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vedi anche Dal conflitto fra guerra e media al conflitto fra guerra e diritto  di Domenico Gallo

Egitto-Tunisia-Libia

 La battaglia per la Siria é decisiva fonte New Orient News (Libano)

Falsità e omissioni internazionali sulla Siria pubblicata su fb da Armata Rossa 6 agosto 2011

SIRIA, UNA SOVRANITA' CHE INFASTIDISCE GLI USA pubblicato su fb da armata rossa

Libia e altre rivoluzioni pilotate dalle banche
http://www.youtube.com/watch?v=dj4GyjzY4ZM&feature=player_embedded

La destabilizzazione della Siria e la guerra del grande Medio Oriente di Michel Chossudovsky

SIRIA, UNA SOVRANITA' CHE INFASTIDISCE GLI USA

Rifondazione  e LA SIRIA

 

I progressi sociali nella Repubblica Araba di Siria

Da I deliri della ‘sinistra’ riguardo la Libia e la Siria Vince Sherman  novembre 20, 2011

 

I progressi sociali nella Repubblica Araba di Siria

Dalla sua fondazione nel 1973 dal parte del partito socialista arabo Baath siriano, la Repubblica araba siriana iniziò da subito a sostenere la lotta di liberazione nazionale palestinese e la lotta contro l’egemonia geopolitica di Israele. Un afflusso costante di profughi palestinesi, fuggiva dall’apartheid israeliano ed emigrava in Siria, dove godono di condizioni di vita “migliori che negli altri Paesi  circostanti perché, a differenza di Libano e Giordania, sanità, istruzione e alloggi sono accessibili ai palestinesi in Siria.” (13)

I palestinesi non sono gli unici destinatari dell’assistenza siriana*. Il governo di Assad ha sempre usato la sua frontiera per aiutare la lotta di liberazione nazionale libanese, fornendo risorse e supporto tattico a Hezbollah durante la guerra del 2006 con Israele. In seguito all’invasione degli USA dell’Iraq, nel 2003, la Siria ha accolto favorevolmente 1,5 milioni di rifugiati iracheni, scacciati dalla guerra imperialista, e ha esteso i programmi sociali del paese anche a loro. (13) (13)

Sebbene la Siria non sia un paese socialista, il governo nazionalista Assad ha esercitato il diritto della nazione all’autodeterminazione, nazionalizzando le imprese e le fabbriche occidentali, usando la ricchezza della nazione per i programmi sociali radicali, tra cui “garantendo assistenza sanitaria, standard di vita ed istruzione.” (13)

Inoltre, i comunisti siriani hanno un ruolo importante nel governo e sono autorizzati a organizzare un partito separato dal Baath. A differenza dell’esperienza dei comunisti in Iraq, che hanno affrontato la repressione da parte dello Stato Baath, guidato dal presidente Saddam Hussein, i due partiti comunisti della Siria sono membri di spicco del Fronte nazionale progressista dominante, e hanno una rappresentanza in seno al Consiglio del Popolo della Siria.

 

I disordini in Siria sono il prodotto dell’imperialismo e dell’intervento occidentale

Anche se alcune piccole proteste sono cominciate a gennaio, solo alla fine di marzo i disordini in Siria hanno attirato seriamente l’attenzione dei media mondiali. Cablo recenti rilasciati da Wikileaks, tuttavia, confermano che l’Occidente ha svolto un ruolo di primo piano dell’opposizione siriana, per anni. Il Dipartimento di Stato USA ha “segretamente finanziato gruppi politici di opposizione siriani e progetti relativi, tra cui un canale televisivo satellitare che i trasmettesse programmazione anti-governativa nel paese.” (14) Questo canale finanziato dagli USA, Barada TV, ha avuto un ruolo centrale nel diffondere la propaganda anti-Assad, “è strettamente affiliata con il Movimento per la Giustizia e lo Sviluppo, una rete di esuli siriani con sede a Londra.” (14)

I cablo di Wikileaks confermano che “il denaro è stato assegnato almeno fino al settembre 2010“, dimostrando che il cambiamento di regime in Siria è la politica ufficiale dell’amministrazione Obama. (14) Barada TV che incoraggia e funziona come braccio organizzativo dell’opposizione siriana, è una testimonianza della centralità dell’imperialismo in questa cosiddetta ‘rivolta’. Se alcune delle persone dell’opposizione siriana hanno legittime rivendicazioni verso il governo del presidente Assad o meno, questo movimento avanza funzionalmente gli obiettivi dell’imperialismo: rimuovere un governo popolare anti-imperialista nel Medio Oriente.

Dato il sostegno del governo di Assad alle lotte di liberazione palestinese e libanese, l’occidente vede comprensibilmente la Siria come una minaccia  all’egemonia in Medio 

 

 

http://aurorasito.wordpress.com/2011/11/20/i-deliri-della-sinistra-riguardo-la-libia-e-la-siria/

 

Minaccia imperialista contro la Siria (Nota del Partito Comunista del Brasile)

.pubblicata da Salvatore Tovarish Vicario il giorno giovedì 1 dicembre 2011 alle ore 10.48.Stiamo assistendo all'altezza del cinismo dell'imperialismo in questa campagna per il dominio del Medio Oriente. Confrontiamo quello che sta accadendo nei due paesi (Egitto e Siria). In Egitto, quasi esclusivamente ci sono manifestazioni contro il governo militare: la maggioranza, pacifiche, autentiche, spontanee e costanti. Nessuna manifestazione in favore del governo. L'imperialismo chiude un occhio alla violenza dello stato che proprio questa settimana, ha fatto più di cinquanta manifestanti uccisi e migliaia di feriti. I media e i leader delle maggiori potenze non parlano di "aiuti umanitari", "diritti umani", "sanzioni", "dittatori", "ribelli". Richiedono il "senso comune" su entrambi i lati, come se fosse uguale la potenza di fuoco. Dopo la grande manifestazione del popolo egiziano, lo scorso Venerdì, gli yankee pressano il governo militare per consegnare il governo ai civili, è chiaro che il campo politico è lo stesso. Una soluzione mediata in Egitto dà anche legittimità all'imperialismo per isolare e invadere la Siria. Certo. Il governo egiziano è un alleato degli Stati Uniti e della NATO. E 'il secondo più grande destinatario "aiuti militari" gli Stati Uniti, dopo Israele, di cui il grande alleato Egitto sta contribuendo a placare i palestinesi ai confini con la Striscia di Gaza. In Siria, le manifestazioni maggiori invece sono in difesa del governo civile. Dopo aver iniziato ad ottenere i cambiamenti reclamati, politiche sociali ed economiche, ora hanno come tema centrale l'opposizione alla crescente minaccia di invasione militare dell'imperialismo. Ci sono milioni di persone, che protestano contro l'intervento straniero. Le manifestazioni contro il governo, infinitamente inferiori a quelle favorevoli, sono sovradimensionati e manipolate dai media. Super mercenari armati dalla CIA(Usa), il Mossad(Israele) e la M16(Inghilterra), con il supporto delle oligarchie arabe, si infiltrano nei confini della Turchia e Giordania, che sostengono il gioco dell'imperialismo. Lo scontro è tra provocatori e cecchini da una parte e le truppe e la polizia dall'altra, ci sono vittime da entrambe le parti e finiscono per provocare vittime civili. Questo scenario viene utilizzato per giustificare l'intervento militare nel paese. I centri imperialisti, stanno mascherando i loro artigli, in quanto si parla di "zona di esclusione", "corridoio umanitario", "ribelli", "peacekeeping", "sanzioni", tutta l'intera litania dei preparatori all'occupazione militare . I vettori aerei degli Stati Uniti sono già sulla costa siriana, crescono le sanzioni per strangolare il paese e le tradizionali chiamate a lasciare la Siria delle grandi potenze straniere che vogliono invadere il paese. Certo. La Siria è un grosso ostacolo per le mire espansionistiche dell'imperialismo ed il sionismo. E' uno dei pochi paesi con cui i palestinesi sono in grado di collaborare. Ha una posizione strategica per il progetto di espansione chiamato "Grande Israele" e crea le condizioni per l'aggressione contro l'Iran e poi forse il Libano, per aiutare a completare la pulizia etnica che ha effetto il sionismo in Palestina e l'egemonia imperialista in tutto il Medio Oriente. In Libia, i "ribelli", applauditi e guidati da alcuni media di "sinistra", si sono impegnati da subito a trasformare il Paese in un imperialismo con un enorme base militare per dominare il continente africano. Con quale morale gli Stati Uniti e la NATO - che hanno ucciso, torturato e ferito negli ultimi anni più di un milione di persone, la stragrande maggioranza civili, in diversi paesi - possono parlare di diritti umani? Con quale morale Arabia Saudita, le monarchie ed emirati arabi, i regimi più conservatori e autoritari nel mondo possono parlare di democrazia? Pertanto, il PCB non tentenna. La lotta di classe è sempre di campo. Il nostro campo sono i lavoratori e coloro che lottano contro l'imperialismo. Pertanto, esortiamo il governo brasiliano a riconsiderare il proprio voto alla condanna delle Nazioni Unite della Siria, e dei lavoratori brasiliani di parlare in solidarietà con il popolo siriano. Pertanto, tutti la nostra solidarietà per la stragrande maggioranza degli egiziani e siriani. Rio, 28 Nov 2012 PCB - Partito Comunista del Brasile

http://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/306663569354188#!/notes/salvatore-tovarish-vicario/minaccia-imperialista-contro-la-siria-nota-del-partito-comunista-del-brasile/283869668321881

 

 

Falsità e omissioni internazionali sulla Siria pubblicata da Armata Rossa 6 agosto 2011

All’indomani della condanna formale emessa dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nei confronti la Siria, per la presunta repressione attuata dal governo di Damasco conto i manifestanti dissidenti, è ancora l’ipocrisia a regnare sovrana nel Palazzo di Vetro di New York.

“Il mondo ha visto il deterioramento della situazione in Siria con profonda inquietudine . Ma gli avvenimenti di questi ultimi giorni sono oltremodo rivoltanti. Continuare così non è sostenibile, Assad non può e loro non possono continuare a uccidere il proprio popolo”, sono state le parole con le quali il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, ha voluto sottolineare la necessità della presa di posizione del Consiglio. Eppure il testo approvato mercoledì scorso dal massimo organo delle Nazioni Unite conteneva anche una sostanziale ammissione della presenza di gruppi di rivoltosi armati nel Paese arabo, quelle stesse formazioni composte quasi esclusivamente da fondamentalisti sunniti denunciate più volte dall’esecutivo siriano e che nei giorni scorsi hanno preso d’assalto le sedi delle principali istituzioni dello Stato. Il segretario generale dell’Onu ha quindi pensato bene di evitare di commentare uno dei punti chiave, non solo del documento stilato dal Consiglio, ma dell’intera crisi siriana.

Quello cioè in grado di spigare e giustificare l’uso della forza in determinate occasioni da parte di Damasco. Un ricorso all’utilizzo dell’esercito per tutelare la popolazione ieri anche da una studentessa di Hama che, raggiunta telefonicamente da Radio 24, ha smentito la presenza dei carri armati del regime all’interno della città. Una testimonianza che, proprio come molte altre, verrà puntualmente ignorata dalla comunità internazionale occidentale, impegnata a portare avanti una campagna mediatica senza ritegno con il chiaro scopo di far cadere l’attuale governo siriano. Dopo aver invitato più volte il presidente al Assad e il suo esecutivo ad attuare le riforme democratiche promesse alla popolazione, infatti, Francia e Italia si sono scagliate contro la nuova legge per il multipartitismo promulgata soltanto ieri dal capo di Stato siriano, che l’ha così resa immediatamente applicabile senza dover quindi attendere il tempo previsto dall’ordinamento del Paese arabo. “Il decreto che autorizza il multipartitismo in Siria emanato dal presidente siriano Bashar al Assad è una provocazione”, ha detto il ministro degli Esteri di Parigi, Alain Juppe, che si è detto pronto a chiedere al Consiglio di sicurezza dell’Onu di andare oltre una semplice dichiarazione di condanna.“Noi vogliamo vedere la formazione dei partiti.

 È evidente che la semplice adozione di un decreto non determina il venir meno delle condizioni di estrema preoccupazione ne' le ragioni che hanno ispirato la condanna dell’Onu”, gli ha fatto eco il titolare della Farnesina, Franco Frattini.Tuttavia le dichiarazioni che preoccupano maggiormente sono quelle rilasciate dal capo di Stato russo Medvedev, fino a poco tempo fa strenuo difensore della Siria e del suo presidente. “Assad deve urgentemente andare avanti con le riforme, ristabilire la pace e creare uno stato moderno. Se non farà questo, si troverà di fronte ad un triste futuro”, ha affermato il capo del Cremlino. Parole che se affiancate a quelle del responsabile della diplomazia francese non possono non far pensare a quanto accaduto in precedenza a Iran e Libia.

 SIRIA, UNA SOVRANITA' CHE INFASTIDISCE GLI USA pubblicato su fb da armata rossa

In Siria, a partire dal 1966 sotto... la direzione del partito Baath e con la partecipazione del Partito Comunista, è stata portata al potere una rivoluzione nazional-democratica che ha assicurato l'indipendenza del Paese, una politica estera anti-imperialista, nonché delle riforme progressiste sia in ambito economico che sociale. Non mancarono, grazie al sostegno dell'allora Unione Sovietica, anche progetti infrastrutturali, quale la diga Thawra sul fiume Eufrate, che garantiva al paese l’autosufficienza energetica e un sistema efficiente di irrigazione agricola. La rivoluzione baathista favorì inoltre la democratizzazione dell'istruzione pubblica, prima appannaggio di pochi figli dell'élite.

 La scelta, poi, di subordinare l’economia agli interessi dello Stato fu determinante per l’innalzamento del tenore di vita dei lavoratori e dei contadini. Oltre a ciò la Siria divenne un paese laico e multi-religioso dalla politica estera molto coraggiosa e totalmente in contrasto con l’espansionismo dei sionisti. In questa situazione l'imperialismo ha deciso di giocare la sua carta per abolire ogni ipotesi realmente rivoluzionaria. Su una cosa possiamo essere sicuri: l'eventuale sconfitta dell’attuale governo significherebbe tutt'altro che libertà, pace e democrazia!
I comunisti siriani hanno conseguentemente riaffermato la loro posizione e si sono schierati, con il governo di Assad. E ciò vale sia per il Partito Comunista Siriano, sia per il più riformista Partito Comunista Siriano Unificato, entrambi membri del Fronte Nazionale Progressista.

Assad, peraltro, continua a godere dell’appoggio indiscusso del Baath, ossia il Partito Arabo Socialista che, per diritto costituzionale, è considerato partito guida della nazione. Al fianco del governo e quindi contro la rivolta si è schierata anche la Federazione Generale dei Sindacati che riunisce tutti i sindacati siriani, guidata da Shaaban Azzouz. I sindacati hanno diramato una nota con le seguenti parole: "gli attacchi pianificati degli imperialisti contro la Siria, contro la classe operaia e contro il popolo della Siria non sono un fenomeno nuovo.

La vera ragione sta nel sostegno dei governi USA e dei loro alleati a Israele e all'occupazione dell'esercito israeliano dei territori arabi. Il loro obiettivo sono il petrolio e le risorse acquifere. Oggi tutti capiscono che questi attacchi organizzati contro la Siria mirano a imporre a quest'ultima un cambiamento nella sua politica estera, per renderla subalterna agli USA".

http://www.facebook.com/home.php#!/profile.php?id=100002123307541

La Siria vista dall'Irak Domenico Losurdo

 

Notizie tragiche e dettagli raccapriccianti giungono da quel paese, ma è difficile
distinguere tra verità e manipolazione, tra legittime proteste e infami tentativi di
destabilizzazione. Può essere utile tuttavia guardare alla Siria a partire non
dall’Occidente ma, ad esempio, dall’Irak. L’occasione ce la fornisce un articolo di Tim
Arango sull’«International Herald Tribune» del 30‐31 luglio. Leggiamo:
«In Irak, la Siria rappresenta ancora qualcosa di simile a un’oasi. Gli irakeni
cominciarono a rifugiarsi di là per sfuggire la guerra diretta dagli Usa e il
susseguente bagno di sangue della violenza settaria. Nel corso della guerra, la Siria
ha accolto circa 300 mila rifugiati irakeni, più di qualsiasi altro paese nella regione (a
quello che riferisce l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati).
In questi giorni, anche se la Siria deve fronteggiare i suoi disordini, sono pochi gli
irakeni che ritornano in patria. In effetti, sono molto più numerosi gli irakeni che
partono per la Siria di quelli che ritornano in patria».
Gli irakeni fuggono non solo per lasciarsi alle spalle la guerra che continua a farsi
avvertire, ma anche perché non ne possono più di un paese caratterizzato
dall’inefficienza e dalla corruzione dei servizi pubblici. Sì, «la Siria viene vista come
un paese migliore in cui vivere».
Interrogati dall’«International Herald Tribune», gli irakeni si esprimono con
semplicità ed efficacia. Con riferimento alla Siria dicono: «Là la vita è bella, là le
donne sono belle» (non c’è l’obbligo del velo). In ogni caso, «c’è una cosa
importante: libertà e sicurezza dappertutto». E’ a partire da questa diffusa
convinzione che, «a causa delle vacanze estive, è cresciuto il numero delle persone
che abbandonano l’Irak per la Siria».
Ma cosa riferiscono coloro che già si sono stabiliti in quel paese
(presumibilmente nelle regioni più tranquille)? Interrogato sempre dal quotidiano
statunitense, un irakeno testimonia: sì, alla televisione lo spettacolo che viene
offerto della Siria è assai inquietante, ma «quando telefono alla mia famiglia, mi
dicono che tutto è ok».
Ovviamente il quadro qui tracciato è unilaterale e roseo in modo eccessivo. Ma
coloro che, dopo aver scatenato la guerra e aver provocato direttamente o
indirettamente decine e decine di migliaia di morti, hanno ridotto l’Irak in condizioni
ancora oggi così catastrofiche da far apparire la Siria come un «oasi», costoro non
hanno lezioni da impartire né ad un paese né all’altro. Per restare in Medio Oriente:
coloro che, mentre continuano a bombardare la Libia, senza esitare a massacrare i
giornalisti e i tecnici della televisione di quel paese, pretendono di dare lezioni sui
«diritti umani» e sognano una nuova «guerra umanitaria», costoro dimostrano di
aver smarrito persino il senso del pudore e del ridicolo.
1 agosto 2011
dal blog di Domenico Losurdo
http://domenicolosurdo.blogspot.com

 

SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE di Fulvio Grimaldi

 
Tocca alla Siria? Tocca alla Siria! Potete immaginare che le belve necrofore del Finanzkapital perdano l’occasione, ora che hanno messo la sordina all’apocalisse libica, di distrarre le proprie popolazioni vampirizzate e finalmente in rivolta in mezzo Occidente (tra cui un migliaio di città e cittadine Usa) con una nuova campagna per la “salvezza dei diritti umani e l’avanzamento della democrazia” in Siria”? No, non potete. Anche perché, se non vi fossero bastati i mattatoi allestiti dalle élites Nato, con l’aiutante di campo Obama, in Afghanistan, Iraq, Yemen e Somalia, a strapparvi dagli occhi le fette di prosciutto marcio delle “verità” diffuse dagli embedded di destra, centro e sinistra, dovrebbe essere stato sufficiente il martirio della Libia libera, giusta e invincibile. Un martirio tuttora in atto e i cui responsabili sono stati smascherati in tutta la loro nefandezza da una resistenza di popolo che ha del sovrumano: 8 mesi di tempeste di morte Nato, di terrorismo sanguinario del brigantaggio assoldato tra Al Qaida, satrapi del Golfo e vendipatria bulimici di ladrocinio, settimane di assedio alle città resistenti Sirte, Beni Walid e a tutto il Sud, con taglio genocidio dei rifornimenti vitali, linciaggi di massa… e qual è l’esito? Che le forze coalizzate di 27 paesi tra i più potenti del mondo, con sul terreno i migliori squadroni della morte Nato (“Forze speciali”), a guidare marmaglie capaci solo di esercitare il loro sadismo necrofago sugli inermi, “controllano” alcune città in cui continuano a erompere ribellioni e spuntare bandiere verdi, si frantumano e azzannano tra di loro per il bottino, constatano davanti a sé una nazione che li costringerà, come l’Afghanistan, come l’Iraq, come lo Yemen, come la Somalia, a svenarsi per anni in una partita invincibile. Mentre il costo dei loro macelli si abbatte sui propri popoli, sempre più deprivati e sempre più incazzati, che accendono focolai sotto i loro banchetti da un continente all’altro, addirittura nella pancia del mostro.

