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                                                                  RASSEGNA STAMPA      L'ANGOLO DI PIETRO

 

L'ANGOLO DI PIETRO in ordine cronologico V parte

 

  From , June 24, 2010                                                       Pio La Torre ricordato da Pietro qui e qui

                                                                                                        Craxi e Occhetto  Pietro/Lo leggio 

  To October 7, 2012

 

 

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vedi Lettere su  Lavoro e sindacati    di Pietro Ancona  (da l'angolo di Pietro)

 


 

 

 

 

 

 

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, June 24, 2010 10:04 AM
Subject: movida ed Ostalghia


Movida ed Ostalghia

 La reazione di Marchionne e della Confindustria alla pesante sconfitta subita a Pomigliano è di stampo fascista.  Marchionne dopo aver fatto sapere di essere  "irritato" e di considerare l'ipotesi di  ritirare  l'investimento, di fare la Panda in Polonia ed anche di voler costituire quella che si chiama "newco", cioè di cambiare nome allo stabilimento "giovan battista Vico" per potere azzerare tutto ed assumere soltanto chi è disposto a tutto pur di portare a casa un pezzo di pane, ha fatto sapere che collaborerà con i sindacati che sono d'accordo con la Fiat e soltanto con loro. La Fiom (dei cobas non se ne parla nemmeno) viene esclusa da ogni possibile contatto e trattativa.
 In effetti Marchionne ha motivo di essere deluso del referendum che ha voluto ad ogni costo sperando in un plebiscito che umiliasse la Fiom. "Prendere o lasciare" aveva detto. "Se non approvate il piano A, ho pronto il piano B." Insomma se non accetterete  la mia proposta chiudo Pomigliano così come sto chiudendo Termini Imerese. Chi è andato a votare sapeva che la bocciatura del decreto Marchionne avrebbe comportato non una apertura del confronto ed un accordo diverso ma il licenziamento. Eppure il quaranta per cento ha detto no ed il sessanta per cento ha detto si soltanto perchè stretto per la gola e minacciato. La depressione sociale di Napoli e della Campania è stata usata per terrorizzare i votanti. Chi ha votato sapeva di non avere alternativa di un lavoro diverso. Il lavoro non c'è e quello che c'è ha il colore nero.
 E' quindi eccezionale il valore ed il significato del voto espresso. Un valore inestimabile di resistenza democratica ad un progetto di schiavizzazione appoggiato dalle Confederazioni Sindacali, dalla Confindustria, dal Governo, dal PD, dalle istituzioni locali ed osteggiato soltanto dalla Fiom e dai Cobas, dalla sinistra comunista e dallo idv. Gli interventi a sostegno del progetto Marchionne sono stati numerosi, insistenti, martellanti. Sacconi, Tremonti, D'Alema, Bersani, i grossi papaveri della Confindustria, si sono esibiti più volte senza mai farsi carico di una sola delle tante giuste ragioni di opposizione della Fiom. Il sessanta per cento dei si al piano Marchionne è stato raccolto sotto ricatto
e quindi non ha lo stesso peso del quaranta per cento di no. Ha voglia di dire Bonanni che due terzi sono di più di un terzo. Il terzo ha votato anche per i due terzi nel senso che ha avuto coraggio per tutti. Non credo che nessuna persona civile, in condizioni di libertà, accetterebbe otto ore di lavoro a digiuno e con un controllo WMC che lo riduce a mero macchinario vivente.
  Quanti già cantavano vittoria e pregustavano l'esportazione del modello Modigliano a tutto il mercato del lavoro italiano ieri hanno masticato amaro e hanno dato stura all'odio profondo  verso la Fiom e quanti si oppongono all'idea di fare dell'Italia la Cina d'Europa.
  Ieri pomeriggio  Radio 24 della Confindustria ha fatto una astiosa analisi del voto. Ha scoperto che
mentre hanno votato si gli operai anziani provenienti dall'Alfa i giovani hanno votato no perchè culturalmente meno consapevoli delle loro responsabilità e sopratutto perchè non hanno inteso rinunziare alla movida, al sabato notte di divertimento. Radio 24 era scandalizzata di aver fatto questa scoperta e si è lasciata andare a sociologismi d'accatto sulle nuove generazioni come se non fosse un diritto dei giovani operai avere un poco di ricreazione a fine settimana magari contentandosi di una povera pizza ed una birra non potendo disporre come Briatore del panfilo e della discuteca di lusso in luoghi riservati alla grassa e corrotta borghesia gaudente italiana.
  Che peccato questi ragazzi che non vogliono cedere tutta la loro vita alla fabbrica del signor Marchionne e che continuano a credere di aver diritto ad una notte di svago piuttosto che passarla alla catena di montaggio con il cronometrista che ti controlla!
  E' iniziato l'assedio della Fiom che dovrà cedere ad ogni costo. Deve consentire quella che Sacconi chiama la svolta storica del mercato del lavoro italiano. L'assedio è terribile perchè la situazione italiana è anomala. Le forze politiche presenti in Parlamento sono quasi tutte con la Confindustria. La Fiom dovrà fare i conti con una CGIL che vuole accordarsi come a suo tempo  si accordò per l'Alitalia. Mentre Marchionne chiude la Fiom in un lazzaretto si lavora intensamente dietro le quinte
per estorcere il consenso mancante o sostiturlo con un  surrogato che coinvolga la CGIL e magari la minoranza della Fiom. Si  arriva a tacciare di antipatriottismo i dissidenti. Il potere vuole che tutte le forze "istituzionali" note collaborino alla soluzione Marchionne. Non gli importa molto se Ferrero, Vendola  o Di Liberto o i Cobas si oppongono. Vuole che tutto il mondo delle istituzioni politiche e sindacali sia dalla sua parte perchè non è in grado di reggere ad una opposizione che si saldi con il terribile disagio e la crescente collera che  dilagano nella società.
 Ieri sera, rai-storia ha trasmesso un reportage dedicato alla nostalgia dei tedeschi dell'est per quello che ricordano come il loro paradiso perduto: la RDT. Unisco a questo scritto il reportage perchè vale la pena vedere in un documento della televisione italiana che cosa è stato il comunismo  nei paesi dell'est. Qualche tempo fa hanno trasmesso un ampio documentario sulla vita in fabbrica nell'URSS
una fabbrica a misura d'uomo in cui i lavoratori venivano rispettati nella loro dignità e nei loro bisogni. Hanno mostrato come ogni luogo di lavoro era dotato di locali destinati alla ristorazione fisica e psichica dei lavoratori. Nel  reportage di ieri, dopo aver ricordato le certezze che il comunismo dava alla gente cha dalla culla alla tomba godeva di eccellenti servizi di welfare confrontandole alle angosce
della società liberista ha messo l'accento sul rimpianto più grande del passato "regime": la solidarietà e la coesione umana dovuta alla mancanza di grandi differenze salariali tra le persone. Non c'era quasi differenza tra il dirigente e l'operaio ed il denaro non aveva molto valore.
 Mi è venuto da pensare all'operaio che guadagna  quindicimila euro l'anno a fronte dei cinque milioni di euro di Marchionne. Perchè Marchionne deve guadagnare quanto trecento o quattrocento suoi dipendenti? Una società che mercifica le persone e le seleziona per redditi non ha alcuna giustificazione naturale. Il nuovo medioevo sociale governato da un Olimpo di alcune migliaia di persone che da sole si impossessano della maggioranza delle risorse è ingiusta, contraria alla ragione,
specialmente quanto la maggioranza delle persone, indipendentemente dai meriti di ognuno, viene affamata e privata della speranza di un futuro.
  La borghesia italiana  farà di tutto per sconfiggere  la resistenza della classe operaia a Pomigliano ed in Italia. Forzerà la situazione per piegarla ai suoi interessi. A sentire l'intervista di Epifani di oggi anche la CGIL parteciperà alla forzatura. Lo sciopero di domani della Cgil ignora la questione esplosa a Pomigliano e sarà soltanto un supporto molto ben misurato e blando alla blanda e misurata "opposizione" PD alla manovra.
  Pietro Ancona
 
 
  http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Focus economia
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=438
http://news.google.it/news/search?aq=0&pz=1&cf=all&ned=it&hl=it&q=pomigliano

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--- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, June 25, 2010 9:58 AM
Subject: CGIL: terzo sciopero generale sprecato


  Cgil: terzo sciopero generale sprecato

 Oggi  la CGIL chiama allo sciopero generale i lavoratori italiani per protestare contro la manovra del governo. E' il terzo sciopero generale indetto dalla Confederazione in meno di due anni che dovrebbe fare valere le ragioni dei penalizzati dalla crisi e dall'offensiva congiunta padronato-governo contro i diritti ed il welfare.  Come i due scioperi precedenti, sarà una grande fiammata della protesta e dello sdegno di milioni di persone che mai, come oggi, si sono  sentite tanto sole, abbandonate ed in balia di un tritacarne sociale che può colpire chiunque . Ma l'interprezione e la traduzione in atti concreti della protesta dei lavoratori giungerà nella alte stanze del potere  edulcorata e sbiadita o non giungerà del tutto. L'intervista rilasciata da Susanna Camusso al Manifesto è assai istruttiva a proposito. La CGIL sostanzialmente non chiede niente. Si limita a commentare negativamente la "manovra" ed ad aggiungersi alle proteste del PD e delle Regioni che rimproverano al Governo  rispettivamente di non sapere fare bene il suo mestiere e di tagliare i trasferimenti alle Regioni per i servizi. E' significativo che la Camusso attribuisca alla manovra il disagio dei precari senza mettere in discussione la legge Biagi che il ddl Nerozzi-Marini vorrebbe integrare con scelte respinte in Francia da un vigoroso e vittorioso sciopero. A proposito della Francia  proprio ieri  si è scioperato contro il progetto di portare a 62 anni l'età pensionabile. In Italia, con un minuetto messo in piedi con l'UE, il governo ha portato il pensionamento delle donne a 65 anni, senza registrare la benchè minima reazione delle nostre  confederazioni che vantano oltre dieci milioni di iscritti e dovrebbero poter influire sulle scelte
di questioni essenziali per la vita delle persone come le pensioni.
 La CGIL si presenta allo sciopero di oggi con una posizione reticente e discutibile sulla vicenda di Pomigliano d'Arco nella quale ha isolato la Fiom nella sua lotta contro il decreto Marchionne di soppressione dei diritti costituzionali e di riduzione dei metalmeccanici a macchinario vivente (WMC).
 La CGIL non ha  neppure le carte in regola in materia di difesa del ccnl  perchè è firmataria degli accordi Alitalia  e, secondo Bonanni, di numerosi altri accordi  aziendali di deroga al ribasso che riguarderebbe decine di migliaia di persone. Partecipa alla contrapposizione  lavoro-diritti quando insiste perchè la Fiat realizzi comunque il suo investimento. Non considera che la Fiat  gioca a carte coperte e che ha strumentalizzato l'esito del referendum per forzare la situazione a scelte ancora più gravose e pesanti.
Si ha l'impressione che gli obiettivi del successore di Valletta siano diversi da quelli strombazzati come una delocalizzazione all'incontrario per raccogliere consensi ed applausi dei benpensanti.
 Lo sciopero di oggi non intercetta la vittoriosa strategia confindustriale di uscita dalla crisi. Oggi la Confindustria comunica la fine della recessione che seppur a prezzo di altri 260 mila licenziamenti
approderà ad una ricrescita del PIL nel 2011. Una strategia basata sulla riduzione dei sindacati a pesci pilota (naucrates ductor) degli squali del capitalismo italiano che ridurrà  in miseria e con meno diritti venti milioni di famiglie di lavoratori dipendenti  e porterà alla cessione di un'altra fetta consistente del reddito nazionale al capitale ed alle banche. Il piagnucolio del documento che indice lo sciopero della CGIL non servirà a niente. Non esiste capitalismo compassionevole disposto a frenarsi
ed ad avere un po' di riguardo per chi affonda nella crisi ed è anche  inseguito  dall'aumento di tutti i servizi che servono a foraggiare le privatizzazioni e l'Oligarchia politica che sta divorando l'Italia. Il padronato italiano alza il tiro e vuole mettere al riparo di possibili sentenze della Corte Costituzionali le deroghe ai diritti  estorte nelle aziende ed anche con leggi dello Stato. Vuole l'abolizione dell'art.41 della Costituzione per svincolare l'Azienda dagli obblighi sociali. Non pare che su questo punto incontri grandi resistenze in Parlamento. Nel PD si è creato un fortissimo partito confindustrialista ed iperliberista. Soltanto Rosy Bindi ha speso qualche parola in difesa dei diritti dei lavoratori di Pomigliano d'Arco. Tutti gli altri hanno isolato la Fiom ed appoggiato spudoratamente le pretese di Marchionne.
 Sbaglia la sinistra a dare adesione acritica allo sciopero indetto dalla CGIL. Certo bisogna sostenere
i lavoratori nella loro lotta di oggi ma bisogna dire nello stesso tempo che la piattaforma rivendicativa della CGIL non cambia di una virgola la situazione attuale. Non basta lamentarsi che la manovra abbasserà il PIL. Bisogna aggiungere una richiesta di aumento generalizzato dei salari e delle pensioni
e la riconversione di grande parte della spesa pubblica dal parassitismo agli investimenti sociali. Diminuire di almeno il cinquanta per cento il costo della politica e destinare i cinquanta e più miliardi di ricavo al sostegno della ricostruzione delle zone terremotate ed a programmi di bonifica sociale nelle regioni del mezzogiorno o deindustrializzate. Chiedere norme che scoraggiano la fuga all'estero delle imprese. L'ultima moda è rappresentata dalla Tunisia che offre salari mensili a 125 euro. La CGIL dovrebbe inoltre abbandonare l'inerte provincialismo e chiedere la convocazione di una assemblea internazionale per il Salario Minimo Garantito e per un decalogo dei diritti che bandisca il sistema WMC causa di suicidi. L'operaio non è macchinario vivente, è un essere umano che, come dicono i credenti, è fatto ad immagine di Dio. Bisogna liberare Cristo nelle fabbriche lagers di tutto il mondo e riscoprire l'utopia internazionalista del movimento operaio e socialista. C'è una fortissima ideologia classista nell'internazionalismo dei liberisti che punta alla distruzione del ceto medio e sta omologando il welfare dell'Occidente al livello americano, il più basso. Bisogna contrapporre una strategia dei diritti che unisca l'operaio polacco a quello cinese a quello italiano.
 La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento italiano di vietare l'introduzione della WMC nelle aziende italiane perchè lesiva della salute e dei diritti delle persone.
 La CGIL accetta le scelte del capitalismo come leggi generali dell'economia. Sbaglia di grosso e danneggia il suo grande popolo di oltre cinquemilioni di lavoratori e pensionati che vorrebbero combattere piuttosto che inghiottire fiele e subire la prepotenza di gente come Marchionne da cinque milioni di euro l'anno...
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Saturday, June 26, 2010 8:44 AM
Subject: L'aggressione diventata rissa


L'aggressione diventata rissa

 Colpisce il comportamento della stampa italiana quando si occupa di questioni riguardanti gli ebrei o Israele. La verità viene subito manipolata e, quando non si può  stravolgere del tutto, immediatamente  si derubrica  o si definisce diversamente il fatto come è accaduto ieri: una aggressione organizzata da un gruppo appartenente alla comunità ebraica di Roma è stata riportato come "rissa".
 Secondo il nostro Codice Penale  la rissa è un reato punibile  dall'art.588 con una multa ed il carcere fino a cinque anni. Nella rissa le responsabilità sono di tutti i partecipanti e non può essere invocata la provocazione. Come nella notte tutti i gatti diventano neri così, così le responsabilità di quanto è accaduto ieri a Roma non sono attribuibili soltanto allo squadrismo di quegli ebrei romani che hanno  fatto una spedizione punitiva contro i pacifisti  colpevoli di voler  ricordare accanto al soldato israeliano  anche gli undicimila palestinesi chiusi nelle carceri da anni e dimenticati dall'opinione pubblica mondiale. Ricordo che tra queste undicimila persone che soffrono e spesso vengono torturate nelle carceri di Israele ci sono centinaia e centinaia di bambini.
  Tra i pacifisti aggrediti un giovane è stato ricoverato all'ospedale per le percorse subite forse  non a mani nude.
  La Comunità Ebraica di Roma non è nuova ad episodi di squadrismo. Nel maggio del 2007 organizzò una spedizione punitiva a Teramo contro i professori Faurisson e Moffa . I due professori furono aggrediti in piazza, insolentiti, strattonati e picchiati. La loro colpa è  stata quella di voler intervenire nel dibattito sui lagers nazisti e sull'Olocausto.
 Sono stati subito criminalizzati dalla lobby ebraica che è assai influente in Italia. E' stato loro impedito di parlare e poi sono stati malmenati.  L'anziano professore Faurisson ha subito un colpo al collo infertogli da un aggressore esperto di arti marziali.
 L'episodio di ieri a Roma si inquadra nel clima di intolleranza e di violenza che si è incrudelito dopo la elezione di Alemanno a Sindaco. Roma è diventata teatro di violenze contro  rom, omosessuali, extracomunitari. Insomma contro coloro che da sempre i fascisti considerano "diversi" da eliminare per ripulire la città dalla loro presenza. Anche i pacifisti sembrano ora rientrare nella categorie dei "diversi".  Alemanno è stato recentemente in Israele a ritirare il premio istituito da un imprenditore di Tel Aviv.  Israele non tollera neppure la più piccola critica del suo operato e  concede alla sua amicizia soltanto a coloro che accettano senza discutere la sua politica militare. Quindi Alemanno è engageè  e   non è  una cosa buona nè per Roma nè per l'Italia che dovrebbero sostenere  le  ragioni della pace e del rispetto della integrità fisica e della dignità umana di tutti.  Sopratutto per i milioni di  palestinesi che oggi vivono reclusi e privati di tutto a cominciare dall'acqua da bere. Israele  si è infatti impossessata dei due terzi dei pozzi esistenti in Gisgiordania ed  a  Gaza  lasciando a milioni di palestinesi soltanto quelli peggiori e di acqua salmastra.
  La comunità ebraica dovrebbe riflettere su posizioni sempre più aggressive ed intolleranti di coloro che ne monopolizzano la rappresentanza. Ricordo con vero rammarico la stima ed anche l'affetto che
figure come Toaff e Zevi, che per moltissimi anni  ne furono i portavoce, sapevano suscitare. Ora il tratto prevalente è l'intolleranza, lo squadrismo. Sono certo che non tutti gli ebrei italiani  condividono  la politica del governo di Israele  e la crescente aggressività verso tutti coloro che si compenetrano nella infelice condizione dei palestinesi. Ma anche la stampa italiana che oggi protesta per la legge bavaglio dovrebbe riflettere sulla propria responsabilità nell'occultare la verità e nel criminalizzare ed isolare  quanti difendono una popolazione oppressa dal militarismo colonialista israeliano.
 Pietro Ancona

http://www.viaroma100.net/notizia.php?id=10329

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, June 27, 2010 9:05 AM
Subject: Ill G20 per i miliardari


 Il G20 per i miliardari

   Effetto positivo dello scatenamento degli  animals spirits del capitalismo che usano finanza, commercio e guerre per fare arricchire a dismisura la casta dei miliardari è la riscoperta del marxismo, del socialismo ed anche delle esperienze concrete del comunismo nei paesi nei quali si è realizzato. Il  G20 riunito in Canada ed isolato dal mondo da uno scandaloso apparato di sicurezza costato oltre un miliardo di dollari ci fa sapere che nei prossimi due anni (?) si dovranno dimezzare i deficit statali, che la guerra in Afghanistan potrà durare altri cinque anni, che è assai probabile una aggressione di Israele all'Iran e che nessuna misura seria sarà presa per tagliare gli artigli agli speculatori della finanza, ai pirati che hanno messo in ginocchio il mondo intero inondandolo di titoli fasulli per migliaia di miliardi di euro. In quanto al disastro ecologico planetario provocato dalla multinazionale  BP nel Golfo del Messico se n'é occupata una Corte di Giustizia che ha annullato il modestissimo intervento di Obama per una sospensiva di sei mesi delle perforazioni sottomarine. Non sia mai che i petrolieri non possano fare i loro comodi! I diritti del capitale valgono assai di più della buona salute del pianeta e dei suoi abitanti!
  Per nostra disgrazia Russia e Cina si sono omologate al modello liberista e sono diventate collaborazioniste  sia pure passive dei progetti aggressivi degli Usa. Hanno commesso l'errore di isolare l'iniziativa di Turchia e Brasile sul nucleare iraniano scoraggiando una possibile diplomazia di pace alternativa ai diktat USA.
  Si illudono che i loro interessi possono essere meglio tutelati compiacendo il padrone americano che, però, è insaziabile e, mentre chiede il loro apporto per isolare l'Iran,  prepara le sue pedine per insidiare la loro  stessa sovranità con un enorme reticolo di basi militari e missilistiche  attorno alla Russia e l'uso  demagogico e distruttivo dell'indipendentismo dei monaci per il Tibet.
  La riunione degli spocchiosi governi riuniti a Toronto è stata preceduta dall'allarme lanciato dal FMI per possibili trenta milioni di nuovi disoccupati. Il terrorismo del FMI serve a giustificare l'abbassamento del tenore di vita delle masse popolari, ad una americanizzazione di tutto l'Occidente con la dismissione dei tratti della civiltà europea dati dal welfare conquistato dalle socialdemocrazie nel secolo scorso. Nelle riunioni del gruppo di Bildelberg si erano tracciate le linee ideologiche e le scelte che saranno assunte dal G20. Attacco al ceto medio e guerre. Le enormi spese militari del G20 che sottraggono immense risorse alla gente non vengono neppure menzionate.
  Il liberismo viene spinto al parossismo per produrre oggetti inquinanti che consumano una enorme quantità di energia. L'obiettivo di produrre una  auto  al minuto presuppone un mercato infinito di vendite contraddittorio ad una realtà di impoverimento e di crisi dei ceti medi. In ogni caso si prevede un futuro  che riduce i consumi collettivi a vantaggio di quelli individuali, di distruzione della natura, di regimi fiscali sempre più oppressivi, di squilibri abissali tra gli esseri umani.
  In questo scenario,  soltanto alcune scelte del socialismo potrebbero salvare l'umanità. Oggi un famoso economista proponeva la nazionalizzazione delle banche ed il controllo della finanza mondiale. Certo non è possibile che gruppi di speculatori mettano in crisi le Nazioni come è successo con i titoli tossici e con le manovre contro i Pigs a cominciare dalla Grecia. Ma oltre alla banche c'è anche il problema delle merci che vengono prodotte. L'industria automobilistica ha bisogno di un piano a lunga scadenza per la sua riconversione. La corsa a produrre auto a costi sempre più contenuti non servirà a molto. Il costo della manodopera incide soltanto per il tre per cento del prodotto. Quanto potrà ancora essere compresso e spremuto il salario dell'operaio-robot? Quante auto potrà assorbire il mercato?
  Il liberismo sta attaccando il ceto medio oltre che naturalmente la classe operaia. L'attacco alla scuola, alle università, agli statali, la sottomissione colonialista dell'agricoltura alle multinazionali della distribuzione, la distruzione dell'artigianato  stanno producendo un disagio sociale sempre più esteso che potrebbe tradursi in conflitto liberatorio se la sinistra ritrovasse la sua anima ed avesse il coraggio di sostenere il socialismo come necessità assoluta dell'umanità.
  Il G20 ha avuto qualche parola di comprensione e di compassione per l'Africa. Non è in grado di capire che questo approccio neocolonialista è offensivo e controproducente. Gli aiuti stanziati servono sopratutto alle aziende che saranno beneficiate e che si libereranno dei loro fondi di magazzino spesso scadute. Anche il ruolo delle ONG è tutto da discutere. I poveri del mondo si aiutano non sfruttandoli ed associandoli al commercio e sopratutto rivalutando il prezzo dei prodotti agricoli e liberando gli agricoltori dalla miseria che spesso li spinge al suicidio.
 Pietro Ancona
 
                                                       ****

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: primapagina@rai.it
Sent: Monday, June 28, 2010 8:45 AM
Subject: obiettività


 Caro conduttore Campi,


lei si è mostrato scandalizzato per la profanazione delle tombe dei vescovi ed ha attribuito all'antipapismo  della cultura protestante questo gesto. Naturalmente non gliene frega niente della profanazione dei corpi e della psiche dei bambini e delle bambine che sono stati violati in quantità industriali dai preti.
 
 Inoltre dovrebbe avere rispetto per la cultura protestante che non è l'anacronistica religione-stato
che ci opprime in Italia.

 Inoltre ha avuto parole  sprezzanti per l'Iran che Israele si accinge a bombardare. L'Iran non ha mai aggredito nessuno e semmai è stato vittima per istigazione di Israele e degli USA della guerra mossagli dall'Iraq.  l'Iran ha diritto alla bomba atomica perché Israele ne ha un arsenale. Solo la bomba atomica iraniana potrà  fare deterrenza di pace inducendo la bellicosa Israele a lasciare in pace i suoi vicini. Le ricordo il bombardamento di gaza e la distruzione del Libano.
  
Lei è giornalista embedded  e lavora per  un editore che è bene ammanigliato nel sistema di potere e di appalti italiani
 
 Cordialità
Pietro Ancona

                                                   ****

 
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Monday, June 28, 2010 5:56 PM
Subject: La tentazione della fuga

 
 La tentazione della fuga
 
  Non condivido le cose dette da Roberto Saviano alla giornalista di El Pais. Ha dichiarato che l'Italia è un paese feroce dal quale vorrebbe andarsene. E' vero che l'Italia è un paese feroce.  Certo ognuno ha il diritto di pensare ad una vita diversa, non blindata, non oppressa dalle restrizioni imposte dalle minacce e dalla persecuzione della criminalità. Ricordo una malinconica fotografia di Giovanni Falcone affacciato alla finestra del retro
della sua abitazione dalla quale non poteva uscire se non protetto dalla scorta. Scorta che a volte non voleva disturbare per i suoi spostamenti non legati al suo ufficio. La vita blindata è dura, durissima specialmente quando si hanno meno di trenta anni e si ha diritto naturale alla più assoluta libertà. Certo l'Italia è un paese in gran parte controllato dalle mafie che hanno avuto e continuano ad avere tanto potere perchè complici ed alleate a grossi pezzi  dello Stato. Nel governo italiano siede un sottosegretario inseguito da un mandato di cattura per collaborazione con la camorra che il Presidente del Consiglio appoggia ed un Parlamento protegge dall'arresto. Ed è anche vero che in Italia non c'è ricambio delle classi dirigenti come in altre democrazie. Ma questo perchè l'Italia non è più da molto tempo una democrazia. E' una Oligarchia controllata da un ceto di professionisti della politica che si è impadronito di tutte le cariche istituzionali ricavandone di che vivere lautamente. Tutte le amministrazioni pubbliche, dai consigli di quartiere al Senato, sono gestite da un ceto politico stipendiato e ricco di privilegi. Migliaia e migliaia di famuli di questo ceto sono diventati amministratori di società create ad hoc per loro o consulenti. Il peso del ceto politico e parapolitico sull'erario italiano è enorme ed aumenterà ancora con il federalismo. Inoltre ed è cosa che Saviano non rileva e forse non gli interessa l'Italia è nelle mani di una Confindustria che con la complicità dei sindacati ha spogliato i lavoratori di quasi tutti i loro diritti ed a Pomigliano voleva inaugurare l'era dell'operaio-mulo ridotto a macchinario vivente. L'Italia ha la legge Biagi per la quale sei milioni di giovani sono stati condannati alla infelicità del precariato e di bassi salari. Salari bassi fino all'infamia di pagare ad un giovane ingegnere o avvocato o meccanico salari di 400 euro al mese. Trattamenti che gridano vendette come dover lavorare a cottimo in un call center che è diventato il mattatoio di tante speranze giovanili e di tanti studi fatti con entusiasmo ora amaramente spento.
  L'analisi che fa Saviano della realtà italiana è parziale, ma non importa. Ha dato un contributo importante diventando l'icona della lotta alla camorra. Proprio per questo, per il fatto di essere diventato una star massmediatica a livello mondiale , non ha il diritto di esprimersi come ha fatto con El Pais. Se vuole andarsene dall'Italia, vada pure ma  senza annunziarlo a tutte le agenzia di stampa ed alle televisioni. Se ne vada in silenzio, sparisca dalla circolazione. Non lanci un messaggio di irredimibilità del Paese.  Altri resteranno a fare battaglie. Tanti altri bravi e valorosi come lui  ma senza i riflettori che lui ha quasi monopolizzato.
 E' di questi giorni il coraggioso libro  "Agenda Nera" di Vittorio Lo Bianco e Sandra Rizza che
esplora circostanze del perverso intreccio Mafia-Stato facendo nomi e cognomi. Nomi e cognomi che non si leggono in nessuna pagina del fortunatissimo romanzo "Gomorra". Una cosa è fare la guerra alla mafia  ben altra cosa è fare la guerra al mafioso. La guerra al mafioso è sempre cruenta. La guerra alla mafia a volte si ed a volte no.
  A nessuno si può chiedere di diventare eroe. Ma vorrei ricordare il martirio di giornalisti come
Giuseppe Fava, Giuseppe Impastato, Mauro Rostagno, Giancarlo Siani, Beppe Alfano. Tantissimi altri sono caduti per avere testimoniato la verità e lottato per una Italia libera dalla oppressione mafiosa.
 Questi martiri per una Italia civile e libera che ancora non c'è hanno avuto il coraggio di intervenire su interessi specifici del potere mafioso!  Non vorrei che per trattenere Roberto Saviano in Italia dobbiamo fare di lui un uomo politico. Magari per attivare il ricambio di classe dirigente che ha reclamato nell'intervista ad El Pais.
Vorrei chiudere ricordando la vita blindata di Roberto Scarpinato e di quanti assieme a lui conducono una lotta mortale alla mafia. Invito a leggere il suo bellissimo ed istruttivo libro "Il ritorno del principe" nel quale viene spiegato perché l'Italia é quella dalla quale oggi Saviano vorrebbe  fuggire.
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
 
 
http://www.giornalettismo.com/archives/69989/saviano-pais-litalia-paese/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Giornalettismoilcannocchialeit+
 
http://www.ojopelao.com/opinion/opinion/16824-lola-galan-qitalia-es-un-pais-malvado-para-vivirq.html
 
http://www.democrazialegalita.it/bonofiglio/bonofiglio_giornalisti%20Uccisi%20dalla%20MAFIA=01agosto2007.htm

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----- Original Message -----
From: Giuseppina Ficarra
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, June 29, 2010 3:26 PM
Subject: Una sentenza di assoluzione



 Una sentenza di assoluzione
   
 Il senatore Dell'Utri è stato condannato a sette anni di carcere per la sua collaborazione alla mafia precedente al 1992, anno fatidico e spartiacque politico della storia d'Italia. Dal 1992 inizia il ciclo di Forza Italia e del Berlusconismo che avrebbe rivoltato l'Italia "come un calzino" promessa fatta dal
grande leader e puntualmente mantenuta. In effetti, l'Italia è stata rivoltata, resa irriconoscibile: è oramai un immenso cimitero di rovine di ciò che fu una nazione con grandi tratti di civiltà e di modernità, seppur con le sue tare e le sue zone oscure.  Ora siamo una una Repubblica controllata da un proprietario di televisioni come lo fu per qualche anno la città di Taranto, poi fallita, nella mani di un tale Giancarlo Cito, poi  condannato a quattro anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Non è da escludere che l'Italia, come Taranto, finisca con il fallire dopo essere stata depredata del suo patrimonio come sta avvenendo con il trasferimento alle Regioni dei suoi beni con il cosidetto federalismo demaniale. Intanto, una grossa corrente di destra alimentata dalle associazioni del padronato, è impegnata in una opera di demolizione della Costituzione e dei diritti dei lavoratori e delle persone ed una grassa Oligarchia bipartisan fatta da migliaia e migliaia di professionisti della politica e dai loro famuli divora fette sempre più grosse delle risorse del Paese e vive di  privilegi inaccettabili.
  In effetti si tratta di una assoluzione del Dell'Utri politico, fondatore di Forza Italia, referente della mafia e difensore dell'eroico stalliere di Arcore.  Quello che ha fatto prima del 1992 può riguardare la giustizia e la cronaca giudiziaria. Non ci interessa se non come cronaca nera.  Trattasi di relazioni di un cittadino qualsiasi, seppur influente, con la potente mafia siciliana. Interessa  invece e moltissimo al Paese che cosa è stato  Dell'Utri dal 1992 in poi e stabilire se è vero o no che alla base della formazione di Forza Italia ci sia stata una trattativa che avrebbe chiuso
il periodo stragista culminato nell'assassinio di Borsellino e Falcone e gli attentati al patrimonio artistico italiano.   La sentenza ritiene  il Senatore Dell'Utri innocente per quanto ha fatto nel corso degli ultimi venti anni che sono stati gli anni del grande potere berlusconiano. Insomma, non c'è niente di malavitoso e di mafioso nella sostanza del potere politico del ventennio trascorso e tutto va spiegato in chiave diversa
di come l'avevamo immaginato e, con buone ragioni, sospettato.. 
  Ricordo la letizia della avvocatessa Bongiorno, oggi pezzo grosso del PDL e Presidente della Commissione Giustizia della Camera, nell'annunziare al senatore Andreotti l'esito del suo processo. Andreotti era stato condannato ma prescritto per le sue frequentazioni malavitose fino al 1982 ed assolto per tutto il periodo successivo. Anche Dell'Utri, come Andreotti, viene liberato dall'accusa che grava su di lui per tutta la sua lunga militanza politica. Non andrà mai in galera e non si unirà ai settantamila infelici e disgraziati ristretti in carceri abominevoli che possono contenerne la metà. Non conoscerà mai questa terribile stazione del calvario di tante persone.
  A quanti a sinistra sperano in un ribaltamento della sentenza in Cassazione  osservo che trovo inaccettabile una giustizia con tre gradi di giudizio che possono esprimere tre sentenze diverse. Quello che conta è la constatazione di un sistema giudiziario in preda a spinte e pulsioni diverse e spesso opposte che non garantisce nessuno e che degrada a vista d'occhio e non solo per gli attacchi quasi quotidiani di Berlusconi e della destra.
  Prendiamo atto che con la sentenza di oggi è stato mondato da ogni sospetto di radicamento nella mafia il movimento berlusconiano. Questo movimento da oggi è ancora di più legittimato a stravolgere quello che resta dell'ordinamento costituzionale italiano. Legittimato da una certificazione
antimafia rilasciata dalla Corte di Appello di Palermo.
Pietro Ancona

                                                              ****


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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, June 30, 2010 12:33 PM
Subject: Una sentenza politica

Una sentenza politica
  
     E' vero che il processo riguarda soltanto il suo oggetto e cioè la persona o le persone che vengono chiamate a rispondere alla giustizia di loro atti. Ma se il processo riguarda una persona
pubblica, un senatore della Repubblica, il fondatore di una formazione politica che da quasi venti anni
è al potere in Italia,  uno tra i massimi collaboratori del Presidente del Consiglio l'oggetto del processo ci riguarda ed interviene nella nostra vita nazionale. La storia d'Italia è costellata da processi e sentenze che hanno influito sulla vita pubblica. Ricordo per tutti il processo Notarbartolo e quello ai dirigenti dei Fasci Siciliani.   Aveva ragione il procuratore  Gatto a sottolineare  la valenza storica della sentenza. Ma la Corte di Appello di Palermo gli ha dato una risposta negativa che indebolisce  il prosieguo della  lotta alla mafia perchè non contribuisce a fare chiarezza su quanto è accaduto in Italia dopo la stagione stragista. La limitazione  allo spartiacque del 1992 del comparaggio di  Dell'Utri con la mafia escluderebbe che la fondazione di Forza Italia sia avvenuta con il concorso di questa.  Ma come si fa a stabilire se una persona cessa di essere nell'orbita della mafia   ad una precisa data? E' la stessa domanda che ci eravamo  posti per la sentenza Andreotti. Non viene spiegato come il soggetto cessa di essere invischiato con la criminalità. Che cosa è successo ? Quale è stato l'evento che ha convinto i giudici della fuoriuscita di Dell'Utri dalla orbita mafiosa?  Quali atti, quali documenti, testimoniano di questa svolta nella sua vita?
La sentenza di ieri produce effetti negativi sulle indagini e sulla ricostruzione di quanto è accaduto tra il 1992 ed il 1994. Non suffraga le rivelazioni del pentito Spatuzza che sono state ritenute attendibili da tanti magistrati e sono state riscontrate. Se Dell'Utri non ha rapporti con la mafia dal 92 in poi tutto il capitolo di investigazioni faticosamente fatte nel corso di questi ultimi anni riguardanti la trattativa Stato-Mafia, responsabilità di servizi segreti e quant'altro stava emergendo dal mistero fondativo della Seconda Repubblica, viene indebolito. Ma, sebbene  la sentenza abbia lanciato segnali di questo segno, io sono portato a condividere l'affermazione di Ingroia che prevede una continuazione delle indagini che non possono essere chiuse dalla  lettura assolutoria che la sentenza ha fatto del post 1992.
 Colpisce la spocchia, l'arroganza dell'atteggiamento di Dell'Utri a commento della sentenza. Ha mandato le sue "condoglianze" al procuratore Gatto. Ha espresso giudizi sulla Corte che a suo parere sarebbe stata onesta ma pavida ed ha glorificato la figura del mafioso Mangano, stalliere di Arcore, che da  vero "omo di panza" non ha parlato e non ha raccontato nulla che potesse nuocere a lui o a Berlusconi. Questa esaltazione del silenzio omertoso del mafioso è una implicita condanna dei pentiti
che non sarebbero "eroi" come Mangano ma "infami" perchè collaborano con i magistrati.
  Ma domani è un altro giorno. Dopo la sentenza Andreotti la lotta alla mafia non perse vigore e recuperò terreno. Spero che succeda lo stesso dopo la sentenza Dell'Utri. Lo Stato deve essere liberato dalla mafia. L'impresa non è facile e l'Italia di oggi non dà molto sostegno a quanti la combattono.
 Pietro Ancona
                                                         ****


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From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, July 01, 2010 9:57 AM
Subject: La sentenza Dell'Utri e Pisanu


 La sentenza Dell'Utri ed il Sen.Pisanu

  La relazione Pisanu ha gelato quanti si erano gettati a capofitto sulla sentenza Dell'Utri per mondare la nascita di Forza Italia da ogni possibile sospetto di incubazione e partecipazione mafiosa. La pirandelliana sentenza della Corte di Appello di Palermo aveva decretato che Dell'Utri era stato amico e sodale della mafia fino al 1992. Da quella data in poi avrebbe chiuso con le sue frequentazioni di cattive compagnie, avrebbe cominciato una nuova e virtuosa vita dedicandosi alla costruzione del partito di Berlusconi e conquistandosi una vittoriosa carriera politica. La sentenza ha messo in dubbio la trattativa Stato-Mafia e un tentativo di fare luce sulle stragi e sugli attentati del periodo 92/94 e slegato la fine dello stragismo dal fortunato esordio del nuovo Partito in grado di riempire il vuoto creato da tangentopoli e dalla fine della Prima Repubblica. La sentenza Dell'Utri fa una periodizzazione di un prima e di un dopo 1992 che sembra una forzatura come fu una forzatura quella creata con la sentenza Andreotti. Perchè questa periodizzazione? Evidentemente per sganciare Forza Italia da ogni sospetto di essere in qualche modo un partito della mafia. Se Dell'Utri dopo il 1992 non è più uomo di collegamento della mafia con il mondo degli affari e delle professioni è conseguente che il partito di cui è cofondatore è pulito e deriva da altro e da altre cause.
 Il senatore Pisanu, Presidente della Antimafia, riapre la discussione su quegli anni che la sentenza avrebbe voluto chiudere per affermare non solo che la trattativa Mafia-Stato ci fu, ma anche che la mafia non ha mai dismesso di occuparsi di politica. Certo non lega la nascita di Forza Italia alla mafia ma chiede un approfondimento di quanto è successo allora. Che forze dello Stato abbiano contribuito alle stragi sembra oramai quasi acclarato. La luce che si è fatta  su un importante personaggio della Questura di Palermo, capo della mobile ed uomo dei servizi segreti è uno dei tanti tasselli che confermano una convergenza Stato-Mafia in determinati obiettivi e quanto è stato raccontato da Massimo Ciancimino e dal pentito Spatuzza.
  Perchè Pisanu riaccredita una interpretazione dei fatti che i maggiorenti del suo Partito si erano affrettati a smentire? Perchè interviene in un massiccio bombardamento massmediatico volto a fare della sentenza di Palermo la negazione di quanto scoperto o intuito o scritto sul biennio 1992/94 uno dei più terribili della storia patria? Perchè probabilmente prevale in lui l'uomo di Stato su l'uomo di Partito. E' di provenienza DC e nella DC personaggi devoti allo Stato più che al Partito ne abbiamo conosciuti: Fanfani, Moro, Andreatta e molti altri. Inoltre la sua relazione è un prodotto collegiale del Parlamento e come tale credo che abbia molta più importanza politica di una sentenza che potrebbe essere capovolta o smentita dalla Cassazione e che comunque riguarda un collegio limitato di persone.
  In ogni caso l'intervento di Pisanu è stato tempista, opportuno e provvidenziale. Ha tagliato le gambe subito a coloro che vorrebbero oscurare un periodo terribile della nostra storia, il periodo al quale è seguito lo sfascio del Paese, la sua perdita di identità democratica, la sua frattura interna, la sua svendita attraverso il federalismo, le cartolarizzazioni e le privatizzazioni. Sbaglia, a mio parere, il Procuratore Grasso quando dice che ci vogliono le "prove". Innanzitutto le prove dovrebbe essere lui a cercarle ed a procurarle. In ogni caso anche se ancora non esiste una prova di tutto, esistono prove di tanti singoli eventi. L'uccisione degli eroici poliziotti Di Piazza e Agostino che salvarono la vita di Falcone all'Addaura è una. La condanna di Contrada è un'altra......I processi a carico del generale Mori, la villa di Riina lasciata incustodita e di fatto affidata alla mafia etc..etc...etc...
  Condivido quindi la dichiarazione di Rita Borsellino che afferma. ''Le parole di Pisanu smentiscono palesemente chi appena ieri, con ragionamenti paradossali, ha cercato di leggere, nella pesante condanna inflitta al senatore Dell'Utri, la negazione della trattativa tra Stato e mafia".
  Pietro Ancona

Accludo alla presente il testo integrale della relazione della Commissione Antimafia che dovremmo tutti leggere
http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/Rel.Stragi-30-giugno-2010.doc

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, July 02, 2010 8:01 AM
Subject: Il PD assedia la Fiom


Il PD assedia la Fiom

 
  Domani si svolgerà a Pomigliano  un Convegno del PD per discutere la situazione determinatasi dopo il referendum dei lavoratori che pur dando la maggioranza dei voti al "si" non è stato sufficiente a convincere la Fiat ad andare avanti con l'investimento. Investimento che resta avvolto nelle nebbie. Non si capisce perchè la Fiat vorrebbe spostare a Pomigliano la produzione della Panda mentre afferma che lo stabilimento polacco è in grado di fornire auto di grande qualità a costi assai più contenuti di quelli italiani. La Fiat pretendeva un grado di adesione più alto al suo progetto già condiviso da Cisl ed Uil. Il 61% non gli è bastato e non vorrebbe avventurarsi con una opposizione tanto forte tra i lavoratori.
 Singolare modo di concepire la maggioranza. Non si voleva un referendum con libertà di adesione ma una accettazione di tutti o quasi tutti per potere giustificare il regime di ferro e di oppressione che il successore di Valletta vorrebbe instaurare, un regime ancora più rigido di quello di Melfi e di introduzione in Italia del sistema WMC che riduce i dipendenti a muli da fatica, a macchinario vivente.
 Perchè il PD, che si è distinto per la sua latitanza da tutte le grandi  vertenze che si sono sviluppate nel nostro Paese negli ultimi anni, interviene a Pomigliano con una iniziativa ufficiale dopo un referendum che in qualche modo costituisce l'inizio di una resistenza attiva e di una riscossa dei lavoratori e del sindacalismo non servile del nostro Paese? C'è stata la grande vicenda della Scuola in cui sono stati licenziati e sono ancora in discussione diecine di migliaia di licenziamenti ed il PD non si è fatto vivo tranne che per qualche comparsata nelle manifestazioni più eclatanti. C'è stata la fioritura (chiamamola così) degli stiliti, delle proteste operaie in cima ai tetti e si è visto soltanto Franceschini quando era in corsa per la segreteria ma soltanto per farsi un pochino di propaganda. All'Isola dei Cassiintegrati ed in Sardegna dove si è creato un enorme bacino di sofferenza o nelle vicende di Termini Imeresi  non si può dire che il PD abbia brillato per la sua partecipazione, per avere dato un aiuto ai lavoratori ed alle loro famiglie. Insomma, centinaia di migliaia di lavoratori italiani travolti dalla crisi non sono stati assistiti dal PD se non con qualche distratto comunicato.
 Ora a Pomigliano D'Arco si fa un Convegno non certo per rafforzare la posizione della FIOM che ieri ha ribadito il suo no all'accordo e riproposto le sue condizioni (rispetto delle leggi e del contratto),
ma appunto per dare a Cisl ed UIL la cornice di un sostegno politico alle loro posizioni e sostenere la CGIL che vorrebbe aggiungere la sua firma a quella di Bonanni ed Angeletti.
  La riunione di domani dovrebbe sottolineare l'isolamento della Fiom ed indurne il gruppo dirigente
a soddisfare le pretese di Marchionne.
  E' possibile che il PD si presenti a Pomigliano d'Arco con qualcosa in tasca. E' possibile che abbia ottenuto da Marchionne il ritiro dei punti del suo decreto che violano la legge e che comunque non potrebbero reggere ad un ricorso al Magistrato. Ma, per tutto il resto, tira la volata alla Fiat nel suo progetto, sostenuto dalla Confindustria e dal Governo, di totale cancellazione di ogni diritto e di riduzione delle fabbriche e dei posti di lavoro a vere e proprie caserme militari in cui il peso della gerarchia sia schiacciante. Il PD dice si al sistema WMC ed accetta l'idea dello scambio diritti contro lavoro.
  Sarà  dunque ancora più difficile per la Fiom continuare a resistere.. Il peso del PD interviene nella vicenda non più con il pronunciamento di singoli dirigenti ma con una decisione ufficiale. Un Partito che di schiera apertamente dalla parte della Fiat e delle sue pretese e ricatta i lavoratori: se non accettate resterete senza lavoro. La certificazione del più grande partito di opposizione di una volontà aziendale che non si può rifiutare.
  L'intervento del PD stronca anche il ritorno della speranza a possibili alternative ad una crisi che viene pagata dai lavoratori. Il voto di Pomigliano aveva detto che i lavoratori continuavano a difendere i loro diritti anche nelle condizioni più gravi, anche se l'alternativa è la disoccupazione. Questa posizione di fiducia in se stessi e nella possibilità di una strada diversa da quella imposta dal padronato aveva incoraggiato i lavoratori italiani e li aveva indotti ad alzare la testa. Il PD interviene per dire che nessuno si faccia illusione. Dalla crisi si esce come vogliono i padroni ed alle loro condizioni. Meno diritti, meno salari, meno welfare. Naturalmente gli Oligarchi del PD a cominciare da coloro che hanno rovinato Pomigliano e la Campania con venti anni di sperperi della gestione Bassolino continueranno a fare parte dell'establiscement, a godere dei loro privilegi ed a bacchettare coloro che si permettono di non ubbidire con immediatezza agli ordini dei Marchionne.
  Pietro Ancona
 
http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=445475
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=747461&lang=it

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Saturday, July 03, 2010 4:45 PM
Subject: luciano romagnoli ed i ragazzi con le magliette a strisce
 
 
In occasione del cinquantesimo anniversario del luglio che salvò la democrazia italiana vi invito a ricordare Luciano Romagnoli, mitico dirigente della CGIL scomparso anzitempo, che io ricordo
in una riunione della Camera del Lavoro di Palermo nell'autunno del 1960,  in cui ci spiegava che cosa era il movimento dei ragazzi delle magliette a strisce, la rivolta dei poverissimi delle pèriferie urbane  contro una vita diventa insopportabile mentre la prosperità irrompeva in tutto l'Occidente  e come il sindacato di classe doveva interpretare e tradurre in rivendicazioni concrete l'ansia di libertà e di giustizia di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi diseredati.
  Un dirigente del popolo strappatoci  quasi subito dalla morte che sarebbe stato un grande capo di una CGIL
madre dei lavoratori e del popolo italiano.Una CGIL assai diversa di quella che conosciamo in questi giorni di nostro scontento.
Pietro  Ancona
 
http://www.anpi.it/uomini/romagnoli_luciano.htm
http://news.cinecitta.com/news.asp?id=32218
http://www.alicenonlosa.it/articolo.asp?file=sanguepmli.xml
http://www.blogpalermo.it/2010/07/02/quando-a-palermo-si-sparava-sui-manifestanti/<Photo 2>

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, July 04, 2010 8:10 PM
Subject: I cialtroni



----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: img press
Sent: Sunday, July 04, 2010 4:56 PM
Subject: I cialtroni



 I cialtroni

  Sono molto offesi con Tremonti i Vicerè delle Regioni  meridionali accusati di cialtroneria per non aver saputo spendere i soldi della Unione Europea ma sopratutto perchè si oppongono alla manovra
governativa che vorrebbe privarli di cinque miliardi di euro. Ha sicuramente sbagliato il Ministro Tremonti  a compiacere   i suoi amici leghisti prendendosela con i meridionali non solo fannulloni ma anche inefficienti ed incapaci di usare i mezzi messi a loro disposizione. Ma lo sbaglio consiste nell'avere qualificato cialtroni soltanto gli Oligarchi del Sud. Non c'è Regione d'Italia che si salvi  e che possa affermare di essere "virtuosa". C'è chi ritiene di essere virtuoso perchè ha messo i bilanci a posto senza però dirci come ha fatto e di quanto si è indebitato.  I consiglieri  del Veneto si fanno pagare le spese mortuarie dalla Regione anche se l'infausto evento avviene a venti anni di distanza dal loro mandato. Il Presidente Formigoni ha creato una fitta rete di "ambasciate" nelle capitali del mondo con personale addetto superstipendiato. Ogni volta che si reca in visita all'estero si muove un apparato paragonabile a quello di un Capo di Stato. Ho letto di migliaia di consulenze stipulate dalla Provincia di Bolzano....
 Le Regioni fanno muro contro il Governo  assieme ai Comuni che piangono miseria ma non rinunziano alle follie delle Notti Bianche, delle Feste e dei Festini. La città di Palermo non ha i soldi per pagare la refezione ai bambini, ma non vuole rinunziare al Festino di Santa Rosalia. Cammarata non rinunzia ed intanto aumenta del 55 per cento la tassa per il servizio di nettezza urbana.  Soltanto il Presidente della Regione Sarda ha espresso la volontà di sopprimere le province e tante inutili società pubblico-private create per dare stipendi da favola ad amministratori famuli e azionisti dei partiti. Ma vedrete che non se ne farà niente.
Lo faranno saltare in aria come hanno fatto i Pd con  Soru che si era permesso di impedire la speculazione edilizia fino a 500 metri dal mare.
  Le Regioni sono palle di piombo sempre più grosse che faranno presto affondare l'Italia. Sono vicereami lussuosi  abitati da  oligarchie equiparate a senatori e con gruppi di dirigenti che nuotano nell'oro.
 Un tizio è andato in pensione  in Sicilia con un assegno di quasi 1500 euro al giorno che è scandaloso anche se si fosse trattato di un genio. Mentre la manina di Sacconi tenta di sottrarre in modo fraudolento ("refuso") la tredicesima ai pubblici dipendenti tutta l'area del personale politico e dell'alta dirigenza
si concede trattamenti sempre più  elevati.
  Molto più dei 25 miliardi della manovra potrebbero essere recuperati dalla soppressione di società inutili e di consulenze fatte per favorire amici degli amministratori. Quante sono le consulenze delle Regioni e dei Comuni italiani? E' vero che superano il milione? Quanto costa mediamente una consulenza? Eppoi: quanti sono gli amministratori creati con l'introduzione delle privatizzazioni? Perchè quasi tutti i servizi comunali e regionali sono stati sottratti al controllo della Corte dei Conti?
 Colpisce il perfetto allineamento del PD al PdL nella demagogica protesta di  Oligarchi regionali e Comunali contro lo Stato. Il PD non ha avuto quasi nulla da dire per la devastazione della Scuola e per il degrado del sistema pensionistico. Non ha nulla da dire contro l' abbassamento dei salari e l'aumento dello sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche. Ma vuole che i privilegi dei Vice Reami
 restino intatti e sottratti a qualsiasi controllo.
   Il PD avrebbe potuto mettere in campo una proposta di partecipazione delle Regioni e dei Comuni
alla manovra economica del Governo. Si è guardato bene dal farla. Ernani, Formigoni, Rossi e quanti altri parlano tutti la stessa lingua...
  Ora con il federalismo demaniale si venderanno i beni che  riceveranno dallo Stato. L'Italia non sarà più "nostra" ma di coloro che la compreranno. Con il federalismo fiscale creeranno altri cespiti di entrate a danno dei contribuenti per finanziare oligarchie politiche elette con una legge che è quanto di più cervellotico ed antidemocratico si potesse immaginare.
   Pietro Ancona

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2010/07/03/visualizza_new.html_1849353546.html

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, July 05, 2010 12:16 PM
Subject: Un accordo da non fare


Un accordo da non fare

Il gioco di sponda del PD con la Fiat ha finito con il produrre i suoi nefasti risultati. Il maggiore partito di opposizione quasi del tutto disinteressato del terremoto sociale che ha investito i lavoratori italiani limitandosi a proporre qualche panacea di capitalismo compassionevole è intervenuto con i suoi maggiori calibri. D'Alema, Fassino, il Sindaco di Torino, Veltroni, Letta, Bersani, tutti latitanti davanti ai licenziamenti dei professori o al disastro sociale della Sardegna od al fenomeno degli stiliti e dei trasferimenti allo estero dei nostri impianti industriali, si sono sentiti in dovere di intervenire, rilasciare dichiarazioni, organizzare un Convegno a Pomigliano per schierare tutte le batterie contro i resistenti e per inglobare la Fiom tra le truppe di ascari a sostegno di Marchionne. Il PD si è confermato il più importante partito Fiat. Ha presentato le sue credenziali a Marchionne ed alla Confindustria per convincerli che è più bravo di Berlusconi nel fare i loro interessi. Ha confermato la sua propensione confindustrialista già manifestata con la elezione a deputati di autorevoli esponenti del padronato. Le ragioni addotte per indurre la Fiom a firmare sono tante. Si sostiene che il modello Pomigliano non sarà esportato nel sistema delle relazioni . Resterà un caso isolato. Trattasi di una menzogna smentita dal morboso interesse della Marcegaglia e della Confindustria, che in passato non si erano mai spese moltissimo per la Fiat, alla stipula di un accordo che introduce deroghe al regime contrattuale che finiranno con l' abolirne le regole generali . Ogni realtà si comporterà secondo la possibilità delle aziende di forzare le situazioni magari aiutandosi con la minaccia della disoccupazione. Si chiede alla Fiom di conservare il bene dell'unità sindacale. L'unità è stata certamente un bene decenni fa quando la Fim era diretta da Carniti
e l'autunno del "salario variabile indipendente" segnò una civilizzazione dei rapporti di lavoro. Da moltissimi anni l'unità sindacale è un disvalore, qualcosa che funziona contro i diritti dei lavoratori. Se analizziamo gli accordi unitari stipulati nell'ultimo ventennio ci rendiamo conto che si è sempre trattato di togliere qualcosa ai lavoratori e di aumentare il potere ed i diritti delle imprese. Verso lo Stato, l'unità ha funzionato cedendo moltissimo sul sistema pensionistico, sul collocamento, sulla stabilità del posto di lavoro. I lavoratori sono diventati più ricattabili per gli accordi stipulati da sindacati che, unici al mondo dopo quelli americani, sono strumenti di abbassamento dei salari e delle tutele.
Se la Fiat ha deciso davvero di fare la Panda a Pomigliano d'Arco ( cosa della quale continuo a dubitare) credo che farà l'accordo con la Fiom. L'accordo si baserà sulla rinunzia alla lesione dei diritti costituzionali: sciopero e tutela della malattia ma sarà pesantissimo per i lavoratori, assai più pesante di quello di Melfi che ha già logorato parecchio la salute fisico-psichica dei lavoratori. I pronunciamenti di Landini ed il documento della Fiom danno per scontata l'accettazione di tredici dei quindici punti del decreto Marchionne. La Panda sarà fatta con turni senza interruzione e si lavorerà giorno e notte per produrla a condizioni che richiedono la spremitura di tutte le energie fisiche e mentali.
Anche emendato dei due punti controversi e anticostituzionali, l'accordo sarà terribile. Per un pezzo di pane, per un salario modesto, si dovrà sottostare a condizioni al limite della sopportabilità del corpo umano. Se la Fiom finirà con il sottoscrivere queste condizioni di riduzione degli operai a macchinario vivente, a utensili umani, come temo ma non mi auguro, uscirà ideologicamente e culturalmente sconfitta e trasformata. Questo contratto sarà l'equivalente di un Congresso. Quello che conterà dal giorno dopo sarà soltanto l'interesse della azienda a produrre di più sempre di più alla condizione di estremo rendimento della manodopera. Il lavoro degli operai che costruirono le Piramidi d'Egitto o degli schiavi che realizzarono gli acquedotti romani al confronto con ciò che si chiede ai metalmeccanici sarà di umanità e di rispetto. Lo staffile tecnologico sarà più doloroso di quello di cuoio.
Pietro Ancona

http://www.ultimenotizie.tv/notizie-economiche/pomigliano-incontro-fiat-sindacati-la-prossima-settimana.html

http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, July 09, 2010 4:49 PM
Subject: La lettera di Marchionne


LA LETTERA DI MARCHIONNE

 Due atti significativi danno il via all'attuazione del progetto Fiat a Pomigliano d'Arco. La riconferma a Torino  degli accordi stipulati con le organizzazioni consenzienti alla presenza dei segretari confederali Bonanni ed Angeletti ed una lettera di Marchionne inviata a tutti  gli operai di Pomigliano d'Arco con la quale spiega le ragioni dell' inedito nazionalismo della multinazionale. La Fiat ha stabilimenti in Polonia, in Brasile, ha fatto importanti accordi negli Usa, ha tenuto la spada di Damocle di una possibile riconferma in Polonia della Panda, ma  oggi  si cinge del tricolore e scrive che bisogna combattere la concorrenza straniera e magari indurre investitori esteri a venire in Italia.  Parla della debolezza strutturale del sistema industriale italiano e spiega   che le misure che ha proposto e che sono state accettate da alcuni sindacati  sono una scelta, una risposta a questa debolezza. La ricetta è semplice: aumentare la produttività e diminuire il costo. Non ha ritenuto di prendere atto delle ragioni  sostenute da tanta parte dei lavoratori nel referendum. Non ha invitato la Fiom né il sindacato di base e non ha voluto spostare di una sola virgola il testo degli accordi già siglati da Cisl ed Uil.
La lettera, con tutto il suo paternalismo da fratello maggiore che racconta di se e del suo rapporto con Fiat e si compiace di condividere con le maestranze la salvezza dell'azienda nel 2004 in procinto di fallire, nega che i diritti costituzionali siano  messi in discussione o addirittura sospesi. Tutto va bene, tutto è in ordine, si può e si deve partire.
A questa rinnovata sfida ai lavoratori del gruppo Fiat, alla minaccia che si fa a tutti i lavoratori italiani
che dovranno cooperare come quelli della Fiat per guarire la debolezza strutturale dell'industria, si dovrebbe rispondere in modo adeguato e sviluppando le critiche che sono già state fatte al contratto di Pomigliano. Certo la situazione è penosa dal momento che due confederazioni nazionali e due sindacati aziendali condividono la linea di Marchionne. Tuttavia è inaccettabile una svolta così radicale nella condizione dei lavoratori, una svolta che fa regredire allo stato precontrattuale il rapporto di lavoro che da ora in poi sarà disciplinato unilateralmente dall'azienda. In fondo, anche i sindacati firmatari a Pomigliano non hanno modificato di una sola virgola il testo dell'accordo. Si sono limitati educatamente ad inserire una norma di raffreddamento della procedura in fondo di nessuna importanza.
  Temo molto la qualità della opposizione che sarà messa in campo dalla CGIL e dalla Fiom. La CGIL dovrebbe essere contraria all'accordo come la FIOM dal momento che i due punti che aveva sollevato non sono stati accolti e che quindi persiste la lesione dei diritti costituzionali di sciopero e di malattia. La Fiom dovrebbe fare valere la sua difesa del ccnl. Ma è possibile che la diplomazia segreta
svolta in questi giorni che hanno visto una massiccia ed a volte financo affannosa mobilitazione dei massimi leaders del PD che si sono spesi in ripetute esortazioni alla capitolazione della Fiom abbia prodotto i suoi risultati. Fiat non sarà disturbata realmente nei suoi piani. L'opposizione  persisterà ma non ostacolerà in alcun modo il manovratore che potrà fare quello che vorrà. Naturalmente lo stabilimento di Termini Imerese resterà chiuso.
 Pietro Ancona
 http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=754150&lang=it

http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=658&dt=2010-07-09&src=TLB

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From: pietroancona@tin.it
To: fiom.webmaster@sicilia.cgil.it
Sent: Thursday, July 15, 2010 6:03 AM
Subject: Indecent work


 Impugnare davanti al  Giudice l'indecent work di Pomigliano e di Torino

 L'accordo di Pomigliano è un concentrato di illegalità ed un vero e proprio attentato alla salute psico-fisica dei lavoratori tutelata dalla Costituzione, dal Codice Civile, dalla legge 626  sulla sicurezza, dall'OIL. Non si possono trasformare esseri umani in macchinario vivente sottoposti ad un regime lavorativo regolato dal sistema WMC ed  Ergo Uas, Dice testualmente l'accordo: "
5) Organizzazione del lavoro
Per riportare il sistema produttivo dello stabilimento Giambattista Vico alle migliori condizioni degli standard internazionali di competitività, si opererà, da un lato, sulle tecnologie e sul prodotto e, dall'altro lato, sul miglioramento dei livelli di prestazione lavorativa con le modalità previste dal sistema WCM e dal sistema Ergo-UAS.
Le soluzioni ergonomiche migliorative, derivanti dall'applicazione del sistema Ergo-UAS, permettono, sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo, nell'arco del turno di lavoro, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Sui tratti di linea meccanizzata denominati 'passo - passo', in cui l'avanzamento è determinato dai lavoratori mediante il cosiddetto 'pulsante di consenso', le soluzioni ergonomiche migliorative permettono un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo o individuale a scorrimento sulla base delle condizioni tecnico-organizzative, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Per tutti i restanti lavoratori diretti e collegati al ciclo produttivo le soluzioni ergonomiche migliorative permettono la conferma della pausa di 20 minuti, da fruire anche in due pause di 10 minuti ciascuna in modo collettivo o individuale a scorrimento.
Con l'avvio del nuovo regime di pause, i 10 minuti di incremento della prestazione lavorativa nell'arco del turno, per gli addetti alle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo e per gli addetti alle linee 'passo-passo' a trazione meccanizzata con 'pulsante di consenso', saranno monetizzati in una voce retributiva specifica denominata 'indennità di prestazione collegata alla presenza'.
L'importo forfetario, da corrispondere solo per le ore di effettiva prestazione lavorativa, con esclusione tra l'altro delle ore di inattività, della mezz'ora di mensa e delle assenze la cui copertura retributiva è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa, per tutti gli aventi diritto, in misura di 0,1813 euro lordi ora. Tale importo è onnicomprensivo ed è escluso dal TFR, dal momento che, in sede di quantificazione, si è tenuto conto di ogni incidenza sugli istituti legali e/o contrattuali e pertanto il suddetto importo forfetario orario è comprensivo di tutti gli istituti legali e/o contrattuali. "
  La prestazione lavorativa pretesa dalla Fiat è incompatibile con la tutela della integrità psico-fisica dei lavoratori. Non si possono obbligare persone a lavorare per un intero turno a digiuno ed a ridurre le pause soltanto a due di dieci minuti ciascuno. Bisogna poi vedere la qualità della prestazione che si pretende e che potrebbe causare seri disturbi alla struttura scheletrica, muscolare e nervosa del lavoratore. Non si tratta di picchi di prestazione pretesi una tantum quanto di un regime che deve essere sostenuto per tutti i giorni dell'anno senza alcuna variazione. Credo che l'applicazione del sistema WMC e del sistema Erga Uas pretesi dalla Fiat debbano essere impugnati davanti al Magistrato italiano e davanti agli organismi preposti alla  sicurezza del lavoro in Italia e nel mondo.
  L'organizzazione del lavoro proposta dalla Fiat va impugnata perchè  causerà conseguenze sulla salute dei lavoratori. I sistemi proposti debbono essere banditi dagli stabilimenti perchè fortemente usuranti e possibile causa anche di seri disturbi psichici e fisici. 
 Credo che si dovrebbe produrre subito un testo di impugnativa dell'accordo di Pomigliano davanti al Giudice per prevenire i danni che potrebbero derivarne dal momento che il lavoratore è costretto alla prestazione perchè non ha alternative e dal momento che l'incauta firma delle organizzazioni sindacali e la negazione delle ragioni addotte dalla Fiom   lo hanno  privato di una possibilità di difesa e di mediazione
 Pietro Ancona
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http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml

http://www.raggix.it/download/specializzandi_mobbing2.pdf

http://www.wikilabour.it/Default.aspx?Page=OIL&AspxAutoDetectCookieSupport=1

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, July 18, 2010 4:22 PM
Subject: Difendere la libertà operaia per difendere la Costituzione


 Difendere la libertà operaia per difendere la Costituzione

 E' singolare constatare come difronte ad un involgarimento brutale dell'atteggiamento del padronato e della destra la reazione del leader della CGIL, il sindacato per antonomasia degli italiani, sia di attenuazione dei toni, soft, gentile, direi quasi delicata. Epifani dice che la Fiat "sbaglia" a licenziare i quattro operai Fiom, che questo licenziamento riscalderà gli animi e produrrà una "radicalizzazione".
 Intanto non si può dire che abbia radicalizzato la sua posizione. Il segretario della CGIL si limita ad invitare la Fiat alla riflessione. Questo dichiarare il licenziamento che è sempre un estremo atto di rottura un "errore" mi ha fatto ricordare la polemica di parte della sinistra con i cosidetti "compagni che sbagliano". Certo si trattava di cose molto diverse ma mi è venuto il dubbio che immedesimandosi nell'ottica aziendale della Fiat Epifani abbia appunto voluto indicare un errore di comportamento che renderà più difficile la realizzazione del progetto di "nuova fabbrica" che potrebbe essere attuato appunto se Marchionne  non renderà imbarazzante la manovra del sindacato per fare accettare e digerire senza grossi scandali la nuova organizzazione del lavoro WMC. Un buffetto simile era stato dato a Marchionne da Bonanni che, a fronte della scomposta e nervosa reazione del capo della Fiat, lo aveva invitato alla prudenza, ad aspettare che, pressati dall'incubo della disoccupazione, i lavoratori di Pomigliano venissero a più miti consigli....
 La Fiat non tornerà indietro. I quattro lavoratori potranno avere giustizia dal Giudice se e quando l'avranno e sempre che, nel frattempo, con la complicità dei sindacati, non verrà approvato l'allegato lavoro che rende assai difficoltosa la vita dell'art.18 e sempre che non verranno limitati i poteri del Magistrato ed il diritto al ricorso dei lavoratori. C'è in corso, con la collaborazione di autorevoli parlamentari del PD, uno smantellamento delle norme che tutelano i diritti dei lavoratori. Non è da escludere che il Parlamento, con la finta opposizione del PD, non pervenga a modifiche che si limiteranno al semplice indennizzo del licenziamento. Intanto Sacconi riesce ad infilare "refusi" nelle leggi che vengono approvate per la direttissima del voto di fiducia come quello che riduce le pensioni del sei per cento e aumenta fino a 42 anni di anzianità la soglia per mettersi in quiescenza.
  I toni degli esponenti del padronato diventano di giorno in giorno sempre più pesanti, aggressivi, offensivi. La Presidente della Confindustria si è spinta fino alle accuse di sabotaggio, accuse assai pesanti degne di essere querelate perchè costituiscono grave calunnia e diffamazione. I lavoratori vengono esposti tutti i giorni sulla colonna infame ed additati al ludibrio pubblico. E' stata fatta ed è in corso una scientifica campagna di denigrazione e di criminalizzazione che ha toccato il suo acme
nelle scomposte performance di Brunetta.
  Questa campagna è funzionale ad un radicale rivoluzionamento della condizione del lavoro in Italia
che dovrebbe perdere la dignità che gli è garantita dalla Costituzione collocandolo  a base della Repubblica. Il lavoro deve essere totalmente deregolamentato e sopratutto deve perdere ogni carattere
di accordo bilaterale contrattato tra impresa e sindacati. Le condizioni saranno stabilite soltanto dalla Impresa ed i lavoratori dovranno soltanto adeguarvisi. Prendere o lasciare! E' la vecchia idea liberista di Pannella del contratto individuale che viene offerto e che può essere accettato o rifiutato. Idea basata sulla menzogna di una parità di condizione tra imprenditore e lavoratore bisbigliata anche dal Ministro Sacconi. Il Sindacato perde la sua funzione di rappresentanza che ha avuto per oltre un secolo e si avvia verso altri interessi legati alla gestione di fondi e di enti bilaterali o trilaterali. I lavoratori italiani resteranno sempre venti milioni ma socialmente sarà come se non esistessero. Non viene forse da anni predicata fino alla nausea la scomparsa della "classe operaia"? A fronte di questa
enorme operazione di "bonifica" reazionaria del teatro sociale abbiamo un rafforzamento del ruolo
delle associazioni imprenditoriali che diventano sempre più importanti nelle scelte del governo. Non è stata forse la Marcegaglia a dare lo sta bene alla "manovra" di Berlusconi?
  Giunge notizia di una iniziativa della  CGIL di Potenza di creare un fondo di resistenza per sostenere
i lavoratori licenziati fino al giudizio. Condivido l'iniziativa e spero che venga  presto attuata.
  Solleva un problema esistente ed acuto, il problema di Confederazioni Sindacali forti di oltre dieci milioni di iscritti paganti per delega   che non destinano un solo euro alla assistenza dei lavoratori e delle loro famiglie. Un fondo per sostenere i licenziati dovrebbe essere istituito nazionalmente e dovrebbe servire anche per altre finalità sociali connesse al benessere dei lavoratori.
  Ma in Italia il Sindacato non dà niente e dobbiamo augurarci che non si incontri mai con il padronato e con il governo. Ad ogni incontro sottrae sempre qualcosa ai suoi rappresentati!!
  Pietro Ancona
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To: micromega
Sent: Thursday, July 22, 2010 7:49 PM
Subject: I licenziati in borsa e l'osceno sindacalismo italiano


I licenziati in Borsa e l'osceno sindacalismo  italiano

 La Fiat ha avuto uno strepitoso successo in borsa. Il titolo è aumentato del 6,41 per cento dopo la
comunicazione del buon andamento del trimestre e della scissione in due della Impresa. La Fiat auto prosegue la sua marcia nella globalizzazione verso una produzione di sei milioni di auto ritenuta la sola vincente nella competizione attuale.
 Questo brillante successo borsistico è stato preparato meticolosamente con alcune operazioni
aggressive rivolte a neutralizzare l'insuccesso di Marchionne nel referendum di Pomigliano. Gli azionisti danno le pagelle sul conflitto sociale, sui diritti, sulla forza del sindacato.La Fiat doveva rassicurarli di avere un mano un nodoso bastone e di tenere l'ordine.   Cinque lavoratori sono stati licenziati. Scelti tra gli aderenti o esponenti della Fiom e dello SliCobas che sono
i sindacati che continuano a restare tali e cioè a svolgere le funzioni di tutela dei lavoratori che Cisl UIL ed altri sindacati gialli hanno dismesso da un pezzo. Marchionne in persona è intervenuto su "Repubblica di oggi" sul licenziamento di uno degli operai. Ha testualmente detto: "perchè si deve
tollerare che uno dice di portare il figlio dal medico e poi va a scioperare?" Qualcuno dovrebbe fargli osservare che non c'è proporzione tra il "delitto" commesso e la pena inflitta. In secondo luogo il licenziato potrebbe benissimo aver portato il figlio dal medico ed utilizzato il resto del tempo per partecipare alla manifestazione con i suoi compagni di lavoro. In terzo luogo, partecipare ad una  manifestazione per difendere  i diritti e la dignità  messi in pericolo dalla introduzione di sistemi WMC ha una valenza  morale che non può essere disconosciuta.  I licenziamenti sono stati una fredda e per certi versi maramaldesca risposta all'insuccesso della pretesa mafiosa di condivisione di una riorganizzazione della produzione basata sullo sfruttamento intensivo del lavoro con accordi illegali ed anticostituzionali che sono già stati denunziati alla magistratura ed all'Inail con un esposto che evidenzia le gravi patologie scheletrico-muscolari-nervose alle quali andranno incontro i lavoratori.
 Marchionne ci fa sapere che produrrà in Serbia la manovolume che "con sindacati più seri" si faceva a Mirafiori. La "serietà " alla quale allude Marchionne è quella fin qui dimostratagli da Cisl ed Uil  ma che evidentemente non gli basta per stare tranquillo. La Fiom e la stessa CGIL non sarebbero "seri" e pertanto vengono additati come responsabili del trasferimento all'estero dell'impianto. Insomma chi difende i diritti è responsabile della fuga all'estero delle aziende. Anche il meschino e tartufista quadro politico italiano interviene per lamentarsi dell' estremismo della FIOM e dei Cobas che metterebbero a repentaglio l'occupazione.  Ma la Fiat si trasferisce all'estero perchè la povera Serbia, assetata dal bisogno di creare occupazione, pagherà quasi per intero lo stabilmento. Cosa che a suo tempo è successa a Termini Imerese. I paesi poveri e bisognosi di lavoro sono disposti a pagare coloro i quali si degnano di impiantarvelo. La Fiat quindi avrà contributi dallo Stato serbo e potrà avere a disposizione una manodopera da pagare meno della metà di quella italiana. Questo problema delle disuguaglianze salariali dentro l'Unione Europea sta diventando  allarmante:  c'è una  formidabile spinta al livellamento verso il basso e di sottrazione di diritti da  una imprenditoria cinica, irresponsabile, alla ricerca di profitti "mordi e fuggi" e di zone nelle quali si possono permettere di inquinare senza grossi problemi. Ne sappiamo qualcosa per quanto è accaduto in  Sicilia negli anni sessanta nei poli siracusano e gelese della petrolchimica. Se la globalizzazione abbisogna di regole lo stesso dicasi
dell'area della Unione Europea dentro la quale i paesi dell'Est sono diventati una vasta area per la delocalizzazione di impianti provenienti da democrazie economiche e sociali più mature ed avanzate.
 Sindacati e sinistra non fanno nulla per fronteggiare questa terribile deriva verso l'inabissamento dei diritti e del welfare in Europa. Non esiste una linea di fronteggiamento dei salari e dei diritti dall'attacco padronale. Bisognerebbe chiedere il Salario Minimo Garantito in tutta la Unione Europea ed avviare
la contrattazione europea. Potrebbero iniziare i metalmeccanici con la presentazione di un progetto di
Contratto Collettivo Europeo di Lavoro che potrebbe  ribaltare la tendenza alla decontrattualizzazione sostenuta dalla Confindustria ed appoggiata in Italia da Cisl ed Uil.
 Ma le scelte che stanno compiendo sindacati italiani come la Cisl e l'UIL sono davvero oscene. Bonanni ha elogiato  "l'accordo" di Pomigliano e ne fa un modello da estendere a tutte le imprese italiane. Insomma è d'accordo con la Marcegaglia, Sacconi e con Marchionne: bisogna dare una forte sterzata
e cambiare le regole ed i contenuti del lavoro riportandolo agli estremi parametri indicati per il massimo sfruttamento della prestazione umana.  E' immorale, è osceno che coloro i quali sono preposti alla difesa dei diritti dei lavoratori si facciano portavoce della ideologia  del padronato. Se padronato e sindacato parlano lo stesso linguaggio e condividono le stesse cose i lavoratori si ritroveranno nella solitudine di chi è costretto a chinare la testa o a cercare una via di salvezza diversa da quella che finora  era assicurata da una normale dialettica del conflitto sociale.
Pietro Ancona
                                                                     ****

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, July 24, 2010 1:03 PM
Subject: la truffa newco e l'attacco al ccnl


 La truffa Newco

  Sembrerebbe che la Fiat abbia allo studio il progetto di inventarsi una newco a Pomigliano per riassumere, alle sue condizioni, il personale che le farà comodo, punire con il licenziamento il quaranta per cento che ha osato sfidare il Divino A.d. Marchionne, creare una realtà ab novo simile a quella Alitalia. Il caso Alitalia viene studiato attentamente ed assunto a modello per la nuova società.
 Per quanto i giuristi della Fiat possano essere di altissimo livello e di grande abilità  non potranno tuttavia ignorare che c'è una differenza insuperabile tra la situazione Fiat Stabilimento G.B.Vico e
l'Alitalia. La cordata di imprenditori che ha dato vita alla Kai era costituito di persone fisiche e giuridiche diverse da quelle che costituivano l'Alitalia. Nel caso della Newco di Pomigliano sarebbe la Fiat che succederebbe a se stessa, Marchionne a Marchionne, la famiglia Agnelli alla famiglia Agnelli.
 Quindi si tratterebbe di una operazione che simulerebbe un cambiamento di ragione sociale che in effetti non c'è.  Una truffa!
 C'è una volontà del padronato italiano di sciogliersi dai vincoli della legalità, di profittare del proprio potere per rovesciare il tavolo e riportare a condizioni premoderne le regole del lavoro. La Fiat sembra pronta a non iscriversi alla Confindustria per non avere obbligazioni contrattuali. Vorrebbe fuoriuscire dal sistema contrattuale che sente troppo stretto ed inadatto alla realizzazione delle sue voglie di dominio e di profitto.
 Per quanto la posizione della Marcegaglia sia apparsa di freno a quella di Marchionne non credo che ci sia un reale dissenso nel campo padronale. Emerge con sempre maggiore chiarezza la voglia di ribaltare ogni accordo e di organizzare un regime in cui alla bilateralità degli accordi subentrerà subito
la unilateralità della volontà padronale già apparsa a Pomigliano.  "Queste sono le condizioni! Prendere o lasciare". Naturalmente si sa che il "lasciare" è del tutto retorico dal momento che i lavoratori non hanno alternativa. Hanno bisogno di lavorare per vivere e potrebbero, in caso di necessità, acconciarsi anche alle condizioni più umilianti e più dure.
 Pietro Ancona
                                                                                  ****


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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, July 26, 2010 7:05 PM
Subject: Fiat, Torino, riunione dei "complici" con palo.


 FIAT. Torino, riunione dei "complici" con palo.
 Si apre una settimana cruciale per lo sviluppo del colpo di stato sociale che la Confindustria ed in particolare la Fiat  stanno realizzando in Italia con l'aiuto di Sindacati fedigrafi e politici ruffiani.
 Si riunisce a Torino e non a Roma, al Ministero del Lavoro, una riunione convocata da Sacconi con Marchionne, Cisl ed Uil, Cgil,  il sindaco di Torino ed il Presidente della regione Cota. Si dovrebbe scongiurare il trasferimento della produzione da Torino alla Serbia. La povera Serbia accetterebbe di farsi spolpare fino all'osso accollandosi la costruzione di grande parte dello stabilimento ed assicurando condizioni fiscali di coloniale  favore ivi compresa una zona franca fiat. Inoltre consegnerebbe al  Gran Visir degli Agnelli gli operai ben selezionati a prezzi stracciati, ultradisciplinati, disponibili a qualsiasi sacrificio pur di portare a casa un pezzo di pane: quattrocento euro al mese.    .Insomma più o meno alle condizioni degli schiavi che costruirono le Piramidi. Sono gli  stessi operai che avevano dato vita alla Jugoslavia del Presidente Tito, una grande civiltà del lavoro e del socialismo distrutta dai bombardamenti Nato.Peccato che la Serbia  non li possa militarizzare come fece Mussolini durante le guerre africane. Allora gli operai se  "indisciplinati" su segnalazione della Fiat potevano finire difronte al tribunale Militare di Guerra e rischiavano anche la condanna a morte oppure a lunghissimi e durissimi periodi di detenzione.
 Argomento della riunione con i "complici" (Sacconi così definisce il rapporto confindustria-governo-sindacati) alla presenza confermata del Palo (la CGIL che non se la sente di aderire al club dei complici ufficialmente ma è  costretta a colpi di sperone dal PD, da Chiamparino, da Letta, da Veltroni etc..a stare alle condizioni che pone la Fiat) è la cosidetta "affidabilità" che dovrebbe essere garantita, si dice, dai sindacati ma si intende dalla Fiom. Dei sindacati di base, che pure hanno una loro significativa eroica presenza tra i lavoratori, non si parla nemmeno. Basta cancellarli con un trattino di penna ed ogni tanto decimarli con qualche licenziamento ben mirato! I giornali e le Tv sanno che debbono ignorarli oppure, quando proprio non se ne può fare a meno di parlarne definirli estremisti, pericolosi fondamentalisti, teste calde, antipatriottici.
  Dopo  la vicenda  di Pomigliano seguita dai licenziamenti di rappresaglia quotati in borsa sono portato a credere che abbia davvero ragione Eugenio Scalfari a dubitare della  consistenza dei programmi e delle prospettive reali della Fiat. Scalfari dice che la Fiat si è salvata aggrappandosi alla Chrysler e facendosi finanziare  da Obama e dal Sindacato Uaw e che l'investimento in Serbia avviene a condizioni specialissime ad esborso quasi zero della Fiat. Insomma, osserva in controluce e senza concedere molto credito  il radioso cammino di Marchionne che riesce a scippare il malloppo  soltanto sfruttando lo stato di bisogno e la crisi altrui. In effetti, se si seguono i movimenti di Marchionne si ha l'impressione di trovarsi difronte ad un giocoliere, al napoletano con compare che fa il gioco delle tre carte e ti invita ad indovinare quella vincente: Qual'è la carta vincente della Fiat?
 Il lugubre Bossi, unendosi ad una lamentazione di prefiche maledicenti la Fiom che metterebbe in pericolo l'occupazione, dice: "Senza lavoro non ci sono diritti". Per sottointendere: prendiamoci il lavoro ed ai diritti penseremo un'altra volta...
 La riunione di Torino presieduta da un Ministro del Lavoro che sarebbe meglio chiamare degli Industriali si propone lo scopo di ottenere nuove e significative concessioni dai Sindacati e dalla pubblica amministrazione. I sindacati dovrebbero garantire la cancellazione de facto di diritti garantiti dal ccnl, dalle leggi e dalla Costituzione e fare anche da mazzieri del padrone come i sindacati americani mafiosi  che piacciono tanto a Marchionne. Dovrebbero tenere l'ordine, incitare i lavoratori a fare fino in fondo il loro dovere di macchinari viventi, isolare le teste calde, segnalarle all'ufficio risorse, accettare il loro confino nei reparti più duri. E' cambiata qualcosa dalla Fiat di Valletta che confinava gli operai comunisti e della Cgil nei reparti dove si moriva prima come la verniciatura di una volta?
  A Torino si farà un altro passo avanti, un'altra stazione di via crucis lungo la strada apertasi venti anni fa con l'abolizione della scala mobile e lastricata di diritti perduti fino ai "refusi" fatti in malafede da Sacconi con il consenso dei "complici". Venti milioni di italiani che vivono di lavoro dipendente sono sottoposti ad un attacco che non ha precedenti. L'obiettivo è la cancellazione della libertà e delle sue regole nei posti di lavoro. Un obiettivo al quale lavorano in molti delle maggioranza e della opposizione parlamentare. C'è più opposizione nella cultura giuridica e sociologica che tra partiti e sindacati che una volta erano dalla parte dei lavoratori.
Pietro Ancona
http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=206&artsuite=4

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Wednesday, July 28, 2010 6:00 PM
Subject: Serbia Zastava: bombardamenti ed affari


Serbia-Zastava: bombardamenti ed affari

 L'Italia ha partecipato attivamente ai bombardamenti della Serbia del 1999. Belgrado fu sottoposta per settantasette giorni a spaventose incursioni aeree della Nato che non si limitavano a distruggere ma hanno anche avvelenato l'ambiente e le persone. Non sappiamo quante centinaia di migliaia di persone siano morte dopo la guerra. Se esiste una statistica viene tenuta celata per via di interessi a non dispiacere l'UE e la Nato.  La grande fabbrica Zastava fondata nel 1853 marchio di una affermata automobile fu devastata. I suoi 36 mila operai persero il lavoro. Il governo D'Alema fu molto attivo e scrupoloso nella realizzazione dei piani di bombardamento. L'apparato industriale della Serbia, eredità del glorioso comunismo di Tito che dava lavoro e sicurezza a milioni di lavoratori, fu annientato. Il Danubio fu inquinato da una onda di cianuro che ne distrusse ogni forma di vita. I lavoratori addetti allo sgombero delle macerie ed alla ricostruzione della Zastavo sono morti quasi tutti di cancro. Molti conducono una desolata esistenza di malati terminali. Ma, nonostante abbiano usato terribili armi cancerogene all'uranio ed al fosforo ed ancora continuano ad usarle, l'Italia e l'Occidente si ritengono una civiltà superiore che diffonde nel mondo valori di libertà e di democrazia.
  Ora la Fiat di Marchionne, per un accordo-capestro estorto due anni orsono al governo della Serbia che ha un disperato bisogno di uscire dall'isolamento e dalla discriminazione della Nato e dell'Unione Europea (che hanno riconosciuto il Kossovo come Stato indipendente e sovrano strappandolo dalla viva carne della nazione), ristrutturerà e rilancerà la fabbrica occupando una modesta parte dei lavoratori anteguerra. Riceverà in dono 150 ettari di terreno, diecimila euro per ogni occupato, esenzioni ed agevolazioni fiscali, tutte le infrastrutture necessarie e financo una zona franca per la Fiat per l'importazione di  prodotti semilavorati. Un ben di Dio, una vera e propria cornucopia di beneficts, ai quali vanno aggiunti i finanziamenti della Banca Europea degli investimenti.
 Gli operai avranno una paga massima di quattrocento euro mensili che sono pochi anche per la povera Serbia. Inoltre gli operai saranno praticamente militarizzati, dovranno sottostare a condizioni di lavoro disumane riducendosi a vero e proprio macchinario vivente, non dovranno fiatare e sottoposti ad un regime di spionaggio poliziesco del quale la Fiat ha una antica e ricca esperienza risalente al ventennio fascista e proseguita con il professore Valletta inventore dei famigerati reparti confino e delle schedature dei lavoratori e delle loro famiglie.
 La Serbia stringe i denti ed accetta anche le condizioni più dure. Si è già prestata a qualsiasi richiesta avanzata dalle multinazionali che si sono insediate nel suo territorio. Temo che non starà molto attenta ai problemi di inquinamento delle acque e del territorio. Forse noi siciliani siamo stati attenti allo impatto ecologico creati dalla Montedison e dall'Eni a Gela e Siracusa? Abbiamo cominciato a parlarne soltanto dopo l'evacuazione di un intero paese e la nascita dei bambini deformi. Pur di avere un lavoro ci si è sottoposti ad ogni pericolo. Lo stesso accadrà alla reindustrializzazione serba ad opera di capitalisti stranieri e multinazionali.
 I lavoratori serbi che ne hanno ancora memoria rimpiangeranno il socialismo della Repubblica presieduta da Tito garante di mezzo secolo di pace e di prosperità. Ora sono ridotti ad accettare qualsiasi condizione  senza quella libertà predicata dall'Occidente. Se si azzardano a parlare male dei dirigenti della Fiat verranno immediatamente espulsi dalla fabbrica e condannati alla disoccupazione con le loro famiglie.
 La Serbia dovrebbe essere risarcita a miliardi di euro per i danni subiti dai bombardamenti Nato. Ma
la  regola dei rapporti di forza vuole che invece pagherà per tornare ad avere industrie e lavoro.
 La classe operaia italiana non deve accettare l'indicazione strategica di Marchionne e della Confindustria: tutti uniti come italiani contro gli altri. E' menzognera l'affermazione secondo la quale nella globalizzazione gli interessi nazionali vanno difesi da un fronte unico fatto di governo, industriali e sindacati. Se questa affermazione fosse vera il comportamento della Fiat dovrebbe privilegiare in primo luogo gli interessi del territorio nazionale. Non è così. La Fiat si serve del basso costo di lavoro che può avere all'estero per ricattare ed abbassare la condizione di vita dei suoi dipendenti in Italia. Se proprio non può fare a meno di trasferirsi.
 Per questo ritengo importante la internazionalizzazione della lotta dei lavoratori sulla base di obiettivi comuni da sostenere in Europa: Salario Minimo Garantito, Contratto Unico  Europeo, settimana lavorativa di 35 ore, umanizzazione della catena di montaggio, bando dei sistemi WMC e simili.....Revisione radicale dei parametri iperliberisti di mastricth e di Lisbona..
 Nello scontro nazionalistico o campanilistico i lavoratori saranno sempre perdenti. Ci sarà sempre un posto in cui la manodopera costerà di meno. Il lavoratore italiano deve essere fratello di quello polacco o serbo.
  Oggi l'Europa dell'Est è diventata il laboratorio della destra economica e sociale per l'abbassamento del tenore di vita delle persone e l'abbrutimento del lavoro. Ma la stessa Europa è stata testimone della grande civiltà del socialismo che portava i lavoratori in palma di mano. La fabbrica comunista era a misura di uomo. I diritti nelle fabbrica e nella società venivano rispettati ed ognuno aveva la sicurezza
di vivere senza l'angoscia di perdere tutto con  la disoccupazione e di dovere espatriare.
 Il socialismo, attraverso i Marchionne e la loro folle voglia di ridurre le persone a schiavi tremebondi,
ritornerà di grande attualità. Tornerà ad essere la speranza dell'umanità spaventata dalla barbarie del liberismo.
  Pietro Ancona

 http://cronologia.leonardo.it/la72b.htm
http://www.pasti.org/pona.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Zastava
http://www.francarame.it/node/534

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From: pietroancona@tin.it
To: segreteria@cgilcampania.it
Sent: Friday, July 30, 2010 2:27 AM
Subject: la polonia in italia


 La Polonia in Italia
 
 Con una operazione truffaldina fatta alla luce del sole Marchionne si sottrae alle leggi ed ai contratti
vigenti in Italia.  Va da un notaio e con l'aiuto di alcuni legulei del diritto costituisce una  società Fiat che subentra alla Fiat.  Lo stabilimento Giovanbattista Vico forse sarà chiamato diversamente e sarà giuridicamente appartenente ad una nuova entità ma  tuttavia è una clonazione della Fiat, partorita dentro il corpo e con la stessa proprietà. Gli Agnelli succedono a se stessi. Si limitano a cambiare  ragione sociale al solo scopo di truffare i lavoratori, sciogliersi da ogni obbligo, scegliersi la mano d'opera disponibile alle condizioni che Marchionne si degnerà di dettare e ridettare e che magari saranno ancora più dure ed opprimenti di quelle già firmate qualche giorno fa a Pomigliano e poi a Torino.
 Al fine di disattendere agli obblighi di rispettare il contratto di lavoro a Marchionne è stato suggerito, magari dai "complici" di Sacconi, di non fare iscrivere la newco alla Unione degli Industriali di Napoli. Non so quali legulei abbiano suggerito i due escamotages (newco e non iscrizione) che fanno  acqua da tutte le parti.  In primo luogo è chiarissimo che si sta compiendo un falso. Tutti sappiamo che la newco non è affatto newco ma la Fiat travestita. L'operazione Alitalia non è evocabile dal momento che la cordata della Cai era costituita da persone fisiche e giuridiche diverse da quelle dell'Alitalia. In secondo luogo, secondo la generale interpretazione delle norme che regolano il passaggio delle società queste avvengono sempre rispettando i vincoli e le obbligazioni da parte della società subentrante. Non credo che il signor Marchionne che ha concepito o fatta propria questa spregevole e furbastra soluzione per evadere gli obblighi di un contratto di lavoro che non è tra i migliori d'Europa  perchè  concede ai metalmeccanici italiani il quaranta per cento in meno di quello tedesco e di quello francese possa azzerare tutto, ricominciare da capo, fare come se la storia cominciasse ora. Che farà delle anzianità maturate dai dipendenti? Che farà la nuova società delle obbligazioni contratte dalla Fiat Pomigliano?
Anche la cancellazione dalla Confindustria non gli servirà a molto. Il contratto è legittimato dalla sua
stessa applicazione. Non credo che ci sarà magistrato che potrà accettare per buono il nuovo contratto della Newco. Il principio erga omnes, nella sua logica lettura giuridica, esclude che una furbata possa danneggiare interessi vitali ed essenziali delle persone legate al diritto di avere un trattamento equo e rispondente ai principi della Costituzione.
  Marchionne ritiene di potere trasferire le condizioni che detta in Polonia in Italia. Ritiene che con
due mosse da azzeccagarbugli possa fare i suoi comodi. Fare il manager in questo modo annullando le leggi ed i regolamenti che si ritengono di impedimente è davvero da volgare scippatore. L'industria automobilistica tedesca o francese che paga salari migliori di quelli italiani non ricorre ai trucchi che questo signore sfoggia in Italia. Purtroppo abbiamo un governo indecente moralmente e politicamente incapace di esercitare la sua autorità per impedire questo squallido traccheggio.
 La Fiat si conferma per quella che è sempre stata nella storia d'Italia fin da quando un Agnelli riuscì a fare fuori i veri soci  fondatori dello stabilimento ed impossessarsene. E' sempre vissuta appoggiandosi al potere politico ed anche militare quando è stato il caso per pagare bassissimi salari ed imporre condizioni da caserma. Allo Stato italiano ha succhiato risorse immense. I lavoratori sono talmente poveri da non potere resistere un mese senza salario ma gli Agnelli hanno una cassaforte  munita e presidiata che li fa  ricchissimi. Ora si  vuole imporre una sovversione dell'ordine sociale cancellando i contratti e per fare questo con l'aiuto di qualcuno costruisce carte false.
 Mi chiedo quale dignità abbiamo le istituzioni italiane a subire tutto questo, a farsi trattare da colonia
dal signor Marchionne.  Anche un Governo di destra dovrebbe avere la dignità di reagire e di tutelare l'ordinamento dal sovversivismo di una industria che oltretutto non gioca a carte scoperte e chissà quali altre amare sorprese ci riserva.  Il Parlamento che tace e gira la testa da un'altra parte ne esce assai male. I mille oligarchi che lo compongono sono soltanto dei privilegiati a cui non importa il decoro che l'operazione Marchionne spazza via. Si torna all'era delle caverne.
Pietro Ancona
                                                   ****

 

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, July 30, 2010 6:19 PM
Subject: Fini: effetti collaterali sul PD


Fini: effetti collaterali su PD

 Nel paese orribile in cui la gente si uccide nelle carceri, in cui si può essere detenuti a vita nei manicomi criminali e lasciati legati ad un letto di contenzione per venti anni,  in cui una bambina viene tolta alla madre perchè guadagna troppo poco ed un'altra bambina viene tolta ai genitori perchè abitavano una casa fatiscente, in cui altri bambini vengono lasciati digiuni da un Sindaco che, tuttavia, continua a percepire la sua lauta prebenda
e magari presto l'aumenterà come hanno fatto altri suoi colleghi politicanti di professione, in un paese in cui succedono queste e tante altre orribili cose, la rottura di Fini e del suo gruppo con Berlusconi
e la sua destra corrotta avida ed insaziabile, è un segnale di speranza, una piccola luce che si accende
nel buio di una deriva autoritaria fondata sull'odio sociale e sull'accaparramento delle risorse.
 Possiamo essere certi che Fini è una persona onesta. Se non lo fosse, i mastini ed i molossi di Berlusconi che ha certamente fatto setacciare accuratamente la sua vita  lo avrebbero già sbranato. E' importante, molto importante che alla base della rottura tra Fini e Berlusconi ci siano valori etici, sia stata posta una questione morale e  si siano sollevati problemi fondamentali di difesa dello spirito della Costituzione a cominciare dai diritti civili.
 Il campo di battaglia sul quale si è combattuta l'ultima battaglia dentro il centro-destra è la cosidetta legge-bavaglio, bloccata per una mobilitazione della opinione pubblica che ha inciso profondamente e che è riuscita anche ad attirare l'attenzione internazionale sull'Italia. Ma sappiamo bene che non è soltanto questa la causa della frattura di una collaborazione che ha coagulato una forte maggioranza di destra che ha cambiato  radicalmente il paese. Il razzismo leghista era diventato troppo pesante ed arrogante negli ultimi due anni di governo. Si può dire che le due fondamentali leggi sulla sicurezza che hanno fatto scoppiare le carceri per i reati inventati a carico dei migranti siano state volute da Bossi e dai suoi. Anche il federalismo demaniale che sta impoverendo il patrimonio dello Stato e che arricchirà tanti speculatori privati è stato fatto sotto spinta leghista e porta il suo marchio.
 Fini ed i suoi portano la grave responsabilità di avere condiviso finora tutte le scelte del centro destra anche le più infami contro i diritti umani e civili. Portano la responsabilità di un totale oblio della questione meridionale dove classi dirigenti fatte di politicanti ingordi si accaparrano e distruggono le poche risorse disponibili senza dare uno sbocco alla grave crisi sociale. La Sicilia di Termini Imerese,
la Sardegna dell'Isola dei Cassintegrati, la Calabria della oligarchia di Loiero e dei suoi successori, la Campania di Bassolino ed ora di Cosentino e Caldoro, sono diventati luoghi di grande sofferenza sociale e disperazione. La demolizione della scuola e della università aggiungono difficoltà e privano
di uno sbocco di occupazione i nostri professori.  Quando sta accadendo alla Fiat e nel mondo del lavoro per l'eversione degli industriali che fanno carta straccia delle leggi e dei contratti  incupisce di molto il mondo in cui viviamo. Su scuola, università, lavoro la voce di Fini non si è sentita come non si è sentita quella della "opposizione"- Eppure,  la sua resistenza caparbia al berlusconismo produrrà effetti positivi e di sinistra.  Blocca la calamitazione verso il grande buco nero della democrazia italiana del più grande partito dell'opposizione parlamentare.
  Fini è uomo di destra che ha scelto di spendersi per una politica basata sulla civiltà e sul rispetto della Costituzione e delle regole della democrazia. Non dobbiamo aspettarci da lui più di quello che può dare ed è già tantissimo. Intanto mette un argine alla continua degenerazione autoritaria del potere
ed alla guerra tra le grandi forze della democrazia italiana: parlamento, magistratura, informazione.
 Ma la sua coraggiosa e ferma iniziativa ha un effetto collaterale  assai importante: blocca lo smottamento a destra del PD, blocca la ulteriore reticolazione del rapporto malsano bipartisan tra parti essenziali del PD ed il Governo Berlusconi.
  L'Italia ha bisogno di una opposizione basata sui valori e sugli interessi di una parte cospicua della popolazione vessata dal potere e dalle scelte della maggioranza. Il PD era diventato assai somigliante
al Pdl specialmente nelle questioni essenziali di governo dell'economia  e nella collocazione con il padronato. Niente distingueva più il PD dal Pdl sulle privatizzazioni a cominciare dalla questione della acqua e sulla gestione dei servizi comunali. Sui temi della pace e della guerra, il PD è da molto tempo schierato con l'atlantismo più ottuso e servile. Ha tirato la volata a Marchionne nell'attacco più grave che sia mai stato compiuto in Italia ai diritti giuridici e civili dei lavoratori.
  Il Parlamento italiano è stato finora sbilanciato a destra in quasi tutti i suoi settori. Il Partito che Fini
creerà oggi introdurrà una nota dialettica positiva, bloccherà il deragliamento a destra, riaprirà il dibattito sulle questioni davvero importanti che il paese deve risolvere.
 Il PD non è stato finora all'altezza dei problemi posti dalla secessione di Fini ed ha reagito da bottegaio che teme di non potere più fare i suoi buoni affari. Ora sarà costretto a riflettere su se stesso e sul suo ruolo in Parlamento e nel Paese. Dovrà decidere  quale crisalide dovrà uscire dal bozzolo  dell'incocervo che tiene in ostaggio dieci milioni di elettori di sinistra. Può il PD essere un Partito di destra quando Fini ne ha foggiato con le sue iniziative e lotte politiche uno moderno, civile,
bene accetto alla gente? 
 Pietro Ancona
______________

    Niki Vendola

 

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Saturday, August 07, 2010 5:16 PM
Subject: l'errore fatale di Niki Vendola

  L'errore fatale di Vendola

 Nel mare pieno di detriti della politica italiana, la candidatura di Vendola ha suscitato interesse fino a coinvolgere  gruppi entusiasti di giovani e di militanti della sinistra delusi ed irritati dalle debolezze e contraddizioni del PD e dal catacombismo di molta parte dei comunisti da tempo desaparecidos o unteground. Frequento internet e mi capita di incontrare compagni che si battono per sostenere la candidatura di Niki. La sua stella brilla non solo nell'emisfero sinistro della politica italiana ma anche
in diversi ambienti della borghesia già berlusconiana e stanca e schifata dal Cavaliere. Il mio farmacista che era stato candidato alle comunali di Palermo per il PDL mi ha detto, con un sorriso, che le sue simpatie per Vendola aumentavano e che probabilmente lo avrebbe votato alla prima occasione utile.
 Il fenomeno Vendola nasce dalla profonda delusione e dallo smarrimento del popolo di sinistra sempre più perplesso di fronte ai comportamenti a volte sconcertanti del PD. La recente infelice
dichiarazione a favore di un governo Tremonti è stata la goccia che ha fatto traboccare il carico di
insoddisfazioni che Bersani ha sollevato durante tutta la sua gestione politica del partito. I gruppi
dei comunisti divisi tra seguaci di Ferrero, Rizzo, Di Liberto, Ferrando si guardano in cagnesco e non riescono ad attuare una politica di emersione dal sottosuolo e di ricomposizione in un unico grande partito  di classe. La federazione della sinistra non decolla. In breve viviamo in un  Paese che ha il Parlamento più di destra che si possa immaginare. I programmi del Pdl e del PD quasi coincidono in tutto. Anche IDV possiamo considerarlo un partito populista di destra anche se ha salvato un poco di decoro all'opposizione.  Insomma, in questa palude fangosa spunta come un fiore splendido questo politico, questa persona onesta, militante dell'antimafia ed amministratore capace che ,contro i mammasantissima di D'Alema e di Fitto,  ha vinto in Puglia facendo della regione una   Istituzione
popolare tra gli abitanti.  fenomeno raro in Italia in cui le regioni sono vissute come sanguisughe di risorse e luoghi del privilegio dei politici e dei loro famuli e compari di merende.
 Non ho dubbi che se Vendola arriverà a candidarsi alle primarie del PD ( se mai si faranno) le vincerà
e si consacrerà leader dell'alternativa a Berlusconi per una nuova stagione del centro-sinistra che molti già chiamano di sinistra-centro.
 Ma io considero perdente ed anacronistica la coalizione del centro-sinistra. Prima di tutto perchè non è più l'Ulivo, non è animata da nobili ideali che diedero vita al primo governo Prodi. Oggi le pulsioni liberiste ed antioperaie sono fortissime al suo interno: Letta, Ichino, Bersani, Fassino tra Marchionne e
i metalmeccanici hanno scelto Marchionne. La Confindustria li interessa molto di più dei carcerati della Isola dei Cassiintegrati. Condividono fino in fondo ed ancora di più il feroce liberismo che sta sconvolgendo ed immiserendo venti milioni di lavoratori dipendenti italiani. Il PD è per le privatizzazioni e per il federalismo ed ha accordi sottobanco con La Lega per buoni rapporti nel Nord del Paese. L'europeismo del PD è di tipo iperliberista ed atlantico. D'Alema ha bombardato Belgrado senza farsene tanti scrupoli. Fassino ed i suoi pari si sono schierati con Israele contro i pacifisti della striscia di Gaza e sostengono le guerre coloniali dell'Impero.
 Il centro-sinistra di Vendola dovrà  rinnovare tacitamente o apertamente la conventio ad excludendum verso la sinistra comunista decretata da Veltroni dopo il noto accordo elettorale con Berlusconi. Gli sarà imposto da Bersani, Franceschini, Fioroni...
  Se Vendola vorrà il consenso di queste persone dovrà adeguarsi alle loro idee. Non potrà mettersi in conflitto sostenendo cose diverse. Se farà questo non sarà più Vendola ma un'altra cosa diversa da quella che la gente crede di identificare.
  Per quanto la sinistra comunista sia divisa e sotterranea è la sola che sostiene la causa dei lavoratori e della pace e si oppone alla svolta fascista e militarista della Confindustria. Vendola fa finta di non vederla ed è a disagio. Non sa come regolarsi e si limita a non respingere l'aiuto che gli viene offerto da Ferrero o altri.
 Ma l'errore fatale di Vendola è quello di accettare il meccanismo delle primarie e della finta democrazia del bipolarismo italiano. Le primarie sono riservate a persone che hanno raggiunto una visibilità massmediatica forte. I massmedia sono fondamentali al successo di un candidato. Non a caso le primarie  vengono dalla cosidetta democrazia americana dove la lotta avviene tra miliardari o candidati di gruppi potenti dell'economia e della finanza. Ma la popolarità di una persona non basta
per avere la nostra fiducia. Berlusconi è popolarissimo e riuscirebbe primo in tante primarie. Ma questo non fa di lui il dirigente, lo statista di cui l'Italia ha bisogno.
 Al meccanismo del bipolarismo e delle primarie bisogna sostituire il ritorno alla proporzionale ed alle preferenze. Un Presidente eletto dal Parlamento è preferibile ad un Presidente o Governatore o  Sindaco che per la legge attuale hanno un terribile potere di ricatto sulle assemblee elettive. " Se cado io, voi cadrete con me". La paradossale legge elettorale italiana che  mette  il potere legislativo nelle mani di una sola persona è inaccettabile e va cambiata.
 Altro errore di Vendola è quello di schierarsi, acriticamente, dalla parte delle Regioni così come sono
nella loro rivendicazione contro i tagli di Tremonti. Le Regioni hanno un costo della politica diventato insopportabile, hanno migliaia di consulenti di cui non c'è alcun bisogno, hanno privatizzato ed appaltato quasi tutto riducendosi a terminali erogatori di favori a cricche o a cordate di imprenditori che hanno scoperto il denaro pubblico come lubrificante delle loro imprese. Le Regioni italiane vanno
chiuse. Ha ragione Giorgio Ruffolo a proporre due maxiregioni federate in sostituzione dei venti statarelli che stanno dissanguando gli italiani. Due maxi-regioni e Comuni riformati come voleva Carlo Pisacane.
  Per questo e molte altre cose credo che il problema non sia quello di fare il tifo per Vendola incentivando il suo naturale accondiscendente tartufismo. Dobbiamo chiedere a Vendola di costruire un movimento non per vincere le elezioni ma per dare un partito ai lavoratori che da anni non l'hanno più e non hanno più neppure sindacato. La CGIL è stata sequestrata da Bersani come suo "capitale" nei negoziati per i voti dell'imprenditoria italiana. Sono anni che invece di conquistare diritti ne toglie assieme a Cisl ed Uil oppure limitandosi a fare il convitato di pietra o il palo o il complice silente.
 Venti milioni di lavoratori che hanno subito un vero e proprio colpo di Stato ed hanno avuto decurtato il loro reddito del cinquanta per cento, che dalla legge Biagi hanno visto i loro figli diventare precari a vita e schiavi per pochi spiccioli, con le pensioni saccheggiate pur essendo l'Inps attiva, hanno bisogno di un Partito di un movimento che li difende. Non si può vincere senza di loro o, peggio, contro di loro. Il problema dell'Italia  è ridare sicurezza a tutte queste persone, a quanti sono minacciate dai licenziamenti e dalla perdita dei loro diritti. Fare vincere una Oligarchia, seppure guidata da un leader onesto e brillante, non  il nostro obiettivo, Dobbiamo fare vincere i diritti e una idea di società solidale ed antimalthusiana. Con la ricostruzione dei diritti e della sicurezza dei lavoratori ricostruiremo l'Italia civile e solidale come è stata nei momenti più alti della sua vita politica.
  Pietro Ancona

                                                         ****


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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, August 09, 2010 5:18 PM
Subject: elogio della politica anonima ed acefala

Elogio della politica anonima ed acefala
 Mi sono domandato del perchè e del come si sia creata una profonda e trasversale (almeno nei vari comparti della sinistra) corrente favorevole alla candidatura di Nichi Vendola alla guida del centro-sinistra o del sinistra-centro come gli entusiasti fautori denominano la coalizione vendoliana  in competizione con il centro-destra. Questa candidatura nasce dalla voglia di avere una personalità che abbia una grande visibilità nel mercato politico e che possa competere con Berlusconi e sconfiggere il centro-destra. Una personalità sperimentata in Puglia sul terreno della gestione amministrativa positivamente. Infatti si dice: "pugliamo l'Italia!!" che si adatterebbe benissimo alle trasformazioni che la politica italiana ha subito nel corso degli ultimi venti anni e che hanno inciso profondamente nel sistema istituzionale. I Sindaci, i Presidenti delle Province, i "Governatori" vengono eletti direttamente dal  popolo ed addirittura le assemblee elettive che dovrebbero controllarli decadono in caso di loro indisponibilità per malattia, per arresto, per dimissioni. Sono quindi obbligate ad essere accondiscendenti e collaboranti e addirittura a vigilare sulla loro buona salute.  Al Congresso di Torino del 1976 i socialisti scelsero la strada della soppressione del Comitato Centrale e della nomina di un Consiglio nazionale da affiancare al leader Bettino Craxi. Il craxismo ha dato vita al leaderismo ed ha contaminato di questa "novità" tutto il quadro politico. Il PCI ha cercato di adeguarsi sia pure con le difficoltà di un partito "pesante" che però presto sarebbe stato messo fuori gioco con la chiusura della maggioranza delle sue sezioni e la crescita del peso dei gruppi parlamentari o elettivi e degli amministratori sui dirigenti veri e propri delle Federazioni e della Direzione. IL giovane e disinvolto sindaco di Firenze Renzi e l'europarlamentare  dalla lingua puntuta Debora Serracchiani sono la personificazione di questa "sinistra" senza comunismo. Il processo si è accelerato dopo la crisi di tangentopoli e per  l'emergere di una nuova classe di imprenditori rivoltosi verso la vecchia Confindustria degli Agnelli, dei Pirelli e delle grandi famiglie del capitalismo italiano. Berlusconi ed i suoi amici milanesi e del Nord est non hanno fatto mistero della loro insofferenza verso il vecchio assetto del potere industriale e finanziario e, forti di montagne di denaro guadagnate nel terziario e nel sistema della media industria, hanno dato la scalata al potere politico.
 Compiacenti  scienziati della politica intanto inventavano un nuovo alfabeto in cui la parola chiave era
"modernità" e la cosidetta società liquida in cui possono navigare soltanto partiti liquidi. Il tutto condito di belle parole e profonde concetti che io traduco così: il contenitore è uno ed uno soltanto: il liberismo. I partiti debbono adattarsi a questo contenitore come un guanto si deve adattare alla mano.
 Pensiero unico e partiti che competono per contendersene il servizio. Tutto il sistema massmediatico
è funzionale a questo schema. In TV vediamo e chissà ancora per quanto tempo vedremo sempre le stesse persone che ripetono sino alla noia, alla saturazione, le stesse cose. In tutto si tratta al massimo
di una ventina di "politici" che gli spettatori debbono identificare con i partiti o i movimenti che rappresentano.
 Ma perchè la personalità del leader diventa così importante, così decisiva? Perchè nel bipolarismo delle cosidette democrazie occidentali i programmi delle maggioranze o delle opposizioni non sono mai davvero alternativi. C'è differenza tra Bush ed Obama? Si tratta di sfumature o di articolazioni a volte importanti ma interne ad una sola scelta di fondo. A volte si tratta di contrasti radicali, fondamentali, come quelle che in Italia dividono il PD dal PDL sulla questione morale, sull'uso delle risorse pubbliche, sul ruolo della Magistratura. Ma la politica estera e la politica sociale sono sostanzialmente identiche. Sulla linea Marchionne non c'è differenza tra Pdl e PD. Sull'Afghanistan idem.
 In sostanza la opzione leaderistica  a sinistra è surrogatoria di un programma alternativo a quello delle classi dominanti. Vendola diventerebbe la bandiera di una gestione onesta e pulita delle stesse scelte fatte dal centro-destra. Non passa per la mente di nessuno che è invece venuto il momento di fermare
questa involuzione personalistica e liberistica della politica italiana e ridare voce alla classe operaia ed a tutte le forze che si richiamano alla sua affermazione come classe dirigente ed egemonica della cultura e della politica del Paese.
  Riflettevo sul fatto che l'Europa ha conosciuto decenni di guida politica socialdemocratica in Germania, in Francia, nei paesi scandinavi, nella stessa Inghilterra Blair escluso (questi non è mai stato socialista). In questi decenni che hanno fatto civile l'Europa ed hanno creato un ceto medio di centinaia di milioni di persone assistito da un welfare di straordinario valore sociale il ruolo delle persone è sempre stato secondario quasi invisibile rispetto a quello dei partiti. Abbiamo conosciuto
statisti illustri come Oscar Palme, Willy Brandt, Francois Mitterand quando sono diventati governanti
ma il socialismo europeo è stato fatto dai partiti "pesanti" e dai programmi. La gestione della politica non è mai stata personalistica ma espressione della scelta, della volontà collettiva, delle organizzazioni
politiche e sindacali del blocco sociale di riferimento. Queste socialdemocrazie si sono avviate ad un malinconico tramonto quando hanno attenuato la loro identità di classe ed hanno sposato gli interessi generali del capitalismo rinunziando a condizionarne la funzione.
 Ora, in Italia, questo blocco sociale di riferimento è stato "posato" dal PD e dal Sindacato. Le altre strutture sociali come la Cooperazione sono diventate a tutti gli effetti imprese capitalistiche e multinazionali. I lavoratori sono stati abbandonati come e con  Cassiintegrati dell'isola dell'Asinara. Vendola o Bersani o Veltroni o altri potranno vincere sul piano elettorale Berlusconi o Fini o  Bossi ma soltanto ingraziandosi parte dello elettorato di questi e per fare la loro stessa politica. Ma noi che interesse abbiamo a ciò? L'Italia che cosa ne ricaverebbe?
 Per questo credo che l'Italia diventerebbe un paese civile, politicamente maturo, quando alla rissa dei galli che si beccano in TV, si sostituiranno partiti forti e programmi alternativi, quando ci avvieremo ad una fase politica anonima ed acefala ma ricca di idee, programmi, proposte, realizzazioni, scelte alternative.
  Pietro Ancona
 
http://www.politicaresponsabile.it/temi/13/partiti-e-societa-liquida.html

                                                               ****


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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, August 13, 2010 8:43 PM
Subject: ad continendos homines, non ad puniendos


ad continendos homines, non ad puniendos.


