| RASSEGNA STAMPA |
Parlando in facebook con Giuseppe Carlo Marino, con Salvatore Vaiana e altri della presunta cultura mafiosa del popolo siciliano
Varie di Giuseppina Ficarra
Uno scambio di idee con Salvatore Vaiana su Facebook
che é diventato un dibattito aperto sulla cultura del popolo siciliano e sul movimento contadino
Caro Salvatore, partendo dal tuo Contadino dirigente (*) che si avvale dell’antica saggezza del contadino siciliano mi piace pensare al popolo siciliano del dopoguerra composto prevalentemente di contadini come un popolo saggio e non certo pervaso in larga parte di cultura mafiosa. A tale proposito ci viene in soccorso Giuseppe Carlo Marino precisando che non si tratta di una sua colpa o di “una qualche originaria affinità antropologica tra la cultura popolare siciliana e la mafiosità”. La cultura mafiosa del popolo siciliano è effetto di “EGEMONIA”. Cosi scrive infatti Giuseppe Carlo Marino:
<<In qualsiasi sistema organico di egemonia, ha ben spiegato Antonio Gramsci, si crea una situazione nella quale le forze egemoni conseguono un’autorevolezza che in genere gli egemonizzati accettano senza obiezioni, tendendo addirittura ad avvalersene e a nutrirsene essi stessi, comunque avvertendo il dominio che li sovrasta come l’espressione di un ordine necessario assimilabile[N1] all’ordine naturale del vivere e del pensare. (……..) Di qui, tramite il comune registro delle tradizioni, si è realizzato un costante travaso al popolo dei valori elaborati e presidiati dai ceti dominanti. (….) E furono loro (i baroni e i gabellotti n.d.r.) – pervadendo dall’alto del loro conseguito potere, come si è già ricordato, e giova ripetere, il mondo culturale tradizionalista di una società di poveracci analfabeti – ad “istruire” il popolo, mostrando come l’illegalismo possa generare ricchezza, come dalla ricchezza comunque conseguita, e tenacemente preservata dal poco al molto, scaturiscano le condizioni sociali della “valentia” e del “rispetto” e, quindi, dell’onorabilità e dell’”onore”; e chiamando tutto questo, con enfasi e passione, “Sicilia”.>>
Per fortuna, ci ricorda Marino, con Gramsci, esiste la CONTROEGEMONIA e quindi abbiamo i Fasci siciliani e le lotte contadine del dopoguerra di cui ti occupi nel tuo libro.
Scrive ancora Marino: <<In seguito, l’aprirsi della democrazia alla storia del socialismo avrebbe esercitato un ruolo determinante nel liberare dalla passività ampie masse popolari (dalle lotte dei Fasci dei lavoratori di fine Ottocento a quelle ancor più drammatiche contro i latifondisti e i gabelloti nel primo e nel secondo dopoguerra) generando una sempre più ampia e capillare consapevolezza sociale dell’oppressione e inducendo contestuali tentativi di riscatto e di liberazione mediante organizzate azioni “antimafia” interne al conflitto tra le classi.>>
Ed ecco il punto del discorso di Marino che più mi interessa focalizzare e cioè quello che egli chiama “lo scandalo della Sicilia” . Scrive Marino <<Resta comunque da rilevare (purtroppo) che UN’EGEMONIA ANTAGONISTICA non è mai riuscita in Sicilia a prevalere nettamente e, meno che mai, a stabilizzarsi. Il fronte cultura politica progressista+democrazia popolare, nei fatti, è risultato sempre sconfitto. Drammaticamente, spesso tragicamente, sconfitto; lasciando sul terreno centinaia di vittime e di martiri. Ed è questo il più inquietante dei retaggi che la storia siciliana continua a lasciare all’Italia e al mondo, un retaggio tenace che, in altro opera [Marino, 1993] si è già indicato come “lo scandalo della Sicilia” : uno scandalo da non riferire ad un’antimodernità e a un’arretratezza cronicamente tutelate e addirittura rivendicate in nome di speciali “valori” e tradizioni, ma che consiste, piuttosto “nel costante riassorbimento delle spinte innovatrici, e persino dei loro parziali esiti positivi, da parte dell’egemonia politico-culturale della società mafiosa”.
Sintetizzando possiamo dire che i tre punti della questione sono:
1) c’è un popolo siciliano pervaso di cultura mafiosa per effetto di EGEMONIA
2) C’è stata una CONTROEGEMONIA che ha dato luogo a lotte popolari contro la mafia di grandi proporzioni
3) “lo scandalo della Sicilia”, cioè il “costante riassorbimento delle spinte innovatrici, e persino dei loro parziali esiti positivi, da parte dell’egemonia politico-culturale della società mafiosa”
Si tratterebbe di un concatenarsi di “verità”, l’una non separabile dall’altra, l’una non spiegabile senza l’altra. Ma se delle tre verità sopra evidenziate una non “funziona” allora potrebbe essere possibile dubitare delle altre?
Ecco cosa secondo il mio modestissimo parere non funziona. Non è vero che il grande movimento dei Fasci e l’altro grande movimento delle lotte contadine sono stati RIASSORBITI da parte dell’egemonia politico-culturale della società mafiosa. I contadini siciliani sconfitti non sono stati risucchiati passivamente dalla cultura mafiosa della classe dominante, con buona pace di Gramsci; sono semplicemente EMIGRATI, hanno SCELTO di emigrare. Di questo non trovo traccia in Marino (*). Spero ne parlerà nel libro che a poco dovrebbe essere in libreria.
Un MILIONE di siciliani sono emigrati dopo la sconfitta dei Fasci, un MILIONE E MEZZO nel dopoguerra, una vera ferita nel corpo della Sicilia, la cui “onda lunga” come la chiama Umberto Santino, ancora si fa sentire.
Giuseppina Ficarra
Ho tratto le citazioni di Giuseppe Carlo Marino dalle bozze del suo libro,” Globalmafia. Come combatterla” che ho scaricato dal sito dell’università: http://www.unipa.it/scienzepolitiche/dispense/nuovo_saggio_mafia_globalizzata.doc
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Commento di Salvatore Vaiana
Cara Giuseppina, il Popolo siciliano anche per me non ha una cultura mafiosa; anzi, è un popolo che ha dovuto combattere la mafia e relativa cultura mafiosa pagando quei prezzi altissimi che sappiamo (come sappiamo, l'antimafia è, a parte qualche rara eccezione, siciliana).
- La cultura mafiosa, purtroppo, ha fatto breccia in settori, minoritari, di società siciliana. Capita, per esempio, che alcuni risolvano le violente controversie personali non attraverso la legge (perchè, dicono, "nu' atri sbirri un ci semmu!") ma rivolgendosi ad intermediari(non necessariamente mafiosi). Capita, per esempio, che si gestisca un'azienda dello Stato come se fosse un feudo personale, facendo affari, minacciando, picchiando (e tutti in silenzio per paura e/o perchè "la cosa nu' n'interessa"). Questi non sono analisi sociologiche, solo due fra i tanti esempi che potrei raccontare tratti da esperienze personali o raccontate da amici e compagni.
- Affamatori del Popolo furono i Savoia quanto i Borboni. Ma non ci sono più, per fortuna, nè gli uni nè gli altri. C'è ora la Repubblica, uno Stato democratico e costituzionale (almeno sulla carta), meglio delle teste coronate).
- Penso ancora all'Internazionalismo proletario e all'unità di classe fra lavoratori del Nord e quelli del Sud Italia contro la classe dirigente settentrionale e meridionale corrotta, affarista e mafiosa. - Questo è, in pillole, quello che penso."
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Risposta di Giuseppina Ficarra:
Caro Salvatore, mi riempie di gioia sentirti affermare che il Popolo siciliano anche per te non ha una cultura mafiosa e che questa é presente in settori, minoritari, di società siciliana. E' quello che ho sempre pensato anch'io e di cui spesso, come sai, mi é capitato di parlare. Sul silenzio per paura ti suggerisco un articolo inchiesta sul pagamento del pizzo che ho pubblicato su spazioamico: (http://www.spazioamico.it/inchiesta%20sulle%20estorsioni.htm). Ci sono i collusi con la mafia, purtroppo, a cominciare dai politici, e Umberto Santino li conta pure! E ci sono i comportamenti che tu descrivi. Su questi io da tempo invito quelli che hanno qualche decennio meno di me a fare una analisi descrittiva di tipo "scientifico". (Qualcosa é stato fatto dalla rivista del centro "Pio La Torre" oltre che dal sociologo Giovanni Lo Monaco: http://www.spazioamico.it/ Giovanni_Lo_Monaco.htm e Alessandra Dino).
Potremmo scoprire che cultura mafiosa (sempre parlando di persone che non hanno rapporti con mafiosi) e berlusconismo sono interscambiabili! (Vedi per esempio il ricorso alla raccomandazione: Illuminante l'articolo di FILIPPO CECCARELLI "Nella repubblica dei raccomandati Lo è un italiano su due" e varie altre inchieste). Ché la cultura veramente mafiosa, quella, caro Salvatore, i mafiosi ci tengono a "mascherarla" per essere accetti nella società. Ne ho parlato nel mio scritto "Parliamo di familismo amorale", se ti ricordi. Quali possono essere i codici culturali dei mafiosi? Acquisire potere e ricchezza, perseguire i propri scopi a qualunque costo, anche con il delitto e la strage!
(*) Salvatore Vaiana Il contadino dirigente
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Anche Giuseppe Carlo Marino ha commentato la nota "Sognando la rivoluzione" di Salvatore Vaiana.