Occorreva urgentemente un diversivo. L’attacco quasi in contemporanea a Libia e Siria avrebbe dovuto nel giro di un paio di settimane, come dicevano gli Stati Maggiori, completare la normalizzazione della colonia “Grande Medio Oriente” dall’Atlantico al Golfo Persico, consentendo poi di ripulire, ricorrendo al pretesto dei soliti reparti coperti Al Qaida, gli uranici e petroliferi Algeria e Sahel, Corno e Controcorno strategici tra Somalia e Yemen, e di stroncare definitivamente una “primavera araba”, che si conta già sterilizzata altrove. Una primavera araba, peraltro, che aveva radici profonde nelle rivoluzioni laiche, antimperialiste, socialiste, di Libia e Siria, sopravvissute e vittoriose fin da lontani decenni del secolo scorso. Dopo si sarebbe pensato a sistemare l’Iran, ultimo contrafforte islamico sovrano tra Usa e Cina. E invece, ecco che ovunque li troviamo impantanati nella melma di un mercenariato imbelle e inaffidabile, aggrediti da masse non violente ma incontenibili, mentre inciampano a ogni passo nelle imboscate di popoli armati e hanno la credibilità planetaria fatta a pezzi dalla rozza iattanza delle loro bugie. Bugie chiare, se non agli intossicati sospesi nel nulla culturale della “comunità internazionale”, 7% scarso dell’umanità, al restante 93% latinoamericano, africano, asiatico. Urgente era dunque spostare lo sguardo dei renitenti nelle Piazze Tahrir, fiorite in mezzo mondo, sul solito nemico esterno. Non da noi, dove il tessuto delle menzogne ha imbavagliato e mummificato le “sinistre” di ogni risma, e l’occhio, che doveva guardare agli oceani di sangue e alle vette di eroismo di là dal breve mare, se lo sono pugnalati da tempo, ma ovunque, pur accendendo fuochi nelle piazze dell’Impero, si insistesse a recitare novene ai “diritti umani” e si alimentassero ceri sotto il simulacro “Democrazia”.

 Il nemico esterno Siria, speranzosamente affidato alla solita compagnia della bella morte Fratelli Musulmani, carta di ricambio Usa, invasata di furori religiosi e bulimica di soldo e di burka, fornita dai quartieri generali in Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Qatar, destra libanese e dall’arlecchino turco, non dava segni di collasso. Ci si era illusi che sarebbe bastata qualche strage perpetrata dagli infiltrati armati, qualche eccessiva reazione di Bashar El Assad, per far sgomberare il campo al Baath e poi collocare nei palazzi di Damasco quelli dell’ennesimo Consiglio Nazionale Rivoluzionario, i pitbull ben addestrati al morso e all’obbedienza nei lunghi anni alla greppia di Londra e Washington. Non ha funzionato niente e la Siria libera è più in piedi che mai. Fin dai primi giorni di marzo ha dovuto vedersela con gruppi armati, prima nelle roccaforti islamiste di Deraa, Homs e Hama, poi altrove, ma sempre in aree contigue alle basi estere di rifornimento, che sparavano su manifestanti di ogni indirizzo e sulle forze dell’ordine. A ottobre saranno 500 i militari e poliziotti uccisi e oltre 1000 i civili. Il popolo siriano ha reagito con adunate oceaniche a supporto del proprio Stato e governo, Assad ha offerto dialogo, revisioni costituzionali, elezioni, richieste fatte dalla stessa opposizione e, come in Libia, sistematicamente ridicolizzate e rifiutate su ordine di servizio Nato. A ribellione armata di terroristi eterodiretti ha risposto con repressione armata. Arricciate il naso? Mettiamo che in un’Italia antifascista liberata dai partigiani, la Germania nazista spedisca a far casino arnesi mercenari del neofascismo internazionale. Cosa dovrebbe fare lo Stato? Avesse voluto il cielo, o chi per lui, che Gheddafi avesse risposto così ai quattro scalzacani di Bengasi, anziché ordinare alle guarnigioni e alla polizia di non aprire il fuoco sugli attaccanti! Sarebbe finita prima che un soloTornado venisse tirato fuori dall’hangar di Sigonella. Soffriva di corruzione l’amministrazione siriana? C’erano familismo, privilegi di casta, prevaricazioni? E chissenefrega. Nel senso che chi siamo, noi nella latrina, per lanciare merda? C’è un popolo, degli ininterrottamente aggrediti, che stia meglio dopo l’arrivo dei liberatori occidentali? Che non stia spaventosamente peggio? Chi ha più sangue sulle mani, Assad e Gheddafi, o Obama, Bush, Cameron, Blair, Sarkozy, Prodi-Berlusconi con i loro quasi 40 concittadini morti in Afghanistan appresso alle migliaia da loro ammazzati, con il quarto posto conquistato nella classifica dei boia della Libia?

Alla televisione siriana appaiono arsenali di armi sequestrate ai “ribelli”, tra esse un carico di mitragliatrici e bombe a mano provenienti dall’esercito israeliano e sequestrate a Homs, riprese di cecchini che tirano sulle manifestazioni, i doganieri libanesi che bloccano decine di trasporti di armi per i mercenari. Fucilatori catturati video- e audio-rivelano i loro mandanti e la loro missione. Tra i mandanti eccelle Saad Hariri, ex-premier filoisraeliano e filo-saudita del Libano, detronizzato dall’opposizione nazionale, figlio di Rafiq. Ma, come è risaputo, la “voce dell’altro” non si ascolta, è per definizione indegnamente falsa. Non è stato così con Milosevic e la voce dei serbi, con Saddam e la voce degli iracheni, con i Taliban e la voce degli afghani? Sono ominicchi, scarsamente umani. E questo da un mondo dove madonnine di gesso lacrimano sangue e genocidi vengono definiti “interventi umanitari”. Date un’occhiata a http://www.youtube.com/watch?v=13xy37BulPI&feature=share e ascoltate le confessioni di un oppositore sulle matrici e i trombettieri del tentativo di destabilizzazione della Siria. Leggi tutto l'articolo qui: 

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ALLAH SOURIA BASHAR WA BASS

pubblicata da Mariella Salvadore il giorno giovedì 16 febbraio 2012 alle ore 22.39 ·

Vorrei parlare della Siria facendo alcune considerazioni partendo dalla mia esperienza in questo splendido paese. Sono stata quattro volte in Siria, una prima dei disordini, e le altre tre dopo. Comincio, ovviamente, dalla prima esperienza. Ho avuto modo, in quel caso, di visitare la Siria in lungo e in largo, e di conoscere personalmente sia il grado di civiltà e modernità del paese, sia il consenso di cui gode, in una larga fascia della popolazione siriana, il presidente Bashar al-Assad. Leader che è rimasto pressoché sconosciuto alla maggioranza degli occidentali fino alla cosiddetta "primavera araba", che tanta violenza e devastazione ha seminato nell'intero cosiddetto vicino e medio oriente.

Presidente, Bashar al-Assad, sconosciuto all'opinione pubblica, ma non ai leader europei, che negli anni passati hanno ricevuto con tutti gli onori questo leader che oggi viene dipinto come un mostro, un degenerato e un sadico. Tutto questo devo dire che mi ricorda un grande leader del secolo scorso, tale Giuseppe Stalin, celebrato a più riprese da molti leader occidentali, come Churchill, che, a proposito del leader sovietico, disse: "I like this man", e che alla conferenza di Teheran del novembre 1943 lo salutò come "Stalin il grande". O come Averell Harriman, ambasciatore statunitense a Mosca tra il 1943 e il 1946, che disse a proposito del capo di stato sovietico: "lo trovo meglio informato di Roosevelt e più realistico di Churchill, in qualche modo il più efficiente leader di guerra". O, per parlare di casa nostra, lo stesso Alcide De Gasperi si espresse con parole di elogio per "il genio di Giuseppe Stalin". O Sandro Pertini, compianto Presidente della Repubblica, che scrisse per la morte di Stalin parole di sincera ammirazione. Anche molti intellettuali occidentali si profusero in passato in elogi per la "saggezza di Stalin".

    Fino a quando un famigerato "Rapporto Chruščёv" volle consegnare alla Storia la stessa persona eroica, geniale e saggia, come "un enorme, cupo, capriccioso, degenerato mostro umano". Parole molto simili a quelle usate oggi per descrivere il presidente siriano Bashar al-Assad. Il quale, lo ricordo, è stato ricevuto con tutti gli onori nell'aprile 2002 da Walter Veltroni, nel dicembre dello stesso anno dalla regina Elisabetta, nel agosto 2005 dal presidente turco Erdogan, nell'ottobre 2007 ancora in Turchia dal primo ministro Abdullah Gul e nell'ottobre 2008 dal presidente italiano Giorgio Napolitano. Fu celebrato, il presidente siriano, come un leader illuminato, e la sua consorte descritta come "il fiore del medioriente". Che cos'è cambiato da allora? Forse un altro provvidenziale "Rapporto Chruščёv"? Personalmente ritengo che il giorno che saranno aperti gli archivi segreti della Casa Bianca, si troveranno progetti tipo "Progetto Trockij", "Progetto Chruščёv" il "Progetto Gorbaciov", nonché il ben congegnato "Progetto Nuova Sinistra Italiana". La quale ha ardentemente sposato la causa contro il mostro Bashar al-Assad, quell'uomo assetato di sangue che uccide il proprio popolo. Ma quanti di loro conoscono veramente la situazione siriana? Non sarà forse che un vecchissimo metodo della propaganda politica consiste nello spostare l'attenzione su nemici esterni, al fine di portare avanti i propri scopi politici interni? Forse non si vuole parlare in Italia della totale distruzione dello Statuto dei Lavoratori e della regressione dei diritti di questa parte della società in nome della cosiddetta ripresa economica e della tenuta dei sistemi finanziario e bancario, i soli in grado di garantire, secondo loro, la sopravvivenza della società? Non sarà che gli eredi ufficiali del partito del proletariato e del movimento operaio, sono impegnati a fare la maggior parte del lavoro sporco per garantire quella flessibilità, leggi precariato, che le banche, la confindustria e il sistema capitalista in generale chiedono con forza? Non sarà che l'orco indica il mostro che si trova oltrefrontiera perché il popolo non veda il mostro che abita in casa propria? A voi la risposta.

    Passo ora a parlare davvero di Siria. Come dicevo, in questo splendido paese sono stata più volte. All'inizio, quando la vergognosa aggressione alla Siria sovrana non era ancora iniziata, ho trovato un paese pieno di vita, un popolo ospitale e gentile, nonché curioso nei miei confronti. I siriani che ho conosciuto hanno messo a mia totale disposizione le loro case, qualcuno ha addirittura fatto dormire i propri bambini in un letto solo, pur di liberare una camera per me, e darmi ospitalità per la notte. Tutta la famiglia ha abbandonato le abituali occupazioni giornaliere per occuparsi di me, gradita ospite italiana. Non ricordo chi lo disse, ma la frase: "ogni essere al mondo ha due case: Una è la propria, l'altra si chiama Siria", è decisamente veritiera.

    Ho potuto vedere la convivenza tra etnie e religioni diverse, la profonda tolleranza nei confronti del prossimo che contraddistingue questo paese. Solo in Siria si possono vedere chiese a fianco della moschee.

    Ho visitato il convento di Maaloula, dove è presente il primo altare cristiano, nell'area geografica che può a ben ragione essere considerata la culla della cristianità.

    Nel 2004 Giovanni Paolo II visitò la Siria, e fu ricevuto proprio da Bashar al-Assad, oltre che da esponenti di altre fedi religiose. Visitò anche le moschee, e fu, a detta dello stesso Wojtyła, un incontro molto importante per il dialogo interreligioso.

Lo stesso Papa descrisse la Siria come "la culla della civiltà e della cristianità".

In Siria ho conosciuto sunniti, sciiti, drusi, persino ismaeliti, ho conosciuto alawiti, ho ammirato una splendida sposa armena il giorno del suo matrimonio. Persone solari e sorridenti, fiere delle proprie origini ma tolleranti, lo ripeto, con il prossimo.

    Ho visitato però anche la Siria più primitiva, quella del fanatismo religioso, quartieri ostili, nei quali più ti addentri e meno l'aria si fa respirabile, quartieri dai quali non vedi l'ora di uscire, perché in quei quartieri sembra non arrivare nemmeno la luce del sole. Dove se sei donna e per una disgraziata coincidenza hai bisogno di comprare assorbenti intimi puoi stare certa che ti guarderanno come se tu fossi il demonio in persona, come colei che è venuta a portare la maledizione e la sventura in quei luoghi. Questi sono gli ambienti in cui la rivolta ha attecchito, ha preso forza, ed è esplosa con tutta la violenza del cieco fanatismo.

    Lo stesso fanatismo che ha portato al genocidio degli armeni del secolo scorso, ad opera del governo turco, che qualcuno in Italia conosce, ma anche degli alawiti, che nessuno conosce. Oggetto di pulizia etnica da secoli. L'ultima, come dicevo, nel secolo scorso, dove in pochi giorni ne vennero trucidati 300.000. Qualcuno ne parla? Decisamente no. Qualcuno conosce la situazione degli alawiti nel Libano? Io ci sono stata, nel Libano. A Tripoli, dove gli alawiti vivono nei ghetti, e da cui non possono uscire altrimenti saranno sicuramente aggrediti. Ma dove anche i cristiani non escono mai dai propri quartieri, per lo stesso motivo. Una grande prigione a cielo aperto è il Libano. Una grande e libera patria è la Siria. Quale tra queste due sceglierebbero gli italiani e gli occidentali per sé?

    Ho conosciuto un tassista alawita, a Tripoli. Mi ha raccontato che ha grande difficoltà a lavorare, che non può mettersi in turno come tutti gli altri, perché gli integralisti sunniti di Tripoli lo insultano e lo picchiano appena lo vedono. Si barcamena come può, ma se non fosse per l'aiuto dei parenti che stanno in Siria non riuscirebbe a mettere insieme il pranzo con la cena. E' quindi questo che gli attivisti per i diritti umani vogliono? Ignorano completamente le dinamiche che innescherebbero appoggiando il fondamentalismo islamico come stanno facendo? Ignorano forse che in Siria questi sedicenti rivoltosi sparano, loro si, contro i siriani? Voglio raccontarne anche un altro, di aneddoto. Ero in Siria, su un piccolo battello. Il comandante era, per sua stessa ammissione, un salafita, Credendo evidentemente che io e il mio compagno fossimo dalla loro parte, si sono lanciati, il comandante ed il suo equipaggio, in una dissertazione sul futuro politico della Siria. E hanno detto che gli alawiti sono dei maledetti da Dio, seguaci di Satana, da eliminare interamente. Aggiungendo che, per loro, uccidere anche un solo alawita è la giusta strada per il paradiso. E in più, non soddisfatto, ha aggiunto per concludere, che, solo l'eliminazione di questa etnia avrebbe garantito la prosperità del paese. Come se qualcuno qui dicesse che solo ammazzando tutti i testimoni di geova sarà possibile la ripresa economica. Ora, siccome non ho certo la pretesa di addentrarmi in ambito teologico, vorrei fare solo delle considerazione politiche.

    Dal momento che, dal punto di vista dei salafiti non esiste legittimità democratica, ma solo la legittimità determinata dall'osservanza della legge divina, mi chiedo: di quale democrazia allora parlano? Paesi del Golfo, come l'Arabia Saudita e il Qatar, in prima linea nella battaglia per la democrazia in Siria, sono retti da una monarchia teocratica. L'Arabia Saudita non ha una Costituzione e i cittadini non votano nessun loro rappresentante, a nessun livello. Il Qatar è una nazione minuscola anch'essa retta da una monarchia teocratica. Anch'essa non possiede una Costituzione ma in compenso possiede la più grande base americana del medioriente. I cittadini non votano.

Il Qatar e l'Arabia Saudita governano anche sul Bahrein, a maggioranza sciita, un ramo diverso da quello sunnita del monarca. La repressione nei confronti di questa minoranza è feroce, per quali motivi questa repressione è legittima agli occhi degli occidentali? Tra l'altro, per raccontarne una, l'attuale emiro del Qatar ha preso il potere nel suo Paese esautorando nientemeno che il proprio padre. Il quale era andato all'estero per motivi di salute, per curarsi negli ospedali occidentali. Al suo ritorno, anziché trovare parenti entusiasti del suo ritorno, ha trovato l'arresto e il carcere.

