare male o criticare coloro che hanno pagato con la vita la loro convinzione ideologica e dottrinaria. Ed infatti il sacrificio del sangue versato ha imbarazzato o addirittura bloccato i critici di una linea che si è risolta in un grave imbarbarimento delle relazioni sociali ed in un costante impoverimento della maggioranza della popolazione lavoratrice. Avere truffato i lavoratori ed i pensionati con un meccanismo di copertura dall'inflazione fasullo ha generato un meccanismo di povertà. L'Italia della scala mobile e del contratto a tempo indeterminato era prospera e felice. Oggi, la crisi che investe le aziende e distrugge il commercio, è dovuta ad un drastico abbattimento dei consumi interni determinato dai bassi salari e dalla mancanza di futuro per tante generazioni. I lavoratori sono infelici in continua ansia per il posto e per le bollette da pagare.

Se avessimo Sindacati non felloni e collaborazionisti, dovremmo rivendicare la scala mobile, il contratto a tempo indeterminato per tutti, l'abolizione delle leggi che hanno menomato conquiste come quelle dell'orario di lavoro, sganciato le aziende dai loro obblighi sociali, ridotto il diritto ad un giusto ed equo processo con l'introduzione dell'onere delle spese per il lavoratore soccombente.

Il rinvio alle Camere della 1167 riguarda l'art.31 e l'art.20.. Ma tutta la legge è impregnata di una volontà di smobilitazione dei presidi legislativi esistenti a tutela dei diritti dei lavoratori. Muove nell'ottica della cosiddetta sussidiarietà sostenuta da Sacconi che prevede la privatizzazione della legge, (già qualcuno nelle università italiane si improvvisa teorico dell'esercizio privato e tra privati della legge del lavoro).

Il rinvio è stato causato dalla brutalità e dall'impudenza di norme votate senza tenere in alcun conto il dettato costituzionale e la dottrina esistente. Ma ha influito la frattura nel campo di Agramante. Ichino e Treu, noti liberisti, si sono dissociati e l'ex Ministro del Lavoro Damiano si è lamentato di commissioni arbitrali che potrebbero avere rappresentanti dei sindacati locali (COBAS o altri) al loro interno. Vorrebbe conservare il monopolio mafioso della rappresentanza a CGIL, CISL, e UIL.

CISL e UIL si erano affrettati ancora prima della promulgazione della legge a sottoscriverla assieme al Governo ed alle associazioni padronali. Volevano mettere il Quirinale e l'opinione pubblica davanti al fatto compiuto di una volontà che sfidava ed isolava la CGIL che aveva dissentito. Ma la CGIL aveva percepito la collera del mondo del lavoro e l'aveva voluto rappresentare, sia pure insufficientemente, nello sciopero del 12 marzo. Tra le forze politiche bisogna notare che il PD, pur votando contro, non era dispiaciuto della legge e D'Antoni ed altri si sono spinti fino a difenderla pubblicamente.

Le forze che operano contro la giusta causa sono proterve, arroganti e difenderanno le loro posizioni. Non è detto che le Camere si ripresenteranno al Quirinale con una legge limpida, priva di ambiguità.

Pietro Ancona



 


 

La reazione ritardata ed insufficiente        

Pubblicato su Liberazione a commento dell'art. di Luigi Cavallaro
08 aprile 2010

http://www.liberazione.it/news-file/intervista-Cavallaro.htm       

 

Soltanto ieri, a distanza di sette giorni dal rinvio alle Camere della 1167, la CGIL si è fatta viva con una iniziativa concreta. Ha chiesto alle Camere di essere sentita. Una richiesta giusta che sottolinea l'attenzione della più grande e rappresentativa Confederazione dei Lavoratori per il grave problema che si è creato attorno all'art.18 ed in generale sulla tutela di fondamentali diritti che la filosofia e le norme della 1167 negano o mettono in discussione e che Napolitano ha "apprezzato" nel rinvio al Parlamento.

Ma l'impostazione che la CGIL ha dato alla questione che fa da sponda alle motivazioni soft di rinvio del Capo dello Stato prefigurano la sconfitta. Non si mette in discussione l'arbitrato. Non si dice apertamente e fermamente che l'arbitrato non può riguardare la materia dei licenziamenti ma si duella in una battaglia di retroguardia sulle garanzie che l'arbitrato dovrebbe garantire al lavoratore. In qualunque forma l'arbitrato sarà licenziato dalle Camera è il cavallo di Troia che avrà espugnato l'art.18 introducendo un avvio di privatizzazione del diritto del lavoro e di metamorfosi del ruolo del sindacato che diventa soggetto titolare di diritti finora detenuti dei lavoratori.

 La presenza di sindacalisti nella Commissione arbitrale non solo non garantisce la stessa "equità" del giudizio ma si presta ad una contrattazione di potere tra questi e i rappresentanti di parte padronale. Il sindacalista non può diventare l'avvocato del lavoratore e la Commissione arbitrale non deve sostituire il Giudice del Lavoro. E se il lavoratore non è iscritto in nessun sindacato a quale titolo i sindacalisti presenti nella Commissione lo rappresentano? Come decide la Commissione Arbitrale? È forse obbligatoria l'unanimità dei componenti? Perché il lavoratore deve pagare l'arbitrato? Etc...

Dopo l'approvazione della legge i lavoratori potranno considerarsi esclusi dalla Costituzione. Le tutele previste dagli articoli 1, 4, 35, 36, 37 e 38 della Costituzione sono diventate carta straccia da un pezzo e specialmente da quando il Sindacato è diventato consociativo. Con questa legge cadono le ultime tutele ed il lavoro viene spogliato della sua "specialità" costituzionale e diventerà materia comune di diritto privato. Anche altri fondamentali articoli della Costituzione riguardanti il welfare, la pace, l'informazione sono stati contraddetti da scelte politiche di segno del tutto opposto con il concorso bipartisan della destra e del PD. Ma l'accanimento contro i lavoratori non finirà. È in cantiere la demolizione della legge 300 meglio nota come Statuto dei Diritti dei lavoratori. Anche l'INPS e l'INAIL hanno fatto venire l'acquolina in bocca alla destra italiana. Perché dopo la privatizzazione dei servizi comunali e dell'acqua non mettere le mani su due imponenti istituzioni che sono anche forzieri delle classi lavoratrici italiane?

Nessuno si alza a difesa vera dei lavoratori. Il PD vorrebbe escludere il sindacalismo di base dagli arbitrati e si batte solo a tutela della mafiosa manomorta del trio CGIL,CISL,UIL in tutti gli organismi e leggi. I lavoratori saranno informati a cose fatte e la loro condizione diventerà sempre più difficile e complicata. Le leggi vengono fatte anche per rendere improbabile, complicata ed angosciante la possibilità di ricorrere a qualcuno per fare valere le proprie ragioni. Si discuterà nelle segrete ed ovattate stanze dei Palazzi. La gente viene chiamata a lottare a cose fatte per ragioni ridicole come il bonus fiscale mentre viene spinta sott'acqua a colpi di remo da una canea di "modernizzatori".

Intanto il PD, con un ddl firmato solennemente da un gran numero di Senatori chiede il Contratto Unico di Ingresso (CUI) di durata triennale. Fa finta di credere che allo scadere del triennio i lavoratori che avranno sudato sangue e giurato di non iscriversi mai ad alcun sindacato verranno assunti a tempo indeterminato. Tre anni a paga ridottissima per compiere una prova che in tempi normali si faceva in quindici giorni, massimo in due mesi. C'è una gara tra la destra ed il PD a chi impicca al pennone più alto i lavoratori. È davvero incredibile come ventidue milioni di persone siano diventati il bottino da depredare da parte di una Oligarchia bipartisan che si tratta benissimo senza lesinare a sé stessa ed ai propri parenti e clienti ogni possibile privilegio.

La prima parte della Costituzione è quasi del tutto scomparsa dalle leggi dello Stato. Ora si farà "la riforma" della seconda parte. Le istituzioni repubblicane diventeranno l'orpello di un Caudillo che farà schioccare la sua frusta sull'Italia.

Pietro Ancona



 


 

Cipputi Tra l'incudine ed il martello        

11 aprile 2010

 

Cipputi è davvero disgraziato: è stretto tra l'incudine di Sacconi ed il martello del PD. In più deve fare i conti con un Sindacato ansioso di riuscire gradito alla Confindustria ed al Governo che a maggioranza ha già firmato l'espropriazione dei suoi diritti e soltanto una parte, la CGIL, continua a difenderlo sempre più debolmente, sempre con meno convinzione.

Ieri Sacconi si è presentato all'assemblea degli imprenditori italiani riuniti a Parma per rassicurarli che l'art.18 sarà gestito dall'arbitrato. Il ricorso al giudice del lavoro resterà una mera opzione formale ma dovrà cedere il passo ad un decisionismo nelle procedure di licenziamento veloce, sicuro, senza complicazioni. Si risponderà alle osservazioni del Capo dello Stato con una riproposizione più accorta dell'arbitrato.
Inoltre Sacconi ha annunziato il suo programma di nazismo pedagogico delle nuove leve giovanili del lavoro. Esse non dovranno essere impregnate di nichilismo come quelle degli anni settanta che hanno impestato la scuola, la magistratura, l'editoria con le loro idee.

I giovani dovranno accettare i lavori anche più umili, essere educati dallo Stato e dagli Imprenditori al lavoro manuale. Ancora non sappiamo quali mezzi saranno adottati dal Ministro: ci saranno corvée obbligatorie per pulire le latrine? Che cosa sono i lavori più umili?

Insomma alla fine degli studi e conseguite le lauree o i diplomi i titoli di studio dovranno essere accantonati e si dovranno accettare tutte le proposte che fanno gli imprenditori. In atto questo succede sempre più frequentemente. La novità sembra consistere nelle pene che saranno inflitte a coloro che oseranno rifiutare proposte, perché troppo avvilenti.

Nell'Inghilterra della rivoluzione industriale il lavoratore era obbligato a presentarsi ogni giorno al suo posto pena gravissime sanzioni. Un lavoratore assente o fuggitivo poteva essere ripescato dalla polizia e riconsegnato al suo datore di lavoro. In caso di recidiva poteva anche essere impiccato. Un odio profondo per i principi della giustizia sociale difesi dal socialismo sembra guidare il livido e velenoso progetto del Ministro. Entro maggio presenterà un progetto di demolizione dello Statuto dei Diritti dei lavoratori. Al suo posto subentrerà uno Statuto dei Lavori che garantirà diritti agli imprenditori e soltanto obblighi per i lavoratori..

L'assenza di serie resistenze, il collaborazionismo di CISL e UIL, la debolezza della CGIL paralizzata dai veti del PD che immobilizzano i suoi funzionari, sembrano spingere il Ministro sempre più lontano dall'esercizio di un equilibrata e serena gestione delle forze del lavoro, verso non solo l'abrogazione di tutti i diritti dei lavoratori ma - ed è questa la novità più odiosa e preoccupante - in direzione di una legislazione di obblighi e di imposizioni. Lo squilibrio che si è creato per la defezione dei Sindacati e del PD dalla difesa della classe lavoratrice ha fatto perdere ogni senso del limite e del lecito. La destra italiana chiede condizioni simili a quelle imposte ai lavoratori nell' Inghilterra o nella Francia della industrializzazione. Il libretto di lavoro di Napoleone con l'annotazione dei comportamenti del lavoratore sarà introdotto in Italia?

Condizioni disumane e degradanti per gli esseri umani sono già in gran parte praticate da una imprenditoria che occulta all'estero le sue ricchezze e, senza voler generalizzare, ha in sé persone capaci di squagliare nell'acido un operaio che sottrae un po' di benzina o di bruciarlo vivo se reclama i salari arretrati, o costringerlo a farsi scoppiare il cuore per racimolare pochi euro nella raccolta dei pomodori.

Sacconi è il Ministro che non solo non ha niente da dire a coloro che hanno ridotto in schiavitù gli immigrati ed anche i precari della legge Biagi, ma spinge per una legislazione che renda quasi legale il loro comportamento asociale.

Questa è l'incudine. Il martello è costituito dal PD che, in concorrenza con la destra sempre per avere gli applausi dal grande parterre in giacca e cravatta del Convegno di Parma, dopo il rinvio alle Camere della 1167, propone in forma solenne la sua alternativa con il ddl Nerozzi-Marini che introduce in Italia quanto è stato duramente bocciato in Francia: il CUI (in Francia si chiama CPE). Una proposta che non aggira con marchingegni giuridici l'art.18 ma semplicemente lo sopprime con un contratto triennale che si finge di poter trasformare a tempo indeterminato e che garantisce anche salari bassissimi, minimi, al disotto financo della legge bronzea molto al disotto della garanzia di sussistenza della vita dei lavoratori.

Nel miraggio di un passaggio al contratto a tempo indeterminato i lavoratori saranno indotti ad essere non solo superzelanti ma ad aderire alle scelte politiche gradite alle aziende e cancellare il Sindacato dalla loro vita. Parlo naturalmente del sindacato autentico e non di quello gradito al padronato che ieri si chiamava "giallo", ma oggi può essere altro. Accetteranno qualunque sacrificio e paghe di fame. Il messaggio che il PD lancia agli imprenditori è questo: la destra è pasticciona e la 1167 modificata difficilmente supererà l'esame della Corte Costituzionale. Noi tuteliamo assai meglio i vostri interessi: fidatevi di noi! Il disegno di legge scritto da Boeri, Garibaldi, Ichino e presentato da tutto il nostro gruppo senatoriale, vi garantirà la massima licenziabilità ed inoltre bassi salari. Noi siamo più scaltri, più competenti. Non è un caso che Treu e Damiano hanno criticato la 1167 anche se soltanto il giorno stesso della sua approvazione. La soluzione PD mette a disposizione del padronato uno strumento che precarizzerà per sempre il lavoro italiano.

Cipputi, si guarda attorno e chiede aiuto per essere liberato dalla morsa tra l'incudine ed il martello. Ma non vede nessuno che abbia la forza necessaria per aiutarlo. I sindacati confederali CISL ed UIL lo hanno già posato. La CGIL mostra di voler fare qualcosa per lui, ma molto di malavoglia. È assai lontana dall'organizzare in Italia un movimento come quello francese. Mugugna ed abbozza e, per farsi perdonare la sua riluttanza a conficcare i suoi chiodi nella carne di Cipputi, celebrerà assieme a CISL ed UIL il 1 Maggio.

Pietro Ancona



 


 

Perché non si sciopera contro la 1167?

14 aprile 2010

 

Entro i prossimi dieci giorni si decideranno le modifiche richieste all'allegato lavoro legge 1167 dal Capo dello Stato. Sacconi ha fatto sapere che riproporrà il testo più o meno come era stato licenziato dalle Camere mentre la CISL vorrebbe addirittura peggiorarlo spostando a dopo l'assunzione la stipula della clausola compromissoria magari estendendo subito a tutti i lavoratori attuali una norma teoricamente proposta per i nuovi assunti. Gli emendamenti proposti dal PD sono stati giustamente criticati dal professore Gallino che li ritiene al disotto di quanto chiesto dal Capo dello Stato.

La CGIL ha reso una dichiarazione in linea con le osservazioni del Quirinale. Esclude l'arbitrato di equità ma non taglia il nodo gordiano con un deciso colpo di spada sostenendo che nessun tipo di arbitrato anche se concordato con il lavoratore possa decidere in materia di licenziamenti e di giusta causa. È preannunziato un presidio del Parlamento il giorno dell'approvazione della legge il 26 aprile. A cose fatte!

Nessuna mobilitazione nelle fabbriche e nel territorio tranne due iniziative quasi simboliche. Penso che sarebbe stato opportuno uno sciopero generale di almeno un'ora per tutti i lavoratori accompagnato da una azione di sensibilizzazione della opinione pubblica. Questa inerzia sommata alla sostanziale adesione di CISL ed UIL e del PD alla modifiche proposte dal governo darà ai parlamentari l'idea di una partita già decisa e sostanzialmente abbandonata dalla CGIL che si limita a fare una battaglia di retroguardia senza troppa convinzione. Anche il sindacalismo di base sembra abbastanza frastornato ed assente. La 1167 sommata alla legge Biagi, al nuovo contratto di lavoro romperà la schiena ai lavoratori italiani che saranno ancora più ricattabili e privati di un minimo di tutela.

Pietro Ancona



 


 

Primo Maggio umiliato

27 aprile 2010

 

Il peggiore viatico il 1° Maggio lo riceverà dalla cosiddetta approvazione delle modifiche richieste dal Capo dello Stato alla 1167. La stampa ha divulgato la notizia di un accoglimento delle osservazioni fatte dal Quirinale sull'arbitrato. Si tratta di una notizia falsa diramata da una informazione faziosa e ferocemente classista al servizio di una imprenditoria e di un ceto politico che hanno già trasformato le redazioni dei giornali in luoghi di sfruttamento di migliaia di giovani che approdano alla professione per venire inghiottiti dal tunnel del sottosalario e della precarietà. La CISL e l'UIL erano d'accordo con la 1167 nel testo bocciato dal Capo dello Stato e la CGIL viene stretta nella morsa dell'isolamento anche dal governo e dal PD. Quest'ultimo, che occupa il posto una volta appartenuto al PCI ed al PSI, è diventato partito confindustrialista. Ieri si è sfilato dal referendum contro l'obbligo alla privatizzazione dell'acqua e, nonostante le riserve di Bersani, appare assai tentato a collaborare con il governo per riforme anticostituzionali e per il federalismo che discriminerà gli italiani e ridurrà in extracomunitari le popolazioni meridionali.

Questo Primo Maggio sarà il peggiore della storia d'Italia non solo per la gravità della crisi che artiglia i lavoratori quanto per la mancanza di futuro e per il suicidio del sindacato come strumento di tutela dei lavoratori e la sua involuzione verso un ruolo di servizi reclamato dalla dottrina della sussidiarietà, dottrina di cui l'arbitrato e cioè la privatizzazione del diritto del lavoro è espressione logica. È assai equivoco che venga celebrato unitariamente dalla CGIL dalla CISL e dall'UIL dal momento che su questioni fondamentali come il nuovo contratto di lavoro, il contratto dei metalmeccanici e l'allegato lavoro, si sono registrate posizioni diverse. Posizioni alle quali però la Marcegaglia non da credito. La Confindustria, a differenza di Sacconi, insiste nel tenere aperta la porta del dialogo e per essa non sarebbero del tutto veritiere le diversità della CGIL, ma soltanto strumentali ad una tattica di mantenimento del consenso. La Marcegaglia ha infatti citato gli accordi di categoria successivi al patto separato che sono stati sottoscritti dalla CGIL insieme a CISL e UIL.

Si addebita alla crisi economica la responsabilità "oggettiva" delle pessime condizioni in cui versano i lavoratori. La crisi c'è ed è devastante ma non dappertutto si spiega con difficoltà di mercato. Molte delle aziende che hanno fatto ricorso alla CIG o alla delocalizzazione hanno bilanci attivi ed hanno distribuito dividendi. La crisi è anche legata all'attacco al welfare sferrato dalla destra per motivi ideologici e per creare nuovo business accaparrandosi importanti pezzi dello Stato.

Centomila licenziati dalla scuola derivano da una scelta ideologica e non da una necessità. Hanno ragione i lavoratori della Scala di Milano a chiedere al Capo dello Stato di non firmare il decreto Bondi. Si tratta di un progetto che ha come obiettivo la privatizzazione delle massime istituzioni culturali del Paese. La scuola, l'università, la sanità e le pensioni sono state devastate dall'aggressione ideologica della destra italiana che attua l'insegnamento di Reagan e della Thatcher: affamare la bestia per poi macellarla. È molto grave che il turnover avvenga soltanto attraverso l'appalto ai privati. Non si fanno più i concorsi che costituivano uno sbocco fisiologico alle nuove leve.
Questa aggressione ideologica, in gran parte condivisa dal maggiore partito di opposizione, è iniziata contrapponendo i giovani ai pensionati (Bocconi, Milano), poi i precari a "privilegiati", poi si è fatta una indecente campagna contro i "fannulloni" della pubblica amministrazione, contro i professori e la scuola, contro i "baroni" delle Università e, naturalmente, contro la "malasanità".

Ora il campo è ingombro di macerie. I mali del pubblico sono stati usati non per debellarli ma per distruggere il welfare. Intanto, squadre di legulei dentro il Parlamento devastano il diritto del lavoro o lo rendono inagibile.

Bassi salari, disoccupazione, precariato incatenano i lavoratori a condizioni che diventano sempre più difficili ed inaccettabili e sempre più prossime ad una rottura della coesione sociale. Per quanto tempo ancora si potranno tenere cinque milioni di biagizzati a salari di autentica fame? Finora sopravvivono per l'appoggio delle famiglie che ancora godono di migliori condizioni acquisite dalle generazioni precedenti.

Ma non esiste alcuna proposta per fare uscire dall'abisso sociale i lavoratori italiani. Anziché abolire la legge Biagi si aggiungono al suo repertorio nuovi strumenti di oppressione contrattuale come il CUI proposto dal PD e lo staff leasing reintrodotto dalla finanziaria. Non si propone il Salario Minimo Garantito che potrebbe frenare la corsa verso il basso delle retribuzioni. Non si bloccano le privatizzazioni che appesantiscono le bollette. Insomma le proposte arrivano soltanto dal padronato e dal governo. Il Sindacato si limita a registrarle con commenti spesso positivi (CISL e UIL) o negativi da parte della CGIL. Ma i lavoratori sono privi di una guida e di rivendicazioni.

La stessa rivendicazione fondamentale che diede vita al 1° Maggio è stata rimessa in discussione. Secondo una legge europea subito recepita si possono fare anche 13 ore di lavoro e si lavora nella UE per le sessanta ore settimanali. Parlamento e Governo sono diventati organicamente ostili ai lavoratori e tendono a ridurne lo status. Il Ministero del Lavoro che ha avuto luminose figure come quelle di Fanfani, Donat Cattin e Brodolini è diretto da un Ministro che si è dedicato all'isolamento della CGIL e dirige una coalizione ad excludendum che propone la "complicità" nella demolizione dei diritti. Prossimo obiettivo annunziato la distruzione dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. In queste condizioni, il Concertone di Roma si è totalmente disancorato dal suo progetto originario e sopravvive per inerzia. In ogni caso non significa più niente. Ambigua e allarmante è la celebrazione unitaria del 1° maggio a Rosarno tra CGIL, CISL e UIL, una unità che quando si realizza è solo contro i lavoratori. Vedi legge Biagi.

Pietro Ancona



 


 

Primo Maggio: Sindacati e Lavoratori        

30 aprile 2010


Ultimo sgarbo ai lavoratori il giorno del 1° maggio: molte città italiane, in gran parte con sindaci pd, hanno concesso ai commercianti di aprire i negozi, in nome dell'interesse della categoria ma anche dei consumatori, una entità che viene evocata per contrapporla ai lavoratori. Una scelta che non corrisponde neppure alla volontà della popolazione. Un sondaggio di "Repubblica" dà l'81% di contrari!

Lo sgarbo viene fatto ai dipendenti dei negozi, in stragrande maggioranza donne, notoriamente sfruttate con bassissimi salari e condizioni quasi proibitive di lavoro. I sindacati hanno indetto scioperi di protesta ma la forza dei dipendenti è minima, quasi inesistente specialmente nelle piccolissime aziende. L'apertura dei negozi avvia un percorso che potrebbe portare alla soppressione della festività. I nostri liberisti hanno come faro ideologico gli USA: qui dove è nato nel lontanissimo 1886 la Festa del lavoro per rivendicare il diritto alle otto ore ed anche per ricordare i martiri di Chicago, il 1° maggio è normale giorno lavorativo.

Anche nella Cina del totalitarismo postcomunista e liberista la festività è stata di fatto abolita. In entrambi i casi la scelta è ideologica: sopprimendo il 1° maggio si disconosce oltre un secolo di storia del movimento operaio stroncato in USA dalle fucilate degli sceriffi e della Pinkerton (madre della Blackwater oggi impegnata con centinaia di migliaia di killers nelle imprese coloniali) e dalle impiccagioni ed in Cina dall'avvento di un regime ipercapitalistico che distrugge diritti e dignità. Molti lavoratori cinesi sono talmente vessati da dover scegliere la rivolta o il suicidio per sfuggire all'inferno della loro condizione.

Le più importanti manifestazioni del 1° Maggio in Italia sono unitarie. Epifani, Bonanni ed Angeletti parleranno dallo stesso palco a Rosarno. Di che cosa parleranno? La CISL e l'UIL praticano la politica degli accordi separati con padronato e governo: hanno approvato l'allegato lavoro della 1167 difendendolo financo dalle osservazioni del Capo dello Stato, hanno firmato il rinnovo del contratto separato dei metalmeccanici, hanno dato vita ad una fondamentale riforma della contrattazione che quasi annichilisce e comunque mette su un binario morto il contratto collettivo nazionale di lavoro. La CGIL si è opposta e continua ad opporsi e lotta contro l'isolamento fomentato da Sacconi che vuole "complicità tra sindacati ed imprese", ma è in grandi difficoltà che la paralizzano. È assediata dal PD al quale fanno riferimento la stragrande maggioranza dei quadri dirigenti funzionari a tempo pieno dell'organizzazione. Il PD ha presentato un disegno di legge per l'introduzione in Italia del Contratto Unico di Ingresso che di fatto abolisce l'art.18 e fa del precariato la forma principale di occupazione.

Inoltre la CGIL ha lasciato cadere le sue obiezioni sulla legge Biagi, non rivendica dalle aziende miglioramenti salariali, dichiara di aborrire la scala mobile, non si oppone alle privatizzazioni, si è disimpegnata dalla lotta per la pace, non difende con la fermezza necessaria il welfare. Insomma, a parte la difesa spesso anacronistica e di pura rimessa dagli attacchi più brutali e sfacciati della destra, la politica sindacale e sociale della CGIL è sempre più ristretta ed incanalata nell'alveo della "concertazione". Una concertazione che da tempo non è più tale dal momento che si limita a registrare l'agenda dettata dalla Confindustria. È dal 1993 che tutte le trattative triangolari sindacati-padronato-governo si risolvono in diminuzione di diritti e di potere dei lavoratori. Una delle anomalie del nostro Paese è appunto questa: ad ogni trattativa con il padronato o il governo i lavoratori escono con una riduzione di quello che avevano!

In queste condizioni, l'unità sindacale che fu un grande valore ai tempi di Lama, Storti e Vanni e motore di una eccezionale stagione di lotta per le riforme alla quale parteciparono milioni e milioni di lavoratori ed intere popolazioni, oggi è diventato un disvalore. Stare insieme a CISL e UIL ha un solo significato: fare del sindacato uno strumento con il quale il padronato e la destra politica infliggono dure sconfitte ai lavoratori ed accrescono la loro subalternità.

Ieri sera Anno Zero ha offerto uno spaccato della lotta sociale di straordinaria intensità. I bravi ed intelligenti cassintegrati dell'Asinara, con grande saggezza e garbo, hanno costretto Bersani a mostrare la sua lontananza dalle loro lotte. A domanda hanno risposto che debbono la loro resistenza a se stessi ed alle loro famiglie. I lavoratori della Scala di Milano venivano mostrati mentre una ingiustificata repressione poliziesca conteneva la loro protesta contro la distruzione dei teatri e della cultura italiana, lavoratrici mostravano tutto il loro smarrimento per la fatica di vivere diventata angosciante. Il disagio esistenziale di milioni e milioni di persone che vivono di lavoro non ha trovato un punto di contrasto nel sindacato italiano. La solitudine dei lavoratori è immensa ed i tanti suicidi ne sono la conseguenza. Sindacato e PD parlano una lingua e sono distanti dalla gente. L'altra anomalia italiana è quella di avere potenti confederazioni sindacali, forti di oltre dieci milioni di iscritti che però sono preda di processi inarrestabili di impoverimento e di perdita di peso sociale.

Le Confederazioni sono diventate delle ricche conglomerate di servizi, spesso unite attraverso gli enti bilaterali alle organizzazioni del padronato con le quali hanno dato vita ad una estesa burocrazia a cui si applicano i marchingegni della legge Biagi. I lavoratori sono al limite della sopravvivenza. Se continua così gli interessi dei lavoratori e quelli delle confederazioni diventeranno sempre più diversi. I sindacati rischiano di diventare un peso ed addirittura di sottrarre diritti fino ad oggi garantiti dalle leggi. La privatizzazione del diritto del lavoro che ha una tappa importante nel trappolone dell'arbitrato varato ieri dalla Camera andrà avanti e produrrà altre limitazioni del diritto e delle libertà.

Quando finisce la libertà nel lavoro finisce dappertutto.

Ma la secolare storia della CGIL non può concludersi con una scelta simile a quella che costrinse nel 1911 Di Vittorio ad andarsene e dare vita all'USI. La tradizione riformista di Di Vittorio, Santi, Foa, Lama non può sfociare nel sindacalismo subalterno al padronato e collaborazionista. La CGIL è popolata da milioni di lavoratori che hanno una storia sociale che ha fatto grande e civile l'Italia. La CGIL deve recuperare la sua anima perduta nell'ipocrisia dei riti unitari e nell'involuzione da sindacato di lotta e di movimento ad erogatore di servizi. La sua base militante non ha mai perduto questa anima!

Pietro Ancona



 


 

Rosarno: provincialismo ed omissioni.

01 maggio 2010

 

Ho seguito la diretta di Rainews24 del 1° Maggio di Rosarno. Da vecchio socialista e sindacalista della CGIL il mio sentimento all'inizio era di commozione. Commozione per il popolo del comizio che trasforma la sua sofferenza, la sua voglia di una vita migliore e di futuro, in lotta, in vibrante movimento di liberazione. Man mano che i tre oratori Angeletti, Bonanni e Epifani svolgevano i loro interventi, la mia commozione era sopraffatta dalla delusione, dall'amarezza ed anche dall'indignazione. L'inno dei lavoratori è stato escluso. Abbiamo sentito soltanto le note di Beethoven e di Mameli.

I tre leader delle possenti confederazioni sindacali, tra le più importanti d'Europa, hanno svolto brevi interventi dai quali traspariva l'ansia di liberarsi presto dall'incombenza del discorso e di dire il meno possibile nel modo più ovvio possibile. Angeletti ha sottolineato l'importanza della riforma fiscale, tema caro alla Confindustria ed alla destra economica, che qui viene agitato come una sorta di toccasana per i livelli salariali assai bassi. Bonanni ha esaltato il contributo degli immigranti al prodotto interno lordo italiano ed infine Epifani, dopo aver agitato lo spauracchio di una crisi che si aggrava e dalla quale usciremo con meno occupati, ha chiesto un generico piano per il lavoro. En passant ha chiesto che gli immigrati non vengano arrestati mentre sono in CIG. Non so che cosa significhi in concreto questa proposta ma mi pare che si tratti soltanto di una modesta panacea che non esclude l'inciviltà razzista della carcerazione e della espulsione causata dalla perdita del lavoro!

Una grande povertà culturale ha caratterizzato i tre interventi svolti in fretta e furia spinti dalla voglia di finirla presto. Un gretto provincialismo bottegaio ha escluso dal comizio la solidarietà con le classi lavoratrici della Grecia ancora in fiamme per i pesanti colpi di maglio inflitti dai mostri di Wall Street e da una borghesia di avidi miliardari che assomiglia molto a quella italiana. Non una parola è stata dedicata al progetto liberista di rendere ancora più duro il Patto di Maastricht e che possiamo facilmente prevedere come potente riduttore del welfare, di ulteriore deregulation e schiavizzazione del lavoro, di libertà assoluta per le imprese e per la finanza che possono ed ancora di più potranno delocalizzare gli impianti alla ricerca di manodopera sempre più a buon mercato. Non una parola di condanna per coloro che hanno impestato il mondo di spazzatura cartacea spacciandola per oro colato e che hanno iscritto tra i Pigs, stati-maiali, anche l'Italia con la Spagna, l'Irlanda, il Portogallo e la Grecia.

Ricordo tanti 1° maggio dedicati alla Pace nel mondo. A Rosarno la pace è stata ignorata e forse il termine stesso di pacifista è diventato sinonimo di terrorista per li Oligarchi del Sindacato specialmente se allude ai prigionieri della striscia di Gaza ed ai bombardati dell'Afghanistan, dell'Irak e di altre parti del mondo che in qualche modo o per il petrolio o per la geostrategia interessano gli USA.

La crisi che sta falcidiando la classe lavoratrice italiana facendone una delle più povere ed indebitate dell'OCSE è stata evocata come un evento "oggettivo" indiscutibile al quale porre piccoli ripari con gli ammortizzatori sociali ed il piano di Epifani. Ma la crisi non è oggettiva, non viene tutta dalla profondità dei mercati. È frutto di scelte ideologiche e politiche. Centomila insegnanti scacciati dalla scuola ed ora disoccupati non sono frutto della globalizzazione ma di un preciso disegno liberista che vuole i soldi dello Stato soltanto per finanziare le privatizzazioni, la polizia come strumento di contrasto del conflitto sociale, l'esercito per collaborare alla conquista coloniale del mondo al seguito degli angloamericani. Lo spostamento di tante aziende in Polonia o in Serbia è dovuto alla ricerca di maggiori profitti e viene agevolato da un dumping sociale che i sindacati si guardano bene dal contrastare con una politica di coordinamento dei salari e dei contratti a livello europeo.

Epifani, alla fine del suo intervento, ha fatto un annunzio inquietante relativo al recupero dell'unità sindacale. Dal momento che il contenzioso sull'arbitrato, sul contratto dei metalmeccanici, sulla riforma contrattuale non risulta risolto e CISL ed UIL marciano imperterriti nella linea della "complicità con gli imprenditori" patrocinata da Sacconi, debbo dedurne che è la CGIL, magari spinta dal PD, che ha mollato le sue posizioni e non farà più resistenze. Presto entrerà nel cantiere delle demolizioni lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Spero che l'accordo non riguardi anche questa altra stazione della lunga Via Crucis dei diritti.

Ma la parte più tremenda dei comizi è quella che non è stata detta: mi riferisco all'aggressione alla natura dei petrolieri che hanno inquinato l'Oceano Atlantico, al referendum sulla privatizzazione della acqua e sul nucleare, alla sorte di sei milioni di precari ricattati e mal pagati, alle pensioni che si vogliono ulteriormente ridurre nonostante i conti positivi dell'Inps, alla morte che incombe sul lavoro come prima e peggio di prima etc., etc.. Ma, come dicevo, i nostri tre eroi, avevano una voglia matta di svignarsela al più presto.

Pietro Ancona



 


 

Il Congresso morto della CGIL

3 maggio 2010

 

Non sarà un Congresso ma la celebrazione di un rito scontato in ogni sua parte. Il Congresso è stato vinto dalla mozione che fa capo ad Epifani con l'83 per cento dei voti. Una cifra metafisica, assurda e contraddittoria con la situazione di spaventevole crisi dei lavoratori italiani. Questa situazione in condizioni di vera agibilità democratica avrebbe animato un dibattito che difficilmente si sarebbe concluso con una adesione "bulgara" alla posizione della segreteria. Ma questo dibattito non c'è stato perché la mozione alternativa andata in schiacciata minoranza non diceva niente di diverso e di particolarmente confliggente. Non ci si può dividere molto sulle virgole! Possiamo quindi considerare l'esito elettorale del Congresso un voto di rassegnazione. Un corpo burocratico che si piega all'input che viene dalla segreteria in piena consonanza con le voglie del PD per un sindacato plasmabile dalle esigenze del padronato italiano e disponibile ad un forte dimagrimento del welfare.

La storia della CGIL non è tutta "gloriosa". La CGIL ha conosciuto momenti oscuri di collaborazionismo subalterno con il potere. Sul finire dell'era giolittiana le sue posizioni erano talmente moderate da costringere Di Vittorio ad andarsene per fondare l'USI. Suoi importanti dirigenti come Rigola e D'Aragona collaborarono con il fascismo fino al punto di sciogliere l'organizzazione. La fase attuale ha molti tratti in comune con gli anni venti.

Avere invitato al Congresso della CGIL la Presidente della Confindustria ed il Ministro del Lavoro autore della teoria della complicità tra le associazioni dei padroni e dei lavoratori e persecutore accanito della CGIL assieme ad una folta schiera di legulei e di giuslavoristi che stanno preparando il funerale allo Statuto dei Diritti dei Lavoratori non è stata una buona idea. Meglio discriminati da questo governo ed in lotta aperta con la Confindustria che mettere sotto i riflettori dei massmedia una cortesia istituzionale che nei posti di lavoro non ha alcun riscontro. Mai la classe lavoratrice è stata sottoposta ad attacchi tanto gravi! Non c'è alcuna apertura del padronato italiano e del governo verso i bisogni dei lavoratori! Confindustria e Governo vengono al Congresso della CGIL per riscuotere. Sono venti anni, dagli accordi concertativi del 93 che incassano la cessione di diritti. A Rimini verranno per incassare il nuovo Statuto dei Lavori, la fine dell'articolo 18, la svolta verso la sussidiarietà della grande CGIL che fuoriesce dalla storia del movimento operaio per diventare una conglomerata di servizi e di uffici. La fine della scuola pubblica e delle municipalizzate.

Esistono grandi ed irrisolti problemi di democrazia e di libertà dentro la CGIL. Quasi tutto il suo personale "tecnico" è stato precarizzato attingendo nel ricco carniere dei fumus della legge Biagi. I sotterfugi del padronato per privare dei diritti la gente come l'assunzione con contratti atipici presso società che poi li cedono ai sindacati di categoria ed alla stessa CGIL è largamente praticato. Troppi lavoratori invisibili vengono occupati a sottosalario. La CGIL è esente dal rispetto dello art.18 che non può essere invocato dai suoi dipendenti. È urgente una profonda riforma della struttura del sindacato e la stipula di un contratto di lavoro interno che garantisca i diritti ed il futuro.

Un sindacato non lotta la precarietà se la pratica largamente al suo interno. Il PD preme per tutelare le Coop (la Coop sei tu!) contro i suoi dipendenti ma non bisogna assecondarlo ed il Congresso si dovrebbe esprimere sul ddl Nerozzi-Marini che precarizza e riduce a tre anni il massimo di aspettativa di stabilità dei lavoratori. Ma il Congresso non si esprimerà. Oramai parla con i silenzi.

Silenzi sulle guerre, sulla pace, sul precariato, sulla Grecia, sull'internazionalismo che non c'è etc..etc..

Il Congresso avrà come scenario le macerie della scuola, della sanità, dei teatri, dei diritti negati. In questo scenario reciterà un incredibile peana alla propria forza, agli iscritti che aumentano, al proprio straordinario avvenire di importante potenza sociale.

Pietro Ancona

http://www.cgil.it/chisiamo/Storia.aspx

 


 

La sedia contesa        

pubblicata sul blog di Paolo Ferrero

http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=2343#comments

6 maggio 2010        

 

Mi aspettavo che, dopo la relazione di Epifani, vincitore all'83 per cento del Congresso della CGIL, fosse data la parola ad un rappresentante della mozione cosiddetta n.2 perché illustrasse le ragioni della minoranza. Così non è stato. Non credo che sia manifestazione di democrazia una sorta di centralismo autoritario per cui chi vince rappresenta tutto e tutti. Se nei costituendi organismi si terrà conto della minoranza senza che questa abbia potuto esprimersi in Congresso con la dignità necessaria di una relazione sulle proprie idee e sulle ragioni che l'avevano condotto a non condividere le tesi di Epifani sarà ancora peggio.

La presenza al Congresso della CGIL della Confindustria, del Ministro del Lavoro, della CISL e dell'UIL ha retto la trama di una trattativa sottotraccia in presenza del garante PD presente al massimo livello La trattativa mira a recuperare la CGIL alla continuazione del progetto di ristrutturazione e spesso di liquidazione del diritto del lavoro allo scopo di assicurare ancora più flessibilità e disponibilità alle nuove esigenze del padronato. La Marcegaglia ha detto di essere d'accordo se nella CGIL non vincerà l'ala intransigente e le correzioni di percorso saranno minime di qualche aggiustamento non significativo. Sacconi, more solito, ha fatto il sostenuto ed il sospettoso e vorrebbe andare avanti con "i complici" CISL ed UIL, la CISL detterà le sue regole nello intervento di oggi di Bonanni. L'obiettivo del Congresso è il ripescaggio della CGIL nella rete di un consociativismo ad egemonia confindustriale e governativa. Obiettivo difficile ma non impossibile nonostante i fischi di ieri ai protagonisti di questo minuetto.

L'attacco all'art.18 e la sostanziale riconferma della legge 1167 bocciata dal Capo dello Stato (il quale però si é premurato di dire che firmerà qualsiasi testo gli verrà rimandato dalle Camere) e l'annunzio di Sacconi della imminente presentazione di una legge di sostanziale abrogazione dello Stato dei Diritti dei Lavoratori a favore di una sorta di Statuto dei Diritti del Lavoro e cioè delle imprese non solo non sono stati oggetto di una adeguata reazione della CGIL ma non hanno costituito un punto di vero contrasto con la Confindustria ed il Governo. Certo, si comunica che la CGIL continuerà a disapprovare l'arbitrato ma, come sappiamo la disapprovazione a posteriore equivale ad una resa quasi incondizionata. Se si fa uno sciopero di protesta dopo aver lasciato compiere il misfatto senza una reale opposizione nelle fabbriche e nella società questo può servire soltanto per dire ai lavoratori che non si era d'accordo. Ma soltanto questo.

La relazione di Epifani è di piatta conformazione alla ideologia liberista. I fenomeni non vengono spiegati ed analizzati ma soltanto presentati nelle loro conseguenze spesso preoccupanti. Le responsabilità soggettive delle cosiddette crisi non vengono osservate. Il fenomeno della disoccupazione è incrementato da scelte politiche non dettate da esigenze economiche come il licenziamento di oltre 150 mila insegnanti nella scuola finalizzato a ridurre ai minimi termini l'offerta scolastica pubblica per una ragione ideologica. Le delocalizzazioni seguono non necessità di espatrio per la sopravvivenza delle aziende ma ricerca di maggiori profitti ancora più grossi di quelle che ci sono. Il piano di ristrutturazione della Fiat che localizza gli impianti dove il salario è minimo o il trasferimento di aziende come la Bialetti o la Omsa sono espressi della tendenza di un capitalismo che sfugge alle sue responsabilità sociali richiamate dalla Costituzione per cercare profitti sempre più alti. La crisi deriva anche da bassi salari e dal precariato che hanno ridotto all'indebitamento molta parte di coloro che guadagnano attorno ai mille euro al mese li obbliga ad una vita fatta di privazioni. Se i negozi sono deserti e se c'è un degrado della qualità della vita a cominciare dall'alimentazione.

Questo provoca una caduta interna dei consumi anche di beni intermedi o finali. Come si può stipulare un mutuo se si è precari? Inoltre le possibilità di una fascia media di lavoratori sono scomparse. Ad una coppia di insegnanti con figlia all'università che spende 820 euro al mese più condominio per un affitto di casa alla quale chiedevo perché mai non stipulassero un mutuo mi è stato risposto che mutui per meno di milletrecento euro mensili di rateo è assai difficile averne. L'affitto è diventato una scelta obbligata.

Mi aspettavo che il piano triennale per il lavoro posto da Epifani al centro della sua relazione comprendesse un programma di edilizia popolare per dare nuovi alloggi specialmente per le giovani coppie, di recupero delle infami allucinanti periferie urbane delle grandi città italiane, di investimenti per la difesa del suolo e della natura, di recupero pieno dei trasporti ferroviari alla gestione pubblica dopo il fallimento della privatizzazione, di interventi di edilizia scolastica e di dotazione di nuovi mezzi alla scuola per i laboratori e la ricerca. Ma la testa della CGIL si è concentrata soprattutto sui bisogni che la Confindustria vorrebbe subito soddisfatti.

La relazione ha ignorato la terribile crisi che si sta sviluppando nelle campagne italiane dovuta al basso livello dei prezzi. Per pagare una tazza di caffè al bar un agricoltore deve vendere 15 chili di frumento. I prezzi finali per i consumatori a causa di una filiera di speculazione arrivano decuplicati o centuplicati a seconda del caso. Questa crisi è causa di retribuzioni di fame.

Il Congresso della CGIL lavora in funzione di un blocco sociale che esclude e penalizza il lavoro dipendente. L'obiettivo di un ritorno invocato al tavolo della trattativa non riguarda i lavoratori ma soltanto il loro sindacato che deve conformarsi ed omologarsi alla linea iperliberista di questo governo e della Confindustria. Si grida allo scandalo per salari di trecento euro al mese e che non riguardano soltanto i migranti ma anche gli schiavi bianchi della Biagi ma non si chiede il Salario Minimo Garantito per mettere un limite che tende ad abbassarsi sempre di più. Non si prende posizione contro il ddl Nerozzi-Marini che universalizza il precariato, toglie l'art.18 ed abbassa ancora i salari, non si indicano obiettivi di lotta alle privatizzazioni che stanno devastando sanità scuola e pubblica amministrazione facendone un business di avidi appaltatori di manodopera. Non si fa il terribile bilancio di macelleria sociale dei sei milioni di biagizzati per chiedere l'abrogazione della legge trenta.

Il dibattito è iniziato. Ma il Congresso è finito e non darà altro spettacolo diverso da quello di una sedia contesa in un Palazzo ostile ai diritti dei lavoratori. La sterminata galassia del sindacalismo di base è rimasta fuori dal Congresso. Si tratta di centinaia di migliaia di lavoratori tra i più consapevoli e combattivi spesso provenienti dalla CGIL diretti da migliaia di quadri in grandissima parte di sinistra ed animatori di tante lotte per i diritti civili e sociali. Preferire a loro la compagnia di Bonanni, Angeletti e anche della Polverini non mi pare che sia una scelta giusta per una grande confederazione di lavoratori legata alla sua tradizione classista.

Pietro Ancona

 


 

La vacca ed il mungitore        

9 maggio 2010

 

La filosofia di Giuseppe Di Vittorio, il suo riformismo empirico frutto della sua storia personale e della storia del movimento operaio italiano, si riassumeva in questa esortazione: «compagni, mungiamo la vacca ma senza ucciderla». Ovviamente si riferiva ad una politica di rivendicazioni che fossero compatibili con la buona salute dell'economia. Non si tratta della legge bronzea dei salari di Ricardo ma di un uso responsabile del conflitto sociale finalizzato a migliori condizioni dei lavoratori nella prosperità generale. Questa è stata la politica riformista della CGIL. Una politica che ne ha fatto una grande forza nazionale rispettata dagli industriali ed amata dai lavoratori che ha assicurato all'Italia un lungo periodo di benessere dopo la ricostruzione e ben oltre l'autunno caldo. Per quanto lo slogan del "salario variabile indipendente" fosse la parola d'ordine della classe operaia nel 68, in realtà le richieste non sono mai andate oltre le ragionevoli possibilità del sistema. La serie storica dei salari italiani è esemplare per austerità non soltanto nell'industria privata ma anche nei grandi contratti del settore pubblico. Sanità e scuola ne sono esempio. Se qualcosa è stato fatto fuori da questo quadro non si deve al massimalismo della CGIL quanto al clientelismo della politica.

Ricordo perfettamente le vicende del contratto dei dipendenti della Regione Siciliana in cui ad una richiesta di cento, il governo rispondeva dando centoquaranta e l'assemblea legislativa che approvava la legge portava a duecento.

Ma oggi, con venti anni di riduzione dei salari alle spalle, iniziata con gli accordi di concertazione del 1993 e l'abolizione della scala mobile, la scelta della CGIL non è più quella di Di Vittorio. La vacca è ingrassata ed il mungitore rischia di essere ucciso. La situazione si è totalmente invertita. Oggi Di Vittorio direbbe: «salviamo il mungitore!».

In questi anni si sono compiute scelte che rompono la coesione sociale e l'equilibrio delle forze produttive: il pacchetto Treu, la legge Biagi, gli accordi con il governo Prodi, l'allegato lavoro, la riforma del contratto, la riforma della scuola e della sanità hanno indebolito alla radice la posizione sociale e giuridica dei lavoratori. La camicia di forza imposta ai rinnovi contrattuali ha consentito un trasferimento di reddito nazionale dal lavoro dipendente al profitto, alla rendita ed alle professioni di proporzioni gigantesche. Il monte salari si è rimpicciolito. La spoliazione è stata terribile. La stessa qualità della vita dei lavoratori è degradata.

Celebrare un Congresso all'insegna della moderazione, non presentare alcuna proposta di aumento delle retribuzioni, non mettere in discussione il precariato e le pensioni, accettare la riduzione della qualità del welfare disarma e consegna inermi i lavoratori al padronato e non fa neppure gli interessi del paese oggi ingrigito da  una diminuzione dei consumi essenziali.

La CGIL non avrebbe dovuto accettare la discussione sulla sostituzione dello Statuto dei Lavori a quello dei Lavoratori. Avrebbe dovuto dire no a muso duro e proclamare fin d'ora lo sciopero generale. Non credo proprio che con il suo dissenso il governo e le forze politiche andrebbero avanti lo stesso. Ma, probabilmente, il gruppo liberista che oramai ispira la segreteria della Confederazione e che ha sostituito la cultura socialista con i precetti di Monti, Ichino e Boeri considera lo Statuto dei Diritti una sorta di rudere archeologico che confligge con l'idea di una flessibilità senza limiti del lavoro. Si può flettere il lavoratore fino a spezzargli la schiena se ci sono ancora diritti che lo vietano?

L'involuzione culturale della CGIL è profonda. Basta vedere le elaborazioni del suo ufficio studi. L'immobilismo salariale e la disponibilità a sottrarre diritti pongono una grande questione democratica. Può un paese sopportare il fatto che venti milioni di lavoratori siano rappresentati da sindacati che non ne curano gli interessi vitali? Fino a quando la democrazia potrà reggere dopo la rottura della coesione sociale e lo scivolamento continuo di milioni di persone indifese verso la povertà? Se al conflitto sociale ben organizzato dentro una cultura civile che non mortificava nessuno si sostituisce l'inerzia di una massa informe di persone abbandonate all'arbitrio di un padronato senza freni, isolate e disperate, verso quale società ci avviamo?

Dopo la Grecia, l'Unione Europea non mancherà di proporre un forte giro di vite della condizione dei lavoratori. Nella guerra finanziaria scatenata dagli USA contro l'Europa i lavoratori saranno i soli a pagarne le spese.

Non dubito che CGIL CISL UIL agiteranno lo spauracchio della crisi e della catastrofe per spaventare i lavoratori ed indurli a dare sempre di più senza nulla chiedere.

Ma in questo non c'è alcuna saggezza. Non si é né patriottici né responsabili ma soltanto complici della barbarie del capitalismo.

Pietro Ancona



 


 

Fondare una nuova CGL dei Lavoratori,

come fece Di Vittorio un secolo fa uscendo dalla CGIL

To: lettere@liberazione.it

8 maggio 2010

 

Cara Liberazione

considerato che con questo Congresso della CGIL sono state liquidate definitivamente le speranze per un suo recupero alla difesa dei lavoratori e che siamo alla vigilia della liquidazione dello Statuto dei Diritti, la Federazione della Sinistra Italiana dovrebbe appellarsi a quanti non vogliono finire sepolti sotto le macerie dei loro diritti per la costituzione di una Nuova CGL che abbia un rapporto organico, dialettico, fecondo con la sinistra socialista italiana. La CGIL è cinghia di trasmissione del PD. La politica sociale del PD è quella di Ichino, Treu, Colannino, la Marcegaglia. Bisogna aumentare le difese sindacali e politiche dei lavoratori italiani. La mozione due del Congresso CGIL ha fallito. Molti dei suoi dirigenti vogliono farsi perdonare di avere osato di esprimersi contro il vertice del potere. Sindacato e partito debbono tornare, senza ipocrisie di falsi autonomismi, a fare squadra a difesa dei salari, delle pensioni, delle libertà, dei diritti.

Pietro Ancona



 


 

Magari fossero veri i dati OCSE

12 maggio 2010

 

I dati dell'OCSE sui salari italiani inferiori alla media e situati al 23 posto non sono veritieri per eccesso. Non tengono conto di due grandi masse di retribuzioni: quelle dei biagizzati e degli immigrati. I lavoratori biagizzati 18 mila euro all'anno se li sognano! Sono per loro una cifra astronomica! Al massimo mettono insieme non più di 8 mila euro ammesso che per dodici mesi non vengano "disturbati", cioè licenziati per essere riassunti dopo qualche tempo come di solito si divertono a fare i sadici datori di lavoro del Bel Paese! Non parliamo poi del lordo di 26.304 euro. Questo non esiste se non per la parte dei lavoratori ancora a tempo indeterminato ma sottoposti ad un durissimo assedio su più fronti contrattuali e legislativi. Vedremo che cosa succederà dopo l'approvazione della 1167! I salari italiani sono inferiori all'ultimo scalino della graduatoria OCSE!!

La responsabilità di questa stupefacente depressione salariale è dovuta alla politica di concertazione triangolare sindacati-governo-confindustria. La concertazione ha prodotto danni derivanti innanzitutto dal blocco della indicizzazione e dalla parametrazione dei rinnovi contrattuali al tasso di "inflazione" programmato e cioè a quello fasullo indicato dai documenti governativi di programmazione economica. A questa ghigliottina si deve aggiungere il carro di guerra della legge Biagi la quale oltre al precariato ha prodotto retribuzioni indecenti e situazioni abnormi.

È difficilissimo trovare un biagizzato che superi i 1000 euro mensili! La media non va oltre i seicento euro. Soltanto l'esistenza dell'ammortizzatore familiare ha permesso a moltissimi giovani di sopravvivere e di continuare a lottare e sperare in un futuro migliore. Ma questo futuro migliore non esiste. Anche il PD si è messo di traverso e taglia loro la strada con il ddl Nerozzi-Marini che introduce il CUI.

