vedi anche
Dal conflitto fra guerra e media
al conflitto fra guerra e diritto di
Domenico Gallo
Egitto-Tunisia-Libia
La
battaglia per la Siria é decisiva fonte
New Orient
News (Libano)
Falsità e omissioni
internazionali sulla Siria
pubblicata su fb da Armata Rossa 6 agosto 2011
SIRIA, UNA SOVRANITA' CHE INFASTIDISCE GLI USA pubblicato su fb da
armata rossa
Libia e altre rivoluzioni pilotate dalle banche
La destabilizzazione della Siria e la guerra
del grande Medio Oriente
di Michel Chossudovsky
SIRIA, UNA SOVRANITA' CHE
INFASTIDISCE GLI USA
Rifondazione e LA
SIRIA
I progressi sociali
nella Repubblica Araba di Siria
Da
I
deliri della ‘sinistra’ riguardo la
Libia e la Siria
Vince Sherman
novembre 20, 2011
I
progressi sociali nella Repubblica Araba
di Siria
Dalla sua
fondazione nel 1973 dal parte del
partito socialista arabo Baath siriano,
la Repubblica araba siriana iniziò da
subito a sostenere la lotta di
liberazione nazionale palestinese e la
lotta contro l’egemonia geopolitica di
Israele. Un afflusso costante di
profughi palestinesi, fuggiva
dall’apartheid israeliano ed emigrava in
Siria, dove godono di condizioni di vita
“migliori che negli altri Paesi
circostanti perché, a differenza di
Libano e Giordania, sanità, istruzione e
alloggi sono accessibili ai palestinesi
in Siria.” (13)
I
palestinesi non sono gli unici
destinatari dell’assistenza siriana*. Il
governo di Assad ha sempre usato la sua
frontiera per aiutare la lotta di
liberazione nazionale libanese, fornendo
risorse e supporto tattico a Hezbollah
durante la guerra del 2006 con Israele.
In seguito all’invasione degli USA
dell’Iraq, nel 2003, la Siria ha accolto
favorevolmente 1,5 milioni di rifugiati
iracheni, scacciati dalla guerra
imperialista, e ha esteso i programmi
sociali del paese anche a loro. (13)
(13)
Sebbene
la Siria non sia un paese socialista, il
governo nazionalista Assad ha esercitato
il diritto della nazione
all’autodeterminazione, nazionalizzando
le imprese e le fabbriche occidentali,
usando la ricchezza della nazione per i
programmi sociali radicali, tra cui
“garantendo assistenza sanitaria,
standard di vita ed istruzione.” (13)
Inoltre, i comunisti siriani
hanno un ruolo importante nel governo e
sono autorizzati a organizzare un
partito separato dal Baath.
A differenza dell’esperienza dei
comunisti in Iraq, che hanno affrontato
la repressione da parte dello Stato
Baath, guidato dal presidente Saddam
Hussein, i due partiti comunisti della
Siria sono membri di spicco del Fronte
nazionale progressista dominante, e
hanno una rappresentanza in seno al
Consiglio del Popolo della Siria.
I
disordini in Siria sono il prodotto
dell’imperialismo e dell’intervento
occidentale
Anche se
alcune piccole proteste sono cominciate
a gennaio, solo alla fine di marzo i
disordini in Siria hanno attirato
seriamente l’attenzione dei media
mondiali. Cablo recenti rilasciati da
Wikileaks, tuttavia, confermano che
l’Occidente ha svolto un ruolo di primo
piano dell’opposizione siriana, per
anni. Il Dipartimento di Stato USA ha
“segretamente finanziato gruppi politici
di opposizione siriani e progetti
relativi, tra cui un canale televisivo
satellitare che i trasmettesse
programmazione anti-governativa nel
paese.” (14) Questo canale finanziato
dagli USA, Barada TV, ha avuto un ruolo
centrale nel diffondere la propaganda
anti-Assad, “è strettamente affiliata
con il Movimento per la Giustizia e lo
Sviluppo, una rete di esuli siriani con
sede a Londra.” (14)
I cablo
di Wikileaks confermano che “il denaro è
stato assegnato almeno fino al settembre
2010“, dimostrando che il cambiamento di
regime in Siria è la politica ufficiale
dell’amministrazione Obama. (14) Barada
TV che incoraggia e funziona come
braccio organizzativo dell’opposizione
siriana, è una testimonianza della
centralità dell’imperialismo in questa
cosiddetta ‘rivolta’. Se alcune delle
persone dell’opposizione siriana hanno
legittime rivendicazioni verso il
governo del presidente Assad o meno,
questo movimento avanza funzionalmente
gli obiettivi dell’imperialismo:
rimuovere un governo popolare
anti-imperialista nel Medio Oriente.
Dato il sostegno del governo di
Assad alle lotte di liberazione
palestinese e libanese, l’occidente vede
comprensibilmente la Siria come una
minaccia all’egemonia in Medio
http://aurorasito.wordpress.com/2011/11/20/i-deliri-della-sinistra-riguardo-la-libia-e-la-siria/
Minaccia
imperialista contro la Siria
(Nota del Partito Comunista del Brasile)
.pubblicata da
Salvatore Tovarish Vicario il giorno giovedì
1 dicembre 2011 alle ore 10.48.Stiamo
assistendo all'altezza del cinismo
dell'imperialismo in questa campagna per il
dominio del Medio Oriente. Confrontiamo
quello che sta accadendo nei due paesi
(Egitto e Siria). In Egitto, quasi
esclusivamente ci sono manifestazioni contro
il governo militare: la maggioranza,
pacifiche, autentiche, spontanee e costanti.
Nessuna manifestazione in favore del
governo. L'imperialismo chiude un occhio
alla violenza dello stato che proprio questa
settimana, ha fatto più di cinquanta
manifestanti uccisi e migliaia di feriti. I
media e i leader delle maggiori potenze non
parlano di "aiuti umanitari", "diritti
umani", "sanzioni", "dittatori", "ribelli".
Richiedono il "senso comune" su entrambi i
lati, come se fosse uguale la potenza di
fuoco. Dopo la grande manifestazione del
popolo egiziano, lo scorso Venerdì, gli
yankee pressano il governo militare per
consegnare il governo ai civili, è chiaro
che il campo politico è lo stesso. Una
soluzione mediata in Egitto dà anche
legittimità all'imperialismo per isolare e
invadere la Siria. Certo. Il governo
egiziano è un alleato degli Stati Uniti e
della NATO. E 'il secondo più grande
destinatario "aiuti militari" gli Stati
Uniti, dopo Israele, di cui il grande
alleato Egitto sta contribuendo a placare i
palestinesi ai confini con la Striscia di
Gaza. In Siria, le manifestazioni maggiori
invece sono in difesa del governo civile.
Dopo aver iniziato ad ottenere i cambiamenti
reclamati, politiche sociali ed economiche,
ora hanno come tema centrale l'opposizione
alla crescente minaccia di invasione
militare dell'imperialismo. Ci sono milioni
di persone, che protestano contro
l'intervento straniero. Le manifestazioni
contro il governo, infinitamente inferiori a
quelle favorevoli, sono sovradimensionati e
manipolate dai media. Super mercenari armati
dalla CIA(Usa), il Mossad(Israele) e la
M16(Inghilterra), con il supporto delle
oligarchie arabe, si infiltrano nei confini
della Turchia e Giordania, che sostengono il
gioco dell'imperialismo. Lo scontro è tra
provocatori e cecchini da una parte e le
truppe e la polizia dall'altra, ci sono
vittime da entrambe le parti e finiscono per
provocare vittime civili. Questo scenario
viene utilizzato per giustificare
l'intervento militare nel paese. I centri
imperialisti, stanno mascherando i loro
artigli, in quanto si parla di "zona di
esclusione", "corridoio umanitario",
"ribelli", "peacekeeping", "sanzioni", tutta
l'intera litania dei preparatori
all'occupazione militare . I vettori aerei
degli Stati Uniti sono già sulla costa
siriana, crescono le sanzioni per
strangolare il paese e le tradizionali
chiamate a lasciare la Siria delle grandi
potenze straniere che vogliono invadere il
paese. Certo. La Siria è un grosso ostacolo
per le mire espansionistiche
dell'imperialismo ed il sionismo. E' uno dei
pochi paesi con cui i palestinesi sono in
grado di collaborare. Ha una posizione
strategica per il progetto di espansione
chiamato "Grande Israele" e crea le
condizioni per l'aggressione contro l'Iran e
poi forse il Libano, per aiutare a
completare la pulizia etnica che ha effetto
il sionismo in Palestina e l'egemonia
imperialista in tutto il Medio Oriente. In
Libia, i "ribelli", applauditi e guidati da
alcuni media di "sinistra", si sono
impegnati da subito a trasformare il Paese
in un imperialismo con un enorme base
militare per dominare il continente
africano. Con quale morale gli Stati Uniti e
la NATO - che hanno ucciso, torturato e
ferito negli ultimi anni più di un milione
di persone, la stragrande maggioranza
civili, in diversi paesi - possono parlare
di diritti umani? Con quale morale Arabia
Saudita, le monarchie ed emirati arabi, i
regimi più conservatori e autoritari nel
mondo possono parlare di democrazia?
Pertanto, il PCB non tentenna. La lotta di
classe è sempre di campo. Il nostro campo
sono i lavoratori e coloro che lottano
contro l'imperialismo. Pertanto, esortiamo
il governo brasiliano a riconsiderare il
proprio voto alla condanna delle Nazioni
Unite della Siria, e dei lavoratori
brasiliani di parlare in solidarietà con il
popolo siriano. Pertanto, tutti la nostra
solidarietà per la stragrande maggioranza
degli egiziani e siriani. Rio, 28 Nov 2012
PCB - Partito Comunista del Brasile
http://www.facebook.com/giuseppina.ficarra/posts/306663569354188#!/notes/salvatore-tovarish-vicario/minaccia-imperialista-contro-la-siria-nota-del-partito-comunista-del-brasile/283869668321881
Falsità e omissioni internazionali sulla
Siria
pubblicata da
Armata Rossa 6 agosto 2011
All’indomani
della condanna formale emessa dal Consiglio
di sicurezza delle Nazioni Unite nei
confronti la Siria, per la presunta
repressione attuata dal governo di Damasco
conto i manifestanti dissidenti, è ancora
l’ipocrisia a regnare sovrana nel Palazzo di
Vetro di New York.
“Il mondo
ha visto il deterioramento della situazione
in Siria con profonda inquietudine . Ma gli
avvenimenti di questi ultimi giorni sono
oltremodo rivoltanti. Continuare così non è
sostenibile, Assad non può e loro non
possono continuare a uccidere il proprio
popolo”, sono state le parole con le quali
il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon,
ha voluto sottolineare la necessità della
presa di posizione del Consiglio. Eppure il
testo approvato mercoledì scorso dal massimo
organo delle Nazioni Unite conteneva anche
una sostanziale ammissione della presenza di
gruppi di rivoltosi armati nel Paese arabo,
quelle stesse formazioni composte quasi
esclusivamente da fondamentalisti sunniti
denunciate più volte dall’esecutivo siriano
e che nei giorni scorsi hanno preso
d’assalto le sedi delle principali
istituzioni dello Stato. Il segretario
generale dell’Onu ha quindi pensato bene di
evitare di commentare uno dei punti chiave,
non solo del documento stilato dal
Consiglio, ma dell’intera crisi siriana.
Quello
cioè in grado di spigare e giustificare
l’uso della forza in determinate occasioni
da parte di Damasco. Un ricorso all’utilizzo
dell’esercito per tutelare la popolazione
ieri anche da una studentessa di Hama che,
raggiunta telefonicamente da Radio 24, ha
smentito la presenza dei carri armati del
regime all’interno della città. Una
testimonianza che, proprio come molte altre,
verrà puntualmente ignorata dalla comunità
internazionale occidentale, impegnata a
portare avanti una campagna mediatica senza
ritegno con il chiaro scopo di far cadere
l’attuale governo siriano. Dopo aver
invitato più volte il presidente al Assad e
il suo esecutivo ad attuare le riforme
democratiche promesse alla popolazione,
infatti, Francia e Italia si sono scagliate
contro la nuova legge per il multipartitismo
promulgata soltanto ieri dal capo di Stato
siriano, che l’ha così resa immediatamente
applicabile senza dover quindi attendere il
tempo previsto dall’ordinamento del Paese
arabo. “Il decreto che autorizza il
multipartitismo in Siria emanato dal
presidente siriano Bashar al Assad è una
provocazione”, ha detto il ministro degli
Esteri di Parigi, Alain Juppe, che si è
detto pronto a chiedere al Consiglio di
sicurezza dell’Onu di andare oltre una
semplice dichiarazione di condanna.“Noi
vogliamo vedere la formazione dei partiti.
È
evidente che la semplice adozione di un
decreto non determina il venir meno delle
condizioni di estrema preoccupazione ne' le
ragioni che hanno ispirato la condanna
dell’Onu”, gli ha fatto eco il titolare
della Farnesina, Franco Frattini.Tuttavia le
dichiarazioni che preoccupano maggiormente
sono quelle rilasciate dal capo di Stato
russo Medvedev, fino a poco tempo fa strenuo
difensore della Siria e del suo presidente.
“Assad deve urgentemente andare avanti con
le riforme, ristabilire la pace e creare uno
stato moderno. Se non farà questo, si
troverà di fronte ad un triste futuro”, ha
affermato il capo del Cremlino. Parole che
se affiancate a quelle del responsabile
della diplomazia francese non possono non
far pensare a quanto accaduto in precedenza
a Iran e Libia.
SIRIA, UNA SOVRANITA' CHE
INFASTIDISCE GLI USA
pubblicato su fb da
armata rossa
In Siria, a
partire dal 1966 sotto... la direzione del
partito Baath e con la partecipazione del
Partito Comunista, è stata portata al potere
una rivoluzione nazional-democratica che ha
assicurato l'indipendenza del Paese, una
politica estera anti-imperialista, nonché
delle riforme progressiste sia in ambito
economico che sociale. Non mancarono, grazie
al sostegno dell'allora Unione Sovietica,
anche progetti infrastrutturali, quale la
diga Thawra sul fiume Eufrate, che garantiva
al paese l’autosufficienza energetica e un
sistema efficiente di irrigazione agricola.
La rivoluzione baathista favorì inoltre la
democratizzazione dell'istruzione pubblica,
prima appannaggio di pochi figli dell'élite.
La
scelta, poi, di subordinare l’economia agli
interessi dello Stato fu determinante per
l’innalzamento del tenore di vita dei
lavoratori e dei contadini. Oltre a ciò la
Siria divenne un paese laico e
multi-religioso dalla politica estera molto
coraggiosa e totalmente in contrasto con
l’espansionismo dei sionisti. In questa
situazione l'imperialismo ha deciso di
giocare la sua carta per abolire ogni
ipotesi realmente rivoluzionaria. Su una
cosa possiamo essere sicuri: l'eventuale
sconfitta dell’attuale governo
significherebbe tutt'altro che libertà, pace
e democrazia!
I comunisti siriani hanno conseguentemente
riaffermato la loro posizione e si sono
schierati, con il governo di Assad. E ciò
vale sia per il Partito Comunista Siriano,
sia per il più riformista Partito Comunista
Siriano Unificato, entrambi membri del
Fronte Nazionale Progressista.
Assad,
peraltro, continua a godere dell’appoggio
indiscusso del Baath, ossia il Partito Arabo
Socialista che, per diritto costituzionale,
è considerato partito guida della nazione.
Al fianco del governo e quindi contro la
rivolta si è schierata anche la Federazione
Generale dei Sindacati che riunisce tutti i
sindacati siriani, guidata da Shaaban Azzouz.
I sindacati hanno diramato una nota con le
seguenti parole: "gli attacchi pianificati
degli imperialisti contro la Siria, contro
la classe operaia e contro il popolo della
Siria non sono un fenomeno nuovo.
La vera
ragione sta nel sostegno dei governi USA e
dei loro alleati a Israele e all'occupazione
dell'esercito israeliano dei territori
arabi. Il loro obiettivo sono il petrolio e
le risorse acquifere. Oggi tutti capiscono
che questi attacchi organizzati contro la
Siria mirano a imporre a quest'ultima un
cambiamento nella sua politica estera, per
renderla subalterna agli USA".
http://www.facebook.com/home.php#!/profile.php?id=100002123307541
La Siria vista dall'Irak
Domenico Losurdo
Notizie tragiche
e dettagli raccapriccianti giungono da quel paese, ma è difficile
distinguere tra verità e manipolazione, tra legittime proteste e infami
tentativi di
destabilizzazione. Può essere utile tuttavia guardare alla Siria a partire non
dall’Occidente ma, ad esempio, dall’Irak. L’occasione ce la fornisce un articolo
di Tim
Arango sull’«International Herald Tribune» del 30‐31 luglio. Leggiamo:
«In Irak, la Siria rappresenta ancora qualcosa di simile a un’oasi. Gli irakeni
cominciarono a rifugiarsi di là per sfuggire la guerra diretta dagli Usa e il
susseguente bagno di sangue della violenza settaria. Nel corso della guerra, la
Siria
ha accolto circa 300 mila rifugiati irakeni, più di qualsiasi altro paese nella
regione (a
quello che riferisce l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati).
In questi giorni, anche se la Siria deve fronteggiare i suoi disordini, sono
pochi gli
irakeni che ritornano in patria. In effetti, sono molto più numerosi gli irakeni
che
partono per la Siria di quelli che ritornano in patria».
Gli irakeni fuggono non solo per lasciarsi alle spalle la guerra che continua a
farsi
avvertire, ma anche perché non ne possono più di un paese caratterizzato
dall’inefficienza e dalla corruzione dei servizi pubblici. Sì, «la Siria viene
vista come
un paese migliore in cui vivere».
Interrogati dall’«International Herald Tribune», gli irakeni si esprimono con
semplicità ed efficacia. Con riferimento alla Siria dicono: «Là la vita è bella,
là le
donne sono belle» (non c’è l’obbligo del velo). In ogni caso, «c’è una cosa
importante: libertà e sicurezza dappertutto». E’ a partire da questa diffusa
convinzione che, «a causa delle vacanze estive, è cresciuto il numero delle
persone
che abbandonano l’Irak per la Siria».
Ma cosa riferiscono coloro che già si sono stabiliti in quel paese
(presumibilmente nelle regioni più tranquille)? Interrogato sempre dal
quotidiano
statunitense, un irakeno testimonia: sì, alla televisione lo spettacolo che
viene
offerto della Siria è assai inquietante, ma «quando telefono alla mia famiglia,
mi
dicono che tutto è ok».
Ovviamente il quadro qui tracciato è unilaterale e roseo in modo eccessivo. Ma
coloro che, dopo aver scatenato la guerra e aver provocato direttamente o
indirettamente decine e decine di migliaia di morti, hanno ridotto l’Irak in
condizioni
ancora oggi così catastrofiche da far apparire la Siria come un «oasi», costoro
non
hanno lezioni da impartire né ad un paese né all’altro. Per restare in Medio
Oriente:
coloro che, mentre continuano a bombardare la Libia, senza esitare a massacrare
i
giornalisti e i tecnici della televisione di quel paese, pretendono di dare
lezioni sui
«diritti umani» e sognano una nuova «guerra umanitaria», costoro dimostrano di
aver smarrito persino il senso del pudore e del ridicolo.