Di quale democrazia parla allora l'emiro del Qatar? Di quale democrazia parlano gli sceicchi sauditi, democrazia che non applicano nel loro paese? Non sarà il solito vecchio giochetto caro all'occidente, agli americani in particolare ma in allegra compagnia su questo fronte, di ignorare la natura dittatoriale del potere negli stati mediorientali, basta che questi dittatori siano amichevoli e collaborativi nel salvaguardare gli interessi occidentali nella zona? Regione geografica, il medioriente, da cui dipendono gli interi destini del mondo,lo sappiamo, in quanto detentrice delle riserve di risorse energetiche essenziali, quali il petrolio e il gas. Questo credo che lo sappiano tutti, anche i bambini. In che cosa Bashar al-Assad è diverso? Innanzitutto, nel suo essere in generale non allineato ai diktat di Washington, dopodiché, nel suo sostegno alla resistenza palestinese e libanese. Nella sua collaborazione con l'Iran, il nemico un pò di tutti.

    Eppure, la Siria è un paese stabile e che vive in pace da quarant'anni. Ha difeso il Libano nel 2006, ma da una guerra di aggressione, dichiarata da Israele, non dalla Siria. Paese, Israele che certo non ha avuto scrupoli nell'usare la forza contro qualunque tipo di dissidenza o di non adesione ai propri piani.

Convivono in Siria, come già detto, numerose etnie e numerose fedi diverse. L'organizzazione dello Stato è di tipo socialista, ogni cittadino siriano riceve un quantitativo di generi di prima necessità, come il pane, o lo zucchero, oltre a mille litri di gasolio l'anno. La sanità è completamente gratuita, l'istruzione pure, dall'asilo all'università. E' forse questo l'aspetto più odioso per l'occidente capitalista? Che esistano paesi dove lo Stato esiste, ed è forte, al contrario dei loro dove lo Stato deve stare fuori dall'economia, salvo poi stanziare centinaia di miliardi di dollari o di euro per salvare il sistema finanziario, lo stesso che ha provocato la crisi, per l'azzardo di pochi ma grandi speculatori finanziari?

    Tornando ai cristiani, vorrei sottolineare lo stato di totale abbandono in cui essi sono lasciati da quella che è la loro Chiesa, vale a dire il Vaticano. Ho conosciuto un prete cattolico in Siria, entusiasta di poter esercitare il proprio italiano con me. Mi ha raccontato che diverse volte ha organizzato viaggi in Italia, che sono stati ricevuti dal Papa e che all'Angelus sono stati pubblicamente salutati. "Salutiamo i nostri fratelli siriani, che ci hanno fatto l'onore della loro visita oggi in questa piazza", disse papa Ratzinger.

    Ho ripensato molto a quel prete in questi mesi. Mi sono chiesta, cosa penserà dei semplici, timidi e senza conseguenze "preghiamo per la pace in Siria", pronunciati dal Papa in questi mesi? Poteva la guida dei cristiani di tutto il mondo dire qualcosa di più? Il destino dei cristiani siriani, nel caso in cui i fanatici brigatisti salafiti prendessero il potere, gli interessa o non gli interessa? Che cosa pensa dei cristiani bruciati vivi nelle chiese in Egitto dopo la "primavera araba"? Gli interessano o non gli interessano?

Auguro alla Siria di ritornare a splendere come esempio di convivialità tra le diversità, che è la vera ricchezza, trovandosi l'icona della Madonna accanto alla mezzaluna islamica, in barba a tutti i megafoni della menzogna che siano appianati, trombette o colombe pasquali. Già, secondo loro le notizie da Homs provengono solo dai piccioni viaggiatori.

Per concludere, la sottoscritta è italiana di nascita, siriana di adozione, stalinista d'impostazione ed assadista di convinzione.

Mariella Salvadore

http://stalin.blogfree.net/?t=3940247

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“LA SIRIA RIMARRA’ LIBERA E INDIPENDENTE” – Discorso del Presidente Bashar al-Assad, il martedì 10 gennaio 2012 (testo italiano completo¹) Il testo integrale del discorso :

Il testo integrale del discorso :

So di essere stato distante dai media per lungo tempo, e mi è mancatod il contatto diretto con i cittadini, ma ho sempre seguito gli avvenimenti all’ordine del giorno, raccogliendo le informazioni in modo che il mio discorso possa essere costruito su quello che si dice per strada.

Vorrei salutarvi nel nome del panarabismo, che continuerà ad essere un simbolo della nostra identità e nostro rifugio nei momenti difficili, come continueremo ad essere il suo cuore pulsante, con amore e affetto. Vorrei anche salutare voi nel nome del nostro paese che sarà sempre la fonte del nostro orgoglio e dignità, come rimarremo fedeli ai suoi valori autentici per i quali i nostri padri e nonni si sono sacrificati a caro prezzo per rendere la nazione fieramente indipendente . E sono orgoglioso della vostra fermezza, che manterrà la Siria una fortezza invincibile di fronte a tutte le forme di penetrazione e libera nel resistere alla sottomissione a forze straniere.

Oggi, mi rivolgo a voi, dieci mesi dopo lo scoppio degli sfortunati eventi che hanno colpito il paese imponendo nuove condizioni sulla scenario siriano. Per tutti noi, queste condizioni rappresentano una prova importante per il nostro impegno nazionale, e non possiamo superare questa prova se non che col nostro continuo lavoro ed onesti intenti basati sulla nostra fede in Dio, sul carattere autentico della nostra gente, e sulla sua natura solida, lucida, nel corso dei secoli luminosa e robusta. Nonostante questi eventi ci abbiano fatto pagare, fino ad ora, un caro prezzo, che ha reso il mio cuore sanguinante, come ha fatto sanguinare il cuore di ogni siriano, c’è bisogno che i figli della Siria, indipendentemente dalle loro fedi e dottrine, siano saggi e ragionevoli, e che siano guidati dai loro più profondi sentimenti nazionali. Solo così il nostro Paese può ottenere la vittoria, con la nostra unità, la nostra fratellanza, la nostra volontà di andare oltre orizzonti ristretti ed interessi momentanei, per risolvere i problemi della nostra nobile nazione . Questa è la nostra destinazione, la forza del nostro paese e la gloria della nostra storia.

La Cospirazione Esterna non è più un segreto

La Cospirazione Esterna non è più un segreto, perché ciò che viene complottato nelle stanze dei congiurati ha iniziato ad essersi chiaramente rivelato agli occhi del popolo. Non è più possibile ingannare gli altri, ad eccezione di quelli che non vogliono ascoltare o vedere; come le lacrime versate dai dispensatori di libertà e di democrazia per le nostre vittime, proprio non possono più nascondere il loro ruolo svolto nello spargimento di sangue, che hanno cercato di utilizzare per i propri scopi. All’inizio della crisi, non era facile spiegare cosa stesse succedendo. Le reazioni emotive e l’assenza di razionalità superavano i fatti. Ma ora la nebbia è stata rimossa e non è più possibile per le parti, regionali e internazionali, che volevano destabilizzare la Siria, forgiare a loro piacere fatti ed eventi. Ora le maschere sono cadute dalle facce di quei partiti, e siamo diventati capaci di decostruire l’ambiente virtuale che hanno creato per spingere i siriani verso l’illusione, per poi farli cadere. Questo ambiente virtuale è stato creato per portare ad una sconfitta psicologica e morale, la quale avrebbe portato ad una sconfitta vera e propria. Questo attacco, senza precedenti, dei media aveva lo scopo di indurci in uno stato di paura, e questa paura, che avrebbe paralizzato la volontà, avrebbe portato alla sconfitta.

Oltre sessanta canali TV nel mondo si sono dedicati al lavoro contro la Siria.

Oltre sessanta canali televisivi in tutto il mondo si sono dedicati al lavoro contro la Siria. Alcuni di essi si sono dedicati al lavoro contro la situazione interna siriana, e alcuni altri stanno lavorando per distorcere l’immagine della Siria all’estero. Ci sono decine di siti internet, e decine di giornali e diversi canali mediatici, il che significa che stiamo parlando di centinaia di reti multimediali.

Il loro obiettivo era quello di spingerci verso uno stato di auto-collasso, con lo scopo di risparmiare sforzi nel condurre molte battaglie; hanno fallito nell’intento, ma ancora non mollano.

Uno dei loro tentativi, di cui si è consapevoli, è quello fatto personalmente nei miei confronti nella mia intervista al canale di notizie americane. Di solito non mi guardo in TV, che sia un’intervista o un discorso. Quella volta ho visto l’intervista e stavo quasi per credere a quello che mi è stato mostrato d’aver detto. Se erano in grado di convincere me stesso della menzogna, come potrebbero non convincere gli altri! Per fortuna, abbiamo avuto una versione originale dell’intervista, ed hanno fatto quello che hanno fatto, perché hanno pensato che non avessimo una versione originale da poter presentare ai cittadini da confrontare con la loro versione. Senza avere avuto tale possibilità, nessuno avrebbe mai creduto nella macchinazione professionale che hanno fatto, anche se ora parlassi per ore, per cercare di dirvi che non ho detto ciò che è stato travisato su quel canale di news.

Naturalmente, avevano un unico obiettivo in mente. Non essendo riusciti a causare uno stato di collasso in Siria, a livello popolare e istituzionale, hanno voluto prendere di mira il vertice della piramide dello Stato, per dire ai cittadini, da un lato, e naturalmente all’Occidente, dall’altro, che questa persona vive in un bozzolo e non sa cosa stia succedendo. Hanno anche voluto dire ai cittadini, soprattutto quelli nell’apparato statale, che se la figura in alto alla piramide sta eludendo le responsabilità e dando la sensazione che le cose stiano cadendo a pezzi, poi è normale che le cose vadano fuori controllo.

Ci sono state continue voci le quali dicevano che il presidente aveva lasciato il paese, come a dire che il presidente avrebbe rinunciato alla sua responsabilità. Hanno fatto del loro meglio per far circolare quelle voci, ma noi diciamo loro: ‘questi sono i vostri sogni, perché io non sono una persona che si arrende di fronte alle proprie responsabilità.’

Quando sorseggiavo un pò d’acqua, nel mio precedente intervento, dicevano che “il presidente è nervoso”, ma noi non abbiamo mai pescato nel torbido, né in periodi di crisi, né in situazioni normali. Ora si utilizza la dichiarazione precedente per dire che il presidente siriano ha annunciato che non rinuncerà suo posto. In realtà, essi non fanno distinzione tra le due nozioni di ‘ufficio’ e ‘responsabilità’, ed io dissi nel 2000 che non sono in corsa per nessun ‘ufficio’ ma non fuggo le mie responsabilità. Un ufficio non ha nessun valore. Si tratta puramente di un attrezzo e chi è in cerca di un ‘ufficio’ non merita rispetto.

Stiamo parlando ora di responsabilità, e questa responsabilità deriva la sua importanza dal sostegno pubblico. Questo significa che ho acquisito la posizione con l’appoggio del popolo, e quando lo lascerò, sarà per volontà di questo popolo. Questo è definitivo, ed indipendentemente da ciò che avete sentito, ho sempre basato la mia politica estera, in tutte le nostre posizioni, sul sostegno pubblico e la pubblica volontà. Cosa ne facciamo dell’intervista con il canale americano, nel contesto dei media? Si è parlato ripetutamente circa la buona intenzione di molti, sia all’interno della Siria che nel mondo esterno. Perché non permettiamo che i media entrino in Siria? Infatti, durante il primo mese o mese e mezzo della crisi, arabi e stranieri delle reti mediatiche erano completamente liberi di muoversi all’interno della Siria. Tuttavia, tutte le invenzioni dei media, e l’intera campagna politica e mediatica contro la Siria, sono stati costruiti in quella fase di montature e distorsione; e c’è differenza tra distorcere la verità, attribuendosi credibilità essendosi presentato dall’interno della Siria, da un lato, e distorcere la verità dall’esterno della Siria, dove verrebbe data meno credibilità ad una frode del genere. Ecco perché abbiamo preso la decisione, non di non chiudere la porta a tutte le reti dei media, ma di essere selettivi nell’accesso a loro dato, al fine di poter controllare la qualità delle informazioni, o la falsificazione di esse, che andrebbero al di là dei confini.

La vittoria è molto vicina finchè saremo in grado di sopravvivere e di investire nei nostri punti di forza

Siamo stati pazienti in una battaglia senza precedenti nella storia moderna della Siria, una battaglia che ci ha reso più forti. Anche se questa battaglia comporta rischi significativi e sfide decisive, la vittoria sarà molto vicina finchè saremo in grado di sopravvivere e d’investire nei nostri punti di forza, che sono molti, e di conoscere le debolezze degli avversari, che sono ancora di più. La vostra consapevolezza pubblica, che si basa su fatti, non su ipotesi, sottovalutazioni, esagerazioni o semplificazioni, ha avuto il ruolo più importante nello scoprire il ‘sistema’ e limitandolo nell’attesa di averlo completamente contrastato. Nella nostra ricerca per smantellare questa ‘ambientazione virtuale’ e per garantire l’importanza della situazione interna nei confronti di qualsiasi ingerenza esterna, abbiamo deciso di parlare in modo chiaro/onesto, avendo avuto omissioni e difetti/ostacoli qui e lá in alcune aree. Questo intendevo dire nei discorsi precedenti quando parlavo degli errori, non intendendo affatto sottovalutare l’importanza di tali schemi esterni. Non credo che una persona ragionevole possa negare oggi che questi atti di sabotaggio e di terrorismo si spostino verso un altro livello di criminalità, il quale mira alle menti, alle persone altamente qualificate e alle istituzioni. Lo scopo di tutto questo, è quello di generalizzare uno stato di panico, per distruggere il morale e farvi raggiungere lo stato della disperazione, cosa che avrebbe aperto la strada a ciò che era stato pianificato “dall’esterno” per diventare una realtà, ma questa volta in mani ‘locali’.

All’inizio, hanno cercato la loro desiderata rivoluzione, ma la loro rivoluzione gli si è girata contro e contro i vandali ed i loro mezzi. Fin dai primi giorni, però, il popolo si ribellò contro di loro, precludendo così sia loro che i loro scagnozzi. Quando rimasero scioccati dalla vostra unità, cercarono di smontare e frammentare questa unità attraverso l’uso orrendo dell’arma confessionale, dopo averlo mascherato con la copertura della santa religione. Quando hanno perso la speranza di raggiungere i loro obiettivi, hanno deviato in atti di sabotaggio e assassinio sotto la copertura di diverse etichette, come l’utilizzo di alcune manifestazioni pacifiche e lo sfruttamento di torti commessi da persone di stato. Così hanno avviato il processo degli omicidi, hanno tentato di isolare le città e dividere le varie parti del paese. Hanno rubato, saccheggiato e distrutto strutture pubbliche e private, e malgrado aver sperimentato con tutti i modi e mezzi possibili al mondo di oggi, con tutti i mezzi di comunicazione regionali e internazionali di sostegno politico, non hanno trovato un punto d’appoggio per la loro auspicata rivoluzione.

I paesi arabi non sono tutti uguali nelle loro politiche verso la Siria

Ed ecco il ruolo degli stranieri: dopo non essere riusciti in tutti i loro tentativi, non c’era altra scelta che un intervento esterno. Quando diciamo stranieri, di solito ci viene in mente che si tratti di chi è un esterno straniero. Purtroppo, questo forestiero, dal di fuori, è diventato un misto di arabi e stranieri, e talvolta, in molti casi, questa parte araba è più ostile e peggiore di quella estera. Non voglio generalizzare, l’immagine non vuol essere desolante, perché i paesi arabi non sono tutti uguali nelle loro politiche. Ci sono paesi che hanno tentato durante questa fase di svolgere un ruolo moralmente obiettivo verso ciò che sta accadendo in Siria. Al contrario, ci sono paesi che, in fondo non si preoccupano di ciò che sta accadendo in generale. Voglio dire che essi stanno ai margini, e nella maggior parte dei casi ci sono paesi che realizzano ciò che viene chiesto loro di fare. Ciò che è strano è che alcuni funzionari arabi sono con noi nel cuore, e contro di noi in politica. Quando chiediamo chiarimenti, viene detto, o il funzionario dice, “io sono con voi, ma ci sono pressioni esterne”. Voglio dire: questa è una dichiarazione semi-ufficiale di perdita di sovranità. Non è una sorpresa che alcuni paesi un giorno colleghino le proprie politiche alle politiche di paesi stranieri, come la connessione della valuta locale alle valute estere; dando così via la sovranità, essa diventa una questione sovrana.

La verità è che questo è il picco del deterioramento della situazione araba, ma il deterioramento precede sempre una rinascita, quando si passa dalla prima indipendenza, che è la prima liberazione di terra dall’occupazione, alla seconda indipendenza che è l’indipendenza della volontà . Raggiungeremo questa indipendenza quando i popoli arabi prenderanno l’iniziativa nel mondo arabo in generale. Questo perché le politiche ufficiali che vediamo non riflettono del tutto ciò che vediamo sulle arene pubbliche nel mondo arabo.

Noi non vediamo questo ruolo arabo, che abbiamo visto ora improvvisamente, quando c’è una crisi o un dilemma in un paese arabo. Al contrario, lo vediamo nella sua migliore forma quando ci sono problemi in un paese straniero o di una superpotenza. Il salvataggio di uno stato dalla sua crisi, è spesso a scapito di un altro Stato, o a spese degli stati arabi, e spesso attraverso la distruzione di un paese arabo. Questo è quello che è successo in Iraq e questo è quello che è successo in Libia, e questo è ciò che vediamo ora nel ruolo degli arabi verso la Siria. Dopo aver fallito nel Consiglio di Sicurezza, quando non riuscivano a convincere il mondo delle loro menzogne, c’era bisogno di una copertura araba e la necessità di avere una piattaforma araba. Ecco che arriva questa iniziativa. La verità di questa iniziativa è lanciare un monitoraggio, ed io sono colui che ha proposto questo tema nel mio incontro con la delegazione della Lega araba pochi mesi fa. Abbiamo detto che poichè le organizzazioni internazionali sono venute in Siria, hanno esaminato i fatti ed hanno avuto una reazione positiva, almeno attraverso una revisione delle cose – non diciamo che le cose sono tutte positive, essi vedono le cose positive e negative, e noi non vogliamo altro che conoscere la verità, così com’è – sarebbe stato più conveniente per gli arabi inviare una delegazione per vedere cosa stava succedendo in Siria. Naturalmente, non c’era alcun interesse in questa proposta avanzata dalla Siria, ma improvvisamente, dopo diversi mesi, vediamo che questo argomento è diventato il centro dell’attenzione mondiale. Non è stata affatto un’improvvisa attenzione verso ciò che abbiamo proposto, ma perché l’intrigo è sotto quest’etichetta che è iniziato dall’esterno.