 È un mero inganno ritenere di recuperare qualcosa per i lavoratori con una riforma fiscale. Sappiamo tutti che anche nella migliore ipotesi di un recupero del dieci per cento di salario questo è poco più di una manciata di spiccioli che non tirerà fuori i lavoratori italiani dalla buca in cui giacciono.

Questa drammatica statistica dell'OCSE viene commentata da Bonanni con la richiesta di una riforma fiscale che, come dicevamo, darà un piccolo insignificante risarcimento ma lascerà inalterato il quadro della situazione. Epifani tace ma non dubito che non si discosterà di molto dalla linea del recupero fiscale: la CGIL ha fatto due scioperi generali appunto per chiedere allo Stato ma non alle aziende di intervenire. In Italia quindi, fino a quando avremo CGIL CISL e UIL attestate sulla linea della "complicità" con il padronato per le "sorti magnifiche e progressive" del capitalismo italiano la condizione di chi deve lavorare per vivere e far vivere la sua famiglia saranno queste ed anche peggiori di queste.

La politica del Sindacato veniva così riassunta in una breve frase di un lavoratore Telecom: Il sindacato è la voce dell'azienda!

Questa degenerazione profonda del ruolo del sindacato è un problema grosso, grossissimo, non solo per i lavoratori ma per la democrazia italiana. Nelle aziende si è instaurato un autoritarismo che prelude a cose ancora peggiori. Dopo l'adesione di CISL e UIL e la finta opposizione della CGIL alla abolizione dell'art.18 la Marcegaglia e Sacconi vogliono la liquidazione dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. CISL e UIL hanno già aderito entusiasticamente! La CGIL si è dichiarata disponibile a trattare dopo aver fatto una piccola "doverosa" difesa d'ufficio!

Pietro Ancona

 

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/05/11/visualizza_new.html_1791175318.html

"L'Italia è sotto la media Ocse che nel 2009 risultava di 26.395 dollari per il salario netto e 35.887 per il lordo e sotto la media Ue-15 (28.454 e 40.525 dollari rispettivamente). Espressi in euro i salari netti nel 2009 in Italia risultano di 18.503 euro su un lordo di 26.181 euro, in calo dal 2008 (18.578 e 26.304 euro)."



 


 

1° maggio ad Incisa Valdarno?

14 maggio 2010

 

Quest'anno abbiamo avuto la celebrazione più solenne del 1° Maggio, quella con i tre segretari generali, a Rosarno. Il significato di tale scelta era altamente simbolico e serviva per farsi perdonare l'assoluta lontananza, il distacco dei grandi sindacati nazionali da una pratica di schiavitù che durava (dura) da decenni, che era sotto gli occhi di tutti, tutti sapevano ma non c'è mai stata una iniziativa del sindacato dell'agroindustria, del segretario generale della CGIL calabrese di vera solidarietà, di recupero a una condizione di vivibilità di tanti essere umani abbrutiti loro malgrado da un lavoro faticoso e dall'assenza di conforti minimi come pulirsi, avere un cesso decente, lavare una camicia, un paio di calzini....

In Italia non abbiamo soltanto schiavi africani, di colore nero. Abbiamo anche gli schiavi bianchi ed i lagers sono i call center dove la realtà supera la fantasia. Tutti ricordano il film di Virzì con la Ferilli nel ruolo di animatrice, ideologa, kapò di tanti infelici indotti alla servitù anche da un condizionamento mentale che è il massimo della alienazione da sé stessi, una riduzione ad ingranaggio di un progetto di propaganda e di vendite.

Ma, come abbiamo saputo ieri da Incisa Valdarno nel mondo reale e non nel cinematografo esistono situazioni come quelle descritte da Virzi. Qui si è giunti a dare colpi o colpettini di frustino alle ragazze che non rendevano quanto voluto dai loschi e criminali gestori del call center. Si negava loro anche la possibilità di recarsi in bagno.

I colpi di frustino ai disgraziati dei call center mi hanno ricordato le "punciute"(pungiture) ai polpacci che venivano inflitte ai carusi siciliani delle zolfare quando, nella durissima risalita dalle viscere della terra si stancavano e si fermavano ansimanti per qualche istante.

Che cosa c'è di cambiato? C'è di cambiato che non siamo alla fine dell'ottocento e nel profondo della condizione meridionale descritta da Franchetti e Sonnino e raccontata magistralmente da Adolfo Rossi nel suo bellissimo e commovente libro "l'agitazione in Sicilia", le vittime non sono zolfatari figli di zolfatari venduti dalle loro famiglie per qualche sacco di fave e di cattivo frumento. Siamo nel cuore della Toscana moderna e le vittime sono ragazzi spesso laureati ma subito delusi dalla vita e costretti al ripiego umiliante di diventare telefonisti per la vendita di un prodotto o di un servizio sempre meno richiesti da una popolazione impoverita.

Della vicenda che i giornali raccontano in questi giorni mostrando raccapriccio c'è da dire alcune cose. Primo: l'indagine della Guardia di Finanza stimolata dalla Associazione dei Consumatori è stata fatta per la truffa della vendita per tremilacinquecento euro di un modesto elettrodomestico che ne valeva meno di trecento. Quindi, la scoperta del lagers dei venditori non è stata che una conseguenza indiretta della indagine. Forse, se non ci fosse stata la truffa, non ne avremmo mai saputo niente come niente si sa di quanto succede in tutti i call center d'Italia. Secondo: l'assenza di Sindacati. Come nel caso di Rosarno anche qui il sindacato è assente. Lo so bene quando sia difficile sindacalizzare persone terrorizzate dal timore di non avere o perdere il posto. Ma, credo, a Incisa Valdarno tutti sapevano che cosa succedeva nel call center. Anche alla Camera del Lavoro. La CGIL avrebbe dovuto assumere una iniziativa. Segnalare all'Ispettorato del Lavoro o alla Procura della Repubblica quello che succedeva.

L'indagine della Guardia di Finanza è durata tre anni. Mi domando perché ci sia voluto tanto tempo per assumere coscienza della realtà del call center e dei suoi infelici abitanti. Perché non sono stati verificati subito i maltrattamenti?

Probabilmente il prossimo Primo Maggio sarà celebrato ad Incisa Valdarno da CGIL, CISL, UIL, unite da un patto di degrado del lavoro che presto chiuderà la partita dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori (il più bel pezzo di selvaggina che Sacconi e la Marcegaglia vorranno mettere nel loro carniere). La celebrazione avrà accenti di commozione ed i nostri tre eroi, assai compunti, denunceranno la condizione dei lavoratori dei call center.

Naturalmente non chiameranno in causa la legge Biagi. Non ne chiederanno l'abrogazione e non proporranno l'introduzione di un Salario Minimo Garantito per mettere un argine alla violenza padronale. Si limiteranno ad una sorta di commemorazione di quelli che furono i diritti che non potranno essere ripristinati.

Pietro Ancona


 

Aumentare gli stipendi ed i salari

25 maggio 2010

 

Congelare per tre anni stipendi e salari in Italia è un crimine perché in effetti, con l'ascensione libera dei costi per vivere, diventa una vera e propria decurtazione di almeno il trenta per cento. I salari italiani sono di almeno il quaranta per cento inferiori alla media OCSE. Siamo al 23 posto della classifica. Che cosa si vuole? Se queste sono le regole non possiamo starci dentro.

La CGIL dovrebbe organizzare lo sciopero generale e chiedere la riassunzione di tutti i licenziati dal settore pubblico e privato e l'aumento di almeno il dieci per cento di tutte le retribuzioni.

Pietro Ancona

 


 

I lavoratori sono soli        

25 maggio 2010

 

La CGIL non ha finora commentato la risoluzione sul lavoro approvata dall'assemblea nazionale del PD. Un documento squallido che chiude ogni speranza di lotta al precariato, ai bassi salari, alla perdita dei diritti. Un silenzio che non preannunzia opposizione o almeno critica dal momento che il PD è il partito di riferimento di grandissima parte dei quadri dirigenti della Confederazione. Questi si adegueranno alle indicazioni del Partito oppure rivendicheranno la loro autonomia e l'autonoma elaborazione delle politiche della CGIL?
Io credo che la CGIL si adeguerà alle indicazioni del documento del Partito. Questa convinzione scaturisce dall'esame dei suoi comportamenti, dalle deliberazioni del Congresso, dalla sua voglia di stare "in gioco" di partecipare alle scelte politiche e sociali che saranno approvate dal Governo.

La CGIL, come la CISL e l'uil, continua a giocare di rimessa. Non si muove. Aspetta le decisioni del Governo sulla manovra finanziaria che sottrarrà risorse vitali a salari, pensioni, scuola, sanità e si limiterà a proporre una qualche modesta "riduzione del danno". Il richiamo di Napolitano alla coesione nazionale, allo spirito patriottico di accettazione dei sacrifici per salvare l'Italia servirà a coprire l'ennesima bastonata ai lavoratori dipendenti, ai pensionati, ai poveri. Venticinque miliardi si potrebbero ricavare da una drastica riduzione dei costi della politica e della parapolitica (spendiamo oltre cento miliardi di euro per gli stipendi ai politici, ai consulenti, ai consiglieri di amministrazione) ma si preferirà prelevarli da coloro che già stentano ad arrivare alla fine del mese.

Il gioco si è fatto pesante a livello internazionale. Il capitalismo mondiale ha una sua centrale di direzione che muove vari organismi come il Fondo Monetario Internazionale o le stesse Agenzie di Rating che assolvono a funzioni di killeraggio quando si ritiene opportuno aggredire. La Grecia, il Portogallo, la Spagna, sono state già aggredite per avere disavanzi addirittura inferiori a quello degli USA che, però, si sono concessi il privilegio di stampare dollari senza alcuna copertura e di imporli al mondo intero. Il capitalismo è in una fase di parossismo ideologico. Gli accordi di Maastricht già abbastanza iugulatori gli stanno stretti e vorrebbe subito l'americanizzazione dell'Europa cioè la scomparsa del welfare che l'ha reso civile a fronte della barbarie in cui è costretto a vivere il popolo americano.

Non deve sfuggire il fatto che le tre nazioni nel mirino sono a direzione socialista anche se trattasi di un socialismo nominale con contenuti liberisti. Ma lo zio Sam non si fida lo stesso. Inoltre l'attacco alla Grecia è un grimaldello per scassinare l'Europa. Per il popolo greco c'è già pollice verso del Nerone che manipola i mercati. Anche la difesa approntata dal governo tedesco di non consentire negoziazioni allo scoperto dei suoi titoli di Stato ha fatto alzare acutissimi strilli ai liberisti che vorrebbero il "mercato" libero da regole e cioè un far west dove scorrazzare e magari incenerire le risorse di interi popoli. Insomma, si vuole libertà di strangolamento.

Anche l'Italia è nel mirino un giorno si ed uno no. È sconcertante che PD e CGIL non trovino di meglio che attaccare Berlusconi per avere "sottovalutato" la crisi da almeno due anni. Una critica di destra alla destra per sfuggire ad una analisi veritiera delle cause del terremoto finanziario originato dalla pirateria di Wall Street ed al quale il sistema occidentale non vuole porre alcun rimedio. È la guerra degli USA con il mondo intero condotta attraverso le Borse ed il terrorismo sui disavanzi dei bilanci statali. L'Asia viene attaccata in più parti militarmente. L'Europa e l'Euro vengono attaccati finanziariamente. IL fine è uno solo: riaffermare una supremazia violenta e sempre più aggressiva degli USA.

I lavoratori italiani hanno la disgrazia di non avere alcun punto di riferimento oltre la sinistra comunista. CGIL, CISL, UIL e PD si limitano a smussare qualche angolo ma non faranno niente per contrastare il loro impoverimento e la perdita di diritti. Semmai fanno a gara per dimostrare alla Confindustria quanto sono consapevoli e patriottici e come sono disposti a cedere tutto dall'art.18 allo Statuto dei Diritti.

Se in Italia esistesse la democrazia e cioè l'esistenza di una dialettica tra le forze politiche e le forze sociali nei prossimi giorni avremmo battaglia in Parlamento e sciopero generale nel Paese. Ma la democrazia non esiste e non solo perché abbiamo una destra autoritaria al potere ma anche per una opposizione che è interfacciale al governo e Sindacati Confederali che fanno gli interessi della Confindustria. Sindacati che non difendono i loro rappresentati ma si limitano ad amministrarli con quello che passa il convento.

Pietro Ancona



 


 

Generazione sconfitta

19 maggio 2010

 

Cara Dott.ssa De Gregorio,

 

ieri sera, a Ballarò, lei paventava una imminente rivolta sociale e raccontava di essere stata fortemente impressionata da assemblee di giovani precari con scene drammatiche di pianto, disperazione, sofferenza.

Cinque milioni di giovani, praticamente tutti i nuovi occupati, si trovano in regime di precariato. Ma forse sono molto di più se aggiungiamo le partite IVA. Anche nel suo giornale probabilmente ci sarà una certa percentuale di giovani giornalisti assunti con una delle diavolerie della legge trenta. Precariato vuol dire anche salario da schiavi, disconoscimento dei titoli di studio o altro. Vuol dire niente welfare. Abbiamo casi di ingegneri pagati a settecento euro al mese oppure di persone assunte per cinque giorni la settimana esclusi il sabato e la domenica.

Questa situazione infernale esiste da sette anni ed è legale dal momento che la legge Biagi ha fornito un fumus giuridico di legalizzazione a quanto già avveniva seppur in misura certamente minore.

Nel 2007 è stata resa definitiva da Prodi con gli accordi sindacali del 23 luglio che hanno di fatto chiuso negativamente la promessa fatta dallo stesso Prodi nella campagna elettorale. Ricorda: diceva di voler liberare i giovani dal precariato.

Qualche giorno fa il gruppo senatoriale del PD ha presentato il disegno di legge Nerozzi-Marini che correda il precariato con la liquidazione dell'art.18. La legge sull'arbitrato in discussione al senato è stata contrastata molto debolmente dal PD che in grande parte la condivide.

L'Unità o il PD non hanno mai fatto un esame delle conseguenze della legge Biagi nonostante la sofferenza che giunge da milioni e milioni di ragazze e ragazze a cui è stato cancellato il futuro.

Non capisco, quindi, la schizofrenia di una condivisione del disagio dei precari e di una partecipazione attiva ai progetti per rendere definitiva e senza alcuna possibilità di cambiamento la loro condizione. La rivolta che lei paventa probabilmente non ci sarà perché l'isolamento di questa massa enorme di giovani è assoluto. Nessuno li ascolta. Il liberismo selvaggio è diventata dottrina generale nel Parlamento e nel sindacalismo confederale. Ma la disperazione che cova nella società italiana è terribile.

Pietro Ancona


I ragazzi del "Precariato" su facebook hanno realizzato un video con questa lettera inviata all'Unità.

http://www.youtube.com/watch?v=EFnsyNR6gDM



 


 

Neet

27 maggio 2010

 

In contemporanea con le misure predisposte dal Governo per recuperare 25 miliardi giunge notizia dall'Istat sui giovani italiani costretti a restare nelle case genitoriali perché privi di lavoro e se ne hanno uno, questo é malpagato e inidoneo a renderli autosufficienti. L'Italia degli inglesismi ha già trovato il termine per definire questo fenomeno: "Neet" che sembra voler dire "niente lavoro, niente scuola, niente formazione."

La porta del futuro è sbarrata davanti a milioni di giovani ai quali si uniranno nel corso dei prossimi tre anni gli espulsi dall'insegnamento. Sopravvivranno fino a quando saranno in vita i genitori, provenienti da una generazione vissuta in un paese più civile, più ordinato e meno ingiusto, amministrato da partiti che avevano alto il senso dello Stato e della coesione sociale.

Da tempo le due formazioni politiche che si contendono il governo centro destra e centro sinistra hanno messo in comune ideologie e politiche e si applicano a trasferire in Italia le terribili esperienze del reaganismo e del thatcherismo alterando profondamente un equilibrio sociale che ha garantito per molti decenni una relativa prosperità e speranza nel futuro.

Il grimaldello che ha distrutto la prosperità italiana si chiama "privatizzazione". La pubblica amministrazione è stata devastata dall'ingresso degli interessi privati. Oggi lo Stato costa molto di più perché appesantito ed infarcito da interessi privati e dallo sconvolgimento prodotto dalla riforma Bassanini che ha creato isole di iperprivilegiati che da soli pesano assai di più della massa dei comuni impiegati e funzionari. Non si fanno più concorsi o se ne fanno pochissimi e tutto il reclutamento viene esternalizzato, mal pagato e umiliato da condizioni vessatorie. Non è possibile che a fronte di una media di retribuzioni nette inferiori ai 20 mila euro annui ci siano stipendi che superano il milione di euro pagati dai contribuenti. Il costo della cosiddetto management pubblico è davvero osceno!

Tutta la pubblica amministrazione, nelle mani di una oligarchia politica stipendiata che da sola costa circa 100 miliardi di lire, viene usata per soddisfare interessi di gruppi e di privati. I beni culturali diventano spa. I segretari comunali hanno dato vita ad una agenzia che costa centinaia di milioni di euro l'anno e di cui non c'è alcun bisogno. Inoltre c'è il fenomeno abnorme dei consulenti. Ricordo che il Sindaco di Palermo aveva un consulente per la Cina tra i cinquemila che aveva nominato a fronte dei quattromila dipendenti. Il fenomeno della consulenza che costa miliardi di euro si è sviluppato per consentire alla borghesia dei professionisti di spolpare lo Stato. Ora, con il federalismo demaniale, il patrimonio pubblico si volatizzerà. Nello stesso tempo si applicano pesanti terapie di dimagrimento dei servizi essenziali del welfare come scuola e sanità che presto raggiungeranno i livelli di degrado tipici degli USA.

Tutto quello che si è fatto dopo la svolta ideologica liberista è costato e continua a costare molto di più. A questo maggior costo spesso corrisponde un peggioramento del servizio reso. È eclatante il caso della privatizzazione dell'acqua e della nettezza urbana. Costi insopportabili e servizi scadenti e sempre più a rischio. Mai come ora si sono susseguite una dopo l'altra le crisi di raccolta delle immondezze.

È scoraggiante constatare come l'opposizione parlamentare non si renda conto della necessità di una svolta radicale. Abrogare la legge Biagi, vietare le consulenze e le esternalizzazioni, avviare un processo di abolizione delle regioni, espellere tutte le agenzie che operano dentro la pubblica amministrazione dovrebbero essere le prime misure da assumere per avviare un processo di risanamento.

Se i meccanismi presenti saranno lasciati indisturbati l'Italia è destinata a diventare una landa desolata abitata da milioni di infelici che vivono accanto ai miliardari che tutti gli anni si raduno con i loro yacht davanti Villa Certosa.

Pietro Ancona



 


 

Apartheid o cattura della CGIL?

28 maggio 2010

 

La signora Marcegaglia si è dichiarata parzialmente scontenta delle misure adottate dal Governo dell'amico Berlusconi che la vorrebbe al Ministero dell'Industria e per questo si è esposto ad una figuraccia all'assemblea della Confindustria. Dichiararsi scontenti è per la Confindustria una tecnica lungamente e monotonamente sperimentata. Se esaminano le sue risoluzioni approvate negli ultimi trentacinque anni basta leggerne una per leggerle tutte. Sono tutte identiche! Si chiede flessibilità per assicurare maggiore produttività al sistema e soprattutto "riforme strutturali". Per riforme strutturali si intende, in soldoni, cancellare le voci di spesa permanenti destinate a reiterarsi di anno in anno. Queste spese riguardano il welfare: scuola, sanità, pensioni. Le uniche spese che non si mettono in discussione sono quelle per le forze armate e le relative forniture e le forze di polizia. Se lo Stato si riducesse soltanto a gestire l'Esercito e la Polizia e cancellasse tutto il resto o lo riducesse a proporzione miserella (come negli Usa) gli industriali italiani sarebbero assai contenti.

Nel corso degli ultimi dieci anni si è intensificata l'erosione dei diritti dei lavoratori non soltanto con le leggi ma anche con l'uso della contrattazione sindacale. In verità questa tendenza è stata inaugurata all'epoca del governo di Giuliano Amato con gli accordi sottoscritti purtroppo anche da Trentin sulla abolizione della scala mobile e poi allargati alla dinamica dei salari un anno dopo con il governo Ciampi.

Nel 1975 si era realizzato l'ultimo accordo dell'era keynesiana dell'economia italiana con il punto unico pesante di scala mobile firmato da Agnelli e Lama.

Un folto stuolo di commercialisti dei diritti insidiati al Ministero del Lavoro e nelle Commissioni di Camera e Senato coltivano l'ossessione della "modernizzazione" del giuslavorismo. Se osservate quante cose riescono ad introdurre di soppiatto o più o meno apertamente in leggi-omnibus, nelle finanziarie, nei cosiddetti collegati vi rendete conto che ci troviamo dinanzi al più grande svilimento del diritto del lavoro mai perpetrato in Italia: l'ultimo obiettivo che questi legulei si sono dati è quello di rendere quasi inagibile ai lavoratori la magistratura. Dai diritti conclamati e riassunti magistralmente nella Costituzione e nello Statuto dei Lavoratori si sta gradatamente passando agli "obblighi" ed ai "divieti" fino a rendere la figura del lavoratore meno titolata di diritti di quella dei comuni cittadini.

La Marcegaglia, lavorando di contrappunto con Sacconi che pratica l'apartheid della CGIL e vuole andare avanti soltanto con "i complici" CISL e UIL, ha proposto alle confederazioni dei lavoratori la convocazione di una grande assise per la crescita. La CISL ha immediatamente aderito alla proposta e credo che anche la UIL non si farà pregare. L'assise per la crescita ha un solo scopo: fare prigioniera la CGIL, costringendola dentro lo schema iperliberista di una ulteriore perdita di salari e diritti. La differenza tra la scaltra Marcegaglia ed il brutale Sacconi consiste non in diversi ascolti di quanto ha da dire la CGIL, ma soltanto se farla prigioniera magari con l'aiuto del PD o discriminarla e relegarla nel ghetto in cui sono stati rinchiusi i sindacati di base ed i partiti comunisti. Il fatto che la CGIL abbia una dottrina e si comporti come una grande forza moderata che subisce più che proporre non conta niente. La Marcegaglia non si fida. Sa che la CGIL è il sindacato per antonomasia, l'incarnazione dello spirito di lotta e che spesso è animata da profonde pulsioni e da ribellioni della sua base sociale alla ingiustizia. Non si può escludere che la spinta dei lavoratori possa collocare la CGIL anche contro la volontà collaborazionista dei suoi gruppi dirigenti in posizione ancora più nettamente contrapposta al regime.

Mentre la Marcegaglia faceva la sua proposta altri cinque lavoratori lasciavano la loro vita sul posto di lavoro. Riprova che nonostante la legge sulla sicurezza (che non viene rispettata) l'olocausto umano al Dio Profitto continua e continuerà in futuro. Il congelamento delle retribuzioni previsto dalla manovra sarà una glaciazione dal momento che dal 1993, tranne per gli stipendi della dirigenza e del manageriato oscenamente superpagato, si è in regime di quasi congelamento. Non a caso siamo al quaranta per cento in meno della media europea.

 La Confindustria non ha alcuna voglia di aprirsi ai problemi della società italiana legati alla depressione in cui vivono venti milioni di lavoratori. Non vuole dialogare. Vuole soltanto rafforzare un dispositivo di sicurezza che blocca i lavoratori in fondo al pozzo dove li ha cacciati. Vuole anche continuare ad usare il mercato parallelo del precariato che, garantisce salari inferiori anche della metà dei minimi contrattuali. Oltre sei milioni di persone sono sfottute da contratti a progetto, da partite Iva e da altri marchingegni della Biagi.

Mi auguro che la CGIL respinga l'invito e che a Bonanni che le rimprovera sarcasticamente di aver fatto tanti scioperi generali inutili risponda aggiustando il suo tiro. Non basta fare uno sciopero generale. Bisogna anche vedere che cosa si propone di denunziare e di ottenere. Se lo sciopero è dirottato per interventi "moderatori" del PD soltanto sul fisco o su richieste marginali che non toccano le questioni fondamentali del contendere si dà ragione al sarcasmo di Bonanni. Bisogna che lo sciopero generale della CGIL abbia chiarezza e venga preceduto dalla recessione dagli accordi sulla concertazione, dagli accordi del luglio 2007 e dalla richiesta di ritiro del collegato lavoro sullo art.18 e della abrogazione della legge Biagi. Con la possibilità che si profila di uno scatenamento della inflazione sarebbe anche opportuno chiedere una protezione dei salari e delle pensioni con la reintroduzione di una indicizzazione legata al costo della vita.

Pietro Ancona

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=739206&lang=it



 


 

La pensione delle donne        

4 giugno 2010

 

Interpretare un vantaggio come una discriminazione per toglierlo ed intimare l'immediata parificazione dell'età pensionale delle donne a quella degli uomini è la stupefacente decisione della Corte di Giustizia e della Commissione Europea che chiede all'Italia di adeguarsi a tamburo battente e senza aspettare il 2018 previsto. Non c'è dubbio che mandare le donne in pensione cinque anni prima degli uomini non è una discriminazione.

Lo sarebbe se andassero in pensione dopo gli uomini! La distinzione uomo-donna nacque in considerazione dell'idea "manuale", "fisica" del lavoro che era prevalente quando si fecero le prime leggi pensionistiche. Ora l'idea e la percezione del lavoro come fatica fisica non c'è più se non per alcuni segmenti del mondo del lavoro ma questo non riduce lo stress femminile dal momento che le donne non sono soltanto lavoratrici sul posto di lavoro ma anche in famiglia. Quante donne si alzano alle quattro del mattino per stirare, cucinare, lavare, mettere in ordine la casa… prima di andare in ufficio o in corsia o altrove. Da questo punto di vista le cose non sono cambiate in meglio.

Anche la prestazione lavorativa della donna è diventata più pesante. Con la riforma scolastica le classi affidate alle insegnanti sono diventate più numerose e viene meno l'ausilio di tanti colleghi espulsi dal processo di ridimensionamento e dequalificazione della scuola. Lo stesso dicasi del lavoro sanitario di tutto il personale. L'ossessione aziendalistica e produttivistica che pervade i reparti ospedalieri, i laboratori, le corsie hanno aumentato lo stress delle lavoratrici le quali restano sempre anche oberate dal lavoro casalingo e per i figli che non può essere cancellato.

La Unione Europea, così solerte a salvare dalla "discriminazione" del pensionamento a sessanta anni le nostre donne, non ha mai speso una sola parola, non è mai intervenuta per intimare l'eliminazione di trattamenti economici e normativi che relegano il genere femminile a livelli assai più bassi di quelli maschili.

La tendenza all'innalzamento progressivo dell'età pensionabile in vista dell'allungamento delle aspettative di vita deve essere oggetto di attenta riflessione e riconsiderazione. Non si può accettare come un dogma l'insostenibilità di pensionati che vivendo più a lungo costano di più allo Stato. Intanto bisognerebbe disaggregare il dato. È vero che in Italia l'aspettativa di vita è all'incirca di 82 anni ma questa non è l'aspettativa di vita dei lavoratori ma di tutti. È diverso! Bisognerebbe verificare categoria per categoria qual è la durata della vita e soprattutto la durata di permanenza in vita in regime pensionistico.

Bisognerebbe anche considerare che se per un ingegnere quaranta anni di lavoro possono essere anche superati lo stesso non si può sostenere per un minatore, un operaio di fonderia, etc...

Anche la questione del finanziamento della pensione va rivisto. Una parte potrebbe gravare sulla fiscalità generale e stabilire un minimo eguale per tutti. Si potrebbero rivedere le contribuzioni. Insomma la questione va discussa e non può essere ridotta ad un rapporto semplicistico tra aspettativa di vita ed età di collocamento in pensione. Questa è la tendenza della destra e della Confindustria la quale non manca di mostrare in occasioni come questa il suo volto asociale. La Confindustria vorrebbe che lo Stato spendesse il meno possibile per pensioni, sanità, scuola ed servizi sociali. Non trova nulla da obiettare per i 31 miliardi che sono stati stanziati e si stanno spendendo per l'acquisto di micidiali aerei da bombardamento ed elicotteri di guerra.

La perentoria richiesta della UE solleva anche un altro problema che è quello della politica del lavoro e sociale nella comunità e l'incidenza in essa dei sindacati. L'assenza dei sindacati europei è davvero allarmante e la legislazione del lavoro comunitaria è orientata dagli interessi delle Confindustrie. Un silenzio assordante accompagna normative sempre più sbilanciate a favore delle aziende e sempre più coattive per i lavoratori. Penso all'orientamento verso una settimana lavorativa di 62 ore. L'ideologia di Maastricht domina sempre di più e sta cancellando la civiltà di una Europa democratica, progressista, socialista.

Pietro Ancona


 

Pomigliano come Alitalia

14 giugno 2010

 

Dopo il comunicato della segreteria del PD di disponibilità alle brutali ingiunzioni della Fiat ai lavoratori di Pomigliano speravo che la CGIL non vi si adeguasse ed intervenisse a difesa della posizione FIOM. Non è stato così e si sta ripetendo la situazione che portò al traumatico accordo per l'Alitalia.

Allora la CGIL finì con l'apporre la sua firma accanto a quella di CISL, UIL ed UGL che per giorni aveva criticato. Oggi i lavoratori dell'Alitalia sono regolati da un contratto che è forse il peggiore d'Europa. Hanno meno salario e possono accedere limitatamente a diritti pur garantiti dalla Costituzione. Temo che accadrà lo stesso per i lavoratori di Pomigliano che sono già stati "posati" da CISL ed UIL. La FIOM, l'unico sindacato che resiste, sta subendo un durissimo assedio. La Marcegaglia l'ha accusata di guardare all'indietro e di difendere i "grandi assenteisti" contro i lavoratori "sani".

Insomma è passata alla criminalizzazione. Nessun rispetto per la più rappresentativa organizzazione dei meccanici. La FIOM non è l'avversario da convincere o da sconfiggere in una trattativa, ma il nemico da distruggere. Le cose che ha detto al Corriere della Sera Epifani fanno pensare che purtroppo non sosterrà il no della FIOM. La CGIL non rompe l'assedio della FIOM. Quando Epifani afferma che non possiamo perdere Pomigliano, senza aggiungere che ci sono condizioni sotto le quali non è possibile andare, ha di fatto capitolato. Si limiterà ad una operazione di "riduzione del danno" chiedendo la cancellazione delle norme più sfacciatamente anticostituzionali. Proprio come fu per l'Alitalia.

Intanto Ichino (PD) entra nel teatro della contesa per fare sapere che anche lui sta dalla parte di Marchionne. Insomma, i più importanti protagonisti della vicenda fanno sapere ai metalmeccanici che dovranno subire quanto dispone la Fiat e che non saranno difesi. La FIOM forse resisterà fino alla fine, ma la sua situazione è difficile senza il supporto della CGIL. Se si farà il referendum è possibile che venga vinto dalla Fiat. L'alternativa è bere o affogare. Chi ha famiglia è disposto a subire qualsiasi ricatto. La ragione della sopravvivenza prevale su tutto. Non ci sono alternative. Questo il padronato lo sa bene e lo sanno bene anche Bonanni, Angeletti ed Epifani. Si farà quindi un accordo di deregulation dal contratto e dalle leggi, si faticherà di più e si subiranno condizioni da caserma. Torneremo indietro di mezzo secolo, a molto prima del 68.

Epifani non romperà con CISL ed UIL e con il PD. Dopo la firma di Pomigliano ci sarà una grande ondata che travolgerà i lavoratori italiani e li ridurrà alle condizioni se non dei cinesi, dei polacchi o dei serbi. Questa involuzione della situazione sociale italiana avviene in condizioni sempre più drammatiche con un padronato che, forte dell'appoggio del governo, si permette anche un linguaggio offensivo, brutale, irridente. CISL, UIL ed UGL sono dalla sua parte e la CGIL è prigioniera del PD, di Letta, Ichino, Bersani che la spingono ad accettare tutto e di più.

Il sindacalismo di base anche se forte e radicato nei posti di lavoro è cancellato dalla discriminazione. Non si permette che conti e non viene chiamato a firmare i contratti di lavoro. È stato chiuso in cantina come i partiti di sinistra e quando riempie le piazze con migliaia e migliaia di persone viene ignorato dalla tv e dai giornali.

Quando sarà firmato l'accordo di Pomigliano sarà come se in Italia non avessimo più né contratti né leggi a difesa dei lavoratori. Tutto dipenderà dalla volontà delle aziende che non potranno più essere limitate nel loro potere, un potere che sarà enormemente accresciuto dalle modifiche della Costituzione che la destra ha già preannunziato alle assemblee degli imprenditori. Qualcuno stamane scriveva che questa perdita di ruolo e di peso del Sindacato attira investimenti stranieri e che già si nota un incremento. Ma gli investimenti stranieri non danno alcuna certezza. Le multinazionali che hanno dismesso i loro impianti in Italia sono tantissime e quando restano pongono condizioni pesanti anche al governo come farsi pagare l'energia che consumano o altro. Con lavoratori che saranno stravolti da turni di lavoro da schiavi e remunerati poco più della metà di quelli tedeschi o francesi l' Italia diventa ancora più povera, disperata ed infelice. Ma avrà tanti ricconi in più e l'oligarchia politica più costosa e privilegiata del mondo.

Pietro Ancona

La fabbrica caserma

15 giugno 2010

 

Ma quanta brava e saggia gente è scesa in campo per chiedere alla FIOM di recedere dal suo atteggiamento di diniego, di essere "responsabile", di accettare le condizioni poste da Marchionne e già sottoscritte dai sindacati governativi e filopadronali, insomma di firmare! Al coro manca soltanto Berlusconi e poi ci sono tutti: ieri il Presidente della Camera, oggi il Presidente del Senato, il segretario dei PD Bersani, l'On.le Casini, il folto e scodinzolante partito Fiat del PD con la Sereni, Chiapparino e tanti, tantissimi altri. E meno male che tra la Fiat ed il Pdl non è corso mai buon sangue!

Nessuno che dica una sola parola di critica, che avanzi una qualche riserva sulle pretese cinesi della Fiat, che abbia un qualche dubbio su richieste che riguardano diritti fondamentali e individuali come il diritto di sciopero ed alla salute. Non una parola. Non si ha il coraggio di dire che la resistenza della FIOM è sbagliata, estremista, immotivata. Ma si tenta di colpevolizzarla mettendo l'accento su un trasferimento della Fiat in Polonia o in Serbia. Insomma, se La Fiat va via la colpa sarà della FIOM ... e si perderanno per sempre quindicimila posti di lavoro!

Si cerca di fomentare l'odio della gente contro chi difende i diritti. È accaduto in una azienda del Nord in cui operai terrorizzati dalla minaccia di non avere un lavoro hanno attaccato la FIOM ed hanno chiesto di essere schiavizzati. Questo triste e doloroso esempio del degrado in cui è stata portata l'Italia viene agitato contro quanti continuano a difendere diritti. Ma che andate cercando! Lasciateci guadagnare il pane!

Ma torniamo al coro dei finti pacieri.

Tanta brava e volenterosa gente non l'ho vista quando Marchionne, sfottendo gli operai di Termini Imerese, disse che non poteva attaccare Termini al Nord Italia, che era troppo lontano e che non se ne parlava nemmeno di salvare l'impianto scaricando sui lavoratori e sulla Regione Sicilia le responsabilità di una conduzione logistica ed industriale assurda e costosissima sostenuta forse per ragioni che ci sono imperscrutabili e che riguardano le relazioni riservate della Fiat. Ichino, alza l'ingegno e si chiede quale argomento "forte" può aggiungere al pressing contro la FIOM.

L'ha trovato! Ha detto che l'accordo proposto da Marchionne se accettato aiuterà gli investimenti stranieri in Italia ... Insomma, se gli investitori esteri si rendono conto che l'Italia è una specie di Cina in Europa accorreranno giulivi a mettere qui le loro fabbriche e fabbrichette! Ecco perché bisogna accettare di subire il licenziamento in caso di sciopero e di lavorare non solo 13 ore su 24 ma anche mettendo le undici ore a disposizione dell'azienda.

Ho letto il documento approvato all'unanimità dal Comitato Centrale della FIOM. Debbo dire che non mi è piaciuto. Non mi è piaciuta l'accettazione di tutta la parte economica della proposta Fiat a cominciare dai 18 turni settimanali e dall'aumento dello straordinario. Bisognerebbe riflettere sulle condizioni di stress dei lavoratori di Melfi per comprendere quanto è ingiusto chiedere una intensificazione massacrante della prestazione. Non mi è piaciuta la disponibilità alla collaborazione per reprimere il fenomeno dell'assenteismo. Se il ritmo della prestazione diventerà allucinante assai di più di oggi avremo un aumento delle assenze dal lavoro. La gente è fatta di carne ed ossa. Il sistema nervoso dei lavoratori viene sottoposto a pressioni inaudite. Vorrei che gli illustri pennivendoli che oggi si prodigano a dire quanta è sbagliata la resistenza operaia provassero a lavorare una settimana in un reparto Fiat e constatare sulla propria pelle che cosa sono le ultime invenzioni dei cronometristi dell'azienda... Sarebbe istruttiva una inchiesta parlamentare sulla salute degli operai di Melfi.

Il documento FIOM non poteva non respingere la sospensione dei diritti costituzionali e la trasformazione del contratto di lavoro in un insieme di obbligazioni da eseguire pena il licenziamento. Ma oggi, l'obiettivo della Fiat e del padronato non è più soltanto nella deregulation dal contratto nazionale ma nella trasformazione del regime della azienda con una fortissima accentuazione della sottomissione gerarchica dei dipendenti. Si vuole passare alla fabbrica-caserma. Si vuole la trasformazione del sindacato in servizi dell'ufficio risorse umane con compiti di monitoraggio (spionaggio) della mano d'opera e di isolamento delle "teste calde" delle zone di resistenza. Questo avviene già da qualche parte ma ora si vorrebbe la sua piena legittimazione pubblica, alla luce del sole. Tutti debbono sapere che in Italia comanda il management dei padroni...

La Marcegaglia ha avuto parole molto dure e sprezzanti verso la FIOM e quanto resta della resistenza operaia. Si è lasciata andare in affermazioni offensive, pesanti che Epifani ha sbagliato a non rintuzzare e rinviare al mittente.

Sbaglia e continua a sbagliare come quando non ha rintuzzato il "fannulloni" di Brunetta ai dipendenti statali. Epifani ha fatto oggi una dichiarazione in cui di fatto prende le distanze dalla FIOM che tratta con molta freddezza come se si trattasse di organizzazione "altra" non confederata nella CGIL e profondamente connessa alla sua storia ed alla sua cultura. Anche Epifani è nel coro dei benpensanti che richiamano all'ordine ed alla disciplina i reprobi della FIOM. Infatti, Sacconi che quanto può sputa veleno sulla CGIL e ne teorizza l'isolamento, gli rivolge parole di comprensione e di esortazione all'azione.

Succederà come è già successo per i lavoratori Alitalia.

Dall'accordo con Marchionne usciremo con le ossa rotte, con una condizione nelle fabbriche che sarà fuori dallo spirito e dalla lettera della Costituzione. L'Italia è il paradiso della borghesia parassitaria, della oligarchia politica privilegiata e l'inferno per chiunque faccia un lavoro dipendente. Ma l'establishment industriale politico sindacale uscirà molto coeso e rafforzato. Confindustria, Governo, CGIL, CISL, UIL e quanti li contornano saranno ancora più uniti nello sforzo di traghettare la borghesia italiana fuori dalla crisi lasciando a terra e sacrificando i lavoratori dipendenti e quella che fu una democrazia costituzionale. Quanti si affannano giustamente a denunziare la legge-bavaglio dovrebbero sapere che la libertà è una ed indivisibile e passa anche e soprattutto nei luoghi di lavoro. Senza libertà nei luoghi di lavoro tutte le altre libertà diventano di parte.

Pietro Ancona

 


 

Il lager di Marchionne        

16 giugno 2010


Bisognerebbe che Marchionne spiegasse perché sposta la produzione della Panda dalla Polonia a Pomigliano nonostante le vantaggiose condizioni di cui ha finora fruito e non solo per i bassi salari ma anche per le brutali regole imposte ai metalmeccanici polacchi che certamente stavano assai meglio ed godevano di ogni diritto nel regime comunista. Mi domando se Solidarnosc che, manovrato dalla Chiesa e dall'Occidente, riuscì ad avviare il rovesciamento del regime comunista sia soddisfatto del passaggio alla "libertà" ed alla "democrazia" ed all'insediamento di multinazionali che comprimono il livello di vita e la possibilità di crescere culturalmente e socialmente del popolo polacco.

Il tanto sbandierato investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano, lodato da pennivendoli servili che lo agitano davanti ad una popolazione povera ed bisognosa di lavorare, non garantisce alcuna certezza per il futuro. Quali sono i programmi di Marchionne per Pomigliano ? Esiste un piano industriale a lunga scadenza che tenga conto anche del fatto che la Panda potrebbe non avere una lunga vita come altri fortunati modelli di automobili? Colpisce l'assenza totale del governo in questa vicenda tranne la retorica e spocchiosa dichiarazione di Tremonti che proclama dopo la sconfitta della FIOM la vittoria del "riformismo". Anche la Regione Campania che si agita assieme alle altre per i tagli imposti dalla "manovra" che certamente farà pagare alla popolazione e non alle greppie di consulenti, amministratori, managers ed altri parassiti, non ha mosso un dito, non interviene, non ha nulla da dire...

In effetti non sappiamo niente e l'art.41 della Costituzione è ignorato. L'inerzia dei pubblici poteri consente una operazione di pirateria da terzo mondo operata da una multinazionale che oramai di italiano ha molto poco e che comunque, nella storia industriale e civile di questo Paese si è distinta per i reparti confino inventati da Valletta e per l'enorme compressione di diritti a Mirafiori rotta soltanto dagli immigrati meridionali negli anni sessanta. La storia della Fiat non è per niente gloriosa. Quando il lavoro abbondava in Italia la gente preferiva andare a lavorare dappertutto ma non alla Fiat degli Agnelli noti per essere gretti ed avidi di sfruttamento.

Intanto credo che il Parlamento dovrebbe avviare una inchiesta parlamentare sulle condizioni di Melfi che non sono durissime come quelle firmate ieri dai sindacati felloni ma sono certamente molto pesanti.

I lavoratori non sono utensili animati, bipedi parlanti e non possono essere sottoposti ad uno stress che incide profondamente sulla loro salute fisica e psichica. Otto ore di lavoro senza pausa sono contro la Costituzione, contro la legge sulla sicurezza del lavoro, contro tutte le raccomandazioni internazionali che invitano a non superare i limiti della sopportabilità umana. Credo che bisognerebbe avviare un intervento della Magistratura per prevenire malattie nervose, infortuni, logoramento psichico. Si può tenere digiuna una persona per otto ore facendola lavorare a ritmi predeterminati da un computer e cronometrati dalla sorveglianza? Sebbene siamo nell'Italia di Berlusconi e della destra al potere credo che questo non si possa fare. La fabbrica non può diventare un penitenziario ed il logoramento della salute dei lavoratori diventerebbe anche un costo che si scaricherebbe sullo Stato.

Pietro Ancona



 


 

Fronte del porto        

17 giugno 2010


A quanto pare il no della FIOM ha messo in agitazione l'establishment italiano che ha difficoltà a reggere la scelta Fiat senza unanimità di consensi. Soltanto l'unanimità può nascondere la profonda ferita ai diritti arrecata dal documento Marchionne. La scelta della Fiat sottoscritta da tutti i sindacati esclusa la FIOM è troppo dura, troppo pesante per essere esposta ad una pur minoritaria opposizione. Anche Veltroni è intervenuto per spruzzare veleno contro gli operai di Pomigliano assenteisti ed invita la FIOM a non fare troppe storie, a non resistere. Ieri, in occasione della assemblea della Confcommercio, la signora Marcegaglia ha fatto trapelare tantissima irritazione e si è detta stupita della resistenza FIOM. Il tono del suo intervento è stato quello di chi, avendo ricevuto rassicurazioni sull'adesione della CGIL al piano Marchionne, sia rimasta delusa della opposizione della FIOM. Si è incontrata con Epifani e, qualche ora dopo, arriva ai giornali, la presa di posizione della CGIL campana che dichiara di partecipare al referendum del 22 e invita a votare si per l'accordo. Contemporaneamente il leader della minoranza FIOM che aveva votato contro l'accordo ha detto che se vince al referendum il si, la FIOM dovrà firmare. In sostanza ha cambiato posizione e si è adeguato al perentorio richiamo della CGIL e del PD. Il messaggio della Marcegaglia è stato prontamente recepito e tradotto in prese di posizione e scelte che isolano ancora di più il coraggioso gruppo dirigente della FIOM. Il suo rimprovero ha avuto risposte immediate. I ribelli della FIOM sono già nel tritacarne...

Chi resta accanto ai lavoratori? Chi continua a difendere la Costituzione, a stare dalla parte del diritto? Certamente la sinistra di Vendola e di Ferrero ma anche l'IDV che ha assunto una limpida posizione di rigetto del programma Marchionne di riduzione gli operai a robot umani. Forse Veltroni ed Epifani non hanno letto le prescrizioni Marchionne sulla nuova organizzazione del lavoro in fabbrica: non soltanto otto ore continuative di lavoro a digiuno, senza pausa pranzo ma anche una postura obbligata del busto del corpo operaio che dovrà ripetere i movimenti programmati dal computer e cronometrati. Una sorta di allucinante attuazione della profezia di Chaplin di "tempi moderni".

Naturalmente Pomigliano, lo sappiamo tutti, è il cavallo di Troia della Fiat e del padronato italiano.

È naturale attendersi che le "innovazioni" di questo accordo saranno trasferite in tutto il gruppo Fiat e una svolta radicale, una controrivoluzione padronale, divamperà in tutta Italia e troverà buon combustibile dalla tristissima situazione di disoccupazione e di cassa integrazione. Gli industriali sperano, sanno, che il terrore di non trovare altro lavoro spingerà i lavoratori ad accettare il cappio che si stringerà al loro collo.

Il fascismo avanza non soltanto ad opera della destra che ci governa e del suo blocco sociale. È allarmante registrare gli applausi frenetici alle richieste di Berlusconi di fare carta straccia della Costituzione che si levano in tutte le assemblee dei corpi organizzati del padronato italiano: Confindustria, Confcommercio, Confartigianato. Lo squadrismo veste doppio petto e cravatta. È diverso dai manganellatori di Mussolini che assaltavano e bruciavano le Camere del Lavoro. Non ne hanno bisogno dal momento che il maggiore partito di opposizione, l'erede del PCI e della sinistra cattolica, condivide ed approva tutte le sue richieste e la CGIL si trasforma in strumento di imposizione ai lavoratori della volontà del padronato. La società si rimodella in senso autoritario con il concorso delle forze che dovrebbero difendere la libertà e la democrazia. La libertà è indivisibile. Non si difende contrastando la legge bavaglio di Berlusconi ed assecondando la militarizzazione del lavoro italiano. Senza libertà nelle fabbriche e nei posti di lavoro sarà difficile difendere la democrazia. C'è un rapporto diretto tra proposta di modificare la Costituzione e proposta Marchionne - Marcegaglia. Camminano insieme e ci riportano indietro nel tempo.
 L'atteggiamento di CGIL, CISL, UIL costituisce uno strappo della Costituzione ed una anomalia enorme della democrazia italiana. Sindacati che tirano la volata al padronato e ne soddisfano tutte le voglie anche le più brutali e asociali deformano la "normalità" del Paese. Non so se ci siano interessi oscuri dietro questa servile accondiscendenza ma credo si possa parlare di "fronte del porto" della globalizzazione. In ogni caso ci sono gli interessi politici del PD che vuole attrarre la base sociale della destra non solo con le liberalizzazioni riproposte da Bersani ma anche con l'asservimento della CGIL.

La FIOM, dopo l'intervento della CGIL campana, ha anche problemi che riguardano la sua affiliazione alla Confederazione. Può continuare ad abitarvi dopo la pugnalata alla schiena di ieri? Forse è necessario uno strappo. Una scelta di continuare a vivere e lottare con chi ne condivide le idee e lontani da chi è diventato longa manus del padrone.

Pietro Ancona



 


 

Il referendum della vergogna

18 giugno 2010

 

Il referendum operaio sull'accordo-capestro di Pomigliano non è un referendum. Sarebbe tale se i lavoratori che voteranno, rifiutando l'accordo separato, aprissero la strada ad altro e diverso accordo.

Non è così. Se il referendum sarà bocciato la Fiat non farà l'investimento e lascerà la Panda in Polonia. Questo è stato detto e ridetto da Marchionne. Prendere o lasciare! I lavoratori non potranno esprimere un giudizio obiettivo sull'accordo separato. Sanno che se dicono si la fabbrica continuerà a vivere e se dicono no li aspetta la disoccupazione. Qualcuno in Italia può ragionevolmente sostenere che, in queste condizioni di ricatto, di costrizione, la gente sarà libera e potrà esprimere la sua vera opinione? Se io o voi fossimo tra i votanti come ci regoleremmo?

Contrariamente a come li ha dipinti, forzando le tinte, Veltroni i lavoratori di Pomigliano andranno a votare e si caricheranno della croce delle condizioni umilianti imposte brutalmente da Marchionne.

Penseranno alle loro famiglie ed alla necessità comunque di sopravvivere in una Napoli che venti anni di governo Bassolino lascia in macerie, disperata, piena di debiti.. L'uso clientelare in proporzioni industriali delle risorse, l'indebitamento, la mancanza di progetto e di futuro fanno da contesto al referendum, una operazione che sarebbe democratica se non fosse già stata piegata e strumentalizzata dalla Fiat che ne ha giù predeterminato il risultato.

Perché la Fiat vuole il referendum? Evidentemente non gli basta l'adesione dei sindacati collaborazionisti. Vuole una sanzione che costituisca una umiliazione per la FIOM per dimostrarle di non contare niente e chiederle di tornare subito ed a testa bassa all'ovile. Ha già ricevuto due risposte positive: quella di Epifani che attesta il valore del referendum e l'altra del leader della minoranza FIOM Durante il quale afferma che in caso di vittoria dei si la FIOM deve firmare. In sostanza il referendum sarà usato come un plebiscito annessionistico alla volontà del padrone.

Qualcuno in questo Parlamento dovrebbe chiedere che si torni a trattare e che il referendum non abbia luogo dal momento che si tratta di costringere a Canossa tutti i dipendenti della Fiat di Pomigliano. Ma la lobby Fiat è assai forte. Anche Casini si è unita ieri a Fini e Schifani per chiedere la resa della FIOM. Diverse voci della cultura costituzionalista si sono alzate per segnalare le numerose illegalità dell'accordo separato. Anche "liberal" si chiede se la globalizzazione significa che dobbiamo diventare come i cinesi mentre la dichiarazione del Segretario della CISL che ritiene che si debba riaprire la questione Termini Imerese nel caso di vittoria dei si è la prova di quanto è stato finora giustamente sospettato ma negato e cioè che Pomigliano non è una eccezione ma la nascita di nuovi rapporti di lavoro che stracciano contratto nazionale, Costituzione e leggi. La nascita della Cina italiana. Anche se dovesse ricevere l'unanimità dei consensi il referendum non avrà alcuna validità né morale né giuridica per lo stato di necessità dei lavoratori. Sarà soltanto il documento di una prepotenza subita.

Qualcuno ha paragonato agli effetti della marcia dei quadri dirigenti ed intermedi di Mirafiori. o la situazione che si creerà dopo il referendum. È vero che la CGIL tornò al tavolo delle trattative ed accettò accordi che consentirono il licenziamento di trentamila operai. Oggi dovrebbe accettare le condizioni di militarizzazione del rapporto di lavoro che diventa una obbligazione individuale. Se lo facesse ripeterebbe il cedimento, l'errore di allora. La CGIL non avrebbe dovuto piegarsi ad accettare condizioni che hanno cambiato il corso della storia ed aperto la strada alla cancellazione dei diritti conquistati con la stagione dell'autunno caldo.

Ma, infine, questo referendum come si svolgerà? Da chi sarà organizzato e da chi sarà controllato?

L'ultima esperienza recente è stato il referendum sugli accordi fatti con Prodi svoltosi in condizioni di illegalità, senza controlli,senza una vera discussione dal momento che non era previsto che i contrari potessero illustrare le loro ragioni nelle assemblee. Furono dichiarati oltre cinque milioni di votanti e lo ottantuno per cento di si, cifre "bulgare" ed inverosimili che tuttavia per giorni diedero a tanti pennivendoli il punto di appoggio per infierire sulla minoranza che aveva votato no. Contrariamente a quanto scrive Erri De Luca sul Manifesto «Cedere: questo è l'ordine del giorno. Con il pensiero intatto, almeno quello, che siano passi indietro come quelli di chi prende rincorsa per rivincere.» il passo indietro che si farebbe a Pomigliano non permetterà un rincorsa in avanti. Sarà un passo indietro che completa la disfatta dei diritti e prelude ad un lungo periodo senza libertà e democrazia per i lavoratori italiani.

Appoggiamo con tutte la nostre forze quanti FIOM e sindacalismo di base si oppongono alla perdita dei diritti. Resistere nei posti di lavoro é altrettanto importante che resistere alle leggi bavaglio. Perché la libertà è indivisibile.

Pietro Ancona


http://www.loccidentale.it/articolo/fiat.+veltroni%3A+%22su+pomigliano+accordo+duro+ma+inevitabile%22.0092224

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=746580&lang=it

 


 

Il nervosismo del padreterno da cinque milioni di euro.

