| RASSEGNA STAMPA |
L'ANGOLO DI PIETRO in ordine cronologico V parte
From August 31, 2010
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, June 24, 2010 10:04 AM
Subject: movida ed ostalghia
Movida ed Ostalghia
La reazione di Marchionne e della Confindustria alla pesante sconfitta
subita a Pomigliano è di stampo fascista. Marchionne dopo aver fatto sapere
di essere "irritato" e di considerare l'ipotesi di ritirare
l'investimento, di fare la Panda in Polonia ed anche di voler costituire
quella che si chiama "newco", cioè di cambiare nome allo stabilimento "giovan
battista Vico" per potere azzerare tutto ed assumere soltanto chi è disposto
a tutto pur di portare a casa un pezzo di pane, ha fatto sapere che
collaborerà con i sindacati che sono d'accordo con la Fiat e soltanto con
loro. La Fiom (dei cobas non se ne parla nemmeno) viene esclusa da ogni
possibile contatto e trattativa.
In effetti Marchionne ha motivo di essere deluso del referendum che ha
voluto ad ogni costo sperando in un plebiscito che umiliasse la Fiom.
"Prendere o lasciare" aveva detto. "Se non approvate il piano A, ho pronto
il piano B." Insomma se non accetterete la mia proposta chiudo Pomigliano
così come sto chiudendo Termini Imerese. Chi è andato a votare sapeva che la
bocciatura del decreto Marchionne avrebbe comportato non una apertura del
confronto ed un accordo diverso ma il licenziamento. Eppure il quaranta per
cento ha detto no ed il sessanta per cento ha detto si soltanto perchè
stretto per la gola e minacciato. La depressione sociale di Napoli e della
Campania è stata usata per terrorizzare i votanti. Chi ha votato sapeva di
non avere alternativa di un lavoro diverso. Il lavoro non c'è e quello che
c'è ha il colore nero.
E' quindi eccezionale il valore ed il significato del voto espresso. Un
valore inestimabile di resistenza democratica ad un progetto di
schiavizzazione appoggiato dalle Confederazioni Sindacali, dalla
Confindustria, dal Governo, dal PD, dalle istituzioni locali ed osteggiato
soltanto dalla Fiom e dai Cobas, dalla sinistra comunista e dallo idv. Gli
interventi a sostegno del progetto Marchionne sono stati numerosi,
insistenti, martellanti. Sacconi, Tremonti, D'Alema, Bersani, i grossi
papaveri della Confindustria, si sono esibiti più volte senza mai farsi
carico di una sola delle tante giuste ragioni di opposizione della Fiom. Il
sessanta per cento dei si al piano Marchionne è stato raccolto sotto ricatto
e quindi non ha lo stesso peso del quaranta per cento di no. Ha voglia di
dire Bonanni che due terzi sono di più di un terzo. Il terzo ha votato anche
per i due terzi nel senso che ha avuto coraggio per tutti. Non credo che
nessuna persona civile, in condizioni di libertà, accetterebbe otto ore di
lavoro a digiuno e con un controllo WMC che lo riduce a mero macchinario
vivente.
Quanti già cantavano vittoria e pregustavano l'esportazione del modello
Modigliano a tutto il mercato del lavoro italiano ieri hanno masticato amaro
e hanno dato stura all'odio profondo verso la Fiom e quanti si oppongono
all'idea di fare dell'Italia la Cina d'Europa.
Ieri pomeriggio Radio 24 della Confindustria ha fatto una astiosa analisi
del voto. Ha scoperto che
mentre hanno votato si gli operai anziani provenienti dall'Alfa i giovani
hanno votato no perchè culturalmente meno consapevoli delle loro
responsabilità e sopratutto perchè non hanno inteso rinunziare alla movida,
al sabato notte di divertimento. Radio 24 era scandalizzata di aver fatto
questa scoperta e si è lasciata andare a sociologismi d'accatto sulle nuove
generazioni come se non fosse un diritto dei giovani operai avere un poco di
ricreazione a fine settimana magari contentandosi di una povera pizza ed una
birra non potendo disporre come Briatore del panfilo e della discuteca di
lusso in luoghi riservati alla grassa e corrotta borghesia gaudente
italiana.
Che peccato questi ragazzi che non vogliono cedere tutta la loro vita alla
fabbrica del signor Marchionne e che continuano a credere di aver diritto ad
una notte di svago piuttosto che passarla alla catena di montaggio con il
cronometrista che ti controlla!
E' iniziato l'assedio della Fiom che dovrà cedere ad ogni costo. Deve
consentire quella che Sacconi chiama la svolta storica del mercato del
lavoro italiano. L'assedio è terribile perchè la situazione italiana è
anomala. Le forze politiche presenti in Parlamento sono quasi tutte con la
Confindustria. La Fiom dovrà fare i conti con una CGIL che vuole accordarsi
come a suo tempo si accordò per l'Alitalia. Mentre Marchionne chiude la
Fiom in un lazzaretto si lavora intensamente dietro le quinte
per estorcere il consenso mancante o sostiturlo con un surrogato che
coinvolga la CGIL e magari la minoranza della Fiom. Si arriva a tacciare di
antipatriottismo i dissidenti. Il potere vuole che tutte le forze
"istituzionali" note collaborino alla soluzione Marchionne. Non gli importa
molto se Ferrero, Vendola o Di Liberto o i Cobas si oppongono. Vuole che
tutto il mondo delle istituzioni politiche e sindacali sia dalla sua parte
perchè non è in grado di reggere ad una opposizione che si saldi con il
terribile disagio e la crescente collera che dilagano nella società.
Ieri sera, rai-storia ha trasmesso un reportage dedicato alla nostalgia dei
tedeschi dell'est per quello che ricordano come il loro paradiso perduto: la
RDT. Unisco a questo scritto il reportage perchè vale la pena vedere in un
documento della televisione italiana che cosa è stato il comunismo nei
paesi dell'est. Qualche tempo fa hanno trasmesso un ampio documentario sulla
vita in fabbrica nell'URSS
una fabbrica a misura d'uomo in cui i lavoratori venivano rispettati nella
loro dignità e nei loro bisogni. Hanno mostrato come ogni luogo di lavoro
era dotato di locali destinati alla ristorazione fisica e psichica dei
lavoratori. Nel reportage di ieri, dopo aver ricordato le certezze che il
comunismo dava alla gente cha dalla culla alla tomba godeva di eccellenti
servizi di welfare confrontandole alle angosce
della società liberista ha messo l'accento sul rimpianto più grande del
passato "regime": la solidarietà e la coesione umana dovuta alla mancanza di
grandi differenze salariali tra le persone. Non c'era quasi differenza tra
il dirigente e l'operaio ed il denaro non aveva molto valore.
Mi è venuto da pensare all'operaio che guadagna quindicimila euro l'anno a
fronte dei cinque milioni di euro di Marchionne. Perchè Marchionne deve
guadagnare quanto trecento o quattrocento suoi dipendenti? Una società che
mercifica le persone e le seleziona per redditi non ha alcuna
giustificazione naturale. Il nuovo medioevo sociale governato da un Olimpo
di alcune migliaia di persone che da sole si impossessano della maggioranza
delle risorse è ingiusta, contraria alla ragione,
specialmente quanto la maggioranza delle persone, indipendentemente dai
meriti di ognuno, viene affamata e privata della speranza di un futuro.
La borghesia italiana farà di tutto per sconfiggere la resistenza della
classe operaia a Pomigliano ed in Italia. Forzerà la situazione per piegarla
ai suoi interessi. A sentire l'intervista di Epifani di oggi anche la CGIL
parteciperà alla forzatura. Lo sciopero di domani della Cgil ignora la
questione esplosa a Pomigliano e sarà soltanto un supporto molto ben
misurato e blando alla blanda e misurata "opposizione" PD alla manovra.
Pietro Ancona
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Focus economia
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=438
http://news.google.it/news/search?aq=0&pz=1&cf=all&ned=it&hl=it&q=pomigliano
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, June 25, 2010 9:58 AM
Subject: CGIL: terzo sciopero generale sprecato
Cgil: terzo sciopero generale sprecato
Oggi la CGIL chiama allo sciopero generale i lavoratori italiani per
protestare contro la manovra del governo. E' il terzo sciopero generale
indetto dalla Confederazione in meno di due anni che dovrebbe fare valere le
ragioni dei penalizzati dalla crisi e dall'offensiva congiunta
padronato-governo contro i diritti ed il welfare. Come i due scioperi
precedenti, sarà una grande fiammata della protesta e dello sdegno di
milioni di persone che mai, come oggi, si sono sentite tanto sole,
abbandonate ed in balia di un tritacarne sociale che può colpire chiunque .
Ma l'interprezione e la traduzione in atti concreti della protesta dei
lavoratori giungerà nella alte stanze del potere edulcorata e sbiadita o
non giungerà del tutto. L'intervista rilasciata da Susanna Camusso al
Manifesto è assai istruttiva a proposito. La CGIL sostanzialmente non chiede
niente. Si limita a commentare negativamente la "manovra" ed ad aggiungersi
alle proteste del PD e delle Regioni che rimproverano al Governo
rispettivamente di non sapere fare bene il suo mestiere e di tagliare i
trasferimenti alle Regioni per i servizi. E' significativo che la Camusso
attribuisca alla manovra il disagio dei precari senza mettere in discussione
la legge Biagi che il ddl Nerozzi-Marini vorrebbe integrare con scelte
respinte in Francia da un vigoroso e vittorioso sciopero. A proposito della
Francia proprio ieri si è scioperato contro il progetto di portare a 62
anni l'età pensionabile. In Italia, con un minuetto messo in piedi con l'UE,
il governo ha portato il pensionamento delle donne a 65 anni, senza
registrare la benchè minima reazione delle nostre confederazioni che
vantano oltre dieci milioni di iscritti e dovrebbero poter influire sulle
scelte
di questioni essenziali per la vita delle persone come le pensioni.
La CGIL si presenta allo sciopero di oggi con una posizione reticente e
discutibile sulla vicenda di Pomigliano d'Arco nella quale ha isolato la
Fiom nella sua lotta contro il decreto Marchionne di soppressione dei
diritti costituzionali e di riduzione dei metalmeccanici a macchinario
vivente (WMC).
La CGIL non ha neppure le carte in regola in materia di difesa del ccnl
perchè è firmataria degli accordi Alitalia e, secondo Bonanni, di numerosi
altri accordi aziendali di deroga al ribasso che riguarderebbe decine di
migliaia di persone. Partecipa alla contrapposizione lavoro-diritti quando
insiste perchè la Fiat realizzi comunque il suo investimento. Non considera
che la Fiat gioca a carte coperte e che ha strumentalizzato l'esito del
referendum per forzare la situazione a scelte ancora più gravose e pesanti.
Si ha l'impressione che gli obiettivi del successore di Valletta siano
diversi da quelli strombazzati come una delocalizzazione all'incontrario per
raccogliere consensi ed applausi dei benpensanti.
Lo sciopero di oggi non intercetta la vittoriosa strategia confindustriale
di uscita dalla crisi. Oggi la Confindustria comunica la fine della
recessione che seppur a prezzo di altri 260 mila licenziamenti
approderà ad una ricrescita del PIL nel 2011. Una strategia basata sulla
riduzione dei sindacati a pesci pilota (naucrates ductor) degli squali del
capitalismo italiano che ridurrà in miseria e con meno diritti venti
milioni di famiglie di lavoratori dipendenti e porterà alla cessione di
un'altra fetta consistente del reddito nazionale al capitale ed alle banche.
Il piagnucolio del documento che indice lo sciopero della CGIL non servirà a
niente. Non esiste capitalismo compassionevole disposto a frenarsi
ed ad avere un po' di riguardo per chi affonda nella crisi ed è anche
inseguito dall'aumento di tutti i servizi che servono a foraggiare le
privatizzazioni e l'Oligarchia politica che sta divorando l'Italia. Il
padronato italiano alza il tiro e vuole mettere al riparo di possibili
sentenze della Corte Costituzionali le deroghe ai diritti estorte nelle
aziende ed anche con leggi dello Stato. Vuole l'abolizione dell'art.41 della
Costituzione per svincolare l'Azienda dagli obblighi sociali. Non pare che
su questo punto incontri grandi resistenze in Parlamento. Nel PD si è creato
un fortissimo partito confindustrialista ed iperliberista. Soltanto Rosy
Bindi ha speso qualche parola in difesa dei diritti dei lavoratori di
Pomigliano d'Arco. Tutti gli altri hanno isolato la Fiom ed appoggiato
spudoratamente le pretese di Marchionne.
Sbaglia la sinistra a dare adesione acritica allo sciopero indetto dalla
CGIL. Certo bisogna sostenere
i lavoratori nella loro lotta di oggi ma bisogna dire nello stesso tempo che
la piattaforma rivendicativa della CGIL non cambia di una virgola la
situazione attuale. Non basta lamentarsi che la manovra abbasserà il PIL.
Bisogna aggiungere una richiesta di aumento generalizzato dei salari e delle
pensioni
e la riconversione di grande parte della spesa pubblica dal parassitismo
agli investimenti sociali. Diminuire di almeno il cinquanta per cento il
costo della politica e destinare i cinquanta e più miliardi di ricavo al
sostegno della ricostruzione delle zone terremotate ed a programmi di
bonifica sociale nelle regioni del mezzogiorno o deindustrializzate.
Chiedere norme che scoraggiano la fuga all'estero delle imprese. L'ultima
moda è rappresentata dalla Tunisia che offre salari mensili a 125 euro. La
CGIL dovrebbe inoltre abbandonare l'inerte provincialismo e chiedere la
convocazione di una assemblea internazionale per il Salario Minimo Garantito
e per un decalogo dei diritti che bandisca il sistema WMC causa di suicidi.
L'operaio non è macchinario vivente, è un essere umano che, come dicono i
credenti, è fatto ad immagine di Dio. Bisogna liberare Cristo nelle
fabbriche lagers di tutto il mondo e riscoprire l'utopia internazionalista
del movimento operaio e socialista. C'è una fortissima ideologia classista
nell'internazionalismo dei liberisti che punta alla distruzione del ceto
medio e sta omologando il welfare dell'Occidente al livello americano, il
più basso. Bisogna contrapporre una strategia dei diritti che unisca
l'operaio polacco a quello cinese a quello italiano.
La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento italiano di vietare l'introduzione
della WMC nelle aziende italiane perchè lesiva della salute e dei diritti
delle persone.
La CGIL accetta le scelte del capitalismo come leggi generali
dell'economia. Sbaglia di grosso e danneggia il suo grande popolo di oltre
cinquemilioni di lavoratori e pensionati che vorrebbero combattere piuttosto
che inghiottire fiele e subire la prepotenza di gente come Marchionne da
cinque milioni di euro l'anno...
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Saturday, June 26, 2010 8:44 AM
Subject: L'aggressione diventata rissa
L'aggressione diventata rissa
Colpisce il comportamento della stampa italiana quando si occupa di
questioni riguardanti gli ebrei o Israele. La verità viene subito manipolata
e, quando non si può stravolgere del tutto, immediatamente si derubrica o
si definisce diversamente il fatto come è accaduto ieri: una aggressione
organizzata da un gruppo appartenente alla comunità ebraica di Roma è stata
riportato come "rissa".
Secondo il nostro Codice Penale la rissa è un reato punibile dall'art.588
con una multa ed il carcere fino a cinque anni. Nella rissa le
responsabilità sono di tutti i partecipanti e non può essere invocata la
provocazione. Come nella notte tutti i gatti diventano neri così, così le
responsabilità di quanto è accaduto ieri a Roma non sono attribuibili
soltanto allo squadrismo di quegli ebrei romani che hanno fatto una
spedizione punitiva contro i pacifisti colpevoli di voler ricordare
accanto al soldato israeliano anche gli undicimila palestinesi chiusi nelle
carceri da anni e dimenticati dall'opinione pubblica mondiale. Ricordo che
tra queste undicimila persone che soffrono e spesso vengono torturate nelle
carceri di Israele ci sono centinaia e centinaia di bambini.
Tra i pacifisti aggrediti un giovane è stato ricoverato all'ospedale per
le percorse subite forse non a mani nude.
La Comunità Ebraica di Roma non è nuova ad episodi di squadrismo. Nel
maggio del 2007 organizzò una spedizione punitiva a Teramo contro i
professori Faurisson e Moffa . I due professori furono aggrediti in piazza,
insolentiti, strattonati e picchiati. La loro colpa è stata quella di voler
intervenire nel dibattito sui lagers nazisti e sull'Olocausto.
Sono stati subito criminalizzati dalla lobby ebraica che è assai influente
in Italia. E' stato loro impedito di parlare e poi sono stati malmenati.
L'anziano professore Faurisson ha subito un colpo al collo infertogli da un
aggressore esperto di arti marziali.
L'episodio di ieri a Roma si inquadra nel clima di intolleranza e di
violenza che si è incrudelito dopo la elezione di Alemanno a Sindaco. Roma è
diventata teatro di violenze contro rom, omosessuali, extracomunitari.
Insomma contro coloro che da sempre i fascisti considerano "diversi" da
eliminare per ripulire la città dalla loro presenza. Anche i pacifisti
sembrano ora rientrare nella categorie dei "diversi". Alemanno è stato
recentemente in Israele a ritirare il premio istituito da un imprenditore di
Tel Aviv. Israele non tollera neppure la più piccola critica del suo
operato e concede alla sua amicizia soltanto a coloro che accettano senza
discutere la sua politica militare. Quindi Alemanno è engageè e non è
una cosa buona nè per Roma nè per l'Italia che dovrebbero sostenere le
ragioni della pace e del rispetto della integrità fisica e della dignità
umana di tutti. Sopratutto per i milioni di palestinesi che oggi vivono
reclusi e privati di tutto a cominciare dall'acqua da bere. Israele si è
infatti impossessata dei due terzi dei pozzi esistenti in Gisgiordania ed
a Gaza lasciando a milioni di palestinesi soltanto quelli peggiori e di
acqua salmastra.
La comunità ebraica dovrebbe riflettere su posizioni sempre più aggressive
ed intolleranti di coloro che ne monopolizzano la rappresentanza. Ricordo
con vero rammarico la stima ed anche l'affetto che
figure come Toaff e Zevi, che per moltissimi anni ne furono i portavoce,
sapevano suscitare. Ora il tratto prevalente è l'intolleranza, lo
squadrismo. Sono certo che non tutti gli ebrei italiani condividono la
politica del governo di Israele e la crescente aggressività verso tutti
coloro che si compenetrano nella infelice condizione dei palestinesi. Ma
anche la stampa italiana che oggi protesta per la legge bavaglio dovrebbe
riflettere sulla propria responsabilità nell'occultare la verità e nel
criminalizzare ed isolare quanti difendono una popolazione oppressa dal
militarismo colonialista israeliano.
Pietro Ancona
http://www.viaroma100.net/notizia.php?id=10329
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, June 27, 2010 9:05 AM
Subject: Ill G20 per i miliardari
Il G20 per i miliardari
Effetto positivo dello scatenamento degli animals spirits del
capitalismo che usano finanza, commercio e guerre per fare arricchire a
dismisura la casta dei miliardari è la riscoperta del marxismo, del
socialismo ed anche delle esperienze concrete del comunismo nei paesi nei
quali si è realizzato. Il G20 riunito in Canada ed isolato dal mondo da uno
scandaloso apparato di sicurezza costato oltre un miliardo di dollari ci fa
sapere che nei prossimi due anni (?) si dovranno dimezzare i deficit
statali, che la guerra in Afghanistan potrà durare altri cinque anni, che è
assai probabile una aggressione di Israele all'Iran e che nessuna misura
seria sarà presa per tagliare gli artigli agli speculatori della finanza, ai
pirati che hanno messo in ginocchio il mondo intero inondandolo di titoli
fasulli per migliaia di miliardi di euro. In quanto al disastro ecologico
planetario provocato dalla multinazionale BP nel Golfo del Messico se n'é
occupata una Corte di Giustizia che ha annullato il modestissimo intervento
di Obama per una sospensiva di sei mesi delle perforazioni sottomarine. Non
sia mai che i petrolieri non possano fare i loro comodi! I diritti del
capitale valgono assai di più della buona salute del pianeta e dei suoi
abitanti!
Per nostra disgrazia Russia e Cina si sono omologate al modello liberista
e sono diventate collaborazioniste sia pure passive dei progetti aggressivi
degli Usa. Hanno commesso l'errore di isolare l'iniziativa di Turchia e
Brasile sul nucleare iraniano scoraggiando una possibile diplomazia di pace
alternativa ai diktat USA.
Si illudono che i loro interessi possono essere meglio tutelati
compiacendo il padrone americano che, però, è insaziabile e, mentre chiede
il loro apporto per isolare l'Iran, prepara le sue pedine per insidiare la
loro stessa sovranità con un enorme reticolo di basi militari e
missilistiche attorno alla Russia e l'uso demagogico e distruttivo
dell'indipendentismo dei monaci per il Tibet.
La riunione degli spocchiosi governi riuniti a Toronto è stata preceduta
dall'allarme lanciato dal FMI per possibili trenta milioni di nuovi
disoccupati. Il terrorismo del FMI serve a giustificare l'abbassamento del
tenore di vita delle masse popolari, ad una americanizzazione di tutto
l'Occidente con la dismissione dei tratti della civiltà europea dati dal
welfare conquistato dalle socialdemocrazie nel secolo scorso. Nelle riunioni
del gruppo di Bildelberg si erano tracciate le linee ideologiche e le scelte
che saranno assunte dal G20. Attacco al ceto medio e guerre. Le enormi spese
militari del G20 che sottraggono immense risorse alla gente non vengono
neppure menzionate.
Il liberismo viene spinto al parossismo per produrre oggetti inquinanti
che consumano una enorme quantità di energia. L'obiettivo di produrre una
auto al minuto presuppone un mercato infinito di vendite contraddittorio ad
una realtà di impoverimento e di crisi dei ceti medi. In ogni caso si
prevede un futuro che riduce i consumi collettivi a vantaggio di quelli
individuali, di distruzione della natura, di regimi fiscali sempre più
oppressivi, di squilibri abissali tra gli esseri umani.
In questo scenario, soltanto alcune scelte del socialismo potrebbero
salvare l'umanità. Oggi un famoso economista proponeva la nazionalizzazione
delle banche ed il controllo della finanza mondiale. Certo non è possibile
che gruppi di speculatori mettano in crisi le Nazioni come è successo con i
titoli tossici e con le manovre contro i Pigs a cominciare dalla Grecia. Ma
oltre alla banche c'è anche il problema delle merci che vengono prodotte.
L'industria automobilistica ha bisogno di un piano a lunga scadenza per la
sua riconversione. La corsa a produrre auto a costi sempre più contenuti non
servirà a molto. Il costo della manodopera incide soltanto per il tre per
cento del prodotto. Quanto potrà ancora essere compresso e spremuto il
salario dell'operaio-robot? Quante auto potrà assorbire il mercato?
Il liberismo sta attaccando il ceto medio oltre che naturalmente la classe
operaia. L'attacco alla scuola, alle università, agli statali, la
sottomissione colonialista dell'agricoltura alle multinazionali della
distribuzione, la distruzione dell'artigianato stanno producendo un disagio
sociale sempre più esteso che potrebbe tradursi in conflitto liberatorio se
la sinistra ritrovasse la sua anima ed avesse il coraggio di sostenere il
socialismo come necessità assoluta dell'umanità.
Il G20 ha avuto qualche parola di comprensione e di compassione per
l'Africa. Non è in grado di capire che questo approccio neocolonialista è
offensivo e controproducente. Gli aiuti stanziati servono sopratutto alle
aziende che saranno beneficiate e che si libereranno dei loro fondi di
magazzino spesso scadute. Anche il ruolo delle ONG è tutto da discutere. I
poveri del mondo si aiutano non sfruttandoli ed associandoli al commercio e
sopratutto rivalutando il prezzo dei prodotti agricoli e liberando gli
agricoltori dalla miseria che spesso li spinge al suicidio.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: primapagina@rai.it
Sent: Monday, June 28, 2010 8:45 AM
Subject: obiettività
Caro conduttore Campi,
lei si è mostrato scandalizzato per la profanazione delle tombe dei vescovi
ed ha attribuito all'antipapismo della cultura protestante questo gesto.
Naturalmente non gliene frega niente della profanazione dei corpi e della
psiche dei bambini e delle bambine che sono stati violati in quantità
industriali dai preti.
Inoltre dovrebbe avere rispetto per la cultura protestante che non è
l'anacronistica religione-stato
che ci opprime in Italia.
Inoltre ha avuto parole sprezzanti per l'Iran che Israele si accinge a
bombardare. L'Iran non ha mai aggredito nessuno e semmai è stato vittima per
istigazione di Israele e degli USA della guerra mossagli dall'Iraq. l'Iran
ha diritto alla bomba atomica perché Israele ne ha un arsenale. Solo la
bomba atomica iraniana potrà fare deterrenza di pace inducendo la bellicosa
Israele a lasciare in pace i suoi vicini. Le ricordo il bombardamento di
gaza e la distruzione del Libano.
Lei è giornalista embedded e lavora per un editore che è bene ammanigliato
nel sistema di potere e di appalti italiani
Cordialità
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: Giuseppina Ficarra
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, June 29, 2010 3:26 PM
Subject: Una sentenza di assoluzione
Una sentenza di assoluzione
Il senatore Dell'Utri è stato condannato a sette anni di carcere per la sua
collaborazione alla mafia precedente al 1992, anno fatidico e spartiacque
politico della storia d'Italia. Dal 1992 inizia il ciclo di Forza Italia e
del Berlusconismo che avrebbe rivoltato l'Italia "come un calzino" promessa
fatta dal
grande leader e puntualmente mantenuta. In effetti, l'Italia è stata
rivoltata, resa irriconoscibile: è oramai un immenso cimitero di rovine di
ciò che fu una nazione con grandi tratti di civiltà e di modernità, seppur
con le sue tare e le sue zone oscure. Ora siamo una una Repubblica
controllata da un proprietario di televisioni come lo fu per qualche anno la
città di Taranto, poi fallita, nella mani di un tale Giancarlo Cito, poi
condannato a quattro anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Non
è da escludere che l'Italia, come Taranto, finisca con il fallire dopo
essere stata depredata del suo patrimonio come sta avvenendo con il
trasferimento alle Regioni dei suoi beni con il cosidetto federalismo
demaniale. Intanto, una grossa corrente di destra alimentata dalle
associazioni del padronato, è impegnata in una opera di demolizione della
Costituzione e dei diritti dei lavoratori e delle persone ed una grassa
Oligarchia bipartisan fatta da migliaia e migliaia di professionisti della
politica e dai loro famuli divora fette sempre più grosse delle risorse del
Paese e vive di privilegi inaccettabili.
In effetti si tratta di una assoluzione del Dell'Utri politico, fondatore
di Forza Italia, referente della mafia e difensore dell'eroico stalliere di
Arcore. Quello che ha fatto prima del 1992 può riguardare la giustizia e la
cronaca giudiziaria. Non ci interessa se non come cronaca nera. Trattasi di
relazioni di un cittadino qualsiasi, seppur influente, con la potente mafia
siciliana. Interessa invece e moltissimo al Paese che cosa è stato Dell'Utri
dal 1992 in poi e stabilire se è vero o no che alla base della formazione di
Forza Italia ci sia stata una trattativa che avrebbe chiuso
il periodo stragista culminato nell'assassinio di Borsellino e Falcone e gli
attentati al patrimonio artistico italiano. La sentenza ritiene il
Senatore Dell'Utri innocente per quanto ha fatto nel corso degli ultimi
venti anni che sono stati gli anni del grande potere berlusconiano. Insomma,
non c'è niente di malavitoso e di mafioso nella sostanza del potere politico
del ventennio trascorso e tutto va spiegato in chiave diversa
di come l'avevamo immaginato e, con buone ragioni, sospettato..
Ricordo la letizia della avvocatessa Bongiorno, oggi pezzo grosso del PDL
e Presidente della Commissione Giustizia della Camera, nell'annunziare al
senatore Andreotti l'esito del suo processo. Andreotti era stato condannato
ma prescritto per le sue frequentazioni malavitose fino al 1982 ed assolto
per tutto il periodo successivo. Anche Dell'Utri, come Andreotti, viene
liberato dall'accusa che grava su di lui per tutta la sua lunga militanza
politica. Non andrà mai in galera e non si unirà ai settantamila infelici e
disgraziati ristretti in carceri abominevoli che possono contenerne la metà.
Non conoscerà mai questa terribile stazione del calvario di tante persone.
A quanti a sinistra sperano in un ribaltamento della sentenza in
Cassazione osservo che trovo inaccettabile una giustizia con tre gradi di
giudizio che possono esprimere tre sentenze diverse. Quello che conta è la
constatazione di un sistema giudiziario in preda a spinte e pulsioni diverse
e spesso opposte che non garantisce nessuno e che degrada a vista d'occhio e
non solo per gli attacchi quasi quotidiani di Berlusconi e della destra.
Prendiamo atto che con la sentenza di oggi è stato mondato da ogni
sospetto di radicamento nella mafia il movimento berlusconiano. Questo
movimento da oggi è ancora di più legittimato a stravolgere quello che resta
dell'ordinamento costituzionale italiano. Legittimato da una certificazione
antimafia rilasciata dalla Corte di Appello di Palermo.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, June 30, 2010 12:33 PM
Subject: Una sentenza politica
Una sentenza politica
E' vero che il processo riguarda soltanto il suo oggetto e cioè la
persona o le persone che vengono chiamate a rispondere alla giustizia di
loro atti. Ma se il processo riguarda una persona
pubblica, un senatore della Repubblica, il fondatore di una formazione
politica che da quasi venti anni
è al potere in Italia, uno tra i massimi collaboratori del Presidente del
Consiglio l'oggetto del processo ci riguarda ed interviene nella nostra vita
nazionale. La storia d'Italia è costellata da processi e sentenze che hanno
influito sulla vita pubblica. Ricordo per tutti il processo Notarbartolo e
quello ai dirigenti dei Fasci Siciliani. Aveva ragione il procuratore
Gatto a sottolineare la valenza storica della sentenza. Ma la Corte di
Appello di Palermo gli ha dato una risposta negativa che indebolisce il
prosieguo della lotta alla mafia perchè non contribuisce a fare chiarezza
su quanto è accaduto in Italia dopo la stagione stragista. La limitazione
allo spartiacque del 1992 del comparaggio di Dell'Utri con la mafia
escluderebbe che la fondazione di Forza Italia sia avvenuta con il concorso
di questa. Ma come si fa a stabilire se una persona cessa di essere
nell'orbita della mafia ad una precisa data? E' la stessa domanda che ci
eravamo posti per la sentenza Andreotti. Non viene spiegato come il
soggetto cessa di essere invischiato con la criminalità. Che cosa è successo
? Quale è stato l'evento che ha convinto i giudici della fuoriuscita di
Dell'Utri dalla orbita mafiosa? Quali atti, quali documenti, testimoniano
di questa svolta nella sua vita?
La sentenza di ieri produce effetti negativi sulle indagini e sulla
ricostruzione di quanto è accaduto tra il 1992 ed il 1994. Non suffraga le
rivelazioni del pentito Spatuzza che sono state ritenute attendibili da
tanti magistrati e sono state riscontrate. Se Dell'Utri non ha rapporti con
la mafia dal 92 in poi tutto il capitolo di investigazioni faticosamente
fatte nel corso di questi ultimi anni riguardanti la trattativa Stato-Mafia,
responsabilità di servizi segreti e quant'altro stava emergendo dal mistero
fondativo della Seconda Repubblica, viene indebolito. Ma, sebbene la
sentenza abbia lanciato segnali di questo segno, io sono portato a
condividere l'affermazione di Ingroia che prevede una continuazione delle
indagini che non possono essere chiuse dalla lettura assolutoria che la
sentenza ha fatto del post 1992.
Colpisce la spocchia, l'arroganza dell'atteggiamento di Dell'Utri a
commento della sentenza. Ha mandato le sue "condoglianze" al procuratore
Gatto. Ha espresso giudizi sulla Corte che a suo parere sarebbe stata onesta
ma pavida ed ha glorificato la figura del mafioso Mangano, stalliere di
Arcore, che da vero "omo di panza" non ha parlato e non ha raccontato nulla
che potesse nuocere a lui o a Berlusconi. Questa esaltazione del silenzio
omertoso del mafioso è una implicita condanna dei pentiti
che non sarebbero "eroi" come Mangano ma "infami" perchè collaborano con i
magistrati.
Ma domani è un altro giorno. Dopo la sentenza Andreotti la lotta alla
mafia non perse vigore e recuperò terreno. Spero che succeda lo stesso dopo
la sentenza Dell'Utri. Lo Stato deve essere liberato dalla mafia. L'impresa
non è facile e l'Italia di oggi non dà molto sostegno a quanti la
combattono.
Pietro Ancona
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From: Pietro Ancona
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, July 01, 2010 9:57 AM
Subject: La sentenza Dell'Utri e Pisanu
La sentenza Dell'Utri ed il Sen.Pisanu
La relazione Pisanu ha gelato quanti si erano gettati a capofitto sulla
sentenza Dell'Utri per mondare la nascita di Forza Italia da ogni possibile
sospetto di incubazione e partecipazione mafiosa. La pirandelliana sentenza
della Corte di Appello di Palermo aveva decretato che Dell'Utri era stato
amico e sodale della mafia fino al 1992. Da quella data in poi avrebbe
chiuso con le sue frequentazioni di cattive compagnie, avrebbe cominciato
una nuova e virtuosa vita dedicandosi alla costruzione del partito di
Berlusconi e conquistandosi una vittoriosa carriera politica. La sentenza ha
messo in dubbio la trattativa Stato-Mafia e un tentativo di fare luce sulle
stragi e sugli attentati del periodo 92/94 e slegato la fine dello stragismo
dal fortunato esordio del nuovo Partito in grado di riempire il vuoto creato
da tangentopoli e dalla fine della Prima Repubblica. La sentenza Dell'Utri
fa una periodizzazione di un prima e di un dopo 1992 che sembra una
forzatura come fu una forzatura quella creata con la sentenza Andreotti.
Perchè questa periodizzazione? Evidentemente per sganciare Forza Italia da
ogni sospetto di essere in qualche modo un partito della mafia. Se Dell'Utri
dopo il 1992 non è più uomo di collegamento della mafia con il mondo degli
affari e delle professioni è conseguente che il partito di cui è cofondatore
è pulito e deriva da altro e da altre cause.
Il senatore Pisanu, Presidente della Antimafia, riapre la discussione su
quegli anni che la sentenza avrebbe voluto chiudere per affermare non solo
che la trattativa Mafia-Stato ci fu, ma anche che la mafia non ha mai
dismesso di occuparsi di politica. Certo non lega la nascita di Forza Italia
alla mafia ma chiede un approfondimento di quanto è successo allora. Che
forze dello Stato abbiano contribuito alle stragi sembra oramai quasi
acclarato. La luce che si è fatta su un importante personaggio della
Questura di Palermo, capo della mobile ed uomo dei servizi segreti è uno dei
tanti tasselli che confermano una convergenza Stato-Mafia in determinati
obiettivi e quanto è stato raccontato da Massimo Ciancimino e dal pentito
Spatuzza.
Perchè Pisanu riaccredita una interpretazione dei fatti che i maggiorenti
del suo Partito si erano affrettati a smentire? Perchè interviene in un
massiccio bombardamento massmediatico volto a fare della sentenza di Palermo
la negazione di quanto scoperto o intuito o scritto sul biennio 1992/94 uno
dei più terribili della storia patria? Perchè probabilmente prevale in lui
l'uomo di Stato su l'uomo di Partito. E' di provenienza DC e nella DC
personaggi devoti allo Stato più che al Partito ne abbiamo conosciuti:
Fanfani, Moro, Andreatta e molti altri. Inoltre la sua relazione è un
prodotto collegiale del Parlamento e come tale credo che abbia molta più
importanza politica di una sentenza che potrebbe essere capovolta o smentita
dalla Cassazione e che comunque riguarda un collegio limitato di persone.
In ogni caso l'intervento di Pisanu è stato tempista, opportuno e
provvidenziale. Ha tagliato le gambe subito a coloro che vorrebbero oscurare
un periodo terribile della nostra storia, il periodo al quale è seguito lo
sfascio del Paese, la sua perdita di identità democratica, la sua frattura
interna, la sua svendita attraverso il federalismo, le cartolarizzazioni e
le privatizzazioni. Sbaglia, a mio parere, il Procuratore Grasso quando dice
che ci vogliono le "prove". Innanzitutto le prove dovrebbe essere lui a
cercarle ed a procurarle. In ogni caso anche se ancora non esiste una prova
di tutto, esistono prove di tanti singoli eventi. L'uccisione degli eroici
poliziotti Di Piazza e Agostino che salvarono la vita di Falcone all'Addaura
è una. La condanna di Contrada è un'altra......I processi a carico del
generale Mori, la villa di Riina lasciata incustodita e di fatto affidata
alla mafia etc..etc...etc...
Condivido quindi la dichiarazione di Rita Borsellino che afferma. ''Le
parole di Pisanu smentiscono palesemente chi appena ieri, con ragionamenti
paradossali, ha cercato di leggere, nella pesante condanna inflitta al
senatore Dell'Utri, la negazione della trattativa tra Stato e mafia".
Pietro Ancona
Accludo alla presente il testo integrale della relazione della Commissione
Antimafia che dovremmo tutti leggere
http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/06/Rel.Stragi-30-giugno-2010.doc
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, July 02, 2010 8:01 AM
Subject: Il PD assedia la Fiom
Il PD assedia la Fiom
Domani si svolgerà a Pomigliano un Convegno del PD per discutere la
situazione determinatasi dopo il referendum dei lavoratori che pur dando la
maggioranza dei voti al "si" non è stato sufficiente a convincere la Fiat ad
andare avanti con l'investimento. Investimento che resta avvolto nelle
nebbie. Non si capisce perchè la Fiat vorrebbe spostare a Pomigliano la
produzione della Panda mentre afferma che lo stabilimento polacco è in grado
di fornire auto di grande qualità a costi assai più contenuti di quelli
italiani. La Fiat pretendeva un grado di adesione più alto al suo progetto
già condiviso da Cisl ed Uil. Il 61% non gli è bastato e non vorrebbe
avventurarsi con una opposizione tanto forte tra i lavoratori.
Singolare modo di concepire la maggioranza. Non si voleva un referendum con
libertà di adesione ma una accettazione di tutti o quasi tutti per potere
giustificare il regime di ferro e di oppressione che il successore di
Valletta vorrebbe instaurare, un regime ancora più rigido di quello di Melfi
e di introduzione in Italia del sistema WMC che riduce i dipendenti a muli
da fatica, a macchinario vivente.
Perchè il PD, che si è distinto per la sua latitanza da tutte le grandi
vertenze che si sono sviluppate nel nostro Paese negli ultimi anni,
interviene a Pomigliano con una iniziativa ufficiale dopo un referendum che
in qualche modo costituisce l'inizio di una resistenza attiva e di una
riscossa dei lavoratori e del sindacalismo non servile del nostro Paese? C'è
stata la grande vicenda della Scuola in cui sono stati licenziati e sono
ancora in discussione diecine di migliaia di licenziamenti ed il PD non si è
fatto vivo tranne che per qualche comparsata nelle manifestazioni più
eclatanti. C'è stata la fioritura (chiamamola così) degli stiliti, delle
proteste operaie in cima ai tetti e si è visto soltanto Franceschini quando
era in corsa per la segreteria ma soltanto per farsi un pochino di
propaganda. All'Isola dei Cassiintegrati ed in Sardegna dove si è creato un
enorme bacino di sofferenza o nelle vicende di Termini Imeresi non si può
dire che il PD abbia brillato per la sua partecipazione, per avere dato un
aiuto ai lavoratori ed alle loro famiglie. Insomma, centinaia di migliaia di
lavoratori italiani travolti dalla crisi non sono stati assistiti dal PD se
non con qualche distratto comunicato.
Ora a Pomigliano D'Arco si fa un Convegno non certo per rafforzare la
posizione della FIOM che ieri ha ribadito il suo no all'accordo e riproposto
le sue condizioni (rispetto delle leggi e del contratto),
ma appunto per dare a Cisl ed UIL la cornice di un sostegno politico alle
loro posizioni e sostenere la CGIL che vorrebbe aggiungere la sua firma a
quella di Bonanni ed Angeletti.
La riunione di domani dovrebbe sottolineare l'isolamento della Fiom ed
indurne il gruppo dirigente
a soddisfare le pretese di Marchionne.
E' possibile che il PD si presenti a Pomigliano d'Arco con qualcosa in
tasca. E' possibile che abbia ottenuto da Marchionne il ritiro dei punti del
suo decreto che violano la legge e che comunque non potrebbero reggere ad un
ricorso al Magistrato. Ma, per tutto il resto, tira la volata alla Fiat nel
suo progetto, sostenuto dalla Confindustria e dal Governo, di totale
cancellazione di ogni diritto e di riduzione delle fabbriche e dei posti di
lavoro a vere e proprie caserme militari in cui il peso della gerarchia sia
schiacciante. Il PD dice si al sistema WMC ed accetta l'idea dello scambio
diritti contro lavoro.
Sarà dunque ancora più difficile per la Fiom continuare a resistere.. Il
peso del PD interviene nella vicenda non più con il pronunciamento di
singoli dirigenti ma con una decisione ufficiale. Un Partito che di schiera
apertamente dalla parte della Fiat e delle sue pretese e ricatta i
lavoratori: se non accettate resterete senza lavoro. La certificazione del
più grande partito di opposizione di una volontà aziendale che non si può
rifiutare.
L'intervento del PD stronca anche il ritorno della speranza a possibili
alternative ad una crisi che viene pagata dai lavoratori. Il voto di
Pomigliano aveva detto che i lavoratori continuavano a difendere i loro
diritti anche nelle condizioni più gravi, anche se l'alternativa è la
disoccupazione. Questa posizione di fiducia in se stessi e nella possibilità
di una strada diversa da quella imposta dal padronato aveva incoraggiato i
lavoratori italiani e li aveva indotti ad alzare la testa. Il PD interviene
per dire che nessuno si faccia illusione. Dalla crisi si esce come vogliono
i padroni ed alle loro condizioni. Meno diritti, meno salari, meno welfare.
Naturalmente gli Oligarchi del PD a cominciare da coloro che hanno rovinato
Pomigliano e la Campania con venti anni di sperperi della gestione Bassolino
continueranno a fare parte dell'establiscement, a godere dei loro privilegi
ed a bacchettare coloro che si permettono di non ubbidire con immediatezza
agli ordini dei Marchionne.
Pietro Ancona
http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=445475
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=747461&lang=it
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, July 04, 2010 8:10 PM
Subject: I cialtroni
----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: img press
Sent: Sunday, July 04, 2010 4:56 PM
Subject: I cialtroni
I cialtroni
Sono molto offesi con Tremonti i Vicerè delle Regioni meridionali
accusati di cialtroneria per non aver saputo spendere i soldi della Unione
Europea ma sopratutto perchè si oppongono alla manovra
governativa che vorrebbe privarli di cinque miliardi di euro. Ha sicuramente
sbagliato il Ministro Tremonti a compiacere i suoi amici leghisti
prendendosela con i meridionali non solo fannulloni ma anche inefficienti ed
incapaci di usare i mezzi messi a loro disposizione. Ma lo sbaglio consiste
nell'avere qualificato cialtroni soltanto gli Oligarchi del Sud. Non c'è
Regione d'Italia che si salvi e che possa affermare di essere "virtuosa".
C'è chi ritiene di essere virtuoso perchè ha messo i bilanci a posto senza
però dirci come ha fatto e di quanto si è indebitato. I consiglieri del
Veneto si fanno pagare le spese mortuarie dalla Regione anche se l'infausto
evento avviene a venti anni di distanza dal loro mandato. Il Presidente
Formigoni ha creato una fitta rete di "ambasciate" nelle capitali del mondo
con personale addetto superstipendiato. Ogni volta che si reca in visita
all'estero si muove un apparato paragonabile a quello di un Capo di Stato.
Ho letto di migliaia di consulenze stipulate dalla Provincia di Bolzano....
Le Regioni fanno muro contro il Governo assieme ai Comuni che piangono
miseria ma non rinunziano alle follie delle Notti Bianche, delle Feste e dei
Festini. La città di Palermo non ha i soldi per pagare la refezione ai
bambini, ma non vuole rinunziare al Festino di Santa Rosalia. Cammarata non
rinunzia ed intanto aumenta del 55 per cento la tassa per il servizio di
nettezza urbana. Soltanto il Presidente della Regione Sarda ha espresso la
volontà di sopprimere le province e tante inutili società pubblico-private
create per dare stipendi da favola ad amministratori famuli e azionisti dei
partiti. Ma vedrete che non se ne farà niente.
Lo faranno saltare in aria come hanno fatto i Pd con Soru che si era
permesso di impedire la speculazione edilizia fino a 500 metri dal mare.
Le Regioni sono palle di piombo sempre più grosse che faranno presto
affondare l'Italia. Sono vicereami lussuosi abitati da oligarchie
equiparate a senatori e con gruppi di dirigenti che nuotano nell'oro.
Un tizio è andato in pensione in Sicilia con un assegno di quasi 1500 euro
al giorno che è scandaloso anche se si fosse trattato di un genio. Mentre la
manina di Sacconi tenta di sottrarre in modo fraudolento ("refuso") la
tredicesima ai pubblici dipendenti tutta l'area del personale politico e
dell'alta dirigenza
si concede trattamenti sempre più elevati.
Molto più dei 25 miliardi della manovra potrebbero essere recuperati dalla
soppressione di società inutili e di consulenze fatte per favorire amici
degli amministratori. Quante sono le consulenze delle Regioni e dei Comuni
italiani? E' vero che superano il milione? Quanto costa mediamente una
consulenza? Eppoi: quanti sono gli amministratori creati con l'introduzione
delle privatizzazioni? Perchè quasi tutti i servizi comunali e regionali
sono stati sottratti al controllo della Corte dei Conti?
Colpisce il perfetto allineamento del PD al PdL nella demagogica protesta
di Oligarchi regionali e Comunali contro lo Stato. Il PD non ha avuto quasi
nulla da dire per la devastazione della Scuola e per il degrado del sistema
pensionistico. Non ha nulla da dire contro l' abbassamento dei salari e
l'aumento dello sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche. Ma vuole che i
privilegi dei Vice Reami
restino intatti e sottratti a qualsiasi controllo.
Il PD avrebbe potuto mettere in campo una proposta di partecipazione
delle Regioni e dei Comuni
alla manovra economica del Governo. Si è guardato bene dal farla. Ernani,
Formigoni, Rossi e quanti altri parlano tutti la stessa lingua...
Ora con il federalismo demaniale si venderanno i beni che riceveranno
dallo Stato. L'Italia non sarà più "nostra" ma di coloro che la compreranno.
Con il federalismo fiscale creeranno altri cespiti di entrate a danno dei
contribuenti per finanziare oligarchie politiche elette con una legge che è
quanto di più cervellotico ed antidemocratico si potesse immaginare.
Pietro Ancona
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2010/07/03/visualizza_new.html_1849353546.html
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, July 05, 2010 12:16 PM
Subject: Un accordo da non fare
Un accordo da non fare
Il gioco di sponda del PD con la Fiat ha finito con il produrre i suoi
nefasti risultati. Il maggiore partito di opposizione quasi del tutto
disinteressato del terremoto sociale che ha investito i lavoratori italiani
limitandosi a proporre qualche panacea di capitalismo compassionevole è
intervenuto con i suoi maggiori calibri. D'Alema, Fassino, il Sindaco di
Torino, Veltroni, Letta, Bersani, tutti latitanti davanti ai licenziamenti
dei professori o al disastro sociale della Sardegna od al fenomeno degli
stiliti e dei trasferimenti allo estero dei nostri impianti industriali, si
sono sentiti in dovere di intervenire, rilasciare dichiarazioni, organizzare
un Convegno a Pomigliano per schierare tutte le batterie contro i resistenti
e per inglobare la Fiom tra le truppe di ascari a sostegno di Marchionne. Il
PD si è confermato il più importante partito Fiat. Ha presentato le sue
credenziali a Marchionne ed alla Confindustria per convincerli che è più
bravo di Berlusconi nel fare i loro interessi. Ha confermato la sua
propensione confindustrialista già manifestata con la elezione a deputati di
autorevoli esponenti del padronato. Le ragioni addotte per indurre la Fiom a
firmare sono tante. Si sostiene che il modello Pomigliano non sarà esportato
nel sistema delle relazioni . Resterà un caso isolato. Trattasi di una
menzogna smentita dal morboso interesse della Marcegaglia e della
Confindustria, che in passato non si erano mai spese moltissimo per la Fiat,
alla stipula di un accordo che introduce deroghe al regime contrattuale che
finiranno con l' abolirne le regole generali . Ogni realtà si comporterà
secondo la possibilità delle aziende di forzare le situazioni magari
aiutandosi con la minaccia della disoccupazione. Si chiede alla Fiom di
conservare il bene dell'unità sindacale. L'unità è stata certamente un bene
decenni fa quando la Fim era diretta da Carniti
e l'autunno del "salario variabile indipendente" segnò una civilizzazione
dei rapporti di lavoro. Da moltissimi anni l'unità sindacale è un disvalore,
qualcosa che funziona contro i diritti dei lavoratori. Se analizziamo gli
accordi unitari stipulati nell'ultimo ventennio ci rendiamo conto che si è
sempre trattato di togliere qualcosa ai lavoratori e di aumentare il potere
ed i diritti delle imprese. Verso lo Stato, l'unità ha funzionato cedendo
moltissimo sul sistema pensionistico, sul collocamento, sulla stabilità del
posto di lavoro. I lavoratori sono diventati più ricattabili per gli accordi
stipulati da sindacati che, unici al mondo dopo quelli americani, sono
strumenti di abbassamento dei salari e delle tutele.
Se la Fiat ha deciso davvero di fare la Panda a Pomigliano d'Arco ( cosa
della quale continuo a dubitare) credo che farà l'accordo con la Fiom.
L'accordo si baserà sulla rinunzia alla lesione dei diritti costituzionali:
sciopero e tutela della malattia ma sarà pesantissimo per i lavoratori,
assai più pesante di quello di Melfi che ha già logorato parecchio la salute
fisico-psichica dei lavoratori. I pronunciamenti di Landini ed il documento
della Fiom danno per scontata l'accettazione di tredici dei quindici punti
del decreto Marchionne. La Panda sarà fatta con turni senza interruzione e
si lavorerà giorno e notte per produrla a condizioni che richiedono la
spremitura di tutte le energie fisiche e mentali.
Anche emendato dei due punti controversi e anticostituzionali, l'accordo
sarà terribile. Per un pezzo di pane, per un salario modesto, si dovrà
sottostare a condizioni al limite della sopportabilità del corpo umano. Se
la Fiom finirà con il sottoscrivere queste condizioni di riduzione degli
operai a macchinario vivente, a utensili umani, come temo ma non mi auguro,
uscirà ideologicamente e culturalmente sconfitta e trasformata. Questo
contratto sarà l'equivalente di un Congresso. Quello che conterà dal giorno
dopo sarà soltanto l'interesse della azienda a produrre di più sempre di più
alla condizione di estremo rendimento della manodopera. Il lavoro degli
operai che costruirono le Piramidi d'Egitto o degli schiavi che realizzarono
gli acquedotti romani al confronto con ciò che si chiede ai metalmeccanici
sarà di umanità e di rispetto. Lo staffile tecnologico sarà più doloroso di
quello di cuoio.
