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    Note in fb di  G.F.              HOME                Cuba       vedi    Assange e il futuro del mondo

 Il Muro della Vergogna Il muro di TiJuana provoca almeno due morti al giorno, dal 1994 ad oggi infatti secondo l’American Civil Liberties Union le vittime circa 5600. Per Obama “non è una priorità della amministrazione USA”

L'America Latina avanza alla testa delle lotte sociali nel mondo su fb 16/10/2013

Chi sconvolge il Brasile e perché di Nil Nikandrov  luglio 1, 2013  anche qui e su fb

 Brasile: dopo il pane vogliamo le rose. Il tetto di cristallo dei governi progressisti?
Gennaro Carotenuto

Radici storiche della crisi sociale in Brasile – Il ruolo del FMI di Michel Chossudovsky anche qui

Dov'è Snowden? Così la spia amata da russi e cinesi ha fatto perdere le sue tracce anche qui

Brasile: dopo il pane vogliamo le rose. Il tetto di cristallo dei governi progressisti? anche qui

https://www.facebook.com/pietro.ancona.3/posts/536894869720011?notif_t=like

l'11 settembre del Cile. Allende e Berlinguer di Pietro Ancona 11.9.2013 anche nell'angolo di Pietro
Offensiva imperialistica e fascista sul Brasile di Pietro Ancona
Non tutte le proteste di piazza sono giuste e condivisibili. Io non condivido le marce di Forza Nuova o iniziative come quella di Ferrara ieri in Piazza Farnese" Siamo tutte buttane" che vorrebbero sostenere che in Italia siamo tutti come Berlusconi e non abbiamo diritto di condannarlo.
Per quanto riguarda il Brasile leggo e vi trascrivo"Così escono fuori per chiederne il ritorno. Il cartello dice “Intervento militare ora. Per il governo democratico dei civili e militari” che, sono sicuro, ricorda il periodo 1964-1986. Mentre scrivo questo, migliaia di militanti di destra bruciano bandiere rosse in Avenida Paulista e chiedono l’impeachment della presidentessa brasiliana Dilma Roussef. Questi militanti pensano che la democrazia esiste solo quando si sposa al neoliberismo, così al suo posto voglion......potete leggere il tutto qui:

Il Brasile di Pietro Ancona

CIA-Mossad organizzano gli scontri in Brasile aurorasito.wordpress.com

ANALISI SULLE PROTESTE IN BRASILE: I FASCISTI SCENDONO IN PIAZZA. anche qui

BRASILE: ALCUNI "PERCHÉ" DEL MOVIMENTO ATTUALE

Confessioni di un sicario economico Intervista a John Perkins di Amy Goodman anche qui

La Scuola delle Americhe è la chiara espressione della politica estera statunitense, dice il fondatore del SOA Watch

 

Varie di Pietro Ancona

 Nel 2014 in Brasile ci saranno le elezioni presidenziali. L'obiettivo è sconfiggere Delma Roussef e mettere il potere nelle mani dei ceti dei ricchissimi brasiliani cointeressati nelle multinazioni USA. I movimenti di protesta che sono in corso hanno lo scopo di creare un clima sfavorevole alla Presidente alla quale probabilmente è stato inoculato il cancro come è stato fatto con Arafat con Chavez e con la Presidente dell'Argentina Cristina Krichner. Spero che la sinistra brasiliana sia consapevole della enorme posta in gioco che riguarda non solo il Brasile ma l'equilibrio stesso del mondo. La continuazione della crescita del Brasile altererà certamente gli equilibri di dominanza USA nelle politiche mondiali.

La grande Presidente del Brasile che a suo tempo fu incarcerata e torturata dai generali e che dirige il Brasile nella difficilissima transizione verso una società migliore, stende la mano ai rivoltosi. Dubito che questo invito sarà raccolto da tutti perchè ci sono forze oscure ed asservite aglui USA che si muovono dentro la protesta popolare e spingono verso il peggio. Ma forse il Brasile si raccoglierà dietro la sua Presidente e non vorrà tornare ai tristi tempi della dittatura militare e degli squadroni della morte.

 
Dopo Assange un altro grande eroico benefattore dell'umanità. Un ragazzo che svela i crimini del governo USA. Un governo che spia tutti i suoi cittadini e non si sa quante persone nel mondo. E' ricercato per essere soppresso. Deve essere in cima alla Kill List di Obama. Tutta la nostra riconoscenza a Eduardo Snowden senza il quale saremmo all'oscuro del controllo che il Grande Fratello esercita incessantemente su di noi!
 

Snowden e Assange sono due morti viventi come lo sono i perseguitati della mafia solo che gli USA sono mille volte più potenti della mafia. Hanno svelato al mondo il comportamento ostile e criminale degli USA verso tutti i popoli del pianeta a cominciare dagli stessi alleati degli USA. Assange vive chiuso in una stanza di una ambasciata coraggiosa, Snowden non è ancotra al sicuro. Centinaia di "sciacalli"della Cia sono in azione per ucciderli entrambi.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/22/datagate-snowden-usa-piratano-sms-cinesi/634623/

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Dov'è Snowden? Così la spia amata da russi e cinesi ha fatto perdere le sue tracce

NEW YORK – Edward Snowden resta latiante a Mosca, dove ha fatto perdere le sue tracce. Dimitri Sims, uno dei grandi esperti di relazioni Russia Stati Uniti ha osservato che le richieste di estradizione da parte americana di un "criminale" accusato di spionaggio non saranno necessariamente accolte: " in Russia lo spionaggio in America non e' un crimine" ha detto caustico Sims.

La destinazione finale di Snowden, l'ex agente della Cia che ha svelato al mondo come l'America di Obama raccolga milioni di scambi telefonici in violazione della privacy e dei diritti civili. La destinazione finale di Snowden potrebbe ancora essere l'Ecuador, ma il suo passaggio a Mosca era un'occasione che Vladimir Putin non poteva lasciarsi scappare: Mosca, sotto accusa dell'America per violazioni dei diritti civili, diventa davanti al popolo di Internet il protettore di un "rivoluzionario" che rivela come l'America violi lei stessa alcuni diritti fonadamentali. video

Datagate, mistero sulla sorte della "talpa" Edward Snowden

Comunque sia, un uomo solo, Edward Snowden, sparito ieri a Mosca, tiene sotto scacco le tre grandi potenze nucleari, i servizi segreti più agguerriti al mondo e i media internazionali. Lo sviluppo più recente del "Snowdenleaks" è proprio una crisi politica fra Stati Uniti e Cina, e ora anche con la Russia. Questo thriller che poggia su una vicenda di spionaggio, un reality show, che ci ha portato senza soluzione di continuita' digitale dalle Hawaii a Hong Kong poi a Mosca e ora chissà dove, rimette improvvisamente l' "essere umano" al centro dell'equazione.

La prova, in fondo contraria alle tesi di Snowden, che nell'era di Internet, quando il mondo digitale ci tiene sotto controllo, quando Big Brothers sembra travolgere i nostri diritti di privacy e civili, quando da un satellite si riesce a spiare nel cortile di una casa sperdute in una foresta, un individuo ricercato dal governo americano, seguito a vista da spie cinesi, controllato da agenti in borghese a Mosca, puèò sparire nel nulla lasciando dietro di se una scia di polemiche, mistero, crisi diplomatiche, litigi, astio. A partire dalla dura dichiarazione di ieri del portavoce della Casa Bianca Jay Carney contro il Governo cinese: «La Cina non ha onorato i patti...non c'è dubbio che vi sarà un impatto negativo sulle relazioni Usa Cina per la decisione delle autorità cinesi di far partire Edward Snowden da Hong Kong...potevano fermarlo non l'hanno fatto».

La fermata a Hong Kong di questo Thriller/Reality Show potrebbe occupare numerose puntate da sola: dal compleanno di Snowden, che ha festeggiato i suoi trent'anni con pizza e Pepsi Cola in un appartamento segreto, alla sua richiesta ai suoi avvocati/intermediari cinesi di mettere i cellulari in frigo per evitare intercettazioni, all'intrigo politico fra le autorita' locali che sono, in teoria, autonome rispetto a quelle della Cina Popolare, ma che in pratica subiscono l'influenza di Pechino. Con un solo denominatore comune: liberiamoci di questa grana, che parta.

Per questo l'attacco di Carney è duro: coinvolge direttamente il governo cinese nell'autorizzare la partenza per Mosca di Snowden invece del suo arresto. Di più, rivela che : «Hong Kong era stata informata per tempo che il passaporto di Snowden era stato revocato, che era un criminale ricercato». Fino a ieri si pensava che fossero state le autorita' americane a non aver revocato il passaporto di Snowden. Caitlin Hayden del Consiglio per la Sicurezza Nazionale ha invece attaccato la Russia: «Se il Cremlino lascerà partire Snowden dopo che noi abbiamo restituito alla Russia numerosi criminali, ci sara' una grave crisi di sfiducia, abbiamo sempre collaborato apertamente con un governo che ora potrebbe non collaborare con l'America».