Giuseppe Carlo ha scritto: "Ti sono davvero grato, cara e paziente Giuseppina, per l'attenzione che dedichi ai miei scritti. Prendo nota anche della tua sollecitazione sul rapporto contadini-movimento dei Fasci. Non ho parlato del dramma dell'emigrazione perché nell'economia di "Globalmafia" la parte dedicata alla storia siciliana consiste in una sessantina di pagine che fanno da premessa all'analisi dei processi della proliferazione mafiosa nel quadro della globalizzazione. Il libro ha una sua forma particolare, che non direi canonicamente storiografica. E', e vuole essere, come vedrai, un "libro di battaglia" che si propone come un Manifesto per un'Internazionale antimafia (un'idea che condivido con Antonio Ingroia, sulla scorta di un lavoro politico-culturale svolto in America latina). Data la sua impostazione e date le sue finalità, non mi sarebbe stato possibile dilungarmi su eventi e processi storici siciliani dei quali mi sono occupato ampiamente in altre opere. In "Globalmafia" (la cui prima parte è sostanzialmente quella che già conosci e citi generosamente) mi sono limitato a segnare le linee dinamiche fondamentali della dialettica egemonia-controegemonia. E, se è vero come non potrebbe che essere, trattandosi di un processo dialettico, che affermazione e negazione si superano in sintesi che comprendeno entrambi i termini, è pur vero che nelle nuove sintesi l'esperienza talvolta tanto epica quanto drammatica del movimento contadino si è largamente depotenziata. Ma non vorrei qui né aprire una polemica con te, né accedere al mito di una cultura contadina "rivoluzionaria". Il movimento contadino diventò finalmente capace di sollevarsi dalla condanna ad uno sterile e subalterno riformismo (cattolico e socialriformista) soltanto quando fu corroborato e guidato dalla cultura del movimento operaio introdottavi dal Pci nell'orizzonte strategico Nord-Sud della cosiddetta alleanza operai-contadini (Lenin, Gramsci e, nell'azione concreta, Mommo Li Causi). Spero che potrai leggermi e magari incalazarmi con nuove critiche leggendo, a fine gennaio, l'intero testo a stampa del Manifesto. E spero che contribuirai a diffonderlo. L'ho scritto, infatti, non per una vanità accademica, ma per un'iniziativa intorno alla quale la Sinistra potrebbe ricostiuire una sua specifica identità, ben al di là della nostra Sicilia. Un caro saluto e ancora auguri di buon anno."
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Giuseppina Ficarra:
Premesso che non esiste un movimento contadino che prima é impregnato di una cultura di subalterno e sterile riformismo poi emancipato dalla cultura del movimento operaio introdotto dal PCI, ma sono esistiti momenti di lotta e di elaborazione di obiettivi di volta in volta riferiti a situazioni concrete, é bene ricordare che la direzione del PCI non fu affatto entusiasta delle occupazioni delle terre predicate da Mommo Li Causi perché anche allora, così come ora c'é chi non vuole rompere con Marchionne e ne cerca l'alleanza, c'era chi non voleva rompere con i grandi proprietari terrieri siciliani. Per cui il movimento per le occupazioni delle terre che veniva dalla cultura contadina siciliana e mondiale non ebbe adeguati appoggi politici dalla sinistra italiana e finì sconfitto nonostante la sua enorme ampiezza e non soltanto a causa della cattiva qualità delle terre distribuite dalla riforma agraria. Da notare che la memoria di Mommo Li Causi (*) non mi pare sia viva tra i comunisti nonostante sia stato un grande martire del fascismo e fondatore del pci siciliano.
http://www.facebook.com/note.php?saved&¬e_id=10150096498229605
Mommo Li Causi: Occupazione delle terre. Un'epopea contadina http://www.anpi.it/media/uploads/patria/2010/5/LE_FOTOSTORIE_33.pdf
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Pietro Ancona
Dal dibattito molto stimolante sono indotto a fare qualche riflessione sui contadini, sulla loro cultura e sul movimento contadino. Intanto il movimento contadino non è una entità che esiste sempre. E' stato un momento della storia della Sicilia che ha prodotto tanta cultura da impregnarne la sinistra per oltre un trentennio conclusosi con una sconfitta dovuta ad una riforma agraria che ebbe l'unico merito di frantumare il latifondo ma non di distribuirne equamente il possesso ai contadini che lo coltivavano. Renda sostiene che è stato comunque di fondamentale importanza perché ha aperto le porte all'era moderna chiudendo il medioevo siciliano.
Una volta ero d'accordo con questa affermazione. Ora, credo che la modernità nella quale viviamo non è la migliore possibile se è vero che tutta la classe agricola e non solo i contadini sono oggi soggetti ad uno sfruttamento dell’ipercapitalismo di chi controlla i mercati di sbocco per cui un chilo di farina vale meno di una tazzina di caffè al bar ed un chilo di arance sono cedute dal produttore a 5 centesimi (con tutte le conseguenze sulla manodopera che non ricava più di venti euro al giorno per giornate interminabili di lavoro). (Vedi vertenza del pastori sardi e dei produttori di latte della pianura padana).
Mi viene anche da pensare che le uniche volte nella storia del mondo in cui la campagna vinse la città sono state la rivoluzione messicana e quella dei comunisti cinesi guidati da Mao. In generale la città ha sempre avuto il sopravvento sulla campagna esercitandovi la sua egemonia con lo scambio ineguale tra prodotti agricoli e prodotti industriali sia sul piano interno che su quello internazionale. Ma oggi la rivoluzione comunista di Mao con la sconfitta della banda dei quattro ha generato un Mostro nazicomunista che sta facendo della Cina il più grande Santuario del Capitalismo amministrato da un Partito che si dichiara Comunista ma che crea miliardari e colonizza il pianeta in concorrenza con l'Occidente. Ma sto divagando e per tornare al tema ritengo che i contadini siciliani specialmente i braccianti furono in grado di produrre un movimento antagonistico per la terra e contro la mafia perchè percepivano i mafiosi come loro oppressori o strumenti di una oppressione di classe nei loro confronti.
I contadini siciliani non sono mai stati mafiosi ed essendo stati la stragrande maggioranza del popolo siciliano si può affermare con orgoglio che la Sicilia pur avendo il tumore mafioso non è mai stata contaminata da esso. Infatti l'infezione mafiosa non esce mai dall'habitat malavitoso non avendo forza culturale per egemonizzare nessuno. Può esercitare una prevaricazione con la violenza del mitra e della lupara ma mai diventare "sentire comune" di una popolazione.
http://www.facebook.com/note.php?saved&¬e_id=10150096498229605
http://perlasicilia.blogspot.com/2011/01/caro-salvatore-partendo-dal-tuo.html
http://www.ilpuntodue.it/?q=node/1621
Traendo ancora spunto da GLOBALMAFIA del Prof. Giuseppe Carlo Marino prosegue il dibattito aperto sulla cultura del popolo siciliano
e sul movimento contadino iniziato su fb e pubblicato su spazioamico, dal compagno Salvatore Vaiana nel suo blog (1) e dal compagno Vincenzo Sena (2) nel suo giornale
Avevo concluso il mio primo intervento chiedendomi se era possibile dubitare di alcune verità tra loro concatenate, mettendone in dubbio una.
A chiarire i miei dubbi mi viene in soccorso lo stesso Marino assieme al sociologo Satriani da lui citato nel suo libro La Globalmafia.
Ed ecco la prima “Verità” di cui dubitavo nel mio precedente intervento:
C’è un popolo siciliano pervaso di cultura mafiosa per effetto di EGEMONIA e quindi non per sua colpa. Marino infatti precisa che non si tratta di “una qualche originaria affinità antropologica tra la cultura popolare siciliana e la mafiosità”>>
Sempre nel mio precedente intervento rispondendo a Vaiana dicevo che la cultura veramente mafiosa i mafiosi ci tengono a "mascherarla" per essere accetti nella società mettendo quindi in discussione che per effetto di egemonia il popolo siciliano possa essere pervaso di cultura mafiosa.
Qui non discuto la categoria interpretativa gramsciana dell’”egemonia” (anche se mi riesce non poco difficile tramite questa categoria spiegare i grandi movimenti popolari di lotta verificatesi in Sicilia). Quello che mi chiedo è come può per effetto di egemonia essere inculcata nel popolo una “mafiosità” che la classe dominante “borghesia mafiosa” fa di tutto per occultare! La mafia “liquida” e con una sempre maggiore capacità di mimetizzazione, la mafia che è entrata in borsa si presenta infatti con le vesti del perbenismo.
Marino a pag. 58 di GLOBALMAFIA nella nota n.16 ci parla di una borghesia mafiosa “come serbatoio di una mafia, così occultata dal perbenismo e da forme assolutamente legalitarie da riuscire a rendersi insospettabile”.
E se la cultura mafiosa è mascherata, occultata, io mi chiedo come possa essere inculcata, come possa essere diffusa per effetto di egemonia.
Sempre Marino a pag.18 (op.cit.) a proposito della “cosiddetta mafiosità” che ”indubitabilmente definisce un fenomeno reale di mentalità e di costume” ci dice che trova “impeccabile” quanto ha rilevato sull’argomento, in una recente intervista, il noto antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani (*) il quale afferma che «La mafia non è solo comportamento, è anche una cultura mafiosa nell'accezione antropologica, come maniera di sentire, pensare e agire».
Sempre a pag.18 Marino, continuando a citare il noto sociologo, dice di trovare inquietante questa frase di Satriani: «Io, da quando ho cominciato a riflettere da antropologo sulla società meridionale, ho cercato di capire come la mafia poteva trovare consenso» [Lombardi Satriani, 1997]. Ed aggiunge Marino che <<è una constatazione, questa del consenso, della cui oggettività è difficile dubitare. Sempre che l’esistenza di una “cultura mafiosa” non sia incautamente assunta ─ lo si è già detto e pare opportuno insistere ancora sull’argomento ─ come un dato antropologico da riferire ad una astratta “natura” dei siciliani in quanto siciliani.>>.
Più avanti, a pag.25 Marino ci dice che le affermazioni di Lombardi Satriani sulla cultura mafiosa sono “ condivisibili solo e soltanto a condizione di considerare responsabili del rapporto organico tra sicilianità e cultura mafiosa i ceti dominanti dell’isola, e non genericamente i siciliani.”
Ma a me sembra che non è certo il Satriani che può indurci ad assumere incautamente la cultura mafiosa come un dato antropologico dei siciliani o a considerare questi in qualche modo responsabili di un presunto rapporto organico tra sicilianità e cultura mafiosa. Non solo, ma non trovo neanche inquietante che Satriani abbia cercato di capire come la mafia abbia trovato consenso.