1 agosto 2011
dal blog di Domenico Losurdo
http://domenicolosurdo.blogspot.com
Tocca alla Siria? Tocca alla Siria!
Potete immaginare
che le belve necrofore del Finanzkapital perdano l’occasione, ora che
hanno messo la sordina all’apocalisse libica, di distrarre le proprie
popolazioni vampirizzate e finalmente in rivolta in mezzo Occidente (tra
cui un migliaio di città e cittadine Usa) con una nuova campagna per la
“salvezza dei diritti umani e l’avanzamento della democrazia” in Siria”?
No, non potete. Anche perché,
se non vi fossero bastati i
mattatoi allestiti dalle élites Nato, con l’aiutante di campo Obama, in
Afghanistan, Iraq, Yemen e Somalia, a strapparvi dagli occhi le fette di
prosciutto marcio delle “verità” diffuse dagli embedded di destra,
centro e sinistra, dovrebbe essere stato sufficiente il martirio della
Libia libera, giusta e invincibile.
Un martirio tuttora in atto
e i cui responsabili sono stati smascherati in tutta la loro nefandezza
da una resistenza di popolo che ha del sovrumano: 8 mesi di tempeste di
morte Nato, di terrorismo sanguinario del brigantaggio assoldato tra Al
Qaida, satrapi del Golfo e vendipatria bulimici di ladrocinio, settimane
di assedio alle città resistenti Sirte, Beni Walid e a tutto il Sud, con
taglio genocidio dei rifornimenti vitali, linciaggi di massa… e qual è
l’esito? Che le forze coalizzate di 27 paesi tra i più potenti del
mondo, con sul terreno i migliori squadroni della morte Nato (“Forze
speciali”), a guidare marmaglie capaci solo di esercitare il loro
sadismo necrofago sugli inermi, “controllano” alcune città in cui
continuano a erompere ribellioni e spuntare bandiere verdi, si
frantumano e azzannano tra di loro per il bottino, constatano davanti a
sé una nazione che li costringerà, come l’Afghanistan, come l’Iraq, come
lo Yemen, come la Somalia, a svenarsi per anni in una partita
invincibile. Mentre il costo dei loro macelli si abbatte sui propri
popoli, sempre più deprivati e sempre più incazzati, che accendono
focolai sotto i loro banchetti da un continente all’altro, addirittura
nella pancia del mostro.
Occorreva urgentemente un diversivo.
L’attacco quasi in contemporanea a Libia e Siria avrebbe dovuto nel giro
di un paio di settimane, come dicevano gli Stati Maggiori, completare la
normalizzazione della colonia “Grande Medio Oriente” dall’Atlantico al
Golfo Persico, consentendo poi di ripulire, ricorrendo al pretesto dei
soliti reparti coperti Al Qaida, gli uranici e petroliferi Algeria e
Sahel, Corno e Controcorno strategici tra Somalia e Yemen, e di
stroncare definitivamente una “primavera araba”, che si conta già
sterilizzata altrove. Una primavera araba, peraltro, che aveva radici
profonde nelle rivoluzioni laiche, antimperialiste, socialiste, di Libia
e Siria, sopravvissute e vittoriose fin da lontani decenni del secolo
scorso. Dopo si sarebbe pensato a sistemare l’Iran, ultimo contrafforte
islamico sovrano tra Usa e Cina. E invece, ecco che ovunque li troviamo
impantanati nella melma di un mercenariato imbelle e inaffidabile,
aggrediti da masse non violente ma incontenibili, mentre inciampano a
ogni passo nelle imboscate di popoli armati e hanno la credibilità
planetaria fatta a pezzi dalla rozza iattanza delle loro bugie. Bugie
chiare, se non agli intossicati sospesi nel nulla culturale della
“comunità internazionale”, 7% scarso dell’umanità, al restante 93%
latinoamericano, africano, asiatico. Urgente era dunque spostare lo
sguardo dei renitenti nelle Piazze Tahrir, fiorite in mezzo mondo, sul
solito nemico esterno. Non da noi, dove il tessuto delle menzogne ha
imbavagliato e mummificato le “sinistre” di ogni risma, e l’occhio, che
doveva guardare agli oceani di sangue e alle vette di eroismo di là dal
breve mare, se lo sono pugnalati da tempo, ma ovunque, pur accendendo
fuochi nelle piazze dell’Impero, si insistesse a recitare novene ai
“diritti umani” e si alimentassero ceri sotto il simulacro “Democrazia”.
Il nemico esterno Siria, speranzosamente affidato alla
solita compagnia della bella morte Fratelli Musulmani, carta di ricambio
Usa, invasata di furori religiosi e bulimica di soldo e di burka,
fornita dai quartieri generali in Arabia Saudita, Egitto, Giordania,
Qatar, destra libanese e dall’arlecchino turco, non dava segni di
collasso.
Ci si era illusi che sarebbe bastata qualche strage
perpetrata dagli infiltrati armati, qualche eccessiva reazione di Bashar
El Assad, per far sgomberare il campo al Baath e poi collocare nei
palazzi di Damasco quelli dell’ennesimo Consiglio Nazionale
Rivoluzionario, i pitbull ben addestrati al morso e all’obbedienza nei
lunghi anni alla greppia di Londra e Washington. Non ha funzionato
niente e la Siria libera è più in piedi che mai. Fin dai primi giorni di
marzo ha dovuto vedersela con gruppi armati, prima nelle roccaforti
islamiste di Deraa, Homs e Hama, poi altrove, ma sempre in aree contigue
alle basi estere di rifornimento, che sparavano su manifestanti di ogni
indirizzo e sulle forze dell’ordine.
A ottobre saranno 500 i
militari e poliziotti uccisi e oltre 1000 i civili. Il popolo siriano ha
reagito con adunate oceaniche a supporto del proprio Stato e governo,
Assad ha offerto dialogo, revisioni costituzionali, elezioni, richieste
fatte dalla stessa opposizione e, come in Libia, sistematicamente
ridicolizzate e rifiutate su ordine di servizio Nato. A ribellione
armata di terroristi eterodiretti ha risposto con repressione armata.
Arricciate il naso? Mettiamo che in un’Italia antifascista liberata dai
partigiani, la Germania nazista spedisca a far casino arnesi mercenari
del neofascismo internazionale. Cosa dovrebbe fare lo Stato? Avesse
voluto il cielo, o chi per lui, che Gheddafi avesse risposto così ai
quattro scalzacani di Bengasi, anziché ordinare alle guarnigioni e alla
polizia di non aprire il fuoco sugli attaccanti! Sarebbe finita prima
che un soloTornado venisse tirato fuori dall’hangar di Sigonella.
Soffriva di corruzione l’amministrazione siriana? C’erano familismo,
privilegi di casta, prevaricazioni? E chissenefrega. Nel senso che chi
siamo, noi nella latrina, per lanciare merda? C’è un popolo, degli
ininterrottamente aggrediti, che stia meglio dopo l’arrivo dei
liberatori occidentali? Che non stia spaventosamente peggio? Chi ha più
sangue sulle mani, Assad e Gheddafi, o Obama, Bush, Cameron, Blair,
Sarkozy, Prodi-Berlusconi con i loro quasi 40 concittadini morti in
Afghanistan appresso alle migliaia da loro ammazzati, con il quarto
posto conquistato nella classifica dei boia della Libia?
Alla televisione siriana appaiono arsenali di armi
sequestrate ai “ribelli”, tra esse un carico di mitragliatrici e bombe a
mano provenienti dall’esercito israeliano e sequestrate a Homs, riprese
di cecchini che tirano sulle manifestazioni, i doganieri libanesi che
bloccano decine di trasporti di armi per i mercenari.
Fucilatori catturati
video- e audio-rivelano i loro mandanti e la loro
missione. Tra i mandanti eccelle Saad Hariri, ex-premier filoisraeliano
e filo-saudita del Libano, detronizzato dall’opposizione nazionale,
figlio di Rafiq. Ma, come è risaputo, la “voce dell’altro” non si
ascolta, è per definizione indegnamente falsa. Non è stato così con
Milosevic e la voce dei serbi, con Saddam e la voce degli iracheni, con
i Taliban e la voce degli afghani? Sono ominicchi, scarsamente umani. E
questo da un mondo dove madonnine di gesso lacrimano sangue e genocidi
vengono definiti “interventi umanitari”. Date un’occhiata a
http://www.youtube.com/watch?v=13xy37BulPI&feature=share e ascoltate le
confessioni di un oppositore sulle matrici e i trombettieri del
tentativo di destabilizzazione della Siria. Leggi tutto l'articolo qui:
****
ALLAH SOURIA BASHAR WA BASS
pubblicata da
Mariella Salvadore il giorno giovedì 16 febbraio 2012 alle ore 22.39 ·
Vorrei
parlare della Siria facendo alcune considerazioni partendo dalla mia esperienza
in questo splendido paese. Sono stata quattro volte in Siria, una prima dei
disordini, e le altre tre dopo. Comincio, ovviamente, dalla prima esperienza. Ho
avuto modo, in quel caso, di visitare la Siria in lungo e in largo, e di
conoscere personalmente sia il grado di civiltà e modernità del paese, sia il
consenso di cui gode, in una larga fascia della popolazione siriana, il
presidente Bashar al-Assad. Leader che è rimasto pressoché sconosciuto alla
maggioranza degli occidentali fino alla cosiddetta "primavera araba", che tanta
violenza e devastazione ha seminato nell'intero cosiddetto vicino e medio
oriente.
Presidente, Bashar al-Assad, sconosciuto all'opinione pubblica, ma non ai leader
europei, che negli anni passati hanno ricevuto con tutti gli onori questo leader
che oggi viene dipinto come un mostro, un degenerato e un sadico. Tutto questo
devo dire che mi ricorda un grande leader del secolo scorso, tale Giuseppe
Stalin, celebrato a più riprese da molti leader occidentali, come Churchill,
che, a proposito del leader sovietico, disse: "I like this man", e che alla
conferenza di Teheran del novembre 1943 lo salutò come "Stalin il grande". O
come Averell Harriman, ambasciatore statunitense a Mosca tra il 1943 e il 1946,
che disse a proposito del capo di stato sovietico: "lo trovo meglio informato di
Roosevelt e più realistico di Churchill, in qualche modo il più efficiente
leader di guerra". O, per parlare di casa nostra, lo stesso Alcide De Gasperi si
espresse con parole di elogio per "il genio di Giuseppe Stalin". O Sandro
Pertini, compianto Presidente della Repubblica, che scrisse per la morte di
Stalin parole di sincera ammirazione. Anche molti intellettuali occidentali si
profusero in passato in elogi per la "saggezza di Stalin".
Fino a
quando un famigerato "Rapporto Chruščёv" volle consegnare alla Storia la stessa
persona eroica, geniale e saggia, come "un enorme, cupo, capriccioso, degenerato
mostro umano". Parole molto simili a quelle usate oggi per descrivere il
presidente siriano Bashar al-Assad. Il quale, lo ricordo, è stato ricevuto con
tutti gli onori nell'aprile 2002 da Walter Veltroni, nel dicembre dello stesso
anno dalla regina Elisabetta, nel agosto 2005 dal presidente turco Erdogan,
nell'ottobre 2007 ancora in Turchia dal primo ministro Abdullah Gul e
nell'ottobre 2008 dal presidente italiano Giorgio Napolitano. Fu celebrato, il
presidente siriano, come un leader illuminato, e la sua consorte descritta come
"il fiore del medioriente". Che cos'è cambiato da allora? Forse un altro
provvidenziale "Rapporto Chruščёv"? Personalmente ritengo che il giorno che
saranno aperti gli archivi segreti della Casa Bianca, si troveranno progetti
tipo "Progetto Trockij", "Progetto Chruščёv" il "Progetto Gorbaciov", nonché il
ben congegnato "Progetto Nuova Sinistra Italiana". La quale ha ardentemente
sposato la causa contro il mostro Bashar al-Assad, quell'uomo assetato di sangue
che uccide il proprio popolo. Ma quanti di loro conoscono veramente la
situazione siriana? Non sarà forse che un vecchissimo metodo della propaganda
politica consiste nello spostare l'attenzione su nemici esterni, al fine di
portare avanti i propri scopi politici interni? Forse non si vuole parlare in
Italia della totale distruzione dello Statuto dei Lavoratori e della regressione
dei diritti di questa parte della società in nome della cosiddetta ripresa
economica e della tenuta dei sistemi finanziario e bancario, i soli in grado di
garantire, secondo loro, la sopravvivenza della società? Non sarà che gli eredi
ufficiali del partito del proletariato e del movimento operaio, sono impegnati a
fare la maggior parte del lavoro sporco per garantire quella flessibilità, leggi
precariato, che le banche, la confindustria e il sistema capitalista in generale
chiedono con forza? Non sarà che l'orco indica il mostro che si trova
oltrefrontiera perché il popolo non veda il mostro che abita in casa propria? A
voi la risposta.
Passo ora
a parlare davvero di Siria. Come dicevo, in questo splendido paese sono stata
più volte. All'inizio, quando la vergognosa aggressione alla Siria sovrana non
era ancora iniziata, ho trovato un paese pieno di vita, un popolo ospitale e
gentile, nonché curioso nei miei confronti. I siriani che ho conosciuto hanno
messo a mia totale disposizione le loro case, qualcuno ha addirittura fatto
dormire i propri bambini in un letto solo, pur di liberare una camera per me, e
darmi ospitalità per la notte. Tutta la famiglia ha abbandonato le abituali
occupazioni giornaliere per occuparsi di me, gradita ospite italiana. Non
ricordo chi lo disse, ma la frase: "ogni essere al mondo ha due case: Una è la
propria, l'altra si chiama Siria", è decisamente veritiera.
Ho potuto
vedere la convivenza tra etnie e religioni diverse, la profonda tolleranza nei
confronti del prossimo che contraddistingue questo paese. Solo in Siria si
possono vedere chiese a fianco della moschee.
Ho
visitato il convento di Maaloula, dove è presente il primo altare cristiano,
nell'area geografica che può a ben ragione essere considerata la culla della
cristianità.
Nel 2004
Giovanni Paolo II visitò la Siria, e fu ricevuto proprio da Bashar al-Assad,
oltre che da esponenti di altre fedi religiose. Visitò anche le moschee, e fu, a
detta dello stesso Wojtyła, un incontro molto importante per il dialogo
interreligioso.
Lo stesso
Papa descrisse la Siria come "la culla della civiltà e della cristianità".
In Siria
ho conosciuto sunniti, sciiti, drusi, persino ismaeliti, ho conosciuto alawiti,
ho ammirato una splendida sposa armena il giorno del suo matrimonio. Persone
solari e sorridenti, fiere delle proprie origini ma tolleranti, lo ripeto, con
il prossimo.
Ho
visitato però anche la Siria più primitiva, quella del fanatismo religioso,
quartieri ostili, nei quali più ti addentri e meno l'aria si fa respirabile,
quartieri dai quali non vedi l'ora di uscire, perché in quei quartieri sembra
non arrivare nemmeno la luce del sole. Dove se sei donna e per una disgraziata
coincidenza hai bisogno di comprare assorbenti intimi puoi stare certa che ti
guarderanno come se tu fossi il demonio in persona, come colei che è venuta a
portare la maledizione e la sventura in quei luoghi. Questi sono gli ambienti in
cui la rivolta ha attecchito, ha preso forza, ed è esplosa con tutta la violenza
del cieco fanatismo.
Lo stesso
fanatismo che ha portato al genocidio degli armeni del secolo scorso, ad opera
del governo turco, che qualcuno in Italia conosce, ma anche degli alawiti, che
nessuno conosce. Oggetto di pulizia etnica da secoli. L'ultima, come dicevo, nel
secolo scorso, dove in pochi giorni ne vennero trucidati 300.000. Qualcuno ne
parla? Decisamente no. Qualcuno conosce la situazione degli alawiti nel Libano?
Io ci sono stata, nel Libano. A Tripoli, dove gli alawiti vivono nei ghetti, e
da cui non possono uscire altrimenti saranno sicuramente aggrediti. Ma dove
anche i cristiani non escono mai dai propri quartieri, per lo stesso motivo. Una
grande prigione a cielo aperto è il Libano. Una grande e libera patria è la
Siria. Quale tra queste due sceglierebbero gli italiani e gli occidentali per
sé?
Ho
conosciuto un tassista alawita, a Tripoli. Mi ha raccontato che ha grande
difficoltà a lavorare, che non può mettersi in turno come tutti gli altri,
perché gli integralisti sunniti di Tripoli lo insultano e lo picchiano appena lo
vedono. Si barcamena come può, ma se non fosse per l'aiuto dei parenti che
stanno in Siria non riuscirebbe a mettere insieme il pranzo con la cena. E'
quindi questo che gli attivisti per i diritti umani vogliono? Ignorano
completamente le dinamiche che innescherebbero appoggiando il fondamentalismo
islamico come stanno facendo? Ignorano forse che in Siria questi sedicenti
rivoltosi sparano, loro si, contro i siriani? Voglio raccontarne anche un altro,
di aneddoto. Ero in Siria, su un piccolo battello. Il comandante era, per sua
stessa ammissione, un salafita, Credendo evidentemente che io e il mio compagno
fossimo dalla loro parte, si sono lanciati, il comandante ed il suo equipaggio,
in una dissertazione sul futuro politico della Siria. E hanno detto che gli
alawiti sono dei maledetti da Dio, seguaci di Satana, da eliminare interamente.
Aggiungendo che, per loro, uccidere anche un solo alawita è la giusta strada per
il paradiso. E in più, non soddisfatto, ha aggiunto per concludere, che, solo
l'eliminazione di questa etnia avrebbe garantito la prosperità del paese. Come
se qualcuno qui dicesse che solo ammazzando tutti i testimoni di geova sarà
possibile la ripresa economica. Ora, siccome non ho certo la pretesa di
addentrarmi in ambito teologico, vorrei fare solo delle considerazione
politiche.
Dal momento che, dal punto di vista dei salafiti non esiste
legittimità democratica, ma solo la legittimità determinata dall'osservanza
della legge divina, mi chiedo: di quale democrazia allora parlano? Paesi del
Golfo, come l'Arabia Saudita e il Qatar, in prima linea nella battaglia per la
democrazia in Siria, sono retti da una monarchia teocratica. L'Arabia Saudita
non ha una Costituzione e i cittadini non votano nessun loro rappresentante, a
nessun livello. Il Qatar è una nazione minuscola anch'essa retta da una
monarchia teocratica. Anch'essa non possiede una Costituzione ma in compenso
possiede la più grande base americana del medioriente. I cittadini non votano.