Pietro Ancona
http://www.ultimenotizie.tv/notizie-economiche/pomigliano-incontro-fiat-sindacati-la-prossima-settimana.html
http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, July 09, 2010 4:49 PM
Subject: La lettera di Marchionne
LA LETTERA DI MARCHIONNE
Due atti significativi danno il via all'attuazione del progetto Fiat a
Pomigliano d'Arco. La riconferma a Torino degli accordi stipulati con le
organizzazioni consenzienti alla presenza dei segretari confederali Bonanni
ed Angeletti ed una lettera di Marchionne inviata a tutti gli operai di
Pomigliano d'Arco con la quale spiega le ragioni dell' inedito nazionalismo
della multinazionale. La Fiat ha stabilimenti in Polonia, in Brasile, ha
fatto importanti accordi negli Usa, ha tenuto la spada di Damocle di una
possibile riconferma in Polonia della Panda, ma oggi si cinge del
tricolore e scrive che bisogna combattere la concorrenza straniera e magari
indurre investitori esteri a venire in Italia. Parla della debolezza
strutturale del sistema industriale italiano e spiega che le misure che ha
proposto e che sono state accettate da alcuni sindacati sono una scelta,
una risposta a questa debolezza. La ricetta è semplice: aumentare la
produttività e diminuire il costo. Non ha ritenuto di prendere atto delle
ragioni sostenute da tanta parte dei lavoratori nel referendum. Non ha
invitato la Fiom né il sindacato di base e non ha voluto spostare di una
sola virgola il testo degli accordi già siglati da Cisl ed Uil.
La lettera, con tutto il suo paternalismo da fratello maggiore che racconta
di se e del suo rapporto con Fiat e si compiace di condividere con le
maestranze la salvezza dell'azienda nel 2004 in procinto di fallire, nega
che i diritti costituzionali siano messi in discussione o addirittura
sospesi. Tutto va bene, tutto è in ordine, si può e si deve partire.
A questa rinnovata sfida ai lavoratori del gruppo Fiat, alla minaccia che si
fa a tutti i lavoratori italiani
che dovranno cooperare come quelli della Fiat per guarire la debolezza
strutturale dell'industria, si dovrebbe rispondere in modo adeguato e
sviluppando le critiche che sono già state fatte al contratto di Pomigliano.
Certo la situazione è penosa dal momento che due confederazioni nazionali e
due sindacati aziendali condividono la linea di Marchionne. Tuttavia è
inaccettabile una svolta così radicale nella condizione dei lavoratori, una
svolta che fa regredire allo stato precontrattuale il rapporto di lavoro che
da ora in poi sarà disciplinato unilateralmente dall'azienda. In fondo,
anche i sindacati firmatari a Pomigliano non hanno modificato di una sola
virgola il testo dell'accordo. Si sono limitati educatamente ad inserire una
norma di raffreddamento della procedura in fondo di nessuna importanza.
Temo molto la qualità della opposizione che sarà messa in campo dalla CGIL
e dalla Fiom. La CGIL dovrebbe essere contraria all'accordo come la FIOM dal
momento che i due punti che aveva sollevato non sono stati accolti e che
quindi persiste la lesione dei diritti costituzionali di sciopero e di
malattia. La Fiom dovrebbe fare valere la sua difesa del ccnl. Ma è
possibile che la diplomazia segreta
svolta in questi giorni che hanno visto una massiccia ed a volte financo
affannosa mobilitazione dei massimi leaders del PD che si sono spesi in
ripetute esortazioni alla capitolazione della Fiom abbia prodotto i suoi
risultati. Fiat non sarà disturbata realmente nei suoi piani. L'opposizione
persisterà ma non ostacolerà in alcun modo il manovratore che potrà fare
quello che vorrà. Naturalmente lo stabilimento di Termini Imerese resterà
chiuso.
Pietro Ancona
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=754150&lang=it
http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=658&dt=2010-07-09&src=TLB
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From: pietroancona@tin.it
To: fiom.webmaster@sicilia.cgil.it
Sent: Thursday, July 15, 2010 6:03 AM
Subject: Indecent work
Impugnare davanti al Giudice l'indecent work di Pomigliano e di Torino
L'accordo di Pomigliano è un concentrato di illegalità ed un vero e proprio
attentato alla salute psico-fisica dei lavoratori tutelata dalla
Costituzione, dal Codice Civile, dalla legge 626 sulla sicurezza, dall'OIL.
Non si possono trasformare esseri umani in macchinario vivente sottoposti ad
un regime lavorativo regolato dal sistema WMC ed Ergo Uas, Dice
testualmente l'accordo: "
5) Organizzazione del lavoro
Per riportare il sistema produttivo dello stabilimento Giambattista Vico
alle migliori condizioni degli standard internazionali di competitività, si
opererà, da un lato, sulle tecnologie e sul prodotto e, dall'altro lato, sul
miglioramento dei livelli di prestazione lavorativa con le modalità previste
dal sistema WCM e dal sistema Ergo-UAS.
Le soluzioni ergonomiche migliorative, derivanti dall'applicazione del
sistema Ergo-UAS, permettono, sulle linee a trazione meccanizzata con
scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna,
fruite in modo collettivo, nell'arco del turno di lavoro, che sostituiscono
le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Sui tratti di linea meccanizzata
denominati 'passo - passo', in cui l'avanzamento è determinato dai
lavoratori mediante il cosiddetto 'pulsante di consenso', le soluzioni
ergonomiche migliorative permettono un regime di tre pause di 10 minuti
ciascuna, fruite in modo collettivo o individuale a scorrimento sulla base
delle condizioni tecnico-organizzative, che sostituiscono le attuali due
pause di 20 minuti ciascuna. Per tutti i restanti lavoratori diretti e
collegati al ciclo produttivo le soluzioni ergonomiche migliorative
permettono la conferma della pausa di 20 minuti, da fruire anche in due
pause di 10 minuti ciascuna in modo collettivo o individuale a scorrimento.
Con l'avvio del nuovo regime di pause, i 10 minuti di incremento della
prestazione lavorativa nell'arco del turno, per gli addetti alle linee a
trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo e per gli addetti
alle linee 'passo-passo' a trazione meccanizzata con 'pulsante di consenso',
saranno monetizzati in una voce retributiva specifica denominata 'indennità
di prestazione collegata alla presenza'.
L'importo forfetario, da corrispondere solo per le ore di effettiva
prestazione lavorativa, con esclusione tra l'altro delle ore di inattività,
della mezz'ora di mensa e delle assenze la cui copertura retributiva è per
legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa, per tutti gli
aventi diritto, in misura di 0,1813 euro lordi ora. Tale importo è
onnicomprensivo ed è escluso dal TFR, dal momento che, in sede di
quantificazione, si è tenuto conto di ogni incidenza sugli istituti legali
e/o contrattuali e pertanto il suddetto importo forfetario orario è
comprensivo di tutti gli istituti legali e/o contrattuali. "
La prestazione lavorativa pretesa dalla Fiat è incompatibile con la tutela
della integrità psico-fisica dei lavoratori. Non si possono obbligare
persone a lavorare per un intero turno a digiuno ed a ridurre le pause
soltanto a due di dieci minuti ciascuno. Bisogna poi vedere la qualità della
prestazione che si pretende e che potrebbe causare seri disturbi alla
struttura scheletrica, muscolare e nervosa del lavoratore. Non si tratta di
picchi di prestazione pretesi una tantum quanto di un regime che deve essere
sostenuto per tutti i giorni dell'anno senza alcuna variazione. Credo che
l'applicazione del sistema WMC e del sistema Erga Uas pretesi dalla Fiat
debbano essere impugnati davanti al Magistrato italiano e davanti agli
organismi preposti alla sicurezza del lavoro in Italia e nel mondo.
L'organizzazione del lavoro proposta dalla Fiat va impugnata perchè
causerà conseguenze sulla salute dei lavoratori. I sistemi proposti debbono
essere banditi dagli stabilimenti perchè fortemente usuranti e possibile
causa anche di seri disturbi psichici e fisici.
Credo che si dovrebbe produrre subito un testo di impugnativa dell'accordo
di Pomigliano davanti al Giudice per prevenire i danni che potrebbero
derivarne dal momento che il lavoratore è costretto alla prestazione perchè
non ha alternative e dal momento che l'incauta firma delle organizzazioni
sindacali e la negazione delle ragioni addotte dalla Fiom lo hanno
privato di una possibilità di difesa e di mediazione
Pietro Ancona
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http://www.corriere.it/economia/10_giugno_15/testo-accordo-pomigliano-fiat_76d59230-78ab-11df-9d05-00144f02aabe.shtml
http://www.raggix.it/download/specializzandi_mobbing2.pdf
http://www.wikilabour.it/Default.aspx?Page=OIL&AspxAutoDetectCookieSupport=1
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, July 18, 2010 4:22 PM
Subject: Difendere la libertà operaia per difendere la Costituzione
Difendere la libertà operaia per difendere la Costituzione
E' singolare constatare come difronte ad un involgarimento brutale
dell'atteggiamento del padronato e della destra la reazione del leader della
CGIL, il sindacato per antonomasia degli italiani, sia di attenuazione dei
toni, soft, gentile, direi quasi delicata. Epifani dice che la Fiat
"sbaglia" a licenziare i quattro operai Fiom, che questo licenziamento
riscalderà gli animi e produrrà una "radicalizzazione".
Intanto non si può dire che abbia radicalizzato la sua posizione. Il
segretario della CGIL si limita ad invitare la Fiat alla riflessione. Questo
dichiarare il licenziamento che è sempre un estremo atto di rottura un
"errore" mi ha fatto ricordare la polemica di parte della sinistra con i
cosidetti "compagni che sbagliano". Certo si trattava di cose molto diverse
ma mi è venuto il dubbio che immedesimandosi nell'ottica aziendale della
Fiat Epifani abbia appunto voluto indicare un errore di comportamento che
renderà più difficile la realizzazione del progetto di "nuova fabbrica" che
potrebbe essere attuato appunto se Marchionne non renderà imbarazzante la
manovra del sindacato per fare accettare e digerire senza grossi scandali la
nuova organizzazione del lavoro WMC. Un buffetto simile era stato dato a
Marchionne da Bonanni che, a fronte della scomposta e nervosa reazione del
capo della Fiat, lo aveva invitato alla prudenza, ad aspettare che, pressati
dall'incubo della disoccupazione, i lavoratori di Pomigliano venissero a più
miti consigli....
La Fiat non tornerà indietro. I quattro lavoratori potranno avere giustizia
dal Giudice se e quando l'avranno e sempre che, nel frattempo, con la
complicità dei sindacati, non verrà approvato l'allegato lavoro che rende
assai difficoltosa la vita dell'art.18 e sempre che non verranno limitati i
poteri del Magistrato ed il diritto al ricorso dei lavoratori. C'è in corso,
con la collaborazione di autorevoli parlamentari del PD, uno smantellamento
delle norme che tutelano i diritti dei lavoratori. Non è da escludere che il
Parlamento, con la finta opposizione del PD, non pervenga a modifiche che si
limiteranno al semplice indennizzo del licenziamento. Intanto Sacconi riesce
ad infilare "refusi" nelle leggi che vengono approvate per la direttissima
del voto di fiducia come quello che riduce le pensioni del sei per cento e
aumenta fino a 42 anni di anzianità la soglia per mettersi in quiescenza.
I toni degli esponenti del padronato diventano di giorno in giorno sempre
più pesanti, aggressivi, offensivi. La Presidente della Confindustria si è
spinta fino alle accuse di sabotaggio, accuse assai pesanti degne di essere
querelate perchè costituiscono grave calunnia e diffamazione. I lavoratori
vengono esposti tutti i giorni sulla colonna infame ed additati al ludibrio
pubblico. E' stata fatta ed è in corso una scientifica campagna di
denigrazione e di criminalizzazione che ha toccato il suo acme
nelle scomposte performance di Brunetta.
Questa campagna è funzionale ad un radicale rivoluzionamento della
condizione del lavoro in Italia
che dovrebbe perdere la dignità che gli è garantita dalla Costituzione
collocandolo a base della Repubblica. Il lavoro deve essere totalmente
deregolamentato e sopratutto deve perdere ogni carattere
di accordo bilaterale contrattato tra impresa e sindacati. Le condizioni
saranno stabilite soltanto dalla Impresa ed i lavoratori dovranno soltanto
adeguarvisi. Prendere o lasciare! E' la vecchia idea liberista di Pannella
del contratto individuale che viene offerto e che può essere accettato o
rifiutato. Idea basata sulla menzogna di una parità di condizione tra
imprenditore e lavoratore bisbigliata anche dal Ministro Sacconi. Il
Sindacato perde la sua funzione di rappresentanza che ha avuto per oltre un
secolo e si avvia verso altri interessi legati alla gestione di fondi e di
enti bilaterali o trilaterali. I lavoratori italiani resteranno sempre venti
milioni ma socialmente sarà come se non esistessero. Non viene forse da anni
predicata fino alla nausea la scomparsa della "classe operaia"? A fronte di
questa
enorme operazione di "bonifica" reazionaria del teatro sociale abbiamo un
rafforzamento del ruolo
delle associazioni imprenditoriali che diventano sempre più importanti nelle
scelte del governo. Non è stata forse la Marcegaglia a dare lo sta bene alla
"manovra" di Berlusconi?
Giunge notizia di una iniziativa della CGIL di Potenza di creare un fondo
di resistenza per sostenere
i lavoratori licenziati fino al giudizio. Condivido l'iniziativa e spero che
venga presto attuata.
Solleva un problema esistente ed acuto, il problema di Confederazioni
Sindacali forti di oltre dieci milioni di iscritti paganti per delega che
non destinano un solo euro alla assistenza dei lavoratori e delle loro
famiglie. Un fondo per sostenere i licenziati dovrebbe essere istituito
nazionalmente e dovrebbe servire anche per altre finalità sociali connesse
al benessere dei lavoratori.
Ma in Italia il Sindacato non dà niente e dobbiamo augurarci che non si
incontri mai con il padronato e con il governo. Ad ogni incontro sottrae
sempre qualcosa ai suoi rappresentati!!
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Thursday, July 22, 2010 7:49 PM
Subject: I licenziati in borsa e l'osceno sindacalismo italiano
I licenziati in Borsa e l'osceno sindacalismo italiano
La Fiat ha avuto uno strepitoso successo in borsa. Il titolo è aumentato
del 6,41 per cento dopo la
comunicazione del buon andamento del trimestre e della scissione in due
della Impresa. La Fiat auto prosegue la sua marcia nella globalizzazione
verso una produzione di sei milioni di auto ritenuta la sola vincente nella
competizione attuale.
Questo brillante successo borsistico è stato preparato meticolosamente con
alcune operazioni
aggressive rivolte a neutralizzare l'insuccesso di Marchionne nel referendum
di Pomigliano. Gli azionisti danno le pagelle sul conflitto sociale, sui
diritti, sulla forza del sindacato.La Fiat doveva rassicurarli di avere un
mano un nodoso bastone e di tenere l'ordine. Cinque lavoratori sono stati
licenziati. Scelti tra gli aderenti o esponenti della Fiom e dello SliCobas
che sono
i sindacati che continuano a restare tali e cioè a svolgere le funzioni di
tutela dei lavoratori che Cisl UIL ed altri sindacati gialli hanno dismesso
da un pezzo. Marchionne in persona è intervenuto su "Repubblica di oggi" sul
licenziamento di uno degli operai. Ha testualmente detto: "perchè si deve
tollerare che uno dice di portare il figlio dal medico e poi va a
scioperare?" Qualcuno dovrebbe fargli osservare che non c'è proporzione tra
il "delitto" commesso e la pena inflitta. In secondo luogo il licenziato
potrebbe benissimo aver portato il figlio dal medico ed utilizzato il resto
del tempo per partecipare alla manifestazione con i suoi compagni di lavoro.
In terzo luogo, partecipare ad una manifestazione per difendere i diritti
e la dignità messi in pericolo dalla introduzione di sistemi WMC ha una
valenza morale che non può essere disconosciuta. I licenziamenti sono
stati una fredda e per certi versi maramaldesca risposta all'insuccesso
della pretesa mafiosa di condivisione di una riorganizzazione della
produzione basata sullo sfruttamento intensivo del lavoro con accordi
illegali ed anticostituzionali che sono già stati denunziati alla
magistratura ed all'Inail con un esposto che evidenzia le gravi patologie
scheletrico-muscolari-nervose alle quali andranno incontro i lavoratori.
Marchionne ci fa sapere che produrrà in Serbia la manovolume che "con
sindacati più seri" si faceva a Mirafiori. La "serietà " alla quale allude
Marchionne è quella fin qui dimostratagli da Cisl ed Uil ma che
evidentemente non gli basta per stare tranquillo. La Fiom e la stessa CGIL
non sarebbero "seri" e pertanto vengono additati come responsabili del
trasferimento all'estero dell'impianto. Insomma chi difende i diritti è
responsabile della fuga all'estero delle aziende. Anche il meschino e
tartufista quadro politico italiano interviene per lamentarsi dell'
estremismo della FIOM e dei Cobas che metterebbero a repentaglio
l'occupazione. Ma la Fiat si trasferisce all'estero perchè la povera
Serbia, assetata dal bisogno di creare occupazione, pagherà quasi per intero
lo stabilmento. Cosa che a suo tempo è successa a Termini Imerese. I paesi
poveri e bisognosi di lavoro sono disposti a pagare coloro i quali si
degnano di impiantarvelo. La Fiat quindi avrà contributi dallo Stato serbo e
potrà avere a disposizione una manodopera da pagare meno della metà di
quella italiana. Questo problema delle disuguaglianze salariali dentro
l'Unione Europea sta diventando allarmante: c'è una formidabile spinta al
livellamento verso il basso e di sottrazione di diritti da una
imprenditoria cinica, irresponsabile, alla ricerca di profitti "mordi e
fuggi" e di zone nelle quali si possono permettere di inquinare senza grossi
problemi. Ne sappiamo qualcosa per quanto è accaduto in Sicilia negli anni
sessanta nei poli siracusano e gelese della petrolchimica. Se la
globalizzazione abbisogna di regole lo stesso dicasi
dell'area della Unione Europea dentro la quale i paesi dell'Est sono
diventati una vasta area per la delocalizzazione di impianti provenienti da
democrazie economiche e sociali più mature ed avanzate.
Sindacati e sinistra non fanno nulla per fronteggiare questa terribile
deriva verso l'inabissamento dei diritti e del welfare in Europa. Non esiste
una linea di fronteggiamento dei salari e dei diritti dall'attacco
padronale. Bisognerebbe chiedere il Salario Minimo Garantito in tutta la
Unione Europea ed avviare
la contrattazione europea. Potrebbero iniziare i metalmeccanici con la
presentazione di un progetto di
Contratto Collettivo Europeo di Lavoro che potrebbe ribaltare la tendenza
alla decontrattualizzazione sostenuta dalla Confindustria ed appoggiata in
Italia da Cisl ed Uil.
Ma le scelte che stanno compiendo sindacati italiani come la Cisl e l'UIL
sono davvero oscene. Bonanni ha elogiato "l'accordo" di Pomigliano e ne fa
un modello da estendere a tutte le imprese italiane. Insomma è d'accordo con
la Marcegaglia, Sacconi e con Marchionne: bisogna dare una forte sterzata
e cambiare le regole ed i contenuti del lavoro riportandolo agli estremi
parametri indicati per il massimo sfruttamento della prestazione umana. E'
immorale, è osceno che coloro i quali sono preposti alla difesa dei diritti
dei lavoratori si facciano portavoce della ideologia del padronato. Se
padronato e sindacato parlano lo stesso linguaggio e condividono le stesse
cose i lavoratori si ritroveranno nella solitudine di chi è costretto a
chinare la testa o a cercare una via di salvezza diversa da quella che
finora era assicurata da una normale dialettica del conflitto sociale.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, July 24, 2010 1:03 PM
Subject: la truffa newco e l'attacco al ccnl
La truffa Newco
Sembrerebbe che la Fiat abbia allo studio il progetto di inventarsi una
newco a Pomigliano per riassumere, alle sue condizioni, il personale che le
farà comodo, punire con il licenziamento il quaranta per cento che ha osato
sfidare il Divino A.d. Marchionne, creare una realtà ab novo simile a quella
Alitalia. Il caso Alitalia viene studiato attentamente ed assunto a modello
per la nuova società.
Per quanto i giuristi della Fiat possano essere di altissimo livello e di
grande abilità non potranno tuttavia ignorare che c'è una differenza
insuperabile tra la situazione Fiat Stabilimento G.B.Vico e
l'Alitalia. La cordata di imprenditori che ha dato vita alla Kai era
costituito di persone fisiche e giuridiche diverse da quelle che
costituivano l'Alitalia. Nel caso della Newco di Pomigliano sarebbe la Fiat
che succederebbe a se stessa, Marchionne a Marchionne, la famiglia Agnelli
alla famiglia Agnelli.
Quindi si tratterebbe di una operazione che simulerebbe un cambiamento di
ragione sociale che in effetti non c'è. Una truffa!
C'è una volontà del padronato italiano di sciogliersi dai vincoli della
legalità, di profittare del proprio potere per rovesciare il tavolo e
riportare a condizioni premoderne le regole del lavoro. La Fiat sembra
pronta a non iscriversi alla Confindustria per non avere obbligazioni
contrattuali. Vorrebbe fuoriuscire dal sistema contrattuale che sente troppo
stretto ed inadatto alla realizzazione delle sue voglie di dominio e di
profitto.
Per quanto la posizione della Marcegaglia sia apparsa di freno a quella di
Marchionne non credo che ci sia un reale dissenso nel campo padronale.
Emerge con sempre maggiore chiarezza la voglia di ribaltare ogni accordo e
di organizzare un regime in cui alla bilateralità degli accordi subentrerà
subito
la unilateralità della volontà padronale già apparsa a Pomigliano. "Queste
sono le condizioni! Prendere o lasciare". Naturalmente si sa che il
"lasciare" è del tutto retorico dal momento che i lavoratori non hanno
alternativa. Hanno bisogno di lavorare per vivere e potrebbero, in caso di
necessità, acconciarsi anche alle condizioni più umilianti e più dure.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, July 26, 2010 7:05 PM
Subject: Fiat, Torino, riunione dei "complici" con palo.
FIAT. Torino, riunione dei "complici" con palo.
Si apre una settimana cruciale per lo sviluppo del colpo di stato sociale
che la Confindustria ed in particolare la Fiat stanno realizzando in Italia
con l'aiuto di Sindacati fedigrafi e politici ruffiani.
Si riunisce a Torino e non a Roma, al Ministero del Lavoro, una riunione
convocata da Sacconi con Marchionne, Cisl ed Uil, Cgil, il sindaco di
Torino ed il Presidente della regione Cota. Si dovrebbe scongiurare il
trasferimento della produzione da Torino alla Serbia. La povera Serbia
accetterebbe di farsi spolpare fino all'osso accollandosi la costruzione di
grande parte dello stabilimento ed assicurando condizioni fiscali di
coloniale favore ivi compresa una zona franca fiat. Inoltre consegnerebbe
al Gran Visir degli Agnelli gli operai ben selezionati a prezzi stracciati,
ultradisciplinati, disponibili a qualsiasi sacrificio pur di portare a casa
un pezzo di pane: quattrocento euro al mese. .Insomma più o meno alle
condizioni degli schiavi che costruirono le Piramidi. Sono gli stessi
operai che avevano dato vita alla Jugoslavia del Presidente Tito, una grande
civiltà del lavoro e del socialismo distrutta dai bombardamenti Nato.Peccato
che la Serbia non li possa militarizzare come fece Mussolini durante le
guerre africane. Allora gli operai se "indisciplinati" su segnalazione
della Fiat potevano finire difronte al tribunale Militare di Guerra e
rischiavano anche la condanna a morte oppure a lunghissimi e durissimi
periodi di detenzione.
Argomento della riunione con i "complici" (Sacconi così definisce il
rapporto confindustria-governo-sindacati) alla presenza confermata del Palo
(la CGIL che non se la sente di aderire al club dei complici ufficialmente
ma è costretta a colpi di sperone dal PD, da Chiamparino, da Letta, da
Veltroni etc..a stare alle condizioni che pone la Fiat) è la cosidetta
"affidabilità" che dovrebbe essere garantita, si dice, dai sindacati ma si
intende dalla Fiom. Dei sindacati di base, che pure hanno una loro
significativa eroica presenza tra i lavoratori, non si parla nemmeno. Basta
cancellarli con un trattino di penna ed ogni tanto decimarli con qualche
licenziamento ben mirato! I giornali e le Tv sanno che debbono ignorarli
oppure, quando proprio non se ne può fare a meno di parlarne definirli
estremisti, pericolosi fondamentalisti, teste calde, antipatriottici.
Dopo la vicenda di Pomigliano seguita dai licenziamenti di rappresaglia
quotati in borsa sono portato a credere che abbia davvero ragione Eugenio
Scalfari a dubitare della consistenza dei programmi e delle prospettive
reali della Fiat. Scalfari dice che la Fiat si è salvata aggrappandosi alla
Chrysler e facendosi finanziare da Obama e dal Sindacato Uaw e che
l'investimento in Serbia avviene a condizioni specialissime ad esborso quasi
zero della Fiat. Insomma, osserva in controluce e senza concedere molto
credito il radioso cammino di Marchionne che riesce a scippare il malloppo
soltanto sfruttando lo stato di bisogno e la crisi altrui. In effetti, se si
seguono i movimenti di Marchionne si ha l'impressione di trovarsi difronte
ad un giocoliere, al napoletano con compare che fa il gioco delle tre carte
e ti invita ad indovinare quella vincente: Qual'è la carta vincente della
Fiat?
Il lugubre Bossi, unendosi ad una lamentazione di prefiche maledicenti la
Fiom che metterebbe in pericolo l'occupazione, dice: "Senza lavoro non ci
sono diritti". Per sottointendere: prendiamoci il lavoro ed ai diritti
penseremo un'altra volta...
La riunione di Torino presieduta da un Ministro del Lavoro che sarebbe
meglio chiamare degli Industriali si propone lo scopo di ottenere nuove e
significative concessioni dai Sindacati e dalla pubblica amministrazione. I
sindacati dovrebbero garantire la cancellazione de facto di diritti
garantiti dal ccnl, dalle leggi e dalla Costituzione e fare anche da
mazzieri del padrone come i sindacati americani mafiosi che piacciono tanto
a Marchionne. Dovrebbero tenere l'ordine, incitare i lavoratori a fare fino
in fondo il loro dovere di macchinari viventi, isolare le teste calde,
segnalarle all'ufficio risorse, accettare il loro confino nei reparti più
duri. E' cambiata qualcosa dalla Fiat di Valletta che confinava gli operai
comunisti e della Cgil nei reparti dove si moriva prima come la verniciatura
di una volta?
A Torino si farà un altro passo avanti, un'altra stazione di via crucis
lungo la strada apertasi venti anni fa con l'abolizione della scala mobile e
lastricata di diritti perduti fino ai "refusi" fatti in malafede da Sacconi
con il consenso dei "complici". Venti milioni di italiani che vivono di
lavoro dipendente sono sottoposti ad un attacco che non ha precedenti.
L'obiettivo è la cancellazione della libertà e delle sue regole nei posti di
lavoro. Un obiettivo al quale lavorano in molti delle maggioranza e della
opposizione parlamentare. C'è più opposizione nella cultura giuridica e
sociologica che tra partiti e sindacati che una volta erano dalla parte dei
lavoratori.
Pietro Ancona
http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=206&artsuite=4
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Wednesday, July 28, 2010 6:00 PM
Subject: Serbia Zastava: bombardamenti ed affari
Serbia-Zastava: bombardamenti ed affari
L'Italia ha partecipato attivamente ai bombardamenti della Serbia del 1999.
Belgrado fu sottoposta per settantasette giorni a spaventose incursioni
aeree della Nato che non si limitavano a distruggere ma hanno anche
avvelenato l'ambiente e le persone. Non sappiamo quante centinaia di
migliaia di persone siano morte dopo la guerra. Se esiste una statistica
viene tenuta celata per via di interessi a non dispiacere l'UE e la Nato.
La grande fabbrica Zastava fondata nel 1853 marchio di una affermata
automobile fu devastata. I suoi 36 mila operai persero il lavoro. Il governo
D'Alema fu molto attivo e scrupoloso nella realizzazione dei piani di
bombardamento. L'apparato industriale della Serbia, eredità del glorioso
comunismo di Tito che dava lavoro e sicurezza a milioni di lavoratori, fu
annientato. Il Danubio fu inquinato da una onda di cianuro che ne distrusse
ogni forma di vita. I lavoratori addetti allo sgombero delle macerie ed alla
ricostruzione della Zastavo sono morti quasi tutti di cancro. Molti
conducono una desolata esistenza di malati terminali. Ma, nonostante abbiano
usato terribili armi cancerogene all'uranio ed al fosforo ed ancora
continuano ad usarle, l'Italia e l'Occidente si ritengono una civiltà
superiore che diffonde nel mondo valori di libertà e di democrazia.
Ora la Fiat di Marchionne, per un accordo-capestro estorto due anni orsono
al governo della Serbia che ha un disperato bisogno di uscire
dall'isolamento e dalla discriminazione della Nato e dell'Unione Europea
(che hanno riconosciuto il Kossovo come Stato indipendente e sovrano
strappandolo dalla viva carne della nazione), ristrutturerà e rilancerà la
fabbrica occupando una modesta parte dei lavoratori anteguerra. Riceverà in
dono 150 ettari di terreno, diecimila euro per ogni occupato, esenzioni ed
agevolazioni fiscali, tutte le infrastrutture necessarie e financo una zona
franca per la Fiat per l'importazione di prodotti semilavorati. Un ben di
Dio, una vera e propria cornucopia di beneficts, ai quali vanno aggiunti i
finanziamenti della Banca Europea degli investimenti.
Gli operai avranno una paga massima di quattrocento euro mensili che sono
pochi anche per la povera Serbia. Inoltre gli operai saranno praticamente
militarizzati, dovranno sottostare a condizioni di lavoro disumane
riducendosi a vero e proprio macchinario vivente, non dovranno fiatare e
sottoposti ad un regime di spionaggio poliziesco del quale la Fiat ha una
antica e ricca esperienza risalente al ventennio fascista e proseguita con
il professore Valletta inventore dei famigerati reparti confino e delle
schedature dei lavoratori e delle loro famiglie.
La Serbia stringe i denti ed accetta anche le condizioni più dure. Si è già
prestata a qualsiasi richiesta avanzata dalle multinazionali che si sono
insediate nel suo territorio. Temo che non starà molto attenta ai problemi
di inquinamento delle acque e del territorio. Forse noi siciliani siamo
stati attenti allo impatto ecologico creati dalla Montedison e dall'Eni a
Gela e Siracusa? Abbiamo cominciato a parlarne soltanto dopo l'evacuazione
di un intero paese e la nascita dei bambini deformi. Pur di avere un lavoro
ci si è sottoposti ad ogni pericolo. Lo stesso accadrà alla
reindustrializzazione serba ad opera di capitalisti stranieri e
multinazionali.
I lavoratori serbi che ne hanno ancora memoria rimpiangeranno il socialismo
della Repubblica presieduta da Tito garante di mezzo secolo di pace e di
prosperità. Ora sono ridotti ad accettare qualsiasi condizione senza quella
libertà predicata dall'Occidente. Se si azzardano a parlare male dei
dirigenti della Fiat verranno immediatamente espulsi dalla fabbrica e
condannati alla disoccupazione con le loro famiglie.
La Serbia dovrebbe essere risarcita a miliardi di euro per i danni subiti
dai bombardamenti Nato. Ma
la regola dei rapporti di forza vuole che invece pagherà per tornare ad
avere industrie e lavoro.
La classe operaia italiana non deve accettare l'indicazione strategica di
Marchionne e della Confindustria: tutti uniti come italiani contro gli
altri. E' menzognera l'affermazione secondo la quale nella globalizzazione
gli interessi nazionali vanno difesi da un fronte unico fatto di governo,
industriali e sindacati. Se questa affermazione fosse vera il comportamento
della Fiat dovrebbe privilegiare in primo luogo gli interessi del territorio
nazionale. Non è così. La Fiat si serve del basso costo di lavoro che può
avere all'estero per ricattare ed abbassare la condizione di vita dei suoi
dipendenti in Italia. Se proprio non può fare a meno di trasferirsi.
Per questo ritengo importante la internazionalizzazione della lotta dei
lavoratori sulla base di obiettivi comuni da sostenere in Europa: Salario
Minimo Garantito, Contratto Unico Europeo, settimana lavorativa di 35 ore,
umanizzazione della catena di montaggio, bando dei sistemi WMC e
simili.....Revisione radicale dei parametri iperliberisti di mastricth e di
Lisbona..
Nello scontro nazionalistico o campanilistico i lavoratori saranno sempre
perdenti. Ci sarà sempre un posto in cui la manodopera costerà di meno. Il
lavoratore italiano deve essere fratello di quello polacco o serbo.
Oggi l'Europa dell'Est è diventata il laboratorio della destra economica e
sociale per l'abbassamento del tenore di vita delle persone e l'abbrutimento
del lavoro. Ma la stessa Europa è stata testimone della grande civiltà del
socialismo che portava i lavoratori in palma di mano. La fabbrica comunista
era a misura di uomo. I diritti nelle fabbrica e nella società venivano
rispettati ed ognuno aveva la sicurezza
di vivere senza l'angoscia di perdere tutto con la disoccupazione e di
dovere espatriare.
Il socialismo, attraverso i Marchionne e la loro folle voglia di ridurre le
persone a schiavi tremebondi,
ritornerà di grande attualità. Tornerà ad essere la speranza dell'umanità
spaventata dalla barbarie del liberismo.
Pietro Ancona
http://cronologia.leonardo.it/la72b.htm
http://www.pasti.org/pona.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Zastava
http://www.francarame.it/node/534
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From: pietroancona@tin.it
To: segreteria@cgilcampania.it
Sent: Friday, July 30, 2010 2:27 AM
Subject: la polonia in italia
La Polonia in Italia
Con una operazione truffaldina fatta alla luce del sole Marchionne si
sottrae alle leggi ed ai contratti
vigenti in Italia. Va da un notaio e con l'aiuto di alcuni legulei del
diritto costituisce una società Fiat che subentra alla Fiat. Lo
stabilimento Giovanbattista Vico forse sarà chiamato diversamente e sarà
giuridicamente appartenente ad una nuova entità ma tuttavia è una
clonazione della Fiat, partorita dentro il corpo e con la stessa proprietà.
Gli Agnelli succedono a se stessi. Si limitano a cambiare ragione sociale
al solo scopo di truffare i lavoratori, sciogliersi da ogni obbligo,
scegliersi la mano d'opera disponibile alle condizioni che Marchionne si
degnerà di dettare e ridettare e che magari saranno ancora più dure ed
opprimenti di quelle già firmate qualche giorno fa a Pomigliano e poi a
Torino.
Al fine di disattendere agli obblighi di rispettare il contratto di lavoro
a Marchionne è stato suggerito, magari dai "complici" di Sacconi, di non
fare iscrivere la newco alla Unione degli Industriali di Napoli. Non so
quali legulei abbiano suggerito i due escamotages (newco e non iscrizione)
che fanno acqua da tutte le parti. In primo luogo è chiarissimo che si sta
compiendo un falso. Tutti sappiamo che la newco non è affatto newco ma la
Fiat travestita. L'operazione Alitalia non è evocabile dal momento che la
cordata della Cai era costituita da persone fisiche e giuridiche diverse da
quelle dell'Alitalia. In secondo luogo, secondo la generale interpretazione
delle norme che regolano il passaggio delle società queste avvengono sempre
rispettando i vincoli e le obbligazioni da parte della società subentrante.
Non credo che il signor Marchionne che ha concepito o fatta propria questa
spregevole e furbastra soluzione per evadere gli obblighi di un contratto di
lavoro che non è tra i migliori d'Europa perchè concede ai metalmeccanici
italiani il quaranta per cento in meno di quello tedesco e di quello
francese possa azzerare tutto, ricominciare da capo, fare come se la storia
cominciasse ora. Che farà delle anzianità maturate dai dipendenti? Che farà
la nuova società delle obbligazioni contratte dalla Fiat Pomigliano?
Anche la cancellazione dalla Confindustria non gli servirà a molto. Il
contratto è legittimato dalla sua
stessa applicazione. Non credo che ci sarà magistrato che potrà accettare
per buono il nuovo contratto della Newco. Il principio erga omnes, nella sua
logica lettura giuridica, esclude che una furbata possa danneggiare
interessi vitali ed essenziali delle persone legate al diritto di avere un
trattamento equo e rispondente ai principi della Costituzione.
Marchionne ritiene di potere trasferire le condizioni che detta in Polonia
in Italia. Ritiene che con
due mosse da azzeccagarbugli possa fare i suoi comodi. Fare il manager in
questo modo annullando le leggi ed i regolamenti che si ritengono di
impedimente è davvero da volgare scippatore. L'industria automobilistica
tedesca o francese che paga salari migliori di quelli italiani non ricorre
ai trucchi che questo signore sfoggia in Italia. Purtroppo abbiamo un
governo indecente moralmente e politicamente incapace di esercitare la sua
autorità per impedire questo squallido traccheggio.
La Fiat si conferma per quella che è sempre stata nella storia d'Italia fin
da quando un Agnelli riuscì a fare fuori i veri soci fondatori dello
stabilimento ed impossessarsene. E' sempre vissuta appoggiandosi al potere
politico ed anche militare quando è stato il caso per pagare bassissimi
salari ed imporre condizioni da caserma. Allo Stato italiano ha succhiato
risorse immense. I lavoratori sono talmente poveri da non potere resistere
un mese senza salario ma gli Agnelli hanno una cassaforte munita e
presidiata che li fa ricchissimi. Ora si vuole imporre una sovversione
dell'ordine sociale cancellando i contratti e per fare questo con l'aiuto di
qualcuno costruisce carte false.
Mi chiedo quale dignità abbiamo le istituzioni italiane a subire tutto
questo, a farsi trattare da colonia
dal signor Marchionne. Anche un Governo di destra dovrebbe avere la dignità
di reagire e di tutelare l'ordinamento dal sovversivismo di una industria
che oltretutto non gioca a carte scoperte e chissà quali altre amare
sorprese ci riserva. Il Parlamento che tace e gira la testa da un'altra
parte ne esce assai male. I mille oligarchi che lo compongono sono soltanto
dei privilegiati a cui non importa il decoro che l'operazione Marchionne
spazza via. Si torna all'era delle caverne.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, July 30, 2010 6:19 PM
Subject: Fini: effetti collaterali sul PD
Fini: effetti collaterali su PD
Nel paese orribile in cui la gente si uccide nelle carceri, in cui si può
essere detenuti a vita nei manicomi criminali e lasciati legati ad un letto
di contenzione per venti anni, in cui una bambina viene tolta alla madre
perchè guadagna troppo poco ed un'altra bambina viene tolta ai genitori
perchè abitavano una casa fatiscente, in cui altri bambini vengono lasciati
digiuni da un Sindaco che, tuttavia, continua a percepire la sua lauta
prebenda
e magari presto l'aumenterà come hanno fatto altri suoi colleghi politicanti
di professione, in un paese in cui succedono queste e tante altre orribili
cose, la rottura di Fini e del suo gruppo con Berlusconi
e la sua destra corrotta avida ed insaziabile, è un segnale di speranza, una
piccola luce che si accende
nel buio di una deriva autoritaria fondata sull'odio sociale e
sull'accaparramento delle risorse.
Possiamo essere certi che Fini è una persona onesta. Se non lo fosse, i
mastini ed i molossi di Berlusconi che ha certamente fatto setacciare
accuratamente la sua vita lo avrebbero già sbranato. E' importante, molto
importante che alla base della rottura tra Fini e Berlusconi ci siano valori
etici, sia stata posta una questione morale e si siano sollevati problemi
fondamentali di difesa dello spirito della Costituzione a cominciare dai
diritti civili.
Il campo di battaglia sul quale si è combattuta l'ultima battaglia dentro
il centro-destra è la cosidetta legge-bavaglio, bloccata per una
mobilitazione della opinione pubblica che ha inciso profondamente e che è
riuscita anche ad attirare l'attenzione internazionale sull'Italia. Ma
sappiamo bene che non è soltanto questa la causa della frattura di una
collaborazione che ha coagulato una forte maggioranza di destra che ha
cambiato radicalmente il paese. Il razzismo leghista era diventato troppo
pesante ed arrogante negli ultimi due anni di governo. Si può dire che le
due fondamentali leggi sulla sicurezza che hanno fatto scoppiare le carceri
per i reati inventati a carico dei migranti siano state volute da Bossi e
dai suoi. Anche il federalismo demaniale che sta impoverendo il patrimonio
dello Stato e che arricchirà tanti speculatori privati è stato fatto sotto
spinta leghista e porta il suo marchio.
Fini ed i suoi portano la grave responsabilità di avere condiviso finora
tutte le scelte del centro destra anche le più infami contro i diritti umani
e civili. Portano la responsabilità di un totale oblio della questione
meridionale dove classi dirigenti fatte di politicanti ingordi si
accaparrano e distruggono le poche risorse disponibili senza dare uno sbocco
alla grave crisi sociale. La Sicilia di Termini Imerese,
la Sardegna dell'Isola dei Cassintegrati, la Calabria della oligarchia di
Loiero e dei suoi successori, la Campania di Bassolino ed ora di Cosentino e
Caldoro, sono diventati luoghi di grande sofferenza sociale e disperazione.
La demolizione della scuola e della università aggiungono difficoltà e
privano
di uno sbocco di occupazione i nostri professori. Quando sta accadendo alla
Fiat e nel mondo del lavoro per l'eversione degli industriali che fanno
carta straccia delle leggi e dei contratti incupisce di molto il mondo in
cui viviamo. Su scuola, università, lavoro la voce di Fini non si è sentita
come non si è sentita quella della "opposizione"- Eppure, la sua resistenza
caparbia al berlusconismo produrrà effetti positivi e di sinistra. Blocca
la calamitazione verso il grande buco nero della democrazia italiana del più
grande partito dell'opposizione parlamentare.
Fini è uomo di destra che ha scelto di spendersi per una politica basata
sulla civiltà e sul rispetto della Costituzione e delle regole della
democrazia. Non dobbiamo aspettarci da lui più di quello che può dare ed è
già tantissimo. Intanto mette un argine alla continua degenerazione
autoritaria del potere
ed alla guerra tra le grandi forze della democrazia italiana: parlamento,
magistratura, informazione.
Ma la sua coraggiosa e ferma iniziativa ha un effetto collaterale assai
importante: blocca lo smottamento a destra del PD, blocca la ulteriore
reticolazione del rapporto malsano bipartisan tra parti essenziali del PD ed
il Governo Berlusconi.
L'Italia ha bisogno di una opposizione basata sui valori e sugli interessi
di una parte cospicua della popolazione vessata dal potere e dalle scelte
della maggioranza. Il PD era diventato assai somigliante
al Pdl specialmente nelle questioni essenziali di governo dell'economia e
nella collocazione con il padronato. Niente distingueva più il PD dal Pdl
sulle privatizzazioni a cominciare dalla questione della acqua e sulla
gestione dei servizi comunali. Sui temi della pace e della guerra, il PD è
da molto tempo schierato con l'atlantismo più ottuso e servile. Ha tirato la
volata a Marchionne nell'attacco più grave che sia mai stato compiuto in
Italia ai diritti giuridici e civili dei lavoratori.
Il Parlamento italiano è stato finora sbilanciato a destra in quasi tutti
i suoi settori. Il Partito che Fini
creerà oggi introdurrà una nota dialettica positiva, bloccherà il
deragliamento a destra, riaprirà il dibattito sulle questioni davvero
importanti che il paese deve risolvere.
Il PD non è stato finora all'altezza dei problemi posti dalla secessione di
Fini ed ha reagito da bottegaio che teme di non potere più fare i suoi buoni
affari. Ora sarà costretto a riflettere su se stesso e sul suo ruolo in
Parlamento e nel Paese. Dovrà decidere quale crisalide dovrà uscire dal
bozzolo dell'incocervo che tiene in ostaggio dieci milioni di elettori di
sinistra. Può il PD essere un Partito di destra quando Fini ne ha foggiato
con le sue iniziative e lotte politiche uno moderno, civile,
bene accetto alla gente?
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Saturday, August 07, 2010 5:16 PM
Subject: l'errore fatale di Niki Vendola
L'errore fatale di Vendola
Nel mare pieno di detriti della politica italiana, la candidatura di
Vendola ha suscitato interesse fino a coinvolgere gruppi entusiasti di
giovani e di militanti della sinistra delusi ed irritati dalle debolezze e
contraddizioni del PD e dal catacombismo di molta parte dei comunisti da
tempo desaparecidos o unteground. Frequento internet e mi capita di
incontrare compagni che si battono per sostenere la candidatura di Niki. La
sua stella brilla non solo nell'emisfero sinistro della politica italiana ma
anche
in diversi ambienti della borghesia già berlusconiana e stanca e schifata
dal Cavaliere. Il mio farmacista che era stato candidato alle comunali di
Palermo per il PDL mi ha detto, con un sorriso, che le sue simpatie per
Vendola aumentavano e che probabilmente lo avrebbe votato alla prima
occasione utile.
Il fenomeno Vendola nasce dalla profonda delusione e dallo smarrimento del
popolo di sinistra sempre più perplesso di fronte ai comportamenti a volte
sconcertanti del PD. La recente infelice
dichiarazione a favore di un governo Tremonti è stata la goccia che ha fatto
traboccare il carico di
insoddisfazioni che Bersani ha sollevato durante tutta la sua gestione
politica del partito. I gruppi
dei comunisti divisi tra seguaci di Ferrero, Rizzo, Di Liberto, Ferrando si
guardano in cagnesco e non riescono ad attuare una politica di emersione dal
sottosuolo e di ricomposizione in un unico grande partito di classe. La
federazione della sinistra non decolla. In breve viviamo in un Paese che ha
il Parlamento più di destra che si possa immaginare. I programmi del Pdl e
del PD quasi coincidono in tutto. Anche IDV possiamo considerarlo un partito
populista di destra anche se ha salvato un poco di decoro all'opposizione.
Insomma, in questa palude fangosa spunta come un fiore splendido questo
politico, questa persona onesta, militante dell'antimafia ed amministratore
capace che ,contro i mammasantissima di D'Alema e di Fitto, ha vinto in
Puglia facendo della regione una Istituzione
popolare tra gli abitanti. fenomeno raro in Italia in cui le regioni sono
vissute come sanguisughe di risorse e luoghi del privilegio dei politici e
dei loro famuli e compari di merende.
Non ho dubbi che se Vendola arriverà a candidarsi alle primarie del PD ( se
mai si faranno) le vincerà
e si consacrerà leader dell'alternativa a Berlusconi per una nuova stagione
del centro-sinistra che molti già chiamano di sinistra-centro.
Ma io considero perdente ed anacronistica la coalizione del
centro-sinistra. Prima di tutto perchè non è più l'Ulivo, non è animata da
nobili ideali che diedero vita al primo governo Prodi. Oggi le pulsioni
liberiste ed antioperaie sono fortissime al suo interno: Letta, Ichino,
Bersani, Fassino tra Marchionne e
i metalmeccanici hanno scelto Marchionne. La Confindustria li interessa
molto di più dei carcerati della Isola dei Cassiintegrati. Condividono fino
in fondo ed ancora di più il feroce liberismo che sta sconvolgendo ed
immiserendo venti milioni di lavoratori dipendenti italiani. Il PD è per le
privatizzazioni e per il federalismo ed ha accordi sottobanco con La Lega
per buoni rapporti nel Nord del Paese. L'europeismo del PD è di tipo
iperliberista ed atlantico. D'Alema ha bombardato Belgrado senza farsene
tanti scrupoli. Fassino ed i suoi pari si sono schierati con Israele contro
i pacifisti della striscia di Gaza e sostengono le guerre coloniali
dell'Impero.
Il centro-sinistra di Vendola dovrà rinnovare tacitamente o apertamente la
conventio ad excludendum verso la sinistra comunista decretata da Veltroni
dopo il noto accordo elettorale con Berlusconi. Gli sarà imposto da Bersani,
Franceschini, Fioroni...
Se Vendola vorrà il consenso di queste persone dovrà adeguarsi alle loro
idee. Non potrà mettersi in conflitto sostenendo cose diverse. Se farà
questo non sarà più Vendola ma un'altra cosa diversa da quella che la gente
crede di identificare.
Per quanto la sinistra comunista sia divisa e sotterranea è la sola che
sostiene la causa dei lavoratori e della pace e si oppone alla svolta
fascista e militarista della Confindustria. Vendola fa finta di non vederla
ed è a disagio. Non sa come regolarsi e si limita a non respingere l'aiuto
che gli viene offerto da Ferrero o altri.
Ma l'errore fatale di Vendola è quello di accettare il meccanismo delle
primarie e della finta democrazia del bipolarismo italiano. Le primarie sono
riservate a persone che hanno raggiunto una visibilità massmediatica forte.
I massmedia sono fondamentali al successo di un candidato. Non a caso le
primarie vengono dalla cosidetta democrazia americana dove la lotta avviene
tra miliardari o candidati di gruppi potenti dell'economia e della finanza.
Ma la popolarità di una persona non basta
per avere la nostra fiducia. Berlusconi è popolarissimo e riuscirebbe primo
in tante primarie. Ma questo non fa di lui il dirigente, lo statista di cui
l'Italia ha bisogno.
Al meccanismo del bipolarismo e delle primarie bisogna sostituire il
ritorno alla proporzionale ed alle preferenze. Un Presidente eletto dal
Parlamento è preferibile ad un Presidente o Governatore o Sindaco che per
la legge attuale hanno un terribile potere di ricatto sulle assemblee
elettive. " Se cado io, voi cadrete con me". La paradossale legge elettorale
italiana che mette il potere legislativo nelle mani di una sola persona è
inaccettabile e va cambiata.
Altro errore di Vendola è quello di schierarsi, acriticamente, dalla parte
delle Regioni così come sono
nella loro rivendicazione contro i tagli di Tremonti. Le Regioni hanno un
costo della politica diventato insopportabile, hanno migliaia di consulenti
di cui non c'è alcun bisogno, hanno privatizzato ed appaltato quasi tutto
riducendosi a terminali erogatori di favori a cricche o a cordate di
imprenditori che hanno scoperto il denaro pubblico come lubrificante delle
loro imprese. Le Regioni italiane vanno
chiuse. Ha ragione Giorgio Ruffolo a proporre due maxiregioni federate in
sostituzione dei venti statarelli che stanno dissanguando gli italiani. Due
maxi-regioni e Comuni riformati come voleva Carlo Pisacane.
Per questo e molte altre cose credo che il problema non sia quello di fare
il tifo per Vendola incentivando il suo naturale accondiscendente tartufismo.
Dobbiamo chiedere a Vendola di costruire un movimento non per vincere le
elezioni ma per dare un partito ai lavoratori che da anni non l'hanno più e
non hanno più neppure sindacato. La CGIL è stata sequestrata da Bersani come
suo "capitale" nei negoziati per i voti dell'imprenditoria italiana. Sono
anni che invece di conquistare diritti ne toglie assieme a Cisl ed Uil
oppure limitandosi a fare il convitato di pietra o il palo o il complice
silente.
