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Antologia di testi sul tema

Stalinismo e antistalinismo

 

A cura di Giuseppina Ficarra                 Indice

 

  

 

Il superamento dell'anti-stalinismo presupposto importante per il futuro del movimento comunista



"Per molto tempo il revisionismo venne contrabbandato come difesa corretta del marxismo e del leninismo dall'interpretazione fattane da Stalin. Solo alla fine dell'opera di distruzione dell'URSS, Gorbaciov rivelò la sua ammirazione per la socialdemocrazia, manifestando così la sua vera natura antimarxista e antileninista.

Ancora oggi molti che si definiscono comunisti, ci tengono a sottolineare il loro essere contro Stalin, non rendendosi conto di essere prigionieri della propaganda di odio scatenata dalla borghesia contro il comunismo.
Noi crediamo che l'antistalinismo sia solo apparentemente diretto contro la persona di Stalin, mentre in realtà esso mira all'esistenza stessa del movimento comunista, e allora la nostra scelta è stare dalla parte di Stalin o con Kruscev, Gorbaciov e altri come loro? Il futuro del movimento comunista dipende anche dalla risposta a questa domanda". http://www.aginform.org/stalin15.html 

 

Un grande aforisma. Grover Furr: “Una persona con idee preconcette sclerotizzate non può essere persuasa da alcuna prova, non importa quanto buona, allo stesso modo è difficile, se non impossibile, avere una persona che guarda le prove in maniera obiettiva quando il farlo la costringerà ad affrontare la possibilità che i pregiudizi a lei più cari e le proprie idee preconcette siano sbagliate”. 

 

 


 

 Tutte le falsità del XX congresso del PCUS di Grover Furr 
http://noicomunisti.blogspot.it/2012/09/intervista-grover-furr.html

http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=42839866
 

Introduzione

Lo storico Grover Furr da tempo ci ha abituato a grandi opere che sono la vera trasparenza (GLASNOST) di un periodo abbondantemente massacrato dai pennivendoli della storiografia borghese.
In questa opera "La meschinità anti-stalinista / Grover Furr; trad dall’inglese [Eng. V. L. Bobrov]. - Mosca: Algoritmo, 2007. - 464 pagg. - (Enigma dell’ 37)" egli articola smonta con l'obiettività garantita dalle fonti primarie ill castello accusatorio alla figura di stalin in particolare e del marxismo-leninismo in generale, ordito da Krusciov, nel corso del XX congresso, attraverso il celebre "rapporto segreto".
Naturalmente sono riportati solo alcuni, sebbene significativi stralci. L'intenzione nostra consiste nella futura traduzione dell'intero libro. Per il momento vi invito ad una lettura attenta, con occhi liberi da preconcetti partigiani.


Prefazione di Grover Furr

Un anno fa veniva celebrato il 50° anniversario della "relazione segreta" di N. S. Khrusciov,
esposta il 25 febbraio 1956 presso il XX Congresso del PCUS.
Il giornale londinese “Telegraph” caratterizzò la relazione come "il discorso più influente del XX secolo". E nell’articolo pubblicato nello stesso giorno da “New York Times ", William Taubman, il vincitore del Premio Pulitzer nel 2004, assegnato per una biografia di Khrusciov, chiamò la sua esposizione" un eroismo degno ad essere segnato" sul calendario degli eventi.
Vogliamo qui dimostrare l’esatto contrario!
Di tutte le accuse della "relazione segreta", atta direttamente a “smascherare” le azioni di Stalin o di Berija, nemmeno una risulta veritiera. Khrusciov, nel suo discorso, non disse di Stalin e Berija nulla che si rivelasse d’essere vero.
Dimostreremo come il discorso più influente del XX° secolo (se non di tutti i tempi!) sia un frutto dell’inganno!
Qualche tempo fa mi venne in mente di rileggere la "relazione segreta" di Khrusciov.
Durante la lettura, ho notato un sacco di assurdità in questa relazione.
Qualcosa di molto simile ne aveva osservate anche J. Arch Getty nella sua fondamentale opera "Le origini delle grandi purghe": "Tra le altre incongruenze, nelle testimonianze di Khrusciov, vi una evidente sostituzione di Ežov in Berija. Anche se il nome di Ežov sporadicamente viene menzionato, le accuse per la maggior parte dei reati e delle repressioni sono stati avanzate contro Berija; mentre fino al 1938 quest’ultimo occupava la carica del segretario del partito regionale.
Inoltre, in una grande parte dei comunicati viene detto che il terrore poliziesco cominciò a placarsi proprio nel periodo in cui, nel 1938, Beria venne a sostituire Ežov.
In che modo così spudoratamente a Khrusciov riuscì di sostituire, nella sua relazione, Ežov, in Berija? Che altro egli aveva potuto oscurare?
In ogni caso, Khrusciov e la dirigenza di allora, con l’esecuzione capitale di Berija, lo fecero divenire un comodo capro espiatorio. Naturalmente, l’utilizzo del nome di Berija, per ragioni puramente opportunistiche, getta l’ombra sulla onestà e sul rigore delle altre dichiarazioni di Khrusciov.

In sintesi, ho cominciato a riflettere sulla possibilità di rivelare i falsi della relazione kruscioviana, avvalendomi sui documenti degli archivi sovietici, una volta chiusi ermeticamente, ma, da poco tempo, disponibili agli storici. Di fatto, invece, sono riuscito a fare un'altra scoperta. Da tutte le affermazioni della "relazione segreta" che in modo diretto avrebbe dovuto confermare le "rivelazioni accusatorie", su Stalin o Berija, non si è trovata nemmeno una prova. Più precisamente: tutte quelle che sono verificabili, risultano essere menzognere; tutte dalla prima all’ultima.
Per me, come scienziato, una siffatta scoperta si rivelò sgradevole e persino non auspicabile. La mia ricerca già per sé, certamente, avrebbe causato la sorpresa e scetticismo, se, si fosse scoperto, ad esempio, che soltanto un quarto delle "rivelazioni" di Khrusciov o giù di lì risultassero da essere considerate false ....
Alcuni esempi. Era stato proprio Berija e non Khrusciov a liberare molti prigionieri, anche se non "milioni", come erroneamente scrive Taubman. Il "Disgelo", l'anniversario del quale egli propone di celebrare, era iniziato negli ultimi anni di vita di Stalin. Khrusciov ha limitato il suo potenziale, restringendolo sino ai materiali dal carattere anti-staliniano.
Stalin voleva dare le dimissioni nel mese di ottobre 1952, ma il XIX Congresso del partito ha rifiutato di soddisfare la sua richiesta. Taubman sostiene che Khrusciov diceva che lui sia "estraneo" (non implicato) nelle repressioni; in realtà, però, Khrusciov non solo non aveva ascoltato le esortazioni (persuasioni) di Stalin, ma ha preso l'iniziativa in questa materia, chiedendo dei "tetti" (dei massimali) superiori (più alti) sulle pene capitali che ne avrebbe voluto la direzione staliniana. Taubman afferma: "Khrusciov in un modo o nell’altro ha conservato la sua umanità". Sarebbe più esatto di dire il contrario: Krusciov, sembra, come nessun altro a somigliare a un sicario e a un assassino.

Ma ecco, c’è questo che mi mise immediatamente in ansia e continua a preoccuparmi sinora: se io mi affermo che ciascuna delle “rivelazioni accusatorie" di Khrusciov sia falsa, ci crederanno ai miei argomenti? Che il discorso più influente del XX secolo (se non di tutti i tempi!) sia un frutto del raggiro, dell’inganno? In sé, già soltanto questa idea sembra semplicemente mostruosa.
I risultati della mia ricerca potrebbero quindi essere sviliti e la verità messa a tacere.
Il punto consiste peraltro nel fatto che l’autore di queste righe ha acquisito una certa notorietà per il suo rispettoso, anche se critico atteggiamento verso la personalità di Stalin nonché per la propria simpatia verso il movimento comunista internazionale, di cui il leader riconosciuto fu Stalin per decenni. Quando un ricercatore arriva alle conclusioni che sono troppo coerenti con i suoi preconcetti orientamenti politici la cosa più prudente da fare sarebbe di sospettare il tale autore di una mancanza di obiettività, se non di peggio. Ecco perché sarei molto più tranquillo se il mio lavoro scientifico portasse al risultato che soltanto il 25% delle "rivelazioni accusatorie" di Khrusciov, su Stalin e su Berija, fossero sicuramente false.
Ma dato che, come si è scoperto che tutte le "rivelazioni accusatorie" di Khrusciov in realtà non sono veritiere, il fardello delle prove di dimostrare queste falsità ricade su di me personalmente in qualità dello scienziato.
Pertanto, vorrei tanto sperare, che il lettore accoglierà con l’indulgenza la forma in qualche maniera insolita di presentazione del materiale in questione.
L'intero libro è diviso in due parti distinte, ma in un certo modo collegate.


Nella prima parte (capitoli 1-9) vengono esaminati dei punti della relazione khruscioviana considerati la quintessenza delle sue "rivelazioni accusatorie". Con un breve salto in avanti, si segnala, che l'autore ne riuscito ad evidenziare sessantuno di tali dichiarazioni.

Ognuna delle "rivelazioni accusatorie", della relazione sarà preceduta da una citazione della "relazione segreta", dopo di che sarà rivista attraverso il prisma delle prove storiche, la maggior parte delle quali sono presentate come le citazioni pervenute dalle fonti primarie e in rari casi da altre fonti. L'autore si è prefissato il compito di fornire i migliori di elementi di prova che esistono e sono principalmente tratti dagli archivi di Russia per provare la natura falsa del discorso con cui Khrusciov aveva parlato in una sessione a porte chiuse del XX Congresso.
La seconda parte del libro (capitoli 10-11) è dedicata alle problematiche del carattere metodologico ed anche alle conclusioni scaturite dal lavoro da me eseguito. Una particolare attenzione era stata prestata alla tipologia delle tecniche di Khrusciov cui le aveva usato attraverso di tutta la sua relazione falsa e alla revisione dei materiali sulla riabilitazione dei leader di partito i cui nomi sono stati nominati nel rapporto segreto.


Capitolo: "Le liste delle fucilazioni"

Khrusciov: "esisteva una pratica viziosa, quando nel NKVD venivano compilate delle liste degli individui i cui casi erano da considerarsi alla valutazione presso il Collegio Militare, e per essi veniva predeterminata a priori la misura di punizione. Tali elenchi venivano inviati a Stalin personalmente da Ežov per l’autorizzazione delle sanzioni proposte. Nel 1937 - 1938, a Stalin furono inviate n. 383 di tali elenchi su tanti migliaia di funzionari del partito, sui cittadini sovietici, sui giovani del Komsomol, sui militari e sui lavoratori nelle sfere per la gestione dell’economia nazionale, e aveva ricevuto la sua sanzione" (2)
Gli originali di tali elenchi esistono; sono stati preparati per la stampa e pubblicati prima nei compact-disk e inseguito emesse nell’Internet come “Le liste delle fucilazioni di Stalin” (1) («Сталинские расстрельные списки»). Ahimè, il nome stesso è impreciso e tendenzioso, in quanto le liste, generalmente parlando, non erano state “di fucilazioni”

Gli storici antistalinisti descrivono le liste come delle condanne fabbricate in anticipo. Tuttavia, proprio i loro studi-ricerche-commenti dimostrano tutta la inconsistenza di tali accuse. In realtà, nelle elenchi veniva citato il verdetto di massima pena, che poteva essere imposto dalla Corte giudicante in caso di condanna dell’accusato, vale a dire che lì veniva indicata la massima misura possibile di condanna per un preciso reato in quanto tale, e non il verdetto vero e proprio.
Ci sono casi in cui gli individui esistenti nelle liste non venivano condannati o il verdetto della condanna era assai meno grave della pena massima per un reato indicata nell’elenco che alla fin fine e salvava queste persone dalla fucilazione. Ad esempio, citato nella relazione di Khruscev e che ha vissuto fino al XX Congresso, A.V, Snegov era finito per due volte negli elenchi - prima volta nell’elenco del 7 dicembre 1937 per la regione di Leningrado (2) e per la seconda volta nell’ elenco di 6 settembre 1940 (3)
In ambedue i casi, Snegov, era stato segnalato come l’appartenente alla "Categoria 1" di condanna, vale a dire, che nel suo caso si sarebbe potuta ad essere applicata anche la pena capitale - la fucilazione. Al secondo elenco in cui c’è il nome di Snegov è allegata una sintesi delle prove accusatorie, e si sente che di queste prove ne erano molte di più. Tuttavia a Snegov non fu condannato a morte, ma era stato condannato a una lunga detenzione in un campo di lavoro.
Così, Khrusciov sapeva che Stalin non pronunciava le "condanne", ma prendeva in visione gli elenchi per possibili obiezioni. A Khrusciov questo era sicuramente noto, in quanto vi è rimasta conservata una lettera a lui indirizzata dal Ministro degli Affari Interni dell’URSS, S.N. Kruglov, dal 3 febbraio 1954. In questa lettera del fatto sui "verdetti fabbricati a priori" non c’è una sola
parola, invece si afferma esplicitamente che: "Negli archivi del Ministro degli Affari Interni dell’URSS vi sono trovate n. 383 liste "delle persone, che debbono essere sottoposte al giudizio del Collegio militare della Corte Suprema dell’URSS". Queste liste (elenchi)
erano stati redatti negli anni 1937 e il 1938, l'NKVD, e nello stesso periodo (allora)
anche presentate al Comitato Centrale del PCUS, per l’esame (è evidenziato da me. - GF) (1)
(1) Vedi.:
www.memo.ru/history/vkvs/images/intro1.htm.

Non c'è niente di strano che il procuratore arrivava in sede giudicante, avendo a portata di mano non solo le prove della colpevolezza dell’accusato, ma anche le raccomandazioni sulle misure della condanna, nel caso di riconoscimento della colpevolezza. Come viene notato, per all’esame venivano forniti le liste soltanto dei membri del partito, e mai di quelli che non ne appartenevano.
(2) Vedi:
http://stalin.memo.ru/spiski/pg05245.htm
(3) Vedi:
http://stalin.memo.ru/spiski/pgl3026.htm

Khrusciov aveva nascosto il fatto che non era stato Stalin, ma fu lui stesso in modo diretto
coinvolto nel redigere degli elenchi con l'indicazione raccomandata della categoria di punizione. Khrusciov fa riferimento al NKVD, indicando che gli elenchi sono stati redatti proprio lì. Ma egli accuratamente cela che il NKVD operava fianco a fianco con la dirigenza locale del PCUS (b) e che il numero considerevole di persone in quelle liste, probabilmente anche la maggioranza e maggiormente che nelle altre località dell’URSS, abitasse esattamente là, dove in quel periodo spadroneggiava Khrusciov.
Fino a gennaio 1938, Khrusciov fu il primo segretario dei comitati di partito regionale, nonché cittadino di Mosca, e più tardi - il primo Segretario del Comitato Centrale di Partito Comunista (bolscevico) di Ucraina. La sua lettera a Stalin (2) con richiesta di fucilazione di 6500 persone porta la data:10 Luglio dell’anno 1937; ma la stessa data è posta sulla "lista delle fucilazioni" di Mosca e della regione di Mosca (3).
Nella lettera a Stalin, Khrusciov conferma la propria partecipazione alla "troika" (al trio), cui ebbe il potere di selezionare individui soggetti alle repressioni. Dello stesso "trio" facevano parte: S.F. Redens il capo del NKVD nella regione di Mosca, e il K. I. Maslov il sostituto procuratore della regione di Mosca,. (Khrusciov ammette (acconsente?) che "nei casi necessari" egli sarebbe stato potuto ad essere sostituito dal secondo segretario, A. A. Volkov).
Volkov rimase in carica di secondo segretario del MK VKP (b) soltanto sino all'inizio del mese di agosto dell’anno 1937, e così smise ad essere subordinato a Khrusciov, il fatto che probabilmente gli salvò la vita (4). (1) Vedi:
www.memo.ru/history/vkvs/images/intro1.htm.
Vedere il Capitolo 5.
www.memo.ru/history/vkvs/spiski/pg02049.htm.
(4) Volkov, 11 agosto 1937, è stato eletto primo segretario del Partito comunista (bolscevico) di Bielorussia, e da ottobre 1938 a febbraio 1940 occupò la carica del primo segretario del comitato regionale del VKP (b). A giudicare da tutto, morì di morte naturale nel 1941 o 1942. Una dettagliato racconto su Volkov vi era pubblicato nel giornale «Советская Белоруссия» (La Bielorussia Sovietica) del 21 aprile 2001, vedi anche: http://sb.by/article.php?articleID=4039.
Maslov è rimasto in carica del procuratore per la regione di Mosca sino a novembre 1937: nel 1938 fu arrestato e nel marzo 1939 fu giustiziato con l'accusa di sovversione controrivoluzionaria (1). La stessa sorte toccò K. I. Mamontov (2), cui dapprima ha preso il posto di Maslov, e poi fu fucilato con egli nello stesso giorno. Non sfuggì la pena capitale neppure Redens: nel novembre 1938 fu arrestato come partecipante ad un «gruppo sovversivo e di spionaggio polacco», fu processato e per il verdetto della corte giustiziato il 21 gennaio 1940. Sulle pagine del suo libro, Jansen e Petrov menzionano Redens come uno degli "uomini di Ežhov" (3). Durante il cosiddetto "disgelo” Redens, su insistenza di Khrusciov, fu riabilitato, ma con tale flagranti violazioni delle normative legislative che nel 1988 la riabilitazione di Redens era stata abolita (revocata) (4).
(3) Jansen, Petrov, pagg. 56, 165
(4) Riabilitazione: Come è stato. T.Z. Metà degli anni 80 - 1991. - Mosca: MFD, 2004, pag. 660.
In altre parole, ad eccezione di Volkov, tutti i più stretti collaboratori di Khrusciov cui presero parte nelle repressioni a Mosca e nella regione di Mosca, ebbero le pene (punizioni) degne delle loro azioni. Ma in quale modo riuscì a sfuggire la punizione Khrusciov? Mistero….


Capitolo: Le disposizioni del Comitato Centrale del PCUS (B) al Plenum del gennaio (1938)

Khrusciov: "Ben noto risanamento nelle organizzazioni del partito apportarono le disposizioni del Comitato Centrale del PCUS (B) al Plenum del gennaio (1938). Tuttavia le repressioni continuavano anche nel 1938 "(5).
(5) Il culto della personalità ... / / Izvestia Comitato Centrale PCUS. 1989, №3, p. 144.

Qui Khrusciov soltanto fa allusione (ma più chiaramente articola il suo pensiero
più tardi), che il volano delle repressioni veniva azionato proprio da Stalin. Ma, come abbiamo già visto, le attestazioni (gli elementi di prova) documentate, al contrario, ci stanno ostinatamente dicendo che le repressioni venivano gonfiate da Ežov e da un gruppo dei primi segretari, cui Khrusciov prese parte come uno dei principali "repressore”. Stalin e la parte della Direzione centrale del PCUS (b) che non fu coinvolta alla cospirazione, cercava di ridurre e mettere sotto il controllo tutto lo svolgere delle repressione. Alla fine, sono riusciti a ottenere pene severe per coloro contro cui sono stati ottenuti prove del coinvolgimento nella fabbricazione dei casi atti ad eliminazione delle persone innocenti.
Getty e Naumov fecero un'esauriente analisi della documentazione (dei materiali) del Plenum del PCUS (b) del Gennaio (1938) (1). Dalla loro approfondita ricerca, risulta, che Stalin e i leader’s del Comitato Centrale del Partito Comunista (Bolscevico) furono estremamente preoccupati per il problema delle repressioni incontrollate. Proprio per questo motivo e in sede di questo plenum, Postyshev era stato rimosso dal suo incarico. Un esame approfondito di questa materia si trova nel libro di R. Thurston (2) in cui si conferma il fatto che Stalin stesse cercando di tenere a freno i Primi segretari, l'NKVD e le stesse repressioni in quanto tali.
Al Plenum di Gennaio (1938), Malenkov e, ovviamente, facendo eco a Stalin, fece una relazione sulle espulsioni non autorizzate in massa dal partito comunista dei compagni nella regione di Kuibyshev. Perseguendo i nostri scopi, come i fattori più significativi dovremo considerare soltanto che la colpa di questi atti, come già accennato, era stato scaricato su Postyshev. La risoluzione del Comitato Centrale PCUS (B) del 9 Gennaio 1938 accusò egli di "errori", per cui ricevette la nota di biasimo ed era stato sollevato dai suoi incarichi del primo segretario del Comitato Regionale di Kuibyshev.
I. A. Benediktov, che ebbe incarichi chiave negli anni 1938-1958, nella gestione dell'agricoltura dell'URSS (commissario del popolo per l’agricoltura, e dopo il ministro dell'agricoltura) che spesso partecipò alle riunioni del Comitato Centrale e del Politburo, sottolinea, dicendo che al Plenum di Gennaio, Stalin cominciò a correggere le illegalità commesse nel corso delle repressioni.
Nel gennaio dell’1938, a capo del Commissariato del Popolo degli Affari Interni
della Repubblica Socialista di Ucraina (RSS Ucraina) ebbe carica A. I. Uspenskij, ma entro la fine dello stesso anno a Mosca era divenne noto come criminale. Avvertito da Ežov, il 14 Novembre dell’1938, Uspenskij sfuggì all’arresto che incombeva sulla sua testa, finse il suicidio e passò in clandestinità.

(1) J. Arch Getty end Oleg V. Naumov. The Road to Terror: Stalin e Self-Destruction
of the Bolsceviks, 1932-1939.
(Yale University Press, 1999), pag.498-512.
(2) R. Thurston. Life and Terror in Stalin’s Russia (Vita e terrore nella Russia di Stalin), 1934-1941. (Yale University Press; 1998), pag.109, 112; vedi sua la parte 4.




(2) A proposito del culto della personalità ... / / Izvestia Comitato Centrale PCUS. 1989, № 3, p. 143.
Fu dichiarato in quanto ricercato per tutta la Russia ed arrestato soltanto il 14 aprile del’1939. Secondo alcune informazioni, Ežov aveva origliato una conversazione telefonica fra Stalin e Khrusciov, dopo di che e avvertì Uspenskij.
Indipendentemente dal fatto in che cosa consistette il reato personale di Uspenskij, la responsabilità per la fabbricazione delle accuse contro le persone innocenti, lui le deve condividere con Khrusciov, in quanto ambedue erano i membri della stessa "trojka" (1). Nei materiali (nei documenti) degli interrogatori di molti arrestati vi è detto che, seguendo le istruzioni di Ežov, Uspenskij falsificava i dossier su vasta scala (2).
(1) N. Krusciov. Tempo. Persone. Power. Book. 1. Parte 1. - Mosca: Moscovskie novosti (Notizie di Mosca), 1999, pag.172-173.
(2) Jansen e Petrov. pag. 84, 148.


Capitolo: "La banda di Berija"

Khrusciov: "Quando Stalin diceva che qualcuno dove essere arrestato si doveva prendere per fede che questo sia un "nemico del popolo". Mentre la banda di Berija, che spadroneggiava nel KGB (Comitato per la Sicurezza Statale ovvero in russo Комитет Государственной Безопастности), usciva dalla pelle per dimostrare la colpevolezza delle persone arrestate e la correttezza dei materiali (accusatori) da esso fabbricati” (3).
È una bugia. R. Thurston scrive dettagliatamente del fatto, come Khrusciov aveva travisato il senso di quello che era effettivamente accaduto quando Berija divenne il capo del NKVD (4). Il suo arrivo (nel NKVD), secondo le parole dello storico, generò "l’impressionante liberalismo”; cessarono le torture, ai prigionieri, furono restituiti i loro legittimi diritti legislativi. I complici di Ežov persero i loro incarichi, molti di essi furono accusati ed ebbero dei processi da cui giudicati come dei colpevoli aver effettuato delle repressione illegali.
In conformità con la relazione della commissione a capo di Pospelov, gli arresti
scesero bruscamente: negli anni 1939-1940, il loro numero era sceso al più del 90% rispetto agli anni 1937-1938. Il numero delle esecuzioni nel 1939-1940 era sceso al disotto dell'1% al confronto degli anni 1937 - 1938. (5) Il Berija prese su di sé la gestione del Commissariato popolare per gli affari degli Interni nel novembre 1938, e, quindi, il suindicato lasso di tempo combacia perfettamente col periodo,

in cui tutte le redini del governo "degli organi (NKVD?)" sono state concentrate nelle sue mani. Krusciov aveva usato la relazione della Commissione di Pospelov
per il suo "rapporto segreto", e quindi non poteva di non sapere questi fatti, ma
decise di non farne alcun riferimento un modo da non dare all’auditorio benché minimo motivo di dubitare nella interpretazione proposta da lui degli eventi storici.
Proprio mentre Berija era stato a capo del NKVD vi ebbero luogo dei processi a carico di quelli che furono accusati di illeciti repressioni, di esecuzioni in massa, di torture e di falsificazioni delle cause penali. Krusciov lo sapeva, ma anche questo fu tenuto nascosto.
(1) Krusciov. Tempo. Persone. Power. Book. 1. Parte 1. - Mosca: Notizie di Mosca (Московские новости), 1999, pagg.172-173.
(2) Jansen e Petrov. §. 84, 148.
(3) A proposito del culto della personalità ... / / Atti del Comitato Centrale PCUS. 1989, № 3, §. 144.
(4) Robert Thurston. Vita e terrore ... §. 118-119.
(5) Riabilitazione: Come è stato. Volume 1. pag. 317.  
sui processi di Mosca nota in facebook: https://www.facebook.com/notes/giuseppina-ficarra/a-proposito-del-rapporto-di-chruscev-e-dei-processi-di-mosca/10152316845779605


 


Novembre 40° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, discorso di Chruscev

 

  E ancora:

(Kurt Gossweiller Contro il revisionismo, Zambon Editore pag.370-1)

Estratto di una intervista rilasciata da Michail Gorbacev il 4 febbraio 1986 al giornale del Pcf L'Humanieté:

(Kurt Gossweiller Contro il revisionismo, Zambon Editore pag.115)


 

   

L'era di Stalin
Anna Louise Strong Zambon Editore

L’era di Stalin è un libro utile per conoscere in “presa diretta” la realtà quotidiana, le contraddizioni, i problemi, le finalità di quella straordinaria avventura che è stata la costruzione del socialismo in Unione Sovietica ad opera del Partito Comunista bolscevico guidato da Stalin.

Questo libro è un vero e proprio antidoto, un'arma di "legittima difesa" per il lettore contro la propaganda anticomunista che intossica le menti e le coscienze. È un invito a riflettere, a impegnarsi in un lavoro di ricerca per riappropriarsi di una storia che ci appartiene, per ricostruire una memoria che ci è stata sottratta o che è stata deformata da un costante lavoro di falsificazione operato da "storici" ed "esperti" al servizio delle centrali del potere economico e dei governi che le rappresentano.

Poter conoscere le testimonianze dei protagonisti e dei testimoni diretti degli avvenimenti significa attingere alle fonti storiche di quello che è stato e rimane l’immenso patrimonio del movimento operaio comunista, significa imparare dalla sua esperienza ed anche dai suoi errori per metterci nelle condizioni di dare il nostro contributo alla costruzione di un “nuovo mondo” più giusto e più umano.

L'autrice,
Anna Louise Strong, giornalista e scrittrice statunitense, che aspirava ad una società fondata sull'uguaglianza dei diritti sociali e civili e che, nel suo Paese, si era sempre battuta a favore dei diritti dei lavoratori, delle donne e dei bambini svantaggiati, descrive con onestà intellettuale e viva partecipazione la realtà della costruzione del socialismo in Unione Sovietica, negli anni Trenta e Quaranta
http://www.resistenze.org/sito/se/li/seli4m19.htm

 

Questo aureo saggio della giornalista statunitense Anna Louise Strong costituisce - come scrive la Prof.ssa Adriana Chiaia nell'Introduzione - una lettura utile, anzi necessaria, "per conoscere in "presa diretta" [...] la realtà quotidiana, le contraddizioni, i problemi, le finalità di quella straordinaria avventura che è stata la costruzione del socialismo in Unione Sovietica. Una rivoluzione epocale che ha trasformato, nel breve spazio di quarant'anni, un'economia arretrata, basata principalmente su un'agricoltura arcaica, in un'economia tecnologicamente avanzata, sia nell'industria e nelle infrastrutture, sia nell'agricoltura, e che ha elevato il livello civile e culturale di una popolazione semi-analfabeta a traguardi mai raggiunti prima di allora dalle masse popolari nel loro complesso".
Anna Louise Strong riconosce che il Maresciallo Stalin "portò la Russia ad essere una grande potenza, il primo Stato socialista del mondo". Nel 1929, egli "cominciò a costruire il socialismo in un solo paese, un paese agricolo, arretrato, circondato da un mondo di nemici.

Quando cominciò, la Russia era contadina e analfabeta; quando finì, essa era diventata la seconda potenza industriale del mondo. Egli fece questo lavoro per due volte, una prima volta avanti l'invasione di Hitler, e poi di nuovo sulle rovine della guerra. Questo resta a suo credito per sempre: lui è stato l'ingegnere di quel lavoro". Soltanto "la spaventosa marcia che egli impose all'U.R.S.S. dal 1928 in avanti poteva costruire uno Stato socialista in quel paese. Guardando indietro, si può vedere come tutti gli altri dirigenti, Trotzky, Zinoviev, Kamenev, Bukharin, portassero alla distruzione.

Nessuno di loro possedeva, [...] come Stalin aveva, la conoscenza profonda delle necessità del popolo, il coraggio e la volontà necessaria". Il primo piano quinquennale, ricorda la Strong, venne portato a termine "in un tempo minore del previsto: quattro anni e tre mesi dall'ottobre 1928 al dicembre 1932. Il numero degli operai impiegati nell'industria era passato da 11 a 22 milioni; anche la produzione era raddoppiata". "Prima - affermò, nel gennaio 1933, il Maresciallo Stalin nel suo rapporto al Comitato Centrale - non avevamo un'industria siderurgica. Ora l'abbiamo. Non eravamo in grado di costruire trattori. Ora lo siamo. Non avevamo un'industria automobolistica. Ora l'abbiamo. Non producevamo macchine utensili. Ora le produciamo".
"La realizzazione del piano - spiega l'Autrice - era stata resa possibile solo dallo spostamento di intere popolazioni, e quindi a scapito della produzione agricola; ma mai nella storia s'era verificato un simile progresso in così breve spazio di tempo. Il popolo sovietico era convinto che, se il ritmo fosse stato meno veloce, non solo la costruzione del socialismo sarebbe stata ritardata, ma la sua stessa esistenza come nazione sarebbe stata in pericolo. Nel 1933, il Giappone già saggiava le frontiere sovietiche dalla parte della Manciuria, e i nazisti tedeschi proclamavano le loro pretese sull'Ucraina. 
Il popolo sovietico era convinto di poter fronteggiare l'invasione su ambedue le frontiere solo grazie alla rapida ascesa della sua potenza economica".
Si parla spesso del sistema delle fattorie collettive come di "una costrizione voluta da Stalin, arrivando a dire che egli fece morir di fame deliberatamente milioni di contadini per far sì che tutti entrassero nelle fattorie collettive". Tutto ciò, osserva l'Autrice, "è semplicemente falso. Io viaggiai lungamente per le campagne sovietiche in tutto quel periodo, e ho visto coi miei occhi come si svolsero le cose. Certamente, Stalin appoggiò la trasformazione e le fece da guida.

Ma la tendenza alla collettivizzazione si sviluppò tanto più rapidamente di quel che Stalin aveva calcolato, che ben presto non ci furono abbastanza macchine per le nuove fattorie, né quadri amministrativi e tecnici in numero sufficiente. Le pie speranze in cui si consolava la vecchia inefficienza contadina, unite all'ondata di panico promossa dai kulak, che determinò un massacro in massa del bestiame, e a due annate successive di siccità, portarono alle gravi difficoltà alimentari del 1932. Due anni dopo le pretese costrizioni di Stalin, Mosca fece superare il passo al paese con un razionamento rigidissimo introdotto su scala nazionale".

Riguardo alla stagione dei grandi processi del 1936-1938, la Strong scrive che i più importanti "furono celebrati in una grande aula, cui ebbero accesso la stampa, sovietica e straniera, i membri del corpo diplomatico e una folla sempre nuova di rappresentanti delle fabbriche e degli uffici statali".

L'Autrice ebbe la possibilità di assistere personalmente "al dipanarsi del dibattimento". Ecco la sua testimonianza: "Zinoviev e Kamenev, antichi amici di Lenin ed eminenti teorici, dissero ai giudici, al pubblico e al mondo che, avendo perso il potere a causa dell'ascesa di Stalin, avevano cospirato per impadronirsene attraverso l'assassinio di parecchi dirigenti, compreso Stalin probabilmente, ad opera di agenti i quali, se scoperti, non avrebbero conosciuto l'identità di capi del complotto, ma sarebbero apparsi come normali agenti della Gestapo tedesca. I capi del complotto, con la reputazione intatta, avrebbero allora fatto appello "all'unità del Partito" per fronteggiare la situazione d'emergenza. Uno di loro, Bakayev, designato ad assumere la carica di capo della G.P.U., avrebbe liquidato gli assassini, seppellendo così ogni prova contro i dirigenti".
"Questo - aggiunge la Strong - fu il racconto al cui svolgimento io assistetti, seguendo il processo giorno per giorno. Gli imputati parlavano a voce alta e non mostravano segni di tortura. Kamenev disse che nel 1932 era diventato ormai chiaro che la politica di Stalin era condivisa dal popolo e che egli non poteva più essere rovesciato con mezzi politici ma solo mediante il "terrore individuale"".

"Eravamo guidati in questo-- egli disse-- da una sconfinata animosità contro il gruppo dirigente e dalla sete di quel potere cui un giorno eravamo stati vicini". Zinovev dichiarò in tribunale di essersi ormai così abituato a dare ordini a un gran numero di persone da non essere ingrado di sopportare una vita lontana dal comando. Gli agenti di rango minore testimoniarono sui legami del gruppo con la Gestapo. Uno di loro, N.Lurye, pretese di aver lavorato agli ordini di Franz Weitz, luogotenente personale di Himmler. Alcuni pesci più piccoli apparentemente appresero per la prima volta in Tribunale la fine che i capi avevano loro riservato: e ciò accrebbe il veleno col quale li attaccarono.

"non lasciate che si proclami tanto innocente---gridò l'imputato Reingold, scagliandosi contro il coimputato Kamenev. ---Egli si sarebbe fatto strada verso il potere scavalcando montagne di cadaveri".
Era una storia credibile? La maggior parte della stampa fuori dell'URSS, la definì una montatura. La maggior parte di coloro che sedettero nell'aula, compresi i corrispondenti esteri, la credettero vera.
L'ambasciatore Davies, dice nel suo libro "missione a Mosca", che secondo la sua convinzione gli imputati erano colpevoli delle accuse loro rivolte. D. N. Pritt, eminente avvocato e membro del Parlamento britannico,aveva una convinzione analoga. Edward C. Carter, segretario generale dell'Istituto per le Relazioni Pacifiche, scrisse: "Il caso del Cremlino è terribilmente genuino. Ha un senso...convince". Lo stesso atto di accusa di Kruschev contro gli eccessi di quel periodo non fa menzione dei processi pubblici, e non ne indica nessuno come montatura...."

"L'era di Stalin" di Anna Louise Strong è stato encomiabilmente ripubblicato dall'editore Giuseppe Zambon ed è distribuito in Italia dalle Edizioni Achab di Verona (tel. 045/8489196 - posta elettronica: info@edizioni-achab.it).
 

http://www.resistenze.org/sito/se/li/seli4m19.htm

 

 

   “Stalin, un altro punto di vista”. Sintesi del libro di Ludo Martens   

Mi rendo conto che far conoscere la vita, la figura e l’attività di Stalin sia alquanto arduo e “impopolare”, stante le imposture interessate di nazisti e neoliberisti di ieri e di oggi o la furia propagandista anticomunista e antistalinista scatenata da decenni. Stalin come Hitler, ci dicono, rovesciando la realtà storica e il ruolo del rivoluzionario e del grande statista sovietico e marxista.

Chi è Ludo Martens? Ludo Martens (1946-2011) è stato uno storico e politico belga, noto per il suo lavoro sull’Africa francofona e sull’Unione Sovietica. È stato anche il presidente del Partito Laburista del Belgio. Nel 1968 aderì alle tesi del marxismo-leninismo,sposando la linea politica del PPC e criticando la deriva revisionistica dell’URSS a partire dagli anni ’70. Riguardo a Solženicyn e alla sua opera Arcipelago Gulag, Martens ha dichiarato: “Questo uomo è diventato la voce ufficiale per il 5 per cento di zaristi, borghesi, speculatori, kulaki, sfruttatori, mafiosi e Vlasoviani, tutti legittimamente repressi dallo stato socialista” (wikipedia). Nel 1994 ha pubblicato il volume “Stalin, un altro punto di vista“, Zambon Editore, tradotto in molte lingue. "Stalin, un altro punto di vista". Sintesi del libro di Ludo Martens

“Stalin, un altro punto di vista”. Sintesi del libro di Ludo Martens

In occasione dell’anniversario della morte di Stalin (60 anni nel 2013) – comunista e statista vituperato dai nazisti di Hitler (sconfitti),dai maccartisti USA degli anni ’30, dai guerrafondai di sempre e dalla propaganda imperialista di ieri e di oggi- ritengo istruttivo sintetizzare i contenuti del libro di Martens che ricostruiscono, con dovizia di prove, una storia del tutto mistificata e largamente sconosciuta. Breve biografia del giovane Stalin (1879-1917)

Stalin nacque il 21 dicembre 1879 a Gori, in Georgia,da una famiglia povera: il padre calzolaio e la madre figlia di servi. Ragazzo sveglio e promettente, grazie ad una borsa di studio, ebbe l’opportunità di studiare in un seminario teologico ortodosso di Tbilisi, da dove fu espulso a causa dell’attività politica per il Partito socialdemocratico russo. Infatti nel 1898 era entrato nel movimento marxista clandestino dopo aver conosciuto alcuni deportati politici, spinto ad un’azione concreta dal suo spirito antagonista per contribuire a modificare la situazione di ingiustizia e di degradazione in cui erano costrette a vivere le masse popolari sotto il regime zarista. Nel 1900, a 21 anni, venne arrestato e nel 1902 deportato in Siberia con l’accusa di avere organizzato agitazioni. Nel 1904 riuscì a fuggire e a tornare in Georgia dove divenne un rivoluzionario e un membro di spicco del partito; arrestato più volte , riuscì sempre a fuggire. Nel 1912 venne chiamato da Lenin a Pietroburgo nel Comitato centrale del partito, ma nel 1913, fu nuovamente esiliato in Siberia dove rimase fino alla cacciata dello Zar, grazie alla rivoluzione sovietica di Lenin, Stalin ed altri.

Capace organizzatore, dotato di grande energia e rigore di modi e di metodi, Stalin, strettamente fedele alle direttive di Lenin, divenne uno dei principali capi della Rivoluzione d’ottobre, del nuovo stato socialista: e dell’URSS. Il suo ruolo e il suo potere politico crebbero durante la Guerra civile russa in cui svolse compiti politico-militari di grande importanza, entrando spesso in rivalità con Lev Trockij. Alla rivoluzione permanente e globale di Trockij, Stalin opponeva la difesa della rivoluzione sovietica e leninista in Russia del 1917. Sugli eventi storici di quegli anni Martens fornisce la sua ricostruzione ben documentata. Sintesi del libro di Ludo Martens il-libro-di-ludo-martens-stalin-un-altro-punto-di-vista_copertina
(http://www.pickline.it/2013/03/16/stalin-un-altro-punto-di-vista-sintesi-del-libro-di-ludo-martens/5001)

“Stalin, un altro punto di vista” – Ludo Martens

Nella prefazione al libro, Adriana Chiaia, curatrice, parte dagli ultimi eventi reazionari che hanno investito la Russia di Eltsin e di Putin, con la disgregazione dell’URSS e la furia iconoclasta anticomunista che ha colpito perfino simboli, ricorrenze, celebrazioni della gloriosa rivoluzione d’ottobre. Richiamando i contenuti del libro, sconfessa tutte le calunnie e le menzogne imperialiste che ci vengono ripetute, non solo da anticomunisti e fascisti, ma dai revisionisti, europei e mondiali, che pullulano nei nostri mass-media. Proprio dopo la morte di Stalin, con Chruscev e Gorbaciov, il revisionismo si diffonde in Russia ed altrove. L’ideologia revisionista è stata adottata, opportunisticamente, dai partiti comunisti dei Paesi capitalisti occidentali con conseguenze disastrose, sia per questi partiti che per le democrazie costituzionali nazionali ed europee (subordinate all’imperialismo USA, sionista e della UE). Invece gli ideali del marxismo-leninismo, ai quali Lenin e Stalin si sono ispirati, costituiscono, oggi come ieri, la speranza e la soluzione liberatoria per milioni e milioni di persone vittime dell’imperialismo.

Il libro di Martens (360 pagg.) ricostruisce, con dovizia di documenti e di testimonianze, la storia, il ruolo e l’attività della rivoluzione sovietica e di Stalin, dai suoi primi anni (1898) fino alla sua morte (marzo 1953). Non è inutile ricordare che i suoi funerali furono un evento storico per tutti i proletari, gli sfruttati e i comunisti del mondo che in Stalin vedevano una grande speranza di lotta antimperialista e socialista. A Mosca 4,5 milioni di russi seguirono il suo corteo funebre. Tutti illusi ed ignoranti?

Più che sintetizzare i contenuti del libro, impresa improba e discutibile per chi legge, mi sembra più utile richiamare, per punti, i principali fatti che demistificano la propaganda antistaliniana. 1. Il dissidio Stalin-Trockij

Si tratta di un dissidio ideologico e politico tra due protagonisti della rivoluzione bolscevica che si sviluppa in un preciso momento storico, di cui bisogna tener conto con onestà intellettuale. Stalin, subito dopo la vittoria della rivoluzione antimperialista, è costretto a contrastare la furia poderosa e rabbiosa di tutte le maggiori potenze capitaliste, intenzionate a stroncare quella rivoluzione, la prima nella storia del mondo che diventava l’esempio per altri Stati e continenti del mondo. Non solo, era in corso in Russia una guerra civile e una grave carestia che, con l’appoggio esterno, rischiava di liquidare la neonata rivoluzione sovietica. La guerra civile russa (1918-21) provocò 9 ml di morti, soprattutto a causa della diffusa carestia: lo Stato sovietico usciva debolissimo e stremato dalla guerra dello Zar e dalla sua politica. La tesi di Stalin – difesa prioritaria della neonata rivoluzione in Russia – deriva da questa esigenza vitale e conquista perciò la maggioranza del partito. E’ davvero incomprensibile tutto ciò?

La tesi di Trockij – rivoluzione mondiale permanente e globale – per quanto attraente, è apparsa alla maggioranza del partito astratta, prematura ed impraticabile nel contesto dato, tanto più se la rivoluzione bolscevica fosse stata annientata dagli attacchi esterni ed interni (la borghesia russa sconfitta tentava la sua rivincita). Le due tesi, come si comprende, erano antitetiche, solo una doveva e poteva prevalere,e così fu. Speculare su questo legittimo e naturale dissidio politico – come fanno imperialisti, revisionisti e trockisti – è strumentale e inaccettabile, perché la storia non si fa con i “se” o i “ma”, ma con i fatti e le decisioni maggioritarie. E’ documentato: Trockij, espulso dal partito per “frazionismo” e poi esule, ha trovato il suo bersaglio principale, non negli imperialisti aggressori, ma in Stalin e nella neonata rivoluzione bolscevica. Molti suoi scritti e discorsi hanno messo in dubbio la possibilità della rivoluzione sovietica di affermarsi, fino al punto di lanciare accuse personali contro Stalin e il suo stesso partito, dal quale fu espulso con decisione maggioritaria. Ma il “frazionismo” di Tockij continuò, mettendo a grave rischio gli esiti della neonata rivoluzione.