Da Mosca il Cremlino fa spallucce e dice di non saperne niente. Posizione alla quale non crede nessuno: possibile che Vladimir Putin ex agente del KGB non avesse imposto il controllo totale di questo "traditore" del governo americano? Impossibile. Rispondono gli esperti in coro. Comunque sia, Snowden arriva a Mosca domenica, si ferma all'aeroporto per una ventina di ore in transito in attesa di partire per Cuba con un volo dell'Aeroflot. Da lì sarebbe dovuto partire per l'Ecuador che dovrebbe concedergli rifugio politico.

A chiudere il quadro della tensione politica, da Washington è partito un altro avvertimento durissimo: «Se uno stato nel continente americano proteggerà Snowden ne pagherà le conseguenze nei suoi rapporti con gli Stati Uniti d'America». Intanto si dice che Snowden sia stato sequestrato dai servizi russi per essere interrogato, volevano vedere tutto quello che c'era nel suo prezioso computer denso di intrighi, strategie, tecniche e soprattutto informazioni. Altri dicono che sia fuggito, altri ancora che sia stato ucciso. Il reality show continua, si complica e coinvolge direttamente la stampa, il canale principale per la disseminazione di questo psicodramma politico/spionistico/sociale.

David Gregory, stella di "Meet the Press" della rete Nbc ha chiesto domenica a Glenn Greenwald, il giornalista che ha fatto lo scoop su Snowden per il Guardian, se non fosse anche lui "un criminale". Greenwald, un attivista politico, ma nel caso in oggetto un giornalista nel senso piu' tradizionale del termine, ha risposto con altrettanta durezza: «è straordinario che chiunque si consideri giornalista possa suggerire che un collega sia un criminale» ha risposto. Vi risparmio le centinaia (migliaia?) di reazioni contro Gregory. Nel momento in cui la stessa stampa è nel mirino delle autorità federali americane per la ricerca delle fonti(vedi caso spiongaggio su linee telefoniche AP ma anche su Fox News) anche quest'aspetto del dibattitto sulle nostre libertà è infuocato

 

 

 Brasile: dopo il pane vogliamo le rose. Il tetto di cristallo dei governi progressisti?

Convocati a guardare al Brasile a causa del calcio, opinionisti che nell’ultimo decennio mai si sono interessati alle grandi trasformazioni di uno dei più importanti attori globali, si arrampicano sugli specchi dei loro pregiudizi. Starebbe andando in scena la fine dei governi socialdemocratici di Dilma Rousseff e Lula da Silva, il ritorno del Brasile al suo destino terzomondista, il fallimento dell’utopia progressista in America latina. Poche analisi vanno oltre una superfice tendente a riprodurre l’eterno immaginario di un Brasile incapace di esercitare il proprio ruolo nel mondo. Ma basta fare i conti col fatto che quasi un’Italia (50 milioni di persone) è uscita dalla povertà in Brasile negli ultimi dieci anni, per capire come verità e pregiudizi sul Brasile contemporaneo si mescolino in un rituale semplificatorio e malintenzionato.

Il caso dei trasporti pubblici, che ha ispirato lo sbocciare della protesta, è esemplificativo della grande trasformazione e delle nuove contraddizioni che ha prodotto. A San Paolo, nell’ultimo decennio, è talmente aumentato il numero di chi si è potuto permettere un’auto che la velocità degli autobus nel traffico si è quasi dimezzata. Contemporaneamente al peggioramento della qualità del servizio le imprese private di trasporto pubblico (sovvenzionate dallo Stato) hanno aumentato profitti e biglietti ma non gli investimenti. La sinistra ha recuperato la metropoli pochi mesi fa promettendo un cambio non ancora avvenuto: per corruzione? Sacro rispetto dei profitti privati? Impossibilità di districarsi tra interesse pubblico e privato? Mancanza di investimenti? Incapacità di risolvere i nodi dello sviluppo della maggiore metropoli del continente? Lo schema potrebbe essere ripetuto per ognuna delle altre rivendicazioni della protesta, come per esempio quella contro la violenza della polizia vissuta troppo spesso come un’endemica fatalità. Bene che se ne dibatta.

Fino a ieri i monopoli mediatici elogiavano il Brasile come la “sinistra responsabile”, capace di conciliare un po’ di giustizia sociale senza toccare il palinsesto neoliberale rispetto a un continente di estremisti pericolosi come il “negraccio dell’Orinoco” Hugo Chávez o il “narco-indio fuori di testa” Evo Morales. È fin troppo ovvio – specialmente da quest’Italia prostrata dalle larghe intese – simpatizzare con chiunque scenda in piazza a protestare o, in alternativa, convincersi (come dice il premier turco Erdogan che vede lui e Dilma uniti nella lotta) che stia andando in scena l’ennesima rivoluzione colorata eterodiretta. In Brasile, dove la primavera c’è già dal 2003, è tutto più complesso di così. Non vi è una rivoluzione colorata ma, tra gli elementi d’analisi, c’è quello di un tentativo di destabilizzazione condotto, come rileva il sempre illuminante Emir Sader, innanzitutto dai monopoli mediatici privati. Uno dei principali massmediologi brasiliani, Laurindo Leal, lo ha spiegato perfettamente in Carta Maior: “A TV organiza a massa”. Evidenzia passo a passo come Rede Globo abbia materialmente manipolato per far montare la protesta rappresentandola, con un ulteriore artificio mediatico, come “apartitica”. Da anni giornali e televisioni, come nel resto della regione storicamente in condizione di monopolio delle élite conservatrici (è un dato da non scordare mai), conducono un’unica feroce campagna contro la corruzione politica. Come quando i canali Mediaset veicolavano l’allarme sicurezza per colpire Romano Prodi, lo scopo è debilitare il Partito dei Lavoratori (PT), come se questo abbia inventato la corruzione in Brasile – semmai è vero il contrario – e per oscurarne i successi. Il governo brasiliano, e il PT, hanno avuto in questi anni degli straordinari ritardi nel dotarsi di una politica mediatica efficace e di un’azione di contrasto contro il sicariato informativo. Si sono illusi di poter continuare a vincere “nonostante i media”. Non sono nella situazione del Chávez pre-11 aprile 2002 (il golpe), che non aveva alcuna politica mediatica, lottando a mani nude contro il mainstream, ma sono lontani anni luce dalla coscienza sviluppata dai governi kirchneristi in Argentina per i quali la democratizzazione dell’informazione è di gran lunga la battaglia decisiva senza la quale nessuna conquista è più possibile.

Ciò che accade è allora che, convogliate dai media, vi sono più piazze diverse che entrano pericolosamente in frizione. Vi è una piazza progressista che chiede di più al governo di centro-sinistra. Vi è una piazza che, semplificando, potremmo definire post-politica, per molti aspetti grillina. La schiena dritta dei governi del PT, i programmi sociali che appoggiano 50 milioni di brasiliani hanno portato alla povertà dimezzata, all’indigenza ridotta a livelli mai pensati possibili (il 6% secondo la CEPAL) e alla quasi piena occupazione, pericolose utopie per il regime neoliberale. “E ora?” sembrano dire scendendo in piazza i beneficiari di quei piani transitati dal lumpen-proletariato a un piccolo benessere non consolidato.

Da sinistra si appunta (a volte con sufficienza) a che tale spezzone di opinione pubblica sia manipolata dai media e sia espressione di quel nuovo Brasile individualista e consumista che preoccupa molti. Colmate le esigenze primarie milioni di brasiliani vogliono consolidare il benessere raggiunto e si aspettano altro e di meglio per se stessi e dallo Stato. Il PT, la stessa Dilma Rousseff, che si dicono vicini alla protesta e invitano i loro militanti a scendere in piazza, hanno in realtà difficoltà ad interpretarne il senso. Può un grande partito socialista, che per decenni è stato lo straordinario interprete delle aspirazioni delle masse brasiliane, ma che è a sua volta cambiato, continuare a rappresentarle una volta “imborghesite”?

Vi è infine una piazza reazionaria, infiltrata da gruppuscoli di estrema destra violenta ed eversiva che cercano le violenze in favore di telecamera, in sinergia con i monopoli mediatici privati. Sono quelli che stanno cercando di creare le condizioni per un cambio di segno politico del governo nazionale. Ciò magari utilizzando la figura del magistrato nero e conservatore Joaquim Barbosa, che credono capace col suo prestigio di far inalberare alla corrottissima destra brasiliana la bandiera dell’anticorruzione. È tutto da vedere ma, in tal caso, la prima contromossa del PT sarebbe il ritorno di Lula che una parte della base già chiede.

