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"Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti" Marx

Le Rivoluzioni sono la locomotiva della Storia K. Marx         

"Ma non ci si è difesi a sufficienza dal pericolo di dimenticare nell'andar dietro alla realtà presente il compito rivoluzionario del mutamento e del superamento e di appagarsi in conseguenza di mere prospettive riformistiche" Giuseppe Granata

Nella Prefazione alla prima edizione del Das Kapital del 1867 Marx dice espressamente che i soggetti che si muovono sul palcoscenico della società (quindi capitalisti, operai, proprietari terrieri, contadini ecc.ecc.) sono maschere di rapporti economici, ovvero portatori di funzioni differenziate scaturenti dall’oggettiva intelaiatura sociale dove si trovano inseriti, in quanto membri di una collettività umana complessamente organizzata. Anzi, si potrebbe ancor più forzare il concetto affermando che, allorché si studia una formazione storicamente determinata (il suo modo di produzione e di riproduzione), secondo il metodo dell’astrazione scientifica (indispensabile per cogliere l’intimo meccanismo che la muove) sono i ruoli a contare davvero mentre gli individui in carne ed ossa diventano mere appendici delle funzioni svolte, restando in ogni caso “socialmente creature” dei rapporti dai quali sono dominati. Insomma, gli individui più che agire secondo la loro volontà sono agiti da una volontà sociale superiore che è predeterminata rispetto alle loro esistenze singole.

La giornata della memoria

Post e note in facebook

Karl Heinrich Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) Il 14 marzo 1883 Marx muore. Viene sepolto tre giorni dopo nel cimitero londinese di Highgate, accanto alle spoglie della moglie; il suo amico Engels legge l'orazione funebre[89]: « Il 14 marzo, alle due e quarantacinque pomeridiane, ha cessato di pensare la più grande mente dell'epoca nostra [...] Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della storia umana [...] Ma non è tutto. Marx ha anche scoperto la legge peculiare dello sviluppo del moderno modo di produzione capitalistico e della società borghese da esso generata. La scoperta del plusvalore ha subitamente gettato un fascio di luce nell'oscurità in cui brancolavano prima, in tutte le loro ricerche, tanto gli economisti borghesi che i critici socialisti [...] Per lui la scienza era una forza motrice della storia, una forza rivoluzionaria [...] Perché Marx era prima di tutto un rivoluzionario. » « Marx era perciò l'uomo più odiato e calunniato del suo tempo. I governi, assoluti e repubblicani, lo espulsero; i borghesi, conservatori e democratici radicali, lo coprirono a gara di calunnie. Egli sdegnò tutte queste miserie, non prestò loro nessuna attenzione, e non rispose se non in caso di estrema necessità. È morto venerato, amato, rimpianto da milioni di compagni di lavoro rivoluzionari in Europa e in America, dalle miniere siberiane sino alla California. E posso aggiungere senza timore: poteva avere molti avversari, ma nessun nemico personale. Il suo nome vivrà nei secoli, e così la sua opera!»


                                                    RIVOLUZIONE E VIOLENZA
Quella d'ottobre è l'unica rivoluzione in cui la violenza divenne una scelta politica per conquistare il potere....non già per consolidare un potere economico già presente, ma non riconosciuto e dominante. Infatti la produzione socialista è da organizzare dopo la presa del potere ...non prima. Questa è la grande differenza che ci distingue dalla borghesia...ossia la qualità politica della violenza . Al proletariato verrà sempre rimproverata la violenza con cui si libererà..perchè essa appartiene ad una società potenziale, possibile, ma ancora da realizzare...I comunisti non debbono mai rimproverarsi della scelta politica della violenza...perché è questo che pretendono i padroni ...la qualità morale della nostra violenza non potrà mai confondersi con la loro ..usata per conservare il dominio e lo sfruttamento sociale ...e impedire lo sviluppo della loro stessa democrazia.....

Mario Rossi

 
"Collocare sul medesimo piano morale il comunismo russo e il nazifascismo, in quanto entrambi sarebbero totalitari, nel migliore dei casi è superficialità, nel peggiore è fascismo. Chi insiste su questa equiparazione può ben ritenersi un democratico, in verità e nel fondo del cuore è in realtà già fascista, e di certo solo in modo apparente e insincero combatterà il fascismo, mentre riserverà tutto il suo odio al comunismo".

*Thomas Mann*

COMUNISMO E FASCISMO III INTERNAZIONALE

"Noi siamo partigiani della democrazia sovietica, della democrazia dei lavoratori, della democrazia più
coerente che esista al mondo. Ma difendiamo e difenderemo a palmo a palmo, nei paesi
capitalistici, le libertà democratiche borghesi, contro le quali si scagliano il fascismo
e la
reazione borghese, perchè così vogliono gli interessi della lotta di classe del proletariato."
GEORGI DIMITROV
dal RAPPORTO PRESENTATO AL VII CONGRESSO
DELLA III INTERNAZIONALE COMUNISTA IL 2 AGOSTO 1935

Sul futuro dell'ANPI e dell'antifascismo in Italia qui vedi anche qui

confutazione la teoria del social fascismo anche su fb

Perché il socialismo è di molto superiore al capitalismo  vedi anche qui

  Col Congresso del 17/18/19 Gennaio 2014 rinasce il PARTITO COMUNISTA in Italia, un punto di partenza per un lavoro difficile e di lungo periodo.
http://www.comunistisinistrapopolare.com/movimento/

Ottima analisi del compagno Alberto Lombardo responsabile formazione del Partito Comunista:
http://www.resistenze.org/sito/os/ec/osecea13-013837.htm

Partiti comunisti Parigi 14 Dicembre 2013. Dichiarazione Comune.  elenco partiti comunisti euroei

NUOVA PROSPETTIVA COMUNISTA INTERNAZIONALE
qui:
http://www.initiative-cwpe.org/en/participating-parties/

C O M U N I S T I di tutto il mondo Unitevi!!! anche qui
Il 6 aprile 2013 si chiamano a raccolta a Roma i partiti comunisti europei di ispirazione marxista-leninista, che possiedono nel simbolo la falce e martello ed esprimono rifiuto netto della socialdemocrazia.

Contributo del Partito Comunista Cinese al 17° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

"Per i lavoratori non c'è altra via d'uscita dalla crisi che la rivoluzione socialista" Intervista a Marco Rizzo, segretario nazionale di CSP-Partito Comunista 01/12/2013 commento di Vicario Tovarish (*)

Gramsci "Il Partito socialista è rimasto, anche dopo il Congresso di Bologna (3), un mero partito parlamentare, che si mantiene immobile entro i limiti angusti della democrazia borghese" qui

Gramsci e la III INternazionale

ANPI Contro il fascismo nelle democrazie borghesi:

Ricordiamo gli insegnamenti di Giorgio Dimitrov e dell’Internazionale Comunista: "non bisogna avere paura di scendere sul terreno della difesa delle stesse libertà democratiche borghesi perché le masse lavoratrici, in molti paesi capitalisti, devono scegliere in concreto, per il momento presente, "non già tra la dittatura proletaria e la democrazia borghese, ma tra la democrazia borghese e il fascismo". Pur essendo dei partigiani della democrazia sovietica – afferma Dimitrov – noi difenderemo "palmo a palmo le conquiste che la classe operaia ha strappato in anni di lotta accanita, e lotteremo decisamente perché siano estese".

LENIN

I comunisti nei parlamenti e la lotta di classe 
Lenin : "Democrazia" e Dittatura

"…La più democratica delle repubbliche borghesi non è altro che una macchina che permette alla borghesia di schiacciare la classe operaia, che permette ad un pugno di capitalisti di schiacciare le masse lavoratrici…[1]" e questa repressione si intensifica quando il potere del capitale è a rischio, vacilla, o qualora gli interessi richiedano l'uso delle forze più reazionarie e fasciste, come sta succedendo in questo periodo in Ucraina con l'intervento di USA, UE e NATO nella competizione con la classe borghese Russa per il controllo della regione. ..." continua

 


LENIN sulla partecipazione alle elezioni del Parlamento borghese

Lettera ai comunisti italiani:  "la decisione sulla partecipazione alle elezioni del Parlamento borghese mi sembra molto giusta".
https://paginerosse.wordpress.com/2016/01/16/v-i-lenin-democrazia-e-dittatura/

Lenin Contro........ il settarismo 

I comunisti nei parlamenti e la lotta di classe (Lenin "…La più democratica delle repubbliche borghesi non è altro che una macchina che permette alla borghesia di schiacciare la classe operaia, che permette ad un pugno di capitalisti di schiacciare le masse lavoratrici"

LENIN sulla partecipazione alle elezioni del Parlamento borghese

"L'IMPERIALISMO, FASE SUPREMA DEL CAPITALISMO" DI V. I. LENIN (X)

"Democrazia" e Dittatura Vladimir Lenin (1918)

Che fare di Lenin
Lenin ha scritto il "Che fare?" tra l’autunno 1901 e il febbraio 1902 per affrontare i problemi scottanti del movimento d’avanguardia russo.

 Partecipazione al governo da parte dei partiti comunisti: una via d'uscita dalla crisi capitalista?
http://www.resistenze.org/sito/te/pe/mc/pemcfa02-015318.htm

Il revisionismo italiano, dal dopoguerra fino al PD  Marco Rizzo, segretario di CSP-PC 26/09/2013 (Berlinguer)

GIU’ LE MANI DAL MAUSOLEO DI LENIN!  di Michele Trocini con commento di G.C.Marino  24.1.2013

Per la ricostruzione di un vero Partito Comunista
   nota su fb CPS Partito comunista

Il comunismo salverà l'Italia  Intervista di Marco Rizzo 4 ottobre 2012

Pietro Ancona  Bisogna accostarsi alla grandezza ed alla tragedia del comunismo con umiltà senso critico ed apertura mentale. Non si può pretendere di avere in tasca le "nuove" categorie concettuali pretendendo che queste siano le migliori.

Problemi contemporanei della lotta di classe e il ruolo del Partito Comunista

PCI  Da Livorno alla Bolognina: ascesa e declino della nozione di internazionalismo

Proposta di discussione in 8 punti di Amedeo Curatoli 10 settembre 2012

Anarchia o socialismo? Stalin [1907]  di Danila Cucurnia in noi comunisti ·  in facebook 

Principi del Comunismo Friedrich Engels (1847)
Quanti sono i partiti comunisti in Italia?  vedi 
 

Quelli che non condannano il nazismo !!!!!!!

 
 Berlinguer

Post di Salvatore Lo Leggio su Berlinguer con commenti di G.F. VEDI QUI

Se il PCI considerava l'unione sovietica paese amico perchè Berlinguer disse di sentirsi più sicuro "stando di qua, sotto l’ombrello della NATO". Di quale sicurezza parlava? Giuseppina Ficarra 27/3/2014 con commento di Lo leggio a proposito della nota di Pietro :

L'11 settembre del Cile. Allende e Berlinguer di Pietro Ancona  anche qui

Carta dell'eurocomunismo   qui tutto su Berlinguer  e A proposito di Berlinguer 27.05.2012

Berlinguer e lenin  Berlinguer e Allende etc.


 

Pietro perché dobbiamo dirci comunisti
http://ilpartitocomunista.it/2012/02/24/perche-dobbiamo-dirci-comunisti-di-pietro-ancona/

http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osipcb20-010518.htm

Dall'"eurocomunismo" all'opportunismo di oggi  13.9.2013  su fb

I guasti del togliattismo  di Amedeo Curatoli 1/11/2012

CONTRO IL REVISIONISTA TOGLIATTI  di Amedeo Curatoli

Intervista a Napolitano quotidiano Gazeta 6.2012 Capisco che, parlando di errori, Lei intende il periodo staliniano?

 Che cosa è il Socialismo  

Alcune riflessioni sulla transizione socialista  di Ernesto Guevara

Il manifesto del partito comunista

 Perchè dobbiamo dirci comunisti di Pietro Ancona e in facebook

Fosco Giannini difende la Rivoluzione d'Ottobre

 

OSTALGHIA La nostalgia dell'Est

TIMISOARA  «PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELL'UMANITÀ, DEI CADAVERI APPENA SEPOLTI o allineati sui tavoli...."  https://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/10204599401255264
 

  A proposito di   non-violenza G.F. 17.12.2011

La “svolta non-violenta” del PRC

L’ideologia di Gandhi era il riflesso di interessi di classe ben precisi, altro che nonviolenza!! nota di G.F. 4.01.2014

 Rifondazione sfratta il Caracol e blinda l’ingresso al suo circolo - Nicolò Martinelli
VIAREGGIO   nota di Sara Dipasquale 
ecco perché anni fa me ne sono andata via da Rifondazione..
26.8.2013

Il 4 Agosto di Rifondazione comunista

Bertinotti e la non violenza  Bertinotti sbarca a Telaviv!!!!!! 

 Paolo Ferrero Liberale di estrema sinistra

Paolo Ferrero e ..  Obama simpatico padrone del mondo

"Ho visto che Obama non incontra Putin perche' la Russia ha nei fatti concesso asilo politico a Snowden. Io considero Putin sostanzialmente un fascista ma questa vicenda vuol solo dire che Obama e' peggio. Obama si comporta come un SIMPATICO
padrone del mondo ma me i padroni non piacciono."
https://www.facebook.com/88466229193/posts/10151734934044194

Storia del Partito della Rifondazione comunista da Circolo "ENZO SIMEONE" - Via Maiorino n.31 - Formia e  Wikipedia *****

Crisi economica. L'alternativa è tra socialismo o barbarie

La Francia e l'Occidente tradiscono la Rivoluzione dell'89 Pietro Ancona

IL MONDO HA BISOGNO DI COMUNISMO di Pietro Ancona

Gorbacev due volte traditore (1991-2011)

L'Ideologia
Il totalitarismo dell'ideologia liberista
di Pietro Ancona

Esigenza sociale e politica della ricostruzione del Partito Comunista di Domenico Losurdo

- QUANDO A SINISTRA SI COMINCIO' A DIRE CHE IL COMUNISMO ERA MORTO 27.12.2010 anche qui

La nostra epoca ha sancito non la sconfitta del comunismo, ma il fallimento definitivo del revisionismo moderno.

 Perché ricordiamo la Rivoluzione d’Ottobre  di Alexander Höbel 

Per stroncare la rivoluzione comunista in URSS truppe di occupazione........

 I rumeni piangono il comunismo perduto!

 IL CAPITALISMO E’ LA PATRIA DELLA CORRUZIONE, OGGI COME IERI.   di Marco Ferrando

Con il Muro cadde l'Unione Sovietica e si chiuse l'esperienza degli stati  comunisti   di Pietro Ancona

Come ricostruiremo l'unione sovietica di S.Christenko

Contro Cuba il solito, triste mercato Usa dei diritti umani

"..il discorso sulla violenza finisce col mostrare la verità
 dell'attuale condizione umana"
vedi

Non so come definire il pretendere di cancellare con un colpo di spugna 40 anni di storia. Giuseppina Ficarra

KKE Partito comunista della Grecia

Gaspare Sciortino Eviterei di fare un modello del "socialismo del XXI sec." trattandosi   esclusivamente di grande opportunità storica sfruttata abilmente e sapientemente da Chavez  e mio commento anche qui

Riflessioni sulla Cina di Amedeo Curatoli

http://www.facebook.com/notes/amedeo-curatoli/riflessioni-sulla-cina/535066509870976   

Lo Leggio Salvatore Da marxista classico continuo a pensare che anche in paesi come Inghilterra o Francia, dove il discorso di Scarpinato può essere vero, all'origine delle grandi fortune c'è quasi sempre il crimine illegale (e non solo quello legalizzato come lo schiavismo o lo sfruttamento colonialistico). L'accumulazione capitalistica, specie in aree relativamente vergini, non rispetta mai moralità e leg

 Post e note in facebook

L'11 settembre del Cile. Allende e Berlinguer di Pietro Ancona  su fb

Rifondazione o liquidazione comunista?

Perchè i comunisti non contano più niente post di G.F. 9.3.2013

APPELLO ALL'UNITA' A TUTTO L'ARCIPELAGO COMUNISTA E ANARCHICO SU UN PUNTO Michele Trocini 11.3.2013

Anarchia o socialismo? Stalin [1907]  di Danila Cucurnia in noi comunisti ·  in facebook http://www.facebook.com/groups/176237975720014/doc/437652522911890/     

 Stalin [1907]

I – Il metodo dialettico

II – La teoria materialistica

III – Il socialismo proletario

 La lotta di classe è il cardine della vita sociale moderna. Ma nel corso di questa lotta ogni classe è diretta dalla sua ideologia. La borghesia ha la sua ideologia: il cosiddetto liberalismo. Anche il proletariato ha la sua ideologia: essa, com’è noto, è il socialismo.

Non si deve considerare il liberalismo come un tutto unico e indivisibile: esso si suddivide in varie tendenze corrispondenti ai diversi strati della borghesia.

Neppure il socialismo è un tutto unico e indivisibile: anche nel suo seno esistono varie tendenze.
Non staremo qui ad esaminare il liberalismo; è meglio rinviare questo esame ad altro momento. Vogliamo far conoscere al lettore soltanto il socialismo e le sue tendenze. A parer nostro, ciò sarà più interessante.

Il socialismo si divide in tre tendenze principali: riformismo, anarchismo e marxismo.

Il riformismo (Bernstein e altri), che considera il socialismo solo come un fine remoto e nulla più; il riformismo, che nega di fatto la rivoluzione socialista e tenta di instaurare il socialismo per via pacifica; il riformismo, che non predica la lotta delle classi, ma la loro collaborazione: questo riformismo di giorno in giorno si decompone, di giorno in giorno perde ogni carattere di socialismo e, secondo noi, esaminarlo qui in questi articoli, in cui si definisce il socialismo, non presenta nessuna utilità.

Cosa completamente diversa sono il marxismo e l’anarchismo: entrambi sono attualmente riconosciuti come tendenze socialiste, entrambi conducono una lotta accanita fra loro, entrambi cercano di presentarsi agli occhi del proletariato come dottrine genuinamente socialiste e, indubbiamente, sarà molto più interessante per il lettore esaminarli e contrapporli l’uno all’altro.

Non siamo di coloro che, quando si menziona la parola «anarchia», voltano sdegnosamente le spalle e, con un gesto di disprezzo, dicono: «Liberi voi di occuparvene; ma non vale neppure la pena di parlarne!». Noi riteniamo che una simile «critica» a buon mercato è priva di valore.

Non siamo neppure di coloro che si consolano pensando che gli anarchici «non hanno seguito di massa e perciò non sono poi tanto pericolosi». Non si tratta di sapere chi è seguito da una «massa» maggiore o minore, ma si tratta della sostanza della dottrina. Se la «dottrina» degli anarchici esprime la verità, è ovvio allora che necessariamente essa si aprirà la strada e raccoglierà intorno a sè la massa. Se invece è inconsistente e fondata su una falsa base, non si reggerà a lungo e resterà sospesa per aria. L’inconsistenza dell’anarchia deve dunque essere dimostrata.

Alcuni ritengono che il marxismo e l’anarchismo abbiano gli stessi principi, che fra loro esistano soltanto dissensi tattici, cosicché, secondo costoro, è assolutamente impossibile contrapporre l’una all’altra queste due tendenze.

Ma questo è un grave errore.

Noi riteniamo che gli anarchici sono veri e propri nemici del marxismo. Di conseguenza, riconosciamo pure che, contro veri e propri nemici, bisogna condurre una vera e propria lotta. E perciò è necessario esaminare la «dottrina» degli anarchici da cima a fondo e saggiarla sistematicamente da tutti i lati.

Sta di fatto che marxismo e anarchismo sono fondati su principi completamente diversi, nonostante che entrambi si presentino sul terreno della lotta sotto la bandiera socialista. Pietra angolare dell’anarchismo è lindividuo, la cui liberazione sarebbe la condizione principale della liberazione della massa, della collettività. Secondo l’anarchismo, è impossibile la liberazione della massa finché non sarà liberato l’individuo; per cui la sua parola d’ordine è : «tutto per l’individuo».Pietra angolare del marxismo è invece la massa, la cui liberazione sarebbe la condizione principale della liberazione dell’individuo. Cioè, secondo il marxismo, la liberazione dell’individuo è impossibile finché non sarà liberata la massa; per cui la sua parola d’ordine è: «tutto per la massa».

E’ chiaro che noi abbiamo qui due principi i quali si negano a vicenda, e non soltanto dissensi tattici.

Scopo dei nostri articoli è di mettere a confronto questi due principi opposti, paragonare fra loro marxismo e anarchismo e, grazie a ciò, mettere in luce i loro pregi e i loro difetti. Riteniamo inoltre necessario far conoscere qui al lettore la distribuzione degli articoli.

 Inizieremo caratterizzando il marxismo, accenneremo, di passaggio, alle opinioni anarchiche sul marxismo e passeremo poi a criticare l’anarchia stessa. E precisamente: esporremo il metodo dialettico, le opinioni degli anarchici su questo metodo e la nostra critica; la teoria materialistica, le opinioni degli anarchici e la nostra critica (si parlerà qui anche della rivoluzione socialista, della dittatura socialista, del programma minimo e in generale della tattica); la filosofia degli anarchici e la nostra critica; il socialismo degli anarchici e la nostra critica; la tattica e l’organizzazione degli anarchici, e, per finire, esporremo le nostre conclusioni.

 Ci sforzeremo di dimostrare che gli anarchici, in quanto predicatori del socialismo delle piccole comunità contadine, non sono veri socialisti.

Ci sforzeremo inoltre di dimostrare che gli anarchici, in quanto negano la dittatura del proletariato, non sono neppure veri rivoluzionari…

 CONTINUA.....APRI IL LINK E CONTINUA A LEGGERE:

I – Il metodo dialettico

II – La teoria materialistica

III –Il socialismo proletario

 

http://drapporosso.wordpress.com/2012/05/16/anarchia-o-socialismo-stalin-1907/

 

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 LENIN I comunisti nei parlamenti e la lotta di classe
"…La più democratica delle repubbliche borghesi non è altro che una macchina che permette alla borghesia di schiacciare la classe operaia, che permette ad un pugno di capitalisti di schiacciare le masse lavoratrici…[1]" e questa repressione si intensifica quando il potere del capitale è a rischio, vacilla, o qualora gli interessi richiedano l'uso delle forze più reazionarie e fasciste, come sta succedendo in questo periodo in Ucraina con l'intervento di USA, UE e NATO nella competizione con la classe borghese Russa per il controllo della regione.

Tuttavia, la lotta contro il fascismo non può essere ingabbiata nell'appoggio alla democrazia borghese, non può essere limitata alla lotta per il mantenimento e l'avanzamento dei diritti democratici e sindacali all'interno della cornice del sistema politico borghese, in quanto questo rappresenterebbe il suo assorbimento nel sistema di sfruttamento esistente. La lotta per questi diritti e contro una forma di dittatura aperta e fascista della classe borghese, la lotta per la difesa di ogni diritto democratico - come ad esempio il diritto del Partito Comunista di svolgere la propria attività legalmente, il suo diritto a partecipare alle elezioni borghesi - non può guardare al passato; deve volgere lo sguardo al futuro. E' questo il significato della concezione Marxista-Leninista del rovesciamento dell'apparato statale borghese e delle sue istituzioni, con il passaggio dei mezzi di produzione e del potere nelle mani della classe operaia, con l'emergere di nuove istituzioni di potere emanate dal popolo. Nel corso di decine di anni, è stato dimostrato, teoricamente ed empiricamente, che il potere sarà nelle mani o della classe operaia o della classe borghese. "Ogni sogno di una qualsiasi terza via è querimonia reazionaria piccolo-borghese [2]".
Lenin, Primo Congresso dell'Internazionale Comunista.
http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtec27-014218.htm   

Ecco quanto indicato da Lenin a proposito della posizione dei comunisti rispetto alla democrazia borghese: "Ma i marxisti, i comunisti, la denunciano e rivelano agli operai e alle masse lavoratrici la pura e semplice verità: di fatto, la repubblica democratica, l'Assemblea costituente, il suffragio universale, ecc. sono la dittatura della borghesia, e per emancipare il lavoro dall'oppressione del capitale non c'è altra via che la sostituzione di questa dittatura con la dittatura del proletariato. Solo la dittatura del proletariato può emancipare l'umanità dall'oppressione del capitale, dalla menzogna, dalla falsità, dall'ipocrisia della democrazia borghese, che è la democrazia per i ricchi, e instaurare la democrazia per i poveri, cioè rendere effettivamente accessibili agli operai e ai contadini poveri i benefici della democrazia, che restano oggi (persino nella repubblica - borghese - più democratica) inaccessibili di fatto alla stragrande maggioranza dei lavoratori. [3]".
Lenin, "Democrazia" e Dittatura.
http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtec27-014218.htm   

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 Storia del Partito della Rifondazione comunista da Circolo "ENZO SIMEONE" - Via Maiorino n.31 - Formia e  Wikipedia

Rifondazione Comunista

Circolo "ENZO SIMEONE" - Via Maiorino n.31 - Formia

http://www.rifondazionecomunistaformia.it/Storiografia/storiografia.html       

http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_della_Rifondazione_Comunista       

 

.............................................La nostra storia.............................................

 

Il PRC nasce inizialmente come Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC) nel febbraio 1991 a Rimini dove si svolge il XX e ultimo congresso del Partito Comunista Italiano. I fondatori del MRC cercano di mantenere logo e denominazione del vecchio PCI, ma quest'ultimo si trasforma ufficialmente in Partito Democratico della Sinistra, che ne è l'erede legale. Così si opta per assumere, come nome del partito, quello della mozione che si opponeva allo scioglimento: "Rifondazione Comunista". I Cofondatori sono Armando Cossutta, Ersilia Salvato, Lucio Libertini e Sergio Garavini che viene eletto coordinatore nazionale.

Rifondazione acquisisce le sue prime rappresentanze parlamentari quando, il 14 maggio 1991, Lucio Magri e Luciana Castellina lasciano rispettivamente il gruppo parlamentare del PDS alla Camera e al Parlamento Europeo e, insieme al gruppo proveniente dal Partito di Unità Proletaria per il comunismo, aderiscono al movimento. Qualche giorno dopo, il 9 giugno, l'ottavo congresso di Democrazia Proletaria, allora guidata da Giovanni Russo Spena, decide lo scioglimento del partito, i cui membri, formalmente a titolo individuale, aderiscono al Movimento per la Rifondazione. Poco dopo confluisce nel MRC anche il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista) - Linea Rossa. Alle elezioni amministrative ed in quelle regionali siciliane Rifondazione ottiene circa il 6% dei consensi. Nello stesso anno si svolge il primo congresso che prende alcune decisioni fondamentali:

    passare da Movimento a Partito,

    istituire la figura del segretario nazionale e quella del presidente

    creare il Comitato Politico Nazionale (CPN)

    tollerare le correnti organizzate, vietate nel PCI.

Il PRC deve ben presto fare i conti con la fine dell'URSS e l'inizio di Mani Pulite, ma nonostante ciò i consensi sono stabili intorno al 6% e gli iscritti in crescita. Tuttavia col tempo si acuisce la spaccatura fra il segretario Garavini e il neo-eletto presidente Armando Cossutta. Garavini forza i meccanismi decisionali per imporre la sua linea politica e ben presto viene accusato di "leaderismo" dai cossuttiani. Nel maggio del 1993 la direzione nazionale boccia la proposta di Garavini di un'unità d'azione col PDS: la bocciatura suona come una sfiducia al segretario che a giugno rassegna le proprie dimissioni. Fino al secondo congresso il PRC viene retto da un direttorio e intanto, nel 1993, muore Lucio Libertini, suo prestigioso cofondatore.

L'alleanza Bertinotti-Cossutta (1994-1998)

 

Nel 1993 Fausto Bertinotti lascia polemicamente il PDS. Bertinotti è in quel momento il leader della corrente della sinistra sindacale Essere sindacato della CGIL, ed è notoriamente ingraiano. Nel 1991, persa la battaglia contro lo scioglimento del PCI, come consigliato da Ingrao, aveva preferito rimanere nel PDS.

Inizialmente Bertinotti rifiuta una sua adesione al PRC; poi, il 17 settembre, avviene la svolta: Bertinotti è pronto ad aderirvi e Cossutta lo vuole subito segretario. Il 23 gennaio del 1994 Fausto Bertinotti diventa il secondo segretario di Rifondazione Comunista, grazie a un accordo tra Cossutta e Magri. Nel Comitato politico nazionale ottiene il voto favorevole di 160 membri su 193, un risultato che viene considerato dal politico lombardo estremamente positivo.

Di lì a poco ci sono le prime elezioni politiche con sistema maggioritario e il PRC aderisce all'Alleanza dei Progressisti che comprende otto partiti di sinistra. Alle elezioni raggiunge il 6% dei voti, ma la coalizione vincente è quella di centrodestra, che elegge Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio. Il 12 giugno, le prime elezioni europee fruttano 6 europarlamentari ai comunisti. Il 17 dicembre il PRC propone una propria mozione di sfiducia contro il primo governo Berlusconi, in autonomia da quelle di Lega Nord-PPI e del PDS. Il 22 dicembre Berlusconi si dimette: secondo alcuni esponenti comunisti, tra cui Livio Maitan, questo è il primo grande risultato a livello nazionale raggiunto da Rifondazione.

Rifondazione Comunista è divisa sulla fase apertasi con le dimissioni di Berlusconi: nel gennaio del 1995 alla Camera 14 deputati, tra i quali Garavini e il capogruppo Famiano Crucianelli, votano la fiducia al governo di Lamberto Dini, ex ministro berlusconiano sostenuto dalla Lega Nord, dal PPI e dal PDS. Anche se i voti dei deputati comunisti non sono decisivi (il governo Dini si salva grazie all'astensione di molti parlamentari del centrodestra), all'interno del PRC scoppiano le polemiche riguardo la mancata osservazione dell'indicazione del partito da parte dei 14 politici.

Crucianelli si dimette da capogruppo e viene sostituito da Oliviero Diliberto. Nel frattempo i dissidenti (tra questi anche Nichi Vendola) sosterranno anche la manovra economica bis di Dini del marzo del 1995: il partito chiede un «confronto» con l'ala destra, ma a giugno 19 tra deputati, senatori ed europarlamentari, guidati da Sergio Garavini, escono dal PRC per dar vita al Movimento dei Comunisti Unitari, che tre anni dopo confluirà nei Democratici di Sinistra. 

Alle elezioni regionali del 1995, Rifondazione sale all'8% grazie alla battaglia contro la riforma delle pensioni voluta dal governo Dini. Di conseguenza il centrosinistra si rende disponibile ad un accordo elettorale con il PRC per le politiche dell'anno successivo, a ciò si oppone la minoranza trotzkista guidata da Marco Ferrando.

Il 25 ottobre il centrodestra propone una mozione di sfiducia al governo, che passa per 9 voti grazie all'astensione del PRC, che aveva strappato al governo le dimissioni per il successivo dicembre. Il 6 dicembre Romano Prodi presenta il programma di governo della nuova coalizione di centrosinistra, denominata L'Ulivo: il PRC boccia il documento insieme ai Verdi. Nel febbraio del 1996, però, il Comitato politico nazionale del PRC approva un «patto di desistenza» con l'Ulivo: l'Ulivo rinuncia a presentarsi in 45 collegi maggioritari "sicuri", lasciandoli al PRC che però dovrà presentarsi col vecchio simbolo dell'Alleanza dei Progressisti.

Il 21 aprile il PRC ottiene il suo massimo storico (fino ad allora) e risulta decisivo alla Camera per dare una maggioranza al centrosinistra. Il PRC decide di dare un appoggio esterno (dunque senza ministri e sottosegretari) al neonato primo governo Prodi, solo la deputata Mara Malavenda vota contro il governo ed esce dal partito fondando i Cobas per l'Autorganizzazione.