In ogni caso abbiamo continuato il dialogo con le varie parti ed il ministro degli esteri ha già parlato nelle sue conferenze stampa di dettagli che non starò qui a ripetere. Ci siamo concentrati su una cosa soltanto, che è la sovranità della Siria. Consideravamo che il cittadino arabo, il funzionario arabo o l’osservatore arabo, ha sentimenti verso di noi, voglio dire, rimaniamo arabi che simpatizzano l’uno con l’altro, non importa quanto brutta sia la situazione araba. Perché hanno avviato l’iniziativa araba? Gli stessi paesi che esprimono preoccupazione per il popolo siriano, sono stati quelli che inizialmente ci hanno consigliato le riforme. Naturalmente, questi paesi non hanno la minima conoscenza della democrazia e non hanno eredità in questo campo, ma pensavano che noi non ci saremmo mossi verso le riforme e che ci sarebbe stato titolo per questi ultimi di sfruttare a livello internazionale un conflitto all’interno della Siria, tra uno Stato che non vuole le riforme e le persone che vogliono le riforme, la libertà o cose simili.

Quando abbiamo iniziato la riforma, questa cosa è stata per loro confondente, così essi si sono mossi sulla questione della Lega araba o iniziativa araba. La verità è che se vogliamo seguire questi paesi, che ci danno consigli, dobbiamo andare indietro di almeno un secolo e mezzo. Cosa è successo un secolo e mezzo fa? Siamo stati parte dell’Impero Ottomano e abbiamo avuto il primo parlamento, di cui ci siamo occupati in un modo o in un altro. Il primo parlamento è stato aperto nell’anno 1877 e se lo mettiamo da parte, il primo parlamento in Siria è stato nel 1919, che significa meno di un secolo fa. Quindi, immaginate questi paesi che vogliono darci suggerimenti di democrazia! Dove erano questi paesi a quel tempo? Il loro status è come lo stato di un medico del fumo che consiglia al paziente di smettere di fumare mentre gli mette una sigaretta in bocca.

L’indignazione araba, o la reazione pubblica in Siria nei confronti del problema della Lega Araba, sono stati il risultato finale. In realtà, non ero arrabbiato: perché arrabbiarsi con qualcuno che non conosce la sua decisione? Se qualcuno ci attacca con un coltello, non difendiamo noi stessi lottando con il coltello, ma con la persona. Il coltello è solo uno strumento. La nostra lotta non è contro queste persone, ma contro coloro che stanno dietro di loro. La reazione del pubblico è stata di sdegno, indignazione e sorpresa: perché gli arabi non stanno con la Siria, piuttosto che levarsi contro la Siria? Ho una domanda: quand’è che si schiereranno con la Siria?! Non voglio tornare indietro nel lontano passato, ma dobbiamo solo parlare degli ultimi anni. Cominciamo con la guerra in Iraq, dopo l’invasione, quando la Siria è stata minacciata di bombardamento ed invasione. Chi stava con la Siria nel 2005, quando hanno sfruttato l’assassinio di Hariri? Chi stava a fianco della Siria nel 2006? Chi ha sostenuto le nostre posizioni contro l’aggressione israeliana contro il Libano nel 2008? Chi ci ha sostenuto nella sede dell’AIEA, in relazione al presunto file nucleare? Gli stati arabi hanno votato contro di noi. Questi fatti potrebbero essere sconosciuti a molti cittadini. È per questo che abbiamo bisogno di spiegare tutto in questi momenti e situazioni.

Recentemente, gli Stati arabi hanno votato contro la Siria in merito alla questione dei diritti umani. Al contrario, alcuni paesi non arabi si sono schierati con la Siria. Questo è il motivo per cui non dovremmo essere sorpresi. Voglio dire che non dovremmo essere sorpresi per le posizioni della Lega Araba, perché sono solo un riflesso della situazione araba. La Lega araba è uno specchio della nostra situazione.

La Lega Araba riflette la nostra miserabile situazione attuale. Se ha fallito in oltre sei decenni a prendere una posizione nell’interesse arabo, perché ci sorprendiamo oggi, che il contesto generale è lo stesso e non è cambiato se non nel senso che sta spingendo la condizione araba di male in peggio? e che cosa stava accadendo in segreto, ora sta accadendo in pubblico, con lo slogan dell’interesse nazionale.

La Lega Araba ha effettivamente ottenuto l’indipendenza per i suoi stati, e di conseguenza per se stessa? Ha mai attuato le sue decisioni e rimosso la polvere dai propri propositi e raggiunto un solo frammento delle aspirazioni dei popoli arabi? O ha contribuito direttamente a spargere i semi della sedizione e divisione? Ha rispettato il suo statuto e difeso i suoi Stati membri, i cui terreni e diritti dei popoli sono stati violati? Ha restituito un albero di ulivo sradicato da Israele o impedito la demolizione di una casa palestinese nei territori occupati della Palestina araba? E ‘stato in grado di evitare la divisione del Sudan, o di impedire l’uccisione di oltre un milione di iracheni, o ha sfamato un solo somalo affamato?

Oggi, non siamo in procinto di attaccare la Lega Araba, perché noi siamo parte di essa, anche se siamo nell’era della decadenza. E non sto parlando della Lega araba perché gli stati arabi hanno preso la decisione di sospendere l’appartenenza della Siria ad essa. Questo non ci riguarda per niente. Sto parlando, perché ho notato la misura della frustrazione popolare, la quale abbiamo bisogno di porre nel suo contesto naturale. La Lega araba è stata condannata per un lungo periodo. Quando ci sedevamo ai vertici arabi ad ascoltare critiche e denunce la cui eco risuonava in sale conferenza, siamo stati soliti parlare di questo candidamente, come funzionari arabi; alcuni si sono vergognati ed alcuni si sono comportati come se fossero cose che non li riguardavano affatto. Quindi, essendo fuori della Lega Araba, l’appartenenza o la sospensione della Siria, e tutto questo gran parlare, non sono il problema. Il problema è chi vince e chi perde. Perde la Siria o la Lega Araba? Secondo noi, noi e gli stati arabi perdiamo sino a quando la condizione araba va male . Questa è una situazione cronica, nulla di nuovo in essa, e non ci sono vincitori. Abbiamo lavorato per anni per ridurre al minimo le perdite, perché non è possibile vincere. Ma sospendere l’adesione della Siria solleva una questione: il corpo può vivere senza un cuore? Chi ha detto che la Siria è il cuore pulsante dell’arabismo? Non era un siriano, è stato il presidente Abdul Naser, e questa è ancora e sempre la verità.

Molti arabi hanno la stessa convinzione. Per la Siria ‘arabismo’ non è uno slogan, è una pratica. Chi ha offerto più della Siria, ed ancora sta offrendo e pagando il prezzo? Chi, più della Siria, ha offerto alla causa palestinese in particolare? Chi, più della la Siria, ha dato al processo di arabizzazione della cultura e dell’istruzione in tutto il mondo, nei mass media? La Siria è molto rigorosa circa arabizzazione, in particolare nei programmi scolastici. Chi ha offerto di più per arabismo e arabizzazione ed ha insistito sulla cultura araba nei programmi scolastici, più di quello che la Siria fa nelle scuole e nelle università? Questo problema per noi non è uno slogan. Se alcuni paesi cercano di sospendere il nostro arabismo nella Lega, diciamo loro che stanno sospendendo l’identità araba della stessa Lega. Essi non possono sospendere l’identità araba della Siria. Al contrario, la Lega senza la Siria sospende la propria identità araba.

La Lega Araba senza la Siria significa la Sospensione dell’Arabismo

Se alcuni ritengono di potere farci fuori della Lega, non possono farci fuori dalla nostra identità araba, perché l’identità araba non è una decisione politica. Essa è patrimonio e storia. Questi paesi, che conoscete, non hanno acquisito, e non acquisiranno, l’identità araba. Se credono che con i soldi possono comprare un po’ di geografia e affittare un pò di storia, diciamo loro che il denaro non fa nazioni o crea civiltà. Di conseguenza, come ho già sentito da molti siriani, e sono d’accordo con loro su questo punto, forse nella nostra condizione attuale siamo più liberi nell’esercizio del nostro arabismo, reale e puro, che i siriani sono stati i migliori ad esprimere nel corso della storia. Questo è il motivo per cui noi diciamo che con tale tentativo essi non realizzano l’uscita della Siria dalla Lega, ma piuttosto la sospensione dell’arabismo stesso, in modo che essa diventi una Lega Araba solo di nome. Non sarà più una Lega – per tenere insieme le persone – e neppure Araba. Sarà un finto corpo-arabo, per essere in linea con le loro politiche ed il ruolo che stanno giocando sulla scena araba. Altrimenti, come potremmo spiegare questo tatto, senza precedenti ed irragionevole, con il nemico sionista, in tutto ciò che fa, e (contemporaneamente) questa decisione di durezza con la Siria?

Abbiamo cercato per anni per attivare un gabinetto per il boicottaggio di Israele, e abbiamo ricevuto scuse del tipo che ‘questo non è più accettabile’, ma, in poche settimane, attivano un boicottaggio contro la Siria. Ciò significa che il loro obiettivo è la sostituzione della Siria con Israele. Questo è il disegno, e noi non siamo ingenui. Conosciamo questa condizione araba da molto tempo. Non siamo attaccati alle illusioni. Mostrando la nostra pazienza riguardo a tali pratiche, prima e durante questa crisi, abbiamo voluto dimostrare a tutti coloro che, avvolti in una bella e ornata lingua, hanno i loro dubbi circa le nostre cattive intenzioni, che sono le loro intenzioni ad esser cattive ed i loro obiettivi vili. Credo che ormai questo sia diventato evidente ai più.

Noi Non Potremo Chiudere Mai la Porta a Qualsiasi Sforzo Arabo, Sinchè Esso Rispetta la Nostra Sovranità, l’Indipendenza delle Nostre Decisioni e l’Unità del Nostro Popolo

Noi realizziamo tutto questo. Ma sulla base del nostro genuino carattere arabo, e sul nostro desiderio di ripristinare l’originale idea della Lega araba, in cui siamo sostenuti da alcune nazioni sorelle incline a fare della Lega Araba un corpo davvero collettivo e arabo, non abbiamo chiuso le porte a qualsiasi soluzione o proposta, e non potremo mai chiudere la porta a qualsiasi sforzo arabo a condizione che rispetti la nostra sovranità, l’indipendenza della nostra decisione e l’unità del nostro popolo.

Tutti questi accumuli negativi sulla scena araba, da decenni, oltre alla situazione attuale, hanno portato alcuni dei nostri cittadini ad esternare la loro rabbia contro l’arabismo, che è stato erroneamente confuso con la Lega Araba o con la sceneggiata di alcuni pseudo-arabi nella misura in cui lo essi l’hanno denunciato.

Fratelli e sorelle,

La struttura sociale del mondo arabo, con la sua grande diversità, si basa su due pilastri forti e integrati: arabismo e l’Islam. Entrambi sono grandi, ricchi e vitali. Di conseguenza, non possiamo biasimarli per le pratiche umane sbagliate. Inoltre, la diversità musulmana e cristiana nel nostro paese è un pilastro importante del nostro arabismo e fondamento della nostra forza. Quando ci arrabbiamo con l’arabismo, o l’abbandoniamo a causa di quello che alcuni hanno fatto in questo largo campo arabo, commettiamo un grande ingiustizia. Come ci siamo rifiutati di generalizzare gli errori fatti da alcuni funzionari per l’intero paese, non dobbiamo generalizzare gli errori di alcuni pseudo-arabi commessi nei confronti dell’arabismo. Quello che stiamo facendo ora è simile a quello che l’Occidente ha fatto contro l’Islam, sulla scia del 9/11.

Diciamo che c’è una grande religione – l’Islam, e che ci sono terroristi i quali prendono riparo sotto la copertura dell’Islam. Chi dovremmo bandire: la religione o il terrorismo? Dobbiamo denunciare la religione, o i terroristi? Combattiamo coloro che commerciano nell’Islam, o combattiamo il terrorismo? La risposta è chiara: non è colpa dell’Islam se ci sono terroristi che prendono copertura sotto il manto dell’Islam.

Il cristianesimo è una religione di amore e di pace. Qual è la colpa del cristianesimo nelle guerre intraprese sotto il suo nome e nei crimini commessi nel cuore d’America, o nei paesi europei da parte di persone che affermano di essere attaccate a valori cristiani? Lo stesso vale per l’arabismo. Non dobbiamo collegarlo a quello che alcuni pseudo-arabi stanno facendo, altrimenti ci indirizziamo verso un peccato più grande. Ci sono cose che esistono attraverso un processo storico e non possiamo rispondere ad esse con un semplice atto o una decisione. Queste cose non hanno avuto luogo attraverso una decisione. C’è un contesto storico e vi è una volontà divina dietro le religioni e le nazionalità, le quali non possiamo affrontare per reazione.

La prima reazione è stata di proporre il concetto “prima la Siria”. E ‘naturale mettere la Siria per prima. Ogni persona appartiene al suo paese prima di tutto. La propria patria non può essere al secondo, terzo o quarto posto, ma il contesto in cui è stato fatto questo concetto è stato isolazionista – solo la Siria.

Ogni persona appartiene prima alla sua città più di altre città. Egli è naturalmente collegato ad essa. A tutti piace il paese in cui è cresciuto, più di altri villaggi, ma questo non impedisce di essere patriottici e come l’insieme della patria. Essere siriani non ci impedisce di essere arabi, ed essere arabi non crea alcuna contraddizione tra la nostra identità araba e quella siriana.

Ecco perché dobbiamo sottolineare che il punto, che il rapporto tra arabismo e patriottismo è una stretta vitale per il futuro, per i nostri interessi e per tutto. Non si tratta di romanticismo o di principi. Si tratta anche di interessi. Se separiamo questo fatto dalla reazione, dobbiamo sempre sapere che l’arabismo è un’identità non un appartenenza registrata. Arabismo è una identità data dalla storia, non un dato certificato da un’organizzazione. Arabismo è un onore che caratterizza i popoli arabi, non uno stigma portato da alcuni pseudo-arabi sul palcoscenico del mondo arabo o politico.

Qualcuno potrebbe chiedersi tutto questo parlare di arabismo e arabi, mentre in Siria ci sono solo arabi. La mia risposta è: chi ha detto che stiamo parlando di una razza araba? Se l’Arabismo fosse stato solo la razza araba, non avremmo avuto molto di cui essere orgogliosi. L’ultima cosa nell’arabismo è la competizione. Arabismo è una questione di civiltà, una questione di interessi comuni, volontà comune e religioni comuni. Riguarda le cose che determinano tutte le nazionalità diverse che vivono in questo luogo. La forza di questo arabismo sta nella sua diversità, non nel suo isolamento e mancanza di colore. L’Arabismo non è stato costruito dagli arabi. L’Arabismo è stato costruito da tutti i non-arabi i quali hanno contribuito alla sua costruzione e da tutti quelli che appartengono a questa ricca società in cui viviamo. La sua forza risiede nella sua diversità. Se ci fosse stato un gruppo di non-arabi che avessero voluto cambiare le loro tradizioni e costumi e abbandonarli, ci saremmo loro opposti con la motivazione che avrebbero indebolito l’arabismo. La forza del nostro arabismo si trova nell’apertura, diversità e nel mostrare questa diversità non integrandola a vedersi come un unica componente. L’Arabismo è stato accusato per decenni di sciovinismo. Questo non è vero. Se ci sono persone scioviniste, questo non significa che l’arabismo è sciovinista. Si tratta di una condizione di civiltà.

Tutto ciò non influenzerà la nostra visione della situazione interna in Siria e come affrontarla. Non c’è dubbio che gli eventi attuali e le loro ripercussioni hanno posto un gran numero di domande e di idee che mirano a trovare soluzioni diverse per la situazione attuale che la Siria sta attraversando. Se è naturale ed evidente, non può essere positivo ed efficace, tranne quando si basa sull’importanza di affrontare il problema e non fuggire da esso, o quando si basa sul coraggio di non farsi prendere dal panico e darsi alla fuga.

Noi Non Possiamo Attuare una Riforma Interna senza Trattare con i Fatti Reali

Se vogliamo parlare della situazione interna – e penso che sia la questione su cui si concentrano tutte le preoccupazioni dei siriani – dobbiamo identificare i problemi in modo chiaro. Ci sono numerose idee, che potrebbe essere buone. Ma a meno che non siano messe in un adeguato schema di lavoro rimangono inutili e talvolta dannose. Invece di avere idee in movimento in contraddizione ed in lotta tra loro, cerchiamo di trarre alcune definizioni, prima di entrare nei dettagli.

In primo luogo, non possiamo effettuare una riforma interna senza confrontarci con i fatti così come sono sul terreno, che ci piaccia o no. Non possiamo aggrapparci ad una cannuccia in aria. Né la paglia, né l’aria ci porteranno. Significherebbe cadere. Sotto la pressione della crisi, alcuni parlano di ogni soluzione e invocano ogni tipo di soluzione. Noi non daremo ‘qualsiasi’ soluzione. Ci limiteremo a dare ‘soluzioni’. Soluzioni significa che i risultati sono noti in anticipo. ‘Qualsiasi soluzione’ porterà al baratro. Potrebbe portare ad aggravare la crisi. E ci può far entrare in un vicolo cieco. La pressione della crisi non ci spingerà ad adottare solo ‘un’ piano. Anche se il tempo è molto importante, non è più importante della qualità della soluzione che potremmo fornire.