19 giugno 2010

 

L'amministratore delegato della Fiat straparla. Le notizie che gli arrivano dall'interno della Fiat e lo scarso entusiasmo che il suo piano di robotizzazione umana e abolizione dei diritti costituzionali ha suscitato anche in parte della stampa tradizionalmente schierata dalla sua parte lo hanno innervosito. Proclama ai giornali che, se non si fa come dice lui, si uccide l'industria. Manifesta irritazione e fastidio per il fatto che in Italia, a differenza che negli USA, deve parlare con tanti, troppi interlocutori: preferirebbe parlare con uno solo. Non lo soddisfa il fatto che mentre la maggioranza di questi interlocutori ha prontamente obbedito al suo diktat soltanto uno gli resiste. Vorrebbe che in qualche modo questo interlocutore (la FIOM) fosse costretto ad ubbidirgli ed anche senza fargli perdere tempo. Sospira pensando a quanto è bella l'America dove parla solo con una persona, si mette d'accordo e passa subito avanti. Ma l'Italia non è l'America. Il sindacato in USA è stato liquidato a fucilate dai killers della Pinkerton all'inizio del secolo scorso. Il Sindacato che ha comprato parte del pacchetto azionario della Chrysler rappresenta soltanto i suoi dirigenti. I lavoratori sono soltanto coloro che hanno dato tanti soldi a questi dirigenti e basta. Non contano niente, proprio niente! Questo Sindacato - non sindacato è estraneo alla cultura del movimento operaio italiano.

La democrazia è faticosa. Per coniugarla alla efficienza del sistema ci vuole capacità, duttilità, comprensione. Marchionne non può trattare, come sta facendo, i lavoratori facendo sibilare la frusta e minacciando: se non fate come dico io me ne vado, me ne torno nel mio paradiso polacco dove impongo tutte le condizioni che voglio e per giunta pago salari di 400 euro al mese! Sembra Berlusconi quando strilla che governare con questa Costituzione è un inferno di regole dal quale si vorrebbe liberare subito.

Curiosa questa concezione monocratica del potere industriale. Curiosa questa invocazione di reductio ad unum della rappresentanza sindacale. E se fosse Marchionne a sbagliare? E se l'idea di fabbrica che ha in testa e che vorrebbe imporre non fosse quella giusta? Chi ci garantisce che il potere dittatoriale di un solo manager anche se circonfuso della fama di genio agisca nel segno del bene, dell'utilità e della prosperità? Se Marchionne sbaglia il suo errore verrebbe pagato da diecine, centinaia di migliaia di persone! Non è giusto che una persona abbia tanto potere specialmente con un governo dello assoluto laisser faire che se ne sta distante e, semmai, interviene a supporto propagandistico della azienda. Inoltre se sbaglia Marchionne le conseguenze non sono soltanto per i lavoratori ma anche per gli azionisti ai quali è stato imposto di pagargli una parcella annuale di milioni di euro inconfrontabile con quella del suo personale dipendente. È scandaloso che il signor Marchionne si liquidi uno stipendio(visibile) di circa cinque milioni di euro all'anno mentre un suo ingegnere progettista ne guadagna meno di duemila al mese. Le decisioni di una multinazionale come la Fiat dovrebbero avere un processo decisionale che confronti le opinioni di un gruppo dirigente largo e qualificato per approdare nelle scelte del Consiglio di Amministrazione. Scelte che non dovrebbero mai essere una pura formalità di ratifica dell'operato dell'Amministratore Delegato. Ma alla Fiat non funziona in questo modo. La democrazia è migliore della dittatura peggio ancora se intrisa di megalomania di Uno solo.

Marchionne ha imposto ai cinquemila lavoratori di Pomigliano un referendum-genuflessione alla sua volontà. Trattasi di una violenza psicologica e politica che in un Paese civile non avrebbe luogo. Tutti sanno che se il referendum dovesse bocciare il piano A, scatterebbe il Piano B e cioè non si farebbe l'investimento. Se il signor Marchionne ed i suoi servili cortigiani sindacalisti avessero un pochino di pudore dovrebbero evitare questa scandalosa richiesta di sottomissione alla volontà padronale e di umiliazione collettiva non solo dei lavoratori ma della cittadinanza di Napoli. Continua intanto l'opera di denigrazione dei lavoratori cominciata con Brunetta per gli statali ed ora applicata ai lavoratori Fiat da Marchionne, dalla Marcegaglia e da qualche loro ruffiano del giornalismo embedded. Marchionne ha rimproverato uno sciopero delle maestranze di Termini Imerese (la fabbrica che ha condannato a morte)fatto in occasione di una partita di calcio. A parte la fondatezza del fatto del quale è lecito dubitare, i lavoratori avrebbero pagato di tasca loro come ha osservato un giornalista certamente non di sinistra come il direttore di Riformista.

Ma perché si fa questa campagna di denigrazione contro una classe operaia come quella italiana che paga con 1400 morti all'anno e migliaia di mutilati un altissimo tributo, il più alto d'Europa, ad una organizzazione del lavoro insicura, stressante, mortale?

L'insofferenza di Marchionne e della Marcegaglia si fonde con la volontà del governo e di Draghi di modificare subito la Costituzione per liberare da obblighi sociali e di rispetto ambientale le imprese. Questi signori vanno avanti come carri armati facendo schioccare la frusta e minacciando i resistenti.

Ma le reazioni che finora ha registrato questo programma non sono quelle che si aspettavano. C'è resistenza. L'Italia democratica e civile si oppone! Il voto degli operai di Melfi che premia la FIOM dice che si deve ragionare che non si possono sequestrare financo i minuti secondi della vita delle persone. La fabbrica deve avere un contenuto, una qualità umana! Non può diventare l'inferno degli esseri umani ridotti alla parte vivente del macchinario di produzione. Questo rincorrere i ritmi dei cinesi è rovinoso. La Cina registra migliaia di casi di suicidio e cova profonde proteste sociali. Che l'Italia debba imitare la barbarie dello sfruttamento schiavistico di un regime nazi-liberista mi pare una forzatura che non potrà essere accettata. Non si possono buttare nella immondizia due secoli di civiltà e fare regredire il lavoro dipendente a quello dell'avvio della industrializzazione. Non ci vuole un genio per fare funzionare una fabbrica a salari infimi di 400 euro al mese e regime militare. Marchionne mostri di essere un vero manager confrontandosi con salari e diritti dignitosi come fanno le industrie automobilistiche europee. È davvero un genio come pensano Chiamparino, Fassino e gli altri del partito-fiat?

Pietro Ancona


http://www.corriere.it/economia/10_giugno_18/marchionne-fiat-accordo_5b50102c-7af3-11df-aa33-00144f02aabe.shtml



 


 

Barbarie del decreto-ricatto Marchionne

20 giugno 2010

 

Marchionne, il grande stratega planetario, il salvatore della Fiat come lo ha definito sbavando di ammirazione Piero Fassino, è molto nervoso per il fatto che al suo schioccar di frusta il Sindacato non sia tutto accorso ai suoi piedi. Certo, CISL, UIL, UGL, e FISMIC (?) hanno firmato senza discutere il suo decreto e, tanto per salvare la faccia, hanno pietito ed ottenuto la cosiddetta "clausola di raffreddamento" una norma che dà un minimo di procedura alle punizioni della Fabbrica-Caserma ma non ne corregge la fondamentale lesione del diritto costituzionale.

Ma il Sindacato che incarna le ragioni dei lavoratori è la FIOM e la sua resistenza innervosisce la Fiat ed il padronato italiano. Resiste la FIOM nonostante l'assedio sempre più duro e petulante di tutto il benpensantismo nazionale, di una CGIL imbarazzata che preferirebbe trovarsi altrove e di un PD che è il partito Fiat più affidabile che la famiglia Agnelli abbia in Italia. Pd affidabile assai di più del PdL che è sempre stato ostile alla Fiat e, capeggiato dal parvenu Berlusconi, a suo tempo gli fece sfregio di presentarsi ad un incontro sgommando su possenti BMV e Audi. Fassino ha quasi intimato ieri agli operai di accettare l'accordo riconoscendo che è duro e che è fuori legge versandovi sopra la maramaldesca criminalizzazione dell'addebito della scarsa produttività degli operai.

Se le cose Fiat vanno male non è perché le auto prodotte non siano il meglio o perché c'è una burocrazia dei piani alti dell'azienda degna di un ministero sovietico ma perché gli operai sono assenteisti e magari, come si è permesso di scrivere Statera, rubano..

Il PD pencola fortemente dalla parte di Marchionne. Il portavoce per i problemi del lavoro Fassina e l'ineffabile Letta junior si affrettano a rassicurare che "l'accordo di Pomigliano non sarà un precedente o un modello....perché si rendono conto di quanto sia indigesto e velenoso e lo vogliono far passare fingendo di criticarlo...

Marchionne si sta comportando stupidamente. La stupidità di una persona che vive fuori dal mondo, nel chiuso del suo regno di manager e supermanager che guadagnano milioni di euro e che non sanno più come e dove vive la gente. Manager che si servono di specialisti, professori universitari che studiano come fare dell'operaio la parte vivente del macchinario di fabbrica e stabiliscono il numero di movimenti che si debbono fare in un giorno magari saltando il pasto e con un cronometrista alle calcagna anzi incorporato della stessa linea di produzione. Ieri il Nostro è stato assai incauto ed ha attaccato a testa bassa gli operai di Termini Imerese già licenziati, seppur con data appena differita, offendendoli e consegnandoli alla canea di pennivendoli che non attendono di meglio per mettere alla gogna i fannulloni ed i ladri difesi dalla FIOM.

Lo stesso Bonanni che ha quattro palmi di pelo sullo stomaco si è allarmato per l'errore di "comunicazione" di Marchionne ed è intervenuto invitandolo ad "avere pazienza", ad essere meno fremente, più cauto. Bonanni sa come fare per spezzare le reni alla resistenza operaia e confida in un quadro generale della politica che si muove in senso favorevole alle pretese Fiat. La stessa idea della fiaccolata degli imploranti che avrebbe dovuto ripetere la grande marcia dei quarantamila che invocarono il ritorno al lavoro a Torino trenta anni fa è stata un errore. La manifestazione non è riuscita e nonostante la probabile mobilitazione della camorra per il suo successo. Sappiamo che la camorra ha interessi che oggi coincidono con quelli del successo della sfida Marchionne.

Ma il piatto della partita Marchionne è troppo indigesto e tuttora non si riesce a costruire un clima di isolamento della FIOM, di criminalizzazione degli operai, di sostegno alle "innovazioni", alla "modernità" del nuovo catechismo della vita in Fiat. La tesi del conservatorismo dei sindacalisti della FIOM, del loro non farsi carico delle problematiche della globalizzazione, stenta a penetrare una opinione pubblica che, questa volta, non si è lasciata infinocchiare dagli Ichino, dai Boeri e della falsa "saggezza" del gruppo dirigente del PD. La cultura dei costituzionalisti democratici è entrata in campo accanto agli operai ed alla FIOM dando splendore, lucidità e forza di argomentazione giuridica alle loro tesi.

L'entità del pericolo che incombe su venti milioni di lavoratori italiani è stato avvertito. Anche se il cosiddetto referendum darà una maggioranza ai si, la convinzione di essere trascinati all'indietro nel gorgo di una barbarie premoderna persiste e resterà nell'aria. I si sono obbligati da uno stato di necessità, dalla responsabilità dei lavoratori verso le loro famiglie, sfruttata cinicamente contro di loro.

L'ordito della Fiat contro i diritti è riscontrato da una accelerazione degli attacchi del governo alla Costituzione. Fino a quando resterà questa Costituzione anche se l'accordo sarà attuato nessuno potrà garantire né la Fiat né il capitalismo italiano da un pronunciamento della Corte, da una sentenza del Giudice. Per questo la destra italiana con i suoi innumerevoli consiglieri e specialisti è impegnata freneticamente nelle riforme politiche. Questa destra non viene contrastata dal PD dove tutto il gruppo dirigente a cominciare dai torinesi Chiapparono e Fassino si è schierato con la Fiat e con il nuovo Vangelo del Capitalismo italiano e della sua Ideologia di dominio.

Pomigliano D'Arco è il grimaldello scelto dal capitalismo per imporre la sua definitiva supremazia sui lavoratori che vengono spogliati dei diritti contrattuali e costituzionali e privati del sindacato come loro rappresentante collettivo. Non a caso è stato scelto come terreno di scontro un territorio affollatissimo ed in preda ad una profonda crisi economica e sociale punto importante del lavoro nero. Le nuove prescrizioni dettate da Marchionne sebbene firmate da quattro sindacati non sono state oggetto di trattativa. La firma sindacale è una presa d'atto, una risposta al ricatto "prendere o lasciare". Se la FIOM dovesse firmare firmerebbe la condanna a morte del diritto dei lavoratori di avere un Sindacato, un soggetto collettivo che li rappresenta e ne tutela gli interessi. Non sarà mai più come oggi e sarà come se ogni singolo lavoratore accettasse a titolo personale il suo nuovo status. Il Sindacato come soggetto collettivo e conflittuale, elemento di una dialettica degli opposti, scompare per dare posto alla "americanizzazione" a-giuridica del lavoro, alla solitudine del singolo lavoratore anche se presta la sua attività assieme a migliaia di suoi colleghi. La nuova fabbrica sarà un lager dove il peso della gerarchia diventerà assai più incombente di quanto non lo sia oggi.

Non è vero quanto affermano dirigenti del PD come Letta che il decreto Marchionne di Pomigliano resterà una eccezione. Niente di quanto si distrugge del diritto è una eccezione. Non si torna indietro dalle nuove norme. Non lo è stata la legge Biagi che fu confermata dal governo Prodi e consacrata dagli accordi del 2007 la quale continua a produrre precariato che si aggiunge agli infelici sei o sette milioni di schiavi cocopro et similia. Non lo sarà l'allegato lavoro che attacca alle spalle l'art.18 ed apre la strada alla abrogazione dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. La fabbrica Marchionne diventerà la Nuova fabbrica italiana. Non a caso Ichino ne parla come di una cosa da mostrare agli investitori esteri perché vedano in Italia la Cina d'Europa.

Non è neanche detto che la produzione della Panda abbia un futuro luminoso, un mercato in espansione nei prossimi anni. Se dovesse andare male ci troveremo senza lavoro e senza diritti, ci ritroveremmo riportati indietro nel tempo. La proposta "giudiziosa" di coloro che invitano a stringere i denti ed accettare perché in futuro le cose potranno migliorare e finché c'è vita c'è speranza per il meglio è molto debole perché l'industria automobilistica non ha un brillante futuro e sarebbe meglio cominciare a pensare ad una industria diversa ed ad un modello di sviluppo basato sui consumi collettivi e su una diversa priorità nell'uso delle risorse.

Inoltre l'asiatizzazione dell'Italia è difficile da realizzare dal momento che le famiglie operaie hanno costi incomprimibili e crescenti imposti dalla privatizzazione dei servizi e dal deperimento del welfare. Il lavoratore italiano non si può portare al livello dell'ex contadino cinese, espulso dalla sua terra ed arruolato come schiavo di un mostruoso PIL che deve gonfiarsi ogni anno. Meglio adattare l'industria italiana al livello dei salari europei senza la follia di continui abbassamenti che fomenterebbero tensioni incontenibili e puntare verso una coesione sociale in cui gli italiani tornano ad essere una nazione che costruisce solidarmente il suo cammino nel mondo. Meglio nessuna fabbrica al posto della fabbrica lager di Marchionne che accelererà la decomposizione della unità nazionale e della sua civiltà proprio nel 150 anniversario della fondazione dello Stato. Se dovesse perdere il referendum la Fiat scoprirebbe il suo bluff. Non tornerebbe in Polonia. Non è in grado di deteriorare i suoi rapporti con l'Italia specialmente dopo la condanna a morte di Termini Imerese ed il ridimensionamento dei suoi impianti del Nord. Dovrà rinunziare alla soverchieria. Mi auguro che la FIOM abbia un cuore fortissimo, capace di reggere la tensione enorme che si accumula sui suoi dirigenti. Finora il dopo Rinaldini appare una prosecuzione intelligente, colta e motivata della sua tradizione.

Pietro Ancona

 

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=141939



 


 

Il bluff dei piani A, B e C del padrone delle ferriere

21 giugno 2010


Colpiva ieri nel duello televisivo tra Landini e Sacconi l'atteggiamento velenoso del Ministro del Lavoro che si comportava come sostenitore delle ragioni della Fiat e usava tutte le armi per intimorire e criminalizzare il coraggioso ed appassionato segretario della FIOM. Se salterà l'investimento la colpa sarà della FIOM e non si capisce perché dal momento che quattro sindacati su cinque hanno firmato in calce al decreto Marchionne. Perché si vuole a qualsiasi costo il consenso della FIOM? Perché Lucia Annunziata cercava di sapere sotto quale percentuale di no la Fiat ritirerà il suo impegno? A quanto pare a Marchionne non basta vincere il referendum. Vuole un plebiscito! Vuole che tutti aderiscano senza se e senza ma al suo diktat, alle sue condizioni. Il suo nervosismo è aumentato perché, nonostante la mobilitazione dei quattro sindacati collaborazionisti e l'impegno del Sindaco e dei maggiorenti Pdl di Pomigliano capeggiati da Cosentino, la manifestazione di implorazione alla Fiat è stata un fallimento. I telegiornali e la stampa hanno parlato di cinquemila partecipanti, (cinquemila è il numero fatidico corrispondente ai dipendenti della fabbrica di Pomigliano), ma c'è chi afferma che si trattava di non più di duecento persone!

Le notizie che giungono dai vertici della Fiat confermano il sospetto che il piano B (la Panda in Polonia) sia stato e continui ad essere un bluff. Si parla di un piano C e cioè della fondazione di una nuova società che subentrerebbe nello stabilimento Giovanbattista Vico assumendo ex nuovo i lavoratori. Insomma si farebbe come all'Alitalia con la stipula di un contratto del tutto nuovo e la selezione rigorosissima del personale più malleabile e più disponibile a soddisfare le voglie del management. Colpiscono le dichiarazioni di Marchionne sull'alta qualità dei prodotti Fiat realizzati all'estero contrapposta alle auto prodotte in Italia. In verità si ha l'impressione di assistere al gioco delle tre carte e che non siano chiari gli obiettivi veri della proprietà. Perché questa provocazione a Napoli?

In fondo la FIOM aveva aderito al suo progetto tranne che per gli aspetti chiaramente anticostituzionali. Epifani aveva detto che stralciando le due questioni del diritto di sciopero e della malattia l'accordo si poteva fare. Io non condivido l'adesione ad un progetto che vuole i lavoratori digiuni per otto ore e che sequestra la loro vita privata. Ma la disponibilità ad accettare qualsiasi sacrificio era stata data. Ed allora, perché si vuole stravincere e si pretende la sottomissione a condizioni che cancellano tutti i diritti e stabiliscono obbligazioni per i lavoratori che li riducono a soggetti passivi, a macchinario vivente? Credo che lo scopo riguardi non solo Pomigliano ma tutto il gruppo Fiat italiano che viene violentemente strattonato e ridotto a produzioni secondarie ed in via di esaurimento.

Insomma si sta alzando un polverone per avere il pretesto di mettere tutto il gruppo Fiat italiano in un binario morto senza futuro. La situazione italiana è aggravata da diversi fattori politici assai preoccupanti. In primo luogo il governo non svolge il suo ruolo istituzionale super partes e di attenzione ai problemi strategici dell'industria italiana. Si limita a fiancheggiare con urla da stadio Marchionne. Tremonti ne esalta il profilo "riformista" mentre Sacconi lavora davanti e dietro le quinte per indebolire la FIOM ed isolarla. Il PD appoggia apertamente la Fiat di cui è da sempre il partito di riferimento e non solo a Torino. La CGIL ha un atteggiamento di pubblica ostilità verso la FIOM e la sua volontà viene espressa dalla minoranza FIOM che si dichiara disponibile ad accettare tutto dopo il referendum di domani. L'intervista di Epifani al Corriere della sera contiene affermazioni sconcertanti.

Lo scenario politico generale in cui si svolge la vicenda è di sfascio. Ieri a Pontida diversi Ministri tutti in divisa verde hanno minacciato la secessione del Nord. È stato chiesto che i Ministeri si spostino da Roma a Milano, Venezia e Torino. Il federalismo è la via democratica alla separazione secondo Bossi ed altri autorevoli esponenti del Governo. Tra questi il Ministro agli Interni. La macellazione della bestia-Stato secondo la dottrina Thatcher-Reagan è in corso. I servizi del welfare sono tutti in crisi mentre l'oligarchia politica diventa sempre più autoreferenziale e pensa ad arricchire se stessa. Gli scandali della cricca al governo dilagano oltre-Tevere e viene meno anche la autorità morale della Chiesa che, in un paese cattolico, desta scandalo e disorientamento. I paesi colpiti dal terremoto o da disastri come L'Aquila ed i centri siciliani sono abbandonati a se stessi. Lo Stato non c'è e dove c'è pone grossi problemi di libertà e di democrazia nelle carceri, nelle scuole, dappertutto.

Infine non è accettabile che la vita della gente, la libertà, la democrazia dipendano da successo di mercato di una auto e dalla speranza che se ne consumino sempre di più. La competizione globale delle multinazionali dell'auto tende a peggiorare drammaticamente le condizioni degli operai-produttori per presentare un oggetto sempre più competitivo. Ma in questo c'è già una contraddizione mortale: i produttori non possono essere ridotti in miseria senza uccidere il loro ruolo di consumatori. Se l'operaio non è in grado di comprare l'oggetto che produce le cose non andranno bene per nessuno.

Inoltre bisogna cominciare a ridiscutere gli oggetti che si producono e dove si producono. Il provincialismo dei sindacati italiani ha sottovalutato le ragioni dell'allargamento della UE voluto a suo tempo da Prodi e dalla borghesia capitalistica senza tenere conto delle condizioni di grande difficoltà di tanti paesi dell'Est europeo. Si è voluto mettere una grande zona di povertà a disposizione della industria occidentale per potere scorazzare liberamente ed indebolire e far regredire la condizione di vita di tutti i lavoratori che, nei paesi industrializzati, in tanti decenni di socialdemocrazia, avevano dato vita ad un sistema di vita civile, eccellente per molti aspetti (vedi sanità francese), invidiato dagli USA. Ma, nei paesi dell'Est europeo, c'è stata l'esperienza comunista rimpianta da un numero crescente di persone. Solidarnosc, se confronta la condizione degli operai di oggi a quella esistente durante il comunismo, si rende conto di quanto sia peggiorata financo sul piano della dignità delle persone. E questa è una contraddizione che non viene sanata da governi di destra.

È giunto il momento di una iniziativa comune dei sindacati in Europa e di creare un sindacalismo alternativo. È necessaria una secessione dai sindacati collaborazionisti "moderati" per dare vita ad organizzazioni che siano il corrispettivo della Linke sul piano politico. Die Linke ha ereditato la cultura della socialdemocrazia europea. Un nuovo Sindacato deve ereditare la cultura conflittuale che anche la CGIL ha smarrito. Un sindacato che non è fazioso, cioè, di parte è immorale! Non fa gli interessi dei suoi rappresentati. Se il Sindacato è moderato, si fa carico di tutto, contrasta non solo con gli interessi di cui è portatore ma chiude il futuro alla società. Il futuro si costruisce costringendo l'economia ad adattarsi a condizioni sempre migliori per i lavoratori.

Queste condizioni danno splendore, lustro, prosperità a tutti. È già accaduto in importanti decenni dominati dalla parola d'ordine densa di saggezza sociale: «il salario variabile indipendente! durante i quali l'Italia è cresciuta... Se dovessero essere i lavoratori ad adattarsi alle condizioni dell'economia il risultato sarà ed è già di regressione, di medioevo sociale!»

Pietro Ancona



 


 

La doppia truffa del referendum e del piano C

22 giugno 2010


Dalle otto di stamane si vota il decreto Marchionne nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Cinquemila operai sono stati precettati ed obbligati al voto dal momento che la Fiat considera quella di oggi giornata lavorativa ed ogni assenza dovrà essere giustificata da certificato medico.

Ieri sono intervenuti grossi calibri nazionali a sparare le loro munizioni a volte fatte di volgari contumelie contro la FIOM e la resistenza operaia diffusa in tutta la Fiat. La signora Marcegaglia si distingue per particolare ed aggressiva volgarità. Nelle fabbriche del suo gruppo qualcuno dei suoi dipendenti ci lascia le penne ma questo non la induce ad avvicinarsi alla categoria dei lavoratori che non hanno la fortuna che lei ha avuto di nascere ricca in ricca famiglia con il rispetto che si usa tra le persone civili nei paesi civili. Sacconi si dichiara convinto della sconfitta della FIOM ed anche questa è una stranezza, una anomalia di un paese che ha un Ministro del Lavoro di parte, embedded del padronato che impiega tutto il suo tempo a studiare con i suoi collaboratori come impedire l'accesso alle garanzie costituzionali agli operai, come rendere loro le leggi un groviglio inestricabile costoso ed inavvicinabile. Basti vedere l'allegato lavoro che è tutto un assedio leguleio all'art.18 disseminato di trappole per scoraggiare il ricorso alla Magistratura ed anche per impedire a questa di intervenire se lo volesse.

 È intervenuto il meridionalista Maroni per spiegare che è importante garantire alla Fiat di restare in loco e quindi che bisogna oggi votare si se si vuole "sicurezza nel territorio". Insomma chi non vota o vota a dispetto di Marchionne il no se proprio non è camorrista favorisce la camorra. Il fatto che il suo collega di governo, il sottosegretario Cosentino, inseguito da un mandato di cattura proprio per questioni di camorra, raccomandi come lui di non far dispiacere Marchionne non lo disturba. Si è mobilitata anche la Regione Campania con in testa il Presidente Caldoro, figlio d'arte, approdato dal craxismo alla destra berlusconiana e l'intero consiglio regionale. Gli oligarchi della regione, tra i politici più pagati del mondo con stipendi di senatori ed annesse prebende e privilegi vogliono che gli operai isolino la cattivissima FIOM, approvino il programma Fiat, si facciano carico della concorrenza estera che dobbiamo sconfiggere per piazzare le nostre belle Panda. La Regione Campana ha alle spalle venti anni di sperperi bassoliniani e bipartisan, ha creato tanti amministratori di società miste del tutto inutili da fondare una vera e propria nuova classe di redditieri, non si sa quanti consulenti di consulenze che nessuno vede o legge siano a suo carico, non ha uno straccio di progetto di risanamento e sviluppo del territorio ma ritiene di appoggiare una dura scelta di impoverimento e sfruttamento dei suoi lavoratori e magari di fare del territorio campano una sorta di zona franca per gli investitori allergici al rispetto dei contratti e delle leggi.

 La Fiat e la Confindustria sono molto inquieti e temono di non fare il pieno, di non avere una sottomissione plebiscitaria nel rito di potere che con molta teatralità e tante minacce è stato messo in piedi. Vuole a tutti i costi l'adesione di tutti. La democrazia del cinquantuno per cento non gli basta. Vuole che la FIOM venga radicalmente delegittimata della sua rappresentatività e che non ci siano voti difformi corrispondenti alla sua forza nella RSU. La posta in gioco non è il consenso al decreto già sottoscritto da quattro "sindacati" ma la sconfitta del sindacalismo autonomo e quando necessario conflittuale che oggi incarna la FIOM. Si deve sconfiggere la FIOM!! Delenda FIOM!! Si vuole fare del referendum un evento epocale, uno spartiacque tra ieri e domani. Da domani tutti i contratti nazionali di lavoro diventeranno carta straccia e si aprirà la stagione della Grande Deregulation. Ogni azienda presenterà il suo conto e pretenderà nuovi sacrifici ai suoi dipendenti. Ma la Fiat è tentata da una operazione ancora più radicale. La cosiddetta ipotesi C e cioè la cessazione dello attuale stabilimento ad una nuova società da lei stessa costituita che, come per l'Alitalia, azzererà la condizione di tutti i dipendenti e riassumerà le persone che le saranno gradite e che saranno disponibili alle sue voglie. Trattasi di vera e propria truffa, di un fumus che non regge perché a rigore di logica dovrebbe essere l'intera Fiat a dichiararsi fallita e non soltanto lo stabilimento di Pomigliano d'Arco e perché non si può ripetere l'evento Alitalia soltanto per avere la comodità di potere determinare le condizioni più vantaggiose per l'azienda. È vero che la materia del diritto é assai flessibile e manipolabile ma ci sono dei limiti tra il lecito e la truffa. Il Piano C si configurerebbe come una truffa dal momento che la cordata dei nuovi proprietari sarebbe rappresentata soltanto dal signor Marchionne, da Montezemolo, dalla famiglia Agnelli. Fiat venderebbe a se stessa! Non si può fare entrare l'asino per la coda!

 Torniamo al voto di oggi. Si svolgerà non solo in un clima di ricatto perché è stato detto che il decreto vidimato dai sindacati "responsabili" non ha alternativa ma anche in condizioni di non trasparenza e senza garanzie. Il referendum sarà gestito dai firmatari dell'accordo che naturalmente hanno interesse ad un risultato che confermi il loro operato. Ci saranno scrutinatori ed osservatori indipendenti? Le schede come saranno infilate nell'urna ed in presenza di chi? Ci sono garanzie per la segretezza del voto? Il mio ricordo del referendum CGIL-CISL-UIL sugli accordi stipulati nel luglio 2007 è sconcertante. Si attribuirono alla Sicilia 700 mila votanti che io considero inverosimili. Per me avevano votato al massimo duecentomila persone, e forse neppure queste, ma nessuno ha potuto contestare la cifra ufficiale di votanti con l' ottanta per cento per il si dal momento che gli strumenti elettorali erano tutti e soltanto nelle mani dei promotori del referendum. L'Italia ha certamente bisogno di una legge che regoli questa materia ed in generale tutta la materia dell'art.39 della Costituzione a tutela dei lavoratori dal momento che i sindacati hanno assunto un ruolo che incide profondamente sui loro interessi che potrebbero, come spesso accade, non collimare con i loro.

 Pietro Ancona


Sconfitta di Marchionne (1673 no su 4642)

23 giugno 2010

 

I no al decreto Marchionne sono stati numerosissimi, assai di più di quanto fosse lecito aspettarsi da un evento svoltosi in un clima di pesante intimidazione con il ricatto della chiusura dello stabilimento fonte del lavoro e della vita di cinquemila lavoratori e delle loro famiglie. Accanto alla Fiat si erano e sono tuttora schierati i massimi calibri del governo e della politica italiana da Bersani a D'Alema a Sacconi e la Confindustria non ha mancato di coprire tutta l'operazione non solo con intenso traccheggio con i partiti e i maggiorenti della Oligarchia ma anche con i ripetuti insulti della signora Marcegaglia ai lavoratori. Qualcuno dei pennivendoli più servizievoli della Fiat si è spinto financo a tacciare gli operai come ladri. I no sono oltre un terzo dei votanti: 1673 su 4642. Voti pesanti che valgono moltissimo perché scaturenti da un convincimento profondo che ha permesso di superare controcorrente una pressione enorme. Merito della FIOM e dei Cobas che hanno dato una indicazione di difesa della salute, della dignità e della libertà dei lavoratori e della città di Pomigliano che non può e non deve diventare sede di uno stabilimento-penitenziario di sperimentazione di una spaventosa riforma della organizzazione del lavoro.

L'introduzione del sistema WMC succede all'uomo albero di Gianni Agnelli che 40 anni orsono fece la sua comparsa alla Fiat di Termini Imerese. Era un operaio che da una buca scavata sotto la catena di montaggio era costretto a tenere alzate le mani per stringere bulloni. Il sistema WMC voluto da Marchionne e dai sindacati collaborazionisti ridurrebbe i lavoratori a mero macchinario vivente e spingerebbe molti di loro al suicidio come è accaduto dovunque è stato sperimentato dalla Cina alla Francia. La lunga lista di suicidi della Telecom francese si deve proprio ai principi di questo nuovo Verbo post taylorista. Il plebiscito reclamato da Marchionne è originato dalla preoccupazione di avere la piena malleabilità dell'intera manodopera. Si afferma che basterebbe un granello per inceppare il meccanismo produttivo. Il sistema richiede una manodopera che sia docile, ubbidiente, capace di produrre per tutti i secondi della sua giornata lavorativa che non deve essere disturbata dalla pausa pranzo. Otto ore consecutive di lavoro a digiuno per proseguire magari con altre quattro o cinque ore.
 Insomma la differenza tra un robot meccanico ed un operaio deve ridursi al minimo. A questo sarà anche difficile svuotarsi la vescica e non gli sarà permesso un solo istante di distrazione. Sarà controllato intensamente.

Il sistema WMC introdotto con il decreto Marchionne a Pomigliano diventerà la Grande Svolta reazionaria e fascista del sistema economico italiano. Il padronato si è attrezzato per vincere tutte le resistenze e sollecita alla politica una svolta anticostituzionale. L'attacco all'art.41 della Costituzione è in linea con il sibilo della frusta di Marchionne e della Marcegaglia. Con questa Costituzione il sistema WMC non può convivere. Il lavoro deve perdere ogni contenuto di umanità, dignità, libertà e questo potrà farsi con la collaborazione di sindacati "venduti" ma abbisogna di un nuovo contesto legislativo e costituzionale.

L'Italia dovrebbe diventare una vera e propria Caserma del lavoro militarizzato. È il più grave attacco della lotta di classe del padronato contro i lavoratori che dovrebbero cedere la loro autonomia in cambio di una squallida ed infelice sopravvivenza fisica priva di diritti.

Ma a Pomigliano questa linea ha incontrato una fortissima resistenza. Si tenterà di aggirarla spingendo la CGIL a firmare l'accordo, si tenterà di mettere in crisi la FIOM additata ieri da D'Alema come isolata e perdente. Bersani chiede il rispetto dell' "accordo" facendo capire alla Fiat che il PD lavorerà per piegare le resistenze.

A volte, chi troppo vuole o chi si sente talmente sicuro da fare lo spaccone, da svillaneggiare come ha fatto Marchionne in questi giorni, non ottiene i risultati che si prefigge. Avrebbe fatto bene Marchionne ad accettare il furbo suggerimento di Epifani di rinunziare a scioperi e malattia per fare passare il grosso della sua riforma. Si è incaponito ed ha permesso ai lavoratori ed alla sinistra italiana di scoprire la natura orribile del suo progetto, di rifletterci sopra, di parlarne con la gente che ha capito e si è allarmata.

 Il terzo che ha votato contro convincerà i due terzi che hanno votato a favore appena il sistema sarà messo in funzione. Basteranno pochi giorni per fare capire agli abitanti dello stabilimento intestato al grande filosofo napoletano che è preferibile uccidersi piuttosto che ridursi ad ingranaggi del profitto Fiat. L'uomo di Vico capace di pensare l'infinito non ha nulla da spartire con il robot di Marchionne. Ed è anche difficile cancellare un paio di secoli di continua emancipazione degli esseri umani dalla barbarie della violenza dei potenti e degli sfruttatori.

Pietro Ancona


 

Movida ed ostalghia

24 giugno 2010


La reazione di Marchionne e della Confindustria alla pesante sconfitta subita a Pomigliano è di stampo fascista. Marchionne dopo aver fatto sapere di essere "irritato" e di considerare l'ipotesi di ritirare l'investimento, di fare la Panda in Polonia ed anche di voler costituire quella che si chiama "nero", cioè di cambiare nome allo stabilimento "Gian Battista Vico" per potere azzerare tutto ed assumere soltanto chi è disposto a tutto pur di portare a casa un pezzo di pane, ha fatto sapere che collaborerà con i sindacati che sono d'accordo con la Fiat e soltanto con loro. La FIOM (dei COBAS non se ne parla nemmeno) viene esclusa da ogni possibile contatto e trattativa.

In effetti Marchionne ha motivo di essere deluso del referendum che ha voluto ad ogni costo sperando in un plebiscito che umiliasse la FIOM. "Prendere o lasciare" aveva detto. "Se non approvate il piano A, ho pronto il piano B."

Insomma se non accetterete la mia proposta chiudo Pomigliano così come sto chiudendo Termini Imerese. Chi è andato a votare sapeva che la bocciatura del decreto Marchionne avrebbe comportato non una apertura del confronto ed un accordo diverso ma il licenziamento. Eppure il quaranta per cento ha detto no ed il sessanta per cento ha detto si soltanto perché stretto per la gola e minacciato. La depressione sociale di Napoli e della Campania è stata usata per terrorizzare i votanti. Chi ha votato sapeva di non avere alternativa di un lavoro diverso. Il lavoro non c'è e quello che c'è ha il colore nero.

È quindi eccezionale il valore ed il significato del voto espresso. Un valore inestimabile di resistenza democratica ad un progetto di schiavizzazione appoggiato dalle Confederazioni Sindacali, dalla Confindustria, dal Governo, dal PD, dalle istituzioni locali ed osteggiato soltanto dalla FIOM e dai Cobas, dalla sinistra comunista e dall’IDV. Gli interventi a sostegno del progetto Marchionne sono stati numerosi, insistenti, martellanti. Sacconi, Tremonti, D'Alema, Bersani, i grossi papaveri della Confindustria, si sono esibiti più volte senza mai farsi carico di una sola delle tante giuste ragioni di opposizione della FIOM. Il sessanta per cento dei si al piano Marchionne è stato raccolto sotto ricatto e quindi non ha lo stesso peso del quaranta per cento di no. Ha voglia di dire Bonanni che due terzi sono di più di un terzo. Il terzo ha votato anche per i due terzi nel senso che ha avuto coraggio per tutti. Non credo che nessuna persona civile, in condizioni di libertà, accetterebbe otto ore di lavoro a digiuno e con un controllo WMC che lo riduce a mero macchinario vivente.

Quanti già cantavano vittoria e pregustavano l'esportazione del modello Pomigliano a tutto il mercato del lavoro italiano ieri hanno masticato amaro e hanno dato stura all'odio profondo verso la FIOM e quanti si oppongono all'idea di fare dell'Italia la Cina d'Europa.

Ieri pomeriggio Radio 24 della Confindustria ha fatto una astiosa analisi del voto. Ha scoperto che mentre hanno votato si gli operai anziani provenienti dall'Alfa i giovani hanno votato no perché culturalmente meno consapevoli delle loro responsabilità e soprattutto perché non hanno inteso rinunziare alla movida, al sabato notte di divertimento. Radio 24 era scandalizzata di aver fatto questa scoperta e si è lasciata andare a sociologismi d'accatto sulle nuove generazioni come se non fosse un diritto dei giovani operai avere un poco di ricreazione a fine settimana magari contentandosi di una povera pizza ed una birra non potendo disporre come Briatore del panfilo e della discoteca di lusso in luoghi riservati alla grassa e corrotta borghesia gaudente italiana.

Che peccato questi ragazzi che non vogliono cedere tutta la loro vita alla fabbrica del signor Marchionne e che continuano a credere di aver diritto ad una notte di svago piuttosto che passarla alla catena di montaggio con il cronometrista che ti controlla!

È iniziato l'assedio della FIOM che dovrà cedere ad ogni costo. Deve consentire quella che Sacconi chiama la svolta storica del mercato del lavoro italiano. L'assedio è terribile perché la situazione italiana è anomala. Le forze politiche presenti in Parlamento sono quasi tutte con la Confindustria. La FIOM dovrà fare i conti con una CGIL che vuole accordarsi come a suo tempo si accordò per l'Alitalia. Mentre Marchionne chiude la FIOM in un lazzaretto si lavora intensamente dietro le quinte per estorcere il consenso mancante o sostituirlo con un surrogato che coinvolga la CGIL e magari la minoranza della FIOM. Si arriva a tacciare di antipatriottismo i dissidenti. Il potere vuole che tutte le forze "istituzionali" note collaborino alla soluzione Marchionne. Non gli importa molto se Ferrero, Vendola o Di Liberto o i Cobas si oppongono. Vuole che tutto il mondo delle istituzioni politiche e sindacali sia dalla sua parte perché non è in grado di reggere ad una opposizione che si saldi con il terribile disagio e la crescente collera che dilagano nella società.

Ieri sera, rai-storia ha trasmesso un reportage dedicato alla nostalgia dei tedeschi dell'est per quello che ricordano come il loro paradiso perduto: la RDT. Unisco a questo scritto il reportage perché vale la pena vedere in un documento della televisione italiana che cosa è stato il comunismo nei paesi dell'est. Qualche tempo fa hanno trasmesso un ampio documentario sulla vita in fabbrica nell'URSS una fabbrica a misura d'uomo in cui i lavoratori venivano rispettati nella loro dignità e nei loro bisogni. Hanno mostrato come ogni luogo di lavoro era dotato di locali destinati alla ristorazione fisica e psichica dei lavoratori. Nel reportage di ieri, dopo aver ricordato le certezze che il comunismo dava alla gente cha dalla culla alla tomba godeva di eccellenti servizi di welfare confrontandole alle angosce della società liberista ha messo l'accento sul rimpianto più grande del passato "regime": la solidarietà e la coesione umana dovuta alla mancanza di grandi differenze salariali tra le persone. Non c'era quasi differenza tra il dirigente e l'operaio ed il denaro non aveva molto valore.

Mi è venuto da pensare all'operaio che guadagna quindicimila euro l'anno a fronte dei cinque milioni di euro di Marchionne. Perché Marchionne deve guadagnare quanto trecento o quattrocento suoi dipendenti? Una società che mercifica le persone e le seleziona per redditi non ha alcuna giustificazione naturale. Il nuovo medioevo sociale governato da un Olimpo di alcune migliaia di persone che da sole si impossessano della maggioranza delle risorse è ingiusta, contraria alla ragione, specialmente quanto la maggioranza delle persone, indipendentemente dai meriti di ognuno, viene affamata e privata della speranza di un futuro.

La borghesia italiana farà di tutto per sconfiggere la resistenza della classe operaia a Pomigliano ed in Italia. Forzerà la situazione per piegarla ai suoi interessi. A sentire l'intervista di Epifani di oggi anche la CGIL parteciperà alla forzatura. Lo sciopero di domani della CGIL ignora la questione esplosa a Pomigliano e sarà soltanto un supporto molto ben misurato e blando alla blanda e misurata "opposizione" PD alla manovra.

Pietro Ancona



 


 

CGIL: terzo sciopero generale sprecato

25 giugno 2010


Oggi la CGIL chiama allo sciopero generale i lavoratori italiani per protestare contro la manovra del governo. È il terzo sciopero generale indetto dalla Confederazione in meno di due anni che dovrebbe fare valere le ragioni dei penalizzati dalla crisi e dall'offensiva congiunta padronato-governo contro i diritti ed il welfare. Come i due scioperi precedenti, sarà una grande fiammata della protesta e dello sdegno di milioni di persone che mai, come oggi, si sono sentite tanto sole, abbandonate ed in balia di un tritacarne sociale che può colpire chiunque. Ma l'interpretazione e la traduzione in atti concreti della protesta dei lavoratori giungerà nella alte stanze del potere edulcorata e sbiadita o non giungerà del tutto. L'intervista rilasciata da Susanna Camusso al Manifesto è assai istruttiva a proposito. La CGIL sostanzialmente non chiede niente. Si limita a commentare negativamente la "manovra" ed ad aggiungersi alle proteste del PD e delle Regioni che rimproverano al Governo rispettivamente di non sapere fare bene il suo mestiere e di tagliare i trasferimenti alle Regioni per i servizi. È significativo che la Camusso attribuisca alla manovra il disagio dei precari senza mettere in discussione la legge Biagi che il ddl Nerozzi-Marini vorrebbe integrare con scelte respinte in Francia da un vigoroso e vittorioso sciopero. A proposito della Francia proprio ieri si è scioperato contro il progetto di portare a 62 anni l'età pensionabile. In Italia, con un minuetto messo in piedi con l'UE, il governo ha portato il pensionamento delle donne a 65 anni, senza registrare la benché minima reazione delle nostre confederazioni che vantano oltre dieci milioni di iscritti e dovrebbero poter influire sulle scelte di questioni essenziali per la vita delle persone come le pensioni.

La CGIL si presenta allo sciopero di oggi con una posizione reticente e discutibile sulla vicenda di Pomigliano d'Arco nella quale ha isolato la FIOM nella sua lotta contro il decreto Marchionne di soppressione dei diritti costituzionali e di riduzione dei metalmeccanici a macchinario vivente (WMC).

La CGIL non ha neppure le carte in regola in materia di difesa del CCNL perché è firmataria degli accordi Alitalia e, secondo Bonanni, di numerosi altri accordi aziendali di deroga al ribasso che riguarderebbe decine di migliaia di persone. Partecipa alla contrapposizione lavoro-diritti quando insiste perché la Fiat realizzi comunque il suo investimento. Non considera che la Fiat gioca a carte coperte e che ha strumentalizzato l'esito del referendum per forzare la situazione a scelte ancora più gravose e pesanti.

Si ha l'impressione che gli obiettivi del successore di Valletta siano diversi da quelli strombazzati come una delocalizzazione all'incontrario per raccogliere consensi ed applausi dei benpensanti.

Lo sciopero di oggi non intercetta la vittoriosa strategia confindustriale di uscita dalla crisi. Oggi la Confindustria comunica la fine della recessione che seppur a prezzo di altri 260 mila licenziamenti approderà ad una ricrescita del PIL nel 2011. Una strategia basata sulla riduzione dei sindacati a pesci pilota (naucrates ductor) degli squali del capitalismo italiano che ridurrà in miseria e con meno diritti venti milioni di famiglie di lavoratori dipendenti e porterà alla cessione di un'altra fetta consistente del reddito nazionale al capitale ed alle banche. Il piagnucolio del documento che indice lo sciopero della CGIL non servirà a niente. Non esiste capitalismo compassionevole disposto a frenarsi ed ad avere un po' di riguardo per chi affonda nella crisi ed è anche inseguito dall'aumento di tutti i servizi che servono a foraggiare le privatizzazioni e l'Oligarchia politica che sta divorando l'Italia. Il padronato italiano alza il tiro e vuole mettere al riparo di possibili sentenze della Corte Costituzionali le deroghe ai diritti estorte nelle aziende ed anche con leggi dello Stato.

Vuole l'abolizione dell'art.41 della Costituzione per svincolare l'Azienda dagli obblighi sociali. Non pare che su questo punto incontri grandi resistenze in Parlamento. Nel PD si è creato un fortissimo partito confindustrialista ed iperliberista. Soltanto Rosy Bindi ha speso qualche parola in difesa dei diritti dei lavoratori di Pomigliano d'Arco. Tutti gli altri hanno isolato la FIOM ed appoggiato spudoratamente le pretese di Marchionne.

Sbaglia la sinistra a dare adesione acritica allo sciopero indetto dalla CGIL. Certo bisogna sostenere i lavoratori nella loro lotta di oggi ma bisogna dire nello stesso tempo che la piattaforma rivendicativa della CGIL non cambia di una virgola la situazione attuale. Non basta lamentarsi che la manovra abbasserà il PIL. Bisogna aggiungere una richiesta di aumento generalizzato dei salari e delle pensioni e la riconversione di grande parte della spesa pubblica dal parassitismo agli investimenti sociali. Diminuire di almeno il cinquanta per cento il costo della politica e destinare i cinquanta e più miliardi di ricavo al sostegno della ricostruzione delle zone terremotate ed a programmi di bonifica sociale nelle regioni del mezzogiorno o deindustrializzate. Chiedere norme che scoraggiano la fuga all'estero delle imprese.

L'ultima moda è rappresentata dalla Tunisia che offre salari mensili a 125 euro. La CGIL dovrebbe inoltre abbandonare l'inerte provincialismo e chiedere la convocazione di una assemblea internazionale per il Salario Minimo Garantito e per un decalogo dei diritti che bandisca il sistema WMC causa di suicidi. L'operaio non è macchinario vivente, è un essere umano che, come dicono i credenti, è fatto ad immagine di Dio. Bisogna liberare Cristo nelle fabbriche lager di tutto il mondo e riscoprire l'utopia internazionalista del movimento operaio e socialista. C'è una fortissima ideologia classista nell'internazionalismo dei liberisti che punta alla distruzione del ceto medio e sta omologando il welfare dell'Occidente al livello americano, il più basso. Bisogna contrapporre una strategia dei diritti che unisca l'operaio polacco a quello cinese a quello italiano.

La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento italiano di vietare l'introduzione della WMC nelle aziende italiane perché lesiva della salute e dei diritti delle persone.

La CGIL accetta le scelte del capitalismo come leggi generali dell'economia. Sbaglia di grosso e danneggia il suo grande popolo di oltre cinque milioni di lavoratori e pensionati che vorrebbero combattere piuttosto che inghiottire fiele e subire la prepotenza di gente come Marchionne da cinque milioni di euro l'anno...

Pietro Ancona



 


 

Il PD assedia la FIOM

2 luglio 2010

 
Domani si svolgerà a Pomigliano un Convegno del PD per discutere la situazione determinatasi dopo il referendum dei lavoratori che pur dando la maggioranza dei voti al "Sì" non è stato sufficiente a convincere la Fiat ad andare avanti con l'investimento. Investimento che resta avvolto nelle nebbie. Non si capisce perché la Fiat vorrebbe spostare a Pomigliano la produzione della Panda mentre afferma che lo stabilimento polacco è in grado di fornire auto di grande qualità a costi assai più contenuti di quelli italiani. La Fiat pretendeva un grado di adesione più alto al suo progetto già condiviso da CISL ed UIL. Il 61% non gli è bastato e non vorrebbe avventurarsi con una opposizione tanto forte tra i lavoratori.

Singolare modo di concepire la maggioranza. Non si voleva un referendum con libertà di adesione ma una accettazione di tutti o quasi tutti per potere giustificare il regime di ferro e di oppressione che il successore di Valletta vorrebbe instaurare, un regime ancora più rigido di quello di Melfi e di introduzione in Italia del sistema WMC che riduce i dipendenti a muli da fatica, a macchinario vivente.

Perché il PD, che si è distinto per la sua latitanza da tutte le grandi vertenze che si sono sviluppate nel nostro Paese negli ultimi anni, interviene a Pomigliano con una iniziativa ufficiale dopo un referendum che in qualche modo costituisce l'inizio di una resistenza attiva e di una riscossa dei lavoratori e del sindacalismo non servile del nostro Paese? C'è stata la grande vicenda della Scuola in cui sono stati licenziati e sono ancora in discussione diecine di migliaia di licenziamenti ed il PD non si è fatto vivo tranne che per qualche comparsata nelle manifestazioni più eclatanti. C'è stata la fioritura (chiamiamola così) degli stiliti, delle proteste operaie in cima ai tetti e si è visto soltanto Franceschini quando era in corsa per la segreteria ma soltanto per farsi un pochino di propaganda. All'Isola dei Cassintegrati ed in Sardegna dove si è creato un enorme bacino di sofferenza o nelle vicende di Termini Imeresi non si può dire che il PD abbia brillato per la sua partecipazione, per avere dato un aiuto ai lavoratori ed alle loro famiglie. Insomma, centinaia di migliaia di lavoratori italiani travolti dalla crisi non sono stati assistiti dal PD se non con qualche distratto comunicato.

Ora a Pomigliano D'Arco si fa un Convegno non certo per rafforzare la posizione della FIOM che ieri ha ribadito il suo no all'accordo e riproposto le sue condizioni (rispetto delle leggi e del contratto), ma appunto per dare a CISL ed UIL la cornice di un sostegno politico alle loro posizioni e sostenere la CGIL che vorrebbe aggiungere la sua firma a quella di Bonanni ed Angeletti.

La riunione di domani dovrebbe sottolineare l'isolamento della FIOM ed indurne il gruppo dirigente a soddisfare le pretese di Marchionne.

È possibile che il PD si presenti a Pomigliano d'Arco con qualcosa in tasca. È possibile che abbia ottenuto da Marchionne il ritiro dei punti del suo decreto che violano la legge e che comunque non potrebbero reggere ad un ricorso al Magistrato. Ma, per tutto il resto, tira la volata alla Fiat nel suo progetto, sostenuto dalla Confindustria e dal Governo, di totale cancellazione di ogni diritto e di riduzione delle fabbriche e dei posti di lavoro a vere e proprie caserme militari in cui il peso della gerarchia sia schiacciante. Il PD dice si al sistema WMC ed accetta l'idea dello scambio diritti contro lavoro.

Sarà dunque ancora più difficile per la FIOM continuare a resistere.. Il peso del PD interviene nella vicenda non più con il pronunciamento di singoli dirigenti ma con una decisione ufficiale. Un Partito che di schiera apertamente dalla parte della Fiat e delle sue pretese e ricatta i lavoratori: se non accettate resterete senza lavoro. La certificazione del più grande partito di opposizione di una volontà aziendale che non si può rifiutare.

L'intervento del PD stronca anche il ritorno della speranza a possibili alternative ad una crisi che viene pagata dai lavoratori. Il voto di Pomigliano aveva detto che i lavoratori continuavano a difendere i loro diritti anche nelle condizioni più gravi, anche se l'alternativa è la disoccupazione. Questa posizione di fiducia in se stessi e nella possibilità di una strada diversa da quella imposta dal padronato aveva incoraggiato i lavoratori italiani e li aveva indotti ad alzare la testa. Il PD interviene per dire che nessuno si faccia illusione. Dalla crisi si esce come vogliono i padroni ed alle loro condizioni. Meno diritti, meno salari, meno welfare. Naturalmente gli Oligarchi del PD a cominciare da coloro che hanno rovinato Pomigliano e la Campania con venti anni di sperperi della gestione Bassolino continueranno a fare parte dell'establishment, a godere dei loro privilegi ed a bacchettare coloro che si permettono di non ubbidire con immediatezza agli ordini dei Marchionne.