Ed ecco perché. Il sociologo nel prosieguo della sua intervista dice:
“I valori che la mafia dice di avere sono quelli della dignità individuale, dell'onore, del rispetto della "parola": una serie di valori analoghi a quelli della cultura popolare. Il problema è che, mentre i valori della cultura popolare sono realmente perseguiti, voluti, come forme di autorealizzazione, i valori mafiosi sono "detti" per acquisire consenso, e vengono vissuti in maniera però truffaldina, perché servono per coprire il comportamento violento.”
Pensiero questo che non si discosta, ma anzi conferma quello che dice Marino quando parla di mafia occultata dal perbenismo e da forme assolutamente legalitarie, solo che Marino, a differenza di Satriani, direi anzi al contrario di Satriani, pur escludendo che il consenso si possa fare risalire “ad una qualche originaria affinità antropologica tra la cultura popolare siciliana e la mafiosità ovvero a una qualche misteriosa predisposizione del popolo siciliano a generare la mafia, quasi “per generazione spontanea” a pag.19 ci dice che la mafia ha trovato “ampio e radicato consenso permeando la cultura popolare” e non, al contrario, assumendo come propri i valori della cultura popolare.
Come spiegare allora il Consenso?
Penso molto semplicemente che la mafia militare pesca consenso e manovalanza nella disoccupazione, nella miseria e nell’ignoranza. E Marino giustamente ci parla di “giustizia sociale” da realizzare se vogliamo veramente combattere la mafia. Come ho avuto occasione di dire altrove, trovo rivoluzionario questo pensiero di Marino.
Il consenso, invece, di chi ad alti livelli finanziari fa affari con la mafia è uguale in Sicilia come nel resto del paese e del mondo. E ancora è il prof. Marino che ci spiega come (pag.125 op.cit.) Si va formando una “società civile” internazionale (nel senso gramsciano) nella quale un sostanziale metodo “mafioso” dei potenti viene occultato da enfatici richiami alle libertà, affermandone nel contempo – tramite un tanto ostentato quanto falsante a-ideologismo trasmesso alle masse dei subalterni come messaggio di concretezza e senso collettivo dei valori democratico-liberali – un’ineluttabilità valutata come di per sé virtuosa, in coerenza con il contestuale mito delle “virtù” attribuite al cosiddetto “libero mercato”.
(*) Luigi Maria Lombardi Satriani Antropologia della Mafia Il Grillo 15/12/1997 http://www.spazioamico.it/Luigi_Maria_Lombardi_-_Satriani_Antropologia_della_mafia.htm
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commenti al questa nota pubblicata su facebook il 14 aprile2011
Lo Leggio Salvatore Non ho riflettuto sulla materia e quel che segue non è pensiero elaborato. Io penso che vada nettamente separata la storia della mafia e della sua "ideologia" da connotazioni etnico-geografiche. La mafia che Manzoni rappresenta nei promessi... sposi, con i suoi diversi livelli, con i rapporti strettissimi con il potere economico e statale, con le protezioni e connivenze a tutti i livelli, non è Siciliana; ma benchè la si chiami braverìa assomiglia a tutte le mafie di tutto il mondo, dalla Cina al Kenia. La mafia ottiene consenso, rispetto e adesione, con la paura, la potenza e perfino con qualche regalìa, sicchè può essere perfino egemone in singoli luoghi e singoli momenti, specie quando il potere legittimo appare ottuso, arbitrario e straniero quanto e più della mafia. Ma da qui a parlare di egemonia culturale, ideologica sul popolo ne corre. Alla mafia il popolo si può anche rassegnare e perfino affidare come "male minore"; ma appunto "male", non bene. Se mai può essere vero il contrario, che i mafiosi, in quanto cresciuti e vissuti in un contesto culturale, assorbono loro e li deformano valori popolari, per giustificare sè stessi. Si può perfino trovare un mafioso che in buona fede crede di agire per la famiglia, l'amicizia e l'onore, ma questi valori vengono deviati e falsati.
Giuseppina Ficarra Caro Salvatore, condivito del tutto quello che dici
Anita Silviano E' talmente irreale ( e mi appare fazioso)questo concetto antropologico che vicende come quella di peppino impastato ( ma non solamente) lo smentiscono interamente.23 marzo alle ore 15.24 ·
Giuseppina Ficarra Marino ci avverte che l’esistenza di una “cultura mafiosa” non deve essere incautamente assunta come un dato antropologico da riferire ad una astratta “natura” dei siciliani in quanto siciliani. Il suo pensiero é che i siciliani hanno una cultura mafiosa per effetto di egemonia. 23 marzo alle ore 20.22 ·
Fara Misuraca Io non ho letto il libro di Marino ma gli stralci che ne dai mi fanno capire abbastanza. Io credo comunque che non ci sia alcuna cultura mafiosa.. Il consenso diffuso, quello popolare, la mafia lo ottiene in due modi : la paura e la necessità di lavorare, anche in nero. A livello dei "colletti bianchi e maglioncini di cachemire" lo ottiene perché lo scopo principe della nostra società è fare soldi : molti e subito.
23 marzo alle ore 20.52 ·
Gaetano Siciliano Ho letto un altro libro di Marino e devo leggere sicuramente la sua "Storia della mafia". Mi pare che di mafia si scriva tanto soprattutto per confermare la teoria antropologico-razzista sui siciliani: questa teoria viene continuamente diffusa nell'aria come arma batteriologica di guerra contro il popolo siciliano. Marino, invece, riconduce la violenza mafiosa al sistema di controllo sistematico del potere, guardacaso a partire dall'unificazione. Nel "prolungarsi di atti repressivi in un'operazione di lunga durata ed eventualmente molto estesa nello spazio, includendovi la percezione emotiva del terrore prodotto nelle vittime e della fredda crudeltà degli aguzzini". Io ci ritrovo la spiegazione dell'attuale incapacità di reagire.
Due tesi a confronto
nota pubblicata da Giuseppina Ficarra su facebook il giorno domenica 24 ottobre 2010 alle ore 7.01
http://www.facebook.com/giuseppina.ficarra#!/note.php?note_id=455045559604
1) Nella presentazione del libro La mafia dentro di Girolamo Lo Verso leggiamo:
<<La mafia non è soltanto un fenomeno militare, capace di creare alleanze, di controllare il territorio e l'economia. È innanzitutto un fenomeno socio-psicologico, che è riuscito a far coincidere cultura, comunità, famiglia, individui. E per sconfiggerlo lo Stato deve riuscire a cambiare l'identità, la cultura e il tessuto psicologico di molte aree della Sicilia e non.>>
http://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_Libro.asp?ID=5017&Tipo=Libro
2) Umberto Santino
<<Di indubbio interesse le analisi di psicanalisti e psicologi apparse negli ultimi anni, soprattutto per la sperimentazione di percorsi intrecciati tra discipline e pratiche diverse, ma purtroppo affette o da una sorta di "sindrome di Copernico" (pensare di avere scoperto la chiave della fenomenologia mafiosa) o pesantemente condizionate da stereotipi. Alla base degli studi degli psicanalisti [F. Di Forti 1971, 1982; S. Di Lorenzo 1996] è l'immagine di una comunità dominata dal parricidio e dalla Grande Madre, principio femminile dogmaticamente definito negativo, di fronte a un principio maschile dogmaticamente positivo (Jung dixit), mentre gli psicologi hanno riproposto il mito della Sicilia inchiodata alla sua diversità, affetta da un sentire e da uno psichismo mafiosi trasmessi transpersonalmente, cioè inconsciamente, in cui il familismo amorale non consente lo svilupparsi del senso dello Stato, della , e i comportamenti controcorrente si limitano a pochi personaggi considerati alieni [F. Di Maria - G.Lavanco 1995; I. Fiore 1997; G. Lo Verso 1998; F. Di Maria 2005]. Si propone così una sorta di lombrosismo psichico e si ignora che senza il rapporto con le istituzioni la mafia non esisterebbe e che allo scontro con la mafia si sono mossi in Sicilia movimenti di massa tra i più grandi d'Europa, la cui sconfitta si deve proprio al ruolo della mafia come componente di un blocco dominante e alla sua interazione con il potere costituito [U. Santino 2000a].>>
http://www.centroimpastato.it/publ/online/scienze_sociali.php3
Giuseppina Ficarra E' sottinteso che vi invito a scegliere tra le due tesi.....
24 ottobre 2010
Lo Leggio Salvatore Mah! Da giovanissimo Jimmy Lo Verso era di estrema destra: poi, trascinato dal maestro Canziani e dal giro degli psicologi cambiò idea. Ora leggo questa idea di uno Stato con la maiuscola che cambia identità, cultura, "tessuto psichico" (chissà com'è fatto) e mi viene il sospetto di una regressione "statolatrica". Naturalmente sto con Santino. Gli Stati (in genere espressione di un potere classista) allevano le mafie e se ne servono per opprimere: contro la mafia lotta di classe!
24 ottobre 2010 alle ore 7.52
Fara Misuraca Senza dubbio io sto con Santino.
Mi riesce difficile accettare la mafia come fenomeno socio-psicologico. Sono stanca di queste analisi che inchiodano i siciliani ad un modello "umano" differente e delinquente.
La mafia nasce per esercitare ...un potere baronale , quello del mero e misto imperio, nelle figure dei campieri e gabelloti che vessavano e sfruttavano , per conto del "barone" e con personale tornaconto, il popolo suddito. Continua la sua opera quando si istaura la dominazione sabauda, mediando tra il popolo rimasto servo e il nuovo Stato.
Che la endemica mancanza di lavoro e l'ignoranza abbiano favorito il reclutamento di manovalanza armata non significa che il fenomeno è socio-psicologico ma semplicemente sociale, mancando un reale aiuto alla popolazione e una reale difesa dalla delinquenza da parte delle istituzioni.Mostra tutto
24 ottobre 2010 alle ore 16.24
Patrizia Zavattaro Sono nata e vivo a Milano, ho sposato però un siciliano che è a Milano da 36 anni. Non ho mai vissuto in Sicilia (solo brevi periodi di vacanza) ma frequento molti siciliani e non sono assolutamente d'accordo con Girolamo Lo Verso: mafiosi non si nasce ma si diventa e i mafiosi più pericolosi e spietati sono del nord.