Venti milioni di lavoratori che hanno subito un vero e proprio colpo di
Stato ed hanno avuto decurtato il loro reddito del cinquanta per cento, che
dalla legge Biagi hanno visto i loro figli diventare precari a vita e
schiavi per pochi spiccioli, con le pensioni saccheggiate pur essendo l'Inps
attiva, hanno bisogno di un Partito di un movimento che li difende. Non si
può vincere senza di loro o, peggio, contro di loro. Il problema
dell'Italia è ridare sicurezza a tutte queste persone, a quanti sono
minacciate dai licenziamenti e dalla perdita dei loro diritti. Fare vincere
una Oligarchia, seppure guidata da un leader onesto e brillante, non il
nostro obiettivo, Dobbiamo fare vincere i diritti e una idea di società
solidale ed antimalthusiana. Con la ricostruzione dei diritti e della
sicurezza dei lavoratori ricostruiremo l'Italia civile e solidale come è
stata nei momenti più alti della sua vita politica.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, August 09, 2010 5:18 PM
Subject: elogio della politica anonima ed acefala
Elogio della politica anonima ed acefala
Mi sono domandato del perchè e del come si sia creata una profonda e
trasversale (almeno nei vari comparti della sinistra) corrente favorevole
alla candidatura di Nichi Vendola alla guida del centro-sinistra o del
sinistra-centro come gli entusiasti fautori denominano la coalizione
vendoliana in competizione con il centro-destra. Questa candidatura nasce
dalla voglia di avere una personalità che abbia una grande visibilità nel
mercato politico e che possa competere con Berlusconi e sconfiggere il
centro-destra. Una personalità sperimentata in Puglia sul terreno della
gestione amministrativa positivamente. Infatti si dice: "pugliamo
l'Italia!!" che si adatterebbe benissimo alle trasformazioni che la politica
italiana ha subito nel corso degli ultimi venti anni e che hanno inciso
profondamente nel sistema istituzionale. I Sindaci, i Presidenti delle
Province, i "Governatori" vengono eletti direttamente dal popolo ed
addirittura le assemblee elettive che dovrebbero controllarli decadono in
caso di loro indisponibilità per malattia, per arresto, per dimissioni. Sono
quindi obbligate ad essere accondiscendenti e collaboranti e addirittura a
vigilare sulla loro buona salute. Al Congresso di Torino del 1976 i
socialisti scelsero la strada della soppressione del Comitato Centrale e
della nomina di un Consiglio nazionale da affiancare al leader Bettino
Craxi. Il craxismo ha dato vita al leaderismo ed ha contaminato di questa
"novità" tutto il quadro politico. Il PCI ha cercato di adeguarsi sia pure
con le difficoltà di un partito "pesante" che però presto sarebbe stato
messo fuori gioco con la chiusura della maggioranza delle sue sezioni e la
crescita del peso dei gruppi parlamentari o elettivi e degli amministratori
sui dirigenti veri e propri delle Federazioni e della Direzione. IL giovane
e disinvolto sindaco di Firenze Renzi e l'europarlamentare dalla lingua
puntuta Debora Serracchiani sono la personificazione di questa "sinistra"
senza comunismo. Il processo si è accelerato dopo la crisi di tangentopoli e
per l'emergere di una nuova classe di imprenditori rivoltosi verso la
vecchia Confindustria degli Agnelli, dei Pirelli e delle grandi famiglie del
capitalismo italiano. Berlusconi ed i suoi amici milanesi e del Nord est non
hanno fatto mistero della loro insofferenza verso il vecchio assetto del
potere industriale e finanziario e, forti di montagne di denaro guadagnate
nel terziario e nel sistema della media industria, hanno dato la scalata al
potere politico.
Compiacenti scienziati della politica intanto inventavano un nuovo
alfabeto in cui la parola chiave era
"modernità" e la cosidetta società liquida in cui possono navigare soltanto
partiti liquidi. Il tutto condito di belle parole e profonde concetti che io
traduco così: il contenitore è uno ed uno soltanto: il liberismo. I partiti
debbono adattarsi a questo contenitore come un guanto si deve adattare alla
mano.
Pensiero unico e partiti che competono per contendersene il servizio. Tutto
il sistema massmediatico
è funzionale a questo schema. In TV vediamo e chissà ancora per quanto tempo
vedremo sempre le stesse persone che ripetono sino alla noia, alla
saturazione, le stesse cose. In tutto si tratta al massimo
di una ventina di "politici" che gli spettatori debbono identificare con i
partiti o i movimenti che rappresentano.
Ma perchè la personalità del leader diventa così importante, così decisiva?
Perchè nel bipolarismo delle cosidette democrazie occidentali i programmi
delle maggioranze o delle opposizioni non sono mai davvero alternativi. C'è
differenza tra Bush ed Obama? Si tratta di sfumature o di articolazioni a
volte importanti ma interne ad una sola scelta di fondo. A volte si tratta
di contrasti radicali, fondamentali, come quelle che in Italia dividono il
PD dal PDL sulla questione morale, sull'uso delle risorse pubbliche, sul
ruolo della Magistratura. Ma la politica estera e la politica sociale sono
sostanzialmente identiche. Sulla linea Marchionne non c'è differenza tra Pdl
e PD. Sull'Afghanistan idem.
In sostanza la opzione leaderistica a sinistra è surrogatoria di un
programma alternativo a quello delle classi dominanti. Vendola diventerebbe
la bandiera di una gestione onesta e pulita delle stesse scelte fatte dal
centro-destra. Non passa per la mente di nessuno che è invece venuto il
momento di fermare
questa involuzione personalistica e liberistica della politica italiana e
ridare voce alla classe operaia ed a tutte le forze che si richiamano alla
sua affermazione come classe dirigente ed egemonica della cultura e della
politica del Paese.
Riflettevo sul fatto che l'Europa ha conosciuto decenni di guida politica
socialdemocratica in Germania, in Francia, nei paesi scandinavi, nella
stessa Inghilterra Blair escluso (questi non è mai stato socialista). In
questi decenni che hanno fatto civile l'Europa ed hanno creato un ceto medio
di centinaia di milioni di persone assistito da un welfare di straordinario
valore sociale il ruolo delle persone è sempre stato secondario quasi
invisibile rispetto a quello dei partiti. Abbiamo conosciuto
statisti illustri come Oscar Palme, Willy Brandt, Francois Mitterand quando
sono diventati governanti
ma il socialismo europeo è stato fatto dai partiti "pesanti" e dai
programmi. La gestione della politica non è mai stata personalistica ma
espressione della scelta, della volontà collettiva, delle organizzazioni
politiche e sindacali del blocco sociale di riferimento. Queste
socialdemocrazie si sono avviate ad un malinconico tramonto quando hanno
attenuato la loro identità di classe ed hanno sposato gli interessi generali
del capitalismo rinunziando a condizionarne la funzione.
Ora, in Italia, questo blocco sociale di riferimento è stato "posato" dal
PD e dal Sindacato. Le altre strutture sociali come la Cooperazione sono
diventate a tutti gli effetti imprese capitalistiche e multinazionali. I
lavoratori sono stati abbandonati come e con Cassiintegrati dell'isola
dell'Asinara. Vendola o Bersani o Veltroni o altri potranno vincere sul
piano elettorale Berlusconi o Fini o Bossi ma soltanto ingraziandosi parte
dello elettorato di questi e per fare la loro stessa politica. Ma noi che
interesse abbiamo a ciò? L'Italia che cosa ne ricaverebbe?
Per questo credo che l'Italia diventerebbe un paese civile, politicamente
maturo, quando alla rissa dei galli che si beccano in TV, si sostituiranno
partiti forti e programmi alternativi, quando ci avvieremo ad una fase
politica anonima ed acefala ma ricca di idee, programmi, proposte,
realizzazioni, scelte alternative.
Pietro Ancona
http://www.politicaresponsabile.it/temi/13/partiti-e-societa-liquida.html
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Friday, August 13, 2010 8:43 PM
Subject: ad continendos homines, non ad puniendos
ad continendos homines, non ad puniendos.
Al contrario di quanto costituiva la filosofia della carcerazione
nell'antichità, il carcere oggi ha un carattere fortemente afflittivo, non
rieducativo come prescrive la Costituzione, è un luogo di vendetta dello
Stato nei confronti di quanti considera suoi nemici o soltanto sue mele
marce che bisogna isolare dal corpo "sano" della Nazione. Scriveva nel suo
decreto il Granduca di Toscana a proposito del carcere: "la possibile
speranza di veder tornare alla Società un Cittadino utile e corretto; "
dichiarando il recupero sociale la più importante finalità della pena .
Questa finalità
è stata contestata da assordanti campagne propagandistiche nelle quali si
sono
distinti la Lega e la destra e che hanno aumentato a dismisura la
sensazione
di insicurezza della cittadinanza al fine di aizzarla ad una concezione
punitiva e vendicativa. La destra al governo ha dato vita ad una
legislazione sulla "sicurezza" che ha riempito fino quasi a fare scoppiare
le carceri italiane con la criminalizzazione di comportamenti che potrebbero
essere soltanto contravvenzionati o che addirittura non costituiscono reato.
Essere sanspapiers aumenta la pena di un terzo e costituisce
una discriminazione che nessuna Costituzione di un paese civile potrebbe
tollerare.
Il carcere è luogo di afflizione e di pena dei poveri puniti per reati che
raramente pongono grossi problemi di allarme sociale. Personaggi come
Previti, Dell'Utri, Balducci, Tanzi, ed altri squali della stessa stazza non
finiscono in carcere. Se vi finiscono ci stanno poco tempo e godono di
particolari privilegi.
Ottaviano Del Turco fece un mese di detenzione mantenendosi rigorosamente
distante dalla popolazione carceraria di Sulmona. I potenti erano in fila
per essere ricevuti nella sua cella dove venivano ammessi come alla presenza
di un illustre dignitario. I grandi reati finanziari dei colletti bianchi
restano quasi sempre impuniti anche se hanno provocato danni immensi a volte
a centinaia di migliaia di persone o ad intere
Nazioni. I responsabili della bolla immobiliare USA che hanno truffato
milioni
di persone nell'acquisto facilitato delle case che poi non hanno potuto
pagare perchè rincarate ed hanno dovuto abbandonare perdendo tutto non sono
stati puniti. Quanti hanno inondato il pianeta di titoli falsi si sono poi
liquidati benefict
scandalosi di milioni di dollari. Soltanto uno di loro è finito in galera
mentre
il furto in un supermercato viene punito con carcerazione che, a seconda
della condizione dell'imputato, può anche essere ergastolo.
Il Partito Radicale quest'anno come l'anno scorso ha assunto l'iniziativa
di visitare le carceri italiane il giorno di ferragosto. Iniziativa ben
progettata dal punto di vista propagandistico come sono soliti
fare i radicali, maestri nell'arte della comunicazione. Le conferenze stampa
di Pannella e dei suoi sodali saranno l'unica attività politica di un giorno
destinato al relax totale dagli italiani. L'indomani della conferenza stampa
che denuncerà le gravissimi intollerabili condizioni constatate dai nostri
eroi sarà presentata una interrogazione, si farà uno o più digiuni e tutto
tornerà come prima. In effetti la proposta radicale è per una amnestia o un
indulto.
Sono convinto che l'inerzia del governo, che dopo aver promesso un anno fa
17 mila nuovi posti
carcere non ha fatto, niente tranne che commissariare per sfuggire ai
controlli, vuole provocare una questione umanitaria nelle carceri
per convincere il Parlamento al varo di misure di indulto ed amnistia che
servono i grandi profittatori di regime, le cricche. La sofferenza dei
reclusi viene strumentalizzata ed usata per i potenti. In effetti la
situazione carceraria è diventata tragica. L'Italia è sempre stata
particolarmente feroce con i suoi
prigionieri e con quanti ha avuto in dominio nei lagers. Già nel 1861 il
neonato stato di Cavour e dei Savoia rinchiudeva nel terribile Forte
Fenestrelle diecine di migliaia di soldati napoletani e meridionali
per condannarli a morire di fame e di freddo. I loro corpi venivano
squagliati nella calce viva. Carmine Crozza, capo popolare della rivolta
antisavoia, veniva sottoposto a crudeli trattamenti che durarono
fino alla sua morte in carcere. Lo stesso avveniva per Giovanni Passannante
che aveva attentato alla vita di Umberto primo chiuso per dieci anni in
isolamento assoluto in una cella sotto il livello del mare,costretto a
mangiare i suoi escrementi. La pena per Carmine Crozza e Giovanni
Passannante è proseguita oltre la loro morte. Le loro teste furono tagliate,
studiate da lombrosiani e conservate in un museo di Torino dove sono esposte
assieme ad altri anonimi resti di condannati per un qualche reato.
L'opinione pubblica è stata avvelenata dai massmedia della destra con
martellanti campagne contro
i reclusi attuali. La gente è stata indotta a disprezzare ed odiare i
detenuti. Anche persone di orientamento democratico e di sinistra sono state
attirate in questo vortice di odio violento del securitarismo. Sindaci di
centro-sinistra si sono lasciati andare a misure antiumanitarie contro i
migranti ed i senza tetto. I barboni vengono schedati da Maroni. Non avere
casa è diventato indizio di asocialità criminale.
Basterebbero alcune modeste e ragionevoli delegiferazioni per ridurre la
popolazione carceraria. Mi riferisco alla legge Fini-Giovanardi sulla droga
ed alle leggi sulla sicurezza. Inoltre bisognerebbe
modificare profondamente i regolamenti carcerari e le normative che graduano
i penitenziari in tanti gironi di inferno. Non si possono trattenere persone
in galera per anni dopo avere scontato
la pena inflitta dal Magistrato. Si debbono abolire il 41 bis e tutte le
norme di appesantimento oggi previste. Il carcere deve essere il luogo in
cui si sconta la pena inflitta dal Giudice senza varianti che finiscono per
diventare una seconda e più pesante condanna.
Ma si farà un gran baccano soltanto per l'amnistia e l'indulto. E' quanto
interessa il senatore Dell'Utri
che domani sarà accanto a Pannella nello spettacolo allestito per dopo la
visita. Indulto ed amnistia che interessano appunto Dell'Utri e molti altri
della Oligarchia.
Pietro Ancona
http://www.ristretti.it/
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: repubblicawww@repubblica.it ; Repubblica
Sent: Friday, August 20, 2010 11:58 AM
Subject: Ritiro truppe Usa dall'Iraq
Caro Direttore,
avete dedicato tre pagine per raccontare il ritiro dei soldati americani
dall'Irak. Rampini ha puntugliosamente citato il numero di soldati morti in
sette anni di occupazione militare (4475)
Non avete dedicato un solo rigo ai morti irakeni a centinaia di migliaia,
causati dai bombardamenti e dai killers USA, alle case distrutte, alla
violenza subita dal popolo irakeno. Come se non fossero esseri umani, come
se non ne valesse neppure la pena di parlarne.
Voi siete un giornale democratico e liberal? Non lo siete! Siete un giornale
della colonia Italia al servizio dell'Impero e dei colonizzatori.
E' una vergogna che non vi chiediate neppure il senso di questa lunga ed
orribile guerra alla quale segue quella dell'Afghanistan e poi quella
dell'Iran e poi..., ci sarà altro perchè bisogna dare da fare alla macchina
finanziaria ed industriale USA.
Rampini è perfettamente embedded. Anche di scaltra scrittura.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, August 23, 2010 6:03 PM
Subject: Arroganza del PD
Arroganza del PD
Fa bene Franceschini a dire di non temere le elezioni e di pensare di
poterle vincere. Il ricatto dello scioglimento delle Camere deve essere
respinto. Sono convinto che non ci sarà un plebiscito per riportare la
Cricca P3 ed il suo Capo al governo! Sono anche dell'opinione che non
dobbiamo aspettarci dai prossimi tre anni che disgrazie violenze e sfascio
dell'ordinamento costituzionale dello Stato ed altri sfasci nel sistema
economico. Tutto sommato, anche se il voto è una sorta di salto nel buio è
meglio che assistere all'agonia dello Stato e della sua Costituzione.
La situazione sociale è diventata davvero critica mentre il mare antistante
Villa Certosa è popolato di panfili di lusso sfacciato della imprenditoria
ladrona e scroccona.
Le privatizzazioni volute bipartisan hanno aumentato i costi di tutti i
servizi e spesso hanno mancato
i loro obiettivi. Dovunque i privati si sono inseriti nella gestione
dell'acqua o della nettezza urbana le tariffe sono diventate insopportabili,
esosissime ed i servizi sono peggiorati. Le privatizzazioni del sistema di
notificazione e riscossione delle imposte ha portato agghiaccianti ed
inaccettabili vessazioni per chi ha avuto la disgrazia di saltare qualche
pagamento. Casa e beni ipotecati. Ganasce alle auto o alle moto. La
devastazione dei licenziamenti per chiusura o delocalizzazione degli
impianti (che sembra non interessare nessuno neppure i sindacati) ha creato
una compressione dei salari durissima che ha effetti sui consumi. Solo i
negozi di lusso non subiscono crisi. Ma i grandi empori popolari registrano
le difficoltà di una clientela impoverita che forse entra nei supermercati
solo per godersi il fresco o fare compere rituali come la famiglia del
Marcovaldo di Calvino. La scuola è stata sfasciata dalla signora Gelmini
assistita all'uopo da un micidiale "genio" di guastatori, conoscitore
profondo della foresta quasi impenetrabile degli insegnanti. Non avevo mai
visto piangere un professore. L'ho visto oggi, a Palermo, dove sono stati
fatti saltare seimila posti di lavoro. Gente che da venti anni non ha fatto
altro che insegnare dove potremmo occuparla? Di che cosa camperanno le loro
famiglie? Che cosa sta diventando la scuola italiana? Il panico si è
impadronito di migliaia di famiglie che non sanno cosa faranno a ottobre.
Anche la Sanità corre i suoi grossi rischi ma la tengono in vita perchè
nutre i nuovi imperi economici della scroccona e ricchissima borghesia
italiana capace di esportare trecento miliardi di euro in grande parte
sottratti ai loro dipendenti ed allo Stato. L'impero di Ajello a Palermo,
quello degli Angelucci nel Lazio e altrove, la fantastica e quasi
miracolistica opera di Don Verzè in Lombardia. In abruzzo abbiamo avuto le
mirabolanti vicende di Del Turco ed Angelini. Insomma, la sanità fornisce il
carburante ad un sistema di cliniche convenzionate che non durerebbe due
giorni se dovesse reggersi da solo. Nel mezzogiorno d'Italia stanno bene
soltanto coloro che si sono ammanigliati alle Regioni. Migliaia e migliaia
di persone vivono di politica accanto agli Oligarchi superpagati e
superprivilegiati mentre attorno a loro si fa il deserto. Il Sud aveva una
sua risorsa sin dalla fondazione della Repubblica nella pubblica
amministrazione: forniva quadri alla magistratura, alla scuola,
all'esercito. L'attacco al welfare ha chiuso questo vitale sbocco ai figli
della media borghesia e del ceto popolare. Una ragione della unità d'Italia
sta venendo meno e un'area grande quando il Regno delle Due Sicilie è stata
spinta alla disperazione. Quanto tempo potranno resistere ancora i
cassintegrati dell'Asinara giunti al 173° giorno senza che l'Eni, una
multinazionale tra le più potenti del mondo di proprietà dello Stato , li
abbia degnati di uno sguardo? Nei prossimi quattro mesi conteremo le macerie
di quel che resta del sistema industriale meridionale.
Sei milioni di giovani vivono dei contratti-truffa inventati dalla Legge
Biagi. Guadagnano la metà dei minimi salariali e galleggiano per la
ciambella di salvataggio delle famiglie dove le pensioni ancora decenti dei
loro genitori integrano il meschinissimo reddito cocopro o partita iva o
interinale o altro.
Questi sono alcuni tratti della realtà del lavoro italiano. Eppure l'Italia
è la settima potenza industriale del mondo per PIL. Ma è al trentesimo posto
dell'OCSE per salari. Anche i diritti cominciano ad essere seriamente
intaccati.
Ora al PD di Franceschini e dei suoi colleghi questa situazione che ho
accennato non sembra interessare. Nessuno dei problemi che ho evocato è
nella loro agenda.
L'unica scienza della quale si occupano è la politologia.Con arroganza
eguale a quella di Berlusconi
chiedono a tutte le opposizioni di unirsi a loro per abbattere Berlusconi.
Ma non dicono la verità e cioè che la loro vera intenzione è quella di avere
con loro Casini dal momento che il loro programma è simile a quello del
centro-destra. Pare che continuino a pensare ad una sorta di conventio ad
excludendum per i comunisti ed i verdi rimasti fuori dal Parlamento dopo
essere stati dissanguati dal sostegno al governo Prodi. Hanno ancora qualche
esitazione su Vendola e sul suo raggruppamento ma non intendono cedergli la
leadership del centro-sinistra.
L'Italia è tra l'incudine ed il martello. Il PD sta con Marchionne e la
Marcegaglia e fa prediche "moderniste" ai metalmeccanici e la Fiom. Nessuna
condanna per Marchionne da parte del Pd e della CGIL. Solo una tiratina
d'orecchie da Epifani che lo accusa di "non fare gli interessi della Fiat!"
E' impressionante notare nel successore di Di Vittorio come il suo
ragionamento riguardi soltanto l'azienda e la sua strategia che - consiglia
- dovrebbe essere più scaltra. I consigli che rivolge non sono di cambiare
linea ma di essere più prudente per non creare imbarazzi negli amici
sindacalisti. . Il sindacato italiano non è ancora al livello dei Kapò
americani che spiano e controllano il rendimento degli operai e quanti
minuti si prendono per fare la pipì ma è sulla buona strada...
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Thursday, August 26, 2010 4:25 PM
Subject: Attacco al diritto alla vita
Attacco al diritto alla vita
Tremonti ha sferrato un attacco frontale alla legge 626 che protegge,
parzialmente, la sicurezza dei lavoratori. L'ha definita sprezzantemente
"una roba", un lusso che l'Italia non può permettersi. Parla dell'Italia che
destina una montagna di soldi all'Oligarchia politica la più privilegiata
esistente al mondo e che ha ridotto la fetta di reddito del lavoro
dipendente di quindici punti negli ultimi dieci anni. Lo stipendio di
Tremonti ministro è maggiore di quello percepito dal presidente degli USA.
Non credo che abbia le carte in regola per chiedere al Paese di risparmiare
sulla tutela della vita dei lavoratori con una improntitudine e la superbia
di chi ha la certezza di non essere contraddetto da sindacati felloni
e da una "sinistra"che non è più tale e pietisce la benevolenza dei ricconi
italiani.
L'attacco di Tremonti è generale ed è rivolto a tutta la legge ma credo
che punti subito a sollevare le aziende dall'obbligo del pagamento dei
salari nei tre giorni cosidetti di carenza in caso di infortunio e
probabilmente si propone l'obiettivo di una privatizzazione dell'Inail. Oggi
il lavoratore viene curato ed indennizzato ed è possibile che Tremonti pensi
ad un regime in cui se un operaio si rompe un braccio o una gamba dovrebbe
sbrigarsela da solo. D'altronde la stessa 626 in caso di morte del
lavoratore non prevede alcun indennizzo per le famiglie che, per ottenerlo,
debbono instaurare una difficile e costosa e magari ventennale causa
civile. Può darsi che Tremonti pensa di estendere questa grave inadempienza
agli infortuni non mortali. Si tratta di una massa enorme di assistiti.
Da quando il Presidente della Repubblica è intervenuto dando una risposta
che non senza escludere le ragioni della Fiat ha indicato nel rispetto
della sentenza del Giudice e nel reintegro dei lavoratori la strada maestra
da seguire c'è stato un gioco pirotecnico di dichiarazioni di segno opposto.
La Marcegaglia è intervenuta per reclamare i diritti della Azienda che per
lei sono naturalmente prioritari su quelli dei lavoratori che addirittura
andrebbero cancellati. La signora Gelmini, Ministro come Tremonti, ha
spezzato la sua lancia a favore della Fiat collocandosi tra i falchi
dell'ala destra berlusconiana e preparandosi alla successione secondo il
piano da lei stipulato a Siracusa con le altre due sue colleghe di
governo.Tremonti che in questi giorni gode della cottura a fuoco lento di
Berlusconi e freme per prenderne il posto al più presto non poteva restare
indietro. Ha alzato il tiro rispetto la sua collega concorrente e propone
addirittura la smobilitazione di una legge che in qualche modo ha ridotto il
mostruoso andamento degli infortuni mortali e gravi che avvengono
quotidianamente nel lavoro italiano. Siccome è uomo di legge ed è stato
per anni commercialista ed estensore materiale della dichiarazione dei
redditi delle elites della borghesia padana, non ignora che la 626 recepisce
in grande parte normative ineludibili della Unione Europea e per questo
naturalmente ha chiesto la sua messa in discussione non soltanto in Italia
ma anche in Europa. Il colbertista all'occasione diventa superfalco!
Ricordo che il varo dei decreti delegati della 626 fu assai faticoso. Il
governo Prodi ci mise molto tempo e tanti contorcimenti prima di vararli. La
Confindustria non li firmò ma ottenne l'abbassamento della pena per i
responsabili di infortuni mortali da due anni ad un anno e sei mesi. Ricordo
perfettamente che la Cisl ebbe molte esitazioni prima di accettare il testo
proponendo diversi emendamenti di alleggerimento delle penali. Inoltre, la
legge che Tremonti vorrebbe abrogare, prevede penalità inferiori ai costi
che le aziende dovrebbero sopportare per mettersi in regola. Potete
immaginare quello che succede nella maggioranza dei casi.....
A distanza di quasi un giorno dalla strabiliante e grave sortita di
Tremonti, non ci sono reazioni ufficiali della Cisl e della UIL. La CGIl si
è fatta viva, dopo molte ore, con la dichiarazione di una dirigente di
secondo piano addetta al settore sicurezza. Ha detto cose giuste e
condivisibili ma che tuttavia non costituiscono una reazione adeguata ad un
Ministro che è certamente il più importante del governo Berlusconi.
E' come vedere scorrere la storia all'indietro. Altro che le picconate di
Cossiga! Ogni giorno c'è qualcosa di fondamentale del nostro ordine civile e
democratico che viene aggredito. Dal diritto dei lavoratori di non stare
digiuni per otto ore secondo il modulo wmc della fabbrica Italia alla
sicurezza stessa della vita dei lavoratori. Chi se ne frega! Importante che
le sorti magnifiche e progressive
della ricca e feroce borghesia italiana vengano salvaguardate!
Pietro Ancona
http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_626
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---- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, August 28, 2010 10:48 AM
Subject: Il vero problema è la confindustria
Il vero problema è la Confindustria
E se il problema dell'Italia, delle sue difficoltà che la fanno annaspare
non fossero le resistenze frapposte dalla Fiom all'editto Marchionne, ma la
Confindustria e la sua incapacità ad indicare una linea di sviluppo e di
produzione di profitti che non sia quella dell'assistenzialismo e dei bassi
salari?
La Confindustria tedesca credo che abbia molto da insegnare ai sempre più
lividi portavoce degli industriali italiani. L'industria tedesca regge con
salari quasi doppi di quelli italiani. L'economia generale del Paese è
armoniosa ed i negozi non sono deserti come avviene da noi dove la gente non
ha più soldi da spendere oltre quelli necessari alla mera sopravvivenza,.
I sindacati tedeschi assolvono ad un ruolo di responsabilità con la
pratica della codecisione.
Ma i loro lavoratori non sono disperati e ridotti alla fame come quelli
iscritti ai sindacati italiani di Bonanni, Angeletti ed Epifani che dal 1993
ad oggi tengono i salari fermi e cedono consistenti quote di diritti e di
welfare ogni volta che si incontrano con Governo ed Imprenditori. La
codecisione tedesca in Italia si traduce in una mera presa d'atto delle
decisioni unilaterali delle imprese.
Mettete in fila le dichiarazioni della Marcegaglia ed i documenti di
Confindustria degli ultimi venti anni. Un piagnucolio senza fine per
chiedere soldi, soldi, soldi (di quelli buoni diceva la Marcegaglia). La
Marcegaglia che oramai sfiora la volgarità con la brutalità e le bassezze
delle sue accuse verso i lavoratori con accenti sempre più queruli ed
isterici chiede favori fiscali per le imprese, sempre meno welfare e
sopratutto la riduzione al silenzio dei sindacati di lavoratori che ancora
si ostinano a essere tali.
Tutto quello che ha ottenuto non basta mai. Vuole ancora di più, sempre di
più. L'ideale è portare il lavoratore italiano allo stesso livello di quello
polacco o, meglio, di quello tunisimo. Azzerare quasi il costo della
manodopera anche se questo incide sempre di meno sui costi di produzione
anche nella industria manifatturiera. Azzerare la spesa sociale dello Stato.
La scuola italiana sta per essere ridotta in maceria dalla drastica cura
dimagrante della Gelmini. Una scuola al livello della peggiore scuola
pubblica delle periferie americane con programmi sempre più dequalificati.
Ora l'abbattimento dei salari già ultimi tra i paesi OCSE non basta più.
Tremonti propone anche di evitare i costi per la sicurezza del lavoro. La
difettosa ed insufficiente legge italiana gli sembra "un lusso" e pensa di
mettere le mani sull'Inail e sull'INPS magari per sfasciarli
privatizzandoli. Sembra attirato dalla buona salute finanziaria di cui
godono due istituzioni importanti del welfare italiano.
Marchionne si è unito ai pellegrini che ogni anno si recano a Rimini al
"famoso" meeting di Comunione e Liberazione, una organizzazione che in
Italia svolge il ruolo di certe associazioni fondamentaliste della destra
statunitense che gli italiani conoscono per le sue intolleranti convinzioni
neocon e non per quella che è: un enorme parassita che ha creato un impero
economico con appalti si servizi e forniture dalla pubblica amministrazione,
con la cosidetta sussidiarietà, i bassissimi salari che corrisponde alle
persone che lavorano alle sue dipendenze. Ogni anno l'appuntamento al
meeting di CL, come la relazione del governatore della banca d'Utalia, come
il Convegno di Cernobbio, scandisce il calendario politico. Gli Oligarchi
della politica italiana smaniano per un invito che viene
accordato soltanto a coloro che si distinguono nella lotta contro la classe
lavoratrice e la sinistra.
Sarebbe opportuno un approfondimento di CL , un esame dei bilanci della
Compagnia delle Opere,
e magari scopriremmo quanto è bello, quanto è redditizio e facile, gridare
contro lo statalismo e profittare a piene mani delle sue risorse.
L'idea di usare la globalizzazione per ridurre l'Italia al livello
dell'Egitto o della Polonia di oggi rottamando i diritti delle persone,
distruggendo la scuola e la sanità, svendendo il patrimonio dello Stato ai
privati, ha fatto in Italia troppa strada. L'idea di considerare la lotta di
classe un reperto del passato è autolesionistica. Il conflitto sociale è
l'unico regolatore bilaterale o multilaterale dei rapporti interni alla
società. La dialettica del conflitto sociale produce progresso. Stimola le
imprese verso le innovazioni. Quando le imprese risolvono i problemi
riducendo i salari o i diritti invecchiano e vengono superate e diventano
presto fuori mercato. La fiat, scaricando da sempre sui salari e sullo Stato
le sue difficoltà, produce auto poco competitive e meno buone e solide di
quelle della concorrenza. Perde quota e deve produrre in Serbia per
competere con coloro che producono auto in Germania o in Francia pagando
alti salari e rispettando contratti e leggi sociali che Marchionne vorrebbe
stracciare.
Pietro Ancona
Il peso di tasse e contributi sui salari, il cosiddetto cuneo fiscale, è in
Italia al 46,5%. Nella classifica dei maggiori trenta Paesi, aggiornata al
2009, l’Italia è al sesto posto per tassazione sugli stipendi, dopo Belgio
(55,2%), Ungheria (53,4%), Germania (50,9%), Francia (49,2%), Austria
(47,9%). Il peso di imposte e contributi sui salari in Italia è rimasto
stabile dal 2008 al 2009, registrando solo un lieve calo (-0,03%).
http://www.polisblog.it/galleria/classifica-ocse-salari-italia-al-23-posto
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----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
To: micromega
Sent: Tuesday, August 31, 2010 8:22 AM
Subject: Rispettare Gheddafi
Rispettare Gheddafi
L'Italietta con forti pulsioni razziste si è lasciata andare a sfottò,
frizzi e lazzi, commenti volgari ed offensivi verso Gheddafi. Le divise
sfoggiate dal Colonnello non gli sono piaciute, sono state oggetto di
scherno e tantissimi si sono sentiti disturbati dalla sua presenza in Italia
e dal risalto che il Governo ha dato a questo evento. Hanno avuto da ridire
sui trecento cavalli berberi che si sono esibiti assieme ai carabinieri a
cavallo in una caserma di Roma ed hanno naturalmente criticato tutto quello
che Gheddafi ha detto e fatto.Questa campagna di respingimento e di
denigrazione è stata orchestrata dai maggiori giornali italiani che
obbediscono ad un forte riflesso condizionato dell'Occidente, in primo luogo
degli americani, contro la Libia ed il suo Presidente. Non dimentichiamo
che Reagan fece bombardare la tenda di Gheddafi riuscendo quasi ad ucciderlo
assieme ai suoi familiari e massacrando una delle sue nipote. Motivo di
tanto livore è probabilmente il fatto che il Colonnello, nonostante sia
ritenuto una specie di buffone da circo, per quaranta anni ha preservato la
libertà della Libia riuscendo a mantenere il controllo sulle sue immense
ricchezze di petrolio. Quando parliamo della Libia teniamo presente le
disgrazie che incombono sull'Irak e sull'Afghanistan e l'artiglio
occidentale che si minaccia di ghermire l'Iran .
Repubblica fa da capofila a questa batteria massmediatica. L'opposizione
parlamentare si sta comportando in modo irresponsabile e grottesco. Bersani
ha mostrato di essere un politicante di poco spessore e Fini, Presidente
della Camera, che si è recato qualche tempo fa in Israele per farsi
sdoganare e che non dice una sola parola sul martirio del popolo palestinese
storce il naso e disapprova gli onori che il governo Berlusconi sta rendendo
al suo ospite.
Ma come ha ricordato Berlusconi la visita ed i festeggiamenti
dell'anniversario del patto con l'Italia chiudono una ferita che risale al
1911. L'Italia ha occupato per moltissimi anni la Libia. Il suo dominio è
stato di una ferocia apocalittica. Il generale Magliocco si divertiva a
gasare la popolazione civile irrorandola di iprite dai suoi aerei
appositamente adattati. Migliaia e migliaia di libici finirono impiccati,
impalati o mitragliati. Le migliore terre furono assegnate dal fascismo a
coloni italiani strappandole ai
loro legittimi proprietari. Bisogna rileggere Del Boca per avere una idea
della crudeltà insensata e della violenza senza fine che hanno fatto degli
italiani un incubo terribile per le popolazioni libiche.
L'Italia ha imparato dagli USA a chiedere diritti umani senza rispettarli.
L'Italia delle pulizie etniche che distrugge le povere abitazioni dei rom,
l'Italia dei respingimenti che hanno causato migliaia di morti nel
Mediterraneo, delle carceri stracolme di essere umani allucinati, delle
caserme in cui non sono rari le uccisioni di persone arrestate, indica in
Gheddafi un tiranno torturatore dopo avere stipulato con lui accordi per la
repressione.
La pulsione razzista e colonialista ha il sopravvento anche sugli interessi
economici e sulle urgenze dell'Italia che sono ben più gravi di quelle della
Libia. Come nota oggi il Professore Gallino l'Italia ha perso quasi tutto il
suo patrimonio industriale. La stessa Fiat, ridimensionata e costretta a
cercare luoghi di produzione a costo bassissimo all'estero, non sembra
avere un grande futuro. La terziarizzazione dell'economia italiana è
diventata quasi patologica e dipendiamo sempre di più dai paesi
industrializzati.
Ebbene gli accordi con la Libia danno una grande boccata d'ossigeno.
Basterebbe questo a indurre
alla prudenza gli isterici ed irresponsabili politicanti e pennivendoli che
da giorni martellano di commenti offensivi ed ingiuriosi il colonnello
Gheddafi.
Qualcuno non ha perduto la testa e non si è abbandonato a questa ridicola
ed autolesionistica campagna antilibica. Valentino Parlato che ho sentito
ieri sera a Rai24new non si è unito al coro della diffamazione.
Provo ad immaginare che cosa succedebbe se venisse in Italia il Presidente
Ahmadinjed specialmente dopo la campagna per la lapidazione mai avvenuta
ddlla signora Sakineh. Anche qui scatta un pregiudizio, un riflesso razzista
e colonialista ed una grande voglia a fare da ascari agli USA
trascurando gli interessi veri per compiacere l'Imperatore di oltre oceano.
Eppure Iran e Libia sono stati vitali e continuano ad esserlo per la nostra
prosperità.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Thursday, September 02, 2010 10:33 PM
Subject: Le Icone dell' Impero
Le Icone dell'Impero
La potenza della macchina propagandistica dell'Impero è davvero
impressionante. Non credo molto alla esistenza dei messaggi subliminali ma
certamente è davvero strepitoso come pur sapendo tutti che la signora
Sakineh non sarà lapidata si continuino a fare manifestazioni ed a
raccogliere firme contro la lapidazione. La macchina della menzogna è in
grado di travolgere la verità. E' molto difficile resistere quando tutti i
telegiornali, tutte le radio, tutta la carta stampata portano l'immagine di
una bella donna con il capo coperto da un velo nero e si fa appello al
nostro buon cuore, ai sentimenti, alle nostre profonde convinzioni
umanitarie: siete favorevoli o contrari alla pena di morte? Se siete
contrari aderite, firmate questo appello. Financo Dario Fo e Franca Rame si
sono arruolati a questa campagna che sta umiliando l'onore la dignità
dell'Iran come Stato e che, in definitiva, è una campagna di odio, di
scientifica denigrazione, per preparare l'opinione pubblica mondiale a
quanto stanno tramando gli USA ed Israele che hanno navi, aerei, truppe
acquartierate ai margini dell'Iran e pronte a sferrare un attacco mortale
pari a quello sferrato contro l'Irak due volte e contro l'Afghanistan.
La confezione del falso è financo rudimentale. Non ci vuole molto per
comprendere che si tratta di un marchingegno preparato nel laboratorio della
controinformazione Cia: la vicenda di Sakineh è quella di una persona che
viene usata per una colossale campagna denigratoria contro l'Islam come
religione e contro l'Iran come nazione. Nei giorni scorsi è stata
orrendamente lapidata una giovane donna in Irak ma non se ne è occupato
quasi nessuno. La lapidazione è avvenuto in un paese "liberato"
dall'Occidente. Altre lapidazioni sono avvenute in varie parti del mondo
delle quali quasi non si è data notizia. Certo lapidazione ed infibulazione
sono pratiche barbariche che vanno abolite.
Ma il problema oggi non è questo. La lapidazione fa comodo alla propaganda
imperiale. Bisogna liberare l'Iran dai preti come si è liberato ieri l'Irak
da Sadam Hussein impiccato dopo essere stato vilipeso in mondovisione. Mi
aspetto domani di vedere la testa di Ahmadinjed penzolare da una forca
magari con la signora Sakineh che aiuta il boia.
L'Impero per giustificare le sue guerre di aggressione, per spingersi
sulla strada del dominio del mondo ha bisogno di crearsi delle icone, delle
figure che materializzano l'idea di ciò che bisogna difendere e di ciò che
bisogna combattere e diventino eroine della grande battaglia di "valori".
Ieri l'Icona dell'Iran era Neda, la ragazza uccisa durante una rivolta
contro il Governo. Sulla sua morte ancora oggi, nonostante è stato provato
da eminenti scienziati che il sangue che ne copriva la faccia non poteva
essere vero, si continua a parlarne come di una martire. Questa icona viene
sostituita oggi dalla signora Sakineh che viene griffata con uno slogan di
grandissimo impatto: no alla lapidazione. Che cosa può suscitare in noi
raccapriccio maggiore della lapidazione? Nonostante
l'impupata storia faccia acqua da tutte le parti si continua imperterriti
ad andare avanti. Chi se ne frega? Come dice Berlusconi, la verità è ciò
che afferma la televisione!!
In quanto ad Icone la storia è vecchia: si tratta di un trucco usato almeno
da cinquanta anni. Si cominciò con la figlia di Stalin, Svetlana, che nel
1966 "scappò" da Mosca in Florida per respirare la libertà che mancava
nella URSS del padre, sebbene defunto di anni. La sorella di Fidel Castro fu
arruolata dalla Cia e trasferita pure lei in Florida dove organizza la
Resistenza dei cubani anticastristi. Anche la signora San Suu Kuy candidata
alla Presidenza della Birmania è una sorta di santino per ora tenuta in
riserva. Si parlò di lei l'ultima volta l'anno scorso. Evidentemente gli USA
non hanno urgenze particolari sulla Birmania anche se non saranno
soddisfatti se non dopo avervi installato una base militare. Anche della
signora Betancoort già prigioniera delle Farc e liberata dai militari
colombiani proposta per il premio Nobel per la pace non si tiene gran conto.
Evidentemente Obama si è acconciato molto bene con il regime colombiano e
per il momento non abbisogna di una eroina.
Altre icone sono i monaci buddisti. Mi riferisco al Dalai Lama ed al
Grande Capo del Vietnam Tich Nhat Hanh. In questo momento non sono molto
attivi, sono dormienti. Evidentemente la Cina ed il Vietnam del Nord non
sono prioritari. Oggi è prioritario nei piani militari l'Iran!
Queste eroine hanno una caratteristica in comune: sono piazzate in posti
dove ancora l'influenza dell'Impero non è arrivata. Birmania, Cuba, Iran
sono fuori dall'area di influenza e di condizionamento degli USA e delle
multinazionali. Debbono essere "normalizzate" al più presto. L'impero deve
aggiungere altre basi militari alle mille che ha sparse in un reticolato
enorme in tutto il mondo.
E' desolante l'adesione acritica della sinistra europea a tutte,
indistintamente tutte le campagne organizzate dagli USA attorno a questi
Santini, a queste Icone. La sinistra europea è interna agli interessi del
capitalismo euroatlantico ed in qualche modo si è schierato contro se stessa
e contro quanto nel pianeta é nei piani di annessione e di sottomissione
degli USA. Non é una novità! Al dunque l'internazione Socialista ha sempre
votato i crediti di guerra e si è sempre schierata dalla parte del
colonialismo. Durante tutto il Novecento se non vi sembra poco!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, September 03, 2010 8:57 AM
Subject: Sciopero generale per la Scuola e contro la Fabbrica Italia
Sciopero generale per la Scuola e contro la Fabbrica Italia
La questione della scuola creata dalla riforma Gelmini merita la massima
attenzione ed il massimo impegno della CGIL. E' una questione che non
riguarda soltanto i precari come si vorrebbe far credere, ma tutta la scuola
e le famiglie dei lavoratori italiani, di tutti coloro che non debbono
subire la dequalificazione della scuola che procede speditamente assieme
alla dequalificazione della sanità, del sistema pensionistico, del contratto
e del salario. Siamo di fronte ad un passaggio cruciale. Ieri Gelmini ha
scaricato sul passato la responsabilità di avere creato duecentomila
precari. Ha detto che le assunzioni non erano necessarie ed erano spesso
clientelari.
Ha ribadito il suo proclama di guerra: "la Scuola non potrà assorbirli".
Poco prima che la sentissi al TG Sicilia era stata intervistata la Preside
di una Scuola del quartiere Zen di Palermo. Aveva denunziato di avere avuto
assegnati tre insegnanti per 95 alunni! Questo Governo di destra marcia con
lucida visione di classe (quella che manca alla cosidetta sinistra) verso
un drastico ridimensionamento del servizio scolastico nazionale. Solo i
rampolli delle famiglie della borghesia imprenditora e delle professioni
potranno godere di una scuola al livello dei licei classici pubblici o
scientifici e di quella che è stata la grande scuola elementare italiana.
Esattamente come in USA: i collegi per coloro che possono pagare da trenta a
cento mila dollari l'anno. Il resto in scuole degradate con professori
precarizzati organicamente che vengono assunti di anno in anno dai direttori
o dai presidi sulla base delle disponibilità che hanno avuto dal bilancio
annuale della contea.
La Gelmini nel denunziare l'eccesso di precari accumulato negli ultimi
decenni dalla scuola italiana non ha tenuto conto del fatto che la
precarietà della condizione dei lavoratori non era derivante dalla
precarietà del posto. Il posto era organico, stabile, fissato nella realtà
dell'istituzione e del quartiere. Precaria era soltanto la condizione umana
ed esistenziale dell'insegnante. Insegnanti precari venivano utilizzati
nelle scuole e seguivano gli alunni per tutto il corso di studi. La causa
della precarietà non è nell'eccesso di insegnanti rispetto la necessità. E'
vero invece che i professori subivano una violenza giuridica che per anni ed
anni li ha privati della certezza del futuro esattamente come oggi i giovani
rovinati dalla legge Biagi subiscono il destino di essere precari e
sottopagati in posti assolutamente stabili e sicuri.
L'innalzamento del numero di alunni per classe, la soppressione di materie
di insegnamento con il malvagio obiettivo di ridurre la cultura che si
impartisce nella scuola pubblica, rendono ora davvero precaria la posizione
di una parte di insegnanti. Bisogna reagire con l'abrogazione della legge
Gelmini, il ripristino delle normative precedenti, l' aumento delle materie
di insegnamento nelle scuole ed il miglioramento della loro fruizione con la
creazione di laboratori, dalla linguistica alla informatica, dappertutto.
Lo Stato deve fare un grosso investimento nella pubblica istruzione. Deve
recuperare la priorità della istruzione pubblica su ogni altra forma di
istruzione. Deve ridare alle famiglie italiane che hanno fatto laureare i
figli, spesso con sacrifici inenarrabili, lo sbocco del concorso e della
sistemazione nella scuola pubblica. La laurea deve tornare ad avere il suo
valore di passaporto per la vita, di promozione sociale. Gli stipendi degli
insegnanti e del personale scolastico debbono essere aumentati e portati al
livello di quelli tedeschi o francesi. Non siamo forse per Pil la settima
potenza del mondo occidentale?
Ho notato e non mi piace come si comportano i sindacati nella pesante
vicenda che si è aperta. Stanno dalla parte dei precari ma si limitano ad
assisterli nelle loro lotte e quasi subiscono le iniziative spontanee di
denunzia che vengono messe in campo: sciopero della fame, uomini e donne
stiliti, sitin di protesta. Non basta. Questa conduzione della vicenda farà
inghiottire dalle sabbie mobili la causa dei docenti. E' giunto il momento
della proclamazione di uno sciopero generale per la scuola e contro il
progetto di Fabbrica Italia di Marchionne e Marcegaglia.
Lo sciopero generale deve essere fatto subito e deve essere se del caso
ripetuto. La CGIL come Confederazione deve assumersi la responsabilità
della vertenza che non è settoriale o categoriale ma riguarda un punto
essenziale della crisi italiana. Se passa la linea Gelmini nella scuola e la
linea Marchione nelle aziende il declino dell'Italia sarà segnato per
sempre. L'Italia diventerà una terra in cui staranno bene soltanto i ricchi,
i benestanti. La coesione sociale della nazione non ci sarà più.
Non si dedeve parlare solo di precari che quasi elemosinano la loro vita,
di essere graziati dalla mannaia del boia.
La CGIL deve subito lanciare il suo proclama di lotta. I professori sanno
che se combatteranno la loro battaglia per la vita soltanto come "precari"
perderanno. Si potrà salvare qualcuno di loro. A fronte di cinquemila
licenziamenti in Sicilia la Gelmini ha "graziato" un centinaio di persone.
Subito lo sciopero generale indetto dalla CGIL!
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, September 04, 2010 11:54 AM
Subject: Il modello tedesco
Il modello tedesco
Il Presidente della Repubblica ed il Governatore della Banca d'Italia sono
intervenuti in diverse occasioni per suggerire all'Italia il modello della
Germania che è diventata una locomotiva non solo per l'Europa ma per il
mondo. La Germania cresce con il passo sicuro del maratoneta che sa di dover
fare tanto cammino, non ha sprints di accelerazione particolari ma procede
possente e sicuro per la sua strada.
I pennivendoli dell'economicismo della destra italiana ed anche lo stesso
giornale della Confindustria tendono a ridurre lo stacco tra Italia e
Germania ad una questione di produttività e di competitività. La ricetta che
ne consegue è facile facile: facciamo la Fabbrica Italia, cambiamo dalle
fondamenta i rapporti di lavoro, decontrattualizziamo. Riduciamo la spesa
pubblica magari licenziando duecentomila professori, privatizziamo la terra
il cielo ed ora il mare (tirrenia), riduciamo quasi ad una elemosina da
quarto mondo le pensioni, abbassiamo tutte le prestazioni di welfare e così
facendo prendiamo la ricorsa per avvicinarci alla Germania.
Questa ricetta adoperata da quasi un ventennio è proprio la causa che ci
ha ridotto in rovina.
Oggi l'Italia appare un paese con "eccellenze" retributive e rendite
mostruose ed inaccettabili che sovrastano una palude di infelici a redditi
bassi. Lo Stato è aggredito da nugoli di cavallette, imprenditori o pseudo
tali, che hanno scoperto il business delle privatizzazioni ed è appesantito
da oneri derivanti dal costo delle oligarchie politiche. Pensate quanto
costa da sola la Nomenclatura della Lega costituita da migliaia e migliaia
di amministratori tutti stipendiati dai contribuenti. Quanto costano i 350
Sindaci ed amministratori della Lega? Unite a questo segmento di spesa il
costo di tutti gli altri partiti e avremo una cifra pari a quasi duecento
miliardi di euro annui.
Vorrei elencare alcuni punti di differenza tra Italia e Germania:
1) Il Governo tedesco amministra tenendo conto degli interessi generali
della nazione. Non è lardellato da Cricche che sequestrano per se e per i
loro amici gli appalti. Un fenomeno Bertolaso che amministra negli anni
qualcosa come dieci miliardi di euro sottratti al controllo della Corte dei
Conti non sarebbe pensabile. Il Governo tedesco, pur essendo di destra, non
ha inciso profondamente nel welfare delle classi lavoratrici. Lo ha
garantito seppur ridimensionandolo rispetto a quello dei governi
socialdemocratici.
2) l'opposizione. La socialdemocrazia tedesca, erede di una grande cultura
socialista ed umanitaria che ha impregnato di sè lo Stato e l'Europa non
rincorre e non adula l'elettorato di Angela Merkel. Non si sbraca rispetto
gli interessi della destra economica. Per quanto abbia attenuato il suo
programma che non è più neppure quello di Bad Godesberg conserva la sua
identità ed il riferimento
alle classi popolari. La scissione che ha subito le è stata salutare dal
momento che ogni suo spostamento a destra farebbe guadagnare consensi alla
Linke. In Italia il PD insegue il peggio delle voglie della destra, aspira a
rappresentarla, ha posato i lavoratori, condiziona negativamente la CGIL,
attacca la Fiom., si schiera con Marchionne......
3) La Confindustria. Gli industriali tedeschi non sono nell'anticamera del
governo a piagnucolare ed a chiedere soldi, soldi, soldi (quelli buoni
diceva in una occasione la Marcegaglia). Hanno un rapporto con governo e
sindacati "corretto". Non hanno chiesto ed ottenuto favori come quello della
Maddalena. Hanno puntato molto sulla qualità e sulla solidità dei loro
prodotti. Il prodotto tedesco è accurato, ben fatto, curatissimo nei
particolari. Magari meno fantasioso del nostro ma più resistente e più
conveniente.
4) I sindacati. I sindacati tedeschi da quasi cinquanta anni praticano la
politica della codecisione. Gli scioperi sono rari ma non perchè il
sindacato è inetto o venduto ma perchè gestisce contratti tra i migliori del
mondo. I lavoratori tedeschi sono al quarto posto della tabelle Ocse con un
salario medio di 27 mila euro. Gli italiani sono al diciottesimo posto con
19 mila euro. Ma in effetti stanno assai peggio perchè la tabella non
calcola i seimila precari biagizzati che guadagnano in media la metà dei
minimi contrattuali. Insomma siamo in fondo, in fondo alla classifica e con
una media che non supera di 13 mila euro annuali.
Per rincorrere la Germania dovremmo aumentare i salari di almeno il trenta
per cento subito per tonificare in modo radicale l'economia, rianimare il
commercio, alleggerire il peso della famiglia in cui i figli sopravvivono
attingendo alle pensioni dei genitori. Inoltre é necessario ridurre il peso
delle Oligarchie, dei consulenti, dei servizi appaltati. La sottrazione
alla Corte dei Conti dei servizi delle municipalizzate è costata un aumento
delle tariffe, un appesantimento delle bollette e questo per mantenere un
nuovo magnacciato pubblico fatto di amministratori pagati con emolumenti
scandalosi.
Si possono aumentare i salari di almeno il trenta per cento. Si può
perchè l'incidenza del salario sui costi di produzione non è rilevante
neppure nella industria manifatturiera e perchè si potrebbero innalzare con
l'introduzione del SMG (salario minimo garantito) che aiuterebbe moltissimo
i precari.
L'estensione del contratto a tempo indeterminato a tutti darebbe un
elemento di sicurezza non solo ai lavoratori ma all'intero sistema
economico.
In conclusione bisognerebbe cancellare la "anormalità" italiana dovuta a
governi che fanno interessi di parte, a sindacati che da due decenni cedono
uno dopo l'altro i diritti conquistati dalle generazioni precedenti dei
lavoratori, ad una confindustria assistenzialistica, ad una opposizione che
ha perso la sua identità e si sforza di clonare la maggioranza.