Il Qatar e l'Arabia Saudita governano anche sul Bahrein, a maggioranza sciita,
un ramo diverso da quello sunnita del monarca. La repressione nei confronti di
questa minoranza è feroce, per quali motivi questa repressione è legittima agli
occhi degli occidentali? Tra l'altro, per raccontarne una, l'attuale emiro del
Qatar ha preso il potere nel suo Paese esautorando nientemeno che il proprio
padre. Il quale era andato all'estero per motivi di salute, per curarsi negli
ospedali occidentali. Al suo ritorno, anziché trovare parenti entusiasti del suo
ritorno, ha trovato l'arresto e il carcere.
Di quale democrazia parla allora
l'emiro del Qatar? Di quale democrazia parlano gli sceicchi sauditi, democrazia
che non applicano nel loro paese? Non sarà il solito vecchio giochetto caro
all'occidente, agli americani in particolare ma in allegra compagnia su questo
fronte, di ignorare la natura dittatoriale del potere negli stati mediorientali,
basta che questi dittatori siano amichevoli e collaborativi nel salvaguardare
gli interessi occidentali nella zona? Regione geografica, il medioriente, da cui
dipendono gli interi destini del mondo,lo sappiamo, in quanto detentrice delle
riserve di risorse energetiche essenziali, quali il petrolio e il gas. Questo
credo che lo sappiano tutti, anche i bambini. In che cosa Bashar al-Assad è
diverso? Innanzitutto, nel suo essere in generale non allineato ai diktat di
Washington, dopodiché, nel suo sostegno alla resistenza palestinese e libanese.
Nella sua collaborazione con l'Iran, il nemico un pò di tutti.
Eppure,
la Siria è un paese stabile e che vive in pace da quarant'anni. Ha difeso il
Libano nel 2006, ma da una guerra di aggressione, dichiarata da Israele, non
dalla Siria. Paese, Israele che certo non ha avuto scrupoli nell'usare la forza
contro qualunque tipo di dissidenza o di non adesione ai propri piani.
Convivono in Siria, come
già detto, numerose etnie e numerose fedi diverse.
L'organizzazione dello Stato è di tipo socialista, ogni cittadino siriano riceve
un quantitativo di generi di prima necessità, come il pane, o lo zucchero, oltre
a mille litri di gasolio l'anno. La sanità è completamente gratuita,
l'istruzione pure, dall'asilo all'università. E' forse questo l'aspetto più
odioso per l'occidente capitalista? Che esistano paesi dove lo Stato esiste, ed
è forte, al contrario dei loro dove lo Stato deve stare fuori dall'economia,
salvo poi stanziare centinaia di miliardi di dollari o di euro per salvare il
sistema finanziario, lo stesso che ha provocato la crisi, per l'azzardo di pochi
ma grandi speculatori finanziari?
Tornando
ai cristiani, vorrei sottolineare lo stato di totale abbandono in cui essi sono
lasciati da quella che è la loro Chiesa, vale a dire il Vaticano. Ho conosciuto
un prete cattolico in Siria, entusiasta di poter esercitare il proprio italiano
con me. Mi ha raccontato che diverse volte ha organizzato viaggi in Italia, che
sono stati ricevuti dal Papa e che all'Angelus sono stati pubblicamente
salutati. "Salutiamo i nostri fratelli siriani, che ci hanno fatto l'onore della
loro visita oggi in questa piazza", disse papa Ratzinger.
Ho
ripensato molto a quel prete in questi mesi. Mi sono chiesta, cosa penserà dei
semplici, timidi e senza conseguenze "preghiamo per la pace in Siria",
pronunciati dal Papa in questi mesi? Poteva la guida dei cristiani di tutto il
mondo dire qualcosa di più? Il destino dei cristiani siriani, nel caso in cui i
fanatici brigatisti salafiti prendessero il potere, gli interessa o non gli
interessa? Che cosa pensa dei cristiani bruciati vivi nelle chiese in Egitto
dopo la "primavera araba"? Gli interessano o non gli interessano?
Auguro
alla Siria di ritornare a splendere come esempio di convivialità tra le
diversità, che è la vera ricchezza, trovandosi l'icona della Madonna accanto
alla mezzaluna islamica, in barba a tutti i megafoni della menzogna che siano
appianati, trombette o colombe pasquali. Già, secondo loro le notizie da Homs
provengono solo dai piccioni viaggiatori.
Per
concludere, la sottoscritta è italiana di nascita, siriana di adozione,
stalinista d'impostazione ed assadista di convinzione.
Mariella
Salvadore
http://stalin.blogfree.net/?t=3940247
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“LA SIRIA RIMARRA’ LIBERA E INDIPENDENTE” – Discorso del Presidente Bashar
al-Assad, il martedì 10 gennaio 2012 (testo italiano completo¹) Il testo
integrale del discorso :
Il testo
integrale del discorso :
So di essere
stato distante dai media per lungo tempo, e mi è mancatod il contatto diretto
con i cittadini, ma ho sempre seguito gli avvenimenti all’ordine del giorno,
raccogliendo le informazioni in modo che il mio discorso possa essere costruito
su quello che si dice per strada.
Vorrei
salutarvi nel nome del panarabismo, che continuerà ad essere un simbolo della
nostra identità e nostro rifugio nei momenti difficili, come continueremo ad
essere il suo cuore pulsante, con amore e affetto. Vorrei anche salutare voi nel
nome del nostro paese che sarà sempre la fonte del nostro orgoglio e dignità,
come rimarremo fedeli ai suoi valori autentici per i quali i nostri padri e
nonni si sono sacrificati a caro prezzo per rendere la nazione fieramente
indipendente . E sono orgoglioso della vostra fermezza, che manterrà la Siria
una fortezza invincibile di fronte a tutte le forme di penetrazione e libera nel
resistere alla sottomissione a forze straniere.
Oggi, mi
rivolgo a voi, dieci mesi dopo lo scoppio degli sfortunati eventi che hanno
colpito il paese imponendo nuove condizioni sulla scenario siriano. Per tutti
noi, queste condizioni rappresentano una prova importante per il nostro impegno
nazionale, e non possiamo superare questa prova se non che col nostro continuo
lavoro ed onesti intenti basati sulla nostra fede in Dio, sul carattere
autentico della nostra gente, e sulla sua natura solida, lucida, nel corso dei
secoli luminosa e robusta. Nonostante questi eventi ci abbiano fatto pagare,
fino ad ora, un caro prezzo, che ha reso il mio cuore sanguinante, come ha fatto
sanguinare il cuore di ogni siriano, c’è bisogno che i figli della Siria,
indipendentemente dalle loro fedi e dottrine, siano saggi e ragionevoli, e che
siano guidati dai loro più profondi sentimenti nazionali. Solo così il nostro
Paese può ottenere la vittoria, con la nostra unità, la nostra fratellanza, la
nostra volontà di andare oltre orizzonti ristretti ed interessi momentanei, per
risolvere i problemi della nostra nobile nazione . Questa è la nostra
destinazione, la forza del nostro paese e la gloria della nostra storia.
La
Cospirazione Esterna non è più un segreto
La
Cospirazione Esterna non è più un segreto, perché ciò che viene complottato
nelle stanze dei congiurati ha iniziato ad essersi chiaramente rivelato agli
occhi del popolo. Non è più possibile ingannare gli altri, ad eccezione di
quelli che non vogliono ascoltare o vedere; come le lacrime versate dai
dispensatori di libertà e di democrazia per le nostre vittime, proprio non
possono più nascondere il loro ruolo svolto nello spargimento di sangue, che
hanno cercato di utilizzare per i propri scopi. All’inizio della crisi, non era
facile spiegare cosa stesse succedendo. Le reazioni emotive e l’assenza di
razionalità superavano i fatti. Ma ora la nebbia è stata rimossa e non è più
possibile per le parti, regionali e internazionali, che volevano destabilizzare
la Siria, forgiare a loro piacere fatti ed eventi. Ora le maschere sono cadute
dalle facce di quei partiti, e siamo diventati capaci di decostruire l’ambiente
virtuale che hanno creato per spingere i siriani verso l’illusione, per poi
farli cadere. Questo ambiente virtuale è stato creato per portare ad una
sconfitta psicologica e morale, la quale avrebbe portato ad una sconfitta vera e
propria. Questo attacco, senza precedenti, dei media aveva lo scopo di indurci
in uno stato di paura, e questa paura, che avrebbe paralizzato la volontà,
avrebbe portato alla sconfitta.
Oltre
sessanta canali TV nel mondo si sono dedicati al lavoro contro la Siria.
Oltre
sessanta canali televisivi in tutto il mondo si sono dedicati al lavoro contro
la Siria. Alcuni di essi si sono dedicati al lavoro contro la situazione interna
siriana, e alcuni altri stanno lavorando per distorcere l’immagine della Siria
all’estero. Ci sono decine di siti internet, e decine di giornali e diversi
canali mediatici, il che significa che stiamo parlando di centinaia di reti
multimediali.
Il loro
obiettivo era quello di spingerci verso uno stato di auto-collasso, con lo scopo
di risparmiare sforzi nel condurre molte battaglie; hanno fallito nell’intento,
ma ancora non mollano.
Uno dei loro
tentativi, di cui si è consapevoli, è quello fatto personalmente nei miei
confronti nella mia intervista al canale di notizie americane. Di solito non mi
guardo in TV, che sia un’intervista o un discorso. Quella volta ho visto
l’intervista e stavo quasi per credere a quello che mi è stato mostrato d’aver
detto. Se erano in grado di convincere me stesso della menzogna, come potrebbero
non convincere gli altri! Per fortuna, abbiamo avuto una versione originale
dell’intervista, ed hanno fatto quello che hanno fatto, perché hanno pensato che
non avessimo una versione originale da poter presentare ai cittadini da
confrontare con la loro versione. Senza avere avuto tale possibilità, nessuno
avrebbe mai creduto nella macchinazione professionale che hanno fatto, anche se
ora parlassi per ore, per cercare di dirvi che non ho detto ciò che è stato
travisato su quel canale di news.
Naturalmente,
avevano un unico obiettivo in mente. Non essendo riusciti a causare uno stato di
collasso in Siria, a livello popolare e istituzionale, hanno voluto prendere di
mira il vertice della piramide dello Stato, per dire ai cittadini, da un lato, e
naturalmente all’Occidente, dall’altro, che questa persona vive in un bozzolo e
non sa cosa stia succedendo. Hanno anche voluto dire ai cittadini, soprattutto
quelli nell’apparato statale, che se la figura in alto alla piramide sta
eludendo le responsabilità e dando la sensazione che le cose stiano cadendo a
pezzi, poi è normale che le cose vadano fuori controllo.
Ci sono state
continue voci le quali dicevano che il presidente aveva lasciato il paese, come
a dire che il presidente avrebbe rinunciato alla sua responsabilità. Hanno fatto
del loro meglio per far circolare quelle voci, ma noi diciamo loro: ‘questi sono
i vostri sogni, perché io non sono una persona che si arrende di fronte alle
proprie responsabilità.’
Quando
sorseggiavo un pò d’acqua, nel mio precedente intervento, dicevano che “il
presidente è nervoso”, ma noi non abbiamo mai pescato nel torbido, né in periodi
di crisi, né in situazioni normali. Ora si utilizza la dichiarazione precedente
per dire che il presidente siriano ha annunciato che non rinuncerà suo posto. In
realtà, essi non fanno distinzione tra le due nozioni di ‘ufficio’ e
‘responsabilità’, ed io dissi nel 2000 che non sono in corsa per nessun
‘ufficio’ ma non fuggo le mie responsabilità. Un ufficio non ha nessun valore.
Si tratta puramente di un attrezzo e chi è in cerca di un ‘ufficio’ non merita
rispetto.
Stiamo
parlando ora di responsabilità, e questa responsabilità deriva la sua importanza
dal sostegno pubblico. Questo significa che ho acquisito la posizione con
l’appoggio del popolo, e quando lo lascerò, sarà per volontà di questo popolo.
Questo è definitivo, ed indipendentemente da ciò che avete sentito, ho sempre
basato la mia politica estera, in tutte le nostre posizioni, sul sostegno
pubblico e la pubblica volontà. Cosa ne facciamo dell’intervista con il canale
americano, nel contesto dei media? Si è parlato ripetutamente circa la buona
intenzione di molti, sia all’interno della Siria che nel mondo esterno. Perché
non permettiamo che i media entrino in Siria? Infatti, durante il primo mese o
mese e mezzo della crisi, arabi e stranieri delle reti mediatiche erano
completamente liberi di muoversi all’interno della Siria. Tuttavia, tutte le
invenzioni dei media, e l’intera campagna politica e mediatica contro la Siria,
sono stati costruiti in quella fase di montature e distorsione; e c’è differenza
tra distorcere la verità, attribuendosi credibilità essendosi presentato
dall’interno della Siria, da un lato, e distorcere la verità dall’esterno della
Siria, dove verrebbe data meno credibilità ad una frode del genere. Ecco perché
abbiamo preso la decisione, non di non chiudere la porta a tutte le reti dei
media, ma di essere selettivi nell’accesso a loro dato, al fine di poter
controllare la qualità delle informazioni, o la falsificazione di esse, che
andrebbero al di là dei confini.
La vittoria è
molto vicina finchè saremo in grado di sopravvivere e di investire nei nostri
punti di forza
Siamo stati
pazienti in una battaglia senza precedenti nella storia moderna della Siria, una
battaglia che ci ha reso più forti. Anche se questa battaglia comporta rischi
significativi e sfide decisive, la vittoria sarà molto vicina finchè saremo in
grado di sopravvivere e d’investire nei nostri punti di forza, che sono molti, e
di conoscere le debolezze degli avversari, che sono ancora di più. La vostra
consapevolezza pubblica, che si basa su fatti, non su ipotesi, sottovalutazioni,
esagerazioni o semplificazioni, ha avuto il ruolo più importante nello scoprire
il ‘sistema’ e limitandolo nell’attesa di averlo completamente contrastato.
Nella nostra ricerca per smantellare questa ‘ambientazione virtuale’ e per
garantire l’importanza della situazione interna nei confronti di qualsiasi
ingerenza esterna, abbiamo deciso di parlare in modo chiaro/onesto, avendo avuto
omissioni e difetti/ostacoli qui e lá in alcune aree. Questo intendevo dire nei
discorsi precedenti quando parlavo degli errori, non intendendo affatto
sottovalutare l’importanza di tali schemi esterni. Non credo che una persona
ragionevole possa negare oggi che questi atti di sabotaggio e di terrorismo si
spostino verso un altro livello di criminalità, il quale mira alle menti, alle
persone altamente qualificate e alle istituzioni. Lo scopo di tutto questo, è
quello di generalizzare uno stato di panico, per distruggere il morale e farvi
raggiungere lo stato della disperazione, cosa che avrebbe aperto la strada a ciò
che era stato pianificato “dall’esterno” per diventare una realtà, ma questa
volta in mani ‘locali’.
All’inizio,
hanno cercato la loro desiderata rivoluzione, ma la loro rivoluzione gli si è
girata contro e contro i vandali ed i loro mezzi. Fin dai primi giorni, però, il
popolo si ribellò contro di loro, precludendo così sia loro che i loro
scagnozzi. Quando rimasero scioccati dalla vostra unità, cercarono di smontare e
frammentare questa unità attraverso l’uso orrendo dell’arma confessionale, dopo
averlo mascherato con la copertura della santa religione. Quando hanno perso la
speranza di raggiungere i loro obiettivi, hanno deviato in atti di sabotaggio e
assassinio sotto la copertura di diverse etichette, come l’utilizzo di alcune
manifestazioni pacifiche e lo sfruttamento di torti commessi da persone di
stato. Così hanno avviato il processo degli omicidi, hanno tentato di isolare le
città e dividere le varie parti del paese. Hanno rubato, saccheggiato e
distrutto strutture pubbliche e private, e malgrado aver sperimentato con tutti
i modi e mezzi possibili al mondo di oggi, con tutti i mezzi di comunicazione
regionali e internazionali di sostegno politico, non hanno trovato un punto
d’appoggio per la loro auspicata rivoluzione.
I paesi arabi
non sono tutti uguali nelle loro politiche verso la Siria
Ed ecco il
ruolo degli stranieri: dopo non essere riusciti in tutti i loro tentativi, non
c’era altra scelta che un intervento esterno. Quando diciamo stranieri, di
solito ci viene in mente che si tratti di chi è un esterno straniero. Purtroppo,
questo forestiero, dal di fuori, è diventato un misto di arabi e stranieri, e
talvolta, in molti casi, questa parte araba è più ostile e peggiore di quella
estera. Non voglio generalizzare, l’immagine non vuol essere desolante, perché i
paesi arabi non sono tutti uguali nelle loro politiche. Ci sono paesi che hanno
tentato durante questa fase di svolgere un ruolo moralmente obiettivo verso ciò
che sta accadendo in Siria. Al contrario, ci sono paesi che, in fondo non si
preoccupano di ciò che sta accadendo in generale. Voglio dire che essi stanno ai
margini, e nella maggior parte dei casi ci sono paesi che realizzano ciò che
viene chiesto loro di fare. Ciò che è strano è che alcuni funzionari arabi sono
con noi nel cuore, e contro di noi in politica. Quando chiediamo chiarimenti,
viene detto, o il funzionario dice, “io sono con voi, ma ci sono pressioni
esterne”. Voglio dire: questa è una dichiarazione semi-ufficiale di perdita di
sovranità. Non è una sorpresa che alcuni paesi un giorno colleghino le proprie
politiche alle politiche di paesi stranieri, come la connessione della valuta
locale alle valute estere; dando così via la sovranità, essa diventa una
questione sovrana.
La verità è
che questo è il picco del deterioramento della situazione araba, ma il
deterioramento precede sempre una rinascita, quando si passa dalla prima
indipendenza, che è la prima liberazione di terra dall’occupazione, alla seconda
indipendenza che è l’indipendenza della volontà . Raggiungeremo questa
indipendenza quando i popoli arabi prenderanno l’iniziativa nel mondo arabo in
generale. Questo perché le politiche ufficiali che vediamo non riflettono del
tutto ciò che vediamo sulle arene pubbliche nel mondo arabo.
Noi non
vediamo questo ruolo arabo, che abbiamo visto ora improvvisamente, quando c’è
una crisi o un dilemma in un paese arabo. Al contrario, lo vediamo nella sua
migliore forma quando ci sono problemi in un paese straniero o di una
superpotenza. Il salvataggio di uno stato dalla sua crisi, è spesso a scapito di
un altro Stato, o a spese degli stati arabi, e spesso attraverso la distruzione
di un paese arabo. Questo è quello che è successo in Iraq e questo è quello che
è successo in Libia, e questo è ciò che vediamo ora nel ruolo degli arabi verso
la Siria. Dopo aver fallito nel Consiglio di Sicurezza, quando non riuscivano a
convincere il mondo delle loro menzogne, c’era bisogno di una copertura araba e
la necessità di avere una piattaforma araba. Ecco che arriva questa iniziativa.