Oggi, si tratta di due aspetti della riforma interna: la prima è la riforma politica e la seconda è la lotta al terrorismo, che si è diffuso recentemente in diverse parti della Siria. Nel processo di riforma, ci sono quelli che credono che quello che stiamo facendo ora è la via per uscire dalla crisi, o è l’intera soluzione alla crisi. Questo non è vero. Noi non lo stiamo facendo per questo motivo. Il rapporto tra la riforma e la crisi è limitato. In principio, ha avuto un ruolo maggiore, quando abbiamo deciso di separare coloro che pretendono le riforme per finalità terroristiche, da coloro che sinceramente vogliono le riforme. Questo è successo. La mia visione fin dall’inizio fu che non vi era alcuna relazione tra i due gruppi, ma non è stato poi facile parlarne perché, come ho detto, le cose non erano chiare per molti siriani come le hanno ormai chiare ora.

Qual è il rapporto tra il processo di riforma ed il complotto esterno? Saranno fermate le trame esterne contro la Siria se si introducono le riforme entro oggi? Vi dirò una cosa. Sappiamo molto di discussioni che hanno avuto luogo al di fuori della Siria, in particolare in Occidente, circa la situazione in Siria. Nessuno di coloro che sono coinvolti in queste discussioni si preoccupa né del numero delle vittime, né delle riforme, né di quanto è stato fatto, né di quello che sarà raggiunto. Tutti parlano di politica della Siria e se il comportamento della Siria sia cambiato dall’inizio della crisi fino ad ora.

Il partito esterno della crisi è contro le riforme che renderebbero la Siria più forte

D’altra parte, vi erano coloro che venivano a contrattare, dicendo che se fai 1, 2, 3, 4, almeno la parte al di fuori della crisi e dei suoi tentacoli internio si arresta immediatamente. Quindi, non vi è alcuna relazione tra la riforma e la parte al di fuori della crisi, perché questa parte è contro la riforma, perché la riforma renderà più forte la Siria. Se la Siria è più forte, questo significa rafforzare le politiche siriane, e sappiamo tutti che le politiche siriane non sono ben apprezzato nei circoli stranieri. Al contrario, tali politiche sono detestate da molti paesi che vorrebbero fossimo dei semplici lacchè.

Il secondo punto: qual è il rapporto tra la riforma e il terrorismo? Se noi realizziamo riforme, i terroristi si fermeranno? Questo significa che i terroristi che stanno uccidendo e distruggendo sono pronti alla legge sui partiti politici, le elezioni delle amministrazioni locali o cose del genere? Non lo sono. Ai terroristi non interessa. Le riforme non impediscono ai terroristi di essere terroristi. Quindi, qual è la componente che ci riguarda?

La maggior parte del popolo siriano vuole la riforma, ma non sono usciti in strada, non hanno infranto la legge, non hanno ucciso. Questa è la più grande parte del popolo siriano, è la parte che vuole la riforma. Per noi, la riforma è il contesto naturale. È per questo che abbiamo annunciato una riforma graduale nel 2000. Nel mio discorso del giuramento ho parlato di modernizzazione e sviluppo. A quel tempo ero concentrato sulle istituzioni statali. Nel 2005, abbiamo parlato di riforme politiche. Parte di ciò che stiamo facendo ora è stato proposto nel 2005 alla conferenza del partito Bath. A quel tempo non c’erano pressioni in questo senso. La pressione era diversa, in una direzione diversa. Nessuno parlava di riforma interna. L’abbiamo proposta perché abbiamo pensato ad essa come parte di un contesto naturale, non una forzatura. Non ci può essere forzatura. Si tratta di un requisito naturale per lo sviluppo. Noi non possiamo svilupparci senza le riforme. Il fatto che fossimo in ritardo o meno, è una questione diversa. Perché fossimo in ritardo è una diversa questione. Ma è rimasta un’esigenza naturale. Se la riforma fosse stata parte della crisi, sarebbe fallita, e se la riforma fosse stata forzata, sarebbe fallita. Ecco perché, nella nostra discussione di riforma, dobbiamo distinguere i bisogni naturali dalla crisi.

Se partiamo dalla crisi attuale, la riforma sarà brusca e legata alla temporanea situazione attuale. Cosa succederà nei prossimi decenni? Le cose saranno diverse. Dobbiamo collegare ciò che è prima della crisi, con quello che a prescindere viene dopo, e quindi basare il nostro lavoro sul processo di riforma. Naturalmente questo non è un discorso in assoluto. A volte, prendiamo in considerazione quello che stiamo vivendo oggi, nei nostri sforzi di riforma. Non lo separiamo completamente dal calendario di marcia. A volte ci muoviamo in fretta. A volte diamo per scontato che la reazione della gente ha bisogno di una mossa in una certa direzione. Ci sono alcuni effetti d’impatto relativi alla crisi, ma noi non costruiamo le nostre riforme sulla crisi. Se faccessimo così, giustificheremmo l’intervento delle potenze straniere nella nostra crisi con la scusa delle riforme. Allora, mettiamoci d’accordo sulla separazione delle due questioni e affrontiamo i dettagli su questo terreno.

Ora che abbiamo parlato dei dettagli, nel mio discorso in questo auditorium, lo scorso giugno, proposi un piano d’azione, e parlai principalmente della componente legislativa in relazione alle leggi e alla costituzione. A quel tempo, offrii un calendario per le leggi, le quali sono tutte state approvate nei tempi individuati in quel momento. Ora, sentiamo molte persone dire “non abbiamo visto alcun risultato tangibile”. A me piace sempre parlare in modo trasparente, ed affrontare ogni argomento separatamente.

La prima legge che abbiamo approvato è stata quella sulla revoca dello stato di emergenza. In tali circostanze, quali la Siria sta attraversando, ogni stato può revocare lo ‘stato di emergenza’. Al contrario, ogni stato avrebbe imposto lo stato di emergenza. Tuttavia, non abbiamo fatto questo. Abbiamo insistito sulla revoca dello stato di emergenza. Alcuni siriani ci ha accusato di abbandonare parte della sicurezza della Siria, perché abbiamo revocato lo stato di emergenza. Naturalmente ciò è un’imprecisione, perché sia la revoca dello stato di emergenza, che lo stato di emergenza in sé, non offrono sicurezza. Si tratta piuttosto di un problema organizzativo. Quando è in atto uno stato di emergenza, ci sono alcune misure particolari, e quando si rimuove vi è un diverso insieme di misure. Non abbiamo abbandonato la sicurezza.

Nessuno Stato può accettare di abbandonare la sicurezza. Le leggi e le misure attualmente in vigore ci danno piena autorità di controllo e di sicurezza indipendentemente dallo stato della legislazione di emergenza. Ma la revoca dello stato di emergenza esige la formazione dei servizi competenti, comprese le forze di sicurezza e di polizia che trattano con i cittadini. Sappiamo tutti che essi ora sono in ogni luogo della Siria, ed alcuni di loro non hanno preso congedo per mesi. Quindi, è logica, ragionevole o pratica, la loro formazione adesso? Questo è impossibile. Non ci sarà nessun addestramento nelle attuali circostanze. Tuttavia, insistiamo sul fatto che i servizi sottolineino alcune regole di base in relazione alla revoca dello stato di emergenza. Quando c’è un clima d’atti di terrorismo, distruzione e infrazione della legge, se ci sono errori essi si moltiplicheranno in decine di pieghe. Questo è il motivo per cui noi non trattiamo solo con i risultati, ma anche con le cause. I risultati sono gli errori che vediamo essere commessi da alcuni, ma le cause sono legate allo stato di caos in sé. Abbiamo bisogno di controllare il caos, per poter sentire gli effetti. In altre parole, non possiamo sentire i veri effetti della revoca dello stato di emergenza, mentre il caos regna. E qui distinguo, ovviamente, tra i diversi livelli di errore, da un lato, e le uccisioni, dall’altro.

Non esiste ‘copertura’ per nessuno, non esiste un ordine, a nessun livello dello Stato, di poter sparare ad un qualsiasi cittadino

Non c’è copertura per nessuno, ma il problema delle uccisioni ha bisogno di prove. Alcune persone credono che nessuno di coloro i quali hanno commesso atti di omicidio siano stati arrestati. Questo non è vero, in relazione a coloro che lavorano per lo Stato. Un numero limitato di persone sono state arrestate in relazione a omicidi e altri reati. Dico limitato, perché le prove connesse con quelle persone erano limitate. L’esistenza delle prove, o la ricerca di esse, esige istituzioni adatte; e le istituzioni devono avere opportune condizioni; e le attuali condizioni ostacolano il lavoro di tali istituzioni. Ma vorrei sottolineare che non c’è copertura per nessuno, e non c’è ordine, sottolineo, nessun ordine, a qualsiasi livello dello Stato, di sparare a qualsiasi cittadino. Sparare, secondo la legge, è consentito solo in caso di autodifesa, in difesa dei cittadini e nel caso ci si trovi coinvolti con una persona armata. Quindi, ci sono casi specifici secondo la legge. A questo proposito, sottolineo la necessità di affrontare le cause e gli effetti.

Per quanto riguarda i partiti politici, la legge sui partiti politici è stata varata. Alcuni partiti hanno aderito e sono state rilasciate le licenze. La prima licenza è stata data al primo partito poche settimane fa, e credo che ieri, o oggi, ci sia stato un secondo partito che abbia soddisfatto tutte le condizioni. Ci sono molti altri partiti che stanno ancora cercando di soddisfare le condizioni di legge e presentando i documenti necessari affinchè sia concessa loro la licenza. Naturalmente non abbiamo notato l’esistenza di questi partiti, perché i partiti politici hanno bisogno di tempo. Ma, in ogni caso, dopo che la legge sui partiti politici è stata approvata, non solo abbiamo rilasciato le licenze, ma abbiamo incoraggiato molti gruppi a formare i propri partiti. Non credo che lo stato sia responsabile in questo senso. Noi non formeremo alcun partito, non appariremo sui media o svolgeremo attività per conto di nessuno. Quindi, non ci sono ostacoli in questo senso ed è solo questione di tempo.

La legge sulle amministrazioni locali è stata approvata e le elezioni si sono svolte. Certo che sono state tenute in condizioni difficili, ed è naturale che non daranno i risultati desiderati, perché la partecipazione, né da parte dei candidati, nè degli elettori, era quella che sarebbe dovuta essere con la nuova legge, a causa della le condizioni di sicurezza. Ci furono punti di vista i quali sostenevano che avremmo dovuto rinviare le elezioni delle amministrazioni locali ad una fase successiva. Ma c’era un opinione diversa, che abbiamo adottato, la quale invece sosteneva che ci voleva un cambiamento, perché ogni cambiamento è positivo, in particolare per le denunce dalla maggior parte dei cittadini circa il mal funzionamento dell’amministrazione locale. Ci siamo imbarcati in questo sforzo. Ma in ogni caso, tutto ciò che riguarda le elezioni non darà risultati se non vi sarà la più ampia partecipazione da parte dei candidati ed anche da parte degli elettori, in modo che ci sia concorrenza. Questo è il motivo per cui non ci si accorge dei risultati. In generale, per tutto quel che riguarda le elezioni, una parte della responsabilità ricade sui cittadini e non solo sullo stato.

Per quanto riguarda la legge sui “media”, credo che il governo abbia completato, la scorsa settimana, la preparazione delle istruzioni per l’esecutivo, ed esse sono ora pronte per l’attuazione. Ci sono richieste pronte per la televisione, la stampa ed altre ancora. La legge elettorale è stata emessa, ed il suo obiettivo è quello di inquadrare tutte le idee che si sentono sulla scena politica, e chiunque abbia una idea dovrebbe andare alle urne, che sono la voce del diritto per tutto ciò che in questo paese; questo è il nocciolo della questione.

Una legge mportante è quella sulla lotta alla corruzione. E ‘l’unica legge che sia stata ritardata per diversi mesi. La prima ragione è legata al fatto che questa legge è molto importante ed ha molti aspetti. Pertanto, ho chiesto al governo di considerarla ampiamente in collaborazione con vari altri enti e parti. E ‘stato pubblicato su internet e ci sono stati molti messaggi e idee utili. Il governo, finito questo passaggio, lo ha inviato alla Presidenza siriana, che ha re-inviato recentemente di nuovo al governo. E ‘una buona legge, che prevede punti molto importanti ed un passo relativo all’autorità di controllo.

Nella legge attuale, la legge anti-corruzione, la commissione di ispezione è stata abolita, e la Commissione Anti-Corruzione ha sostituito la commissione di ispezione, ma la legge anti-corruzione è specializzata in casi di corruzione. Ciò significa che essa tratta solo istanze minori, le quali spesso non sono elencate in tutti i casi di corruzione. Questa commissione si occupa di corruzione dopo la sua apparizione, mentre la commissione di ispezione è stata incaricata di funzioni più ampie, tra cui l’organizzazione della gestione, aumentando le proposte nel campo della gestione e del controllo dell’azione statale in termini di amministrazione e lotta alla corruzione. Così, l’abolizione di tutte queste attività ed il loro collegamento ad un unico titolo, che è la corruzione, non va bene, soprattutto perchè la lotta alla corruzione non può essere fatto isolatamente dall’organizzazione dell’amministrazione.

Non possiamo combattere solo la corruzione, perché questa è un grande squilibrio, oltre a tutti gli altri punti presenti. Ci sono proposte per l’integrazione della commissione di ispezione con la Commissione di controllo finanziario, ma questo problema non è importante. La cosa più importante è conoscere il rapporto tra Ispezione e Commissione Anti-Corruzione. Se ci fosse un annullamento della Commissione d’Ispezione, sarà la Commissione Anti-Corruzione ad includere tutti i compiti dei due organismi, o dovremmo lasciare alle due commissioni specifici compiti diversi per ognuna di loro, o dobbiamo coordinarle tra esse in riguardo alla questione della corruzione? Ecco perché questa legge è stata reindirizzata al governo, per risolvere questo punto. Dopo di che, la legge per la lotta alla corruzione sarà varata.

In ogni caso, se la legge sarà approvata nelle migliori delle condizioni, sarà facile per lo Stato combattere la corruzione a livello intermedio e superiore, ma è difficile combatterla dal livello intermedio e inferiore senza il contributo dei cittadini e dei media. Ciò significa che l’accusa non sarà emessa neppure da parte di questa commissione sinchè non saranno ricevute le informazioni. Quindi, abbiamo bisogno di guardare all’informazione e segnalare loro questa commissione. Ciò significa che il successo di questa legge ha bisogno di una significativa consapevolezza popolare.

Nell’ambito del tema della corruzione, alle molte persone che incontro io dico che noi vogliamo che il Presidente ritenga le persone corrotte responsabili. Qui, voglio chiarire che il Presidente non sostituisce le istituzioni. Io posso trattare uno o due problemi, quando vedo un errore, ma le istituzioni hanno in carico migliaia di persone responsabili di migliaia di casi. Quando il Presidente si sostituisce alle istituzioni, questo non è rassicurante, anche se sta facendo la cosa giusta. Quindi, dobbiamo lavorare per attivare le istituzioni.

Ho detto loro che mi prenderò cura di questa legge e dell’attivazione di queste istituzioni, e voglio vedere combattere la corruzione attraverso i normali canali legali. A quel punto avremo risolto i problemi di migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia e milioni di siriani. Mi sono sempre concentrato sul lavoro istituzionale. Se ho risolto un problema, è un problema individuale, ho risolto il problema di qualcuno ma non il problema di migliaia di persone.

L’altro pilastro della riforma è la Costituzione. Il decreto che prevede l’istituzione di una commissione per redigere la costituzione è stato rilasciato. A questo comitato è stato dato un termine di quattro mesi e penso che sia entrato nella sua fase finale. Questa costituzione si concentrerà su un punto fondamentale ed essenziale, che è il sistema multi-partitico e il pluralismo politico. Parlavano solo dell’articolo otto, ma abbiamo detto che la Costituzione intera deve essere modificata, perché c’è una correlazione tra gli articoli. La Costituzione si concentrerà sul fatto che il popolo è la fonte di autorità, soprattutto durante le elezioni, sull’impegno e ruolo delle istituzioni, delle libertà dei cittadini e di altre cose e principi fondamentali.

Ci è stata formulata una domanda: perché abbiamo varato la “riforma giuridica” prima di cambiare la Costituzione? Secondo la logica, avremmo dovuto cominciare con la Costituzione e le leggi sarebbero venute dopo di essa. Questo è vero, in termini di logica, ma la pressione della gente stava mettendo in discussione la credibilità dello Stato nel realizzare una vera riforma, e ci ha portato a lavorare in parallelo. Inoltre, il varo di leggi è più veloce in termini di tempo; ci vogliono un paio di mesi, e questo è meno di ciò che è necessario per la Costituzione. Se la logica contraddice la realtà, andiamo con la realtà e in ogni caso non si tratta di una questione importante. Quello che è veramente importante è che quando le leggi sono passate e la Costituzione è stata redatta, saremo in una nuova fase che non è di transizione. Questa è legata all’aspetto legislativo.

Tanto più noi estendiamo la partecipazione al governo, quanti più vantaggi realizziamo in tutti gli aspetti ed in generale per il bene del sentimento nazionale.

Per quanto riguarda le cose che possiamo fare come iniziativa, abbiamo sentito molto parlare di un governo di unità nazionale. Mi piace sempre controllare la terminologia, perché non si dovrebbe prendere in considerazione un termine senza conoscerne il contenuto. Sentiamo parlare di governo di unità nazionale negli stati che hanno la divisione completa, a livello nazionale, tra le parti, la guerra civile, comunità di signori della guerra, o principi di diverse nazionalità, che sono direttamente raccolti intorno ad un tavolo, o attraverso loro rappresentanti, per formare un governo di unità nazionale . Noi non abbiamo una divisione nazionale. Abbiamo problemi, abbiamo delle spaccature in certi casi, ma non abbiamo una divisione nazionale nel senso che potrebbero essere proposto. So che non è quello che intendono dire, ed io non uso una tale espressione come ‘governo di unità nazionale’. Per questo motivo non abbiamo un governo di divisione nazionale. In ogni caso, i governi in Siria sono sempre governi diversificati, che includono governi indipendenti e parti varie.

Ma ora abbiamo una nuova mappa politica per la crisi e la nuova Costituzione. Con la nuova legge sui partiti, nuove forze politiche sono emerse e devono essere prese in considerazione. Alcuni possono proporre la partecipazione di tutte le forze politiche nel governo. Alcuni altri si concentrano sull’opposizione. Io dico che tutti i partiti politici, dal centro verso l’opposizione, alla forze filo-governative e tutti quanti devono contribuire, perché il governo è il governo della patria, non il governo di un partito o di uno stato. Più estendiamo la partecipazione, più benefici realizziamo in tutti gli aspetti ed in generale per il bene del sentimento nazionale. Perciò, espandere il governo è una buona idea. Non so quale etichetta possiamo qui utilizzare, perché alcuni lo chiamano consenso nazionale e alcuni altri chiamano la partecipazione estesa, questo non importa. Quello che è importante è che accogliamo con favore la partecipazione di tutte le forze politiche. In realtà, abbiamo recentemente iniziato il dialogo anche sulle questioni generali con alcune forze politiche per avere il loro parere su questa partecipazione e la risposta è stata positiva.