Al contrario di quanto costituiva la filosofia della carcerazione
nell'antichità, il carcere oggi ha un carattere fortemente afflittivo, non
rieducativo come prescrive la Costituzione, è un luogo di vendetta dello
Stato nei confronti di quanti considera suoi nemici o soltanto sue mele
marce che bisogna isolare dal corpo "sano" della Nazione.  Scriveva nel suo
decreto il Granduca di Toscana a proposito del carcere: "la possibile
speranza di veder tornare alla Società un Cittadino utile e corretto; "
dichiarando il recupero sociale la più importante finalità della pena . Questa finalità
è stata contestata da assordanti campagne propagandistiche  nelle quali si sono
distinti la Lega e la destra  e che hanno aumentato a dismisura la sensazione
di insicurezza della cittadinanza al fine di aizzarla ad una concezione
punitiva e vendicativa. La destra al governo ha dato vita ad una
legislazione sulla "sicurezza" che ha riempito fino quasi a fare scoppiare
le carceri italiane con la criminalizzazione di comportamenti che potrebbero
essere soltanto contravvenzionati o che addirittura non costituiscono reato.
Essere sanspapiers aumenta la pena di un terzo e costituisce
una discriminazione che nessuna Costituzione di un paese civile potrebbe
tollerare.

Il carcere è luogo di afflizione e di pena dei poveri puniti per reati che
raramente pongono grossi problemi di allarme sociale. Personaggi come
Previti, Dell'Utri, Balducci, Tanzi, ed altri squali della stessa stazza non
finiscono in carcere. Se vi finiscono  ci stanno poco tempo e godono di particolari privilegi.
Ottaviano Del Turco fece un mese di detenzione mantenendosi rigorosamente
distante dalla popolazione carceraria di Sulmona. I potenti erano in fila
per essere ricevuti nella sua cella dove venivano ammessi come alla presenza
di un illustre dignitario. I grandi reati finanziari dei colletti bianchi
restano quasi sempre impuniti anche se hanno provocato danni immensi a volte
a centinaia di migliaia di persone o ad intere
Nazioni. I responsabili della bolla immobiliare USA che hanno truffato  milioni
di persone nell'acquisto facilitato delle case che poi non hanno potuto
pagare perchè rincarate ed hanno dovuto abbandonare perdendo tutto  non sono stati puniti. Quanti hanno inondato il pianeta di titoli falsi si sono poi liquidati benefict
scandalosi di milioni di dollari. Soltanto uno di loro è finito in galera mentre
il furto in un supermercato viene punito con carcerazione che, a seconda
della condizione dell'imputato, può anche essere ergastolo.
  Il Partito Radicale  quest'anno come l'anno scorso ha assunto l'iniziativa
di visitare le carceri italiane il giorno di ferragosto. Iniziativa ben
progettata dal punto di vista propagandistico come sono soliti
fare i radicali, maestri nell'arte della comunicazione. Le conferenze stampa
di Pannella e dei suoi sodali saranno l'unica attività politica di un giorno
destinato al relax totale dagli italiani. L'indomani della conferenza stampa
che denuncerà le gravissimi intollerabili condizioni constatate dai nostri
eroi sarà presentata una interrogazione, si farà uno o più digiuni e tutto
tornerà come prima. In effetti la proposta radicale è per una amnestia o un indulto.
Sono convinto che l'inerzia del governo, che dopo aver promesso  un anno fa 17 mila nuovi posti
carcere non ha fatto,  niente tranne che commissariare per sfuggire ai controlli, vuole provocare una questione umanitaria nelle carceri
per convincere il Parlamento al varo di misure di indulto ed amnistia che servono i grandi profittatori di regime, le cricche. La sofferenza dei reclusi viene strumentalizzata ed usata per i potenti. In effetti la situazione carceraria è diventata tragica. L'Italia è sempre stata particolarmente feroce con i suoi
prigionieri e con quanti ha avuto in dominio nei lagers. Già nel 1861 il neonato stato di Cavour e dei Savoia rinchiudeva nel terribile Forte Fenestrelle diecine di migliaia di soldati napoletani e meridionali
per condannarli a morire di fame e di freddo. I loro corpi venivano squagliati nella calce viva. Carmine Crozza, capo popolare della rivolta antisavoia, veniva sottoposto a crudeli trattamenti  che durarono
fino alla sua morte in carcere. Lo stesso avveniva per Giovanni Passannante che aveva attentato alla vita di Umberto primo chiuso per dieci anni in isolamento assoluto in una cella sotto il livello del mare,costretto a mangiare i suoi escrementi. La pena per Carmine Crozza e Giovanni Passannante è proseguita oltre la loro morte. Le loro teste furono tagliate, studiate da lombrosiani e conservate in un museo di Torino dove sono esposte assieme ad altri anonimi resti di condannati per un qualche reato.
 L'opinione pubblica è stata avvelenata dai massmedia della destra con martellanti campagne contro
i reclusi attuali. La gente è stata indotta a disprezzare ed odiare i detenuti. Anche persone di orientamento democratico e di sinistra sono state attirate in questo vortice di odio violento del securitarismo. Sindaci di centro-sinistra si sono lasciati andare  a misure antiumanitarie contro i migranti ed i senza tetto. I barboni vengono schedati da Maroni.  Non avere casa è diventato indizio di asocialità criminale.
 Basterebbero alcune modeste e ragionevoli delegiferazioni per ridurre la popolazione carceraria. Mi riferisco alla legge Fini-Giovanardi sulla droga ed alle leggi sulla sicurezza. Inoltre bisognerebbe
modificare profondamente i regolamenti carcerari e le normative che graduano i penitenziari in tanti gironi di inferno. Non si possono trattenere persone in galera per  anni dopo avere scontato
la pena inflitta dal Magistrato. Si debbono abolire il 41 bis e tutte le norme di appesantimento oggi previste. Il carcere deve essere il luogo in cui si sconta la pena inflitta dal Giudice senza varianti che finiscono per diventare una seconda e più pesante condanna.
 Ma si farà un gran baccano soltanto per l'amnistia e l'indulto. E' quanto interessa il senatore Dell'Utri
che domani sarà accanto a Pannella nello spettacolo allestito per dopo la visita. Indulto ed amnistia che interessano appunto Dell'Utri e molti altri della Oligarchia.
 Pietro Ancona

http://www.ristretti.it/

                                                                   ****

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: repubblicawww@repubblica.it ; Repubblica
Sent: Friday, August 20, 2010 11:58 AM
Subject: Ritiro truppe Usa dall'Iraq



Caro Direttore,

avete dedicato tre pagine per raccontare il ritiro dei soldati americani dall'Irak. Rampini ha puntugliosamente citato il numero di soldati morti in sette anni di occupazione militare (4475)
Non avete dedicato un solo rigo ai morti irakeni  a centinaia di migliaia,  causati dai bombardamenti e dai killers USA, alle case distrutte, alla violenza subita dal popolo irakeno. Come se non fossero esseri umani, come se non ne valesse neppure la pena di parlarne.
Voi siete un giornale democratico e liberal? Non lo siete! Siete un giornale della colonia Italia al servizio dell'Impero e dei colonizzatori.
E' una vergogna che non vi chiediate neppure il senso di questa lunga ed orribile guerra alla quale segue quella dell'Afghanistan e poi quella dell'Iran e poi..., ci sarà altro perchè bisogna dare da fare alla macchina finanziaria ed industriale USA.
  Rampini è perfettamente embedded. Anche di scaltra scrittura.
 Pietro Ancona

                                                         ****

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, August 23, 2010 6:03 PM
Subject: Arroganza del PD

Arroganza del PD


 Fa bene Franceschini a dire di non temere le elezioni e di pensare di poterle vincere. Il ricatto dello scioglimento delle Camere deve essere respinto. Sono convinto che non ci sarà un plebiscito per riportare la Cricca P3 ed il suo Capo al governo! Sono anche dell'opinione che non dobbiamo aspettarci dai prossimi tre anni che disgrazie violenze e sfascio dell'ordinamento costituzionale dello Stato ed altri sfasci nel sistema economico. Tutto sommato, anche se il voto è una sorta di salto nel buio è meglio che assistere all'agonia dello Stato e della sua Costituzione.
 La situazione sociale è diventata davvero critica mentre il mare antistante Villa Certosa è popolato di panfili di  lusso sfacciato  della imprenditoria ladrona e scroccona.
 Le privatizzazioni volute bipartisan hanno aumentato i costi di tutti i servizi e spesso hanno mancato
i loro obiettivi. Dovunque i privati si sono inseriti nella gestione dell'acqua o della nettezza urbana le tariffe sono diventate insopportabili, esosissime ed i servizi sono peggiorati. Le privatizzazioni del sistema di notificazione e riscossione delle imposte ha portato agghiaccianti ed inaccettabili vessazioni per chi ha avuto la disgrazia di saltare qualche pagamento. Casa e beni ipotecati. Ganasce alle auto o alle moto. La devastazione dei licenziamenti per chiusura o delocalizzazione degli impianti (che sembra non interessare nessuno neppure i sindacati) ha creato una compressione dei salari durissima che ha effetti sui consumi. Solo i negozi di lusso non subiscono crisi. Ma i grandi empori popolari registrano le difficoltà di una clientela impoverita che forse entra nei supermercati solo per godersi il fresco o fare compere rituali come la famiglia del Marcovaldo di Calvino. La scuola è stata sfasciata dalla signora Gelmini assistita all'uopo da un micidiale  "genio" di guastatori, conoscitore profondo della foresta quasi impenetrabile degli insegnanti. Non avevo mai visto  piangere un professore. L'ho visto oggi, a Palermo, dove sono stati fatti saltare seimila posti di lavoro. Gente che da venti anni non ha fatto altro che insegnare dove potremmo occuparla? Di che cosa camperanno le loro famiglie? Che cosa sta diventando la scuola italiana? Il panico si è impadronito di migliaia di famiglie che non sanno cosa faranno a ottobre.  Anche la Sanità corre i suoi grossi rischi ma la tengono in vita perchè nutre i nuovi imperi economici della scroccona e ricchissima borghesia italiana capace di esportare trecento miliardi di euro in grande parte sottratti ai loro dipendenti ed allo Stato.  L'impero di Ajello a Palermo, quello degli Angelucci nel Lazio e altrove, la fantastica e quasi miracolistica opera di Don Verzè in Lombardia. In abruzzo abbiamo avuto le mirabolanti vicende di Del Turco ed Angelini. Insomma, la sanità fornisce il carburante ad un sistema di cliniche convenzionate che non durerebbe  due giorni se dovesse  reggersi da solo. Nel mezzogiorno d'Italia stanno bene soltanto coloro che si sono ammanigliati alle Regioni. Migliaia e migliaia di persone vivono di politica accanto agli Oligarchi superpagati e superprivilegiati mentre attorno a loro si fa il deserto. Il Sud aveva  una sua risorsa sin dalla fondazione della Repubblica nella pubblica amministrazione: forniva quadri alla magistratura, alla scuola, all'esercito. L'attacco al welfare ha chiuso questo vitale sbocco ai figli della media borghesia e del ceto popolare. Una ragione della unità d'Italia sta venendo meno e un'area grande quando il Regno delle Due Sicilie è stata spinta alla disperazione. Quanto tempo potranno resistere ancora i cassintegrati dell'Asinara giunti al 173° giorno senza che l'Eni, una multinazionale  tra le più potenti del mondo di proprietà dello Stato , li abbia degnati di uno sguardo? Nei prossimi quattro mesi conteremo le macerie di quel che resta del sistema industriale meridionale.
 Sei milioni di giovani vivono dei contratti-truffa inventati dalla Legge Biagi. Guadagnano la metà dei minimi salariali e galleggiano per la ciambella di salvataggio delle famiglie dove le pensioni ancora decenti dei loro genitori integrano il meschinissimo reddito cocopro o partita iva o interinale o altro.
 Questi sono alcuni tratti della realtà del lavoro italiano. Eppure l'Italia è la settima potenza industriale del mondo per PIL. Ma è al trentesimo posto dell'OCSE per salari. Anche i diritti cominciano ad essere seriamente intaccati.
 Ora al PD di Franceschini e dei suoi colleghi questa situazione che ho accennato non sembra interessare. Nessuno dei problemi che ho evocato è nella  loro agenda.
 L'unica scienza della quale si occupano è la politologia.Con arroganza eguale a quella di Berlusconi
chiedono a tutte le opposizioni di unirsi a loro per abbattere Berlusconi. Ma non dicono la verità e cioè che la loro vera intenzione è quella di avere con loro Casini dal momento che il loro programma è simile a quello del centro-destra. Pare che continuino a pensare ad una sorta di conventio ad excludendum per i comunisti ed i verdi rimasti fuori dal Parlamento dopo essere stati dissanguati dal sostegno al governo Prodi. Hanno ancora qualche esitazione su Vendola e sul suo raggruppamento ma non intendono cedergli la leadership del centro-sinistra.
 L'Italia è tra l'incudine ed il martello. Il PD sta con Marchionne e la Marcegaglia e fa prediche "moderniste" ai metalmeccanici e la Fiom. Nessuna condanna per Marchionne da parte del Pd e della CGIL. Solo una tiratina d'orecchie da Epifani che lo accusa di "non fare gli interessi della Fiat!" E' impressionante notare nel successore di Di Vittorio come il suo ragionamento riguardi soltanto l'azienda e la sua strategia che - consiglia - dovrebbe essere più scaltra.  I consigli che rivolge non sono di cambiare linea ma di essere più prudente per non creare imbarazzi negli amici sindacalisti. . Il sindacato italiano non è ancora al livello dei Kapò americani che spiano e controllano il rendimento degli operai e quanti minuti si prendono per fare la pipì ma è sulla buona strada...
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Thursday, August 26, 2010 4:25 PM
Subject: Attacco al diritto alla vita


 Attacco al diritto alla vita

 Tremonti ha sferrato un attacco frontale alla legge 626 che protegge, parzialmente, la sicurezza dei lavoratori. L'ha definita sprezzantemente "una roba", un lusso che l'Italia non può permettersi. Parla dell'Italia che destina una montagna di soldi all'Oligarchia politica la più privilegiata esistente al mondo e che ha ridotto la fetta di reddito del lavoro dipendente di quindici punti negli ultimi dieci anni. Lo stipendio di Tremonti ministro è maggiore di quello percepito dal presidente degli USA. Non credo che abbia le carte in regola per chiedere al Paese di risparmiare sulla tutela della vita dei lavoratori con una improntitudine  e la superbia di chi ha la certezza di non essere contraddetto da sindacati felloni
e da una "sinistra"che non è più tale e pietisce la benevolenza  dei ricconi italiani.
 L'attacco di Tremonti è generale ed è rivolto a tutta la legge  ma credo che punti subito a sollevare le aziende dall'obbligo del pagamento dei salari nei tre giorni cosidetti di carenza in caso di infortunio e probabilmente si propone l'obiettivo di una privatizzazione dell'Inail. Oggi il lavoratore viene curato ed indennizzato ed è possibile che Tremonti pensi ad un regime in cui se un operaio si rompe un braccio o una gamba dovrebbe sbrigarsela da solo. D'altronde la stessa 626 in caso di morte del lavoratore non prevede alcun indennizzo per le famiglie che, per ottenerlo, debbono instaurare una  difficile e costosa e magari ventennale  causa civile. Può darsi che Tremonti pensa di estendere questa grave inadempienza agli infortuni non mortali. Si tratta di una massa enorme di assistiti.
 Da quando il Presidente della Repubblica è intervenuto dando una risposta che non senza escludere  le ragioni della Fiat  ha indicato nel rispetto della sentenza del Giudice e nel reintegro dei lavoratori la strada maestra da seguire c'è stato un gioco pirotecnico di dichiarazioni di segno opposto. La Marcegaglia è intervenuta per reclamare i diritti della Azienda che per lei sono naturalmente prioritari su quelli dei lavoratori che addirittura andrebbero cancellati. La signora Gelmini, Ministro come Tremonti, ha spezzato la sua lancia a favore della Fiat collocandosi tra i falchi dell'ala destra berlusconiana e preparandosi alla successione secondo il piano da lei stipulato a Siracusa con le altre due sue colleghe di governo.Tremonti che in questi giorni gode della cottura a fuoco lento di Berlusconi  e freme per prenderne il posto al più presto non poteva restare indietro. Ha alzato il tiro rispetto la sua collega concorrente  e propone addirittura la smobilitazione di una legge che in qualche modo ha ridotto il mostruoso andamento degli infortuni mortali e gravi che avvengono quotidianamente nel lavoro italiano.  Siccome è uomo di legge ed  è stato per anni commercialista ed estensore materiale della dichiarazione dei redditi delle elites della borghesia padana, non ignora che la 626 recepisce in grande parte normative ineludibili della Unione Europea e per questo naturalmente ha chiesto la sua messa in discussione non soltanto in Italia ma anche in Europa. Il colbertista all'occasione diventa superfalco!
  Ricordo che il varo dei decreti delegati della 626  fu assai faticoso. Il governo Prodi ci mise molto tempo e tanti contorcimenti prima di vararli. La Confindustria non li firmò ma ottenne l'abbassamento della pena per i responsabili di infortuni mortali da due anni ad un anno e sei mesi. Ricordo perfettamente che la Cisl ebbe molte esitazioni prima di accettare il testo proponendo diversi emendamenti di alleggerimento delle penali. Inoltre, la legge che Tremonti vorrebbe abrogare, prevede penalità inferiori ai costi che le aziende dovrebbero sopportare per mettersi in regola. Potete immaginare quello che succede nella maggioranza dei casi.....
 A distanza di quasi un giorno dalla strabiliante e grave sortita di Tremonti, non ci sono reazioni ufficiali della Cisl e della UIL. La CGIl si è fatta viva, dopo molte ore, con la dichiarazione di una dirigente di secondo piano addetta al settore sicurezza. Ha detto cose giuste e condivisibili ma che tuttavia non costituiscono una reazione adeguata ad un Ministro che è certamente il più importante del governo Berlusconi.
  E' come vedere scorrere la storia all'indietro. Altro che le picconate di Cossiga! Ogni giorno c'è qualcosa di fondamentale del nostro ordine civile e democratico che viene aggredito. Dal diritto dei lavoratori di non stare digiuni per otto ore secondo il modulo wmc della fabbrica Italia alla sicurezza stessa della vita dei lavoratori. Chi se ne frega! Importante che le sorti magnifiche e progressive
della ricca e feroce borghesia italiana vengano salvaguardate!
 Pietro Ancona

 http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_626
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From: pietroancona@tin.it 
Sent: Saturday, August 28, 2010 10:48 AM
Subject: Il vero problema è la confindustria


Il vero problema è la Confindustria

 E se il problema dell'Italia, delle sue difficoltà che la fanno annaspare non fossero le resistenze frapposte dalla Fiom all'editto Marchionne, ma la Confindustria e la sua incapacità ad indicare una linea di sviluppo e di produzione di profitti che non sia quella dell'assistenzialismo e dei bassi salari?
 La Confindustria tedesca  credo che abbia molto da insegnare ai sempre più lividi portavoce degli industriali italiani. L'industria tedesca regge con salari  quasi doppi di quelli italiani. L'economia generale del Paese è armoniosa ed i negozi non sono deserti come avviene da noi dove la gente non
ha più  soldi da spendere oltre quelli necessari alla mera sopravvivenza,.
 I sindacati tedeschi assolvono ad un ruolo di  responsabilità con la pratica della codecisione.
Ma i loro lavoratori non sono disperati e ridotti alla fame come quelli iscritti ai sindacati italiani di Bonanni, Angeletti ed Epifani che dal 1993 ad oggi tengono i salari fermi e cedono consistenti quote di diritti e di welfare ogni volta che si incontrano con Governo ed Imprenditori. La codecisione tedesca in Italia si traduce in una mera presa d'atto delle decisioni unilaterali delle imprese.
 Mettete in fila le dichiarazioni della Marcegaglia ed i documenti di Confindustria degli ultimi venti anni. Un piagnucolio senza fine per chiedere soldi, soldi, soldi (di quelli buoni diceva la Marcegaglia).  La Marcegaglia che oramai  sfiora la volgarità con la brutalità  e le bassezze delle sue accuse verso i lavoratori con accenti sempre più queruli ed isterici chiede favori fiscali per le imprese, sempre meno welfare e sopratutto la riduzione al silenzio dei sindacati di lavoratori che ancora si ostinano a essere tali. 
 Tutto quello che ha ottenuto non basta mai. Vuole ancora di più, sempre di più. L'ideale è portare il lavoratore italiano allo stesso livello di quello polacco o, meglio, di quello tunisimo. Azzerare quasi il costo della manodopera anche se questo incide sempre di meno sui costi di produzione anche nella industria manifatturiera. Azzerare la spesa sociale dello Stato. La scuola italiana sta per essere ridotta in maceria dalla drastica cura dimagrante della Gelmini. Una scuola al livello della peggiore scuola pubblica delle periferie americane con programmi sempre più dequalificati.
 Ora l'abbattimento dei salari già ultimi tra i paesi OCSE non basta più. Tremonti propone anche di evitare i costi per la sicurezza del lavoro. La difettosa ed insufficiente legge italiana gli sembra "un lusso" e pensa di mettere le mani sull'Inail e sull'INPS magari per sfasciarli privatizzandoli. Sembra attirato dalla buona salute finanziaria di cui godono due istituzioni  importanti del welfare italiano.
 Marchionne si è unito ai pellegrini che ogni anno si recano a Rimini al "famoso" meeting di Comunione e Liberazione, una organizzazione che in Italia svolge il ruolo di certe associazioni fondamentaliste della destra statunitense che gli italiani conoscono per le sue intolleranti convinzioni neocon e non per quella che è: un enorme parassita che ha creato un impero economico con appalti si servizi e forniture dalla pubblica amministrazione, con la cosidetta sussidiarietà, i bassissimi salari che corrisponde alle persone che lavorano alle sue dipendenze.  Ogni anno l'appuntamento al meeting di CL, come la relazione del governatore della banca d'Utalia, come il Convegno di Cernobbio, scandisce il calendario politico. Gli Oligarchi della politica italiana smaniano per un invito che viene
accordato soltanto a coloro che si distinguono nella lotta contro la classe lavoratrice e la sinistra.
 Sarebbe opportuno un  approfondimento di CL , un esame dei bilanci della Compagnia delle Opere,
e magari scopriremmo quanto è bello, quanto è redditizio e facile, gridare contro lo statalismo e profittare a piene mani delle sue risorse.
 L'idea di usare la globalizzazione per ridurre l'Italia al livello dell'Egitto o della Polonia di oggi rottamando i diritti delle persone, distruggendo la scuola e la sanità, svendendo il patrimonio dello Stato ai privati, ha fatto in Italia troppa strada. L'idea di considerare la lotta di classe un reperto del passato è autolesionistica.  Il conflitto sociale è l'unico regolatore bilaterale o multilaterale dei rapporti interni alla società. La dialettica del conflitto sociale produce progresso. Stimola le imprese verso le innovazioni. Quando le imprese risolvono i problemi riducendo i salari o i diritti  invecchiano e vengono superate e diventano presto fuori mercato. La fiat, scaricando da sempre sui salari e sullo Stato le sue difficoltà, produce auto poco competitive e meno buone e solide di quelle della concorrenza. Perde quota e deve produrre in Serbia per competere con coloro che producono auto in Germania o in Francia  pagando alti salari e rispettando contratti e leggi sociali che Marchionne vorrebbe stracciare.
 Pietro Ancona

Il peso di tasse e contributi sui salari, il cosiddetto cuneo fiscale, è in Italia al 46,5%. Nella classifica dei maggiori trenta Paesi, aggiornata al 2009, l’Italia è al sesto posto per tassazione sugli stipendi, dopo Belgio (55,2%), Ungheria (53,4%), Germania (50,9%), Francia (49,2%), Austria (47,9%). Il peso di imposte e contributi sui salari in Italia è rimasto stabile dal 2008 al 2009, registrando solo un lieve calo (-0,03%).


http://www.polisblog.it/galleria/classifica-ocse-salari-italia-al-23-posto

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From: Pietro Ancona
To: micromega
Sent: Tuesday, August 31, 2010 8:22 AM
Subject: Rispettare Gheddafi


Rispettare Gheddafi

 L'Italietta con forti pulsioni razziste  si è lasciata andare a sfottò, frizzi e lazzi, commenti volgari ed offensivi verso Gheddafi. Le divise sfoggiate dal Colonnello non gli sono piaciute, sono state oggetto di scherno e tantissimi si sono sentiti disturbati dalla sua presenza in Italia e dal risalto che il Governo ha dato a questo evento. Hanno avuto da ridire sui trecento cavalli berberi che si sono esibiti assieme ai carabinieri a cavallo in una caserma di Roma ed hanno naturalmente criticato tutto quello che Gheddafi ha detto e fatto.Questa campagna di respingimento e di denigrazione è stata orchestrata dai maggiori giornali italiani  che obbediscono ad un forte riflesso condizionato dell'Occidente, in primo luogo degli americani, contro la Libia ed il  suo Presidente. Non dimentichiamo che Reagan fece bombardare la tenda di Gheddafi riuscendo quasi ad ucciderlo assieme ai suoi familiari e massacrando una delle sue nipote. Motivo di tanto livore è probabilmente il fatto che il Colonnello, nonostante sia ritenuto una specie di  buffone da circo, per quaranta anni ha preservato la libertà della Libia riuscendo a mantenere il controllo sulle sue immense ricchezze di petrolio. Quando parliamo della Libia teniamo presente le disgrazie che incombono sull'Irak e sull'Afghanistan e l'artiglio occidentale che si minaccia di ghermire l'Iran .
 Repubblica fa da capofila a questa batteria massmediatica. L'opposizione parlamentare si sta comportando in modo irresponsabile e grottesco. Bersani ha mostrato di essere un politicante di poco spessore e Fini, Presidente della Camera, che si è recato qualche tempo fa in Israele per farsi sdoganare e che non dice una sola parola sul martirio del popolo palestinese storce il naso e disapprova gli onori che il governo Berlusconi sta rendendo al suo ospite.
 Ma come ha ricordato Berlusconi la visita ed i festeggiamenti dell'anniversario del patto con l'Italia chiudono una ferita che risale al 1911. L'Italia ha occupato per moltissimi anni la Libia. Il suo dominio è stato di una ferocia apocalittica. Il generale Magliocco si divertiva a gasare la popolazione civile irrorandola di iprite dai suoi aerei appositamente adattati. Migliaia e migliaia di libici finirono impiccati, impalati o mitragliati. Le migliore terre furono assegnate dal fascismo a coloni italiani strappandole ai
loro legittimi proprietari. Bisogna rileggere Del Boca per avere una idea della crudeltà insensata e della violenza senza fine che hanno fatto degli italiani un incubo terribile per le popolazioni libiche.
 L'Italia ha imparato dagli USA a chiedere diritti umani senza rispettarli. L'Italia delle pulizie etniche che distrugge le povere abitazioni dei rom, l'Italia dei respingimenti che hanno causato migliaia di morti nel Mediterraneo, delle carceri stracolme di essere umani allucinati, delle caserme in cui non sono  rari le uccisioni di persone arrestate, indica in Gheddafi un tiranno torturatore dopo avere stipulato con lui accordi per la repressione.
 La pulsione razzista e colonialista ha il sopravvento anche sugli interessi economici e sulle urgenze dell'Italia che sono ben più gravi di quelle della Libia. Come nota oggi il Professore Gallino l'Italia ha perso quasi tutto il suo patrimonio industriale. La stessa Fiat, ridimensionata e costretta a cercare luoghi di produzione a costo bassissimo all'estero, non sembra  avere un grande futuro. La terziarizzazione dell'economia italiana è diventata quasi patologica e dipendiamo sempre di più dai paesi industrializzati.
 Ebbene gli accordi con la Libia danno una grande boccata d'ossigeno. Basterebbe questo a indurre
alla prudenza gli isterici ed irresponsabili politicanti e pennivendoli che da giorni martellano di commenti offensivi ed ingiuriosi il colonnello Gheddafi.
   Qualcuno non ha perduto la testa e non si è abbandonato a questa ridicola ed autolesionistica campagna antilibica. Valentino Parlato che ho sentito ieri sera a Rai24new non si è unito al coro della diffamazione.
  Provo ad immaginare che cosa succedebbe se venisse in Italia il Presidente Ahmadinjed specialmente dopo la campagna per la lapidazione mai avvenuta ddlla signora Sakineh. Anche qui scatta un pregiudizio, un riflesso razzista e colonialista ed una grande voglia a fare da ascari agli USA
trascurando gli interessi veri per compiacere l'Imperatore di oltre oceano.
 Eppure Iran e Libia sono stati vitali e continuano ad esserlo per la nostra prosperità.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Thursday, September 02, 2010 10:33 PM
Subject: Le Icone dell' Impero 

 Le Icone dell'Impero


 La potenza della macchina propagandistica dell'Impero è davvero impressionante. Non credo molto alla esistenza dei messaggi subliminali ma certamente è davvero strepitoso come pur sapendo tutti che la signora Sakineh non sarà lapidata si continuino a fare manifestazioni ed a raccogliere firme contro la lapidazione. La macchina della menzogna è in grado di travolgere la verità. E' molto difficile resistere quando tutti i telegiornali, tutte le radio, tutta la carta stampata portano l'immagine di una bella donna con il capo coperto da un velo nero e si fa appello al nostro buon cuore, ai sentimenti, alle nostre profonde convinzioni umanitarie: siete favorevoli o contrari alla pena di morte? Se siete contrari aderite, firmate questo appello. Financo Dario Fo e Franca Rame si sono arruolati a questa campagna che sta  umiliando l'onore la dignità dell'Iran come Stato e che, in definitiva, è una campagna di odio, di scientifica denigrazione, per preparare l'opinione pubblica mondiale a quanto stanno tramando gli USA ed Israele che hanno navi, aerei, truppe acquartierate ai margini dell'Iran e pronte a sferrare un attacco mortale pari a quello sferrato contro l'Irak due volte e contro l'Afghanistan.
 La confezione del falso è financo rudimentale. Non ci vuole molto per comprendere che si tratta di un marchingegno preparato nel laboratorio della controinformazione Cia: la vicenda di Sakineh è quella di una persona che viene usata per una colossale campagna denigratoria contro l'Islam come religione e contro l'Iran come nazione. Nei giorni scorsi è stata orrendamente lapidata una giovane donna in Irak ma non se ne è occupato quasi nessuno. La lapidazione è avvenuto in un paese "liberato" dall'Occidente. Altre lapidazioni sono avvenute in varie parti del mondo delle quali quasi non si è data notizia. Certo lapidazione ed infibulazione sono pratiche barbariche che vanno abolite.
Ma il problema oggi non è questo. La lapidazione fa comodo alla propaganda imperiale. Bisogna liberare l'Iran dai preti come si è liberato ieri l'Irak da Sadam Hussein impiccato dopo essere stato vilipeso in mondovisione. Mi aspetto domani di vedere la testa di Ahmadinjed penzolare da una forca
magari con la signora Sakineh che aiuta il boia.
  L'Impero per giustificare le sue guerre di aggressione, per spingersi sulla strada del dominio del mondo ha  bisogno di crearsi delle icone, delle figure che materializzano l'idea di ciò che bisogna difendere e di ciò che bisogna combattere e diventino eroine della grande battaglia di "valori".
   Ieri l'Icona dell'Iran era Neda, la ragazza uccisa durante una rivolta contro il Governo. Sulla sua morte ancora oggi, nonostante è stato provato da eminenti  scienziati che il sangue che ne copriva la faccia non poteva essere vero, si continua a parlarne come di una martire. Questa icona viene sostituita oggi dalla signora Sakineh che viene griffata con uno slogan di grandissimo impatto: no alla lapidazione. Che cosa può suscitare in noi raccapriccio maggiore della lapidazione?  Nonostante
 l'impupata storia faccia acqua da tutte le parti si continua imperterriti ad andare avanti. Chi se ne frega? Come dice  Berlusconi, la verità è ciò che afferma la televisione!!
 In quanto ad Icone la storia è vecchia: si tratta di un trucco usato almeno da cinquanta anni. Si cominciò con la figlia di Stalin, Svetlana, che nel 1966  "scappò" da Mosca in Florida per respirare la libertà che mancava nella URSS del padre, sebbene defunto di anni. La sorella di Fidel Castro fu arruolata dalla Cia e trasferita pure lei in Florida dove organizza la Resistenza dei cubani anticastristi. Anche la signora San Suu Kuy candidata alla Presidenza della Birmania è una sorta di santino per ora tenuta in riserva. Si parlò di lei l'ultima volta l'anno scorso. Evidentemente gli USA non hanno urgenze particolari sulla Birmania anche se non saranno soddisfatti se non dopo avervi installato una base militare. Anche della signora Betancoort già prigioniera delle Farc e liberata dai militari colombiani proposta per il premio Nobel per la pace non si tiene gran conto. Evidentemente Obama si è acconciato molto bene con il regime colombiano e per il momento non abbisogna di una eroina.
  Altre icone sono i monaci buddisti. Mi riferisco al Dalai Lama ed al Grande Capo del Vietnam Tich Nhat Hanh. In questo momento non sono molto attivi, sono dormienti. Evidentemente la Cina ed il Vietnam del Nord non sono prioritari. Oggi è prioritario nei piani militari l'Iran!
  Queste eroine hanno una caratteristica in comune: sono piazzate in posti dove ancora l'influenza dell'Impero non  è arrivata. Birmania, Cuba, Iran sono fuori dall'area di influenza e di condizionamento degli USA e delle multinazionali. Debbono essere "normalizzate" al più presto. L'impero deve aggiungere altre basi militari alle mille che ha sparse in un reticolato enorme in tutto il mondo.
E' desolante l'adesione acritica della sinistra europea a tutte, indistintamente tutte le campagne organizzate dagli USA attorno a questi Santini, a queste Icone. La sinistra europea è interna agli interessi del capitalismo euroatlantico ed in qualche modo si è schierato contro se stessa e contro quanto nel pianeta é nei piani di annessione e di sottomissione degli USA. Non é una novità! Al dunque l'internazione Socialista ha sempre votato i crediti di guerra e si è sempre schierata dalla parte del colonialismo. Durante tutto il Novecento se non vi sembra poco!
Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, September 03, 2010 8:57 AM
Subject: Sciopero generale per la Scuola e contro la Fabbrica Italia

Sciopero generale per la Scuola e contro la Fabbrica Italia

 La questione della scuola creata dalla riforma Gelmini merita la massima attenzione ed il massimo impegno della CGIL. E' una questione che non riguarda soltanto i precari come si vorrebbe far credere, ma tutta la scuola e le famiglie dei lavoratori italiani, di tutti coloro che non debbono subire la dequalificazione della scuola che procede speditamente assieme alla dequalificazione della sanità, del sistema pensionistico, del contratto e del salario. Siamo di fronte ad un passaggio cruciale. Ieri Gelmini ha scaricato sul passato la responsabilità di avere creato duecentomila precari. Ha detto che le assunzioni non erano necessarie ed erano spesso clientelari.
Ha ribadito il suo proclama di guerra: "la Scuola non potrà assorbirli". Poco prima che la sentissi al TG Sicilia era stata intervistata la Preside di una Scuola del quartiere Zen di Palermo. Aveva denunziato di avere avuto assegnati tre insegnanti per 95 alunni! Questo Governo di destra marcia con lucida visione di classe (quella che manca alla cosidetta sinistra)  verso un drastico ridimensionamento del servizio scolastico nazionale. Solo i rampolli delle famiglie della borghesia imprenditora e delle professioni potranno godere di una scuola al livello dei licei classici pubblici o scientifici e di quella che è stata la grande scuola elementare italiana. Esattamente come in USA: i collegi per coloro che possono pagare da trenta a cento mila dollari l'anno. Il resto in scuole degradate con professori precarizzati organicamente che vengono assunti di anno in anno dai direttori o dai presidi sulla base delle disponibilità che hanno avuto dal bilancio annuale della contea.
 La Gelmini nel denunziare l'eccesso di precari accumulato negli ultimi decenni dalla scuola italiana non ha tenuto conto del fatto che la precarietà della condizione dei lavoratori non era derivante dalla precarietà del posto. Il posto era organico, stabile, fissato nella realtà dell'istituzione e del quartiere. Precaria era soltanto la condizione umana ed esistenziale dell'insegnante. Insegnanti precari venivano utilizzati nelle scuole e seguivano gli alunni per tutto il corso di studi. La causa della precarietà non è nell'eccesso di insegnanti rispetto la necessità. E' vero invece che i professori subivano una violenza giuridica che per anni ed anni li ha privati della certezza del futuro esattamente come oggi i giovani rovinati dalla legge Biagi subiscono il destino di essere precari e sottopagati in posti assolutamente stabili e sicuri.
  L'innalzamento del numero di alunni per classe, la soppressione di materie di insegnamento con il malvagio obiettivo di ridurre la cultura che si impartisce nella scuola pubblica, rendono ora davvero precaria la posizione di una parte di insegnanti. Bisogna reagire con l'abrogazione della legge Gelmini, il ripristino delle normative precedenti, l' aumento delle materie di insegnamento nelle scuole ed il miglioramento della loro fruizione con la creazione di laboratori, dalla linguistica alla informatica, dappertutto.
 Lo Stato deve fare un grosso investimento nella pubblica istruzione. Deve recuperare la priorità della istruzione pubblica su ogni altra forma di istruzione. Deve ridare alle famiglie italiane che hanno fatto laureare i figli, spesso con sacrifici inenarrabili, lo sbocco del concorso e della sistemazione nella scuola pubblica. La laurea deve tornare ad avere il suo valore di passaporto per la vita, di promozione sociale. Gli stipendi degli insegnanti e del personale scolastico debbono essere aumentati e portati al livello di quelli tedeschi o francesi. Non siamo forse per Pil la settima potenza del mondo occidentale?
 Ho notato e non mi piace come si comportano i sindacati nella pesante vicenda che si è aperta. Stanno dalla parte dei precari ma si limitano ad assisterli nelle loro lotte e quasi subiscono le iniziative spontanee di denunzia che vengono messe in campo: sciopero della fame, uomini e donne stiliti, sitin di protesta. Non basta. Questa conduzione della vicenda farà inghiottire dalle sabbie mobili la causa dei docenti. E' giunto il momento della proclamazione di uno sciopero generale per la scuola e contro il progetto di Fabbrica Italia di Marchionne e Marcegaglia.
Lo sciopero generale deve essere fatto subito e deve essere se del caso ripetuto. La CGIL come Confederazione deve assumersi la responsabilità della  vertenza che non è settoriale o categoriale ma riguarda un punto essenziale della crisi italiana. Se passa la linea Gelmini nella scuola e la linea Marchione nelle aziende il declino dell'Italia sarà segnato per sempre. L'Italia diventerà una terra in cui staranno bene soltanto i ricchi, i benestanti. La coesione sociale della nazione non ci sarà più.
Non si dedeve  parlare solo di precari che quasi elemosinano la loro vita, di essere graziati dalla mannaia del boia.
 La CGIL deve subito lanciare il suo proclama di lotta. I professori sanno che se combatteranno la loro battaglia per la vita soltanto come "precari" perderanno. Si potrà salvare qualcuno di loro. A fronte di cinquemila licenziamenti in Sicilia la Gelmini ha "graziato" un centinaio di persone.
  Subito lo sciopero generale indetto dalla CGIL!
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, September 04, 2010 11:54 AM
Subject: Il modello tedesco


 Il modello tedesco
  Il Presidente della Repubblica ed il Governatore della Banca d'Italia sono intervenuti in diverse occasioni per suggerire all'Italia il modello della Germania che è diventata una  locomotiva non solo per l'Europa ma per il mondo. La Germania cresce con il passo sicuro del maratoneta che sa di dover fare tanto cammino, non ha sprints di accelerazione particolari  ma procede possente e sicuro per la sua strada.
  I pennivendoli dell'economicismo della destra italiana ed anche lo stesso giornale della Confindustria tendono a ridurre lo stacco tra Italia e Germania ad una questione di produttività e di competitività. La ricetta che ne consegue è facile facile: facciamo la Fabbrica Italia, cambiamo dalle fondamenta i rapporti di lavoro, decontrattualizziamo. Riduciamo la spesa pubblica magari licenziando duecentomila professori, privatizziamo la terra il cielo ed ora il mare (tirrenia), riduciamo quasi ad una elemosina da quarto mondo le pensioni, abbassiamo tutte le prestazioni di welfare e così facendo prendiamo la ricorsa per avvicinarci alla Germania.
  Questa ricetta adoperata da quasi un ventennio è proprio la causa che  ci ha ridotto in rovina.
Oggi l'Italia appare un paese con "eccellenze" retributive e rendite mostruose ed inaccettabili che sovrastano una palude di infelici a redditi bassi. Lo Stato è aggredito da nugoli di cavallette,  imprenditori o pseudo tali, che hanno scoperto il business delle privatizzazioni ed è appesantito da oneri derivanti dal costo delle oligarchie politiche. Pensate quanto costa da sola la Nomenclatura della Lega costituita da migliaia e migliaia di amministratori tutti stipendiati dai contribuenti. Quanto costano i 350 Sindaci ed amministratori della Lega? Unite a questo segmento di spesa il costo di tutti gli altri partiti e avremo una cifra pari a quasi duecento miliardi di euro annui.
 Vorrei elencare alcuni punti di differenza tra Italia e Germania:
1)  Il Governo tedesco amministra tenendo conto degli interessi generali della nazione. Non è lardellato da Cricche che sequestrano per se e per i loro amici gli appalti. Un fenomeno Bertolaso che amministra negli anni qualcosa come dieci miliardi di euro sottratti al controllo della Corte dei Conti non sarebbe pensabile. Il Governo tedesco, pur essendo di destra, non ha inciso profondamente nel welfare delle classi lavoratrici. Lo ha garantito seppur ridimensionandolo rispetto a quello dei governi socialdemocratici.
2) l'opposizione. La socialdemocrazia tedesca, erede di una grande cultura socialista ed umanitaria che ha impregnato di sè lo Stato e l'Europa non rincorre e non adula l'elettorato di Angela Merkel. Non si sbraca rispetto gli interessi della destra economica. Per quanto abbia attenuato il suo programma che non è più neppure quello di Bad Godesberg conserva la sua identità ed il riferimento
alle classi popolari. La scissione che ha subito le è stata salutare dal momento che ogni suo spostamento a destra farebbe guadagnare consensi alla Linke. In Italia il PD insegue il peggio delle voglie della destra, aspira a rappresentarla, ha posato i lavoratori, condiziona negativamente la CGIL, attacca la Fiom., si schiera con Marchionne......
3) La Confindustria. Gli industriali tedeschi non sono nell'anticamera del governo a piagnucolare ed a chiedere soldi, soldi, soldi (quelli buoni diceva in una occasione la Marcegaglia). Hanno un rapporto con governo e sindacati "corretto". Non hanno chiesto ed ottenuto favori come quello della Maddalena. Hanno puntato molto sulla qualità e sulla solidità dei loro prodotti. Il prodotto tedesco è accurato, ben fatto, curatissimo nei particolari. Magari meno fantasioso del nostro ma più resistente e più conveniente.
4) I sindacati. I sindacati tedeschi da quasi cinquanta anni praticano la politica della codecisione. Gli scioperi sono rari ma non perchè il sindacato è inetto o venduto ma perchè gestisce contratti tra i migliori del mondo. I lavoratori tedeschi sono al quarto posto della tabelle Ocse  con un salario medio di 27 mila euro. Gli italiani sono al diciottesimo posto con 19 mila euro. Ma in effetti stanno assai peggio perchè la tabella non calcola i seimila precari biagizzati che guadagnano in media la metà dei minimi contrattuali. Insomma siamo in fondo, in fondo alla classifica e con una media che non supera di 13 mila euro annuali.
  Per rincorrere la Germania dovremmo aumentare i salari di almeno il trenta per cento subito per tonificare in modo radicale l'economia, rianimare il commercio, alleggerire il peso della famiglia in cui i figli  sopravvivono attingendo alle pensioni dei genitori. Inoltre é necessario ridurre il peso delle Oligarchie, dei consulenti,  dei servizi appaltati. La sottrazione alla Corte dei Conti dei servizi delle municipalizzate è costata un aumento delle tariffe, un appesantimento delle bollette e questo per mantenere un nuovo magnacciato pubblico fatto di amministratori  pagati con emolumenti scandalosi.
  Si possono aumentare i salari di almeno il trenta per cento. Si può  perchè l'incidenza del salario sui costi di produzione non è rilevante neppure nella industria manifatturiera e perchè si potrebbero innalzare con l'introduzione del SMG (salario minimo garantito) che aiuterebbe moltissimo i precari.
  L'estensione del contratto a tempo indeterminato a tutti  darebbe un elemento di sicurezza non solo ai lavoratori ma all'intero sistema economico.
In conclusione bisognerebbe cancellare la "anormalità" italiana dovuta a governi che fanno interessi di parte, a  sindacati che da due decenni cedono uno dopo l'altro i diritti conquistati dalle generazioni precedenti dei lavoratori, ad una confindustria assistenzialistica, ad una opposizione che ha perso la sua identità e si sforza di clonare la maggioranza.
 Pietro Ancona 
 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-04/draghi-italia-segua-berlino-080532.shtml?uuid=AYv61eMC

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To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, September 06, 2010 10:12 AM
Subject: Le tre voci di Cernobbio


Le tre voci di Cernobbio

 A Cernobbio la grande borghesia italiana dell'industria e degli affari si riunisce anche anno per aggiustare la sua strategia di egemonia sociale e politica. Un appuntamento nel quale si scoprono le novità, gli orientamenti che saranno suggeriti alla classe politica di destra e non solo. La sinistra non ha niente di simile. Non riunisce mai i suoi stati generali della politica e del sindacato e di quelle che una volta si chiamavano organizzazioni di massa e che oramai da tempo sono diventate organiche alla destra (la cooperazione, l'artigianato, gli agricoltori). La sinistra non ha niente da proporre. Accetta le indicazioni e fa proprie gli imput della destra liberista italiana la più retriva ed infrequentabile della Unione Europea.
 A Draghi che con una qualche ingenuità e sincerità di servitore dello Stato proponeva il modello tedesco il Ministro Tremonti ha risposto schernendolo che  "è roba da bambini":  l'Italia non ha bisogno di imitare il modello tedesco, andrà avanti per la sua strada.
 In effetti l'Italia creata da Berlusconi da Tremonti dalla Confindustria con la servile collaborazione del PD e dei sindacati confederali è profondamente diversa dalla Germania. Non si propone il bene di tutti ma identifica nel bene del padronato il bene di tutti, il Dio Moloch al quale sacrificare ogni cosa.
  La borghesia italiana ha trovato la sua Germania nella spoliazione sistematica di venti milioni di lavoratori dipendenti. La fetta di PIL fatta di salari è stata drasticamente ridotta fino quasi a diventare trasparente. Un enorme massa di miliardi di euro sono transitati dal lavoro dipendente a quello autonomo e delle professioni, al capitale ed alla finanza. Questa enorme massa di denaro alimenta il benessere delle classi possidenti che sono in grado di risparmiare ed occultare all'estero almeno duecento miliardi come abbiamo visto con il cosidetto scudo fiscale.
 L'altra Germania della borghesia italiana è il welfare. La scuola viene sottoposta ad una spaventosa cura dimagrante che la dequalificherà per sempre e le vengono sottratte qualcosa come nove miliardi di euro, una sottrazione che dovrebbe essere ottenuta dal licenziamento di duecento mila professori.
 La sanità viene colpita per cinque miliardi di euro che nella migliore delle ipotesi dovranno essere presi dalla fiscalità generale cioè in grandissima parte dai lavoratori dipendenti (quasi gli unici a pagare fino all'ultimo centesimo le tasse).
  Ma, oltre a queste due Germanie, Tremonti ne ha altre: il blocco degli investimenti nel Sud, le privatizzazioni che dovunque realizzate sono state deleterie per i servizi e per le tariffe imposte......
  Ma la vera Germania di Tremonti sta nella canina disponibilità dei Sindacati Confederali non solo ad accettare i dicktat dei Marchionne ma, come certi servizievoli ascari, ad indovinare la volontà del padrone. Ed ecco la proposta di Bonanni di riservare gli scioperi e le manifestazioni soltanto al sabato per non danneggiare le imprese. (ma se lo sciopero non danneggia la produzione a che cosa serve?)
  Questo Ministro del Tesoro che, a tempo perso usa come acchiappacitrulli citazioni di Marx, parla
a favore del posto fisso salvo a mantenere nello Stato italiano una immensa quantità di precari biagizzati, gode della stima e della simpatia di una opposizione che lo vedrebbe volentieri come Primo Ministro al posto di Berlusconi.
 Il vero volto di questo signore ogni tanto appare dietro la cortina fumogena e la prosopopea del grande salvatore delle finanze italiane. Sembra quasi  sempre sul punto di affermare che senza di lui l'Italia affonderebbe subito peggio della Grecia. Il vero volto è quello mostrato  sulla legge per la sicurezza del lavoro. Anche questa una "roba", un "lusso" che l'Italia non può permettersi!
 Ma la situazione italiana è angosciante non soltanto per le enormi pompe che il governo ha attivato sul monte salari e sul welfare ma anche e sopratutto per l'accelerazione del processo di destrificazione
della opposizione italiana. La Marcegaglia ha chiesto ieri a Cernobbio un nuovo patto sociale. Non è mai sazia e  quanto è riuscita ad incassare dai sindacati negli ultimi venti anni non le basta. Vuole ancora di più, di più.... Il nuovo patto sociale è basato sulla abolizione dei contratti nazionali di lavoro e sulla introduzione di sistemi di sfruttamento del lavoro sempre più sofisticati a volte oltre il limite della sopportazione fisica. La stagione autunnale si apre con l'agenda proposta a Cernobbio e prima ancora a Pomigliano d'Arco. I lavoratori debbono cedere tutto!!
 La Marcegaglia ha lodato Susanna Camusso. Non dubita che sarà una fedele e diligente collaboratrice per il successo dei suoi programmi.
 Questa fiducia della Marcegaglia è ben riposta. Il PD al quale fa riferimento la Camusso e che controlla la CGIL propone una stretta sul diritto di sciopero, l'abolizione dell'art.18, la decontrattualizzazione, il mantenimento e l'aggravamento del precariato, la riduzione ai mini termini del welfare. Non si limita a questo: attacca gli ultimi fortini di resistenza. Alla Fiom D'Alema e Damiano hanno ingiunto di  "inghiottire il rospo".
 L'Italia che esce dalla somma, dalla convergenza di queste linee, è un ammasso di rovine umane e sociali. Una sofferenza sociale che sta raggiungendo quasi tutti i venti milioni di lavoratori dipendenti e le loro famiglie. L'Italia come la Polonia, la Serbia, la Tunisia. La differenza sta nella ricchezza delle classi privilegiate. In Serbia o in Polonia nessuno è ricco quanto la Marcegaglia e Berlusconi.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Wednesday, September 08, 2010 9:31 AM
Subject: Eleggere Segretario della CGIL il Segretario della FIOM


 Eleggere segretario della CGIL il Segretario della Fiom

   La federmeccanica ha spiegato molto bene  il senso della invocazione di un nuovo patto sociale chiesto dalla Marcegaglia a Cernobbio.  Un patto sociale in cui industriali e sindacati "complici" azzerino quanto  resta della civiltà giuridica e contrattuale del lavoro abbattendone il pilastro: il contratto collettivo nazionale di lavoro.

  Quanto vogliono gli industriali non rientra nella sfera delle cose ragionevoli ed è pericoloso per la coesione e pace sociale del Paese. La Fiom a Pomigliano aveva aderito a tutte le richieste di Marchionne tranne due che, come aveva precisato Epifani, non sono nella disponibilità del sindacato essendo regolate da leggi e non da contratti: il diritto di sciopero e la tutela in caso di malattia. La Fiom non è un sindacato estremista, non aveva fatto barricate, aveva accettato una organizzazione del lavoro  (WMC) che i Cobas hanno denunziato con un esposto alla Magistratura ed all'Inal perchè pericoloso per la salute dei lavoratori. Aveva accettato turni di lavoro di otto ore senza pausa pranzo. Dalle sei del mattino alle due del pomeriggio digiuni davanti alla propria postazione  studiata da un ergonomista padronale  giapponese in modo da fare muovere il meno possibile l'operaio facendone una sorta di macchinario vivente. Vedevo l'altra sera in TV "la patata bollente" in bel film di Steno  con Renato Pozzetto ambientato in una fabbrica  nella quale i lavoratori all'ora di pranzo
si ritrovavano in una grande sala per consumare il loro pasto caldo e mi veniva da pensare alla "fabbrica Italia" di Marchionne in cui il lavoratore deve solo stare in silenzio ed accudire la macchina.
Credo che questa ossessione per spremere da ogni essere umano il massimo di produttività occupando tutti i minuti della sua vita in azienda costituisca una pericolosa involuzione, una disumanizzazione del lavoro intollerabile.
 Nonostante la moderazione  della Fiom, all'indomani di Pomigliano e del referendum voluto dalla Fiat per mortificare la Fiom, è cominciata la grande repressione nelle fabbriche Fiat e poi anche altrove. Essere delegato aziendale Fiom è diventata ragione non solo di
isolamento nei reparti confino come avveniva all'epoca di Valletta, ma  di licenziamento.
 Il livore di Marchionne si è spinto fino al respingimento della sentenza di un tribunale. I tre operai di Melfi non sono stati reintegrati nonostante l'intervento del Presidente della Repubblica. Gli industriali italiani si ritengono al disopra della legge e rispettano le istituzioni soltanto se dicono o agiscono per la loro convenienza.
  Con la complicità di Cisl ed Uil che oramai sono apertamente dalla parte della Confindustria e l'avallo e forse anche il consiglio del Governo  la Federmeccanica ha disdetto il contratto di lavoro firmato dalla Fiom lasciando in vigore quello firmato soltanto da Cisl ed Uil. Un gesto di rottura forse irreparabile dal momento che Sacconi ha già fatto sapere di approvarlo. Non ci  sono sedi di mediazioni. La scontro sarà diretto e deciso solo dai rapporti di forza.
 Estromettere la Fiom dal contratto di lavoro ha molte conseguenze giuridiche che dovranno essere  analizzate. La sua condizione diventa simile a quella dei Cobas. Pur essendo il sindacato più rappresentativo dei lavoratori viene scacciato ed emarginato. Non credo che questo si possa fare e non dubito che in sede giudiziaria la questione verrà risolta in favore della Fiom. Resta tutto il significato politico del gesto che appare il compimento  di una congiura, una cospirazione messa in atto per fare saltare il punto di resistenza maggiore dei lavoratori e l'ultimo fortilizio  di sindacalismo di classe.  Qualche giorno fa Damiano aveva accennato ad una congiura. Non pensavo che ne facesse parte dal momento che poi ha invitato la Fiom ad "inghiottire il rospo". Anche D'Alema era intervenuto con pesantezza sul gruppo dirigente della Fiom.
Sono convinto che la Federmeccanica non si sarebbe spinta tanto avanti   se non avesse avuto  anche la copertura del PD che, del resto, annovera tra i suoi parlamentari autorevoli esponenti del padronato come Caliaro, Merloni, Colaninno nonchè personaggi come Ichino, Letta, Treu che danno le munizioni al mitragliamento dei diritti della gente.
 In queste condizioni e mentre il Paese  si contorce in preda  ad una crisi occupazionale assai pesante la mossa della Confindustria avvia una nuova fase dei rapporti sociali che  vuole fare dell'Italia la Tunisia d'Europa. Il fatto che i salari italiani siano bassissimi non le basta più.
  La signora Marcegaglia mentre chiedeva a Cernobbio una nuova e definitiva capitolazione dei sindacati  aggiungeva parole di elogio  per la nuova segretaria della CGIL in pectore Susanna Camusso. Elogio che aggrava i sospetti su una involuzione  in corso da tempo della  CGIL, che si è accentuata con la gestione di Guglielmo Epifani e che oggi rischia di sfociare in un aperto accodamento alla Cisl ed all'Uil che hanno una idea di sindacato che gestisce, non lotta, collabora con il padronato. Proprio ieri Bonanni, facendo eco ad Ichino, ha proposto di limitare lo sciopero soltanto al sabato per evitare di  "danneggiare la produzione". Ma lo sciopero è l'unica arma di difesa dei lavoratori e se non blocca la produzione è del tutto inefficace, pleonastico, persino ridicolo!
  Una risposta a questo processo involutivo potrebbe venire proprio dal prossimo Comitato Direttivo della CGIL con la elezione di un esponente della Fiom a Segretario Generale della CGIL. Scegliere tra i dirigenti dei meccanici italiani il segretario della CGIL sarebbe una forte, motivata risposta alle pretese del padronato italiano e trasfonderebbe al vertice della CGIL quello spirito combattivo ed autonomo che manca da un pezzo. Oggi le maggiori vicende della lotta sociale sono affidate alle categorie e gestite con molto distacco dalla CGIL. Sulla scuola sarebbe necessaria la nazionalizzazione confederale  della lotta oggi  confinata  ad una questione di precari che sarà perdente.  Infatti le duecentomila vittime sacrificali di Gelmini sono abbandonate a se stesse ed al massimo hanno l'aiuto dei loro sindacati di categoria. La sottrazione di otto miliardi di euro alla scuola riguarda tutto il Paese! La CGIL non può assistere come un cronista allo svolgimento della crisi sociale. Vi deve intervenire con un proprio progetto a cominciare dalla abolizione del precariato e dall'aumento dei salari dei lavoratori  oggi tra i più bassi dell'OCSE. Deve alzare barricate attorno alla scuola.
  Deve rompere con Cisl ed UIL ed allearsi con il sindacalismo di base. Per quanto queste scelte possano sembrare gravi esse sono la sola strada di salvezza per venti milioni di lavoratori e per le loro famiglie.
  Mi auguro una forte mobilitazione, una spinta popolare per sorreggere la candidatura del Segretario della FIOM a segretario generale della CGIL.
  Pietro Ancona
già membro dell'esecutivo nazionale CGIL
già membro del CNEL

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-09-05/marcegaglia-governo-convochi-forze-141820.shtml?uuid=AYi7y3MC

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From: pietroancona@tin.it
To: rettore Università palermo
Sent: Thursday, September 09, 2010 7:19 PM
Subject: Gigantografie


 Illustre Magnifico  Rettore,

vedo che ha esposto  dal balcone centrale di Palazzo Steri  la gigantografia di Sakineh la donna iraniana condannata alla lapidazione per avere ucciso, con la complicità dell'amante, il marito. La pena è stata commutata in pena di morte, poi sospesa, il nove luglio scorso come è stato pubblicato da molti giornali (Corriere della sera, Unità e da Nessuno tocchi Caino, l'agenzia radicale specializzata per questo genere di affari). Nei due mesi successivi alla commutazione della pena, il pressing del mondo occidentale è continuato e si è intensificato, sorretto da una possente organizzazione.  Come se la lapidazione dovesse avvenire da un momento all'altro. Non è un caso che gigantografie come quella che lei ha fatto esporre sono state  esibite  contemporaneamente dal Comune di Roma, da quello di Napoli e in diecine di altri posti.
Si è insistito sulla propagazione della notizia falsa della lapidazione mentre tre portaerei e diverse navi da guerra si appostavano nel mare antistante l'Iran ed imponenti preparativi militari sono in corso per una aggressione all'Iran da parte di Israele e della Nato.
Sakineh è diventata l'Icona di una campagna di odio e di morte contro il popolo iraniano.
 Ho pensato, dopo aver letto le motivazioni umanitarie del gesto dell'Ateneo di suggerirle l'esposizione di una gigantografia contenente questa immagine di uno dei tanti bambini nati in Irak, in Afghanistan, in Kossovo o a Belgrado dopo i bombardamenti all'uranio. Ci furono altre campagne di odio contro
Milosevic, Sadam Hussein o i Talebani, in speciale quella del BurKa, che poi sfociarono in questi risultati scandalosi per l'umanità.
 Eccole la foto  http://www.spazioamico.it/speciale%20Iraq%202.htm#bambino

Migliaia di bambini come questo sono già nati, altri ne nasceranno in Iran se subirà la sorte dei paesi già aggrediti ed occupati.
 Cordiali saluti.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, September 10, 2010 8:58 AM
Subject: il nipote del Gran Visir

 Il nipote del Gran Visir
La cosa che mi ha colpito della contestazione a Bonanni è stata la faccia e la gesticolazione di Enrico Letta, Vice segretario del PD, nipote di Gianni Letta il gran Visir di Berlusconi, una parentela che  è anche politica. Zio e nipote fanno parte dello stesso establishment sebbene dislocati in due partiti diversi ma entrambi di governo ed entrambi saldamente schierati con la borghesia italiana. La faccia di Letta era piena di odio, di rancore, era livida, minacciosa, con gli occhi  lampeggianti pieni di voglia di fare del male. La sua gesticolazione era aggressiva, il braccio era teso e la mano chiusa con un dito puntato sui malcapitati ragazzi del Centro Sociale che avevano avuto l'idea di prendersi la scena nella grande e terribile stagione sociale che si è aperta. Oggi la loro azione è al vaglio della polizia. Non dubito che erano già stati schedati dalla Digos. Penso che il loro centro sociale Ashatasuna sarà proposto per la chiusura e che molti di loro saranno denunziati. Una opera di disinfestazione sociale sarà presto realizzata e questi giovani saranno dispersi e stritolati dalla macchina della repressione e della emarginazione sociale.
Tutta l'Oligarchia politica compresi  Di Pietro e la Rosy Bindi si è affrettata a prendere le distanza dai giovani ed a solidarizzare con Bonanni. Da questi e dagli Oligarchi vengono parole impregnate di odio destinato ad aggravare di molto la situazione italiana.  Bonanni invita paternalisticamente la ragazza che l'ha quasi colpito con il fumogeno a non ascoltare i cattivi maestri e nello stesso tempo indica nella Fiom la centrale eversiva dell'odio e della sovversione sociale. Farebbe carte false per liberare il campo dalla Fiom che raccoglie la maggioranza assoluta dei metalmeccanici e gli impedisce di  pavoneggiarsi e essere qualcosa di più che un servizievole amico della Confindustria e di Marchionne. Pierluigi Bersani, senza avere alcun rispetto per le proporzioni e per la verità, parla di  "squadristi". Gli squadristi erano coloro che fecero la marcia su Roma dopo avere incendiato e devastato le Camere del Lavoro e le sedi del PSI. Bersani  irresponsabilmente paragona i ragazzi di Torino a queste terribili e squallide figure della nostra storia!  Sacconi, Cicchitto, Brunetta e quasi tutti gli attori del  tragico e grottesco teatro politico italiano si sono slanciati in una gara a chi la sparava più grossa. Si usano cannoni enormi per sparare contro minuscoli uccellini! Il richiamo alla polizia è stato forte, molto forte. Non dubito che da ora in poi non solo i politici italiani continueranno ad essere blindati e a dare l'immagine al mondo di una classe dirigente "terrorizzata" che vive dentro un muro di vigilantes ma anche le loro feste, questo meschino e costoso surrogato della democrazia che è l'unico canale di comunicazione concesso dai partiti alla loro base e che sono come la tv strumenti di passivizzazione della cittadinanza politica.
 Cicchitto ha collocato Bonanni nella galleria del martirologio di  Dell'Utri e Schifani. Schifani, Presidente del Senato nonostante le accuse che pendono sul suo capo. Dell'Utri, deputato condannato a sette anni per contiguità alla mafia, ma in Parlamento, in un paese in cui la Fiat disattende la richiesta del Capo dello Stato di reintegrare i tre lavoratori licenziati da Marchionne. Un Bonanni che difatto avalla i licenziamenti ed  aizza la gente contro la Fiom  insultandola.
 Si è saputo chi è stata l'autrice del lancio del fumogeno. Si chiama Rubina Affronte. Subito si è fatto sapere che è figlia di un PM  badate la finezza della comunicazione: non di un magistrato ma di un Pubblico Ministero, categoria bollata da Berlusconi come di malati mentali , additata all'odio di tutte le Cricche, messa nel tritacarne di vari disegni di legge del guardiano del sigillo del Capo, il Ministro Angelino Alfano.
 Bonanni ha fatto sapere che "poteva morire". Sta drammatizzando e creando il copione di un Martirio magari per  incrudelire il fio della colpa che comunque la ragazza dovrà pagare.
 Si è fatto sapere a tutti che trattasi di una "pregiudicata". Altra "finezza" dei nostri pennivendoli; si scrive che è stata condannata in passato per "occupazione di terreni e di edifici". Non si specifica quali terreni e quali edifici magari per non ricordare il movente morale e politico del "reato commesso". Non ha certamente rubato soldi ai terremotati dell'Aquila come tanti amici dell'inossidabile Zio, il Gran Visir di Berlusconi, e la superinquisita classe di politici che ha in mano il Paese e lo usa come sua proprietà privata.
  L'autunno caldo, secondo gli Oligarchi ed i loro pennivendoli, non verrebbe dal licenziamento di duecentomila professori, dalla smobilitazione di parte dell'industria italiana che si trasferisce all'estero, dal fallimento dei prodotti della Fiat che non riescono a piazzarsi senza il supporto della rottamazione, da sei milioni di ragazzi che stanno incanutendo da precari. No! Verrebbe dal petardo che la nostra cara e generosa Rubina avrebbe fatto scoppiare nel teatro della finta democrazia di Torino.
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, September 11, 2010 9:52 AM
Subject: Il PD e la destra


Il PD e la destra

La faccia contratta dall'odio di Enrico Letta, l'aggressione di Bersani ai giovani che hanno contestato Bonanni definiti "squadristi"costituiscono un punto derimente della politica italiana e segnano il definitivo passaggio del PD all'area "moderata" e cioè di destra. L'area che sostiene Marchionne nella sua opera di cancellazione dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche italiane, che non ha alzato un dito per lo storno di otto miliardi di euro dalla istruzione alle spese di guerra, che accetta l'oligarchismo di una classe di politici  gaudente, elegante, frequentatrice di ristoranti di lusso, dedita al consumismo ed appena tornata dalle vacanze tutta pimpante ed abbronzata.
 Bersani ha gettato le carte in tavola. Ha detto chi è e che cosa vuole essere: il suo modello è Blair, il PD dovrà essere come il New Labourist che gettò alle ortiche il socialismo, posò la classe operaia e la sua maledetta abitudine di pretendere il the alle cinque come i gentiluomini inglesi. Speriamo che come Tony Blair non finisca alcoolista per i rimorsi della guerra scatenata in Iraq.
 La Fiom è la testa di turco di Bersani. Strapazzandola e criticandola mostra alla signora Marcegaglia quando è bravo a contenere le pretese dei metalmeccanici. Nello stesso tempo mostra alla signora il suo carniere con dentro la CGIL che non ha fatto niente di importante sul licenziamento di duecentomila professori della scuola italiana, che non ha agito contro le deroghe al ccnl sottoscritte da Cisl ed Uil.
  Il progetto del gruppo dirigente del PD è di sostituirsi alla destra di Berlusconi e Bossi mantenendo inalterate le garanzie che questa ha offerto alla imprenditoria ed alla borghesia parassitaria. Dentro il PD non esiste una sola corrente di sinistra. La stessa Rosy Bindi che sembrava la più sensibile ai problemi dei lavoratori e della sofferenza sociale non fa niente di diverso dei suoi colleghi del gruppo dirigente. Dentro il PD diverse destre si combattono tra di loro per la conquista del controllo del partito. Veltroni, Letta, D'Alema, Bersani, Franceschini fanno a gara a chi conquista per primo le posizioni più gradite all'elettorato di destra .
  L'involuzione del PD fa del Parlamento italiano l'unica assemblea legislativa del mondo in cui sono presenti soltanto rappresentanze di destra. Questo fa dell'Italia un regime. Se Berlusconi e Bossi fossero fronteggiati da un grande partito socialdemocratico o socialista   non avrebbero la libertà con la quale stanno sfasciando la Costituzione e la coesione sociale. Mentre i professori vengono licenziati Bossi fa concedere un contributo di ottocentomila euro alla scuola leghista della moglie e la giunta di centro-sinistra di Pesaro pensa di stanziare un milione di euro per la scuola privata. Sul fronte dei diritti dei lavoratori non c'è differenza tra le posizioni di Sacconi e Cazzola e quelle di Ichino e Letta. La difesa della pace è stata abbandonata da molto tempo anche dalle componenti cattoliche del PD. Noglobal è diventato per il PD quasi sinonimo di terrorismo. I sindaci di centro-sinistra gareggiano con Alemanno e con i leghisti nella persecuzione dei rom che vengono scacciati dai loro campi e criminalizzati. Nessun interesse viene mostrato per la gravissima situazione delle carceri italiane.
   Se il PD è questo non capisco la voglia di Vendola di concorrervi per le primarie. Ammesso che Vendola li vinca e diventi il candidato del PD potrà forse  cambiare la natura del PD?  Non credo proprio! Inoltre mi sembrano assolutamente suicide per la sinistra le offerte di Ferrero o di altri per un Nuovo Ulivo. Il centro-sinistra non offre alcuna possibilità di apertura  verso le istanze della sinistra cosidetta radicale che poi tanto radicale non è.
  La sinistra  dovrebbe abbandonare l'ossessione elettorale e parlamentaristica. Il problema non è quello di portare qualcuno in Parlamento ma di ricostruire un forte movimento sociale, un nuovo sindacato, un nuovo partito dei lavoratori che deve essere davvero "vetero" come spregiativamente dicono i nuovisti alla Letta, cioè impregnato di  ideali di giustizia, libertà, democrazia e sopratutto eguaglianza.
 L'Italia è diventato un paese di diseguali fatto da gente che si sollazza in panfili da venti milioni nel mare antistante Villa Certosa  e da chi, come la madre di Trento, viene privata del figlio perchè guadagna soltanto cinquecento euro al mese. A questa Italia di diseguali si è votato il PD. Ma nel Paese cresce l'insofferenza verso questa Oligarchia stupida e priva di prospettive per il futuro. In una Italia in cui i lavoratori sono sempre più poveri ed infelici, in cui viene demolito il welfare, in una Italia asservita agli USA  il ricordo del ruolo del movimento operaio e socialista torna alla memoria degli anziani e viene riscoperto dai giovani. La criminalizzazione di Rubina Affronte che ha avuto il coraggio di contestare Bonanni non porterà il PD molto lontano....
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Sunday, September 12, 2010 10:15 AM
Subject: operaio usa e getta







   Operaio usa e getta

  Ha ragione Tremonti: la sicurezza del lavoro è un lusso che l'Italia non può permettersi!  Si tratta naturalmente dell'Italia dei ricconi, di coloro che occultano duecento miliardi nei paradisi fiscali realizzati lesinando salario, diritti e sicurezza. Questi signori, questa Italia, si rifiuta di lucrare di meno.
 L'indignazione del Presidente della Repubblica per un Paese che marcia a mille e più morti sul lavoro l'anno e quasi un milione di infortuni spesso gravi e con conseguenze di invalidità fisica permanenti  non serve  a niente se lo stesso Presidente  partecipa ogni anno al ricordo dell'ispiratore della legge trenta, scritta in collaborazione tra Sacconi e Bonanni, che introduce innumerevoli possibilità di  precarizzare il lavoro. L'operaio è diventato usa e getta e l'organizzazione del lavoro prescinde sempre di più dalla esperienza e dalla competenza. Molte attività vengono subappaltate ed affidate  a sub dei sub appaltatori. I quali  non hanno alcuna cultura industriale e si servono di disoccupati   pronti ad accettare qualsiasi cosa  pur di portare cinquanta euro a casa. Per pulire una cisterna chi fa materialmente il lavoro perdendoci magari la vita guadagna una piccola parte di quanto avrà ricevuto il suo datore di lavoro e, spesso, chi  assegna e passa il lavoro lucra senza fare materialmente niente.
 Altre volte ho citato l'esempio della costruzione della Torre Eiffel realizzata nel corso di due anni in condizioni eccezionali al limite di tutto per il caldo, il freddo, l'altezza fino ad oltre trecento metri in cui si lavorava. Non c'è stato un solo infortunio mortale. Se fosse in costruzione oggi chissà quanto sangue e quanto dolore! La  sicurezza del lavoro sta nella sua organizzazione e nella competenza dei suoi addetti dall'ingegnere al caposquadra al carpentiere. Sta nell'esperienza maturata, custodita e trasmessa.  Sta anche nell'affiatamento della squadra, nella sua coesione. Spesso accade invece che tre o più persone si incontrino per stare insieme un giorno e basta. Spesso accade che si tratti di lavoratori forniti di competenze generiche ma usati perchè costano poco, molto poco e si acconciano a qualsiasi cosa.
 Su lavoro si muore subito ma anche lentamente accumulando veleni o logorandosi i nervi ed i muscoli. Il sistema WMC che Marchionne usa alla Fiat produce gravissimi danni al sistema nervoso e psichico del lavoratore ridotto a vero e proprio macchinario vivente. Soltanto il sindacato di base slai ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica ed all'Inail.  Non mi risulta che analoghe iniziative siano state assunte dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
  Le poche ed insufficienti norme introdotte in quella che si chiama impropriamente 626 sono state malviste dagli imprenditori e da parte dei sindacati. Ricordo che i decreti tardarono già con il governo Prodi e che Bonanni intervenne per ridurre le sanzioni. Tuttora grande parte della legge deve essere attuata e non dubito che Sacconi farà di tutto per ridurne l'efficacia e la portata protettiva.
  L'Italia è piena di orfani di lavoratori. I benefici concessi dalla legge per la loro sopravvivenza fino al raggiungimento della maggiore età sono quasi inesistenti: il venti  per cento della paga del genitore morto. Su che cosa e come viene calcolato questo venti per cento è un altro capitolo da riguardare. Basti dire che in media un orfano ricevo  circa dieci euro al giorno e la vedova venti. 
   Ipocrita ed insincera è la commozione dell'Italia politica per la lunga interminabile catena di tragedie. L'obiettivo verso cui sono orientati i politici è opposto a quello della sicurezza. Si punta alla deregolation, all'inasprimento della pesantezza e dei ritmi dei carichi di lavoro, al turn over sempre più frequente ed irresponsabile, alla volatilità dei rapporti.
   Ipocrite ed insincere anche le lamentazioni dei sindacati. Si acconciano a condizioni sempre più dure e non discutono il precariato. Hanno praticamente rinunciato ad ogni richiesta che possa costare qualcosa alle imprese o allo Stato. La parola d'ordine di tutti è soltanto: produrre, produrre, produrre a qualsiasi costo, a qualsiasi condizione!
  Quel poco che resta di sicurezza sarà smantellato. Non dubito che l'Inail sia oggetto di attenzioni di privati in cerca di lucro. Non dubito che destra e PD si accorderanno per spartirsene le spoglie.
  L'Italia è diventata zona franca del padronato: può fare ai lavoratori tutto quello che vuole con la complicità di sindacalisti che se vengono contestati vengono difesi da tutta l'Oligarchia politica e dai suoi pennivendoli.
   Pietro Ancona

http://circolodelirio.wordpress.com/2010/01/31/vittime-sul-lavoro-una-guerra-civile/

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Tuesday, September 14, 2010 11:30 AM
Subject: La Cgil manipolata dal PD

  La Cgil manipolata dal PD

  La CGIL indice il suo terzo (o quarto) sciopero generale sul fisco accodandosi ad una decisione separata di Cisl ed Uil. Vuole ottenere qualche spiccioletto da  dare ai lavoratori ed ai pensionati. Qualcosa come la iperbolica cifra di cinquanta o sessanta euro annui più una grossa elemosina subito. Pare che anche la Cisl e l'UIL sciopereranno per la stessa rivendicazione. Nello stesso tempo la CGIL rende nota una inchiesta sui salari in Italia non rendendosi conto di ridicolizzare la ragione dello sciopero. Rende noto che un quarto  dei lavoratori italiani ha un salario compreso tra i 500 ed i 1000 euro e che i lavoratori atipici (sei milioni)
e quelli a tempo indeterminato hanno rispettivamente il 39 ed il 28 per cento in meno di retribuzione.
 Particolarità  agghiacciante il due per cento del campione intervistato percepisce meno di 500 euro al giorno. Insomma venti milioni di lavoratori e le loro famiglie vivono male e tra questi circa la metà vive malissimo.
  La CGIL ha incluso anche la questione del collegato lavoro in via di approvazione alla Camera. Trattasi di risipiscenza tardiva e fatta di malavoglia ottenuta per lo scandalo e lo sconcerto generato
tra i lavoratori della sua precedente approvazione ottenuta nel silenzio delle opposizioni poi rinviata alle Camere dal Presidente della  Repubblica.
 La proclamazione di questa ennesima ginnastica motoria fatta per procurare un pubblico ai comizianti, per stampare qualche  manifesto e fare un pochino di attivismo da boy scout del tutto innocente, si cala in uno scenario cupo, cupissimo, dominato da due vicende terribili: il licenziamento di duecentomila professori  definiti inutili e frutto di assunzioni clientelari e quasi criminalizzati dalla Gelmini e la pretesa della Confindustria e della Fiom di militarizzare le fabbriche italiane dopo aver disdetto il contratto, fatto alcuni licenziamenti per diffondere un clima di terrore e di intimidazione e dopo la vanteria dei ministri Tremonti e Sacconi di avere ottenuto, con il silenzio complice dei sindacati, una ulteriore "riforma" delle pensioni, un innalzamento dell'età pensionabile ottenuto con
un vile e truffaldino "refuso".
 Lo sciopero  di Epifani non chiede il Salario Minimo Garantito per impedire la schiavizzazione dei biagizzati e degli immigrati pagati molto al disotto dei minimi contrattuali, non chiede l'abrogazione della legge Gelmini e della legge sulle pensioni con revoca immediata dei licenziamenti dei professori e ripristino del sistema di calcolo antecedente la riforma Dini, non chiede la applicazione dell'art.36 della Costituzione  e dell'arti 39 dello Statuto dei Diritti di tutti i contratti esistenti per impedirne la manipolazione ed anche la revoca. Sarebbe necessario chiedere una norma di legge o un pronunciamento che vieti le deroghe ai contratti nazionali di lavoro. Queste introducono differenziazioni salariali e normative tra le imprese producendo fenomeni di concorrenza sleale a carico delle imprese che rispettano i contratti nazionali.
  Non chiede neppure il completamento delle normative della cosidetta legge 626 dopo l'atroce morte
dei lavoratori di Capua e neppure una diversa normativa per i subappalti oggi  strumenti di arricchimento delle mafie e di sfruttamento dei lavoratori.
    Il PD è intervenuto a più riprese per condizionare e neutralizzare l'azione della CGIL o renderla addirittura favorevole agli interessi della Confindustria. Ha ammonito la FIOM a non essere "estremista" insomma accettare le condizioni imposte da Marchionne e dalla Marcegaglia e condivise da Bonanni ed Angeletti.
   Non dubito che, dietro questa limitazione della "piattaforma " dello sciopero alla questione fiscale ed al collegato lavoro (ma la soluzione pd e cgil sull'art.18 è insoddisfacente)  ci siano  Bersani con Ichino e Letta che si rendono conto del clima inquieto ed angosciato del Paese e della necessità della CGIL di muoversi, di fare qualcosa. A tavolino, lontano mille miglie dai bisogni della gente, delimitano la richiesta dello sciopero in qualcosa che è accettato e sostenuto dalla Confindustria. Per la destra e la Confindustria ogni riduzione di tasse è stata sempre bene accetto. Per la sinistra le tasse sono sempre state alla base del welfare. Il problema è la loro equità e la loro proporzionalità che la destra vorrebbe abolire. Berlusconi sostiene che i ricconi non dovrebbero pagare più di un terzo del loro reddito!
  Suggerisco ai lavoratori ed alle lavoratrici di partecipare allo sciopero ma con cartelloni e manifesti
per il Salario Minimo Garantito, l'abrogazione delle leggi sulla scuola, sui precari e sulle pensioni, nuove leggi sulla sicurezza, la richiesta della reintegrazione degli operai licenziati. Fare sentire alta, possente la richiesta di un sindacato di classe, combattivo, non strumentalizzato dalle voglie governativiste del PD, il sindacato di Di Vittorio e di Luciano Lama.
  Pietro Ancona

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia e Lavoro/2010/03/cgil-sciopero-epifani-studio-tres-swg-effetti-crisi.shtml?uuid=7875971a-2b95-11df-9e06-f0245f3b8bda&DocRulesView=Libero

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, September 16, 2010 9:36 AM
Subject: Italietta vile e feroce

L'Italietta vile e feroce

  I commenti sulla sparatoria  dei libici  sul peschereccio italiano sono impregnati di un risentimento razzista che sale  dal ventre di una nazione che per moltissimi anni, assai più di quelli che i tedeschi hanno avuto a disposizione per le loro orrende imprese, è stata l'incubo della popolazione libica e dell'africa settentrionale:  gli uomini venivano impalati ai lati delle strade, i maggiorenti delle comunità  impiccati e sui villaggi si spargeva l'iprite che spegneva ogni forma di vita. Non c'è in Italia alcun rimorso per il male che abbiamo fatto per molti e molti anni. C'è invece una sorta di odio quasi irrazionale e lamentele davvero incredibili come quella relativa all'autostrada che sarà costruita da Bengasi a Tripoli o la motovedetta della quale qualcuno si spinge fino a chiederne la restituzione.
 Questo è quanto emerge dalla lettura dei giornali. Non dubito che i sentimenti che ho
notato siano della proprietà dei giornali e della  oligarchia politica. Forse gli italiani  non hanno  il dente così avvelenato contro la Libia. Resta tuttavia il fatto che il livello del dibattito è basso, volgare, inconcludente e rabbioso.
 Sono rimasto scioccato per le dichiarazioni del finanziere rilasciate a "Repubblica": il finanziere ha descritto una situazione di prepotenze subite dai nostri militari dai libici
ed ha avuto parole di pietà che lo onorano per i migranti e la loro tragedia.  Tuttavia resta il fatto che per circa un'ora sono state sparate contro il peschereccio mazarese oltre cento colpi di mitra senza un intervento risoluto dei militari italiani a bordo della motovedetta libica per fare cessare il fuoco. Non ci sono stati morti ma potevano esserci. Il non intervento dei finanzieri  è inaccettabile a meno che la verità sia un'altra e ci venga nascosta. E se avessero applicato un protocollo, una sorta di regola di ingaggio valevole per la caccia ai migranti? Dobbiamo pensare che in altre circostanze  i libici hanno sparato sui migranti con la passiva complicità dei nostri militari?
  E ' assai sospetta la fretta delle autorità italiane di chiudere la vicenda.  Maroni e Frattini hanno subito derubricato la sparatoria in "incidente". Il lancio del fumogeno di Rubina a Bonanni era stato valutato con estrema severità dal Ministro dell'Interno che aveva parlato di "tentato omicidio" e il Ministro Sacconi aveva chiesto l'arresto per la nostra  ragazza. Qui si sparano proiettili veri e mortali  e si insegue un nostro equipaggio che sfugge miracolosamente alla morte e questo sarebbe
soltanto un  "incidente"!!
   Da questo episodio Gheddafi e la Libia non ne escono bene ma per ragioni opposte a quelle che vengono agitate dai pennivendoli  della destra. Ha sbagliato Gheddafi  a consentire nel testo di un trattato  il veleno di un accordo antimigrazione  che a quanto pare è assai più pesante di quanto si sapesse.  Maroni ha detto tradendosi: "hanno sparato perchè pensavano si trattasse di migranti". Un pattugliamento del Canale di Sicilia congiunto italo-libico con i libici che sparano ed uccidono è indegno di un Paese civile e fa di Gheddafi un killer  dell'Occidente, un traditore della causa dei popoli poveri del mondo, un abietto complice di Berlusconi e di Bossi, mandanti ed organizzatori dei massacri.
 La Libia ha infangato la memoria dei suoi morti martirizzati  dagli italiani prestandosi a fare da feroce poliziotto dell'occidente. Magari è per questo che viene lasciata in pace e non ha  subito la sorte dei paesi che hanno il petrolio che l'Occidente vuole.
 Ma è anche possibile che non ci sia stata raccontata tutta la verità e forse la sparatoria è stata voluta dal Governo libico per provocare un incidente e sganciarsi da un accordo su cui ha riflettuto dopo la cattiva accoglienza ricevuta in Italia da Gheddafi. Può anche darsi che stiano emergendo nuovi interessi in un'area del mediterraneo ieri quasi morta ed oggi diventata una delle zone nevralgiche del commercio mondiale  Può darsi che interessi come quelli legati al petrolio offshore o alla coltivazione del prezioso tonno rosso abbiano reso meno significativo ed importante per Gheddafi l'accordo con l'Italia.
 Certo, il governo italiano ne esce malissimo ed anche la sua opposizione che agita un patriottismo di maniera e non va oltre l'invettiva razzista contro la Libia. C'è da rimpiangere la politica estera della vecchia DC.
  Pietro Ancona
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From: Giuseppina Ficarra
Sent: Saturday, September 18, 2010 10:27 AM
Subject: La 28° nazione della Unione Europea: la nazione Rom


La 28° nazione della Unione Europea: la nazione Rom

 Sarkozy ha avuto grosse difficoltà con lo scandalo degli illeciti finanziamenti. La procura ha aperto una inchiesta e sappiamo che in Francia anche personaggi assai più grossi di lui hanno avuto grattacapi seri per faccende del genere. Possiamo considerare questa la causa scatenante della persecuzione dei Rom e della loro deportazione nei cosidetti "paesi di origine" dai quali si erano spostati spinti dalla necessità e, in molti casi, anche dalla fame.  Sarkozy è riuscito ad occultare le sue difficoltà giudiziarie deviando l'attenzione dei massmedia e concentrandola su una operazione di pulizia etnica spettacolarizzata da tutti i telegiornali, una operazione del tutto anormale ed illegale perchè i Rom per la loro provenienza sono cittadini europei.
 E' tipico dei tiranni trovarsi delle teste di turco, delle persone odiate da una parte della popolazione ed organizzare il crucifige, una sorta di Colosseo con i Romani a fare pollice verso. Da Nerone a Sarkozy non è cambiata per niente la tecnica del potere. Aizzare la folla e farla diventare razzista spingendola contro una comunità diffamata  e  criminalizzata  come responsabile della insicurezza in cui viviamo.
  Ora Sarkozy attacca la Commissaria alla Giustizia Viviana Reding che ha minacciato l'apertura di una procedura di infrazione contro la Francia. Sarkozy è spalleggiato da Berlusconi e da Bossi e, sostiene, da tutti gli altri paesi europei. Il Presidente della Commissione è intervenuto a sostegno dell'opera della sua Commissaria come da galateo istituzionale ma non dubito che, alla fine, farà svanire come una bolla di sapone l'importante e significativa posizione antirazzista della UE ed accetterà la continuazione, seppur in modo meno scandaloso, delle pulizie etniche.
 Perchè ho questa sfiducia, perchè non sono ottimista sulla reale volontà di integrazione
della Unione Europea? Perchè questa Europa è profondamente diversa da quella di Prodi e dei suoi predecessori: era una sorta di parametro di civiltà, di progresso, di coesione. L'Europa oggi sta sviluppando il trattato di Maastrict alla luce del trattato di Lisbona su una linea di feroce liberismo, di veloce degrado dei valori legati al lavoro ed ai diritti dei lavoratori, per americanizzare i rapporti sociali, fare dei sindacati guardia spalle del padronato, ridurre al minimo il costo economico e sociale del lavoro.  Questo degrado è avanzatissimo in Italia, ma non ancora nelle nazioni che in Europa contano davvero come la Germania e la Francia, sebbene in questa il fenomeno dei suicidi alla telecom ed in altre aziende è assai inquietante e segnala qualcosa di molto pesante, un macigno enorme che si sta abbattendo sulle persone che vivono di lavoro e che sono avviate verso un periodo di grande precarietà.
 L' Europa di Maastrict e di Lisbona non tollera il werlfare che  ha ereditato dalle socialdemocrazie e dai successi del movimento sindacale. Il suo nuovo modello è dato dagli USA dove la gente non ha diritto a niente e si deve arrangiare soltanto con il salario con il quale deve pagare tutto ed accantonare qualcosa per la vecchiaia. L'ideologia liberista sta impregnando la legislazione europea sul lavoro e sui diritti fin quasi a sfigurarla. In questo contesto, con questa linea di assoggettamento della classe lavoratrice alle esigenze del capitalismo continentale, la questione dei Rom viene declassata e vista come un fastidio, un costo sociale da eliminare al più presto.  Più l'Europa diventa antioperaia ed antiwelfare e più diventa razzista ed avara verso gli emarginati.
  Sarkozy e la Merckel  sono entrambi di destra. Ma la Merckel non ha ritenuto di smontare completamente il welfare e le relazioni sindacali ereditate dai governi tedeschi, da una politica che ha garantito prosperità e forza alla Germania. Sarkozy e Berlusconi vogliono
l'azzeramento di ogni cosa. La loro Europa è quella della diseguaglianza crescente ed inarrestabile tra ricchi e poveri.
  La sinistra europea che recentemente ha dato vita ad una grande manifestazione a Parigi in difesa del Rom dovrebbe alzare gli obiettivi che oggi abbisognano di nuove conquiste.
  Dovrebbe chiedere il riconoscimento dei Rom come nazione senza territorio da aggiungere come ventottesima all'Europa. Riconoscere i dodici milioni di Rom come nazione con diritti eguali a quelle di tutte le altre compreso il diritto di avere un proprio Commissario nella UE. Inoltre  si dovrebbe affrontare la questione dell'Olocausto e del suo indennizzo. Mentre gli ebrei nel 1947 ottennero uno Stato e sono stati risarciti per le vittime dei lagers i Rom che hanno subito la stessa sorte con oltre un milione di vittime del porrajmos (olocausto) vengono spesso financo dimenticati nelle commemorazioni.
  Bisognerebbe inoltre riprendere la proposta di Moni Ovadia di conferimento al popolo nomade del Premio Nobel per la Pace. Il popolo rom non ha mai fatto la guerra, non si è mai macchiato le mani di sangue, non ha mai aggredito o ucciso nessuno. Ha soltanto subito persecuzioni durante tutta la sua storia, è stato vittima del rifiuto e dell'ignoranza.
 E' stato guardato con orrore e sospetto come gli Untori di Manzoni.
  Per questo credo che sia giunto il momentodi intervenire riconoscendolo come nazione ed accettando il suo nomadismo o stimolando la volontà di integrazione. Gli esseri umani debbono essere lasciati liberi di decidere della loro vita. Non possono essere discriminati o incarcerati o deportati o uccisi in ragione del colore della loro pelle o della comunità in cui sono nati.