Alla luce della realtà storica Stalin ha avuto ragione: ha salvato la rivoluzione bolscevica dagli attacchi esterni ed interni, ha sconfitto il nazismo invasore di Hitler (con 23 milioni di morti, (con 3 milioni e mezzo di prigionieri sovietici sterminati nei lager nazisti.),   

 ha edificato una Russia potente e una forte alleanza di Stati, l’URSS, contenendo e contrastando l’egemonia invasiva degli USA e della Nato nel mondo. Le lotte vittoriose di liberazione anti-coloniali, le rivoluzioni comuniste vittoriose (Cina e Corea del Nord), la diffusione delle idee comuniste nel mondo hanno avuto nell’URSS di Stalin il primo esempio vincente e un sostegno ideale e materiale decisivo. E’ forse colpa di Stalin (morto), se le rivoluzioni socialiste non hanno avuto poi vittorie planetarie, ma un regresso storico? Ciò non dipende forse dal revisionismo, dai tradimenti e dal potere egemonico dell’imperialismo armato? Il comunismo rivoluzionario europeo – in Spagna, in Germania, in Italia (Gramsci) e altrove – è stato stroncato dal nazismo di ieri e di oggi. Né una rivoluzione socialista può essere “esportata”, deve affermarsi con le idee e la forza dei suoi cittadini.
http://www.pickline.it/2013/03/16/stalin-un-altro-punto-di-vista-sintesi-del-libro-di-ludo-martens/5001


 

 

 

   Stalin spartiacqua tra comunismo ed anti-comunismo

I detrattori di Stalin sostengono che Lenin, padre della rivoluzione, aveva designato Trockij come suo successore, ma Stalin, con un colpo di mano, lo sostituì, defenestrandolo. Ma la storia e i documenti dicono tutt’altro: Stalin, su proposta di Lenin, fu nominato segretario del partito. Era la sola persona membro del Comitato centrale, dell’ufficio politico, dell’ufficio organizzativo e della segreteria del partito. Durante l’ultima fase di vita di Lenin, il partito aveva incaricato Stalin di tenere i rapporti con lui. Le intenzioni di Lenin malato erano comunque quelle di evitare una scissione nel partito, centrata su Stalin o Trockij. In ogni caso, a chi spettava nominare il successore, a Lenin morente o al partito bolscevico?
Molto interessante uno studio sulla LA CONTRAFFAZIONE DEL "TESTAMENTO DI LENIN" http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=35460640  di V. A. Sakharov (vedi appendice)

Maria Felicia Crapisi
Stalin è stato il più fedele e il più conseguente CONTINUATORE DI LENIN. Si leggano : a)il giuramento di Stalin, in seguito alla morte di Lenin ; b) l'opera di Stalin, intitolata "QUESTIONI DEL LENINISMO".

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Se aver dipinto Stalin come un despota sanguinario ed il “suo” regime alla stregua di un inferno sulla terra è servito a paralizzare la resistenza nei confronti della controrivoluzione di Chruščёv e di Gorbačëv , la rappresentazione di uno Stalin falsificatore dei principî di Lenin ha per obiettivi il disarmo teorico ed ideologico del movimento comunista e di tutti i socialisti. La maggior parte delle munizioni di questo tipo proviene dall’arsenale del trotzkismo.
(http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtbf09-009159.htm)

 3. La industrializzazione e la collettivizzazione socialista

Lenin, a proposito della questione se fosse possibile edificare il socialismo in un Paese arretrato e non industrializzato, aveva dichiarato: “Il comunismo è il potere dei Soviet più l’elettrificazione di tutto il Paese”. E’ esattamente ciò che fece Stalin, sia pure a tappe forzate e in mezzo a pesanti difficoltà interne ed esterne. Trockij invece esprimeva forti contrasti su questa politica. Ma se l’industrializzazione del Paese non si fosse realizzata, in tempi e modi rapidi, il nazismo hitleriano avrebbe occupato la Russia ed eliminato il socialismo sovietico, con grande soddisfazione delle potenze imperialiste. Con la industrializzazione rapida e la collettivizzazione agraria, attuata in mezzo a mille difficoltà e resistenze dei latifondisti spodestati, in pochi anni(1920-1938) Stalin ottenne miracoli economici ed industriali clamorosi, ampiamente documentati da dati oggettivi. In 11 anni, dal 1930 al 1940, l’ Unione sovietica ha avuto una crescita industriale media del 16,5%. Il fondo di accumulazione passò da 3,6 ML di rubli (1928) a 23 ML di rubli.

Altra grande impresa staliniana fu quella della rapida espansione dei Kolchoz – fattorie collettive di proprietà contadina – che si contrapposero ai Kulak – aziende agricole di stampo zarista – che volevano impedirne con ogni mezzo lo sviluppo,anche con la propaganda, il boicottaggio, lo sterminio dei cavalli, l’incendio dei fienili ed altre azioni criminali, fino all’uccisione dei militanti bolscevichi. I Kulaki trovarono anche un insperato sostegno ideologico in Kautsky che criticava la “aristocrazia sovietica” ed auspicava una “insurrezione contadina contro il regime bolscevico”: le stesse speranze nutrivano le aristocrazie europee secondo un programma che sarà adottato nel 1989 dai restauratori del capitalismo in Europa dell’est e in URSS. Ma l’azione del partito sovietico e di Stalin ebbe successo: i Kolchoz raggiunsero numeri percentuali ragguardevoli in molte regioni (tra il 60 e il 76%). Una popolazione contadina di 132 ml di persone fu in grado di alimentare una popolazione urbana di 61 ml tra il 1926 e il 1940.

Ovviamente questi successi furono realizzati con grandi sacrifici dei contadini russi, come era inevitabile e necessario per ragioni vitali della l’Unione sovietica. Fu questo grande sviluppo economico e produttivo che consentì all’URSS di resistere e ricacciare la grande armata hitleriana, mentre le potenze occidentali “democratiche” rimanevano passive e rifiutavano ogni aiuto concreto alla Nazione invasa. Peraltro il disegno aggressivo di Hitler è andato molto vicino a realizzarsi, arrivando fino alle porte di Mosca. Grazie al prestigio e alle capacità politiche e militari di Stalin, i nazisti furono ricacciati e iniziò il loro declino in Europa e in Giappone. Sappiamo dal libro di F. Gaia “il secolo corto” che gli USA sganciano le due bombe nucleari sul Giappone proprio per evitare che l’imperatore Hirohito si arrenda ai sovietici, portando così il Paese sotto l’influenza del nemico comunista. Una ragione analoga riguarda, a mio avviso, l’intervento USA in Europa (dove basi e militari USA sono oggi insediati): si doveva evitare che il comunismo europeo ed italiano si saldasse con quello sovietico, mutando così le sorti del continente. Gli accordi di Yalta del 1945, con la divisione in zone di influenza USA/URSS, furono imposti da USA/UK a Stalin (in minoranza) che dovette subirli per evidenti necessità geopolitiche e di rapporti di forza. Eppure politici e giornalisti nostrani ancora ci dicono che gli USA ci hanno “liberato”. 4. Le “purghe” e la “repressione staliniana”

Sono questi gli argomenti che vengono evocati non appena si nomina il nome di Stalin. Lo si nomina solo per dire che era un “feroce dittatore”, che “ha sterminato migliaia di oppositori per ambizione di potere”, che “le sue vittime principali sono proprio i veri rivoluzionari della prima ora”, ecc. ecc. Di cosa si tratta in realtà? Del fatto che una rivoluzione vittoriosa all’inizio, può essere poi messa in crisi e sconfitta per fattori interni (tradimento) ed esterni (nazismo, guerra fredda, potenze imperialiste). La rivoluzione sovietica aveva colpito interessi consistenti delle oligarchie e dei ceti parassitari della Russia zarista, che non rimasero certo passivi e che tentarono, a più riprese e con ogni mezzo, di opporsi ad essa, anche infiltrandosi all’interno del partito e nei ranghi dell’esercito. Sono reazioni classiste presenti in ogni processo rivoluzionario effettivo della storia umana, come nella Russia sovietica: esse si appoggiano anche a poteri esterni, nel tentativo di restaurare l’ordine precedente “sovvertito”.

E’ sintomatico che, dopo la morte di Stalin, esponenti di primo piano del partito sovietico – come Kruschev, Gorbaciov, Eltsin, ed altri – promettendo “democratizzazione”, “maggior potere ai soviet”, “destalinizzazione”, “nuovo impulso rivoluzionario”, ecc. – abbiano di fatto prodotto la fine dell’URSS e del socialismo sovietico a tutto vantaggio dell’imperialismo occidentale, con gravissimi danni economici e morali dei cittadini e dei lavoratori di tutti i Paesi. Un processo involutivo storico che il plenum del comitato centrale del PCUS aveva avvertito già nel 1937, nell’imminenza della aggressione nazista, decidendo di organizzare una “grande purga” contro i nemici della rivoluzione sovietica (come risulta dai documenti ritrovati nel frattempo).

Si tratta dell’epurazione del 1937-38 decisa dal partito dopo l’uccisione di Kirov – numero due del partito bolscevico, ucciso da un sicario iscritto al partito – sulla quale hanno speculato per decenni nazisti, fascisti, imperialisti occidentali, socialisti e comunisti “pentiti”, giornalisti, propagandisti di mestiere. Ludo Martens riporta testimonianze e documenti che dimostrano come il pericolo contro-rivoluzionario fosse concreto e anche interno al partito stesso. Nel 1936 si arrivò alla scoperta di legami certi tra i “controrivoluzionari” del partito – Zinov’ev, Kamenev e Smirnov – e il gruppo anticomunista di Trockij all’estero. Vi furono anche sabotaggi violenti nelle miniere di zinco del Kazachstan e nelle fabbriche di Magnitogorsk. Si tennero perciò dei processi nei quali alcuni degli indiziati riconobbero le loro colpe e furono condannati a morte dai tribunali russi: uno di questi fu Bucharin che ebbe un rilevante ruolo sovversivo anti-sovietico.

Vi fu anche una cospirazione anticomunista nell’esercito guidata dal maresciallo Tuchacevskij ed altri comandanti, che furono processati e giustiziati. Si scoprirono anche comandanti sovietici che collaboravano segretamente con Hitler, come Vlasov e altri, prima e durante l’invasione germanica in Russia. Altro grande propagandista antistaliniano è stato Solzenicyn, letterato zarista osannato dai media imperialisti, per i suoi libri, come “Arcipelago Gulag”. Ci sono molte “fantasie” sul numero effettivo delle persone condannate o espulse dal partito nel periodo della “grande purga” che i nostri libri scolastici reclamizzano. Ad es. Robert Conquest riferisce di 10-12 milioni di internati nei Gulag e 2 milioni di giustiziati. Ma dopo il crollo dell’URSS i discepoli di Gorbacev diffusero i dati degli archivi ufficiali sovietici : il numero totale dei detenuti, politici e comuni, in campi di lavoro risultavano essere 510.307 (25-33% di politici). In due anni i decessi nei campi furono 115.922 (anche per cause naturali). L’epurazione del PCUS e di Stalin non mirava ad eliminare la “vecchia guardia bolscevica”, ma solo i sabotatori della linea del partito : nel 1934 c’erano 182.600 “vecchi bolscevichi” (iscritti entro il 1920). Nel 1939 se ne contavano 125.000, quindi la grande maggioranza di loro (69%) era rimasta nel partito, il 31% ne era uscito, anche perché morti per anzianità.

Credo perciò che i numeri diffusi nel mondo come “vittime dello stalinismo” vadano adeguatamente rivisti, con buona pace degli imbonitori occidentali, e valutati nel contesto della situazione storica di allora. Si tratta comunque di cifre drammatiche, ma la rivoluzione non è , purtroppo, un “pranzo di gala”. Queste misure, pur necessarie e radicali, si mostrarono però perfino inadeguate. Infatti, dopo la morte di Stalin, i “restauratori” presero il controllo del partito e del Paese: il revisionista Chruscev e il maresciallo Zukov, suo braccio armato nel periodo dei suoi due colpi di Stato, nel 1953 (affare Berija) e nel 1957 (affare Molotov-Malenkov-Kaganovic). Stalin ebbe anche contatti positivi con Mao Tse Dung, artefice della grande rivoluzione comunista cinese che dalla rivoluzione russa ha tratto utili insegnamenti, sia nel periodo staliniano che successivamente. E’ stato anche un teorico del marxismo, della rivoluzione e della guerra antifascista.

Altre calunnie ed accuse inventate contro Stalin i propagandisti occidentali hanno diffuso per decenni, come lo stesso Stalin aveva previsto prima di morire. Tra queste, l’incapacità e gli errori commessi durante la invasione nazista e il “patto tedesco-sovietico”, raccontato come collusione con il nazismo di Hitler.

Ancora un falso : Stalin aveva ben compreso le idee egemoniche di Hitler fin dalla sua ascesa (1933) ; conosceva la sua potenza militare e tecnologica e diffidava (giustamente) della ipocrisia e della inerzia delle potenze occidentali (avverse al comunismo sovietico). Esse si mossero infatti solo quando furono diretta- mente attaccate nei loro territori ed interessi. Aveva bisogno di tempo per rafforzare e riorganizzare il suo apparato militare di difesa/offesa contro Hitler, : quel patto serviva appunto a guadagnare il tempo appena necessario (come dimostrerà l’avanzata tedesca fino alle porte di Mosca). Stalin era già in campo contro il nazismo offensivo di Hitler : in Austria invasa dai tedeschi, mentre Inghilterra e Francia ignoravano l’appello staliniano per una difesa ; in Cecoslovacchia, dove le potenze occidentali decisero di consegnare ad Hitler la regione dei Sudeti, senza combattere. Francia e Inghilterra firmarono anche un accordo di non belligeranza reciproca con Hitler. Nel maggio del 1939 l’esercito giapponese, alleato di Hitler, invase la Mongolia, alleata dell’URSS che scese in guerra contro le truppe giapponesi, sconfiggendole e liberando il Paese. Il giorno successivo Hitler invase la Polonia con lo scopo di avvicinarsi all’URSSprima di invaderla.
    Nel marzo 1939 l’URSS aveva tentato inutilmente di costruire una alleanza anti-nazista con Francia ed Inghilterra, ma queste nicchiavano e intanto si accordavano con Hitler perchè invadesse l’URSS, rispar- miando le loro nazioni. Hitler capì che questi due Paesi avevano minori volontà e capacità di resistere, per cui le affrontò prioritariamente, proponendo all’URSS un patto di non aggressione, che Stalin firmò il 23 agosto del 1939, guadagnando così 2 anni preziosi (fino a giugno 1941) per il rafforzamento militare ed economico del suo Paese. Ma gli effetti anti-nazisti del patto siglato da Stalin furono anche altri (citati nel libro).
    Ancora una volta aveva visto giusto e la storia gli ha dato ampiamente ragione. In definitiva Stalin viene calunniato e demonizzato dai suoi nemici e dalla propaganda occidentale e revisionista per avere realizzato concretamente le idee di Marx e di Lenin, in una Paese arretrato ed accerchiato dall’imperialismo. Stalin è anche lo spartiacqua reale tra comunismo ed anti-comunismo. Non so se la ricostruzione storica di Martens sia più o meno esatta e condivisibile. Credo però che sia necessario conoscerla per valutare con equilibrio ed onestà l’opera e la figura di Stalin , sia per la storia dell’URSS che per quella del mondo intero.
http://www.pickline.it/2013/03/16/stalin-un-altro-punto-di-vista-sintesi-del-libro-di-ludo-martens/5001

 

 

 

 Goodbye Mr Krusciov

Tutte le falsità del XX congresso del PCUS  di G. Furr –

 

Introduzione

Lo storico Grover Furr da tempo ci ha abituato a grandi opere che sono la vera trasparenza (GLASNOST) di un periodo abbondantemente massacrato dai pennivendoli della storiografia borghese. In questa opera "La meschinità anti-stalinista / Grover Furr; trad dall’inglese [Eng. V. L. Bobrov]. - Mosca: Algoritmo, 2007. - 464 pagg. - (Enigma dell’ 37)" egli articola smonta con l'obiettività garantita dalle fonti primarie ill castello accusatorio alla figura di stalin in particolare e del marxismo-leninismo in generale, ordito da Krusciov, nel corso del XX congresso, attraverso il celebre "rapporto segreto". Naturalmente sono riportati solo alcuni, sebbene significativi stralci. L'intenzione nostra consiste nella futura traduzione dell'intero libro. Per il momento vi invito ad una lettura attenta, con occhi liberi da preconcetti partigiani.

Prefazione di Grover Furr

Un anno fa veniva celebrato il 50° anniversario della "relazione segreta" di N. S. Khrusciov, esposta il 25 febbraio 1956 presso il XX Congresso del PCUS. Il giornale londinese “Telegraph” caratterizzò la relazione come "il discorso più influente del XX secolo". E nell’articolo pubblicato nello stesso giorno da “New York Times ", William Taubman, il vincitore del Premio Pulitzer nel 2004, assegnato per una biografia di Khrusciov, chiamò la sua esposizione" un eroismo degno ad essere segnato" sul calendario degli eventi. Vogliamo qui dimostrare l’esatto contrario! Di tutte le accuse della "relazione segreta", atta direttamente a “smascherare” le azioni di Stalin o di Berija, nemmeno una risulta veritiera. Khrusciov, nel suo discorso, non disse di Stalin e Berija nulla che si rivelasse d’essere vero. Dimostreremo come il discorso più influente del XX° secolo (se non di tutti i tempi!) sia un frutto dell’inganno! Qualche tempo fa mi venne in mente di rileggere la "relazione segreta" di Khrusciov. Durante la lettura, ho notato un sacco di assurdità in questa relazione. Qualcosa di molto simile ne aveva osservate anche J. Arch Getty nella sua fondamentale opera "Le origini delle grandi purghe": "Tra le altre incongruenze, nelle testimonianze di Khrusciov, vi una evidente sostituzione di Ežov in Berija. Anche se il nome di Ežov sporadicamente viene menzionato, le accuse per la maggior parte dei reati e delle repressioni sono stati avanzate contro Berija; mentre fino al 1938 quest’ultimo occupava la carica del segretario del partito regionale. Inoltre, in una grande parte dei comunicati viene detto che il terrore poliziesco cominciò a placarsi proprio nel periodo in cui, nel 1938, Beria venne a sostituire Ežov. In che modo così spudoratamente a Khrusciov riuscì di sostituire, nella sua relazione, Ežov, in Berija? Che altro egli aveva potuto oscurare? In ogni caso, Khrusciov e la dirigenza di allora, con l’esecuzione capitale di Berija, lo fecero divenire un comodo capro espiatorio. Naturalmente, l’utilizzo del nome di Berija, per ragioni puramente opportunistiche, getta l’ombra sulla onestà e sul rigore delle altre dichiarazioni di Khrusciov.

In sintesi, ho cominciato a riflettere sulla possibilità di rivelare i falsi della relazione kruscioviana, avvalendomi sui documenti degli archivi sovietici, una volta chiusi ermeticamente, ma, da poco tempo, disponibili agli storici. Di fatto, invece, sono riuscito a fare un'altra scoperta. Da tutte le affermazioni della "relazione segreta" che in modo diretto avrebbe dovuto confermare le "rivelazioni accusatorie", su Stalin o Berija, non si è trovata nemmeno una prova. Più precisamente: tutte quelle che sono verificabili, risultano essere menzognere; tutte dalla prima all’ultima. Per me, come scienziato, una siffatta scoperta si rivelò sgradevole e persino non auspicabile. La mia ricerca già per sé, certamente, avrebbe causato la sorpresa e scetticismo, se, si fosse scoperto, ad esempio, che soltanto un quarto delle "rivelazioni" di Khrusciov o giù di lì risultassero da essere considerate false .... Alcuni esempi. Era stato proprio Berija e non Khrusciov a liberare molti prigionieri, anche se non "milioni", come erroneamente scrive Taubman. Il "Disgelo", l'anniversario del quale egli propone di celebrare, era iniziato negli ultimi anni di vita di Stalin. Khrusciov ha limitato il suo potenziale, restringendolo sino ai materiali dal carattere anti-staliniano. Stalin voleva dare le dimissioni nel mese di ottobre 1952, ma il XIX Congresso del partito ha rifiutato di soddisfare la sua richiesta. Taubman sostiene che Khrusciov diceva che lui sia "estraneo" (non implicato) nelle repressioni; in realtà, però, Khrusciov non solo non aveva ascoltato le esortazioni (persuasioni) di Stalin, ma ha preso l'iniziativa in questa materia, chiedendo dei "tetti" (dei massimali) superiori (più alti) sulle pene capitali che ne avrebbe voluto la direzione staliniana. Taubman afferma: "Khrusciov in un modo o nell’altro ha conservato la sua umanità". Sarebbe più esatto di dire il contrario: Krusciov, sembra, come nessun altro a somigliare a un sicario e a un assassino.

     Ma ecco, c’è questo che mi mise immediatamente in ansia e continua a preoccuparmi sinora: se io affermo che ciascuna delle “rivelazioni accusatorie" di Khrusciov è falsa, ci crederanno ai miei argomenti? Che il discorso più influente del XX secolo (se non di tutti i tempi!) sia un frutto del raggiro, dell’inganno? In sé, già soltanto questa idea sembra semplicemente mostruosa. I risultati della mia ricerca potrebbero quindi essere sviliti e la verità messa a tacere. Il punto consiste peraltro nel fatto che l’autore di queste righe ha acquisito una certa notorietà per il suo rispettoso, anche se critico atteggiamento verso la personalità di Stalin nonché per la propria simpatia verso il movimento comunista internazionale, di cui il leader riconosciuto fu Stalin per decenni. Quando un ricercatore arriva alle conclusioni che sono troppo coerenti con i suoi preconcetti orientamenti politici la cosa più prudente da fare sarebbe di sospettare il tale autore di una mancanza di obiettività, se non di peggio. Ecco perché sarei molto più tranquillo se il mio lavoro scientifico portasse al risultato che soltanto il 25% delle "rivelazioni accusatorie" di Khrusciov, su Stalin e su Berija, fossero sicuramente false.
     Ma dato che, come si è scoperto che tutte le "rivelazioni accusatorie" di Khrusciov in realtà non sono veritiere, il fardello delle prove di dimostrare queste falsità ricade su di me personalmente in qualità di scienziato. Pertanto, vorrei tanto sperare, che il lettore accoglierà con l’indulgenza la forma in qualche maniera insolita di presentazione del materiale in questione. L'intero libro è diviso in due parti distinte, ma in un certo modo collegate.

Nella prima parte (capitoli 1-9) vengono esaminati dei punti della relazione khruscioviana considerati la quintessenza delle sue "rivelazioni accusatorie". Con un breve salto in avanti, si segnala, che l'autore n’è riuscito ad evidenziare sessantuno di tali dichiarazioni.

Ognuna delle "rivelazioni accusatorie", della relazione sarà preceduta da una citazione della "relazione segreta", dopo di che sarà rivista attraverso il prisma delle prove storiche, la maggior parte delle quali sono presentate come le citazioni pervenute dalle fonti primarie e in rari casi da altre fonti. L'autore si è prefissato il compito di fornire i migliori   elementi di prova che esistono e sono principalmente tratti dagli archivi di Russia per provare la natura falsa del discorso con cui Khrusciov aveva parlato in una sessione a porte chiuse del XX Congresso.
    La seconda parte del libro (capitoli 10-11) è dedicata alle problematiche del carattere metodologico ed anche alle conclusioni scaturite dal lavoro da me eseguito. Una particolare attenzione è stata prestata alla tipologia delle tecniche che Khrusciov   aveva usato attraverso   tutta la sua relazione falsa e alla revisione dei materiali sulla riabilitazione dei leaders di partito i cui nomi sono stati nominati nel rapporto segreto.

Capitolo: "Le liste delle fucilazioni"

Khrusciov: "esisteva una pratica viziosa, quando nel NKVD venivano compilate delle liste degli individui i cui casi erano da considerarsi alla valutazione presso il Collegio Militare, e per essi veniva predeterminata a priori la misura di punizione. Tali elenchi venivano inviati a Stalin personalmente da Ežov per l’autorizzazione delle sanzioni proposte. Nel 1937 - 1938, a Stalin furono inviate n. 383 di tali elenchi su tanti migliaia di funzionari del partito, sui cittadini sovietici, sui giovani del Komsomol, sui militari e sui lavoratori nelle sfere per la gestione dell’economia nazionale, e aveva ricevuto la sua sanzione" (2) Gli originali di tali elenchi esistono; sono stati preparati per la stampa e pubblicati prima nei compact-disk e inseguito emesse nell’Internet come “Le liste delle fucilazioni di Stalin” (1) («Сталинские расстрельные списки»). Ahimè, il nome stesso è impreciso e tendenzioso, in quanto le liste, generalmente parlando, non erano state “di fucilazioni”

Gli storici antistalinisti descrivono le liste come delle condanne fabbricate in anticipo. Tuttavia, proprio i loro studi-ricerche-commenti dimostrano tutta la inconsistenza di tali accuse. In realtà, negli elenchi veniva citato il verdetto di massima pena, che poteva essere imposto dalla Corte giudicante in caso di condanna dell’accusato, vale a dire che lì veniva indicata la massima misura possibile di condanna per un preciso reato in quanto tale, e non il verdetto vero e proprio. Ci sono casi in cui gli individui elencati nelle liste non venivano condannati o il verdetto della condanna era assai meno grave della pena massima per un reato indicata nell’elenco che alla fin fine e salvava queste persone dalla fucilazione.

 (http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=42839866)

    


 

 

  Intervista a Grover Furr su Stalin rilasciata il 18 luglio2006 alla rivista RevLeft

traduzione di Davide Spagnoli (REDAZIONE NOICOMUNISTI)

Grover Furr Grover Furr è professore presso la Montclair State University, è attivo nella sinistra radicale della MLA ed è l'autore di diversi saggi, incluso “Lettura (a)critica e argomentazioni dell'anticomunismo”, e “Stalin e la lotta per le riforme democratiche”. I suoi lavori hanno gettato una luce nuova sull'era di Stalin e sono stati attaccati dai critici di destra, come David Horowitz.

 D. Molte persone pensano che il maggior problema sotto Stalin fosse la “non sufficiente democrazia”. Come rispondi a questo punto di vista?

R. Per prima cosa grazie per avermi invitato ad esprimere il mio punto di vista su questo importante problema. Per tornare alla domanda penso sia futile parlare di “democrazia”, nel senso greco di “potere del popolo”, fino a quando esisterà una società di classe. La classe dominante dominerà e non permetterà mai di venire rimossa dal potere in modo pacifico. Ricordate il Vecchio Sud schiavistico?

 Quando non riuscirono più a controllare il Congresso si dichiararono indipendenti: rifiutarono di mollare il potere dello Stato senza una guerra. Così ogni Stato è una dittatura di una classe su un'altra. Nei paesi capitalisti è la classe capitalistica che esercita la dittatura. Nel suo magnifico lavoro “Stato e rivoluzione” Lenin spiega l'ambiguità della parola “democrazia”, e credo che tutti quanti faremmo bene a studiarla, dato che ha una certa debolezza: ad esempio in essa non c'è niente sulla necessità di un Partito comunista che ci guidi verso la Rivoluzione! Ma allo stesso tempo è una parola brillante, fondamentale per comprendere il mondo in cui viviamo. Come Lenin, anche Stalin voleva una forma di democrazia rappresentativa diffusa, nello stesso modo in cui la parola “democrazia” è stata interpretata nei paesi capitalisti dal XVIII secolo. Nei miei due saggi - in realtà si tratta di un lungo saggio diviso in due parti - entro nei i dettagli di questo fatto tenuto nascosto a partire dai giorni di Khrushchev. Avrebbe potuto funzionare? È un peccato che né Stalin né i suoi sostenitori siano riusciti a realizzarla, perché così avremmo potuto avere quella ricca esperienza da cui imparare tanto in positivo quanto in negativo. Ma sicuramente Stalin non avrebbe mai permesso che il socialismo venisse deposto per via elettorale: no di certo.

D. Stalin è stato accusato dell'assassinio di Kirov. Questa accusa ha una qualche credibilità?

R. Questa storia è stata ampiamente diffusa tanto in Occidente quanto in Russia dagli autori anticomunisti e dagli avversari di Stalin: le fonti originali di questa storia pare siano Trotsky e Alexander Orlov, in seguito diffusa da Robert Conquest (“Stalin and the Kirov Murder”, 1990), uno che non rifiuta mai una storia contro Stalin, non importa quanto forzata sia, ed Amy Knight (“Who Killed Kirov?”, 2000), i cui pregiudizi anticomunisti la portano a spegnere i mozziconi della verità nel posacenere.

È una competa menzogna e lo è sempre stata. Non c'è mai stata una prova a suo sostegno, ed anzi Stalin era molto affettuoso nei confronti di Kirov, che era anche un solido sostenitore di Stalin. Nel frattempo tanto Trotsky quanto Orlov hanno dimostrato di aver mentito. Nel suo famigerato “Rapporto segreto” del 25 febbraio 1956, Khrushchev insinua un sospetto di colpevolezza di Stalin nell'assassinio di Kirov, ma non muove mai un'accusa diretta. Diverse commissioni sotto Khrushchev, due o forse tre, ed anche dopo di lui, hanno cercato di trovare prove per accusare Stalin ma non vi sono mai riuscite. La principale ricercatrice russa sull'assassinio di Kirov, Alla Kirilina, nota per le sue posizioni contro Stalin, ha scritto un paio di volumi sulla questione: “Rikoshet” e “Neizvestnyi Kirov”, che include una versione aggiornata del volume precedente, ma lei stessa ammette che Stalin sembra non avere niente a che fare con l'assassinio di Kirov.

Curiosamente la principale versione che ora viene propagandata dagli avversari di Stalin, è che Nikolaev, la persona che indubitabilmente sparò a Kirov e per questo venne giustiziato, era un “assassino solitario.” Accettare questa versione significa rifiutare le confessioni degli imputati al primo processo di Mosca del 1936, il processo a Zinoviev e Kamenev, in cui essi stessi dicono di avere pianificato e portato a termine l'assassinio di Kirov. Ma gli anticomunisti sono smaniosi di credere che le confessioni, benché affatto mancanti di prove, sono in qualche modo “false”! Non c'è alcuna prova che Zinoviev e Kamenev stessero mentendo, e quanto confessano è coerente con le testimonianze al secondo ed al terzo processo di Mosca del 1937 e del 1938. Naturalmente non conosciamo i dettagli perché il governo russo ha ostinatamente rifiutato di rendere pubbliche le voluminose indagini, o anche di renderle accessibili ai ricercatori. Se Stalin fosse stato colpevole si può star certi che, nell'atmosfera della propaganda contro Stalin che regnava sotto Khrushchev, e poi ancora sotto Gorbachev e Eltsin, le avrebbero certamente propagandate.

Le prove disponibili sono così scarse che è possibile ogni scenario, ma penso che Nikolaev probabilmente non fosse stato specificamente incaricato dell'assassino di Kirov, ma, piuttosto, questa persona mentalmente instabile era l'ideale perché credesse di essere stato offeso da Kirov. Nel 2003 in Russia venne pubblicata una breve parte dell'interrogatorio di Vanya Kotolynov che ammetteva la “responsabilità morale” nell'assassinio di Kirov, dato che avevano avvelenato la mente di Nokalaev contro Kirov (Lubianka-Stalin…1922-1936, No. 481). In frammenti di altre testimonianze Kotolynov ripete quest'ammissione mentre nega di aver personalmente istruito Nikolaev in qualche modo.

[……] Allo stato dei fatti non c'è ragione per credere che Zinoviev, Kamenev e gli altri imputati al processo di Mosca del 1936 abbiano mentito quando confessavano di aver pianificato l'assassinio di Kirov, con Nikolaev nella parte dell'assassino. * Soltanto presupponendo l'esistenza di una qualche cospirazione di questo tipo ci possiamo rendere conto delle prove di cui disponiamo, anche se, lo ripeto, è stato nascosto così tanto materiale che nessuna può essere presa per certa. * La linea del partito degli anticomunisti, che cioè non è esistita alcuna cospirazione, che Nikolaev ha agito per conto suo, e Zinoviev, Kamenev e gli altri sono stati in qualche modo forzati o persuasi a rendere una falsa confessione sull'omicidio Kirov, non è sostenuta da un qualsiasi straccio di prova e, a mio avviso, questa è la storia meno probabile di tutte. In breve: Le prove che a tutt'oggi abbiamo corroborano la teoria che Zinoviev, Kamenev, ed un gruppo dei loro sostenitori, siano stati responsabili di aver spinto Nikolaev ad assassinare Kirov. Ogni valutazione obiettiva delle prove ci spinge a giungere a questa conclusione. Se e quando dagli archivi dell'ex URSS, tenuti ancora strettamente segreti, diverranno disponibili, ed avremo nuove prove, saremo pronti a cambiare le nostre opinioni in conformità a quanto emergerà. Gli anticomunisti sono riluttanti a farlo perché accettano solo “storie dell'orrore” che mettano in cattiva luce Stalin, i bolscevichi e i comunisti in generale. Ma questo non significa che siano tutti dei bugiardi, sebbene qualcuno, come Conquest, lo sia, in generale sono accecati dai loro pregiudizi.

D. Se si potessero riassumere i principali errori e contributi di Stalin, quali pensate possano essere?

 R. Tutti commettiamo degli errori e così penso che Stalin debba averne fatti alcuni, ma non penso sia questo il punto dove volete arrivare. Stalin ha provato sul serio a seguire le linee guida di Lenin, aveva per lui un enorme rispetto e definiva se stesso sempre come un “allievo di Lenin.” Il problema era che Lenin non sapeva come fare per andare dalla situazione in cui l'URSS si trovava nel 1921 dopo la guerra civile, ad una società comunista. Nessuno lo sapeva! Marx ed Engels non avevano predisposto alcun modello per questo passaggio, e neppure Lenin ne aveva. Lenin e Stalin erano persone brillanti, che hanno sinceramente dedicato se stessi al comunismo, devoti alla classe operaia. Non avevano ambizioni personali ad eccezione di quella di provare a realizzare quella società di giustizia ed eguaglianza che il movimento comunista ha sempre rappresentato, e di cui i lavoratori del mondo intero hanno disperatamente bisogno oggi come ieri. Nonostante gli sforzi titanici, gli immensi sacrifici e le grandi conquiste, alla fine, il comunismo ha fallito. Trotsky prima e Khrushchev in seguito, hanno detto che questa sconfitta era dovuta ai fallimenti personali di Stalin, cioè, in altri termini, se al posto di Stalin ci fosse stato qualcun altro tutto sarebbe andato bene. Penso che tutto questo sia sbagliato.

Il problema era la linea politica dei Bolscevichi, non solo di Stalin, ma anche di Lenin, di Marx e di Engles. Stalin e, in generale i bolscevichi, avevano una concezione socialdemocratica del socialismo. Si trattava naturalmente della concezione dell'ala sinistra, quella destra, la SPD e i menscevichi, avevano una concezione economica estremamente deterministica: il capitalismo doveva svolgere il proprio compito storico d'industrializzazione, sviluppo ecc. Nel frattempo il capitalismo stesso non poteva essere abbattuto, infatti andava coltivato perché era ancora “progressivo”. Una volta che si decide di conservare il denaro, i salari e la disuguaglianza, che vanno inscindibilmente assieme, unitamente ai benefici sociali a favore della classe operaia, si ha una società che è molto simile ad una società borghese socialdemocratica.

Quest'idea del socialismo di sinistra è compatibile con Marx e Lenin, come qualsiasi altro concetto, ed è probabilmente la versione più compatibile con quello che Marx, Engels e Lenin hanno scritto. I bolscevichi hanno anche provato a governare assieme ai partiti socialisti d'opposizione, e sono stati proprio i Socialisti Rivoluzionari e i Menscevichi che li hanno traditi. I Socialisti Rivoluzionari poi hanno tentato di abbattere i bolscevichi cercando di assassinare Lenin ed alcuni altri dirigenti bolscevichi. Non erano interessati a nient'altro perché la loro concezione del socialismo prevedeva che il capitalismo dovesse assolutamente completare il proprio lavoro, e qualsiasi cosa più avanzata sarebbe stata prematura, condannata al fallimento, ad essere una “dittatura” ecc.

Il pensiero di Trotsky è una versione di quest'idea con qualche piccola increspatura, ma, in realtà, dopotutto non molto differente e neanche di “sinistra”. In sostanza si tratta di una versione più disfattista, a cavallo tra la concezione bolscevica e quella menscevica, proprio come in vita è stato lo stesso Trotsky: a cavallo tra i due partiti. Ciò che ho mostrato nel mio articolo diviso in due parti, era che Stalin si era impegnato in un concetto di democrazia politica di tipo socialdemocratico. Non ho usato questo termine, e certamente avrebbe funzionato in modo diverso con un Partito comunista alla direzione dello Stato o con i capitalisti nello stesso ruolo, come in una classica socialdemocrazia. Ma la concezione della democrazia era la stessa. La Costituzione di “Stalin” del 1936 si basava su un'idea di democrazia nota nel capitalismo progressivo: eguaglianza universale e voto segreto, democrazia rappresentativa, competizione dei candidati. Quest'ultimo punto non venne mai attuato, eppure era quanto previsto dalla Costituzione. Ed è per questo che sostengo che i “socialisti” di oggi sono "Stalinisti.” Mettiamola in un altro modo: ciò che ha condannato il socialismo sovietico è la stessa cosa che mantiene basso anche il socialismo post sovietico, che basa se stesso su una concezione socialdemocratica del socialismo.

 I “socialisti democratici” condividono questa concezione del socialismo che ha unito Stalin, Trotsky, i Socialisti Rivoluzionari e i Menscevichi. Il Partito comunista cinese sostiene ancora il suo stato e la sua economia fascista con la retorica socialdemocratica: "il capitalismo non ha ancora compiuto la sua missione storica." Tutti quanti abbiamo pensato che Stalin "si alleò con Hitler", sia pubblicamente che segretamente. Ma chi era realmente alleato con Hitler? La destra e i trotskyisti! Bukharin, Radek, Piatakov, ed altri ancora. Tutte le prove di cui oggi disponiamo sostengono questa conclusione, caldamente negata da tutti i ricercatori anticomunisti e, naturalmente, dai trotskyisti. Tutti abbiamo pensato che nel 1937-38 "Stalin abbia ucciso centinaia di migliaia di persone". Ma cosa avvenne in realtà? Il responsabile fu Ezhov coperto dai suoi sostenitori di destra nella leadership del Partito. E lo stesso Ezhov fece parte di una cospirazione di destra che progettava di rovesciare il governo di Stalin, collegato direttamente con Bukharin, Trotsky ed altri ancora. (La recente pubblicazione della testimonianza dello stesso Ezhov e di un suo uomo della destra, Frinovsky, lo confermano, ed alcuni virulenti ricercatori anticomunisti che hanno visto lo stesso documento anni fa, lo considerano autentico) Così è stata la “piacevole e democratica” ala destra di Bukharin a far uccidere tutte queste persone innocenti, ben sapendo che lo erano, e solo per coprire le tracce della loro cospirazione. Questo è quanto accadde. Ma oggigiorno quanti “Marxisti” vogliono sentirlo? O sono in grado di ascoltarlo? Per non parlare poi degli aperti anticomunisti. Quindi, per riassumere, l'URSS ha mancato l'obiettivo di raggiungere il comunismo, non a causa del fallimento personale di Stalin o di Lenin, ma perché era sbagliata la loro idea di socialismo. Avrebbero potuto saperlo all'epoca? Non vedo come. Possiamo vederlo ora, ma soltanto grazie al loro eroico tentativo. In retrospettiva possiamo vedere quanto ha funzionato o meno del loro tentativo, grazie alla loro esperienza. Naturalmente non potevano averne conoscenza che in seguito. Negli ultimi anni della sua vita Stalin stava preparando l'URSS verso lo stadio successivo, il comunismo. Il passaggio al comunismo è stata la parola d'ordine del XIX ° Congresso del Partito nel mese di ottobre del 1952.   

Soldati sovietici ebraici D. Stalin è stato criticato per il suo trattamento delle minoranze nazionali. Queste critiche sono fondate?

 R. Per niente. Stalin era profondamente anti-razzista. Naturalmente il razzismo non era stato completamente sradicato nell'URSS di Stalin,ma non lo fu neanche in seguito. Certamente durante l'epoca di Stalin non c'è mai stata una politica razzista da parte del Partito bolscevico e di Stalin. Per esempio, lo scrittore ed ex dissidente sovietico e feroce antistalinista Zhores Medvedev, nel suo libro edito nel 2003, “Stalin and the Jewish Problem”, insiste sul fatto che Stalin non era un antisemita. Medvedev scrive che Stalin era sì un antisionista, ma è Medvedev stesso che insiste che Stalin, ad ogni altro riguardo, non era un antisemita. Come la Russia anche l'URSS era uno stato multinazionale ed ognuno aveva una propria identità nazionale. Le persone delle piccole nazionalità, normalmente definite da una lingua differente, godevano di certi diritti in certe aree, proprio in quanto membri di quella certa nazionalità. Ciò era causa di alcuni tipi di problemi, ma è stato il miglior tentativo che ovunque sia mai stato fatto per tenere unito un grande Stato con molte lingue e culture diverse. Una delle ragioni per cui Khrushchev ed il resto del Presidium hanno ucciso Lavrentii Beria pochi mesi dopo la morte di Stalin, era che Beria era fortemente critico nei confronti degli atteggiamenti sciovinisti dei dirigenti del Partito nei territori degli stati baltici divenuti sovietici nel dopoguerra: Estonia, Lettonia e Lituania e l'Ucraina occidentale. La politica di Beria, come ho sottolineato in un mio articolo, era molto simile a quella di Stalin. Lo sciovinismo russo è peggiorato progressivamente dopo la morte di Stalin. Ma non è mai arrivato al punto in cui è ora. Questa è una citazione di un ribelle Ceceno, pubblicato sul New York Times nel 2002: "I veterani ceceni come Basayev, alle volte facevano riferimento ad un comune passato sovietico quando comunicavano con i russi. Maksim Shevchenko, un giornalista russo che durante la prima guerra di Cecenia ha intervistato Basayev di frequente, evocava questo richiamo che l'intervistato, che portava una lunga barba da mussulmano radicale, faceva: "Spegneva il registratore e diceva, 'Lei pensa che sia sempre stato un guerrigliero barbuto con un mitra?' ricordava Shevchenko che, all'epoca, scriveva per il quotidiano 'Nezavisimaya Gazeta', " 'Ho anche cantato la canzone che recita “Il mio indirizzo non è una casa in una strada, ma l'Unione sovietica”, quelli erano bei tempi!' ” (“With Few Bonds to Russia, Young Chechens Join Militants.” NYT November 19, 2002.)"

 


 

 

Culto della personalità

 

Non si può certo negare che circolassero in Unione Sovietica idealizzazioni e lodi a Stalin ridicolmente esagerate, come pure valutazioni troppo grandi e formali dei suoi meriti e della sua persona, che non di rado sfioravano la retorica.

Tuttavia Stalin era nemico di ogni forma di culto della personalità, e combattè sempre con insistenza l'idealizzazione di singoli individui.

« Lenin ci insegna che possono essere grandi dirigenti bolscevichi solo coloro che sanno sia insegnare agli operai e ai contadini, sia imparare da loro » (Stalin, "Domande sul leninismo", 1939, da noi tradotto a partire dall’edizione tedesca).

Egli ha parlato in modo molto autocritico del proprio lavoro e dei propri errori (vedi Opere di Stalin, Tomo I, la Prefazione dell'autore), combattendo esagerazioni e adulazioni.

Così, in una lettera del 16 febbraio 1938 indirizzata alle edizioni "Djestisdat" (Edizioni del libro per bambini) accanto al Komsol, Stalin, interpellato in proposito, si oppose alla pubblicazione di un libro dedicato alla sua persona. Ecco il testo della lettera:

« Mi oppongo energicamente alla pubblicazione del "Racconto sull'infanzia di Stalin". Questo libro contiene innumerevoli affermazioni che non corrispondono ai fatti, deformazioni, esagerazioni e lodi immeritate. Gli autori finiscono per confondere i lettori, sono bugiardi (seppur, forse, in buona fede) e adulatori. So che queste considerazioni risulteranno dolorose per loro, ma un fatto resta un fatto. E non è questo il punto il più importante. Il punto il più importante è che il libro tende ad instillare nella coscienza dei bambini sovietici (e degli uomini in generale) il culto della personalità, il culto del dirigente, il culto degli eroi che non sbagliano mai. Ciò è pericoloso e nocivo. La teoria degli "eroi" e della "massa" non è una teoria bolscevica, ma una teoria dei socialdemocratici. Gli eroi danno risalto al popolo, lo trasformano da una massa in un popolo - affermano i socialdemocratici. È il popolo a dare risalto agli eroi – rispondono i bolscevichi ai socialdemocratici. Ogni libro di questo tipo aiuterà il lavoro dei socialdemocratici, e danneggerà l'insieme del nostro lavoro bolscevico. » (La lettera di Stalin, pubblicata nel 1953 nel "Voprosy istorij" (Domande della storia) N°11, è citata e tradotta da noi sulla base di J.W.Stalin, Werke, Erganzungsband 1929-1952, Berlino)

Stalin disapprovava comportamenti e atteggiamenti di sottomissione nei confronti della sua persona (così come nei confronti di ogni uomo) considerandoli cosa inutile, retorica intellettuale e non comunista. « Lei parla della sua "devozione" alla mia persona. Forse queste parole le sono sfuggite per caso. Forse. Se non è così, allora le consiglio di sradicare il principio stesso della "devozione" nei confronti delle persone, perché ciò non ha nulla a che vedere con il pensiero bolscevico». (Stalin, Lettera al compagno Schatunowski, 1930, tradotto da noi sulla base di Werke, Band 13, p. 17)

Anni dopo, nel 1946, egli scriverà al colonnello dell’Armata Rossa professor dr. Rasin, che aveva lodato con esaltazione l’operato di Stalin nel respingere gli attacchi della Wermacht nazista all'Unione Sovietica: « Persino l’orecchio è ferito per le lodi a Stalin, è semplicemente penoso leggerle. » (Stalin, risposta, 23 Febbraio 1946, pubblicata nel "Neue Welt", quaderno 7, aprile 1947, p.23-25, tradotto da noi sulla base di Werke, Band 15, p.58)

 

Ho constatato che sono ancora ingenuo quando si tratta dell'audacia spudorata degli anticomunisti a mentire sulla storia del movimento comunista. Ingenuo perché non mi dico: “Perché non dovrebbero mentire? Cos'altro potrebbero fare?” Queste sono alcune delle cose che mi hanno sorpreso: NON ci sono prove – zero, proprio nessuna – che gli imputati nei tre famosi processi di Mosca, 1936, 1937 e 1938, fossero innocenti nonostante il fatto che OGNI studioso anticomunista sostenga il contrario, come si trattasse di qualcosa che fosse già stato provato, o fosse “ovvio”; TUTTE le prove che abbiamo indicano che Leon Trotsky, nei fatti, in qualche modo cospirò con i nazisti, mentre NON ci sono prove che tendano a discolparlo da quanto è emerso. Tutte le prove, e adesso ne abbiamo un sacco, portano alla conclusione che il Maresciallo Tukachevsky, ed altri militari di alto rango condannati con lui nel Giugno del 1937, erano colpevoli. In breve, sono rimasto colpito dall'estensione in cui gli anticomunisti - e i trotskyisti - hanno mentito, avendo torto, sulla storia del movimento comunista. Non soltanto su Stalin e sull'URSS, ma sull'intero movimento comunista.