Al III congresso del Prc, avvenuto nel dicembre del 1996, la mozione di Cossutta-Bertinotti favorevole a «influenzare l'esperienza del governo Prodi» ottiene l'85,48% dei consensi. Nel gennaio del 1997 Bertinotti, però, comincia a criticare l'operato del governo, in particolare sulle politiche per gli operai metalmeccanici. Il 9 ottobre Diliberto presenta una risoluzione firmata anche da Bertinotti e Cossutta che boccia la finanziaria presentata dal governo. Prodi non aspetta il voto e va a rassegnare le dimissioni. La crisi di governo è formalmente aperta ma il 13 ottobre il PRC e Prodi fanno pace grazie alla mediazione del Presidente della Repubblica Scalfaro. Il PRC accetta le modifiche avanzate dal governo e l'esecutivo si impegna a varare una legge che riduca le ore settimanali di lavoro a 35 entro il 2001 e a garantire adeguate pensioni a chi ha svolto lavori usuranti. Tuttavia Bertinotti non è soddisfatto e Cossutta inizia a temere che il segretario voglia far cadere il governo e imprimere una svolta massimalista al partito.

Tra il dicembre del 1997 ed il gennaio del 1998 Rifondazione, il mensile del partito, diviene così luogo dello scontro tra la linea del presidente Cossutta e quella del segretario Bertinotti. La maggioranza del partito si divide tra cossuttiani, soprattutto militanti dell'ex PCI, e bertinottiani, prevalentemente ex militanti della cosiddetta "nuova sinistra" e del socialismo radicale (Dp, Psiup, ecc.). L'opposizione verte sia sul modo di gestire il partito, sia sul rapporto col governo, sia sulla linea politica. Il 3 settembre si decide di tenere il IV congresso nei primi mesi del 1999, per una trasparente resa dei conti fra le due sottocorrenti. 

Il 16 settembre il governo presenta la finanziaria 1999. Bertinotti vuole chiudere col governo, Cossutta è per la trattativa. Nel Cpn del Prc del 3 e 4 ottobre, prevale la mozione anti-governativa di Bertinotti (188 voti), sostenuta anche da cossuttiani dissidenti e dai neotrotzkisti di Bandiera Rossa. La mozione Cossutta ottiene 112 voti, quella Ferrando, anch'essa anti-governativa, ottiene 24 voti. Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito. Molti iscritti al partito si autoconvocarono, allora, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per impedire la rottura con il governo, ma Bertinotti è irremovibile nel sostenere la scelta democratica del Cpn.

Il 9 ottobre il capogruppo alla Camera, Oliviero Diliberto, annuncia che la maggioranza dei parlamentari diRc avrebbe votato a favore del governo Prodi. Bertinotti si dichiara invece per la sfiducia e Diliberto ha il compito di spiegare a Montecitorio i motivi per cui Rifondazione non rinnova la fiducia all'esecutivo, scelta che lui per primo non condivide. Al termine delle dichiarazioni di voto e delle operazioni di conta, il governo cade per un solo voto. Due giorni dopo i sostenitori della mozione di Cossutta abbandonarono il PRC per dare vita al Partito dei Comunisti Italiani. Si procedette così alla costituzione di nuovi governi di centro-sinistra, prima a guida di Massimo D'Alema poi di Giuliano Amato, sostenuti organicamente dai Cossuttiani.

Dalla scissione del Pdci - L'inizio del nuovo corso bertinottiano (1998-2000)

La fuoriuscita dei Comunisti Italiani spinge Rifondazione a sviluppare un nuovo corso più movimentista secondo le idee ingraiane e massimaliste del suo leader. La scissione cossuttiana indebolì il partito di voti, iscritti e risorse economiche, tanto che viene sospesa la pubblicazione di Rifondazione.

Nel 1999 si svolge il IV congresso del Prc che vede presentate due mozioni: quella del segretario, sostenuta da bertinottiani, ex-cossuttiani e maitaniani (Bandiera Rossa), e quella trotzkista radicale di Ferrando, Grisolia e Ricci. La prima mozione passa con l'84% dei voti. Per la prima volta la parola "Rifondazione" fa ingresso nel simbolo del partito. Bertinotti non chiude però del tutto le porte al centro-sinistra, soprattutto a livello locale. A giugno le elezioni europee del 1999 sono un fiasco, il PRC ottiene il 4% dei voti (contro l'8% delle politiche). Il calo è solo in parte spiegato dal 2% del Pdci. Nel Cpn del 4 luglio, Bertinotti avanza l'idea di un «forum» aperto alla «sinistra antagonista ed ai movimenti anti-liberisti».

Il PRC non riesce, però, a cogliere l'ampiezza del "fenomeno movimenti", tanto che a Seattle per protestare contro il terzo meeting dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, sarà presente la sola presidente dei Verdi, Grazia Francescato. Il Prc non parteciperà, del resto, ad analoghi momenti organizzati dal "popolo di Seattle" durante il 2000. Il Prc preferisce puntare molto sulla Conferenza intergovernativa dell'Unione Europea di Nizza del dicembre 2000. Il successo dell'iniziativa, alla quale partecipano solo PRC e Verdi, permise al partito di guardare in modo nuovo al rapporto con i movimenti.

In aprile, alle elezioni regionali il PRC preferisce fare accordi di desistenza con il centrosinistra in tutte le regioni tranne che in Toscana, ma in Lombardia molti dirigenti locali di Rifondazione non sostengono il candidato dell'Ulivo Mino Martinazzoli e preferiscono schierarsi con Nerio Nesi del Pdci; cosa analoga accade in Piemonte dove alcuni rifondini votano la verde Francesca Calvo e non l'ulivista Livia Turco). Ciò nonostante la Casa delle Libertà, la nuova coalizione del centrodestra, vince in ben 8 regioni su 15.

La costruzione di una rifondazione movimentista (2001-2003) 

Dopo la contestazione di Nizza e con l'avvicinarsi del ritorno del centrodestra al governo, Bertinotti decide di puntare ideologicamente verso un partito più marxista e meno leninista, più movimentista e di opposizione. Si va quindi verso una rifondazione del partito su basi totalmente nuove. Il disegno del segretario non è esplicitato subito e si concretizza per tappe. A prima tappa è il 21 gennaio del 2001, quando in occasione degli ottant'anni dalla fondazione del Pci, a Livorno Bertinotti chiede ai militanti di riscoprire la radice marxista, ma di sradicare dal partito qualsiasi residuo di stalinismo.

Il 13 maggio dello stesso anno sono previste le elezioni politiche: dopo una lunga trattativa tra Ulivo e PRC, Rifondazione decide alla Camera di concorrere solo nella quota proporzionale (patto di "non belligeranza"), e di presentarsi al Senato come forza indipendente. I risultati non sono dei migliori, anche se il Prc risulta l'unico partito fuori dai poli a superare lo sbarramento del 4% (ottenne infatti il 5%), ma al Senato il mancato accordo tra Ulivo e Prc permette ai conservatori di conquistare ben 40 seggi. Per questo motivo il Prc sarà oggetto di durissime critiche da parte del centrosinistra.

Il Prc continua nel dialogo con i movimenti e si rende tra i protagonisti del Genoa Social Forum (vedi Fatti del G8 di Genova), aggregazione di associazioni anti-G8, il cui portavoce è Vittorio Agnoletto, già candidato dal Prc alla Camera e proveniente da Dp. Gli scontri di Genova e i suoi giovani anticapitalisti sembrano indicare definitivamente al gruppo dirigente del Prc lo sbocco naturale del bertinottismo: i movimenti no-global.

Più tardi la stagione delle guerre Usa (Afghanistan, Iraq) accentua nel PRC l'antimilitarismo e il pacifismo, tanto che il 5 marzo 2003, Bertinotti aderisce, con altri esponenti politici e sindacali, a una giornata di digiuno indetta dal Vaticano «contro la guerra e il terrorismo». Dal 14 ottobre 2001 il PRC partecipa stabilmente alla tradizionale Marcia per la pace Perugia-Assisi e Bertinotti spinge affinché il pacifismo di Rifondazione approdi alla vera e propria nonviolenza.

Al Cpn del 15 e 16 dicembre 2001 vengono intanto approvate le 63 tesi su cui verterà il successivo V congresso del partito. A redigerle è Paolo Ferrero, già trotzkista all'opposizione nel partito, e ora l'uomo che Bertinotti ha voluto per far svoltare il partito.

Il 4 aprile del 2002 si apre così il V congresso del Prc. Nella sua relazione introduttiva, Fausto Bertinotti pone subito «il problema della costruzione di un nuovo progetto politico», per «costruire un'alternativa di modello sociale e di democrazia, che può diventare anche alternativa di governo, fondata sulla duplice discriminante del no alla guerra e alle politiche neo-liberiste. E, contestualmente, si propone di rifondare la politica, a partire dalla ripresa della sua ambizione più alta, quella di trasformare la società capitalistica», Bertinotti ribadisce anche che «lo stalinismo è incompatibile col comunismo» e pone come alternativa il modello proposto da Frei Betto.

Sul fronte lavoro, il Prc si impegna per la difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che dal 17 agosto 2001 Banca d'Italia, Confindustria e Governo spingono per l'abrogazione. Bertinotti lancia la proposta di un referendum che estenda le tutele dell'articolo 18 anche alle aziende sotto i 15 dipendenti. La proposta referendaria è accolta favorevolmente dai Verdi, dalla corrente Ds Socialismo 2000 di Cesare Salvi, dalla Fiom e da parte della Cgil. Nel frattempo, dopo la grande mobilitazione sindacale guidata dalla Cgil del marzo 2002, il governo Berlusconi rinuncia a modificare l'articolo 18. Tuttavia la consultazione referendaria si terrà comunque nel giugno 2003 risultando però nulla data la scarsa aflfuenza alle urne (25,5% degli aventi diritto, 10.572.538 i "sì").

Nel medesimo periodo nel PRC nascono prese di posizione contro Cuba: il 29 aprile del 2003 alla Camera si vota sulle misure da prendere contro lo stato caraibico che in quei giorni aveva incarcerato 75 oppositori di destra e ne aveva fucilato altri 3, rei di aver dirottato un traghetto nel porto de L'Avana.

Vengono approntate 4 distinte mozioni dalla CdL, dall'Ulivo, dal Prc e dal Pdci. Solo quella del Pdci non condanna Cuba. Le risoluzioni dell'Ulivo e di Rifondazione, pur non invocando le sanzioni, condannano entrambe il regime castrista. Il Prc, in tal modo, inizia l'allontanamento dal governo di Fidel Castro.

Nel Cpn del 3 e 4 maggio, Bertinotti viene bersagliato da forti critiche per la scelta su Cuba. Il segretario chiarisce che «la questione sulla pena di morte non è solo una questione etica, ma anche politica. La pena di morte va rifiutata hic et nunc, senza se e senza ma. Non credo che la divergenza verta sulla storia di Cuba».

Il 9 maggio esce su Liberazione un articolo di Fulvio Grimaldi (già giornalista del Tg3) in difesa di Fidel Castro. Il giorno dopo Grimaldi viene sostituito con Fabrizio Giovenale. Il caso Castro si riaprirà nel Prc in occasione della convocazione a L'Avana di più di 600 personalità di 70 paesi per un "Incontro Internazionale contro il terrorismo, per la verità e la giustizia" da tenersi nel giugno del 2005. A rappresentare l'Italia, Cuba invita solo il Pdci ed esclude il Prc, ma accetta comunque una delegazione della corrente L'Ernesto, guidata da Claudio Grassi. Il responsabile esteri Gennaro Migliore afferma: «È un fatto singolare, grave e incongruo nei rapporti tra i nostri partiti, che sono stati sempre corretti. Rifondazione è solidale con le lotte del popolo cubano, ma rivendica la possibilità di criticare quanto non va in quella esperienza».

Verso l'Ulivo invece è disgelo: il 6 marzo 2003 a Montecitorio tutti i leader de L'Ulivo tornano a sedersi a un tavolo con Bertinotti. Alla fine dell'incontro con L'Ulivo, vengono anche costituite tre commissioni paritetiche per creare delle prime convergenze di programma. Il 16 maggio Bertinotti precisa la sua idea di accordo organico con L'Ulivo: «Siamo disponibili solo a un accordo di programma, non a riesumare vecchie formule come la desistenza».

Il 17 giugno la Direzione Nazionale del Partito, riunita per analizzare il risultato referendario, dà il via libera alla ricerca di nuove intese con l'Ulivo, con 21 voti favorevoli, 5 contrari (tutti della corrente Ferrando), e 10 astenuti. Ferrando è contrario e chiede di «avviare immediatamente un congresso straordinario». Anche il Cpn del 28 e 29 giugno sarà d'accordo, e stavolta il documento sarà votato da tutta la maggioranza uscita dall'ultimo congresso (68 sì, 14 no, 1 astensione). Viene così definitivamente abbandonata l'idea lanciata nel 2000 di «rompere la gabbia del centrosinistra». Secondo i bertinottiani perché questa è stata rotta, mentre per le opposizioni interne così facendo il Prc accetta di entrare nella gabbia e in modo docile.

Pochi mesi dopo Bertinotti imprime l'accelerazione sulla rifondazione del partito e fa definitivamente sterzare il partito verso la nonviolenza, generando lacerazioni consistenti nel Partito.

Con il Partito della Sinistra Europea verso il Governo (2004-2006)

Dalla fine del 2002, Bertinotti intesse dialoghi coi leader europei dei partiti antiliberisti di varia estrazione. L'obiettivo è quello di fondare «un partito europeo di sinistra alternativa». Non è una nuova internazionale "europea" di partiti comunisti, visto che è aperto anche a partiti socialisti massimalisti. Del progetto il Partito è pressoché all'oscuro e ne avrà piena conoscenza solo il giorno della fondazione del Partito della Sinistra Europea, il 10 gennaio del 2004 a Berlino, nella stessa stanza dove nella notte di capodanno del 1918 Rosa Luxemburg fondò con Karl Liebknecht il Partito Comunista Tedesco.

A firmare l'appello fondativo saranno 11 partiti su 19 presenti, compreso Bertinotti per il Prc perché è «una rottura di continuità con il passato, che non può limitarsi a rinnegare stalinismo e leninismo, ma che introduce la nonviolenza come elemento di riforma del comunismo medesimo». Si decide altresì, su idea di Bertinotti, di recarsi ad omaggiare la tomba della Luxemburg e di ripetere l'iniziativa ogni anno nella seconda settimana di gennaio.
http://www.rifondazionecomunistaformia.it/Storiografia/storiografia.html       

La fondazione della SE lascia buona parte del Partito contrariata, prevalentemente perché l'adesione non è preventivamente passata per gli organi decisionali del Partito (in primo luogo il CPN). Il malumore emergerà nella Direzione Nazionale del 28 gennaio, dove l'adesione alla SE passa con appena 21 sì, 17 no (tra cui due "bertinottiani") e un'astensione. Il 6 e 7 marzo tocca al Cpn la decisione definitiva. La maggioranza si sfalda e vengono presentati 5 documenti. Il documento del segretario passa comunque con 67 sì e 53 no. Viene così modificato anche il simbolo del Prc, dove viene aggiunta un'"unghia" rossa con scritto Sinistra Europea. Nello stesso Cpn passa anche la linea di proseguire l'unità d'azione col centrosinistra con 82 sì ("bertinottiani" e "grassiani").

 

Con questo voto positivo, il Prc può partecipare l'8 e 9 maggio a Roma al Congresso fondativo della SE, dove Fausto Bertinotti viene eletto presidente all'unanimità.

 

L'11 ottobre del 2004 tutti i partiti dell'Ulivo decidono di allargare la coalizione all'Italia dei Valori e a Rifondazione Comunista e danno vita alla Grande Alleanza Democratica (Gad).

 

Contestualmente la neonata Gad decide di tenere delle elezioni primarie per trovare un proprio leader «entro febbraio» 2005.

 

Durante l'autunno 2004, Bertinotti incomincia un duro braccio di ferro con la Gad per imporre la candidatura di Nichi Vendola a Presidente della Regione Puglia, in alternativa a quella dell'esponente della Margherita Francesco Boccia. Il 20 dicembre si arriva al compromesso di organizzare delle elezioni primarie in Puglia tra Boccia e Vendola per il 16 gennaio 2005. A sorpresa vince Vendola, seppur di strettissima misura e nonostante il fatto che tutti gli altri partiti del centrosinistra, compreso il Pdci, si fossero schierati col suo rivale.

 

Due giorni dopo, 18 gennaio, la Gad a Roma decide di rinviare le primarie nazionali a maggio. Bertinotti lancia con decisione la sua candidatura, mentre si aggiungono anche quelle di Alfonso Pecoraro Scanio e di Antonio Di Pietro.

 

Nel mezzo si svolgono le regionali in 14 regioni il 3 e il 4 aprile e un nuovo cambio di nome: la Gad diventa l'Unione. L'Unione vince in 12 regioni su 14, compresa la Puglia con Vendola, che diventa il primo presidente di regione della storia del Prc.

 

In ottobre la partecipazione alle elezioni primarie per il candidato dell'Unione alla presidenza del Consiglio sarà superiore di sette volte rispetto ai pronostici, ma Bertinotti arriva secondo dietro Prodi, raccogliendo 631.592 voti ovvero il 14,7% dei votanti, un risultato che viene giudicato dagli analisti leggermente negativo, creando ulteriori malumori nell'opposizione del partito.

 

Dal 2004 il Prc si ritrova diviso in due su moltissime questioni e Bertinotti riesce a far passare le sue proposte in Dn e Cpn con margini molto ristretti. In un simile clima, il VI congresso si pone come un vero e proprio regolamento di conti fra correnti. Nel Cpn del 30 e 31 ottobre la maggioranza decide di andare a un congresso a mozioni contrapposte, scontentando l'Ernesto che chiedeva un congresso a tesi emendabili.

 

Il Cpn del 20 e 21 novembre licenzia ben 5 documenti congressuali, rappresentativi delle 5 anime del partito. La mozione congressuale ("L'alternativa di società") di Bertinotti ottengono il 59% dei voti. La tesi vincente dei bertinottiani si presenta in forma molto snella e conferma tutte le svolte degli ultimi anni. I congressi di circolo si giocano in un clima teso e di sospetto, perché le minoranze denunciano un aumento imprevisto e eccessivo di tesserati che, a loro dire, servono a far vincere agilmente il congresso a Bertinotti.

 

Il 3 marzo al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, si apre quello che verrà da molti ricordato come il congresso più violento del Prc. Bertinotti può contare su 409 delegati, Grassi su 181, Ferrando e Malabarba su 45 ciascuno e Bellotti su 11. Bertinotti apre assicurando che è l'ultima volta che si fa eleggere segretario e che punta a un «ricambio generazionale» con i giovani che non hanno conosciuto il Partito Comunista Italiano o Democrazia Proletaria. Negli stessi giorni del congresso, Pietro Ingrao e Pietro Folena (Ds) si avvicinano a Rifondazione, il primo aderendovi. Bertinotti viene rieletto dal Cpn con 143 sì, 85 no e 2 astenuti (30 i non partecipanti al voto), nonostante le 4 minoranze abbiano poi deciso di coalizzarsi quando hanno saputo che la segreteria non sarebbe stata più unitaria (cioè rappresentativa di tutte e 5 le mozioni), ma solo di esponenti vicini al nuovo segretario. In ogni caso il congresso dà il via libero definitivo al Prc di essere forza di governo in caso di vittoria de l'Unione nel 2006.

 

Alla fine del 2005, dopo tre legislature, viene ripristinata una legge elettorale proporzionale, da sempre gradita al Prc, ma stavolta con liste bloccate. Il Cpn del Prc, a maggioranza, approva le candidature del partito, tra cui vari indipendenti, come Francesco Caruso, noto leader no-global, e la transgender Vladimiro Guadagno in arte Vladimir Luxuria. Alle minoranze (rappresentative di oltre il 40,5 del partito) vengono anche assicurati 9 candidati sicuramente vittoriosi pari al 14% degli eletti totali. Trova posto in Senato anche Marco Ferrando, capofila della minoranza troskista. La candidatura di Ferrando farà più discutere, perché questi dichiarerà - in una intervista al Corriere della Sera - di stare dalla parte dei resistenti iracheni anche quando sparano contro gli italiani. La segreteria nazionale escluderà allora Ferrando dalle elezioni, sostituendolo con la pacifista Lidia Menapace.

Alle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, l'Unione ottiene una vittoria di misura e Rifondazione Comunista ottiene un grande successo al Senato della Repubblica con il 7,4%, mentre alla Camera dei deputati conferma la sua forza con il 5,8%.

Grazie alla nuova legge elettorale, Rifondazione è la lista che più ha guadagnato in termini di seggi: 52 in più rispetto al 2001, (41 deputati e 27 senatori). In Basilicata, per la prima volta, il Prc elegge un senatore ed in Sardegna passa dal 4% all'8,2%. Nelle aree metropolitane ottiene risultati migliori che in quelle rurali, ad esempio a Napoli il Prc ha ottenuto il 9,7%. In alcune province il Prc si posiziona come secondo partito dell'Unione, sorpassando la Margherita: è successo a Roma, con il 9,4% di preferenze al Senato (7,9% alla Camera), a Livorno che supera il 18%, a Massa con il 15%, a Firenze con l'11%, a Pisa con il 12%, a Perugia e a Lucca con il 10%.

 

Fausto Bertinotti il 29 aprile viene eletto Presidente della Camera dei deputati alla quarta votazione. A seguito della sua elezione, il Cpn del 7 maggio elegge Franco Giordano nuovo Segretario Nazionale del Partito.

 

L'entrata al governo non piace alla sinistra del Prc in particolare a Progetto Comunista, la corrente del partito con le posizioni più estreme, contraria alla coalizione de L'Unione e trotskista, il suo portavoce era Marco Ferrando. Nel congresso del 2002 raccolse oltre l'11% dei consensi presentandosi insieme con il gruppo denominato FalceMartello. Riferimento internazionale dell'area era il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale, organizzazione trotzkista scissasi dal Segretariato Unificato nel 1997 con sede a Buenos Aires. Al sesto congresso ha ottenuto il 6,5% dei voti. Con la candidatura a parlamentare (poi ritirata dagli organismi dirigenti nazionali del PRC) di Marco Ferrando, l'area si divise. Alcuni, infatti, capeggiati da Francesco Ricci fondarono un nuovo gruppo: PC-ROL.

 

Il 22 aprile 2006 il PRC perderà l'area PC-ROL (poi Partito di Alternativa Comunista), quindi il 18 giugno fuoriesce il gruppo fedele a Ferrando che darà vita al Partito Comunista dei Lavoratori, infine nel dicembre 2006 il Partito perde il gruppo guidato da Luigi Izzo (Progetto Comunista -Area Programmatica, scissosi da Progetto Comunista nel 2003) che prenderà il nome di Associazione Unità Comunista; della terza mozione del VI Congresso rimarrà nel Partito solo il gruppo guidato da Marco Veruggio, Alì Ghaderi e Bruno Manganaro che non condividendo la scissione si costituiscono nell'area Controcorrente.

Rifondazione al governo (2006-2008)

Il 17 maggio 2006 nasce il governo Prodi II e, per la prima volta in 15 anni di vita, Rifondazione aderisce direttamente con una sua delegazione ad un esecutivo.

 

Unico ministro di Rifondazione è Paolo Ferrero, con delega alla Solidarietà Sociale. Patrizia Sentinelli è viceministro agli Esteri; mentre i 6 sottosegretari sono Alfonso Gianni (Attività Produttive), Franco Bonato (Interno), Danielle Mazzonis (Beni Culturali), Donatella Linguiti (Pari Opportunità), Laura Marchetti (Ambiente) e Rosa Rinaldi (Lavoro). Il nuovo presidente del gruppo alla Camera è Gennaro Migliore. Al Senato capogruppo è Giovanni Russo Spena.

Il PRC non vive una fase serena. Infatti, vengono subito al pettine i nodi della difficile convivenza tra le istanze di chi come il Prc si fa portatore di politiche di marcata discontinuità col passato, e chi invece preferisce attuare politiche più moderate. Malgrado il programma comune de l'Unione, il Prc percepisce ben presto di essere in difficoltà, stritolata tra lealtà istituzionale (rafforzata dalla delicata presenza di Bertinotti alla presidenza della Camera) e di coalizione, e lealtà verso il proprio elettorato di riferimento.

Chi maldigerisce la situazione lo manifesta subito: il 19 luglio si dimette da deputato Paolo Cacciari che, insieme ad altri rifondaroli di minoranza, aveva dichiarato di essere pronto a votare contro il rifinanziamento delle missioni all'estero. Nascono i cosiddetti "senatori dissidenti" che sarebbero poi stati minacciati di espulsione dal segretario Giordano. Le dimissioni di Cacciari vengono però respinte dai suoi colleghi.

Poco dopo tornano le manifestazioni di piazza contro la legge finanziaria del 2007. Vi partecipano, non senza polemiche, esponenti di Rifondazione.

Per riportare la quiete nel partito, a dicembre viene lanciata l'idea di una "Conferenza Nazionale di Organizzazione" per la fine di marzo del 2007, nell'intento di svolgere delle assemblee di partito di ogni grado come in un congresso, dove poter però verificare lo stato di salute del partito stesso. 

Il 21 febbraio 2007 Prodi si dimette e segue una crisi di una settimana, causata dalla mancata approvazione al Senato dell'ordine del giorno sulla politica estera. La bocciatura avviene sostanzialmente per il mancato appoggio di tre senatori a vita, ma non erano mancate le strumentalizzazioni per la non partecipazione al voto del senatore di Rifondazione e storico esponente dell'area Sinistra Critica Franco Turigliatto, uscito polemicamente dall'Aula insieme al senatore Fernando Rossi. Il senatore viene quindi sanzionato con la pena massima dell'allontanamento dal Partito per due anni (art. 52 dello Statuto del Prc)[2] (viene dunque espulso) dal partito. Il senatore Turigliatto decide dunque le sue dimissioni da senatore inviando una lettera al Presidente Marini, poco tempo dopo però ritira le sue dimissioni (dopo che un'assemblea della sua corrente glielo aveva richiesto) e conserva dunque il seggio in Senato.

È comunque una svolta. Da un lato la parte più radicale del Prc solidarizza con Turigliatto ritenendo eccessivo il ricorso all'allontamento e allargando il divario con la maggioranza bertinottiana, dall'altra quest'ultima capisce che sarà dura se non impossibile continuare a stare al governo (nel frattempo ripresosi) con tali fibrillazioni interne ed esterne. Così, dopo 10 mesi di silenzio, Bertinotti decide di riprendere in mano la situazione e di proporre una soluzione.

Il 25 febbraio Bertinotti lancia infatti dalla prima pagina di Liberazione l'idea di riunire la sinistra per rafforzarla, cosa che Rifondazione voleva in verità già concretizzare con la fondazione della sezione italiana della Sinistra Europea. La novità consiste però nel non escludere il Pdci, come finora era accaduto, ponendo l'idea di un'unità generica, che non implichi la Se, come da anni chiedeva il partito di Diliberto.

 Alla Conferenza di organizzazione le minoranze interne al partito pongono alcune questioni critiche: Essere Comunisti si spacca e l'area de "L'Ernesto" (dal nome della rivista, erede dell'esperienza di "Interstampa") si organizza autonomamente. Sinistra Critica, chiamata anche Erre (dalla rivista), che aveva come leader l'ex - senatore Luigi Malabarba ed erede della corrente fondata da Livio Maitan Bandiera rossa (dal nome della rivista), e contraria già nel 2004 all'entrata del PRC in un possibile governo di centrosinistra l'(11 giugno) inizia il percorso politico che porterà alla fuoriuscita dal partito. Il riferimento internazionale della corrente (che sostiene la scissione dal PRC) è il Segretariato Unificato della Quarta Internazionale, una delle maggiori organizzazioni internazionali trotzkiste. Nell'ultimo congresso a cui si era presentata si era attestata al 6,5%.

 

Si vanno delineando due tendenze, una legata alla volontà di Fausto Bertinotti di lavorare per un nuovo partito di sinistra che nasca dalla fusione dei partiti a sinistra del costituendo Partito Democratico, superando così il Prc, ma anche la stessa sezione italiana della Sinistra Europea, la quale finalmente vede la luce il 17 giugno e altri esponenti della maggioranza interna, più vicini al segretario Giordano, e le minoranze seppur con diversi accenti, che preferiscono una prospettiva di confederazione che concretizzi l'unità a sinistra, ma senza arrivare a uno scioglimento dei partiti esistenti.

Alle amministrative 2007, Rifondazione subisce varie sconfitte passando mediamente dal 6% al 4% e perdendo alle provinciali circa 30.000 voti; il 9 giugno fallisce il sit-in a Roma, insieme alle altre forze della sinistra di governo, contro la visita del Presidente degli Stati Uniti Bush. Tale destino non coglie invece un'analoga manifestazione cui partecipa la maggior parte dei militanti del PRC. I due episodi rafforzano gli antigovernativi di Rifondazione, mettendo a dura prova la linea di maggioranza.

L'annuncio della nascita del Partito Democratico (PD), per il mese di ottobre 2007, favorisce un nuovo avvicinamento tra le formazioni a sinistra dei Ds, Rifondazione innanzitutto, ma anche il Pdci, i Verdi e Sinistra Democratica. La necessità di costituire un'azione politica unitaria che raccolga le istanze della sinistra italiana approda nella creazione di un «cantiere per l'unità a sinistra».

Il partito, dai vertici fino a un gran numero di strutture e militanti di base, aderisce alla manifestazione nazionale, convocata dai giornali Liberazione, Il Manifesto, Carta e da 15 personalità della sinistra, che si svolge a Roma il 20 ottobre 2007. All'iniziativa, appoggiata da Rifondazione e dal Pdci, partecipano all'incirca un milione di persone[3][4], unite nella richiesta di una svolta a sinistra da parte del governo Prodi, soprattutto sul tema del lavoro e delle pensioni.

 

Dopo alcuni mesi il cantiere della sinistra, definito giornalisticamente "Cosa Rossa", ha una forte accelerazione e culmina l'8 e 9 dicembre 2007 con l'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti, durante la quale viene varata la nuova federazione La Sinistra - l'Arcobaleno che vede uniti sotto un unico simbolo i quattro partiti di Prc, Pdci, Sd e Verdi. 

A gennaio 2008 cade il Governo Prodi, in seguito al mancato ottenimento della fiducia in Senato, per il voto contrario dell'UDEUR e di altri senatori. Il Prc si dichiara disponibile alla formazione di un governo istituzionale che possa modificare la legge elettorale vigente, pur affermando la propria contrarietà alla formazione di nuove maggioranze che includano i partiti della Casa delle Libertà. In un'intervista, Franco Giordano dichiara che non sarebbero state più possibili alleanze con il centro moderato, definito trasformista.[5]

La campagna elettorale parte il 9 febbraio in corrispondenza dell'Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori tenutasi a Torino presso il Parco della Pellerina.

Rifondazione fuori dal Parlamento e la sconfitta del bertinottismo (2008)

Il PRC si presenta nel cartello della Sinistra Arcobaleno, guidato da Fausto Bertinotti come "candidato premier", per la prima volta senza la falce e il martello. Ma il progetto registra un clamoroso insuccesso, travolto dal bipolarismo accentuato fra il Partito Democratico e il Popolo della Libertà, da un marcato astensionismo e da un'emorragia di voti verso formazioni di diversa natura[6]. Ottiene soltanto il 3% dei voti, insufficienti a superare la soglia di sbarramento e lasciando così PRC, PdCI, Verdi e SD senza alcuna rappresentanza parlamentare nazionale.[7][8] Bertinotti, come annunciato già in apertura di campagna elettorale, dichiara la sua indisponibilità ad assumere altri incarichi di direzione politica. Il 19 aprile il segretario Giordano si presenta dimissionario rimettendo il proprio mandato al Cpn che affida la guida del PRC a un Comitato di Gestione composto da 12 persone (il portavoce è individuato in Maurizio Acerbo), incaricato di traghettare il partito verso il VII Congresso. L'ex maggioranza bertinottiana di Venezia si presenta divisa su tre documenti distinti, di cui uno, Disarmare Innovare Rifondare Sito ufficiale, non darà mai vita ad una corrente per bocca del suo stesso promotore Walter De Cesaris, ex coordinatore della segreteria uscita dal Congresso di Venezia.[9] Altro esponente di spicco del documento congressuale era Franco Russo, che aveva presentato un documento analogo al Cpn del 20 aprile 2008. L'area proponeva di celebrare un congresso non deliberativo ma di riflessione sulla sconfitta e che attraverso una gestione collegiale eviti spaccature e frazionismi. Ha raccolto appena l'1,52% dei voti congressuali contribuendo all'approvazione del documento finale del Congresso (pro-Ferrero), ma non votando per l'elezione del segretario in CPN.