Pietro Ancona
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-04/draghi-italia-segua-berlino-080532.shtml?uuid=AYv61eMC
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Monday, September 06, 2010 10:12 AM
Subject: Le tre voci di Cernobbio
Le tre voci di Cernobbio
A Cernobbio la grande borghesia italiana dell'industria e degli affari si
riunisce anche anno per aggiustare la sua strategia di egemonia sociale e
politica. Un appuntamento nel quale si scoprono le novità, gli orientamenti
che saranno suggeriti alla classe politica di destra e non solo. La sinistra
non ha niente di simile. Non riunisce mai i suoi stati generali della
politica e del sindacato e di quelle che una volta si chiamavano
organizzazioni di massa e che oramai da tempo sono diventate organiche alla
destra (la cooperazione, l'artigianato, gli agricoltori). La sinistra non ha
niente da proporre. Accetta le indicazioni e fa proprie gli imput della
destra liberista italiana la più retriva ed infrequentabile della Unione
Europea.
A Draghi che con una qualche ingenuità e sincerità di servitore dello Stato
proponeva il modello tedesco il Ministro Tremonti ha risposto schernendolo
che "è roba da bambini": l'Italia non ha bisogno di imitare il modello
tedesco, andrà avanti per la sua strada.
In effetti l'Italia creata da Berlusconi da Tremonti dalla Confindustria
con la servile collaborazione del PD e dei sindacati confederali è
profondamente diversa dalla Germania. Non si propone il bene di tutti ma
identifica nel bene del padronato il bene di tutti, il Dio Moloch al quale
sacrificare ogni cosa.
La borghesia italiana ha trovato la sua Germania nella spoliazione
sistematica di venti milioni di lavoratori dipendenti. La fetta di PIL fatta
di salari è stata drasticamente ridotta fino quasi a diventare trasparente.
Un enorme massa di miliardi di euro sono transitati dal lavoro dipendente a
quello autonomo e delle professioni, al capitale ed alla finanza. Questa
enorme massa di denaro alimenta il benessere delle classi possidenti che
sono in grado di risparmiare ed occultare all'estero almeno duecento
miliardi come abbiamo visto con il cosidetto scudo fiscale.
L'altra Germania della borghesia italiana è il welfare. La scuola viene
sottoposta ad una spaventosa cura dimagrante che la dequalificherà per
sempre e le vengono sottratte qualcosa come nove miliardi di euro, una
sottrazione che dovrebbe essere ottenuta dal licenziamento di duecento mila
professori.
La sanità viene colpita per cinque miliardi di euro che nella migliore
delle ipotesi dovranno essere presi dalla fiscalità generale cioè in
grandissima parte dai lavoratori dipendenti (quasi gli unici a pagare fino
all'ultimo centesimo le tasse).
Ma, oltre a queste due Germanie, Tremonti ne ha altre: il blocco degli
investimenti nel Sud, le privatizzazioni che dovunque realizzate sono state
deleterie per i servizi e per le tariffe imposte......
Ma la vera Germania di Tremonti sta nella canina disponibilità dei
Sindacati Confederali non solo ad accettare i dicktat dei Marchionne ma,
come certi servizievoli ascari, ad indovinare la volontà del padrone. Ed
ecco la proposta di Bonanni di riservare gli scioperi e le manifestazioni
soltanto al sabato per non danneggiare le imprese. (ma se lo sciopero non
danneggia la produzione a che cosa serve?)
Questo Ministro del Tesoro che, a tempo perso usa come acchiappacitrulli
citazioni di Marx, parla
a favore del posto fisso salvo a mantenere nello Stato italiano una immensa
quantità di precari biagizzati, gode della stima e della simpatia di una
opposizione che lo vedrebbe volentieri come Primo Ministro al posto di
Berlusconi.
Il vero volto di questo signore ogni tanto appare dietro la cortina
fumogena e la prosopopea del grande salvatore delle finanze italiane. Sembra
quasi sempre sul punto di affermare che senza di lui l'Italia affonderebbe
subito peggio della Grecia. Il vero volto è quello mostrato sulla legge per
la sicurezza del lavoro. Anche questa una "roba", un "lusso" che l'Italia
non può permettersi!
Ma la situazione italiana è angosciante non soltanto per le enormi pompe
che il governo ha attivato sul monte salari e sul welfare ma anche e
sopratutto per l'accelerazione del processo di destrificazione
della opposizione italiana. La Marcegaglia ha chiesto ieri a Cernobbio un
nuovo patto sociale. Non è mai sazia e quanto è riuscita ad incassare dai
sindacati negli ultimi venti anni non le basta. Vuole ancora di più, di
più.... Il nuovo patto sociale è basato sulla abolizione dei contratti
nazionali di lavoro e sulla introduzione di sistemi di sfruttamento del
lavoro sempre più sofisticati a volte oltre il limite della sopportazione
fisica. La stagione autunnale si apre con l'agenda proposta a Cernobbio e
prima ancora a Pomigliano d'Arco. I lavoratori debbono cedere tutto!!
La Marcegaglia ha lodato Susanna Camusso. Non dubita che sarà una fedele e
diligente collaboratrice per il successo dei suoi programmi.
Questa fiducia della Marcegaglia è ben riposta. Il PD al quale fa
riferimento la Camusso e che controlla la CGIL propone una stretta sul
diritto di sciopero, l'abolizione dell'art.18, la decontrattualizzazione, il
mantenimento e l'aggravamento del precariato, la riduzione ai mini termini
del welfare. Non si limita a questo: attacca gli ultimi fortini di
resistenza. Alla Fiom D'Alema e Damiano hanno ingiunto di "inghiottire il
rospo".
L'Italia che esce dalla somma, dalla convergenza di queste linee, è un
ammasso di rovine umane e sociali. Una sofferenza sociale che sta
raggiungendo quasi tutti i venti milioni di lavoratori dipendenti e le loro
famiglie. L'Italia come la Polonia, la Serbia, la Tunisia. La differenza sta
nella ricchezza delle classi privilegiate. In Serbia o in Polonia nessuno è
ricco quanto la Marcegaglia e Berlusconi.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Wednesday, September 08, 2010 9:31 AM
Subject: Eleggere Segretario della CGIL il Segretario della FIOM
Eleggere segretario della CGIL il Segretario della Fiom
La federmeccanica ha spiegato molto bene il senso della invocazione di
un nuovo patto sociale chiesto dalla Marcegaglia a Cernobbio. Un patto
sociale in cui industriali e sindacati "complici" azzerino quanto resta
della civiltà giuridica e contrattuale del lavoro abbattendone il pilastro:
il contratto collettivo nazionale di lavoro.
Quanto vogliono gli industriali non rientra nella sfera delle cose
ragionevoli ed è pericoloso per la coesione e pace sociale del Paese. La
Fiom a Pomigliano aveva aderito a tutte le richieste di Marchionne tranne
due che, come aveva precisato Epifani, non sono nella disponibilità del
sindacato essendo regolate da leggi e non da contratti: il diritto di
sciopero e la tutela in caso di malattia. La Fiom non è un sindacato
estremista, non aveva fatto barricate, aveva accettato una organizzazione
del lavoro (WMC) che i Cobas hanno denunziato con un esposto alla
Magistratura ed all'Inal perchè pericoloso per la salute dei lavoratori.
Aveva accettato turni di lavoro di otto ore senza pausa pranzo. Dalle sei
del mattino alle due del pomeriggio digiuni davanti alla propria postazione
studiata da un ergonomista padronale giapponese in modo da fare muovere il
meno possibile l'operaio facendone una sorta di macchinario vivente. Vedevo
l'altra sera in TV "la patata bollente" in bel film di Steno con Renato
Pozzetto ambientato in una fabbrica nella quale i lavoratori all'ora di
pranzo
si ritrovavano in una grande sala per consumare il loro pasto caldo e mi
veniva da pensare alla "fabbrica Italia" di Marchionne in cui il lavoratore
deve solo stare in silenzio ed accudire la macchina.
Credo che questa ossessione per spremere da ogni essere umano il massimo di
produttività occupando tutti i minuti della sua vita in azienda costituisca
una pericolosa involuzione, una disumanizzazione del lavoro intollerabile.
Nonostante la moderazione della Fiom, all'indomani di Pomigliano e del
referendum voluto dalla Fiat per mortificare la Fiom, è cominciata la grande
repressione nelle fabbriche Fiat e poi anche altrove. Essere delegato
aziendale Fiom è diventata ragione non solo di
isolamento nei reparti confino come avveniva all'epoca di Valletta, ma di
licenziamento.
Il livore di Marchionne si è spinto fino al respingimento della sentenza di
un tribunale. I tre operai di Melfi non sono stati reintegrati nonostante
l'intervento del Presidente della Repubblica. Gli industriali italiani si
ritengono al disopra della legge e rispettano le istituzioni soltanto se
dicono o agiscono per la loro convenienza.
Con la complicità di Cisl ed Uil che oramai sono apertamente dalla parte
della Confindustria e l'avallo e forse anche il consiglio del Governo la
Federmeccanica ha disdetto il contratto di lavoro firmato dalla Fiom
lasciando in vigore quello firmato soltanto da Cisl ed Uil. Un gesto di
rottura forse irreparabile dal momento che Sacconi ha già fatto sapere di
approvarlo. Non ci sono sedi di mediazioni. La scontro sarà diretto e
deciso solo dai rapporti di forza.
Estromettere la Fiom dal contratto di lavoro ha molte conseguenze
giuridiche che dovranno essere analizzate. La sua condizione diventa simile
a quella dei Cobas. Pur essendo il sindacato più rappresentativo dei
lavoratori viene scacciato ed emarginato. Non credo che questo si possa fare
e non dubito che in sede giudiziaria la questione verrà risolta in favore
della Fiom. Resta tutto il significato politico del gesto che appare il
compimento di una congiura, una cospirazione messa in atto per fare saltare
il punto di resistenza maggiore dei lavoratori e l'ultimo fortilizio di
sindacalismo di classe. Qualche giorno fa Damiano aveva accennato ad una
congiura. Non pensavo che ne facesse parte dal momento che poi ha invitato
la Fiom ad "inghiottire il rospo". Anche D'Alema era intervenuto con
pesantezza sul gruppo dirigente della Fiom.
Sono convinto che la Federmeccanica non si sarebbe spinta tanto avanti se
non avesse avuto anche la copertura del PD che, del resto, annovera tra i
suoi parlamentari autorevoli esponenti del padronato come Caliaro, Merloni,
Colaninno nonchè personaggi come Ichino, Letta, Treu che danno le munizioni
al mitragliamento dei diritti della gente.
In queste condizioni e mentre il Paese si contorce in preda ad una crisi
occupazionale assai pesante la mossa della Confindustria avvia una nuova
fase dei rapporti sociali che vuole fare dell'Italia la Tunisia d'Europa.
Il fatto che i salari italiani siano bassissimi non le basta più.
La signora Marcegaglia mentre chiedeva a Cernobbio una nuova e definitiva
capitolazione dei sindacati aggiungeva parole di elogio per la nuova
segretaria della CGIL in pectore Susanna Camusso. Elogio che aggrava i
sospetti su una involuzione in corso da tempo della CGIL, che si è
accentuata con la gestione di Guglielmo Epifani e che oggi rischia di
sfociare in un aperto accodamento alla Cisl ed all'Uil che hanno una idea di
sindacato che gestisce, non lotta, collabora con il padronato. Proprio ieri
Bonanni, facendo eco ad Ichino, ha proposto di limitare lo sciopero soltanto
al sabato per evitare di "danneggiare la produzione". Ma lo sciopero è
l'unica arma di difesa dei lavoratori e se non blocca la produzione è del
tutto inefficace, pleonastico, persino ridicolo!
Una risposta a questo processo involutivo potrebbe venire proprio dal
prossimo Comitato Direttivo della CGIL con la elezione di un esponente della
Fiom a Segretario Generale della CGIL. Scegliere tra i dirigenti dei
meccanici italiani il segretario della CGIL sarebbe una forte, motivata
risposta alle pretese del padronato italiano e trasfonderebbe al vertice
della CGIL quello spirito combattivo ed autonomo che manca da un pezzo. Oggi
le maggiori vicende della lotta sociale sono affidate alle categorie e
gestite con molto distacco dalla CGIL. Sulla scuola sarebbe necessaria la
nazionalizzazione confederale della lotta oggi confinata ad una questione
di precari che sarà perdente. Infatti le duecentomila vittime sacrificali
di Gelmini sono abbandonate a se stesse ed al massimo hanno l'aiuto dei loro
sindacati di categoria. La sottrazione di otto miliardi di euro alla scuola
riguarda tutto il Paese! La CGIL non può assistere come un cronista allo
svolgimento della crisi sociale. Vi deve intervenire con un proprio progetto
a cominciare dalla abolizione del precariato e dall'aumento dei salari dei
lavoratori oggi tra i più bassi dell'OCSE. Deve alzare barricate attorno
alla scuola.
Deve rompere con Cisl ed UIL ed allearsi con il sindacalismo di base. Per
quanto queste scelte possano sembrare gravi esse sono la sola strada di
salvezza per venti milioni di lavoratori e per le loro famiglie.
Mi auguro una forte mobilitazione, una spinta popolare per sorreggere la
candidatura del Segretario della FIOM a segretario generale della CGIL.
Pietro Ancona
già membro dell'esecutivo nazionale CGIL
già membro del CNEL
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-09-05/marcegaglia-governo-convochi-forze-141820.shtml?uuid=AYi7y3MC
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: rettore Università palermo
Sent: Thursday, September 09, 2010 7:19 PM
Subject: Gigantografie
Illustre Magnifico Rettore,
vedo che ha esposto dal balcone centrale di Palazzo Steri la gigantografia
di Sakineh la donna iraniana condannata alla lapidazione per avere ucciso,
con la complicità dell'amante, il marito. La pena è stata commutata in pena
di morte, poi sospesa, il nove luglio scorso come è stato pubblicato da
molti giornali (Corriere della sera, Unità e da Nessuno tocchi Caino,
l'agenzia radicale specializzata per questo genere di affari). Nei due mesi
successivi alla commutazione della pena, il pressing del mondo occidentale è
continuato e si è intensificato, sorretto da una possente organizzazione.
Come se la lapidazione dovesse avvenire da un momento all'altro. Non è un
caso che gigantografie come quella che lei ha fatto esporre sono state
esibite contemporaneamente dal Comune di Roma, da quello di Napoli e in
diecine di altri posti.
Si è insistito sulla propagazione della notizia falsa della lapidazione
mentre tre portaerei e diverse navi da guerra si appostavano nel mare
antistante l'Iran ed imponenti preparativi militari sono in corso per una
aggressione all'Iran da parte di Israele e della Nato.
Sakineh è diventata l'Icona di una campagna di odio e di morte contro il
popolo iraniano.
Ho pensato, dopo aver letto le motivazioni umanitarie del gesto dell'Ateneo
di suggerirle l'esposizione di una gigantografia contenente questa immagine
di uno dei tanti bambini nati in Irak, in Afghanistan, in Kossovo o a
Belgrado dopo i bombardamenti all'uranio. Ci furono altre campagne di odio
contro
Milosevic, Sadam Hussein o i Talebani, in speciale quella del BurKa, che poi
sfociarono in questi risultati scandalosi per l'umanità.
Eccole la foto
http://www.spazioamico.it/speciale%20Iraq%202.htm#bambino
Migliaia di bambini come questo sono già nati, altri ne nasceranno in Iran
se subirà la sorte dei paesi già aggrediti ed occupati.
Cordiali saluti.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, September 10, 2010 8:58 AM
Subject: il nipote del Gran Visir
Il nipote del Gran Visir
La cosa che mi ha colpito della contestazione a Bonanni è stata la faccia e
la gesticolazione di Enrico Letta, Vice segretario del PD, nipote di Gianni
Letta il gran Visir di Berlusconi, una parentela che è anche politica. Zio
e nipote fanno parte dello stesso establishment sebbene dislocati in due
partiti diversi ma entrambi di governo ed entrambi saldamente schierati con
la borghesia italiana. La faccia di Letta era piena di odio, di rancore, era
livida, minacciosa, con gli occhi lampeggianti pieni di voglia di fare del
male. La sua gesticolazione era aggressiva, il braccio era teso e la mano
chiusa con un dito puntato sui malcapitati ragazzi del Centro Sociale che
avevano avuto l'idea di prendersi la scena nella grande e terribile stagione
sociale che si è aperta. Oggi la loro azione è al vaglio della polizia. Non
dubito che erano già stati schedati dalla Digos. Penso che il loro centro
sociale Ashatasuna sarà proposto per la chiusura e che molti di loro saranno
denunziati. Una opera di disinfestazione sociale sarà presto realizzata e
questi giovani saranno dispersi e stritolati dalla macchina della
repressione e della emarginazione sociale.
Tutta l'Oligarchia politica compresi Di Pietro e la Rosy Bindi si è
affrettata a prendere le distanza dai giovani ed a solidarizzare con Bonanni.
Da questi e dagli Oligarchi vengono parole impregnate di odio destinato ad
aggravare di molto la situazione italiana. Bonanni invita
paternalisticamente la ragazza che l'ha quasi colpito con il fumogeno a non
ascoltare i cattivi maestri e nello stesso tempo indica nella Fiom la
centrale eversiva dell'odio e della sovversione sociale. Farebbe carte false
per liberare il campo dalla Fiom che raccoglie la maggioranza assoluta dei
metalmeccanici e gli impedisce di pavoneggiarsi e essere qualcosa di più
che un servizievole amico della Confindustria e di Marchionne. Pierluigi
Bersani, senza avere alcun rispetto per le proporzioni e per la verità,
parla di "squadristi". Gli squadristi erano coloro che fecero la marcia su
Roma dopo avere incendiato e devastato le Camere del Lavoro e le sedi del
PSI. Bersani irresponsabilmente paragona i ragazzi di Torino a queste
terribili e squallide figure della nostra storia! Sacconi, Cicchitto,
Brunetta e quasi tutti gli attori del tragico e grottesco teatro politico
italiano si sono slanciati in una gara a chi la sparava più grossa. Si usano
cannoni enormi per sparare contro minuscoli uccellini! Il richiamo alla
polizia è stato forte, molto forte. Non dubito che da ora in poi non solo i
politici italiani continueranno ad essere blindati e a dare l'immagine al
mondo di una classe dirigente "terrorizzata" che vive dentro un muro di
vigilantes ma anche le loro feste, questo meschino e costoso surrogato della
democrazia che è l'unico canale di comunicazione concesso dai partiti alla
loro base e che sono come la tv strumenti di passivizzazione della
cittadinanza politica.
Cicchitto ha collocato Bonanni nella galleria del martirologio di Dell'Utri
e Schifani. Schifani, Presidente del Senato nonostante le accuse che pendono
sul suo capo. Dell'Utri, deputato condannato a sette anni per contiguità
alla mafia, ma in Parlamento, in un paese in cui la Fiat disattende la
richiesta del Capo dello Stato di reintegrare i tre lavoratori licenziati da
Marchionne. Un Bonanni che difatto avalla i licenziamenti ed aizza la gente
contro la Fiom insultandola.
Si è saputo chi è stata l'autrice del lancio del fumogeno. Si chiama Rubina
Affronte. Subito si è fatto sapere che è figlia di un PM badate la finezza
della comunicazione: non di un magistrato ma di un Pubblico Ministero,
categoria bollata da Berlusconi come di malati mentali , additata all'odio
di tutte le Cricche, messa nel tritacarne di vari disegni di legge del
guardiano del sigillo del Capo, il Ministro Angelino Alfano.
Bonanni ha fatto sapere che "poteva morire". Sta drammatizzando e creando
il copione di un Martirio magari per incrudelire il fio della colpa che
comunque la ragazza dovrà pagare.
Si è fatto sapere a tutti che trattasi di una "pregiudicata". Altra
"finezza" dei nostri pennivendoli; si scrive che è stata condannata in
passato per "occupazione di terreni e di edifici". Non si specifica quali
terreni e quali edifici magari per non ricordare il movente morale e
politico del "reato commesso". Non ha certamente rubato soldi ai terremotati
dell'Aquila come tanti amici dell'inossidabile Zio, il Gran Visir di
Berlusconi, e la superinquisita classe di politici che ha in mano il Paese e
lo usa come sua proprietà privata.
L'autunno caldo, secondo gli Oligarchi ed i loro pennivendoli, non
verrebbe dal licenziamento di duecentomila professori, dalla smobilitazione
di parte dell'industria italiana che si trasferisce all'estero, dal
fallimento dei prodotti della Fiat che non riescono a piazzarsi senza il
supporto della rottamazione, da sei milioni di ragazzi che stanno
incanutendo da precari. No! Verrebbe dal petardo che la nostra cara e
generosa Rubina avrebbe fatto scoppiare nel teatro della finta democrazia di
Torino.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Saturday, September 11, 2010 9:52 AM
Subject: Il PD e la destra
Il PD e la destra
La faccia contratta dall'odio di Enrico Letta, l'aggressione di Bersani ai
giovani che hanno contestato Bonanni definiti "squadristi"costituiscono un
punto derimente della politica italiana e segnano il definitivo passaggio
del PD all'area "moderata" e cioè di destra. L'area che sostiene Marchionne
nella sua opera di cancellazione dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche
italiane, che non ha alzato un dito per lo storno di otto miliardi di euro
dalla istruzione alle spese di guerra, che accetta l'oligarchismo di una
classe di politici gaudente, elegante, frequentatrice di ristoranti di
lusso, dedita al consumismo ed appena tornata dalle vacanze tutta pimpante
ed abbronzata.
Bersani ha gettato le carte in tavola. Ha detto chi è e che cosa vuole
essere: il suo modello è Blair, il PD dovrà essere come il New Labourist che
gettò alle ortiche il socialismo, posò la classe operaia e la sua maledetta
abitudine di pretendere il the alle cinque come i gentiluomini inglesi.
Speriamo che come Tony Blair non finisca alcoolista per i rimorsi della
guerra scatenata in Iraq.
La Fiom è la testa di turco di Bersani. Strapazzandola e criticandola
mostra alla signora Marcegaglia quando è bravo a contenere le pretese dei
metalmeccanici. Nello stesso tempo mostra alla signora il suo carniere con
dentro la CGIL che non ha fatto niente di importante sul licenziamento di
duecentomila professori della scuola italiana, che non ha agito contro le
deroghe al ccnl sottoscritte da Cisl ed Uil.
Il progetto del gruppo dirigente del PD è di sostituirsi alla destra di
Berlusconi e Bossi mantenendo inalterate le garanzie che questa ha offerto
alla imprenditoria ed alla borghesia parassitaria. Dentro il PD non esiste
una sola corrente di sinistra. La stessa Rosy Bindi che sembrava la più
sensibile ai problemi dei lavoratori e della sofferenza sociale non fa
niente di diverso dei suoi colleghi del gruppo dirigente. Dentro il PD
diverse destre si combattono tra di loro per la conquista del controllo del
partito. Veltroni, Letta, D'Alema, Bersani, Franceschini fanno a gara a chi
conquista per primo le posizioni più gradite all'elettorato di destra .
L'involuzione del PD fa del Parlamento italiano l'unica assemblea
legislativa del mondo in cui sono presenti soltanto rappresentanze di
destra. Questo fa dell'Italia un regime. Se Berlusconi e Bossi fossero
fronteggiati da un grande partito socialdemocratico o socialista non
avrebbero la libertà con la quale stanno sfasciando la Costituzione e la
coesione sociale. Mentre i professori vengono licenziati Bossi fa concedere
un contributo di ottocentomila euro alla scuola leghista della moglie e la
giunta di centro-sinistra di Pesaro pensa di stanziare un milione di euro
per la scuola privata. Sul fronte dei diritti dei lavoratori non c'è
differenza tra le posizioni di Sacconi e Cazzola e quelle di Ichino e Letta.
La difesa della pace è stata abbandonata da molto tempo anche dalle
componenti cattoliche del PD. Noglobal è diventato per il PD quasi sinonimo
di terrorismo. I sindaci di centro-sinistra gareggiano con Alemanno e con i
leghisti nella persecuzione dei rom che vengono scacciati dai loro campi e
criminalizzati. Nessun interesse viene mostrato per la gravissima situazione
delle carceri italiane.
Se il PD è questo non capisco la voglia di Vendola di concorrervi per le
primarie. Ammesso che Vendola li vinca e diventi il candidato del PD potrà
forse cambiare la natura del PD? Non credo proprio! Inoltre mi sembrano
assolutamente suicide per la sinistra le offerte di Ferrero o di altri per
un Nuovo Ulivo. Il centro-sinistra non offre alcuna possibilità di apertura
verso le istanze della sinistra cosidetta radicale che poi tanto radicale
non è.
La sinistra dovrebbe abbandonare l'ossessione elettorale e
parlamentaristica. Il problema non è quello di portare qualcuno in
Parlamento ma di ricostruire un forte movimento sociale, un nuovo sindacato,
un nuovo partito dei lavoratori che deve essere davvero "vetero" come
spregiativamente dicono i nuovisti alla Letta, cioè impregnato di ideali di
giustizia, libertà, democrazia e sopratutto eguaglianza.
L'Italia è diventato un paese di diseguali fatto da gente che si sollazza
in panfili da venti milioni nel mare antistante Villa Certosa e da chi,
come la madre di Trento, viene privata del figlio perchè guadagna soltanto
cinquecento euro al mese. A questa Italia di diseguali si è votato il PD. Ma
nel Paese cresce l'insofferenza verso questa Oligarchia stupida e priva di
prospettive per il futuro. In una Italia in cui i lavoratori sono sempre più
poveri ed infelici, in cui viene demolito il welfare, in una Italia
asservita agli USA il ricordo del ruolo del movimento operaio e socialista
torna alla memoria degli anziani e viene riscoperto dai giovani. La
criminalizzazione di Rubina Affronte che ha avuto il coraggio di contestare
Bonanni non porterà il PD molto lontano....
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Sunday, September 12, 2010 10:15 AM
Subject: operaio usa e getta
Operaio usa e getta
Ha ragione Tremonti: la sicurezza del lavoro è un lusso che l'Italia non
può permettersi! Si tratta naturalmente dell'Italia dei ricconi, di coloro
che occultano duecento miliardi nei paradisi fiscali realizzati lesinando
salario, diritti e sicurezza. Questi signori, questa Italia, si rifiuta di
lucrare di meno.
L'indignazione del Presidente della Repubblica per un Paese che marcia a
mille e più morti sul lavoro l'anno e quasi un milione di infortuni spesso
gravi e con conseguenze di invalidità fisica permanenti non serve a niente
se lo stesso Presidente partecipa ogni anno al ricordo dell'ispiratore
della legge trenta, scritta in collaborazione tra Sacconi e Bonanni, che
introduce innumerevoli possibilità di precarizzare il lavoro. L'operaio è
diventato usa e getta e l'organizzazione del lavoro prescinde sempre di più
dalla esperienza e dalla competenza. Molte attività vengono subappaltate ed
affidate a sub dei sub appaltatori. I quali non hanno alcuna cultura
industriale e si servono di disoccupati pronti ad accettare qualsiasi
cosa pur di portare cinquanta euro a casa. Per pulire una cisterna chi fa
materialmente il lavoro perdendoci magari la vita guadagna una piccola parte
di quanto avrà ricevuto il suo datore di lavoro e, spesso, chi assegna e
passa il lavoro lucra senza fare materialmente niente.
Altre volte ho citato l'esempio della costruzione della Torre Eiffel
realizzata nel corso di due anni in condizioni eccezionali al limite di
tutto per il caldo, il freddo, l'altezza fino ad oltre trecento metri in cui
si lavorava. Non c'è stato un solo infortunio mortale. Se fosse in
costruzione oggi chissà quanto sangue e quanto dolore! La sicurezza del
lavoro sta nella sua organizzazione e nella competenza dei suoi addetti
dall'ingegnere al caposquadra al carpentiere. Sta nell'esperienza maturata,
custodita e trasmessa. Sta anche nell'affiatamento della squadra, nella sua
coesione. Spesso accade invece che tre o più persone si incontrino per stare
insieme un giorno e basta. Spesso accade che si tratti di lavoratori forniti
di competenze generiche ma usati perchè costano poco, molto poco e si
acconciano a qualsiasi cosa.
Su lavoro si muore subito ma anche lentamente accumulando veleni o
logorandosi i nervi ed i muscoli. Il sistema WMC che Marchionne usa alla
Fiat produce gravissimi danni al sistema nervoso e psichico del lavoratore
ridotto a vero e proprio macchinario vivente. Soltanto il sindacato di base
slai ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica ed all'Inail.
Non mi risulta che analoghe iniziative siano state assunte dalle
organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Le poche ed insufficienti norme introdotte in quella che si chiama
impropriamente 626 sono state malviste dagli imprenditori e da parte dei
sindacati. Ricordo che i decreti tardarono già con il governo Prodi e che
Bonanni intervenne per ridurre le sanzioni. Tuttora grande parte della legge
deve essere attuata e non dubito che Sacconi farà di tutto per ridurne
l'efficacia e la portata protettiva.
L'Italia è piena di orfani di lavoratori. I benefici concessi dalla legge
per la loro sopravvivenza fino al raggiungimento della maggiore età sono
quasi inesistenti: il venti per cento della paga del genitore morto. Su che
cosa e come viene calcolato questo venti per cento è un altro capitolo da
riguardare. Basti dire che in media un orfano ricevo circa dieci euro al
giorno e la vedova venti.
Ipocrita ed insincera è la commozione dell'Italia politica per la lunga
interminabile catena di tragedie. L'obiettivo verso cui sono orientati i
politici è opposto a quello della sicurezza. Si punta alla deregolation,
all'inasprimento della pesantezza e dei ritmi dei carichi di lavoro, al turn
over sempre più frequente ed irresponsabile, alla volatilità dei rapporti.
Ipocrite ed insincere anche le lamentazioni dei sindacati. Si acconciano
a condizioni sempre più dure e non discutono il precariato. Hanno
praticamente rinunciato ad ogni richiesta che possa costare qualcosa alle
imprese o allo Stato. La parola d'ordine di tutti è soltanto: produrre,
produrre, produrre a qualsiasi costo, a qualsiasi condizione!
Quel poco che resta di sicurezza sarà smantellato. Non dubito che l'Inail
sia oggetto di attenzioni di privati in cerca di lucro. Non dubito che
destra e PD si accorderanno per spartirsene le spoglie.
L'Italia è diventata zona franca del padronato: può fare ai lavoratori
tutto quello che vuole con la complicità di sindacalisti che se vengono
contestati vengono difesi da tutta l'Oligarchia politica e dai suoi
pennivendoli.
Pietro Ancona
http://circolodelirio.wordpress.com/2010/01/31/vittime-sul-lavoro-una-guerra-civile/
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Tuesday, September 14, 2010 11:30 AM
Subject: La Cgil manipolata dal PD
La Cgil manipolata dal PD
La CGIL indice il suo terzo (o quarto) sciopero generale sul fisco
accodandosi ad una decisione separata di Cisl ed Uil. Vuole ottenere qualche
spiccioletto da dare ai lavoratori ed ai pensionati. Qualcosa come la
iperbolica cifra di cinquanta o sessanta euro annui più una grossa elemosina
subito. Pare che anche la Cisl e l'UIL sciopereranno per la stessa
rivendicazione. Nello stesso tempo la CGIL rende nota una inchiesta sui
salari in Italia non rendendosi conto di ridicolizzare la ragione dello
sciopero. Rende noto che un quarto dei lavoratori italiani ha un salario
compreso tra i 500 ed i 1000 euro e che i lavoratori atipici (sei milioni)
e quelli a tempo indeterminato hanno rispettivamente il 39 ed il 28 per
cento in meno di retribuzione.
Particolarità agghiacciante il due per cento del campione intervistato
percepisce meno di 500 euro al giorno. Insomma venti milioni di lavoratori e
le loro famiglie vivono male e tra questi circa la metà vive malissimo.
La CGIL ha incluso anche la questione del collegato lavoro in via di
approvazione alla Camera. Trattasi di risipiscenza tardiva e fatta di
malavoglia ottenuta per lo scandalo e lo sconcerto generato
tra i lavoratori della sua precedente approvazione ottenuta nel silenzio
delle opposizioni poi rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica.
La proclamazione di questa ennesima ginnastica motoria fatta per procurare
un pubblico ai comizianti, per stampare qualche manifesto e fare un pochino
di attivismo da boy scout del tutto innocente, si cala in uno scenario cupo,
cupissimo, dominato da due vicende terribili: il licenziamento di
duecentomila professori definiti inutili e frutto di assunzioni clientelari
e quasi criminalizzati dalla Gelmini e la pretesa della Confindustria e
della Fiom di militarizzare le fabbriche italiane dopo aver disdetto il
contratto, fatto alcuni licenziamenti per diffondere un clima di terrore e
di intimidazione e dopo la vanteria dei ministri Tremonti e Sacconi di avere
ottenuto, con il silenzio complice dei sindacati, una ulteriore "riforma"
delle pensioni, un innalzamento dell'età pensionabile ottenuto con
un vile e truffaldino "refuso".
Lo sciopero di Epifani non chiede il Salario Minimo Garantito per impedire
la schiavizzazione dei biagizzati e degli immigrati pagati molto al disotto
dei minimi contrattuali, non chiede l'abrogazione della legge Gelmini e
della legge sulle pensioni con revoca immediata dei licenziamenti dei
professori e ripristino del sistema di calcolo antecedente la riforma Dini,
non chiede la applicazione dell'art.36 della Costituzione e dell'arti 39
dello Statuto dei Diritti di tutti i contratti esistenti per impedirne la
manipolazione ed anche la revoca. Sarebbe necessario chiedere una norma di
legge o un pronunciamento che vieti le deroghe ai contratti nazionali di
lavoro. Queste introducono differenziazioni salariali e normative tra le
imprese producendo fenomeni di concorrenza sleale a carico delle imprese che
rispettano i contratti nazionali.
Non chiede neppure il completamento delle normative della cosidetta legge
626 dopo l'atroce morte
dei lavoratori di Capua e neppure una diversa normativa per i subappalti
oggi strumenti di arricchimento delle mafie e di sfruttamento dei
lavoratori.
Il PD è intervenuto a più riprese per condizionare e neutralizzare
l'azione della CGIL o renderla addirittura favorevole agli interessi della
Confindustria. Ha ammonito la FIOM a non essere "estremista" insomma
accettare le condizioni imposte da Marchionne e dalla Marcegaglia e
condivise da Bonanni ed Angeletti.
Non dubito che, dietro questa limitazione della "piattaforma " dello
sciopero alla questione fiscale ed al collegato lavoro (ma la soluzione pd e
cgil sull'art.18 è insoddisfacente) ci siano Bersani con Ichino e Letta
che si rendono conto del clima inquieto ed angosciato del Paese e della
necessità della CGIL di muoversi, di fare qualcosa. A tavolino, lontano
mille miglie dai bisogni della gente, delimitano la richiesta dello sciopero
in qualcosa che è accettato e sostenuto dalla Confindustria. Per la destra e
la Confindustria ogni riduzione di tasse è stata sempre bene accetto. Per la
sinistra le tasse sono sempre state alla base del welfare. Il problema è la
loro equità e la loro proporzionalità che la destra vorrebbe abolire.
Berlusconi sostiene che i ricconi non dovrebbero pagare più di un terzo del
loro reddito!
Suggerisco ai lavoratori ed alle lavoratrici di partecipare allo sciopero
ma con cartelloni e manifesti
per il Salario Minimo Garantito, l'abrogazione delle leggi sulla scuola, sui
precari e sulle pensioni, nuove leggi sulla sicurezza, la richiesta della
reintegrazione degli operai licenziati. Fare sentire alta, possente la
richiesta di un sindacato di classe, combattivo, non strumentalizzato dalle
voglie governativiste del PD, il sindacato di Di Vittorio e di Luciano Lama.
Pietro Ancona
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia e
Lavoro/2010/03/cgil-sciopero-epifani-studio-tres-swg-effetti-crisi.shtml?uuid=7875971a-2b95-11df-9e06-f0245f3b8bda&DocRulesView=Libero
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, September 16, 2010 9:36 AM
Subject: Italietta vile e feroce
L'Italietta vile e feroce
I commenti sulla sparatoria dei libici sul peschereccio italiano sono
impregnati di un risentimento razzista che sale dal ventre di una nazione
che per moltissimi anni, assai più di quelli che i tedeschi hanno avuto a
disposizione per le loro orrende imprese, è stata l'incubo della popolazione
libica e dell'africa settentrionale: gli uomini venivano impalati ai lati
delle strade, i maggiorenti delle comunità impiccati e sui villaggi si
spargeva l'iprite che spegneva ogni forma di vita. Non c'è in Italia alcun
rimorso per il male che abbiamo fatto per molti e molti anni. C'è invece una
sorta di odio quasi irrazionale e lamentele davvero incredibili come quella
relativa all'autostrada che sarà costruita da Bengasi a Tripoli o la
motovedetta della quale qualcuno si spinge fino a chiederne la restituzione.
Questo è quanto emerge dalla lettura dei giornali. Non dubito che i
sentimenti che ho
notato siano della proprietà dei giornali e della oligarchia politica.
Forse gli italiani non hanno il dente così avvelenato contro la Libia.
Resta tuttavia il fatto che il livello del dibattito è basso, volgare,
inconcludente e rabbioso.
Sono rimasto scioccato per le dichiarazioni del finanziere rilasciate a
"Repubblica": il finanziere ha descritto una situazione di prepotenze subite
dai nostri militari dai libici
ed ha avuto parole di pietà che lo onorano per i migranti e la loro
tragedia. Tuttavia resta il fatto che per circa un'ora sono state sparate
contro il peschereccio mazarese oltre cento colpi di mitra senza un
intervento risoluto dei militari italiani a bordo della motovedetta libica
per fare cessare il fuoco. Non ci sono stati morti ma potevano esserci. Il
non intervento dei finanzieri è inaccettabile a meno che la verità sia
un'altra e ci venga nascosta. E se avessero applicato un protocollo, una
sorta di regola di ingaggio valevole per la caccia ai migranti? Dobbiamo
pensare che in altre circostanze i libici hanno sparato sui migranti con la
passiva complicità dei nostri militari?
E ' assai sospetta la fretta delle autorità italiane di chiudere la
vicenda. Maroni e Frattini hanno subito derubricato la sparatoria in
"incidente". Il lancio del fumogeno di Rubina a Bonanni era stato valutato
con estrema severità dal Ministro dell'Interno che aveva parlato di "tentato
omicidio" e il Ministro Sacconi aveva chiesto l'arresto per la nostra
ragazza. Qui si sparano proiettili veri e mortali e si insegue un nostro
equipaggio che sfugge miracolosamente alla morte e questo sarebbe
soltanto un "incidente"!!
Da questo episodio Gheddafi e la Libia non ne escono bene ma per ragioni
opposte a quelle che vengono agitate dai pennivendoli della destra. Ha
sbagliato Gheddafi a consentire nel testo di un trattato il veleno di un
accordo antimigrazione che a quanto pare è assai più pesante di quanto si
sapesse. Maroni ha detto tradendosi: "hanno sparato perchè pensavano si
trattasse di migranti". Un pattugliamento del Canale di Sicilia congiunto
italo-libico con i libici che sparano ed uccidono è indegno di un Paese
civile e fa di Gheddafi un killer dell'Occidente, un traditore della causa
dei popoli poveri del mondo, un abietto complice di Berlusconi e di Bossi,
mandanti ed organizzatori dei massacri.
La Libia ha infangato la memoria dei suoi morti martirizzati dagli
italiani prestandosi a fare da feroce poliziotto dell'occidente. Magari è
per questo che viene lasciata in pace e non ha subito la sorte dei paesi
che hanno il petrolio che l'Occidente vuole.
Ma è anche possibile che non ci sia stata raccontata tutta la verità e
forse la sparatoria è stata voluta dal Governo libico per provocare un
incidente e sganciarsi da un accordo su cui ha riflettuto dopo la cattiva
accoglienza ricevuta in Italia da Gheddafi. Può anche darsi che stiano
emergendo nuovi interessi in un'area del mediterraneo ieri quasi morta ed
oggi diventata una delle zone nevralgiche del commercio mondiale Può darsi
che interessi come quelli legati al petrolio offshore o alla coltivazione
del prezioso tonno rosso abbiano reso meno significativo ed importante per
Gheddafi l'accordo con l'Italia.
Certo, il governo italiano ne esce malissimo ed anche la sua opposizione
che agita un patriottismo di maniera e non va oltre l'invettiva razzista
contro la Libia. C'è da rimpiangere la politica estera della vecchia DC.
Pietro Ancona
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----- Original
Message -----
From: Giuseppina Ficarra
Sent: Saturday, September 18, 2010 10:27 AM
Subject: La 28° nazione della Unione Europea: la nazione Rom
La 28° nazione della Unione Europea: la nazione Rom
Sarkozy ha avuto grosse difficoltà con lo scandalo degli illeciti
finanziamenti. La procura ha aperto una inchiesta e sappiamo che in Francia
anche personaggi assai più grossi di lui hanno avuto grattacapi seri per
faccende del genere. Possiamo considerare questa la causa scatenante della
persecuzione dei Rom e della loro deportazione nei cosidetti "paesi di
origine" dai quali si erano spostati spinti dalla necessità e, in molti
casi, anche dalla fame. Sarkozy è riuscito ad occultare le sue difficoltà
giudiziarie deviando l'attenzione dei massmedia e concentrandola su una
operazione di pulizia etnica spettacolarizzata da tutti i telegiornali, una
operazione del tutto anormale ed illegale perchè i Rom per la loro
provenienza sono cittadini europei.
E' tipico dei tiranni trovarsi delle teste di turco, delle persone odiate
da una parte della popolazione ed organizzare il crucifige, una sorta di
Colosseo con i Romani a fare pollice verso. Da Nerone a Sarkozy non è
cambiata per niente la tecnica del potere. Aizzare la folla e farla
diventare razzista spingendola contro una comunità diffamata e
criminalizzata come responsabile della insicurezza in cui viviamo.
Ora Sarkozy attacca la Commissaria alla Giustizia Viviana Reding che ha
minacciato l'apertura di una procedura di infrazione contro la Francia.
Sarkozy è spalleggiato da Berlusconi e da Bossi e, sostiene, da tutti gli
altri paesi europei. Il Presidente della Commissione è intervenuto a
sostegno dell'opera della sua Commissaria come da galateo istituzionale ma
non dubito che, alla fine, farà svanire come una bolla di sapone
l'importante e significativa posizione antirazzista della UE ed accetterà la
continuazione, seppur in modo meno scandaloso, delle pulizie etniche.
Perchè ho questa sfiducia, perchè non sono ottimista sulla reale volontà di
integrazione
della Unione Europea? Perchè questa Europa è profondamente diversa da quella
di Prodi e dei suoi predecessori: era una sorta di parametro di civiltà, di
progresso, di coesione. L'Europa oggi sta sviluppando il trattato di
Maastrict alla luce del trattato di Lisbona su una linea di feroce
liberismo, di veloce degrado dei valori legati al lavoro ed ai diritti dei
lavoratori, per americanizzare i rapporti sociali, fare dei sindacati
guardia spalle del padronato, ridurre al minimo il costo economico e sociale
del lavoro. Questo degrado è avanzatissimo in Italia, ma non ancora nelle
nazioni che in Europa contano davvero come la Germania e la Francia, sebbene
in questa il fenomeno dei suicidi alla telecom ed in altre aziende è assai
inquietante e segnala qualcosa di molto pesante, un macigno enorme che si
sta abbattendo sulle persone che vivono di lavoro e che sono avviate verso
un periodo di grande precarietà.
L' Europa di Maastrict e di Lisbona non tollera il werlfare che ha
ereditato dalle socialdemocrazie e dai successi del movimento sindacale. Il
suo nuovo modello è dato dagli USA dove la gente non ha diritto a niente e
si deve arrangiare soltanto con il salario con il quale deve pagare tutto ed
accantonare qualcosa per la vecchiaia. L'ideologia liberista sta impregnando
la legislazione europea sul lavoro e sui diritti fin quasi a sfigurarla. In
questo contesto, con questa linea di assoggettamento della classe
lavoratrice alle esigenze del capitalismo continentale, la questione dei Rom
viene declassata e vista come un fastidio, un costo sociale da eliminare al
più presto. Più l'Europa diventa antioperaia ed antiwelfare e più diventa
razzista ed avara verso gli emarginati.
Sarkozy e la Merckel sono entrambi di destra. Ma la Merckel non ha
ritenuto di smontare completamente il welfare e le relazioni sindacali
ereditate dai governi tedeschi, da una politica che ha garantito prosperità
e forza alla Germania. Sarkozy e Berlusconi vogliono
l'azzeramento di ogni cosa. La loro Europa è quella della diseguaglianza
crescente ed inarrestabile tra ricchi e poveri.
La sinistra europea che recentemente ha dato vita ad una grande
manifestazione a Parigi in difesa del Rom dovrebbe alzare gli obiettivi che
oggi abbisognano di nuove conquiste.
Dovrebbe chiedere il riconoscimento dei Rom come nazione senza territorio
da aggiungere come ventottesima all'Europa. Riconoscere i dodici milioni di
Rom come nazione con diritti eguali a quelle di tutte le altre compreso il
diritto di avere un proprio Commissario nella UE. Inoltre si dovrebbe
affrontare la questione dell'Olocausto e del suo indennizzo. Mentre gli
ebrei nel 1947 ottennero uno Stato e sono stati risarciti per le vittime dei
lagers i Rom che hanno subito la stessa sorte con oltre un milione di
vittime del porrajmos (olocausto) vengono spesso financo dimenticati nelle
commemorazioni.
Bisognerebbe inoltre riprendere la proposta di Moni Ovadia di conferimento
al popolo nomade del Premio Nobel per la Pace. Il popolo rom non ha mai
fatto la guerra, non si è mai macchiato le mani di sangue, non ha mai
aggredito o ucciso nessuno. Ha soltanto subito persecuzioni durante tutta la
sua storia, è stato vittima del rifiuto e dell'ignoranza.
E' stato guardato con orrore e sospetto come gli Untori di Manzoni.
Per questo credo che sia giunto il momentodi intervenire riconoscendolo
come nazione ed accettando il suo nomadismo o stimolando la volontà di
integrazione. Gli esseri umani debbono essere lasciati liberi di decidere
della loro vita. Non possono essere discriminati o incarcerati o deportati o
uccisi in ragione del colore della loro pelle o della comunità in cui sono
nati.
Pietro Ancona
http://www.vocidallastrada.com/2010/09/lolocausto-degli-zingari-ieri-e-oggi-2.html
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Sunday, September 19, 2010 9:17 PM
Subject: Il xx settembre del cardinale bertone
Il XX settembre del cardinale Bertone
L'Uar, associazione degli atei ed agnostici italiani, sostiene che domani
la Chiesa andrà a Canossa. Sarà lo Stato ad andare a Canossa come del resto
fece con Enrico IV. Il cardinale Bertone sarà a Porta Pia con il Capo dello
Stato e ricorderanno la breccia con la quale i bersaglieri entrarono in
Roma per farne capitale del nuovo Stato sabaudo, ma liberale. L'Uar paragona
la presenza di Bertone a quella della Merkel in Normandia, come il
riconoscimento di una sconfitta e l'adesione ai valori dei vincitori. Non
riesco a condividere l'ottimismo di questa interpretazione dell'Uar. In
effetti, se è vero che la breccia di Porta Pia registrò la sconfitta del
potere temporale della Chiesa, questa non ha diminuito la sua presa sulla
popolazione italiana e, nel 1929 ritornò ad essere Stato. Nel 1984 il
rinnovo dei patti lateranensi accrebbe il potere della Chiesa sull'Italia
che confermò la sua natura di stato concordatario e non sovrano riconoscendo
una specialità alla Chiesa ribadita dagli art.7 ed 8 della Costituzione. Nel
corso degli ultimi venti anni dai governi di centro-sinistra e poi da quelli
di centro destra presieduti da Berlusconi il Vaticano ha ottenuto privilegi
strepitosi. Riceve finanziamenti da tutte le amministrazioni pubbliche a
cominciare dallo Stato e con i proventi dell'otto per mille calcolati
truffaldinamente finanzia i suoi programmi di espansione e di creazione di
enclavi cattoliche nel mondo come quelle di Timor, del Sudan, del Ruanda che
hanno provocato milioni di morti. La religione cattolica è l'unica al mondo
che è anche Stato. Una monarchia assoluta che unifica nel Pontefice i tre
poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e che non ha mai riconosciuto la
Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. Una Monarchia ricca di risorse
illimitate e finanziata da leggi che riescono a rendere quasi automatica la
contribuzione come la trattenuta ai lavoratori tedeschi e altre.
Mentre con la legge Gelmini lo Stato italiano riduce di circa duecentomila
insegnanti
la scuola pubblica, gli insegnanti di religione nominati e controllati dai
vescovi crescono di numero e sono ormai circa ventiseimila. Il Parlamento
italiano è controllato strettamente dalla Chiesa. Un cardinale è incaricato
di orientarlo in tutte le questioni di diritti civili come la fecondazione
assistita, l'aborto, le unioni gay, la contraccezione...
Tre personaggi della storia d'Italia hanno contribuito al trionfo della
Chiesa ed alla sua riconquista di quello che fu il suo potere temporale
oggi esteso all'intera nazione: Mussolini, Craxi e Berlusconi. Mentre la
Chiesa non fu affatto grata a Craxi e lo mollò alla prima occasione, il suo
rapporto con Berlusconi e la destra italiana è stato organico nel corso
degli ultimi venti anni. Il Cardinale Ruini è stato l'artefice di un potere
che non è solo di influenza religiosa, di moral persuasion, ma di concreti e
ricchi privilegi fiscali.
La breccia di Porta Pia consente l'irruzione ed il dilagare del
clericalismo nello Stato italiano. Clericalismo che fu tenuto a bada da
grandi laici cattolici come De Gasperi e quasi tutto il gruppo dirigente
della DC che difesero la laicità dello Stato assai più di quanto abbiano
fatto i comunisti. Proprio ieri la giunta di centro-sinistra di Pesaro ha
destinato un milione di euro alla scuola privata a riprova di una deriva
confessionalista che
sta alterando le connotazioni costituzionali dello Stato. Non abbiamo più
uomini come Spadolini e storici cattolici di grande spessore ed
intelligenza laica come Carlo Arturo Iemolo. La vicenda del crocifisso è la
prova di una umiliante resa incondizionata dello Stato la cui autonomia e
libertà è stata difesa da poche illuminate persone come il magistrato Luigi
Tosti che comunque hanno pagato di persona ed assai duramente la loro
fede nello Stato liberale che voleva Cavour: "Libera Chiesa in Libero
Stato". Gli uomini politici di oggi sono servizievoli quinte colonne della
ideologia sanfedista: basta pensare al fatto che è consentito dalla legge
l'obiezione di coscienza dei medici ospedalieri sull'aborto, una infamia
giuridica che rende difficilissima e financo pericolosa la vita delle donne
come abbiamo visto nel recente caso dell'aborto in un cesso del Policlinico
di Messina.
Domani quindi avremo la rappresentazione plastica della sconfitta dello
Stato Laico con la presenza del Cardinale Bertone e del Presidente
Napolitano. Il Sindaco di Roma ha riconosciuto la prevalenza cattolica in
Roma capitale e non dubito che Napolitano, nel corso del suo intervento, ci
spiegherà come è esaltante e bella la condivisione dei valori cattolici
che, manco a dirlo, anche se non li condividiamo, ci vengono imposti per
legge.
Non è un caso che questo trionfo, questo ribaltamento del corso della
storia, avviene durante la preminenza della ideologia della destra. Non a
caso Ratzinger ha minimizzato i danni morali e sociali del precariato in
perfetta sintonia con la legge trenta: "Il posto fisso non fa la felicità,
meglio credere in Dio" e l'Osservatore Romano appoggia l'avventura coloniale
contro i popoli che hanno la disgrazia di abitare luoghi con giacimenti
petroliferi.