Nonostante l’approvazione per Dilma, pur in discesa, resti oltre il 50%, nelle semplificazioni giornalistiche la coincidenza tra le proteste e un torneo calcistico dalla visibilità planetaria portano a equazioni insostenibili tra governo progressista e sprechi, corruzione, addirittura repressione della protesta sociale. Il tutto avviene in un clima allarmistico strumentalmente volto a danneggiare l’immagine del paese e di chi lo sta cambiando in meglio da dieci anni. Rispetto al tema della repressione, appare evidente (ma dai nostri media si capisce il contrario) un uso dosatissimo della forza in un paese dove la “pulizia sociale”, quella che ogni giorno fa fare alla sola polizia di San Paolo un paio di morti tra gli indesiderabili, è prassi di governo dell’ordine pubblico storicamente consolidata.

Per comprendere tale contingenza è importante collocare la fase storica che il paese sta vivendo. Il Brasile è oggi un grande paese indipendente, un attore globale, una potenza regionale con un’immagine e una prassi benevola e inclusiva, capace di mettere ai primi posti la giustizia sociale con una democrazia vivace e partecipativa. Dicendo no all’ALCA di George Bush pose le basi della primavera e dell’integrazione latinoamericana. È un paese sviluppato, capace di mettere satelliti in orbita e di avanzare al passo della Cina per numero di brevetti e pubblicazioni scientifiche. Poche università al mondo offrono oggi opportunità più di quelle brasiliane. Ma il Brasile resta uno dei paesi più diseguali al mondo, con permanenze profonde di violenza classista e razzista. Un giovane nero ha 2,5 volte la possibilità di morte violenta di un coetaneo bianco. Inoltre non è riuscito a disancorarsi dalla dipendenza storica dall’agroindustria esportatrice, sacrificando alla pace con i mercati il patto con le masse contadine per una riforma agraria tuttora necessaria, che tanto aveva significato nella costruzione stessa del PT. A questo si aggiungono colpe che solo se in profonda malafede si possono attribuire al governo federale: la detta corruzione strutturale, l’atavica necessità d’infrastrutture. Per quanto concerne la prima, i governi del PT, pochi lo ricordano, hanno dovuto sempre pattare con partiti centristi, clientelari, sempre corrottissimi con i quali era necessario comprare letteralmente (cfr. mensalão) ogni singolo provvedimento, ogni legge civile. Per quanto concerne il ritardo infrastrutturale, oltre all’enormità del compito, si coniugano fattori e appetiti di attori locali e internazionali che sempre più si scontrano con movimenti ambientalisti importanti. La facciamo o no la TAV da San Paolo a Rio de Janeiro?

Soprattutto: il Brasile non è riuscito a metter neanche in agenda una riforma fiscale in grado di far pagare a chi possiede enormi ricchezze la costruzione di uno stato sociale all’altezza delle necessità. Lo sanno o non lo sanno quelli che scendono in piazza, e quelli che dall’Europa solidarizzano con un Like via Facebook, che un grande stato sociale quale quello al quale giustamente aspirano le classi medie brasiliane non può essere sostenuto senza raddoppiare o triplicare la capacità impositiva di un sistema fiscale a tutt’oggi ridicolo? Buoni o cattivi, onesti o corrotti che fossero, gli amministratori locali che avevano scelto la scorciatoia di aumentare i costi dei trasporti pubblici, manifestavano innanzitutto l’insostenibilità della modernizzazione senza un sistema fiscale fortemente progressivo. Questo –chi scrive lo segnala da anni- è il principale e il più irrisolvibile dei nodi dell’America latina contemporanea: oltre il livello basico di cittadinanza del garantire a tutti l’uscita dall’indigenza, la sostenibilità a lungo termine di uno stato sociale efficiente va adeguatamente finanziata non solo con gli andirivieni dei prezzi dell’export (ancora troppo spesso commodity), ma attraverso un sistema fiscale tipico delle socialdemocrazie avanzate. Nemmeno il Venezuela bolivariano ha affrontato tale nodo, finanziando le missioni sociali con la rendita petrolifera, senza toccare il portafogli di ricchi e benestanti. Anche oggi in Brasile Dilma, in risposta alla protesta, sostiene che finanzierà scuole pubbliche migliori con la rendita petrolifera. No petrolio, no scuola? Vero è che contro una riforma fiscale progressiva si convoglierebbero enormi resistenze: gli attori internazionali, le multinazionali, il complesso mediatico, le classi dirigenti tradizionali, le classi medie vogliose di aumentare e consolidare i loro consumi. Se a questo si aggiunge la scelta (inevitabile?) politica brasiliana di non toccare l’impalcatura neoliberale – nessun controllo sul possesso dei dollari, nessun controllo sui prezzi, nessun obbligo per le multinazionali di reinvestire gli utili in Brasile – ci troviamo di fronte a un quadro nel quale questa formula di governo progressista sta toccando il proprio tetto di cristallo. Davvero questo tetto non si può sfondare? Dobbiamo accettare che andare al governo sia servito solo a regalare una nuova generazione di consumatori per un florido mercato interno che lasci a questo anche diritti quali educazione e salute?

Negli ultimi giorni Andrés Singer, ex-portavoce di Lula, ha scritto sulla Folha di Sao Paulo una sacrosanta verità: «se la domanda di miglior salute, educazione e sicurezza è giusta la sinistra deve avere il coraggio di rivendicare come proprio un programma di aumento della spesa pubblica per costruire lo stato sociale che le masse chiedono». Un passo avanti. Ma chi esce dalla povertà non può guardare indietro in eterno. Vuole di più, per se stesso e per la società. Il Brasile è a uno straordinario crocevia. Di nuovo la contingenza ci aiuta: il 75% dei brasiliani considera scadente la sanità pubblica. Mancano i medici ma a San Paolo si è manifestato anche contro l’importazione di medici e altri professionisti dall’estero. Le nuove classi medie attenderanno il pubblico o pagheranno porzioni importanti di reddito per il privato? Può consolidarsi un individualismo più avanzato di quello fallimentare ed escludente dei regimi neoliberali o prevalere una nuova idea di inclusione sociale che ha nella costruzione di un welfare avanzato la forma visibile, che tutti possano toccare con mano.

Fino ad ora, il progresso umano, le riforme per rendere più degno il lavoro, per sostenere le moltitudini senza risorse, non hanno prodotto tanto nuovi cittadini ma soprattutto una sinergia sui generis tra capitale e lavoro in dosi da cavallo. Abbiamo vissuto nell’illusione che postulati neoliberali e giustizia sociale potessero correre su binari paralleli senza confliggere. In parte è stato vero, ma le proteste dimostrano che tale convivenza logora oggi il consenso che il governo progressista ha mantenuto in questi anni. “Ordem e progresso” si legge sulla bandiera verdeoro. Se nel Novecento c’era stato l’ordine senza progresso (21 anni di dittatura e poi il regime neoliberale) il nostro secolo rischia di portare il progresso senza ordine, ovvero senza crescita sociale, senza cittadinanza. Una società matura, direbbero da destra. La sfida della sinistra è come rilanciare la sfida dell’inclusione e dei diritti per pensare uno sviluppo armonico per le persone e l’ambiente. Si parte dal merito storico di essere stati capaci di farsi carico di tali bisogni primari in via di essere sanati, come nessun governo conservatore e liberale si era proposto di fare. Ma la maggior parte del cammino è ancora da fare.

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

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 BRASILE: ALCUNI "PERCHÉ" DEL MOVIMENTO ATTUALE

Ormai la contabilità del vasto movimento che continua ad occupare le strade e le piazze del Brasile è diventata impossibile, oltre che oziosa.

L’urlo di sfida che fin dai primi giorni i manifestanti hanno lanciato e che continua ossessivamente ad essere ripetuto "VEM PRA RUA! VEM PRA RUA!" (Vieni in strada! Scendi in strada!) è stato accolto da milioni di persone in tutto l’immenso paese: partito da San Paolo e poi da Rio de Janeiro, il movimento PASSE LIVRE, iniziato con la richiesta di cancellazione dell’aumento delle tariffe dei trasporti urbani, è dilagato in tutto l’immenso territorio del gigante latino-americano. Dal Sud al Nord, da Porto Alegre a Manaus, passando per il cuore economico del Brasile (gli Stati di San Paolo, Santa Catarina, Paranà), fino al Nordest di Salvador, Recife, Fortaleza, non si contano più i centri grandi, medi e piccoli dove la piazza si è riempita della rabbia e del malessere che covava nel ventre profondo della nazione.

Un malessere che ha travolto la retorica autocelebrativa con cui il Partido dos Trabalhadores (PT) del populista Lula, al potere ormai da dieci anni, martellava quotidianamente l’opinione pubblica attraverso comunicati televisivi zeppi di impianti petroliferi luccicanti e di sedicenti progressi in tutti i settori, secondo il mantra "O Brasil mudou" (sottinteso, in meglio).

Menzogna? Non del tutto, se, ancora nel 2010, Lula risultava il Presidente con il maggior gradimento di tutta la storia del Brasile, e se il PT poteva quell’anno raccogliere una notevole vittoria elettorale, divenendo il primo partito della Camera dei deputati ed il secondo del Senato Federale, cogliendo un ulteriore successo nelle presidenziali vinte dall’attuale presidentessa Dilma Roussef.