Pietro Ancona

http://www.vocidallastrada.com/2010/09/lolocausto-degli-zingari-ieri-e-oggi-2.html

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Sunday, September 19, 2010 9:17 PM
Subject: Il xx settembre del cardinale bertone

 Il XX  settembre del cardinale Bertone

   L'Uar, associazione degli atei ed agnostici italiani, sostiene che domani la Chiesa andrà a Canossa. Sarà lo Stato ad andare a Canossa come del resto fece con Enrico IV. Il cardinale Bertone sarà a Porta Pia con il Capo dello Stato e ricorderanno la breccia   con la quale i bersaglieri entrarono in Roma per farne capitale del nuovo Stato sabaudo, ma liberale. L'Uar paragona la presenza di Bertone a quella della Merkel in Normandia, come il riconoscimento di una sconfitta e l'adesione ai valori dei vincitori. Non riesco a condividere l'ottimismo di questa interpretazione dell'Uar. In effetti, se è vero che la breccia di Porta Pia registrò la sconfitta del potere temporale della Chiesa, questa non ha diminuito la sua presa sulla popolazione italiana e, nel 1929 ritornò ad essere Stato. Nel 1984 il rinnovo dei patti lateranensi accrebbe il potere della Chiesa sull'Italia che confermò la sua natura di stato concordatario e non sovrano riconoscendo una specialità alla Chiesa ribadita dagli art.7 ed 8 della Costituzione. Nel corso degli ultimi venti anni dai governi di centro-sinistra e poi da quelli di centro destra presieduti da Berlusconi il Vaticano ha ottenuto privilegi strepitosi. Riceve finanziamenti da tutte le amministrazioni pubbliche a cominciare dallo Stato e con i proventi dell'otto per mille calcolati truffaldinamente finanzia i suoi programmi di espansione e di creazione di enclavi cattoliche nel mondo come quelle di Timor, del Sudan, del Ruanda che hanno provocato milioni di morti. La religione cattolica è l'unica al mondo che è anche Stato. Una monarchia assoluta che unifica nel Pontefice i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e che non ha mai riconosciuto la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. Una Monarchia ricca di risorse illimitate e finanziata da leggi che riescono a rendere  quasi automatica la contribuzione come la trattenuta ai lavoratori tedeschi e altre.
 Mentre con la legge Gelmini lo Stato italiano riduce di circa duecentomila insegnanti
la scuola pubblica, gli insegnanti di religione nominati e controllati dai vescovi crescono di numero e sono ormai circa ventiseimila. Il Parlamento italiano è controllato strettamente dalla Chiesa. Un cardinale è incaricato di  orientarlo in tutte le questioni  di diritti civili come la fecondazione assistita, l'aborto, le unioni gay, la contraccezione...
Tre  personaggi della storia d'Italia hanno contribuito al trionfo della Chiesa ed alla sua riconquista di quello che fu  il suo potere temporale oggi esteso all'intera nazione: Mussolini, Craxi e Berlusconi. Mentre la Chiesa non fu affatto grata a Craxi e lo mollò alla prima occasione, il suo rapporto con Berlusconi e la destra italiana è stato organico nel corso degli ultimi venti anni. Il Cardinale Ruini è stato l'artefice di un potere che non è solo di influenza religiosa, di moral persuasion, ma di concreti e ricchi privilegi fiscali.
 La breccia di Porta Pia consente l'irruzione ed il dilagare del clericalismo nello Stato italiano. Clericalismo che fu  tenuto a bada da grandi laici cattolici come De Gasperi  e quasi tutto il gruppo dirigente della DC che difesero la laicità dello Stato assai più di quanto abbiano fatto i comunisti. Proprio ieri la giunta di centro-sinistra di Pesaro ha destinato un milione di euro alla scuola privata a riprova di una deriva confessionalista che
sta alterando le connotazioni costituzionali dello Stato. Non abbiamo più uomini come Spadolini e  storici cattolici di grande spessore ed intelligenza laica come Carlo Arturo Iemolo. La vicenda del crocifisso è la prova di una umiliante resa incondizionata dello Stato la cui autonomia e libertà è stata difesa da poche illuminate persone come il magistrato Luigi Tosti che comunque hanno pagato di persona ed assai duramente la loro
fede nello Stato liberale che voleva Cavour: "Libera Chiesa in Libero Stato". Gli uomini politici di oggi sono servizievoli quinte colonne della ideologia sanfedista: basta pensare al fatto che è consentito dalla legge  l'obiezione di coscienza dei medici ospedalieri sull'aborto, una infamia giuridica che rende difficilissima e financo pericolosa la vita delle donne come abbiamo visto nel recente caso dell'aborto in un cesso del Policlinico di Messina.
  Domani quindi avremo la rappresentazione plastica della sconfitta dello Stato Laico con la presenza del Cardinale Bertone e del Presidente Napolitano. Il Sindaco di Roma ha riconosciuto la prevalenza cattolica in Roma capitale e non dubito che Napolitano, nel corso del suo intervento, ci spiegherà come è  esaltante e bella la condivisione dei valori cattolici che, manco a dirlo, anche se non li condividiamo, ci vengono imposti per legge.
 Non è un caso che questo trionfo, questo ribaltamento del corso della storia, avviene durante la preminenza della ideologia della destra. Non a caso  Ratzinger ha minimizzato i danni morali e sociali del precariato  in perfetta sintonia con la legge trenta: "Il posto fisso non fa la felicità, meglio credere in Dio" e l'Osservatore Romano appoggia l'avventura coloniale contro i popoli che hanno la disgrazia di abitare luoghi con giacimenti petroliferi.
  In perfetta sintonia con la demagogia della riconciliazione che mette partigiani e fascisti di Salò sullo stesso piano, domani si ricorderanno i soldati papalini con i bersaglieri morti. Bipartisan sarà il ricordo che li unirà in un evento storico violentato nei suoi contenuti, svuotato come si vuole svuotare la resistenza italiana e la lotta di liberazione.
  Pietro Ancona
 
http://www.ultimenotizie.tv/notizie-dal-mondo/il-posto-fisso-non-fa-la-felicita-meglio-credere-in-dio.html

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, September 22, 2010 10:06 AM
Subject: Il Trono l'Altare e l'Uaar


    La storia italiana corre all'impazzata all'indietro seminando sconcerto in quanti, come me, si erano illusi di un suo  percorso ascensionale  sempre verso il meglio, verso il progresso. Il Cardinale Bertone si è presentato da vincitore alla breccia di Porta Pia soddisfatto per gli innumerevoli lacci e laccioli clericali imposti allo Stato laico voluto dall'odiatissimo Cavour. Non solo siamo al blocco delle leggi sui diritti civili ma il Parlamento è commissariato dal cardinale Bagnasco e dalla Cei che si occupano minuziosamente di tutto e stringono d'assedio le  riforme che  in periodi migliori di questo per la laicità ed i diritti l'Italia era riuscita a darsi. L'aborto viene reso  difficile negli ospedali pubblici da una quantità indecente di obiettori di coscienza, le proposte di legge sul testamento biologico, sulle coppie gay, sulla fecondazione assistita, sono diventate tutte occasioni di ribaltamento dei loro contenuti. Costrizioni e limitazioni grottesche vengono votate al posto delle liberalizzazioni proposte. Il Parlamento italiano non ha alcun ritegno  a diventare il più reazionario e sanfedista d'Europa. Il Governo ha proposto ricorso contro la decisione della Corte di Giustizia sul Crocifisso ed il Ministro Gelmini propone l'introduzione dello studio della Bibbia nelle scuole. Tutta la pubblica amministrazione viene torchiata e spremuta di risorse a vantaggio della Chiesa.
 Ha fatto bene quindi Ratzinger a farsi fotografare con il cappello dei bersaglieri.  Da Porta Pia ha fatto irruzione il potere della Chiesa sullo Stato italiano che, ad opera di Mussolini e di Craxi ha perso la sua sovranità per diventare Stato concordatario con diritti limitati ed ha consentito alla Chiesa di ripristinare in forme nuove il suo Stato. Il cattolicesimo è l'unica religione al mondo che dispone di uno Stato e che intrattiene rapporti diplomatici con le nazioni. Uno Stato al servizio di un espansionismo, di una "evangelizzazione" causa di
terribili conflitti e tantissime sofferenze, perchè ovunque si formi una forte comunità cattolica si mette subito in atto un progetto di secessione come è accaduto in Indonesia ed ora sta accadendo in Sudan.
  A Porta Pia lo Stato italiano si è umiliato accettando senza contraddirla l'affermazione di Bertone sui soldati italiani e papalini caduti. Una sorta di refrain della tesi della destra sulla Resistenza e sulla Repubblica di Salò e sulla conciliazione e condivisione dei valori applicata ai Bersaglieri ed agli Zuavi e Dragoni.
  Di grande valore simbolico della discesa agli inferi della storia italiana, della sua svolta
reazionaria è  il trattamento inflitto alla delegazione dell'Uaar. E' stata tenuta a distanza
e sotto stretta sorveglianza da Bertone e Napolitano. I componenti della delegazione sono stati tutti identificati. I loro documenti sono stati sequestrati e restituiti  soltanto dopo la fine della manifestazione. Trattasi di un insopportabile abuso, di una misura liberticida
consumata ai danni di un gruppo di benemeriti cittadini, di difensori della laicità delle Istituzioni dello Stato. Non risulta che le stesse misure siano state prese a carico dei rappresentanti delle organizzazioni di destra o cattoliche presenti in piazza. Si è trattato di un attacco mirato a colpire e scoraggiare quanti continuano a difendere la libertà dagli attacchi sanfedisti della destra di governo.
  Nella giornata di ieri è scoppiato lo scandalo dello Ior, il discusso e tenebroso istituto finanziario del Vaticano. Magistrati italiani lo sospettano di riciclare denaro sporco e stanno seguendo una pista che finora ha portato alla scoperta di 23 milioni di euro i cui passaggi debbono essere chiariti. La reazione del Vaticano è stata di attacco ai Magistrati. Le parole e gli aggettivi usati sembravano prelevati da una delle dichiarazioni di Berlusconi contro i giudici. Non dubito che nelle alte sfere del Potere si siano già attivati per mettere la cosa a tacere o per farla quanto meno sparire dalle prime pagine dei giornali e delle televisioni.
  Ma la grande sconvolgente vittoria del Papato sullo Stato è nel Parlamento Italiano, nella sua composizione. Maggioranza ed opposizione sono in gara per accaparrarsi la benevolenza della Chiesa. Nessuno è disponibile a dare un voto che possa suscitare la contrarietà dei cardinali. Questa sottomissione, questo allineamento alla Gerarchia contribuisce non poco a soffocare l'insoddisfazione di tantissimi cattolici per la politica di questo Papato sulla pace, sui diritti civili, sul lavoro. Il Trono e l'Altare sono uniti in un quadro di restaurazione preconciliare e di condizionamento dello Stato. La responsabilità di quella che una volta era la sinistra parlamentare è enorme. Il PD tira la volata ad un incrocio sempre più osceno tra destra e religione. La latitudine di questo incrocio arriva fino alla xenofobia da un lato ed alla persecuzione delle coppie gay dall'altro.
  Mi auguro che il prossimo XX Settembre non venga preceduto dall'arresto precauzionale degli atei come si usava fare durante il fascismo in occasione delle ricorrenze e della presenza del Duce. Certo è sconsolante lo scarso rilievo che la stampa italiana ha dato a questo inqualificabile episodio di polizia ancora più grave perchè perpetrato alla presenza del Presidente della Repubblica massimo garante dei diritti garantiti dalla Costituzione,.
  Pietro Ancona 
 
http://www.uaar.it/news/2010/09/20/porta-pia-parla-solo-vaticano-gli-atei-vengono-bloccati-dalla-digos/   


http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2010/09/15/visualizza_new.html_1763189522.html   

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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, September 24, 2010 6:27 PM
Subject: l'aspettazione del Messia

L'aspettazione del Messia. Il popolo di sinistra disorientato, disperso, frastornato, avvilito, impaurito e frustrato aspetta l'arrivo di un Messia Liberatore. Ma non si rende conto che il problema è ritrovare l'anima, l'identità, i valori del socialismo. Mettiamo che Vendola vince le primarie. Come farà a stare in un coacervo nel quale c'è una rincorsa a destra di vari gruppi? Veltroni elegge Ichino a suo guru di politica sindacale. Letta lo sfida a destra, sempre più a destra. E così tutti gli altri. Lo stesso Ferrero si unisce all'atlantismo pro Sakineh e non fa niente per Teresa. E allora?
Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, September 26, 2010 10:08 AM
Subject: Un PD tutto Chiesa e Confindustria


 Un PD tutto Chiesa e Confindustria

   Il labour Party  cerca di cambiare strada dopo il decennio di Blair che lo ha sfigurato privandolo dell'anima  e facendone uno strumento docile del capitalismo feroce e asociale. Blair è stato per il socialismo inglese quello che Craxi è stato per l'Italia: una forza devastatrice della sua identità.
 La elezione di Miliband potrebbe ricondurre il Labour alla sua naturale missione politica e storica: rappresentare e difendere le classi lavoratrici in una visione della vita e del mondo
legata alla solidarietà del socialismo.
 In Francia il Partito Socialista è diretto da  Martine  Aubry, l'autrice della legge sulle 35 ore ed è impegnato nelle lotte sindacali per la difesa delle pensioni e della scuola. La tendenza rappresentata da Segolene Rojal è stata messa in minoranza ed il socialismo francese non corre il rischio di deragliare e diventare liberista.
 In Germania la socialdemocrazia si lecca le ferite dopo il governo di unità nazionale con la Merkel, una scelta che le è costata la scissione e la formazione della Linke alla sua sinistra.
 Ma non si può dire che abbia un programma di adulterazione di sè stesso.
L'Italia vive una condizione anomala: lo spazio parlamentare è occupato dal PD, un partito che non vuole essere di sinistra, non vuole allearsi o essere condizionato dalla sinistra comunista che ha contribuito a lasciare fuori dal Parlamento, ha un programma che potremmo definire tutto Chiesa e Confindustria.
 L'anomalia italiana ha anche un pesantissimo risvolto sociale. La CGIL, da sempre identificata dai lavoratori come il loro sindacato, asseconda la politica del PD di conquista dei ceti imprenditoriali oggi in grande parte radunati attorno a Berlusconi. Nonostante i lavoratori italiani siano i peggio pagati dell'Occidente ed abbiano perso grande parte dei diritti, la CGIL si accinge a cedere ancora alla Confindustria il ccnl, strumento essenziale di difesa specialmente in tutto il Mezzogiorno, la scuola e la sanità, mentre per le pensioni ha già praticamente ceduto tutto specialmente a seguito delle ultime norme sulle "finestre mobili" che hanno alzato l'età pensionabile ad oltre settanta anni..
 Nel PD non esiste una corrente di sinistra. I vari gruppi che si danno battaglia per il controllo del Partito sono tutti di destra e si scavalcano reciprocamente a destra. Il documento dei 75 presentato da Veltroni è ispirato, nella sua parte sociale, da Ichino un giuslavorista che vorrebbe i lavoratori  senza tutele e che teorizza l'abolizione del sussidio di disoccupazione perchè li "impoltronisce"!!! Il gruppo del rampante Enrico Letta ha 
proclamato l'estraneità del PD dai giovani che si battono contro la legge Biagi e che contestano la Cisl di Bonanni. Non c'è una sola  area, un solo uomo nel PD che sia ancora socialista o cattolico progressista. Tutto il gruppo dirigente è liberista e tutte le organizzazioni che un tempo si definivano "democratiche" della cooperazione, dell'agricoltura e dell'artigianato sono ferreamente allineate con la Confindustria e la Confagricoltura. Nel PCI  erano assai importanti gli amministratori locali perchè potevano dar luogo, utilizzando le autonomie territoriali, a modelli di vita sociale più progrediti socialmente di quelli garantiti dal Governo. Ricordiamo l'Emilia per anni simbolo di una idea progressista di pubblica amministrazione. Ebbene, gli amministratori locali hanno attuato programmi di privatizzazione selvaggia dei servizi, propendono financo per la privatizzazione dell'acqua e si sono allineati alla Lega con politiche repressive verso i Rom ed i poveri.
 PD e CGIL non partecipano alle lotte contro lo smantellamento della scuola pubblica
e la sanità. Non si propongono di rimettere in discussione il sistema pensionistico.Teorizzano il precariato in sintonia con la Chiesa che invita i giovani a non
sperare nel posto fisso. In sostanza, rincorrono a destra il Pdl la Cisl e l'Uil.
 La scomparsa del socialismo dal Parlamento italiano, la perdurante divisione dei pochi spezzoni sopravvissuti ma esiliati dalla politica, ha impoverito enormemente le classi lavoratrici e la stessa Italia che è diventata una nazione di infelici sgovernata da una destra corrotta priva financo dell'idea di Stato. Venti milioni di lavoratori italiani vivono, tranne una piccola parte, con un reddito inferiore a mille euro mensili mentre la pensione media non supera i seicento euro. Questo terribile disagio di massa è contrappuntato dagli iperbolici stipendi dei managers e della oligarchia politica. La diseguaglianza sociale è diventata enorme e priva il Paese della coesione necessaria per andare avanti.
  Dagli accordi che saranno stipulati tra il PD e la Confindustria  i lavoratori italiani perderanno ancora, aumenterà la loro povertà e saranno consegnati spogliati da ogni diritto
nelle mani delle classi possidenti. L'Italia diventa come Panama e le Repubbliche povere
del Sud America. Il processo di deindustrializzazione cancellerà gli ultimi nuclei di resistenza. I chimici dell'Isola dei Cassiintegrati dell'Asinara, ricevuti dopo 213 giorni di
autosegregazione da Berlusconi che li accoglie a Palazzo Chigi raccontando barzellette,
difficilmente recupereranno le produzioni che l'ENI ha deciso di comprarsi all'estero. Sembra che il capitalismo italiano non abbia più voglia di investire nelle industrie, almeno in Italia.
 Bisognerà vedere se la gente, da sola, senza guida di sindacati e partiti, riuscirà a reagire a tutto questo, a darsi una alternativa, una prospettiva diversa.
Soltanto la nascita di un grande radicale partito socialista può far risalire  i lavoratori dal pozzo in cui giacciono e restituire prosperità all'Italia.
Ma un partito non un messia o un papa straniero.
Pietro Ancona

http://www.parti-socialiste.fr/

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From: pietroancona@tin.it
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Sent: Tuesday, September 28, 2010 10:25 AM
Subject: Il flirt


   IL flirt
   Mentre l'Italia del lavoro diventa un campo di macerie, il segretario della CGIL è in pieno flirt con la Presidente della Confindustria con la quale scambia baci e sorrisi e si accinge a restituire  quanto resta dei  diritti mentre il Parlamento, con la finta opposizione del PD sta per demolire per sempre lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori ed in particolare l'art.18. Mentre  flirta  con la Marcegaglia, dopo l'incontro di Genova preceduto da una intensa diplomazia sotterranea del PD che vorrebbe accreditarsi partito che tutelerà "con serietà" gli interessi confindustriali, Epifani finge di non  vedere la sofferenza di circa sei milioni di precari condannati a meschine retribuzioni inferiori oltre il quaranta per cento dei minimi contrattuali e presenta le sue credenziali alla Confindustria: una perdita secca di circa 5 mila euro l'anno dei lavoratori dovuta a diversi fattori (parametri per i rinnovi contrattuali, fiscal drag, niente scala mobile), perdita maggiore di quella denunziata dal centro studi della CGIL se si tiene conto dei salari di fatto nella piccola e media azienda, negli studi professionali, nell'agricoltura, nel piccolo commercio. Vedete come siamo stati bravi a contenere il costo del lavoro!
 L'obiettivo che si è proposto la Confindustria è la sterilizzazione del ccnl attraverso deroghe. La strada è stata indicata con violenza da Marchionne il quale vorrebbe produrre in Europa a costi inferiori di tutti gli altri. Ma la deroga avrebbe effetti devastanti in tutto il Mezzogiorno d'Italia dove non esiste contrattazione articolata per settori o per territori e l'unico punto di riferimento legale è il contratto nazionale. Introduce un principio di derogabilità dai minimi nazionali che non costituiranno più un punto di riferimento. Non ho dubbi che l'ottimismo ed i larghi sorrisi di Guglielmo Epifani e di Emma Marcegaglia sono  segno di una intesa già raggiunta. Questa intesa demolirà la regola che ancora mantiene un certo ordine ed una certa legalità nei posti di lavoro. Poi non ci sarà più niente. Il salario sarà quello imposto dal datore di lavoro e dipenderà dal suo buon cuore e dalle sue convenienze.
  L'Italia è un paese anomalo da tanti punti di vista. Ha un Parlamento tutto di destra con una opposizione che pur avendo un esteso elettorato popolare rappresenta interessi padronali al pari del centro-destra; ha  sindacati che a differenza di altri sindacati europei
non danno e non garantiscono niente ai lavoratori ma tolgono diritti conquistati o garantiti dalla legge.
  L'età pensionabile è stata innalzata ad oltre i settanta anni con una truffaldina trovata inserita in una finanziaria. Questa trovata  è stata una idea geniale del governo ma è stata concordata con le tre confederazioni che hanno fatto finta di non vedere come peraltro hanno fatto in tante altre occasioni del genere.  A differenza di Sacconi che si limita a parlare genericamente di  "complicità sindacali", Tremonti ha voluto informare il mondo intero di quanto sono fessi ed autolesionisti i sindacati italiani!
 Non ho dubbi che la vicenda dei licenziamenti dei professori "precari" non troverà soluzioni nonostante il patetico appello del Presidente della repubblica, il pianto di tanti insegnanti privati del loro lavoro perduto  magari dopo venti anni, le agitazioni, gli stiliti e quant'altro. La CGIL tranne che in Sicilia non ha alzato un dito in loro favore derubricando la questione in una mera vertenza di categoria. Ma la devastazione gelminiana della scuola italiana è una questione generale che riguarda il welfare, la libertà e la democrazia degli italiani. La CGIL avrebbe dovuto organizzare uno sciopero generale per la scuola come hanno fatto i sindacati francesi. Ma non lo ha fatto e non lo farà. Lo stesso atteggiamento mantiene per la sanità che oramai è diventata uno strumento per il finanziamento delle cliniche private e con una crescente insolente privatizzazione della attività dei medici. Con i soldi pubblici del servizio sanitario si sono costituiti imperi economici in tante regioni d'Italia. Imperi che attraverso i loro giornali spesso scandalistici
ed aggressivi condizionano la politica italiana.
 In sostanza  diritti, salari, scuola, sanità e pensioni sono in un tritacarne. Inoltre crescono le distanze sociali e le ingiustizie di un Paese che registra centinaia di migliaia di mutilati del lavoro, migliaia di morti, e che ha un sistema penitenziario nel quale  si suicidano o vengono suicidati diecine e diecine di detenuti all'anno.
 Considero eversiva per la Costituzione e l'equilibrio democratico del Paese l'azione del PD e delle Confederazioni Sindacali. La dialettica politica e sindacale  è stata da sempre garanzia di equilibrio e di coesione sociale. Ora che tutto il Parlamento e tutto il Sindacato si spostano a destra non c'è più equilibrio in un paese in cui il risentimento sociale diventa acutissimo ma senza vie di sbocco.
 Pietro Ancona

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia e Lavoro/2010/05/marcegaglia-contratti-dialogo.shtml?uuid=e7f5552c-58ee-11df-a0f0-dfea661b6fe1

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, September 30, 2010 9:54 AM
Subject: Politicantismo miope di Fini


 Politicantismo miope di Fini.
 Ieri, l'unica persona vera che è intervenuta in Parlamento dicendo delle cose vere. comprensibili, con un senso, è stato l'Onle Di Pietro, il quale ha trattato il Primo Ministro per quello che è e per l'enorme danno che ha procurato all'Italia nel corso di tutti gli anni in cui ha avuto il potere , invitandolo alle dimissioni.  In Fini e nei finiani ha prevalso il politicantismo, il calcolo di non provocare lo scioglimento anticipato delle Camere al quale non si sentono preparati e forse anche il fatto che non tutti i trentacinque deputati di "futuro e libertà" erano disponibili a negare la fiducia a Berlusconi. Il discorso dell'on.le Bocchino è stato semplicemente meschino! Non ha mai parlato della campagna scandalistica orchestrata ed in corso da mesi contro il Presidente della Camera e la sua famiglia dai giornali del Presidente del Consiglio, nè dell'ingaggio di personaggi incaricati di attingere o creare notizie atte a nuocere.
 I giornalisti della stampa estera hanno avuto difficoltà a spiegare nei loro servizi il voto di fiducia dato dai finiani al Presidente del Consiglio. Voto che avrebbe avuto un senso se ci fossero state le scuse di Berlusconi o quanto meno una dichiarazione di stima e di fiducia
per il Presidente della Camera. Non c'è stato niente di tutto questo. Sullo sfondo resta aperta la squallida storia della casa di Montecarlo che doveva fungere come una sorta di
scandalo della collana che squalificò Maria Antonietta ed accelerò la fine dell'ancien regime. Naturalmente non ha destato alcuna emozione  l'uso di società off shore per eludere il fisco italiano e dissimulare le proprietà  al quale un partito politico ha fatto ricorso per la vendita di un suo bene, nè la denunzia in aula  fatta da Di Pietro di ben ottantantaquattro società off shore con le quali il Presidente del Consiglio evade le tasse ed occulta nei paradisi fiscali le sue immense ricchezze. Il Parlamento sembra mitridatizzato alla corruzione e niente lo scuote dal suo tirare a campare.
 Oggi i giornali si affannano tutti a pronosticare imminenti elezioni politiche perchè, fatti i conti, il governo senza i finiani e senza il gruppo di Lombardo non raggiungerebbe più i fatidici 316 voti. Fini avrebbe fatto il capolavoro politico di dimostrare a Berlusconi la sua forza, di essere  essenziale per la sopravvivenza del Governo. La Lega che secondo i suoi calcoli vincerebbe le elezioni si è affrettata a fare sapere addirittura attraverso il Ministro degli Interni che a marzo 2011 si vota.
  Ieri si è scritta una delle pagine più oscure ed inquietanti della morente democrazia italiana. Il calcolo politico dei politicanti  ha avuto la meglio sul dovere di verità e di giustizia.
  Il Presidente della Camera avrebbe avuto il dovere di difendere se stesso e la sua famiglia dagli attacchi del Capo del Governo che, oltretutto, lo ha invitato ripetutamente a sgombrare, a lasciare l'incarico. Ha dato invece la sensazione di possedere un enorme apparato digerente,  di poter ignorare ed inghiottire l'accusa di avere usato per la sua famiglia un bene del suo Partito, accusa mossagli  da un Presidente del Consiglio che mentre la maggioranza degli italiani si impoverisce ha appena acquistato un castello alle porte di Roma e si accinge ad una ulteriore colonizzazione della Sardegna con l'acquisto di una seconda enorme villa da affiancare a Villa Certosa. Intanto un panfilo da venti milioni di euro viene aggiunto da uno dei suoi figli alle altre "barche" di famiglia.
 Ieri Fini avrebbe dato una occasione di recupero alla democrazia italiana , di liberazione
dal dominio berlusconiano e dal suo enorme conflitto di interessi.  Fini ha negato questa occasione forse perchè convinto che non tutti i suoi seguaci lo avrebbero assecondato.
 Del fatto che a conti fatti si sia dimostrato che è determinante per la sopravvivenza del governo non credo possa interessare nessuno. Il calcolo di Palazzo ha preso il sopravvento
sulla etica della politica. Non credo che Fini abbia più nulla da darci.
 Le elezioni anticipate che Fini voleva evitare con il suo furbissimo glissare su tutta la materia da contendere con Berlusconi ci saranno lo stesso. Da qui ad allora la democrazia italiana continuerà ad affondare ed a perdere del tutto l'identità che le era stata data dalla Costituzione.
  Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Saturday, October 02, 2010 5:12 PM
Subject: le vittime della Cisl


Le vittime della Cisl

 Le parole più pesanti sono quelle dell'Avvenire, quotidiano cattolico  portavoce dei vescovi che parla di sede Cisl "assaltata" da "un manipolo di facinorosi " e di guerriglia a senso unico. Una vera e propria manipolazione della verità perchè la  sede Cisl di Livorno non è stata assaltata ma soltanto fatta segno ad un serrato lancio di uova e di palloncini pieni di acqua colorata.  Qualcuno aggiunge  le pietre ma la presenza di queste deve essere provata . Non c'erano pietre!
 In Sicilia si dice che quando qualcuno  "avi u carboni vagnatu",  ha la coscienza sporca si aspetta davvero il peggio e grida fingendosi spaventato anche dinanzi a innocue manifestazioni di dissenso. Per il petardo tirato da Rubina a Bonanni si è parlato di intenzione di uccidere, il leader della Cisl ha detto di aver temuto per la sua vita, il ministro Sacconi ha mugugnato per il mancato arresto della giovane contestatrice e tuttora si lamenta del "perdonismo". Non bisogna perdonare niente a nessuno! Bisogna essere durissimi con tutti specialmente con coloro che contestano gli Oligarchi e le istituzioni che
galleggiano ed ingrassano in una realtà sociale intrisa di  disperazione, di infelicità, di terrore per un futuro sempre più incerto. Oggi tutta la stampa italiana grida scandalizzata contro i metalmeccanici di Livorno che hanno protestato contro un abuso di potere.  Un accordo che li priva di diritti e salario perpetrato in un ambigua temperie giuridica senza certezza di regole. Gli obiettivi dei lai e degli alti strilli dei pennivendoli sono orientati ad un tentativo di criminalizzazione della Fiom (la stampa di Torino), di richiesta di ulteriori prese di distanza della CGIL dai reprobi massimalisti, di un baubau di terrorismo prossimo venturo.
E qui la storia di Livorno si congiunge con quella del direttore di "Libero". Maroni dichiara che si aspetta il peggio, che avremo altri tentativi di omicidio di esponenti della Nomenclatura, ed ha già provveduto a rafforzare la scorta a BelPietro. L'Italia è un paese in cui la polizia viene usata  alla grande per la protezione di personaggi dell'establischment-.Non c'è paese in Europa in cui si vedano  i politici con le  ridicole folle accanto di agenti di protezione. Una classe  dirigente che ostenta la scorta come status simbol e se ne serve come barriera di separazione dalla gente comune. Siamo alla Milano di Manzoni in cui ogni Don Rodrigo ha un gruppo di bravi che bivacca nella corte di casa. Solo che qui i Don Rodrigo sono davvero diventati tanti e tutto il mondo guarda stupefatto il Bel Paese
in cui  sfrecciano cortei di lussuosissime automobili blindate piene di agenti  al seguito dei potenti politici. Lo Stato è una specie di massaria al servizio degli Oligarchi  e le guardie sono i loro campieri.  .
 In effetti, i metalmeccanici di Livorno ed i loro colleghi di tutta Italia sono vittime della Cisl e dell'Uil, vittime di una prepotenza mafiosa: la firma di un contratto di lavoro che non è valido soltanto per gli aderenti alla Cisl ed Uil  (che sono una minoranza)ma vige per tutta la categoria per i quasi due milioni di metalmeccanici. Questo contratto è stato firmato ed imposto senza un referendum di coloro ai quali verrà imposto. La Confindustria e la Fiat che sono stati tanto solerti ad imporre il referendum a Pomigliano d'Arco sperando in un plebiscito in loro favore, si guardano bene dal sottoporre questo contratto a verifica. Esercitano una violenza mafiosa che produce un terribile danno morale, economico e giuridico ai lavoratori. Questi non hanno alcun modo di reagire anche perchè il governo che dovrebbe garantire l'imparzialità
e dovrebbe impedire le forzature sta dalla parte della Confindustria e della Cisl ed Uil. Ha elaborato la teoria della complicità delle sigle ai danni dei lavoratori e di chi non ci sta. Chi si oppone è estremista e non è patriottico. In Parlamento non esiste un solo gruppo disposto a stare dalla parte della ragione e dei lavoratori. L'opposizione del PD è confindustrialista e patriottica disposta solo a rimproverare chi protesta. " Ma che andate cercando con questi chiari di luna"? "Non sapete che il vostro comportamento scoraggia gli investitori stranieri e nostrani che preferiscono la Serbia o la Tunisia"?Anche gli Oligarchi del PD pressano la Fiom e vorrebbero che accettasse le deroghe al ccnl e che rinunziasse ai grilli che ha per la testa.....
  Colpisce l'attiva partecipazione della Chiesa al processo sempre più veloce di riduzione dei diritti dei lavoratori italiani. Il Papa in persona avevano esortato i giovani a non pensare al posto fisso ma a cercare in Dio la consolazione della loro vita. A Genova il Cardinale Bagnasco ha benedetto l'accordo tra la Confindustria e la CGIL per un recupero dell'unità sindacale e della collaborazione con il padronato così come oggi vuole il  governo. Insomma una adesione della CGIL alla dottrina della complicità antioperaia che Sacconi ha portato avanti con Cisl ed Uil e che avrà un momento significativo nel prossimo accordo che sostituirà lo Statuto dei Lavoratori con una roba gradita al padronato italiano.
  E' vero che in Italia c'è molta violenza. E' la stessa che ha spinto Vincenzo a suicidarsi a Castellamare dopo mesi di mancanza di reddito, dopo aver lasciato a casa i figli digiuni. E' la violenza di Berlusconi e della destra italiana contro i professori messi sulla colonna infame del parassitismo e del clientelismo
e licenziati a diecine di migliaia. E' la violenza del miserabile reddito di quindici milioni di famiglie a meno di mille euro mensili. E' la violenza di ritmi di sfruttamento cheproducano quattro morti al giorno ed una quantità infinita di feriti, mutilati, malati. E' la violenza di un fascismo sociale al quale partecipano quasi tutti i sindacati che impone giorno dopo giorno, accordo dopo accordo la rinunzia a diritti conquistati o dovuti per legge.  Lavoro contro Diritti! Se vuoi guadagnarti il pane devi sottostare alle condizioni che decidiamo noi!
  La CGIL dovrebbe riflettere sulla sortita della parte più combattiva del corteo di Livorno
e capire che la sua adesione al collaborazionismo filopadronale farà contento Bersani e Letta ma crea un vuoto pericoloso. La gente si sente sola senza sindacato e senza partito.
Si sente in balia di una realtà sempre più dura ed infame. Mentre in Francia, in Spagna ed in Grecia i lavoratori combattono inquadrati dai loro  sindacati, in Italia sono costretti a staccarsi da un corteo per fare giungere ai giornali la loro protesta contro l'aggressione sociale che stanno subendo. Giornali che li mettono subito in graticola e ne fanno potenziali terroristi di domani.Quando a  sinistra si crea un vuoto, nel vuoto si sviluppa una spirale di disperazione e di odio. Io spero che si sviluppi un sindacato del tutto nuovo ma che sia la copia esatta di ciò che era la CGIL di Di Vittorio, Novella, Santi, Foa. Io spero che questi sindacati  felloni e complici del padronato   vengano ripudiati e privati della fiducia che i lavoratori hanno avuto per loro.

 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: barbara spinelli
Sent: Sunday, October 03, 2010 9:27 AM
Subject: la forza degli sconfitti


Cara Dottoressa,

l'Europa ha dentro di sè il cancro della sua stessa distruzione. Le misure proposte dalla merckel che lei oggi commenta con favore sono una accelerazione verso la totale americanizzazione. Saranno cancellati welfare e le fabbriche saranno quelle di Marchionne penitenziari per uomini trasformati in macchinario vivente. L'Europa si avvia verso un fascismo sociale sotto la spinta di Mastricth, di Lisbona ed ora della grande Germania.

Lei crede che la gente potrà accettare di vivere in una caserma sociale, con pochi mezzi?

L'avidità del capitalismo non temperata e non tenuta a freno ci spingerà a chiedere la separazione piuttosto che andare avanti in questo modo.  Lo sa che si torna a parlare di settimana lavorativa di sessantatreore e di giornata lavorativa di tredici ore?

Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, October 05, 2010 10:10 AM
Subject: Un summit di complici


Un summit di complici

  In una giornata segnata in nero dal suicidio del giovane laureato pugliese lasciatosi andare dal treno in corsa oppresso da una invincibile disperazione, nello scenario di un paese devastato dalla crisi e da violente ingiurie lanciate contro i lavoratori da Berlusconi e Marchionne, gli  uomini più potenti della politica e dell'imprenditoria, si è riunito il summit voluto dalla Marcegaglia
per aggregare sindacati e forze imprenditoriali e finanziarie al suo progetto.
 Epifani ha sfoggiato uno scilinguagnolo che non gli è abituale per condannare i lavoratori di Livorno e   Treviglio ma non ha trovato niente da ridire sulla inaccettabile frase di Marchionne delle bestie fuggite dallo zoo o sull'attacco di Berlusconi ai professori licenziati dalla scuola..
 
La riunione è stata fatta sull'agenda proposta dalla Confindustria e definisce  un progetto conveniente al padronato di cui sono vittima i lavoratori che vengono adescati da qualche piccolo miglioramento fiscale e degli  ammortizzatori sociali ma dovranno sudare sangue per salari sempre più bassi e senza speranza di aumento e fruire di un welfare sempre più scadente di scuola, sanità e pensioni. La parola d'ordine è  produttività e competitività per le imprese mentre lo Stato deve liberarsi del suo debito riducendo la spesa sociale per rientrare nei parametri proposti dall'UE.
 La linea  "lavoro in cambio di diritti" trova nuovo alimento nell'accordo messo a punto ieri in un summit  mafioso preparato senza alcuna consultazione dei lavoratori che non sono soggetti della trattativa ma oggetto passivo di un accordo che ridurrà il loro peso sociale, le loro difese giuridiche, la loro condizione civile. Lavoratori italiani tra i peggio pagati dello Ocse, con un salario medio di appena mille euro mensili, che dovranno a parità di retribuzione produrre di più . Una scelta di politica economica e sociale che spreme il possibile ai venti milioni di lavoratori dipendenti ed alle loro famiglie lasciando inalterati i redditi del manageriato e dell'oligarchia politica, le rendite quasi non tassate, i profitti delle imprese e della finanza, i patrimoni, le ricchezze.
 Si tratta di una linea che solleva perplessità dentro la stessa destra liberista che capisce come un regime di basse retribuzioni inchioda i consumi e deprime la produzione. L'Italia
avrebbe bisogno di un innalzamento considerevole dei consumi interni possibile soltanto attraverso un cospicuo aumento delle retribuzioni. Ma questa linea viene esclusa categoricamente per ragioni politiche legate agli interessi degli esportatori e della Fiat che prevalgono sui bisogni della generalità delle piccole e medie industrie e dello stesso sistema Paese.
  La riunione di ieri è parte  dell'anomalia italiana di organizzazioni sindacali e padronali legati da un groviglio di interessi e da una burocrazia che arriva financo a contrapporre gli interessi dei lavoratori iscritti a quelli dei loro sindacati. Le aziende raccolgono e provvedono a trattenere ai dipendenti per versarli ai loro sindacati le quote di contribuzione. Anche l'Inps e le amministrazioni dello Stato sono preposte allo stesso compito. Inoltre, per accordi contrattuali, quote consistenti di salario vengono gestite da enti bilaterali come la Cassa Edile. Non si tratta in generale di organismi che   esaltano l'autogestione di servizi e forme di sussidiarietà autonome ma di superfetazioni  burocratiche che i lavoratori subiscono e sentono spesso estranee. Il devastato campo del Tfr ha dato vita a finanziarie che sono di gran lunga meno convenienti dell'accantonamento delle imprese. Insomma enormi interessi economici e sociali uniscono e rendono "complici" le rappresentanze sindacali dei lavoratori e del padronato e ne tracciano una dinamica di relazioni che prescinde del tutto dalla condizione reale del lavoro italiano.
 Non ho dubbi che il bilancio conclusivo degli accordi che si aprono oggi  sarà di peggioramento dello stato attuale che è pur il peggiore degli ultimi trenta anni. Aumentano  precarizzazione e  svalutazione della  prestazione lavorativa. Il lavoro non è più un diritto garantito dalla Costituzione ma una merce il cui valore varia a seconda del mercato politico in cui si svolge. Il contratto nazionale, fondamentale istituzione che ha garantito diritti in una realtà in cui la contrattazione aziendale o integrativa praticamente non esiste, viene sbriciolato dalle deroghe.  Milioni di lavoratori italiani non avranno più un contratto nazionale!!!
  Ancora non abbiamo in Italia il Sindacato americano sospirato da Marchionne fatto di
guardiaspalle più o meno brutali dell'ufficio risorse delle aziende che controllano il rendimento dei loro colleghi e denunziano coloro che restano dietro o si rivoltano contro le forme più umilianti ed eccessive di sfruttamento. Ma in compenso abbiamo confederazioni sindacali potenti, forti di milioni di deleghe, che con una loro firma cambiano la vita ai  milioni di persone  senza neppure sentirle oppure facendo finta di sentirle come è stato per il taroccatissimo referendum del 2007 sugli accordi Prodi.
 In questi ultimi tempi la Cisl e l'Uil hanno partecipato attivamente al banchetto dei padroni mentre la CGIL si è limitata a fare da palo, da ospite in piedi ed a tenere d'occhio la Fiom
contenendone le spinte più genuine.  Ma non sempre la CGIL ha fatto da palo. Ha partecipato attivamente agli accordi Alitalia che hanno aperto l'era della deregolation e dei nuovi obblighi che stiamo vivendo. Ora si accinge a  "sanare" le sue divergenze con Cisl ed Uil dovute alla resistenza della sua combattiva motivata e culturalmente elevata  base sociale.
  La democrazia scompare anche ad opera delle istituzioni e delle strutture a cui ha dato vita il cui ruolo traligna e diventa  veleno sociale. Mentre in Francia, in Spagna, in Grecia i sindacati  continuano ad esserne strumenti dei lavoratori nel conflitto sociale  in Italia non è così e non basta neppure la truffa del "refuso" di  Sacconi che porta la pensione oltre i settanta anni per scuoterli dalla nicchia filogovernativa e filoconfindustrialista che si sono scavati.
 Le porte del fascismo sociale sono state aperte dai sorrisi e dall'aria soddisfatta di Epifani e della Marcegaglia incuranti della crescente infelicità e della disperazione di tanta parte della nostra gente. La Fabbrica Italia lavorerà a pieno ritmo ma la devastazione dei diritti alla fine screditerà il sistema italiana. Una nazione non può vivere a lungo sulla sofferenza della sua forza produttiva. Bassi salari, orari di lavoro estenuanti, impoverimento materiale e sociale di milioni di persone avrà un effetto depressivo che si riverbererà negativamente sul prossimo futuro. Futuro già negato a sei milioni di biagizzati che continueranno a sopravvivverà fino a quando i loro vecchi genitori che li mantengono vivranno. Ma non oltre.
  Pietro Ancona

                                                                     ****


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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Friday, October 08, 2010 9:23 AM
Subject: il prof.Claudio Moffa e l'Olocausto

Subject: il prof.Claudio Moffa e l'Olocausto


Il prof.Claudio Moffa e l'Olocausto
La  stampa italiana è tutta mobilitata oggi a chiedere dure misure repressive nei confronti del Professore Moffa definito "negazionista" per i suoi studi sull'Olocausto..Credo che il Professor Moffa abbia il diritto di esprimere le sue opinioni senza essere criminalizzato e trattato come un delinquente. Non è giusto che ci siano argomenti tabù dei quali è vietato parlare. Quanti ritengono le tesi del professore Moffa sbagliate lo smentiscano nel merito citando le loro fonti e dicendo le loro cose.  La "soluzione finale" dei nazisti per gli ebrei c'è stata e non solo per loro ma anche per i rom, per tanti soldati italiani, per i comunisti, gli omosessuali, e tanti tanti altri. Non si parla quasi mai delle vittime non ebree di Hitler ed i rom continuano ad essere deportati e perseguitati in Europa.  Ma  io  sono convinto che l'uccisione di un milione o di sei milioni di esseri umani  non attenua nè l'orrore nè  la responsabilità dei criminali che l'hanno perpetrata. Per questo non mi sento molto interessato alla guerra di cifre sull'Olocausto. Ma nessuno ha il diritto di imbavagliare chi  ritiene inattendibile la versione sostenuta da Israele.oggi a Roma maratoria oratoria pro-coloni Israele che debbono continuare a costruire in gisgiordania previa demolizione delle case dei palestinesi, sdradicamento di ulivi, disseccamento dei pozzi. Con licenza di uccidere. In Israele migliaia di prigionieri palestinesi, donne e bambini in carcere con semplice misure amministrative. Questo nelle Università non viene detto e neppure dai grandi giornali come "Repubblica".Il prof.Moffa non insegna l'odio come dice la  Gelmini.  Questo paese vive immerso nell'odio contro tutte le dissidenze ed il Potere ha una grande voglia di repressione.  Nel momento in cui si scatena la persecuzione ed il crucifige, esprimo solidarietà al Professore Moffa  e spero che continui il  libero insegnamento nella scuola italiana garantito dalla Costituzione.Soero che la testa del Professore Moffa non sia fatta rotolare e che non subisca danni per la campagna di odio e di intolleranza che si è scatenata contro di lui. Spero che continuiamo ad essere un paese civile capace di accettare laicamente anche chi non la pensa come tanti altri e fa controcorrente.
.Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, October 10, 2010 8:14 AM
Subject: la retorica del dolore e la pace


La retorica del dolore e la pace

 L'Italia, Presidente della Repubblica in testa, si unisce nella retorica del dolore.  Meno di altre volte perchè la verità, nascosta da un fitto velo dai pennivendoli embedded dell'ascarismo filoamericano, comincia a filtrare, comincia a mostrarci una realtà durissima ed atroce di una guerra di conquista combattuta nell'interesse geostrategico ed economico degli USA alla quale partecipiamo per non essere puniti dal nostro prepotente e grosso "alleato" ed essere catalogati in uno dei vari gruppi della sua lavagna che si conclude con quello degli "stati canaglia". Siamo in Afghanistan per combattere, siamo integrati in una macchina di morte che ha finora prodotto centinaia di migliaia di vittime in una popolazione praticamente inerme. I patrioti che ci combattono sono armati da mine rudimentali costruite in cantina e da vecchi fucili kalashikov, ma sopratutto hanno l'arma vincente: sono motivati! La motivazione che manca ai nostri "cari ragazzi" che sono in Afghanistan perchè membri di un esercito di professionisti in una trasferta importante non solo per i soldi ma anche per fare carriera. Se stai in un esercito di professionisti devi qualificarti come combattente!|
 Io non mi unisco alla retorica del dolore. La retorica del dolore, oramai collaudata dai tanti morti che finora abbiamo riportato a casa, è parte integrante di un meccanismo di riproduzione e di sostegno dell'impegno militare. Meccanismo che si basa anche sulla cancellazione del dolore altrui. Nessuno è indotto a chiedersi se ci sono madri afghane che piangono i loro figli morti, la loro casa demolita dai bombardamenti, la loro vita sconvolta da dieci anni di guerra che hanno trasformato l'Afghanistan in un inferno controllato da truppe di occupazione ed anche da enormi quantita di killers contractors che stanno assumendo ogni giorno un ruolo sempre più importante fino a quando diventeranno anche essi il nuovo esercito dell'Occidente, gestito da SPA, sottratto ad ogni controllo democratico, in grado di condizionare e di svuotare la democrazia e le sue istituzioni. Il peso dei privati nell'organizzazione militare è crescente in tutto il mondo occidentale. La guerra non è  più soltanto il grande affare dei fabbricanti di cannone, ma anche e sopratutto il nuovo capitalismo che investe non solo in armi ma in tantissime altre cose a cominciare dai soldati. L'investimento negli eserciti militari, nel loro approvvigionamento, nella loro organizzazione, nell'addestramento ed arruolamento di uomini, sta diventando sempre più importante. Finirà con il cambiare i connotati delle democrazie. Il peso dei generali e dei loro affari diventerà sempre più importante. Sempre meno controllabile diventerà l'operato degli eserciti che, una volta costituiti, come ogni  impianto industriale debbono funzionare a pieno ritmo. Si faranno guerre perchè non si potranno smobilitare gli eserciti senza  provocare terribili shok economici e sociali e  crisi.
 Siamo giunti a questo punto e siamo impantanati in una guerra senza prospettive anche per responsabilità della sinistra europea che ha votato nei Parlamenti le spese militari ed autorizzato le "missioni". Anche i cattolici sono responsabili. L'avvenire e l'osservatore romano hanno condiviso le guerre per ragioni ideologiche di contrasto alla religione islamica e per allineamento del Vaticano alla strategia planetaria degli USA. Ho sentito con le mie orecchie il Direttore dell'Osservatore Romano giustificare la guerra in nome di interessi finalistici dell'Occidente e della sua  "cultura". Questa posizione dei cattolici e della sinistra europea hanno spento il movimento per la pace che ebbe le sue ultime manifestazioni di vita nel 2003. Il disorientamento della sinistra comunista e radicale è stato terribile.  La senatrice Lidia Menapace, durante il governo Prodi, polemizzava con Alex Zanotelli in difesa degli enormi stanziamenti militari approvati dal Senato. Gran parte di quella che una volta era la sinistra italiana con il PD si è sempre di più orientata al sostegno senza se e senza ma di Israele, un sostegno che accetta la filosofia della strategia sterminazionistica verso i palestinesi e la ostilità verso l'Iran. Quando si sceglie di stare con Israele e gli USA tutto il resto è conseguenziale. Si diventa parte di un blocco politico di appoggio alle avventure coloniali e non ci si ferma a riflettere sui terribili danni che esse producono. Avevamo un Irak prospero unito e libero con Sadam Hussein. Ora abbiamo un pezzo di geografia  fratturato in tre o quattro pezzi violentato dagli invasori che vi hanno installato una base militare nucleare nel cuore di Bagdad e cinquantamila soldati e forse il doppio di contractors.
  Oggi L'Avvenire, giornale della Cee, é in prima linea nella menzogna bellicista: parla di morte di "costruttori di pace" quando é oramai arcinota la funzione bellica dei nostri militari. Se i cattolici progressisti e la sinistra non rivedono le loro posizioni non sarà possibile una ripresa della lotta per la Pace. Soltanto un movimento esteso, forte, motivato, può impedire nuovi lutti in Italia e sopratutto la carneficina di popoli che non ci hanno mai fatto niente di male anche se, per colpevolizzarli in quale modo, la propaganda Cia parla di possibili attentati terroristici all'Europa, alla torre Eiffel. Intanto i drone di Obama ogni giorno bombardano con effetti criminali anche sul futuro i villaggi afghani dove cominciano a nascere bambini deformi a causa del fosforo e dell'uranio impiegato.
  Agli americani non interessa moltissimo vincere. Sanno che non hanno mai vinto una sola guerra dalla fine della seconda guerra mondiale. Sanno di non avere la motivazione da offrire ai marines per tornare a casa vittoriosi. Hanno in casa un milione di veterani, molti mutilati, molti impazziti, con un altissimo tasso di suicidi. Ma i milioni di combattenti ed il milione di veterani americani sono in grande parte appartenenti agli strati poveri della popolazione bianca o nera. Un esercito permeato da una fortissima ideologia imperiale e fascista legato alle multinazionali delle armi e del petrolio  usa i suoi poveri soldati in guerre assurde solo per giustificare la sua esistenza. Non credo che il Governo Usa abbia interesse ad una sistemazione geostrategica dei territori occupati. Credo che abbia interesse soltanto alla destabilizzazione permanente. Non ha voglia nè idea di pace e non fa niente. Ieri ha spostato il grosso delle truppe dall'Irak all'Alfghanistan, domani li sposta in Pakistan o in Sudan. Importante che la macchina da guerra giri sempre e che gli Stati di cultura non liberista siano nei guai. Non importa altro ed è terribile che a differenza dei grandi statisti
che diedero vita all'equilibrio del mondo che ci ha governato per tanti anni, i potenti di oggi non hanno un progetto di pace.
 Spero che la sinistra italiana riveda profondamente le sue posizioni sulla guerra ed elabori un manifesto capace di  decifrare la realtà di oggi e gli obiettivi che il movimento per la pace dovrebbe darsi al più presto.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, October 17.10, 2010

La classe operaia è viva

Corradino Mineo aveva preannunziato stamane la diretta su Rainew24 della manifestazione della FIOM. La manifestazione non è stata soltanto dei metalmeccanici ma ha trascinato con se tanta parte del mondo del lavoroa cominciare dai professori e dai disoccupati e dell'intellighenzia italiana turbata dal declino e dall'incupimento del nostro Paese, intellighenzia che è stata svillaneggiata, come oggi purtroppo si usa fare, da un esponente del PD, un tale Boccia sconfitto da Niki Vendola in Puglia e da allora con il dente avvelenato per tutto quello che sta alla sua sinistra. Mi sono messo comodo davanti la TV sin dalle due e mezzo e per un paio d'ore non mi è mai capitato di vedere i cortei che attraversavano Roma. C'erano soltanto interviste e venivano inquadrati al massimo due personaggi. Inoltre la trasmissione si spostava ogni dieci minuti su Torino per riferire di non so quale iniziativa pubblicizzata nei giorni scorsi da un sacerdote di non so quale mirabolante contenuto. Il giornalista che intervistava qualcuno dei partecipanti di Torino si sforzava anche di mettere in contrapposizione i "giovani" sereni e pacifici di quella riunione differenti dai convenuti a Roma. Non diceva "violenti" e pronti a menare le mani ma lo lasciava capire. Esasperato e deluso per non aver visto quasi niente per un evidente oscuramento ho acceso il computer e finalmente ho potuto seguire dal sito di "Repubblica" la manifestazione ed ho potuto vedere la grandissima straordinaria umanità che riempiva lo schermo. Mi sono commosso fino alle lacrime. E' stato come ritrovare me stesso, la mia storia, la storia del movimento operaio italiano e della sua straordinaria civile combattività dopo anni di smarrimento, di sofferenza, di sconfitte. Allora non è vero che la classe operaia è scomparsa! Non è vero che non esisteva più, non aveva più identità, non era più la classe generale di cui parlavano i nostri padri capaci di guidare un movimento non solo di lotte di resistenza ma anche di trasformazione della società in senso socialista.... La classe operaia esiste e rivendica i suoi diritti. Non è ancora ridotta a subire le condizioni imposte dal "padrone".Ed è questa la ragione per la quale l'obiettivo di Confindustria e dei suoi gregari Cisl ed UIL con l'assenso del PD è l'abolizione del contratto nazionale di lavoro, strumento fondamentale identitario e collettivo che fa dei dipendenti di una azienda un gruppo culturalmente e politicamente vivo ed agente. Certo, i lavoratori e le migliaia di professori, di giovani studenti, disoccupati, ragazzi dei centri sociali criminalizzati dal poliziotto Maroni ma che io amo e rispetto per quello che fanno nei quartieri dai quali si tenta di sfrattarli, non sono più come i loro padri. I loro padri stavano meglio, molto meglio. Un metalmeccanico italiano riusciva a mantenere dignitosamente la famiglia e magari, con molti sacrifici, a laureare un figlio. Ora la sua paga non basta alla sopravvivenza della famiglia. Il metalmeccanico di ieri si concedeva un poco di ferie, qualche gita fuori porta. Ogni tanto qualche fetta di carne buona. Ora non ha i soldi per comprare il giornale e per prendere un caffè al bar se deve comprare la merendina per il suo bambino. La classe operaia di oggi è sotto attacco. Viene brutalizzata da esponenti del governo e del padronato. Brunetta e la Marcegaglia si uniscono nell'insulto e Marchionne vorrebbe in Italia i sindacati guardiaspalle USA che spiano i lavoratori. Sacconi odia la CGIL ed ancora di più la Fiom. Si era lasciato andare, dopo la manifestazione Cisl ed UIL a considerare queste il nuovo primo sindacato italiano. Non aveva visto il fiume di esseri umani della Fiom e cioè della sinistra italiana confluire verso la grande piazza del comizio. Mastica amaro e da domani organizzerà, magari con l’aiuto di Ichino, la sua vendetta alla Camera dei Deputati con il varo del collegato lavoro che vorrebbe distruggere lo Statuto dei Diritti ed inibire ai lavoratori di ricorrere al giudice ed allo stesso giudice di intervenire anche in presenza di enormi violazioni del diritto. Dalla classe operaia di oggi (che per me comprende tutti anche i professori e gli ingegneri e gli scienziati che si vorrebbe umiliare nelle Università italiane) è venuta una reazione al processo di disgregazione dei diritti, all'impoverimento forzato di generazioni di precari della malvagia legge Biagi. L'Italia rifiuta di ridursi come la Tunisia , come la Serbia , come la Romania. Vuole raggiungere la Germania , lasciare il fanalino di coda dei salari OCSE. Mi hanno commosso e coinvolto emotivamente gli interventi sulla scuola, sull'acqua, sulla pace della figlia di Gino Strada, l'intervento di Paolo Flores D'Arcais che ha capito il legame che c’è tra fascismo nelle fabbriche, fascismo nella società e berlusconismo, l'intervento di Maurizio Landini che lo ha oggi laureato dirigente di spessore nazionale, un dirigente capace, prudente, deciso ed appassionato. Come si diceva una volta, "un compagno quadrato". Contrariamente a quanto ha velenosamente chiosato Sacconi la manifestazione di oggi non è uscita dagli anni settanta. Viene dal futuro! Un futuro in cui il lavoro in tutto l'Occidente è sottratto al processo di sfruttamento ed alla crescente sperequazione con le rendite e le retribuzioni dei dirigenti tutte nell'ordine di milioni di euro a fronte della media di quindicimila euro della maggior parte delle famiglie italiane. Ma la manifestazione ha bisogno di avere una CGIL che ritrovi se stessa e che non sia quella di Epifani che rinvia a dicembre uno sciopero indispensabile subito e un grande partito socialista che costituisca il suo referente in Parlamento. Il PD non è il referente della classe lavoratrice anche se gran parte di questa lo vota. Ha la testa altrove, vorrebbe conquistare il blocco sociale moderato e fascisteggiante di Berlusconi. Non escludo che cercherà un compromesso sul collegato lavoro e che tornerà ad insistere sulla FIOM perché accetti le condizioni del nuovo padrone delle ferriere. Nelle prossime settimane comprenderemo se sarà possibile tradurre in risultati politici e sociali la grandissima giornata che ci ha regalato la generosa classe lavoratrice italiana. La classe operaia è viva, più viva che mai ed ha bisogno di un suo partito che ne rappresenti gli interessi in Parlamento. Il grande lascito del Socialismo del Novecento non è morto! Pietro Ancona http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it

 

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, October 18, 2010 6:56 PM
Subject: Ingabbiare dentro una lampada il genio della Fiom

INGABBIARE DENTRO UNA LAMPADA IL GENIO DELLA FIOM

I dirigenti del PD hanno maneggiato l'esito della manifestazione del 16 come dinamite o roba da trattare stando attenti a non scottarsi le dita, a non farsi contaminare. La parola d'ordine dei maggiori boss da Bersani a D'Alema è : bisogna ascoltare quella piazza. Ma questa attenzione, questo ascolto non mi sembrano benevoli. La preoccupazione maggiore mi sembra quella di neutralizzare, disinnescare la carica democratica positiva dei cortei romani. Il 16 Maggio è stato come se un decennio di destrutturazione ideologica e politica del movimento operaio non ci fossero stati e fossimo tornati al suo punto di forza ascensionale degli anni delle grandi lotte per le riforme e per il socialismo. Si è riaperto uno scenario che molti speravano non dovesse mai più ritornare: il ritorno della classe e della sua lotta di classe! Il PD sembra a disagio a scegliere tra la Fiom e la CGIL, tra la CGIL e la Cisl e l'Uil, ma in definitiva ha scelto da un pezzo da che parte stare: sta dalla parte della Cisl e dell'UIL che a loro volta stanno dalla parte di Marchionne. Cisl e dell'UIL al loro corteo hanno gridato: dieci, cento, mille Pomigliano e cioè massima disponibilità masochistica per lo scambio lavoro-diritti. <<Fateci lavorare e noi siamo pronti a farlo a qualsiasi condizione perché abbiamo famiglia, un mutuo da pagare, dei figli da mandare a scuola.>> Un ricatto! La Confindustria cavalca la crisi che il capitalismo ha generato per distruggere il ceto medio e fare una immensa classe di infelici precari e disperati nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici mentre i suoi cavalieri di ventura, i suoi managers guadagnano cinquecento, settecento volte la paga dei loro dipendenti e si liquidano di tanto in tanto tangenti sostanziosissime con le quali comprare panfili di lusso o le ville che Berlusconi tratta nelle isole dei mari del paradiso di Antigua dei Caraibi. Insomma quello che una volta, con nome e politiche diverse, era il grande partito della classe operaia, il partito di Gramsci e di Berlinguer, ora quasi si mette in ombra per barcamenarsi. Sta con Marchionne e la Marcegaglia, ma non vorrebbe prendere posizione apertamente contro la grande richiesta di giustizia sociale e di libertà che ha preso corpo e slancio il 16 a Roma e che ha portato con sé una parte importante della intellighentia italiana, quella che non si è fatta corrompere ideologicamente e culturalmente dalla sbornia liberista e dal modernismo di coloro che vorrebbero tornare ai primordi della industrializzazione (sic!)- La CGIL si è lasciata andare ad una ambigua e stentata promessa di sciopero generale "se non ci saranno risposte". Ma quali risposte ci debbono essere se non chiede niente e ci si lamenta della Fiat che non ha accettato la disponibilità ad accettare 13 punti su 15? Chiede forse la CGIL l'abrogazione della legge Biagi per combattere il precariato? Chiede forse una revisione del sistema pensionistico giunto all'estremo della negazione di se stesso se è vero che molti non avranno mai la pensione? Chiede forse un aumento generalizzato dei salari? O la restituzione degli otto miliardi sottratti alla scuola che si sta facendo deperire per mancanza di professori e di cura degli edifici? Quante scuole stanno chiudendo come lo storico ed ultimo superstite Istituto d’arte della Sicilia, quello di Monreale? Quali risposte la Cgil aspetta da questo governo per fare lo sciopero? Sono malpensante se penso che implora Tremonti per una piccola mancia di sgravio fiscale alla quale aggrapparsi per incitare i lavoratori ad essere grati e patriottici, ad accettare di stare tutti nella stessa barca (non certo nello stesso panfilo) e remare per fare uscire l'Italia dalla crisi con un fortissimo incremento di produttività e di competitività. Ma la crisi non finirà mai dal momento che fa comodo al padronato occidentale che sta drenando risorse dal lavoro al profitto come mai era riuscito a fare. La crisi è il nuovo modo di essere del capitalismo che usa e getta le risorse umane viste soltanto come ingranaggi del proprio lucro. Domani sapremo fino a che punto il PD ha ascoltato e come ha ascoltato piazza San Giovanni. Si apre la discussione finale sul collegato lavoro che non risponde bene ai rilievi del Presidente della Repubblica ed inoltre rende difficile l'accesso ad un giudice. Il mugnaio di Dresda disse al suo Re: ci deve essere pure un Giudice a Berlino! Il collegato lavoro cancella il giudice di Berlino. Un arbitrato a pagamento interverrà nelle vicende del lavoro e Lo Statuto dei diritti viene in parte cancellato. Il giudice sarà obbligato a considerare la giusta causa alla luce di nuovi fattori che vengono introdotti surrettiziamente. Se il PD farà una seria opposizione al varo di questa terribile spoliazione di diritti lo vedremo nei prossimi giorni. Io ne dubito molto. Penso che si accontenterà di cambiare qualche virgoletta per tutelare meglio interessi di bottega sollevati da Damiano come la composizione delle commissioni. Farà una mera lotta di potere che ignora gli interessi dei lavoratori e di tutti coloro che non hanno sindacati ai quali rivolgersi. Intanto, per ingabbiare dentro una lampada il genio della Fiom e tenerlo prigioniero per sempre costruiranno al più presto un sindacato unitario sulla base della dottrina Bonanni-Ichino della totale deregolazione dei rapporti di produzione e di lavoro. Aboliranno come propongono Bonanni e Ichino il diritto di sciopero come diritto costituzionale ed individuale. Si potrà manifestare e scioperare soltanto di sabato. Poi verrà il resto che io immagino nella privatizzazione dell'Inps e dell'Inail. Esiste ed è ancora intatta una immensa forza di classe nella classe lavoratrice. Basta assecondarla. Bisognerebbe che la FIOM ed i sindacati di base dessero il via ad un processo di unificazione dei lavoratori e per i lavoratori in contrapposizione all'unificazione delle Confederazioni fatto nell'interesse della Confindustria e del governativismo del PD. Pietro Ancona già sindacalista CGIL già membro del CNEL

http://www.repubblica.it/economia/2010/03/03/news/reazioni_art_18-2489704/

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, October 21, 2010 6:56 PM
Subject: la classe operaia è viva ma non conta niente!         pubblicato su Micromega

http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-classe-operaia-e-viva-ma-non-conta-niente/   

Il 16 ottobre la classe operaia italiana ha dato vita ad una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni paragonabile soltanto a quella organizzata dalla CGIL di Cofferati in difesa dell'art.18 durante il governo D'Alema nel 2002. Lavoro, diritti e democrazia sono state al centro della mobilitazione suscitata dagli attacchi anche sul piano morale che la destra al governo e la Confindustria hanno portato alla condizione salariale e giuridica dei lavoratori. Il retroterra della manifestazione è stato costituito da centinaia e centinaia di scioperi ed agitazioni legate ai licenziamenti nella scuola e nelle industria. I lavoratori sono stati tacciati dai lividi ministri del governo Berlusconi come "fannulloni" e la stessa signora Marcegaglia si è unita ai latrati ingiuriando a suo volta, assieme a Marchionne ed altri illustri capitani d'industria, i lavoratori. Esemplare al riguardo la reazione di Marchionne deluso dai risultati del referendum di Pomigliano che avrebbe voluto plebiscitari. Non si aspettava che difronte al suo ricatto il quaranta per cento delle maestranze avrebbe risposto di no e si è lasciato andare a violenze verbali contro gli irresponsabili che non capiscono la grande modernità delle sue idee! La "piazza" del 16 ottobre ha chiesto a gran voce lo sciopero generale. La risposta di Epifani è stata reticente e scoraggiante: lo sciopero si farà se le risposte del governo saranno insufficienti! Non si capisce di quale risposte parli dal momento che non esistono richieste della CGIL tranne quella di una manciata di spiccioli e di una tantum per il fisco. In ogni caso non sarà la scelta dello sciopero generale in sè che deciderà. Altri tre scioperi generali sono stati indetti e realizzati dalla CGIL durante gli ultimi due anni con richieste insignificanti al governo e nessuna al padronato italiano! Bisognerebbe che la CGIL decidesse di affrontare alcune fondamentali questioni con rivendicazioni precise. Abrogazione della legge Biagi, abrogazione delle leggi sulle pensioni a cominciare dalla legge Dini, restituzione alla scuola degli otto miliardi sottratti dalla Gelmini, aumento generalizzato dei salari, istituzione del Salario Minimo Garantito. Ma la CGIL se farà uno sciopero generale si limiterà a chiedere assieme alla Confindustria una politica economica più adatta a fronteggiare la crisi e la riforma fiscale. Tre giorni dopo il 16 ottobre una pesantissima randellata è stata data dal Parlamento ai lavoratori con il varo definitivo, dopo due anni di incubazione, del collegato lavoro. Una legge che introduce l'arbitrato e riduce i poteri del giudice in caso di licenziamento.Il giudice dovrà tenere conto di una serie di cose che non hanno niente a che fare con la giusta causa e che praticamente lo guidano a riconoscere le ragioni del datore di lavoro! Dalla giusta causa dei lavoratori alla giusta causa dei padroni! Basta leggere la legge approvata per rendersi conto dell'odio di classe verso i lavoratori che la impregna dalla primo all'ultimo capoverso. Sarà difficile per quello che il giuslavorismo riconosceva come la parte debole far valere i suoi diritti e dovrà avere una assistenza legale che pochissimi si possono permettere. Basti pensare a quanto costerà la semplice redazione di un ricorso contro un licenziamento da depositare in Tribunale. Il collegato lavoro dà al governo una serie di deleghe che saranno usate contro gli impiegati pubblici ed il "riordino" degli enti previdenziali. Non dubito che si va verso la privatizzazione di Inps ed Inail enti che da tempo fanno gola alla imprenditoria italiana per le riserve finanziarie consistenti di cui dispongono. Questa terribile mazzata che spezza per sempre le reni dei lavoratori, (non dubito che se il centro-sinistra vincerà le elezioni confermerà tutto come ha fatto in passato di tutte le leggi dei governi di destra), è stata possibile per l'atteggiamento di vera e propria complicità della CGIL e del PD. La CGIL durante i due anni di incubazione del provvedimento si è limitata a qualche flebile lamento "dopo" l'approvazione nei vari passaggi camera-senato. Ha ritrovato voce dopo il blocco del Capo dello Stato e poi ha organizzato di malavoglia un paio di sitin davanti al Parlamento. Il PD è stato molto collaborativo. In due giorni la Camera dei Deputati ha approvato tutto certo con il voto contrario del PD ma si tratta di una opposizione del tutto formale e dovuta che non ha neppure cercato di ritardare il varo del micidiale provvedimento. Questo è stato "l'ascolto" di Bersani che promette barricate contro la legge scudo di Berlusconi. La "sinistra" strilla per le difficoltà che la Rai frappone agli emolumenti richiesti da Saviano Benigni ed altri. Trattasi di centinaia di migliaia di euro, cifre che sarebbero giustificate dagli incassi della pubblicità ma che suonano mostruose alle orecchie di chi guadagna meno di mille euro al mese e si tratta di milioni e milioni di famiglie. La CGIL e neppure la Fiom non potranno fare più niente contro il collegato lavoro tranne che ricorrere alla Corte Costituzionale. Ci dovevano pensare prima e organizzare una lotta adeguata. La Corte è sotto assedio da anni e non riesce più a difendere la Costituzione da un assalto sempre più violento e travolgente. Nei periodi di crisi si possono cedere quote di salario ma non si debbono mai cedere diritti. La cessione di diritti indebolisce le classi lavoratrici moralmente e crea una situazione sociale di squilibrio non solo economico ma anche di cittadinanza. I cittadini operai conteranno molto meno e non potranno far valere le loro ragioni. Non saranno più eguali a tutti gli altri. Se un giudice volesse intervenire in loro soccorso, la legge glielo impedisce! Non si è esitato a limitare i poteri della magistratura del lavoro. Se questo è quanto ci portiamo a casa dopo il 16 ottobre c'è davvero da disperare sul futuro a cominciare dai prossimi giorni! Avevo scritto nei giorni scorsi, dopo la grande manifestazione del 16, che la classe operaia é viva. E' vero, ma non conta proprio niente!

Pietro Ancona http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-10-21/larbitrato-diventa-vincolante-064056.shtml?uuid=AY6uMLcC#continue

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martedì 19 ottobre 2010 Ucraini ieri ed oggi

Terribile confronto con il passato ieri sera a Rai Storia. Il programma crash (che sarà replicato il 24 ottobre prossimo alle ore 19) ha mostrato cittadini ucraini che si vendono come schiavi in Italia dietro un filo bianco e le loro qualifiche personali lauree o altro senza alcun valore per gli acquirenti e le bellissime immagini di Soci, Ialta ed altre località della Crimea piene di villeggianti felici dell'era della gloriosa Unione Sovietica che garantiva a tutti in primo luogo dignità e rispetto e poi tutti i diritti di una società che distribuiva le sue risorse tra tutti i suoi cittadini... http://www.crash.rai.it/ Mostra tutto  www.crash.rai.it

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, October 29, 2010 7:04 PM
Subject: Lo sciopero generale diventa patto sociale con bunga bunga

Lo sciopero generale diventa patto sociale con bunga bunga
 Ad un mese  dall'intesa di massima  fatta a Genova tra una Marcegaglia raggiante ed un Epifani su di giri, ieri è stata comunicata la conclusione di una prima fase di accordi per il Patto Sociale. Si tratta di un miglioramento degli ammortizzatori sociali, di interventi per il sud e l'innovazione (soldi alle imprese) della semplificazione della pa. Una intesa è  stata raggiunta anche  per una riforma dell'apprendistato che, non dubito, considererà  "minorenni" ed in formazione persone fino a ventinove anni di età.  Un escamotage giuridico per giustificare decurtazioni di salario e di diritti.

Questa intesa comunicata  con toni trionfalistici e con accenti di grande positività alla stampa interviene all'indomani dell'annunzio del Ministro Brunetta della soppressione di trecento mila posti nella pubblica amministrazione e del varo della legge sul collegato lavoro , durante le agitazioni dei lavoratori della scuola minacciati di licenziamento, subito dopo le pesanti ed urtanti dichiarazioni di Marchionne sulla Fiat e sulla Fabbrica Italia, nello scenario desolato della crisi che  ha  falcidiato l'occupazione in diverse regioni d'Italia con punte di estrema  pesantezza  in Sardegna ed in genere nel Sud.
  L'influenza dei lavoratori italiani nel Patto già siglato dalle Confederazioni è eguale a zero. Nessun miglioramento della condizione dei precari magari con una limitazione del ventaglio delle possibilità di elusione offerte dalla legge Biagi al padronato, nessuno accenno al miglioramento necessario dei salari e delle pensioni richiesto financo dal governatore della Banca d'Italia che vengono congelati a tempo indefinito,  nessun alt al processo di cancellazione rapida dei diritti specialmente per i nuovi assunti. Per i lavoratori stranieri presenti in Italia e trattati come bestiame umano nessuna misura di salvaguardia, nessun intervento per assicurare a loro ed ai loro disgraziati fratelli italiani del precariato, il  rispetto dei ccnl. Nessun accenno e nessuna voglia di istituire il Salario Minimo Garantito e di rivedere il sistema pensionistico dimagrito dalle leggi da Dini a Berlusconi fino a diventare quasi inconsistente e specchio di  una popolazione  impoverita e ridotta in miseria che è stata condannata a vivere una vecchiaia di stenti ed in certi casi anche di fame.
 Il Patto Sociale si realizza tra soggetti ed organizzazioni (banche, associazioni imprenditoriali e di lavoratori, governo) che si  rifiutano di registrare esprimere e rappresentare il conflitto sociale e le profonde insoddisfazioni che percorrono il Paese.
 All'indomani della vibrante manifestazione dei meccanici del 16 ottobre che proponeva  lo stato di  insoddisfazione di collera e di disperazione  dei lavoratori italiani, la risposta sta in un insieme di atti condivisi o tacitamente accettati dalla Cgil e dal PD che accelerano la disintegrazione del mondo del lavoro attaccato nei suoi diritti e nella sua stessa consistenza fisica. I trecento mila posti di lavoro che vengono soppressi nella pubblica amministrazione chiudono la speranza ad altrettanti giovani ed alle loro famiglie senza alcun beneficio per lo Stato. Non ci sarà  una diminuzione proporzionale dei costi dal momento che molti dei servizi verranno privatizzati ad amici della cricca che sta al governo e si introdurranno altre figure di managers e di dirigenti con un costo per ognuna pari a quello di molti posti soppressi.
  Mi domando come la CGIL non provi vergogna, in questo contesto sociale, di stipulare un patto che accredita questo Governo in Europa e nel mondo proprio nel momento in cui infligge durissimi colpi ai lavoratori che non esita a diffamare assieme a Marchionne ed alla Marcegaglia ed a privare di diritti e di decenti condizioni di vita.
  Questo Patto sociale serve  subito ad una cosa sola: a dare una base per i soldi che la Confindustria spillerà al governo. Servirà anche a chiudere per sempre la stagione delle lotte e degli scioperi. Come potrà la CGIL fare uno sciopero contro un Governo ed un Padronato con i quali ha stipulato il patto sociale che i sindacati europei non concessero mai neppure ai governi socialdemocratici?
 Bisogna dire che Berlusconi è  fortunato. Sarkozy masticherà amaro dopo le dure proteste che ha dovuto subire.  Non credo che ci sia qualcuno in Europa che come  Berlusconi  possa vantare un successo così grande. Ad ogni colpo di staffile che il suo governo infligge ai lavoratori i sindacati rispondono con grandi salamelecchi. Più picchia e più consenso e sottomissione ottiene!!  Mussolini si liberò delle Camere del Lavoro che fece incendiare dalle sue squadracce prima di costruire il suo modello di Stato Corporativo. Berlusconi non ha bisogno di ridurre alla ragione nessuno. Bonanni, Angelletti ed ora Epifani sono pronti a seguirlo dappertutto, anche in capo al mondo....I sindacati servono, come in USA, da campieri del padrone e del governo.
 La manifestazione che la CGIL ha indetto a Roma per il 27 novembre sarà una rassegna
di forze per mostrare il peso e l'influenza della CGIL. Lo sciopero che Landini continua a chiedere appare, come dice Sacconi, una richiesta "anacronistica, uscita dagli anni settanta". Gli anni dei diritti e della  ascesa sociale della classe operaia.
 Ed è vero. Non siamo più in una democrazia nella quale i sindacati rappresentano i lavoratori, ma in un regime in cui i sindacati rappresentano propri interessi che non coincidono più con quelli dei loro iscritti. Come in USA.
 Pietro Ancona
 
http://www.rassegna.it/articoli/2010/10/28/68082/patto-sociale-prima-intesa-su-4-punti

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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Saturday, October 30, 2010 12:21 AM
Subject: tristezza ed allegria della destra e della sinistra


Stasera  da Lilly Gruber a La 7,  un tale Ciccioli, deputato marchigiano del PDL e psichiatra,  in discussione con il professore Rodotà sul caso Ruby, la minorenne coinvolta in un giro di "feste" nelle fastosissime ville di Berlusconi, contrapponeva l'allegria, la gioia di vivere, la propensione al divertimento della destra italiana alla tristezza, alla noia, al grigiore della sinistra. Mi domando se è davvero così e in che cosa consiste l'allegria di Berlusconi. Sembra che un vegliardo ottantenne suo procacciatore di donne e donnine  che si appoggia ad una agenzia in bilico tra le attricette e le accompagnatrici  gli procuri una quantità enorme di ragazzine disposte alla prostituzione a farsi smaneggiare o a copulare nel lettone di Putin o in altre alcove dopo la visualizzazione di filmini sulle attività del Capo, importante uomo politico e statista di livello mondiale.Mi domando quanta allegria e gioia di vivere ci possa essere nel sesso a pagamento in una persona che usa una quantità davvero industriale di donne attratte dal suo enorme potere e della sua  immensa ricchezza e che agognano di essere collocate in una delle sue TV pubbliche e private Diceva stasera Berlusconi: io amo la vita e mi piace rilassarmi un poco dopo avere tanto lavorato  Ma andare con la D'Addario ed altre  escort o prostitute o professioniste del sesso è davvero amore per la vita? Non è invece un surrogato, una sorta di droga, qualcosa che si fa per non stare un minuto solo con se stesso, per non prendere atto di una solitudine e di un deserto morale e sentimentale senza limiti?
  Usare questa enorme quantità di donne disponibili a fare sesso o magari soltanto a sentire le sue barzellette a pagamento spinte dalla molla del bisogno o del desiderio di fare carriera  o di avere comunque un posticino ha molto in comune con la quantità enorme di residenze sparse per l'Italia ed il mondo. Ha detto di avere venti case. Venti immense ville, piene di mobili e quadri preziose che tuttavia non sembra facciano una sola casa, il rifugio che ognuno di noi ha su questa terra, anche il più povero, il luogo dove si ritorna da qualsiasi punto del mondo, l'Itaca di Ulisse o il povero basso sognato dall'emigrante napoletano in America, o la terra degli ulivi di cui parla un personaggio di Rocco ed i suoi fratelli<  Lo psichiatra deputato del PD ha tentato, dopo avere dipinto la sinistra come i piagnoni seguaci di Savanarola o una compagnia di sfigati angosciati, catastrofisti, noiosi, moralisti, incapaci di godersi la vita come fanno Berlusconi, Bertolaso e tanti altri della destra, di depistarci. Ha assimilato il modus vivendi di Berlusconi a quello di Clinton e di Togliatti. Togliatti sarebbe stato un libertino perchè "conviveva " con Nilde Jotti pur essendo sposato ad  altra donna. Ora il paragone oltre che non reggere è offensivo per la comune intelligenza della gente e  per la memoria di Togliatti e di Nilde Jotti che non era una escort ma una forte e grande donna della resistenza e del movimento comunista, ricca di valori morali profondamente radicati nella tradizione della famiglia e dell'Italia dei forti sentimenti che non ha nulla a che spartire con i postriboli lussuosissimi e squallidi di Berlusconi di Arcore, Villa certosa e Palazzo Grazioli e poi l'altro 'argomento del Ciccioli, frutto di evidente ignoranza è : ma voi sinistra che avete fatto il 68 ed avete predicato il libero amore perchè vi stupite di quello che fa Berlusconi  con Ruby, con Noemi, e con le centinaia di professioniste del sesso o aspiranti alla ricchezza o solo ad una opportunità che lo circuiscono e gli tengono compagnia nei dopocena?  Non credo proprio che l'idea dell'amore scaturito dal 68 possa essere usato dal Ciccioli o da altri per dimostrare la presunta incoerenza della sinistra. L'idea dell'amore del 68 è basata sulla parità scaturita  dalla emancipazione della donna, si nutre di motivi del movimento femminista (una delle più grandi rivoluzioni del Novecento e della storia della società umana), che fa del rapporto amoroso e sessuale tra due esseri non l'uso di uno sull'altra che può arrivare ad essere financo a pagamento come succede a Berlusconi ma una simbiosi.  L'idea dell'amore della sinistra è della piena comunione fisica e mentale tra due persone che prima di tutto si rispettano e non si considerano oggetti l'uno dell'altro Io credo profondamente che non sia la sinistra ad essere triste e noiosa se si accosta con serietà, consapevolezza, rispetto ai rapporti  interpersonali.  Quando Berlusconi ha pagato cinque mila euro una ragazzina per vederla nuda o averla nel letto per ritrovarsi solo con l'odore lasciato nelle lenzuola da una estranea che magari non rivedrà domani perchè vorrà provarne un'altra e poi ancora un'altra non sarà più felice di un ragazzo dei centri sociali che ha grandi difficoltà a sopravvivvere ma che ha la ricchezza sconfinata  l'amore della sua ragazza.   Insomma, la sinistra non è triste. E' soltanto seria e continua a credere nei sentimenti. C'è tantissima allegria e gioia in quello che alla destra sembra tristezza.  E' triste la destra che riduce tutto a merce e che mercifica tutto quello che tocca e che scambia lo sfrenato consumo sessuale delle orge di palazzo come gioia di vivere!
 Pietro

  Pietro
http://www.ilpost.it/2010/10/29/concita-degregorio-berlusconi-bunga-bunga/   
                                                

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, October 31, 2010 7:04 PM
Subject: Il partito del Sud

Il partito del Sud

 

 Nascono iniziative "sudiste" di diversi  tipi suscitate dallo sdegno che la lega Nord ha provocato nell'animo dei meridionali per il  secessionismo  motivato dalla necessità di restituire ai "padani" le loro risorse saccheggiate da Roma Ladrona e dal Sud fannullone e mafioso. Ci sono iniziative legate all'anniversario dell'unità d'Italia che vogliono mettere in luce una controstoria del Risorgimento che, nel sud, sarebbe stato sopratutto occupazione coloniale con massacri spaventosi occultati dalla storiografia ufficiale. Una parte di queste iniziative sono legate ad una rivalutazione del Regno Borbonico che viene descritto come
migliore ed assai più ricco del Piemonte dei Savoia. A parte la nostalgia per Re Ferdinando e per la sua corte discutibile almeno per l'analfabetismo e la miseria a cui i feudi della nobiltà condannavano la popolazione quasi tutta contadina,  questo movimento ha il grande merito di porre il problema della riscrittura della storia d'Italia e della volontà di rimuovere il pregiudizio di una inferiorità della popolazione del Sud ancora largamente diffusa nel Nord. E non mi riferisco soltanto ai leghisti ma anche ad  progressisti come Corrado Augias che non molto tempo fa citava Leopardi che attribuiva i difetti dei napoletani al clima, una tesi questa inventata dagli illuministi che ritenevano le popolazioni del sud preda dell'indolenza a causa del caldo. Un po' lo stereotipo del messicano in perenne sonno sotto un sombrero grandissimo che lo ripara e quasi gli fa da tetto. La descrizione dei meridionali come subumani ignoranti ed asociali serviva agli ufficiali dei Savoia per spingere i bersaglieri a massacrare
uomini,donne e bambini durante le loro scorrerie rivolte ad assicurare il monopolio del potere del nuovo Stato unitario contro il "brigantaggio" e le continue rivolte. Se chi si uccide appartiene a qualcosa di infimo di inferiore non si prova rimorso e meno che mai dolore.
 Le altre iniziative "separatiste" c he vorrebbero creare ed hanno già creato un partito come l'MPA nascono all'interno del ceto politico governativo della destra ed esprimono malcontento o calcolo per come sono andate le cose. Berlusconi ha privilegiato l'asse con Bossi ed attraverso Tremonti ha bloccato ogni aiuto al Sud tranne quello assicurato dalla UE. Un  membro del governo Berlusconi come Miccichè ha fondato un Partito del Sud radunando i rappresentanti del blocco sociale dei "moderati" e della destra siciliana e spingendoli a distinguersi dal PDL nel PDL. Allo stato e fino a quando Berlusconi sarà in sella questa iniziativa non sarà molto di più di una distinzione nell'ambito della stessa fede politica. Una scimmiottatura della DC bavarese. Intanto dopo Lombardo anche Miccichè ha  messo il cappello sul progetto di un partito per il sud che  diventi speculare alla lega Nord.
  Personaggi politici come Miccichè (che si vanta di avere assicurato a Berlusconi 61 seggi su 61 lasciando fuori l'opposizione) e Lombardo non hanno una parola di autocritica per la loro ventennale partecipazione di primo piano a centro destra nazionale di cui portano tutte le responsabilità politiche.  Inoltre non dicono una parola sul come è stata amministrata la Sicilia e sul fallimento finanziario della regione.
 Non si deve e non si può prescindere dallo stato di terribile prostrazione della Sicilia a causa del concorso della fine del welfare e dello sperpero delle risorse locali. La  Sicilia ha avuto disponibilità finanziarie enormi che sono state tutte inghiottite dall'ameba del blocco sociale di centrodestra. Ora è indebitata ed amministrata da un Governo e da una Assemblea che costano in modo scandaloso. Tutto quello che possiede la Sicilia è diviso tra una Oligarchia Politica voracissima e le sue cortigianerie che hanno privatizzato ed ingessato la regione. Lo scandalo di una regione sommersa dalle immondezze deriva da scelte di gestione che ne hanno affidato ai privati la gestione.
 Il fallimento della Sicilia non è un fatto isolato: fa parte del fallimento di tutte le esperienze regionalistiche avviate oggi irresponsabilmente al federalismo. Fino a quando ci saranno queste regioni non ci sarà benessere e sviluppo nel sud. La prima cosa che un movimento progressista dovrebbe proporsi è una drastica riforma della politica e l'abolizione di queste regioni che ne mantengono un ceto indecente per privilegi ed incapacità.
  Purtroppo i meridionali sono stretti in una morsa: non hanno alcun riferimento serio nei partiti e nei movimenti nazionali e non possono contare su regioni come punti di aggregazione e di sviluppo di una nuova fase che porti a migliorare lo stato delle cose.
  Lo sfascio del welfare che in qualche modo garantiva qualche sbocco la soppressione di trecentomila posti di lavoro nella pubblica amministrazione,  i licenziamenti nella scuola, la fine dei contratti di lavoro che garantivano minimi salariali, la privatizzazione dei servizi , aggravano la situazione attuale e incubano un malessere sociale che nessuno però è in grado di incanalare verso sbocchi accettabili.
  Ma il Partito proposto da Miccichè non riguarda la  "nazione" meridionale ma soltanto le clientele scontente del berlusconismo e che si agitano nel tentativo di acchiappare ancora qualcosa o di imbarcarsi in una impresa più redditizia.
  Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, November 02, 2010 5:46 PM
Subject: Gli anni della spoliazione


Gli anni della spoliazione

  Finisce l'era di Guglielmo Epifani alla CGIL e si apre quella di Susanna Camusso che, da un paio d'anni, è stata quasi ospite fissa dei Talk Show dove si è distinta per una esposizione soft delle sue  ragioni e per l'accortezza nell'evitare lo scontro o le situazioni sgradevoli. La ribalta televisiva  le ha permesso di distanziarsi enormemente da tutti i possibili concorrenti.
  E' paradossale ma è così : il lascito di Epifani è di una CGIL più  forte ma abitata da milioni di lavoratori e pensionati più poveri, socialmente in difficoltà, indeboliti dal continuo ossessivo salasso di diritti.  Come si spiega il rafforzamento della organizzazione e l'impoverimento dei suoi iscritti? Epifani è stato scaltro, molto scaltro, nell'oggettivazione delle sconfitte, nel farle derivare o da un cambiamento naturale ed irresistibile della situazione (globalizzazione, crisi industriale..) oppure da una condizione socio-politica sfavorevole (governo di centro-destra) e mai da responsabilità soggettive della CGIL . Il dogma dell'unità sindacale è servito allo scopo. . Il mito della CGIL di Di Vittorio nel cuore dei lavoratori ha fatto il resto. I lavoratori non vogliono  ancora credere o riconoscere che la CGIL possa fare qualcosa che non sia a loro favore. Temono di dover constatare di essere soli, di non avere nessuno che li difenda.
  In effetti, l'impoverimento e la perdita di peso dei lavoratori è legata alla vittoria del centro destra ma anche alla conversione al liberismo del  PD e della stessa CGIL. In qualche modo la CGIL è stata la "dote" che il PD ha portato e porta alla Confindustria per il sostegno che questa vorrà accordargli nel dopo Berlusconi. C'è stata molto sincronia tra PD e CGIL nella inesorabile opera di demolizione dei presidi fondamentali del diritto al lavoro ed al welfare. Gli accordi con il governo Prodi sul precariato e sulle pensioni poi ancora ribaditi con questo governo hanno ridotto di molto i diritti  e svuotato la pensione.   La riduzione di trecentomila dipendenti dalla pubblica amministrazione non è stata contrastata dal PD e neppure dalla CGIL in nome della efficienza, della produttività e della modernizzazione dell'apparato pubblico. Il licenziamento di duecentomila precari dalla scuola non ha turbato molto né Epifani né Bersani. Certo, gli scioperi ci sono stati ma non sono mai diventati né mai hanno assunto il carattere di una vera difesa della scuola pubblica come é accaduto ed accade in Francia. Il PD ha votato contro il collegato lavoro che riduce a malpartito lo Statuto dei diritti e privatizza la giustizia del lavoro. Ma non ha fatto le barricate che Bersani promette contro il lodo Alfano! La CGIL ha lasciato fare, ha commentato negativamente il testo di legge, ma in due anni di sua permanenza in Parlamento non ha mai fatto realmente nulla di significativoo e di utile per fermarne l'approvazione nonostante i giudizi scandalizzati dei giuslavoristi italiani! Il PD vuole che
la CGIL ritorni all'ovile dopo l'accordo separato Cisl ed UIL sul contratto di lavoro e sulle deroghe. In effetti, la CGIL non ha firmato ma ha pretesto di assistere alla firma (sic!). Ha fatto da palo e poi ha fatto filtrare l'accordo separato attraverso le categorie. Dopo il 16 ottobre si è affrettata a fare l'accordo di Genova e poi a firmare un Patto Sociale non solo con Confindustria ma anche con il Governo (se questo non tira le cuoia prima del tempo).
 Il regno di Epifani ha registrato l'avvento della legge Biagi e poi la sua estensione praticamente a tutti i nuovi assunti. Milioni di giovani lavoratori sono stati precarizzati e ridotti in miseria da paghe inferiori ai minimi salariali anche del quaranta per cento.  La legge Biagi è applicata all'interno della CGIL a migliaia di suoi dipendenti del cosidetto "apparato tecnico". L'ossatura organizzativa della CGIL e delle sue categorie. Conosco casi di giovani magari con due lauree utilizzati dalla CGIL con 700 euro al mese in incarichi di delicata responsabilità esecutiva. Mai assunti direttamente dalla CGIL ma da compiacenti altri organismi che poi li distaccano. Questa realtà dei salari dei nuovi assunti ha calmierato al ribasso tutta la massa salariale italiana come riconosce la stessa CGIL . Nel decennio 2000/2010 si calcola una perdita di circa 5500 euro sui salari anni, una perdita che ha reso difficile la vita delle famiglie e depresso l'economia italiana.
  I lavoratori hanno perso molti dei loro diritti e sono tra i più poveri dell'OCSE. In quanto a diritti oramai siamo in fondo a tutte le classifiche, credo che il diritto del lavoro serbo o
polacco sia già migliore del nostro. A questo bisogna aggiungere il peggioramento dei servizi esterni ed il loro rincaro dovuto in grande parte alle privatizzazioni alle quali la CGIL non si è opposta perchè sostenute anche dal PD. Il grande sindacato che fu di Di Vittorio ha assistito quasi inerte alla riduzione in schiavitù di milioni di immigrati specialmente nelle campagne dove le loro condizioni di vita sono state e sono davvero disumane.
  Non ho dubbi che la spoliazione continuerà e si intensificherà con Susanna Camusso. Il diritto di sciopero è nel mirino di personaggi come Bonanni ed Ichino che ne reclamano una regolamentazione che di fatto lo abolisce come diritto individuale. Il fatto che gli scioperi generali sono sostituiti da manifestazioni nazionali che si svolgono solo di sabato
(anche quella recente della Fiom) fa temere di una sorta di tacito accordo di autolimitazione. Continuerà il processo di demolizione del contratto collettivo di lavoro e non a favore di contratti di area europea che pure sarebbero indispensabili per fronteggiare le delocalizzazioni ma di accordi personali o locali tipo Pomigliano. Arriveranno anche sorprese sgradevoli dall'INPS e dall'INAIL per l'uso che farà il governo delle deleghe ottenute con la 1441(collegato lavoro). Cambieranno natura giuridica ed i privati aumenteranno il loro peso.
  Naturalmente, negli anni di Epifani la CGIL si è gradualmente ma definitivamente  "liberata" della sua cultura pacifista ed antiimperialista. Non partecipa da un pezzo, come il PD, alle manifestazioni per la pace tranne quella del tutto anodina della marcia di Assisi. Ha ridotto il suo impegno a favore della Palestina al sostegno di Abu Mazen ma per il resto è diventata assai filoisraeliana. Si è distanziata di molto dalla esperienza dei no global e dei centri sociali che sono ignorati oppure osservati con diffidenza.  E' diventata molto filooccidentale. Sostiene la campagna per la liberazione di Sakineh ma non ha speso una parola per l'uccisione di Teresa Lewis e la prossima esecuzione di altre cinquantadue donne negli USA.
La CGIL non ha alcun rapporto con il sindacalismo di base che pur ha natura profondamente classista e di sinistra ed è costituito da dirigenti che provengono in gran parte dal suo stesso seno.
 Oramai è stretta in un reticolo di accordi e di interessi con Cisl UIl ed associazioni padronali. La politica anticlassista della sussidiarietà la sta ponendo gradualmente ma inesorabilmente in una sfera in cui i suoi interessi non coincidono più con quelli dei suoi iscritti. 
   Pietro Ancona
  
http://www.cgil.it/ufficiostampa/comunicato.aspx?ID=2912

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, November 05, 2010 10:18 AM
Subject: lo schiaffo di Marchionne


Lo schiaffo di Marchionne

 Marchionne si è incontrato con il neoministro dell'industria ed a quanto pare ne ha ricavato quello che voleva. Uscendo ha avuto la grande generosità di dire che la Fiat non lascerà l'Italia ed ha negato di averlo minacciato  prima . Ha detto che il mercato non deve essere drogato (sic!) dagli incentivi per la rottamazione. Segno evidentissimo che ha ottenuto i soldi in altro modo anche se non sappiamo ancora quale. Ha confermato la scelta dello stabilimento a Pomigliano d'Arco che darà lavoro a cinquemila persone. Naturalmente, per sfuggire ai pochi obblighi di legge che ancora restano in piedi dopo il collegato lavoro, la fabbrica di Pomigliano sarà una Newco, una Fiat che giuridicamente ha un altro vestito per non pagare dazio ed azzerare quanto non le conviene.
 Dopo l'incontro con il Ministro, Marchionne si è riunito con Bonanni ed Angeletti ed hanno confabulato da "complici" come vuole Sacconi su come meglio affrontare il dissenso Fiom visto che i licenziamenti e le tante indimidazioni messe in atto da qualche tempo a questa parte non hanno sortito l'effetto di terrorizzarne i dirigenti operai ed indurli
a più miti consigli.
  Questo incontro è uno schiaffo in piena faccia a Susanna  Camusso. Uno schiaffo che   ha accolto con una discriminazione la segretaria della Cgil appena eletta.
 La mancanza di galateo di Marchionne risulta incomprensibile dopo le accoglienze positive tributate alla Camusso dalla Confindustria, dal mondo imprenditoriale, dai giornali e dallo stesso ministro del lavoro che spera in una "maggiore disponibilità". Anche Cisl ed UIL avrebbero potuto evitare l'incontro separato per non pregiudicare subito i rapporti con la  nuova segretaria.
 