In perfetta sintonia con la demagogia della riconciliazione che mette
partigiani e fascisti di Salò sullo stesso piano, domani si ricorderanno i
soldati papalini con i bersaglieri morti. Bipartisan sarà il ricordo che li
unirà in un evento storico violentato nei suoi contenuti, svuotato come si
vuole svuotare la resistenza italiana e la lotta di liberazione.
Pietro Ancona
http://www.ultimenotizie.tv/notizie-dal-mondo/il-posto-fisso-non-fa-la-felicita-meglio-credere-in-dio.html
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Wednesday, September 22, 2010 10:06 AM
Subject: Il Trono l'Altare e l'Uaar
La storia italiana corre all'impazzata all'indietro seminando sconcerto
in quanti, come me, si erano illusi di un suo percorso ascensionale sempre
verso il meglio, verso il progresso. Il Cardinale Bertone si è presentato da
vincitore alla breccia di Porta Pia soddisfatto per gli innumerevoli lacci e
laccioli clericali imposti allo Stato laico voluto dall'odiatissimo Cavour.
Non solo siamo al blocco delle leggi sui diritti civili ma il Parlamento è
commissariato dal cardinale Bagnasco e dalla Cei che si occupano
minuziosamente di tutto e stringono d'assedio le riforme che in periodi
migliori di questo per la laicità ed i diritti l'Italia era riuscita a
darsi. L'aborto viene reso difficile negli ospedali pubblici da una
quantità indecente di obiettori di coscienza, le proposte di legge sul
testamento biologico, sulle coppie gay, sulla fecondazione assistita, sono
diventate tutte occasioni di ribaltamento dei loro contenuti. Costrizioni e
limitazioni grottesche vengono votate al posto delle liberalizzazioni
proposte. Il Parlamento italiano non ha alcun ritegno a diventare il più
reazionario e sanfedista d'Europa. Il Governo ha proposto ricorso contro la
decisione della Corte di Giustizia sul Crocifisso ed il Ministro Gelmini
propone l'introduzione dello studio della Bibbia nelle scuole. Tutta la
pubblica amministrazione viene torchiata e spremuta di risorse a vantaggio
della Chiesa.
Ha fatto bene quindi Ratzinger a farsi fotografare con il cappello dei
bersaglieri. Da Porta Pia ha fatto irruzione il potere della Chiesa sullo
Stato italiano che, ad opera di Mussolini e di Craxi ha perso la sua
sovranità per diventare Stato concordatario con diritti limitati ed ha
consentito alla Chiesa di ripristinare in forme nuove il suo Stato. Il
cattolicesimo è l'unica religione al mondo che dispone di uno Stato e che
intrattiene rapporti diplomatici con le nazioni. Uno Stato al servizio di un
espansionismo, di una "evangelizzazione" causa di
terribili conflitti e tantissime sofferenze, perchè ovunque si formi una
forte comunità cattolica si mette subito in atto un progetto di secessione
come è accaduto in Indonesia ed ora sta accadendo in Sudan.
A Porta Pia lo Stato italiano si è umiliato accettando senza contraddirla
l'affermazione di Bertone sui soldati italiani e papalini caduti. Una sorta
di refrain della tesi della destra sulla Resistenza e sulla Repubblica di
Salò e sulla conciliazione e condivisione dei valori applicata ai
Bersaglieri ed agli Zuavi e Dragoni.
Di grande valore simbolico della discesa agli inferi della storia
italiana, della sua svolta
reazionaria è il trattamento inflitto alla delegazione dell'Uaar. E' stata
tenuta a distanza
e sotto stretta sorveglianza da Bertone e Napolitano. I componenti della
delegazione sono stati tutti identificati. I loro documenti sono stati
sequestrati e restituiti soltanto dopo la fine della manifestazione.
Trattasi di un insopportabile abuso, di una misura liberticida
consumata ai danni di un gruppo di benemeriti cittadini, di difensori della
laicità delle Istituzioni dello Stato. Non risulta che le stesse misure
siano state prese a carico dei rappresentanti delle organizzazioni di destra
o cattoliche presenti in piazza. Si è trattato di un attacco mirato a
colpire e scoraggiare quanti continuano a difendere la libertà dagli
attacchi sanfedisti della destra di governo.
Nella giornata di ieri è scoppiato lo scandalo dello Ior, il discusso e
tenebroso istituto finanziario del Vaticano. Magistrati italiani lo
sospettano di riciclare denaro sporco e stanno seguendo una pista che finora
ha portato alla scoperta di 23 milioni di euro i cui passaggi debbono essere
chiariti. La reazione del Vaticano è stata di attacco ai Magistrati. Le
parole e gli aggettivi usati sembravano prelevati da una delle dichiarazioni
di Berlusconi contro i giudici. Non dubito che nelle alte sfere del Potere
si siano già attivati per mettere la cosa a tacere o per farla quanto meno
sparire dalle prime pagine dei giornali e delle televisioni.
Ma la grande sconvolgente vittoria del Papato sullo Stato è nel Parlamento
Italiano, nella sua composizione. Maggioranza ed opposizione sono in gara
per accaparrarsi la benevolenza della Chiesa. Nessuno è disponibile a dare
un voto che possa suscitare la contrarietà dei cardinali. Questa
sottomissione, questo allineamento alla Gerarchia contribuisce non poco a
soffocare l'insoddisfazione di tantissimi cattolici per la politica di
questo Papato sulla pace, sui diritti civili, sul lavoro. Il Trono e
l'Altare sono uniti in un quadro di restaurazione preconciliare e di
condizionamento dello Stato. La responsabilità di quella che una volta era
la sinistra parlamentare è enorme. Il PD tira la volata ad un incrocio
sempre più osceno tra destra e religione. La latitudine di questo incrocio
arriva fino alla xenofobia da un lato ed alla persecuzione delle coppie gay
dall'altro.
Mi auguro che il prossimo XX Settembre non venga preceduto dall'arresto
precauzionale degli atei come si usava fare durante il fascismo in occasione
delle ricorrenze e della presenza del Duce. Certo è sconsolante lo scarso
rilievo che la stampa italiana ha dato a questo inqualificabile episodio di
polizia ancora più grave perchè perpetrato alla presenza del Presidente
della Repubblica massimo garante dei diritti garantiti dalla Costituzione,.
Pietro Ancona
http://www.uaar.it/news/2010/09/20/porta-pia-parla-solo-vaticano-gli-atei-vengono-bloccati-dalla-digos/
http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2010/09/15/visualizza_new.html_1763189522.html
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: micromega
Sent: Friday, September 24, 2010 6:27 PM
Subject: l'aspettazione del Messia
L'aspettazione del Messia. Il popolo di sinistra disorientato, disperso,
frastornato, avvilito, impaurito e frustrato aspetta l'arrivo di un Messia
Liberatore. Ma non si rende conto che il problema è ritrovare l'anima,
l'identità, i valori del socialismo. Mettiamo che Vendola vince le primarie.
Come farà a stare in un coacervo nel quale c'è una rincorsa a destra di vari
gruppi? Veltroni elegge Ichino a suo guru di politica sindacale. Letta lo
sfida a destra, sempre più a destra. E così tutti gli altri. Lo stesso
Ferrero si unisce all'atlantismo pro Sakineh e non fa niente per Teresa. E
allora?
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, September 26, 2010 10:08 AM
Subject: Un PD tutto Chiesa e Confindustria
Un PD tutto Chiesa e Confindustria
Il labour Party cerca di cambiare strada dopo il decennio di Blair che
lo ha sfigurato privandolo dell'anima e facendone uno strumento docile del
capitalismo feroce e asociale. Blair è stato per il socialismo inglese
quello che Craxi è stato per l'Italia: una forza devastatrice della sua
identità.
La elezione di Miliband potrebbe ricondurre il Labour alla sua naturale
missione politica e storica: rappresentare e difendere le classi lavoratrici
in una visione della vita e del mondo
legata alla solidarietà del socialismo.
In Francia il Partito Socialista è diretto da Martine Aubry, l'autrice
della legge sulle 35 ore ed è impegnato nelle lotte sindacali per la difesa
delle pensioni e della scuola. La tendenza rappresentata da Segolene Rojal è
stata messa in minoranza ed il socialismo francese non corre il rischio di
deragliare e diventare liberista.
In Germania la socialdemocrazia si lecca le ferite dopo il governo di unità
nazionale con la Merkel, una scelta che le è costata la scissione e la
formazione della Linke alla sua sinistra.
Ma non si può dire che abbia un programma di adulterazione di sè stesso.
L'Italia vive una condizione anomala: lo spazio parlamentare è occupato dal
PD, un partito che non vuole essere di sinistra, non vuole allearsi o essere
condizionato dalla sinistra comunista che ha contribuito a lasciare fuori
dal Parlamento, ha un programma che potremmo definire tutto Chiesa e
Confindustria.
L'anomalia italiana ha anche un pesantissimo risvolto sociale. La CGIL, da
sempre identificata dai lavoratori come il loro sindacato, asseconda la
politica del PD di conquista dei ceti imprenditoriali oggi in grande parte
radunati attorno a Berlusconi. Nonostante i lavoratori italiani siano i
peggio pagati dell'Occidente ed abbiano perso grande parte dei diritti, la
CGIL si accinge a cedere ancora alla Confindustria il ccnl, strumento
essenziale di difesa specialmente in tutto il Mezzogiorno, la scuola e la
sanità, mentre per le pensioni ha già praticamente ceduto tutto specialmente
a seguito delle ultime norme sulle "finestre mobili" che hanno alzato l'età
pensionabile ad oltre settanta anni..
Nel PD non esiste una corrente di sinistra. I vari gruppi che si danno
battaglia per il controllo del Partito sono tutti di destra e si scavalcano
reciprocamente a destra. Il documento dei 75 presentato da Veltroni è
ispirato, nella sua parte sociale, da Ichino un giuslavorista che vorrebbe i
lavoratori senza tutele e che teorizza l'abolizione del sussidio di
disoccupazione perchè li "impoltronisce"!!! Il gruppo del rampante Enrico
Letta ha
proclamato l'estraneità del PD dai giovani che si battono contro la legge
Biagi e che contestano la Cisl di Bonanni. Non c'è una sola area, un solo
uomo nel PD che sia ancora socialista o cattolico progressista. Tutto il
gruppo dirigente è liberista e tutte le organizzazioni che un tempo si
definivano "democratiche" della cooperazione, dell'agricoltura e
dell'artigianato sono ferreamente allineate con la Confindustria e la
Confagricoltura. Nel PCI erano assai importanti gli amministratori locali
perchè potevano dar luogo, utilizzando le autonomie territoriali, a modelli
di vita sociale più progrediti socialmente di quelli garantiti dal Governo.
Ricordiamo l'Emilia per anni simbolo di una idea progressista di pubblica
amministrazione. Ebbene, gli amministratori locali hanno attuato programmi
di privatizzazione selvaggia dei servizi, propendono financo per la
privatizzazione dell'acqua e si sono allineati alla Lega con politiche
repressive verso i Rom ed i poveri.
PD e CGIL non partecipano alle lotte contro lo smantellamento della scuola
pubblica
e la sanità. Non si propongono di rimettere in discussione il sistema
pensionistico.Teorizzano il precariato in sintonia con la Chiesa che invita
i giovani a non
sperare nel posto fisso. In sostanza, rincorrono a destra il Pdl la Cisl e
l'Uil.
La scomparsa del socialismo dal Parlamento italiano, la perdurante
divisione dei pochi spezzoni sopravvissuti ma esiliati dalla politica, ha
impoverito enormemente le classi lavoratrici e la stessa Italia che è
diventata una nazione di infelici sgovernata da una destra corrotta priva
financo dell'idea di Stato. Venti milioni di lavoratori italiani vivono,
tranne una piccola parte, con un reddito inferiore a mille euro mensili
mentre la pensione media non supera i seicento euro. Questo terribile
disagio di massa è contrappuntato dagli iperbolici stipendi dei managers e
della oligarchia politica. La diseguaglianza sociale è diventata enorme e
priva il Paese della coesione necessaria per andare avanti.
Dagli accordi che saranno stipulati tra il PD e la Confindustria i
lavoratori italiani perderanno ancora, aumenterà la loro povertà e saranno
consegnati spogliati da ogni diritto
nelle mani delle classi possidenti. L'Italia diventa come Panama e le
Repubbliche povere
del Sud America. Il processo di deindustrializzazione cancellerà gli ultimi
nuclei di resistenza. I chimici dell'Isola dei Cassiintegrati dell'Asinara,
ricevuti dopo 213 giorni di
autosegregazione da Berlusconi che li accoglie a Palazzo Chigi raccontando
barzellette,
difficilmente recupereranno le produzioni che l'ENI ha deciso di comprarsi
all'estero. Sembra che il capitalismo italiano non abbia più voglia di
investire nelle industrie, almeno in Italia.
Bisognerà vedere se la gente, da sola, senza guida di sindacati e partiti,
riuscirà a reagire a tutto questo, a darsi una alternativa, una prospettiva
diversa.
Soltanto la nascita di un grande radicale partito socialista può far
risalire i lavoratori dal pozzo in cui giacciono e restituire prosperità
all'Italia.
Ma un partito non un messia o un papa straniero.
Pietro Ancona
http://www.parti-socialiste.fr/
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, September 28, 2010 10:25 AM
Subject: Il flirt
IL flirt
Mentre l'Italia del lavoro diventa un campo di macerie, il segretario
della CGIL è in pieno flirt con la Presidente della Confindustria con la
quale scambia baci e sorrisi e si accinge a restituire quanto resta dei
diritti mentre il Parlamento, con la finta opposizione del PD sta per
demolire per sempre lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori ed in particolare
l'art.18. Mentre flirta con la Marcegaglia, dopo l'incontro di Genova
preceduto da una intensa diplomazia sotterranea del PD che vorrebbe
accreditarsi partito che tutelerà "con serietà" gli interessi
confindustriali, Epifani finge di non vedere la sofferenza di circa sei
milioni di precari condannati a meschine retribuzioni inferiori oltre il
quaranta per cento dei minimi contrattuali e presenta le sue credenziali
alla Confindustria: una perdita secca di circa 5 mila euro l'anno dei
lavoratori dovuta a diversi fattori (parametri per i rinnovi contrattuali,
fiscal drag, niente scala mobile), perdita maggiore di quella denunziata dal
centro studi della CGIL se si tiene conto dei salari di fatto nella piccola
e media azienda, negli studi professionali, nell'agricoltura, nel piccolo
commercio. Vedete come siamo stati bravi a contenere il costo del lavoro!
L'obiettivo che si è proposto la Confindustria è la sterilizzazione del
ccnl attraverso deroghe. La strada è stata indicata con violenza da
Marchionne il quale vorrebbe produrre in Europa a costi inferiori di tutti
gli altri. Ma la deroga avrebbe effetti devastanti in tutto il Mezzogiorno
d'Italia dove non esiste contrattazione articolata per settori o per
territori e l'unico punto di riferimento legale è il contratto nazionale.
Introduce un principio di derogabilità dai minimi nazionali che non
costituiranno più un punto di riferimento. Non ho dubbi che l'ottimismo ed i
larghi sorrisi di Guglielmo Epifani e di Emma Marcegaglia sono segno di una
intesa già raggiunta. Questa intesa demolirà la regola che ancora mantiene
un certo ordine ed una certa legalità nei posti di lavoro. Poi non ci sarà
più niente. Il salario sarà quello imposto dal datore di lavoro e dipenderà
dal suo buon cuore e dalle sue convenienze.
L'Italia è un paese anomalo da tanti punti di vista. Ha un Parlamento
tutto di destra con una opposizione che pur avendo un esteso elettorato
popolare rappresenta interessi padronali al pari del centro-destra; ha
sindacati che a differenza di altri sindacati europei
non danno e non garantiscono niente ai lavoratori ma tolgono diritti
conquistati o garantiti dalla legge.
L'età pensionabile è stata innalzata ad oltre i settanta anni con una
truffaldina trovata inserita in una finanziaria. Questa trovata è stata una
idea geniale del governo ma è stata concordata con le tre confederazioni che
hanno fatto finta di non vedere come peraltro hanno fatto in tante altre
occasioni del genere. A differenza di Sacconi che si limita a parlare
genericamente di "complicità sindacali", Tremonti ha voluto informare il
mondo intero di quanto sono fessi ed autolesionisti i sindacati italiani!
Non ho dubbi che la vicenda dei licenziamenti dei professori "precari" non
troverà soluzioni nonostante il patetico appello del Presidente della
repubblica, il pianto di tanti insegnanti privati del loro lavoro perduto
magari dopo venti anni, le agitazioni, gli stiliti e quant'altro. La CGIL
tranne che in Sicilia non ha alzato un dito in loro favore derubricando la
questione in una mera vertenza di categoria. Ma la devastazione gelminiana
della scuola italiana è una questione generale che riguarda il welfare, la
libertà e la democrazia degli italiani. La CGIL avrebbe dovuto organizzare
uno sciopero generale per la scuola come hanno fatto i sindacati francesi.
Ma non lo ha fatto e non lo farà. Lo stesso atteggiamento mantiene per la
sanità che oramai è diventata uno strumento per il finanziamento delle
cliniche private e con una crescente insolente privatizzazione della
attività dei medici. Con i soldi pubblici del servizio sanitario si sono
costituiti imperi economici in tante regioni d'Italia. Imperi che attraverso
i loro giornali spesso scandalistici
ed aggressivi condizionano la politica italiana.
In sostanza diritti, salari, scuola, sanità e pensioni sono in un
tritacarne. Inoltre crescono le distanze sociali e le ingiustizie di un
Paese che registra centinaia di migliaia di mutilati del lavoro, migliaia di
morti, e che ha un sistema penitenziario nel quale si suicidano o vengono
suicidati diecine e diecine di detenuti all'anno.
Considero eversiva per la Costituzione e l'equilibrio democratico del Paese
l'azione del PD e delle Confederazioni Sindacali. La dialettica politica e
sindacale è stata da sempre garanzia di equilibrio e di coesione sociale.
Ora che tutto il Parlamento e tutto il Sindacato si spostano a destra non
c'è più equilibrio in un paese in cui il risentimento sociale diventa
acutissimo ma senza vie di sbocco.
Pietro Ancona
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia e
Lavoro/2010/05/marcegaglia-contratti-dialogo.shtml?uuid=e7f5552c-58ee-11df-a0f0-dfea661b6fe1
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Thursday, September 30, 2010 9:54 AM
Subject: Politicantismo miope di Fini
Politicantismo miope di Fini.
Ieri, l'unica persona vera che è intervenuta in Parlamento dicendo delle
cose vere. comprensibili, con un senso, è stato l'Onle Di Pietro, il quale
ha trattato il Primo Ministro per quello che è e per l'enorme danno che ha
procurato all'Italia nel corso di tutti gli anni in cui ha avuto il potere ,
invitandolo alle dimissioni. In Fini e nei finiani ha prevalso il
politicantismo, il calcolo di non provocare lo scioglimento anticipato delle
Camere al quale non si sentono preparati e forse anche il fatto che non
tutti i trentacinque deputati di "futuro e libertà" erano disponibili a
negare la fiducia a Berlusconi. Il discorso dell'on.le Bocchino è stato
semplicemente meschino! Non ha mai parlato della campagna scandalistica
orchestrata ed in corso da mesi contro il Presidente della Camera e la sua
famiglia dai giornali del Presidente del Consiglio, nè dell'ingaggio di
personaggi incaricati di attingere o creare notizie atte a nuocere.
I giornalisti della stampa estera hanno avuto difficoltà a spiegare nei
loro servizi il voto di fiducia dato dai finiani al Presidente del
Consiglio. Voto che avrebbe avuto un senso se ci fossero state le scuse di
Berlusconi o quanto meno una dichiarazione di stima e di fiducia
per il Presidente della Camera. Non c'è stato niente di tutto questo. Sullo
sfondo resta aperta la squallida storia della casa di Montecarlo che doveva
fungere come una sorta di
scandalo della collana che squalificò Maria Antonietta ed accelerò la fine
dell'ancien regime. Naturalmente non ha destato alcuna emozione l'uso di
società off shore per eludere il fisco italiano e dissimulare le proprietà
al quale un partito politico ha fatto ricorso per la vendita di un suo bene,
nè la denunzia in aula fatta da Di Pietro di ben ottantantaquattro società
off shore con le quali il Presidente del Consiglio evade le tasse ed occulta
nei paradisi fiscali le sue immense ricchezze. Il Parlamento sembra
mitridatizzato alla corruzione e niente lo scuote dal suo tirare a campare.
Oggi i giornali si affannano tutti a pronosticare imminenti elezioni
politiche perchè, fatti i conti, il governo senza i finiani e senza il
gruppo di Lombardo non raggiungerebbe più i fatidici 316 voti. Fini avrebbe
fatto il capolavoro politico di dimostrare a Berlusconi la sua forza, di
essere essenziale per la sopravvivenza del Governo. La Lega che secondo i
suoi calcoli vincerebbe le elezioni si è affrettata a fare sapere
addirittura attraverso il Ministro degli Interni che a marzo 2011 si vota.
Ieri si è scritta una delle pagine più oscure ed inquietanti della morente
democrazia italiana. Il calcolo politico dei politicanti ha avuto la meglio
sul dovere di verità e di giustizia.
Il Presidente della Camera avrebbe avuto il dovere di difendere se stesso
e la sua famiglia dagli attacchi del Capo del Governo che, oltretutto, lo ha
invitato ripetutamente a sgombrare, a lasciare l'incarico. Ha dato invece la
sensazione di possedere un enorme apparato digerente, di poter ignorare ed
inghiottire l'accusa di avere usato per la sua famiglia un bene del suo
Partito, accusa mossagli da un Presidente del Consiglio che mentre la
maggioranza degli italiani si impoverisce ha appena acquistato un castello
alle porte di Roma e si accinge ad una ulteriore colonizzazione della
Sardegna con l'acquisto di una seconda enorme villa da affiancare a Villa
Certosa. Intanto un panfilo da venti milioni di euro viene aggiunto da uno
dei suoi figli alle altre "barche" di famiglia.
Ieri Fini avrebbe dato una occasione di recupero alla democrazia italiana ,
di liberazione
dal dominio berlusconiano e dal suo enorme conflitto di interessi. Fini ha
negato questa occasione forse perchè convinto che non tutti i suoi seguaci
lo avrebbero assecondato.
Del fatto che a conti fatti si sia dimostrato che è determinante per la
sopravvivenza del governo non credo possa interessare nessuno. Il calcolo di
Palazzo ha preso il sopravvento
sulla etica della politica. Non credo che Fini abbia più nulla da darci.
Le elezioni anticipate che Fini voleva evitare con il suo furbissimo
glissare su tutta la materia da contendere con Berlusconi ci saranno lo
stesso. Da qui ad allora la democrazia italiana continuerà ad affondare ed a
perdere del tutto l'identità che le era stata data dalla Costituzione.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Saturday, October 02, 2010 5:12 PM
Subject: le vittime della Cisl
Le vittime della Cisl
Le parole più pesanti sono quelle dell'Avvenire, quotidiano cattolico
portavoce dei vescovi che parla di sede Cisl "assaltata" da "un manipolo di
facinorosi " e di guerriglia a senso unico. Una vera e propria manipolazione
della verità perchè la sede Cisl di Livorno non è stata assaltata ma
soltanto fatta segno ad un serrato lancio di uova e di palloncini pieni di
acqua colorata. Qualcuno aggiunge le pietre ma la presenza di queste deve
essere provata . Non c'erano pietre!
In Sicilia si dice che quando qualcuno "avi u carboni vagnatu", ha la
coscienza sporca si aspetta davvero il peggio e grida fingendosi spaventato
anche dinanzi a innocue manifestazioni di dissenso. Per il petardo tirato da
Rubina a Bonanni si è parlato di intenzione di uccidere, il leader della
Cisl ha detto di aver temuto per la sua vita, il ministro Sacconi ha
mugugnato per il mancato arresto della giovane contestatrice e tuttora si
lamenta del "perdonismo". Non bisogna perdonare niente a nessuno! Bisogna
essere durissimi con tutti specialmente con coloro che contestano gli
Oligarchi e le istituzioni che
galleggiano ed ingrassano in una realtà sociale intrisa di disperazione, di
infelicità, di terrore per un futuro sempre più incerto. Oggi tutta la
stampa italiana grida scandalizzata contro i metalmeccanici di Livorno che
hanno protestato contro un abuso di potere. Un accordo che li priva di
diritti e salario perpetrato in un ambigua temperie giuridica senza certezza
di regole. Gli obiettivi dei lai e degli alti strilli dei pennivendoli sono
orientati ad un tentativo di criminalizzazione della Fiom (la stampa di
Torino), di richiesta di ulteriori prese di distanza della CGIL dai reprobi
massimalisti, di un baubau di terrorismo prossimo venturo.
E qui la storia di Livorno si congiunge con quella del direttore di
"Libero". Maroni dichiara che si aspetta il peggio, che avremo altri
tentativi di omicidio di esponenti della Nomenclatura, ed ha già provveduto
a rafforzare la scorta a BelPietro. L'Italia è un paese in cui la polizia
viene usata alla grande per la protezione di personaggi dell'establischment-.Non
c'è paese in Europa in cui si vedano i politici con le ridicole folle
accanto di agenti di protezione. Una classe dirigente che ostenta la scorta
come status simbol e se ne serve come barriera di separazione dalla gente
comune. Siamo alla Milano di Manzoni in cui ogni Don Rodrigo ha un gruppo di
bravi che bivacca nella corte di casa. Solo che qui i Don Rodrigo sono
davvero diventati tanti e tutto il mondo guarda stupefatto il Bel Paese
in cui sfrecciano cortei di lussuosissime automobili blindate piene di
agenti al seguito dei potenti politici. Lo Stato è una specie di massaria
al servizio degli Oligarchi e le guardie sono i loro campieri. .
In effetti, i metalmeccanici di Livorno ed i loro colleghi di tutta Italia
sono vittime della Cisl e dell'Uil, vittime di una prepotenza mafiosa: la
firma di un contratto di lavoro che non è valido soltanto per gli aderenti
alla Cisl ed Uil (che sono una minoranza)ma vige per tutta la categoria per
i quasi due milioni di metalmeccanici. Questo contratto è stato firmato ed
imposto senza un referendum di coloro ai quali verrà imposto. La
Confindustria e la Fiat che sono stati tanto solerti ad imporre il
referendum a Pomigliano d'Arco sperando in un plebiscito in loro favore, si
guardano bene dal sottoporre questo contratto a verifica. Esercitano una
violenza mafiosa che produce un terribile danno morale, economico e
giuridico ai lavoratori. Questi non hanno alcun modo di reagire anche perchè
il governo che dovrebbe garantire l'imparzialità
e dovrebbe impedire le forzature sta dalla parte della Confindustria e della
Cisl ed Uil. Ha elaborato la teoria della complicità delle sigle ai danni
dei lavoratori e di chi non ci sta. Chi si oppone è estremista e non è
patriottico. In Parlamento non esiste un solo gruppo disposto a stare dalla
parte della ragione e dei lavoratori. L'opposizione del PD è
confindustrialista e patriottica disposta solo a rimproverare chi protesta.
" Ma che andate cercando con questi chiari di luna"? "Non sapete che il
vostro comportamento scoraggia gli investitori stranieri e nostrani che
preferiscono la Serbia o la Tunisia"?Anche gli Oligarchi del PD pressano la
Fiom e vorrebbero che accettasse le deroghe al ccnl e che rinunziasse ai
grilli che ha per la testa.....
Colpisce l'attiva partecipazione della Chiesa al processo sempre più
veloce di riduzione dei diritti dei lavoratori italiani. Il Papa in persona
avevano esortato i giovani a non pensare al posto fisso ma a cercare in Dio
la consolazione della loro vita. A Genova il Cardinale Bagnasco ha benedetto
l'accordo tra la Confindustria e la CGIL per un recupero dell'unità
sindacale e della collaborazione con il padronato così come oggi vuole il
governo. Insomma una adesione della CGIL alla dottrina della complicità
antioperaia che Sacconi ha portato avanti con Cisl ed Uil e che avrà un
momento significativo nel prossimo accordo che sostituirà lo Statuto dei
Lavoratori con una roba gradita al padronato italiano.
E' vero che in Italia c'è molta violenza. E' la stessa che ha spinto
Vincenzo a suicidarsi a Castellamare dopo mesi di mancanza di reddito, dopo
aver lasciato a casa i figli digiuni. E' la violenza di Berlusconi e della
destra italiana contro i professori messi sulla colonna infame del
parassitismo e del clientelismo
e licenziati a diecine di migliaia. E' la violenza del miserabile reddito di
quindici milioni di famiglie a meno di mille euro mensili. E' la violenza di
ritmi di sfruttamento cheproducano quattro morti al giorno ed una quantità
infinita di feriti, mutilati, malati. E' la violenza di un fascismo sociale
al quale partecipano quasi tutti i sindacati che impone giorno dopo giorno,
accordo dopo accordo la rinunzia a diritti conquistati o dovuti per legge.
Lavoro contro Diritti! Se vuoi guadagnarti il pane devi sottostare alle
condizioni che decidiamo noi!
La CGIL dovrebbe riflettere sulla sortita della parte più combattiva del
corteo di Livorno
e capire che la sua adesione al collaborazionismo filopadronale farà
contento Bersani e Letta ma crea un vuoto pericoloso. La gente si sente sola
senza sindacato e senza partito.
Si sente in balia di una realtà sempre più dura ed infame. Mentre in
Francia, in Spagna ed in Grecia i lavoratori combattono inquadrati dai loro
sindacati, in Italia sono costretti a staccarsi da un corteo per fare
giungere ai giornali la loro protesta contro l'aggressione sociale che
stanno subendo. Giornali che li mettono subito in graticola e ne fanno
potenziali terroristi di domani.Quando a sinistra si crea un vuoto, nel
vuoto si sviluppa una spirale di disperazione e di odio. Io spero che si
sviluppi un sindacato del tutto nuovo ma che sia la copia esatta di ciò che
era la CGIL di Di Vittorio, Novella, Santi, Foa. Io spero che questi
sindacati felloni e complici del padronato vengano ripudiati e privati
della fiducia che i lavoratori hanno avuto per loro.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: barbara spinelli
Sent: Sunday, October 03, 2010 9:27 AM
Subject: la forza degli sconfitti
Cara Dottoressa,
l'Europa ha dentro di sè il cancro della sua stessa distruzione. Le misure
proposte dalla merckel che lei oggi commenta con favore sono una
accelerazione verso la totale americanizzazione. Saranno cancellati welfare
e le fabbriche saranno quelle di Marchionne penitenziari per uomini
trasformati in macchinario vivente. L'Europa si avvia verso un fascismo
sociale sotto la spinta di Mastricth, di Lisbona ed ora della grande
Germania.
Lei crede che la gente potrà accettare di vivere in una caserma sociale, con
pochi mezzi?
L'avidità del capitalismo non temperata e non tenuta a freno ci spingerà a
chiedere la separazione piuttosto che andare avanti in questo modo. Lo sa
che si torna a parlare di settimana lavorativa di sessantatreore e di
giornata lavorativa di tredici ore?
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, October 05, 2010 10:10 AM
Subject: Un summit di complici
Un summit di complici
In una giornata segnata in nero dal suicidio del giovane laureato pugliese
lasciatosi andare dal treno in corsa oppresso da una invincibile
disperazione, nello scenario di un paese devastato dalla crisi e da violente
ingiurie lanciate contro i lavoratori da Berlusconi e Marchionne, gli
uomini più potenti della politica e dell'imprenditoria, si è riunito il
summit voluto dalla Marcegaglia
per aggregare sindacati e forze imprenditoriali e finanziarie al suo
progetto.
Epifani ha sfoggiato uno scilinguagnolo che non gli è abituale per
condannare i lavoratori di Livorno e Treviglio ma non ha trovato niente da
ridire sulla inaccettabile frase di Marchionne delle bestie fuggite dallo
zoo o sull'attacco di Berlusconi ai professori licenziati dalla scuola..
La riunione è stata fatta sull'agenda proposta dalla Confindustria e
definisce un progetto conveniente al padronato di cui sono vittima i
lavoratori che vengono adescati da qualche piccolo miglioramento fiscale e
degli ammortizzatori sociali ma dovranno sudare sangue per salari sempre
più bassi e senza speranza di aumento e fruire di un welfare sempre più
scadente di scuola, sanità e pensioni. La parola d'ordine è produttività e
competitività per le imprese mentre lo Stato deve liberarsi del suo debito
riducendo la spesa sociale per rientrare nei parametri proposti dall'UE.
La linea "lavoro in cambio di diritti" trova nuovo alimento nell'accordo
messo a punto ieri in un summit mafioso preparato senza alcuna
consultazione dei lavoratori che non sono soggetti della trattativa ma
oggetto passivo di un accordo che ridurrà il loro peso sociale, le loro
difese giuridiche, la loro condizione civile. Lavoratori italiani tra i
peggio pagati dello Ocse, con un salario medio di appena mille euro mensili,
che dovranno a parità di retribuzione produrre di più . Una scelta di
politica economica e sociale che spreme il possibile ai venti milioni di
lavoratori dipendenti ed alle loro famiglie lasciando inalterati i redditi
del manageriato e dell'oligarchia politica, le rendite quasi non tassate, i
profitti delle imprese e della finanza, i patrimoni, le ricchezze.
Si tratta di una linea che solleva perplessità dentro la stessa destra
liberista che capisce come un regime di basse retribuzioni inchioda i
consumi e deprime la produzione. L'Italia
avrebbe bisogno di un innalzamento considerevole dei consumi interni
possibile soltanto attraverso un cospicuo aumento delle retribuzioni. Ma
questa linea viene esclusa categoricamente per ragioni politiche legate agli
interessi degli esportatori e della Fiat che prevalgono sui bisogni della
generalità delle piccole e medie industrie e dello stesso sistema Paese.
La riunione di ieri è parte dell'anomalia italiana di organizzazioni
sindacali e padronali legati da un groviglio di interessi e da una
burocrazia che arriva financo a contrapporre gli interessi dei lavoratori
iscritti a quelli dei loro sindacati. Le aziende raccolgono e provvedono a
trattenere ai dipendenti per versarli ai loro sindacati le quote di
contribuzione. Anche l'Inps e le amministrazioni dello Stato sono preposte
allo stesso compito. Inoltre, per accordi contrattuali, quote consistenti di
salario vengono gestite da enti bilaterali come la Cassa Edile. Non si
tratta in generale di organismi che esaltano l'autogestione di servizi e
forme di sussidiarietà autonome ma di superfetazioni burocratiche che i
lavoratori subiscono e sentono spesso estranee. Il devastato campo del Tfr
ha dato vita a finanziarie che sono di gran lunga meno convenienti
dell'accantonamento delle imprese. Insomma enormi interessi economici e
sociali uniscono e rendono "complici" le rappresentanze sindacali dei
lavoratori e del padronato e ne tracciano una dinamica di relazioni che
prescinde del tutto dalla condizione reale del lavoro italiano.
Non ho dubbi che il bilancio conclusivo degli accordi che si aprono oggi
sarà di peggioramento dello stato attuale che è pur il peggiore degli ultimi
trenta anni. Aumentano precarizzazione e svalutazione della prestazione
lavorativa. Il lavoro non è più un diritto garantito dalla Costituzione ma
una merce il cui valore varia a seconda del mercato politico in cui si
svolge. Il contratto nazionale, fondamentale istituzione che ha garantito
diritti in una realtà in cui la contrattazione aziendale o integrativa
praticamente non esiste, viene sbriciolato dalle deroghe. Milioni di
lavoratori italiani non avranno più un contratto nazionale!!!
Ancora non abbiamo in Italia il Sindacato americano sospirato da
Marchionne fatto di
guardiaspalle più o meno brutali dell'ufficio risorse delle aziende che
controllano il rendimento dei loro colleghi e denunziano coloro che restano
dietro o si rivoltano contro le forme più umilianti ed eccessive di
sfruttamento. Ma in compenso abbiamo confederazioni sindacali potenti, forti
di milioni di deleghe, che con una loro firma cambiano la vita ai milioni
di persone senza neppure sentirle oppure facendo finta di sentirle come è
stato per il taroccatissimo referendum del 2007 sugli accordi Prodi.
In questi ultimi tempi la Cisl e l'Uil hanno partecipato attivamente al
banchetto dei padroni mentre la CGIL si è limitata a fare da palo, da ospite
in piedi ed a tenere d'occhio la Fiom
contenendone le spinte più genuine. Ma non sempre la CGIL ha fatto da palo.
Ha partecipato attivamente agli accordi Alitalia che hanno aperto l'era
della deregolation e dei nuovi obblighi che stiamo vivendo. Ora si accinge
a "sanare" le sue divergenze con Cisl ed Uil dovute alla resistenza della
sua combattiva motivata e culturalmente elevata base sociale.
La democrazia scompare anche ad opera delle istituzioni e delle strutture
a cui ha dato vita il cui ruolo traligna e diventa veleno sociale. Mentre
in Francia, in Spagna, in Grecia i sindacati continuano ad esserne
strumenti dei lavoratori nel conflitto sociale in Italia non è così e non
basta neppure la truffa del "refuso" di Sacconi che porta la pensione oltre
i settanta anni per scuoterli dalla nicchia filogovernativa e
filoconfindustrialista che si sono scavati.
Le porte del fascismo sociale sono state aperte dai sorrisi e dall'aria
soddisfatta di Epifani e della Marcegaglia incuranti della crescente
infelicità e della disperazione di tanta parte della nostra gente. La
Fabbrica Italia lavorerà a pieno ritmo ma la devastazione dei diritti alla
fine screditerà il sistema italiana. Una nazione non può vivere a lungo
sulla sofferenza della sua forza produttiva. Bassi salari, orari di lavoro
estenuanti, impoverimento materiale e sociale di milioni di persone avrà un
effetto depressivo che si riverbererà negativamente sul prossimo futuro.
Futuro già negato a sei milioni di biagizzati che continueranno a
sopravvivverà fino a quando i loro vecchi genitori che li mantengono
vivranno. Ma non oltre.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Friday, October 08, 2010 9:23 AM
Subject: il prof.Claudio Moffa e l'Olocausto
Subject: il prof.Claudio Moffa e l'Olocausto
Il prof.Claudio Moffa e l'Olocausto
La stampa italiana è tutta mobilitata oggi a chiedere dure misure
repressive nei confronti del Professore Moffa definito "negazionista" per i
suoi studi sull'Olocausto..Credo che il Professor Moffa abbia il diritto di
esprimere le sue opinioni senza essere criminalizzato e trattato come un
delinquente. Non è giusto che ci siano argomenti tabù dei quali è vietato
parlare. Quanti ritengono le tesi del professore Moffa sbagliate lo
smentiscano nel merito citando le loro fonti e dicendo le loro cose. La
"soluzione finale" dei nazisti per gli ebrei c'è stata e non solo per loro
ma anche per i rom, per tanti soldati italiani, per i comunisti, gli
omosessuali, e tanti tanti altri. Non si parla quasi mai delle vittime non
ebree di Hitler ed i rom continuano ad essere deportati e perseguitati in
Europa. Ma io sono convinto che l'uccisione di un milione o di sei
milioni di esseri umani non attenua nè l'orrore nè la responsabilità dei
criminali che l'hanno perpetrata. Per questo non mi sento molto interessato
alla guerra di cifre sull'Olocausto. Ma nessuno ha il diritto di
imbavagliare chi ritiene inattendibile la versione sostenuta da
Israele.oggi a Roma maratoria oratoria pro-coloni Israele che debbono
continuare a costruire in gisgiordania previa demolizione delle case dei
palestinesi, sdradicamento di ulivi, disseccamento dei pozzi. Con licenza di
uccidere. In Israele migliaia di prigionieri palestinesi, donne e bambini in
carcere con semplice misure amministrative. Questo nelle Università non
viene detto e neppure dai grandi giornali come "Repubblica".Il prof.Moffa
non insegna l'odio come dice la Gelmini. Questo paese vive immerso
nell'odio contro tutte le dissidenze ed il Potere ha una grande voglia di
repressione. Nel momento in cui si scatena la persecuzione ed il crucifige,
esprimo solidarietà al Professore Moffa e spero che continui il libero
insegnamento nella scuola italiana garantito dalla Costituzione.Soero che la
testa del Professore Moffa non sia fatta rotolare e che non subisca danni
per la campagna di odio e di intolleranza che si è scatenata contro di lui.
Spero che continuiamo ad essere un paese civile capace di accettare
laicamente anche chi non la pensa come tanti altri e fa controcorrente.
.Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, October 10, 2010 8:14 AM
Subject: la retorica del dolore e la pace
La retorica del dolore e la pace
L'Italia, Presidente della Repubblica in testa, si unisce nella retorica
del dolore. Meno di altre volte perchè la verità, nascosta da un fitto velo
dai pennivendoli embedded dell'ascarismo filoamericano, comincia a filtrare,
comincia a mostrarci una realtà durissima ed atroce di una guerra di
conquista combattuta nell'interesse geostrategico ed economico degli USA
alla quale partecipiamo per non essere puniti dal nostro prepotente e grosso
"alleato" ed essere catalogati in uno dei vari gruppi della sua lavagna che
si conclude con quello degli "stati canaglia". Siamo in Afghanistan per
combattere, siamo integrati in una macchina di morte che ha finora prodotto
centinaia di migliaia di vittime in una popolazione praticamente inerme. I
patrioti che ci combattono sono armati da mine rudimentali costruite in
cantina e da vecchi fucili kalashikov, ma sopratutto hanno l'arma vincente:
sono motivati! La motivazione che manca ai nostri "cari ragazzi" che sono in
Afghanistan perchè membri di un esercito di professionisti in una trasferta
importante non solo per i soldi ma anche per fare carriera. Se stai in un
esercito di professionisti devi qualificarti come combattente!|
Io non mi unisco alla retorica del dolore. La retorica del dolore, oramai
collaudata dai tanti morti che finora abbiamo riportato a casa, è parte
integrante di un meccanismo di riproduzione e di sostegno dell'impegno
militare. Meccanismo che si basa anche sulla cancellazione del dolore
altrui. Nessuno è indotto a chiedersi se ci sono madri afghane che piangono
i loro figli morti, la loro casa demolita dai bombardamenti, la loro vita
sconvolta da dieci anni di guerra che hanno trasformato l'Afghanistan in un
inferno controllato da truppe di occupazione ed anche da enormi quantita di
killers contractors che stanno assumendo ogni giorno un ruolo sempre più
importante fino a quando diventeranno anche essi il nuovo esercito
dell'Occidente, gestito da SPA, sottratto ad ogni controllo democratico, in
grado di condizionare e di svuotare la democrazia e le sue istituzioni. Il
peso dei privati nell'organizzazione militare è crescente in tutto il mondo
occidentale. La guerra non è più soltanto il grande affare dei fabbricanti
di cannone, ma anche e sopratutto il nuovo capitalismo che investe non solo
in armi ma in tantissime altre cose a cominciare dai soldati. L'investimento
negli eserciti militari, nel loro approvvigionamento, nella loro
organizzazione, nell'addestramento ed arruolamento di uomini, sta diventando
sempre più importante. Finirà con il cambiare i connotati delle democrazie.
Il peso dei generali e dei loro affari diventerà sempre più importante.
Sempre meno controllabile diventerà l'operato degli eserciti che, una volta
costituiti, come ogni impianto industriale debbono funzionare a pieno
ritmo. Si faranno guerre perchè non si potranno smobilitare gli eserciti
senza provocare terribili shok economici e sociali e crisi.
Siamo giunti a questo punto e siamo impantanati in una guerra senza
prospettive anche per responsabilità della sinistra europea che ha votato
nei Parlamenti le spese militari ed autorizzato le "missioni". Anche i
cattolici sono responsabili. L'avvenire e l'osservatore romano hanno
condiviso le guerre per ragioni ideologiche di contrasto alla religione
islamica e per allineamento del Vaticano alla strategia planetaria degli
USA. Ho sentito con le mie orecchie il Direttore dell'Osservatore Romano
giustificare la guerra in nome di interessi finalistici dell'Occidente e
della sua "cultura". Questa posizione dei cattolici e della sinistra
europea hanno spento il movimento per la pace che ebbe le sue ultime
manifestazioni di vita nel 2003. Il disorientamento della sinistra comunista
e radicale è stato terribile. La senatrice Lidia Menapace, durante il
governo Prodi, polemizzava con Alex Zanotelli in difesa degli enormi
stanziamenti militari approvati dal Senato. Gran parte di quella che una
volta era la sinistra italiana con il PD si è sempre di più orientata al
sostegno senza se e senza ma di Israele, un sostegno che accetta la
filosofia della strategia sterminazionistica verso i palestinesi e la
ostilità verso l'Iran. Quando si sceglie di stare con Israele e gli USA
tutto il resto è conseguenziale. Si diventa parte di un blocco politico di
appoggio alle avventure coloniali e non ci si ferma a riflettere sui
terribili danni che esse producono. Avevamo un Irak prospero unito e libero
con Sadam Hussein. Ora abbiamo un pezzo di geografia fratturato in tre o
quattro pezzi violentato dagli invasori che vi hanno installato una base
militare nucleare nel cuore di Bagdad e cinquantamila soldati e forse il
doppio di contractors.
Oggi L'Avvenire, giornale della Cee, é in prima linea nella menzogna
bellicista: parla di morte di "costruttori di pace" quando é oramai arcinota
la funzione bellica dei nostri militari. Se i cattolici progressisti e la
sinistra non rivedono le loro posizioni non sarà possibile una ripresa della
lotta per la Pace. Soltanto un movimento esteso, forte, motivato, può
impedire nuovi lutti in Italia e sopratutto la carneficina di popoli che non
ci hanno mai fatto niente di male anche se, per colpevolizzarli in quale
modo, la propaganda Cia parla di possibili attentati terroristici
all'Europa, alla torre Eiffel. Intanto i drone di Obama ogni giorno
bombardano con effetti criminali anche sul futuro i villaggi afghani dove
cominciano a nascere bambini deformi a causa del fosforo e dell'uranio
impiegato.
Agli americani non interessa moltissimo vincere. Sanno che non hanno mai
vinto una sola guerra dalla fine della seconda guerra mondiale. Sanno di non
avere la motivazione da offrire ai marines per tornare a casa vittoriosi.
Hanno in casa un milione di veterani, molti mutilati, molti impazziti, con
un altissimo tasso di suicidi. Ma i milioni di combattenti ed il milione di
veterani americani sono in grande parte appartenenti agli strati poveri
della popolazione bianca o nera. Un esercito permeato da una fortissima
ideologia imperiale e fascista legato alle multinazionali delle armi e del
petrolio usa i suoi poveri soldati in guerre assurde solo per giustificare
la sua esistenza. Non credo che il Governo Usa abbia interesse ad una
sistemazione geostrategica dei territori occupati. Credo che abbia interesse
soltanto alla destabilizzazione permanente. Non ha voglia nè idea di pace e
non fa niente. Ieri ha spostato il grosso delle truppe dall'Irak all'Alfghanistan,
domani li sposta in Pakistan o in Sudan. Importante che la macchina da
guerra giri sempre e che gli Stati di cultura non liberista siano nei guai.
Non importa altro ed è terribile che a differenza dei grandi statisti
che diedero vita all'equilibrio del mondo che ci ha governato per tanti
anni, i potenti di oggi non hanno un progetto di pace.