Il VII congresso si svolge a Chianciano Terme dal 24 al 27 luglio 2008 con cinque mozioni che dimostrano l'esistenza di un forte dibattito interno, alla luce delle scelte maturate negli ultimi anni dal partito. Lo scontro per la segreteria è tra Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, sostenuto dalla parte più consistente della vecchia dirigenza del partito, la maggior parte dei cosiddetti ex bertinottiani, e l'ex ministro Paolo Ferrero (anche lui sostenuto, in parte, da alcuni ex bertinottiani, favorevoli però ad una profonda autocritica rispetto alla passata gestione del partito). Il primo ritiene che si debba proseguire con gli sforzi per costruire un nuovo soggetto politico della sinistra. Il secondo sostiene che bisogna ripartire dalla difesa del PRC e del suo progetto originario.

All'inizio del congresso la mozione Vendola si presenta con la maggioranza relativa, ma lo scontro si acuisce nei giorni di dibattito mentre le minoranze si coalizzano attorno alla linea di Ferrero che, il 27 luglio, viene approvata con il 53% dei voti (342 delegati su 646)[10]. Lo stesso giorno Ferrero viene proclamato segretario con il 51% dei voti (142 su 280). Il risultato viene raggiunto a seguito di un accordo fra la mozione Ferrero-Grassi, (che da sola si presentava con il 40,3%), l'Ernesto di Fosco Giannini (7,7%) e i trotskisti di FalceMartello (3,2%) guidati da Claudio Bellotti. Il neo-segretario Ferrero spiegherà che l'accordo è fondato su tre elementi: «Rifondazione c'è oggi e domani; rilancio di un'opposizione sociale al governo Berlusconi; maggiore autonomia dal Partito Democratico». Per la prima volta la dirigenza bertinottiana è in minoranza.

La svolta a Sinistra e la scissione di Rifondazione per la Sinistra [modifica]

Il 13 settembre 2008 vengono eletti i nuovi organismi dirigenti del partito.

La nuova gestione del partito si propone di dar vita ad una stagione di lotta che porti di nuovo il Partito della Rifondazione Comunista nelle strade e nelle piazze: il PRC si schiera a fianco delle rivendicazioni studentesche contro i provvedimenti del Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e delle lotte sindacali come lo sciopero generale indetto dalla sola CGIL il 12 dicembre 2008. Significativo è stato anche l'apporto dato alla raccolta firme per il referendum sul Lodo Alfano.

Nonostante gli inviti a una gestione unitaria del partito, la neonata minoranza vendoliana Rifondazione per la Sinistra (RPS), entra in conflitto con la maggioranza accusata di voler fare tabula rasa delle rielaborazioni attuate durante la segreteria di Bertinotti. In modo particolare da settembre si apre un conflitto molto duro intorno a Liberazione che secondo la maggioranza non corrisponde minimamente alla linea del partito, configurandosi come voce della minoranza vendoliana. Motivando il provvedimento con la crisi di vendite, la dirigenza del partito sostituisce il direttore Piero Sansonetti durante la Direzione Nazionale del 12 gennaio 2009. La risposta della minoranza è immediata: 25 memdri su 28 di RPS si dimettono dalla Dn[11] e inizia il percorso, più volte rallentato o negato, di una scissione per perseguire il progetto della costituente della sinistra, in sintonia con Sinistra Democratica.

Il 21 gennaio 2009 Vendola annuncia, a titolo personale, la sua uscita da Rifondazione, in attesa che altri facciano altrettanto durante il seminario di RPS a Chianciano il 24 e 25 gennaio.

Il 24 gennaio infatti si ufficializza la scissione dal PRC[12] I principali esponenti della Rifondazione per la Sinistra che aderiscono al neo Movimento per la Sinistra sono Franco Giordano, Gennaro Migliore, Alfonso Gianni ed il leader Nichi Vendola. Come preannunciato[13] i principali esponenti che avevano aderito alla mozione di Vendola che rimangono invece all'interno di Rifondazione sono l'ex vice-presidente del Senato Milziade Caprili, l'europarlamentare Giusto Catania e Augusto Rocchi con lo scopo proseguire le battaglie di RPS. Fausto Bertinotti ha annunciato che non rinnoverà la propria iscrizione al PRC ma che non aderirà al Movimento per la Sinistra, dando comunque l'appoggio a questo soggetto.[14]. Secondo il PRC, ad abbandonare il partito con Vendola saranno tra gli 8 e i 10mila iscritti[15].

Le Elezioni Europee del 2009

In seguito all'approvazione dello sbarramento al 4% per l'elezione al Parlamento europeo, il PRC ha intensificato i contatti per la creazione di una lista "anticapitalista e comunista", proponendo l'apertura delle liste di Rifondazione Comunista ad altre soggettività facenti riferimento al gruppo GUE-NGL. L'intesa viene raggiunta con i Comunisti Italiani, [16] da tempo fautori di un'unità dei comunisti, ma non con Sinistra Critica che dopo una lunga trattativa ha rifiutato l'alleanza per divergenze sul simbolo e le candidature ed ha rinunciato a presentarsi alle Europee. Il 7 marzo 2009 al Teatro Carcano di Milano viene organizzata un'assemblea alla presenza di Lothar Bisky e di Alexis Tsipras, con la presenza dell'eurodeputato Vittorio Agnoletto, per lanciare la lista di sinistra in Italia.

Il 28 marzo viene annunciato che PRC, PdCI, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti, si sarebbero presentati in una lista unica dove il PRC detiene il 60% delle candidature[senza fonte], dando così concretezza alla proposta della Direzione Nazionale del PRC dell'11 febbraio precedente «di promuovere una lista da presentare alle prossime elezioni europee che, partendo dalla presentazione del simbolo di Rifondazione Comunista-SE, condivida la scelta di appartenenza al GUE-NGL, unisca tutte le forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti alternativi al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e militarista dell’Unione Europea»[17]. Sembra quindi concretizzarsi un embrione della "Costituente comunista" già invocata in passato da PRC e PdCI, oltre che da numerosi altri gruppi.

Particolarmente rilevante è stato l'impegno profuso dal PRC per la manifestazione nazionale della CGIL del 4 aprile 2009, che ha visto la partecipazione di quasi tre milioni di persone secondo gli organizzatori.

All'intervista di Fausto Bertinotti che ha dichiarato il suo sostegno alla lista Sinistra e Libertà ed ha auspicato un big bang della sinistra italiana[18], ha risposto il segretario Paolo Ferrero affermando che l'idea del "tanto peggio tanto meglio" rischia di cancellare la sinistra italiana stessa. [19]

Alle elezione europee la Lista Anticapitalista (di cui fa parte Rifondazione) ottiene il 3,40% venendo quindi esclusa dal Parlamento Europeo. Ferrero presenta le dimissioni da segretario che vengono respinte dal Comitato Politico Nazionale.

Il percorso unitario della Federazione della Sinistra

Si procede intanto alla ricomposizione della frattura avvenuta nel 1998 con il PdCI e il 18 luglio 2009 nasce la Federazione della Sinistra, che riunisce le formazioni che si erano presentate alle Europee con la Lista Comunista.

In seguito all'attentato contro le truppe italiane in Afghanistan Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra chiedono il ritiro dei militari impegnati nella missione, giudicata come un'occupazione piuttosto che come opera di peace-keeping.

Quando la Corte Costituzionale boccia il lodo Alfano, il PRC chiede le dimissioni del Presidente del Consiglio Berlusconi, stigmatizzandone inoltre le dichiarazioni con cui il premier accusava i giudici dell'Alta Corte di essere di parte.

Nel settembre 2009 Augusto Rocchi e Rosa Rinaldi dell'area Rifondazione per la Sinistra entrano in Segreteria nazionale. Contestualmente ne esce Claudio Bellotti di FalceMartello il quale mantiene però la direzione dei dipartimenti che gli erano stati affidati.

Il 27 ottobre 2009 in una conferenza stampa congiunta con Antonio Di Pietro, il PRC aderisce ufficialmente alla manifestazione contro Berlusconi prevista per il 5 dicembre[20].

Cinque giorni dopo l'elezione di Pierluigi Bersani a segretario del Partito Democratico, il 30 ottobre quest'ultimo ha un incontro con i rappresentanti dei partiti impegnati a costruire la Federazione della Sinistra (Ferrero per il PRC, Diliberto per il PdCI e Salvi per Socialismo 2000). Al termine di tale incontro si giunge alla conclusione da molti preventivata dell'impossibilità di un'alleanza di governo tra PD e Federazione della Sinistra, mentre convergenze sono state giudicate possibili a livello locale. Si parla anche dell'apertura di un confronto su «il tema della democrazia e di una nuova legge elettorale» da una lato e su «crisi economica e sociale» dall’altro[21].

Il 3 dicembre 2009 viene annunciata la nascita della Federazione della Sinistra che viene lanciata il mattino del 5 dicembre con un'assemblea a Roma.

A seguito degli scandali della cosiddetta loggia P3, il segretario Paolo Ferrero ha rilanciato una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni del governo ed un'alleanza elettorale nazionale per superare il bipolarismo. Ha però nuovamente negato la possibilità di accordi di governo.[22]

 

 

Note

  1. ^ Antistalinismo
    Preambolo dello Statuto del PRC
  2. ^ La sentenza della Cng
  3. ^ Un milione avanti Prodi
  4. ^ In piazza siamo un milione ma il governo vada avanti
  5. ^ Intervista al quotidiano La Stampa del 25/1/2008 [1]
  6. ^ Analisi Gpf sullo spostamento dei voti, l'Unità del 17-04-2008 (estensione .doc)
  7. ^ http://www.corriere.it/Politica/2008/elezioni08/disfatta_sinistra_arcobaleno_398c9304-0a28-11dd-bdc8-00144f486ba6.shtml
  8. ^ http://www.corriere.it/Politica/2008/elezioni08/parlamentari_rimasti_esclusi_344e6d1a-0a67-11dd-bdc8-00144f486ba6.shtml
  9. ^ http://www.disarmareinnovarerifondazione.org/2008/08/07/sconfitti-non-fondiamo-unarea-nel-prc-ma-un-congresso-non-e-la-fine-del-partito/
  10. ^ http://www.corriere.it/politica/08_luglio_27/vendola_ritiro_8b3b2250-5bb4-11dd-b836-00144f02aabc.shtml
  11. ^ Non si dimettono Luigi Cogodi, Rosa Rinaldi e Augusto Rocchi. Ai tre si affiancheranno in un secondo momento Giusto Catania e Damiano Guagliardi)
  12. ^ «Prc, a Chianciano la scissione: Vendola fonda RPS». L'Unità, 24-gennaio-2009. URL consultato in data 24-01-09.
  13. ^ PER CONTINUARE IL CAMMINO DI RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA
  14. ^ «Prc, bertinotti a Ferrero: "Rifondazione è irriconoscibile".». L'Unità, 9-01-2009. URL consultato in data 22-01-09.
  15. ^ Su la testa, si riparte!
  16. ^ Matteo Bartocci. «Ferrero-Diliberto, c'è l'accordo: verso la lista comunista». Il Manifesto, 01-03-2009, p. 7. URL consultato in data 03-03-09.
  17. ^ Odg della Direzione nazionale dell'11.2.2009
  18. ^ Fausto Bertinotti: ecco perché voterò Sinistra e Libertà
  19. ^ Ferrero risponde a Bertinotti
  20. ^ Di Pietro e Ferrero: proviamo tutti insieme a costruire un'opposizione
  21. ^ Incontro tra Bersani, Ferrero, Diliberto e Salvi: “Sì a battaglie comuni”
  22. ^ Relazione Ferrero CPN 17/7/2010
  23. ^ Dato contestato dalle correnti di opposizione
  24. ^ Per 19 federazioni si è stimato un calo del 20% rispetto al 2007

 http://www.rifondazionecomunistaformia.it/Storiografia/storiografia.html  

       

FONTE: wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_della_Rifondazione_Comunista

 

 Proposta di discussione in 8 punti di Amedeo Curatoli 10 settembre 2012

http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=52352919
pubblicata da Amedeo Curatoli il giorno Lunedì 10 settembre 2012 alle ore 9.16 · 

(Punti enunciati, ma che verranno studiati, approfonditi e la cui veridicità inconfutabilmente dimostrata).

 

1.- Antonio Gramsci è un grande rivoluzionario marxista leninista, la Terza internazionale lo volle segretario del Pcd’I. Al Congresso clandestino di Lione nel 1926 Gramsci conseguì una vittoria di dimensioni plebiscitarie su Bordiga, e il Pcd’I , da allora, sotto la leadership di Gramsci si affermò come partito bolscevico leninista. In quello stesso anno egli fu arrestato, e durante la carcerazione gli vennero inflitte torture tali che miravano a piegarlo fisicamente e moralmente, a cui oppose una  resistenza disperata ed eroica durata dieci anni. Morì giovanissimo, all’età di 46 anni. Chi non tiene conto delle condizioni proibitive e del più assoluto isolamento a cui Gramsci fu assoggettato non è un marxista. Gramsci è stato una figura eroica di martire antifascista e un teorico leninista originale e profondo. E’ assolutamente comprensibile che nella trappola fascista egli abbia potuto avere una visione di tempi più lunghi (rispetto a quelli delineati nelle Tesi di Lione) della rivoluzione in Italia, per una sopravvalutazione, forse, della forza “egemonica” del fascismo. Sta di fatto però che il fascismo cadde per via insurrezionale e la rivoluzione armata antifascista mise all’ordine del giorno anche la possibilità di proseguire oltre la caduta del fascismo, verso la rivoluzione socialista (come avvenne in tutta l’Europa dell’Est).

 

2.- La leadership di Togliatti, dalla svolta di Salerno all’8° Congresso del Pci (1956) deve essere oggetto da parte dei marxisti leninisti di accurato studio per distruggere il mito che ancora circonda quest’uomo. Dall’8° Congresso (1956) in poi, invece, già abbiamo una vasta documentazione per dimostrare il carattere revisionista, controrivoluzionario, kruscioviano della svolta che Togliatti  impresse al Pci in seguito al 20° Congresso del Pcus, svolta che egli chiamò “via italiana al socialismo”. Questa “via italiana”, mai più confutata da chi gli succedette alla guida del Pci, ha portato, via via, attraverso Longo, Berlinguer, Natta, Occhetto alla distruzione del Pci. Ma l’operazione più truffaldina e malefica compiuta da Togliatti è consistita nell’associare  Antonio Gramsci alla “via italiana al socialismo”, nel farne il padre spirituale, nel ridurre Gramsci, in ultima analisi, al n° 1 del  moderno revisionismo in Italia. I marxisti leninisti devono vendicare Gramsci di questa ignobile strumentalizzazione compiendo l’operazione inversa: separare definitivamente Gramsci da Togliatti. I Quaderni del Carcere devono essere ristudiati, rimeditati dai marxisti leninisti, allo scopo di confutare e respingere tutti i vergognosi falsi, forzature e –ripetiamo- strumentalizzazioni revisioniste dei Vacca, Ragionieri, Gerratana Spriano ecc che si sono messi al servizio di Togliatti nell’opera di trasfigurazione revisionista di Gramsci.

 

3.- Un partito marxista leninista  può nascere, in Italia, solo dalle ceneri del Pdci, di Rc, del Manifesto, che hanno predicato per decenni l’antistalinismo. Queste forze politiche hanno dato dell’Urss la rappresentazione di un luogo di infamie, e in questa campagna contro il comunismo storico hanno fatto -vergognosamente- da cassa di risonanza alla propaganda borghese imperialista occidentale. Volevano “rifondare” un comunismo mai esistito, un comunismo compatibile con la cultura e l’ideologia di una piccola borghesia velleitaria, pavida e intrisa di pregiudizi. Si sono opposti alla cancellazione della parola comunismo voluta da Occhetto, ma hanno poi usato il nome e i simboli del comunismo per ritornare, di fatto, a propagandare gli inganni di una via pacifica, minimale, ingannevole, inesistente al socialismo. Le contraddizioni fra marxisti leninisti e i gruppi dirigenti di queste sunnominate forze sono di natura antagonistica, insanabile, sono come il contrasto fra rivoluzione e controrivoluzione.

 

4.- Prima di suonare il de profundis alla classe operaia italiana e avventurarsi in nuove “analisi di classe” i marxisti leninisti si devono distinguere, dai revisionisti e dai trotskisti, per il rigore della ricerca in questo importantissimo terreno di analisi, e poter dire una parola definitiva solo dopo seri e approfonditi studi. Questo vale anche per il mondo contadino e per le nuove figure sociali che sono emerse dalla decomposizione e imbarbarimento del capitalismo . Non bisogna mai enunciare senza dimostrare.

 

5.- Compito primario dei marxisti leninisti è fare un bilancio storico corretto della Rivoluzione d’Ottobre e dell’edificazione del socialismo in Urss.  Stalin ha ereditato e sviluppato il leninismo, fra Lenin e Stalin vi è stata una ininterrotta linea di continuità. Il grande Georgiano è stato l’artefice, insieme al popolo multinazionale sovietico, dell’industrializzazione socialista e della collettivizzazione dell’agricoltura. Questa colossale opera di edificazione venne messa alla prova e al vaglio di una feroce guerra aggressiva su territorio sovietico che la borghesia mondiale direttamente e indirettamente ha finanziato. Tale prova è stata superata, e dalle rovine dell’invasione hitleriana l’Urss, lungi dallo sgretolarsi come era nell’auspicio dell’imperialismo, è risorta più potente di prima, economicamente, politicamente, militarmente, ed è stata d’esempio ai popoli oppressi di tutto il mondo, che hanno ridato impulso al movimento mondiale di lotta anticoloniale e per l’emancipazione, movimento mondiale ancora maggiore di quello seguito alla Rivoluzione d’Ottobre. Grazie all’esistenza dell’Urss vittoriosa, è stata possibile la creazione di Repubbliche socialiste in mezza Europa e la vittoria della Guerra rivoluzionaria in Cina. Nel bilancio storico dell’Urss vi sono due personaggi negativi, orrendi, criminali: Trotski e Krusciov. Trotski mise su una cospirazione antisovietica che non si fermò neanche di fronte alla collusione con la Gestapo hitleriana per divenire Quinta colonna in caso di aggressione nazista all’Urss. Le malefatte di questo personaggio e dei suoi uomini Zinoviev, Kamenev, Bucharin, Rikov ecc. vennero alla luce del sole in Processi pubblici celebrati a Mosca, nel 1936, 1937 e 1938, dal Tribunale Militare dell’Urss, alla presenza della stampa mondiale.

 Krusciov, che nelle sue memorie ha svelato e rivendicato pienamente il suo passato trotskista (in: “Krusciov racconta” ediz. Sugar, 1970) riuscì in ciò in cui fallì Trotski. Egli è stato il cavallo di Troia che ha creato le condizioni (rivelatesi storicamente irreversibili) per distruggere dall’interno il paese dei Soviet, distruzione portata progressivamente a compimento dai suoi successori, da Breznev via via fino a Gorbaciov. Egli, che ha agito esattamente come uno strumento nelle mani dell’imperialismo, ha diffuso nel mondo l’odio e la calunnia contro l’edificatore del socialismo. Ancora oggi, l’antistalinismo è largamente diffuso finanche nella cosiddetta nuova sinistra. Noi non siamo “stalinisti”, siamo marxisti leninisti, lo stesso Stalin insorgeva contro questo termine, egli si è sempre considerato un discepolo di Lenin. La parola “stalinismo” soprattutto dopo il famigerato rapporto segreto di Krusciov passato alla Cia prima ancora che agli altri partiti comunisti, è divenuta, sia nel linguaggio borghese imperialista che in quello dei trotskisti e revisionisti, il contenitore di nefandezze di ogni genere, di delitti inspiegabili, di stragi insensate, è divenuta una parola d’ordine infamante, che si compendia, in ultima analisi, nel rifiuto del comunismo storico, nella demonizzazione del comunismo. I Processi di Mosca non sconfissero definitivamente la congiura trotskista: rimase libero di agire ancora uno della banda criminale sfuggito agli investigatori sovietici, Ezhov. Egli fu nominato Commissario del Popolo agli Affari Interni il 26 settembre 1936, e nel clima avvelenato dai sospetti indotti dalle rivelazioni dei Processi di Mosca, ebbe buon gioco, nei  circa 2 anni in cui ricoprì la carica di Commissario del Popolo a confezionare false prove e a far condannare a morte centinaia di migliaia di innocenti allo scopo di screditare, indebolire, far odiare il regime sovietico, darne un’immagine di sistema in cui vigeva un terrore cieco e indiscriminato rivolto contro il popolo lavoratore e membri di partito. E’ ciò che è passato alla storia, nella propaganda kruscioviana e imperialista (a cui ha abboccato un gran numero di compagni in tutto il mondo) con l’espressione infamante di “Grandi purghe”. I verbali stenografici degli interrogatori di Ezhov da poco resi accessibili sono stati tradotti in inglese e pubblicati dallo storico statunitense Grover Furr (http://msuweb.montclair.edu/~furrg/research/ezhov042639eng.html). Bucharin, nelle ore che precedettero la sua esecuzione capitale, scrisse ben due lettere al Presidium del Soviet Supremo (pubblicate dalle Isvestia il 09.02.1992 e anch’esse tradotte in inglese da Grover Furr e pubblicate nel sito: http://msuweb.montclair.edu/~furrg/research/bukharinappeals ) chiedendo che gli salvassero la vita. Dichiarò di essersi amaramente pentito e di aver completamente disarmato. Ma fu l’ultima infamia della sua vita, l’ultima sua menzogna, perché non rivelò che Ezhov faceva parte della congiura e avrebbe potuto creare colossali danni (ciò che in effetti avvenne). Quindi a buon diritto si può dire che è stato Bucharin (e Trotski, ovviamente) l’artefice (gli artefici) delle cosiddette Grandi purghe.

 

6.- Il mondo imperialista è composto da tre entità (la Triade): Stati Uniti d’America, Europa  (U.E. e Europa dell’Est ex socialista) e Giappone. Gli Usa sono l’imperialismo dominante, Europa e Giappone sono imperialismi di second’ordine che non avranno mai più un ruolo autonomo ma agiranno come ausiliari e complici dell’imperialismo dominante. La prima e la seconda guerra mondiale sono esplose nel cuore dell’Europa per motivi classicamente imperialisti, cioè per una nuova spartizione del mondo già spartito fra gruppi di paesi imperialisti contrapposti. Anche se nella Seconda guerra mondiale è stato coinvolto il paese del socialismo (l’Urss), ciò nonostante anche quella guerra ha avuto un carattere prettamente imperialista.

            Oggi, i contrasti fra stati imperialisti che pure si manifestano (e sarebbe antistorico se non fosse così) non porteranno più, come per il passato, a scontri armati fra di loro. Due elementi della Triade (Europa e Giappone) non possono più aspirare a detronizzare gli Usa dal ruolo predominante perché il gap militare che hanno verso gli Usa è assolutamente incolmabile.

 

7-. La magistrale analisi leniniana del capitalismo nell’epoca dell’imperialismo e la legge dello sviluppo ineguale dei paesi capitalistici nell’epoca dell’imperialismo (anch’essa scoperta da Lenin), lo indussero a trarre due conclusioni: a) l’imperialismo è la vigilia della rivoluzione proletaria; b) il risvolto dell’ineguaglianza dello sviluppo dei paesi capitalistici nell’epoca dell’imperialismo conduce alla possibilità della vittoria della rivoluzione proletaria in un gruppo di paesi capitalistici o addirittura in un paese capitalistico preso singolarmente. Queste previsioni si sono rivelate scientifiche nel pieno significato del termine poiché hanno trovato puntuale conferma negli eventi storici susseguiti a queste analisi: la Prima guerra mondiale e la Rivoluzione socialista vittoriosa nella sola Russia.

Oggi l’imperialismo nel suo insieme è alla vigilia storica del suo crollo. Il dominante imperialismo Usa nel giro di pochi anni sarà scavalcato da paesi emergenti e perderà tutti i privilegi di cui ha goduto fino ad oggi per effetto del suo ruolo di iperpotenza termonucleare con basi militari disseminate su tutto il globo terrestre. Il più importante di questi privilegi è consistito nello stampare illimitatamente carta-moneta senza copertura e senza dover dar conto a nessuno. L’imperialismo statunitense avverte il declino inevitabile verso cui sta andando. Esso vede nella Cina socialista un potenziale pericolo(!) per la sicurezza (!) degli Stati Uniti.

 

8.- Dopo la seconda guerra mondiale la legge dello sviluppo ineguale ha agito su scala planetaria, in generale, tra l’imperialismo nel suo insieme e il resto del mondo; in particolare, fra l’anarchia dell’economia imperialistica e l’economia pianificata socialista.  Anche dopo la tragedia del crollo dell’Urss e delle democrazie popolari dell’Est europeo questa legge è ancora operante. La corrente storica principale della nostra epoca è il contrasto che si va delineando fra imperialismo e paesi non-imperialisti. Si sta sviluppando, e consolidando, sotto i nostri occhi, un’Associazione di Stati che comprende la Cina, la Russia e una serie di paesi in via di sviluppo (India, Brasile, Sud Africa), associazione di Paesi attivamente promossa dalla Repubblica popolare Cinese. Gli stessi economisti globali di parte imperialista, prevedono che nel giro di un paio di decenni, questi Paesi, nel loro insieme,  soppianteranno il primato economico dell’imperialismo e lo scavalcheranno. Per questi motivi, l’imperialismo Usa si prepara a scatenare una nuova guerra mondiale. E’ tuttora valida la sintesi maoista della situazione internazionale della nostra epoca espressa nei termini: o la guerra da impulso alla rivoluzione o la rivoluzione ferma la guerra.

L’oggetto principale della polemica mondiale che negli anni ’60 i marxisti leninisti del Pcc e del Partito del lavoro d’Albania condussero contro il revisionismo moderno verteva soprattutto sull’effettivo pericolo di una nuova guerra mondiale scatenata dall’imperialismo e contro le irresponsabili illusioni  diffuse dal grande bandito trotskista Krusciov sulla ragionevolezza dei “circoli dirigenti americani”. Il prevalere in Italia e in Europa  dei Krusciov occidentali (Togliatti, Thorez Carrillo) mise la sordina al problema del reale pericolo di una nuova guerra imperialista. Le pacifistiche  illusioni sulla possibilità di evitare la guerra sono state ereditate dalla cosiddetta nuova sinistra (Manifesto, Pdci, Prc) la quale “nuova sinistra”  ha rinunziato codardamente a fare, della presenza atomica Usa in Italia, un cavallo di battaglia all’epoca in cui aveva una consistente rappresentanza parlamentare. I marxisti leninisti devono lottare contro queste illusioni, legarsi alla tradizione della forte polemica antirevisionista degli anni ’60, e denunciare i pericoli mortali che incombono sul nostro popolo e sulla nostra Penisola divenuta un deposito di bombe termonucleari grazie a trattati segreti di tradimento nazionale stipulati da marci esponenti politici dell’altrettanto marcia e  criminale borghesia italiana. I suddetti trattati segreti hanno fatto dell’Italia un obiettivo termonucleare “sensibile”. Il compito primario dei marxisti leninisti è la ripresa della lotta per cacciar via dal suolo italiano l’America e la Nato.

Amedeo Curatoli

 Paolo Ferrero Liberale di estrema sinistra

http://lnx.paoloferrero.it/blog/?p=538
La Bonino chiede che la «signora Gina» non sia obbligata ad andare in pensione a 60 anni. Lei non è d’accordo?
«Solo se la Gina lo vuole e purchè non sia obbligata a farlo come la Bonino vorrebbe. Da liberale di estrema sinistra quale sono, non voglio buttar fuori dal lavoro la Gina, ma non obbligherei mai un’altra signora, la Lucia, a lavorare fino 65 anni se lei non lo vuole».
Pietro Ancona
In effetti "liberale di estrema sinistra" è qualcosa alla quale Ferrero aspira dal momento che ritiene di dovere comunque uscire dallo unterground labirintico dei partiti comunisti costretti dalla legge elettorale alla extraparlamentarità.... Credo che anche la politica di Ferrero sia in qualche modo liquidatoria del socialismo e del comunismo come quella di Vendola o di D'Alema. C'è alla base una incapacità di analisi della società contemporanea e dello sviluppo delle ideologie moderne che è veramente desolante. Ferrero non capisce che i neocon sono i fondamentalisti del liberalismo e del liberismo e che hanno un progetto di controllo planetario per il quale usano Bilderberg, la UE, il FMI. Stanno distruggendo il ceto medio europeo una massa di trecento o quattrocento milioni di persone con le "manovre" ordinate ai vari governi.....

 Biografia di Paolo Ferrero

 

Memento!!!
per stroncare la rivoluzione comunista in URSS truppe di occupazione inglesi usarono anche i gas tossici contro la popolazione e l'armata rossa. Diecine di migliaia di bolscevichi furono uccisi da truppe di occupazione americane, inglesi, giapponesi, italiane......
Nell'estate del 1918 i 3/4 del territorio russo era nelle mani degli occupanti stranieri e degli avversari interni: 14 paesi l'avevano occupato. Nella primavera del 1919 le forze antisovietiche, interne ed esterne, ammontavano a circa un milione di unità
http://www.homolaicus.com/storia/contemporanea/rivoluzione_bolscevica/churchill.htm

 
 Lenin Contro... il settarismo

Medesimo approccio Lenin ebbe nei confronti di due tendenze, di due modi di porsi di fronte all’agire politico, che si presentano spesso in coppia apparentemente contrapposta: settarismo e opportunismo: i due scogli, Scilla e Cariddi, contro cui il movimento operaio rischia di infrangersi.

L’opportunismo non viene stigmatizzato da Lenin come una malattia morale contro la quale pronunciare anatemi. Egli cerca le basi oggettive di esso, tra cui individua anche la corruzione delle istituzioni parlamentari, dove i deputati sono eletti senza mandato imperativo. Le tendenze opportunistiche – come rinuncia, anche se mascherata, allo scopo finale della rivoluzione e accomodamento nella società borghese, di cui si diviene un puntello, organizzatori del consenso tra la classe operaia – sono un dato immanente al movimento operaio, risiedono nella sua collocazione – anche nella lotta di classe sul piano internazionale – nella società borghese. Vi è un fattore di corruzione permanente, ineludibile, rispetto al quale si possono cercare degli antidoti – che sono soprattutto nel modo in cui si struttura il partito, nel legame stretto tra parlamentari o assessori e partito, e tra vertice e base del partito, evitando che nasca un partito degli assessori, o dei parlamentari – ma che non è eliminabile e rispetto al quale non valgono tanto gli appelli moralistici, quanto le misure che si prendono, il modo in cui si organizza il rapporto partito/masse. E, ma non è certo ultimo per importanza, la concezione filosofica di cui sono armati o meno i militanti del partito.

Il settarismo è l’altro scoglio verso cui il partito operaio rischia di infrangersi, è la negazione del partito di massa proposto dal III congresso dell’Internazionale Comunista, della politica del fronte unico, dell’alleanza delle classi subalterne sotto la guida del proletariato. È la risposta unilaterale all’opportunismo. Lenin combatte decisamente le due tendenze: opportunismo e settarismo estremistico sono condannati al tempo stesso. Battaglia su due fronti, come contro il dogmatismo e il revisionismo: ad un tempo. La concezione dialettica gli consente questo approccio. Vi è in Lenin un rifiuto esplicito del blanquismo, dell’insurrezione di piccoli gruppi, del potere preso tramite congiura, del terrorismo dei populisti (narodniki). Ma, al contempo, Lenin lotta decisamente contro il gradualismo riformista, ed ha la capacità di “pensare la rivoluzione”, come scrive Georges Labica, di pensarla come processo, non come colpo immediato, né tantomeno come colpo di mano – pure se i colpi di mano sono anch’essi parte della lotta politica o militare. 