 Ma forse la Camusso era stata avvertita e consultata ed aveva deciso di non partecipare. L'incontro separato esercita una pressione forte sulle resistenze della Fiom che vede proseguire ed andare avanti la trattativa senza che si tenga in nessun conto le sue ragioni e la sua proposta. Potrebbe quindi essere usato nel rapporto Cgil-Fiom per indurre quest'ultima a smussare ancora la sua opposizione. Ecco quindi che la mancata presenza della CGIL non sarà drammatizzata e non costituirà motivo per mettere in discussione l'unità sindacale riconfermata dalla Camusso nonostante tutto.
  L'incontro separato di ieri viene dopo la firma della prima parte del Patto Sociale. Quattro punti sono stati siglati da CGIL assieme alla Cisl ed all'UIl e presentati al governo che parteciperà alla grande intesa. Non è contraddittorio l'incontro separato di Cisl ed Uil con la Fiat dopo la firma comune del Patto Sociale? Oppure il Patto Sociale appartiene alla linea Marcegaglia che non vuole rompere con la CGIL e la considera il suo alleato migliore?
 Tra parentesi: come fa la CGILa firmare un Patto Sociale dopo l'approvazione della legge 1141 (collegato lavoro), l'annunzio della soppressione di trecentomila posti di lavoro nella pubblica amministrazione, il diniego del governo di  rivedere la legge Gelmini?
  Come mai nel Patto Sociale non c'è un richiamo alla dolorosa questione della delocalizzazione delle imprese che angustia intere regioni del Paese?  Sono  davvero accettabili e senza rimedio il caso OMSA, il caso Bialetti, i tantissimi casi che stanno facendo delle zone industriali un deserto di capannoni abbandonati?
 La linea "lavoro contro diritti" sarà portata avanti con forza e determinazione dal padronato italiano e dal governo. Non incontra grandi resistenze nel PD che è sempre disponibile a dare una mano per convincere la gente della scoperta del secolo e cioè che senza lavoro non ci sono diritti e che quindi è meglio il lavoro senza alcuna condizione  che almeno ci permette di non morire di fame assieme ai nostri figli.
  Se  la segreteria della CGIL, come pare, si costituirà con i soli rappresentanti della maggioranza commetterà un errore. Si dirà ai lavoratori che non c'è speranza di un accoglimento delle loro istanze e dei loro interessi   e che  si andrà avanti   per la sua strada collaborazionista con il padronato. La CGIL sbaglia perchè la presenza della minoranza di Rinaldini e degli altri blocca lo smottamento e la disgregazione della sua base sociale sempre più delusa, inquieta, arrabbiata. La sinistra CGIL ha evitato una emorragia di iscritti ma non può essere discriminata e sopratutto ignorata nelle sue ragioni. Non potrà assistere impotente allo sviluppo della più grande ristrutturazione mai fatta nell'economia italiana: quella dei diritti delle persone.
  La società italiana è preda di  malessere legato alle stolte politiche della destra liberista realizzate nelle leggi e nei contratti con la collaborazione di giuslavoristi del tutto al servizio del padronato. La legge Biagi, la riforma delle pensioni, il collegato lavoro, le deroghe contrattuali e la politica delle newco,l'attacco al welfare ed alla occupazione nella pubblica amministrazione hanno fatto dell'Italia un paese-incubo per chi ha bisogno di lavorare per vivere.
  Pare che si perseveri su questa strada. I benpensanti a pancia piena sono tutti convinti che i lavoratori debbono cedere per il bene della Patria...
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, November 07, 2010 9:54 AM
Subject: Il sindacato di Caino

 Il sindacato di Caino
Le cose dette dal governatore della banca d'Italia sul precariato e sugli effetti nefasti che produce sull'economia sono state impacchettate dai giornalisti embedded della destra italiana dentro "interpretazioni" che spiegano la loro non contraddizione con la legge trenta (sic!) o addirittura con i progetti di Ichino. Il governatore ha detto con grande chiarezza  che il precariato diminuisce il valore di quello che chiama "capitale umano", incide negativamente sulla produttività del sistema, costituisce un grave attentato al futuro che sarà impoverito e disgregato. L'Italia dei precari sarà più debole, più povera, più fragile dell'Italia  del posto fisso  che abbiamo ereditato. 
In effetti il precariato agisce  dentro un quadro di  peggioramento delle condizioni
complessive del Paese. I salari sono bassi e le condizioni normative dei lavoratori dentro e fuori dei posti di lavoro sono state peggiorate da leggi (1441 alias collegato lavoro) che riducono i diritti di cittadini obbligandoli a subire una giustizia privata e vietando alla magistratura di intervenire. I dipendenti pubblici dopo essere stati calunniati dal loro Ministro saranno falcidiati di trecentomila posti di lavoro ai quali bisogna sommare i duecentomila insegnanti tagliati dalla Gelmini. Le pensioni saranno precluse ai precari ed agli altri saranno erogate in misura quasi caritatevole. Già oggi la media delle pensioni italiane è una delle più basse dell'OCSE. In sostanza i tre momenti fondamentali della vita lavorativa  assunzione, lavoro, pensione sono stati profondamente peggiorati. Non tengono in nessun conto il precetto della Costituzione sul lavoro e hanno  creato una massa di infelici senza futuro che da protagonisti del processo produttivo e sociale ne sono diventati vittime. L'incattivimento e la inaccettabilità delle regole del mondo del lavoro non hanno conosciuto momenti di discontinuità o di contraddizione tra i governi di centro-sinistra e di centro-destra. Questi hanno sempre agito con la piena collaborazione delle Confederazioni sindacali che con gli accordi del 23 luglio 2007 hanno condiviso e sottoscritto la legge sul precariato e peggiorato le pensioni. Da allora ad oggi, senza mai fermarsi a considerare ed analizzare l'enorme grumo di dolore costituito da tre milioni di precari sotto ricatto e pagati la metà del minimo contrattuale e privato con sotterfugi vari dei diritti alla malattia alle ferie alla tredicesima alla pensione, i sindacati hanno proseguito assieme a Confindustria e Governo sulla strada della smobilitazione di ogni diritto. La responsabilità dei Sindacati Confederali e di quello che fu il maggiore partito di riferimento dei lavoratori nel degrado  del precariato e di tutto il resto sono enormi. Le stesse Confederazioni Sindacali applicano al loro interno per le migliaia di loro dipendenti la legge Biagi e questo costituisce prova della loro complicità, del loro interesse a lasciare le cose come stanno o addirittura a peggiorarle. Bonanni si è addirittura vantato di esserne estensore assieme a Maroni. Altra responsabilità grave ricade sui giuslavoristi che hanno creato il cosidetto pacchetto Treu e tutte le successive normative dal lavoro interinale fino al collegato lavoro.  In sostanza, la drammatica denunzia del governatore della banca d'Italia è destinata a restare senza alcuna eco e senza produrre alcun beneficio per i precari. La CGIL non la raccoglie  e  l'interesse della preservazione del "capitale umano" non interessa l'imprenditoria italiana che è sempre più modellata sul  mordi e fuggi piuttosto che su programmi a lunga scadenza.
 L'agenda delle trattative interconfederali continuerà ad essere scritta dalla Confindustria. Il patto sociale in corso di gestazione riguarda esclusivamente questioni che interessano il padronato ed indebolirà ancora la condizione dei lavoratori. Il cosidetto capitolo della produttività che dovrà essere scritto sarà impregnato dalla dottrina Marchionne ed alla insegna di "lavoro contro diritti". Il massimo che sarà concesso ai lavoratori sarà qualche spicciolo di riduzione fiscale. CGIL-CISL-UIL  saranno confortati non solo dalla approvazione della destra al governo ma anche del PD che si accinge a fare una manifestazione contro Berlusconi che ha tra i suoi slogans anche il lavoro ma che tira la volata a Marchionne ed agli imprenditori italiani cercando di dimostrare di essere più scaltri  nel servirli di Sacconi e di altri.
  In conclusione  il sindacato che è deputato per sua stessa natura alla difesa dei lavoratori in Italia è il loro Caino, il migliore alleato degli sfruttatori. Caino in un paese in cui oltre mille persone all'anno cadono nei luoghi di lavoro che a volte sono veri e propri inferni come la fabbrica chimica esplosa a Milano. Altri mille lavoratori muoiono ogni anno in conseguenza di gravi malattie professionali. Centinaia di migliaia sono i mutilati. Questo
per la politica del massimo profitto subito! Non si investe sul capitale umano e neppure
su una impresa concepita per durare nel tempo.
  La manifestazione che la CGIL ha previsto per il 27 novembre glisserà le questioni fondamentali poste dal 16 ottobre da una classe operaia sempre più vessata e ricattata. Chi darà voce alla gente eviterà accuratamente si assumere impegni di lotta su precariato, salario, pensioni e si dedicherà ad esercitazioni "patriottiche" su sviluppo, investimenti ed altre baggianerie del genere.
  Mentre la destra attraverso il progetto FINI tende a governare il Paese per i prossimi venti anni, il PD e la CGIL  si ingegnano ad ingraziarsi il suo elettorato, a copiarli...Questa è l'anomalia italiana.  Una  "sinistra" che vuole essere sempre più destra  (pd) ed una CGIL che gli tiene bordone ieri con Epifani oggi con la signora Camusso.
  Pietro Ancona

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-28/debutta-patto-sociale-063500.shtml?uuid=AYH80seC   
http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/1D4AD463-9C21-42E2-99E9-0D1458E53581/0/072307protocollo

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Sent: Tuesday, November 09, 2010 9:49 AM
Subject: Falcone, Saviano e la macchina del fango


Falcone, Saviano e la macchina del fango
 Sebbene Leoluca Orlando abbia commesso errori gravissimi di giudizio su Falcone con il quale ebbe dissensi a proposito di Andreotti e nutrì sospetti per l'incarico ricevuto da Martelli fino a denunziarlo al CSM di tenere nel cassetto inchieste scottanti  non si può fare di lui il regista della macchina del fango che avrebbe travolto Giovanni Falcone. In primo luogo perchè Giovanni Falcone non fu travolto dalla macchina del fango ma ucciso dalla mafia nel contesto di una guerra in cui questa era alleata con lo Stato. In secondo luogo perchè le critiche di leoluca Orlando seppure pesanti ed inaccettabili provenivano da ambienti della antimafia e non della zona grigia ed oscura  né paramafiosa che effettivamente usava la diffamazione contro il grande Magistrato. Erano critiche sbagliate e basta. In sostanza quello che si chiama "fuoco amico" fatto alla luce del sole e con pubbliche e roventi polemiche. Non erano le lettere anonime del Corvo che fecero del Palazzo di Giustizia di Palermo un luogo di tragedie in cui si tramavano intrighi spaventosi contro Falcone e quanti come lui volevano davvero lottare la mafia. Fare di tutto un mazzo come ha fatto ieri sera Saviano, sommare le critiche sbagliate di Orlando e Della Chiesa o Galasso a quella del "Corvo" e dei tanti che lottarono Falcone con mezzi subdoli è sbagliato ed inaccettabile.
Giustamente Giovanni Falcone definì le critiche di Leoluca Orlando "komeiniste". Ma si trattava di critiche provenienti dagli ambienti palermitani impegnati nella lotta contro la mafia che erano basate su un tragico errore di valutazione dovuto al fatto che Falcone sosteneva che il cosidetto terzo livello non esiste e che la mafia non aveva mandanti ma era un potere in sé. Affermazione che oggi possiamo ritenere valida proprio nel momento in cui emergono gravi complicità tra Stato e Mafia  che hanno le stesse responsabilità nel processo decisionale come possiamo constatare leggendo le confessioni di Massimo Ciancimino.  Falcone  sostenne  di non poter tenere conto delle dichiarazioni di un pentito contro Andreotti perchè calunniose cosa questa imperdonabile per Leoluca Orlando che fece della lotta ad Andreotti ed al suo potere politico in Sicilia una bandiera. Ed ancora destava sospetti negli ambienti komeinisti della antimafia siciliana che comprendeva esponenti del PCI e del mondo cattolico il fatto che il socialista craxiano Martelli  lo chiamasse  al Ministero. Falcone accettò l'incarico e questo fu visto come una fuga dalla prinma linea della lotta alla mafia. Non fu così perchè tutti gli strumenti giuridici e le strutture organizzative della lotta alla mafia di oggi sono state studiate e proposte da Giovani Falcone proprio durante la sua direzione al Ministero della Giustizia.
 E' un giudizio storicamente e politicamente sbagliato quello di Saviano. Falcone fu indebolito dalle critiche ingiuste di Leoluca Orlando, ma la sua terribile morte non può essere attribuita a quelle critiche ma al tumore maligno che cresceva dentro lo Stato e che ancora oggi seppur individuato probabilmente continua a crescere.
 La macchina del fango è quella che si è messa in moto contro Fini per mesi sottoposto ad un vero e proprio linciaggio mediatico per la casa di Montecarlo. E' quella che si era cominciata a muovere contro la Marcegaglia dopo le sue critiche al governo. E' l'uso combinato del dossieraggio e dell'attacco di spregiudicati cinici e prezzolati giornalisti che disonorano la professione. E' certamente anche quella che si è mossa dentro lo Stato contro Falcone ostacolandolo nella carriera di magistrato. Ha ragione Saviano nel ritenere la democrazia in pericolo per l'uso appunto della "macchina del fango" contro tutti i possibili critici o avversari di Berlusconi. Ma questo deriva dal fatto che lo Stato è diventato possesso privato di una persona ricchissima e potentissima che lo usa nella lotta contro i suoi avversari politici e non. Deriva dallo indebolimento della Costituzione e dalla crescente differenziazione tra la Giustizia per i potenti e quella per i poveri e la gente comune che emerge dai pacchetti sicurezza. Dall'indebolimento della società civile e dei lavoratori a cui vengono sottratti diritti con ogni legge prodotta durante questa legislatura. La macchina del fango è possibile quando lo Stato non è più lo Stato di Diritto ma lo strumento con il quale una parte della società opprime l'altra, la più debole.
Pietro Ancona

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Varie Pietro su fb

lunedì 15 novembre 2010
15 ore fa ·

Tornatore e Placido Rizzotto "comunista" !!!
Tornatore sarà stato indetto in errore dal libro biografico su Rizzotto
pubblicato da Dino Paternostro di Corleone segretario della locale camera
del lavoro in cui l'identità socialista di Placido Rizzotto viene oscurata.
Purtroppo i socialisti siciliani abbiamo sempre scritto poco e lasciato che
i comunisti che sono più diligenti di noi lasciassero da soli tracce della
storia del movimento operaio siciliano nelle quali veniamo ignorati. Questo
"odio" dei comunisti nei nostri confronti risale a prima del craxismo ed in
certo qual modo ne è stato anche causa provocando un risentimento
anticomunista che non è mai stato del tutto superato.
Sul perchè i dirigenti sindacali uccisi fossero quasi tutti socialisti
(Carnevale, Rizzotto, Li Puma, Cangelosi, Battaglia etc...) si sono fatte
varie supposizioni sulle quali sarebbe opportuno un approfondimento. Resta
il fatto che i socialisti siciliani sono gli autentici eredi nel dopoguerra
dei fasci siciliani e della loro gloriosa storia
scritta alla fine dell'ottocento.Negli anni quaranta e cinquanta scrissero
una terribile pagina di martirio e di sangue che viene ignominiosamente
dimenticata.
L'opera di appropriazione dei comunisti dalla storia sindacale e sociale
siciliana è ancora in corso in occasione delle ricorrenze del 1 maggio a
portella della ginestra. Da quando esiste la commemorazione non è mai stato
permesso ad un sindacalista socialista di celebrarla. Sono sempre stati solo
e soltanto comunisti della CGIL. Anche ora che i comunisti sono diventati PD
continuano nell'accaparramento
Troverete soltanto sindacalisti cgil pd a commemorare portella.

L'anima dei socialisti che si è persa col craxismo

per recuperare l'identità o meglio l'anima persa dei socialisti bisogna
retrocedere a prima dell'avvento del potere di Craxi il famoso Comitato
Centrale del Midas in cui alleandosi con la sinistra e con l'aiuto di jago
Enrico Manca fece fuori il buon ed inerme segretario del Partito Francesco
De Martino.
Ho letto lo scritto "il corpo mistico del PSI." Un lungo esame della crisi
socialista che invoca nel modello del socialismo europeo una sorta di strada
per recuperare il PSI.
La cosa non è così semplice in primo luogo perchè il socialismo europeo non
esiste ma esistono tanti socialismi molti dei quali in grande crisi. Chi sta
meno peggio di tutti è il socialismo francese nelle mani di una energica
compagna che lo lega saldamente alle lotte dei lavoratori.
Bisogna ripartire da noi stessi liberandoci innanzittuto dalla ossessione
delle alleanza per ritornare SUBITO al governo.E' ridicolo e indecoroso
avere un segretario che fa l'assessore regionale in Toscana. E' suicida
frequentare il centro-sinistra oramai dato e controllato dal PD che con la
sinistra non ha più niente
a che spartire. Si dovrebbe ricominciare da soli ripartendo dai valori e dai
principi. Ma questo mi pare francamente difficilissimo perchè i socialisti
oramai sono soltanto una incarnazione della politica di governo italiana.
Condividono tutte le scelte fatte dal PD e dalla destra italiana come il
precariato, le guerre coloniali, i bassi salari dei lavoratori, il
federalismo e non hanno nessuna voglia ad intaccare il potere
dell'Oligarchia politica che consuma ogni anni oltre cento miliardi di euro
mantenendo oltre un milione di addetti alla politica.Mostra tutto
una variante della rivoluzione "colorata" della Cia. Al posto di un colore
un fiore. Ma il profumo resta quello della Cia, della gente che opprime il
mondo insanguinandolo e che oggi vorrebbe mettere le mani sulla Cambogia
installarvi una base nucleare minacciare la Cina
sfruttare il petrolio ed il gas!!!
La signora Aung ed i monaci buddisti sono agenti di questo progetto!

Fiducia che il socialismo salverà l'umanità
dovrebbe tornare ad avere fiducia nel socialismo che è il solo capace di
salvare l'umanità dalla fine prossima ventura decretata dal capitalismo che
ora si è allargato alla Cina, alla Russia, ai paesi ex comunisti.
Quanti incontro di europei dell'est nei giardinetti nei tristi pomeriggi dei
domenica nei quali sono liberi dal lavoro di schiavi-badanti rimpiangono il
comunismo che garantiva loro dignità che è alla base di ogni libertà. Non
c'è libertà senza dignità per le persone.
La signora Aung è una icona fabbricata dagli USA i quali faranno scorrere il
sangue per impadronirsi della Birmania per loro essenziale in quanto
confinante con Cina ed Asia. Gli USA hanno reticolato il mondo di oltre
mille basi militare nel loro folle e nazista iimpulso di comando. Anche
l'Italia è lardellata di basi militari e nucleari USA. La signora Aung ed i
monaci buddisti sono agenti di questi signori.
Non c'è libertàò senza socialismo. Veda che cosa succede a Brescia dove
quattro schiavi da anni operai specializzati in Italia sono stati ridotti
alla condizione di essere incarcerati come clandestini e perdere libertà e
famiglia.

Scrivo a Silvana....


Pietro Ancona 14 novembre alle ore 15.02
Cara Silvana, dobbiamo rivolgere le nostre energie morali verso un mondo in
cui socialismo e decrescita stiano insieme per garantire alla umanità i beni
che oggi vengono accaparrati dal dieci per cento di essa. A proposito del
comunismo, io che non sono comunista o sono socialista anarchico libertario
ho riflettuto vedendo gli archivi del cremlino che vengono trasmesso da rai
storia in questi giorni che se un regime è stato capace di avere dopo stalin
un congresso che ne ha denunziato gli eccessi totalitari ebbene questo
regime da dentro di se una grande etica, una grande capacità di rimorso e di
correzione che nessun altro regime ha avuto nella storia umana

dobbiamo rivolgere le nostre energie morali verso un mondo in cui socialismo
e decrescita stiano insieme per garantire alla umanità i beni che oggi
vengono accaparrati dal dieci per cento di essa. A proposito del comunismo,
io che non sono comunista o sono socialista anarchico libertario ho
riflettuto vedendo gli archivi del cremlino che vengono trasmesso da rai
storia in questi giorni che se un regime è stato capace di avere dopo stalin
un congresso che ne ha denunziato gli eccessi totalitari ebbene questo
regime da dentro di se una grande etica, una grande capacità di rimorso e di
correzione che nessun altro regime ha avuto nella storia umana.


La gru dove è morta la coscienza dell'Italia

Sarebbe stato un grande evento democratico e civilissimo se la signora
Susanna Camusso si fosse portata ai piedi della gru di Brescia per esprimere
il sostegno della CGIL di Di Vittorio ai fratelli emigrati che lottano per
il loro diritto alla libertà ed alla famiglia che andrebbe a pezzi se
dovessero essere arrestati sulla base di una legge infame ed
incostituzionale che li ha esclusi dalla sanatoria. Ma la CGIL da anni è
dimentica di sè stessa, della sua storia dei suoi valori ed ha orecchie
soltanto per quello che dice la Marcegaglia...
Pietro Ancona
Pubblicato da pietro a 12:13 0 commenti
 

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, November 09, 2010 9:49 AM
Subject: Falcone, Saviano e la macchina del fango


Falcone, Saviano e la macchina del fango
 Sebbene Leoluca Orlando abbia commesso errori gravissimi di giudizio su Falcone con il quale ebbe dissensi a proposito di Andreotti e nutrì sospetti per l'incarico ricevuto da Martelli fino a denunziarlo al CSM di tenere nel cassetto inchieste scottanti  non si può fare di lui il regista della macchina del fango che avrebbe travolto Giovanni Falcone. In primo luogo perchè Giovanni Falcone non fu travolto dalla macchina del fango ma ucciso dalla mafia nel contesto di una guerra in cui questa era alleata con lo Stato. In secondo luogo perchè le critiche di leoluca Orlando seppure pesanti ed inaccettabili provenivano da ambienti della antimafia e non della zona grigia ed oscura  né paramafiosa che effettivamente usava la diffamazione contro il grande Magistrato. Erano critiche sbagliate e basta. In sostanza quello che si chiama "fuoco amico" fatto alla luce del sole e con pubbliche e roventi polemiche. Non erano le lettere anonime del Corvo che fecero del Palazzo di Giustizia di Palermo un luogo di tragedie in cui si tramavano intrighi spaventosi contro Falcone e quanti come lui volevano davvero lottare la mafia. Fare di tutto un mazzo come ha fatto ieri sera Saviano, sommare le critiche sbagliate di Orlando e Della Chiesa o Galasso a quella del "Corvo" e dei tanti che lottarono Falcone con mezzi subdoli è sbagliato ed inaccettabile.
Giustamente Giovanni Falcone definì le critiche di Leoluca Orlando "komeiniste". Ma si trattava di critiche provenienti dagli ambienti palermitani impegnati nella lotta contro la mafia che erano basate su un tragico errore di valutazione dovuto al fatto che Falcone sosteneva che il cosidetto terzo livello non esiste e che la mafia non aveva mandanti ma era un potere in sé. Affermazione che oggi possiamo ritenere valida proprio nel momento in cui emergono gravi complicità tra Stato e Mafia  che hanno le stesse responsabilità nel processo decisionale come possiamo constatare leggendo le confessioni di Massimo Ciancimino.  Falcone  sostenne  di non poter tenere conto delle dichiarazioni di un pentito contro Andreotti perchè calunniose cosa questa imperdonabile per Leoluca Orlando che fece della lotta ad Andreotti ed al suo potere politico in Sicilia una bandiera. Ed ancora destava sospetti negli ambienti komeinisti della antimafia siciliana che comprendeva esponenti del PCI e del mondo cattolico il fatto che il socialista craxiano Martelli  lo chiamasse  al Ministero. Falcone accettò l'incarico e questo fu visto come una fuga dalla prinma linea della lotta alla mafia. Non fu così perchè tutti gli strumenti giuridici e le strutture organizzative della lotta alla mafia di oggi sono state studiate e proposte da Giovani Falcone proprio durante la sua direzione al Ministero della Giustizia.
 E' un giudizio storicamente e politicamente sbagliato quello di Saviano. Falcone fu indebolito dalle critiche ingiuste di Leoluca Orlando, ma la sua terribile morte non può essere attribuita a quelle critiche ma al tumore maligno che cresceva dentro lo Stato e che ancora oggi seppur individuato probabilmente continua a crescere.
 La macchina del fango è quella che si è messa in moto contro Fini per mesi sottoposto ad un vero e proprio linciaggio mediatico per la casa di Montecarlo. E' quella che si era cominciata a muovere contro la Marcegaglia dopo le sue critiche al governo. E' l'uso combinato del dossieraggio e dell'attacco di spregiudicati cinici e prezzolati giornalisti che disonorano la professione. E' certamente anche quella che si è mossa dentro lo Stato contro Falcone ostacolandolo nella carriera di magistrato. Ha ragione Saviano nel ritenere la democrazia in pericolo per l'uso appunto della "macchina del fango" contro tutti i possibili critici o avversari di Berlusconi. Ma questo deriva dal fatto che lo Stato è diventato possesso privato di una persona ricchissima e potentissima che lo usa nella lotta contro i suoi avversari politici e non. Deriva dallo indebolimento della Costituzione e dalla crescente differenziazione tra la Giustizia per i potenti e quella per i poveri e la gente comune che emerge dai pacchetti sicurezza. Dall'indebolimento della società civile e dei lavoratori a cui vengono sottratti diritti con ogni legge prodotta durante questa legislatura. La macchina del fango è possibile quando lo Stato non è più lo Stato di Diritto ma lo strumento con il quale una parte della società opprime l'altra, la più debole.
Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Thursday, November 18, 2010 4:57 PM
Subject: Un incontro a porte chiuse

 Un incontro a porte chiuse

 Il segretario del PD ha incontrato i rappresentanti delle maggiori organizzazioni economiche finanziarie e sindacali per discutere e trovare l'intesa su un progetto di condivisione e  capace di rimettere in corsa l'economia italiana. In effetti i soggetti convocati da Bersani avevano già discusso ed approvato quasi tutto un Patto Sociale che avevano cominciato ad elaborare a Genova e che avevano (hanno?) intenzione di fare sottoscrivere al governo Berlusconi.  Su quattro punti era stata raggiunta l'intesa: ammortizzatori sociali, semplificazione amministrativa, Mezzogiorno, ricerca ed innovazione. Si doveva ancora discutere di produttività. Che cosa è la produttività e come si deve realizzare l'aveva e continua a spiegarla bene Marchionne a Pomigliano d'Arco e non solo. Intensificazione del controllo sulla prestazione lavorativa fino al decimo di secondo secondo  il  metodo Toyota di Hajime Yamashina  inventore del wmc e revoca del diritto di sciopero e della tutela di malattia.  Nell'incontro con Bersani l'agenda riguarda essenzialmente gli interessi delle imprese  ed ai lavoratori è concessa soltanto  qualche piccola mancia: si vorrebbe scoraggiare il precariato aumentando il valore dell'ora di prestazione che oggi è della metà ed a volte meno dei minimi contrattuali. Per il resto verrebbe  confermato quanto previsto dalla legge Biagi ribadito e precisato dagli accordi del 23 luglio 2007  con Prodi e dal collegato lavoro approvato nel mese scorso. SBersani ha proposto di introdurre  in Italia il Salario Minimo Garantito ma non si è detto in che cosa consisterà e comunque i sindacati hanno fatto cadere la proposta. Si discute di un miglioramento degli ammortizzatori sociali dal momento che la crisi ha già consumato quelli in corso di erogazione e c'è drammatica urgenza di mettere in quarantena il terribile focolaio di tensione che si crea con centinaia di migliaia di famiglia senza alcun reddito seppur minimo. Tutto il grosso dell'agenda riguarda interessi degli imprenditori che come aveva una volta detto la Mercegaglia a berlusconi vogliono subito "soldi veri", aiuti ed incentivi
e sgravi. Le recenti alluvioni della valle padana non mancheranno di aggiungere un tocco di urgenza ansiosa e drammatica alle richieste degli imprenditori.
Colpisce in modo straordinaria l'assenza della realtà, dello scenario sociale, degli avvenimenti in  questo genere di riunioni. Chi ne leggesse gli argomenti che vi si discutono da un altro paese non si renderebbe conto assolutamente della situazione che affrontano. L'Italia è il paese a più alto tasso di precariato dell'OCSE. Nessuno ha tanti precari quanti ne abbiamo noi e così mal trattati; l'Italia è nella fase terminale di un lungo processo di soppressione dei diritti del lavoro che ha avuto una stazione importante nell'approvazione della legge     1441 e culminerà prossimamente nella sostituzione dello Statuto dei lavoratori con lo Statuto dei Lavori; l'Italia si è costituita una riserva di quattro e più milioni di lavoratori stranieri-schiavi ricattati da leggi che li riducono in prigione e ne disgregano le famiglie se perdono il posto di lavoro; la scuola ha perduto otto miliardi di finanziamenti e dovrà essere decimata di 200 mila posti di lavoro. La pubblica amministrazione non farà turnover per circa trecentomila dipendenti. Il Sud dell'Italia
registra la più alta disoccupazione degli ultimi trenta anni... Tutto questo viene ignorato
dal summit da Bersani e parti sociali che si accingono a continuare sulla strada di una feroce pressione sui lavoratori e sui ceti deboli del Paese nella illusione di fare ripartire
l'economia. Una visione miope, miserabile, che condanna venti milioni di lavoratori e le loro famiglie a vivere nella povertà di oggi e magari a scenderne ancora di qualche gradino verso il basso per lubrificare e fare funzionare una ma cchina che abbisognerebbe di cure ed attenzioni opposte. I lavoratori come gli slavi per i tedeschi di Hitler!
 Economisti della scuola liberista meno sanguinaria come Draghi sostengono che il lavoratore è un capitale umano che il precariato deprezza e condanna a non avere futuro nè per sè nè per l'Italia: altri sostengono - come certi consiglieri di Obama- che un aumento dei salari può riattivare la ripresa rilanciando i consumi ed il commercio.  Ma a quanto pare
in Italia  tutti i protagonisti dell'economia sono concordi nel caricare la soma della crisi sulle spalle del lavoro dipendente ed a fare risparmi riducendo  il welfare alle famiglie non .abbienti.  Segnalo all'attenzione di chi legge la singolarità di un pacchetto di proposte che viene presentato  con la stessa naturalezza   a Berlusconi ed a Bersani. Come se non ci fosse alcuna differenza di visione politico-sociale e di interessi tra il centro-destra ed il centro-sinistra.  Nell'uno e nell'altro governo il conto viene fatto pagare soltanto ai lavoratori che vengono maneggiati ed usati
da confederazioni sindacali che sembra abbiano  perso ogni  interesse al loro benessere.
 Da summit come questo mi aspetto il peggio. Il ritorno della pecora nera CGIL all'ovile con l'accettazione di tutti gli accordi separati fin qui stipulati da Cisl ed Uil naturalmente previa "normalizzazione" della Fiom alla quale si chiede di essere più malleabile e dolc e con Marchionne per il bene della Patria. Come dice Bonanni: Non ci sono diritti senza lavoro. Ma c'è lavoro senza diritti!

Pietro Ancona

http://www.unita.it/news/italia/105956/prove_di_programma_elettorale_il_pd_con_l039italia_del_lavoro

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From: pietroancona@tin.it
To: barbara spinelli
Sent: Thursday, November 25, 2010 9:00 AM
Subject: abolire la negoziazione dei titoli di Stato! Salvare l'umanità dagli sciacalli


abolire la negoziazione dei titoli di Stato! Salvare l'umanità dagli sciacalli!
 Non capisco perchè viene   concesso ad un pugno di criminali finanziari che si chiamano Mercato di attentare alla sicurezza al benessere alla vita di centinaia di milioni di persone e di Stato Sovrani. Si sospenda la negoziazione dei titoli dando agli stessi un rendimento fisso stabilito una volta per tutte e basta! Sospendere anche le pagelle delle società di rating fatte da compari dei criminali di cui sopra Il lavoro di milioni di persone non può essere distrutto dai ladri del Capitalismo!
Senza dire che ci può essere un disegno organico per escludere il Pigs, maiale dei paesi marginali Spagna, Irlanda, Grecia e Portogallo e poi magari anche l'Italia specialmente se mostra di volere sottrarsi dalla morsa liberista e ridurre l'Europa soltanto  ai paesi continentali ricchi ed alle loro riserve indiane dell'est.
 Mai il capitalismo è stato nemico dell'umanità come oggi!
Le felloni sinistre europee ed i sindacati asserviti alla Confindustria si ravvedano! Non si può rovinare la vita ai popoli europei
e farli regredire ad una condizione di diffusa povertà per fare accumulare altre montagne di ricchezze a coloro che ci hanno già rovinato con i titoli fasulli. Basta con questo sistema bancario e finanziario!
Pietro Ancona
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-25/irlanda-austerity-fino-2014-063501.shtml?uuid=AYrW2SmC

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, November 26, 2010 9:36 AM
Subject: La CGIL del silenzio


La Cgil del Silenzio
 Domani si svolgerà a Roma la manifestazione della CGIL dal titolo "Il futuro è dei giovani e del lavoro"(?) deliberata dal Comitato Direttivo della Confederazione il 17 settembre scorso. La manifestazione è l'evento sindacale più importante dopo quella dei metalmeccanici  del 16 ottobre scorso che era riuscita a strappare ad Epifani la promessa di uno sciopero generale che non si farà e, se si farà, sarà fuori tempo massimo a giochi già fatti.
 Osservo innanzitutto la distanza tra l'annunzio della iniziativa e la sua realizzazione: più di due mesi! Non discuto il fatto che essendo la CGIL una organizzazione complessa, elefantiaca, ha bisogno di tempo per mobilitare le persone e portarle a Roma. Ma settanta giorni diventano un fatto politico che svilisce l'iniziativa e ne fa un  mero evento burocratico, un adempimento che consentirà alla nuova segretaria di fare il suo battesimo di folla in un comizio che sarà certamente affollato dal momento che la gente sente il bisogno imperioso di esprimere la propria protesta, la rabbia per come si sta degradando la sua condizione esistenziale.
 Osservo ancora che non si tratta di uno sciopero generale ma di un "comizio" nazionale realizzato di sabato il giorno indicato da Bonanni per gli "scioperi". Sospetto l'esistenza di un patto "parasociale" che accompagna il patto sociale tra sindacati e padronato italiano di vera e propria abrogazione dello sciopero generale. Negli ultimi drammatici due mesi, a differenza della silenziosa Italia, la Francia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo hanno dato vita ad uno o più scioperi generali per difendere i salari ed il welfare minacciato dalle "crisi" provocate per costringere l'Europa ad americanizzarsi  rinunziando alla civiltà del suo sistema di protezione e sicurezza sociale. L'Italia ha registrato una offensiva contro il welfare e la condizione dei lavoratori e delle loro famiglie davvero pesante e molto erosiva non solo di salario ma anche di diritti. Al pari della Gran Bretagna di Cameron perderà nel giro dei prossimi tre anni mezzo milione di posti nella scuola e nella pubblica amministrazione e per sempre. Con la complicità delle parti sociali ha peggiorato il suo sistema pensionistico notevolmente  innalzando l'età di godimento ed escludendone i precari. Di questo si è vantato Tremonti in Europa sostenendo che l'Italia è stata l'unica nazione a fare una riforma strutturale della sua previdenza senza scioperi!! Il Parlamento ha approvato in via definitiva il cosidetto collegato lavoro (1441) studiato da legulei del padronato per rendere difficile la difesa dei lavoratori nel contenzioso ed introdurre il cosidetto arbitrato che apre la via alla privatizzazione della giustizia e riduce la sfera di intervento del Magistrato.
 Dopo aver lasciato passare la legge Gelmini sulla scuola limitandosi a dare una qualche assistenza alle lotte dei precari senza mai dare loro la dignità di una vertenza nazionale e politica, in polemica con la Fiom spesso richiamata all'ordine , CGIL spalleggiata dal PD,
ora insiste sulla cosidetta "produttività" che in soldoni significa accogliere le richieste
di Marchionne e della Marcegaglia sulla cosidetta fabbrica Italia.
  La manifestazione di domani  si presenta ai giovani con uno slogan pubblicitario vuoto di proposte e che non toccherà per niente e non inciderà sul processo di precarizzazione della occupazione. Il lavoro precario è già diventato maggioranza su quello a tempo indeterminato ed i meccanismi sono tali che nel giro di qualche anno il lavoro a tempo indeterminato finirà con lo scomparire quasi del tutto. Al lavoro precario si unisce sempre il sottosalario e la negazione dei diritti (ferie, tredicesima, malattia). Si calcola che circa sei milioni di precari guadagnino meno della metà delle tabelle contrattuali delle categorie di riferimento. Ebbene la proposta della CGIL si limita a chiedere l'introduzione ed il miglioramento del miserabile ammortizzatore sociale introdotto recentemente e che non supera i 200 euro mensili e solo per pochi mesi! Che magnifico futuro per i giovani e per il lavoro!
 La Camusso chiede un cambio di agenda. Intanto fa uno sciopero che conviene sopratutto alla Confindustria perchè chiede due cose che gli industriali vorrebbero come l'aumento degli ammortizzatori sociali e lo sgravio fiscale e poi chiede investimenti nel Sud che sono graditi agli imprenditori come inceneritori e rigassificatori e qualche opera pubblica. Il cambio di agenda non viene chiesto.
 La Cgil asseconda la manovra del governo resistendo soltanto dove non le è consentito di
"trattare" come  nella questione universitaria e, finora, la questione operaia dove però il grosso della pretesa padronale  è già passato in centinaia di deroghe dai contratti ottenuti nella contrattazione diffusa nel territorio.
  Che cosa avrebbe potuto e dovuto chiedere la CGIl organizzando una lotta vera al posto del comizio di sabato? L'abrogazione della legge Biagi, la revisione del sistema pensionistico, il ripristino del turnover nella pubblica amministrazione, l'abrogazione della legge Gelmini, l'abrogazione del collegato lavoro, la riconquista del valore pieno e non derogabile del contratto di lavoro, la fine delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni,
miglioramenti dei salari..... Non si tratta di un piattaforma utopistica o addirittura provocatoria, ma del dovere minimo di un Sindacato degno di questo nome e della sua tradizione i cui valori stanno scomparendo nell'azione di oggi. Dovrebbe anche insistere per l'stituzione del Salario Minimo Garantito e per una Europa opposta a quella che si sta delineando sotto la spinta ricattatoria di WallStreet che mira alla distruzione del ceto medio e della società solidale.
Pietro Ancona
                                                                ****

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, November 28, 2010 9:42 AM
Subject: una CGIL irriconoscibile


Una CGIL irriconoscibile

 Si canta Bella Ciao che è certamente una bellissima canzone dell'antifascismo che unisce,  ma le note dell'Internazionale e dell'Inno dei Lavoratori  che hanno accompagnato per tutto il Novecento il movimento operaio e che sono parte della nostra stessa identità non si sentono. Le nuove generazioni rischiano di non conoscerle. Eppure in  quelle note sono riassunti gli ideali del socialismo e del sindacalismo di emancipazione,  autonomo e conflittuale con governo e padronato. La folla convenuta al comizio convocato dalla CGIL è numerosa ma non è certamente né felice né allegra. In grande parte è costituita da cassintegrati o licenziati dalla Gelmini, da pensionati e da studenti in lotta contro la controriforma universitaria. Sono la espressione di un paese in grande sofferenza, impoverito, umiliato dalla continua sottrazione di diritti, senza futuro, un paese che si aspetta una parola di chiarezza dalla sua più grande organizzazione, parola che non verrà dallo sfuggente ed equivoco discorso di Susanna Camusso.
  Colpisce la distanza tra la voglia di liberazione della folla  sgomentata da una crisi pilotata da forze che puntano al suo annientamento sociale, alla sua sottomissione, a tutte le umiliazioni che Marchionne e la Marcegaglia avranno il piacere di infliggerle e le risposte, le indicazioni che vengono dal discorso della segretaria della CGIL assai circospette, scaltre,  misurate per non dispiacere molto la Marcegaglia e non mettere in imbarazzo il PD che tira la volata alla Fiat ed alla Coop e non ha voglia di impegnarsi.
  Cinquecentomila posti di lavoro vengono falcidiati da una misura amministrativa di Brunetta sul turnover nella pubblica amministrazione e dal licenziamento di duecentomila insegnanti. Questo mezzo milione di persone prima di essere liquidato è stato diffamato a lungo dai governanti come ora le libere università italiane vengono diffamate  riducendole soltanto ad un fenomeno di baroni e di privilegi familistici prima di essere liquidate martedì prossimo da una legge alla quale Fini ha garantito il suo appoggio nonostante i suoi contrasti con Berlusconi.
   Viene ricordata dalla Camusso la crudele legge 1441 (collegato lavoro) senza una parola di autocritica, senza dire che la CGIL ha avuto due anni di tempo per combatterla e non lo ha mai fatto tranne qualche piccola ed insignificante protesta nei passaggi più cruciali ma sempre a cose fatte.  Una legge fatta per impedire con lacci e laccioli ai lavoratori di ricorrere al giudice e, se riescono a farlo, di riceverne giustizia.
  Mi ha colpito la grettezza burocratica e la meschina visione provincialistica della Camusso. L'Europa è in fiamme sotto l'attacco della speculazione finanziaria e le spinte dei governi di destra per ridurre i salari ed i diritti dei lavoratori dappertutto ed impoverire le loro famiglie con meno  welfare: Francia, Irlanda, Grecia, Portogallo  hanno registrato grandi  e ripetuti scioperi generali per la scuola, le pensioni, i posti di lavoro. Questo scenario europeo non viene mai citato, ma Sacconi e Tremonti hanno avuto modo di pavoneggiarsi con i loro colleghi europei per avere ottenuto una "riforma delle pensioni" senza una sola ora di agitazione. La via di una iniziativa internazionalista della CGIL non viene mai indicata ed il sindacato italiano si limita a tentare di gestire le conseguenze di quanto avviene.
  La manifestazione era dedicata ai giovani ed al loro futuro. Ma la Camusso si è guardata bene dal mettere in discussione la legge trenta ed a chiedere per i giovani e quanti non sono protetti dal contratto il Salario Minimo Garantito che scoraggerebbe la continua discesa delle retribuzioni.
  Le  parole del Governatore della banca d'Italia,  il liberista Draghi, contro il precariato che depaupera il capitale umano e priva di futuro la nazione risultano assai più vicine ai bisogni dei giovani della meschina apertura della Camusso che si limita a denunziare la questione dei sessanta giorni posta dalla 1441 ed a chiedere una riduzione del ventaglio di elusioni contrattuali previste dalla Biagi. Non mi aspettavo proprio che la CGIL si mettesse dalla parte meno illuminata del pensiero liberistico.
  Tutto il resto del comizio è stato misurato per non dispiacere troppo Sacconi che oggi ricorda alla CGIL che in regime bipolare il sindacato non deve essere all'opposizione del governo e della Confindustria se non vuole essere escluso dal "tavolo" (sic!!!)
  La deriva a destra di questo Paese riceve dalla manifestazione del 27 una accelerazione dal momento che nessun freno è stato posto all'iniziativa  della destra devastatrice dei diritti   Il Parlamento è tutto schierato con il blocco sociale che esclude i lavoratori e che continua a trasferire risorse dai loro redditi a vantaggio dei ceti imprenditoriali. Con una CGIL  inerte alle  voglie del padronato e del governo
l'Italia si squilibrerà ancora di più ed il vuoto che si apre a sinistra rischia di generare tensioni insostenibili.
   Viene meno il ruolo di reiquilibrio sociale e politico che veniva assolto dal sindacato conflittuale e che si traduceva in un bene per l'intero Paese. Tutto rotola verso il peggio.
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, December 05, 2010 10:37 AM
Subject: Una finta trattativa


Una finta trattativa

  Marchionne fa lo spaccone ed il duro ed interrompe la trattativa. Vuole l'azzeramento di tutto. Mirafiori non esiste più come Fiat ma diventa una Newco. Quindi si pretende l'azzeramento del contratto di lavoro e la firma di un contratto aziendale da parte di ogni singolo lavoratore. Marchionne chiede anche un referendum e conta sulla
gravità della situazione  sociale di Torino per piegare i lavoratori ad accettare qualsiasi condizione compresa quella di diventare bestiame umano, macchinario vivente,
schiavi in fabbrica senza diritti e che debbono evitare assolutamente di ammalarsi, di prendere una influenza, perchè la loro vita dipenderà dal fatto di avere o non avere una salute di ferro.
 Non provano nessuna vergogna la Fiat, il Ministro del lavoro, i tanti fans di Marchionne come Fassino, Chiamparino,  praticamente tutto il PD ad accettare, a dare per scontata una truffa giuridica  equivalente al gioco delle tre carte che fanno certi lestofanti come la costituzione di una Newco. Mirafiori non c'è più e al suo posto, cucù, appare una nuova società. Sappiamo tutti che trattasi di un sotterfugio, di uno escamotage per spogliare i lavoratori di ogni loro diritto acquisito, della loro identità. Da quando questo mezzo di coercizione e di forzatura è stato usato con l'Alitalia pare sia diventato essenziale per gli imprenditori italiani. Ma per l'Alitalia la proprietà è cambiata. Qui si tratta sempre degli stessi proprietari che denominano diversamente quanto già possedevano.
La Newco dovrebbe fare Suv, un macchinone odioso ed inquinante sfoggiato  spocchiosamente dai prepotenti nel traffico cittadino, spesso seconda o terza auto per il suo acquirente,  insomma un prodotto che socialmente è dannoso, puro consumismo e pura distruzione di risorse. Questo prodotto dovrebbe essere venduto per metà negli USA e non si capisce perchè dovrebbe essere fatto in Italia.....dove sta la ratio di questa scelta? Insomma la Fiat si fa due newco una a Pomigliano per fare una auto senza alcun futuro come la Panda e destinata ad un pubblico povero e l'altra a Torino per produrre un mostro ecologico dal costo elevato che sarà acquistato da una fascia di consumatori che non ha problemi di far quadrare il bilancio a fine mese... Ma che comunque non sono tantissimi. Due scelte ad occhio e croce perdenti nel medio e nel lungo periodo offerte da Marchionne come fossero veri e propri miracoli della sua capacità  di condottiero....
 Il comportamento dei sindacati al tavolo della trattativa è davvero di una arrendevolezza straordinaria! Non possono inghiottire il rospo della fuoriuscita dal contratto nazionale  che legittima la loro stessa esistenza, ma non vogliono dispiacersi Marchionne e tutto l'establiscement politico italiano che gli tira la volata. La Camusso è stata cautissima nelle parole e chiede l'intercessione della Marcegaglia ed intanto lavora per aumentare dentro la Fiom l'opposizione a Landini e Cremaschi e si è già visto con  talune dichiarazioni  dei torinesi. E' difficile per la Fiom conservare la sua  combattiva identità restando dentro la CGIL. La confederazione ha una influenza politica ed un potere organizzativo nel territorio che finisce sempre con il prevalere. La Camusso prende tempo. Sa che la crisi lavora in suo favore e ridurrà alla "ragione" altri dirigenti della Fiom. E' solo questione di avere pazienza e continuare a lanciare segnali. D'altro canto l'intreccio degli interessi tra i sindacati e tra questi e la confindustria è tale da condizionare ed omologare i loro comportamenti sempre di più a quelli voluti dalla vulgata della  competitività.  I meccanici torinesi come tutti i lavoratori italiani sono messi dinanzi il ricatto della crisi. O lavoro senza diritti o disoccupazione! Una crisi che ogni giorno che passa appare sempre più una politica voluta dai ceti dominanti dell' Occidente per togliere al più presto  quanto si è  conquistato in un intero secolo e tornare alla barbarie  precivile e pregiuridica che pensavamo di non dover conoscere mai più.
 Ma è anche possibile che Marchionne ponga condizioni inaccettabili sapendo che non possono essere accettate nonostante l'accondiscendenza della maggior parte dei sindacati. Insomma per scaricare su altri la responsabilità di investimenti che non vuole fare e che agita solo ai fini delle quotazioni in borsa..
 Può darsi che non abbia nessun piano industriale degno di questo nome e che i suoi interessi siano più finanziari e che produttivi. La flessione delle vendite di auto Fiat dovrebbe allarmare il governo ed i sindacati italiani e magari far capire che questo interlocutore è poco credibile e le sue provocazioni vere e proprie recite teatrali.
 Penso che la Fiom dovrebbe cambiare politica verso i Cobas ed in genere i sindacati di base e con questi costituire una massa critica più valida nella difesa dei diritti dei lavoratori insidiati non solo dal padronato ma anche dai comportamenti di Cisl ed Uil e della destra politica che in Italia ha estensioni enormi.  Fiom e sindacati di base potrebbero contare su un'area di milioni di lavoratori sempre più delusi dal sindacalismo di regime e dalla stessa CGIL che ha lasciato passare senza reagire importanti fatti come il collegato lavoro, la legge Gelmini,  la legge Biagi.
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, December 12, 2010 11:17 AM
Subject: Leonardo Sciascia ed i comunisti

Leonardo Sciascia ed i comunisti

  Serata di grande cultura civile ieri  allo Steri di Palermo. Si presentava il libro di Emanuele Macaluso  "Leonardo Sciascia ed i comunisti". Lo illustravano, oltre che l'autore, Peppino Di Lello, Michele Figurelli, Gioacchino Lanza Tomasi. Presenti le figlie di Sciascia e tanti "compagni" in  parte canuti e quasi nessun giovane come se la "discontinuità" proclamata da Occhetto alla Bolognina abbia   occluso ogni comunicazione tra passato e presente, abbia cancellato o  addirittura colpevolizzato il passato. Oggi viviamo in un tempo-non tempo che non ha radici, non ha storia, non produce storia e non sembra avere un futuro. La fine delle ideologie  e cioè l'adesione della sinistra italiana  al pensiero unico del capitalismo ha privato ognuno di noi e l'Italia stessa della sua identità. Per questo sento  gratitudine profonda per la ricostruzione-rievocazione che Macaluso ha fatto nel suo libro della storia della sinistra siciliana e della vicenda nazionale come la storia di noi quando c'eravamo ed eravamo vivi. La Bolognina per i comunisti ed il craxismo per i socialisti sono stati causa di due guerre perdute quasi per sempre dalla sinistra e dalla cultura italiana  ed oggi viviamo in una palude mefitica e siamo nelle mani di personaggi come Marchionne, la Marcegaglia, Berlusconi, Fini....
 Macaluso ha scritto un libro sul grande eretico  pervaso di nostalgia e commozione. Nostalgia per una stagione della nostra vita in cui si è combattuto il fascismo e si è lottato nella zolfara e nel feudo per riscattare non solo minatori e braccianti ma il popolo siciliano
 Sciascia ed i valori di cui era portatore intransigente vengono recuperati pienamente uno ad uno, polemica per polemica. Ne viene fuori la straordinaria attualità di un maestro di libertà e di laicità. Le polemiche di Arlacchi, Cammilleri, Amendola, del Comitato Antimafia vengono tutte contestate ad una ad una e la "verità" sostenuta da Sciascia sulla politica, sul compromesso storico, sulla magistratura, sul caso Moro, sulla scomparsa di Majorana viene non solo recuperata ma difesa.  Macaluso è stato uno dei più importanti dirigenti del PCI. E' stato nella segreteria con Palmiro Togliatti. Anche se era a sua volta eretico non mi aspettavo da lui una adesione così ragionata, così convincente alle battaglie a suo tempo combattute da  Sciascia. Il suo riconoscimento dell'opera di Sciascia è stato accompagnato da una affettività ed  una sorta di gratitudine commoventi.
 Il punto essenziale di conflitto tra Sciascia e il PCI è stato il compromesso storico inventato da Berlinguer in uno sviluppo particolare del pensiero togliattiano. Il compromesso storico ancor prima della Bolognina è stato causa del disarmo ideologico culturale e alla fine anche morale del partito comunista italiano ancora prima della fine della URSS accettata acriticamente come "fallimento" del comunismo. Il compromesso storico scaturito da una riflessione sul Cile è la dichiarazione di resa del socialismo: non si può governare senza la borghesia. Oggi, nell'era della globalizzazione, sappiamo bene che cosa è la borghesia in quanto classe e di quanto sangue e di quante lacrime sono intrisi i cosidetti valori occidentali che scacciarono il comunismo ed il comunitarismo.
 Ecco: sono della opinione che dobbiamo giungere ad una netta nostra separazione dal compromesso storico e dalla Bolognina e naturalmente dal craxismo oggi degenerato in berlusconismo e nell'infame degradazione del sistema politico italiano. Recuperare le ragioni non solo di Marx ma della esperienza del comunismo nel mondo..
 Spero che ci si voglia dedicare anche a questo. Una rottura con la discontinuità, un recupero pieno dei fili della nostra storia, della nostra identità, del nostro passato che è il nostro solo possibile futuro se vogliamo continuare a credere in un destino migliore dell'umanità.

Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, December 28, 2010 3:24 PM
Subject: : Una citazione a sproposito della signora Camusso


Una citazione a sproposito della signora Camusso.

Per suffragare con una autorità moralmente indiscussa il suo attacco alla Fiom la signora Camusso cita Giuseppe Di Vittorio che avrebbe affermato: Quando c'è una sconfitta non possono non essere stati commessi degli errori. Nessuna grande sconfitta è figlia solo della controparte."
Non credo che Giuseppe Di Vittorio abbia mai fatto simile affermazione ed in ogni caso bisogna leggerla nel contesto in cui è stata scritta. Ma ammesso che Di Vittorio l'abbia mai pronunziata non è detto che sia vera e che sia giusta. La sconfitta può essere il portato di una serie infinita di variabili e metto tra queste l'isolamento della Fiom dovuto ad un atteggiamento anormale della sua stessa Confederazione ed al passaggio di quello che dovrebbe essere il partito di opposizione parlamentare dalla difesa operaia  alla destra al campo della Confindustria e di Marchionne in particolare. Purtroppo il PD è erede del PCI che fu autonomo dalla Fiat fino a Berlinguer. Se oggi la Fiom è sola a fronteggiare l'attacco della tigre confindustriale fiancheggiata da numerosi sciacalli che sperano di spolpare qualcosa della sua carcassa certo questo non è addebitabile a suoi errori quanto alla sua coerenza e fedeltà agli interessi non solo dei metalmeccanici ma di tutti i lavoratori italiani.
 Forse la signora Camusso non sa o finge di non sapere che la CGIL non è nuova a processi degenerativi che dal riformismo padano l'hanno condotta all'apostasia degli ideali fondativi che l'hanno animata. A causa di uno di questi processi Giuseppe Di Vittorio uscì dalla CGIL per fondare una nuova organizzazione sindacale l'USI su posizioni di autentica difesa dei lavoratori italiani.  Di Vittorio era riformista e rivoluzionario. Difese con le armi la Camera del Lavoro di Bari assediata dai fascisti. Il suo riformismo era liberazione dei lavoratori dalle catene dello sfruttamento con ferma e costante gradualità senza mai cedere sui contenuti essenziali della libertà e della dignità. La stessa cosa non si può dire del "riformismo" della Camusso e del PD che è proteso alla cancellazione di tutte le conquiste realizzate nel corso del novecento.
 Ieri la CGIL si è collocata apparentemente in una posizione terza tra la Fiom e la Fiat. Ha attaccato come autoritario Marchionne ma ha addebitato alla Fiom la fattura della sconfitta subita prima a Pomigliano e poi a Mirafiori e non dubito che ne esigerà il pagamento nelle prossime settimane.  In effetti mi aspetto una sorta di pogrom del gruppo dirigente "ribelle"
della Fiom mentre andrà avanti la realizzazione di una parte importante del Piano Rinascita di Gelli e dei piani concordati a Bildelberg di spoliazione dei lavoratori di ogni loro diritto
fino a cambiare il giuslavorismo da garante di diritti a summa di obblighi imposti ai prestatori d'opera.
 Non si farà lo sciopero generale chiesto dalla Fiom anche se Sacconi indica il carattere generale valevole per tutta l'industria italiana degli accordi fatti a Torino. Lo sciopero generale non si farà perchè ci sono patti parasociali al patto sociale stipulato a partire dagli incontri Marcegaglia- Epifani di Genova che lo vietano. Infatti la Camusso ha programmato una serie di ridicole e grottesche marcette per il lavoro di carattere territoriale per dare sfogo  a quanti chiedono che si faccia qualcosa contro la crisi e contro l'attacco ai diritti.
 Ha ragione Cremaschi a paragonare quanto sta succedendo in Fiat agli eventi del 1925 che cancellarono il sindacato in fabbrica a vantaggio del corporativismo padronale sostenuto da Mussolini. Ma c'è di più e di peggio. C'è la truffa della newco e cioè della Fiat che cambia pelle come un serpente e si sostituisce a se stessa con altro nome per sfuggire agli obblighi
assunti appunto come Fiat. Trattasi di un fumus, di una truffa realizzata sotto gli occhi di tutti con la complicità del mondo politico e confindustriale che ne ricava un esempio per fare altrettanto quando gli farà comodo. Ed anche della truffa del contratto aziendale, una invenzione da legulei per danneggiare i lavoratori ed imporre loro, nella continuità vera della impresa con denominazione diversa e con contratto diverso, condizioni financo anticostituzionali e del tutto illegali. La CGIL avrebbe potuto impugnare legalmente questa
truffa che non bisogna essere dimostrata perchè è palese al pubblico. Se fosse ancora un Sindacato dei lavoratori avrebbe  dovuto non riconoscere le newco della fiat come entità
legittime. Ma nè la CGIL nè il PD si sognano di fare qualcosa del genere dal momento che sono inglobati sia pure con qualche apparente maldipancia nel gruppo che sta cambiando radicalmente la costituzione materiale ed il diritto del lavoro a vantaggio della imprenditoria che si è dato un programma che sta realizzando a tappe forzate dalla legge Biagi al collegato lavoro allo scippo pensionistico alla riforma della contrattazione.
 Perchè la CGIL fa tutto questo? Perchè ormai non è più se stessa. Ora è una holding, una conglomerata di partecipazioni societarie a centinaia e centinaia di enti bilaterali che gestiscono un badget di miliardi di euro e dispongono di migliaia di dipendenti molti dei quali ingaggiati con la legge Biagi. Gli interessi della CGIL sono oramai simili ed omologati a quelli della Confindustria e sono entrati in conflitto con quelli dei lavoratori.
 La dottrina dietro la quale si nasconde questa tumorale degenerazione è quella della sussidarietà che per prosperare ha bisogno di crisi sempre più acute del welfare. Ecco quindi che il conflitto si estende financo allo Stato sociale.
  Questa è la grande patologia italiana: Sindacati che sono compromessi con il padronato con legami assai forti in centinaia e centinaia di enti bilaterali ed un Parlamento fatto tutto di partiti favorevoli o strumenti della Confindustria. Nel mondo, ad eccezione degli USA, non è così: i sindacati stanno dalla parte dei lavoratori ed in Parlamento c'è quasi dappertutto un partito socialista o socialdemocratico o comunista che non tiene il sacco alla destra al potere.
  Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, January 05, 2011 9:36 AM
Subject: La posta in gioco per venti milioni di lavoratori


 La posta in gioco per venti milioni di lavoratori

La posizione della CGIL ha indebolito la lotta della Fiom per salvare il diritto al contratto collettivo di lavoro ed alla sua negoziazione. Se vincerà come purtroppo è presumibile la linea Marchionne venti milioni di lavoratori italiani non avranno più diritto a discutere e concorrere attraverso i propri sindacati alla definizione delle regole dentro le quali svolgere la loro attività lavorativa. Dovranno accettare le regole imposte dai datori di lavoro o rinunziare a guadagnarsi il pane quotidiano. Veltroni sbaglia di grosso ad avallare l'idea del contratto aziendale. Il contratto aziendale introdurrà fortissimi elementi di concorrenza tra le aziende oltre umiliare i lavoratori e modificare negativamente la funzione dei loro sindacati. Non solo la Confindustria ma tutto il padronato italiano aspettano l'esito del braccio di ferro in corso con l'acqualina in bocca per lo sterminato potere che ne conseguirà per le aziende da una vittoria del contratto che Marchionne ha proposto e firmato con Cisl Uil  a Pomigliano D'Arco e  Torino.
 Vincerà anche la linea truffaldina delle NEWCO. Cambiare denominazione alla propria azienda sarà operazione diffusa tra quanti vorranno azzerare situazioni delle quali non sono soddisfatti e rinegoziare le condizioni dei propri dipendenti. Mi meraviglio molto che non ci siano ricorsi alla Magistratura sulle operazioni NEWCO neppure da parte della Fiom. Eppure si tratta del caposaldo più importante di tutta l'operazione di ristrutturazione dei rapporti messa in vita dalla Fiat.
 Nel merito del contratto le condizioni poste dalla Fiat siano incostituzionali per quanto riguarda la tutela della sicurezza e della salute psico-fisica dei lavoratori. Il sistema WMC sottopone il fisico degli operai ad un carico al limite della sopportabilità dell'apparato scheletrico-muscolare e neurologico. Eppure questo aspetto non sembra preoccupare la maggioranza di coloro che discutono la vicenda Fiat. Soltanto lo SlaiCobas di Melfi ha fatto ricorso al Magistrato ed allo Inail  denunziando i danni psico-fisici per i lavoratori senza averne avuto finora alcun esito.
 L'operazione  Fiat non è un fatto isolato scaturente da particolari difficoltà di mercato che impongono sacrifici speciali ai lavoratori. Fa parte di una politica di peggioramento generale delle condizioni dei lavoratori che ha un centro di direzione nel Governo e nello stesso Parlamento oltre che naturalmente nella Confindustria: il cosidetto collegato lavoro, il peggioramento delle pensioni, la legge trenta, le leggi Gelmini sulla Scuola e l'Università e la crescente privatizzazione della Sanità sono parti di una strategia di umiliazione di quanti vivono del proprio lavoro per arricchire banche ed industriali e sopratutto per dare a questi un peso preponderante nella società italiana. Dal referendum Fiat o come diavolo si chiama ora in poi
in Italia non saremo più gli stessi ed una parte degli italianai avrà un potere di ricatto sull'altra terribile, antidemocratica, precostituzionale.
 Osservo con amarezza che la CGIL non è nuova a  scivolamenti come quello di oggi. I suoi due primi segretari Rigola e D'Aragona che la governarono per venti anni fino a scioglierla nelle mani di Mussolini ed ad avallare gli accordi di Palazzo Vidoni furono sempre in conflitto cone molte  camere del lavoro. Non condivisero l'occupazione delle fabbriche e lo sciopero generale di Milano e furono gelidi e distanti dalla resistenza al fascismo anche quando bruciavano le camere del Lavoro e le sedi dei giornali socialisti e sindacali. Questo mentre Di Vittorio, scissionista dalla CGIL fin dal 1911, si barricava e difendeva con il fucile in pugno la Camera del Lavoro di Bari.
   Epifani ieri e  Camusso oggi sono come Rigola e D'Aragona.   C'è un patto che lega la CGIL a Confindustria, Cisl ed Uil e credo anche a Sacconi, l'ideologo più velenoso e livido della destra italiana in quanto al lavoro.
  Spero che oltre ai pensionati altre categorie della CGIL scendano in soccorso ai metalmeccanici Aiutando Landini e Cremaschi si aiuta la democrazia italiana a sopravvivere all'offensiva liberista e si salvano le basi sociali del patto costituzionale.
 Spero anche che tutto il sindacalismo di base che ha sofferto le discriminazioni che oggi si vorrebbero imporre alla Fiom sia della partita e che si crei una forte intesa da Fiom e Cobas.
  Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, January 05, 2011 7:50 PM
Subject: Caso Battisti: una ritorsione sionista ed Usa contro il Brasile

  Il Brasile  e la  Turchia  due immense nazioni di grande prestigio e ricca e significativa storia
aventi  nel loro ricordo la memoria di  fulgidi  statisti Simon Bolivar e Mustafa Kemal Ataturk, in impetuosa crescita economica e pieno progresso sociale( con welfare che gli USA di Obama manco se lo sognano) nel maggio scorso invitarono l'Iran ad un incontro che ebbe l'effetto benefico di spezzare la spirale fomentata da Israele per una guerra di distruzione dell'occidente che riducesse in cenere l'Iran ed i suoi settanta milioni di abitanti in grandissima parte giovani.
 L'incontro non fu visto bene dagli USA e da Israele che si ritengono i padroni del mondo e non gradiscano che si muova una foglia sul piano internazionale senza la loro autorizzazione preventiva.Le tre Nazioni indicarono una strada diversa per la soluzione della questione nucleare. L'Iran ha pieno diritto di farsi una industria nucleare ed io credo, dal momento che Israele ha un grosso arsenale nucleare e si ritiene in guerra con tutti i suoi vicini, ha anche diritto a farsi la bomba atomica. L'atomica israeliana sarebbe un deterrente enorme per Israele come l'armamento atomico intercontinentale della Urss  impedì agli USA di usare le sue atomiche per risolvere la guerra fredda a suo vantaggio come fece con il Giappone incenerendo Hiroshima e Nagasaki.
 L'incontro triangolare suscitò reazioni rabbiose negli USA. La Casa Bianca e la stampa americana espressero pesanti giudizi nei confronti di Lula e di Erdogan per essersi riuniti con l'odiatissimo  Ahmadinejad. Ma nè Lula nè Erdogan fecero l'autocritica richiesta e l'iniziativa triangolare ebbe effetti distensivi su un clima internazionale che si stava arroventando La rabbia è stata quasi isterica dal momento che è difficile anche per gli USA iscrivere Brasile e Turchia tra gli stati canaglia.
  Israele ha trovato subito la maniera per vendicarsi della Turchia. Appena otto giorni dopo il summit dei tre una nave di pacifisti fu arrembata al largo di Gaza e nove attivisti rurchi  furono trucidati all'istante mentre gli altri subirono il dirottamento coatto e la prigione.
  Ora la questione della estradizione di  Cesare Battisti, negata con un provvedimento assai civile del Presidente Lula, ha fornito l'argomento per una aggressione politica di dimensione internazionale fatta attraverso il killeraggio del governo di destra italiano che si è spinto fino all'organizzazione delle manifestazioni con ministri davanti l'Ambasciata brasiliana di Roma e davanti ai consolati di Milano, Firenze . Questa iniziativa provocatoria del governo italiano è stata purtroppo sostenuta da una opposizione atlantista, filoamericana, controllata dai sionisti. L'Italia vuole portare la sua protesta per la mancata estradizione a livello europeo. Come per Sakineh ci fu una mobilitazione organizzata con migliaia di gigantografie esposte davanti gli edifici pubblici di tutta Italia, così ora si espone la carrozzella di Torrigiani al quale Berlusconi in persona ha garantito una conferenza stampa a livello europeo magari lasciando credere che la paralisi del giovane sia stata causata da Battisti e non dal proiettile sparato da Torrigiani padre che per una tragica fatalità colpì
il figlio, proiettile sparato in un ristorante.  Insomma si sta tentando, a mio parere senza grandissimo successo, di montare un incidente di dimensioni internazionali e di fare apparire il Brasile come protettore di un pericolosissimo terrorista.
 La memoria dell'Impero è molto lunga. La vendetta per i reprobi Turchia e Brasile non tarderà ad arricchirsi di nuovi
contenuti. Naturalmente il fatto che gli USA ci abbiano negato con la complicità di Berlusconi e Fini il rimpatrio dello assassino di Calipari non conta, non ha alcuna importanza!!! Quello che conta oggi e sempre è che la dominazione USA-Israeliana sul mondo non deve essere in nessun modo ostacolata e che i piani di guerra e di morte si debbono realizzare senza difficoltà di nessun genere. La diplomazia mondiale è morta e vive soltanto delle cose che vogliono gli usa. Del resto l'ostilità degli USA per i rapporti che l'Italia intrattiene con la Russia e con la Libia dovrebbe insegnare qualcosa a tutti.
Pietro Ancona
 http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/31/dirette/israele_assalta_navi_pacifiste_almeno_10_morti_proteste-4453375/ http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/nucleare-iran-clinton-critica-mediazione-brasile-turchia-396264/   

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, January 06, 2011 10:13 AM
Subject: La regressione della CGIL


  Per sfortuna di coloro che lo  vorrebbero dipingere come un esagitato  estremista Maurizio Landini buca lo schermo alla grande, lo riempie tutto della sua figura e comunica con una semplicità ed una capacità di convincimento degne del migliore  showman. Ieri sera  Corradino Mineo gli ha fatto sentire un pezzo del discorso del Presidente Napolitano  sulla "produttività" e la sua risposta è stata fulminea, diretta, senza tanti giri di parole. Ha detto che l'operaio tedesco che produce una BMV immette sul mercato un oggetto che vale assai di più dell'operaio italiano che produce una Panda e questo a parità di applicazione sul lavoro di entrambi. La produttività non è quindi da cercare nel minore rendimento del lavoratore italiano e sfruttarlo di più portando al confine estremo della sopportabilità muscolare e neurologica la sua prestazione come fa la Fiat e vorrebbe fare ancora di più ma nel valore del prodotto e nella quantirà di innovazione scientifica e tecnologia che riesce ad incorporare.
  La Fiom  sta resistendo alla grande all'accerchiamento ed ai bombardamenti ai quali è sottoposta. Bonanni si è spinto a chiederne l'espulsione dalla CGIL ed i grossi calibri del PD sono quasi tutti impegnati a fare campagna elettorale per far vincere il referendum a Marchionne.  Non ho dubbi che se la CGIL aveva deciso di sostenere fino in fondo le ragioni della Fiom nonostante il ricatto di Marchionne (o vinco io o me ne vado) la battaglia sarebbe stata vinta dei lavoratori e Marchionne costretto a più miti consigli. I lavoratori andranno a votare sapendo che i soli contrari all'accordo capestro della Fiat sono i metalmccanici e che non solo Cisl Uil ma anche la CGIL ed il PD non sostengono la resistenza e la linea della Fiom.
  Questa situazione è scandalosa e può determinare la sconfitta dei lavoratori. Il commento di una lavoratrice davanti i cancelli di Mirafiori è stato: ci propongono una carognata, un giro di vite quasi insopportabile ma che possiamo fare? Che alternativa abbiamo?  Dobbiamo pur vivere....
 Come un grande esercito lascia una sua divisione a combattere da sola una battaglia decisiva  così la CGIL ha lasciato la Fiom a reggere da sola all'urto di una questione che rischia di schiacciarla pur sapendo benissimo che si stanno difendendo principi e valori generali che, se perduti, sarà difficile anzi impossibile recuperare per tutti i lavoratori italiani.
 La cosa più sconcertante è che non è detto che questa capitolazione della CGIL salverà l'occupazione degli stabilimenti Fiat in Italia. Intanto dovrebbe  allarmare  il fatto che Pomigliano e Mirafiori  inizieranno a produrre tra due anni. Si tratta di due prodotti  di cui uno con scarso valore aggiunto e l'altro di grande asocialità e contraddittorio alle linee del trasporto urbano che reclamano auto meno ingombranti e con minori consumi. Il crollo delle vendite della Fiat in Europa dovrebbe indurre a qualche riflessione, ad allungare lo sguardo su un periodo più  lungo. Forse è il caso di cominciare a pensare a linee diverse dalla motorizzazione individuale che asfissia oramai il territorio ed induce costi sociali crescenti
anche dal punto di vista sanitario per l'aumento delle malattie da inquinamento Inoltre la competizione nel settore è troppo intensa e tende ad aumentare. La tendenza all'oligopolio produttivo a creare multinazionali attestate a sei milioni di auto non basta a salvare l'esistente come abbiamo visto con il declino  di Detroit. A grandissime aziende potrebbero anche corrispondere grandissimi disastri.
   La CGIL si è messa nella posizione di chi aspetta al varco la Fiom. Il varco è il risultato del referendum. Se vince Marchionne la CGIL vorrà la firma "tecnica" della Fiom cioè la sua  resa incondizionata. Se vince la Fiom il ricatto di Marchionne sarà scaricato addosso a Landini e Cremaschi. Una canea di pennivendoli e di Oligarchi politici anche del PD li
indicherà come responsabili della fuga della Fiat e si aprirà uno scenario incredibile in cui le parti saranno invertite e coloro che oggi difendono con il cuore l'intelligenza la passione i lavoratori verranno colpevolizzati da una classe politica e sindacale che non esito a definire infame. Colpisce il silenzio delle federazioni di categoria della CGIL su questa cruciale vicenda. Soltanto il Sindacato dei Pensionati ha detto qualc osa ma tacciono coloro i quali verranno investiti della tempesta: gli edili, i professori, i chimici, e quanti altri possibile che non si sentano interessati da quanto sta accadendo?
 Non c'è dubbio che la CGIL che uscirà da questa vicenda non sarà più  quella che non ricordiamo. E' già diventata del tutto simile alla Cisl ed all'UIl ed è legata da migliaia e migliaia di interessi negli enti bilaterali con il padronato. La sua politica non sarà mai più la gestione degli interessi dei lavoratori ma la sussidiarietà. Diventa una sorta di organizzazione paragovernativa e paraindustriale. Assisterà i lavoratori nelle cose esistenti ed in ciò che sarà loro ancora concesso dal governo e dal padronato, Niente di più di questo.
  Credo che non ci siano più le condizioni perchè la fiom resti dentro la CGIL. O se ne va con le sue gambe o sarà espulsa e sostituita da una organizzazione più arrendevole.
 Pietro Ancona 
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, January 12, 2011 10:41 AM
Subject: L'OPA della Camusso 

   L'OPA della Camusso

    Corradino Mineo è giornalista di razza. Proviene dal laboratorio siciliano de "l'Ora" dal quale sono uscite personalità  importanti sparse in molte testate con posizioni di primo piano. Stamane, nel commentare l'attacco di Susanna Camusso a Marchionne, si è lasciato sfuggire una  opinione assai acuta di persona che capisce il sottofondo delle cose. Ha detto che la Camusso ha lanciato una  opa sulla vertenza che la Fiom ha  con la Fiat. In sostanza tenta di impadronirsene e lo fa  nel modo più scaltro, più demagogico, più "italiano": attaccando Marchionne del quale, come sappiamo, ha mostrato di volerne assecondare le scelte fin da Pomigliano d'Arco. Il tentativo è di rubare la scena a Landini ed estrometterlo o gregarizzarlo.
     L'attacco della Camusso a Marchionne, mediaticamente  strepitoso  e  supertitolato da tutta l'informazione nazionale, è la prosecuzione del tentativo di scippo fatto domenica scorsa dalla segreteria della CGIL: mira a sottrarre alla Fiom la vertenza che la CGIL vorrebbe gestire direttamente, escludendo la Fiom, come gestisce direttamente la questione delle pensioni escludendone da sempre il sindacato pensionati pur essendo questo da solo la metà di tutta la forza della CGIL. Sappiamo la terribile fine fatta dal sistema pensionistico italiano.  Perchè vuole sottrarre alla Fiom la vertenza in corso? Perchè la CGIL ha cambiato nel profondo la sua stessa identità: è legata al PD di cui costituisce la dote nell'offerta che questo fa a Confindustria. E' legata a Cisl, Uil e Confindustria in migliaia di enti bilaterali che costituiscono una grossa realtà nel campo della cosidetta sussidiarietà. Cgil, Cisl,UIL ed associazioni padronali sono diventati delle grandi corporations che gestiscono servizi ed offrono prodotti finanziari o di integrazione previdenziale. Queste realtà hanno legato indissolubilmente  i sindacati al padronato italiano creando una mostruosa anomalia. I sindacati italiani sono diversi da quelli di tutti gli altri.  Siamo  al conflitto di interesse tra Sindacati e lavoratori. Gli interessi dei sindacati tendono a confliggere sempre di più con quelli dei lavoratori i quali sono stati passivizzati e non sono che la base sfruttata con la trattenuta sindacale e con le cessioni che vengono imposte dai contratti. Dentro le Confederazioni non contano più niente.
     La Camusso non dice le  cose che direbbe se fosse in buona fede e se il suo scopo non fosse quello di fare subire ai metalmeccanici le scelte della Fiat. Dovrebbe annunziare lo sciopero generale dei lavoratori italiani in difesa del contratto di lavoro non solo per i meccanici ma per tutte le categorie e sopratutto dovrebbe chiedere l'annullamento del referendum  che non è altro che  terrorismo padronale contro gli operai. "Se non fate come dico io me ne vado." Dovrebbe ricordare che la Fiat è  anche proprietà dei suoi operai che l'hanno salvata dai nazisti. La Fiat per cento anni si è nutrita del sangue e del sudore dei suoi lavoratori ed ha arricchito la famiglia Agnelli, una famiglia alla quale bisognerebbe togliere la cittadinanza italiana, che oggi se ne sta acquattata ad aspettare che gli operai spinti dalla disperazione cedano al ricatto del  sovrastante Marchionne,.
     Esistono dubbi legittimi sulla volontà reale della Fiat di spendere venti miliardi in Italia. L'unica cosa certa è che avremo ancora due anni di cassa integrazione e che non si sa niente del piano di sviluppo. Il progetto di fare Suv a Torino per venderli negli USA importando a Torino motori dagli USA appare quanto meno singolare. Forse tutto il gioco di annunzi e di silenzi, di investimenti e di aggressioni ai lavoratori è un teatro allestito  per la Borsa e per la speculazione finanziaria.  Marchionne dice che vuole affidamenti a scatola chiusa dagli operai italiani imprigionandoli in una rete di regole da caserma. Ma è proprio lui ad essere inaffidabile.
Pietro Ancona

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-12/scontro-camussomarchionne-063630.shtml?uuid=AYLod7yC

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, January 14, 2011 10:36 AM
Subject: la crisi del PD


  La crisi del PD

 Nel giorno del referendum sull'ultimatum di Marchionne ai lavoratori della Fiat e della sentenza della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, il PD si spacca ed accelera la sua crisi verso il disfacimento. L'anomalia della politica italiana si aggrava: il maggiore partito di opposizione non riesce a darsi una linea diversa e di reale alternativa al blocco di centro-destra ma anzi di contorce in se stesso. Se il centro-destra  dovesse avere altre crisi dopo quella che ha portato alla secessione del gruppo di Fini, il PD non  sarebbe  in grado di offrire al Paese un progetto, un governo.
 La crisi deriva dall'allontanamento delle forze fondatrici del PD dalle  radici che un tempo diedero vita all'esperimento dell'Ulivo che fu impregnato di un progressismo moderato che aveva  una sua dignità ed era capace di essere un ethos per un elettorato civile e democratico. La deriva del PD verso la sua decomposizione, la sua insignificanza politica èsi è sviluppata  dalla vittoria  del centro-sinistra che diede vita al Governo Prodi. Questi era incalzato da destra dal partito guidato da Veltroni e faceva a gara a chi la sparava più a destra tra partito e governo. Questa tensione di  destra mise in grandissima difficoltà la sinistra radicale che per paura di essere accusata di mettere in crisi il governo (cosa che è poi comunque avvenuta) si è disintegrata accettando tutte le scelte di destra del governo in politica estera accettando
le guerre coloniali e sostenendole in politica sociale subendo gli accordi del 23 luglio 2007 tra Prodi e le Confederazioni Sindacali che rovinavano il sistema pensionistico, trasformavano il lavoro in precariato, universalizzavano le privatizzazioni presentandole come panacea di efficientismo e produttività.
 Oggi il PD non ha più niente che ricordi i grandi movimenti politici dei quali è l'epigono infelice. E' stato contaminato dalla lue del pensiero liberista e non riesce  più a vedere al centro della sua politica nè  l'uomo della Rerum Novarum nè del Manifesto dei Comunisti;  vede solo l'Impresa ed è ossessionato da "riforme" che la destra ha imposto alle Oligarchie della politica, riforme che hanno snaturato il senso stesso della parola per diventare opere di restauro dell'ancien regime in una visione che è non solo precostituzionale ma, per certi versi, anche prerisorgimentale. Il federalismo di Bossi non è certamente quello di Cattaneo e applicato alla realtà dei venti staterelli che sono diventati le regioni italiane sarà causa di una sicura crisi fiscale e finanziaria non potendo la gente sopportarne il peso. Le riforme della scuola e delle università  degradano la qualità della istruzione pubblica ed impediscono l'accesso agli studi superiori dei figli dei lavoratori e di parte del ceto medio. La Sanità è diventata e sarà sempre di più una fonte di arricchimento dell'industria privata della salute e continuerà a fare arricchire gente come Angelucci.  Ma queste "riforme" sono tutte indiscusse nel PD che le ha fatto proprie anche se a volte a dovuto nascondere la manina per non sconcertare troppo il suo elettorato.
  Insomma il PD è una sorta di clone, di doppione del Partito di Berlusconi. La sua politica suicida è quella di non tenere in nessun conto gli interessi di venti milioni di lavoratori italiani ma di agognare a conquistare l'elettorato della destra ed i cosidetti "poteri forti". Non ha un programma socialista o di solidarismo cattolico. Gli strati più profondi del suo elettorato ne sono ogni giorno traumatizzati e vivono la contraddizione tra ciò che erano, ciò che sono diventati ed una politica in  cui non si riconoscono e che li sconcerta. Per quanto tempo i "fidelizzati" del PD potranno continuare a votarlo turandosi il naso?
  Ora la rottura avviene da una brusca accelerazione impressa dal gruppo che fa capo a Veltroni, un personaggio responsabile insieme a D'Alema ed a Craxi delle maggiori disgrazie della sinistra italiana. Veltroni vorrebbe subito una scelta a favore di Casini e contro tutta la sinistra a cominciare da Vendola. Vorrebbe un "pronunciamiento" a favore di Marchionne e del suo modello di fabbrica. Assieme a Chiamparino, Fassino, Ichino, Letta, Fioroni appoggia spudoratamente  ed a scatola chiusa il progetto Fiat e la sua estensione a tutta la classe lavoratrice italiana. Si inventa improbabili teorie sulla obsolescenza del contratto nazionale di lavoro. Fassino si spinge fino a  dire, con faccia dura e livida, che l'organizzazione del lavoro non fa parte dei diritti e che appartiene soltanto al padrone stabilire come e quanto devi lavorare.
  Non penso di esagerare se dico che lo smottamento a destra  di Veltroni arriva financo a comprendere una partecipazione al governo con Berlusconi. Bersani tenta disperatamente
di salvare il partito con cedimenti continui alle ingiunzioni sempre più perentorie della destra. Ma è difficile salvare ciò che si è perduto per sempre della propria identità. Il PD ha perso definitivamente  se stesso  quando è diventato apostata della sinistra e del socialismo. La sua natura di ibrido, di ircocervo lo ha destinato sin dalla nascita alle scissioni di Oligarchi. Scissioni che avvengono tra Oligarchi e dentro i Palazzi e non sono certamente quelle che hanno fatto la storia della sinistra italiana.  Il PD è morto nel momento stesso in cui Veltroni ed altri hanno imbarcato Colannino, Calearo, Merloni ed altri esponenti o servitori del padronato italiano.Il suo disastro si ingigantisce e diventa epocale quando offre una CGIL docile alle voglie della Confindustria a garanzia della sua defintiva conversione  all'Occidente.
  Si è creato un vuoto terribile che può essere colmato soltanto dalla ricostituzione di un forte partito comunista. Oggi il comunismo è  diventato una necessità imposta dalla storia. Venti anni dopo la caduta del Muro di Berlino, il progetto capitalista di pauperizzazione del ceto medio e dei lavoratori di tutto il mondo, ne ripropongono la superiorità, la grandezza e ne fanno l'unica possibilità dell'umanità.
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, January 16, 2011 1:51 PM
Subject: "Sergio" e Susanna

     Sergio e  Susanna

  Ieri il Direttivo della CGIL si è riunito per valutare l'esito del referendum a Mirafiori e trarne le doverose indicazioni politiche. La signora Camusso ha invitato i presenti a tributare un applauso alla Fiom come premio della sua valorosa ed efficace resistenza nella battaglia campale di Torino. L'applauso c'è stato ed è stato seguito da una dichiarazione della segretaria della CGIL rivolta familiarmente a Sergio (il negriero Marchionne) ricordandogli che con l'autoritarismo non si governano le fabbriche ed ad una richiesta alla Fiom di concordare il "rientro" in fabbrica. In quanto allo sciopero generale chiesto a gran voce e non solo dai meccanici neppure a parlarne: la CGIL si limiterà a scioperare "con la fiom"e cioè avremo un comizio della Camusso e di altri dirigenti confederali da qualche parte che certamente insisteranno sulla necessità di risolvere il problema della rappresentanza in fabbrica come se questo fosse il solo problema posto dall'usake della Fiat. Insomma, la signora Camusso ha fatto una operazione maquillage scaltra e rapida sulla sua immagine per fruire del capitale di simpatia e di consensi che  la Fiom ha creato sopratutto con la sempre chiara, limpida, efficace incontrovertibile esposizione che Maurizio Landini  ha fatto ripetutamente della ragioni del No al piano Fiat.
 Mentre la CGIL continua a lasciare sola la Fiom pur applaudendola  Sacconi per conto del Potere di destra suona il corno di caccia ed apre la grande partita della generalizzazione dei principi di Mirafiori a tutti i lavoratori italiani. I lavoratori italiani da questo momento sono braccati diventano selvaggina.  La CGIL finge di non vedere e di non sentire e lascia fare secondo una tecnica collaudata che ha portato negli ultimi anni alla perdita di diritti e di salario. La Marcegaglia annunzia che la Fiat rientrerà presto in Confindustria perchè gli industriali hanno una altissima coscienza di classe ed una ideologia che non ammette sfarinamenti. Resteranno uniti e si scateneranno nella caccia  ai diritti favorita dalle disgraziate condizioni economiche e sociali della popolazione. Nelle loro aziende saranno ammessi soltanto sindacati "gialli" disposti a fare da sorveglianti da kapò.
 Il modello Mirafiori sarà diffuso ed imposto. Ha ragione Marchionne a brindare con il rampollo degli Agnelli sul successo del referendum.  E' davvero una svolta storica. Nelle condizioni di oggi si ripete Palazzo Vidoni con Berlusconi al posto di Mussolini e la Camusso al posto di D'Aragona. Non è vero che la storia ripete la tragedia come farsa. Quasi sempre la tragedia viene ripetuta come tragedia.  Lo scaltro capitalismo italiano si mette alla testa della linea di pauperizzazione della classe operaia e del ceto medio europeo
ritenendo di sopportare la concorrenza cinese e dei paesi emergenti con la regressione alla barbarie  della Manchester dei tempi di Marx.
  Non tutto è scontato e non è detto che le ciambelle della destra  riescano tutte con il buco.
Intanto il 28 gennaio allo sciopero partecipano anche i Cobas i sindacati di base che da quasi venti anni soffrono nelle aziende le condizioni di esclusione e di emarginazione che si sono inflitte alla Fiom. Auspico una revisione autocritica forte del comportamento che i sindacati della CGIL hanno tenuto in questi anni nei confronti dei Cobas che speso sono diventati la punta di diamante della resistenza alla violenza padronale. Molti dirigenti dei cobas hanno pagato con il licenziamento la loro indomabile resistenza. Il 46 per cento di Mirafiori è anche frutto della appassionata lotta dei cobas che nella RSU vi contano per il sette per cento. Attorno alla Fiom ed ai Cobas si può rifondare una CGIL davvero dei lavoratori e per i lavoratori come si rifondò nel 1926 con Bruno Buozzi e dal 1930 in poi con Giuseppe Di Vittorio.
Pietro Ancona

ps: sembra che tutti i numeri dati da Marchionne per Mirafiori siano sballati. Bonanni chiede che gli investimenti partano entro sei mesi. Ma perchè sei mesi? Non esiste  un mercato per assorbire 280 mila Suv.
Marchionne, ovvero il bluff del SUV

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From: pietroancona@tin.it
To: domenico lo surdo
Sent: Wednesday, January 19, 2011 1:46 PM
Subject: La profezia di Leonardo Sciascia


 La profezia di Leonardo Sciascia

  Un recente  libro di Macaluso che ha tutta l'aria di essere una commossa riconciliazione postuma con Leonardo Sciascia  ha  riproposto con forza la critica  che il grande eretico racalmutese fece al PCI e cioè quella di non voler essere partito di opposizione, di volere il compromesso storico e, come si chiamavano, "le larghe intese," insomma di rinunziare ad essere alternativa radicale alla DC ed ai suoi alleati di governo.
   Questa critica di Leonardo Sciascia è portata alle sue estreme conseguenze  nel libro del 1971 " Il contesto" che è una condanna ante litteram del "compromesso storico",
la linea elaborata da Enrico Berlinguer dopo l'11 settembre del 1973 cileno,
l'uccisione di Salvatore Allende e l'instaurazione  di una dittatura militare che è durata quindici lunghissimi interminabili anni.
  Nel "contesto" emerge una compartecipazione del partito di opposizione alle scelte omicide del partito di maggioranza e l'idea che il potere è soltanto uno, è sempre imprescrutabile e mostruoso e che tutto viene sacrificato alla sua conservazione a cominciare dalla verità e dai valori morali.
 Il "contesto" fece divampare una furiosa polemica  tra l'intellighentia comunista e lo scrittore siciliano. Dirigenti politici di primissimo piano come Amendola intervennero per condannare la metafora che Sciascia aveva costruito attorno alla "politica delle larghe intese". Uno dei più duri fu Lucio Lombardo Radice che espresse pesanti apprezzamenti. La critica di Guttuso fu la meno intransigente ed in qualche modo prendeva le distanze senza emettere i pesanti giudizi della inquisizione comunista.
 In sostanza, come aveva intuito Guttuso, Leonardo Sciascia chiedeva al PCI soltanto di essere se stesso e di essere partito di opposizione e di alternativa. Riteneva dannosa ed incomprensibile la politica di collaborazionismo che riduceva la vocazione maggioritaria e governativa del PCI a supporto della continuità del potere esistente.
 Credo che oggi siamo in grado di valutare in tutta la sua portata la verità contenuta nella critica di Sciascia. Il PCI non esiste più e si è fuso con la DC  creando un ircocervo politico che per esplicita dichiarazione di Veltroni ha una vocazione governativa e tutto subordina a questa. La politica di compromesso storico è stata usata da Moro per catturare il più grande partito di opposizione nella ameba del blocco sociale dominante e farne un puntello. All'Italia è venuta a mancare la cosa essenziale di ogni democrazia: la dialettica tra maggioranza ed opposizione. Il consociativismo è diventato dominante non solo nelle relazioni politiche ma anche in quelle sociali e tutto questo a discapito dei valori e degli interessi che il PCI  rappresentava, ma dai quali si è staccato nel corso di un lungo processo
di progressiva cancellazione della sua identità storica, culturale, dottrinaria.
  Possiamo considerare la moribonda democrazia italiana il prodotto della politica berlingueriana del compromesso storico. Una dialettica "normale" tra maggioranza ed opposizione, una alternanza senza il timore di incorrere nei fulmini dello zio Sam, avrebbe fatto sviluppare meglio il percorso della vita civile e politica. Invece la politica italiana è stata impestata. Si è ammalata e la malattia è degenerata fino a creare il caudillo che ci governa.
 Ieri si è svolto un incontro tra Bersani, Marcegaglia e Camusso. Il compromesso storico è stato portato a livello sociale. Ma mentre nella sua ispirazione originaria il compromesso storico serviva ad assicurare regole di libertà e di democrazia e diritti per tutti oggi le intese tra Bersani la Confindustria e la CGIL sono tutte contrassegnate dalla capitolazione di tutti i diritti conquistati nel Novecento alla classe padronale. La classe operaia è stata abbandonata dal suo maggiore partito di riferimento e dal suo sindacato che  è oramai organismo incapace di appoggiare le lotte che divampano spontaneamente nel paese e di tutelare i diritti dei lavoratori. La Fiom è stata lasciata sola a sostenere l'impatto di un terribile braccio di ferro con La Fiat conclusasi a vantaggio di questa. La resistenza mostrata dagli operai di Pomigliano e di Mirafiori sembra essere un fastidio per i dirigenti della CGIL e per Bersani.
 Il lungo colpo di stato contro i diritti continua. Sacconi annunzia il rilancio del patto sociale che è un elenco di obblighi imposti ai lavoratori e la fine dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. La CGIL ed il PD di Bersani sono all'interno di questo programma di devastazione sociale, lo appoggiano come del resto appoggiano il precariato e le scelte di Marchionne.
 La realtà ha superato la immaginazione di Leonardo Sciascia. Il compromesso che si è realizzato non è neppure "compromesso" ma soltanto adesione a volte anche fanatica (Ichino) al pensiero unico e riduzione della classe lavoratrice ad una massa di persone che deve pensare soltanto alla propria sopravvivenza fisica senza aver tempo nè possibilità di pensare ad altro.
  Ma forse la profezia di Leonardo Sciascia trova il suo elemento più significativo di riscontro a livello planetario. Oggi, la Cina è diretta da un partito comunista che ha fatto del liberismo la sua dottrina. La Cina finanzia con le immense risorse ricavate dal lavoro di centinaia di milioni di operai ridotti in schiavitù gli USA. Senza l'enorme quantità di Buoni di tesoro americano acquistati dal governo cinese oggi gli USA non sarebbero in grado di finanziare l'enorme apparato supertecnologico e nucleare con il quale tengono il mondo in pugno. Del comunismo cinese è rimasta soltanto la struttura autoritaria del potere che contiene il massimo di capitalismo che sia mai stato concepito. In fondo la sconfitta della banda dei quattro in Cina è stata l'equivalente della sconfitta dell'idea di comunismo in Italia. Berlinguer disse che non si poteva governare con il 51 per cento e senza l'ombrello della Nato. La Cina ha del tutto cancellato il comunismo ed usato un miliardo di esseri umani per finanziare una  mostruosa fase di sviluppo capitalistico nel mondo.

  Pietro Ancona 
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From: pietro ancona 
Sent: Friday, January 28, 2011 11:39 AM
Subject: La lotta della Fiom e dei Cobas ha bisogno di una sponda politica e di un nuovo Sindacato

La lotta della Fiom e dei Cobas ha bisogno di una sponda politica e di un nuovo Sindacato
 Ieri abbiamo avuto a Bologna una anticipazione dello sciopero generale dei meccanici e dei cobas. E' stato un grande successo come lo sarà oggi. La partecipazione dei lavoratori è enorme ed è vibrante nonostante le maggiori difficoltà che si incontrano per la crescente povertà del lavoro dipendente ed il continuo aumento dei costi della vita indotti da un uso delle istituzioni sempre più asociale e sempre più oligarchico. Il costo della vita aumenterà con il federalismo fiscale che per mantenere i privilegi del ceto politico locale imporrà addizionali iperf e nuove i terribili tasse mentre i costi dei servizi, gestiti dai famuli e dai complici di questo ceto, aumentano di giorno in giorno e sono sempre più scadenti.
 L'altro ieri ho sentito una intervista in TV del Presidente della Cooperazione di area PD. A proposito del contratto aziendale si dichiarava entusiasta fino al punto di dire che la competizione tra le aziende sarà una gara tra contratti e parlava senza alcun ritegno di contratti esistenti di 640 euro mensili. La cooperazione italiana è prospera, ricchissima, ha  mezzi finanziari enormi ma non c'entra più niente con l'idea e l'esperienza della cooperazione prampoliana rivolta a migliorare la condizione dei produttori, a socializzare gli utili, a reinvestirli per il miglioramento delle condizioni di vita degli associati. Oggi la cooperazione si muove come un perfetto meccanismo capitalistico: sfrutta i produttori riducendoli alla disperazione tenendo artatamente bassi i prezzi dei prodotti agricoli dal frumento alla carne, sfrutta i dipendenti applicando contratti derivanti dalla legge Biagi, usa i proventi per finanziare la sua espansione ed il benessere dei suoi dirigenti. Sfrutta i consumatori ai quali non concede assolutamente niente di più di quanto da il "mercato".
 Il peso della Cooperazione sul PD è enorme e ne condiziona le scelte di politica economica e sociale. Anche la Confindustria ha un enorme peso sul PD per ciò che sarà il dopo Berlusconi data l'inadeguatezza culturale di questo governo a reggere la situazione.  Non basta la capacità di Tremonti di non fare fallire l'Italia con i cosidetti tagli orizzontali.
 L'Italia rischia di morire soffocata lo stesso senza l' ossigeno per riprendere il cammino della produzione e dei consumi.
 Per questo la Marcegaglia ha fatto accordi con il PD che coinvolgono la CGIL con la quale ha stipulato un patto sociale che esclude lo sciopero generale.
 Insomma l'immensa forza sprigionata dallo sciopero di oggi non trova ascolto politico. Tutti i gruppi dirigenti della politica in gara tra di loro a chi è più a destra è con Marchionne, non difenderà il contratto nazionale di lavoro, non difenderà i salari che scendono di giorno in giorno. La forza della FIOM non è sufficiente, non basta a bloccare l'espansione dei contratti aziendali che saranno agevolati da CGIL, Cisl ed UIl. Il grosso delle categorie affiliate alla CGIL non farà niente
per contrastare l'avvento dei nuovi contratti. Dopo i contratti aziendali dal momento che al peggio non c'è mai fine, avremo gli accordi individuali comunicati dalla azienda ai lavoratori. "Prendere o lasciare". Tutto il sistema contrattuale italiano è destinato ad essere travolto. Non saremo molto di più della Serbia o della Polonia o della Romania, ma con costi della vita immensamente maggiori.
  Lo sciopero di oggi per essere produttivo di effetti dovrebbe darsi un cammino politico per la costruzione di una nuova Confederazione di Lavoratori in grado di bilanciare il peso di Cgil,,Cisl,,Uil, obiettivo possibile. Dovrebbe dare vita ad una forza del socialismo capace di tornare in Parlamento ed occupare il suo posto di rappresentanza del lavoro dipendente.
 La Fiom dentro la CGIL è destinata a capitolare, ad essere una mera testimonianza del malessere operaio. Il sindacalismo italiano ha bisogno di una riforma radicale che può avvenire soltanto con la nascita di una nuova forza. Se le cose restano come sono oggi, anche la FIOM è destinata al ruolo subalterno già accettato da CGIL,,CISL ed UIL.
 Bandiera del nuovo Sindacato dovrebbe essere il Salario Minimo Garantito, l'abrogazione della Legge Biagi, l'abrogazione del collegato lavoro e delle leggi sulla scuola e università, un nuovo internazionalismo, la lotta a tutte le privatizzazioni dei servizi pubblici a cominciare da quelli comunali.
pietro ancona

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From: Pietro Ancona
To: micromega
Sent: Friday, February 04, 2011 1:12 PM
Subject: Le bandiere che non vengono bruciate

Uno dei più autorevoli giornali statunitensi, il Washington post, si domanda sconcertato e  indispettito perchè mai nelle piazze che sono state infiammate dalla rivoluzione araba in Tunisia, in Egitto, nello Yemen, in Giordania, in Algeria i manifestanti non ripetano il rito di bruciare la bandiera a stella e strisce. Ne deduce da questo una diminuzione dell'influenza politica degli States  sull'area medioorientale e mediterranea e si chiede come è possibile che questo sia accaduto.
In effetti, i regimi tirannici messi in discussione dalle folle in rivolta hanno tutti un comune denominatore: sono sostenuti dall'Occidente e spesso sono stati e sono attivi nello svolgimento della politica occidentale o, meglio, imperialistica. Hanno avuto una funzione di contrasto ed addirittura di gendarmeria verso i popoli oppressi e ribelli, contro i palestinesi o l'Iran o quanti sono in disgrazia presso lo zio Sam. L'Egitto da trenta anni assolve al ruolo di Stato-Gendarme che Kissinger aveva inventato a suo tempo per l'Iran dello Scià. Partecipa alla costruzione del mostruoso muro di acciaio, finanziato anche dall'Europa che per trenta metri è sotterraneo e congegnato per l'emissione di gas velenosi capaci di uccidere i malcapitati che tentassero di uscire da Gaza. Le sue forze armate sono integrate con quelle americane ed israeliane e lo stesso dicasi dei servizi segreti. Se si analizzano le situazioni della Tunisia o dello Yemen si scoprono più o meno le stesse cose. I blocchi sociali che hanno sostenuto le tirannidi di Mubarak, di Ben Alì e degli altri sono costituiti dalla borghesia parassitaria imprenditora e mercantile in ottimi rapporti con le multinazionali europee e con le banche occidentali. Insomma, i regimi che oggi sono nella tempesta della contestazione sono organici agli USA e ricavano gran parte della loro forza dal loro appoggio. Perchè quindi non vengono chiamati in causa? Perchè le bandiere non vengono bruciate?
 E' difficile dare una risposta a questo interrogativo. Non credo che si tratti tuttavia del segno di un declino dell'influenza yanchee. Si possono cominciare ad azzardare alcune spiegazioni che tuttavia non sono esaurienti. Innanzitutto è scomparsa dalla zona l'influenza ideologica che per molti decenni è stata esercitata dai palestinesi. Il mito di Arafat era un sicuro punto ideologico e politico di riferimento per tutte la masse araba e per la loro intellighentia democratica. Ora la questione palestinese è ridotta ad un grosso problema umanitario di due milioni di persone rinchiuse nel lager di Gaza mentre il partito di Abu Mazen è oramai la legione straniera di Israele, qualcosa di più e di peggio dell'ascarismo che gli italiani creammo in Etiopia. Anni ed anni di persecuzioni, omicidi, carcerazioni hanno reso quasi clandestino ed assai cauto il partito dei  fratelli musulmani. In ogni caso, non c'è una possibilità di leadership religiosa in nazioni che sono state spinte alla rivolta dagli effetti feroci della globalizzazione del capitalismo, dalla fame, dalla disoc cupazione di massa. L'Iran non è in grado di influenzare un vasto movimento rivoluzionario dal momento che il komeinismo appare oggi una opzione assurda presente soltanto nella propaganda della Cia e del Mossad. I partiti comunisti dell'area non sono in grado di esercitare un ruolo, una egemonia. L'antiamericanismo da sempre presente nella area non risorge ed i movimenti in corso appaiono tutti concentrati a contestare la tirannia dei governanti quasi monarchi ed a rivendicare diritti civili e cambio di regime.
 In sostanza i movimenti appaiono acefali e coloro che si offrono di rappresentarli sono membri dell'establiscement graditi all'Occidente come il premio nobel El Baradei che si premura rassicurare Israele che non gli è ostile. Una offerta del tutto insignificante dal momento che Israele è assai garantita nel governo Mubarak, da Omar Soleiman e dal rapporto con le forze armate egiziane.
  In sostanza non c'è antiamericanismo nelle rivoluzioni non certo per quello che pensa l'indispettito Washington Post e cioè del declino politico ed ideologico degli USA  che non li farebbe più percepire come nemici ma soltanto perchè il movimento che si è creato non va lontano dalla rivendicazione di diritti civili e di un miglioramento delle condizioni economiche. Non ha un progetto politico ed è composto da milioni di giovani in gran parte laureati, colti, destinati ad espatriare come schiavi in Europa, ma che non si rendono conto che il buon governo che auspicano non risolverà alla radice il loro problema e non li grazierà dalla condanna alla disoccupazione perpetua ed alla delusione esistenziale. Giovani che non si identificano nel fondamentalismo islamico, che peraltro esiste solo nella fantasia dei cultori dello scontro di civiltà, ma che non hanno ancora elaborato un progetto socialista di uso diverso delle risorse della loro terra e di affrancamento dal dominio del capitalismo mondiale.
 Per questo cambieranno i Governi ma non si volterà pagina. Il Bilderbeg può stare ancora tranquillo per qualche tempo. Anche senza bandiere bruciate, Rochfeller e i suoi colleghi banchieri e militari continueranno a spadroneggiare sul mondo. La nefasta influenza USA continuerà.
  Pietro Ancon a
 http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2011/02/03/AR2011020306882.html?hpid=topnews

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From: pietroancona@tin.it
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Sunday, February 06, 2011 4:29 PM
Subject: la rivoluzione sconfitta dal tempo e dalla mancanza di un progetto
 
La rivoluzione dovrà accontentarsi di una maquillage del regime. Il blocco sociale che reggeva al potere Mubarak resta saldo in sella e il regime attenuerà alcune delle sue fattezze più impresentabili. Da Mubarak a Sulemein per Israele non cambia niente. E neppure per la funzione di Gendarme dell'Imperialismo riservata all'Egitto.   C'è un rafforzamento dell'influenza nazi-sionista sul vertice con l'avvento di Sulemein rispetto il quale la candidatura di AlBaradei e degli altri pretendenti liberalborghesi appare patetica.  Il tempo ha funzionato bene contro la piazza dei dimostranti. La gente deve continuare a vivere e tredici giorni sono tanti, tantissimi. Non ci sarà nessun cambiamento come non ci sarà nessun cambiamento in Tunisia. I reclusi di Gaza faranno in tempo a morire nel lager prima che le cose cambino davvero. Quattrocento morti e migliaia di feriti e di prigionieri sono stati sacrificati quasi per niente. La rivoluzione deve avere una Ideologia, una Direzione e deve essere armata oppure soccombe
Pietro Ancona
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/02/06/visualizza_new.html_1591472429.html

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, February 08, 2011 8:31 PM
Subject: lettera a Napolitano sugli incidenti di Arcore

 
lettera a Napolitano sugli  "incidenti" di Arcore
 

  Illustre Presidente,

sugli incidenti accaduti ad Arcore La prego vivamente di documentarsi. Esistono una grande quantità di filmati che testimoniano inoppugnabilmente quanto è avvenuto. I  ragazzi sono stati caricati, malmenati, picchiati previa provocazione.