Spero che la sinistra italiana riveda profondamente le sue posizioni sulla
guerra ed elabori un manifesto capace di decifrare la realtà di oggi e gli
obiettivi che il movimento per la pace dovrebbe darsi al più presto.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, October 17.10, 2010
La classe operaia è viva
Corradino Mineo aveva preannunziato stamane la diretta su Rainew24 della manifestazione della FIOM. La manifestazione non è stata soltanto dei metalmeccanici ma ha trascinato con se tanta parte del mondo del lavoroa cominciare dai professori e dai disoccupati e dell'intellighenzia italiana turbata dal declino e dall'incupimento del nostro Paese, intellighenzia che è stata svillaneggiata, come oggi purtroppo si usa fare, da un esponente del PD, un tale Boccia sconfitto da Niki Vendola in Puglia e da allora con il dente avvelenato per tutto quello che sta alla sua sinistra. Mi sono messo comodo davanti la TV sin dalle due e mezzo e per un paio d'ore non mi è mai capitato di vedere i cortei che attraversavano Roma. C'erano soltanto interviste e venivano inquadrati al massimo due personaggi. Inoltre la trasmissione si spostava ogni dieci minuti su Torino per riferire di non so quale iniziativa pubblicizzata nei giorni scorsi da un sacerdote di non so quale mirabolante contenuto. Il giornalista che intervistava qualcuno dei partecipanti di Torino si sforzava anche di mettere in contrapposizione i "giovani" sereni e pacifici di quella riunione differenti dai convenuti a Roma. Non diceva "violenti" e pronti a menare le mani ma lo lasciava capire. Esasperato e deluso per non aver visto quasi niente per un evidente oscuramento ho acceso il computer e finalmente ho potuto seguire dal sito di "Repubblica" la manifestazione ed ho potuto vedere la grandissima straordinaria umanità che riempiva lo schermo. Mi sono commosso fino alle lacrime. E' stato come ritrovare me stesso, la mia storia, la storia del movimento operaio italiano e della sua straordinaria civile combattività dopo anni di smarrimento, di sofferenza, di sconfitte. Allora non è vero che la classe operaia è scomparsa! Non è vero che non esisteva più, non aveva più identità, non era più la classe generale di cui parlavano i nostri padri capaci di guidare un movimento non solo di lotte di resistenza ma anche di trasformazione della società in senso socialista.... La classe operaia esiste e rivendica i suoi diritti. Non è ancora ridotta a subire le condizioni imposte dal "padrone".Ed è questa la ragione per la quale l'obiettivo di Confindustria e dei suoi gregari Cisl ed UIL con l'assenso del PD è l'abolizione del contratto nazionale di lavoro, strumento fondamentale identitario e collettivo che fa dei dipendenti di una azienda un gruppo culturalmente e politicamente vivo ed agente. Certo, i lavoratori e le migliaia di professori, di giovani studenti, disoccupati, ragazzi dei centri sociali criminalizzati dal poliziotto Maroni ma che io amo e rispetto per quello che fanno nei quartieri dai quali si tenta di sfrattarli, non sono più come i loro padri. I loro padri stavano meglio, molto meglio. Un metalmeccanico italiano riusciva a mantenere dignitosamente la famiglia e magari, con molti sacrifici, a laureare un figlio. Ora la sua paga non basta alla sopravvivenza della famiglia. Il metalmeccanico di ieri si concedeva un poco di ferie, qualche gita fuori porta. Ogni tanto qualche fetta di carne buona. Ora non ha i soldi per comprare il giornale e per prendere un caffè al bar se deve comprare la merendina per il suo bambino. La classe operaia di oggi è sotto attacco. Viene brutalizzata da esponenti del governo e del padronato. Brunetta e la Marcegaglia si uniscono nell'insulto e Marchionne vorrebbe in Italia i sindacati guardiaspalle USA che spiano i lavoratori. Sacconi odia la CGIL ed ancora di più la Fiom. Si era lasciato andare, dopo la manifestazione Cisl ed UIL a considerare queste il nuovo primo sindacato italiano. Non aveva visto il fiume di esseri umani della Fiom e cioè della sinistra italiana confluire verso la grande piazza del comizio. Mastica amaro e da domani organizzerà, magari con l’aiuto di Ichino, la sua vendetta alla Camera dei Deputati con il varo del collegato lavoro che vorrebbe distruggere lo Statuto dei Diritti ed inibire ai lavoratori di ricorrere al giudice ed allo stesso giudice di intervenire anche in presenza di enormi violazioni del diritto. Dalla classe operaia di oggi (che per me comprende tutti anche i professori e gli ingegneri e gli scienziati che si vorrebbe umiliare nelle Università italiane) è venuta una reazione al processo di disgregazione dei diritti, all'impoverimento forzato di generazioni di precari della malvagia legge Biagi. L'Italia rifiuta di ridursi come la Tunisia , come la Serbia , come la Romania. Vuole raggiungere la Germania , lasciare il fanalino di coda dei salari OCSE. Mi hanno commosso e coinvolto emotivamente gli interventi sulla scuola, sull'acqua, sulla pace della figlia di Gino Strada, l'intervento di Paolo Flores D'Arcais che ha capito il legame che c’è tra fascismo nelle fabbriche, fascismo nella società e berlusconismo, l'intervento di Maurizio Landini che lo ha oggi laureato dirigente di spessore nazionale, un dirigente capace, prudente, deciso ed appassionato. Come si diceva una volta, "un compagno quadrato". Contrariamente a quanto ha velenosamente chiosato Sacconi la manifestazione di oggi non è uscita dagli anni settanta. Viene dal futuro! Un futuro in cui il lavoro in tutto l'Occidente è sottratto al processo di sfruttamento ed alla crescente sperequazione con le rendite e le retribuzioni dei dirigenti tutte nell'ordine di milioni di euro a fronte della media di quindicimila euro della maggior parte delle famiglie italiane. Ma la manifestazione ha bisogno di avere una CGIL che ritrovi se stessa e che non sia quella di Epifani che rinvia a dicembre uno sciopero indispensabile subito e un grande partito socialista che costituisca il suo referente in Parlamento. Il PD non è il referente della classe lavoratrice anche se gran parte di questa lo vota. Ha la testa altrove, vorrebbe conquistare il blocco sociale moderato e fascisteggiante di Berlusconi. Non escludo che cercherà un compromesso sul collegato lavoro e che tornerà ad insistere sulla FIOM perché accetti le condizioni del nuovo padrone delle ferriere. Nelle prossime settimane comprenderemo se sarà possibile tradurre in risultati politici e sociali la grandissima giornata che ci ha regalato la generosa classe lavoratrice italiana. La classe operaia è viva, più viva che mai ed ha bisogno di un suo partito che ne rappresenti gli interessi in Parlamento. Il grande lascito del Socialismo del Novecento non è morto! Pietro Ancona http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it
INGABBIARE DENTRO UNA LAMPADA IL GENIO DELLA FIOM
I dirigenti del PD hanno maneggiato l'esito della manifestazione del 16 come dinamite o roba da trattare stando attenti a non scottarsi le dita, a non farsi contaminare. La parola d'ordine dei maggiori boss da Bersani a D'Alema è : bisogna ascoltare quella piazza. Ma questa attenzione, questo ascolto non mi sembrano benevoli. La preoccupazione maggiore mi sembra quella di neutralizzare, disinnescare la carica democratica positiva dei cortei romani. Il 16 Maggio è stato come se un decennio di destrutturazione ideologica e politica del movimento operaio non ci fossero stati e fossimo tornati al suo punto di forza ascensionale degli anni delle grandi lotte per le riforme e per il socialismo. Si è riaperto uno scenario che molti speravano non dovesse mai più ritornare: il ritorno della classe e della sua lotta di classe! Il PD sembra a disagio a scegliere tra la Fiom e la CGIL, tra la CGIL e la Cisl e l'Uil, ma in definitiva ha scelto da un pezzo da che parte stare: sta dalla parte della Cisl e dell'UIL che a loro volta stanno dalla parte di Marchionne. Cisl e dell'UIL al loro corteo hanno gridato: dieci, cento, mille Pomigliano e cioè massima disponibilità masochistica per lo scambio lavoro-diritti. <<Fateci lavorare e noi siamo pronti a farlo a qualsiasi condizione perché abbiamo famiglia, un mutuo da pagare, dei figli da mandare a scuola.>> Un ricatto! La Confindustria cavalca la crisi che il capitalismo ha generato per distruggere il ceto medio e fare una immensa classe di infelici precari e disperati nelle fabbriche, nelle scuole, negli uffici mentre i suoi cavalieri di ventura, i suoi managers guadagnano cinquecento, settecento volte la paga dei loro dipendenti e si liquidano di tanto in tanto tangenti sostanziosissime con le quali comprare panfili di lusso o le ville che Berlusconi tratta nelle isole dei mari del paradiso di Antigua dei Caraibi. Insomma quello che una volta, con nome e politiche diverse, era il grande partito della classe operaia, il partito di Gramsci e di Berlinguer, ora quasi si mette in ombra per barcamenarsi. Sta con Marchionne e la Marcegaglia, ma non vorrebbe prendere posizione apertamente contro la grande richiesta di giustizia sociale e di libertà che ha preso corpo e slancio il 16 a Roma e che ha portato con sé una parte importante della intellighentia italiana, quella che non si è fatta corrompere ideologicamente e culturalmente dalla sbornia liberista e dal modernismo di coloro che vorrebbero tornare ai primordi della industrializzazione (sic!)- La CGIL si è lasciata andare ad una ambigua e stentata promessa di sciopero generale "se non ci saranno risposte". Ma quali risposte ci debbono essere se non chiede niente e ci si lamenta della Fiat che non ha accettato la disponibilità ad accettare 13 punti su 15? Chiede forse la CGIL l'abrogazione della legge Biagi per combattere il precariato? Chiede forse una revisione del sistema pensionistico giunto all'estremo della negazione di se stesso se è vero che molti non avranno mai la pensione? Chiede forse un aumento generalizzato dei salari? O la restituzione degli otto miliardi sottratti alla scuola che si sta facendo deperire per mancanza di professori e di cura degli edifici? Quante scuole stanno chiudendo come lo storico ed ultimo superstite Istituto d’arte della Sicilia, quello di Monreale? Quali risposte la Cgil aspetta da questo governo per fare lo sciopero? Sono malpensante se penso che implora Tremonti per una piccola mancia di sgravio fiscale alla quale aggrapparsi per incitare i lavoratori ad essere grati e patriottici, ad accettare di stare tutti nella stessa barca (non certo nello stesso panfilo) e remare per fare uscire l'Italia dalla crisi con un fortissimo incremento di produttività e di competitività. Ma la crisi non finirà mai dal momento che fa comodo al padronato occidentale che sta drenando risorse dal lavoro al profitto come mai era riuscito a fare. La crisi è il nuovo modo di essere del capitalismo che usa e getta le risorse umane viste soltanto come ingranaggi del proprio lucro. Domani sapremo fino a che punto il PD ha ascoltato e come ha ascoltato piazza San Giovanni. Si apre la discussione finale sul collegato lavoro che non risponde bene ai rilievi del Presidente della Repubblica ed inoltre rende difficile l'accesso ad un giudice. Il mugnaio di Dresda disse al suo Re: ci deve essere pure un Giudice a Berlino! Il collegato lavoro cancella il giudice di Berlino. Un arbitrato a pagamento interverrà nelle vicende del lavoro e Lo Statuto dei diritti viene in parte cancellato. Il giudice sarà obbligato a considerare la giusta causa alla luce di nuovi fattori che vengono introdotti surrettiziamente. Se il PD farà una seria opposizione al varo di questa terribile spoliazione di diritti lo vedremo nei prossimi giorni. Io ne dubito molto. Penso che si accontenterà di cambiare qualche virgoletta per tutelare meglio interessi di bottega sollevati da Damiano come la composizione delle commissioni. Farà una mera lotta di potere che ignora gli interessi dei lavoratori e di tutti coloro che non hanno sindacati ai quali rivolgersi. Intanto, per ingabbiare dentro una lampada il genio della Fiom e tenerlo prigioniero per sempre costruiranno al più presto un sindacato unitario sulla base della dottrina Bonanni-Ichino della totale deregolazione dei rapporti di produzione e di lavoro. Aboliranno come propongono Bonanni e Ichino il diritto di sciopero come diritto costituzionale ed individuale. Si potrà manifestare e scioperare soltanto di sabato. Poi verrà il resto che io immagino nella privatizzazione dell'Inps e dell'Inail. Esiste ed è ancora intatta una immensa forza di classe nella classe lavoratrice. Basta assecondarla. Bisognerebbe che la FIOM ed i sindacati di base dessero il via ad un processo di unificazione dei lavoratori e per i lavoratori in contrapposizione all'unificazione delle Confederazioni fatto nell'interesse della Confindustria e del governativismo del PD. Pietro Ancona già sindacalista CGIL già membro del CNEL
http://www.repubblica.it/economia/2010/03/03/news/reazioni_art_18-2489704/
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----- Original Message -----http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-classe-operaia-e-viva-ma-non-conta-niente/
Il 16 ottobre la classe operaia italiana ha dato vita ad una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni paragonabile soltanto a quella organizzata dalla CGIL di Cofferati in difesa dell'art.18 durante il governo D'Alema nel 2002. Lavoro, diritti e democrazia sono state al centro della mobilitazione suscitata dagli attacchi anche sul piano morale che la destra al governo e la Confindustria hanno portato alla condizione salariale e giuridica dei lavoratori. Il retroterra della manifestazione è stato costituito da centinaia e centinaia di scioperi ed agitazioni legate ai licenziamenti nella scuola e nelle industria. I lavoratori sono stati tacciati dai lividi ministri del governo Berlusconi come "fannulloni" e la stessa signora Marcegaglia si è unita ai latrati ingiuriando a suo volta, assieme a Marchionne ed altri illustri capitani d'industria, i lavoratori. Esemplare al riguardo la reazione di Marchionne deluso dai risultati del referendum di Pomigliano che avrebbe voluto plebiscitari. Non si aspettava che difronte al suo ricatto il quaranta per cento delle maestranze avrebbe risposto di no e si è lasciato andare a violenze verbali contro gli irresponsabili che non capiscono la grande modernità delle sue idee! La "piazza" del 16 ottobre ha chiesto a gran voce lo sciopero generale. La risposta di Epifani è stata reticente e scoraggiante: lo sciopero si farà se le risposte del governo saranno insufficienti! Non si capisce di quale risposte parli dal momento che non esistono richieste della CGIL tranne quella di una manciata di spiccioli e di una tantum per il fisco. In ogni caso non sarà la scelta dello sciopero generale in sè che deciderà. Altri tre scioperi generali sono stati indetti e realizzati dalla CGIL durante gli ultimi due anni con richieste insignificanti al governo e nessuna al padronato italiano! Bisognerebbe che la CGIL decidesse di affrontare alcune fondamentali questioni con rivendicazioni precise. Abrogazione della legge Biagi, abrogazione delle leggi sulle pensioni a cominciare dalla legge Dini, restituzione alla scuola degli otto miliardi sottratti dalla Gelmini, aumento generalizzato dei salari, istituzione del Salario Minimo Garantito. Ma la CGIL se farà uno sciopero generale si limiterà a chiedere assieme alla Confindustria una politica economica più adatta a fronteggiare la crisi e la riforma fiscale. Tre giorni dopo il 16 ottobre una pesantissima randellata è stata data dal Parlamento ai lavoratori con il varo definitivo, dopo due anni di incubazione, del collegato lavoro. Una legge che introduce l'arbitrato e riduce i poteri del giudice in caso di licenziamento.Il giudice dovrà tenere conto di una serie di cose che non hanno niente a che fare con la giusta causa e che praticamente lo guidano a riconoscere le ragioni del datore di lavoro! Dalla giusta causa dei lavoratori alla giusta causa dei padroni! Basta leggere la legge approvata per rendersi conto dell'odio di classe verso i lavoratori che la impregna dalla primo all'ultimo capoverso. Sarà difficile per quello che il giuslavorismo riconosceva come la parte debole far valere i suoi diritti e dovrà avere una assistenza legale che pochissimi si possono permettere. Basti pensare a quanto costerà la semplice redazione di un ricorso contro un licenziamento da depositare in Tribunale. Il collegato lavoro dà al governo una serie di deleghe che saranno usate contro gli impiegati pubblici ed il "riordino" degli enti previdenziali. Non dubito che si va verso la privatizzazione di Inps ed Inail enti che da tempo fanno gola alla imprenditoria italiana per le riserve finanziarie consistenti di cui dispongono. Questa terribile mazzata che spezza per sempre le reni dei lavoratori, (non dubito che se il centro-sinistra vincerà le elezioni confermerà tutto come ha fatto in passato di tutte le leggi dei governi di destra), è stata possibile per l'atteggiamento di vera e propria complicità della CGIL e del PD. La CGIL durante i due anni di incubazione del provvedimento si è limitata a qualche flebile lamento "dopo" l'approvazione nei vari passaggi camera-senato. Ha ritrovato voce dopo il blocco del Capo dello Stato e poi ha organizzato di malavoglia un paio di sitin davanti al Parlamento. Il PD è stato molto collaborativo. In due giorni la Camera dei Deputati ha approvato tutto certo con il voto contrario del PD ma si tratta di una opposizione del tutto formale e dovuta che non ha neppure cercato di ritardare il varo del micidiale provvedimento. Questo è stato "l'ascolto" di Bersani che promette barricate contro la legge scudo di Berlusconi. La "sinistra" strilla per le difficoltà che la Rai frappone agli emolumenti richiesti da Saviano Benigni ed altri. Trattasi di centinaia di migliaia di euro, cifre che sarebbero giustificate dagli incassi della pubblicità ma che suonano mostruose alle orecchie di chi guadagna meno di mille euro al mese e si tratta di milioni e milioni di famiglie. La CGIL e neppure la Fiom non potranno fare più niente contro il collegato lavoro tranne che ricorrere alla Corte Costituzionale. Ci dovevano pensare prima e organizzare una lotta adeguata. La Corte è sotto assedio da anni e non riesce più a difendere la Costituzione da un assalto sempre più violento e travolgente. Nei periodi di crisi si possono cedere quote di salario ma non si debbono mai cedere diritti. La cessione di diritti indebolisce le classi lavoratrici moralmente e crea una situazione sociale di squilibrio non solo economico ma anche di cittadinanza. I cittadini operai conteranno molto meno e non potranno far valere le loro ragioni. Non saranno più eguali a tutti gli altri. Se un giudice volesse intervenire in loro soccorso, la legge glielo impedisce! Non si è esitato a limitare i poteri della magistratura del lavoro. Se questo è quanto ci portiamo a casa dopo il 16 ottobre c'è davvero da disperare sul futuro a cominciare dai prossimi giorni! Avevo scritto nei giorni scorsi, dopo la grande manifestazione del 16, che la classe operaia é viva. E' vero, ma non conta proprio niente!
Pietro Ancona http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it
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martedì 19 ottobre 2010 Ucraini ieri ed oggi
Terribile confronto con il passato ieri sera a Rai Storia. Il programma crash (che sarà replicato il 24 ottobre prossimo alle ore 19) ha mostrato cittadini ucraini che si vendono come schiavi in Italia dietro un filo bianco e le loro qualifiche personali lauree o altro senza alcun valore per gli acquirenti e le bellissime immagini di Soci, Ialta ed altre località della Crimea piene di villeggianti felici dell'era della gloriosa Unione Sovietica che garantiva a tutti in primo luogo dignità e rispetto e poi tutti i diritti di una società che distribuiva le sue risorse tra tutti i suoi cittadini... http://www.crash.rai.it/ Mostra tutto www.crash.rai.it
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, October 29, 2010 7:04 PM
Subject: Lo sciopero generale diventa patto sociale con bunga bunga
Lo sciopero generale diventa patto sociale con bunga bunga
Ad un mese dall'intesa di massima fatta a Genova tra una Marcegaglia
raggiante ed un Epifani su di giri, ieri è stata comunicata la conclusione
di una prima fase di accordi per il Patto Sociale. Si tratta di un
miglioramento degli ammortizzatori sociali, di interventi per il sud e
l'innovazione (soldi alle imprese) della semplificazione della pa. Una
intesa è stata raggiunta anche per una riforma dell'apprendistato che, non
dubito, considererà "minorenni" ed in formazione persone fino a ventinove
anni di età. Un escamotage giuridico per giustificare decurtazioni di
salario e di diritti.
Questa intesa comunicata con toni trionfalistici e con accenti di grande
positività alla stampa interviene all'indomani dell'annunzio del Ministro
Brunetta della soppressione di trecento mila posti nella pubblica
amministrazione e del varo della legge sul collegato lavoro , durante le
agitazioni dei lavoratori della scuola minacciati di licenziamento, subito
dopo le pesanti ed urtanti dichiarazioni di Marchionne sulla Fiat e sulla
Fabbrica Italia, nello scenario desolato della crisi che ha falcidiato
l'occupazione in diverse regioni d'Italia con punte di estrema pesantezza
in Sardegna ed in genere nel Sud.
L'influenza dei lavoratori italiani nel Patto già siglato dalle
Confederazioni è eguale a zero. Nessun miglioramento della condizione dei
precari magari con una limitazione del ventaglio delle possibilità di
elusione offerte dalla legge Biagi al padronato, nessuno accenno al
miglioramento necessario dei salari e delle pensioni richiesto financo dal
governatore della Banca d'Italia che vengono congelati a tempo indefinito,
nessun alt al processo di cancellazione rapida dei diritti specialmente per
i nuovi assunti. Per i lavoratori stranieri presenti in Italia e trattati
come bestiame umano nessuna misura di salvaguardia, nessun intervento per
assicurare a loro ed ai loro disgraziati fratelli italiani del precariato,
il rispetto dei ccnl. Nessun accenno e nessuna voglia di istituire il
Salario Minimo Garantito e di rivedere il sistema pensionistico dimagrito
dalle leggi da Dini a Berlusconi fino a diventare quasi inconsistente e
specchio di una popolazione impoverita e ridotta in miseria che è stata
condannata a vivere una vecchiaia di stenti ed in certi casi anche di fame.
Il Patto Sociale si realizza tra soggetti ed organizzazioni (banche,
associazioni imprenditoriali e di lavoratori, governo) che si rifiutano di
registrare esprimere e rappresentare il conflitto sociale e le profonde
insoddisfazioni che percorrono il Paese.
All'indomani della vibrante manifestazione dei meccanici del 16 ottobre che
proponeva lo stato di insoddisfazione di collera e di disperazione dei
lavoratori italiani, la risposta sta in un insieme di atti condivisi o
tacitamente accettati dalla Cgil e dal PD che accelerano la disintegrazione
del mondo del lavoro attaccato nei suoi diritti e nella sua stessa
consistenza fisica. I trecento mila posti di lavoro che vengono soppressi
nella pubblica amministrazione chiudono la speranza ad altrettanti giovani
ed alle loro famiglie senza alcun beneficio per lo Stato. Non ci sarà una
diminuzione proporzionale dei costi dal momento che molti dei servizi
verranno privatizzati ad amici della cricca che sta al governo e si
introdurranno altre figure di managers e di dirigenti con un costo per
ognuna pari a quello di molti posti soppressi.
Mi domando come la CGIL non provi vergogna, in questo contesto sociale, di
stipulare un patto che accredita questo Governo in Europa e nel mondo
proprio nel momento in cui infligge durissimi colpi ai lavoratori che non
esita a diffamare assieme a Marchionne ed alla Marcegaglia ed a privare di
diritti e di decenti condizioni di vita.
Questo Patto sociale serve subito ad una cosa sola: a dare una base per i
soldi che la Confindustria spillerà al governo. Servirà anche a chiudere per
sempre la stagione delle lotte e degli scioperi. Come potrà la CGIL fare uno
sciopero contro un Governo ed un Padronato con i quali ha stipulato il patto
sociale che i sindacati europei non concessero mai neppure ai governi
socialdemocratici?
Bisogna dire che Berlusconi è fortunato. Sarkozy masticherà amaro dopo le
dure proteste che ha dovuto subire. Non credo che ci sia qualcuno in Europa
che come Berlusconi possa vantare un successo così grande. Ad ogni colpo
di staffile che il suo governo infligge ai lavoratori i sindacati rispondono
con grandi salamelecchi. Più picchia e più consenso e sottomissione
ottiene!! Mussolini si liberò delle Camere del Lavoro che fece incendiare
dalle sue squadracce prima di costruire il suo modello di Stato Corporativo.
Berlusconi non ha bisogno di ridurre alla ragione nessuno. Bonanni,
Angelletti ed ora Epifani sono pronti a seguirlo dappertutto, anche in capo
al mondo....I sindacati servono, come in USA, da campieri del padrone e del
governo.
La manifestazione che la CGIL ha indetto a Roma per il 27 novembre sarà una
rassegna
di forze per mostrare il peso e l'influenza della CGIL. Lo sciopero che
Landini continua a chiedere appare, come dice Sacconi, una richiesta
"anacronistica, uscita dagli anni settanta". Gli anni dei diritti e della
ascesa sociale della classe operaia.
Ed è vero. Non siamo più in una democrazia nella quale i sindacati
rappresentano i lavoratori, ma in un regime in cui i sindacati rappresentano
propri interessi che non coincidono più con quelli dei loro iscritti. Come
in USA.
Pietro Ancona
http://www.rassegna.it/articoli/2010/10/28/68082/patto-sociale-prima-intesa-su-4-punti
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From: pietroancona@tin.it
To: CircoloPasoliniICampari
Sent: Saturday, October 30, 2010 12:21 AM
Subject: tristezza ed allegria della destra e della sinistra
Stasera da Lilly Gruber a La 7, un tale Ciccioli, deputato marchigiano del
PDL e psichiatra, in discussione con il professore Rodotà sul caso Ruby, la
minorenne coinvolta in un giro di "feste" nelle fastosissime ville di
Berlusconi, contrapponeva l'allegria, la gioia di vivere, la propensione al
divertimento della destra italiana alla tristezza, alla noia, al grigiore
della sinistra. Mi domando se è davvero così e in che cosa consiste
l'allegria di Berlusconi. Sembra che un vegliardo ottantenne suo
procacciatore di donne e donnine che si appoggia ad una agenzia in bilico
tra le attricette e le accompagnatrici gli procuri una quantità enorme di
ragazzine disposte alla prostituzione a farsi smaneggiare o a copulare nel
lettone di Putin o in altre alcove dopo la visualizzazione di filmini sulle
attività del Capo, importante uomo politico e statista di livello
mondiale.Mi domando quanta allegria e gioia di vivere ci possa essere nel
sesso a pagamento in una persona che usa una quantità davvero industriale di
donne attratte dal suo enorme potere e della sua immensa ricchezza e che
agognano di essere collocate in una delle sue TV pubbliche e private Diceva
stasera Berlusconi: io amo la vita e mi piace rilassarmi un poco dopo avere
tanto lavorato Ma andare con la D'Addario ed altre escort o prostitute o
professioniste del sesso è davvero amore per la vita? Non è invece un
surrogato, una sorta di droga, qualcosa che si fa per non stare un minuto
solo con se stesso, per non prendere atto di una solitudine e di un deserto
morale e sentimentale senza limiti?
Usare questa enorme quantità di donne disponibili a fare sesso o magari
soltanto a sentire le sue barzellette a pagamento spinte dalla molla del
bisogno o del desiderio di fare carriera o di avere comunque un posticino
ha molto in comune con la quantità enorme di residenze sparse per l'Italia
ed il mondo. Ha detto di avere venti case. Venti immense ville, piene di
mobili e quadri preziose che tuttavia non sembra facciano una sola casa, il
rifugio che ognuno di noi ha su questa terra, anche il più povero, il luogo
dove si ritorna da qualsiasi punto del mondo, l'Itaca di Ulisse o il povero
basso sognato dall'emigrante napoletano in America, o la terra degli ulivi
di cui parla un personaggio di Rocco ed i suoi fratelli< Lo psichiatra
deputato del PD ha tentato, dopo avere dipinto la sinistra come i piagnoni
seguaci di Savanarola o una compagnia di sfigati angosciati, catastrofisti,
noiosi, moralisti, incapaci di godersi la vita come fanno Berlusconi,
Bertolaso e tanti altri della destra, di depistarci. Ha assimilato il modus
vivendi di Berlusconi a quello di Clinton e di Togliatti. Togliatti sarebbe
stato un libertino perchè "conviveva " con Nilde Jotti pur essendo sposato
ad altra donna. Ora il paragone oltre che non reggere è offensivo per la
comune intelligenza della gente e per la memoria di Togliatti e di Nilde
Jotti che non era una escort ma una forte e grande donna della resistenza e
del movimento comunista, ricca di valori morali profondamente radicati nella
tradizione della famiglia e dell'Italia dei forti sentimenti che non ha
nulla a che spartire con i postriboli lussuosissimi e squallidi di
Berlusconi di Arcore, Villa certosa e Palazzo Grazioli e poi l'altro
'argomento del Ciccioli, frutto di evidente ignoranza è : ma voi sinistra
che avete fatto il 68 ed avete predicato il libero amore perchè vi stupite
di quello che fa Berlusconi con Ruby, con Noemi, e con le centinaia di
professioniste del sesso o aspiranti alla ricchezza o solo ad una
opportunità che lo circuiscono e gli tengono compagnia nei dopocena? Non
credo proprio che l'idea dell'amore scaturito dal 68 possa essere usato dal
Ciccioli o da altri per dimostrare la presunta incoerenza della sinistra.
L'idea dell'amore del 68 è basata sulla parità scaturita dalla
emancipazione della donna, si nutre di motivi del movimento femminista (una
delle più grandi rivoluzioni del Novecento e della storia della società
umana), che fa del rapporto amoroso e sessuale tra due esseri non l'uso di
uno sull'altra che può arrivare ad essere financo a pagamento come succede a
Berlusconi ma una simbiosi. L'idea dell'amore della sinistra è della piena
comunione fisica e mentale tra due persone che prima di tutto si rispettano
e non si considerano oggetti l'uno dell'altro Io credo profondamente che non
sia la sinistra ad essere triste e noiosa se si accosta con serietà,
consapevolezza, rispetto ai rapporti interpersonali. Quando Berlusconi ha
pagato cinque mila euro una ragazzina per vederla nuda o averla nel letto
per ritrovarsi solo con l'odore lasciato nelle lenzuola da una estranea che
magari non rivedrà domani perchè vorrà provarne un'altra e poi ancora
un'altra non sarà più felice di un ragazzo dei centri sociali che ha grandi
difficoltà a sopravvivvere ma che ha la ricchezza sconfinata l'amore della
sua ragazza. Insomma, la sinistra non è triste. E' soltanto seria e
continua a credere nei sentimenti. C'è tantissima allegria e gioia in quello
che alla destra sembra tristezza. E' triste la destra che riduce tutto a
merce e che mercifica tutto quello che tocca e che scambia lo sfrenato
consumo sessuale delle orge di palazzo come gioia di vivere!
Pietro
Pietro
http://www.ilpost.it/2010/10/29/concita-degregorio-berlusconi-bunga-bunga/
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, October 31, 2010 7:04 PM
Subject: Il partito del Sud
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, November 02, 2010 5:46 PM
Subject: Gli anni della spoliazione
Gli anni della spoliazione
Finisce l'era di Guglielmo Epifani alla CGIL e si apre quella di
Susanna Camusso che, da un paio d'anni, è stata quasi ospite fissa dei
Talk Show dove si è distinta per una esposizione soft delle sue ragioni
e per l'accortezza nell'evitare lo scontro o le situazioni sgradevoli.
La ribalta televisiva le ha permesso di distanziarsi enormemente da
tutti i possibili concorrenti.
E' paradossale ma è così : il lascito di Epifani è di una CGIL più
forte ma abitata da milioni di lavoratori e pensionati più poveri,
socialmente in difficoltà, indeboliti dal continuo ossessivo salasso di
diritti. Come si spiega il rafforzamento della organizzazione e
l'impoverimento dei suoi iscritti? Epifani è stato scaltro, molto
scaltro, nell'oggettivazione delle sconfitte, nel farle derivare o da un
cambiamento naturale ed irresistibile della situazione (globalizzazione,
crisi industriale..) oppure da una condizione socio-politica sfavorevole
(governo di centro-destra) e mai da responsabilità soggettive della CGIL
. Il dogma dell'unità sindacale è servito allo scopo. . Il mito della
CGIL di Di Vittorio nel cuore dei lavoratori ha fatto il resto. I
lavoratori non vogliono ancora credere o riconoscere che la CGIL possa
fare qualcosa che non sia a loro favore. Temono di dover constatare di
essere soli, di non avere nessuno che li difenda.
In effetti, l'impoverimento e la perdita di peso dei lavoratori è
legata alla vittoria del centro destra ma anche alla conversione al
liberismo del PD e della stessa CGIL. In qualche modo la CGIL è stata
la "dote" che il PD ha portato e porta alla Confindustria per il
sostegno che questa vorrà accordargli nel dopo Berlusconi. C'è stata
molto sincronia tra PD e CGIL nella inesorabile opera di demolizione dei
presidi fondamentali del diritto al lavoro ed al welfare. Gli accordi
con il governo Prodi sul precariato e sulle pensioni poi ancora ribaditi
con questo governo hanno ridotto di molto i diritti e svuotato la
pensione. La riduzione di trecentomila dipendenti dalla pubblica
amministrazione non è stata contrastata dal PD e neppure dalla CGIL in
nome della efficienza, della produttività e della modernizzazione
dell'apparato pubblico. Il licenziamento di duecentomila precari dalla
scuola non ha turbato molto né Epifani né Bersani. Certo, gli scioperi
ci sono stati ma non sono mai diventati né mai hanno assunto il
carattere di una vera difesa della scuola pubblica come é accaduto ed
accade in Francia. Il PD ha votato contro il collegato lavoro che riduce
a malpartito lo Statuto dei diritti e privatizza la giustizia del
lavoro. Ma non ha fatto le barricate che Bersani promette contro il lodo
Alfano! La CGIL ha lasciato fare, ha commentato negativamente il testo
di legge, ma in due anni di sua permanenza in Parlamento non ha mai
fatto realmente nulla di significativoo e di utile per fermarne
l'approvazione nonostante i giudizi scandalizzati dei giuslavoristi
italiani! Il PD vuole che
la CGIL ritorni all'ovile dopo l'accordo separato Cisl ed UIL sul
contratto di lavoro e sulle deroghe. In effetti, la CGIL non ha firmato
ma ha pretesto di assistere alla firma (sic!). Ha fatto da palo e poi ha
fatto filtrare l'accordo separato attraverso le categorie. Dopo il 16
ottobre si è affrettata a fare l'accordo di Genova e poi a firmare un
Patto Sociale non solo con Confindustria ma anche con il Governo (se
questo non tira le cuoia prima del tempo).
Il regno di Epifani ha registrato l'avvento della legge Biagi e poi la
sua estensione praticamente a tutti i nuovi assunti. Milioni di giovani
lavoratori sono stati precarizzati e ridotti in miseria da paghe
inferiori ai minimi salariali anche del quaranta per cento. La legge
Biagi è applicata all'interno della CGIL a migliaia di suoi dipendenti
del cosidetto "apparato tecnico". L'ossatura organizzativa della CGIL e
delle sue categorie. Conosco casi di giovani magari con due lauree
utilizzati dalla CGIL con 700 euro al mese in incarichi di delicata
responsabilità esecutiva. Mai assunti direttamente dalla CGIL ma da
compiacenti altri organismi che poi li distaccano. Questa realtà dei
salari dei nuovi assunti ha calmierato al ribasso tutta la massa
salariale italiana come riconosce la stessa CGIL . Nel decennio
2000/2010 si calcola una perdita di circa 5500 euro sui salari anni, una
perdita che ha reso difficile la vita delle famiglie e depresso
l'economia italiana.
I lavoratori hanno perso molti dei loro diritti e sono tra i più
poveri dell'OCSE. In quanto a diritti oramai siamo in fondo a tutte le
classifiche, credo che il diritto del lavoro serbo o
polacco sia già migliore del nostro. A questo bisogna aggiungere il
peggioramento dei servizi esterni ed il loro rincaro dovuto in grande
parte alle privatizzazioni alle quali la CGIL non si è opposta perchè
sostenute anche dal PD. Il grande sindacato che fu di Di Vittorio ha
assistito quasi inerte alla riduzione in schiavitù di milioni di
immigrati specialmente nelle campagne dove le loro condizioni di vita
sono state e sono davvero disumane.
Non ho dubbi che la spoliazione continuerà e si intensificherà con
Susanna Camusso. Il diritto di sciopero è nel mirino di personaggi come
Bonanni ed Ichino che ne reclamano una regolamentazione che di fatto lo
abolisce come diritto individuale. Il fatto che gli scioperi generali
sono sostituiti da manifestazioni nazionali che si svolgono solo di
sabato
(anche quella recente della Fiom) fa temere di una sorta di tacito
accordo di autolimitazione. Continuerà il processo di demolizione del
contratto collettivo di lavoro e non a favore di contratti di area
europea che pure sarebbero indispensabili per fronteggiare le
delocalizzazioni ma di accordi personali o locali tipo Pomigliano.
Arriveranno anche sorprese sgradevoli dall'INPS e dall'INAIL per l'uso
che farà il governo delle deleghe ottenute con la 1441(collegato
lavoro). Cambieranno natura giuridica ed i privati aumenteranno il loro
peso.
Naturalmente, negli anni di Epifani la CGIL si è gradualmente ma
definitivamente "liberata" della sua cultura pacifista ed
antiimperialista. Non partecipa da un pezzo, come il PD, alle
manifestazioni per la pace tranne quella del tutto anodina della marcia
di Assisi. Ha ridotto il suo impegno a favore della Palestina al
sostegno di Abu Mazen ma per il resto è diventata assai filoisraeliana.
Si è distanziata di molto dalla esperienza dei no global e dei centri
sociali che sono ignorati oppure osservati con diffidenza. E' diventata
molto filooccidentale. Sostiene la campagna per la liberazione di
Sakineh ma non ha speso una parola per l'uccisione di Teresa Lewis e la
prossima esecuzione di altre cinquantadue donne negli USA.
La CGIL non ha alcun rapporto con il sindacalismo di base che pur ha
natura profondamente classista e di sinistra ed è costituito da
dirigenti che provengono in gran parte dal suo stesso seno.
Oramai è stretta in un reticolo di accordi e di interessi con Cisl UIl
ed associazioni padronali. La politica anticlassista della sussidiarietà
la sta ponendo gradualmente ma inesorabilmente in una sfera in cui i
suoi interessi non coincidono più con quelli dei suoi iscritti.
Pietro Ancona
http://www.cgil.it/ufficiostampa/comunicato.aspx?ID=2912
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, November 05, 2010 10:18 AM
Subject: lo schiaffo di Marchionne
Lo schiaffo di Marchionne
Marchionne si è incontrato con il neoministro dell'industria ed a quanto
pare ne ha ricavato quello che voleva. Uscendo ha avuto la grande generosità
di dire che la Fiat non lascerà l'Italia ed ha negato di averlo minacciato
prima . Ha detto che il mercato non deve essere drogato (sic!) dagli
incentivi per la rottamazione. Segno evidentissimo che ha ottenuto i soldi
in altro modo anche se non sappiamo ancora quale. Ha confermato la scelta
dello stabilimento a Pomigliano d'Arco che darà lavoro a cinquemila persone.
Naturalmente, per sfuggire ai pochi obblighi di legge che ancora restano in
piedi dopo il collegato lavoro, la fabbrica di Pomigliano sarà una Newco,
una Fiat che giuridicamente ha un altro vestito per non pagare dazio ed
azzerare quanto non le conviene.
Dopo l'incontro con il Ministro, Marchionne si è riunito con Bonanni ed
Angeletti ed hanno confabulato da "complici" come vuole Sacconi su come
meglio affrontare il dissenso Fiom visto che i licenziamenti e le tante
indimidazioni messe in atto da qualche tempo a questa parte non hanno
sortito l'effetto di terrorizzarne i dirigenti operai ed indurli
a più miti consigli.
Questo incontro è uno schiaffo in piena faccia a Susanna Camusso. Uno
schiaffo che ha accolto con una discriminazione la segretaria della Cgil
appena eletta.
La mancanza di galateo di Marchionne risulta incomprensibile dopo le
accoglienze positive tributate alla Camusso dalla Confindustria, dal mondo
imprenditoriale, dai giornali e dallo stesso ministro del lavoro che spera
in una "maggiore disponibilità". Anche Cisl ed UIL avrebbero potuto evitare
l'incontro separato per non pregiudicare subito i rapporti con la nuova
segretaria.
Ma forse la Camusso era stata avvertita e consultata ed aveva deciso di non
partecipare. L'incontro separato esercita una pressione forte sulle
resistenze della Fiom che vede proseguire ed andare avanti la trattativa
senza che si tenga in nessun conto le sue ragioni e la sua proposta.
Potrebbe quindi essere usato nel rapporto Cgil-Fiom per indurre quest'ultima
a smussare ancora la sua opposizione. Ecco quindi che la mancata presenza
della CGIL non sarà drammatizzata e non costituirà motivo per mettere in
discussione l'unità sindacale riconfermata dalla Camusso nonostante tutto.
L'incontro separato di ieri viene dopo la firma della prima parte del
Patto Sociale. Quattro punti sono stati siglati da CGIL assieme alla Cisl ed
all'UIl e presentati al governo che parteciperà alla grande intesa. Non è
contraddittorio l'incontro separato di Cisl ed Uil con la Fiat dopo la firma
comune del Patto Sociale? Oppure il Patto Sociale appartiene alla linea
Marcegaglia che non vuole rompere con la CGIL e la considera il suo alleato
migliore?
Tra parentesi: come fa la CGILa firmare un Patto Sociale dopo
l'approvazione della legge 1141 (collegato lavoro), l'annunzio della
soppressione di trecentomila posti di lavoro nella pubblica amministrazione,
il diniego del governo di rivedere la legge Gelmini?
Come mai nel Patto Sociale non c'è un richiamo alla dolorosa questione
della delocalizzazione delle imprese che angustia intere regioni del Paese?
Sono davvero accettabili e senza rimedio il caso OMSA, il caso Bialetti, i
tantissimi casi che stanno facendo delle zone industriali un deserto di
capannoni abbandonati?
La linea "lavoro contro diritti" sarà portata avanti con forza e
determinazione dal padronato italiano e dal governo. Non incontra grandi
resistenze nel PD che è sempre disponibile a dare una mano per convincere la
gente della scoperta del secolo e cioè che senza lavoro non ci sono diritti
e che quindi è meglio il lavoro senza alcuna condizione che almeno ci
permette di non morire di fame assieme ai nostri figli.
Se la segreteria della CGIL, come pare, si costituirà con i soli
rappresentanti della maggioranza commetterà un errore. Si dirà ai lavoratori
che non c'è speranza di un accoglimento delle loro istanze e dei loro
interessi e che si andrà avanti per la sua strada collaborazionista con
il padronato. La CGIL sbaglia perchè la presenza della minoranza di
Rinaldini e degli altri blocca lo smottamento e la disgregazione della sua
base sociale sempre più delusa, inquieta, arrabbiata. La sinistra CGIL ha
evitato una emorragia di iscritti ma non può essere discriminata e
sopratutto ignorata nelle sue ragioni. Non potrà assistere impotente allo
sviluppo della più grande ristrutturazione mai fatta nell'economia italiana:
quella dei diritti delle persone.
La società italiana è preda di malessere legato alle stolte politiche
della destra liberista realizzate nelle leggi e nei contratti con la
collaborazione di giuslavoristi del tutto al servizio del padronato. La
legge Biagi, la riforma delle pensioni, il collegato lavoro, le deroghe
contrattuali e la politica delle newco,l'attacco al welfare ed alla
occupazione nella pubblica amministrazione hanno fatto dell'Italia un
paese-incubo per chi ha bisogno di lavorare per vivere.
Pare che si perseveri su questa strada. I benpensanti a pancia piena sono
tutti convinti che i lavoratori debbono cedere per il bene della Patria...
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Sunday, November 07, 2010 9:54 AM
Subject: Il sindacato di Caino
Il sindacato di Caino
Le cose dette dal governatore della banca d'Italia sul precariato e sugli
effetti nefasti che produce sull'economia sono state impacchettate dai
giornalisti embedded della destra italiana dentro "interpretazioni" che
spiegano la loro non contraddizione con la legge trenta (sic!) o addirittura
con i progetti di Ichino. Il governatore ha detto con grande chiarezza che
il precariato diminuisce il valore di quello che chiama "capitale umano",
incide negativamente sulla produttività del sistema, costituisce un grave
attentato al futuro che sarà impoverito e disgregato. L'Italia dei precari
sarà più debole, più povera, più fragile dell'Italia del posto fisso che
abbiamo ereditato.
In effetti il precariato agisce dentro un quadro di peggioramento delle
condizioni
complessive del Paese. I salari sono bassi e le condizioni normative dei
lavoratori dentro e fuori dei posti di lavoro sono state peggiorate da leggi
(1441 alias collegato lavoro) che riducono i diritti di cittadini
obbligandoli a subire una giustizia privata e vietando alla magistratura di
intervenire. I dipendenti pubblici dopo essere stati calunniati dal loro
Ministro saranno falcidiati di trecentomila posti di lavoro ai quali bisogna
sommare i duecentomila insegnanti tagliati dalla Gelmini. Le pensioni
saranno precluse ai precari ed agli altri saranno erogate in misura quasi
caritatevole. Già oggi la media delle pensioni italiane è una delle più
basse dell'OCSE. In sostanza i tre momenti fondamentali della vita
lavorativa assunzione, lavoro, pensione sono stati profondamente
peggiorati. Non tengono in nessun conto il precetto della Costituzione sul
lavoro e hanno creato una massa di infelici senza futuro che da
protagonisti del processo produttivo e sociale ne sono diventati vittime.
L'incattivimento e la inaccettabilità delle regole del mondo del lavoro non
hanno conosciuto momenti di discontinuità o di contraddizione tra i governi
di centro-sinistra e di centro-destra. Questi hanno sempre agito con la
piena collaborazione delle Confederazioni sindacali che con gli accordi del
23 luglio 2007 hanno condiviso e sottoscritto la legge sul precariato e
peggiorato le pensioni. Da allora ad oggi, senza mai fermarsi a considerare
ed analizzare l'enorme grumo di dolore costituito da tre milioni di precari
sotto ricatto e pagati la metà del minimo contrattuale e privato con
sotterfugi vari dei diritti alla malattia alle ferie alla tredicesima alla
pensione, i sindacati hanno proseguito assieme a Confindustria e Governo
sulla strada della smobilitazione di ogni diritto. La responsabilità dei
Sindacati Confederali e di quello che fu il maggiore partito di riferimento
dei lavoratori nel degrado del precariato e di tutto il resto sono enormi.
Le stesse Confederazioni Sindacali applicano al loro interno per le migliaia
di loro dipendenti la legge Biagi e questo costituisce prova della loro
complicità, del loro interesse a lasciare le cose come stanno o addirittura
a peggiorarle. Bonanni si è addirittura vantato di esserne estensore assieme
a Maroni. Altra responsabilità grave ricade sui giuslavoristi che hanno
creato il cosidetto pacchetto Treu e tutte le successive normative dal
lavoro interinale fino al collegato lavoro. In sostanza, la drammatica
denunzia del governatore della banca d'Italia è destinata a restare senza
alcuna eco e senza produrre alcun beneficio per i precari. La CGIL non la
raccoglie e l'interesse della preservazione del "capitale umano" non
interessa l'imprenditoria italiana che è sempre più modellata sul mordi e
fuggi piuttosto che su programmi a lunga scadenza.
L'agenda delle trattative interconfederali continuerà ad essere scritta
dalla Confindustria. Il patto sociale in corso di gestazione riguarda
esclusivamente questioni che interessano il padronato ed indebolirà ancora
la condizione dei lavoratori. Il cosidetto capitolo della produttività che
dovrà essere scritto sarà impregnato dalla dottrina Marchionne ed alla
insegna di "lavoro contro diritti". Il massimo che sarà concesso ai
lavoratori sarà qualche spicciolo di riduzione fiscale. CGIL-CISL-UIL
saranno confortati non solo dalla approvazione della destra al governo ma
anche del PD che si accinge a fare una manifestazione contro Berlusconi che
ha tra i suoi slogans anche il lavoro ma che tira la volata a Marchionne ed
agli imprenditori italiani cercando di dimostrare di essere più scaltri nel
servirli di Sacconi e di altri.
In conclusione il sindacato che è deputato per sua stessa natura alla
difesa dei lavoratori in Italia è il loro Caino, il migliore alleato degli
sfruttatori. Caino in un paese in cui oltre mille persone all'anno cadono
nei luoghi di lavoro che a volte sono veri e propri inferni come la fabbrica
chimica esplosa a Milano. Altri mille lavoratori muoiono ogni anno in
conseguenza di gravi malattie professionali. Centinaia di migliaia sono i
mutilati. Questo
per la politica del massimo profitto subito! Non si investe sul capitale
umano e neppure
su una impresa concepita per durare nel tempo.
La manifestazione che la CGIL ha previsto per il 27 novembre glisserà le
questioni fondamentali poste dal 16 ottobre da una classe operaia sempre più
vessata e ricattata. Chi darà voce alla gente eviterà accuratamente si
assumere impegni di lotta su precariato, salario, pensioni e si dedicherà ad
esercitazioni "patriottiche" su sviluppo, investimenti ed altre baggianerie
del genere.
Mentre la destra attraverso il progetto FINI tende a governare il Paese
per i prossimi venti anni, il PD e la CGIL si ingegnano ad ingraziarsi il
suo elettorato, a copiarli...Questa è l'anomalia italiana. Una "sinistra"
che vuole essere sempre più destra (pd) ed una CGIL che gli tiene bordone
ieri con Epifani oggi con la signora Camusso.
Pietro Ancona
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-28/debutta-patto-sociale-063500.shtml?uuid=AYH80seC
http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/1D4AD463-9C21-42E2-99E9-0D1458E53581/0/072307protocollo
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, November 09, 2010 9:49 AM
Subject: Falcone, Saviano e la macchina del fango
Falcone, Saviano e la macchina del fango
Sebbene Leoluca Orlando abbia commesso errori gravissimi di giudizio su
Falcone con il quale ebbe dissensi a proposito di Andreotti e nutrì sospetti
per l'incarico ricevuto da Martelli fino a denunziarlo al CSM di tenere nel
cassetto inchieste scottanti non si può fare di lui il regista della
macchina del fango che avrebbe travolto Giovanni Falcone. In primo luogo
perchè Giovanni Falcone non fu travolto dalla macchina del fango ma ucciso
dalla mafia nel contesto di una guerra in cui questa era alleata con lo
Stato. In secondo luogo perchè le critiche di leoluca Orlando seppure
pesanti ed inaccettabili provenivano da ambienti della antimafia e non della
zona grigia ed oscura né paramafiosa che effettivamente usava la
diffamazione contro il grande Magistrato. Erano critiche sbagliate e basta.
In sostanza quello che si chiama "fuoco amico" fatto alla luce del sole e
con pubbliche e roventi polemiche. Non erano le lettere anonime del Corvo
che fecero del Palazzo di Giustizia di Palermo un luogo di tragedie in cui
si tramavano intrighi spaventosi contro Falcone e quanti come lui volevano
davvero lottare la mafia. Fare di tutto un mazzo come ha fatto ieri sera
Saviano, sommare le critiche sbagliate di Orlando e Della Chiesa o Galasso a
quella del "Corvo" e dei tanti che lottarono Falcone con mezzi subdoli è
sbagliato ed inaccettabile.
Giustamente Giovanni Falcone definì le critiche di Leoluca Orlando "komeiniste".
Ma si trattava di critiche provenienti dagli ambienti palermitani impegnati
nella lotta contro la mafia che erano basate su un tragico errore di
valutazione dovuto al fatto che Falcone sosteneva che il cosidetto terzo
livello non esiste e che la mafia non aveva mandanti ma era un potere in sé.
Affermazione che oggi possiamo ritenere valida proprio nel momento in cui
emergono gravi complicità tra Stato e Mafia che hanno le stesse
responsabilità nel processo decisionale come possiamo constatare leggendo le
confessioni di Massimo Ciancimino. Falcone sostenne di non poter tenere
conto delle dichiarazioni di un pentito contro Andreotti perchè calunniose
cosa questa imperdonabile per Leoluca Orlando che fece della lotta ad
Andreotti ed al suo potere politico in Sicilia una bandiera. Ed ancora
destava sospetti negli ambienti komeinisti della antimafia siciliana che
comprendeva esponenti del PCI e del mondo cattolico il fatto che il
socialista craxiano Martelli lo chiamasse al Ministero. Falcone accettò
l'incarico e questo fu visto come una fuga dalla prinma linea della lotta
alla mafia. Non fu così perchè tutti gli strumenti giuridici e le strutture
organizzative della lotta alla mafia di oggi sono state studiate e proposte
da Giovani Falcone proprio durante la sua direzione al Ministero della
Giustizia.
E' un giudizio storicamente e politicamente sbagliato quello di Saviano.
Falcone fu indebolito dalle critiche ingiuste di Leoluca Orlando, ma la sua
terribile morte non può essere attribuita a quelle critiche ma al tumore
maligno che cresceva dentro lo Stato e che ancora oggi seppur individuato
probabilmente continua a crescere.
La macchina del fango è quella che si è messa in moto contro Fini per mesi
sottoposto ad un vero e proprio linciaggio mediatico per la casa di
Montecarlo. E' quella che si era cominciata a muovere contro la Marcegaglia
dopo le sue critiche al governo. E' l'uso combinato del dossieraggio e
dell'attacco di spregiudicati cinici e prezzolati giornalisti che disonorano
la professione. E' certamente anche quella che si è mossa dentro lo Stato
contro Falcone ostacolandolo nella carriera di magistrato. Ha ragione
Saviano nel ritenere la democrazia in pericolo per l'uso appunto della
"macchina del fango" contro tutti i possibili critici o avversari di
Berlusconi. Ma questo deriva dal fatto che lo Stato è diventato possesso
privato di una persona ricchissima e potentissima che lo usa nella lotta
contro i suoi avversari politici e non. Deriva dallo indebolimento della
Costituzione e dalla crescente differenziazione tra la Giustizia per i
potenti e quella per i poveri e la gente comune che emerge dai pacchetti
sicurezza. Dall'indebolimento della società civile e dei lavoratori a cui
vengono sottratti diritti con ogni legge prodotta durante questa
legislatura. La macchina del fango è possibile quando lo Stato non è più lo
Stato di Diritto ma lo strumento con il quale una parte della società
opprime l'altra, la più debole.
Pietro Ancona
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lunedì 15 novembre 2010
15 ore fa ·
Tornatore e Placido Rizzotto "comunista" !!!
Tornatore sarà stato indetto in errore dal libro biografico su Rizzotto
pubblicato da Dino Paternostro di Corleone segretario della locale
camera
del lavoro in cui l'identità socialista di Placido Rizzotto viene
oscurata.
Purtroppo i socialisti siciliani abbiamo sempre scritto poco e lasciato
che
i comunisti che sono più diligenti di noi lasciassero da soli tracce
della
storia del movimento operaio siciliano nelle quali veniamo ignorati.
Questo
"odio" dei comunisti nei nostri confronti risale a prima del craxismo ed
in
certo qual modo ne è stato anche causa provocando un risentimento
anticomunista che non è mai stato del tutto superato.
Sul perchè i dirigenti sindacali uccisi fossero quasi tutti socialisti
(Carnevale, Rizzotto, Li Puma, Cangelosi, Battaglia etc...) si sono
fatte
varie supposizioni sulle quali sarebbe opportuno un approfondimento.
Resta
il fatto che i socialisti siciliani sono gli autentici eredi nel
dopoguerra
dei fasci siciliani e della loro gloriosa storia
scritta alla fine dell'ottocento.Negli anni quaranta e cinquanta
scrissero
una terribile pagina di martirio e di sangue che viene ignominiosamente
dimenticata.
L'opera di appropriazione dei comunisti dalla storia sindacale e sociale
siciliana è ancora in corso in occasione delle ricorrenze del 1 maggio a
portella della ginestra. Da quando esiste la commemorazione non è mai
stato
permesso ad un sindacalista socialista di celebrarla. Sono sempre stati
solo
e soltanto comunisti della CGIL. Anche ora che i comunisti sono
diventati PD
continuano nell'accaparramento
Troverete soltanto sindacalisti cgil pd a commemorare portella.
L'anima dei socialisti che si è persa col craxismo
per recuperare l'identità o meglio l'anima persa dei socialisti bisogna
retrocedere a prima dell'avvento del potere di Craxi il famoso Comitato
Centrale del Midas in cui alleandosi con la sinistra e con l'aiuto di
jago
Enrico Manca fece fuori il buon ed inerme segretario del Partito
Francesco
De Martino.
Ho letto lo scritto "il corpo mistico del PSI." Un lungo esame della
crisi
socialista che invoca nel modello del socialismo europeo una sorta di
strada
per recuperare il PSI.