Gli anni di Lula, in effetti, sono stati anni in cui una serie di circostanze interne ed internazionali hanno visto finalmente ridursi la povertà, e 50 milioni di persone passare dalle classi più basse, D ed E, alla classe C1, aumentare l’accesso

all’istruzione e ai servizi di base, e infine crescere la corsa al consumo dei beni durevoli quali l’automobile, il frigorifero, la televisione, il telefono, il cellulare, il 1 Si considera classe A, ricca, la famiglia con reddito superiore a 7.450 Reais, classe C superiore a 1750. Nel 2010 circa ancora 69 milioni di persone appartenevano alle classi D ed E (cfr. A Nova Classe Média: o lado brilhante dos povres, Fundação Gétulio Vargas, 2010). computer. È cosa nota a tutti che il Brasile è uno dei famosi BRICS, cioè paesi emergenti nel panorama del capitalismo mondiale, e che il suo PIL ne faccia ormai in termini assoluti la sesta potenza economica mondiale (cfr. qui sotto il grafico del PIL dal 1960 al 2010). Da 8.270 dollari nel 2005 il pil procapite è passato a 11.420 nel 20112. Tra il 2009 e il 2011 il reddito mensile dei lavoratori è cresciuto in termini reali dell’8% 3. La crescita maggiore si è avuta nel 10% più povero della popolazione, che ha goduto d’un aumento del 29%, riducendo la forbice della disuguaglianza (l’indice Gini, che misura da 0 a 1 il divario sociale, è passato nello stesso periodo da 0,518 a 0,501). Negli ultimi anni l’espansione economica ha continuato a creare posti di lavoro (ad es. dal 2009 al 2011 i lavoratori con contratto regolare sono cresciuti dell’11%, mentre il tasso di disoccupazione è passato dall’ 8,2 al 6,7%, continuando a diminuire 2 World Bank, World Development indicators, http://databank.worldbank.org/data/views/reports/tableview.aspx 3 Qui e di seguito utilizziamo dati della Pesquisa Nacional por Amostra de Domicílios 2011 (Pnad), sino ad oggi. Il numero di occupati è cresciuto dell’1,1% (perfomance non certo esaltante, ma che ci farebbe sognare in Europa) arrivando a 92,5 milioni di persone. Lo stesso periodo ha visto la diminuzione dell’analfabetismo (dal 9,7 all’ 8,6%) e la crescita della scolarizzazione.4 NON ABBASTANZA! Sembra aver urlato la piazza in questi giorni di giugno. Sic transit gloria mundi: con la rapidità dei grandi avvenimenti storici, il partito di Lula ha visto crollare la sua popolarità. Certo, notevole influenza hanno avuto gli scandali del 2006 e soprattutto quello del 2010 (il cosiddetto Mensalão) che hanno rivelato un vasto sistema di corruzione. Che però non è certo una novità per il Brasile, nel 2012 al 69° posto mondiale per livello di corruzione (guarda un po’ meglio dell’Italia, 72sima)5. Ma la vera ragione appare più chiara se analizziamo un po’ più a fondo i dati. Ad es. è vero che la differenza tra i più ricchi e più poveri è diminuita: nel 2009 i più abbienti guadagnavano 107 volte di più dei meno abbienti, mentre nel 2011 la differenza si era ridotta notevolmente, passando ad 87, ma essa è sempre enorme. Il reddito medio poi, è di appena 1.345 Reais (circa 500 euro al cambio attuale). Quanto alla diminuzione del tasso di disoccupazione, essa si accompagna ad una leggera caduta della percentuale (attenzione, non del numero) degli occupati sul totale della popolazione (dal 62,9 al 61,7%) e di quanti non studiano e contemporaneamente non cercano lavoro e, soprattutto, ad una più elevata percentuale di disoccupati tra i giovani, indici questi forse di una precoce “europeizzazione” del mercato del lavoro (senza che siano stati superati i gap tradizionali di cui in questo mercato soffrono i neri, i meticci, le donne). La retorica sulla nuova classe media poi, quella inferiore, la cosiddetta classe C, non regge di fronte ai testardi fatti: il 9% dei capi famiglia di questo ceto è analfabeta, il 71% non può permettersi l’accesso alla sanità privata e deve accontentarsi delle peggio che lamentevoli condizioni di quella pubblica, abitano in case che spesso non hanno accesso alle rete fognaria o addirittura (sia pur in minima percentuale) non hanno il bagno in casa (questa percentuale, ovviamente, che cresce enormemente per le classi delle favelas e nelle zone rurali). 4 Dati dell’ Instituto Nacional de Estudos e Pesquisas Educacionais Anísio Teixeira (Inep) 5 http://www.cronacaqui.it/cronaca/28088_ecco-la-classifica-della-corruzione-nel-mondo-litalia-al-livello-della-bosnia-mappa.html Al punto che il sociologo Nesse Souza ne parla come di una “nuova classe lavoratrice precarizzata”, occupata principalmente nel commercio, nei servizi e nella piccola industria, dove è sottoposta ad orari di lavoro di 12 o 14 ore al giorno 6. Il ritratto si fa ancora più impietoso se dall’analisi dei redditi passiamo a quella dei servizi sociali: in questo campo un piede del Brasile rimane ancora affondato nel fango del “terzo mondo”: non è casuale, infatti, che la rivolta popolare di questi giorni sia esplosa proprio sul problema dei trasporti. Quello della viabilità e del trasporto urbano è uno dei capitoli più opachi del Brasile odierno. Andare al lavoro richiede più tempo nelle regioni metropolitane di San Paolo e Rio de Janeiro che a Londra, New York, Parigi. Uno studio condotto su trenta grandi metropoli mondiali rivela che solo Xiangai batte le due maggiori aree urbane del Brasile quanto a spreco di tempo nel tragitto casa-lavoro7. Se il tempo medio di San Paolo e Rio è di circa 45 minuti, quello impiegato dai pendolari che usano i mezzi pubblici è incomparabilmente superiore, e può tranquillamente superare le 3 ore giornaliere. E il tutto per un trasporto caro e di pessima qualità. Gli altri centri del Brasile vanno meglio, ma non certo bene. Gli ingorghi stradali sono una piaga quotidiana, le strade sono sconnesse, mal segnalate e insicure, il tasso di incidenti, anche dei mezzi pubblici, elevato. Quanto alla salute e all’istruzione, andiamo anche peggio. Una ricerca compiuta dalla società inglese Economist Intelligence Unit (EIU) colloca il Brasile al penultimo posto in una classifica di 40 paesi riguardo alla qualità dell’educazione (per farsi un’idea, l’Italia si situa in tale classifica ad un modesto ma pur sempre superiore 25° posto)8. Certo, la percentuale del PIL investita nell’istruzione è cresciuta dal 3,9% del 2006 al 5% di oggi, una percentuale paragonabile a quella dell’Italia, che però assume un aspetto ben più modesto se si considera la spesa pro capite: secondo una ricerca dell’OCSE nel 2012 il Brasile si situava al penultimo posto in un ranking di 33 paesi, con un investimento al di sotto dei 2.000 dollari pro capite contro i 9.000 della media OCSE (sempre per dare un termine di paragone l’Italia è al 14° posto con un investimento leggermente al di sotto della media)9. 6 http://oglobo.globo.com/economia/nova-classe-media-tem-trabalho-precario-pouca-instrucao-moradia-inadequada-7914148 77 http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=1603914 8 http://www.une.org.br/2012/11/brasil-fica-em-penultimo-em-ranking-de-educacao-estudantes-pedem-fazogoldilma/ 9 http://www.oxydiane.net/politiche-scolastiche-politiques/evolution-des-systemes-d/article/gli-indicatori-dell-istruzione Nel campo della sanità pubblica, il Brasile si trova appena al 72° posto in una graduatoria stilata nel 2012 dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), con 317 dollari per persona all’anno, contro la media OCSE di 2.990 (Italia 2.359)10. # # # Molto di più ci sarebbe da dire per un’analisi puntuale e bisognerebbe farlo molto meglio, ma mentre gli avvenimenti incalzano quotidianamente, mi auguro che queste poche righe possano fornire alcuni spunti di riflessione un po’ meno estemporanei di quelli offerti dalla grande stampa. Mi sembra si possa ricavarne che il grande movimento, pur avendo - soprattutto per quanto riguarda le forme di organizzazione e l’età di chi vi partecipa - molti aspetti formali in comune con movimenti europei quali gli indignados e Occupy, abbia radici in parte diverse. In quest’ultimo caso parliamo di movimenti che scaturiscono da una profonda crisi degenerativa del tessuto sociale, che mette interi strati della popolazione, soprattutto i giovani, di fronte alla perdita non solo della passata condizione socio-economica, bensì anche della speranza e del futuro. Il movimento dei giovani brasiliani nasce invece dal riflusso dell’onda di crescita sociale ed economica dell’ultimo decennio. Le promesse non sono state mantenute, i risultati annunciati ed anelati tardano ad arrivare. Ma noi – sembrano dire i manifestanti – vogliamo quel Brasile che ci avete promesso e fatto sognare, lo vogliamo qui e adesso! In discussione, per il momento, non è lo sviluppo capitalistico del paese, ma sono le carenze e le tare di questo sviluppo: gli sprechi nei lavori pubblici (ad es. nella costruzione degli stati per il mondiale del 2014), la corruzione, la mancanza di servizi. Lo testimoniano le rivendicazioni e gli slogan delle manifestazioni che ho riportato nelle mie precedenti corrispondenze. 10 http://www.google.com.br/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CCYQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.ambrosetti.eu%2Fen%2Fdownload%2Fstudies-and-presentations%2F2012%2Fmeridiano-sanita.-le-coordinate-della-salute-rapporto-finale-2012%2Fmeridiano-sanita-rapporto-finale-2012-testo-completo-en%2Fat_download%2Fitalian&ei=jG3HUcnWNMXS0gH04IHQAw&usg=AFQjCNF1bgj1_Sc4KnFiOXEf1_Pf3vM2XA&bvm=bv.48293060,d.dmQ Con tutti questi limiti, un movimento così gigantesco è sempre destinato a superare e criticare se stesso. In bocca al lupo. Alessandro Mantovani Florianopolis 24/06/2013