 Sono stato dirigente sindacale tutto la vita e so per esperienza che se non è la polizia a provocare la piazza non succede assolutamente niente.,

 Ad Arcore si può vedere un ragazzo già a terra e manganellato duramente ed a lungo.

 Quando la massima Magistratura dello Stato interviene in situazioni cos' scottanti è giusto che riceva le informazioni giuste dai suoi collaboratori per non criminalizzare gli innocenti ed assolvere i violenti.

 Le ricordo infine che questi valorosi giovani accorsi ad Arcore a salvare la decenza dell'Italia dalla Pornografia su basi industriali sfornata dalle residenze del Presidente del Consiglio, hanno avuto il futuro cancellato dalla legge Biagi. Al massimo  qualcuno di loro dispone di un contratto a progetto sempre sotto molto sotto i mille euro al mese.  Eppure si battono per una Italia pulita, civile, non pornografica.

 Pietro Ancona

già sindacalista della CGIL e già membro del CNEL

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, February 10, 2011 3:36 AM
Subject: Federalismo


  L'incontro Napolitano-Bossi e lo scambio processo breve-federalismo


 Napolitano si illude che cedendo al federalismo della Lega in qualche modo si recupera consenso allo Stato unitario ed alla sua messa in sic urezza e  prosecuzione nella storia futura. Il federalismo della Lega, fatto proprio dall'opposizione e non combattuto da nessuna delle forze politiche italiane compresi i comunisti, è nato in un clima di rivolta e di odio razzista  contro Roma e contro il Mezzogiorno d'Italia tuttora svillaneggiati ad ogni piè sospinto nonostante la polenta  e la coda alla vaccinara consumate dalla vorace oligarchia leghista e post fascista  in piazza Montecitorio. Non passa giorno che dal profondo Nord e dai Leghisti non giungano attacchi a quanto ha a che fare con l'Unità Nazionale. Ultimi in ordine di tempo, le dichiarazioni del Presidente della provincia di Bolzano che si dichiara "minoranza austriaca" e sputa contro la enorme montagna di soldi che ha finora ricevuto in virtù della specialità della condizione riconosciuta alla sua regione e le polemiche, in verità aperte dalla Confindustria, contro la festa dell'Unità d'Italia prevista per il 17 marzo che ora impegnano tutto l'establiscement della Lega.
 Non si può trasformare una cosa cattiva e piena di odio in una c osa buona capace di migliorare il nostro futuro. Il federalismo nasce come fratello gemello del secessionismo e come sua fase propedeutica." Oggi il Federalismo, domani potremmo anche andarcene per i fatti nostri". La crisi finanziaria che colpisce la Catalogna e che rimette in discussione gli impianti strutturali di una gestione federale di una Regione, non sembra scoraggiare la squadra guidata da Bossi. In effetti il loro federalismo ha per obiettivo la  grande Padania una regione che potrebbe comprendere anche l'Emilia Romagna e parte della Toscana e che avrebbe in dotazione originaria gran parte del PIL oggi prodotto dal Paese.( Faccio una parentesi che è una curiosità storica: il termine Padania e l'idea di questa maxiregione viene dal PCI emiliano che negli anni ottanta vi dedicò un grosso dibattito di cui resta traccia nell'Unità e nello archivio della Direzione del Partito).
 Ora, come il federalismo ha già generato i suoi frutti velenosi nel cosidetto federalismo municipale che, come sappiamo, aumenterà in modo allarmante la potestà fiscale del Comune dall'addizionale Irpef alla tassa di scopo, altri frutti ancora più indigesti e dolorosi per la popolazione saranno prodotti dalla creazione di nuove Regioni e di nuove province. Già si parla di Regione Dolomitica, di Principato di Salerno e di Lunezia e di tante altre regioni. Nell'elenco che ho postato sotto
non sono comprese le tre regioni che potrebbero crearsi in Sicilia al posto dell'attuale. Perchè catanesi, messinesi e palermitani che non si sono mai amati dovrebbero continuare a stare insieme? Si potrebbero creare le regioni della Val Demone, della Val di Noto e della Val di Mazara, secondo la vecchia geografia araba! Mi è sembrato di capire, da recenti dichiarazioni di Napolitano, che le province non sarebbero più in discussione e questo non eviterà in futuro una loro moltiplicazione ulteriore. Ora le ragioni non sono soltanto territoriali..Si possono creare province magari adducendo pretesti di carattere culturale o vocazionale. Gli italiani non mancano certo di fantasia! Questo fervore regionalistico e federalistico non nasce da una esperienza positiva fin qui realizzata dalle Regioni che sono tutte indebitate  con banche estere non si sa per quanti miliardi di euro, che hanno irrigidito e congelato la loro possibilità di servire il territorio con le privatizzazioni che di fatto ne hanno fatto stazioni appaltanti di  gestioni che si spingono fino alla amministrazione dei beni culturali. Entro dieci anni il patrimonio demaniale e le proprietà delle regioni saranno tutte vendute per fare fronte alle cartolarizzazioni. Per il futuro, la provvidenza farà qualcosa.L'unico affare con il federalismo regionale e comunale sarà fatto dalle oligarchie politiche che si moltiplicheranno e peseranno ancora di più sulle popolazioni. Che cosa potrà impedire di equiparare lo stipendio di un assessore locale ad un managers? Non è forse manageriale la responsabilità del pubblico amministratore? Ragionando così avremo stipendi pubblici di milioni di euro che da qualche parte dovranno essere ricavati! Questo spiega l'adesione generale di tutte le forze politiche al federalismo: la prospettiva di un arricchimento delle loro oligarchie di politici professionisti. La creazione di una nuova classe che avrà caratteristiche di una grande burocrazia da socialismo reale unita ad una ideologia ed ad un funzionamento iperliberistico ed iperprivatistico della pubblica amministrazione.
 Il federalismo regionale scatenerà ancora di più la megalomania dei ducetti che oggi dirigono le Regioni sostenuti da assembleee "legislative" che dipendendono unicamente dai loro capricci. Se un Presidente di regione si dimette o viene arrestato (cosa in Italia all'ordine del giorno) decade tutta l'assemblea regionale e questo la dice lunga sullo scopo meramente ornamentale ed oligarchico di questo organismo che non ha alcun potere di controllo e deterrenza  sull'esecutivo.  La Regione Lombardia, famosa per le sue ambasciate ubicate nelle strade più costose delle capitali estere, si accinge ad inaugurare una sua nuova sede, un grattacielo assai più alto del Pirellone, alto 161 metri! Formigoni si avvicina a Dio da quel buon cattolico di Comunione e Liberazione che è. Una sede del tutto faraonica ed inutile che costerà enormemente per la sua manutenzione. Certo i suoi 161 metri di altezza dovranno essere riempiti di managers, direttori, dirigenti, impiegati.....
  Credo che a questo punto, sarebbe saggio soprassedere sull'idea del federalismo e sulla celebrazione del 150 anniversario dell'Unità. L'anniversario è un protesto per chiunque voglia oggi esprimersi contro! Il federalismo preme tanto a Bossi che lo scambierà con il processo breve che interessa Berlusconi. Bersani ha provato a strizzare l'occhio alla lega proponendo uno scambio federalismo - distacco da Berlusconi. Trattasi di due cose oscene dal punto di vista politico e morale che coinvolgo purtroppo anche il PD.
 Ci vuole una pausa di riflessione che possa portare ad un abbandono della idea del federalismo prima che sia troppo tardi. L'Italia non può sopportare un sistema amministrativo a scatole cinesi che si sviluppa iperbolicamente proprio mentre viene negata funzione alla pubblica amministrazione e si proclama la egemonia della dottrina reaganiana della "uccisione della bestia". Si moltiplicano le amministrazioni e si aumentano i loro poteri mentre si delega il massimo al cosidetto sussidiarismo ed alle privatizzazioni. Una miscela davvero mortale che non darà futuro- Il federalismo è un tumore procurato all'Italia che contribuirà a distruggerla assieme alla scomparsa del welfare che finora ne è stato il più importante cemento nazionale!
 Pietro Ancona
http://it.wikipedia.org/wiki/Regioni_italiane_in_progetto


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From: pietroancona@tin.it
To: niki vendola
Sent: Friday, February 11, 2011 10:44 AM
Subject: precariato

 Caro Vendola,

dal momento che sei la speranza per  una  vittoriosa alternativa di sinistra e democratica al PD credo sia importante che chiarisca meglio di come hai fatto ieri sera da Santoro in contraddittorio con la "economista" signora non ricordo come si chiama la questione del precariato che non è uno stato d'animo, qualcosa di impalpabile, ma una tortura vera inventata dai sadici sociologi giuslavoristi dell'Occidente. Innanzitutto bisogna precisare che il posto di lavoro precario non esiste: esiste il posto di lavoro fisso che viene assegnato in forma precaria. Questo è provato dal fatto che se davvero esistessero quattro milioni di posti di lavoro precari la variabilità del ciclo economico italiano dovrebbe essere da circo equestre. Se si esamina un campione di posti di lavoro dati a precariato si scopre che nessuno di essi è destinato a scomparire con il lavoratore che lo occupa.
Bisogna chiedere senza se e senza ma l'abrogazione della legge Biagi fonte della infelicità e della insicurezza inflitta a tutti i lavoratori assunti dopo la sua approvazione. Lo stesso governatore della Banca d'Italia Draghi ha fatto dichiarazioni sul precariato che dovrebbero essere iscritti nel libro d'oro dei progressisti. Ha detto che impoverisce il "capitale umano"
del Paese e  oscura il futuro. In quanto alla CGIL era contro la legge Biagi fino a quando non ha firmato con Cisl ed uil i famigerati accordi del luglio 2007 c on Prodi. La CGIL tira la volata al PD di Ichino che vorrebbe farne un partito confindustriale riuscendoci.
Con grande simpatia e tanti auguri per il successo della battaglia

Pietro Ancona

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riferimento dichiarazioni governatore Draghi su precariato
http://www.informazioneweb.org/lavoro/41-contratti/696-economiadraghi-vuole-una-stabilizzzazzione-dei-precari.html

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, February 12, 2011 11:22 AM
Subject: Il cappello di Obama


Il Cappello di Obama

   Obama si è affrettato a mettere il cappello dell'America sulla rivoluzione egiziana. Si è rifornito di tutti gli aggettivi del repertorio della retorica per fare capire quanto è vicino al popolo egiziano ed ai valori che lo hanno spinto ad assediare per quasi tre settimane il Faraone e costringerlo alla abdicazione, alla fuga dalla Capitale.  Ma, nonostante l'appoggio all'unisono di tutta la batteria massmediatica dell'Occidente che  sta montando la menzogna  della rivoluzione egiziana come un successo di Obama, la sua performarce non riesce convincente.  Il fermento rivoluzionario dei paesi alleati degli USA  nel Nord Africa lo ha colto di sorpresa. Bel Alì e Mubarak da trenta lunghissimi anni hanno fruito dell'appoggio incondizionato e dei finanziamenti dell'Occidente. Questo appoggio è stato evidente fino a ieri e addirittura nel corso stesso della crisi.   I blocchi sociali, gli establishement, le forze armate della Tunisia e dell'Egitto sono stati e sono tuttora profondamente integrati con le dirigenze degli USA e dell'Europa. Fittissimi rapporti d'affari e sociali intrecciano i ricconi di questi paesi con le banche e le borghesie dell'Occidente. I rampolli dei detentori del potere egiziano o tunisino  studiano nelle più prestigiose Università USA o inglesi. L'Occidente non ha influenzato con  le sue idee la rivoluzione in corso. Ha tentato diverse volte di usare la rivendicazione dei diritti civili nei confronti dell'Iran per rovesciarne il regime che, rispetto quello egiziano e tunisino, è fatto di persone oneste che non hanno sottratto   miliardi di dollari ai loro popoli. L'Iran ha un servizio sanitario nazionale e un welfare tra i migliori del mondo e certamente superiore a quello americano. Gli iraniani non vivono con due dollari al giorno come la  maggioranza degli ottanta milioni di egiziani.
Gli USA e l'Occidente non hanno mai sollevato in questi trenta anni la questione della libertà e della democrazia  in Egitto ed in Tunisia e continuano a non sollevarla nei confronti del regime feudatario e carcerario  dell'Arabia Saudita. Tutte le loro attenzioni sono state dedicate all'abbattimento di Ahmadinjed, a Sakineh, a criminalizzare Hamas, ad esaltare i valori della "unica democrazia" del Medio Oriente, Israele, che è un regime nazi-sionista che pratica da sempre il terrorismo di Stato e l'omicidio "preventivo" come normale ed usuale comportamento per decapitare i palestinesi della loro classe dirigente. 
    Il Faraone è caduto non solo per la tirannia oppressiva verso il suo popolo e per la quale dovrebbe essere processato, ma anche per la sua complicità con la politica israeliana di segregazione e distruzione della nazione palestinese. La pace Israele-Egitto che era nata come fattore positivo di stabilità della  Regione é diventata complicità nella repressione del popolo palestinese. Non mi riferisco soltanto al muro di acciaio che l'Egitto sta costruendo per carcerare  la popolazione di Gaza, ma anche all'appoggio  a tutte le scelte della escalation israeliana. Appoggio che va dalla moltiplicazione delle colonizzazioni alla pretesa di fare di Gerusalemme città soltanto degli ebrei e per gli ebrei,
al terribile silenzio osservato per i bombardamenti di Gaza e per l'invasione del Libano.
 Il popolo egiziano è insorto contro la ingiustizia del  suo stato di semiprigionia e di sospensione dei diritti ma anche per la crescente tragedia dei palestinesi diventati sagome per il tiro a segno dei cecchini israeliani, vittime predestinate di un genocidio a bassa intensità, di crudeltà inaudite  specie verso i bambini carcerati .
  E' possibile immaginare un Egitto libero e democratico accanto ad una Palestina sofferente e sempre di più ridotta a lager da Israele? Io  credo di no e credo che l'appoggio  di Obama e dell'Occidente ad Israele  provocherà altri sommovimenti nella  regione.
  Onore al popolo egiziano per la sua rivoluzione vittoriosa! Ancora oggi moltissimi giovani festeggiano in Piazza Tahir. Ma la gestione della rivoluzione è nelle mani dei militari che sono complici da sempre del regime di Mubarak. Si è creata la stranissima e surreale situazione di una rivoluzione che festeggia un colpo di Stato militare del quale non sappiamo quasi niente. Certo è importante che il potere non sia stato trasferito a Omar Suleiman, ma l'esercito non è certo depositario e garante delle ragioni della rivolta.
    La delegittimazione del movimento dei fratelli musulmani e del partito comunista hanno decapitato la rivoluzione del suo centro laico democratico e popolare. La rivoluzione non ha un suo gruppo dirigente e non ha in mano niente.
 Si può sperare in scelte giuste da parte di un potere misterioso e gerarchico distante dal popolo quanto lo era Mubarak, integrato con il Pentagono e con Israele?  Queste scelte "giuste" non ci saranno fino a quando non cambierà la politica dell'Impero che oggi, pur essendo in crisi ed in grave declino, continua ad insistere nella imposizione del suo ordine mondiale.
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, February 14, 2011 11:12 AM
Subject: elogio della Ghigliottina


Elogio della ghigliottina

  Stamane i telegiornali hanno mostrato la lussuosissima clinica
tedesca nella quale assai probabilmente si trasferirà  Mubarak dalla sua  "faraonica" villa di
Sharm El Sheikh. Si dice che abbia accumulato in trenta anni qualcosa come sessanta o settanta miliardi di euro che ha investito in immobili ed altre proprietà da ricconi in diversi paesi dell'Occidente. Soltanto la Svizzera ad oggi ha dichiarato il congelamento dei suoi depositi bancari. Annunzio non sappiamo se veritiero in tutto o in parte. La Svizzera da sempre è la cassaforte dei potenti del mondo e vorrà sicuramente continuare ad esserlo e per questo dubito fortemente di questo " tempestivo" annuncio. Si dice che diciannove aerei pieni di ogni ben di Dio siano decollati nei giorni scorsi dall'Egitto verso l'ospitale Arabia Saudita per mettere al sicuro gli immensi patrimoni accumulati dalla cricca di cortigiani che ha circondato il Faraone e la sua famiglia.
  Nei giorni scorsi, un altro tiranno, il Presidente tunisino Ben Alì è fuggito con le casseforti piene di tutti i tesori di Ali Babà dopo la rocambolesca messa in scena dell'aereo atterrato in Sardegna per depistare possibili "giustizieri". Naturalmente non c'era nessun giustiziere ma l'episodio la dice lunga sulla cattiva coscienza e sugli incubi dei tiranni!
 La moglie di Ben Alì ha avuto la tracotanza di presentarsi alla Banca di Tunisi poco prima di scappare, con le valigie già in auto, e pretendere la consegna di millecinquecento chili di oro che  un mite (o complice) funzionario le ha consegnato. Questo oro è andato ad aggiungersi ai venti miliardi di dollari che il marito aveva già messo al sicuro all'estero.

 Mentre i popoli egiziani e tunisino che hanno pagato con il sangue e con sofferenze immense la trentennale dittatura di questi due Satrapi degli USA e dell'Occidente, dovranno  affrontare i problemi gravissimi dei loro paesi che non sono stati affatto liberati dal sistema e dal blocco sociale di potere che li ha impoveriti, i due tiranni e le loro famiglie godranno di agi inimmaginabili di ricchezze sottratte con la violenza e spesso anche con l'omicidio. Quanto costa un giorno di permanenza nella clinica tedesca? E' giusto che mentre la stragrande maggioranza della popolazione egiziana e tunisina  vive al confine con la fame questi  criminali se la spassino? C'è giustizia in tutto questo?
 Gli USA si sono affrettati a fare impiccare il Presidente Sadam Hussein che tuttavia non aveva commesso alcun crimine verso il suo popolo, ne aveva assicurato la prosperità per tantissimi anni fino alla sciagurata guerra con l'Iran suggerita dal Pentagono, ma aveva la colpa di essere ostile nei confronti dell'impero USA. Hanno anche preteso che l'impiccagione di Sadam fosse trasmessa in mondovisione con le orribili offese al suo cadavere inflitte dai suoi nemici.
  Ma ora proteggono la fuga di due tiranni e nessun tribunale internazionale o interno farà luce su trenta anni di orribili maltrattamenti inflitti a quanti  ritenuti nemici dei regimi. I militari egiziani e coloro che hanno preso il potere in Tunisia non faranno niente per rendere giustizia alle migliaia o centinaia di migliaia di vittime nel corso di trenta lunghissimi anni di terrore. La signora Angela Merkel, immemore della richiesta tedesca di processo al Presidente della RDT Honneker, sembra volere proteggere il tiranno egiziano per i servizi che ha reso al sadico regime nazisionista di Israele.
  Per  questo io resto convinto della bontà delle rivoluzioni armate e della ghigliottina. La ghigliottina contribuì alla fondazione della Francia moderna e la soppressione dello Zar è stato uno spartiacque tra la Russia medioevale e la Rivoluzione Comunista.
  Mubarak ha fatto uccidere nei venti giorni della rivoluzione pacifica oltre trecento persone. Non pagherà niente per questo. Non pagherà niente neppure Ben Alì per i suoi delitti.  Questa impunità peserà sul futuro dei due paesi e lascerà una ombra di equivoco sui diritti rivendicati dalle popolazioni. 
  Insomma la mancata incarcerazione, il mancato processo e se il caso impiccagione dei due e dei loro complici riduce la rivoluzione ad un riassestamento dei rapporti all'interno degli stessi gruppi di potere magari con altri protagonisti. Manca la spada di Alessandro che recide il nodo di Gordio
  Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, February 15, 2011 10:32 AM
Subject: Patto federalista PD-Lega

 

Patto federalista PD-Lega
 
 I comunisti di un tempo dai quali discende l'on.Bersani erano famosi per il realismo, la real politik  per cui  Togliatti  giunto a Salerno non mise in discussione la monarchia e
sopratutto votò l'inserimento nella Costituzione dell'art.7 che riconosceva gli accordi mussoliniani con la Chiesa Cattolica che riducevano l'Italia  ad uno Stato parzialmente sovrano, uno Stato Concordatario. Ma la real politik dei comunisti è sempre stata concepita negli interessi del PCI in quanto partito in marcia per la conquista del potere  e che sacrifica a questo obiettivo qualsiasi cosa.
    Questo machiavellismo ha avuto la conseguenza di ingessare lo sviluppo culturale dell'Italia impedendole di diventare un paese laico come era stato prima del fascismo per quasi settanta anni. La conferma dei patti lateranensi poi ribadita ed aggravata dagli accordi craxiani del 1984 hanno congelato l'evoluzione in senso laico della legislazione e consegnato il Parlamento nelle mani di emissari del Vaticano che ne bloccano ogni possibile scelta di segno laico e quindi civile e moderno.
     Un Cardinale del Vaticano è difatto commissario del Parlamento: Monsignor Leuzzi fermissimo oppostore del matrimonio omosessuale e già amico della signora Oliana Fallaci  a suo tempo propagandista dello scontro di civiltà .
Basti ricordare le gravissime limitazioni contenute nella legge sull'aborto, la legge 40, il divieto di morire con dignità, la discriminazione perdurante verso i gay....
 Ora non c'è più il PCI ma il PD che è un ircocervo nato dalla  sua unione con la sinistra democristiana. Ma il PD di oggi è lontanissimo dall'afflato sociale politico ed umano dei due grandi raggruppamenti politici che lo hanno originato ed  hanno una storia positiva di lotte per una migliore socialità, la libertà e la democrazia. Il PD di oggi sembra avere ereditato il machiavellismo della nomenclatura comunista ed il gesuitismo della democristianeria. Il potere conta assai di più dei contenuti morali e civili della politica!
    La proposta di Bersani a Bossi di un accordo "popolare" tra i due partiti sul federalismo appartiene appunto alla  real politik delle politiche di palazzo rivolte alla creazione di intese "politiche" che sono utili soltanto nello scacchiere politico: in questo caso spingere la Lega ad abbandonare Berlusconi, proporre alla Lega un alleato che non ha le difficoltà che ha oggi l'attuale centro-destra e che può quindi realizzare il sogno di un federalismo che giunge finalmente al suo traguardo finale.
    La proposta di Bersani non tiene in giusto conto l'effetto galvanizzante che questa intesa ha già avuto ed avrà ancora  sul corpo elettorale leghista il cui secessionismo viene incentivato e legittimato dal riconoscimento del maggiore partito di opposizione. Ma, a quando pare, il PD come del resto ha fatto finora il PDL,  si è rassegnato ad accettare  la leadership del leghismo in tutto il Nord. Ne abbiamo avuto segnali ad abbundantiam con la rinunzia a lottare legalmente per la Regione Piemonte conquistata dalla lega con i brogli e dai comportamenti di quasi tutte le amministrazioni locali pd nel Nord dal taglio delle panchine di Padova al finanziamento delle ronde della Provincia di Milano diretta da Penati.
    Bersani sa o dovrebbe sapere  che la legge sul federalismo renderebbe  quasi irreversibile il controllo leghista del Nord e lo spingerebbe ancora di più verso lo scopo finale della secessione specialmente a fronte  della certezza di un  aggravamento del debito pubblico nazionale.
    Che cosa è il federalismo per la lega ed i leghisti? Da quanto abbiamo visto finora uno strumento per dare più soldi e più potere alle amministrazioni locali: libertà per addizionale irpef, tassa di scopo, tassa IMU, aumento del costo dei servizi di certificazioni, libertà nelle privatizzazioni, poteri di polizia ai Sindaci, etc. Il federalismo è niente altro che la riproduzione dello Stato in cellule più piccole. Sul cittadino e sul contribuente graverebbero Tre entità amministrative, tutte e tre dotate di poteri fiscali e giuridici nei suoi confronti. Il risultato sarà catastrofico e produrrà una servitù fiscale e giuridica senza precedenti nella storia di questo Paese. Una volta si pagava dazio da una città all'altra. Ora si pagherà dazio, sempre restando nella stessa città, a tutti. Nasceranno molte altre società pubblico-private per la gestione dei servizi ed anche queste faranno parte della soma che sarà caricata sulle spalle dei cittadini.
 Il PD non tiene conto della cultura leghista dalla quale è nato il federalismo,  cosa del tutto estranea alla Costituzione , federalismo  che non è neppure quello di Gioberti che lo voleva per fare del Papa il Sovrano d'Italia, una cultura razzista, antimeridionalistica ed antiumanitaria piena di ignorante disprezzo per il Sud, che spinge gli amministratori del Nord a negare la mensa ai bambini di  genitori stranieri che usano chiamare "di colore". Una cultura di destra che ha dato luogo a due leggi sulla sicurezza che sono basate sulla discriminazione e sulla xenofobia.
    Non so se Bossi e la Lega accetteranno la proposta di Bersani. In ogni caso incassano subito un grosso successo politico: la legittimazione dell'orrore anticostituzionale del federalismo, la legittimazione della cultura "politica" della Lega che non mancherà di compiacersi del corteggiamento e delle proposte che sono state fatte. 
  Pietro Ancona
 
http://www.repubblica.it/politica/2011/02/15/news/bersani_intervista_padania-12476688/
 

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From: pietroancona@tin.it
To: segreteria@cgil.it ; organizzazione@fiom.it
Sent: Wednesday, February 16, 2011 6:20 PM
Subject: Perchè in Italia non si fa lo sciopero generale?


Perchè in Italia non si fa lo sciopero generale?

 L'interessante e stimolante  Haaretz, organo della intellighentia israeliana davvero liberal ed assai più onesto di giornali di sinistra europei come l'Unità, si domanda oggi perchè, nonostante il peggioramento delle condizioni di vita e la sempre minore tutela di diritti civili e sociali, la popolazione israeliana non scende in piazza, non combatte per difendere le sue conquiste, non si contrappone ad un governo che spende tutte le sue risorse al mantenimento di un potere militare sempre più pesante, sempre più esigente. Alla domanda si risponde lo stesso autore dell'articolo, Michele Merav, con queste parole:
“Le organizzazioni sociali per il  cambiamento hanno dei limiti intrinseci. Esse operano dall'esterno, e così non possono produrre dei cambiamenti. Nella loro esistenza svolgono la funzione di valvole di sfogo e, cosa più importante, ricevono fondi dal governo ed uomini ricchi. -i cui scopi e attività sono in contraddizione con le finalità sociali e politiche delle organizzazioni. Così in maniera indiretta le organizzazioni (sociali) sono in realtà parte del sistema che rafforza ricchi e potenti.”
Con  queste parole ha descritto senza volerlo anche la nostra  realtà  nella quale le organizzazioni confederali dei lavoratori fortissime di oltre dieci milioni di associati che conferiscono ad esse anche una solidissima stabilità economica non alzano un dito a difendere  le urgenze dei propri rappresentati. Nei mesi scorsi, moltissimi lavoratori europei sono scesi in piazza in Francia, in Portogallo, in Grecia, in Gran Bretagna,  in Spagna con imponenti scioperi generali, a volte ripetuti, rivolti a frenare il progetto dei loro governi di far pagare soltanto al lavoro dipendente ed al welfare i costi della "crisi" indotta dalla truffa finanziaria di wallstreet e dalle strabordanti spese militari USA di fatto addossate a tutto il pianeta. Si sono realizzati molti scioperi generali. In Francia uno di questi scioperi è stato dedicato alla riforma Sarcozy delle pensioni. In Italia, nonostante ripetute sollecitazioni legate al tanto malessere diffuso tra i lavoratori, non si è mai fatto un solo sciopero generale. Tremonti si è vantato in UE di avere fatto una riforma fondamentale delle pensioni che ne ha innalzato la soglia a settanta anni senza una sola ora di sciopero dei pensionati e dei lavoratori italiani. Ora, tutto il Magreeb, molta parte del mondo arabo dal Marocco allo Yemen è in lotta contro tirannidi che hanno fatto i bagordi a spese di bassissimi salari, disoccupazione, fame dei loro popoli.  In Egitto, in Tunisia ed altrove la lotta contro i regimi è stata alimentata in grandissima parte da un proletariato poverissimo che pretende salari migliori.
 Insomma,  nonostante l'Italia sia circondata da un cerchio di fuoco di lotte e di rivendicazioni, non si muove ed anzi lascia languire fino alla estinzione la lotta organizzata da categorie come gli studenti ed i professori o da sindacati liberi come i cobas.
 Eppure in Italia la situazione economica e sociale è gravissima e volge a vera e propria crisi per l'aggravarsi del debito pubblico e la netta diminuzione del potere di acquisto delle masse. Si stanno licenziando oltre centomila professori e, con il mancato turn over, la pubblica amministrazione perderà cinquecentomila posti di lavoro (tanti quanti ne ha tagliato Cameron in Inghilterra). Il contratto di lavoro è stato aggredito dalla Fiat e dalla Confindustria e tende ad essere escluso in zone sempre più ampie del Paese, la legge Biagi
ha tagliato le ali a milioni di ragazze e ragazzi ridotti al supplizio di un precariato inventato appunto per schiavizzarli, la scuola, l'università e la sanità sono state ristrutturate per fornire servizi  dequalificati che costringono a ticket ed esborsi sempre più pesanti, c'è in corso una terziarizzazione ed una finanziarizzazione  senza sviluppo del sistema economico  con la scomparsa, dopo l'industria pesante di base, della grande industria manifatturiera ed i tre  bronzei  mandarini del sindacalismo confederale, Bonanni, Angeletti e Camusso, assistono imperterriti, lasciano fare. Si può dire che non solo non hanno fatto una reale opposizione alle scelte più dure del governo (collegato lavoro) e del padronato italiano (Pomigliano e Mirafiori), ma ne sono stati complici attivi o soltanto passivi.. La richiesta dello sciopero generale chiesta dalla Fiom fin dal 16 ottobre scorso a Epifani e richiesta alla signora Camusso dal poderoso sciopero sempre della fiom del 28 gennaio non è stata accolta dalla CGIL  e dal momento che anche il tempo è un fattore politico di primario valore indire uno sciopero generale oggi o tra un mese non avrà più il valore e la capacità di influire sugli eventi che avrebbe avuto sei mesi fa. In Sicilia si dice: "minestra quadiata". Una cosa fuori tempo massimo invecchiata e resa inutile dal suo anacronismo  che potrebbe essere riscattata, e non lo sarà, da richieste precise che non saranno avanzate sul precariato, le pensioni, i salari, i contratti. Dal che è lecito il sospetto che ci sia una sorta di patto segreto, parasociale, nel patto sociale stipulato dai tre sindacati e le associazioni padronali. Patto sostenuto non solo da Sacconi e dal Governo ma anche dal PD che vorrebbe realizzare la stessa politica liberista del centro-destra succedendo al governo del postribolare Berlusconi oramai bruciato a livello internazionale e destinato a cedere il posto a Bersani o chi per lui.
  Insomma, l'Italia non si muove perchè le maggiori organizzazioni sociali che dovrebbero organizzare la protesta sono legate ad interessi con il padronato ed il governo che li portano ad esprimere interessi che sono addirittura confliggenti con quelli dei loro "rappresentati". Il legame aureo si chiama sussidiarietà e si concretizza negli enti bilaterali e nella legislazione paragovernativistica. Le organizzazioni di base che si mobilitano riescono a realizzare manifestazioni imponenti ed assai sentite che tuttavia vengono deliberatamente ignorate dai massmedia, dal Parlamento e dai Partiti che le considerano poco meno che espressioni di un sovversivismo sociale da controllare e considerare meri problemi di ordine pubblico.
 La situazione dell'Italia degrada. Stiamo diventando la Tunisia d'Europa. Un Paese per turisti e come diceva sprezzantemente un vecchio operaista che ho tanto stimato "un paese di camerieri". Marchionne si permette di sfottere il Parlamento raccontandogli la favoletta di una Fiat che  ha il "cuore" in Italia anche se porta "il cervello" a Detroit o New York. Oggi sentivo un senatore in TV che gli dava ragione, sostenendo che la logica multinazionale non può essere evitata e la Fiat deve fare la sua strada. Il Parlamento ha ascoltato facendo finta di credervi le barzellette di una utilizzazione al quaranta per cento degli impianti che potrebbe essere raddoppiata all'ottanta per cento se gli operai decidono di farsi mettere la cavezza, di non scalciare, di stare dieci ore a digiuno compiendo in tutte le ore sempre lo stesso numero di movimenti programmati dal sadico inventore del WCM.
 I politici italiani hanno fatto finta di credere alle mirabolanti e sarcastiche proposte di Marchionne. Anche le tre Confederazioni. Naturalmente, non ci sarà alcuna reazione tranne quella inevitabili dei lavoratori che di volta in volta  sono vittime designate dei progetti aziendali.
  In Italia cova un terribile malessere, una collera sociale che può diventare spaventosa. Nanni Moretti dice che questo non è paese da insurrezioni. Ma la manifestazione delle donne " se non ora quando" ha messo in luce una corda quasi lesionata, quasi rotta. La gente reagisce al precariato, alle privatizzazioni, ai bassissimi salari, alla prospettiva di non avere mai una pensione.... Cgil, Cisl, Uil, il PD, il Parlamento, il Governo fanno da tappo
ed impediscono l'organizzazione di una dura protesta. Ma la molla non può essere tenuta compressa troppo a lungo e prima o poi scapperà di mano ai giudiziosi collaborazionisti
con la pancia piena che il Regime riempie di medaglie ma che non incantano più nessuno perchè non hanno più il monopolio della comunicazione.
Pietro Ancona
 
http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/why-there-s-no-revolution-in-israel-1.343652 

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, February 20, 2011 5:14 PM
Subject: Lo sciopero che non ci sarà


Lo sciopero che non ci sarà

   Siamo al venti febbraio e lo sciopero generale richiesto a gran voce dalla Fiom sin dal 16 ottobre dell'anno scorso non è stato ancora proclamato e probabilmente non lo sarà mai.. Ammesso che oggi la CGIL decida di metterlo in calendario dovrebbe passare almeno due mesi di tempo per la sua preparazione e realizzazione. Si dovrebbe riunire il Comitato Direttivo e tra questa riunione e lo sciopero ci vorrà un lasso di tempo. Arriveremmo a maggio, oltre un anno dopo gli scioperi generali che si sono avuti in Europa, dalla Grecia alla Spagna alla Francia al Portogallo all'Irlanda alla stessa Inghilterra che ha avuto anche dure manifestazioni di protesta degli studenti contro l'aumento delle tasse universitarie che escludono dagli studi superiori la classe operaia e gran parte del ceto medio. Non siamo saliti sul carro della protesta  contro la "crisi" che la stretta liberista ha
scatenato in tutto l'occidente allo scopo di  realizzare la liquidazione del ceto medio attraverso la sua pauperizzazione, di cancellare la civiltà del welfare, di ridurre alla fame "la bestia" (così la Tatcher e Reagan chiamavano lo Stato) licenziando milioni di persone e di avviare una nuova società fatta da ricchi e ricchissimi da un lato  in numero limitato in mezzo ad una popolazione impoverita.  Tremonti e Sacconi si sono vantati in Europa di avere fatto una fondamentale "riforma" delle pensioni senza alcun dibattito parlamentare
e con l'assenso dei sindacati. Anche l'ondata delle manifestazioni che stanno investendo tutto il mondo arabo sembrano lasciare del tutto indifferente la CGIL  che non se ne occupa. Eppure, alla base dei moti che hanno portato e stanno portando alla fine delle dittature c'è un enorme problema di salari ed anche di fame, un bisogno di pane e lavoro che si è unito alla richiesta di vivere con dignità e diritti di cittadini e non da sudditi.
 Lo sciopero generale quindi risulterebbe anacronistico. Tutti i giochi si sono fatti alcuni con la collaborazione della Cisl e dell'Uil. La CGIL è sembrata frenata soltanto dalla esigenza di non perdere la faccia. Se non fosse stato per questo avrebbe aderito volentieri agli accordi stipulati dagli altri. Il sistema dei diritti sociali e sindacali dei lavoratori è stato gravemente indebolito da scelte governative e legislative che lo hanno pesantemente invalidato senza registrare niente di più di qualche flebile lamento. Mentre lo scontro si inaspriva nelle fabbriche ed il Parlamento varava il famigerato "collegato" lavoro, la CGIL
firmava il patto sociale per almeno quattro punti. Non ha firmato il quinto  dedicato alla produttività e vi traccheggia attorno in attesa di spegnere l'ira dei metalmeccanici  che con i decreti Marchionne di Pomigliano e di Mirafiori dovranno adattarsi, se vogliono portare a casa un pezzo di pane, alla vita della fabbrica italia, una fabbrica-caserma nella quale sono stati militarizzati. La Fiat non è del resto nuovo a queste parentesi fasciste nelle sue fabbriche. Magari si rammarica oggi di non potere applicare agli operai il Codice Militare di Guerra a suo tempo usato. La questione della scuola è stata chiusa con il licenziamento di 120 mila professori e maestri e la dequalificazione del servizio con classi superaffollate assistite da meno insegnanti e con meno materie. Anche la cosidetta riforma universitaria è stata congegnata per renderne più difficile l'accesso e per avviare gli atenei verso gestioni sempre più condizionate dai privati. Le assunzioni  si fanno anche nella pubblica amministrazione in forma precaria. La legge Biagi che ha già spezzato le ali alle nuove generazioni che ne vengono schiavizzate e costrette a basse remunerazioni spesso quasi ridicole, è diventata la forma quasi esclusiva di assunzione. Il posto a tempo indeterminato è diventato una rarità tanto da indurre la televisione La7 ad organizzare una trasmissione in cui si avrà per premio  un posto a tempo indeterminato. Hanno voglia Draghi  e Ferrarotti a denunziare il precariato, a invitare (ferrarotti, monicelli) i giovani a ribellarsi alla legge Biagi. La signora Camusso fa finta di non sentire, il suo orecchio è sintonizzato sul PD che vuole il precariato perchè fa comodo alle Cooperative ed alle associazioni padronali che
vorrebbe conquistare e farsi appoggiare per sostituire il centro destra senza cambiarne le scelte politiche,.
 La vicenda Fiat si è conclusa con la presa d'atto prima del Governo e poi del Parlamento della linea Marchionne che ha comunicato le intenzioni della multinazionale di trasferire il suo cervello da Torino a Detroit o New York lasciando in Italia, bontà e sentimentalismo
di uno che ha la residenza fiscale in Svizzera, il "cuore"...Il cuore sarebbe costituito da alcuni stabilimenti che con un fumus giuridico appartengono a Newco e che l'unica cosa certa è che sono stati trasformati in una sorta di penitenziari, di lavori forzati, per gente che deve sudare sangue per portare a casa 1200 euro. I rpogrammi Fiat per l'Italia sono coperti da un grande segreto che probabilmente nasconde il vuoto totale. L'unica cosa certa è che avremo almeno un anno di cassa integrazione. Poi si vedrà. Alla Jeep torinese  fanno finta di crederci in tanti a cominciare dal sindaco Chiapparino, ma molti sono a ragione scettici e dubitano che si farà mai.... In quanto ai piani di riconversione di Termini Imerese che godono in un patrimonio di 450 milioni di euro di denaro pubblico il pessimismo è d'obbligo. Forse gli unici che ne ricaveranno davvero qualcosa sono gli investitori presentati dal Ministro Romano e dal Presidente Lombardo.
  Tutte le vicende che sono state segnalate drammaticamente all'opinione pubblica dagli operai stiliti o autocarcerati come quelli dell'Asinara  restano aperte ed insolute. Il governo osserva il principio liberista "lasseir faire, laissez passer", principio emulato dal PD e dai suoi nuovi  giuslavoristi Ichino, Letta, Treu, Colannino e quindi coinvolgente la CGIL che si limita a dare una assistenza per i singoli casi giocando di rimessa e limitandosi a qualche modesta richiesta di carattere assistenzialistica.
 Intanto il mondo del lavoro italiano è in piena rivoluzione padronale. Si stipulano soltanto accordi in deroga ed i ccnl di fatto sono stati stracciati. Oramai sono obsoleti. La "modernità", nuovo Molok dei neocon bipartisan italiani, esige per ora i contratti aziendali. Domani magari avremo soltanto il contrattino individuale preparato dall'ufficio risorse umane delle aziende che i singoli lavoratori potranno soltanto firmare. Tacere, obbedire e versare il sangue alla catena di montaggio o nei cantieri! I sindacati che si oppongono a questa svolta appoggiata dal novanta per cento del parlamento italiano non sono patriottici e saranno isolati senza alcuno scampo  dall'establishment dei palazzi della politica, considerati quasi eversivi e vicini ai centri sociali che nel gergo della destra italiana significa "terroristi".
  Il contesto politico in cui si sviluppa questa martellante offensiva contro la classe operaia italiana è quella di un Parlamento in crisi morale spaventosa con deputati che ogni giorno raggiungono la maggioranza di Berlusconi nonostante questo sia divenuto persona scandalosa in tutto il mondo per le sue frequentazioni con prostitute. Questo signore, seduto su una montagna di miliardi di euro guadagnati con il monopolio della pubblicità
ora attacca la Corte Costituzionale, la Magistratura e, tutte le volte che può, il Presidente della Repubblica. La corruzione del Parlamento serve a fare leggi di stravolgimento della Costituzione. La CGIL non si fa carico dei pericoli che incombono sulla libertà e neppure per questa gravissima ragione si decide a chiamare alla lotta.
  Pietro Ancona


http://www.lanostratv.it/programmi-tv/la-7-offre-posti-di-lavoro-a-tempo-indeterminato-in-diretta-tv-e-giusto/   
http://www.youtube.com/watch?v=GcR4yRAU9_I   
http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=14898   

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sabato 26 febbraio 2011

Un film già visto! La Libia come l'Iran...

A scorrere oggi le immagini delle televisioni, a leggere i giornali compresi quelli di "sinistra" si rivede lo stesso film dei dittatori cattivissimi che opprimono i loro popoli e si dedicano a sadici spargimenti di sangue. Questo film l'abbiamo visto prima e durante la prima guerra dell'Irak (Desert Storm), della guerra per il Kossovo e per la disintegrazione della Jugoslavia, della seconda guerra contro l'Irak alla ricerca di armi di distruzione di massa che non si trovarono mai, della guerra contro l'Afghanistan alla ricerca di Bin Laden e dei terroristi che avrebbero fatto crollare le Torri gemelle, delle manifestazioni in Iran contro Ahmadinjed. C'è una novità importante: alla batteria massmediatica occidentale si sono unite le due emittenti televisive arabe AlJazeera e Al Arabia che hanno assunto il monopolio della informazione di quanto avviene da quelle parti tutto rigorosamente nello interesse dei plurimiliardari feudatari dell'Arabia Saudita e della nuova borghesia "liberista" che in tutto il Nord Africa e nella penisola arabica vorrebbe fare affari con gli occidentali, arricchirsi e che è sempre più insofferente per le quote di reddito che in Iran ed in Libia sono assorbite dal welfare, dai salari e dagli investimenti sociali.

Altre informazioni non possiamo averne. Abbiamo già visto nel 2003 le cannonate del carro armato americano contro le finestre del decimo piano dell'Hotel Palestine Ginevra abitato da giornalisti. Abbiamo visto il terrore sul viso di Giuliana Sgrena ferita e salvata dalla morte dall'eroico Calipari. Ad oggi 400 giornalisti sono stati uccisi nelle zone di guerra. I pochi che riescono a seguire il fronte o lavorano nelle zone occupate debbono essere autorizzati dai Comandi Militari USA ed i loro servizi vengono rigorosamente censurati.-

Tutto quello che abbiamo saputo o che sappiamo delle zone "calde" del pianeta dove gli americani portano la loro "pace" assieme a pacchetti di "diritti umani" viene filtrato dai servizi di informazione. I servizi ammettono soltanto giornalismo "embedded", militante anzi....militarizzato.

Oggi la Stampa di Torino portava a grandissimi titoli questa dichiarazione di Gheddafi: "Chi non è con me deve morire!" frase smentita ieri sera da un giornalista di rai new24 attribuendola ad un errore di traduzione. In effetti Gheddafi ha detto: " Se il popolo non mi vuole, merito di morire!. Nonostante la correzione la frase manomessa è stata riportata da tutta la stampa italiana e credo mondiale e l'intervento di correzione è stato ignorato. Montagna di menzogne si sommano a montagne di menzogne. Alcune di queste sono anche grossolane e ridicole come quella delle fosse comuni che non erano altro che immagini vecchie di un anno del cimitero di Tripoli. Ma la scienza della disinformazione non bada a queste quisquilie. Anche se la notizie è falsa in modo strepitoso viene messa in circolo lo stesso sulla base di un principio di sedimentazione di un linguaggio, di una cultura dell'avvenimento che qui sarebbe troppo lungo discutere. Insomma anche se falsa si incide nella memoria del pubblico.

La rivolta popolare o meglio il golpe contro il despota Gheddavi, è mossa dalle stesse forze che si agitano contro Ahmadinjed e ne reclamano la morte; è la borghesia che vorrebbe fare affari con l'Occidente, arricchirsi e che non sopporta il monopolio statale

sul petrolio e sul metano e vorrebbe che i proventi non fossero tutti investiti in sanità, pensioni, opere pubbliche, salari, scuola...La Libia ha dato sicurezza e benessere a tutti i suoi abitanti e per quaranta anni ha assorbito per quasi la metà della sua popolazione immigrati dai paesi poveri dell'africa. Anche centinaia di migliaia di egiziani lavorano in Libia. E' stato ricordato che il reddito procapite è il più alto dell'Africa, la vita media è di 77 anni pari a tre volte quella africana ed il livello di scolarizzazione assai alto.

Alla insofferenza della borghesia che vorrebbe arricchirsi subito bisogna sommare un dato

regionale e tribale. La Libia è l'unione di tre regioni. La Cirenaica, la Tripolitania ed il Fezzan. La Cirenaica è luogo in cui era radicata la monarchia e non ha mai accettato del tutto di essere governata da Tripoli. Sul risentimento dei cirenaici e sulle pretese della borghesia si è costruito il blocco di forze, sostenuto dagli USA, che forse sta per abbattere Gheddafi.

Purtroppo il regime non ha tenuto conto che 42 anni sono tanti, tantissimi e che il potere si corrompe ed invecchia. Lo stesso Gheddafi è molto invecchiato. Fa impressione vedere che il secondo uomo della Libia è uno dei figli di Gheddafi e che non si vede non emerge un gruppo dirigente che pure c'è stato se ha fatto moderna e forte la Nazione. Oggi il regime non ha una classe dirigente in grado di proporsi e di cimentarsi con il futuro. Questo pesa, pesa l'idea di Gheddafi di sentirsi eterno ed insostituibile se non con qualcuno del suo stesso sangue. Ma i suoi oppositori sono una pure e semplice riedizione del colonialismo e dei suoi ascari che Gheddafi scacciò con la rivoluzione indolore di quaranta anni fa. La libia peggiorerebbe se passasse dalla gestione arcaica del potere di Gheddafi a quella del principe ereditario di re idris e dei petrolieri e generali USA che gli stanno dietro.

Può darsi che diventi un protettorato USA come l'Irak.

Pietro Ancona

                                             ****

 

venerdì 25 febbraio 2011

ricordo di luigi granata

Luigi Granata

 

E' mancato all'affetto della famiglia, degli amici e dei socialisti siciliani Luigi Granata.

E' stato per anni esponente di rilievo del PSI, deputato all'Ars , segretario regionale del Partito e assessore all'industria del governo siciliano. Fu sempre dalla parte dei lavoratori e della Sicilia. Nel governo siciliano si distinse per l'attenzione ai problemi della industrializzazione e fu legato alle lotte dei minatori e dei contadini.

Attento alla memoria del movimento operaio dell'Isola organizzò ad Agrigento, nel 1975, un convegno di studi storici e politici sui Fasci Siciliani

con la collaborazione del professore Giuseppe Giarrizzo ed altri eminenti storici. Il recupero della esperienza dei Fasci, fino ad allora ignorato dalla storiografia come tante cose che riguardano il Mezzogiorno degli anni successivi il Risorgimento, contribuì alla delineazione della identità socialista radicandone il pensiero nella memoria

di una assai intensa stagione di lotte e di elaborazione ideologica che portò il gruppo dirigente socialista siciliano al livello della socialdemocrazia europea e dei sindacati francesi.

Fu attento alla storia del socialismo agrigentino. Si occupò in particolare della memoria di Giosuè Fiorentino, eminente socialista di Palma di Montechiaro, punto di riferimento dei braccianti poveri del suo paese che il PSI amministrò per tantissimi anni eleggendo a Sindaco Domenico Aquilino, maestro di scuola e uomo integerrimo.

Sono stato con lui e con Fausto D'Alessandro consigliere comunale di Agrigento. Fummo eletti tutti e tre sconfiggendo la vecchia guardia rappresentata dal professore Antonino Bosco che fu Vice Sindaco della città e che dovrebbe essere ricordato come persona di grande umanesimo socialista.

Nonostante invitati da Vincenzo Foti, Sindaco della città a fare una riedizione del centro-sinistra ci rifiutammo sempre e restammo alla opposizione. Pensavamo che avendo la DC

più di 21 Consiglieri su 40 il potere nostro di condizionamento sarebbe stato nullo. Argomento vero e non vero dal momento che la DC era spaccata in due gruppi tra bonfigliani e laloggiani. Ma eravamo "afflitti" da un inguaribile idealismo ed oggi saremmo stati additati come fondamentalisti.

Gli fui compagno di scuola alle secondarie. Naturalmente era il più bravo della classe.

Spero che un giorno possa rinascere il grande partito socialista impregnato di cultura, di idealità, di fervore che abbiamo conosciuto negli anni della nostra giovinezza.

Pietro Ancona

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giovedì 24 febbraio 2011

fidel castro interviene sulla crisi libica

Il petrolio si è trasformato nella principale ricchezza nelle mani delle transnazionali yankee; attraverso questa fonte di energia hanno potuto disporre di uno strumento che ha accresciuto considerevolmente il loro potere politico nel mondo. Fu la loro principale arma quando decisero di liquidare con facilità la Rivoluzione Cubana non appena vennero promulgate le prime leggi giuste e sovrane nella nostra patria: privarla del petrolio.

Su questa fonte di energia si è sviluppata la civiltà attuale. Il Venezuela è stata la nazione di questo emisfero a pagarne il maggior prezzo. Gli Stati Uniti si fecero padroni degli enormi giacimenti di cui la natura aveva dotato questo paese fratello.

Alla fine dell'ultima Guerra Mondiale si iniziò ad estrarre dai giacimenti dell'Iran, come pure da quelli dell'Arabia Saudita, dell'Iraq e dei paesi arabi situati vicino a quelli, sempre più rilevanti quantità di petrolio. Il consumo mondiale è aumentato progressivamente fino alla favolosa cifra di circa 80 milioni di barili al giorno, compresi quelli che si estraggono nel territorio degli Stati Uniti, a cui si sono ulteriormente sommati il gas, l'energia idraulica e quella nucleare. Fino all'inizio del XX secolo il carbone era stato la fonte fondamentale di energia che aveva reso possibile lo sviluppo industriale, prima che si producessero migliaia di milioni di automobili e motori consumatori di combustibile liquido.

I rifiuti del petrolio e del gas sono associati a una delle maggiori tragedie, assolutamente non risolta, che soffre l'umanità: il cambiamento climatico.

Quando la nostra Rivoluzione vide la luce, l'Algeria, la Libia e l'Egitto non erano ancora produttori di petrolio e gran parte delle sostanziose riserve di Arabia Saudita, Iraq, Iran ed Emirati Arabi dovevano ancora essere scoperte.

Nel dicembre del 1951 la Libia si trasforma nel primo paese africano a conquistare l'indipendenza dopo la Seconda Guerra Mondiale, in cui il suo territorio fu scenario di importanti combattimenti tra le truppe tedesche e quelle del Regno Unito, che diedero fama ai generali Erwin Rommel e Bernard L. Montgomery.

Il 95% del suo territorio è totalmente desertico. La tecnologia ha permesso di scoprire importanti giacimenti di petrolio leggero di eccellente qualità che oggi raggiungono un milione 800 mila barili al giorno e abbondanti depositi di gas naturale. Tale ricchezza le ha permesso di ottenere un'aspettativa di vita che raggiunge quasi i 75 anni, e le più alte entrate pro capite dell'Africa. Il suo arido deserto è ubicato su un enorme lago di acqua fossile, equivalente a più di tre volte la superficie di Cuba, che le ha reso possibile costruire un ampia rete di tubature di acqua dolce che si estende per tutto il paese.

La Libia, che aveva un milione di abitanti al momento dell'indipendenza, ne conta oggi più di 6 milioni.

La Rivoluzione Libica avvenne nel mese di settembre del 1968. Il suo principale dirigente era Muammar-al-Gheddafi, militare di origine beduina, che nella sua prima gioventù si ispirava alle idee del leader egiziano Gamal Abdel Nasser. Non c'è dubbio che molte delle sue decisioni siano da collegarsi ai cambiamenti che si produssero quando, come in Egitto, una monarchia debole e corrotta venne rovesciata in Libia.

Gli abitanti di questo paese hanno millenarie tradizioni guerriere. Si dice che gli antichi libici facevano parte dell'esercito di Annibale quando fu sul punto di liquidare l'antica Roma con la forza che attraversò le Alpi.

Si potrà essere o no d'accordo con Gheddafi. Il mondo è stato invaso da ogni tipo di notizia, specialmente con l'impiego dei mezzi di informazione di massa. Si dovrà aspettare il tempo necessario per conoscere in modo rigoroso quanto ci sia di verità o di menzogna, o il groviglio dei fatti di ogni tipo che, in mezzo al caos, si sono prodotti in Libia. Ciò che per me è assolutamente evidente è che il governo degli Stati Uniti non è assolutamente preoccupato per la pace in Libia, e non esiterà a dare alla NATO l'ordine di invadere questo ricco paese, forse nel giro di poche ore o di pochissimi giorni.

Coloro che con perfide intenzioni hanno inventato la menzogna secondo cui Gheddafi si sarebbe diretto in Venezuela, come hanno fatto la sera di domenica 20 febbraio, hanno ricevuto oggi una degna risposta dal Ministro delle Relazioni Estere del Venezuela, Nicolas Maduro, quando ha dichiarato testualmente che esprimeva “l'auspicio che il popolo libico trovi, nell'esercizio della sua sovranità, una soluzione pacifica alle sue difficoltà, che preservi l'integrità del popolo e della nazione libica, senza l'ingerenza dell'imperialismo...”

Per parte mia, non immagino il presidente libico che abbandona il paese, eludendo le responsabilità che gli vengono addossate, siano o no false in parte o nella loro totalità.

Una persona onesta sarà sempre contro qualsiasi ingiustizia venga commessa con qualsiasi popolo del mondo, e la peggiore, in questo momento, sarebbe quella di stare in silenzio davanti al crimine che la NATO si prepara a commettere contro il popolo libico.

La dirigenza di questa organizzazione bellicista ha fretta di compierlo. E' doveroso denunciarlo!

 

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21 febbraio 2011

 Dalla Libia un duro colpo all'Italia

 

Una intensa e martellante campagna propagandistica sta accreditando la menzogna di un leader che massacra il suo popolo con una repressione feroce fatta anche di bombardamenti aerei. Si parla di diecimila morti che naturalmente si attribuiscono a responsabilità di Gheddafi e del suo governo. Una potente e quasi impenetrabile cortina fumogena si è alzata sugli avvenimenti. Filtrano solo le "notizie" confezionate dalla batteria massmediatica occidentale. Gheddafi si trova nella condizione in cui venne a trovarsi Milosovic durante la crisi del Kossovo nella quale fu fatto credere all'opinione pubblica mondiale un genocidio a danno degli albanesi quando invece erano i serbi ad essere rastrellati, uccisi o costretti a scappare dalle loro case. I massmedia arabi più importanti di proprietà dell'Arabia Saudita forniscono la versione quotidiana degli avvenimenti e partecipano attivamente alla congiura mediatica. Gli insorti vengono fatti passare per inermi cittadini amanti della libertà e della democrazia e non viene spiegato come abbiano fatto a conquistare militarmente tante città. Si tratta di un colpo di Stato con epicentro in Cirenaica che è stato minuziosamente preparato dagli USA e da Israele che in questo modo regolano i conti con una realtà nazionale da sempre autonoma e non asservita come la Tunisia, l'Egitto, il Marocco, lo Yemen, la Giordania, agli interessi coloniali e geostrategici dell'Occidente. La posta in gioco è una profonda modificazione degli equilibri politici che non mette in discussione il lager di Gaza e che probabilmente si estenderà al controllo di tutto il Libano. Da questa crisi abilmente manovrata dagli USA esce anche una Italia più debole che dovrà rinegoziare gli accordi sugli approvvigionamenti di gas e di petrolio con i nuovi padroni americani ed i loro prestanomi. L'Italia e la Libia hanno realizzato per tantissimi anni una politica di pace e di cooperazione basata sulla esistenza del metanodotto ideato e concepito in Sicilia dall'Ente Minerario Siciliano a suo tempo proposto come alternativa vincente al trasporto del gas con navi. E' un durissimo colpo alla economia italiana ed alla sua sicurezza energetica. L'Italia uscirà da questa crisi con le ossa rotte. Questa crisi si sommerà alle tante altre che riguardano la nostra industria manifatturiera a cominciare dalla Fiat e renderà assai difficile e problematico il recupero. I guai non arrivano mai da soli!

Non sappiamo quale sarà il destino della Libia e se resterà unita o si frammenterà in due o tre staterelli secondo la tecnica del salame affettato che gli USA praticano con successo da anni a cominciare dalla Corea. Può darsi che Gheddafi non sarà in grado di continuare a controllare la Tripolitania anche perchè ha gestito il governo soltanto in termini familistici e senza proporsi la costruzione di un gruppo dirigente forte e preparato per lo Stato. Gheddafi è anziano e non ha successione dentro l'attuale dirigenza. Ha fatto una politica che ha garantito ricchezza ed indipendenza alla Libia ma non ha curato lo Stato che è sempre stato una specie di masseria. Ma certamente le condizioni del suo popolo sono migliori di quelle che hanno portato alla rivolta i tunisini e gli egiziani. La Libia ha sempre avuto un grande numero di lavoratori stranieri ai quali ha dato da mangiare per tanti decenni ed il reddito dei suoi sei milioni di abitanti è stato di 15 mila dollari contro gli 8 mila della Tunisia, i 4.300 del Marocco ed i 5000 mila dell'Egitto. Certamente ci sono problemi di diseguale distribuzione del reddito e di riforme ma non si può dire che la popolazione libica non abbia fruito dei proventi del petrolio in misura certamente maggiore di quella che gli USA concedono in Iraq. La fine della Libia indipendente si rifletterà sull'Europa che dovrà fare i conti con una nuova situazione per gli approvvigionamenti energetici dal Sud e non è detto che gli USA non preparino un colpo per spezzare le reni alla Russia che non ha voluto fare gestire agli oligarchi integrati nelle multinazionali di Wall Street le sue risorse petrolifere ed i suoi gasdotti.

Tutte le pedine che gli USA muovono sullo scacchiere mondiale sono finalizzate agli interessi particolari del suo imperialismo. Sono tutte pedine.

 

Non c'è e non ci sarà mai una politica di pace ed Obama non solo non è diverso da Bush nel suprematismo a stelle e strisce ma è ancora più pericoloso per la capacità di manipolazione. Ricordate che fece credere di essere con il Presidente dell'Honduras nello stesso giorno in cui questi veniva rapito da un aereo militare americano! Continua una guerra senza fine in Afghanistan ed a diffondere la favole di AlQaeda e del terrorismo per giustificare il lager e le torture di Guantanamo.

Pietro Ancona

 

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mercoledì 23 febbraio 2011

la rottura dello Stato Libico, la secessione della Cirenaica

Giusto piangere i morti libici. Giusta l'esecrazione del tiranno e della sua famiglia di spocchiosi dissipatori. Ma tutto l'Occidente oggi in gramaglie non versò una sola lacrimuccia per le centinaia di morti egiziani e neppure per tutti gli altri che hanno pagato con la vita la richiesta di pane e giustizia

La rivolta libica è diversa: è una secessione tribale sollecitata da forze straniere legate al controllo del petrolio.La secessione della Cirenaica nè è una prova.... Ha ragione Berlusconi ad avvertire sui pericoli del dopo Gheddafi. L'Italia rischia di essere trascinata nell'abisso e non solo per i pericoli delle ondate migratorie ma per gli interessi energetici e commerciali...

Non ho dubbi che il prossimo colpo sarà sferrato contro la Russia. La cupola criminale delle multinazionali con sede a Wall Street ha deciso di fare fuori l'Eni e l'Italia e farà di tutto per sfasciare la Russia dopo il fallimento del suo tentativo di impadronirsi del gas con l'Oligarca che Putin tiene giustamente in galera...

 

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Pietro Ancona

Pubblicato da pietro a 07:08 0 commenti  

Emanuele Macaluso ricorda Mimì La Cavera

La scomparsa di Mimì La Cavera

 

di Alessia Bivona

Macaluso ricorda La Cavera. La legge per l’industrializzazione della Sicilia, la rottura con la Confindustria nazionale e la destra Dc, fino al sostegno alla svolta anti-racket di Lo Bello.

 

 Il patriarca dell’industrializzazione in Sicilia, il grande vecchio dell’economia nell’isola, l’uomo delle battaglie per portare l’Eni di Enrico Mattei in Sicilia, il padre nobile del milazzismo, l’industriale con il sogno dello sviluppo della Sicilia se n’è andato ieri, alle 7.30 del mattino nell’attico di via Libertà dove, dopo tanti anni vissuti a Roma, era tornato ad abitare con la compagna Eleonora Rossi Drago, la celebre attrice scomparsa quattro anni fa.

L’ingegnere Domenico La Cavera, per gli amici Mimì, aveva 95 anni e l’inusuale talento di una straordinaria lungimiranza. Per il suo novantesimo compleanno era arrivato a Palermo a festeggiarlo l’allora presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. «Un uomo tutto d’un pezzo, che ha combattuto sempre per lo sviluppo della Sicilia. Uno che non si è mai arreso, e non si è mai venduto ai padroni». La voce al telefono è di un commosso Emanuele Macaluso, tra i più vicini testimoni della vita e dell’impegno di La Cavera.

 

Macaluso, avete attraversato insieme le più grandi trasformazioni sociali del Paese e della Sicilia.

Conoscevo Mimì da 65 anni, da quando io, allora 23enne, ero segretario della Cgil e lui presidente degli industriali. Da sempre il nostro è stato un rapporto di leale contrapposizione anche nelle stagioni di lotte aspre, di occupazioni dei siti industriali.C’era un fronte comune per sostenere lo sviluppo di una classe imprenditoriale siciliana. Eravamo alleati in questa battaglia, gli industriali siciliani e il sindacato, e avevamo l’appoggio politico di Alessi, Milazzo e degli sturziani. Mimì riteneva, con l’ambizione tipicamente lacaveriana, che questa legge sarebbe stata una importante leva per la trasformazione della classe dirigente. Al posto di una tramontata aristocrazia legata al latifondo poteva subentrare nei nuovi scenari politici una borghesia legata all’industria.

 

L'affermazione di una classe imprenditrice locale diventò poi un tema politico.

Il disegno di Mimì fu avversato dalla destra Dc di Giuseppe La Loggia e dai poteri forti che avrebbero preferito che la Sicilia restasse terra di colonizzazioni. Mimì ruppe il monopolio del petrolio nell’Isola, affiancando a GulfOil l’Eni di Mattei. Causò una frattura fra Sturzo e Alessi, ruppe con la Confindustria nazionale, con il partito liberale. Finì al centro di uno scontro non solo economico, ma anche politico. E la sua figura non fu più quella di un rappresentante di una categoria produttiva, ma assunse le dimensioni e i contorni di un soggetto politico.

 

Siamo nella seconda metà degli anni Cinquanta. Nasce il governo Milazzo, sostenuto tra gli altri sia dal Pci che dall’Msi. Un embrione di federalismo.

Milazzo prende le redini nel ‘58. La Malfa benedice l’operazione. E’ l’inizio di uno scontro detonante all’interno della destra, di una profonda frattura col governo nazionale. Il sicilianismo resta uno dei principi più solidi delle vedute di La Cavera. Anche dopo la crisi del milazzismo. Lui dirige la Sofis. Passa alla Cassa del Mezzogiorno. Poi alla Svimez, e la sua azione politica si distingue sempre per lo spiccato impegno a favore del Sud e della Sicilia.

 

La Cavera è stato meridionalista prima ancora che si parlasse di federalismo.

Mimì La Cavera non si è mai venduto ai padroni. Parole come queste oggi suonano strane. Non ha mai cambiato una casacca per convenienza politica o economica, né per convenienza di posizione personale. La fermezza della sua linea è uno dei motivi per cui è diventato nel corso dei decenni uno dei principali punti di riferimento nel panorama economico, politico e culturale. Il suo valore, la sua coerenza sono stati sempre riconosciuti. La stessa Confindustria siciliana gli ha riconosciuto la presidenza onoraria per chiudere un passato di rapporti travagliati. Negli ultimi anni Mimì ha sostenuto l’impegno antimafia di Ivan Lo Bello.

 

Per lei non era solo un co-protagonista di molte battaglie, era anche un amico.

Da un rapporto di lealtà, di stima reciproca, di collaborazione è nata poi una grande amicizia. Che si è consolidata sui grandi temi e nella unione di vedute, ma si è consolidata poi nei gesti quotidiani. Mimì da trent’anni ogni giorno mi telefonava alle 7.30. Era una delle prime chiamate della giornata, chiacchieravamo della situazione politica, economica. Dei fatti nazionali e delle storie siciliane. E’ difficile pensare a una quotidianità senza le sue sfuriate, le sue battaglie, senza i suoi strali contro la malapolitica. L’Italia ha perso un grande uomo.

 

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martedì 22 febbraio 2011

E' l'ENI l'obiettivo della insurrezione contro Gheddafi?  

 

Bisogna capire bene da che cosa è fatta l'insurrezione contro Gheddafi in Libia, quanto c'è di sofferenza popolare e giovanile e quanto di interessi tribali che si sono aggrovigliati con quelli USA e delle multinazionali dell'Energia.

 

Quello che è certo è che il metanodotto che porta il gas dall'Algeria alla Libia alla Sicilia è fermo. Non escludo che una vittima designata di questa rivolta sia l'Eni e comunque la politica commerciale autonoma dell'Italia che gli USA hanno "subito" con molti mal di pancia. Il PD maramaldesco farebbe bene a stare più accorto nelle critiche ed a distinguere l'Italia da Berlusconi e la Libia da Gheddafi

 

La grandiosa opera di pace del metanodotto, estranea agli interessi delle Sette Sorelle, garantisce energie e benessere da trenta anni all'Italia, all'Algeria, alla Libia. Gli Usa sono stati ostili da sempre.

La politica fatta dal governo italiano nei confronti della Libia e della Russia è la meno berlusconiana fatta dal Governo Berlusconi. Viene da molto lontano, dalla illuminata apertura terzamondista e pacifista di La Pira e Moro, di Nenni e di Fanfani.

Gli obiettivi dei rivoluzionari in Libia non sono chiari, non sono stati espressi. L'anelito di libertà e di democrazia si esprime in modi diversi.

Non difendo il regime di Gheddafi ma vorrei capire chi lo sta demolendo.

L'Italia rischia di essere travolta non solo da una ondata emigratoria ma dal crollo di suoi fondamentali interessi economici rollo che va a sommarsi alla crisi ed al trasferimento della Fiat in USA ed alla scomparsa della sua industria di base e manifatturiera.

Anche la pace potrebbe essere travolta da una crisi di tutta l'area del Mediterraneo dentro la quale mimetizzare l'attacco e l'incenerimento dell'Iran e la fine della Palestina.

 

Pietro Ancona

 

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la vendetta dell'Impero del KKK: Gheddafi via dalla Libiapubblicata

domenica 27 febbraio 2011

Il tiranno del mondo che impone a tutti gli Stati di parlare una sola lingua (la sua) si vendica della Libia che è riuscita a non farsi scippare il petrolio per quaranta anni. Reagan tentò di uccidere Gheddafi nell'86 con una incursione aerea su Tripoli. Ora si distrugge la nazione e si sconvolge il mediterraneo con milioni di sbandati disperati. Se Gheddafi non sarà ucciso dai killer della Shell sarà comunque um morto vivente come Arafat negli ultimi anni della sua vita.

Non si può dire che l'Impero del KKK abbia la saggezza che aveva Roma. Governo minacciando e con una rete di mille basi militari nucleari che intimidiscono i popoli e li costringono a deliberazioni disoneste ed opportuniste quando votano all'ONU. Anche l'Italia che esce con le ossa rotte dallo sconvolgimento libico con la perdita di un importante polmone energetico e commerciale che si tradurrà in una perdita secca del PIL per le conseguenze che ne avranno ENI FinMeccanica e altre fondamentali imprese è costretto a sospendere il trattato di amicizia con laLibia ed allinearsi agli ordini. Non è detto che la faccia franca. Dobbiamo ancora pagare il conto per Putin.

Pietro Ancona

http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Libia%2C+Obama+a+Gheddafi%3A+%27%27Vattene%27%27&idSezione=9844    

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, February 28, 2011 9:05 AM
Subject: l'invidia di Gianni De Michelis


    L'invidia di Gianni De Michelis  

     Gianni De Michelis, il dioscuro rampante  che con Martelli, negli anni della rifondazione socialista del Garofano  si assunse il compito di svellere le radici del socialismo e farne un moderna arma per una politica corsara al servizio di Ghino di Tacco in guerra continua con l'alleato dc ed il nemico pci, ieri parlava della fortuna che sarebbe toccata a Berlusconi che, come a suo tempo D'Alema, si trova nella condizione di arrecare servizi preziosi agli USA. D'Alema ebbe la opportunità di offrire basi militari ed aerei per bombardare Belgrado e quindi essere iscritto nell'albo degli amici della Casa Bianca. Berlusconi ha le stesse opportunità riferite alla Libia, nel caso che Gheddafi non accettasse l'esilio impostogli da Obama e decidesse di resistere e magari di farsi uccidere nella difesa della Libia.
    Questa singolare uscita di  De Michelis è davvero strabiliante! Il cinismo politico di cui
è frutto porta ad ignorare  gli interessi dell'Italia per la quale la caduta rovinosa di Gheddafi é una disgrazia con conseguenze pesanti sul piano economico e sociale. Che fine farà l'interscambio commerciale per miliardi di euro tra l'Italia e la Libia? Che cosa succederà al metanodotto? Quanto pagheremo il petrolio ed il gas? Quante migliaia di lavoratori occupati nelle aziende italiane in Libia resteranno senza lavoro? Quanti dei tre milioni di lavoratori stranieri che vivono da decenni in Libia si riverseranno verso il nostro Paese?
De Michelis sa benissimo che gli USA hanno fatto una doppietta con la messa in crisi di Gheddafi: hanno abolito la sovranità della Libia ed inferto un colpo durissimo all'Eni al quale fanno la posta da sempre, fin dalla uccisione di Mattei. Ma questo a lui ed alla ipocrita e disonesta casta politica italiana attenta soltanto alla carriera non importa proprio niente.
    Il pavido governo italiano è costretto a fare finta di niente. La sua meschina opposizione lo incalza per la cancellazione del trattato italo-libico. Berlusconi dovrà stare in riga e fornire il supporto militare se si deciderà di bombardare Tripoli al fine di spaccare in due od in tre la Libia oppure di mettere al potere la tribù fedele all'Occidente dell'ex re Idriss. Il benessere della Libia  sarà un ricordo del passato come quello dell'Iraq di Sadam Hussein che era diventato lo Stato più moderno industrializzato e colto tra i paesi arabi. Gli USA non sopportano la crescita di civiltà diverse da quella del suo capitalismo. Anche l'Iran dovrà essere schiacciata e riportata all'età della pietra. Tutta la polemica contro l'Islam ed il fondamentalismo islamico, contro il terrorismo, non è altro che il manifesto ideologico di un Impero che non accetta di convivere con entità autonome e culture diverse dalla sua. In lista di attesa per essere omologata con le buone o le cattive sta la Russia. Farebbe bene Berlusconi, prima che Obama decida di tirargli il collo e di ordinare ai suoi "fedeli" in Italia di rivedere tutto, a rivedere, se può, le sue posizioni verso Putin.
     Intanto dalla Libia giunge un pesante silenzio. Tutto si è fermato come se la macchina del tempo si fosse inceppata. Che fine hanno fatto i rivoluzionari? Che cosa ne è del tiranno Gheddafi chiuso nel suo bunker come Hitler secondo la descrizione della batteria massmediatica?
Persone provenienti da Tripoli intervistate da rai news 24 hanno detto che niente di quanto raccontato dalle televisioni e dalla stampa è vero. Tripoli è tranquilla e la vita vi scorre normalmente. E allora? Che cosa sta accadendo?
Sta accadendo che le orde monarchiche manovrate da Obama e dalla Clinton hanno avuto l'ordine di  congelare la "rivoluzione" in attesa dei negoziati con Gheddafi e la sua famiglia. Se questi accetterà di andarsene dal paese dove è nato e dove ha governato per quaranta anni non ci sarà bisogno dell'assalto finale al Palazzo d'Inverno. Se Gheddafi resisterà la Libia farà la fine dell'Irak e dell'Afghanistan: sarà invasa da truppe che  qualcuno nella sinistra fariseica italiana chiama "umanitarie". Vedremo in diretta lo spettacolo pirotecnico delle bombe al fosforo che illuminano il cielo di Tripoli. Lo stesso spettacolo che abbiamo visto sul cielo di Bagdad.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, March 04, 2011 10:05 AM
Subject: Scala mobile e salario minimo garantito

   La crisi libica ha infiammato l'inflazione per il rincaro della energia  a causa di una velocissima manovra sui prezzi in cui è  anche forte una componente di speculazione e di vera e propria rapina. L'effetto è immediato intanto sul costo dei carburanti che grava  sui lavoratori che nella loro grande maggioranza usano il mezzo privato per raggiungere le aziende e sui costi di produzione di generi alimentari che rincareranno tutti. Insomma tutto costerà da subito più caro. Altro effetto negativo  sarà prodotto dal federalismo municipale che aumenta le tasse  e dai rincari dei servizi delle ex municipalizzate. Insomma i salari e le pensioni già abbastanza rinsecchiti corrono il rischio di diventare evanescenti anche perchè sono fermi da circa venti anni. Dalla abolizione della scala mobile avvenuta il 21 luglio 1992 e dagli accordi di concertazione del 23 luglio 1993 ad oggi c'è stata una inesorabile progressiva svalutazione dei salari costretti quasi alla immobilità mentre tutto il resto è andato avanti secondo le leggi del mercato.  Salari e pensioni basse hanno contribuito
a non fare impennare di molto i prezzi data la minore possibilità di consumi di lavoratori e pensionati come dire che la povertà del popolo è servita a tenere in equilibrio il sistema. Ma è  catastrofica  la situazione  dei redditi fissi. Il 17 % dei pensionati di vecchiaia riceve un assegno inferiore a 500 euro mensili. Il 6 % dei lavoratori riceve un  "salario" inferiore a 500 euro al mese ed il 25 % sotto i 1000 euro.
 Questa situazione angoscia sopratutto i pensionati che non solo non hanno mezzi di difesa, ma sono stati  criminalizzati dal regime che li vuole vampiri delle risorse che spetterebbero ai giovani, propaganda alimentata anche da autorevoli economisti e professoroni come Monti, non promette niente di buono ed evolve verso il peggio. Diventeranno i pensionati italiani come i russi dopo la caduta dell'URSS costretti a mendicare per le strade ed a morire di freddo e di fame? Grave è la condizione dei lavoratori e delle loro famiglie. Sebbene l'economia italiana sembri in ripresa moltissime sono le ore di CIG. La contrattazione in deroga abbassa i minimi salariali ed i contratti in regime di precariato addirittura li dimezzano.  Insomma la situazione si sta facendo assai critica per la sopravvivenza. Il liberismo ha imposto regole che vanno ben oltre la legge bronzea dei salari di Ricardo. Non solo il salario non va oltre la sussistenza dei prestatori d'opera ma é spesso largamente al disotto. Si sopravvive con l'aiuto delle famiglie fino a quando questo sarà possibile. Tutti i milioni di giovani biagizzati sopravvivono con l'aiuto dei genitori e spesso anche dei nonni. Nessuno è in grado di reggersi da solo e non basta neppure  l'aiuto dello stipendio della compagna, se precaria.
  In queste condizioni diventa indispensabile il ripristino della scala mobile, di un meccanismo di indicizzazione dei salari e delle pensioni. La scala mobile può essere congegnata per evitare taluni effetti negativi che le sono stati attribuiti. Non è vero che favorisce l'inflazione se scatta  soltanto un paio di volte l'anno e sempre dopo la registrazione dell'andamento dei prezzi. Può addirittura essere uno strumento di contenimento di questi, perchè le aziende  e lo Stato aumentando prezzi e tariffe dovranno tenere conto delle ripercussioni.
  L'istituzione del Salario Minimo Garantito si rende indispensabile per tutta l'area del precariato e del lavoro immigrato. Ma farà bene a tutti  bloccare la tendenza allo scivolamento verso il basso dei salari. Sarà un fatto di civiltà e di rispetto della dignità.
 Eviterà l'imbarbarimento di una società che si spacca in due, da un lato i managers ed i politici che godono di retribuzioni scandalose e dall'altro i reietti che la morale liberista vorrebbe fare sentire falliti. Non è  un fallito un giovane che dopo essersi laureato  magari con tanto entusiasmo è costretto a servire in un ufficio per quattrocento euro al mese ma solo una vittima di un sistema che deve essere cambiato subito prima che sia troppo tardi.
  Si potrebbe rivendicare anche un tetto per gli amministratori ed i managers. Cosa giusta specialmente nella pubblica amministrazione dopo la scandalosa riforma Bassanini.
  Lo sciopero del 6 maggio prossimo affronta la questione salariale e delle pensioni? E' una domanda che mi pongo dal momento che mi pare prioritario mettere qualche cosa in più nelle tasche vuote dei lavoratori e dei pensionati.
  Pietro Ancona

http://www.cgilbi.it/_salari.html   
http://www.uilpensionati.it/Documents/Pubblicazioni/FEBBRAIO 2006 SINTESI rapporto inps istat.pdf

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From: pietroancona@tin.it
To: redazione@ilmanifesto.it
Sent: Sunday, March 06, 2011 10:44 AM
Subject: Fw: tristezze . Lettera a Valentino Parlato

Caro Parlato,
innanzitutto mi permetto correggere un suo impreciso ricordo: non è stato Bush a volere uccidere Gheddafi nell'86 ma Reagan. La casa bombardata è in Libia monumento nazionale a testimonianza di una violenza subita dall'Impero e che si può ripetere ed infatti si sta ripetendo. In secondo luogo mi permetto di osservare la mancanza di respiro politico del suo articolo di oggi "ipotesi sulla crisi libica" che vuole fare entrare, come si dice in Sicilia. " u sceccu pa cuda" ( il somaro per la coda) facendone una variante della grande rivolta giovanile che scuote l'Africa e la penisola arabica. Lei parla di una gioventù libica "mobilitata" contro il regime nientedimeno con le stesse parole d'ordine del libro verde di Gheddafi. Non mi pare che le facce patibolari e vissute del cosidetto consiglio rivoluzionario che siede a Bengasi e si proclama unico rappresentante della Libia sia proprio fatto da facce giovanili. A me sembrano vecchi arnesi che inalberano la bandiera della monarchia di Idris e che, con un colpo di stato lungamente preparato con l'aiuto degli anglosassoni e di Israele, si sono impadroniti per prima cosa degli impianti petroliferi, degli aeroporti e dei porti per potere ricevere gli aiuti in armi e contractors dall'Occidente e che, solo per finta, non chiedono l'intervento dei bombardamenti navali o aerei dello Occidente (che ci saranno e magari si dirà che erano chirurgici, mirati a non colpire la popolazione ma soltanto i "mercenari" dell'odiato tiranno.).
Mi consenta ancora di osservare che la sua definizione di Gheddafi " beduino colto" è razzista e sembra fuoriuscita dal ventre colonialista della borghesia italiana che mandava Graziani ad impiccare i libici e gasare le popolazioni dei villaggi. Che significa "beduino colto"? Che normalmente i beduini non lo sono? E secondo quali criteri non sono colti, forse perchè non hanno mai letto San Tomaso d'Aquino come lei?
Osservo ancora che non ha detto una sola parola sulla catastrofe umanitaria provocata dalla insurrezione. Tre milioni di lavoratori stranieri sono accalcati come mandrie ai confini della Libia e vengono fatti passare con un filtro spaventosamente piccolo. Scene dei tanti giovani che svenivano per gli strapazzi dentro una folla allucinante dovrebbero provocare rimorsi in quanti lodano la rivolta anti Gheddafi che è la rivolta contro la libertà e l'indipendenza della Libia.
Anche l'Italia uscirà con le ossa rotte dal marasma che prenderà il posto della Libia. Una mazzata micidiale è stata assestata alla testa dell'Eni da sempre invidiata dalle sette sorelle per il metanodotto e per i rapporti privilegiati con la Libia. Venti miliardi di interscambio con un paese che è stato finora la Svizzera opulente dell'Africa. Migliaia di lavoratori italiani resteranno disoccupati.
Infine mi permetta di osservare che la visita di Gheddafi a Roma non è stata una pagliacciata. Il gesto di Berlusconi di baciargli non so se la mano o l'anello avrebbe dovuto compierlo anni orsono il governo di centro-sinistra. Esso corrisponde al gesto di Willy Brandt al ghetto di Varsavia. Chiedere perdono per la feroce e prolungata presenza coloniale dell'Italia è un gesto da grandi statisti. Peccato che lo abbia fatto Berlusconi ma è sempre una cosa buona per l'Italia.-
Pietro Ancona

http://www.archivio900.it/it/articoli/art.aspx?id=7467   
Ipotesi sulla crisi libica di Valentino Parlato:
http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/03/articolo/42...   

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From: Pietro Ancona
Sent: Wednesday, March 09, 2011 7:17 PM
Subject: L'Italia colpita assieme a Gheddafi

 
L'Italia  colpita assieme a Gheddafi.
 
 Non condivido chi dice che gli USA sono  stati sorpresi dagli avvenimenti che hanno scosso e continuano a scuotere  quella che alcuni, con locuzione colonialista, chiamano quarta sponda del Mediterrano e la penisola arabica. Non credo proprio. Credo che la rivolta del pezzo di classe dirigente libica che si è impadronita subito della zona dei pozzi petroliferi sia stata lungamente e minuziosamente  preparata anche negli uffici delle grandi compagnie petrolifere e naturalmente dal Pentagono. Non so se la Nato ne fosse al corrente ma non dubito che i fratelli inglesi siano stati della partita. Si tratta della più grande rapina organizzata dagli anglosassoni dopo lo spaccio dei derivati fasulli. La Libia ha già avuto sequestrati 70 miliardi di dollari di fondi sovrani e credo che ci sia un piano di spartizione delle immense straordinarie risorse petrolifere attuali e quelle avvistate nel golfo della Sirte. I dirigenti del Comitato dei Rivoltosi che siede a Bengasi si muovono negli uffici della Unione Europea, della Nato e dell'ONU con la naturalezza di chi è conosciuto da tempo ed è stato riconosciuto ancora prima di avere strappato il potere al colonnello Gheddafi.  Ci sono tante riflessioni da fare sulle " rivoluzioni" della Tunisia, dell'Egitto, dello Yemen, del Behrein. Intanto, all'indomani della rivoluzione  vittoriosa in Tunisia i giovani che l'hanno fatta scappano verso l'Europa a migliaia e migliaia. Ma come! non dovrebbero essere i complici di BenAlì a scappare come questi e la consorte hanno fatto
portandosi dietro 1500 chili di oro in lingotti ed avendo già all'estero trenta miliardi di euro che non risulta siano stati sequestrati dal solerti governi occidentali? Che ne è stato di Ben Alì e di Mubarak.? Del primo ci è stata raccontata la storia che è morto proprio allo indomani dell'espatrio e di Mubarak non sappiamo più niente. Ci hanno raccontato che è malato e non ci dicono niente  ma proprio niente dei 50 miliardi di euro che questi ha  depositato all'estero. Il refugium  peccatorum dei tiranni è l'Arabia Saudita che con le sue televisioni scrive le veline a tutta la stampa occidentale raccontando balle colossali che vengono accettate nella colta Europa come notizie vere.  L'ultima balla è la richiesta di Gheddafi al Comitato  Monarchico di Bengasi di trattare in cambio di un salvacondotto per se, per la famiglia e per i suoi soldi......
 Non credo proprio che quanto stia accadendo non sia stato programmato. L'Impero studia i suoi piani e non sono mai piani di pace, ma di arricchimento della cupola mafiosa delle multinazionali e del pentagono a spese del mondo. Si rifanno delle perdite che il sistema finanziario ha subito  e che vengono recuperate spremendo i popoli attraverso il FMI, costringendo l'Europa ad un welfare sempre più povero, abbassando i salari dei lavoratori e riducendo quasi ad elemosine le pensioni e con le guerre di rapina.  Nel caso della Libia ci sono  in gioco tutta la ricchezza che è stata accumulata negli anni dalla geniale lungimirante e saggia gestione di Gheddafi e le risorse petrolifere. Inoltre, con la Libia si colpisce quasi a morte l'Italia. Che fine farà la vituperata ENI a cui le Sette Sorelle danno la caccia fin dall'assassinio di Enrico Mattei? Cesserà l'interscambio di venti miliardi di euro annui tra Italia e Libia e una grande pacifica cooperazione economica e culturale entrerà in crisi forse per sempre. Con l'aggressione alla Libia c'è anche un attacco sferrato all'Italia ed all'Europa. Non è forse casuale la fuga dei buoi dalla stalla. Perchè la Fiat si trasferisce negli USA? Perchè Bulgari si mette sotto l'ala della Francia? Insomma, perchè c'è un fuggi fuggi delle maggiori imprese dall'Italia? Si tratta solo di delocalizzazione oppure c'è all'orizzonte un periodo difficile per il nostro Paese? Credo che si stia programmando la retrocessione  dell'Italia assieme a quella dei paesi del Pigs....Per retrocedere l'Italia bisognava assestarle un colpo mortale. Il colpo mortale arriva attraverso la Libia.
In fondo i potenti di sempre hanno sempre avuto disprezzo per il nostro Paese. Non disse Metternick al Congresso di Vienna del 1815 che l'Italia era " una espressione geografica"?
Kissinger e le teste d'uovo dei neocon al potere non la pensano diversamente. Senza Eni e Finmeccanica, senza il grande polmone libico, diventeremo più piccoli e più poveri. Ci resta il rapporto con la Russia. Ma anche di questo il Capo Mafia della casa Bianca presto ci chiederà il conto....
 Tutto il Mediterraneo risulterà diverso dopo la guerra alla Libia e diventerà una sorta di lago americano. Alle importanti basi militari USA di Napoli e Catania si sommerà il presidio  del Nord Africa di forti postazioni USA.
  Per tutto questo e non solo per questo faccio il tifo per il colonnello Gheddafi e la sua Libia. Ma è assai difficile resistere ai progetti dell'Impero.-
  Ieri sono state rese note le statistiche dell'Afghanistan relative al 2010: 2800 morti in grande parte donne e bambini. Non sappiamo quanti feriti, mutilati, malati... Non importa niente a nessuno. Santoro non dedicherà a questi un numero di Anno Zero. In fondo si tratta soltanto di una statistica di persone che scompaiono lontano dalla nostra vista.
Pietro Ancona

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La Liberazione della Libia e dell'Italia
"Ma mi ricordo che anche noi abbiamo avuto bisogno degli "alleati" per liberarci dal fascismo. Sì, Gheddafi......"  Sono parole scritte da Rossana Rossanda, una stella del gruppo del Manifesto, una gloria della cultura italiana comunista.

 Intanto il popolo libico non ha chiesto di essere liberato da Gheddafi con il quale stava benissimo in quella che è la Nazione può avanzata nella soddisfazione di bisogni primari e secondari dell'Africa e non solo. Ricordo per tutti la realizzazione di un acquedotto che cammina per migliaia di chilometri sotto il Sahara e porta l'acqua a tutte le città della Jamaria. Ricordo il metanodotto italo-algerino che da trenta anni svolge il ruolo di ponte di pace fra l'Africa e l'Europa, opera grandiosa di pace realizzata su progetto dell'Ente Minerario Siciliano di cui facevo parte. Il Libia c'è in atto una dolorosa frattura provocata da un pezzo del vecchio establiscement che si muove più o meno come la dissidenza iraniana nell'orbita delle multinazionali del petrolio. Ma vorrei tornare a questa storia di noi italiani aiutati nella liberazione dal fascismo dagli "alleati".

 E' vero che gli USA  sono intervenuti nella seconda guerra mondiale. Eserciti USA hanno attraversato l'Italia che veniva bombardata preventivamente  da immensi stormi di fortezze volanti. L'Italia liberata fu un mucchio di rovine. Per ricostruirla furono necessari dieci anni di durissimo lavoro. Ma non è vero che fu liberata-  Quando gli alleati giunsero in Italia questa era già stata liberata da Napoli (settembre 1943 a Milano 25 arile 1945). Gli alleati non fecero altro che attraversare le città liberate distribuendo caramelle , gomma  da masticare chewing gum" e sigarette Camel. Questa storia della liberazione dal nazismo e dal fascismo fatta da marines che in parte erano nipoti dei nostri emigranti in USA è stata per cinquanta anni una leggenda alimentata da arte dai nostri governi per non mettere in discussione l'occupazione manu militari che gli USA hanno fatto e fanno della nostra patria, per alimentare sensi di colpa per essere stati fascisti e dalla parte di Hitler. Non c'è dubbio: la causa dei fascismi era profondamente sbagliata ed il nazismo è stato un Mostro scaturito dal cuore dell'Europa. Ma il nazismo è nato per responsabilità degli anglosassoni

che avevano costretto la Germania al pagamento di debiti di guerra pazzeschi.  Il mostro nazista fu inseminato a Versailles. Tutto il popolo tedesco doveva lavorare soltanto per pagare i risarcimenti pretesi dagli americani e dai loro alleati. Soltanto l'anno scorso la Germania ha  saldato i debiti che gli furono accollati specialmente dalla Francia. Dopo ben 92 anni! Poi si fece di tutto per fare fallire la Repubblica di Weimar che costituiva l'alternativa socialdemocratica e democratica ai movimenti  fascisti  che nascevano all'inizio degli anni venti.

 La seconda guerra mondiale è finita dal 1945 con la terribile rivelazione di Hiroshima e Nagasaki, esibizione di un potere terroristico che ci avrebbe da allora accompagnato per sempre. Da allora gli USA sono praticamente padroni dell'Italia dove hanno oltre cento siti e basi militari che usano come enclavi USA nella nostra patria. Da Trapani a Vicenza siamo presidiati. Come noi sono presidiati soltanto i tedeschi. Insomma siamo considerati scon fitti e non alleati.

 Nel 150 dell'Unità, l'Italia è una colonia degli USA che oggi diventa avamposto nel Mediterraneo nuovo mare magnum delle flotte civili e militari USA.

 Liberati ed occupati. dal 1945

Pietro Ancona   11 aprile 2011 

Pubblicato anche in http://pdcimilena.wordpress.com/2011/04/12/la-liberazione-della-libia-e-dellitalia/ , http://www.ilgiornaledipachino.com/la-liberazione-della-libia-e-dellitalia/99634 , http://lombardia.indymedia.org:88/node/37715      

commenti su facebook: https://www.facebook.com/note.php?saved&&note_id=229102050436549#!/note.php?note_id=218504831496271   

Caterina Arena oh, finalmente un articolo che contesta il mito americani brava gente che viene a salvarci dai nazisti... visione che con la storia non c'entra proprio un tubo ma che viene sdoganata perecchio, in questo periodo...

Ivan Rade Jacenich gente intelligente chi ha scritto l' articolo! 10 e lode!

Armata Rossa ottimo Pietro

11 aprile alle ore 16.39

 

Salvatore Vaiana La tua analisi antimperialistica è condivisibile e il tuo impegno di controinformazione su fb lodevole. Entrambe troverebbero più sostenitori se dimostrassi ai tuoi lettori con dati inconfutabili e non funzionali alla tua comunque seria ana...lisi che la Libia è un paese democratico, il popolo libico sta economicamente bene, Gheddafi è un semplice capo di Stato e non un dittatore "familista".A pugno chiuso, anche se démodé!

 

Pietro Ancona La Libia è un paese ultrademocratico. Cose per le quali in Italia la gente spasima e soffre in Libia da quaranta anni sono nella comune disponibilità: casa, acqua, pane, energia,sanità, cultura . La gente sta meglio a tripoli che ad Agrigen...to, Se poi pensi che è bene essere liberi come ad Haiti ma con la pancia vuota o piena di vermi... Bisognerebbe poi avere un approccio più consapevole ed avvertito con la jamaria che non è familismo, è una forma di organizzazione del potere democratico diverso dal nostro,. Oppure va bene soltanto il modello occidentale che favorisce soltanto ed esclusivamente Berlusconi e gli squali come lui?

 

Salvatore Vaiana Lascia stare Haiti e Berlusconi sui quali non ci sarebbe tra noi due dialettica di opinioni, suggerisci piuttosto a me e ai tuoi lettori link e riferimenti bibliografici (non di parte) per dimostrare inconfutabilmente ciò di cui sopra.

 

Armata Rossa Porta anche tu Salvatore alcune prove che non siano però le solite fregnacce che hanno riempito le pagine di rotocalchi della disinformazione di stampo imperialista...Non c'è giorno che non vengano sgretolati quei castelli menzogne costruit...i ad arte nelle ultime settimane, dalle false fossi comuni, alle bombe nelle piazze, ai mercenari pagati da Gheddafi. Ormai anche i ragazzini dell'asilo hanno ben inquadrato le bufale montate contro Gheddafi. Prova a comporre su google le fatidiche parole "La libia che non si legge sui giornali" e troverai documenti in quantità industriale sul tenore di vita libico e quello che il colonnello ha dato al suo popolo. C'è anche una lettera dell'ingegnere Eni guido Nardo molto interessante che ti consiglierei di leggere attentamente...

 

Giuseppina Ficarra Ti suggerisco di leggerti un paio di schede sulla Libia e sull'interscambio italo-libico e la relazione dell'ONU che indica nella Libia un paese ad alto rispetto dei diritti umani. Per articoli non di parte che intendi? Molti articoli "di p...arte" comunista li trovi qui: http://www.spazioamico.it/Egitto,_Tunisia_Libia.htm Sono articoli ben argomentati e documentati a differenza dell'analisi dogmatica e frettolosa fatta da Fabio Amato responsabile della politica estera di Liberazione che già il 23/02/2011 aveva capito tutto ma senza dimostrare "inconfutabilmente" proprio niente.

(vedi a tal proposito Le contraddizioni di Fabio Amato note di Giuseppina Ficarra)

 

Giuseppina Ficarra Libia: parla l'All African People’s Revolutionary Party pubblicata da Gabriele Repaci il giorno lunedì 11 aprile 2011 alle ore 14.45

di Contropiano Bologna

http://www.contropiano.org/it/esteri/item/698-libia-parla-lall-african-people%E2%80%99s-revolutionary-party

 

Marco Monari ‎'azz.. o pietro non sbagli un colpo... Bravo a te e a Giuseppina... Ciao

 

Sara Dipasquale condivido parola per parola, virgola per virgola. A chi in buona fede rimane incerto di fronte a certe affermazioni, suggerisco di prendere in mano un buon libro di storia, anche di scuola secondaria, troverà tutti i riscontri. A quelli in ...malafede, o che sono insofferenti allo studio e preferiscono la melassa mediatica, dico solo che mi spiace per loro. E per i loro figli, se ne hanno. Questo commento l'avevo già scritto, ma stranamente era sparito. Vediamo se adesso rimane.

 

10/12/2014
 

  Maria Felicia Crapisi Pietro Ancona, con questa sua pagina, dà una chiara prova di possedere una profonda intelligenza dei fatti storici. Merita un'aperta lode.


Maria Felicia Crapisi
Il Nazismo nacque come reazione dei Tedeschi, al progetto dei cosiddetti STATI DEMOCRATICI, che, dopo la fine della prima guerra mondiale, volevano rendere la Germania una TERRA TOTALMENTE E DEFINITIVAMENTE BRUCIATA : condivido pienamente questa indicazione di Pietro Ancona.

 

 

Vedi anche Gheddafi: ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia... Solo l'amico popolo italiano vuole la pace. nota  di Giuseppina Ficarra

http://www.facebook.com/home.php#!/INFORMARE.CONTROINFORMANDO/posts/207263942632097   

http://www.facebook.com/profile.php?id=1556086462#!/notes/pietro-ancona/la-liberazione-della-libia-e-dellitalia/218504831496271

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From: Pietro Ancona
Sent: Wednesday, March 14, 2011 4:17 PM
Subject: Tripoli, bel suol d’amore: italiani feroci e traditori, la Libia sa bene chi siamo

Tripoli, bel suol d’amore: italiani feroci e traditori, la Libia sa bene chi siamo

Nel centenario (1911) dell’occupazione coloniale dell’Italia (di Giolitti) alla Libia seguita da trenta anni di ferocia fascista ma anche dopo quaranta anni di bella e pacifica cooperazione, abbiamo di nuovo tradito il popolo libico. Lo ha ricordato Gheddafi junior minacciando vendette. In ogni caso di vittoria o sconfitta di Gheddafi, l’Italia ha perso tutto: la dignità e trenta miliardi di interscambio commerciale! Ecco come sono continuate le “prodezze” italiane. Su un’oasi dove si pensava fossero ancora i ribelli, che si concentrò l’attenzione italiana. Il 31 luglio 1930 quattro aerei al comando del tenente colonnello Roberto Lordi partono da Gialo con l’ordine di distruggere Taizerbo. Vengono lanciate 24 bombe da 21 chili caricate a iprite e 12 bombe da 12 chili e 320 da 2 chili con esplosivo convenzionale.
Anche Cufra, città santa dei senussiti nella Libia sudorientale, dove intanto si erano ritirate le bande ribelli di Abd el Gelli Sef en-Nasser e Saleh el Atèusc, subì un attacco dal cielo prima di essere presa nel gennaio del 1931 da una colonna di “meharisti”, mercenari libici su cammelli e autocarri.
I guerriglieri sopravvissuti fuggirono con le proprie famiglie ma i reparti cammellati e l’aviazione li inseguirono per vari giorni fino ad annientarli in gran parte: tra le vittime anche donne e bambini.
Cufra fu sottoposta a tre giorni di saccheggi e violenze: 17 capi senussiti furono impiccati, 35 indigeni evirati e lasciati morire dissanguati, 50 donne stuprate; si registrarono anche 50 fucilazioni e 40 esecuzioni con ascia, baionette e sciabole. Le nostre truppe vittoriose si abbandonarono a ogni atrocità: alle donne incinte venne squartato il ventre e i feti infilzati, giovani donne violentate e sodomizzate con le candele, teste e testicoli dei loro compagni mozzati portati in giro come trofei, tre bambini immersi in calderoni di acqua bollente, ad alcuni vecchi vennero estirpate le unghie prima di essere accecati.