La cosa non è così semplice in primo luogo perchè il socialismo europeo
non
esiste ma esistono tanti socialismi molti dei quali in grande crisi. Chi
sta
meno peggio di tutti è il socialismo francese nelle mani di una energica
compagna che lo lega saldamente alle lotte dei lavoratori.
Bisogna ripartire da noi stessi liberandoci innanzittuto dalla
ossessione
delle alleanza per ritornare SUBITO al governo.E' ridicolo e indecoroso
avere un segretario che fa l'assessore regionale in Toscana. E' suicida
frequentare il centro-sinistra oramai dato e controllato dal PD che con
la
sinistra non ha più niente
a che spartire. Si dovrebbe ricominciare da soli ripartendo dai valori e
dai
principi. Ma questo mi pare francamente difficilissimo perchè i
socialisti
oramai sono soltanto una incarnazione della politica di governo
italiana.
Condividono tutte le scelte fatte dal PD e dalla destra italiana come il
precariato, le guerre coloniali, i bassi salari dei lavoratori, il
federalismo e non hanno nessuna voglia ad intaccare il potere
dell'Oligarchia politica che consuma ogni anni oltre cento miliardi di
euro
mantenendo oltre un milione di addetti alla politica.Mostra tutto
una variante della rivoluzione "colorata" della Cia. Al posto di un
colore
un fiore. Ma il profumo resta quello della Cia, della gente che opprime
il
mondo insanguinandolo e che oggi vorrebbe mettere le mani sulla Cambogia
installarvi una base nucleare minacciare la Cina
sfruttare il petrolio ed il gas!!!
La signora Aung ed i monaci buddisti sono agenti di questo progetto!
Fiducia che il socialismo salverà l'umanità
dovrebbe tornare ad avere fiducia nel socialismo che è il solo capace di
salvare l'umanità dalla fine prossima ventura decretata dal capitalismo
che
ora si è allargato alla Cina, alla Russia, ai paesi ex comunisti.
Quanti incontro di europei dell'est nei giardinetti nei tristi pomeriggi
dei
domenica nei quali sono liberi dal lavoro di schiavi-badanti rimpiangono
il
comunismo che garantiva loro dignità che è alla base di ogni libertà.
Non
c'è libertà senza dignità per le persone.
La signora Aung è una icona fabbricata dagli USA i quali faranno
scorrere il
sangue per impadronirsi della Birmania per loro essenziale in quanto
confinante con Cina ed Asia. Gli USA hanno reticolato il mondo di oltre
mille basi militare nel loro folle e nazista iimpulso di comando. Anche
l'Italia è lardellata di basi militari e nucleari USA. La signora Aung
ed i
monaci buddisti sono agenti di questi signori.
Non c'è libertàò senza socialismo. Veda che cosa succede a Brescia dove
quattro schiavi da anni operai specializzati in Italia sono stati
ridotti
alla condizione di essere incarcerati come clandestini e perdere libertà
e
famiglia.
Scrivo a Silvana....
Pietro Ancona 14 novembre alle ore 15.02
Cara Silvana, dobbiamo rivolgere le nostre energie morali verso un mondo
in
cui socialismo e decrescita stiano insieme per garantire alla umanità i
beni
che oggi vengono accaparrati dal dieci per cento di essa. A proposito
del
comunismo, io che non sono comunista o sono socialista anarchico
libertario
ho riflettuto vedendo gli archivi del cremlino che vengono trasmesso da
rai
storia in questi giorni che se un regime è stato capace di avere dopo
stalin
un congresso che ne ha denunziato gli eccessi totalitari ebbene questo
regime da dentro di se una grande etica, una grande capacità di rimorso
e di
correzione che nessun altro regime ha avuto nella storia umana
dobbiamo rivolgere le nostre energie morali verso un mondo in cui
socialismo
e decrescita stiano insieme per garantire alla umanità i beni che oggi
vengono accaparrati dal dieci per cento di essa. A proposito del
comunismo,
io che non sono comunista o sono socialista anarchico libertario ho
riflettuto vedendo gli archivi del cremlino che vengono trasmesso da rai
storia in questi giorni che se un regime è stato capace di avere dopo
stalin
un congresso che ne ha denunziato gli eccessi totalitari ebbene questo
regime da dentro di se una grande etica, una grande capacità di rimorso
e di
correzione che nessun altro regime ha avuto nella storia umana.
La gru dove è morta la coscienza dell'Italia
Sarebbe stato un grande evento democratico e civilissimo se la signora
Susanna Camusso si fosse portata ai piedi della gru di Brescia per
esprimere
il sostegno della CGIL di Di Vittorio ai fratelli emigrati che lottano
per
il loro diritto alla libertà ed alla famiglia che andrebbe a pezzi se
dovessero essere arrestati sulla base di una legge infame ed
incostituzionale che li ha esclusi dalla sanatoria. Ma la CGIL da anni è
dimentica di sè stessa, della sua storia dei suoi valori ed ha orecchie
soltanto per quello che dice la Marcegaglia...
Pietro Ancona
Pubblicato da pietro a 12:13 0 commenti
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Tuesday, November 09, 2010 9:49 AM
Subject: Falcone, Saviano e la macchina del fango
Falcone, Saviano e la macchina del fango
Sebbene Leoluca Orlando abbia commesso errori gravissimi di
giudizio su Falcone con il quale ebbe dissensi a proposito
di Andreotti e nutrì sospetti per l'incarico ricevuto da
Martelli fino a denunziarlo al CSM di tenere nel cassetto
inchieste scottanti non si può fare di lui il regista della
macchina del fango che avrebbe travolto Giovanni Falcone. In
primo luogo perchè Giovanni Falcone non fu travolto dalla
macchina del fango ma ucciso dalla mafia nel contesto di una
guerra in cui questa era alleata con lo Stato. In secondo
luogo perchè le critiche di leoluca Orlando seppure pesanti
ed inaccettabili provenivano da ambienti della antimafia e
non della zona grigia ed oscura né paramafiosa che
effettivamente usava la diffamazione contro il grande
Magistrato. Erano critiche sbagliate e basta. In sostanza
quello che si chiama "fuoco amico" fatto alla luce del sole
e con pubbliche e roventi polemiche. Non erano le lettere
anonime del Corvo che fecero del Palazzo di Giustizia di
Palermo un luogo di tragedie in cui si tramavano intrighi
spaventosi contro Falcone e quanti come lui volevano davvero
lottare la mafia. Fare di tutto un mazzo come ha fatto ieri
sera Saviano, sommare le critiche sbagliate di Orlando e
Della Chiesa o Galasso a quella del "Corvo" e dei tanti che
lottarono Falcone con mezzi subdoli è sbagliato ed
inaccettabile.
Giustamente Giovanni Falcone definì le critiche di Leoluca
Orlando "komeiniste". Ma si trattava di critiche provenienti
dagli ambienti palermitani impegnati nella lotta contro la
mafia che erano basate su un tragico errore di valutazione
dovuto al fatto che Falcone sosteneva che il cosidetto terzo
livello non esiste e che la mafia non aveva mandanti ma era
un potere in sé. Affermazione che oggi possiamo ritenere
valida proprio nel momento in cui emergono gravi complicità
tra Stato e Mafia che hanno le stesse responsabilità nel
processo decisionale come possiamo constatare leggendo le
confessioni di Massimo Ciancimino. Falcone sostenne di
non poter tenere conto delle dichiarazioni di un pentito
contro Andreotti perchè calunniose cosa questa imperdonabile
per Leoluca Orlando che fece della lotta ad Andreotti ed al
suo potere politico in Sicilia una bandiera. Ed ancora
destava sospetti negli ambienti komeinisti della antimafia
siciliana che comprendeva esponenti del PCI e del mondo
cattolico il fatto che il socialista craxiano Martelli lo
chiamasse al Ministero. Falcone accettò l'incarico e questo
fu visto come una fuga dalla prinma linea della lotta alla
mafia. Non fu così perchè tutti gli strumenti giuridici e le
strutture organizzative della lotta alla mafia di oggi sono
state studiate e proposte da Giovani Falcone proprio durante
la sua direzione al Ministero della Giustizia.
E' un giudizio storicamente e politicamente sbagliato
quello di Saviano. Falcone fu indebolito dalle critiche
ingiuste di Leoluca Orlando, ma la sua terribile morte non
può essere attribuita a quelle critiche ma al tumore maligno
che cresceva dentro lo Stato e che ancora oggi seppur
individuato probabilmente continua a crescere.
La macchina del fango è quella che si è messa in moto
contro Fini per mesi sottoposto ad un vero e proprio
linciaggio mediatico per la casa di Montecarlo. E' quella
che si era cominciata a muovere contro la Marcegaglia dopo
le sue critiche al governo. E' l'uso combinato del
dossieraggio e dell'attacco di spregiudicati cinici e
prezzolati giornalisti che disonorano la professione. E'
certamente anche quella che si è mossa dentro lo Stato
contro Falcone ostacolandolo nella carriera di magistrato.
Ha ragione Saviano nel ritenere la democrazia in pericolo
per l'uso appunto della "macchina del fango" contro tutti i
possibili critici o avversari di Berlusconi. Ma questo
deriva dal fatto che lo Stato è diventato possesso privato
di una persona ricchissima e potentissima che lo usa nella
lotta contro i suoi avversari politici e non. Deriva dallo
indebolimento della Costituzione e dalla crescente
differenziazione tra la Giustizia per i potenti e quella per
i poveri e la gente comune che emerge dai pacchetti
sicurezza. Dall'indebolimento della società civile e dei
lavoratori a cui vengono sottratti diritti con ogni legge
prodotta durante questa legislatura. La macchina del fango è
possibile quando lo Stato non è più lo Stato di Diritto ma
lo strumento con il quale una parte della società opprime
l'altra, la più debole.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: il manifestino
Sent: Thursday, November 18, 2010 4:57 PM
Subject: Un incontro a porte chiuse
Un incontro a porte chiuse
Il segretario del PD ha incontrato i rappresentanti delle maggiori
organizzazioni economiche finanziarie e sindacali per discutere e trovare
l'intesa su un progetto di condivisione e capace di rimettere in corsa
l'economia italiana. In effetti i soggetti convocati da Bersani avevano già
discusso ed approvato quasi tutto un Patto Sociale che avevano cominciato ad
elaborare a Genova e che avevano (hanno?) intenzione di fare sottoscrivere
al governo Berlusconi. Su quattro punti era stata raggiunta l'intesa:
ammortizzatori sociali, semplificazione amministrativa, Mezzogiorno, ricerca
ed innovazione. Si doveva ancora discutere di produttività. Che cosa è la
produttività e come si deve realizzare l'aveva e continua a spiegarla bene
Marchionne a Pomigliano d'Arco e non solo. Intensificazione del controllo
sulla prestazione lavorativa fino al decimo di secondo secondo il metodo
Toyota di Hajime Yamashina inventore del wmc e revoca del diritto di
sciopero e della tutela di malattia. Nell'incontro con Bersani l'agenda
riguarda essenzialmente gli interessi delle imprese ed ai lavoratori è
concessa soltanto qualche piccola mancia: si vorrebbe scoraggiare il
precariato aumentando il valore dell'ora di prestazione che oggi è della
metà ed a volte meno dei minimi contrattuali. Per il resto verrebbe
confermato quanto previsto dalla legge Biagi ribadito e precisato dagli
accordi del 23 luglio 2007 con Prodi e dal collegato lavoro approvato nel
mese scorso. SBersani ha proposto di introdurre in Italia il Salario Minimo
Garantito ma non si è detto in che cosa consisterà e comunque i sindacati
hanno fatto cadere la proposta. Si discute di un miglioramento degli
ammortizzatori sociali dal momento che la crisi ha già consumato quelli in
corso di erogazione e c'è drammatica urgenza di mettere in quarantena il
terribile focolaio di tensione che si crea con centinaia di migliaia di
famiglia senza alcun reddito seppur minimo. Tutto il grosso dell'agenda
riguarda interessi degli imprenditori che come aveva una volta detto la
Mercegaglia a berlusconi vogliono subito "soldi veri", aiuti ed incentivi
e sgravi. Le recenti alluvioni della valle padana non mancheranno di
aggiungere un tocco di urgenza ansiosa e drammatica alle richieste degli
imprenditori.
Colpisce in modo straordinaria l'assenza della realtà, dello scenario
sociale, degli avvenimenti in questo genere di riunioni. Chi ne leggesse
gli argomenti che vi si discutono da un altro paese non si renderebbe conto
assolutamente della situazione che affrontano. L'Italia è il paese a più
alto tasso di precariato dell'OCSE. Nessuno ha tanti precari quanti ne
abbiamo noi e così mal trattati; l'Italia è nella fase terminale di un lungo
processo di soppressione dei diritti del lavoro che ha avuto una stazione
importante nell'approvazione della legge 1441 e culminerà prossimamente
nella sostituzione dello Statuto dei lavoratori con lo Statuto dei Lavori;
l'Italia si è costituita una riserva di quattro e più milioni di lavoratori
stranieri-schiavi ricattati da leggi che li riducono in prigione e ne
disgregano le famiglie se perdono il posto di lavoro; la scuola ha perduto
otto miliardi di finanziamenti e dovrà essere decimata di 200 mila posti di
lavoro. La pubblica amministrazione non farà turnover per circa trecentomila
dipendenti. Il Sud dell'Italia
registra la più alta disoccupazione degli ultimi trenta anni... Tutto questo
viene ignorato
dal summit da Bersani e parti sociali che si accingono a continuare sulla
strada di una feroce pressione sui lavoratori e sui ceti deboli del Paese
nella illusione di fare ripartire
l'economia. Una visione miope, miserabile, che condanna venti milioni di
lavoratori e le loro famiglie a vivere nella povertà di oggi e magari a
scenderne ancora di qualche gradino verso il basso per lubrificare e fare
funzionare una ma cchina che abbisognerebbe di cure ed attenzioni opposte. I
lavoratori come gli slavi per i tedeschi di Hitler!
Economisti della scuola liberista meno sanguinaria come Draghi sostengono
che il lavoratore è un capitale umano che il precariato deprezza e condanna
a non avere futuro nè per sè nè per l'Italia: altri sostengono - come certi
consiglieri di Obama- che un aumento dei salari può riattivare la ripresa
rilanciando i consumi ed il commercio. Ma a quanto pare
in Italia tutti i protagonisti dell'economia sono concordi nel caricare la
soma della crisi sulle spalle del lavoro dipendente ed a fare risparmi
riducendo il welfare alle famiglie non .abbienti. Segnalo all'attenzione
di chi legge la singolarità di un pacchetto di proposte che viene
presentato con la stessa naturalezza a Berlusconi ed a Bersani. Come se
non ci fosse alcuna differenza di visione politico-sociale e di interessi
tra il centro-destra ed il centro-sinistra. Nell'uno e nell'altro governo
il conto viene fatto pagare soltanto ai lavoratori che vengono maneggiati ed
usati
da confederazioni sindacali che sembra abbiano perso ogni interesse al
loro benessere.
Da summit come questo mi aspetto il peggio. Il ritorno della pecora nera
CGIL all'ovile con l'accettazione di tutti gli accordi separati fin qui
stipulati da Cisl ed Uil naturalmente previa "normalizzazione" della Fiom
alla quale si chiede di essere più malleabile e dolc e con Marchionne per il
bene della Patria. Come dice Bonanni: Non ci sono diritti senza lavoro. Ma
c'è lavoro senza diritti!
Pietro Ancona
http://www.unita.it/news/italia/105956/prove_di_programma_elettorale_il_pd_con_l039italia_del_lavoro
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: barbara spinelli
Sent: Thursday, November 25, 2010 9:00 AM
Subject: abolire la negoziazione dei titoli di Stato! Salvare l'umanità
dagli sciacalli
abolire la negoziazione dei titoli di Stato! Salvare l'umanità dagli
sciacalli!
Non capisco perchè viene concesso ad un pugno di criminali finanziari che
si chiamano Mercato di attentare alla sicurezza al benessere alla vita di
centinaia di milioni di persone e di Stato Sovrani. Si sospenda la
negoziazione dei titoli dando agli stessi un rendimento fisso stabilito una
volta per tutte e basta! Sospendere anche le pagelle delle società di rating
fatte da compari dei criminali di cui sopra Il lavoro di milioni di persone
non può essere distrutto dai ladri del Capitalismo!
Senza dire che ci può essere un disegno organico per escludere il Pigs,
maiale dei paesi marginali Spagna, Irlanda, Grecia e Portogallo e poi magari
anche l'Italia specialmente se mostra di volere sottrarsi dalla morsa
liberista e ridurre l'Europa soltanto ai paesi continentali ricchi ed alle
loro riserve indiane dell'est.
Mai il capitalismo è stato nemico dell'umanità come oggi!
Le felloni sinistre europee ed i sindacati asserviti alla Confindustria si
ravvedano! Non si può rovinare la vita ai popoli europei
e farli regredire ad una condizione di diffusa povertà per fare accumulare
altre montagne di ricchezze a coloro che ci hanno già rovinato con i titoli
fasulli. Basta con questo sistema bancario e finanziario!
Pietro Ancona
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-25/irlanda-austerity-fino-2014-063501.shtml?uuid=AYrW2SmC
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, November 26, 2010 9:36 AM
Subject: La CGIL del silenzio
La Cgil del Silenzio
Domani si svolgerà a Roma la manifestazione della CGIL dal titolo "Il
futuro è dei giovani e del lavoro"(?) deliberata dal Comitato Direttivo
della Confederazione il 17 settembre scorso. La manifestazione è l'evento
sindacale più importante dopo quella dei metalmeccanici del 16 ottobre
scorso che era riuscita a strappare ad Epifani la promessa di uno sciopero
generale che non si farà e, se si farà, sarà fuori tempo massimo a giochi
già fatti.
Osservo innanzitutto la distanza tra l'annunzio della iniziativa e la sua
realizzazione: più di due mesi! Non discuto il fatto che essendo la CGIL una
organizzazione complessa, elefantiaca, ha bisogno di tempo per mobilitare le
persone e portarle a Roma. Ma settanta giorni diventano un fatto politico
che svilisce l'iniziativa e ne fa un mero evento burocratico, un
adempimento che consentirà alla nuova segretaria di fare il suo battesimo di
folla in un comizio che sarà certamente affollato dal momento che la gente
sente il bisogno imperioso di esprimere la propria protesta, la rabbia per
come si sta degradando la sua condizione esistenziale.
Osservo ancora che non si tratta di uno sciopero generale ma di un
"comizio" nazionale realizzato di sabato il giorno indicato da Bonanni per
gli "scioperi". Sospetto l'esistenza di un patto "parasociale" che
accompagna il patto sociale tra sindacati e padronato italiano di vera e
propria abrogazione dello sciopero generale. Negli ultimi drammatici due
mesi, a differenza della silenziosa Italia, la Francia, la Spagna, la
Grecia, il Portogallo hanno dato vita ad uno o più scioperi generali per
difendere i salari ed il welfare minacciato dalle "crisi" provocate per
costringere l'Europa ad americanizzarsi rinunziando alla civiltà del suo
sistema di protezione e sicurezza sociale. L'Italia ha registrato una
offensiva contro il welfare e la condizione dei lavoratori e delle loro
famiglie davvero pesante e molto erosiva non solo di salario ma anche di
diritti. Al pari della Gran Bretagna di Cameron perderà nel giro dei
prossimi tre anni mezzo milione di posti nella scuola e nella pubblica
amministrazione e per sempre. Con la complicità delle parti sociali ha
peggiorato il suo sistema pensionistico notevolmente innalzando l'età di
godimento ed escludendone i precari. Di questo si è vantato Tremonti in
Europa sostenendo che l'Italia è stata l'unica nazione a fare una riforma
strutturale della sua previdenza senza scioperi!! Il Parlamento ha approvato
in via definitiva il cosidetto collegato lavoro (1441) studiato da legulei
del padronato per rendere difficile la difesa dei lavoratori nel contenzioso
ed introdurre il cosidetto arbitrato che apre la via alla privatizzazione
della giustizia e riduce la sfera di intervento del Magistrato.
Dopo aver lasciato passare la legge Gelmini sulla scuola limitandosi a dare
una qualche assistenza alle lotte dei precari senza mai dare loro la dignità
di una vertenza nazionale e politica, in polemica con la Fiom spesso
richiamata all'ordine , CGIL spalleggiata dal PD,
ora insiste sulla cosidetta "produttività" che in soldoni significa
accogliere le richieste
di Marchionne e della Marcegaglia sulla cosidetta fabbrica Italia.
La manifestazione di domani si presenta ai giovani con uno slogan
pubblicitario vuoto di proposte e che non toccherà per niente e non inciderà
sul processo di precarizzazione della occupazione. Il lavoro precario è già
diventato maggioranza su quello a tempo indeterminato ed i meccanismi sono
tali che nel giro di qualche anno il lavoro a tempo indeterminato finirà con
lo scomparire quasi del tutto. Al lavoro precario si unisce sempre il
sottosalario e la negazione dei diritti (ferie, tredicesima, malattia). Si
calcola che circa sei milioni di precari guadagnino meno della metà delle
tabelle contrattuali delle categorie di riferimento. Ebbene la proposta
della CGIL si limita a chiedere l'introduzione ed il miglioramento del
miserabile ammortizzatore sociale introdotto recentemente e che non supera i
200 euro mensili e solo per pochi mesi! Che magnifico futuro per i giovani e
per il lavoro!
La Camusso chiede un cambio di agenda. Intanto fa uno sciopero che conviene
sopratutto alla Confindustria perchè chiede due cose che gli industriali
vorrebbero come l'aumento degli ammortizzatori sociali e lo sgravio fiscale
e poi chiede investimenti nel Sud che sono graditi agli imprenditori come
inceneritori e rigassificatori e qualche opera pubblica. Il cambio di agenda
non viene chiesto.
La Cgil asseconda la manovra del governo resistendo soltanto dove non le è
consentito di
"trattare" come nella questione universitaria e, finora, la questione
operaia dove però il grosso della pretesa padronale è già passato in
centinaia di deroghe dai contratti ottenuti nella contrattazione diffusa nel
territorio.
Che cosa avrebbe potuto e dovuto chiedere la CGIl organizzando una lotta
vera al posto del comizio di sabato? L'abrogazione della legge Biagi, la
revisione del sistema pensionistico, il ripristino del turnover nella
pubblica amministrazione, l'abrogazione della legge Gelmini, l'abrogazione
del collegato lavoro, la riconquista del valore pieno e non derogabile del
contratto di lavoro, la fine delle privatizzazioni e delle
esternalizzazioni,
miglioramenti dei salari..... Non si tratta di un piattaforma utopistica o
addirittura provocatoria, ma del dovere minimo di un Sindacato degno di
questo nome e della sua tradizione i cui valori stanno scomparendo
nell'azione di oggi. Dovrebbe anche insistere per l'stituzione del Salario
Minimo Garantito e per una Europa opposta a quella che si sta delineando
sotto la spinta ricattatoria di WallStreet che mira alla distruzione del
ceto medio e della società solidale.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, November 28, 2010 9:42 AM
Subject: una CGIL irriconoscibile
Una CGIL irriconoscibile
Si canta Bella Ciao che è certamente una bellissima canzone
dell'antifascismo che unisce, ma le note dell'Internazionale e dell'Inno
dei Lavoratori che hanno accompagnato per tutto il Novecento il movimento
operaio e che sono parte della nostra stessa identità non si sentono. Le
nuove generazioni rischiano di non conoscerle. Eppure in quelle note sono
riassunti gli ideali del socialismo e del sindacalismo di emancipazione,
autonomo e conflittuale con governo e padronato. La folla convenuta al
comizio convocato dalla CGIL è numerosa ma non è certamente né felice né
allegra. In grande parte è costituita da cassintegrati o licenziati dalla
Gelmini, da pensionati e da studenti in lotta contro la controriforma
universitaria. Sono la espressione di un paese in grande sofferenza,
impoverito, umiliato dalla continua sottrazione di diritti, senza futuro, un
paese che si aspetta una parola di chiarezza dalla sua più grande
organizzazione, parola che non verrà dallo sfuggente ed equivoco discorso di
Susanna Camusso.
Colpisce la distanza tra la voglia di liberazione della folla sgomentata
da una crisi pilotata da forze che puntano al suo annientamento sociale,
alla sua sottomissione, a tutte le umiliazioni che Marchionne e la
Marcegaglia avranno il piacere di infliggerle e le risposte, le indicazioni
che vengono dal discorso della segretaria della CGIL assai circospette,
scaltre, misurate per non dispiacere molto la Marcegaglia e non mettere in
imbarazzo il PD che tira la volata alla Fiat ed alla Coop e non ha voglia di
impegnarsi.
Cinquecentomila posti di lavoro vengono falcidiati da una misura
amministrativa di Brunetta sul turnover nella pubblica amministrazione e dal
licenziamento di duecentomila insegnanti. Questo mezzo milione di persone
prima di essere liquidato è stato diffamato a lungo dai governanti come ora
le libere università italiane vengono diffamate riducendole soltanto ad un
fenomeno di baroni e di privilegi familistici prima di essere liquidate
martedì prossimo da una legge alla quale Fini ha garantito il suo appoggio
nonostante i suoi contrasti con Berlusconi.
Viene ricordata dalla Camusso la crudele legge 1441 (collegato lavoro)
senza una parola di autocritica, senza dire che la CGIL ha avuto due anni di
tempo per combatterla e non lo ha mai fatto tranne qualche piccola ed
insignificante protesta nei passaggi più cruciali ma sempre a cose fatte.
Una legge fatta per impedire con lacci e laccioli ai lavoratori di ricorrere
al giudice e, se riescono a farlo, di riceverne giustizia.
Mi ha colpito la grettezza burocratica e la meschina visione
provincialistica della Camusso. L'Europa è in fiamme sotto l'attacco della
speculazione finanziaria e le spinte dei governi di destra per ridurre i
salari ed i diritti dei lavoratori dappertutto ed impoverire le loro
famiglie con meno welfare: Francia, Irlanda, Grecia, Portogallo hanno
registrato grandi e ripetuti scioperi generali per la scuola, le pensioni,
i posti di lavoro. Questo scenario europeo non viene mai citato, ma Sacconi
e Tremonti hanno avuto modo di pavoneggiarsi con i loro colleghi europei per
avere ottenuto una "riforma delle pensioni" senza una sola ora di
agitazione. La via di una iniziativa internazionalista della CGIL non viene
mai indicata ed il sindacato italiano si limita a tentare di gestire le
conseguenze di quanto avviene.
La manifestazione era dedicata ai giovani ed al loro futuro. Ma la Camusso
si è guardata bene dal mettere in discussione la legge trenta ed a chiedere
per i giovani e quanti non sono protetti dal contratto il Salario Minimo
Garantito che scoraggerebbe la continua discesa delle retribuzioni.
Le parole del Governatore della banca d'Italia, il liberista Draghi,
contro il precariato che depaupera il capitale umano e priva di futuro la
nazione risultano assai più vicine ai bisogni dei giovani della meschina
apertura della Camusso che si limita a denunziare la questione dei sessanta
giorni posta dalla 1441 ed a chiedere una riduzione del ventaglio di
elusioni contrattuali previste dalla Biagi. Non mi aspettavo proprio che la
CGIL si mettesse dalla parte meno illuminata del pensiero liberistico.
Tutto il resto del comizio è stato misurato per non dispiacere troppo
Sacconi che oggi ricorda alla CGIL che in regime bipolare il sindacato non
deve essere all'opposizione del governo e della Confindustria se non vuole
essere escluso dal "tavolo" (sic!!!)
La deriva a destra di questo Paese riceve dalla manifestazione del 27 una
accelerazione dal momento che nessun freno è stato posto all'iniziativa
della destra devastatrice dei diritti Il Parlamento è tutto schierato con
il blocco sociale che esclude i lavoratori e che continua a trasferire
risorse dai loro redditi a vantaggio dei ceti imprenditoriali. Con una CGIL
inerte alle voglie del padronato e del governo
l'Italia si squilibrerà ancora di più ed il vuoto che si apre a sinistra
rischia di generare tensioni insostenibili.
Viene meno il ruolo di reiquilibrio sociale e politico che veniva assolto
dal sindacato conflittuale e che si traduceva in un bene per l'intero Paese.
Tutto rotola verso il peggio.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, December 05, 2010 10:37 AM
Subject: Una finta trattativa
Una finta trattativa
Marchionne fa lo spaccone ed il duro ed interrompe la trattativa. Vuole
l'azzeramento di tutto. Mirafiori non esiste più come Fiat ma diventa una
Newco. Quindi si pretende l'azzeramento del contratto di lavoro e la firma
di un contratto aziendale da parte di ogni singolo lavoratore. Marchionne
chiede anche un referendum e conta sulla
gravità della situazione sociale di Torino per piegare i lavoratori ad
accettare qualsiasi condizione compresa quella di diventare bestiame umano,
macchinario vivente,
schiavi in fabbrica senza diritti e che debbono evitare assolutamente di
ammalarsi, di prendere una influenza, perchè la loro vita dipenderà dal
fatto di avere o non avere una salute di ferro.
Non provano nessuna vergogna la Fiat, il Ministro del lavoro, i tanti fans
di Marchionne come Fassino, Chiamparino, praticamente tutto il PD ad
accettare, a dare per scontata una truffa giuridica equivalente al gioco
delle tre carte che fanno certi lestofanti come la costituzione di una Newco.
Mirafiori non c'è più e al suo posto, cucù, appare una nuova società.
Sappiamo tutti che trattasi di un sotterfugio, di uno escamotage per
spogliare i lavoratori di ogni loro diritto acquisito, della loro identità.
Da quando questo mezzo di coercizione e di forzatura è stato usato con
l'Alitalia pare sia diventato essenziale per gli imprenditori italiani. Ma
per l'Alitalia la proprietà è cambiata. Qui si tratta sempre degli stessi
proprietari che denominano diversamente quanto già possedevano.
La Newco dovrebbe fare Suv, un macchinone odioso ed inquinante sfoggiato
spocchiosamente dai prepotenti nel traffico cittadino, spesso seconda o
terza auto per il suo acquirente, insomma un prodotto che socialmente è
dannoso, puro consumismo e pura distruzione di risorse. Questo prodotto
dovrebbe essere venduto per metà negli USA e non si capisce perchè dovrebbe
essere fatto in Italia.....dove sta la ratio di questa scelta? Insomma la
Fiat si fa due newco una a Pomigliano per fare una auto senza alcun futuro
come la Panda e destinata ad un pubblico povero e l'altra a Torino per
produrre un mostro ecologico dal costo elevato che sarà acquistato da una
fascia di consumatori che non ha problemi di far quadrare il bilancio a fine
mese... Ma che comunque non sono tantissimi. Due scelte ad occhio e croce
perdenti nel medio e nel lungo periodo offerte da Marchionne come fossero
veri e propri miracoli della sua capacità di condottiero....
Il comportamento dei sindacati al tavolo della trattativa è davvero di una
arrendevolezza straordinaria! Non possono inghiottire il rospo della
fuoriuscita dal contratto nazionale che legittima la loro stessa esistenza,
ma non vogliono dispiacersi Marchionne e tutto l'establiscement politico
italiano che gli tira la volata. La Camusso è stata cautissima nelle parole
e chiede l'intercessione della Marcegaglia ed intanto lavora per aumentare
dentro la Fiom l'opposizione a Landini e Cremaschi e si è già visto con
talune dichiarazioni dei torinesi. E' difficile per la Fiom conservare la
sua combattiva identità restando dentro la CGIL. La confederazione ha una
influenza politica ed un potere organizzativo nel territorio che finisce
sempre con il prevalere. La Camusso prende tempo. Sa che la crisi lavora in
suo favore e ridurrà alla "ragione" altri dirigenti della Fiom. E' solo
questione di avere pazienza e continuare a lanciare segnali. D'altro canto
l'intreccio degli interessi tra i sindacati e tra questi e la confindustria
è tale da condizionare ed omologare i loro comportamenti sempre di più a
quelli voluti dalla vulgata della competitività. I meccanici torinesi come
tutti i lavoratori italiani sono messi dinanzi il ricatto della crisi. O
lavoro senza diritti o disoccupazione! Una crisi che ogni giorno che passa
appare sempre più una politica voluta dai ceti dominanti dell' Occidente per
togliere al più presto quanto si è conquistato in un intero secolo e
tornare alla barbarie precivile e pregiuridica che pensavamo di non dover
conoscere mai più.
Ma è anche possibile che Marchionne ponga condizioni inaccettabili sapendo
che non possono essere accettate nonostante l'accondiscendenza della maggior
parte dei sindacati. Insomma per scaricare su altri la responsabilità di
investimenti che non vuole fare e che agita solo ai fini delle quotazioni in
borsa..
Può darsi che non abbia nessun piano industriale degno di questo nome e che
i suoi interessi siano più finanziari e che produttivi. La flessione delle
vendite di auto Fiat dovrebbe allarmare il governo ed i sindacati italiani e
magari far capire che questo interlocutore è poco credibile e le sue
provocazioni vere e proprie recite teatrali.
Penso che la Fiom dovrebbe cambiare politica verso i Cobas ed in genere i
sindacati di base e con questi costituire una massa critica più valida nella
difesa dei diritti dei lavoratori insidiati non solo dal padronato ma anche
dai comportamenti di Cisl ed Uil e della destra politica che in Italia ha
estensioni enormi. Fiom e sindacati di base potrebbero contare su un'area
di milioni di lavoratori sempre più delusi dal sindacalismo di regime e
dalla stessa CGIL che ha lasciato passare senza reagire importanti fatti
come il collegato lavoro, la legge Gelmini, la legge Biagi.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, December 12, 2010 11:17 AM
Subject: Leonardo Sciascia ed i comunisti
Leonardo Sciascia ed i comunisti
Serata di grande cultura civile ieri allo Steri di Palermo. Si presentava
il libro di Emanuele Macaluso "Leonardo Sciascia ed i comunisti". Lo
illustravano, oltre che l'autore, Peppino Di Lello, Michele Figurelli,
Gioacchino Lanza Tomasi. Presenti le figlie di Sciascia e tanti "compagni"
in parte canuti e quasi nessun giovane come se la "discontinuità"
proclamata da Occhetto alla Bolognina abbia occluso ogni comunicazione tra
passato e presente, abbia cancellato o addirittura colpevolizzato il
passato. Oggi viviamo in un tempo-non tempo che non ha radici, non ha
storia, non produce storia e non sembra avere un futuro. La fine delle
ideologie e cioè l'adesione della sinistra italiana al pensiero unico del
capitalismo ha privato ognuno di noi e l'Italia stessa della sua identità.
Per questo sento gratitudine profonda per la ricostruzione-rievocazione che
Macaluso ha fatto nel suo libro della storia della sinistra siciliana e
della vicenda nazionale come la storia di noi quando c'eravamo ed eravamo
vivi. La Bolognina per i comunisti ed il craxismo per i socialisti sono
stati causa di due guerre perdute quasi per sempre dalla sinistra e dalla
cultura italiana ed oggi viviamo in una palude mefitica e siamo nelle mani
di personaggi come Marchionne, la Marcegaglia, Berlusconi, Fini....
Macaluso ha scritto un libro sul grande eretico pervaso di nostalgia e
commozione. Nostalgia per una stagione della nostra vita in cui si è
combattuto il fascismo e si è lottato nella zolfara e nel feudo per
riscattare non solo minatori e braccianti ma il popolo siciliano
Sciascia ed i valori di cui era portatore intransigente vengono recuperati
pienamente uno ad uno, polemica per polemica. Ne viene fuori la
straordinaria attualità di un maestro di libertà e di laicità. Le polemiche
di Arlacchi, Cammilleri, Amendola, del Comitato Antimafia vengono tutte
contestate ad una ad una e la "verità" sostenuta da Sciascia sulla politica,
sul compromesso storico, sulla magistratura, sul caso Moro, sulla scomparsa
di Majorana viene non solo recuperata ma difesa. Macaluso è stato uno dei
più importanti dirigenti del PCI. E' stato nella segreteria con Palmiro
Togliatti. Anche se era a sua volta eretico non mi aspettavo da lui una
adesione così ragionata, così convincente alle battaglie a suo tempo
combattute da Sciascia. Il suo riconoscimento dell'opera di Sciascia è
stato accompagnato da una affettività ed una sorta di gratitudine
commoventi.
Il punto essenziale di conflitto tra Sciascia e il PCI è stato il
compromesso storico inventato da Berlinguer in uno sviluppo particolare del
pensiero togliattiano. Il compromesso storico ancor prima della Bolognina è
stato causa del disarmo ideologico culturale e alla fine anche morale del
partito comunista italiano ancora prima della fine della URSS accettata
acriticamente come "fallimento" del comunismo. Il compromesso storico
scaturito da una riflessione sul Cile è la dichiarazione di resa del
socialismo: non si può governare senza la borghesia. Oggi, nell'era della
globalizzazione, sappiamo bene che cosa è la borghesia in quanto classe e di
quanto sangue e di quante lacrime sono intrisi i cosidetti valori
occidentali che scacciarono il comunismo ed il comunitarismo.
Ecco: sono della opinione che dobbiamo giungere ad una netta nostra
separazione dal compromesso storico e dalla Bolognina e naturalmente dal
craxismo oggi degenerato in berlusconismo e nell'infame degradazione del
sistema politico italiano. Recuperare le ragioni non solo di Marx ma della
esperienza del comunismo nel mondo..
Spero che ci si voglia dedicare anche a questo. Una rottura con la
discontinuità, un recupero pieno dei fili della nostra storia, della nostra
identità, del nostro passato che è il nostro solo possibile futuro se
vogliamo continuare a credere in un destino migliore dell'umanità.
Pietro Ancona
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From: pietroancona@tin.it
To: pane-rose@tiscali.it
Sent: Tuesday, December 28, 2010 3:24 PM
Subject: : Una citazione a sproposito della signora Camusso
Una citazione a sproposito della signora Camusso.
Per suffragare con una autorità moralmente indiscussa il suo attacco alla
Fiom la signora Camusso cita Giuseppe Di Vittorio che avrebbe affermato:
Quando c'è una sconfitta non possono non essere stati commessi degli errori.
Nessuna grande sconfitta è figlia solo della controparte."
Non credo che Giuseppe Di Vittorio abbia mai fatto simile affermazione ed in
ogni caso bisogna leggerla nel contesto in cui è stata scritta. Ma ammesso
che Di Vittorio l'abbia mai pronunziata non è detto che sia vera e che sia
giusta. La sconfitta può essere il portato di una serie infinita di
variabili e metto tra queste l'isolamento della Fiom dovuto ad un
atteggiamento anormale della sua stessa Confederazione ed al passaggio di
quello che dovrebbe essere il partito di opposizione parlamentare dalla
difesa operaia alla destra al campo della Confindustria e di Marchionne in
particolare. Purtroppo il PD è erede del PCI che fu autonomo dalla Fiat fino
a Berlinguer. Se oggi la Fiom è sola a fronteggiare l'attacco della tigre
confindustriale fiancheggiata da numerosi sciacalli che sperano di spolpare
qualcosa della sua carcassa certo questo non è addebitabile a suoi errori
quanto alla sua coerenza e fedeltà agli interessi non solo dei
metalmeccanici ma di tutti i lavoratori italiani.
Forse la signora Camusso non sa o finge di non sapere che la CGIL non è
nuova a processi degenerativi che dal riformismo padano l'hanno condotta
all'apostasia degli ideali fondativi che l'hanno animata. A causa di uno di
questi processi Giuseppe Di Vittorio uscì dalla CGIL per fondare una nuova
organizzazione sindacale l'USI su posizioni di autentica difesa dei
lavoratori italiani. Di Vittorio era riformista e rivoluzionario. Difese
con le armi la Camera del Lavoro di Bari assediata dai fascisti. Il suo
riformismo era liberazione dei lavoratori dalle catene dello sfruttamento
con ferma e costante gradualità senza mai cedere sui contenuti essenziali
della libertà e della dignità. La stessa cosa non si può dire del
"riformismo" della Camusso e del PD che è proteso alla cancellazione di
tutte le conquiste realizzate nel corso del novecento.
Ieri la CGIL si è collocata apparentemente in una posizione terza tra la
Fiom e la Fiat. Ha attaccato come autoritario Marchionne ma ha addebitato
alla Fiom la fattura della sconfitta subita prima a Pomigliano e poi a
Mirafiori e non dubito che ne esigerà il pagamento nelle prossime
settimane. In effetti mi aspetto una sorta di pogrom del gruppo dirigente
"ribelle"
della Fiom mentre andrà avanti la realizzazione di una parte importante del
Piano Rinascita di Gelli e dei piani concordati a Bildelberg di spoliazione
dei lavoratori di ogni loro diritto
fino a cambiare il giuslavorismo da garante di diritti a summa di obblighi
imposti ai prestatori d'opera.
Non si farà lo sciopero generale chiesto dalla Fiom anche se Sacconi indica
il carattere generale valevole per tutta l'industria italiana degli accordi
fatti a Torino. Lo sciopero generale non si farà perchè ci sono patti
parasociali al patto sociale stipulato a partire dagli incontri Marcegaglia-
Epifani di Genova che lo vietano. Infatti la Camusso ha programmato una
serie di ridicole e grottesche marcette per il lavoro di carattere
territoriale per dare sfogo a quanti chiedono che si faccia qualcosa contro
la crisi e contro l'attacco ai diritti.
Ha ragione Cremaschi a paragonare quanto sta succedendo in Fiat agli eventi
del 1925 che cancellarono il sindacato in fabbrica a vantaggio del
corporativismo padronale sostenuto da Mussolini. Ma c'è di più e di peggio.
C'è la truffa della newco e cioè della Fiat che cambia pelle come un
serpente e si sostituisce a se stessa con altro nome per sfuggire agli
obblighi
assunti appunto come Fiat. Trattasi di un fumus, di una truffa realizzata
sotto gli occhi di tutti con la complicità del mondo politico e
confindustriale che ne ricava un esempio per fare altrettanto quando gli
farà comodo. Ed anche della truffa del contratto aziendale, una invenzione
da legulei per danneggiare i lavoratori ed imporre loro, nella continuità
vera della impresa con denominazione diversa e con contratto diverso,
condizioni financo anticostituzionali e del tutto illegali. La CGIL avrebbe
potuto impugnare legalmente questa
truffa che non bisogna essere dimostrata perchè è palese al pubblico. Se
fosse ancora un Sindacato dei lavoratori avrebbe dovuto non riconoscere le
newco della fiat come entità
legittime. Ma nè la CGIL nè il PD si sognano di fare qualcosa del genere dal
momento che sono inglobati sia pure con qualche apparente maldipancia nel
gruppo che sta cambiando radicalmente la costituzione materiale ed il
diritto del lavoro a vantaggio della imprenditoria che si è dato un
programma che sta realizzando a tappe forzate dalla legge Biagi al collegato
lavoro allo scippo pensionistico alla riforma della contrattazione.
Perchè la CGIL fa tutto questo? Perchè ormai non è più se stessa. Ora è una
holding, una conglomerata di partecipazioni societarie a centinaia e
centinaia di enti bilaterali che gestiscono un badget di miliardi di euro e
dispongono di migliaia di dipendenti molti dei quali ingaggiati con la legge
Biagi. Gli interessi della CGIL sono oramai simili ed omologati a quelli
della Confindustria e sono entrati in conflitto con quelli dei lavoratori.
La dottrina dietro la quale si nasconde questa tumorale degenerazione è
quella della sussidarietà che per prosperare ha bisogno di crisi sempre più
acute del welfare. Ecco quindi che il conflitto si estende financo allo
Stato sociale.
Questa è la grande patologia italiana: Sindacati che sono compromessi con
il padronato con legami assai forti in centinaia e centinaia di enti
bilaterali ed un Parlamento fatto tutto di partiti favorevoli o strumenti
della Confindustria. Nel mondo, ad eccezione degli USA, non è così: i
sindacati stanno dalla parte dei lavoratori ed in Parlamento c'è quasi
dappertutto un partito socialista o socialdemocratico o comunista che non
tiene il sacco alla destra al potere.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, January 05, 2011 9:36 AM
Subject: La posta in gioco per venti milioni di lavoratori
La posta in gioco per venti milioni di lavoratori
La posizione della CGIL ha indebolito la lotta della Fiom per salvare il
diritto al contratto collettivo di lavoro ed alla sua negoziazione. Se
vincerà come purtroppo è presumibile la linea Marchionne venti milioni di
lavoratori italiani non avranno più diritto a discutere e concorrere
attraverso i propri sindacati alla definizione delle regole dentro le quali
svolgere la loro attività lavorativa. Dovranno accettare le regole imposte
dai datori di lavoro o rinunziare a guadagnarsi il pane quotidiano. Veltroni
sbaglia di grosso ad avallare l'idea del contratto aziendale. Il contratto
aziendale introdurrà fortissimi elementi di concorrenza tra le aziende oltre
umiliare i lavoratori e modificare negativamente la funzione dei loro
sindacati. Non solo la Confindustria ma tutto il padronato italiano
aspettano l'esito del braccio di ferro in corso con l'acqualina in bocca per
lo sterminato potere che ne conseguirà per le aziende da una vittoria del
contratto che Marchionne ha proposto e firmato con Cisl Uil a Pomigliano
D'Arco e Torino.
Vincerà anche la linea truffaldina delle NEWCO. Cambiare denominazione alla
propria azienda sarà operazione diffusa tra quanti vorranno azzerare
situazioni delle quali non sono soddisfatti e rinegoziare le condizioni dei
propri dipendenti. Mi meraviglio molto che non ci siano ricorsi alla
Magistratura sulle operazioni NEWCO neppure da parte della Fiom. Eppure si
tratta del caposaldo più importante di tutta l'operazione di
ristrutturazione dei rapporti messa in vita dalla Fiat.
Nel merito del contratto le condizioni poste dalla Fiat siano
incostituzionali per quanto riguarda la tutela della sicurezza e della
salute psico-fisica dei lavoratori. Il sistema WMC sottopone il fisico degli
operai ad un carico al limite della sopportabilità dell'apparato
scheletrico-muscolare e neurologico. Eppure questo aspetto non sembra
preoccupare la maggioranza di coloro che discutono la vicenda Fiat. Soltanto
lo SlaiCobas di Melfi ha fatto ricorso al Magistrato ed allo Inail
denunziando i danni psico-fisici per i lavoratori senza averne avuto finora
alcun esito.
L'operazione Fiat non è un fatto isolato scaturente da particolari
difficoltà di mercato che impongono sacrifici speciali ai lavoratori. Fa
parte di una politica di peggioramento generale delle condizioni dei
lavoratori che ha un centro di direzione nel Governo e nello stesso
Parlamento oltre che naturalmente nella Confindustria: il cosidetto
collegato lavoro, il peggioramento delle pensioni, la legge trenta, le leggi
Gelmini sulla Scuola e l'Università e la crescente privatizzazione della
Sanità sono parti di una strategia di umiliazione di quanti vivono del
proprio lavoro per arricchire banche ed industriali e sopratutto per dare a
questi un peso preponderante nella società italiana. Dal referendum Fiat o
come diavolo si chiama ora in poi
in Italia non saremo più gli stessi ed una parte degli italianai avrà un
potere di ricatto sull'altra terribile, antidemocratica, precostituzionale.
Osservo con amarezza che la CGIL non è nuova a scivolamenti come quello di
oggi. I suoi due primi segretari Rigola e D'Aragona che la governarono per
venti anni fino a scioglierla nelle mani di Mussolini ed ad avallare gli
accordi di Palazzo Vidoni furono sempre in conflitto cone molte camere del
lavoro. Non condivisero l'occupazione delle fabbriche e lo sciopero generale
di Milano e furono gelidi e distanti dalla resistenza al fascismo anche
quando bruciavano le camere del Lavoro e le sedi dei giornali socialisti e
sindacali. Questo mentre Di Vittorio, scissionista dalla CGIL fin dal 1911,
si barricava e difendeva con il fucile in pugno la Camera del Lavoro di
Bari.
Epifani ieri e Camusso oggi sono come Rigola e D'Aragona. C'è un patto
che lega la CGIL a Confindustria, Cisl ed Uil e credo anche a Sacconi,
l'ideologo più velenoso e livido della destra italiana in quanto al lavoro.
Spero che oltre ai pensionati altre categorie della CGIL scendano in
soccorso ai metalmeccanici Aiutando Landini e Cremaschi si aiuta la
democrazia italiana a sopravvivere all'offensiva liberista e si salvano le
basi sociali del patto costituzionale.
Spero anche che tutto il sindacalismo di base che ha sofferto le
discriminazioni che oggi si vorrebbero imporre alla Fiom sia della partita e
che si crei una forte intesa da Fiom e Cobas.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, January 05, 2011 7:50 PM
Subject: Caso Battisti: una ritorsione sionista ed Usa contro il Brasile
Il Brasile e la Turchia due immense nazioni di grande prestigio e ricca
e significativa storia
aventi nel loro ricordo la memoria di fulgidi statisti Simon Bolivar e
Mustafa Kemal Ataturk, in impetuosa crescita economica e pieno progresso
sociale( con welfare che gli USA di Obama manco se lo sognano) nel maggio
scorso invitarono l'Iran ad un incontro che ebbe l'effetto benefico di
spezzare la spirale fomentata da Israele per una guerra di distruzione
dell'occidente che riducesse in cenere l'Iran ed i suoi settanta milioni di
abitanti in grandissima parte giovani.
L'incontro non fu visto bene dagli USA e da Israele che si ritengono i
padroni del mondo e non gradiscano che si muova una foglia sul piano
internazionale senza la loro autorizzazione preventiva.Le tre Nazioni
indicarono una strada diversa per la soluzione della questione nucleare.
L'Iran ha pieno diritto di farsi una industria nucleare ed io credo, dal
momento che Israele ha un grosso arsenale nucleare e si ritiene in guerra
con tutti i suoi vicini, ha anche diritto a farsi la bomba atomica.
L'atomica israeliana sarebbe un deterrente enorme per Israele come
l'armamento atomico intercontinentale della Urss impedì agli USA di usare
le sue atomiche per risolvere la guerra fredda a suo vantaggio come fece con
il Giappone incenerendo Hiroshima e Nagasaki.
L'incontro triangolare suscitò reazioni rabbiose negli USA. La Casa Bianca
e la stampa americana espressero pesanti giudizi nei confronti di Lula e di
Erdogan per essersi riuniti con l'odiatissimo Ahmadinejad. Ma nè Lula nè
Erdogan fecero l'autocritica richiesta e l'iniziativa triangolare ebbe
effetti distensivi su un clima internazionale che si stava arroventando La
rabbia è stata quasi isterica dal momento che è difficile anche per gli USA
iscrivere Brasile e Turchia tra gli stati canaglia.
Israele ha trovato subito la maniera per vendicarsi della Turchia. Appena
otto giorni dopo il summit dei tre una nave di pacifisti fu arrembata al
largo di Gaza e nove attivisti rurchi furono trucidati all'istante mentre
gli altri subirono il dirottamento coatto e la prigione.
Ora la questione della estradizione di Cesare Battisti, negata con un
provvedimento assai civile del Presidente Lula, ha fornito l'argomento per
una aggressione politica di dimensione internazionale fatta attraverso il
killeraggio del governo di destra italiano che si è spinto fino
all'organizzazione delle manifestazioni con ministri davanti l'Ambasciata
brasiliana di Roma e davanti ai consolati di Milano, Firenze . Questa
iniziativa provocatoria del governo italiano è stata purtroppo sostenuta da
una opposizione atlantista, filoamericana, controllata dai sionisti.
L'Italia vuole portare la sua protesta per la mancata estradizione a livello
europeo. Come per Sakineh ci fu una mobilitazione organizzata con migliaia
di gigantografie esposte davanti gli edifici pubblici di tutta Italia, così
ora si espone la carrozzella di Torrigiani al quale Berlusconi in persona ha
garantito una conferenza stampa a livello europeo magari lasciando credere
che la paralisi del giovane sia stata causata da Battisti e non dal
proiettile sparato da Torrigiani padre che per una tragica fatalità colpì
il figlio, proiettile sparato in un ristorante. Insomma si sta tentando, a
mio parere senza grandissimo successo, di montare un incidente di dimensioni
internazionali e di fare apparire il Brasile come protettore di un
pericolosissimo terrorista.