La celebre affermazione leniniana dell’analisi concreta della situazione concreta, se è esplicitamente critica di ogni approccio puramente libresco (la filosofia dialettica è tutt’altra cosa dallo sciorinamento catechistico di quattro formulette ripetute come un mantra che si ritiene di poter applicare indifferentemente in ogni tempo e in ogni luogo) è parimenti totalmente estranea a qualsiasi approccio empiristico-positivistico, nella logica di una pratica fine a se stessa.

in http://www.marx21.it/storia-teoria-e-scienza/marxismo/7919-lenin-un-pilastro-imprescindibile-del-comunismo-del-900-e-per-le-prospettive-future.html

 

CAPITALISMO
 

CASSA INTEGRAZIONE SI  o CASSA INTEGRAZIONE NO  18.11.2013
IL “MIRACOLO” TEDESCO: NASCONDERE I SENZA-LAVORO!!!!!! 19.11.2013
IL CAPITALISMO NON è IN GRADO DI ASSICURARE IL FUTURO AI GIOVANI!  27.10.2013  
Mi chiedo se coloro che dicono di odiare le ideologie e in modo particolare l'ideologia comunista sanno di essere "portatori sani" e convinti dell'edeologia capitalista! Giuseppina Ficarra
http://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/10201100653188749?comment_id=5817827&offset=0&total_comments=9&ref=notif&notif_t=feed_comment
 
Ma, almeno, lo sanno tutti che essere contro l'art.18 è una idea cattiva di DESTRA?
Lo sanno che significa seguire l'ideologia liberista??????? 
Giuseppina Ficarra
http://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/10201100736590834?notif_t=like   

Il totalitarismo dell'ideologia liberista
http://www.facebook.com/notes/giuseppina-ficarra/lideologia-il-totalitarismo-dellideologia-liberista/10151654661194605   

I BOLSCEVICHI ACCUSANO: "IL MERCATO UCCIDE!" I MERCATISTI BARANO: " NON HA ALTERNATIVE!" di Michele Trocini
il genocidio del popolo tramite il mercato mondiale è stato avviato dai "nuovi padroni della Terra" alla fine di settembre del 1995, quando nella loro adunata all'Hotel Vermont battezzarono la formula del "20%:80%",  condivisione di G.F.

Il mascheramento ideologico nel sistema capitalistico  anche qui
“La popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda veniva spinta con leggi tra il grottesco e il terroristico a sottomettersi, a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato”. (Marx, Il Capitale).
http://www.conflittiestrategie.it/il-mascheramento-ideologico-nel-sistema-capitalistico

http://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/10201101269244150   

Il mascheramento ideologico nel sistema capitalistico* Scritto da: Gianni Petrosillo (31/12/2010)

Ogni scienza sarebbe superflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero. (Karl Marx)

Nella Prefazione alla prima edizione del Das Kapital del 1867 Marx dice espressamente che i soggetti che si muovono sul palcoscenico della società (quindi capitalisti, operai, proprietari terrieri, contadini ecc.ecc.) sono maschere di rapporti economici, ovvero portatori di funzioni differenziate scaturenti dall’oggettiva intelaiatura sociale dove si trovano inseriti, in quanto membri di una collettività umana complessamente organizzata. Anzi, si potrebbe ancor più forzare il concetto affermando che, allorché si studia una formazione storicamente determinata (il suo modo di produzione e di riproduzione), secondo il metodo dell’astrazione scientifica (indispensabile per cogliere l’intimo meccanismo che la muove) sono i ruoli a contare davvero mentre gli individui in carne ed ossa diventano mere appendici delle funzioni svolte, restando in ogni caso “socialmente creature” dei rapporti dai quali sono dominati. Insomma, gli individui più che agire secondo la loro volontà sono agiti da una volontà sociale superiore che è predeterminata rispetto alle loro esistenze singole.

La frase di Marx così si esplicita integralmente: “Non dipingo affatto in luce rosea le figure del capitalista e del proprietario fondiario. Ma qui si tratta delle persone soltanto in quanto sono la personificazione di categorie economiche, incarnazione di determinati rapporti e di determinati interessi di classi. Il mio punto di vista, che concepisce lo sviluppo della formazione economica della società come processo di storia naturale, può meno che mai rendere il singolo responsabile di rapporti dei quali esso rimane socialmente creatura, per quanto soggettivamente possa elevarsi al di sopra di essi.”

Quindi, in ambito teorico, non ha senso parlare di esseri concreti, di cuore, sentimenti, pulsioni individuali, e non val la pena discettare di gioie, desideri, privazioni e straniamenti, né del cosiddetto ente naturale generico, categoria fantasmagorica dalla quale discendono quelle stramberie filosofiche sull’alienazione o sulla perdita d’identità antropologica della specie alla quale apparteniamo, perennemente mortificata dalla mercificazione capitalistica (peraltro, dopo qualche secolo di capitalismo e di consumismo, non dovrebbe restare un granché di questa presunta naturalità originaria perennemente in perdita di sé). Difatti, dov’è finita oggi, dall’allontanamento della posizione carponi sino alla conquista di quella eretta, questa fantomatica e primigenia natura umana? Siamo un’umanità molto differente da quella che abitava le caverne…Certamente questa natura non si è del tutto dissolta, ne resta traccia negli istinti che caratterizzano, di tanto in tanto, i nostri scatti “animaleschi”, ma si tratta dell’eccezione e non della regola. Come sosteneva Marx la fame è fame, ma questa esprime bisogni sociali diversi se, per esempio, la carne viene mangiata cotta con forchetta e coltello oppure cruda con le mani. Chi confonde continuamente questi piani – come fanno quei pensatori a la pàge inebriati di ontologia e di essenza umana (ma soprattutto ebbri del proprio narcisismo intellettualistico) – genera depistamenti ed impedisce di comprendere in maniera scientifica il problema che andremo ora a sceverare più dettagliatamente, almeno per quanto consentono le poche pagine qui assegnatemi.

Stiamo per entrare in Matrix e ci tocca scegliere…pillola rossa o pillola blu?

La grande scoperta di Marx – quella che l’economista Gianfranco La Grassa ha definito il suo più grande disvelamento scientifico – è attinente al carattere di eguaglianza formale che il sistema capitalistico sprigiona sul mercato (il regno dell’anarchia della merce e degli animal spirits imprenditoriali) dove si incontrano liberi soggetti che si scambiano beni secondo un valore equivalente. Ma questa presunta uguaglianza è appunto un mascheramento ideologico, una realtà apparente (proprio come nel film citato) che cela la profonda diseguaglianza tra classi e individui nella sfera produttiva. Sul mercato capitalistico non si vede alcuno sfruttamento e l’unica differenza tra gruppi e soggetti ivi operanti è dettata dal loro status di venditori oppure di compratori di merci, essendo questi perfettamente liberi di scambiarsi i loro averi secondo gusti e necessità. Ma è proprio in questo contesto che agisce alla perfezione il mascheramento ideologico del sistema capitalistico. Il Capitale di Marx si apre per tali ragioni con l’analisi della merce ed egli parla nel capitolo in questione del carattere di feticcio di questa e del suo arcano: “A prima vista, una merce sembra una cosa triviale, ovvia. Dalla sua analisi, risulta che è una cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezza metafisica e di capricci teologici. Finché è valore d’uso, non c’è nulla di misterioso in essa, sia che la si consideri dal punto di vista che soddisfa, con le sue qualità, bisogni umani, sia che riceva tali qualità soltanto come prodotto di lavoro umano. E’ chiaro come la luce del sole che l’uomo con la sua attività cambia in maniera utile a se stesso le forme dei materiali naturali. Per esempio quando se ne fa un tavolo, la forma del legno viene trasformata. Ciò non di meno, il tavolo rimane legno, cosa sensibile e ordinaria. Ma appena si presenta come merce, il tavolo si trasforma in una cosa sensibilmente sovrasensibile. Non solo sta coi piedi per terra, ma, di fronte a tutte le altre merci, si mette a testa in giù, e sgomitola dalla sua testa di legno dei grilli molto più mirabili che se cominciasse spontaneamente a ballare”.

In sostanza, Marx vuole dire che la merce esiste da sempre ma solo con l’affermarsi del modo di produzione capitalistico essa muta profondamente le sue caratteristiche. E’ il sistema capitalistico qui trattato, e non quello feudale o quello del comunismo primitivo, a presentarsi come “un’immane raccolta di merci” e “la merce singola come la forma elementare” della sua ricchezza. Nelle precedenti società umane la merce era appena interstiziale e non fondamentale per la vita degli uomini (così come il denaro in quanto suo equivalente generale) i quali, generalmente, producevano da sé l’indispensabile e si scambiavano solo quelle poche cose che non potevano fare in proprio1. Con il dissolvimento dei legami sociali feudali (del modo di produzione feudale) e l’affermarsi di questo nuovo modo di esitare prodotti avviene una vera e propria rivoluzione. Il valore d’uso dei beni (ossia l’utilità di una cosa) si duplica in maniera costante e non più occasionale nel valore di scambio, il quale, a sua volta si rappresenta nel denaro quale sua forma sublimata e abbagliante (anch’esso preesistente alla forma sociale in argomento ma senza la centralità che assumerà in quest’ultima), tanto materiale (la moneta sonante) che virtuale (la moneta elettronica e i suoi derivati). Per Marx però il modo di produzione capitalistico si generalizza soltanto quando la stessa erogazione di energia umana diventa merce, ovviamente una merce del tutto particolare che permette al capitalista, una volta che egli l’abbia acquistata sul mercato (dove “spontaneamente” i possessori di forza lavoro si sono recati per scambiare l’unica cosa di cui sono proprietari) di valorizzare il suo capitale e di trarre appunto un plusprodotto derivante da un pluslavoro la cui forma economica è il plusvalore. E’ vero dunque che sul mercato vige questa libertà di scelta dei soggetti economici ma è soltanto la faccia visibile della medaglia. Infatti, chi si reca sul mercato per vendere la sua forza-lavoro in cambio di un salario (la maggior parte degli uomini), quindi mettendo a disposizione dei compratori una cosa connaturata alla propria corporeità, lo fa perché costretto da specifiche condizioni sociali, essendo stato precedentemente deprivato dei mezzi di produzione. Questa situazione è distintiva dell’era capitalistica, un prodotto storico della sua affermazione epocale, tanto che in passato le cose erano andate piuttosto differentemente. In realtà, nei sistemi di produzione precedenti non esisteva questa netta separazione tra strumenti di produzione e loro utilizzatori, cosa che diviene invece regola nel sistema capitalistico.

A questo risultato si giunge dopo decenni di violenze sulle classi più deboli, come contadini, artigiani, miserabili: “La popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda veniva spinta con leggi tra il grottesco e il terroristico a sottomettersi, a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato”. (Marx, Il Capitale). I contadini furono sfrattati dalle terre sulle quali avevano lavorato per secoli, ingenti masse di uomini vennero violentemente staccate, con la forza, dai loro mezzi di sostentamento e indotte a vendere l’unica cosa che ancora possedevano, l’energia lavorativa. E lo stesso accadde, infine, agli artigiani delle città prima riuniti in corporazioni che ne tutelavano i segreti del mestiere. Ecco come fu possibile spingere questi gruppi sociali a rinunciare alla propria autonomia per entrare a far parte del mondo della manifattura prima e di quello della macchino-fattura poi, luoghi dove si trovano concentrati i mezzi di produzione. Qui avverrà quello che Marx chiama il passaggio dalla sussunzione formale alla sussunzione reale del lavoro. Ovvero, inizialmente, gli ex artigiani saranno semplicemente costretti a lavorare sotto lo stesso tetto ma mantenendo il patrimonio di professionalità (sussunzione formale) accumulato nei secoli, successivamente le loro competenze diventeranno un attributo stesso delle macchine e a loro resteranno solo i gesti spezzati e ripetitivi senza la visione complessiva del processo di lavoro e della proprietà del prodotto.

Si capisce dall’analisi di questi elementi, tanto storici che politici, che la cosiddetta parità degli individui sul mercato è strettamente connessa all’occultamento della differenza specifica tra le merci mezzi di produzione e la merce forza lavoro insita nell’esistenza corporea degli uomini. Questa è lo smascheramento decisivo operato da Marx che lacera, con il suo studio scientifico dei rapporti sociali, la copertura economicistica con la quale gli ideologi dei dominanti avevano nascosto lo sfruttamento capitalistico alle classi subalterne ma anche a sé stessi.

La produzione capitalistica, dunque, non è soltanto produzione di merce, ma è soprattutto produzione di plusvalore. Questo significa che l’operaio non produce direttamente per sé stesso ma per il Capitale che si appropria del suo lavoro non retribuendogli interamente lo sforzo erogato. Ciò avviene tanto con il prolungamento della giornata lavorativa (plusvalore assoluto)2, che, a parità di orario lavorativo, con l’accorciamento del segmento di tempo utile a reintegrare l’equivalente del salario nonché l’allungamento della porzione temporale per cui l’operaio lavora ai fini della valorizzazione del capitale, grazie a metodi organizzativi più razionali e all’introduzione sempre più spinta dei ritrovati tecnologici nella produzione (plusvalore relativo3). Pertanto, Marx può affermare che “Per la produzione del plusvalore assoluto si tratta soltanto della lunghezza della giornata lavorativa; la produzione del plusvalore relativo rivoluziona [invece] da cima a fondo i processi tecnici del lavoro e i raggruppamenti sociali”. (Marx, Il Capitale)

Possiamo così sostenere che è con il trasformarsi della forza-lavoro in merce che il sistema capitalistico può generalizzarsi e divenire modo di produzione dominante. Certo, i lavoratori offriranno sempre di propria spontanea volontà sul mercato la loro merce che resta, in ogni caso, nella loro libera disponibilità (non sono schiavizzati come nelle fasi storiche passate) ma lo faranno perché i rapporti sociali in cui sono inseriti li obbligano ad agire in siffatto modo: “tuttavia la vendita [di questa loro merce particolare] introduce esplicitamente – e se così non fosse, la forza lavoro non avrebbe alcun valore di merce – lo svolgimento dell’attività lavorativa che, in essa, era solo implicita, potenziale. E tale svolgimento assicura a colui, che nel generale interscambio mercantile ha mantenuto il possesso e controllo dei mezzi di produzione, il pluslavoro/plusvalore (soprattutto nella figura di profitto, principale “reddito da capitale”, da cui dipendono gli altri) derivante dall’attuazione della forza lavoro nel processo produttivo; mentre chi dispone di quest’ultima (lavoro in potenza) resta soltanto proprietario d’essa, la cui sussistenza è assicurata e riprodotta assieme alla riproduzione della vita del suo possessore, che a tal fine spende il ricavato della vendita di quella sua merce particolare” (G. La Grassa, Il carattere di feticcio della merce).

Dopo questa breve disamina non bisogna però pensare che il capitalismo sia solo un grande imbroglio, in quanto detto modo di produzione ha dimostrato di saper sviluppare, meglio di qualunque altro, le forze produttive della società, facendo crescere i livelli di benessere generali, sebbene in maniera non egualitaria. Il Capitale non è una cosa ma un rapporto sociale che producendo riproduce, al contempo, le condizioni della sua esistenza, la realtà sociale ad esso corrispondente. Ma la peculiarità intrinseca del capitalismo non è nemmeno esclusivamente quella di generare una stratificazione verticale della società in classi dirigenti e subalterne secondo rapporti di dominazione, non è mero conflitto nella sfera economica tra gruppi contrapposti per ricchezza ed interessi. Esso ha anche un proprio modo di segmentare le diverse formazioni sociali nello spazio, in virtù di quella conflittualità tra gruppi dominanti (ecco da dove proviene la sua spinta dinamica che attraversa le singole sfere sociali: economica, politica, ideologica) che assurgono al ruolo guida degli Stati, associando a sé l’intera nazione (le categorie sociali ed economiche di cui questa si compone) come un tutto organico capace di esprimere potenza geopolitica. Anzi, oggi, questa sembra essere la sua caratteristica più marcata, tanto da essersi trasfigurato (forse si è definitivamente metamorfosato cosicché il concetto da noi utilizzato per spiegarlo non corrisponde più al suo contenuto?) nuovamente rispetto al sistema studiato da Marx nell’ottocento.

L’attributo decisivo del capitalismo, rispetto ai sistemi organizzativi che lo hanno preceduto, è quello di spingere il flusso conflittuale (che dalla notte dei tempi attraversava e attraversa le società umane) direttamente nella sfera economica. Qui lo scontro per la supremazia ed il potere, soprattutto tra drappelli dominanti (gli agenti strategici), prende contorni proteiformi e mascheramenti più raffinati. La lotta per il comando può con ciò celarsi dietro la competizione economica e le presunte leggi del mercato. Inoltre, con questa “mossa” viene individuata una via per sviluppare, potenzialmente all’infinito, le forze produttive ed ottenere risorse sempre più cospicue per concretizzare le strategie orientate alla conquista e gestione del potere.

Marx aveva pensato e studiato quale elemento determinante del capitalismo la proprietà dei mezzi di produzione e l’accentramento progressivo della stessa nelle mani di sempre meno persone, le quali alla fine avrebbero costituito una ristretta classe parassitaria, distante dalla produzione effettiva della ricchezza (controllata all’interno della fabbrica dal lavoratore collettivo cooperativo, cioè manager + operai) ed interessata solo al prelevamento del plusvalore attraverso la vidimazione delle cedole azionarie. In tal senso, il capitale sarebbe divenuto limite a sé stesso, per un crescente iato tra potenza sociale del lavoro (con uno sviluppo inarrestabile delle forze produttive) e appropriazione privata dei prodotti sul mercato, a favore di una sempre più piccola cerchia di proprietari (dunque tra modo della produzione e modo dello scambio).

In seguito a questa divaricazione irricomponibile si sarebbe presto raggiunto il punto in cui i rapporti di produzione borghesi (fondati sulla proprietà privata dei mezzi di produzione) non avrebbero potuto ingabbiare oltre le forze produttive, ormai giunte ad un livello di massima socializzazione. L’ultimo “scatto” per l’abbattimento delle classi dominanti, da parte delle fila proletarie, sarebbe stato favorito dal restringimento della loro base sociale. E’ stato un errore interpretativo e la storia successiva lo ha segnato come tale. Nel capitalismo viene perennemente in primo piano la sfera economica e lo stesso Marx che pure aveva smascherato la falsa uguaglianza tra i soggetti sociali sul mercato, sulla base dei differenziali di proprietà, si è fatto ingannare dall’altrettanta fittizia supremazia della razionalità produttiva sulle strategie politiche. Egli non si è reso conto, e forse nemmeno poteva dati i tempi in cui viveva, che il fattore soverchiante del capitalismo è il conflitto strategico con il quale, gli agenti dominanti, puntano a prevalere in ogni ambito sociale: economico, ideologico e politico.

* Tratto dalla rivista “Liberascienza”

1Chi soddisfa con la propria produzione il proprio bisogno, crea sì valore d’uso, ma non merce. Per produrre merce, deve produrre non solo valore d’uso, ma valore d’uso per altri, valore d’uso sociale. (E non solo per altri semplicemente. Il contadino medievale produceva il grano d’obbligo per il signore feudale, il grano della decima per il prete. Ma né il grano d’obbligo né il grano della decima diventavano merce per il fatto d’essere prodotti per altri. Per divenire merce il prodotto deve essere trasmesso all’altro, a cui serve come valore d’uso, mediante lo scambio). E, in fine, nessuna cosa può essere valore, senza essere oggetto d’uso. Se è inutile, anche il lavoro contenuto in essa è inutile, non conta come lavoro e non costituisce quindi valore.(Marx, Il Capitale)

2 Prolungamento della giornata lavorativa oltre il punto fino al quale l’operaio avrebbe prodotto soltanto un equivalente del valore della sua forza-lavoro, e appropriazione di questo pluslavoro da parte del capitale: ecco la produzione del plusvalore assoluto (Marx, il Capitale)

3 Chiamo plusvalore relativo il plusvalore che deriva dall’accorciamento del tempo di lavoro necessario e dal corrispondente cambiamento nel rapporto di grandezza delle due parti costitutive della giornata lavorativa. (Marx, il Capitale)

Rifondazione sfratta il Caracol e blinda l’ingresso al suo circolo - Nicolò Martinelli
VIAREGGIO   nota di Sara Dipasquale  26.8.2016

L'11 settembre del Cile. Allende e Berlinguer di Pietro Ancona  su fb

l'11 settembre del 1973 i militari cileni ruppero il rapporto di fedeltà con lo Stato e capeggiati da Pinochet rovesciarono il legittimo governo del Presidente Salvatore Allende socialista. Il colpo di Stato militare fu preceduto da una pesante e quasi insostenibile serie di scioperi fomentati dalla Cia. Un lungo sciopero dei camionisti durato diversi mesi che privò la popolazione degli approvvigionamenti alimentari sanitari ed energetici. Sciopero e manifestazioni delle "massaie" che protestavano appunto per la rarefazione delle provviste. Nel governo di Allende inoltre c'era una vistosa dialettica tra moderati e massimalisti. Una corrente sosteneva di andare avanti con le nazionalizzazioni e le riforme mentre un'altra pensava di tenere conto delle regole del mercato. Kissinger in persona ordinò la realizzazione del colpo di Stato. I militari cileni avevano un rapporto di forte dipendenza con il Pentagono esattamente come lo hanno i militari egiziani e l'esercito colombiano. Salvatore Allende fu assediato nella casa presidenziale detta della Moneda con un gruppo di fedelissimi compagni. Morì combattendo con le armi in pugno ed un simbolico elmetto in testa. Prima di morire fece un bellissimo e straordinario discorso pieno di forza di sentimento. Un testo che è un atto di fede nel socialismo e nella umanità. Una profezia del suo successo. Dal colpo di Stato cileno prese spunto Enrico Berlinguer per elaborare la cosidetta teoria del compromesso storico. In sostanza Berlinguer ha sostenuto che il Cile era caduto nelle mani dei militari perchè la borghesia cilena non era nel governo di Salvatore Allende. Quindi per evitare all'Italia la sorte del Cile i comunisti non avrebbero tenuto conto di una loro eventuale vittoria ottenuta magari con il 51 per cento dei voti ed avrebbero governato assieme alla borghesia. Bisognava fare un governo fatto da comunisti e democristiani. Cosa che si fece anni dopo con l'aiuto di Aldo Moro. Un governo di compromesso storico presieduto da Giulio Andreotti. Ma l'analisi di Berlinguer del colpo di Stato cileno era sbagliata e tendenziosa. Allende fu ucciso ed il suo governo rovesciato perchè l'imperialismo americano e le sue corporations non potevano tollerare un governo che nazionalizzava le risorse fondamentali del Cile a cominciare dal rame. Non tollerava il potere della classe operaia e la sua funzione dirigente e non subalterna. Il socialismo cileno sommato al comunismo cubano avrebbero avuto una influenza sulle masse popolari del sudamerica e l'avrebbero spinto contro il predominio USA. La borghesia cilena come abbiamo visto durante il lungo governo di Pinochet e nel dopo Pinochet non si sarebbe mai discostata dall'ideologia liberista. Il Cile stesso di Pinochet fu terreno di sperimentazione della teoria economica di Milton Friedman della scuola di Chicago. Oltre un milione di cileni morirono di fame nei primi anni di applicazione del nuovo corso economico ed altri milioni furono costretti ad espatriare e cercare altrove il pane che non trovavano più in Cile. Dal Cile il monetarismo fu applicato in moltissimi paesi del mondo e diventò la dottrina ufficiale del FMI. Alcune nazioni furono condannate al fallimento. Accadde in Argentina ed altrove. Non dubito che la riflessione di Berlinguer sul colpo di Stato cileno fosse sincera ma era comunque radicalmente sbagliata e portò il comunismo italiano alla crisi al fallimento alla perdita di se stesso. Venti anni dopo di lui Occhetto prese spunto dalla crisi dell'URSS per andare avanti sulla via dell'abiura. Veltroni poi arrivò a dire che si vergognava di essere stato comunista... Ma la strada percorsa da Allende in Cile come quella di Fidel Castro a Cuba non sono sbagliate. Sono luminose indicazioni per il futuro dell'America Latina e della umanità. La via della classe lavoratrice non deve mai essere quella del compromesso storico che oggi si chiama larghe intese dentro le quali il PCI diventato PD sostanzialmente non esiste più neppure come ricordo. La cultura della classe lavoratrice e dei progressisti italiani è andata dispersa. La via di Allende è oggi seguita da valorosi dirigenti del socialismo bolivariano come il grande Evo Morales o come Daniel Ortega in Nicaragua o il grande Chavez recentemente scomparso in Venezuela o la grande figura profetica del presidente dello Uraguay Jose Mujjca che vive con cinquecento dollari al mese dicendo che a questo mondo dobbiamo avere quanto basta senza rubare agli altri e senza impoverire la Natura. Berlinguer ha indicato la strada del fallimento. Allende morendo ha indicato strada della vittoria che continua ad essere una luminosa prospettiva per il socialismo del ventunesimo secolo.

                                                 *****

I guasti del togliattismo  di Amedeo Curatoli  01/11/2012

Le manifestazioni a cui partecipano le masse dalla caduta del fascismo ad oggi -tranne quelle antifasciste dell'immediato dopoguerra, quelle contro le repressioni sanguinose della Celere scelbina, contro la Legge Truffa elettorale che era meno truffaldina dell'attuale (che hanno avuto un carattere quasi insurrezionale e sono quindi valse a bloccare le spinte apertamente fasciste e golpiste - i porci borghesi capiscono solo il linguaggio della violenza), per il resto sono servite, e servono tuttora, a ben poco.

Il Pci, quando ancora esisteva, e prima di fare la fine ingloriosa che ha fatto (e la stessa cosa vale anche per gli attuali estimatori del togliattismo), non ha mai propagandato (il Pci) e mai propaganderanno (Rc e Pdci), l'odio per lo Stato, la denunzia del carattere classista dello Stato borghese, il fatto cioè che lo Stato è l'organo della violenza poliziesca, militare, giudiziaria delle minoranze miliardarie sulla maggioranza del popolo, non hanno mai svelato il fatto che la sofisticata sovrastruttura politica che ammanta lo Stato serve a coprire una menzogna, un imbroglio, una falsità.

La colpa imperdonabile da imputare soprattutto al rinnegato Togliatti, è stata quella di aver instillato nei cervelli della classe operaia e delle masse popolari un rispetto sacrale e superstizioso per lo Stato, mistificatoriamente definito: "Repubblica Nata Dalla Resistenza". Per una Repubblica di sì nobili ascendenze, quindi, non si poteva non avere un riverente ossequio, non si poteva non condividere l'incensamento quotidiano delle "regole del gioco democratico" e della sacra Costituzione Repubblicana (su cui la borghesia ha abbondantemente urinato fin dal giorno della solenne proclamazione). Un rispettosissimo ossequio andava soprattutto al Parlamento (e per forza!), perché addirittura attraverso la via parlamentare si sarebbe giunti "italianamente", comodamente, come in una carrozza di prima classe, al socialismo, senza guerra civile, senza sovvertire l'ordine borghese attraverso la rivoluzione. Come si poteva non avere, infine, sentimenti di referenza, stima, soggezione, genuflessione per le cosiddette Alte Cariche dello Stato (la Prima, la Seconda, la Terza cui sono stati associati celebri esponenti revisionisti fino all'ultimo di costoro, Napolitano, il peggiore di tutti) e per la Corte Costituzionale posta solennissimamente a guardia della "costituzionalità" delle leggi?

Diceva Engels che tutte le rivoluzioni (e le controrivoluzioni) della storia dell'umanità sono servite: A) alle classi dominanti a perfezionare la forma politica del dominio sui dominati; B) sono servite alle maggioranze diseredate a capire progressivamente (e ce n'è voluto di tempo!!!) l'inganno "politico" costituito dallo Stato al di sopra delle classi, vale a dire: che cos'era effettivamente lo Stato e come liberarsi da esso e sostituirlo con qualcosa d'altro. La forma più raffinata e sofisticata di Stato l'ha istituita (dopo secoli di esperienze di dominio) la borghesia: la Repubblica Parlamentare fondata sulla Costituzione (Legge Fondamentale dello Stato) e sul Suffragio Universale (senza più discriminazioni di censo e di genere).

Il teorico della "via italiana al socialismo" ha largamente diffuso la tradizionale menzogna riformista che lo Stato può essere "di tutti" rendendo un impagabile servizio alle classi dominanti la cui dittatura è fondata proprio sulla menzogna che lo Stato è al di sopra dei conflitti di classe, è, appunto, di tutti. La borghesia monopolistica italiana se non fosse ottusa stupida e reazionaria, dovrebbe innalzare un monumento a Togliatti.

Qual è la differenza tra il vecchio revisionismo della II Internazionale e il "moderno" revisionismo della nostra epoca? Mentre Kautsky revisionava la dottrina marxista sullo Stato e affossava l'idea di rivoluzione attraverso il richiamo dottrinario a Marx, Togliatti faceva le stesse identiche cose riferendosi, però, costantemente, ossessivamente (e mistificatoriamente) alla Rivoluzione d'Ottobre e a Lenin. (Ritorneremo dettagliatamente su questo argomento in un prossimo articolo).

La via italiana al socialismo implicava necessariamente, obbligatoriamente, la predicazione di uno Stato super partes il quale, una volta maturati i rapporti di forza a favore del Pci, si sarebbe fatto garante, proprio perché super partes, della "transizione" al socialismo. Lo Stato sarebbe stato lì, a garantire che vincesse il migliore, e una volta che ciò fosse accaduto avrebbe detto: prego, tocca a lei ora prendere il potere nelle sue mani, si accomodi!

Era, questa, la riproposizione del credo evoluzionistico del vecchio revisionismo socialdemocratico europeo presentato però sotto la forma di un'assoluta, "moderna" novità: la teoria della "via pacifica al socialismo" che ebbe la solenne sanzione da un Congresso del primo, grande paese socialista al mondo, il (catastrofico) 20° Congresso kruscioviano, a cui Togliatti aderì integralmente e delle cui novità "teoriche" rivendicò addirittura la primogenitura. La via italiana di Togliatti implicava, inoltre, l'esaltazione di ogni piccola conquista, in campo politico generale e in campo sindacale, piccola conquista vissuta e propagandata come un passo ulteriore verso la mirifica meta del socialismo senza rivoluzione.

Ma oggi i tempi stanno cambiando, tutta l'impalcatura su cui ancora regge la legittimità dello Stato sta andando in pezzi, le larghe masse stanno perdendo progressivamente la fiducia nei tradizionali rituali della politica e mostrano disprezzo e avversione verso "la casta" famelica e corrotta degli "eletti dal popolo" (neanche più eletti dal popolo ma designati dalle segreterie dei partiti), inamovibili, incollati alle poltrone delle cosiddette istituzioni rappresentative. A tutto ciò la borghesia, in tutte le sue varianti (dall'impresentabile partito dello Squalo di Arcore a quello altrettanto impresentabile dei Dalema-Veltroni-Bersani e le loro ruote di scorta), i suoi organi di stampa, dal Corriere della Sera all'Unità, dànno il nome di "antipolitica". Come se la "politica" fosse una categoria filosofica metafisica ai cui rappresentanti, giocoforza, tutto bisogna perdonare, dalla corruzione ai reati di prostituzione minorile. Il 57 % dei non votanti in Sicilia non è antipolitica, è gente che ne ha le tasche piene della schifosa, repellente politica dell'estabilishment borghese che è la degna espressione dell'imperialismo marcio, parassitario, putrescente.

E non è antipolitica nemmeno quella di Grillo, tutt'altro!, perché inveendo a male parole contro le ormai insopportabili facce di bronzo istituzionali (per non dire facce di una materia meno nobile del bronzo), intende ridare dignità proprio alla politica (borghese) sognando di creare una nuova leva di politici dal volto pulito senza mettere minimamente in discussione i rapporti capitalistici di produzione.