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 Confessioni di un sicario economico Intervista a John Perkins di Amy Goodman

 

Parliamo con J. Perkins, un ex stimato membro dell'international banking community. Nel libro, Confessioni di un Sicario Economico, egli descrive da esperto ben remunerato come abbia aiutato gli Usa a rubare migliaia di miliardi ai paesi poveri concedendo loro pi credito di quanto fossero in grado di restituire, con lo scopo di riuscire poi a gestire le loro economie. Venti anni fa J. Perkins iniziÚ a scrivere un libro con il titolo provvisorio di "La coscienza dei sicari economici".

Perkins scrive: Volevo dedicare il libro ai presidenti di due paesi, uomini che furono miei clienti ed i quali ho rispettato e considerato di forti valori morali - Jaime RoldÛs, presidente dell'Ecuador, e Omar Torrijos, presidente di Panama. Entrambi deceduti di morte violenta. Ma le loro morti non sono state accidentali. Sono stati assassinati perchÈ si sono opposti agli interessi delle multinazionali, del governo e del sistema bancario il cui unico scopo Ë il dominio globale. Noi sicari economici abbiamo fallito nel convincere RoldÛs e Torrijos, e l'altro tipo di sicari, gli sciacalli avallati dalla CIA che seguono sempre la nostra ombra, sono intervenuti.

E ancora: Hanno cercato di convincermi ad abbandonare il libro. L'ho iniziato quattro volte durante gli scorsi venti anni. In ognuna di queste occasioni, la mia decisione di iniziare di nuovo Ë stata influenzata dagli attuali eventi mondiali: l'invasione americana a Panama nel 1980, la prima guerra del Golfo, la Somalia e l'ascesa di Osama bin Laden. Ad ogni modo, le minacce e le bustarelle mi hanno sempre convinto a fermarmi.

GOODMAN: Perkins spiegaci il significato di questo termine: sicario economico.

PERKINS: In pratica, ciÚ che noi eravamo addestrati a fare e ciÚ in cui consisteva il nostro lavoro era di espandere l'impero americano. Creare situazioni nelle quali pi risorse possibili potessero confluire in questo paese, nelle nostre corporazioni, nel nostro governo, e di fatto abbiamo avuto un grande successo. Noi abbiamo costruito il pi vasto impero della storia. » stato fatto negli ultimi 50 anni a partire dalla seconda guerra mondiale con l'utilizzo di una contenuta forza militare. » solo in rare circostanze come l'Iraq che la forza militare interviene come ultima alternativa. Questo impero, come nessun altro nella storia, Ë stato costruito principalmente attraverso la manipolazione economica, con la frode, con la falsit¦, con la corruzione di persone, con i sicari economici. Io ne ero coinvolto per gran parte.

GOODMAN: Come ne sei entrato a far parte? Quali erano i tuoi compiti?

PERKINS: Inizialmente sono stato reclutato mentre frequentavo la scuola di economia alla fine degli anni sessanta dall'Agenzia per la Sicurezza Nazionale, la pi grande organizzazione di spionaggio della nazione; ma ultimamente ho lavorato per corporazioni private. Il primo e vero sicario economico fu nei primi anni cinquanta, Kermit Roosevelt, il nipote di Teddy, che determinÚ la caduta del governo iraniano eletto democraticamente di Mossadegh, il quale fu eletto uomo dell'anno dalla rivista del Time; ed ebbe cosÏ tanto successo che riuscÏ a farlo senza spargimenti di sangue. A dire il vero qualcosa Ë successo, ma senza intervento militare. Solo l'aver speso milioni di dollari per sostituire Mossadegh con lo Sci¦ dell'Iran. A quel punto, capimmo che questa idea di sicario economico fosse estremamente conveniente. Non dovevamo preoccuparci di minacce di guerra con la Russia quando agivamo in quel modo. Il problema fu che Roosevelt era un'agente della CIA. Egli era un impiegato del governo. Nel caso fosse stato scoperto avremmo avuto dei seri problemi. Sarebbe stato molto imbarazzante. CosÏ, a quel punto, fu presa la decisione di usare organizzazioni come la CIA e la NSA (Agenzia per la Sicurezza Nazionale) per reclutare potenziali sicari economici come il sottoscritto e spedirci a lavorare per compagnie private di consulenza, per aziende edilizie e tecnologiche, in modo che se fossimo stati catturati non si sarebbe potuto stabilire una connessione con il governo.

GOODMAN: Descrivici la compagnia per cui hai lavorato.

PERKINS: La compagnia per cui ho lavorato si chiamava Chas. T. Main di Boston, nel Massachusetts. Eravano circa 2000 impiegati, ed io ne divenni il dirigente del settore economico. Arrivai ad avere cinquanta persone che lavoravano per me. Ma il mio vero lavoro consisteva nella negoziazione finanziaria. Concedere prestiti ad altri paesi, enormi prestiti, molto di pi di quanto essi fossero stati in grado di restituire. Una delle condizioni del prestito - diciamo un miliardo di dollari a paesi come l'Indonesia o l'Ecuador - era che questi paesi avrebbero poi dovuto impiegare il novanta per cento della somma del prestito per contratti con una o a pi compagnie americane, come la Halliburton o la Bechtel, per la costruzione di infrastrutture. Queste compagnie, le pi grandi, sarebbero poi andate sul luogo ed avrebbero costruito strutture elettriche, porti o autostrade, e queste cose sarebbero servite solo per le poche famiglie pi benestanti di questi paesi. La gente povera avrebbe dovuto invece accollarsi il peso di un enorme debito che non avrebbero potuto restituire. Oggi il cinquanta per cento del budget nazionale di un paese come l'Ecuador rappresenta il debito che tale paese deve restituire. Ed Ë impossibile che ci riesca. CosÏ, in pratica, li abbiamo messi in scacco. Quindi, quando noi vogliamo pi petrolio andiamo in Ecuador e diciamo: voi non potete pagare il vostro debito, allora date alle nostre compagnie petrolifere i vostri giacimenti in Amazonia che sono pieni di petrolio. E oggi stiamo andando avanti a distruggere le foreste dell'Amazzonia, costringendo l'Ecuador a darcele perchÈ loro hanno accumulato un enorme debito. Quindi noi concediamo questo grande prestito, molto di questo ritorna negli Usa, mentre il paese debitore Ë lasciato con un grande debito che cresce con gli interessi, ed in pratica loro diventano i nostri servi, i nostri schiavi. » un impero. Un grande impero. Ed Ë stata una strategia vincente.

GOODMAN: Hai detto che a causa delle bustarelle ed altre ragioni tu non hai scritto questo libro per lungo tempo. Cosa vuoi dire? Chi ha tentato di corromperti? Quali sono le bustarelle che hai accettato?

PERKINS: Ho accettato, da una multinazionale delle costruzioni, mezzo milione di dollari negli anni '90 per non scrivere il libro.

GOODMAN: Quale?

PERKINS: Legalmente parlando: non era la Stoner-Webster. Legalmente parlando: non era una bustarella, ma era una remunerazione per una consulenza, questo Ë perfettamente legale. Ma in pratica non ho fatto niente. Era ben inteso come ho spiegato nel libro, era tacitamente inteso che accettavo questi soldi per una consulenza sebbene non avrei dovuto lavorare molto nË scrivere nessun libro sull'argomento, di cui essi erano a conoscenza che fosse in lavorazione, quello che poi chiamai Confessioni di un Sicario Economico. E tu sai, Amy, che si tratta di una storia straordinaria, quasi come quelle alla James Bond.