Pietro Ancona



 


 

Un accordo da non fare

5 luglio 2010


Il gioco di sponda del PD con la Fiat ha finito con il produrre i suoi nefasti risultati. Il maggiore partito di opposizione quasi del tutto disinteressato del terremoto sociale che ha investito i lavoratori italiani limitandosi a proporre qualche panacea di capitalismo compassionevole è intervenuto con i suoi maggiori calibri. D'Alema, Fassino, il Sindaco di Torino, Veltroni, Letta, Bersani, tutti latitanti davanti ai licenziamenti dei professori o al disastro sociale della Sardegna od al fenomeno degli stiliti e dei trasferimenti allo estero dei nostri impianti industriali, si sono sentiti in dovere di intervenire, rilasciare dichiarazioni, organizzare un Convegno a Pomigliano per schierare tutte le batterie contro i resistenti e per inglobare la FIOM tra le truppe di ascari a sostegno di Marchionne. Il PD si è confermato il più importante partito Fiat. Ha presentato le sue credenziali a Marchionne ed alla Confindustria per convincerli che è più bravo di Berlusconi nel fare i loro interessi. Ha confermato la sua propensione confindustrialista già manifestata con la elezione a deputati di autorevoli esponenti del padronato. Le ragioni addotte per indurre la FIOM a firmare sono tante. Si sostiene che il modello Pomigliano non sarà esportato nel sistema delle relazioni. Resterà un caso isolato. Trattasi di una menzogna smentita dal morboso interesse della Marcegaglia e della Confindustria, che in passato non si erano mai spese moltissimo per la Fiat, alla stipula di un accordo che introduce deroghe al regime contrattuale che finiranno con l' abolirne le regole generali.

Ogni realtà si comporterà secondo la possibilità delle aziende di forzare le situazioni magari aiutandosi con la minaccia della disoccupazione. Si chiede alla FIOM di conservare il bene dell'unità sindacale. L'unità è stata certamente un bene decenni fa quando la Fim era diretta da Carniti e l'autunno del "salario variabile indipendente" segnò una civilizzazione dei rapporti di lavoro. Da moltissimi anni l'unità sindacale è un disvalore, qualcosa che funziona contro i diritti dei lavoratori. Se analizziamo gli accordi unitari stipulati nell'ultimo ventennio ci rendiamo conto che si è sempre trattato di togliere qualcosa ai lavoratori e di aumentare il potere ed i diritti delle imprese. Verso lo Stato, l'unità ha funzionato cedendo moltissimo sul sistema pensionistico, sul collocamento, sulla stabilità del posto di lavoro. I lavoratori sono diventati più ricattabili per gli accordi stipulati da sindacati che, unici al mondo dopo quelli americani, sono strumenti di abbassamento dei salari e delle tutele.

Se la Fiat ha deciso davvero di fare la Panda a Pomigliano d'Arco (cosa della quale continuo a dubitare) credo che farà l'accordo con la FIOM. L'accordo si baserà sulla rinunzia alla lesione dei diritti costituzionali: sciopero e tutela della malattia ma sarà pesantissimo per i lavoratori, assai più pesante di quello di Melfi che ha già logorato parecchio la salute fisico-psichica dei lavoratori. I pronunciamenti di Landini ed il documento della FIOM danno per scontata l'accettazione di tredici dei quindici punti del decreto Marchionne. La Panda sarà fatta con turni senza interruzione e si lavorerà giorno e notte per produrla a condizioni che richiedono la spremitura di tutte le energie fisiche e mentali.

Anche emendato dei due punti controversi e anticostituzionali, l'accordo sarà terribile. Per un pezzo di pane, per un salario modesto, si dovrà sottostare a condizioni al limite della sopportabilità del corpo umano. Se la FIOM finirà con il sottoscrivere queste condizioni di riduzione degli operai a macchinario vivente, a utensili umani, come temo ma non mi auguro, uscirà ideologicamente e culturalmente sconfitta e trasformata. Questo contratto sarà l'equivalente di un Congresso. Quello che conterà dal giorno dopo sarà soltanto l'interesse della azienda a produrre di più sempre di più alla condizione di estremo rendimento della manodopera. Il lavoro degli operai che costruirono le Piramidi d'Egitto o degli schiavi che realizzarono gli acquedotti romani al confronto con ciò che si chiede ai metalmeccanici sarà di umanità e di rispetto. Lo staffile tecnologico sarà più doloroso di quello di cuoio.

Pietro Ancona.


http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml



 


 

La lettera di Marchionne

9 luglio 2010


Due atti significativi danno il via all'attuazione del progetto Fiat a Pomigliano d'Arco. La riconferma a Torino degli accordi stipulati con le organizzazioni consenzienti alla presenza dei segretari confederali Bonanni ed Angeletti ed una lettera di Marchionne inviata a tutti gli operai di Pomigliano d'Arco con la quale spiega le ragioni dell' inedito nazionalismo della multinazionale. La Fiat ha stabilimenti in Polonia, in Brasile, ha fatto importanti accordi negli Usa, ha tenuto la spada di Damocle di una possibile riconferma in Polonia della Panda, ma oggi si cinge del tricolore e scrive che bisogna combattere la concorrenza straniera e magari indurre investitori esteri a venire in Italia. Parla della debolezza strutturale del sistema industriale italiano e spiega che le misure che ha proposto e che sono state accettate da alcuni sindacati sono una scelta, una risposta a questa debolezza. La ricetta è semplice: aumentare la produttività e diminuire il costo. Non ha ritenuto di prendere atto delle ragioni sostenute da tanta parte dei lavoratori nel referendum. Non ha invitato la FIOM né il sindacato di base e non ha voluto spostare di una sola virgola il testo degli accordi già siglati da CISL ed UIL.

La lettera, con tutto il suo paternalismo da fratello maggiore che racconta di se e del suo rapporto con Fiat e si compiace di condividere con le maestranze la salvezza dell'azienda nel 2004 in procinto di fallire, nega che i diritti costituzionali siano messi in discussione o addirittura sospesi. Tutto va bene, tutto è in ordine, si può e si deve partire.

A questa rinnovata sfida ai lavoratori del gruppo Fiat, alla minaccia che si fa a tutti i lavoratori italiani che dovranno cooperare come quelli della Fiat per guarire la debolezza strutturale dell'industria, si dovrebbe rispondere in modo adeguato e sviluppando le critiche che sono già state fatte al contratto di Pomigliano. Certo la situazione è penosa dal momento che due confederazioni nazionali e due sindacati aziendali condividono la linea di Marchionne. Tuttavia è inaccettabile una svolta così radicale nella condizione dei lavoratori, una svolta che fa regredire allo stato precontrattuale il rapporto di lavoro che da ora in poi sarà disciplinato unilateralmente dall'azienda. In fondo, anche i sindacati firmatari a Pomigliano non hanno modificato di una sola virgola il testo dell'accordo. Si sono limitati educatamente ad inserire una norma di raffreddamento della procedura in fondo di nessuna importanza.

Temo molto la qualità della opposizione che sarà messa in campo dalla CGIL e dalla FIOM. La CGIL dovrebbe essere contraria all'accordo come la FIOM dal momento che i due punti che aveva sollevato non sono stati accolti e che quindi persiste la lesione dei diritti costituzionali di sciopero e di malattia. La FIOM dovrebbe fare valere la sua difesa del CCNL. Ma è possibile che la diplomazia segreta svolta in questi giorni che hanno visto una massiccia ed a volte financo affannosa mobilitazione dei massimi leader del PD che si sono spesi in ripetute esortazioni alla capitolazione della FIOM abbia prodotto i suoi risultati. Fiat non sarà disturbata realmente nei suoi piani. L'opposizione persisterà ma non ostacolerà in alcun modo il manovratore che potrà fare quello che vorrà. Naturalmente lo stabilimento di Termini Imerese resterà chiuso.

Pietro Ancona.



 


 

Indecent work

15 luglio 2010

 

Impugnare davanti al Giudice l'indecent work di Pomigliano e di Torino

 

L'accordo di Pomigliano è un concentrato di illegalità ed un vero e proprio attentato alla salute psico-fisica dei lavoratori tutelata dalla Costituzione, dal Codice Civile, dalla legge 626 sulla sicurezza, dall'OIL. Non si possono trasformare esseri umani in macchinario vivente sottoposti ad un regime lavorativo regolato dal sistema WMC ed Ergo Uas.

Dice testualmente l'accordo:

«5) Organizzazione del lavoro

Per riportare il sistema produttivo dello stabilimento Giambattista Vico alle migliori condizioni degli standard internazionali di competitività, si opererà, da un lato, sulle tecnologie e sul prodotto e, dall'altro lato, sul miglioramento dei livelli di prestazione lavorativa con le modalità previste dal sistema WCM e dal sistema Ergo-UAS.

Le soluzioni ergonomiche migliorative, derivanti dalla applicazione del sistema Ergo-UAS, permettono, sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo, nell'arco del turno di lavoro, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Sui tratti di linea meccanizzata denominati "passo – passo", in cui l'avanzamento è determinato dai lavoratori mediante il cosiddetto "pulsante di consenso", le soluzioni ergonomiche migliorative permettono un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo o individuale a scorrimento sulla base delle condizioni tecnico-organizzative, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Per tutti i restanti lavoratori diretti e collegati al ciclo produttivo le soluzioni ergonomiche migliorative permettono la conferma della pausa di 20 minuti, da fruire anche in due pause di 10 minuti ciascuna in modo collettivo o individuale a scorrimento.

Con l'avvio del nuovo regime di pause, i 10 minuti di incremento della prestazione lavorativa nell'arco del turno, per gli addetti alle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo e per gli addetti alle linee "passo-passo" a trazione meccanizzata con "pulsante di consenso", saranno monetizzati in una voce retributiva specifica denominata "indennità di prestazione collegata alla presenza. L'importo forfettario, da corrispondere solo per le ore di effettiva prestazione lavorativa, con esclusione tra l'altro delle ore di inattività, della mezz'ora di mensa e delle assenze la cui copertura retributiva è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa, per tutti gli aventi diritto, in misura di 0,1813 euro lordi ora. Tale importo è onnicomprensivo ed è escluso dal TFR, dal momento che, in sede di quantificazione, si è tenuto conto di ogni incidenza sugli istituti legali e/o contrattuali e pertanto il suddetto importo forfetario orario è comprensivo di tutti gli istituti legali e/o contrattuali.»

La prestazione lavorativa pretesa dalla Fiat è incompatibile con la tutela della integrità psico-fisica dei lavoratori. Non si possono obbligare persone a lavorare per un intero turno a digiuno ed a ridurre le pause soltanto a due di dieci minuti ciascuno. Bisogna poi vedere la qualità della prestazione che si pretende e che potrebbe causare seri disturbi alla struttura scheletrica, muscolare e nervosa del lavoratore. Non si tratta di picchi di prestazione pretesi una tantum quanto di un regime che deve essere sostenuto per tutti i giorni dell'anno senza alcuna variazione. Credo che l'applicazione del sistema WMC e del sistema Ergo Uas pretesi dalla Fiat debbano essere impugnati davanti al Magistrato italiano e davanti agli organismi preposti alla sicurezza del lavoro in Italia e nel mondo.

L'organizzazione del lavoro proposta dalla Fiat va impugnata perché causerà conseguenze sulla salute dei lavoratori. I sistemi proposti debbono essere banditi dagli stabilimenti perché fortemente usuranti e possibile causa anche di seri disturbi psichici e fisici.

Credo che si dovrebbe produrre subito un testo di impugnativa dell'accordo di Pomigliano davanti al Giudice per prevenire i danni che potrebbero derivarne dal momento che il lavoratore è costretto alla prestazione perché non ha alternative e dal momento che l'incauta firma delle organizzazioni sindacali e la negazione delle ragioni addotte dalla FIOM lo hanno privato di una possibilità di difesa e di mediazione.

Pietro Ancona

 

http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml           



 


 

Difendere la libertà operaia per difendere la Costituzione

18 luglio 2010

 

È singolare constatare come di fronte ad un involgarimento brutale dell'atteggiamento del padronato e della destra la reazione del leader della CGIL, il sindacato per antonomasia degli italiani, sia di attenuazione dei toni, soft, gentile, direi quasi delicata. Epifani dice che la Fiat "sbaglia" a licenziare i quattro operai FIOM, che questo licenziamento riscalderà gli animi e produrrà una "radicalizzazione".

Intanto non si può dire che abbia radicalizzato la sua posizione. Il segretario della CGIL si limita ad invitare la Fiat alla riflessione. Questo dichiarare il licenziamento che è sempre un estremo atto di rottura un "errore" mi ha fatto ricordare la polemica di parte della sinistra con i cosiddetti "compagni che sbagliano". Certo si trattava di cose molto diverse ma mi è venuto il dubbio che immedesimandosi nell' ottica aziendale della Fiat Epifani abbia appunto voluto indicare un errore di comportamento che renderà più difficile la realizzazione del progetto di "nuova fabbrica" che potrebbe essere attuato appunto se Marchionne non renderà imbarazzante la manovra del sindacato per fare accettare e digerire senza grossi scandali la nuova organizzazione del lavoro WMC. Un buffetto simile era stato dato a Marchionne da Bonanni che, a fronte della scomposta e nervosa reazione del capo della Fiat, lo aveva invitato alla prudenza, ad aspettare che, pressati dall'incubo della disoccupazione, i lavoratori di Pomigliano venissero a più miti consigli...

La Fiat non tornerà indietro. I quattro lavoratori potranno avere giustizia dal Giudice se e quando l'avranno e sempre che, nel frattempo, con la complicità dei sindacati, non verrà approvato l'allegato lavoro che rende assai difficoltosa la vita dell'art.18 e sempre che non verranno limitati i poteri del Magistrato ed il diritto al ricorso dei lavoratori. C'è in corso, con la collaborazione di autorevoli parlamentari del PD, uno smantellamento delle norme che tutelano i diritti dei lavoratori. Non è da escludere che il Parlamento, con la finta opposizione del PD, non pervenga a modifiche che si limiteranno al semplice indennizzo del licenziamento. Intanto Sacconi riesce ad infilare "refusi" nelle leggi che vengono approvate per la direttissima del voto di fiducia come quello che riduce le pensioni del sei per cento e aumenta fino a 42 anni di anzianità la soglia per mettersi in quiescenza.

I toni degli esponenti del padronato diventano di giorno in giorno sempre più pesanti, aggressivi, offensivi. La Presidente della Confindustria si è spinta fino alle accuse di sabotaggio, accuse assai pesanti degne di essere querelate perché costituiscono grave calunnia e diffamazione. I lavoratori vengono esposti tutti i giorni sulla colonna infame ed additati al ludibrio pubblico. È stata fatta ed è in corso una scientifica campagna di denigrazione e di criminalizzazione che ha toccato il suo acme nelle scomposte performance di Brunetta.

Questa campagna è funzionale ad un radicale rivoluzionamento della condizione del lavoro in Italia che dovrebbe perdere la dignità che gli è garantita dalla Costituzione collocandolo a base della Repubblica. Il lavoro deve essere totalmente deregolamentato e soprattutto deve perdere ogni carattere di accordo bilaterale contrattato tra impresa e sindacati. Le condizioni saranno stabilite soltanto dalla Impresa ed i lavoratori dovranno soltanto adeguarvisi. Prendere o lasciare! È la vecchia idea liberista di Pannella del contratto individuale che viene offerto e che può essere accettato o rifiutato. Idea basata sulla menzogna di una parità di condizione tra imprenditore e lavoratore bisbigliata anche dal Ministro Sacconi. Il Sindacato perde la sua funzione di rappresentanza che ha avuto per oltre un secolo e si avvia verso altri interessi legati alla gestione di fondi e di enti bilaterali o trilaterali. I lavoratori italiani resteranno sempre venti milioni ma socialmente sarà come se non esistessero. Non viene forse da anni predicata fino alla nausea la scomparsa della "classe operaia"? A fronte di questa enorme operazione di "bonifica" reazionaria del teatro sociale abbiamo un rafforzamento del ruolo delle associazioni imprenditoriali che diventano sempre più importanti nelle scelte del governo. Non è stata forse la Marcegaglia a dare lo sta bene alla "manovra" di Berlusconi?

Giunge notizia di una iniziativa della CGIL di Potenza di creare un fondo di resistenza per sostenere i lavoratori licenziati fino al giudizio. Condivido l'iniziativa e spero che venga presto attuata.

Solleva un problema esistente ed acuto, il problema di Confederazioni Sindacali forti di oltre dieci milioni di iscritti paganti per delega che non destinano un solo euro alla assistenza dei lavoratori e delle loro famiglie. Un fondo per sostenere i licenziati dovrebbe essere istituito nazionalmente e dovrebbe servire anche per altre finalità sociali connesse al benessere dei lavoratori.

Ma in Italia il Sindacato non dà niente e dobbiamo augurarci che non si incontri mai con il padronato e con il governo. Ad ogni incontro sottrae sempre qualcosa ai suoi rappresentati!!

Pietro Ancona



 


 

I licenziati in borsa e l'osceno sindacalismo italiano

22 luglio 2010

 

La Fiat ha avuto uno strepitoso successo in borsa. Il titolo è aumentato del 6,41 per cento dopo la comunicazione del buon andamento del trimestre e della scissione in due della Impresa. La Fiat auto prosegue la sua marcia nella globalizzazione verso una produzione di sei milioni di auto ritenuta la sola vincente nella competizione attuale. Questo brillante successo borsistico è stato preparato meticolosamente con alcune operazioni aggressive rivolte a neutralizzare l'insuccesso di Marchionne nel referendum di Pomigliano. Gli azionisti danno le pagelle sul conflitto sociale, sui diritti, sulla forza del sindacato. La Fiat doveva rassicurarli di avere un mano un nodoso bastone e di tenere l'ordine. Cinque lavoratori sono stati licenziati. Scelti tra gli aderenti o esponenti della FIOM e dello SlaiCobas che sono i sindacati che continuano a restare tali e cioè a svolgere le funzioni di tutela dei lavoratori che CISL UIL ed altri sindacati gialli hanno dismesso da un pezzo. Marchionne in persona è intervenuto su "Repubblica di oggi" sul licenziamento di uno degli operai. Ha testualmente detto: "perché si deve tollerare che uno dice di portare il figlio dal medico e poi va a scioperare?" Qualcuno dovrebbe fargli osservare che non c'è proporzione tra il "delitto" commesso e la pena inflitta. In secondo luogo il licenziato potrebbe benissimo aver portato il figlio dal medico ed utilizzato il resto del tempo per partecipare alla manifestazione con i suoi compagni di lavoro.

In terzo luogo, partecipare ad una manifestazione per difendere i diritti e la dignità messi in pericolo dalla introduzione di sistemi WMC ha una valenza morale che non può essere disconosciuta. I licenziamenti sono stati una fredda e per certi versi maramaldesca risposta all'insuccesso della pretesa mafiosa di condivisione di una riorganizzazione della produzione basata sullo sfruttamento intensivo del lavoro con accordi illegali ed anticostituzionali che sono già stati denunziati alla magistratura ed all'Inail con un esposto che evidenzia le gravi patologie scheletrico-muscolari-nervose alle quali andranno incontro i lavoratori.

Marchionne ci fa sapere che produrrà in Serbia la monovolume che "con sindacati più seri" si faceva a Mirafiori. La "serietà " alla quale allude Marchionne è quella fin qui dimostratagli da CISL ed UIL ma che evidentemente non gli basta per stare tranquillo. La FIOM e la stessa CGIL non sarebbero "seri" e pertanto vengono additati come responsabili del trasferimento all'estero dell'impianto. Insomma chi difende i diritti è responsabile della fuga all'estero delle aziende. Anche il meschino e tartufista quadro politico italiano interviene per lamentarsi dell' estremismo della FIOM e dei Cobas che metterebbero a repentaglio l'occupazione. Ma la Fiat si trasferisce all'estero perché la povera Serbia, assetata dal bisogno di creare occupazione, pagherà quasi per intero lo stabilimento. Cosa che a suo tempo è successa a Termini Imerese. I paesi poveri e bisognosi di lavoro sono disposti a pagare coloro i quali si degnano di impiantarvelo. La Fiat quindi avrà contributi dallo Stato serbo e potrà avere a disposizione una manodopera da pagare meno della metà di quella italiana. Questo problema delle disuguaglianze salariali dentro l'Unione Europea sta diventando allarmante: c'è una formidabile spinta al livellamento verso il basso e di sottrazione di diritti da una imprenditoria cinica, irresponsabile, alla ricerca di profitti "mordi e fuggi" e di zone nelle quali si possono permettere di inquinare senza grossi problemi.

Ne sappiamo qualcosa per quanto è accaduto in Sicilia negli anni sessanta nei poli siracusano e gelese della petrolchimica. Se la globalizzazione abbisogna di regole lo stesso dicasi dell'area della Unione Europea dentro la quale i paesi dell'Est sono diventati una vasta area per la delocalizzazione di impianti provenienti da democrazie economiche e sociali più mature ed avanzate.

Sindacati e sinistra non fanno nulla per fronteggiare questa terribile deriva verso l'inabissamento dei diritti e del welfare in Europa. Non esiste una linea di fronteggiamento dei salari e dei diritti dall'attacco padronale. Bisognerebbe chiedere il Salario Minimo Garantito in tutta la Unione Europea ed avviare la contrattazione europea. Potrebbero iniziare i metalmeccanici con la presentazione di un progetto di Contratto Collettivo Europeo di Lavoro che potrebbe ribaltare la tendenza alla decontrattualizzazione sostenuta dalla Confindustria ed appoggiata in Italia da CISL ed UIL.

Ma le scelte che stanno compiendo sindacati italiani come la CISL e l'UIL sono davvero oscene. Bonanni ha elogiato "l'accordo" di Pomigliano e ne fa un modello da estendere a tutte le imprese italiane. Insomma è d'accordo con la Marcegaglia, Sacconi e con Marchionne: bisogna dare una forte sterzata e cambiare le regole ed i contenuti del lavoro riportandolo agli estremi parametri indicati per il massimo sfruttamento della prestazione umana. È immorale, è osceno che coloro i quali sono preposti alla difesa dei diritti dei lavoratori si facciano portavoce della ideologia del padronato. Se padronato e sindacato parlano lo stesso linguaggio e condividono le stesse cose i lavoratori si ritroveranno nella solitudine di chi è costretto a chinare la testa o a cercare una via di salvezza diversa da quella che finora era assicurata da una normale dialettica del conflitto sociale.

Pietro Ancona



 


 

La truffa newco e l'attacco al CCNL

24 luglio 2010

 

Sembrerebbe che la Fiat abbia allo studio il progetto di inventarsi una newco a Pomigliano per riassumere, alle sue condizioni, il personale che le farà comodo, punire con il licenziamento il quaranta per cento che ha osato sfidare il Divino A.D. Marchionne, creare una realtà ab novo simile a quella Alitalia. Il caso Alitalia viene studiato attentamente ed assunto a modello per la nuova società.

Per quanto i giuristi della Fiat possano essere di altissimo livello e di grande abilità non potranno tuttavia ignorare che c'è una differenza insuperabile tra la situazione Fiat Stabilimento G.B.Vico e l'Alitalia. La cordata di imprenditori che ha dato vita alla Kai era costituito di persone fisiche e giuridiche diverse da quelle che costituivano l'Alitalia. Nel caso della Newco di Pomigliano sarebbe la Fiat che succederebbe a se stessa, Marchionne a Marchionne, la famiglia Agnelli alla famiglia Agnelli.

Quindi si tratterebbe di una operazione che simulerebbe un cambiamento di ragione sociale che in effetti non c'è. Una truffa! C'è una volontà del padronato italiano di sciogliersi dai vincoli della legalità, di profittare del proprio potere per rovesciare il tavolo e riportare a condizioni premoderne le regole del lavoro. La Fiat sembra pronta a non iscriversi alla Confindustria per non avere obbligazioni contrattuali. Vorrebbe fuoriuscire dal sistema contrattuale che sente troppo stretto ed inadatto alla realizzazione delle sue voglie di dominio e di profitto. Per quanto la posizione della Marcegaglia sia apparsa di freno a quella di Marchionne non credo che ci sia un reale dissenso nel campo padronale. Emerge con sempre maggiore chiarezza la voglia di ribaltare ogni accordo e di organizzare un regime in cui alla bilateralità degli accordi subentrerà subito la unilateralità della volontà padronale già apparsa a Pomigliano. "Queste sono le condizioni! Prendere o lasciare". Naturalmente si sa che il "lasciare" è del tutto retorico dal momento che i lavoratori non hanno alternativa. Hanno bisogno di lavorare per vivere e potrebbero, in caso di necessità, acconciarsi anche alle condizioni più umilianti e più dure.

Pietro Ancona


 

Fiat, Torino, riunione dei "complici" con palo

26 luglio 2010

 

Si apre una settimana cruciale per lo sviluppo del colpo di stato sociale che la Confindustria ed in particolare la Fiat stanno realizzando in Italia con l'aiuto di Sindacati fedifraghi e politici ruffiani.

Si riunisce a Torino e non a Roma, al Ministero del Lavoro, una riunione convocata da Sacconi con Marchionne, CISL ed UIL, CGIL, il sindaco di Torino ed il Presidente della regione Cota. Si dovrebbe scongiurare il trasferimento della produzione da Torino alla Serbia. La povera Serbia accetterebbe di farsi spolpare fino all'osso accollandosi la costruzione di grande parte dello stabilimento ed assicurando condizioni fiscali di coloniale favore ivi compresa una zona franca FIAT. Inoltre consegnerebbe al Gran Visir degli Agnelli gli operai ben selezionati a prezzi stracciati, ultradisciplinati, disponibili a qualsiasi sacrificio pur di portare a casa un pezzo di pane: quattrocento euro al mese. Insomma più o meno alle condizioni degli schiavi che costruirono le Piramidi. Sono gli stessi operai che avevano dato vita alla Jugoslavia del Presidente Tito, una grande civiltà del lavoro e del socialismo distrutta dai bombardamenti Nato. Peccato che la Serbia non li possa militarizzare come fece Mussolini durante le guerre africane. Allora gli operai se "indisciplinati" su segnalazione della FIAT potevano finire di fronte al tribunale Militare di Guerra e rischiavano anche la condanna a morte oppure a lunghissimi e durissimi periodi di detenzione. Argomento della riunione con i "complici" (Sacconi così definisce il rapporto Confindustria-governo-sindacati) alla presenza confermata del Palo (la CGIL che non se la sente di aderire al club dei complici ufficialmente ma è costretta a colpi di sperone dal PD, da Chiamparino, da Letta, da Veltroni etc. a stare alle condizioni che pone la Fiat) è la cosiddetta "affidabilità" che dovrebbe essere garantita, si dice, dai sindacati ma si intende dalla FIOM. Dei sindacati di base, che pure hanno una loro significativa eroica presenza tra i lavoratori, non si parla nemmeno. Basta cancellarli con un trattino di penna ed ogni tanto decimarli con qualche licenziamento ben mirato! I giornali e le Tv sanno che debbono ignorarli oppure, quando proprio non se ne può fare a meno di parlarne definirli estremisti, pericolosi fondamentalisti, teste calde, antipatriottici.

Dopo la vicenda di Pomigliano seguita dai licenziamenti di rappresaglia quotati in borsa sono portato a credere che abbia davvero ragione Eugenio Scalfari a dubitare della consistenza dei programmi e delle prospettive reali della Fiat. Scalfari dice che la Fiat si è salvata aggrappandosi alla Chrysler e facendosi finanziare da Obama e dal Sindacato Uaw e che l'investimento in Serbia avviene a condizioni specialissime ad esborso quasi zero della Fiat. Insomma, osserva in controluce e senza concedere molto credito il radioso cammino di Marchionne che riesce a scippare il malloppo soltanto sfruttando lo stato di bisogno e la crisi altrui. In effetti, se si seguono i movimenti di Marchionne si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un giocoliere, al napoletano con compare che fa il gioco delle tre carte e ti invita ad indovinare quella vincente: Qual è la carta vincente della Fiat?

Il lugubre Bossi, unendosi ad una lamentazione di prefiche maledicenti la FIOM che metterebbe in pericolo l'occupazione, dice: "Senza lavoro non ci sono diritti". Per sottintendere: prendiamoci il lavoro ed ai diritti penseremo un'altra volta...

La riunione di Torino presieduta da un Ministro del Lavoro che sarebbe meglio chiamare degli Industriali si propone lo scopo di ottenere nuove e significative concessioni dai Sindacati e dalla pubblica amministrazione. I sindacati dovrebbero garantire la cancellazione de facto di diritti garantiti dal CCNL, dalle leggi e dalla Costituzione e fare anche da mazzieri del padrone come i sindacati americani mafiosi che piacciono tanto a Marchionne. Dovrebbero tenere l'ordine, incitare i lavoratori a fare fino in fondo il loro dovere di macchinari viventi, isolare le teste calde, segnalarle all'ufficio risorse, accettare il loro confino nei reparti più duri. È cambiata qualcosa dalla Fiat di Valletta che confinava gli operai comunisti e della CGIL nei reparti dove si moriva prima come la verniciatura di una volta?

A Torino si farà un altro passo avanti, un'altra stazione di via crucis lungo la strada apertasi venti anni fa con l'abolizione della scala mobile e lastricata di diritti perduti fino ai "refusi" fatti in malafede da Sacconi con il consenso dei "complici". Venti milioni di italiani che vivono di lavoro dipendente sono sottoposti ad un attacco che non ha precedenti. L'obiettivo è la cancellazione della libertà e delle sue regole nei posti di lavoro. Un obiettivo al quale lavorano in molti delle maggioranza e della opposizione parlamentare. C'è più opposizione nella cultura giuridica e sociologica che tra partiti e sindacati che una volta erano dalla parte dei lavoratori.

Pietro Ancona

 


 

Serbia Zastava: bombardamenti ed affari

28 luglio 2010

 

Il socialismo, attraverso i Marchionne e la loro folle voglia di ridurre le persone a schiavi tremebondi, ritornerà di grande attualità. Tornerà ad essere la speranza dell'umanità spaventata dalla barbarie del liberismo.

L'Italia ha partecipato attivamente ai bombardamenti della Serbia del 1999. Belgrado fu sottoposta per settantasette giorni a spaventose incursioni aeree della Nato che non si limitavano a distruggere ma hanno anche avvelenato l'ambiente e le persone. Non sappiamo quante centinaia di migliaia di persone siano morte dopo la guerra. Se esiste una statistica viene tenuta celata per via di interessi a non dispiacere l'UE e la Nato. La grande fabbrica Zastava fondata nel 1853 marchio di una affermata automobile fu devastata. I suoi 36 mila operai persero il lavoro. Il governo D'Alema fu molto attivo e scrupoloso nella realizzazione dei piani di bombardamento. L'apparato industriale della Serbia, eredità del glorioso comunismo di Tito che dava lavoro e sicurezza a milioni di lavoratori, fu annientato. Il Danubio fu inquinato da una onda di cianuro che ne distrusse ogni forma di vita. I lavoratori addetti allo sgombero delle macerie ed alla ricostruzione della Zastavo sono morti quasi tutti di cancro. Molti conducono una desolata esistenza di malati terminali. Ma, nonostante abbiano usato terribili armi cancerogene all'uranio ed al fosforo ed ancora continuano ad usarle, l'Italia e l'Occidente si ritengono una civiltà superiore che diffonde nel mondo valori di libertà e di democrazia.

Ora la Fiat di Marchionne, per un accordo-capestro estorto due anni orsono al governo della Serbia che ha un disperato bisogno di uscire dall'isolamento e dalla discriminazione della Nato e dell'Unione Europea (che hanno riconosciuto il Kossovo come Stato indipendente e sovrano strappandolo dalla viva carne della nazione), ristrutturerà e rilancerà la fabbrica occupando una modesta parte dei lavoratori anteguerra. Riceverà in dono 150 ettari di terreno, diecimila euro per ogni occupato, esenzioni ed agevolazioni fiscali, tutte le infrastrutture necessarie e financo una zona franca per la Fiat per l'importazione di prodotti semilavorati. Un ben di Dio, una vera e propria cornucopia di benefit, ai quali vanno aggiunti i finanziamenti della Banca Europea degli investimenti.

Gli operai avranno una paga massima di quattrocento euro mensili che sono pochi anche per la povera Serbia. Inoltre gli operai saranno praticamente militarizzati, dovranno sottostare a condizioni di lavoro disumane riducendosi a vero e proprio macchinario vivente, non dovranno fiatare e sottoposti ad un regime di spionaggio poliziesco del quale la Fiat ha una antica e ricca esperienza risalente al ventennio fascista e proseguita con il professore Valletta inventore dei famigerati reparti confino e delle schedature dei lavoratori e delle loro famiglie.

La Serbia stringe i denti ed accetta anche le condizioni più dure. Si è già prestata a qualsiasi richiesta avanzata dalle multinazionali che si sono insediate nel suo territorio. Temo che non starà molto attenta ai problemi di inquinamento delle acque e del territorio. Forse noi siciliani siamo stati attenti allo impatto ecologico creati dalla Montedison e dall'Eni a Gela e Siracusa? Abbiamo cominciato a parlarne soltanto dopo la evacuazione di un intero paese e la nascita dei bambini deformi. Pur di avere un lavoro ci si è sottoposti ad ogni pericolo. Lo stesso accadrà alla reindustrializzazione serba ad opera di capitalisti stranieri e multinazionali.

I lavoratori serbi che ne hanno ancora memoria rimpiangeranno il socialismo della Repubblica presieduta da Tito garante di mezzo secolo di pace e di prosperità. Ora sono ridotti ad accettare qualsiasi condizione senza quella libertà predicata dall'Occidente. Se si azzardano a parlare male dei dirigenti della Fiat verranno immediatamente espulsi dalla fabbrica e condannati alla disoccupazione con le loro famiglie.

La Serbia dovrebbe essere risarcita a miliardi di euro per i danni subiti dai bombardamenti Nato. Ma la regola dei rapporti di forza vuole che invece pagherà per tornare ad avere industrie e lavoro. La classe operaia italiana non deve accettare l'indicazione strategica di Marchionne e della Confindustria: tutti uniti come italiani contro gli altri. È menzognera l'affermazione secondo la quale nella globalizzazione gli interessi nazionali vanno difesi da un fronte unico fatto di governo, industriali e sindacati. Se questa affermazione fosse vera il comportamento della Fiat dovrebbe privilegiare in primo luogo gli interessi del territorio nazionale. Non è così. La Fiat si serve del basso costo di lavoro che può avere all'estero per ricattare ed abbassare la condizione di vita dei suoi dipendenti in Italia. Se proprio non può fare a meno di trasferirsi.

Per questo ritengo importante la internazionalizzazione della lotta dei lavoratori sulla base di obiettivi comuni da sostenere in Europa: Salario Minimo Garantito, Contratto Unico Europeo, settimana lavorativa di 35 ore, umanizzazione della catena di montaggio, bando dei sistemi WMC e simili... Revisione radicale dei parametri iperliberisti di Maastricht e di Lisbona.

Nello scontro nazionalistico o campanilistico i lavoratori saranno sempre perdenti. Ci sarà sempre un posto in cui la manodopera costerà di meno. Il lavoratore italiano deve essere fratello di quello polacco o serbo. Oggi l'Europa dell'Est è diventata il laboratorio della destra economica e sociale per l'abbassamento del tenore di vita delle persone e l'abbrutimento del lavoro. Ma la stessa Europa è stata testimone della grande civiltà del socialismo che portava i lavoratori in palma di mano. La fabbrica comunista era a misura di uomo. I diritti nelle fabbrica e nella società venivano rispettati ed ognuno aveva la sicurezza di vivere senza l'angoscia di perdere tutto con la disoccupazione e di dovere espatriare.

Il socialismo, attraverso i Marchionne e la loro folle voglia di ridurre le persone a schiavi tremebondi, ritornerà di grande attualità. Tornerà ad essere la speranza dell'umanità spaventata dalla barbarie del liberismo.

Pietro Ancona

 

 


 

La Polonia in Italia

30 luglio 2010

 

Con una operazione truffaldina fatta alla luce del sole Marchionne si sottrae alle leggi ed ai contratti vigenti in Italia. Va da un notaio e con l'aiuto di alcuni legulei del diritto costituisce una società Fiat che subentra alla Fiat.

Lo stabilimento Giovanbattista Vico forse sarà chiamato diversamente e sarà giuridicamente appartenente ad una nuova entità ma tuttavia è una clonazione della Fiat, partorita dentro il corpo e con la stessa proprietà. Gli Agnelli succedono a se stessi. Si limitano a cambiare ragione sociale al solo scopo di truffare i lavoratori, sciogliersi da ogni obbligo, scegliersi la mano d'opera disponibile alle condizioni che Marchionne si degnerà di dettare e ridettare e che magari saranno ancora più dure ed opprimenti di quelle già firmate qualche giorno fa a Pomigliano e poi a Torino.

Al fine di disattendere agli obblighi di rispettare il contratto di lavoro a Marchionne è stato suggerito, magari dai "complici" di Sacconi, di non fare iscrivere la newco alla Unione degli industriali di Napoli. Non so quali legulei abbiano suggerito i due escamotage (newco e non iscrizione) che fanno acqua da tutte le parti. In primo luogo è chiarissimo che si sta compiendo un falso. Tutti sappiamo che la newco non è affatto newco ma la FIAT travestita. L'operazione Alitalia non è evocabile dal momento che la cordata della CAI era costituita da persone fisiche e giuridiche diverse da quelle dell'Alitalia. In secondo luogo, secondo la generale interpretazione delle norme che regolano il passaggio delle società queste avvengono sempre rispettando i vincoli e le obbligazioni da parte della società subentrante. Non credo che il signor Marchionne che ha concepito o fatta propria questa spregevole e furbastra soluzione per evadere gli obblighi di un contratto di lavoro che non è tra i migliori d'Europa perché concede ai metalmeccanici italiani il quaranta per cento in meno di quello tedesco e di quello francese possa azzerare tutto, ricominciare da capo, fare come se la storia cominciasse ora. Che farà delle anzianità maturate dai dipendenti? Che farà la nuova società delle obbligazioni contratte dalla Fiat Pomigliano?

Anche la cancellazione dalla Confindustria non gli servirà a molto. Il contratto è legittimato dalla sua stessa applicazione. Non credo che ci sarà magistrato che potrà accettare per buono il nuovo contratto della Newco. Il principio erga omnes, nella sua logica lettura giuridica, esclude che una furbata possa danneggiare interessi vitali ed essenziali delle persone legate al diritto di avere un trattamento equo e rispondente ai principi della Costituzione. Marchionne ritiene di potere trasferire le condizioni che detta in Polonia in Italia. Ritiene che con due mosse da azzeccagarbugli possa fare i suoi comodi. Fare il manager in questo modo annullando le leggi ed i regolamenti che si ritengono di impedimento è davvero da volgare scippatore. L'industria automobilistica tedesca o francese che paga salari migliori di quelli italiani non ricorre ai trucchi che questo signore sfoggia in Italia. Purtroppo abbiamo un governo indecente moralmente e politicamente incapace di esercitare la sua autorità per impedire questo squallido traccheggio.

La Fiat si conferma per quella che è sempre stata nella storia d'Italia fin da quando un Agnelli riuscì a fare fuori i veri soci fondatori dello stabilimento ed impossessarsene. È sempre vissuta appoggiandosi al potere politico ed anche militare quando è stato il caso per pagare bassissimi salari ed imporre condizioni da caserma. Allo Stato italiano ha succhiato risorse immense. I lavoratori sono talmente poveri da non potere resistere un mese senza salario ma gli Agnelli hanno una cassaforte munita e presidiata che li fa ricchissimi. Ora si vuole imporre una sovversione dell'ordine sociale cancellando i contratti e per fare questo con l'aiuto di qualcuno costruisce carte false.

Mi chiedo quale dignità abbiamo le istituzioni italiane a subire tutto questo, a farsi trattare da colonia dal signor Marchionne. Anche un Governo di destra dovrebbe avere la dignità di reagire e di tutelare l'ordinamento dal sovversivismo di una industria che oltretutto non gioca a carte scoperte e chissà quali altre amare sorprese ci riserva. Il Parlamento che tace e gira la testa da un'altra parte ne esce assai male. I mille oligarchi che lo compongono sono soltanto dei privilegiati a cui non importa il decoro che l'operazione Marchionne spazza via. Si torna all'era delle caverne.

Pietro Ancona

Attacco al diritto alla vita

26 agosto 2010

 

Tremonti ha sferrato un attacco frontale alla legge 626 che protegge, parzialmente, la sicurezza dei lavoratori. L'ha definita sprezzantemente "una roba", un lusso che l'Italia non può permettersi. Parla dell'Italia che destina una montagna di soldi all'Oligarchia politica la più privilegiata esistente al mondo e che ha ridotto la fetta di reddito del lavoro dipendente di quindici punti negli ultimi dieci anni. Lo stipendio di Tremonti ministro è maggiore di quello percepito dal presidente degli USA. Non credo che abbia le carte in regola per chiedere al Paese di risparmiare sulla tutela della vita dei lavoratori con una improntitudine e la superbia di chi ha la certezza di non essere contraddetto da sindacati felloni e da una "sinistra"che non è più tale e pietisce la benevolenza dei ricconi italiani.

L'attacco di Tremonti è generale ed è rivolto a tutta la legge ma credo che punti subito a sollevare le aziende dall'obbligo del pagamento dei salari nei tre giorni cosiddetti di carenza in caso di infortunio e probabilmente si propone l'obiettivo di una privatizzazione dell'INAIL. Oggi il lavoratore viene curato ed indennizzato ed è possibile che Tremonti pensi ad un regime in cui se un operaio si rompe un braccio o una gamba dovrebbe sbrigarsela da solo. D'altronde la stessa 626 in caso di morte del lavoratore non prevede alcun indennizzo per le famiglie che, per ottenerlo, debbono instaurare una difficile e costosa e magari ventennale causa civile. Può darsi che Tremonti pensa di estendere questa grave inadempienza agli infortuni non mortali. Si tratta di una massa enorme di assistiti.

Da quando il Presidente della Repubblica è intervenuto dando una risposta che, non senza escludere le ragioni della Fiat, ha indicato nel rispetto della sentenza del Giudice e nel reintegro dei lavoratori la strada maestra da seguire c'è stato un gioco pirotecnico di dichiarazioni di segno opposto. La Marcegaglia è intervenuta per reclamare i diritti della Azienda che per lei sono naturalmente prioritari su quelli dei lavoratori che addirittura andrebbero cancellati. La signora Gelmini, Ministro come Tremonti, ha spezzato la sua lancia a favore della Fiat collocandosi tra i falchi dell'ala destra berlusconiana e preparandosi alla successione secondo il piano da lei stipulato a Siracusa con le altre due sue colleghe di governo. Tremonti che in questi giorni gode della cottura a fuoco lento di Berlusconi e freme per prenderne il posto al più presto non poteva restare indietro. Ha alzato il tiro rispetto la sua collega concorrente e propone addirittura la smobilitazione di una legge che in qualche modo ha ridotto il mostruoso andamento degli infortuni mortali e gravi che avvengono quotidianamente nel lavoro italiano. Siccome è uomo di legge ed è stato per anni commercialista ed estensore materiale della dichiarazione dei redditi delle élite della borghesia padana, non ignora che la 626 recepisce in grande parte normative ineludibili della Unione Europea e per questo naturalmente ha chiesto la sua messa in discussione non soltanto in Italia ma anche in Europa. Il colbertista all'occasione diventa superfalco! Ricordo che il varo dei decreti delegati della 626 fu assai faticoso. Il governo Prodi ci mise molto tempo e tanti contorcimenti prima di vararli. La Confindustria non li firmò ma ottenne l'abbassamento della pena per i responsabili di infortuni mortali da due anni ad un anno e sei mesi. Ricordo perfettamente che la CISL ebbe molte esitazioni prima di accettare il testo proponendo diversi emendamenti di alleggerimento delle penali. Inoltre, la legge che Tremonti vorrebbe abrogare, prevede penalità inferiori ai costi che le aziende dovrebbero sopportare per mettersi in regola. Potete immaginare quello che succede nella maggioranza dei casi...

A distanza di quasi un giorno dalla strabiliante e grave sortita di Tremonti, non ci sono reazioni ufficiali della CISL e della UIL. La CGIL si è fatta viva, dopo molte ore, con la dichiarazione di una dirigente di secondo piano addetta al settore sicurezza. Ha detto cose giuste e condivisibili ma che tuttavia non costituiscono una reazione adeguata ad un Ministro che è certamente il più importante del governo Berlusconi.

È come vedere scorrere la storia all'indietro. Altro che le picconate di Cossiga! Ogni giorno c'è qualcosa di fondamentale del nostro ordine civile e democratico che viene aggredito. Dal diritto dei lavoratori di non stare digiuni per otto ore secondo il modulo wmc della fabbrica Italia alla sicurezza stessa della vita dei lavoratori. Chi se ne frega! Importante che le sorti magnifiche e progressive della ricca e feroce borghesia italiana vengano salvaguardate!

Pietro Ancona



 


 

Il vero problema è la Confindustria

28 agosto 2010

 

E se il problema dell'Italia, delle sue difficoltà che la fanno annaspare non fossero le resistenze frapposte dalla FIOM all'editto Marchionne, ma la Confindustria e la sua incapacità ad indicare una linea di sviluppo e di produzione di profitti che non sia quella dell'assistenzialismo e dei bassi salari?

La Confindustria tedesca credo che abbia molto da insegnare ai sempre più lividi portavoce degli industriali italiani. L'industria tedesca regge con salari quasi doppi di quelli italiani. L'economia generale del Paese è armoniosa ed i negozi non sono deserti come avviene da noi dove la gente non ha più soldi da spendere oltre quelli necessari alla mera sopravvivenza.

I sindacati tedeschi assolvono ad un ruolo di responsabilità con la pratica della codecisione.

Ma i loro lavoratori non sono disperati e ridotti alla fame come quelli iscritti ai sindacati italiani di Bonanni, Angeletti ed Epifani che dal 1993 ad oggi tengono i salari fermi e cedono consistenti quote di diritti e di welfare ogni volta che si incontrano con Governo ed Imprenditori. La codecisione tedesca in Italia si traduce in una mera presa d'atto delle decisioni unilaterali delle imprese.

Mettete in fila le dichiarazioni della Marcegaglia ed i documenti di Confindustria degli ultimi venti anni. Un piagnucolio senza fine per chiedere soldi, soldi, soldi (di quelli buoni diceva la Marcegaglia). La Marcegaglia che oramai sfiora la volgarità con la brutalità e le bassezze delle sue accuse verso i lavoratori con accenti sempre più queruli ed isterici chiede favori fiscali per le imprese, sempre meno welfare e soprattutto la riduzione al silenzio dei sindacati di lavoratori che ancora si ostinano a essere tali.

Tutto quello che ha ottenuto non basta mai. Vuole ancora di più, sempre di più. L'ideale è portare il lavoratore italiano allo stesso livello di quello polacco o, meglio, di quello tunisino. Azzerare quasi il costo della manodopera anche se questo incide sempre di meno sui costi di produzione anche nella industria manifatturiera. Azzerare la spesa sociale dello Stato. La scuola italiana sta per essere ridotta in maceria dalla drastica cura dimagrante della Gelmini. Una scuola al livello della peggiore scuola pubblica delle periferie americane con programmi sempre più dequalificati.

Ora l'abbattimento dei salari già ultimi tra i paesi OCSE non basta più. Tremonti propone anche di evitare i costi per la sicurezza del lavoro. La difettosa ed insufficiente legge italiana gli sembra "un lusso" e pensa di mettere le mani sull'INAIL e sull'INPS magari per sfasciarli privatizzandoli. Sembra attirato dalla buona salute finanziaria di cui godono due istituzioni importanti del welfare italiano.

Marchionne si è unito ai pellegrini che ogni anno si recano a Rimini al "famoso" meeting di Comunione e Liberazione, una organizzazione che in Italia svolge il ruolo di certe associazioni fondamentaliste della destra statunitense che gli italiani conoscono per le sue intolleranti convinzioni neocon e non per quella che è: un enorme parassita che ha creato un impero economico con appalti si servizi e forniture dalla pubblica amministrazione, con la cosiddetta sussidiarietà, i bassissimi salari che corrisponde alle persone che lavorano alle sue dipendenze. Ogni anno l'appuntamento al meeting di CL, come la relazione del governatore della banca d'Italia, come il Convegno di Cernobbio, scandisce il calendario politico. Gli Oligarchi della politica italiana smaniano per un invito che viene accordato soltanto a coloro che si distinguono nella lotta contro la classe lavoratrice e la sinistra.

Sarebbe opportuno un approfondimento di CL, un esame dei bilanci della Compagnia delle Opere, e magari scopriremmo quanto è bello, quanto è redditizio e facile, gridare contro lo statalismo e profittare a piene mani delle sue risorse.

L'idea di usare la globalizzazione per ridurre l'Italia al livello dell'Egitto o della Polonia di oggi rottamando i diritti delle persone, distruggendo la scuola e la sanità, svendendo il patrimonio dello Stato ai privati, ha fatto in Italia troppa strada. L'idea di considerare la lotta di classe un reperto del passato è autolesionistica. Il conflitto sociale è l'unico regolatore bilaterale o multilaterale dei rapporti interni alla società. La dialettica del conflitto sociale produce progresso. Stimola le imprese verso le innovazioni. Quando le imprese risolvono i problemi riducendo i salari o i diritti invecchiano e vengono superate e diventano presto fuori mercato. La fiat, scaricando da sempre sui salari e sullo Stato le sue difficoltà, produce auto poco competitive e meno buone e solide di quelle della concorrenza. Perde quota e deve produrre in Serbia per competere con coloro che producono auto in Germania o in Francia pagando alti salari e rispettando contratti e leggi sociali che Marchionne vorrebbe stracciare.

Pietro Ancona

 

P.S. Il peso di tasse e contributi sui salari, il cosiddetto cuneo fiscale, è in Italia al 46,5%. Nella classifica dei maggiori trenta Paesi, aggiornata al 2009, l’Italia è al sesto posto per tassazione sugli stipendi, dopo Belgio (55,2%), Ungheria (53,4%), Germania (50,9%), Francia (49,2%), Austria (47,9%). Il peso di imposte e contributi sui salari in Italia è rimasto stabile dal 2008 al 2009, registrando solo un lieve calo (-0,03%).

http://www.polisblog.it/galleria/classifica-ocse-salari-italia-al-23-posto



 


 

Sciopero generale per la Scuola e contro la Fabbrica Italia

3 settembre 2010


La questione della scuola creata dalla riforma Gelmini merita la massima attenzione ed il massimo impegno della CGIL. È una questione che non riguarda soltanto i precari come si vorrebbe far credere, ma tutta la scuola e le famiglie dei lavoratori italiani, di tutti coloro che non debbono subire la dequalificazione della scuola che procede speditamente assieme alla dequalificazione della sanità, del sistema pensionistico, del contratto e del salario. Siamo di fronte ad un passaggio cruciale. Ieri Gelmini ha scaricato sul passato la responsabilità di avere creato duecentomila precari. Ha detto che le assunzioni non erano necessarie ed erano spesso clientelari.

Ha ribadito il suo proclama di guerra: "la Scuola non potrà assorbirli". Poco prima che la sentissi al TG Sicilia era stata intervistata la Preside di una Scuola del quartiere Zen di Palermo. Aveva denunziato di avere avuto assegnati tre insegnanti per 95 alunni! Questo Governo di destra marcia con lucida visione di classe (quella che manca alla cosiddetta sinistra) verso un drastico ridimensionamento del servizio scolastico nazionale. Solo i rampolli delle famiglie della borghesia imprenditrice e delle professioni potranno godere di una scuola al livello dei licei classici pubblici o scientifici e di quella che è stata la grande scuola elementare italiana. Esattamente come in USA: i collegi per coloro che possono pagare da trenta a cento mila dollari l'anno. Il resto in scuole degradate con professori precarizzati organicamente che vengono assunti di anno in anno dai direttori o dai presidi sulla base delle disponibilità che hanno avuto dal bilancio annuale della contea.

La Gelmini nel denunziare l'eccesso di precari accumulato negli ultimi decenni dalla scuola italiana non ha tenuto conto del fatto che la precarietà della condizione dei lavoratori non era derivante dalla precarietà del posto. Il posto era organico, stabile, fissato nella realtà dell'istituzione e del quartiere. Precaria era soltanto la condizione umana ed esistenziale dell'insegnante. Insegnanti precari venivano utilizzati nelle scuole e seguivano gli alunni per tutto il corso di studi. La causa della precarietà non è nell'eccesso di insegnanti rispetto la necessità. È vero invece che i professori subivano una violenza giuridica che per anni ed anni li ha privati della certezza del futuro esattamente come oggi i giovani rovinati dalla legge Biagi subiscono il destino di essere precari e sottopagati in posti assolutamente stabili e sicuri.

L'innalzamento del numero di alunni per classe, la soppressione di materie di insegnamento con il malvagio obiettivo di ridurre la cultura che si impartisce nella scuola pubblica, rendono ora davvero precaria la posizione di una parte di insegnanti. Bisogna reagire con l'abrogazione della legge Gelmini, il ripristino delle normative precedenti, l'aumento delle materie di insegnamento nelle scuole ed il miglioramento della loro fruizione con la creazione di laboratori, dalla linguistica alla informatica, dappertutto.

Lo Stato deve fare un grosso investimento nella pubblica istruzione. Deve recuperare la priorità della istruzione pubblica su ogni altra forma di istruzione. Deve ridare alle famiglie italiane che hanno fatto laureare i figli, spesso con sacrifici inenarrabili, lo sbocco del concorso e della sistemazione nella scuola pubblica. La laurea deve tornare ad avere il suo valore di passaporto per la vita, di promozione sociale. Gli stipendi degli insegnanti e del personale scolastico debbono essere aumentati e portati al livello di quelli tedeschi o francesi. Non siamo forse per PIL la settima potenza del mondo occidentale?