E la marcia rappresentanza politica della marcia borghesia italiana e tutta la marcia stampa italiana ad essa asservita, ripetiamo, dal Corriere della Sera all'Unità passando per La Repubblica, che temono come la peste i movimenti di piazza, hanno inventato i "Black Block", i "Cortei Selvaggi" (come al recente No Monti day), gli "Uomini in Nero" (e chi sa quanti altri nomignoli diffamatori attribuiranno ai giovani che fronteggiano e fronteggeranno coraggiosamente la violenza della polizia). In questa demonizzazione di chi si rivolta contro l'apparato repressivo, abboccano all'amo anche molti compagni non ancora del tutto disintossicati dal togliattismo (per i togliattiani ogni stormir di foglia contro lo Stato era "provocazione").

A proposito della fede superstiziosa instillata da Togliatti nella "democrazia" senza aggettivi, il retaggio di questa mistificazione lo riscontriamo ancora oggi nella politica nella ideologia e nella teoria di alcuni compagni (i Comunisti Uniti per esempio) che pur auspicando una non meglio specificata "alternativa di sistema" alimentano ancora certi miti residui del passato. Dicono nel loro documento di fondazione:

"Le classi dominanti stanno imponendo le regole ferree della dittatura del capitalismo finanziario spogliando i popoli e le classi lavoratrici della propria sovranità popolare residua".

Prima osservazione: le classi dominanti stanno imponendo "le regole ferree della dittatura del capitalismo finanziario", non da oggi, ma da quando il capitalismo, da libero concorrenziale, è evoluto in imperialismo, epoca in cui il capitale industriale e quello parassitario si sono fusi nel capitale finanziario, quindi la scoperta che oggi e non già anche ieri le classi dominanti impongano le regole ferree della dittatura del capitale finanziario è una scemenza antileninista. Posta la questione in questi termini, sembrerebbe che ieri le cose andassero togliattianamente per il meglio nel senso che le classi dominanti tenevano al guinzaglio, per così dire, il capitale finanziario, ma che oggi, ne imponessero la dittatura. 

Seconda osservazione: i popoli e le classi lavoratrici "sono stati spogliati della propria sovranità popolare residua"? C'è stato un tempo, forse, in cui "i popoli e le classi lavoratrici" erano titolari di "sovranità popolare"? Non è, questo, un residuo di revisione del marxismo, un aver creduto che, in passato, la Repubblica Nata dalla Resistenza (cioè lo Stato borghese post-fascista) e la sua meravigliosa Costituzione (meravigliosamente borghese) fossero garanti, attraverso il borghese suffragio universale, della "sovranità popolare"? Non è un ricadere vittime (inconsapevolmente) di tutte le mistificazioni revisioniste di cui si è fatto corifèo Togliatti?

Nel suddetto documento più avanti si dice:

"Le tradizionali forze rappresentative del mondo del lavoro, essendosi misurate su un terreno riformista…non rappresentano più quel mondo ormai lasciato solo…"

Usando il plurale, dicendo "le forze rappresentative del mondo del lavoro" i compagni non parlano solo della CGIL, che era diretta dal Partito comunista, ma includono, togliattianamente, tra queste "forze rappresentative" anche i sindacati gialli Cisl e Uil (ricordiamoci che Togliatti era solito definire la Dc "grande partito popolare"). Ma tralasciamo Cisl e Uil e parliamo della Cgil. Quando mai la Cgil si è misurata su un terreno non riformista? Da quando il Pci ha abbandonato la via rivoluzionaria e ha imboccato quella parlamentare e pacifica al socialismo era inevitabile che la Cgil (che era la cinghia di trasmissione del Pci) ne seguisse il destino. Ed è stato un destino amaro, uno stillicidio di continui cedimenti, che ha avuto in Lama il più determinato e infame sostenitore. Parlava come un capitalista, anteponeva le compatibilità capitalistiche agli interessi dei lavoratori, è stato il più esplicito e "coraggioso" propugnatore dei "sacrifici necessari", è stato l'artefice della famigerata svolta dell'Eur (febbraio 1978) preparata, un mese prima, da una vergognosa intervista a Scalfari intitolata "Lavoratori stringete la cinghia". Arrivò a dire "Siamo convinti che imporre alle aziende quote di manodopera eccedenti sia una politica suicida. L'economia italiana sta piegandosi sulle ginocchia anche a causa di questa politica(incredibile, no?". Sì, Lama parlava come un capitalista, fu un infame, un vero agente del capitalismo nel movimento sindacale, ma egli fu (lui, i suoi predecessori e i suoi successori) il risultato inevitabile (e "fatale" potremmo dire) del tradimento della via rivoluzionaria da parte del Pci. Preghiamo i compagni di andare sul sito:

http://contromaelstrom.com/2011/07/01/la-politica-dei-sacrifici-e-la-svolta-delleur-1977-78/

per vedere se, a proposito di Lama, noi esageriamo o diciamo il vero..

In una recente intervista il compagno Domenico Losurdo ha detto che per fare rinascere oggi, nel nostro paese, un partito comunista (e su questa prospettiva dimostra un ottimismo rivoluzionario che condividiamo) bisogna riappropriarsi delle proprie radici. Anche su questo non si può che essere d'accordo. Ma riappropriarsi delle radici può voler dire molte cose. Per chi scrive dovrebbe significare soprattutto questo: denunciare la completa revisione dei principi leninisti operata da Togliatti e i danni che da questa revisione sono scaturiti e che hanno portato alla distruzione del Pci.

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtcm08-011821.htm


  (*)

Salvatore Tovarish Vicario  - l'intervista del Segretario Marco Rizzo è rilasciata al giornale del partito fratello Partito Comunista dei Popoli di Spagna membro insieme al CSP-PC (con altri 28 PC d'Europa, compreso l'est e la Turchia) della "Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d'Europa" che è una prima forma di coordinamento internazionale dei PC marxisti-leninisti d'Europa che si uniscono intorno una comune piattaforma strategica che passa dall'uscita dall'Unione Europea, dall'Euro e dalla Nato. Questo "polo" marxista-leninista è guidato dal KKE (Grecia) e nasce all'interno del Movimento Comunista Internazionale, sia per contrastare la deriva socialdemocratica dei PC che fanno parte del Partito della Sinistra Europea (in Italia PRC e PdCI) sia per rilanciare il marxismo-leninismo e la strategia rivoluzionaria. sia con partiti già di grande esperienza come il KKE e il PCPE, il PCOR (Russia) ecc... sia con partiti di nuova formazione (vedi in Jugoslavia, Austria, Gran Bretagna, Italia ecc...). In questo contesto bisogna collocare le parole del Segretario Rizzo sul movimento comunista internazionale. Il discorso è centrato in Europa perchè è il centro imperialista in cui si muovono questi partiti (tra cui appunto il CSP-PC), ma allo stesso tempo l'esempio della "Iniziativa" è seguito anche in altri continenti come nel Sud America dove ci sono tentativi di coordinamenti regionali, così come per i PC dei paesi del mediterraneo e medio oriente. Sono "processi reali" in corso che hanno l'obiettivo della ricostruzione dell'Internazionale (di carattere globale ovviamente). Il discorso "Nord-Sud" è riferito all'Europa, essendo ribadisco un intervista incentrata su queste questioni.

Il 6 aprile 2013 si chiamano a raccolta a Roma i partiti comunisti europei di ispirazione marxista-leninista, che possiedono nel simbolo la falce e martello ed esprimono rifiuto netto della socialdemocrazia.

Rispondono all’appello il Partito Comunista Greco, il Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE), l’URCF e il Polo di Rinascita Comunista francesi, il Partito Comunista Russo dei Lavoratori (RKRP), l’SKU ucraino, il Partito Comunista di Turchia e il Partito Comunista Ungherese dei Lavoratori, con la presenza degli ambasciatori della Repubblica di Cuba, della Repubblica Bolivariana di Venezuela e della Repubblica Democratica Popolare di Korea. All’assemblea partecipa anche il Fronte della Gioventù Comunista-FGC. Non saranno presenti i partiti che hanno tolto la falce e martello dal loro simbolo o avviatisi su politiche riformiste abbandonando quelle rivoluzionarie; nessuno spazio quindi verrà riservato alla greca Syriza o al Partito Comunista Francese, ma neppure agli italiani Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani. L’assembla svolta per creare una rete comunista internazionale si tiene all’insegna dello slogan ” Contro il capitalismo. Fuori dall’ Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Per il socialismo-comunismo!”. I Partiti Comunisti presenti approvano e sottoscrivono un documento congiunto, aperto alle adesioni da parte di altri Partiti Comunisti e Operai.

A Bruxelles, 1 ottobre 2013, CSP-Partito Comunista partecipa all’ assemblea dei partiti comunisti d’Europa (sia di paesi membri della UE, sia non membri o associati) convocata dal Partito Comunista Greco. Dall’ assemblea nascerà una sorta di nuova Internazionale Comunista, ” L’ INIZIATIVA DEI PARTITI COMUNISTI E OPERAI ” con simbolo comune raffigurante un operaio che spezza delle catene (simbolo della prima tessera del Partito Comunista d’Italia). L’ Iniziativa sancisce così ufficialmente la cooperazione internazionale stillando un documento sottoscritto da 30 partiti comunisti al fine di studio ed analisi delle questioni europee e per il coordinamento delle attività. L’iniziativa dichiara la propria distanza dal Partito della Sinistra Europea, dichiarando invece di ispirarsi ai principi del socialismo scientifico. Aderiscono : Partito del Lavoro d’Austria, Partito Comunista Operaio di Bielorussia, Nuovo Partito Comunista di Gran Bretagna, Partito dei Comunisti Bulgari, Unione dei Comunisti di Bulgaria, Partito Comunista di Boemia e Moravia (Repubblica Ceca), Partito Operaio Socialista di Croazia, Partito Comunista in Danimarca, Polo della Rinascita Comunista in Francia, Unione dei Rivoluzionari Comunisti (Francia), Partito Comunista Unificato di Georgia, Partito Comunista di Grecia, Partito dei Lavoratori Ungherese, Partito dei Lavoratori d’Irlanda, Comunisti Sinistra Popolare-Partito Comunista (Italia), Partito Socialista di Lettonia, Fronte Popolare Socialista di Lituania, Partito Comunista di Macedonia, Partito Comunista di Malta, Resistenza Popolare (Moldavia), Partito Comunista di Norvegia, Partito Comunista di Polonia, Partito Comunista Operaio Russo, Partito Comunista dell’Unione Sovietica (Russia), Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia (Serbia), Partito Comunista di Slovacchia, Partito Comunista dei Popoli di Spagna, Partito Comunista di Svezia, Partito Comunista di Turchia, Unione dei Comunisti di Ucraina.

Col Congresso del 17/18/19 Gennaio 2014 rinasce il PARTITO COMUNISTA in Italia, un punto di partenza per un lavoro difficile e di lungo periodo. http://www.comunistisinistrapopolare.com/movimento/   

 

EUROPA       Crimea                        Ucraina                       TSIPRAS-GRECIA     MACEDONIA    

MACEDONIA UNA RIVOLUZIONE COLORATA SPECIALE   dal blog di GIULIETTO CHIESA anche su FB e qui

Grecia. Quelli che criticano le scelte del governo Syriza

A proposito della questione Crimea  sarebbe bene ricordare come si comportava il grande Stalin Marino..

Una lista di disturbo: Tsipras-Bilderberg di Fulvio Grimaldi  fb

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2014/06/o-stelle-o-buio-tsipras-massoni-e.html

GIULIETTO CHIESA

LA SMENTITA DELLA SPINELLI NON SMENTISCE UN BEL NIENTE.
... sappiamo come la Spinelli ha votato sull’emendamento al punto 7 della risoluzione.
Ha votato contro. Ed era un emendamento cruciale, che sollecitava “l’Unione Europea a interrompere la sua politica di sanzioni contro la Russia….”

Una lista di disturbo: Tsipras-Bilderberg 4 giugno 2014

"Quello che non capiscono, le sinistre lo chiamano “fascismo”. Dimentichi della raccomandazione di Lenin che tocca stare dove stanno le masse quando si  oppongono al potere"!!!!!
da Fulvio Grimaldi Una lista di disturbo: Tsipras-Bilderberg .

UCRAINA E LISTA SPINELLI
"guardo stranito i militanti della sinistra che raccolgono firme per una lista formalmente intitolata a Tsipras, i cui interessi sono condizionati dalle elezioni politiche greche certamente inevitabili dopo le europee, ma di fatto incarnata dalla liberale Spinelli, la quale, anche per ragioni di famiglia, ci incita a “più Europa”. A questo punto non sarebbe più chiaro, più onesto chiamarla Lista Spinelli o lista Repubblica e addebitare a questo il fatto che non dica mezza parola su prospettive e strategie, Ucraina e patto transatlantico?"

Una paura collettiva corre sul...filo!! 21.5.2014 di Giuseppina Ficarra

REITERAZIONE DI UN APPELLO PER IL 25 MAGGIO, PRO TSIPRAS. SALVIAMO
LA CASA CHE BRUCIA!!! Con commenti miei e di Felicia maria Crapisi  19.5.2014

Dibattito con Giuseppe Carlo Marino sulla lista Tsipras 7.5.2014 anche qui

Dichiarazione di Dimitris Koutsoumpas sulle elezioni parlamentari europee  post di G.F.13/01/2014
Giuseppe Carlo Marino  Ma ci rendiamo conto, santo cielo, del fatto che una sinistra così prende meno dell'1%

 Pietro Ancona Il cappio al collo  ottobre 2011 anche qui

Pietro Ancona  Siamo tutti portoghesi April 07, 2011

 L'Unione Europea è la dittatura dei monopoli 
USCITA DALL'EURO, DALL'UE E DALLA NATO  anche qui

TSIPRAS  I finti dilemmi della sinistra borghese nota Giuseppina Ficarra
https://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/10203043400716223?notif_t=like   

http://www.resistenze.org/sito/os/ep/osepeb11-013967.htm

Messaggio del KKE ai popoli d’Europa: “PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI”  su fb
http://mixzone.myblog.it/2012/02/21/messaggio-del-kke-ai-popoli-d-europa-proletari-di-tutti-i-pa/   
 

Tsipras, l'euro e l'anticapitalismo febbr. 2014
 
SYRIZA: la "forza di riserva di sinistra" del capitalismo *****
 
Perché Tsipras non è la soluzione febbr. 2014 su fb

L'Unione Europea significa guerra e militarismo!!  20-2-2014  su fb

Intervista con il Segretario Generale del CC del KKE, Dimitris Koutsoumpas, per il giornale del PCPE   febbr. 2014

Le foibe sono un falso storico propagandato dalla destra G.F. 19.8.2013 su fb continua qui

Campane a morto per l'Ucraina di Pietro Ancona su  facebook

Perché Tsipras non è la soluzione!!!  and  Marino e lista Tsipras
su fb

Foibe e Origine politica dell’istituzione della Giornata del Ricordo  su fb

Chi ha paura a discutere liberamente sulle foibe? di Francesco Giliani


RICORDANDO IL BOMBARDAMENTO DI DRESDA (E A COSA POTREMMO ANDARE INCONTRO) DI MICKEY Z.http://www.facebook.com/notes/giuseppina-ficarra/ricordando-il-bombardamento-di-dresda-e-a-cosa-potremmo-andare-incontro-di-micke/10151677618219605?comment_id=227929752&offset=0&total_comments=18&notif_t=note_comment   

Intervento di Aleka Papariga, segretario generale del KKE

                                                   ****

Da il BLOG / di

 MACEDONIA: "UNA RIVOLUZIONE COLORATA “SPECIALE” [....]
I seguaci di Gene Sharp “Come si abbattono le dittature”) hanno fantasia da vendere."
"COME TUTTE LE PRECEDENTI RIVOLUZIONI COLORATE, ANCHE QUESTA VANTA ALCUNE CARATTERISTICHE STANDARD.

LA PRIMA è l’immediato appoggio di tutto il mainstream occidentale. Che, allenato a dovere, si mette subito a gridare ai diritti umani violati dal governo autoritario. Questo è l’inizio canonico. Poi, quando il primo sangue scorre, il governo da abbattere diventa anche “sanguinario”.  (*) 

LA SECONDA QUALITÀ COLORATA è che le cancellerie occidentali si mobilitano subito per fare pressioni." [....]

"LA TERZA CARATTERISTICA DELLE RIVOLUZIONI COLORATE è quella, ben vista a Kiev, nel 2104, della processione dei leader occidentali sulla piazza della rivolta prossima-ventura" [....]
"UN TEMPO SI CHIAMAVA “INGERENZA NEGLI AFFARI INTERNI DI UN PAESE SOVRANO”. OGGI SI CHIAMA “DIFESA DEI VALORI OCCIDENTALI”. I quali si riassumono in pochi concetti essenziali. Dovete fare come diciamo noi. Sennò vi facciamo a pezzi. " [....]
"si troverà anche il colore di questa nuova rivoluzione, molto democratica e molto colorata: verde “islamico” con molte macchie di sangue."
http://www.ilfattoquotidiano.it/…/macedonia-cronac…/1690981/


                                                  ****

 (*) 
Vedremo chi sarà il primo a fare dichiarazioni di solidarietà ad un popolo in rivolta  per la democrazia e la libertà.  o di denuncia per il massacro di un dittatore che sta massacrando il suo popolo  e via discorrendo!!!

 

 

 USCITA DALL'EURO, DALL'UE E DALLA NATO  13 marzo 2014 alle ore 18.45

L'Unione Europea salva i profitti dei monopoli liquidando i diritti lavorativi


Marina Quintillán | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

22/02/2014

L'Unione Europea nasce per amministrare gli affari comuni dei monopoli europei, migliorare la loro posizione nella lotta interimperialista e organizzare la spoliazione della classe operaia elevando il tasso di sfruttamento, per mantenere la sua quota di profitto nelle condizioni di decomposizione e di crisi generale del capitalismo.

I governi borghesi dell'Europa imperialista deregolamentano i rapporti di lavoro a tappe forzate sotto la guida della Commissione europea. In coincidenza con l'inizio della crisi attuale, nella sua Comunicazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 27 giugno 2007, la Commissione formulò i cosiddetti "principi comuni di flessicurezza: più e migliori (!) posti di lavoro grazie alla flessibilità e alla sicurezza".

L'attuazione di questi "principi comuni" è stata sviluppata nelle successive controriforme del diritto del lavoro dei governi borghesi, sia della destra conservatrice che della socialdemocrazia sostenuta dal riformismo.

Le conseguenze che si sono avute e si continuano ad avere sulla quantità e qualità dell'occupazione sono ben note. Si rende meno costosa la manodopera sia attraverso la contrattazione precaria, sia modificando le normative del lavoro, in costanza di lavoro o con la riduzione delle tutele del licenziamento attraverso una moltitudine di norme che hanno reso la mobilità in uscita sempre più facile e meno costosa per gli imprenditori. Si abbassano i costi di produzione riducendo il prezzo della forza-lavoro al di sotto del suo valore di riproduzione (i salariati hanno sempre ricevuto molto meno del valore che producono: la novità è che adesso ricevono meno di ciò che è necessario per sopravvivere). L'aumento della competitività e della produttività delle imprese monopolistiche si ottiene distruggendo massicciamente le forze produttive e gettando nella disoccupazione e miseria decine di milioni di persone in tutta Europa.

Dalla rivoluzione industriale, dagli albori stessi del capitalismo l'intervento dello stato e il diritto borghese nei rapporti tra borghesia e proletariato è consistito praticamente nel dichiarare illegali, perseguire e reprimere brutalmente ogni forma di organizzazione e di lotta sviluppate dalla classe operaia per difendersi dallo sfruttamento e dall'abuso padronale.

La lotta di classe, lo sviluppo di poderose organizzazioni internazionali di classe, dei sindacati e dei partiti operai in tutti i paesi, le importanti vittorie ottenute dalla classe operaia e dei suoi partiti comunisti in ambito nazionale e internazionale nella prima metà del XX secolo e il suggestivo esempio dei paesi socialisti (settimana di lavoro di cinque giorni, ferie pagate, maternità, copertura sanitaria universale, le norme di sicurezza sul lavoro) hanno costretto alcuni stati capitalisti a pagare un prezzo che consideravano preferibile allo scoppio delle rivoluzioni sociali nei propri paesi: introdurre nel loro sistema giuridico istituzioni, principi e diritti lavorativi e sindacali come il diritto di sciopero e di azione sindacale, la contrattazione collettiva, la responsabilità oggettiva del datore di lavoro negli incidenti sul lavoro, il salario minimo, la giornata di 8 ore, l'indennità di licenziamento, il riposo settimanale, le ferie annuali, i diritti e la sicurezza sul lavoro, o i diritti pensionistici.

Il diritto del lavoro che è adesso demolito dai monopoli e dai loro amministratori, l'UE e i singoli governi dei suoi stati membri, è quindi una conquista storica della classe operaia.

La normativa europea del lavoro e, in applicazione dei suoi "principi comuni", l'ultima controriforma del lavoro del governo capitalista spagnolo "adegua ai tempi la legislazione sul lavoro implementando un insieme di misure che cercano di aumentare i margini di decisione aziendale nella gestione della manodopera contrattualizzata". Le misure che presumibilmente modificano i diritti e gli obblighi degli imprenditori e dei lavoratori, in realtà distruggono solo i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e aprono la strada alla dittatura assoluta dei padroni. L'unica legge sicura è quella del massimo profitto. La distruzione del diritto del lavoro è accompagnata dalla criminalizzazione della lotta di classe operaia e dalla persecuzione padronale e statale contro le sue organizzazioni e i suoi dirigenti.

Il presunto ruolo dello stato di "ombrello" e "arbitro" tra le classi ha perso di ogni credibilità. Lo stato e le unioni imperialiste interstatali mostrano senza vergogna la loro essenza di apparato violento di dominio nelle mani di coloro che possiedono i mezzi di produzione. L'Unione Europea getta la maschera e svela la sua vera natura e il carattere reazionario e imperialista, di nemica della classe operaia e strumento dei monopoli.

L'UE pianifica ed esegue la demolizione dei diritti del lavoro e liquida quelli strappati in secoli di lotta operaia.

La storia non può tornare indietro. Non recupereremo i diritti perduti, né conserveremo quelli che ancora rimangono, e tanto meno conquisteremo nuovi spazi senza rompere con l'Unione imperialista del capitale e della guerra, senza rompere con il sistema capitalista che, come un vampiro, nutre il suo organismo in decomposizione con il sangue vivo dei lavoratori e delle lavoratrici, dei pensionati e della gioventù operaia.

"Il diritto è la volontà della classe dominante elevata a legge" (K.Marx)

Avremo un vero diritto del lavoro, un diritto operaio e socialista, quando a decidere saremo noi che produciamo, quando il potere sarà di chi lavora. La liquidazione assoluta delle garanzie e dei diritti lavorativi mette fuori gioco le pratiche sindacali basate sull'assistenzialismo e sulla gestione, annulla la tesi capitolatrice del patto sociale con cui per anni è stato diviso, ammanettato e imbavagliato il movimento operaio, sostituendo alla lotta organizzata della classe, il consenso e la collaborazione con il nemico.

Oggi non c'è posto per la confusione, l'obiettivo è chiaro: unire la classe operaia, elevare la lotta economica contro i monopoli a lotta politica, contro il loro stato e le loro unioni imperialiste, costruire il fronte operaio e popolare capace di unire tutte le lotte in una sola lotta strategica, per spezzare la dittatura dei monopoli, le loro strutture imperialiste e il parassitario sistema di sfruttamento. O questo, o la miseria.

USCITA DALL'EURO, DALL'UE E DALLA NATO

SOCIALISMO O BARBARIE

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedteb09-013982.htm 

elenco veri partiti comunisti:
Il 1° ottobre 2013, in un'aula del Parlamento europeo a Bruxelles, su iniziativa del KKE, si è tenuta la riunione di fondazione della "INIZIATIVA dei Partiti Comunisti e Operai per lo studio, lo sviluppo delle questioni europee e il coordinamento delle loro attività".
http://inter.kke.gr/it/articles/Fondata-la-INIZIATIVA-dei-Partiti-Comunisti-e-Operai-dEuropa/   

1 Partito del Lavoro d’Austria,
2 Partito Comunista Operaio di Bielorussia,
3 Nuovo Partito Comunista di Gran Bretagna,
4 Partito dei Comunisti Bulgari,
5 Unione dei Comunisti di Bulgaria,
6 Partito Comunista di Boemia e Moravia (Repubblica Ceca),
7 Partito Operaio Socialista di Croazia,
8 Partito Comunista in Danimarca,
9 Polo della Rinascita Comunista in Francia,
10 Unione dei Rivoluzionari Comunisti (Francia),
11 Partito Comunista Unificato di Georgia,
12 Partito Comunista di Grecia,
13 Partito dei Lavoratori Ungherese,
14 Partito dei Lavoratori d’Irlanda,
15 Comunisti Sinistra Popolare-Partito Comunista (Italia),
16 Partito Socialista di Lettonia, Fronte Popolare Socialista di Lituania,
17 Partito Comunista di Macedonia, Partito Comunista di Malta,
18 Resistenza Popolare (Moldavia),
19 Partito Comunista di Norvegia,
20 Partito Comunista di Polonia,
21  Partito Comunista Operaio Russo,
22 Partito Comunista dell’Unione Sovietica (Russia),
23 Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia (Serbia),
24 Partito Comunista di Slovacchia,
25 Partito Comunista dei Popoli di Spagna,
26 Partito Comunista di Svezia,
27 Partito Comunista di Turchia,
28 Unione dei Comunisti di Ucraina.

Parigi 14 dicembre http://www.comunistisinistrapopolare.com/2013/12/25/parigi-14-dicembre-2013-dichiarazione-comune/   

Partito Algerino per la Democrazia e il Socialismo



Partito Comunista dei Popoli di Spagna



Comunisti Sinistra Popolare / Partito Comunista (Italia)



Partito Comunista di Grecia



Partito comunista operaio di Russia



Unione Comunista di Ucraina



Unione dei Rivoluzionari – Comunisti di Francia

   Storia del CSP Partito comunista marco rizzo

La nostra storia

La nostra storia

La nascita di Comunisti Sinistra Popolare, ora – col Congresso del Gennaio 2014 –PARTITO COMUNISTA, nasce nel Giugno 2009 con l’espulsione di Marco Rizzo dal Pdci e con l’immediata costituzione di un gruppo organizzato di compagni. Le origini ideologiche e politiche sono quelle che fanno riferimento all’area politica del leggendario organizzatore del PCI nella Resistenza, Pietro Secchia e poi ancora alla storia di Interstampa, dei Centri Culturali Marxisti e della cosiddetta corrente filosovietica del PCI di Armando Cossutta che, nel complesso incontro con quei prestigiosi dirigenti “secchiani” (Alberganti, Vaia, Bera ed altri) costituì negli anni ‘80 le fondamenta per tenere aperta la questione comunista in Italia (col tentativo poi fallito di Rifondazione e del Pdci). Alcuni compagni, tra cui Marco Rizzo e Dario Ortolano a Torino, Guido Ricci a Genova, iscritti in quel periodo al PCI rimanendo fortemente critici verso i “cedimenti ideologici ed anche concreti della linea del PCI” iniziarono a svolgere attività politica presso la rete dei Centri Culturali Marxisti , a partire da”Mondo Nuovo” di Torino, luogo di riunioni e seminari politici e culturali che riuniva membri del Partito Comunista Italiano ad altri esponenti provenienti dall’estrema sinistra. Quest’area costituì di fatto l’ossatura della battaglia di opposizione interna al PCI e quella preparatoria alla fondazione di Rifondazione Comunista.

Durante il primo periodo di vita di Rifondazione Comunista, quest’area mosse sempre battaglia contro i tanti processi di “eterodirezione” del PDS e dei DS nei confronti di questo tentativo di tenere aperta la questione comunista in Italia. Non è un caso infatti che Marco Rizzo fu al centro di quelle battaglie, dal ‘dimissionamento’ del primo segretario Sergio Garavini nel 1993 (che aveva acceso una forte polemica con Rizzo, allora segretario della federazione di Torino, reo di non avere fatto l’accordo unitario alle elezioni comunali dove però Rifondazione Comunista arrivò al 14.5% superando il Pds) allo scontro coi Comunisti Unitari di Magri e Castellina che, dopo aver votato nel 1995 per il Governo Dini, abbandonarono il partito e tutti gli incarichi di Direzione (Rizzo divenne in quell’occasione coordinatore della Segreteria Nazionale).

In quel periodo prese purtroppo corpo la metastasi politica di Bertinotti e la sua totale abiura della storia e tradizione comunista fino al 1998 dove, durante la rottura definitiva fra Cossutta e Bertinotti, quest’area politica, a cui si aggiungono Monica Perugini a Mantova, Franco Specchio a Napoli ed altri, partecipa alla nascita del Partito dei Comunisti Italiani. Secondo Marco Rizzo:«in quel caso il motivo scatenante fu la crisi del governo Prodi, ma per il sottoscritto e qualche altro compagno la “molla” è stata il processo di decomunistizzazione di Rifondazione messo in atto da Bertinotti, che oggi si legge a lettere ben più chiare».

La guerra nel Kossovo segna poi l’inizio dell’incrinatura del rapporto tra Rizzo (che tentò inutilmente di opporsi, praticando successivamente una severa autocritica su quel periodo) e Diliberto e Cossutta.

Nell’ambito internazionale risulterà poi fondamentale la conoscenza di altre esperienze comuniste, a partire dal rapporto coi compagni del KKE, durante la permanenza al Parlamento Europeo dal 2004 al 2009 .

Col pessimo governo di centrosinistra del 2006 in cui partecipano direttamente sia Rifondazione Comunista che il Pdci, all’interno di quest’ultimo, iniziano ad emergere posizioni critiche nei confronti dell’operato del partito e del suo gruppo dirigente. Attorno a Marco Rizzo, unica voce critica nell’allora segreteria del PdCI, si forma un’area politica (Alessandro D’Alessandro a Palermo, Canzio Visentin a Ravenna, Luciano Favaro a Venezia, Fabio Massimo Vernillo, Massimiliano Fè e Walter Tucci a Roma, Michele Giambarba a Campobasso, Antonino Mosaico a Brindisi, Denis Valente a Forlì, Pasquale Levote a Cosenza, Alessandro Mustillo tra i giovani ) che rivendica la necessità di rivedere il rapporto con il centrosinistra e di lavorare per l’unità delle forze comuniste ed anticapitaliste, in una prospettiva totalmente alternativa alle logiche bipolari della Seconda Repubblica.Fra l’8 e il 10 ottobre 2007 i sindacati sottopongono a referendum il protocollo sul welfare del 23 luglio. La sera dell’8 dagli studi di Porta a Porta su Rai1, Marco Rizzo parla di «referendum finto» perché ha le prove che c’è chi ha votato più volte. Ne nascerà un vespaio di polemiche contro il Pdci. Diliberto più cauto non smentirà Rizzo, ma spiegherà che «il nostro allarme lo abbiamo lanciato perché il referendum avvenga in modo cristallino, non vedo lo scandalo». Il referendum sarà vinto dai favorevoli all’accordo: su 5.041.810 di voti validi, i sì sono 4.114.939 voti(81,62%) contro i 926.871 dei no.

Ma ancora l’11 ottobre Rizzo sarà duro ricordando che «In tutto questo parlare nessuno ha spiegato i contenuti del protocollo. L’accordo in questione alza l’età pensionabile e solo per i primi 18 mesi è migliore della Legge Maroni. Dal giugno 2009 al dicembre 2010, infatti prevede le stesse condizioni dal punto di vista dell’età pensionabile, e dal 2011 è addirittura peggiore». Nonostante ciò la grande manifestazione comunista del 20 ottobre vuole essere l’occasione per convincere il governo a modificare quell’accordo secondo alcune ‘desiderata’ della sinistra. Per Diliberto «la manifestazione del 20 vuole rappresentare uno stimolo per il governo affinché tenga conto di un disagio sociale che esiste».