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From: Pietro Ancona
Sent: Wednesday, March 14, 2011 4:17 PM
Subject: Le rivoluzioni scippate ed addomesticate

Le rivoluzioni scippate ed addomesticate


La signora Clinton che fa come le due signore che l'hanno preceduta nell'importante incarico di Segretario di Stato Madeleine Albright e Condolence Rice il lavoro "sporco" dell'Impero, si recherà nei prossimi giorni in Egitto ed in Tunisia per incontrare i governi scaturiti dalle rivoluzioni
contro Mubarack e Ben Alì. Questi due governi non hanno però nessun rappresentante dei giovani di piazza Tahrir e di Tunisi. E neppure dei personaggi che si erano proposti come alternativa come Mussa e Baradei Sono ferreamente ancorati al passato ed al blocco sociale affaristico militare e mafioso che si è arricchito in trenta anni di dittatura tutt'altro che pacifica. Basti pensare che in Egitto lo stato d'assedio non è mai stato revocato dal 1980 e non lo è tuttora. In Tunisia affari e proprietà sono dei mafiosi siciliani Proprietà immobiliari notevoli sono delle cosche mafiose trapanesi che considerano da sempre la Tunisia la loro Svizzera a due passi da casa.
Non c'è dubbio che i due governi stiano aiutando in tutti i modi i rivoltosi di Bengasi.
Bengasi è alle spalle dell'Egitto che ha fornito ai rivoltosi armi in quantità enormi, mezzi, informazioni, contractors, specialisti ed aiuti provenienti dagli USA e dalla Nato. Insomma
aiutano un colpo di Stato che vorrebbe trasferire il controllo sul petrolio da Gheddafi ad altre persone che a quanto pare godono di accrediti in Occidente fortissimi. Sono stati immediatamente riconosciuti da Sarkozy e ricevuti dalla Comunità Europea. Il portavoce di questi loschi individui che si muovono come l'UGK in Kossovo ha minacciato Cina e Russia che non avranno petrolio libico se nella sede dell'ONU non voteranno a loro sostegno. Per questa ragione la Clinton li raggiunge per impartire disposizioni sul prosieguo della guerra a Gheddafi ed alla Libia (Gheddafi è la Libia)
La sinistra europea ha commesso un grosso errore di semplificazione assimilando la situazione libica a quella di tutta l'area in movimento nel Nord Africa e nella penisola arabica. In effetti trattasi di movimenti del tutto diversi. In Libia si tratta di gruppi armati che hanno fatto prigioniere le popolazioni di Bengasi e degli altri centri catturati ed hanno trincerato le città contro l'esercito dello Stato. In Egitto ed in Tunisia si è trattato di movimenti con radici profondissime nel disagio, nella fame, nella disoccupazione di milioni di giovani che hanno anche dato un tributo di sangue (cinquecento uccisi in Egitto di cui non si parla mai) ma che sono stati manipolati ed asserviti da una operazione di maquillage del regime. Sono anche stranissime la morte di BenAlì all'indomani del suo trasferimento in Arabia Saudita e la malattia di Mubarak. Di questa gente, che non viene bandita dal mondo come accade a Gheddafi, i beni non vengono sequestrati e la stampa occidentale è molto parca di notizie. Non si sa quasi niente.
Insomma queste rivoluzioni che cosa hanno prodotto? Due regimi che continuano a sparare sulla folla e che appoggiano e coprono i rivoltosi di Bengasi. Il fatto che le rivoluzioni non avessero parole d'ordine antiamericane ed antiisraeliane non è naturale, non si tratta di un processo di deideologizzazione delle masse che sono diventate empiriche e che anelano ai valori dell'occidente, ma di una direzione delle sollevazioni molto ben edotta dei suoi scopi. Forse gli USA ed Israele da trenta anni non erano i tutori di Mubarak e di ben Alì? Perchè non sono mai stati chiamati in causa?
Farebbe bene la sinistra a riflettere sullo stato dell'arte del movimento "rivoluzionario" del nord africa senza abbandonarsi alla retorica immotivata ed estetizzante di quanto è bella la rivoluzione araba e di quanto è bella la gioventù rivoluzionaria. Come mai la gioventù all'indomani della cacciata di Ben Alì scappa verso Lampedusa? Non dovrebbe realizzare la rivoluzione in patria? E come mai nessuno di piazza Tahrir è nel governo di Il Cairo?
Si ha quasi l'impressione che la destra abbia utilizzato l'immensa forza di cambiamento delle masse per aggiustare i suoi assetti di potere sia a livello locale che internazionale. Certo la signora Clinton si reca a Tunisi ed in Egitto con la certezza di trovare interlocutori da lungo tempi usi a riverirla ed a servirla. E' questa la rivoluzione araba?
Il tema che si dovrebbe porre la sinistra, a mio parere, è il seguente: Se rivoluzioni di milioni di persone come quelle che abbiamo visto nascere sviluppare e finire possono essere manipolate dall'Impero nei contenuti, nel progetto, nella loro risoluzione, che cosa c'è che non va? Possibile che al posto di idee di libertà, socialismo, eguaglianza, democrazia, ci sia soltanto una immensa lavagna dove scrivono soltanto la Clinton, Obama, i neocon? Allora è preferibile di gran lunga il fondamentalismo islamico e meglio ancora il socialismo ad un tsunami della storia che finisce con depurare le stesse acque e servirle in bicchieri diversi....
Si possono scippare i popoli anche delle loro rivoluzioni? A quanto pare questo è il capolavoro della strategia del duo Obama-Clinton. Fare delle rivoluzioni un mezzo per rinnovare il feroce potere degli USA sul mondo, assorbire la pressione sociale per non cambiare niente dei blocchi di potere delle classi dominanti, sostituire qualche vecchio arnese con nuovi rampanti "rinnovatori".
Pietro Ancona

http://www.globalproject.info/it/mondi/Rivolta-in-Egitto-risposte-ad-alc.

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 Fare la guerra con Gheddafi non contro Gheddafi

pubblicata da Pietro Ancona il giorno martedì 22 marzo 2011 alle ore 12.58

 Fare la guerra con Gheddafi e non  contro Gheddafi

 Ci sono cose che riscattano un uomo di tante sue colpe e di tante suoi  piccoli o grandi vizi. Mi hanno  molto colpito le parole di Berlusconi dedicate a Gheddafi. " Sono molto addolorato per lui, quanto succede in Libia mi colpisce personalmente." Naturalmente per avere detto questo sarà morsicato ai polpacci dai tanti sciacalli e sciacalletti della politica italiana, pieni di veleno razzista contro colui che chiamano spregiativamente raiss. Berlusconi ha avuto la debolezza di avere aderito alla risoluzione dell'ONU anche se lo ha fatto masticando amaro. Non era in condizioni di contrapporsi nettamente alla Casa Bianca ed ai suoi voleri che sono legge in tutto l'Occidente ed anche all'ONU diventato un ufficio ratifica delle deliberazioni degli USA. Tuttavia sa bene come sanno tutti che la sconfitta di Gheddafi sarà la sconfitta stessa dell'Italia che finora ha goduto di straordinari privilegi politici ed economici in Libia. La Francia ha sempre invidiato il ruolo dell'Eni e della Finmeccanica e l'interscambio italo-libico di quasi trenta miliardi di euro l'anno. Sarkozy  scalpita e sgomita dentro l'alleanza del branco di squali accampato nel golfo della Sirte per farci fuori al più presto e mettere il rubinetto anche al metanodotto che ci porta da trenta anni il prezioso gas dalla Algeria.  In quanto agli USA che mostrano l'onnipotenza del loro esercito e non si vergognano di infierire contro un piccolo popolo hanno inaugurato una politica che vorrebbero spacciare  di prudenza e di saggezza. . Obama parla poco e si mostra quasi "coinvolto" più che artefice della aggressione colonialista alla Libia. Dice da sempre che Gheddafi se ne deve andare e nello stesso tempo ha ottenuto il suo deferimento al tribunale dei Crimini di Guerra che gli USA ritengono di non riconoscere per loro. Nel primo giorno di assedio alla Libia ha scaraventato una apocalittica quantità di missili sulle infrastrutture civili e militari secondo la tecnica di ridurre all'età della pietra quanto di civile si trova nel raggio di questi terribili ordigni. Solo questo lancio è costato oltre cento milioni di dollari. I missili sono tutti armati di uranio impoverito al fine di diffondere il cancro nella popolazione e di manomettere le generazioni future. Nasceranno mostriciattoli al posto dei bellissimi bambini berberi o beduini di oggi! Obama è intervenuto in Libia ed ha orchestrato tutto

perchè non ha mai gradito il rapporto privilegiato tra Italia-Libia e Russia che avrebbe dato vita ad un progetto grandioso di oleodotti e metanodotti con il gravissimo difetto di essere estraneo ed indipendente dai progetti americani<L'opinione pubblica occidentale, avvelenata da massmedia embedded che da sempre da quanto Gheddafi ha visitato l'Italia manifesta intolleranza e disprezzo razzistico, è stata assunta per far  credere che la rivolta armata, il golpe partito da Bengasi fosse opera di un gruppo di puri difensori della libertà e della democrazia. Sappiamo tutti che si tratta di contractors libici arruolati dalla Cia e dal Mossad che non esitano ad abbandonarsi anche al saccheggio, allo stupro, al delitto. Rimproverano a Berlusconi di avere baciato la mano a coloro che chiamano spregiativamente "raiss" un gesto che è stato di grande nobiltà e che ha rafforzato un clima di amicizia e di superamento dei trenta anni di atroci delitti compiuti dall'Italia nella Libia giolittiana e fascista. Molti considerano Gheddafi un pagliaccio, un eccentrico perchè non ha mai indossato gli abiti grigi della borghesia, la giacca e cravatta

dell'establiscement occidentali. Ma i vestiti di Gheddafi hanno tutti un grande valore simbolico come la tuta mimetica di Fidel Castro ed il camiciotto azzurro di Mao. Sottolineano il carattere eversivo e rivoluzionario dell'uomo che li indossa.. La Libia di Gheddafi è passato da un milione di abitanti del 1969 ai sei milioni di oggi, la vita media è di 77 anni, la mortalità infantile bassa forse migliore di quella USA, il reddito procapite di 17 mila dollari, il welfare tra i migliori del mondo. A questo è servito il petrolio: a migliorare la condizione di sei milioni di persone che danno pane e lavoro a tre milioni di stranieri come se l'Italia desse lavoro a trenta milioni di immigrati!!

 Dopo questa guerra non ci sarà più niente di tutto questo e milioni di persone dovranno decidere se morire di fame o tentare l'avventura dell'attraversamento del mare.Il Nord Africa privato del centro di forza economica e di stabilità della Libia diventerà un inferno come si vede dall'esodo continuo dei tunisini verso l'Italia. Irak docet!</span>

 L'opposizione italiana  piuttosto che farsi carico di una analisi  corretta di quanto sta accadendo e di prendere le misure necessarie non trova di meglio che criticare Berlusconi secondo strizzando l'occhio agli Usa come a dire "vedete, se ci fossimo noi saremmo  più attenti alle vostre direttive." Napolitano si comporta come garante dell'atlantismo più becero dei sepolcri imbiancati della guerra fredda. Per lui la cosa più importante è uscire da questa vicenda senza fare arrabbiare gli USA. IL resto non conta!

  Insomma, spero che il governo trovi modo di sganciarsi da questa sporca avventura di petrolio e di sangue e, una volta tanto nella storia di questo Paese, di non essere Maramaldo, voltagabbana, specialmente quanto i mafiosi occidentali ci vogliono con loro togliendoci anche il pane di bocca.

Pietro Ancona

 

  Scambio di opinioni con il Prof.Flores D'Arcais di Micromega di Pietro Ancona  March 26, 2011
Palermo, 25 marz0 2011

Caro Flores D'Arcais, 

lei che non è pacifista ma interventista mi vuole spiegare quali sono gli interessi che muovono la Francia e l'Inghilterra in questa loro generosissima campagna d'Africa contro il feroce dittatore Gheddafi?

Non crede che la Shell, la Total e la multinazionale dell'acqua Suez c'entrino qualcosa?

Li conosce gli interessi dell'Italia, interessi di civiltà perchè trattasi di commerci ed imprese che radicano la pace ed il benessere, che verranno spazzati via dalla vittoria della coalizione del "volenterosi"?

Li conosce i dati della Libia del Colonnello Gheddafi? Età media 77 anni, mortalità infantile bassa, cultura, salari, pensioni e sicurezza sociale reddito medio 17 mila dollari e su sei milioni di abitanti tre milioni di immigrati. Lo sa che tutto questo non ci sarà più dopo il passaggio della signora Guerra e della Signora Morte e che la Libia sarà ridotta alla stregua dell'Iraq e della Somalia?

 In ogni caso la guerra è la sconfitta della ragione e la vittoria dell'istinto belluino peraltro non di tutte le razze animali.

  Se questo è il girotondismo  siete anche peggiori di Berlusconi.

Se c'è da stare da una parte è quella dei popoli oppressi dal colonialismo. A Gheddafi fanno pagare quaranta anni dopo la estromissione degli inglesi e degli USA dalla Libia. Voi partecipate alla vendetta ammantandola di ragioni "umanitarie".

 Pietro Ancona

Sono certamente interessi abietti, l'ho scritto e riscritto, ma lei evidentemente non legge i miei articoli. Altrimenti saprebbe che il mio criterio è semplice: sono con la rivolta, in Libia come in Egitto e in Tunisia, e ora in Siria e in Giordania, con i giovani di queste rivolte, acculturati, laici e disoccupati. Con la rivolta che a Bengasi stava per essere schiacciata in un bagno di sangue. Se Sarkozy per motivi abietti impedisce che la rivolta venga schiacciata, e garantisce indirettamente la salvezza dei rivoltosi e il possibile futuro della rivolta, ciò è per me infinitamente più importante dei motivi abietti di Sarkozy. Piuttosto: lei è contro l'intervento, magari scenderà anche in piazza per chiedere che i raid aerei e ogni altra forma di intervento occidentale finisca. Se questo obiettivo dovesse essere raggiunto, magari mentre è ancora in piazza, la piazza dovrebbe esplodere di gioia. Ma quanti in coscienza potrebbero gioire, visto che tutti sanno, lei compreso, che finiti i raid Gheddafi occuperebbe tutto il paese in 48 ore, con i massacri e la vendetta contro i rivoltosi che ne seguirebbero? E vada poi a raccontare ai giovani in rivolta che saranno massacrati che chi ha chiesto la fine dei raid non è moralmente responsabile del loro destino!

un cordiale saluto

Paolo Flores d'Arcais

Egregio Professore Floris D'Arcais,

credo che lei sia in malafede nel sostenere le cose che scrive. In Libia, pur trattandosi di un regime  diverso da quello italiano, non esiste niente, proprio niente, che possa assomigliare a quanto è successo a Tunisi, al Cairo, e sta succedendo in tanti paesi. La rivolta libica è capitanata da personaggi che sono come Mousavi e Rafsaniani in Iran interessati a dividere con le multinazionali del petrolio le risorse che oggi Libia ed Iran dedicano al welfare dei loro popoli. Stanno venendo in luce tutti gli sporchi retroscena di questa provocazione. Si rilegga o si legga i dati sui fondamentali della economia e della società libica di Gheddafi. Uno dei paesi più avanzati del mondo per reddito procapite, mortalità infantile, welfare. La gente sta assai meglio dei poveri degli USA dove possono anche crepare delle malattie più banali se non hanno i soldi.

Lei  avrebbe dovuto fare qualche conto prima di pronunziarsi a favore di qualcosa che sconvolgerà per sempre l'equilibrio del Mediterraneo a vantaggio della Francia e degli americani. L'Italia uscirà povera e pazza da questo conflitto perdendo un fondamentale e sicuro mercato per i suoi imvestimenti ed il lavoro. Da quaranta anni diecine di migliaia di nostri tecnici ed imprenditori lavorano in Libia. La Libia inoltre dava lavoro a tre milioni di africani che sono stati improvvisamente ridotti a sbandati disperati. Trenta miliardi di interscambio, un metanodotto, una fonte continua di prosperità e di pace finita per sempre.

  La sua commozione per i rivoltosi  armati fino ai denti che verranno schiacciati è ipocrita e pelosa. Perchè non ha scritto una sola parola per i cinquecento morti di Mubarak che erano giovani inermi armati soltanto della fede nella libertà?Perchè non si occupa del Bahrein e della Siria e della Giordania..e di tutto il resto?

  Il suo interventismo è davvero raccapricciante proveniente da una zona della sinistra democratica e liberal  che io amo e che viene sfigurata per sempre da questa scelta. Lei inoltre dovrebbe sapere bene che i missili e le bombe che vengono sganciate sulla Libia sono caricate ad uranio impoverito che diffonderà il cancro e farà nascere mostriciattoli al posto dei bellissimi bambini berberi o beduini.

 Ma sono africani  e olivastri di colore. Chi se ne frega? Viva la razza bianca e la sua primazia sul mondo.

 Pietro Ancona

Ps: si documenti anche sull'acqua che a miliardi di metri cubi è sotto il Sahara e sugli interessi della multinazionale Suez e su quello che i francesi in questo campo combinano nel mondo che non è meno criminale di quanto non si faccia per il petrolio

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, March 27, 2011 11:41 AM
Subject: La sconfitta dell'Italia in Libia
 

La sconfitta dell'Italia in Libia

Bisognerebbe cominciare a fare qualche riflessione sulla "campagna" di Libia intrapresa con impressionante mobilitazione di mezzi aerei e navali dall'Occidente che è sempre capeggiato dagli USA anche se il ridicolo e pericoloso capo dell'Eliseo si scalmana e vorrebbe farne una guerra tutta sua, una vendetta personale per le centrali nucleari che Gheddafi non gli ha fatto costruire in Libia e per la enorme commessa di aerei che non sarebbe stata onorata. Gheddafi ha preferito continuare a fare affari e stringere accordi con l'Italia che gli ha salvato la vita sopra i cieli di Ustica e che da quaranta anni è presente in Libia con migliaia e migliaia di ingegneri, tecnici, imprenditori, artigiani. Dalla Libia si diparte il metanodotto, una grandiosa opera di pace che attraversa il Canale di Sicilia e da decenni rifornisce l'Italia del prezioso gas algerino. Sarkozy era ed è furioso per il quasi monopolio italiano di tantissime attività imprenditoriali di stampo non colonialistico: ha invidia per l'Eni che vorrebbe sostituire con la Total e della Finmeccanica e di tutta la miriade di imprenditori che si occupano di tantissime aspetti della vita economica del piccolo ma ricco e prospero paese: sei milioni di abitanti e tre milioni di stranieri occupati, una iperoccupazione dovuta al genio di Gheddafi e della sua amministrazione che ha fatto fare passi di gigante alla Libia mentre il resto dell'Africa boccheggia e si contorce in preda a spaventosi problemi anche di fame e mentre la Tunisia e l'Egitto offrono ai loro cittadini soltanto la via della fuga in Europa.
La prima riflessione riguarda l'Italia ed i suoi servizi segreti. L'Italia è stata colta di sorpresa mentre Usa, GB e Francia organizzavano da mesi l'insurrezione ed avevano già elaborato piani esecutivi dettagliati. L'Italia è stata esclusa da ogni informazione. Il progetto "insurrezionale" si è sviluppato con la precisione di un meccanismo ben congegnato.
Da Bengasi l'insurrezione è dilagata in tutta la Cirenaica ed ha colto di sorpresa il governo. Non ho dubbi che per realizzare questi risultati tutte le persone leali con Gheddafi della Cirenaica siano state trucidate per fare una sorta di pulizia etnica. Quando i rivoltosi parlano di diecimila morti a Bengasi attribuite a Gheddafi penso che si tratti di loro vittime sacrificate per rendere sicuro il loro controllo del governo che si sono affrettati ad insediare e che a quanto pare era già stato riconosciuto dall'Occidente.
La seconda riflessione riguarda il gruppo dirigente italiano. Ieri sera Fabrizio Cicchitto riconosceva il carattere coloniale ed antiitaliano della guerra a Gheddafi. Il governo ha sbandato e pur essendo irritato per essere stato messo di fronte a fatti "epocali" e comprendendo il reale significato della iniziativa francese non ha avuto il coraggio di schierarsi accanto alla Merkel o addirittura di assumere una posizione ancora più chiara di difesa della integrità dello Stato libico e del suo diritto di regolare le sue questioni senza interferenze esterne. Anche se il governo avesse voluto assumere un atteggiamento più consono alla tutela dei nostri interessi e della pace nel Mediterraneo non avrebbe potuto con una opposizione che fa sciacallaggio, che rimprovera a Berlusconi di avere baciato la mano di Gheddafi e che fa di tutto per segnalarsi agli USA come più fedele esecutrice della volontà imperiale. Ricordate il bombardamento di Belgrado ad opera del governo D'Alema? Il governo si è trovato stretto tra la pressione dell'Occidente e il tallonamento della sua opposizione. Ha sbandato, continua a sbandare. Intanto c'è chi ha pensato di tenerlo occupato e sotto pressione inviando in Italia migliaia e migliaia di tunisini che, all'indomani di una "rivoluzione" che defenestra BenAlì "decidono" di venire tutti in Italia.
Sembra chiaro un obiettivo strategico che la Corte Imperiale di Obama si è data: distruggere Gheddafi e l'autonomia della Libia, vendicarsi delle basi militari USA ed inglesi che Gheddafi estromise quaranta anni fa. L'Impero ha la memoria di un elefante. Non dimentica. E' chiaro che il dopo Gheddafi sarà molto americano, molto inglese e molto francese. Il popolo libico tornerà alla povertà antecedente il lungo regno della Yamarihiya. Sarà ridotto in miseria come è accaduto agli irakeni dopo l'omicidio di Sadam Hussein e l'instaurazione di un governo petainista. Il simbolo della nuova era è dato dalla presenza di una immensa base militare USA grande quanto il Vaticano che troneggia e deturpa il centro storico di Bagdad.
Ieri l'ineffabile premio Nobel per la pace Obama ha dichiarato la sua menzogna davanti al mondo: ha detto che l'intervento degli alleati ha salvato tante vite umane. Non è vero! I missili scagliati sulla Libia hanno ucciso migliaia di persone ed altre ne ucciderà l'uranio impoverito di cui sono stati caricati. Tripoli, come Kabul, come Beirut, come Belgrado,
come Bagdad, come Mogadiscio, è ridotta ad un cumulo di macerie. Tutte le infrastrutture civili sono state demolite. La ricostruzione servirà per fare arricchire le imprese che saranno scelte dagli USA. Gli inglesi finalmente potranno tornare a spadroneggiare in Libia dalla quale il coraggioso e valoroso Gheddafi li aveva cacciati via.
Il piano italo-tedesco annunziato da Frattini, ammesso che esista, non funzionerà. Arriva fuori tempo massimo. L'Italia si è squalificata per non avere saputo difendere la libertà della Libia ed i suoi vitali interessi nel mediterraneo. Si farà quello che è già stato deciso alla Casa Bianca.
Viviamo in un mondo in cui, con cadenza quasi biennale, un piccolo Stato di cultura diversa da quella occidentale viene preso in pugno e stritolato. L'Impero come Polifemo ad uno ad uno uccide e divora i compagni di Ulisse. Oggi è la volta della Libia che scompare dalla carta geografica e torna ad essere un segno geometrico tracciato sulla carta dell'Africa. Domani a chi toccherà? Sarà la volta del Venezuela o dell'Iran? Oppure della Birmania dove una cattivissima giunta militare tiene sotto controllo la signora Aung e si rifiuta di fare installare le basi militare e nucleari che servono agli USA per minacciare da presso la Cina? Succederà qualcosa in Tibet? La guerra permamente al pianeta terra è la politica degli USA. Protetti da due oceani e mai bombardati non conoscono sulla propria carne gli orrori della guerra che fanno conoscere alle loro vittime. Usano soldati professionisti reclutati nelle zone di disoccupazione del paese molti dei quali finiscono suicidi o in grandissima miseria quando ritornano in "patria". Ma le multinazionali e le banche accumulano potere e tanto tanto denaro.
Pietro Ancona

                                                                ****

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, March 29, 2011 10:59 AM
Subject: Surreale masochismo in lingua inglese,


Surreale masochismo in lingua inglese
 Il segretario dell'ONU Ban Chi Moon ha presentato Napolitano all'Assemblea dell'ONU come " il grande saggio d'Europa, l'incarnazione della storia italiana.... " Lo ha anche definito "una leggenda vivente".
 Può fare piacere sentire questi apprezzamenti da una autorità mondiale come il segretario dell'ONU se non facessero sorgere il dubbio che si tratti della esagerazione di una cortesia rivolta ad una persona anziana arrivata all'ONU per ricordare  i 150 anni della storia d'Italia
 Nelle stesse ore in cui Napolitano parlava all'ONU si riunivano inglesi, francesi ed americani con l'aggiunta della Merkel per decidere le quote del loro bottino di guerra in Libia. Gli USA hanno fatto sapere di avere speso finora 600 milioni di dollari in missili e ore di volo e naturalmente si aspettano di essere rimborsati e compensati adeguatamente.
 Quindi all'apprezzamento per Napolitano non corrisponde un adeguata considerazione della Italia e del suo ruolo. Non capisco poi perchè Napolitano sia una "leggenda". La sua carriera si è svolta tutta rigorosamente dentro i Palazzi del Potere. Il suo antifascismo non è stato tale da procurargli il carcere o l'esilio come è successo a tantissimi altri come Pertini, Saragat, Nenni, Terracini. E' stato eletto nel 1953 alla Camera dei deputati e da allora è sempre stato rieletto fino alla nomina di senatore a vita e poi di Presidente della Repubblica.
 Il suo discorso di ieri è stato pronunziato in lingua inglese. Certo è la lingua più conosciuta nel pianeta per via dell'espansionismo militare degli USA e della loro presenza anche nei punti più lontani dall'Occidente con basi militari. Ma credo che avrebbe fatto assai meglio se avesse parlato in lingua italiana proprio nel giorno in cui presentava il 150° anniversario della nascita della Nazione. Non è un bel vedere il Presidente di uno Stato che parla una lingua che non è la sua e neppure della Unione Europea alla quale appartiene..
 Il contenuto del suo discorso è stato del tutto inaccettabile intessuto di menzogne date per
verità dogmatiche a cominciare dalla accusa a Gheddafi di massacrare il suo popolo..Gheddafi ha dovuto fronteggiare una rivolta armata di bande criminali organizzate dai francesi che a Bengasi hanno trucidato la popolazione civile rimasta fedele alla
Jamaria.  Le bande criminali vengono salutate da Napolitano come il solo e vero governo della Libia attraverso la stretta di mano all'ex ambasciatore della Libia all'ONU. Una scelta che non è stata autorizzata dal Parlamento italiano e che è estranea alle norme del diritto internazionale.
 Napolitano ha anche in qualche modo accettata la dottrina  neocon  della esportazione della "democrazia" sostenendo che non si può restare insensibili al dolore di chi soffre sotto le tirannie. In verità, in quaranta anni di jamaria presieduta da Gheddafi non abbiamo mai avuto sentore di "dolore" del popolo libico. Il popolo libico è stato il più prospero di tutta l'Africa ed ha dato da mangiare per decenni ad un gran numero di immigrati. In quanto ai diritti civili lo stesso ONU nel quale parlava Napolitano ha certificato per la Libia  una situazione sicuramente migliore di quella di tutti gli Stati con i quali confina.
  Ma il dato sconcertante della posizione di Napolitano è la legittimazione di un intervento militare che è chiaramente rivolto non solo contro la Libia ma anche contro l'Italia che perde una zona di investimenti e di interscambio di grande vitalità e consistenza economica. Una zona di  straordinaria importanza geopolitica.  Ogni missile lanciato contro Gheddafi è lanciato contro l'Italia la quale ha avuto finora in Libia una posizione superprivilegiata ma non colonialista di dominanza economica attraverso l'Eni la Finmeccanica e le sue più grandi aziende.
 L'Italia avrebbe dovuto evitare la guerra. Una volta scoppiata si doveva schierare con la  Libia se avesse avuto un minimo di discernimento, di amore proprio, se non fosse una "espressione geografica" in cui la classe dirigente viene legittimata dagli USA e quindi
deve  inghiottire rospi  enormi facendo finta di essere d'accordo. Ora non solo l'Italia dovrà assistere alla spartizione dei beni della Libia che sono anche i suoi beni, ma dovrà anche fare finta di essere d'accordo. L'ondata di ritorno della guerra sta arrivando con lo sbarco di migliaia di profughi organizzata dal governo tunisino per tenerci occupati e lontano dal teatro degli avvenimenti e giungerà con i profughi libici che per la prima volta dopo quaranta anni di serena prosperità in patria saranno costretti a varcare il Canale di Sicilia (che diventerà Canale Anglo franco americano).
 In Italia, la sola forza politica di governo che aveva descritto la questione libica per quella che era,  è la Lega appunto perchè Bossi non viene legittimato dall'Ambasciatore USA come la maggioranza dei suoi colleghi di governo e di opposizione. Ma, per meschinissimi calcoli interni, non ha insistito e si è limitata a fare il solito piagnucolio sugli immigrati chiedendo sfragelli che non ci saranno.
 Il surreale discorso di Napolitano all'ONU non potrà nascondere la tragedia della perdita della indipendenza della Libia e la sventura dell'Italia che uscirà da questa terribile tragedia povera e pazza.
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, March 31, 2011 4:23 PM
Subject: Fora de ball


 "Fora de ball"
  Non ci poteva essere più disgraziata  celebrazione del 150 dell'Unità d'Italia della guerra di Libia e del marasma che ci avrebbe investito. E' come se fossimo stati colpiti a tradimento da una grossa randellata sulla testa, tanto grossa che ancora barcolliamo e non sappiamo come tenerci in piedi. Usa, Francia, Inghilterra preparavano  da mesi la ribellione armata dei banditi libici  tenendo contatti intensi con i rivoltosi sia in Libia come a Parigi o Londra. Non ne abbiamo saputo niente. Di quanto bolliva in pentola siamo stati tenuti all'oscuro dai servizi segreti del nostro Esercito che probabilmente si sente molto "americano" e molto "Nato" ed assai poco patriottico e dai servizi della Farnesina e della Presidenza del Consiglio. Quando  l'attacco alla Libia era questione di ore non abbiamo saputo che cosa fare e non abbiamo saputo e potuto fare l'unica cosa giusta : dire no alla guerra, negare le  basi militari, impedire l' aggressione alla Libia. Cosa realistica perchè senza l'Italia gli alleati non avrebbero potuto fare molto.  Ma la preoccupazione dei nostri governanti e della opposizione non è stata quella di combattere la guerra e tutelare gli interessi della pace in una zona geostrategica per la nostra sic urezza ma di farci perdonare i nostri trascorsi con Gheddafi ed unirci in qualche modo alla spedizione coloniale che si approntava nelle anticamere della Casa Bianca. Un disastro terribile dal momento che abbiamo in Libia interessi colossali essenziali per la tenuta  dell'Italia e che avremmo dovuto sopportare l'immigrazione in Italia alimentata da una base di tre milioni di africani fino ad oggi   immigrati in Libia. Avendo mostrato viltà e debolezza ora siamo invisi a Dio ed ai nemici suoi. Gheddafi ci considera traditori, gli americani masticano amaro e si vendicano dei nostri rapporti triangolari con la Libia e la Russia, i francesi vogliono accaparrarsi del nostro posto in Libia e gli inglesi sono pronti a ripristinare la base militare che Gheddafi ha smantellato quarantadue anni orsono.  Lampedusa viene presa d'assalto da migliaia di tunisini  Berlusconi si dedica ad uno dei suoi show preferiti. Si reca a Lampedusa, compra un villone  per  accattivarsi la concittadinanza, promette che smaltirà al più presto l'enorme ammasso  di tunisini che vaga per l'Isola. Intanto alla camera dei deputati si scrivono le pagine più nere però di un altro pianeta che non c'entra niente con quello che accade alle porte dell'Italia: il Ministro La Russa aggredisce il Presidente Fini con linguaggio volgarissimo e scoppiano tumulti per il cosidetto "processo breve" che Berlusconi vuole per farla franca con il processo Mills- Su rainew24 si trasmette la conferenza stampa in diretta di Maroni. Il Viminale ha fatto una ripartizione dei tunisini in
alcune regioni d'Italia tutte centro-meridionali ad eccezione della Liguria. A seguito delle veementi proteste decide di individuare altre sette tendopoli nel Nord finora escluso anche per obbedire all'editto di Bossi: "fora e ball" rivolto ai migranti. I quali migranti scappano da Manduria, attraversano l'Italia, giungono a Ventimiglia ma la Francia blocca il valico. I migranti improvvisano cortei di protesta. Tornano indietro. Non sanno dove stare. Un casino di cui nessuno riesce più a dipanarne la matassa aggrovigliata.
 Spettacolo inverecondo offerto dal Governo vile e piagnucoloso, dal Parlamento che infierisce  sulle ferite dell'Italia piuttosto che dichiarare l'Italia zona di pace chiudendo le basi militari alla Nato ed anche dalle Regioni che giocano tutte a rimpiattino con il Governo e  tra di loro al fine di scaricare al più fesso (nel caso Vendola per Manduria o Lombardo per la Sicilia) l'arrivo e la sistemazione dei migranti. C'è intanto un enorme girotondo di navi, di aerei, di pulman di gente che va e gente che viene.....
  Non siamo nè uno Stato nè una Nazione. Il governo non difende gli interessi nazionali
ma si preoccupa di non essere "posato" dalla signora Clinton e dal signor Obama. Cosa che questi signori hanno fatto, tanto fatto da ringraziare l'Italia per l'aiuto offerto agli alleati.
  Non credo che USA, Gran Bretagna e Francia si ringraziino tra di loro. Si ringrazia l'Italia come  la cameriera che è tanto tanto servizievole e brava e tanto masochista da spararsi sui piedi...
 La prosperità della Libia ha impedito finora l'afflusso di migranti in Italia. La Libia ha assorbito inoltre migliaia e migliaia di nostri tecnici, ingegneri, specialisti che sono già tornati in Italia e sarà difficile trovare per loro del lavoro. Ora l'Italia sarà sommersa da una valanga umana. Il Canale di Sicilia sarà traversato da quanti cercheranno di sfuggire al dopo Gheddafi e quanti sono stati truffati dalle rivoluzioni con conclusione controrivoluzionaria della Tunisia e dell'Egitto.  L'Italia potrebbe sfasciarsi sulla questione immigrazione assai di più che sul federalismo o altre cose. Intanto sebbene i discorsi di Napolitano all'ONU ed agli italo-americani vorrebbero dimostrare il contrario, l'Italia sta tornando ad essere una mera "espressione geografica".

 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, April 02, 2011 5:37 PM
Subject: disarmo ideologico e cerchiobottismo


 Sarebbe interessante per un sociologo analizzare i cortei per la pace che si svolgeranno oggi in alcune  città italiane. Oramai è chiaro che il colore prevalente non è più nè il rosso nè l'arcobaleno . Arcobaleno distrutto da quasi un decennio di polemiche contro i "pacifinti", la diserzione della CGIL, delle organizzazioni cattoliche e del PD. L'ultimo corteo pacifista fu raggiunto a metà percorso da Fassino il quale marciò per un po' di strada e poi si ritirò per non parteciparvi mai più. Era il 2004. Il PD  si porta a casa oggi la condanna di Gheddafi  che costituisce il  suo grande regalo  agli americani. In futuro forse qualcuno del PD  parteciperà  ancora  a cortei di pacifisti, forse alla marcia Assise-Perugia, oramai entrata tra le "feste comandate" della Repubblica, costruita attorno ad un cosidetto tavolo della pace al quale fanno capo i volontari di Santo Egidio che non  disdegnano tuttavia donazioni, se del caso, anche da fabbricanti di armi.  Il corteo di oggi sarà disertato da alcuni degli  esponenti più autorevoli del PD che non vogliono destare sospetti all'Ambasciata USA proprio mentre lavorano per  approntare una alternativa di governo al centro-destra italiano. Nel PD si è sollevato un vespaio di polemiche. Moltissimi non ci saranno e coloro che andranno al corteo vi daranno una connotazione "gentile", alcune parole non ci saranno più, tra queste: guerrafondai, imperialismo, colonialismo, capitalismo..parole oramai obsolete e veterotutto.
Per una sorta di follia della politica le parole colonialismo ed imperialismo vengono bandite anche dai comunisti del Manifesto. Dice la Rossanda che la guerra contro Gheddafi non è stata fatta per il petrolio o la posizione geostrategica della Libia, non ha motivazioni imperialiste o neocolonialiste. La guerra è fatta perchè Sarkozy non vuole perdere le elezioni in Francia e Camerun vuole stornare l'attenzione dalle sue scelte che suscitano ire sempre più furibonde tra gli studenti, gli statali, i pensionati... Insomma, la categoria per capire quanto sta accadendo nel quadrante mediterraneo, non è quella dell'analisi "marxiana" dell'economia e della politica ! Ciò non spiega lo straordinario spiegamento di forze statunitensi nel Mediterraneo e l'impiego di centinaia di grandi missili caricati ad uranio impoverito per uccidere subito ed in futuro. Ma pare che questo particolare non interessi. Naturalmente il corteo è pervaso  tutto da profonda antipatia per Gheddafi. Non gli si perdona di essere stato amico di Berlusconi ed a questi di avergli baciato l'anello (o la mano) non ho capito bene! Non gli si perdona di avere tenuto una lezione di islamismo a cinquecento ragazze italiane e di avere portato in Italia un campionario di focosi cavallini arabi. Non gli si perdona ancora l'esibizione degli aerei italiani sul cielo di Tripoli che, tuttavia, patriotticamente tracciarono un tricolore e non il verde della jamaria come richiesto dal Colonnello. Questo disprezzo per il Colonnello è stato alimentato da settimane di attacchi e di sfottò praticato dalla stampa nazionale e da una casta di oligarchi della politica che si sono divertiti a lungo attorno al Colonnello. Anche la Lizzizzetto si è lasciata andare a schernire il vestiario di Gheddafi.
Questo sentimento di antipatia è sovrastante su tutto. Non credo che ci sia molta  pietà o alcuna commozione per la piccola nazione di appena sei milioni di persone devastata dal più possente esercito alleato del mondo. Ed è, senza saperlo, un sentimento profondamente autolesionistico e masochista. La guerra contro Gheddafi è guerra contro l'Italia! Perderemo tutto. La Libia è stata rapinata dei fondi sovrani. Circa cento miliardi di dollari proprietà del popolo che sono stati incassati dalle banche USA ed europee. L'Italia perderà il suo piedistallo economico e sociale che gli dà prosperità da quaranta anni. Si tratta di qualcosa come trenta miliardi di euro di esport-import e del pane di migliaia e migliaia di operai, tecnici, ingegneri italiani. Quando gli ultimi fumi delle cannonate saranno svaniti ci troveremo più poveri, più piccoli, senza sapere dove sbattere la testa....
  Il corteo vivrà di un sentimento che non promana da se stesso ma dai ricordi della gente che vi partecipa. La gente, ricordando di essere stata pacifista, no global, antinuclearista, per il lavoro, per i diritti crederà di essere sempre dentro la stessa onda emotiva e politica della sua storia. Ma le cose non stanno così. La contraddizione del corteo per la pace ma anche contro Gheddafi che oggi è il punto della lotta antimperialistica da difendere con maggiore forza c'è e resta.  Resta anche odio ed antipatia nei suoi confronti. Odio ed antipatia del tutto immotivati che in parte vengono dal substrato culturale razzista della Italia di Graziani e Magliocco che per trenta anni uccise, squartò, impalò i libici. Il corteo dirà no alla guerra ma il risultato sarà eguale a zero perchè dirà no anche a Gheddafi cioè alla libertà ed alla indipendenza della Libia. Si sa benissimo che gli insorti sono una specie di UCK di Bengasi e che i tre che si spartiranno le spoglie di uno Stato finora prospero e felice saranno gli USA, la Gran Bretagna e la Francia.
 Cortei sempre meno colorati, sempre più educati, gentili, giudiziosi, animati da palloncini e striscioni con colori leggeri in cui vengono scritte paroline gradevoli.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, April 07, 2011 10:08 AM
Subject: siamo tutti portoghesi

 Siamo tutti portoghesi

  Il Portogallo ha deciso di piegarsi alle frustate sempre più ravvicinate che il "sistema" gli sta infliggendo, per ultima la svalutazione della Agenzia  Standard e Poor's che agisce come un cane da caccia ben addestrato che ad un certo momento  punta la sua preda indicandola ai cacciatori. Uno di questi, il FMI, immediatamente interviene per proporsi di intervenire prestando, naturalmente a interessi salati, i soldi necessari a salvare le banche del disgraziato paese caduto nell'ultima battuta di caccia di WallStreet. Se non il FMI, interviene la Unione Europea che ha costituito un fondo apposta per queste evenienze. La prossima prevista sarà la Spagna. E poi probabilmente l'Italia quando si saranno fatti sentire nel Bel Paese gli effetti devastanti della crisi libica (venti miliardi in meno di interscambio ed effetti della immigrazione).
 Le condizioni per i portoghesi saranno durissime e del tutto simili a quelle che hanno dovuto subire gli irlandesi ed i greci. Dovranno avere sempre meno welfare per tutti i servizi sociali e per le pensioni. Ridurre i salari specialmente quelli pubblici. Insomma impoverirsi e fare la corsa all'indietro: il progresso è diventato soltanto regresso, la marcia del gambero, un ritrovarsi  sempre più poveri e pazzi nonostante il miglioramento della produzione, delle esportazioni di tutto.
 Si ha l'impressione sgradevole ed allarmante che queste crisi finanziarie siano programmate e che si facciano scoppiare al momento più acconcio.  In effetti è da tempo che si parla di PIGS e qualcuno propone una revisione dell'Europa facendone due o tre a  "velocità" diverse". Le misure finora proposte dai governi europei per stabilizzare il sistema sono tutte insufficienti e non tolgono il pallino dalle mani degli speculatori. Bisognerebbe vietare la negoziazione dei titoli di Stato assicurandone un rendimento costante e fisso. Abolire le agenzie di rating che hanno assunto un ruolo di killeraggio troppo evidente negli ultimi anni. Nazionalizzare il sistema bancario e vietare la vendita dei derivati. Insomma evitare tutta la speculazione cartacea sulla moneta. Disincentivare gli operatori di banca dalla speculazione su titoli di depositi o altro.
   A volte si ha l'impressione che ci troviamo difronte ad una sorta di caccia grossa agli Stati fatta con strumenti diversi: l'Irak, l'Afghanistan, il Pakistan, la Libia, la Costa d'Avorio, la Somalia vengono  "trattate" con bombardamenti ed occupazioni militari; Irlanda, Portogallo, Grecia con il fallimento finanziario. L'Irak e la Libia sono state depredate delle loro ricchezze valutarie e le loro risorse  energetiche messe sotto controllo.
   L'Unione Europea alla quale si sottraggono molte politiche di Francia, Inghilterra e Germania, sta diventando sempre di più una trappola. La regola di Maastricht è diventata un cappio al collo che non si può evitare soltanto con deroghe all'indebitamento. La regola di Maastrict è la causa della crescente asocialità delle politiche europee  che caricano sul lavoro dipendente,  sulla regressione giuridica  dei lavoratori e sullo impoverimento della qualità della vita sociale il peso degli arricchimenti delle classi dominanti e proprietarie fatte non solo di imprenditori ma di dirigenti che guadagnano stipendi strepitosi  come Marchionne o Geronzi.
  Questa Europa piace sempre meno e sta diventando ossessiva ed oppressiva. Aderisce ad un organismo come la Nato che agisce sempre di più come strumento di aggressione e di imposizione della pax mafiosa degli USA; non ha al suo interno regole che consentano investimenti ed una politica  di crescita equilibrata delle zone meno sviluppate. Ha fatto della Polonia, della Romania, e di tutti i paesi provenienti dal Comecon colonie per la delocalizzazione delle industrie decotte  dell'Ovest e dove praticare salari di fame. Le forze del lavoro europeo sono state usate come masse di manovra per indebolirne la dignità giuridica e sociale. La sinistra non c'è più e quando c'è, come in Francia, presenta programmi che non si contrappongono al fanatismo liberista imperante.
  La meta prossima della regola liberista imperante in Europa è la proletarizzazione di mezzo miliardo di cittadini ridotti al livello medio degli USA che oggi è più o meno povero come negli anni trenta. Questa regola liberista distrugge la mobilità sociale verso l'alto e nel stabilisce una soltanto verso l'inferno della miseria. Serve a creare una casta di supermiliardari capaci di controllare le istituzioni della democrazia. Il mercato sopra di tutti. Basti vedere l'insistenza con la quale si va avanti sulla strada della privatizzazione della acqua per comprendere come la resistenza delle democrazie al potere economico si riduce sempre di più.
  Abbiamo bisogno di recuperare al controllo pubblico le banche e settori fondamentali della industria. Il capitalismo è nemico del bene comune.
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, April 08, 2011 4:54 PM
Subject: il manifesto dei Masochisti del 9 aprile.
 

Il Manifesto dei Masochisti del 9 Aprile. Non chiedono abrogazione legge Biagi e Salario Minimo Garantito
 
"il nostro tempo è adesso", "non c'è più tempo per l'attesa", "siamo la grande risorsa di questo paese", "siamo una generazione precaria", "vogliamo tutti un altro paese " non siamo più disposti ad aspettare", "non è più tempo solo di resistere ma di passare all'azione", siamo stanchi di resistere ma non c'è ne andiamo ".......
Ho trascritto i titoli delle proposizioni che compongono l'appello della manifestazione del 9 aprile dei precari alla quale
partecipano numerose associazioni ma il motore è la CGIL che ne fa un momento preparatorio dello sciopero generale nazionale del 6 Maggio.
Si tratta di una manifestazione puramente motoria, un qualche segnale di mobilitazione lanciato a sei milioni di persone in grave sofferenza e disperate per il futuro che non c'è, una manifestazione a cui la CGIL ha mozzato il capo. Non ci sono richieste nè per il Parlamento nè per il Governo nè per il padronato. Niente di niente! Si descrive la tristissima ed insopportabile condizione dei precari ma non si dice niente, non si indica un percorso, non si chiede niente per il suo superamento.
Non si capisce neppure perchè questa manifestazione viene fatta. Forse si vuol fare sapere che in Italia abbiamo i precari? Ma questo si sa e come. Non c'è famiglia italiana che non sia toccata da questo problema. Che i giovani sono stanchi di aspettare? Che vogliono che le cose cambino? Tutte cose scontate. Il punto è un altro: che cosa bisogna chiedere, come chiedere, quando e quanto chiedere.
Qui casca l'asino. La CGIL pratica il precariato tra i suoi dipendenti e non ha alcuna intenzione di cambiare regime. La stragrande maggioranza dei quadri "tecnici" della CGIL (non i sindacalisti) sono assunti con uno dei vari regimi previsti dalla legge Biagi.
Negli accordi con il governo Prodi del luglio 2007 la CGIL sottoscrisse contenuti specifici della Legge Biagi che aveva negato fino a qualche tempo prima. Lo stesso Prodi aveva vinto le elezioni promettendo ai giovani la lotta al precariato ma si rimangiò tutto nella sadica gara a destra ingaggiata con Veltroni tra chi sparava meglio nel mucchio dei diritti dei lavoratori.
Anche il PD che, con la dichiarazione di Fassina, appoggia la manifestazione è per il precariato che viene praticato tra i suoi dipendenti e nel sistema della cooperazione e delle imprese controllate dal PD. Inoltre condivide le posizioni di Cisl ed Uil ed ha indotto la CGIL a farle proprie, "unitarie".
Oggi 8 Aprile, alla vigilia delle manifestazioni, il cardinale Bagnasco, bontà sua, afferma che il precariato deve avere un termine, non può essere a vita.....Peccato che la stragrande maggioranza dell'associazionismo cattolico e le imprese di Comunione e Liberazione lo pratichino con grande spregiudicatezza.
Ogni tanto si sente qualche voce che sembra ultramondana ai giovani a settecento euro ed a partita iva come fossero professionisti come quella del governatore della Banca d'Italia o del Ministro Tremonti che fanno sapere come il posto fisso sia superiore come produttività sicurezza sociale e prospettiva e come sarà deleteria per l'Italia una generazione che non sarà mai stabilizzata ed attraverserà il futuro senza averlo. Ma trattasi di voci che diventano puri fumi accademici e che possono essere come tanti altri, esempio la rarefazione delle materie prime, il prezzo dei carburanti....
Basterebbe due richieste per dare consistenza e valore risolvente alla manifestazione: Abrogazione legge Biagi e divieto di tutte le sue forme giuridiche contrattuali ed istituzione Salario Minimo Garantito per impedire alla disonesta classe imprenditoriale italiana ed alla stessa pubblica amministrazione di umiliare il lavoro dei giovani.
Ma queste semplici rivendicazioni non ci saranno per il semplice scopo che la CGIL il PD ed i loro alleati si limitano a prendere in giro i precari. Non alzano un dito in loro soccorso se non per arrecare qualche debole miglioramento assistenzialistico.
Sarebbe quindi utile che le associazioni che vogliono davvero combattere il precariato si dissocino da questa truffa.
Pietro Ancona
                                                       ****


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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Sunday, April 10, 2011 9:15 AM
Subject: ruolo della cultura universitaria


Carissimi di Micromega,

sentivo stamane a Prima Pagina con vero e quasi fisico disgusto leggere le parole del Prof. Deaglio sul precariato, ripetere per l'ennesima volta da questo signore la vulgata del precariato indispensabile per tenere l'Italia sul mercato ed anche volgarissime e vili insinuazioni contro i pensionati che sottrarrebbero risorse ai giovani ( cosa questa non vera, sono stato consigliere nazionale dell'inps e assicuro che il fondo pensioni è sempre stato attivo nella sua storia e non ha mai tolto niente a nessuno) non tenendo conto che i nostri  figli campano  perchè cediamo  una parte della pensione altrimenti affonderebbero

 Mi sono messo a pensare alla responsabilità   di professori universitari come questo, Boeri, Ichino, quelli della Voce e tantissimi altri che hanno sospinto ideologicamente e dottrinalmente il fronte imprenditoriale verso la demolizione del rapporto di lavoro riducendolo da fatto inmportante di civiltà giuridica ad asservimento schiavistico.
 Molte di queste persone si sono fatta fama e ci hanno guadagnato. Mi è capitato di vedere casualmente il reddito di uno di questi, mi pare il prof.Boeri, circa ottocentomila euro l'anno e mi sono chiesto quanto rendano certe idee confacenti ad interessi precisi,
 Tuttora questa gente tiene banco. Nessuno chiede apertamente l'abolizione della loro costruzione mostruosa: la legge Biagi. Neppure le stesse vittime ridotte ad elemosinare un qualche lenimento assistenzialistico tramite la volpigna posizione della signora Camusso.
 Soltanto il  Governatore della banca d'Italia ha avuto parole allarmanti sul precariato quando in un discorso fatto se nelle Marche se non erro ha detto che il paese si impoverisce con il precariato e si preclude il futuro.
 Mi domando come mai  il campo della sinistra democratica e liberal non prenda posizione contro la prostituzione  dell'insegnamento e del prestigio universitario  agli interessi padronali attaccando questi signori per la loro subalternità e collaborazionismo alle mene più asociali dell'imprenditoria e del "nuovo Stato" ultrareazionario.
Pietro Ancona

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, April 14, 2011 11:56 AM
Subject: La democrazia di Rigoletto-Crozza?


La democrazia di Rigoletto-Crozza?


 Il professor Asor Rosa interviene con una ingenuità disarmante nel dibattito in corso sulla democrazia. Sostiene che Polizia e Carabinieri dovrebbero fare un golpe  (al posto di forze democratiche deboli o inesistenti) e correggere le gambe ai cani. Richiama lontani episodi del passato  che  evocano il fascismo ed Hitler per dire che se fosse intervenuta la Casa Savoia e dato ordine di fermare la marcia su Roma forse  questa non si sarebbe fatta. Bah! Dice cose simili per Hitler. Se Hindeburg gli avesse negato l'incarico non avremmo avuto il nazismo.
Ma è proprio così? L'Europa ha conosciuto venti anni di orrori per le decisioni sbagliate di due persone ? Mi pare del tutto  fuori dalla ragione ritenere che il Re ed Hindeburg abbiamo agito prescindendo dagli interessi presenti e futuri del blocco sociale che garantivano. Del resto, il fascismo è dilagato quasi dappertutto in Europa con colori più o meno macabri e le "democrazie" non riuscirono a gestire il potere dove l'avevano come in Francia ed in Germania mentre in Spagna venivano sloggiate dal governo a cannonate.
 A parte la vocazione di salvatori della democrazia che io nego a Polizia e Carabinieri  bisognerebbe tenere conto di un altro dato: le forze armate italiane dipendono quasi disciplinariamente  dalle Forze Armate USA. Non si muove foglia senza l'autorizzazione dei Comandi Nato (che poi sono comandi USA). Ora gli americani darebbero via libera soltanto nel caso che avessero deciso di liquidare Berlusconi cosa non del tutto fuori dalle ipotesi possibili dal momento che il nostro è inviso a Washington  per i suoi rapporti pregressi con Gheddafi e Putin, rapporti giusti ed importanti dal punto di vista dell'Italia che  aveva  creato un polo energetico di importanza mondiale sottratto al controllo delle multinazionali e degli interessi geostrategici degli USA.
  Berlusconi ha osato troppo a sfidare le infernali regole dell'Impero. Sebbene non abbia difeso Gheddafi e stia collaborando alla aggressione della Libia oramai è nel libro nero che la Clinton tiene ed aggiorna periodicamente.
  Ma esiste davvero una "anormalità" della democrazia italiana rispetto ai paesi occidentali?
Bisognerebbe approfondire  la questione, scavare fino in fondo. La crisi della democrazia in Italia non è molto diversa da quella che ha portato al potere Sarcozy in Francia e che ha condannato alla sconfitta l'esperienza socialista di Zapatero.  Questo noi possiamo valutarlo se prendiamo in esame le leggi in due fondamentali settori: il lavoro dipendente e l'ordine pubblico. Per il resto l'unificazione legislativa e l'omologazione dei comportamenti è già avvenuto. Noi abbiamo in comune con le democrazie occidentali assai più cose. Il processo degenerativo delle tutele del lavoro è avvenuto più o meno contemporanamente dappertutto. Il bipolarismo ha agito come collante, ha unito maggioranza ed opposizione. L'opposizione strilla per ora contro il processo breve. Ma non ha alzato un dito a difesa dei lavoratori privati di giustizia dal collegato lavoro. Per due anni ha collaborato alla stesura di una legge orribile ma della quale si mostrano compiaciuti Sacconi, Letta e Treu.  L'opposizione approva la legge Biagi. Anche Napolitano approva la legge Biagi e incita l'Italia alla guerra "democratica" contro la Libia. Le leggi elettorali funzionali al bipolarismo  sono state approvate da tutti e si basano sullo stravolgimento del principio aureo della democrazia  della tripartizione dei poteri. Se un Presidente Regionale o un Sindaco si dimette  dovrà rinnovarsi l'intero Consiglio e questo è un deterrente enorme per la critica al potere esecutivo. C'è una sostanziale unificazione "antropologica" del personale politico italiano. Cetto la Qualunque è la maschera del politico italiano come oggi viene percepito dalla gente "comune". Pulcinella rappresentativo del ceto politico che ci sovrasta.
 Debbo dire che la democrazia che si vorrebbe salvare è sguaiata e stomachevole. Dobbiamo salvare la libertà di stampa quando questa di fatto non esiste perchè finanziata dai governi e perchè influenzata dalla "velina" che da la stessa versione degli avvenimenti internazionali. Dovrei salvare la libertà della TV che ha dato meno dell'uno per cento alle ragioni di Gheddafi e della Libia ed il 99 per cento alle ragioni dei contractors cirenaici imbrogliandoci tutti i giorni ed istigando all'odio contro il "tiranno"? Sono forse democratiche le corrispondenze della signora Bottari dagli USA e della signora Coracci da Bengasi? Non sono embededd?
 Causa della crisi della democrazia non è solo il conflitto di interessi o la pretesa di Berlusconi di unire tutto il potere in uno come fece a suo tempo Mussolini. E' anche l'adesione della opposizione alla politica di "uccidi la bestia", cioè di riduzione dello Stato
a mera stazione appaltante piena di tesori e tesoretti per i privati.
 Le politiche delle privatizzazioni, l'adesione alle regole del liberismo interno ed internazionale hanno come effetto l'indebolimento progressivo della democrazia fino alla sua scomparsa. Se un giovane  infermiere o un medico per lavorare si debbono rivolgere ad una "cooperativa" gestita da un prestanome di Cetto la Qualunque che lo avvia al lavoro in un ospedale con un salario del quaranta o cinquanta per cento inferiore al normale, credete che avranno la percezione di vivere in uno stato democratico?
 Sono anche stufo della democrazia dei talk show di Santoro, Floris, Gad Lerner. Il giullare Rigoletto Crozza che interloquisce con i potenti in poltrona che ridacchiano in continuazione  facendo una satira che è quella permessa dal Duca di Mantova  mi risulta
insopportabile. Credo che anche i talk show hanno dato una mano alla degenerazione italiana imponendoci gli stessi sepolcri imbiancati di sempre.
 Il tumore che non fa capire più che cosa succede in Italia ad Asor Rosa non si può baypassare con un golpe democratico. Bisognerebbe riflettere su ciò che sosteneva Mario Monicelli quando incitava i giovani alla ribellione. Ma oggi siamo nel punto più profondo di un pozzo senza luce.
 Pietro Ancona

http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/04/articolo/4446/   

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Morte di Vittorio


Il mondo è nelle mani di Mostri che usano la loro forza malvagia per uccidere e distruggere quanto ritengono magari soltanto diverso dalla loro idea di civiltà e di democrazia. Stamani i Mostri più grossi ed ingordi hanno scritto una lettera a tre mani pubblicata sui capofila della loro batteria massmedica New York Times, Times e FIgarò con la quale dichiarano che è inimmaginabile il futuro della Libia con Gheddafi e che questo si deve togliere di mezzo, se ne deve andare. Una ingiunzione mafiosa basata sulla menzogna, menzogna che peraltro viene ostentata come a significare che questi signori non hanno bisogno di spiegare le loro azioni. Sarcozy, Cameron ed il premio Nobel per la Pace Obama si debbono rifare della umiliazione che Gheddafi ha inflitto all'Occidente mezzo secolo fa ingiungendo alle loro basi militari di sloggiare, la BP si deve rifare delle perdite subite con Golfo del Messico e Sarkozy deve sfogare la sua immensa invidia collerica contro l'Italia alla quale Gheddafi aveva concesso il grosso del suo esport-import e relazioni quasi di appartenenti allo stesso Paese. Ma Gheddafi resiste ed ieri si è mostrato in un raid automobilistico al centro di Tripoli. Incoraggia il suo popolo alla resistenza. Il popolo libico credo sappia che la fine di Gheddafi sarà la fine di un periodo lunghissimo di prosperità pace cultura diritti sociali.Resiste assieme e con lui.

Ma ieri è stato giorno di lutto per l'umanità e per ciò che ci rende umani e ci fa sperare

in un futuro governato dalla ragione in cui i soldi si spendono per dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati e non per ordigni bellici di potenza spaventosa. Ieri è stata stroncata la vita di un giovane che fa onore all'Italia ed al mondo intero: Vittorio Arrigoni attivista dei diritti umani che ci ha permesso di sapere che cosa sono stati questi terribili anni di assedio israeliano di Gaza, le persone morte come topi nei cunicoli scavati per portare qualcosa da mangiare e qualche medicina a due milioni di persone chiuse come bestiame in una città-trappola sottoposta a genocidio permanente e dalla quale non possono andarsene. Questo avviene sotto gli occhi dell'ONU una organizzazione da tempo squalificata e compromessa con il potere imperiale, pavida e meschina contro Israele per quanto è baldanzosa e dura contro la Libia.

Vittorio Arrigoni è stato ucciso in modo orribile. Picchiato a morte e poi impiccato. Una modalità non frequente di dare la morte in questi lugubri scenari di guerra. E' stato ucciso probabilmente quasi subito dopo il rapimento magari perchè, essendo del posto, aveva riconosciuto le persone che lo avevano sequestrato oppure perchè l'ordine era quello di farlo fuori. Vittorio è una icona, un testimonial troppo sgradito ai signori di Israele vogliono azzerare e stanno azzerando la civiltà palestinese . Il delitto è firmato. Rivendicato da Alqaeda che come sappiamo è una cellula creata dalla Cia per creare un movimento terroristico mondiale che potesse servire da giustificazione per le nefandezze dell'Occidente verso i popoli arabi. Nefandezze compiute con la complicità di grossi intellettuali che hanno orientato e dato il materiale di lavoro alla propaganda antiaraba.

Vittorio mi ha ricordato un'altro martirio: quello di Rachele Corrie che si era posta contro la ruspa del soldato israeliano per difendere la casa palestinese dove aveva preso il te con la famiglia che l'abitava. Un odio cieco ed un disprezzo assoluto per la vita umana di coloro che si frappongono ai progetti di annientamento palestinese per fare nascere dove questi abitano da millenni una società razzista fondata sul sangue ebreo, uno Stato che viene spacciato nel mondo come "l'unica" democrazia del Medio Oriente ma che in effetti è soltanto uno stato apartheid e discriminatorio per quandi non sono di sangue ebreo.

Vittorio Arrigoni e Rachela Corrie: due giovani occidentali che hanno dato la loro giovane e bella vita alla causa dell'umanità. Spero che il libro di Vittorio Arrigoni: "Restiamo Umani" venga letto ed adottato in tutte le scuole. E' un raggio di sole nel buoi della tristissima epoca che stiamo attraverso la tristissima epoca che stiamo attraversando, era di violenza c he purtroppo non viene ancora bloccata di coloro che potrebbero farlo se volessero: Russia, Cina, India, Brasile, SudAfrica.

Pietro Ancona

Il libro di Vittorio

http://www.indika.it/?p=1320    

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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Saturday, April 16, 2011 9:27 AM
Subject: Una grande sentenza

Una grande sentenza
Il 4 ottobre del 1969 mi trovavo ad Enna per presiedere una riunione del Comitato Direttivo di quella Camera del Lavoro. Mentre ero riunito entrò in sala il mio compagno ed amico Turi Zinna il quale mi disse che avrei dovuto recarmi subito a Ragusa perchè mio fratello si era sentito male. Nell'interminabile viaggio da Enna a Ragusa volevo assolutamente convincermi che non era successo niente di irreparabile. Alle porte di Ragusa Vincenzo Messana, l'amico che mi accompagnava, fermò l'auto e mi disse di prepararmi ad un brutto evento. Non avrei trovato in vita mio fratello Fortunato.
Infatti, lo trovai dentro una rudimentale bara. Era di colore blu. Sembrava ancora spaventato come a chiedere aiuto. Era stato ucciso da una scarica di ventimila volt mentre si accingeva a riparare un filo spezzato da un fulmine. Era rimasto appeso per il gancio che lo assicurava al palo almeno per un paio d'ore, a testa in giù.
Era sposato da un mese. Aveva 26 anni ed era davvero un bel ragazzo. Il processo andò per le lunghe e le condanne furono irrisorie. Nessuno andò in carcere e la mortalità
nei posti di lavoro da allora è sempre cresciuta. L'Italia è piena di orfani di caduti sul lavoro: ogni anno più di mille persone non tornano a casa e, cosa della quale non si parla, l'Italia è piena anche di mutilati e malati, persone che sono state spremute e praticamente consumate in lavori che li hanno messo a contatto con sostanze maligne oppure hanno perso soltanto un braccio, una gamba, qualche dito, un occhio....
Quando ieri il Tribunale di Torino ha condannato per omicidio il dirigente della Thissen ed i suoi collaboratori affermando per la prima volta la responsabilità penale per dolo per morte sul lavoro, ho provato il sentimento di chi riceve finalmente giustizia e mi sono sentito ottavo accanto ai parenti delle sette vittime. Le parole del magistrato di grandissimo equilibrio ed umanità mi hanno reso rispettoso di una giustizia che finalmente sembra esistere anche per i lavoratori specialmente quando ha detto che la sentenza è epocale perchè da ora in poi la cultura della sicurezza del lavoro dovrà entrare nei posti di lavoro e restarci. Ha dato alla sentenza la valenza di uno spartiacque tra ieri e domani. Sarà così anche se i condannati nei vari gradi di giudizi riusciranno ad evitare la galera. E' difficile tornare indietro anche se l'esercito dei guastatori è già in moto e non escludo financo interventi legislativi per cambiare il contesto. Ho letto l'intervista della segretaria della CGIL Susanna Camusso. Ha detto molte cose condivisibili tranne quando ha affermato di non sapere se la sentenza ha un valore storico. Ha anche omesso di chiamare in causa le responsabilità del sindacato che in molti casi è stato più attento alla produzione che alla sicurezza.
Ho ancora davanti gli occhi l'immagine blu del mio povero fratellino e quella di uno degli operai morti ripreso mentre, seduto a terra appoggiato ad un barile, era in preda agli spasimi dell'agonia e sobbalzava come se ricevesse continue scariche elettriche. E' importante recuperare il rispetto per la vita dei lavoratori, rispetto che non c'è e che non si ha soltanto con una legislazione più severa della sicurezza, ma cambiando atteggiamento culturale e politico verso i lavoratori. Il punto di degrado è tale che è diventata vera e propria violenza fisica e giuridica. E' violenza la legge Biagi che consente
di stracciare il valore della prestazione rendendola precaria e pagandola pochi centesimi. E' violenza il collegato lavoro che nega il diritto al giudice e rende labirintica la ricerca di giustizia. E' violenza la negazione della pensione ed il suo ritardo oramai quasi sine die.
E' violenza l'applicazione di metodi lavorativi che non uccidono ma producono danni irreparabili allo scheletro, all'apparato muscolare e nervoso come quelli applicati alla Fiat ed in gran parte degli stabilimenti tessili ed in moltissime aziende in cui la tecnologia ultramoderna non tiene conto che le persone sono fatte di carne ed ossa.
Ma, da questo punto di vista, il raggio di luce che viene dalla magistratura torinese può restare un episodio che rischia di restare isolato. Il padronato italiano, con la collaborazione di sindacati che hanno stabilito che i diritti vanno sacrificati al lavoro e in questo hanno l'appoggio di un Parlamento di oligarchi che vive distante dalla vita della gente, va in direzione diametralmente opposta a quella che guida ed illumina la sentenza. Sarà difficile passare dall'egemonia dell'azienda all'egemonia del lavoro.
Pietro Ancona

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Esibizione del Duo Veltroni-Pisanu
 
Veltroni  per almeno un paio di volte ha quasi convinto della sua voglia di lasciare la politica magari per andare in Africa e dedicarsi ad opere di bene come certe vecchie zie che si dedicano alla beneficenza ed alla casa della ragazza abbandonata. In effetti non riesce a starci fuori neppure per qualche minuto perchè come tutti sappiamo la politica è una passione travolgente, una malattia dalla quale non si guarisce mai, perchè ha a che fare con il potere in senso lato a differenza di tutte le altre attività umane in cui il potere è limitato ed è  settoriale o finanziario o scientifico o imprenditoriale o professionale. Non è un caso infatti se persone che si sono realizzate in un campo come imprenditori o magistrati e che hanno poteri rilevanti come quelli di assumere o licenziare mano d'opera o condannare o assolvere imputati scalpitano e fanno carte false per "entrare" in politica.
 Basta con la digressione ed occupiamoci del Nostro che ha l'occhio acuto e che dentro il pollaio  vociante e starnazzante della Oligarchia del PD con tanti  che si dimenano per farsi largo con i gomiti, stringere Bersani fino a non farlo neppure respirare, e cercare una "sponda" per distaccare tutti gli altri pretendenti . 
  Naturalmente la "sponda" non può che essere la cosa che conta di più nella politica dei palazzi: un passaggio per  il governo. Per questo Veltroni che è tipino  sveglio fin da quando aveva i calzoni corti ed assieme a D'Alema aspettava una sorta di benedizione, di battesimo politico nel camper che Bettino Craxi teneva alle spalle del Congresso e dove riceveva i postulanti, ha osservato nel campo di Agramante-Berlusconi con il quale ha a lungo civettato ed ha scoperto il reperto  "particolare"- Trattasi di Giuseppe Pisanu personaggio di lunghissimo corso  proveniente dalla grande DC, ultrasettantenne,
dai numerosi incarichi ministeriali e già Ministro degli Interni, uomo espertissimo che si rende conto della crisi morale e politica del berlusconismo e che, come Fini, pensa di dargli una soluzione che si ricongiunga alla vecchia politica italiana, almeno al meglio di questa.
 La proposta è quella di un governo di decantazione nazionale per la gestione del dopo Berlusconi dato da molti oramai ad un rapido tramonto pieno di sussulti, di rantoli, di colpi di coda contro la democrazia.  Proposta subito bocciata dai concorrenti lasciati al palo da Veltroni dentro il PD, approvata da Fini, ribocciata da Schifani e da altri autorevoli esponenti del Pdl.
 Comunque vada, il tandem Veltroni-Pisanu ha fatto la sua apparizione sul teatrino, ha detto le sue battute e male che vada resterà qualcosa almeno sul piano della "visibilità" dei personaggi. E domani è un altro giorno.
 Colpisce di questa uscita di Veltroni la sua machiavellica collocazione dentro la macchina della politica dei palazzi e la sua persistente intenzione di raggiungere il potere senza curarsi dei suoi contenuti, attenendosi rigorosamente alla vulgata atlantista e liberista. Veltroni è per la guerra in Libia (Pisanu forse un pochino meno), è per la fabbrica di Marchionne cioè senza pausa pranzo per gli operai, vorrebb unificare il lavoro riducendo tutti alla condizione dei precari con un solo contratto praticamente privo di diritti, propone una patrimoniale che in tre anni dovrebbe ridurre il debito pubblico all'ottanta per cento del Pil (oggi siamo oltre il 120%), proposta che sembra rivolta al dieci per cento dei contribuenti insomma i più ricchi ma che poi, se mai si dovesse fare, probabilmente si fermerebbe soltanto a loro. Propone anche di ridurre dell'1% la spesa pubblica che oggi è falcidiata da ripetute falciature tremontiane che tuttavia non toccano mai le sue zone apicali.
  Insomma, una risposta emergenziale all'Italia in eterna emergenza in quella che lo stesso Veltroni definisce agitatissimo immobilismo. In effetti non c'è nessun immobilismo perchè Berlusconi e la sua destra è il gruppo ideologicamente più coerente e duro che l'Italia abbia mai avuto e porta avanti una politica di destra organica consistente in meno Stato welfare, più Stato stazione appaltante di privatizzazioni a catena, politiche finanziarie e politiche del lavoro e della occupazione che hanno avuto il potere di ridurre del quaranta per cento i salari italiani, di cinquecentomila persone la pubblica amministrazione, di azzerare quasi le pensioni inps ed oggi si parla se mantenere o togliere il più grande ammortizzatore sociale che il mezzogiorno ha avuto dal dopoguerra: la pensione sociale concessa spesso a persone che  puer avendo a volte lavorato tutta la vita non avevano "marche" come non ne avranno i milioni di precari biagizzati e condannati alla fame della legge Biagi.
  In effetti la ragione della crisi attuale è da ricercarsi non nella mancanza di convergenza sui programmi economico-sociali ed in parte su quelli di revisione costituzionale. Sono anche tutti d'accordo nella conventio ad excludendum della sinistra comunista già condannata da Veltroni e Berlusconi a restare fuori dal Parlamento se non supera la soglia del quattro per cento e comunque anche se dovesse passare questa soglia avrebbe davanti una discriminazione permanente appunto perchè comunista.
 Ma nè questa proposta  Veltroni-Pisanu, nè quella di Fini che sembrava anche più innovativa e rinnovatrice della destra, nè quante altre potranno farsi nei palazzi romani pieni di oligarchi  agiati, ben nutriti, frequentatori degli stessi ambienti lussuosi e confortevoli e lontanissimi oramai dai problemi della gente, daranno una risposta ad una crisi che rischia di incattivirsi, di diventare maligna e di trascinarci nel pozzo senza fine di una lunga instabilità. Specialmente dopo la guerra libica perduta dall'Italia.
  Pietro Ancona

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: redazione@arabmonitor.info
Sent: Friday, April 22, 2011 2:03 AM
Subject: lettera a Napolitano




  Illustre  Presidente,

mi consenta di annotare negativamente la sua assenza all'arrivo della salma di Vittorio Arrigoni, morto per la causa della pace e della libertà della popolazione di gaza per la quale Lei che sempre richiama i valori civili di libertà non hja mai alzato un dito. Lei ha ricevuto all'aeroporto le salme dei nostri soldati che non erano affatto in missione di pace ma negli eserciti che occupano dIraq ed Afghanistan. Avrebbe dovuto dire qualcosa di più della deprecazione della barbarie della morte di Vittorio.
Il fatto che Lei e le istituzioni italiane si siano defilate dal prendere posizione sulla morte di Vittorio peserà sul futuro dell'Italia.
 Nello stesso tempo lei autorizza l'intervento nella guerra di Libia e riceve il Capo dei Congiurati di Bengasi che con Francia ed Inghilterra hanno orchestrato la distruzione della Libia per occupare interessi che l'Italia ha finora curato con onore con trenta miliardi di interscambio ed il lavoro di migliaia di ingegneri e tecnici ed altro. Non avete onorato il trattato di Pace con la Libia e state trattando Gheddafi con mentalità razzista ottocentesca e non di rendete conto che vi trovate di fronte ad un geniale Statista che per quaranta anni ha assicurato la pace nel Mediterraneo.
  Tanto le dovevo per rappresentarle sentimenti ed umori esistenti nel Paese e che qualcuno si illude di ritenere siano soltanto di una galassa minoritaria e disperata,
   Vittorio Utopia Arrigoni è il nuovo San Francesco italiano., E' anche, in questa settimana pasquale, Cristo risorto in Palestina per condividerne il dolore a fronte della ferocia sionista.
  Con stima  i miei ossequi
Pietro Ancona
già membro del CNEL, già dirigente della CGIL

                                                              ****

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: primapagina@rai.it
Sent: Friday, April 22, 2011 8:39 AM
Subject: Gheddafi e lei

Caro Imarisio,

Gheddafi  è un geniale statista. Si vada a studiare le opere che ha realizzato nei quaranta anni di sua pacifica, prospera, civilissima gestione di un paese preso dopo un secolo di colonialismo sanguinario , con una popolazione portata da un milione di abitanti a sei milioni con in più tre o quattro  milioni di stranieri. Vada a vedersi la realizzazione dello acquedotto più grande del mondo. Si legga le statistiche sui fondamentali salute case etc..
  Lei è in malafede quando dice che Gheddafi è stato attaccato perchè sanguinario dittatore,. Fino a ieri era ricevuto dai potenti di tutto l'Occidente e nessuno ha fatto una piega. Lei sa bene che trattasi di guerra di rapina organizzata dai banchieri di wallstreet con la collaborazione di Inghilterra e Francia e di guerra all'Italia che perderà moltissimo con la caduta di Gheddafi.
   Questi signori insorti sono contractors, squadroni della morte addestrati dalla legione stranieri e dagli egiziani, gente che ha massacrato la popolazione di Bengasi per non avere testimoni, gente che per prima cosa ha pensato a farsi una Banca Centrale ,
    E' vergognoso il livello di disinformazione al quale è giunto il giornalismo occidentale

Pietro Ancona

                                                           *****

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: barbara spinelli
Sent: Friday, April 22, 2011 9:11 PM
Subject: : basta con i Talk show della sinistra per finta

Ieri sera, facendomi forza ho visto fino alla fine la puntata del Bunga Bunga di Santoro. La qualità dei talk show è  decaduta di molto ed è diventato  insopportabilmente insulso questo modo di fare sinistra in tv dei Santoro, dei Travaglio,  dei Floris, della Dandini, di Fazio, tutti oramai fotocopia di un sarcasmo su berlusconismo  senza alcuna novità, proposta, senza niente,. che galleggia nel vuoto mentre Crozza continua a fare il giullare, il Rigoletto dei potenti che partecipano ai salotti di mamma Rai.

  Mi sono chiesto perchè è così decaduta la critica  giornalistica di sinistra al regime ed ho trovato la risposta che è una sorta di uovo di colombo. Il PD condivide l'ideologia e la politica liberista del centro destra, condivide la politica estera di atlantismo asinino, condivide molte paure della lega sulla immigrazione. Non è in grado di criticare le privatizzazioni, la legge biagi con peste annessa di contratti atipici, la demolizione del sistema pensionistico, gli errori italiani nella questione Libia (potevamo evitare la guerra).
  IL centro-sinistra fa la posta a Berlusconi soltanto per dimostrare all'Ambasciata USA di essere più affidabile di Lui ed alla Condindustria di essere più bravo a randellare i lavoratori (vedi vicenda Marchionne Fassino,Veltroni,D'Alema,Letta et)
  I nostri valorosi conduttori di Talk Shaw non possono affrontare i problemi che ho sopra enunziati perchè non possono mettere in imbarazzo Bersani e soci. Ecco quindi la insulsaggine del bunga bunga e del guardonismo italico che viene stimolato da varie  interviste e raccontini di ragazze coinvolte nell'immenso traffico di femmine del Berlusconi.
pietro ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: Segretaria@cgil.it ; rassegna sindacale
Sent: Saturday, April 23, 2011 6:21 AM
Subject: funerali Vittorio Arrigoni



 Cara Segretaria  Dr.ssa Susanna Camusso

Domani si svolgeranno i funerali di Vittorio Utopia Arrigoni, attivista per i diritti umani nella striscia di Gaza prigione spaventosa a cielo aperto per quasi due milioni di palestinesi soggetti a vessazioni di ogni sorta dallo stato di Israele che spesso bombarda con aerei e carri armati la popolazione civile per tenerla in stato di genocidio a bassa intensità.

 Vittorio è Cristo risorto in Palestina per condividerne il dolore ed asciugarne le lacrime.

L'Italia ha accolto la salma con freddezza e senza gli onori conferiti ai caduti militari all'estero. Soltanto i suoi amici e le persone che ci riconosciamo nella sua opera lo abbiamo pianto.
   Spero che lei, rappresentante di una organizzazione che ha gloriose tradizioni pacifiste
(io stesso, nella qualità di rappresentante della CGIL ho partecipato a Tripoli ad una conferenza per la Palestina e la Namibia negli anni ottanta) vorrà essere presente ai funerali e di conforto alla madre ed  a quanto vollero bene a Vittorio.
    Intanto le auguro Buona Pasqua.
Pietro Ancona
già segretario generale CGiL sicilia e membro del CNEL

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, April 24, 2011 8:28 PM
Subject: i funerali 

 I funerali
   Scrivo questo articolo sui funerali di Vittorio Arrigoni. Sono le ore 20 e su internet ho letto tutte le notizie che arrivano da Bulgiaco dove oggi pomeriggio si sono svolti .  Sono centinaia i siti ed i giornali che se ne occupano ma, come se si fossero messi tutti d'accordo, non si superano le trenta righe. Una particolare notizia è stata data soltanto da uno o due dei siti e riguarda la concelebrazione della messa da parte di Monsignor Capucci, arcivescovo di Cesarea della chiesa ortodossa, persona che ha impegnato la sua vita nella lotta per la liberazione del popolo palestinese. Un prelato di 90 anni che si è sottoposto agli strapazzi di un lungo e difficoltoso viaggio per salutare Vittorio e dirgli che è morto da santo, da eroe, da martire.
La parola d'ordina velinata che ha mosso il gregge dei giornalisti che hanno steso i pezzi evidentemente è stata quella di non aggredire di fare un racconto breve di quello che è accaduto di dire quante persone c'erano (alcuni scrivono due mila, altri alcune centinaia)
di essere se non proprio riguardosi  soft politicamente corretti..
 Anche questo taglio dato dalla disinformazione massmediatica ha dato il suo contributo al silenziamento della vita, della storia, delle opere di Vittorio del perchè è morto e di chi lo ha ucciso. Non crederò mai che si tratta di una scelta di un gruppo di arrabbiati. Cui prodest la morte? Prodest ad Israele che a giorni dovrà affrontare un nuovo tentativo dei pacifisti europei di raggiungere Gaza e che ha interesse a distruggere ogni possibile testimonianza che non sia embedded come certi servizi di rai3.
 Non ho letto commenti dei nostri famosi opinionisti. Mi pare che il veleno della destra è già stato schizzato dai giornali del Cavaliere e dello ineffabile Angelucci miliardario che deve le sue fortune alla sanità pubblica spolpata dal di dentro come da un terribile verme tenia. Vedremo se nei prossimi giorni torneranno a parlarne ma ne dubito. La parola d'ordine è un'altra.
 Ho letto che l'unica corona di fiori è stata inviata dal Manifesto. Non è stata data notizia di altri omaggi floreali provenienti dallo establiscemen politico e sindacale italiano. Avevo chiesto alla signora Camusso di partecipare ai funerali ma i giornali non ne danno conto. Non danno conto neppure della presenza dei leaders della sinistra comunista. Bah!
  Insomma il funerale ha dato una rappresentazione veritiera dello stato dell'arte in Italia. Una militanza generosa ed appassionata, colta ed impegnata che si estende dai cristiani ai comunisti agli anarchici. Una galassia che il potere e non solo il potere ma anche l'opposizione tendono a circoscrivere, isolare e magari criminalizzare.
 L'assenza delle istituzioni e del Presidente della repubblica fanno compiere un passo avanti verso la postdemocrazia e l'appiattimento totale alle posizioni degli USA e di Israele. Forse è stato scelto di essere assenti magari per essere più presenti altrove ad esempio nei bombardamenti in Libia dove abbiamo vigliaccamente  inviato gente dello Stato e forse delle milizie private dei contractors ai quali apparteneva, ricordate?, Fabrizio Quattrocchi.
  Ieri a tarda notte ho visto un documentario trasmesso da rainew24. Una intervista a Vittorio che colpisce per la pacatezza, per il tono sottovoce con cui parla delle tragedie palestinesi, un tono che non diminuisce ma dà  maggiore forza alla sua militanza.
  E' chiaro che oggi a  Bulgiaco si è approfondita una frattura tra l'Italia resistenziale ed umanitaria e le istituzioni. Ma forse si è preso atto di un'altra frattura tra il movimento in qualche modo espresso da Vittorio e la sinistra esistente che si contorce in gravissime contraddizioni e, per non pagare dazio, si è inventata una differenza tra lotta di classe e geopolitica (sic!). Ma forse Vittorio non è espressione di una minoranza disperata ma di una Italia che comincia da Gobetti e dai fratelli Rosselli che è viva e pulsa nelle arterie della cultura e della storia italiana.
  Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, April 26, 2011 7:54 AM
Subject: una decisione orribile


 Una orribile decisione
  L'Italia, dopo tanti tira e molla di Berlusconi e Frattini, ha deciso di partecipare al massacro della popolazione e delle città della Libia  leali a Gheddafi dopo il golpe dei gruppi cirenaici  sostenuto dalla Francia ed ora da tutto l'Occidente.  La Francia, invidiosa della intensità delle relazioni commerciali ed industriali tra Libia e Italia che dura da quaranta anni e che produce un esport-import di  oltre venti miliardi di euro l'anno e dà lavoro in Libia a diecine di migliaia di ingegneri tecnici imprenditori italiani, è stata la più baldanzosa della Triade con USA e Gran Bretagna nell'assalto a Gheddafi. Il Capo della Libia è stato  ricevuto poco tempo fa  in Eliseo e niente lasciava   presagire l'odio di Sarcozy che sarebbe da li a poco traboccato. Gheddafi è stato corteggiato da tutto l'Occidente per le enormi disponibilità finanziarie della Libia alle quali attinge per aiuti fin dai tempi di Agnelli e della sua partecipazione al capitale della Fiat. La guerra contro la Libia ha consentito all'Europa ed all'USA di sequestrare i fondi sovrani e questo è servito assai probabilmente a mettere una pezza alla crisi finanziaria dell'Occidente. Una vera e propria rapina a mano armata.
  Nel quarantennio di governo di Gheddafi la Libia ha conosciuto il più lungo  periodo di prosperità della sua storia. Si è affrancata dal colonialismo italiano iniziato dal 1911 con Giolitti e proseguito fino a tutto il periodo fascista. Ha saputo costruire con l'Italia un rapporto positivo e quasi di vicinanza che ha voltato pagina sul terribile passato di atrocità e sofferenze inflitte alla sua popolazione. Questo rapporto positivo è continuato nel tempo ed ha impegnato tutti i governi da Andreotti in poi. Soltanto nell'ultimo decennio sono stati firmati dall'Italia tre trattati da Giuliano Amato nel 2002, da Prodi nel 2007 e da Berlusconi nel 2009. L'Italia ha ricavato grandi frutti da questa politica di pace che l'ha caratterizzata suscitando molte simpatie nel mondo arabo. Ora si scopre improvvisamente che Gheddafi è un sanguinario tiranno che massacra il suo popolo. L'aggressione alla Libia  é stata concepita in Francia, in Inghilterra ed in Usa per colpire assieme alla Libia anche l'Italia mostratasi indisciplinata nella politica energetica con gli accordi triangolari Libia-Italia-Russia.
  Sgomenta la decisione del PD di aderire ai bombardamenti. Perchè lo fa? Perchè è preminente nel PD il problema del ritorno al governo rispetto agli interessi della pace e dell'Italia. Il PD fa da sponda agli USA e preclude a Berlusconi di fare una politica diversa dai diktat che arrivano da Washington. La Lega, che non ha mai avuto il problema della legittimazione oltreatlantica del suo gruppo dirigente, si schiera decisamente contro la guerra. Ma anche i suoi spazi sono limitati dallo sbarramento guerrafondaio del PD ed alla fine dovrà acconciarsi.
  Questa decisione dell'Italia è orribile se pensiamo che l'interesse nazionale era ed è non solo di non partecipare alla guerra, ma addirittura di impedirla. Ma non c'è niente da fare. Siamo una colonia con 113 basi militari USA nel nostro territorio che servono assai più contro di noi che contro ipotetici nemici che non esistono dopo la caduta dell'URSS avvenuta venti anni orsono.
   Con i bombardamenti l'Italia interrompe il quarantennio e ritorna al colonialismo feroce del fascismo che usava gli aerei del generale Magliocco per gasare la popolazione. Ora i nostri aerei lanceranno bombe all'uranio che faranno morire diversamente la popolazione che subito non viene uccisa con le radiazioni ed infine con le nascite di bambini deformi.
  L'Italia stiracchia quanto più è possibile la decisione dell'ONU che prevedeva soltanto la fly zone. Ma l'ONU, massimo ruffiano degli USA, chiuderà un occhio e semmai si prepara ad assecondare lo sporco gioco in corso contro la Siria.
  Il PD con la decisione di bombardare chiude con il pacifismo e diventa organico alla ideologia militarista del liberismo neocon. Purtroppo anche l' ANPI, la gloriosa associazione dei partigiani recentemente colonizzata dal PD, si è pronunziata e sostiene la guerra. Questo nella giornata anniversario della guerra di Liberazione e della Resistenza.
   La soddisfazione mostrata dai rivoltosi per la decisione dell'Italia è la conferma del suo errore. L'errore di giocare alla roulette della morte in una avventuristica e rischiosa decisione che cambia il destino del Mediterraneo.
    L'Italia, salvando la Resistenza, ha una storia orribile scritta dalle sue classi dirigenti. Ricordo per tutte l'8 settembre quando si comunica l'armistizio e si annunzia che la guerra continua senza dire contro chi.
   Pietro Ancona
                                                           ****

Sent: Wednesday, April 27, 2011 7:33 PM
Subject: Una giornata nera per berlusconi e per l'Italia

 
Una giornata nera per Berlusconi e per l'Italia
 
L'incontro di ieri con Sarkozy a Berlusconi (ed all'Italia) è andato così male che  ho quasi riluttanza a parlarne. Nel momento in cui si riunivano una multinazionale francese lanciava una Opa ostile sulla Parmalat per impossessarsene. La Francia ha recentemente assorbito Bulgari ed è in caccia dei nostri gioielli. Chissà se acquisterà da Marchionne la nostra Ferrari, la Maserati... Su questo punto il maligno Sarkozy ha persino schernito Berlusconi quando ha lodato l'Italia per le sue piccole e medie industrie. Come dire: noi siamo più grossi e non tarderemo ad inghiottirvi!  Poi la soddisfazione del francese era alle stelle e trapelava financo dalle sue grandi orecchie da topone sulla questione libica nella quale l'Italia, facendo l'ennesima giravolta, dovrà partecipare con bombardamenti "mascherati" da precise operazioni chirurgiche all'uranio impoverito fornito dagli USA. Non solo la Francia, in segreto accordo con gli USA e Gran Bretagna, ha organizzato il golpe e poi l'intervento in Libia per sottrarla alla enorme influenza italiana e rapinarla dei suoi fondi sovrani e delle riserve auree di 150 mila tonnellate di oro,
(lo Stato libico è ricchissimo di soldi e di oro e di opere pubbliche realizzate ma ora distrutte), ma  ci costringe a partecipare all'assalto magari per poi lasciarci a bocca asciutta. Berlusconi ha tentato di parare la botta facendosi telefonare da Obama il giorno prima, ma si tratta di un mortificante espediente che non cambia la sostanza dei fatti. Ne ricaverà danno in Italia perchè la Lega, che non dipende dalla benevolenza USA come Berlusconi ed il PD, si dichiara pubblicamente contro la guerra aumentando il mal di pancia
dell'elettorato cattolico della destra. Un disastro! Infine un accordo infame sulla circolazione delle persone prevista dall'accordo di Schengen consistente in una noticina inviata alla UE  che potrebbe avere financo esito negativo. Bossi che è il politico più scaltro che abbia la maggioranza è fuori dalla grazia di Dio e minaccia . Magari alla fine si ritirerà, ma dopo avere ottenuto sostanziose contropartite di potere a cominciare dalle nomine importantissime in enti che dovrebbero farsi oggi.
 Il ruolo dell'opposizione si potrebbe definire distruttivo e canagliesco. Anzicchè ancorare l'Italia alla politica di pace respingendo la barbarie della guerra che è il sonno della ragione e cancella i tratti umani degli uomini, appoggiata da Napolitano al quale fa di sponda, sfotte il governo per le sue contraddizioni e debolezze e gonfia il petto davanti gli  americani per mostrare la loro superiorità "professionale" nel servire gli USA. L'opposizione non si chiede che cosa ne sarà del metanodotto e degli immensi interessi italiani in Libia, non si chiede quale destino avranno le migliaia di ingegneri, tecnici, imprenditori, commercianti che da quaranta anni forniamo alla Libia in un soddisfacente rapporto di affari non colonialistico e si preoccupa soltanto di rilevare l'insufficienza del governo nel servire la comunità internazionale che appoggia l'aggressione. Comunità internazionale che è soltanto una minoranza del genere umano essendo Cina, Russia, India, America Latina, Sud Africa  quattro miliardi di esseri umani contrari ai bombardamenti.
 A coronare la giornata nera del nostro Presidente del Consiglio la enorme gaffe sulla questione del nucleare con la confessione pubblica della temporaneità della rinunzia alla costruzione di atomiche. Questo detto in faccia a Sarkozy il quale ci vende le sue centrali obsolete e ridacchia fregandosi le mani alle nostre spalle.
  Con la certezza che il dopo Berlusconi se sarà di centro-sinistra sarà magari peggiore e ci regalerà amarezze e restrizioni avviamoci a celebrare un  1° Maggio patriottico nel quale l'amore di patria dovrebbe sostituire il lavoro che manca e riempirci la pancia. Accanto a Berlusconi dobbiamo mettere Bersani e la Camusso assistiti da Ichino.  Anche questo fa parte della stagione del nostro scontento che continuiamo a vivere con pochi barlumi di luce.
  Pietro Ancona

 

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Sent: Thursday, April 28, 2011 4:43 PM
Subject: : Le nozze del secolo

Le nozze del secolo

"Dopo cinque minuti il via della ''sfilata'' degli aerei della Royal Air Force che sfrecceranno su Buckingham Palace in omaggio alla coppia."  (http://www.asca.it/news-)
Saranno distolti per qualche ora dai bombardamenti in Libia, in Afghanistan ed in altri posti dove massacrano dall'alto con bombe all'uranio la popolazione terrorizzata.
 I massmedia stanno impazzendo in un crescendo quasi isterico di notizie e si sbizzariscono a descrivere i particolari di tutti gli oggetti, di  tutti gli ingredianti di quello che definiscono " il matrimonio del secolo". Dovrebbe oscurare quello dei genitori del futuro re, per queste occasioni chiamato soltanto Willians. Qualcuno sta facendo i conti di quanti milioni di sterline verranno spesi. Sono comunque della opinione che saranno  a carico del popolo britannico e che questa famiglia secondo le tradizioni di scrocconaggio che caratterizza l'altissima nobiltà britannica è anche capace di avere programmato un guadagno facendo la cresta ai vari momenti dello sfarzoso avvenimento. Ai giovani inglesi viene negato il diritto all'istruzione superiore con tasse universitarie  pesantissime fatte solo per costituire una porta massiccia ed inespugnabile alle classi di ceto popolare. Cinquecentomila impiegati pubblici hanno già perso il lavoro. Il precariato sta riducendo in schiavitù le nuove generazioni di lavoratori e poi meno sanità e meno scuola e meno pensioni per tutti. Ai popoli che hanno la disgrazia di avere il petrolio sangue dolore e lutti da parte della Regina Elisabetta che continua la tradizione della sua illustre ava che fece le fortune della  famelica e morta di fame nobiltà inglese con la pirateria e la tratta degli schiavi.-
 L'opinione pubblica europea sarà  drogata dai massmedia ed influenzata verso
il modello imperiale. Potrà la sartina inglese disporre di tre abiti da sposa come Katia? Non potrà e forse non avrà i soldi per sposarsi e per mettere su famiglia perchè il suo ragazzo guadagna qualcosa saltuariamente. Ma non importa: si sta organizzando un trasfert strepitoso dalla novella futura Regina alle ragazze della Gran Bretagna.  Intanto dalle macerie della Libia in fiamme aggredita senza ragione e dagli altri teatri delle criminali imprese anglosassoni si alzano fumi neri, di un nero terribile, il nero della morte delle bombe all'uranio ed al fosforo. Migliaia di madri piangono i figli perduti mentre Londra si esibisce nello sfarzo  della potenza esibita e nei saloni di Palazzo Buckingham
si brinda e i ricconi blasonati si sollazzano e fanno la ruota dei tacchini.
All'ambasciatore siriano, in omaggio ai principi dell'umanitarismo atlantico, é stato prima mandato e poi ritirato l'invito per sottolineare il rifiuto morale della real casa per il popolo siriano attualmente sottoposto a gravissime provocazioni fomentate dagli alleati.
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, April 28, 2011 6:36 AM
Subject: assalto al 1 maggio 

 Assalto al 1 Maggio

L'assalto alla Festa del 1 maggio attuato da numerosi Sindaci e dalla destra italiana che vorrebbero i negozi aperti si inscrive in una linea di desacralizzazione di una data finora  rispettata dalle democrazie in omaggio al lavoro ed alla sua fondamentale importanza. Non è un caso che  gli USA il Paese ideologicamente alla guida del capitalismo e che ha represso alla fine dello ottocento con il sangue dei sindacalisti e dei lavoratori il loro diritto ad esistere  come classe non celebra il 1 Maggio che è una giornata feriale come tutte le altre. Coloro i quali vogliono abolire la festa  affermano  l'idea che quello che conta non è il lavoratore ma la sua prestazione ed il valore di questa prestazione vogliono essere soltanto loro a determinarla.  Vuole cancellare il lavoratore come soggetto sociale titolare di diritti e ridurre la sua funzione a quella di mero strumento da impiegare per realizzare profitti.
 Credo che in qualche modo  l'iniziativa del sindaco pd di Firenze e del sindaco di destra di Roma avrà un risultato. Il 1 Maggio comincerà ad essere per i dipendenti del commercio una giornata di lavoro come tutte le altre. Dal commercio  si passerà presto a tutti gli altri settori. Questa tendenza non è sufficientemente contrastata da tutti i sindacati e dalla opinione liberal e di sinistra. Si inscrive in una linea di riduzione del ruolo sociale e della funzione politica dei lavoratori che ha fatto grandi passi in avanti in Italia segnando lo sgretolamento dello Statuto dei Diritti e delle indicazioni della stessa Costituzione che  mette il lavoro a fondamento della Repubblica. Lavorare il giorno che celebra il riscatto del lavoro è coerente con la legge Biagi, con il collegato lavoro, con la fine del sistema pensionistico. E' un messaggio con il quale si rafforza l'offensiva contro le classi lavoratrici per segnarne la sconfitta definitiva.
 Se la CGIL è  davvero a difesa della festa del 1 Maggio dovrebbe organizzare la contestazione dei negozi che alzano le serrande ed inviare gruppi di sostegno  a sostegno ai  lavoratori del commercio spesso non in condizioni di difendersi e che sono pagati malissimo con uno sfruttamento "industriale" della legge Biagi che ne ha garantito la precarizzazione diffusa. Dovrebbe dichiarare di considerarein  sciopero itutte le aziende commerciali che restano aperte  e chiedere l'intervento degli ispettori del lavoro per bonificare il lavoro nero che è assai diffuso   Contrapporre consumatori ai lavoratori è un gioco spesso aiutato da un giornalismo miope o embedded e da partiti che strizzano l'occhio ai bottegai ed ai supermercati. I lavoratori sono anche consumatori e non hanno meno diritti di altri.
  Non sottovalutare la guerra dei negozi aperti  sarebbe opportuno per le organizzazioni sindacali e la sinistra italiana. Ma viviamo in tempo di frastornamento e forse ci si lascerà trascinare dalla corrente avversa.
   Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, April 29, 2011 7:46 AM
Subject: Gli epigoni di Pio La Torre


    Gli epigoni di Pio La Torre
   
    Domani ricorre il ventinovesimo anniversario della morte di Pio La Torre che fu segretario del PCI siciliano durante una delle più terribili recrudescenze del dominio mafioso. Non è la prima volta che lo rievoco e continuerò a farlo perchè il suo ricordo racchiude molte cose che hanno a che fare con l'onestà, la pulizia morale e politica, la passione, la dedizione ad un ideale in cui il partito diventa strumento non di scopi che lo riguardano ma di interessi generali della popolazione e della società. Lo ricordo con affetto perchè ebbi l'onore di collaborare con lui da segretario generale della CGIL siciliana e di rendere possibile l'attuazione di tanti dei momenti di lotta che programmava e realizzava con tenacia ed entusiasmo quasi fanciullesco. Mi riferisco alla lotta per la pace e contro i missili a Comiso. Ricordo che mi sostenne tutte le volte che la corrente comunista  poneva il problema della mia estromissione  dalla  direzione della CGIL. Io ero (e sono) socialista . Ero unitario con i comunisti, ma ad alcuni non andavo bene perchè ritenuto, come una volta ebbe a dirmi scherzosamente Luigi Colaianni, "unitario ma egemonico".
Un gruppo di  estimati dirigenti comunisti anni orsono creò  il Centro Pio La Torre che svolge una importante azione di sostegno alla lotta alla mafia curando in particolare l'educazione delle nuove generazioni. Ma è il solo punto nella politica e nella società siciliana  in cui la figura di Pio viene rievocata e diventa fonte di ispirazione e di azione didattica verso le nuove generazioni nell'ambito del PD.
  Il Partito di Pio La Torre non c'è più da anni così come non c'è più il Partito di Piersanti Mattarella altro caduto sul fronte della mafia perchè da Presidente della Regione pensava di fare qualcosa di buono, di liberare l'amministrazione regionale dalla soggezione e dalla penetrazione mafiosa. Il partito che ha raccolto  la DC di Mattarella ed il PCI di La Torre è il PD che è in atto impegnato in una difficile ed assai discussa collaborazione con un massimo esponente dell'MPA, un movimento autonomista chiacchierato ed indagato dalla Procura della Repubblica. Ne ha percorso di  mala strada il PD per arrivare dopo trentanni alla collaborazione con ciò che  sarebbe stato aborrito da Pio. In trenta anni la Sicilia che aveva tante speranze e prospettive si è ridotta ad una Assemblea Regionale che vive guardandosi l'ombelico e nutrendosi di velleitarismi dopo una manomissione dello Statuto originario che l'ha messa nelle mani del Presidente della Giunta ed una Regione piena di debiti alla quale non bastano le enormi entrate che ricava dal suo Statuto speciale e che nel giro dei prossimi cinque anni avrà svenduto grande parte del suo magnifico e ricco patrimonio demaniale per pagare una pletora di consulenti, managers, appaltatori, dirigenti che come pirana la divorano e la spolpano senza alcun ritegno. La spesa corrente assorbe
e supera le entrate quando trenta anni fa si limitava ad essere il quaranta per cento del bilancio regionale.
 Gli epigoni di La Torre hanno dato vita assieme ad altri ad un partito che non si propone nessuno dei tre grandi obiettivi di Pio La Torre: lotta alla mafia, sviluppo, pace e dal punto di vista della sua cultura interna soltanto i più anziani sono ancora legati a valori di trasformazione socialista della Regione e di riforme sociali per fare entrare di più e meglio le masse popolari dell'Isola in una società con meno disuguaglianze e squilibri.  La Torre fece grandissime manifestazioni a Comiso per la Pace. Oggi assistiamo al via vai di aerei da bombardamento dall'aeroporto di Trapani che portano il loro carico orribile di morte ai nostri fratelli libici e nessuno alza un dito. Il PD siciliano appoggia la linea nazionale del Partito per l'intervento armato contro la Libia che mai ci ha fatto qualcosa di male. Pio La Torre, ne sono certo, non avrebbe permesso che questo avvenisse ed avrebbe organizzato l'occupazione dello aeroporto di Trapani. Pensava alla Sicilia come ad una grande piattaforma di pace per il Mediterraneo non certo come base per aggredire i nostri vicini.
La cultura del PD è fatta di pragmatica adesione alla gestione del potere così come esso è ed è tale da stroncare ogni tentativo di fare della politica una missione, qualcosa di utile di buono e di giusto per tutti. Si propone insomma di amministrare meglio e con più efficienza un potere che la destra usa soltanto per il suo blocco sociale che esclude i lavoratori e non li riconosce come classe sociale.
 Il PDI è cosa profondamente diversa dal PCI di Pio La Torre che era lo stesso PCI di Mommo Li Causi e l'erede dei fasci siciliani che ebbero in Bernardino Verro, in Nicola Barbato, in Garibaldi Bosco ed altri grandi apostoli i dirigenti di un movimento per la liberazione delle masse popolari siciliane.
  L'iniziativa di un gruppo di giovani capeggiati da Davide Faraone di fare uno "strappo" a questo PD a cominciare dalla pulizia della lapide di Pio e di Rosario di Salvo dalle sterpaglie che la ricoprono  è un conato di rifiuto verso ciò che è il PD oggi. Ma se si limita a togliere soltanto sterpaglie senza recuperare i valori della ideologia e della tradizione del movimento comunista e socialista siciliano, sarà soltanto una azione buona per esssere raccontata dai giornali.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: info-ambasciata@amb-libia.it
Sent: Saturday, April 30, 2011 8:17 AM
Subject: ammirazione per il Presidente Gheddafi



  Esprimo grande  ammirazione per il comportamento sereno, coraggioso, dignitoso, giusto tenuto sotto i bombardamenti dal Presidente Gheddafi che nonostante l'aggressione sia totalmente ingiustificata propone tuttavia di trattare con la Nato rivendicando il diritto sacrosanto di non lasciare il suo Paese che ha arricchito immensamente in quaranta anni di sapiente oculata amministrazione che ha fatto anche la fortuna dell'Italia.
 Spero per la sua salute e che non venga ucciso come usano fare i barbari dell'Occidente verso coloro che ritengono di dovere punire quasi sempre ingiustamente.
 Pietro Ancona
ex consigliere CNEL

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, April 30, 2011 7:25 AM
Subject: Domani è il primo maggio

  Domani è il primo maggio

    Domani primo maggio festa del lavoro  Non sappiamo se la ricorrenza  che simboleggia valori di libertà ed eguaglianza  dei lavoratori e del loro movimento di emancipazione sarà rispettata dappertutto. Il sindaco di Firenze,  mediocre  successore di Giorgio La Pira, ha deciso di consentire ai commercianti l'apertura dei negozi.. Vedremo quindi nel giorno sacro al riposo dei lavoratori le commesse ed i commessi, le persone peggio pagate e più sfruttate alle quali non si applica che raramente il contratto di lavoro,  stare dietro ai banchi o, come pretendono alcuni sadici imprenditori, a fare da "statuine", in piedi per otto ore in atteggiamento gradevole ma all'impiedi dal quale possono sciogliersi soltanto per servire i clienti. Il fascista in doppio petto sindaco di Roma, il famoso Alemanno che guida la città più violenta contro gli immigrati, i diversi, i rom si è subito unito alla decisione del rampante giovanotto toscano che piace tanto a Berlusconi. Anche Milano e Bologna sono della partita. Spiegava stamane un signore  al conduttore Mascini  di prima pagina che sosteneva la tesi dei negozi aperti  come  dal punto di vista economico e degli interessi delle aziende, l'apertura per il primo maggio è del tutto inutile. Le famiglie da molto tempo si sono fatte un budget  di spesa dal quale è difficile decampare. Non è quindi con un giorno di apertura in più che si spenderà di più e, alla fine, l'apertura dei negozi è una perdita in termini di energia consumata ed oneri da sopportare ivi compresi lo straordinario del personale.  Gli incassi del primo maggio non si sommano agli incassi di tutti i giorni dell'anno. Difficilmente sono un di più. Perchè allora c'è una campagna martellante, incensante, che coinvolge le "migliori penne" dei grandi giornali? Sicuramente per motivi ideologici e politici. Lavoratori senza il primo maggio festivo sono lavoratori più sconfitti ed umiliati. Si tratta quindi di un tassello da aggiungere al lavoro nero, alla precarietà, ai bassi infimi salari, alla incessante campagna sempre in corso per la riduzione fino all'annichilimento dei diritti della classe lavoratrice. In effetti, nel quadro generale della  deregolation dei diritti sindacali a cominciare dal ccnl la persistenza della festa del primo maggio rappresenta una contraddizione, una colonna che resta in piedi circondata da macerie e che va anche esse abbattuta.