GOODMAN: Di certo Ë cosÏ che si legge il libro.

PERKINS: SÏ, e lo Ë. E quando l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale mi arruolÚ, mi sottoposero, per un giorno, a testi di percezione delle bugie. Scoprirono tutte le mie debolezze e subito mi plagiarono. Usarono le droghe pi forti della societ¦: sesso, potere, denaro, per vincere su di me. Io provengo da una vecchia famiglia calvinista del New England, cresciuta con forti valori morali. Nonostante tutto credo di essere una brava persona e ritengo che la mia storia dimostri come questo sistema di droghe, di sesso, soldi e potere possono sedurre la gente, perchË io senza dubbio sono stato sedotto. E se non avessi vissuto questa vita come un sicario economico, mi sarebbe davvero difficile credere che esistano persone che fanno certe cose. Ecco perchÈ ho scritto il libro. PerchÈ il nostro paese ha davvero bisogno di capire. Se la gente di questa nazione si rende conto di ciÚ che Ë davvero la nostra politica estera, di cosa siano gli aiuti esteri, come funzionano le corporazioni, dove vanno a finire le nostre tasse, allora credo che pretenderemo di cambiare.

GOODMAN: Nel tuo libro parli di come hai aiutato a sviluppare un sistema segreto attraverso il quale miliardi di dollari sono transitati dall'Arabia Saudita direttamente nell'economia americana, e che inoltre hanno consolidato relazioni pi profonde tra la casa reale saudita e le successive amministrazioni degli Usa. Spiegaci.

PERKINS: » stato un periodo affascinante. Mi ricordo bene. Tu sei forse troppo giovane per ricordare. Ma io ricordo bene agli inizi degli anni '70 come l'OPEC esercitava il suo potere riducendo le forniture di petrolio. Avevamo le macchine in fila al distributore di benzina. La nazione aveva il timore di dover affrontare un altro 1929, un tipo di recessione; e questo era inaccettabile. CosÏ il Dipartimento del Tesoro mi ingaggiÚ insieme ad altri sicari economici e fummo spediti in Arabia Saudita.

GOODMAN: Eri veramente chiamato sicario economico, ovvero E.H.M. (Economic Hit Man, ndr)?

PERKINS: Certo, era un termine ironico con cui ci chiamavamo. Ufficialmente io ero il dirigente finanziario. Ci chiamavamo E.H.M.s, era un gioco, cosÏ nessuno ci avrebbe creduto se lo dicevamo... E cosÏ noi andammo in Sud Arabia agli inizi degli anni '70. Sapevamo che il Sud Arabia era la chiave per ridurre la nostra dipendenza, o per controllare la situazione. E lavorammo a questo affare attraverso il quale la casa reale saudita fu d'accordo nel rispedire molti dei suoi petro-dollari negli Stati Uniti ed investirli in titoli di credito del governo statunitense. Il dipartimento del tesoro avrebbe usato gli interessi prodotti da questi titoli per affidare ad aziende degli Stati Uniti la costruzione in Arabia Saudita di nuove citt¦, nuove infrastrutture, come poi Ë stato fatto. La casa saudita avrebbe mantenuto il prezzo del petrolio entro limiti accettabili per noi, ciÚ che poi hanno fatto per tutti questi anni, e noi, in cambio, avremmo garantito potere alla casa saudita per tutto il tempo che essi lo avessero fatto, e questa Ë una delle ragioni per cui andammo in guerra con l'Iraq la prima volta. In Iraq provammo a sviluppare la stessa politica che ebbe successo in Arabia Saudita, ma Saddam Hussein non abboccÚ. Quando i sicari economici fallirono su questo scenario, il passo successivo fu quello che chiamiamo sciacalli. Gli sciacalli sono persone autorizzate dalla CIA che arrivano e cercano di fomentare una sommossa o rivoluzione. Se questo non funziona, essi eseguono omicidi. O almeno ci provano. Nel caso dell'Iraq essi erano nell'impossibilita' di avvicinarsi a Saddam Hussein. Egli aveva delle guardie del corpo troppo brave. Le aveva doppie. Non potevano avvicinarlo. CosÏ se la terza linea di difesa, se i sicari economici e gli sciacalli falliscono, sono i nostri giovani uomini e giovani donne che vengono mandati a morire e ad uccidere, che poi Ë quello che ovviamente Ë accaduto in Iraq.

GOODMAN: Puoi spiegarci come Ë morto Torrijos?

PERKINS: Omar Torrijos, il Presidente di Panama, firmÚ il trattato del canale con Carter, che come tu sai passÚ al congresso con un solo voto di scarto. Fu la questione pi controversa della disputa. Poi Torrijos andÚ avanti e negoziÚ con i giapponesi per costruire un canale sul livello del mare: il Giappone voleva finanziare e costruire un canale sul livello del mare a Panama. Torrijos parlÚ con loro di questa fastidiosa Bechtel Corporation, il cui presidente era George Schultz ed il consigliere anziano era Casper Weinberger. Quando Carter fu tagliato fuori (e cosa successe veramente Ë una storia interessante), quando perse le elezioni e arrivÚ Reagan con Schultz della Bechtel Corporation che divenne il segretario di stato e Weinberger, sempre della Bechtel, fu segretario alla difesa, essi si arrabbiarono molto con Torrijos e cercarono di rinegoziare con lui il trattato del canale senza parlare con il Giappone. Ma egli fu irremovibile e rifiutÚ. Era un uomo di principi. Aveva i suoi problemi, ma restava un uomo di principi. Era un grand'uomo, Torrijos. E cosÏ morÏ in un violento incidente aereo. Fu attribuito ad un registratore imbottito di esplosivo. Io ero l¦. Ho lavorato con lui. Sapevo che noi sicari economici avevamo fallito. Sapevo che gli sciacalli erano vicini a lui, e ciÚ che accadde dopo fu che il suo aereo esplose con un registratore bomba a bordo. Non ho nessun dubbio che fosse stata la CIA e molti degli investigatori dell'America Latina giunsero alle stesse conclusioni. Naturalmente nessuna notizia fu riportata nel nostro paese.

GOODMAN: Allora, quando, dove hai deciso di cambiare, di lasciare tutto?

PERKINS: Mi sono sentito colpevole per tutto il tempo che Ë trascorso, ma ero stato sedotto. Il potere di queste droghe, del sesso, dei soldi era estremamente forte su di me. E, naturalmente, stavo facendo cose che ero adatto a fare. Ero un dirigente finanziario. Facevo cose che piacevano a Robert McNamara.

GOODMAN: Quanto hai lavorato vicino alla Banca Mondiale?

PERKINS: Molto, molto vicino alla Banca Mondiale. La Banca Mondiale fornisce gran parte del denaro usato dai sicari economici, come pure l'FMI (Fondo Monetario Internazionale, ndr). Ma quando successe l'11 settembre le mie idee cambiarono. Sapevo che la storia andava raccontata perchË ciÚ che successe l'11 settembre Ë la diretta conseguenza di ciÚ che stanno facendo i sicari economici. Ed il solo modo per sentirci sicuri di nuovo in questo paese e sentirci in pace con noi stessi, Ë quello di usare questi sistemi che abbiamo messo in pratica per creare cambiamenti positivi intorno al mondo. Credo davvero che possiamo riuscirci. Credo che la Banca Mondiale e altre istituzioni possono guardarsi intorno e fare ciÚ che dovrebbe essere il loro vero compito, come per esempio aiutare a ricostruire luoghi devastati del mondo. Un sincero aiuto alle persone povere. Ci sono 24000 persone che muoiono di fame ogni giorno. Noi possiamo cambiare tutto questo.

http://www.padrebergamaschi.com/Economia/confessioni_di_un_sicario.html   

 

 ANALISI SULLE PROTESTE IN BRASILE: I FASCISTI SCENDONO IN PIAZZA

Salve compagni. Sono qui per informazioni su ciò che attualmente accade in Brasile. Io sono brasiliano, nato e cresciuto nella città di São Paulo, da dove attualmente vi parlo. La prima cosa che voglio dirvi è che non si deve prestare attenzione a ciò che si racconta delle proteste, e da quello che ho sentito dai compagni di tutto il mondo, che mi parlano delle notizie dei media, non ascoltatele neanche. Le attuali proteste in corso sono assai dinamiche, ma hanno preso una svolta definitiva verso il fascismo. Il contesto delle proteste è il seguente: La prima ondata di proteste è stata organizzata dal MPL, Movimento Passe-Livre, un movimento anarchico autonomista insediato principalmente nelle università pubbliche. Il suo obiettivo è sempre stato avere dei trasporti pubblici gratuiti. Le proteste furono organizzate in risposta al sindaco Fernando Haddad (socialdemocratico/Partito dei lavoratori) e a Geraldo Alckimin (governatore di destra, conservatore e del socialdemocratico solo di nome PSDB) che hanno aumento le tariffe degli autobus e della metropolitana. Alle proteste si sono immediatamente uniti i partiti comunisti PSTU, PSOL e PCB. MPL, a causa dell’ideologia anarchica, ha denunciato la partecipazione dei partiti. Ciò diventerà importante in seguito.