Voglio tornare a un punto della Costituzione che è legato alle date. Quando il comitato finisce il progetto costitutivo entro il termine prefissato, ci sono varie proposte affinchè esso sia emesso dal Presidente come decreto, o sia riferito dal parlamento come varo di una legge. Ho rifiutato sia la prima che la seconda proposta, ed ho sottolineato il fatto che ci debba essere un referendum, perché la Costituzione non è la costituzione dello Stato, ma è un problema relazionato ad ogni cittadino siriano. Pertanto, si farà ricorso ad un referendum, dopo che il comitato finirà il suo lavoro e presenterà la Costituzione la quale sarà introdotta attraverso i canali costituzionali per giungere ad un referendum.

Il referendum sulla Costituzione potrebbe essere fatto all’inizio di marzo.

Le elezioni parlamentari sono legate alla costituzione, soprattutto perché la maggior parte delle forze politiche vogliono avere queste elezioni dopo l’approvazione della costituzione. Stavo pensando, come ho detto nel mio ultimo discorso, che sarebbe stato alla fine dello scorso anno o l’inizio di quest’anno, ma come risposta alla volontà popolare, io dico che le elezioni sono legate alla nuova Costituzione, perché questo potrebbe dare maggior tempo a questi poteri di stabilire e preparare se stessi e la loro base per le elezioni. Abbiamo detto che non abbiamo alcuna obiezione su questo punto.

Il calendario dei lavori è collegato alla nuova costituzione. Qual è il periodo costituzionale favorevole: due o tre mesi? Se fosse due mesi, ed il referendum si svolgesse a marzo, le elezioni potrebbero essere tenute all’inizio di maggio. Se il periodo di prova è di tre mesi, le elezioni potrebbero essere tenute ai primi di giugno. Questo dipende dalla nuova Costituzione.

Tornando al tema del governo di unità nazionale, se si parla di partecipazione dell’opposizione e diciamo che tutte le parti prenderanno parte al governo, inclusa l’opposizione, che cosa intendiamo per ‘opposizione’? Qualsiasi persona può chiamare se stesso/a ‘opposizione’; ho incontrato alcune di tali persone e di solito ho chiesto loro: ‘chi rappresentate?’ L’opposizione rappresenta un ente pubblico, non una persona avversaria. Ora abbiamo esponenti dell’opposizione e delle correnti, ma l’opposizione è di solito un organismo istituzionale che è stabilito per elezione. Per il momento, non abbiamo elezioni, così come facciamo a definire l’opposizione? Chi partecipa a questa opposizione, e qual’è il volume della loro partecipazione? Ancora non abbiamo alcun criterio per tutto questo. Prima delle prossime elezioni, potremmo ancora dire che il governo prenderà una certa forma dopo le elezioni. Ma vogliamo accelerare il processo e lanciare il contributo dell’opposizione prima delle elezioni. In altre parole, adotteremo criteri speciali, piuttosto che istituzionali.

Non abbiamo accusato la popolazione di aver tradito. I criteri sono chiari affermando la creazione di una opposizione nazionale. Che cosa si intende per ‘governo nazionale?’ Non vogliamo una opposizione che si trovi nelle ambasciate a ricevere segnali dall’esterno, dove gli sarà detto di non avere un dialogo con lo Stato, o di ritardare il dialogo perché è finita ed solo una questione di settimane prima del crollo totale! Non vogliamo una opposizione che si sieda con noi e ci ricatti con la storia della crisi al fine di ottenere guadagni personali. Non vogliamo una opposizione che voglia avere un dialogo segreto per evitare la rabbia altrui. Se prendiamo i criteri e i dati nazionali esistenti, possiamo iniziare a lavorare su questo governo subito, ora che abbiamo capito il soggetto, sia che lo chiamino ‘governo di unità nazionale’ o ‘governo di separazione’. Quello che scelgono come nome non è affatto importante.

Questo significa che inizieremo a lavorare su tutto ciò in un periodo di tempo molto breve, ma c’è una domanda importante: sarà un governo politico o tecnico? Alcuni hanno parlato di un governo di micro politica, ma questo non va per diversi motivi. In primo luogo, siamo un paese con un grande settore pubblico, che non è indipendente e dove ogni istituzione dipende ancora dal ministero, il ministro, il vice ministro, gli amministratori, e altri ancora.

Può una figura politica condurre un settore tecnico? Ciò non è possibile, in aggiunta al fatto che i problemi della gente non si limitano alla questione della sicurezza. Ci sono problemi che hanno a che fare con i servizi di cui tutti si lamentano al momento. Sarà un governo politico in grado di fornire al popolo il gasolio, il gas, o le medicine? Questo non è realistico nelle nostre condizioni attuali. Lasciate che sia un governo inclusivo, che abbia un mix di politici e tecnocrati, che rappresenti le forze politiche, se vogliono essere rappresentate, e che comprenda l’aspetto tecnico, affinchè non si tralasci questo o quello. Credo che questo sia il miglior prospetto di lavoro, ma ovviamente mi piace sempre avere un certo dialogo e discutere con gli altri per vedere gli aspetti negativi di ogni proposta. Al momento, sto mettendo in evidenza argomenti che non sono stati concordati completamente. Io sto solo presentando un prospetto di lavoro ed introducendo linee guida, che si potrebbero cambiare nel corso delle discussioni.

Noi saremo i testimoni dei cambiamenti, ma la cosa più importante è quella di concentrarsi in futuro sulle giovani generazioni

C’era una domanda circa dialogo. Abbiamo avviato il dialogo nel mese di luglio, e pensavamo di iniziare con un più ampio dialogo per poi passare al punto centrale del dialogo. Tuttavia, diverse forze hanno esercitato pressioni per invertire questo processo ed abbiamo concordato di terminare la prima fase del dialogo senza il contributo di tutte le forze dell’opposizione. Solo una parte di esse hanno partecipato al dialogo, che è stato un dialogo molto proficuo, con un’ampia partecipazione delle varie istituzioni dei governatorati.

Due mesi fa ci è stato suggerito di iniziare la terza fase del dialogo a livello centrale, e posso dire che noi, come partito di stato, politici o autorità, siamo pronti ad iniziare domani e non abbiamo alcun problema in questo senso. Tuttavia, alcune forze di opposizione non sono ancora pronte. Parte di loro vuole condurre un dialogo segreto, per tornaconti personali, come ho detto prima, e un’altra parte vuole aspettare e vedere come vanno le cose, in modo da determinare in che direzione andare. Ma non ci aspettiamo che quelle forze sigh uniscano al dialogo celebrativo, che si svolge solo per mettersi in mostra. Stiamo ora dialogando con altre forze, le quali sono pronte ad avere un confronto pubblico, e stiamo discutendo le idee che sono state sollevate in precedenza. Quello che volevo chiarire è che il ritardo nel dialogo non è stato causato dalla Siria

Abbiamo anche accettato di avere un dialogo secondo l’iniziativa araba, che è stata costruita sull’idea di condurre il dialogo con tutte le forze, comprese le forze ostili, le quali hanno commesso reati di terrorismo negli anni settanta e negli anni ottanta del secolo scorso.

Abbiamo detto di non aver avuto problemi a condurre un dialogo con queste forze, se avessero voluto venire in Siria, e abbiamo dato tutte le garanzie in tal senso. In altre parole, non abbiamo alcun tipo di restrizione al dialogo e mostreremo piena apertura, quando vedremo che tutti sono pronti al il dialogo in una prospettiva di dialogo. Siamo pronti ad avviare il dialogo subito.

Ci sarà sempre una domanda se saremo testimoni di cambiamenti e trasformazioni. Di solito non parlo di tutto ciò, in quanto tendiamo a cambiare le cose ogni volta che c’è il bisogno di trasformazione. Ma è chiaro, dal mio precedente intervento, che saremo testimoni di cambiamenti. Quando si parla di un nuovo governo e di una nuova struttura di governo, e quando il Comando del Paese ha annunciato da una settimana che ci sarà una conferenza nazionale molto presto, significa che saremo testimoni di mutamenti, parte dei quali già sono iniziati pochi giorni fa. La cosa più importante è che questi cambiamenti siano concentrati in futuro sulle giovani generazioni, le quali si considerano in larga misura emarginate, anche se essa è una generazione che ha affrontato la crisi coraggiosamente, e abbiamo visto come i giovani siano stati attivi nel difendere il loro paese, nel pieno senso della parola.

La Siria ha bisogno di tutti i suoi figli onesti, indipendentemente dalla loro posizione politica

In ogni caso, la Siria necesita ora di tutti i suoi figli onesti, a prescindere dalla loro tendenza politica. E quando si parla di fase a venire, mentre siamo ancora agli inizi del nuovo anno, alcuni parlano di una ‘nuova Siria’. Ma io dico che non abbiamo una ‘nuova Siria’, ma una ‘Siria rinnovata’, perché il rinnovamento è un processo continuo e stiamo parlando di una nuova fase, piuttosto che di una nuova Siria. Dobbiamo capire le esigenze di ogni fase, altrimenti tutto quello che abbiamo detto sarà stato inutile. Quello che abbiamo affrontato, comprende procedure e regolamenti, la cui attuazione non può riuscire senza la consapevolezza necessaria di ogni processo di sviluppo e di transizione. Posso dare una risposta a quanto appena affermato, dicendo che i precedenti dieci mesi, con tutte le loro sciagure, sono stati molto utili a questo riguardo, dimostrando al popolo siriano che esso è in grado con la propria consapevolezza di presentare un modello di Paese moderno, che è tappe e secoli avanti ad altri paesi. Parlavo di un secolo e mezzo, ma in realtà siamo in grado di essere 1.000 anni avanti a quei paesi che cercano di darci lezioni di democrazia, e sono fiducioso che questo futuro verrà. Anche così, tanto più siamo capaci di diffondere la consapevolezza dello stato cui siamo stati testimoni, migliore è la situazione. Non vi è dubbio che, nonostante la presenza di una consapevolezza generale in Siria, ci sono piccoli buchi di ignoranza che potrebbero influenzare la situazione generale, e non vogliamo che questi buchi e alcuni casi di ignoranza possano influenzare il processo di sviluppo. Noi invece vogliamo avere un livello massimo di positività ed un livello minimo di negatività.

In sintesi, i punti che riguardano la questione sulla riforma interna appaioni chiari. Dopo che la Costituzione è sancita, non abbiamo ulteriori passi da fare, eccetto che per le procedure, e se c’è una lacuna nelle leggi, si può, dopo che la Costituzione è stata approvata, ri-studiare queste leggi, in quanto non ci fermeremo a questo stadio di sviluppo. Sono state anche prese alcune annotazioni circa le leggi e le pratiche, in quanto alcuni errori potrebbero verificarsi durante l’attuazione, ed il processo di rinnovamento è un processo continuo sul piano anatomico.

Sorelle e fratelli,

Ciò che sta avvenendo in Siria è parte di ciò che è stato progettato per la regione da decine di anni, in quanto il sogno di partizione sta ancora ossessionando i nipoti di ‘Sykes-Picot’. Ma oggi il loro sogno si trasforma in un incubo, e se alcuni credono che il tempo del conflitto per la Siria è tornato, allora si sbagliano, perché il conflitto di oggi è ‘contro la Siria’ e non ‘sulla Siria’ o ‘in Siria’. E se c’è una cosa che non permetteremo loro di raggiungere è sconfiggere la Siria, in quanto questo significa sconfiggere la fermezza e la resistenza, e significa anche la caduta di tutta la regione nelle mani delle grandi potenze. La sconfitta non è necessariamente militare e potrebbe diventare realtà se riuscissero a farci ripiegare su conflitti interni e dimenticare i nostri problemi più grandi, in cima ai quali c’è la questione palestinese. Il loro obiettivo finale al quale aspirano di giungere è una Siria che sia occupata con i suoi conflitti interni e marginali, ritirata su falsi confini, piuttosto che sulle sue naturali, storiche, frontiere nazionali. Vogliono vedere una Siria ridotta, incline alla scomparsa e deterioramento a causa di divisioni e partizioni, ed il loro obiettivo è quello di smantellare l’identità culturale e il carattere del nostro popolo, cosa la quale ci ha sempre protetto contro sconfitte di ogni tipo. Smontare questa identità porterebbe ad una sconfitta reale, la quale non sarebbe causata da ripetute guerre, ma potrebbe essere causata distruggendo la struttura di una società la quale produce i suoi propri sistemi di resistenza sociale e culturale. Questo è stato il progetto che ha concentrato la loro preoccupazione più di ogni altro, perché è il fondamento e l’incubazione di qualsiasi forma di resistenza. Ma non sono riusciti a distruggere la nostra identità o scuotere la nostra convinzione che la resistenza sia al centro di questa identità che rimarrà ferma, come sempre è stato nel corso della storia.

Non c’è alcun compromesso con il terrorismo, nessun compromesso con coloro che usano le armi per provocare il caos e la divisione, nessun compromesso con coloro che terrorizzano i civili, nessun compromesso con coloro che cospirano con gli stranieri contro il loro paese e contro la propria gente.

In caso di guerra o scontro armato, gli Stati riorganizzano le loro priorità. La nostra massima priorità ora, senza paragoni con qualsiasi altra priorità, è il ripristino della sicurezza, di cui abbiamo goduto per decenni, e che ha caratterizzato il nostro paese, non solo nella regione, ma in tutto il mondo. Ciò potrà avvenire solo colpendo duramente i terroristi assassini. Non vi è alcun compromesso con il terrorismo, nessun compromesso con coloro che usano le armi per provocare il caos e divisione, nessun compromesso con coloro che terrorizzano la popolazione civile, nessun compromesso con coloro che cospirano con gli stranieri contro il loro paese e contro la loro gente.

La battaglia contro il terrorismo non sarà solamente la battaglia dello stato o delle istituzioni statali. E ‘la battaglia di tutti noi. E ‘una battaglia nazionale, ed è dovere di tutti prendervi parte. “La sedizione interna è più grave che l’omicidio”, perché comporta lo smantellamento e la frammentazione della società al infine di distruggerla. Questo è ciò che noi non dobbiamo permettere accada, al fine di mantenere la Siria immune ed inespugnabile.

Tuttavia, lo stato immune ed inespugnabile sa quando e come perdonare, e sa come prendere i propri figli e farli tornare sulla retta via. Si sa come portare via le armi dalle mani di coloro che sono stati fuorviati e delusi, per restituirli al processo di costruzione di uno Stato moderno, mantenendo l’autenticità, l’originalità e le sorgenti dell’identità araba. Tanto abbiamo bisogno di colpire i terroristi, quanto abbiamo bisogno di portare coloro che sono andati fuori strada a tornare sulla retta via. Ci sono quelli che hanno fatto errori e coloro che sono stati fuorviati. Dopo averli iniziati sul loro percorso sbagliato, gli è stato detto che “lo stato si vendicherà contro di voi, quindi non potete tornare indietro”. L’obiettivo è quello di spingerli sulla strada del crimine e al punto di non ritorno.

Lo Stato è come la madre che indica strada ai propri figli per essere migliori ogni giorno, per mantenere la sicurezza ed evitare spargimenti di sangue. Ecco perché, a questo proposito, abbiamo dichiarato un’amnistia dopo l’altra. C’è chi ritiene che questi condoni abbiano portato a maggiori indebolimenti della sicurezza. Ma il fatto è che nella maggior parte dei casi i risultati sono stati positivi, in particolare quando l’amnistia è stata coordinata con i protagonisti locali di ogni città, villaggio e regione, ed in coordinamento con i loro genitori, che abbiamo incontrato e con cui abbiamo parlato. Essi ebbero sufficiente saggezza per far tornare i loro figli sulla retta via.

Naturalmente ci sono casi che non hanno successo, ma questa non è la tendenza generale. Ecco perché credo che sia necessaria risolutezza, ma continuando a mostrare tolleranza e perdono di tanto in tanto, nel quadro di criteri chiari e meccanismi che risultino altrettanto importanti. Spiego questo punto, perché molte persone non hanno ben capito quello che pensiamo al momento dell’emissione di un’amnistia in tali condizioni di sicurezza. Abbiamo condotto il dialogo con tutti, tranne che con i criminali. Ho incontrato un certo numero di queste persone, anche nei giorni scorsi. Quando queste persone hanno visto che le cose che si muovevano nella direzione di armi e uccisioni, un gran numero di esse è cambiato completamente ed ha iniziato a collaborare con lo Stato, cui si erano opposte per ragioni oggettive o non-oggettive. Alcuni, tuttavia, hanno insistito sul percorso sbagliato, e si applica loro il versetto coranico “essi inciampano nel loro grave errore” . Ci sono quelli che perdono la vista fisica, ma la compensano ed eccellono nelle arti, nella letteratura, nella scienza o altre professioni, ma quelli che perdono la ‘vista mentale’ sono senza speranza, perchè la loro reale cecità è quella della mente, non degli occhi.

Alcuni di questi veramente credono di essere rivoluzionari. Va bene, vediamo cosa hanno fatto e quali sono i loro attributi. Sarebbe da vero rivoluzionario rubare una macchina o di rapinare una casa o una struttura? Un rivoluzionario può essere ladro? Per noi, l’immagine del rivoluzionario è brillante, idealistica, senza macchia, qualcosa di molto speciale. Quelle persone hanno ucciso gente innocente, all’interno e all’esterno del sistema statale. Può essere un rivoluzionario caratterizzato dalla codardia e dal tradimento? Hanno impedito alle scuole di svolgere i loro compiti e funzioni nella società. Hanno fatto lo stesso nelle università. Può essere un rivoluzionario contro l’educazione? In alcune zone, l’insegnamento è sceso a metà, il che significa che le nostre scuole avrebbero mandato nella società persone che sono mezze educate mezze ignoranti. Tuttavia, abbiamo un altro esercito che sta combattendo insieme alle forze armate, ai servizi di sicurezza e alla polizia. Sono quelli nel settore dell’istruzione, in particolare nelle scuole di alcune aree in cui l’insegnamento è sceso del 50% e che rischiano la vita per poter continuare i processi educativi.