La verità di questa iniziativa è lanciare un monitoraggio, ed io sono colui che
ha proposto questo tema nel mio incontro con la delegazione della Lega araba
pochi mesi fa. Abbiamo detto che poichè le organizzazioni internazionali sono
venute in Siria, hanno esaminato i fatti ed hanno avuto una reazione positiva,
almeno attraverso una revisione delle cose – non diciamo che le cose sono tutte
positive, essi vedono le cose positive e negative, e noi non vogliamo altro che
conoscere la verità, così com’è – sarebbe stato più conveniente per gli arabi
inviare una delegazione per vedere cosa stava succedendo in Siria. Naturalmente,
non c’era alcun interesse in questa proposta avanzata dalla Siria, ma
improvvisamente, dopo diversi mesi, vediamo che questo argomento è diventato il
centro dell’attenzione mondiale. Non è stata affatto un’improvvisa attenzione
verso ciò che abbiamo proposto, ma perché l’intrigo è sotto quest’etichetta che
è iniziato dall’esterno.
In ogni caso
abbiamo continuato il dialogo con le varie parti ed il ministro degli esteri ha
già parlato nelle sue conferenze stampa di dettagli che non starò qui a
ripetere. Ci siamo concentrati su una cosa soltanto, che è la sovranità della
Siria. Consideravamo che il cittadino arabo, il funzionario arabo o
l’osservatore arabo, ha sentimenti verso di noi, voglio dire, rimaniamo arabi
che simpatizzano l’uno con l’altro, non importa quanto brutta sia la situazione
araba. Perché hanno avviato l’iniziativa araba? Gli stessi paesi che esprimono
preoccupazione per il popolo siriano, sono stati quelli che inizialmente ci
hanno consigliato le riforme. Naturalmente, questi paesi non hanno la minima
conoscenza della democrazia e non hanno eredità in questo campo, ma pensavano
che noi non ci saremmo mossi verso le riforme e che ci sarebbe stato titolo per
questi ultimi di sfruttare a livello internazionale un conflitto all’interno
della Siria, tra uno Stato che non vuole le riforme e le persone che vogliono le
riforme, la libertà o cose simili.
Quando
abbiamo iniziato la riforma, questa cosa è stata per loro confondente, così essi
si sono mossi sulla questione della Lega araba o iniziativa araba. La verità è
che se vogliamo seguire questi paesi, che ci danno consigli, dobbiamo andare
indietro di almeno un secolo e mezzo. Cosa è successo un secolo e mezzo fa?
Siamo stati parte dell’Impero Ottomano e abbiamo avuto il primo parlamento, di
cui ci siamo occupati in un modo o in un altro. Il primo parlamento è stato
aperto nell’anno 1877 e se lo mettiamo da parte, il primo parlamento in Siria è
stato nel 1919, che significa meno di un secolo fa. Quindi, immaginate questi
paesi che vogliono darci suggerimenti di democrazia! Dove erano questi paesi a
quel tempo? Il loro status è come lo stato di un medico del fumo che consiglia
al paziente di smettere di fumare mentre gli mette una sigaretta in bocca.
L’indignazione araba, o la reazione pubblica in Siria nei confronti del problema
della Lega Araba, sono stati il risultato finale. In realtà, non ero arrabbiato:
perché arrabbiarsi con qualcuno che non conosce la sua decisione? Se qualcuno ci
attacca con un coltello, non difendiamo noi stessi lottando con il coltello, ma
con la persona. Il coltello è solo uno strumento. La nostra lotta non è contro
queste persone, ma contro coloro che stanno dietro di loro. La reazione del
pubblico è stata di sdegno, indignazione e sorpresa: perché gli arabi non stanno
con la Siria, piuttosto che levarsi contro la Siria? Ho una domanda: quand’è che
si schiereranno con la Siria?! Non voglio tornare indietro nel lontano passato,
ma dobbiamo solo parlare degli ultimi anni. Cominciamo con la guerra in Iraq,
dopo l’invasione, quando la Siria è stata minacciata di bombardamento ed
invasione. Chi stava con la Siria nel 2005, quando hanno sfruttato l’assassinio
di Hariri? Chi stava a fianco della Siria nel 2006? Chi ha sostenuto le nostre
posizioni contro l’aggressione israeliana contro il Libano nel 2008? Chi ci ha
sostenuto nella sede dell’AIEA, in relazione al presunto file nucleare? Gli
stati arabi hanno votato contro di noi. Questi fatti potrebbero essere
sconosciuti a molti cittadini. È per questo che abbiamo bisogno di spiegare
tutto in questi momenti e situazioni.
Recentemente,
gli Stati arabi hanno votato contro la Siria in merito alla questione dei
diritti umani. Al contrario, alcuni paesi non arabi si sono schierati con la
Siria. Questo è il motivo per cui non dovremmo essere sorpresi. Voglio dire che
non dovremmo essere sorpresi per le posizioni della Lega Araba, perché sono solo
un riflesso della situazione araba. La Lega araba è uno specchio della nostra
situazione.
La Lega Araba
riflette la nostra miserabile situazione attuale. Se ha fallito in oltre sei
decenni a prendere una posizione nell’interesse arabo, perché ci sorprendiamo
oggi, che il contesto generale è lo stesso e non è cambiato se non nel senso che
sta spingendo la condizione araba di male in peggio? e che cosa stava accadendo
in segreto, ora sta accadendo in pubblico, con lo slogan dell’interesse
nazionale.
La Lega Araba
ha effettivamente ottenuto l’indipendenza per i suoi stati, e di conseguenza per
se stessa? Ha mai attuato le sue decisioni e rimosso la polvere dai propri
propositi e raggiunto un solo frammento delle aspirazioni dei popoli arabi? O ha
contribuito direttamente a spargere i semi della sedizione e divisione? Ha
rispettato il suo statuto e difeso i suoi Stati membri, i cui terreni e diritti
dei popoli sono stati violati? Ha restituito un albero di ulivo sradicato da
Israele o impedito la demolizione di una casa palestinese nei territori occupati
della Palestina araba? E ‘stato in grado di evitare la divisione del Sudan, o di
impedire l’uccisione di oltre un milione di iracheni, o ha sfamato un solo
somalo affamato?
Oggi, non
siamo in procinto di attaccare la Lega Araba, perché noi siamo parte di essa,
anche se siamo nell’era della decadenza. E non sto parlando della Lega araba
perché gli stati arabi hanno preso la decisione di sospendere l’appartenenza
della Siria ad essa. Questo non ci riguarda per niente. Sto parlando, perché ho
notato la misura della frustrazione popolare, la quale abbiamo bisogno di porre
nel suo contesto naturale. La Lega araba è stata condannata per un lungo
periodo. Quando ci sedevamo ai vertici arabi ad ascoltare critiche e denunce la
cui eco risuonava in sale conferenza, siamo stati soliti parlare di questo
candidamente, come funzionari arabi; alcuni si sono vergognati ed alcuni si sono
comportati come se fossero cose che non li riguardavano affatto. Quindi, essendo
fuori della Lega Araba, l’appartenenza o la sospensione della Siria, e tutto
questo gran parlare, non sono il problema. Il problema è chi vince e chi perde.
Perde la Siria o la Lega Araba? Secondo noi, noi e gli stati arabi perdiamo sino
a quando la condizione araba va male . Questa è una situazione cronica, nulla di
nuovo in essa, e non ci sono vincitori. Abbiamo lavorato per anni per ridurre al
minimo le perdite, perché non è possibile vincere. Ma sospendere l’adesione
della Siria solleva una questione: il corpo può vivere senza un cuore? Chi ha
detto che la Siria è il cuore pulsante dell’arabismo? Non era un siriano, è
stato il presidente Abdul Naser, e questa è ancora e sempre la verità.
Molti arabi
hanno la stessa convinzione. Per la Siria ‘arabismo’ non è uno slogan, è una
pratica. Chi ha offerto più della Siria, ed ancora sta offrendo e pagando il
prezzo? Chi, più della Siria, ha offerto alla causa palestinese in particolare?
Chi, più della la Siria, ha dato al processo di arabizzazione della cultura e
dell’istruzione in tutto il mondo, nei mass media? La Siria è molto rigorosa
circa arabizzazione, in particolare nei programmi scolastici. Chi ha offerto di
più per arabismo e arabizzazione ed ha insistito sulla cultura araba nei
programmi scolastici, più di quello che la Siria fa nelle scuole e nelle
università? Questo problema per noi non è uno slogan. Se alcuni paesi cercano di
sospendere il nostro arabismo nella Lega, diciamo loro che stanno sospendendo
l’identità araba della stessa Lega. Essi non possono sospendere l’identità araba
della Siria. Al contrario, la Lega senza la Siria sospende la propria identità
araba.
La Lega Araba
senza la Siria significa la Sospensione dell’Arabismo
Se alcuni
ritengono di potere farci fuori della Lega, non possono farci fuori dalla nostra
identità araba, perché l’identità araba non è una decisione politica. Essa è
patrimonio e storia. Questi paesi, che conoscete, non hanno acquisito, e non
acquisiranno, l’identità araba. Se credono che con i soldi possono comprare un
po’ di geografia e affittare un pò di storia, diciamo loro che il denaro non fa
nazioni o crea civiltà. Di conseguenza, come ho già sentito da molti siriani, e
sono d’accordo con loro su questo punto, forse nella nostra condizione attuale
siamo più liberi nell’esercizio del nostro arabismo, reale e puro, che i siriani
sono stati i migliori ad esprimere nel corso della storia. Questo è il motivo
per cui noi diciamo che con tale tentativo essi non realizzano l’uscita della
Siria dalla Lega, ma piuttosto la sospensione dell’arabismo stesso, in modo che
essa diventi una Lega Araba solo di nome. Non sarà più una Lega – per tenere
insieme le persone – e neppure Araba. Sarà un finto corpo-arabo, per essere in
linea con le loro politiche ed il ruolo che stanno giocando sulla scena araba.
Altrimenti, come potremmo spiegare questo tatto, senza precedenti ed
irragionevole, con il nemico sionista, in tutto ciò che fa, e
(contemporaneamente) questa decisione di durezza con la Siria?
Abbiamo
cercato per anni per attivare un gabinetto per il boicottaggio di Israele, e
abbiamo ricevuto scuse del tipo che ‘questo non è più accettabile’, ma, in poche
settimane, attivano un boicottaggio contro la Siria. Ciò significa che il loro
obiettivo è la sostituzione della Siria con Israele. Questo è il disegno, e noi
non siamo ingenui. Conosciamo questa condizione araba da molto tempo. Non siamo
attaccati alle illusioni. Mostrando la nostra pazienza riguardo a tali pratiche,
prima e durante questa crisi, abbiamo voluto dimostrare a tutti coloro che,
avvolti in una bella e ornata lingua, hanno i loro dubbi circa le nostre cattive
intenzioni, che sono le loro intenzioni ad esser cattive ed i loro obiettivi
vili. Credo che ormai questo sia diventato evidente ai più.
Noi Non
Potremo Chiudere Mai la Porta a Qualsiasi Sforzo Arabo, Sinchè Esso Rispetta la
Nostra Sovranità, l’Indipendenza delle Nostre Decisioni e l’Unità del Nostro
Popolo
Noi
realizziamo tutto questo. Ma sulla base del nostro genuino carattere arabo, e
sul nostro desiderio di ripristinare l’originale idea della Lega araba, in cui
siamo sostenuti da alcune nazioni sorelle incline a fare della Lega Araba un
corpo davvero collettivo e arabo, non abbiamo chiuso le porte a qualsiasi
soluzione o proposta, e non potremo mai chiudere la porta a qualsiasi sforzo
arabo a condizione che rispetti la nostra sovranità, l’indipendenza della nostra
decisione e l’unità del nostro popolo.
Tutti questi
accumuli negativi sulla scena araba, da decenni, oltre alla situazione attuale,
hanno portato alcuni dei nostri cittadini ad esternare la loro rabbia contro
l’arabismo, che è stato erroneamente confuso con la Lega Araba o con la
sceneggiata di alcuni pseudo-arabi nella misura in cui lo essi l’hanno
denunciato.
Fratelli e
sorelle,
La struttura
sociale del mondo arabo, con la sua grande diversità, si basa su due pilastri
forti e integrati: arabismo e l’Islam. Entrambi sono grandi, ricchi e vitali. Di
conseguenza, non possiamo biasimarli per le pratiche umane sbagliate. Inoltre,
la diversità musulmana e cristiana nel nostro paese è un pilastro importante del
nostro arabismo e fondamento della nostra forza. Quando ci arrabbiamo con
l’arabismo, o l’abbandoniamo a causa di quello che alcuni hanno fatto in questo
largo campo arabo, commettiamo un grande ingiustizia. Come ci siamo rifiutati di
generalizzare gli errori fatti da alcuni funzionari per l’intero paese, non
dobbiamo generalizzare gli errori di alcuni pseudo-arabi commessi nei confronti
dell’arabismo. Quello che stiamo facendo ora è simile a quello che l’Occidente
ha fatto contro l’Islam, sulla scia del 9/11.
Diciamo che
c’è una grande religione – l’Islam, e che ci sono terroristi i quali prendono
riparo sotto la copertura dell’Islam. Chi dovremmo bandire: la religione o il
terrorismo? Dobbiamo denunciare la religione, o i terroristi? Combattiamo coloro
che commerciano nell’Islam, o combattiamo il terrorismo? La risposta è chiara:
non è colpa dell’Islam se ci sono terroristi che prendono copertura sotto il
manto dell’Islam.
Il
cristianesimo è una religione di amore e di pace. Qual è la colpa del
cristianesimo nelle guerre intraprese sotto il suo nome e nei crimini commessi
nel cuore d’America, o nei paesi europei da parte di persone che affermano di
essere attaccate a valori cristiani? Lo stesso vale per l’arabismo. Non dobbiamo
collegarlo a quello che alcuni pseudo-arabi stanno facendo, altrimenti ci
indirizziamo verso un peccato più grande. Ci sono cose che esistono attraverso
un processo storico e non possiamo rispondere ad esse con un semplice atto o una
decisione. Queste cose non hanno avuto luogo attraverso una decisione. C’è un
contesto storico e vi è una volontà divina dietro le religioni e le nazionalità,
le quali non possiamo affrontare per reazione.
La prima
reazione è stata di proporre il concetto “prima la Siria”. E ‘naturale mettere
la Siria per prima. Ogni persona appartiene al suo paese prima di tutto. La
propria patria non può essere al secondo, terzo o quarto posto, ma il contesto
in cui è stato fatto questo concetto è stato isolazionista – solo la Siria.
Ogni persona
appartiene prima alla sua città più di altre città. Egli è naturalmente
collegato ad essa. A tutti piace il paese in cui è cresciuto, più di altri
villaggi, ma questo non impedisce di essere patriottici e come l’insieme della
patria. Essere siriani non ci impedisce di essere arabi, ed essere arabi non
crea alcuna contraddizione tra la nostra identità araba e quella siriana.
Ecco perché
dobbiamo sottolineare che il punto, che il rapporto tra arabismo e patriottismo
è una stretta vitale per il futuro, per i nostri interessi e per tutto. Non si
tratta di romanticismo o di principi. Si tratta anche di interessi. Se separiamo
questo fatto dalla reazione, dobbiamo sempre sapere che l’arabismo è un’identità
non un appartenenza registrata. Arabismo è una identità data dalla storia, non
un dato certificato da un’organizzazione. Arabismo è un onore che caratterizza i
popoli arabi, non uno stigma portato da alcuni pseudo-arabi sul palcoscenico del
mondo arabo o politico.
Qualcuno
potrebbe chiedersi tutto questo parlare di arabismo e arabi, mentre in Siria ci
sono solo arabi. La mia risposta è: chi ha detto che stiamo parlando di una
razza araba? Se l’Arabismo fosse stato solo la razza araba, non avremmo avuto
molto di cui essere orgogliosi. L’ultima cosa nell’arabismo è la competizione.
Arabismo è una questione di civiltà, una questione di interessi comuni, volontà
comune e religioni comuni. Riguarda le cose che determinano tutte le nazionalità
diverse che vivono in questo luogo. La forza di questo arabismo sta nella sua
diversità, non nel suo isolamento e mancanza di colore. L’Arabismo non è stato
costruito dagli arabi. L’Arabismo è stato costruito da tutti i non-arabi i quali
hanno contribuito alla sua costruzione e da tutti quelli che appartengono a
questa ricca società in cui viviamo. La sua forza risiede nella sua diversità.
Se ci fosse stato un gruppo di non-arabi che avessero voluto cambiare le loro
tradizioni e costumi e abbandonarli, ci saremmo loro opposti con la motivazione
che avrebbero indebolito l’arabismo. La forza del nostro arabismo si trova
nell’apertura, diversità e nel mostrare questa diversità non integrandola a
vedersi come un unica componente. L’Arabismo è stato accusato per decenni di
sciovinismo. Questo non è vero. Se ci sono persone scioviniste, questo non
significa che l’arabismo è sciovinista. Si tratta di una condizione di civiltà.
Tutto ciò non
influenzerà la nostra visione della situazione interna in Siria e come
affrontarla. Non c’è dubbio che gli eventi attuali e le loro ripercussioni hanno
posto un gran numero di domande e di idee che mirano a trovare soluzioni diverse
per la situazione attuale che la Siria sta attraversando. Se è naturale ed
evidente, non può essere positivo ed efficace, tranne quando si basa
sull’importanza di affrontare il problema e non fuggire da esso, o quando si
basa sul coraggio di non farsi prendere dal panico e darsi alla fuga.
Noi Non
Possiamo Attuare una Riforma Interna senza Trattare con i Fatti Reali
Se vogliamo
parlare della situazione interna – e penso che sia la questione su cui si
concentrano tutte le preoccupazioni dei siriani – dobbiamo identificare i
problemi in modo chiaro. Ci sono numerose idee, che potrebbe essere buone. Ma a
meno che non siano messe in un adeguato schema di lavoro rimangono inutili e
talvolta dannose. Invece di avere idee in movimento in contraddizione ed in
lotta tra loro, cerchiamo di trarre alcune definizioni, prima di entrare nei
dettagli.
In primo
luogo, non possiamo effettuare una riforma interna senza confrontarci con i
fatti così come sono sul terreno, che ci piaccia o no. Non possiamo aggrapparci
ad una cannuccia in aria. Né la paglia, né l’aria ci porteranno. Significherebbe
cadere. Sotto la pressione della crisi, alcuni parlano di ogni soluzione e
invocano ogni tipo di soluzione. Noi non daremo ‘qualsiasi’ soluzione. Ci
limiteremo a dare ‘soluzioni’. Soluzioni significa che i risultati sono noti in
anticipo. ‘Qualsiasi soluzione’ porterà al baratro. Potrebbe portare ad
aggravare la crisi. E ci può far entrare in un vicolo cieco. La pressione della
crisi non ci spingerà ad adottare solo ‘un’ piano. Anche se il tempo è molto
importante, non è più importante della qualità della soluzione che potremmo
fornire.