24 ottobre 2010 alle ore 20.08
Gaetano Siciliano Condivido Giuseppina e Fara. Le interpretazioni psicologiche mi sembrano fuorvianti e spesso anche diffuse in malafede. Spesso nell'osservare e giudicare i fenomeni criminali non si tiene conto delle concomitanze storiche e dei meccanismi d...i potere che hanno importanza nel generarli e mantenerli.
Anche Pino Aprile mi sembra aver dato questa chiave di lettura quando descrive la costruzione della minorità dei meridionali (e a mio avviso è il più grande merito del suo successo, più che la ricostruzione dei fatti storici di cui già altri hanno parlato).
Cercare la mafia tra i comportamenti e il modo di essere di una persona equivale ad etichettarla, criminalizzarla come ha fatto Lombroso per motivi ideologici e come oggi sta facendo Sgarbi col museo della mafia di Salemi (ne sono pienamente convinto e lo sto denunciando dappertutto ma vedo che non se parla).
Tuttavia penso che gli individui non sono determinati dall'ambiente sociale in cui vivono al punto da non aver possibilità di riscattarsi.Mostra tutto
24 ottobre 2010 alle ore 20.37 ·
Daniele Girone Io sto con Lo Verso, haimè la risposta più giusta non è quasi mai quella che vorremmo. Le mafie nascono in determinati contesti sociali e per questo sono indissolubilmente legati al luogo di nascita, il brodo di coltura nel quale queste ve...ngono concepite nascono e proliferano è un'insieme di cause e concause che prendono vita dalla società che gli da i natali. Basta vivere in Sicilia per rendersi conto di come la "mafiosità" spesso inconsapevole dei siciliani sia un qualcosa che fa parte della propria quotidianetà, una mafiosità concettuale che si esprime nella propria necessità di sopravvivenza con tutto quello che ne consegue.Bisogna anche dire che la realtà isolana non è quella del passato, i cambiamenti sociali, per loro natura estremamente lenti, sono in atto e non è escluso che quelle cause e concause che hanno dato vita alla mafia possano un giorno venir meno ma fino a quando i binomi povertà ignoranza, stato mafia, capitale potere, non verranno meno la mafia sarà e resterà il sub stato che gestisce il "regno delle due sicilie", Concludo parafrasando Falcone; la mafia è un prodotto umano e come tale ha avuto un inizio e avrà anche una fine.
25 ottobre 2010 alle ore 20.36
Giuseppe Carlo Marino Sul tema della mafia continua ad imperversare la confusione. E' vero che esiste la "mafiosità" ovvero la mentalità mafiosa, una mentalità diffusa di cui spesso sono vittime inconsapevoli anche i non mafiosi, persino alcuni che, in buona fede si ritengono antimafiosi. Ma non si comprenderà mai il fenomeno mafioso ritenendolo una mera conseguenza della "mafiosità", così come si rimarrà su una falsante pista interpretativa insistendo nel rappresentarselo - così come si sente dire - come un fenomeno di pura e semplice "criminalità organizzata". E', invece, il fenomeno mafioso, un fenomeno di potere. Quindi, in sé e per sé, un perverso fenomeno politico, di pervertimento della politica , in funzione di un sistema che "privatizza" la stessa politica asservendola ad un contesto ampio e capillare di interessi per il quale lo Stato e le leggi sono di volta in volta soltanto degli incomodi da rimuovere o degli "strumenti" da utilizzare a vantaggio, appunto, di tali spregiudicati e "privati" interessi. Con siffatte caratteristiche, il fenomeno mafioso costituisce e radica una sua "egemonia".Mostra tutto
26 ottobre 2010 alle ore 10.19 ·
Giuseppina Ficarra
Caro Giuseppe Carlo,
il tuo commento come sempre è ricco di riflessioni interessanti che io dividerei in tre punti.
1) esiste la mentalità mafiosa diffusa di cui spesso sono vittime inconsapevoli anche i non mafiosi
2) è depistante considerare il fenomeno mafioso una mera conseguenza della " mentalità mafiosa " o come un fenomeno di pura e semplice "criminalità organizzata"
3) E', invece, il fenomeno mafioso, un fenomeno di potere, ….. di pervertimento della politica, etc.
Il secondo e il terzo punto li condivido pienamente e li possiamo definire contrari a quella che io ho chiamato la tesi di Lo Verso: “E per sconfiggerlo lo Stato deve riuscire a cambiare l'identità, la cultura e il tessuto psicologico di molte aree della Sicilia e non.>>
In qualche modo neanche quella che io ho chiamato la tesi di Santino ti trova pienamente d’accordo. Condividi sicuramente l’affermazione di Santino: “senza il rapporto con le istituzioni la mafia non esisterebbe”.
Appare invece chiaro che non condividi il Santino che condanna (lo considera una sorta di lombrosismo psichico) il fatto di considerare la Sicilia affetta da un sentire e da uno psichismo mafiosi trasmessi transpersonalmente, cioè inconsciamente… Infatti tu dici ESISTE LA MENTALITÀ MAFIOSA DIFFUSA DI CUI SPESSO SONO VITTIME INCONSAPEVOLI ANCHE I NON MAFIOSI.
Su questo punto io condivido l’opinione espressa da Fara Misuraca
Mi piacerebbe approfondire quest’ultimo punto. Per esempio stabilire dei descrittori che possano definire con chiarezza cosa si intende per “mentalità mafiosa”, magari ci accorgeremmo che ci rientrano tipi che siciliani non sono, come ci fa osservare Patrizia Zavattaro
Il discorso si farebbe troppo lungo e ci porterebbe lontano se volessimo poi affrontare l’argomento portato secondo me “erroneamente” a sostegno della tesi che vorrebbe essere la cultura mafiosa presente in buona parte del popolo siciliano, cioè l’assunto marxista che dice che <<la cultura diffusa in ogni popolo è quella della sua classe dominante, che esercita appunto una egemonia>>. Dico “erroneamente” perché i borghesi mafiosi (i “facinorosi della classe media” di Franchetti) fanno parte, si, della borghesia, classe dominante, ma si guardano bene, proprio perché é interesse della mafia rimanere “sommersa”, “silente”, dal mostrare codici culturali diversi da quelli accettati dalla classe borghese e di riflesso, per effetto di egemonia, dal popolo. Falcone si è trovato a processare e condannare uomini che erano stati suoi intimi amici. Conosco persone di indubbio rigore morale che per anni sono stati in buona frequentazione con persone che poi sono state condannate come mafiosi.
Giuseppina Ficarra Caro Daniele: Intanto nella presentazione del libro di Lo Verso é detto che lo Stato se vuole sconfiggere la mafia deve riuscire a cambiare l'identità, la cultura e il tessuto psicologico. Invece tu giustamente tra le cause che danno vita ...alla mafia ci metti il rapporto stato mafia, capitale potere e quindi é questo rapporto che bisogna recidere.
Tu dici "Basta vivere in Sicilia per rendersi conto di come la "mafiosità" spesso inconsapevole dei siciliani sia un qualcosa che fa parte della propria quotidianetà, una mafiosità concettuale che si esprime nella propria necessità di sopravvivenza con tutto quello che ne consegue."
Come dicevo a Marino mi piacerebbe che provassimo a descrivere che cosa é la "mentalità mafiosa", la "mafiosità" spesso inconsapevole dei siciliani. Nessuno me l'ha mai detto.
Comincio io:
1) cercare sempre la raccomandazione,
2) pretendere di avere la precedenza in tutto,
3) scegliere gli amici tenendo conto del loro stato sociale,
4) non avere scrupoli a tradire una amicizia per un interesse economico.
5) pensare che a fare affari poco puliti non ci sia niente di male, lo fanno tutti.
6) pensare che non sia poi così grave venire meno ai propri principi, bisogna "campare"
Come vedi io non sono brava, non riesco a trovare descrittori di una mafiosità siciliana, infatti i sei punti che ho indicato descrivono una "mentalità" che può essere attribuita a chiunque.
Chi vuole continuare?
Naturalmente non stiamo parlando di mafiosi, stiamo parlando di siciliani che non sono mafiosi ma affetti da inconsapevole mafiosità, di "mafiosità" presente anche, come dice il Prof. Marino, in alcuni che, in buona fede si ritengono antimafiosi.
Conto sul vostro aiuto!!!
Gianni Morando Meno male che esisti, cara Giuseppina!!!
27 ottobre 2010 alle ore 12.05 ·
Giuseppina Ficarra e meno male che ci sei tu che me lo dici e così dicendo mi allunghi la vita...
27 ottobre 2010
Questa mattina, rivedendo la mia nota pubblicata su fb qualche mese fa "Due tesi a confronto" (3) ho aggiunto questo commento:
"Caro Giuseppe Carlo Marino, rivedendo questa nota a distanza di mese, tempo durante il quale mi rodeva dentro il tarlo della mafiosità inconsapevole dei siciliani di cui tu parli, quindi, in teoria, anche mia, anche tua, anche di ...Fara etc., e poichè io, come tu dici a pag. 17 di "Globalmafia" appartengo ai siciliani che "vivono in profondità l'angoscia", soprattuto, almeno da parte mia, per queste affermazioni, ho avuto un flash e mi sono ricordata del sociologo Rocco Sciarrone da te pure citato nella tua ultima lodevole fatica, Globalmafia, anzi sei stato proprio tu a farmelo ricordare.
Secondo il sociologo considerando la mafia innanzitutto una mentalità, una cultura, la sua diffusione può essere rappresentata attraverso la dinamica di un contagio di tipo culturale, di cui si farebbero portatori i meridionali. A questo punto perché non difendersi dal contagio con misure neorazziste? Scrive Sciarrone: "Se si assume il paradigma interpretativo culturalista, è facile che la spiegazione della diffusione mafiosa venga avanzata sulla base di una variante dell’ipotesi etnica.
Considerando la mafia innanzitutto una mentalità, la sua diffusione può essere rappresentata attraverso la dinamica del contagio, un contagio di tipo culturale, di cui si farebbero portatori i meridionali. Questa tesi viene espressa in diverse varianti e non manca chi tende a renderla più morbida, dicendosi pronto a riconoscere, per esempio, che non tutti i meridionali sono agenti infettivi. Tali affermazioni, però, hanno il più delle volte un significato che riconferma l’ipotesi etnica, poiché sembra che si riconosca ai meridionali la possibilità di essere semplici portatori sani della malattia."