I media, in un primo momento, hanno lanciato un’offensiva totale contro le proteste, accusandole di vandalismo e di essere dirette da esponenti della sinistra estrema. Si tratta di un ottimo esempio di giustificazione delle azioni della polizia militare armata del Brasile (una gendarmeria), che ha sparato proiettili di gomma in faccia alla gente (letalmente), picchiato soprattutto donne, e usato molto gas lacrimogeno e spray al pepe per disperdere il movimento, così come diverse tattiche di intimidazione, come arresti ingiustificati (tra cui i famosi arresti per possesso di aceto). I media si sono resi conto che, nonostante tutti i loro sforzi, il movimento aveva un’agenda popolare ed aveva il supporto degli elementi progressisti della popolazione. Un presentatore molto popolare e amato dalla destra ultra-conservatrice ha tentato di porre una domanda estremamente delicata ai suoi telespettatori: sostenete il vandalismo delle proteste in corso? Solo per vedere il suo pubblico reazionario umiliarlo in diretta votando sì. I media, rendendosi conto di non poter più screditare il movimento, e notando che i loro spettatori più reazionari erano pronti a prendervi parte, si sono attivati in nuove strategie. 00000-partidos-agredidosCome avevo già previsto, l’esperto furioso anti-comunista ha ritirato il suo precedente parere e ha iniziato a favorire le proteste, ma ha anche iniziato a sostenere che le proteste erano “molto di più”, dicendo ai suoi telespettatori che le proteste riguardavano un lungo elenco di denunce contro la sinistra, tradizionalmente presentato dai media contro il Partito dei Lavoratori di sinistra e usato elettoralmente dal PSDB di destra. Il resto dei media ha fatto esattamente la stessa cosa. Hanno anche preparato la narrazione sul piano internazionale, con questo video che è diventato il mezzo attraverso cui si conoscono le proteste. Questo sarebbe poi servito a legittimare il colpo di Stato fascista, agli occhi del pubblico internazionale. Ora qui c’è la parte difficile. Come ho detto in un precedente post su questo video particolare, si noterà che non c’è nulla di intrinsecamente socialista. I socialisti, così come i conservatori, detestano corruzione, sprechi delle spese e degrado dei servizi pubblici. Tuttavia, questo deve essere esaminato nel contesto che i media hanno costruito nel corso degli anni del governo e della presidenza del Paese della semi-sinistra del PT. Forse un esempio con cui la maggior parte dei socialisti avrà più familiarità, è con i media venezuelani e la loro partecipazione al tentativo di colpo di Stato del 2002 contro Hugo Chavez, amico del moderato presidente brasiliano Lula, predecessore dell’attuale presidentessa Dilma. Qual è stata la strategia dei media venezuelani? Ribattere costantemente nella mente dello spettatore l’idea che tutta la sinistra è corrotta, fabbricare accuse quotidianamente e creare la sensazione generale di una crisi continua. Lo stesso è assolutamente vero dal 2000 con i media brasiliani. Infatti, Rede Globo, che ha il quasi monopolio del pubblico televisivo, di proprietà degli eredi miliardari di Roberto Marinho, che aveva una fortuna personale di 60 miliardi di dollari, in precedenza aveva tentato, nel 2007, di innescare un’artificiale marcia “popolare” contro il governo del PT, guidata da diverse celebrità sul suo libro paga. Vorrei anche vivamente ricordare a tutti che il colpo di Stato del 1964 fu preceduto da una marcia di un milione di reazionari nello Stato di Guanabara, invocando il fascismo contro il socialdemocratico riformista Joao Goulart. Quindi, per coloro che semplicemente s’innamorano di una qualsiasi protesta pubblica, pensando che sia impossibile che la destra possa avere il sostegno popolare, la smettano di essere così fottutamente ingenui. Ora, vi starete chiedendo: “come si può suggerire che le attuali proteste siano fasciste? Sei fuori di testa!” Beh, state leggendo questo e non siete probabilmente in Brasile, guardando nel modo stordito con cui i media trattano il tutto. Probabilmente non siete consapevoli del fatto che l’ordine del giorno contro la “corruzione” è stato suggerito dal capo della polizia militare durante il negoziato con l’MPL, né siete probabilmente consapevoli del fatto che la grande maggioranza dell’opposizione al Partito dei Lavoratori non proviene dalla sinistra radicale, come vorrei fosse, come l’MPL, ma proviene dal PSDB cui metà degli elettori ha nostalgia della dittatura fascista. Così escono fuori per chiederne il ritorno. Il cartello dice “Intervento militare ora. Per il governo democratico dei civili e militari” che, sono sicuro, ricorda il periodo 1964-1986. Mentre scrivo questo, migliaia di militanti di destra bruciano bandiere rosse in Avenida Paulista e chiedono l’impeachment della presidentessa brasiliana Dilma Roussef. Questi militanti pensano che la democrazia esiste solo quando si sposa al neoliberismo, così al suo posto vogliono installare il PSDB o l’equivalente brasiliano di Pedro Carmona. Molte persone di sinistra solo ora se ne rendono conto, ci sono stati alcuni interessanti tentativi di rendere le persone consapevoli dell’imminente colpo di Stato fascista, da parte di alcuni artisti consapevoli che i media e la destra dirottano le proteste iniziali. Ora, i partiti di sinistra hanno cercato di rivendicare il movimento e di lottare contro il programma reazionario che si maschera sempre nelle richieste “apolitiche” per la moralizzazione della politica. La destra e i media si sono appropriati del discorso anarchico “anti-partito” per denunciare la sinistra nelle proteste, e alcune ali radicali della destra chiedono l’estinzione dei partiti, come fecero prima della dittatura militare del 1964. MPL ed anarchici non riescono a reagirvi e alimentano la retorica della destra. Vi sono anche settori della sinistra troppo isolati, nel loro gruppo di amici e compagni, per rendersi conto che la maggior parte delle persone che partecipano alle marce non è loro amica. La maggioranza delle persone vi ha aderito dopo l’appello dei volponi reazionari dei media. In molte città, le proteste non sono state avviate dalla sinistra, ma sono unicamente proteste di destra contro la politica di sinistra. Non siate ingenui, i comunisti non si radunano per protestare davanti alla residenza dell’ex presidente Lula. Nel frattempo, la Federazione delle industrie dello Stato di San Paolo (un cartello aziendale, se ci fosse una vera organizzazione fascista, sarebbe questa) sostiene le proteste. Il Pedro Carmona brasiliano affila le zanne. Quindi trovo estremamente sconvolgente che compagni incompetenti, soprattutto coloro che sostengono di essere socialisti, fondamentalmente forniscano sostegno internazionale a un colpo di Stato fascista. Così, quando la magistratura, che i media dipingono quale grande istituzione moralizzatrice, il cui eroe è il giudice della Corte Suprema Joaquim Barbosa, compisse una specie di manovra per cacciare Dilma Roussef a favore di nuove elezioni, per riportare il PSDB neoliberista al potere, la comunità internazionale sarà pronta a convalidare il colpo di Stato. Dovrei ricordare a tutti che questa è la tattica da manuale del fascismo del 21° secolo, come ci insegna l’Honduras. Il Brasile corre il pericolo di divenire fascista, e io sono stufo di questi stranieri incompetenti che scoprono cosa succede attraverso alcuni stupidi video su youtube sponsorizzati da alcuni think tank, come l’Istituto Millenium o l’equivalente brasiliano dei cubani di Miami, pensando che ciò sia positivo. Reddit mi fa schifo. (Il sito Reddit, dove è stato postato questo articolo. NdT) Pubblicato da Chinaski

http://gulash.blogspot.it/2013/06/analisi-sulle-proteste-in-brasile-i.html 

 

  

www.resistenze.org - popoli resistenti - brasile - 29-06-13 - n. 460

http://internazionalismo.blogspot.it/2013/07/radici-storiche-della-crisi-sociale-in.html   

Radici storiche della crisi sociale in Brasile – Il ruolo del FMI
Michel Chossudovsky | globalresearch.ca pcb.org.br
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

21/06/2013

Milioni di persone in tutto il Brasile si sono unite in uno dei più grandi movimenti di protesta nella storia del paese. Ironia della sorte, la rivolta sociale si dirige contro le politiche economiche di una sedicente e autoproclamata alternativa "socialista" al neoliberismo guidata dal governo del Partito dei Lavoratori (PT) del presidente Dilma Rousseff.

La "forte cura economica" del FMI che include misure di austerità e privatizzazione dei programmi sociali, è stata realizzata sotto la bandiera "progressista" e "populista" del PT, in accordo con le potenti élite economiche del Brasile e in stretto legame con la Banca Mondiale, il FMI e Wall Street.