Alla manifestazione aderiscono Pdci e Prc con il dissenso di Sinistra Democratica e Verdi, e ci saranno in piazza un milione di persone. A distanza di anni Marco Rizzo non smetterà di ricordare come Diliberto «mentre votava per la riforma delle pensioni, chiedeva che la salma di Lenin venisse in Italia. (…) Il modo peggiore di difendere il comunismo, perché da una parte ci si rende ridicoli e dall’altra parte non si difendono le ragioni della solidarietà e della giustizia sociale, che sono proprie del comunismo». Il successo del 20 ottobre ha dato invece la spinta definitiva per varare la Sinistra Arcobaleno il 5 dicembre 2007, che nasce male, tra mille maldipancia di molti comunisti.

Rizzo ha sempre mantenuto un profilo molto critico verso l’alleanza dell’Arcobaleno e non ha partecipato alla sua assemblea costitutiva dell’8 e 9 dicembre 2007, esprimendo nettamente la propria contrarietà alla scelta di presentare un simbolo elettorale privo della falce e martello. Rizzo è ormai individuato dai più come il leader della sinistra del Pdci e si fa portavoce di tutte le insoddisfazioni comuniste verso il governo e il processo unitario a sinistra che pure ritiene necessario per rilanciare i comunisti. Del resto già tre mesi prima aveva avvisato che «l’unità a sinistra si deve fare sui contenuti. Se non c’è, allora è chiaro che occorre qualcos’altro. La sinistra, quella vera, non può essere altro che antiliberista e anticapitalista. Chi non è d’accordo vada nel Partito Democratico».

Nel dicembre dello stesso anno esce il suo libro Perché ancora comunisti. Le ragioni di una scelta, edito da Baldini Castoldi Dalai. In questo contesto il 19 dicembre, con una lettera aperta a Diliberto, 24 membri del Cc e diversi altri dirigenti locali, chiedono «di riconsiderare il giudizio su Prodi e di ritirare quindi la nostra delegazione dal governo, nonché di discutere la nostra presenza in un soggetto che, per ora non ha alcun profilo politico di classe, né tanto meno un “cuore” e sta assumendo invece le sembianze di una “dépendance di sinistra” del Pd». Una posizione in contrasto frontale con la segreteria nazionale.

Nel 2008 si va ad elezioni anticipate: alle fine delle consultazioni la lista Arcobaleno, ferma al 3,1% dei voti, non supera la soglia di sbarramento del 4% e rimane fuori dal Parlamento. Per Rizzo è la conferma del fallimento dell’Arcobaleno e dell’esigenza di una nuova soggettività comunista. Traccia subito lo schema di riflessione del Pdci per il prossimo futuro: «tre sono i cardini della discussione che, schematicamente, si dovrebbero affrontare affrontare: [1] Una nuova riflessione e pratica dell’antimperialismo nell’era della globalizzazione capitalistica, sia nei confronti di quello americano, dominante, che di quello europeo, nascente. [2] L’alternatività all’americanizzazione della politica e quindi al Partito Democratico, appunto per una alternativa di sistema e di società. [3] Una nuova soggettività dei comunisti, cui possano partecipare tutte e tutti coloro che intendono impegnarsi per il superamento di questo modello di società, al di là delle attuali, e certo non autosufficienti, organizzazioni di appartenenza»

Viene dunque delineata l’idea di un nuovo partito comunista fortemente alternativo al PD e dall’identità comunista marcata quanto rinnovata. Il 17 aprile 2008, viene lanciato da circa 100 comunisti fra personalità di cultura un appello per riunificare i comunisti ovunque collocati . Rizzo lo definirà «un ottimo appello». Alla Direzione Nazionale del 18 aprile Diliberto si presenta dimissionario ponendo la fiducia sulla sua relazione. Il segretario e Rizzo non sono però concordi sul passato. Diliberto ottiene la fiducia, ma Rizzo in polemica non partecipa al voto. L’8 novembre 2008 viene presentato e promosso da Rizzo il giornale on-line Proletari@

In vista delle elezioni europee del 6 e 7 giugno 2009 nasce la Lista Anticapitalista che racchiude Rifondazione, Comunisti Italiani, Socialismo 2000 e, in un primo momento, i Consumatori Uniti. Rizzo, pur apprezzando la giusta linea dell’unità comunista, chiede un segnale di maggiore discontinuità rispetto al passato e propone una «circoscrizione operaia», lasciare cioè a soli candidati lavoratori o esponenti di movimenti una delle circoscrizioni sicure in caso di superamento dello sbarramento elettorale con l’obiettivo di «eleggere almeno un lavoratore dando così efficacia ai tanti richiami al far “contare” le classi subalterne». L’appello, che raccoglierà l’adesione di alcuni membri nel PdCI, in Rifondazione ed esternamente, rimarrà tuttavia inascoltato.

L’esito delle elezioni politiche vedrà la seconda sconfitta, anche per questa nuova lista, ancora una volta sotto la soglia di sbarramento del 4%. Dopo la sconfitta del 7 giugno, il PdCI convoca l’Ufficio Politico il 9 dove Diliberto si presenta dimissionario. Alla fine della riunione l’UP vota contro le dimissioni con l’eccezione di Marco Rizzo che vota a favore. L’UP emette un documento dove «ribadisce la fermezza della linea» e di procedere «con determinazione nel processo di riunificazione» con PRC e Socialismo 2000. Il 13 giugno si riunisce la più ampia Direzione Nazionale dove in sostanza si replica il clima dell’UP con Rizzo voce critica. Alcuni dirigenti del partito invocano allora misure disciplinari contro l’ex europarlamentare perché in campagna elettorale non avrebbe sostenuto la lista del partito, nonostante Rizzo fosse candidato alle amministrative come sindaco di Collegno e presidente della provincia di Grosseto.

Il 18 giugno,la situazione precipita. Sul sito di Proletari@ appare una lettera aperta a Diliberto, nella quale alcuni dirigenti del PdCI chiedono la convocazione entro il 5 luglio del Comitato Centrale allargato ai segretari di federazione e di sezione perché, si afferma: «crediamo sia necessaria una riflessione profonda che coinvolga tutte le istanze del partito, a partire dalla base». Il giorno dopo Rizzo è convocato per telegramma dalla Commissione Nazionale di Garanzia a seguito di un ricorso della federazione di Torino. Il 22 giugno Rizzo viene ascoltato dalla CNG ed espulso. Le motivazioni dell’espulsione vengono rese note il giorno successivo, il 23 giugno l’accusa è di aver fatto campagna elettorale per le europee a favore dell’Italia dei Valori e in particolare di un suo candidato, Gianni Vattimo.

Rizzo rilascia un’intervista al Corriere della Sera e ad una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, nella quale spiega che sta per essere espulso. Secondo Rizzo la situazione «è precipitata dopo che ho fatto notare a Diliberto che diverse iniziative pubbliche locali da lui svolte nel tempo lo vedevano sempre “accompagnato” da un volto noto della P2 di Licio Gelli: Giancarlo Elia Valori. Dal 2003 al 2007». Rizzo contesta al segretario del PdCI Oliviero Diliberto la partecipazione «a ben otto avvenimenti con quest’uomo (Elia Valori). Gli ho chiesto chiarimenti in forma riservata per non nuocere all’immagine del partito né alla campagna elettorale. Non ho ricevuto risposte plausibili, solo una procedura di espulsione».

Il 3 luglio 2009 annuncia la fondazione del movimento politico Comunisti Sinistra Popolare. Il partito raccoglie diversi fuoriusciti dal PdCI, ma mira alla ricomposizione dei comunisti e della sinistra ripartendo da una presenza effettiva nei luoghi del conflitto sociale (entrano nel progetto tra gli altri Alfonso Galdi a Roma, Giuseppe Doneddu a Sassari, Alessandro Zingone a Napoli, Giuseppe Tulli a Perugia ed Alberto Lombardo a Palermo). Lo slogan era infatti “Tornare tra la gente, ripartire dalle lotte”.

Il neonato movimento ritiene che la sconfitta sia avvenuta a causa dell’appoggio al governo Prodi II, alla perdita di identità, valori e distacco dalla propria base sociale. Il movimento, ormai costituitosi in partito, per affermare la propria diversità rispetto agli altri partiti di sinistra non si presenta alle elezioni regionali del 2010 e sceglie un simbolo quadrato e non rotondo, come i partiti tradizionali, a simboleggiare anche visivamente una netta «inversione di tendenza rispetto alle logiche elettoralistiche che purtroppo hanno permeato anche la sinistra in questi anni».

Intanto la crisi economica fa sentire la sua pressione ed esplode il caso della Grecia. Nel maggio del 2010 Comunisti Sinistra Popolare risponde all’appello del Partito Comunista Greco (KKE) che nei giorni precedenti aveva rivolto a tutti i lavoratori europei l’invito a seguire la strada della mobilitazione Greca. Il KKE aveva inviato il suo messaggio dal Partenone ad Atene, ed il 7 maggio un gruppo di militanti di CSP compie un’azione a Roma al Colosseo, esponendo uno striscione con la scritta “People of Europe rise up!” e srotolando dall’interno dell’anfiteatro romano grandi bandiere rosse. «Non possiamo che essere al fianco del popolo greco, vittima della speculazione e dei grandi interessi di potere a livello globale – dichiara Rizzo – Con la speranza che al risveglio del popolo greco faccia seguito quello del nostro paese. Parafrasando un vecchio slogan, oggi in Grecia, domani in Italia.» Da quel momento in poi i rapporti fra CSP e KKE si sono intensificati sempre più.

Il 21 gennaio 2012 il partito decide a larga maggioranza di modificare il proprio simbolo aggiungendo la dicitura “Partito Comunista” sotto la falce e il martello il simbolo di Comunisti Sinistra Popolare. RIZZO: Il nuovo simbolo sarà alla testa delle lotte contro il governo Monti, l’Unione Europea e la Nato. Sempre nel 2012 Marco Rizzo, ospite alla trasmissione televisiva Matrix, per analizzare e discutere riguardo l’accordo per la Grecia, strappa in diretta la copia dei Trattati Europei. Esce nello stesso anno “Il Golpe Europeo”, nuovo libro di Marco Rizzo basato sull’aspra critica al capitalismo italiano ed europeo. L’autore così si sofferma su quella che, a suo avviso, è la perdita della sovranità nazionale che abbiamo subito dalla UE. Inoltre il libro funge parzialmente da manifesto del Partito, tracciando un’analisi sul “che fare?” e sulla sua proposta politica.

Comunisti Sinistra Popolare-Partito Comunista non ha partecipato alle elezioni politiche del 2013, decidendo di presentarsi solo all’estero ha presentato la lista nella Ripartizione Europa per gli emigranti italiani: Senato 1.58% 7566 voti (interessante in Francia 2,98% 2100 voti) – Camera 1.35% 7073 voti. (vedi tabella del Ministero degli interni allegata http://elezioni.interno.it/senato/scrutini/20130224/SJ1000.htm ). Inoltre alla falce e martello viene cambiato di colore, da giallo a bianco, a causa di problemi di registrazione del simbolo che era troppo simile a quello del PRC. CSP-Partito Comunista si rifà ai principi del marxismo-leninismo e si pone come obbiettivo il socialismo-comunismo. Il partito non rinnega l’esperienza sovietica sotto Stalin, ma attribuisce il ruolo di iniziatore del revisionismo e dello smantellamento del socialismo a Krusciov.

Marco Rizzo ha dichiarato che le elezioni saranno “un momento di verifica del lavoro svolto e non una corsa alle poltrone”, inoltre eventuali membri del partito eletti avranno uno stipendio operaio. Ha dichiarato inoltre che le forme di rappresentatività istituzionale della democrazia borghese vanno ‘usate’ solo per quello che sono e nulla più, in riferimento al parlamentarismo che sarebbe un mezzo e non un fine per il partito. Il 6 aprile 2013 si chiamano a raccolta a Roma i partiti comunisti europei di ispirazione marxista-leninista, che possiedono nel simbolo la falce e martello ed esprimono rifiuto netto della socialdemocrazia.

Rispondono all’appello il Partito Comunista Greco, il Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE), l’URCF e il Polo di Rinascita Comunista francesi, il Partito Comunista Russo dei Lavoratori (RKRP), l’SKU ucraino, il Partito Comunista di Turchia e il Partito Comunista Ungherese dei Lavoratori, con la presenza degli ambasciatori della Repubblica di Cuba, della Repubblica Bolivariana di Venezuela e della Repubblica Democratica Popolare di Korea. All’assemblea partecipa anche il Fronte della Gioventù Comunista-FGC. Non saranno presenti i partiti che hanno tolto la falce e martello dal loro simbolo o avviatisi su politiche riformiste abbandonando quelle rivoluzionarie; nessuno spazio quindi verrà riservato alla greca Syriza o al Partito Comunista Francese, ma neppure agli italiani Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani. L’assembla svolta per creare una rete comunista internazionale si tiene all’insegna dello slogan ” Contro il capitalismo. Fuori dall’ Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Per il socialismo-comunismo!”. I Partiti Comunisti presenti approvano e sottoscrivono un documento congiunto, aperto alle adesioni da parte di altri Partiti Comunisti e Operai.

A Bruxelles, 1 ottobre 2013, CSP-Partito Comunista partecipa all’ assemblea dei partiti comunisti d’Europa (sia di paesi membri della UE, sia non membri o associati) convocata dal Partito Comunista Greco. Dall’ assemblea nascerà una sorta di nuova Internazionale Comunista, ” L’ INIZIATIVA DEI PARTITI COMUNISTI E OPERAI ” con simbolo comune raffigurante un operaio che spezza delle catene (simbolo della prima tessera del Partito Comunista d’Italia). L’ Iniziativa sancisce così ufficialmente la cooperazione internazionale stillando un documento sottoscritto da 30 partiti comunisti al fine di studio ed analisi delle questioni europee e per il coordinamento delle attività. L’iniziativa dichiara la propria distanza dal Partito della Sinistra Europea, dichiarando invece di ispirarsi ai principi del socialismo scientifico. Aderiscono : Partito del Lavoro d’Austria, Partito Comunista Operaio di Bielorussia, Nuovo Partito Comunista di Gran Bretagna, Partito dei Comunisti Bulgari, Unione dei Comunisti di Bulgaria, Partito Comunista di Boemia e Moravia (Repubblica Ceca), Partito Operaio Socialista di Croazia, Partito Comunista in Danimarca, Polo della Rinascita Comunista in Francia, Unione dei Rivoluzionari Comunisti (Francia), Partito Comunista Unificato di Georgia, Partito Comunista di Grecia, Partito dei Lavoratori Ungherese, Partito dei Lavoratori d’Irlanda, Comunisti Sinistra Popolare-Partito Comunista (Italia), Partito Socialista di Lettonia, Fronte Popolare Socialista di Lituania, Partito Comunista di Macedonia, Partito Comunista di Malta, Resistenza Popolare (Moldavia), Partito Comunista di Norvegia, Partito Comunista di Polonia, Partito Comunista Operaio Russo, Partito Comunista dell’Unione Sovietica (Russia), Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia (Serbia), Partito Comunista di Slovacchia, Partito Comunista dei Popoli di Spagna, Partito Comunista di Svezia, Partito Comunista di Turchia, Unione dei Comunisti di Ucraina.

Col Congresso del 17/18/19 Gennaio 2014 rinasce il PARTITO COMUNISTA in Italia, un punto di partenza per un lavoro difficile e di lungo periodo.

*alcune parti del testo provengono da Wikipedia.

MI HA DETTO ADESSO UNA VOCE SAPIENTE E TRASCRIVO: "Se sei di sinistra vota Tsipras; se appartieni a una fazione di sinistra, votala pure amabilmente, affinché, con il tuo voto fazioso, la tua fazione mantenga intatta la sua ineffabile identità di cui potrai inorgoglirti in perfetta, ineffabile solitudine".

Post scriptum: Ovviamente la voce sapiente mi dice che sarebbe un grave errore scambiare il movimento di Grillo per sinistra (e poi, a voler essere giusti, è certo molto di più di una fazione). Di Renzi e del PD neanche a parlarne (come è noto, sono un partitone che con la sinistra ha ben poco a che fare!). Le fazioni di cui parla la voce sapiente sono i gruppuscoli di una diffusa diaspora marxisto-comunista, spesso costituiti da tenaci e carissimi compagni, che però venerano le loro reliquie e le proteggono dalle contaminazioni nei sottoscala di casa.

Aggiungo ancora: stasera vediamo Tsipras a Ballarò. Un miracolo del bikini della Bacchiddu?
  • Vittorio Chirminisi Ma la.realta'e' che siamo senza partito e l'orgoglio muore in perfetta solitudine
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    Gabriele Marolda S Mi preoccupa che possa non raggiungere il 4 p.c.
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    Giuseppe Carlo Marino Si, caro Gabriele, preoccupazione fondata; ma per evitare che la cosa accada non ci resta altro da fare che votare e fare votare, convincendo gli astensionisti e i motissimi che per varie e condivisibili ragioni, sono a tutt'oggi disgustati e quasi paralizzati dallo spettacolo indegno che offre l'attuale competizione dei populismi.
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    Paola Bernasconi Nello spazio lasciato vuoto della sinistra ci sono anche i Verdi di Green Italia - Verdi Europei. Scusi professore, se lo dico nel suo post, ma purtroppo siamo tagliati fuori dalla grande comunicazione e dobbiamo fare la campagna elettorale con i pochi mezzi a disposizione. Dobbiamo far sapere che siamo presenti alle prossime elezioni Europee. Speriamo che siano rappresentati in Europa anche partiti onesti e puliti.
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    Giuseppina Ficarra Se Tsipras fosse veramente di sinistra perchè non dovrebbe attirare " i gruppuscoli di una diffusa diaspora marxisto-comunista, spesso costituiti da tenaci e carissimi compagni, che però venerano le loro reliquie e le proteggono dalle contaminazioni nei sottoscala di casa. "
    Alexis Tsipras é colui che ha guidato la sinistra greca verso la sua ultima sconfitta elettorale. E' uno che continua a dispensare promesse al grandre capitale: "l'euro non si tocca e il debito si paga".
    A questo ci siamo ridotti, caro Giuseppe, ad irridere ai "carissimi" compagni che " venerano le loro reliquie e le proteggono dalle contaminazioni nei sottoscala di casa"?
    Non bastano tutte le sconfitte anche recenti di cui inorgoglirsi in "perfetta, ineffabile solitudine"?
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    Vincenzo Angelo professore, ci provo ma non riesco a votare per una lista che ha al suo interno sel, la stessa sel che in venezuela appoggia i golpisti che vogliono rovesciare il legittimo governo bolivariano e che in ucraina solidarizza con i nazisti che bruciano vivi i militanti comunisti che festeggiano il primo maggio. Mi viene una fitta allo stomaco al solo pensiero.
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    Giuseppina Ficarra Caro Vincenzo, le notizie che dai di SEL non mi stupiscono.
    So che Vendola vuole tirare una linea ben distinta tra sè e i “malati di ortodossia ideologica“!
    A quanto pare l'ultima arma di "sinistra", si fa per dire "sinistra", è quella di considerare i comunisti malati di ortodossia, veneratori di reliquie!!
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    Vincenzo Angelo http://www.agoramagazine.it/.../1-maggio-per-il-venezuela... Ecco qua.
    www.agoramagazine.it
    Domani (oggi per chi legge NdR) è il 1 maggio e il mio pensiero va quest’anno ai milioni di emigrati pugliesi nel mondo. In particolare a quanti st
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    Giuseppina Ficarra Incredibile!!!!! Anche Maduro "un malato di ortodossia".? Chavez una reliquia?
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    Giuseppina Ficarra Se la voce fosse veramente "SAPIENTE"!!!!
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    Vincenzo Angelo capito perché mi si intorcigliano le budella al pensiero di votare per loro?
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    Giuseppe Carlo Marino C'è da esser desolati. In fondo me l'aspettavo. I commenti rivelano soltanto che non abbiamo capito, non stiamo apprendendo dalla reltà che ci sta stravolgendo e ci sta annientando. Leggo tra le righe di alcuni commenti un non confessato desiderio di andare dalla parte di Grillo e del grillismo. E' storia vecchia questa della presa mortale che i populismi possono esercitare su larghe folle (non masse, si badi!) di "sinistra" : era così accaduto anche con il fascismo, persino, in Germania, con il nazismo (non a caso "nazionalsocialista"!). Fuori di polemica mi permetto di dire: Tsipras non sarà certamente il meglio per qualche agognata "rivoluzione", ma non abbiamo altro a disposizione per le prossime elezioni. Se continueremo a perder tempo, a vociare sparpagilati e litigiosi, nel concreto rinunzieremo ad essere marxisti e gramsciani (e persino "comunisti" tout court) e saremo inesorabilmente travolti, stretti, stritolati dalla morsa Renzi-Grillo. Qualcuno tenterà di uscirne...votando persino Berlusconi! Non vorrei essere un profeta di sventure. Ma, temo che si stia approssimando un disastro. I nostri nemici non vedono l'ora di chiudere definitivamente il conto con il comunismo, almeno in Europa. Non ci resterà altro che andare a fare i comunisti in Venezuela!l
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    Sara Dipasquale Vincenzo Angelo.....non è obbligatorio "votare per loro".... te lo dico in amichevole disaccordo con il mio carissimo amico Carlo che stimo moltissimo. Guarda che a volte si può decidere di votare una lista, anche se non si condivide tutto di ciò che quella lista esprime, se si pensa che sia il modo di dare un colpo durissimo alle pagliacciate che stiamo vedendo. Durissimo al punto da costringere finalmente quelli colpiti....a rimettere in moto cuore e cervello.
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    Giuseppina Ficarra In che modo saremo inesorabilmente travolti, stretti, stritolati dalla morsa Renzi-Grillo, caro Giuseppe? Vuoi dire dalla morsa Renzi-Berlusconi. Io proprio non ci arrivo. Se Tsipras va in Europa per noi in Italia non cambia niente. E' questo che vuoi? Il regno di Renzi-Berlusconi?Ti sembra democratico e non fascista? E l'ultima della Cassazione che toglie le indagini antimafias ai magistrati che non fanno parte del consiglio antimafia non ti sembra fascismo?
    Per favore basta con questa storia molto "storica", ma per niente credibile di Grillo fascista. Grillo purtroppo è un capitalista, non un fascista. Le battaglie fatte dal M5S in Parlamento ti sembrano di segno fascista?
    E poi, fuor di retorica, con il 4% di Tsipras che ci facciamo? Manteniamo le cose status quo. In Europa c'è la lista di un vero partito comunista, il KKE greco, che saprà difendere i diritti nostri meglio di questo Tsipras!! Molto meglio!!
    Mi preoccupa molto la presa mortale del populismo di Renzi che sta demolendo ulteriomente i diritti dei lavoratori avallato dal Paladino napolitano che ha detto, e lo abbiamo sentito tutti in diretta TV: "bisogna lottare per il diritto al lavoro e non per i diritti dei lavoratori!! Questo mi fa paura!
    Caro Marino, anche se mi sforzo, non riesco proprio a comprendere cosa ci possiamo guadagnare noi con mister Tsipras. Che sia, come dice Sara, l'unico modo di dare un colpo durissimo alle pagliacciate che stiamo vedendo? Alla realtà che ci sta stravolgendo e ci sta annientando?
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    Sara Dipasquale le vie della Provvidenza sono infinite.....
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    Enza Longo Se 2 brave e storiche compagne, come Sara e Giuseppina, preferiscono Grillo che non si può certo dire sia di sinistra a Tsipras che tante cose di sinistra sta facendo in Grecia, siamo messi/e proprio male!!!! Care compagne, la mia non è una critica, ma un'amara constatazione!!!!
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    Sara Dipasquale le vie della Provvidenza sono infinite.....sai, quando c'è melma, l'odore di pulito ti sembra Chanel n.5. L'amara constatazione mia è che adesso si mostra il culo per raccogliere voti. Mi fa specie che una donna, non una "compagna", semplicemente "una donna"..... non si risenta di questo.
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    Giuseppina Ficarra A Enza ricordo la mia nota di qualche tempo fa in cui mostravo chiaramente l'opinione che ho di Tsipras.
    Riporto solo poche parole:
    a proposito di Siryza: << Il problema è che quando la sinistra arretra e non osa e, soprattutto, non si sporca le mani col comunismo, la destra dilaga. E sappiamo tutti com'è andata: ha vinto il partito dell'austerity e i neonazisti la fanno da padroni."
    A proposito di Tsipras
    "Caro Tsipras e cari intellettuali di sinistra, vi è sfuggito un passaggio. Nella vostra mistificazione ci cascate ormai solo voi stessi. >>
    https://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/10203043400716223?notif_t=like
    Ho sempre sostenuto fino a pochi giorni fa che se si fosse presentata una lista veramente comunista l'avrei votata. E tutti sanno che mi riferisco a Csp Partito comunista di Marco Rizzo a cui sono molto vicina tramite il mio carissimo amico, il "compagno" Alberto Lombardo". Ma la lista non è stata ammessa per questioni burocratiche.
    La "storica" compagna Giuseppina non va in brodo di giuggiole, (invidio il linguaggio crudo di Sara, peccato che io sia inibita), per una lista di "finta" sinistra. E proprio perchè sono una compagna l'analisi concreta della situazione concreta mi dice che il vero flagello da debellare è l'alleanza Berlusconi-Renzi!!
    Cosa hanno fatto i finti comunisti quando hanno pure avuto la fortuna sfacciata di essere al governo l'abbiamo visto: hanno votato per il finanziamento della missione militare in Afganistan! E il ministro della Solidarietà sociale, un certo Ferrero, non si è neanche fatto vedere quando Veltroni ha fatto sgombrare con le ruspe il campo nomadi di Roma. Una bambina guardava con dolore la sua cartella colorata sotto la ruspa, e lui non c'era!
    A tutto c'è una spiegazione: non siete arrivati all'1,...% senza una ragione.
    Ti prego Enza, risparmiami la tua amarezza, che io ne ho tanta per come avete rinnegato il COMUNISMO!!

 

REITERAZIONE DI UN APPELLO PER IL 25 MAGGIO, PRO TSIPRAS. SALVIAMO LA CASA CHE BRUCIA!!!
Come si dice, "repetita iuvant". E rilancio la mia nota di qualche giorno fa, sperando in una larga condivisione di "sinistra". E' questo il mio modo di testimoniare un civile impegno per le buone sorti della ragione critica che l'onda populistica rischia di travolgere definitivamente, almeno nel nostro Paese...
Altro...
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    Maria Felicia Crapisi Credo che l'infida malattia del RIFORMISMO sia presente nel movimento di TSIPRAS. Per gli oppressi il RIFORMISMO è un pericolo più grave di quello, che è rappresentato dalla estrema Destra del conservatorismo. Sulla scena politica attuale non è presente finora una forza, che appaia SICURAMENTE AFFIDABILE.
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    Giuseppina Ficarra Maria, ciò che mi preoccupa è che n4essuno ha paura dell'onda populistica Renzi-Berlusconi che rischia di travolgere definitivamente!!
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    Giuseppina Ficarra Cara Maria, intanto pochi sanno che nella Dichiarazione congiunta dei Partiti Comunisti e Operai d'Europa.
    Syriza non è nell'elenco dei partiti comunisti!!!!!! Perchè????
    https://www.facebook.com/notes/giuseppina-ficarra/incontro-comunista-europeo/10151937332299605
     Incontro Comunista Europeo    Dichiarazione congiunta dei Partiti Comunisti e Operai d'EuropaPartiti firmatari | kke.gr Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Po
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    Giuseppina Ficarra SYRIZA...LODA LA POLITICA DI OBAMA COME NEO-KEYNESISMO E DEFINENDOLA "PROGRESSISTA". Alla fine dello scorso anno il presidente di SYRIZA, Alexis Tsipras, ha elogiato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama in un discorso in Texas (USA) con le seguenti parole: "Sento che è possibile avere un dibattito costruttivo con Washington sulla questione della crisi dell'Eurozona. Questo è uno dei motivi per cui sono felice di essere qui oggi ".
    SYRIZA DIFFONDE TRA I LAVORATORI L'ILLUSIONE CHE CI POSSA ESSERE CAPITALISMO "BUONO".

    Vi basta? potete continuare ad informarvi qui:
    http://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtec20-014178.htm

    QUESTO E' IL MIO MODO DI TESTIMONIARE UN CIVILE IMPEGNO.
    IN EUROPA c'è già un partito veramente comunista che prenderà le difese dei lavoratori europei, il KKE. Io non ci mando Tsipras!!!
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    Maria Felicia Crapisi Le informazioni precise e chiare, che ci fornisci, carissima Giuseppina, sono una MITRAGLIATRICE, che difende dalle insidie e dalle falsità i lavoratori e gli oppressi. Sei un'eroina della VERITA'. Un forte abbraccio. Le tue informazioni nascono da un fausto connubio : quello tra FILOLOGIA (notizie certe e sicure) e FILOSOFIA ( robusta e pensosa concezione del mondo e della vita).
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    Giuseppe Carlo Marino Si, ma quale proposta per il voto avete, mie care "eroine della verità"? Fate la campagna a Grillo? Vi piace il populismo e quel suo comico che va "oltre Hitler"? Certamente detestate Renzi e Berlusconi e fate bene. Ma che votare allora, se non Tsipras?
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    Giuseppina Ficarra Maria, mi hai commosso!! Mi rende felice pensare che servo ancora a qualcosa! Grazie!
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    Giuseppe Carlo Marino Nel 1933, in Germania, molti di "sinistra" (di una sinistra radicale che pescava nello stesso mondo del lavoro) in odio soprattutto ai socialisti votarono Hitler ritenendolo più "rivoluzionario" degli stessi comunisti..Sappiamo come è poi andata la storia. Leggo che l'amica Maria Felicia ritiene che il "riformismo" sia peggiore delle Destre: Ne arguisco che voterà per Grillo. Evidentemente, temo, anche lei nel 1933 sarebbe stata tra quei molti di "sinistra" che propiziarono la vittoria nazionalsocialista. Ma perchè, santo cielo, la storia non riesce mai ad insegnare qualcosa?
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    Giuseppina Ficarra Giuseppe Carlo Marino, come propagandista elettorale non rendi al massimo. Sia io che Maria Felicia non siamo due sprovvedute che non conoscono la storia!!
    Tu hai un compito altissimo che vale mplto di più di tutte le campagne elettorali e le compendia:
    https://www.facebook.com/giusepp.../posts/559364017424420...
    QUALE TREMENDA VERITA' STORICA STA EMERGENDO DALLE ULTIME NOTIZIE SULLA "TRATTATIVA STATO-MAFIA".

    In pratica sta venendo ancor meglio alla luce, e con un ufficiale avallo del Parlamento, che la natura della cosiddetta "seconda repubblica" è una natura mafiosa.
    "...la mafia-mafia, quella vera e profonda dei colletti bianchi (che sono confluiti nel sistema di potere berlusconiano) ha ritrovato e rafforzato le sue fortune in un riscostituito, immenso e capillare sistema di corruzione che non ha niente da invidiare a quello del vecchio sistema di potere democristiano. Ed è molto meno provinciale di prima. Infatti, l'orizzonte del business e dell'influenza politico-mafiosa per ogni forma di mafia e di mafiosità è diventato molto più vasto, molto di più di quello segnato dal tradizionale asse tra l'isola e gli States; slargandosi, non soltanto esso rappresenta l'orizzonte nazionale in cui si completa un'antica operazione di colonizzazione mafiosa del Nord Italia (...), ma costituisce la grande finestra della mafia storica italiana aperta sul mondo intero".

    Cfr. G.C. Marino, Storia della mafia, Roma, Newton Compton, 2012, p.388 et al.