Ho notato e non mi piace come si comportano i sindacati nella pesante vicenda che si è aperta. Stanno dalla parte dei precari ma si limitano ad assisterli nelle loro lotte e quasi subiscono le iniziative spontanee di denunzia che vengono messe in campo: sciopero della fame, uomini e donne stiliti, sit-in di protesta. Non basta. Questa conduzione della vicenda farà inghiottire dalle sabbie mobili la causa dei docenti. È giunto il momento della proclamazione di uno sciopero generale per la scuola e contro il progetto di Fabbrica Italia di Marchionne e Marcegaglia.

Lo sciopero generale deve essere fatto subito e deve essere se del caso ripetuto. La CGIL come Confederazione deve assumersi la responsabilità della vertenza che non è settoriale o categoriale ma riguarda un punto essenziale della crisi italiana. Se passa la linea Gelmini nella scuola e la linea Marchionne nelle aziende il declino dell'Italia sarà segnato per sempre. L'Italia diventerà una terra in cui staranno bene soltanto i ricchi, i benestanti. La coesione sociale della nazione non ci sarà più.

Non si deve parlare solo di precari che quasi elemosinano la loro vita, di essere graziati dalla mannaia del boia. La CGIL deve subito lanciare il suo proclama di lotta. I professori sanno che se combatteranno la loro battaglia per la vita soltanto come "precari" perderanno. Si potrà salvare qualcuno di loro. A fronte di cinquemila licenziamenti in Sicilia la Gelmini ha "graziato" un centinaio di persone.

Subito lo sciopero generale indetto dalla CGIL!

Pietro Ancona



 


 

Eleggere Segretario della CGIL il Segretario della FIOM

8 settembre 2010

 

La Federmeccanica ha spiegato molto bene il senso della invocazione di un nuovo patto sociale chiesto dalla Marcegaglia a Cernobbio. Un patto sociale in cui industriali e sindacati "complici" azzerino quanto resta della civiltà giuridica e contrattuale del lavoro abbattendone il pilastro: il contratto collettivo nazionale di lavoro.

Quanto vogliono gli industriali non rientra nella sfera delle cose ragionevoli ed è pericoloso per la coesione e pace sociale del Paese. La FIOM a Pomigliano aveva aderito a tutte le richieste di Marchionne tranne due che, come aveva precisato Epifani, non sono nella disponibilità del sindacato essendo regolate da leggi e non da contratti: il diritto di sciopero e la tutela in caso di malattia. La FIOM non è un sindacato estremista, non aveva fatto barricate, aveva accettato una organizzazione del lavoro (WMC) che i Cobas hanno denunziato con un esposto alla Magistratura e all'INAIL perché pericoloso per la salute dei lavoratori. Aveva accettato turni di lavoro di otto ore senza pausa pranzo. Dalle sei del mattino alle due del pomeriggio digiuni davanti alla propria postazione studiata da un ergonomista padronale giapponese in modo da fare muovere il meno possibile l'operaio facendone una sorta di macchinario vivente. Vedevo l'altra sera in TV "la patata bollente" in bel film di Steno con Renato Pozzetto ambientato in una fabbrica nella quale i lavoratori all'ora di pranzo si ritrovavano in una grande sala per consumare il loro pasto caldo e mi veniva da pensare alla "fabbrica Italia" di Marchionne in cui il lavoratore deve solo stare in silenzio ed accudire la macchina.

Credo che questa ossessione per spremere da ogni essere umano il massimo di produttività occupando tutti i minuti della sua vita in azienda costituisca una pericolosa involuzione, una disumanizzazione del lavoro intollerabile.

Nonostante la moderazione della FIOM, all'indomani di Pomigliano e del referendum voluto dalla Fiat per mortificare la FIOM, è cominciata la grande repressione nelle fabbriche Fiat e poi anche altrove. Essere delegato aziendale FIOM è diventata ragione non solo di isolamento nei reparti confino come avveniva all'epoca di Valletta, ma di licenziamento.

Il livore di Marchionne si è spinto fino al respingimento della sentenza di un tribunale. I tre operai di Melfi non sono stati reintegrati nonostante l'intervento del Presidente della Repubblica. Gli industriali italiani si ritengono al disopra della legge e rispettano le istituzioni soltanto se dicono o agiscono per la loro convenienza.

Con la complicità di CISL ed UIL che oramai sono apertamente dalla parte della Confindustria e l'avallo e forse anche il consiglio del Governo la Federmeccanica ha disdetto il contratto di lavoro firmato dalla FIOM lasciando in vigore quello firmato soltanto da CISL ed UIL. Un gesto di rottura forse irreparabile dal momento che Sacconi ha già fatto sapere di approvarlo. Non ci sono sedi di mediazioni. La scontro sarà diretto e deciso solo dai rapporti di forza. Estromettere la FIOM dal contratto di lavoro ha molte conseguenze giuridiche che dovranno essere analizzate. La sua condizione diventa simile a quella dei Cobas. Pur essendo il sindacato più rappresentativo dei lavoratori viene scacciato ed emarginato. Non credo che questo si possa fare e non dubito che in sede giudiziaria la questione verrà risolta in favore della FIOM. Resta tutto il significato politico del gesto che appare il compimento di una congiura, una cospirazione messa in atto per fare saltare il punto di resistenza maggiore dei lavoratori e l'ultimo fortilizio di sindacalismo di classe. Qualche giorno fa Damiano aveva accennato ad una congiura. Non pensavo che ne facesse parte dal momento che poi ha invitato la FIOM ad "inghiottire il rospo". Anche D'Alema era intervenuto con pesantezza sul gruppo dirigente della FIOM.

Sono convinto che la Federmeccanica non si sarebbe spinta tanto avanti se non avesse avuto anche la copertura del PD che, del resto, annovera tra i suoi parlamentari autorevoli esponenti del padronato come Caliaro, Merloni, Colaninno nonché personaggi come Ichino, Letta, Treu che danno le munizioni al mitragliamento dei diritti della gente.

In queste condizioni e mentre il Paese si contorce in preda ad una crisi occupazionale assai pesante la mossa della Confindustria avvia una nuova fase dei rapporti sociali che vuole fare dell'Italia la Tunisia d'Europa. Il fatto che i salari italiani siano bassissimi non le basta più.

La signora Marcegaglia mentre chiedeva a Cernobbio una nuova e definitiva capitolazione dei sindacati aggiungeva parole di elogio per la nuova segretaria della CGIL in pectore Susanna Camusso. Elogio che aggrava i sospetti su una involuzione in corso da tempo della CGIL, che si è accentuata con la gestione di Guglielmo Epifani e che oggi rischia di sfociare in un aperto accodamento alla CISL ed all'UIL che hanno una idea di sindacato che gestisce, non lotta, collabora con il padronato. Proprio ieri Bonanni, facendo eco ad Ichino, ha proposto di limitare lo sciopero soltanto al sabato per evitare di "danneggiare la produzione". Ma lo sciopero è l'unica arma di difesa dei lavoratori e se non blocca la produzione è del tutto inefficace, pleonastico, persino ridicolo! Una risposta a questo processo involutivo potrebbe venire proprio dal prossimo Comitato Direttivo della CGIL con la elezione di un esponente della FIOM a Segretario Generale della CGIL. Scegliere tra i dirigenti dei meccanici italiani il segretario della CGIL sarebbe una forte, motivata risposta alle pretese del padronato italiano e trasfonderebbe al vertice della CGIL quello spirito combattivo ed autonomo che manca da un pezzo. Oggi le maggiori vicende della lotta sociale sono affidate alle categorie e gestite con molto distacco dalla CGIL. Sulla scuola sarebbe necessaria la nazionalizzazione confederale della lotta oggi confinata ad una questione di precari che sarà perdente. Infatti le duecentomila vittime sacrificali di Gelmini sono abbandonate a se stesse ed al massimo hanno l'aiuto dei loro sindacati di categoria. La sottrazione di otto miliardi di euro alla scuola riguarda tutto il Paese! La CGIL non può assistere come un cronista allo svolgimento della crisi sociale. Vi deve intervenire con un proprio progetto a cominciare dalla abolizione del precariato e dall'aumento dei salari dei lavoratori oggi tra i più bassi dell'OCSE. Deve alzare barricate attorno alla scuola.

Deve rompere con CISL ed UIL ed allearsi con il sindacalismo di base. Per quanto queste scelte possano sembrare gravi esse sono la sola strada di salvezza per venti milioni di lavoratori e per le loro famiglie.

Mi auguro una forte mobilitazione, una spinta popolare per sorreggere la candidatura del Segretario della FIOM a segretario generale della CGIL.

Pietro Ancona



 


 

Il nipote del Gran Visir

10 settembre 2010

 

La cosa che mi ha colpito della contestazione a Bonanni è stata la faccia e la gesticolazione di Enrico Letta, Vice segretario del PD, nipote di Gianni Letta il gran Visir di Berlusconi, una parentela che è anche politica. Zio e nipote fanno parte dello stesso establishment sebbene dislocati in due partiti diversi ma entrambi di governo ed entrambi saldamente schierati con la borghesia italiana. La faccia di Letta era piena di odio, di rancore, era livida, minacciosa, con gli occhi lampeggianti pieni di voglia di fare del male. La sua gesticolazione era aggressiva, il braccio era teso e la mano chiusa con un dito puntato sui malcapitati ragazzi del Centro Sociale che avevano avuto l'idea di prendersi la scena nella grande e terribile stagione sociale che si è aperta. Oggi la loro azione è al vaglio della polizia. Non dubito che erano già stati schedati dalla Digos. Penso che il loro centro sociale Askatasuna sarà proposto per la chiusura e che molti di loro saranno denunziati. Una opera di disinfestazione sociale sarà presto realizzata e questi giovani saranno dispersi e stritolati dalla macchina della repressione e della emarginazione sociale.

Tutta l'Oligarchia politica compresi Di Pietro e la Rosy Bindi si è affrettata a prendere le distanza dai giovani ed a solidarizzare con Bonanni. Da questi e dagli Oligarchi vengono parole impregnate di odio destinato ad aggravare di molto la situazione italiana. Bonanni invita paternalisticamente la ragazza che l'ha quasi colpito con il fumogeno a non ascoltare i cattivi maestri e nello stesso tempo indica nella FIOM la centrale eversiva dell'odio e della sovversione sociale. Farebbe carte false per liberare il campo dalla FIOM che raccoglie la maggioranza assoluta dei metalmeccanici e gli impedisce di pavoneggiarsi e essere qualcosa di più che un servizievole amico della Confindustria e di Marchionne. Pierluigi Bersani, senza avere alcun rispetto per le proporzioni e per la verità, parla di "squadristi". Gli squadristi erano coloro che fecero la marcia su Roma dopo avere incendiato e devastato le Camere del Lavoro e le sedi del PSI. Bersani irresponsabilmente paragona i ragazzi di Torino a queste terribili e squallide figure della nostra storia! Sacconi, Cicchitto, Brunetta e quasi tutti gli attori del tragico e grottesco teatro politico italiano si sono slanciati in una gara a chi la sparava più grossa. Si usano cannoni enormi per sparare contro minuscoli uccellini!

Il richiamo alla polizia è stato forte, molto forte. Non dubito che da ora in poi non solo i politici italiani continueranno ad essere blindati e a dare l'immagine al mondo di una classe dirigente "terrorizzata" che vive dentro un muro di vigilantes ma anche le loro feste, questo meschino e costoso surrogato della democrazia che è l'unico canale di comunicazione concesso dai partiti alla loro base e che sono come la tv strumenti di passivizzazione della cittadinanza politica. Cicchitto ha collocato Bonanni nella galleria del martirologio di Dell'Utri e Schifani. Schifani, Presidente del Senato nonostante le accuse che pendono sul suo capo. Dell'Utri, deputato condannato a sette anni per contiguità alla mafia, ma in Parlamento, in un paese in cui la Fiat disattende la richiesta del Capo dello Stato di reintegrare i tre lavoratori licenziati da Marchionne. Un Bonanni che di fatto avalla i licenziamenti ed aizza la gente contro la FIOM insultandola.

Si è saputo chi è stata l'autrice del lancio del fumogeno. Si chiama Rubina Affronte. Subito si è fatto sapere che è figlia di un PM badate la finezza della comunicazione: non di un magistrato ma di un Pubblico Ministero, categoria bollata da Berlusconi come di malati mentali, additata all'odio di tutte le Cricche, messa nel tritacarne di vari disegni di legge del guardiano del sigillo del Capo, il Ministro Angelino Alfano.

Bonanni ha fatto sapere che "poteva morire". Sta drammatizzando e creando il copione di un Martirio magari per incrudelire il fio della colpa che comunque la ragazza dovrà pagare. Si è fatto sapere a tutti che trattasi di una "pregiudicata". Altra "finezza" dei nostri pennivendoli; si scrive che è stata condannata in passato per "occupazione di terreni e di edifici". Non si specifica quali terreni e quali edifici magari per non ricordare il movente morale e politico del "reato commesso". Non ha certamente rubato soldi ai terremotati dell'Aquila come tanti amici dell'inossidabile Zio, il Gran Visir di Berlusconi, e la superinquisita classe di politici che ha in mano il Paese e lo usa come sua proprietà privata.

L'autunno caldo, secondo gli Oligarchi ed i loro pennivendoli, non verrebbe dal licenziamento di duecentomila professori, dalla smobilitazione di parte dell'industria italiana che si trasferisce all'estero, dal fallimento dei prodotti della Fiat che non riescono a piazzarsi senza il supporto della rottamazione, da sei milioni di ragazzi che stanno incanutendo da precari. No! Verrebbe dal petardo che la nostra cara e generosa Rubina avrebbe fatto scoppiare nel teatro della finta democrazia di Torino.

Pietro Ancona

 


 

Operaio usa e getta

12 settembre 2010

 

Ha ragione Tremonti: la sicurezza del lavoro è un lusso che l'Italia non può permettersi! Si tratta naturalmente dell'Italia dei ricconi, di coloro che occultano duecento miliardi nei paradisi fiscali realizzati lesinando salario, diritti e sicurezza. Questi signori, questa Italia, si rifiuta di lucrare di meno.

L'indignazione del Presidente della Repubblica per un Paese che marcia a mille e più morti sul lavoro l'anno e quasi un milione di infortuni spesso gravi e con conseguenze di invalidità fisica permanenti non serve a niente se lo stesso Presidente partecipa ogni anno al ricordo dell'ispiratore della legge trenta, scritta in collaborazione tra Sacconi e Bonanni, che introduce innumerevoli possibilità di precarizzare il lavoro. L'operaio è diventato usa e getta e l'organizzazione del lavoro prescinde sempre di più dalla esperienza e dalla competenza. Molte attività vengono subappaltate ed affidate a sub dei sub appaltatori. I quali non hanno alcuna cultura industriale e si servono di disoccupati pronti ad accettare qualsiasi cosa pur di portare cinquanta euro a casa. Per pulire una cisterna chi fa materialmente il lavoro perdendoci magari la vita guadagna una piccola parte di quanto avrà ricevuto il suo datore di lavoro e, spesso, chi assegna e passa il lavoro lucra senza fare materialmente niente. Altre volte ho citato l'esempio della costruzione della Torre Eiffel realizzata nel corso di due anni in condizioni eccezionali al limite di tutto per il caldo, il freddo, l'altezza fino ad oltre trecento metri in cui si lavorava. Non c'è stato un solo infortunio mortale. Se fosse in costruzione oggi chissà quanto sangue e quanto dolore! La sicurezza del lavoro sta nella sua organizzazione e nella competenza dei suoi addetti dall'ingegnere al caposquadra al carpentiere. Sta nell'esperienza maturata, custodita e trasmessa. Sta anche nell'affiatamento della squadra, nella sua coesione. Spesso accade invece che tre o più persone si incontrino per stare insieme un giorno e basta. Spesso accade che si tratti di lavoratori forniti di competenze generiche ma usati perché costano poco, molto poco e si acconciano a qualsiasi cosa.

Su lavoro si muore subito ma anche lentamente accumulando veleni o logorandosi i nervi ed i muscoli. Il sistema WMC che Marchionne usa alla Fiat produce gravissimi danni al sistema nervoso e psichico del lavoratore ridotto a vero e proprio macchinario vivente. Soltanto il sindacato di base SLAI ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica ed all'INAIL. Non mi risulta che analoghe iniziative siano state assunte dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Le poche ed insufficienti norme introdotte in quella che si chiama impropriamente 626 sono state malviste dagli imprenditori e da parte dei sindacati. Ricordo che i decreti tardarono già con il governo Prodi e che Bonanni intervenne per ridurre le sanzioni. Tuttora grande parte della legge deve essere attuata e non dubito che Sacconi farà di tutto per ridurne l'efficacia e la portata protettiva. L'Italia è piena di orfani di lavoratori. I benefici concessi dalla legge per la loro sopravvivenza fino al raggiungimento della maggiore età sono quasi inesistenti: il venti per cento della paga del genitore morto. Su che cosa e come viene calcolato questo venti per cento è un altro capitolo da riguardare. Basti dire che in media un orfano ricevo circa dieci euro al giorno e la vedova venti.

Ipocrita ed insincera è la commozione dell'Italia politica per la lunga interminabile catena di tragedie. L'obiettivo verso cui sono orientati i politici è opposto a quello della sicurezza. Si punta alla deregulation, all'inasprimento della pesantezza e dei ritmi dei carichi di lavoro, al turnover sempre più frequente ed irresponsabile, alla volatilità dei rapporti.

Ipocrite ed insincere anche le lamentazioni dei sindacati. Si acconciano a condizioni sempre più dure e non discutono il precariato. Hanno praticamente rinunciato ad ogni richiesta che possa costare qualcosa alle imprese o allo Stato. La parola d'ordine di tutti è soltanto: produrre, produrre, produrre a qualsiasi costo, a qualsiasi condizione! Quel poco che resta di sicurezza sarà smantellato. Non dubito che l'INAIL sia oggetto di attenzioni di privati in cerca di lucro. Non dubito che destra e PD si accorderanno per spartirsene le spoglie. L'Italia è diventata zona franca del padronato: può fare ai lavoratori tutto quello che vuole con la complicità di sindacalisti che se vengono contestati vengono difesi da tutta l'Oligarchia politica e dai suoi pennivendoli.

Pietro Ancona



 


 

La CGIL manipolata dal PD

14 settembre 2010

 

La CGIL indice il suo terzo (o quarto) sciopero generale sul fisco accodandosi ad una decisione separata di CISL ed UIL. Vuole ottenere qualche spiccioletto da dare ai lavoratori ed ai pensionati. Qualcosa come la iperbolica cifra di cinquanta o sessanta euro annui più una grossa elemosina subito. Pare che anche la CISL e l'UIL sciopereranno per la stessa rivendicazione. Nello stesso tempo la CGIL rende nota una inchiesta sui salari in Italia non rendendosi conto di ridicolizzare la ragione dello sciopero. Rende noto che un quarto dei lavoratori italiani ha un salario compreso tra i 500 ed i 1000 euro e che i lavoratori atipici (sei milioni) e quelli a tempo indeterminato hanno rispettivamente il 39 ed il 28 per cento in meno di retribuzione.

Particolarità agghiacciante il due per cento del campione intervistato percepisce meno di 500 euro al giorno. Insomma venti milioni di lavoratori e le loro famiglie vivono male e tra questi circa la metà vive malissimo.

La CGIL ha incluso anche la questione del collegato lavoro in via di approvazione alla Camera. Trattasi di resipiscenza tardiva e fatta di malavoglia ottenuta per lo scandalo e lo sconcerto generato tra i lavoratori della sua precedente approvazione ottenuta nel silenzio delle opposizioni poi rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica.
La proclamazione di questa ennesima ginnastica motoria fatta per procurare un pubblico ai comizianti, per stampare qualche manifesto e fare un pochino di attivismo da boy scout del tutto innocente, si cala in uno scenario cupo, cupissimo, dominato da due vicende terribili: il licenziamento di duecentomila professori definiti inutili e frutto di assunzioni clientelari e quasi criminalizzati dalla Gelmini e la pretesa della Confindustria e della FIOM di militarizzare le fabbriche italiane dopo aver disdetto il contratto, fatto alcuni licenziamenti per diffondere un clima di terrore e di intimidazione e dopo la vanteria dei ministri Tremonti e Sacconi di avere ottenuto, con il silenzio complice dei sindacati, una ulteriore "riforma" delle pensioni, un innalzamento dell'età pensionabile ottenuto con un vile e truffaldino "refuso".

Lo sciopero di Epifani non chiede il Salario Minimo Garantito per impedire la schiavizzazione dei biagizzati e degli immigrati pagati molto al disotto dei minimi contrattuali, non chiede l'abrogazione della legge Gelmini e della legge sulle pensioni con revoca immediata dei licenziamenti dei professori e ripristino del sistema di calcolo antecedente la riforma Dini, non chiede la applicazione dell'art.36 della Costituzione e dell'arti 39 dello Statuto dei Diritti di tutti i contratti esistenti per impedirne la manipolazione ed anche la revoca. Sarebbe necessario chiedere una norma di legge o un pronunciamento che vieti le deroghe ai contratti nazionali di lavoro. Queste introducono differenziazioni salariali e normative tra le imprese producendo fenomeni di concorrenza sleale a carico delle imprese che rispettano i contratti nazionali.

Non chiede neppure il completamento delle normative della cosiddetta legge 626 dopo l'atroce morte dei lavoratori di Capua e neppure una diversa normativa per i subappalti oggi strumenti di arricchimento delle mafie e di sfruttamento dei lavoratori.

Il PD è intervenuto a più riprese per condizionare e neutralizzare l'azione della CGIL o renderla addirittura favorevole agli interessi della Confindustria. Ha ammonito la FIOM a non essere "estremista" insomma accettare le condizioni imposte da Marchionne e dalla Marcegaglia e condivise da Bonanni ed Angeletti.

Non dubito che, dietro questa limitazione della "piattaforma " dello sciopero alla questione fiscale ed al collegato lavoro (ma la soluzione pd e CGIL sull'art.18 è insoddisfacente) ci siano Bersani con Ichino e Letta che si rendono conto del clima inquieto ed angosciato del Paese e della necessità della CGIL di muoversi, di fare qualcosa. A tavolino, lontano mille miglia dai bisogni della gente, delimitano la richiesta dello sciopero in qualcosa che è accettato e sostenuto dalla Confindustria. Per la destra e la Confindustria ogni riduzione di tasse è stata sempre bene accetto. Per la sinistra le tasse sono sempre state alla base del welfare. Il problema è la loro equità e la loro proporzionalità che la destra vorrebbe abolire. Berlusconi sostiene che i ricconi non dovrebbero pagare più di un terzo del loro reddito!

Suggerisco ai lavoratori ed alle lavoratrici di partecipare allo sciopero ma con cartelloni e manifesti per il Salario Minimo Garantito, l'abrogazione delle leggi sulla scuola, sui precari e sulle pensioni, nuove leggi sulla sicurezza, la richiesta della reintegrazione degli operai licenziati. Fare sentire alta, possente la richiesta di un sindacato di classe, combattivo, non strumentalizzato dalle voglie governativiste del PD, il sindacato di Di Vittorio e di Luciano Lama.

Pietro Ancona



 


 

Le vittime della CISL

2 ottobre 2010


Le parole più pesanti sono quelle dell'Avvenire, quotidiano cattolico portavoce dei vescovi che parla di sede CISL "assaltata" da "un manipolo di facinorosi" e di guerriglia a senso unico. Una vera e propria manipolazione della verità perché la sede CISL di Livorno non è stata assaltata ma soltanto fatta segno ad un serrato lancio di uova e di palloncini pieni di acqua colorata. Qualcuno aggiunge le pietre ma la presenza di queste deve essere provata. Non c'erano pietre!

In Sicilia si dice che quando qualcuno "avi u cravuni vagnatu", ha la coscienza sporca si aspetta davvero il peggio e grida fingendosi spaventato anche dinanzi a innocue manifestazioni di dissenso. Per il petardo tirato da Rubina a Bonanni si è parlato di intenzione di uccidere, il leader della CISL ha detto di aver temuto per la sua vita, il ministro Sacconi ha mugugnato per il mancato arresto della giovane contestatrice e tuttora si lamenta del "perdonismo". Non bisogna perdonare niente a nessuno! Bisogna essere durissimi con tutti specialmente con coloro che contestano gli Oligarchi e le istituzioni che galleggiano ed ingrassano in una realtà sociale intrisa di disperazione, di infelicità, di terrore per un futuro sempre più incerto. Oggi tutta la stampa italiana grida scandalizzata contro i metalmeccanici di Livorno che hanno protestato contro un abuso di potere. Un accordo che li priva di diritti e salario perpetrato in un ambigua temperie giuridica senza certezza di regole. Gli obiettivi dei lai e degli alti strilli dei pennivendoli sono orientati ad un tentativo di criminalizzazione della FIOM (la stampa di Torino), di richiesta di ulteriori prese di distanza della CGIL dai reprobi massimalisti, di un bau bau di terrorismo prossimo venturo.

E qui la storia di Livorno si congiunge con quella del direttore di "Libero". Maroni dichiara che si aspetta il peggio, che avremo altri tentativi di omicidio di esponenti della Nomenclatura, ed ha già provveduto a rafforzare la scorta a Belpietro. L'Italia è un paese in cui la polizia viene usata alla grande per la protezione di personaggi dell'establishment. Non c'è paese in Europa in cui si vedano i politici con le ridicole folle accanto di agenti di protezione. Una classe dirigente che ostenta la scorta come status simbol e se ne serve come barriera di separazione dalla gente comune. Siamo alla Milano di Manzoni in cui ogni Don Rodrigo ha un gruppo di bravi che bivacca nella corte di casa. Solo che qui i Don Rodrigo sono davvero diventati tanti e tutto il mondo guarda stupefatto il Bel Paese in cui sfrecciano cortei di lussuosissime automobili blindate piene di agenti al seguito dei potenti politici.

Lo Stato è una specie di massaria al servizio degli Oligarchi e le guardie sono i loro campieri. In effetti, i metalmeccanici di Livorno ed i loro colleghi di tutta Italia sono vittime della CISL e dell'uil, vittime di una prepotenza mafiosa: la firma di un contratto di lavoro che non è valido soltanto per gli aderenti alla CISL e UIL (che sono una minoranza) ma vige per tutta la categoria per i quasi due milioni di metalmeccanici. Questo contratto è stato firmato ed imposto senza un referendum di coloro ai quali verrà imposto. La Confindustria e la Fiat che sono stati tanto solerti ad imporre il referendum a Pomigliano d'Arco sperando in un plebiscito in loro favore, si guardano bene dal sottoporre questo contratto a verifica. Esercitano una violenza mafiosa che produce un terribile danno morale, economico e giuridico ai lavoratori. Questi non hanno alcun modo di reagire anche perché il governo che dovrebbe garantire l'imparzialità e dovrebbe impedire le forzature sta dalla parte della Confindustria e della CISL ed UIL. Ha elaborato la teoria della complicità delle sigle ai danni dei lavoratori e di chi non ci sta. Chi si oppone è estremista e non è patriottico. In Parlamento non esiste un solo gruppo disposto a stare dalla parte della ragione e dei lavoratori. L'opposizione del PD è confindustrialista e patriottica disposta solo a rimproverare chi protesta. "Ma che andate cercando con questi chiari di luna"? "Non sapete che il vostro comportamento scoraggia gli investitori stranieri e nostrani che preferiscono la Serbia o la Tunisia"? Anche gli Oligarchi del PD pressano la FIOM e vorrebbero che accettasse le deroghe al CCNL e che rinunziasse ai grilli che ha per la testa...

Colpisce l'attiva partecipazione della Chiesa al processo sempre più veloce di riduzione dei diritti dei lavoratori italiani. Il Papa in persona avevano esortato i giovani a non pensare al posto fisso ma a cercare in Dio la consolazione della loro vita. A Genova il Cardinale Bagnasco ha benedetto l'accordo tra la Confindustria e la CGIL per un recupero dell'unità sindacale e della collaborazione con il padronato così come oggi vuole il governo. Insomma una adesione della CGIL alla dottrina della complicità antioperaia che Sacconi ha portato avanti con CISL ed UIL e che avrà un momento significativo nel prossimo accordo che sostituirà lo Statuto dei Lavoratori con una roba gradita al padronato italiano.

È vero che in Italia c'è molta violenza. È la stessa che ha spinto Vincenzo a suicidarsi a Castellamare dopo mesi di mancanza di reddito, dopo aver lasciato a casa i figli digiuni. È la violenza di Berlusconi e della destra italiana contro i professori messi sulla colonna infame del parassitismo e del clientelismo e licenziati a diecine di migliaia. È la violenza del miserabile reddito di quindici milioni di famiglie a meno di mille euro mensili. È la violenza di ritmi di sfruttamento che producano quattro morti al giorno ed una quantità infinita di feriti, mutilati, malati. È la violenza di un fascismo sociale al quale partecipano quasi tutti i sindacati che impone giorno dopo giorno, accordo dopo accordo la rinunzia a diritti conquistati o dovuti per legge. Lavoro contro Diritti! Se vuoi guadagnarti il pane devi sottostare alle condizioni che decidiamo noi! La CGIL dovrebbe riflettere sulla sortita della parte più combattiva del corteo di Livorno e capire che la sua adesione al collaborazionismo filopadronale farà contento Bersani e Letta ma crea un vuoto pericoloso. La gente si sente sola senza sindacato e senza partito.

Si sente in balia di una realtà sempre più dura ed infame. Mentre in Francia, in Spagna ed in Grecia i lavoratori combattono inquadrati dai loro sindacati, in Italia sono costretti a staccarsi da un corteo per fare giungere ai giornali la loro protesta contro l'aggressione sociale che stanno subendo. Giornali che li mettono subito in graticola e ne fanno potenziali terroristi di domani. Quando a sinistra si crea un vuoto, nel vuoto si sviluppa una spirale di disperazione e di odio. Io spero che si sviluppi un sindacato del tutto nuovo ma che sia la copia esatta di ciò che era la CGIL di Di Vittorio, Novella, Santi, Foa. Io spero che questi sindacati felloni e complici del padronato vengano ripudiati e privati della fiducia che i lavoratori hanno avuto per loro. Pietro Ancona

La forza degli sconfitti

To: barbara spinelli

3 ottobre 2010


Cara Dottoressa,

l'Europa ha dentro di sé il cancro della sua stessa distruzione. Le misure proposte dalla Merkel che lei oggi commenta con favore sono una accelerazione verso la totale americanizzazione. Saranno cancellati welfare e le fabbriche saranno quelle di Marchionne, penitenziari per uomini trasformati in macchinario vivente. L'Europa si avvia verso un fascismo sociale sotto la spinta di Maastricht, di Lisbona ed ora della grande Germania.

Lei crede che la gente potrà accettare di vivere in una caserma sociale, con pochi mezzi?

L'avidità del capitalismo non temperata e non tenuta a freno ci spingerà a chiedere la separazione piuttosto che andare avanti in questo modo. Lo sa che si torna a parlare di settimana lavorativa di sessantatre ore e di giornata lavorativa di tredici ore?

Pietro Ancona



 


 

Un summit di complici

5 ottobre 2010

 

Le porte del fascismo sociale sono state aperte dai sorrisi e dall'aria soddisfatta di Epifani e della Marcegaglia incuranti della crescente infelicità e della disperazione di tanta parte della nostra gente.

In una giornata segnata in nero dal suicidio del giovane laureato pugliese lasciatosi andare dal treno in corsa oppresso da una invincibile disperazione, nello scenario di un paese devastato dalla crisi e da violente ingiurie lanciate contro i lavoratori da Berlusconi e Marchionne, gli uomini più potenti della politica e dell'imprenditoria, si è riunito il summit voluto dalla Marcegaglia per aggregare sindacati e forze imprenditoriali e finanziarie al suo progetto.

Epifani ha sfoggiato uno scilinguagnolo che non gli è abituale per condannare i lavoratori di Livorno e Treviglio ma non ha trovato niente da ridire sulla inaccettabile frase di Marchionne delle bestie fuggite dallo zoo o sull'attacco di Berlusconi ai professori licenziati dalla scuola.

La riunione è stata fatta sull'agenda proposta dalla Confindustria e definisce un progetto conveniente al padronato di cui sono vittima i lavoratori che vengono adescati da qualche piccolo miglioramento fiscale e degli ammortizzatori sociali ma dovranno sudare sangue per salari sempre più bassi e senza speranza di aumento e fruire di un welfare sempre più scadente di scuola, sanità e pensioni. La parola d'ordine è produttività e competitività per le imprese mentre lo Stato deve liberarsi del suo debito riducendo la spesa sociale per rientrare nei parametri proposti dall'UE.

La linea "lavoro in cambio di diritti" trova nuovo alimento nell'accordo messo a punto ieri in un summit mafioso preparato senza alcuna consultazione dei lavoratori che non sono soggetti della trattativa ma oggetto passivo di un accordo che ridurrà il loro peso sociale, le loro difese giuridiche, la loro condizione civile. Lavoratori italiani tra i peggio pagati dello OCSE, con un salario medio di appena mille euro mensili, che dovranno a parità di retribuzione produrre di più. Una scelta di politica economica e sociale che spreme il possibile ai venti milioni di lavoratori dipendenti ed alle loro famiglie lasciando inalterati i redditi del manageriato e dell'oligarchia politica, le rendite quasi non tassate, i profitti delle imprese e della finanza, i patrimoni, le ricchezze.

Si tratta di una linea che solleva perplessità dentro la stessa destra liberista che capisce come un regime di basse retribuzioni inchioda i consumi e deprime la produzione. L'Italia avrebbe bisogno di un innalzamento considerevole dei consumi interni possibile soltanto attraverso un cospicuo aumento delle retribuzioni. Ma questa linea viene esclusa categoricamente per ragioni politiche legate agli interessi degli esportatori e della Fiat che prevalgono sui bisogni della generalità delle piccole e medie industrie e dello stesso sistema Paese.
La riunione di ieri è parte dell'anomalia italiana di organizzazioni sindacali e padronali legati da un groviglio di interessi e da una burocrazia che arriva financo a contrapporre gli interessi dei lavoratori iscritti a quelli dei loro sindacati. Le aziende raccolgono e provvedono a trattenere ai dipendenti per versarli ai loro sindacati le quote di contribuzione. Anche l'INPS e le amministrazioni dello Stato sono preposte allo stesso compito. Inoltre, per accordi contrattuali, quote consistenti di salario vengono gestite da enti bilaterali come la Cassa Edile. Non si tratta in generale di organismi che esaltano la autogestione di servizi e forme di sussidiarietà autonome ma di superfetazioni burocratiche che i lavoratori subiscono e sentono spesso estranee. Il devastato campo del TFR ha dato vita a finanziarie che sono di gran lunga meno convenienti dell'accantonamento delle imprese. Insomma enormi interessi economici e sociali uniscono e rendono "complici" le rappresentanze sindacali dei lavoratori e del padronato e ne tracciano una dinamica di relazioni che prescinde del tutto dalla condizione reale del lavoro italiano.

Non ho dubbi che il bilancio conclusivo degli accordi che si aprono oggi sarà di peggioramento dello stato attuale che è pur il peggiore degli ultimi trenta anni.

Aumentano precarizzazione e svalutazione della prestazione lavorativa. Il lavoro non è più un diritto garantito dalla Costituzione ma una merce il cui valore varia a seconda del mercato politico in cui si svolge. Il contratto nazionale, fondamentale istituzione che ha garantito diritti in una realtà in cui la contrattazione aziendale o integrativa praticamente non esiste, viene sbriciolato dalle deroghe. Milioni di lavoratori italiani non avranno più un contratto nazionale!!!

Ancora non abbiamo in Italia il Sindacato americano sospirato da Marchionne fatto di guardiaspalle più o meno brutali dell'ufficio risorse delle aziende che controllano il rendimento dei loro colleghi e denunziano coloro che restano dietro o si rivoltano contro le forme più umilianti ed eccessive di sfruttamento. Ma in compenso abbiamo confederazioni sindacali potenti, forti di milioni di deleghe, che con una loro firma cambiano la vita ai milioni di persone senza neppure sentirle oppure facendo finta di sentirle come è stato per il taroccatissimo referendum del 2007 sugli accordi Prodi.

In questi ultimi tempi la CISL e l'UIL hanno partecipato attivamente al banchetto dei padroni mentre la CGIL si è limitata a fare da palo, da ospite in piedi ed a tenere d'occhio la FIOM contenendone le spinte più genuine. Ma non sempre la CGIL ha fatto da palo. Ha partecipato attivamente agli accordi Alitalia che hanno aperto l'era della deregulation e dei nuovi obblighi che stiamo vivendo. Ora si accinge a "sanare" le sue divergenze con CISL ed UIL dovute alla resistenza della sua combattiva motivata e culturalmente elevata base sociale.

La democrazia scompare anche ad opera delle istituzioni e delle strutture a cui ha dato vita il cui ruolo traligna e diventa veleno sociale. Mentre in Francia, in Spagna, in Grecia i sindacati continuano ad esserne strumenti dei lavoratori nel conflitto sociale in Italia non è così e non basta neppure la truffa del "refuso" di Sacconi che porta la pensione oltre i settanta anni per scuoterli dalla nicchia filogovernativa e filoconfindustrialista che si sono scavati.

Le porte del fascismo sociale sono state aperte dai sorrisi e dall'aria soddisfatta di Epifani e della Marcegaglia incuranti della crescente infelicità e della disperazione di tanta parte della nostra gente. La Fabbrica Italia lavorerà a pieno ritmo ma la devastazione dei diritti alla fine screditerà il sistema italiano. Una nazione non può vivere a lungo sulla sofferenza della sua forza produttiva. Bassi salari, orari di lavoro estenuanti, impoverimento materiale e sociale di milioni di persone avrà un effetto depressivo che si riverbererà negativamente sul prossimo futuro. Futuro già negato a sei milioni di biagizzati che continueranno a sopravvivrà fino a quando i loro vecchi genitori che li mantengono vivranno. Ma non oltre.

Pietro Ancona



 


 

La classe operaia è viva

17 ottobre 2010


La classe operaia è viva, più viva che mai ed ha bisogno di un suo partito che ne rappresenti gli interessi in Parlamento. Il grande lascito del Socialismo del Novecento non è morto!

Corradino Mineo aveva preannunziato stamane la diretta su Rainews24 della manifestazione della FIOM. La manifestazione non è stata soltanto dei metalmeccanici ma ha trascinato con sé tanta parte del mondo del lavoro a cominciare dai professori e dai disoccupati e dell'intellighenzia italiana turbata dal declino e dall'incupimento del nostro Paese, intellighenzia che è stata svillaneggiata, come oggi purtroppo si usa fare, da un esponente del PD, un tale Boccia sconfitto da Niki Vendola in Puglia e da allora con il dente avvelenato per tutto quello che sta alla sua sinistra. Mi sono messo comodo davanti la TV sin dalle due e mezzo e per un paio d'ore non mi è mai capitato di vedere i cortei che attraversavano Roma. C'erano soltanto interviste e venivano inquadrati al massimo due personaggi. Inoltre la trasmissione si spostava ogni dieci minuti su Torino per riferire di non so quale iniziativa pubblicizzata nei giorni scorsi da un sacerdote di non so quale mirabolante contenuto.

Il giornalista che intervistava qualcuno dei partecipanti di Torino si sforzava anche di mettere in contrapposizione i "giovani" sereni e pacifici di quella riunione differenti dai convenuti a Roma. Non diceva "violenti" e pronti a menare le mani ma lo lasciava capire. Esasperato e deluso per non aver visto quasi niente per un evidente oscuramento ho acceso il computer e finalmente ho potuto seguire dal sito di "Repubblica" la manifestazione ed ho potuto vedere la grandissima straordinaria umanità che riempiva lo schermo. Mi sono commosso fino alle lacrime. È stato come ritrovare me stesso, la mia storia, la storia del movimento operaio italiano e della sua straordinaria civile combattività dopo anni di smarrimento, di sofferenza, di sconfitte. Allora non è vero che la classe operaia è scomparsa! Non è vero che non esisteva più, non aveva più identità, non era più la classe generale di cui parlavano i nostri padri capaci di guidare un movimento non solo di lotte di resistenza ma anche di trasformazione della società in senso socialista... La classe operaia esiste e rivendica i suoi diritti.

Non è ancora ridotta a subire le condizioni imposte dal "padrone". Ed è questa la ragione per la quale l'obiettivo di Confindustria e dei suoi gregari CISL ed UIL con l'assenso del PD è l'abolizione del contratto nazionale di lavoro, strumento fondamentale identitario e collettivo che fa dei dipendenti di una azienda un gruppo culturalmente e politicamente vivo ed agente. Certo, i lavoratori e le migliaia di professori, di giovani studenti, disoccupati, ragazzi dei centri sociali criminalizzati dal poliziotto Maroni ma che io amo e rispetto per quello che fanno nei quartieri dai quali si tenta di sfrattarli, non sono più come i loro padri. I loro padri stavano meglio, molto meglio. Un metalmeccanico italiano riusciva a mantenere dignitosamente la famiglia e magari, con molti sacrifici, a laureare un figlio. Ora la sua paga non basta alla sopravvivenza della famiglia.

Il metalmeccanico di ieri si concedeva un poco di ferie, qualche gita fuori porta. Ogni tanto qualche fetta di carne buona. Ora non ha i soldi per comprare il giornale e per prendere un caffè al bar se deve comprare la merendina per il suo bambino. La classe operaia di oggi è sotto attacco. Viene brutalizzata da esponenti del governo e del padronato.

Brunetta e la Marcegaglia si uniscono nell'insulto e Marchionne vorrebbe in Italia i sindacati guardiaspalle USA che spiano i lavoratori. Sacconi odia la CGIL ed ancora di più la FIOM. Si era lasciato andare, dopo la manifestazione CISL ed UIL a considerare queste il nuovo primo sindacato italiano.

Non aveva visto il fiume di esseri umani della FIOM e cioè della sinistra italiana confluire verso la grande piazza del comizio. Mastica amaro e da domani organizzerà, magari con l’aiuto di Ichino, la sua vendetta alla Camera dei Deputati con il varo del collegato lavoro che vorrebbe distruggere lo Statuto dei Diritti ed inibire ai lavoratori di ricorrere al giudice ed allo stesso giudice di intervenire anche in presenza di enormi violazioni del diritto. Dalla classe operaia di oggi (che per me comprende tutti anche i professori e gli ingegneri e gli scienziati che si vorrebbe umiliare nelle Università italiane) è venuta una reazione al processo di disgregazione dei diritti, all'impoverimento forzato di generazioni di precari della malvagia legge Biagi. L'Italia rifiuta di ridursi come la Tunisia, come la Serbia, come la Romania. Vuole raggiungere la Germania, lasciare il fanalino di coda dei salari OCSE. Mi hanno commosso e coinvolto emotivamente gli interventi sulla scuola, sull'acqua, sulla pace della figlia di Gino Strada, l'intervento di Paolo Flores D'Arcais che ha capito il legame che c’è tra fascismo nelle fabbriche, fascismo nella società e berlusconismo, l'intervento di Maurizio Landini che lo ha oggi laureato dirigente di spessore nazionale, un dirigente capace, prudente, deciso ed appassionato. Come si diceva una volta, "un compagno quadrato". Contrariamente a quanto ha velenosamente chiosato Sacconi la manifestazione di oggi non è uscita dagli anni settanta. Viene dal futuro! Un futuro in cui il lavoro in tutto l'Occidente è sottratto al processo di sfruttamento ed alla crescente sperequazione con le rendite e le retribuzioni dei dirigenti tutte nell'ordine di milioni di euro a fronte della media di quindicimila euro della maggior parte delle famiglie italiane.

Ma la manifestazione ha bisogno di avere una CGIL che ritrovi se stessa e che non sia quella di Epifani che rinvia a dicembre uno sciopero indispensabile subito e un grande partito socialista che costituisca il suo referente in Parlamento. Il PD non è il referente della classe lavoratrice anche se gran parte di questa lo vota.

Ha la testa altrove, vorrebbe conquistare il blocco sociale moderato e fascisteggiante di Berlusconi. Non escludo che cercherà un compromesso sul collegato lavoro e che tornerà ad insistere sulla FIOM perché accetti le condizioni del nuovo padrone delle ferriere.

Nelle prossime settimane comprenderemo se sarà possibile tradurre in risultati politici e sociali la grandissima giornata che ci ha regalato la generosa classe lavoratrice italiana. La classe operaia è viva, più viva che mai ed ha bisogno di un suo partito che ne rappresenti gli interessi in Parlamento. Il grande lascito del Socialismo del Novecento non è morto!

Pietro Ancona



 


 

Ingabbiare dentro una lampada il genio della FIOM

18 ottobre 2010

 

I dirigenti del PD hanno maneggiato l'esito della manifestazione del 16 come dinamite o roba da trattare stando attenti a non scottarsi le dita, a non farsi contaminare. La parola d'ordine dei maggiori boss da Bersani a D'Alema è: bisogna ascoltare quella piazza. Ma questa attenzione, questo ascolto non mi sembrano benevoli. La preoccupazione maggiore mi sembra quella di neutralizzare, disinnescare la carica democratica positiva dei cortei romani. Il 16 Maggio è stato come se un decennio di destrutturazione ideologica e politica del movimento operaio non ci fossero stati e fossimo tornati al suo punto di forza ascensionale degli anni delle grandi lotte per le riforme e per il socialismo. Si è riaperto uno scenario che molti speravano non dovesse mai più ritornare: il ritorno della classe e della sua lotta di classe! Il PD sembra a disagio a scegliere tra la FIOM e la CGIL, tra la CGIL e la CISL e l'uil, ma in definitiva ha scelto da un pezzo da che parte stare: sta dalla parte della CISL e dell'UIL che a loro volta stanno dalla parte di Marchionne.

CISL e dell'UIL al loro corteo hanno gridato: dieci, cento, mille Pomigliano e cioè massima disponibilità masochistica per lo scambio lavoro-diritti. «Fateci lavorare e noi siamo pronti a farlo a qualsiasi condizione perché abbiamo famiglia, un mutuo da pagare, dei figli da mandare a scuola.» Un ricatto! La Confindustria cavalca la crisi che il capitalismo ha generato per distruggere il ceto medio e fare una immensa classe di infelici precari e disperati nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici mentre i suoi cavalieri di ventura, i suoi manager guadagnano cinquecento, settecento volte la paga dei loro dipendenti e si liquidano di tanto in tanto tangenti sostanziosissime con le quali comprare panfili di lusso o le ville che Berlusconi tratta nelle isole dei mari del paradiso di Antigua dei Caraibi. Insomma quello che una volta, con nome e politiche diverse, era il grande partito della classe operaia, il partito di Gramsci e di Berlinguer, ora quasi si mette in ombra per barcamenarsi. Sta con Marchionne e la Marcegaglia, ma non vorrebbe prendere posizione apertamente contro la grande richiesta di giustizia sociale e di libertà che ha preso corpo e slancio il 16 a Roma e che ha portato con sé una parte importante della intellighenzia italiana, quella che non si è fatta corrompere ideologicamente e culturalmente dalla sbornia liberista e dal modernismo di coloro che vorrebbero tornare ai primordi della industrializzazione (sic!)- La CGIL si è lasciata andare ad una ambigua e stentata promessa di sciopero generale "se non ci saranno risposte".

Ma quali risposte ci debbono essere se non chiede niente e ci si lamenta della Fiat che non ha accettato la disponibilità ad accettare 13 punti su 15? Chiede forse la CGIL l'abrogazione della legge Biagi per combattere il precariato? Chiede forse una revisione del sistema pensionistico giunto all'estremo della negazione di se stesso se è vero che molti non avranno mai la pensione? Chiede forse un aumento generalizzato dei salari? O la restituzione degli otto miliardi sottratti alla scuola che si sta facendo deperire per mancanza di professori e di cura degli edifici? Quante scuole stanno chiudendo come lo storico ed ultimo superstite Istituto d’arte della Sicilia, quello di Monreale? Quali risposte la CGIL aspetta da questo governo per fare lo sciopero?

Sono malpensante se penso che implora Tremonti per una piccola mancia di sgravio fiscale alla quale aggrapparsi per incitare i lavoratori ad essere grati e patriottici, ad accettare di stare tutti nella stessa barca (non certo nello stesso panfilo) e remare per fare uscire l'Italia dalla crisi con un fortissimo incremento di produttività e di competitività. Ma la crisi non finirà mai dal momento che fa comodo al padronato occidentale che sta drenando risorse dal lavoro al profitto come mai era riuscito a fare. La crisi è il nuovo modo di essere del capitalismo che usa e getta le risorse umane viste soltanto come ingranaggi del proprio lucro.

Domani sapremo fino a che punto il PD ha ascoltato e come ha ascoltato piazza San Giovanni. Si apre la discussione finale sul collegato lavoro che non risponde bene ai rilievi del Presidente della Repubblica ed inoltre rende difficile l'accesso ad un giudice. Il mugnaio di Dresda disse al suo Re: ci deve essere pure un Giudice a Berlino! Il collegato lavoro cancella il giudice di Berlino. Un arbitrato a pagamento interverrà nelle vicende del lavoro e Lo Statuto dei diritti viene in parte cancellato. Il giudice sarà obbligato a considerare la giusta causa alla luce di nuovi fattori che vengono introdotti surrettiziamente. Se il PD farà una seria opposizione al varo di questa terribile spoliazione di diritti lo vedremo nei prossimi giorni. Io ne dubito molto. Penso che si accontenterà di cambiare qualche virgoletta per tutelare meglio interessi di bottega sollevati da Damiano come la composizione delle commissioni. Farà una mera lotta di potere che ignora gli interessi dei lavoratori e di tutti coloro che non hanno sindacati ai quali rivolgersi. Intanto, per ingabbiare dentro una lampada il genio della FIOM e tenerlo prigioniero per sempre costruiranno al più presto un sindacato unitario sulla base della dottrina Bonanni-Ichino della totale deregolazione dei rapporti di produzione e di lavoro.

Aboliranno come propongono Bonanni e Ichino il diritto di sciopero come diritto costituzionale ed individuale. Si potrà manifestare e scioperare soltanto di sabato. Poi verrà il resto che io immagino nella privatizzazione dell'INPS e dell'INAIL. Esiste ed è ancora intatta una immensa forza di classe nella classe lavoratrice. Basta assecondarla. Bisognerebbe che la FIOM ed i sindacati di base dessero il via ad un processo di unificazione dei lavoratori e per i lavoratori in contrapposizione all'unificazione delle Confederazioni fatto nell'interesse della Confindustria e del governativismo del PD.

Pietro Ancona



 


 

La classe operaia è viva ma non conta niente!

21 ottobre 2010


Il 16 ottobre la classe operaia italiana ha dato vita ad una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni paragonabile soltanto a quella organizzata dalla CGIL di Cofferati in difesa dell'art.18 durante il governo D'Alema nel 2002. Lavoro, diritti e democrazia sono state al centro della mobilitazione suscitata dagli attacchi anche sul piano morale che la destra al governo e la Confindustria hanno portato alla condizione salariale e giuridica dei lavoratori. Il retroterra della manifestazione è stato costituito da centinaia e centinaia di scioperi ed agitazioni legate ai licenziamenti nella scuola e nelle industria.

I lavoratori sono stati tacciati dai lividi ministri del governo Berlusconi come "fannulloni" e la stessa signora Marcegaglia si è unita ai latrati ingiuriando a suo volta, assieme a Marchionne ed altri illustri capitani d'industria, i lavoratori. Esemplare al riguardo la reazione di Marchionne deluso dai risultati del referendum di Pomigliano che avrebbe voluto plebiscitari. Non si aspettava che di fronte al suo ricatto il quaranta per cento delle maestranze avrebbe risposto di no e si è lasciato andare a violenze verbali contro gli irresponsabili che non capiscono la grande modernità delle sue idee! La "piazza" del 16 ottobre ha chiesto a gran voce lo sciopero generale. La risposta di Epifani è stata reticente e scoraggiante: lo sciopero si farà se le risposte del governo saranno insufficienti! Non si capisce di quale risposte parli dal momento che non esistono richieste della CGIL tranne quella di una manciata di spiccioli e di una tantum per il fisco. In ogni caso non sarà la scelta dello sciopero generale in sé che deciderà.

Altri tre scioperi generali sono stati indetti e realizzati dalla CGIL durante gli ultimi due anni con richieste insignificanti al governo e nessuna al padronato italiano! Bisognerebbe che la CGIL decidesse di affrontare alcune fondamentali questioni con rivendicazioni precise. Abrogazione della legge Biagi, abrogazione delle leggi sulle pensioni a cominciare dalla legge Dini, restituzione alla scuola degli otto miliardi sottratti dalla Gelmini, aumento generalizzato dei salari, istituzione del Salario Minimo Garantito. Ma la CGIL se farà uno sciopero generale si limiterà a chiedere assieme alla Confindustria una politica economica più adatta a fronteggiare la crisi e la riforma fiscale. Tre giorni dopo il 16 ottobre una pesantissima randellata è stata data dal Parlamento ai lavoratori con il varo definitivo, dopo due anni di incubazione, del collegato lavoro.

Una legge che introduce l'arbitrato e riduce i poteri del giudice in caso di licenziamento. Il giudice dovrà tenere conto di una serie di cose che non hanno niente a che fare con la giusta causa e che praticamente lo guidano a riconoscere le ragioni del datore di lavoro! Dalla giusta causa dei lavoratori alla giusta causa dei padroni! Basta leggere la legge approvata per rendersi conto dell'odio di classe verso i lavoratori che la impregna dalla primo all'ultimo capoverso. Sarà difficile per quello che il giuslavorismo riconosceva come la parte debole far valere i suoi diritti e dovrà avere una assistenza legale che pochissimi si possono permettere. Basti pensare a quanto costerà la semplice redazione di un ricorso contro un licenziamento da depositare in Tribunale.