    Ho letto che il 1 maggio sarà ricordato dalle tre maggiori confederazioni sindacali in moltissime località d'Italia dopo un anno di polemiche non risolte. In effetti questa unità sindacale ostentata è una sovrastruttura surreale di profonde divisioni. Da molto tempo non è più possibile fare uno sciopero generale unitario e le ragioni delle divisioni sono gravi: riguardano la Fiat, le deroghe contrattuali, l'adesione di Cisl ed Uil al patto dei "complici" di Sacconi.  Riguardano anche la scuola e si allargano a tanti altri campi.  Perchè allora si continua a stare insieme dando all'Italia una rappresentazione bugiarda della realtà?  Perchè nella CGIL c'è una forzatura che viene dal vertice confederale  e dal PD suo partito di riferimento per realizzare l'unità ed alle condizioni dettate dalla Cisl di Bonanni. In fondo la CGIL avrebbe firmato gli accordi di Pomigliano e di Mirafiori ma ha dovuto astenersi per la vivace opposizione della Fiom titolare  sgradita alla Camussi della trattativa. In altre cose la CGIL ha soltanto finto di essere in disaccordo con il governo: mi riferisco alla "riforma delle pensioni", al collegato lavoro e sopratutto al precariato che ha condiviso con gli accordi del 27 luglio 2007 firmati con Prodi.
Il disagio per una celebrazione unitaria è dovuto essenzialmente alle mancate risposte "unitarie" al profondo malessere dei lavoratori che si è espresso anche in forme di disperazione come l'ondata di neostiliti e l'Isola dei Cassi Integrati o con i pietosi  suicidi registrati nel corso dell'anno.
Cinquecentomila lavoratori pubblici perdono il posto di lavoro e tra questi oltre centomila insegnanti. Il precariato sta diventando maggioritario e presto sarà l'unica forma di lavoro dipendente. Questo genera disagio rabbia rancore collera in milioni di persone che non possono ipotizzare il loro futuro, ma il vertice della CGIL insiste nella sua politica unitaria fondata sull'accettazione dei dicktat Cisl e Confindustria. Firma a Genova un "patto sociale" con Confindustria su quattro punti cruciali e  non  non sottoscrive in pieno gli accordi con Confindustria e Governo sui temi della "produttività" ancora in discussione non perchè contrario ma per motivi di opportunità e di gestione della sua base sociale.  La Cgil vorrebbe smottare a destra senza pagare dazio, in modo soft indolore.

    L'unità sindacale presentata il 1° maggio è piena di contenuti contrari agli interessi dei lavoratori. Realizziamo in Italia la contraddizione delle contraddizioni: sindacati forti di oltre undici milioni di iscritti tra i maggiori del mondo occidentale che gestiscono iscritti impoveriti e con processi di impoverimento salariale e giuridico in corso assai pesanti! Sindacati ricchi e potenti e loro iscritti che vivono la vita di fabbrica quasi con terrore ed umiliati dalle minacce  di licenziamento o di riduzione coatta del salario. Quindi bisognerebbe che la CGIL convochi un Congresso straordinario per una riflessione radicale sulla linea di politica sindacale oppure che si cominci a pensare ad una nuova Confederazione che unisca il dissenso interno alla CGIL alla militanza del sindacalismo di base. Insomma fare una nuova Confederazione capace di riscoprire e difendere gli interessi dei lavoratori nel solco della tradizione del movimento operaio italiano anteriore alla fase della concertazione (1992).
Forse la Cgil è riformabile? E' riconducibile alla sua  natura di sindacato di classe e non di conglomerata di servizi? Questo è molto dubbio. Bruno Buozzi e poi Giuseppe Di Vittorio dopo la capitolazione di Rigola e D'Aragona, i due primi segretari generali della CGIL (1906/1926), al Patto di Palazzo Vidoni imposto da Mussolini, ci misero tantissimo lavoro per recuperare la CGIL dalla perdita di se stessa e della sua identità profonda di  strumento del movimento operaio. Ma  questo ora è quasi impossibile  perchè la CGIL ha una forte maggioranza di destra e perchè  i partiti del socialismo pci e psi  non ci sono più ed i loro epigoni sono  liberisti e confindustrialisti.  Nei partiti quello che resta fuori  dal PD è un pulviscolo che tarda ad aggregarsi. Inoltre la stessa sinistra "radicale" non è tutta assente da processi di ammaloramento politico. Il Sel di Vendola aspira a congiungersi con il PD e PRC stenta a spiccare un nuovo volo assieme agli altri frammenti del comunismo italiano.  Per avere un segnale di cambiamento di linea serio la CGIL
dovrebbe   abrogare i contratti atipici applicati al  suo personale  tecnico ed amministrativo  ed al personale delle sue conglomerate. Sarebbe interessante sapere come viene assunto il personale del Caf e come viene retribuito. Quali cambiamenti sono avvenuti nel trattamento del valoroso personale dell'Inca da quanto è stata varata la legge Biagi. Bisognerebbe inoltre  convincere la CGIL a fare la grande guerra  al  precariato ed a rinunziare alla concertazione  disdicendo gli accordi firmati nel 1993 da Bruno Trentin.  Combattere e non assecondare la cosidetta contrattazione di secondo livello se questa diventa sostitutiva del ccnl. Recuperare tantissimi temi della sua storia sempre validi e sempre attuali. Non c'è niente di obsoleto in ciò che faceva prospera l'Italia. Le politiche liberiste jugulatorie di oggi fanno infelici i lavoratori e rovinano l'Italia come ha rilevato allarmato  Draghi. Nel fallimento di CGIL CISL UIL c'è anche il fallimento della Confindustria trattata a pesci in faccia dalla Fiat ed insidiata da vicino dalla sua consorella francese che ha steso una Opa gigantesca non soltanto su Parmalat, ma su quanto resta dei gioielli della nostra media industria.
 L'abbandono della CGIL del campo antimperialistico  e della pace genera sbandamenti  come l'adesione o il silenzio sui  bombardamenti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle libiche. Non credo proprio che la CGIL di Di Vittorio o di Lama o di Vittorio Foa avrebbe mai ammainato le sue bandiere ed appoggiato i raid aerei e le tante guerre ascare al servizio delle multinazionali USA. La scelta della pace senza se e senza ma deve tornare ad essere un punto fondamentale di rifondazione della nuova CGIL. Ma forse il gruppo dirigente centrale soffocherà ogni tentativo  in questa direzione e continuarà a trasformarsi in sindacato di servizi e poi sindacato imprenditore.
Inni e bandiere sono simboli dell'identità, della storia, della cultura delle organizzazioni. Al tremendo concertone di Roma che si ripete da anni e che vive di una sua vita staccata dalla realtà del Paese non si suoneranno l'inno dei lavoratori e l'internazionale. Si suoneranno invece al loro posto  "va pensiero" e l'inno di Mameli. Una scelta nazionalistica contraria alla tradizione internazionalista. Non capisco il "Va pensiero" se non come omaggio agli ebrei che piangono la patria perduta. In effetti la patria perduta la piangono oggi i Palestinesi ed in quel poco che è loro rimasta ci vivono prigionieri. In moltissime manifestazioni non si intoneranno gli inni proletari. E' molto triste quanto accade ed è segno non di una linea sindacale che cambia e diventa più "moderna", ma di una forza che smarrisce la coscienza di sè, la coscienza di  essere un grande corpo collettivo dotato di intelligenza sociale. I lavoratori rischiano di restare soli, e in parte già lo sono, di fronte a coloro dai quali dipende la loro vita.
 Non va bene, non va proprio bene. E' una regressione dallo spirito di appartenza alla classe operaia  che ci riporta all'epoca pre moderna degli "spirits anemals" del capitalismo che ritornano alla grande.
Pietro Ancona
già membro del CNEL già segretario regionale della Cgil sicilia.

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 03, 2011 1:54 PM
Subject: Obama e l'imbarbarimento dopo Bush


Obama e l'imbarbarimento dopo Bush
 Da ieri i massmedia ci martellano senza  tregua raccontandoci l'omicidio di Bin Laden spesso ingarbugliandosi e contraddicendosi per la necessità di ammettere alcuni falsi clamorosi come la foto del povero morto con gli occhi cavati che ha fatto il giro di tutte le prime pagine. Il quarto potere è da tempo al servizio del potere economico e politico e la libertà di stampa viene negata dalla pratica del velinaggio.
  Colpisce molto il ruolo servile, acritico, inginocchiato davanti all'Occidente, della stampa. Giornali con testate autorevoli, alcune gloriose come il Washington Post, dal New York Times a Repubblica che hanno sparato titoloni, sono impegnate al massimo per la versione data dalla casa Bianca. Nel tentativo di montare il più possibile l'indignazione dei lettori verso i terroristi ed acquisire come dato tacito ed indiscutibile l'omicidio di Bin Laden hanno riesumato gli spot dell'11 settembre e mostrato ancora una volta con crudeltà il film di Sadam Hussein a cui un marines fruga tra i capelli ed in bocca. Una scena che mette grande disagio nelle persone che hanno una normale umanità alla quale ha fatto seguito la scena del cappio al collo, dell'impiccagione dello stesso Sadam e del vilipendio del suo cadavere. Qualcosa di peggio di Piazzale Loreto dove
la barbarie verso Mussolini e Claretta Petacci a testa in giù fu consumata nel fuoco delle passioni e delle sofferenze di una lunga guerra civile. Qui si è trattato di un prigioniero di guerra sconfitto dagli americani e la cui patria è stata ed è tuttora invasa da truppe ed basi militari USA.
  Il direttore di Rai  New 24 ha mostrato con un sorriso furbetto la scena in un aeroporto di Obama che con fare circospetto ma tale da attirare l'attenzione di tutti prende dalla tasca si mette in mano e poi si passa in un'altra mano un bigliettino che poi consegna ad uno dei generali che sono ad aspettarlo. Corradino Mineo ha fatto intendere che poteva trattarsi dello ordine di uccisione di Bin Laden, del via libera alla operazione. Obama a me è apparso mafioso tanto quanto Provenzano che usava i pizzini per trasmettere i suoi ordini. In ogni caso, il Capo della più potente nazione del pianeta alla guida dell'Occidente e del mondo anglosassone, agisce con le maniere spicce di un boss ritenendosi arbitro della vita altrui al disopra dello Stato di Diritto e di ogni legge e di ogni organismo legislativo o parlamentare. Ha compiuto un gesto di enorme brutalità contro il diritto e contro le istituzioni internazionali e del suo stesso paese.
  Mi ha molto colpito la scena  di Obama e della Clinton attorniati da una diecina di alti papaveri della amministrazione che sembrano assistere in diretta all'omicidio di Bin Laden.  Mi ha ricordato che gli USA sono il paese della pena di morte che viene eseguita in modo crudelissimo davanti ai parenti del condannato. Giustizia è fatta! Hanno assistito in diretta ( a fingono di assistere) all'omicidio in diretta di Bin Laden. Vogliono sembrare i parenti più stretti degli USA colpiti dal cattivissimo con l'incendio delle Torri Gemelle!!
  Sgomenta il fatto che Obama esibisca fatti e gesti che avvengono al di fuori delle regole delle legge e dei principi fondamentali di tutte le Carte dei Diritti a cominciare dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo. Per gli USA l'obiettivo di morte che si prefiggono supera tutte le resistenze dell'etica e dei diritti. E' il soldato blu che taglia la gola al pellirossa che oppone resistenza e non vuole andare via dalla sua terra. E' la Giustizia  a difesa di un ordine sociale e politico che non ammette contraddizioni e diversità.
   Riflettevo che in fondo tutto quello che sappiamo di Bin Laden, a parte le sue apparizioni  sospettate  di essere funzionali alle politiche USA, ci sono state dette soltanto dagli americani. Lo stesso dicasi per i prigionieri di Guantanamo. Nessuno sa con esattezza di che cosa sono rei. Sappiamo che sono sospettati di terrorismo. Ma non abbiamo mai potuto sentire la loro difesa. Sono in galera senza quel minimo di diritti che i siracusani attribuivano ai prigionieri ateniesi chiusi nelle latomie.
   Obama vuole abituare il mondo alla sua barbarie. Dovremmo essere amministrati tutti da Lui che stabilisce di volta in volta che cosa ci vuole per noi. Ha detto: "il mondo deve parlare una sola voce". Una dichiarazione di enorme e pericolosa megalomania perchè mai il mondo ha parlato una sola voce nella sua lunga storia. Non ai tempi dei Romani e dei Persiani o dei Cinesi.  Sta andando molto oltre il bushismo e sarebbe ora che ammetta  un contraddittorio sulla questione del terrorismo. Termine usato e stiracchiato per consentirgli di fare le cose  anche le più sporche come il bombardamento con 130 missili Cruise della Libia che viene distrutta   e riportata al tempo della dominazione coloniale.
  In un solo caso Obama e gli USA potrebbero essere credibili: nel caso che le Torri Gemelle fossero state abbattute dai terroristi di Bin Laden. Ma sappiamo tutti e lo stesso Obama sa che  l'abbattimento delle torri Gemelle è opera degli stessi USA e che mai e poi mai sarebbero potute cadere all'impatto degli aerei se non fossero stati minuziosamente minati prima.
   Il martellamento dei massmedia sull'omicidio di Bin Laden sta crescendo di volume e di intensità. A che cosa  mira? A che serve questa imposizione di un false flag sempre pià ridicolo e fragile ? La coppia Obama Clinton dove va a parare? Che cosa vogliono dal mondo che tengono in stato di agitazione continua?
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: Nico Valerio Salon Voltaire Valerio
Sent: Tuesday, May 03, 2011 11:39 PM
Subject: Wojtyla ed il potere della Chiesa



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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 02, 2011 8:27 AM
 Subject: Wojtyla ed il potere della Chiesa


Wojtyla ed il potere della Chiesa

 Una scenografia da fare invidia ai migliori professionisti di Holliwood ha fatto da sfondo alla lunghissima, estenuante cerimonia di beatificazione di Papa Woitila. Una folla enorme, il gregge di Dio, ha resistito per ore ed ore stretta in piedi in piazza San Pietro e nelle vie e piazze circostanti quasi nessuno era in grado di vedere o sentire qualcosa a parte i suoi vicini. Una folla convenuta da tutti i continenti per partecipare all'evento e raccontare poi si esserci stata. Qualcosa di Simile a quanto si vede in Arabia Saudita per il pellegrinaggio alla Mecca senza i giri concentrici attorno alla pietra nera reliquia del Profeta. Le religioni hanno bisogno di reliquie e di luoghi sacri. La reliquia scelta per Papa Woitila sarà una ampolla del suo sangue conservato miracolosamente per tanti anni ora chiusa in un prezioso oggetto simile a quello che racchiude il sangue di San Gennaro. Tra i convenuti anche sedici Capi di Stato e tanti tanti politici italiani desiderosi di farsi vedere e notare.
Il Papa sfoggiava paramenti e vesti sicuramente assai più lussuosi di quelli lussuosi che normalmente indossa. Una manifestazione di potenza della Religione-Stato voluta il giorno del 1 Maggio in cui i lavoratori di tutto il mondo ricordano i loro martiri e fanno bilanci delle loro lotte. Debbo dire che ho sempre provato un senso di grande fastidio  tutte le domeniche nel vedere la folla di Piazza san Pietro  anche se abbiamo notizie certe di un calo della religiosità in tutto l'Occidente. Ancora di più ne ho provato per questa manifestazione nella quale più di un milione di persone, di cui bisogna rispettare il sentimento di fede, convengono a Roma fornendo un pubblico enorme ad un Papa e alla sua corte schierata in ordine di importanza, distinta financo per colori, che svolge un rito quasi esoterico di concelebrazione di se stessi e del proprio potere. Napolitano e Berlusconi erano tra la folla dei fedeli seppur nella zoma riservata ai  potenti e francamente non ho provato piacere a vederli li, nella veste di fedeli, in posizione certamente di soggezione difronte al Papa Monarca che li dominava dall'alto della sua pretesa di rappresentare  Dio in terra. E' stata  quella di ieri una delle più alte manifestazioni di potere della Chiesa Cattolica che ha voluto aumentare la sua presa e la sua importanza nel gioco dei potenti del mondo. La figura stessa del Papa scelta per la beatificazione è un messaggio di ciò che la Chiesa è diventata e vuole sempre di più diventare: una entità  non di fede religiosa ma di potenza della fede religiosa. Una operazione di marketing per lanciare con forme nuove e sempre più esigenti il vecchio prodotto del potere temporale della Chiesa che nel corso di molti secoli di storia ha fatto e disfatto Stati e Governanti come oggi gli USA fanno e disfanno bombardando o invadendo le nazioni. Basti ricordare la lunghissima notte europea della lotta tra Papato ed Impero, delle lotte alle dissidenze interne come quella dei Catari, della guerra contro i protestanti. Papa Wotila è stato scelto perchè il più "temporale" dei papi moderni, colui che ha partecipato all'assalto ed alla conquista dell'URSS e del comunismo europeo, che ha sostenuto le dittature di destra dell'america latina, che ha represso i movimenti progressisti cattolici, come quello della teologia della Liberazione e dei preti operai, tacciandoli di marxismo, che ha dato un assetto di centro-destra al corpo del Vaticano non consentendo alcuno spazio se non alle correnti integriste dei cattolici come Comunione e Liberazione e sopratutto l'Opus Dei, la struttura più misteriosa rivolta all'alta borghesia mondiale ed ai suoi interessi terreni nella finanza e nel controllo degli Stati.
 Mentre il Governo  appare sempre più debole e confuso cresce l'influenza clericale sulla Italia ad opera di cardinali come Bagnasco Bertone  Ruini ed altri abili e grossi personaggi assai scaltri. L'influenza della Chiesa sulla politica italiana è diventata tale che i laici che hanno sempre sollecitato leggi per realizzare libertà essenziali sono diventati timorosi di proporle  dal momento che oramai il Parlamento ne promuove del tutto opposte alle loro speranze  giungendo financo ad imporre gravissime limitazioni ai diritti della persona come la legge sul diritto di disporre della propria vita. Siamo al punto che si afferma essere la vita umana non nella nostra disponibilità ma soltanto di Dio e cioè della Chiesa che ne può disporre a piacere.
 Credo che con la esibizione di potenza di ieri crescerà in Italia molto l'influenza della Chiesa anche se non cresce e non si diffonde la fede e c'è addirittura una crisi di vocazioni e di frequentazione delle parrocchie. Berlusconi sospettoso degli USA che non sembrano gradirlo come una volta si appoggia sempre di più alla Cei ed a questo Papa che non hanno nei suoi confronti alcuna remora di natura morale o di scandalo per il suo libertinaggio. Con il centro destra sempre meno laico e disponibile avremo leggi sempre più oscurantiste e un potere della Chiesa sullo Stato sempre più evidente. Lo sapremo presto a cominciare dalle nomine del nuovo direttore della Rai e dei suoi massimi collaboratori.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 03, 2011 7:06 AM
Subject: 6 maggio CGIL

6 Maggio CGIL: diamo proposte forti ad uno sciopero forte
Diamo proposte forti ad uno sciopero che sarà forte
 La sciopero del 6 maggio sarà forte perchè lo stato di insofferenza dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e delle famiglie è diventato quasi insostenibile. I salari tendono a precipitare  spinti dalle retribuzioni ridicole dei precari che variano dai  quattrocento agli ottocento euro al mese.   Milioni di lavoratori che sono stati assunti negli ultimi  anni  regolati da contratti atipici con retribuzioni scandalosamente infime e e negazione d tutti i diritti, a cominciare dallo stesso status di lavoratore dipendente.  Ho un'amica laureata in economia con specializzazione equina. Insomma  lavora con i cavalli E' a prestazione professionale e non ha diritto a niente. Per ora è infortunata per una caduta. Si è rotta di brutto una costola. Non ha diritto a niente e potrà avere qualcosa solo da una assicurazione privata che si paga con il suo modesto stipendio.  Questa condizione esistenziale non è una eccezione. Abbiamo anche  centinaia di migliaia di lavoratori a progetto. Ma quanti progetti ci sono in Italia? Ci sono tante altre situazioni di gravissimo fumus giuridico bordline.  Ci sono  i lavoratori invisibili. Conosco infermieri che lavorano negli ospedali ma la loro presenza è regolata da agenzie dai quali dipendono. Ricevono in media il trenta per cento in meno dei loro colleghi e con cadenza spesso irregolare. Debbono stare attenti a non protestare perchè altrimenti "l'interinale" o la cooperativa non li chiamano più. Credo che si stia toccando il massimo della alienazione e della umiliazione. Se queste condizioni durassero poco la gente se ne farebbe una ragione. Ma sono programmate  a durare a lungo. Infatti il lavoro precario non esiste, esiste il lavoratore precario. Lo stesso posto può essere riassegnato allo stesso lavoratore tante volte fino a quando conviene al datore di lavoro oppure concesso ad un altro. La maggioranza dei precari vive la sua condizione anche da un decennio e non sanno ancora come finirà-
 Ora, questa condizione non solo deve essere denunziata come fa la CGIL  ma rimossa. Come? Rivendicando l'abrogazione della famigerata legge Biagi o legge trenta che è la madre di tutte le nefandezze ed ingiustizie perchè è lo  scudo che copre il padronato e legittima le sue scelte . La legge Biagi è un bazar in cui gli imprenditori si possono sbizzarrire a cercare e trovare la cosa più acconcia per mettere un cappio al collo  ai loro disgraziati dipendenti.
 Ebbene lo sciopero del 6 gennaio non pone il problema della rimozione della causa del precariato ma si limita a denunziarne l'infelicità ed a chiedere qualche modesto e miserabile ammortizzatore sociale. Epifani era riuscito ad ottenere qualcosa dal micragnoso Sacconi e dal governo ma non superava i 2500 euro annui e non per tutti. Una cosa mostruosa giuridicamente che differenzia e limita i trattamenti di integrazione salariale e disoccupazione senza fissare un minimo sotto il quale è indecente e non si deve andare. Fuori da ogni idea di diritto sociale.
 Questione fondamentale per bloccare e mettere un off limits in basso ai salari è il Minimo Salariale Garantito che esiste in moltissimi paesi del mondo. Si tratta di una legge da fare  che proibisce di corrispondere al lavoratore meno di quanto indica  la Costituzione per la tutela sua dignità e per la sua sopravvivenza. Diciamo 1000 euro al mese. Questa rivendicazione  mette il dito nella piaga della precarietà che viene praticata  per ridurre le paghe a livelli di fame. E' il cuneo che bisogna inserire nella gigantesca ruota della ruspa che sta schiacciando e riducendo proprio male tutti. I precari che stanno diventando maggioranza come invoca un giorno si e uno no dal corriere della Sere De Vico  sgretolano le condizioni dei "garantiti" e cioè il lavoro contrattualizzato secondo le regole appunto per la grande attrattativa che il padronato ha dei bassissimi salari.  Bisogna non piagnucolare "se non ora quando" ma dire che cosa si deve fare ora.
 Altri punti importanti sono la qualità del lavoro in fabbrica e della sua libertà. C'è un processo di militarizzazione del lavoro operaio robotizzato senza alcun riguardo per la salute. I sistemi che la Fiat ha introdotto nei suoi stabilimenti  condannano con certezza ad una serie di patologie nervose scheletriche e psichiche dalle quali sarà difficile sfuggire,. Provate a chiedere quanti casi  di tunnel carpale si hanno alla catena di montaggio.
 L'operaio non può continuare ad essere un  "usa e getta". Siamo giù assai costernati per   la ecatombe di morti per amianto ed altre porcherie chimiche.
  Sollevo  la questione del recupero generalizzato dei salari che dovrebbe essere di almeno il venti per cento e di tornare ad un sistema di protezione dagli incrementi del costo della vita che potrebbe essere una nuova forma di scala mobile. Se viviamo in libero mercato perchè tutti i fattori vengono lasciati liberi ed a briglia sciolta tranne il salario?
 Dobbiamo essere chiari con noi stessi e con la gente. Chiedere il recupero senza se e senza ma dei cinquecentomila dipendenti pubblici e tra questi oltre centomila insegnanti che si sono in grande parte licenziati. Non è vero che sono un più ma vittime  sacrificate alle privatizzazioni con le quali lo Stato spenderà assai di più di quanto spende ora. Le privatizzazioni nel solo settore della sanità hanno rincarato i costi del servizio e messo in crisi molte regioni. Ma si sono creati imperi miliardari  privati come quelli di Angelucci e di Don Verzè capaci di mantenere anche giornali spesso di ricatto verso i politici ed il governo.
 Riassumendo : la piattaforma rivendicativa della CGIL si può dire che va bene ma è lontana dalla sensibilità attuale della classe lavoratrice che  sprofonda nelle sabbie mobili della miseria e della depressione. Lo sciopero generale non è solo un momento bello da celebrare con i suoi sentimenti, le passioni, i colori delle bandiere, la cultura. Ogni sciopero ha una sua cultura una sua identità. Quello del 6 maggio potrebbe essere della chiarezza dei no e dei si; no al precariato, no alle leggi Gelmini e Brunetta,no alle privatizzazioni, si al SMG, alla scala mobile, a pensioni più eque. Non possiamo rimestere sempre le stesse cose generiche,. Facciamo chiarezza con richieste nette. Quando la CGIL si darà  semplici  parole d'ordine  si riguadagnerà la strada per uscire dal pozzo.
 Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, May 05, 2011 12:29 PM
Subject: Uno sciopero due linguaggi


Uno sciopero due linguaggi
 Lo sciopero di domani sarà certamente forte, combattivo perchè nutrito da una  protesta che prevale ancora sulla rassegnazione. Rassegnazione al ricatto ed al violenza illiberale della Fiat che organizza referendum sui suoi diktat additando nella Fiom il nemico e annunziando che va via se i lavoratori dovessero decidere per il no. Si tratta di forzature e di vere e proprie estorsioni di consenso già perpetrate a Pomigliano ed a Torino e bisognerebbe trovare un modo per impedire queste plateali manifestazioni di dominanza padronale nelle quali si cerca l'isolamento della Fiom e dei sindacati di base e si istiga la pressione dei lavoratori preoccupati su di essa e sui suoi dirigenti. Ieri lo sciopero ha avuto il peggior viatico possibile dalla segretaria della CGIL la quale si è schierata con la RSU contro la Fiom. Bonanni gongola e grida di gioia  che la Camusso la pensa come lui e che finalmente si potrà fare a meno della influenza della Fiom. In effetti quasi tutti i lavoratori della ex Bertone hanno votato per il si ma è un voto dettato dallo stato di necessità che non ci sarebbe stato certamente se non ci fosse stato il ricatto di non recuperare lo stabilimento dopo sei anni di cassa integrazione. Non è soltanto l'azienda a premere sui lavoratori ma anche i sindacati confederali ed il sindacato giallo della Fiat.Credo che abbia fatto bene il gruppo dirigente nazionale della Fiom a non firmare il contratto restando coerente alle critiche fatte alla proposta Fiat che riguardano questioni essenziali della libertà e del lavoro in fabbrica.
Lo sciopero di domani sarà forte e si nutrirà della larga opposizione dei lavoratori al peggioramento delle loro condizioni salariali e di vita. Ma la piattaforma rivendicativa dello sciopero è generica e si occupa di alcune cose certamente importanti ma che lasciano intatto ed irrisolto il focus della protesta. Si chiedono investimenti ed un piano di sviluppo industriale, l'attuazione dei referendum ed un piano energetico nazionale, si parla della emigrazione e dei conti pubblici dello Stato. Si chiede l'imposizione di una patrimoniale sul 5%  dei contribuenti più ricchi del Paese che darebbe 18 miliardi di euro da impiegare  utilmente a sostegno della occupazione. Insomma si chiedono cose giuste ma assai generiche e che sono distantissime dai problemi scottanti che assillano la gente e che richiederebbero un aumento generalizzato dei salari, la abrogazione della Legge Biagi per cancellare la madre di tutte le precarietà, l'istituzione del SMG (salario minimo garantito) a 1000 euro mensili, una immediata e drastica revisione della normativa pensionistica che è diventata assurda, il blocco delle privatizzazioni nella pubblica amministrazione.
 Queste rivendicazioni che io ho sommariamente richiamato corrispondono ai bisogni profondi dei lavoratori. Metterebbero un blocco allo smottamento a destra che, aiutato da una inflazione crescente e non contrastata da nessuno strumento, espone  a impoverimenti ulteriori la massa salariale del paese già salassata da livelli bassi di retribuzione e dal profondo avvallamento di esse nel crescente precariato. Quasi un terzo dei lavoratori italiani guadagna meno di mille euro al mese  e questa condizione non è più sostenibile.
  Lo sciopero parlerà due linguaggi. Quello del gruppo dirigente della CGIL sarà evasivo e poco propenso ad impegnarsi in proposte concrete. Quello dei lavoratori sarà di forte contestazione e chiederà il cambiamento.
  Ma lo vedremo domani. Gli scioperi vivono sempre di una loro propria vita che a volte travolge i paletti che qualcuno vorrebbe porre. Credo che la Camusso non veda l'ora che sia finito e di chiudere il suo fascicolo. Già lo sciopero arriva con un ritardo di almeno un anno. Ha saltato il momento dei grandi scioperi europei contro la stretta economica e per la scuola di Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda.......ed è confinato a valle di tante cose che si sarebbero dovuto combattere fino in fondo come le leggi Gelmini ed il collegato lavoro e l'attacco di Brunetta e Tremonti ai pubblici dipendenti. Insomma interviene quando i buoi sono fuggiti dalla stalla ed i giochi sono stati fatti. Tuttavia è possibile recuperare su qualche punto. Ma non credo che il 7 maggio si andrà avanti e forse tutto peggiorerà. CGIl ha come referente politico principale il PD che da molto tempo non ama più la classe operaia e preferisce la Confindustria. Il PD frena i punti del movimento che sono di reale alternativa  alla camicia di forza che governo e confindustria hanno messo
alla realtà italiana.
  Ma, come dicevo, lo sciopero potrebbe forzare la mano ai suoi avversari ed aprire una strada nuova. Bisogna tentare. Bisogna partecipare.
Pietro Ancona
 
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From: pietroancona@tin.it
To: sindacale@fiom.cgil.it
Sent: Thursday, May 05, 2011 1:32 AM
Subject: dalla parte di landini

 Dalla parte di Landini

 Ci sono sciacalli della politica e della lotta sociale italiana che gioiscono della sconfitta della Fiom nella faccenda Bertone. La Fiom sarebbe stata sconfitta dalla sua stessa rappresentanza operaia che ha  in maggioranza ha votato il si allo scellerato referendum imposto da Marchionne e si sarebbe avviluppata in un mare di contraddizioni da Pomigliano a Mirafiori alla Bertone oggi, avrebbe tenuto comportamenti dissimili e tali da fare dubitare della saldezza della sua impostazione dell'azione e delle scelte.

  Io credo invece che la Fiom si sia comportata benissimo in tutti e tre le situazioni e che per quanto a qualcuno possa sembrare paradossale  anche hanno scelto bene i delegati aziendali a invitare a votare se. La situazione in uno stabilimento chiuso da anni non aveva alternativa: "scegliere tra la fine della fabbrica annunziata dal padrone o continuare a testimoniare diritti che si ritengono inalienabili. La scelta, in un contesto dominato da continue minacce alla occupazione e da processi di degrado di interi distretti industriali, non poteva che essere obbligata: si sceglie il lavoro. Questa è la scelta operaia e non è contraddetta dalla Fiom che dice no e dice che i diritti non si debbono manomettere.
  Turba molto l'assedio che continua ad essere posto alla Fiom quando la considerazione che bisogna fare è se è compatibile con la libertà e la democrazia il potere enorme che Marchionne ha avuto in tutte le vicende Fiat e se non sarebbe giusto sollevare il problema nelle sedi istituzionali e politiche di una limitazione appunto di questo potere a norma della Costituzione repubblicana che parla di diritti ed anche di funzione sociale dell'impresa che non è un luogo in cui si possono manomettere diritti conquistati e confermati dall'ordinamento costituzionale dello Stato.
  Debbono stare molto attenti CGIL e PD a non schierarsi dalla parte di Landini il quale non è un "duro" estremista ma un dirigente appartenente alla tradizione riformistica del sindacalismo italiano che comprende anche Vittorio Foa e una cultura di intransigentismo per quanto riguarda i diritti e di flessibilità per quanto riguarda i rapporti di lavoro.
  Il mio maestro di sindacalismo Peppe Grado mi insegnò una massima che all'apparenza è banale: diritti e doveri. L'operaio deve collaborare al successo della impresa che è anche la sua impresa ma deve avere fino all'ultimo centesimo di quello che gli spetta eed essere tutelato nella sua salute e nei diritti che derivano dal lavoro: ferie, malattia e quanto altro.
  Chi pone in alternativa diritti e lavoro è fascista e vorrebbe precipitare l'Italia in un lager di operai disperati che si affannano come scimmie impazzite in fabbriche  spinte al massimo della cosidetta produttività e che sfruttano l'energia umana delle persone senza ritegno. La fabbrica non può e non deve diventare un lager come vorrebbe Marchionne. L'elogio che spesso Marchionne fa agli operai che vivono nella spettrale Detroit e sono disposti a tutto pur di avere un tozzo di pane e dei sindacalisti americani che sono kapò è inaccettabile e dovrebbe essere respinto dalle forze politiche che credono nella democrazia. Quando sparisce il diritto in fabbrica presto sparisce anche nella società. Sparisce il diritto dell'operaio alla pausa ed il diritto del magistrato ad esercitare in autonomia la sua professione.
  Per questo bisogna sostenere la Fiom con tutte le sue contraddizioni. La Fiom vive immersa nella cultura della CGIL che è diventata iperrealista verso il padronato e che ha rapporti con Cisl ed Uil che sono oramai apertamente dalla parte della Confindustria. Questa cultura genera contraddizioni. E' un problema della democrazia italiana non piegare e "recuperare" Landini alla  realtà della Confindustria ma recuperare tutta la CGIL alla resistenza ed al contrattacco della sconfitta operaia subita,
   Pietro Ancona
 

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May 07, 2011 1:11 AM
Subject: Dopo lo sciopero della CGIL

Dopo lo sciopero della CGIL di Pietro Ancona
Scrive Giorgio Cremaschi che lo sciopero è riuscito e che la CGIL deve andare avanti senza Cisl e senza Uil. Io aggiungo: aprendosi molto al sindacalismo di base dal quale raccogliere una profonda carica di insoddisfazione e di critica del capitalismo ed autonomia nei posti di lavoro. Oggi abbiamo avuto conferma di una CGIL nella quale i lavoratori, pur non condividendone la condotta degli ultimi anni, la considerano sempre il loro sindacato e partecipano alla sua chiamata di lotta anche se anacronistica e tardiva . Il messaggio che viene dallo sciopero è dato dal dualismo del linguaggio di netta denunzia della condizione umana del lavoro e di richiesta di rapidi e radicali cambiamenti dei partecipanti e dal discorso di Susanna Camusso che interpreta assai poco questa spinta ed è oppressa da un senso di responsabilità sbagliato e ripete burocraticamente inviti a Cisl ed Uil ad una impossibile azione comune. La Segretaria ha anche rivolto addirittura un appello alla Confindustria aspettandosi chissà che cosa da una assise del padronato italiano che comincia ad essere perplesso verso la destra ma non per questo meno aggressivo verso i lavoratori. Insomma la CGIL della Camusso vorrebbe quadrare una impossibile intesa con Cisl Uil e Confindustria voluta fortemente dal PD. Ma questa intesa può avvenire soltanto alle condizioni dettate dalla Marcegaglia e questo confligge con la spinta popolare dello sciopero. La CGIL si deve riproporre come il grande sindacato riformista e progressista di Giuseppe Di Vittorio, di Fernando Santi ma anche dell'intransigentismo radicale di Vittorio Foa che riusciva a coniugare contenuti profondamente liberatori ed innovativi della condizione umana con la necessità di far crescere e salvaguardare lo sviluppo della fabbrica. Oggi siamo di fronte alla proposta inaccettabile di uno sviluppo della fabbrica e della economia a costo di una profonda e radicale cessione di diritti e della salute stessa dei lavoratori. Aggiungo che il venire meno del sindacalismo di matrice cattolica e socialista della Cisl e dell'UIL alle sue grandi tradizioni ed all'azione come Pastore Carniti e Storti e per l'Uil dello stesso Benvenuto attore della stagione delle riforme e la riduzione di Cisl ed UIL a collaboratori subalterni di Confindustria e Governo non riesce ad isolare la CGIL che è sempre il sindacato per antonomasia. Sacconi ha tentato con la cordata dei "complici" e con l'ostracismo a metterla in un angolo ma senza riuscirci.
Ma la CGIL nell'ultimo decennio ha subito molto il processo degradante della cultura unitaria. Al suo interno pratica la legge Biagi e questo è inaccettabile e tende a diventare una conglomerata di servizi e di enti bilaterali. Bonanni teorizza la sussidiarietà ed il rafforzamento degli enti bilaterali in un nuovo corporativismo in cui alla lotta di classe si sostituisce il servizio. Credo che bisognerà fare chiarezza su questo punto essenziale e sciogliere la CGIL- movimento dalla CGIL- servizi staccandosi dagli enormi interessi che si gestiscono insieme a Cisl ed Uil ma anche al padronato italiano.
La sciopero ha legittimato l'autonomia della politica sindacale della CGIL ed il valore sociale enorme del suo disconoscimento degli accordi separati. La Fiom ha fatto molto per questa nuova condizione opponendosi fieramente alle scelte liberticide e disumane della Fiat a Napoli, a Torino, a Milano. Non deve essere emarginata in una sorta di ghetto dei rivoltosi.
Due giornalisti di Rai New 24 commentando oggi pomeriggio l'esito dello sciopero parlavano di una CGIL che continua ad essere la "grande organizzazione". Ne avevano ammirazione. Io ne ho ammirazione e rabbia. Rabbia per l'influenza negativa che le politiche capitolarde del PD vi esercitano, rabbia per l'assenza di una piattaforma chiara sul salario, sul precariato, sulle pensioni. Vorrei che la CGIL chiedesse l'abrogazione della legge Biagi e lottasse con molto più vigore la politica antiwelfare delle privatizzazioni e dello splafonamento verso il basso dei salari con una legge per il Salario Minimo Garantito. Insomma piuttosto che proporre un iperealismo rivolto ad accettare il peggio delle politiche padronali e governative rilanciare il realismo della prosperità legata ai processi di miglioramento. Come ha notato il Governatore della Banca d'Italia a proposito del precariato, l'Italia non starà affatto bene se non investirà in certezze lavorative ed esistenziali. L'Italia del precariato e dei contratti derogati per degradare e sfruttare la gente è infelice e povera ed alla lunga porta indietro anche le altre classi sociali che non si salvano affondando la classe operaia.
Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Sunday, May 08, 2011 10:17 PM
Subject: Gli Stati Generali della Confindustria

Gli Stati Generali della Confindustria

    Lo sciopero generale della CGIL, riuscito e non troppo criticato dalla stampa embedded del regime che ha un occhio di riguardo per la Camusso ma nessuna simpatia per la Fiom  è già nel passato che, non si sa come,  sembra che si allontani a velocità straordinaria. La scena è stata riempita dagli "stati generali della confindustria" di Bergamo, titolo enfatico per un raduno di circa seimila imprenditori, che si riuscono addirittura a porte chiuse, lontani dai giornalisti lasciati fuori ad aspettare la velina o l'intervista della Marcegaglia. Per caricare di pathos e  quasi di un tocco di drammaticità e di eccezionalità l'evento si lascia capire che le decisioni assunte sono state e sono di carattere davvero speciale se non proprio epocale.
    Invece le cose non sembra sia andate diversamente da tutti gli altri pronunziamenti degli industriali italiani nel corso degli ultimi cinquanta anni e cioè da una richiesta di sussidi che però vengono chiamati "riforme". Si critica il governo di non fare abbastanza. Pare che gli industriali abbiamo il verme tenia: sono insaziabili e sempre scontenti di quanto ottengono. L'ultimo regalo di Tremonti e Berlusconi è la privatizzazione delle spiagge italiane ed i grossi ostacoli frapposti ai referendum per il nucleare e per l'acqua che interessano moltissimo i convenuti di Bergamo.
    Gli industriali italiani sono davvero ingenerosi verso il loro governo. Nella storia della Repubblica non c'è mai stato un governo più squilibrato ideologicamente e politicamente verso la Confindustria: il collegato lavoro ed la politica sindacale di Sacconi non possono certamente dare agli industriali di più di quanto non sia stato finora dato. La scuola è stata letteralmente svuotata e la pubblica amministrazione perde cinquecentomila dipendenti e diventa un campo di sfruttamento con le privatizzazioni in tutti i settori. Financo il Ministero della Difesa è diventato SPA.
    Lo Stato è stato sottomesso completamente ai privati anche se ogni tanto Tremonti si concede la civetteria di qualche uscita di "sinistra" sul posto fisso o altre velleità che subito rientrano. Credo che resti ben poco che lo Stato possa ancora concedere alla Marcegaglia. Tutto è stato già traslato dal pubblico al privato e si è accentuato lo squilibrio tra le classi sociali.
    La classe operaia è stata fottuta a vantaggio delle altre classi sociali in particolare della borghesia delle professioni. La quota parte di Pil data dalla massa salariale  del lavoro dipendente ed dalle pensioni, è stata  ridotta di almeno dieci punti a favore dei profitti  e  non potrà essere recuperata  dal momento che sembra essere diventato tabù la richiesta di miglioramenti salariali alle aziende e di ritocchi alle pensioni.
    Da Bergamo non è giunto alcun segnale di apertura verso i lavoratori e la linea delle deroghe ai contratti è stata confermata. L'unico punto di convergenza con la CGIL sembra quello fiscale. Non c'è altro. L'ostilità verso i diritti viene confermata dalla discriminazione della Fiom vissuta come sindacato comunista.
    La Confindustria non offre molte opportunità alla CGIL  e non risponde neppure alle generiche e miti richieste del suo sciopero generale. Non ci sarà una schiarita mentre si spera che la vicenda ex Bertone diventi una mina che esploda dentro la Fiom. E così l'Italia avrà perso due importanti occasioni per tentare una coesione sociale, una intesa per un generalizzato aumento dei salari e per la eliminazione del precariato. L'Italia ha bisogno di avere i suoi ventiduemilioni di lavoratori e le loro famiglie uscire dal bordline della mera sopravvivenza. Solo  questo miglioramento  aiuterebbe e darebbe slancio al recupero, al ritorno alla normalità ed alla luce.
    L'idea che migliorando la condizione di quanti oggi stanno male si aiuta il Paese ad uscire dalla crisi non viene accettata e molti sperano, a cominciare da Marchionne e dalla Marcegaglia di prosperare sempre di più affondando la classe operaia.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 09, 2011 9:35 AM
Subject: la partita dentro la CGIL

La partita dentro la CGIL
 Prosegue l'assedio alla Fiom. Tutto il moderatismo italiano (che per me è estremismo di destra) si muove per espugnare la fortezza Fiom e cerca di buttare dalla torre il suo segretario Landini, compagno di grande spessore morale , coraggioso, capace di andare controcorrente non per ostinazione ma per difesa di principi che non debbono essere abbandonati. La Marcegaglia attacca a testa bassa dopo avere applaudito quelli della Tyssen e Marchionne. La partita che si incrocia attorno alla Fiom riguarda il futuro del sindacalismo italiano  tout court che ora deve trovare la forza di sottrarsi ai ricatti dei "modernisti" di coloro che propongono lavoro senza diritti e senza rispetto per la persona umana dei lavoratori e per quello che rappresentano le loro organizzazioni. Hanno tentato il colpo grosso contrapponendo la decisione del si della RSU della ex Bertone al no secco sereno e ragionato della Fiom. Gli operai ex Bertoni hanno votato si in stato di necessità. Erano stati avvertiti che sono non avessero votato si la Fiat non avrebbe investito i 55 milioni necessari. E' referendum questo? E' democrazia questa? Quale margine di scelta è stata concessa al 1100 operai? Mi chiedo anche: sono legittimi questi referendum-truffa fatti per estorcere il si ai lavoratori e contrapporli ai loro sindacati? Non potevano che accettare gli operai ed hanno agito secondo coscienza e da buoni padri di famiglia. Ha fatto bene la Fiom a non firmare il contratto dal momento che ha scelto la via difficile della difesa intransigente di diritti inalienabili che non possono essere svenduti. Il no della Fiom è condiviso nel cuore da tutti gli operai che hanno votato si!!! Alla ex Bertone non c'è stata contrapposizione sostanziale tra Fiom e fabbrica e questo dovrebbe fare riflettere chi nella CGIL lavora per un cambiamento "culturale" della coscienza operaia. Trovo invece inquietante la lettera della rsu di Melfi che rimprovera alla Fiom di non cedere alle pretese di Marchionne sostenute da Cisl ed Uil. Inquietante perchè a differenza della ex Bertone mostra un cambiamento culturale  che potrebbe essere allarmante, il segno di una resa definitiva, di una capitolazione al lavoro regolato e stimato soltanto dal padrone. Questa posizione assunta a Melfi dove tanti lavoratori sommano alle otto ore di lavoro altre cinque o sei di viaggio giornalieri per una paga modesta per la quale sono soggetti ad una catena di montaggio sempre più disumana e fonte di malattie nervose e muscolari è frutto di timore  di fare la fine di Termini Imerese.  Ora l'assedio alla Fiom riguarda la CGIL, in grande parte è opera della CGIL che condiziona  il comportamento di tante strutture fiom locali. La natura penetrante ed invasiva della confederalità CGIL, un tempo ritenuta un valore, fa vivere  la Fiom dentro la sua cultura. La resistenza ideologica ed organizzativa della Fiom non può andare oltre certi limiti e questo lo sa bene la Camusso quando manovra per l'isolamento del  suo gruppo dirigente  Ma il futuro del sindacalismo italiano non è nello pseudo riformismo della CGIL della Camusso ma nella capacità del gruppo dirigente di Fiom di tenere alte le bandiere della autonomia della classe operaia e del suo sindacato. Ai valori della Fiom si ispirano le parti più combattive del movimento dei lavoratori e degli studenti. Se cade la Fiom  la CGIL si ricongiungerà alla Cisl ed all'Uil in una linea paraconfindustrialista che tuttavia piace tanto al PD.
 Credo che la Fiom dovrebbe tuttavia aprirsi al sindacalismo autonomo che è assai più forte benchè emarginato di quanto si vorrebbe far credere e dovrebbe sopratutto rilanciare, non giocare di rimessa. Proporsi come l'altro sindacato generale come è avvenuto nel corso dello sciopero del 9 ottobre al quale hanno aderito tantissime altre categorie, i precari, gli studenti.
Pietro Ancona
già dirigente CGIL e membro del CNEL

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 10, 2011 6:34 AM
Subject: una brutta novità
Una brutta novità
Il Comitato Centrale della Fiom ha registrato una brutta novità: la maggioranza si è divisa sulla valutazione della "complessa" posizione assunta dall'organizzazione all'ex Bertone dove i delegati aziendali hanno votato si a fronte della minaccia di chiusura dello stabilimento mentre la Fiom nazionale ha mantenuto la sua linea di opposizione ai decreti della Fiat. Il gruppo che si richiama a Giorgio Cremaschi ha ritenuto sbagliata la posizione assunta dai delegati aziendali e concordata con la segreteria nazionale e non ha approvato la relazione di Landini che ha ottenuto soltanto il 70 per cento dei voti. La minoranza della Fiom ha mantenuto il suo venti  per cento e ,forte dell'appoggio della CGIL, ha invitato al "realismo" insomma ad una riconciliazione con la Cisl e l'UIL. Credo che sia un momento triste non solo per la Fiom ma per il sindacalismo italiano. La frattura nella maggioranza con l'astensione di un gruppo di compagni vicini a Giorgio Cremaschi deve rientrare al più presto specialmente difronte alla sfida della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese già decisa e programmata entro il 2011.Forse sarebbe stato  meglio evitare l'astensione  di Cremaschi che si riduce ad una mera testimonianza di un dissenso che potrebbe anche essere giusto ma che si poteva esprimere diversamente senza intaccare la maggioranza.. Landini esce dal Comitato Centrale certamente con una larga maggioranza ma indebolito. . Non ho dubbi che il padronato italiano tenterà di usare questo indebolimento  per travolgere la linea di resistenza al suo progetto organico di mimimizzazione del contratto di lavoro e del ruolo del sindacato in fabbrica.   Tutte le forze democratiche del Paese sono interessate allo immediato superamento di questo momento di crisi.  Se così non sarà  continuerà lo  smottamento a destra della CGIL  e la impossibilità a contenerlo ed a proporre ai lavoratori ed all'Italia qualcosa di diverso dal "realismo" della presa d'atto passiva e consenziente delle posizioni del padronato. Passa la linea lavoro senza diritti
 Sarebbe sbagliato dividersi in sostenitori di Landini o di Cremaschi. La classe operaia italiana ha bisogno di entrambi  ed i i due generosi dirigenti della sinistra sindacale debbono subito tornare ad essere uniti   per fare passare la lunga nottata che incombe dopo gli stati generali della Confindustria e dopo l'affossamento nel dimenticatoio del grande sciopero generale della CGIL. Il gruppo di compagni che ha votato con Cremaschi non deve essere isolato a vantaggio di un nuovo equilibrio tra la maggioranza di Landini e la minoranza di Durante che sarà tentata dalla CGIL. Non si deve cambiare linea anche se il padronato è riuscito ad infilarsi come il diavolo nel nostro schieramento. Non sarà facile reggere tutto il peso di una linea difficile nelle difficoltà dell'isolamento dell'embargo imposto da Cisl ed Uil.Bisogna aprire subito al sindacalismo di base per una forte alleanza dei diritti e del lavoro.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, May 11, 2011 8:09 AM
Subject: l'anomalia italiana

L’anomalia italiana Pietro Ancona

L'anomalia italiana non è costituita soltanto da Berlusconi, dal suo enorme conflitto di interessi e dai suoi ripetuti attacchi alle Magistrature dello Stato ed alla Costituzione. Fosse soltanto questo potremmo liberarcene alla prossima o ad una delle prossime elezioni. L'anomalia è strutturale e riguarda questioni fondamentali del funzionamento della Repubblica e della legittimazione della sua classe politica. Concentrare tutta l'attenzione sul personaggio Berlusconi che da venti anni imperversa sull'Italia è sbagliato e fuorviante. La sconfitta di Berlusconi non recupererà la nostra democrazia azzoppata.

La prima anomalia è legata alla legittimazione della classe dirigente di governo. Quanti aspirano a governare l'Italia si preoccupano in primo luogo di avere la benevolenza degli USA e del Vaticano. L'Italia è trattata dagli USA come nazione perdente la seconda guerra mondiale. L'Italia e la Germania sono le due nazioni europee con maggiore quantità di basi militari (113 in Italia!). I gruppi politici di maggioranza e di opposizione sgomitano per accreditarsi presso gli USA come i più fedeli esecutori dei loro ordini. Questa sudditanza agli USA dei gruppi dirigenti è tale da sacrificare gli interessi dell'Italia. Esemplare è la questione libica. L'Italia avrebbe dovuto opporsi alla guerra a Gheddafi perchè contraria ai suoi interessi ed alla pace del Mediterraneo. L'Italia al limite avrebbe dovuto intervenire a fianco di Gheddafi e non contro di lui. Come sappiamo l'Italia partecipa all'aggressione non tenendo conto dei suoi immensi interessi costituiti da trenta miliardi di interscambio e da ragioni geostrategiche essenziali. Le opposizioni non rimproverano  questa partecipazione ma sono  parecchio arcigne nel verificare la perfetta aderenza del Governo agli ordini degli USA e della Nato. Tentano di scavalcare il governo in servilismo verso l'Impero. La prima anomalia italiana è dunque nella ricerca di legittimazione dei suoi gruppi dirigenti nella investitura USA.

L'altra anomalia è data dalla legge elettorale che priva i cittadini del diritto di scegliersi i parlamentari e stabilisce un forzato bipolarismo. Le "riforme" fatte alle leggi elettorali per le Regioni e gli enti locali stravolgono i principi essenziali della tripartizione dei poteri. Le assemblee vengono sciolte in caso di impedimento o dimissioni del sindaco o del "governatore" e questo vanifica il loro potere sugli esecutivi..

  Il trattamento economico  che gli oligarchi della politica si sono attribuiti è causa di disgregazione morale. La politica costa in Italia una cifra enorme qualcosa come cento miliardi di euro (non tenendo conto di tutta la parapolitica dei consulenti e degli impiegati) Anche i partiti ed i giornali sono costosissimi e la libertà di stampa non viene garantita da giornali finanziati dallo Stato.

Legittimazione "imperiale", legge elettorale e privilegi della oligarchia sono gran parte dell'anomalia italiana. Rimuovere Berlusconi senza sdradicare questi "mali" dalla Repubblica non cambierà di molto la nostra condizione. La cosa più difficile da fare è liberarsi dalla pesante dipendenza degli USA. Soltanto La Lega allo stato sembra non dipendere dall'Ambasciatore USA. Non sarà facile recuperare all'Italia una condizione di minore servaggio dagli USA. Ma l'involuzione della "sinistra" e la sua voglia morbosa di governo sono difficili da rimuovere.

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 13, 2011 7:46 AM
Subject: Fw: Libia. collateralismo della CGIL al PD

Libia: collateralismo della CGIL al PD
Il Direttivo della CGIL ha rifiutato l'approvazione di un ordine del giorno contro i bombardamenti in Libia. In questo rifiuto c'è solo un ottuso allineamento al PD, il neo collateralismo iniziato dopo Cofferati dalla gestione Epifani ed ora accentuato ultra petita dalla segretaria Camusso che si sta dimostrando persona attentissima sopratutto al teatro o teatrino della politica. Cofferati è stato davvero l'ultimo segretario della CGIL nel senso che ne esprimeva la volontà e che non aveva timore a collidere con la linea del PD quando era necessario.
Questo silenzio imposto sui bombardamenti che hanno già sconvolto e continuano a seminare morte e distruzione a pochi chilometri dai nostri confini sembra una reazione rabbiosa al trattato di pace che c hiudeva il doloroso capitolo del colonialismo italiano in Libia . Dal 1911 e fino alla seconda guerra mondiale è durato il regime di occupazione militare italiana che ha inflitto sofferenze inenarrabili alla popolazione come gasamenti con iprite e gas nervini, impalamenti, impiccagioni, decimazioni, espropri forzati. Non credo che la CGIL rifiutandosi di chiedere la fine dei bombardamenti (ieri l'ONU ha chiesto un cessato il fuoco) abbia onorato il suo buon nome e la sua grande tradizione di lotta per la pace e contro l'imperialismo fin dalle guerre di Corea e sopratutto del Vietnam.
Un rifiuto che è anche approvazione dell'intervento militare dell'Italia contro la Libia
che fino a ieri era in pace con noi, una pace durata quaranta anni e che era stata feconda di prosperità per l'Italia che intratteneva uno scambio commerciale annuale di trenta miliardi di euro ed occupava in Libia diecine di migliaia di lavoratori, tecnici, professionisti, ingegneri, imprenditori grandi e piccoli. Basti pensare per tutti agli interessi dell'Eni e della Finmeccanica. Basti pensare al metanodotto. La guerra contro la Libia anche se condotta dall'Italia è guerra contro l'Italia ed a vantaggio del neocolonialismo della triade USA, Gran Bretagna e Francia. La Francia aspira a sostituirci in Libia.
E' talmente grave la decisione della CGIL, l'inqualificabile disonore della approvazione dell'assassinio di massa con armi caricate all'uranio impoverito che avranno effetti spaventosi anche sulle future generazioni dei libici, da reclamare decisioni di disobbidienza da parte delle migliaia e migliaia di organizzazioni che fanno capo alla CGIL. Spero che a cominciare dalla Fiom si firmino ordini del giorno di solidarietà con la Libia e per la salvezza della vita di Gheddafi. L'omicidio di Gheddafi è la ragione dei bombardamenti. L'Occidente sa che Gheddafi rappresenta la Libia autonoma, indipendente, sovrana. Uccidendo Gheddafi si vuole uccidere la Libia moderna e farla regredire all'epoca del colonialismo italiano o inglese.
Il collateralismo al PD della CGIL è parte dell'anomalia italiana. Oggi si sviluppa all'interno del moderatismo e questo confligge con gli interessi rappresentati dalla stessa CGIL. Ma questo non sembra essere di freno alla segreteria della CGIL. Il peggioramento delle condizioni generali delle classi lavoratrici italiane conseguenza delle scelte di moderatismo non sembra frenare il gruppo dirigente CGIL che traduce burocraticamente ed ottusamente le volontà del partito di riferimento: il PD.
Pietro Ancona

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Sent: Friday, May 13, 2011
Subject: Fw: Trigesimo della morte di Vittorio

Trigesimo della morte di Vittorio

Trenta giorni fa veniva rapito ed ucciso a Gaza Vittorio Arrigoni. E' stato ucciso subito dopo il rapimento forse strangolato, forse soffocato in una busta di plastica, forse con un colpo netto che gli  ha rotto l'osso del collo. La foto che è stata mostrata  dagli assassini ritrae la testa di Vittorio sorretta da mano cpme  a volerne impedire il penzolamento. Si è voluto far credere che la morte di Arrigoni sia dovuta ad un gruppo di fondamentalisti salafiti per punirlo della introduzione di corruttela occidentale dei costumi e delle idee. Tutti e tre i rapitori sono stati uccisi e non sapremo mai la verità. Di certo è da escludere che Vittorio potesse urtare la sensibilità palestinese con modi e comportamenti  e liberalità occidentali. Vittorio viveva a Gaza da anni e si era adeguato completamente alla cultura degli abitanti del luogo dai quali era molto amato specialmente dai bambini dai contadini e dai pescatori che cercava di proteggere dal genocidio a bassa intensità israeliano. Vittorio non esitava a fare scudo del suo corpo ai bambini quando li accompagnava a scuola o ai contadini quando andavano a lavorare la terra a ridosso del muro. Quindi la causa della morte non può essere stata la sua diversità, una diversità che Vittorio aveva quasi del tutto annullato comportandosi in ogni circostanza come palestinese.Di certo la morte priva Gaza di un testimone eccezionale che proprio domani avrebbe potuto redigere servizi sulla Flottilla 2 che vorrebbe rompere l'isolamento criminale della striscia di Gaza. Vittorio è morto come Enzo Baldoni. La causa è sempre la stessa: giornalismo non embedded di Israele la stessa per la quale stava per essere uccisa in Irak Giuliana Grena. Israele e gli USA non sopportano testimoni nei luoghi dei loro misfatti. Ricordate il carro armato USA che sparò cannonate contro la stanza del decimo piano dell'Hotel Palestina a Bagdad?  Ed il fotografo italiano ucciso a Ramallah? Nel caso di Vittorio poi non si trattava di un giornalista testimone occasionale ma di persona impegnata a condividere le ragioni dei palestinesi in un blog che costituisce un impressionante affresco del genocio palestinese ad opera degli israeliani.

 Sono convinto che i tre siano meri esecutori del delitto e che i mandanti si trovino in Israele che, in molte occasioni aveva mostrato ostilità per Vittorio e lo aveva anche bastonato. E sono anche convinto che si tratta di una vendetta e di un delitto preventivo. Una vendetta per una persona che aveva elencato scrupolosamente tutte le crudeltà israeliane e ne aveva scritto, un delitto preventivo allo scopo di cancellare un possibile autorevole e coraggioso testimone dei prossimi eventi palestinesi.

  Ma con il martirio Vittorio è diventato testimone di verità ed esempio per migliaia di giovani di tutto il mondo. La sua storia ispirerà l'impegno di tanti giovani che accorreranno dovunque si difende la causa della giustizia e della pace. Il sangue versato feconda un impegno morale che può diventare quello di una generazione che nell'era del massimo dominio mondiale degli israeliani e degli americani trovino la strada per presentare la loro alternativa. "Restiamo umani" non incattiviamoci per la loro cattiveria, non diventantiamo come loro qualunque cosa ci facciano o ci hanno già fatto. La strada del futuro si apre da questo rifiuto a diventare come i predatori dell'umanità. Vittorio, come Cristo, condivideva le pene le sofferenze del popolo palestinese. Era in mezzo ai palestinesi per aiutarli a resistere, per incoraggiarli a continua a credere nel futuro.

Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 13, 2011 12:48 AM
Subject: Politicantismo della CGIL

Politicantismo della CGIL,

all'indomani dello sciopero generale assai riuscito, vibrante di sentimenti e di rivendicazioni di libertà e di giustizia sociale che avrebbero dovuto essere raccolti  e tradotti in precise richieste al padronato ed al governo, il Direttivo della CGIL si riunisce  per assumere la decisione politica di ignorare lo sciopero. Lo sciopero è stato infatti ignorato come fatto successo che ha impegnato milioni di uomini e di donne e che momento di forte richiesta di cambiamento e come evento capace di influire sulla scelta della CGIL. E' come se non fosse mai accaduto e l'agenda che la CGIL continua a svolgere è quella concordata con  Confindustria e Cisl ed Uil. Lo sciopero generale è diventato passato, un passato che rischia di diventare remoto ed addirittura estraneo al linguaggio ed alla vita della CGIL di oggi. Di che cosa si occupa il Direttivo della CGIL? Di soddisfare la pretesa della Confindustria e del moderatismo italiano di un indebolimento del contratto nazionale di lavoro a vantaggio di un secondo livello che in Italia se esiste è assai problematico. Si afferma di essere contro la derogabilità dei contratti ed in effetti si propone la deroga incorporata nella contrattazione. Si fa senza bisogna di derogare. Ma la sostanza è giocare al ribasso degli interessi salariali e contrattuali dei lavoratori. Il Direttivo si è anche occupato dei problemi della rappresentatività che tuttavia tratta e rappresenta in modo mafioso. Non si capisce perchè le tre confederazioni debbono avere dei seggi fissi nelle RSU anche se non esistono   nel posto di lavoro.
 La decisione del Comitato Direttivo della CGIL dimostra  come non si sia alcun reale rapporto tra la  sua dirigenza  costituita quasi tutta da funzionari a tempo pieno la cui legittimazione avviene in primo luogo attraverso il PD ed i milioni di iscritti della CGIL che possono si scioperare (e non molto)ma non determinare l'orientamento politico della Confederazione,.  All'indomani dello sciopero generale abbiamo avuto gli stati generali della Confindustria con i relativi applausi per gli assassini della TyssenKrupp e la pretesa di ottenere ancora ed ancora altri privilegi  dal Governo. La Confindustria ha fatto anche pesanti incursioni contro la Fiom. Sulle questioni sollevate dallo sciopero la Confindustria ha risposto arroccandosi ma anche il Direttivo della CGIL le lascia cadere per approvare un documento che accetta l'idea che per sbloccare il paese bisogna fluidificare la contrattazione e spostarla a livelli sempre più bassi. "Dove vai? Porto pesci". Insomma si ignora lo sciopero ed il suo immenso carico di speranze e di proposte per recuperare un posto nella negoziazione di vertice che si fa nelle stanze del Potere alle spalle e contro i lavoratori italiani. Il basso livello di salari, il precariato che oramai riguarda tutti i nuovi assunti, le pensioni quasi del tutto scomparse, il licenziamento di mezzo milione di persone nella pubblica amministrazione, le privatizzazioni e quant'altro costituiscono  fattori di debolezza e di ingiustizia crescente della società italiana vengono ignorati. Continua l'assedio alla Fiom e si usa il ricatto del lavoro contro diritti approvandolo apertamente all'ex Bertone ed usandolo contro una Fiom che vorrebbe continuare a difendere i diritti.
 Insomma, la CGIL va per la sua strada in compagnia di Bersani che la spinge tra le braccia di Bonanni e della Marcegaglia.  Lo sciopero generale è stato un dente che la Camusso si è strappato ma che non ne condizionerà nè l'agenda nè i suoi contenuti. I poteri forti della Confindustria e del PD contano assai di più dei lavoratori nella CGIL. Sarà molto difficile, ma assai difficile che la CGIL di Camusso convochi un altro sciopero generale. Non lo farà neppure se si creerà una condizione simile a quella greca.

 Come sempre mi ero fatto delle illusioni. Avevo sperato che la CGIL ritrovasse se stessa in simbiosi con la sua base. Mi sono ingannato ancora una volta. La forza di trascinazione del motore della destra è assai più forte di uno sciopero generale o della sofferenza di dieci milioni di precari. Vince l'ideologia della destra che è sempre la più forte, tanto forte da suggerire attraverso l'OCSE l'escamotage per evitare il referendum sull'acqua con la istituzione di una Autority che appunto serve a questo a dare una risposta fasulla ma "efficace "al grave problema che le privatizzazioni pongono alla libertà e democrazia. C'entra questo con il Direttivo della Cgil? C'entra, c'entra...
Pietro Ancona
http://www.rassegna.it/articoli/2011/05/12/74227/contratti-ecco-la-proposta-della-cgil   

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From: Pietro Ancona
Sent: Saturday, May 14, 2011 8:20 AM
Subject: Rifondare la CGIL

Rifondare la CGIL
 La riunione del Direttivo della CGIL dei giorni scorsi che apre la strada ad  un forte ridimensionamento dei contratti collettivi ha chiuso ogni speranza di recupero della grande organizzazione che fu di Di Vittorio ad una linea di coerente difesa dei lavoratori. Inoltre sanziona lo smottamento a destra della sua collocazione internazionale. La CGIL è per i bombardamenti in Libia, condivide le "missioni militari" italiane all'estero, ha ribaltato le alleanze dai palestinesi ad Israele, non mette in discussione Mastricth e Lisbona e cioè l'assetto liberistico dell'Europa. E' uscita dal movimento pacifista. Non intende assumere una posizione contraria alla Legge Biagi e si limita a chiedere qualche elemosina di ammortizzatore sociale non arrivando neppure a proporre la flexisecurity. Ha accettato la demolizione del sistema pensionistico e la sua riduzione a prestazioni scadenti che faranno fare la fame ed innalzato anche in modo fraudolento (se n'è vantato Tremonti a Bruxelles). Ha cinto di assedio la Fiom appoggiando apertamente l'opposizione interna e suggerendo l'adesione alle proposte di Marchionne. Ha spinto la sua iniziativa contro la Fiom fino al sostegno della ribellione di esponenti delle RSU alla linea nazionale. La CGIL aderisce alla linea lavoro senza diritti ed avrebbe firmato gli accordi di Pomigliano, Mirafiori e ex Bertone.
Il governo ha varato un programma di riduzione di cinquecentomila dipendenti statali attraverso i tagli alla scuola ed alla università ed il turnover senza opposizione sociale. Gli insegnanti sono stati lasciati soli e la CGIL si è sempre rifiutata di organizzare una azione di sostegno con lo sciopero generale come è stato fatto in Francia ed altrove. Sostiene la linea delle privatizzazioni o al massimo si limita a non approvarle ma senza osteggiarle davvero.
Non c'è un solo punto del conflitto sociale in cui la CGIL abbia una posizione chiara. Tutta la vicenda della crisi occupazionale è gestita nel quadro delle convenienze confindustriali e gli stessi ammortizzatori sociali sono rimasti quelli di venti anni fa insufficienti e paternalistici ed arbitrari come avviene per la CIG.
 Con il collegato lavoro che è stato fatto passare, con il consenso del PD,  l'arbitrato che peggiora la condizione dei più deboli e cioè dei lavoratori e la loro possibilità di avere giustizia.
 Questo e altro costituisce la lista delle doglianze da rivolgere alla CGIL. Bisogna aggiungere ad essa le questioni riguardanti l'organizzazione, il ricorso sistematico alla legge Biagi per il personale tecnico ed amministrativo della CGIL, i legami sempre più importanti con il padronato, la Cisl e l'Uil attraverso la cosidetta sussidiarietà e l'esistenza di migliaia di enti bilaterali.
La CGIL, pur essendo un sindacato fiorente ricco di quasi sei milioni di iscritti che pagano regolarmente le quote, non destina niente per il sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie. Non una iniziativa per i figli dei disoccupati e dei cassi integrati, non un sostegno per le situazioni occupazionali di emergenza. Niente di niente.
 Credo che sia necessario abbandonare questa organizzazione oramai incapace di essere di aiuto ai lavoratori per andare a ricostituire la CGIL da un'altra parte, magari con il sindacalismo di base. Fare quello che fece Di Vittorio nel 1911: andarsene. La gestione Camusso ha tratti drammaticamente in comune con quella D'Aragona che nel 1926 si sciolse nelle mani di Mussolini dopo avere approvare il Patto di Palazzo Vidoni. Allora Bruno Buozzi la ricostruiì da un'altra parte.  Con questa CGIL, con la sua subalternità agli interessi del PD, con  i suoi rapporti con la Confindustria e con Cisl ed UIL,  i lavoratori italiani cesseranno di essere protagonisti della loro storia. Viene disconosciuta la loro funzione di classe sociale e con la fine del contratto collettivo nazionale si vuole concludere anche la storia del movimento operaio italiano. Niente più azioni collettive, niente più scioperi generali. Il sindacato come ausilio dell'ufficio risorse umane.
I lavoratori italiani hanno bisogno di un sindacato autonomo dai partiti e dai governi, un forte coraggioso prudente sindacato non riformista e non massimalista che li difenda davvero in una linea di pieno riconoscimento del loro ruolo sociale e dei loro diritti contrattuali e di cittadinanza.
E non abbiamo molto tempo davanti. Bisogna fare presto. Bisogna andarsene da un'altra parte.
Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 16, 2011 3:18 PM
Subject: l'errore suicida della CGIL 

 L'errore suicida della CGIL

 Quando facevo l'attivista sindacale  CGIL  ad Agrigento il mio strumento di lavoro era il contratto di lavoro. Che cosa spiegavo ai muratori alle quattro del mattino a Porta di Ponte che era il luogo in cui venivano ingaggiati a giornata? Spiegavo i loro diritti scritti nel contratto di lavoro. Il contratto di lavoro è il libro fondamentale di ogni sindacalista e di ogni lavoratore. Se questo libro viene ridotto nelle sue pagine perchè i suoi contenuti diminuiscono o perchè verrebbero trasferiti ad un "secondo livello" la sua funzione di scudo si indebolisce. Pensate a tutti gli edili del Sud d'Italia, ai braccianti agricoli, alle commesse dei negozi ed a quanti non hanno tutele giuridiche forti come i pubblici dipendenti. Milioni di lavoratrici e di lavoratori specialmente del Sud  non hanno null'altro che il contratto di lavoro.  Deroghe o contrattazione di secondo livello non possono che peggiorare la loro condizione. Ecco: lo scopo della deroga o del secondo livello è soltanto il peggioramento. Ma allora perchè la CGIL si sta avviando verso questa prospettiva?
 Nelle gelide mattinate d'inverno i disoccupati della mia città si riunivano come ho ricordato a Porta di Ponte in attesa di venire ingaggiati oppure di tornare a casa delusi infreddoliti e con le guance arrossate dal gelo come mi capitava di vedere tornare il mio povero fratello Fortunato in famiglia (chiamato affettuosamente Fufù) che era uscito con il buio in cerca di un lavoro anche duro, durissimo, come era quello di "ittare a soletta" (buttare la soletta) una sorta di gara di velocità con il rapprendimento del cemento quando non venivano usate impastatrici. Da allora ad oggi le condizioni sono migliorate per gli edili e per tante categorie di lavoratori. Ma ora c'è una grande voglia di tornare indietro. Ricordo che il padronato era duro, ma oggi è duro e spietato. Al miglioramento dei contratti non è intervenuto un miglioramento dei rapporti umani, delle relazioni sociali.
E questo perchè i lavoratori sono soli. Non hanno più i grandi partiti della classe operaia a proteggerli, il pci ed il psi. I sindacati sono fortissimi ma non li rappresentano più se non in qualche vertenza, per fare il 730, per una pratica all'Inca o per una questione di lavoro in azienda. La forza dei sindacati si è spostata dalla parte della Confindustria. Da molti anni le Confederazioni CGIL Cisl UIL firmano accordi o approvano leggi che ogni volta tolgono qualcosa ai lavoratori.
 Ora la CGIL, in una surreale riunione del suo Direttivo che ignora lo sciopero generale appena fatto, vara un documento che avvia un processo di smantellamento del ccnl. Una presa di posizione che da un lato riapre i giochi di palazzo con i "complici" di Sacconi e dall'altra chiude per sempre la speranza di un recupero della CGIL ad un sindacalismo autonomo dalle debilitanti influenze del PD e davvero espressivo degli interessi non solo contingenti ma anche di lungo periodo e storici della classe operaia.
  La CGIL non tiene conto, quando  accetta l'idea della contrattazione articolata,  della dimensione  pulviscolare delle aziende italiane che sono per tre milioni  con meno di 5 dipendenti, l'85 per cento del totale ed un terzo del totale dei lavoratori occupati. Pensare che in queste aziende possa aver luogo una qualche trattativa è soltanto grottesco. Finora l' 'unico punto di riferimento di queste aziende è il contratto nazionale.  Mi domando perchè la CGIL che certamente non agisce per motivi ignobili, per corruzione o politiche di scambio, si comporta in questo modo, non ascolta la voce della sua  base di milioni di uomini e donne e li lascia urlare alla luna e nel deserto? La risposta è nella politica  e sopratutto nelle scelte liberiste ed occidentaliste compiute dal PD che è il partito di riferimento di tutta la struttura organizzativa e gerarchica della CGIL. Come il PD la CGIL è per la legge Biagi, come il PD è per i bombardamenti in Libia, come il PD è per pensioni sempre più leggere., per le privatizzazioni, per le riforme del welfare.Finora il grado di condizionamento del PD è stato forte ma in qualche misura è stato bilanciato. Cofferati ha resistito alle richieste del PD per l'art.18. Ma la grande muraglia che Cofferati ha eretto attorno all'art.18 è stato il canto del cigno, l'ultima manifestazione di autonomia della CGIL.
  Ora il progetto della CGIL è tutto interno al Palazzo. Fare  un patto sociale con Confindustria Cisl ed Uil, essere la versione sindacale del PD, rientrare nel gioco decisionale di un'agenda politica dettata dal padronato. Più o meno il sindacato che Mussolini proponeva a Palazzo Vidoni e che fu accettato da Rigola e D'Aragona che sciolsero la CGIL. Ma Bruno Buozzi, capo dei meccanici ed artefice della occupazione delle fabbriche, ricostituì la CGIL da un'altra parte. Ed è quello che qualcuno della
sinistra della CGIL dovrebbe fare quasi un secolo dopo.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 17, 2011 6:24 AM
Subject: Primo commento di contentezza al voto

    Primo commento di contentezza al voto
   
 Alcuni pennivendoli della destra governativista attribuiscono la sconfitta eclattante di Berlusconi e del centro destra ad errori di comunicazione e di percezione di umori negativi della pubblica opinione. Insomma ad un difetto tecnico che non riguarda la sostanza del centro destra, le sue politiche, il modo come amministra e per chì amministra. Non è così. La condanna è radicale per le politiche praticate.  Il centro destra è noto per le sue cricche e per le sue politiche di parte dovunque sia arrivato al potere in Italia. Ha quasi azzerato il procedimento amministrativo controllato abusando di procedure di emergenza diventate la normalità dell'intervento con Bertolaso. Ha fatto della Protezione Civile un pericolo per la democrazia italiana.  Bertolaso ha speso oltre dieci miliardi di euro senza alcun controllo godendo financo di regalie sessuali per la sua compiacenza alla solita cricca di amici. A Milano la petroliera Moratti e soci  perdono anche perchè il loro blocco sociale si è frantumato nella "sciarra "furiosa per il controllo degli appalti di Expo e per la fruizione degli espropri di ettari di terreno edificabile in città. La figura di Li Gresti si staglia dietro la testa della  Moratti ed incombe sul destino di una città che ha conosciuto tempi migliori e che, se è stata la culla del fascismo e del berlusconismo, lo è stata anche del socialismo umanitario e delle amministrazioni pubbliche vocate al bene della popolazione specialmente della meno fortunata. Sono venti anni che la destra spolpa lo Stato in tutte le sue articolazioni sulla base della teoria reaganiana di "uccidere la bestia" oppure ridurla in servitù. Una quantità enorme di risorse è volata dal pubblico verso il privato con le privatizzazioni che non hanno dato buoni servizi ma hanno peggiorato e reso esoso i servizi esistenti. Arricchendo i privati specialmente nella sanità. Comunione e Liberazione è diventata un impero economico enorme succhiando sangue dagli enti pubblici. Per giudicare una città basta guardarne le periferie. Le periferie di Milano sono "coree" inabitali, mostruose, flagellate da ratti enormi e da fognature a cielo aperto.
 Il PD fruisce dell'ondata antiberlusconiana dell'elettorato italiano. Il PD non merita la strepitosa vittoria politica perchè a Torino si è schierato con Marchionne e dappertutto non è contrario alla privatizzazione dell'acqua. Non ha lottato con convinzione contro la smobilitazione del welfare ed adotta per sè taluni dei moduli più odiosi e asociali del liberismo. La sinistra non riesce a recuperare il suo vero spazio politica e si ferma a percentuali ancora molto basse ma sono significative le vittorie di De Magistris a Napoli e di Pisapia a Milano in segno discontinuo con il bassolinismo e con il destrismo dei pd milanesi. Se si fanno i referendum sull'acqua e sul nucleare e li vinciamo la sconfitta della destra italiana sarà fatale e dovrà abbandonare finalmente il potere al quale è aggrappata con tutte le sue forze. Ma l'elettorato ha usato gli strumenti che la opposizione gli ha fornito. La  vittoria del PD non vuol dire molto di diverso da ciò che fa il partito di Berlusconi oggi tranne che sul piano morale se consideriamo Napoli ed il bassolinismo una esperienza a parte.  La Lega, nonostante abbia avuto regalato dal PD il Piemonte con la sostanziale rinunzia a ricorsi fondatissimi,  boccheggia. Il suo messaggio pieno di ignoranza e presunzione contro il Mezzogiorno è stato respinto. Anche Tremonti esce ridimensionato dal voto. Ma il PD fa male ad assecondare il federalismo facendo a gara con la Lega a chi è il più federalista. Il federalismo è una spada di Damocle terribile che pesa sui contribuenti italiani che saranno falcidiati e spremuti come limoni e finiranno con il ribellarsi alla novella schiavitù della oligarchia. La oligarchia superstipendiata dei politici resta un enorme problema etico e sociale da risolvere. Più di un milione di famiglie campano lautamente con  il parassitismo della politica professionistica. Anche i partiti ed i giornali lucrano troppo da una Nazione stremata dalla crisi.
 La vittoria diffusa in tutto il Paese dei partiti di opposizione indica un cambiamento di tendenza dell'Italia sull'orlo del baratro. Alla vigilia di sconvolgimenti traumatici della Costituzione l'Italia ha innestato la retromarcia ed ora Berlusconi ha perso tutta la magia del suo potere di investito dal popolo. Ha preso manciate di voti a Milano. Berlusconi dovrà rassegnarsi ad essere un cittadino come gli altri e fino a quando resta al Governo un Primo Ministro con poteri "normali". Insomma dalla tornata elettorale è venuto molto di più di un raggio di sole. Si profila una splendida giornata a ricominciare dalla democrazia che riprende il suo spazio garantito dalla Costituzione e dalla volontà dei cittadini. Bisognerebbe avere anche tanta giustizia sociale ma questa l'avremo quando l'opposizione deciderà di affondare la legge Biagi ed il liberismo sindacale.
 Pietro Ancona
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Sent: Wednesday, May 18, 2011 12:05 PM
Subject: Perché la Lega perde voti


Perché la Lega perde voti
  La lega scarica il suo insuccesso elettorale sull'imbarazzante alleato Berlusconi e sugli errori di comunicazione commessi dal PDL in campagna elettorale dalla gaffe della Moratti contro Pisapia alle intemperanze oscene della Santanchè ai comizi del lunedì antiprocura dello stesso Berlusconi. Ed in effetti non si può dire che il centro-destra abbia fatto una buona campagna elettorale. E' stato sempre dominato dal nervosismo e dalla voglia di brutalizzare gli avversari politici.
 Eppure non credo che sia stata questa la causa della perdita rilevante di consensi della Lega. Faremo conti dettagliati quanto saranno resi noti i risultati dal Ministero degli Interni. Ma sappiamo che c'è una indubbia perdita di consensi. E' vero che la Lega spunta miracolosamente a Bologna ma nei suoi tradizionali domini perde voti. Perchè?
 La prima causa è il federalismo. La lega si è caratterizzata come il partito federale caricando questa scelta di un significato quasi separatistico di autonomia e di sovranità. Calderoli ha svolto un duro e sudato lavoro per varare con successo il federalismo demaniale, poi quello comunale e poi ancora il federalismo fiscale. Mano a mano che i contenuti dei decreti giungevano a conoscenza dell'elettorato leghista veniva fuori una realtà sgradevole: il Nord avrebbe pagato più tasse pur liberandosi dei pesi di solidarietà con il Sud. Queste tasse sarebbero state pagate ad una Oligarchia locale distribuita tra Regione Province e Comuni che non avrebbe avuto alcun freno o limite sia nella imposizione dei balzelli sia nella deliberazione dei propri trattamenti economici e normativi. Già i consiglieri regionali sono equiparati ai senatori. La professionalizzazione della politica ha ricevuto un impulso decisivo. La Lega ha prodotto una classe di politici che grava per intero sui contribuenti. Trattasi di migliaia e migliaia di persone delle quali sarà possibile fare un conto. Gli enti locali riformati dalla legge sul federalismo diventano mere stazioni appaltanti di servizi a privati. I servizi saranno tutti appaltati agli amici ed ai famuli dei partiti che governano. Tra tutte brilla la privatizzazione dell'acqua e dei trasporti. Tutto più caro. La privatizzazione delle spiagge imposta da Tremonti avrà tra gli altri effetti quello di privare le famiglie povere ed i lavoratori dell'accesso gratuito alla spiaggia. Famiglie di operai che facevano le ferie al mare saranno costrette a rinunziarvi. Tutto questo a causa dell'ossessione privatistica del centro-destra.
 La gente comincia ad allarmarsi seriamente per gli effetti del federalismo e questo mette in crisi tutto l'impianto ideologico e politico della Lega. Potrà mai realizzare un federalismo a costo zero? No.
  Il  malcontento è destinato ad aumentare in tutto il Nord ed aumenteranno le difficoltà della Lega che non ha davvero grandi prospettive. La Regione Piemonte è stata, più che conquistata elettoralmente, una regalia del PD che magari ha ora ottenuto un aiuto per la elezione di Fassino a Torino. La Bresso aveva vinto le elezioni regionali ed anche il ricorso al Tar. Ci furono proteste e minacce della Lega e non so che altro c'è stato. Cota fa il presidente della Regione ed è uomo di punta nei talk show televisivi e Fassino si insedia a Torino in un clima cittadino di embrasse nous. Stento a credere che gli operai della Fiat siano con Fassino che sta dalla parte di Marchionne come il suo predecessore. Insomma credo che la campagna elettorale torinese sia stata vinta da Fassino con intese di buoni rapporti con Cota e Bossi. Non ho alcuna prova di questo ma credo che ci sia stata una grande battaglia politica a Torino.
   In sostanza, sono convinto che le perdite elettorali della Lega siano imputabili alle tante crepe dell'ideologia federalista. Ora piuttosto che scaldare il cuore dei padani li riempie di paure per i gravami fiscali che annunzia e per la dipendenza politica dagli oligarchetti locali che comporta. La sinistra dovrebbe  fare una grande battaglia contro il federalismo e per l'abrogazione dei decreti già fatti.
Pietro Ancona
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Sent: Thursday, May 19, 2011 4:28 PM
Subject: la doppia doppietta della Francia 

   Doppia doppietta della Francia
 Alla fine le cose sono sempre molto più semplici e chiare di quanto riusciamo ad immaginare. Con la violenta uscita di scena di Strauss-Kahn, il Presidente francese fa una doppietta: si libera di un pericolosissimo concorrente per le imminenti elezioni presidenziali e piazza il suo Ministro delle Finanze al Fondo Monetario Internazionale la signora Lagarde. Complimenti!  Questa doppietta si somma all'altra in corso di realizzazione in Africa: la cattura di Gboba presidente della Costa d'Avorio dopo più di dieci anni di guerra e l'assoggettamento dell'importante paese alla Francia e la guerra contro la Libia che scompagina e distrugge gli interessi italiani in quel paese a cominciare da quelli dell'Eni . Intanto ha luogo  la rapina di mille miliardi di fondi sovrani e beni vari del popolo libico "congelati" in Europa in attesa della loro spartizione banda bassotto Obama, Cameron e Sarcozy medesimo. Mizzica! L'azione a volte è più veloce della sua ideazione! Il ritmo degli avvenimenti è quasi frenetico illuminato dai bagliori delle terribili bombe da oltre una tonnellata piene di uranio che vengono gettate su Tripoli in numero  impressionante. Presto ci saranno più bombe che edifici.
 L'attivismo dell'Occidente guidato dalla triade quasi giovanile è davvero mirabolante. La Grecia viene spinta sull'orlo del fallimento. Per salvarsi deve accollarsi debito con interessi usurai ed imporre ai suoi cittadini un regime a pane ed acqua e nient'altro. La Spagna ed il Portogallo sono in lista per pagare il loro pegno. Se vogliono continuare a stare inEuropa se non vogliono affrontare il disonore del fallimento si debbono privare del welfare e ridurre drasticamente il loro tenore di vita. Il fatto che grande parte del loro debito è costituto da interessi non viene preso in considerazione,. Eppure ci troviamo nella condizione di quell'esercizio commerciale che oppresso dal debito mafioso non è in grado di fare fronte alla moltiplicazione degli interessi passivi. Il FMI, la Banca Mondiale, la UE si comportano come il mafioso verso il commerciante che è riuscito a sottomettere con il pizzo.
 Intanto i giovani spagnoli stanno dando vita ad una grande manifestazione di protesta contro il precariato e la disoccupazione. In Spagna come in Italia le Confindustrie ed i Governi hanno puntato sul drastico abbassamento delle condizioni dei lavoratori per sopravvivere alle crisi e transitare verso la ripresa. Ma la crisi non si supera mai perchè è una politica del capitalismo per tenere sotto scacco la classe operaia. La crisi viene fomentata e reinventata quanto langue.  In Italia la Marcegaglia pretende di  superare le difficoltà portandosi dietro l'enorma palla di piombo di dieci milioni di precari e di venti milioni di lavoratori con una massa salariale degradata a meno di mille euro operaio.
  Non è detto che le ricette salvifiche siano quelle di Trichet e degli altri pescicani liberisti.
Può darsi che una operazione "rivoluzionaria" di separazione del debito dagli interessi maturati possa rimettere in cammino i paesi del PIGS che si vorrebbero affossare dopo averli spremuti e che l'abolizione del precariato in tutta l'area europea e la fissazione di un minimo salariale garantito possano portare una nota di slancio e di entusiasmo ad una economia altrimenti cupa e pessimista. Qualcosa del genere ha proposto recentemente Draghi ma dubito che oggi si voglia esporre ancora sostenendo il posto fisso e salari più alti.
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 20, 2011 9:12 AM
Subject: Il mondo libero è un regime

Il mondo libero è un regime

 Se Hitler avesse vinto la seconda guerra mondiale probabilmente vivremmo in un  sistema totalitario basato sulla dominanza della razza ariana di ceppo germanico e su vari gradi o livelli di sottomissione dei popoli sconfitti. La seconda guerra mondiale è stata vinta dagli "alleati" ed in particolare dagli USA che, a distanza poi di settanta anni facevano saltare in aria il sistema socialista del loro principale alleato la grande URSS. Ora gli anglosassoni sono i padroni dell'Occidente e, sebbene non siano crudeli e totalitari come il nazismo dentro i loro confini (sono crudelissimi con i popoli ai quali fanno la guerra) tuttavia esercitano una pesante tirannia attraverso gli strumenti militari, finanziari e della comunicazione. Non sappiamo cosa sarebbe stato il nazismo anche se lo immaginiano attraverso quanto abbiamo scoperto ad Auschwitz. Ma i nuovi padroni del mondo, del cosidetto mondo libero, hanno Guantanamo e Gaza e tengono sotto costante ricatto i loro alleati come usava fare Atene con la Confederazione di Delo. La Germania e l'Italia sembrano nazioni libere e non lo sono: sono lardellate da centinaia di basi militari USA.  Nonostante l'intervento della Resistenza che liberò le principali città italiane dai nazisti prima dell'arrivo degli alleati, l'Italia è costretta ad umilianti episodi di sottomissione come l'allargamento della base militare di Vicenza o il dovere, contro i suoi interessi, di impugnare le armi contro la Libia con cui era legata da quaranta anni di felice collaborazione e diversi trattati di pace.
 Il sistema della comunicazione garantisce una opinione pubblica sempre più malleabile. Non esiste un solo giornale in tutto l'Occidente che sia in grado di sostenere apertamente una tesi diversa da quelle delle veline USA e di Israele. Prendete il caso Gheddafi e della guerra libica: è stata diffusa la notizia di orribili massacri "contro il suo stesso popolo" perpetrati da Gheddafi come verità sacrosanta e si tratta di una bugia mediatica. In questi giorni abbiamo il caso del Direttore del Fondo Monetario Internazione arrestato e sbattuto come mostro il prima pagina. Non abbiamo mai visto la donna che lo accusa del terribile crimine di stupro e credo non la vedremo mai ammesso che non si volatilizzi senza lasciare tracce di se. Strauss-Kahn è accusato di violenza sessuale. Mi sono chiesto come si può usare violenza in un rapporto sessuale orale quando la persona non consenziente può staccare il pene dello stupratore con un morso.  E' chiaro che si è trattato di un rapporto con persona consenziente che viene manovrata da forze potentissime contro il "pollo" caduto nel trappolone. Cui prodest? Gli USA ci guadagnano la conservazione del FMI cosi com'è senza "le riforme" proposte da DSK e che sarebbero state sostenute dal Bric ed altri Stati che gemono sotto la dittatura finanziaria di Wall Street; Sarkozy fa un doppio guadagno liberandosi di un pericolosissimo concorrente per l'Eliseo e piazzando la sua amica Lagarde al posto di DSK.  Il povero malcapitato non potrà contare su una corrente massmediatica a lui favorevole e dovrà togliersi dalla scena al più presto possibile se non vorrà passare il resto della sua vita in galera.
 Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla messa in scena dell'omicidio di Bin Laden rivendicato da Obama che si è sollazzato a mostrarsi assieme alla Clinton ed una diecina di collaboratori mentre assistono a un diretta della cattura ed uccisione dell'inerme capo di Al Qaeda. Tutta la batteria massmediatica dell'Occidente ha dato per verissime e per scontate le favole raccontate. Ci è stato financo riservato il seguito del morto che parla, di una cassetta preregistrata da Bin Laden con la quale si annunziano altre minacce e sfragelli che non sono mai accaduti. L'unico sfragello accaduto è l'11 settembre ma si tratta di un colossale false flag che ci si ostina a ritenere vero al cento per cento.
 La libertà di stampa era una sorta di tabù ed era financo diventato un mito negli anni del Watergate e del Washington-Post. Ora, ammesso che anche quella storia sia stata davvero opera spontanea ed autonoma di giornalismo investigativo, tutto è cambiato. La stampa in occidente è al servizio dei governi e delle maggiori società  industriali o finanziarie. Un centinaio di giornalisti, alcuni di grossi calibro, dal NYT a La Repubblica  cucinano giornalmente la stessa velina. Anche le agenzie di stampa sono rigorosamente embedded e difficilmente filtrano notizie provenienti da ambienti come la Russia, il Brasile, la Cina.
Nel mondo della comunicazione il potere delle società editrici sulla carta stampata e sulla televisione condiziona la nostra vita. Vivere in Occidente è vivere in un regime. Se prendete in mano due giornali  uno nordamericano e l'altro francese o tedesco vi accorgerete che dicono esattamente le stesse cose, quasi con le stesse parole. Ci sono poi una  trentina di opinionisti che danno la "interpretazione" dei fatti e ne forniscono la vulgata politica. Non sapremo mai realmente cosa sta accadendo a Tripoli e quante bombe all'uranio sono state sganciate sulla popolazione civile. Non c'è un solo giornale, un solo giornalista che sia in grado di scriverlo. D'altronde l'uccisione di  quasi quattrocento giornalisti nei teatri di guerra ultimo dei quali Vittorio Arrigoni che forniva nel suo blog un diario del genocidio a bassa intensità ma continuo della popolazione ci dicono quanto importanza annetta l'Impero alla comunicazione.
 Il mondo "libero" in cui viviamo è in verità un regime. L'opinione pubblica non esiste perchè viene manipolata da una stampa asservita. Provate a chiedere a dieci persone che incontrate per strada del perchè della guerra libica. Vi risponderanno tutte perchè Gheddavi stava massacrando il suo popolo! Il fatto che la notizia sia una menzogna non ha alcuna importanza.
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 23, 2011 6:43 AM
Subject: Il Dr.Stranamore alla casa Bianca


  Il Dr.Stranamore alla Casa Bianca
Non riesco proprio a capire le ragioni per le quali una parte della sinistra italiana , seppur con timidezza e con gli occhi bassi, continui a sostenere Obama. Ha aggredito assieme a Cameron e Sarkozy la Libia senza tentare un minimo di discussione con Gheddafi al quale ha intimato subito di andarsene dal suo paese oppure di morire sotto le macerie dei bombardamenti.  La ragione dell'assalto alla Libia è stata che Gheddafi sparava al "suo stesso popolo". Una menzogna. Non si resiste per mesi all'aggressione degli eserciti della Nato senza il sostegno della popolazione. Gheddafi ha il sostegno del suo popolo mentre non si può escludere che i "rivoltosi", riconosciuti dal mondo occidentale fino allo scandalo della signora Ashton che vuole aprire la rappresentanza diplomatica europea a Bengasi, non solo sparano contro il loro popolo ma invocano l'invasione di terra  degli alleati pur di distruggere Gheddafi e con lui lo stato libico.
 Ora Obama si inventa (dopo dieci anni) che Iran ed Hezbollah sono i responsabili degli attentati dell'11 settembre. Bisognava prima far morire Bin Laden per aprire questo inaspettato scenario su uno dei più gravi fatti della storia moderna che ha già causato milioni di morti in Afghanistan ed in Iraq. Un fatto che è difficile accettarlo come attentato terroristico perchè è un colossale false flag. Basterebbe pensare che se i grattacieli non fossero stati minuziosamente minati da qualcuno ci avrebbero messo giorni prima di cadere in polvere. Da  aggiungere che tracce di esplosivo sono state trovate nelle macerie. Gli Hezbollah sono una forza regionale, l'unica che ha inflitto ad Israele l'umiliazione di una sconfitta e tuttora sono un cuneo tra Israele e le sue mire espansionistiche sul Libano. L'Iran è la più popolosa nazione del medio oriente non infiltrata da basi militari americane e perseguitata con discriminazioni dalla cosidetta "comunità" internazionale su istigazione degli Usa. Obama si dichiara disponibile a fare uccidere un presunto capo terrorista anche violando la sovranità di una nazione come è stato fatto in Pakistan ritenendo suo dovere primario rassicurare gli USA. Dichiara pericolosa per la pace nel medio oriente l'unità del popolo palestinese. Minaccia la Siria. La pagliacciata delle occhiatacce a Netanjau sui confini del 67 è durata meno di ventiquattrore. All'incontro con una potente lobby ebraica si è rimangiato tutto.
  Insomma, il Capo della Casa Bianca  tiene il tempio di Giano con le porte sempre spalancate e sembra alla ricerca costante di cani ai quali raddrizzare le zampe. Mentre gli antichi romani si dedicavano alle conquiste di popoli che poi univano all'impero assicurando la pace,  le guerre degli USA di oggi non sempre hanno una logica e servono soltanto a giustificare il loro  immenso apparato militare  che costa milioni di dollari al giorno. Dopo dieci anni di guerra in Iraq che cosa hanno ottenuto gli Usa? Non certo il sostegno del popolo irakeno ma soltanto una immensa base militare di cemento armato costruita nel cuore della millenaria Bagdad. Tutte le guerre USA  appaiono illogiche, ingiustificate se non come preparazione alla grande guerra contro la Cina e la Russia. Il progetto USA è la dominazione del mondo e non è molto dissimile nelle motivazioni da quello di Hitler.
  C'è anche da temere l'uso di bombe atomiche "tattiche", intanto tutti i proiettili finora sparati in tutti i teatri di guerra contengono uranio impoverito diffusore di cancro tra la popolazione e di malformazioni genetiche gravissime a coloro che ancora debbono nascere.
 Anche  gli strumenti finanziari sono usati per tenere in tensione ansiosa il mondo. Basta pensare alle ricorrenti campagne contro i paesi del cosidetto PIGS. La Grecia ridotta a pane ed acqua per pagare interessi usurai agli organismi internazionali controllati dagli USA.
  La resistenza di Cina, Brasile, India, Russia  è ancora troppo debole. Pur rappresentando la maggioranza del genere umano il Bric non sembra in grado finora di frenare l'iniziativa belligerante degli USA e dei loro alleati Nato, né di impedire i massacri e la distruzione di tanti beni.
  Colpisce il fatto che dentro gli USA non ci siano movimenti di opposizione alla guerra ed anche alle politiche di immiserimento praticate da Barak Obama. Questi sottrae fondi al welfare per destinarle ai progetti folli dei generali del pentagono. La sua riforma sanitaria è stata una pagliacciata che ha procurato enormi vantaggi alle assicurazioni che hanno in mano la salute degli americani.
  E' come se la vita civile dentro gli USA si fosse spenta e tutti sono dietro ad agitare bandierine di carta a stelle e strisce ed a versare lacrime estorte da una emotività artificiale creata dai massmedia sull'undici settembre.
  Sembra che la profezia di Stanley Kubrik si sia avverata: il Dr.Stranamore è arrivato alla Casa Bianca. Negli USA non ci sono più resistenze capaci di fare da antidoto alla folle avventura di guerre continue. La democrazia americana è morta da tempo. Gli unici movimenti sono quelli contro i diritti delle persone del cosidetto thea. La cultura,
gli intellettuali liberal i movimenti liberal sono scomparsi. Dominano soltanto le Lobby degli ebrei e delle armi. I neocon hanno conquistato l'Impero.
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 24, 2011 7:36 PM
Subject: Non basta sconfiggere Berlusconi


Non basta sconfiggere Berlusconi

 Numerosi sono i commenti al rapporto Istat 2010 che descrive una Italia in declino ed in certi settori addirittura boccheggiante. La presentazione del rapporto ha coinciso con una relazione della Corte dei Conti che diffida dalla riduzione del carico fiscale almeno per i prossimi dieci anni e con  gravi notizie che giungono dalla cantieristica italiana con la proposta di smobilitazione dei cantieri di Castellammare  e Genova.
Molti si affrettano ad attribuire la responsabilità del disastro soltanto al governo Berlusconi ed alla linea di rigore acefalo del Ministro Tremonti. Ma input notevoli all'impoverimento del paese giungono da organismi internazionali come l'Ocse, il FMI e la stessa UE che sembrano ossessionati del conseguimento di obiettivi di riduzione della spesa pubblica e dei salari. C'è sempre un enorme dito dietro l'Italia che le intima a non fare la fine della Grecia ed il peso sulle scelte economiche nazionali di Mastricth e di Lisbona sta diventando davvero opprimente. Inoltre altre responsabilità sono legate alla egemonia della ideologia liberista sia nel governo come nell'opposizione che ha creato una situazione per certi versi surreale e grottesca: l'opposizione non rimprovera al governo di essere liberista ma di applicare male il liberismo proponendosi come migliore esecutrice dei dettati che imperano nell'Occidente e che stanno creando problemi gravi a centinaia di milioni di lavoratori e di appartenenti al ceto medio. Bersani non rimprovera a Berlusconi le liberalizzazioni, ma la loro cattiva realizzazione. L'opposizione non si rende conto che l'Italia ha bisogno di fare stare relativamente bene tutta la sua popolazione e che la spinta feroce della dottrina "l'uomo vale quello che produce" può anche abbassare i costi alla Fiat ma tutta Pomigliano d'Arco e Torino vivranno peggio con meno operai e pagati male. Esiste una economia complessiva da alimentare. Si possono avere aziende ricche in un paese poverissimo e maltrattato. E' questo c he vogliamo? Vogliamo una Suv costosa ma competitiva realizzata da operai a 1100 euro al mese? Non sarebbe meglio produrre cose accessibili a tutti pagando meglio i lavoratori che le producono?
 La responsabilità del declino italiano è anche da attribuire alla voglia dei comunisti di farsi perdonare di essere tali. Dopo la caduta del muro di Berlino e l'abiura della Bolognina del gruppo dirigente nazionale c'è stata una corsa febbrile alla smobilitazione del cardine fondamentale del benessere italiano: l'industria pubblica. I maggiori economisti del PCI hanno teorizzato le privatizzazioni.  Inoltre  Prodi  ha liquidato grande parte del patrimonio pubblico in pochi mesi. Molti settori sono quasi spariti del tutto come l'acciaio e la chimica ed il sistema delle Partecipazioni Statali criminalizzato e sfottuto come quello dei panettoni di Stato è stato smantellato. Una enorme capacità scientifica ed economica è andata perduta. Ora ci restano soltanto l'ENI e la Finmeccanica ma la guerra di Libia forse le ridurranno a pezzi.
  Gli accordi di concertazione del 93 con la triangolazione sindacati-governo-padronato hanno rovinato venticinque milioni di lavoratori che, dopo avere perduto la scala mobile, sono obbligati a chiedere aumenti salariali soltanto dentro i margini della "inflazione programmata". Dal 93 ad oggi questo infernale marchingegno ha ribassato di almeno il quaranta per cento la massa salariale italiana che è passata dal 68 per cento del PIL al 56 per cento ed ora è di nuovo in picchiata dopo la crisi del ccnl e la pratica delle deroghe.
  Cgil Cisl UIL condividono responsabilità gravissime nel precariato imposto a sei milioni di giovani ed ora esteso a tutti i nuovi assunti. Hanno anche la faccia di bronzo di celebrare una volta l'anno i padri della precarietà  come D'Antona o Biagi.
  Per rovesciare la situazione non basta mandare a casa il governo Berlusconi. Bisogna abbracciare una nuova dottrina che abbia molti elementi di socialismo e che sia capace di strutturare azioni di alta utilità sociale. Bisogna abrogare la legge Biagi, fissare un Minimo Salariale Garantito, ripubblicizzare subito settori essenziali come le ferrovie e le comunicazioni. Ma il PD ed i suoi alleati sono ora e sempre iperliberisti!!!
  Il programma elaborato dalla Plaza de Sol spagnola, a differenza di quelli del popolo viola e della meschinella opposizione italiana, contiene elementi di grande interesse e che riguardano anche il sistema politico. Liberismo e bipolarismo sono inscindibili. Se si vuole democrazia economica ci vuole un sistema elettorale proporzionale.  Gli spagnoli hanno capito un nesso fondamentale della modernità.
 Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, May 27, 2011 3:35 PM
Subject: la legge trenta: una legge per violare la legge.