Fino alla fine del 2011, il numero di martiri tra gli insegnanti e professori universitari è stato di circa 30 e più di mille scuole sono state vandalizzate, bruciate o distrutte.

A vostro nome, saluto tutti gli insegnanti, consiglieri, amministratori e bidelli nelle scuole. Può una rivoluzione essere contro l’educazione, contro l’unità nazionale? Possono i rivoluzionari usare un linguaggio che prevede la disintegrazione della società? Può una sollevazione rivoluzionaria essere contro i cittadini, privandoli del gas per cucinare di cui hanno bisogno quotidianamente, al fine di spingerli alla fame, o del combustibile per il riscaldamento, per farli morire a causa del freddo, o delle medicine, per spingerli alla morte a causa di malattie, o privandoli del loro sostentamento, a causa degli incendi di stabilimenti pubblici e privati e delle strutture, per rendere i poveri ancora più poveri?

Questa non è una rivoluzione. Può un rivoluzionario lavorare per il nemico – un rivoluzionario e un traditore allo stesso tempo? Questo è impossibile. Può un rivoluzionario essere senza onore, valori morali o principi religiosi? Se avessimo avuto veri rivoluzionari, nel senso che conosciamo, io e voi, tutto il popolo si sarebbe mosso con loro. Questo è un dato di fatto.

La domanda fondamentale che mi si è posta fortemente è: quando e come finirà? Questa è, naturalmente, una domanda difficile e non possiamo dare una risposta senza essere in possesso di tutti i fatti. Ci sono cose che conosciamo e cose che non conosciamo. La prima cosa della quale non abbiamo tutte le relative informazioni, ma possiamo trarne le appropriate deduzioni, è la cospirazione. La cospirazione finirà quando il popolo siriano deciderà di trasformarsi in un popolo sottomesso, quando cederemo e abbandoneremo tutto il nostro patrimonio, il patrimonio della guerra di liberazione dell’ottobre del 1973, quando abbandoneremo le nostre posizioni pan-arabe. Abbiamo difeso il Libano nel 1982, quando fu il trampolino della resistenza che portò alla liberazione del Libano nel 2000. La cospirazione finirà quando smetteremo di sostenere la resistenza che abbiamo sostenuto nel 2006 e nel 2008 in Libano ed a Gaza, quando daremo libere concessioni, parzialmente o completamente, nel processo di pace, in particolare sulla nostra terra occupata nel Golan, quando abbandoneremo le nostre posizioni pan-arabe verso la causa palestinese, che abbiamo adottato fin dal 1948, quando accetteremo di essere falsi testimoni per la distruzione sistematica e senza precedenti della moschea di al-Aqsa .

Non so se la Lega Araba voglia istituire una commissione per affrontare questo problema. Io non credo che lo farà, perché questa è una questione d’interesse che riguarda solo 1,3 miliardi di persone; quindi non è meritevole delle sue attenzioni ed è per questo che non lo farà – solo per il gusto del confronto.

Il popolo siriano non sarà mai sottomesso per tanti motivi. In primo luogo, per i principi con cui è stato allevato; in secondo luogo, i modelli che ci presentano i leaders che si sono sottomessi, le politiche di sottomissione o gli Stati sottomessi, non sono incoraggianti. In ogni circostanza e nelle peggiori situazioni, le condizioni della Siria sarebbero migliori che le condizioni di tutti quei paesi, anche di quelli che ora sembrano essere in buona forma. I sintomi non sono apparsi finora, ma un giorno si vedranno.

Non possiamo abbandonare la nostra dignità, che è più forte i loro eserciti e più preziosa della loro ricchezza.

Tutte queste cose possono essere riassunte in una parola: dignità siriana. Non possiamo abbandonare la nostra dignità, perché è la cosa più preziosa che il popolo siriano possieda. La nostra dignità è più forte dei loro eserciti e più preziosa della loro ricchezza.

Il secondo punto è legato al primo: quando si fermerà? Quando il contrabbando di armi e denaro si fermerà da fuori. Questo è relativo al primo punto. Quando ci sottomettiamo e arrendiamo, arriviamo al secondo punto. Ma quello che so perfettamente è che la cospirazione si fermerà quando l’avremo battuta. Non dobbiamo essere reattivi. Si ferma quando noi la fermiamo. Noi possiamo sconfiggerla applicandoci politicamente all’estero; e all’interno del paese, la sconfiggiamo quando abbattiamo quel pericoloso braccio della cospirazione, che è il terrorismo. Il secondo punto è legato alla nostra saggezza e consapevolezza. Noi battiamo la cospirazione quando abbiamo vinto i nostri capricci e passività, tornando alla ragione e ritornando allo stato di puro amore che avevamo in Siria. Grazie a Dio, questo è ancora lo stato generale del paese, ed io sto parlando solo di alcune aree.

Non c’è dubbio che la Siria sia forte, ma la forza non è un assoluto.

L’immunità della persona forte e sana potrebbe cedere, e quando ciò accadesse ci si potrebbe ammalare, ma la morte e il collasso non sono inevitabili. L’immunità si indebolisce quando c’è il caos. Gli eventi e il caos che sono accaduti in Siria hanno indebolito questa immunità. Quando ciò accadde, il terrorismo colpisce. Pertanto, chi contribuisce al caos di oggi è complice del terrorismo e dello spargimento di sangue in Siria. Non possiamo separare la prima dalla seconda. Non possiamo combattere il terrorismo senza combattere il caos, in quanto entrambi sono collegati. Questo dovrebbe essere chiaro. L’immunità cala quando la consapevolezza nazionale si indebolisce.

Qui, io sto parlando di quelli con buona volontà e buone intenzioni. Quelli con cattive intenzioni non ci riguardano. All’inizio eravamo soliti dire, a coloro con buone intenzioni, che è in atto una cospirazione straniera. Essi avrebbero risposto dicendo questo era, da parte nostra, solo uno spostamento di responsabilità verso gli altri. Noi abitualmente dicevamo loro che ci sono, in giro, armi, e avrebbero risposto dicendo che queste sono tutte invenzioni dei media di Stato. Ora le cose sono diventate chiare, anche se tardivamente. Questo terrorismo non può apparire così all’improvviso. Ci sono stadi che sono iniziati fin dal principio. C’erano piccole dimensioni di terrorismo che utilizzavano armi di piccolo calibro ed in piccole aree. Poi esso è cresciuto, per raggiungere lo stadio ed il livello odierno.

Eravamo in ritardo noi, ed erano in ritardo loro nella comprensione di tutto ciò. Questo è stato un grosso ostacolo, ma il nostro essere in ritardo non significa che abbiamo raggiunto il punto di non ritorno. La cosa importante ora è stare uniti. Quando sono in ballo cause nazionali, non ci dovrebbero essere differenze. Quando dissentiamo, si va alle urne. Scegliamo il nostro governo, il nostro parlamento. Questa è una questione diversa. Ma quando ci sono minacce straniere, gli Stati che rispettano se stessi restano uniti. In questo caso non ci si può confondere. Coloro che si mettono di traverso nelle cause nazionali sono traditori della patria. Non c’è scelta. Dobbiamo stare uniti: noi tutti siamo responsabili. Noi tutti dovremmo contribuire con le parole, atti, in qualsiasi modo o forma.

Il secondo punto, quando si parla di differenze, dobbiamo distinguere fra gli errori commessi da parte di individui e quelli commessi da parte delle istituzioni. Questo l’ho detto prima. Le Istituzioni non commettere errori, tranne quando adottano politiche sbagliate. Questa è una questione diversa. Abbiamo due criteri: il primo è quello di procedere nel processo di riforma ed il secondo è quello di combattere il terrorismo. Può qualcuno dire che questa sia una politica sbagliata, affermando “io sono contro la riforma e sostengono il terrorismo”? Questo è impossibile. Sto parlando dell’arena siriana. Quando mettiamo da parte queste cose, ciò che significa è che ci troviamo uniti con le istituzioni statali. Noi le aiutiamo, noi aiutiamo l’esercito, noi moralmente abbracciamo l’esercito e la sicurezza.

Se torniamo indietro agli anni 1970 e 1980, il tempo in cui i fratelli del demonio si ammantavano con l’Islam, essi svolgevano i loro atti terroristici in Siria. In principio ci furono molti siriani ad essere stati fuorviati. Essi credevano di stare sinceramente difendendo l’Islam. Non presero posizione. Quando le cose divennero chiare, vennero presi atti decisivi, ed in quel momento fu rapidamente che la gente si schierò con lo Stato . Naturalmente uccisioni ed assassinii andarono avanti per sei anni. Noi non vogliamo aspettare per tutto questo tempo. Le cose sono chiare per tutti noi. Se rimaniamo insieme, stretti ai membri della sicurezza e degli altri sistemi pertinenti, credo che i risultati saranno rapidi e decisivi, perché il terrorismo colpisce, ed ogni volta che colpisce rende le riforme più costose e difficili.

Questa questione è una gara tra i terroristi e le riforme. Il terrorismo e quelli che si trovano dietro ad esso non vogliono le riforme, ma vogliono raggiungere una fase in cui diciamo che “non c’è tempo per le riforme”. Lasciate a noi di trattare col terrorismo. Oppure avrebbero una scusa per chiedere un intervento in Siria. Tutti noi abbiamo sentito di recente, attraverso la televisione, la radio e Internet, che la gente è preoccupata e sconvolta, e tutti chiedono un’azione decisiva.

Naturalmente questo problema è già risolto per noi, perché la lotta al terrorismo deve essere intesa come un profondo strumento legale. Siamo appassionati di legge, perché siamo appassionati al tempo stesso del sangue delle persone innocenti. Non vogliamo che il prezzo della lotta contro il terrorismo sia il sangue di persone innocenti, ma il problema è che essi hanno incominciato a colpire persone innocenti. Ora, gente siriana è stata uccisa, e l’appartenenza politica non ha nulla a che fare con le persone uccise, anche se sono avversari dello Stato. Stanno uccidendo il popolo siriano, stanno punendo il popolo siriano, perché il popolo siriano si è rifiutato di abbandonare la sua morale, ha rifiutato di diventare mercenario e si è rifiutato di vendere la propria coscienza. Così, è stato necessario punire il popolo siriano ovunque.

Pertanto, dobbiamo essere uniti e dobbiamo risolvere questo problema. Come ho detto, il pilastro principale è come il cittadino si schieri con lo Stato. In alcuni casi, quando l’esercito entrava in una città (controllata dai terroristi), alcuni membri della popolazione locale formarono squadre per proteggere i fianchi dell’esercito allo scopo di farlo entrare in città. Altre persone in altre regioni formarono pattuglie di osservatori per impedire ai terroristi di compiere atti di assassinio e sabotaggio o, in alcune zone, di sedizione. In altre aree, la popolazione passava le sue informazioni all’esercito. Così, abbiamo molti metodi. Penso che dovremmo iniziare subito un dialogo diretto tra le autorità competenti del paese, in diverse regioni e con diverse attività per vedere come possiamo ottenere la sicurezza in tutti i territori siriani.

Voglio solo parlare di un punto legato alla questione della riconciliazione nazionale, perché è stata sollevata in questo contesto. Voglio dire, se stiamo insieme, come attuarla? Ci sono quelli che hanno proposto, all’inizio della crisi, l’idea di una riconciliazione nazionale. La riconciliazione nazionale alla fine della crisi significa che tutti perdonano tutti; intendo dire chiunque abbia commesso un errore contro altri, e ci sono molti errori. Tutti perdonano tutti, perché la vendetta non porta a un risultato positivo. La vendetta non costruisce un paese. La vendetta non restituisce il sangue versato e, naturalmente, il caos distrugge la patria, come stiamo assistendo ora. Solo la tolleranza costruisce le nazioni e ottiene un futuro fiorente.

Ciò significa che la riconciliazione nazionale nasce da questo sentimento esistente fra i cittadini, perché sono alcune persone all’inizio della crisi che hanno proposto la riconciliazione nazionale. Riconciliazione nazionale ha bisogno di un sentimento generale tra i cittadini che siamo più vicini alla fine della crisi e che ci troviamo indivisi in un unico luogo. Il punto più importante è: chi sono i partiti di questo genere di riconciliazione? La riconciliazione nazionale è tra i partiti: chi sono i partiti? Le parti non sono specificate. Così si raggiunge una riconciliazione nazionale attraverso la consapevolezza nazionale, non attraverso una decisione presa dal presidente, che emana una legge e un’amnistia generale, ecc. Lo Stato può assolvere un partito, ma che fare per quanto riguarda altre parti? Si tratta di una situazione nazionale che è seguita da leggi e normative, ecc. Quindi, abbiamo bisogno di arrivare a quello stadio, ma in modo tempestivo. Ora, come conseguenza della consapevolezza pubblica che è emersa di recente, vedo che siamo in grado di muoverci in questa direzione per porre fine al terrorismo sulla scena siriana.

Per riuscire in tutte queste procedure, riforme, confronti e complesse condizioni, dobbiamo fare attenzione con le persone psicologicamente abbattute, che stanno cercando di diffondere uno spirito di sconfitta e frustrazione tra i cittadini, secondo i loro motivi psicologici o le loro considerazioni interessate. Se questo gruppo di poche persone ha deciso di contribuire alla sconfitta della patria nelle piazze virtuali, la stragrande maggioranza delle persone ha deciso di raggiungere la vittoria nelle piazze reali. Le battaglie nazionali hanno le proprie piazze e uomini, dove non c’è posto per mani tremanti e il cuori paurosi. Per quanto riguarda il loro embargo, non terrorizzeranno e non saranno in grado di umiliare la nostra gente, perché non saranno i siriani quelli che vendono il proprio onore e dignità per soldi. Questo non è per fare retorica verbale, ma per il fatto che noi siamo quelli che hanno nutrito molti paesi arabi durante molti anni di vacche magre.

Sto parlando degli anni magri prevalsi tre o quattro anni fa. Quattro paesi, incluso il popolo siriano, hanno mangiato grano siriano, e noi siamo quelli che hanno sviluppato la loro industria negli anni ottanta anche se essi non possedevano riserve in valuta estera. Non avevamo neppure una piccola quantità di riserve e, durante quel tempo, potemmo pagare a fatica gli stipendi ed avevamo appena il grano sufficiente per il nostro pane. Quindi diciamo alla generazione che non ha memoria di quel periodo, e che probabilmente non era neppure nata: non consentite alla paura di controllare il vostro cuore, come risultato della guerra mediatica che vi sta aggredendo. La Siria ha subíto condizioni molto più difficili, durante le quali anche la situazione della sicurezza è stata molto più difficile da gestire. Eppure, abbiamo superato tali condizioni e siamo stati vittoriosi. Con tutti i loro aspetti negativi e le disgrazie, le crisi danno opportunità alle persone di raggiungere qualcosa di genuino, e oggi siamo più capaci nel trasformare ogni cosa che guadagniamo in nostra auto-dipendenza. Se pensiamo scientificamente e collettivamente, lontano dall’egoismo, questo ci aiuterà a compensare le nostre perdite nel breve termine e trasformarle in guadagni a lungo termine.

La cosa più importante non è avere un gruppo che monopolizzi e che faccia uso della crisi per raccogliere fortune a spese del cibo e del sangue del popolo. Questo è un punto importante. Naturalmente, è responsabilità dello Stato combattere questa situazione e abbiamo sempre istruito le istituzioni per controllare questo problema, ma sappiamo anche che, nelle condizioni di disordine, si infiltrano carenze anche attraverso le istituzioni, e questo è un altro ostacolo ancora che ci si pone di fronte. Questo è un fatto, ma con la nostra collaborazione possiamo trovare una soluzione a questo problema.

In queste condizioni, ed indipendentemente dalla crisi, dobbiamo concentrarci sulle piccole e medie imprese e sui prodotti artigianali. In primo luogo, abbiamo bisogno di stabilire una larga base di opportunità di lavoro ed avere una maggior giustizia sociale. Parliamo sempre del volume di crescita, ma non identifichiamo le dimensioni della piramide o la base della piramide che i beneficia di questa crescita. Settori come l’artigianato creano grande giustizia sociale, oltre allo stesso tempo non rientrare sotto l’influenza del blocco esterno e non essere fortemente influenzati dalle condizioni di sicurezza. Recentemente, abbiamo cominciato a concentrarsi in larga misura sull’artigianato, ed il loro sostengono in questa fase è molto necessario.

In agricoltura, in Siria, abbiamo fatto passi molto buoni nonostante le difficoltà, ed abbiamo continuato a prestare attenzione alle condizioni dei contadini e degli operai. Ma penso che prestare attenzione alle professioni artigiani e simili, non è stato come sarebbe dovuto essere.

Gran parte della guerra psicologica è oggi lanciata contro la Siria. Dopo aver fallito nel progetto settario, hanno anche fallito sulla questione nazionale. Hanno fallito in tutte le questioni che hanno un aspetto politico. Poi si sono mossi verso l’aspetto economico. Naturalmente, i tassi del mercato azionario ed il tasso di cambio della lira hanno un effetto, e sappiamo che quando il valore della lira diminuisce, i prezzi aumentano. Ma questo non è l’unico criterio. C’è un altro criterio che è più importante. Qual è il volume di produzione in Siria? La produzione in Siria era generalmente debole, e nel corso degli ultimi anni, quando abbiamo aperto la nostra economia, ci siamo rivolti al consumo. Anche i prodotti che esistono in Siria vengono acquistati da produttori non-siriani. Questo ha molto gravemente danneggiato l’economia. Quindi, dobbiamo concentrarci sul livello di produzione della Siria, e saremo capaci anche durante questa crisi ad aumentare la produzione. Dobbiamo sapere che abbiamo molti punti di forza. Per esempio, il volume del debito estero in Siria è molto limitato, le nostre relazioni con diversi paesi sono in corso, e noi abbiamo le olive (io credo che noi eravamo il quinto produttore d’oliva a livello mondiale, e alcuni dicono che siamo anche passati al terzo o quarto livello, ma non ne sono sicuro).

Per noi, come piccolo paese, occupare la quinta posizione nella produzione di olive e d’olio d’oliva, tra le centinaia di paesi produttori, è una cosa molto positiva. Abbiamo anche una forte presenza come produttori di grano, come ho detto prima. La terra è lì, gli agricoltori sono lì, e la pioggia c’è. Questo significa che abbiamo dei veri punti di forza, ma dobbiamo regolare il processo economico e potendo forzare le cose anche sotto l’influenza di questa crisi.