Nonostante il governo del PT si presenti come una "alternativa" al neoliberismo, impegnato nella riduzione della povertà e la redistribuzione della ricchezza, la sua politica monetaria e fiscale è nelle mani dei suoi creditori di Wall Street.

Ironicamente, il governo PT di Dilma Rousseff e del suo predecessore Luis Ignacio da Silva è stato lodato dal FMI per:
"Una notevole trasformazione sociale in Brasile, supportata dalla stabilità macroeconomica e della qualità della vita".

Le realtà sociali sottostanti sono tutt'altre. Le "statistiche" della Banca Mondiale sulla povertà sono grossolanamente manipolate. Solo l'11 per cento della popolazione, secondo la Banca Mondiale si trova al di sotto della soglia di povertà. Il 2,2 % della popolazione vive in condizioni di estrema povertà.

Le condizioni di vita in Brasile sono crollate dopo l'ascesa del PT nel 2003. Milioni di persone sono state emarginate e impoverite tra cui una significativa parte della classe media urbana.

Nonostante il PT presenti un immagine "progressista" orientata al popolo, ufficialmente contraria alla "globalizzazione delle corporation", l'agenda macroeconomica è stata rafforzata. Il governo del PT ha sistematicamente manipolato le sue basi, al fine di imporre ciò che il "Congresso di Washington " descrive come "una struttura politica forte".

Gli investimenti infrastrutturali di miliardi di dollari orientati al profitto sulla Coppa del Mondo nel 2014 e le Olimpiadi nel 2016, foraggiati dalla corruzione corporativa, hanno contribuito a un significativo aumento del debito estero del Brasile, che a sua volta ha rafforzato il controllo della politica economica da parte dei suoi creditori di Wall Street.

Il movimento di protesta è in gran parte composto da persone che hanno votato per il PT.
Il consenso di base del governo del PT si è rotto. La base del PT si è rivolta contro il governo.

Storia: il tradimento del Partito dei Lavoratori

Il Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores) è ormai al potere da oltre dieci anni.

La crisi sociale in Brasile è la conseguenza dell'agenda macroeconomica lanciata all'inizio dell'ascesa di Luis Ignacio da Silva alla presidenza, nel 2003.

L'elezione di Lula nel 2002, incarnò la speranza di un intero popolo. Rappresentava uno schiacciante voto contro la globalizzazione e il modello neoliberista, che ha portato in tutta l'America Latina povertà di massa e disoccupazione.

L'elezione di Lula nell'autunno del 2002, fu percepita come un importante punto di rottura, un mezzo per abrogare il quadro politico del suo predecessore Fernando Henrique Cardoso.

Mentre era osannata in coro dai movimenti progressisti di tutto il mondo, l'amministrazione di Lula veniva allo stesso tempo applaudita dai principali protagonisti del modello neoliberista. Nelle parole del Direttore Amministrativo del FMI, Horst Kohler:
"Sono entusiasta [per il governo Lula]; ma è meglio dire che sono profondamente colpito dal Presidente Lula ... il FMI ascolta il Presidente Lula e la squdra di economisti, è nella nostra filosofia".

Nessuna meraviglia che il FMI fosse "entusiasta". Le principali istituzioni della gestione economica e finanziaria sono state consegnate su un piatto d'argento a Wall Street e a Washington.

Il FMI e la Banca Mondiale hanno lodato il governo del PT per il suo impegno per "solide fondamenta macroeconomice". Anche il Fondo Monetario Internazionale è interessato, il Brasile "è sulla buona strada", in conformità con i parametri del FMI.
La Banca Mondiale ha elogiato sia il governo Lula che quello di Dilma: "Il Brasile sta portando avanti un programma sociale audace con responsabilità fiscale".

Secondo il professor James Petras:
"La maggior parte dei responsabili politici di Wall Street e Washington, sorpresi dalla scelta di Lula di una squadra di economisti ortodossa liberale, erano letteralmente in estasi quando esso iniziò a promuovere con forza un radicale programma neoliberista, tra cui la privatizzazione della sicurezza sociale, la notevole riduzione delle pensioni per i dipendenti pubblici e la riduzione dei costi, facilitando le esigenze dei capitalisti per colpire i lavoratori". (Global Research, 2003)

Secondo Marcos Arruda, del PACS, un centro di ricerca non governativo a Rio de Janeiro:
"La squadra economica di Lula perseguendo le politiche imposte dal FMI sta sfasciando le prestazioni sociali non solo per i pensionati, ma anche per i disabili e le famiglie più povere". Il perseguimento di politiche economiche ortodosse ha anche portato il tasso di disoccupazione ufficiale al 12 per cento, mentre i tassi di interesse interni si attestano al 26,5 per cento, tra i più alti tassi al mondo. A San Paolo, la città più grande del Brasile, la disoccupazione ha raggiunto il 20 per cento". (Vedere Roger Burbach, Global Research, giugno 2003)

Il Brasile sotto il governo del PT non solo ha portato avanti un neoliberismo "dal volto umano", ma ha anche sostenuto la militarizzazione dell'America Latina e dei Caraibi condotta dagli USA.

Lula aveva stabilito un rapporto personale con George W. Bush. Sebbene fosse un convito critico della guerra in Iraq guidata dagli Usa e un sostenitore di Hugo Chavez, tacitamente sosteneva anche gli interessi strategici degli Stati Uniti in America Latina.

Sulla scia del colpo di stato ad Haiti patrocinato dagli USA-Francia-Canada, nel febbraio 2004, contro il governo regolarmente eletto di Jean Bertrand Aristide, il presidente Luis Ignacio da Silva approvò l'occupazione militare di Haiti e inviò truppe brasiliane a Port au Prince, sotto gli auspici della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite (MINUSTAH).

Questo articolo pubblicato da Global Research e resistir.info nell'Aprile 2003, all'inizio del governo del PT di Luis Ignacio da Silva, descrive come, fin dall'inizio, la guida del PT ha tradito un'intera nazione.

Nessun cambiamento significativo può derivare da un dibattito su "un'alternativa al neoliberismo", la quale in superficie sembra essere "progressista", ma che di fatto accetta tacitamente come legittimo diritto dei "globalizzatori" di dominare e depredare il mondo in via di sviluppo.

Il movimento di protesta sociale che ha travolto il Brasile è il risultato di 10 anni di repressione economica di "libero mercato" sotto la maschera di una "agenda progressista".


 

 Il Brasile di Pietro Ancona

In molti sostengono anche a sinistra che la "rivoluzione" brasiliana contro il governo di Dilma Roussef sia stata vera e non colorata come io ho sostenuto fin dalle sue prime battute. Il loro argomento è che le condizioni di vita della popolazione brasiliana,sono abbastanza difficili e gravi e che la politica delle privatizzazioni dei servizi ha reso quasi insopportabili le condizioni dei lavoratori specialmente pendolari. Il costo dei trasporti - ho letto_ arriva ad erodere il venticinque per cento del salario.
Non c'è dubbio che ci sia molto malessere nelle condizioni delle masse popolari non solo del Brasile ma di tutto il mondo. Oggi la gente sta peggio di come stava ieri per via della percentuali maggiore di ricchezza inghiottita dai miliardari. Il liberismo selvaggio, privo delle correzioni keinesiane della socialdemocrazia e del centro sinistra, accentua il divario enorme tra la ricchezza di pochi ed il malessere e la malavita dei tanti.
Il governo di Lula ed ora il Governo di Dilma hanno fatto molto per migliorare le condizioni delle masse popolari brasiliane. Ma il sistema che non intendono toccare basato sul Mercato e sul libero scambio non consente di attuare le misure che potrebbero davvero migliorare lo stato della popolazione. La soluzione radicale e vera per le masse popolari di tutto il mondo è certamente il comunismo. Solo una economia comunista può consentire il recupero delle risorse necessarie per migliorare la qualità della vita dei popoli. Ma oggim
come avviene quando la condizione di uno Stato migliora e si sviluppa si creano profonde e gravi contraddizioni e si avverte di più il peso delle povertà.
Non c'è quindi dubbio che c'è stata nei movimento contro Dilma una sincera componente rivoluzionaria tendente ad ottenere migliori condizioni di vita.
Ma non c'è neppure dubbio - almeno per me- che la regia di quanto è accaduto è stata nelle mani di ONG finanziate dagli USA, ONG che agiscono per destabilizzare uno dei punti più importanti del Brics ed un riferimento nell'America Latina che tende a liberarsi comunque della dominazione dei banchieri americani e del dollaro.
Lo stesso ragionamento possiamo fare per la Turchia. Anche in Turchia il movimento non è stato del tutto trasparente e le difficoltà create ad Erdogan sono state create allo scopo di condizionarne più pesantemente la politica. Fargli capire che se non fila dritto sarà cacciato via.