Anche Luciano Pellicani ci mette in guardia dalle derive razziste di questa teoria della mafiosità come cultura diffusa anche se inconsapevole: "Accade così- dice Pellicani- che, in nome della propria identità culturale, una determinata collettività può rivendicare il diritto alla non contaminazione e, pertanto, può esigere che tutti coloro che sono portatori di atteggiamenti, valori e comportamenti “altri” siano tenuti a debita distanza […]. Il culturalismo offre una base teorica sufficiente per legittimare il rifiuto di convivere con i “diversi” (in: http://inoz.ilcannocchiale.it/post/1198085.html).
Ti assolve comunque un poco ai miei occhi, caro Marino la tua convinzione che "non si comprenderà mai il fenomeno mafioso ritenendolo una mera conseguenza della "mafiosità"". Non siamo proprio respomsabili noi poveri siciliani, così mi sembra di capire....Dell'effetto dell'egemonia di cui tu parli in Globalmafia ho parlato nella mia ultima nota su questo argomento: "Traendo spunto da GLOBALMAFIA del Prof. Giuseppe Carlo Marino prosegue il dibattito sulla cultura del popolo siciliano".
(*) Luigi Maria Lombardi Satriani Antropologia della Mafia Il Grillo 15/12/1997
http://www.spazioamico.it/Luigi_Maria_Lombardi__Satriani_Antropologia_della_mafia.htm
(1) (http://perlasicilia.blogspot.com/2011/01/caro-salvatore-partendo-dal-tuo.html)
(2) http://www.ilpuntodue.it/?q=node/1621
Commenti su facebook:
Bernardo Caputo Mi convince sempre più la teoria, evocata anche da Pino Aprile nel suo "Terroni" secondo la quale molti meridionali elaborano il disagio e il senso di colpa della propria condizione di antropologica?) inferiorità verso l'altro da sè - che nella fattispecie sarebbero i "nordici" , quindi "sopra" di noi, in tutte le esplicazioni dell'attività umana - cedendo alla sindrome di Stoccolma, per cui si fanno proprie le ragioni di chi ci domina. Sarà anche questa forma mentis alquanto diffusa e, (questa sì contagiosa ) tanto più, quando veicolata da cosiddetta intellettualità con intenti financo pedagogici verso tutti, e particolrmente insidiosa per settori sociali non avvezzi al senso critico, a diffondere l'autocommiserazione, la sfiucia e il fatalismo. Oggi, malgrado tutto, possiamo sperimentare, grazie ai nuovi media, l'avanzata delle ragioni del meridionalismo, la proliferazione di associazioni, movimenti e partiti nelle declinazioni più diverse, comunque una conoscenza della Storia non più funzionale agli apparati politico.economico-istituzionali che hanno retto le sorti delle nostre comunità con gli esiti che ancora una volta dobbiamo sopportare.
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Commenti su facebook alla nota Parliamo di sicilianismo di Giuseppina Ficarra
Il testo è stato pubblicato sulla rivista il Puntodue …………………………….. (http://www.ilpuntodue.it/?q=node/282) e su Perlasicilia ……………………………… http://salvatorevaiana.blogspot.com/2009/11/parliamo-di-sicilianismo-di-giuseppina.html
Commenti:
Lo Leggio Salvatore Credo che sia utile questa ricognizione, che chiaramente illustra come sia indispensabile, prima di dar giudizi sul sicilianismo, mettersi d'accordo su che cosa il termine intenda significare. I processi di globalizzazione ci mostrano come ...le mafie (cioè organizzazioni criminali con forti legami con il potere politico ed economico) nascano e rinascano dappertutto, quando ne esistano le condizioni: la parola (e la cosa) non hanno più un legame speciale con la Sicilia. Si può invece dire, come dice bene Lupo, che la mafia siciliana (come - scommetto - anche altre mafie) utilizzi motivi, anche positivi, della cultura locale per stravolgerli e farne abuso.
Giuseppe Carlo Marino Cara Giuseppina e care amiche e cari amici, sono io il "colpevole" di tutto: fui io a scopire e a definire l'Ideologia sicilianista. Un mio vecchio libro, appunto intitolato "L'IDEOLOGIA SICILIANISTA" (Flaccovio, editore, la III edizione a...ncora in commercio) pose le basi critiche della questione e analizzò, per la prima volta in assoluto, tale ideologia. Il libro ebbe successo nella comunità scientifica (da Rosario Romeo e Giarrizzo in giù). Ma non è un libro facilissimo e divulgativo, sicché lo conoscono soltanto gli studiosi più informati e quelli più leali nel riconoscere il lavoro svolto da altri. Mi spiace molto di essere quasi sempre sistematicamente ignorato. Il fatto è che sul mio capo pendono le condanne e i conseguenti ostracismi proprio dei...sicilianisti! Altro che se i scilianisti esistono! Ne ho per decenni e decenni sopportato le sottili angherie, ne ho subìto la sostanziale "mafiosità culturale". Loro, i sicilianisti, sono di solito dei veri e propri servitori dei potenti di turno purché non siciliani e, in nome della Sicilia, per quanto attiene al loro comportamento politico ricorrente, sono invero degli ascari. Ovviamente, cara Giuseppina Ficarra, il tuo sicilianismo, se esiste, è fatto di altra pasta e riesco a comprenderne le motivazioni, con molto rispetto.
Giuseppina Ficarra Caro Salvatore, la mafia utilizza motivi della cultura locale non solo per stravolgerli e farne abuso come scrivi tu, ma per tornaconto, cioé per farsi accettare. Come dice Lombardi Satriani 1977 nell'intervista citata parzialmente da Marino, (e che puoi leggere per intero qui: http://www.spazioamico.it/dibattito_aperto_sulla_cultura_del_popolo_siciliano.htm ), “I valori che la mafia dice di avere sono quelli della dignità individuale, dell'onore, del rispetto della "parola": una serie di valori analoghi a quelli della cultura popolare. Il problema è che, mentre i valori della cultura popolare sono realmente perseguiti, voluti, come forme di autorealizzazione, i valori mafiosi sono "detti" per acquisire consenso, e vengono vissuti in maniera però truffaldina, perché servono per coprire il comportamento violento.” Che poi é sostanzialmente il pensiero di Lupo. Ne avevo parlato anche in una nota pubblicata qui su facebook e tu commentando hai giustamente scritto: "Io penso che vada nettamente separata la storia della mafia e della sua "ideologia" da connotazioni etnico-geografiche". Purtroppo chi si lamenta di queste connotazione etnico-geografiche (tipo la cultura mafiosa é presente in larga parte del popolo siciliano e simili amenità) é tacciato di "sicilianismo" nell'accezione negativa del termine!!
Giuseppina Ficarra Caro Marino cercherò di procurarmi "L'IDEOLOGIA SICILIANISTA". Come dicevo a Salvatore anche a me é capitato di subire condanne, ma di senso contrario di quelle da te subite, cioé da parte di antisicilianisti che vedono sicilianisti in chiunque difende il popolo siciliano!
Antonietta de Santis ciao a tutti forse sbaglierò ma secondo me dove c'è capitalismo c'è mafia ……………………………………………………………………………………….
Giuseppe Carlo Marino Antonietta de Santis ha perfettamente ragione. Coglie a fondo la questione, soprattutto nei termini nuovi che essa assume nel quadro dell'attuale "Globalmafia".
Lo Leggio Salvatore
Credo che questo legame tra crimine organizzato e capitalismo sia originario. Il
vecchio Marx non andava molto lontano dal vero quando sosteneva che all'origine
delle grandi fortune e dei capitali ingenti c'è quasi sempre il crimine. Pensava
all'accumulazione primitiva inglese nata dalla pirateria e dal commercio degli
schiavi. Ma credo che anche oggi l'ipotesi abbia conferme. Basta guardare alla
storia di Berlusconi. O per capirne di più, basta leggere il libro del
prof.Marino.
Giuseppina Ficarra Caro Salvatore, giustamente ci ricordi che <<La storia del movimento contadino siciliano è comunque (….) la storia del più imponente e radicale movimento antimafia della storia unitaria>> Giuseppe Carlo Marino (Storia della mafia pag.27) scrive: “Nonostante le sconfortanti opinioni sulla storia siciliana (…) niente sarebbe più errato che pensare ad un’isola sottomessa ad una realtà integralmente mafiosa e incapace di vitali cambiamenti”
Sempre Marino su Facebook scrive: << su questa storia del popolo siciliano filomafioso c'è una grande e infida confusione, manovrata da gente che non conosce la storia. Ne sto ampiamente scrivendo in un saggio sulla "Globalmafia" che vedrà la luce nel prossimo settembre con Bompiani. Mi piacerebbe che le mie argomentazioni, sulla base di analisi inoppugnabili, venissero conosciute e commentate.>> (facebook 05 maggio). Queste affermazioni che condivido in pieno contrastano con l’immagine di un popolo siciliano succube della egemonia della borghesia mafiosa; da questa addirittura facilmente pilotabile in rivolte “nei confronti degli stranieri di volta in volta detentori della formale sovranità”.
Contrasta con quanti, molti, affermano che <<una parte consistente del popolo siciliano è portatore di questa cultura mafiosa>>. Non mi stancheò mai di ripetere che per me è razzismo attribuire "negatività" di qualsiasi genere ad una "parte consistente" di un popolo, di una città, di una borgata, indistintamente senza fare nomi e cognomi, o comunque precisi riferimenti a determinate persone fisiche.
Salvatore Vaiana Vorrei capire, per evitare equivoci interpretativi. La Sicilia è una geograficamente, e questo è di per sè evidente. La storia della Sicilia è una (la storia di ciò che è accaduto), ma non l'interpretazioni dell'evento storico (perfino lo stesso storico dà interpretazioni diverse in tempi diversi perchè cambia la sua visione del mondo e della storia, e poi cambia l'interpretazione alla luce di nuovi documenti e riflessioni).