 

 

Missione a Mosca di Josef E. Davies ambasciatore americano in U.R.S.S.
La purga colpisce l’esercito rosso  -  La Quinta colonna (sui processi di Mosca vedi nota in calce di Amedeo Curatoli ...)

Davies è intellettualmente onesto. E' l'ambasciatore americano ed è sempre una testimonianza proprio perché non di parte, anzi di parte avversa! vedi a questo proposito:  http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtbf09-009159.htm 

 
Parte  terza

LA  «PURGA ›› COLPISCE

L’ESERCITO ROSSO

(25 giugno – 28  luglio  1937)

Pag.178-179 

       L’uccisione dei generali rossi    28 giugno 1937.


   

              All’onorevole  Sumner Welles 

 

      «Mio caro Sumner,

      «Lo stato delle cose qui lascia adito come il solito a molta perplessità. Il giudizio di coloro che son qui da più lungo tempo è che la situazione è seria, molto seria; l'opinione più fondata sembra esser quella di chi crede che secondo ogni probabilità si andava organizzando una cospirazione al fine di provocare un colpo di Stato a mezzo dell'esercito non necessariamente anti-Stalin, ma contro la politica del partito e che Stalin l'ha colpita con rapidità, coraggio e forza caratteristici. Una violenta epurazione sta continuando in tutto il paese.

    «L'opinione delle personalità più equilibrate del corpo diplomatico è che il Governo non si trova in imminente pericolo ed è ancora forte; è tuttavia un'opinione che può meritare delle revisioni, poiché tutto dipende dal fatto che l’esercito sia o non sia stato seriamente infettato e si sia o non si sia svincolato dalla burocrazia sovietica.

    «L”impressione generale è che ciò non sia, ma nessuno ne sa niente. E’ un fattore imponderabile della situazione.

     Lo scorso inverno, Eden respinse gli approcci tedeschi onde ottenere un aiuto economico a mezzo delle colonie o in altro modo, senza garantire la sicurezza politica nell'Europa orientale come in quella occidentale. La prova degli aeroplani e dei carri armati in Ispagna ha avuto un effetto raffreddante sui comandi militari tedeschi e italiani. La forza dell'esercito rosso e la confessata e riconosciuta adesione dell'U.R.S.S. alla causa della pace è considerata come un notevole fattore per la sua conservazione in Europa. Potrebbe contribuire in modo considerevole all’equilibrio di potenza ed a consolidare il blocco democratico.

                                                                                                                      Rapidamente, suo» 

 

Pag.206-211

PERCHE’ UCCISERO TUKHACEVSKY 

Mosca,  28 luglio 1937.

N.  457

 

             All’onorevole segretario di Stato

 

L’UCCISIONE  DEI  GENERALI  DELL’ESERCITO  ROSSO  DEL  12  GIUGNO  D EL  1937

   E  LA  CRISI  GENERALE  CHE  NE  SEGUI’
                                                                                                      (strettamente confidenziale)
  

    «Signore,

    «son passate ora diverse settimane dal processo e dalle esecuzioni degli alti ufficiali dell’esercito rosso. Mi sembra che potrebbe esser di qualche interesse per lei e per il Dipartimento una analisi di ciò che è accaduto, col vantaggio di una certa prospettiva, nonché una mia valutazione del significato e delle conseguenze di questi fatti sulla stabilità del regime.       

    «Il processo, la condanna e l’esecuzione di questi ufficiali, il fiore dell'esercito rosso, avvenne il 12 giugno. L'evento ebbe a compiersi con la rapidità e con tale terrificante e tragica energia che per qualche tempo sembrò difficile di dare un giudizio equilibrato della situazione.

___________


    (1) È opportuno aver "presente, in rapporto a questo dispaccio, la successione degli avvenimenti. Il resoconto del processo Radek che si svolse nel gennaio 1937 non faceva alcun riferimento al maresciallo Tukhacevsky o ai generali dell'esercito rosso. In realtà, allorché il nome di Tukhacevsky fu menzionato, l'accusatore pubblico fece l’impossibile per escludere ogni sua eventuale colpa.

    Subito dopo il processo, si ebbero indizi di “grande” attività da parte delle autorità del Cremlino; questa attività portò alla fucilazione dei generali dell’esercito rosso in giugno. Il processo Bukharin si tenne solo nel successivo marzo 1938. In questo processo furono per la prima volta fatte accuse particolareggiate e specifiche contro l'esercito rosso, alcuni capi del quale sarebbero stati compromessi nell'azione della "quinta colonna”. Questo dispaccio fu scritto prima del processo Bukharin e mentre eravamo del tutto all'oscuro. Mostra che molti di noi non afferrano il  sigbificato reale di questi avvenimenti, in rapporto con il possibile tradimento e con la collisione con la Germania, che i successivi sviluppi rivelarono.

Vi era non soltanto molta confusione, ma molta violenza e ostilità d'opinione tra i diplomatici e gli altri osservatori a Mosca. Sia qui che in Europa corsero voci di ogni sorta. Secondo, alcuni esisteva un complotto nell'esercito rosso per rovesciare il Governo di Stalin; secondo altri, si era preparato ed era fallito un colpo di Stato bonapartista, nel quale il maresciallo Tukhacevsky avrebbe fatto la parte del Còrso; altri affermarono che era stato un preciso accordo tra i generali dell'esercito rosso ed la Reichswehr per la collaborazione con la Germania, accordo che faceva parte dei preparativi di un imminente putsch tedesco in Ucraina; infine si sosteneva che questa cospirazione era un aspetto di un più vasto complotto trotzkista diretto a distruggere il regime di Stalin mediante una guerra con l’estero onde tra l’Europa e l'Oriente sorgesse un altro Stato e fosse cosi possibile di salvare il "vero" comunismo con l'aiuto dell’esercito rosso.- Ancora si diceva che Stalin era “l’uomo ammalato del Cremlino”   che soffriva di un complesso isterico con aberrazioni mentali circa un suo asserito pericolo personale, che lo inducevano a uccidere tutti coloro che minacciavano la sua preminenza e nei quali vedeva una minaccia alla propria sicurezza; che egli era gravemente malato di cuore ed era curato da un famoso medico austriaco (ciò che è probabilmente vero); che le sue paure erano sfruttate da un gruppo di nuovi e ambiziosi membri della polizia segreta (N. K. V. D.) che mentre si inchinavano dinanzi a qualsiasi ordine del capo, dimostravano la loro fedeltà e utilità creando costantemente e in misura sempre crescente asseriti complotti (inesistenti) ; che l'esercito era impegnato in una lotta a morte con la polizia segreta, offeso per lo spionaggio della polizia praticato ai danni degli ufficiali dell'esercito in relazione ai processi politici e a1l’asserita cospirazione trotzkista; che 1’intero, esercito era permeato di sentimenti antistaliniani ed era il cuore della controrivoluzione; che anche Voroscilov, commissario alla difesa, era un sospetto in pericolo d`esser prossimamente fucilato; che l’intera struttura economica era scossa da queste “epurazioni del partito” e in pericolo di crollare; che stavano compiendosi in tutta l'Unione sovietica esecuzioni in massa su larga scala; che il crollo economico e la rivoluzione e il rovesciamento del Governo erano imminenti.  

    “Una stampa estera ostile sfruttò al massimo queste voci. Si raccontò a tal fine che l’esercito rosso stava marciando su Mosca: che l’esercito rosso avrebbe fatto probabilmente una dimostrazione all’ovest (verso la Polonia) per distogliere l’attenzione dai disordini interni ecc.    

    “Queste voci e teorie creano la prova del naturale orgasmo creato da uno stato di cose tanto tragico e che era dovuto alla assoluta mancanza di informazioni. Alcune delle voci eran probabilmente fondate.

 

                                          Il modo  di  vedere di  Mosca  circa  le  voci

 

     «La teoria dell"uomo malato del Cremlino” è universalmente respinta. Stalin ha avuto qualche disturbo di cuore, come ne hanno avuto qui la maggior parte degli uomini di governo; ma è stato visto in numerose occasioni e anche di recente da me, molto da vicino, e appare forte, solido, sano e normale.

    «Per di più, nei circoli diplomatici, la responsabilità per queste esecuzioni non è generalmente attribuita a Stalin, in un senso strettamente personale. Prescindendo da questi terribili avvenimenti, egli merita una buona dose di rispetto. E considerato in generale come un uomo che vive pulitamente; modesto, ritirato, con un solo proposito e una sola via dinanzi a sé, devoto al comunismo e all'elevazione del proletariato. La responsabilità è attribuita per solito alla “azione del partito” svolta dai suoi esponenti. Naturalmente i più tengon conto del fatto che Stalin è di gran lunga il carattere più forte e che è quel che potremmo definire il tipo del "padrone” che lascia credere che i suoi colleghi abbiano la libertà delle proprie decisioni.

    «Circa l'asserita colpevolezza di questi generali dell'esercito, accusati di aver cospirato col Governo tedesco, l'opinione generale è che l’accusa sia ingiustificata; devo dire però che due ambasciatori per solito bene informati, coi quali ho discusso della questione, hanno affermato che secondo il loro parere, vi è probabilmente qualche elemento di verità nelle accuse.

     «Molte settimane son trascorse e gli animi son meno eccitati. In questo periodo ho fatto uno sforzo per trovar la prova dei fatti e procurarmi i giudizi le opinioni, moderate della gente bene informata, nel tentativo di trovare la spiegazione di ciò che è avvenuto e per stabilire quale sia la forza attuale del Governo e quali siano le sue prospettive.

 

 Aspetto  di  Mosca  subito  dopo   le   epurazioni

 

    «Al mio arrivo a Mosca, trovai che la faccia delle cose non era mutata. Non vi era nulla per le strade, nel movimento o nella folla che indicasse un turbamento di alcun genere. Non vi era alcuna traccia di quel che si era raccontato sui giornali, di cosacchi accampati vicino al Cremlino o che si movessero intorno alla Piazza Rossa. Poco dopo il mio arrivo, ebbi occasione di avvicinare diversi commissari e funzionari del Ministero degli Esteri e non trovai alcun mutamento nel loro atteggiamento o nel modo di condursi. In un colloquio con Litvinov, commissario agli esteri, discutendo della situazione spagnuola e degli affari europei, gli domandai se egli si rendeva conto di quanto i recenti avvenimenti avessero indebolito l'Unione sovietica come potenza militare e politica nell’opinione dell’Europa occidentale. Disse che il Governo sovietico, lungi dall’esser debole, è molto più forte di prima e che un Governo deve esser realmente molto forte se può sopportare la perdita di tanti suoi esponenti puniti per tradimento e tuttavia continuare serenamente per la sua via senza che si notassero tracce di tempesta o di sforzo, "svolgendo i suoi affari come il solito ogni giorno”.

 Condizioni  attuali     -    Violenza   dell’epurazione

    «Tuttavia, se si guarda in profondità, vi sono indizi che un'operazione vasta e importante è stata e sta svolgendosi. Sia nella stampa locale che, e in particolare, in quella provinciale, si fanno costanti riferimenti a processi contro centinaia di imputati e ad estese "epurazioni e ripuliture del partito”. Questo avviene nell’industria, nell'agricoltura, nella scienza, nei circoli artistici e nel teatro e in fatto in tutte le fasi di attività. Costanti e violente critiche di diversi episodi nonché di determinate persone appaiono giornalmente sulle colonne di notizie della stampa controllata dal Governo. Anche più convincenti sono i rapporti orali circa la sparizione o l'arresto di questa o di quella persona, qualche volta eminente ed altre volte di scarsissimo rilievo. Spesso queste voci sono corroborate da una conoscenza diretta dei fatti. Vi sono probabilmente molte esagerazioni. Secondo me, tuttavia, non vi è dubbio che le autorità abbiano compiuto negli ultimi anni e stanno compiendo un lavoro di epurazione e di ripulitura con grande energia in modo inesorabile e con crescente rapidità. L'esecuzione di questi ufficiali dell'esercito rosso entra nel quadro generale della situazione. La partico1are tragedia non può esser capita o interpretata in modo adeguato, se non come parte dell’intero quadro.

    «Durante il processo Radek, furono fatti i nomi del generale Putna le del maresciallo Tukhacevsky. Viscinsky ebbe allora la massima cura per assolvere Tukhacevsky da ogni possibile accusa di complicità. Ciò nondimeno, subito dopo il processo, Tukhacevsky scomparve. Vi furono molte voci di un suo arresto. Sempre durante questo periodo, si fece un gran parlare di una dura lotta intestina che stava svolgendosi tra esercito e polizia segreta.

 

Immediata   cronologia   della  tragedia

 

«Negli ultimi giorni di marzo, Tukhacevsky ritornò a Mosca. Insieme con Voroscilov, col generale Egorov e con  211 altri che furon poi processati, egli venne in aprile all’Ambasciata a un pranzo da me offerto agli ufficiali de1l’esercito rosso; non vi era alcun segno di particolare disagio tra questi uomini a quell'epoca. Tukhacevsky godeva la reputazione d'esser un uomo molto abile. Non mi fece una agende impressione. Aveva un aspetto fresco e fanciullesco, era piuttosto grosso in rapporto alla statura e aveva l'aria di un uomo che amasse i piaceri della vita. L'ambasciatore francese, signor Coulondre, disse di capire che la caduta di Tukhacevsky potesse esser dovuta in parte alle sue indiscrezioni con una amica (che si afferma fosse una spia tedesca). In aprile fu annunciato che Tukhacevsky sarebbe stato uno dei rappresentanti ufficiali all'incoronazione di re Giorgio.

    «L”undici maggio fu ufficialmente annunciato che egli era deposto dal suo comando quale assistente commissario alla difesa e veniva assegnato ad un comando minore nel distretto del Volga.

    «Il diciassette maggio il Comitato esecutivo centrale del partito comunista decretò il controllo dei Soviet sull’esercito. Ciascun distretto militare avrebbe dovuto da allora in poi. esser comandato da un  ufficiale dell’esercito e da altri due membri.

    «L’undici di giugno Tukhacevsky ed altri furono arrestati, accusati di tradimento e di complotto in collusione con un paese straniero (Germania). Fu annunciato che avevano confessato la loro colpa. Il giorno seguente fu comunicato che erano stati processati e riconosciuti colpevoli.

 

Parte quinta        

L'EPURAZIONE  COLPISCE  BUKHRIN

(15 giugno – 17 marzo 1938)

 

Pag-275-279

 

Mosca, 15 gennaio 1938.

   Taccuino - Evidentemente il Cremlino si è realmente spaventato nell’estate scorsa e rimane ancora in tale stato d'animo. Una sessione congiuntiva dei due Consigli ha adottato all’unanimità un emendamento della costituzione che dà al Presidium (suprema autorità esecutiva) il potere di dichiarare la legge marziale nel paese, ogni qualvolta e ovunque il territorio sovietico sia minacciato da un nemico esterno.

 

 Mosca, 19 gennaio 1938.

    Taccuino -  I Sovieti sono assai vigili di fronte al pericolo dello spionaggio. Molotov ha denunciato pubblicamente certi consolati stranieri  "impegnati a svolgere attività di spionaggio contro i Sovieti sul territorio sovietico” e ha avvertito il Giappone che i  Sovieti faranno cessare le turbolenze giapponesi in Estremo Oriente.

                                                       Funzionari sovietici accusati di tradimento

 

Mosca, 7 febbraio 1938.

    Taccuino – Ventuno personalità eminenti devono, secondo la comunicazione del procurator generale di Stato, esser processate per tradimento, compresi Bukharin, Rykov, Bakovsky, Grinko, Krestinsky, Rosengoltz, Yagoda, Cernov e Ivanov. Le principali accuse contestate sono di aver organizzato lo spionaggio per conto di Stati stranieri, onde provocare la guerra e smembrare l'Unione e consegnare l'Ucraina, la Russia Bianca, il Turkestan, i1 Caucaso e la provincia marittima dell’Estremo Oriente a paesi nemici, nonché d'essere stati al soldo di paesi nemici.

 

                                                                  Litvinov a proposito delle confessioni

Mosca, 4 marzo  1938

    Diario - Litvinov e sua figlia son venuti alle 5,30 ad assistere alle proiezioni cinematografiche.

    Disse d'essere stato assai colpito dall'arresto di Krestinsky. Egli non può capire perché degli uomini confessino dei delitti che, come essi devono sapere, sono punibili con la morte, se non siano realmente colpevoli. Disse che Rykov e Bukharin, allorché nell'estate scorsa furono portati  avanti al Comitato centrale del partito e messi al confronto. con Sokolnikov e Radek, sostennero il confronto e protestarono amaramente la propria innocenza sino a scoppiare in lacrime; ma evidentemente erano in realtà colpevoli poiché in seguito fecero delle complete confessioni. Disse che non poteva capire queste confessioni  finali, conoscendoli come egli li conosce, se non ammettendo che siano veramente colpevoli.  « Un uomo può morire una volta sola » disse  «e questi uomini sanno che saranno certo condannati a morte dopo un così solenne riconoscimento della loro colpa. E’ una cosa dolorosa, ma il Governo deve esser sicuro e non può assumere rischi.  E’ una fortuna» soggiunse  «che il paese abbia dei capi abbastanza forti da prendere le necessarie misure preventive».


pag.279-285

                                                Prima seduta del processo Bukharin-Rikov                                                       

 

Mosca, 2  marzo 1938.
  
     Diario - Si è aperto il processo pel tradimento dei "destristi” - Bukharin, Rykov' e compagni - nell'antico Palazzo dei Nobili, oggi Casa dei Sindacati. Le rappresentanze diplomatiche avevano dovuto accontentarsi di un solo biglietto d'ingresso; cosi sono stato costretto ad andare al processo senza un interprete. Seduto proprio di fronte al settore della stampa americana, dovevo affidarmi al loro traduttore e al loro aiuto per seguire le deposizioni. Per fortuna mi sedeva accanto il ministro d'Estonia, colonnello Koznic, che parla perfettamente l’inglese, e me ne sussurrava la traduzione. Aveva prestato servizio nell’esercito zarista, e da giovane era stato educato a Pietrogrado. Difficile guardare i prigionieri senza farmi piccolo. C’era fra essi il sottosegretario di Stato Krestinsky, al quale avevo presentato le mie credenziali un anno prima; Rosengoltz, ex-commissario per il commercio, con il quale avevo pranzato proprio un anno fa, in questo stesso mese, nella sua casa di campagna; il dott. Pletnov, un cardiologo che mi aveva avuto in cura e che conoscevo bene, e il segretario al Tesoro Grinko. Tutti costoro distavano da me appena qualche metro, nella gabbia dei prigionieri. Spero che essi abbiano visto nei miei occhi il dolore che provavo nel rivederli in quelle circostanze (v. appunti del diario).

 

Mosca, 2  marzo 1938.
  
     Diario - Ho fatto -colazione con Litvinov nella sua dascia e ho mandato un resoconto delle nostre discussioni al Dipartimento (vedi dispaccio).

 

 

                                                     Andamento dell’epurazione a Mosca

Mosca, 2  marzo 1938
N. 1011

 

               All’onorevole segretario di Stato
 

        Trasmissione  di  un  memoriale  sulla conversazione con
                                                l’ambasciatore
        

                                                (strettamente confidenziale)

 

    «Signore,  

    «ho l'onore di trasmetterle un memoriale che riferisce una conversazione con l’ambasciatore di *, svoltasi oggi 6 marzo 1938.

«Egli ha detto: Le condizioni sono ora peggiori che in qualsiasi altro momento del suo quinquennale soggiorno a Mosca, per via dell’epurazione, de1l”arresto di tanti membri del partito comunista; il regime sovietico si è definitivamente deciso per una politica di completo isolamento dalle altre nazioni. Circa lo stato di cose nel mondo egli affermò che il Governo degli Stati Uniti è il più gran dono "gli Dio o della natura” (così egli si espresse) al mondo, per la protezione che concede alla libertà di culto, alla sicurezza dell’individuo, al diritto di proprietà e alle garanzie della libertà personale.

    «Ho l’onore di essere, signore, rispettosamente il suo

                                                              Josef  E.  Davies».

Mosca, 8  marzo 1938

     Diario - Sono stato ancora al processo Bukharin, al quale ho presenziato quotidianamente da una settimana a questa parte.
    Il dr. Levin raccontò che Yagoda, capo della polizia segreta, obbligò lui e i suoi compagni ad uccidere con una pretesa cura medica Massimo Gorki, il figlio dello scrittore ed altri; ciò sarebbe stato ordito per discreditare il Cremlino. Fu un racconto sinistro e bizzarro.
    Sembra che la storia vera sia un'altra. Yagoda, uno degli imputati, si sarebbe infatuato della bella moglie del giovane Gorki e Corki senior avrebbe suscitato la sua inimicizia interponendosi in questo triangolo.
    Si dice che Yagoda temesse il vecchio Gorki per la grande popolarità di cui godeva nel popolo. Questo sarebbe stato il motivo della sua azione; egli ricattò i medici costringendoli a entrare nella cospirazione: onde portare alla tomba il vecchio Gorki (che soffriva di tubercolosi), gli prescrissero una cura che doveva ucciderlo invece di curarlo (1).
 

(1) Yagoda in un ulteriore interrogatorio avanti la Corte .in pub- blica udienza, chiese il permesso di rendere la sua deposizione, ri- guardante delle questioni personali, a porte chiuse. Non vi fu per- tanto una effettiva conferma a questa voci, ma esse sono perlo .piú accettate come vere.

 

Mosca, 8  marzo 1938

     Taccuino -  Reynaud ha fatto a Parigi delle dichiarazioni sui processi russi. Questo stato di fatto, egli ha detto, è un fattore disturbante, ove lo si metta in rapporto con la difficoltà di mantenere la pace in Europa; tuttavia - egli ha continuato - non si può dubitare che le enormi risorse di quel paese (l'Unione sovietica) sia in uomini che in materie prime siano un fattore di pace, poiché mantengono l`equi1ibrio tra le potenze.
    Reynaud ha sottolineato una delle serie conseguenze di questi processi. Dal punto di vista della pace europea, lo svalutare la forza di questo Governo è un grave danno poiché è un fattore sul quale si potrebbe far affidamento contro Hitler.

                         

                              Il processo Bukharin per alto tradimento


8  marzo 1938

    «Cara Bijou (1),

    «nell'ultima settimana ho assistito quotidianamente alle udienze del processo Bukharin per alto tradimento: son sicuro che l'avrai seguito sulla stampa. E’ terrificante. Mi ha interessato molto dal punto di vista intellettuale poiché mi ha indotto ad esercitare nuovamente anche le facoltà critiche necessarie per valutare la credibilità delle testimonianze e per sceverare il grano dal loglio - il vero dal falso - facoltà che usai per tanti anni io stesso, nello studio dei casi a me affidati come avvocato.
    «Tutte le debolezze e i vizi della natura umana - e nella sua luce peggiore le ambizioni personali - emergono in questi processi. Essi rivelano il profilo di un complotto che fu abbastanza vicino a conseguire lo sperato successo e a rovesciare questo governo.
    «Le deposizioni ora rese chiariscono quel che è avvenuto nella scorsa primavera e in estate e che non potevamo capire. Ricorderai che gli addetti alla cancelleria raccontavano di una straordinaria attività che si svolgeva intorno al Cremlino, quando i suoi cancelli eran chiusi al pubblico; vi erano segni di molta agitazione e i soldati di guardia erano stati cambiati. Le nuove guardie, ricorderai poiché ci fu detto allora, erano quasi esclusivamente soldati reclutati in Georgia, nella patria di Stalin.
    «Le straordinarie dichiarazioni di Krestinsky, di Bukharin e degli altri dimostrerebbero che le paure del Cremlino erano giustificate.  Sembra che sin dal principio di novembre 1936, esistesse un complotto in cui capo era Tukhacevsky che avrebbe dovuto compiere un colpo di Stato per il maggio dell'anno successivo. Evidentemente avrebbe avuto qualche probabilità di riuscita se fosse stato possibile di tradurlo in atto. Ma il Governo agi con molto vigore e rapidità. I generali dell’esercito rosso furono giustiziati e 1'intera organizzazione del partito fu epurata e completamente ripulita. Poi si scopri che alcuni dei capi erano seriamente infetti dal contagio della cospirazione e per rovesciare il Governo stavano lavorando con le organizzazioni del servizio segreto tedesco e giapponese.  
    «Ciò spiega l'attuale atteggiamento ufficiale d'ostilità verso gli stranieri, la chiusura di vari consolati e altri simili provvedimenti. Francamente non possiamo biasimare gli uomini al potere per aver reagito come hanno fatto, se veramente credevano a quel che viene pubblicamente rivelato nel processo.
    «Per il solo fatto che l’unico elemento di prova è dato dalle confessioni degli imputati, non si può senz'altro escludere che quanto hanno raccontato sia vero
    «Devo smettere perché il processo ricomincia alle 10 antimeridiane e avrò da correre per giungere in. tempo.

                                In fretta».

 

(1)     Mia figlia Emlen, ora signora Robert Grosjean

 

Mosca, 12  marzo 1938


   
Diario -  Sono stato al processo. Le ultime parole di Pletnov, Rosengoltz e degli altri imputati furono interessantissime e strazianti nella loro tragicità. In particolare quelle di Rosengoltz; solo un anno fa, passammo la giornata nella sua villa e vi pranzammo con Grinko, Krestinsky, col pubblico accusatore Viscinsky, col giudice Ulrich, con Mikoyan, Bosov e Voroscilov. Ricordo che, per quanto insistessi sul pericolo della guerra per ottenere il pagamento del nostro debito, non riuscii a impressionarlo; se le loro dichiarazioni attuali son vere, la cosa si spiegherebbe poiché gli imputati, compresi alcuni dei commensali di quel giorno, desideravano la guerra. Non cosi alcuni altri, tra i quali Voroscilov, che, un anno fa, era del tutto propenso al pagamento del debito agli Stati Uniti.

                         
 Il cosiddetto processo Bukharin di tradimento della massa

Mosca, 17  marzo 1938
N. 1039


            All’onorevole segretario di Stato

                                                                                      (confidenziale)

    «Signore, con questa mia lettera ho l'onore di confermare il telegramma cifrato che comunicava la sentenza della Corte nel processo Bukharin, di tradimento. Il contenuto del telegramma è il seguente:
    «Il 13 marzo 1938, verso le cinque del mattino, tutti gli imputati furono riconosciuti colpevoli e furono pronunciate le condanne. Tre degli imputati furono condannati alla prigione e gli altri a morte, mediante fucilazione. Tra i condannati a morte sono otto dei più eminenti ex-membri del Governo sovietico, compreso un ex- primo ministro, sei ex- funzionari del Gabinetto, uno dei piú noti esponenti del partito e membro del Politburo, nonché un ex-presidente di una Repubblica costituente. Furono condannati alla prigione un ex- ambasciatore sovietico in Inghilterra e in Francia, un ex-consigliere dell'Ambasciata a Berlino e un famoso specialista di malattie cardiache.
    «Nonostante l'ostilità che ho per un sistema probatorio che si fonda sulle confessioni degli imputati per una procedura che non assicura a costoro nessuna protezione, dopo aver osservato giorno per giorno i testimoni, il loro modo di deporre, gli elementi emersi durante il processo, nonché altri fatti di cui poteva esser tenuto conto nel giudizio, ritengo che, per quanto riguarda gli uomini politici imputati, siano state raggiunte prove sufficienti ad accertare alcuni dei delitti denunciati nell'atto d'accusa secondo la legge sovietica. Esse giustificano una ragionevole ombra di dubbio, il verdetto di colpevolezza e di tradimento, e l’applicazione delle pene previste dagli statuti criminali sovietici.
    «Secondo l’opinione dei diplomatici che presenziarono molto regolarmente al processo, si è avuta la dimostrazione dell'esistenza d’una formidabile opposizione politica e di un serissimo complotto; ciò spiega ai diplomatici molti degli avvenimenti sinora incomprensibili degli ultimi sei mesi. L’unica divergenza d'opinione riguarda la misura secondo la quale i diversi imputati avrebbero partecipato al complotto e la cospirazione sarebbe stata accentrata nelle mani di pochi.
    «Ho l'onore di essere, signore, rispettosamente il suo

                                                                        Joseph E. Davies».

***

 Da Missione a Mosca di Josef E. Davies pag.285-292

La quinta colonna in Russia


          Uno studio retrospettivo 1941 (1)
                                                                                                       

    Passando da Chicago, nel mio viaggio verso casa, dopo l’inizio dei corsi di giugno nella mia vecchia Università mi fu chiesto di parlare al club dell’Università e delle società riunite di Wisconsin. Erano appena tre giorni che Hitler aveva invaso la Russia. Qualcuno dei presenti domandò: <<Che cosa n’è degli affiliati della quinta colonna, in Russia?››. Risposi prontamente:  << Non ce n’è, li hanno fucilati ›› Quel giorno, in treno, mi ritornò alla mente lo stesso pensiero. E piuttosto straordinario, se non si ricordano i precedenti, il fatto che in quest’ultima invasione nazista non sia mai comparsa una parola circa un "lavorio interno” dietro le linee russe. In Russia è mancata la cosiddetta "aggressione interna” pronta a cooperare con l'Alto Comando tedesco. La marcia di Hitler su Praga nel 1939 fu accompagnata dall'attivo contributo militare delle organizzazioni di Henlein in Cecoslovacchia; lo stesso è vero per l'invasione della Norvegia. Nel quadro sovietico invece non vi furono né Henlein alla maniera sovietica né Tiso a quella slovacca, né Degrelle del tipo belga, né Quisling come in Norvegia.

    Pensando a queste cose, mi balenò alla mente il possibile significato nuovo di alcuni degli avvenimenti occorsi in Russia durante il mio soggiorno. Giunto a Washington mi affrettai a rileggere i miei vecchi appunti del diario, e, col permesso del Dipartimento di Stato, riesumai alcuni dei miei rapporti ufficiali. Nessuno di noi in Russia pensava nel 1937 e nel 1938 alla attività della quinta colonna. La frase non era d'uso comune. E solo in epoca relativamente recente che abbiamo trovato nel nostro linguaggio le espressioni che illustrano la tecnica nazista come "quinta colonna” e "aggressione interna”.

    In generale, i bene informati sospettavano che Hitler fosse capace di impiegare tali metodi: non era una delle cose che molti ritenevano non potessero realmente accadere. Solo negli ultimi due anni, per mezzo del Comitato Dies e della F.B.I. fu scoperta l'attività delle organizzazioni tedesche in questo paese e nel Sud America e in Norvegia, in Cecoslovac- chia e in Austria, si videro gli agenti tedeschi insieme coi traditori che colpivano dall'interno il proprio paese, con un'azione coordinata col piano d'attacco di Hitler. Queste attività e questi metodi erano evidentemente già preordinati nei confronti della Russia e facevano parte del piano di Hitler sin dal 1985. Nel 1936 Hitler fece il suo ora famoso discorso di Norimberga, nel quale indicò chiaramente quali erano il suoi disegni circa l'Ucraina. Risulta ora che il Cover- no sovietico era allora al corrente dei piani degli Alti Comandi militari e politici tedeschi e del "lavorio interno” che si stava svolgendo per preparare l'attacco tedesco contro la Russia. Mentre meditavo su questa situazione vidi improvvisamente il quadro, come avrei dovuto vederlo a quel tempo; ne narravano la storia i processi cosiddetti di tradimento o di epurazione ai quali avevo assistito e di cui avevo sentito parlare nel 1937 e nel 1938. Riesaminando sotto un nuovo punto di vista il resoconto di tali processi e quel che avevo scritto allora in proposito, trovai che tutte le attività della quinta colonna tedesca, come noi la conosciamo ora, erano state rilevate e messe allo scoperto dalle testimonianze e dalle confessioni rese in questi processi dagli autodenunciatisi Quisling.

    E chiaro che il Governo sovietico si convinse dell’esistenza di tale attività, ne fu molto allarmato e si adoperò a stroncarla vigorosamente. Nel 1941, quando si verificò l’invasione tedesca, esso aveva soppresso qualsiasi organizzazione di quinta colonna. Un altro fatto difficile da capire a quel tempo ma che acquista un significato nuovo alla luce degli avvenimenti, fu il modo col quale il Governo sovietico soppresse gli uffici consolari tedeschi e italiani nel 1937 e 1938. Lo fece in modo molto disinvolto. Vi era una dura e quasi brutale noncuranza per la sensibilità dei paesi in questione. La ragione data dal Governo sovietico fu che quei consolati erano impegnati in attività sovversive e di politica interna; furono chiusi. La notizia dei processi e delle esecuzioni in tutta la Russia era in quell'anno invariabilmente accompagnata dall'accusa di capi imputati di esser colpevoli di tradimento e d'attività sovversiva e d’aver dato aiuto a "una potenza straniera” per rovesciare lo Stato sovietico.

    Ogni sera dopo il processo, i giornalisti americani venivano all’Ambasciata a mangiare un boccone e a bere la birra dopo le lunghe udienze notturne e malignavano i dibattimenti della giornata. Tra i presenti erano Walter Duranty e Harold Denny del The New York Times, Joe Barnes e Joe Phillips della New York Herald Tribune, Charlie Nutter e Dick Massock dell’Associated Press, Norman Deuel e Henry Shapiro de1l'United Press, Jim Brown dell'International News, Spencer Williams del Manchester Guardian. Erano un gruppo eccezionalmente brillante di uomini e mi abituai ad affidarmi a loro. Mi furono di inestimabile aiuto  nell’apprezzare e valutare. gli uomini, le situazioni e gli avvenimenti sovietici. Nel corso della mia vita professionale mi capitò più volte di dover sostenere in giudizio l'accusa o di dover difendere degli imputati.

    Shapiro è egli pure avvocato e laureato della scuola di legge di Mosca. Mi aiutò molto la sua conoscenza della legge sovietica. Gli altri avevano tutti molta familiarità con lo stato di cose, le personalità e la psicologia russa. Ci furono tra noi delle interessanti discussioni, protrattesi a lungo nella notte.

    Tutti noi allora a Mosca prestavamo poca attenzione all'aspetto dei processi che riguardava i rapporti con l'estero. Alcuni di noi non avevano capito nulla al riguardo e certamente io fui tra quelli. Non vi è dubbio che, in linea generale, noi avevamo concentrato la nostra attenzione sul drammatico conflitto pel potere che si svolgeva tra chi l'aveva e chi ne era escluso, tra Stalin e Trotzky, e sull'urto di personalità e di politiche in seno al Governo sovietico, piuttosto che sulle attività di una possibile quinta colonna, che eravamo tutti portati a svalutare.

    Nel mio caso particolare, avrei dovuto esser meglio al corrente, poiché due fatti avrebbero dovuto mettermi sull’avviso. Erano a conoscenza mia e non degli altri. L'uno si verificò durante un incontro avuto con un funzionario del Ministero degli Esteri sovietico poco dopo il mio arrivo a Mosca, l'altro capitò prima che raggiungessi Mosca: nel gennaio 1937 al Ministero degli Esteri a Berlino, durante un colloquio con un sottosegretario di Stato tedesco.   

    Questi processi danno la prova della attività sovversiva e della quinta colonna che era stata preparata in Russia con una cospirazione e con un accordo coi governi tedesco e giapponese. Eccone le risultanze essenziali:

    I principali imputati avevano ideato tra loro una cospirazione e si erano accordati con la Germania e col Giappone per aiutare tali governi in caso di attacco contro l'Unione sovietica. Essi approvarono e in fatto cooperarono a una piano diretto ad assassinare Stalin e Molotov e a preparare una insurrezione  contro il Cremlino che doveva esser condotta dal generale Tukhacevsky, per importanza il secondo ufficiale nel comando dell’esercito rosso. Per il caso di guerra, essi si accordarono e in fatto attuarono e diressero il sabotaggio delle industrie, la distruzione degli stabilimenti chimici, la distruzione delle miniere di carbone, la rovina dei mezzi di trasporto ed altre attività.  Accettarono di eseguire ed eseguirono tutte queste cose  che lo Stato Maggiore tedesco esigeva che essi compissero in conformità alle istruzioni ricevute. Accettarono e in fatto cospirarono coi servizi segreti militari d’informazione tedesco e giapponese. Si accordarono e cooperarono effettivamente coi rappresentanti diplomatico e consolare tedeschi nell’opera di spionaggio e di sabotaggio; Si accordarono e trasmisero effettivamente alla Germania e al Giappone informazioni di interesse vitale per la difesa dell'Unione sovietica. Concordarono tra loro e coi governi tedesco e giapponese di cooperare con detti Stati nella guerra contro il Governo sovietico per formare uno Stato indipendente sovietico di minori proporzioni, che avrebbe ceduto larghe porzioni nell'Unione sovietica, l'Ucraina e la Russia Bianca in occidente alla Germania, le provincie marittime in oriente al Giappone.

    Accettarono che dopo la conquista tedesca della Russia, le ditte tedesche dovessero ottenere concessioni e ricevere favori nello sfruttamento delle miniere di ferro, del manganese, del petrolio, del carbone, del legname e di tutte le altre grandi risorse dell'Unione sovietica.

    Per valutare pienamente il carattere e il significato di questa testimonianza, che ho udito di persona, bisogna tener presente che i fatti relativi alla cospirazione furono confermati da due importantissimi membri del Gabinetto, il commissario al tesoro e quello al commercio estero, da un ex- primo ministro, da due ambasciatori sovietici che avevano servito a Londra, a Parigi, e nel Giappone; da un ex-sottosegretario di Stato, nonché dal segretario di Stato del Governo in carica come da due dei più noti pubblicisti dei più importanti giornali dell'Unione sovietica. Era insomma come se  in questo paese il segretario al tesoro Morgenthau, il segretario al commercio Jones, il sottosegretario di Stato Welles, gli ambasciatori Bullitt e Kennedy e il segretario alla presidenza Early confessassero di aver cospirato con la Germania, dando la propria cooperazione onde facilitare un’invasione degli Stati Uniti. Ecco alcuni estratti delle dichiarazioni fatte dagli imputati alla pubblica udienza. Krestinsky, sottosegretario di Stato, disse:

    “Abbiamo raggiunto un accordo col generale Seecht e con Hess, per aiutare la Beichswehr a creare un certo numero di basi di spionaggio sul territorio dell'U.R.S.S… In cambio, la Beichswehr si impegnò a pagarci annualmente 350.000 marchi come sussidio››.

    Grinko, segretario al Tesoro, disse:

     “ConoscevO che ero in relazione con persone, sia dell'organizzazione ucraina sia dell'esercito rosso, che si preparavano ad aprire la frontiera al nemico. Io lavorai in particolare in Ucraina, vale a dire, proprio nella zona dove la Germania prepara il colpo contro l'U.R.S.S.”.  
    Rosengoltz, segretario al commercio, disse:

    “Io passai varie informazioni segrete al comandante in capo della Reichwehr... Successivamente furono stabilite comunicazioni dirette a mezzo dell’ambasciatore (tedesco) nell'U.R.S.S., al quale periodicamente fornii informazioni di carattere spionistico”.

    Sokolnikov, già ambasciatore in Gran Bretagna, disse: “Il Giappone, pel caso di partecipazione alla guerra, avrebbe ricevuto concessioni territoriali in Estremo Oriente, nella regione dell’Amur e nelle provincie marittime; per quanto concerne la Germania, si era contemplato di dar soddisfazione agli interessi nazionali ucraini”.

    La testimonianza di molti degli imputati minori dimostrò che per ordine dei principali accusati essi avevano diretti rapporti coi servizi segreti tedesco e giapponese e cooperarono con loro nell’opera sistematica di spionaggio e di sabotaggio; ed avevano o commesso o aiutato o provocato numerosi delitti. Per esempio, Rataiciak disse che aveva organizzato ed era responsabile di due esplosioni avvenute nelle fabbriche di nitrati di Gorlovkai; esse provocarono enormi perdite di materiale, nonché perdite di vite umane. Pushkin cooperò o assunse la responsabilità pel disastro delle fabbriche chimiche di Voskressensk e per lo stabilimento Levsky. Knyazev raccontò d'aver ideato ed eseguito il sabotaggio dei treni militari, provocando gravi perdite di vite umane, su espresse istruzioni o sotto la direzione dei servizi segreti stranieri. Depose anche di aver ricevuto da tali servizi stranieri istruzioni “per organizzare incendi nei magazzini militari, nelle cantine e nei trasporti dell'esercito” e sulla necessità di usare  “mezzi batteriologici in tempo di guerra per infettare treni militari, cantine e accampamenti con bacilli virulenti”.

    La testimonianza in questi casi coinvolgeva ed accusava il generale Tukhacevsky e molti capi dell'esercito e della marina. Poco dopo il processo Bukharin, questi uomini furono arrestati. Questi uomini erano accusati di aver partecipato sotto la direzione di Tukhacevsky a un accordo per cooperare con l’Alto Comando tedesco nel caso di attacco contro lo Stato sovietico. Numerose attività sovversive che si svolgevano nell’esercito furono pure rivelate dalle deposizioni di molti dei più alti ufficiali dell'esercito, secondo le deposizioni, o erano stati corrotti o erano stati indotti a entrare in questa cospirazione. Secondo le deposizioni, si era stabilita una completa cooperazione in ogni ramo dei servizi, nel gruppo politico rivoluzionario, in quello militare e con gli Alti Comandi della Germania e del Giappone.   

    Questa la versione dei fatti data nei processi. Le autorità del Cremlino furono indubbiamente molto allarmate dalle rivelazioni e dalle confessioni degli imputati. La rapidità con la quale agirono e la maniera radicale con cui procedettero dimostra che essi ritenevano che i fatti fossero veri. Procedettero a ripulir la casa e agirono con la più grande energia e precisione.

    Voroscilov, comandante in capo dell'esercito rosso, disse:

    “E più facile per un ladro d’entrare in una casa, se ha un complice che gli apre l'uscio. Noi abbiamo avuto cura di eliminare i complici”.

    Il generale Tukhacevsky non andò all’incoronazione a Londra, come aveva in programma. Si disse che era stato mandato a comandare l’armata1 del distretto del Volga; ma è risaputo che era stato fatto scendere dal treno e arrestato, prima di raggiungere il nuovo posto di comando cui era stato nominato. Poche settimane dopo, l’1l giugno, egli, insieme con altri medici, ufficiali dell'Alto Comando, fu giustiziato a seguito della sentenza pronunciata dalla Corte marziale e di un processo di cui i dibattiti non furono di pubblica ragione.

    Tutti quei processi, purghe, liquidazioni che sembrarono allora tanto violenti e che scandalizzarono il mondo, appaiono ora uno degli aspetti del vigoroso e deciso sforzo del Governo di Stalin per proteggersi non solo da una rivoluzione interna, ma da un attacco dall’estero. Si misero a lavorare per ripulire il paese da tutti gli elementi che potessero tradire e i casi dubbi furono tutti risolti a favore del Governo. Nel 1941 non vi furono in Russia degli affiliati alla quinta colonna; erano stati giustiziati in precedenza. La purga aveva ripulito il paese liberandolo dai traditori.  

 

(1) Per quanto questo studio sia stato scritto dopo l’invasione tedesca in Russia nell'estate del 1941, ho ritenuto opportuno di inserirlo qui, poiché è diretto a dimostrare come i processi per tradimento abbiano distrutto in Russia la quinta colonna di Hitler. I. E. D.