Oggi, si
tratta di due aspetti della riforma interna: la prima è la riforma politica e la
seconda è la lotta al terrorismo, che si è diffuso recentemente in diverse parti
della Siria. Nel processo di riforma, ci sono quelli che credono che quello che
stiamo facendo ora è la via per uscire dalla crisi, o è l’intera soluzione alla
crisi. Questo non è vero. Noi non lo stiamo facendo per questo motivo. Il
rapporto tra la riforma e la crisi è limitato. In principio, ha avuto un ruolo
maggiore, quando abbiamo deciso di separare coloro che pretendono le riforme per
finalità terroristiche, da coloro che sinceramente vogliono le riforme. Questo è
successo. La mia visione fin dall’inizio fu che non vi era alcuna relazione tra
i due gruppi, ma non è stato poi facile parlarne perché, come ho detto, le cose
non erano chiare per molti siriani come le hanno ormai chiare ora.
Qual è il
rapporto tra il processo di riforma ed il complotto esterno? Saranno fermate le
trame esterne contro la Siria se si introducono le riforme entro oggi? Vi dirò
una cosa. Sappiamo molto di discussioni che hanno avuto luogo al di fuori della
Siria, in particolare in Occidente, circa la situazione in Siria. Nessuno di
coloro che sono coinvolti in queste discussioni si preoccupa né del numero delle
vittime, né delle riforme, né di quanto è stato fatto, né di quello che sarà
raggiunto. Tutti parlano di politica della Siria e se il comportamento della
Siria sia cambiato dall’inizio della crisi fino ad ora.
Il partito
esterno della crisi è contro le riforme che renderebbero la Siria più forte
D’altra
parte, vi erano coloro che venivano a contrattare, dicendo che se fai 1, 2, 3,
4, almeno la parte al di fuori della crisi e dei suoi tentacoli internio si
arresta immediatamente. Quindi, non vi è alcuna relazione tra la riforma e la
parte al di fuori della crisi, perché questa parte è contro la riforma, perché
la riforma renderà più forte la Siria. Se la Siria è più forte, questo significa
rafforzare le politiche siriane, e sappiamo tutti che le politiche siriane non
sono ben apprezzato nei circoli stranieri. Al contrario, tali politiche sono
detestate da molti paesi che vorrebbero fossimo dei semplici lacchè.
Il secondo
punto: qual è il rapporto tra la riforma e il terrorismo? Se noi realizziamo
riforme, i terroristi si fermeranno? Questo significa che i terroristi che
stanno uccidendo e distruggendo sono pronti alla legge sui partiti politici, le
elezioni delle amministrazioni locali o cose del genere? Non lo sono. Ai
terroristi non interessa. Le riforme non impediscono ai terroristi di essere
terroristi. Quindi, qual è la componente che ci riguarda?
La maggior
parte del popolo siriano vuole la riforma, ma non sono usciti in strada, non
hanno infranto la legge, non hanno ucciso. Questa è la più grande parte del
popolo siriano, è la parte che vuole la riforma. Per noi, la riforma è il
contesto naturale. È per questo che abbiamo annunciato una riforma graduale nel
2000. Nel mio discorso del giuramento ho parlato di modernizzazione e sviluppo.
A quel tempo ero concentrato sulle istituzioni statali. Nel 2005, abbiamo
parlato di riforme politiche. Parte di ciò che stiamo facendo ora è stato
proposto nel 2005 alla conferenza del partito Bath. A quel tempo non c’erano
pressioni in questo senso. La pressione era diversa, in una direzione diversa.
Nessuno parlava di riforma interna. L’abbiamo proposta perché abbiamo pensato ad
essa come parte di un contesto naturale, non una forzatura. Non ci può essere
forzatura. Si tratta di un requisito naturale per lo sviluppo. Noi non possiamo
svilupparci senza le riforme. Il fatto che fossimo in ritardo o meno, è una
questione diversa. Perché fossimo in ritardo è una diversa questione. Ma è
rimasta un’esigenza naturale. Se la riforma fosse stata parte della crisi,
sarebbe fallita, e se la riforma fosse stata forzata, sarebbe fallita. Ecco
perché, nella nostra discussione di riforma, dobbiamo distinguere i bisogni
naturali dalla crisi.
Se partiamo
dalla crisi attuale, la riforma sarà brusca e legata alla temporanea situazione
attuale. Cosa succederà nei prossimi decenni? Le cose saranno diverse. Dobbiamo
collegare ciò che è prima della crisi, con quello che a prescindere viene dopo,
e quindi basare il nostro lavoro sul processo di riforma. Naturalmente questo
non è un discorso in assoluto. A volte, prendiamo in considerazione quello che
stiamo vivendo oggi, nei nostri sforzi di riforma. Non lo separiamo
completamente dal calendario di marcia. A volte ci muoviamo in fretta. A volte
diamo per scontato che la reazione della gente ha bisogno di una mossa in una
certa direzione. Ci sono alcuni effetti d’impatto relativi alla crisi, ma noi
non costruiamo le nostre riforme sulla crisi. Se faccessimo così,
giustificheremmo l’intervento delle potenze straniere nella nostra crisi con la
scusa delle riforme. Allora, mettiamoci d’accordo sulla separazione delle due
questioni e affrontiamo i dettagli su questo terreno.
Ora che
abbiamo parlato dei dettagli, nel mio discorso in questo auditorium, lo scorso
giugno, proposi un piano d’azione, e parlai principalmente della componente
legislativa in relazione alle leggi e alla costituzione. A quel tempo, offrii un
calendario per le leggi, le quali sono tutte state approvate nei tempi
individuati in quel momento. Ora, sentiamo molte persone dire “non abbiamo visto
alcun risultato tangibile”. A me piace sempre parlare in modo trasparente, ed
affrontare ogni argomento separatamente.
La prima
legge che abbiamo approvato è stata quella sulla revoca dello stato di
emergenza. In tali circostanze, quali la Siria sta attraversando, ogni stato può
revocare lo ‘stato di emergenza’. Al contrario, ogni stato avrebbe imposto lo
stato di emergenza. Tuttavia, non abbiamo fatto questo. Abbiamo insistito sulla
revoca dello stato di emergenza. Alcuni siriani ci ha accusato di abbandonare
parte della sicurezza della Siria, perché abbiamo revocato lo stato di
emergenza. Naturalmente ciò è un’imprecisione, perché sia la revoca dello stato
di emergenza, che lo stato di emergenza in sé, non offrono sicurezza. Si tratta
piuttosto di un problema organizzativo. Quando è in atto uno stato di emergenza,
ci sono alcune misure particolari, e quando si rimuove vi è un diverso insieme
di misure. Non abbiamo abbandonato la sicurezza.
Nessuno Stato
può accettare di abbandonare la sicurezza. Le leggi e le misure attualmente in
vigore ci danno piena autorità di controllo e di sicurezza indipendentemente
dallo stato della legislazione di emergenza. Ma la revoca dello stato di
emergenza esige la formazione dei servizi competenti, comprese le forze di
sicurezza e di polizia che trattano con i cittadini. Sappiamo tutti che essi ora
sono in ogni luogo della Siria, ed alcuni di loro non hanno preso congedo per
mesi. Quindi, è logica, ragionevole o pratica, la loro formazione adesso? Questo
è impossibile. Non ci sarà nessun addestramento nelle attuali circostanze.
Tuttavia, insistiamo sul fatto che i servizi sottolineino alcune regole di base
in relazione alla revoca dello stato di emergenza. Quando c’è un clima d’atti di
terrorismo, distruzione e infrazione della legge, se ci sono errori essi si
moltiplicheranno in decine di pieghe. Questo è il motivo per cui noi non
trattiamo solo con i risultati, ma anche con le cause. I risultati sono gli
errori che vediamo essere commessi da alcuni, ma le cause sono legate allo stato
di caos in sé. Abbiamo bisogno di controllare il caos, per poter sentire gli
effetti. In altre parole, non possiamo sentire i veri effetti della revoca dello
stato di emergenza, mentre il caos regna. E qui distinguo, ovviamente, tra i
diversi livelli di errore, da un lato, e le uccisioni, dall’altro.
Non esiste
‘copertura’ per nessuno, non esiste un ordine, a nessun livello dello Stato, di
poter sparare ad un qualsiasi cittadino
Non c’è
copertura per nessuno, ma il problema delle uccisioni ha bisogno di prove.
Alcune persone credono che nessuno di coloro i quali hanno commesso atti di
omicidio siano stati arrestati. Questo non è vero, in relazione a coloro che
lavorano per lo Stato. Un numero limitato di persone sono state arrestate in
relazione a omicidi e altri reati. Dico limitato, perché le prove connesse con
quelle persone erano limitate. L’esistenza delle prove, o la ricerca di esse,
esige istituzioni adatte; e le istituzioni devono avere opportune condizioni; e
le attuali condizioni ostacolano il lavoro di tali istituzioni. Ma vorrei
sottolineare che non c’è copertura per nessuno, e non c’è ordine, sottolineo,
nessun ordine, a qualsiasi livello dello Stato, di sparare a qualsiasi
cittadino. Sparare, secondo la legge, è consentito solo in caso di autodifesa,
in difesa dei cittadini e nel caso ci si trovi coinvolti con una persona armata.
Quindi, ci sono casi specifici secondo la legge. A questo proposito, sottolineo
la necessità di affrontare le cause e gli effetti.
Per quanto
riguarda i partiti politici, la legge sui partiti politici è stata varata.
Alcuni partiti hanno aderito e sono state rilasciate le licenze. La prima
licenza è stata data al primo partito poche settimane fa, e credo che ieri, o
oggi, ci sia stato un secondo partito che abbia soddisfatto tutte le condizioni.
Ci sono molti altri partiti che stanno ancora cercando di soddisfare le
condizioni di legge e presentando i documenti necessari affinchè sia concessa
loro la licenza. Naturalmente non abbiamo notato l’esistenza di questi partiti,
perché i partiti politici hanno bisogno di tempo. Ma, in ogni caso, dopo che la
legge sui partiti politici è stata approvata, non solo abbiamo rilasciato le
licenze, ma abbiamo incoraggiato molti gruppi a formare i propri partiti. Non
credo che lo stato sia responsabile in questo senso. Noi non formeremo alcun
partito, non appariremo sui media o svolgeremo attività per conto di nessuno.
Quindi, non ci sono ostacoli in questo senso ed è solo questione di tempo.
La legge
sulle amministrazioni locali è stata approvata e le elezioni si sono svolte.
Certo che sono state tenute in condizioni difficili, ed è naturale che non
daranno i risultati desiderati, perché la partecipazione, né da parte dei
candidati, nè degli elettori, era quella che sarebbe dovuta essere con la nuova
legge, a causa della le condizioni di sicurezza. Ci furono punti di vista i
quali sostenevano che avremmo dovuto rinviare le elezioni delle amministrazioni
locali ad una fase successiva. Ma c’era un opinione diversa, che abbiamo
adottato, la quale invece sosteneva che ci voleva un cambiamento, perché ogni
cambiamento è positivo, in particolare per le denunce dalla maggior parte dei
cittadini circa il mal funzionamento dell’amministrazione locale. Ci siamo
imbarcati in questo sforzo. Ma in ogni caso, tutto ciò che riguarda le elezioni
non darà risultati se non vi sarà la più ampia partecipazione da parte dei
candidati ed anche da parte degli elettori, in modo che ci sia concorrenza.
Questo è il motivo per cui non ci si accorge dei risultati. In generale, per
tutto quel che riguarda le elezioni, una parte della responsabilità ricade sui
cittadini e non solo sullo stato.
Per quanto
riguarda la legge sui “media”, credo che il governo abbia completato, la scorsa
settimana, la preparazione delle istruzioni per l’esecutivo, ed esse sono ora
pronte per l’attuazione. Ci sono richieste pronte per la televisione, la stampa
ed altre ancora. La legge elettorale è stata emessa, ed il suo obiettivo è
quello di inquadrare tutte le idee che si sentono sulla scena politica, e
chiunque abbia una idea dovrebbe andare alle urne, che sono la voce del diritto
per tutto ciò che in questo paese; questo è il nocciolo della questione.
Una legge
mportante è quella sulla lotta alla corruzione. E ‘l’unica legge che sia stata
ritardata per diversi mesi. La prima ragione è legata al fatto che questa legge
è molto importante ed ha molti aspetti. Pertanto, ho chiesto al governo di
considerarla ampiamente in collaborazione con vari altri enti e parti. E ‘stato
pubblicato su internet e ci sono stati molti messaggi e idee utili. Il governo,
finito questo passaggio, lo ha inviato alla Presidenza siriana, che ha
re-inviato recentemente di nuovo al governo. E ‘una buona legge, che prevede
punti molto importanti ed un passo relativo all’autorità di controllo.
Nella legge
attuale, la legge anti-corruzione, la commissione di ispezione è stata abolita,
e la Commissione Anti-Corruzione ha sostituito la commissione di ispezione, ma
la legge anti-corruzione è specializzata in casi di corruzione. Ciò significa
che essa tratta solo istanze minori, le quali spesso non sono elencate in tutti
i casi di corruzione. Questa commissione si occupa di corruzione dopo la sua
apparizione, mentre la commissione di ispezione è stata incaricata di funzioni
più ampie, tra cui l’organizzazione della gestione, aumentando le proposte nel
campo della gestione e del controllo dell’azione statale in termini di
amministrazione e lotta alla corruzione. Così, l’abolizione di tutte queste
attività ed il loro collegamento ad un unico titolo, che è la corruzione, non va
bene, soprattutto perchè la lotta alla corruzione non può essere fatto
isolatamente dall’organizzazione dell’amministrazione.
Non possiamo
combattere solo la corruzione, perché questa è un grande squilibrio, oltre a
tutti gli altri punti presenti. Ci sono proposte per l’integrazione della
commissione di ispezione con la Commissione di controllo finanziario, ma questo
problema non è importante. La cosa più importante è conoscere il rapporto tra
Ispezione e Commissione Anti-Corruzione. Se ci fosse un annullamento della
Commissione d’Ispezione, sarà la Commissione Anti-Corruzione ad includere tutti
i compiti dei due organismi, o dovremmo lasciare alle due commissioni specifici
compiti diversi per ognuna di loro, o dobbiamo coordinarle tra esse in riguardo
alla questione della corruzione? Ecco perché questa legge è stata reindirizzata
al governo, per risolvere questo punto. Dopo di che, la legge per la lotta alla
corruzione sarà varata.
In ogni caso,
se la legge sarà approvata nelle migliori delle condizioni, sarà facile per lo
Stato combattere la corruzione a livello intermedio e superiore, ma è difficile
combatterla dal livello intermedio e inferiore senza il contributo dei cittadini
e dei media. Ciò significa che l’accusa non sarà emessa neppure da parte di
questa commissione sinchè non saranno ricevute le informazioni. Quindi, abbiamo
bisogno di guardare all’informazione e segnalare loro questa commissione. Ciò
significa che il successo di questa legge ha bisogno di una significativa
consapevolezza popolare.
Nell’ambito
del tema della corruzione, alle molte persone che incontro io dico che noi
vogliamo che il Presidente ritenga le persone corrotte responsabili. Qui, voglio
chiarire che il Presidente non sostituisce le istituzioni. Io posso trattare uno
o due problemi, quando vedo un errore, ma le istituzioni hanno in carico
migliaia di persone responsabili di migliaia di casi. Quando il Presidente si
sostituisce alle istituzioni, questo non è rassicurante, anche se sta facendo la
cosa giusta. Quindi, dobbiamo lavorare per attivare le istituzioni.
Ho detto loro
che mi prenderò cura di questa legge e dell’attivazione di queste istituzioni, e
voglio vedere combattere la corruzione attraverso i normali canali legali. A
quel punto avremo risolto i problemi di migliaia, decine di migliaia, centinaia
di migliaia e milioni di siriani. Mi sono sempre concentrato sul lavoro
istituzionale. Se ho risolto un problema, è un problema individuale, ho risolto
il problema di qualcuno ma non il problema di migliaia di persone.
L’altro
pilastro della riforma è la Costituzione. Il decreto che prevede l’istituzione
di una commissione per redigere la costituzione è stato rilasciato. A questo
comitato è stato dato un termine di quattro mesi e penso che sia entrato nella
sua fase finale. Questa costituzione si concentrerà su un punto fondamentale ed
essenziale, che è il sistema multi-partitico e il pluralismo politico. Parlavano
solo dell’articolo otto, ma abbiamo detto che la Costituzione intera deve essere
modificata, perché c’è una correlazione tra gli articoli. La Costituzione si
concentrerà sul fatto che il popolo è la fonte di autorità, soprattutto durante
le elezioni, sull’impegno e ruolo delle istituzioni, delle libertà dei cittadini
e di altre cose e principi fondamentali.
Ci è stata
formulata una domanda: perché abbiamo varato la “riforma giuridica” prima di
cambiare la Costituzione? Secondo la logica, avremmo dovuto cominciare con la
Costituzione e le leggi sarebbero venute dopo di essa. Questo è vero, in termini
di logica, ma la pressione della gente stava mettendo in discussione la
credibilità dello Stato nel realizzare una vera riforma, e ci ha portato a
lavorare in parallelo. Inoltre, il varo di leggi è più veloce in termini di
tempo; ci vogliono un paio di mesi, e questo è meno di ciò che è necessario per
la Costituzione. Se la logica contraddice la realtà, andiamo con la realtà e in
ogni caso non si tratta di una questione importante. Quello che è veramente
importante è che quando le leggi sono passate e la Costituzione è stata redatta,
saremo in una nuova fase che non è di transizione. Questa è legata all’aspetto
legislativo.
Tanto più noi
estendiamo la partecipazione al governo, quanti più vantaggi realizziamo in
tutti gli aspetti ed in generale per il bene del sentimento nazionale.
Per quanto
riguarda le cose che possiamo fare come iniziativa, abbiamo sentito molto
parlare di un governo di unità nazionale. Mi piace sempre controllare la
terminologia, perché non si dovrebbe prendere in considerazione un termine senza
conoscerne il contenuto. Sentiamo parlare di governo di unità nazionale negli
stati che hanno la divisione completa, a livello nazionale, tra le parti, la
guerra civile, comunità di signori della guerra, o principi di diverse
nazionalità, che sono direttamente raccolti intorno ad un tavolo, o attraverso
loro rappresentanti, per formare un governo di unità nazionale . Noi non abbiamo
una divisione nazionale. Abbiamo problemi, abbiamo delle spaccature in certi
casi, ma non abbiamo una divisione nazionale nel senso che potrebbero essere
proposto. So che non è quello che intendono dire, ed io non uso una tale
espressione come ‘governo di unità nazionale’. Per questo motivo non abbiamo un
governo di divisione nazionale. In ogni caso, i governi in Siria sono sempre
governi diversificati, che includono governi indipendenti e parti varie.