Se vogliono assediare la Siria, finiranno assediando un’intera regione

Stanno cercando di rappresentare la Siria come un paese isolato, cercando di sottolineare ciò più e più volte. Ma i nostri punti di forza si trovano nella nostra posizione strategica. Se vogliono assediare la Siria, finiranno per assediare un’intera regione. Per quanto riguarda i nostri rapporti con l’Occidente, si parla di una comunità internazionale. Questa comunità internazionale è un gruppo di grandi paesi coloniali, che vede il mondo come un’arena piena di schiavi che servono i loro interessi.

Per noi, l’Occidente è importante e non possiamo negare questa verità. Ma oggi l’Occidente non è come l’Occidente di un decennio fa. Il mondo sta cambiando e ci sono potenze emergenti. Ci sono alternative. E’ importante ma non è l’ossigeno che respiriamo. Se l’Occidente chiude i battenti, possiamo ancora respirare. Non è il salvagente, senza il quale anneghiamo. Siamo in grado di nuotare da soli ed insieme ai nostri amici e fratelli, e vi è abbondanza di loro. È per questo che abbiamo deciso, nel 2005, di spostarci verso est. A quel tempo, sapevamo che l’Occidente non sarebbe mai cambiato. L’Occidente è ancora colonialista, in un modo o nell’altro. Si sta cambiando da un vecchio colonizzatore ad un moderno colonizzatore, e da un moderno colonizzatore durante l’accordo Sykes-Picot, ad un colonizzatore contemporaneo. Ha forme e figure diverse, ma non cambierà mai, il che significa che ci dobbiamo voltare ad est. Noi, come Stato, abbiamo iniziato questa procedura parecchi anni fa, e le mie visite negli ultimi anni sono state dettate da tale iniziativa, in un modo o nell’altro. Ma questo non è sufficiente. Il settore privato deve anche aprire canali con tali paesi.

La maggior parte dei paesi del mondo hanno buoni rapporti con la Siria, ed hanno insistito per avere buone relazioni con noi, anche nelle condizioni di crisi attuale e con le pressioni occidentali su di loro. Tutto questo non significa che non pagheremo un prezzo o non ci saranno perdite, a causa del blocco da un lato, e della situazione politica e di sicurezza dall’altro. Tuttavia, possiamo avere risultati che potrebbero ridurre gli effetti dei danni. In questa fase, ci sono punti fondamentali che mettono in stretta relazione tutte queste conquiste con la situazione della sicurezza, compresi gli episodi delle rapine e le questioni del gas e gasolio. Per esempio, potremmo dover cancellare una spedizione via treno ed effettuare il trasporto di gasolio, carburante, gas con autoveicoli; il che renderebbe il costo più elevato e la quantità trasportata più piccola; questo non soddisferebbe le esigenze dei cittadini di consumo o le necessità di consumo delle centrali elettriche o degli altri sistemi. La nostra vita intera è ora collegata al controllo della situazione della sicurezza. Ecco perché ho ribadito l’importanza di ciò, in modo che tutti possiamo collaborare nel porre fine al problema, ed in modo che noi, come Stato, non infrangiamo i nostri impegni nei confronti dei cittadini. Sicurezza, economia, e tutte le altre questioni elencate, sono cose indispensabili per il cittadino siriano.

Nonostante tutte queste complesse circostanze, sono molto fiducioso per il futuro. La mia fiducia è ispirata da voi e dalle vostre gole, che hanno acclamato la gloria, la dignità, la sfida di milioni di voi che hanno riempito decine di città e piazze attraverso il paese. Io vi dico, così come mi avete sempre conosciuto, che sono uno di voi. Se non affrontiamo le sfide, non meritiamo il nome della Siria; e se non abbiamo il coraggio di difenderla o non siamo in grado di difenderla contro i suoi nemici, non meritiamo di vivere sul suo suolo. Il nostro popolo ha dimostrato la sua genuinità e sincerità quando la sanguinaria macchina dei media ha fallito nel distruggere la sua unità, e quando i tentativi di affamarlo non l’hanno fatto inginocchiare, non riuscendo a macchiare il suo onore e dignità. Un popolo, con tali sentimenti sofisti di appartenenza al proprio paese d’origine, con una morale così alta, che sa fronteggiare le crisi più pericolose, e con una fede così forte nella propria capacità di superare momenti decisivi della sua storia, non permetterà che un piccolo gruppo di truffatori, o individui deliranti, possa precludere la strada della verità e della giustizia; e non permetterà che gruppi, i quali si sono venduti al diavolo, insinuino desideri perniciosi e dubbi interessi, per distruggere ciò che è stato costruito in una lunga storia di impegno e sacrificio.

Il sangue dei nostri martiri è dietro la fermezza del nostro Paese

La mia fiducia in ciò è ispirata da voi e dagli uomini delle nostre forze armate, uomini di coscienza viva e forte determinazione. Sono loro che veramente esprimono i sentimenti della gente, salvaguardano i suoi valori e aspirazioni, e fanno ogni sacrificio in modo che le persone godano di sicurezza. A vostro nome, e per conto di ogni cittadino d’onore, vorrei salutarli per essere sempre pronti a proteggere l’onore del loro paese, e l’integrità del suo territorio e delle persone. Per quanto riguarda il sangue dei nostri martiri, che si trovano dietro la fermezza del nostro Paese, sarà sempre il faro che illuminerà la strada delle nostre generazioni future per costruire il futuro della Siria. Perché quando il loro sangue inonda la terra, è per portare i frutti di un più sicuro domani, d’unità e libertà per tutti noi. Per quel che riguarda la forza delle loro famiglie, le quali hanno perso i loro cari, essa ci ha reso più solidi, più determinati e persistenti nel seguire sulla stessa strada che è stata presa dai loro fratelli, padri e figli, in difesa del loro paese e dei suoi valori, non importa quanto elevato sia il prezzo, e deve essere un esempio per tutti noi, di come un individuo muoia affinchè il proprio Paese viva.

Vorrei salutare voi, i figli di questo grande popolo, con tutta la vostra intellettualità e dottrine politiche, voi che con forza ed inflessibilmente difendete i valori della solidarietà e dell’amore, che unificano il nostro popolo contro i sentimenti di rancore e di odio che alcuni cercano di invocare diffondendo i loro veleni in tutto il paese; voi che lavorate senza sosta per sviluppare il nostro paese, per recuperare la sua sicurezza, rafforzare la sua unità, e proteggere la sua sovranità. E gloria al nostro fiero popolo, che rigetta la sconfitta nell’era del collasso e che dice ai propri nemici: ‘non saremo mai sconfitti!’ Per voi, nostro fiero popolo, persistiamo, e con il vostro sostegno continuiamo a resistere e vincere, e vinceremo, insha’ Allah, e la pace e misericordia di Dio sia su tutti voi.

¹ - Traduzione in lingua italiana a cura di Filippo Fortunato Pilato, per conto dell’Agenzia Internazionale online Syrian Free Press

(versione PDF)

Fonte in lingua inglese di Al-Ibrahim per Syrian Arab News Agency: http://www.sana.sy/eng/21/2012/01/12/393338.htm

La ri-pubblicazione di questo bellissimo testo è gradita: anzi è molto gradita la sua diffusione, che si chiede cortesemente di riportare integralmente, compresi titoli, traduttori ed i links sia originali che di questa pagina: http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/01/11/la-siria-rimarra-libera-discorso-del-presidente-bashar-al-assad-martedi-10-gennaio-2012-testo-italiano-completo/

 
Pietro Ancona
TERRORISMO DI MASSA,
L'imperialismo si è inventato il terrorismo di massa. La tecnica che sta usando in Siria è eguale a quello usata in Libia. Si prendono uno o due città, in Siria Homs in Libia Bengasi o Misurata e si svuotano di tutta la popolazione fedele al governo uccidendola ma attribuendo le stragi al governo. Se ne fa una TESTA DI PONTE nella quale si installa il comando delle operazioni terroristiche che si estendono a tutto il paese. Il flusso di aiuti esterni (in Libia veniva attraverso l'Egitto e la Tunisia) e di bande di mercenari assoldati con i petrodolllari diventa ininterrotto. In Siria da oltre un anno non danno requie allo Stato. Si tenta di disarticolare e distruggere la vita civile sabotando acquedotti, centrali elettriche, ospedali. Intanto la stampa mondiale asservita all'impero e quasi sempre controllata da una lobby ebraica fedele ad Israele propala una versione del tipo "Assad spara contro il suo popolo" oppure: "la moglie di Assad compra scarpe di lusso mentre i soldati del marito sparano al popolo, "oppure: fa uccidere i bambini e financo i neonati." Non essendo riusciti in Siria quello che in Libia fu possibile solo con i bombardamenti NatoN per il veto di Russia e Cina ora si pensa di strangolarla economicamente con l'embargo al fine di esasperare la popolazione contro il "regime" . Questo è l'Occidente a guida americana nel ventunesimo secolo...

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La verità sulla Siria, stato laico e socialista, e le stonature delle trombette guerrafondaie occidentali

Lettere inviate e ricevute Paolo D'Arpini 25 febbraio 2012   

Riportiamo la replica di Ouday Ramadan, siriano di nascita e italiano di adozione, al segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, che più volte si è espresso in favore dei cosiddetti “ribelli siriani” e contro il governo di Damasco.

Chi ha bisogno di un sostegno siete proprio voi, Rifondazione, anche prima dell’attuale segretario, era nota per le posizioni a favore dei capitalisti, sin dai tempi dell’Agnelli travestito da operaio di nome Bertinotti. Nel 1998 i rifondaioli hanno votato a favore della legge 431, abolendo l’equo canone e favorendo solo i proprietari di case, a danno degli inquilini, e facendo lievitare il mercato degli affitti. In barba alle “categorie socialmente deboli” – come le chiamate – sostituendo l’appellativo “sfruttati”. Nel 2003, il radical chic di nome Bertinotti, in occasione della liberazione delle due filantrope di nome Simona (le due simone, come vennero definite), con incredibile sfacciataggine chiamò la resistenza irachena “veri terroristi”; l’attuale segretario, di nome Paolo Ferrero, ha urlato slogan per tutta la stagione, ribadendo la propria contrarietà e quella del proprio partito all’ampliamento della base americana di Vicenza. Addirittura si vociferava la chiusura della suddetta base. Con un esito sbalorditivo: che la suddetta base è stata ampliata. E Ferrero? Invece di uscire da quel vergognoso governo, lo appoggiò, insieme al cavaliere templare di nome Mastella. Insomma, i giocatori delle tre carte non avrebbero potuto fare di meglio.

Sempre lo stesso segretario quando era ministro del governo della Repubblica varò la proroga per gli sfratti, imponendo dei limiti che neanche Berlusconi si sarebbe sognato di fare. Evito di entrare nei particolari per risparmiare un linguaggio tecnico e noioso a coloro che leggono.
Lenin diceva “che fare?” In effetti, che fare quando ci troviamo di fronte a segretari di partito, con la pretesa di rifondare il comunismo ma totalmente ignari della realtà che li circonda? Come fa un comunista a cambiare la realtà se non la conosce? La realtà recita che nella Grande Jamairia esisteva uno stato socialista, forse anche dei peggiori, ma dove i suoi cittadini avevano gratuitamente l’abitazione, l’istruzione, la sanità, l’acqua potabile, l’energia elettrica, l’autovettura. Nel mondo virtuale si alza un sedicente segretario di partito, che apparentemente lotta all’interno del proprio Paese, l’Italia, per ottenere una briciola di quello che già esisteva in Libia da quarant’anni, rendendosi partecipe, per non dire complice, dei bombardamenti dei “proletari” della
Nato sulla popolazione civile. Rendendosi complice di una “rivoluzione” bellicosamente condotta in cielo dai piloti proletari della Nato e in terra dai compagni delle tribù salafite barbute dell’Armata Rossa. Tale rivoluzione è stata guidata dagli avanguardisti qataristi tramite le loro emittenti Al Jazeera e Al Arabia che sono proprio l’avanguardia della Rivoluzione d’Ottobre. I bolscevichi, al confronto, sono dei reazionari.
 

Nel mondo virtuale non valgono più le regole dell’essere comunista. Al rogo il vecchio adagio che recitava che ogni comunista ha il compito di sostenere ciò che il nemico combatte, e combattere ciò che il nemico sostiene. E cancelliamo anche dagli annali dei comunisti che il peggior stato socialista è sempre meglio del miglior stato capitalista. D’altronde la storia di rifondare il comunismo non è figlia di questi tempi, e gli attuali rifondaioli non sono altro che gli eredi di colui che si sentiva protetto sotto la “cappella della Nato” e non sotto il patto di Varsavia.

Caro signor segretario, è giunta l’ora che qualcuno ti dica che il sangue versato sul territorio libico da migliaia di bambini, donne ed anziani è una tua responsabilità politica. Faresti più bella figura a startene zitto, anziché startene comodo dietro una poltrona, con un bel vitalizio, a predicare comunismo con il sedere degli altri. Soprattutto quando non conosci né i popoli né la loro cultura. Atteggiamento tipico da rivoluzionario della tastiera.

Arrivo alla Siria per domandarti: cosa ne sai tu di cosa sta succedendo attualmente là? Lo sai che in Siria ci sono 53 etnie religiose che convivono pacificamente da quarant’anni sotto la protezione dello stato laico e socialista? I tuoi amici barbuti salafiti, gli stessi della Libia, che tu ti ostini a chiamare popolo in rivolta, hanno compiuto massacri contro la popolazione siriana e non si vergognano ad incitare all’odio etnico e religioso. Ti sei recato forse a Damasco per verificare la situazione? O hai preso per oro colato anche tu le informazioni costruite ed artefatte da Al Jazeera, amplificate da piccioni pasquali de La Repubblica e dalle trombette natalizie de L’europeo?

Allora, egregio signor Paolo, le chiedo: sta parlando di cose che non conosce, oppure ottempera ad un disegno ben preciso di aggressione da parte dell’impero americano, sionista e massonico?
Tra le due risposte, non so quale sia la peggiore.

Farebbe bene a stare zitto, anziché gridare “Solidarietà al popolo siriano”, che ha bisogno di tutto fuorché della Sua solidarietà.

Un consiglio: continui a rifondare il comunismo a casa sua. Che i comunisti in Siria hanno solo bisogno del comunismo, ma senza rifondazione.

Ouday Ramadan

(Fonte: Rinascita)

http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/02/25/la-verita-sulla-siria-stato-laico-e-socialista-e-le-stonature-delle-trombette-guerrafondaie-occidentali/

 

RIFONDAZIONE  e LA SIRIA

SIRIA – FERRERO (PRC – FEDERAZIONE DELLA SINISTRA): COSA ASPETTA L’ONU A INTERVENIRE NON MILITARMENTE PER FERMARE IL MASSACRO?  02 Agosto 2011

Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, ha dichiarato:

“Siamo alla solite. In Siria il regime sta tranquillamente reprimendo la popolazione e cosa fa l’ONU? Nulla. Come al solito lascia marcire la situazione per poi magari giustificare un intervento militare a posteriore. L'unica domanda che oggi occorre porsi è: Cosa aspetta l’ONU a intervenire non militarmente per fermare il massacro?”

--- Ufficio Stampa Prc-Se

Documento sulla situazione in Siria di : Segreteria nazionale Prc
venerdì 2 marzo 2012 - 10h46

L’inasprirsi del conflitto civile in Siria sta di giorno in giorno diventando più drammatico. La brutale repressione delle manifestazioni di dissenso da parte del regime di Assad, unitamente all’ingerenza delle potenze imperialiste, delle petromonarchie del golfo e di paesi come la Turchia, sta portando il paese verso una guerra civile, con il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto, del suo estendersi in forme settarie e religiose, di allargarsi a tutta la regione. Fa parte di questa spinta alla guerra il sostegno che viene dato dall’esterno ai gruppi armati ribelli e il riconoscimento al CNS come unico rappresentate dell’opposizione siriana, che invece è assai variegata ed ha componenti che rifiutano categoricamente qualsiasi intervento armato esterno e soprattutto rifiutano il sostegno politico delle petromonarchie.

E’ quanto mai curioso che paesi come l’Arabia saudita ed il Qatar, fra i più retrogradi e repressivi, antidemocratici e fondamentalisti del mondo, si presentino e vengano accreditati come sostenitori delle primavere arabe. La loro azione ha sequestrato le domande di democrazia e giustizia per usarle come strumento per seguire i loro piani nella regione. Il loro asse con la fratellanza musulmana da un lato e le potenze occidentali e imperialiste dall’altro, a partire da Usa ,Gran Bretagna e Francia, sta mettendo un’ipoteca su tutto il medio oriente e sui nuovi regimi nati dalle sollevazioni arabe. Ciò che è accaduto in Libia non deve ripetersi in Siria.

Le Nazioni Unite non possono essere usate come strumento per giustificare interventi armati , diretti o indiretti da parte di potenze straniere, come accaduto nel caso della Libia, dove con il pretesto della difesa dei civili si è dato il via ad un intervento armato via aerea che ha decuplicato il numero di vittime e distrutto un paese, che è oggi in preda agli scontri di potere fra le varie fazioni. Il ruolo delle Nazioni Unite è quello di prevenire i conflitti, non di fomentarli o di avvallare guerre, come accaduto per la Libia.Siamo senza se e senza ma contro qualsiasi intervento armato in Siria, così come qualsiasi ipotesi di attacco all’Iran. La soluzione della crisi va trovata attraverso una via d’uscita politico negoziale, che passa attraverso il cessate il fuoco da parte delle forze governative come di quelle ribelli, per una transizione democratica che veda il coinvolgimento di tutti gli attori politici siriani.

Il monitoraggio della situazione non può essere fatto da paesi colonialisti o imperialisti. In Siria si stanno addensando le tensioni che attraversano tutta l’area. Si tratta di un possibile anticipo di quell’attacco all’Iran che da tempo viene preparato. Una nuova guerra nel mediterraneo rischia questa volta di avere conseguenze incalcolabili. Per questo siamo contro la posizione del nostro governo, che si è allineato alle posizioni più oltranziste, di ingerenza e sostegno all’ipotesi di interventi armati mascherati come sempre dietro le questioni umanitarie. L’Italia non sia complice di una nuova e sciagurata guerra nel mediterraneo.

http://bellaciao.org/it/spip.php?article30893