 (*)  In una lettera dell'aprile 1938 inserita nel suo libro J.E. Davies si sofferma sul processo contro il "blocco trotskista di destra" e dice: "…E' difficile trovare un osservatore straniero che,

dopo aver seguito lo svolgimento del processo, possa dubitare del coinvolgimento della maggior parte degli imputati nel complotto per l'eliminazione di Stalin”

Nota:

Per conoscere la verità sui processi di Mosca bisogna leggere i RESOCONTI STENOGRAFICI drammaticissimi perché veri!! E' possibile trovarli nelle biblioteche nazionali e universitarie. (A Napoli stanno sia alla Biblioteca nazionale che in quella Centrale universitaria), sono in francese. Con la colossale mole di documentazione dei Processi è possibile dimostrare senza ombra di dubbio che Trotsky degenerò fino a diventare agente del nazismo.  Chi non ha letto  i Processi  ha il pregiudizio che Trotsky era un personaggio politico che aveva torto. Non e' così: Trotsky smise di essere quello fu dall'inizio del secolo fino al 27 (un obbrobrioso dottrinario dogmatico, oltre che un menscevico doppiogiochista). Egli diventò, dulcis in fundo, un agente del nazismo. Leggere anche La grande congiura contro l’Urss di  Michael Sayers e Albert E. Kahn 

"Nel 1936, 1937 e 1938 si svolsero i Processi di Mosca, assolutamente legali, di fronte ad un tribunale militare perché si giudicavano crimini di alto tradimento (come avviene per legge in qualsiasi paese capitalista) contro Zinoviev, Kamenev, Preobrazenski, Rikov, Bucharin ecc. che furono processi pubblici in presenza della stampa mondiale (e a cui presenziò anche l’ambasciatore Usa Davies). Furono tutti rei confessi, ammisero di aver cospirato in vista di favorire, come Quinta colonna, l’apertura del fronte interno per agevolare la vittoria militare  dei nazisti, di cui divennero tutti spie, in cambio dell’ascesa al potere, come quisling, in ciò che sarebbe rimasto di una Unione Sovietica smembrata dell’Ucraina (che sarebbe andata alla Germania) e dei Territori estremo orientali (di cui si sarebbe appropriato il Giappone). I marxisti leninisti tradurranno i resoconti stenografici di questi processi e li pubblicheranno integralmente, cosa che non è mai stata fatta in Italia. Quanto alla critica di “allargare la portata della repressione” non fu Stalin ad “allargare” la repressione ma Ezhov, nominato ministro degli Interni nel ’37 e che faceva parte della congiura trotskista. Costui, per fini controrivoluzionari, mandò a morte, insieme a veri elementi antisovietici, centinaia di migliaia di innocenti.  Pagò con la vita i suoi crimini." (da Amedeo Curatoli Nel 60° anniversario della morte di Stalin )

 I verbali stenografici degli interrogatori di Ezhov da poco resi accessibili sono stati tradotti in inglese e pubblicati dallo storico statunitense Grover Furr. http://msuweb.montclair.edu/~furrg/research/ezhov042639eng.html)

                (Grover Furr ha anche dimostrato che tutte (tutte, nessuna esclusa) le calunnie mosse a Stalin poggiano su falsi clamorosi. Il suo libro, “Krusciov lied” (Krusciov ha mentito) sarà anch’esso tradotto.


 

 

A proposito di gulag

 

Mao Staline (in fb)  Le origini del Gulag, abbreviazione di Glavnoje upravlenije lagerej (Amministrazione generale dei campi di lavoro correttivi), sono da ricondursi al 1919, quando un decreto del Commissariato del popolo per gli interni della Russia socialista stabilì le modalità di organizzazione dei "campi di lavoro'' nei quali dovevano essere convogliate persone arrestate e condannate dai tribunali.

Essi nacquero come risposta socialista al problema delle carceri. Nell'Occidente capitalista la detenzione doveva avere, e l'ha tutt'oggi, un carattere punitivo. Nell'Urss di Lenin e Stalin rivestiva un carattere correttivo e rieducativo.
I Gulag si ispiravano al principio sancito solennemente dalla prima Costituzione sovietica del 1918 che stabiliva che il lavoro era un dovere per tutti i cittadini della Repubblica dei soviet e proclamava la parola d'ordine: "Chi non lavora non mangia''. Come nella società dove tutti, anche i borghesi, dovevano lavorare per vivere, anche nei Gulag il lavoro per la collettività dava diritto all'esistenza. Solo affacciare un parallelo tra i Gulag e i lager nazisti, come fanno in maniera interessata Battista e Strada, è un falso storico a tutto tondo. Quelli hitleriani erano centri di sistematico sterminio, dove furono commessi i più efferati crimini contro l'umanità che la storia ricordi. Nell'Urss di Lenin e Stalin chi sbagliava pagava non con le camere a gas o i forni crematori ma provando, nella stragrande maggioranza dei casi, per la prima volta nella vita cosa volesse dire realmente lavorare.

Nei Gulag venivano inviati i nemici del comunismo e della patria sovietica; speculatori, incettatori, sabotatori dell'economia, oziosi, kulaki (contadini ricchi antisovietici, trotzkist), parassiti borghesi privilegiati, ma anche terroristi, disertori, seguaci del vecchio regime zarista, collaborazionisti delle armate bianche durante la guerra civile e degli invasori nazisti nella seconda guerra mondiale, agenti della borghesia e dell'imperialismo occidentale infiltrati nel partito e nello Stato, fino ai delinquenti comuni.

 Insomma scandalizza che nei campi di rieducazione sovietici c'erano i ricchi e gli anticomunisti, mentre nelle carceri occidentali e dei paesi reazionari a languire sono stati, e sono in prevalenza i poveri, i comunisti e chiunque si opponga al dominio di ferro del capitalismo e dell'imperialismo.

Falsità e menzogne su numeri e condizioni di vita

Un gran baccano velenoso è fatto artatamente sul numero dei detenuti nei Gulag, sposando la cifra di 40-50 milioni avanzata da controrivoluzionari e anticomunisti storici russi e non solo. In realtà nel 1921 erano 70 mila su una popolazione di oltre 135 milioni e nel momento della sua massima estensione, all'inizio degli anni '50, anche stime borghesi parlano all'incirca di 2 milioni e mezzo di detenuti su una popolazione di più di 200 milioni. Nulla toglie che siano stati commessi degli errori alle spalle e contro le indicazioni di Stalin. Fu Stalin in prima persona a rimuovere dal posto di Commissario del popolo per gli affari interni prima Jagoda (1936), smascheratosi in seguito come seguace del destro Bucharin e per le sue azioni controrivoluzionarie condannato e giustiziato, poi il "sinistro'' Ezov (destituito nel `38 e condannato e fucilato nel 1940) e a criticare pubblicamente più volte l'ambizioso Beria, denunciandone gli eccessi e ricordando loro scopi e natura dei campi di rieducazione e chi doveva realmente finirci.

 

Altre falsificazioni riguardano le condizioni di vita e di lavoro nei Gulag. La borghesia e i suoi lacché parlano di malattie, morti per fame, bieco schiavismo, negazione dei più elementari diritti. Che infami! Tutt'oggi giudicano e definiscono come il regno della democrazia gli Usa, dove impera la pena di morte fascista, dove i penitenziari come Alcatraz hanno fatto la peggiore storia detentiva, mentre a Guantanamo i prigionieri islamici vengono trattati come bestie, torturati e annientati psicologicamente. E si può non pensare ai boia sionisti israeliani che schiacciano e sfruttano i palestinesi in enormi campi lager nei territori occupati? L'inferno di queste carceri davvero non ha nulla a che vedere con i campi di rieducazione dell'epoca di Lenin e Stalin.

 Certo che c'erano le malattie come il tifo e lo scorbuto, che infierivano anche nelle città durante l'aggressione imperialista occidentale e dei controrivoluzionari bianchi dopo il 1917. Certo che il cibo era scarso in questo periodo o durante la seconda guerra mondiale, ma questa era la difficile e inevitabile situazione di tutto il paese, di tutto il popolo sovietico, dove i prodotti alimentari erano giocoforza razionati.
Eppure nonostante la costruzione del primo Stato socialista, iniziata da Lenin e proseguita da Stalin, sia avvenuta in circostanze durissime, in mezzo all'accerchiamento imperialista che tentava di strangolarlo economicamente e politicamente dall'esterno, e con gli assalti delle armate bianche e dei revisionisti di destra e di "sinistra'' dall'interno, anche l'esempio dato dai Gulag rappresenta un'esperienza storica inedita.
All'inizio degli anni '30 con il contributo del lavoro dei rieducandi vennero creati grandi centri industriali negli Urali, nel Kuzbass e sul Volga; le città di Magnitogorsk e Komsomolsk sull'Amur sorsero su terre vergini. Nuove tecnologie furono portate nelle remote terre del Kazakhstan e del Caucaso. Fu costruita la gigantesca diga del Dnepr, che triplicò la produzione di energia elettrica. E poi ancora strade, ferrovie e idrovie, e altre importanti attività produttive dei campi di lavoro come l'estrazione dell'oro e di materiali non ferrosi, fino al taglio del legname.
I detenuti non erano identificati con un numero come nei lager nazisti. Si sentivano comunque parte integrante della cittadinanza sovietica, tanto più dalla fine degli anni '30 in poi allorché venne applicato il principio secondo cui essi dovevano essere utilizzati in base alle loro particolari capacità e specializzazioni. Basti ricordare che lo stesso Tupolev, padre dell'aeronautica sovietica, iniziò a dare i suoi contributi lavorando nei Gulag e dopo aver pagato il suo tributo alla giustizia sovietica rientrò tranquillamente al suo posto di progettatore.

 

Come dirà il grande scrittore Gorki per celebrare la costruzione del canale Belomor avvenuta nell'estate del 1933, "Stalin è stato l'artefice delle comunità di lavoro e di una politica di recupero attraverso il lavoro. è stato Stalin a lanciare l'idea di costruire il canale tra il Mar Bianco e il Baltico con l'impiego di detenuti, poiché sotto la sua guida era possibile un tale metodo di recupero dei pregiudicati''.
Dice nulla ai rinnegati Battista e Strada il fatto che l'annuncio della morte di Stalin il 5 marzo 1953 fu accolto nei Gulag non con indifferenza interessata, come si dovrebbe dedurre dalla loro velenosa analisi, ma con scene di dolore similii a quelle che attraversavano in lungo e largo lo sterminato paese sovietico? Sappiamo tutti come sono finiti Hitler, Mussolini e tutti i dittatori della loro stessa natura. Lenin, Stalin e Mao sono scomparsi amati e pianti dai rispettivi popoli. E' questo il nocciolo della questione, è questo che dice la storia, tutto il resto sono solo falsità e menzogne. Chi la vuol riscrivere a uso e consumo della borghesia neofascista se ne assume le responsabilità di fronte al proletariato e a quanti aspirano a una nuova società senza sfruttati e sfruttatori.

L’ARCIPELAGO DELLE MENZOGNE DI ALEKSANDR SOLZHENITSYN

La scomparsa di Solzhenitsyn segna l’uscita di scena di uno degli ultimi emblemi della Guerra Fredda scatenata dagli USA e dai suoi vassalli occidentali per contrastare e, in seguito, sconfiggere quello che Marx ed Engels, con lungimiranza, avevano definito più di un secolo prima “lo spettro del Comunismo” che si aggirava per l’Europa a spaventare le grandi potenze. L’“Operazione Solzhenitsyn” fu condotta dalla Cia, con l’appoggio dei circoli culturali occidentali e dei mass media anticomunisti, in modo magistrale: fu intercettato un mediocre scrittore, regolarmente pubblicato in Unione Sovietica tra l’indifferenza e il disprezzo generale, fu fatta leva sulle sue frustrazioni per la marginalità in cui languiva, fu generosamente finanziato e istigato a scrivere una serie di opere nelle quali veniva sapientemente inserita tutta la più bieca pubblicistica anticomunista ed antisovietica, infine, dopo la legittima reazione delle autorità sovietiche, fu trasformato in “vittima del regime”, addirittura assurto agli onori del Nobel e, una volta espulso (il 13 febbraio 1974) dal Paese che tanto aveva dimostrato di odiare, trasformato in una sorta di “Madonna Pellegrina” planetaria per diffondere il verbo dell’anticomunismo. Continua: http://francoarcidiaco.blogspot.it/2009/01/larcipelago-delle-menzogne-di-aleksandr.html   
 

                                 


 

  

Da Grover Furr    presenta il suo volume  “Khrushchev ha mentito”  2011

 


Dai processi di Mosca emerge che realmente esistevano cospirazioni dell'opposizione. 

Gli imputati dei processi di Mosca erano colpevoli, ma non confessarono tutto. In alcuni casi, come quello di Bucharin, ora sappiamo che erano colpevoli di molto di più di quello che confessarono. 

Un altro esempio. 

Sulla base delle prove emerse dai suoi archivi, Leon Trotsky ha effettivamente collaborato con i tedeschi ed i giapponesi. Una parte degli archivi di Trotsky sono negli Stati Uniti e se io sono qui è anche per poter parzialmente studiare gli archivi di Trotsky depositati in due grandi archivi qui a Oslo, il Vicks Archive e il Derby Vegas Archive, che sono nel centro di Oslo...Ok...ci andrò domani. 

I documenti provenienti dai vari archivi Trotsky, sparsi per il mondo, dimostrano che Trotsky e suo figlio Lev discussero su quale menzogna raccontare alla Commissione Dewey; nei loro scritti c'è anche una discussione epistolare sul cosiddetto “Grande Terrore”, da cui emerge che fu deliberatamente causato da Nikolai Ezhov, a capo della NKVD, che nel 1937-1938 fece uccidere centinaia di migliaia di cittadini sovietici nel tentativo di creare del malcontento nei confronti del governo sovietico, contribuendo così ad aprire la porta ad un'invasione tedesca o giapponese. 

E dalla storia sovietica sappiamo che ci furono due tentativi d'invasione da parte dei giapponesi: uno nel 1938 e uno nel 1939. Ricordate che questi tentativi sono stati una cosa molto seria. Le cospirazioni militari furono concrete”. 

prossima la traduzione in italiano di "La disgregazione dell’URSS" di Mijail Kilev
vedi
Recensione di “Krusciov e la dissoluzione dell’URSS”

 


 

 

Stalin: la chiave del secolo  di Aldo Bernardini

 

"La chiave del secolo". Così si è espresso, in modo sorprendente e inaspettato, Pintor sul "Manifesto", organo dell’antistalinismo militante: ma nel momento in cui si accavallavano le denegazioni e i rinnegamenti, come quello dell’ineffabile Veltroni circa il suo mai essere stato comunista, all’onesto Pintor si deve essere rivoltato lo stomaco ed egli ha gettato sul piatto una verità che si è voluta cancellare. L’articolo di Pintor è stato come una stella cadente che nessuno ha ripreso, nemmeno per contestarlo, forse perchè incontestabile, ma al tempo stesso imbarazzante: vi si ricorda con elevate parole che nel periodo tempestoso della seconda guerra mondiale, e prima e dopo, fu forse Stalin l’unico ad avere le idee chiare, al punto da suggerire a Pintor, con la parafrasi dei versi manzoniani del "5 maggio" su Napoleone, che Dio impresse sul dirigente sovietico in quel momento storico la più forte orma di sé.

La riappropriazione della nostra storia

La ripresa del cammino dei comunisti sino alla ricostruzione di un autentico partito comunista passa inevitabilmente per la riappropriazione della propria storia e per l’analisi rigorosa e senza pregiudizi, se non quelli che ci vengono dai fatti (che notoriamente hanno la testa dura, mi pare dicesse Lenin), di quanto è avvenuto nel secolo che è ancora in corso e che termina a fine 2000. In breve, anzi brevissimo, svolgeremo alcune considerazioni, chiedendo perdono per dimenticanze ed omissioni e magari per la non eccessiva presa in considerazione di tutti gli elementi critici, che costituiscono oggetto di esercizio continuo da parte dei nemici ed in particolare dei revisionisti.

A partire dall’ottobre del 1917 e per decenni abbiamo assistito al rovesciamento del potere capitalistico in tanta parte del mondo, all’edificazione, o all’inizio di essa, di società basate su rapporti strutturali opposti, comunque diversi dal capitalismo privato, che hanno costituito la base per altre rivoluzioni e, negli stessi paesi dell’imperialismo, per un freno e un limite del potere capitalistico verso l’esterno e, all’interno, nei confronti dei lavoratori. Ciò rappresenta un fatto gigantesco nella storia dell’umanità che nessuna miseria revisionistica, nessun opportunismo di partiti istituzionali che si nominano comunisti, nessuna distorsione o addirittura cancellazione della storia possono neppure scalfire. Il miserevole tentativo, tra l’altro di livello basso, anzi penoso, del giornale di RC "Liberazione" nel suo supplemento su "Chi ha ucciso la rivoluzione?", che ha incontrato la protesta e il rigetto di tanti compagni di RC stessa, ci porta al centro del problema.

E questo centro ha un nome preciso: Josip Vissarionovic Stalin, l’uomo d’acciaio’ il dirigente della vittoria del socialismo, della disfatta del nazifascismo, dell’estensione rivoluzionaria di un potere politico di comunisti su almeno un terzo del pianeta, del rafforzamento della posizione dei comunisti ovunque. Veramente allora lo spettro del comunismo, non più spettro ma realtà, ha fatto tremare papi e capi del sistema capitalistico. La demonizzazione di Stalin, la damnatio memoriae sino alla sparizione delle opere, è stato il regalo più generoso offerto, dall’interno del campo socialista, alla borghesia imperialistica, che comprese subito la portata dei processi aperti dal revisionismo kruscioviano. L’allora segretario di stato agli esteri americano, John Foster Dulles, dopo il XX Congresso del PCUS si aprì alla speranza: "La campagna contro Stalin ed il relativo programma di liberalizzazione hanno provocato una reazione a catena che a lungo termine non potrà venire arrestata". Ha avuto ragione lui, e quindi prima di lui aveva avuto ragione Stalin.

Cancellare Stalin per cancellare Lenin

Cancellato Stalin, è stata la volta di Lenin, ossequiato a parole dai revisionisti per venire stravolto, e poi picconato dai liquidatori: la controrivoluzione del 1991 in URSS se l’è presa essenzialmente con le statue di Lenin e dei suoi più vicini collaboratori. Gli opportunisti di oggi, a cominciare dalla dirigenza di RC, sono in realtà antileninisti: se rendono a fior di labbra omaggio al rivoluzionario, non solo falsificano i caratteri fondamentali della sua opera, presentandola come un modello che sarebbe stato deformato e tradito da Stalin, che ne è stato invece il realizzatore, ma sostanzialmente la svalutano: una presa di potere senza base popolare, una sorta di putsch, attuato senza sapere che farsene del potere, come si è azzardato a dire il segretario Bertinotti; una fiammata senza seguito, sbagliata in quanto non iscritta in una rivoluzione mondiale (secondo la nota tesi di Trotzky, riecheggiata oggi dallo stesso Bertinotti che propone di illuderci con una rivoluzione mondiale: una tesi che avrebbe comportato all’epoca, a fronte del fallimento delle rivoluzioni in occidente, l’abbandono dell’impresa rivoluzionaria, al quale Stalin si oppose con fermezza assoluta: "Dovremmo lasciar cadere l’Unione Sovietica nella palude di una repubblica borghese?", disse il grande dirigente e costruttore; una tesi che oggi vuol dire la non solidarietà, il non appoggio ai punti reali di resistenza all’imperialismo). All’epoca, un’impresa neppur da tentarsi, o comunque da liquidarsi subito: di qui la proposta risibile, antistorica, idealistica del "ritorno a Marx" (e ci si scorda sempre di Engels!), per ricominciare tutto da capo. (…)  Forse è a quel punto più coerente chi piccona anche Marx.

In realtà, quel che si impone oggi è un "ritorno a Stalin"’ pur tenendosi presente che l’opera pratica e teorica di questo si riferisce essenzialmente alla fase di edificazione e difesa del socialismo dopo la presa del potere, per di più in un paese (all’inizio) solo e, ancora, non annoverabile fra quelli capitalistici avanzati e comunque in una condizione di accerchiamento.

E’ un ritorno indispensabile anzitutto per leggere correttamente la storia del Novecento: ce lo ha rammentato Pintor. Chi cancella Stalin crea un enorme buco nero che non permette di comprendere tutto quel che è avvenuto e di cui in parte abbiamo fatto cenno, dalla vittoria sul nazifascismo (che ha fra l’altro smentito la falsa profezia borghese e trotzkista del crollo del castello di carte e del manifestarsi di un’assenza di legami della dirigenza e del Partito sovietici con le masse popolari), alla trasformazione, incisiva, radicale, solida dei rapporti strutturali della società (in cui, secondo la previsione corretta di un integrale antistaliniano come Isaac Deutscher, è impossibile, pur in caso di controrivoluzione, restaurare "normali" rapporti capitalistici), alle rivoluzioni successive - incluse quelle, secondo una corretta valutazione dei comunisti cinesi, realizzate nei paesi dell’Europa orientale -, con la costituzione di una comunità di stati socialisti e fino alla rivoluzione cubana e oltre e alla stessa decolonizzazione, con il conseguimento di un nuovo equilibrio di forze nei confronti del campo imperialista: eventi epocali realizzati in una certa misura anche dopo Stalin, ma inequivocabilmente e indissolubilmente sulla scia della spinta propulsiva dell’Ottobre di Lenin e dell’edificazione socialista di Stalin. Rimarrebbero oscuri tanti altri problemi e fenomeni, ad alcuni dei quali si farà via via cenno.

Tutto questo è stato invece ben compreso dai grandi dirigenti che si rifiutarono di accedere al corso revisionistico di Krusciov, da Mao Tze Tung a Hoxha a Kim II Sung, i quali - anch’essi del resto ovviamente discutibili in singoli punti della loro opera - nel complesso, pur dove hanno indicato qualche elemento di critica o di dissenso, non sempre poi esatto o completamente informato, nei confronti di Stalin hanno riconosciuto in lui il carattere di "fermo rivoluzionario proletario" e di punto discriminante di ciò che è autenticamente comunista rispetto a ciò che non lo è. Lo intendono oggi dirigenti e studiosi, in occidente (cito solo il belga Ludo Martens) e ad est (in Germania il compagno Gossweiler, in Russia in un modo o nell’altro tutti i dirigenti comunisti, in modo fermo e integrale Nina Andreeva, Victor Anpilov, ma lo stesso Zuganov e altri, e persino il non comunista presidente Putin ha dovuto rendere omaggio a Stalin, in Jugoslavia Kitanovic ed altri, nella Corea popolare qualche anno fa l’attuale dirigente Kim Jong II, a Cuba Fidel Castro che in un’intervista riconobbe che dopo Gorbaciov ormai si imponeva una differente valutazione di Stalin, e in modo toccante Honecker che, dopo la caduta e poco prima di morire, nel suo ultimo libro, "Der Sturz", riconobbe che era stata erronea la condanna di Stalin). E lo sanno le masse sovietiche, che issano a centinaia i ritratti di Stalin nelle manifestazioni comuniste e fioriscono sempre la sua tomba sotto le mura del Cremlino.

L'odio profondo della borghesia

L’odio della borghesia per Stalin ha inaugurato con lui, in modo parossistico e perdurante, il sistema indecente delle criminalizzazioni di dirigenti stranieri che ad essa si oppongono. Perché Stalin ha in realtà una colpa imperdonabile. Lenin è in qualche modo riducibile ad un’icona romantica, l’autore di una rivoluzione contro un mondo ingiusto - questo sono disposti a riconoscerlo in molti -, ingiusto ma nella sostanza immodificabile, dunque di una rivoluzione destinata a non durare, come la Comune di Parigi: e pur se egli gettò le prime fondamenta di una nuova società e vinse le prime battaglie, sulla base anche di una ineguagliabile opera teorica, è stato facile, per la sua morte prematura, fra l’altro avvenuta nel corso di quella sosta o rallentamento, tale considerata dallo stesso Lenin, sulla via del socialismo che fu la NEP, predicare che con lui la rivoluzione finì, dunque non dette nascita a nulla di nuovo e di stabile: il suo successore ne sarebbe stato il becchino ed avrebbe posto subito i germi della sconfitta, ma comunque l’avrebbe trasformata immediatamente in qualcosa di diverso (e di perverso) rispetto al progetto rivoluzionario. La sconfitta, in realtà, si è realizzata in modo definitivo dopo 70 anni e, quel che più conta, dopo decenni di vittorie e successi e trasformazioni reali. Anche se i più accorti ed onesti fra gli avversari riconoscono che pure Lenin, se fosse vissuto ancora, non avrebbe potuto nell’essenziale agire diversamente da Stalin, salvo chiudere la serranda della rivoluzione, e in realtà gettò le premesse dell’opera di questo e dove necessario non fu meno "spietato" e rigoroso - e di qui dunque la sua successiva criminalizzazione da parte di liquidatori e altri nemici -, l’odio per Stalin è più radicale ed incommensurabile, in quanto egli fu il grande, inesorabile, non pieghevole realizzatore, estensore e difensore di una durevole realtà socialista (chiamiamola come vogliamo, comunque anticapitalistica) nella carne della storia e non nel cielo delle idee.

Ecco dunque che non tanto il pur importante ripristino della verità storica esige la piena rivalutazione (scientifica, non apologetica) di Stalin, bensì la necessità di ridare senso alla vicenda del XX secolo, ad un cammino effettivo e incancellabile dei comunisti che appartiene a tutti noi, ad una considerazione che non ci privi delle radici per proporre nuovi cominciamenti secondo improbabili e non credibili processi e modelli "migliori" di quelli storicamente realizzati (altro evidentemente sarà il far tesoro delle esperienze che hanno avuto corso nel secolo) e ci ricolleghi al tempo stesso alle esperienze socialiste o anticapitalistiche che vivono ancora e alla stessa lotta dei popoli ove si è verificato il c.d. crollo, avviandoci all’intelligenza delle vere, e non idealistiche, ragioni di questo: una lotta, per quei popoli, che inevitabilmente si lega all’esperienza vissuta del socialismo reale e pertanto, a partire dalla Russia, al nome di Stalin. E solo ciò consente oggi di collocarsi nel campo dell’antimperialismo, senza le reticenze e gli opportunismi che hanno inficiato le posizioni della sinistra c.d. antagonistica (si pensi all’atteggiamento nei confronti della Jugoslavia e di Milosevic).

E’ del tutto evidente che l’opera di Stalin può essere intesa se non la valutiamo secondo gli schemi astratti, che spesso non ci si accorge quanto siano subalterni all’ideologia borghese dominante, propri degli opportunisti e dei trotzkisti, e dunque se si riconosce che venne allora aperto un percorso drammatico in un contesto di vera e propria guerra generale interna ed esterna (costante: non solo quella militare scatenata nel 1941).

"Errori ed orrori?"

Non si tratta di negare i gravissimi costi che questa situazione, anche in termini umani, dolorosamente impose: pur se sono benemeriti gli studi che si vanno facendo per ridimensionare in termini quantitativi tali costi, gonfiati a dismisura dai vari "libri neri", non è la conta dei morti che può dare una risposta appagante: che va cercata invece nello spregiudicato esame dell’immane massacro umano e sociale perpetrato da sempre e ancor oggi dal capitalismo al fine di tener sottomessa la maggior parte dell’umanità alle proprie esigenze di profitto, laddove i mali rimproverati a Stalin e al suo gruppo furono nel complesso misure aspre che portarono al risveglio e all’inizio dell’emancipazione di masse immense non solo in Russia, ma in tutto il mondo. Si trattò di una navigazione a vista, senza esempi precedenti, e sterile è la caccia agli "errori" (quali i parametri e i paradigmi?) e agli "orrori" (si pensi piuttosto a quelli del capitalismo, senza cadere nell’infantilismo per cui, predicandosi il socialismo come superiore al capitalismo, esso dovrebbe presentarsi ed agire in forme angelicate ed offrendo l’altra guancia). Ciò è ovviamente cosa diversa da una seria critica storica che rilevi eventuali eccessi, ma tenga sempre presente la foresta prima del singolo albero, e dalla considerazione per cui certi rigori complessivamente inevitabili ebbero senza dubbio successivamente un peso negativo.

Va dunque tenuto presente che l’opera di Stalin avvenne secondo le condizioni possibili in un paese, certo immenso, ma arretrato anche nella situazione culturale delle masse e sottoposto a un duro accerchiamento capitalistico.

Chiusura della NEP (che certo anche per Lenin non sarebbe stata eterna), industrializzazione accelerata e collettivizzazione delle campagne con vasto coinvolgimento di masse, inesorabile e inevitabile - come allora riconobbero anche molti avversari - operazione di ferrea unità del Partito, pur con i mezzi di un Terrore rivoluzionario in cui certo non mancarono eccessi e vittime anche innocenti (qualunque guerra ne ha), ma che impedì fra l’altro la formazione di quinte colonne nel conflitto armato internazionale che Stalin sapeva, e che effettivamente fu, imminente: tutto ciò costituì barriera insormontabile per evitare ed estirpare in radice la controrivoluzione e vincere la guerra, schiacciando il mostro nazifascista (e l’enorme abilità tattica di Stalin, pur nella fermezza dei principi e degli obiettivi finali, venne dimostrata dal Patto Molotov-Ribbentrop, che sollevò tanto scandalo fra le anime belle, ma impedì che l’Unione Sovietica si trovasse sola contro quel mostro, come le potenze imperialistiche occidentali avrebbero auspicato)

Se non vogliamo sempre, secondo la moda buonista di oggi, rendere omaggio solo agli sconfitti (alcuni dei quali grandi e generosi, e totalmente nostri, da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht a Gramsci, a Lumumba, a Che Guevara, allo stesso Allende) e arrivare alla conclusione che le rivoluzioni (magari mondiali...), per chi ancora ne parla, possono essere solo pacifiche ed incruente e non devono far centro sulla presa del potere e comunque dopo di questa devono presentarsi conciliatorie e misericordiose, è necessario che ci rendiamo conto come la vera rivoluzione si realizza dopo la (ineludibile) presa del potere con la trasformazione radicale dei rapporti sociali attraverso la soppressione della proprietà privata capitalistica dei mezzi di produzione (e oggi anche di comunicazione) e che tutto ciò va attuato e difeso con volontà ferrea e inesorabile. Che occorre, dunque, anche "sporcarsi le mani". Questo è uno dei lasciti fondamentali di Stalin.

La lotta di classe nel socialismo

Prosecuzione della lotta di classe nel socialismo con passaggi rivoluzionari successivi sino al comunismo, attraverso un ferreo partito basato sul centralismo democratico nelle condizioni storiche possibili, esercizio attraverso il Partito della dittatura del proletariato sino alla fase superiore (con il massimo possibile coinvolgimento di massa: si rimprovera a Stalin, e questo va verificato, che negli ultimi anni tale coinvolgimento sarebbe stato ridotto); partito del proletariato e dei lavoratori, non "di tutto il popolo", con forte controllo e anche repressione della burocrazia e sulle tendenze borghesi sempre risorgenti; rifiuto di una concezione tecnocratica dello sviluppo verso il comunismo, basato esclusivamente sull’espansione delle forze produttive e la loro razionalizzazione, dovendosi invece con la prosecuzione della lotta di classe modificare i rapporti di produzione e dunque con la sottolineatura della necessità di affermare una tendenza, che non escludeva temperamenti provvisori, persino piccoli passi indietro per poi riprendere il cammino, verso la soppressione della circolazione mercantile e l’unificazione della proprietà in proprietà di tutto il popolo per arrivare alla generalizzazione della pianificazione (questi elementi vanno tenuti presenti nella valutazione delle situazioni di paesi che, data l’arretratezza di partenza e l’attuale situazione di predominio imperialistico nel mondo, introducono elementi di mercato nel socialismo, considerati necessari all’espansione delle forze produttive, ma che richiedono un fermo controllo del Partito, una battaglia ideologica costante, con la consapevolezza della sempre possibile risorgenza di forze borghesi antisocialiste e controrivoluzionarie); elevazione delle condizioni materiali e culturali dei lavoratori (mirabile è la Costituzione staliniana del 1936, che non si limita a proclamare astratti diritti, ma li sostanzia con l’indicazione delle relative basi economiche nella proprietà socialista); sul piano internazionale coesistenza pacifica nel senso dello sforzo di evitare la guerra ma sempre mirando all’avanzamento del socialismo e alla lotta contro l’imperialismo (esemplare fu la guerra di Corea) e non nel senso della competizione economica e della tendenziale conciliazione e compromesso con l’imperialismo stesso; affermazione del doppio mercato mondiale e non di un unico mercato con due sistemi; per i paesi capitalistici, svalutazione delle vie parlamentari, utilizzabili solo tatticamente: ecco alcuni caposaldi della posizione di Stalin, del gruppo dirigente attorno a lui, del Partito.

La fermezza contro l'imperialismo

Valga ancora qualche esempio. La posizione di Stalin rispetto al problema della bomba atomica, di cui egli dotò l’Unione Sovietica, anticipa quella di Mao ed è ben contraria a quella di Krusciov e di Togliatti. Non per sottovalutare il pericolo, ma per affrontarlo correttamente senza cedere al ricatto, Stalin non considerava "la bomba atomica una forza così seria quale alcuni uomini politici sono propensi a crederla. Le bombe atomiche hanno lo scopo di spaventare gli uomini dai nervi deboli, ma non possono decidere le sorti della guerra, dato che per questo le bombe atomiche sono assolutamente insufficienti. Certo il monopolio del possesso della bomba atomica crea una minaccia, ma contro questo fatto esistono per lo meno due rimedi: a) il monopolio del possesso della bomba atomica non può durare a lungo; b) l’impiego della bomba atomica può essere interdetto" (va posto in rilievo che Stalin rifiutò comunque la prospettiva di una indiscriminata corsa al riarmo, sottolineando che questa avrebbe impedito lo sviluppo economico e sociale della società sovietica, anche qui mostrando una lungimiranza che mancò ai suoi successori revisionisti). E vale la pena citare ancora il nostro grande filosofo Ludovico Geymonat che valutò la politica staliniana in quell’epoca in questi termini: "La minaccia di utilizzare la bomba atomica fu in realtà una minaccia enorme e ci volle tutta la durezza del governo sovietico per non cedere a questa minaccia... questo fu uno dei punti caratterizzanti della posizione di Stalin, che non si piegò mai di fronte alla minaccia del bombardamento atomico dell’Unione Sovietica e continuò pertanto a trattare con gli Stati Uniti da pari a pari. Questo è un carattere della politica staliniana che non può essere assolutamente dimenticato poiché in quel momento si poteva pensare che la guerra era finita con la vittoria assoluta degli Stati Uniti e quindi l’Unione Sovietica non avrebbe altro da fare che arrendersi... non ho mai avuto la tentazione di giustificare l’atteggiamento di resa senza condizioni (da molti cortesemente suggerito all’Unione Sovietica)... per la verità questo atteggiamento non è scomparso improvvisamente proprio perchè per vincerlo fu necessario che anche l’Unione Sovietica fosse in grado di produrre armi altamente sofisticate (atomiche incluse) pari a quelle americane". Giustamente Geymonat sottolinea l’autentico eroismo di questa posizione e dobbiamo confrontarlo con i cedimenti di Krusciov e la capitolazione di Gorbaciov, che tanto piace agli attuali opportunisti.

La fermezza di Stalin nella lotta contro l’imperialismo scaturisce non solo dalla sua irremovibile fede nel socialismo, ma dalla convinzione che la lotta mortale con l’imperialismo è tutt’altro che vinta. Anche qui Stalin anticipa Mao e si pone all’opposto dello stolto ottimismo di maniera di Krusciov, secondo il quale nel giro di uno o due decenni si sarebbe avuto il passaggio al comunismo. In diversi scritti Stalin manifesta l’idea che il socialismo può anche soccombere: per chi gli rimprovera insufficiente attenzione alle contraddizioni della società anche socialista e inadeguata applicazione della dialettica, ritengo opportuno citare una sua lettera poco nota del 12 febbraio 1938 (quindi successiva al discorso sulla Costituzione del 1936, che di quelle inadeguatezze sarebbe stato espressione), diretta a un militante di base, Ivan Ivanov, nella quale sostiene che se all’interno la vittoria sulla borghesia può considerarsi compiuta, permane la minaccia derivante dalla compresenza prevalente di Stati capitalistici, i quali creano il pericolo di un intervento e di una restaurazione, ciò che lo porta ad affermare che "la vittoria del socialismo nel nostro paese non è ancora definitiva" e che occorre "rafforzare e consolidare i legami proletari internazionali della classe operaia dell’URSS con la classe operaia dei paesi borghesi". Stalin qui si ricollega al pensiero di Lenin ed anche al proprio "Questioni del leninismo": "Un tentativo un po’ serio di restaurazione può aver luogo solo con il serio appoggio dal di fuori, solo con l’appoggio del capitale internazionale". E’ ciò a cui abbiamo assistito nell’episodio della liquidazione gorbacioviana. Ma va richiamato anche quanto Stalin ammoniva nel suo ultimo scritto importante, "Problemi economici del socialismo nell’URSS" del 1952, sulla possibilità che le contraddizioni della società socialista, di per se non più antagonistiche, potessero diventare tali a seguito di scelte politiche sbagliate. Anche questo è quanto avvenuto da Krusciov sino alla liquidazione di Gorbaciov.

La questione nazionale

Un altro tratto della concezione staliniana va qui da ultimo sottolineato, come del resto risulta dalle ultime citazioni. Stalin è stato probabilmente il maggior teorico della questione nazionale e del problema dell’autodeterminazione dei popoli. E’ mia opinione che egli abbia superato la concezione un po’ astratta di Lenin - forse congrua con i compiti della rivoluzione iniziale nel quadro di una guerra interimperialistica - ponendo in forte intreccio dialettico l’internazionalismo con la difesa dei caratteri nazionali dei popoli e con la loro indipendenza. Nell’epoca della c.d. globalizzazione, cioè di una sottofase particolarmente velenosa dell’imperialismo, il suo appello al XIX Congresso del 1952 risulta quantomai attuale, quando sostiene che la bandiera dell’indipendenza nazionale e delle libertà democratiche - che io riferisco soprattutto alla sovranità popolare - è stata lasciata cadere nel fango dalla borghesia e deve essere ripresa dai comunisti. Anche qui, una concezione ben differente da quella trotzkista oggi dominante nei gruppi dirigenti anche di RC..

Il rovesciamento radicale operato dal XX Congresso

Da quanto detto finora si comprende come il XX Congresso e gli altri successivi di Krusciov abbiano rappresentato un rovesciamento radicale. Il revisionismo moderno andò al potere. Non travolse la possente costruzione di Stalin (la funzione positiva dell’Unione Sovietica, pur tra contraddizioni e divisioni ed arretramenti, sulla scena internazionale permase e lo stesso vale per la tutela dei lavoratori, pur se in graduale degrado e impoverimento ideologico), ma cessò la vigilanza rivoluzionaria, elementi borghesi e tendenze di stesso segno si riaffacciarono, vennero introdotte riforme economiche in senso opposto a quanto indicato da Stalin alla sua ultima opera. Se errata ed eccessiva è la tesi del socialimperialismo, non vi è dubbio che si affermò in Unione Sovietica e negli altri paesi socialisti, tranne le eccezioni antirevisionistiche per allora, un mutamento regressivo di classe.

Certo le cause della vittoria del revisionismo moderno vanno meglio esplorate, ma può dirsi che l’egemonia e la direzione furono prese dalla piccola borghesia, terreno eminente, da sempre, delle tendenze revisionistiche del marxismo-leninismo. E la radice materiale di queste va riscontrata nella circolazione mercantile, in quella piccola circolazione mercantile in cui Stalin aveva da sempre indicato il pericolo di base di una restaurazione, e nell’eccessivo, crescente peso attribuito agli incentivi materiali fuori da una lotta ideologica, nonché nelle forme di ripristino di ricerca del profitto aziendale, nei trattamenti privilegiati dei dirigenti di azienda e della burocrazia, nelle modifiche economiche di relativa liberalizzazione che in qualche modo andavano verso forme autogestionarie (precursore era stato Tito in Jugoslavia). Il tutto condito, come accennato, dall’abbassamento della guardia, dall’assenza di battaglia ideologica e culturale.

Colpisce come in quasi tutti i partiti comunisti, anche in occidente, la piccola borghesia sia assurta al ruolo dirigente. Essa era stata nel complesso il referente, soprattutto nella componente contadina, delle posizioni di destra di Bukharin (di cui sono stati rivitalizzatori Krusciov e compari e in definitiva, in modo estremo, il liquidatore Gorbaciov) e, non sorprenda, anche delle posizioni trotzkiste oggi prevalenti, come detto, anche in RC. L’odio della piccola borghesia per Stalin, il quale non ha concesso spazi alle illusioni conciliatoristiche tipiche di quella classe e ha invece avuto come proprio orizzonte sempre le esigenze dei proletari e della classe operaia, è dunque un odio parossistico, estremo. Ce lo ricordano e spiegano talune pagine molto belle di Franco Molfese.

La piccola borghesia ha dunque plaudito alla condanna, criminale e catastrofica per le conseguenze nel movimento comunista internazionale, di Stalin da parte di Krusciov; ha considerato troppo timide e parziali le infauste misure di destalinizzazione inaugurate da questo; ha reso e rende ancora omaggio al rinnegato e traditore Gorbaciov, che nel 1999 ha dichiarato apertamente all’Università americana di Ankara come il fine della propria vita fosse stato l’annientamento del comunismo. La concezione generale che viene così portata avanti è quella per cui la storia sovietica sarebbe un tutto unitario e indifferenziato, con l’attribuzione a Stalin dei fenomeni degenerativi che sono invece da ricondursi alla frattura del 1956: se taluni elementi possono essere sorti prima, la politica di Stalin li aveva tenuti sempre sotto controllo. Forse, quel che è mancato è stata la predisposizione di anticorpi per impedire la degenerazione successiva del Partito.

In realtà, è proprio la liquidazione del potere sovietico operata ignominiosamente da Gorbaciov, il quale ha omaggiato persino il papa e i capi dell’imperialismo, che ha aperto gli occhi a molti e costituito spinta formidabile per una comprensione imparziale dell’opera formidabile di Stalin, non apologetica, come detto, ma partecipe delle esigenze oggettive che lo hanno mosso e dei rigorosi principi e al tempo stesso delle necessità tattiche entro i quali egli ha agito.

O Gorbaciov o Stalin: nel mondo dell’imperialismo, sia pure in condizioni in parte nuove ma nell’essenza immutate, la scelta è fra il cedimento e l’azione rigorosa e intransigente dei comunisti, capaci di muoversi tatticamente, ma saldi nell’obiettivo rivoluzionario e nella indisponibile difesa delle conquiste del socialismo, ove realizzate.

http://www.pasti.org/bernardi.html  

http://mixzone.myblog.it/stalin-la-chiave-del-secolo-di-aldo-bernardini/   

http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=25134013 

 

 

 

  Stalin e il massacro di Katyn

Oleg Shenin - Il ruolo di J.V. Stalin e del Partito Comunista (Bolscevico) dell'Unione Sovietica nella grande guerra patriottica del 1941-1945

http://www.geocities.com/komintern_doc/komintern022.htm

Con una ostinazione maniacale, la borghesia si industria ad inculcare nella coscienza collettiva il mito delle "crudeltà di Stalin" a proposito dell'esecuzione nell’aprile 1940 – ad opera delle truppe del Ministero dell’Interno nel bosco di Katyn, vicino a Smolensk – di 10.000 ufficiali polacchi. Nel 1993, accecato da un anticomunismo feroce, il regime di Boris Eltsin ha riconosciuto, per interesse politico, questa falsificazione, questa gigantesca provocazione. Infatti, ancor prima della liberazione di Smolensk da parte dell'Armata Rossa, gli esperti internazionali della commissione inviata dai tedeschi avevano avuto modo di constatare che le pallottole nei cadaveri erano di marca tedesca (GEZO, serie D, calibro 7,65). L’8 maggio 1943, il bugiardo patologico Goebbels scriveva nel suo diario: «Purtroppo (che sfortuna) sono state trovate munizioni tedesche nelle fosse di Katyn...Se il nemico è conoscenza di questo fatto, saremo costretti a rinunciare a tutta la storia di Katyn. » L'emigrazione polacca, il "governo in esilio" di Sikorsky, hanno particolarmente insistito in questa versione. Stalin ha energicamente dichiarato: « Sbarazzeremo la Polonia dal Governo emigrato.» Ha categoricamente respinto che esistesse una «pressione sul governo sovietico nell’intento di strappargli rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Ucraina sovietica, della Bielorussia sovietica e della Lituania sovietica.» In un colloquio privato, Roosevelt dichiarò che una parte importante del suo elettorato era di origini polacche e baltiche...E benchè «egli fosse personalmente d'accordo con Stalin circa lo spostamento del confine russo-polacco verso ovest ... non poteva appoggiare pubblicamente tale programma in quel momento».