In questa difesa della Sicilia, non vorrei che i siciliani diventassero tutti gli stessi (la notte in cui tutte le vacche sono nere): mafiosi e vittime della mafia, servi e padroni e così via. Quando il prof. Marino, in "L'opposizione mafiosa", parla dell'«altra Sicilia» si riferisce alla Sicilia dei lavoratori, dei primi socialisti che lottano per l'affermazione dei propri diritti, ad esempio il diritto alla terra.
Tu, Giuseppina Ficarra, ad esempio, fai parte dell'altra Sicilia: quella del movimento antimafia, dei diritti dei lavoratori ecc. ecc.
Giuseppe Carlo Marino Bravo, caro Salvatore, sono pienamente d'accordo e non solo in virtù della gentile e appropriata citazione, dato che sono io il principale responsabile della dizione "altra Sicilia" di cui qui si discute. Da anni parlo di "altra Sicilia", perchè indubbiamente esiste una certa Sicilia che non ci piace affatto, che soffoca, infanga, tradisce e violenta la nostra amata Sicilia dei lavoratori in lotta per i diritti e per la giustizia, nonché la Sicilia della grande cultura, dell'impareggiabile creatività del nostro popolo. Oggi non ci piace la Sicilia dei Cintola e dei molti politicantucci sistematicamente sorretti e votati da un magma clientelare-plebeo che sarebbe molto azzardato, e molto offensivo, appunto per l'"altra Sicilia", chiamare "popolo" . In passato, non piaceva affatto, alle persone che avevano avuto la buona sorta di pensarla come noi, la Sicilia dei "baroni" che si trascinava dietro, talvolta saltanto per qualche briciola di pane, i suoi oppressi e i suoi clienti.
Giuseppina Ficarra Niente in contrario a che tu, Salvatore, o Giuseppe Carlo Marino a cui, apprendo, appartiene l’espressione “L’altra Sicilia” (sono una neofita, in un certo senso, di Marino) o altri usino questa categoria astratta di “altra Sicilia”, ma vi chiedo se è un concetto che vi serve anche quando vi riferite ad altre realtà. …Siete portati a pensare ad una Italia e all’altra Italia, ad una Lombardia e ad un’altra Lombardia, ad una Romania e all’altra Romania e così via dicendo? Se è così nulla da eccepire. E’ un modo per sottolineare che nel mondo c’é il bene e c’è il male, ci sono gli sfruttati e gli sfruttatori, ci sono i mafiosi e chi muore nella lotta contro la mafia, c’è tangentopoli, chi fa affari con la mafia, chi ruba, chi stupra, chi si adopera con ogni mezzo per ridurre i lavoratori a schiavi e chi lotta “per i diritti e per la giustizia”.
….Ciò non toglie che a me proprio non piace. E’ come dire che io non mi posso presentare semplicemente come siciliana, dovrei subito chiarire che appartengo all’altra Sicilia, cioè che non sono mafiosa, né filo-mafiosa. Non è giusto che, sol perché siciliana, io abbia l’onere della “prova di onestà”, cosa che non ha il lombardo, il rumeno, il catalano. (Vi siete chiesto perché mi è tanto piaciuto il capitolo “Diventare meridionali” anche se non è stato scritto da un compagno?). Caro Salvatore, mi fa piacere che tu mi dica che io appartengo all’altra Sicilia, ma non è la stessa cosa se mi dici che sei sicuro che sono una compagna, una persona perbene, etc. e “soltanto” se sentissi il bisogno di farmi un complimento o se le circostanze lo richiedessero? Ad amici non siciliani tu diresti: sono sicuro che appartieni all’altra Emilia, all’altro Abruzzo, all’altra Francia? Sono sicuro che non sei ladro, mafioso, pedofilo…?
Infine, caro Salvatore, tu dici: “In questa difesa della Sicilia, non vorrei che i siciliani diventassero tutti gli stessi..”.
Io non ho mai fatto una difesa della Sicilia tout-court. La faccio più o meno come la fai tu, come la fa Marino, e cioè all’occorrenza. Che occorrenza? “L’onere della prova dell’onestà”, cioè quando riteniamo di dovere difendere la Sicilia da quanti pensano che Sicilia uguale mafia.
Io difendo la Sicilia contro coloro che sostengono che <<una parte consistente del popolo siciliano é succube dell'egemonia della cultura mafiosa.>>.
Come ho detto nel commento precedente e non temo di ripetermi, sono fermamente convinta che non si possono attribuire "negatività" di alcun genere indistintamente ad una "parte consistente" di un popolo, e neanche di una città e neanche di una borgata. Bisogna fare nomi e cognomi, in ogni caso riferirsi a persone fisiche, altrimenti é razzismo.
E io come siciliana, il razzismo sulla mia pelle l’ho sentito!
http://www.facebook.com/home.php#!/pietro.ancona?v=wall&story_fbid=125435450827827
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A proposito di una nota in cui Giuseppe Carlo Marino parla di questa nostra Italia amatissima, con una metà di cialtroni che ancora non capisce e ubbidisce, rassegnata!
Giuseppe Carlo Marino
CIALTRONI! Cialtroni,cialtroni, cialtroni, cialtroni, cialtroni, cialtroni, cialtroni! Questa nostra Italia amatissima, con una metà di cialtroni che ancora non capisce e ubbidisce, rassegnata! L'Italia dei pub con le birrette in mano. L'italietta degli scriteriati, dei vanesii, dei consumisti alla moda! Oh serva Italia di dolore ostello/non donna di provincia ma bordello. Spererei in un'altra estate.
Giuseppina Ficarra Vi scordate l'Italia dell'ultimo referendum. I 4 SI non sono venuti da scriteriati, vanesii, cialtroni né tanto meno consumisti alla moda!
Vittorio Chirminisi Sicuramente la maggiore colpa di questa Italia "bordello" è della classe dirigente del paese, sicuramente la popolazione italiana non ha ragione quando dorme ( ricordo 60 a zero per il popolo della libertà in Sicilia ).
Giuseppina Ficarra Vittorio, io ricordo il “quasi” plebiscito alle primarie per Rita Borsellino; il quasi 5% per il prc in sicilia contro la disfatta nazionale perchè nel simbolo c'era scritto Rita Borsellino Presidente. Ricordo le grandi lotte del popolo siciliano dei Fasci e quella dell'occupazione delle terre nell'ultimo dopoguerra, seguite dalla sconfitta, ma anche dalla grande migrazione: un milione dopo i fasci, un milione e mezzo nell'ultimo dopoguerra. E un popolo che trova interesse nell'illegalità non va via in massa. Rita Borsellino ci è stata scippata da Anna Finocchiaro!! Per quanto riguarda il 60 a zero per il popolo della libertà in Sicilia, molto effetto del maggioritario, vedi la bella analisi di Umberto Santino "Cu vincìu? Ovvero: la Sicilia dopo la disfatta"
http://www.centroimpastato.it/publ/online/Dopo_voto.php3
Giuseppe Carlo Marino
Vedo tanta gente stupida in giro: masse sterminate che assediano ovunque, pressano, tallonano e nel loro mediocre gioco si sollazzano, gozzovigliano, sbevacchiano e credono di vivere,così beatamente dissipatrici, inutili e incoscienti . Spesso (benestanti e puri parssiti a parte) hanno a stento i mezzi per sopravvivere, ma nonostante tutto si ingegnano con ogni mezzo legale o illegale a trovare il modo per continuare a sollazarsi e a dissipare: con un'avidità del consumare e dell'apparire che conferma la loro alienante condizione e serve ad esorcizzare la disperazione. E' largamente questo il "popolo" di Berlusconi e lo potrebbe diventare per un qualsiasi altro suo successore, con qualsiasi altra sigla "politica" (ovvero con qualsiasi altro segno di analoga incultura e di analoga fuga dal senno e dal senso civico). Più ancora che Berlusconi (politicamente in disfacimento!) mi allarma quel mare di stupidità che ha costituito il suo largo bacino di consenso sociale ed elettorale. Ed è un mare che mi allarma non soltanto in Italia, perché fa tutt'uno con gli effetti del capitalismo globalizzato che ha imposto il diktat del cosiddetto "mercato" e sta rafforzando ovunque i sostanziali caratteri mafiosi ("GLOBALMAFIA") del suo turpe e cinico dinamismo. Ma l'Italia presenta un quadro ancora più desolante. Ai vecchi arnesi della "beata stupidità" collettiva se ne aggiungono sempre dei nuovi. Adesso vedo avanzare quella faccia ebete con bocca faconda che si chiama Alfano e so bene che viene dagli impasti oscuri di potere dell'Agrigentino e che ha l'immagine giusta per ereditare l'immane potenziale di stupidità collettiva funzionale ai poteri mafiosi di cui si alimenta il "berlusconismo", ultimo prodotto (il peggiore) dell'eterno trasformismo italiano. E non mi rassicurano molti altri volti, siano pure, a loro detta, di "sinistra" . Invero manchiamo ormai in Italia di una classe dirigente o forse non l'abbiamo mai avuta. E addirittura, adesso più che nel passato, forse manchiamo anche di un popolo, di un popolo vero. Il degrado morale dell'Italietta del malaffare, come si dice, è entrato in circolo, nelle vene profonde del tessuto sociale e colpisce grandemente i giovani, così come mi trovo a constare in un'Università sfibrata e non di rado incolta,sempre più lontana dal suo ufficio civile. E' un grande compito storico quello che si apre oggi alle avanguardie in lotta contro la stupidità-malaffare: lavorare tenacemente per una "rivoluzione culturale", con lo spirito di una nuova Resistenza. Cerchiamo di diventare molti, moltissimi. Allarghiamo la nostra avanguardia. Facciamola diventare un'avanguardia di massa. Ci riusciremo? Dobbiamo crederlo.