    Come ha scritto Antonio Ingroia (in G.C. Marino, "GLOBALMAFIA", ed Bompiani), "la c.d. Seconda Repubblica ha i propri pilastri affondati nel sangue della stagione stragista".
    Va da sé che che la grande regia politica di una siffatta "operazione" di costruzione del "regime mafioso" (che in vario grado e a vari livelli si vuole occultare), appartiene per intero a Berlusconi e il suo esito è stato, appunto, il regime del berlusconismo dal quale non siamo ancora usciti. E' il regime che ci ha depressi e immiseriti, facendo di masse sterminate di "popolo" masse di sudditi e di beoti. Per uscirne fuori definitivamente urge una RIVOLUZIONE CIVILE.
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    Giuseppina Ficarra Ed io, caro Marino, ti ho anche più volte commentato dicendo che la battaglia contro la mafia è anche battaglia contro il capitalismo, come del resto tu stesso più volte hai affermato!
    Aggiungo che io e maria Felicia siamo delle vere comuniste, tranquillo, non ci possiamo diventare fasciste!!!
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    Giuseppe Carlo Marino Ti ringrazio ,cara Giuseppina, non dubito della mia amicizia per te, così come tu non dubiti certamente della tua per me. Avrai notato, se leggi fino in fondo i miei appelli, che non sono affatto un...propagandista. Tento piuttosto di dare un esito propositivo, direi "costruttivo" ai miei stessi dubbi, in una realtà nella quale la prima cosa da fare per la sinistra è "salvare il salvabile".
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    Giuseppina Ficarra "Il fascismo e la guerra emersero dalle viscere della società capitalista profondamente sfruttatrice e imperversano a tutt'oggi, 69 anni dopo la Vittoria Antifascista, a minacciare i popoli."
    "La UE è e si convertirà in un "inferno" ancora più grande e più crudele per i popoli, se SYRIZA otterà la prima o la seconda posizione alle elezioni. L'unico modo è il rafforzamento della lotta contro la UE, per lo svincolamento da questa, con la cancellazione unilaterale del debito, la socializzazione della ricchezza, con il potere operaio e popolare.Un passo in questa direzione è la condanna decisiva della UE alle prossime elezioni insieme con la condanna del capitalismo che genera il fascismo e la guerra imperialista. E questo si può fare solo attraverso il rafforzamento decisivo del KKE alle elezioni europee"
    Ecco la proposta: non votare Tsipras (alias Siryza) rafforza il KKE!!!
    http://www.resistenze.org/sito/te/cu/an/cuanee12-014481.htm
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    Lo Leggio Salvatore Sì, è assolutamente improbabile che persone della cultura e della forza morale di Giuseppina e dell'altra compagna diventino naziste; ma derive di questo tipo, a volte, vengono fuori dai processi storici, dal ventre della storia e coinvolgono molti, se non tutti. C'è un libro bello e documentatissimo di Sheridan Allen, del 65, che in Italia è stato intitolato "Come si diventa nazisti": racconta appunto una deriva di questo tipo in una piccola città tedesca, Thalburg. Le differenze con l'Italia d'oggi sono molte e la storia non si ripete precisa precisa, ma dal passato - ben studiato e interrogato - qualcosa si dovrebbe imparare. Io sono sconcertato della superficialità con cui fior di compagni operai decidono di votare o anche soltanto simpatizzano per un uomo che parla di "peste rossa", carezzando i brutali istinti di "definitiva" riscossa antioperaia e anticomunista di tutti i bottegai e di tutti gli altri piccolo-borghesi micragnosi. Per dirla alla umbra ci sono in giro troppi mariti che per fare un dispetto alla moglie si tagliano i cosiddetti.
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    Giuseppe Carlo Marino E' vero, caro Salvatore, l'ho scritto anch'io qualche giorno fa: ci sono molti dediti a quella certa "operazione" per far dispetto alle mogli!
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    Marco Ficarra In questo video di 7 minuti, Gaia, preso dal sito di Casaleggio potete vedere quali sono gli obiettivi reali di Casaleggio. Da paura!!!

    http://www.casaleggio.it/.../gaia-il-futuro-della...
    www.casaleggio.it
    Nel 2013 l'e-commerce ha rallentato la sua corsa, con una crescita per la prima ... Altro...
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    Giuseppina Ficarra Caricato il 21/ott/2008

    "Gaia - The future of politics" è un video sperimentale del 2008 che ipotizza possibili scenari del futuro.
    Gaia non rispecchia in alcun modo le intenzioni o la volontà nè di Casaleggio, nè del Movimento 5 Stelle.

    http://www.casaleggio.it/thefutureofp...
    https://www.youtube.com/watch?v=sV8MwBXmewU
    www.casaleggio.it
    Casaleggio Associati: strategie di Rete
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    Marco Ficarra Perché dici che non rispecchia le intenzioni di Casaleggio? Io parlo di lui che è il guru informatico di Grillo. L'idea che ogni persona con la rete possa decidere e diventare presidente del mondo è molto in linea con il pensiero dei 5S. Però se tu hai trovato un suo scritto che dice il contrario del video sarei molto più tranquillo.
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    Giuseppina Ficarra Marco, non sono parole mie, è il commento che ho trovato, lo puoi vedere in questo link:
    https://www.youtube.com/watch?v=sV8MwBXmewU.
    Caro Marco, io sono TERRORIZZATA da Obama, da Bindelberg, dal capitalismo. Sono terrorizzata che in Grecia ci sia un partito come Siriza che lodando la politica di Obama magari prende più voti del vero partito comunista greco KKE! Sono terrorizzata da Guantanamo, dai drone, dai bombardamenti quotidiani in vari paesi del mondo decisi dall'assassino Obama! Sono terrorizzata dal fatto che le guerre possano essere scatenate e i paesi distrutti solo che anche solamente pensano di mettere in difficoltà il dio dollaro.
    Caro Marco il comico Grillo non mi terrorizza!!!
    A me invece sembra che il comico Grillo terrorizza gli amici di Obama, terrorizza Renzi, terrorizza il caro presidente, e diciamo disturba i revisionisti (non so come altro chiamarli anche se penso che molti sono compagni in buona fede) che sperano di raggiungere un misero 4% DIFFONDENDO CON SIRYZA TRA I LAVORATORI L'ILLUSIONE CHE CI POSSA ESSERE CAPITALISMO "BUONO".
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    Maria Felicia Crapisi Grillo ha chiarito che cosa egli intendesse dire, affermando di essere "OLTRE HITLER". Per chiarire questa sua espressione, egli ha affermato di essere "OLTRE HITLER", come "OLTRE HITLER" fu CHAPLIN, ed ha riprodotto, attraverso le pagine di INTERNET, il programma nobilissimo di riscatto degli uomini da ogni tipo di oppressione, programma esposto dal grande artista nel film "IL GRANDE DITTATORE". Se il programma di Grillo è questo, egli, di fatto, al di là della sua consapevolezza, è un fautore di un programma UMANITARIO. Manca in Grillo la consapevolezza che, per uscire dall'ordinamento antiumano del capitalismo, bisogna istituire un'economia collettivistica e pianificata, abolendo l'istituto della proprietà privata. Comunque, oggi l'UMANITARISMO di Grillo è preferibile al gretto e insipido RIFORMISMO.
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    Marco Ficarra Mi fa piacere che Casaleggio abbia specificato ciò. Nonostante tutto penso che Gaia in realtà è in linea con il suo pensiero. Con l'idea di democrazia in rete e l'antipolitica populista che fa tanto comodo alla destra. Attaccare l'Europa e l'euro è l'interesse principale di Obama e degli Usa.
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    Marco Ficarra Poi Grillo è intelligente e fuori dagli schemi e viene attaccato per qualsiasi cosa dica a prescindere e il suo pensiero viene sempre distorto.
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    Giuseppina Ficarra Grande Maria, anche tu sei una MITRAGLIATRICE!!!
    E' vero, "Manca in Grillo la consapevolezza che, per uscire dall'ordinamento antiumano del capitalismo, bisogna istituire un'economia collettivistica e pianificata, abolendo l'istituto della proprietà privata."
    Ma te l'immagini se Grillo l'avesse capito? L'odio, la paura, il terrore nei suoi confronti rasenterebbero il parossismo!! Certo l'altro ieri gli è scappato di ricordare che fu Stalin a sconfiggere il nazismo. Anche questo è male: l'avevano tutti dimenticato, istruiti e incantati da La vita è bella!!!
    Non mi stupirebbe se per parare il colpo uscisse a breve qualche balla su Stalin!!!
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    Nino Emilio Borgese "Attaccare l'Europa e l'euro è l'interesse principale di Obama e degli Usa", scrive Marco Ficarra. Quindi viva l'euro? Questo euro nelle mani del più bieco capitalismo finanziario che sta devastando il tessuto sociale ed economico del nostro paese? Complimenti davvero (sic)
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    Maria Felicia Crapisi Che gli USA di Obama siano contrari all'unione dei Paesi europei per i comunisti , che si richiamano all'insegnamento di Marx, di Lenin, e di Stalin, non è un'indicazione nuova e insolita. I marxisti sanno bene che tra i Paesi capitalistici c'è un continuo conflitto di interessi, che prima o dopo porta alla guerra. I comunisti marxisti sanno anche che negli USA come nei Paesi europei sono al potere le classi degli oppressori, e, perciò, essi avversano sia i signorotti europei che quelli americani. Questa mia precisazione è rivolta a MARCO FICARRA. il quale ha scritto così : "ATTACCARE L'EUROPA E L'EURO E' L'INTERESSE PRINCIPALE DI OBAMA E DEGLI USA". Questo contrasto, carissimo Marco, conferma le idee dei comunisti marxisti, e ne agevola l'attività politica.
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    Giuseppe Carlo Marino Comincio proprio a credere che se Marx fosse vivo prenderebbe energicamente le distanze da tanti "marxisti". O no?
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    Giuseppina Ficarra prenderebbe le distanze dai tanti revisionisti che si spacciamno per marxisti!! Solo questo si può dedurre da quanto scritto da Felicia""
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    Gaetano Siciliano "nello stato attuale della società, che cosa è dunque il libero scambio? È la libertà del capitale. Quando avrete lasciato cadere quei pochi ostacoli nazionali che raffrenano ancora la marcia del capitale, non avrete fatto che dare via libera alla sua attività... il risultato sarà che l'opposizione fra le due classi si delineerà più nettamente ancora...
    Signori, non vi lasciate suggestionare dalla parola astratta di libertà. Libertà di chi? Non è la libertà di un singolo individuo di fronte a un altro individuo. È la libertà che ha il capitale di schiacciare il lavoratore.
    Come volete ancora sanzionare la libera concorrenza con questa idea di libertà quando questa stessa libertà non è che il prodotto di uno stato di cose basato sulla libera concorrenza?
    Abbiamo mostrato che cosa sia la fraternità che il libero scambio fa nascere fra le varie classi di una sola e medesima nazione. La fraternità che il libero scambio stabilirebbe fra le varie nazioni della terra [e dell'Europa] non sarebbe molto più fraterna. Designare col nome di fraternità universale lo sfruttamento giunto al suo stadio internazionale, è un'idea che poteva avere origine solo in seno alla borghesia. Tutti i fenomeni di distruzione che la libera concorrenza fa sorgere all'interno di un paese si riproducono in proporzioni più gigantesche sul mercato mondiale [ed europeo]. Non abbiamo bisogno di soffermarci più a lungo sui sofismi spacciati a questo proposito dai liberoscambisti... "
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    Maria Felicia Crapisi Carissimo Carlo, non è la prima volta che gli ideologi del padronato presentano il marxismo in modo deformato. Comunque, chi è abituato all'acribia filologica e alla riflessione filosofica ha la possibilità di accedere ai testi del marxismo, e smascherare le deformazioni. A me, negli anni '50 del Novecento, accadde di trovare deformazioni del marxismo in uno studio del cattolico, mons. Olgiati, nel libro del gesuita, padre Wetter ( libro, pubblicato dall'editore Einaudi), e in un testo di un certo Aurelio Boschini. Allora il marxismo era presentato in un modo deformato in quasi tutti i manuali scolastici di Storia della Filosofia. Comunque, è certo che la verità, prima o dopo, ESCE FUORI DALLE TENEBRE. Nella lingua greca antica la VERITA' è "ALETHEIA" ( il termine è composto da "alfa privativo" e la radice "lath", "leth" dal "lanthàno", latino "lateo", che significa "resto nascosto" ). Mi si perdoni questa digressione linguistica.
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    Maria Felicia Crapisi L'analisi di Gaetano Siciliano è esaustiva e convincente. I fautori dell' UE si confrontino con questa analisi. Un tale confronto li porterà sulla strada della RAGIONEVOLEZZA.



    storia dei comunisti in Italia

Autocritica come strumento politico. L'esperienza dei comunisti in Italia, 1991-2013

Mario D'Acunto | iskrae.eu

18/01/2014

La nascita del Partito Comunista che sta per celebrare il suo primo congresso, e che si richiama alla tradizione del Marxismo-Leninismo come strumento di analisi e prassi politica, deve essere salutata come un serio e rigoroso salto di qualità politico-organizzativo alla luce della recente storia dei comunisti in Italia. Senza entrare nel merito delle tesi congressuali, che comunque rappresentano un notevole passo avanti dal punto del rilancio di una soggettività comunista, qui e ora, manca quasi del tutto una analisi di cosa sono stati i sedicenti partiti comunisti rifondativi in Italia in questi ultimi venti anni, vale a dire il Partito della Rifondazione Comunista (PRC) e il Partito dei Comunisti Italiani (PDCI) e quali obiettivi perseguivano politici come Cossutta, Bertinotti, Diliberto e i gruppi dirigenti che si sono susseguiti alla guida di queste due organizzazioni.

Gli ultimi due decenni sono stati contraddistinti sostanzialmente da un filo comune: la gestione politica del potere in Italia con la convergenza dei quadri politici ex PCI si è saldata con la destra berlusconiana per la collocazione del paese in un ambito di rapina economica e di assoluta alleanza all'imperialismo USA ed Europeo. Questa politica ha richiesto che, con la fine del PCI e la nascita del PDS-DS-PD, nessuna organizzazione politica consistente potesse formarsi e fare opposizione alla sinistra del PDS-DS-PD, e questo per non mettere a rischio i processi di destrutturazione industriale del paese, di attacco ai redditi dei lavoratori, al ruolo imperialista dell'Italia nei nuovi scenari geopolitici. Tutte queste politiche portate avanti da un grande compromesso destra-sinistra, reale applicazione fedele del pensiero unico, avrebbero avuto enormi difficoltà se, sui media e nelle istituzioni, si fosse presentata una forza politica minimamente coerente che avesse portato avanti posizioni antimperialiste e favorevoli ai lavoratori e contro la dismissione del patrimonio pubblico. Questa forza avrebbe trovato un consenso popolare tale da mettere a rischio i processi della borghesia. E siccome l'unica forza politica in grado di fare una seria opposizione agli interessi del capitale finanziario e industriale non poteva che essere una forza comunista (capace di raccogliere l'enorme patrimonio di militanti comunisti, che non si era certo dissolto con la svolta della Bolognina, svolta che pur ha riguardato una parte consistente della base e di gran parte dei gruppi dirigenti), il processo che ha impedito alla base comunista sana di riorganizzarsi politicamente è stato guidato dal PRC e, successivamente, in combinazione con il PDCI. Per intralciare i disegni della borghesia in questi ultimi venti anni, non occorreva una forza rivoluzionaria, ma una semplice voce di opposizione fuori dal coro e dotata di un minimo di tenuta politica e di coerenza nell'azione politica. Quindi, siccome all'indomani della nascita del PDS, 3 febbraio 1991, i comunisti erano comunque presenti in Italia, occorreva neutralizzarli e rinchiuderli in una riserva politica, anzi, fare anche in modo che questi partiti, autodefinitesi comunisti, aiutassero l'establishment politico a mantenere il conflitto sociale basso, mentre si smantellavano le conquiste del movimento operaio nel '900: a questo compito hanno contribuito in modo originale ed efficace i gruppi dirigenti del PRC e PDCI, in primis Armando Cossutta e Fausto Bertinotti protagonisti dell'intera opera di distruzione dell'esperienza politica dei comunisti in Italia. La distruzione della base comunista in Italia, un patrimonio enorme di quadri intermedi e di militanti di base fortemente radicati nel territorio, aveva bisogno di tempi più lunghi e di adeguati contenitori politici.

E' arrivato il momento di fare i conti con questi processi.

Il perchè della necessità di fare i conti con il passato recente.

Costruire oggi in Italia un Partito Comunista significa indirizzare un preciso piano di lavoro e dei compiti di cui i comunisti si devono fare carico soprattutto sia alla luce delle sfide di oggi, sia dopo l'esperienza degli ultimi trent'anni, in particolare, ma dopo la lunga fase di revisionismo che il documento del PC descrive bene in parte, almeno fino al periodo degli anni '80 coinciso con la morte di Enrico Berlinguer e la fine del PCI. E siccome la militanza politica è fatta di uomini e donne, con il carico del loro vissuto, gli ultimi trent'anni sono stati anche il periodo storico vissuto in prima persona dalla stragrande maggioranza dei militanti che oggi vogliono dare vita ad un nuovo partito marxista-leninista in Italia.

Anche se un documento congressuale è sempre una sintesi, accreditare alcune complesse fasi politiche con i nomi dei segretari è sempre un errore che andrebbe evitato. Così, credo che Togliatti o Berlinguer, eccetera, vadano collocati in una finestra storica nazionale e internazionale dentro la quale si sono svolte, e che il potere degli individui, anche se segretari di un partito importante come quello che è stato il PCI in Italia, vada ricondotto nella giusta cornice di reale manovra e azione possibile. Questo senza voler fare sconti agli errori o ai meriti che ci sono stati. Anche perché non solo si sottostima il ruolo e la capacità della base militante, che in Italia ha avuto un certo peso, ma molto spesso si attribuiscono errori di linea politica osservando a posteriori come si sono ricollocati i rapporti di forza, senza tener conto della reale capacità del capitale di contrastare le politiche di emancipazione di classe. Così la vittoria dell'89-91 va attribuita sicuramente alle politiche revisioniste che hanno indebolito il blocco socialista, ma anche alla grande controffensiva del capitale degli anni '70 basata sulla capacità invasiva e pervasiva del dollaro e dell'imperialismo USA.

La grande eredità degli ultimi trent'anni è stata la capacità di penetrazione del potere economico finanziario internazionale, a partire dall'avanzata neoliberista di fine anni settanta (Reagan e Thatcher), insediandosi in ogni aspetto economico politico e sociale, con un salto ancora più forte nel momento in cui è venuto a cadere il grande nemico di classe rappresentato dal movimento comunista internazionale (fine dell'URSS, economia di mercato in Cina), strutturandosi come una nuova forma di totalitarismo, non a caso spesso definito pensiero unico: nulla esiste fuori dagli interessi dal mercato definito secondo i rapporti forza di un insieme di forze economiche, e specificamente di quelle del capitale internazionale.

E in quest'ottica, esiste una problematicità supplementare che è data dalla eredità politica pesantissima lasciataci da PRC e PDCI, una delle critiche che oggettivamene va mossa al documento congressuale del PC è quella di aver taciuto su cosa sono state realmente i partiti rifondativi PRC e PDCI in questi venti anni. Sono state lo strumento (cosciente nel gruppo dirigente) di distruzione a livello di massa dell'esperienza comunista in Italia. Se la fase che chiude il PCI e apre la fase PDS-DS-PD è quella di permettere ad un gruppo dirigente di gestire il potere in Italia per conto degli apparati finanziari e industriali internazionali che collocano il nostro paese in un fascia marginale e di sostanziale estrazione di profitto che si manifesta nella continua e sistematica fuga di capitali dal mondo salariato alla rendita, la esistenza del PRC doveva garantire che la base dell'ex-PCI, maggiore partire comunista occidentale, doveva essere resa innocua da un partito che, appellandosi all'identità del comunismo del novecento, nei fatti garantisse spazio di manovra alle politiche di rapina effettuate nei confronti della classe lavoratrice a favore della rendita nazionale e internazionale. Per far questo i militanti comunisti dovevano essere rinchiusi in una riserva ben recintata e incapace di promuovere opposizione al sistema, questa riserva si è chiamata PRC, poi si è duplicata con la nascita del PDCI. Certo, analoghe esperienze sono state vissute in Francia e Spagna, non in Grecia, ma ci soffermeremo essenzialmente sulla situazione italiana.

Il mutuo politico che grava su di noi.

L'eredità politica di questi venti anni sono sotto gli occhi di tutti. Mettiamo ad esempio che una qualsiasi gruppo o piccolo partito politico che si ispiri alla tradizione buona dei comunisti, il marxismo-leninismo, la rivoluzione d'Ottobre, ecc, scenda in piazza a manifestare contro le aggressioni imperialiste, (la lista è lunghissima, solo per citarne qualcuna Iraq, Somalia, Serbia, Kossovo, Afghanistan, Libia, Siria…), o contro le politiche che massacrano i lavoratori creando disoccupazione, debito pubblico e lavoro super-sfruttato, e che voglia mettere i propri nomi e simboli comunisti, è esperienza comune venire tacciati di essere tra coloro che

" …si eravate contro la guerra senza se e senza ma, e poi avete aumentato le spese militari nel governo Prodi, avete fatto la guerra in Kossovo e finanziato le missioni di guerra in Iraq e Afghanistan…",

oppure

"…e il pacchetto Treu? Precarizzazione del lavoro, e tutte le finanziarie del taglio allo stato sociale, alla scuola, alla sanità alla ricerca…"

qualsiasi obiezione della serie: "…ma non siamo Rifondazione o il PDCI, noi siamo lavoratori che vogliono organizzare una forza di classe", non hanno alcun valore, la storia e l'immagine del comunisti in Italia, ovunque siano essi collocati, si appiattisce, a livello popolare, sui danni che hanno fatto coscientemente il PRC e il PDCI. Danni che non sono irreversibili, ma che rappresentano un mutuo che pende sulla nostra testa di comunisti molto difficile da estinguere.

Siccome, però, si sta aprendo una nuova fase, con la riproposizione di un soggetto politico che si richiama alla tradizione marxista-leninista, è necessario guardare con gli occhi della critica costruttiva al nostro passato recente. Marx diceva (cito a memoria) che la vita determina la coscienza, e chi scrive ha fatto parte del PRC, facendo del lavoro politico militante di base a Pisa e tesserandosi dal 1994 al 1997, e dal 2002 al 2006 e nel 2011, collocandosi in una sorta di eterna opposizione, non strutturata nelle varie correnti, ma volta alla costruzione di un vero partito comunista, strumento di emancipazione della classe lavoratrice, meno parolaio nei discorsi e più coerente tra il dire e il fare nelle lotte portate avanti. Un partito cui si chiedeva essenzialmente di lavorare per mantenere aperta una finestra sull'uscita dal sistema di produzione di capitalistico e che avesse come obiettivo il controllo popolare dei mezzi di produzione. Non ho mai amato quella che definisco la metafisica della rivoluzione, con cui molti dirigenti delle organizzazioni menzionate si sono riempiti i discorsi (quante volte abbiamo letto e sentito di fase pre-rivoluzionaria?…), per poi, nella pratica, portare il proprio peso parlamentare a sostegno delle guerre imperialiste. Quanti di noi militanti, che i processi di rapina e di estrazione del profitto dal mondo del lavoro alla rendita li viviamo sulla nostra pelle, chiedevano al PRC di non diventare altro che il partito rappresentato in un documento dei servizi inglesi che dipingeva nel 1965 il PCI come il partito con "… i migliori quadri nell'ambito del mondo occidentale, dei partiti comunisti nel mondo libero e molto denaro proveniente da fonti proprie. Godono inoltre di un grande prestigio per la loro presunta indipendenza dall'URSS (Togliatti era morto da un solo anno, nda)" [Il Golpe Inglese, pagg. 222-223] ? Ecco cosa si chiedeva: quadri politici preparati, autofinanziamento e indipendenza politica. Tre aspetti che si saldano l'uno con l'altro. La questione del finanziamento, ad esempio, presenta anche un altro aspetto dirimente, un partito si autofinanzia quando è sostenuto economicamente dalla base militante e non dalle istituzioni borghesi, come invece hanno fatto sistematicamente PRC e PDCI, e la base sostiene un partito se è convinto di essere tutelato dalla stesso nella propria emancipazione come soggetto di classe.

Invece.

Invece Cossutta, Garavini, Bertinotti, Diliberto e tutto il gruppo dirigente che si è alternato alla guida di queste organizzazioni hanno avuto gioco facile soprattutto per i limiti oggettivi di una gran parte del corpo militante, che al '91 (prassi comune almeno fino al 1996) praticava il culto della personalità, prima in Cossutta e poi in Cossutta e Bertinotti, poi nei confronti del solo Bertinotti, culto della personalità che si è sempre manifestato nella forma di adulazione di santi laici, quali i segretari di partito erano considerati, e alimentata dalla fedeltà chiesta e puntualmente offerta dai quadri intermedi, in quanto i quadri politici sono sempre stati scelti in base alla fedeltà al dirigente capo piuttosto che alla capacità di analisi e di intelligenza politica. Occorre dire che questo cattivo modo di relazionarsi all'interno dei gruppi dirigenti non era solo ad appannaggio dei personaggi sopra citati ma anche delle piccole correnti che, di volta in volta, sono emerse come opposizione interna nel corso dei due decenni. Sono stati così ottenuti due risultati, uno, avere dei gruppi dirigenti del tutto inetti e fedeli alla voce del segretario nazionale, l'altro di creare un fortissimo malcontento nella base che ha prodotto quel processo, nuovo e unico in Italia, che è stato definito come il turn-over degli iscritti. Dentro la sola Rifondazione sono transitati qualcosa come circa 600 mila iscritti, molti sicuramente di tessere gonfiate per lotte interne nei vari congressi, ma la gran parte dovute alla reale richiesta di una forza di opposizione comunista in Italia. Chi si è avvicinato al PRC con la speranza di condividere un malessere personale e sociale, che doveva tramutarsi in una lotta politica basata su una visione alternativa di società, veniva sistematicamente deluso e offeso. In molti casi la sopravvivenza nel PRC durava un anno, o un paio di anni, quindi nel passare da 112 mila iscritti del 1991, al massimo di 130 mila del 1997, ai 31 mila attuali, questi numeri non descrivono appieno il turn-over di cui il partito è stato oggetto.

Già nella 1° Conferenza organizzativa del giugno '97 si denuncia una situazione veramente preoccupante: oltre 20.000 iscritti lasciano il partito ogni anno e circa altrettanti vi entrano (o rientrano). E' un turn-over che caratterizzerà tutta la vita di Rifondazione impedendo una sedimentazione dei suoi militanti e dei suoi dirigenti e la formazione di un pensiero politico omogeneo. Un fenomeno questo che non ha mai provocato nel gruppo dirigente la necessaria riflessione. E non si può non rivelare che nessuno dei soci fondatori da Cossutta fino al segretario storico Bertinotti e al suo delfino Vendola è rimasto dentro il Prc.

Solo per citare un esempio recente, il 20 Ottobre del 2007, PRC e PDCI indicono una grande manifestazione contro le politiche di attacco al salario e allo stato sociale contenute nella legge finanziaria, dell'allora governo Prodi, di cui tra l'altro le due formazioni fanno parte. Alla manifestazione partecipano circa un milione di comunisti, un risultato straordinario non solo in Italia, ma nel mondo, un risultato nemmeno immaginabile, solo giorni prima, per gli organizzatori. La reazione a questa manifestazione è stata un ulteriore inasprimento della legge finanziaria 2008, supinamente accettata dai gruppi dirigenti delle due formazioni. E' immediato capire come mai dalle elezioni del 2008, PRC e PDCI non riescano a eleggere un parlamentare.

In questa nuova fase occorre utilizzare lo strumento dell'autocritica come strumento dei materialisti storici per capire il passato recente, capire in che modo il potere si struttura, quando una forza di opposizione allo stato presenti di cose sia realmente efficace per affrontare in modo adeguato le sfide odierne. In pratica, l'autocritica deve essere utilizzata come strumento di ri-alfabetizzazione dei quadri politici marxisti-leninisti.

Come posso distinguere un comunista parolaio da uno onesto?

Un criterio è guardare ai fatti, e in seconda battuta alla coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Questo criterio è ragionevole applicarlo a tutte le situazioni della vita, ma nel caso dei comunisti, proprio per il compito ambizioso e importante di cui essi si fanno carico, diventa dirimente.

2) Riflessioni sul PRC.

Quando Occhetto aprì la fase di transizione verso il PDS (novembre 1989-gennaio 1991), non ci furono un'analisi obiettiva e una discussione razionale, impossibile in un partito identitario privato da tempo di ogni reale dibattito interno, che non fosse la caricatura dei gruppi dirigenti, ma uno psicodramma politico-psicologico di deficienti in preda ad una affabulazione verbale "rivoluzionaria". Alla fine di questo processo identitario e affabulatorio si scoprì che era rimasto un relativamente ampio residuo militante con relativa nicchia elettorale. Allora, e solo allora, Cossutta, Garavini, Libertini, Serri, ecc., decisero di occupare questo spazio. Rifondazione Comunista, non dimentichiamolo mai, nacque con il gruppo dirigente più vecchio dell'intera storia del movimento comunista. Chi non capisce il significato di questo fatto è del tutto irrecuperabile per un dibattito storico razionale. Più tardi, fu cooptato Fausto Bertinotti. Nel 1991, persa la battaglia contro lo scioglimento del PCI, come consigliato da Ingrao, Bertinotti aveva preferito rimanere nel PDS. Nel 1993 Bertinotti lascia polemicamente il PDS, in quel momento è il leader della corrente della sinistra sindacale Essere sindacato della CGIL ed è notoriamente ingraiano. Inizialmente Bertinotti rifiuta una sua adesione al PRC; poi, il 17 settembre, avviene la svolta: Bertinotti è pronto ad aderirvi e Cossutta, abile orchestratore della cooptazione come strumento di creazione o eliminazione di quadri politici, lo vuole subito segretario. Il 23 gennaio del 1994 Fausto Bertinotti diventa il secondo segretario di Rifondazione Comunista, subentrando a Garavini, grazie a un accordo tra Cossutta e Magri.

Non a torto, Rifondazione è stata definita un grosso spazio elettorale con un piccolo corpo militante, e un leader, Bertinotti. Per capire ruolo e peso di Bertinotti basti fare due considerazioni: la sproporzione tra numero di militanti ed elettori è senza precedenti nella storia dei partiti della sinistra in Italia. Fino al 2006, con varie oscillazioni, vi è stata una media che oscilla intorno a 5 iscritti ogni 100 elettori. Qualche confronto: vi sono 10 iscritti ogni 100 elettori tra i Ds, nello stesso periodo, mentre ve ne erano 20 su 100 nel caso del Pci. Dunque, il ruolo del leader costruito ad arte dai media, televisione in primis, è lampante. Il sistema controlla la televisione e decide presenze e temi in cui Bertinotti può giocare le sue partite di affabulatore parolaio.

La diarchia Cossutta-Bertinotti, risolta a favore di quest'ultimo. Sebbene il PRC fosse politicamente controllato dall'apparato di Cossutta, e finché non se ne liberava, non era possibile per lui perseguire il suo obiettivo politico, quello della costruzione di un partito post-comunista massimalista di sinistra, che stava nel codice genetico della sua storia personale (Basso+Lombardi+Fiom). Per questo ci vollero due passaggi tattici, il 1995 ed il 1998, in cui riuscì a scaricare prima Magri (1995) e poi Cossutta (1998), insieme a gruppi parlamentari consistenti.