La memoria dell'Impero è molto lunga. La vendetta per i reprobi Turchia e
Brasile non tarderà ad arricchirsi di nuovi
contenuti. Naturalmente il fatto che gli USA ci abbiano negato con la
complicità di Berlusconi e Fini il rimpatrio dello assassino di Calipari non
conta, non ha alcuna importanza!!! Quello che conta oggi e sempre è che la
dominazione USA-Israeliana sul mondo non deve essere in nessun modo
ostacolata e che i piani di guerra e di morte si debbono realizzare senza
difficoltà di nessun genere. La diplomazia mondiale è morta e vive soltanto
delle cose che vogliono gli usa. Del resto l'ostilità degli USA per i
rapporti che l'Italia intrattiene con la Russia e con la Libia dovrebbe
insegnare qualcosa a tutti.
Pietro Ancona
http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/31/dirette/israele_assalta_navi_pacifiste_almeno_10_morti_proteste-4453375/
http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/nucleare-iran-clinton-critica-mediazione-brasile-turchia-396264/
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, January 06, 2011 10:13 AM
Subject: La regressione della CGIL
Per sfortuna di coloro che lo vorrebbero dipingere come un esagitato
estremista Maurizio Landini buca lo schermo alla grande, lo riempie tutto
della sua figura e comunica con una semplicità ed una capacità di
convincimento degne del migliore showman. Ieri sera Corradino Mineo gli ha
fatto sentire un pezzo del discorso del Presidente Napolitano sulla
"produttività" e la sua risposta è stata fulminea, diretta, senza tanti giri
di parole. Ha detto che l'operaio tedesco che produce una BMV immette sul
mercato un oggetto che vale assai di più dell'operaio italiano che produce
una Panda e questo a parità di applicazione sul lavoro di entrambi. La
produttività non è quindi da cercare nel minore rendimento del lavoratore
italiano e sfruttarlo di più portando al confine estremo della
sopportabilità muscolare e neurologica la sua prestazione come fa la Fiat e
vorrebbe fare ancora di più ma nel valore del prodotto e nella quantirà di
innovazione scientifica e tecnologia che riesce ad incorporare.
La Fiom sta resistendo alla grande all'accerchiamento ed ai bombardamenti
ai quali è sottoposta. Bonanni si è spinto a chiederne l'espulsione dalla
CGIL ed i grossi calibri del PD sono quasi tutti impegnati a fare campagna
elettorale per far vincere il referendum a Marchionne. Non ho dubbi che se
la CGIL aveva deciso di sostenere fino in fondo le ragioni della Fiom
nonostante il ricatto di Marchionne (o vinco io o me ne vado) la battaglia
sarebbe stata vinta dei lavoratori e Marchionne costretto a più miti
consigli. I lavoratori andranno a votare sapendo che i soli contrari
all'accordo capestro della Fiat sono i metalmccanici e che non solo Cisl Uil
ma anche la CGIL ed il PD non sostengono la resistenza e la linea della
Fiom.
Questa situazione è scandalosa e può determinare la sconfitta dei
lavoratori. Il commento di una lavoratrice davanti i cancelli di Mirafiori è
stato: ci propongono una carognata, un giro di vite quasi insopportabile ma
che possiamo fare? Che alternativa abbiamo? Dobbiamo pur vivere....
Come un grande esercito lascia una sua divisione a combattere da sola una
battaglia decisiva così la CGIL ha lasciato la Fiom a reggere da sola
all'urto di una questione che rischia di schiacciarla pur sapendo benissimo
che si stanno difendendo principi e valori generali che, se perduti, sarà
difficile anzi impossibile recuperare per tutti i lavoratori italiani.
La cosa più sconcertante è che non è detto che questa capitolazione della
CGIL salverà l'occupazione degli stabilimenti Fiat in Italia. Intanto
dovrebbe allarmare il fatto che Pomigliano e Mirafiori inizieranno a
produrre tra due anni. Si tratta di due prodotti di cui uno con scarso
valore aggiunto e l'altro di grande asocialità e contraddittorio alle linee
del trasporto urbano che reclamano auto meno ingombranti e con minori
consumi. Il crollo delle vendite della Fiat in Europa dovrebbe indurre a
qualche riflessione, ad allungare lo sguardo su un periodo più lungo. Forse
è il caso di cominciare a pensare a linee diverse dalla motorizzazione
individuale che asfissia oramai il territorio ed induce costi sociali
crescenti
anche dal punto di vista sanitario per l'aumento delle malattie da
inquinamento Inoltre la competizione nel settore è troppo intensa e tende ad
aumentare. La tendenza all'oligopolio produttivo a creare multinazionali
attestate a sei milioni di auto non basta a salvare l'esistente come abbiamo
visto con il declino di Detroit. A grandissime aziende potrebbero anche
corrispondere grandissimi disastri.
La CGIL si è messa nella posizione di chi aspetta al varco la Fiom. Il
varco è il risultato del referendum. Se vince Marchionne la CGIL vorrà la
firma "tecnica" della Fiom cioè la sua resa incondizionata. Se vince la
Fiom il ricatto di Marchionne sarà scaricato addosso a Landini e Cremaschi.
Una canea di pennivendoli e di Oligarchi politici anche del PD li
indicherà come responsabili della fuga della Fiat e si aprirà uno scenario
incredibile in cui le parti saranno invertite e coloro che oggi difendono
con il cuore l'intelligenza la passione i lavoratori verranno colpevolizzati
da una classe politica e sindacale che non esito a definire infame. Colpisce
il silenzio delle federazioni di categoria della CGIL su questa cruciale
vicenda. Soltanto il Sindacato dei Pensionati ha detto qualc osa ma tacciono
coloro i quali verranno investiti della tempesta: gli edili, i professori, i
chimici, e quanti altri possibile che non si sentano interessati da quanto
sta accadendo?
Non c'è dubbio che la CGIL che uscirà da questa vicenda non sarà più
quella che non ricordiamo. E' già diventata del tutto simile alla Cisl ed
all'UIl ed è legata da migliaia e migliaia di interessi negli enti
bilaterali con il padronato. La sua politica non sarà mai più la gestione
degli interessi dei lavoratori ma la sussidiarietà. Diventa una sorta di
organizzazione paragovernativa e paraindustriale. Assisterà i lavoratori
nelle cose esistenti ed in ciò che sarà loro ancora concesso dal governo e
dal padronato, Niente di più di questo.
Credo che non ci siano più le condizioni perchè la fiom resti dentro la
CGIL. O se ne va con le sue gambe o sarà espulsa e sostituita da una
organizzazione più arrendevole.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Wednesday, January 12, 2011 10:41 AM
Subject: L'OPA della Camusso
L'OPA della Camusso
Corradino Mineo è giornalista di razza. Proviene dal laboratorio
siciliano de "l'Ora" dal quale sono uscite personalità importanti sparse in
molte testate con posizioni di primo piano. Stamane, nel commentare
l'attacco di Susanna Camusso a Marchionne, si è lasciato sfuggire una
opinione assai acuta di persona che capisce il sottofondo delle cose. Ha
detto che la Camusso ha lanciato una opa sulla vertenza che la Fiom ha con
la Fiat. In sostanza tenta di impadronirsene e lo fa nel modo più scaltro,
più demagogico, più "italiano": attaccando Marchionne del quale, come
sappiamo, ha mostrato di volerne assecondare le scelte fin da Pomigliano
d'Arco. Il tentativo è di rubare la scena a Landini ed estrometterlo o
gregarizzarlo.
L'attacco della Camusso a Marchionne, mediaticamente strepitoso e
supertitolato da tutta l'informazione nazionale, è la prosecuzione del
tentativo di scippo fatto domenica scorsa dalla segreteria della CGIL: mira
a sottrarre alla Fiom la vertenza che la CGIL vorrebbe gestire direttamente,
escludendo la Fiom, come gestisce direttamente la questione delle pensioni
escludendone da sempre il sindacato pensionati pur essendo questo da solo la
metà di tutta la forza della CGIL. Sappiamo la terribile fine fatta dal
sistema pensionistico italiano. Perchè vuole sottrarre alla Fiom la
vertenza in corso? Perchè la CGIL ha cambiato nel profondo la sua stessa
identità: è legata al PD di cui costituisce la dote nell'offerta che questo
fa a Confindustria. E' legata a Cisl, Uil e Confindustria in migliaia di
enti bilaterali che costituiscono una grossa realtà nel campo della
cosidetta sussidiarietà. Cgil, Cisl,UIL ed associazioni padronali sono
diventati delle grandi corporations che gestiscono servizi ed offrono
prodotti finanziari o di integrazione previdenziale. Queste realtà hanno
legato indissolubilmente i sindacati al padronato italiano creando una
mostruosa anomalia. I sindacati italiani sono diversi da quelli di tutti gli
altri. Siamo al conflitto di interesse tra Sindacati e lavoratori. Gli
interessi dei sindacati tendono a confliggere sempre di più con quelli dei
lavoratori i quali sono stati passivizzati e non sono che la base sfruttata
con la trattenuta sindacale e con le cessioni che vengono imposte dai
contratti. Dentro le Confederazioni non contano più niente.
La Camusso non dice le cose che direbbe se fosse in buona fede e se il
suo scopo non fosse quello di fare subire ai metalmeccanici le scelte della
Fiat. Dovrebbe annunziare lo sciopero generale dei lavoratori italiani in
difesa del contratto di lavoro non solo per i meccanici ma per tutte le
categorie e sopratutto dovrebbe chiedere l'annullamento del referendum che
non è altro che terrorismo padronale contro gli operai. "Se non fate come
dico io me ne vado." Dovrebbe ricordare che la Fiat è anche proprietà dei
suoi operai che l'hanno salvata dai nazisti. La Fiat per cento anni si è
nutrita del sangue e del sudore dei suoi lavoratori ed ha arricchito la
famiglia Agnelli, una famiglia alla quale bisognerebbe togliere la
cittadinanza italiana, che oggi se ne sta acquattata ad aspettare che gli
operai spinti dalla disperazione cedano al ricatto del sovrastante
Marchionne,.
Esistono dubbi legittimi sulla volontà reale della Fiat di spendere
venti miliardi in Italia. L'unica cosa certa è che avremo ancora due anni di
cassa integrazione e che non si sa niente del piano di sviluppo. Il progetto
di fare Suv a Torino per venderli negli USA importando a Torino motori dagli
USA appare quanto meno singolare. Forse tutto il gioco di annunzi e di
silenzi, di investimenti e di aggressioni ai lavoratori è un teatro
allestito per la Borsa e per la speculazione finanziaria. Marchionne dice
che vuole affidamenti a scatola chiusa dagli operai italiani imprigionandoli
in una rete di regole da caserma. Ma è proprio lui ad essere inaffidabile.
Pietro Ancona
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-12/scontro-camussomarchionne-063630.shtml?uuid=AYLod7yC
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From: pietroancona@tin.it
Sent: Friday, January 14, 2011 10:36 AM
Subject: la crisi del PD
La crisi del PD
Nel giorno del referendum sull'ultimatum di Marchionne ai lavoratori della
Fiat e della sentenza della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento,
il PD si spacca ed accelera la sua crisi verso il disfacimento. L'anomalia
della politica italiana si aggrava: il maggiore partito di opposizione non
riesce a darsi una linea diversa e di reale alternativa al blocco di
centro-destra ma anzi di contorce in se stesso. Se il centro-destra dovesse
avere altre crisi dopo quella che ha portato alla secessione del gruppo di
Fini, il PD non sarebbe in grado di offrire al Paese un progetto, un
governo.
La crisi deriva dall'allontanamento delle forze fondatrici del PD dalle
radici che un tempo diedero vita all'esperimento dell'Ulivo che fu
impregnato di un progressismo moderato che aveva una sua dignità ed era
capace di essere un ethos per un elettorato civile e democratico. La deriva
del PD verso la sua decomposizione, la sua insignificanza politica èsi è
sviluppata dalla vittoria del centro-sinistra che diede vita al Governo
Prodi. Questi era incalzato da destra dal partito guidato da Veltroni e
faceva a gara a chi la sparava più a destra tra partito e governo. Questa
tensione di destra mise in grandissima difficoltà la sinistra radicale che
per paura di essere accusata di mettere in crisi il governo (cosa che è poi
comunque avvenuta) si è disintegrata accettando tutte le scelte di destra
del governo in politica estera accettando
le guerre coloniali e sostenendole in politica sociale subendo gli accordi
del 23 luglio 2007 tra Prodi e le Confederazioni Sindacali che rovinavano il
sistema pensionistico, trasformavano il lavoro in precariato,
universalizzavano le privatizzazioni presentandole come panacea di
efficientismo e produttività.
Oggi il PD non ha più niente che ricordi i grandi movimenti politici dei
quali è l'epigono infelice. E' stato contaminato dalla lue del pensiero
liberista e non riesce più a vedere al centro della sua politica nè l'uomo
della Rerum Novarum nè del Manifesto dei Comunisti; vede solo l'Impresa ed
è ossessionato da "riforme" che la destra ha imposto alle Oligarchie della
politica, riforme che hanno snaturato il senso stesso della parola per
diventare opere di restauro dell'ancien regime in una visione che è non solo
precostituzionale ma, per certi versi, anche prerisorgimentale. Il
federalismo di Bossi non è certamente quello di Cattaneo e applicato alla
realtà dei venti staterelli che sono diventati le regioni italiane sarà
causa di una sicura crisi fiscale e finanziaria non potendo la gente
sopportarne il peso. Le riforme della scuola e delle università degradano
la qualità della istruzione pubblica ed impediscono l'accesso agli studi
superiori dei figli dei lavoratori e di parte del ceto medio. La Sanità è
diventata e sarà sempre di più una fonte di arricchimento dell'industria
privata della salute e continuerà a fare arricchire gente come Angelucci.
Ma queste "riforme" sono tutte indiscusse nel PD che le ha fatto proprie
anche se a volte a dovuto nascondere la manina per non sconcertare troppo il
suo elettorato.
Insomma il PD è una sorta di clone, di doppione del Partito di Berlusconi.
La sua politica suicida è quella di non tenere in nessun conto gli interessi
di venti milioni di lavoratori italiani ma di agognare a conquistare
l'elettorato della destra ed i cosidetti "poteri forti". Non ha un programma
socialista o di solidarismo cattolico. Gli strati più profondi del suo
elettorato ne sono ogni giorno traumatizzati e vivono la contraddizione tra
ciò che erano, ciò che sono diventati ed una politica in cui non si
riconoscono e che li sconcerta. Per quanto tempo i "fidelizzati" del PD
potranno continuare a votarlo turandosi il naso?
Ora la rottura avviene da una brusca accelerazione impressa dal gruppo che
fa capo a Veltroni, un personaggio responsabile insieme a D'Alema ed a Craxi
delle maggiori disgrazie della sinistra italiana. Veltroni vorrebbe subito
una scelta a favore di Casini e contro tutta la sinistra a cominciare da
Vendola. Vorrebbe un "pronunciamiento" a favore di Marchionne e del suo
modello di fabbrica. Assieme a Chiamparino, Fassino, Ichino, Letta, Fioroni
appoggia spudoratamente ed a scatola chiusa il progetto Fiat e la sua
estensione a tutta la classe lavoratrice italiana. Si inventa improbabili
teorie sulla obsolescenza del contratto nazionale di lavoro. Fassino si
spinge fino a dire, con faccia dura e livida, che l'organizzazione del
lavoro non fa parte dei diritti e che appartiene soltanto al padrone
stabilire come e quanto devi lavorare.
Non penso di esagerare se dico che lo smottamento a destra di Veltroni
arriva financo a comprendere una partecipazione al governo con Berlusconi.
Bersani tenta disperatamente
di salvare il partito con cedimenti continui alle ingiunzioni sempre più
perentorie della destra. Ma è difficile salvare ciò che si è perduto per
sempre della propria identità. Il PD ha perso definitivamente se stesso
quando è diventato apostata della sinistra e del socialismo. La sua natura
di ibrido, di ircocervo lo ha destinato sin dalla nascita alle scissioni di
Oligarchi. Scissioni che avvengono tra Oligarchi e dentro i Palazzi e non
sono certamente quelle che hanno fatto la storia della sinistra italiana.
Il PD è morto nel momento stesso in cui Veltroni ed altri hanno imbarcato
Colannino, Calearo, Merloni ed altri esponenti o servitori del padronato
italiano.Il suo disastro si ingigantisce e diventa epocale quando offre una
CGIL docile alle voglie della Confindustria a garanzia della sua defintiva
conversione all'Occidente.
Si è creato un vuoto terribile che può essere colmato soltanto dalla
ricostituzione di un forte partito comunista. Oggi il comunismo è diventato
una necessità imposta dalla storia. Venti anni dopo la caduta del Muro di
Berlino, il progetto capitalista di pauperizzazione del ceto medio e dei
lavoratori di tutto il mondo, ne ripropongono la superiorità, la grandezza e
ne fanno l'unica possibilità dell'umanità.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Sunday, January 16, 2011 1:51 PM
Subject: "Sergio" e Susanna
Sergio e Susanna
Ieri il Direttivo della CGIL si è riunito per valutare l'esito del
referendum a Mirafiori e trarne le doverose indicazioni politiche. La
signora Camusso ha invitato i presenti a tributare un applauso alla Fiom
come premio della sua valorosa ed efficace resistenza nella battaglia
campale di Torino. L'applauso c'è stato ed è stato seguito da una
dichiarazione della segretaria della CGIL rivolta familiarmente a Sergio (il
negriero Marchionne) ricordandogli che con l'autoritarismo non si governano
le fabbriche ed ad una richiesta alla Fiom di concordare il "rientro" in
fabbrica. In quanto allo sciopero generale chiesto a gran voce e non solo
dai meccanici neppure a parlarne: la CGIL si limiterà a scioperare "con la
fiom"e cioè avremo un comizio della Camusso e di altri dirigenti confederali
da qualche parte che certamente insisteranno sulla necessità di risolvere il
problema della rappresentanza in fabbrica come se questo fosse il solo
problema posto dall'usake della Fiat. Insomma, la signora Camusso ha fatto
una operazione maquillage scaltra e rapida sulla sua immagine per fruire del
capitale di simpatia e di consensi che la Fiom ha creato sopratutto con la
sempre chiara, limpida, efficace incontrovertibile esposizione che Maurizio
Landini ha fatto ripetutamente della ragioni del No al piano Fiat.
Mentre la CGIL continua a lasciare sola la Fiom pur applaudendola Sacconi
per conto del Potere di destra suona il corno di caccia ed apre la grande
partita della generalizzazione dei principi di Mirafiori a tutti i
lavoratori italiani. I lavoratori italiani da questo momento sono braccati
diventano selvaggina. La CGIL finge di non vedere e di non sentire e lascia
fare secondo una tecnica collaudata che ha portato negli ultimi anni alla
perdita di diritti e di salario. La Marcegaglia annunzia che la Fiat
rientrerà presto in Confindustria perchè gli industriali hanno una altissima
coscienza di classe ed una ideologia che non ammette sfarinamenti.
Resteranno uniti e si scateneranno nella caccia ai diritti favorita dalle
disgraziate condizioni economiche e sociali della popolazione. Nelle loro
aziende saranno ammessi soltanto sindacati "gialli" disposti a fare da
sorveglianti da kapò.
Il modello Mirafiori sarà diffuso ed imposto. Ha ragione Marchionne a
brindare con il rampollo degli Agnelli sul successo del referendum. E'
davvero una svolta storica. Nelle condizioni di oggi si ripete Palazzo
Vidoni con Berlusconi al posto di Mussolini e la Camusso al posto di
D'Aragona. Non è vero che la storia ripete la tragedia come farsa. Quasi
sempre la tragedia viene ripetuta come tragedia. Lo scaltro capitalismo
italiano si mette alla testa della linea di pauperizzazione della classe
operaia e del ceto medio europeo
ritenendo di sopportare la concorrenza cinese e dei paesi emergenti con la
regressione alla barbarie della Manchester dei tempi di Marx.
Non tutto è scontato e non è detto che le ciambelle della destra riescano
tutte con il buco.
Intanto il 28 gennaio allo sciopero partecipano anche i Cobas i sindacati di
base che da quasi venti anni soffrono nelle aziende le condizioni di
esclusione e di emarginazione che si sono inflitte alla Fiom. Auspico una
revisione autocritica forte del comportamento che i sindacati della CGIL
hanno tenuto in questi anni nei confronti dei Cobas che speso sono diventati
la punta di diamante della resistenza alla violenza padronale. Molti
dirigenti dei cobas hanno pagato con il licenziamento la loro indomabile
resistenza. Il 46 per cento di Mirafiori è anche frutto della appassionata
lotta dei cobas che nella RSU vi contano per il sette per cento. Attorno
alla Fiom ed ai Cobas si può rifondare una CGIL davvero dei lavoratori e per
i lavoratori come si rifondò nel 1926 con Bruno Buozzi e dal 1930 in poi con
Giuseppe Di Vittorio.
Pietro Ancona
ps: sembra che tutti i numeri dati da Marchionne per Mirafiori siano
sballati. Bonanni chiede che gli investimenti partano entro sei mesi. Ma
perchè sei mesi? Non esiste un mercato per assorbire 280 mila Suv.
Marchionne, ovvero il bluff del SUV
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: domenico lo surdo
Sent: Wednesday, January 19, 2011 1:46 PM
Subject: La profezia di Leonardo Sciascia
La profezia di Leonardo Sciascia
Un recente libro di Macaluso che ha tutta l'aria di essere una commossa
riconciliazione postuma con Leonardo Sciascia ha riproposto con forza la
critica che il grande eretico racalmutese fece al PCI e cioè quella di non
voler essere partito di opposizione, di volere il compromesso storico e,
come si chiamavano, "le larghe intese," insomma di rinunziare ad essere
alternativa radicale alla DC ed ai suoi alleati di governo.
Questa critica di Leonardo Sciascia è portata alle sue estreme
conseguenze nel libro del 1971 " Il contesto" che è una condanna ante
litteram del "compromesso storico",
la linea elaborata da Enrico Berlinguer dopo l'11 settembre del 1973 cileno,
l'uccisione di Salvatore Allende e l'instaurazione di una dittatura
militare che è durata quindici lunghissimi interminabili anni.
Nel "contesto" emerge una compartecipazione del partito di opposizione
alle scelte omicide del partito di maggioranza e l'idea che il potere è
soltanto uno, è sempre imprescrutabile e mostruoso e che tutto viene
sacrificato alla sua conservazione a cominciare dalla verità e dai valori
morali.
Il "contesto" fece divampare una furiosa polemica tra l'intellighentia
comunista e lo scrittore siciliano. Dirigenti politici di primissimo piano
come Amendola intervennero per condannare la metafora che Sciascia aveva
costruito attorno alla "politica delle larghe intese". Uno dei più duri fu
Lucio Lombardo Radice che espresse pesanti apprezzamenti. La critica di
Guttuso fu la meno intransigente ed in qualche modo prendeva le distanze
senza emettere i pesanti giudizi della inquisizione comunista.
In sostanza, come aveva intuito Guttuso, Leonardo Sciascia chiedeva al PCI
soltanto di essere se stesso e di essere partito di opposizione e di
alternativa. Riteneva dannosa ed incomprensibile la politica di
collaborazionismo che riduceva la vocazione maggioritaria e governativa del
PCI a supporto della continuità del potere esistente.
Credo che oggi siamo in grado di valutare in tutta la sua portata la verità
contenuta nella critica di Sciascia. Il PCI non esiste più e si è fuso con
la DC creando un ircocervo politico che per esplicita dichiarazione di
Veltroni ha una vocazione governativa e tutto subordina a questa. La
politica di compromesso storico è stata usata da Moro per catturare il più
grande partito di opposizione nella ameba del blocco sociale dominante e
farne un puntello. All'Italia è venuta a mancare la cosa essenziale di ogni
democrazia: la dialettica tra maggioranza ed opposizione. Il consociativismo
è diventato dominante non solo nelle relazioni politiche ma anche in quelle
sociali e tutto questo a discapito dei valori e degli interessi che il PCI
rappresentava, ma dai quali si è staccato nel corso di un lungo processo
di progressiva cancellazione della sua identità storica, culturale,
dottrinaria.
Possiamo considerare la moribonda democrazia italiana il prodotto della
politica berlingueriana del compromesso storico. Una dialettica "normale"
tra maggioranza ed opposizione, una alternanza senza il timore di incorrere
nei fulmini dello zio Sam, avrebbe fatto sviluppare meglio il percorso della
vita civile e politica. Invece la politica italiana è stata impestata. Si è
ammalata e la malattia è degenerata fino a creare il caudillo che ci
governa.
Ieri si è svolto un incontro tra Bersani, Marcegaglia e Camusso. Il
compromesso storico è stato portato a livello sociale. Ma mentre nella sua
ispirazione originaria il compromesso storico serviva ad assicurare regole
di libertà e di democrazia e diritti per tutti oggi le intese tra Bersani la
Confindustria e la CGIL sono tutte contrassegnate dalla capitolazione di
tutti i diritti conquistati nel Novecento alla classe padronale. La classe
operaia è stata abbandonata dal suo maggiore partito di riferimento e dal
suo sindacato che è oramai organismo incapace di appoggiare le lotte che
divampano spontaneamente nel paese e di tutelare i diritti dei lavoratori.
La Fiom è stata lasciata sola a sostenere l'impatto di un terribile braccio
di ferro con La Fiat conclusasi a vantaggio di questa. La resistenza
mostrata dagli operai di Pomigliano e di Mirafiori sembra essere un fastidio
per i dirigenti della CGIL e per Bersani.
Il lungo colpo di stato contro i diritti continua. Sacconi annunzia il
rilancio del patto sociale che è un elenco di obblighi imposti ai lavoratori
e la fine dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. La CGIL ed il PD di
Bersani sono all'interno di questo programma di devastazione sociale, lo
appoggiano come del resto appoggiano il precariato e le scelte di
Marchionne.
La realtà ha superato la immaginazione di Leonardo Sciascia. Il compromesso
che si è realizzato non è neppure "compromesso" ma soltanto adesione a volte
anche fanatica (Ichino) al pensiero unico e riduzione della classe
lavoratrice ad una massa di persone che deve pensare soltanto alla propria
sopravvivenza fisica senza aver tempo nè possibilità di pensare ad altro.
Ma forse la profezia di Leonardo Sciascia trova il suo elemento più
significativo di riscontro a livello planetario. Oggi, la Cina è diretta da
un partito comunista che ha fatto del liberismo la sua dottrina. La Cina
finanzia con le immense risorse ricavate dal lavoro di centinaia di milioni
di operai ridotti in schiavitù gli USA. Senza l'enorme quantità di Buoni di
tesoro americano acquistati dal governo cinese oggi gli USA non sarebbero in
grado di finanziare l'enorme apparato supertecnologico e nucleare con il
quale tengono il mondo in pugno. Del comunismo cinese è rimasta soltanto la
struttura autoritaria del potere che contiene il massimo di capitalismo che
sia mai stato concepito. In fondo la sconfitta della banda dei quattro in
Cina è stata l'equivalente della sconfitta dell'idea di comunismo in Italia.
Berlinguer disse che non si poteva governare con il 51 per cento e senza
l'ombrello della Nato. La Cina ha del tutto cancellato il comunismo ed usato
un miliardo di esseri umani per finanziare una mostruosa fase di sviluppo
capitalistico nel mondo.
Pietro Ancona
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----- Original Message -----
From: pietro ancona
Sent: Friday, January 28, 2011 11:39 AM
Subject: La lotta della Fiom e dei Cobas ha bisogno di una sponda politica e
di un nuovo Sindacato
La lotta della Fiom e dei Cobas ha bisogno di una sponda politica e di un
nuovo Sindacato
Ieri abbiamo avuto a Bologna una anticipazione dello sciopero generale dei
meccanici e dei cobas. E' stato un grande successo come lo sarà oggi. La
partecipazione dei lavoratori è enorme ed è vibrante nonostante le maggiori
difficoltà che si incontrano per la crescente povertà del lavoro dipendente
ed il continuo aumento dei costi della vita indotti da un uso delle
istituzioni sempre più asociale e sempre più oligarchico. Il costo della
vita aumenterà con il federalismo fiscale che per mantenere i privilegi del
ceto politico locale imporrà addizionali iperf e nuove i terribili tasse
mentre i costi dei servizi, gestiti dai famuli e dai complici di questo
ceto, aumentano di giorno in giorno e sono sempre più scadenti.
L'altro ieri ho sentito una intervista in TV del Presidente della
Cooperazione di area PD. A proposito del contratto aziendale si dichiarava
entusiasta fino al punto di dire che la competizione tra le aziende sarà una
gara tra contratti e parlava senza alcun ritegno di contratti esistenti di
640 euro mensili. La cooperazione italiana è prospera, ricchissima, ha
mezzi finanziari enormi ma non c'entra più niente con l'idea e l'esperienza
della cooperazione prampoliana rivolta a migliorare la condizione dei
produttori, a socializzare gli utili, a reinvestirli per il miglioramento
delle condizioni di vita degli associati. Oggi la cooperazione si muove come
un perfetto meccanismo capitalistico: sfrutta i produttori riducendoli alla
disperazione tenendo artatamente bassi i prezzi dei prodotti agricoli dal
frumento alla carne, sfrutta i dipendenti applicando contratti derivanti
dalla legge Biagi, usa i proventi per finanziare la sua espansione ed il
benessere dei suoi dirigenti. Sfrutta i consumatori ai quali non concede
assolutamente niente di più di quanto da il "mercato".
Il peso della Cooperazione sul PD è enorme e ne condiziona le scelte di
politica economica e sociale. Anche la Confindustria ha un enorme peso sul
PD per ciò che sarà il dopo Berlusconi data l'inadeguatezza culturale di
questo governo a reggere la situazione. Non basta la capacità di Tremonti
di non fare fallire l'Italia con i cosidetti tagli orizzontali.
L'Italia rischia di morire soffocata lo stesso senza l' ossigeno per
riprendere il cammino della produzione e dei consumi.
Per questo la Marcegaglia ha fatto accordi con il PD che coinvolgono la
CGIL con la quale ha stipulato un patto sociale che esclude lo sciopero
generale.
Insomma l'immensa forza sprigionata dallo sciopero di oggi non trova
ascolto politico. Tutti i gruppi dirigenti della politica in gara tra di
loro a chi è più a destra è con Marchionne, non difenderà il contratto
nazionale di lavoro, non difenderà i salari che scendono di giorno in
giorno. La forza della FIOM non è sufficiente, non basta a bloccare
l'espansione dei contratti aziendali che saranno agevolati da CGIL, Cisl ed
UIl. Il grosso delle categorie affiliate alla CGIL non farà niente
per contrastare l'avvento dei nuovi contratti. Dopo i contratti aziendali
dal momento che al peggio non c'è mai fine, avremo gli accordi individuali
comunicati dalla azienda ai lavoratori. "Prendere o lasciare". Tutto il
sistema contrattuale italiano è destinato ad essere travolto. Non saremo
molto di più della Serbia o della Polonia o della Romania, ma con costi
della vita immensamente maggiori.
Lo sciopero di oggi per essere produttivo di effetti dovrebbe darsi un
cammino politico per la costruzione di una nuova Confederazione di
Lavoratori in grado di bilanciare il peso di Cgil,,Cisl,,Uil, obiettivo
possibile. Dovrebbe dare vita ad una forza del socialismo capace di tornare
in Parlamento ed occupare il suo posto di rappresentanza del lavoro
dipendente.
La Fiom dentro la CGIL è destinata a capitolare, ad essere una mera
testimonianza del malessere operaio. Il sindacalismo italiano ha bisogno di
una riforma radicale che può avvenire soltanto con la nascita di una nuova
forza. Se le cose restano come sono oggi, anche la FIOM è destinata al ruolo
subalterno già accettato da CGIL,,CISL ed UIL.
Bandiera del nuovo Sindacato dovrebbe essere il Salario Minimo Garantito,
l'abrogazione della Legge Biagi, l'abrogazione del collegato lavoro e delle
leggi sulla scuola e università, un nuovo internazionalismo, la lotta a
tutte le privatizzazioni dei servizi pubblici a cominciare da quelli
comunali.
pietro ancona
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----- Original Message -----
From: Pietro Ancona
To: micromega
Sent: Friday, February 04, 2011 1:12 PM
Subject: Le bandiere che non vengono bruciate
Uno dei più autorevoli giornali statunitensi, il Washington post, si domanda
sconcertato e indispettito perchè mai nelle piazze che sono state
infiammate dalla rivoluzione araba in Tunisia, in Egitto, nello Yemen, in
Giordania, in Algeria i manifestanti non ripetano il rito di bruciare la
bandiera a stella e strisce. Ne deduce da questo una diminuzione
dell'influenza politica degli States sull'area medioorientale e
mediterranea e si chiede come è possibile che questo sia accaduto.
In effetti, i regimi tirannici messi in discussione dalle folle in rivolta
hanno tutti un comune denominatore: sono sostenuti dall'Occidente e spesso
sono stati e sono attivi nello svolgimento della politica occidentale o,
meglio, imperialistica. Hanno avuto una funzione di contrasto ed addirittura
di gendarmeria verso i popoli oppressi e ribelli, contro i palestinesi o
l'Iran o quanti sono in disgrazia presso lo zio Sam. L'Egitto da trenta anni
assolve al ruolo di Stato-Gendarme che Kissinger aveva inventato a suo tempo
per l'Iran dello Scià. Partecipa alla costruzione del mostruoso muro di
acciaio, finanziato anche dall'Europa che per trenta metri è sotterraneo e
congegnato per l'emissione di gas velenosi capaci di uccidere i malcapitati
che tentassero di uscire da Gaza. Le sue forze armate sono integrate con
quelle americane ed israeliane e lo stesso dicasi dei servizi segreti. Se si
analizzano le situazioni della Tunisia o dello Yemen si scoprono più o meno
le stesse cose. I blocchi sociali che hanno sostenuto le tirannidi di
Mubarak, di Ben Alì e degli altri sono costituiti dalla borghesia
parassitaria imprenditora e mercantile in ottimi rapporti con le
multinazionali europee e con le banche occidentali. Insomma, i regimi che
oggi sono nella tempesta della contestazione sono organici agli USA e
ricavano gran parte della loro forza dal loro appoggio. Perchè quindi non
vengono chiamati in causa? Perchè le bandiere non vengono bruciate?
E' difficile dare una risposta a questo interrogativo. Non credo che si
tratti tuttavia del segno di un declino dell'influenza yanchee. Si possono
cominciare ad azzardare alcune spiegazioni che tuttavia non sono esaurienti.
Innanzitutto è scomparsa dalla zona l'influenza ideologica che per molti
decenni è stata esercitata dai palestinesi. Il mito di Arafat era un sicuro
punto ideologico e politico di riferimento per tutte la masse araba e per la
loro intellighentia democratica. Ora la questione palestinese è ridotta ad
un grosso problema umanitario di due milioni di persone rinchiuse nel lager
di Gaza mentre il partito di Abu Mazen è oramai la legione straniera di
Israele, qualcosa di più e di peggio dell'ascarismo che gli italiani creammo
in Etiopia. Anni ed anni di persecuzioni, omicidi, carcerazioni hanno reso
quasi clandestino ed assai cauto il partito dei fratelli musulmani. In ogni
caso, non c'è una possibilità di leadership religiosa in nazioni che sono
state spinte alla rivolta dagli effetti feroci della globalizzazione del
capitalismo, dalla fame, dalla disoc cupazione di massa. L'Iran non è in
grado di influenzare un vasto movimento rivoluzionario dal momento che il
komeinismo appare oggi una opzione assurda presente soltanto nella
propaganda della Cia e del Mossad. I partiti comunisti dell'area non sono in
grado di esercitare un ruolo, una egemonia. L'antiamericanismo da sempre
presente nella area non risorge ed i movimenti in corso appaiono tutti
concentrati a contestare la tirannia dei governanti quasi monarchi ed a
rivendicare diritti civili e cambio di regime.
In sostanza i movimenti appaiono acefali e coloro che si offrono di
rappresentarli sono membri dell'establiscement graditi all'Occidente come il
premio nobel El Baradei che si premura rassicurare Israele che non gli è
ostile. Una offerta del tutto insignificante dal momento che Israele è assai
garantita nel governo Mubarak, da Omar Soleiman e dal rapporto con le forze
armate egiziane.
In sostanza non c'è antiamericanismo nelle rivoluzioni non certo per
quello che pensa l'indispettito Washington Post e cioè del declino politico
ed ideologico degli USA che non li farebbe più percepire come nemici ma
soltanto perchè il movimento che si è creato non va lontano dalla
rivendicazione di diritti civili e di un miglioramento delle condizioni
economiche. Non ha un progetto politico ed è composto da milioni di giovani
in gran parte laureati, colti, destinati ad espatriare come schiavi in
Europa, ma che non si rendono conto che il buon governo che auspicano non
risolverà alla radice il loro problema e non li grazierà dalla condanna alla
disoccupazione perpetua ed alla delusione esistenziale. Giovani che non si
identificano nel fondamentalismo islamico, che peraltro esiste solo nella
fantasia dei cultori dello scontro di civiltà, ma che non hanno ancora
elaborato un progetto socialista di uso diverso delle risorse della loro
terra e di affrancamento dal dominio del capitalismo mondiale.
Per questo cambieranno i Governi ma non si volterà pagina. Il Bilderbeg può
stare ancora tranquillo per qualche tempo. Anche senza bandiere bruciate,
Rochfeller e i suoi colleghi banchieri e militari continueranno a
spadroneggiare sul mondo. La nefasta influenza USA continuerà.
Pietro Ancon a
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2011/02/03/AR2011020306882.html?hpid=topnews
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Illustre Presidente,
sugli incidenti accaduti ad Arcore La prego vivamente di documentarsi. Esistono una grande quantità di filmati che testimoniano inoppugnabilmente quanto è avvenuto. I ragazzi sono stati caricati, malmenati, picchiati previa provocazione.
Sono stato dirigente sindacale tutto la vita e so per esperienza che se non è la polizia a provocare la piazza non succede assolutamente niente.,
Ad Arcore si può vedere un ragazzo già a terra e manganellato duramente ed a lungo.
Quando la massima Magistratura dello Stato interviene in situazioni cos' scottanti è giusto che riceva le informazioni giuste dai suoi collaboratori per non criminalizzare gli innocenti ed assolvere i violenti.
Le ricordo infine che questi valorosi giovani accorsi ad Arcore a salvare la decenza dell'Italia dalla Pornografia su basi industriali sfornata dalle residenze del Presidente del Consiglio, hanno avuto il futuro cancellato dalla legge Biagi. Al massimo qualcuno di loro dispone di un contratto a progetto sempre sotto molto sotto i mille euro al mese. Eppure si battono per una Italia pulita, civile, non pornografica.
Pietro Ancona
già sindacalista della CGIL e già membro del CNEL
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Thursday, February 10, 2011 3:36 AM
Subject: Federalismo
L'incontro Napolitano-Bossi e lo scambio processo breve-federalismo
Napolitano si illude che cedendo al federalismo della Lega in qualche modo
si recupera consenso allo Stato unitario ed alla sua messa in sic urezza e
prosecuzione nella storia futura. Il federalismo della Lega, fatto proprio
dall'opposizione e non combattuto da nessuna delle forze politiche italiane
compresi i comunisti, è nato in un clima di rivolta e di odio razzista
contro Roma e contro il Mezzogiorno d'Italia tuttora svillaneggiati ad ogni
piè sospinto nonostante la polenta e la coda alla vaccinara consumate dalla
vorace oligarchia leghista e post fascista in piazza Montecitorio. Non
passa giorno che dal profondo Nord e dai Leghisti non giungano attacchi a
quanto ha a che fare con l'Unità Nazionale. Ultimi in ordine di tempo, le
dichiarazioni del Presidente della provincia di Bolzano che si dichiara
"minoranza austriaca" e sputa contro la enorme montagna di soldi che ha
finora ricevuto in virtù della specialità della condizione riconosciuta alla
sua regione e le polemiche, in verità aperte dalla Confindustria, contro la
festa dell'Unità d'Italia prevista per il 17 marzo che ora impegnano tutto
l'establiscement della Lega.
Non si può trasformare una cosa cattiva e piena di odio in una c osa buona
capace di migliorare il nostro futuro. Il federalismo nasce come fratello
gemello del secessionismo e come sua fase propedeutica." Oggi il
Federalismo, domani potremmo anche andarcene per i fatti nostri". La crisi
finanziaria che colpisce la Catalogna e che rimette in discussione gli
impianti strutturali di una gestione federale di una Regione, non sembra
scoraggiare la squadra guidata da Bossi. In effetti il loro federalismo ha
per obiettivo la grande Padania una regione che potrebbe comprendere anche
l'Emilia Romagna e parte della Toscana e che avrebbe in dotazione originaria
gran parte del PIL oggi prodotto dal Paese.( Faccio una parentesi che è una
curiosità storica: il termine Padania e l'idea di questa maxiregione viene
dal PCI emiliano che negli anni ottanta vi dedicò un grosso dibattito di cui
resta traccia nell'Unità e nello archivio della Direzione del Partito).
Ora, come il federalismo ha già generato i suoi frutti velenosi nel
cosidetto federalismo municipale che, come sappiamo, aumenterà in modo
allarmante la potestà fiscale del Comune dall'addizionale Irpef alla tassa
di scopo, altri frutti ancora più indigesti e dolorosi per la popolazione
saranno prodotti dalla creazione di nuove Regioni e di nuove province. Già
si parla di Regione Dolomitica, di Principato di Salerno e di Lunezia e di
tante altre regioni. Nell'elenco che ho postato sotto
non sono comprese le tre regioni che potrebbero crearsi in Sicilia al posto
dell'attuale. Perchè catanesi, messinesi e palermitani che non si sono mai
amati dovrebbero continuare a stare insieme? Si potrebbero creare le regioni
della Val Demone, della Val di Noto e della Val di Mazara, secondo la
vecchia geografia araba! Mi è sembrato di capire, da recenti dichiarazioni
di Napolitano, che le province non sarebbero più in discussione e questo non
eviterà in futuro una loro moltiplicazione ulteriore. Ora le ragioni non
sono soltanto territoriali..Si possono creare province magari adducendo
pretesti di carattere culturale o vocazionale. Gli italiani non mancano
certo di fantasia! Questo fervore regionalistico e federalistico non nasce
da una esperienza positiva fin qui realizzata dalle Regioni che sono tutte
indebitate con banche estere non si sa per quanti miliardi di euro, che
hanno irrigidito e congelato la loro possibilità di servire il territorio
con le privatizzazioni che di fatto ne hanno fatto stazioni appaltanti di
gestioni che si spingono fino alla amministrazione dei beni culturali. Entro
dieci anni il patrimonio demaniale e le proprietà delle regioni saranno
tutte vendute per fare fronte alle cartolarizzazioni. Per il futuro, la
provvidenza farà qualcosa.L'unico affare con il federalismo regionale e
comunale sarà fatto dalle oligarchie politiche che si moltiplicheranno e
peseranno ancora di più sulle popolazioni. Che cosa potrà impedire di
equiparare lo stipendio di un assessore locale ad un managers? Non è forse
manageriale la responsabilità del pubblico amministratore? Ragionando così
avremo stipendi pubblici di milioni di euro che da qualche parte dovranno
essere ricavati! Questo spiega l'adesione generale di tutte le forze
politiche al federalismo: la prospettiva di un arricchimento delle loro
oligarchie di politici professionisti. La creazione di una nuova classe che
avrà caratteristiche di una grande burocrazia da socialismo reale unita ad
una ideologia ed ad un funzionamento iperliberistico ed iperprivatistico
della pubblica amministrazione.
Il federalismo regionale scatenerà ancora di più la megalomania dei ducetti
che oggi dirigono le Regioni sostenuti da assembleee "legislative" che
dipendendono unicamente dai loro capricci. Se un Presidente di regione si
dimette o viene arrestato (cosa in Italia all'ordine del giorno) decade
tutta l'assemblea regionale e questo la dice lunga sullo scopo meramente
ornamentale ed oligarchico di questo organismo che non ha alcun potere di
controllo e deterrenza sull'esecutivo. La Regione Lombardia, famosa per le
sue ambasciate ubicate nelle strade più costose delle capitali estere, si
accinge ad inaugurare una sua nuova sede, un grattacielo assai più alto del
Pirellone, alto 161 metri! Formigoni si avvicina a Dio da quel buon
cattolico di Comunione e Liberazione che è. Una sede del tutto faraonica ed
inutile che costerà enormemente per la sua manutenzione. Certo i suoi 161
metri di altezza dovranno essere riempiti di managers, direttori, dirigenti,
impiegati.....
Credo che a questo punto, sarebbe saggio soprassedere sull'idea del
federalismo e sulla celebrazione del 150 anniversario dell'Unità.
L'anniversario è un protesto per chiunque voglia oggi esprimersi contro! Il
federalismo preme tanto a Bossi che lo scambierà con il processo breve che
interessa Berlusconi. Bersani ha provato a strizzare l'occhio alla lega
proponendo uno scambio federalismo - distacco da Berlusconi. Trattasi di due
cose oscene dal punto di vista politico e morale che coinvolgo purtroppo
anche il PD.
Ci vuole una pausa di riflessione che possa portare ad un abbandono della
idea del federalismo prima che sia troppo tardi. L'Italia non può sopportare
un sistema amministrativo a scatole cinesi che si sviluppa iperbolicamente
proprio mentre viene negata funzione alla pubblica amministrazione e si
proclama la egemonia della dottrina reaganiana della "uccisione della
bestia". Si moltiplicano le amministrazioni e si aumentano i loro poteri
mentre si delega il massimo al cosidetto sussidiarismo ed alle
privatizzazioni. Una miscela davvero mortale che non darà futuro- Il
federalismo è un tumore procurato all'Italia che contribuirà a distruggerla
assieme alla scomparsa del welfare che finora ne è stato il più importante
cemento nazionale!
Pietro Ancona
http://it.wikipedia.org/wiki/Regioni_italiane_in_progetto
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
To: niki vendola
Sent: Friday, February 11, 2011 10:44 AM
Subject: precariato
Caro Vendola,
dal momento che sei la speranza per una vittoriosa alternativa di sinistra
e democratica al PD credo sia importante che chiarisca meglio di come hai
fatto ieri sera da Santoro in contraddittorio con la "economista" signora
non ricordo come si chiama la questione del precariato che non è uno stato
d'animo, qualcosa di impalpabile, ma una tortura vera inventata dai sadici
sociologi giuslavoristi dell'Occidente. Innanzitutto bisogna precisare che
il posto di lavoro precario non esiste: esiste il posto di lavoro fisso che
viene assegnato in forma precaria. Questo è provato dal fatto che se davvero
esistessero quattro milioni di posti di lavoro precari la variabilità del
ciclo economico italiano dovrebbe essere da circo equestre. Se si esamina un
campione di posti di lavoro dati a precariato si scopre che nessuno di essi
è destinato a scomparire con il lavoratore che lo occupa.
Bisogna chiedere senza se e senza ma l'abrogazione della legge Biagi fonte
della infelicità e della insicurezza inflitta a tutti i lavoratori assunti
dopo la sua approvazione. Lo stesso governatore della Banca d'Italia Draghi
ha fatto dichiarazioni sul precariato che dovrebbero essere iscritti nel
libro d'oro dei progressisti. Ha detto che impoverisce il "capitale umano"
del Paese e oscura il futuro. In quanto alla CGIL era contro la legge Biagi
fino a quando non ha firmato con Cisl ed uil i famigerati accordi del luglio
2007 c on Prodi. La CGIL tira la volata al PD di Ichino che vorrebbe farne
un partito confindustriale riuscendoci.
Con grande simpatia e tanti auguri per il successo della battaglia
Pietro Ancona
====
riferimento dichiarazioni governatore Draghi su precariato
http://www.informazioneweb.org/lavoro/41-contratti/696-economiadraghi-vuole-una-stabilizzzazzione-dei-precari.html
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----- Original Message -----
From: pietroancona@tin.it
Sent: Saturday, February 12, 2011 11:22 AM
Subject: Il cappello di Obama
Il Cappello di Obama
Obama si è affrettato a mettere il cappello dell'America sulla
rivoluzione egiziana. Si è rifornito di tutti gli aggettivi del repertorio
della retorica per fare capire quanto è vicino al popolo egiziano ed ai
valori che lo hanno spinto ad assediare per quasi tre settimane il Faraone e
costringerlo alla abdicazione, alla fuga dalla Capitale. Ma, nonostante
l'appoggio all'unisono di tutta la batteria massmediatica dell'Occidente
che sta montando la menzogna della rivoluzione egiziana come un successo
di Obama, la sua performarce non riesce convincente. Il fermento
rivoluzionario dei paesi alleati degli USA nel Nord Africa lo ha colto di
sorpresa. Bel Alì e Mubarak da trenta lunghissimi anni hanno fruito
dell'appoggio incondizionato e dei finanziamenti dell'Occidente. Questo
appoggio è stato evidente fino a ieri e addirittura nel corso stesso della
crisi. I blocchi sociali, gli establishement, le forze armate della
Tunisia e dell'Egitto sono stati e sono tuttora profondamente integrati con
le dirigenze degli USA e dell'Europa. Fittissimi rapporti d'affari e sociali
intrecciano i ricconi di questi paesi con le banche e le borghesie
dell'Occidente. I rampolli dei detentori del potere egiziano o tunisino
studiano nelle più prestigiose Università USA o inglesi. L'Occidente non ha
influenzato con le sue idee la rivoluzione in corso. Ha tentato diverse
volte di usare la rivendicazione dei diritti civili nei confronti dell'Iran
per rovesciarne il regime che, rispetto quello egiziano e tunisino, è fatto
di persone oneste che non hanno sottratto miliardi di dollari ai loro
popoli. L'Iran ha un servizio sanitario nazionale e un welfare tra i
migliori del mondo e certamente superiore a quello americano. Gli iraniani
non vivono con due dollari al giorno come la maggioranza degli ottanta
milioni di egiziani.
Gli USA e l'Occidente non hanno mai sollevato in questi trenta anni la
questione della libertà e della democrazia in Egitto ed in Tunisia e
continuano a non sollevarla nei confronti del regime feudatario e
carcerario dell'Arabia Saudita. Tutte le loro attenzioni sono state
dedicate all'abbattimento di Ahmadinjed, a Sakineh, a criminalizzare Hamas,
ad esaltare i valori della "unica democrazia" del Medio Oriente, Israele,
che è un regime nazi-sionista che pratica da sempre il terrorismo di Stato e
l'omicidio "preventivo" come normale ed usuale comportamento per decapitare
i palestinesi della loro classe dirigente.
Il Faraone è caduto non solo per la tirannia oppressiva verso il suo
popolo e per la quale dovrebbe essere processato, ma anche per la sua
complicità con la politica israeliana di segregazione e distruzione della
nazione palestinese. La pace Israele-Egitto che era nata come fattore
positivo di stabilità della Regione é diventata complicità nella
repressione del popolo palestinese. Non mi riferisco soltanto al muro di
acciaio che l'Egitto sta costruendo per carcerare la popolazione di Gaza,
ma anche all'appoggio a tutte le scelte della escalation israeliana.
Appoggio che va dalla moltiplicazione delle colonizzazioni alla pretesa di
fare di Gerusalemme città soltanto degli ebrei e per gli ebrei,
al terribile silenzio osservato per i bombardamenti di Gaza e per
l'invasione del Libano.
Il popolo egiziano è insorto contro la ingiustizia del suo stato di
semiprigionia e di sospensione dei diritti ma anche per la crescente
tragedia dei palestinesi diventati sagome per il tiro a segno dei cecchini
israeliani, vittime predestinate di un genocidio a bassa intensità, di
crudeltà inaudite specie verso i bambini carcerati .
E' possibile immaginare un Egitto libero e democratico accanto ad una
Palestina sofferente e sempre di più ridotta a lager da Israele? Io credo
di no e credo che l'appoggio di Obama e dell'Occidente ad Israele
provocherà altri sommovimenti nella regione.
Onore al popolo egiziano per la sua rivoluzione vittorio