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Nei primi due anni che seguirono la vittoria sulla Germania, la maggior parte dei giornali mantenne (salvo rare eccezioni) un certo ritegno nelle accuse e negli attacchi velenosi contro l’Unione Sovietica. Ma a partire dal 1947 si scatenò un tale diluvio di infamie che è impossibile contarle, tanto esse furono numerose e quotidiane. La palma del più assiduo spetta senza dubbio al settimanale gollista Carrefour. Quest’ultimo pubblicò una vignetta in cui appaiono due soldati russi, con il caratteristico copricapo mongolo dalla stella rossa, ovviamente trasandati e scheletrici. Non hanno il coltello fra i denti ma un revolver in mano, e ai loro piedi giace un ufficiale polacco assassinato. È lo stesso disegno, appena ritoccato, apparso nel 1943 nel giornale di Goebbels "Das Reich", al momento della macabra messinscena della "fossa di Katyn"! (Fernand Grenier, Au pays de Staline, 1950, Edition numérique, p.43.)

                                           ****
 

Scrive Fulvio Grimaldi:

“Tutti concordi e nessuno dissenziente sul fatto che a Katyn Stalin, nella primavera del 1940, avrebbe giustiziato 20mila prigionieri di guerra polacchi. Tutti concordi nell’ignorare il dato storico, che urla dalle pagine del processo di Norimberga, che quei polacchi furono uccisi dai tedeschi nell’autunno del 1941.

Non furono solo i referti autoptici delle salme e le condizioni ancora buone del loro vestiario, quando furono fatte le riesumazioni, a dimostrare che quei corpi non potevano essere stati seppelliti fin dalla primavera 1940. Né i soli documenti dell’inchiesta condotta da scienziati e accademici dai quali risultò che le truppe tedesche avevano fatto scavare le fosse per i polacchi a 500 prigioneri sovietici, poi fucilati. E che i polacchi erano stati uccisi con un colpo all’osso occipitale, metodo identico seguito dai tedeschi in tutte le analoghe esecuzioni nelle città russe occupate. E che decine di testimoni avevano visto i prigionieri polacchi molto dopo l’epoca in cui la versione nazista li voleva trucidati. C’è la prova inconfutabile presentata e accettata al processo di Norimberga!

Nel luglio del 1941 alcune zone della provincia di Smolensk, dove si trova Katyn, furono occupate dalle armate tedesche. I prigionieri polacchi di Stalin, ancora vivi e vegeti, caddero nelle mani della Wehrmacht. E furono giustiziati. E’ solo nel 1943 che, in gravi difficoltà sul terreno e per necessità propagandistiche, Berlino ascrive l’eccidio ai sovietici. Un membro della commissione che i tedeschi misero in piedi per documentare tale accusa, il bulgaro Marko Markov, a Norimberga rivelò la verità. E se non bastasse, il ministro della propaganda del Reich, Goebbels, aveva ammesso le responsabilità tedesche scrivendo nel suo diario: Sfortunatamente abbiamo dovuto abbandonare Katyn. I bolscevichi sicuramente scopriranno che noi abbiamo fucilato migliaia di ufficiali polacchi e questo sarà uno degli episodi che ci creerà non pochi problemi nel prossimo futuro. I sovietici sicuramente trarranno vantaggio dal fatto che scopriranno quante più fosse comuni possibili e ce ne riconosceranno la colpa. Krusciov, che pure a Stalin assegnò più crimini di Pietro il Grande, non si era spinto fino ad addossargli Katyn. Putin, in compenso, ha chiesto scusa ai polacchi. Avrà avuto le sue ragioni…”

Messaggio orinale: http://www.luogocomune.net/site/newbb/viewtopic.php?forum=44&topic_id=5718&post_id=165362

 

 


 

 

 

 Patto molotov-Ribbentrop

 

Stefano Valsecchi - Milano

http://www.facebook.com/groups/176237975720014/438355689508240/?notif_t=group_activity   

Danila Cucurnia Per quanto riguarda il patto Molotov - Ribbentrop diciamo anzitutto una cosa: si trattò di un patto tattico e non strategico. Ovvero Stalin, facendo un'operazione tattica, che teneva conto della condizione di povertà economica e di arretratezza industriale dell'Urss, accettò il patto di non aggressione. Questa operazione consentì a Stalin di rinviare l'aggressione nazista all'Urss e guadagnare il tempo necessario a prepararsi a dare la risposta militare necessaria. Non fu dunque un patto strategico. Cioè l'Urss socialista e la Germania nazista non avevano in comune alcun obbiettivo da raggiungere unitamente tramite questo patto. è abbastanza chiaro. Comunque è necessario conoscere anche i retroscena di quel patto. Non si dice mai ad esempio che Stalin, prima di firmare il patto, tentò di costruire un fronte di potenze anti-naziste e che i suoi tentativi furono sistematicamente osteggiati da Francia ed Inghilterra, le quali anzi sobillavano la Germania nazista ad attaccare l'Urss. Il fine della borghesia francese e inglese era quello di distruggere l'odiatissima Unione Sovietica socialista. Stalin, considerato l'isolamento in cui era relegata l'Urss, poteva giocare solo la carta del patto tattico con la Germania. L'enorme levatura di capo di Stato rivoluzionario di Stalin sta poi nell'avere usato tale patto per rovesciare la situazione sfavorevole in cui si trovava l'Urss, riuscire a dare il colpo definitivo al nazi-fascismo e per conseguenza liberare l'Europa ed il mondo dalla bestia nazista.

Vedere a proposito l’era di Stalin di Anna Louise Strong


 

 

 

 Sullo stalinismo ed il prc

pubblicata su fb da Pietro Ancona il giorno domenica 20 novembre 2011 alle ore 20.13

 

 Stalin è il comunismo

le tesi dell'ottavo congresso del PRC condannano senza alcuna indulgenza lo stalinismo e lo considerano una malattia, una corruzione del comunismo. Io credo che in questa condanna ci sia un errore derivante dalla voglia di ripulirsi della storia spesso tragica del comunismo mondiale e di ripararsi, come disse Berlinguer, sotto l'ombrello della Nato. Se guardiamo lo stalinismo riferendoci al periodo storico in cui Stalin diresse l'URSS parliamo del comunismo come si è realizzato dopo la morte di Lenin. Condannando Stalin si condanna il comunismo e lo stesso Lenin, cioè la rivoluzione d'ottobre alla quale il PRC dice di riferirsi. Il comunismo non poteva essere diverso da quello realizzato da Stalin e difeso dall'invasione degli eserciti del mondo capitalistico ed infine trasfuso della Costituzione del 1947 dell'URSS che è una delle più avanzate del mondo. Se si condanna soltanto l'opera dottrinaria e teorica di Stalin non si sa bene di che cosa si parla perchè niente c'è di più elevato del pensiero sulle nazionalità e sulla lingua di Stalin.  Un rispetto profondo per i popoli della URSS e di tutto il mondo che veniva avvertito dal mondo oppresso dal colonialismo e dall'imperialismo anglosassone ed europeo che avevano in lui un punto di riferimento nella lotta per il loro riscatto.

Pietro Ancona


 

 
 

Anche i FALSI FANNO LA STORIA

 

DOPPIE VERITA' Lettere, testamenti, memorie, libelli come "I protocolli di Sion":
l' avventura delle grandi manipolazioni che influirono sugli eventi e sul pensiero TITOLO: Anche I FALSI FANNO LA STORIA
Platone, il RAPPORTO KRUSCIOV, Cicerone e le volonta' di Ciu En Lai

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"Il rapporto Krusciov al XX Congresso del Pcus, diffuso nel 1956 dall' agenzia giornalistica italiana Ansa era stato manipolato dalla Cia e conteneva 34 paragrafi fabbricati dagli specialisti della centrale spionistica americana nel quartier generale di Langley in Virginia". Cosi' Rodolfo Brancoli su "la Repubblica" del 28 dicembre 1977 riassumeva alcuni dei risultati cui era giunta un' inchiesta condotta per tre mesi da una "squadra" di giornalisti del "New York Times". "La Cia . prosegue Brancoli . era riuscita a mettere le mani su un testo da cui erano stati tolti appunto 34 paragrafi che riguardavano la politica estera sovietica, e mise in circolazione una propria versione accreditandola come autentica". E probabile che l' indagine dei giornalisti del "New York Times" si riferisse al cosiddetto "rapporto segreto" di Krusciov, non a quello "ufficiale", letto e diffuso ampiamente dai sovietici nel testo autentico, e rispetto al quale una falsificazione del genere sarebbe stata del tutto inefficace. Al contrario era di grande efficacia un' operazione del genere se compiuta nei confronti di un testo . il cosiddetto "rapporto segreto" . del quale non era prevedibile alcuna diffusione da parte sovietica o degli altri partiti partecipanti a quelle memorabili assise (addirittura i sovietici per lungo tempo negarono l' esistenza di quel rapporto, ed una pubblicazione parziale ne fu realizzata soltanto 33 anni dopo, il 5 aprile del 1989 dal mensile "Izvestia del Comitato Centrale"). Se si considera l' importanza capitale del "rapporto segreto" nella storia del movimento comunista mondiale, e piu' in generale nella nostra storia, si comprende agevolmente l' imbarazzo che suscita nello storico il risultato di quella indagine dei giornalisti del "New York Times". Per giunta e' da tener presente che l' unico testo che abbia continuato a circolare e ad avere effetti fu il testo manipolato in 34 paragrafi: cioe' dunque, in buona parte, un falso. E' il testo che tuttora circola."
http://archiviostorico.corriere.it/1996/aprile/25/Anche_FALSI_fanno_storia_co_0_9604251407.shtml


 


 

UN CONFRONTO VERAMENTE INEDITO!!!
da G.Carlo Marino Eclissi del Principe e crisi della storia  

 

Stalin

"L’oggettivo carattere DEMONIACO dello stalinismo era dato dall’immediata recuperabilità anche dei suoi crimini sia alla logica delle necessità progressiste, sia alla dimensione mistificante di un rapporto diretto tra l”ineffabile avvedutezza del principe e gli interessi in fieri di una nuova società del proletariato vittorioso (di qui il vistoso fenomeno dell’accettazione e del consenso di massa) [...]. Si trattava piuttosto, e più profondamente di quanto il temperamento personale di Stalin può indurre a supporre, di una terribile tragedia, una tragedia LUCIFERINA del potere "

Hitler

"Il demoniaco staliniano era, così, qualcosa di profondamente diverso dal DEMONIACO HITLERIANO che era l’esatto contrario della ragione rivoluzionaria, qualcosa di simile ad una lucida ed efficientistica follia della controrivoluzione alimentata da una vocazione antimoderna, una complessiva tragedia della classe operaia e del popolo, nonostante l'analogo coinvolgimento delle masse nel carisma del principe".
Da G.Carlo Marino Eclissi del Principe e crisi della storia pag.133

Interessante (!) l'analisi psicologica con qualche riferimento di tipo psicanalitico del personaggio (ivi pag.84):
"Le suggestioni dalle quali sono sollecitate certe indagini calate nel “profondo”, alla ricerca delle radici del carattere e delle vocazioni, conducono ricorrentemente a rimarcarne un ritratto da GENIO PERVERSO, come è normalmente accaduto per ADOLF HITLER. [....]Anche a non volere cedere alle mode, quel tanto di PSICOANALISI che si è soliti mettere al servizio delle biografie conduce ai riferimenti obbligatori della famiglia e dell’infanzia. Per quanto riguarda Iosif (poi detto Koba, infine Stalin) una pur rapida ricognizione mette in evidenza il dramma di un”infanzia difficile, segnata da povertà, solitudine e soggezione alla violenza, condizionata dal conflitto tra una madre di forte tempra contadina INNAMORATA DEL FIGLIO (l’unico sopravvissuto dei quattro che aveva messo alla luce) e un padre calzolaio, rozzo e ubriacone".

Maria Felicia Crapisi (su fb) Su Stalin, e sulla vita nell'URSS, durante il periodo staliniano, intellettuali, da quattro soldi e, perciò, prezzolati con poche lire, hanno scritto TRUCI ROMANZI. A me basterà ricordare un giudizio, formulato, nel 1956 ( subito dopo il cosiddetto "rapporto segreto di Krusciov ) da un mio collega universitario, TURI SPARTI. Turi mi disse che Krusciov non aveva fatto altro che ripetere, "sic et simpliciter", le stesse, identiche FALSE ACCUSE, diffuse contro Stalin da Hitler e dai nazisti. Quanto siano credibili ( il mio maestro di Storia antica, il prof. EUGENIO MANNI,che ci educò ad una critica, attenta e rigorosa delle FONTI STORICHE, al posto di "credibili" avrebbe usato l'aggettivo "FEDEDEGNE"), quanto siano credibili o fededegne le notizie calunniose, diffuse da  Hitler e dai nazisti, nessuno lo Ignora.
[………………]
https://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/10204044283697672?comment_id=10204046395230459&offset=0&total_comments=6&notif_t=feed_comment     


 

 

 

Convegno nazionale "Con Stalin per il socialismo 1953-2013"

 

Paradossalmente è ancora Stalin a darci la chiave interpretativa degli avvenimenti successivi al marzo 1953. Difatti, egli ci ha insegnato, nel trentennio in cui ha diretto il movimento comunista che per un intera epoca storica lo sviluppo di un processo rivoluzionario non può che avere una stabilizzazione relativa, per cui pretendere che si possa avere un socialismo realizzato mentre è in corso una lotta mortale tra due sistemi è fuori della realtà e della storia. Quindi la teoria di Stalin secondo cui man mano che il socialismo avanza si acuisce lo scontro di classe, con il rovesciamento controrivoluzionario del XX congresso del PCUS si è pienamente confermata.”

da Convegno nazionale "Con Stalin per il socialismo 1953-2013" [vedi]

Firenze 17/03/2013

(http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtdd08-012577.htm)  

 

 

 
 

PERCHÉ KRUSCEV È CADUTO? Mao Tse-tung (21 novembre 1964)

 

Editoriale di Bandiera rossa.

http://www.bibliotecamarxista.org/Mao/libro_22/perch_kruscev_cad.pdf   

(Per la motivazione dell’inclusione di questo testo nelle Opere di Mao Tse-tung rimandiamo alla nota introduttiva al testo  Al Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica, pag. 53 di questo volume).

Kruscev è caduto.

Questo cospiratore inveterato che aveva usurpato la direzione del partito e dello

Stato sovietico, questo sommo rappresentante del revisionismo moderno, è stato

finalmente spazzato via dalla scena della storia.

È un avvenimento molto positivo, utile alla causa rivoluzionaria dei popoli di

tutto il mondo.

La caduta di Kruscev è una grande vittoria della lotta dei marxisti-leninisti contro

il revisionismo, decreta il fallimento del revisionismo moderno, la sua grande disfatta.

Perché Kruscev è caduto? Perché non è riuscito a conservare il potere? Sono interrogativi che hanno suscitato risposte d’ogni genere da parte dei diversi schieramenti politici mondiali.

Gli imperialisti, i reazionari, i revisionisti, sia che simpatizzassero con Kruscev sia che gli fossero contrari per conflitti d’interesse, hanno interpretato variamente l’improvvisa caduta di quest’uomo, considerato un “uomo forte”.

Anche molti partiti comunisti e operai hanno pubblicato su quest’argomento articoli e documenti in cui esprimono il loro punto di vista. Vogliamo discuterne anche noi in quest’articolo.

Per i marxisti-leninisti la caduta di Kruscev è facile a comprendersi: era prevista.

Da molto tempo i marxisti-leninisti sapevano che Kruscev sarebbe finito così.

Le ragioni della sua caduta possono essere esposte in un’intera requisitoria, ma il principale capo d’accusa è questo: nella vana ambizione di impedire il corso della storia, Kruscev è andato contro la legge dello sviluppo storico della società,

legge messa in luce dal marxismo-leninismo, contro la volontà rivoluzionaria del popolo sovietico e degli altri popoli del mondo. Se un masso ingombra la via dei popoli in marcia, essi lo spingono via. Kruscev doveva essere spazzato via dai popoli, lo volessero o no lui e i suoi simili. La caduta di Kruscev è il risultato inevitabile della lotta implacabile del popolo sovietico e di tutti gli altri popoli rivoluzionari contro il revisionismo.

[…………………………………..]

 

Sfruttando il prestigio del Partito comunista dell’Unione Sovietica e del primo Stato socialista guidati da Lenin e da Stalin, Kruscev ha tradito in questi ultimi anni le aspirazioni più autentiche del popolo sovietico, commettendo tutti i delitti di

cui era capace. Eccone il riassunto.

 

1. Col pretesto di “lottare contro il culto della personalità” si è accanito, usando i termini più ingiuriosi, contro Stalin, guida del Partito comunista dell’Unione Sovietica e del popolo sovietico. Opponendosi a Stalin, si è opposto al marxismo-leninismo.

Ha cancellato con un tratto di penna i grandi successi conseguiti dal popolo sovietico sotto la guida di Stalin per denigrare la dittatura del proletariato, il regime socialista, il grande Partito comunista dell’Unione Sovietica, la grande Unione Sovietica e il movimento comunista internazionale. In tal modo ha dotato gli imperialisti e tutti i reazionari dell’arma più vile per le loro attività antisovietiche e anticomuniste.

 

2. Violando apertamente le Dichiarazioni del 1957 e del 1960, ha cercato una

“collaborazione completa” con l’imperialismo americano, ha portato avanti una concezione assurda secondo cui i capi di Stato dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti “avrebbero deciso del destino dell’umanità” e ha elogiato il capo degli imperialisti USA come uomo “sinceramente amante della pace”. Perseguiva talora

una politica avventurista, installando a Cuba missili balistici, talora una politica di capitolazione, acconsentendo docilmente all’ingiunzione dei pirati USA di ritirare da Cuba missili e bombardieri. Accettò il diritto di controllo della flotta americana e, all’insaputa del governo cubano, arrivò sino al punto di tradire la sovranità nazionale di Cuba, acconsentendo all’invio da parte dell’ONU, che è controllata dagli Stati Uniti, di “ispettori” a Cuba. Questo modo di procedere di Kruscev ha gettato sul grande popolo sovietico un’onta ignominiosa, senza precedenti nei quarant’anni di storia successivi alla Rivoluzione d’Ottobre.

 

3. Inchinandosi alle imposizioni della politica di ricatto nucleare degli imperialisti USA e con la prospettiva di impedire alla Cina socialista di crearsi una sua forza nucleare di autodifesa, non ha esitato a sabotare la difesa nazionale dell’Unione Sovietica e a stipulare con Stati Uniti e Inghilterra, potenze imperialiste, il cosiddetto “Trattato per l’interdizione parziale degli esperimenti nucleari”.

Concludendo questo trattato, Kruscev, senza vergognarsene, ha tradito gli interessi del popolo sovietico, quelli dei popoli dei paesi socialisti e di tutti i popoli del mondo amanti della pace.

 

4. Col pretesto del “passaggio pacifico”, ha tentato in tutti i modi di ostacolare

il movimento rivoluzionario dei popoli dei paesi capitalisti, invitandoli a seguire

la cosiddetta “via parlamentare” legale. Questa linea erronea che avvilisce la

volontà rivoluzionaria del proletariato e disarma ideologicamente i popoli

rivoluzionari ha causato gravi disfatte alla causa rivoluzionaria di alcuni paesi,

ha fatto degenerare i partiti comunisti e operai di alcuni paesi capitalisti in partiti socialdemocratici di tipo nuovo, privi di qualsiasi vitalità, servi della borghesia.

 

5. Sotto la copertura della “coesistenza pacifica”, ha cercato di lottare contro il movimento di liberazione nazionale e di sabotarlo, non esitando a unirsi agli imperialisti USA nella repressione delle lotte rivoluzionarie delle nazioni oppresse.

Ha dato mandato ai rappresentanti sovietici all’ONU di votare per l’invio di truppe d’aggressione nel Congo, aiutando così gli imperialisti USA nella repressione del popolo congolese e ha contribuito con mezzi di trasporto sovietici ad avviare verso il Congo le sedicenti “truppe dell’ONU”. Si è praticamente opposto alla lotta rivoluzionaria del popolo algerino e ha presentato la lotta di liberazione nazionale algerina come un “affare interno” francese. All’epoca dell’incidente del golfo di Bac Bo, provocato sotto tutti i punti di vista dagli imperialisti USA, ha avuto la sfrontatezza di assumere un atteggiamento d’“indifferenza”, lambiccandosi il cervello per aiutare i provocatori americani a superare il passo falso e i banditi aggressori a eludere le loro responsabilità.

 

6. In flagrante violazione della Dichiarazione del 1960 non ha risparmiato gli sforzi per riabilitare la cricca rinnegata di Tito, attribuendo a questo lacchè dell’imperialismo USA la qualifica di “marxista-leninista” e quella di “Stato

socialista” alla Jugoslavia degenerata in paese capitalista. Ha proclamato a chi lo stava ad ascoltare che lui e Tito avevano la “stessa ideologia”, si ispiravano alla “stessa dottrina” e che egli voleva, in tutta modestia, prendere esempio da questo rinnegato che tradisce gli interessi del popolo jugoslavo e svolge opera di sabotaggio contro il movimento comunista internazionale.

 

7. Ha trattato quel paese socialista fratello che è l’Albania come un nemico giurato, facendo il possibile per danneggiarla e distruggerla: se ne avesse avuto la possibilità, ne avrebbe fatto un sol boccone. Ha avuto la spudoratezza di rompere ogni relazione diplomatica ed economica con l’Albania, che ha arbitrariamente privato dei diritti che le spettano legittimamente come membro dell’Organizzazione del Trattato di Varsavia e del Consiglio di mutua assistenza economica (COMECON) e ha infine pubblicamente esortato ad abbattere la direzione del partito e dello Stato albanese.

Perché Kruscev è caduto?

 

8. Ha giurato odio implacabile contro il Partito comunista cinese che si attiene con fermezza al marxismo-leninismo e a una linea rivoluzionaria, poiché questo partito ostacolava i suoi sforzi intesi ad attuare una politica revisionista e di capitolazione. Ha diffuso innumerevoli menzogne e calunnie sul conto del Partito comunista cinese e del compagno Mao Tse-tung, ricorrendo a ogni mezzo infame nella vana illusione di rovesciare la Cina socialista. Tradendo gli impegni assunti, ha rotto centinaia di accordi e di contratti e ha richiamato in patria, in modo del tutto arbitrario, più di mille specialisti sovietici. Ha sollevato dispute di frontiera tra la Cina e l’Unione Sovietica e, quel che è peggio, ha svolto ampie attività sovversive nel Sinkiang. Inoltre ha appoggiato l’attacco armato dei reazionari indiani contro la Cina socialista, incoraggiandolo, in accordo con gli Stati Uniti, con aiuti militari, aiutandolo quindi a provocare militarmente la Cina.

 

9. Violando sfacciatamente le regole che disciplinano i rapporti tra paesi fratelli

ha attentato all’indipendenza e alla sovranità dei paesi fratelli, ingerendosi a suo piacere nei loro affari interni. In nome dell’“aiuto economico reciproco” si è opposto allo sviluppo economico su base indipendente dei paesi fratelli, li ha

costretti a trasformarsi in fonti di materie prime e in mercati per la vendita delle merci sovietiche, mutando in industrie ausiliarie i loro settori industriali. Ha portato tutto ciò alle stelle, spacciandolo per teoria e dottrina krusceviana. In realtà non aveva fatto altro che trasferire sul piano dei rapporti tra paesi socialisti la legge della giungla tipica del mondo capitalista, avendo a modello il Mercato Comune dei gruppi del capitale monopolista.

 

10. Tradendo del tutto i principi che regolano i rapporti tra partiti fratelli, ha fatto ricorso a innumerevoli intrighi, svolgendo ogni tipo di attività sovversiva e

scissionista contro i partiti fratelli. Non pago di sferrare cinicamente attacchi pubblici in grande stile contro i partiti fratelli fedeli al marxismo-leninismo, in occasione delle sessioni del Comitato centrale, dei congressi del suo partito e dei congressi dei partiti fratelli, non ha esitato ad assoldare in molti paesi elementi degeneri, traditori e rinnegati, per raccogliere adesioni alla sua linea revisionista, non ha esitato a colpire, cioè a far escludere illegalmente da questi partiti i marxisti-leninisti, provocando così delle scissioni senza curarsi delle conseguenze.

 

11. Ha deliberatamente silurato il principio del raggiungimento dell’unanimità tramite consultazioni tra i partiti fratelli e, atteggiandosi a “partito guida”, ha arbitrariamente deciso la convocazione illegale di una conferenza internazionale dei partiti fratelli. In una lettera informativa del 30 luglio 1964 ha convocato per il 15 dicembre la commissione redazionale dei 26 partiti, riproponendosi, così facendo, di dividere apertamente il movimento comunista internazionale.

 

12. Per provvedere alle necessità dell’imperialismo e a quelle delle forze

capitaliste interne, ha adottato una serie di misure politiche revisioniste che preparavano la restaurazione del capitalismo. All’insegna dello “Stato di tutto il popolo” ha soppresso la dittatura del proletariato, all’insegna del “partito di tutto il popolo” ha cercato di alterare il carattere proletario del Partito comunista dell’Unione Sovietica e, voltando le spalle ai principi del marxismo-leninismo sull’edificazione del partito, lo ha scisso in un “partito industriale” e in un “partito agricolo”. All’insegna della “edificazione in grande stile del comunismo” ha cercato in mille e più modi di riportare nell’orbita del capitalismo il primo Stato socialista del mondo, creato dal popolo sovietico a prezzo del suo sangue e del suo sudore sotto la guida di Lenin e di Stalin. Le sue sconclusionate direttive in campo agricolo e industriale causarono gravi danni all’economia nazionale sovietica, provocando difficoltà immense alla vita del popolo.

Questo modo di procedere di Kruscev negli ultimi undici anni, dimostra che la politica da lui attuata è quella dell’alleanza con l’imperialismo contro il socialismo, dell’alleanza con gli Stati Uniti contro la Cina, dell’alleanza con i reazionari contro i movimenti di liberazione nazionale e le rivoluzioni popolari, dell’alleanza con la cricca di Tito e con rinnegati di ogni specie contro tutti i partiti marxisti-leninisti fratelli e tutti i rivoluzionari che lottano contro l’imperialismo.

Questa politica di Kruscev ha gravemente danneggiato gli interessi del popolo sovietico, dei popoli dei paesi del campo socialista e dei popoli rivoluzionari del mondo.

Questi sono i “meriti” di Kruscev.

La caduta di un personaggio come Kruscev non è certo avvenuta per ragioni

d’età o per motivi di salute, né semplicemente per errori nel suo metodo di lavoro o per il suo stile di direzione, ma è la conseguenza della linea generale revisionista e di una serie di direttive politiche erronee da lui avallate sia nel suo paese che all’estero.

Kruscev non ha mai avuto la minima considerazione per le masse popolari, ha

sempre pensato di poter disporre a suo piacimento del destino del popolo sovietico e che i “capi” di quelle due grandi potenze che sono l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti potevano decidere del destino degli altri popoli. Per lui le masse popolari sono quanto mai stupide, lui solo è l’“eroe” che crea la storia. Ha cercato invano di costringere il popolo sovietico e gli altri popoli del mondo a ubbidire alla sua direzione revisionista. Ha così assunto una posizione risolutamente ostile al popolo sovietico, ai popoli dei paesi del campo socialista, al proletariato e a tutti i popoli rivoluzionari del mondo ed è entrato in una situazione di impasse in cui era abbandonato dai suoi fautori, rinnegato dai suoi fedeli e preda di molteplici difficoltà sia all’interno che all’estero. Si è messo la corda al collo, si è scavato la fossa da solo.

La storia annovera non pochi buffoni che hanno invano tentato di invertire la direzione della storia, ma tutti, senza eccezioni, hanno subito alla fine una sconfitta ignominiosa. Innumerevoli episodi hanno dimostrato che tutti coloro che, disprezzando le necessità dello sviluppo sociale, si comportano in modo

arbitrario andando contro la volontà popolare, finiscono sempre col diventare individui ridicoli e miserabili, per quanto “eroico” sia stato il loro personaggio e grande la loro arroganza. Cominciano col cercare di nuocere agli altri e finiscono immancabilmente col nuocere a se stessi: è la legge del loro destino.

Durante la Prima Internazionale, “personalità” come Bakunin e soci hanno imperversato per un momento come “eroi” antimarxisti, ma non hanno dovuto attendere a lungo per essere gettati nella spazzatura della storia. “Eroi” come Bernstein e Kautsky, antimarxisti del tempo della Seconda Internazionale, sono stati dei “giganti” che si sono arrogati il diritto di dirigere l’Internazionale, il che non ha loro impedito di entrare nella storia con la triste reputazione di rinnegati.
Dopo la morte di Lenin, Trotsky, che era il capo dell’opposizione, si era dato delle arie da “eroe”, ma i fatti hanno dimostrato che Stalin aveva avuto ragione a dichiarare: “Tanto vale dire che rassomiglia in ogni circostanza a un attore, più che a un eroe”.

Ma il progresso è una legge eterna del mondo. “La storia ci insegna che chiunque tenti di fermare il corso della storia, sarà ridotto in polvere”.

Mao Tse-tung lo ha sottolineato più volte: l’imperialismo e tutti i reazionari sono tigri di carta e i revisionisti non fanno eccezione.  

Paradossalmente è ancora Stalin a darci la chiave interpretativa degli avvenimenti successivi al marzo 1953. Difatti, egli ci ha insegnato, nel trentennio in cui ha diretto il movimento comunista che per un intera epoca storica lo sviluppo di un processo rivoluzionario non può che avere una stabilizzazione relativa, per cui pretendere che si possa avere un socialismo realizzato mentre è in corso una lotta mortale tra due sistemi è fuori della realtà e della storia. Quindi la teoria di Stalin secondo cui man mano che il socialismo avanza si acuisce lo scontro di classe, con il rovesciamento controrivoluzionario del XX congresso del PCUS si è pienamente confermata.”
da Convegno nazionale "Con Stalin per il socialismo 1953-2013"  

Firenze 17/03/2013

(http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtdd08-012577.htm)    

 
 

 

  Per quanto riguarda il presunto genocidio legato alla collettivizzazione

bisogna dire che l’espressione: “liquidare i Kulaki in quanto classe”  fu subito sottolineata da uomini senza scrupoli come Ernest Nolte e Conquest per parlare di sterminio degli stessi tacendo il fatto che con quell’espressione si indicava solamente la necessità di liquidare socialmente i Kulaki e cioè come classe e non fisicamente come individui. Robert Conquest  parla di 6.500.000 vittime ma nel 1990 Zemskov e Dugin, due storici russi pubblicarono le statistiche dettagliate dei Gulag da cui risulta che nel periodo più violento della collettivizzazione , negli anni ’30 e ’31, i contadini espropriarono 381.026 Kulaki con le loro famiglie e li costrinsero all’esilio nelle terre vergini dell’Est della Russia; si trattava di 1.803.392 persone. Al 1 gennaio 1932 un censimento ne contò 1.317.022. La differenza era di 486.000; una parte di questi fuggirono durante il viaggio, un’altra parte tornò nel luogo di residenza. La stima di 100.000 persone decedute è ritenuta molto vicina alla realtà e la causa della loro morte è per la maggior parte dovuta ad epidemie dovute alle precarie condizioni igieniche dell’epoca in particolare all’assenza di acqua bollita. Dal 1932 al 1940  si può stimare che 200.000 kulaki siano morti nelle colonie per cause naturali. Di tutte queste morti la colpa viene attribuita a Stalin.  D’altronde, visto il deficit di forza-lavoro che c’era in Siberia e Kazhakastan non si capisce perché il regime  dovesse eliminare  tutta questa forza lavoro. Per odio al socialismo alcuni intellettuali occidentali hanno diffuso le calunnie di Conquest sui Kulaki sterminati ma quanti sanno che in Mozambico, la Renamo, organizzata dalla CIA e dai Servizi Segreti del regime razzista del Sudafrica hanno massacrato ed affamato, dal 1980, 900.000 abitanti dei villaggi con lo scopo di impedire che il Mozambico emergesse come paese indipendente  a orientamento socialista. L’Unita, anch’essa sostenuta da CIA e Sudafrica, ha ucciso più di un milione di angolani durante la guerra civile contro il MPLA. In Mozambico e in Angola non occorreva inventarsi dei cadaveri bisognava solo contarli ma, come dice Mao, ci sono morti che pesano come piombo e morti che pesano come piume.
DA:
http://ftp.wexell.altervista.org/PARTITOCOMUNISTAPIEMONTE/POLITICHE_DELLA_FORMAZIONE/Voci/2012/2/7_ESTRATTO_DA_DISCUSSIONE_FRA_UNO_STALINISTA_E_UN_BORDIGHISTA.html

Nei capitoli dedicati al “genocidio della collettivizzazione” e a “l’olocausto degli Ucraini”, Ludo Martens affronta due temi, che furono e sono il cavallo di battaglia della propaganda della borghesia imperialista e di quella revisionista per descrivere gli “orrori” del comunismo ed in particolare del “terrore” staliniano. Con un paziente e puntuale lavoro di ricerca delle fonti e delle testimonianze, l’autore smonta le operazioni di intossicazione dell’informazione e ne svela i meccanismi perversi. Una tra tutte, a mo’ di esempio, la montatura riguardante la carestia degli anni 1931-32 per mezzo della quale Stalin (c’è sempre una personalizzazione in queste accuse) avrebbe volontariamente sterminato gli Ucraini. Si legga (alle pp. 141-143) l’ignobile vicenda di un falso reportage di un falso giornalista e dell’uso truffaldino delle immagini della carestia del 1921-22.

Già allora quella sciagura, che aveva colpito la giovane Repubblica sovietica russa, era stata addebitata al “fallimento” del socialismo, come ricorda Lenin: «... Poi abbiamo avuto la carestia. E questa per i contadini è stata la prova più dura. È ben naturale che allora tutti all’estero gridassero: “Eccoli, i risultati dell’economia socialista!”. Ed è del tutto naturale che essi tacessero che la carestia, in realtà, era un orribile risultato della guerra civile.»

È del tutto naturale che il nemico ci attacchi, ma non possiamo esimerci dall’alzare la nostra voce per ristabilire la verità. Puntigliosamente e scientificamente l’autore dimostra la falsità delle cifre sparate dai detrattori professionali del socialismo, del genere di Robert Conquest, denuncia le origini naziste della propaganda anticomunista maccartista (nel secondo dopoguerra, gli USA raccolsero il testimone della propaganda nazista), ridimensiona il numero dei kulaki fucilati in seguito alle condanne per atti di terrorismo nelle campagne e dei morti in conseguenza della deportazione nei campi di lavoro. Per quanto riguarda il “genocidio” degli Ucraini, dimostra come i dati statistici possano essere manipolati, applicando lo stesso metodo alle variazioni della popolazione in una provincia del Canada (p. 148). Infine rivela la vera origine della carestia del biennio 1931-1932, dovuta a cause naturali (siccità) e a nuove difficoltà nel processo di collettivizzazione. Carestia che peraltro fu affrontata con grande efficienza e con un sollecito aiuto alle popolazioni colpite, da parte del governo sovietico che disponeva di ben altre risorse rispetto al 1921.

http://www.pasti.org/stalin11.html  

http://www.facebook.com/groups/161542447270131/189684224455953/#!/notes/giuseppina-ficarra/la-nostra-epoca-ha-sancito-non-la-sconfitta-del-comunismo-ma-il-fallimento-defin/10150446109959605

vedere anche: Intervento di Aldo Bernardini alla presentazione del libro di Martens a Roma il 7 novembre 2005 http://www.pasti.org/bernar27.html 


 

 
 

 La grande vittoria dei popoli sovietici sul nazifascismo

 

 www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - storia - 25-02-10 - n. 308

dall'autore, apparso anche su Nuova Unità

 

Il 22 giugno 1941 iniziava l’attacco della Germania nazista all’ Unione Sovietica

di Aldo Calcidese

“Unione Sovietica, se insieme raccogliessimo

tutto il sangue che hai versato nella lotta,

tutto quello che hai dato, come una madre, al mondo

perché la libertà agonizzante riavesse vita,

un nuovo oceano noi avremmo,

di tutti il più grande,

di tutti il più profondo.”

(Pablo Neruda – Canto generale – ed. Accademia, secondo volume, pag.125)

 

Alle 3,30 del 22 giugno, l’esercito tedesco iniziava l’attacco al territorio sovietico.

 

Dopo i primi successi, l’euforia dei capi nazisti era tale che il generale Halder scrisse nel suo diario. “Non è esagerato dire che il 'Feldzug' contro la Russia è stato vinto in 14 giorni”.

 

Ma in realtà già dal mese di luglio si era visto che l’esercito sovietico, malgrado le gravi perdite in uomini e materiali, aveva mostrato una resistenza sempre crescente, tanto che il generale Blummentritt scrisse a questo proposito: “Il comportamento delle truppe russe già in questa prima battaglia (per la presa di Minsk) è stato ben diverso da quello dei polacchi e degli Alleati occidentali da noi messi in rotta. Anche se circondati, i russi resistevano e combattevano”. Arriveranno presto, per i tedeschi, le prime sconfitte militari.

In occidente, si esprimeva grande sorpresa per la capacità di resistenza dell’URSS.

“Per la prima volta, i tedeschi sono stati affrontati da un esercito addestrato non per la guerra del 1918, ma per la guerra del 1941”, scriveva George Fielding Eliot il 29 luglio 1941. Ed aggiungeva che l’URSS usava “posizioni difensive di grande profondità, saldamente tenute ovunque, camuffamenti di notevole abilità a protezione dell’artiglieria russa dagli attacchi aerei, unità mobili di contrattacco contro le colonne dei panzer tedeschi ed un’aviazione che sostiene completamente le truppe a terra”.

Il 30 settembre, i nazisti iniziavano l’offensiva che aveva come obiettivo l’occupazione di Mosca. Mosca fu bombardata dall’aviazione tedesca, una parte dell’amministrazione fu evacuata. Ma Stalin decise di rimanere a Mosca e di organizzare la tradizionale parata militare del 7 novembre sulla Piazza Rossa. Questo fu un segnale di grande significato per tutto il popolo, la dimostrazione che la direzione del partito e dello stato sovietico credevano nella vittoria. Stalin pronunciò un discorso che venne diffuso in tutto il paese:

“Il nemico è alle porte di Leningrado e di Mosca. Contava sul fatto che al primo colpo il nostro esercito si sarebbe disperso e il nostro paese si sarebbe messo in ginocchio. Ma il nemico si è dolorosamente sbagliato. Il nostro paese, tutto il nostro paese ha formato un unico campo militare per assicurare, d’intesa col nostro esercito e con la nostra flotta, la sconfitta degli invasori tedeschi…Si può dubitare che noi possiamo e dobbiamo vincere gli invasori tedeschi? Il nemico non è così forte come lo rappresentano certi intellettuali impauriti. Il diavolo non è poi così nero come lo si dipinge…Compagni soldati e marinai rossi, comandanti e lavoratori politici, partigiani e partigiane! Il mondo intero vede in voi una forza capace di annientare le orde di invasione dei banditi tedeschi. I popoli asserviti dell’Europa, caduti sotto il giogo tedesco, vi guardano come loro liberatori. 

Una grande missione liberatrice vi è trasmessa. Siate dunque degni di questa grande missione. Che la bandiera vittoriosa del grande Lenin vi raduni sotto le sue pieghe.”

(Stalin, Oeuvres, tomo XVI, ed. NBE, 1975, p.38)

Il 25 novembre, alcune unità tedesche penetrarono nella periferia sud di Mosca. Ma il 5 dicembre l’attacco venne contenuto.

Dopo avere consultato tutti i comandanti, Stalin decise una grande controffensiva. 

Il 6 dicembre il generale Zukov passò all’attacco, lanciando sette armate e due corpi di cavalleria, cento divisioni in tutto, con soldati ben equipaggiati e addestrati a combattere a temperature bassissime e con la neve alta.

Il colpo sferrato da Zukov con un imponente schieramento di truppe, artiglieria, carri armati, cavalleria e aviazione – schieramento di cui i capi nazisti non erano assolutamente a conoscenza – fu talmente sconvolgente che l’esercito tedesco, battuto e in ritirata, fu sul punto di disintegrarsi completamente. 

“Il mito dell’invincibilità dell’esercito tedesco era stato infranto”, scriverà poi il generale Halder. I nazisti dovettero fare i conti anche con qualcosa che non avevano ancora sperimentato, se non episodicamente: la lotta partigiana. Il movimento partigiano assunse fin dall’inizio della guerra una grande ampiezza. Gli stessi occupanti riconobbero il legame indissolubile esistente tra i partigiani sovietici e il popolo.

“I reparti partigiani – scrisse l’ex ufficiale hitleriano Middweldorf – trovavano dappertutto un appoggio nascosto o persino palese presso la popolazione civile.” 

Dimensioni particolarmente rilevanti raggiunse l’attività sabotatrice nelle regioni della steppa dell’Ucraina. Minatori ed operai metallurgici del Donbass riuscirono a sabotare il lavoro con tale maestria che i tedeschi non riuscirono ad ottenere nel Donbass né una regolare estrazione di carbone né una regolare produzione di metallo. Furono costretti a trasportare il carbone in Ucraina dall’Europa occidentale. 

In attesa del “secondo fronte” 

La nuova situazione sul fronte sovietico-tedesco, mutata a favore dell’URSS, creava le premesse per una disfatta della Germania nazista. Era però indispensabile che l’offensiva dell’Esercito Rosso venisse sostenuta dalle truppe alleate con un’azione contro la Germania che partisse da occidente. 

Il governo sovietico nell’autunno del 1941 rivolse al governo inglese la richiesta di aprire un secondo fronte in Europa. Nel suo messaggio di risposta, Churchill dichiarò che non vi era alcuna possibilità di aprire il secondo fronte perché l’Inghilterra non disponeva delle truppe e degli armamenti necessari.

In realtà, l’Inghilterra si trovava in stato di guerra con la Germania dal 1939. Le sue riserve erano tanto più consistenti in quanto in due anni il comando inglese non aveva intrapreso alcuna grande offensiva. Come viene detto da Churchill nelle sue Memorie, all’inizio di settembre del 1941 nelle isole britanniche c’erano più di due milioni di soldati più 1.500.000 uomini che facevano parte delle formazioni territoriali di difesa. Nell’autunno del 1941 33 divisioni erano già mobilitate e comprendevano numerose unità di rinforzo. La produzione dell’industria bellica inglese era notevole. Per alcuni tipi di armamenti, a cominciare dagli aeroplani, superava quella tedesca. La marina militare della Gran Bretagna aveva grandi possibilità di intervento. Molti statisti inglesi riconoscevano questa situazione. 

Lord Beaverbrook, tornato nell’ottobre del 1941 da Mosca, scrisse: 

“E’ assurdo affermare che noi non possiamo fare nulla per la Russia.

Lo possiamo, se ci decidiamo a sacrificare i progetti a lunga scadenza e una concezione bellica che, pur continuando ad essere accarezzata, è definitivamente invecchiata.” 

Anche il capo di Stato maggiore statunitense Marshall riconobbe che gli Stati Uniti erano in grado di aprire il secondo fronte.

“Per essere sinceri, va detto che disponiamo di truppe bene addestrate, di scorte di armamenti, di una buona aviazione e di divisioni corazzate”. 

Ma perché gli anglo-americani non vollero aprire il secondo fronte in Europa né nel 1942 né nel 1943? Lo spiega molto bene Klement Gottwald, che fu prima segretario del Partito Comunista Cecoslovacco e poi presidente della Repubblica:

“E quando l’Unione Sovietica e le potenze occidentali combattevano ormai insieme contro la Germania hitleriana finirono forse, almeno allora, gli intrighi antisovietici? Non finirono neppure allora! E’ a tutti nota la storia del cosiddetto secondo fronte. L’Unione Sovietica sanguinava da innumerevoli ferite; essa impegnava e incatenava la grande maggioranza delle forze armate tedesche, dando all’Inghilterra e agli Stati Uniti la possibilità di prepararsi seriamente all’ulteriore condotta della guerra.

E quando questa preparazione fu, secondo ogni umana previsione, ultimata, l’Unione Sovietica chiese che venisse aperto il secondo fronte in occidente.

Gli argomenti dell’Unione Sovietica e la voce dei popoli di tutti i paesi furono così forti che gli esponenti dei paesi occidentali si impegnarono ad aprire a occidente il secondo fronte entro un certo termine. Si impegnarono una prima volta e non fecero niente. Si impegnarono una seconda volta e ancora non fecero niente. Solo più tardi, quando l’ulteriore inattività non era ormai più tollerabile, organizzarono il “secondo fronte” nell’Africa settentrionale e in Italia, un “secondo fronte” che non stornò dal fronte sovietico-tedesco neanche una divisione germanica. Perché i signori occidentali organizzarono un surrogato di secondo fronte nell’Africa settentrionale?

Dal sud essi speravano di poter arrivare ai Balcani e all’Europa centrale prima dell’esercito sovietico e di assicurare in questo modo queste regioni al capitalismo. 