Il collegato lavoro dà al governo una serie di deleghe che saranno usate contro gli impiegati pubblici ed il "riordino" degli enti previdenziali. Non dubito che si va verso la privatizzazione di Inps ed Inail enti che da tempo fanno gola alla imprenditoria italiana per le riserve finanziarie consistenti di cui dispongono. Questa terribile mazzata che spezza per sempre le reni dei lavoratori, (non dubito che se il centro-sinistra vincerà le elezioni confermerà tutto come ha fatto in passato di tutte le leggi dei governi di destra), è stata possibile per l'atteggiamento di vera e propria complicità della CGIL e del PD. La CGIL durante i due anni di incubazione del provvedimento si è limitata a qualche flebile lamento "dopo" l'approvazione nei vari passaggi camera-senato. Ha ritrovato voce dopo il blocco del Capo dello Stato e poi ha organizzato di malavoglia un paio di sitin davanti al Parlamento. Il PD è stato molto collaborativo.

In due giorni la Camera dei Deputati ha approvato tutto certo con il voto contrario del PD ma si tratta di una opposizione del tutto formale e dovuta che non ha neppure cercato di ritardare il varo del micidiale provvedimento. Questo è stato "l'ascolto" di Bersani che promette barricate contro la legge scudo di Berlusconi. La "sinistra" strilla per le difficoltà che la Rai frappone agli emolumenti richiesti da Saviano, Benigni ed altri. Trattasi di centinaia di migliaia di euro, cifre che sarebbero giustificate dagli incassi della pubblicità ma che suonano mostruose alle orecchie di chi guadagna meno di mille euro al mese e si tratta di milioni e milioni di famiglie. La CGIL e neppure la FIOM non potranno fare più niente contro il collegato lavoro tranne che ricorrere alla Corte Costituzionale. Ci dovevano pensare prima e organizzare una lotta adeguata. La Corte è sotto assedio da anni e non riesce più a difendere la Costituzione da un assalto sempre più violento e travolgente.

Nei periodi di crisi si possono cedere quote di salario ma non si debbono mai cedere diritti. La cessione di diritti indebolisce le classi lavoratrici moralmente e crea una situazione sociale di squilibrio non solo economico ma anche di cittadinanza. I cittadini operai conteranno molto meno e non potranno far valere le loro ragioni. Non saranno più eguali a tutti gli altri. Se un giudice volesse intervenire in loro soccorso, la legge glielo impedisce! Non si è esitato a limitare i poteri della magistratura del lavoro. Se questo è quanto ci portiamo a casa dopo il 16 ottobre c'è davvero da disperare sul futuro a cominciare dai prossimi giorni! Avevo scritto nei giorni scorsi, dopo la grande manifestazione del 16, che la classe operaia é viva. È vero, ma non conta proprio niente!

Pietro Ancona



 


 

Lo sciopero generale diventa patto sociale con bunga bunga

29 ottobre 2010


Ad un mese dall'intesa di massima fatta a Genova tra una Marcegaglia raggiante ed un Epifani su di giri, ieri è stata comunicata la conclusione di una prima fase di accordi per il Patto Sociale. Si tratta di un miglioramento degli ammortizzatori sociali, di interventi per il sud e l'innovazione (soldi alle imprese) della semplificazione della Pubblica Amministrazione. Una intesa è stata raggiunta anche per una riforma dell'apprendistato che, non dubito, considererà "minorenni" ed in formazione persone fino a ventinove anni di età. Un escamotage giuridico per giustificare decurtazioni di salario e di diritti. Questa intesa comunicata con toni trionfalistici e con accenti di grande positività alla stampa interviene all'indomani dell'annunzio del Ministro Brunetta della soppressione di trecento mila posti nella pubblica amministrazione e del varo della legge sul collegato lavoro, durante le agitazioni dei lavoratori della scuola minacciati di licenziamento, subito dopo le pesanti ed urtanti dichiarazioni di Marchionne sulla Fiat e sulla Fabbrica Italia, nello scenario desolato della crisi che ha falcidiato l'occupazione in diverse regioni d'Italia con punte di estrema pesantezza in Sardegna ed in genere nel Sud.
L'influenza dei lavoratori italiani nel Patto già siglato dalle Confederazioni è eguale a zero. Nessun miglioramento della condizione dei precari magari con una limitazione del ventaglio delle possibilità di elusione offerte dalla legge Biagi al padronato, nessuno accenno al miglioramento necessario dei salari e delle pensioni richiesto financo dal governatore della Banca d'Italia che vengono congelati a tempo indefinito, nessun alt al processo di cancellazione rapida dei diritti specialmente per i nuovi assunti. Per i lavoratori stranieri presenti in Italia e trattati come bestiame umano nessuna misura di salvaguardia, nessun intervento per assicurare a loro ed ai loro disgraziati fratelli italiani del precariato, il rispetto dei CCNL. Nessun accenno e nessuna voglia di istituire il Salario Minimo Garantito e di rivedere il sistema pensionistico dimagrito dalle leggi da Dini a Berlusconi fino a diventare quasi inconsistente e specchio di una popolazione impoverita e ridotta in miseria che è stata condannata a vivere una vecchiaia di stenti ed in certi casi anche di fame.

Il Patto Sociale si realizza tra soggetti ed organizzazioni (banche, associazioni imprenditoriali e di lavoratori, governo) che si rifiutano di registrare esprimere e rappresentare il conflitto sociale e le profonde insoddisfazioni che percorrono il Paese.

All'indomani della vibrante manifestazione dei meccanici del 16 ottobre che proponeva lo stato di insoddisfazione di collera e di disperazione dei lavoratori italiani, la risposta sta in un insieme di atti condivisi o tacitamente accettati dalla CGIL e dal PD che accelerano la disintegrazione del mondo del lavoro attaccato nei suoi diritti e nella sua stessa consistenza fisica. I trecento mila posti di lavoro che vengono soppressi nella pubblica amministrazione chiudono la speranza ad altrettanti giovani ed alle loro famiglie senza alcun beneficio per lo Stato. Non ci sarà una diminuzione proporzionale dei costi dal momento che molti dei servizi verranno privatizzati ad amici della cricca che sta al governo e si introdurranno altre figure di manager e di dirigenti con un costo per ognuna pari a quello di molti posti soppressi.

Mi domando come la CGIL non provi vergogna, in questo contesto sociale, di stipulare un patto che accredita questo Governo in Europa e nel mondo proprio nel momento in cui infligge durissimi colpi ai lavoratori che non esita a diffamare assieme a Marchionne ed alla Marcegaglia ed a privare di diritti e di decenti condizioni di vita.

Questo Patto sociale serve subito ad una cosa sola: a dare una base per i soldi che la Confindustria spillerà al governo. Servirà anche a chiudere per sempre la stagione delle lotte e degli scioperi. Come potrà la CGIL fare uno sciopero contro un Governo ed un Padronato con i quali ha stipulato il patto sociale che i sindacati europei non concessero mai neppure ai governi socialdemocratici? Bisogna dire che Berlusconi è fortunato. Sarkozy masticherà amaro dopo le dure proteste che ha dovuto subire. Non credo che ci sia qualcuno in Europa che come Berlusconi possa vantare un successo così grande. Ad ogni colpo di staffile che il suo governo infligge ai lavoratori i sindacati rispondono con grandi salamelecchi. Più picchia e più consenso e sottomissione ottiene!! Mussolini si liberò delle Camere del Lavoro che fece incendiare dalle sue squadracce prima di costruire il suo modello di Stato Corporativo. Berlusconi non ha bisogno di ridurre alla ragione nessuno. Bonanni, Angeletti ed ora Epifani sono pronti a seguirlo dappertutto, anche in capo al mondo... I sindacati servono, come in USA, da campieri del padrone e del governo.

La manifestazione che la CGIL ha indetto a Roma per il 27 novembre sarà una rassegna di forze per mostrare il peso e l'influenza della CGIL. Lo sciopero che Landini continua a chiedere appare, come dice Sacconi, una richiesta "anacronistica, uscita dagli anni settanta". Gli anni dei diritti e della ascesa sociale della classe operaia.

Ed è vero. Non siamo più in una democrazia nella quale i sindacati rappresentano i lavoratori, ma in un regime in cui i sindacati rappresentano propri interessi che non coincidono più con quelli dei loro iscritti. Come in USA.

Pietro Ancona


 

Gli anni della spoliazione

2 novembre 2010


Finisce l'era di Guglielmo Epifani alla CGIL e si apre quella di Susanna Camusso che, da un paio d'anni, è stata quasi ospite fissa dei Talk Show dove si è distinta per una esposizione soft delle sue ragioni e per l'accortezza nell'evitare lo scontro o le situazioni sgradevoli. La ribalta televisiva le ha permesso di distanziarsi enormemente da tutti i possibili concorrenti.

È paradossale ma è così: il lascito di Epifani è di una CGIL più forte ma abitata da milioni di lavoratori e pensionati più poveri, socialmente in difficoltà, indeboliti dal continuo ossessivo salasso di diritti. Come si spiega il rafforzamento della organizzazione e l'impoverimento dei suoi iscritti? Epifani è stato scaltro, molto scaltro, nell'oggettivazione delle sconfitte, nel farle derivare o da un cambiamento naturale ed irresistibile della situazione (globalizzazione, crisi industriale…) oppure da una condizione socio-politica sfavorevole (governo di centro-destra) e mai da responsabilità soggettive della CGIL. Il dogma dell'unità sindacale è servito allo scopo. Il mito della CGIL di Di Vittorio nel cuore dei lavoratori ha fatto il resto. I lavoratori non vogliono ancora credere o riconoscere che la CGIL possa fare qualcosa che non sia a loro favore. Temono di dover constatare di essere soli, di non avere nessuno che li difenda.

In effetti, l'impoverimento e la perdita di peso dei lavoratori è legata alla vittoria del centro destra ma anche alla conversione al liberismo del PD e della stessa CGIL. In qualche modo la CGIL è stata la "dote" che il PD ha portato e porta alla Confindustria per il sostegno che questa vorrà accordargli nel dopo Berlusconi. C'è stata molto sincronia tra PD e CGIL nella inesorabile opera di demolizione dei presidi fondamentali del diritto al lavoro ed al welfare. Gli accordi con il governo Prodi sul precariato e sulle pensioni poi ancora ribaditi con questo governo hanno ridotto di molto i diritti e svuotato la pensione.

La riduzione di trecentomila dipendenti dalla pubblica amministrazione non è stata contrastata dal PD e neppure dalla CGIL in nome della efficienza, della produttività e della modernizzazione dell'apparato pubblico.

Il licenziamento di duecentomila precari dalla scuola non ha turbato molto né Epifani né Bersani. Certo, gli scioperi ci sono stati ma non sono mai diventati né mai hanno assunto il carattere di una vera difesa della scuola pubblica come é accaduto ed accade in Francia. Il PD ha votato contro il collegato lavoro che riduce a malpartito lo Statuto dei diritti e privatizza la giustizia del lavoro. Ma non ha fatto le barricate che Bersani promette contro il lodo Alfano! La CGIL ha lasciato fare, ha commentato negativamente il testo di legge, ma in due anni di sua permanenza in Parlamento non ha mai fatto realmente nulla di significativo e di utile per fermarne l'approvazione nonostante i giudizi scandalizzati dei giuslavoristi italiani! Il PD vuole che la CGIL ritorni all'ovile dopo l'accordo separato CISL ed UIL sul contratto di lavoro e sulle deroghe. In effetti, la CGIL non ha firmato ma ha pretesto di assistere alla firma (sic!). Ha fatto da palo e poi ha fatto filtrare l'accordo separato attraverso le categorie. Dopo il 16 ottobre si è affrettata a fare l'accordo di Genova e poi a firmare un Patto Sociale non solo con Confindustria ma anche con il Governo (se questo non tira le cuoia prima del tempo).

Il regno di Epifani ha registrato l'avvento della legge Biagi e poi la sua estensione praticamente a tutti i nuovi assunti. Milioni di giovani lavoratori sono stati precarizzati e ridotti in miseria da paghe inferiori ai minimi salariali anche del quaranta per cento. La legge Biagi è applicata all'interno della CGIL a migliaia di suoi dipendenti del cosiddetto "apparato tecnico". L'ossatura organizzativa della CGIL e delle sue categorie. Conosco casi di giovani magari con due lauree utilizzati dalla CGIL con 700 euro al mese in incarichi di delicata responsabilità esecutiva. Mai assunti direttamente dalla CGIL ma da compiacenti altri organismi che poi li distaccano. Questa realtà dei salari dei nuovi assunti ha calmierato al ribasso tutta la massa salariale italiana come riconosce la stessa CGIL. Nel decennio 2000/2010 si calcola una perdita di circa 5500 euro sui salari anni, una perdita che ha reso difficile la vita delle famiglie e depresso l'economia italiana.

I lavoratori hanno perso molti dei loro diritti e sono tra i più poveri dell'OCSE. In quanto a diritti oramai siamo in fondo a tutte le classifiche, credo che il diritto del lavoro serbo o polacco sia già migliore del nostro. A questo bisogna aggiungere il peggioramento dei servizi esterni ed il loro rincaro dovuto in grande parte alle privatizzazioni alle quali la CGIL non si è opposta perché sostenute anche dal PD. Il grande sindacato che fu di Di Vittorio ha assistito quasi inerte alla riduzione in schiavitù di milioni di immigrati specialmente nelle campagne dove le loro condizioni di vita sono state e sono davvero disumane.

Non ho dubbi che la spoliazione continuerà e si intensificherà con Susanna Camusso. Il diritto di sciopero è nel mirino di personaggi come Bonanni ed Ichino che ne reclamano una regolamentazione che di fatto lo abolisce come diritto individuale. Il fatto che gli scioperi generali sono sostituiti da manifestazioni nazionali che si svolgono solo di sabato (anche quella recente della FIOM) fa temere di una sorta di tacito accordo di autolimitazione. Continuerà il processo di demolizione del contratto collettivo di lavoro e non a favore di contratti di area europea che pure sarebbero indispensabili per fronteggiare le delocalizzazioni ma di accordi personali o locali tipo Pomigliano. Arriveranno anche sorprese sgradevoli dall'INPS e dall'INAIL per l'uso che farà il governo delle deleghe ottenute con la 1441 (collegato lavoro). Cambieranno natura giuridica ed i privati aumenteranno il loro peso.

Naturalmente, negli anni di Epifani la CGIL si è gradualmente ma definitivamente "liberata" della sua cultura pacifista ed antimperialista. Non partecipa da un pezzo, come il PD, alle manifestazioni per la pace tranne quella del tutto anodina della marcia di Assisi. Ha ridotto il suo impegno a favore della Palestina al sostegno di Abu Mazen ma per il resto è diventata assai filoisraeliana. Si è distanziata di molto dalla esperienza dei no global e dei centri sociali che sono ignorati oppure osservati con diffidenza. È diventata molto filooccidentale. Sostiene la campagna per la liberazione di Sakineh ma non ha speso una parola per l'uccisione di Teresa Lewis e la prossima esecuzione di altre cinquantadue donne negli USA.

La CGIL non ha alcun rapporto con il sindacalismo di base che pur ha natura profondamente classista e di sinistra ed è costituito da dirigenti che provengono in gran parte dal suo stesso seno. Oramai è stretta in un reticolo di accordi e di interessi con CISL UIL ed associazioni padronali. La politica anticlassista della sussidiarietà la sta ponendo gradualmente ma inesorabilmente in una sfera in cui i suoi interessi non coincidono più con quelli dei suoi iscritti.

Pietro Ancona

http://www.cgil.it/ufficiostampa/comunicato.aspx?ID=2912



 


 

Lo schiaffo di Marchionne

5 novembre 2010


Marchionne si è incontrato con il neoministro dell'industria ed a quanto pare ne ha ricavato quello che voleva. Uscendo ha avuto la grande generosità di dire che la Fiat non lascerà l'Italia ed ha negato di averlo minacciato prima. Ha detto che il mercato non deve essere drogato (sic!) dagli incentivi per la rottamazione. Segno evidentissimo che ha ottenuto i soldi in altro modo anche se non sappiamo ancora quale. Ha confermato la scelta dello stabilimento a Pomigliano d'Arco che darà lavoro a cinquemila persone. Naturalmente, per sfuggire ai pochi obblighi di legge che ancora restano in piedi dopo il collegato lavoro, la fabbrica di Pomigliano sarà una Newco, una Fiat che giuridicamente ha un altro vestito per non pagare dazio ed azzerare quanto non le conviene.

Dopo l'incontro con il Ministro, Marchionne si è riunito con Bonanni ed Angeletti ed hanno confabulato da "complici" come vuole Sacconi su come meglio affrontare il dissenso FIOM visto che i licenziamenti e le tante intimidazioni messe in atto da qualche tempo a questa parte non hanno sortito l'effetto di terrorizzarne i dirigenti operai ed indurli a più miti consigli.

Questo incontro è uno schiaffo in piena faccia a Susanna Camusso. Uno schiaffo che ha accolto con una discriminazione la segretaria della CGIL appena eletta. La mancanza di galateo di Marchionne risulta incomprensibile dopo le accoglienze positive tributate alla Camusso dalla Confindustria, dal mondo imprenditoriale, dai giornali e dallo stesso ministro del lavoro che spera in una "maggiore disponibilità". Anche CISL ed UIL avrebbero potuto evitare l'incontro separato per non pregiudicare subito i rapporti con la nuova segretaria.

Ma forse la Camusso era stata avvertita e consultata ed aveva deciso di non partecipare. L'incontro separato esercita una pressione forte sulle resistenze della FIOM che vede proseguire ed andare avanti la trattativa senza che si tenga in nessun conto le sue ragioni e la sua proposta. Potrebbe quindi essere usato nel rapporto CGIL-FIOM per indurre quest'ultima a smussare ancora la sua opposizione. Ecco quindi che la mancata presenza della CGIL non sarà drammatizzata e non costituirà motivo per mettere in discussione l'unità sindacale riconfermata dalla Camusso nonostante tutto.

L'incontro separato di ieri viene dopo la firma della prima parte del Patto Sociale. Quattro punti sono stati siglati da CGIL assieme alla CISL ed all'UIL e presentati al governo che parteciperà alla grande intesa. Non è contraddittorio l'incontro separato di CISL ed UIL con la Fiat dopo la firma comune del Patto Sociale? Oppure il Patto Sociale appartiene alla linea Marcegaglia che non vuole rompere con la CGIL e la considera il suo alleato migliore?

Tra parentesi: come fa la CGIL a firmare un Patto Sociale dopo l'approvazione della legge 1141 (collegato lavoro), l'annunzio della soppressione di trecentomila posti di lavoro nella pubblica amministrazione, il diniego del governo di rivedere la legge Gelmini? Come mai nel Patto Sociale non c'è un richiamo alla dolorosa questione della delocalizzazione delle imprese che angustia intere regioni del Paese? Sono davvero accettabili e senza rimedio il caso OMSA, il caso Bialetti, i tantissimi casi che stanno facendo delle zone industriali un deserto di capannoni abbandonati?

La linea "lavoro contro diritti" sarà portata avanti con forza e determinazione dal padronato italiano e dal governo. Non incontra grandi resistenze nel PD che è sempre disponibile a dare una mano per convincere la gente della scoperta del secolo e cioè che senza lavoro non ci sono diritti e che quindi è meglio il lavoro senza alcuna condizione che almeno ci permette di non morire di fame assieme ai nostri figli.

Se la segreteria della CGIL, come pare, si costituirà con i soli rappresentanti della maggioranza commetterà un errore. Si dirà ai lavoratori che non c'è speranza di un accoglimento delle loro istanze e dei loro interessi e che si andrà avanti per la sua strada collaborazionista con il padronato. La CGIL sbaglia perché la presenza della minoranza di Rinaldini e degli altri blocca lo smottamento e la disgregazione della sua base sociale sempre più delusa, inquieta, arrabbiata. La sinistra CGIL ha evitato una emorragia di iscritti ma non può essere discriminata e soprattutto ignorata nelle sue ragioni. Non potrà assistere impotente allo sviluppo della più grande ristrutturazione mai fatta nell'economia italiana: quella dei diritti delle persone.

La società italiana è preda di malessere legato alle stolte politiche della destra liberista realizzate nelle leggi e nei contratti con la collaborazione di giuslavoristi del tutto al servizio del padronato. La legge Biagi, la riforma delle pensioni, il collegato lavoro, le deroghe contrattuali e la politica delle newco, l'attacco al welfare ed alla occupazione nella pubblica amministrazione hanno fatto dell'Italia un paese-incubo per chi ha bisogno di lavorare per vivere.

Pare che si perseveri su questa strada. I benpensanti a pancia piena sono tutti convinti che i lavoratori debbono cedere per il bene della Patria...

Pietro Ancona



 


 

Il sindacato di Caino

7 novembre 2010


Le cose dette dal governatore della banca d'Italia sul precariato e sugli effetti nefasti che produce sull'economia sono state impacchettate dai giornalisti embedded della destra italiana dentro "interpretazioni" che spiegano la loro non contraddizione con la legge trenta (sic!) o addirittura con i progetti di Ichino. Il governatore ha detto con grande chiarezza che il precariato diminuisce il valore di quello che chiama "capitale umano", incide negativamente sulla produttività del sistema, costituisce un grave attentato al futuro che sarà impoverito e disgregato. L'Italia dei precari sarà più debole, più povera, più fragile dell'Italia del posto fisso che abbiamo ereditato.

In effetti il precariato agisce dentro un quadro di peggioramento delle condizioni complessive del Paese. I salari sono bassi e le condizioni normative dei lavoratori dentro e fuori dei posti di lavoro sono state peggiorate da leggi (1441 alias collegato lavoro) che riducono i diritti di cittadini obbligandoli a subire una giustizia privata e vietando alla magistratura di intervenire. I dipendenti pubblici dopo essere stati calunniati dal loro Ministro saranno falcidiati di trecentomila posti di lavoro ai quali bisogna sommare i duecentomila insegnanti tagliati dalla Gelmini.

Le pensioni saranno precluse ai precari ed agli altri saranno erogate in misura quasi caritatevole. Già oggi la media delle pensioni italiane è una delle più basse dell'OCSE. In sostanza i tre momenti fondamentali della vita lavorativa assunzione, lavoro, pensione sono stati profondamente peggiorati. Non tengono in nessun conto il precetto della Costituzione sul lavoro e hanno creato una massa di infelici senza futuro che da protagonisti del processo produttivo e sociale ne sono diventati vittime. L'incattivimento e la inaccettabilità delle regole del mondo del lavoro non hanno conosciuto momenti di discontinuità o di contraddizione tra i governi di centro-sinistra e di centro-destra.

Questi hanno sempre agito con la piena collaborazione delle Confederazioni sindacali che con gli accordi del 23 luglio 2007 hanno condiviso e sottoscritto la legge sul precariato e peggiorato le pensioni. Da allora ad oggi, senza mai fermarsi a considerare ed analizzare l'enorme grumo di dolore costituito da tre milioni di precari sotto ricatto e pagati la metà del minimo contrattuale e privato con sotterfugi vari dei diritti alla malattia alle ferie alla tredicesima alla pensione, i sindacati hanno proseguito assieme a Confindustria e Governo sulla strada della smobilitazione di ogni diritto. La responsabilità dei Sindacati Confederali e di quello che fu il maggiore partito di riferimento dei lavoratori nel degrado del precariato e di tutto il resto sono enormi.

Le stesse Confederazioni Sindacali applicano al loro interno per le migliaia di loro dipendenti la legge Biagi e questo costituisce prova della loro complicità, del loro interesse a lasciare le cose come stanno o addirittura a peggiorarle. Bonanni si è addirittura vantato di esserne estensore assieme a Maroni. Altra responsabilità grave ricade sui giuslavoristi che hanno creato il cosiddetto pacchetto Treu e tutte le successive normative dal lavoro interinale fino al collegato lavoro. In sostanza, la drammatica denunzia del governatore della banca d'Italia è destinata a restare senza alcuna eco e senza produrre alcun beneficio per i precari. La CGIL non la raccoglie e l'interesse della preservazione del "capitale umano" non interessa l'imprenditoria italiana che è sempre più modellata sul mordi e fuggi piuttosto che su programmi a lunga scadenza.

L'agenda delle trattative interconfederali continuerà ad essere scritta dalla Confindustria. Il patto sociale in corso di gestazione riguarda esclusivamente questioni che interessano il padronato ed indebolirà ancora la condizione dei lavoratori. Il cosiddetto capitolo della produttività che dovrà essere scritto sarà impregnato dalla dottrina Marchionne ed alla insegna di "lavoro contro diritti". Il massimo che sarà concesso ai lavoratori sarà qualche spicciolo di riduzione fiscale. CGIL-CISL-UIL saranno confortati non solo dalla approvazione della destra al governo ma anche del PD che si accinge a fare una manifestazione contro Berlusconi che ha tra i suoi slogan anche il lavoro ma che tira la volata a Marchionne ed agli imprenditori italiani cercando di dimostrare di essere più scaltri nel servirli di Sacconi e di altri.

In conclusione il sindacato che è deputato per sua stessa natura alla difesa dei lavoratori in Italia è il loro Caino, il migliore alleato degli sfruttatori. Caino in un paese in cui oltre mille persone all'anno cadono nei luoghi di lavoro che a volte sono veri e propri inferni come la fabbrica chimica esplosa a Milano. Altri mille lavoratori muoiono ogni anno in conseguenza di gravi malattie professionali. Centinaia di migliaia sono i mutilati. Questo per la politica del massimo profitto subito! Non si investe sul capitale umano e neppure su una impresa concepita per durare nel tempo. La manifestazione che la CGIL ha previsto per il 27 novembre glisserà le questioni fondamentali poste dal 16 ottobre da una classe operaia sempre più vessata e ricattata. Chi darà voce alla gente eviterà accuratamente si assumere impegni di lotta su precariato, salario, pensioni e si dedicherà ad esercitazioni "patriottiche" su sviluppo, investimenti ed altre baggianerie del genere.

Mentre la destra attraverso il progetto FINI tende a governare il Paese per i prossimi venti anni, il PD e la CGIL si ingegnano ad ingraziarsi il suo elettorato, a copiarli...Questa è l'anomalia italiana. Una "sinistra" che vuole essere sempre più destra (Pd) ed una CGIL che gli tiene bordone ieri con Epifani oggi con la signora Camusso.

Pietro Ancona



 


 

La CGIL del silenzio

26 novembre 2010


Domani si svolgerà a Roma la manifestazione della CGIL dal titolo "Il futuro è dei giovani e del lavoro"(?) deliberata dal Comitato Direttivo della Confederazione il 17 settembre scorso. La manifestazione è l'evento sindacale più importante dopo quella dei metalmeccanici del 16 ottobre scorso che era riuscita a strappare ad Epifani la promessa di uno sciopero generale che non si farà e, se si farà, sarà fuori tempo massimo a giochi già fatti.

Osservo innanzitutto la distanza tra l'annunzio della iniziativa e la sua realizzazione: più di due mesi! Non discuto il fatto che essendo la CGIL una organizzazione complessa, elefantiaca, ha bisogno di tempo per mobilitare le persone e portarle a Roma. Ma settanta giorni diventano un fatto politico che svilisce l'iniziativa e ne fa un mero evento burocratico, un adempimento che consentirà alla nuova segretaria di fare il suo battesimo di folla in un comizio che sarà certamente affollato dal momento che la gente sente il bisogno imperioso di esprimere la propria protesta, la rabbia per come si sta degradando la sua condizione esistenziale.

Osservo ancora che non si tratta di uno sciopero generale ma di un "comizio" nazionale realizzato di sabato il giorno indicato da Bonanni per gli "scioperi". Sospetto l'esistenza di un patto "parasociale" che accompagna il patto sociale tra sindacati e padronato italiano di vera e propria abrogazione dello sciopero generale. Negli ultimi drammatici due mesi, a differenza della silenziosa Italia, la Francia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo hanno dato vita ad uno o più scioperi generali per difendere i salari ed il welfare minacciato dalle "crisi" provocate per costringere l'Europa ad americanizzarsi rinunziando alla civiltà del suo sistema di protezione e sicurezza sociale.

L'Italia ha registrato una offensiva contro il welfare e la condizione dei lavoratori e delle loro famiglie davvero pesante e molto erosiva non solo di salario ma anche di diritti. Al pari della Gran Bretagna di Cameron perderà nel giro dei prossimi tre anni mezzo milione di posti nella scuola e nella pubblica amministrazione e per sempre. Con la complicità delle parti sociali ha peggiorato il suo sistema pensionistico notevolmente innalzando l'età di godimento ed escludendone i precari. Di questo si è vantato Tremonti in Europa sostenendo che l'Italia è stata l'unica nazione a fare una riforma strutturale della sua previdenza senza scioperi!! Il Parlamento ha approvato in via definitiva il cosiddetto collegato lavoro (1441) studiato da legulei del padronato per rendere difficile la difesa dei lavoratori nel contenzioso ed introdurre il cosiddetto arbitrato che apre la via alla privatizzazione della giustizia e riduce la sfera di intervento del Magistrato.

Dopo aver lasciato passare la legge Gelmini sulla scuola limitandosi a dare una qualche assistenza alle lotte dei precari senza mai dare loro la dignità di una vertenza nazionale e politica, in polemica con la FIOM spesso richiamata all'ordine, la CGIL spalleggiata dal PD ora insiste sulla cosiddetta "produttività" che in soldoni significa accogliere le richieste di Marchionne e della Marcegaglia sulla cosiddetta fabbrica Italia.

La manifestazione di domani si presenta ai giovani con uno slogan pubblicitario vuoto di proposte e che non toccherà per niente e non inciderà sul processo di precarizzazione della occupazione. Il lavoro precario è già diventato maggioranza su quello a tempo indeterminato ed i meccanismi sono tali che nel giro di qualche anno il lavoro a tempo indeterminato finirà con lo scomparire quasi del tutto. Al lavoro precario si unisce sempre il sottosalario e la negazione dei diritti (ferie, tredicesima, malattia). Si calcola che circa sei milioni di precari guadagnino meno della metà delle tabelle contrattuali delle categorie di riferimento. Ebbene la proposta della CGIL si limita a chiedere l'introduzione ed il miglioramento del miserabile ammortizzatore sociale introdotto recentemente e che non supera i 200 euro mensili e solo per pochi mesi! Che magnifico futuro per i giovani e per il lavoro!

La Camusso chiede un cambio di agenda. Intanto fa uno sciopero che conviene soprattutto alla Confindustria perché chiede due cose che gli industriali vorrebbero come l'aumento degli ammortizzatori sociali e lo sgravio fiscale e poi chiede investimenti nel Sud che sono graditi agli imprenditori come inceneritori e rigassificatori e qualche opera pubblica. Il cambio di agenda non viene chiesto.

La CGIL asseconda la manovra del governo resistendo soltanto dove non le è consentito di "trattare" come nella questione universitaria e, finora, la questione operaia dove però il grosso della pretesa padronale è già passato in centinaia di deroghe dai contratti ottenuti nella contrattazione diffusa nel territorio.

Che cosa avrebbe potuto e dovuto chiedere la CGIL organizzando una lotta vera al posto del comizio di sabato? L'abrogazione della legge Biagi, la revisione del sistema pensionistico, il ripristino del turnover nella pubblica amministrazione, l'abrogazione della legge Gelmini, l'abrogazione del collegato lavoro, la riconquista del valore pieno e non derogabile del contratto di lavoro, la fine delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni, miglioramenti dei salari... Non si tratta di un piattaforma utopistica o addirittura provocatoria, ma del dovere minimo di un Sindacato degno di questo nome e della sua tradizione i cui valori stanno scomparendo nell'azione di oggi. Dovrebbe anche insistere per l'istituzione del Salario Minimo Garantito e per una Europa opposta a quella che si sta delineando sotto la spinta ricattatoria di Wall Street che mira alla distruzione del ceto medio e della società solidale.

Pietro Ancona



 


 

Una CGIL irriconoscibile

28 novembre 2010

 

Si canta Bella Ciao che è certamente una bellissima canzone dell'antifascismo che unisce, ma le note dell'Internazionale e dell'Inno dei Lavoratori che hanno accompagnato per tutto il Novecento il movimento operaio e che sono parte della nostra stessa identità non si sentono. Le nuove generazioni rischiano di non conoscerle. Eppure in quelle note sono riassunti gli ideali del socialismo e del sindacalismo di emancipazione, autonomo e conflittuale con governo e padronato. La folla convenuta al comizio convocato dalla CGIL è numerosa ma non è certamente né felice né allegra. In grande parte è costituita da cassintegrati o licenziati dalla Gelmini, da pensionati e da studenti in lotta contro la controriforma universitaria. Sono la espressione di un paese in grande sofferenza, impoverito, umiliato dalla continua sottrazione di diritti, senza futuro, un paese che si aspetta una parola di chiarezza dalla sua più grande organizzazione, parola che non verrà dallo sfuggente ed equivoco discorso di Susanna Camusso.

Colpisce la distanza tra la voglia di liberazione della folla sgomentata da una crisi pilotata da forze che puntano al suo annientamento sociale, alla sua sottomissione, a tutte le umiliazioni che Marchionne e la Marcegaglia avranno il piacere di infliggerle e le risposte, le indicazioni che vengono dal discorso della segretaria della CGIL assai circospette, scaltre, misurate per non dispiacere molto la Marcegaglia e non mettere in imbarazzo il PD che tira la volata alla Fiat ed alla Coop e non ha voglia di impegnarsi.

Cinquecentomila posti di lavoro vengono falcidiati da una misura amministrativa di Brunetta sul turnover nella pubblica amministrazione e dal licenziamento di duecentomila insegnanti. Questo mezzo milione di persone prima di essere liquidato è stato diffamato a lungo dai governanti come ora le libere università italiane vengono diffamate riducendole soltanto ad un fenomeno di baroni e di privilegi familistici prima di essere liquidate martedì prossimo da una legge alla quale Fini ha garantito il suo appoggio nonostante i suoi contrasti con Berlusconi.

Viene ricordata dalla Camusso la crudele legge 1441 (collegato lavoro) senza una parola di autocritica, senza dire che la CGIL ha avuto due anni di tempo per combatterla e non lo ha mai fatto tranne qualche piccola ed insignificante protesta nei passaggi più cruciali ma sempre a cose fatte. Una legge fatta per impedire con lacci e laccioli ai lavoratori di ricorrere al giudice e, se riescono a farlo, di riceverne giustizia.

Mi ha colpito la grettezza burocratica e la meschina visione provincialistica della Camusso. L'Europa è in fiamme sotto l'attacco della speculazione finanziaria e le spinte dei governi di destra per ridurre i salari ed i diritti dei lavoratori dappertutto ed impoverire le loro famiglie con meno welfare: Francia, Irlanda, Grecia, Portogallo hanno registrato grandi e ripetuti scioperi generali per la scuola, le pensioni, i posti di lavoro. Questo scenario europeo non viene mai citato, ma Sacconi e Tremonti hanno avuto modo di pavoneggiarsi con i loro colleghi europei per avere ottenuto una "riforma delle pensioni" senza una sola ora di agitazione. La via di una iniziativa internazionalista della CGIL non viene mai indicata ed il sindacato italiano si limita a tentare di gestire le conseguenze di quanto avviene.

La manifestazione era dedicata ai giovani ed al loro futuro. Ma la Camusso si è guardata bene dal mettere in discussione la legge trenta ed a chiedere per i giovani e quanti non sono protetti dal contratto il Salario Minimo Garantito che scoraggerebbe la continua discesa delle retribuzioni.

Le parole del Governatore della banca d'Italia, il liberista Draghi, contro il precariato che depaupera il capitale umano e priva di futuro la nazione risultano assai più vicine ai bisogni dei giovani della meschina apertura della Camusso che si limita a denunziare la questione dei sessanta giorni posta dalla 1441 ed a chiedere una riduzione del ventaglio di elusioni contrattuali previste dalla Biagi. Non mi aspettavo proprio che la CGIL si mettesse dalla parte meno illuminata del pensiero liberistico.

Tutto il resto del comizio è stato misurato per non dispiacere troppo Sacconi che oggi ricorda alla CGIL che in regime bipolare il sindacato non deve essere all'opposizione del governo e della Confindustria se non vuole essere escluso dal "tavolo" (sic!!!).

La deriva a destra di questo Paese riceve dalla manifestazione del 27 una accelerazione dal momento che nessun freno è stato posto all'iniziativa della destra devastatrice dei diritti Il Parlamento è tutto schierato con il blocco sociale che esclude i lavoratori e che continua a trasferire risorse dai loro redditi a vantaggio dei ceti imprenditoriali. Con una CGIL inerte alle voglie del padronato e del governo l'Italia si squilibrerà ancora di più ed il vuoto che si apre a sinistra rischia di generare tensioni insostenibili.

Viene meno il ruolo di riequilibrio sociale e politico che veniva assolto dal sindacato conflittuale e che si traduceva in un bene per l'intero Paese. Tutto rotola verso il peggio.

Pietro Ancona



 


 

Una finta trattativa

5 dicembre 2010

 

Marchionne fa lo spaccone ed il duro ed interrompe la trattativa. Vuole l'azzeramento di tutto. Mirafiori non esiste più come Fiat ma diventa una Newco. Quindi si pretende l'azzeramento del contratto di lavoro e la firma di un contratto aziendale da parte di ogni singolo lavoratore. Marchionne chiede anche un referendum e conta sulla gravità della situazione sociale di Torino per piegare i lavoratori ad accettare qualsiasi condizione compresa quella di diventare bestiame umano, macchinario vivente, schiavi in fabbrica senza diritti e che debbono evitare assolutamente di ammalarsi, di prendere una influenza, perché la loro vita dipenderà dal fatto di avere o non avere una salute di ferro.

Non provano nessuna vergogna la Fiat, il Ministro del lavoro, i tanti fans di Marchionne come Fassino, Chiamparino, praticamente tutto il PD ad accettare, a dare per scontata una truffa giuridica equivalente al gioco delle tre carte che fanno certi lestofanti come la costituzione di una Newco. Mirafiori non c'è più e al suo posto, cucù, appare una nuova società. Sappiamo tutti che trattasi di un sotterfugio, di uno escamotage per spogliare i lavoratori di ogni loro diritto acquisito, della loro identità. Da quando questo mezzo di coercizione e di forzatura è stato usato con l'Alitalia pare sia diventato essenziale per gli imprenditori italiani. Ma per l'Alitalia la proprietà è cambiata. Qui si tratta sempre degli stessi proprietari che denominano diversamente quanto già possedevano.

La Newco dovrebbe fare Suv, un macchinone odioso ed inquinante sfoggiato spocchiosamente dai prepotenti nel traffico cittadino, spesso seconda o terza auto per il suo acquirente, insomma un prodotto che socialmente è dannoso, puro consumismo e pura distruzione di risorse. Questo prodotto dovrebbe essere venduto per metà negli USA e non si capisce perché dovrebbe essere fatto in Italia... dove sta la ratio di questa scelta? Insomma la Fiat si fa due newco una a Pomigliano per fare una auto senza alcun futuro come la Panda e destinata ad un pubblico povero e l'altra a Torino per produrre un mostro ecologico dal costo elevato che sarà acquistato da una fascia di consumatori che non ha problemi di far quadrare il bilancio a fine mese... Ma che comunque non sono tantissimi. Due scelte ad occhio e croce perdenti nel medio e nel lungo periodo offerte da Marchionne come fossero veri e propri miracoli della sua capacità di condottiero... Il comportamento dei sindacati al tavolo della trattativa è davvero di una arrendevolezza straordinaria! Non possono inghiottire il rospo della fuoriuscita dal contratto nazionale che legittima la loro stessa esistenza, ma non vogliono dispiacersi Marchionne e tutto l'establishment politico italiano che gli tira la volata. La Camusso è stata cautissima nelle parole e chiede l'intercessione della Marcegaglia ed intanto lavora per aumentare dentro la FIOM l'opposizione a Landini e Cremaschi e si è già visto con talune dichiarazioni dei torinesi.

È difficile per la FIOM conservare la sua combattiva identità restando dentro la CGIL. La confederazione ha una influenza politica ed un potere organizzativo nel territorio che finisce sempre con il prevalere. La Camusso prende tempo. Sa che la crisi lavora in suo favore e ridurrà alla "ragione" altri dirigenti della FIOM. È solo questione di avere pazienza e continuare a lanciare segnali. D'altro canto l'intreccio degli interessi tra i sindacati e tra questi e la Confindustria è tale da condizionare ed omologare i loro comportamenti sempre di più a quelli voluti dalla vulgata della competitività. I meccanici torinesi come tutti i lavoratori italiani sono messi dinanzi il ricatto della crisi. O lavoro senza diritti o disoccupazione! Una crisi che ogni giorno che passa appare sempre più una politica voluta dai ceti dominanti dell' Occidente per togliere al più presto quanto si è conquistato in un intero secolo e tornare alla barbarie precivile e pregiuridica che pensavamo di non dover conoscere mai più. Ma è anche possibile che Marchionne ponga condizioni inaccettabili sapendo che non possono essere accettate nonostante l'accondiscendenza della maggior parte dei sindacati. Insomma per scaricare su altri la responsabilità di investimenti che non vuole fare e che agita solo ai fini delle quotazioni in borsa.

Può darsi che non abbia nessun piano industriale degno di questo nome e che i suoi interessi siano più finanziari e che produttivi. La flessione delle vendite di auto Fiat dovrebbe allarmare il governo ed i sindacati italiani e magari far capire che questo interlocutore è poco credibile e le sue provocazioni vere e proprie recite teatrali.

Penso che la FIOM dovrebbe cambiare politica verso i COBAS ed in genere i sindacati di base e con questi costituire una massa critica più valida nella difesa dei diritti dei lavoratori insidiati non solo dal padronato ma anche dai comportamenti di CISL ed UIL e della destra politica che in Italia ha estensioni enormi. FIOM e sindacati di base potrebbero contare su un'area di milioni di lavoratori sempre più delusi dal sindacalismo di regime e dalla stessa CGIL che ha lasciato passare senza reagire importanti fatti come il collegato lavoro, la legge Gelmini, la legge Biagi.

Pietro Ancona



 


 

Una citazione a sproposito della signora Camusso

28 dicembre 2010

 

Per suffragare con una autorità moralmente indiscussa il suo attacco alla FIOM la signora Camusso cita Giuseppe Di Vittorio che avrebbe affermato: «Quando c'è una sconfitta non possono non essere stati commessi degli errori. Nessuna grande sconfitta è figlia solo della controparte.» Non credo che Giuseppe Di Vittorio abbia mai fatto simile affermazione ed in ogni caso bisogna leggerla nel contesto in cui è stata scritta. Ma ammesso che Di Vittorio l'abbia mai pronunziata non è detto che sia vera e che sia giusta. La sconfitta può essere il portato di una serie infinita di variabili e metto tra queste l'isolamento della FIOM dovuto ad un atteggiamento anormale della sua stessa Confederazione ed al passaggio di quello che dovrebbe essere il partito di opposizione parlamentare dalla difesa operaia alla destra al campo della Confindustria e di Marchionne in particolare. Purtroppo il PD è erede del PCI che fu autonomo dalla Fiat fino a Berlinguer. Se oggi la FIOM è sola a fronteggiare l'attacco della tigre confindustriale fiancheggiata da numerosi sciacalli che sperano di spolpare qualcosa della sua carcassa certo questo non è addebitabile a suoi errori quanto alla sua coerenza e fedeltà agli interessi non solo dei metalmeccanici ma di tutti i lavoratori italiani.

Forse la signora Camusso non sa o finge di non sapere che la CGIL non è nuova a processi degenerativi che dal riformismo padano l'hanno condotta all'apostasia degli ideali fondativi che l'hanno animata. A causa di uno di questi processi Giuseppe Di Vittorio uscì dalla CGIL per fondare una nuova organizzazione sindacale l'USI su posizioni di autentica difesa dei lavoratori italiani. Di Vittorio era riformista e rivoluzionario. Difese con le armi la Camera del Lavoro di Bari assediata dai fascisti. Il suo riformismo era liberazione dei lavoratori dalle catene dello sfruttamento con ferma e costante gradualità senza mai cedere sui contenuti essenziali della libertà e della dignità. La stessa cosa non si può dire del "riformismo" della Camusso e del PD che è proteso alla cancellazione di tutte le conquiste realizzate nel corso del novecento.

Ieri la CGIL si è collocata apparentemente in una posizione terza tra la FIOM e la Fiat. Ha attaccato come autoritario Marchionne ma ha addebitato alla FIOM la fattura della sconfitta subita prima a Pomigliano e poi a Mirafiori e non dubito che ne esigerà il pagamento nelle prossime settimane. In effetti mi aspetto una sorta di pogrom del gruppo dirigente "ribelle" della FIOM mentre andrà avanti la realizzazione di una parte importante del Piano Rinascita di Gelli e dei piani concordati a Bildelberg di spoliazione dei lavoratori di ogni loro diritto fino a cambiare il giuslavorismo da garante di diritti a summa di obblighi imposti ai prestatori d'opera.

Non si farà lo sciopero generale chiesto dalla FIOM anche se Sacconi indica il carattere generale valevole per tutta l'industria italiana degli accordi fatti a Torino. Lo sciopero generale non si farà perché ci sono patti parasociali al patto sociale stipulato a partire dagli incontri Marcegaglia - Epifani di Genova che lo vietano. Infatti la Camusso ha programmato una serie di ridicole e grottesche marcette per il lavoro di carattere territoriale per dare sfogo a quanti chiedono che si faccia qualcosa contro la crisi e contro l'attacco ai diritti.

Ha ragione Cremaschi a paragonare quanto sta succedendo in Fiat agli eventi del 1925 che cancellarono il sindacato in fabbrica a vantaggio del corporativismo padronale sostenuto da Mussolini. Ma c'è di più e di peggio. C'è la truffa della Newco e cioè della Fiat che cambia pelle come un serpente e si sostituisce a se stessa con altro nome per sfuggire agli obblighi assunti appunto come Fiat. Trattasi di un fumus, di una truffa realizzata sotto gli occhi di tutti con la complicità del mondo politico e confindustriale che ne ricava un esempio per fare altrettanto quando gli farà comodo. Ed anche della truffa del contratto aziendale, una invenzione da legulei per danneggiare i lavoratori ed imporre loro, nella continuità vera della impresa con denominazione diversa e con contratto diverso, condizioni financo anticostituzionali e del tutto illegali. La CGIL avrebbe potuto impugnare legalmente questa truffa che non bisogna essere dimostrata perché è palese al pubblico. Se fosse ancora un Sindacato dei lavoratori avrebbe dovuto non riconoscere le newco della fiat come entità legittime. Ma né la CGIL né il PD si sognano di fare qualcosa del genere dal momento che sono inglobati sia pure con qualche apparente maldipancia nel gruppo che sta cambiando radicalmente la costituzione materiale ed il diritto del lavoro a vantaggio della imprenditoria che si è dato un programma che sta realizzando a tappe forzate dalla legge Biagi al collegato lavoro allo scippo pensionistico alla riforma della contrattazione.

Perché la CGIL fa tutto questo? Perché ormai non è più se stessa. Ora è una holding, una conglomerata di partecipazioni societarie a centinaia e centinaia di enti bilaterali che gestiscono un budget di miliardi di euro e dispongono di migliaia di dipendenti molti dei quali ingaggiati con la legge Biagi. Gli interessi della CGIL sono oramai simili ed omologati a quelli della Confindustria e sono entrati in conflitto con quelli dei lavoratori. La dottrina dietro la quale si nasconde questa tumorale degenerazione è quella della sussidiarietà che per prosperare ha bisogno di crisi sempre più acute del welfare. Ecco quindi che il conflitto si estende financo allo Stato sociale.

Questa è la grande patologia italiana: Sindacati che sono compromessi con il padronato con legami assai forti in centinaia e centinaia di enti bilaterali ed un Parlamento fatto tutto di partiti favorevoli o strumenti della Confindustria. Nel mondo, ad eccezione degli USA, non è così: i sindacati stanno dalla parte dei lavoratori ed in Parlamento c'è quasi dappertutto un partito socialista o socialdemocratico o comunista che non tiene il sacco alla destra al potere.

Pietro Ancona

 

 

 


 

2011

 

V. Finita l'era di Guglielmo Epifani, alla CGIL si apre quella di Susanna Camusso.

 

 

Epifani ieri e Camusso oggi sono come Rigola e D'Aragona



La posta in gioco per venti milioni di lavoratori

5 gennaio 2011

 

La posizione della CGIL ha indebolito la lotta della FIOM per salvare il diritto al contratto collettivo di lavoro ed alla sua negoziazione. Se vincerà come purtroppo è presumibile la linea Marchionne venti milioni di lavoratori italiani non avranno più diritto a discutere e concorrere attraverso i propri sindacati alla definizione delle regole dentro le quali svolgere la loro attività lavorativa. Dovranno accettare le regole imposte dai datori di lavoro o rinunziare a guadagnarsi il pane quotidiano. Veltroni sbaglia di grosso ad avallare l'idea del contratto aziendale. Il contratto aziendale introdurrà fortissimi elementi di concorrenza tra le aziende oltre umiliare i lavoratori e modificare negativamente la funzione dei loro sindacati. Non solo la Confindustria ma tutto il padronato italiano aspettano l'esito del braccio di ferro in corso con l'acquolina in bocca per lo sterminato potere che ne conseguirà per le aziende da una vittoria del contratto che Marchionne ha proposto e firmato con CISL UIL a Pomigliano D'Arco e Torino.

Vincerà anche la linea truffaldina delle NEWCO. Cambiare denominazione alla propria azienda sarà operazione diffusa tra quanti vorranno azzerare situazioni delle quali non sono soddisfatti e rinegoziare le condizioni dei propri dipendenti. Mi meraviglio molto che non ci siano ricorsi alla Magistratura sulle operazioni NEWCO neppure da parte della FIOM. Eppure si tratta del caposaldo più importante di tutta l'operazione di ristrutturazione dei rapporti messa in vita dalla Fiat.

Nel merito del contratto le condizioni poste dalla Fiat siano incostituzionali per quanto riguarda la tutela della sicurezza e della salute psico-fisica dei lavoratori. Il sistema WMC sottopone il fisico degli operai ad un carico al limite della sopportabilità dell'apparato scheletrico-muscolare e neurologico. Eppure questo aspetto non sembra preoccupare la maggioranza di coloro che discutono la vicenda Fiat. Soltanto lo SlaiCobas di Melfi ha fatto ricorso al Magistrato e all'INAIL denunziando i danni psico-fisici per i lavoratori senza averne avuto finora alcun esito.

L'operazione Fiat non è un fatto isolato scaturente da particolari difficoltà di mercato che impongono sacrifici speciali ai lavoratori. Fa parte di una politica di peggioramento generale delle condizioni dei lavoratori che ha un centro di direzione nel Governo e nello stesso Parlamento oltre che naturalmente nella Confindustria: il cosiddetto collegato lavoro, il peggioramento delle pensioni, la legge trenta, le leggi Gelmini sulla Scuola e l'Università e la crescente privatizzazione della Sanità sono parti di una strategia di umiliazione di quanti vivono del proprio lavoro per arricchire banche ed industriali e soprattutto per dare a questi un peso preponderante nella società italiana. Dal referendum Fiat o come diavolo si chiama ora in poi in Italia non saremo più gli stessi ed una parte degli italiani avrà un potere di ricatto sull'altra terribile, antidemocratica, precostituzionale.

Osservo con amarezza che la CGIL non è nuova a scivolamenti come quello di oggi. I suoi due primi segretari Rigola e D'Aragona che la governarono per venti anni fino a scioglierla nelle mani di Mussolini e ad avallare gli accordi di Palazzo Vidoni furono sempre in conflitto con molte camere del lavoro. Non condivisero l'occupazione delle fabbriche e lo sciopero generale di Milano e furono gelidi e distanti dalla resistenza al fascismo anche quando bruciavano le camere del Lavoro e le sedi dei giornali socialisti e sindacali. Questo mentre Di Vittorio, scissionista dalla CGIL fin dal 1911, si barricava e difendeva con il fucile in pugno la Camera del Lavoro di Bari.

Epifani ieri e Camusso oggi sono come Rigola e D'Aragona. C'è un patto che lega la CGIL a Confindustria, CISL ed UIL e credo anche a Sacconi, l'ideologo più velenoso e livido della destra italiana in quanto al lavoro.

Spero che oltre ai pensionati altre categorie della CGIL scendano in soccorso ai metalmeccanici Aiutando Landini e Cremaschi si aiuta la democrazia italiana a sopravvivere all'offensiva liberista e si salvano le basi sociali del patto costituzionale. Spero anche che tutto il sindacalismo di base che ha sofferto le discriminazioni che oggi si vorrebbero imporre alla FIOM sia della partita e che si crei una forte intesa tra FIOM e Cobas.

Pietro Ancona



 


 

La regressione della CGIL

6 gennaio 2011

 

Per sfortuna di coloro che lo vorrebbero dipingere come un esagitato estremista Maurizio Landini buca lo schermo alla grande, lo riempie tutto della sua figura e comunica con una semplicità ed una capacità di convincimento degne del migliore showman Ieri sera Corradino Mineo gli ha fatto sentire un pezzo del discorso del Presidente Napolitano sulla "produttività" e la sua risposta è stata fulminea, diretta, senza tanti giri di parole. Ha detto che l'operaio tedesco che produce una BMV immette sul mercato un oggetto che vale assai di più dell'operaio italiano che produce una Panda e questo a parità di applicazione sul lavoro di entrambi. La produttività non è quindi da cercare nel minore rendimento del lavoratore italiano e sfruttarlo di più portando al confine estremo della sopportabilità muscolare e neurologica la sua prestazione come fa la Fiat e vorrebbe fare ancora di più ma nel valore del prodotto e nella quantità di innovazione scientifica e tecnologia che riesce ad incorporare.