Ma ora
abbiamo una nuova mappa politica per la crisi e la nuova Costituzione. Con la
nuova legge sui partiti, nuove forze politiche sono emerse e devono essere prese
in considerazione. Alcuni possono proporre la partecipazione di tutte le forze
politiche nel governo. Alcuni altri si concentrano sull’opposizione. Io dico che
tutti i partiti politici, dal centro verso l’opposizione, alla forze
filo-governative e tutti quanti devono contribuire, perché il governo è il
governo della patria, non il governo di un partito o di uno stato. Più
estendiamo la partecipazione, più benefici realizziamo in tutti gli aspetti ed
in generale per il bene del sentimento nazionale. Perciò, espandere il governo è
una buona idea. Non so quale etichetta possiamo qui utilizzare, perché alcuni lo
chiamano consenso nazionale e alcuni altri chiamano la partecipazione estesa,
questo non importa. Quello che è importante è che accogliamo con favore la
partecipazione di tutte le forze politiche. In realtà, abbiamo recentemente
iniziato il dialogo anche sulle questioni generali con alcune forze politiche
per avere il loro parere su questa partecipazione e la risposta è stata
positiva.
Voglio
tornare a un punto della Costituzione che è legato alle date. Quando il comitato
finisce il progetto costitutivo entro il termine prefissato, ci sono varie
proposte affinchè esso sia emesso dal Presidente come decreto, o sia riferito
dal parlamento come varo di una legge. Ho rifiutato sia la prima che la seconda
proposta, ed ho sottolineato il fatto che ci debba essere un referendum, perché
la Costituzione non è la costituzione dello Stato, ma è un problema relazionato
ad ogni cittadino siriano. Pertanto, si farà ricorso ad un referendum, dopo che
il comitato finirà il suo lavoro e presenterà la Costituzione la quale sarà
introdotta attraverso i canali costituzionali per giungere ad un referendum.
Il referendum
sulla Costituzione potrebbe essere fatto all’inizio di marzo.
Le elezioni
parlamentari sono legate alla costituzione, soprattutto perché la maggior parte
delle forze politiche vogliono avere queste elezioni dopo l’approvazione della
costituzione. Stavo pensando, come ho detto nel mio ultimo discorso, che sarebbe
stato alla fine dello scorso anno o l’inizio di quest’anno, ma come risposta
alla volontà popolare, io dico che le elezioni sono legate alla nuova
Costituzione, perché questo potrebbe dare maggior tempo a questi poteri di
stabilire e preparare se stessi e la loro base per le elezioni. Abbiamo detto
che non abbiamo alcuna obiezione su questo punto.
Il calendario
dei lavori è collegato alla nuova costituzione. Qual è il periodo costituzionale
favorevole: due o tre mesi? Se fosse due mesi, ed il referendum si svolgesse a
marzo, le elezioni potrebbero essere tenute all’inizio di maggio. Se il periodo
di prova è di tre mesi, le elezioni potrebbero essere tenute ai primi di giugno.
Questo dipende dalla nuova Costituzione.
Tornando al
tema del governo di unità nazionale, se si parla di partecipazione
dell’opposizione e diciamo che tutte le parti prenderanno parte al governo,
inclusa l’opposizione, che cosa intendiamo per ‘opposizione’? Qualsiasi persona
può chiamare se stesso/a ‘opposizione’; ho incontrato alcune di tali persone e
di solito ho chiesto loro: ‘chi rappresentate?’ L’opposizione rappresenta un
ente pubblico, non una persona avversaria. Ora abbiamo esponenti
dell’opposizione e delle correnti, ma l’opposizione è di solito un organismo
istituzionale che è stabilito per elezione. Per il momento, non abbiamo
elezioni, così come facciamo a definire l’opposizione? Chi partecipa a questa
opposizione, e qual’è il volume della loro partecipazione? Ancora non abbiamo
alcun criterio per tutto questo. Prima delle prossime elezioni, potremmo ancora
dire che il governo prenderà una certa forma dopo le elezioni. Ma vogliamo
accelerare il processo e lanciare il contributo dell’opposizione prima delle
elezioni. In altre parole, adotteremo criteri speciali, piuttosto che
istituzionali.
Non abbiamo
accusato la popolazione di aver tradito. I criteri sono chiari affermando la
creazione di una opposizione nazionale. Che cosa si intende per ‘governo
nazionale?’ Non vogliamo una opposizione che si trovi nelle ambasciate a
ricevere segnali dall’esterno, dove gli sarà detto di non avere un dialogo con
lo Stato, o di ritardare il dialogo perché è finita ed solo una questione di
settimane prima del crollo totale! Non vogliamo una opposizione che si sieda con
noi e ci ricatti con la storia della crisi al fine di ottenere guadagni
personali. Non vogliamo una opposizione che voglia avere un dialogo segreto per
evitare la rabbia altrui. Se prendiamo i criteri e i dati nazionali esistenti,
possiamo iniziare a lavorare su questo governo subito, ora che abbiamo capito il
soggetto, sia che lo chiamino ‘governo di unità nazionale’ o ‘governo di
separazione’. Quello che scelgono come nome non è affatto importante.
Questo
significa che inizieremo a lavorare su tutto ciò in un periodo di tempo molto
breve, ma c’è una domanda importante: sarà un governo politico o tecnico? Alcuni
hanno parlato di un governo di micro politica, ma questo non va per diversi
motivi. In primo luogo, siamo un paese con un grande settore pubblico, che non è
indipendente e dove ogni istituzione dipende ancora dal ministero, il ministro,
il vice ministro, gli amministratori, e altri ancora.
Può una
figura politica condurre un settore tecnico? Ciò non è possibile, in aggiunta al
fatto che i problemi della gente non si limitano alla questione della sicurezza.
Ci sono problemi che hanno a che fare con i servizi di cui tutti si lamentano al
momento. Sarà un governo politico in grado di fornire al popolo il gasolio, il
gas, o le medicine? Questo non è realistico nelle nostre condizioni attuali.
Lasciate che sia un governo inclusivo, che abbia un mix di politici e
tecnocrati, che rappresenti le forze politiche, se vogliono essere
rappresentate, e che comprenda l’aspetto tecnico, affinchè non si tralasci
questo o quello. Credo che questo sia il miglior prospetto di lavoro, ma
ovviamente mi piace sempre avere un certo dialogo e discutere con gli altri per
vedere gli aspetti negativi di ogni proposta. Al momento, sto mettendo in
evidenza argomenti che non sono stati concordati completamente. Io sto solo
presentando un prospetto di lavoro ed introducendo linee guida, che si
potrebbero cambiare nel corso delle discussioni.
Noi saremo i
testimoni dei cambiamenti, ma la cosa più importante è quella di concentrarsi in
futuro sulle giovani generazioni
C’era una
domanda circa dialogo. Abbiamo avviato il dialogo nel mese di luglio, e
pensavamo di iniziare con un più ampio dialogo per poi passare al punto centrale
del dialogo. Tuttavia, diverse forze hanno esercitato pressioni per invertire
questo processo ed abbiamo concordato di terminare la prima fase del dialogo
senza il contributo di tutte le forze dell’opposizione. Solo una parte di esse
hanno partecipato al dialogo, che è stato un dialogo molto proficuo, con
un’ampia partecipazione delle varie istituzioni dei governatorati.
Due mesi fa
ci è stato suggerito di iniziare la terza fase del dialogo a livello centrale, e
posso dire che noi, come partito di stato, politici o autorità, siamo pronti ad
iniziare domani e non abbiamo alcun problema in questo senso. Tuttavia, alcune
forze di opposizione non sono ancora pronte. Parte di loro vuole condurre un
dialogo segreto, per tornaconti personali, come ho detto prima, e un’altra parte
vuole aspettare e vedere come vanno le cose, in modo da determinare in che
direzione andare. Ma non ci aspettiamo che quelle forze sigh uniscano al dialogo
celebrativo, che si svolge solo per mettersi in mostra. Stiamo ora dialogando
con altre forze, le quali sono pronte ad avere un confronto pubblico, e stiamo
discutendo le idee che sono state sollevate in precedenza. Quello che volevo
chiarire è che il ritardo nel dialogo non è stato causato dalla Siria
Abbiamo anche
accettato di avere un dialogo secondo l’iniziativa araba, che è stata costruita
sull’idea di condurre il dialogo con tutte le forze, comprese le forze ostili,
le quali hanno commesso reati di terrorismo negli anni settanta e negli anni
ottanta del secolo scorso.
Abbiamo detto
di non aver avuto problemi a condurre un dialogo con queste forze, se avessero
voluto venire in Siria, e abbiamo dato tutte le garanzie in tal senso. In altre
parole, non abbiamo alcun tipo di restrizione al dialogo e mostreremo piena
apertura, quando vedremo che tutti sono pronti al il dialogo in una prospettiva
di dialogo. Siamo pronti ad avviare il dialogo subito.
Ci sarà
sempre una domanda se saremo testimoni di cambiamenti e trasformazioni. Di
solito non parlo di tutto ciò, in quanto tendiamo a cambiare le cose ogni volta
che c’è il bisogno di trasformazione. Ma è chiaro, dal mio precedente
intervento, che saremo testimoni di cambiamenti. Quando si parla di un nuovo
governo e di una nuova struttura di governo, e quando il Comando del Paese ha
annunciato da una settimana che ci sarà una conferenza nazionale molto presto,
significa che saremo testimoni di mutamenti, parte dei quali già sono iniziati
pochi giorni fa. La cosa più importante è che questi cambiamenti siano
concentrati in futuro sulle giovani generazioni, le quali si considerano in
larga misura emarginate, anche se essa è una generazione che ha affrontato la
crisi coraggiosamente, e abbiamo visto come i giovani siano stati attivi nel
difendere il loro paese, nel pieno senso della parola.
La Siria ha
bisogno di tutti i suoi figli onesti, indipendentemente dalla loro posizione
politica
In ogni caso,
la Siria necesita ora di tutti i suoi figli onesti, a prescindere dalla loro
tendenza politica. E quando si parla di fase a venire, mentre siamo ancora agli
inizi del nuovo anno, alcuni parlano di una ‘nuova Siria’. Ma io dico che non
abbiamo una ‘nuova Siria’, ma una ‘Siria rinnovata’, perché il rinnovamento è un
processo continuo e stiamo parlando di una nuova fase, piuttosto che di una
nuova Siria. Dobbiamo capire le esigenze di ogni fase, altrimenti tutto quello
che abbiamo detto sarà stato inutile. Quello che abbiamo affrontato, comprende
procedure e regolamenti, la cui attuazione non può riuscire senza la
consapevolezza necessaria di ogni processo di sviluppo e di transizione. Posso
dare una risposta a quanto appena affermato, dicendo che i precedenti dieci
mesi, con tutte le loro sciagure, sono stati molto utili a questo riguardo,
dimostrando al popolo siriano che esso è in grado con la propria consapevolezza
di presentare un modello di Paese moderno, che è tappe e secoli avanti ad altri
paesi. Parlavo di un secolo e mezzo, ma in realtà siamo in grado di essere 1.000
anni avanti a quei paesi che cercano di darci lezioni di democrazia, e sono
fiducioso che questo futuro verrà. Anche così, tanto più siamo capaci di
diffondere la consapevolezza dello stato cui siamo stati testimoni, migliore è
la situazione. Non vi è dubbio che, nonostante la presenza di una consapevolezza
generale in Siria, ci sono piccoli buchi di ignoranza che potrebbero influenzare
la situazione generale, e non vogliamo che questi buchi e alcuni casi di
ignoranza possano influenzare il processo di sviluppo. Noi invece vogliamo avere
un livello massimo di positività ed un livello minimo di negatività.
In sintesi, i
punti che riguardano la questione sulla riforma interna appaioni chiari. Dopo
che la Costituzione è sancita, non abbiamo ulteriori passi da fare, eccetto che
per le procedure, e se c’è una lacuna nelle leggi, si può, dopo che la
Costituzione è stata approvata, ri-studiare queste leggi, in quanto non ci
fermeremo a questo stadio di sviluppo. Sono state anche prese alcune annotazioni
circa le leggi e le pratiche, in quanto alcuni errori potrebbero verificarsi
durante l’attuazione, ed il processo di rinnovamento è un processo continuo sul
piano anatomico.
Sorelle e
fratelli,
Ciò che sta
avvenendo in Siria è parte di ciò che è stato progettato per la regione da
decine di anni, in quanto il sogno di partizione sta ancora ossessionando i
nipoti di ‘Sykes-Picot’. Ma oggi il loro sogno si trasforma in un incubo, e se
alcuni credono che il tempo del conflitto per la Siria è tornato, allora si
sbagliano, perché il conflitto di oggi è ‘contro la Siria’ e non ‘sulla Siria’ o
‘in Siria’. E se c’è una cosa che non permetteremo loro di raggiungere è
sconfiggere la Siria, in quanto questo significa sconfiggere la fermezza e la
resistenza, e significa anche la caduta di tutta la regione nelle mani delle
grandi potenze. La sconfitta non è necessariamente militare e potrebbe diventare
realtà se riuscissero a farci ripiegare su conflitti interni e dimenticare i
nostri problemi più grandi, in cima ai quali c’è la questione palestinese. Il
loro obiettivo finale al quale aspirano di giungere è una Siria che sia occupata
con i suoi conflitti interni e marginali, ritirata su falsi confini, piuttosto
che sulle sue naturali, storiche, frontiere nazionali. Vogliono vedere una Siria
ridotta, incline alla scomparsa e deterioramento a causa di divisioni e
partizioni, ed il loro obiettivo è quello di smantellare l’identità culturale e
il carattere del nostro popolo, cosa la quale ci ha sempre protetto contro
sconfitte di ogni tipo. Smontare questa identità porterebbe ad una sconfitta
reale, la quale non sarebbe causata da ripetute guerre, ma potrebbe essere
causata distruggendo la struttura di una società la quale produce i suoi propri
sistemi di resistenza sociale e culturale. Questo è stato il progetto che ha
concentrato la loro preoccupazione più di ogni altro, perché è il fondamento e
l’incubazione di qualsiasi forma di resistenza. Ma non sono riusciti a
distruggere la nostra identità o scuotere la nostra convinzione che la
resistenza sia al centro di questa identità che rimarrà ferma, come sempre è
stato nel corso della storia.
Non c’è alcun
compromesso con il terrorismo, nessun compromesso con coloro che usano le armi
per provocare il caos e la divisione, nessun compromesso con coloro che
terrorizzano i civili, nessun compromesso con coloro che cospirano con gli
stranieri contro il loro paese e contro la propria gente.
In caso di
guerra o scontro armato, gli Stati riorganizzano le loro priorità. La nostra
massima priorità ora, senza paragoni con qualsiasi altra priorità, è il
ripristino della sicurezza, di cui abbiamo goduto per decenni, e che ha
caratterizzato il nostro paese, non solo nella regione, ma in tutto il mondo.
Ciò potrà avvenire solo colpendo duramente i terroristi assassini. Non vi è
alcun compromesso con il terrorismo, nessun compromesso con coloro che usano le
armi per provocare il caos e divisione, nessun compromesso con coloro che
terrorizzano la popolazione civile, nessun compromesso con coloro che cospirano
con gli stranieri contro il loro paese e contro la loro gente.
La battaglia
contro il terrorismo non sarà solamente la battaglia dello stato o delle
istituzioni statali. E ‘la battaglia di tutti noi. E ‘una battaglia nazionale,
ed è dovere di tutti prendervi parte. “La sedizione interna è più grave che
l’omicidio”, perché comporta lo smantellamento e la frammentazione della società
al infine di distruggerla. Questo è ciò che noi non dobbiamo permettere accada,
al fine di mantenere la Siria immune ed inespugnabile.
Tuttavia, lo
stato immune ed inespugnabile sa quando e come perdonare, e sa come prendere i
propri figli e farli tornare sulla retta via. Si sa come portare via le armi
dalle mani di coloro che sono stati fuorviati e delusi, per restituirli al
processo di costruzione di uno Stato moderno, mantenendo l’autenticità,
l’originalità e le sorgenti dell’identità araba. Tanto abbiamo bisogno di
colpire i terroristi, quanto abbiamo bisogno di portare coloro che sono andati
fuori strada a tornare sulla retta via. Ci sono quelli che hanno fatto errori e
coloro che sono stati fuorviati. Dopo averli iniziati sul loro percorso
sbagliato, gli è stato detto che “lo stato si vendicherà contro di voi, quindi
non potete tornare indietro”. L’obiettivo è quello di spingerli sulla strada del
crimine e al punto di non ritorno.
Lo Stato è
come la madre che indica strada ai propri figli per essere migliori ogni giorno,
per mantenere la sicurezza ed evitare spargimenti di sangue. Ecco perché, a
questo proposito, abbiamo dichiarato un’amnistia dopo l’altra. C’è chi ritiene
che questi condoni abbiano portato a maggiori indebolimenti della sicurezza. Ma
il fatto è che nella maggior parte dei casi i risultati sono stati positivi, in
particolare quando l’amnistia è stata coordinata con i protagonisti locali di
ogni città, villaggio e regione, ed in coordinamento con i loro genitori, che
abbiamo incontrato e con cui abbiamo parlato. Essi ebbero sufficiente saggezza
per far tornare i loro figli sulla retta via.
Naturalmente
ci sono casi che non hanno successo, ma questa non è la tendenza generale. Ecco
perché credo che sia necessaria risolutezza, ma continuando a mostrare
tolleranza e perdono di tanto in tanto, nel quadro di criteri chiari e
meccanismi che risultino altrettanto importanti. Spiego questo punto, perché
molte persone non hanno ben capito quello che pensiamo al momento dell’emissione
di un’amnistia in tali condizioni di sicurezza. Abbiamo condotto il dialogo con
tutti, tranne che con i criminali. Ho incontrato un certo numero di queste
persone, anche nei giorni scorsi. Quando queste persone hanno visto che le cose
che si muovevano nella direzione di armi e uccisioni, un gran numero di esse è
cambiato completamente ed ha iniziato a collaborare con lo Stato, cui si erano
opposte per ragioni oggettive o non-oggettive. Alcuni, tuttavia, hanno insistito
sul percorso sbagliato, e si applica loro il versetto coranico “essi inciampano
nel loro grave errore” . Ci sono quelli che perdono la vista fisica, ma la
compensano ed eccellono nelle arti, nella letteratura, nella scienza o altre
professioni, ma quelli che perdono la ‘vista mentale’ sono senza speranza,
perchè la loro reale cecità è quella della mente, non degli occhi.
Alcuni di
questi veramente credono di essere rivoluzionari. Va bene, vediamo cosa hanno
fatto e quali sono i loro attributi. Sarebbe da vero rivoluzionario rubare una
macchina o di rapinare una casa o una struttura? Un rivoluzionario può essere
ladro? Per noi, l’immagine del rivoluzionario è brillante, idealistica, senza
macchia, qualcosa di molto speciale. Quelle persone hanno ucciso gente
innocente, all’interno e all’esterno del sistema statale. Può essere un
rivoluzionario caratterizzato dalla codardia e dal tradimento? Hanno impedito
alle scuole di svolgere i loro compiti e funzioni nella società. Hanno fatto lo
stesso nelle università. Può essere un rivoluzionario contro l’educazione? In
alcune zone, l’insegnamento è sceso a metà, il che significa che le nostre
scuole avrebbero mandato nella società persone che sono mezze educate mezze
ignoranti. Tuttavia, abbiamo un altro esercito che sta combattendo insieme alle
forze armate, ai servizi di sicurezza e alla polizia. Sono quelli nel settore
dell’istruzione, in particolare nelle scuole di alcune aree in cui
l’insegnamento è sceso del 50% e che rischiano la vita per poter continuare i
processi educativi.