Giuseppe Carlo Marino Si, Giuseppina, fai bene a ricordare i 4 SI delle recenti consultazioni referendarie. Ed io aggiungerei le vittorie di Pisapia e di De Magistris.Ma resta il fatto che saremmo incauti a ritenere di avere davvero vinto nel Paese. Il berlusconismo (al di là dello stesso Berlusconi) ha costruito un assai resistente blocco sociale. Non mi sorprende constatare che anche notevoli porzioni di "sinistra" ne fanno parte, magari inconsapevolmente. Semplicemente perché si trovano, come si dice, a "far politica" (ed anche affari!). Nessuno come me è convinto di non dover scaricare sul popolo le responsabilità delle classi dirigenti (ovviamente concordo con Pietro).Però, mi sembra, il fenomeno della capitalizzazione selvaggia della società sotto la sovranità del "mercato" ha costituito una sua propria, assai larga "cultura di massa" (in senso antropologico) con la quale da sinistra - ben al di là del caduco fenomeno del berlusconismo - è molto difficile e quasi disperante confrontarci. Per comprendere specificamente quel che sta accando in Italia, sono ancora attuali le "Lezioni sul fasicsmo" di Palmiro Togliatti. Semplificando molto,ho indicato tale "cultura di massa" come un'imponente area di "stupidità collettiva". Ci assedia da tutte le parti e io, nel quadro poltico oltre che in quello sociale, la vedo grandemente montare anche tra i giovani (se penso poi alla cosiddetta Sinistra dei vari Renzi e ..Faraone...! ).
Giuseppina Ficarra Caro Marino, a me viene l'orticaria quando sento parlare di "senso antropologico". Ho sempre difeso la Sicilia da definizioni antropologiche e naturalmente difendo il popolo italiano. Ma avendo tu scritto la GLOBALMAFIA penso che a breve forse mi toccherà difendere l'umanità da definizioni che non potremmo più chiamare antropologiche riguardando tutti i popoli della terra ma sicuramente "speciste". E per tornare all'Italia, permettimi di dire, caro Marino, che parlare di STUPIDE masse sterminate che hanno a stento i mezzi per sopravvivere, ma nonostante tutto si ingegnano con ogni mezzo legale o illegale a trovare il modo (anche "legale") per continuare a sollazarsi, è una visuale borghese e di disprezzo per il morto di fame che vuole sollazzarsi. Che diritto ha di sollazzarsi il morto di fame? di andare in vacanza, di avere un bel televisore per vedersi la partita, di mandare i figli all'università... Tra queste stupide masse ci devi mettere milioni di disoccupati, milioni di pensionati al minimo, milioni di donne tagliate fuori perchè donne, di precari, milioni di milleuristi. Io non mi sento di parlare male di costoro. Ad occhi chiusi dico che mi vergogno di avere i mezzi per arrivare, sia pure a stento, alla fine del mese. Dico a stento, perche, pur avendo due piccole ma dignitose pensioni, abbiamo sulle spalle un figlio milleurista e una nuora disoccupata.
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Giuseppina Ficarra copio e incollo da un amico e compagno: Rousseau credeva che i climi caldi favoriscono popolazioni indolenti, Leopardi parla degli italiani inclini al malaffare, lombroso è arrivato financo a scoprire la criminalità nella grandezza della fronte o delle orecchie delle persone, Pasolini parla della piccola borghesia come un agglomerato di milioni di porci. Credo che nessuno di questi signori avesse ragione.
Giuseppina Ficarra copio e incollo ancora da un amico e compagno: Non generalizzare non vuol dire deresponsabilizzare le persone dei loro comportamenti come singoli e come aderenti ad un gruppo sociale. Ma il giudizio non può essere una imprecazione moralistica che colpisce indistintamente tutti in quanto appartenenti ad un territorio o ad un ceto!
Giuseppina Ficarra copio e incollo dal caro amico Carlo Marino: a pag.58 di GLOBALMAFIA nella nota n.16 Marino ci parla di una borghesia mafiosa “come serbatoio di una mafia, così occultata dal perbenismo e da forme assolutamente legalitarie da riuscire a rendersi insospettabile”.
E se la cultura mafiosa e non solo quella mafiosa, ma la cultura in generale del malaffare è mascherata, occultata, io mi chiedo come possiamo colpevolizzare tutto un popolo. Non ci ha ricordato lo stesso Marino che le idee dominanti di un'epoca sono le idee della classe dominante? Possiamo solo sperare in una sollevazioni di tutti i popoli della terra, (si é visto che sono difficili le rivoluzioni di un singolo popolo, prima o poi i mafiosi che governano il mondo ci esportano la democrazia, vedi ultimamene la Libia).Come ho detto prima, è ora che tutti i popoli oppressi prendano coscienza dei propri diritti calpestati alzando come vessillo l'ANTIMAFIA GLOBALE e i valori del SOCIALISMO!!
Giuseppe Carlo Marino Si certamente mi sembra che Giuseppina proponga quel che anch'io propongo. Quanto alla questione di....colpevolizzare tutto un popolo ho già risposto e precisando meglio il mio pensiero: non lo colpevolizzo affatto; rilevo soltanto che una sua larga parte (si badi una parte, per quanto sia grande e non si sa bene se tuttora maggioritaria) è vittima dell'egemonia del berlusconismo e del pensiero unico della globalizzazione capitalistica. Per ritrovare la possibilità concreta di batterci per il socialismo dobbiamo partire da un'analisi dei processi attivati dalla grande trasformazione che le società stanno vivendo. Le vecchie categorie di analisi risultano insufficienti. E' questo il lavoro critico al quale la Sinistra dovrebbe dedicarsi.
Carlo Marino Quanto alle osservazioni sulla "stupidità di massa" , rilevo che oggi, con un'Italia che va come va, quanti fossero appena dotati di un minimo di senno dovrebbero scendere in piazza e restarci a tempo indeterminato fino alle dimissioni di Berlusconi. Purtroppo non è così, mentre la Sinistra continua a crogiolarsi nell'idea di poter "fare opposizione" con i vecchi strumenti del "confronto costruttivo" e con il solito linguaggio "politichese".
Giuseppe Carlo Marino Non hai da temere, cara Giuseppina, per il mio richiamo ad una cultura di massa in senso "antropologico". L'aggettivo va riferito alla parola "cultura". In senso appunto "antropologico" la cultura, tu mi insegni, significa qualcosa di ben diverso di quel che con tale parola si intende comunemente (il sapere dei colti, degli intellettuali, dei letterati, ecc.). Significa, se vuoi,"mentalità" ovvero "costume". Il che non ha niente a che fare con implicazioni di tipo razzistico, quelle che tu temi per i siciliani. Poste così le cose, mi sembra evidente che la "cultura" di una larga parte del popolo italiano sia stata invasa, intorpidita, deprivata di senso critico e ulteriormente incialtronita dalla lunga egemonia del berlusconismo che - insieme al pensiero unico della globalizzazione - ha podotto, appunto un habitus, un modo di pensare, un costume, che ci sono decisamente avversi: oggi, per una larghissima parte di "popolo" (si tratti pure di un popolo sofferente) parole come "socialismo" e "comunismo" e persino "marxismo" che sono familiari alla nostra generazione assumono un significato decisamente negativo. Persino a sinistra, a parte certi gruppetti di resistenti, si registra largamente la tendenza ad occultare il passato marxista, sia socialista che comunista. Molti addirittura se ne vergognano. Dobbiamo adesso comportarci come quegli infelici ebrei che per sfuggire all'isolamento e alle persecuzioni si dichiaravano pubblicamente cristiani, (con tanto di certificato parrocchiale di conversione) ? Oppure dobbiamo studiare a fondo le conseguenze dei grandi e radicali processi di cambiamento in corso (che vanno annientando quel che chiamavamo "classe operaia" e stanno facendo della stessa borghesia un'altra ben diversa e più pericolosa "borghesia")? Dobbiamo lavorare davvero, tenacemente e con strumenti adeguati alle necessità imposte dai tempi, alla costruzione di nuove avanguardie del pensiero critico e indissociabilmente del nuovo impegno rivoluzionario? Per farlo, l'ho già scritto, non bastano le nostre antiche categorie di giudizio (categorie ideologiche). E certo lo stesso Marx critico dell'ideologia (di tutte le ideologie) - Lui il cui pensiero è metodologicamente ancora vivo e vitale - sarebbe pienamente d'accordo. Tu insisti lodevolmente nel ricordare grandi lotte civili di popolo come quelle dei Fasci siciliani. Ma lo sai che mi è capitato recentemente di costatare, con immenso raccapriccio, che persino i professori di storia di un nostro Liceo li scambiavano con i Fasci di Mussolini?Occorre capire come sia possibile che la stessa Scuola sia diventata, come è purtroppo diventata, un largo bacino di paradosale "ignoranza colta" ufficializzata da ministri come la Gelmini. Spesso non è che gli insegnanti combattano con l'ignoranza degli allievi: è, invece, che sono essi stessi,gli insegnanti, ben più che lettori di libri, fruitori e vittime della "beata stupidità" di cui si alimentano le televisioni. Se ti capita di salire su una nave, ti accorgi che la stragrande maggioranza, nei saloni di bordo, si accalca per vedere il "grande fratello" o "l'isola dei famosi", mentre restano in un angolo, appartati, quelli interessati che so, a una qualsiasi trasmissione che inviti a riflettere, a pensare. E' vero che altrove esistono anche i milioni che seguono Santoro, ma, pur moltissimi, sono pur sempre "una grande minoranza". E' molto duro, per noi, tentare di ridiventare una grande maggiornza. E, a dirla con ogni rispetto, viviamo assediati dai cialtroni
Giuseppina Ficarra Caro Marino, per me parlare di cultura in senso antropologico significa riferirsi agli usi e costumi di un popolo, alla sua produzione letteraria e artistica in genere, alla religione senza nessuna implicazione morale o moralistica. Parlare invece di cultura mafiosa dei siciliani, di berlusconismo alias cultura del malaffare riferendosi antropologicamente ad un popolo, non mi stancherò mai di ripeterlo, è razzismo. La deroga alla legge morale che ogni uomo ha dentro di se è un fatto individuale e non potrà mai essere antropologicamente riferito a "larga parte" di un popolo. E’ scomparsa la razza caro Marino, per una scoperta scientifica. Ma questa scoperta scientifica non ha fatto scomparire anche il razzismo. Semplicemente alla parola razza ora si sostituisce la parola cultura.