La FIOM sta resistendo alla grande all'accerchiamento ed ai bombardamenti ai quali è sottoposta. Bonanni si è spinto a chiederne l'espulsione dalla CGIL ed i grossi calibri del PD sono quasi tutti impegnati a fare campagna elettorale per far vincere il referendum a Marchionne. Non ho dubbi che se la CGIL aveva deciso di sostenere fino in fondo le ragioni della FIOM nonostante il ricatto di Marchionne (o vinco io o me ne vado) la battaglia sarebbe stata vinta dei lavoratori e Marchionne costretto a più miti consigli. I lavoratori andranno a votare sapendo che i soli contrari all'accordo capestro della Fiat sono i metalmeccanici e che non solo CISL UIL ma anche la CGIL ed il PD non sostengono la resistenza e la linea della FIOM.

Questa situazione è scandalosa e può determinare la sconfitta dei lavoratori. Il commento di una lavoratrice davanti i cancelli di Mirafiori è stato: ci propongono una carognata, un giro di vite quasi insopportabile ma che possiamo fare? Che alternativa abbiamo? Dobbiamo pur vivere...

Come un grande esercito lascia una sua divisione a combattere da sola una battaglia decisiva così la CGIL ha lasciato la FIOM a reggere da sola all'urto di una questione che rischia di schiacciarla pur sapendo benissimo che si stanno difendendo principi e valori generali che, se perduti, sarà difficile anzi impossibile recuperare per tutti i lavoratori italiani.

La cosa più sconcertante è che non è detto che questa capitolazione della CGIL salverà l'occupazione degli stabilimenti Fiat in Italia. Intanto dovrebbe allarmare il fatto che Pomigliano e Mirafiori inizieranno a produrre tra due anni. Si tratta di due prodotti di cui uno con scarso valore aggiunto e l'altro di grande asocialità e contraddittorio alle linee del trasporto urbano che reclamano auto meno ingombranti e con minori consumi. Il crollo delle vendite della Fiat in Europa dovrebbe indurre a qualche riflessione, ad allungare lo sguardo su un periodo più lungo.

Forse è il caso di cominciare a pensare a linee diverse dalla motorizzazione individuale che asfissia oramai il territorio ed induce costi sociali crescenti anche dal punto di vista sanitario per l'aumento delle malattie da inquinamento Inoltre la competizione nel settore è troppo intensa e tende ad aumentare. La tendenza all'oligopolio produttivo a creare multinazionali attestate a sei milioni di auto non basta a salvare l'esistente come abbiamo visto con il declino di Detroit. A grandissime aziende potrebbero anche corrispondere grandissimi disastri.

La CGIL si è messa nella posizione di chi aspetta al varco la FIOM. Il varco è il risultato del referendum. Se vince Marchionne la CGIL vorrà la firma "tecnica" della FIOM cioè la sua resa incondizionata. Se vince la FIOM il ricatto di Marchionne sarà scaricato addosso a Landini e Cremaschi. Una canea di pennivendoli e di Oligarchi politici anche del PD li indicherà come responsabili della fuga della Fiat e si aprirà uno scenario incredibile in cui le parti saranno invertite e coloro che oggi difendono con il cuore l'intelligenza la passione i lavoratori verranno colpevolizzati da una classe politica e sindacale che non esito a definire infame. Colpisce il silenzio delle federazioni di categoria della CGIL su questa cruciale vicenda. Soltanto il Sindacato dei Pensionati ha detto qualcosa ma tacciono coloro i quali verranno investiti della tempesta: gli edili, i professori, i chimici, e quanti altri possibile che non si sentano interessati da quanto sta accadendo?

Non c'è dubbio che la CGIL che uscirà da questa vicenda non sarà più quella che non ricordiamo. È già diventata del tutto simile alla CISL ed all'UIL ed è legata da migliaia e migliaia di interessi negli enti bilaterali con il padronato. La sua politica non sarà mai più la gestione degli interessi dei lavoratori ma la sussidiarietà. Diventa una sorta di organizzazione paragovernativa e paraindustriale. Assisterà i lavoratori nelle cose esistenti ed in ciò che sarà loro ancora concesso dal governo e dal padronato. Niente di più di questo.

Credo che non ci siano più le condizioni perché la FIOM resti dentro la CGIL. O se ne va con le sue gambe o sarà espulsa e sostituita da una organizzazione più arrendevole.

Pietro Ancona



 


 

L'OPA della Camusso

12 gennaio 2011

 

Corradino Mineo è giornalista di razza. Proviene dal laboratorio siciliano de "l'Ora" dal quale sono uscite personalità importanti sparse in molte testate con posizioni di primo piano. Stamane, nel commentare l'attacco di Susanna Camusso a Marchionne, si è lasciato sfuggire una opinione assai acuta di persona che capisce il sottofondo delle cose. Ha detto che la Camusso ha lanciato una OPA sulla vertenza che la FIOM ha con la Fiat. In sostanza tenta di impadronirsene e lo fa nel modo più scaltro, più demagogico, più "italiano": attaccando Marchionne del quale, come sappiamo, ha mostrato di volerne assecondare le scelte fin da Pomigliano d'Arco. Il tentativo è di rubare la scena a Landini ed estrometterlo o gregarizzarlo.

L'attacco della Camusso a Marchionne, mediaticamente strepitoso e supertitolato da tutta l'informazione nazionale, è la prosecuzione del tentativo di scippo fatto domenica scorsa dalla segreteria della CGIL: mira a sottrarre alla FIOM la vertenza che la CGIL vorrebbe gestire direttamente, escludendo la FIOM, come gestisce direttamente la questione delle pensioni escludendone da sempre il sindacato pensionati pur essendo questo da solo la metà di tutta la forza della CGIL. Sappiamo la terribile fine fatta dal sistema pensionistico italiano. Perché vuole sottrarre alla FIOM la vertenza in corso? Perché la CGIL ha cambiato nel profondo la sua stessa identità: è legata al PD di cui costituisce la dote nell'offerta che questo fa a Confindustria. È legata a CISL, UIL e Confindustria in migliaia di enti bilaterali che costituiscono una grossa realtà nel campo della cosiddetta sussidiarietà. CGIL, CISL,UIL ed associazioni padronali sono diventati delle grandi corporation che gestiscono servizi ed offrono prodotti finanziari o di integrazione previdenziale. Queste realtà hanno legato indissolubilmente i sindacati al padronato italiano creando una mostruosa anomalia. I sindacati italiani sono diversi da quelli di tutti gli altri. Siamo al conflitto di interesse tra Sindacati e lavoratori. Gli interessi dei sindacati tendono a confliggere sempre di più con quelli dei lavoratori i quali sono stati passivizzati e non sono che la base sfruttata con la trattenuta sindacale e con le cessioni che vengono imposte dai contratti. Dentro le Confederazioni non contano più niente.

La Camusso non dice le cose che direbbe se fosse in buona fede e se il suo scopo non fosse quello di fare subire ai metalmeccanici le scelte della Fiat. Dovrebbe annunziare lo sciopero generale dei lavoratori italiani in difesa del contratto di lavoro non solo per i meccanici ma per tutte le categorie e soprattutto dovrebbe chiedere l'annullamento del referendum che non è altro che terrorismo padronale contro gli operai. "Se non fate come dico io me ne vado." Dovrebbe ricordare che la Fiat è anche proprietà dei suoi operai che l'hanno salvata dai nazisti. La Fiat per cento anni si è nutrita del sangue e del sudore dei suoi lavoratori ed ha arricchito la famiglia Agnelli, una famiglia alla quale bisognerebbe togliere la cittadinanza italiana, che oggi se ne sta acquattata ad aspettare che gli operai spinti dalla disperazione cedano al ricatto del sovrastante Marchionne.

Esistono dubbi legittimi sulla volontà reale della Fiat di spendere venti miliardi in Italia. L'unica cosa certa è che avremo ancora due anni di cassa integrazione e che non si sa niente del piano di sviluppo. Il progetto di fare SUV a Torino per venderli negli USA importando a Torino motori dagli USA appare quanto meno singolare. Forse tutto il gioco di annunzi e di silenzi, di investimenti e di aggressioni ai lavoratori è un teatro allestito per la Borsa e per la speculazione finanziaria. Marchionne dice che vuole affidamenti a scatola chiusa dagli operai italiani imprigionandoli in una rete di regole da caserma. Ma è proprio lui ad essere inaffidabile.

Pietro Ancona


"Sergio" e Susanna

16 gennaio 2011


Ieri il Direttivo della CGIL si è riunito per valutare l'esito del referendum a Mirafiori e trarne le doverose indicazioni politiche. La signora Camusso ha invitato i presenti a tributare un applauso alla FIOM come premio della sua valorosa ed efficace resistenza nella battaglia campale di Torino.

L'applauso c'è stato ed è stato seguito da una dichiarazione della segretaria della CGIL rivolta familiarmente a Sergio (il negriero Marchionne) ricordandogli che con l'autoritarismo non si governano le fabbriche ed ad una richiesta alla FIOM di concordare il "rientro" in fabbrica. In quanto allo sciopero generale chiesto a gran voce e non solo dai meccanici neppure a parlarne: la CGIL si limiterà a scioperare "con la FIOM" e cioè avremo un comizio della Camusso e di altri dirigenti confederali da qualche parte che certamente insisteranno sulla necessità di risolvere il problema della rappresentanza in fabbrica come se questo fosse il solo problema posto dall'ukase della Fiat. Insomma, la signora Camusso ha fatto una operazione maquillage scaltra e rapida sulla sua immagine per fruire del capitale di simpatia e di consensi che la FIOM ha creato soprattutto con la sempre chiara, limpida, efficace incontrovertibile esposizione che Maurizio Landini ha fatto ripetutamente della ragioni del No al piano Fiat.

Mentre la CGIL continua a lasciare sola la FIOM pur applaudendola Sacconi per conto del Potere di destra suona il corno di caccia ed apre la grande partita della generalizzazione dei principi di Mirafiori a tutti i lavoratori italiani. I lavoratori italiani da questo momento sono braccati diventano selvaggina. La CGIL finge di non vedere e di non sentire e lascia fare secondo una tecnica collaudata che ha portato negli ultimi anni alla perdita di diritti e di salario. La Marcegaglia annunzia che la Fiat rientrerà presto in Confindustria perché gli industriali hanno una altissima coscienza di classe ed una ideologia che non ammette sfarinamenti. Resteranno uniti e si scateneranno nella caccia ai diritti favorita dalle disgraziate condizioni economiche e sociali della popolazione. Nelle loro aziende saranno ammessi soltanto sindacati "gialli" disposti a fare da sorveglianti da kapò.

Il modello Mirafiori sarà diffuso ed imposto. Ha ragione Marchionne a brindare con il rampollo degli Agnelli sul successo del referendum. È davvero una svolta storica. Nelle condizioni di oggi si ripete Palazzo Vidoni con Berlusconi al posto di Mussolini e la Camusso al posto di D'Aragona. Non è vero che la storia ripete la tragedia come farsa. Quasi sempre la tragedia viene ripetuta come tragedia. Lo scaltro capitalismo italiano si mette alla testa della linea di pauperizzazione della classe operaia e del ceto medio europeo ritenendo di sopportare la concorrenza cinese e dei paesi emergenti con la regressione alla barbarie della Manchester dei tempi di Marx.

Non tutto è scontato e non è detto che le ciambelle della destra riescano tutte con il buco.

Intanto il 28 gennaio allo sciopero partecipano anche i Cobas i sindacati di base che da quasi venti anni soffrono nelle aziende le condizioni di esclusione e di emarginazione che si sono inflitte alla FIOM. Auspico una revisione autocritica forte del comportamento che i sindacati della CGIL hanno tenuto in questi anni nei confronti dei Cobas che speso sono diventati la punta di diamante della resistenza alla violenza padronale. Molti dirigenti dei COBAS hanno pagato con il licenziamento la loro indomabile resistenza. Il 46 per cento di Mirafiori è anche frutto della appassionata lotta dei COBAS che nella RSU vi contano per il sette per cento. Attorno alla FIOM ed ai Cobas si può rifondare una CGIL davvero dei lavoratori e per i lavoratori come si rifondò nel 1926 con Bruno Buozzi e dal 1930 in poi con Giuseppe Di Vittorio.

Pietro Ancona

 

PS: sembra che tutti i numeri dati da Marchionne per Mirafiori siano sballati. Bonanni chiede che gli investimenti partano entro sei mesi. Ma perché sei mesi? Non esiste un mercato per assorbire 280 mila SUV.



 

Marchionne, ovvero il bluff del SUV

28 gennaio 2011


La lotta della FIOM e dei Cobas ha bisogno di una sponda politica e di un nuovo Sindacato


Ieri abbiamo avuto a Bologna una anticipazione dello sciopero generale dei meccanici e dei COBAS. È stato un grande successo come lo sarà oggi. La partecipazione dei lavoratori è enorme ed è vibrante nonostante le maggiori difficoltà che si incontrano per la crescente povertà del lavoro dipendente ed il continuo aumento dei costi della vita indotti da un uso delle istituzioni sempre più asociale e sempre più oligarchico. Il costo della vita aumenterà con il federalismo fiscale che per mantenere i privilegi del ceto politico locale imporrà addizionali irpef e nuove i terribili tasse mentre i costi dei servizi, gestiti dai famuli e dai complici di questo ceto, aumentano di giorno in giorno e sono sempre più scadenti.

L'altro ieri ho sentito una intervista in TV del Presidente della Cooperazione di area PD. A proposito del contratto aziendale si dichiarava entusiasta fino al punto di dire che la competizione tra le aziende sarà una gara tra contratti e parlava senza alcun ritegno di contratti esistenti di 640 euro mensili. La cooperazione italiana è prospera, ricchissima, ha mezzi finanziari enormi ma non c'entra più niente con l'idea e l'esperienza della cooperazione prampoliana rivolta a migliorare la condizione dei produttori, a socializzare gli utili, a reinvestirli per il miglioramento delle condizioni di vita degli associati. Oggi la cooperazione si muove come un perfetto meccanismo capitalistico: sfrutta i produttori riducendoli alla disperazione tenendo artatamente bassi i prezzi dei prodotti agricoli dal frumento alla carne, sfrutta i dipendenti applicando contratti derivanti dalla legge Biagi, usa i proventi per finanziare la sua espansione ed il benessere dei suoi dirigenti. Sfrutta i consumatori ai quali non concede assolutamente niente di più di quanto da il "mercato".

Il peso della Cooperazione sul PD è enorme e ne condiziona le scelte di politica economica e sociale. Anche la Confindustria ha un enorme peso sul PD per ciò che sarà il dopo Berlusconi data l'inadeguatezza culturale di questo governo a reggere la situazione. Non basta la capacità di Tremonti di non fare fallire l'Italia con i cosiddetti tagli orizzontali.

L'Italia rischia di morire soffocata lo stesso senza l'ossigeno per riprendere il cammino della produzione e dei consumi.

Per questo la Marcegaglia ha fatto accordi con il PD che coinvolgono la CGIL con la quale ha stipulato un patto sociale che esclude lo sciopero generale.

Insomma l'immensa forza sprigionata dallo sciopero di oggi non trova ascolto politico. Tutti i gruppi dirigenti della politica in gara tra di loro a chi è più a destra è con Marchionne, non difenderà il contratto nazionale di lavoro, non difenderà i salari che scendono di giorno in giorno. La forza della FIOM non è sufficiente, non basta a bloccare l'espansione dei contratti aziendali che saranno agevolati da CGIL, CISL ed UIL. Il grosso delle categorie affiliate alla CGIL non farà niente per contrastare l'avvento dei nuovi contratti. Dopo i contratti aziendali dal momento che al peggio non c'è mai fine, avremo gli accordi individuali comunicati dalla azienda ai lavoratori. "Prendere o lasciare". Tutto il sistema contrattuale italiano è destinato ad essere travolto. Non saremo molto di più della Serbia o della Polonia o della Romania, ma con costi della vita immensamente maggiori.

Lo sciopero di oggi per essere produttivo di effetti dovrebbe darsi un cammino politico per la costruzione di una nuova Confederazione di Lavoratori in grado di bilanciare il peso di CGIL, CISL, UIL, obiettivo possibile. Dovrebbe dare vita ad una forza del socialismo capace di tornare in Parlamento ed occupare il suo posto di rappresentanza del lavoro dipendente.

La FIOM dentro la CGIL è destinata a capitolare, ad essere una mera testimonianza del malessere operaio. Il sindacalismo italiano ha bisogno di una riforma radicale che può avvenire soltanto con la nascita di una nuova forza. Se le cose restano come sono oggi, anche la FIOM è destinata al ruolo subalterno già accettato da CGIL, CISL e UIL.

Bandiera del nuovo Sindacato dovrebbe essere il Salario Minimo Garantito, l'abrogazione della Legge Biagi, l'abrogazione del collegato lavoro e delle leggi sulla scuola e università, un nuovo internazionalismo, la lotta a tutte le privatizzazioni dei servizi pubblici a cominciare da quelli comunali.

Pietro Ancona



 


 

Perché in Italia non si fa lo sciopero generale?

16 febbraio 2011


L'interessante e stimolante Haaretz, organo della intellighenzia israeliana davvero liberal ed assai più onesto di giornali di sinistra europei come l'Unità, si domanda oggi perché, nonostante il peggioramento delle condizioni di vita e la sempre minore tutela di diritti civili e sociali, la popolazione israeliana non scende in piazza, non combatte per difendere le sue conquiste, non si contrappone ad un governo che spende tutte le sue risorse al mantenimento di un potere militare sempre più pesante, sempre più esigente. Alla domanda si risponde lo stesso autore dell'articolo, Michele Merav, con queste parole: «Le organizzazioni sociali per il cambiamento hanno dei limiti intrinseci. Esse operano dall'esterno, e così non possono produrre dei cambiamenti. Nella loro esistenza svolgono la funzione di valvole di sfogo e, cosa più importante, ricevono fondi dal governo ed uomini ricchi -i cui scopi e attività sono in contraddizione con le finalità sociali e politiche delle organizzazioni. Così in maniera indiretta le organizzazioni (sociali) sono in realtà parte del sistema che rafforza ricchi e potenti.»

Con queste parole ha descritto senza volerlo anche la nostra realtà nella quale le organizzazioni confederali dei lavoratori fortissime di oltre dieci milioni di associati che conferiscono ad esse anche una solidissima stabilità economica non alzano un dito a difendere le urgenze dei propri rappresentati. Nei mesi scorsi, moltissimi lavoratori europei sono scesi in piazza in Francia, in Portogallo, in Grecia, in Gran Bretagna, in Spagna con imponenti scioperi generali, a volte ripetuti, rivolti a frenare il progetto dei loro governi di far pagare soltanto al lavoro dipendente ed al welfare i costi della "crisi" indotta dalla truffa finanziaria di Wall Street e dalle strabordanti spese militari USA di fatto addossate a tutto il pianeta.

Si sono realizzati molti scioperi generali. In Francia uno di questi scioperi è stato dedicato alla riforma Sarkozy delle pensioni. In Italia, nonostante ripetute sollecitazioni legate al tanto malessere diffuso tra i lavoratori, non si è mai fatto un solo sciopero generale. Tremonti si è vantato in UE di avere fatto una riforma fondamentale delle pensioni che ne ha innalzato la soglia a settanta anni senza una sola ora di sciopero dei pensionati e dei lavoratori italiani. Ora, tutto il Maghreb, molta parte del mondo arabo dal Marocco allo Yemen è in lotta contro tirannidi che hanno fatto i bagordi a spese di bassissimi salari, disoccupazione, fame dei loro popoli. In Egitto, in Tunisia ed altrove la lotta contro i regimi è stata alimentata in grandissima parte da un proletariato poverissimo che pretende salari migliori.

Insomma, nonostante l'Italia sia circondata da un cerchio di fuoco di lotte e di rivendicazioni, non si muove ed anzi lascia languire fino alla estinzione la lotta organizzata da categorie come gli studenti ed i professori o da sindacati liberi come i COBAS.

Eppure in Italia la situazione economica e sociale è gravissima e volge a vera e propria crisi per l'aggravarsi del debito pubblico e la netta diminuzione del potere di acquisto delle masse. Si stanno licenziando oltre centomila professori e, con il mancato turnover, la pubblica amministrazione perderà cinquecentomila posti di lavoro (tanti quanti ne ha tagliato Cameron in Inghilterra).

Il contratto di lavoro è stato aggredito dalla Fiat e dalla Confindustria e tende ad essere escluso in zone sempre più ampie del Paese, la legge Biagi ha tagliato le ali a milioni di ragazze e ragazzi ridotti al supplizio di un precariato inventato appunto per schiavizzarli, la scuola, l'università e la sanità sono state ristrutturate per fornire servizi dequalificati che costringono a ticket ed esborsi sempre più pesanti, c'è in corso una terziarizzazione ed una finanziarizzazione senza sviluppo del sistema economico con la scomparsa, dopo l'industria pesante di base, della grande industria manifatturiera ed i tre bronzei mandarini del sindacalismo confederale, Bonanni, Angeletti e Camusso, assistono imperterriti, lasciano fare. Si può dire che non solo non hanno fatto una reale opposizione alle scelte più dure del governo (collegato lavoro) e del padronato italiano (Pomigliano e Mirafiori), ma ne sono stati complici attivi o soltanto passivi.

La richiesta dello sciopero generale chiesta dalla FIOM fin dal 16 ottobre scorso a Epifani e richiesta alla signora Camusso dal poderoso sciopero sempre della FIOM del 28 gennaio non è stata accolta dalla CGIL e dal momento che anche il tempo è un fattore politico di primario valore indire uno sciopero generale oggi o tra un mese non avrà più il valore e la capacità di influire sugli eventi che avrebbe avuto sei mesi fa. In Sicilia si dice: "minestra quadiata". Una cosa fuori tempo massimo invecchiata e resa inutile dal suo anacronismo che potrebbe essere riscattata, e non lo sarà, da richieste precise che non saranno avanzate sul precariato, le pensioni, i salari, i contratti. Dal che è lecito il sospetto che ci sia una sorta di patto segreto, parasociale, nel patto sociale stipulato dai tre sindacati e le associazioni padronali. Patto sostenuto non solo da Sacconi e dal Governo ma anche dal PD che vorrebbe realizzare la stessa politica liberista del centro-destra succedendo al governo del postribolare Berlusconi oramai bruciato a livello internazionale e destinato a cedere il posto a Bersani o chi per lui.

Insomma, l'Italia non si muove perché le maggiori organizzazioni sociali che dovrebbero organizzare la protesta sono legate ad interessi con il padronato ed il governo che li portano ad esprimere interessi che sono addirittura confliggenti con quelli dei loro "rappresentati". Il legame aureo si chiama sussidiarietà e si concretizza negli enti bilaterali e nella legislazione paragovernativistica. Le organizzazioni di base che si mobilitano riescono a realizzare manifestazioni imponenti ed assai sentite che tuttavia vengono deliberatamente ignorate dai mass-media, dal Parlamento e dai Partiti che le considerano poco meno che espressioni di un sovversivismo sociale da controllare e considerare meri problemi di ordine pubblico.

La situazione dell'Italia degrada. Stiamo diventando la Tunisia d'Europa. Un Paese per turisti e come diceva sprezzantemente un vecchio operaista che ho tanto stimato "un paese di camerieri". Marchionne si permette di sfottere il Parlamento raccontandogli la favoletta di una Fiat che ha il "cuore" in Italia anche se porta "il cervello" a Detroit o New York. Oggi sentivo un senatore in TV che gli dava ragione, sostenendo che la logica multinazionale non può essere evitata e la Fiat deve fare la sua strada. Il Parlamento ha ascoltato facendo finta di credervi le barzellette di una utilizzazione al quaranta per cento degli impianti che potrebbe essere raddoppiata all'ottanta per cento se gli operai decidono di farsi mettere la cavezza, di non scalciare, di stare dieci ore a digiuno compiendo in tutte le ore sempre lo stesso numero di movimenti programmati dal sadico inventore del WCM.

I politici italiani hanno fatto finta di credere alle mirabolanti e sarcastiche proposte di Marchionne. Anche le tre Confederazioni. Naturalmente, non ci sarà alcuna reazione tranne quella inevitabili dei lavoratori che di volta in volta sono vittime designate dei progetti aziendali.

In Italia cova un terribile malessere, una collera sociale che può diventare spaventosa. Nanni Moretti dice che questo non è paese da insurrezioni. Ma la manifestazione delle donne " se non ora quando" ha messo in luce una corda quasi lesionata, quasi rotta. La gente reagisce al precariato, alle privatizzazioni, ai bassissimi salari, alla prospettiva di non avere mai una pensione... CGIL, CISL, UIL, il PD, il Parlamento, il Governo fanno da tappo ed impediscono l'organizzazione di una dura protesta. Ma la molla non può essere tenuta compressa troppo a lungo e prima o poi scapperà di mano ai giudiziosi collaborazionisti con la pancia piena che il Regime riempie di medaglie ma che non incantano più nessuno perché non hanno più il monopolio della comunicazione.

Pietro Ancona 



 


 

Lo sciopero che non ci sarà

20 febbraio 2011


Siamo al venti febbraio e lo sciopero generale richiesto a gran voce dalla FIOM sin dal 16 ottobre dell'anno scorso non è stato ancora proclamato e probabilmente non lo sarà mai.. Ammesso che oggi la CGIL decida di metterlo in calendario dovrebbe passare almeno due mesi di tempo per la sua preparazione e realizzazione. Si dovrebbe riunire il Comitato Direttivo e tra questa riunione e lo sciopero ci vorrà un lasso di tempo. Arriveremmo a maggio, oltre un anno dopo gli scioperi generali che si sono avuti in Europa, dalla Grecia alla Spagna alla Francia al Portogallo all'Irlanda alla stessa Inghilterra che ha avuto anche dure manifestazioni di protesta degli studenti contro l'aumento delle tasse universitarie che escludono dagli studi superiori la classe operaia e gran parte del ceto medio. Non siamo saliti sul carro della protesta contro la "crisi" che la stretta liberista ha scatenato in tutto l'occidente allo scopo di realizzare la liquidazione del ceto medio attraverso la sua pauperizzazione, di cancellare la civiltà del welfare, di ridurre alla fame "la bestia" (così la Thatcher e Reagan chiamavano lo Stato) licenziando milioni di persone e di avviare una nuova società fatta da ricchi e ricchissimi da un lato in numero limitato in mezzo ad una popolazione impoverita.

Tremonti e Sacconi si sono vantati in Europa di avere fatto una fondamentale "riforma" delle pensioni senza alcun dibattito parlamentare e con l'assenso dei sindacati. Anche l'ondata delle manifestazioni che stanno investendo tutto il mondo arabo sembrano lasciare del tutto indifferente la CGIL che non se ne occupa. Eppure, alla base dei moti che hanno portato e stanno portando alla fine delle dittature c'è un enorme problema di salari ed anche di fame, un bisogno di pane e lavoro che si è unito alla richiesta di vivere con dignità e diritti di cittadini e non da sudditi.

Lo sciopero generale quindi risulterebbe anacronistico. Tutti i giochi si sono fatti alcuni con la collaborazione della CISL e dell'uil. La CGIL è sembrata frenata soltanto dalla esigenza di non perdere la faccia. Se non fosse stato per questo avrebbe aderito volentieri agli accordi stipulati dagli altri. Il sistema dei diritti sociali e sindacali dei lavoratori è stato gravemente indebolito da scelte governative e legislative che lo hanno pesantemente invalidato senza registrare niente di più di qualche flebile lamento. Mentre lo scontro si inaspriva nelle fabbriche ed il Parlamento varava il famigerato "collegato" lavoro, la CGIL firmava il patto sociale per almeno quattro punti. Non ha firmato il quinto dedicato alla produttività e vi traccheggia attorno in attesa di spegnere l'ira dei metalmeccanici che con i decreti Marchionne di Pomigliano e di Mirafiori dovranno adattarsi, se vogliono portare a casa un pezzo di pane, alla vita della fabbrica Italia, una fabbrica-caserma nella quale sono stati militarizzati. La Fiat non è del resto nuovo a queste parentesi fasciste nelle sue fabbriche.

Magari si rammarica oggi di non potere applicare agli operai il Codice Militare di Guerra a suo tempo usato. La questione della scuola è stata chiusa con il licenziamento di 120 mila professori e maestri e la dequalificazione del servizio con classi superaffollate assistite da meno insegnanti e con meno materie. Anche la cosiddetta riforma universitaria è stata congegnata per renderne più difficile l'accesso e per avviare gli atenei verso gestioni sempre più condizionate dai privati. Le assunzioni si fanno anche nella pubblica amministrazione in forma precaria. La legge Biagi che ha già spezzato le ali alle nuove generazioni che ne vengono schiavizzate e costrette a basse remunerazioni spesso quasi ridicole, è diventata la forma quasi esclusiva di assunzione. Il posto a tempo indeterminato è diventato una rarità tanto da indurre la televisione La7 ad organizzare una trasmissione in cui si avrà per premio un posto a tempo indeterminato. Hanno voglia Draghi e Ferrarotti a denunziare il precariato, a invitare (Ferrarotti, Monicelli) i giovani a ribellarsi alla legge Biagi. La signora Camusso fa finta di non sentire, il suo orecchio è sintonizzato sul PD che vuole il precariato perché fa comodo alle Cooperative ed alle associazioni padronali che vorrebbe conquistare e farsi appoggiare per sostituire il centro destra senza cambiarne le scelte politiche.

La vicenda Fiat si è conclusa con la presa d'atto prima del Governo e poi del Parlamento della linea Marchionne che ha comunicato le intenzioni della multinazionale di trasferire il suo cervello da Torino a Detroit o New York lasciando in Italia, bontà e sentimentalismo di uno che ha la residenza fiscale in Svizzera, il "cuore"...

Il cuore sarebbe costituito da alcuni stabilimenti che con un fumus giuridico appartengono a Newco e che l'unica cosa certa è che sono stati trasformati in una sorta di penitenziari, di lavori forzati, per gente che deve sudare sangue per portare a casa 1200 euro. I programmi Fiat per l'Italia sono coperti da un grande segreto che probabilmente nasconde il vuoto totale. L'unica cosa certa è che avremo almeno un anno di cassa integrazione. Poi si vedrà. Alla Jeep torinese fanno finta di crederci in tanti a cominciare dal sindaco Chiamparino, ma molti sono a ragione scettici e dubitano che si farà mai...

In quanto ai piani di riconversione di Termini Imerese che godono in un patrimonio di 450 milioni di euro di denaro pubblico il pessimismo è d'obbligo. Forse gli unici che ne ricaveranno davvero qualcosa sono gli investitori presentati dal Ministro Romano e dal Presidente Lombardo.

Tutte le vicende che sono state segnalate drammaticamente all'opinione pubblica dagli operai stiliti o autocarcerati come quelli dell'Asinara restano aperte ed insolute. Il governo osserva il principio liberista "laissez faire, laissez passer", principio emulato dal PD e dai suoi nuovi giuslavoristi Ichino, Letta, Treu, Colonnino e quindi coinvolgente la CGIL che si limita a dare una assistenza per i singoli casi giocando di rimessa e limitandosi a qualche modesta richiesta di carattere assistenzialistica.

Intanto il mondo del lavoro italiano è in piena rivoluzione padronale. Si stipulano soltanto accordi in deroga ed i CCNL di fatto sono stati stracciati. Oramai sono obsoleti. La "modernità", nuovo Molok dei neocon bipartisan italiani, esige per ora i contratti aziendali. Domani magari avremo soltanto il contrattino individuale preparato dall'ufficio risorse umane delle aziende che i singoli lavoratori potranno soltanto firmare. Tacere, obbedire e versare il sangue alla catena di montaggio o nei cantieri! I sindacati che si oppongono a questa svolta appoggiata dal novanta per cento del parlamento italiano non sono patriottici e saranno isolati senza alcuno scampo dall'establishment dei palazzi della politica, considerati quasi eversivi e vicini ai centri sociali che nel gergo della destra italiana significa "terroristi".

Il contesto politico in cui si sviluppa questa martellante offensiva contro la classe operaia italiana è quella di un Parlamento in crisi morale spaventosa con deputati che ogni giorno raggiungono la maggioranza di Berlusconi nonostante questo sia divenuto persona scandalosa in tutto il mondo per le sue frequentazioni con prostitute. Questo signore, seduto su una montagna di miliardi di euro guadagnati con il monopolio della pubblicità ora attacca la Corte Costituzionale, la Magistratura e, tutte le volte che può, il Presidente della Repubblica. La corruzione del Parlamento serve a fare leggi di stravolgimento della Costituzione. La CGIL non si fa carico dei pericoli che incombono sulla libertà e neppure per questa gravissima ragione si decide a chiamare alla lotta.

Pietro Ancona

http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=14898



 


 

Scala mobile e salario minimo garantito

4 marzo 2011


La crisi libica ha infiammato l'inflazione per il rincaro della energia a causa di una velocissima manovra sui prezzi in cui è anche forte una componente di speculazione e di vera e propria rapina. L'effetto è immediato intanto sul costo dei carburanti che grava sui lavoratori che nella loro grande maggioranza usano il mezzo privato per raggiungere le aziende e sui costi di produzione di generi alimentari che rincareranno tutti. Insomma tutto costerà da subito più caro. Altro effetto negativo sarà prodotto dal federalismo municipale che aumenta le tasse e dai rincari dei servizi delle ex municipalizzate. Insomma i salari e le pensioni già abbastanza rinsecchiti corrono il rischio di diventare evanescenti anche perché sono fermi da circa venti anni.

Dalla abolizione della scala mobile avvenuta il 21 luglio 1992 e dagli accordi di concertazione del 23 luglio 1993 ad oggi c'è stata una inesorabile progressiva svalutazione dei salari costretti quasi alla immobilità mentre tutto il resto è andato avanti secondo le leggi del mercato. Salari e pensioni basse hanno contribuito a non fare impennare di molto i prezzi data la minore possibilità di consumi di lavoratori e pensionati come dire che la povertà del popolo è servita a tenere in equilibrio il sistema. Ma è catastrofica la situazione dei redditi fissi. Il 17 % dei pensionati di vecchiaia riceve un assegno inferiore a 500 euro mensili. Il 6 % dei lavoratori riceve un "salario" inferiore a 500 euro al mese ed il 25 % sotto i 1000 euro.

Questa situazione angoscia soprattutto i pensionati che non solo non hanno mezzi di difesa, ma sono stati criminalizzati dal regime che li vuole vampiri delle risorse che spetterebbero ai giovani, propaganda alimentata anche da autorevoli economisti e professoroni come Monti, non promette niente di buono ed evolve verso il peggio. Diventeranno i pensionati italiani come i russi dopo la caduta dell'URSS costretti a mendicare per le strade ed a morire di freddo e di fame? Grave è la condizione dei lavoratori e delle loro famiglie. Sebbene l'economia italiana sembri in ripresa moltissime sono le ore di CIG. La contrattazione in deroga abbassa i minimi salariali ed i contratti in regime di precariato addirittura li dimezzano. Insomma la situazione si sta facendo assai critica per la sopravvivenza. Il liberismo ha imposto regole che vanno ben oltre la legge bronzea dei salari di Ricardo. Non solo il salario non va oltre la sussistenza dei prestatori d'opera ma è spesso largamente al disotto. Si sopravvive con l'aiuto delle famiglie fino a quando questo sarà possibile. Tutti i milioni di giovani biagizzati sopravvivono con l'aiuto dei genitori e spesso anche dei nonni. Nessuno è in grado di reggersi da solo e non basta neppure l'aiuto dello stipendio della compagna, se precaria. In queste condizioni diventa indispensabile il ripristino della scala mobile, di un meccanismo di indicizzazione dei salari e delle pensioni. La scala mobile può essere congegnata per evitare taluni effetti negativi che le sono stati attribuiti. Non è vero che favorisce l'inflazione se scatta soltanto un paio di volte l'anno e sempre dopo la registrazione dell'andamento dei prezzi. Può addirittura essere uno strumento di contenimento di questi, perché le aziende e lo Stato aumentando prezzi e tariffe dovranno tenere conto delle ripercussioni.

L'istituzione del Salario Minimo Garantito si rende indispensabile per tutta l'area del precariato e del lavoro immigrato. Ma farà bene a tutti bloccare la tendenza allo scivolamento verso il basso dei salari. Sarà un fatto di civiltà e di rispetto della dignità.

Eviterà l'imbarbarimento di una società che si spacca in due, da un lato i manager ed i politici che godono di retribuzioni scandalose e dall'altro i reietti che la morale liberista vorrebbe fare sentire falliti. Non è un fallito un giovane che dopo essersi laureato magari con tanto entusiasmo è costretto a servire in un ufficio per quattrocento euro al mese ma solo una vittima di un sistema che deve essere cambiato subito prima che sia troppo tardi.

Si potrebbe rivendicare anche un tetto per gli amministratori ed i manager. Cosa giusta specialmente nella pubblica amministrazione dopo la scandalosa riforma Bassanini. Lo sciopero del 6 maggio prossimo affronta la questione salariale e delle pensioni? È una domanda che mi pongo dal momento che mi pare prioritario mettere qualche cosa in più nelle tasche vuote dei lavoratori e dei pensionati.

Pietro Ancona

http://www.uilpensionati.it/Documents/Pubblicazioni/FEBBRAIO 2006 SINTESI rapporto inps istat.pdf


 

Il manifesto dei Masochisti del 9 aprile

8 aprile 2011


Non chiedono abrogazione legge Biagi e Salario Minimo Garantito
"il nostro tempo è adesso", "non c'è più tempo per l'attesa", "siamo la grande risorsa di questo paese", "siamo una generazione precaria", "vogliamo tutti un altro paese " non siamo più disposti ad aspettare", "non è più tempo solo di resistere ma di passare all'azione", siamo stanchi di resistere ma non ce ne andiamo "...

Ho trascritto i titoli delle proposizioni che compongono l'appello della manifestazione del 9 aprile dei precari alla quale partecipano numerose associazioni ma il motore è la CGIL che ne fa un momento preparatorio dello sciopero generale nazionale del 6 Maggio.

Si tratta di una manifestazione puramente motoria, un qualche segnale di mobilitazione lanciato a sei milioni di persone in grave sofferenza e disperate per il futuro che non c'è, una manifestazione a cui la CGIL ha mozzato il capo. Non ci sono richieste né per il Parlamento né per il Governo né per il padronato. Niente di niente! Si descrive la tristissima ed insopportabile condizione dei precari ma non si dice niente, non si indica un percorso, non si chiede niente per il suo superamento.

Non si capisce neppure perché questa manifestazione viene fatta. Forse si vuol fare sapere che in Italia abbiamo i precari? Ma questo si sa e come. Non c'è famiglia italiana che non sia toccata da questo problema. Che i giovani sono stanchi di aspettare? Che vogliono che le cose cambino? Tutte cose scontate. Il punto è un altro: che cosa bisogna chiedere, come chiedere, quando e quanto chiedere.

Qui casca l'asino. La CGIL pratica il precariato tra i suoi dipendenti e non ha alcuna intenzione di cambiare regime. La stragrande maggioranza dei quadri "tecnici" della CGIL (non i sindacalisti) sono assunti con uno dei vari regimi previsti dalla legge Biagi.

Negli accordi con il governo Prodi del luglio 2007 la CGIL sottoscrisse contenuti specifici della Legge Biagi che aveva negato fino a qualche tempo prima. Lo stesso Prodi aveva vinto le elezioni promettendo ai giovani la lotta al precariato ma si rimangiò tutto nella sadica gara a destra ingaggiata con Veltroni tra chi sparava meglio nel mucchio dei diritti dei lavoratori.

Anche il PD che, con la dichiarazione di Fassina, appoggia la manifestazione è per il precariato che viene praticato tra i suoi dipendenti e nel sistema della cooperazione e delle imprese controllate dal PD. Inoltre condivide le posizioni di CISL ed UIL ed ha indotto la CGIL a farle proprie, "unitarie".

Oggi 8 Aprile, alla vigilia delle manifestazioni, il cardinale Bagnasco, bontà sua, afferma che il precariato deve avere un termine, non può essere a vita...

Peccato che la stragrande maggioranza dell'associazionismo cattolico e le imprese di Comunione e Liberazione lo pratichino con grande spregiudicatezza.

Ogni tanto si sente qualche voce che sembra ultramondana ai giovani a settecento euro ed a partita iva come fossero professionisti come quella del governatore della Banca d'Italia o del Ministro Tremonti che fanno sapere come il posto fisso sia superiore come produttività sicurezza sociale e prospettiva e come sarà deleteria per l'Italia una generazione che non sarà mai stabilizzata ed attraverserà il futuro senza averlo. Ma trattasi di voci che diventano puri fumi accademici e che possono essere come tanti altri, esempio la rarefazione delle materie prime, il prezzo dei carburanti...

Basterebbe due richieste per dare consistenza e valore risolvente alla manifestazione: Abrogazione legge Biagi e divieto di tutte le sue forme giuridiche contrattuali ed istituzione Salario Minimo Garantito per impedire alla disonesta classe imprenditoriale italiana ed alla stessa pubblica amministrazione di umiliare il lavoro dei giovani.
Ma queste semplici rivendicazioni non ci saranno per il semplice scopo che la CGIL il PD ed i loro alleati si limitano a prendere in giro i precari. Non alzano un dito in loro soccorso se non per arrecare qualche debole miglioramento assistenzialistico.

Sarebbe quindi utile che le associazioni che vogliono davvero combattere il precariato si dissocino da questa truffa.

Pietro Ancona



 


 

Una grande sentenza

16 aprile 2011

 

Il 4 ottobre del 1969 mi trovavo ad Enna per presiedere una riunione del Comitato Direttivo di quella Camera del Lavoro. Mentre ero riunito entrò in sala il mio compagno ed amico Turi Zinna il quale mi disse che avrei dovuto recarmi subito a Ragusa perché mio fratello si era sentito male. Nell'interminabile viaggio da Enna a Ragusa volevo assolutamente convincermi che non era successo niente di irreparabile. Alle porte di Ragusa Vincenzo Messana, l'amico che mi accompagnava, fermò l'auto e mi disse di prepararmi ad un brutto evento. Non avrei trovato in vita mio fratello Fortunato.

Infatti, lo trovai dentro una rudimentale bara. Era di colore blu. Sembrava ancora spaventato come a chiedere aiuto. Era stato ucciso da una scarica di ventimila volt mentre si accingeva a riparare un filo spezzato da un fulmine. Era rimasto appeso per il gancio che lo assicurava al palo almeno per un paio d'ore, a testa in giù.

Era sposato da un mese. Aveva 26 anni ed era davvero un bel ragazzo. Il processo andò per le lunghe e le condanne furono irrisorie.

Nessuno andò in carcere e la mortalità nei posti di lavoro da allora è sempre cresciuta. L'Italia è piena di orfani di caduti sul lavoro: ogni anno più di mille persone non tornano a casa e, cosa della quale non si parla, l'Italia è piena anche di mutilati e malati, persone che sono state spremute e praticamente consumate in lavori che li hanno messo a contatto con sostanze maligne oppure hanno perso soltanto un braccio, una gamba, qualche dito, un occhio...

Quando ieri il Tribunale di Torino ha condannato per omicidio il dirigente della Thyssen ed i suoi collaboratori affermando per la prima volta la responsabilità penale per dolo per morte sul lavoro, ho provato il sentimento di chi riceve finalmente giustizia e mi sono sentito ottavo accanto ai parenti delle sette vittime. Le parole del magistrato di grandissimo equilibrio ed umanità mi hanno reso rispettoso di una giustizia che finalmente sembra esistere anche per i lavoratori specialmente quando ha detto che la sentenza è epocale perché da ora in poi la cultura della sicurezza del lavoro dovrà entrare nei posti di lavoro e restarci. Ha dato alla sentenza la valenza di uno spartiacque tra ieri e domani. Sarà così anche se i condannati nei vari gradi di giudizi riusciranno ad evitare la galera. È difficile tornare indietro anche se l'esercito dei guastatori è già in moto e non escludo financo interventi legislativi per cambiare il contesto. Ho letto l'intervista della segretaria della CGIL Susanna Camusso. Ha detto molte cose condivisibili tranne quando ha affermato di non sapere se la sentenza ha un valore storico. Ha anche omesso di chiamare in causa le responsabilità del sindacato che in molti casi è stato più attento alla produzione che alla sicurezza.

Ho ancora davanti gli occhi l'immagine blu del mio povero fratellino e quella di uno degli operai morti ripreso mentre, seduto a terra appoggiato ad un barile, era in preda agli spasimi dell'agonia e sobbalzava come se ricevesse continue scariche elettriche. È importante recuperare il rispetto per la vita dei lavoratori, rispetto che non c'è e che non si ha soltanto con una legislazione più severa della sicurezza, ma cambiando atteggiamento culturale e politico verso i lavoratori. Il punto di degrado è tale che è diventata vera e propria violenza fisica e giuridica. È violenza la legge Biagi che consente di stracciare il valore della prestazione rendendola precaria e pagandola pochi centesimi. - È violenza il collegato lavoro che nega il diritto al giudice e rende labirintica la ricerca di giustizia. - È violenza la negazione della pensione ed il suo ritardo oramai quasi sine die.

È violenza l'applicazione di metodi lavorativi che non uccidono ma producono danni irreparabili allo scheletro, all'apparato muscolare e nervoso come quelli applicati alla Fiat ed in gran parte degli stabilimenti tessili ed in moltissime aziende in cui la tecnologia ultramoderna non tiene conto che le persone sono fatte di carne ed ossa.

Ma, da questo punto di vista, il raggio di luce che viene dalla magistratura torinese può restare un episodio che rischia di restare isolato. Il padronato italiano, con la collaborazione di sindacati che hanno stabilito che i diritti vanno sacrificati al lavoro e in questo hanno l'appoggio di un Parlamento di oligarchi che vive distante dalla vita della gente, va in direzione diametralmente opposta a quella che guida ed illumina la sentenza. Sarà difficile passare dall'egemonia dell'azienda all'egemonia del lavoro.

Pietro Ancona

Funerali Vittorio Arrigoni

23 aprile 2011


Cara Segretaria Dr.ssa Susanna Camusso,


Domani si svolgeranno i funerali di Vittorio Utopia Arrigoni, attivista per i diritti umani nella striscia di Gaza prigione spaventosa a cielo aperto per quasi due milioni di palestinesi soggetti a vessazioni di ogni sorta dallo stato di Israele che spesso bombarda con aerei e carri armati la popolazione civile per tenerla in stato di genocidio a bassa intensità.

Vittorio è Cristo risorto in Palestina per condividerne il dolore ed asciugarne le lacrime.

L'Italia ha accolto la salma con freddezza e senza gli onori conferiti ai caduti militari all'estero. Soltanto i suoi amici e le persone che ci riconosciamo nella sua opera lo abbiamo pianto.

Spero che lei, rappresentante di una organizzazione che ha gloriose tradizioni pacifiste (io stesso, nella qualità di rappresentante della CGIL ho partecipato a Tripoli ad una conferenza per la Palestina e la Namibia negli anni ottanta) vorrà essere presente ai funerali e di conforto alla madre ed a quanto vollero bene a Vittorio. 

Intanto le auguro Buona Pasqua.

Pietro Ancona



 


 

Assalto al 1° Maggio

28 aprile 2011


L'assalto alla Festa del 1° maggio attuato da numerosi Sindaci e dalla destra italiana che vorrebbero i negozi aperti si inscrive in una linea di desacralizzazione di una data finora rispettata dalle democrazie in omaggio al lavoro ed alla sua fondamentale importanza. Non è un caso che gli USA il Paese ideologicamente alla guida del capitalismo e che ha represso alla fine dello ottocento con il sangue dei sindacalisti e dei lavoratori il loro diritto ad esistere come classe non celebra il 1 Maggio che è una giornata feriale come tutte le altre.

Coloro i quali vogliono abolire la festa affermano l'idea che quello che conta non è il lavoratore ma la sua prestazione ed il valore di questa prestazione vogliono essere soltanto loro a determinarla. Vuole cancellare il lavoratore come soggetto sociale titolare di diritti e ridurre la sua funzione a quella di mero strumento da impiegare per realizzare profitti.

Credo che in qualche modo l'iniziativa del sindaco Pd di Firenze e del sindaco di destra di Roma avrà un risultato. Il 1° Maggio comincerà ad essere per i dipendenti del commercio una giornata di lavoro come tutte le altre. Dal commercio si passerà presto a tutti gli altri settori. Questa tendenza non è sufficientemente contrastata da tutti i sindacati e dalla opinione liberal e di sinistra. Si inscrive in una linea di riduzione del ruolo sociale e della funzione politica dei lavoratori che ha fatto grandi passi in avanti in Italia segnando lo sgretolamento dello Statuto dei Diritti e delle indicazioni della stessa Costituzione che mette il lavoro a fondamento della Repubblica. Lavorare il giorno che celebra il riscatto del lavoro è coerente con la legge Biagi, con il collegato lavoro, con la fine del sistema pensionistico. È un messaggio con il quale si rafforza l'offensiva contro le classi lavoratrici per segnarne la sconfitta definitiva.

Se la CGIL è davvero a difesa della festa del 1° Maggio dovrebbe organizzare la contestazione dei negozi che alzano le serrande ed inviare gruppi di sostegno a sostegno ai lavoratori del commercio spesso non in condizioni di difendersi e che sono pagati malissimo con uno sfruttamento "industriale" della legge Biagi che ne ha garantito la precarizzazione diffusa. Dovrebbe dichiarare di considerare in sciopero tutte le aziende commerciali che restano aperte e chiedere l'intervento degli ispettori del lavoro per bonificare il lavoro nero che è assai diffuso Contrapporre consumatori ai lavoratori è un gioco spesso aiutato da un giornalismo miope o embedded e da partiti che strizzano l'occhio ai bottegai ed ai supermercati. I lavoratori sono anche consumatori e non hanno meno diritti di altri.

Non sottovalutare la guerra dei negozi aperti sarebbe opportuno per le organizzazioni sindacali e la sinistra italiana. Ma viviamo in tempo di frastornamento e forse ci si lascerà trascinare dalla corrente avversa.

Pietro Ancona



 


 

Domani è il primo maggio

30 aprile 2011


Domani primo maggio festa del lavoro Non sappiamo se la ricorrenza che simboleggia valori di libertà ed eguaglianza dei lavoratori e del loro movimento di emancipazione sarà rispettata dappertutto. Il sindaco di Firenze, mediocre successore di Giorgio La Pira, ha deciso di consentire ai commercianti l'apertura dei negozi. Vedremo quindi nel giorno sacro al riposo dei lavoratori le commesse ed i commessi, le persone peggio pagate e più sfruttate alle quali non si applica che raramente il contratto di lavoro, stare dietro ai banchi o, come pretendono alcuni sadici imprenditori, a fare da "statuine", in piedi per otto ore in atteggiamento gradevole ma all'impiedi dal quale possono sciogliersi soltanto per servire i clienti. Il fascista in doppio petto sindaco di Roma, il famoso Alemanno che guida la città più violenta contro gli immigrati, i diversi, i rom si è subito unito alla decisione del rampante giovanotto toscano che piace tanto a Berlusconi.

Anche Milano e Bologna sono della partita. Spiegava stamane un signore al conduttore Mascini di prima pagina che sosteneva la tesi dei negozi aperti come dal punto di vista economico e degli interessi delle aziende, l'apertura per il primo maggio è del tutto inutile. Le famiglie da molto tempo si sono fatte un budget di spesa dal quale è difficile decampare. Non è quindi con un giorno di apertura in più che si spenderà di più e, alla fine, l'apertura dei negozi è una perdita in termini di energia consumata ed oneri da sopportare ivi compresi lo straordinario del personale. Gli incassi del primo maggio non si sommano agli incassi di tutti i giorni dell'anno. Difficilmente sono un di più.

Perché allora c'è una campagna martellante, incensante, che coinvolge le "migliori penne" dei grandi giornali? Sicuramente per motivi ideologici e politici. Lavoratori senza il primo maggio festivo sono lavoratori più sconfitti ed umiliati. Si tratta quindi di un tassello da aggiungere al lavoro nero, alla precarietà, ai bassi infimi salari, alla incessante campagna sempre in corso per la riduzione fino all'annichilimento dei diritti della classe lavoratrice. In effetti, nel quadro generale della deregulation dei diritti sindacali a cominciare dal CCNL la persistenza della festa del primo maggio rappresenta una contraddizione, una colonna che resta in piedi circondata da macerie e che va anche esse abbattuta.

Ho letto che il 1° maggio sarà ricordato dalle tre maggiori confederazioni sindacali in moltissime località d'Italia dopo un anno di polemiche non risolte. In effetti questa unità sindacale ostentata è una sovrastruttura surreale di profonde divisioni. Da molto tempo non è più possibile fare uno sciopero generale unitario e le ragioni delle divisioni sono gravi: riguardano la Fiat, le deroghe contrattuali, l'adesione di CISL ed UIL al patto dei "complici" di Sacconi. Riguardano anche la scuola e si allargano a tanti altri campi. Perché allora si continua a stare insieme dando all'Italia una rappresentazione bugiarda della realtà? Perché nella CGIL c'è una forzatura che viene dal vertice confederale e dal PD suo partito di riferimento per realizzare l'unità ed alle condizioni dettate dalla CISL di Bonanni. In fondo la CGIL avrebbe firmato gli accordi di Pomigliano e di Mirafiori ma ha dovuto astenersi per la vivace opposizione della FIOM titolare sgradita alla Camusso della trattativa. In altre cose la CGIL ha soltanto finto di essere in disaccordo con il governo: mi riferisco alla "riforma delle pensioni", al collegato lavoro e soprattutto al precariato che ha condiviso con gli accordi del 27 luglio 2007 firmati con Prodi.