Comunque gli strateghi di Churchill erano certi che alla fine della seconda guerra mondiale avrebbero incontrato al tavolo delle trattative una Unione Sovietica dissanguata, indebolita, impotente. In secondo luogo si aspettavano che i paesi liberati dall’Unione Sovietica sarebbero tornati al capitalismo e nelle braccia degli imperialisti. Non avvenne né la prima né la seconda cosa. Solo chi sia irrimediabilmente ottuso può pensare sul serio che queste nazioni, che nel corso di una sola generazione avevano subito due bagni d sangue, potessero auspicare un puro e semplice ritorno alla situazione d’anteguerra. Potevano auspicare ciò tanto meno in quanto negli anni precedenti alla guerra e in quelli della guerra avevano visto chiaramente l’infamia, la doppiezza e l’incapacità delle classi prima dominanti e in quanto erano stati anche traditi dagli imperialisti occidentali.”

 

(Klement Gottwald, La Cecoslovacchia verso il socialismo, edizioni Rinascita, Roma, 1952, pp.299-301)

Non solo. Gli imperialisti anglo-americani volevano approfittare della situazione esistente nel fronte sovietico-tedesco per creare basi militari nei principali centri economici e strategici dell’URSS.

Churchill inviò una nota al Comando congiunto anglo-americano, nella quale chiedeva che non si facesse sfuggire l’occasione per un’invasione del Caucaso. Soltanto una cosa lo preoccupava: che fare di questi piani se l’offensiva tedesca del 1942 dovesse fallire.

(W.Churchill, The Second World War, vol.4, p. 514)

 

Stalingrado e la vittoria dell’Armata Rossa

 

Tutto il peso della guerra contro il nazifascismo in Europa rimane così sulle spalle dell’Unione Sovietica, almeno fino al giugno del 1944 quando, spaventati dalla travolgente avanzata dell’Armata Rossa verso Berlino, gli anglo-americani si decidono a sbarcare in Normandia.

 

La svolta della guerra avviene a Stalingrado.

 

“I tedeschi effettuano 1500-2000 incursioni al giorno, scaricando sulla città quotidianamente dalle 6 alle 8 mila bombe. Gli infami assassini hanno distrutto, incendiato interi quartieri, hanno messo fuori servizio decine di aziende. Ma la città continua a vivere, lavorare e combattere. Martoriata, carbonizzata ma irremovibile, resiste all’assalto del nemico ed infligge agli hitleriani colpi mortali, dissanguando l’armata tedesca. La fama della sua fermezza e della sua tenacia nella lotta contro il nemico si è diffusa in tutto il paese e in tutto il mondo. I combattenti di Stalingrado hanno già eliminato più di 175.000 tedeschi occupanti…Tutto il paese è accorso in aiuto di Stalingrado. Lotteremo per la nostra città sino all’ultima goccia di sangue.”

(dal comunicato del Comitato regionale del Partito Comunista bolscevico dell’URSS sulla situazione di Stalingrado)

 

E giunse il momento di passare da un’eroica resistenza a una potente controffensiva, una controffensiva devastante per l’aggressore nazista.

Le unità corazzate sovietiche erano riuscite a realizzare l’accerchiamento delle forze nemiche presso Stalingrado.

Nella morsa gigantesca vennero a trovarsi più di 300.000 uomini.

Il 31 gennaio 1943 il grosso delle truppe tedesche aveva cessato la resistenza. Il generale Von Paulus alfine non potè che accettare l’ultima proposta di resa dei sovietici, dopo avere respinto le due precedenti.

 

Dopo la guerra, in opere storiche pubblicate nell’ Europa occidentale e negli Stati Uniti, si è cercato di sminuire l’importanza della battaglia di Stalingrado. Anche il generale Marshall, ex-capo di Stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, in un rapporto al presidente Roosevelt, scrisse: “ la crisi della guerra è iniziata a Stalingrado e a El Alamein.” Questa affermazione non è corretta, dal momento che sul fronte sovietico-tedesco i nazifascisti avevano, nell’autunno del 1942, 226 divisioni, mentre nell’Africa settentrionale avevano – al momento della battaglia di El Alamein – solo dodici divisioni, di cui otto italiane. Dopo Stalingrado, l’Armata Rossa assume la direzione delle operazioni militari fino a varcare, nel 1945, le frontiere della Germania.

 

Va ricordato che i dirigenti nazisti erano al corrente dei piani antisovietici dei governanti anglo-americani e si adoperarono per aiutarli. Infatti il comando tedesco a un certo punto cessò la resistenza ad ovest ed aprì il fronte perché potessero avanzare le truppe angloamericane.

 

L’ammiraglio nazista Donitz, che successe a Hitler dopo il suicidio del dittatore nazista, dichiarò a un gruppo di ufficiali tedeschi: “Dobbiamo marciare a fianco delle potenze occidentali e cooperare con esse nei territori occupati dell’ovest, perché solo in collaborazione con esse potremo in futuro strappare terra ai russi.”

(The Times, 17.8.1948)

 

Il governo sovietico rifiutò di accettare la legittimità di un accordo che si era realizzato a Reims, e che prevedeva la resa delle armate naziste agli eserciti angloamericani. L’Unione Sovietica esigette che l’atto di capitolazione si firmasse a Berlino. I governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna furono costretti ad accettare questa richiesta. 

Quale fu il segreto della grande vittoria dei popoli sovietici sul nazifascismo?

Indubbiamente, il tanto criticato patto Molotov-Ribbentrop concesse all’Unione Sovietica due anni di tempo prezioso per prepararsi alla guerra contro la Germania e questo tempo fu sfruttato molto bene se è vero quello che scrive il maresciallo Zukov nelle sue Memorie:

“Le consegne militari effettuate tra il 1° gennaio 1939 e il 22 giugno 1941 erano enormi. L’artiglieria ricevette 92.578 pezzi. Nuovi mortai da 82 e 120 millimetri furono introdotti poco prima della guerra. La Forza Aerea ricevette 17.745 aerei da combattimento, di cui 3.719 nuovi modelli. Le misure prese dal 1939 al 1941 hanno creato le condizioni richieste per ottenere rapidamente la superiorità qualitativa e quantitativa.”

(Jukov, Memoires, tomo II, Ed. Fayard, Paris, 1970, p. 296)

 Sui motivi che resero possibile la vittoria sul nazifascismo, Zukov aggiunge:

“Un’industria sviluppata, un’agricoltura collettivizzata, l’istruzione pubblica estesa a tutta la popolazione, l’unità della nazione, la potenza dello Stato socialista, il livello elevato di patriottismo del popolo, la direzione che, attraverso il Partito, era pronta a realizzare l’unità tra il fronte e le retrovie, tutto questo insieme di fattori fu la causa prima della grande vittoria che doveva coronare la nostra lotta contro il fascismo. Il solo fatto che l’industria sovietica avesse potuto produrre una quantità colossale di armamenti…prova che le basi dell’economia, dal punto di vista militare, erano state poste nel modo dovuto e che erano solide…In tutto ciò che era essenziale e fondamentale, il Partito e il popolo hanno saputo preparare la difesa della patria.”

(Jukov, op. cit. pp. 335-337) 

Il ruolo di Stalin

Diversi esponenti della borghesia, anche della borghesia reazionaria come Winston Churchill, hanno riconosciuto le grandi capacità militari di Stalin come Comandante in capo dell’ Armata Rossa. Churchill, pur essendo un anticomunista e un nemico dichiarato dell’Unione Sovietica, parlando di Stalin disse: 

“ Rispetto questo grande ed eccellente uomo…Assai pochi erano nel mondo coloro che potevano comprendere, in così pochi minuti, le questioni con le quali ci arrabattavamo da mesi. Egli aveva afferrato tutto in un lampo” (citato da Enver Hoxha nell’articolo “ Nel centenario della nascita di Giuseppe Stalin” del 1979)

Solo un gruppetto di revisionisti ha tentato di realizzare una ”missione impossibile”: quella di separare il nome di Stalin dalla grande epopea dei popoli sovietici , cercando di dimostrare che i successi furono realizzati senza la partecipazione di Stalin o addirittura “malgrado i gravi errori” di Stalin.

Nikita Chruscev inventò la favola secondo cui – dopo l’aggressione nazista – Stalin sarebbe “scomparso” per tre settimane, lasciando il Partito e l’esercito senza direttive.

Nelle sue Memorie, il maresciallo Zukov lo smentisce ricordando che Stalin, appena informato dell’attacco tedesco, gli ordinò di convocare l’Ufficio Politico per le 4,30. Nella stessa giornata del 22, Stalin prese decisioni di notevole importanza.

“Verso le 13 del 22 giugno Stalin mi chiamò: i nostri comandanti di fronte non hanno esperienza sufficiente per dirigere operazioni militari, in molti sono palesemente disorientati. L’Ufficio Politico ha deciso di inviarvi sul fronte Sud-Ovest in qualità di rappresentante della Stavka (Quartier Generale). Sul fronte Ovest invieremo il maresciallo Saposnikov e il maresciallo Kulik.”

Dopo il 22 giugno 1941 e per tutta la durata della guerra, Giuseppe Stalin assicurò la ferma direzione del paese, della guerra e delle nostre relazioni internazionali.”

(Jukov, op. cit. pp.354, 395, 396)

 

Nikita Chruscev ha affermato anche:

“Il potere accumulato nelle mani di un solo uomo, Stalin, comportò delle gravi conseguenze nella grande guerra patriottica. Stalin agisce per tutti, non conta su nessuno, non chiede il parere a nessuno”

Il generale d’armata Stemenko, che lavorò presso lo Stato maggiore generale, afferma: 

“Devo dire che Stalin non decideva e nemmeno amava decidere da solo sulle questioni importanti della guerra. Capiva perfettamente la necessità del lavoro collettivo in questo campo così complesso, riconosceva le persone autorevoli nell’uno o nell’altro problema militare, teneva conto della loro opinione e riconosceva a ciascuno la sua competenza.”

(Chtèmenko, L’Etat Major general soviètique en guerre, Ed. du Progrès, Moscou, 1978, tomo II, p.319)

Vasilevskij, che fu aiutante di Zukov e, successivamente, egli stesso capo di Stato maggiore e lavorò con Stalin per tutta la durata della guerra, scrive:

“Per la preparazione dell’una o dell’altra decisione di ordine operativo o per l’esame di altri problemi importanti, Stalin faceva venire delle personalità responsabili che avevano un rapporto diretto con la questione esaminata…Questo lavoro spesso impegnava diversi giorni, durante i quali Stalin aveva degli incontri con i comandanti e i membri dei consigli militari dei fronti…L’Ufficio Politico, la Direzione delle Forze Armate si appoggiavano sempre sulla ragione collettiva. Ecco perché le decisioni strategiche prese dal comando supremo ed elaborate collettivamente rispondevano sempre, in generale, alla situazione concreta al fronte.”

(Vassilevski, La cause de toute une vie, Ed. du Progrès, Moscou, 1975, pp.34-36)

E il maresciallo Zukov ricorda:

“Il lavoro della Stavka si metteva in pratica, di regola, sotto il segno dell’organizzazione, della calma. Ognuno poteva esprimere la propria opinione. Giuseppe Stalin si rivolgeva a tutti nello stesso modo, con un tono severo e abbastanza ufficiale. Quando gli si faceva un rapporto con piena cognizione di causa, sapeva ascoltare. Occorre dire, cosa di cui mi sono convinto durante i lunghi anni della guerra, che Giuseppe Stalin non era affatto un uomo a cui non si poteva parlare dei problemi difficili, con cui non si poteva discutere e perfino difendere energicamente il proprio punto di vista. Se alcuni affermano il contrario, direi semplicemente che le loro asserzioni sono false.”

(Jukov, op.cit., p.415)

Tutte le menzogne di Chruscev servivano in realtà a giustificare la svolta di 180 gradi che i revisionisti intendevano imporre alla politica sovietica.

Una cosa però è certa: mentre oggi i nomi di Chruscev, di Mikojan e degli altri revisionisti che organizzarono il colpo di stato del 1956 promuovendo la cosiddetta destalinizzazione sono ormai finiti nella spazzatura della storia, e nessuno si ricorda più di loro, il nome di Stalin rimane e rimarrà sempre indissolubilmente legato ai grandi successi dell’edificazione socialista in URSS e alla grande vittoria dell’Armata Rossa e dei popoli sovietici sul nazifascismo.

nota pubblicata su facebook:
https://www.facebook.com/notes/giuseppina-ficarra/la-grande-vittoria-dei-popoli-sovietici-sul-nazifascismo/10151945851354605

Un sito da consultare: http://www.communisme-bolchevisme.net/Le_bugie_sull_URSS_al_tempo_di_Stalin.htm

Assolutamente da leggere quando sarà pubblicato in Italia

tramite la casa editrice La Città del Sole  la versione italiana del libro di Grover Furr dal titolo “CHRUSCEV MENTI'


 

 
 

Socialismo in un solo paese

 

“CONTRARIAMENTE A QUANTO AFFERMA TROZKI LENIN NON ADERÌ AFFATTO ALLA TEORIA DELLA RIVOLUZIONE PERMANENTE”.

 

“Al contrario, quella che per Trozki è "ponderazione di elementi algebrici", per Lenin è analisi concreta della situazione non data una volta per tutte al di fuori dello spazio e del tempo. E proprio sull'analisi concreta della situazione che nell'aprile del 1917 capì che le masse operaie e contadine avrebbero potuto andare ben oltre gli obiettivi, perseguiti tra l'altro solo in modo parziale, della rivoluzione di febbraio. Capì che, in quel contesto, la rivoluzione borghese di febbraio si era già da subito trasformata in un freno alla corsa delle masse, che il potenziale di lotta e trasformazione poteva essere liberato da una nuova rivoluzione, radicalmente diversa dalla precedente. In ciò sta il suo genio politico. Senza che per questo si debba fare una colpa a quanti, di parte bolscevica (e rappresentavano la quasi totalità del partito), non cogliendo questa potenzialità concreta, si erano fino a quel momento limitati ad un appoggio critico alla rivoluzione di febbraio, come a costituire l'ala radicale di sinistra. Lenin e non Trozki seppe traghettare questi compagni verso nuovi obiettivi da conseguire con una diversa politica”. [……..]

 

“Nella sua presa d'atto della nuova situazione Lenin, senza ammettere apertamente di essersi sbagliato nelle previsioni, e quindi nella teoria, cominciò ad affermare che era possibile edificare il socialismo anche con le sole forze della Russia. Negli scritti del 1923 "sulla cooperazione" e "sulla nostra rivoluzione" egli afferma e prospetta l'opera di edificazione socialista. (3) Egli non ebbe il tempo di portare a termine questa correzione di rotta imposta, in primo luogo, dai fatti. Ma le citazioni tratte da scritti importanti e conosciuti sono sufficienti a smentire il sodalizio teorico con Trozki, e quindi che sia stato Stalin a compiere la cesura con l'impostazione della Rivoluzione Permanente di quest'ultimo”.

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtca01-010250.htm 

Socialismo in un solo paese

“Il complesso dei problemi politici ed economici che si presentarono nel processo di edificazione del socialismo in URSS e l'andamento delle lotte rivoluzionarie nei paesi occidentali dopo la prima guerra mondiale posero immediatamente ai bolscevichi la questione se fosse possibile l'instaurazione del socialismo anche in un solo paese, accerchiato politicamente, militarmente ed economicamente dalle nazioni capitalistiche, o se invece esso avesse come unica garanzia di sopravvivenza lo scoppio della rivoluzione in Europa.

La teoria della rivoluzione permanente di Trotskij (trotskismo) negava appunto la possibilità del socialismo in un solo paese, affermando invece la necessità che essa fosse preceduta dalla vittoria della rivoluzione proletaria nei principali paesi dell'Europa occidentale. Sottovalutando sia la funzione dei contadini, sia la capacità di egemonia della classe operaia sugli altri strati sociali, per Trotskij infatti la rivoluzione bolscevica sarebbe inevitabilmente venuta a scontrarsi con quelle masse contadine, col cui concorso i comunisti erano giunti al potere. Le contraddizioni di un governo operaio, in un paese economicamente arretrato e a maggioranza contadina, quindi potevano avere soluzione solo su scala internazionale, attraverso la «rivoluzione mondiale del proletariato».

“Questa impostazione rovesciava integralmente quella di Lenin - che concepiva la dittatura del proletariato come basata sull'alleanza fondamentale del proletariato coi contadini - e si risolveva in una visione mitica della rivoluzione in Europa e in una concezione sostanzialmente attendista per quanto riguarda la politica interna e i grandi compiti di trasformazione socialista nell'economia. Al contrario Lenin, pur tenendo presente l'importanza della rivoluzione in Occidente per lo stesso consolidamento della rivoluzione in Russia, non attribuiva ad essa un'importanza altrettanto decisiva e anzi in alcuni suoi scritti sembra dirigere la propria analisi verso la possibilità di una soluzione rivoluzionaria nei paesi orientali: egli si basava sullo studio dello sviluppo ineguale dell'imperialismo e sul fatto che gli antagonismi nel sistema imperialistico mondiale determinano la sua rottura più probabile proprio in quei paesi dove la catena del fronte capitalistico è più debole. La vittoria del socialismo in un solo paese, anche se capitalisticamente meno sviluppato e continuando il capitalismo ad esistere in altri paesi, era dunque possibile e probabile”.

 

«La parola d'ordine degli Stati Uniti del mondo, come parola d'ordine indipendente ... potrebbe ingenerare l'opinione errata dell'impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese e una concezione errata dei rapporti di tale paese con gli altri. L'ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo all'inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente» (Lenin, Sulla parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa, in Opere scelte, voi unico, p. 152).

“Stalin riprese e teorizzò la questione del socialismo in un solo paese, all'interno della sua impostazione generale della costruzione del socialismo e della trasformazione dell'economia (Pianificazione) nell'URSS. Nel 1924, partendo dall'analisi di Lenin, esaminò i motivi per cui il corso della rivoluzione aveva preso un andamento diverso da quello prevedibile nel 1917 (cioè lo scoppio della rivoluzione anzitutto nei paesi occidentali) e come invece procedesse in modo originale, attraverso il distacco di paesi coloniali e semicoloniali dall'imperialismo (come cioè la rivoluzione procedesse dalla «periferia»). Su questa base Stalin indicò nel consolidamento dell'economia socialista e dello Stato sovietico l'elemento principale per il rafforzamento della rivoluzione in tutto il mondo, denunciando l'illusorietà e l'avventurismo della linea trotskista del- l'esportazione della rivoluzione in Occidente; operazione impossibile nel momento in cui l'Europa stava attraversando un periodo di relativa stabilizzazione capitalistica e mentre l'intera situazione internazionale non induceva a prevedere una rivoluzione mondiale.

Al contrario per Stalin esistevano le condizioni interne per l'edificazione economica in senso socialista, anche se, per l'accerchiamento capitalistico e la minaccia di un intervento armato straniero, la vittoria del socialismo nell'URSS non poteva essere considerata come definitiva, ma anzi il pericolo di una restaurazione capitalistica rendeva necessario l'appoggio del proletariato europeo, alla cui lotta un'Unione Sovietica rafforzata avrebbe a sua volta recato maggior sostegno. Così Stalin poneva la questione:

«La vittoria del socialismo in un solo paese non è fine a se stessa. La rivoluzione vittoriosa in un paese deve considerarsi non come entità a se stante, ma come un contributo, come mezzo per affrettare la vittoria del proletariato in tutti i paesi. Poiché la vittoria della rivoluzione in un solo paese, in Russia nel nostro caso, non è soltanto il risultato dello sviluppo ineguale e della disgregazione progressiva dell'imperialismo. Essa è in pari tempo l'inizio e la premessa della rivoluzione mondiale ... Se è giusta la tesi che la vittoria definitiva del socialismo nel primo paese che si sia liberato è impossibile senza gli sforzi concordi del proletariato di più paesi, non è men vero che la rivoluzione mondiale si svilupperà tanto più rapidamente e profondamente quanto più sarà efficace l'aiuto del primo paese socialista alle masse operaie e lavoratrici di tutti gli altri paesi» (Stalin, La rivoluzione d'Ottobre e la tattica dei comunisti russi, in Opere scelte, vol. unico, p. 517).

http://www.resistenze.org/sito/ma/di/di/mddis1.htm

 

1.La questione della vittoria del socialismo in un solo paese

Il crollo dei paesi socialisti europei e soprattutto dell’Unione Sovietica viene sbandierato come la “prova” della giustezza della tesi di Trotckij sull’impossibilità della costruzione del socialismo in un solo paese. In proposito, però, di solito si tace che è stato proprio Lenin il primo a formulare, nel 1915, la tesi della possibilità del socialismo in un solo paese. Come è noto, in un articolo intitolato “Gli Stati uniti d’Europa , Lenin asserì: “L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Da ciò consegue che la vittoria del socialismo è possibile inizialmente in pochi paesi o addirittura in un singolo paese”. (Lenin, “Werke”, vol. 21, p.345.) Trotckij, già da anni uno degli antagonisti più accaniti di Lenin, immediatamente lo contraddisse, sostenendo che era illusorio credere “che, ad esempio, una Russia rivoluzionaria potesse affermarsi di fronte ad un’Europa conservatrice”( Trotckij, “Schiften”, vol. III, parte 1, p. 89 s..)

Stalin, che secondo quanto affermano gli odierni Trotzkisti sarebbe stato l’inventore della tesi della possibilità di costruire il socialismo in un solo paese, in realtà ha difeso quella tesi di Lenin contro Trotckij: “Che cosa significa la possibilità di una vittoria del socialismo in un solo paese? Significa la possibilità di superare le contraddizioni tra proletariato e contadini sulla base delle forze interne del nostro paese, la possibilità che il proletariato prenda il potere e si serva di questo potere per conseguire nel nostro paese la compiuta società socialista, appoggiandosi sulla simpatia e sul sostegno dei proletari degli altri paesi, ma senza una precedente vittoria della rivoluzione proletaria in altri paesi.

 Che cosa significa l’impossibilità della piena e definitiva vittoria del socialismo in un solo paese senza la vittoria della rivoluzione in altri paesi? Significa l’impossibilità di una piena garanzia contro l’intervento e di conseguenza anche contro la restaurazione dell’ordine borghese, qualora la rivoluzione non abbia vinto in almeno una serie di paesi”( Stalin, “Werke”, vol. 8, p. 58.)

Ma Stalin non ha solo difeso la tesi di Lenin: con la costruzione del socialismo e l’affermazione del potere sovietico di fronte agli aggressori fascisti, sotto la sua guida, il PCUS ha dato la prova della giustezza della tesi di Lenin.

Trotckij, al contrario, tutte le volte che ha profetizzato il crollo del potere sovietico, è stato contraddetto dalla storia, e ciò si è verificato anche a più riprese in uno stesso anno. Una delle sue ultime profezie di questo tenore, resa pubblica il 23 giugno 1939, suonava così: “Il regime politico non sopravviverà ad una guerra”

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtbf09-009159.htm    

“Per molto tempo il revisionismo si è mimetizzato tenacemente come antirevisionismo, come difesa del leninismo contro la asserita falsificazione di questo da parte di Stalin. Soltanto dopo aver praticamente completato la sua opera di distruzione, Gorbačëv si è tolto la maschera di comunista, di leninista, confessando pubblicamente di essere un simpatizzante della socialdemocrazia, dunque un anticomunista e un antileninista. 

Ma l’antistalinismo fin dal principîo è stato per sua intrinseca natura antileninismo, antimarxismo e anticomunismo.

Ancora oggi tuttavia molti, perfino nel campo comunista, non riconoscono ciò, perché soggiacciono tuttora all’influenza di decenni di propaganda di odio contro Stalin da parte dei Segretari generali anticomunisti del PCUS a partire dal XX Congresso: costoro hanno equiparato Stalin a Hitler, proprio quello Stalin, il quale, come aveva predetto Ernst Thälmann, ha spezzato a Hitler l’osso del collo!

Dobbiamo aver chiaro che, nella lotta contro l’antistalinismo, solo in apparenza si tratta della persona di Stalin, nella sostanza si tratta invece dell’esistenza stessa del movimento comunista: restiamo, come Marx e Engels, Lenin e Stalin, fermamente ancorati alla realtà della lotta alla classe oppure ci spostiamo, al pari degli antistalinisti Chruščёv, Gorbačëv e dei loro simili, sul terreno della riconciliazione con l’imperialismo?

Qui sta la questione, dalla cui risposta dipende il destino del movimento comunista. E poiché il problema può trovare una soluzione giusta solo se viene espulso il veleno revisionista in tutte le sue forme e manifestazioni, il movimento comunista deve vincere nelle proprie file anche l’antistalinismo.”

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtbf09-009159.htm

 

 

 

 

Due antistalinisti che hanno portato allo sfascio il PRC nato con un vizio di forma (cioè revisionista)
 

"Penso - ha detto Bertinotti - che non solo Lenin, ma tutti i grandi leader del movimento operaio del '900, siano morti e non solo fisicamente. Oggi sarebbe grottesco richiamarsi all'uno o all'altro''. E ancora: "Vorrei vederlo in faccia uno che oggi dica: voglio fare un partito marxista o leninista e che voglia mettere questa definizione nel suo statuto''.

Paolo Ferrero  mai stato filosovietico, o preso soldi dall'URss o stato erede di Cossutta. … Però ho sostenuto Solidarnosc  26.04.2014

 
 

 
 

 LA CONTRAFFAZIONE DEL "TESTAMENTO DI LENIN" http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=35460640  di V. A. Sakharov

    Pubblichiamo di seguito un'analisi di alcuni documenti attribuiti a Lenin prima della sua morte, notoriamente critici nei confronti di Stalin. Lo studio che presentiamo è stato dapprima pubblicato sul giornale "Molniya", organo del movimento di massa Trudovaya Rossiya, tradotto da Michael Lucas e pubblicato nella raccolta di articoli <the lie of the "Lenin Testament"> (Toronto, 1997).          Successivamente è apparso in "Revolutionary Democracy", Vol. VII, No. 1, Aprile 2001; tale testo è stato utilizzato per la nostra traduzione, riscontrata nelle due versioni in lingua inglese e francese.
    L'articolo è introdotto da estratti della "Lettera al Congresso", che fu esposta ai delegati del XIII Congresso tenuto nel maggio 1924, il quale riconfermò all'unanimità Stalin - che aveva presentato le sue dimissioni da Segretario generale - alla testa del partito.

    V. A. Sakharov solleva la questione della paternità di tale lettera e dei relativi documenti. Data l'importanza, non solo storica ma anche politica della questione - da sempre utilizzata dai trozkisti per i loro attacchi velenosi e denigratori - abbiamo ritenuto utile sottoporre questa indagine ai nostri lettori.

    Dalla "Lettera al Congresso":                                               

     I. "Il Compagno Stalin, divenuto Segretario Generale, ha concentrato nelle sue mani un'autorità illimitata, e io non sono sicuro che egli sappia servirsene sempre con sufficiente prudenza. D'altro canto, il compagno Trotsky, come ha già dimostrato la sua lotta contro il CC nella questione del Commissariato del Popolo per le Comunicazioni, si distingue non solo per le sue eminenti capacità. Personalmente egli è forse il più capace tra gli uomini nell'attuale CC, ma ha un'eccessiva sicurezza di sé e una tendenza eccessiva a considerare il lato puramente amministrativo del lavoro". 25 dicembre 1922 Registrato da M. V. (V. I. Lenin, Opere, Vol. 36, Mosca, 1971, pp. 594- 595).

     II. "Stalin è troppo rude, e questo difetto, del tutto tollerabile nell'ambiente e nei rapporti tra noi comunisti, diventa intollerabile in un Segretario generale. Perciò io suggerisco ai compagni di pensare alla maniera di rimuovere Stalin da questo incarico e di nominare al suo posto un altro uomo che a parte tutti gli altri aspetti, si distingua dal compagno Stalin nel presentare solo vantaggio, quello cioè di essere più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni, meno capriccioso, ecc. Questa circostanza può apparire come un dettaglio trascurabile. Ma io penso che dal punto di vista delle misure di sicurezza contro una scissione e dal punto di vista di quanto ho scritto sopra sui rapporti tra Stalin e Trotsky non è un dettaglio, ovvero è un dettaglio che può avere un'importanza decisiva". Registrato da L. F. 4 gennaio 1923 (op. cit. p. 596).

    L'attualità politica e scientifica di una lotta di principio contro qualsiasi pseudo-creazione riguardante V. I. Lenin, sta di fronte ai movimenti comunisti contemporanei. Questa lotta non è solamente difensiva. Il fine non è quello di dare agli operai un'immagine di V. I. Lenin nella sua grandezza, ma quello di salvaguardare e promuovere la vittoria della rivoluzione comunista. Queste lettere del cosiddetto testamento non appartengono a Lenin Tra i miti che sono legati alla vita e all'opera di V. I. Lenin, il più subdolo, raffinato e al tempo stesso il più distruttivo nelle sue conseguenze politiche ed ideologiche è il mito del cosiddetto "Testamento Politico" di V. I. Lenin, che raccoglie un certo numero di documenti, conosciuti anche come "Ultimi articoli e lettere". Il problema scientifico che ci troviamo di fronte consiste nell'accertare che ciascuno di questi documenti sia effettivamente opera di V. I. Lenin.
    Quindi l'esame di tutti questi documenti è una questione di verifica. Queste lettere sono dattilografate. V. I. Lenin non ha firmato nessuno di questi documenti o lettere, ed essi non possono essere verificati come tali. La firma sotto il testo battuto a macchina è "AM. V." o "L.F." Queste iniziali non possono sostituire un documento autografo o una copia firmata da Lenin.

    E' un fatto che la paternità di Lenin riguardo questi documenti, resa pubblica fin dall'inizio, malauguratamente non è mai stata messa in dubbio. Vi è stato il riconoscimento del fatto che essi sono stati scritti da V. I. Lenin. Ciò è stato accettato persino dallo stesso Stalin. Questa situazione, ovviamente, ha dato un considerevole aiuto ai revisionisti che erano ancora nella direzione del PCUS dopo la morte di Lenin. La storia dimostra che questi "documenti" sono diventati parte di un "intrigo". Tuttavia, un'analisi scientifica esige che tali documenti siano esaminati dal punto di vista storico.

Le analisi storiche non devono essere concepite per mostrare o provare che questo o quel documento non appartengono a V. I. Lenin. Piuttosto l'onere della prova deve pesare nell'altro senso: l'analisi deve provare che queste lettere appartengono effettivamente all'insieme delle opere che ricadono sotto la paternità di V. I. Lenin. L'autore ha studiato i documenti ed ogni possibile archivio disponibile di tutti i materiali, ed è giunto alla seguente conclusione. Parlando concretamente, nell'analisi del cosiddetto "Testamento" si applica la seguente logica: voi potete dividere i documenti in due parti:

 (1) quelli in cui la paternità di Lenin è dimostrata completamente e senza alcun problema attraverso metodi differenti,

 (2) quelli in cui la paternità di Lenin non può essere provata tramite alcun mezzo scientifico. A questo proposito dobbiamo dichiarare con forza che in nessuno dei testi di Lenin inconfutabilmente riconosciuti, e nella loro forma originale, è presente alcun pensiero o un'espressione contro Stalin.

Tuttavia, in questa parte del controverso "Testamento" di V. I. Lenin (vale a dire ciò che noi riteniamo non appartenere alla mano di Lenin) avviene esattamente l'opposto: essa è piena di antistalinismo ed è politicamente motivata a questo fine.

Il testamento In realtà, la parte del "Testamento" di Lenin è basata sui seguenti articoli: * Le "Pagine degli appuntamenti dal suo diario quotidiano ", * "Come dobbiamo riorganizzare Rabkrin?", * "Meglio meno, ma meglio", * "Sulla nostra Rivoluzione". Questi articoli sono stati resi pubblici e pubblicati dall'inizio di gennaio fino ai primi di marzo del 1923. Inoltre la sua dettatura della "Lettera al Congresso" è stata effettuata tra il 26 e il 29 dicembre del 1922, e tratta della riorganizzazione del Comitato Centrale e del livello delle ispezioni degli operai e dei contadini e dei compiti del Gosplan. Infine, un articolo: "Sulla Cooperazione", è datato 4- 6 gennaio 1923. Non tutti questi documenti sono firmati da Lenin. Ma il testo, il lavoro compiuto su di essi (o sulle loro singole fasi) sono fissati in differenti documenti dalla segreteria di Lenin, durante l’attività svolta su di essi. Le date sono anche fissate nei documenti del Politburo. Tutto ciò conferma la loro autenticità. In altre parole, e questa è un'affermazione facile da verificare, ciò significa che quando V. I. Lenin lavorava su questi documenti, o dopo che essi sono stati terminati, egli era sempre in grado di sorvegliare il loro completamento. In definitiva, questi documenti concordano in parecchi punti, e sono confermati dai documenti che V. I. Lenin ha ricevuto dopo il loro perfezionamento da parte della segreteria. Lenin li ha ricevuti per dare la sua approvazione finale, oppure li ha usati come riferimento, quando la discussione era ancora in corso all'interno del Comitato Centrale del partito. Questi documenti interni non sono contraddittori tra loro, né mostrano degli atteggiamenti antagonistici all'interno della direzione. In questi documenti ci sono delle idee sviluppate, ma nessuna distinzione principale dagli scopi di altri documenti. Infine, essi non sono in contrasto con altre raccomandazioni fatte da V. I. Lenin. Si può dire che c'è coerenza in seno e tra questi documenti.

Attacco contro Stalin Il secondo gruppo di documenti - in cui "le parti che non sono di Lenin" possono essere rintracciate nel "Testamento di Lenin", presenta assolutamente un altro tipo di problemi. Questi problemi possono essere riassunti come segue:
      (1) Noi vediamo una nota caratteristica, che si legge come "dettata da V. I. Lenin". Questo accade il 24-25 dicembre 1922 e il 4 gennaio 1923. E' qui che noi troviamo la base per un attacco contro G. V. Stalin. Stalin era sicuramente, in effetti, il luogotenente di V. I. Lenin ed un leader del partito.

    (2) Appare qui un cosiddetto "articolo" <sulla questione delle nazionalità o della "autonomizzazione">.

    (3) Si sostiene la presunzione che esiste una lettera politica, "dettata" il 5-6 marzo 1923 (a Trotsky, Mdivani, Makharadze) con una dichiarazione di solidarietà con loro.

    (4) Si suppone la lettera-articolo indirizzata a Stalin con una "minaccia di interrompere i rapporti personali" tra Lenin e Stalin. Tutto ciò ci mostra che Lenin stesso non era l'autore, e che non vi è alcun testimone esterno del fatto che Lenin scrisse questa lettera!

Nondimeno il lettore può chiedere: da dove otteniamo questa informazione su questo documento? La nostra analisi è confermata:

    (1) dal cosiddetto "Diario quotidiano delle segretarie" di V. I. Lenin;

    (2) dalle persone che hanno consegnato questi documenti al Plenum del Comitato Centrale del PCUS. Esaminiamo questi due punti in dettaglio. "Il Diario" della Segreteria è il più rilevante e, finora, questo documento non è mai stato messo in discussione. Tuttavia esso non è mai stato esaminato in dettaglio dal punto di vista scientifico e storico. In realtà era inutile fare ciò, poiché oggi è noto ed accettato che questo "Diario" dopo il 18 dicembre 1922 non è più considerato come un documento del lavoro quotidiano della Segreteria di Lenin. Ciò perché esso è il lavoro di nuovi autori, allo scopo di assicurare dei cambiamenti da effettuare, laddove possibile, su dati temi teorici e politici, da parte di artefici che a quel tempo erano ben n a s c o s t i . Re a l i s t i c ame nt e parlando esso è un d o c u m e n t o inventato, falso.

Giudicate voi stessi. L'inizio della malattia di Lenin, il 18-19 dicembre 1922, ha visto Lenin dover di fatto smettere di occuparsi della fase centrale del suo lavoro. Sfortunatamente, durante questo periodo la sua Segreteria ha praticamente cessato di funzionare, ed i diari quotidiani non sono registrati. I progetti sono rimandati. Ma quando questi "Diari" vengono di nuovo redatti, noi troviamo delle "versioni" completamente nuove rispetto a ciò che si è supposto Lenin abbia dettato. Nei "Diari" ci sono intere pagine vuote, le annotazioni vi sono collocate solo irregolarmente. Tra le pagine dove c'è qualche annotazione, durante questo periodo ci sono delle pagine vuote. Ciò ha in effetti dato ai promotori del "Testamento" l'opportunità di riempire le pagine che erano vuote. Miracoli cronologici
Questo è confermato dai successivi periodi di tempo o dall'analisi cronologica, che proverà a dimostrare che L. A. Fotieva (una delle segretarie che redigevano i "Diari") avrebbe dovuto fare un'annotazione per il 28 dicembre 1922 e per i giorni 4-9-19-24 gennaio 1923. M. V. Volodicheva da parte sua promise di riempire queste date per il 26 dicembre ed il 17 marzo. Ma questo non è tutto, qualcos'altro "appare" nel calendario del “Diario”, o nella Segreteria, ad opera di Fotieva e Volodicheva. Ne risulta una buffa sequenza di date. Dopo il 30 gennaio c'è un'annotazione, segnata il 26 gennaio, quindi di nuovo un'annotazione il 30 gennaio. Sembra che l'annotazione del 24 non sia peggiore dell'annotazione del 30 (non del 31, come per errore materiale è riportato nel documento, N.d.T.). L'annotazione finale, in terza battuta, è anch'essa del 30 gennaio 1922. Le annotazioni di febbraio sono difettose come quelle di gennaio: il 10 febbraio, le segretarie scrivono nel "Diario" un'annotazione sulla mattina del 7; dopo ciò sulla mattina del 9; segue un'annotazione per la sera del 7, poi un'annotazione per la mattina del 9 e quindi per la serata del 7. Ma nella mattina del 9 esse spariscono per riapparire di nuovo per la seconda volta in febbraio. La fine di questo balletto nelle annotazioni del “Diario” sopraggiunge il 9 febbraio.

 Ciò dimostra dunque in breve che tutte queste date sono state manipolate, e che davanti a noi non c'è il documento che questi nemici tentano di presentarci come l'originale. Delle analisi scientifiche sugli scritti del “Diario” quotidiano ci mostrano che, da dopo il 18 dicembre, la moglie di Stalin, N. S. Allieueva, non scriveva su questo “Diario”, in quanto facente parte della segreteria di V. I. Lenin, sebbene essa abbia continuato a lavorare nella Segreteria con altre funzioni. Nel "Diario", appaiono dunque degli inserimenti, alle pagine del 23-24 dicembre e del 17 e 30 gennaio. Questo mostra che ci sono delle aggiunte inserite dopo che il “Diario” è stato compilato. Tutti questi "stili ineguali" inseriti nel "Diario" si spiegano sulla base del fatto che il lavoro su di esso non era stato completato. Qualcosa sembra aver impedito l'ulteriore falsificazione di questo "Diario" così come era stato deliberatamente deciso.

A parte il "Diario" delle segretarie, esistono note scritte quotidianamente dei dottori che si occupavano di V. I. Lenin. Tra i "diari" delle segretarie ed i documenti scritti dai dottori, troviamo molte differenze riguardo ai dettagli, alle date e ad altre annotazioni. Ad esempio, le segretarie nel "Diario" mantengono il silenzio circa il lavoro di V. I. Lenin, mentre i medici ne hanno scritto: il 25, 29, 31 dicembre, il 1-4, 10, 13, 16-27 gennaio, quindi il 18-20, il 25-27 febbraio, ed infine il 2 e 3 marzo. Ciò ammonta a 20 giorni di differenza tra le annotazioni dei dottori e la totale mancanza d'annotazioni da parte delle segretarie. Vi è anche un esempio nella direzione opposta, allorché V.I.
Lenin non ha lavorato con le segretarie, mentre invece le segretarie ci dicono che avevano ricevuto delle dettature da parte di V. I. Lenin il 24-26 gennaio, e il 3,9,10,12,14 febbraio. Si tratta di una discordanza di ulteriori otto giorni con le altre annotazioni dei dottori. Immaginate un “diario", che è una documentazione quotidiana degli eventi, in cui 28 giorni su 72 non coincidono o sono completamente l'opposto (rispetto ad altre fonti, N.d.T.)!

E' molto interessante notare cosa accadeva durante queste "date discutibili", in cui il lavoro è stato presumibilmente svolto dalle segretarie. E' in questo periodo che compare l'informazione sul testamento di Lenin e la sua critica contro G. V. Stalin, rispetto alla questione della costruzione di uno stato nazionale; evento che ha tutti gli elementi essenziali di una "bomba" messa lì apposta per Stalin. Ne segue, che è proprio questa informazione, "inserita" nel “Diario”, a diventare la base presunta della tesi della paternità di Lenin di tale "articolo", di <sulla questione delle nazionalità" o della "autonomizzazione"> e delle lettere del 5-6 marzo 1923.

Il lavoro di Trotsky La situazione non può essere sanata dalle diverse memorie di Trotsky o delle segretarie di V. I. Lenin, Fotieva, Volodicheva, Glyasser. Tutte queste memorie cercano di dare autorità e credito al fatto che questi documenti sono stati effettivamente scritti da V. I. Lenin. Tutti costoro cercano di dimostrare "le basi storiche ed attuali" di questi documenti. Ma il confronto tra questi stessi documenti secondari mostra chiaramente così tante serie contraddizioni con i documenti e gli scritti dei dottori, e discrepanze tra loro stessi, che quanto da loro riportato non può essere accettato come veritiero; e non può dunque aiutare a stabilire la paternità di V. I. Lenin nei confronti di questi documenti e testi. Se la semplice logica non basta a convincerci non ci resta che credere alle loro parole. Ma questo può far piacere solo a chi vuol essere imbrogliato.

 La storia della pubblicazione di questi documenti e la loro utilizzazione nelle lotte politiche non ha niente a che vedere con quanto scritto nell'ultimo testamento, consegnato da V. I. Lenin al partito tramite il vertice del CC del partito, il Politburo ed i suoi compagni di lotta più vicini. In primo luogo, un tale appello segreto non era nello spirito di V. I. Lenin, esso non appartiene al suo metodo politico di lavoro. In secondo luogo, questi documenti scritti non sono stati dettati in circostanze normali, poiché V. I. Lenin ha avuto ampia opportunità di fare apertamente appello al partito con qualunque suggerimento egli ha considerato opportuno e necessario. Non vi era alcun "regime carcerario" ipoteticamente instaurato da Stalin mentre V. I. Lenin era vivo. La presenza nel CC del PCUS e nel Politburo di differenti gruppi politici, e la lotta tra di loro, assicura la sconfitta di qualsiasi tentativo di nascondere i documenti di Lenin. In terzo luogo, sarebbe stato illogico rimandare qualsiasi decisione su non importa quali questioni, dalle quali dipendeva la vita del partito o il futuro della rivoluzione, a qualche decisione futura, ad un Congresso del partito. Non era certo quando, dopo la presumibile scomparsa di V. I. Lenin, si sarebbe tenuta una riunione posposta, poiché non era tra l'altro certo quando Lenin, ammalato in modo critico, sarebbe morto.

Tutti questi esempi dimostrano che i documenti non erano autentici. Ma vogliamo riflettere su chi erano gli autori del "Testamento"? Chi poteva trarre profitto da esso? Gli autori di questa leggenda del "Testamento di Lenin" sono Trotsky, Fotieva, Zinoviev, Bukharin. Essi "hanno inserito" questi testi nell'arena politica assai prima della morte reale di V. I. Lenin. Essi hanno atteso finché Lenin non fosse più capace di scrivere, dettare o leggere i materiali, hanno redatto questi documenti come un metodo politico di lotta contro G. V. Stalin. Trotsky, con l'aiuto di una delle segretarie, la Fotieva, ha composto il cosiddetto "articolo", <sulla questione delle nazionalità o della"autonomizzazione">. Mentre hanno fatto questo, essi hanno apertamente dichiarato di non aver ricevuto alcuna direttiva, ma di essersi basati sulla richiesta di V. I. Lenin e di non aver saputo quando questa è stata fatta. Ma la manovra da parte di questi elementi non ebbe successo, perché lo stato dell'URSS fu proclamato al XII Congresso del partito. In questo Congresso essi tentarono, basandosi sul "testo di Lenin", di smembrare l'URSS che era stata appena adottata dal Congresso. Malgrado i loro sforzi, questi elementi non sono stati capaci di dissolvere l'URSS appena formata. La battaglia contro di essi è stata condotta da G. V. Stalin. E' proprio durante questo periodo del dibattito sull'URSS che "l'articolo" apparentemente scritto da V. I. Lenin è stato distribuito da Trotsky ed è stato consegnato alla Segreteria di V. I. Lenin per essere registrato nel "Diario"! Dopo il Congresso, l'intensa lotta di Trotsky contro G. V. Stalin entrò in una nuova fase. Alla fine del maggio 1923, Krupskaya (la moglie di Lenin, N.d.T.) dà a Zinoviev il testo di un "materiale dettato" del 24-25 dicembre 1922 - che costituisce una parte delle "caratteristiche delle persone nel CC". Essa non lo consegna alla Segreteria del CC, come avrebbe dovuto fare, non nelle mani del Politburo, ma solamente ad uno dei suoi membri, che aspirava a guidare il paese. Inoltre, Zinoviev era molto amareggiato ed invidioso per la crescita di autorità e prestigio di G. V. Stalin. Zinoviev quindi informa i membri ed i candidati membri del Politburo ed il Presidium della Commissione Centrale di Controllo. Circa il desiderio apparentemente espresso di V. I. Lenin riguardante questo materiale dettato, ossia che tale lettera era per il Congresso, Krupskaya non ne fece neppure cenno, né la consegnò in tempo utile per il Congresso. Eppure ella disse che "questo documento dovrebbe essere consegnato solo al Comitato Centrale". La leggenda su questa lettera riappare frequentemente ed ha avuto serie ripercussioni. Questa lettera nacque durante le lotte interne in seno al partito. Due mesi più tardi Zinoviev e Bukharin informarono G. V. Stalin, Segretario Generale del PCUS, eletto dall'ultimo Congresso, sull'esistenza di questa "lettera" (ossia la "lettera dettata" il 4 gennaio 1923). Questo avveniva durante le manovre di Zinoviev e Bukharin finalizzate a mettere il lavoro di G. V. Stalin sotto la direzione di un partito che era sotto il loro controllo, assieme a Trotsky.