Le radici razziste dell’antropologia, come certamente tu sai, sono state individuate da tempo. Ti ricordo il famoso intervento di Frantz Fanon dal titolo Razzismo e cultura
Certamente possiamo parlare delle idee dominanti di un’epoca (Marx) anche riferendoci ad un popolo, ma parliamo di idee, (oggi domina il capitalismo, il liberismo sfrenato), ma non di moralità e immoralità, di cultura mafiosa o del malaffare, quella è imputabile al singolo individuo che dobbiamo indicare con nome e cognome.
Ricordo agli amici che di questo abbiamo parlato ampiamente in una nota con dibattito qui su facebook e precisamente: Globalmafia stimola il dibattito Ulteriore commento alla nota Due tesi a confronto con dibattito pubblicata su face book che chi volesse può leggere qui: http://www.spazioamico.it/dibattito_aperto_sulla_cultura_del_popolo_siciliano.htm#mafiosità
Naturalmente caro Marino, non finirò mai di apprezzarti per l'idea geniale dell'ANTIMAFIA GLOBALE e per avere detto che senza GIUSTIZIA SOCIALE non si può sconfiggere la mafia!!
Marilla Fontana PURTROPPO la produzione letteraria ed artistica non è del popolo, ma di pochi geni. L'incuria e l'abbandono, riservati al patrimonio artistico, sono manifestazioni del popolo. Siamo un non popolo! Storicamente tenuto a freno, ma senza nessuna volontà di crescere e migliorare. Siamo un non popolo rappresentato degnamente e specularmente dalla politica.
Nicola Lo Bianco non tutto il popolo, ma gran parte del popolaccio
Giuseppe Carlo Marino Ovviamente, non tutto il popolo, caro Nicola. C'è,per esempio, il popolo ben consapevole e combattivo, delle "Agende rosse". Le avanguardie del pensiero critico e dell'impegno per il rinnovamento devono lievitare, crescere, dotarsi di una ...strategia condivisa, diventare grandi "avanguardie di massa" e legarsi insieme in una Comunità civile che io auspico sia una specie di Internazionale antimafia. Ne hai letto il Manifesto ("Globalmafia", edito da Bompiani)?
.Nicola Lo Bianco Caro Prof, no no l'ho letto, ma mi ripropongo di farlo e le dirò. Nicola Lo Bianco Io, comunque, nelle mafie includo anche il sistema(non borghese che non esiste più)delinquenziale dell'economia contemporanea legalizzato
Appendice
Gheddafi: ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia... Solo l'amico popolo italiano vuole la pace.
Nota pubblicata su facebook da Giuseppina Ficarra il 1 maggio 2011
Per Gheddafi il Parlamento italiano ha commesso un crimine. "Ma - dice - ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, nè tanto meno la democrazia. Solo l'amico popolo italiano vuole la pace". (1)
Queste parole di Gheddafi mi hanno fatto riflettere quanto sia sbagliato giudicare altre forme di governo, di tipo socialista, oggi esistenti nel mondo (Cuba, Libia e pochi altri) con il metro della democrazia. Per essere valido un criterio di valutazione deve essere in grado di "misurare" ciò che vogliamo valutare. Con il metro della "democrazia" possiamo valutare soltanto altre democrazie. (Criterio viene da setaccio, in siciliano "crivo" , strumento a maglie più o meno sottili. Non posso usare un setaccio buono per selezionare piselli e classificarli, per esempio, come "finissimi" per valutare la misura di biglie per il golf! o peggio qualcosa che non sia neanche di forma sferica!!).
Negli anni '50 mai avremmo valutato con questo metro il governo dell'Unione sovietica. Che poi questo governo sia imploso é un altro discorso. I compagni da allora "studiano" un modo per rifondare il Comunismo (partito della Rifondazione..).
Non mi risulta che abbiano nel frattempo trovato un criterio per giudicare i governi di Cuba, Libia, etc. Se così volessero fare, usando il criterio della "democrazia", dovrebbero catalogare i suddetti governi come dittature "fasciste". Compagni, siamo proprio sicuri che quella di Cuba sia una dittatura fascista?
Che cosa possiamo ragionevolmente valutare allora se parliamo di Cuba o della Libia senza essere arroganti ed eurocentrici, senza mancare di rispetto e comprensione per altre forme di organizzazione della sociatà determinate da altra storia e altre culture? Possiamo giudicare, per esempio, il livello di vita dei cittadini, il rispetto dei diritti umani. L'ONU in tal senso meno di un anno, fa aveva dato una "buona" pagella alla Libia!!!
Giuseppina Ficarra
(1) Ricordo che nel libro verde Gheddafi espone la sua visione della democrazia e dell'economia. Rigettando l'insieme dei principi della democrazia liberale, auspica una forma di democrazia diretta basata sui comitati popolari.
Gheddafi nel testo accusa i sistemi antecedenti di non essere democratici, poiché in questi sistemi al popolo viene concesso solo di eleggere i loro rappresentanti. Questi rimangono distanti e indipendenti nel loro agire; di qui, Gheddafi asserisce che non vi è diretto influsso del popolo sul sistema politico né della democrazia né del comunismo. Quindi fa una proposta di sistema: la partecipazione del popolo al processo politico deve essere assicurato attraverso gli strumenti del "Congresso popolare" e dei "Comitati popolari".
Gheddafi definì la sua come la "Terza teoria universale", che si proponeva come alternativa al capitalismo e al comunismo, nel solco del socialismo arabo. Negli anni successivi, i principi del libro verde saranno messi in pratica nell'organizzazione della Jamāhīriya libica.)
commenti alla nota pubblicata su facebook:
A proposito di dittatori, di Libia, di Gheddafi, di compagni confusi dai bertinotti di turno ...........................................................................................................................................................................................................................
Brano di una lettera inviata il 31 da Sara Dipasquale ad un amico dopo avere sentito dell’impiccagione di Saddam
(io la condivido parola per parola, sillaba per sillaba)
Caro ........, ieri mattina mi ero alzata col proposito di mantenere la promessa di scriverti le mie cazzate sulla tua "cosa". Poi ho sentito dell' impiccagione di Saddam e sono stata invasa da una collera sorda disperata e cattiva.
Non tanto perchè provo orrore per la pena di morte ( che niente ha a che fare con l'uccisione di un tiranno a furor di popolo, cosa che capisco benissimo),non tanto perchè di vendetta si tratta e non di "esecuzione", e neanche perchè la vendetta è stata consumata dai complici, e non dai complici meno colpevoli, ma proprio dagli agenti dei cosiddetti crimini di Saddam ( tra i quali nessuno,ma proprio nessuno, inserisce lo sterminio del partito comunista iracheno, cosa ben fatta, evidentemente,e non solo agli occhi degli anticomunisti, ma anche agli occhi dei sedicenti comunisti non violenti). Ma perchè è evidente che questo frettoloso assassinio è stato consumato per tappargli la bocca, che del resto gli era stata già tappata durante il processo (trasmettevano in video senza audio!) e violando ogni diritto della difesa.
Come potevano gli americani e gli occidentali in genere permettere il processo della strage dei curdi, con armi chimiche fornite dagli americani, o della guerra contro l'Iran, con armi chimiche fornite dagli americani, o dell'invasione del Kwait , subdolamente permessa per scatenare la trappola ( quando Saddam sondò il terreno, gli si fece credere che agli Usa la cosa non importava - l'ho letto da fonte attendibile che purtroppo non riesco a ritrovare).Sarebbero stati dei processi all'Occidente, e la presa di distanza (perchè non sono state fatte reali pressioni contro l'esecuzione, che era nell'aria!) che adesso si prende ipocritamente da parte degli europei, degli americani "democratici", dei non violenti nostrani, del Vaticano, nasce dal timore di passare guai se si scatena la collera degli arabi.
Che schifo sentire Bertinotti dire che "anche se si trattava di un dittatore sanguinario e violento", lui è però contro la pena di morte! Non una parola sulle responsabilità Usa!
Solo stamane alla rassegna stampa ho sentito dire qualcosa di ragionevole da Cassese, ma in modo molto molto sommario.
Se Saddam è stato un "mostro" (piccolo piccolo, in confronto ai veri mostri nostri amici), è stato creato da noi occidentali, e non starò a chiarire perchè, confido nel fatto che tu lo capisca.
Ho aspettato tutto il giorno perchè mi sbollisse la collera e tacessero "le viscere", come dici tu. Invano.
E allora, visto che "anche le viscere contano" , ti racconterò cosa hanno detto le mie.
Ho desiderato un fiume di attentati, già cominciati ma purtroppo tra sciiti e sunniti e non contro le truppe americane, anche se in questo mese più di cento sono stati i morti americani in Irak.Pochi, per le mie viscere, io desidero che li massacrino e li facciano scappare a gambe levate, senza dignità, come in Vietnam, forse solo gli arabi potranno dare una lezione agli Usa e ad Israele (naturalmente soddisfatta della morte di Saddam), noi europei (di destra, di centro e di sinistra) siamo ormai troppo complici e troppo degenerati.
Saddam ha tentato, con orgoglio, di difendersi, e di accusare,al processo, e mi ha ricordato la moglie di Mao.Entrambi hanno affrontato la fine con dignità, superando di molte spanne la statura dei pigmei che hanno infierito su di loro solo quando erano stati sconfitti.E non posso ignorare che l'Irak era comunque laico, sotto Saddam, che le donne erano libere, che Bagdad era diventato un centro importante di scambi culturali di ogni genere e di convivenza civile tra sciiti e sunniti. E che il suo progetto era quello di diventare una potenza regionale per potersi scrollare di dosso il controllo e il dominio americano ( e resuscitare l'orgoglio arabo).
Oggi ci stanno provando in America latina.
Ci riusciranno?Non lo so, ma almeno ci stanno provando. E il punto di riferimento è stato ed è tuttora Cuba, con la sua dignità.
Che cazzo vuoi che me ne freghi, di fronte a questo, se alcuni dissidenti ritenuti pericolosi (a torto o a ragione, ma io credo a ragione, perchè i soldi americani comprano) vanno lì in carcere e se in momenti pericolosi viene eseguita qualche condanna a morte? Che ribrezzo sentire i nostri "compagni non violenti", ben adagiati nel loro benessere, che lavorano tanto ma proprio tanto per fare carriera e non cambiare quasi niente,fare le pulci a chi fa, rischiando la vita e la catastrofe!!"
Sara