Dopo il '98, la rottura con l'apparato cossuttiano, comporta alcune difficoltà da superare soprattutto rispetto alle attese dei militanti. Il partito di Bertinotti rimane totalmente sistemico, dove sistemico significa che non prevede alcuna rottura con il PDS. Dopo il '92, la riproduzione ideologica del sistema prevede l'assunzione del pensiero unico e che nessuna alternativa è possibile, in questo senso, l'opera di Bertinotti è coniugare la parola Comunismo che lo distingue da altri partiti genericamente di sinistra e che tiene uniti ancora i militanti altrimenti capaci di riorganizzarsi fuori dal sistema, allora ecco che Comunismo si coniuga con non-violenza, e chi critica il sionismo diventa automaticamente antisemita, mentre i palestinesi rimangono terroristi. Gandhi sostituisce Lenin, si cancella tutta la tradizione novecentesca invocando un ipotetico ritorno a Marx, creando una realtà radical-popolare, ma tenendo insieme l'anima identitaria dei comunisti su un presunto verace anti -Berlusconismo a differenza di quello debole del PDS incapace di fare una legge sul conflitto di interessi, e creando un partito con un gruppo dirigente basato essenzialmente da una pletora di carrieristi che balcanizzano il partito, soprattutto a livello degli enti locali. Sulla composizione del gruppo dirigente nazionale e locale, l'orizzonte culturale dei quadri intermedi, cooptati da Cossutta e Bertinotti, era tale da fare in modo da restare abbacinati sia dai privilegi che dalla visibilità mediatica loro offerti dalla posizione di parlamentare, che li proiettava dalla loro posizione precedente di supplenti di scuola media a quella di dirigenti d'impresa di medio livello. Raggiunta questa posizione avrebbero fatto di tutto pur di non perderla subito, ed allora si spiega come si scindano da chi non sembra dare loro prospettive di rielezione e si uniscano con apparati più forti in senso elettorale uninominale e maggioritario. I deputati provenienti da Reggio Calabria, Chieti, Udine o Asti arrivano a Roma, e si trovano subito inseriti in giri mondani gestiti da marpioni politici legati al circo delle maggioranze reali in cui il fare politica significa fondamentalmente contribuire a fare e disfare maggioranze parlamentari. In questo modo, e certo in forme largamente inconsapevoli e in buona fede, questi poveracci passano dalla precedente rappresentanza di compagni di base massimalisti alla nuova rappresentanza di alchimie politiche totalmente parlamentari.

Si costruisce in questo modo un gruppo dirigente appiattito completamente sulle istituzioni borghesi, fonte non solo di carriere individuali, ma anche fonte di finanziamento per un partito sempre più lontano dalla capacità di farsi finanziare dalla base. Generando un meccanismo in cui la ricerca dell'alleanza con il centro-sinistra diventa il vero obiettivo, alla faccia dei discorsi massimalisti e filo-movimento.

Bertinotti è perfettamente consapevole della natura del suo partito: sa che si tratta di un grande spazio elettorale, con un corpo militante debole e socialmente sradicato, sottoposto a un continuo turn-over, circa 20 mila nuovi iscritti in entrata sostituiscono altrettanti o poco più militanti in uscita. Dunque ha scelto, da sempre, di porsi in sintonia diretta con lo spazio elettorale saltando il partito, cioè il suo corpo militante. All'epoca dell'uscita dalla maggioranza che sosteneva Prodi, Bertinotti rompe sulla finanziaria 1999, ma non sulla questione che si profila all'orizzonte, vale a dire la guerra in Kossovo, (Marzo-Giugno 1999), per la quale nascerà il governo D'Alema. Bertinotti aveva correttamente interpretato i segnali che venivano dalle elezioni amministrative parziali ed ha agito di conseguenza. Quando sono sorti i movimenti li ha cavalcati cercando di entrare in sintonia con essi, cioé col suo spazio elettorale. Quando ha compiuto tutti gli strappi ideologici sulle foibe, la resistenza, l'ottobre, il novecento, ecc. il corpo del partito, legato ad un immaginario comunista che pur non pratica affatto, aveva reagito assai male e tra i militanti di ogni corrente ci si aspettava un crollo alle elezioni amministrative. Invece il partito ha guadagnato molti voti. E ciò non certo per merito delle uscite bertinottiane: semplicemente lo spazio elettorale del Prc non è fatto di nostalgici del tempo che fu, è poco politicizzato, ma è radicale. Esso ha votato Prc per effetto dell'antiberlusconismo e delle mobilitazioni.

Se ovviamente il termine comunismo avesse interessato il corpo del partito, e non fosse solo una risorsa simbolica identitaria per gli occasionali militanti del tempo ancora animati dalla fede cieca nel segretario, residuo del culto della personalità che ha caratterizzato l'appartenenza dei comunisti alle proprie strutture politiche, e che continuavano ad ignorare che il partito degli anti-Berlusconi era diretto da forze neo-liberali e filo-americane esattamente come Forza Italia, e questa direzione è saldissima, per cui ai bertinottiani potrebbero essere solo assegnate funzioni minori di copertura di correzione minima, la paroletta nuovo comunismo non è che la vecchia socialdemocrazia.

C'e' un altro aspetto che caratterizza il PRC fin dalla sua nascita: il Prc non ha una sua burocrazia interna. Questo elemento è fondamentale per comprenderne le dinamiche interne. Vi sono stati partiti nella storia del movimento operaio in cui la presenza di questo strato sociale è stato assai importante: il Pci. Lo è tuttora in organizzazioni di altra natura, ad esempio quelle sindacali. Il Pci disponeva di un enorme apparato di funzionari stipendiati: funzionari di partito, sindacali (la cui nomina dipendeva dal partito), di cooperative, di organizzazioni di massa (Arci, Udi, ecc.). Si trattava di migliaia e migliaia di persone. Questa burocrazia costituiva una piramide, fortemente coesa, disciplinata ed orientata ad un saldo controllo di una vasta base militante. Il Pci appariva, e in parte lo era, una sorta di corazzata assai poco attaccabile, se non dalla storia. Questi funzionari dipendevano dal partito per mantenere il proprio posto, il proprio stipendio, la propria posizione e la speranza di far carriera. Ciò condizionava pesantemente la loro psicologia politica: erano obbedienti in ogni contesto perché sapevano che anche la propria posizione nelle istituzioni, nei sindacati, e ovunque si trovassero dipendeva, in ultima analisi, dalla benevolenza del partito. Dunque, era il partito, la sua gerarchia e la sua struttura, al centro di tutto. Il Prc è tutt'altra cosa, una realtà che senza un leader sarebbe scomparsa, ma che nello stesso tempo dietro l'ombra di quel leader si creavano dei feudi politici con piccoli ras locali che adattavano in modo pragmatico le esigenze identitarie con la necessità di raggiungere accordi con il partito della sinistra maggioritario, fosse esso il PDS, i DS o il PD adesso.

Facciamo un esempio emblematico avvenuto in Toscana, regione dove il peso del PRC è stato sempre consistente ed anche quello del PDS-DS-PD. A Pisa, nel periodo 2002-2004, la giunta DS vuole costruire un nuovo inceneritore accanto ad uno già esistente, la volontà è di ingrassare varie ditte collegate alla cordata politica che governa la città. Come risposta nasce un movimento contro la costruzione dell'inceneritore, un movimento prevalentemente di zona, in cui confluiscono dal locale parroco a cittadini della zona, e il locale PRC, che storicamente a Pisa offre una blanda opposizione, ma pur sempre opposizione, anche perché conti alla mano la giunta di sinistra non ha bisogno dei voti del PRC. Il movimento composto di cittadini molto agguerriti e molto ben preparati sulla questione dei rifiuti, riesce anche a presentare una lista per le elezioni comunali del 2003. Rifondazione cerca disperatamente di fare lista comune anche accettando che la candidata sindaca sia la candidata espressa dal movimento. Candidata, la quale, ad una domanda sulla vicina base militare di Camp Darby, la più grande base di stoccaggio di armi dirette negli scenari di guerra dal Mediterraneo all'Afghanistan, risponde candidamente: la base fa lavorare 500 persone, dobbiamo tenerla per l'economia della zona. Pochi mesi dopo le elezioni, (nessun consigliere per la lista) il movimento contro l'inceneritore ottiene la sua vittoria, l'inceneritore non verrà più costruito a Pisa. In realtà, sarà costruito a Montale, in provincia di Pistoia, dove il PRC governa in una giunta di centro-sinistra. Per il movimento pisano, il problema è risolto, invece per una forza politica nazionale, quale in teoria il PRC dovrebbe essere, il problema si è semplicemente spostato di 40 km. Infatti, il PRC a Pistoia controlla che non ci siano grossi ostacoli alla costruzione dell'inceneritore, che viene puntualmente costruito e il risultato è che il PRC sparisce da Pistoia in termini di voti. In questo modo si è balcanizzato il partito, da Bolzano a Siracusa, il PRC ha avuto tante posizioni diverse sulle singole questioni, tante quante erano le varie collocazioni del partito rispetto alle coalizioni di centro-sinistra e alla capacità di far pesare i propri voti per entrare in giunte, che avrebbero costruito inceneritori, privatizzato il privatizzabile e regalato territori alla speculazione. Questa balcanizzazione era anche costruita da feudi in cui i quadri intermedi, di fronte ad un partito liquido e impalpabile, potevano gestire accordi e alleanza in modo del tutto autonomo rispetto alla casa madre romana, che in genere sottobanco le favoriva. Se il partito avesse voluto imporre una linea organica e coerente da Bolzano a Siracusa, avrebbe avuto non poca resistenza dei vari feudi locali non eventualmente allineati. Dopo Bertinotti, Ferrero avrebbe avuto enorme difficoltà a tenere unito il partito se si fosse voluto dare continuità alle promesse congressuali del 2008.

Questa vicenda ci introduce a una serie di riflessioni. Innanzitutto i movimenti esprimono una forte vertenzialità su singole questioni su cui sono molto avanzati e invece sono molto arretrati su altre, come dall'esempio precedente, abbiamo un movimento molto avanzato sul ciclo dei rifiuti, ma molto arretrato sulla questione della guerra e dell'imperialismo. Gli unici che in teoria dovrebbero essere avanzati in tutte le direzioni a 360 gradi sono i comunisti, che dovrebbero avere uno strumento di analisi e di lotta altamente sofisticato e una visione organica dei processi di produzione e dei rapporti forza tra le classi.

I movimenti hanno rappresentato, e tuttora rappresentano, la residuale opposizione alle politiche del capitale. Opposizione spesso occasionale e ovviamente inefficace, proprio perché i movimenti sono rappresentati da una soggettività dove i ruoli interni non sono definiti e nel quale le relazioni sociali sono per lo più a carattere cooperativo e dotate di forte carica emotiva. Solitamente il movimento focalizza l'attenzione su un determinato obiettivo e si mobilita per conseguirlo. Inoltre, quando va bene, i movimenti utilizzano uno strumento di lavoro di tipo assembleare, dove predomina chi è capace di parlare e di buona eloquenza, anche se dice cose del tutto inutili. In questo, i movimenti, limitati dalla visione episodica della realtà, collocabili in genere localmente ed egemonizzati da piccoli leader, assomigliano molto a cosa è diventata Rifondazione sotto Bertinotti. Per cui, lo stesso ha avuto grande capacità di egemonizzazione dei movimenti stessi da Genova 2001 al 2005, prima dell'ingresso nel secondo Governo Prodi.

In sintesi, Bertinotti si è mosso all'interno del quadro istituzionale ragionando in modo elettoralistico maggioritario. Questa è stata la tattica sistematicamente seguita, che rappresenta una strategia disastrosa. Essa si colloca tutta al livello dei ceti politici, lavorando sugli spazi elettorali. La visione politica di Bertinotti è quella di ambire a muovere le masse dall'alto di una leadership illuminata, ignorando la necessità dei corpi intermedi, cioè dei militanti. I cambiamenti sociali però li fanno i militanti e le strutture radicate nella società. Le leadership, senza che abbiano dietro nessuno, diventano presto ostaggi di chi dietro ha gente e soldi. E i danni strategici di questa tattica per ora vittoriosa e indubbiamente intelligente, si possono già vedere. La sparizione della sponda politica Prc ha potentemente contribuito a demotivare i movimenti, specie quello contro la guerra, e li ha disorientati. Mancando un Prc che smarcasse a sinistra, le burocrazie di verdi, PdCi, e sinistra Ds non hanno potuto certo scavalcare a sinistra Bertinotti. Il risultato concreto è stato che, coloro che hanno perso le elezioni del 2001, dopo tre anni burrascosi di contestazioni alla loro leadership, si sono saldamente posizionati in sella al comando, e Fassino ottiene nel 2004 una percentuale bulgara al congresso Ds.

Infatti, se in campo non ci sono movimenti e militanti, ma solo uno spazio elettorale desiderante, Bertinotti non avrà alcuna arma "vera" da giocare per spostare a sinistra i DS, e così è stato infatti in modo quasi scientifico.

3) L'autocritica come strumento politico per le sfide prossime

In questo breve documento si è cercato di analizzare attraverso le distorsioni più macroscopiche del PRC e del PDCI negli ultimi venti anni quale progetto è stato perseguito: la distruzione del blocco sociale ereditato dall'esperienza del PCI. Una critica attenta di cosa sono stati questi partiti auto-definitesi comunisti è oggi fondamentale per ripresentare un nuovo soggetto politico che si richiami alla tradizione comunista in Italia. Una rottura netta con i metodi del recente passato sono necessari per riproporsi con una strategia, una capacità politica ed una capacità di ritessere un tessuto sociale tra i militanti nel nostro blocco sociale di riferimento.

L'autocritica come strumento politico si basa sul fatto che l'esperienza comunista nel novecento rappresenta un grande banco di prova per valutare cosa di positivo è stato fatto, quali processi hanno rappresentato un salto nell'emancipazione della classe lavoratrice e quali gli aspetti negativi (e soprattutto perchè) senza sconti politici se non vogliamo ripetere errori la cui oggettiva valutazione richiede molto spesso molti anni se non decenni per inquadrarli nella giusta cornice storica.

L'autocritica non può e non deve essere patrimonio dei singoli, ma analisi collettiva della storia recente e meno recente dei processi che hanno modificato così negativamente i rapporti di forza tra le classi. Vediamo sinteticamente quali strumenti devono incernierare lo sviluppo di un nuovo partito oggi che si voglia riproporre nelle condizioni attuali sia a livello strategico, sia sociale e politico.

Coerenza.

Occorre seguire una coerenza tra la teoria e la prassi, volgarmente tra ciò che si dice e ciò che si fa. Essendo una forza di critica del sistema capitalistico, non solo nella sua forma attuale, ma alla capacità di riproduzione del capitale, non ci sono possibili mediazioni con forze borghesi, accordi anche tattici, o politiche frontiste: i marxisti-leninisti hanno un progetto politico non mediabile con altre forze che comunque si muovono nello spazio di manovra del capitale, i comunisti sono soli, o si accollano questo compito o non ha senso riproporre una soggettività politica.

Radicalità e Rigore.

Che cosa contrapporre alla balcanizzazione dei movimenti, radicati in territori minuscoli, e isolati, incapaci di costruire una reale alternativa. Occorre contrapporre la capacità dei marxisti-leninisti che hanno una visione organica della società che deriva dall'esatta collocazione dei rapporti di forza tra le classi. Le varie contraddizioni sono tutte collocabili all'interno dei rapporti di produzione e solo una visione radicale (nel senso che si vada alla radice) dei processi e di tutte le contraddizioni che si sviluppano in seno alla società borghese, e una rigorosa politica che ne consegue può oggi richiamare alla mente dei lavoratori e associare alla parola partito comunista una politica forte e coerente contro la società borghese. Altrimenti i comunisti saranno quelli che, oggi sono contro la guerra imperialista, e domani la finanzieranno in un governo, dove hanno qualche ministro senza portafoglio, oppure quelli che, a Pisa sono contro gli inceneritori, mentre a Pistoia deliberano allegramente di costruirne uno bello grande.

Abbandono del leadirismo in tutte le sue forme.

Il leader, in quanto persona in carne ed ossa è facilmente corruttibile e quindi etero diretto, altro che culto della personalità. Tutte le strutture gerarchiche sono facilmente gestibili dall'esterno, basta controllarne il vertice, questa eterodirezione è prassi comune nelle formazioni segrete (servizi, massoneria, organizzazioni terroristiche o mafiose, che, infatti, possono convergere tra di loro facilmente in termini di operatività e obiettivi). Il lavoro politico all'interno del partito deve essere teso ad una capillare diffusione degli strumenti di analisi e lotta politica. Maggiormente diffuso è il patrimonio di analisi e di lotta nel corpo militante, maggiore la capacità di radicamento territoriale. Il corpo militante deve essere non solo capace di far crescere il partito in ogni sua attività, ma deve essere capace di entrare nelle lotte portate avanti dai movimenti e mostrare come le singole vertenze (il soggetto contro cui lotta il movimento) sono espressione organica di una società basata sul profitto e caratterizzata da processi di accumulazione capitalistici (sovrapproduzione di capitale e caduta tendenziale del saggio di profitto, e quindi disoccupazione, indebitamento pubblico, guerre). Entrare nelle lotte e nei movimenti significa mettersene alla guida indirizzandole verso il giusto e corretto sviluppo all'interno del corpo sociale. Occorre in pratica una nuova e totale alfabetizzazione politica dei militanti, che a sua volta ricade anche nelle soggettività con le quali si interagisce.

Insieme all'abbandono del leaderismo, un altro strumento da adottare è l'abbandono delle carriere politiche individuali e l'allargamento alla base delle responsabilità istituzionali. Le istituzioni borghesi fanno gli interessi della borghesia, perché da essa controllate, e dentro queste, i processi di ricatto individuali sono fortissimi.

La strada è sicuramente complicata e difficile, ma non ci sono altre scelte, almeno per chi lotta per il superamento dello stato presente di cose.

Pisa, 10 Gennaio 2014.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  
1) PARTITI COMUNISTI MARXISTI LENINISTI NON REVISIONISTI  (salvo errori ed omissioni)

   (2)          

Fronte della Gioventù Comunista   
 
  *    
                                                                                                           senza tregua giornale comunista

        (1)                                                                 
(ex-COBAS per il Comunismo)

   

CARC: C omitati di A ppoggio alla R esistenza per il Comunismo

collettivo comunista metropolitano *

  CNUML

Partito Comunista del Proletariato d’Italia vedi piattaformacomunista ***   


http://www.scintillarossa.altervista.org/   http://scintillarossa.forumcommunity.net/


http://lanostralotta.org/ (Amedeo Curatoli?)

           OTTIMO PROGRAMMA
con le riviste Scintilla e Teoria e prassi http://www.piattaformacomunista.com/

 

qui

Su un articolo pubblicato su “Scintilla” n. 71, settembre 2016
organo di Piattaforma Comunista
è menzionato questo partito: Partito Comunista del Proletariato d’Italia (di cui non so niente). L'ho letto qui  http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3%3Ao49146

 

 

Commenti:

 
Mario Rossi la proliferazione dei P. comunisti avviene sempre nei periodi di crisi politica della ricerca dell'unità e della linea di combattimento corretta. Nella misura che una strategia si afferma essi scompaiano come è già storicamente avvenuto ..salvo ricomparire..a conferma che quella strategia non era del tutto corretta.L'imperialismo si può mettere con le spalle al muro con le sue regole democratiche . ma se poi i comunisti non sapranno essere leninisti e avere il coraggio politico di sapere andare oltre..con le spalle al muro ci andrà il popolo . Ecco perchè non è ancora possibile trovare moltissimi ottimi compagni sotto un unica bandiera ...essa deve essere rappresentata dalla credibilità di un percorso strategico che oggi manca.. su fb


2) Partiti che si dichiarano comunisti ma rinnegano
la gloriosa storia del comunismo realizzato dall'Unione sovietica con Lenin e soprattutto con Stalin! (salvo errori ed omissioni)

                   (3)               

 

 

 

 

?     fondata da Bertinotti!!!
                                                          falce e martello cancellati e sostituiti da un cuneo rosso vedi rivista Il cuneo rosso
 

  revisionista?    

 


                    ?     

    (4)   Trotskista!     ?

 

                 Trotskista!

                              partito comunista italiamo? o partito comunista internazionalista?

                                                                                                                         

                    CIOE'??

?

 

 
                                                                                                                                               
   Trotskista!!

 *      Partito comnista dei lavoratori: corrente troskista di Rifondazione
 

 
  ?

  Prc Trotskista?? 
Il Prc si vergogna della falce e martello rossa! Colore becco d'oca e capovolta va meglio!
 

===================================================================================

Altro:

Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML). 
CRITICA  PROLETARIA? Rivista teorica del Partito comunista http://www.criticaproletaria.it/

 Antistalinisti!!

Manifesto Programma del (nuovo) Partito comunista italiano
 
Lenin  Lettera ai compagni bolscevichi delegati alla conferenza regionale dei soviet del nord 
Lenin Gli insegnamenti della rivoluzione

Come disse Robespierre la virtù è stata sempre minoranza e i “virtuosi” non possono venir meno al dovere di esercitare (spesso rudemente) le loro virtù.



 

 

 

e alcuni gruppi di cui ho notizia:
battaglia comunista

proletari comunisti maoisti
partito comunista maoista
collettivo comunista metropolitano *
partito comunista internazionalista.
Gli internqazionalisti Tendenza comunista internazionalista  antistalinisti
movimento rivoluzionario internazionalista
Partito Comunista del Proletariato d'Italia *
Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML).*
Comitato nazionale di Unità marxista-leninista
PIATTAFORMA COMUNISTA ***** antirevisionisti
Piattaforma comunista *
Partito Comunista del Proletariato d’Italia!*
riviste TEORIA e PRASSI   e SCINTILLA*

  AURORA  ***

(1) Partito marxista leninista italiano (Gheddafi "bombandava" il suo popolo!!)

   (2) PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA segretario Domenico Savio (con?)  Piattaforma comunista
      http://pcimltv.blogspot.it/   

Catalogo
ragionato dei Partiti Comunisti che ci sono in Italia

Lo spunto per questo post mi è venuto da una notizia che ho letto oggi sul "Fatto": "Marco Rizzo fonda un altro partito Comunista".
E mi è venuto un dubbio: ma quanti partiti cisono alla (cosiddetta) estrema sinistra? Vediamoli un po'. Sopra il nome di ognuno c'è il link 

Sinistra e Libertà: quello di Vendola, che prima stava in Rifondazione ma si è scisso dopo aver perso il congresso. Prima dentro SL c'erano anche i Verdi, che però adesso si sono scissi e hanno di nuovo il loro partito a sé.

Rifondazione dei Comunisti Italiani: record mondiale! UN partito, DUE link. Sì perché questo partito nasce dalla fusione della Rifondazione Comunista uscita vincente dal congresso (Ferrero) con i Comunisti Italiani (Diliberto), da cui però si è scisso Marco Rizzo, che ha fondato i:

Comunisti Sinistra Popolare: Marco Rizzo

Partito Comunista dei Lavoratori: nato dalla scissione del trotzkista Marco Ferrando da Rifondazione nel 2006.
Giusto. Se sei trotskista, che ci fai dentro Rifondazione?

 Sinistra Critica: Malabarba e Turigliatto, anche loro scissi da Rifondazione, nel 2007.
Non che avessero un programma politico differente, ma ormai se non avevi fatto almeno una scissione non eri "in" e non ti invitavano ai party.

Partito d'Azione Comunista: non ho idea di chi siano, ma dal loro sito, sembra sia stato fondato da Marx, Engels e Lenin in persona.

Poi c'è il capolavoro dei capolavori:

il Partito Marxista-Leninista Italiano,  DA NON CONFONDERSI ASSOLUTAMENTE (Gheddafi "bombaedava" il suo popolo) col

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista.
A parte le facili ironie, sono sicuro che questi due partiti sono sostanzialmente diversi l'uno dall'altro, sia nell'impostazione ideologica che nei programmi.

Poi chiudiamo in bellezza con il Partito di Alternativa Comunista. Sono i trotzskisti scissi da Rifondazione nel 2007.

Aspetta. Ma i trotzskisti scissi da Rifondazione non erano il Partito Comunista dei Lavoratori? Eh no! Perché quelli sono i trotzskisti che si sono scissi nel 2006!
Quindi, ricostruendo: nel 2006 se ne sono andati da Rifondazione alcuni trotzkisti, e hanno fondato il PCL. L'anno dopo se ne sono andati ALTRI trotzkisti, e hanno fondato un ALTRO partito, il PAC.

Sono ammirato. Davvero ragazzi, ci vuole talento. Io non avrei saputo fare di meglio. Nemmeno PENSARLO.
Solo una nota personale: la prossima volta che li becco, in una manifestazione, a cantare "el pueblo unido jamas será vencido", gli tiro i gavettoni.

E, a dimostrazione che la satira spesso è prevede la realtà, fatevi un giro su questo video:
qui in inglese;
qui in italiano (da 3':35'' a 4':53'').
Sono i Monty Pythons: la scena di "Life of Brian" in cui Brian vuole unirsi al People's Front of Judea. Pensando che in Italia la situazione è veramente così (se non peggiore), non so se ridere o piangere.
La satira serve a questo.

 

Rosa Luxemburg      Da Note di un Pubblicista Vladimir Lenin (1922)

 Scritto a fine febbraio del 1922.
Pubblicato per la prima volta sulla Pravda n° 87 del 16 aprile 1924.
Trascritto da mishu, Dicembre 1999


Paul Levi vuole aggraziarsi la borghesia - e, conseguentemente, i suoi agenti, la II Internazionale e l'Internazionale due e mezzo - ripubblicando precisamente quegli scritti di Rosa Luxemburg in cui lei era in torto. Noi risponderemo a ciò citando due righe di un buon vecchio scrittore di favole russo: "le aquile possono saltuariamente volare più in basso delle galline, ma le galline non potranno mai salire alle altitudini delle aquile". Rosa Luxemburg sbagliò sulla questione dell'indipendenza della Polonia; sbagliò nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; sbagliò nella sua teoria dell'accumulazione del capitale; sbagliò nel luglio 1914, quando, con Plekhanov, Vendervelde, Kautsky ed altri, sostenne la causa dell'unità tra bolscevichi e menscevichi; sbagliò; in ciò che scrisse dal carcere nel 1918 (corresse poi la maggior parte di questi errori tra la fine del 1918 e l'inizio del 1919, dopo esser stata rilasciata). Ma a dispetto dei suoi errori lei era - e per noi resta - un'aquila. E i comunisti di tutto il mondo si nutriranno non solo del suo ricordo, ma della sua biografia e di tutti i suoi scritti (nelle pubblicazioni disordinatamente aggiornate dai comunisti tedeschi, solo parzialmente scusabili dalle tremendi perdite subite durante la loro dura battaglia) serviranno da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo. "Dal 4 agosto 1914 la socialdemocrazia tedesca è stata un fetido cadavere" - questa dichiarazione renderà il nome di Rosa Luxemburg famoso nella storia del movimento proletario internazionale. E, certamente, risalterà nel movimento proletario, fra i mucchi di letame e le galline come Paul Levi, Scheidemann, Kautsky e tutta la confraternita di coloro che schiamazzeranno sugli errori commessi dai più grandi comunisti. A ognuno il suo.

 vedi anche:

Lenin Sul diritto delle nazioni all’autodecisione
https://paginerosse.wordpress.com/2012/05/21/lenin-sul-diritto-delle-nazioni-allautodecisione-1914-lenin-el-derecho-de-las-naciones-a-la-autodeterminacion-2/   

Lelio Basso Socialismo e rivoluzione nella concezione di Rosa Luxemburg
http://www.leliobasso.it/documento.aspx?id=1a81b3a9d0cafdefc65cccf5a988176b&pag=1&q=socialismo+e+rivoluzione+nella+concezione+di+rosa+luxemburg

il 15 gennaio di 93 anni fa la socialdemocrazia assassinava Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht

Approfondimenti. Lelio Basso, Introduzione a "Scritti politici di Rosa Luxemburg". La Rivoluzione, 04 di 04.

 

 
Lo Leggio Salvatore Parole pesate e dosate sicuramente: ma "blandire" non mi pare la parola giusta, meglio "sfidare". "Usare la Nato come scudo per costruire il socialismo in autonomia" era una sfida alla nuova Amministrazione Carter, che sembrava orientata a seguire una politica più aperta e meno interventista rispetto alle presidenze di Nixon e Ford, le quali pur avendo subito lo scacco vietnamita erano state tra l'altro fonte d'ispirazione del golpe cileno. Perfino sulla questione della Rivoluzione dei Garofani in Portogallo la nuova politica USA sembrava meno interventista nelle politiche interne e preoccupata di garantire soprattutto il rispetto delle alleanze internazionali. Anch'io penso che nella politica di Berlinguer degli anni 74-78 vi fossero illusioni ed errori, ma quelli più gravi riguardarono il giudizio sulla DC e la politica interna, spesso gestita più dalla destra "migliorista" di Napolitano che non dal centro berlingueriano o dalla sinistra ingraiana. Aggiungo che non era lontano nel tempo il trauma dell'invasione della Cecoslovacchia e della successiva "normalizzazione", che aveva bloccato non il passaggio all'Occidente di Dubcek, ma l'esperimento del "socialismo dal volto umano" guidato dal partito comunista e che era stato anche Brezhnev, non solo Kissinger, a parlare di "sovanità limitata". Contribuì Berlinguer alla disfatta del Pci? Le "larghe intese" e il "compromesso storico", così come vennero effettivamente praticate indebolirono certamente la forza del Pci. Si poteva fare un'altra politica che garantisse dal declino il partito, mentre l'Unione Sovietica si perdeva nella stagnazione brezhneviana? Credo di sì: lo credevo anche allora condividendo gli stimoli critici della sinistra ingraiana. Resta che quando Berlinguer morì il Pci era ancora sopra il 30 per cento dei voti, ed era vitalissimo in battaglie di sinistra, dalla scala mobile, alla questione morale ai missili a Comiso, benché mezzo gruppo dirigente frenasse. Forse la responsabilità maggiore è nell'aver promosso la generazione politica dei D'Alema e Veltroni. Giuseppina, a me, nel bilancio critico del comunismo novecentesco, sarebbe ora di finirla coi catechismi e con le scomuniche (pratica che non riguardava solo la gran Chiesa staliniana, ma anche le chiese dissidenti quartinternazionalista e maoista). Forse è tempo di cercare il buono che c'è (e se ne trova in molti luoghi perché è stata grande ed eroica) in quella storia "finita", per portarcelo in un tempo nuovo, in una rivoluzione socialista e comunista in gran parte da costruire. Io credo che in Berlinguer ci sia molto di buono. Non c'è niente da rinnegare, c'è da studiare, capire, proporre e - compatibilmente con le forze - lottare.
 
 
Lo Leggio Salvatore Certamente, Giuseppina. Il recupero che tento di fare usando il mio archivio di ritagli riguarda anche quel periodo e tra le figure positive non uso mettere solo gli oppositori del Baffone ma anche fior di stalinisti come Pietro Secchia o Emilio Sereni. Il mio pensiero però non lo nascondo: di Stalin rifiuto la criminalizzazione, ammiro l'energia costruttiva e qualche contributo teorico (il saggio sulla questione nazionale per esempio); credo che l'Urss sia stata una grande costruzione e che siano da studiare le sue grandi realizzazioni sociali. Ma penso che nello stalinismo vi siano gravi germi di degenerazione burocratica, di valorizzazione del conformismo carrierista e di mortificazione delle intelligenze critiche e che il modello di partito che si affermò fece danni in Russia e nel mondo. E penso che nel marxismo-leninismo col trattino, cioè in un sistema che cristallizza una ortodossia, da cui non si deve deviare e che - nello stesso tempo - come certe pelli elastiche s'adatta a giustificare tutte le "svolte", ci siano i germi di una ossificazione catechistica. L'esperienza dell'Urss va comunque studiata come storia nostra e non rimossa come cosa che riguardi gli altri, per imparare dalle conquiste e dagli errori. Così pure, tutta intera va riguardata la tradizione socialcomunista del movimento operaio. Marx , Engels, Lenin, Trotzky, Stalin, Mao, Tito, Gramsci, per citarne solo alcuni, ma anche Bernstein, Malatesta, Turati, Castro, Rosa Luxembourg, Guevara, Matteotti, Pertini, cercando di cambiare il mondo nello stesso verso in cui noi vorremmo cambiarlo, contraddissero, si contraddissero, elaborarono, agirono, sbagliarono, si corressero, si fecero guerre sanguinose. Ma non voglio regalare al nemico di classe nessuno di loro. Neppure il "revisionista" Bernstein, neppure il "socialfascista" Turati.