 Essi hanno cercato di utilizzare l'autorità di V. I. Lenin. Queste cosiddette "lettere dettate" sono diventate il mezzo per spogliare Stalin della sua autorità, poiché essi stessi non avevano sufficiente autorità personale per sostituire G. V. Stalin. I nemici interni avevano riunito le loro forze per sfidare Stalin, basandosi solamente sulle presunte "lettere dettate" di V. I. Lenin. Il meccanismo della falsificazione La storia di questi documenti e della loro pubblicazione, non fornisce alcun esempio concreto circa la paternità di V. I. Lenin di questi documenti. Anche lo stile con il quale essi sono composti, ed altre particolarità, costituiscono argomentazioni contro questa paternità. Il contenuto e le "caratteristiche", come per premeditazione, si sono "offuscati" col tempo. Offuscati, a tal punto, che gli argomenti sul loro contenuto, costituiscono ancora oggi oggetto di discussione. Ad esempio, la prima risposta, da parte di Tomsky, fu questa: "Nessuno qui, tra le grandi masse, ne capirà il significato". Nel testo noi non possiamo trovare alcuna evidenza che dimostra che esso sia stato composto e dettato da V. I. Lenin. Eppure c'è qualche luce nelle torbide acque di questo testo. Tra tutte le falsità e gli incomprensibili pensieri che l'autore di questo testo ha cercato di comunicare, non si può dubitare su quanto egli ha voluto dire: sbarazzatevi di G.V. Stalin come Segretario Generale del Comitato Centrale. La medesima cosa si può dire per le lettere del 5-6 marzo.

Non c'è alcuna firma di V. I. Lenin, né c'è alcuna registrazione di questa lettera negli schedari della Segreteria. Ciò può essere spiegato. Dobbiamo capire per quale motivo queste "lettere" non sono state utilizzate da Trotsky, Mdivani ed altri, al XII Congresso del partito, nella lotta contro G. V. Stalin sulla questione della costruzione dello stato nazionale. La lotta era feroce ed i nemici hanno cercato di utilizzare per intero l'autorità di V. I. Lenin e i documenti. Ma questi documenti sono stati "dati al mondo" in modo completo molto più tardi. Trotsky cominciò ad utilizzare questi documenti solamente nell'autunno del 1923. Queste lettere sono state rese pubbliche solamente dopo il fallito tentativo di sbarazzarsi di Stalin come Segretario Generale. Trotsky cercò di promuovere l'idea che vi era un blocco di comprensione e cooperazione tra lui e V. I. Lenin contro G. V. Stalin. L'abuso, sia politico che psicologico, andava avanti a piena velocità. Ma Stalin resistette a questo attacco. Nemici dell'URSS contro Lenin e Stalin La questione della presunta lettera di Lenin a Stalin in cui egli si dice pronto a interrompere i rapporti personali con lui richiede uno studio maggiore. Dobbiamo precisare qui che tutta la storia delle lettere dettate e della loro presunta consegna a G. V. Stalin è molto oscura e contraddittoria. Lasciamo che il lettore faccia le sue considerazioni. Per questo noi ci riferiremo al testo seguente: M. I. Ulyanova e M. V. Volodicheva (in V. I. Lenin, Opere Complete, vol. 45, p. 486; Izvestia CC PCUS, 1989, N. 12, p.198-9). Volodicheva ha dichiarato che essa stessa ha scritto la lettera dettata. Ma, in qualche modo, questo documento è in due copie differenti, presenta due versioni diverse; una è stata scritta e firmata da V. I. Lenin (e non da G. V. Stalin, come per svista è riportato nel documento, N.d.T), (o è stata firmata da qualcun altro?); l'altra (come fosse della Volodicheva), dall'inizio alla fine porta dei cambiamenti che la rendono irriconoscibile. Com'è possibile che anche questa seconda versione sia firmata? Perché vi sono due risposte da parte di Stalin?

Perché G. V. Stalin scriverebbe due versioni di una lettera a V. I. Lenin sulla questione della presunta critica di Lenin contro Stalin? E perché neppure una di queste risposte di G. V. Stalin arrivò mai nelle mani di V. I. Lenin? Il periodo di tempo tra la risposta di Stalin (il 7 marzo) e l'inabilità fisica alle normali funzioni di V. I. Lenin (il 10 marzo), avrebbe permesso tempo sufficiente per consegnare una risposta da un ufficio ad un altro. L'articolo sulla questione della nazionalità è incredibile, su parecchi punti. Non solo la situazione politica a quel tempo era completamente inattesa da V. I. Lenin; non è possibile attribuire la russofobia a V. I. Lenin; ma è impossibile riconoscere Lenin anche dalla stessa formulazione di questo articolo. Un esempio: "Ho già scritto nei miei lavori circa la questione nazionale". Ed ancora: l'autore suggerisce di attendere, fino a quando non ci saremo impadroniti dell'apparato di governo. Lenin non ha proposto tali problemi nel dicembre 1922. Se dobbiamo seguire questo "ragionamento" non solo l'URSS non sarebbe esistita, ma anche la Repubblica Sovietica Caucasica non avrebbe dovuto essere formata.
     Ma V. I. Lenin ha combattuto per ottenere la formazione di questa Repubblica, contro Mdivani ed i suoi sostenitori. Oltre a ciò, quindi ne consegue che persino la Repubblica Federativa Sovietica Russa non avrebbe dovuto essere stata formata, poiché l'apparato non era ancora "il nostro"! L'autore mischia la realizzazione del diritto delle repubbliche-nazioni di separarsi dall'URSS, come garantito dalla Costituzione, insieme con la questione della qualità dell'apparato governativo dello Stato! Ma, "l'apparato di governo" non fu, o non è, l'entità legale per conferire questo diritto. Questa è costituita dai Deputati dei Popoli che siedono nel Soviet Supremo dell'URSS - l'apparato di governo è proprio il servitore e il mittente delle decisioni. Lenin sapeva perfettamente, da chi, e dove e come questo problema veniva deciso. Esso sarebbe deciso solo nel sistema della dittatura del proletariato, che egli ha formato e rafforzato. L'argomentazione offerta nelle "lettere" non è tratta dall'arsenale di V. I. Lenin. Questa sorta di argomenti noi la troviamo solamente nelle dispute interne dei nazional-separatisti. In conclusione, sollevare il problema dell'"autonomia", dopo che la questione dell'URSS era stata decisa, non era la proposta di V. I. Lenin, né ciò era consono ai suoi principi. Ciò avrebbe significato ritornare ad una questione, che già era stata respinta da tempo.

     Alla fine del 1922, nessuno ha nemmeno parlato di tale questione della formazione dell'URSS sulla base dell'autonomia. Questo perché tutti si espressero contro la questione dell'autonomia, che avrebbe significato in effetti la liquidazione della Repubblica Socialista Federativa Sovietica della Russia. Dov'è qui l'approccio di Lenin in tale materia? L'autore di questo "articolo di Lenin", deve essere ricercato, fra i nemici dell'unità delle repubbliche Sovietiche e della federazione. Lenin non fa parte di questi elementi, di questi nemici dell'unità delle Repubbliche Sovietiche. In questo campo c'erano tre blocchi distinti influenzati da Mdivani, Svanidze e Rakovski. L'identità dell'autore di questo articolo deve essere cercata in questi ambienti, ma vi sono dei fatti che suggeriscono che il suo autore non era altri che Trotsky. V. I. Lenin non poteva essere stato questo autore. Sfortunatamente, non c'è ancora nessuna solida prova riguardo chi sia il suo autore, ma i fatti puntano tutti verso Trotsky. Lenin per Stalin, Trotsky contro L'analisi dei pensieri politici di questo falso "testamento" dimostra che esso non rappresenta realisticamente la lotta politica che covava allora all'interno del Comitato Centrale del partito, nel quale Lenin ha giocato il ruolo teorico principale.

     La realtà politica è che G. V. Stalin non ha nominato se stesso Segretario Generale. Ma era V. I. Lenin che, cercando qualcuno che lo rimpiazzasse, all'XI Congresso del partito fece ogni sforzo per assicurarsi che G. V. Stalin divenisse il Segretario Generale. V. I. Lenin allora non inviò documenti, lettere o proposte, per dire che Stalin non era in grado di diventare il Segretario Generale. Lenin non ha mai usato tale linguaggio in nessuno dei suoi discorsi, dei suoi consigli o dei suoi commenti. Il "Testamento" di Lenin non rispecchia affatto ciò.

 Giudicate voi stessi. Lenin vide nella nostra rivoluzione una buona prospettiva, mentre Trotsky si limitò a continuare a ripetere la necessità di una rivoluzione permanente (gennaio e novembre 1922). Lenin promosse la fusione finale del partito e del governo, mentre Trotsky fu contrario a ciò, proponendo il suo rabberciamento. Lenin fu per la riorganizzazione dell'Ispezione Operaia e Contadina, mentre Trotsky fu per la sua liquidazione. Lenin fu per lo sviluppo del Gosplan come commissione di esperti, Trotsky perché esso diventasse un piano operativo, ecc. ecc. In questa situazione è possibile che Lenin abbia scritto un attacco personale contro Stalin, il suo più stretto alleato politico, ed abbia proposto che la carica più alta dovesse andare al suo rabbioso avversario Trotsky?

Noi non possiamo affatto adottare questo punto di vista. Una comprensione realistica del "Testamento" di Lenin è differente. Essa dà nelle mani degli alleati di Lenin, delle munizioni per ulteriori lotte contro Trotsky nelle serie questioni della rivoluzione socialista. Giungiamo ad una conclusione. Noi abbiamo una base per dichiarare che Lenin non fu l'autore di questi articoli, lettere o altri documenti. Questo fatto necessita di correzioni storiche in modo che gli insegnamenti di Lenin vengano depurati da queste falsificazioni. Noi dobbiamo comprendere il Testamento di Lenin nel contesto della vita politica di quel tempo, delle lotte politiche condotte da V. I. Lenin nel 1921-1922 contro Trotsky. Questa lotta è stata intrapresa da Lenin con Stalin come suo alleato leale, il quale ha promosso e seguito la linea di lotta di Lenin, e dopo la morte di Lenin si è fatto carico del pesante fardello di continuare la lotta contro Trotsky. La parte inventata del "Testamento" può essere compresa soltanto in un contesto storico molto più ampio, nel contesto della lotta all'interno del CC del partito contro Trotsky e il suo gruppo.

All'interno di questa lotta è stata combinata una lotta contro Stalin che fu consolidata e promossa da Zinoviev, che era anti-leninista. Oggettivamente, l'intero piano di entrambi questi raggruppamenti era di allontanare Stalin dalla direzione con l'aiuto dell'autorità di V. I. Lenin e cambiare così il corso politico del Partito Comunista Russo (B). Dobbiamo essere veramente coscienti che la base della lotta per la direzione fu una lotta storica per la questione principale della rivoluzione socialista. Ragioni di spazio non ci consentono di andare oltre nel ragionamento. Possiamo soltanto dichiarare che negli "archivi di Trotsky", dopo la "lettera" di Lenin sulle caratteristiche di Stalin, la copia include un emendamento redatto nella scrittura propria di Trotsky che dichiara: "Ho pubblicato la mia copia. L. Trotsky". La contraffazione continua I miti che sono alimentati sulla base degli ultimi articoli e delle lettere di V. I. Lenin non sono cessati neppure più tardi, anni dopo la morte di V. I. Lenin. In questo contesto Krusciov e Gorbaciov hanno fatto loro proprie aggiunte ed interpretazioni. Parti delle lettere di Lenin sono state adoperate per soddisfare un bisogno dei nemici dei tempi attuali. Esse sono state impiegate principalmente con un carattere antistalinista. Ad esempio, nella lettera del 23 dicembre, c'è una frase: "Vorrei condividere questo con Voi...". Nella pubblicazione da parte di questi nemici contemporanei, è scritto come "con voi" attribuendo così un significato totalmente nuovo a ciò che Lenin ha affermato. Lenin lo ha dichiarato al Congresso del Partito, rivolgendosi ad esso con il titolo "Voi", che merita. Questo modo di rivolgersi era in contrasto con il "voi" che si rivolge a chiunque, in opposizione ad una entità eletta dal popolo. Questa lettera è anche registrata nella segreteria di Lenin come una lettera a G. V. Stalin per il Congresso. Ciò conferma ancora di più la sua essenza, avendola indirizzata con il "Voi". Ma Nikita Krusciov ha deciso che per lui, sarebbe più vantaggioso lanciare la critica a Stalin. Nella frase: <egli ha una influenza tremenda per tutte le "corti" del partito> - la parola "corti" è stata cambiata nelle parole "codice di legge". Questo non solo falsifica le parole di V. I. Lenin, ma lascia la frase senza alcun significato. Quante corti possono esserci nel partito e che tipo di corti sono? Nel lessico politico di V. I. Lenin negli ultimi anni, le cose sono chiare. Con la parola "corti", egli ha inteso i differenti oppositori, sempre pronti a criticare il partito ed a cercare di cambiare il suo corso.

Tra questi "giudici di corte", c'era in primo luogo Trotsky ed il suo gruppo. E' contro questi "giudici" che Lenin ha combattuto una lotta aspra, così come ha fatto anche G. V. Stalin, l'amico e l'aiutante principale di V. I. Lenin, al quale è stata scritta questa lettera. Sono questi i "giudici", che sono stati chiamati a tal riguardo "critici" e "nostri Suhanoviti", a cui Lenin si riferisce nella sua dettatura del 26 dicembre ed anche nell'articolo "Sulla nostra Rivoluzione" (Lenin, vol. 45, p. 347, 383, 385.). La frase: "50-100 membri del CC il nostro partito deve esigerli dalla classe operaia", è stata cambiata con: "...il nostro partito ha il diritto". Lenin ha dichiarato che il CC esige 50-100 nuovi membri per il Comitato Centrale allargato, mentre i falsificatori dicono "il partito chiede". Una tale falsificazione era necessaria, affinché la lettera a G.V. Stalin fosse considerata come una lettera al Congresso del partito, anziché uno scambio di idee tra Lenin e Stalin. Nell'articolo di V. I. Lenin "Come dobbiamo riorganizzare Rabkrin?", che è stato falsificato dai nemici, l'articolo afferma: "che nessuna autorità, ne del Segretario Generale, ne di nessun altro membro del CC può immischiarsi nel lavoro della Commissione Centrale di Controllo, o ha il diritto di affidare alla Commissione di Controllo qualsiasi questione quanto al suo lavoro..." (Lenin, Opere complete, (in Russo), Volume 4, (sic) pag. 387). La nomina del Segretario Generale è inserita per essere ritenuta ed usata contro G. V. Stalin. Secondo gli archivi (come scritto sulla Pravda, 25 gennaio 1923) parole come Segretario Generale non sono state trovate da nessuna parte. La frase che è stata impiegata era: "nessuna autorità potrà essere impiegata...". Questa è una falsificazione aperta, che serve a provare e dimostrare che questo è "un documento" di critica di Lenin nei confronti di Stalin, falsificando così l'intera comprensione del testamento. Provocazione ideologica

E' ora noto quale significato fu attribuito all'articolo "Sulla Cooperazione" durante il periodo della perestroika. Con questo articolo scritto da Lenin, i revisionisti hanno cercato di eliminare qualsiasi altro scritto di V. I. Lenin. Sotto questo slogan, essi hanno dichiarato che era necessario rivalutare tutti gli aspetti del socialismo. Anche non c'è assolutamente nessuna parola di questo genere in V. I. Lenin, essi hanno cercato tuttavia di utilizzarlo, nell'ideologia della "perestroika". Questa è una faccenda di spudorata falsificazione. Negli scritti di Lenin non c'è una parola od un'articolo "Sulla Cooperazione", ma c'è una prima e una seconda "edizione" di questo articolo. Lenin, mentre lavorava su questo articolo non era ancora soddisfatto del suo scritto, qualcosa nella sua mente lo persuase che avrebbe potuto esporre il suo pensiero molto più chiaramente. Ciò è confermato dalle proprie note scritte a margine del testo, che era ben conosciuto da quei nemici, informati del fatto che Lenin stava lavorando su questioni importanti. Lenin scrisse nelle sue note a margine: "Nessuna variazione mi piace, perché alcune di esse contengono forme che hanno bisogno di un'ulteriore elaborazione da un punto di vista ideologico, ed entrambe hanno bisogno in una certa misura di qualche correzione". Questa nota a margine è stata datata 7 gennaio 1923. Naturalmente questa annotazione non esprime l'intero testo. Noi dobbiamo cercare di rappresentare che cosa rendeva Lenin insoddisfatto nella sua elaborazione di questo importante documento. Da Bukharin a Krusciov, fino a Gorbaciov L'articolo "Sulla Cooperazione" è il pensiero supremo ed è finito nelle mani di Bukharin. Da Krusciov questo "documento" è passato a Gorbaciov, e qui davanti ai nostri occhi, c'è questa bomba ideologica, mascherata come se V. I. Lenin ne fosse l'autore finale. Questo articolo è stato espanso ed utilizzato come una deformazione dall'interno da parte di Krusciov, quando egli cominciò a smembrare lo stato socialista. Ciò è stato reso possibile in quanto questo menzognero sotterfugio ha avuto un importante effetto politico dietro le quinte. Al tempo di Bukharin è stato utilizzato a favore dei kulaki, per salvarli come classe. Al tempo di Krusciov è stato usato come veicolo per criticare la tesi di Stalin, ossia che nel periodo di accerchiamento capitalistico i successi del socialismo saranno sempre più considerevoli, mentre i resti delle classi sfruttatrici disperse "proveranno in tutti i modi a loro disposizione di rovesciare lo stato socialista, essi saboteranno sempre più lo Stato Sovietico, come ultimi mezzi per conservare la loro posizione di classe privilegiata". La critica di questo testo ha aiutato Krusciov ad aprire una campagna contro Stalin. Durante la gestione di Gorbaciov esso è stato usato per incitare la gente a non credere più alla via ideologica della costruzione del socialismo in URSS, per giustificare il percorso non socialista e “l’accomodamento” con il capitalismo in URSS, per evidenziare la necessità di sbarazzarsi dell'eredità socialista del paese, per sostenere che in un modo o nell'altro avremmo perso e che era inutile tentare di ristabilire il socialismo, che non c'è niente da guadagnare da esso, che non era più necessario che la nostra storia.... Ad ogni modo, i lettori stessi sanno molto bene cosa c'era e come era, e quello che è seguito.

Da Teoria & Prassi n. 16

 

 

                                    

 

 È DEL TESTAMENTO CHE BISOGNA DUBITARE!!
Dopo avere cercato, trovato e pubblicato i giudizi "demolitori" di Lenin su Trotsky corredati di ampia documentazione su le fonti in modo che potessero essere giudicati nel contesto, ho ritenuto doveroso, prima di trarre conclusioni, cercare anche eventuali giudizi negativi di Lenin su Stalin.
 
 
Ebbene, che io sappia non si conoscono giudizi negativi di Lenin su Stalin a parte qualche divergenza di idee e a parte quelli del “fantomatico” testamento.
 
Non solo, ma Stalin fu insignito delle più alte cariche proprio da Lenin e appoggiato dal gruppo dirigente
 
 Infatti, originariamente, il partito bolscevico, pur avendo un'organizzazione ben precisa, non aveva un dirigente generale vero e proprio. Si riconosceva nelle idee e nell'azione del grande leader bolscevico Lenin, che però era soltanto presidente del Consiglio dei commissari del popolo dell'URSS.
La carica di segretario generale venne invece creata dall'XI Congresso del Partito nel 1922, ed il primo a ricoprirla fu Stalin per espresso desiderio di Lenin e appoggiato anche dalla gran parte del gruppo dirigente preoccupato, si può ipotizzare, per il prestigio popolare acquisito dal fondatore dell'Armata Rossa, sul quale pesavano però alcune notevoli divergenze politiche.
 
 
STALIN ERA LA SOLA PERSONA MEMBRO DEL COMITATO CENTRALE, DELL'UFFICIO POLITICO, DELL'UFFICIO ORGANIZZATIVO E DELLA SEGRETERIA DEL PARTITO!
 
 Anche Trotscky rivestì delle cariche di prestigio, ma di gran lunga minori e certamente non entrò nel comitato centrale!!!
 Fu commissario agli esteri della R.S.F.S.R., poi ministro della guerra nei primi anni della Rivoluzione, nel cui ruolo organizzo l'Armata Rossa e la condusse alla vittoria nella guerra civile contro i bianchi appoggiati dall'intervento imperialista occidentale. E Lenin nel ’20 lo nomino, in aggiunta, anche ministro delle ferrovie. Certamente in ciò si può cogliere una contraddizione: come mai Lenin  sceglie come ministro un compagno verso cui ha manifestato poca stima!  Ma i giudizi esistono!
 
 Chi ha letto Lenin ben conosce, mi si fa notare, il suo tratto di mordace polemista, anche nei confronti di compagni che stimava, ma i giudizi espressi in molte occasioni su Trotsky   si possono tranquillamente definire più che mordaci altamente demolitori e certamente non lasciano intuire nessuna stima!!
 
 
E comunque ripeto questa vena mordace (demolitoria) Lenin non la manifestò mai nei confronti di Stalin.
 Mi si fa notare che questi giudizi sono in contraddizione con il testamento!!!
 
 Visto che dei giudizi non si può dubitare perché ampiamente documentati e allora, cari compagni,
 
 
È DEL TESTAMENTO CHE BISOGNA DUBITARE!! (Testamento non autografo nè firmato)
 
 Infatti se il testamento è in contraddizione per quanto riguarda Trotsky, a maggior ragione lo è per quanto riguarda Stalin. Lenin che aveva sempre stimato Stalin, che aveva espressamente voluto che ricoprisse la carica di segretario generale nell’XI congresso del 22, nel fantomatico testamento cambia idea??
 
 Ripeto:
È DEL TESTAMENTO CHE BISOGNA DUBITARE!! (Testamento non autografo nè firmato)
 
 vedere:vedi: La contraffazione del "Testamento di Lenin" di V. A. Sakharov  http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=35460640
 
 e qui: http://www.spazioamico.it/Antologia_di_testi_su_stalinismo_e_antistalinismo.htm#23


 

 

  

 STALIN NEGLI ANNI DELLA RIVOLUZIONE  Lui e non Trotscky

 
Lui e non Trotscky:

1) "Partecipa alla ELABORAZIONE DELLA PRIMA COSTITUZIONE SOVIETICA e, per incarico del Comitato centrale, organizza una conferenza disocialisti della corrente rivoluzionaria di vari partiti d´Europa e d´America."

2) "Sulla questione della PACE DI BREST-LITOVSK È DECISAMENTE SCHIERATO CON LENIN CONTRO TROTSKI,(*) le cui posizioni avventuriste consentono alla Germania di penetrare ancora più all´interno del territorio sovietico e ostacolano lo sviluppodell´alleanza tra la classe operaia e i contadini-soldati che vogliono la pace.

3) "Nel marzo 1918 il VII Congresso del partito approva le posizioni di Lenin sullaquestione della pace e nomina una commissione, sotto la direzione di Lenin,incaricata di elaborare il programma del partito. STALIN NE FA PARTE." (lui e non Trotsky n.d,r.)

4) Infine,iniziato l´intervento armato contro la rivoluzione, è impegnato continuamentesul fronte politico e militare per difendere il potere sovietico. HA UN RUOLO DI ENORME IMPORTANZA NELLA GUERRA CIVILE PARTECIPANDO DIRETTAMENTE ALLA CONDUZIONE DELLE OPERAZIONI MILITARI SU TUTTI I FRONTI:
- prima spezzal´offensiva delle truppe controrivoluzionarie bianche a Zaritzin (che poiprenderà il nome di Stalingrado);
- organizza la liberazione di Karkov e di Minsk;
- batte Kolciak sul fronte orientale;
- più tardi dirige la difesa di Leningrado;combatte sul fronte di Smolensk e, sul fronte meridionale, guida lacontroffensiva che annienta Denikin.

- Nell´offensiva contro le truppe polacche è COMMISSARIO POLITICO DELLA LEGGENDARIA ARMATA A CAVALLO di Budionny.(lui e non Trotsky n.d,r.) Combattein Crimea, ributtando a mare Wrangel e ponendo fine alla guerra civile.

Nel frattempo, nel novembre 1918, è stato chiamato a far parte del Consigliodella difesa dove esercita le funzioni di sostituto di Lenin. 

(LUI E NON TROTSKY n.d.r.)
p.s. se ne facciano una ragione i nemici di Stalin e i devoti di Trotsky!!!

http://www.resistenze.org/sito/ma/di/bi/madbst.htm 
(*) http://www.associazionestalin.it/brest_lenin.pdf

 

 

 

 

 STALIN.... DIRESSE LE GUARDIE ROSSE NELLA PRESA DEL POTERE.

Lui e non Trotscky:

Il ruolo di Stalin nella Rivoluzione d'Ottobre

"Va di moda presentare la Rivoluzione d'Ottobre come un evento da cui Stalin sarebbe stato del tutto estraneo. Anzi, si è giunti pure a dire che essa è stata diretta e capeggiata da TROTSKIJ e che questi avrebbe avuto un ruolo ancora maggiore del reale ispiratore e condottiero dell'epopea rivoluzionaria russa, Vladimir Lenin"!!!! [....]
"Fu nel corso di questi anni che, temprandosi come rivoluzionario, Stalin arrivò ai vertici del Partito e LAVORO' in stretto contatto CON LENIN." [....]
"Fu pochi giorni prima dell'insurrezione che già si delineavano le differenze fra la linea di Lenin e quella di Trotskij. Questi infatti proponeva di attendere il Congresso dei Soviet prima di scatenare l'insurrezione, COSA CHE NE AVREBBE DECRETATO LA DISFATTA. Lenin invece capì che occorreva lanciare subito l'insurrezione armata e non dare tempo al governo per rispondere. [...].

Stalin appoggia la linea leninista su ogni questione
e, quando viene costituito l'Ufficio Politico del Comitato Centrale incaricato di dirigere la rivolta, fu chiamato a farne parte.

In sede di Comitato Centrale, venne eletto il centro del Partito per il coordinamento dell'insurrezione, composto da Stalin (in qualità di presidente), Sverdlov, Dzherzinskij, Bubnov e Uritsky. E fu svolgendo questo importante incarico che in prima persona, assieme al Comitato Militare Rivoluzionario, dall'istituto Smolny, DIRESSE LE GUARDIE ROSSE NELLA PRESA DEL POTERE."
http://scintillarossa.altervista.org/specialeottobre/Ottobre_Stalin.htm
https://www.facebook.com/notes/giuseppina-ficarra/stalin-diresse-le-guardie-rosse-nella-presa-del-potere/10153386214974605


 


 

 


 

 IL PENSIERO DI LENIN SU TROCKIJ
da I Maestri del Socialismo


Si usa spesso dire che nel suo "Testamento" politico Lenin avesse dato indicazioni verso Trockij piuttosto che verso Stalin come leader del partito bolscevico e del nascente stato sovietico. In realtà in tale "Testamento" Lenin esprimeva profonde riserve su tutti principali leader del partito bolscevico dell'epoca, riscontrando difetti teorici, pratici o caratteriali sia in Stalin che in Kamenev, Bucharin, Zinov'ev e, non ultimo, nello stesso Trockij.

Riguardo a quest'ultimo anzi il giudizio di Lenin stesso era sempre stato molto severo e teso alla diffidenza politica. A questo riguardo occorre ricordare che tale preoccupazione era presente nell'intero gruppo dirigente del partito bolscevico, tant'è che lo stesso Stalin fu nominato segretario generale del partito già nel 1922, Lenin vivente, appoggiato non solo da Lenin ma dalla gran parte del gruppo dirigente (compresi gli altri leader prima nominati), preoccupato per il prestigio popolare acquisito dal fondatore dell'Armata Rossa, sul quale pesavano però alcune notevoli divergenze politiche.

A titolo di esempio riportiamo una lunga serie di giudizi non propriamente positivi dati dal compagno Lenin su Trockij (che riportiamo pur ricordando che fu lo stesso Lenin e lo stesso partito ad affidare spesso incarichi importanti e determinanti per il buon esito della rivoluzione bolscevica e della sua salvaguardia; è però importante ricondurre pregi e difetti ad un giudizio critico adeguato ai fatti storici):

"Una classe rivoluzionaria non può, durante una guerra reazionaria, non augurarsi la sconfitta del proprio governo. Questo è un assioma contestato soltanto dai fautori coscienti o dagli impotenti accoliti del socialsciovinismo. Al primo gruppo appartiene ad esempio Semkovski, del comitato d’organizzazione. Fra i secondi troviamo Trotski, Bukvoied e, per la Germania, Kautsky. Il desiderio della sconfitta della Russia – scrive Trotski- è una <<immotivata e ingiustificata concessione alla metodologia politica del socialpatriottismo, che sostituisce alla lotta rivoluzionaria contro la guerra e contro le condizioni che l’hanno generata un orientamento, in una simile situazione estremamente arbitrario, verso la linea del minor male.>>  Nasce Slovo n.105 
    Ecco un saggio delle frasi ampollose con cui Trotski giustifica sempre l’opportunismo. La lotta rivoluzionaria contro la guerra è una semplice frase senza contenuto – una di quelle frasi in cui sono maestri gli eroi della II internazionale- se parlando di questa lotta non s’intende parlare di azioni rivoluzionarie contro il proprio governo anche in tempo di guerra. Per capirlo basta rifletterci un po’. E le azioni rivoluzionarie in tempo di guerra contro il proprio governo, innegabilmente, incontestabilmente, significano non soltanto augurarsi la disfatta di questo governo, ma portare alla disfatta un contributo effettivo (Per il lettore perspicace: non si tratta affatto di far saltare dei ponti, di organizzare ammutinamenti militari votati all’insuccesso, e, in generale, di aiutare il governo a schiacciare i rivoluzionari.). Trotski, cercando di cavarsela con delle frasi, prende lucciole per lanterne. Pare a lui che augurando la disfatta della Russia si voglia la vittoria della Germania (Bukvoied e Semkovski esprimono più francamente questo pensiero, o meglio questa povertà di pensiero che hanno in comune con Trotski). E in questo Trotski vede la metodologia del socialpatriottismo! Allo scopo di aiutare la gente che non ha il dono di pensare, la risoluzione di Berna spiega: in tutti i apesi imperialisti il proletariato deve augurarsi la disfatta del proprio governo. Bukvoied e Trotski hanno preferito passare sopra a questa verità
.."

 Lenin Opere Scelte vol.21 pag.249 Ed. Riuniti 1966 - "La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialistica"
https://paginerosse.wordpress.com/2015/07/11/v-i-lenin-la-sconfitta-del-proprio-governo-nella-guerra-imperialista/

"La spudoratezza di Trotsky nel ridurre al minimo il partito e esaltare se stesso."
(Significato storico della lotta all'interno del Partito comunista in Russia, 1911)

"Frasi risonanti ma vuote di quelle in cui Trotsky è un maestro".
(Significato storico della lotta interna nel Partito comunista in Russia, 1911)

"L’ossequiosità di Trotsky è più pericolosa di un nemico! Trotsky non poteva offrire alcuna prova, ad eccezione di conversazioni private (semplice sentito dire, che in Trotsky sussiste sempre)."
(Il diritto delle nazioni all’autodeterminazione, 1914)

"Antiche e pompose ma perfettamente vacue frasi di Trotsky... Nessuna parola sul merito della questione... Esclamazioni vuote, parole di alto volo, uscite arroganti contro avversari che l'autore non nomina, affermazioni straordinariamente importanti - questo è il repertorio di Trotsky".
(Pravda, 1913)

"Non capisce il significato storico delle differenze ideologiche tra gruppi e tendenze marxiste"
(Rottura dell’Unità, 1914)

"Trotsky non ha mai avuto una opinione ferma su nessuna questione importante del marxismo".
(Il diritto delle nazioni all'autodeterminazione, 1914)

"Trotsky, tuttavia, non ha mai avuto un "aspetto", l'unica cosa che ha è l'abitudine di cambiare fronte, di saltare dai liberali ai marxisti per ritornare di nuovo, di impostare esageratamente argomenti e frasi roboanti..."
(La rottura del blocco di agosto, 1914)

"Trotsky, da un lato, rappresenta solo le sue esitazioni personali e nient'altro. Nel 1903, fu menscevico; nel 1904, ha lasciato i menscevichi; nel 1905 ritornò al menscevismo urlando frasi ultra-rivoluzionarie; nel 1906 lo lasciò di nuovo; alla fine del 1906 sostenne accordi elettorali con i cadetti (essendo ancora una volta con i menscevichi); nella primavera del 1907, al Congresso di Londra, affermò che differiva da Rosa Luxemburg in "dettagli specifici di idee piuttosto che di linee politiche". Un giorno Trotsky plagia l'eredità ideologica di una fazione, il giorno dopo ne plagia un altra, e infine si dichiara al di sopra delle fazioni."
(Significato storico della lotta all'interno del Partito comunista in Russia, 1911)

"Trotsky fu un ardente iskrista nel 1901-1903, e Ryazanov descrisse il suo ruolo nel Congresso nel 1903 come "il randello di Lenin". Alla fine del 1903, Trotsky fu un ardente menscevico (cioè un transfuga passato dagli iskristi agli "economisti"). Egli proclama che "tra la vecchia e la nuova Iskra vi è un abisso". Nel 1904-1905 abbandona i menscevichi e assume una posizione incerta, ora collaborando con Martynov (un "economista") ora proclamando l'assurdamente sinistra teoria della "rivoluzione permanente". Nel 1906-1907 si avvicina ai bolscevichi e nella primavera del 1907 si proclama d'accordo con Rosa Luxemburg.”
(Come si viola l'unità gridando che si cerca l'unità, 1914)

"Che canaglia questo Trotsky; frasi di sinistra, e in blocco con la destra contro la sinistra di Zimmerwald!!!".
(Lettera a Kollontai, febbraio 1917)

"Trotsky arrivò, e questo farabutto subito si alleò con l'ala destra del Novy Mir contro la sinistra di Zimmerwald! [...] Questo e’ Trotsky! Sempre fedele a se stesso = truffaldino, si finge di essere di sinistra e aiuta la destra, per quanto possibile..."
(Lettera a Inessa Armand, febbraio 1917)

"Un leader politico è responsabile non solo della propria politica, ma anche per gli atti di coloro che egli guida."
(I sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky, 1921)

"Trotsky ha fatto perdere tempo al partito in una discussione di parole e brutte tesi... Tutte le sue tesi, quanto la sua intera piattaforma, sono così errate che abbiano sottratto risorse e l'attenzione del Partito dal lavoro pratico nella "produzione" di un sacco di discorsi vacui [...] dopo la sessione plenaria di novembre in cui si è data una soluzione chiara e teoricamente corretta."
(Ancora una volta sui sindacati, 1921)

"Il suo rifiuto a far parte del comitato dei sindacati è stata una violazione della disciplina del Comitato centrale."
(Discorso sui sindacati, 1921)

"L’apparato è per la politica, non la politica per l'apparato [...] Trotsky è un uomo di temperamento con esperienza militare. Egli è affezionato all'organizzazione ma, come in politica, non ha nessuna idea."
(Riassunto di note di Lenin in occasione della Conferenza dei Delegati al X congresso del PC(B), marzo 1921).

"Il compagno Trotsky parla di “stato operaio". Lasciatemi dire che questa è un'astrazione, non è proprio uno “Stato Operaio”. Questo è uno dei principali errori del compagno Trotsky [...] Per una cosa: il nostro non è in realtà uno stato operaio, ma uno stato di operai e contadini. E molto deriva da esso."
(I sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotsky, 1921)

"Trotsky accusa Tomsky e Lozovsky di pratiche burocratiche. Io direi che è vero il contrario."
(Secondo Congresso dei minatori russi, 1921)

"In relazione all’Ispezione operaia e contadina, il compagno Trotsky ha fondamentalmente sbagliato [...] In relazione alla Commissione di pianificazione dello Stato, il compagno Trotsky non ha solo sbagliato ma sta giudicando qualcosa su cui è sorprendentemente male informato"
(Replica sulle osservazioni sulle funzioni del Vice Presidente dei Commissari del Popolo, 1922).
[fonte:
http://noicomunisti.blogspot.it/2012/09/le-reali-opinioni-di-lenin-su-troztskij.html]

 

 

 

 Ancora giudizi di Lenin su Trotsky

Lenin  Sul diritto delle nazioni all’autodecisione

 pubblicato nella rivista Prosvestcenie, n.4-5-6,1914

http://www.resistenze.org/sito/ma/di/cl/mdclbl29-009770.htm 

“Il servizievole Trotski è più pericoloso di un nemico! Eglinon poté trovare argomenti per dimostrare che i «marxisti polacchi»sono, in generale, partigiani di ogni articolo di Rosa Luxemburg, se non nelle«conversazioni particolari» (e cioè semplicemente nei pettegolezzi di cuiTrotski vive sempre). Trotski presenta i «marxisti polacchi» come gente senzaonore e senza coscienza, che non sa nemmeno rispettare le proprie convinzioni eil programma del proprio partito. Il servizievole Trotski!”

“Perché Trotski tace questi fatti ai lettori della sua rivista? Soltanto perché egli ha interesse a speculare sul rinfocolamento dei dissensi fra gli avversari polacchi e russi del liquidatorismo e ad ingannare gli operai russi sulla questione del programma”.

“Finora, Trotski non ha mai avuto opinioni ferme su nessuna questione importante del marxismo egli «si insinuava sempre attraverso la fessura» aperta da questo o quel dissenso, passando da un campo all’altro. Oggi, egli è in compagnia dei bundisti e dei liquidatori. E questi signori non fanno cerimonie col partito.”

                    -- ~ ---

In V.I.Lenin; Sulla diplomazia di Trotskij
 
https://www.facebook.com/editnote.php?draft&note_id=10153244513704605&id=1541433933
https://paginerosse.wordpress.com/2012/09/04/sulla-diplomazia-di-trotskij/

Dallo scritto così intitolato apparso nel Sotsialdemokrat,1911, n. 25. Cfr. Lenin, Opere complete, v. 17.

“…….per lui (n.d.r.Trotsky)  il centro russo del partito, creato dallastragrande maggioranza delle organizzazioni socialdemocratiche russe, è ugualea zero! O forse, compagni, Trotskij e il suo gruppetto estero sono essi stessiuno zero per le organizzazioni socialdemocratiche russe?”


Il compito di Trotskij consiste appunto nel dissimulare illiquidatorismo gettando polvere negli occhi degli operai.”

“Con Trotskij non si può discutere sulla sostanza, in quanto egli non ha idee.Si può e si deve discutere con i liquidatori e gli otzovisti convinti, ma conun uomo che giuoca a nascondere gli errori sia degli uni che degli altri non sidiscute: lo si smaschera come… diplomatico della peggiore lega.”

                                        *****
In
V.I.Lenin;Come si viola l’unità gridando che si cerca l’unità  [Pubblicato in Prosvešcenie, 1914 n.5. CfrLenin, Opere complete, v. 20.]
 
(https://www.facebook.com/notes/giuseppina-ficarra/i-giudizi-di-lenin-su-trotsky/10153244513704605)

 

A proposito di “frazionismo” Lenin scrive:
“Questi sono fatti ben noti nella storia del marxismo organizzato in Russia.
 Basta appena ricordarli perchéci si renda conto della menzogna flagrante diffusa da Trotskij.”

“A Trotskij piacciono le frasi sonore e vuote. Questo è noto.!”
 

   1. Trotskij nonspiega e non comprende il significato storico delle divergenze idealitra le correnti e le frazioni del marxismo, banché queste divergenze riempianovent’anni di storia della socialdemocrazia e riguardino le questioni essenzialidel momento attuale (come dimostreremo in seguito);

   2. Trotskij non ha capito lecaratteristiche fondamentali del frazionismo come riconoscimentoverbale dell’unità e divisione reale;

   3. sotto la bandiera del“non-frazionismo”, Trotskij difende una delle frazioni dell’emigrazioneparticolarmente povera di idee e priva di importanza nel movimento operaio diRussia.

   Non è tutt’oro quel cheluce. Le frasi di Trotskij scintillano e suonano molto, ma sono vuote.”

Così parla Trotskij che, non sapendoapprofondire le sue idee e connettere le sue frasi, ora vocifera contro ilfrazionismo, ora grida: “La scissione fa, una dopo l’altra, delle conquiste cheequivalgono a suicidi” (n. 1, p. 6).”

“. Innanzi tutto ringraziamo Trotskij: non molto tempo addietro(dall’agosto 1912 al febbraio 1914) egli seguiva F. Dan, che, com’è noto,minacciava di “uccidere” la corrente antiliquidatricee faceva appello agli altri perché lo aiutassero. Oggi Trotskij non minaccia di“uccidere” la nostra tendenza politica (e il nostro partito: non arrabbiatevi,cittadino Trotskij, perché è la verità!), ma profetizza, soltanto che essa siucciderà da sé

   E’ molto meno brutale, non è vero?E’ quasi “non frazionistico”, non è cosi?

   Ma non scherziamo oltre (per quanto lo scherzo sia ilsolo modo di rispondere cortesemente alle chiacchere insopportabili diTrotskij).  “Suicidio” è puramente e semplicemente unafrase, una frase vuota, è “trotskismo”.”

“Trotskij è molto propenso a spiegare i fenomeni storici in modo lusinghieroper sé, assumendo il tono di “un profondo competente” e servendosi di frasipompose e sonore.”

“Quando si leggono affermazioni di questo genere, ci si domandainvolontariamente se esse non provengano da un manicomio.”

Trotskij tenta di disorganizzare ilmovimento e di provocare una scissione.” [….] “Questi sonoprocedimenti del tutto degni di Nozdrëv e di Iuduška Golovlëv.

   [Nozdrëv, personaggio delle Animemorte di Gogol, ubriacone, mentitore efanfarone. Per Golovlëv cfr. sopra la nota allo scritto di Lenin Rossoredi vergogna di Iuduška Trotskij.]”

(“Se le divergenze sono state soltanto  inventate o esagerate, ecc. dai “leninisti”e se in realtà l’unità è possibile tra liquidatori, plechanoviani,vperiodisti, trotskisti, ecc., perché in due anni non ne avete data ladimostrazione con il vostro esempio?”)

“Trotskij inganna i propri lettori nascondendo taledisgregazione.”

 “Quando in Europa (piace aTrotskij di parlare a sproposito di europeismo)……….”
“…….a Trotskij sono “simpatici” i modelli europei di opportunismo……..”

  Note su fb:
https://www.facebook.com/notes/10150611047454605/?pnref=story
https://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/10204737821875693
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http://www.spazioamico.it/Facebook_Note_di_giuseppina_ficarra.htm#28

prossima la traduzione in italiano di "La disgregazione dell’URSS" di Mijail Kilev
vedi
Recensione di “Krusciov e la dissoluzione dell’URSS”

 

 Pietro Ancona rivaluta Stalin (Fluorilegio di pensieri espressi in varie occasioni)

Quarta giornata di lavori sul pensiero di Antonio Gramsci.  