La legge trenta: una legge per violare la legge

 
Anche il Papa ha ritenuto di spendersi contro il precariato che "sottrae futuro e serenità ai giovani." Sono  oramai in molti ad esprimersi contro i guasti provocati dalla legge Biagi ma nessuno azzarda  un gesto concreto, la proposta della sua abrogazione. Per  liberare dalle catene della schiavitù  milioni di persone costrette nelle gabbie del  precariato basterebbero due cose: abrogare la legge Biagi e fissare a 1000 euro il Salario Minimo Garantito. Stabilire inoltre che nessun lavoratore a qualsiasi titolo può essere privato dei diritti garantiti dalla Costituzione come il riposo, le ferie, la remunerazione dei giorni di malattia, la pensione, gli assegni familiari. Ma questa "riforma" non sarà mai fatta dal governo Berlusconi il cui Ministro del Welfare è un killer del padronato nè potrà essere fatta da un eventuale governo di centro-sinistra in gara con la destra per acquisire i favori della Confindustria. Il PD condivide la legge Biagi ed ha costretto la CGIL a firmarla con gli accordi del 20 luglio 2007 con il governo Prodi.  A parte qualche lacrimuccia di circostanza che Napolitano ed altri notabili del Regime versano per la condizione di tantissimi giovani, non esiste una sola iniziativa per liberare l'Italia della legge Biagi e semmai viene agevolata la tendenza a farne la legge universale per l'avviamento al lavoro. Non è casuale il fatto che ogni anno Napolitano e l'oligarchia sindacale ricordino Marco Biagi con sollenne lectio magistralis in Università.
Per rimuovere questo grimaldello della giustizia sociale italiana ci vorrebbe o una rivolta cruenta dei biagizzati e degli studenti italiani in grado di spaventare l'establiscement e costringerlo a riprendere comportamenti umani, o una iniziativa della magistratura che impugni la totale illegalità delle normative e delle opzioni previste. La CGIL non alzerà mai un dito perchè essa stessa applica il precariato con i suoi dipendenti. La Cisl si vanta con Bonanni di avere addirittura immaginato e creato la legge nel 2003 con Maroni ministro del welfare. I partiti politici, le cooperative, i sindacati, le associazioni di produttori, gli enti bilaterali, migliaia e migliaia di enti applicano il precariato al loro personale e non faranno mai niente per sostituirlo con qualcosa di decente.
 Il precariato è un flagello di tutte le famiglie ed in particolare di quelle della classe operaia. E' un vero e proprio choc per quanti, conseguita la laurea magari con ottimi voti, si vendono costretti a svendersi per pochi soldi e nessun diritto. Ne restano con le ali spezzate e l'amaro in bocca. Viene raccontata la favola di un mutamento intervenuto nel profondo dell'economia che incide sul mercato del lavoro. Non è vero: i posti di lavoro sono sempre quasi tutti stabili e fissi; cambia la loro erogazione che viene ora assegnata ad una manodopera a bassissimo costo e che deve essere ricattata. La condizione del lavoro precario è orami diffusa e penetrata in tutto il mondo del lavoro e tende a pervaderlo tutto. Il lavoro a tempo indeterminato è influenzato dal precariato dal momento che non ci vuole molto al padronato per inventarsi una ristrutturazione dalla quale fare uscire con le ossa rotta i dipendenti costretti ad accettare una nuova condizione precarizzata e deprezzata,  prendere lo lasciare.
 Nonostante tutto questo il  padronato italiano continua a dichiararsi insoddisfatto. Vuole ancora di più. Il Presidente della Fiat il giovane Elkan ha oggi rimproverato la Confindustria di non fare abbastanza per avere ancora più "flessibilità". La Marcegaglia ha attaccato il governo dichiarandosi insoddisfatta degli ultimi dieci anni italiani. Avrebbe voluto di più. Forse i lavori forzati? Naturalmente Bersani è pronto a strizzare l'occhio alla Marcegaglia e fargli intendere che se al governo arriva lui ed il suo partito le condizioni per gli industriali saranno migliori. Più flessibilità, flessibilità ed ancora flessibilità.
  Forse è necessario una manifestazione come quella spagnola di Puerta del Sol e forse bisognerà andare oltre verso un conflitto sociale di nuovo tipo. Uno scontro davvero duro.  La crisi dichiarata nella cantieristica ed il trasferimento della Fiat negli USA lasciano intendere che l'Italia, nella divisione internazionale del lavoro è stata destinata a perdere la manifattura pesante e l'industria di base. L'Italia viene immaginata dal capitalismo globalizzato come un'area senza  aziende importanti, senza leggi, senza diritti, dove fare investimenti mordi e fuggi, dove sfruttare eserciti di persone sottopagate. L'Italia ha bisogno di fuoriuscire da questa oramai finta democrazia governata dal bipolarismo e darsi un nuovo assetto. Dopo la guerra di Libia niente sarà più come prima. L'alternativa alla rivolta  è una condizione di  perdita del  futuro e della stessa possibilità di sopravvivenza. E' fatale la prospettiva della rottura sociale. La vile e mostruosa borghesia italiana non lascia alternative. E' certamente la peggiore d'Europa. In Germania ed in Francia le classi imprenditoriali hanno avuto la mano più leggera. In Italia si è giunti all'assurdo di giovani costretti a pagare per lavorare...Non si può più continuare così.
  Pietro Ancona
già segretario della CGIL siciliana e membro del CNEL
 
http://www.cgiamestre.com/portal/PRECARI__SONO_UN_ESERCITO_DI_QUASI_4_MILIONI_DI_PERSONE-23360-20379

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, May 30, 2011 7:14 PM
Subject: Vince l'alternatività

Vince l'alternatività

 Un primo sommario esame del risultato elettorale - uno squarcio di luce nella tetra involuta inquietante situazione italiana -  mette in risalto  novità importanti che potranno guidare la politica della sinistra nei prossimi mesi.
  In primo luogo vince l'idea del rinnovamento sui vecchi oligarchi della politica. Il PD in parte per forza maggiore trascinato dalle primarie in parte per il buon senso di Bersani che preferisce vincere senza essere il protagonista principale piuttosto che perdere essendolo   ha compiuto una operazione politica di leale collaborazione con i candidati Pisapia e De Magistris (anche quando questo ne ha rifiutato l'apparentamento) e con gli altri candidati del Sel o dell'Italia dei Valori.  Si è mostrato saggio ed ha mostrato la saggezza dei forti.
  I risultati elettorali dimostrano che  i moderati possono trovarsi benissimo a sostenere la radicalità di scelte politiche. Non è vero che i moderati votano soltanto programmi moderati. Votano per scelte programmatiche e politiche di convincente buon senso legate e rispettose dello spirito e della lettera della Costituzione. Pisapia e De Magistris incarnano
l'idea di una borghesia fatta di buon senso che non vuole stare bene dentro una popolazione che sta male, che è illuminata dalla voglia di fare della pubblica amministrazione una leva per il miglioramento delle condizioni di vita della gente.
 I risultati dimostrano quindi che vince l'alternatività alla brutalità ed alla violenza delle scelte della destra sulla scuola, sui servizi sociali, sulle privatizzazioni, sull'integrazione interetnica,  sull'acqua, sulla gestione delle municipalizzate, sulla rarefazione dell'assistenza sociale.   Adeguarsi alla cupa e asociale idea liberista di meno pubblico e più privato non rende e la sinistra credo abbia capito che debba allontanarsi il più distante possibile da certe tentazioni liberiste.
 Molto importante la vittoria di Napoli con quasi il settanta per cento dei voti. E' una vittoria contro il centro-destra ma anche contro il centro-sinistra, contro il bassolinismo, contro una idea di condivisione con la destra di scelte scellerate come quelle degli inceneritori o dei gasificatori.
 Un contributo importante alla vittoria è stato dato dalla federazione della Sinistra e farebbe bene il PD a riconoscerlo ( e forse anche il Sel). I militanti comunisti hanno dato alla campagna elettorale il loro generoso contributo arricchendola dei temi del lavoro e della giustizia sociale e della lotta contro il precariato.
 Se l'elettorato avesse avuto più tempo per rendersi conto della asocialità dei decreti sul federalismo la sconfitta della Lega nel Nord sarebbe stata bruciante. I decreti aumentano le tasse ed il potere dei signorotti locali in modo intollerabile.
  Questo risultato da una fortissima indicazione a favore di un ritorno alla democrazia vera, quella del proporzionale. Il proporzionale può consentire ad una sinistra di esprimersi oltre il PD ed a questi di stipulare alleanze sociali e politiche senza confondere le sue caratteristiche di partito di centro-sinistra.
   Insomma il risultato c'è stato, è incoraggiante, dimostra che sbagliano coloro che immaginano  una vocazione di destra al popolo italiano. L'Italia ha una destra ma ha anche una borghesia progressista ed una classe operaia che alleate possono sconfiggerla.
   L'Italia non è berlusconiana ed in queste elezioni si è mostrata stufa della volgarità e della corruzione della sua idea di politica.
  Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, May 31, 2011 8:50 PM
Subject: La Relazione del Governatore

La relazione del Governatore
Il discorso tanto atteso del governatore della Banca d'Italia è stato "giudizioso" secondo il costume dell'establiscement mondiale, "politicamente corretto", adatto a persona che si accinge a ricoprire la responsabilità di Governatore della Banca Europea e che quindi diventerà uno degli esecutori più importanti, forse il più importante, della filosofia di Maastricht e di Lisbona. Naturalmente non deve pestare i calli a quelli di WallStreet nè esprimere alcuna critica per il modo come diverse nazioni europee vengono messe alla gogna dai sicari delle agenzie di rating e poi ghigliottinate con prestiti usurai a condizione di ridurre le loro classi lavoratrici a pane ed acqua.
 L'Italia ha (aveva) un interscambio commerciale di oltre venti miliardi di euro con la Libia alla quale era unita da un metanodotto ed una quantità enorme di affari riguardanti migliaia di operatori economici grandi, piccoli, piccolissimi. Stupisce l'assenza di riferimento alla guerra di Libia dalla relazione come se si trattasse di un evento che non avrà alcuna ripercussione sui dati macroeconomici analizzati.
 La Fiat ha deciso di investire i suoi capitali negli USA e praticamente di americanizzarsi. Si può dire che si potrebbe chiamare benissimo Chrisler e non più Fiat. L'investimento è di 10 miliardi di euro che saranno sottratte alle aziende italiane che vengono ridimensionate o chiuse (termini imerese). C'è un fenomeno esteso di deindustrializzazione dei distretti economici più importanti. La cantieristica decide di chiudere.Sembra che l'Italia debba cessare di essere un paese industrializzato che partecipa con settori fondamentali alla divisione internazionale del lavoro. Ebbene tutto questo viene ignorato o soltanto accennato senza però alcuna enfasi e senza la giusta drammatizzazione che alcuni fenomeni richiedono.
  Si accenna alla questione della concorrenza senza dire che le liberalizzazioni seppur timidissime fatte dal Ministro Bersani sono state presto trascurate e che non esiste alcuna concorrenza in settori essenziali come l'energia, i medicinali, le assicurazioni, le spese di notariato. Tutto avviene in regime di monopolio e le privatizzazioni si limitano a privatizzare servizi che agiranno in regime di monopolio con semplice passaggio di gestione dal pubblico alla speculazione privata.
  In un discorso tenuto qualche tempo fa in una Università delle Marche il Governatore aveva detto cose gravissime sul precariato e sulle sue conseguenze nefaste sul futuro della Italia. Questo tema ritorna nella relazione con timidezza sub specie flessibilità che non viene contestata e che quindi riscuote l'apprezzamento positivo della Confindustria.
  Si dice che il declino per l'Italia non è inevitabile. Ma il declino c'è già per venti milioni di lavoratori le cui condizioni sono diventate premoderne e pesantissime e che guadagnano meno di quanto hanno bisogno per vivere. Soltanto sommando più salari in una famiglia è possibile vivere come un metalmeccanico tedesco con il suo solo salario.
  Non aggiungo altro su questa relazione fatta per i notabili della Penisola con l'occhio al possibile commento del Financial Times. Una delle relazioni più omissive che si siano lette in questi ultimi anni. Non dubito che il Governo ne sarà contento.
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, June 02, 2011 10:31 AM
Subject: La Festa di Napolitano

  La Festa di Napolitano
   Mentre i nostri aerei bombardano  Tripoli seminando dolore e morte nella capitale di uno Stato che, nonostante i nostri trascorsi di seviziatori coloniali, per quaranta anni ci è stato amico ed ha contribuito in modo incisivo sul nostro benessere, altri aerei volteggeranno sul cielo di Roma per festeggiare l'avvento della Repubblica e, quest'anno, anche il 150° anniversario dell'unità d'Italia.
  I festeggiamenti sono particolarmente pomposi: sono stati invitati una ottantina di Capi di Stato con le loro consorti che saranno ospiti illustri del nostro Presidente della Repubblica e, naturalmente, dell'impresentabile Berlusconi che farà gli onori di casa. Non avrà consorte da presentare essendone stato ripudiato e certo non potrà presentare la "fidanzatina" che afferma di avere e che qualcuno ha cercato di scoprire tra le decine  di divette ed escort che hanno frequentato le sue ville tiberiane.
 Non potremo presentarci ai numerosi illustri invitati come la patria del calcio mondiale. Proprio oggi il nostro sport nazionale viene squassato da uno scandalo enorme. Le partite giocate sono state spesso "aggiustate" per favorire scommesse e vittorie immeritate. La ragione è sempre la stessa: soldi, affari, affari e soldi.....
 L'Italia che Napolitano presenta pomposamente all'estero assomiglia intanto sempre di più al regime mussoliniano almeno per quanto riguarda i suoi potenti: i capi del partito di governo sono sempre di più gerarchi inamovibili: ieri si doveva nominare il segretario del Partito al posto dei tre Coordinatori ed invece avremo i tre Coordinatori più il segretario del Partito: Bondi, Verdini e La Russa sembrano inamovibili ed Angelino Alfano appare come il quarto quadrunviro alla testa di un partito sempre più diviso ed in preda a processi di crisi sempre più diffusi.
 Il neo segretario del Partito vanta come titoli di merito una fedeltà canina al suo padrone. Ha approntato gruppi di volenterosi "giuristi" che gli hanno preparato le varie proposte con le quali Berlusconi ha ridotto il Parlamento ad un organismo preposto a votare leggi per salvarlo dai processi e dalla prigione. Ma Bondi, Verdini e La Russa non erano  fedeli al Capo quanto Angelino Alfano? Forse a noi poveri mortali qualcosa sfugge....
  Diverse volte, dopo l'esito infausto per il suo governo delle elezioni amministrative,  Berlusconi ha tentato di fare uscire allo scoperto Tremonti, il suo enigmatico Ministro che gli nega i soldi per fare tutti i giorni campagna elettorale con il pubblico denaro. Ma Tremonti resta muto come una tomba e si limita ad aspettare un'altra rovinosa caduta del Cavaliere che potrebbe essere la perdita dei referendum sull'acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento (fatto su misura per il Cavaliere). L'opposizione, forte dello esito delle amministrative, dice che i referendum non sono contro il governo. La lega sembra gradirne qualcuno. Ma, nonostante questo, il raggiungimento del quorum se ci sarà sarà un  ceffone madornale per il Cavaliere che aveva tentato financo un trucco per evitarli.
  L'Italia  che festeggia con un ricevimento imperiale di non si sa quanta gente non è la Repubblica voluta dalla maggioranza democratica creatasi dopo la guerra di Liberazione.
 Moltissima gente sta male.  Tutto il lavoro dipendente è sotto il torchio di Confindustria che ne ha ridotto i salari ed i diritti. E' impegnata all'estero in varie missioni colonialiste come ascara degli Stati Uniti, un impero belligerante che non vuole assicurare la pace al mondo ed è sempre a caccia di qualche nemico da distruggere in nome della democrazia.
  Otto milioni di giovani vivono una magra vita da precari sostenuti dai nonni o dai genitori e la prospettiva di chi studia è il precariato. I diritti dei lavoratori sono stati cancellati dalla Costituzione materiale del Paese.
   La parata militare che  costituirà il punto spettacolare della festa celebra una Italia militarista che la retorica nazionalista del 150°  alimenta. Celebrare le armi che servono non più per la difesa della patria ma per uccidere massacrare ferire altri popoli a cominciare dai fratelli libici ed afghani non  è proprio corrispondente alle corde profonde di una popolazione che forse vorrebbe vivere un po' meglio e senza uccidere nessuno.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, June 11, 2011 5:17 AM
Subject: Amarezza dopo la gioia della vittoria
Amarezza dopo la gioia della vittoria

Le prime mosse politiche del sindaco Pisapia e del PD a Milano suscitano amarezza dopo la gioia provata per la vittoria elettorale sul centro-destra nella città chiave della politica e dell'economia italiana. Berlusconi vi si era candidato e aveva legato molte cose all'esito della battaglia di Milano. Sono deluso per le scuse chieste al giornalista di TG1 che aveva fatto una domanda provocatoria ed impertinente alla quale il pubblico presente in sala aveva risposto rumoreggiando giustamente. Il giornalista voleva sapere cosa Pisapia pensasse della mancata estradizione di Cesare Battisti in Italia tema sul quale il governo italiano strilla e si dimena contro il Brasile in maniera sproporzionata ed indecente. Ebbene chiedere scusa non è un atto di cortesia istituzionale ma di sottomissione ad una cultura forcaiola e di parte per la quale si affiggono le gigantografie di Sakineh in odio al governo iraniano, si disprezza Gheddafi mentre si uccidono i suoi familiari e la popolazione ed i valorosi soldati libici, con la quale si sceglie Israele mentre i palestinesi continuano ad essere martoriati.
Sono molto deluso ed amareggiato per la esclusione della sinistra dal governo della città. in obbedienza al dicktat che a suo tempo Veltroni ha scagliato contro di essa dopo averla dissanguata e messa in gravissima difficoltà nel governo Prodi, condannandola all'isolamento. Veltroni poi ha avuto la disonestà di invitare al "voto utile" convincendo gli elettori comunisti a votare per lui appunto per non "disperdere" il voto che rischiava molto con il vergognoso ed antidemocratico sbarramento del 4 per cento.
"Conventio ad excludendum è una locuzione latina con la quale si intende definire un accordo esplicito o una tacita intesa tra alcune parti sociali, economiche o politiche, che abbia come fine l'esclusione di una determinata parte terza da certe forme di alleanza, partecipazione o collaborazione.L'espressione, molto usata nel linguaggio politico italiano, venne coniata negli anni settanta da Enrico Berlinguer, "il quale denunziava le forze del pentapartito di praticarla contro il PCI. Ora, segno della involuzione e del cammino all'indietro percorso dalla politica italiana, la conventio viene praticata per isolare la Federazione della Sinistra e come pegno di moderatismo di un atto o di una scelta politica. Oggi bisogna dimostrare di essere per l'appunto moderati e cioè di considerare possibile ed ammissibile qualsiasi spostamento a destra e di aborrire la comunicazione con la sinistra radicale.
Nella giunta di Milano entra Tabacci, intelligente personaggio dell'UDC milanese, espressione di ambienti della finanza e dell'economia delusi dalla gestione berlusconiana della borghesia italiana e viene tagliata fuori la rappresentanza della sinistra. La scelta compiuta è politicamente assai grave perchè indica una strada che sarà seguita in Italia dal partito di Vendola per quanto riguarda il dopo Berlusconi. C'è in questa scelta un messaggio preciso di rassicurazione al cosidetto "centro" cioè alla borghesia italiana che in questi giorni manda i suoi grandi emissari a Saint Tropez alla riunione segreta del gruppo di Bilderberg Gli interessi rappresentati dalla Fds e che sono quelli dei lavoratori del welfare di una politica estera dell'Italia meno servile verso gli USA non diventeranno mai parte di un programma di governo. Il massimo "rivoluzionario" al quale ci si spingerà sarà il capitalismo compassionale largamente rappresentato nella giunta Pisapia. Non diritti ma assistenza, non un corso diverso della politica dei salari, della casa, dei trasporti, ma al massimo sussidiarietà. Una versione non violenta ma financo inclusiva del rapporto con la classe operaia che tuttavia deve restare fuori dalla stanza dei bottoni e dal cuore delle alleanze della nuova maggioranza italiana. Pisapia è una persona intelligente ed occulterà questo dato . Ma la realtà è questa. Vendola si sbilancia per una alternativa che non è di sinistra ma interna al blocco sociale della borghesia italiana.
La Camera del Lavoro di Milano dominata dagli interessi politici del PD applaude le scelte di Pisapia. La delimitazione a sinistra si estende dal partito al sindacato confederale.
Si tratta di una scelta che indebolisce il potere sociale dei lavoratori e la possibilità di un miglioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro. I lavoratori milanesi non avranno nella giunta della città un punto di forza nella loro lotta contro l'aggressione confindustriale ai contratti di lavoro ed alla stabilità del posto.
Osservo che la scelta di Pisapia anche se formalmente legittima è antidemocratica. Non tiene conto dei sentimenti prevalenti nella voglia di cambiamento espressi dall'elettorato milanese. Questi sentimenti non vengono raccolti ed rappresentati correttamente in una giunta ideologicamente centrista e che ha il suo uomo-simbolo in Tabacci. E' evidente che l'inverno del nostro scontento è destinato a durare ancora a lungo e che dobbiamo immaginarci un coacervo che va dal terzo polo al pd al Sel. Gli "estremisti" come Ferrero dovranno restare fuori. Ma dubito molto che questo fronte sarà in grado di fronteggiare la protesta sociale e politica che viene da condizioni di vita di venti milioni di lavoratori sempre meno accettabili. In Italia non si può sopprimere il socialismo e la lotta di classe con i giochi della politica. Mi auguro che la Fds faccia valere con fermezza e serenità le sue ragioni non pietendo un posto a tavola ma rappresentando l'antidemocraticità di uno schieramento che vuole essere espressivo soltanto del blocco sociale borghese.
pietro ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, June 13, 2011 8:33 PM
Subject: Il referendum quotato in borsa

Il referendum quotato in borsa
    Ho sentito in auto un pezzo di una trasmissione di Radio 24 che riportava i riflessi in borsa dei risultati del referendum. I titoli delle società che si occupano di energie rinnovabili hanno fatto un balzo in avanti del 12 per cento distanziandosi da tutti gli altri. I titoli legati alla privatizzazione dell'acqua hanno avuto un cedimento notevole di circa il sei per cento. Questo commento del mondo degli affari è assai eloquente. Gli investimenti nelle energie rinnovabili ne sono incoraggiati e può darsi che ne scaturirà una spinta alla crescita produttiva in un settore  avveniristico che può trovare in Italia un ambiente migliore di quello tedesco. Bisognerà fare molta ricerca per averne molta innovazione.
  L'altro commento del referendum è stato dato dagli italiani che si sono riuniti spontaneamente nelle piazze per gioire insieme, per ridere, per dichiarare la propria soddisfazione. E' come se una cappa plumbea si fosse sciolta. Ci sentiamo tutti più liberi. La democrazia è fatta di partecipazione e la partecipazione è libertà e liberazione. Una democrazia basata sulla passivizzazione delle masse private dai partiti del diritto financo di scegliersi i propri rappresentanti, fatta di telespettatori chiamati solo ad assistere alle finte lotte tra Rinaldo ed Orlando non è vera è oligarchia, telecrazia, è autoritarismo in cui una parte della società opprime l'altra, quella più debole.
  Ho assistito a parte dello svolgimento del voto referendario nelle sezioni della scuola del mio  quartiere a Palermo. La gente giungeva alla spicciolata, ad ondate, per famiglie, per gruppi e si infilava con molta decisione nelle sedi di voto. Usciva con le facce raggianti, sorridenti, come chi era sicuro di avere avuto finalmente in mano uno strumento per punire colui che ci ha umiliato per anni, per esprimere una voglia di rinnovamento che aveva già avuto modo di manifestarsi in occasione delle amministrative. Non avevo mai visto gente tanto contenta all'uscita dei seggi. Come se avesse vinto un terno al lotto.
 Ma l'esito elettorale di ventiseimilioni di persone che dicono decisamente no alla privatizzazione dell'acqua e dei servizi cozza con interessi dei partiti che si sono consolidati lontano dalle aspettative popolari e spesso contro di loro. Il PD ha recuperato schierando la sua enorme organizzazione per i quattro SI, ma non dimentichiamo che si ritirò dal gruppo referendario, criticò Di Pietro, promise e non so se fece la presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare alternativo al referendum. Il tempo e notevoli sensori sugli orientamenti della pubblica opinione lo hanno ricondotto sulla  retta via. Ma un grande contributo è stato dato da migliaia di organizzazioni volontaristiche, dalla nascita di un grande sentimento popolare di rivolta contro tutto quello che le privatizzazioni rappresentano a cominciare dalle bollette dell'acqua, ma non solo, di tutte le angherie alle quali la società liberista, ma profondamente autoritaria, ha inflitto ai cittadini utenti o consumatori comprese le ganasce ed i pignoramenti per le rate insolute spesso per una manciata di euro.
 Non c'è in Italia una sola privatizzazione che non sia diventata una soma pesante sulle spalle delle famiglie. Il mercato in Italia non esiste. L'acqua avrebbe avuto nella privatizzazione un monopolio angarioso di un privato come avviene per le poste per le telecomunicazioni per le ferrovie.
  Ma il referendum è stato soprattutto un atto di separazione dell'Italia da Berlusconi e dalla sua consorteria. La borghesia violenta ed intollerante del berlusconismo è stata sconfitta da una borghesia liberale e civile alleata alla classe operaia per una gestione corretta dello Stato.-
  Spero tanto che si organizzino referendum per l'abrogazione della legge Biagi e delle leggi sulle pensioni. Bisogna liberare i giovani ed i pensionati dalle terribili tagliole di Sacconi e Tremonti. Bisogna anche abrogare i decreti sul federalismo che danno poteri eccessivi ai signorotti locali ed aumentano le tasse.
  Spero che cessi la conventio ad excludendum verso la federazione della sinistra e che si il popolo del PD che ha sentimenti socialisti e democratici si trovi a condurre battaglie unitarie per la classe operaia, per i salari, per pensioni giuste. Spero in una scuola pubblica forte e sostenuta da leggi  che ne facciano un motore per la prosperità del Paese.
  Pietro Ancona
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From: Giuseppina
Sent: Saturday, June 18, 2011 12:29 PM
Subject: La distanza abissale tra Bologna e genova

La distanza abissale tra Bologna e Genova

 Nella giornata di ieri due manifestazioni hanno animato la politica italiana: la conferenza del pd a Genova sul lavoro e la celebrazione del 110 anniversario della Fiom a Bologna che ha mobilitato la squadra di Santoro più Benigni più Teresa De Sio. Il successo della manifestazione della Fiom è stato enorme e reca il segno poderoso incisovi da Maurizio Landini che ha parlato come usava parlare Di Vittorio alla sua gente, ai lavoratori, al popolo. Mentre questa manifestazione suonava in piena armonia con la svolta avvenuta nella società italiana con le elezioni amministrative e sopratutto con i referendum la Conferenza di Genova è apparsa anacronistica, pensata per rassicurare il capitalismo italiano e convincerlo ad optare per il centro-sinistra. Si è parlato di un patto politico e sociale. In sostanza il PD forte della  sua influenza decisiva sulla CGIL ma anche sulla Cisl e sulla Uil garantisce al capitalismo italiano che avrà la piena collaborazione dei sindacati per la realizzazione degli obiettivi di competitività e di flessibilità che costituiscono le paroline magiche che coprono una regressione all'era precontrattuale dell'economia italiana. Mentre la piazza di Bologna vibrava delle voci dei precari e di tanti rappresentanti della sofferenza sociale italiana (colpiva l'intervento sulle periferie milanesi e del movimento dei pastori sardi), a Bologna ci si rifugiava nelle stratosfere della macroeconomia e delle macropolitiche e si designava un approccio alla globalizzazione basato esclusivamente sulla mobilità e sui bassi salari e sulla cancellazione del welfare. Nessuna richiesta è stata fatta per la cancellazione della legge madre del precariato, la legge trenta o Biagi e la questione salariale ha avuto un approccio dal lato fiscale e basta come se fossero sufficienti i quattro spiccioli che si ricaverebbero da una riformicchia per sanare una situazione di salari che per venti milioni di lavoratori difficilmente superano la media di 1000 euro. Il PD si disegna come partito confindustrialista e non interclassista come era la vecchia DC o classista come il vecchio PCI. Il suo riferimento non è il lavoratore ma il lavoro. Una scelta equivoca dove per lavoro si intende tutto ma sopratutto l'impresa ed i suoi interessi che diventano interessi generali. L'operazione ideologica compiuta dal PD è davvero copernicana: non più la classe operaia come classe generale espressiva di interessi totalizzanti ma l'impresa. L'impresa diventa il centro dell'universo politico e gli industriali la nuova classe generale alla quale sono affidati i destini di tutti e della nazione.
  Si tratta di una linea che giunge in ritardo ed in controcorrente con la spinta di rinnovamento che viene dalla Fiom, una linea anacronistica che tuttavia coincide con il disegno del potere capitalistico mondiale che usa il ricatto delle declassazioni delle agenzie di rating per spingere a pane ed acqua le classi lavoratrici e le popolazioni dell'intera Europa.
 E' una linea perdente che punta alla buona salute delle aziende a costo della depressione dei lavoratori e delle loro famiglie e dello smantellamento dello stato sociale.  Che vale se l'auto che si produce è competitiva se il prezzo è un operaio sfruttato come un limone, maltrattato nei diritti e con un salario con il quale non può campare la famiglia, mandare un figlio alla università, offrire un gelato alla famiglia la domenica?
 Eppure questa linea liquidazionistica del patrimonio del movimento operaio italiano sembra ancora non sufficiente a gente come Ichino, Morandi ed altri che si riuniscono in un documento nel quale mostrano di essere più realisti del re, di chiedere più della stessa Confindustria.
  Alla Conferenza del Lavoro di Genova naturalmente è stato suonato soltanto l'inno di Mameli. Potevano  suonare l'Inno dei Lavoratori ad una assemblea partecipata da Confindustria, UGl, Cisl ed Uil? Non potevano!
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, June 21, 2011 8:53 PM
Subject: precari d'italia

Collocamento pubblico, abrogazione legge Biagi e  SMG (Salario Minimo Garantito)

La cattiveria profonda di una certa Italia che ha spesso la prevalenza sull'altra o sulle altre affiora prepotente nella questione del precariato. Ieri "la Repubblica" pubblicava in prima pagina la foto di un ragazzo con una maschera di gesso bianco ed un cartellone in mano in cui era scritto: "Sono il fantasma del precario"! Il giornale ha dedicato tre intere pagine ricche di testimonianze e di servizi a questo dramma tipico delle generazioni che hanno completato gli studi dopo l'approvazione del pacchetto Treu e  della legge Biagi. Generazioni a cui sono state spezzate le ali,  fatte da ragazze e ragazzi che   laureati, spesso  hanno due lauree, hanno dei masters, corsi di specializzazione, insomma  superqualificati che vengono traumatizzati da un mercato del lavoro che indica loro la via dell'incertezza  e da salari a volte talmente umilianti da essere incredibili. Non è soltanto "La Repubblica" a fare simili denunzie e non solo da ora. Ricordo che questo importante giornale liberal  raccolse migliaia e migliaia di lettere di precari nei primi anni di applicazione della legge trenta. Anche Liberazione, il Fatto, il Manifesto, tutta la stampa italiana  descrivono in termini di grande allarme sociale il fenomeno. Ma se andiamo a vedere le redazioni di questi giornali esse sono gremite da precari che ne garantiscono i servizi  da fantasmi. Nel giornalismo come in tutte le altre professioni si è creato un lumpenproletariat magari dotato degli stessi titoli e provvisto delle stesse qualità professionali dei "normali" giornalisti o dipendenti o professionisti ma asserviti  da una condizione di lavoro infinitamente peggiore. Conosco giornalisti pagati a 30 euro il pezzo e a mesi di distanza dalla sua consegna. Anche negli studi legali o di architetti o di ingegneri accade lo stesso. Sostanzialmente il solo che ha la possibilità di accedere alla titolarità dello studio è il figlio del proprietario. La borghesia si trasmette per via parentale e chiude la porta in faccia a quanti ritenevano di potere accedere alla professione soltanto attraverso in corso onorevole di studi. E' davvero stupefacente che il giornale che denunzia il precariato come male sociale lo pratica abbondantemente  e direi spietatamente con molti suoi dipendenti. Questa scissione delle redazioni in un gruppo di "normali" circondati da molti moltissimi ed intercambiali provvisori ha portato il giornalismo professionista ad essere sempre più conservatore e financo reazionario. Pochi di noi rammentano le memorabili riunioni delle redazioni per stabilire la linea redazionale o esprimere il consenso alla scelta del Direttore indicata dalla Proprietà. Ora se ne stanno tutti con due piedi in una scarpa! Il precariato di tantissimi bravi colleghi è sempre sotto i loro occhi a testimoniare la condizione che li attende se tirano troppo la corda con gli editori!

  Oramai tutta la generazione dei biagizzati è  vicina ai quaranta anni o li ha superati. Molti sono precari nello stesso posto di lavoro da anni. Perchè in effettivi  posti di lavoro davvero precari non ne esistono. Esistono posti di lavoro stabili occupati da precari!

  Nei confronti dei precari il Potere fa muro di gomma. Il Papa depreca la loro condizione ma le attività commerciali ed industriali di tutte le organizzazioni che fanno capo alla Chiesa si servono senza alcuno scrupolo dei precari ed anche di un uso disinvolto delle ONLUS. Comunione e Liberazione ha un impero economico in cui soltanto una piccola parte di dipendenti non è precaria. Lo stesso dicasi delle organizzazioni sindacali che hanno diecine di migliaia di dipendenti cocopro e precari di tutte le varietà. Anche i partiti e le associazioni professionali e di categoria.  Infine lo Stato si serve del precariato in un sistema integrato con le esternalizzazioni, i sub appalti e tutte le diavolerie inventate dai privati per spolpare al meglio la pubblica amministrazione.

 Lo stesso Presidente della Repubblica non è esenta da questa schizzofrenia:  è solidale con i giovani privi di futuro ma ogni anno celebra con riti solenni carichi di significati simbolici le figure di Marco Biagi e di D'Antona che furono tra i massimi manipolatori del diritto alla stabilità del lavoro.

 Il precariato è diventata una piaga sociale che per essere guarita abbisogna di cure drastiche. La prima  cura è l'abrogazione della legge Biagi e di tutte le leggi e leggine che lo hanno reso legale. Su questo punto l'attuale Parlamento e quasi tutti i partiti ed i sindacati sono contrari. Si accontentano di qualche spicciolo di ammortizzatore sociale e di qualche piccola attenuazione. La seconda cura è il ripristino della legge sul collocamento la 264 del 1949 che faceva obbligo ai datori di lavoro di chiedere agli uffici di collocamento la mano dopera da assumere e soltanto in termini numerici e non nominativi.La terza cura è l'istituzione di un Salario Minimo Garantito ad almeno 1000 euro mensili con pesanti sanzioni per coloro che non lo rispettassero.

 Abrogazione legge biagi, ripristino legge sul collocamento pubblico e abolizione delle agenzie interinali e salario minimo garantito sono le tre rivendicazioni che potrebbero cambiare la situazione. Ma bisogna avere una immensa forza politica e sociale per realizzarle! Bisogna che la deriva liberista della società italiana venga bloccata da movimenti simili a quelli che si stanno verificando in Spagna ed in  Grecia che si sono già visti in Francia ed in Inghilterra e che presto torneranno ad infiammare l'Europa attaccata dai killers di Bilderberg. Ma non è detto che il vento gentile del referendum non diventi un tempestoso vento di scirocco atto a cancellare la ingiustizia di milioni di persone private del loro stesso futuro!

Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, June 29, 2011 9:36 PM
Subject: Note su un accordo
 

Note su un accordo

Preceduto da incontri di una diplomazia segreta che ha preso slancio da quando si è capito che il centro-destra non sarà riconfermato alle elezioni del 2013, ci è stato spiattellato oggi l'ultimo dei tanti accordi interconfederali dettato dalla Confindustria e materialmente scritto dal suo ufficio studi. L'accordo va letto assieme ai suoi precedenti, al dibattito che si è sviluppato su Pomigliano e su Torino ed è frutto ideologico e politico della voglia del centro-sinistra di mostrarsi più scaltro e più dotato di mezzi nella gestione delle politiche imposte dalla Unione Europea. L'accordo farà trovare il grosso del lavoro sporco già fatto alla compagine che si installerà a Palazzo Chigi al posto di Berlusconi e Tremonti. Questo accordo come alcuni di quelli che lo hanno preceduto compie una operazione giuridica e politica di enorme portata: sposta la soggettività contrattuale dai lavoratori ai "sindacati" e non a tutti, soltanto a quelli ammessi nel cerchio magico della legittimità anticomunista. Gli accordi non vanno approvati dai lavoratori ma dal sindacato per almeno il 50 per cento dei rappresentati della RSU, una percentuale che non ha alcuna importanza dal momento che i tre stammo assumendo tante di quelle affinità elettive da poter presto fondersi in un unico supersindacato a cui vengono assegnati quasi d'ufficio dodici milioni di iscritti. E' un processo giuridico e giuslavoristico guidato da menti raffinatissime che porta genericamente il titolo di sussidiarietà e che prevede la privatizzazione della giustizia, del lavoro ed il graduale quasi impercettibile spostamento del sindacato da rappresentante dei lavoratori o del lavoratore (se è il caso) a soggetto che agisce con una propria autonomia ed un proprio potere di somministrazione di diritti rispetto il quale il lavoratore viene del tutto passivizzato in una figura che da sola non conta più assolutamente niente. E' quello che è accaduto nel sindacalismo americano di stampo neoliberistico. Tutto il gruppo dirigente del PD è impegnato con Confindustria e con i superpoteri europei a realizzare il disegno che ha trovato oggi un suo momento importante nell'accordo stipulato. In sostanza si realizza un momento di una manovra che in Grecia sta costando quasi una rivoluzione per mettere insieme quello che in modo silenzioso e con una perfetta triangolazione con il governo in Italia si sta realizzando senza che le classi dirigenti ne paghino dazio: quaranta miliardi di tagli pagati per il 95 per cento dai redditi di lavoro e di pensione e strumenti al padronato per una gestione totalitaria delle aziende. Tutto quello che si fa a livello istituzionale e delle grandi organizzazioni sociali contraddice le spinte profonde che sono venute dal referendum contro il nucleare e la privatizzazione. Il PD sembra sospinto a destra piuttosto che a sinistra dal sentimento popolare che si innalza dal paese. E' diventato sordo, sordissimo alle migliaia di proteste dei precari, della scuola, degli operai e tira avanti per la sua strada che è la stessa dei governi di centro-destra e socialisti europei. L'obiezione all'accordo è venuto da Cremaschi e da Landini. Obiezione data per scontata e tuttavia terribile nel suo isolamento politico e sociale. Pur rispondendo ad interessi fondamentali ed irrinunziabili dei lavoratori italiani, le gravissime denunzie scivolano senza lasciare profonde tracce nel corpo enorme dei gruppi dirigenti delle tante categorie che fanno capo alla CGIL. La logica che prevale in questo corpo è quella di un centralismo autoritario dal quale bisogna avere fegato per dissentire specialmente per chi ha scelto di fare il funzionario sindacale a tempo pieno. Come ha giustamente detto oggi Susanna Camusso l'accordo di oggi chiude un periodo e ne apre uno nuovo. La CGIL non è più in bilico tra moderatismo ed autonomia di classe. Ha scelto per sempre il moderatismo e di stare con Bonanni e con Angelletti. Bonanni è il vero leader della nuova fase unitaria. Napolitano ne è l'alto patrocinatore. Che importa se i lavoratori ne ricaveranno soltanto amarezze delusioni disagi e povertà? Se si leggono gli atti fondamentali del fascismo dal 1926 al 1938 si scopre una somiglianza impressionante con gli accordi dei tre con la Confindustria e con il Governo di oggi. Ma il processo di deidentificazione della classe lavoratrice non era sollecitato ed attuato con forme così penetranti come quelle di oggi. Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
To: Alberto Lombardo
Sent: Thursday, July 14, 2011 7:42 PM
Subject: La Francia e l'Occidente tradiscono la Rivoluzione dell'89


 Oggi si ricorda la presa della Bastiglia simbolo del potere  della aristocrazia e avvio della rivoluzione francese che avrebbe sconvolto l'Europa  riorganizzando il patto sociale basato sui  principi che ancora impregnano largamente la legislazione delle cosidette democrazie occidentali. I principi di  eguaglianza, libertà, fraternità che  tuttavia non vengono rispettati nè dentro le democrazie nè nei rapporti tra queste ed il resto del mondo.
 Mentre a Parigi   i francesi si raccolgono nella piazza che fu della Bastiglia, un possente dispositivo militare fatto di portaerei, sommergibili, navi, aerei, elicotteri da guerra è spiegato  sul mare antistante la Libia per conculcarne la libertà, distruggerla come nazione, depredarla. Appena ieri la Costa d'Avorio è stata massacrata dai francesi per portare al potere un loro uomo disponibile all'uso coloniale delle risorse della sua terra.  Le potenze che si ispirano alla democrazia  sono tutte unite in una alleanza controllata dagli USA ed occupano militarmente  nazioni come l'Irak e l'Afghanistan, tengono sotto tiro il Pakistan e si accingono ad aggredire la Siria e l'Iran. La Francia e gli USA hanno provocato in Siria un vero e proprio tumore fatto di rivoltosi che vorrebbero farne il cortile di casa di Israele e distruggerne la cultura e la sovranità. Non è possibile fregiarsi  dei valori dell'89 per negarli con la violenza agli altri popoli che si vorrebbero sottomettere. La libertà e l'eguaglianza e la fraternità sono indivisibili dalla pace. Nessun popolo ha diritto di opprimere un altro popolo nè di insediarne la prosperità come sta accadendo con i paesi sottoposti alla speculazione finanziaria dei signori di Wall Street. Oggi i valori della Rivoluzione francese e della stessa Costituzione americana sono incarnati dalla resistenza dei popoli al colonialismo. Hanno un loro alfiere in Gheddafi, nei rivoluzionari egiziani, tunisini, palestinesi ed i loro eroi in martiri come Lumumba, nelle classi lavoratrici e nei partiti comunisti che lottano in Europa contro la regressione delle condizioni di civiltà conquistate con lunghi anni di lotte. Il capitalismo si è separato dalla democrazia e dai valori provenienti dalla rivoluzione dell'89. Non vuole libertà, eguaglianza e fraternità ma potere per se e nuova diseguaglianza dei ceti, una diseguaglianza pari a quella dei popolani parigini con i nobili dell'aristocrazia.  Oggi tra il precario ed il suo datore di lavoro intercorre la differenza che c'era tra il contadino ed il suo nobile proprietario terriero. Una nuova rivoluzione è necessaria per inverare le aspirazioni dell'89.
 Oggi se vogliamo davvero l'affermazione dei diritti individuali e collettivi voluti dalla Rivoluzione dobbiamo riferirci al pensiero di due grandissimi europei: Carlo Marx ed Emanuele Kant. Il diritto sociale che scaturisce dall'opera di Marx e quello delle nazioni e sulla pace di Kant dovrebbero essere il riferimento di una nuova sinistra progressista.
Pietro Ancona

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, July 17, 2011 5:10 PM
Subject: la sentenza di Torino


La sentenza di Torino
 Landini ha espresso soddisfazione per la sentenza di Torino che riconosce alla Fiom il diritto di stare in fabbrica seppur non firmataria degli accordi aziendali. In effetti mi pare che starà in fabbrica come un coniuge separato che avrà alcuni diritti ma non potrà essere partecipe dei processi decisionali riservati ai firmatari degli accordi. Su questo ha influito certamente l'accordo  interconfederale che la CGIL assieme a Cisl ed Uil hanno firmato il 28 giugno scorso con la Confindustruia accordo che sembra avere ispirato la soluzione trovata dal giudice.
Inoltre  la Fiom ha perso la causa nel suo focus più significativo riguardante il riconoscimento della Newco. E' stato c hiaro a tutti e sotto la luce del sole che la Newco viene costituita per azzerare lo stato delle relazioni interne alla fabbrica per danneggiare i diritti dei lavoratori che vi prestano attività. Ma la NEWCO per essere tale deve avere proprietà, capitali e ragione sociale davvero diversi da quelli di prima (come nel caso Alitalia) Qui la proprietà era Fiat e Fiat rimane, si producevano automobili e si produrranno automobili, niente viene modificato rispetto a prima. Si tratta di una operazione camaleontica di una mera sostituzione della insegna allo ingresso dello stabilimento. Perchè il giudice accetta una così plateale truffa ai danni dei dipendenti? Si è aperta la strada a quanti vorranno liberarsi dei gravami che maturano in anni di attività nei confronti di terzi e di metterli davanti all'alternativa di accettare una conditio ex novo o di andarsene a casa. Come se un operaio che ha quarantacinque anni e che da venti lavora in fabbrica possa tornare alla condizione iniziale della sua occupazione,alle nuove condizioni dettate dal datore di lavoro.
 I giudici non vivono dentro una torre eburnea separati e distanti dalla società in cui esercitano la magistratura. Il giudice di Torino e prima di lui quello di Melfi sanno che il vento spira per spogliare i lavoratori di ogni loro diritto. Sanno che la CGIL ha mal visto e tollerato appena l'intransigenza della FIOM . Sanno che l'accordo del 28 giugno è stato incubato maturato e scritto per favorire un riferimento interconfederale alle ragioni della Fiat. Sanno che la Camusso ha posizionato il Direttivo della CGIL con 117 voti contro 21 per la logica  che sottosta alla sentenza del Giudice. Perchè il  Giudice dovrebbe dare ragione alla FIOM e scontentare la Fiat e con essa la CGIL, il PD, il Sindaco di Torino ? 
e tutto l'establiscement italiano? Lo avrebbe dovuto fare per ragioni di giustizia, per scrivere  una pagina liberale nella storia della magistratura del lavoro. Non ha voluto farlo ed ha cercato e trovato una mediazione opportunistica squilibrata a vantaggio della Fiat.  Il giudice ha sentito che il giuslavorismo della Bocconi di Ichino di Boeri oggi è suffragato dagli orientamenti della CGIL, del PD, di parte della sinistra italiana e sa che le prossime leggi di questo Parlamento saranno in coerenza con le scelte generali di politica economica che hanno devastato il welfare italiano. Una fabbrica organizzata in coerenza con le scelte liberiste che postulano un impoverimento dei produttori a vantaggio dei proprietari e degli imprenditori. Una fabbrica meno libera con salari insufficienti in un Paese impoverito ed angosciato dai messaggi terroristici che arrivano dal potere sulla stabilità finanziaria e sullo stesso valore dell'euro.
  Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, August 03, 2011 8:30 PM
Subject: art.18 e la crisi

L'art.18 e la crisi

 L'ultima seduta della Camera dei Deputati si è conclusa con il dibattito sulla relazione di Berlusconi sullo stato dell'Italia.Da domani la Camera dei Deputati sarà chiusa fino al 6 settembre un mese cruciale per la sorte del nostro Paese che possiamo immaginarci  come una nave in mezzo ad una spaventosa tempesta. La relazione di Berlusconi è stata come doveva essere: concepita e svolta da chi sa che ogni parola sarà soppesata dai centri europei ed internazionali che contano e dai cosidetti "mercati". Berlusconi ha negato con molta forza e solide inattaccabili argomentazioni ogni giustificazione all'attacco rivolto ai nostri titoli di Stato che, all'indomani della manovra finanziaria per circa ottanta miliardi varata dal governo, sono caduti rovinosamente. Berlusconi non ha mai pronunziato la parola "speculazione" ma non c'è dubbio che ha difeso l'Italia da un attacco che non ha basi vere e che sembra un'aggressione "politica" di poteri internazionali che vogliono che la disgrazia cada sul nostro Paese. 
 Sarebbe stato utile all'Italia , patriottico e giusto, che i "fondamentali" difesi da Berlusconi fossero difesi da tutto il Parlamento. Così non è stato. La prima smentita al nostro Governo è venuta dal suo stesso Parlamento. Domani "il mercato" ci farà a pezzi.
 Il discorso di Bersani è stato quanto di più maramaldesco si potesse immaginare. Ha rimproverato a Berlusconi di essere stato trascurato nel corso di questi anni ed ha in effetti avvalorato le tesi della speculazione internazionale contro l'Italia. Ha detto in sostanza che la crisi l'abbiamo davvero e che il "mercato" ha ragione di criticarci e di attaccarci. Inoltre ha detto che è disposto a collaborare per creare una via d'uscita dalla "crisi" a condizione che Berlusconi si dimetta. "Se Berlusconi fa un passo indietro, noi faremo un passo avanti".Quasi in contemporanea con Bersani, l'ineffabile Marchionne chiedeva un nuovo leader per l'Italia  e annunziava che nel 2015 lascerà la Fiat provocando una piccola crisi in borsa.
 La seconda parte del discorso di Berlusconi è stata di apertura ai partiti ed al parlamento per creare un fronte di lotta alla crisi. Tra i punti che ha enunziato per rassicurare i mercati c'è l'abolizione dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori naturalmente con l'art.18 compreso. Insomma la vecchia fallimentare logora ricetta di spoliazione dei diritti dei lavoratori come toccasana per attirare investimenti in Italia. Berlusconi non si sarebbe esposto ad una proposta così grave se non avesse su questo punto assicurazioni precise dal PD e dalla CGIL. Sono tutti d'accordo a presentarsi al mondo con una classe lavoratrice umiliata e priva di tutele.
  Da domani tutti in vacanza. Tutti coloro che se lo possono permettere e tra questi certamente gli oligarchi ed i miliardari che affolleranno la baia antistante villa certosa con le loro "barche" sempre più moderne, avveniristiche e lussuose.
  Pietro Ancona

vedi Il teatro delle bugie del marzo 2010  http://www.spazioamico.it/Lavoro_e_sindacati_varie_di_Pietro_Ancona.htm#bugie


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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, August 09, 2011 5:29 PM
Subject: cgil, cisl ed uil non difendono l'art.18


CGIL,CISL ed UIL non difendono l'art.18

Privatizzazioni, mercato del lavoro, pensioni. Sono queste le indicazioni perentorie date all'Italia che sarebbe commissariata  per fare cose che sono nel programma del suo  governo ed anche della sua opposizione da sempre. Il "commissariamento" europeo è una messa in scena per fare passare come fatale e non rifiutabile la macelleria sociale che viene imposta.  Vendere i beni ed i servizi di proprietà dello Stato per destinarne il ricavato al risanamento del debito. Non è detto che la vendita apporti i benefici che vengono fatti balenare: uno Stato che vende parte del suo patrimonio diventa più povero, più "leggero". E' quello che predicano i neocons che considerano lo Stato una bestia da affamare e da fare dimagrire fino quasi alla morte. E' l'anarchia dei ceti ricchi, l'ideologia del the party che sembra oggi guidare la cultura politica  dell'Occidente. Una ideologia per la quale lo Stato della California vede bruciare le sue foreste senza poter intervenire efficacemente perchè non ha i mezzi per mantenere una adeguata rete di protezione civile. Ed i mezzi mancano perchè le migliaia di miliardari californiani considerano un attentato alla loro libertà ed alla Costituzione americana dovere pagare le tasse.
La richiesta riguardante le pensioni è sfacciata, indecente. L'Italia ha modificato in peggio il suo sistema pensionistico fino quasi a renderlo inaccessibile alle nuove generazioni precarie. Ma l'Inps ha un tesoro di alcuni miliardi di euro che fa gola e che probabilmente sarà espugnato. Anche il tesoro dell'INAIL è nel mirino di chi sta facendo l'inventario delle risorse. Credo che l'estensione alle lavoratrici private della regola della pensione a 65 anni sarà una delle cose che saranno deliberate assieme alla quasi abolizione della pensione di anzianità.
Ma il punto di attacco più duro  sarà l'abolizione dell'art.18 e lo svuotamento dello Statuto dei Lavoratori. Milioni di lavoratori con contratto sono stati finora protetti dai licenziamenti arbitrari, senza giusta causa, dall'art.18. La norma ha consentito la preservazione nelle aziende di un corpo di lavoratori che ha maturato diritti connessi all'anzianità riguardanti il loro stato contrattuale. Ebbene, si vorrebbe realizzare la cosidetta "flessibilità in uscita", licenziamenti senza giustificazione per sostituire l'attuale classe operaia con nuovi assunti magari attraverso le agenzie interinali e la legge Biagi. Realizzare la precarizzazione di tutti i lavoratori. La totale mercificazione della prestazione realizzata in una condizione di altissima ricattabilità.
Ho maturato la convinzione che a CGIL, Cisl ed UIL  non dispiacerebbe una drastica riduzione dei diritti dei lavoratori, della loro condizione giuridica. Da tempo i sindacati gestiscono un potere nella contrattazione che viene imposto a coloro che dovranno rispettarlo. Le rare consultazioni con referendum e con pronunziamenti degli organismi avvengono tutti a posteriori, a cose già fatte. Il sindacato non è più  di classe ma un organismo di regolazione  ademocratico. Lavoratori licenziabili senza giusta causa sono ricattabili non solo dal padronato. Diventano più vulnerabili e meno forti nel rapporto con le loro strutture sindacali . Insomma, come in USA! Nella fabbrica il sindacato diventa una sorta di collaboratore dell'ufficio risorse umane ed il lavoratore come individualità deve stare attento a come parla ed a quello che fa se non vuole perdere il suo pane quotidiano. Ecco: sindacati collaborazionisti preferiscono lavoratori con poco o nullo peso giuridico. Una  merce che può essere cambiata se non sta al gioco della nuova fabbrica marchionniana.
Per questo credo che l'art.18 diventerà presto un ricordo di una epoca diversa.
Pietro Ancona
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Lettera a Repubblica su Corrao, Gibellina e la Venere di Morgantina

pubblicata da Pietro Ancona il giorno domenica 14 agosto 2011 alle ore 17.25
 
 

 Caro Direttore,

lei ha permesso la pubblicazione, nella prima pagina di Repubblica, di un grottesco articolo dal titolo " Ma l'utopia di Gibellina è un disastro spettrale" del signor Francesco Merlo.

 

  Questo barocco  giornalista che è a quanto pare di origini siciliane nutre  rancore verso la sua terra di origine, una sindrome questa  comune a molti costretti a sdradicarsi  e trasferirsi al Nord. Non è la prima volta che peschiamo il signor Merlo con le mani nel sacco di un viscerale odio pieno di stupidi pregiudizi antisiciliani. A proposito della delinquenza araba c he non si manifesta in Sicilia ebbe a scrivere " Niuro cu niuro un tinge". Per dire che siamo talmen te delinquenti da integrare senza traumi l'immigrazione a differenza di quanto accade nel Nord. (Nero con nero non tinge)

     Ora scrive su Gibellina nuova voluta da Ludovico Corrao come di un luogo i cui la cultura italiana ha violentato la storia, la natura, le tradizioni, l'integrità di una comunità contadina costretta ora a subire i monumenti di Pomodoro o di Consagra. Ha dimenticato di ricordare che Gibellina nuova è stata edificata a seguito di un referendum dei suoi abitanti a differenza degli esiliati aquilani.

    Non c ondividiamo il suo giudizio  su Gibellina e farebbe bene il nostro Merlo ad occuparsi della nuova L'Aquila questa si davvero spettrale e allucina nte.

    Infine quando dice che la Venere di Morgantina sarebbe stata assai meglio a Los Angeles si esprime in perfetto stile coloniale razzista come quegli inglesi che ancora oggi non restituiscono alla Grecia i fregi e le metope del Partenone ritenendoli più degnamente custoditi nei loro musei.  

Pietro Ancona

                                                       ****

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From: Pietro Ancona
 Sent: Saturday, August 13, 2011 6:33 PM
Subject: spigolature sulla manovra


Il 1 Maggio va celebrato il 1 Maggio, il 25 aprile va celebrato il 25
aprile, il 2 giugno va celebrato il 2 giugno. Lavoro, Resistenza e
Costituzione non sono postergabili al lunedì successivo. Postergare equivale
a sopprimere. Il recupero in termini di produttività se c i fosse non paga
la perdita in termini di disonore e perdita di identità dell'Italia.


Disonestà del governo. Sacconi manipola l'art.18 rendendolo revocabile con
una mostruosità giuridica, un inganno dentro l'altro inganno dell'erga omnes
dei contratti aziendali, e nega di averlo toccato. Vigliaccheria di chi è
consapevole di fare del male ai lavoratori. Presto comincerà la grande
ristrutturazione delle aziende basate sulla perdita di tutela dell'art.18.
Saranno colpiti sopratutto coloro che hanno una età media di 45 anni

Non ho dubbi che Sacconi si sia fatto richiedere dalla BCE l'abolizione
dell'art.18. La linea del governo ha complici in basso tra i servili
collaborazionisti dei sindacati confederali ed in alto, nelle alte sfere
della Cupola Mafiosa del Liberismo europeo che con il terrore, minacciando
default, sta plasmando le legislazioni degli stati europei in senso
premoderno e fortemente classista anticeti medi ed operai.-
La manovra non risolve la "crisi" perchè lo stato di crisi è una scelta
permanente del capitalismo oc cidentale per finanziarsi spremendo il ceto
medio e la classe operaia, riducendo al minimo le pensioni ed il welfare.
Entro sei mesi ci diranno che sono necessarie altre misure magari
proporranno la giornata lavorativa di 12 ore e l'abolizione delle ferie. E
poi ci chiederanno altro e altro ancora
Salari alti, una moderata dose di assenteismo , sicurezza del futuro, orari
flessibili inferiori alle quaranta ore settimanali, welfare elevato e
capillare, rendono assai più produttive le aziende ed il Paese. C'è una
produttività generale che viene dal buon funzionamento dei pubblici servizi
ed aiuta il sistema economico. Privatizzazioni, bassi salari, terrorismo
padronale, rendono il c ontesto mefitico ed improduttivo


L'estensione erga omnes degli accordi aziendali è una contraddizione in
termini che svela la menzogna padronale e del governo : un contratto è
aziendali perchè riferito ad una realtà particolare. Se diventa erga omnes
non si capisce più perchè è stato stipulato se ne abbiamo uno nazionale.

‎1 maggio, festa del lavoro, 2 giugno festa della repubblica e 25 aprile
festa della Resistenza sono state soppresse. Si dice per ragioni di
produttività ma in effetti perchè sono tre ricorrenze invise ed odiate da
sempre dalla destra italiana. Berlusconi solo recentemente ha accettato di
ricordare il 25 aprile. Questa soppressione è un atto di odio verso i
lavoratori e verso la democrazia e la resistenza.
Se sciopero ci sarà (e della sola CGIL) sarà a cose fatte e soltanto per
registrare una protesta e non per segnalare una vera volontà di cambiamento
della manovra.In fondo le libertà che vengono concesse al padronato per
legge erano state già annunziate dagli accordi del 28 giugno e dalla
sostanziale adesione di Camusso agli accordi di Pomigliano.
Pietro Ancona

                                                ****

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, August 14, 2011 3:27 PM
Subject: fari trasiri u sceccu pa cuda. (fare entrare l'asino per la coda)
Erga Omnes

Ezio Vigorelli, Ministro del Lavoro
Fari trasiri u sceccu pa cada (fare entrare l'asino per la coda"- Erga Omnes

Modo di dire siciliano per esprimere meraviglia per qualcosa di forzato, di
sbagliato, di contrario al buon senso. L'asino si fa entrare in stalla
accompagnandolo per la cavezza e non certo prendendolo per la coda. Mi sono
ricordato di questo modo di dire leggendo la levantina norma del decreto
sulla manovra, decreto approvato da Napolitano a tamburo battente come il
nostro Presidente usa fare quando vuole lanciare un forte segnale di
appoggio incondizionato al governo. La norma che mi ha fatto trasecolare è
la possibilità di fare diventare "erga omnes" (valido per tutti) i contratti
aziendali. Dentro questa mostruosità giuridica se ne scopre un'altra: la
negoziabilità a livello aziendale dell'art.18 dello Statuto. Le parti in
azienda possono fare un accordo in deroga al contratto collettivo nazionale
di lavoro ed in questo accordo inserire una norma con la quale si abroga
l'art.18. Estendendo questo accordo a livello nazionale con il meccanismo
erga omnes si estende automaticamente anche l'abrogazione dell'art.18 per
tutti i lavoratori interessati. Quale finissimo capolavoro di logica
giuridica! Quali mente volpine, quali legulei topi di tribunali del lavoro
hanno assistito il Ministro Sacconi nella sua missione di lotta senza
quartiere ai diritti dei lavoratori!  Ministro Sacconi che negli anni in cui
si è occupato del lavoro italiano ha fatto di tutto per trasformare la
razionale costruzione del diritto del lavoro fatto da grandi maestri come
Donat Cattin e Gino Giugno in un labirinto  in cui i lavoratori per
cavarsela senza troppi danni dovrebbero essere assistiti da stuoli di fior
fiore di giuristi.
Ministro Sacconi che usa agire dietro l'angolo, a tradimento, come ha fatto
quando ha modificato le pensioni assieme ai "complici" nel silenzio generale
e come ha sempre fatto introducendo peggioramenti ed ostacoli all'accesso
alla giustizia per i lavoratori n elle finanziarie o nel cosidetto collegato
lavoro nascondendo il veleno e le trappole nel mare magnum di normative le
più diverse.
  Osservo prima di tutto che un contratto aziendale non può derogare in
pejus dal contratto nazionale. Il contratto aziendale non può essere esteso
a tutti i lavoratori del settore appunto per la sua natura particolaristica
e non universalistica. Le condizioni dalle quali scaturisce il contratto
aziendale non sono eguali e quelle in cui operano quanti agiscono nel
settore fuori da quella specifica azienda. C'è quindi una contraddizione tra
la natura dalla quale nasce la contrattazione aziendale e la sua
applicabilità  e validità generale.
 Osservo ancora che la legge erga omnes è stata dichiarata
anticostituzionale sin dal 1960. La legge erga omnes nacque in un momento di
grande civiltà giuridica dei governi e del Parlamento italiano e voleva
assegnare a milioni di lavoratori sprovvisti di contratto per ragioni legate
alla storia economica e sociale del territorio un diritto aggiuntivo a
quello riconosciuto dalla Costituzione. La finalità della erga omnes era
elevatissima e faceva parte di quella cultura della coesione e della
solidarietà che univa cattolici a comunisti. Ezio Vigorelli fu un grande
ministro del Lavoro, socialdemocratico, uomo della resistenza.
  Ma la Corte Costituzionale bocciò la proposta erga omnes perchè in carenza
dell'applicazione dell'art.39 della Costituzione (tuttora carente)-
  Ma ora il Ministro Sacconi, indecente epigone di una tradizione illustre
che ha onorato il Ministero del Lavoro, vorrebbe usare l'erga omnes per
colpire non per migliorare la condizione dei lavoratori: Il contratto
aziendale erga omnes diventerebbe un contratto "nazionale" e ne usurperebbe
la funzione, il dominio. Una cosa grottesca scaturita da menti avvelenate
dall'odio di classe che pensano soltanto per danneggiare e non per
migliorare la civiltà di questo paese.
  Napolitano conosce la storia dell'erga omnes perchè in politica attiva
durante il Ministero Vigorelli. Si è esposto alla brutta figura di approvare
un decreto che,nella parte  che ho richiamato, è illegale, è grottesco.
  Non ho dubbi che Napolitano farà pressioni sulla CGIL perchè non faccia lo
sciopero generale. Queste pressioni sarànno forse condivise dal PD il quale
vorrebbe incassare il lavoro sporco fatto dal governo Berlusconi e
succedergli. Sono certo che Cisl ed Uil non faranno una sola ora di
sciopero. Tuttavia credo non si possa fare rivivere dopo mezzo secolo l'erga
omnes allo scopo truffaldino di abolire l'art.18 che non si vuole affrontare
a viso scoperto. Spero che qualcuno faccia sapere alle alte sfere del potere
che non tutto si può manipolare nonostante squadre di  "giuristi" si
prestino a fare da guastatori al servizio di Sacconi e della Marcegaglia.
Chi lo ricorda  alla signora Camusso che l'erga omnes è incostituzionale?
 Pietro Ancona

http://it.wikipedia.org/wiki/Decreti_Vigorelli

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From: pietroancona@tin.it
To: direzione@repubblica.it ; repubblicawww@repubblica.it ;
palermo@repubblica.it ; fmerlo@repubblica.it
Sent: Sunday, August 14, 2011 5:15 PM
Subject: ignoranza e razzismo del signor Francesco Merlo


 Caro Direttore,

lei ha permesso la pubblicazione, nella prima pagina di Repubblica, di un
grottesco articolo dal titolo " Ma l'utopia di Gibellina è un disastro
spettrale" del signor Francesco Merlo.

  Questo barocco  giornalista che è a quanto pare di origini siciliane nutre
rancore verso la sua terra di origine, una sindrome questa  comune a molti
costretti a sdradicarsi  e trasferirsi al Nord. Non è la prima volta che
peschiamo il signor Merlo con le mani nel sacco di un viscerale odio pieno
di stupidi pregiudizi antisiciliani. A proposito della delinquenza araba c
he non si manifesta in Sicilia ebbe a scrivere " Niuro cu niuro un tinge".
Per dire che siamo talmen te delinquenti da integrare senza traumi
l'immigrazione a differenza di quanto accade nel Nord. (Nero con nero non
tinge)

     Ora scrive su Gibellina nuova voluta da Ludovico Corrao come di un
luogo i cui la cultura italiana ha violentato la storia, la natura, le
tradizioni, l'integrità di una comunità contadina costretta ora a subire i
monumenti di Pomodoro o di Consagra. Ha dimenticato di ricordare che
Gibellina nuova è stata edificata a seguito di un referendum dei suoi
abitanti a differenza degli esiliati aquilani.
    Non c ondividiamo il suo giudizio  su Gibellina e farebbe bene il nostro
Merlo ad occuparsi della nuova L'Aquila questa si davvero spettrale e
allucina nte.
    Infine quando dice che la Venere di Morgantina sarebbe stata assai
meglio a Los Angeles si esprime in perfetto stile coloniale razzista come
quegli inglesi che ancora oggi non restituiscono alla Grecia i fregi e le
metope del Partenone ritenendoli più degnamente custoditi nei loro musei.
Pietro Ancona

                                                    ****

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, August 27, 2011 9:02 PM
Subject: Un Ministro "intellettuale"


 Un Ministro "intellettuale"

 Oggi il Ministro Tremonti, come tanti altri a cominciare dal Presidente
Napolitano, si  è portato in pellegrinaggio a Rimini per rendere omaggio a
Comunione e Liberazione. Trattasi come è noto di una Corporation di
conglomerate  ideologico affaristica che maneggia miliardi di euro in genere
di provenienza pubblica in servizi ed altre cose per le quali impiega
personale "volontario" a costi stracciati che induce ad  fanatismo
allucinante  non inferiore a quello delle sette.
  Ebbene Tremonti  dopo avere fatto una enorme ruota da tacchino ed avere
gonfiati i bargigli  fino ad un rosso  vermiglio accecante ci ha spiegato la
sua politica di Grande Ministro della Economia che ha dedicato tutto se
stesso alla creazione degli Eurobond.
  Ha spiegato la storia europea contemporanea ricorrendo a tre eventi
emblematici: Waterloo, Westfalia e Versailles che non c'entrano per niente
con le cose che voleva dire ma che hanno fatto tanto tanto "cultura". Per
Tremonti Waterloo è il fallimento della globalizzazione napoleonica (sic!),
Westfalia il trionfo dei nazionalismi religiosi e Versailles i patti leonini
imposti ai perdenti della storia. Il tutto per dire alla Germania che deve
stare attenta a non mollare l'Italia ed i paesi del PIGS dal momento che
esporta in questi oltre cento miliardi di merci. Insomma il tedesco non può
essere attento soltanto alle sue esportazioni ma deve badare ad altro ed
assolvere ad obblighi di europeismo.
  Infine ha parlato degli Eurobond di cui si è proclamato profeta fin dal
1995 come ha ricordato con modestia.  Ne ha parlato come di una necessità
immanente che prima o poi deve essere soddisfatta. Ne ha parlato con il tono
di chi indica la strada della salvezza che deve essere per forza imboccata.
  Mi permetto umilmente di pensare che se si faranno gli Eurobond sarà per
gli italiani una randellata peggiore dell'euro.  Quanti Bot ci vorranno per
fare un Eurobond? Ricordate che per fare Un euro i tedeschi ci misero
soltanto un Marco un marco. Noi la bellezza di quasi duemila lire. Sarà una
tassa straordinaria per la stabilità del trenta o del quaranta per cento del
valore dei nostri titoli di Stato? L'operazione Eurobond potrà essere la più
grande svalutazione della moneta italiana dopo quella dello scambio
lira-euro.
 Tremonti si è anche compiaciuto di denunziare lo spaventoso ruolo delle
istituzioni finanziarie sulle economie reali. A sentirlo sembrava fresco di
letture di Carlo Marx e di Lenin. Ma è stato soltanto un vezzo da
"intellettuale" della politica. Un discorso da salotti perchè il lavoro vero
è un altro. Mizzica! Abbiamo un Ministro colto e filosofo di sinistra. Ma
soltanto per il tempo del discorso fatto a Rimini. Per il resto è autore di
una Manovra che dimagrirà molto l'Italia che lavora ed è autore di "manovre"
precedente tutte impregnate ad un rigoroso liberismo ideologico. Il suo
lavoro è demolire il welfare e privatizzare cioè impoverire lo Stato. Il suo
collega ed amico Sacconi si dedica a demolire i diritti dei lavoratori.
 Dopo aver  fatto il suo discorso alla Germania ed ai doveri della
Cancelliera  poteva dirci qualcosa sulle catastrofiche conseguenze
sull'economia italiana della disintegrazione della Libia e del suo passaggio
nella sfera di influenza francese ed anglosassone. Ma su questo non ha detto
una parola.
 Pietro Ancona

                                                     ****

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From: <pietroancona@tin.it>

Sent: Monday, September 05, 2011 6:52 PM

Bagno di sangue e orrori in Libia nel silenzio dei massmedia occidentali e
del giornalismo prezzolato embedded

Nota pubblicata da Pietro Ancona il giorno lunedì 5 settembre 2011

 La carneficina pianificata giorno dopo giorno in Libia con migliaia di
bombardamenti mirati e rastrellamenti organizzati dagli specialisti
anglosassoni e francesi che guidano gli "insorti" banditi criminali,
genocidi di tutte le persone di colore nero che vedono ed alle quali sparano
a vista,.
 Il  settantenne Gheddafi come l'eroe che lo ha preceduto, il grande Omar
Leone del Deserto, resisterà dando prova di coraggio di patriottismo ed
anche di genio militare. Per sei mesi è sfuggito ai tradimenti ed alle bombe
di profondità ed ai gas usati per catturarlo "vivo o morto". E'
indubbiamente uno Statista più grande del torvo e miserabile Obama e dei
suoi compari mafiosi Sarkozy e Cameron. Obama è un fallito  perchè, mentre
Gheddafi anche se sarà sconfitto ed ucciso ha dato quaranta anni di pace e
prosperità al popolo libico ed a tanti africani, Obama  non è riuscito a
tenere a bada i nuovi ed insaziabili   mostri dell'egoismo e del militarismo
che gli USA hanno nel ventre. Anche noi italiani sianmo stati nutriti dalla
cooperazione economica con la Libia ché è stata imponente (trenta miliardi
esport-import). Gheddafi  sarà ucciso ma Obama non sarà rieletto e sarà
dimenticato. Gheddafi entrerà nella storia della Libia e della Liberazione
africana!
Pietro Ancona

                                                ****

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Monday, September 05, 2011 9:06 AM
Subject: lo sciopero "dopo" la sconfitta

Lo sciopero arriva a giochi fatti e con  i lavoratori già spogliati di tutto

La vendetta del padronato italiano sulla classe lavoratrice  che era
riuscita a conquistare diritti di livello europeo finalmente trova sfogo
nell'attacco all'art.18. Padronato alleato di sindacati che si appropriano
di un diritto personale dei lavoratori per gestirlo al loro posto ed
ingigantire a dismisura il loro potere. Tutto con una norma illegale assurda
ma che diventa legge

ad libitum!!!

 Licenziamenti ad libitum (secondo la propria volontà padronale) appena
approvata la "manovra" con una norma grottesca assurda  illegale. I padroni
si sbarazzeranno dei lavoratori "pesanti" ( quelli con dieci o venti anni di
anzianità) per sostituirli con carne fresca interinale biagizzata
temporanea. La chiamano "flessibilità" in uscita. I lavoratori arrivano allo
sciopero del 6 nudi. Non gli resta più niente! Saranno alla mercè del
padronato  che potrà farli fuori quando e come vorrà.
 I lavoratori sono fritti!! C'è una intesa sotterranea tra PDL e PD per
tutta la materia dell'art.8 della manovra. Non si sarà battaglia ma qualche
finta scaramuccia per fare un po di scena. Lo sciopero avverrà a cose fatte
e con la CGIL firmataria di ben due documenti con la Confindustria


Note di pessimismo


 Cinque o sei scioperi generali della CGIL  dal 2008 ad oggi,  un paio fatti
di mala voglia perchè strappati dalla Fiom a Epifani oppure alla Camusso.
Scioperi contrappuntati  da accordi interconfederali peggiorativi della
condizione contrattuale e giuridica dei lavoratori ultimo dei quali quello
del 28 giugno. Intanto leggi velenose come il collegato lavoro e "riforma"
delle pensioni.
  Parteciperò alla manifestazione di Palermo ed al comizio di Landini per il
quale ho grande stima sperando che la sua vicenda non sia quella di Don
Chisciotte cavaliere dell'ideale ma destinato a prendere sempre sberle ed a
sentire i morsi della fame. Ma non ho alcuna fiducia che lo sciopero potrà
in qualche modo indurre la dirigenza della CGIL a cambiare linea e
rinunziare al collaborazionismo. Lo sciopero non smuoverà il gruppo
dirigente del PD dalla sua posizione sempre più filoconfindustrialista.
 Pietro Ancona

                                         ****


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From: pietroancona@tin.it
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Tuesday, September 06, 2011 8:23 PM
Subject: Fw: il sindacato soggetto terzo tra imprese e lavoratori


 Il sindacato soggetto terzo tra imprese e lavoratori.

  C'è una mutazione genetica in corso nel Dna della Cgil  indotto da una
nuova dottrina del suo rapporto con i lavoratori che merita di essere
studiata a fondo per le sue inquietanti conseguenze sulla "natura" del
Sindacato. Sono state introdotte per legge norme come quella dell'arbitrato
ed ora sui licenziamenti che di fatto trasferiscono diritti indisponibili
dalla persona del lavoratore ai sindacati. La rappresentanza sindacale nel
collegio arbitrale di impianta sul diritto del lavoratore ad avere un
giudice naturale a cui rivolgersi e lo sostituisce. Se passa l'art.8 con il
quale l'art.18 diventa disponibilità di parti sociali un diritto soggettivo
fondamentale alla giusta causa viene affidato alla "benevolenza" del
sindacato a cui il lavoratore si rivolge per farsi assistere. Insomma si
spogliano i lavoratori di potestà giuridiche, si riducono a pura merce, e si
affidano  ruolo nuovi al sindacato. Quindi il sindacato non è più lo
strumento che agisce per conto del lavoratore e lo difende accrescendo il
corpus dei suoi diritti e rivendicando le sue ragioni nei confronti della
azienda ma una entità terza a se stante al quale il lavoratore è costretto a
rivolgersi dalla legge e che acquista un potere drammatico su di lui.  La
Cisl è il principale veicolo di questa nuova dottrina.  Il cittadino è
dotato di tanti diritti che vengono perduti nel momento in cui diventa
lavoratore e per esercitarli è costretto a rivolgersi ad un sindacato.
Siamo ad una mostruosa involuzione del giuslavorismo.
 Intanto la moltiplicazione degli enti bilaterali e delle iniziative comuni
tra le organizzazioni padronali e quelle dei lavoratori crea un groviglio
fittissimo di interessi alimentato da una normativa contrattuale che destina
a specifici scopi  parti del salario che crea financo un conflitto di
interessi tra il lavoratore che non vorrebbe rinnovare il contratto in un
certo modo ed il suo sindacato che deve continuare ad alimentare il suo
rapporto con la parte datoriale.
 Avremo un processo di scollamento di interessi tra i sindacati ed i
lavoratori fino al punto di diventare divergenti e fino ad annullare ogni
potere effettivo degli iscritti sulle loro rappresentanze.
  Pietro Ancona

                                               ****


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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, September 07, 2011 9:04 PM
Subject: Gli indignati


Il movimento degli indignati il 15 a piazza montecitorio

il movimento degli indignati che farà un presidio-accampamento attorno a Montecitorio per cacciare via questo Parlamento è iscritto nelle iniziative manovrate  del genere "rivoluzioni a colori" che gli USA usano quando vogliono provocare la caduta di un equilibrio politico. In Egitto l'hanno usato contro Mubarak, in Spagna contro Zapatero  (hanno desistito quando questo ha comunicato di non ricandidarsi). In Italia vogliono cacciare via Berlusconi perchè deve essere punito per i suoi accordi petroliferi c on Libia e Russia.  C'è una regia occulta magari decisa a Bilderberg per cambiare la politica italiana dopo avere deprivato l'Italia del suo immenso polmone libico (trenta miliardi di esport-import).
Attenzione quindi a non scambiare lucciole per lanterne e non farsi menare per il naso!
Pietro Ancona

                                                     ****

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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, September 09, 2011 10:02 AM
Subject: la manina di Bonanni ed il minuetto della Camussi

La manina di Bonanni ed il minuetto della Camusso

  Di fronte alla valanga di critiche arrivate dai lavoratori ed in qualche modo consapevole dei gravissimi danni inferti dall'art..8 che Sacconi ha lungamente discusso e concordato con lui ma anche con "esperti" del PD, Bonanni  cerca di nascondere la manina  e propone a Cgil e Uil  un patto di desistenza , di non applicazione dell'art.8 della legge. La parola magica è "sterilizzazione!" Il discorso è semplice e chiaro: basta che le confederazioni decidano di non applicare l'articolo 8 per renderlo sterile. Sentita questa proposta la segretaria della CGIL si è affrettata ad accoglierla facendone addirittura l'inizio di una nuova fase di accordi intersindacali. Come se aspettasse un segnale prestabilito, la Camusso ha subito iniziato un minuetto attorno a Bonanni.
 Se mancavano prove alla connivenza del sindacalismo confederale all'aggressione allo Statuto dei Diritti basterebbe questo atteggiamento "realistico" per avere conferma del fatto che il lungo percorso che va dal pacchetto Treu alla legge Biagi al collegato lavoro alla manovra di ieri è unito da un solo filo che è quello del capovolgimento del diritto del lavoro che diventa diritto dei sindacati che lo amministrano "sui lavoratori" e d'intesa con i datori di lavoro.
 Naturalmente a nessuno dei signori che hanno in mano le potenti confederazioni viene in mente di osservare che la legge non si può privatizzare e che i lavoratori hanno diritto a ricorrere ad un giudice. Avallano un processo di corporativizzazione fascista della società italiana in cui un datore di lavoro ed un sindacalista riuniti possono sbarazzarsi senza giusta causa di una presenza scomoda, una testa calda, uno che fa storie per rivendicare i suoi diritti che ora non sono più tali, o anche di un padre di famiglia per sostituirlo con uno che costa di meno.
 Ieri il Senato ha divorato in un solo boccone i tre pilastri dei diritti del lavoro: lo statuto, l'art.8 ed il contratto nazionale. Con un perfido quanto illegale marchingegno il contratto aziendale diventa il tribunale supremo in cui alcune persone decidono della vita e della morte di un lavoratore. Possono licenziarlo senza giusta causa e credo che al malcapitato non sarà neppure concessa la facoltà di rivolgersi ad un tribunale. I tre gradi di giudizi non valgono più per il mondo del lavoro. Il diritto di avere un giudice a Berlino è stato cancellato.
  Si apre l'era sacconiana dei "sindacati complici". La persecuzione di Sacconi verso la CGIL alla luce di quello che realmente accade nella fredda realtà appare come un escamotage teatrale per avere il suo consenso sia pure in tempi differiti. Non c'è dubbio alcuno che la classe operaia italiana non ha mai avuto davanti a sè un nemico cosi forte ed avvertito sorretto da nugoli di giuslavoristi ansiosi di compiacere l'imprenditoria italiana e capace di una strategia di alto profilo strategico che conduce alla cattura ed alla corporativizzazione del sindacalismo rendendolo inerte e, appunto, "complice".
  Naturalmente la proposta di sterilizzare l'art.8 fatta a caldo e nelle ore della collera operaia è destinata a cadere nel tempo che tutto macina e che gioca a sfavore dei lavoratori. La posta in gioco è una nuova Italia con connotazioni fortemente autoritarie e con le fabbriche e uffici popolati da  lavoratori terrorizzati di perdere il loro pane.  Da qui a sei mesi o un anno la tentazione di usare il nuovo potere dell'art.8 diventerà fortissimo negli imprenditori e produrrà i primi eventi. L'obiettivo è un grande immenso turnover: allontanare i lavoratori "pesanti"  che hanno maturato diritti e che hanno un'età media di 40 anni tuti a tempo indeterminato ( si tratta di cinque o sei milioni di persopne) e si sostituirli con una mano d'opera giovane o immigrata biagizzata, precarizzata, nelle mani delle compagnie di avviamento tipo le agenzie interinali che hanno sostituito il vecchio malandato ufficio di collocamento difeso da Brodolini spesso inefficiente ma che garantiva almeno il diritto di essere considerati esseri umani e non merce.
  E chissà se non saranno gli stessi sindacati a costituire le cooperative per avviare i sostituti dell'art.8!
 Pietro Ancona
                                                                   ****

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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Wednesday, September 14, 2011 6:31 PM
Subject: CAMPANE A MORTO PER I DIRITTI

CAMPANE A MORTO PER I DIRITTI
In un clima convulso dominato dal terrorismo diffuso a piene mani dai massmedia sul possibile fallimento dell'Italia, con la fretta imposta da tempi minimi per il passaggio nelle due aule affollate da mille oligarchi ben pasciuti e distanti dalla realtà e dai bisogni della popolazione, la Camera dei deputati ha approvato la cosidetta manovra. Probabilmente non sarà l'ultima perchè l'Italia è nella morsa della speculazione che agisce senza regole e che può rovinare una nazione sovrana. Ci era capitato già con Soros che fece perdere all'Italia di Ciampi quarantamila miliardi di lire. Ci sta capitando ora con due manovre da cento miliardi quando fino ad un paio di mese fa non si sentiva il bisogno di nessun intervento correttivo. Il debito italiano per quanto alto non deve essere pagato tutto in un giorno ed è garantito da una situazione patrimoniale del Paese che lo vale per venti volte. Ed è appunto questo lo obiettivo della speculazione: costringerci a svendere il nostro patrimonio a cominciare dai gioielli della industria.
Nella manovra hanno infilato il famigerato articolo otto che privatizza la legge dello Statuto e ne affida la gestione ai padroni ed ai sindacati aziendali. L'articolo otto è un concentrato di illegalità perchè generalizza ed estende i contratti aziendali che per loro natura sono riferiti ad una realtà ben definita; perchè l'erga omnes e cioè il processo di generalizzazione della norma è stato condannato dalla Corte Costituzionale cinquanta anni fa con il respingimento della legge Vigorelli, perchè feudalizza il diritto che non è più del lavoratore ma affidato al suo datore di lavoro ed ai sindacati "maggiormente rappresentativi" esistenti in azienda. I lavoratori potranno essere licenziati senza giusta causa e non esiste neppure la possibilità di impugnare in unTribunale il licenziamento. Il marchingegno diabolico è stato inventato appunto per sfuggire alla competenza della Magistratura del Lavoro.
Cade l'art.18 lungamente difeso da uno schieramento che ora si è capovolto. La CGIL non è più quella di Cofferati ed ha scelto di partecipare al processo di corporatizzazione del diritto assieme a Cisl ed Uil. Si tratta del secondo strappo dopo la creazione dell'arbitrato. Il ricorso al giudice del lavoratore è reso ancora più difficile dalle tasse che sono state introdotte all'uopo dall'occhiuto regista di questo lunghissimo assedio vittorioso ai diritti delle persone. Annichilire i lavoratori per dare più potere ai sindacati ed ai datori di lavoro.
IL codice civile viene cancellato per i lavoratori. Dentro la fabbrica o in ufficio si hanno meno diritti dei comuni cittadini. In quanto lavoratori si è oramai imbrigliati in una rete inestricabile di norme repressive.
Viviamo in un universo assurdo e piuttosto che la CGIL a protestare contro la manovra e l'art.8 udiamo gli strilli della Confindustria. La signora Marcegaglia è scontenta per non avere riempito il carniere si altre sostanziose prede oltre l'art.8.
La Camusso ripete l'ipocrita annunzio già fatto in occasione di altri scippi del ricorso alla Corte Costituzionale. Serve a calmare le acque e fare intendere la continuazione di una difesa dello Statuto dei diritti che non c'è mai stata davvero. Lo sciopero è stato un espediente burocratico per mettere a tacere la Fiom e tenere le parti più critiche della Confederazione in un quadro unitario.
Il Presidente della Repubblica si è seccato per la richiesta della Fiom di bocciare l'illegale art.8. Non è un buon segno,.Può darsi che stasera stessa sentiremo suonare le campane a morte per l'art.18. Milioni di lavoratori che hanno accumulato anzianità potranno essere sostituiti da carne fresca, biagizzata, a metà salario. Che cosa è il lavoratore? E' una merce come ho sentito dire una volta in tv a Guglielmo Epifani.
Essere licenziati senza giusta causa fa regredire a tempi lontanissimi ed avrà effetti deleteri nell'ordine sociale. Il lavoro che oggi è base della repubblica diventa una cosa disprezzabile e maltrattabile.
Pietro Ancona

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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, September 20, 2011 12:36 AM
Subject: xx settembre di delusioni


 XX Settembre di delusioni

 Il XX settembre di quest'anno coincide con il 150 anniversario dell'Unità d'Italia  che facciamo datare dal 1861 ma che in effetti si sarebbe compiuta nove anni dopo appunto con la presa di Roma nella quale dilagarono i bersaglieri attraverso la breccia di Porta Pia.
 In queste occasioni si fanno bilanci e si tenta di darsi un'idea di che cosa ci è accaduto e come siamo arrivati al punto in cui siamo. Indubbiamente la fine del potere temporale del Papato è stata una enorme conquista ed ha liberato grande parte dell'Italia centrale di una dominazione dello Stato della Chiesa durato per molti secoli. Uno Stato che funzionava usando la forca ed il rogo verso tutti coloro che venivano dubitati nella loro fede cattolica e che nel corso di oltre un millennio era riuscito ad esercitare una influenza enorme su tutte le corti europee fino allo scisma inglese ed alla nascita degli stati protestanti. Il potere della Chiesa diminui in qualche modo dopo la rivoluzione francese e la diffusione della sua cultura in Europa attraverso i movimenti rivoluzionari e  le armate napoleoniche. Nel 1849 ebbe vita breve ma molto significativa la Repubblica Romana fondata da Mazzini e difesa da Garibaldi, Mameli ed altri patrioti e che fu stroncata dopo quasi sei mesi dall'intervento della Francia oramai distante dagli ideali rivoluzionari. La Costituzione della Repubblica Romana è il documento più importante, più fulgido del Risorgimento (dimenticato).
  Ma il bilancio di oggi è del tutto negativo per i valori della laicità dello Stato sempre più sottoposto alla tutela "spirituale" e politica del Vaticano. Il potere di interferenza  della Chiesa nella legislazione italiana e nello svolgimento della sua vita politica e sociale è diventato enorme. Noi abbiamo un governo espressione di una classe politica che ama definirsi moderata ma in effetti è estremista nella negazione dei valori della socialità  rappresentata da  Berlusconi che è quanto di più distante ci possa essere dal cristianesimo. Una persona che mena scandalo ed è diventata imbarazzante per l'Italia che tuttavia gode dell'appoggio delle gerarchie ecclesiastiche che lo proteggono e lo sostengono in cambio dei cospicui finanziamenti che il Vaticano riceve e sopratutto della clericalizzazione della legislazione su punti fondamentali come la nascita, la morte, la sessualità, la donna, la scuola. Il cinismo di questo scambio del cattolicesimo con il berlusconismo è scandaloso e non c'è eccesso amorale della destra italiana e del suo leader che riesca a  turbare la gerarchia e schiodare i cardinali
dalla loro alleanza.
 Se da un lato c'è l'alleanza destra-vaticano dall'altro lato l'opposizione presente in parlamento ha rinunziato a qualsiasi rivendicazione di laicità in campi fondamentali come la scuola ed ha un atteggiamento non di critica e di richiamo ai valori del Risorgimento e della autonomia dello Stato ma di concorrenza. Offre alla Chiesa di più e di meglio di quanto Berlusconi oggi garantisce ai cattolici italiani.
 L'Italia è un paese concordatario a sovranità limitata. Limitata dal Concordato che gli impone degli obblighi pesanti che ne limitano l'autonomia. Nonostante il chiaro orientamento laico e progressista della Costituzione l'articolo 7 costituisce la palla di piombo che tiene prigioniero il Paese. Bisognerebbe abolire l'art.7, una cosa richiesta anche dalla parte più illuminata del cattolicesimo ma  che tuttavia non troverà alcun riscontro negli imminenti rimaneggiamenti della Costituzione che probabilmente porteranno ad un aggravio dei pesi della tutela religiosa sulla politica italiana.
 Non possiamo che essere insoddisfatti. L'Italia affonda nel materialismo del connubio cinico destra-chiesa basato su scambi e sul mantenimento ed estensione del potere. Tutto si può dire della Chiesa Cattolica tranne che sia oggi una centrale di spiritualità in grado di aiutarci a venire fuori dalle gravi difficoltà che ci affliggono. I documenti della Cei apparentemente preoccupati per le questioni del lavoro, del salario, dello sviluppo, del Mezzogiorno in effetti sono soltanto pezzi di carta ai quali non viene attribuito alcun reale significato. Quello che conta per il Vaticano è la gestione dei suoi rapporti con Berlusconi  e la sua cricca al potere.
 La legittimazione che la Chiesa ha fatto delle oligarchie dominanti in Italia e la sua alleanza con esse  hanno  contribuito non poco alla crisi che stiamo vivendo che è certamente una crisi economica ma che si alimenta dall'assenza di valori, di prospettive, di centri di coesione capaci di dare orizzonti e traguardi.
 Pietro Ancona 

                                                     ****

----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Thursday, September 22, 2011 8:44 PM
Subject: Italia: sciopero generale politico

 Sciopero generale politico
 Prima di addentrarci nel calvario alla cui fine c'è il default dell'Italia per poi fare soltanto scioperi di protesta del tutto inconcludenti e di mera disperazione come quelli greci bisognerebbe fare uno sciopero generale politico per chiedere le dimissioni del governo e per attaccare le istituzioni internazionali che puntano all'annichilimento dell'Italia. Italia che deve essere punita per non avere voluto la privatizzazione dell'acqua e la costruzione di centrali nucleari e per avere osato stipulare accordi nel campo energetico con la Libia e la Russia ed avere in qualche modo avuto perplessità per l'aggressione imperialistica alla Libia.
 Per l'Italia è stata decisa una lenta agonia alla fine della quale sarà come  l'Argentina, una nazione dotata di grandi risorse naturali con una classe di miliardari padroni di centinaia di miliardi depositati all'estero ma che ha ridotto il suo ceto medio all'elemosina ed alla fame. Migliaia di persone sono stati ridotte a diventare raccoglitori di cartone e di carta  per rivenderli  ed acquistare un pò di pane. Persone che stavano relativamente bene ma che quando si sono presentate alla loro banca per fare un prelievo o riscuotere la pensione o lo stipendio hanno trovato muri costruiti nella notte che ne ostruivano l'ingresso.
 Oggi i killers dei poteri internazionali che hanno fatto pollice verso per l'Italia hanno declassato sette tra le più importanti banche. Ieri è stata declassata la Fiat ed il debito pubblico italiano ha perso quattro punti  e costerà molto più caro contrarlo. Il governo è nel pallone ed è afflitto da una contraddizione che lo paralizza.  In effetti la coltellata alla schiena è arrivata all'improvviso alla fine di giugno e fino ad allora sembrava che navigassimo in acque tranquille.
 Oggi una indecente Camera dei Deputati ha salvato dall'arresto Milanese ritenendo con ciò di salvare se stessa attraverso la conferma della maggioranza di governo. Si è messa la coda tra le gambe quando Feltri ha avvertito i peones  che avrebbero perso 15 mila euro al mese di prebenda e tutto il resto se avessero votato per l'arresto di Milanese e quindi per la crisi. Non sappiamo che cosa ci aspetta oggi pomeriggio o domani. Oramai si vive giorno per giorno.
 Dal momento che il Parlamento non vuole disarcionare il governo e mandarlo a casa qualcuno deve farlo. Non lo farà il Presidente della Repubblica che non intende chiedere a Berlusconi di dimettersi e ne subisce l'impresentabilità e la squalifica internazionale che non riesce più a compensare neppure con pesanti servizi all'imperialism come la guerra alla nostra alleata Libia.
 Solo uno sciopero generale politico contro il governo e contro la speculazione può creare le condizioni per una discontinuità politica. Ma le forze dell'opposizione e le centrali sindacali non sono qualificate moralmente per dirigere questo sciopero. Il PD è liberista ed atlantista come la destra che sorregge il governo e le confederazioni sindacali hanno firmato accordi con la Confindustria contro gli interessi dei lavoratori. La sinistra comunista  ed i sindacati di base potrnno  fare qualcosa ma sono  deboli. Insomma il paese non ha la guida necessaria per combattere e sconfiggere questo governo e la destra che lo sorregge. Eppure lo sciopero generale politico si deve fare lo stesso. Magari i dirigenti scaturiranno dal movimento che si creerà. L'alternativa allo sciopero politico è una agonia sempre più dolorosa che getterà nella più nera miseria i lavoratori i pensionati e le loro famiglie.
  Pietro Ancona
                            &nb