Il disagio per una celebrazione unitaria è dovuto essenzialmente alle mancate risposte "unitarie" al profondo malessere dei lavoratori che si è espresso anche in forme di disperazione come l'ondata di neostiliti e l'Isola dei Cassi Integrati o con i pietosi suicidi registrati nel corso dell'anno.

Cinquecentomila lavoratori pubblici perdono il posto di lavoro e tra questi oltre centomila insegnanti. Il precariato sta diventando maggioritario e presto sarà l'unica forma di lavoro dipendente. Questo genera disagio rabbia rancore collera in milioni di persone che non possono ipotizzare il loro futuro, ma il vertice della CGIL insiste nella sua politica unitaria fondata sull'accettazione dei diktat CISL e Confindustria.

Firma a Genova un "patto sociale" con Confindustria su quattro punti cruciali e non sottoscrive in pieno gli accordi con Confindustria e Governo sui temi della "produttività" ancora in discussione non perché contrario ma per motivi di opportunità e di gestione della sua base sociale. La CGIL vorrebbe smottare a destra senza pagare dazio, in modo soft indolore. L'unità sindacale presentata il 1° maggio è piena di contenuti contrari agli interessi dei lavoratori. Realizziamo in Italia la contraddizione delle contraddizioni: sindacati forti di oltre undici milioni di iscritti tra i maggiori del mondo occidentale che gestiscono iscritti impoveriti e con processi di impoverimento salariale e giuridico in corso assai pesanti! Sindacati ricchi e potenti e loro iscritti che vivono la vita di fabbrica quasi con terrore ed umiliati dalle minacce di licenziamento o di riduzione coatta del salario. Quindi bisognerebbe che la CGIL convochi un Congresso straordinario per una riflessione radicale sulla linea di politica sindacale oppure che si cominci a pensare ad una nuova Confederazione che unisca il dissenso interno alla CGIL alla militanza del sindacalismo di base. Insomma fare una nuova Confederazione capace di riscoprire e difendere gli interessi dei lavoratori nel solco della tradizione del movimento operaio italiano anteriore alla fase della concertazione (1992).

Forse la CGIL è riformabile? È riconducibile alla sua natura di sindacato di classe e non di conglomerata di servizi? Questo è molto dubbio. Bruno Buozzi e poi Giuseppe Di Vittorio dopo la capitolazione di Rigola e D'Aragona, i due primi segretari generali della CGIL (1906/1926), al Patto di Palazzo Vidoni imposto da Mussolini, ci misero tantissimo lavoro per recuperare la CGIL dalla perdita di se stessa e della sua identità profonda di strumento del movimento operaio. Ma questo ora è quasi impossibile perché la CGIL ha una forte maggioranza di destra e perché i partiti del socialismo PCI e psi non ci sono più ed i loro epigoni sono liberisti e confindustrialisti. Nei partiti quello che resta fuori dal PD è un pulviscolo che tarda ad aggregarsi. Inoltre la stessa sinistra "radicale" non è tutta assente da processi di ammaloramento politico. Il SEL di Vendola aspira a congiungersi con il PD e PRC stenta a spiccare un nuovo volo assieme agli altri frammenti del comunismo italiano. Per avere un segnale di cambiamento di linea serio la CGIL dovrebbe abrogare i contratti atipici applicati al suo personale tecnico ed amministrativo ed al personale delle sue conglomerate. Sarebbe interessante sapere come viene assunto il personale del CAF e come viene retribuito.

Quali cambiamenti sono avvenuti nel trattamento del valoroso personale dell'Inca da quanto è stata varata la legge Biagi. Bisognerebbe inoltre convincere la CGIL a fare la grande guerra al precariato ed a rinunziare alla concertazione disdicendo gli accordi firmati nel 1993 da Bruno Trentin. 

Combattere e non assecondare la cosiddetta contrattazione di secondo livello se questa diventa sostitutiva del CCNL. Recuperare tantissimi temi della sua storia sempre validi e sempre attuali. Non c'è niente di obsoleto in ciò che faceva prospera l'Italia. Le politiche liberiste iugulatorie di oggi fanno infelici i lavoratori e rovinano l'Italia come ha rilevato allarmato Draghi. Nel fallimento di CGIL CISL UIL c'è anche il fallimento della Confindustria trattata a pesci in faccia dalla Fiat ed insidiata da vicino dalla sua consorella francese che ha steso una Opa gigantesca non soltanto su Parmalat, ma su quanto resta dei gioielli della nostra media industria.

L'abbandono della CGIL del campo antimperialistico e della pace genera sbandamenti come l'adesione o il silenzio sui bombardamenti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle libiche. Non credo proprio che la CGIL di Di Vittorio o di Lama o di Vittorio Foa avrebbe mai ammainato le sue bandiere ed appoggiato i raid aerei e le tante guerre ascare al servizio delle multinazionali USA. La scelta della pace senza se e senza ma deve tornare ad essere un punto fondamentale di rifondazione della nuova CGIL. Ma forse il gruppo dirigente centrale soffocherà ogni tentativo in questa direzione e continuerà a trasformarsi in sindacato di servizi e poi sindacato imprenditore.

Inni e bandiere sono simboli dell'identità, della storia, della cultura delle organizzazioni. Al tremendo concertone di Roma che si ripete da anni e che vive di una sua vita staccata dalla realtà del Paese non si suoneranno l'inno dei lavoratori e l'internazionale. Si suoneranno invece al loro posto "va pensiero" e l'inno di Mameli. Una scelta nazionalistica contraria alla tradizione internazionalista.

Non capisco il "Va pensiero" se non come omaggio agli ebrei che piangono la patria perduta. In effetti la patria perduta la piangono oggi i Palestinesi ed in quel poco che è loro rimasta ci vivono prigionieri. In moltissime manifestazioni non si intoneranno gli inni proletari. È molto triste quanto accade ed è segno non di una linea sindacale che cambia e diventa più "moderna", ma di una forza che smarrisce la coscienza di sé, la coscienza di essere un grande corpo collettivo dotato di intelligenza sociale. I lavoratori rischiano di restare soli, e in parte già lo sono, di fronte a coloro dai quali dipende la loro vita.

Non va bene, non va proprio bene. È una regressione dallo spirito di appartenenza alla classe operaia che ci riporta all'epoca pre moderna degli "animal spirits" del capitalismo che ritornano alla grande.

Pietro Ancona



 


 

Uno sciopero due linguaggi

5 maggio 2011

 
Lo sciopero di domani sarà certamente forte, combattivo perché nutrito da una protesta che prevale ancora sulla rassegnazione. Rassegnazione al ricatto e alla violenza illiberale della Fiat che organizza referendum sui suoi diktat additando nella FIOM il nemico e annunziando che va via se i lavoratori dovessero decidere per il no. Si tratta di forzature e di vere e proprie estorsioni di consenso già perpetrate a Pomigliano ed a Torino e bisognerebbe trovare un modo per impedire queste plateali manifestazioni di dominanza padronale nelle quali si cerca l'isolamento della FIOM e dei sindacati di base e si istiga la pressione dei lavoratori preoccupati su di essa e sui suoi dirigenti. Ieri lo sciopero ha avuto il peggior viatico possibile dalla segretaria della CGIL la quale si è schierata con la RSU contro la FIOM. Bonanni gongola e grida di gioia che la Camusso la pensa come lui e che finalmente si potrà fare a meno della influenza della FIOM. In effetti quasi tutti i lavoratori della ex Bertone hanno votato per il si ma è un voto dettato dallo stato di necessità che non ci sarebbe stato certamente se non ci fosse stato il ricatto di non recuperare lo stabilimento dopo sei anni di cassa integrazione.

Non è soltanto l'azienda a premere sui lavoratori ma anche i sindacati confederali ed il sindacato giallo della Fiat. Credo che abbia fatto bene il gruppo dirigente nazionale della FIOM a non firmare il contratto restando coerente alle critiche fatte alla proposta Fiat che riguardano questioni essenziali della libertà e del lavoro in fabbrica.

Lo sciopero di domani sarà forte e si nutrirà della larga opposizione dei lavoratori al peggioramento delle loro condizioni salariali e di vita. Ma la piattaforma rivendicativa dello sciopero è generica e si occupa di alcune cose certamente importanti ma che lasciano intatto ed irrisolto il focus della protesta. Si chiedono investimenti ed un piano di sviluppo industriale, l'attuazione dei referendum ed un piano energetico nazionale, si parla della emigrazione e dei conti pubblici dello Stato. Si chiede l'imposizione di una patrimoniale sul 5% dei contribuenti più ricchi del Paese che darebbe 18 miliardi di euro da impiegare utilmente a sostegno della occupazione. Insomma si chiedono cose giuste ma assai generiche e che sono distantissime dai problemi scottanti che assillano la gente e che richiederebbero un aumento generalizzato dei salari, la abrogazione della Legge Biagi per cancellare la madre di tutte le precarietà, l'istituzione del SMG (salario minimo garantito) a 1000 euro mensili, una immediata e drastica revisione della normativa pensionistica che è diventata assurda, il blocco delle privatizzazioni nella pubblica amministrazione.

Queste rivendicazioni che io ho sommariamente richiamato corrispondono ai bisogni profondi dei lavoratori. Metterebbero un blocco allo smottamento a destra che, aiutato da una inflazione crescente e non contrastata da nessuno strumento, espone a impoverimenti ulteriori la massa salariale del paese già salassata da livelli bassi di retribuzione e dal profondo avvallamento di esse nel crescente precariato. Quasi un terzo dei lavoratori italiani guadagna meno di mille euro al mese e questa condizione non è più sostenibile.

Lo sciopero parlerà due linguaggi. Quello del gruppo dirigente della CGIL sarà evasivo e poco propenso ad impegnarsi in proposte concrete. Quello dei lavoratori sarà di forte contestazione e chiederà il cambiamento.

Ma lo vedremo domani. Gli scioperi vivono sempre di una loro propria vita che a volte travolge i paletti che qualcuno vorrebbe porre. Credo che la Camusso non veda l'ora che sia finito e di chiudere il suo fascicolo. Già lo sciopero arriva con un ritardo di almeno un anno. Ha saltato il momento dei grandi scioperi europei contro la stretta economica e per la scuola di Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda... ed è confinato a valle di tante cose che si sarebbero dovuto combattere fino in fondo come le leggi Gelmini ed il collegato lavoro e l'attacco di Brunetta e Tremonti ai pubblici dipendenti. Insomma interviene quando i buoi sono fuggiti dalla stalla ed i giochi sono stati fatti. Tuttavia è possibile recuperare su qualche punto. Ma non credo che il 7 maggio si andrà avanti e forse tutto peggiorerà. CGIL ha come referente politico principale il PD che da molto tempo non ama più la classe operaia e preferisce la Confindustria. Il PD frena i punti del movimento che sono di reale alternativa alla camicia di forza che governo e Confindustria hanno messo alla realtà italiana.

Ma, come dicevo, lo sciopero potrebbe forzare la mano ai suoi avversari ed aprire una strada nuova. Bisogna tentare. Bisogna partecipare.

Pietro Ancona



 


 

Dalla parte di Landini

5 maggio 2011

 

Ci sono sciacalli della politica e della lotta sociale italiana che gioiscono della sconfitta della FIOM nella faccenda Bertone. La FIOM sarebbe stata sconfitta dalla sua stessa rappresentanza operaia che ha in maggioranza ha votato il si allo scellerato referendum imposto da Marchionne e si sarebbe avviluppata in un mare di contraddizioni da Pomigliano a Mirafiori alla Bertone oggi, avrebbe tenuto comportamenti dissimili e tali da fare dubitare della saldezza della sua impostazione dell'azione e delle scelte.

Io credo invece che la FIOM si sia comportata benissimo in tutti e tre le situazioni e che per quanto a qualcuno possa sembrare paradossale anche hanno scelto bene i delegati aziendali a invitare a votare se. La situazione in uno stabilimento chiuso da anni non aveva alternativa: "scegliere tra la fine della fabbrica annunziata dal padrone o continuare a testimoniare diritti che si ritengono inalienabili. La scelta, in un contesto dominato da continue minacce alla occupazione e da processi di degrado di interi distretti industriali, non poteva che essere obbligata: si sceglie il lavoro. Questa è la scelta operaia e non è contraddetta dalla FIOM che dice no e dice che i diritti non si debbono manomettere.

Turba molto l'assedio che continua ad essere posto alla FIOM quando la considerazione che bisogna fare è se è compatibile con la libertà e la democrazia il potere enorme che Marchionne ha avuto in tutte le vicende Fiat e se non sarebbe giusto sollevare il problema nelle sedi istituzionali e politiche di una limitazione appunto di questo potere a norma della Costituzione repubblicana che parla di diritti ed anche di funzione sociale dell'impresa che non è un luogo in cui si possono manomettere diritti conquistati e confermati dall'ordinamento costituzionale dello Stato.

Debbono stare molto attenti CGIL e PD a non schierarsi dalla parte di Landini il quale non è un "duro" estremista ma un dirigente appartenente alla tradizione riformistica del sindacalismo italiano che comprende anche Vittorio Foa e una cultura di intransigentismo per quanto riguarda i diritti e di flessibilità per quanto riguarda i rapporti di lavoro.

Il mio maestro di sindacalismo Peppe Grado mi insegnò una massima che all'apparenza è banale: diritti e doveri. L'operaio deve collaborare al successo della impresa che è anche la sua impresa ma deve avere fino all'ultimo centesimo di quello che gli spetta ed essere tutelato nella sua salute e nei diritti che derivano dal lavoro: ferie, malattia e quanto altro.

Chi pone in alternativa diritti e lavoro è fascista e vorrebbe precipitare l'Italia in un lager di operai disperati che si affannano come scimmie impazzite in fabbriche spinte al massimo della cosiddetta produttività e che sfruttano l'energia umana delle persone senza ritegno. La fabbrica non può e non deve diventare un lager come vorrebbe Marchionne. L'elogio che spesso Marchionne fa agli operai che vivono nella spettrale Detroit e sono disposti a tutto pur di avere un tozzo di pane e dei sindacalisti americani che sono kapò è inaccettabile e dovrebbe essere respinto dalle forze politiche che credono nella democrazia. Quando sparisce il diritto in fabbrica presto sparisce anche nella società. Sparisce il diritto dell'operaio alla pausa ed il diritto del magistrato ad esercitare in autonomia la sua professione.

Per questo bisogna sostenere la FIOM con tutte le sue contraddizioni. La FIOM vive immersa nella cultura della CGIL che è diventata iperrealista verso il padronato e che ha rapporti con CISL ed UIL che sono oramai apertamente dalla parte della Confindustria. Questa cultura genera contraddizioni. È un problema della democrazia italiana non piegare e "recuperare" Landini alla realtà della Confindustria ma recuperare tutta la CGIL alla resistenza ed al contrattacco della sconfitta operaia subita.

Pietro Ancona



 


 

Dopo lo sciopero della CGIL

7 maggio 2011

 

Scrive Giorgio Cremaschi che lo sciopero è riuscito e che la CGIL deve andare avanti senza CISL e senza UIL. Io aggiungo: aprendosi molto al sindacalismo di base dal quale raccogliere una profonda carica di insoddisfazione e di critica del capitalismo ed autonomia nei posti di lavoro. Oggi abbiamo avuto conferma di una CGIL nella quale i lavoratori, pur non condividendone la condotta degli ultimi anni, la considerano sempre il loro sindacato e partecipano alla sua chiamata di lotta anche se anacronistica e tardiva. Il messaggio che viene dallo sciopero è dato dal dualismo del linguaggio di netta denunzia della condizione umana del lavoro e di richiesta di rapidi e radicali cambiamenti dei partecipanti e dal discorso di Susanna Camusso che interpreta assai poco questa spinta ed è oppressa da un senso di responsabilità sbagliato e ripete burocraticamente inviti a CISL ed UIL ad una impossibile azione comune. La Segretaria ha anche rivolto addirittura un appello alla Confindustria aspettandosi chissà che cosa da una assise del padronato italiano che comincia ad essere perplesso verso la destra ma non per questo meno aggressivo verso i lavoratori. Insomma la CGIL della Camusso vorrebbe quadrare una impossibile intesa con CISL UIL e Confindustria voluta fortemente dal PD.

Ma questa intesa può avvenire soltanto alle condizioni dettate dalla Marcegaglia e questo confligge con la spinta popolare dello sciopero.

La CGIL si deve riproporre come il grande sindacato riformista e progressista di Giuseppe Di Vittorio, di Fernando Santi ma anche dell'intransigentismo radicale di Vittorio Foa che riusciva a coniugare contenuti profondamente liberatori ed innovativi della condizione umana con la necessità di far crescere e salvaguardare lo sviluppo della fabbrica. Oggi siamo di fronte alla proposta inaccettabile di uno sviluppo della fabbrica e della economia a costo di una profonda e radicale cessione di diritti e della salute stessa dei lavoratori.

Aggiungo che il venire meno del sindacalismo di matrice cattolica e socialista della CISL e dell'UIL alle sue grandi tradizioni e all'azione come Pastore Carniti e Storti e per l'UIL dello stesso Benvenuto attore della stagione delle riforme e la riduzione di CISL ed UIL a collaboratori subalterni di Confindustria e Governo non riesce ad isolare la CGIL che è sempre il sindacato per antonomasia. Sacconi ha tentato con la cordata dei "complici" e con l'ostracismo a metterla in un angolo ma senza riuscirci.

Ma la CGIL nell'ultimo decennio ha subito molto il processo degradante della cultura unitaria. Al suo interno pratica la legge Biagi e questo è inaccettabile e tende a diventare una conglomerata di servizi e di enti bilaterali. Bonanni teorizza la sussidiarietà ed il rafforzamento degli enti bilaterali in un nuovo corporativismo in cui alla lotta di classe si sostituisce il servizio. Credo che bisognerà fare chiarezza su questo punto essenziale e sciogliere la CGIL movimento dalla CGIL servizi staccandosi dagli enormi interessi che si gestiscono insieme a CISL ed UIL ma anche al padronato italiano.

Lo sciopero ha legittimato l'autonomia della politica sindacale della CGIL ed il valore sociale enorme del suo disconoscimento degli accordi separati. La FIOM ha fatto molto per questa nuova condizione opponendosi fieramente alle scelte liberticide e disumane della Fiat a Napoli, a Torino, a Milano. Non deve essere emarginata in una sorta di ghetto dei rivoltosi.

Due giornalisti di RaiNews24 commentando oggi pomeriggio l'esito dello sciopero parlavano di una CGIL che continua ad essere la "grande organizzazione". Ne avevano ammirazione. Io ne ho ammirazione e rabbia. Rabbia per l'influenza negativa che le politiche capitolarde del PD vi esercitano, rabbia per l'assenza di una piattaforma chiara sul salario, sul precariato, sulle pensioni. Vorrei che la CGIL chiedesse l'abrogazione della legge Biagi e lottasse con molto più vigore la politica antiwelfare delle privatizzazioni e dello splafonamento verso il basso dei salari con una legge per il Salario Minimo Garantito. Insomma piuttosto che proporre un iperrealismo rivolto ad accettare il peggio delle politiche padronali e governative rilanciare il realismo della prosperità legata ai processi di miglioramento. Come ha notato il Governatore della Banca d'Italia a proposito del precariato, l'Italia non starà affatto bene se non investirà in certezze lavorative ed esistenziali. L'Italia del precariato e dei contratti derogati per degradare e sfruttare la gente è infelice e povera ed alla lunga porta indietro anche le altre classi sociali che non si salvano affondando la classe operaia.

Pietro Ancona.



 


 

Gli Stati Generali della Confindustria

8 maggio 2011

 

Lo sciopero generale della CGIL, riuscito e non troppo criticato dalla stampa embedded del regime che ha un occhio di riguardo per la Camusso ma nessuna simpatia per la FIOM è già nel passato che, non si sa come, sembra che si allontani a velocità straordinaria. La scena è stata riempita dagli "stati generali della Confindustria" di Bergamo, titolo enfatico per un raduno di circa seimila imprenditori, che si riuniscono addirittura a porte chiuse, lontani dai giornalisti lasciati fuori ad aspettare la velina o l'intervista della Marcegaglia. Per caricare di pathos e quasi di un tocco di drammaticità e di eccezionalità l'evento si lascia capire che le decisioni assunte sono state e sono di carattere davvero speciale se non proprio epocale. Invece le cose non sembra sia andate diversamente da tutti gli altri pronunciamenti degli industriali italiani nel corso degli ultimi cinquanta anni e cioè da una richiesta di sussidi che però vengono chiamati "riforme".

Si critica il governo di non fare abbastanza. Pare che gli industriali abbiamo il verme tenia: sono insaziabili e sempre scontenti di quanto ottengono. L'ultimo regalo di Tremonti e Berlusconi è la privatizzazione delle spiagge italiane ed i grossi ostacoli frapposti ai referendum per il nucleare e per l'acqua che interessano moltissimo i convenuti di Bergamo. Gli industriali italiani sono davvero ingenerosi verso il loro governo. Nella storia della Repubblica non c'è mai stato un governo più squilibrato ideologicamente e politicamente verso la Confindustria: il collegato lavoro ed la politica sindacale di Sacconi non possono certamente dare agli industriali di più di quanto non sia stato finora dato.

La scuola è stata letteralmente svuotata e la pubblica amministrazione perde cinquecentomila dipendenti e diventa un campo di sfruttamento con le privatizzazioni in tutti i settori. Financo il Ministero della Difesa è diventato SPA. Lo Stato è stato sottomesso completamente ai privati anche se ogni tanto Tremonti si concede la civetteria di qualche uscita di "sinistra" sul posto fisso o altre velleità che subito rientrano. Credo che resti ben poco che lo Stato possa ancora concedere alla Marcegaglia. Tutto è stato già traslato dal pubblico al privato e si è accentuato lo squilibrio tra le classi sociali. La classe operaia è stata fottuta a vantaggio delle altre classi sociali in particolare della borghesia delle professioni.

La quota parte di PIL data dalla massa salariale del lavoro dipendente ed dalle pensioni, è stata ridotta di almeno dieci punti a favore dei profitti e non potrà essere recuperata dal momento che sembra essere diventato tabù la richiesta di miglioramenti salariali alle aziende e di ritocchi alle pensioni. Da Bergamo non è giunto alcun segnale di apertura verso i lavoratori e la linea delle deroghe ai contratti è stata confermata. L'unico punto di convergenza con la CGIL sembra quello fiscale. Non c'è altro. L'ostilità verso i diritti viene confermata dalla discriminazione della FIOM vissuta come sindacato comunista. La Confindustria non offre molte opportunità alla CGIL e non risponde neppure alle generiche e miti richieste del suo sciopero generale. Non ci sarà una schiarita mentre si spera che la vicenda ex Bertone diventi una mina che esploda dentro la FIOM. E così l'Italia avrà perso due importanti occasioni per tentare una coesione sociale, una intesa per un generalizzato aumento dei salari e per la eliminazione del precariato.

L'Italia ha bisogno di avere i suoi ventidue milioni di lavoratori e le loro famiglie uscire dal borderline della mera sopravvivenza. Solo questo miglioramento aiuterebbe e darebbe slancio al recupero, al ritorno alla normalità ed alla luce. L'idea che migliorando la condizione di quanti oggi stanno male si aiuta il Paese ad uscire dalla crisi non viene accettata e molti sperano, a cominciare da Marchionne e dalla Marcegaglia di prosperare sempre di più affondando la classe operaia.

Pietro Ancona.



 


 

La partita dentro la CGIL

9 maggio 2011


Prosegue l'assedio alla FIOM. Tutto il moderatismo italiano (che per me è estremismo di destra) si muove per espugnare la fortezza FIOM e cerca di buttare dalla torre il suo segretario Landini, compagno di grande spessore morale, coraggioso, capace di andare controcorrente non per ostinazione ma per difesa di principi che non debbono essere abbandonati. La Marcegaglia attacca a testa bassa dopo avere applaudito quelli della Thyssen e Marchionne. La partita che si incrocia attorno alla FIOM riguarda il futuro del sindacalismo italiano tout court che ora deve trovare la forza di sottrarsi ai ricatti dei "modernisti" di coloro che propongono lavoro senza diritti e senza rispetto per la persona umana dei lavoratori e per quello che rappresentano le loro organizzazioni. Hanno tentato il colpo grosso contrapponendo la decisione del si della RSU della ex Bertone al no secco sereno e ragionato della FIOM.

Gli operai ex Bertoni hanno votato si in stato di necessità. Erano stati avvertiti che sono non avessero votato si la Fiat non avrebbe investito i 55 milioni necessari. È referendum questo? È democrazia questa? Quale margine di scelta è stata concessa al 1100 operai? Mi chiedo anche: sono legittimi questi referendum-truffa fatti per estorcere il si ai lavoratori e contrapporli ai loro sindacati? Non potevano che accettare gli operai ed hanno agito secondo coscienza e da buoni padri di famiglia. Ha fatto bene la FIOM a non firmare il contratto dal momento che ha scelto la via difficile della difesa intransigente di diritti inalienabili che non possono essere svenduti.

Il no della FIOM è condiviso nel cuore da tutti gli operai che hanno votato si!!! Alla ex Bertone non c'è stata contrapposizione sostanziale tra FIOM e fabbrica e questo dovrebbe fare riflettere chi nella CGIL lavora per un cambiamento "culturale" della coscienza operaia. Trovo invece inquietante la lettera della RSU di Melfi che rimprovera alla FIOM di non cedere alle pretese di Marchionne sostenute da CISL e UIL. Inquietante perché a differenza della ex Bertone mostra un cambiamento culturale che potrebbe essere allarmante, il segno di una resa definitiva, di una capitolazione al lavoro regolato e stimato soltanto dal padrone.

Questa posizione assunta a Melfi dove tanti lavoratori sommano alle otto ore di lavoro altre cinque o sei di viaggio giornalieri per una paga modesta per la quale sono soggetti ad una catena di montaggio sempre più disumana e fonte di malattie nervose e muscolari è frutto di timore di fare la fine di Termini Imerese. Ora l'assedio alla FIOM riguarda la CGIL, in grande parte è opera della CGIL che condiziona il comportamento di tante strutture FIOM locali. La natura penetrante ed invasiva della confederalità CGIL, un tempo ritenuta un valore, fa vivere la FIOM dentro la sua cultura.

La resistenza ideologica ed organizzativa della FIOM non può andare oltre certi limiti e questo lo sa bene la Camusso quando manovra per l'isolamento del suo gruppo dirigente Ma il futuro del sindacalismo italiano non è nello pseudo riformismo della CGIL della Camusso ma nella capacità del gruppo dirigente di FIOM di tenere alte le bandiere della autonomia della classe operaia e del suo sindacato. Ai valori della FIOM si ispirano le parti più combattive del movimento dei lavoratori e degli studenti. Se cade la FIOM la CGIL si ricongiungerà alla CISL ed all'UIL in una linea paraconfindustrialista che tuttavia piace tanto al PD. Credo che la FIOM dovrebbe tuttavia aprirsi al sindacalismo autonomo che è assai più forte benché emarginato di quanto si vorrebbe far credere e dovrebbe soprattutto rilanciare, non giocare di rimessa.

Proporsi come l'altro sindacato generale come è avvenuto nel corso dello sciopero del 9 ottobre al quale hanno aderito tantissime altre categorie, i precari, gli studenti.

Pietro Ancona

 

 


 

Una brutta novità

10 maggio 2011

 

Il Comitato Centrale della FIOM ha registrato una brutta novità: la maggioranza si è divisa sulla valutazione della "complessa" posizione assunta dall'organizzazione all'ex Bertone dove i delegati aziendali hanno votato si a fronte della minaccia di chiusura dello stabilimento mentre la FIOM nazionale ha mantenuto la sua linea di opposizione ai decreti della Fiat.

Il gruppo che si richiama a Giorgio Cremaschi ha ritenuto sbagliata la posizione assunta dai delegati aziendali e concordata con la segreteria nazionale e non ha approvato la relazione di Landini che ha ottenuto soltanto il 70 per cento dei voti. La minoranza della FIOM ha mantenuto il suo venti per cento e, forte dell'appoggio della CGIL, ha invitato al "realismo" insomma ad una riconciliazione con la CISL e l'uil. Credo che sia un momento triste non solo per la FIOM ma per il sindacalismo italiano.

La frattura nella maggioranza con l'astensione di un gruppo di compagni vicini a Giorgio Cremaschi deve rientrare al più presto specialmente di fronte alla sfida della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese già decisa e programmata entro il 2011. Forse sarebbe stato meglio evitare l'astensione di Cremaschi che si riduce ad una mera testimonianza di un dissenso che potrebbe anche essere giusto ma che si poteva esprimere diversamente senza intaccare la maggioranza.

Landini esce dal Comitato Centrale certamente con una larga maggioranza ma indebolito. Non ho dubbi che il padronato italiano tenterà di usare questo indebolimento per travolgere la linea di resistenza al suo progetto organico di minimizzazione del contratto di lavoro e del ruolo del sindacato in fabbrica. Tutte le forze democratiche del Paese sono interessate allo immediato superamento di questo momento di crisi. Se così non sarà continuerà lo smottamento a destra della CGIL e la impossibilità a contenerlo ed a proporre ai lavoratori ed all'Italia qualcosa di diverso dal "realismo" della presa d'atto passiva e consenziente delle posizioni del padronato. Passa la linea lavoro senza diritti.

Sarebbe sbagliato dividersi in sostenitori di Landini o di Cremaschi. La classe operaia italiana ha bisogno di entrambi ed i due generosi dirigenti della sinistra sindacale debbono subito tornare ad essere uniti per fare passare la lunga nottata che incombe dopo gli stati generali della Confindustria e dopo l'affossamento nel dimenticatoio del grande sciopero generale della CGIL. Il gruppo di compagni che ha votato con Cremaschi non deve essere isolato a vantaggio di un nuovo equilibrio tra la maggioranza di Landini e la minoranza di Durante che sarà tentata dalla CGIL. Non si deve cambiare linea anche se il padronato è riuscito ad infilarsi come il diavolo nel nostro schieramento. Non sarà facile reggere tutto il peso di una linea difficile nelle difficoltà dell'isolamento dell'embargo imposto da CISL ed UIL. Bisogna aprire subito al sindacalismo di base per una forte alleanza dei diritti e del lavoro.

Pietro Ancona



 


 

Politicantismo della CGIL

13 maggio 2011


La CGIL va per la sua strada in compagnia di Bersani che la spinge tra le braccia di Bonanni e della Marcegaglia. 


All'indomani dello sciopero generale assai riuscito, vibrante di sentimenti e di rivendicazioni di libertà e di giustizia sociale che avrebbero dovuto essere raccolti e tradotti in precise richieste al padronato ed al governo, il Direttivo della CGIL si riunisce per assumere la decisione politica di ignorare lo sciopero. Lo sciopero è stato infatti ignorato come fatto successo che ha impegnato milioni di uomini e di donne e che momento di forte richiesta di cambiamento e come evento capace di influire sulla scelta della CGIL. È come se non fosse mai accaduto e l'agenda che la CGIL continua a svolgere è quella concordata con Confindustria e CISL ed UIL. Lo sciopero generale è diventato passato, un passato che rischia di diventare remoto ed addirittura estraneo al linguaggio ed alla vita della CGIL di oggi. Di che cosa si occupa il Direttivo della CGIL? Di soddisfare la pretesa della Confindustria e del moderatismo italiano di un indebolimento del contratto nazionale di lavoro a vantaggio di un secondo livello che in Italia se esiste è assai problematico. Si afferma di essere contro la derogabilità dei contratti ed in effetti si propone la deroga incorporata nella contrattazione. Si fa senza bisogna di derogare. Ma la sostanza è giocare al ribasso degli interessi salariali e contrattuali dei lavoratori. Il Direttivo si è anche occupato dei problemi della rappresentatività che tuttavia tratta e rappresenta in modo mafioso. Non si capisce perché le tre confederazioni debbono avere dei seggi fissi nelle RSU anche se non esistono nel posto di lavoro.

La decisione del Comitato Direttivo della CGIL dimostra come non si sia alcun reale rapporto tra la sua dirigenza costituita quasi tutta da funzionari a tempo pieno la cui legittimazione avviene in primo luogo attraverso il PD ed i milioni di iscritti della CGIL che possono si scioperare (e non molto)ma non determinare l'orientamento politico della Confederazione,. All'indomani dello sciopero generale abbiamo avuto gli stati generali della Confindustria con i relativi applausi per gli assassini della ThyssenKrupp e la pretesa di ottenere ancora ed ancora altri privilegi dal Governo.

La Confindustria ha fatto anche pesanti incursioni contro la FIOM. Sulle questioni sollevate dallo sciopero la Confindustria ha risposto arroccandosi ma anche il Direttivo della CGIL le lascia cadere per approvare un documento che accetta l'idea che per sbloccare il paese bisogna fluidificare la contrattazione e spostarla a livelli sempre più bassi. "Dove vai? Porto pesci". Insomma si ignora lo sciopero ed il suo immenso carico di speranze e di proposte per recuperare un posto nella negoziazione di vertice che si fa nelle stanze del Potere alle spalle e contro i lavoratori italiani. Il basso livello di salari, il precariato che oramai riguarda tutti i nuovi assunti, le pensioni quasi del tutto scomparse, il licenziamento di mezzo milione di persone nella pubblica amministrazione, le privatizzazioni e quant'altro costituiscono fattori di debolezza e di ingiustizia crescente della società italiana vengono ignorati. Continua l'assedio alla FIOM e si usa il ricatto del lavoro contro diritti approvandolo apertamente all'ex Bertone e usandolo contro una FIOM che vorrebbe continuare a difendere i diritti.

Insomma, la CGIL va per la sua strada in compagnia di Bersani che la spinge tra le braccia di Bonanni e della Marcegaglia. Lo sciopero generale è stato un dente che la Camusso si è strappato ma che non ne condizionerà né l'agenda né i suoi contenuti. I poteri forti della Confindustria e del PD contano assai di più dei lavoratori nella CGIL. Sarà molto difficile, ma assai difficile che la CGIL di Camusso convochi un altro sciopero generale. Non lo farà neppure se si creerà una condizione simile a quella greca.

Come sempre mi ero fatto delle illusioni. Avevo sperato che la CGIL ritrovasse se stessa in simbiosi con la sua base. Mi sono ingannato ancora una volta. La forza di tracimazione del motore della destra è assai più forte di uno sciopero generale o della sofferenza di dieci milioni di precari. Vince l'ideologia della destra che è sempre la più forte, tanto forte da suggerire attraverso l'OCSE l'escamotage per evitare il referendum sull'acqua con la istituzione di una Autority che appunto serve a questo a dare una risposta fasulla ma "efficace" al grave problema che le privatizzazioni pongono alla libertà e democrazia. C'entra questo con il Direttivo della CGIL? C'entra, c'entra... Pietro Ancona

 


 

Rifondare la CGIL

14 maggio 2011

 
È uscita dal movimento pacifista. Non intende assumere una posizione contraria alla Legge Biagi e si limita a chiedere qualche elemosina di ammortizzatore sociale.


La riunione del Direttivo della CGIL dei giorni scorsi che apre la strada ad un forte ridimensionamento dei contratti collettivi ha chiuso ogni speranza di recupero della grande organizzazione che fu di Di Vittorio ad una linea di coerente difesa dei lavoratori. Inoltre sanziona lo smottamento a destra della sua collocazione internazionale. La CGIL è per i bombardamenti in Libia, condivide le "missioni militari" italiane all'estero, ha ribaltato le alleanze dai palestinesi ad Israele, non mette in discussione Maastricht e Lisbona e cioè l'assetto liberistico dell'Europa. È uscita dal movimento pacifista. Non intende assumere una posizione contraria alla Legge Biagi e si limita a chiedere qualche elemosina di ammortizzatore sociale non arrivando neppure a proporre la flex-security. Ha accettato la demolizione del sistema pensionistico e la sua riduzione a prestazioni scadenti che faranno fare la fame ed innalzato anche in modo fraudolento (se n'è vantato Tremonti a Bruxelles). Ha cinto di assedio la FIOM appoggiando apertamente l'opposizione interna e suggerendo l'adesione alle proposte di Marchionne. Ha spinto la sua iniziativa contro la FIOM fino al sostegno della ribellione di esponenti delle RSU alla linea nazionale. La CGIL aderisce alla linea lavoro senza diritti ed avrebbe firmato gli accordi di Pomigliano, Mirafiori ed ex Bertone.

Il governo ha varato un programma di riduzione di cinquecentomila dipendenti statali attraverso i tagli alla scuola ed alla università ed il turnover senza opposizione sociale. Gli insegnanti sono stati lasciati soli e la CGIL si è sempre rifiutata di organizzare una azione di sostegno con lo sciopero generale come è stato fatto in Francia ed altrove. Sostiene la linea delle privatizzazioni o al massimo si limita a non approvarle ma senza osteggiarle davvero.

Non c'è un solo punto del conflitto sociale in cui la CGIL abbia una posizione chiara. Tutta la vicenda della crisi occupazionale è gestita nel quadro delle convenienze confindustriali e gli stessi ammortizzatori sociali sono rimasti quelli di venti anni fa insufficienti e paternalistici ed arbitrari come avviene per la CIG.

Con il collegato lavoro che è stato fatto passare, con il consenso del PD, l'arbitrato che peggiora la condizione dei più deboli e cioè dei lavoratori e la loro possibilità di avere giustizia.

Questo e altro costituisce la lista delle doglianze da rivolgere alla CGIL. Bisogna aggiungere ad essa le questioni riguardanti l'organizzazione, il ricorso sistematico alla legge Biagi per il personale tecnico ed amministrativo della CGIL, i legami sempre più importanti con il padronato, la CISL e l'UIL attraverso la cosiddetta sussidiarietà e l'esistenza di migliaia di enti bilaterali. La CGIL, pur essendo un sindacato fiorente ricco di quasi sei milioni di iscritti che pagano regolarmente le quote, non destina niente per il sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie. Non una iniziativa per i figli dei disoccupati e dei cassi integrati, non un sostegno per le situazioni occupazionali di emergenza. Niente di niente.

Credo che sia necessario abbandonare questa organizzazione oramai incapace di essere di aiuto ai lavoratori per andare a ricostituire la CGIL da un'altra parte, magari con il sindacalismo di base. Fare quello che fece Di Vittorio nel 1911: andarsene. La gestione Camusso ha tratti drammaticamente in comune con quella D'Aragona che nel 1926 si sciolse nelle mani di Mussolini dopo avere approvare il Patto di Palazzo Vidoni. Allora Bruno Buozzi la ricostruì da un'altra parte. Con questa CGIL, con la sua subalternità agli interessi del PD, con i suoi rapporti con la Confindustria e con CISL ed UIL, i lavoratori italiani cesseranno di essere protagonisti della loro storia. Viene disconosciuta la loro funzione di classe sociale e con la fine del contratto collettivo nazionale si vuole concludere anche la storia del movimento operaio italiano. Niente più azioni collettive, niente più scioperi generali. Il sindacato come ausilio dell'ufficio risorse umane.

I lavoratori italiani hanno bisogno di un sindacato autonomo dai partiti e dai governi, un forte coraggioso prudente sindacato non riformista e non massimalista che li difenda davvero in una linea di pieno riconoscimento del loro ruolo sociale e dei loro diritti contrattuali e di cittadinanza.

E non abbiamo molto tempo davanti. Bisogna fare presto. Bisogna andarsene da un'altra parte.

Pietro Ancona

 


 

L'errore suicida della CGIL

16 maggio 2011

 

Ora il progetto della CGIL è tutto interno al Palazzo.


Quando facevo l'attivista sindacale CGIL ad Agrigento il mio strumento di lavoro era il contratto di lavoro. Che cosa spiegavo ai muratori alle quattro del mattino a Porta di Ponte che era il luogo in cui venivano ingaggiati a giornata? Spiegavo i loro diritti scritti nel contratto di lavoro. Il contratto di lavoro è il libro fondamentale di ogni sindacalista e di ogni lavoratore. Se questo libro viene ridotto nelle sue pagine perché i suoi contenuti diminuiscono o perché verrebbero trasferiti ad un "secondo livello" la sua funzione di scudo si indebolisce. Pensate a tutti gli edili del Sud d'Italia, ai braccianti agricoli, alle commesse dei negozi ed a quanti non hanno tutele giuridiche forti come i pubblici dipendenti. Milioni di lavoratrici e di lavoratori specialmente del Sud non hanno null'altro che il contratto di lavoro. Deroghe o contrattazione di secondo livello non possono che peggiorare la loro condizione. Ecco: lo scopo della deroga o del secondo livello è soltanto il peggioramento. Ma allora perché la CGIL si sta avviando verso questa prospettiva?

Nelle gelide mattinate d'inverno i disoccupati della mia città si riunivano come ho ricordato a Porta di Ponte in attesa di venire ingaggiati oppure di tornare a casa delusi infreddoliti e con le guance arrossate dal gelo come mi capitava di vedere tornare il mio povero fratello Fortunato in famiglia (chiamato affettuosamente Fufù) che era uscito con il buio in cerca di un lavoro anche duro, durissimo, come era quello di "ittare a soletta" (buttare la soletta) una sorta di gara di velocità con il rapprendimento del cemento quando non venivano usate impastatrici.

Da allora ad oggi le condizioni sono migliorate per gli edili e per tante categorie di lavoratori. Ma ora c'è una grande voglia di tornare indietro. Ricordo che il padronato era duro, ma oggi è duro e spietato. Al miglioramento dei contratti non è intervenuto un miglioramento dei rapporti umani, delle relazioni sociali.

E questo perché i lavoratori sono soli. Non hanno più i grandi partiti della classe operaia a proteggerli, il pci ed il psi. I sindacati sono fortissimi ma non li rappresentano più se non in qualche vertenza, per fare il 730, per una pratica all'Inca o per una questione di lavoro in azienda. La forza dei sindacati si è spostata dalla parte della Confindustria. Da molti anni le Confederazioni CGIL CISL UIL firmano accordi o approvano leggi che ogni volta tolgono qualcosa ai lavoratori.

Ora la CGIL, in una surreale riunione del suo Direttivo che ignora lo sciopero generale appena fatto, vara un documento che avvia un processo di smantellamento del CCNL. Una presa di posizione che da un lato riapre i giochi di palazzo con i "complici" di Sacconi e dall'altra chiude per sempre la speranza di un recupero della CGIL ad un sindacalismo autonomo dalle debilitanti influenze del PD e davvero espressivo degli interessi non solo contingenti ma anche di lungo periodo e storici della classe operaia.

La CGIL non tiene conto, quando accetta l'idea della contrattazione articolata, della dimensione pulviscolare delle aziende italiane che sono per tre milioni con meno di 5 dipendenti, l'85 per cento del totale ed un terzo del totale dei lavoratori occupati. Pensare che in queste aziende possa aver luogo una qualche trattativa è soltanto grottesco. Finora l' 'unico punto di riferimento di queste aziende è il contratto nazionale.

Mi domando perché la CGIL che certamente non agisce per motivi ignobili, per corruzione o politiche di scambio, si comporta in questo modo, non ascolta la voce della sua base di milioni di uomini e donne e li lascia urlare alla luna e nel deserto? La risposta è nella politica e soprattutto nelle scelte liberiste ed occidentaliste compiute dal PD che è il partito di riferimento di tutta la struttura organizzativa e gerarchica della CGIL.

Come il PD la CGIL è per la legge Biagi, come il PD è per i bombardamenti in Libia, come il PD è per pensioni sempre più leggere., per le privatizzazioni, per le riforme del welfare. Finora il grado di condizionamento del PD è stato forte ma in qualche misura è stato bilanciato. Cofferati ha resistito alle richieste del PD per l'art.18. Ma la grande muraglia che Cofferati ha eretto attorno all'art.18 è stato il canto del cigno, l'ultima manifestazione di autonomia della CGIL. Ora il progetto della CGIL è tutto interno al Palazzo. Fare un patto sociale con Confindustria CISL ed UIL, essere la versione sindacale del PD, rientrare nel gioco decisionale di un'agenda politica dettata dal padronato. Più o meno il sindacato che Mussolini proponeva a Palazzo Vidoni e che fu accettato da Rigola e D'Aragona che sciolsero la CGIL. Ma Bruno Buozzi, capo dei meccanici ed artefice della occupazione delle fabbriche, ricostituì la CGIL da un'altra parte. Ed è quello che qualcuno della sinistra della CGIL dovrebbe fare quasi un secolo dopo.

Pietro Ancona



 


 

Primo commento di contentezza al voto

17 maggio 2011


Bisognerebbe avere anche tanta giustizia sociale ma questa l'avremo quando l'opposizione deciderà di affondare la legge Biagi ed il liberismo sindacale.

 
Alcuni pennivendoli della destra governativista attribuiscono la sconfitta eclatante di Berlusconi e del centro destra ad errori di comunicazione e di percezione di umori negativi della pubblica opinione. Insomma ad un difetto tecnico che non riguarda la sostanza del centro destra, le sue politiche, il modo come amministra e per chi amministra. Non è così. La condanna è radicale per le politiche praticate. Il centro destra è noto per le sue cricche e per le sue politiche di parte dovunque sia arrivato al potere in Italia.

Ha quasi azzerato il procedimento amministrativo controllato abusando di procedure di emergenza diventate la normalità dell'intervento con Bertolaso. Ha fatto della Protezione Civile un pericolo per la democrazia italiana. Bertolaso ha speso oltre dieci miliardi di euro senza alcun controllo godendo financo di regalie sessuali per la sua compiacenza alla solita cricca di amici. A Milano la petroliera Moratti e soci perdono anche perché il loro blocco sociale si è frantumato nella "sciarra "furiosa per il controllo degli appalti di Expo e per la fruizione degli espropri di ettari di terreno edificabile in città.

La figura di Li Gresti si staglia dietro la testa della Moratti ed incombe sul destino di una città che ha conosciuto tempi migliori e che, se è stata la culla del fascismo e del berlusconismo, lo è stata anche del socialismo umanitario e delle amministrazioni pubbliche vocate al bene della popolazione specialmente della meno fortunata. Sono venti anni che la destra spolpa lo Stato in tutte le sue articolazioni sulla base della teoria reaganiana di "uccidere la bestia" oppure ridurla in servitù. Una quantità enorme di risorse è volata dal pubblico verso il privato con le privatizzazioni che non hanno dato buoni servizi ma hanno peggiorato e reso esoso i servizi esistenti. Arricchendo i privati specialmente nella sanità. Comunione e Liberazione è diventata un impero economico enorme succhiando sangue dagli enti pubblici. Per giudicare una città basta guardarne le periferie. Le periferie di Milano sono "coree" inabitabili, mostruose, flagellate da ratti enormi e da fognature a cielo aperto.

Il PD fruisce dell'ondata antiberlusconiana dell'elettorato italiano. Il PD non merita la strepitosa vittoria politica perché a Torino si è schierato con Marchionne e dappertutto non è contrario alla privatizzazione dell'acqua. Non ha lottato con convinzione contro la smobilitazione del welfare ed adotta per sé taluni dei moduli più odiosi e asociali del liberismo. La sinistra non riesce a recuperare il suo vero spazio politica e si ferma a percentuali ancora molto basse ma sono significative le vittorie di De Magistris a Napoli e di Pisapia a Milano in segno discontinuo con il bassolinismo e con il destrismo dei Pd milanesi. Se si fanno i referendum sull'acqua e sul nucleare e li vinciamo la sconfitta della destra italiana sarà fatale e dovrà abbandonare finalmente il potere al quale è aggrappata con tutte le sue forze. Ma l'elettorato ha usato gli strumenti che la opposizione gli ha fornito. La vittoria del PD non vuol dire molto di diverso da ciò che fa il partito di Berlusconi oggi tranne che sul piano morale se consideriamo Napoli ed il bassolinismo una esperienza a parte. 

La Lega, nonostante abbia avuto regalato dal PD il Piemonte con la sostanziale rinunzia a ricorsi fondatissimi, boccheggia. Il suo messaggio pieno di ignoranza e presunzione contro il Mezzogiorno è stato respinto. Anche Tremonti esce ridimensionato dal voto. Ma il PD fa male ad assecondare il federalismo facendo a gara con la Lega a chi è il più federalista. Il federalismo è una spada di Damocle terribile che pesa sui contribuenti italiani che saranno falcidiati e spremuti come limoni e finiranno con il ribellarsi alla novella schiavitù della oligarchia. La oligarchia superstipendiata dei politici resta un enorme problema etico e sociale da risolvere. Più di un milione di famiglie campano lautamente con il parassitismo della politica professionistica. Anche i partiti ed i giornali lucrano troppo da una Nazione stremata dalla crisi.

La vittoria diffusa in tutto il Paese dei partiti di opposizione indica un cambiamento di tendenza dell'Italia sull'orlo del baratro. Alla vigilia di sconvolgimenti traumatici della Costituzione l'Italia ha innestato la retromarcia ed ora Berlusconi ha perso tutta la magia del suo potere di investito dal popolo. Ha preso manciate di voti a Milano. Berlusconi dovrà rassegnarsi ad essere un cittadino come gli altri e fino a quando resta al Governo un Primo Ministro con poteri "normali". Insomma dalla tornata elettorale è venuto molto di più di un raggio di sole. Si profila una splendida giornata a ricominciare dalla democrazia che riprende il suo spazio garantito dalla Costituzione e dalla volontà dei cittadini. Bisognerebbe avere anche tanta giustizia sociale ma questa l'avremo quando l'opposizione deciderà di affondare la legge Biagi ed il liberismo sindacale.

Pietro Ancona



 


 

La legge trenta: una legge per violare la legge

27 maggio 2011

 

Forse è necessario una manifestazione come quella spagnola di Puerta del Sol e forse bisognerà andare oltre verso un conflitto sociale di nuovo tipo.

 

Anche il Papa ha ritenuto di spendersi contro il precariato che "sottrae futuro e serenità ai giovani." Sono oramai in molti ad esprimersi contro i guasti provocati dalla legge Biagi ma nessuno azzarda un gesto concreto, la proposta della sua abrogazione. Per liberare dalle catene della schiavitù milioni di persone costrette nelle gabbie del precariato basterebbero due cose: abrogare la legge Biagi e fissare a 1000 euro il Salario Minimo Garantito. Stabilire inoltre che nessun lavoratore a qualsiasi titolo può essere privato dei diritti garantiti dalla Costituzione come il riposo, le ferie, la remunerazione dei giorni di malattia, la pensione, gli assegni familiari. Ma questa "riforma" non sarà mai fatta dal governo Berlusconi il cui Ministro del Welfare è un killer del padronato né potrà essere fatta da un eventuale governo di centro-sinistra in gara con la destra per acquisire i favori della Confindustria. Il PD condivide la legge Biagi ed ha costretto la CGIL a firmarla con gli accordi del 20 luglio 2007 con il governo Prodi. A parte qualche lacrimuccia di circostanza che Napolitano ed altri notabili del Regime versano per la condizione di tantissimi giovani, non esiste una sola iniziativa per liberare l'Italia della legge Biagi e semmai viene agevolata la tendenza a farne la legge universale per l'avviamento al lavoro. Non è casuale il fatto che ogni anno Napolitano e l'oligarchia sindacale ricordino Marco Biagi con solenne lectio magistralis in Università.

Per rimuovere questo grimaldello della giustizia sociale italiana ci vorrebbe o una rivolta cruenta dei biagizzati e degli studenti italiani in grado di spaventare l'establishment e costringerlo a riprendere comportamenti umani, o una iniziativa della magistratura che impugni la totale illegalità delle normative e delle opzioni previste. La CGIL non alzerà mai un dito perché essa stessa applica il precariato con i suoi dipendenti. La CISL si vanta con Bonanni di avere addirittura immaginato e creato la legge nel 2003 con Maroni ministro del welfare. I partiti politici, le cooperative, i sindacati, le associazioni di produttori, gli enti bilaterali, migliaia e migliaia di enti applicano il precariato al loro personale e non faranno mai niente per sostituirlo con qualcosa di decente.

Il precariato è un flagello di tutte le famiglie ed in particolare di quelle della classe operaia. È un vero e proprio choc per quanti, conseguita la laurea magari con ottimi voti, si vendono costretti a svendersi per pochi soldi e nessun diritto. Ne restano con le ali spezzate e l'amaro in bocca. Viene raccontata la favola di un mutamento intervenuto nel profondo dell'economia che incide sul mercato del lavoro. Non è vero: i posti di lavoro sono sempre quasi tutti stabili e fissi; cambia la loro erogazione che viene ora assegnata ad una manodopera a bassissimo costo e che deve essere ricattata. La condizione del lavoro precario è orami diffusa e penetrata in tutto il mondo del lavoro e tende a pervaderlo tutto. Il lavoro a tempo indeterminato è influenzato dal precariato dal momento che non ci vuole molto al padronato per inventarsi una ristrutturazione dalla quale fare uscire con le ossa rotta i dipendenti costretti ad accettare una nuova condizione precarizzata e deprezzata, prendere lo lasciare.

Nonostante tutto questo il padronato italiano continua a dichiararsi insoddisfatto. Vuole ancora di più. Il Presidente della Fiat il giovane Elkan ha oggi rimproverato la Confindustria di non fare abbastanza per avere ancora più "flessibilità". La Marcegaglia ha attaccato il governo dichiarandosi insoddisfatta degli ultimi dieci anni italiani. Avrebbe voluto di più. Forse i lavori forzati? Naturalmente Bersani è pronto a strizzare l'occhio alla Marcegaglia e fargli intendere che se al governo arriva lui ed il suo partito le condizioni per gli industriali saranno migliori. Più flessibilità, flessibilità ed ancora flessibilità.

Forse è necessario una manifestazione come quella spagnola di Puerta del Sol e forse bisognerà andare oltre verso un conflitto sociale di nuovo tipo. Uno scontro davvero duro. La crisi dichiarata nella cantieristica ed il trasferimento della Fiat negli USA lasciano intende