Oggi c'è stata l'ultima giornata di studi su Gramsci dedicata agli usi politici che oggi si fanno o si potrebbero fare del pensiero del grande dirigente del partito comunista italiano per dieci lunghissimi anni chiuso in carcere da Mussolini che, pur essendo afflido da gravi e debilitanti malattie, ebbe la forza di lasciarci un patrimonio inestimabile di idee. un deposito inesauribile di riflessioni sulla storia d'Italia sulla sua cultura sulla funzione delle sue classi dirigenti. Credo si possa dire che Gramsci è stato per il socialismo italiano molto di più di quello che Benedetto Croce è stato per il liberalismo. Gramsci ha fornito ai comunisti le chiavi per capire la storia del loro paese ed in più il martirio della sua stessa persona per il sostegno della causa dei comunisti cosa che Benedetto Croce si guardò bene dal dare acconciandosi a trascorre i venti anni del fascismo in una nicchia indisturbata. La relazione è stata tenuta stasera dal prof. Francesco Giasi vice direttore della Fondazione Gramsci che ha lumeggiato aaspetti importanti della biografia e della opera di Gramsci. Ha detto che il pensiero di Gramsci va sempre letto nel contesto storico in cui è maturato e che è sbagliato stralciarne aspetti e pretendere con questi di interpretare il presente. Di Gramsci bisogna assorbire la capacità di leggere la realtà e la cultura e non riprodurre meccanicamente la sua lettura della realtà e della cultura. Ha parlato dell'assenza in Italia di un partito gramsciano. Ma come fa ad esserci un partito gramsciano se il revisionismo ha travolto e fatto degenerare il c omunismo specialmente con la Bolognina e l'assunzione del pensiero unico come pensiero del partito che fu una volta il PCI? Come si può accettare Gramsci quando si è rinnegata la rivoluzione d'ottobre Lenin Stalin e la loro opera? Si può essere gramsciani senza essere comunisti? Non è possibile!! E' stato bello, bellissimo vedere tanti giovani seguire per quattro giorni questa bella iniziativa dei giovani comunisti. Questa è la meglio gioventù quella che studia, si informa, discute, lotta per una Sicilia ed una Italia migliori!

http://www.spazioamico.it/L'ANGOLO_DI_PIETRO_in_ordine_cronologico_VI_parte.htm

11.1.2013

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In questi ultimi tempi ho avuto modo di riconsiderare convinzioni che avevo radicato dentro di me da decenni. Una di queste si riferiva a Stalin ed al periodo storico in cui l'URSS fu diretta da lui dalla morte di Lenin al 1953. Avevo accettato come verità assoluta le rivelazioni di Kruscev al 20 Congresso del 1956 e, in conseguenza di ciò, anche la smobilitazione dell'URSS fatta da Gorbacev ed Etlsin. Con l'aiuto di alcuni ausili storici come gli scritti del prof. Losurdo e di Martens e sopratutto con un'analisi critica più libera del comportamento attuale e della storia del capitalismo e dell'Occidente sono giunto ad un giudizio diverso dell'opera di Stalin e dei bolscevichi. Io ero e resto socialista libertario ma ciò non mi impedisce di vedere Stalin come lo considerava il PSI di Nenni e Morandi fino al ventesimo congresso del PCUS. Cioè come un grande statista della storia, edificatore di una società nuova che aboliva lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Ma Stalin è ancora argomento tabù e molta gente si scandalizza ed è sconcertata quando qualcuno ne parla bene o giustifica il suo operato. Sessanta anni dopo il ventesimo congresso è difficile recuperare obiettività. Tanti amici non capiscono quella che considerano soltanto una mia radicalizzazione estremistica. Io non sono un estremista. Dal metodo di storia comparata applicato dal prof. Lo Surdo ho imparato a vedere in modo meno limitato gli eventi inserendoli negli scenari che li hanno prodotto. Non c'è dubbio che coloro i quali negavano a Rosa Parks ancora nel 1955 il diritto al posto in autobus non hanno le carte in regola per condannare come illiberale il regime sovietico. Non c'è dubbio che la fabbrica di Stalin era di gran lunga più umana e più civile della Fiat di Marchionne. Stalin inoltre non usò le bombe atomiche come fece Truman deliberatamente per terrorizzare il mondo. (Se non fosse stato così gli USA non avrebbero fatto esplodere una seconda bomba dopo avere constatato gli effetti apocalittici della prima).

Ma mi rendo conto di andare controcorrente e moltissime persone, brave ed oneste persone di sinistra, non sono in grado di accettare la revisione del giudizio sullo stalinismo e che io non condivida la loro ancestrale condanna. Ma io non per questo fingerò di continuare a credere agli orrori di Stalin e del comunismo.

 

ComeDonChisciotte Forums-viewtopic-Stalin
https://forum.termometropolitico.it/155585-pietro-ancona-e-non-solo-lui-rivaluta-stalin.html

 

Vedi anche http://domenicolosurdo.blogspot.it/2010/10/uno-scambio-di-idee-con-pietro-ancona.html

 

27/7/2012

 

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 Perchè dobbiamo dirci comunisti
pubblicato in http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osipcb20-010518.htm    
e  http://ilpartitocomunista.it/2012/02/24/perche-dobbiamo-dirci-comunisti-di-pietro-ancona/ 

      C'è qualcosa di malato nella fuga da se stessi, dagli ideali per i quali si è combattuto magari tutta la vita, negli allontanamenti e nelle  tristi e squallide abiure dal comunismo o dal socialismo e cioè di quanto di meno immanente ci possa essere oggi nella realtà italiana ed europea in preda a spinte di segno assolutamente reazionario di destra. Ed è singolare che i ravvedimenti i ripensamenti avvengano mentre si chiede la resa incondizionata ai lavoratori e la cancellazione di ogni seppur minimo tratto di socialismo nel welfare delle legislazioni europee. Perchè  personaggi autorevoli della "sinistra" maestri di pensiero si affannano a comunicare che tutto ciò in cui avevano creduto è sbagliato e spesso anche abominevole?
    Sono rimasto assai colpito della spiegazione che Rossana Rossanda, un vero e proprio mostro sacro per diverse generazioni di intellettuali comunisti, ha dato ieri alla crisi di vendite del "Manifesto" che oramai non raggiunge più le quindicimila copie giornaliere. Rossanda si domanda: se non possiamo più dirci comunisti che cosa siamo? Io credo che la crisi di lettori del Manifesto non nasca da una crisi della idea del comunismo nella gente ma dal progressivo spretamento di gruppi dirigenti storici della sinistra italiana e dal loro abbandono di ciò che Rodolfo Morandi chiamava le" latitudini dottrinarie del socialismo". Questa crisi di "spretamento", di perdita della fede e delle ragioni della scelta politica è stata visibile in tutta la vicenda della aggressione e della distruzione della Libia. Rossanda riteneva che fosse condivisibile la rivolta armata contro la Jamaria e la dittatura di Gheddafi ed ha dato spiegazioni assurde per l'intervento dello Occidente dicendo che derivava da ragioni elettorali interne alle Francia. Il Manifesto ha tirato la volata da sinistra ad una sanguinaria guerra colonialista che ha sfasciato la Libia e l'ha trasformato in un inferno in cui la legge è scomparsa e si è in balia degli odi tribali. Credo che rispetto la questione siriana si sta ripetendo lo stesso "errore" di valutazione. Ma si tratta proprio di un errore oppure di un cambiamento radicale di prospettiva, in una condivisione della idea che l'Occidente sia la democrazia e la Siria la Libia l'Iraq siano tirannidi da estirpare anche con il bisturi della guerra e dei bombardamenti? Rossanda si ripara come Berlinguer sotto l'ombrello della Nato e sotterra l'analisi  comunista della realtà mondiale?
  A questo punto quale differenza tra Rossanda e Veltroni che criminalizza l'art.18 e D'Alema che dopo avere bombardato Belgrado si dichiara pronto ad arruolarsi per la Siria? Che c'è di diverso nelle abiure e nei ripensamenti di questi personaggiP? Che cosa resta di sinistra se non di comunista nel "Manifesto"? Perchè i compagni dovrebbero continuare a distinguere Rossanda da Bersani?
   E' singolare che più la realtà precipita verso il peggio della crisi sociale ed economica e più si fa insopportabile e stringente la presa autoritaria di un capitalismo sempre più feroce e sempre più portato alla distruzione della civiltà europea come l'abbiamo conosciuta da cinquanta anni a questa parte e più  i gruppi dirigenti e singole personalità della sinistra comunista e radicale rinculano a destra, sempre più a destra. Qualcosa di simile si verificò alla vigilia del nazismo quando importanti gruppi e personaggi della socialdemocrazia  si convertirono al fascismo.  Potrei capire che un capitalismo keinesiano progressista tollerante ed aperto al benessere dei ceti medi e dei lavoratori possa indurre un dirigente di sinistra a moderare, ad attenuare al massimo la propria intransigenza di oppositore. Ma come si fa a diventare di destra quando abbiamo avuto la tatcher e Reagan e quando il potere delle banche è diventato terroristico verso le famiglie e le nazioni ed i salari sono stati abbassati brutalmente in tutto l'Occidente?
  Nella fase storica che si è aperta sarebbe auspicabile piuttosto che l'abiura una riscoperta integrale del comunismo da Carlo Marx e Federico Engels alla Rosa luxemburg, a Lenin ed a Stalin. Lenin spiega alla perfezione il fallimento e la vacuità dei regimi parlamentari e Stalin potrebbe offrire il modello sovietico della accumulazione collettiva e della trasformazione di un popolo di 160 milioni di contadini poveri ed analfabeti in un popolo di scienziati, ingegneri, professori, medici, tecnici capaci di vincere Hitler e di competere nella sfida spaziale. Ecco, mentre la crisi della società   spinge a destra la Rossanda,  Bersani ed a tantissimi altri, la  classe operaia  che c'è sempre e la lotta di classe che non è mai finita ripropongono la riscoperta integrale del Comunismo oggi più che mai attuale e corrispondente agli interessi generali della umanità. Per questo, io che sono stato socialista tutta la vita credo che oggi essere socialisti non vuol dire convincersi delle buone ragioni di Friedman e di Monti ma diventare fino in fondo comunisti. Comunisti come potevano esserlo i bolscevichi. La Grecia, la Libia, l'Iraq ci indicano tutto quello per cui  dobbiamo lottare....Le scelte sono diventate radicali e discriminanti.
 Pietro Ancona

 

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Stalin è il comunismo

 

le tesi dell'ottavo congresso del PRC condannano senza alcuna indulgenza lo stalinismo e lo considerano una malattia, una corruzione del comunismo. Io credo che in questa condanna ci sia un errore derivante dalla voglia di ripulirsi della storia spesso tragica del comunismo mondiale e di ripararsi, come disse Berlinguer, sotto l'ombrello della Nato. Se guardiamo lo stalinismo riferendoci al periodo storico in cui Stalin diresse l'URSS parliamo del comunismo come si è realizzato dopo la morte di Lenin. Condannando Stalin si condanna il comunismo e lo stesso Lenin, cioè la rivoluzione d'ottobre alla quale il PRC dice di riferirsi. Il comunismo non poteva essere diverso da quello realizzato da Stalin e difeso dall'invasione degli eserciti del mondo capitalistico ed infine trasfuso della Costituzione del 1947 dell'URSS che è una delle più avanzate del mondo. Se si condanna soltanto l'opera dottrinaria e teorica di Stalin non si sa bene di che cosa si parla perchè niente c'è di più elevato del pensiero sulle nazionalità e sulla lingua di Stalin.  Un rispetto profondo per i popoli della URSS e di tutto il mondo che veniva avvertito dal mondo oppresso dal colonialismo e dall'imperialismo anglosassone ed europeo che avevano in lui un punto di riferimento nella lotta per il loro riscatto.

 

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C'è una sorta di reazione di sgomento superstizioso quando si cita positivamente Stalin. E' la stessa reazione che si riscontra quando si cita negativamente Padre Pio di Pietralcina che, seppur santificato a furore del popolo dei suoi numerosi fan, fu assai discusso dalla Chiesa ed in qualche modo subito di mala voglia. Una identica reazione se si loda Stalin e se si critica Padre Pio. La stessa superstizione. C'è una responsabilità storica del gruppo dirigente comunista non più bolscevico del XX Congresso. Immaginatevi al posto di Togliatti, Gramsci,Terracini, Scoccimarro Secchia persone come Bersani, D'Alema, Veltroni, Camusso, Napolitano. Insomma la corrente migliorista del PCUS ha preso il sopravvento e i dirigenti della potente Unione Sovietica non accettavano più come Stalin di ricevere un modesto compenso mentre oramai amministravano ricchezze e risorse immense. Per quanti privilegi potesse avere la Nomenclatura essi erano ben misera cosa in confronto a quelli ai quali agognavano le cricche radunate attorno a Kruscev e poi trenta anni dopo attorno a Gorbacev. La direzione di un immenso Stato ne aveva fatto dei borghesi senza averne però i vantaggi che hanno i dirigenti delle "democrazie" occidentali. Lo stalinismo era il massimo di idealità e di spiritualità nella gestione dello stato comunista. Una gestione di persone che guadagnavano al massimo tre o quattro volte quanto un operaio. Il kruscevismo è stato un colpo di stato borghese dentro il comunismo fatto dal suo stesso ceto dirigente! Stalin aveva capito che questo era possibile che accadesse ma probabilmente era oramai troppo anziano per potere mettere in salvo il potere bolscevico da nuovi borghesi. Guardate la fine miserevole fatta da Gorbacev ridotto a vendersi come un prodotto pubblicitario, come la prova della impossibilità del comunismo. Gorbacev che nel constatare quanti danni ha prodotto all'URSS non ha ancora avuto l'onestà di farsi una pubblica autocritica e dire: "ho sbagliato". Migliaia di neoricchi russi che gozzovigliano negli alberghi più lussuosi dello Occidente, personaggi che possiedono venti anni dopo la caduta del comunismo patrimoni di miliardi e miliardi di rubli mentre la società russa subisce una sorta di regressione antropologica con una terribile diminuzione di natalità e migliaia e migliaia di poveri non hanno casa e d'inverno muoiono per strada, centinaia di migliaia di bambini abbandonati in Bielorussia, Ucraina, Georgia sono la terribile prova di quanto fosse avvelenato il pomo della libertà offerto da Gorbacev e dal sicario degli USA Eltsin al popolo russo. Solo un ritorno all'etica bolscevica del comunismo edificato da Lenin e da Stalin può ridare speranza non solo ai russi ma all'umanità per la quale Stalin era un faro, un punto di speranza. "A da veni baffon" tornerà a spingere un movimento per recuperare gli ideali del comunismo, la sua etica umanitaria superiore a quella di qualsiasi religione. Desidero chiudere ricordando le parole di Pietro Nenni e di Rodolfo Morandi nel ricordo che fecero sull'Avanti! del marzo 1953 di Giuseppe Stalin: "L'umanità ha perduto un grande condottiero di pace e di libertà!"

 

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Grandezza del Comunismo Sovietico!!

Ho appena finito di vedere a RaiStoria un servizio di Arrigo Levi ed altri sulla seconda guerra mondiale combattuta in Russia in particolare a Mosca e Leningrado. Il velenoso anticomunista Arrigo Levi si è contraddetto parecchie volte parlando di Stalin sostenendo, con Kruscev, che era stato "sorpreso" dalla invasione nazista e che solo dopo una decina di giorni prese il comando delle operazioni di guerra.- Falsità che tuttavia non hanno potuto offuscare la grandezza di Stalin, la grandezza del popolo russo nel suo stesso racconto a volte fatto a denti stretti.
Davvero un popolo oppresso da una spaventosa dittatura durata oltre venti anni avrebbe combattuto con tanto ardore, abnegazione, coraggio, dedizione, contro i tedeschi (e gli italiani ed altri alleati nella operazione Barbarossa)?
Da che cosa discendeva la grande motivazione della popolazione sovietica che partecipò attivamente alle operazioni belliche a sostegno dell Armata Rossa?
Discendeva dal fatto che il comunismo aveva fatto sentire come propria la Nazione e lo Stato
cosa che non era successa durante la prima guerra mondiale con lo zarismo. 27.07.2015

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Purtroppo Putin non è Stalin che mise l'URSS al riparo di Hitler con i processi del 36 e le condanne a morte dei congiurati. 

02/03/2015

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25.12.2014

E' un modo per esprimere il proprio disagio nel PD o in RC o altrove senza riproporsi una strada radicale quale potrebbe essere quella di una antibolognina di rivalutazione della rivoluzione di ottobre e della esperienza storica dell'URSS e del suo governo bolscevico. Questa strada non può essere percossa dai quadri e dagli intellettuali di quella che fu il revisionismo italiano che da Berlinguer a Occhetto a Renzi ha riscoperto il valore della libertà e della democrazia dentro il mercato e dentro il blocco ideologico militare della Nato. Non ammetteranno mai questi signori di essersi sbagliati quando hanno ritenuto esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione e condannata come totalitaria la società comunista creata da Lenin e Stalin e dal partito bolscevico.

 

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Il delitto Troscki 2.11.2014

contrariamente a quanto i massmedia occidentali hanno lasciato credere per tanti anni Lev Troski venne ucciso non da un agente di Stalin ma da un suo fedelissimo collaboratore che gli fungeva da segretario.

La causa fu una donna della quale l'assassino era follemente innamorato e che Troscki non gli consentiva di sposare.

Il delitto avvenne in Messico dove Troscki viveva all'interno di una villa fortificata protetta da un muro alto sette metri e protetta da guardie private. Troscki vi viveva circondato da una vera e propria corte.

https://www.facebook.com/pietro.ancona.3/posts/745135605562602?pnref=story  
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Quando il socialismo europeo ritroverà se stesso e cesserà di rinnegare Stalin che ne è stato l'incarnazione ed il grande successo dell'URSS, riprenderà la dialettica sociale e politica che aprirà nuovi orizzonti a tutto il continente europeo. Orizzonti oggi cancellati dalla triste miserie delle società capitalistiche basate sull'operaio di Danzica pagato meno di un terzo di quello che il regime comunista pagava a Lesqa Walesa ed ai suoi compagni di lavoro.
18.11.2014
https://www.facebook.com/pietro.ancona.3/posts/753686044707558           

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"Questo è l'esito di una storia politica che è cominciata con Berlinguer ed attraverso Occhetto giunge a Renzi. La storia di una abiura degli ideali e della identità a cominciare dalla rivoluzione di ottobre e poi della criminalizzazione di Stalin e dell'URSS

25.9.2014

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I processi di Mosca
 

I processi di Mosca salvarono il mondo dal nazismo. In Urss c'era una potente e diffusa quinta colonna di Hitler e probabilmente non solo di lui ma anche di altri paesi occidentali. L'Urss sin dal 1917 era stata invasa da eserciti regolari o irregolari inviati dalle potenze capitalistiche per impedire la nascita dello Stato Comunista. Questi eserciti restarono fino al 1923 ed erano riusciti a ridurre il controllo bolscevico sul territorio soltanto alla zona circostante Mosca. Poi la rivoluzione si riprese il Paese. La cosa fu talmente grave da provocare un rinvio della edificazione del socialismo. Soltanto nel 1927, dieci anni dopo la Rivoluzione, parti il primo Piano Quinquennale.  13.03.2014

https://www.facebook.com/pietro.ancona.3/posts/641226995953464?comment_id=4345921&notif_t=like

 

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Diario di Davies

Sto leggendo un libro d'un ambasciatore americano nell'URSS dei bolscevichi e di Stalin dal 36 al 41. E' una testimonianza che distrugge le basi del rapporto Kruscev su due questioni essenziali: i processi e la preparazione alla guerra contro i nazisti. L'ambasciatore si chiamava Davies. Il libro fu edito a suo tempo dalla Mondadori con il titolo " Missione Mosca"
La descrizione della Urss è di un paese pieno di fervore di entusiasmo nella costruzione di una grande ricca possente società comunista.- Lo ambasciatore è spesso sbalordito della forza che sprigionava la società sovietica guidata da Stalin e dal Partito Bolscevico.

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2.12.2012

Stalin e Truman

Stalin viene descritto e ricordato come un mostro. Truman viene descritto e ricordato come un galantuomo ed grande presidente degli USA. Ebbene mentre l'URSS di Stalin non ha mai fatto uso della sua forza e delle armi per imporsi ad altri popoli, gli USA di Truman sperimentavano la bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki. Non mi pare che nel mondo occidentale ed in Italia ci sia mai stata una forte corrente di repulsione e di critica per questo immane sterminio di esseri umani. C'è stato e c'è semmai una sorta di giustificazionismo basato sulla menzogna che soltanto così si sono convinti i giapponesi a dichiarare la loro sconfitta,. Ma i fatti hanno la testa dura e dimostrano che Stalin è stato grande campione di pace e Truman grande campione di guerra di sterminio. E inoltre anche se la cosa non è molto nota Truman voleva incenerire con l'atomica Mosca, Leningrado ed altre venti grandi città sovietiche e cinesi e tra queste Pechino.

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In due date: la malafede dell'occidente e la grandezza della URSS e di Giuseppe Stalin. !941, 1944.

L'invasione dell'URSS da parte dei poderosi eserciti tedeschi avvenne il 27 giugno del 1941. Lo sbarco alleato in Normandia con apertura del secondo fronte avvenne soltanto il 6 giugno del 1944. Per tre lunghissimi interminabili anni la guerra contro Hitler fu sostenuta soltanto dalla URSS. IN questi tre anni morirono oltre venti milioni di cittadini sovietici. Stalin pressava per l'apertura del fronte occidentale sin dal 1941. Per stringere Hitler tra due fronti ed alleggerire la mostruosa pressione che si scaricava sulla Russia. Ma gli alleati facevano finta di non vedere e di non sentire. Si limitavano a combattimenti in Africa ed in altri luoghi del pianeta di minore valore strategico. Perchè? Magari speravano che Hitler distruggesse l'URSS. Ma l'URSS non si lasciò distruggere. Si era preparata alla guerra da molti anni ed aveva sperimentato la presenza di eserciti mercenari occidentali nel suo territorio. Un esercito italiano antibolscevico fu di stanza a Vladivostok dal 1917 al 1922. Gli USA hanno giocato con l'URSS come il gatto con il topo. Hanno sperato fino alla fine che fosse distrutta da Hitler. Ma la capacità del comunismo di trasformare la realtà è semplicemente straordinaria ed in pochi anni un popolo di analfabeti contadini uscito dalla prima guerra mondiale divenne un popolo tra i più acculturati e tecnicamente capaci del mondo.-

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 Stalin era sopratutto un grande lavoratore. Per tutta la vita non si concesse mai una vacanza. Ma non si possono giudicare Stalin o Mao dal vestito o dalla dedizione al lavoro. Stalin e Mao furono grandi edificatori del comunismo.

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2013

Stalin

A distanza di sessanta anni dalla morte, Stalin viene evocato come un mostruoso dittatore. Lo stalinismo viene esecrato come una degenerazione della rivoluzione di ottobre e del marxismo. La stessa rivoluzione di ottobre viene "revisionata" con lo stesso criterio con il quale una certa storiografia reazionaria revisiona la rivoluzione francese e ne criminalizza la fase giacobina. In verità chi esecra Stalin e la rivoluzione d'ottobre esecra il comunismo. Chi parla male di Stalin non solo non è comunista ma è passato dall'altra parte.

Il reddito di cittadinanza è quanto di più reazionario e negativo si possa proporre. I giovani non hanno bisogno di un assegno di sussistenza che avrà un massimo tra otto-mesi ed un anno, ma un lavoro stabile che può essere ottenuto abbassando le pensioni a 58 anni ed immettendo nella pubblica amministrazione forze nuove, energie nuove. Il reddito di cittadinanza è una misura assistenziale tipica del capitalismo compassionevole. I giovani non hanno bisogno di compassione ma di lavoro. Una spinta alla loro occupazione si potrebbe avere diminuendo la settimana lavorativa a 33 ore. Non dimentichiamo che Stalin la voleva ridurre e 20 ore e ci sarebbe riuscito se fosse stato il successore di se stesso e non avesse avuto come successore quella merdaccia di Kruscev che lo ha sparlato.... Si calcola che la riduzione della settimana lavorativa creerebbe non meno di un milione di posti di lavoro.... 

Troscki e Stalin

Troski assieme a Lenin a Stalin ed a tutto il partito bolscevico vinse la grande sfida della vittoria del comunismo in URSS sulle guardie bianche e sugli eserciti occidentali che avevano conquistato grandissima parte del territorio della Russia restringendo il territorio controllato dai comunisti alla zone circostanti Mosca. Di fatto la guerra durò dieci anni e fini attorno al 1927. Mi meraviglia molto il suo atteggiamento successivo relativo agli anni durissimi della costruzione del comunismo di cui al mondo non si aveva nessuna esperienza. Era la prima volta che le idee di Marx e del socialismo venivano applicate ad uno Stato che peraltro usciva stremato dalla prima guerra mondiale e dalle aggressioni dei paesi capitalistici dello Occidente e del Giappone. Perchè mai la disputa sulla possibilità di costruire il socialismo in solo paese o sulla rivoluzione mondiale non si è ricomposta allo interno dello stato socialista che cominciava la sua navigazione nel mondo? Perchè Troscki ha voluto diventare il punto di riferimento mondiale dell'anticomunismo rispetto il socialismo realizzato? Mettiamo che avesse ragione Troschi e torto Stalin (io non la penso così). Ma questo era un motivo per polemizzare e mettere a nudo le insufficienze ed i difetti dello Stato Comunista avvantaggiando con questa critica i nemici dell'URSS?

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20.9.2012

Giuseppe Stalin fu statista mondiale abile ed illuminato. Non si fece infinocchiare da Roosvelt e da Churchill che fino alla fine tentarono l'accordo con il nazismo per scatenarlo contro l'Unione Sovietica. Non meritava un epigone invidioso meschino e mediocre come kruscev che lo diffamò in tutto il mondo. Giuseppe Stalin usci vittorioso dalla seconda guerra mondiale e se avesse avuto un successore alla sua altezza oggi il mondo sarebbe tutto comunista.

 

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Troschi era agente segreto della germania e dell'occidente e lavorò tutta la vita contro l'URSS nel tentativo di distruggerla.,
Non fu mai bolscevico. Troschi era agente segreto della germania e dell'occidente e lavorò tutta la vita contro l'URSS nel tentativo di distruggerla.,
Non fu mai bolscevico. 13.10.2014
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=734194943323335&set=a.104225506320285.6516.100001985084693&type=3&theater

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Pietro Ancona  3/01/2016

Commento alla nota di  Luigi Ficarra, sulle  tesi del prof. Alberto Lombardo sul VI congresso dell’Internazionale

Pietro Ancona I socialdemocratici europei, complici delle borghesie nazionali nella prima guerra mondiale, nel 1917 parteciparono all'assedio capitalistico dell'URSS e non boicottarono l'invio di armate occidentali che soggiornarono in URSS sino al 1924. Il giudizio di Stalin e della terza internazionale su di loro non poteva che essere negativo e tale rimase fino alla fine della seconda guerra mondiale. I comunisti contestarono inoltre al
al governo socialdemocratico tedesco l'uccisione barbara di Rosa Luxemburg che come sappiamo fu trucidata a colpi di calcio di fucile dalla soldataglia del ministro socialdemocratico alla difesa tedesco. Aggiungo che Stalin e la terza Internazionale lanciarono subito dopo la seconda guerra mondiale la parola d'ordine dei Fronti Popolari fondati sulla unità tra socialisti comunisti ed altre forze progressiste. In Italia si fece il Blocco del Popolo con l'emblema di Garibaldi che tuttavia non vinse le elezioni del 48. In ogni caso la storia della socialdemocrazia europea, tranne rare occasioni, è stata una storia di asservimento alle borghesie nazionali sulla base della teoria di Bernstein "il processo è tutto, il fine nulla" che sostanzialmente abdicava la costruzione del socialismo allo ottenimento di una serie di riforme che avrebbero consentito un miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Ancora oggi la socialdemocrazia europea sostiene la politica liberista della Merkel e di Draghi ed è complice degli USA nella Nato nella lotta di distruzione dei popoli e delle economie arabe a cominciare dalla Libia e dalla Siria.

https://www.facebook.com/federico.ficarra/posts/10208447648097541

 

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Ascetismo proletario

Stalin è morto povero e certo non aveva soldi depositati a Panama,.
Il comunismo specialmente quello staliniano è molto faticoso e comporta sacrifici che molti faticano a sopportare. Amministrare montagne di ricchezze senza prenderne un pò per se non è da tutti.
Per questo Stalin e lo stalinismo vengono esecrati. Per questo Gorbacev è stato osannato dall'Occidente mentre Stalin viene considerato una sorta di criminale.

 

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                    CONFUTAZIONE DELLA TEORIA DEL SOCIALFASCISMO
 E' PRIVO DI FONDAMENTO  dire  che nel: "VI congresso tenutosi a Mosca nel 1928 venne affermata la teoria nefasta del social fascismo. Teoria che fu oggetto di dure e giuste critiche e venne radicalmente superata nel VII congresso del 1935, che lanciò la linea dei fronti popolari". Certamente ai trotskisti non piacevano invece i numerosi richiami alla rivoluzione mondiale presenti in questo documento!! 

Il compagno  Alberto Lombardo fa notare che:

1) Dalle Tesi sulla tattica del 1924 del V Congresso dell'Internazionale Comunista:

«La parola d'ordine del governo operaio e contadino è stata ed è intesa dal Comintern come conclusione della tattica del fronte unico. Gli elementi opportunisti del Comintern hanno cercato in passato di alterare anche la parola d'ordine del governo operaio e contadino, interpretandolo come un governo «nel quadro della democrazia borghese e come un'alleanza politica con la socialdemocrazia. Il V Congresso mondiale del Comintern rifiuta nel modo più deciso una simile interpretazione. La parola d'ordine del governo operaio e contadino è per il Comintern, tradotta nel linguaggio della rivoluzione, nel linguaggio delle masse popolari, quella della dittatura del proletariato.»
Questa giusta tattica rivoluzionaria fu recepita dalle Tesi di Lione del 1926 del Partito Comunista d'Italia.

2) Dal VI Congresso dell'Internazionale comunista del 1928:

"La crisi bellica degli anni 1914-1918 fu accompagnata dal fallimento ignominioso della Seconda Internazionale, dell’Internazionale socialdemocratica. In piena contraddizione con le risoluzioni contro la guerra dei congressi di Stoccarda e di Basilea, i capi dei partiti socialdemocratici dei singoli paesi, fatte alcune eccezioni isolate, votarono per i crediti di guerra, si pronunciarono recisamente per la difesa delle <<patrie>> imperialiste (cioè delle organizzazioni statali della borghesia imperialistica), e, anzichè lottare contro la guerra imperialistica, ne furono combattenti leali, propagandisti e capi (socialpatriottismo sviluppatosi in socialimperialismo). ...

La socialdemocrazia, mentre serve gli interessi della borghesia in seno alla classe operaia e si pone senza riserve sul terreno della collaborazione di classe e della coalizione con la borghesia, è costretta in determinati momenti a presentarsi come partito di opposizione e persino a simulare una difesa degli interessi di classe del proletariato nella sua lotta economica, allo scopo di conquistare in questo modo la fiducia di parti della classe operaia per poter tradire più vergognosamente gli interessi permanenti del proletariato nei combattimenti di classe decisivi.
La funzione essenziale della socialdemocrazia consiste oggi nel distruggere la necessaria unità combattiva del proletariato nella sua lotta contro l’imperialismo. Spezzando e disgregando il fronte unico della lotta proletaria contro il capitale, la socialdemocrazia è il principale sostegno dell’imperialismo in seno alla classe operaia.

Accanto alla socialdemocrazia, con l’aiuto della quale la borghesia opprime gli operai e addormenta la loro vigilanza di classe, si presenta il fascismo... A seconda dei mutamenti della situazione politica, la borghesia si serve dei metodi del fascismo e dei metodi della coalizione con la socialdemocrazia, e la socialdemocrazia stessa, nei momenti più critici per il capitalismo, non di rado assume le funzioni del fascismo. Nel corso del suo sviluppo essa manifesta delle tendenze fasciste, il che non le impedisce, cambiando la situazione politica, di fronteggiare contro il governo borghese come partito di opposizione. "

da qui si vede che:
1) il termine social-fascismo non fu mai adottato dall'Internazionale comunista
2) la distinzione tra social-democrazia e fascismo è netta: sono due strumenti della borghesia, ma non sono la stessa cosa

 

3) 
Ancora dal VI congresso

"Il riformismo <<socialista>> è il nemico principale del comunismo rivoluzionario nel movimento operaio."

Significa una cosa chiarissima, che il riformismo socialista è parte del movimento operaio
ma che si oppone ai suoi interessi e quindi va combattuto strenuamente
Anche qui si vede la distinzione col fascismo
 

4)

"La tattica del fronte unico, che è il mezzo più efficace di lotta contro il capitale, di mobilitazione classica delle masse, di smascheramento e isolamento dei capi riformisti, è elemento essenziale della tattica dei partiti comunisti in tutto il periodo che precede la rivoluzione.
Una giusta applicazione della tattica del fronte unico e, in generale, la soluzione del problema della conquista delle masse presuppongono, a loro volta, un lavoro sistematico e tenace nei sindacati e nelle altre organizzazioni di massa del proletariato. L’appartenenza a un sindacato, anche il più reazionario, naturalmente in mancanza di un sindacato di classe, il quale sia una organizzazione di massa, è un dovere immediato di ogni comunista. Solo con un lavoro costante e conseguente nei sindacati e nelle officine, per la difesa più ferma ed energica degli interessi degli operai, solo con una lotta spietata contro la burocrazia riformista, è possibile conquistare la direzione della lotta degli operai e conquistare al partito le masse operaie organizzate nei sindacati.
Lungi dal fare una politica di scissione, come i riformisti, i comunisti difendono in ogni paese e internazionalmente l’unità dei sindacati sulla base della lotta di classe, appoggiando in tutti i modi e rafforzando il lavoro dell’Internazionale sindacale rossa.
Combattendo dappertutto in difesa dei bisogni immediati e quotidiani della massa operaia e della massa dei lavoratori in generale, utilizzando ai fini dell’agitazione e della propaganda la tribuna rivoluzionaria del parlamento borghese, subordinando tutti i compiti particolari agli scopi della lotta per la dittatura del proletariato, i partiti dell’Internazionale comunista presentano delle rivendicazioni e parole d’ordine parziali nei seguenti campi fondamentali.
Nel campo delle questioni operaie nel senso stretto della parola, problemi di lotta economica (lotta contro gli attacchi del capitale trustificato, questioni del salario, della giornata di lavoro, dell’arbitrato obbligatorio, della disoccupazione) i quali si trasformano in problemi di lotta politica generale (grandi conflitti industriali, diritto di coalizione e di sciopero, ecc.); problemi che hanno un carattere politico diretto (imposte, rincaro della vita, fascismo, persecuzione dei partiti rivoluzionari); infine, problemi di politica mondiale (rapporti con l’URSS e con le rivoluzioni coloniali, lotta per l’unità del movimento sindacale internazionale, lotta contro l’imperialismo e il pericolo di guerra, preparazione sistematica alla lotta contro la guerra imperialistica).
Nel campo delle questioni contadine le rivendicazioni parziali devono essere relative alla politica fiscale, al debito ipotecario dei contadini, alla lotta contro il capitale usurario, alla fame di terra dei contadini piccoli proprietari, all’affitto, alle prestazioni personali, ecc. Partendo da questi bisogni parziali, il partito comunista deve acutizzare le parole d’ordine relative ad essi, generalizzarle nella parola della confisca delle terre dei grandi proprietari e nella parola del governo operaio-contadino (sinonimo di dittatura proletaria nei paesi capitalistici avanzati, sinonimo di dittatura democratica del proletariato e dei contadini nei paesi arretrati e in una serie di colonie)."

Come si vede quindi: fronte unico dei lavoratori e alleanze sociali, ma rottura politica con gli opportunisti
 

5) Per avere una conferma che si tratta che si tratta di una "forzatura" di parte del tutto priva di fondamento basta leggere direttamente cosa diceva Trotscky   in L'agonia del capitalismo e i compiti della IV Internazionale a proposito di Stalin!!. Stalin viene definito da Trotskij … aiutante di Goebbels! e “«il vero obiettivo della politica estera di Stalin era la conclusione di un accordo con Hitler»
 

Trotsky in L'agonia del capitalismo
e i compiti della IV Internazionale:
"Nella misura in cui gli operai italiani e tedeschi dipendono, per la loro informazione politica, dalla radio, si può dire con certezza che le trasmissioni di Mosca, che combinano la menzogna termidoriana alla stupidità e all'imprudenza, sono diventate un fattore poderoso di demoralizzazione degli operai degli Stati totalitari. Da questo punto di vista, come da altri, Stalin non è che un aiutante di Goebbels." (Fu uno dei più importanti gerarchi nazisti )
e ancora: "La burocrazia ha sostituito i soviet, come organo di classe, con la finzione del suffragio universale nello stile di Hitler-Goebbels."

                                             _______

                                      INOLTRE:

 E' SBAGLIATO
 dire che bisogna  "evitare di rifarsi al documento del ’28, perché è un errore" come qualcuno "SOSTIENE"!
Tra i due documenti, entrambi bellissimi, non c'è alcuna contraddizione!!  (*) 
Nel documento del 28 si parla ampiamente dell'imperialismo, del capitalismo morente, della rivoluzione proletaria mondiale, il documento del VII congresso affronta direttamente l'argomento pressante del FASCISMO  "passato all'offensiva su ampia scala". Ricordiamo che sono trascorsi 7 anni dal precedente congresso.

 Nell'esordio il compagno Dimitrov si richiama oltretutto al VI congresso:
 
  "COMPAGNI!

 Il VI Congresso dell’Internazionale comunista aveva già avvertito il proletariato

internazionale della maturazione di una nuova offensiva fascista e lo aveva incitato alla lotta contro di essa. Il Congresso aveva rilevato che «esistono quasi dappertutto delle tendenze fasciste e dei movimenti fascisti embrionali, sotto una forma più o meno sviluppata».

Cita diverse volte il compagno Stalin e così conclude: 

"E noi vogliamo tutto questo perché soltanto per questa via la classe operaia, alla testa

di tutti i lavoratori, strettamente unita in un esercito rivoluzionario di milioni di

combattenti, diretta dall’Internazionale comunista e con alla sua testa un grande e saggio pilota come il nostro Capo, il compagno STALIN"

 

                               E ANCORA
 

 

E' SBAGLIATO PARLARE di "svolta del VII congresso dell’Internazionale del 1930" rispetto agli insegnamenti di Lenin.


 INFATTI  nel documento del VII congresso non c'è nulla che autorizzi questa interpretazione. INVECE si fa  eplicito riferimento alla via tracciata da Lenin e Stalin e quindi non da Stalin in difformità a quella di Lenin:

  •  "se il  proletariato  austriaco e quello tedesco avessero seguito la via dei bolscevichi russi, la via di Lenin e di Stalin, oggi non esisterebbe fascismo"

  • "Sì, se noi e il proletariato di tutto il mondo seguiremo senza deviare  la via tracciata da Lenin e da Stalin, la borghesia, malgrado tutto, perirà!"

     

                             INFINE:       

(*) E' sbagliato sostenere che la teoria del socialfascismo "fu superata nel 1935 dalla strategia dei fronti popolari che proponeva l'unità antifascista tra comunisti e socialisti".

 INFATTI  nel testo della III Internazionale 1928 si afferma che:

 

La funzione essenziale della socialdemocrazia consiste oggi nel distruggere la necessaria unità combattiva del proletariato nella sua lotta contro l’imperialismo. Spezzando e disgregando il fronte unico della lotta proletaria contro il capitale, la socialdemocrazia è il principale sostegno dell’imperialismo in seno alla classe operaia.

La tattica del fronte unico, che è il mezzo più efficace di lotta contro il capitale, di mobilitazione classica delle masse, di smascheramento e isolamento dei capi riformisti, è elemento essenziale della tattica dei partiti comunisti in tutto il periodo che precede la rivoluzione.

 Gramsci  e la III Internazionale
La Terza Internazionale, alla sua morte inviò un messaggio che Gerratana, “curatore” dei Quaderni del Carcere, nelle note biografiche che precedono i quattro volumi, ha vergognosamente omesso di pubblicare. Questo il messaggio:
«La classe operaia italiana e il proletariato mondiale
perdono nella persona di Gramsci uno dei loro migliori capi,
uno dei migliori rappresentanti della generazione dei bolscevichi
educata nelle file dell’Internazionale Comunista».

 

https://www.facebook.com/notes/giuseppina-ficarra/confutazione-della-teoria-del-socialfascismo/10153767791509605   

RIFONDAZIONE COMUNISTA RINNEGA LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE ecco come:

Una evidente INCONGRUENZA tra due affermazioni IN UN IMPORTANTE DOCUMENTO DEL PRC

In tesi VIII CONGRESSO PRC leggo:

1) la Rivoluzione d’Ottobre
mantiene un valore peculiare: essa è stata uno spartiacque del XX secolo. Per la prima volta nella storia le masse hanno preso in mano il loro destino. La Rivoluzione d’ottobre ha permesso al popolo russo di uscire da una situazione di miseria, servaggio e ignoranza ed ha modificato in profondità gli equilibri del mondo, rompendo il monopolio planetario del mercato capitalistico e influenzando l’intero corso rivoluzionario del ‘900, fino alle liberazioni anticoloniali. Ha costretto le classi dominanti
dell’Occidente capitalistico a compromessi significativi con il movimento operaio. Ha contribuito in
termini decisivi alla sconfitta del nazifascismo.

2) si può essere portatori e portatrici credibili di un’ipotesi rivoluzionaria e comunista solo in quanto essa si definisce in discontinuità rispetto all’esperienza del “socialismo realizzato”.

DOMANDA:
- Il popolo russo esce da una situazione di miseria, servaggio e ignoranza;
- si modificano in profondità gli equilibri del mondo, rompendo il monopolio planetario del mercato capitalistico;
- la Rivoluzione ha influenzato l’intero corso rivoluzionario del ‘900;
- liberazioni anticoloniali;
- la Rivoluzione ha contribuito in termini decisivi alla sconfitta del nazifascismo.

Tutto questo è socialismo realizzato? Lo è certamente.

Ma allora “cari” compagni revisionisti che significa: IN DISCONTINUITA' rispetto all’esperienza del “socialismo realizzato”?
perché no IN CONTINUITA’??

Maria Felicia Crapisi I signori del PRC appartengono alla categoria dei REVISIONISTI, che si opposero, vivo Lenin, ai suoi progetti, e, nel periodo di Stalin, ostacolarono, per vie più o meno nascoste, la realizzazione del socialismo. Il REVISIONISMO è un verme velenoso, che ha insidiato, fin dall'inizio, la storia del SOCIALISMO.

 



su facebook: https://www.facebook.com/notes/giuseppina-ficarra/antologia-di-testi-sul-tema-stalinismo-e-antistalinismo-a-cura-di-giuseppina-fic/336675323402660/   

 

Indice

1

Il superamento dell'anti-stalinismo presupposto importante per il futuro del movimento comunista

2

Tutte le falsità del XX congresso del PCUS di Grover Furr  

3

RITRATTAZIONE DI KRUSCEV e smentita di Gorbaciov

4

L'era di Stalin  Anna Louise Strong Zambon Editore

5

“Stalin, un altro punto di vista”. Sintesi del libro di Ludo Martens

6

Stalin spartiacqua tra comunismo ed anti-comunismo

7

Goodbye Mr Krusciov  Tutte le falsità del XX congresso del PCUS  di G. Furr –

8

Intervista a Grover Furr su Stalin rilasciata il 18 luglio2006 alla rivista RevLeft

9

Culto della personalità

10

Missione a Mosca Josef E. Davies ambasciatore americano in U.R.S.S. 
La Purga colpisce l’esercito rosso pag.89
La Quinta colonna pag.115  

11

A proposito di gulag

12

Grover Furr presenta il suo volume
“Khrushchev ha mentito” 2011

13

Stalin: la chiave del secolo  di Aldo Bernardini

14

Stalin e il massacro di Katyn

15

Patto molotov-Ribbentrop

16

Sullo stalinismo ed il prc

17

Anche i FALSI FANNO LA STORIA

18

Un confronto veramente inedito!!!  da Giuseppe Carlo Marino Eclisse del principe e crisi della Storia

19

Convegno nazionale "Con Stalin per il socialismo 1953-2013"

20

PERCHÉ KRUSCEV È CADUTO? Mao Tse-tung (21 novembre 1964)

21

Il presunto genocidio legato alla collettivizzazione

22

La grande vittoria dei popoli sovietici sul nazifascismo

23

Socialismo in un solo paese

24

Due antistalinisti che hanno portato allo sfascio il PRC nato con un vizio di forma (cioè antistalinista)

25

 La contraffazione del Testamento di Lenin

26

E’ del testamento che bisogna dubitare!!

27

Stalin negli anni della rivoluzione
Lui e non Trotscky

28

Stalin.... diresse le guardie rosse nella presa del potere Lui e non Trotscky

29

Il pensiero di Lenin su Trockij

30

Ancora giudizi di Lenin su Trotsky

32 Pietro Ancona rivaluta Stalin (Fluorilegio di pensieri espressi in varie occasioni)
33 Confutazione della teoria del socialfascismo
34 Gramsci  e la III Internazionale
35 RIFONDAZIONE COMUNISTA RINNEGA  LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE ecco come!