Fino alla
fine del 2011, il numero di martiri tra gli insegnanti e professori universitari
è stato di circa 30 e più di mille scuole sono state vandalizzate, bruciate o
distrutte.
A vostro
nome, saluto tutti gli insegnanti, consiglieri, amministratori e bidelli nelle
scuole. Può una rivoluzione essere contro l’educazione, contro l’unità
nazionale? Possono i rivoluzionari usare un linguaggio che prevede la
disintegrazione della società? Può una sollevazione rivoluzionaria essere contro
i cittadini, privandoli del gas per cucinare di cui hanno bisogno
quotidianamente, al fine di spingerli alla fame, o del combustibile per il
riscaldamento, per farli morire a causa del freddo, o delle medicine, per
spingerli alla morte a causa di malattie, o privandoli del loro sostentamento, a
causa degli incendi di stabilimenti pubblici e privati e delle strutture, per
rendere i poveri ancora più poveri?
Questa non è
una rivoluzione. Può un rivoluzionario lavorare per il nemico – un
rivoluzionario e un traditore allo stesso tempo? Questo è impossibile. Può un
rivoluzionario essere senza onore, valori morali o principi religiosi? Se
avessimo avuto veri rivoluzionari, nel senso che conosciamo, io e voi, tutto il
popolo si sarebbe mosso con loro. Questo è un dato di fatto.
La domanda
fondamentale che mi si è posta fortemente è: quando e come finirà? Questa è,
naturalmente, una domanda difficile e non possiamo dare una risposta senza
essere in possesso di tutti i fatti. Ci sono cose che conosciamo e cose che non
conosciamo. La prima cosa della quale non abbiamo tutte le relative
informazioni, ma possiamo trarne le appropriate deduzioni, è la cospirazione. La
cospirazione finirà quando il popolo siriano deciderà di trasformarsi in un
popolo sottomesso, quando cederemo e abbandoneremo tutto il nostro patrimonio,
il patrimonio della guerra di liberazione dell’ottobre del 1973, quando
abbandoneremo le nostre posizioni pan-arabe. Abbiamo difeso il Libano nel 1982,
quando fu il trampolino della resistenza che portò alla liberazione del Libano
nel 2000. La cospirazione finirà quando smetteremo di sostenere la resistenza
che abbiamo sostenuto nel 2006 e nel 2008 in Libano ed a Gaza, quando daremo
libere concessioni, parzialmente o completamente, nel processo di pace, in
particolare sulla nostra terra occupata nel Golan, quando abbandoneremo le
nostre posizioni pan-arabe verso la causa palestinese, che abbiamo adottato fin
dal 1948, quando accetteremo di essere falsi testimoni per la distruzione
sistematica e senza precedenti della moschea di al-Aqsa .
Non so se la
Lega Araba voglia istituire una commissione per affrontare questo problema. Io
non credo che lo farà, perché questa è una questione d’interesse che riguarda
solo 1,3 miliardi di persone; quindi non è meritevole delle sue attenzioni ed è
per questo che non lo farà – solo per il gusto del confronto.
Il popolo
siriano non sarà mai sottomesso per tanti motivi. In primo luogo, per i principi
con cui è stato allevato; in secondo luogo, i modelli che ci presentano i
leaders che si sono sottomessi, le politiche di sottomissione o gli Stati
sottomessi, non sono incoraggianti. In ogni circostanza e nelle peggiori
situazioni, le condizioni della Siria sarebbero migliori che le condizioni di
tutti quei paesi, anche di quelli che ora sembrano essere in buona forma. I
sintomi non sono apparsi finora, ma un giorno si vedranno.
Non possiamo
abbandonare la nostra dignità, che è più forte i loro eserciti e più preziosa
della loro ricchezza.
Tutte queste
cose possono essere riassunte in una parola: dignità siriana. Non possiamo
abbandonare la nostra dignità, perché è la cosa più preziosa che il popolo
siriano possieda. La nostra dignità è più forte dei loro eserciti e più preziosa
della loro ricchezza.
Il secondo
punto è legato al primo: quando si fermerà? Quando il contrabbando di armi e
denaro si fermerà da fuori. Questo è relativo al primo punto. Quando ci
sottomettiamo e arrendiamo, arriviamo al secondo punto. Ma quello che so
perfettamente è che la cospirazione si fermerà quando l’avremo battuta. Non
dobbiamo essere reattivi. Si ferma quando noi la fermiamo. Noi possiamo
sconfiggerla applicandoci politicamente all’estero; e all’interno del paese, la
sconfiggiamo quando abbattiamo quel pericoloso braccio della cospirazione, che è
il terrorismo. Il secondo punto è legato alla nostra saggezza e consapevolezza.
Noi battiamo la cospirazione quando abbiamo vinto i nostri capricci e passività,
tornando alla ragione e ritornando allo stato di puro amore che avevamo in
Siria. Grazie a Dio, questo è ancora lo stato generale del paese, ed io sto
parlando solo di alcune aree.
Non c’è
dubbio che la Siria sia forte, ma la forza non è un assoluto.
L’immunità
della persona forte e sana potrebbe cedere, e quando ciò accadesse ci si
potrebbe ammalare, ma la morte e il collasso non sono inevitabili. L’immunità si
indebolisce quando c’è il caos. Gli eventi e il caos che sono accaduti in Siria
hanno indebolito questa immunità. Quando ciò accadde, il terrorismo colpisce.
Pertanto, chi contribuisce al caos di oggi è complice del terrorismo e dello
spargimento di sangue in Siria. Non possiamo separare la prima dalla seconda.
Non possiamo combattere il terrorismo senza combattere il caos, in quanto
entrambi sono collegati. Questo dovrebbe essere chiaro. L’immunità cala quando
la consapevolezza nazionale si indebolisce.
Qui, io sto
parlando di quelli con buona volontà e buone intenzioni. Quelli con cattive
intenzioni non ci riguardano. All’inizio eravamo soliti dire, a coloro con buone
intenzioni, che è in atto una cospirazione straniera. Essi avrebbero risposto
dicendo questo era, da parte nostra, solo uno spostamento di responsabilità
verso gli altri. Noi abitualmente dicevamo loro che ci sono, in giro, armi, e
avrebbero risposto dicendo che queste sono tutte invenzioni dei media di Stato.
Ora le cose sono diventate chiare, anche se tardivamente. Questo terrorismo non
può apparire così all’improvviso. Ci sono stadi che sono iniziati fin dal
principio. C’erano piccole dimensioni di terrorismo che utilizzavano armi di
piccolo calibro ed in piccole aree. Poi esso è cresciuto, per raggiungere lo
stadio ed il livello odierno.
Eravamo in
ritardo noi, ed erano in ritardo loro nella comprensione di tutto ciò. Questo è
stato un grosso ostacolo, ma il nostro essere in ritardo non significa che
abbiamo raggiunto il punto di non ritorno. La cosa importante ora è stare uniti.
Quando sono in ballo cause nazionali, non ci dovrebbero essere differenze.
Quando dissentiamo, si va alle urne. Scegliamo il nostro governo, il nostro
parlamento. Questa è una questione diversa. Ma quando ci sono minacce straniere,
gli Stati che rispettano se stessi restano uniti. In questo caso non ci si può
confondere. Coloro che si mettono di traverso nelle cause nazionali sono
traditori della patria. Non c’è scelta. Dobbiamo stare uniti: noi tutti siamo
responsabili. Noi tutti dovremmo contribuire con le parole, atti, in qualsiasi
modo o forma.
Il secondo
punto, quando si parla di differenze, dobbiamo distinguere fra gli errori
commessi da parte di individui e quelli commessi da parte delle istituzioni.
Questo l’ho detto prima. Le Istituzioni non commettere errori, tranne quando
adottano politiche sbagliate. Questa è una questione diversa. Abbiamo due
criteri: il primo è quello di procedere nel processo di riforma ed il secondo è
quello di combattere il terrorismo. Può qualcuno dire che questa sia una
politica sbagliata, affermando “io sono contro la riforma e sostengono il
terrorismo”? Questo è impossibile. Sto parlando dell’arena siriana. Quando
mettiamo da parte queste cose, ciò che significa è che ci troviamo uniti con le
istituzioni statali. Noi le aiutiamo, noi aiutiamo l’esercito, noi moralmente
abbracciamo l’esercito e la sicurezza.
Se torniamo
indietro agli anni 1970 e 1980, il tempo in cui i fratelli del demonio si
ammantavano con l’Islam, essi svolgevano i loro atti terroristici in Siria. In
principio ci furono molti siriani ad essere stati fuorviati. Essi credevano di
stare sinceramente difendendo l’Islam. Non presero posizione. Quando le cose
divennero chiare, vennero presi atti decisivi, ed in quel momento fu rapidamente
che la gente si schierò con lo Stato . Naturalmente uccisioni ed assassinii
andarono avanti per sei anni. Noi non vogliamo aspettare per tutto questo tempo.
Le cose sono chiare per tutti noi. Se rimaniamo insieme, stretti ai membri della
sicurezza e degli altri sistemi pertinenti, credo che i risultati saranno rapidi
e decisivi, perché il terrorismo colpisce, ed ogni volta che colpisce rende le
riforme più costose e difficili.
Questa
questione è una gara tra i terroristi e le riforme. Il terrorismo e quelli che
si trovano dietro ad esso non vogliono le riforme, ma vogliono raggiungere una
fase in cui diciamo che “non c’è tempo per le riforme”. Lasciate a noi di
trattare col terrorismo. Oppure avrebbero una scusa per chiedere un intervento
in Siria. Tutti noi abbiamo sentito di recente, attraverso la televisione, la
radio e Internet, che la gente è preoccupata e sconvolta, e tutti chiedono
un’azione decisiva.
Naturalmente
questo problema è già risolto per noi, perché la lotta al terrorismo deve essere
intesa come un profondo strumento legale. Siamo appassionati di legge, perché
siamo appassionati al tempo stesso del sangue delle persone innocenti. Non
vogliamo che il prezzo della lotta contro il terrorismo sia il sangue di persone
innocenti, ma il problema è che essi hanno incominciato a colpire persone
innocenti. Ora, gente siriana è stata uccisa, e l’appartenenza politica non ha
nulla a che fare con le persone uccise, anche se sono avversari dello Stato.
Stanno uccidendo il popolo siriano, stanno punendo il popolo siriano, perché il
popolo siriano si è rifiutato di abbandonare la sua morale, ha rifiutato di
diventare mercenario e si è rifiutato di vendere la propria coscienza. Così, è
stato necessario punire il popolo siriano ovunque.
Pertanto,
dobbiamo essere uniti e dobbiamo risolvere questo problema. Come ho detto, il
pilastro principale è come il cittadino si schieri con lo Stato. In alcuni casi,
quando l’esercito entrava in una città (controllata dai terroristi), alcuni
membri della popolazione locale formarono squadre per proteggere i fianchi
dell’esercito allo scopo di farlo entrare in città. Altre persone in altre
regioni formarono pattuglie di osservatori per impedire ai terroristi di
compiere atti di assassinio e sabotaggio o, in alcune zone, di sedizione. In
altre aree, la popolazione passava le sue informazioni all’esercito. Così,
abbiamo molti metodi. Penso che dovremmo iniziare subito un dialogo diretto tra
le autorità competenti del paese, in diverse regioni e con diverse attività per
vedere come possiamo ottenere la sicurezza in tutti i territori siriani.
Voglio solo
parlare di un punto legato alla questione della riconciliazione nazionale,
perché è stata sollevata in questo contesto. Voglio dire, se stiamo insieme,
come attuarla? Ci sono quelli che hanno proposto, all’inizio della crisi, l’idea
di una riconciliazione nazionale. La riconciliazione nazionale alla fine della
crisi significa che tutti perdonano tutti; intendo dire chiunque abbia commesso
un errore contro altri, e ci sono molti errori. Tutti perdonano tutti, perché la
vendetta non porta a un risultato positivo. La vendetta non costruisce un paese.
La vendetta non restituisce il sangue versato e, naturalmente, il caos distrugge
la patria, come stiamo assistendo ora. Solo la tolleranza costruisce le nazioni
e ottiene un futuro fiorente.
Ciò significa
che la riconciliazione nazionale nasce da questo sentimento esistente fra i
cittadini, perché sono alcune persone all’inizio della crisi che hanno proposto
la riconciliazione nazionale. Riconciliazione nazionale ha bisogno di un
sentimento generale tra i cittadini che siamo più vicini alla fine della crisi e
che ci troviamo indivisi in un unico luogo. Il punto più importante è: chi sono
i partiti di questo genere di riconciliazione? La riconciliazione nazionale è
tra i partiti: chi sono i partiti? Le parti non sono specificate. Così si
raggiunge una riconciliazione nazionale attraverso la consapevolezza nazionale,
non attraverso una decisione presa dal presidente, che emana una legge e
un’amnistia generale, ecc. Lo Stato può assolvere un partito, ma che fare per
quanto riguarda altre parti? Si tratta di una situazione nazionale che è seguita
da leggi e normative, ecc. Quindi, abbiamo bisogno di arrivare a quello stadio,
ma in modo tempestivo. Ora, come conseguenza della consapevolezza pubblica che è
emersa di recente, vedo che siamo in grado di muoverci in questa direzione per
porre fine al terrorismo sulla scena siriana.
Per riuscire
in tutte queste procedure, riforme, confronti e complesse condizioni, dobbiamo
fare attenzione con le persone psicologicamente abbattute, che stanno cercando
di diffondere uno spirito di sconfitta e frustrazione tra i cittadini, secondo i
loro motivi psicologici o le loro considerazioni interessate. Se questo gruppo
di poche persone ha deciso di contribuire alla sconfitta della patria nelle
piazze virtuali, la stragrande maggioranza delle persone ha deciso di
raggiungere la vittoria nelle piazze reali. Le battaglie nazionali hanno le
proprie piazze e uomini, dove non c’è posto per mani tremanti e il cuori
paurosi. Per quanto riguarda il loro embargo, non terrorizzeranno e non saranno
in grado di umiliare la nostra gente, perché non saranno i siriani quelli che
vendono il proprio onore e dignità per soldi. Questo non è per fare retorica
verbale, ma per il fatto che noi siamo quelli che hanno nutrito molti paesi
arabi durante molti anni di vacche magre.
Sto parlando
degli anni magri prevalsi tre o quattro anni fa. Quattro paesi, incluso il
popolo siriano, hanno mangiato grano siriano, e noi siamo quelli che hanno
sviluppato la loro industria negli anni ottanta anche se essi non possedevano
riserve in valuta estera. Non avevamo neppure una piccola quantità di riserve e,
durante quel tempo, potemmo pagare a fatica gli stipendi ed avevamo appena il
grano sufficiente per il nostro pane. Quindi diciamo alla generazione che non ha
memoria di quel periodo, e che probabilmente non era neppure nata: non
consentite alla paura di controllare il vostro cuore, come risultato della
guerra mediatica che vi sta aggredendo. La Siria ha subíto condizioni molto più
difficili, durante le quali anche la situazione della sicurezza è stata molto
più difficile da gestire. Eppure, abbiamo superato tali condizioni e siamo stati
vittoriosi. Con tutti i loro aspetti negativi e le disgrazie, le crisi danno
opportunità alle persone di raggiungere qualcosa di genuino, e oggi siamo più
capaci nel trasformare ogni cosa che guadagniamo in nostra auto-dipendenza. Se
pensiamo scientificamente e collettivamente, lontano dall’egoismo, questo ci
aiuterà a compensare le nostre perdite nel breve termine e trasformarle in
guadagni a lungo termine.
La cosa più
importante non è avere un gruppo che monopolizzi e che faccia uso della crisi
per raccogliere fortune a spese del cibo e del sangue del popolo. Questo è un
punto importante. Naturalmente, è responsabilità dello Stato combattere questa
situazione e abbiamo sempre istruito le istituzioni per controllare questo
problema, ma sappiamo anche che, nelle condizioni di disordine, si infiltrano
carenze anche attraverso le istituzioni, e questo è un altro ostacolo ancora che
ci si pone di fronte. Questo è un fatto, ma con la nostra collaborazione
possiamo trovare una soluzione a questo problema.
In queste
condizioni, ed indipendentemente dalla crisi, dobbiamo concentrarci sulle
piccole e medie imprese e sui prodotti artigianali. In primo luogo, abbiamo
bisogno di stabilire una larga base di opportunità di lavoro ed avere una
maggior giustizia sociale. Parliamo sempre del volume di crescita, ma non
identifichiamo le dimensioni della piramide o la base della piramide che i
beneficia di questa crescita. Settori come l’artigianato creano grande giustizia
sociale, oltre allo stesso tempo non rientrare sotto l’influenza del blocco
esterno e non essere fortemente influenzati dalle condizioni di sicurezza.
Recentemente, abbiamo cominciato a concentrarsi in larga misura
sull’artigianato, ed il loro sostengono in questa fase è molto necessario.
In
agricoltura, in Siria, abbiamo fatto passi molto buoni nonostante le difficoltà,
ed abbiamo continuato a prestare attenzione alle condizioni dei contadini e
degli operai. Ma penso che prestare attenzione alle professioni artigiani e
simili, non è stato come sarebbe dovuto essere.
Gran parte
della guerra psicologica è oggi lanciata contro la Siria. Dopo aver fallito nel
progetto settario, hanno anche fallito sulla questione nazionale. Hanno fallito
in tutte le questioni che hanno un aspetto politico. Poi si sono mossi verso
l’aspetto economico. Naturalmente, i tassi del mercato azionario ed il tasso di
cambio della lira hanno un effetto, e sappiamo che quando il valore della lira
diminuisce, i prezzi aumentano. Ma questo non è l’unico criterio. C’è un altro
criterio che è più importante. Qual è il volume di produzione in Siria? La
produzione in Siria era generalmente debole, e nel corso degli ultimi anni,
quando abbiamo aperto la nostra economia, ci siamo rivolti al consumo. Anche i
prodotti che esistono in Siria vengono acquistati da produttori non-siriani.
Questo ha molto gravemente danneggiato l’economia. Quindi, dobbiamo concentrarci
sul livello di produzione della Siria, e saremo capaci anche durante questa
crisi ad aumentare la produzione. Dobbiamo sapere che abbiamo molti punti di
forza. Per esempio, il volume del debito estero in Siria è molto limitato, le
nostre relazioni con diversi paesi sono in corso, e noi abbiamo le olive (io
credo che noi eravamo il quinto produttore d’oliva a livello mondiale, e alcuni
dicono che siamo anche passati al terzo o quarto livello, ma non ne sono
sicuro).
Per noi, come
piccolo paese, occupare la quinta posizione nella produzione di olive e d’olio
d’oliva, tra le centinaia di paesi produttori, è una cosa molto positiva.
Abbiamo anche una forte presenza come produttori di grano, come ho detto prima.
La terra è lì, gli agricoltori sono lì, e la pioggia c’è. Questo significa che
abbiamo dei veri punti di forza, ma dobbiamo regolare il processo economico e
potendo forzare le cose anche sotto l’influenza di questa crisi.
Se vogliono
assediare la Siria, finiranno assediando un’intera regione
Stanno
cercando di rappresentare la Siria come un paese isolato, cercando di
sottolineare ciò più e più volte. Ma i nostri punti di forza si trovano nella
nostra posizione strategica. Se vogliono assediare la Siria, finiranno per
assediare un’intera regione. Per quanto riguarda i nostri rapporti con
l’Occidente, si parla di una comunità internazionale. Questa comunità
internazionale è un gruppo di grandi paesi coloniali, che vede il mondo come
un’arena piena di schiavi che servono i loro interessi.
Per noi,
l’Occidente è importante e non possiamo negare questa verità. Ma oggi
l’Occidente non è come l’Occidente di un decennio fa. Il mondo sta cambiando e
ci sono potenze emergenti. Ci sono alternative. E’ importante ma non è
l’ossigeno che respiriamo. Se l’Occidente chiude i battenti, possiamo ancora
respirare. Non è il salvagente, senza il quale anneghiamo. Siamo in grado di
nuotare da soli ed insieme ai nostri amici e fratelli, e vi è abbondanza di
loro. È per questo che abbiamo deciso, nel 2005, di spostarci verso est. A quel
tempo, sapevamo che l’Occidente non sarebbe mai cambiato. L’Occidente è ancora
colonialista, in un modo o nell’altro. Si sta cambiando da un vecchio
colonizzatore ad un moderno colonizzatore, e da un moderno colonizzatore durante
l’accordo Sykes-Picot, ad un colonizzatore contemporaneo. Ha forme e figure
diverse, ma non cambierà mai, il che significa che ci dobbiamo voltare ad est.
Noi, come Stato, abbiamo iniziato questa procedura parecchi anni fa, e le mie
visite negli ultimi anni sono state dettate da tale iniziativa, in un modo o
nell’altro. Ma questo non è sufficiente. Il settore privato deve anche aprire
canali con tali paesi.
La maggior
parte dei paesi del mondo hanno buoni rapporti con la Siria, ed hanno insistito
per avere buone relazioni con noi, anche nelle condizioni di crisi attuale e con
le pressioni occidentali su di loro. Tutto questo non significa che non
pagheremo un prezzo o non ci saranno perdite, a causa del blocco da un lato, e
della situazione politica e di sicurezza dall’altro. Tuttavia, possiamo avere
risultati che potrebbero ridurre gli effetti dei danni. In questa fase, ci sono
punti fondamentali che mettono in stretta relazione tutte queste conquiste con
la situazione della sicurezza, compresi gli episodi delle rapine e le questioni
del gas e gasolio. Per esempio, potremmo dover cancellare una spedizione via
treno ed effettuare il trasporto di gasolio, carburante, gas con autoveicoli; il
che renderebbe il costo più elevato e la quantità trasportata più piccola;
questo non soddisferebbe le esigenze dei cittadini di consumo o le necessità di
consumo delle centrali elettriche o degli altri sistemi. La nostra vita intera è
ora collegata al controllo della situazione della sicurezza. Ecco perché ho
ribadito l’importanza di ciò, in modo che tutti possiamo collaborare nel porre
fine al problema, ed in modo che noi, come Stato, non infrangiamo i nostri
impegni nei confronti dei cittadini. Sicurezza, economia, e tutte le altre
questioni elencate, sono cose indispensabili per il cittadino siriano.
Nonostante
tutte queste complesse circostanze, sono molto fiducioso per il futuro. La mia
fiducia è ispirata da voi e dalle vostre gole, che hanno acclamato la gloria, la
dignità, la sfida di milioni di voi che hanno riempito decine di città e piazze
attraverso il paese. Io vi dico, così come mi avete sempre conosciuto, che sono
uno di voi. Se non affrontiamo le sfide, non meritiamo il nome della Siria; e se
non abbiamo il coraggio di difenderla o non siamo in grado di difenderla contro
i suoi nemici, non meritiamo di vivere sul suo suolo. Il nostro popolo ha
dimostrato la sua genuinità e sincerità quando la sanguinaria macchina dei media
ha fallito nel distruggere la sua unità, e quando i tentativi di affamarlo non
l’hanno fatto inginocchiare, non riuscendo a macchiare il suo onore e dignità.
Un popolo, con tali sentimenti sofisti di appartenenza al proprio paese
d’origine, con una morale così alta, che sa fronteggiare le crisi più
pericolose, e con una fede così forte nella propria capacità di superare momenti
decisivi della sua storia, non permetterà che un piccolo gruppo di truffatori, o
individui deliranti, possa precludere la strada della verità e della giustizia;
e non permetterà che gruppi, i quali si sono venduti al diavolo, insinuino
desideri perniciosi e dubbi interessi, per distruggere ciò che è stato costruito
in una lunga storia di impegno e sacrificio.
Il sangue dei
nostri martiri è dietro la fermezza del nostro Paese
La mia
fiducia in ciò è ispirata da voi e dagli uomini delle nostre forze armate,
uomini di coscienza viva e forte determinazione. Sono loro che veramente
esprimono i sentimenti della gente, salvaguardano i suoi valori e aspirazioni, e
fanno ogni sacrificio in modo che le persone godano di sicurezza. A vostro nome,
e per conto di ogni cittadino d’onore, vorrei salutarli per essere sempre pronti
a proteggere l’onore del loro paese, e l’integrità del suo territorio e delle
persone. Per quanto riguarda il sangue dei nostri martiri, che si trovano dietro
la fermezza del nostro Paese, sarà sempre il faro che illuminerà la strada delle
nostre generazioni future per costruire il futuro della Siria. Perché quando il
loro sangue inonda la terra, è per portare i frutti di un più sicuro domani,
d’unità e libertà per tutti noi. Per quel che riguarda la forza delle loro
famiglie, le quali hanno perso i loro cari, essa ci ha reso più solidi, più
determinati e persistenti nel seguire sulla stessa strada che è stata presa dai
loro fratelli, padri e figli, in difesa del loro paese e dei suoi valori, non
importa quanto elevato sia il prezzo, e deve essere un esempio per tutti noi, di
come un individuo muoia affinchè il proprio Paese viva.
Vorrei
salutare voi, i figli di questo grande popolo, con tutta la vostra
intellettualità e dottrine politiche, voi che con forza ed inflessibilmente
difendete i valori della solidarietà e dell’amore, che unificano il nostro
popolo contro i sentimenti di rancore e di odio che alcuni cercano di invocare
diffondendo i loro veleni in tutto il paese; voi che lavorate senza sosta per
sviluppare il nostro paese, per recuperare la sua sicurezza, rafforzare la sua
unità, e proteggere la sua sovranità. E gloria al nostro fiero popolo, che
rigetta la sconfitta nell’era del collasso e che dice ai propri nemici: ‘non
saremo mai sconfitti!’ Per voi, nostro fiero popolo, persistiamo, e con il
vostro sostegno continuiamo a resistere e vincere, e vinceremo, insha’ Allah, e
la pace e misericordia di Dio sia su tutti voi.
¹ -
Traduzione in lingua italiana a cura di Filippo Fortunato Pilato, per conto
dell’Agenzia Internazionale online Syrian Free Press
(versione
PDF)
Fonte in
lingua inglese di Al-Ibrahim per Syrian Arab News Agency: http://www.sana.sy/eng/21/2012/01/12/393338.htm
La
ri-pubblicazione di questo bellissimo testo è gradita: anzi è molto gradita la
sua diffusione, che si chiede cortesemente di riportare integralmente, compresi
titoli, traduttori ed i links sia originali che di questa pagina: http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/01/11/la-siria-rimarra-libera-discorso-del-presidente-bashar-al-assad-martedi-10-gennaio-2012-testo-italiano-completo/
TERRORISMO DI
MASSA,
L'imperialismo si è inventato il terrorismo di massa. La tecnica che sta usando
in Siria è eguale a quello usata in Libia. Si prendono uno o due città, in Siria
Homs in Libia Bengasi o Misurata e si svuotano di tutta la popolazione fedele al
governo uccidendola ma attribuendo le stragi al governo. Se ne fa una TESTA DI
PONTE nella quale si installa il comando delle operazioni terroristiche che si
estendono a tutto il paese. Il flusso di aiuti esterni (in Libia veniva
attraverso l'Egitto e la Tunisia) e di bande di mercenari assoldati con i
petrodolllari diventa ininterrotto. In Siria da oltre un anno non danno requie
allo Stato. Si tenta di disarticolare e distruggere la vita civile sabotando
acquedotti, centrali elettriche, ospedali. Intanto la stampa mondiale asservita
all'impero e quasi sempre controllata da una lobby ebraica fedele ad Israele
propala una versione del tipo "Assad spara contro il suo popolo" oppure: "la
moglie di Assad compra scarpe di lusso mentre i soldati del marito sparano al
popolo, "oppure: fa uccidere i bambini e financo i neonati." Non essendo
riusciti in Siria quello che in Libia fu possibile solo con i bombardamenti
NatoN per il veto di Russia e Cina ora si pensa di strangolarla economicamente
con l'embargo al fine di esasperare la popolazione contro il "regime" . Questo è
l'Occidente a guida americana nel ventunesimo secolo...
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
La
verità sulla Siria, stato laico e socialista, e le stonature delle trombette
guerrafondaie occidentali
Lettere
inviate e ricevute Paolo D'Arpini
25 febbraio 2012
Riportiamo la replica di Ouday
Ramadan, siriano di nascita e italiano di adozione, al segretario di
Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, che più volte si è espresso in favore
dei cosiddetti “ribelli siriani” e contro il governo di Damasco.
Chi ha bisogno di un sostegno
siete proprio voi, Rifondazione, anche prima dell’attuale segretario, era
nota per le posizioni a favore dei capitalisti, sin dai tempi dell’Agnelli
travestito da operaio di nome Bertinotti. Nel 1998 i rifondaioli hanno
votato a favore della legge 431, abolendo l’equo canone e favorendo solo i
proprietari di case, a danno degli inquilini, e facendo lievitare il mercato
degli affitti. In barba alle “categorie socialmente deboli” – come le
chiamate – sostituendo l’appellativo “sfruttati”. Nel 2003, il radical chic
di nome Bertinotti, in occasione della liberazione delle due filantrope di
nome Simona (le due simone, come vennero definite), con incredibile
sfacciataggine chiamò la resistenza irachena “veri terroristi”; l’attuale
segretario, di nome Paolo Ferrero, ha urlato slogan per tutta la stagione,
ribadendo la propria contrarietà e quella del proprio partito
all’ampliamento della base americana di Vicenza. Addirittura si vociferava
la chiusura della suddetta base. Con un esito sbalorditivo: che la suddetta
base è stata ampliata. E Ferrero? Invece di uscire da quel vergognoso
governo, lo appoggiò, insieme al cavaliere templare di nome Mastella.
Insomma, i giocatori delle tre carte non avrebbero potuto fare di meglio.
Sempre lo stesso segretario
quando era ministro del governo della Repubblica varò la proroga per gli
sfratti, imponendo dei limiti che neanche Berlusconi si sarebbe sognato di
fare. Evito di entrare nei particolari per risparmiare un linguaggio tecnico
e noioso a coloro che leggono.
Lenin diceva “che fare?” In effetti, che fare quando ci troviamo di fronte a
segretari di partito, con la pretesa di rifondare il comunismo ma totalmente
ignari della realtà che li circonda? Come fa un comunista a cambiare la
realtà se non la conosce? La realtà recita che nella Grande Jamairia
esisteva uno stato socialista, forse anche dei peggiori, ma dove i suoi
cittadini avevano gratuitamente l’abitazione, l’istruzione, la sanità,
l’acqua potabile, l’energia elettrica, l’autovettura. Nel mondo virtuale si
alza un sedicente segretario di partito, che apparentemente lotta
all’interno del proprio Paese, l’Italia, per ottenere una briciola di quello
che già esisteva in Libia da quarant’anni, rendendosi partecipe, per non
dire complice, dei bombardamenti dei “proletari” della
Nato sulla popolazione civile. Rendendosi complice di una “rivoluzione”
bellicosamente condotta in cielo dai piloti proletari della Nato e in terra
dai compagni delle tribù salafite barbute dell’Armata Rossa. Tale
rivoluzione è stata guidata dagli avanguardisti qataristi tramite le loro
emittenti Al Jazeera e Al Arabia che sono proprio l’avanguardia della
Rivoluzione d’Ottobre. I bolscevichi, al confronto, sono dei reazionari.
Nel mondo virtuale non valgono
più le regole dell’essere comunista. Al rogo il vecchio adagio che recitava
che ogni comunista ha il compito di sostenere ciò che il nemico combatte, e
combattere ciò che il nemico sostiene. E cancelliamo anche dagli annali dei
comunisti che il peggior stato socialista è sempre meglio del miglior stato
capitalista. D’altronde la storia di rifondare il comunismo non è figlia di
questi tempi, e gli attuali rifondaioli non sono altro che gli eredi di
colui che si sentiva protetto sotto la “cappella della Nato” e non sotto il
patto di Varsavia.
Caro signor segretario, è
giunta l’ora che qualcuno ti dica che il sangue versato sul territorio
libico da migliaia di bambini, donne ed anziani è una tua responsabilità
politica. Faresti più bella figura a startene zitto, anziché startene comodo
dietro una poltrona, con un bel vitalizio, a predicare comunismo con il
sedere degli altri. Soprattutto quando non conosci né i popoli né la loro
cultura. Atteggiamento tipico da rivoluzionario della tastiera.
Arrivo alla Siria per
domandarti: cosa ne sai tu di cosa sta succedendo attualmente là? Lo sai che
in Siria ci sono 53 etnie religiose che convivono pacificamente da
quarant’anni sotto la protezione dello stato laico e socialista? I tuoi
amici barbuti salafiti, gli stessi della Libia, che tu ti ostini a chiamare
popolo in rivolta, hanno compiuto massacri contro la popolazione siriana e
non si vergognano ad incitare all’odio etnico e religioso. Ti sei recato
forse a Damasco per verificare la situazione? O hai preso per oro colato
anche tu le informazioni costruite ed artefatte da Al Jazeera, amplificate
da piccioni pasquali de La Repubblica e dalle trombette natalizie de
L’europeo?
Allora, egregio signor Paolo,
le chiedo: sta parlando di cose che non conosce, oppure ottempera ad un
disegno ben preciso di aggressione da parte dell’impero americano, sionista
e massonico?
Tra le due risposte, non so quale sia la peggiore.
Farebbe bene a stare zitto,
anziché gridare “Solidarietà al popolo siriano”, che ha bisogno di tutto
fuorché della Sua solidarietà.
Un consiglio: continui a
rifondare il comunismo a casa sua. Che i comunisti in Siria hanno solo
bisogno del comunismo, ma senza rifondazione.
Ouday Ramadan
(Fonte: Rinascita)
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/02/25/la-verita-sulla-siria-stato-laico-e-socialista-e-le-stonature-delle-trombette-guerrafondaie-occidentali/
RIFONDAZIONE e LA SIRIA
02 Agosto
2011
Paolo Ferrero, segretario
nazionale del Prc, ha
dichiarato:
“Siamo alla solite. In Siria
il regime sta
tranquillamente reprimendo
la popolazione e cosa fa
l’ONU? Nulla. Come al solito
lascia marcire la situazione
per poi magari giustificare
un intervento militare a
posteriore. L'unica domanda
che oggi occorre porsi è:
Cosa aspetta l’ONU a
intervenire non militarmente
per fermare il massacro?”
--- Ufficio Stampa Prc-Se
Documento sulla situazione
in Siria di : Segreteria
nazionale Prc
venerdì 2 marzo 2012 -
10h46
L’inasprirsi del conflitto
civile in Siria sta di
giorno in giorno diventando
più drammatico.
La brutale
repressione delle
manifestazioni di dissenso
da parte del regime di Assad,
unitamente all’ingerenza
delle potenze imperialiste,
delle petromonarchie del
golfo e
di paesi come la Turchia,
sta portando il paese verso
una guerra civile, con il
rischio di un ulteriore
allargamento del conflitto,
del suo estendersi in forme
settarie e religiose, di
allargarsi a tutta la
regione. Fa parte di questa
spinta alla guerra il
sostegno che viene dato
dall’esterno ai gruppi
armati ribelli e il
riconoscimento al CNS come
unico rappresentate
dell’opposizione siriana,
che invece è assai variegata
ed ha componenti che
rifiutano categoricamente
qualsiasi intervento armato
esterno e soprattutto
rifiutano il sostegno
politico delle
petromonarchie.
E’ quanto mai curioso che
paesi come l’Arabia saudita
ed il Qatar, fra i più
retrogradi e repressivi,
antidemocratici e
fondamentalisti del mondo,
si presentino e vengano
accreditati come sostenitori
delle primavere arabe. La
loro azione ha sequestrato
le domande di democrazia e
giustizia per usarle come
strumento per seguire i loro
piani nella regione. Il loro
asse con la fratellanza
musulmana da un lato e le
potenze occidentali e
imperialiste dall’altro, a
partire da Usa ,Gran
Bretagna e Francia, sta
mettendo un’ipoteca su tutto
il medio oriente e sui nuovi
regimi nati dalle
sollevazioni arabe. Ciò che
è accaduto in Libia non deve
ripetersi in Siria.
Le Nazioni Unite non possono
essere usate come strumento
per giustificare interventi
armati , diretti o indiretti
da parte di potenze
straniere, come accaduto nel
caso della Libia, dove con
il pretesto della difesa dei
civili si è dato il via ad
un intervento armato via
aerea che ha decuplicato il
numero di vittime e
distrutto un paese, che è
oggi in preda agli scontri
di potere fra le varie
fazioni. Il ruolo delle
Nazioni Unite è quello di
prevenire i conflitti, non
di fomentarli o di avvallare
guerre, come accaduto per la
Libia.Siamo senza se e senza
ma contro qualsiasi
intervento armato in Siria,
così come qualsiasi ipotesi
di attacco all’Iran. La
soluzione della crisi va
trovata attraverso una via
d’uscita politico negoziale,
che passa attraverso il
cessate il fuoco da parte
delle forze governative come
di quelle ribelli, per una
transizione democratica che
veda il coinvolgimento di
tutti gli attori politici
siriani.
Il monitoraggio della
situazione non può essere
fatto da paesi colonialisti
o imperialisti. In Siria si
stanno addensando le
tensioni che attraversano
tutta l’area. Si tratta di
un possibile anticipo di
quell’attacco all’Iran che
da tempo viene preparato.
Una nuova guerra nel
mediterraneo rischia questa
volta di avere conseguenze
incalcolabili. Per questo
siamo contro la posizione
del nostro governo, che si è
allineato alle posizioni più
oltranziste, di ingerenza e
sostegno all’ipotesi di
interventi armati mascherati
come sempre dietro le
questioni umanitarie.
L’Italia non sia complice di
una nuova e sciagurata
guerra nel mediterraneo.
http://bellaciao.org/it/spip.php?article30893